Di arte e per amore

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DI ARTE E PER AMORE
parte I

di

Alberto Ticconi




La scena è ambientata in un piccolo appartamentino di un grande e vecchio palazzo. Qui vi 
conduce la propria esistenza LUI, Fernando, un giovane ma soprattutto ipocondriaco 
avvocato ai malandati albori della propria carriera. 
Vive con lui un CHITARRISTA che con la sua parte di affitto lo aiuta ad arrivare alla fine 
del mese non troppo dolorosamente. 
LUI, ha molti problemi, chiaramente al di là di quelli finanziari, che riempiono totalmente la 
sua esistenza. 
La paura di essere malato, il terrore di non esserlo, il mortificante vuoto del dubbio di esserlo 
o non esserlo; una donna che dovrebbe e non dovrebbe somigliare alla madre, la madre che 
non dovrebbe somigliare a nessuna donna possibile e l’incapacità di vere scelte veramente 
soddisfacenti trascinano l’uomo attraverso ragnatele pseudo esistenziali che solo l’infermiera 
generica aspirante attrice Marilena, LEI, riesce a disattivare –TEORICAMENTE-. 


ATTO I
SCENA I

La scena rappresenta quasi un monolocale...
Silenzio assoluto, poi piano piano musica d’ambiente e l’arpeggio blues di una chitarra. La 
scena rappresenta quasi un monolocale...Un appendi panni vistoso. Qualche sedia. Qualche 
cornice mostra lauree e diplomi due o tre coppe sportive e abbondante abbandono. Poi uno 
specchio verticale che da terra arriva quasi a due metri di altezza e un grosso orsetto di 
pezza. Un divanetto ricoperto da giornali e riviste fa bella mostra di se. Di colpo si ferma, 
accorda la chitarra; fastidiosamente suona un telefono e il chitarrista malgrado i suoi 
continui tentativi non riesce più ad accordare il suo strumento. Poi riprova, si arrabbia, 
infine si alza e va’, ma non risponde al telefono. Nell’uscire urta Fernando, giovane uomo in 
pantofole e pigiama. LUI, Fernando, è spettinato, emaciato e totalmente assonnato. Il 
chitarrista, pur avendo urtato l’avvocato pesantemente, non gli chiede affatto scusa e se ne va 
via nervoso. Il telefono continua a squillare ossessivo, LUI si avvicina e afferra la cornetta. 

LUI – (con apprensione) Pronto? Cosa? Ma chi è? Se stavo dormendo…!? Certo che stavo dormendo! (si guarda i piedi) Se lo facevo con i calzini!? Ma… La testa? Sicuramente mi gira...? Ma come fa a saperlo…? (si siede) Le mutande…? I sospensori nelle mutande? I sospensori di che?? Ma chi è? Chi…? (si alza di scatto) Mamma!? Porca miseria, mamma…! Ciao mamma. No! No! Si!! Non ho il raffreddore. Non mi fa male la gola… un po’ appesantito si, specialmente adesso. No, e ci mancherebbe, mamma!? E’ per via di certe salsiccette e arrosticini che ieri sera… ma… Non lo faccio più, mamma. Certo! Il ricostituente non lo voglio. No, guarda mamma che è dalla prima comunione che non lo prendo più lo “sciroppino” alla banana. Giuro. Siringhe di vitamina C? Cosa?? Ma sei impazzita? Piuttosto la morte… Non mi metto vergogna se qualcuno mi vede il culetto mamma. E’ che ho un mostruoso e maledetto terrore degli aghi, e tu lo sai…? Lo sai ed è per questo che mi hai preso le supposte? Ma non esistono supposte di vitamina C..! Volevi farmi una sorpresa!? E le hai fatte fare a posta… e su misura? Come su misura!? Ohh!? Su misura rispetto a che? Scusa, che cosa significa “supposte su misura”, mamma? Misura terapeutica!? Ahhh, misura terapeutica!… E no!… Mi domandavo come… Mamma non posso proprio! … anch’io ho una gran voglia di vederti ma… Sto benissimo!! E’ il lavoro, si. Si, mamma! Certo, mamma! Esattamente come tu dici… mamma? Va bene.. a domani, mamma. (gelato) A questa sera…? Come vuoi tu… mamma! (posa la cornetta del telefono) E se la mamma avesse ragione? Lei ha sempre intuito le mie malattie. Sempre. Come sto male… Sto’ male? E dove? Aspetta… per star male dovrei avere la febbre. Non ho il termometro. Me lo faccio prestare dalla portiera, ecco. No! potrebbe avere qualche malattia contagiosa, o averlo adoperato per il cane. (prende di nuovo la cornetta, poi la posa, subito la riprende con tutto l’apparecchio e…) Lo domando alla mamma… (passando davanti uno specchio, mette giù la cornetta con sconforto, e subito dopo posa tutto l’apparecchio) Pallido lo sono. Anche lei era pallida. Non proprio… Però… Troppo… pallida. Forse era il freddo. Il ventisette di luglio!? (cerca qualcosa) Una sigaretta, una maledetta, schifosa, fatale e vergognosa sigaretta. (l’accende nervoso, fa un tiro e la pesta sotto i piedi, poi la cerca e ne prende un’altra) Mi faccio schifo quando faccio così; quando fumo mi getterei con le mie mani nella spazzatura ma… ma quella ragazza era così pallida da far invidia ad un malato di AIDS…!? Un malato di… L’ho detto!? Lo detto! Porca miseria, l’ho detto!! Ho pronunciato la parola A… Ahhhh!? Pazzesco. Sono arrivato fino a questo punto? Già? Già al fondo, non c’è dubbio. E adesso? Di certo non c’è più niente da fare: tu stai attento anche all’aria che respiri, protetto e incapsulato fino al collo, grazie anche alla mamma. Certo, grazie anche alla mamma: bisogna riconoscerle qualche merito, ogni tanto… (isterico) …bisogna farlo! Bisogna!! (calmandosi) Ti privi anche delle cose più banali, mentre vedi gli altri ragazzi, fregandosene di tutti e di tutto, sballare in tutti i sensi e i modi possibili. Insomma sei praticamente un esseno; poi sali sul rapido Roma/Milano, ti imbatti in una racchiona, secca come la morte… O Dio! Ho detto anche questa? Certe parole non vanno neanche pensate. Insomma, secca, secca, secca…. ma provocante, per un non so’ ché di… di… di indecifrabile che aveva nella voce o negli occhi, o chissà in che cosa! e adesso sono qui ad arrovellarmi dalla paura e dal dubbio: Ce l’aveva lei o ce l’ho anch’io…l’AIDS? Attrazione mortale: …chi può darmene colpa!? Ma forse ho soltanto codificato male sensazioni che non conoscevo: ho interpretato la colossale nausea per quelle quattro ossa “esposte” scambiandola per un super arrapamento viscerale? Vacci a capire nella natura umana. Io non ho mai visto una ragazza così… così pallida… Mamma! Io non credo che lei si bucava, con tutte quelle ossa, e a contagiarsi nemmeno a pensarlo: con chi poi avrebbe mai potuto andare? Ma con me è successo!? Cavolo!! Mi sto facendo le sceneggiature da solo, non c’è dubbio… Il fidanzato nordafricano, ecco! Ecco perché sono preoccupato. Lei continuava a parlarmi di questo pezzo di ragazzone, bello, forte, bronzeo, recalcitrante come un bisonte americano: una specie di dinamite muscolare; un fidanzato nordafricano. Continuava a parlarne anche mentre facevamo l’amore nel ripostiglietto del ristorantino sulla quarta carrozzina... carrozza! Non so come mi ci trovai. Fu una cosa velocissima, “rapida”, appunto, non per colpa mia: sì, perché dal piccolo finestrino vedevo passarmi davanti velocissimi gli alberi e il rumore sulle rotaie…, e allora… e allora mi veniva naturale adottare più o meno lo stesso ritmo. Una cosa…? Non so’ ancora definire che cosa provai allora, ma penso che adesso devo fare qualcosa, adesso, ad ogni costo! Studiare legge per quasi una vita e non saper gestire questa stupida situazione. Ma tra il termometro del cane e la mamma… preferisco il primo. (prende la cornetta del telefono e…) Pronto? Senta… …ha per caso un termometro da prestarmi? L’ha già prestato a quel babbeo dell’avvocato del quinto piano? Peccato: la ringrazio ugualmente. Buona sera. (sta per posare la cornetta ma poi…) Signora… Pronto? Pronto? Signora, guardi che lei non mi ha prestato un bel niente! Ha anche la ricevuta? Come…? Con la mia firma? Incredibile! Però le è rimasto il termometro del cane!? Senta io sto male, malissimo. Lei non immagina come io stia male… Lo ha sempre saputo? Dal primo momento che mi ha visto? Conosce mia madre per caso? La prego, la scongiuro: mi occorre subito un medico, un chirurgo, uno specialista… Infermiera… generica!? L’infermiera generica del settimo piano? E che cosa… Pronto!? Pronto!!? (pausa) Il termometro? Mi è caduto nel water; ecco… Ecco perché l’ho rimosso. (pausa) E adesso? Prima che questa infermiera… arrivi sarò già al penultimo stadio… (si tocca la fronte) Qua si mette male: non riesco neanche più a respirare. Ma cosa potrà mai fare una semplice infermiera generica ad un malato come me? Non ho fatto neanche testamento e… e che cosa potrei lasciare…se non le mie malattie!? 

Qualcuno bussa violentemente alla porta, LUI si spaventa, ma poi come spinto da riflessi 
condizionati contrastanti va ad aprire la porta. Attraverso la porta si catapulta in scena una 
ragazza sulla trentina. Si è vestita in fretta e i capelli sono molto in disordine, le scarpe sono 
diverse. Intorno al collo ha appeso uno stetoscopio e ha con se una piccola ma gonfia borsa 
bianca con un croce rossa sopra. Non è riuscita ad abbottonarsi bene la gonna che ogni tanto 
rischia di cadere a terra. 

