Denti di diamante

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DENTI

DI

DIAMANTE

La morte porta consiglio

Commedia in tre atti

di

Matteo Tibiletti

PERSONAGGI

LUCA

Uomo di trentacinque anni circa, robusto. Un disperato sognatore.

DAVIDE

Uomo di trent’anni circa, corporatura esile, caro amico di Luca.

LINDA

Sorella di Luca, vent'anni anni.

CARLA

Nonna di Luca e Linda, molto anziana.

IRIS  

Madre di Linda e Luca, donna fragile che ha da poco passato i sessant’anni.

LUCIANO

Pater familias.

DOTTOR PACI

Medico. Un amico di famiglia.

JULIA  ROBERTS

 Il sogno ricorrente di Luca.


PREMESSA

"Denti di diamante" è una commedia agrodolce, a tratti ironica e surreale che racconta il vissuto della famiglia di Luciano, uomo dispotico folle e violento che, nonostante l'età avanzata, domina indiscusso i corpi e i pensieri dei singoli componenti. Moglie, figlia e nipoti vivono infatti alla sua ombra, incapaci di ricostruire un'esistenza serena e positiva: Carla, sospesa tra rassegnazione e segreti inconfessabili, cerca di sopravvivere ad un'esistenza difficile; Iris, sua figlia, vorrebbe fuggire via e ricominciare da capo; Luca, il nipote, preferisce il sogno irrealizzabile di una vita, alla realtà dei fatti; Linda, sorella di Luca, vorrebbe ribellarsi e trovare finalmente l'amore. Attorno a loro ruotano Davide ed Enrico, unici spiragli per prospettive future e positive. "L'amore non è fatto di baci e carezze ma di sacrifici": questa la morale che sostiene le esperienze dei protagonisti, intrappolati nel gelo dei sentimenti.

Mio personale suggerimento per l'eventuale messa in scena del testo (che ha debuttato con successo al teatro Duse di Besozzo (VA)  il 28 Marzo 2014) è quello di evitare l'eccessiva caratterizzazione o "macchiettizzazione" dei personaggi poichè questo ne ridurrebbe di molto la veridicità e l'efficacia scenica. La Storia è in parte ispirata a fatti realmente accaduti, dunque i dialoghi necessiteranno più di "persone", che di "personaggi" per rendere a pieno il proprio ruolo senza forzature. Meglio limare gli eccessi ed attenersi il più possibile alla struttura drammaturgica. Il personaggio di Carla potrebbe, all'occorrenza, avere, ad esempio, una lieve connotazione dialettale: dal testo si evince infatti la sua provenienza da un paese povero e da una terra meravigliosa (nella realtà si tratta della Sicilia, ma una qualsiasi regione meridionale che abbia un passato ed un paesaggio simili alla descrizione potranno certamente andare bene). Per quel che riguarda il personaggio di Davide, il suggerimento è anche in questo caso, quello di evitare la macchietta dell'omosessuale effeminato: le sue battute contribuiscono sufficientemente a descriverne il carattere, senza bisogno di ulteriori artifici comici grossolani che, peraltro, ne involgarirebbero la presenza.

Per quel che riguarda invece l'impostazione scenica, registica, la suddivisione o meno in atti (al debutto, fu presentato come atto unico) la scelta di eventuali tagli a scene ridondanti o poco funzionali, l'aggiunta di scene di raccordo (per le quali mi rendo disponibile), sono lasciate al libero giudizio del singolo regista.

Qualora foste interessati alla messa in scena del testo, ciò che richiedo in qualità di autore è questo:

- Contattatemi tramite mail (tibilettimatteo@gmail.com) o per via telefonica (3462219045) avvisandomi delle vostre intenzioni.

- Inserite in locandina il mio nome e cognome in corrispondenza del titolo dell'opera.

- Dichiarate lo spettacolo all'ufficio Siae della vostra zona, per ogni replica prevista (il testo è depositato in comproprietà con un editore).

Rimanendo a disposizione per eventuali ed ulteriori chiarimenti vi auguro, buon lavoro!

Matteo Tibiletti


ATTO I

Scena 1

Il[T1]  sipario si apre al buio. Improvvisamente una luce illumina, sulla sinistra del palco Julia Roberts che tiene tra le mani una candela. Le luci si alzano lentamente, fino all'uscita di Julia. A[T2]  quel punto subentra il piazzato pieno. Carla e Iris, seguite a distanza da Lidia, si avvicendano uscendo e e rientrando dalle quinte.

L'interno bene arredato. Divano e poltrona sono di ottima fattura. Tra i due è posizionato un tavolino basso con la superficie in cristallo. Il tavolo, sul lato sinistro della scena, è in legno pregiato ed è circondato da quattro sedie. All'angolo sinistro, sul fondo, c'è un camino. All'angolo destro un mobile bar. Alle pareti sono appesi quadri raffiguranti strani esperimenti di colore. Al centro della scena, spalle al pubblico e intento ad osservare attentamente i quadri, c'è Davide, un uomo esile sulla quarantina. D'un tratto si sentirà una voce fuori campo. Sarà la voce di Luca, ragazzo robusto, di poco più giovane di Davide[T3] .

DAVIDE:  (continuando a fissare i quadri appesi). Ma era proprio lei?!

LUCA:  (fuori campo) Cosa?

DAVIDE:  (Voltando lo sguardo verso la quinta di destra, alzando la voce per farsi sentire) Era proprio lei? Dico, era proprio Julia Roberts?

Luca entra in scena portando con sé un vassoio con una caffettiera, delle tazzine e alcune paste.

LUCA:  Accomodati.

Lo invita a sedersi sul divano. Davide sorride appena e, abbandonati i quadri, si va a sedere. Luca appoggia il vassoio sul tavolino basso e si mette a sedere sulla poltrona.

DAVIDE:  Belli i quadri.

LUCA:  Ti piacciono?

DAVIDE:  Molto.

LUCA:  Li ha dipinti mio nonno.

DAVIDE:  Non li avevo mai visti. Soprattutto, non sapevo fosse un artista!

LUCA:  Non lo è. È pazzo. Comunque, proprio in virtù del fatto che ad un folle ogni gesto è concesso, ha insistito affinché appendessimo questi suoi lavori di gioventù. Pensa, ci fu anche qualcuno che tentò di comprarli.

DAVIDE:  Ma non li vendette?

LUCA:  No.

DAVIDE:  E perché?

LUCA:  È pazzo.

DAVIDE:  Ah. Come Van Gogh?

LUCA:  No, Van Gogh aveva il buongusto di riversare la propria follia su di sé. Mio nonno non è proprio così egoista.

DAVIDE:  Vuoi dire che ha ancora tutte e due le orecchie?

LUCA:  Sì, sì e ci sente benissimo.

DAVIDE:  Ah.

Pausa

DAVIDE:  Allora? Vuoi spiegare? Eravate tu e Julia Roberts, da soli?

LUCA:  Sì, da soli, in questo salone enorme, illuminato da migliaia di candele. C'era una musica molto dolce a fare da sfondo e decine di coppie ballavano attorno a noi. A pensarci bene erano tutte teste bianche. Lei mi è venuta incontro. Io ho sentito cedere le ginocchia. Si è avvicinata, fermandosi a neanche un palmo dal mio naso. Mi ha fissato a lungo negli occhi e...

Guarda la zuccheriera sul vassoio.

LUCA:  Quanto zucchero?

DAVIDE:  (con impazienza) Due.

LUCA:  Bene.

Luca dosa lo zucchero nella tazzina.

DAVIDE:  Sì, ma va’ avanti! Che vuoi? Lasciarmi così?

LUCA:  Ah, giusto! Dove ero rimasto?

DAVIDE:  Salone enorme, illuminato da candele, centinaia di vecchi rincoglioniti che ballano il valzer attorno a te e Julia Roberts. Lei che ti si fa incontro fino a fermarsi ad un palmo dal tuo naso. E poi?

LUCA:  Ah, giusto. Si ferma proprio ad un palmo dal mio naso.

DAVIDE:  E questo l'ho capito! E poi? E poi?

LUCA:  E poi, bè... lei sbatte appena le palpebre e mi sussurra "C'è uno strano odore di bestia, qui".

DAVIDE:  Cosa?!

LUCA:  Sì, mi sussurra che c'è odore di bestia: io non capisco, annuso l'aria e non sento niente, allora sorrido appena, mentre lei divarica le labbra in uno dei suoi sorrisi mozzafiato, a trentadue denti! Io sto per svenire, quando faccio caso a un particolare non da poco: i suoi denti!

DAVIDE:  Cosa? I suoi denti cosa?

LUCA:  I suoi denti erano diamanti! Ma non nel senso che aveva dei diamanti incastonati nello smalto dei denti, ma che al posto del dente vero e proprio, aveva delle pietre che brillavano più della luce delle candele!

DAVIDE:  Cazzo! E poi, che è successo?

LUCA:  Niente, ricordo di essere rimasto abbagliato dalla luce dei suoi denti di diamante e poi... mi sono svegliato.

DAVIDE:  No!

LUCA:  Eh, sì. Ero sudato fradicio! Come un maratoneta dopo una gara!

DAVIDE:  Pazzesco! Inutile dire che ora mi spiego in parte i tuoi problemi con le donne!

LUCA:  Io non ho nessun problema con le donne!

DAVIDE:  Come no! Sei single, e lo sei da quando ti conosco! Purtroppo per il mio amore non corrisposto, non sei omosessuale, sempre che il mio fiuto non stia facendo cilecca per la prima volta. O hai qualche seria disfunzione che ti mette a disagio oppure sei in costante ansia da prestazione.

LUCA:  Guarda che non ti ho raccontato il mio sogno per essere psicanalizzato da un omosessuale con tendenze suicide.

DAVIDE:  Io non ho tendenze suicide! Mi manda in orbita l'odore della colla! Mica si muore dopo aver sniffato la coccoina! Comunque, se ti dà tanto fastidio il mio parere, perché mi hai voluto raccontare il tuo sogno, sentiamo!

LUCA:  (imbarazzato) Bè, non so, diciamo che avevo voglia di raccontarlo a qualcuno! Non certo perché volevo cercare oggi la soluzione al mio problema con le donne.

Sorseggia il tè. Segue un silenzio imbarazzante.

DAVIDE:  Dunque, lo ammetti.

LUCA:  Ma cosa?

DAVIDE:  Hai detto di non voler cercare oggi una soluzione al tuo problema con le donne, ciò significa che sei consapevole di avere un problema con le donne, altrimenti non diresti di non voler risolvere un problema con loro, se di problemi non ne avessi. Sicuro che non vuoi uscire con me una sera a cena? Una di quelle cene come dico io, però. Sorride malizioso

LUCA:  (Seccato) No! Che dici, si è fatto tardi, te ne vai senza finire il tuo the, per cortesia?

DAVIDE:  No.

Sorseggia il suo tè sotto lo sguardo severo di Luca.

LUCA:  Devo smetterla di invitarti a bere il the a casa mia, finisce sempre così.

DAVIDE:  Così come?

LUCA:  Così. Alla fine te ne esci sparando a zero su di me e sulla mia vita privata, per poi cercare di invitarmi a cena fuori, nella speranza che io ceda ai tuoi ridicoli corteggiamenti!

DAVIDE:  Lucy, ci conosciamo da venticinque anni...

LUCA:  Non chiamarmi così!

DAVIDE:  E va bene! Luca, ci conosciamo da così tanto tempo che la tua vita - e la mia per te, beninteso - non ha più molti segreti, non ti pare?

