1926
a Marta Abba
Tragedia in tre atti
di Luigi Pirandello
Arnoldo Mondadori Editore - Milano
1966
PERSONAGGI
TUDA
modella
NONO GIUNCANO
vecchio scultore
SIRIO DOSSI
giovane scultore
SARA MENDEL
CARAVANI
pittore
JONELLA
modella
Le streghe:
I. GIUDITTA, 2. ROSA
LA MODISTA
LA GIOVANE
che accompagna la Sarta
LA GIOVANE
che accompagna la Modista
A Roma. Oggi
ATTO PRIMO
Lo studio dello scultore Sirio Dossi.
Muri bianchi, altissimi. Alle grandi vetrate luminose, tende nere. Tappeto nero, mobili neri. Lungo le pareti collocate simmetricamente, riproduzioni in gesso di antiche statue di Diana. Porta a destra; uscio a sinistra.
Una gran tenda bianca pende quasi a mezzo della scena, sospesa a un bastone e scorrevole sugli anelli, a riparo della modella nuda, in piedi su uno zoccolo. La sua ombra, per via d'una forte lampada accesa dietro, si proietta nera, enorme, sulla parete di fondo, atteggiata da Diana, come nel piccolo bronzo del museo di Brescia, attribuito al Cellini.
Al levarsi della tela, Nono Giuncano, di qua dalla tenda, fosco, irrequieto, siede su uno sgabello, aspettando che la "posa" di l abbia fine. Ha circa sessant'anni. Corporatura poderosa. Barba e capelli bianchi, scomposti. Viso macerato, ma occhi giovanissimi, acuti. Veste di nero.
Tuda (dietro la tenda in posa). Basta, per carit!
Sirio (anche lui dietro la tenda). No: ferma l!
Tuda. Non reggo pi!
Giuncano. Ma s, basta! basta!
Sirio. Ferma, ti dico! Non passata l'ora.
Tuda. passata, passata!
Sirio. Ancora un momento!
Tuda. Non ne posso pi!
Sirio (con un urlo). Fermo quel braccio, perdio!
Lunga pausa. Giuncano smania, feroce.
Tuda (prima con un sorriso quasi infantile). Ahi. Non me lo sento pi! Lasciamelo abbassare almeno per un minuto. Sono di carne, oh!
Si vedr l'ombra scomporsi dal suo atteggiamento; abbassare il braccio: prenderselo con l'altro come a sorreggerlo.
Sirio (allo, biondo, viso pallido, energico, occhi chiari, d'acciaio, inflessibili, quasi induriti nella crudele freddezza della loro luce, viene fuori dalla tenda, buttando con fracasso la stecca. Ha indosso un lungo camice bianco, stretto alla vita da una cintura. Investe Nono Giuncano).
Ma possibile ch'io debba lavorare cos, con te qua che la istighi a ribellarsi, invece di persuaderla a star ferma?
Giuncano. Uccidila, uccidila: star fermissima!
Sirio. T' nata adesso che non lavori pi tutta codesta considerazione per le modelle?
Giuncano (lo guarda sdegnosamente, poi). Per le modelle? Sciocco!
Sirio. Se soffri tanto a vedere lavorare gli altri, perch te ne vieni qua da me?
Giuncano. Perch vorrei che tu almeno
Sirio. ah s? proprio io? non lavorassi pi?
Giuncano. Coi tuoi danari
Sirio (con scatto d'ira). Finiscila una buona volta di buttarmeli in faccia, i miei danari!
Giuncano. Io! in faccia? al contrario! Vorrei che ne profittassi
Sirio. per non lavorare pi
Giuncano. e li buttassi tu, in faccia agli altri; a coloro che fanno le statue per vivere perch non ne facessero pi.
Sirio. Sei proprio impazzito!
Giuncano (subito, con forza, alzandosi). Ah s e ne ringrazio Dio, se vuoi saperlo! Questa mattina ah, li ho qua ancora, come una vampa negli occhi su ai Parioli tutti quei papaveri la gioja
Sirio (stonato). che dici?...
Giuncano. non la volevano dare a nessuno (chi li vedeva lass?) l'avevano, l'avevano per s, la gioja d'avvampare al sole, cos in tanti insieme e il silenzio, su quel loro rosso scarlatto, pareva stupore stupore.
Sirio (stordito). I papaveri?
Giuncano. Perch ora vedo! Da che sono impazzito, come tu dici. Sapessi quante cose che prima non vedevo!
Tuda (ancora dietro la tenda). Ah pap Giuncano, peccato che sono cos
sottintende: nuda
verrei a darle un bacio! Ma glielo d qua, senta, sul mio braccio
gemito
ah Dio, freddo come se fosse morto.
Sirio(a Giuncano). Insomma, te ne vai? vuoi lasciarmi lavorare?
Tuda. Non se ne vada, no, Maestro, non se ne vada!
Sirio. Non far la stupida: rimettiti in posa, ti prego!
Tuda. Ah, no no, basta: quasi mezzogiorno: mi rivesto.
Si caccia subito addosso un "chimono" violaceo e vien fuori coi piedi nudi in un paio di babbucce e un grappolo d'uva in mano e nell'altra un panino; carezza sul volto la prima statua presso la tenda e le dice:
Tu non hai fame; io s, e mangio!
giovanissima e di meravigliosa bellezza. Capelli fulvi, ricciuti, pettinati alla greca. Occhi verdi, lunghi, grandi e lucenti, che ora, nella passione, s'intorbidano come acqua di lago; ora, nella serenit, si fermano a guardare limpidi e dolci come un'alba lunare; ora, nella tristezza, hanno l'opacit dolente della turchese. La bocca ha spesso un atteggiamento doloroso, come se la vita di solito le desse una sdegnosa amarezza; ma se ride, ha subito una grazia luminosa, che sembra rischiari e avvivi ogni cosa.
Giuncano. Mangia, s, cara. Ti prometto e giuro che codesta Diana che ti d il martirio sar la prima su cui verr a tentare l'esperimento.
Tuda. Che esperimento? Mi dica.
Giuncano. Ah, uno, cara, che se riesce, far passare la voglia a tutti gli scultori di fare altre statue.
Tuda. E allora io?
Giuncano. Non farai pi la modella, almeno agli scultori.
Tuda. E ai pittori, s? Meno male.
Sirio. Dobbiamo dunque rimandare? Fino a quando?
Tuda. Ma se non dovevo venire neanche questa mattina, scusa! Vede, Maestro, come mi ringrazia?
Sirio. Mi lasci cos, e vorresti che ti ringraziassi per giunta?
Tuda. T'avevo pur detto, ricordati, di non cominciare. Non dovevi!
Giuncano. Ecco: benissimo: mai.
Tuda. Non dico "mai"; almeno fino al giorno che avrei potuto impegnarmi con lui per tutto il tempo che gli bisognava, dato che gli s' proprio radicata oh, questa bella mania, di mettersi a fare lo scultore.
Sirio. Ma che scultore! finiscila! Ho schifo solo a sentirlo dire.
Tuda. Non uno studio di scultore, questo? Pare quasi finto, tant' bello! Chi sa quanto ti sar costato!
Sirio. La professione...
Tuda (a Giuncano). vero che l'idea gli nacque ?
Sirio (ghignando). s, la favola del ragazzo!
Tuda. lo dicono tutti
Sirio. eh s, circola, circola!
Tuda. che eseguiva la copia d'un piede, davanti al suo
indica Giuncano
studio.
Giuncano. Maledetto!
Sirio (a Giuncano). E invece, guarda, proprio per farti dispetto, ti dir che sei stato tu
Giuncano. io? vorresti darne a me la colpa?
Sirio. a te, a te: ma non colpa: la rabbia di vederti distruggere come un pazzo
Giuncano. ma questo, anzi, doveva farti passar la voglia
Sirio. no: quando vidi nel tuo studio lo scempio che avevi fatto di tutti i tuoi gessi
Tuda. gi, peccato!
Sirio. tra tutti quei rottami sparsi l, di torsi, di gambe, di mani, di facce
Giuncano. ah, fu allora?
Sirio. s: lo sdegno dei nostri corpi ancora in piedi
Tuda. sdegno? perch?
Sirio (seguitando, senza badarle). mentre l, per terra, quella rovina... Non so: le due cose: quelle statue infrante, tra i piedacci della gente accorsa e quelle facce sguajate, quei corpi scomposti da prendere a calci e abbattere ah, quelli s a martellate... Sul serio, mi nacque l, allora
Tuda. l'idea? oh guarda!...
Sirio. di prendere anch'io in mano la creta, per mettere in piedi, alta, una statua: una sola.
Tuda (distornandosi dall'attenzione). Oh, io sto qua ad ascoltare. Bisogna che scappi. M'aspettano.
Sirio. Chi t'aspetta?
