Dialogo di una prostituta con un suo cliente

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DIALOGO DI UNA PROSTITUTA CON UN CLIENTE

 


Atto unico di Dacia Maraini

Personaggi

Manila

Cliente

MANILA        Allora, ti spogli?

CLIENTE       Non sono mica una donna!

MANILA        No, lo vedo che hai il cazzo.

CLIENTE       Ma tu... tu chi diavolo sei?

MANILA        Ho la gonna non vedi?

CLIENTE       Sarai mica un travestito? Guarda che io con gli uomini non ci sto.

MANILA        No, scemo, sono una donna.

CLIENTE       Mica le donne fanno così.

MANILA        E come fanno?

CLIENTE       Un po' più di civetteria, di garbo, che ne so... scodinzolano, fanno le moine.

MANILA        Io non scodinzolo perché non sono un cane. Spogliati!

CLIENTE       Accidenti, ma così mi smonti, lo sai, mi smonti, mi smonti!

MANILA        Levati la camicia così ti vedo.

CLIENTE       Vedi che?

MANILA        Vedo se hai un bel petto.

CLIENTE       Ma scusa, sono io qui che compro sai, mica tu!

MANILA        Certo che sei tu che compri. Ma a me piace guardare. Sono una guardona, io. Mi fai vedere il petto?

CLIENTE       Be', non è un petto speciale... Non ho mai fatto sport. Mia madre voleva che facevo il canottaggio: ma a me non mi va. Lo sai cosa dice Pellizzetti? Che nello sport collettivo maschile si annida più omosessualità che in un covo di checche.

MANILA        Chi è Pellizzetti?

CLIENTE       Ma come, non conosci Pellizzetti? Del resto hai ragione, non sei che una povera puttana.

MANILA        Be', che fai non ti spogli?

CLIENTE       Ma che razza di femmina sei, scusa...

MANILA        Perché fai tante domande? Tu compri, io vendo, stiamo ai patti.                                                               

CLIENTE       I patti sono che io prendo e tu ti fai prendere.

MANILA        No, tu compri e io vendo, niente più.

CLIENTE       Ma che cosa?

MANILA        La mia fica.

CLIENTE       E tu non pronunciare quella parola, per favore!

MANILA        Perché, ti fa schifo?

CLIENTE       Davanti a me per favore, guarda, davanti a me non dirla, mi fa senso. Manchi di rispetto verso il tuo corpo.

MANILA        Ma che cavolo ti prende, siamo in commercio, no?

CLIENTE       Sì, in commercio... ma se tu non fai la tua parte, scusa, io mi smoscio, mi smollo, perdo la voglia.                                      

Pausa. Manila guarda il cliente che si attorciglia un fazzoletto attorno alle tempie doloranti

CLIENTE       Be', che fai, non parli?

MANILA        Non solo vuoi la mia fica, vuoi anche l'intrattenimento. Non sono mica una gheiscia, sai!

CLIENTE       Ti ho pregato di non parlare grassoccio.

MANILA        La fica, è grassoccio?

CLIENTE       Non dire quella parola per favore, mi fa senso.

MANILA        Però a comprarla un tanto l'etto non ti fa senso.

CLIENTE       Io pago, capito, pago caro e non voglio sentire quelle parole.

MANILA        Mica tanto caro. Il mio corpo lo vendo a prezzo ridotto, incluso l'uso della stanza, del letto, delle coperte, del portacenere, della radio, della finestra, del cesso.

CLIENTE       Ma sai che sei meschina? Pensi solo al denaro. Non hai qualcosa dentro che si muove, soffre, piange... non hai un'anima?

MANILA        Mai sentito parlare.

CLIENTE       Che iella! Il mio mal di testa non se ne andrà.

MANILA        Quanti anni hai?

CLIENTE       Venticinque, perché?

MANILA        Parli come uno di cinquanta.

CLIENTE       Sono stanco. Non ho fatto che correre per un mese.

MANILA        Perché?                                   

CLIENTE       Per le elezioni, no? Come credi che me li sono guadagnati i soldi per venire da te?

MANILA        E per chi l'hai fatta questa campagna elettorale?

CLIENTE       Ci mancherebbe che ora mi metto a parlare di politica con una puttana!

MANILA        Sei democristiano?

CLIENTE       Se dici ancora una parola di politica mi alzo e me ne vado.

MANILA        Va bene, ho capito... Vuoi un caffè?

CLIENTE       No, voglio riposare. Posso sdraiarmi?

MANILA        (lo guarda sdraiarsi e fumare assorto. Al pubblico) Io lo guardo, me lo guardo tutto, proprio tutto, dai piedi alla testa, perché a me  piace guardare, sempre così: io guardo, riguardo e poi trac, casco nella cosa guardata... questo è il rischio... a me il guardare mi dà uno strappo, come un rubinetto aperto giù per la schiena... se ad un certo punto guardo ancora mi butto, è così, mi butto dentro la cosa guardata e non ci sono più, calo a fondo, colo a picco, nuoto, corro, mi distendo... mi dico: sono io Manila, stai tranquilla... e invece no, non sono più io manco per niente, sono quella cosa lì guardata... per esempio, un cane che fa la popò sul marciapiede e il padrone lo tira per il collare che quasi lo strozza perché si vergogna, il cretino che il cane gli fa le cacate davanti ai negozi del quartiere... una cacca molle, gialla, da mal di fegato, perché siccome lui non ha tempo, lui è pigro, lui la mattina dorme, più che altro al cane gli dà avanzi marci e quello sta sempre male. Eccolo là il cane, cioè Manila fatta cane, che se ne sta rattrappito con le zampe di dietro piegate, il culo strizzato, la testa in su che guarda l'uomo e dice: aspetta, amore mio, aspetta; non lo vedi che sto cacando?