LUCA:  Ne sei convinto?

DAVIDE:  Sei la prima persona a cui ho rivelato le mie tendenze sessuali, quindici anni fa! Non si fanno certe rivelazioni a persone di cui non ci fidiamo, non ti pare?

LUCA:  A dire il vero tu ci hai provato con me! Non volevi affatto confidarti.

DAVIDE:  Come la fai lunga! Che differenza c'è? Il mio tentativo è stato uno dei tanti metodi per rivelarmi a te per quello che sono.

LUCA:  Ma stavo dormendo, quando ti sei infilato, nudo, sotto le coperte!. Nel mio letto! Non credi che sia un metodo un tantino scioccante per rivelare ad un amico i propri istinti?

DAVIDE:  No, se non altro, ora so che non ci saresti stato.

Con aria rassegnata.

DAVIDE:  È che da allora spero sempre che tu ti ravveda. Ripensamenti? Perplessità? Riflessioni dell'ultimo minuto sono sempre bene accette, sai?

LUCA:  No! Nessun ripensamento! E comunque avresti potuto semplicemente chiedermelo, anziché lanciarti di tua iniziativa in modo così eclatante: ti avrei risposto molto volentieri, senza urtare la tua sensibilità.

DAVIDE:  Oh, adesso piantala di fare il moralista. Tutti dicono di no! Poi al buio non fanno molti complimenti e prendono quello che c'è.

LUCA:  Secondo questa interessante teoria, perciò, si è omosessuali per mancanza di elettricità?

DAVIDE:  Diciamo che durante i black-out in molti trovano più semplice dichiararsi, senza troppi problemi.

LUCA:  Ah, capisco... quindi da black-out si passa al black-outing.

Ride.

DAVIDE:  Tu ci scherzi, ma guarda che è così. Sono davvero pochi quelli che hanno il coraggio di rivelarsi per quel che sono alla luce del sole!

LUCA:  Come siamo profondi oggi pomeriggio!

DAVIDE:  Lo puoi dire forte!

LUCA:  (alzando di proposito la voce) Come siamo profondi oggi pomeriggio!

DAVIDE:  Forse hai ragione, si è fatto tardi, torno ad annusare colla. È meno imbarazzante.

Ridono. Buio[T4] .

SCENA 2

Al riaccendersi delle luci, in scena c'è un'anziana signora, Carla. Carla è seduta sul divano, intenta a fare la maglia. È molto stanca e dopo poco tempo si addormenta, facendo cascare la testa sulla propria spalla. D'improvviso, dalla quinta di destra, furibonda, esce Linda, nipote dell'anziana signora, seguita da Iris, madre di Linda e figlia di Carla. Linda ha circa venticinque anni, Iris ha da poco passato i sessanta. Linda entra come un uragano, svegliando di soprassalto Carla, che riprende a fare la maglia.

LINDA:  Non ne posso più di sentire sempre la stessa storia! Perché non lo chiudete in un ospizio?! Eh? Vi manca il coraggio? Dobbiamo aspettare che gli torni la voglia di mettervi le mani addosso? O che magari cominci a metterle a me?

IRIS:  Linda, piantala di urlare, potrebbe sentire!

LINDA:  Che mi senta, sai quanto me ne frega di quel vecchio stronzo!

CARLA:  Ma che c’è?

LINDA:  Lasciamo perdere, nonna! Sai bene che è tutta colpa tua!

CARLA:  Colpa mia? E ora che ho fatto?

IRIS:  Lascia che me ne occupi io, mamma!

CARLA:  Sì, ma...

LINDA:  Ma sì, lascia che adesso a prendere le legnate sia lei, nonna! Dopo aver passato una vita da schiava, è giusto che il testimone passi da una generazione all'altra, no?

IRIS:  Perché devi stuzzicarlo? Lo vedi? In questi giorni non sta dando fastidio, è tranquillo e non sta causando problemi a nessuno! Sei solo tu, ora, a voler cercare un modo perché si arrabbi e torni ad essere quello che era!

CARLA:  Linda... tesoro...

LINDA:  Nonna, per favore! Quello che era? Quello che era? Mio nonno è pazzo! Dalla pazzia non si guarisce! Non quando hai vissuto quasi novant'anni a fare del male alle persone alle quali avresti dovuto voler bene! Ditemi una sola cosa buona che ha fatto per voi! Ditemelo!

CARLA:  Forse posso dire cosa ha fatto per te.

IRIS:  Mamma, per favore, stanne fuori!

LINDA:  Già, quello che ha fatto per me! Parliamone! Forza! Ricordiamo mio nonno che mi sbatte fuori di casa a calci nel sedere perché convinto che io fossi posseduta da un demone! Già, non dal diavolo come qualsiasi pazzo potrebbe immaginare! Nossignore! Lui era convinto che io fossi preda di un demone specifico! Pazuzu! Chiunque avrebbe pensato che mio nonno, oltre ad essere completamente folle, avesse maturato anche una vasta cultura demonologica... La triste realtà è che una sera in tv hanno trasmesso l'Esorcista, in prima serata. E lui l'ha anche registrato!

IRIS:  Basta!

LINDA:  È andato avanti per una settimana facendosi chiamare Padre Merrin, mamma! Mi ha legata al letto per un pomeriggio intero! E, quando voi mi avete slegato, ha urlato che il demone non poteva restare, che doveva andare altrove!

CARLA:  Oh, vi prego...

LINDA:  E mi ha pagato il pernottamento in hotel per una settimana!

CARLA:  Vedi che qualcosa lo ha fatto?

Linda si volta ed in silenzio guarda Carla.

IRIS:  Mamma, per favore, non ti ci mettere anche tu adesso!

CARLA:  Oh, insomma!

Si alza a fatica. Iris e Linda le si fanno incontro per sostenerla ma lei le scansa con un brusco gesto.

CARLA:  Non vi va mai bene niente! Siete cresciute bene, mi pare! Avete ricevuto un'istruzione che né a me né a lui è stata concessa. Nessuno vi ha mai fatto mancare da mangiare o da bere! E nessuno è mai morto! Quella che dovrebbe lamentarsi qui dentro sono io! Non voi!

LINDA:  Ma è proprio per...

CARLA:  Eh, no! Ora parlo io, Linda! Tuo nonno è quello che ti portava a spasso quando eri piccola, ti ricordi che piangevi, se non veniva a raccontarti la favola prima di dormire?! Guai se fosse mancato una sola volta! E né io né tua madre avremmo mai potuto far nulla per sostituirlo in questo o in altro! Tu sei sempre stata una solitaria, come del resto tua madre! Ma ve ne siete dimenticate, vero? Vi siete dimenticate di quanti pianti ha fatto sparire portandovi a spasso o a mangiare un gelato, quando vi vedeva tristi? Io c'ero in quei momenti e ricordo benissimo l'amore che c'era in questa casa! Non vi siete mai lamentate di nulla, fino a quando, stupida io, non vi ho chiesto aiuto una volta. Una volta sola. E solo perché lui non si era controllato come tutte le altre volte!

IRIS:  Mamma, ti ha rotto un braccio!

CARLA:  Non è vero!

LINDA:  Nonna, hai tenuto il gesso per un mese! Ti ha rotto il braccio, non vorrai negare anche questo!

CARLA:  Non mi ha rotto niente! Mi ha dato una spinta e io... bè, sapete che mi reggo in piedi a fatica! Sono caduta e ho messo male il braccio! Tutto qui. Non mi ha rotto niente!

LINDA:  È inutile! Vedi, mamma? Ora addirittura nega l'evidenza! Nega quello che ci ha detto!

IRIS:  Linda, piantala! Sai bene com'è fatta tua nonna!

CARLA:  Com'è fatta tua nonna?!

Carla si avvicina a Iris e le tira uno schiaffo.

CARLA:  Signorina! Il fatto che tu non sia più una bambina non ti dà il permesso di trattarmi come una stupida!

La voce prende a tremare.

CARLA:  Vergognatevi! Tutte e due! Dire a me come vivere la mia vita, quando voi avete la pancia piena e un'infanzia che gli altri hanno sempre invidiato. Ho fatto quel che ho potuto, che credete! Non è facile vivere come ho vissuto io fino ad oggi! Ma non vi ho mai chiesto niente! Niente! Che volete? Cosa volete da me? Volete che sparisca, è questo che volete? Dovremmo sparire tutti, una volta messi al mondo i figli, vero? È questo il problema? Non abbiamo più diritto di dire la nostra quando si diventa vecchi! Ah, Linda... in questo sei proprio uguale a tua madre. Niente rispetto. Niente. Per nessuno. Che delusione, che delusione!

Carla esce, zoppicando e asciugandosi le lacrime.

LINDA:  Nonna...

IRIS:  Lasciala stare.

Linda si gira verso Iris, la guarda con freddezza, poi esce. Buio[T5] .

SCENA 3

Luce improvvisa. Luca sta facendo un solitario a carte, sul tavolo del soggiorno. Dalla quinta a destra entrano ed escono freneticamente Iris e Carla. Dalla quinta a sinistra rientra Linda. Data un'occhiata alla frenesia della madre e della nonna, si siede accanto al fratello[T6] .

LINDA:  Ohi, fratellone.

LUCA:  Ohi, sorellina.

LINDA:  Che fai?

LUCA:  Niente di particolare.

LINDA:  (indicando le due donne) E loro?

LUCA:  Loro? Ah, il nonno se l'è fatta sotto un'altra volta.

LINDA:  Ah.

LUCA:  In più ha deciso che da oggi si farà dare lezioni di violoncello.

LINDA:  Ma lui non ha un violoncello.

LUCA:  Questo lo dici tu.

LINDA:  Vuoi dire che...

LUCA:  Oh yes!

LINDA:  Sarà costato una fortuna.

LUCA:  Stavo appunto pensando che forse dovremmo smettere di pensare all'eredità.

LINDA:  Eredità? Io non ho mai pensato a nulla di simile!

LUCA:  Ma non sei tu quella che lo vorrebbe morto?

LINDA:  Io vorrei che smettesse di far del male alla nonna.

LUCA:  Uhm... non è quello che ti ho sentito dire l'ultima volta.

LINDA:  Sturati le orecchie allora, perché io non ho mai augurato a nessuno di morire!

LUCA:  Ah sì? E il famoso discorso sui novantenni a cui facevi riferimento l'altro giorno sfogliando un catalogo di onoranze funebri?

LINDA:  Ho semplicemente detto che ha fatto abbastanza male al prossimo durante una non brevissima vita... e che sarebbe anche il momento di rendere conto a chi di dovere.

LUCA:  Non è forse un modo elegante, questo, per augurargli pronta morte?

LINDA:  A dire il vero, l'augurio è di maggiore serenità per noi, non per lui.

LUCA:  Egoista!

LINDA:  Disse lui, giocando a solitario e osservando impassibile madre e nonna pulire il culo di un moribondo.

LUCA:  La tua eleganza è proverbiale.

LINDA:  Anche il tuo nichilismo.

LUCA:  Sicura che non hai di meglio da fare?

LINDA:  Sì. E tu?

LUCA:  Purtroppo sono molto impegnato al momento e questa conversazione mi sta distraendo molto. Ti chiedo scusa.

LINDA:  Capisco. Ti chiedo scusa io, ma è più forte di me. La tua vita è talmente piena di belle cose che io non posso proprio evitare di invidiarti con tutta me stessa.

LUCA:  Non ne dubitavo.