LEI – Dov’è, dov’è? 
LUI – Una donna? 
LEI – Dove diavolo è?? 
LUI – Dov’è chi? Donna, si calmi!! 
LEI – Il moribondo. (posa la sua borsa, prende i guanti…) 
LUI – Ma qui non c’è nessun… (con una punta di gioia) L’infermiera? 
LEI – Non c’è nessun moribondo!? Era uno scherzo? Con tutto quello che ho da fare c’è qualche imbecille che fa degli scherzi!? 
LUI – Quali scherzi? Io sto male sul serio: male da morire. 
LEI – Allora sei tu il moribondo? 
LUI – (isterico) Si!…? No… Non lo dica neanche col pensiero. Non lo dica.. Non lo pensi!!! Non lo cogiti nemmeno a livello del sub mentale. (cerca di accendersi un’altra sigaretta) 
LEI – Ma che stai dicendo? 
LUI – Lei non immagina come io stia male! 
LEI – Solo oggi o sempre? 
LUI – Sempre. Sempre. Ho addirittura le allucinazioni sensoriali, a volte… 
LEI – Allora è opportuno che io ti dia il mio biglietto da visita. Vede, sono specializzata in punture e cateteri… 
LUI – …addirittura sento un caldo mostruoso. O mio Dio!!? 
LEI – Anch’io, anch’io sento un caldo mostruoso: sembra di stare in un forno qua dentro. 
LUI – Anche lei? Anche lei!!!? Ma non è possibile! Qua sto male solo io. Solo io devo sentire caldo, e quindi stare male; non lei. 
LEI – Hai i riscaldamenti accesi per caso? (va a controllare) Al massimo. 
LUI – Ah! Anche ieri avevo i riscaldamenti accesi… al massimo! ma non era così. Non così male… almeno! Io il caldo, tutto sommato, lo trovo sensuale. Lei come lo trova? 
LEI – Prego? Ma forse sarà perché stai fumando. Uno che già sta male e si mette pure a fumare… 
LUI – Perché io me lo posso permettere…? Insomma… E non si metta a fare come mia madre, sa’! Mi scusi, non volevo. Per la verità piacerebbe anche a me smettere di fumare, e molto… per questo… a volte esagero in arrosticini, salciccette e pancette graticolate. 
LEI – Anche? Il mio ex fidanzato invece c’è riuscito; perfettamente. Dopo tre settimane di sofferenza se ne è liberato. Almeno credo. 
LUI – E’ un nord africano? 
LEI – Chi? 
LUI – Il suo ex fidanzato. 
LEI – No….? Ma cosa…? 
LUI – Mi scusi. Il fatto è che sono solo e ho così pochi piaceri… 
LEI – E beato te che almeno ne hai almeno “pochi”. Piuttosto, questa malattia? 
LUI – Ecco, vede, ultimamente non mi sento più molto bene. 
LEI – E certo, se uno sta male. Ma che cos’hai? 
LUI – Ehm… Che cosa ho!? Quale è il suo nome? 
LEI – Marilena! per gli amici sempre Marilena. Ma se uno mi è particolarmente intimo anche Nina…? E questo cosa ha a che vedere? 
LUI – No, scusi, è che non mi piacciono le medicine anonime. 
LEI – (guardandolo con sospetto) Bèh, certo, se la marca è conosciuta è meglio… Ma vuoi ripetere…? 
LUI – E’ un nome meraviglioso. 
LEI – (sbuffando un po’) Mi stavi dicendo del tuo… 
LUI – Ferdinando; ma per mio cugino Elio e mia madre, Dino.
LEI – (sbuffando ancora di più) Mi stavi dicendo del tuo… del tuo… 
LUI – Signorina per favore non sia volgare. 
LEI – (sbuffando con isterismi affioranti) Mi stavi dicendo del tuo male… 
LUI – Male? Quale male? A si, sì: male. Sono molto nervoso, specialmente ora. E mi sento anche pieno di…Pienissimo di… 
LEI – Aria? Per favore non lo fare davanti a me! 
LUI – Magari fosse aria. Angosce. Angosce, signorina mia. Sono pieno di angosce fino ai capelli. Una cosa strana. Per non parlare dei rapporti con le donne. Ecco, quelli pure… Ultimamente stanno proprio cambiando alla grande. 
LEI – Ehi!? Ma quante donne hai? 
LUI – Dove? 
LEI – Come dove? (mentre si va a sedere) Queste donne. Ce l’hai tutte in casa o sparse qua e la? 
LUI – Delle donne sparse qua e la!? Ma che cosa dice? Quali donne? Io una ne ho incontrata: una cosa … un mostr…? Bellissima!! Così bella che è una mostruosità. Tanto ci sto’ male... adesso. 
LEI – Ti manca? 
LUI – Un termometro. Si, perché a questo punto bisognerebbe prendere la temperatura…o che? 
LEI – Se è per questo… Io ne ho dieci. 
LUI – Che bello. Anche meglio della mamma. Dieci termometri? Che ragazza d’oro. 
LEI – Ascolta: ma di concreto, di preciso, voglio dire: che hai? 
LUI – Guardi, prima che telefonasse la mamma dormivo. No, aspetta: dieci minuti prima ho vomitato… 
LEI – Cos’è, il tuo biglietto da visita!? Bene!…? E dopo? 
LUI – Ehh… Una cosa… Un termometro. 
LEI – Ahh!? Certo, capisco, ma le cause potrebbero… (comincia a palpargli l’addome) Insomma che cosa hai mangiato prima… 

Lui, avvicinandosi troppo a Lei si perde nella sua scollatura vertiginosa 

LUI – Ma lei quante ne ha? 
LEI – Dieci…? 
LUI – Appunto. E si vede… E dove sono le altre otto?? 
LEI – Ma di che cosa parli, scusa? 
LUI – Di quelle cose… quelle… Bellissime. 
LEI – Prego? 
LUI – Di nomi! I suoi nomi!? La febbre, ha visto? (Marilena comincia ad avere qualche serio dubbio sulla vera natura dei disturbi di Lui) Volevo dire: oltre al nome lei ha anche un cognome? 
LEI – Ma guarda tu che roba!? (intuendo finalmente la mostruosa bramosia erotica che si nasconde dietro la pseudo-malattia di Lui) E dopo ancora? 
LUI – Dopo che? Ahh… Dopo aver preso la telefonata della mamma…? Dopo la telefonata della mamma mi si sono ammosciate di colpo le… le gambe. Roba da non reggermi più in piedi; addirittura mi tremavano le… le cose, come si chiamano? Mi tremavano le gambe. Dio mio sto perdendo anche il vocabolario. E poi il sudore: un sudore…; appiccicoso, letale... liquido. Un sudore talmente liquido… acqua, ecco! Come adesso… 
LEI – Basterebbe abbassare il riscaldamento… 
LUI – Lei è sulla cattiva strada… 
LEI – Parlo sul serio. Basterebbe proprio abbassare il riscaldamento… 
LUI – (quasi irritato) No, scusi, adesso non le consento… 
LEI – Ma a quanto lo hai messo? 
LUI – (irritato) Io non le consento assolutamente tanta… 
LEI – Cosa? 
LUI – (molto irritato) Tanta spudoratezza. Certo! Tanta spudoratezza. E sa perché… (calmandosi di colpo poiché…) invece…? (Antonella sta tirando fuori il fonendoscopio,…) Perché io… (…e cominciando a piagnucolare) Io ho la febbre. Si, la febbre. Tanta. 
LEI – (gli appoggia una mano sulla fronte) Boh! L’hai misurata? 
LUI – (pausa irrequieta) Ma come…? Lei mi innervosisce sa’? Mi innervosisce con queste insinuazioni: …mi ricorda troppo la mamma, maledizione! Anche se alla rovescia. 
LEI – La mamma alla rovescia!? Guarda che io me ne posso anche andare… 
LUI – Nooo! Non lo faccia! (si getta ai suoi piedi) Non vede che sto malissimo: ho allergie, rigonfiamenti, pustole, piaghe, rigonfiamenti… febbre… Rigonfiamenti malsani da tutte le parti… 
LEI – Ma sei impazzito? Se tu stai meglio del novantanove per cento delle persone che conosco? 
LUI – (totalmente irritato si alza) Ma come si permette? Guardi che lei continua ad offendermi con questa sua spudorata ostinazione. 
LEI – E tu a scocciarmi! Prova piuttosto a diminuire un po’ gli arrosticini, le salcittette, le pancettine, le bevutine e i riscaldamentoni, e vedrai che ti andrà meglio, porca vacca! (fa per andarsene) 
LUI – Io lo so… lo so bene che cosa lei vuole dalla vita. Sto proprio male, non c’è dubbio. 

Marilena esce dall’appartamentino e sbatte la porta. Armando resta attonito, poi si lascia 
andare su un divano. Dopo un attimo di disorientamento accendo lo stereo. La porta, 
socchiusa, si spalanca di colpo e rientra Nina. Nella stanza, si ferma un attimo per 
individuare da dove proviene il suono, tra l’altro abbastanza gracchiante; subito si avventa 
sull’apparecchio; lo spegne e si dirige decisa verso di Lui. 