Pausa. Il cliente non ha sentito niente, si agita

CLIENTE       Questo silenzio mi fa venire i nervi. Ma che fai? dormi?    

MANILA        No, sei tu che dormi.

CLIENTE       Ma tu, ma tu, scusa, tu non sei una prostituta, io me ne intendo, tu sei una cosa diversa, sei una deficiente, un'invertita, una attrice, una buffona, non lo so, certamente non sei quella roba che ho comprato per scopare.

Prima interruzione e dibattito col pubblico

MANILA        Silenzio.                                               

CLIENTE       (suggerendo) Ma che cavolo vuoi...

MANILA        La so la parte. È che stavo pensando cosa vuol dire: intendersene di prostitute. (Rivolta a un uomo del pubblico) Lei scusi se ne intende di prostitute? ci è mai stato? secondo lei una prostituta ha un comportamento speciale, riconoscibile? in che cosa consiste?

Da qui, secondo le risposte del pubblico si dipana il dibattito che va interrotto dagli attori con le battute del testo per ricominciare la recita

CLIENTE       Ma tu, ma tu scusa, tu non sei una prostituta, io me ne intendo...                                                                                    

MANILA        Ma che cavolo vuoi, si può sapere? E togliti quella camicia, dai!     

CLIENTE       Ma così, scusa, sembra che sei tu a comprare e io a vendere, mi smonta.                                                                                

MANILA        E allora di' tu che facciamo.                                                   

CLIENTE       Facciamo finta che ci siamo incontrati per caso su un tram e io ti ho rimorchiato e tu sei incerta se tradire tuo marito o no.

MANILA        Non mi va. E poi il marito non ce l'ho.

CLIENTE       Fai finta, no?!

MANILA        Insomma, devo fare la commedia.

CLIENTE       Ma no, che c'entra. Devi solo darmi retta...

MANILA        Io non faccio la commedia. Io vendo la fica e basta.

CLIENTE       Ti ho detto di non parlare a quel modo, porca puttana, mi spoetizzi!                                                                                  

MANILA        Hai dei bellissimi occhi verdi. Ma sono verdi o celesti?             

CLIENTE       Belli, vero?                                                                                               

MANILA        Di corpo sei un po' scarsuccio. Cioè troppo magro. Fai vedere le mani?

CLIENTE       Mi smonti, porca l'oca, mi smonti.                                          

MANILA        Belle mani, signorili. Tu certamente non lavori con queste mani. Tu lavori con la testa. È per questo che ti fa male.                      

CLIENTE       È tutto un lavoro di testa. E di fegato. Ce ne vuole del fegato.     

MANILA        E hai una bella bocca.                                                           

CLIENTE       Me lo dicono tutti.

MANILA        Sorridi un po'... bei denti... non c'è male.     

Lui sorride

MANILA        Sorridi ancora... bel sorriso. Un po' lugubre ma bello. Come ti chiami?

CLIENTE       Bello qui bello lì... ma chi è che compra fra noi, eh?

MANILA        C'hai un sacco di soldi, eh?                                                   

CLIENTE       Cosa vuoi ricavare da un negozietto di bomboniere al Quadraro?

MANILA        Hai un negozio?

CLIENTE       Mio padre.

MANILA        E tu?

CLIENTE       Studio. Faccio Economia e Commercio.    

MANILA        E hai fatto dei soldi con la campagna elettorale...

CLIENTE       Senti, Manila... io, guarda, non sono un toro furioso se no a quest'ora ti avevo già sbattuta sul letto senza tante cerimonie. A me mi piace la persona umana, mi piace capire, vedere, mi piace che tu sei tu e io sono io, non mi va di trattarti come una bestia, io ci tengo alle buone maniere, in un certo senso sono un signore.

MANILA        Non sarai mica un fascista?

CLIENTE       No... sono un democratico, io... perché?

MANILA        Io coi fascisti non ci vado.                                                  

CLIENTE       Ma guarda che come puttana sei troppo capricciosa.

MANILA        Pensa ai cazzi tuoi! Allora, te la levi la camicia!?            

CLIENTE       Io non mi levo niente. Dio, che mal di testa, ce l'hai un'aspirina?

MANILA        Ora vedo.                                                                   

Prende un'aspirina e gli porge il tubetto

CLIENTE       No, non così.

MANILA        E come?

CLIENTE       Qui, in mezzo al palmo, così. Io la prendo su con la lingua esento la tua carne... con mia madre faccio sempre così... E lei ride... perché le lecco la mano... buffo, no? mi chiama cuccioletto. Mi fai un massaggino ai piedi, Manila?