LINDA:  Quando avrai finito qui, che farai?

LUCA:  Credo farò un riposino.

LINDA:  Certo, immagino sia snervante il solitario.

LUCA:  Soprattutto se oltre a questo devo dar retta a te.

LINDA:  Già, ma come ho appena detto, sono troppo invidiosa.

LUCA:  E io ho ribadito che non ho mai dubitato di questa tua falla comportamentale.

Pausa.

LINDA:  Come sta Davide?

LUCA:  Bene.

LINDA:  Finalmente ti ha convinto della tua omosessualità.

LUCA:  No.

LINDA:  Pensi che sarà ancora lunga la vostra discussione?

LUCA:  Le conversazioni interessanti sono fatte per essere protratte a lungo, non credi?

LINDA:  Quindi ti interessa parlare della tua omosessualità?

LUCA:  No, mi interessa parlare con un amico.

LINDA:  Lui è innamorato di te.

LUCA:  Non per colpa mia.

LINDA:  Capisco. Ora chi è l'egoista?

LUCA:  Ancora sicura di non avere di meglio da fare?

LINDA:  Ora forse sì. Mi stai dando il voltastomaco.

LUCA:  Non ne dubitavo.

LINDA:  Vado a vedere se la mamma o la nonna hanno bisogno d'aiuto.

LUCA:  Ottima idea.

LINDA:  Mi raccomando, non ti stancare troppo!

LUCA:  Tenterò.

Linda esce sulla destra. Luca rimane concentrato sul suo solitario. Buio[T7] .

SCENA 4

Linda sta dormendo sdraiata sul divano, Iris legge un giornale e, quasi confinata sul fondo a destra, Carla stira pantaloni e camicie[T8] .

IRIS:  (alza appena lo sguardo verso la madre, poi torna con gli occhi sul giornale sussurrando.) Chi te lo fa fare, mi chiedo...

Linda, in dormiveglia e senza aprire gli occhi.

LINDA:  E a te?

IRIS:  Ma tu non stavi dormendo?

LIDIA Sì.

IRIS:  E perché non continui a fare quel che stavi facendo, allora?

LINDA:  Perché mia madre sta parlando da sola.

CARLA:  (accortasi finalmente del chiacchiericcio) Che avete voi due? Linda, non stavi dormendo?

Linda apre gli occhi e si mette a sedere, seccata.

LINDA:  Sì.

CARLA:  E allora perché...

LINDA:  Perché non ho più sonno.

CARLA:  Ah, beh, Se non altro è una buona ragione.

IRIS:  In questa casa nessuno ha buone ragioni per fare quello che fa.

LINDA:  Oddio, si ricomincia?

CARLA:  Ma cosa state dicendo?

LINDA:  No, vi prego

IRIS:  Mamma, per cortesia, sto parlando con Linda, non con te!

CARLA:  (Protendendo l'orecchio) Che?

LINDA:  Mio dio, ma è un incubo!

CARLA:  Ma non ti eri svegliata?

LINDA:  Sì, nonna!

CARLA:  Parli di incubi! Hai fatto un brutto sogno, bambina mia?

LINDA:  Magari! Vorrebbe dire che ho ancora la possibilità di svegliarmi!

IRIS:  Hai sentito, mamma? Tua nipote è proprio sagace!

CARLA:  Cos'è che sa, mia nipote?

LINDA:  Mamma, ti prego!

CARLA:  Guarda, non sarà stata mai la prima della classe, ma è sempre stato il mio tesoro. Sai, Linda? Tu e tuo fratello siete la mia gioia e vi ricordo sempre, nelle mie preghiere.

IRIS:  Hai sentito, Linda? C'è qualcuno che ha addirittura il coraggio di pregare per te! Mamma, ma Linda non ha bisogno di nessuno! Non è più una bambina! Lei è una donna, ormai!

LINDA:  Mamma, hai idea di quanto tu sia capace di darmi sui nervi?

CARLA:  (Che nel frattempo non ha sentito) Ricordo ancora il primo giorno in cui vi ho accompagnato all'asilo! Voi ve lo ricordate? Oh, no, non potete! Eravate così piccoli! (Pausa) Ma tuo fratello Luca, dov'è? (Pausa) Spero che non sia ancora in giro con quell'invertito del suo amico!

LINDA:  Ma chi, Davide?

CARLA:  Per carità, non nominarlo nemmeno! Se ti sente tuo nonno, è la fine! Quello è l'incarnato del demone Belzebù.

LINDA:  Se non altro, la precisione nei nomi demoniaci è di famiglia.

CARLA:  L'ultima volta, tuo nonno si raccomandò di non farlo entrare! Mai! E di lanciare il sale sul vialetto d'ingresso, per scacciare il malocchio.

IRIS:  Mamma, basta! Davide è un bravo ragazzo.

LINDA:  Ma guarda, c'è qualcosa su cui io e te siamo d'accordo! Bisognerebbe brindare!

CARLA:  ... Ad ogni modo, quando vi accompagnai al primo giorno d'asilo...

LINDA:  Nonna, ora basta! Che palle!

Linda si alza ed esce sulla sinistra.

CARLA:Ma come sarebbe a dire?!

IRIS:  Mamma! Insomma, è mai possibile che ogni volta che cerco di parlare con mia figlia, tu ti metta sempre in mezzo?

CARLA:  Ma in mezzo a cosa, vorrei sapere? Non stava dormendo?

IRIS:  Sì, ma poi si è svegliata! Ed era il momento giusto per me, per parlarle!

CARLA:  Ma parlarle di cosa?

IRIS:  (con voce tremante) Parlarle... sarebbe già sufficiente.

Carla abbandona il ferro da stiro e si avvicina al divano, fino a sedersi accanto alla figlia. Iris lascia cadere a terra il giornale e si raccoglie il viso tra le mani.

CARLA:  (con dolcezza) Cosa c'è, bambina mia?

IRIS:  Mamma...

CARLA:  Parla, tesoro, parla con me.

IRIS:  Mamma, io...

Si guardano a lungo negli occhi. Carla le sorride con dolcezza, ma Iris sembra chiudersi nel suo silenzio e con freddezza se ne va, uscendo sulla destra. Carla, dopo un breve istante di smarrimento, scuote la testa e borbotta, imprecando e ritornando all'asse da stiroe.

CARLA:  Cos'hanno tutti, oggi?! Sono stati tutti morsicati dalle vespe?! Guarda tu cosa mi tocca sentire! Prima o poi prendo tutte le mie quattro cose e me ne vado... come dissero alla televisione?  Ecco, sì! In Congo, me ne vado! (Pausa, ci pensa) Il fatto è che non so nemmeno dove sia il Congo!

D'un tratto, però, sulla destra, compare la figura esile del vecchio Luciano. Un uomo di oltre ottant'anni, curvo. Indossa un pigiama e cammina a fatica sorretto da un deambulatore. Carla, alla sua vista, alza lo sguardo al cielo.

CARLA: (tra sè)Quest'altro ci mancava oggi!

Luciano arriva, silenziosamente, alla poltrona. Abbandona il deambulatore e per un attimo sembra perdere l'equilibrio. Carla corre verso di lui per sostenerlo, ma lui la scaccia con un gesto della mano. Le sorride, bonario, per poi mettersi a sedere.

CARLA:  Ti senti riposato?

LUCIANO:  Per niente.

CARLA: (a parte, sarcastica) Benone! (a lui)  Non sei riuscito a dormire?

LUCIANO:  Dov'è mio nipote?

CARLA:  Luca? È uscito con gli amici.

LUCIANO:  Uhm...

CARLA:  Linda invece è appena...

LUCIANO:  (interrompendola) Iris? Dov'è? Ho sentito la sua voce poco fa. Era qui?

CARLA:  Sì, era qui con Linda.

LUCIANO:  E ora dov'è?

CARLA:  Linda?

LUCIANO:  (seccato) No! Iris, dov'è Iris?

CARLA:  Oh, non so, sarà andata in camera sua.

LUCIANO:  Mai che mi si porti rispetto, in questa casa!

CARLA:  Perché dici così? Stavi dormendo e nessuno ha osato...

LUCIANO:  Sta’ zitta! È evidente che anche tu stai prendendo una brutta piega, se cominci a dar retta ai figli di tua figlia e non a tuo marito.

CARLA:  (sorride) I figli di tua figlia? I nostri nipoti.

LUCIANO:  Io non ho nipoti e quella non è mia figlia.

CARLA:  Quando fai così, Luciano, non ti sopporto! Sei tu che manchi di rispetto a Iris dicendo queste sciocchezze. Lei ti vuole bene.

LUCIANO:  Me ne frego, non ho mai mendicato il suo affetto. E sono sempre stato convinto di non essere suo padre. Anche per questo ho richiesto un suo esame del sangue.

Pausa

CARLA:  Cosa hai fatto?

LUCIANO:  Tra poco verrà qui il dottor Paci. Ho chiesto un esame del sangue di Iris.

CARLA:  Ma non ha bisogno di nessun esame del sangue, tua figlia! Cosa pensi di scoprire?

Abbandona di nuovo il ferro da stiro e si avvicina alla poltrona.

CARLA:  Cosa pensi che dirà Iris quando verrà a sapere una cosa così?!

Improvvisamente Luciano si alza e afferra alla gola Carla, che comincia a soffocare. Gli occhi di lui sono spalancati ed iniettati di rabbia.

LUCIANO:  Non osare mai più dire quel che è meglio per la mia famiglia, hai capito bene? puttana!

In quel momento entra Luca che, vista la scena, afferra il vecchio alle spalle nel tentativo di allontanarlo. Luciano lascia la presa sul collo della moglie e poi cade pesantemente a terra.

LUCA:  Non ci provare mai più, pazzo! Razza di maniaco! Si può sapere cos'hai nella testa?! (Pausa) Mai più, hai capito? (Stringe i pugni e sibila con voce tremante dal nervoso) Se la tocchi un'altra volta, giuro che ti ammazzo!

Carla si rialza a fatica e, ancora ansimante, si avvicina a Luca.

CARLA:  (Cercando di riprendere fiato e tossendo con sforzo) Smettila subito! E porta rispetto a tuo nonno!

LUCA:  Nemmeno per idea!

CARLA:  Fallo! O giuro che mi ammazzo io! Luca, lo sai che non scherzo!

LUCA:  Ma...

CARLA:  Niente "ma"!

LUCA: Tutti e due al manicomio dovreste andare! Tutti  e due!

Carla tossisce. Luciano alza lo sguardo e sorride, beffardo a Luca che  esce.

CARLA:  Luca! Torna qui e chiedi scusa!

Luciano fa cenno a Carla di lasciar perdere e le chiede di avvicinarsi. Lei, titubante, esegue. Lui le prende la testa tra le mani. Lei trema. Lui la bacia dolcemente sulla bocca.

LUCIANO:  Lo sai, vero? Io faccio di tutto per dare il meglio alla mia famiglia.

CARLA:  Lo so, Luciano. Lo so. Luca a volte non ha rispetto. Ora però, ti prego, lasciami finire di stirare.

LUCIANO:  (le stringe la testa tra le mani. Lei cerca di divincolarsi, ma lui riesce a tenerla ferma) No. Stai qui, con me. È così romantico. Era da così tanto tempo che non passavamo qualche minuto l'uno in compagnia dell'altra.

CARLA:  Già.

Terrorizzata, abbozza un sorriso incerto. In quel mentre rientra dalla quinta di sinistra Iris, che vede i due anziani genitori in atteggiamento che pare tenero.