LEI – (zoppicando leggermente) Davvero? Tu sai che cosa io… Che cosa voglio io dalla vita? Davvero!? 
LUI – Bèh, proprio con precisione millimetrica, proprio… 
LEI – Ho preso anche una storta per colpa di questo scemo. E sentiamo un po’! 
LUI – Cos’è, una sfida? 
LEI – Sentiamo un po’ che cosa voglio dalla vita! 
LUI – Che faccia tosta! E’ proprio una sfida. Non ci speri: io non scendo mai così in basso. 
LEI – E io invece si, sempre! anche perché ora ho capito perfettamente che cosa ci vuole per uno come te. 
LUI – (quasi illuminato) O, finalmente qualcuno che… 
LEI – (tira fuori una siringa grandissima) Questa. 
LUI – Iniezione? Iniezione da venticinque centimetri cubici!? (ha gli occhi da fuori) Non dirà sul serio? 
LEI – Perché, hai paura? 
LUI – Per… Per così… così poco? Non lo dica neanche… Non lo pensi nemmeno. Ma è per un bue questa roba? 
LEI – Basta! adesso basta! Fatti fare l’iniezione e che finisca questa storia. 
LUI – Io non… Ripeto: io non le consento. Che finisca questa storia!? Sono pur sempre un avvocato... forse un uomo abbondante, ma mai un ...
LEI – Ed io una sfrenata sforacchiatrice di culi tremolanti, va bene? Maledizione! E più sono grossi e più mi diverto, va doppiamente bene, adesso!? Quindi giù quello schifo di pigiama da checca e fatti fare una bella trivellata su quelle chiappe da scemo. 
LUI – Signorina, non ho mai sentito una donna usare un tale linguaggio. 
LEI – Aspetta, forse… Vediamo se funziona questo. (con accenti molto materni e sdolcinati) Scusa! scusa, batuffoletto della tata tua. Hai ragione: perfettamente ragione, piccolino. Io adesso ti faccio una cosetta leggera leggera; con un liquidino dolce dolce: dolcino; Dolcino e profumato! così tutto sarà tranquillo tranquillino, tranquilletto. Va bene? 
LUI – Sembra che stia parlando col marito deficiente di quel cren caramel della portiera o con il vicino babbeo dei Simson. Guardi lei mi innervosisce, non so più come dirlo... Lei mi innervosisce fin dentro l’anima. Ha anche un numero telefonico, piuttosto? 
LEI – No, non mi hanno ancora allacciato il telefono. E infine, invece, non ti consiglio di innervosirti: i muscoli si induriscono all’istante e subito subito subito subito arriverebbe il dolore: un mostruoso doloraccio cattivo e mostruosissimo. 
LUI – Davvero? O mammina…?? La smetta!! La smetta di parlarmi come se fossi il gatto della nonnina!…? Della nonna! …Farmi minacce così gravi… E agitarmi quel maledetto ago da cavallo norvegese davanti agli occhi. 
LEI – Va bene, va bene: se non vuoi sdraiarti ti garantisco che sono bravissima a farlo anche in piedi. 
LUI – A sì!? No, per favore no! Che con l’ultima volta che ho fatto qualcosa in piedi mi sono rovinato la vita. Parliamo, diamine! parliamone, prima di rovinare anche il resto, parliamone. 
LEI – Rovinare… Parlare? Rovinare cosa? 
LUI – Posso offrirle del whisky? 

Lei si va a sedere al tavolo subito seguita da lui con una bottiglia di whisky in mano. 

LEI – Del whisky? 
LUI – Certo, è il liquore che preferisco. 
LEI – Del whisky!? Anche il mio ex ragazzo mi offriva spesso del whisky; ma a volte anche della grappa al peperoncino, una spremuta di datteri super alcolica e… 
LUI – Era per caso nordafricano il suo ex ragazzo? 
LEI – Ma che cos’è, una fissazione questa del fidanzato nordafricano? Le piacciono i barristi nordafricani per caso? 

I due si avvicinano per capirsi meglio, e paradossalmente incominciano a parlare sottovoce.

LUI – Senta io sto male. E’ un’ora che cerco di farle capire l’estrema gravità della mia malattia, la sua pericolosità, la sua perniciosità, e lei invece evade sistematicamente il problema tirando fuori termometri, siringhe grandi come uno spiedo; e adesso addirittura queste stupide domande. 
LEI – Lo spiedo?!? Senti, se non ti fai fare questa maledettissima puntura… io… io … io me ne vado. 

I due sono uno di fronte all’altro, aggressivi 

LUI – Ascolti. Io ho una brutta malattia, a differenza di lei, che invece è bellissima. D’accordo siamo entrambi incurabili. Ma che differenza! Ma che differenza! (cominciando quasi a sorridere da ebete) Devo dire… Evviva le differenze…! (serissimo) E lei addirittura ricatta!? 
LEI – (dopo una piccola ma intensa pausa e alzandosi di scatto…) Ma va all’inferno...!! Va all’inferno!!! Oh!… Ma davvero, eh!!…?? (pausa; riflessiva e penosa) Mi dispiace, mi dispiace veramente! Scusa! Ma vedi, oggi, forse, con un po’ di radiazioni, qualche flacone di chemioterapici, forse, sette o otto possibilità di vivere su mille ce le potresti anche avere. 
LUI – Davvero?… (quasi illuminato) Sette o otto possibilità… (irritato) su mille!? (si alza anche lui) Ma che cosa dice? Lei, infermiera, fa dell’ironia, gratuita e pessima tra l’altro, sulla pelle della gente? E poi non è affatto questa la mia malattia! E’ peggio. 
LEI – (lo guarda folgorata) Soffri di solitudine!? 
LUI – Ma…Cosa diavolo…? (va, perso nei begli occhi di lei, a sedersi, quasi totalmente vinto) Sì!! E’ vero. 

Lei lo raggiunge; lui si stropiccia disperatamente le mani; lei gli si siede accanto poi, dopo 
una breve ma intensa pausa:…

LEI – La solitudine!? E che ne parliamo a fare! Veramente è la peggiore di tutte le malattie. Essa è capace di annientarti nella dignità a tal punto da mandarti giù, giù. Tanto giù. E quando sei arrivato alla fine della discesa sei pronto ad accoppiarti anche con un manico di scopa. 
LUI – (esterrefatto) Come lo sa? (alzandosi di scatto. Lei è particolarmente sorpresa) Come è venuta a saperlo? Chi glielo ha detto??? Scusi. Volevo dirle… Come sa che lei era veramente un manico da scopa… snodabile!? 
LEI – Mi stai cominciando a stancare… 
LUI – Ma ha ragione, sa!? La solitudine,… …il rapido Roma/Milano, il mostro “manico di scopa”, il ritmo rapido del rapido: tututun tututun tututun: e tu fai, fai, fai, fai cose… mostruose, con il manico di scopa. Cose… Tututun tututun tututun, nausea, vomito, arrapamento, delirio…: nordafricano, fidanzato, vomito… manico da scopa… arrapamento…? vergognoso…!! O Dio!? E… e… Lei mi garantisce che non ha mai avuto un fidanzato… 
LUI – LEI – Nordafricano? 
LUI – Lo ha avuto? 
LEI – Lei ha rotto le (…) scatole con questi fidanzati nordafricani! 
LUI – Perché adesso mi da del lei? Prende le distanze? Se ne va’!? Non me lo dica… 
LEI – Aspetta!!… Aspetta, aspetta! Se non ho capito male tu hai avuto un incontro sessuale sul treno? 
LUI – (sta quasi per annuire) No! Nemmeno per sogno! La mamma mi ucciderebbe: fare l’amore nel ripostiglietto della quarta carrozzina del ristorantino…? Della quarta carrozza... carrozza. Senza protezione. (piange) Ahhh! Lei, la mia povera mamma, ha lavorato sodo per tutta la vita… 
LEI – Per mettere al mondo una grande rottura come te.
LUI – …pur di assicurarmi un futuro e io… (gridando) E non… Non lo chiami incontro sessuale! 
LEI – (sinceramente presa) Hai fatto veramente l’amore con una donna sul treno? 
LUI – (con calma) Certo…!? No! (gridando) Non la chiami donna e non dica “fatto l’amore!” Fatto l’amore? Oddio!! Per carità. 
LEI – (sinceramente esasperata ma profondamente incuriosita) Hai amoreggiato veramente con un manico di scopa, di nascosto sul treno...!? 
LUI – Non si permetta…!! Non si permetta di continuare su questa linea! La mia mamma sognava che io diventassi un uomo importante, di successo: conosciuto da tutti... O quasi. 
LEI – La tua mammina voleva che il “bambino” diventasse un politico? 
LUI – E’ impazzita!? Mia madre voleva che facessi l’attore. Mia madre ha sempre detto che i politici, specialmente quelli attuali, non sono altro che bambini non cresciuti ma piuttosto degenerati, arroganti e viziati, e che attraverso un potere apparente cercano di compensare la loro grande ignoranza congenita e/o acquisita. Gli attori invece, dice la mamma, sono i veri uomini di potere. Peccato che non lo sanno quasi mai, per colpa della loro perniciosa, stupida e ingenua vanità. E mia madre voleva… vuole ancora, questa ostinata, che diventi un vero attore ad…Ad ogni costo!! E’ l’unico mestiere “salutare” per un uomo, ma soprattutto per me; mi diceva sempre. 
LEI – Ed è per questo che hai studiato come avvocato!…? 
LUI – Lei ha dello spirito annacquato, lo sa’? Da quattro soldi. Io non farò mai l’attore. Mai!! E se non fosse così bella io non le rivolgerei più la parola.
LEI – Ma sai che dolore… E che cosa altro dice sugli attori tua madre? 
LUI – Mia madre pensa che per governare il mondo bisogna essere per forza veri uomini, quindi a immagine del Creatore, qualsiasi Egli sia, e dato che gli unici “creatori” sulla faccia della terra, sono gli artisti, e dato ancora che gli attori sono i più grandi artisti esistenti in quanto fanno di se stessi, e non di semplici oggetti, una vera opera d’arte vivente, sempre secondo mia madre, solo essi, solo essi hanno il diritto/dovere di essere politici e quindi ricoprire cariche pubbliche. E tuttavia mia madre mi ha incitato a studiare: “Studia, studia, che un po’ di cultura ti ci vuole; ma l’attore va al di là di ogni cultura, e è quello che dovrai fare”. Ma, ripeto: Io non farò mai l’attore. Mi dovessi cecare… dopo morto.

Lei lo segue con lo sguardo poi, come sperando ardentemente da lui un’approvazione 
speciale per questa sua scelta,… 

LEI – Tutto sommato tua madre deve essere una personcina intelligente, un po’ estremista ma intelligente. Io, per esempio, mi sono iscritta proprio quest’anno all’Accademia. E le assicuro che è una cosa… 
LUI – Terribile. 
LEI – Terribile…? No! Bellissima. 
LUI – Adesso ho l’AIDS. 
LEI – Ci sono bravi insegnati e… 
LUI – E adesso ho l’AIDS. 
LEI – E i compagni sono sempre molto, molto pieni di… Cosa? 
LUI – AIDS. 
LEI – I mie compagni sono pieni di AIDS?? 