Manila gli prende i piedi in mano

MANILA        I piedi parlano, dicono molto i piedi. Mia nonna diceva: guarda sempre i piedi di un uomo. Se sono troppo piccoli stai lontana. Se brillano stai lontana. Se sono come due morticini stai lontana. Se invece puzzano e soffrono il solletico prendili pure in mano, sono piedi amici. Allora, te la levi questa camicia?

CLIENTE       Ma sì... ecco qua, che dici?

MANILA        Non c'è male. Però hai un po' di peli. A me l'uomo col pelo sul petto mi dà fastidio. Io l'uomo lo giudico dal petto. Se ha i peli è un ipocrita e un vanitoso. Poi subito dopo vengono i fianchi. E poi il culo. E infine il cazzo. Anche se poi è la cosa meno espressiva dell'uomo. Anzi, proprio la più falsa. Perché se lo volete sapere, il cazzo non dice mai la verità. Quando è grosso è tutto buttato in avanti che sembra ti vuole trapassare, poi è un bonaccione un po' deficiente che alla prima parola dura si accuccia impaurito. Se invece è timido e dolcetto e sempre un po' umidiccio, che tu dici: questo manco ce la fa a stare diritto, ecco, quello magari è il più rognoso, il più furbo che non si stanca mai e ad un certo punto ti sputa in pancia un seme che manco te l'aspetti e rimani incinta nel tempo di dire ahi. Ci sono poi quei cazzi malinconici, tutti lunghi e stretti, tutti lisci e caldi che quando lo prendi in mano dici: che bellezza, che eleganza! e invece sono i più pelandroni, sono cazzi vanitosi che si gonfiano solo se li aduli e al momento buono si afflosciano che li sputi fuori con un colpo di tosse. Poi ci sono i cazzi a pera, grossi sotto e sottili sopra e quelli sono i più noiosi, sempre in lite, perché la base dice una cosa e il vertice un'altra e così non combinano un accidente. Poi ci sono i cazzi tutti di un pezzo, come se avessero ingoiato una scopa, che se ne stanno sempre lì in parata come dei bersaglieri e con quelli c'è poco da sperare: partono per la guerra, piantano la baionetta nel corpo del nemico e tornano alla trincea a prendere nuovi ordini. Quelli sono i peggiori, i più fessi, i più rincoglioniti, non capiscono un accidente, e fanno solo cacare. Poi ci sono i cazzetti senza pensieri, allegrotti e pettegoli che stanno sempre a curiosare, di solito puzzano di fritto misto, e si intrufolano dappertutto, hanno la predilezione per la bocca e il culo, vogliono stare di qua e di là, e se non ti va brontolano, protestano, si contorcono come vermi. Poi c'è il cazzo permaloso, che si offende subito appena gli dici ciao; c'è il cazzo svampito che non capisce mai qual è il momento buono e si rizza sempre quando gli tocca andare via. C'è il cazzo bambino che ha bisogno delle carezze della mamma. C'è il cazzo masochista che se non gli dai subito una botta ap-

pena lo vedi ti tiene il muso e mancoriesce a mettersi seduto. Ecco l'insidia del cazzo che non dice mai la verità.

Pausa. Il cliente si risveglia

CLIENTE       Ehi, che ci fai con i miei piedi in mano?  

MANILA        Ti faccio un massaggio, no?

CLIENTE       Ho dormito, quanto ho dormito?

MANILA        Mezz'ora.

CLIENTE       Accidenti, ho perso mezz'ora. Cinquemila lire le scaliamo dal totale, eh?

MANILA        Un corno. Tu hai dormito ma io ho lavorato.

CLIENTE       Coi piedi di un morto.

MANILA        Piedi o non piedi fa lo stesso. Il mio tempo lavorativo se n'è andato. Tu hai comprato pure l'uso del letto e del cuscino.

CLIENTE       Parli come una che ha studiato. Ma da dove vieni?

MANILA        Infatti, sono laureata in Lettere e Filosofia.                      

CLIENTE       Oh Dio, che mal di testa! Ma scusa, che ci fa una laureata questa stanza?                                                                         

MANILA        Indovina!                                                                          

CLIENTE       Ma perché non sei in una scuola a insegnare invece di essere qui in un letto con uno sconosciuto?

MANILA        Sono affari che non ti riguardano.

CLIENTE       Ma così mi smonti, Manila, mi smonti, porca l'oca, mi butti giù.

MANILA        Va bene, ti smonto, ma poi ti rimonto, perciò che si fa?

CLIENTE       Be', ora spogliati un pochino tu, no?

MANILA        Senti, il bello qui fra noi due sei tu, perché io, come tutte le cose che si comprano e si vendono sono un poco sciupata e non mi va di spogliarmi.

CLIENTE       Va bene, come vuoi. Mi metti una mano sulla fronte? Mia madre sai che dice quando ho la febbre? Febbri, febbruzzi, malattia, deliriu, vattinni a casa, qua non c'è pane per li dentuzzi tui!

MANILA        Tua madre, scommetto, sta alla cassa.

CLIENTE       Come hai fatto a indovinare?