IRIS:  Finalmente vi comportate da persone normali.

CARLA:  (a disagio) Cosa?

IRIS:  Voglio dire che era da molto tempo che non vi vedevo scambiarvi tenerezze!

LUCIANO:  Che vuoi farci, sono pur sempre un sentimentale.

Luciano lascia andare la testa di Carla, che si rialza in piedi subito, per poi tornare al piano da stiro. Nel tragitto Iris incontra lo sguardo di Carla, paonazzo e con le lacrime agli occhi. Iris raggela.

IRIS:  Mamma?

Carla rimane in silenzio e abbassa lo sguardo. Iris punta lo sguardo su Luciano, che si accomoda meglio in poltrona, sfoggiando un sorriso maligno. Dalla destra rientra Luca, ancora pallido e scosso dallo scontro precedente, con un bicchiere d'acqua in mano. I tre si guardano a lungo. Rientra anche Linda con un asciugamano in testa.

LINDA:  Cos'è, il momento per il ritratto di famiglia?

Il silenzio regna sovrano.

LINDA:  Magari foste sempre così silenziosi! Io comunque ho fame.

Silenzio. Iris si lascia cadere su di una sedia. Luca va a sedersi sul divano e prende a fissare Luciano con aria di sfida. Carla ha ripreso a stirare, tiene la testa bassa e si morde le labbra nervosamente.

LINDA:  Ho capito, mi metto io ai fornelli, ma che qualcuno si dia da fare per apparecchiare.

LUCIANO:  Lascia stare, tesoro, se ne occuperà subito tua nonna, vero Carla?[T9] 

Carla non risponde, alza appena lo sguardo. Lascia il piano da stiro ed esce sulla destra. Linda intuisce qualcosa, sbuffa. Si mette a sedere sul divano accanto al fratello e prende a limarsi le unghie. Buio[T10] .


ATTO II

SCENA 1

Al riaccendersi delle luci, il dottor Paci sta eseguendo il prelievo dal braccio di Iris. Luciano è seduto accanto a lei e Carla è in piedi, con una mano sulla bocca e le lacrime trattenute sugli occhi[T11] .

DOTTOR PACI:  Non mi capita molto spesso di fare questo genere di esami a domicilio, ma il signor Luciano ha insistito così tanto che... e poi un esame del sangue va sempre bene, di tanto in tanto, è saggio tenere controllati i valori di glicemia e colesterolo.

LUCIANO:  No, no. Non sono quelle cose che ci interessano.

DOTTOR PACI:  (ultimando il prelievo nel silenzio imbarazzante delle due donne) Prego?

LUCIANO:  Non l'ho chiamata qui per una visita di controllo. Io voglio certificare che questa sia realmente mia figlia.

Il dottor Paci aggrotta le sopracciglia e abbozza un sorriso.

DOTTOR PACI:  Vorrà scherzare, immagino.

LUCIANO:  Niente affatto.

DOTTOR PACI:  È un po' tardi per disconoscere una figlia che ha già riconosciuto alla nascita, non le pare?

LUCIANO:  No.

DOTTOR PACI:  Come sarebbe a dire, no?

LUCIANO:  No, vuol dire no. Io ho bisogno di sapere con certezza! Quando questa donna è nata, non esistevano i mezzi che ci sono oggi. Io sono quasi certo che mia moglie mi abbia tradito, cinquant'anni fa. Ora non sembra, questo lo capisco, ma allora, mia moglie Carla era una donna bellissima e...

CARLA:  Per favore, Luciano...

LUCIANO:  Zitta! Stavo dicendo: cinquant'anni fa, quando strappai questa donna alla povertà del suo paese ed alla sua meravigliosa terra, Carla era una giovane donna molto attraente. Bella, bellissima ! L'avrebbe sedotta in un secondo!

DOTTOR PACI:  Signor Luciano, non accetto che parli così di sua moglie, in mia presenza!

IRIS:  Papà!

LUCIANO:  (ridendo) Lei non accetta? Non faccia il perbenista con me! Lei è uomo tanto quanto lo sono io! E quando si parla di certe cose, non lo si fa in rime poetiche. Lo si fa con l'istinto, esattamente come fanno le bestie, no? E' mia ferma convinzione che Carla, durante la guerra si sia data molto da fare,  non so se mi sono spiegato. Vai a capire adesso se quando rimase incinta, rimase incinta di un figlio mio, oppure del figlio di un crucco rimasto poi ucciso sotto i bombardamenti?

CARLA:  (in lacrime) Basta, per favore!

DOTTOR PACI:  La nostra conversazione finisce qui. L'esame di laboratorio le restituirà i valori standard, non certo un esame del DNA, come quello che lei vorrebbe ottenere. Esami del genere hanno ben altri costi e di certo non si fanno a domicilio, questo è poco ma sicuro. Le consiglio, inoltre, la prossima volta che vuole umiliare in questo modo la sua famiglia, di scegliersi un altro medico!

IRIS:  (umiliata) La prego, dottore, di perdonarci. Non siamo riuscite ad evitare che la chiamasse. Sono mortificata per la perdita di tempo.

DOTTOR PACI:  Signora, non è affatto una perdita di tempo. Rivederla per me è sempre un piacere. Le farò avere i risultati appena possibile. Come detto, un esame del sangue non è mai fuori luogo.

LUCIANO:  (alzandosi in piedi con un pugno levato al cielo) Dove cazzo credi di andare ora?! Chi sei tu, per parlare in questo modo a me? Come ti permetti di dire che sto umiliando la mia famiglia, quando sono loro che giorno dopo giorno infangano il mio nome!

CARLA:  Basta ora!

Luciano si volta e la spintona, fino a farla cadere rovinosamente a terra per poi cercare di avventarsi con violenza su di lei. Iris e il dottor Paci intervengono però prontamente, bloccandone la furia.

IRIS:  Papà!

DOTTOR PACI:  Fermo! Fermo! Ma che diavolo sta facendo!

Immobilizzato Luciano, il dottor Paci lo conduce a forza sul divano e lo mette a sedere.

DOTTOR PACI:  Signor Luciano, le comunico ufficialmente che, una volta fuori di qui, mi recherò al primo ufficio di polizia e farò un esposto! La denuncerò per molestie!

Carla, rialzandosi in fretta corre verso il medico e gli si para davanti.

CARLA:  Lei non farà niente, va bene?

IRIS:  Mamma!

CARLA:  E tu taci, cretina!

Torna a rivolgersi al dottore.

CARLA:  Chi[T12]  diavolo è lei per venire qui e giudicare la nostra famiglia?! Quell'uomo è mio marito, va bene? Non mi ha picchiata, mi ha semplicemente fatto stare zitta e questo è tutto! Si ricordi "Quando il marito parla bene e la moglie tace, la famiglia vive in pace!". E poi, con quale accusa vorrebbe denunciarlo? Io sto benissimo, mi vede? E amo, amo profondamente mio marito perché così ho deciso di vivere.

Silenzio.

CARLA:  E ora se ne vada. Non è più persona gradita in questa casa, vero Luciano?

Luciano sorride al dottore e fa cenno di sì con la testa. Iris si avvicina al dottore e lo invita verso l'uscita. Il dottore si volta un'ultima volta. Iris scuote la testa e abbozza un sorriso guardandolo negli occhi, poi lo accompagna fuori. Carla nel frattempo si avvicina a Luciano[T13] .

CARLA:  Stai bene, Luciano?

Luciano mugugna qualcosa e poi la bacia con dolcezza. Buio.

SCENA 2

Davide e Linda sono seduti al tavolo, stanno sfogliando un catalogo di viaggi organizzati[T14] .

LINDA:  Sarebbe bello sparire dalla circolazione.

DAVIDE:  Già. Sarebbe bello.

LINDA:  Sì, ma io intendo proprio sparire. Non tornare più indietro.

DAVIDE:  Uhm. Quello per me sarebbe davvero troppo, forse.

LINDA:  Sì, ma potresti finalmente dare un taglio netto, no?

DAVIDE:  A cosa?

LINDA:  Sai bene di cosa sto parlando. Sai anche perfettamente che ti farebbe bene cominciare a dimenticarlo.

DAVIDE:  Sembra facile, lo è sempre quando si sta dall'altra parte. Il fatto è che non lo è mai quando si sta da questa parte qui. C'è sempre un disequilibrio in amore: chi ama di meno è anche chi soffre di meno. Io forse ho peccato di generosità, in amore. Non me ne vergogno né mi pento, certo che però ne pago ampiamente le conseguenze. Ma tu che ne sai, che ne sai? Sei mai stata innamorata, tu?

LINDA:  Innamorata?

DAVIDE:  Ecco, non sai nemmeno di cosa io stia parlando!

Silenzio.

DAVIDE:  Allora?

Silenzio.

DAVIDE:  Ho ragione? Non ci credo!

LINDA:  Lasciamo stare, per favore.

DAVIDE:  Perché? È un argomento che non abbiamo mai affrontato.

LINDA:  Forse perché non mi va proprio di affrontarlo.

DAVIDE:  Ma è affrontandoli che i problemi si eliminano, non credi?

LINDA:  No, non credo.

DAVIDE:  Avanti!

LINDA:  Oh, guarda! La Thailandia! Non è male come meta, no?

DAVIDE:  Sì, mi manca solo il turismo sessuale! Io sono così scemo che sarei capace di innamorarmi di uno che mi fotte solo per mestiere. E, davvero, non ho voglia di stare a sindacare sul costo orario del mio amore per lui.

LINDA:  Ma che c'entra questo, sciocco!

DAVIDE:  Sì, va bene anche la Thailandia... Ma tu stai sviando il discorso! Avanti, quando sei stata innamorata?

LINDA:  Mai.

DAVIDE:  Avanti! Non è possibile! Tutti ci siamo innamorati almeno una volta in vita nostra! E tutti abbiamo preso una gran bella batosta. Anche tu avrai avuto la tua, no?

LINDA:  Sì.

DAVIDE:  Oh, vedi?

LINDA:  Ma rimane il fatto che non ho nessuna intenzione di parlarne. Soprattutto di parlarne a te!

DAVIDE:  Ma perché?!

Entra Luca, dalla destra.

LUCA:  E tu che ci fai qui? Sai che se ti becca mio nonno, ti scotenna! Ti pela come una patata, ti mette in forno e poi, solo allora, ti picchia seriamente!

DAVIDE:  È inutile che continuiate a raccontarmi balle sulla vostra famiglia! Non avete mai voluto presentarmi tuo nonno, e ancora non capisco perché! Sarei ben felice, invece, di fare la sua conoscenza se volesse ricevermi.

LINDA:  Casomai non ti avessi dato sufficienti consigli fino ad oggi, fidati di quel che ti dico ora: se senti arrivare mio nonno o se mai sentissi qualcuno scendere le scale con passo pesante, accompagnato da un rantolo... Scappa senza chiedere perché. Sparisci. È meglio.

DAVIDE:  Sai Lucy...

LUCA:  Uhm!

DAVIDE:  Quanto è antipatico, quando fa così! Sai, Luca, tua sorella mi stava appunto parlando della sua prima volta...

LINDA:  (spazientita) Bravo, complimenti! Poi, chiediti perché non mi va di parlarne, cretino!

Esce, sbattendo a terra i cataloghi. Davide rimane di sasso. Luca si avvicina, raccoglie uno dei cataloghi e lo apre.

LUCA:  Uhm...Thailandia!