Lui si cala verso di lei. L’espressione di lei ora e terribilmente preoccupata.

LUI – Davvero? O poverini!E già stanno morendo?? 
LEI – Ma assolutamente no! 
LUI – E’ questione di tempo. 
LEI – Ma non hanno l’AIDS! 
LUI – Io si!!! Io ho l’AIDS! Sì! Sì! Sì! Sì! Io ho l’AIDS! Ma non vede come lo dico? Vede come lo dico? Ha visto! Non mi dica che non riesce a vedere come l’ho detto!? Addirittura sono capace di condirlo di spavalderia. Ma non si accorge di come mastico la parola quasi con piacere, e chiaramente contro la mia volontà, “chiaramente”, e mi creda. Ha notato come gusto la frase: Io ho l’AIDS! Si rende conto? Si rende conto? Adesso io ho l’AIDS. (Nina retrocede con finta noncuranza) E di questo ormai ne sono assolutamente sicuro. E, guardi il fato, diciamo per ironia della sorte, proprio adesso, proprio in questo istante, desidererei avere una famiglia. 
LEI – (al colmo dell’incasinamento mentale) Aspetta… Tu, una famiglia? 
LUI – Un figlio, sì, magari dei nipotini; delle suocere. E una moglie: sarebbe bello avere anche una moglie…Lei non è d’accordo? (la guarda con una sfumatura di ammirazione) Magari infermiera, proprio come lei… Perché lei, anche se infermiera generica, iscritta in una stupida accademia, di cui lo Stato ha appena e soltanto preso atto, potrebbe essere molto utile… mi potrebbe servire. Una che si porta appresso dieci termometri e due che valgono per dieci… insomma mi potrebbe certamente servire! Che ne dice se iniziamo con una stretta di mano… (lei anche se timorosa sta per allungare la mano) e un bacio? 
LEI – Bèh, certo, l’idea non sarebbe troppo… Ma… Cosa? (si alza di scatto) Ma sei impazzito!? 
LUI – Che tipo di spettacoli preferisce? Me lo dica, presto: se le piace l’avanguardia la cosa si può già fare. 
LEI – Cosa? Non so nemmeno che cos’è veramente l’avanguardia. Ma che cosa si è messo in testa? E che fine ha fatto il manico di scopa, adesso? 
LUI – Per favore. E… mi dica, mi dica: in accademia che cosa le fanno masticare? 
LEI – In accademia sto ancora agli esercizi di dizione, la bioenergetica e al teatro greco-romano. 
LUI – La verità è che io, vede, io non potrei mai frequentare una semplice, ignorante, pallosa e banale succhiatrice di telenovele e grandi fratelli: mia madre mi ucciderebbe. 
LEI – E credi che a me debba fregare qualcosa… Cosa? 
LUI – Cosa, cosa, cosa!? Lei è capace solo di ripetermi continuamente “cosa”! Cosa, cosa, cosa!? Un’infermiera, generica, succhiatrice di telenovele, grandi fratelli e che se ne frega di un malato di AIDS che le chiede un bacio, e che ripete continuamente cosa, cosa, cosa!? potrebbe infine essere anche solo e soltanto una stronza. O no? 
LEI – (sta per rispondere in modo volgare, ma poi…) Ma tu a chi credi di prendere in giro? Neanche mi conosci. Io stavo per i fatti miei. Poi quella cretina della portiera mi telefona: “Per favore signora Marilena, infermiera, vero? levami dai piedi quella rottura dell’avvocato Dino: sta male. Fai qualcosa tu, altrimenti devo chiudere bottega e suicidarmi”. Tra le altre cose è solo da due giorni che abito in questo palazzo. (si risiede e posa la sua borsa sul tavolo) Ascoltami bene: io amo moltissimo le commedie americane, non ho mai visto un “grande fratello”, e mi piace addirittura il jazz; ma l’avanguardia, se lo vuoi sapere, mi fa due sfere da quattromila centimetri cubici l’una. E infine chi se ne frega del tuo AIDS! 
LUI – Scusa, per caso lei ha anche un indirizzo web? 
LEI – Ma…? 
LUI – Per spedirle delle e-mail… Si…? Cioè… Così quando…

Lei comincia a intuire altre realtà.

…le mie crisi diventano insopportabili... 
LEI – Tu hai forse problemi con le donne? Tu hai sicuramente problemi con le donne! Non si spiega diversamente… 
LUI – Che cosa?
LEI – Eiaculazione precoce!?
LUI – Io non ho problemi con le donne! E di… 
LEI – Con gli uomini!?
LUI – (Lui con uno scatto quasi virile)…e di precoce ho solo l’appetito, chiaro? 
LEI – A no!? 
LUI – No! E non sono ipocondriaco! Assolutamente. Se vuole sapere anche questo. Bèh, forse questo si. Ma solo per vocazione esistenziale, chiaro? Tutto sommato essere ipocondriaci rende sicuramente più appetibili al senso materno di ogni donna… Però non ho problemi con le donne! 
LEI – E invece si! 
LUI – E invece no! 

Lei di nuovo si alza di scatto

LEI – Tu hai dei grossi problemi con tutte le donne. 
LUI – (quasi dice di si, ma poi…)No!
LEI – Tutteeee!!!
LUI – Assolutamente… no!!! 

Sui due che si avvicinano con sfida; ora sono uno contro l’altro. 

LEI – Ma davvero? 
LUI – Si, davvero, davvero! Perché sono solo tutte le donne, maledizione, che li hanno con me! 
LEI – (dopo qualche attimo di sorpresa comincia a ridere) Ahhh! Ahhh! Ahhh!…? (ora lo fissa sbigottita)
LUI – (dopo una breve ma intensa pausa) E che cosa ha adesso da guardare? 
LEI – No… è che non immaginavo… 
LUI – Lei non capisce niente. Niente! 

Lui si allontana sfibrato, lei resta a guardarlo; poi con sfida… 

LEI – Senti, “coso”, se tu vuoi essere quello che vuoi essere sono solo problemi tuoi… 

Lui si riprende di scatto, ritornando parzialmente sui suoi passi

LUI – E se proprio lo vuole sapere, “cosa”, io non sono assolutamente gay, va bene, “cosa”? assolutamente!! Non so nemmeno che cosa significa gay, io! 

Entra il chitarrista dalla porta di ingresso, non si accorge della ragazza… 

CHITARRISTA – Dino, mi raccomando: questa sera fammi trovare il letto ben caldo!…? (si accorge della ragazza) Una donna? 
LEI – (ironica) E questo chi è? Anzi: (molto ironica) che cos’è? 
LUI – E’ uno che vive con me. 
LEI – Già… 

Il chitarrista sta per sistemare le sue cose, quando… 

LUI – E non è gay. 
LEI – Questo è comprensibile. 
CHITARRISTA – Di cosa state parlando? 
LUI – Tu impicciati per i fatti tuoi. (rivolto a lei) Cosa è comprensibile? Se lo fosse stato… non lo avrei mai fatto dormire nel mio letto…? Voglio dire; con me…?? Nel mio appartamento, porca miseria!! 
LEI – (riprendendo la sua borsa) Ma guarda, ci mancherebbe! 

Lui comincia a sudare e a stropicciarsi nervosamente le mani.

Ognuno si prende le sue libertà... 
LUI – E io no! Va bene? Io no!?? Cioè… voglio dire... E poi non la considero affatto una libertà. Anzi… 

Il chitarrista, a questo punto, è un po’ inebetito.

CHITARRISTA – Ma state parlando di me? 
LUI – (al chitarrista, al colmo della pazienza) Senti, io credo che tu abbia da fare tanto, ma tanto; tanto nella tua vita. Però ora certamente da qualche altra parte!!?? 

Il chitarrista, dopo aver preso del materiale dietro il divanetto, esce di scena con aria 
interrogativa e un po’ disgustata; l’espressione di Marilena è esplicitamente ambigua: 
combattuta tra estremi inconciliabili. 

E’ un subaffittuario, poverino. Con quello che guadagna come chitarrista non si potrebbe mai permettere un appartamento tutto per se, anche se piccolo; e siccome soffre il freddo, pure in estate, gli riscaldo il letto con lo scaldino. Mi da cinquanta mila lire in più al mese… per questo servizio. Va bene? Perché io ho bisogno anche di quelle cinquantamila lire. Va bene, adesso!? E’ finalmente soddisfatta per avermelo fatto dire? 
LEI – Ah! bèh! Se vogliamo metterla in questi termini… 
LUI – Si segga. Lei non mi stima vero? Si segga; si segga! 
LEI – (sta quasi per sedersi ma poi subito si raddrizza) Ma si segga a chi!? Ascolta: anche se tu non avessi assolutamente l’Aids e nessun’altra malattia esistente sulla faccia della terra; anche se fossi più sano del pesce più sano che ci sia, piuttosto che mettermi con uno come te mi sparerei. 
LUI – Ma bene! Bene! Questo è… Bene!! Questo è la sua visione del mondo? Ma perché non si siede? 
LEI – Io mi seggo quando mi pare; e adesso no, è chiaroooo!! (butta la borsa dei medicinali a terra)
LUI – (leggermente scioccato) AHH. Atto criminale!..? Ho fatto qualcosa che non va? Comunque faccia come crede.Quindi questo è il suo concetto determinante? (raccoglie con devozione la borsa dei medicinali da terra che subito dopo mette sul divano) Lei stabilizza il reale attraverso questa sua pseudo coscienza, vero? Ma bene! E già, perché s’incoraggia in questo modo la virtù!? La rettitudine morale e igienica del contratto sociale!? Ma bene!! Poveri noi!...? Quindi lei crede che io…? (leggermente terrorizzato) Lei crede che io abbia l’AIDS? (ora preoccupatissimo la scuote) O Dio! Lei crede veramente che io abbia l’AIDS? Mamma! E adesso come faccio. Che cosa mi resta da fare nella vita, adesso? Ecco! Senta… cioè… voglio dire… Un tentativo estremo!? E se facessimo per l’ultima volta… dico, l’ultima volta l’amore? Ecco, si: l’amore. Quello vero, con una donna vera. Una come lei! una che respira liberamente e non sbuffa come una caffettiera e mi sputa addosso, conti del dentista, ingiustizie in ufficio, cefalee post, pre, super mestruali e fidanzati nordafricani. (la scuote un’altra volta) Una personcina insomma fatta di carne reale, profumata, con una certa voglia gioiosa di vivere e non solo ossa e cartilagine. Qui, proprio qui: magari sul divanetto… Quello che succede, succede. La prego!! 
LEI – Oh? oh! Oooohhh??? Ma tu sei scemo fin dentro i calzini!? 
LUI – Dentro i calzini? No, no, quello è il nostro sindaco. 
LEI – (impugna la siringa) A “coso”, datti una calmata o ti faccio una siringa al punto giusto. 
LUI – A un moribondo? Una siringa a forma di spiedo a un moribondo? A un moribondo, mia care lei, non si può rifiutare l’ultimo desiderio. Non si può!! 
LEI – Ma va a morì ammazzato sul serio, altro che non si può! (scappa via lasciando la borsa dei medicinali e sbatte ancora la porta) 
LUI – Ma perché va via adesso? Lei non ha coscienza, non ha pietà umana, non ha senso materno… Non ha rigore professionale; non ha predisposizione caritatevole… Generosità. Lei non si concede… Come potrà mai farà l’attrice…(prende la borsa da terra e dopo averla osservata la posa sul divanetto) lei? 