MANILA        Verso mezzogiorno stacca per andare a cucinare e allora ci si mette tua sorella alla cassa.

CLIENTE       No, la mia ragazza.

MANILA        Hai una ragazza e vieni da me. Non lo fai l'amore con lei?

CLIENTE       Certo che lo faccio, non siamo mica nell’Ottocento.

MANILA        E allora?                                                   

CLIENTE       Allora che?

MANILA        Allora che bisogno hai di venire qui a farti coccolare da me?

CLIENTE       Ma lo sai che ragioni proprio come mia madre? Che bisogno hai di andare con quelle zoccole, a spendere dei soldi che devi ancora comprarti i mobili per la casa?

MANILA        Non ti piace la tua ragazza?

CLIENTE       È bellissima: alta, lunga, bionda, fragile, che ho paura di toccarla. Sa scrivere a macchina, è diplomata stenodattilografa. Guadagna pure bene, E soprattutto mi ama. Quando viene a casa mi dice: scegli, cosa vuoi mangiare? Io scelgo sul Talismano della felicità i piatti più complicati e lei me li fa. Lo sai il brodetto col tartufo?

MANILA        Che roba è?

CLIENTE       Il brodetto col tartufo... un pasticcio di rane con latte, panna, piselli, cannella, zenzero, noce moscata, fiocchi d'avena, burro e poi i tartufi sopra... Mia madre è molto contenta di lei. Stanno sempre insieme, mi spiano, mi fanno i ricatti, mi si mettono contro e io così le faccio fesse tutte e due. Ho bisogno della mia indipendenza, io. E poi certe sconcezze con lei non le posso fare. MANILA Per esempio?                                  

CLIENTE       I piedi in mano, per esempio... Lei questo non lo farebbe.

MANILA        Sono sconci i piedi?

CLIENTE       E poi c'è sempre mia madre di mezzo. Io quando scopo con lei ho l'impressione di scopare con mia madre.

MANILA        Fai ancora così!                                                               

CLIENTE       Così come?

MANILA        Così, sgrana gli occhi, ma sai che sono proprio bellissimi?

CLIENTE       Se guardi fisso dentro ci puoi vedere una rosa che palpita.    

MANILA        Anche questo lo dice tua madre?                                       

CLIENTE       Perché, non è vero?

MANILA        La tua ragazza come ce li ha gli occhi?                                

CLIENTE       Piccoli. Neri. Ha tutto piccolo. I denti piccoli, gli occhi piccoli, come quelli di un maiale, le mani piccole come quelle di una scimmietta, i piedi piccoli come quelli di un topolino, i seni piccoli come una rapa. Ma ti pare che una donna possa andare in giro senza seni? Mi fai vedere il tuo seno, Manila?

MANILA        Il mio seno lasciamolo dov'è che dorme.

CLIENTE       Ma io ho una passione per il seno, il seno mi eccita, io senza seno non riesco a fare un accidente.

MANILA        Che te ne fai del seno, è un seno e basta, che te ne fai?

CLIENTE       Io mi ci attacco, lo ciancico, lo succhio, per me il seno è tutto.

MANILA        Il mio c'ha pure il latte, figurati!

CLIENTE       Il latte? Oddio, il latte. C'hai il latte? Ma perché?

MANILA        Perché ho avuto un bambino da pochi mesi, idiota, perché credi che a una gli viene il latte?

CLIENTE       Oddio, mi si sta rizzando.

MANILA        Finalmente, allora togliti i pantaloni.

CLIENTE       Però tu sei strana, è una cosa che mi butta giù, mi butta a terra. Non sei normale, mi smonti.

MANILA        Che ti frega a te se non sono normale!

CLIENTE       Ma è proprio vero che c'hai il latte?

MANILA        Sì, perché?

CLIENTE       Mi hai dato un pugno nella pancia con questa notizia. Perché sai io ho una passione furiosa nella mia vita, da quando ero piccolo che mi nascondevo dentro la cappella buia per stare solo con la statua della Madonna e poi mi attaccavo al suo seno e piangevo e inghiottivo le lacrime e sentivo il latte che colava colava e finivo per venirmene come uno scemo dentro i pantaloni. Allora, Manila, mi fai questo piacere?

Interruzione e dibattito col pubblico

MANILA        ... Ecco, questa cosa del latte l'ho sentita spesso. Ma per me è offensiva... a parte il fatto che diventi la madre, sei amata per un particolare del corpo, non per intero... anche voi (al pubblico) scommetto che avete delle preferenze del corpo femminile, come dal macellaio: mi dia un po' di spalla, oppure la coscia. .. il corpo della donna diviso, esaltato ma diviso... (ad un uomo del pubblico) Tu cosa preferisci? il seno, la coscia?

Si apre il dibattito. Quando finisce il cliente riprende la sua battuta                                   

MANILA        E che dice la tua ragazza che vai a puttane?

CLIENTE       Mica glielo dico. E poi non dire così di te, non ti buttare giù a questo modo.

MANILA        Come dovrei dire?

CLIENTE       Non lo so, massaggiatrice, accompagnatrice, cortigiana, to', la vita bisogna un po' inventarla, un po' immaginarla... io sono qui in una stanza con una che non conosco, è tutto da scoprire, da inventare, capisci... chissà cosa ne viene fuori... Ecco questa è l'avventura come la vedo io.