DAVIDE:  Ci andiamo? Magari prendiamo un biglietto di sola andata? Che te ne sembra? Sparire completamente dalla circolazione? Eh?

LUCA:  Lo farei volentieri.

DAVIDE:  E chi ti trattiene dal farlo?

LUCA:  Julia Roberts!

Sorride e corre a mettersi a sedere.

LUCA:  L'ho sognata di nuovo, sai?

DAVIDE:  Ma chi, denti di diamante?

LUCA:  Sì, proprio lei, la scena era la stessa. Teste bianche, candele tutto intorno e una musica dolce che ci cullava...

DAVIDE:  Ah sì? E stavolta che ti ha detto? "Visto che c'è sempre una gran puzza, ti ho portato un deodorante"?

LUCA:  No, idiota! Non ha detto nulla, ma è rimasta a fissarmi per un'eternità, poi dalla sua borsetta - spuntata fuori da chissà dove, giuro che non ce l'aveva quando l'ho vista avanzare! - ha indossato una maschera. Era la maschera di Kennedy.

DAVIDE:  Kennedy... Kennedy? Quale fratello? Jfk?

LUCA:  Sì. Lui. Poi si è messa a spruzzare del detergente per pavimenti sulle piastrelle.

Silenzio.

LUCA:  Dopodiché uno dei vecchi che stavano danzando le si è avvicinato e le ha sparato in testa.

DAVIDE:  Perdonami, Luca, ma sei sicuro che non sia il caso di farti vedere da un bravo psichiatra?

LUCA:  Ma cosa dici?!

DAVIDE:  Fai certi sogni... Charles Manson al tuo confronto era boy scout! Penso abbia avuto sogni di gran lunga più lievi prima di decidere di darsi all'omicidio.

LUCA:  Non capisci, questo è un segnale!

DAVIDE:  Un segnale di cosa?

LUCA:  Devo partire, cercare il mio diamante! Devo andarmene in America! È tutto così chiaro!

DAVIDE:  Secondo me, di chiaro c'è solo che devi cambiare dietologo! Buio[T15] .

SCENA 3

Il dottor Paci siede accanto ad Iris, in lacrime. Lui le tiene la mano e di tanto in tanto le accarezza dolcemente i capelli. Lei lo guarda a lungo, poi gli si avvicina e lo bacia sulla bocca[T16] .

IRIS:  Mi dispiace che tu abbia dovuto assistere a quella scena orribile, ieri.

DOTTOR PACI:  Non ti preoccupare. Mi avevi messo in guardia su tuo padre; certo non potevo immaginare che quanto è successo si concretizzasse, però... sono qui ora, no?

IRIS:  Sì, e ti ringrazio, Enrico. Sei l'unica persona con la quale io possa confidarmi. Vorrei essere più serena a volte, ma proprio non riesco.

DOTTOR PACI:  E con Linda? Come va?

IRIS:  Mi odia.

DOTTOR PACI:  Non dire sciocchezze.

IRIS:  Non mi sopporta, ti dico! Non riusciamo a dialogare. Appena apro bocca, lei si incendia... e viceversa. Io ho le mie colpe, non dico di no, ma lei ha innalzato un muro tra di noi. Una volta non era così. Quando era bambina, io...

Singhiozza.

DOTTOR PACI:  (accarezzandola dolcemente) Forse la morte di suo padre ha influenzato negativamente il vostro rapporto.

Iris si irrigidisce e scosta la mano dalle carezze di lui.

IRIS:  Perché dici così?

DOTTOR PACI:  Bè, ma perché è abbastanza normale che una ragazza così giovane che ha perso il padre così presto, ed in maniera così misteriosa... sviluppi un'avversione nei confronti di qualcuno o per lo meno di qualcosa... Non sei d'accordo?

IRIS:  Preferirei non parlare di questo argomento.

DOTTOR PACI:  Ma perché? Non hai appena detto che sono l'unico con cui tu ti possa confidare? Forse il problema sta tutto lì. Mi dicevi che tuo marito ha avuto un incidente, no? Che tipo di incidente?

IRIS:  (seccata) Ho detto che non voglio parlarne.

DOTTOR PACI:  Non ti chiudere tu, ora!

IRIS:  Non mi sto chiudendo!

DOTTOR PACI:  Oh, sì che lo stai facendo! Stai alzando un muro a tua volta. Non lo fare, per favore!

IRIS:  (gelida) Smettila di farmi la predica! Sono una persona adulta e so quel che faccio. Se ti chiedo, per favore, di evitare un dato argomento, non devi subito giungere alla conclusione che io non voglia parlare con te oppure che stia innalzando un muro! Non c'è nessun muro tra noi!

DOTTOR PACI:  No?

IRIS:  Cos'è, sei sordo? Ho detto di no.

Silenzio.

IRIS:  Si è fatto tardi, non credi?

DOTTOR PACI:  Non lo so. Lo è?

IRIS:  Lo è cosa?

DOTTOR PACI:  Tardi?

Silenzio.

IRIS:  Sì, lo è. Ti prego, va'. Non vorrei che papà ti trovasse qui, ora. Ci vediamo uno di questi giorni, se vuoi. Chiamami tu, ma non prima di venerdì.

DOTTOR PACI:  (abbassando lo sguardo) Va bene, Iris. A presto allora.

Si avvicina per baciarla, ma lei si alza bruscamente in piedi.

IRIS:  Sarà meglio che vada a prepararmi per la cena. Devo accompagnarti alla porta?

DOTTOR PACI:  No. Conosco la strada.

IRIS:  Bene. A presto, Enrico, e grazie per la visita.

Silenzio. Il dottor Paci, esce. Iris rimane immobile, lo osserva uscire, poi strofinandosi con forza le mani, esce sulla sinistra. Buio.

SCENA 4

Carla e Linda, sedute al tavolo, stanno sbucciando delle patate.

CARLA:  ... Poi si mette l'impasto in forno a 180 gradi. Quando è lievitato, puoi usare lo zucchero a velo per rifinirla. Ti assicuro che è buonissima.

LINDA:  Potremmo provare a farla uno di questi giorni, no?

CARLA:  A tuo nonno piacciono molto le torte, potremmo fargliela per il suo compleanno il mese prossimo.

LINDA:  Forse potremmo farla per noi due, senza aspettare il compleanno del nonno.

CARLA:  Ma il nonno ci tiene! Non vorrai fargli uno sgarbo del genere!

LINDA:  Ma quale sgarbo? Faremmo una torta per noi due, che male c'è?

CARLA:  Linda, tesoro: conosci tuo nonno, non credi che ci rimarrebbe male a sapere che non lo abbiamo coinvolto?

LINDA:  È che mi piacerebbe, ogni tanto, fare qualcosa solo per noi due, come facevamo anni fa, ricordi?

CARLA:  Ma ora tuo nonno non è più in salute come allora. Sai quanto è peggiorato.

LINDA:  E con questo? Non sei la sua badante. Vieni via con me, in vacanza! Lasciamo qui la mamma e Luca a occuparsi di lui! Direi che per una volta potrebbero anche accettare lo scambio, non ti pare?

CARLA:  Sorride Linda, io ho sposato tuo nonno per stargli accanto, servirlo e riverirlo, soprattutto nel momento del bisogno. E ora ha bisogno di me, anche più di prima. Lo vedi, no? Si regge a fatica in piedi. Tuo fratello non ci va d’accordo, sono sicura che non sarebbe attento e tua madre, bè, tua madre è troppo fragile, da quando il tuo papà è venuto a mancare.

LINDA:  Fragile...

CARLA:  Sì, fragile. La vita l'ha punita più di quanto meritasse. Questa è la verità. Prego sempre per lei, prima di coricarmi la sera. Prego per lei, per il nonno e per voi.

LIDIA E per te, chi prega?

CARLA:  Io non ho bisogno di niente e di nessuno. Ho avuto dalla vita più di quanto sognavo e ora mi godo la mia vecchiaia con l’uomo che ho scelto di sposare. Sai, sono poche le persone che arrivano a un traguardo del genere.

LINDA:  Nonna, ma perché nascondi ogni volta a te stessa la verità?

CARLA:  Che dici?

LINDA:  Tuo marito è un violento, è un pazzo e ti ha sempre preso a calci nel sedere...

CARLA:  Smettila subito.

LINDA:  ... Tuo marito ti ha tradita, ti ha umiliata, messa all'angolo e tu ora sei qui a difenderlo...

CARLA:  Basta!

LINDA:  ... Qualunque altra donna, al posto tuo, con un minimo di dignità, avrebbe detto basta! E tutti noi saremmo stati dalla tua parte, ti avremmo aiutato!

CARLA:  (urlando e lasciando cadere sul tavolo il coltello delle patate) Basta! Tutti quelli che mi stanno davanti hanno sempre il coraggio di dirmi quello che avrei dovuto o non dovuto fare! Tutti, al posto mio, avrebbero avuto coraggio, sarebbero stati meglio! Peccato che chi parla è cresciuto con la pancia piena! Sì, esatto, te lo ripeto sempre e tu sempre non capisci che se io sono ancora qui è perché ho voluto farvi crescere e uomini e donne… e che ve ne andaste da qui!

LINDA:  Cosa?

Carla è in lacrime.

CARLA:  Non ci arrivi proprio, eh, signorina? L'amore non si misura con i baci e le carezze, ma con il sacrificio. Io avrò anche sposato l'uomo sbagliato, come dici tu! Ma mi ha aiutato a crescere voi: tua madre, te e tuo fratello. Siete l'unica vera gioia della mia vita. L'unica forza che mi tiene ancora in vita. Un marito è una persona diversa, è un uomo. Non è un figlio né un nipote! Ha lati positivi e negativi. Tuo nonno non è diverso da chiunque altro.

LINDA:  Ma è completamente pazzo!

CARLA:  Non esserne così sicura. Tua madre lo è molto meno di te. Io, non lo sono proprio.

LINDA:  Come fai a vivere in questo schifo?

Carla tira uno schiaffo a Linda.

CARLA:  Com'è facile giudicare, vero? Ma vi siete mai fermati a pensare che forse, senza di lui, vostra madre non avrebbe mai avuto un padre?!

LINDA:  Grazie! Se è per questo, nemmeno tu avresti avuto una figlia!

CARLA:   (gelida) Ne sei sicura?

Silenzio.

CARLA:  Che sai tu dell'inferno? Quello vero! Quello che brucia dentro, che ne sai? La verità è che nessuno conosce la realtà finché non apre gli occhi e le orecchie. Bisogna saper ascoltare e tenere gli occhi bene aperti! Ma lo si deve fare in silenzio. E nessuno di voi è stato mai capace di stare zitto!

Linda è inebetita.

CARLA:  (Si asciuga le lacrime e abbozza un sorriso) Bambina mia, finisci di pelare queste patate, altrimenti la frittata non verrà mai pronta.

Silenzio. Carla accarezza Lidia sulla testa e poi comincia a cantare "La prima cosa bella". Linda sorride e si unisce al canto. Poco dopo, dalla destra, si ode la voce di Luciano chiamare Carla. Lei, di fretta, corre ed esce, lasciando Linda da sola.

Buio.


ATTO III

SCENA 1[T17] 

Luciano entra dalla destra. Julia Roberts dalla sinistra. Luciano appoggia i due bastoni sulla sua poltrona, guarda fisso negli occhi Julia. Alza una mano per accarezzarla, ma lei lo scansa con lo sguardo. Lui sorride, beffardo. Lei si sposta appena. Lui procede, camminando verso la quinta a sinistra, senza più voltarsi. Julia lo guarda uscire. Buio.