La scena si chiude in buio 

FINE SCENA I



DI ARTE E PER AMORE… 

SCENA II

La disordinatissima camera di lui è ancora inondata dalla solita musica gracchiante. Dino si 
agita sotto le spesse coperte, poi si scopre la testa e parla ad alta voce tra se.

LUI – E’ la solita storia. Ma tanto io ormai ci’ho fatto il callo. Ormai rinuncio completamente alle donne. Eppure saprei dare tanto amore… Nessuno come me. (prende il grosso orsetto) Tra le mie braccia la donna; ogni donna, troverebbe tanto di quell’affetto… ma così tanto di quell’affetto che… 

Qualcuno bussa pesantemente alla porta. Dino non capisce, o non vuole, se tutto ciò è vero o 
illusione. Dopo molti altri colpi si decide, ma inciampa pesantemente, tuttavia alla fine riesce 
ad aprire la porta. Nella penombra entra Marilena molto agitata ed in vestaglia da notte 
trasparentissima. Lei che, rientrando, fa per riprendersi la borsa, ma subito… cerca 
disperatamente lo stereo. Lo trova ma non riesce a spegnerlo, 
alla fine si sfila la ciabatta e lo azzittisce a colpi di scarpa sotto gli occhi attoniti di Dino. 

LEI – (Sulla faccia di Fernando) Vi affocherebbe all’istante! 
LUI – Chi affocherebbe all’istante? 
LEI – La povera malcapitata che capiterebbe fra le tue stupide braccia!! Scusa. Tu non hai l’AIDS. No! 
LUI – Origliava alla porta per caso? E lei per questo è ritornata? E’ tornata apposta per dirmelo; e a quest’ora del mattino?
LEI – Io non sono riuscita a chiudere occhio neanche per un minuto per colpa tua. Tu non hai una sana malattia vera, ma solo e soltanto una serie completa di malattie mentali, hai capito? Una serie completa ed estesa di malattie mentali costruite per prendere in giro la povera gente. Ma non ti vergogni? E questo continui a fare malgrado la tua età? 
LUI – Ma perché, lei quanti anni mi da? 
LEI – L’ergastolo. Si: l’ergastolo! E la fucilazione. E anche dopo; dopo che sei già morto. Per studiare da attrice, ascoltami bene, brutto bastardo! io lavoro da mattina a sera! Io rischio la pelle veramente, io, hai capito? con tutti quei malati veri che arrivano in ospedale! e spesso faccio anche i turni di notte, io! Tu che cosa fai? 
LUI – A sì? (Lui comincia a parlare passeggiando per la stanza come in preda ad una strana possessione) Va bene”! Io sto morendo come un animale, io… (Lei lo scruta con sospetto)…proprio adesso che credevo fermamente di aver trovato la donna della mia vita, io. Proprio adesso che ho conosciuto la donna più bella e vera di tutta la mia squallida esistenza, io!? (Il volto di lei è sempre più scuro e stravolto)E dopo aver anche sopportato per tutta l’esistenza una mamma asfissiante e megalomane!? (Lui si ferma e…)Eh!? 

Lei non riesce a parlare, malgrado tenti di farlo con forza. Lui, che finalmente si accorge di 
stringere ancora l’orsetto e lo getta, vergognandosene, sul divano e colpendo violentemente 
la borsa. Lei corre verso la sua borsa.

LEI – Hei!? Ma sai a me che me ne frega di tutta sta zuppetta che… (Lei, ormai al limite di tutta la sua pazienza…)Che… Scusa, che cosa hai detto? 
LUI – Della mamma? 
LEI – E.. no, no! Prima. 
LUI – Della squallida esistenza? 
LEI – E… no, no! Prima, prima.
LUI – Della zuppetta? 
LEI – Ma no! Quella l’ho nominata io. A metà. Mi era sembrato di aver sentito… 
LUI – (la prende per le spalle) Senta, come si fa a sapere se ce l’ho o non ce l’ho? 
LEI – Di norma, come tutti… Che cosa? 
LUI – L’AIDS! 
LEI – Ahhh! (gonfia) Ci sono le analisi… 
LUI – Per carità! Si fanno con le siringhe e gli aghi… No, no, non è il caso! No! Proprio no!

Il volto di Lei ormai è rosso e gonfio.

LEI – Ma perché non ti ammazzi prima che avvenga!!? (alla soddisfazione di aver detto finalmente ciò che ormai non si poteva fare a meno di dirgli, si sostituisce una forma perversa di pietà e, quasi professionalmente…) Presenti qualche sintomo caratteristico…? 
LUI – Tutti, tutti. Non me ne manca uno. Sull’enciclopedia medica c’erano tutti… Veramente io ne ho anche quattro in più. Sarà certamente una forma di AIDS molto aggressiva… Eppure non sono una minoranza scomoda da eliminare dalla faccia della terra! 
LEI – Di che cosa stai parlando? 
LUI – Quando c’è una minoranza scomoda, degli indigeni in una foresta di legno pregiato; oppure dei disgraziati che, senza saperlo, hanno il sedere su dei giacimenti di petrolio. Insomma, cose del genere… Qualcuno, da qualche parte da l’ordine che sia azzerato il numero degli ostacoli, o almeno ridotto al minimo accettabile. 
LEI – Non riesco a capire.
LUI – No, niente. Parlavo di economia. 
LEI – E come lo avresti preso? Il contagio.
LUI – Facendo l’amore con la racchiona sul... Una donna bellissima! Ma lei è o non è un’infermiera? 
LEI – Certo che sono un’infermiera! però anche il più grande primario specializzato in materia ha bisogno di dati oggettivi per sviluppare una diagnosi poco, poco credibile. 
LUI – Mi sta dicendo che mentre io muoio la gerarchia sanitaria ortodossa deve giocare al medico zelante rincoglionito? 
LEI – Sto dicendo soltanto che ci sono dei protocolli dettati scientifici, e da leggi dello Stato ben precise. 
LUI – Cioè, io pago le tasse, la mutua e milioni di altre bollette, solo per farmi accoppare allegramente in virtù di schifosi protocolli; e che sostengo io stesso, con i miei stessi soldi? 
LEI – E va bene, che vuoi che ti dica!? Vorrà dire che è destino che tu muoia! 
LUI – No! Qualsiasi persona si rifiuterebbe; io quindi mi rifiuto. Ma sicuro che non ha un ex fidanzato nordafricano, lei? algerino, magari, nello specifico. 
LEI – (esasperata) Ancora!? 
LUI – Lei ce lo ha avuto!! 
LEI – Ma lei chi? 
LUI – Il mio problema. 
LEI – La donna bellissima sul treno? 
LUI – Bellissima? Magari, non sarei morto dannato. Va bene, lo confesso, oramai, ad un passo dalla fossa: una racchiona, una racchiona tutte ossa e peli. 
LEI – Peli? 
LUI – Tanti! 
LEI – E aveva l’AIDS? 
LUI – Certamente. Era magra, pallida… certi peli. 
LEI – Ma che centrano i peli con l’AIDS? 
LUI – Era brutta. 
LEI – E i capelli? 
LUI – Ma che capelli, capelli…? Un momento! I capelli? Ma certo! Ecco… ora che ci penso! Ecco che cosa mi ha stregato. Bellissimi, stupendi! Riflessi eccezionali, e l’odore; il colore, la consistenza e la lunghezza, l’acconciatura… Perfettamente uguali a quelli della mamma. 
LEI – (con scatto) Che schifo. 
LUI – Veramente i capelli della mamma… Come che schifo? L’unica cosa bella... 
LEI – Tu hai fatto l’amore con tua madre. 
LUI – Nooo. Davvero? E quanto è stato, benedetto Dio; che io non mi ricordo un accidenti!? 
LEI – Imbecille! Tu hai fatto l’amore con quella donna perché pensavi a tua madre. 

Sono uno di fronte all’altra, poi Lui indietreggia spaventato di fronte a tale “edipica” verità. 
Fulmini e tuoi riempiono la scena, manca per un attimo la corrente… 

LUI – Si? No!!! Non è possibile! E’ sicura!? Le giuro non lo sapevo… Non l’ho mai saputo; e se lo so ora e solo perché lei … (cadendo rovinosamente a terra) Perché lei colpevolmente me lo ha detto… Ahhhh! (con gli occhi fissi attraverso i vetri della finestra attraversati dai sinistri bagliori) Mamma, tu come donna, in ultima analisi, mi fai anche schifo! 