Tuda. Non ci sei tu solo, caro! Oh, sono di moda io, sai?
Ride.
Anche all'estero! Che ridere, Maestro! stato jeri per l'inaugurazione a Villa Medici?
A Sirio:
Vai, vai a vedere! Faccio parte ormai della storia del pensionato di Francia! Non c' che Tuda. Tanti quadri, tante Tude. M' parso d'entrare nuda in un corridojo con le pareti di specchio. Ma certi specchi impazziti! Dio, che smorfie! Io non so... Su caro, su. Altri dieci minuti, e poi basta.
Sirio. Che vuoi che me ne faccia di dieci minuti? Non ti lascio andare, no. Non posso lasciare l'abbozzo cos.
Tuda (a Giuncano). Oh, ma neanche tenermi qua con la forza.
Sirio. Anche con la forza, s, anche con la forza, se occorre!
Tuda. Ne sarebbe capace. Non ho mai visto una prepotenza simile.
Sirio. Bisogna che lo finisca a qualunque costo. Ne ho fino alla gola!
Tuda. E tu piantalo! Ma scusa, chi te lo fa fare?
Sirio (con ira e nausea, gridando). Non dico del lavoro!
Tuda (a Giuncano). Lo guardi! Ha il coraggio di dire ch' impazzito lei! Sta impazzendo lui per quella sua statua! Lo guardi! Lo guardi!
A Sirio :
il quinto abbozzo: lo butterai via come gli altri!
Sirio. No, questo no, perch gi quello che dev'essere. Perdio, non vedi che ho la febbre addosso?
Giuncano. Non mica come quei ladruncoli di strada lui, che si contentano di portar via la borsa ai passanti: tira il gran colpo, lui. Una sola statua e l.
Sirio. Almeno di questo se ragionassi ancora un po' mi dovresti lodare.
Giuncano. Ma ti detesto anzi proprio per questo! Perch so che la statua, tu, la farai.
Sirio. La far, s e poi basta.
Giuncano. Ah, poi cambierai mestiere?
Sirio. No, basta di tutto.
Giuncano (lo guarda, poi). Come tuo fratello?
Sirio. Mio fratello lo fece da sciocco.
Giuncano. Perch ora guarito?
Sirio. Guarito? pi solo di me. Dico da sciocco perch non seppe farlo. Stai sicuro che io lo sapr fare.
Tuda. Ma che dice? Parla sul serio d'uccidersi?
Sirio (voltandosi di scatto, sdegnoso). Tu non t'immischiare!
Giuncano. Male di famiglia.
Tuda. Oh, puoi smetterle con me, sai. codeste arie! L'hai trovata davvero chi s'immischia nei fatti degli altri, e specie nei tuoi. Per me, puoi ucciderti quando ti pare: qua, ora stesso: non mi volterei nemmeno a guardarti. Penso che prima, se sguito a farti da modella, avrai ucciso me!
A Giuncano:
Ma stia tranquillo che non s'uccide per ora: non la finir mai, quella statua. E chi sa che questa non sia anzi una scusa per non finirla.
Sirio. No, cara; perch anzi stare a parlare con te, con lui; sopportare la vostra vista
Tuda. grazie! io me ne voglio andare: mi trattieni tu!
Sirio. ma dico anche quella degli altri, di tutte le cose ci che lui chiama "vivere"
A Giuncano, con foga:
che cosa? viaggiare, come fa adesso mio fratello? giocare, amar donne, una bella casa, amici, vestir bene, sentire i soliti discorsi, far le solite cose? vivere per vivere?
Giuncano. s, s e senza saper di vivere
Sirio. gi come le bestie
Giuncano. ma che come le bestie! le bestie non possono impazzire
Sirio. ah tu dici da pazzo?
Giuncano. da pazzo, come intendo io!
Sirio. grazie: l'ho fatto: me ne sono seccato: non ne ho pi neanche sdegno; ma tanta uggia, tanta afa,
voltandosi a Tuda
che potrei temere piuttosto il contrario: di contentarmi di ci che ho fatto l
indica dietro la tenda, sottintendendo la statua
e dire che finita, pur di finirla.
Giuncano. Mangi per la tua statua, dormi per la tua statua...
Sirio. Tu che non sei volgare, potresti risparmiarti un'ironia cos facile. Ecco; ti rispondo: s. E ti sfido a riderne.
Poi, volgendosi a Tuda :
Ti sarai riposata: su, andiamo.
Tuda. Ma verr a prendermi Caravani a momenti!
Sirio. Per qualche altro lupanare?
Tuda. Lupanare... perch una volta, a Parigi, da giovane, avendo bisogno... e fu la sua fortuna, del resto! Non puoi negare che il nudo lo fa bene. di moda anche lui, adesso, come ritrattista.
Sovvenendogliene d'improvviso l'idea :
Oh, lo sa anche la tua amica che vuoi fatto da lui un ritratto da amazzone, a cavallo.
Sirio. Come non ti vergogni?
Tuda. Di che? Non faccio mica la spia. Vedrai che te lo dir lei stessa.
Sirio. Ma no, io dico, di prestare cos il tuo corpo
Giuncano. mentre lui qua te lo glorifica in una cos pura divinit!
Tuda. gi! e mi sta facendo morire! Ah, ma per vendicarmi, sa che ho suggerito a Caravani
Giuncano. di fare anche lui una Diana? Benissimo!
Sirio (scattando). Ah no, perdio! Con te no, sai! Glielo proibisco!
Tuda. O ch' di tua esclusiva propriet la dea Diana?
Sirio. Mentre sto lavorando io con te, s; e glielo proibisco! Tanto pi se gliel'hai suggerito tu!
Tuda. Ma un'altra cosa...
Sirio. Appunto per l'obbrobrio che sar! Bada che non lo tollero sul serio!
Tuda. Sai che diventi insopportabile? Si figuri, Maestro, una Diana messa seduta bene, con un gomito su una coscia
Sirio. sta' zitta!
Tuda. comodissima! la testa cos
l'appoggia a una mano
che se ne sta a, guardare un bel figliolone Endimione dormente mezzo verde e mezzo violetto: tra le pecore... un amore!
scoppia a ridere.
Sirio. Mi verrebbe di strozzarla!
Tuda. Ne sei geloso? Ma quando un artista vuole una modella tutta per s, sai che fa? la sposa, caro!
A uno sguardo sprezzante di Sirio:
Perch? Ti parrebbe disonore? Tanti hanno fatto cos. E con certune che non valevano neanche un'unghia del mio piede.
Sirio. Quanto ti d?
Tuda. Caravani? La posa; niente pi.
Sirio. Ma una di quelle sue clienti l non gli servirebbe meglio?
Tuda. "Una di quelle sue clienti l..." Ti dico che far il ritratto anche alla tua amica. Del resto, come m'hai veduta tu da Diana, potrebbe avermi veduta anche, lui.
Sirio. Perdio, non lo dire!
Tuda. Un corpo come il mio...
Sirio. Ti dar il doppio, il triplo, quattro, cinque volte di pi, purch la smetta! Ti dico che non posso tollerarlo!
Tuda. E tu sposami!
Sirio. Finiscila!
Tuda. Sarebbe da vedere, caro, se poi ti vorrei io...
Giuncano. Tu, no!
Tuda. Intanto, non mi vuole lui. E allora non c' gusto a fare la sdegnosa. Su, caro, andiamo. Del resto, te l'ho gi fatto capire in tutti i modi: mi paghi meglio degli altri, ma non mi piace lavorare con te.
Ritorno dietro la tenda e si rimette in posa. Rispunta l'ombra, enorme, sulla parete di fondo.
Pap Giuncano, ajuto! Mi dica di quell'esperimento che vuol fare.
Sirio. Pi alto il braccio!
Tuda. Cos?
Sirio. Cos.
Pausa tenuta.
Tuda. Dorme, Maestro?
Giuncano. Fumo. Ti vedo nell'ombra.
Tuda. Sono bella?
Giuncano. S, cara
Pausa.
Morta.
Tuda. Come, morta?
Sirio (con un urlo). Ferma!
Tuda. Eh, dice morta...
Giuncano. Appunto perch ti vuole ferma cos.
Altra pausa.
Tuda. Ah, d l'incubo quest'ombra! Anche questo supplizio doveva inventare. Il lume dietro, e l'ombra della statua davanti!
Giuncano. Anche di questo ti vendicher. Ma non trovo ancora la pasta.
Tuda. Che pasta?
Giuncano. Ardente, ardente: una pasta ardente da colare dentro a tutte le statue per scomporle dai loro atteggiamenti.
Sirio. Insomma, finiamola! Non fai altro che muoverti! Vestiti e vttene!
Tuda. Abbi pazienza. Ho immaginato che faccia farebbero le statue, sentendosi a poco a poco scomporre dai loro atteggiamenti. Guarda l nell'ombra: cos... cos... cos...
azione lenta
senza finire d'essere statue, e pur senza potere esser vive...