Davide e Luca entrano in scena, vestiti di nero, completamente fradici e con l'ombrello in mano.

DAVIDE:  Dire che diluvia è un eufemismo!

LUCA:  Chissà se vale anche per i funerali...

DAVIDE:  Cosa varrebbe anche per i funerali?

LUCA:  Magari la pioggia porta fortuna anche ai funerali.

DAVIDE:  Non so, spero solo che non significhi che il morto rischia di tornare in vita, anche perché se così fosse, avrei paura. Io non ho mai creduto alle vostre storie, ma se anche solo metà di quel che mi avete raccontato su vostro nonno è vero, direi che il giorno degli zombie può tranquillamente aspettare.

LUCA:  Scemo.

I due si siedono. Segue un lungo silenzio.

DAVIDE:  Scherzi a parte, come stai?

LUCA:  Oh, bene, direi.

Silenzio.

DAVIDE:  Ne vuoi parlare?

LUCA:  Di cosa?

DAVIDE:  Bè, era pur sempre tuo nonno, no?

LUCA:  E allora?

DAVIDE:  Niente, è che...

Nuovo, lungo silenzio.

DAVIDE:  A che pensi?

LUCA:  Al ciliegio che avevamo in giardino, nella vecchia casa.

DAVIDE:  Il ciliegio?

LUCA:  Sì, aveva fatto piantare un grande albero di ciliegie. Io e Linda abbiamo passato anni a ingozzarci di ciliegie.

DAVIDE:  È un bel ricordo, no?

LUCA:  Uhm...

DAVIDE:  Io non ho ricordi con i miei nonni. Sono morti prima che nascessi.

LUCA:  L'ho sempre detto che porti sfiga!

DAVIDE:  Spiritoso.

LUCA:  Scherzo...

Silenzio.

LUCA:  Ricordo che quando eravamo troppo piccoli per poterci arrampicare da soli, lui ci prendeva in braccio e ci aiutava a staccarle dai rami più bassi. Sorrideva, ricordo. Aveva già allora l'odore di cui profumano i vecchi. Portava un grande cappello di paglia. Ricordo che di tanto in tanto, per scherzare, me lo metteva in testa, ma era talmente grande che finiva per coprirmi la faccia.

Sorridono.

LUCA:  Poi ricordo che ci portava in riva al lago per insegnarci a lanciare i sassi e farli saltare sulla superficie dell'acqua. Linda non è mai stata capace di farli saltare più di un paio di volte, mentre io sono arrivato a quattro. Solo mio nonno riusciva a farli rimbalzare dieci o anche dodici volte.

DAVIDE:  Ti mancherà?

LUCA:  (senza ascoltarlo) Ricordo che una sera, rientrando da una gita in montagna, con mia madre e mio padre - sì, c'era ancora lui all'epoca - ci venne incontro con un dolce enorme! Disse che la nonna lo aveva cucinato per noi. Non so se sia il tempo che è passato a deformare il ricordo di quel momento, ma so per certo che pensai a quel dolce come al più grande che io avessi mai visto! Ti giuro, era enorme!

La voce trema, ma lui la rimette immediatamente in riga, deglutendo velocemente.

DAVIDE:  Basta così, Luca...

LUCA:  Poi[T18]  mi ricordo una mattina, appena sveglio. Eravamo in prossimità delle feste natalizie. Mio padre era uscito a comprare i nostri regali. Fuori era una giornata pallida e senza sole. Ricordo l'odore di bruciato che proveniva dalla cucina, le urla disperate di mia nonna e di mia madre. Io e Linda scendemmo in fretta le scale e, quando arrivammo lì, vedemmo mio nonno, immobile e quasi ipnotizzato con un bicchiere in mano. Mia nonna era a terra, il braccio completamente ustionato che quasi friggeva. Mia madre china su di lei che cercava con del ghiaccio di porre rimedio in qualche maniera. Linda cominciò a piangere e alle urla della nonna si unirono le sue. Io non piansi. Rimasi immobile per paura che qualche mio movimento potesse peggiorare le cose. Rimasi a guardare. Mio nonno appoggiò il bicchiere su di un davanzale, prese in braccio mia sorella e cominciò a coccolarla teneramente. Tutto questo mentre mia nonna, a terra, rantolava dal dolore. Sai, più avanti disse che l'aveva fatto perché non credeva che l'acido potesse seriamente corrodere la carne umana. Capisci? Aveva buttato l'acido addosso a mia nonna per fare un esperimento! Mio padre giurò che gliel'avrebbe fatta pagare! Ma non fece in tempo, neanche lui. E io dovrei piangere per lui adesso? Dovrei farlo?! E perché? Perché? Avrebbe dovuto morire anni fa quel bastardo! Ecco cosa mi lega a lui! Questo! Solo questo! Scoppia a piangere Questo! Solo questo!

DAVIDE:  (lo abbraccia) Shht! Calmati ora. Stai calmo. È tutto finito[T19] .

Davide solleva con la punta delle dita lo sguardo di Luca. Ora sono occhi negli occhi. Segue un lungo silenzio. Davide socchiude gli occhi e si fa avanti nel tentativo di baciare Luca, che però si ritrae bruscamente. Silenzio.

DAVIDE:  (imbarazzatissimo) Ti chiedo scusa...

Luca si alza in piedi.

LUCA:  Posso offrirti un caffè?

DAVIDE:  S-sì, grazie.

LUCA:  Vuoi anche farti una doccia ghiacciata? O ti basta il caffè?

Sorridono.

DAVIDE:  No, per questa volta mi faccio bastare il caffè.

Buio.

SCENA 2

Le[T20]  luci sono basse, delle candele sono accese tutt'attorno. Di sottofondo si leva un valzer lento. Al levarsi della musica, dal fondo scena, al centro, appaiono due figure che danzano al ritmo lento e solenne della musica. Sono Luciano e Carla. I loro sguardi sono persi, l'uno negli occhi dell'altra. L'atmosfera è molto romantica. Di tanto in tanto i due sembrano sussurrarsi parole d'amore all'orecchio. Carla sorride appena, quasi in maniera infantile, coprendosi la bocca con il palmo della mano e scostando il viso da quello di Luciano. Sempre sul fondo, questa volta sulla destra e con le medesime modalità di Carla e Luciano, avanzano abbracciati Il Dottor Paci e Iris; contemporaneamente dalla sinistra avanzano anche Davide e Linda che si guardano, sorridenti. Una volta giunte in proscenio, le coppie cominciano a ruotare su loro stesse, lentamente e in maniera quasi solenne. Le coppie sono tutte vestite di nero. Solo i colletti delle camicie spuntano dal riflesso delle luci circostanti. Dalla quinta di destra, disorientato, avanza Luca, anch'egli vestito di nero, che si guarda attorno con circospezione. Osserva le coppie danzare, ma queste sembrano ignorarlo. D'un tratto, dalla sinistra, preceduta da Jfk che alza la mano e saluta Luca, in un lungo abito da sera bianco, compare lei, Julia Roberts. Jfk la porta al cospetto di Luca, poi se ne va. I capelli di lei sono sciolti sulle spalle, ampiamente scoperte dal vestito, cosparso di lustrini. Julia si avvicina lentamente a Luca, che nel frattempo è rimasto paralizzato da quella celestiale visione. Julia si avvicina, fino ad un palmo dalle labbra di Luca. I due si fissano a lungo. Lei, d'improvviso, prende l'iniziativa e, con dolcezza, gli prende le mani, invitandolo a danzare. Lui si abbandona alla donna ed alla musica. Si guardano ancora a lungo, girando su loro stessi, in silenzio. Luca chiude gli occhi e le sue labbra si aprono nell'estasi di un sorriso. Ad un tratto Julia si ferma. Lo fissa, questa volta con densa preoccupazione[T21] .

LUCA:  Ti prego, non parlare. Non so perché ma ho timore di quel che potresti dire.

Lei porta una mano sulle labbra di lui, invitandolo a tacere. Con la punta delle dita gli tocca gli occhi, poi si porta la mano alla bocca.

JULIA:  La minestra è troppo salata.

LUCA:  Ma perché ogni volta che sogno di te, mi devi parlare in questo modo, non ti capisco.

Lei lo invita di nuovo a tacere.

LUCA:  Io sto zitto, però...

JULIA:  Il sangue che non scorreva nel tuo cuore, è sangue dimenticato. Sangue che ora, scivola vivo, nelle tue vene. Sangue di tanti anni fa.

LUCA:  Io non...

JULIA:  La morte, porta consiglio.

LUCA:  Che vuoi dire? Ti prego, fammi svegliare! Non scherziamo! Questo è di gran lunga il più brutto sogno che mai... Ti prego, almeno sorridimi. Taci tu, per favore! E limitati a sorridere, come fai sempre. Sorridi, te ne prego.

Lei abbassa il capo, quasi con imbarazzo, poi, lentamente, apre le labbra in un immenso sorriso. La luce che nasce dal sorriso illumina il volto di Luca, fino quasi ad accecarlo.

LUCA:  È meraviglioso.

Buio[T22] .

SCENA 3

Iris, Carla e Linda sono sedute sul divano. Iris sta parlando al telefono. Linda mastica una gomma, mentre Carla sorseggia una tisana con gli occhi lucidi e lo sguardo perso nel vuoto[T23] .

IRIS:  Grazie, grazie di cuore. Certo, anche mia madre ringrazia. Capirete bene che in questo momento... Certo. Sì, Linda e Luca stanno bene. Certamente. Grazie ancora. Arrivederci.

Silenzio.

CARLA:  Chi era?

IRIS:  Tua cugina Olga.

CARLA:  Ah. Te la raccomando quella!

LINDA:  Nonna!

CARLA:  So quello che dico. Tuo nonno non la poteva sopportare; l'ha mandata a quel paese non sai quante volte, e ora guardala: non è venuta nemmeno al funerale, però ci tiene a far sapere che c'è anche lei! Casomai nel testamento Luciano si fosse ricordato di lasciarle le briciole.

IRIS:  Non credo, mamma.

CARLA:  Io credo di sì. Conosco sua cugina meglio di voi altre due. Mio marito non è mai stato un santo, ma quando una è zoccola, c'è poco da fare!

Iris e Linda rimangono di sasso.

LINDA:  Ma cosa dici? Sei impazzita?

IRIS:  Mamma, per favore!

CARLA:  Volete una tisana anche voi? Io ne faccio un'altra. Tutto questo piangere mi ha sfinito.

LINDA:  Io sì, grazie.

IRIS:  Per me no, mamma, grazie.

Carla esce sulla destra.

IRIS:  Linda, senti io...

LINDA:  Come sta Enrico?

IRIS:  Bè, bene, perché?

LINDA:  Così.

Silenzio.

LINDA:  È un tipo simpatico.

IRIS:  Sì.

Silenzio.

LINDA:  Oddio, è un medico eh...

IRIS:  E questo cosa c'entra?

LINDA:  C'entra, c'entra. Uno che ha un mestiere del genere non è normale.

IRIS:  Che vuoi dire?

LINDA:  Tu come staresti dopo aver passato la gran parte della tua vita a sentire i malesseri degli altri?

IRIS:  Ma no, Enrico è molto comprensivo!

LINDA:  Proprio così: o diventi un maniaco depressivo o ti dedichi al volontariato fuori dall'orario di lavoro.