Immenso tuono 

No, scusa, voglio dire che… Non saresti affatto il mio tipo. Ma che ca… (a Marilena) O forse, chissà, era solo per vendetta: uno sfogo inconscio per tutte le assillature di scatole che per decenni e decenni… (come sopra) Scusami ma’! Mamma che ho fatto!? 
LEI – Edipo non ha commesso la centesima parte di quello che hai fatto tu. E se io conoscessi tua madre le racconterei tutto. 
LUI – Non parlerà sul serio? (piagnucolando) Non me ne rendevo conto… e poi era scomodissimo, quelle ossa che scricchiolavano, la puzza di cipolle andate a male: era il ripostiglietto del vagone cucina…, il ritmo mortificante del treno; per non parlare della voce del controllore: “A dotto’, te l’avessi scelta almeno umana: e che è, la nonna di Belfagorre?” Na’ mortificazione!! Una mortificazione. Perdonami mamma! 
LEI – Vi ha sorpresi il controllore? 
LUI – Due milioni e duecentomila lire di multa e un’esclusiva con sua figlia che lavora come giornalista per in un mensile di archeologia misteriosa. 
LEI – E tu lo concederai? 
LUI – E’ già uscito, giovedì scorso. (prende un giornale dal tavolinetto) Eccolo, guardi qui: “Come fare l’amore con le mummie” di Rosanna Settembrini, - la figlia del controllore - . Sottotitolo: “Il diario segreto di un avvocato ostinato stupratore di ossa.” Ricevo già la posta dai lettori (mostra anche un bel po’ di lettere) e mi fanno pressioni per tenere una rubrica tutta mia alla televisione svizzera di lingua francese. Lei non sa la gente strana che c’è in giro. 
LEI – (guardandolo con intenzione) E come non lo so! 
LUI – Guardi che io non ho nessuna colpa. 
LEI – Ma è una cosa stupenda…? 
LUI – Guardi…!? A sì!? Anche? 
LEI – Scusa. Scusa!! Comunque questo non vuol dire niente. O eri senza protezione? 
LUI – Praticamente no! Ne avevo tre, uno infilato sull’altro, ma con tutte quelle ossa appuntite che ci… che “ci” circondavano credo che si siano sforacchiati tutti e tre; da tutte le parti. 
LEI – L’hai baciata!? 

Lui la guarda pietrificato e con gli occhi sbarrati mentre Lei che aspetta ansiosa una risposta

LUI – Piuttosto la morte. 
LEI – L’hai toccata violentemente? Sì, dico tanto da provocarvi lesioni a vicenda? 
LUI – Non penserà che avrei mai accarezzato eroticamente uno scheletro? 
LEI – Ne sono convinta ormai: tu fai schifo! Ti sei unito carnalmente a una poverina schifandola? 
LUI – (dopo qualche attimo di estremo smarrimento) Per un bel pezzo ho tenuto a bada la mia coscienza ripetendomi che forse ho solo fatto un poco di elemosina! Carnalmente…? 
LEI – Tu non hai assolutamente l’AIDS, chiaro!? 
LUI – (come se facesse i capricci) Non è vero…
LEI – Tu non hai assolutamente l’AIDS, brutto scemo!? 
LUI – E cosa ho? 
LEI – Prego? 
LUI – Si voglio dire… Lei non mi può convincere di essere nell’errore senza darmi poco poco delle alternative valide e plausibili. 
LEI – Ma devi essere malato per forza? 
LUI – Mi suggerisca allora un altro modo per farmi curare in questo mondo!? 
LEI – Che ti si spappoli il cervello? 
LUI – O Dio!… ci succede anche questo? 
LEI – Ma tu fai schifo! Tu fai schifo sul serio e senza riserve. E basta, maledizione! 
LUI – E lei la smetta di darmi false illusioni. Tutto ciò è immorale e crudele. 
LEI – Tu non hai niente! 
LUI – In effetti è vero: personalmente, oggi come oggi, sono abbastanza povero, totalmente povero, tra l’altro. Si accontenta di uno come me? 
LEI – Cosa? 
LUI – Perché non vuole accettare in nessun modo che io sia malato invece di dire cosa, cosa, cosa!? 
LEI – Qui i discorsi si fanno incasinati… 
LUI – Lei, giustamente, carina com’è, avrebbe problema ad accettare un malato come me; dal fisico decadente… 
LEI – Non diciamo sciocchezze. Se ce la dobbiamo dire la verità, a parte la pancia, sei anche molto ben fatto. 
LUI – Non è vero! 
LEI – E’ vero! Tu fai schifo ma non mi fai schifo! 
LUI – E che cosa significa?… E allora me lo dimostri, se ha coraggio! 

Lei gli salta al collo e lo bacia. 

LEI – (staccandosi dopo un po’ e realizzando il possibile gioco di lui…) E non ti permettere più, maniaco sessuale. (Dopo avergli dato un sonoro schiaffone esce stizzita) 
LUI – Io…? Ahhhhh!!! Ahia! Che dolore! Che dolore! (ma questa volta sorridendo) Che dolore!? Quindi… Quindi lei è convinta che non ce l’ho l’AIDS!?

Entra in scena lo psicanalista di Fernando.

LUI – Dottore!? E che cosa fa lei qui?
LO PSICANALISTA – Tua madre. Come stai? 
LUI – Male… quindi bene!? Voglio dire… Mia madre? Ma… ? Mia madre!!!?
LO PSICANALISTA – Già! mi ha praticamente costretto a correre da te perché a suo dire eri in pericolo di vita.
LUI – E come lo ha saputo?? Mia madre è una strega…? No, volevo… Si è sbagliata. Mi dispiace ma… senta! 

Lo psicanalista comincia a camminare velocemente per tutta la stanza tanto Fernando per 
parlare con lui è costretto a stagli dietro faticosamente.

Dottore, ha una falcata olimpionica questa mattina. Se si ferma… Senta, forse non è il momento ma credo che tra poco, tra qualche giorno, dovrò rivederla; e anche ad ogni costo. (lo psicanalista guarda animosamente l’orologio) Certo il tempo passa… ed è questo il problema: se per me è passato invano? Voglio dire: So bene che uno psicologo non è un venditore ambulante… Ma lei non si siede mai? 
LO PSICANALISTA – Senta io non ho tempo da perdere. Lei è in pericolo di vita?
LUI – Dottore non mi faccia queste domande.
LO PSICANALISTA – Lei è in pericolo di vita si o no?
LUI – Dottore se qualcuno le facesse a bruciapelo una domanda del genere lei che cosa farebbe?
LO PSICANALISTA – Io non ho tempo da perdere!
LUI – E già!! D’altra parte mia madre, questo lo so bene, la paga profumatamente. Ecco, io vorrei, se possibile, solo un consiglio… fugace, ecco. Se uno si accorge di innamorarsi e volesse rimanere tutto sommato malato come io sono, lei ha qualche pillola.. psicoanalitica, chiaramente! Dico, per scongiurare ulteriori complicazioni?? Forse non mi sono spiegato… (per il fiatone è costretto a fermarsi mentre il dottore si allontana velocemente attraverso la porta d’ingresso) Maledetto spremiportafogli. (si accascia quasi a terra, poi al colmo delle sue possibilità di sopportazione, prende il telefono) Dov’è quel maledetto biglietto da visita? Siringhe e cateteri..? Lo vedremo! (fa il numero e picchiando i pugni sul tavolo…) Senti, infermiera, io devo entrare!… Come chi è? Sono l’avvocato con l’AIDS. Ormai sta in vestaglia per andare a letto… ma che ore sono? Ha la notte in ospedale!? Ecco, bene! Allora immagini che io sia un ammalato che suoni il campanello.. Non gliene frega niente!? Ma come…? E allora immagini che io sia il dottore, magari il suo primario e che di colpo abbia bisogno di lei… No, non per molestie sessuali. Guardi lei ha le idee confuse… Insomma, immagini che io sia alla sua porta e stia bussando come un disperato… Perché non vengo di persona? Ma se glielo sto dicendo che bisogno c’è di… Ecco, si, come un disperato, Sto bussando come un disperato… Se non me ne vado dalla sua porta chiama la polizia? E perché? Guardi lei non lo puoi fare. Ma lo vuole fare? Ma stiamo dando i numeri? Una persona che bussa alla sua porta per via telefono non può, dico, non può assolutamente essere denunciata... Lei rischierebbe una visita psichiatrica, sa’?… E poi lei ha anche la sua brava responsabilità in questa faccenda! Si, si! si è dimostrata disponibile, professionale, buona, molto buona… professionalmente tanto buona, tantissimo, e questo… Pronto? Pronto!? Pronto…! Si è interrotta la linea. Con quello che si paga di bolletta ecco un altro esempio di ladrocinio autorizzato e fatturato, maledizione. 