Giuncano. No, vive, vive! E allora s, mi rimetterei a scolpire!
Sirio. Il miracolo di Pigmalione.
Giuncano. Potere dar loro, con la forma, il movimento e avviarle, dopo averle scolpite, per un viale infinito, sotto il sole, dov'esse soltanto potessero andare, andare, andar sempre, sognando di vivere lontano, fuori dalla vista di tutti, in un luogo di delizia che su la terra non si trova, la loro vita divina.
Tuda (che e gi balzata gi dallo zoccolo e s' rimesso il "chimono" vien fuori dalla tenda, correndo verso Giuncano). Ah, questa, pap Giuncano, non poteva venire in mente che a lei! Glielo do davvero: toh!
lo bacia.
Giuncano (ribellandosi, fosco). No!
Tuda (con maraviglia). Non lo voleva?
Giuncano. Non mi piace.
Tuda. Ch'io la baci?
Giuncano (indicando Sirio). Bacia lui.
Tuda. Grazie. Bacio chi voglio io.
Giuncano. Ma non per me! Dico per te. La tua bocca...
Tuda. La mia bocca? Che ha la mia bocca?
la mostra, protendendo il volto.
Quando non ride, cos.
E rimane ancora ferma 'un istante nell'atteggiamento.
Giuncano. Ma guardala! guardala!
E, come Tuda si scompone scoppiando a ridere, di nuovo la indica a Sirio.
Ecco: guardala!
Tuda (scomponendosi ancora con finto fastidio). Oh, insomma!
Giuncano. Guardala!
Tuda (movendosi in tanti modi). Insomma! insomma! insomma!
Giuncano. Fanne ora una statua! Tutta un fremito continuo di vita: ogni attimo un'altra!
Sirio. Gi! E se non la fermi in un gesto in cui consista, che ? Nulla.
Tuda. Come come? io, sono nulla?
Giuncano. Ma vita! vita!
Sirio. che passa
Giuncano. appunto!
Sirio. oggi non pi quella di ieri, domani non pi questa d'oggi: ogni attimo un'altra: tante! Io la faccio una: quella
indica di l, la statua
per sempre!
Tuda. Grazie! Una statua.
Giuncano. Una e per sempre che non si muova pi?
Sirio. l'ufficio dell'arte
Giuncano (subito, forte). e della morte: che far anche di te, come di me, una statua: su un letto o per terra, quando vi giacerai, stecchito.
Tuda (quasi cantando e ballando). Viva: occhi bocca braccia dita gambe guarda le muovo, le muovo e questa carne, senti: calda!
Sirio. Ma che c'entri tu, come sei, viva? Dev'esser lei, la statua, non tu. Marmo: la sua materia: non la tua carne.
Tuda. E perch hai bisogno di me, allora?
Sirio. Perch mi servi. Servi a me. Non a lei.
Indica la statua.
Giuncano. E non ne provi sgomento?
Sirio. Di che?
Giuncano. Di quello che fai! Quando te la vedi consistere davanti a poco a poco, che comincia ad assumere corpo per s, non come tu vorresti, ma com'essa quasi da s si vuole altra, altra dall'immagine che tu ne avevi concepita tanto che, per non lasciartene vincere, devi combattere con quell'ammasso di creta ancora quasi informe ma per s vivo
Sirio. s, s, vero
Giuncano. ebbene: quando riesci a imprimere in quella creta la tua immagine, la vita che moveva le tue dita e quella creta, la vita di quell'immagine ti resta li davanti sospesa, senza pi movimento: atteggiata. E non ne provi lo stesso sgomento che si prova davanti alla morte, davanti a uno che poc'anzi era vivo, e ora l, che non si muove pi?
Tuda. vero, vero!
Giuncano. Ti si muta in ribrezzo, lo sgomento, pensando a ci che tra poco ne avverr
Sirio. gi! mentre davanti a una statua
Giuncano. ti si muta in ammirazione, perch la statua bella?
Sirio. viva che non muore pi!
Giuncano. ma che viva, se vivere vuol dire morire ogni momento, mutare ogni momento, e quella non muore e non si muta pi. Morta per sempre, l, in un atto di vita. La vita gliela di tu, se la guardi un momento. Io non posso pi guardarle; ne ho orrore. Ah, grazie, immortale cos!
afferra Tuda per le braccia e la scuote
e non pi viva, non pi viva cos!
Sirio. Sai come traduco tutto questo che hai detto? In un pianto che tu fai, d'esser vecchio. Odii le statue, perch cominci a sentire di non poterti pi muovere, come loro: ecco perch.
Giuncano, sorpreso dall'osservazione, si volta a fissarlo con ira e insieme con maraviglia. Si sente picchiare alla porta.
Tuda. Ah: sar lui, Caravani.
Sirio (reciso, riconoscendo il picchio). No. Fatemi il piacere: di l, un momento.
Indica, dietro la tenda. Giuncano e Tuda vi si ritirano. Sirio si reca ad aprire. Entra Sara Mendel, in abito d'amazzone. Bruna, ardita, ambigua, elegantissima, presso ai trent'anni.
Sirio. Piano, ti prego.
Sara. Lavori ancora?
Sirio. Sta per andarsene. Ma c' altri. Non possibile.
Sara. Chi c'?
Sirio. Giuncano.
Sara. Ah, comodo, quello! E non potrei anch'io...
Sirio. Che cosa?
Sara. Vederti lavorare?
Sirio. T'ho detto di no.
Sara. Curioso! Da un uomo no, e da una donna si vergogna a farsi veder nuda?
Sirio. Vieni qua fuori nel giardino.
Sara. Lasciamela vedere!
Sirio. Vieni, ti dico.
Sara. Nono. Rimani. Io me ne vado. Seguita, seguita a lavorare. Ma scusa: Caravani non doveva venire a prendersela a mezzogiorno?
Sirio. Difatti t'ho detto che sta per andarsene.
Sara. Losai che sta con Caravani?
Sirio. Che vuoi che m'importi con chi sta?
Sara. E che Caravani da una settimana mi fa la corte, lo sai?
Sirio. Lovedo.
Sara. Che vedi?
Sirio. Che sei vestita come per il ritratto che ti vuol fare.
Sara. Ah! Chi te l'ha detto? Te l'ha detto lei?
allude con una mossa del capo a Tuda
Sirio. Non sta con Caravani?
Sara. Ma me l'ha chiesto lui, Caravani. di farmi il ritratto. Ah, dunque voi parlate di me, "lavorando"?
Sirio. Zitta! Andiamo fuori.
Sara. Potrei farti sapere, a mia volta, che lei ha suggerito a Caravani
Sirio. s, di fare anche lui una Diana. E questo te l'ha detto lui, Caravani. Segno che anche voi due parlate di me
Sara. gi; mentre mi fa la corte.
Sirio. Bisogna che la smetta, sai!
Sara. Di farmi la corte?
Sirio. No: s'accomodi! faccia il tuo ritratto! faccia quello che vuole! ma mi lasci la modella per lavorare!
Sara. Ah, tu vorresti
Sirio. non voglio nulla! voglio lavorare!
Si sente picchiare alla porta rimasta socchiusa.
La voce di Caravani. Permesso?
Sara. Ah, eccolo! Avanti, avanti, Caravani!
Caravani (presso ai quaranta; bruno; veste con eleganza; entrando, non s'aspetta di trovare la Mendel nello studio del Dossi).
Oh, buon giorno, signora.
Sara. Venite a proposito!
Caravani (salutando Dossi). Caro Dossi.
A Sara:
A proposito di che?
Sara. Della modella che vi serve.
Caravani. qua ancora?
Sara. Eccomi!
Mostra il suo abito da amazzone.
Come mi volevate!
Caravani (smarrendosi al cospetto di Dossi). Ah... ma
Sara (subito per rinfrancarlo). lo sa! lo sa! gliel'ha detto la vostra modella! Ero venuta per invitarlo a una passeggiata a cavallo dice che vuol lavorare. Se voi volete, sono pronta!
Caravani. Per me... figuratevi, felicissimo!
Sara. A patto per che voi lasciate a lui la modella! un cambio.
A un gesto di maraviglia di Caravani.
Acconsente! acconsente! E acconsento anch'io! Andiamo!
Fa per trascinarselo via.
Sirio (sdegnatissimo). No: aspetta, Caravani!
Chiamando forte, con rabbia:
Tuda!
Tuda (da dietro la tenda, subito). Eccomi. Mi sto rivestendo.
Sara. Ma no! Venite, Caravani!
Caravani. Eh, per me, come volete!
Sara. Anche per fare un piacere a me. Andiamo!
Caravani. Ma non vorrei...
Sara. Se vi dico che acconsente!