MANILA        Ma quante cose vuoi comprare con quei pochi soldi che mi dai?

CLIENTE       Perché vuoi spoetizzare tutto?

MANILA        Io con te non potrei mai avere un'avventura.                

CLIENTE       E perché?                                                                  

MANILA        Perché sei piatto come un ferro da stiro. Sei noioso.

CLIENTE       Lo sai, basta poco... chiudo gli occhi e immagino... che tu sei una vergine... una ragazza altera, solitaria, che non ha mai conosciuto l'uomo e non vuole, non vuole a nessun costo essere toccata.                                                                             

MANILA        Ti piacerebbe violentarmi, eh?... Io guardo... guardo dentro l'acqua sporca del suo cuore, guardo dentro quegli occhi verdi, bellissimi e mi viene una voglia, una voglia giù per la schiena, di entrare in quel petto di studente di Economia e Commercio, le ciglia nere, il fiato che sa di sigaretta, io quasi divento lui.            

CLIENTE       Tu però sei un poco degenerata, Manila... un po' pervertita, non è così?                               

MANILA        Che cazzo dici?              

CLIENTE       E non parlare volgare.

MANILA        Levati le mutande.

CLIENTE       E vaffanculo, stronza! Chi è che compra qui, io o te?

MANILA        I soldi ce li hai tu e perciò sei tu che compri, ma il piacere ce l'avrai solo tu perciò sei tu che compri te stesso attraverso di me.  

CLIENTE       Tu non sei una prostituta, non so chi sei, ma non sei una prostituta, mi smonti.

MANILA        Chiaviamo?

CLIENTE       No, così no. Io ho bisogno di una certa atmosfera, di un certo languore... accendi la radio per favore.

Manila accende la radio. Musica

CLIENTE       Ecco, musica, buio e un corpo caldo di donna, non chiedo altro.

MANILA        Vuoi sapere quanti ne faccio al giorno?

CLIENTE       Non mi smontare, stai zitta !

MANILA        Dalle tre alle cinque: due. Dalle sei alle otto: cinque. C'è chi preferisce un quarto d'ora per pagare di meno. Sabato ne ho fatti quindici in un pomeriggio.

CLIENTE       Dio, che mal di testa! E spegni quell'arnese per favore!       

Manila spegne la radio

CLIENTE       Mi hai smontato. Tanto hai fatto che mi hai smontato. Possibile che non hai un briciolo di fantasia, di immaginazione? E pensare che io sarei capace di venire qui una volta alla settimana per dieci anni di seguito...

MANILA        Dieci anni? Ma chi ti vuole? Sei matto?

CLIENTE       Magari in agosto no, perché vado a Caserta con i miei. Ma gli altri mesi, sempre. Potremmo metterci d'accordo per il prezzo. Facciamo un forfait.

MANILA        Un tanto al mese insomma, uno stipendio fisso.

CLIENTE       Pensa che mio padre ha frequentato sempre la stessa puttana per venticinque anni di seguito.

MANILA        E tua madre?

CLIENTE       Che c'entra mia madre? Con mio padre lei ci va per dovere. Manco lo sa cos'è il sesso. In vita sua non ha mai goduto. Ha fatto cinque figli e non ha mai goduto.

MANILA        E tu come lo sai?

CLIENTE       Un giorno torno a casa e vedo mia madre seduta sul divano in camicia da notte che parla al telefono, con la radio accanto. Era una di quelle trasmissioni delle radio libere, sai, e lei stava raccontando tutto: io l'orgasmo non l'ho mai provato, mio marito è un porco che fa il comodo suo e poi se la squaglia senza dire ciao, mio figlio è uno schifosissimo frocio, pensa solo a sé, io ho strigliato pavimenti per cinquant’anni e ora non so manco chi sono. Sai che ho fatto?

MANILA        Hai spaccato la radio e te ne sei andato di casa sbattendo la porta.

CLIENTE       L'ho menata.

MANILA        Hai la faccia di un Esse Esse tu, con quella barbaccia bionda e quegli occhi da serpente.

CLIENTE       Ma ti pare che una va a raccontare i fatti suoi intimi alla radio! Io l'avrei strangolata.

MANILA        Ma poi te ne sei pentito, scommetto.                 

CLIENTE       Quando l'ho vista tutta livida che piangeva, mi ha fatto pena. Le ho chiesto scusa, l'ho abbracciata e baciata. Dopotutto è mia madre, no?

MANILA        Allora, te le togli le mutande o no? 

Il cliente si toglie le mutande

MANILA        Hai un bel cazzo. Un po' stupido, non è uno di quei cazzi che capiscono al volo cosa debbono fare.

CLIENTE       Cosa fai, mi stai insultando?

MANILA        Mica tu, il tuo cazzo.

CLIENTE       Ma lui sono io. Mi hai proprio buttato giù.