Lei piomba in vestaglia 

LEI – (poco sommesse imprecazioni precedono l’apertura violenta della porta: Antonella piomba in scena in vestaglia) Senti… Coso…!? 
LUI – Ma come ha fatto? È passata attraverso i solai, per caso!?
LEI – Come ti chiami? Pino? Gino? Rino! Come cavolo ti chiami? A, Dino… Dino!? Io devo fare il turno notturno e ho bisogno di dormire, hai capito si o no? E tu non hai diritto di rompere i… 
LUI – No! Cioè si! Cioè no! Ascolta. Ascolta. Ascolta. Io avevo la mia malattia e le mie convinzioni… O le mie malattie e la mia convinzione?… Una voglia di fare all’amore con lei.. Non questo, no! Faccia conto che non l’abbia mai pensato. 
LEI – No!? 
LUI – No! Non dovevo dirlo, se no altre che… no. Comunque… Poi le ho chiesto: mi fa entrare? E lei mi ha detto di no. Mi scusi, ma si rende conto…? 
LEI – Basta!!! 
LUI – Si!…? Grazie! Ecco, adesso va meglio. Questo suo tono deciso mi ha molto colpito. E mi ha, per questo, tranquillizzato. Molto! Dicevamo? Si, si… Che avevo il mio mondo. Certo. Era falsa la prima e sbagliate le seconde, certo! E il mio mondo faceva assolutamente schifo… le do atto. Perfettamente! Avevo anche le mie paure, certissimo! stupide quanto vuole… tutto quello che lei vuole, va bene? Posso darle del tu, tanto, ormai? 
LEI – “Tanto ormai” un corno!! Del tu, del voi dell’essi: io devo andare a dormire. 
LUI – … Insomma, all’improvviso, sei venuta tu: appena ti ho vista sono rimasto… , detto sinceramente, anche un po’ deluso; si perché io mi aspettavo un’infermiera con i fianconi, il culone e i senoni, che sono tutte quelle cose che danno anche quel bel senso di sicurezza, di sazietà… di sanità; a volte anche di santità… No, questo non centra assolutamente; quasi niente. Mentre tu… 
LEI – Insomma non ti piaccio. Ma sì! e chi se ne… Era meglio la mummia!? Cioè, fammi capire! tu passi dalle mucche alle mummie e viceversa senza via di mezzo? Incredibile. Ma guarda che pervertito! (sta’ per andare via un’altra volta…) 
LUI – (quasi gridando) Che cosa ci posso fare io, se è vero, se sono rimasto deluso, perché tu, invece, sei bella, troppo bella: bellissima. Troppo, troppo “bellissima”!! 
LEI – Ma che stai dicendo!? 
LUI – Un’attrice. Tu sei un’attrice. Una vera attrice, perfetta. Qualsiasi regista, quando ti vedrà, vorrà averti ad ogni costo in tutte le sue opere. 
LEI – Stai parlando sul serio? 
LUI – Con tutto il cuore. 
LEI – Anche tu non sei male. 
LUI – E se te ne vai io, adesso, senza alcun dubbio, sono veramente finito. Però, se rimani, tuttavia, cosa ti potrei offrire? Cosa può offrire un povero uomo di legge ad un’artista, per giunta anche bella? 
LEI – Sciocchezze. Quando… quando c’è un bel… Un bel pezzo di… Quando ci si vuole un bel pezzo di bene…
LUI – Mi piacerebbe starti vicino; ma non saprei come fare. Cosa fare… 
LEI – Sai cantare? Se sai cantare, - recitare di sicuro -, e se ti va’, ti raccomanderò al padrone del locale dove quasi ogni sera noi dell’accademia ci esibiamo. Cerca cabarettisti e cantanti… 
LUI – Per te canterei anche il Requiem di Verdi…? Ho detto Requiem, ho detto Requiem…? 
LEI – Non ricomincerai con …? 
LUI – Non l’ho fatto apposta… E’ una cosa che è uscita dal profondo del mio subconscio. Quando?
LEI – Stasera stessa ti faccio fare il provino. Che canzoni conosci? 
LUI – “Se telefonando”, di Mina, “Bella ciao!” di non so’ chi… e “Fin che la barca và” di… Come si chiama? Di che dinastia era… 
LEI – Dimentica l’archeologia e preparati. Ma ascoltami bene: a scanso di qualsiasi futuro equivoco se vogliamo andare d’accordo non metterti a fare l’intellettuale con me, va bene? Io odio chiunque si atteggi a deficiente intellettuale, va bene?? 
LUI – Ma io dicevo sul serio! Quanto sei bella. A proposito. Anch’io voglio chiarire una volta per tutte un concetto basilare. Sappi che il mondo si divide in due parti: quelli che dicono di essere intellettuali e quelli che non lo sono. Io lo sono. 

Lei, ai primi attimi di sofferta sorpresa, aggiunge grandissima ironia

LEI – Davvero? Per tutti i diavoli che cosa… Che cosa meravigliosa!! Allora, se la matematica non è un concetto arbitrario, tu sei l’unico e genuino intellettuale scemo sulla faccia della terra!? 
LUI – E’ possibile. Aspetta! E no! io non l’ho detto. Non l’ho detto per niente. 
LEI – Tu lo hai detto.
LUI – Non ho detto intellettuale scemo!… 
LEI – E invece si: poiché me lo stai sputando in faccia, in un modo o in un altro, da quando sono entrata in questo forno di casa. 
LUI – Impossibile: Non sputo in faccia alla gente. Non l’ho mai fatto … 
LEI – C’è modo e modo di farlo. Lo si fa anche lamentando malattie che non esistono; piagnucolando e frignando come un moccioso viziato mentre nel mondo, anche dietro l’angolo di casa tua, c’è veramente gente che muore, e magari senza neanche lamentarsi.
LUI – La mamma… 
LEI – E “la mamma” cosa? 
LUI – Ho detto “la mamma”? (con terrore) Quale mamma!?… No, dicevo, la mamma sta a casa… in genere… 
LEI – …e lì deve rimanere. 
LUI – …e lì deve rimanere. Magari!
LEI – E allora? Che cosa vuoi farmi capire? 
LUI – Io… io non sono presuntuoso. Moccioso viziato, interessante! …forse. Devo indagare su questa cosa. Ma presuntuoso… mai stato. La realtà è che se uno guarda i fatti non può non costatare che… 
LEI – Sei scemo. 
LUI – (dopo una pausa sofferta) E va bene.. ne sono convinto anch’io. Ormai. 
LEI – Adesso si che andiamo d’accordo. 
LUI – Vedi? Hai notato comunque la mia onestà intellettuale? 
LEI – Ehhh! Ma chi vuoi prendere per il di’ dietro!? 
LUI – La mamma lo diceva sempre… 
LEI – Un’altra volta!? (con tono molto più minaccioso) La mamma cosa? 
LUI – La mamma, ripeto, sta a casa e lì deve rimanere. Io non riesco a capire…
LEI – Parliamoci chiaro: tu sei un bell’uomo: di questo ne sei profondamente convinto o…? 
LUI – Guarda che su questo io non posso esprimermi… Non è falsa modestia, ma… 
LEI – Tu sei un bell’uomo… e mi piaci maledizione, ma sei completamente scemo. Tuttavia… Va bene! io sono disposta a chiudere un occhio sulla tua stupidità congenita; sul fatto che potresti avere un escalation di scemenza da un momento all’altro; sulla tua presunzione da moccioso viziato e soprattutto da asino giulivo. Accetto tutto questo. Lo accetto. Si, maledizione, non so chi me lo comanda, ma lo accetto. Ma non pensare minimamente che debba anche sopportare tua madre. 
LUI – Insomma non c’è verso di convincerti a … Non ho sentito male vero? (lei nega con la testa) Non c’è stato per caso qualche interferenza, ho capito bene?? (lei annuisce sorridendo) Tu hai detto… proprio…? (pausa) O mio Dio!…? (pausa) Non so come prenderla questa situazione. 
LEI – E… (pausa) E se tu chiudessi quella bocca e ti esercitassi nel più assoluto silenzio?
LUI – E’ una cosa meravigliosa. 
LEI – Ne sono convinta anch’io. Ma… 
LUI – E’ una cosa meravigliosa? 
LEI – Certo… 
LUI – E’ una cosa meravigliosa! Lo dovrebbe sapere subito, subito, subito… anche la mamma…!
LEI – Certo… Che cosa? 
LUI – Le mamme sono sempre contente quando i loro figli sono contenti…
LEI – Le mamme di chi? 
LUI – Perché le mamme quando sono contente sono proprio contente.
LEI – E perché?
LUI – E quando sono proprio contente ci fanno sentire contenti anche noi…
LEI – E perché?? 
LUI – Perché… Ecco…? Perché… Hai qualcosa contro le mamme? 
LEI – Contro le mamme in genere assolutamente no, ma quella che ha potuto generare uno come te dove essere tenuta lontana più che la peste. 
LUI – Cosa?
LEI – E… a… Scusa, hai ragione. No, dico per dire. Va bene, che so’: a Pasqua e a Natale? Sarebbe bello, l’amerei moltissimo a Pasqua e a Natale. 
LUI – Si, questo è apprezzabile…? 
LEI – E poi anch’io ho i miei. E già! Dove li mettiamo i miei? Anch’io ho una mamma. Magari molto meno deviante della tua, molto meno impicciona e rompicoglioni sicuramente… della tua, ma pur sempre una mamma. Hai ragione. 
LUI – Va benissimo… Potranno venire anche i tuoi… Ma… 
LEI – …mai insieme! (sudando al solo pensiero) Dio mio. 
LEI-LUI – Mai insieme! (come liberati) 
LEI – Ahh! Ahh! Piuttosto la galera. 
LUI – Piuttosto…

Lui le salta addosso e cerca di baciarla. Lei prima si oppone poi… Stanno quasi per baciarsi 
per la seconda volta quando giunge il chitarrista.