Poi, rivolta verso la tenda.
Maestro, so che siete cost: trattenetegliela!
a Caravani.
Andiamo, andiamo!
E, vedendo uscire Giuncano dalla tenda
A rivederci, Maestro!
E si trascina via Caravani per la porta, ridendo.
Sirio (fremente d'ira). Ah, schifo! Vuol dire proprio non conoscermi, perdio!
Esce di furia dietro i due.
Tuda (venendo fuori anche lei dalla tenda, gi rivestita e col cappello in capo). Che cos'?
Giuncano. S' portato via Caravani.
Tuda. E lui, come uno stupido, le corso dietro?
Giuncano. Non uno stupido.
Tuda. Ma non ha visto che, appena ha sentito bussare, ha subito riconosciuto che era lei?
Giuncano. Sapr come suole bussare.
Tuda. La prova, scusi, che corso a raggiungerla.
Giuncano. S, gridando tra i denti: "Che schifo!"
Tuda. Perch s' accorto che ha voluto fargli un dispetto. Quando ha detto del cambio, egli m'ha subito chiamata perch andassi con Caravani.
Giuncano. Sar gelosa di te.
Tuda. Di me? Oh bella!
Giuncano. Stupida lei s...
Tuda (con orgoglio). E perch stupida?
Sottintendendo: "Non potrebbe forse essere gelosa di me?"
Giuncano. Oh, non dico per te! Stupida perch non intende la ragione per cui la trascura. Lo vede cos accanito al lavoro e sospetta che possa essere non per il lavoro ma per stare con te.
Tuda. Viene qua a prenderlo ogni giorno a quest'ora.
Giuncano (assorto). Se ha potuto dire di me
Tuda (supponendo che parli di Sara). Che ha detto? non ho sentito.
Giuncano. Ch'io odio le statue
Tuda. ma questo l'ha detto lui, prima
Giuncano. non uno stupido, lui
Tuda. perch lei vecchio?
Giuncano. perch tra poco, come loro, non mi mover pi. Ha ragione. Queste mani indurite! Questa faccia!
S'afferra quasi con schifo il corpo.
Tutta questa forma qua! Tu non puoi ancora capire.
Tuda (seria, con una tenera piet che le fa socchiudere gli occhi, ma pur con un sorriso appena, di malizia, sulle tabbra). Ma s che capisco.
Giuncano. No.
La guarda, tra scontroso e minaccioso.
Che cosa?
Tuda (gli s'accosta, amorevole). che lei soffre ma non di quello che dice.
Giuncano. Io?
Tuda (accentuando la malizia). Non perch non sia vero quello che dice. Ma perch il suo sentimento un altro.
Giuncano (c. s.). Che altro?
Tuda. Un altro; e non lo vuoi dire.
Giuncano. Iodico
Tuda. s: una cosa che per chi come me l'intende non pi vera, allora.
Giuncano (dopo averla guardata, stupito). Come fai tu a pensare queste cose?
Tuda. Eh, posso anche far finta d'essere senza pensieri per malizia. Combatto con gli artisti! Fingo di parlare come a caso; volgo il capo un pochino, senza che me ne faccia accorgere; lo piego; lo alzo; sporgo appena appena una mano; guai a far vedere che sia io, la modella, a suggerire: no: io ho detto anzi una sciocchezza; ho fatto un atto, cos: il pensiero nato in loro. E ne sono cos sicuri che me lo dicono: Oh, sai? sto pensando che... codesta mossa... oppure: Zitta! mi nasce l'idea di... E io, seria: Che mossa? oppure: Che ho detto? Bisogna pur fare cos, con certuni. Ma con certi altri, no. Con questo, no, per esempio.
Allude a Sirio.
Giuncano (cupo). Eh s, sa bene ci che vuole, questo.
Tuda. E lei crede veramente che far?
Giuncano. S. Una statua. Lui s. Una vera statua.
Tuda (come se te parole le nascessero involontariamente). Non le somiglia affatto...
Giuncano (dopo averla guardata). Perch dici cos?
Tuda (subito, e poi imbarazzata). Per niente! Non ha... non ha l'aria degli altri; non pare quasi un artista...
Giuncano (con un sorriso triste). Forse hai sentito dire anche tu...? No no. Somiglia al padre, anzi. Volont fredda e dura.
Tuda. Dicono che il padre lo abbandon
Giuncano. bambino, s: quando mori la madre. And ad arricchirsi lontano.
Tuda. E lei lo conobbe bambino?
Giuncano (assorto). Sua madre, s, era una donna veramente viva! Come ne ho viste poche.
Tuda. quell'unico gesso che lei salv dalla distruzione? Il suo ritratto da giovane?
Giuncano. S.
Tuda. Come doveva esser bella!
Pausa.
Giuncano (con altro tono). Quando io sento parlare, quando io guardo e vado per qualche luogo; nelle parole che sento, in ci che vedo, nel silenzio delle cose, ho sempre un sospetto che ci possa essere qualcosa di ignoto a me, a cui il mio spirito, pur li presente, rischia di rimanere estraneo; e sto con l'ansia che, se ci potessi entrare, forse la mia vita s'aprirebbe a sensazioni nuove, tanto da parermi di vivere in un altro mondo. Questo qui, invece... io non so: cos: coi paraocchi: non sente, non vede nulla: vuole una cosa sola.
Pausa.
Tuda (assorta). Se davvero cos ricco, come dicono...
Pausa.
Giuncano (assorto). Quando la vita si chiude...
Pausa.
Tuda. Crede che far veramente ci che dice?
Giuncano. Capacissimo di farlo.
Pausa.
Tuda. Ma quella signora...
Giuncano. Credo che conti ben poco per lui.
Tuda. Ah no: questo non lo credo. Bench, se pu dire che, finita la statua...
Pausa.
Giuncano (come ripigliandosi). Ma tu non mi volevi dir questo.
Tuda. vero. Io volevo dire
A questo punto, dalla porta rimasta aperta, entrano le due vecchie sorelle Giuditta e Rosa, dette "Le Streghe", parate entrambe quasi carnevalescamente con fiocchi e nastri sui capelli lanosi : entrano come cieche, in cerca del caldo della stufa.
Giuditta. permesso?
Tuda. Chi ? Ah, voi?
Rosa (a Giuditta). Vedi che hanno smesso da un pezzo?
A Tuda:
Il signorino dov'?
Tuda. Doveva essere nel giardino. Non l'avete veduto?
Giuditta. Non l'abbiamo veduto.
Tuda. E allora non so: non dovrebbe essere lontano: uscito come si trovava, col camice addosso...
Rosa (a Tuda). Ci ha lasciato sempre entrare, tu lo sai
Giuditta. per farci prendere il caldo che resta nella stufa.
Rosa. Se ancora accesa...
Tuda. Non so: sar accesa: andate a vedere.
Giuncano (a Rosa che s'avvia dietro la tenda). Rosa, vieni qua!
Rosa (cupa e scontrosa). Che vuoi tu?
Giuncano. Vieni qua.
A Tuda:
Tu dici che non sono vecchio?
Prende Rosa per un braccio.
Qua, qua: cos davanti.
La costringe a sedergli sui ginocchi.
Rosa. Perch? lasciami!
Giuncano. Mi voglio guardare,
A Tuda, mentre Giuditta sghignazza.
Sai? Tre anni insieme, noi due!
Tuda (meravigliata, sorridente). Ah, con lei?
Rosa. Con me, con me, s! Che ci hai da ridire?
Giuncano (sempre con Rosa sulle ginocchia, mentre Giuditta, tenendosi i fianchi, seguita a sghignare orribilmente). Trent'anni fa!
Rosa. Eravamo le prime, noi, al nostro tempo!
Giuditta (sempre shignando e accennando a sollevarsi la veste). Carni da regine, le nostre, anche adesso!
Rosa (volgendosi verso Tuda). E tu, all'et mia
Giuditta. sarai una pentolaccia squarciata!
Tuda. Ma non v'ho detto niente, io.
Giuncano. Che specchio, eh? che specchio!
Rosa. Hai il coraggio di dirlo a me, tu, specchio?
Giuncano. No! Lodico appunto per me!
Giuditta (a Tuda). E n'era geloso allora, lui! E lei lo piant oh, sai? per mettersi con uno meglio di lui!
Giuncano (dalla porta ridendo). vero, s: lei, lei.
Poi, subito rifacendosi serio, rivolto a Tuda.
Ricordati di questo, per ci che mi volevi dire.
E se ne va. Le due vecchie s'avviano verso la tenda.
Tuda (dopo un momento di riflessione). Vado via anch'io. Glielo direte voi, appena torna, che l'ho aspettato e me ne sono andata.
S'avvia verso la porta, e sta per uscire, allorch Sirio rientra, /osco.
Sirio. Te n'andavi? Ho da parlarti.