MANILA        E ora ti tiro su. È il mio mestiere, no? (Al pubblico) Prendo in mano quel pezzo di carne frolla ridotta senza un filo di sangue, floscio e moscio come un guanto e lo faccio ballare, lo stringo, lo strizzo, lo struscio, lo liscio, finché l'animale non tira su la testa e io zac gli vado sopra. Lì per lì si arrabbia, dice: ma da quando in qua tu devi stare sopra, mi soffochi! Dico: stai buono e zitto se no finisce tutto nella merda, che ho fatto tanta fatica per tirarti su; mi metto sopra perché così ti butto fuori quando mi pare, non voglio mica rimanere incinta! Lui abbozza, si muove. Come nuotatore non è male. Ha un modo di muoversi, di ciondolare, che è dolcissimo. Ma la cosa tremenda, la cosa orribile è che sto cascando dentro quel corpo sudato, mi attacco ai bordi con le dita, ma non c'è niente da fare, senza che quasi me ne accorgo scivolo dentro quell'acqua melmosa e mi faccio lui, timido, gongolante, assetato di latte materno. Apro la camicetta, gli do da bere il latte mio e lui, cioè io, se ne viene come una fontana, un fiume, una cataratta, un diluvio, perché io sono un cazzo innamorato dentro la fica della mia mamma e Il latte che mando giù per la gola mi eccita, mi stravolge, mi tira il seno e io divento tutto latte nella gola di mio figlio che sono io e che sputa il seme dolce nel mio ventre che è il suo e io sono in lei che è la madre mia e il figlio della madre che si fa latte per il mio amato amore materno.

Silenzio.                              

Pausa.

Lui si riprende. Si rimette le mutande. Si guarda allo specchio

CLIENTE       Però, è proprio un peccato che fai la prostituta. Non ti sta bene. Ma non potresti trovare qualcosa di meglio, che so, un posto di insegnante... in una scuola... un liceo, eh? Non ti vergogni, tu che hai una certa cultura, non ti vergogni a fare questo mestiere di merda?

MANILA        (Ancora stordita) Eh?

CLIENTE       Una ragazza a posto come te.

MANILA        Ma che fai, la predica ora?

CLIENTE       Fra qualche anno nessuno ti vuole più, lo sai. Sarai ridotta uno straccio e ti toccherà scendere sempre più in basso, sempre più in basso.

MANILA        Si può sapere che vuoi?

CLIENTE       Eppure tu, Manila, hai preso qualcosa da me, hai preso il piacere, me ne sono accorto sai, anche se non hai detto una parola, niente, mica sono scemo sai, me ne sono accorto che ti piacevo, perciò in un certo senso il nostro non è più un rapporto commerciale.

MANILA        Fammi un po' capire, fammi un po' capire dove vuoi arrivare... Il rapporto commerciale non c'è più e allora... che cavolo è? un regalo? perciò sarebbe un regalo che io faccio a te per la tua bella faccia di nazista stanco?

CLIENTE       Ecco, vedo che hai capito perfettamente, Manila, lo sapevo che sei molto intelligente.

MANILA        Capito che?

CLIENTE       Dico che siamo pari. Non siamo due classi opposte, una che si vende e una che compra, siamo uguali, d'altronde siamo poveri tutti e due, siamo due sfruttati, no?

MANILA        No, dico scusa un momento, dico, ripeti un po'! che cavolo vuol dire tutto questo?

CLIENTE       Vuol dire che io ho una grande passione per il tuo corpo che è proprio straordinario, Manila. Vuol dire che mi piace moltissimo fare l'amore con te, col tuo seno che è stupendo, col tuo latte che è dolcissimo e a te parimenti piace accoppiarti con me che sono giovane, bello, di buona carne, e insomma impiantiamo un rapporto affettivo che magari in futuro...

MANILA        In parole povere vorresti dire che non hai voglia di pagare.

CLIENTE       Che bisogno c'è di pagare una cosa che viene da te spontaneamente? Questo è amore, Manila, niente altro che amore.

MANILA        Senti, occhio di serpente, se tu con questo vuoi dire che non mi paghi ti ficco un coltello nella pancia, capito?

CLIENTE       Noi non usiamo il coltello. E nemmeno la pistola. Noi siamo per la ragione e il cuore. Come diceva Lenin: disciplina, lavoro e studio.

MANILA        Io invece il coltello lo uso.                                           

CLIENTE       Tu mi ami, Manila.                              

MANILA        Non ti amo per niente. Me ne frego di te.

CLIENTE       E invece no, tu mi ami. E ora ti dico, con cognizione di causa che potrei diventare l'uomo della tua vita, potrei farti tornare la tenerezza che hai perduto facendo questo mestiere di merda, potrei dare un padre al tuo figlio senza padre, eh che ne dici?

MANILA        Tira fuori i soldi.

CLIENTE       Te li do, te li do i soldi, ma possibile che non capisci niente, porco satana, non è per i soldi, io parlo d'altro, parlo del nostro futuro.

MANILA        Tuo, fottuto.

CLIENTE       No, nostro, di noi due. Quanti anni hai? trenta, trentacinque? non importa, non voglio saperlo. Per me è come se ne avessi diciotto. Siamo simili noi, Manila. Ci piace il denaro, la grandezza, i sogni, l'amore.