IRIS:  Non fa certo del male a nessuno.

LINDA:  E chi ha detto questo. Dico solo che poteva andarti peggio con un medico.

IRIS:  Ah, in quel senso. Sì, forse hai ragione.

LINDA:  Già.

IRIS:  Già.

Silenzio.

LINDA:  Mamma?

IRIS:  Dimmi.

LINDA:  Com'è morto papà?

Silenzio.

IRIS:  È morto.

LINDA:  Bella risposta, ma non è così che ritroveremo la strada per dialogare, non credi? Non me ne hai mai voluto parlare. Luca dice di non volerlo sapere ma io...

IRIS:  Lo so. Lo so. Tu non sei come tuo fratello. A te non basta che tutto scorra come ha sempre fatto.

LINDA:  (sorride) Esatto.

IRIS:  Solo che... è difficile, Linda... Ci sono cose che a volte è anche meglio non sapere. Ha avuto un incidente. Era qui, quando... ma è passato tanto tempo e...tuo nonno...

Lungo silenzio.

LINDA:  Non importa. Credo d’aver capito.

Iris trasale, poi abbassa lo sguardo. Linda sorride appena. Rientra Carla con la tisana per Linda.

LINDA:  Grazie, mamma. Non voglio sapere altro.

CARLA:  Iris, dove hai messo lo zucchero? L'ho comprato lunedì, ma da quando hai rimesso in ordine la cucina a modo tuo, non trovo più niente!

LINDA:  Io lo bevo amaro, nonna!

CARLA:  Che schifo! Come si fa a bere la tisana amara?!

LINDA:  La dieta, nonna. Sto cercando di perdere qualche chilo.

CARLA:  Non dire fesserie! In questa casa nessuno ha mai perso un etto! Se c'è una cosa che non si può rimproverare a tuo nonno è che...

LINDA:  e IRIS:  Ci abbia lasciato morire di fame!

CARLA:  L'avete capita, finalmente! Insomma Iris, dove hai messo lo zucchero.

IRIS: Ma è nella dispensa! Aspetta, ti faccio vedere.

(Uscendo)

CARLA: Ho già guardato nella dispensa! Non c'è niente ti dico! Non l'avrai messo nello sportello in alto, spero! Perchè lì non ci arrivo!

Carla e Iris escono a destra. Linda rimane in scena da sola. Dalla destra entra Davide.

DAVIDE:  Ciao, my love!

LINDA:  Ciao!

DAVIDE:  Che si dice?

LINDA:  Sono un po' stanca. Forse è davvero ora di pensare seriamente alla nostra vacanza.

DAVIDE:  Oh! Finalmente ti sento dire qualcosa di intelligente!

LINDA:  Partiamo e non torniamo più?

DAVIDE:  Ehm...

LINDA:  Allora?

DAVIDE:  Senti, facciamo un passo alla volta, ok? Diciamo che per ora compriamo solo il biglietto per l'andata; se poi vado in crisi d'astinenza, compro pure quello del ritorno!

LINDA:  Ahhhh!

DAVIDE:  Ma non succederà, vedrai!

LINDA:  Uhm...

Silenzio.

LINDA:  Ti voglio bene, Davide.

DAVIDE:  E io no?

LINDA: Non lo so!

DAVIDE:  Ma va’!

Silenzio.

DAVIDE:  Linda, a proposito della discussione della settimana scorsa, io volevo chiederti scusa...

LINDA:  Non fa niente. (Silenzio) Se ho avuto qualcuno? No. Non ne sono sicura. Ad amare si fatica, quando è così facile perdere tutto senza poterlo nemmeno immaginare. Non esco con nessuno, perché nessuno mi ricorda...

DAVIDE:  Tuo padre. Capisco.

Silenzio.

LINDA:  Anche per questo motivo non vedo l'ora di partire, cambiare aria, andarmene via e dimenticare l'odio che ho covato in questa casa per tutti questi anni.

Silenzio.

LINDA:  Ora già respiro un'aria diversa. Ieri è morta una parte della mia infanzia alla quale sono sempre stata legatissima. Forse è giunto semplicemente il momento di crescere, di diventare quello che mio padre avrebbe desiderato che diventassi.

DAVIDE:  Linda, credo che se tuo padre ti vedesse ora, sarebbe fiero di quel che sei diventata.

Davide si commuove.

DAVIDE:  Ecco, lo sapevo! Io non sono in grado di affrontare queste cazzate! Vedi di cambiare immediatamente argomento o ti annego!

Linda ride.

LINDA:  Ti vuoi fermare a mangiare qui, questa sera?

DAVIDE:  Volentieri, ma tua nonna non mi vede come l'anticristo?

LINDA:  Assolutamente sì. Lei ti vede come un invertito, come l'incarnazione del demonePazuzu, ma, a parte questo, a nessuno in questa casa è stato mai negato un piatto di minestra o un bel piatto di minestra!

DAVIDE:  Fantastico! Allora mi prenoto per un esorcismo alimentare!

Linda ride.

DAVIDE:  A proposito, ti ho mai parlato di mia zia Flo?

LINDA:  No.

DAVIDE:  Mia zia Flo si era fissata con la disinfezione degli alimenti! Ma in maniera tale da farci sospettare avesse dei seri problemi. Tu pensa che una volta tentò di disinfettare i cetrioli con l'ammoniaca!

LINDA:  E com'è finita?

DAVIDE:  Lei è finita all'ospedale, intossicata dai vapori. Le piacevano le misure drastiche. Sai, non amava le vie di mezzo. Io da allora ho imparato molto: per esempio a evitare i cetrioli e mia zia Flo. Che c'è per cena?

LINDA:  Cetrioli.

DAVIDE:  Ah, ecco! Fantastico.

Dalla destra rientrano Carla e Iris. Carla vede Davide e si fa il segno della croce.

DAVIDE:  segnandosi a sua volta Buonasera signora Carla, io sono Davide...

CARLA:  Linda, tesoro, che ci fa qui l'invertito?

IRIS:  Mamma!

LINDA:  Nonna!

DAVIDE:  Signora, se preferisce può chiamarmi Dave, lo preferisco a "invertito", sempre se per lei non è un problema.

CARLA:  Allora, cosa vuole questo qui?

LINDA:  Davide si ferma a cena.

A Carla si illuminano gli occhi.

CARLA:  A cena? Perché non lo avete detto subito! Mi scusi sa, ma queste due sciagurate non mi avevano avvisato, altrimenti avrei cercato di preparare qualcosa di particolare.

DAVIDE:  Ma si figuri!

Carla torna di corsa in cucina.

IRIS:  Davide, ti prego di perdonare mia madre...

DAVIDE:  Oh, non si preoccupi, anche a casa mia è usanza trattarmi male. Spero solo che quel luccichio  che ho visto negli occhi di sua madre non fosse una minaccia alla mia salute! È solita usare il cianuro nella minestra?

IRIS:  No! Ma che dici?!

Ride.

LINDA:  Mia nonna adora cucinare, ha passato la vita a farlo. Da anni non abbiamo ospiti, sai com'è mio nonno, si è inimicato chiunque... Ecco perché ora ha cambiato atteggiamento.

Iris e Linda scoppiano a ridere.Dalla sinistra rientra Luca.

LUCA:  Fate un gran baccano, lo sapete?!Mi avete svegliato!

LINDA:  Oh, scusa! Davide rimane a cena!

LUCA:  Davvero? Vuoi dire che la nonna non lo ha ancora impalato e dato alle fiamme?

IRIS:  Pare di no.

In quel momento esce Carla con una scatola di sale. Guarda in faccia Davide e comincia a lanciare manciate di condimento avanti a sé e dietro di sé.

CARLA:  Via malocchio, dentro buon occhio, via malocchio, dentro buon occhio.

Si guarda attorno, tutti la stanno fissando.

Esce.

DAVIDE:  Non ho capito, ma cosa diceva: "buon occhio" o "finocchio"?

Suonano alla porta.

IRIS:  Vado io!

CARLA:  (fuori campo) Chi è?

IRIS:  È Enrico! Il dottor Paci,

Iris esce di scena. Linda guarda Luca, sorridono. Davide li guarda e sorride compiaciuto.

CARLA:  (fuori campo) Fuori malocchio, dentro buon occhio!

Dalla quinta di destra arrivano altre manciate di sale, proprio in faccia a Davide. Davide guarda Linda e Luca, rassegnato.

DAVIDE:  No, non diceva "Finocchio".

Dalla sinistra entrano Iris e il Dottor Paci.

DOTTOR PACI:  Buonasera.

DAVIDE: , LUCA: , LINDA:  Buonasera.

IRIS:  Enrico si ferma a cena con noi.

LINDA:  Ottima idea. Vado ad avvisare la nonna.

Linda Esce.

IRIS:  Vengo con te! Enrico, accomodati. Luca, per favore, fa’ gli onori di casa.

LUCA:  (indicando la poltrona e andandosi a sedere sul divano) Prego.

DOTTOR PACI:  Grazie.

Si siede.

LUCA:  Questo è Davide, mio carissimo amico.

DOTTOR PACI:  (sporgendosi dalla poltrona, allunga la mano e la stringe a Davide, che subito si mette a sedere accanto a Luca) Molto piacere.

DAVIDE:  Il piacere è tutto mio.

Silenzio imbarazzante.

DAVIDE:  (rivolto al dottor Paci) Dottore, giusto?

DOTTOR PACI:  Sì, perché?

DAVIDE:  Avrei bisogno di un breve consulto. Non per me, ma per un amico.

DOTTOR PACI:  Mi dica.

DAVIDE:  Conosco un tale che è solito fare sogni molto particolari.

Luca sbuffa.

DAVIDE:  In questi sogni ricorrenti egli si trova nel bel mezzo di una sala da ballo, illuminata solo da candele e circondato da teste canute.

LUCA:  Lo lasci perdere, dottore!

DAVIDE:  Zitto, tu! Dicevo, circondato da decine di coppie di anziani... Ah, c'è anche una musica dolce in sottofondo...

DOTTOR PACI:  Uhm... uhm...

DAVIDE:  Quando, ad un certo punto, a questo mio amico si fa incontro Julia Roberts...

DOTTOR PACI:  Julia...

DAVIDE:  ... Roberts, esatto! Proprio lei! La donna dal sorriso più grande che esista. La diva di Hollywood che ha più denti di chiunque altro... lei, la divina Julia.

DOTTOR PACI:  Interessante, e poi che succede?

Luca è rosso dalla vergogna.

LUCA:  Basta, Davide, ti prego!

DAVIDE:  Ma smettila! Sto parlando del mio amico, tu che c'entri? Dicevo... Julia Roberts gli si avvicina, sfodera il suo enorme sorriso che però è composto non di denti, bensì di diamanti!

DOTTOR PACI:  Straordinario! E poi?

LUCA:  Ti prego!

DAVIDE:  E poi lei gli si avvicina, proprio ad un palmo dal naso, e gli sussurra: "Qui dentro c'è puzza di bestia".

Silenzio.

DOTTOR PACI:  Ah!

DAVIDE:  Secondo lei, la Divina allude a una questione ormonale?

DOTTOR PACI:  Prego?

LUCA:  Dave, sei disgustoso! Dottore, per carità, non gli dia retta!

DAVIDE:  Secondo me, è una questione di ormoni. Conviene con me, dottore, che l'odore di bestiame corrisponde press'a poco a quello dell'adolescente che...

DOTTOR PACI:  (interrompendolo)Credo d'aver capito. Bè, non saprei che dire... forse ha ragione lei.