Tuda. Ma ora devo andare. tardi.
Sirio. Turesterai qua. Far com'hai detto.
Tuda. Farai ?
Sirio. com'hai detto: ti sposo.
Tuda. Oh bella! Sei impazzito?
Sirio. No, cara. Calmissimo.
Tuda. Mi sposi?
Sirio. Per obbligarti a restare mia modella soltanto.
Tuda. Ah, no! Per dispetto no, sai: grazie non voglio.
Sirio. Ma che dispetto!
Tuda. Hai litigato con quella! No no!
Sirio. Chi t'ha detto che ho litigato?
Tuda. Eh, v'ho sentito di l. Non ci voglio mica andar di mezzo, io. Se n' andata con Caravani.
Sirio. Ma nient'affatto!
Tuda. Perch gelosa di me, s.
Sirio. Smettila!
Tuda. Gelosa, gelosa: l'ha detto anche il Maestro!
Sirio. Smettila, ti dico! E non parlarmi di quella signora.
Tuda. Ah no, aspetta! E come intendi? Dobbiamo anzi parlarne.
Sirio. Intendo che tu, appena ogni giorno avrai finito di servirmi per il mio lavoro, abbia intera per te la tua libert
Tuda. ah s? intera?
Sirio. di fare quello che ti parr e piacer.
Tuda. Non te ne importer nulla?
Sirio. Che vuoi che me ne debba importare?
Tuda. Se sar tua moglie!
Sirio. Ma no, cara, che moglie!
Tuda. Eh, se mi sposi! Sapranno tutti
Sirio. che cosa?
Tuda. Oh bella! Porter il tuo nome: sar la signora Dossi, no? Vedi? ti fa un certo effetto
Sirio. ma no! nessun effetto!
Tuda. eh via! la moglie dello scultore Dossi! Non t'importer di me t'importer del tuo nome.
Sirio. Non m'importer pi di nulla. La gente sapr perch e come sarai mia moglie. Anzi, quanto pi lascer che t'avvalga della tua libert, e pi apparr chiaro perch l'ho fatto. Del resto, io debbo soltanto finire la mia statua.
Tuda. Poi t'ucciderai, abbiamo capito! Non t'importa pi di nulla per questo. Eh, dico, ma, se sar vero, bisogner intendersi anche
Sirio. ma s, anche su questo!
Tuda. Capirai, per un pajo di mesi non ne varrebbe la pena.
Sirio. C'intenderemo su tutto, non te ne dar pensiero. Tu avrai fatto comunque un ottimo affare, stai sicura.
Tuda. Affare! Non affare soltanto!
Sirio. Ah, no: soltanto. Il tuo corpo, per quel che mi deve servire.
Tuda (dopo una pausa di riflessione). E... abiter qua nella tua casa?
Sirio. S, al piano di sopra: sar tutto per te. Ti dico di non pensare a nulla. Avrai tutto quello che vorrai.
Tuda. E che ne dir lei?
Sirio. T'ho detto di non parlarne.
Tuda. Vorrei almeno sapere se lo sa, scusa! Siete gi d'accordo?
Sirio. Iosono padrone di me.
Tuda. Libero anche tu, per conto tuo
Sirio. s'intende
Tuda. con lei?
Sirio. Basta, t'ho detto.
Tuda. Vorrei essere sicura che non un dispetto, tu capisci.
Sirio. Non mi preme di farne. Lei, si, vorrebbe per picca ch'io non lavorassi pi con te. Far di tutto perch tu non venga pi qua.
Tuda. Ah s? E io allora ci vengo, guarda! anche se tu non mi sposi!
Sirio. Non la conosci. Potrebbe trovare il modo d'impedirtelo. E poi, forse, tu stessa... No no. Dato che l'atto per me ha questo senso soltanto, e nessun valore per s...
Tuda. Ti guasterai con lei...
Sirio. Se mai, sar affar mio.
Tuda. E se poi, avendolo fatto per causa mia...
Sirio. Ma non per causa tua: lo faccio perch Io voglio io
Tuda. ora, s; ma se poi dovessi pentirtene? Situo. Non avr tempo di pentirmene, non temere.
Pausa.
Tuda. Iodovr allora servire soltanto per la tua statua?
Sirio. A me, soltanto; per la mia statua.
Pausa.
Tuda. Mi sposi per questo?
Sirio. Per questo. Perch non serva pi da modella ad altri. Accetti?
Tuda (sta a guardarlo un pezzo; poi, ambigua, con aria di sfida). Bada oh, che io sono viva!
Sirio. Ah per te...
Tuda. E non pensi che
S'interrompe.
Sirio (dopo aver atteso un po'). che?
Tuda. niente: per fare una supposizione mi potrebbe nascere, standoti vicina, insieme
Sirio (con tono derisorio). l'amore?
Tuda. no, ma un desiderio di te...
Sirio. Finora non t' mai nato.
Tuda (guardandolo e poi abbassando gli occhi). Che ne sai tu?
Sirio. Non me ne sono mai accorto.
Tuda. Perch ti sapevo con quella.
Sirio (per troncare). Bisogna che tu ti levi codeste idee dal capo. Capirai che se, prima, per un momento, sarebbe stato possibile
Tuda (vivissimamente). ah s? sarebbe stato possibile?
Sirio (impassibile). non potr pi essere ora.
Tuda. Gi perch diventerei tua moglie davvero, allora...
Sta un po' a pensare a quello che ha detto, e con un sorriso appena, vano e triste, esclama:
Oh guarda...
Pausa.
Bene: accetto.
Altra pausa, pi breve.
Voglio vedere come sar.
Altra pausa.
L'avevo detto per ischerzo...
Altra pausa.
Ho mio padre, ad Anticoli; le mie sorelle...
Sirio. Non mi farai vedere nessuno!
Tuda. No, penso che...
S'interrompe; guarda nel vuoto con occhi lieti e un sorriso di vaga soddisfazione sulle labbra.
... al paese... da signora.
Pausa.
La casa su sar bella... Il giardino... E io...
Fa per guardare Sirio, il quale si volta subito, a schivare lo sguardo.
Non debbo nemmeno guardarti?
Si leva risolutamente il cappello.
Sta bene. Andiamo, su! Vedrai come ti far finire prestissimo la statua!
E cominciando a sganciarsi la veste, s'avvia con Sirio verso la tenda. Prima di sparite, si ferma un po'.
Ah guarda, qua ci sono le streghe.
Dietro la tenda.
Via! via! Andate fuori!
Sirio. Eh no, lasciale, purch stiano zitte.
Tuda (rivenendo fuori con Giuditta e Rosa nell'atto di minacciarle con lo spillone del cappello; ridendo).
No, via! via! via!
Giuditta. Non pungere oh! Sei cattiva!
Rosa. Ma guarda: lei!
Tuda. Io, io! Non avete sentito che mi sposa?
Giuditta. Eh, abbiamo sentito si...
Tuda. E dunque sono la padrona! Via! via! Vi faccio vedere io, pentolaccia!
Sirio, E via, basta: lasciale stare.
Giuditta. Ce ne staremo di qua!
Sirio. Zitte!
Rosa. S s, senza fiatare!
Tuda (ride; corre verso la tenda; vi scompare dietro di nuovo, e un attimo dopo, rimontando nuda e giojosa sullo zoccolo).
Eccomi pronta!
Riappare, grande, l'ombra sulla parete di fondo. Le due vecchie si voltano a mirarla con sgomento.
T E L A
ATTO SECONDO
La stessa scena del primo atto.
Al levarsi della tela, Tuda in abito da sera elegantissimo si mira in uno specchio sorretto dalla Giovane che accompagna la Sarta. Questa le presso e le aggancia ancora l'abito da una parte. Le sta dietro la Modista, accompagnata da un'altra Giovane, con una grande scatola piena di cappelli e di fiori finti. La Sarta ha portato anche stoffe per la scelta d'un altro abito. Sirio dietro la tenda, in attesa che la prova abbia fine.
Tuda. Nono, non mi piace! non mi piace!
La Sarta. Ma se le sta benissimo, signora!
Tuda. Che benissimo! Non venuto affatto come volevo io!
La Sarta. Eppure ho seguito in tutto quello che lei m'ha detto!
Tuda. Ionon le ho detto che volevo tutto questo... come si chiama? "jais", qua.
La Sarta. Ma cos ricco, signora: uno splendore, creda.
Tuda. Troppo, troppo; e non mi piace! No no, via! via! Non me lo posso pi vedere addosso. Lo sganci, lo sganci!
La Sarta. Mi butta via il lavoro cos? Aspetti, si potr rimediare!
Tuda. Che vuol rimediare! No. Non mi va pi neanche il colore. E mi sta cos male, poi.
La Sarta. S, mi sono accorta anch'io di qualche difetto, ma lieve, rimediabilissimo. Non per colpa mia, creda. La signora, mi scusi, un po'...