MANILA        Non siamo simili neanche un po', per fortuna. Pensa a te. Parla per te.

CLIENTE       Senti, devo confessarti una cosa... voglio che sai tutto di me... ti voglio dimostrare che sono nudo e indifeso davanti a te.

MANILA        Non mi raccontare niente. Mi stordisci con le tue chiacchiere.

CLIENTE       Io per anni sono stato innamorato di un ragazzo della mia età, Stefano. Studiavamo insieme, giocavamo a calcio insieme, dormivamo insieme. Era diventata un'ossessione. Io poi mica lo sapevo che era amore. Per me Stefano era un caro amico e basta. Con lui andavo a caccia di straniere. Caricavamo le turiste a piazza San Pietro, le portavamo verso Prima Porta e lì facevamo l'amore come due matti. Ma mentre io facevo con la mia dovevo guardare lui se no manco mi eccitavo. E poi gli gridavo: dai Stefano, dagli dentro, infilzala, trapassala, prendila, inchiodala!

Terza interruzione e dibattito col pubblico

MANILA        Guarda che sei troppo violento.

CLIENTE       È il testo. Sono battute violente e le dico con violenza.

MANILA        Be', anche il testo è troppo violento. Ogni volta che sento la tua battuta mi si rivolta lo stomaco. (Alle donne del pubblico) Non l'avete sentito anche voi che è spaventosa la violenza di queste battute? Eppure ci sono degli uomini che parlano così alle donne. Li avete mai sentiti? Cosa significa secondo te (ad una donna) il sesso visto in questo modo? hai avuto delle esperienze di questo tipo?

Si apre il dibattito. Quando finisce si spengono le luci della sala. Si accendono le luci della scena. Il cliente ridice tutta la battuta e Manila continua come è nel testo

MANILA        Sei proprio un fascista.

CLIENTE       Non dire fesserie, sono un uomo di sinistra, io. Ho avuto la tessera del PCI. Sono stato in Avanguardia Operaia. Ora sono a spasso. Io sono contro la violenza, sono per la concordia, l'armonia, la vita collettiva, i nuovi valori. Poi ora è finita con quella roba lì. Stefano è partito militare. Io mi sono preso una ragazza, ma seriamente, per sposarla.                                           

MANILA        Però vieni qui da me.                                                            

CLIENTE       Il matrimonio è una cosa, il sesso un'altra. Sai quanti mesi è che non faccio l'amore con lei? Cinque. Ho paura di non farcela. Con te invece sì. Credi che sono malato?

MANILA        Non mi interessa.                                       

CLIENTE       Io, guarda, potrei perfino sposarti!

MANILA        Sì, per fare la prostituta a tempo pieno, no, grazie.

CLIENTE       Un uomo ti offre la sua libertà e tu la rifiuti così?

MANILA        Non la voglio la tua libertà. Me la rinfacceresti ad ogni ora del giorno e della notte.

CLIENTE       Ma allora perché non lavori, potresti fare la dattilografa, come la mia ragazza, vuoi che ti aiuti a cercare un posto?  

MANILA        Sì, per fare la prostituta d'azienda, no, grazie.   

CLIENTE       Potresti fare la commessa.                                 

MANILA        Sì, prostituta di negozio, no, grazie.                  

CLIENTE       Ma perché non ti accontenti mai? sembra che la donna non può fare altro che la prostituta.

MANILA        L'hai detto, occhio di serpente, la donna può solo decidere se prostituirsi in pubblico o in privato, per la strada o in casa, chiaro?

Il cliente si avvicina e la bacia sul collo

MANILA        Mi bacia, lo stronzo, mi bacia con una dolcezza che mi fa cascare le braccia. Manila, attenta che questo vuole scorticarti, vuole lasciarti senza fiato, nuda e cruda, vuole fare tutto gratis. Ma lui lo sa che mi piacciono quelle ciglia, quegli occhi, quella pelle. Io se lo guardo ancora un po' ci casco dentro, ci casco, come quella volta che sono cascata dentro una vecchia in tram e non riuscivo più a uscirne... sentivo gli sguardi schifati della gente sulla mia faccia rugosa e avevo la testa leggera, tanto leggera che ho pensato che ero senza cervello, come una noce bacata che quando la apri ci trovi solo dei granelli di polvere nera, tenevo una grossa borsa verde sulle ginocchia e ogni tanto andavo a controllare con le dita rugose che la cerniera fosse chiusa, poi masticavo, masticavo come una vecchia capra, guardavo fuori dal finestrino con gli occhi acquosi e vedevo il mondo lontano e brutto; sotto le braccia sentivo le cosce che si stringevano senza toccarsi, il cuore batteva fiacco fiacco e non mi importava niente di nessuno, volevo solo mangiare una cosa buona, un dolce che tenevo dentro la borsa verde... è per quello che controllavo la chiusura perché avevo paura che qualcuno me lo rubava; sapevo che la mia vita era attaccata a quel dolce e tutto il resto non mi faceva né caldo né freddo, che cazzo di vecchia, l'avrei strangolata!

CLIENTE       Lo sai, Manila, che penso? Penso che sei proprio una ragazza perbene. Io non ci credo che ora tu ti lavi, ti rivesti e torni in strada ad accalappiare altri clienti.