LUCA:  Direi che possiamo chiudere l'argomento.

LUCA:  Ma cosa può saperne lui?!

DAVIDE:  È medico oppure no?

DOTTOR PACI:  Oddio, sono medico generico.

DAVIDE:  D'accordo, ma di sicuro un parere lo potrà esprimere anche lei, no?

DOTTOR PACI:  Un parere personale, non certo da psicologo.

LUCA:  Dottore, lei continua a dargli ascolto...

DAVIDE:  Shhht! Continui, Dottore!

DOTTOR PACI:  Potrei pensare che il soggetto abbia qualche problema nel rapportarsi con l'altro sesso.

DAVIDE:  Ah sì?

DOTTOR PACI:  Direi di sì. Per caso, il risveglio è anche particolarmente brusco? Suda durante il sogno?

Davide si volta verso Luca e un sorriso maligno gli si dipinge in volto, Luca fa cenno di sì con la testa.

DAVIDE:  Sì.

DOTTOR PACI:  Uhm... non saprei,Credo che il suo amico sia una persona molto, ma molto timida, forse incapace di comprendere a fondo se stesso.

DAVIDE:  Timido, riservato, ha difficoltà con l'altro sesso... Dottore, non mi starà dicendo che potrebbe essere... omosessuale?

DOTTOR PACI:  Bè, questo non...

LUCA:  (si alza e gli punta il dito contro) Piantala immediatamente!

Iris e Linda si affacciano dalla quinta di destra.

IRIS:  Venite, l'aperitivo è in tavola.

LINDA:  (incuriosita dal fare minaccioso di Luca nei confronti di Davide) Ma che state facendo voi due?!

DAVIDE:  (avvicinandosi lentamente a Luca) Linda, credo di avere qualche possibilità con tuo fratello!

 LUCA:  Linda? Perché Davide ha quello sguardo negli occhi?!

CARLA:  (fuori campo) È l'incarnazione del demone Belzebù!

LUCA:  Calma i tuoi bollenti spiriti, d'accordo? Ci sono ospiti e non tutti sono abituati a questo genere d'accoglienza!

DAVIDE:  Vero, hai ragione. Dottore, mi perdoni, se lei amasse qualcuno con tutto se stesso, e l'amasse da tempo, cosa farebbe?

DOTTOR PACI:  Bè, probabilmente...

Portando con dolcezza lo sguardo verso Iris, che sorride di rimando.

DOTTOR PACI:  ... Cercherei di dimostrare a questa persona quanto questa sia importante per me.

LUCA:  Ma che fa, dottore? Continua a dargli corda?!

DAVIDE:  Hai sentito il parere del clinico?

LUCA:  Ma quale clinico, è un medico di base!

DAVIDE:  E tu un disoccupato! Vuoi mettere l'abisso culturale che vi separa?

LINDA:  Va bene, ragazzi, noi vi aspettiamo di là, d'accordo? E datevi una mossa a chiarire le vostre preferenze!

DAVIDE:  Perché, Linda?! Hai ancora dubbi sulle mie?

LINDA:  No, direi piuttosto che mio fratello ha le idee un po' confuse!

Tutti escono.

LUCA:  Io non ho le idee confuse! Dico, uno sogna Julia Roberts! Non Ricky Martin! Ripeto: Julia Roberts... e quindi diventa omosessuale?

DAVIDE:  (fermandosi e sorridendo). No, sciocco. Stavo scherzando.

LUCA:  Ah! Mi hai fatto venire un colpo.

DAVIDE:  Che ti voglio bene, lo posso dire però?

LUCA:  (sospirando) Certo che puoi!

Sorridono.

LUCA:   Senti, Io...

DAVIDE:  Lascia stare, non è la prima volta che vengo scaricato. Ci ho fatto l'abitudine!

LUCA:  Io non ti ho scaricato!

DAVIDE:  Lo so. Vieni qui, stupido!

Si abbracciano. Si fissano a lungo, in silenzio. Sorridono.

DAVIDE:  Hai da fare domani sera?

LUCA:  Dave!

DAVIDE:  Scusa, scusa... che vuoi farci, la speranza è l'ultima a morire e va da sé che la morte porta consiglio.

Silenzio. Luca rimane immobile, a bocca aperta.

LUCA:  Cos'hai detto?

DAVIDE:  Ho detto che la speranza è l'ultima a morire.

LUCA:  No, dopo!

DAVIDE:  Ah, che la morte porta consiglio.

LUCA:  Incredibile! Proprio... come nel mio sogno!

DAVIDE:  Nel tuo sogno, cosa?

LUCA:  Non te l'ho raccontato: nel mio ultimo sogno Julia Roberts, prima di sorridermi con i denti di diamante, mi ha sussurrato questa frase e io non l'ho capita.

DAVIDE:  Nemmeno io l'ho capita, in effetti. Ma suonava bene quando l'ho detta, no?

LUCA:  Sì, però... Ah, non fa niente!

Si ode un fracasso, provenire dalla cucina

IRIS:  (fuori campo) Mamma!

LINDA:  (fuori campo) Nonna! Nonna che hai?!

LUCA:  (bloccandosi) di colpo Ma cosa sta succedendo?

Davide fa cenno di non averne idea.

DOTTOR PACI:  (fuori campo) Presto, fatela respirare!

Luca e Davide corrono fuori. Segue una gran confusione e grida disperate. Buio.

SCENA 4

Le luci si alzano, ma rimangono deboli. Luca è seduto sul tavolo, Davide è in piedi, sul fondo a sinistra, Linda è seduta sulla poltrona, mentre Iris e Enrico sono seduti sul divano e si tengono stretta la mano. Tutti hanno lo sguardo puntato verso il pubblico, come perso nel vuoto. In un angolo del palco, sulla sinistra, c’è un grande ed elegantissimo violoncello, posizionato sul proprio supporto. Si respira un'aria incredula e grottesca.

LUCA:  Te ne sei andata di venerdì...

DAVIDE:  Oggi è domenica.

LINDA:  Già.

LUCA:  Che importanza ha questo?

IRIS:  Luca è sconvolto, era molto attaccato alla nonna.

DOTTOR PACI:  La signora è deceduta alle diciannove e trentasette di lunedì.

DAVIDE:  Sono tutti molto sconvolti.

LINDA:  La nonna...

LUCA:  Nonna Carla.

IRIS:  Mamma...

DAVIDE:  Chi poteva...

DOTTOR PACI:  Immaginarlo...

DAVIDE:  Già... mi ricordava mia zia Flo.

Silenzio.

IRIS:  Non le ha permesso nemmeno questo...

LUCA:  Avrei dovuto ucciderlo io quand'era ancora vivo, senza aspettare che morisse.

DAVIDE:  Sembra proprio...

LINDA:  Se l'è venuta a riprendere.

DOTTOR PACI:  La signora è deceduta alle diciannove e quarantacinque di lunedì.

Silenzio.

LUCA:  Chissà se è poi vero quel che dice Julia Roberts...

IRIS: , LINDA: , DOTTOR PACI:  Chi?!

DAVIDE:  Julia Roberts...

LUCA:  La morte porta consiglio.

IRIS:  Sarà, per ora si è portata via mia madre.

LINDA:  E tuo padre.

IRIS:  No.Tuo nonno.

DOTTOR PACI:  Il signore è deceduto alle diciannove e quarantacinque di giovedì.

DAVIDE:  Chi l'avrebbe mai detto?

LINDA:  Sarà contento ora, no?

LUCA:  Potrà ammazzarla di botte, ora che l'ha uccisa...

IRIS:  Non ti permetto di parlare così di tuo nonno! Quello stronzo non merita tutto questo.

LINDA:  È pur sempre un essere umano.

DAVIDE:  Lo era.

DOTTOR PACI:  Il signore è deceduto...

Iris dà uno strattone a Enrico, che smette immediatamente.

DOTTOR PACI:  Scusate, sono molto sconvolto.

Silenzio.

LINDA:  Strangolata da un'oliva snocciolata.

DOTTOR PACI:  Reazione allergica da antipasto.

DAVIDE:  Mi ricordava mia zia Flo.

LINDA:  La nonna non aveva mai partecipato a un antipasto.

LUCA:  Non le ha mai concesso altro che...

LINDA:  ...Pasta in brodo e insalatine di pomodoro. A quelle non era allergica.

IRIS:  Dimentichi le bistecchine ai ferri. Anche quelle erano buone.

LUCA:  Sapeva cucinare molto bene, la nonna...

DOTTOR PACI:  Era una brava persona.

DAVIDE:  Tutti belli quando nascono, tutti bravi quando muoiono.

DAVIDE:  Ci sono persone che viaggiano sempre in coppia.

LINDA:  Tu e Luca ad esempio, ma voi siete due coglioni. Per voi è giusto così.

DOTTOR PACI:  Credo si amassero, nonostante tutto.

LUCA:  E credo amassero anche noi, nonostante tutto.

IRIS:  Nonostante non fossi la figlia di mio padre.

(Silenzio)

LINDA:  Ah, ecco.

LUCA: Già, come sospettavo.

DAVIDE:  Ora capisco.

LUCA:  Ma cosa vuoi capire, non si può capire. Tu non potrai mai.

DOTTOR PACI:  Nemmeno io, credo.

IRIS:  No, caro.

LINDA:  Voi due non siete di qui.

LUCA:  No, non siete di qui.

IRIS:  Che ci fate qui?

LUCA:  Non avete questo sangue.

IRIS:  Un sangue dimenticato.

LINDA:  Un sangue di tanti anni fa.

Silenzio. Il dottor Paci e Davide, lentamente, escono di scena.

Luca, Linda, Iris cominciano a cantare "La prima cosa bella".

Ripetono[T24]  all'infinito questa frase. Dalla quinta di sinistra rientra Julia Roberts, in uno splendido vestito da sera e con una candela in mano. Giunta al centro del proscenio, si volta verso il pubblico, con sguardo serio, soffia sulla candela. Buio e sipario[T25] .

 [T1]BRANO 1

Apertura in dissolvenza con luce fioca, di candela.

 [T2]PIAZZATO PIENA LUCE

 [T3]DISSOLVI BRANO 1

 [T4]BRANO 2.PIAZZATO FIOCO. QUANDO ENTRANO LIDIA E IRIS, DISSOLVI BRANO VELOCEMENTE E ALZA PIAZZATO PIENO

 [T5]BRANO 3

 [T6]DISSOLVI BRANO 3

 [T7]BRANO 3

 [T8]DISSOLVI BRANO 3

 [T9]BRANO 4. Lasciare il piazzato per un lungo istante

 [T10]BUIO

 [T11]DISSOLVI BRANO 4, PIAZZATO MEDIO

 [T12]BRANO5, SOTTOFONDO

 [T13]BRANO 6

 [T14]DISSOLVI BRANO 6.PIAZZATO MEDIO

 [T15]BRANO 7

 [T16]DISSOLVI BRANO 7

CAMPANE E  [T17]BRANO 8. COREOGRAFIA. BUIO. DISSOLVI MUSICA.

 [T18]BRANO 5 SOTTOFONDO

 [T19]DISSOLVI BRANO 5

 [T20]BRANO 9. PIAZZATO MEDIO

 [T21]DISSOLVI BRANO 9

 [T22]RIPRENDI BRANO 9

 [T23]DISSOLVI BRANO 9

 [T24]BRANO 11

 [T25]APPLAUSI BRANO 12

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