Tuda. come?
La Sarta. dimagrita
Tuda. io?
La Sarta. S, dall'ultima volta
Tuda. possibile? in cos pochi giorni?
La Sarta. ma s, creda!
Tuda. io sto benissimo!
La Sarta. oh, non dico! un corpo maraviglioso
Tuda. sfido, modella!
Senza dar peso, anzi sorridente.
Lei mi chiama signora
La Sarta. come dovrei chiamarla?
Tuda. signora... modella (sanno tutti che sono signora per questo!) Ma s, mi sento un po' stanca veramente
La Sarta. ecco: e allora il grigio, senza pi il suo bel colore...
Le avr intanto levato l'abito e Tuda sar rimasta in un finissimo sottabito rosa.
Tuda. Non mi ci posso vedere!
La Modista. S, certo, smuore un po'.
Tuda. Se si pensasse, come ci si sciupa... io
scoppia a ridere, pensando che stata sposata per far da modella: se non potesse pi farla!
sarebbe da ridere! Ma se si deve seguitare cos
forte, queste ultime parole, perch Sirio, di l, senta e intenda.
La Sarta. Oh, sar un malessere momentaneo!
Tuda (guardandosi bene alto specchio). No no: vero; non m'ero ancora veduta bene eh altro! sono, sono andata gi! Ci si dovrebbe pensare...
c. s.
La Sarta. Tante volte, non c' nulla pi d'un abito che lo possa far notare. E per noi sarte le clienti non dovrebbero mai provare, se non si sentono pi che bene.
La Modista. Va tutto male, quando non sono contente del loro bel visino.
La Sarta. E allora
mostra l'abito che ha ancora sul braccio
non dobbiamo neppure tentare d'accomodarlo?
Tuda. Nono, non mi parli pi di questo. Ha portato le stoffe?
La Sarta. S, tante: eccole qua.
Tuda. Vediamole, vediamole. Ma che colori!
La Sarta. Quelli di quest'anno.
Tuda. Non c' un lill?
La Sarta. Il lill, veramente, quest'anno non va.
Tuda. Ma va a me.
La Sarta. Non di moda.
Tuda. La moda per me la faccio io.
Trovando la stoffa.
Eccolo qua. Questo. Vede che c'? Combiniamolo, subito, qua, ora stesso, addosso a me. S s: questo, questo.
Si butta addosso la stoffa e si guarda allo specchio.
Mi piace, s.
La Sarta. Certo, le sta benissimo.
La Modista. A maraviglia!
Tuda. Mi vesto io.
Si drappeggia.
Senza tanti lisci e gale. Semplice semplice. E non molto scollato. Ecco, guardi, cos. Lo appunti.
La Sarta. veramente un piacere vestire un corpo come il suo
Tuda. condannato a spogliarsi sempre! Bisognerebbe ora trovare un pizzo...
La Sarta. Pizzo?
Tuda. Non va neanche il pizzo?
La Sarta. Se guarda nei figurini...
Tuda. Non ci guardo. Lo metto, vada o non vada. Non ne ha portati?
La Sarta. No, signora.
Tuda. Non importa. Ne ho su io, tanti.
Rivolgendosi alla Giovane che accompagna la Sarta.
Per piacere, vada su di l
indica l'uscio a sinistra
fino al secondo piano; e se li faccia dare dalla donna: sono nel cassetto dell'armadio a destra, - nella mia camera.
La Giovane s'avvia.
Aspetti! Mi faccia anche il piacere di farsi dare la pelliccia d'ermellino.
Alla Sarta:
cos vedremo come sta.
Alla Giovane:
Presto, mi raccomando.
La Giovane va.
Sirio vien fuori dalla tenda.
Sirio. Ancora?
Tuda. Abbi pazienza. Un abito impossibile!
Sirio. Ma no, io dico, se dovevi perdere tutto questo tempo, potevi andar su a provare e scegliere tutto quello che ti pare, senza farmi questo bazar qua. Vai su, vai su, che sar meglio anche per te.
Tuda (guardandolo con intenzione). No, caro. Per me meglio qua.
Sirio (reciso, intendendo). Lo so, che fatto apposta.
Tuda (subito). E anch'io, dunque, perch ne sei seccato!
Sirio (con ira). Per me, per me, per me ne sono seccato!
Tuda. Hai torto. Riflettici bene, e riconoscerai che a te giova.
Sirio. Che cosa, mi giova?
Tuda. Provocare.
Sirio. Mi pare che provochi tu!
Tuda. No. Io cos mi sfogo: nient'altro.
Sirio. E a me giova provocare?
Tuda. S: e non dovresti abusarne.
Rivolgendosi alla Sarta :
Ho avuto jeri una vertigine: per poco non casco di l
indica dietro la tenda
tutta in un fascio gi dallo zoccolo.
A Sirio:
S' accorta anche lei,
indica la Sarta
sai, che sono un po' stanca.
Sirio. Ma io t'ho detto, mi pare, d'andartene su; non di tornare a posare, se non ti senti.
Tuda. Mi sento, mi sento! E ho molta pi fretta di te, credi! Sai bene che, tante volte, io vorrei starci, e manca proprio per te invece. Non ti pare che mi stia bene questo colore?
Sirio. Bene, s, bene. Me ne vado su io, allora.
Via, seccato, per l'uscio a sinistra. Momento d'imbarazzo.
La Modista. Gli uomini sono impazienti.
Tuda (estrosa, riprendendosi). E allora io...
Alla Sarta:
Mi dia quell'abito di "jais".
La Sarta (perplessa, prendendolo). perch?
Tuda. mi dia! E l'altro
La Sarta. quello da passeggio?
Tuda. l'ha portato?
La Sarta. s, eccolo
Tuda. me lo dia! No, anzi, lo tenga lei, codesto!
Alla Modista:
E lei prenda quelle stoffe!
La Modista (prendendole) queste?
Tuda. S s! M'ajutino! Voglio vestirgli tutte queste statue!
Risata.
La Sarta. vestirle?
Tuda. s, lei vesta quella!
indica una delle statue.
Con l'abito da passeggio.
La Sarta (ridendo). Ma non le andr!
Tuda. Non importa! Provi! Quanto pi goffa, tanto meglio!
La Modista (ridendo). E io con queste?
mostra le stoffe.
Tuda. drappeggi le altre! Si faccia, si faccia aju-tare! Io vesto questa con l'abito di "jais".
Risata.
Altro che bazar qua! Il museo delle statue vestite all'ultima moda! Non dev'essere mica pazzo lui solo che m'ha sposata: mi metto a fare la pazza anch'io! Guardate, guardate! Ah, magnifiche! Oh Dio, questa! Benissimo. S s!
Alla Giovane che ride.
Buffissima! Bisogna metterle il cappello! S s: a tutte, il cappello! Li prenda, li prenda!
La giovane prende due cappelli dalla scatola.
Uno a me! Ne prenda altri! Ah, che maraviglia! Guardate!
Alla Giovane che ritorna coi pizzi e il mantello d'ermellino e resta in prima sbalordita :
Magnifiche, no? Dia, dia il mantello!
La Giovane (ridendo). eccolo!
glielo porge.
Tuda. qua
lo mette addosso alla statua che ha vestito con l'abito di "jais"
cos. Benissimo! Gliele far trovare cos! Figuriamoci! Grider alla profanazione, indignato! Come se non fosse peggio quello che lui sta facendo a me! Debbo essere soltanto una statua, io, sua? come una sorella di queste? Ebbene: mi vesto io; si vestano anche loro!
Risata.
La Modista. Benissimo!
La Sarta. Giustissimo!
Tuda. Il guajo che esse s, paiono pi goffe ma non si sciupano intanto come me!
Alla Giovane ch'e andata su:
Ha portato i pizzi?
La Giovane. S, eccoli
glieli porge.
Tuda. ah, brava!
Alla Sarta:
Bisogner sceglierne uno che vada, come colore... Guardi che bellezza, questi pizzi!
La Sarta. Uh, antichi!
Tuda. Uno pi bello dell'altro!
La Modista. Chi sa come li avr pagati cari! Dove li ha trovati?
Tuda. Me li hanno portati. Se sapeste da quale casa vengono! Ecco, questo, guardi. Messo cos. Come le pare?
La Sarta. Eh s, mi pare che... s s, va benissimo, benissimo...
Tuda (alla Modista). Ha portato fiori?
La Modista. S, molti.
Tuda. Fiori, fiori. Faccia vedere.
La Giovane della Modista (presentando la scatola). Eccoli.
Tuda (cercando e scartando, finch trova). Questi no, questi no no no via, questi, no ecco, questi guardi appuntati qua cos e poi altri, gi da piedi. Provi, provi.
La Sarta eseguisce.
Ecco, cos.