MANILA        Sono otto mesi che non provavo niente di niente... chissà cosa è successo oggi con questo imbecille... (A lui) Non mi rompere l'anima con le tue adulazioni, tanto lo sconto non te lo faccio.

CLIENTE       Ma che dici? mica sono avaro, sai? io quello che ti debbo dare, quello che è pattuito, te lo do, non ci sono santi. Ma tu un uomo che ti protegge non ce l'hai.

MANILA        Io non ho bisogno di protettori. Io mi sono arrangiata in un altro modo con le mie amiche.

CLIENTE       Se ti dicessi: sono un ragazzo forte, ho fatto il karate, posso buttare chiunque a terra, ti piaccio, giuro su dio che non

approfitto di niente, mi metto al tuo servizio, non ti rompo l'anima, faccio quello che comandi, per me prendo solo una piccola percentuale, il dieci per cento magari, eh, che ne dici?

MANILA        Dico di no.

CLIENTE       Manila, porco mondo, lascio quel fantasma della mia ragazza, me ne vado di casa, lascio l'università e ci mettiamo insieme, ce ne andiamo in viaggio, noi due soli, a Parigi, in Liguria, in America, eh, che ne dici?

MANILA        (al pubblico) ... Però che ordine qui dentro, quel magnaccia di merda dagli occhi di menta, com'è tutto bello e pulito dentro di lui, i mobili al loro posto, i tappeti soffici sotto i piedi... ci sono delle seggioline dure e rigide su cui stanno seduti i parenti: la madre con la bocca piena di pesce, la fidanzata con le braccia di vetro trasparente, il padre con il culo di piombo. Al centro c'è una bella poltrona imbottita per lui, il figlio prediletto. Sulle ginocchia tiene un catino pieno di monete d'oro, appena sfornate. Com'è tutto ordinato e felice qui dentro. E tutti sorridono gentili, affettuosi. Poi mi fanno vedere che c'è un posto anche per me in cima a una specie di altare. Anzi il padre mi ci porta sopra, mi costringe a mettermi a quattro zampe. Poi mi lega, sempre sorridendo gentile, con dei legacci d'oro pesanti e freddi. Ora sono saldamente attaccata al muro e al pavimento. Subito dopo due mani forti mi prendono i seni nudi, li stringono e li tirano verso il basso con un unico gesto fermo e rabbioso. Sotto la mia pancia c'è un secchio in cui il latte sprizza con un rumore di ferro. Il dolore mi fa rimanere senza fiato.

CLIENTE       Ehi, Manila, che fai, dormi? ma che razza di puttana sei, sempre distratta, sempre per i fatti tuoi!

MANILA        Ecco, io vorrei non avere bisogno del tuo corpo, di nessun corpo d'uomo.

CLIENTE       Tu hai bisogno di me, come io ho bisogno di te. Noi due dobbiamo metterci insieme, Manila, dobbiamo fare un accordo, è fatale.

MANILA        No, tu devi pagare. Non voglio fare accordi con te,

CLIENTE       Non ti piaccio?

MANILA        Sì, mi piaci, appunto. È quello il tranello. Paga e vattene.

CLIENTE       Se pago chiudo con te, non capisci, e invece io voglio tenere tutto aperto, tutto aperto...

MANILA        Mi hai stufato. Paga!

CLIENTE       E come me lo imponi, eh, amore mio? come fai se io rifiuto, che fai? chiami la polizia? o tiri fuori la pistola? ma guardati un po', non hai statura, non hai muscoli, non hai fiato, non hai manco il cazzo, che vuoi fare? Io, guarda, prendo la porta e me ne vado, ciao! Questo per dimostrarti che hai bisogno di un protettore. Se ci fossi io là fuori nessuno oserebbe trattarti in questo modo, capisci?

MANILA        Non fare l'idiota. E pagami quello che devi. Non parlavi di ordine prima, di moralità? E allora comincia col rispettare i patti.

CLIENTE       La moralità consisterebbe nell'eliminare la prostituzione. Strutture nuove per una nuova convivenza civile! Tie', ti do la metà. Il resto la prossima volta. Ciao, amore!

Manila si affaccia sulla porta e chiama a gran voce

MANILA        Anna! Carmela! Marina! Non ha pagato. Se ne sta andando.

Si sente un gran trambusto fuori. Urla. Botte. La voce di lui che protesta. E poi un vagito. Manila va a prendere il neonato e lo porta in braccio. Si siede e canta

MANILA        Ninna ninna ninna bella bambina

dormi non pensare al tuo futuro

ti cucirò le labbra con lo spago

per non avere la tentazione di baciare

dirai che la tua mamma era una strega

dirai che la tua mamma era una fata

ti cucirò la fica con filo di seta

per non avere la tentazione di chiavare,

dirai che la tua mamma era una strega

dirai che la tua mamma era una fata

dormi bambina dormi mangia e ingrossa

ti cucirò gli occhi col verderame

per non avere la tentazione di guardare

dirai che la tua mamma era una strega

dirai che la tua mamma era una fata

quando sarai grande vivrai solo fra donne

diventerai una strega, diventerai una fata.

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