CHITARRISTA – Insomma vi ho trovati finalmente. Dino questo letto me lo hai riscaldato si o no? No, éh!? E certo: hai avuto altro da fare. Credevate che non me ne accorgessi? Che schifo! Ma poi, infine, non lamentarti se mi azzecco troppo: perché tu lo sai che soffro tanto… il freddo; e questa notte (si strofina velocemente le mani al cospetto dei due sempre più attoniti) c’è stata anche un brusca caduta della temperatura. Per favore! Non ditemi… Non ditemi che qui dentro si è già verificata al completo la solita disgrazia del babbeo innamorato!? Per favore!!? 
LEI – Non capisco il problema… 
CHITARRISTA – E certo. Lei arriva qui dentro… fresca, fresca. 
LEI – Ma che dice: qui si crepa dal caldo!? 
CHITARRISTA – Lei si tenga i suoi calori che ognuno è fatto a modo suo! E mica possiamo capirlo il problema, certo! Anche perché qui, ormai, credo di essere diventato un intruso. E poi lei… Lei è solo una donna…
LEI – (dopo una leggera gomitata a Dino) Senti coso che cosa intendi fare?!?
LUI – Con chi? Ah..!? No, e ci mancherebbe. E ci mancherebbe!!! Senti… 
CHITARRISTA – Per favore! Per favore!! Tieni quelle mani impure lontano da me! E non ditemi che qui si è già “consumata” la solita solfa della carne presa dal vortice dei sensi ; o peggio ancora dei babbei innamorati! Per favore! Per carità! 
LEI – Non capisco il problema…
CHITARRISTA – E certo; il problema “non deve” essere capito! Ma a chi vogliamo prendere in giro? 
LUI – Si può sapere cosa…? 
CHITARRISTA – Per favore! E a questo punto pretendo che mi rispondiate: che cosa faccio io in questa casa? Rispondi. Rispondete!! Che cosa faccio io in questa casa?
LUI – Bèh, veramente…? 
LEI – Io non l’ho ancora capito… 
CHITARRISTA – I ci vivo in questa casa, chiaro? 
LUI – Bèh, veramente…?
CHITARRISTA – E come ci vivo? 
LUI – Ci vivi come… 
CHITARRISTA – Ci vivo…? Lo vedi che non sai rispondere?
LUI – Io non sono un babbeo innamorato!
LEI – Ma allora non è vero che sei innamorato? 
LUI – Caspita!?… Innamorato di chi…? Per una strofinata di piedi freddi? A si! Di te!? Si! Si!! Ma come no? tantissimo. Comunque non accetto il babbeo; e non sono un babbeo innamorato. (verso di lei) Pure tu, poi: che ci faresti con un babbeo innamorato!? (al chitarrista) Ma dove vuoi arrivare? 
CHITARRISTA – Povero cocco… Innamorato o no il babbeo ti resta. Qui dentro ci vivo! E’ chiaro? Ci vivo. Ma male! Male, hai capito. Lo scaldino è quasi sempre più freddo del letto stesso. E l’hai capita quest’altra, adesso? 
LUI – Che cosa? 
CHITARRISTA – Quella che ancora devo dire? 
LUI – Cosa? Senti…
CHITARRISTA – Lo scaldino oltre ad essere freddo assomiglia a quello che portai da casa di mia nonna paterna, ed era un vero oggetto di antiquariato, ma adesso non lo è più. 
LUI – Ma davvero!? Mi stai dando del ladro, ricettatore, truffatore e…
LEI – Possibile, poverino. Ti fai pagare per uno scaldino freddo? Ma allora perché lei non se ne va? 
CHITARRISTA – Lei… Lei è solo una donna… 
LUI – Gli hai dato del lei!? 
LEI – Certo; mi è diventato antipatico. 
CHITARRISTA – Ma che cosa andate borbottando? 
LUI – Qual è il tuo vero problema? 
CHITARRISTA – Il mio? il tuo! 
LEI – Aspettate, aspettate. Vuoi vedere che alla fine qui il problema è il mio. 
CHITARRISTA – E infatti è così. 
LEI – Prego? 
CHITARRISTA – Lei che parla tanto, non immagina la ragione per cui io vivo in questa casa. 
LUI – Per l’affitto basso... spero. 
CHITARRISTA – Nemmeno per idea. 
LEI – Per farsi riscaldare i piedini callosi. 
CHITARRISTA – I mie piedini… I miei piedi non sanno neanche che cos’è un callo. E infine non la riguardano. 
LEI – E ci mancherebbe. 
LUI – Per compagnia amicale? 
CHITARRISTA – Ma non diciamo stupidaggini. Per compagnia di chi??? Dalla mattina alla sera pianti e litanie su infezioni, tumori, AIDS e scheletri delle Ferrovie dello Stato dai capelli sapor mammina… 
LUI – Non ti permetto, sai…!? Cioè non ti permetterei se… 
CHITARRISTA – …se non fosse vero. 
LEI – Va bene. Calma, calma. Allora per quale maledetta ragione? 
CHITARRISTA – Io mi guadagno da vivere qui dentro. 
LUI – LEI – Cosa? 
CHITARRISTA – Calma!! Mi spiego meglio. Veramente mi guadagno, “di norma”, la vita suonando, e anche fino alle tre di mattina. Io, però, a differenza di quasi tutta la gente non ho l’assicurazione… già. E… e non ho la mutua. Non per rinfacciarvi qualcosa ma… mai sottoscritto avrà, dico mai, una lordosa, infame e schifosa pensione. Non sarò mai sicuro neanche di essere pagato per quello che faccio. 
LUI – Guarda che neanche io… 
CHITARRISTA – Dino, animaletto da passeggio borioso e viziatello, sbaglio o erediterai quattro palazzi al centro? e tutti affittati a facoltosi professionisti? Sbaglio o due fabbriche farmaceutiche molto presto potrebbero avere te come assoluto beneficiario? 
LUI – Certo…? Ehi!? 
LEI – Ma non hai detto che oggi come oggi sei solo un morto di fame?
LUI – Povero, povero: non morto di fame. Non ho mai detto “morto di fame”! E poi ho precisato: “oggi come oggi”! (al chitarrista) E tu come diavolo lo sai…? 
CHITARRISTA – Avvocato, queste sono quisquiglie in confronto ai miei problemi. E voi due adesso venite a minare anche quell’unica cosa sicura della mia vita. 
LUI – E che cos’è, se ti decidi a dircela questa cosa sicuramente stronza della tua stupida vita? 
CHITARRISTA – (minacciandolo) Se fossi in te non lo direi. 
LEI – Allora!? 
CHITARRISTA – Va bene. Tanto, ormai… 
LUI – Allora!!! 
CHITARRISTA – La mamma. 
LEI – (dopo una lunga e sofferta pausa) Anche tu hai una mamma rompiscatole… ?
CHITARRISTA – Certo, e come no! Certo! Ma non è la mia. 
LEI – A no!? Fammi capire. Tu hai una mamma rompiscatole che non è la tua!? 
LUI – E di chi è? 
LEI – Di chi diavolo è?? 
CHITARRISTA – E’ la mammina dell’avvocatino qui presente. 
LUI - LEI – Cosa? 
CHITARRISTA – E’ la tua. Si! Io lavoro per tua madre. Va bene!? Non è vero che suono nei locali notturni negli ultimi tempi. Faccio finta di lavorare di notte per controllarti di giorno. Certo, questa è la verità! La verità è che io sono un chitarrista senza lavoro. La verità è che io… io ho un ottimo contratto con tua madre. 
LUI – Ottimo come? 
LEI – Ottimo quanto? 
CHITARRISTA – Prendo cinquemila euro al mese per spiarti continuamente. Ti spio di giorno e, qualche volta, anche di notte. 
LUI – Prende dieci volte più di me!? 
LEI – Fico! No, voglio dire... è interessante. 
LUI – Interessante? E’ criminale, invece: ti fai pagare l’affitto e il riscaldamento dei piedini schifosi per…? 
CHITARRISTA – Non offendere i miei piedi! 
LUI – Ma io te li brucio, quei tuoi piedi merdosi. 
CHITARRISTA – Non offendere i miei piedi! 
LUI – Quei tuoi piedi merdoni e puzzolenti.
CHITARRISTA – Non offendere i miei piedi! 
LEI – Ragazzi, moderazione!! 
CHITARRISTA – Se c’è una cosa che mi piace di me sono i miei piedi. 
LUI – Pensa come sarà il resto. 
CHITARRISTA – Non sono fatti tuoi! 
LUI – Pensa… Come? Non sono… Lui mi spia anche nel cesso; magari fa il rapporto quotidiano sui miei ruttini, sui miei peti, sulle mie diarree e su non so che cosa, e osa dire a me i fatti che sono o non sono i miei?? Ma questo è proprio un criminale! E’ un criminale! Io lo uccido!!!
LEI – Ragazzi, per favore! moderazione!! E tutta questa storia fin quando doveva durare? 
CHITARRISTA – Non sono fatti tuoi perché vengo pagato per quello che faccio io. Io non sono pagato per quello che fai tu. 
LUI – E che cosa significa? 
CHITARRISTA – E vengo pagato molto e quindi sono autorizzato a fare molto. Se enissi pagato moltissimo… Ma questo è un altro discorso. Chiaro! Signorina, tutto questo avrebbe dovuto continuare fino a che l’animaletto non si fosse trovato una brava e bella ragazza… martire. Si, martire. E dato che ora, credo, tutto ciò è avvenuto… Maledizione! 
LUI – Ma tu ci pensi? Perché è pagato allora può fare quello che vuole…? Ma in che mondo siamo? 
LEI – Calma! Non siamo tutti così! 
CHITARRISTA – Infatti, c’è molto, molto di peggio, in giro. Basta, va’! Vorrà dire che riprenderò a fare il chitarrista come ai bei tempi: quando allegramente tiravo la cinta alla grande. Tra l’altro di quei tempi cominciavo ad averne anche una certa nostalgia… Poi il gruzzoletto ormai me lo sono fatto, quindi... (con aria minacciosa) Però ricordatevi bene quando vi dico: per colpa vostra perdo il posto… bene: mi siete debitori a vita. 
LUI – Ma io ti uccido…
CHITARRISTA – Stai attento! Stai molto attento a minacciare un chitarrista corrotto. Io non voglio neanche pensare a cosa potrei fare! (esce) 
LUI – (dopo una intensa e dolorosa pausa) E chi se lo sarebbe mai aspettato: dopo tre anni… La mamma!? Hai visto tu che roba? Ma è possibile che uno non se ne accorga…? Guarda le donne di che cosa sono… Scusami: non volevo dire ciò che stavo per dire. Ma non ti preoccupare: domani lui sarà a mille miglia lontano di qua. Domani mattina alle dieci qui dentro, di lui, neanche l’odore ci rimane… Neanche l’odore!!! E con la mamma faremo un lungo discorsetto a quattr’occhi. 
LEI – Senti, piuttosto, perché non proponi alla mamma di darli a me cinquemila euro per controllarti e spiarti. 
LUI – Ma tu ci pensi? Spiato da un chitarrista ignobile, dai piedi puzzolenti e super pagato… e io… io a morire di fame! 
LEI – Povero, povero, non morto di fame… ! Sto scherzando, ma non sulla cifra. Cioè… Possiamo fare anche quattromila. Per quattromila mi impegnerei seriamente su molti fronti. Tua madre, infine, deve essere veramente molto in gamba… Dai, non te la prendere. Se sarò io a spiarti e tu a fare un pochino l’attore ci saremo fatti un’avvenire... 
LUI – Ma neanche a pensarlo! Io non farò mai, dico mai l’attore! Neanche se mi sparano… 
LEI – Dai, che poi, magari, dividiamo a metà… (a soggetto mentre la scena va in buio) 

FINE

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