La Modista. Eh, s, benissimo!
Tuda. S s. Senz'altro cos. Il mantello! Il mantello!
Alla Giovane della Sarta alludendo alla statua su cui il mantello d'ermellino sta appeso.
Le domandi il permesso e glielo levi.
La Giovane va a prendere, sorridendo, il mantello e lo pone sulle spalle di Tuda.
La Sarta. Ah, veramente magnifica!
La Modista. Una regina!
Si ode, a questo punto, il rumore nella serratura della porta a destra, che si apre. Entra Sara Mendel che ritira la chiave dalla serratura e richiude la porta. Subito resta al goffo spettacolo delle statue vestite e non pu frenare una breve esclamazione di sorpresa e di sdegno.
Sara. Eh?
La Sarta e la Modista, con le due Giovani, la guardano con maraviglia. Tuda seguita a mirarsi nello specchio, impassibile.
Tuda. S. Non c' male. Mi pare che debba andar bene.
Poi, volgendosi appena verso Sara:
Che spettacolo, eh?.
Sara. Davvero uno spettacolo
Tuda. di pessimo gusto! Ma fatto apposta, fatto apposta.
Alla Sarta:
Forse un pochino pi scollato.
La Sarta. Ecco, s. Lo volevo dire. Guardi, cos...
azione.
Sara (dopo una pausa grave di imbarazzo). Dossi non c'?
51
Tuda (alla Sarta). E forse questi fiori...
S'interrompe, per rispondere a Sara, senza guardarla.
Credo che sia andato su.
Sara. Eppure sa che vengo a prenderlo sempre a quest'ora.
Tuda. Gi. Ma sa anche che ora avete la chiave per entrare quando volete, e che, se vi piace, potete anche salir su.
Sara (subito, risentita). Su non sono mai salita.
Tuda (alla Sarta). Bisogner far presto. La festa al Circolo per sabato sera.
A Sara:
Scusatelo, signora: s' un po' urtato con me, perch ho voluto provare qua i miei abiti; e se n' salito su, credo, pensando che questo potesse fare un dispiacere a voi.
Sara. A me? E perch?
Tuda. Appunto: me lo domando anch'io: perch? Anzi, vi dovrebbe fare, m'immagino, un gran piacere questa follia che m'ha preso, d'abiti, di pellicce, di cappelli, che gli fa pagar cara la sciocchezza d'avermi sposata. Sogno fiumi di seta, tra ciuffi di piume e spume di merletti... Lo sto rovinando!
Ride.
Sara. S, s, fate bene, fate bene!
Tuda. Sarei sciocca anch'io, non vi pare? se non ne approfittassi.
Sara. Splendida veramente codesta cappa d'ermellino!
Tuda. S, vero? Sono pi di trecento pelli. Tutte uguali, guardate
Sara. s, molto belle
Tuda. venute da un paese della Germania
Sara. da Lipsia: c' un mercato speciale. E anche questo pizzo magnifico. E l'abito, cos, vi star benissimo.
Tuda (alla Sarta). Siamo gi intese. Cos.
A Sara:
Ora vi far vedere
si volta a cercare con gli occhi la statua vestita con l'abito da passeggio
eccolo l.
Alla Giovane:
Lo prenda, per piacere.
La Giovane lo prende.
Via questo, intanto!
Aiutata dalla Sarta si toglie la stoffa lill, e indossa poi l'abito da passeggio.
E vedrete il cappello che ho fatto fare apposta per quest'abito.
Alla Modista:
L'ha portato?
La Modista. Come no! E anche tant'altri, come vede!
Tuda. S, perch lo voglio proprio rovinare!
Sara. Potete senza rimorso: molto ricco.
Tuda. Senza rimorso: ah questo s, da parte mia!
Guardandosi allo specchio l'abito gi indossato :
Sta bene, s.
La Sarta. Meglio di cos non le potrebbe stare! Altro che le statue, un corpo cos fatto!
Sara. Perfetto. Non c' che dire. E di ottimo gusto.
Tuda. Il cappello! Il cappello!
La Modista. Eccolo!
Glielo porge.
Tuda (calzandosi il cappello). A questo veramente ci tengo. Un po' bizzarro, ma mi pare che s'accordi
Sara. ah, si, benissimo! Mi piace molto.
Tuda. Invenzione mia! vero?
La Modista. Verissimo!
Tuda. Forse questa falda... No: sta bene cos! Per il prezzo bisogner che lei si metta sul giusto.
La Modista. Mi sono sempre messa sul giusto!
Tuda. Oh, questo poi...
Alla Sarta:
E a lei mi raccomando per l'abito! Fra tre giorni. Ma ormai cos semplice!
La Sarta. Non dubiti: prendo l'impegno per sabato. A rivederla, signora.
A Sara:
A rivederla.
La Modista. Vengo via anch'io.
Alla Giovane:
Prendi quei cappelli, e mettili subito dentro la scatola.
A Tuda:
Contavo che ne volesse scegliere qualche altro.
Tuda. No, basta questo per ora.
La Modista. A rivederla. Riverisco, signora.
Tuda. A rivederci.
La Sarta e la Modista, accompagnate dalle due Giovani, escono dalla porta a destra, portando via tutto.
Tuda (cambiando subito espressione). Parliamoci tra noi, signora.
Sara. Con calma, voglio sperare.
Tuda. Calmissima. Vi siete fatta dare la chiave di qui
Sara (pronta, senza lasciarla finire). Era il meno che potessi pretendere da lui.
Tuda. Con qual diritto? Io qua faccio il mio mestiere di modella.
Sara. Eh, ma con un lusso...
Tuda (frenandosi e indicando dietro la tenda). Io dico: l modella. Non cercate di deviare il discorso. Gli abiti adesso non c'entrano pi.
Sara. Ne avete fatto tanto sfoggio...
Tuda. Per la vostra soperchieria?
Sara. Ah! mia? soperchieria?
Tuda. d'entrare qua da padrona, senz'averne il diritto.
Sara. Entrando, non ho mai sporto il capo, nemmeno per curiosit, a guardare dietro quella tenda.
Tuda. Oh, per me, quando siete entrata, tanto vale che veniate anche di l: non ho mica da vergognarmi di voi, per come sono fatta, grazie a Dio! Volete anche questo? Ve lo potrei concedere. Ma io, concedere, capite? Perch qua, questo diritto, l'ho soltanto io.
Sara. Anche lui, suppongo.
Tuda. No: soltanto io: Non pu obbligarmi nessuno a posare davanti ad estranei. Voi, al massimo, vi potevate far dare da lui la chiave di su. Non questa.
Sara. Hovoluto proprio questa, invece. Dell'altra non so che farmene.
Tuda. Non avreste pi diritto neanche all'altra, del resto.
Sara. Neanche all'altra?
Tuda. Neanche. Perch vorrei vedere che direbbe lui, se io pur coi patti con cui m'ha sposata, sciolta d'ogni obbligo di fedelt facessi entrare, su da me, chi mi pare e piace.
Sara. Giusto. Difatti, su, torno a dirvi, non sono mai salita. Quella di qui me la son fatta dare appunto per i patti con cui v'ha sposata.
Tuda. Perch neppure da modella io fossi qua padrona? Badate, signora, che se voi mi sfidate, io posso imporgli di non fare entrare nello studio nessuno quando io sono in posa.
Sara. Fatelo!
Tuda. Ah s? Mi sfidate proprio?
Sara. Vi dico di farlo.
Tuda. Vi ritenete tanto forte e sicura di lui? Pur sapendo ch'egli m'ha sposata perch vuole a ogni costo finire la sua statua?
Sara. Non assolutamente imprescindibile che la finisca con voi.
Tuda. Se m'ha sposata per questo!
Sara. No. Veramente, perch non faceste pi da modella ad altri, mentre servivate a lui per la sua statua.
Tuda. E dunque?
Sara. diverso. Non pot specialmente soffrire che serviste a Caravani per un'altra Diana che voi gli avevate suggerito. Non vero?
Tuda. vero.
Si volta a guardarla di scatto.
Che intendete dire?
Sara. Nulla.
Pausa.
A quel povero Caravani, ora, la sua Diana rimasta a mezzo. Ci s'era appassionato anche lui. Per un certo accordo di toni, dice, che aveva trovato.
Tuda. Seguitate a sfidarmi?
Sara. Io? No, Perch?
Tuda. Saprete che ho invitato Caravani a venirmi a prendere qua.
Sara. S. Me l'ha detto lui stesso.
Tuda. Ah, lui v'ha detto...? E a che proposito?
Sara. Oh Dio, ha ricevuto il vostro biglietto, mentre io sedevo nel suo studio per il ritratto che mi sta facendo. S' voluto consigliare con me, se Sirio non avrebbe veduto male questa sua venuta qua, per prendervi.
Tuda. Precisamente come voi venite a prendervi lui.
Sara. Ecco. E difatti io gli ho detto che non ci sarebbe stato nulla di male, almeno fin tanto che non far nulla per persuadervi a posargli, per finire quel suo quadro (ch' molto brutto: Dossi ha ragione!)
Tuda (riflettendo, fosca). Gi. Perch questo sarebbe, difatti, l'unico tradimento ch'io potrei fargli.
Sara. Sicuro: da modella. Non potendo tradirlo come moglie.
Tuda. Voi dunque venite a cimentare la modella.
Sara. Non glie lo farete, perch addio casa, allora, addio abiti, addio pellicce!
Tuda (dopo averla guardata, frenandosi). Eh, gi fossi matta!
Sara. Perderli per il piacere d'andare a far da modella a Caravani...
Tuda. Ora che ci ho preso un gusto pazzo e non penso pi ad altro, si pu dire! Dunque, non avete dissuaso Caravani dal venirmi a prendere?
Sara. Anzi, tutt'altro!
Tuda. E gli avrete anche suggerito di persuadermi
Sara. a fargli da modella? Ma no! Inutile. Lo far lui senza dubbio, questo, senza bisogno di suggerimenti. I quadri brutti, c' sempre qualcuno che li compra. Pare che un signore cileno gli voglia proprio comprare quello: peccato, dice, che non finito.
Tuda. Anche la statua l non finita.
Sara. Ma a buon punto, credo.
Tuda. Voi non l'avete veduta, com' ora?
Sara. No. Non la vedo da un pezzo.
Tuda. Dovreste andare a vederla.
Sara. L'ha molto cambiata?
Tuda. S, molto. Credete davvero ch'egli la possa finire senza di me, con altra modella?
Sara. Tanto pi se l'ha molto cambiata, come voi dite.
Tuda. Ebbene, signora: andate su a dirgli che io far finire a Caravani il suo quadro per quel signore cileno.
Sara. Non farete codesta pazzia!
Tuda. Signora, io v'ho capita, e accetto la vostra sfida: far, far da modella a Caravani, procurando di fargli finire quella sua Diana quanto pi sconciamente mi sar possibile. Andate a dirglielo.
Si sente picchiare alla porta.
Sara. Oh! Forse sar proprio lui.
Tuda. Se lui, vado subito.
Apre la porta; si trova davanti Nono Giuncano e resta
Ah, lei Maestro?
Sara (a Giuncano). Impedite che commetta altrepazzie.
Tuda. Ah, glielo consigliate voi?
Giuncano. Che pazzie?
Sara. Basta, di scene! Mi risolvo ad andar su a chiamare Dossi, visto che ancora non discende.
Via per l'uscio a sinistra.
Tuda (subito, con impeto). Non guardi, non badi a come sono vestita!
Giuncano (confuso). Perch?
Tuda. Butto via tutto! via tutto!
Giuncano. Che dici?
Tuda. Vedo che mi guarda! No, sa! posso tornare com'ero!
Giuncano. Ma perch mi dici questo?
Tuda. Vuole impedire davvero che la faccia, quest'altra pazzia?
Giuncano. Quale altra? io non so.
Tuda. Non ha sentito che ha avuto l'impudenza di consigliarglielo? proprio lei! Un'altra, un'altra! Sono sul punto di commetterla!
Giuncano. Ah, ma ti tratterr io!
Tuda. S: lei solo, lei solo pu: a patto che sia per lei, si!
Giuncano. Che cosa, per me?
Tuda (con intensit di rammarico, quasi piangendo). Ah, se quella volta, qua, si ricorda? mentre parlavamo, non fossero sopravvenute quelle due streghe.
Giuncano (crollando il capo). proprio quel giorno
Tuda. s, che lui mi fece la proposta: poco dopo che lei se n'and
Giuncano. ma prima tu ricordo benissimo avevi cominciato a parlare di me
Tuda. s; che m'ero accorta che soffriva
Giuncano. mi mettesti da parte, e prendesti a domandarmi di lui, tante cose...
Tuda. perch mi manc il coraggio...
Giuncano. ma s: naturalissimo!
Tuda. Nono: le giuro che non mi sarei mai aspettata ch'egli m'avrebbe fatto proprio quel giorno la proposta di sposarmi!
Giuncano. Ma io t'avrei detto, come ti dico adesso, che per me tu non avevi, come non hai, altro obbligo che d'essere cattiva
Tuda. cattiva?
Giuncano. come dicono tutti
Tuda. io? chi lo dice?
Giuncano. tutti quelli che credono che sii stata tu
Tuda. io? a far che?
Giuncano. a farmi impazzire
Tuda. dicono cos?
Giuncano (con sdegno). Te ne importa?
Tuda. Perch non vero! S, m'ero accorta che lei era sempre dov'ero io: se ero qua a posare, la trovavo qua...
Giuncano. Con chi ti scusi: con me?
Tuda. No: perch cos! N lei m'aveva detto mai nulla!
Giuncano. Volevi che io ti dicessi ?
Tuda. L'avesse fatto!
Giuncano. Non te l'avrei mai detto!
Tuda. Non importa: lo so adesso; sempre a tempo!
Giuncano. Che sai?
Tuda. Che lei soffre tanto ancora!
Giuncano. E poi?
Tuda. Le dico che posso tornare come prima.
Giuncano. Ma io soffro ora per te: a vederti cos!
Tuda. Nono, non creda !
Giuncano (con un sorriso amarissimo). Come prima?
Tuda. S: perch non c' altro in me che rabbia, rabbia, mi creda, nient'altro che rabbia per questa donna che viene qua a pestarmi, a cimentarmi. Bisogna ch'io mi levi, mi levi da questa situazione! Guardi se lei vuole giacch venuto al momento giusto, invece di quello
Giuncano. di chi?
Tuda. di Caravani deve venire a prendermi qua
Giuncano. nessuno pu impedirti d'andare con chi ti piace!
Tuda. no: nessuno me l'impedisce! Ma io andavo oggi da lui per vendicarmi
Giuncano. di che?
Tuda. di quello che mi stanno facendo soffrire! Come modella, come modella, vendicarmi: non avrei da vendicarmi d'altro, io!
Giuncano. come modella?
Tuda. s, per sfregio! E buttare via tutto!
Giuncano. non intendo...
Tuda. non importa che intenda! Mi vuol fare un bene?
Giuncano. Io, un bene?
Tuda. S: mi prenda con s!
Giuncano. Io? che dici?
Tuda. Potrei, potrei per tutto quello che ha sofferto.
Giuncano. un po' di piet? ma abbila per te, la piet!
Tuda. appunto: per me! Glielo dico per me! A lei, se potessi, per tutto quello che ha sofferto
Giuncano. ma lascia star me!
Tuda. vorrei poter dare, veramente, una gioja
Giuncano. tu?
Tuda. lo so: non sono niente...
Giuncano. ti pare d'essere niente cos viva?
Tuda (con brama esasperata). gi ma per chi viva?
Giuncano. Lovedi? Hai bisogno d'esser viva per qualcuno!
Tuda. No, no! Per lei! Potrei, potrei ancora!
Giuncano. Ma che per me! Per nessuno! Per te stessa, viva!
Tuda. E che vale?
Giuncano. Per questo niente che ti credi! Fuori, tutta, sempre, in ci che fai: senza vederti come vivi senza saperlo con tutto ci che ti passa per la mente
Tuda. se sapesse che cose...
Giuncano. non quelle che pensi! dico le cose pi lontane, quelle che si richiamano in te, senza che tu sappi come; e tu le segui, appena ne cogli il richiamo. Ecco, segui quelle: volubile come loro. Finch il tuo corpo pu seguirle! Non sar per molto, bada! Mi muovo anch'io s, dentro sento, sento ancora, sento con tutte le forze dell'anima; ma io, qua, ora, vedi? ho questo corpo, io, ora che odio
Tuda (quasi sgomenta). perch?
Giuncano. non mi ci sono mai riconosciuto!
Tuda. come! e non lei?
Giuncano. no quello che vedono gli altri un estraneo. Tu non puoi sapere. Non me lo sono fatto io da me, questo corpo. M' venuto da uno che sentii sempre estraneo a me
Tuda. chi?
Giuncano. uno: mio padre!
Tuda. estraneo?
Giuncano. orribile, s! Invecchia, e diviene sempre pi suo come pi la faccia s'incassa e pi si disegnano le rughe. E me ne cresce l'odio... Mentre tu vivi senza pensarti, tu non sai come sei, come ti vedono gli altri, da fuori
Tuda (ingenuamente, aprendo le braccia, per mostrarsi). come? cos, mi vedono!
Giuncano. ah, tu ne puoi comunque esser lieta! Ma guaj se a me si rappresenta l'immagine di questo estraneo d'uno che non sono io che tante volte mi pare di portarmi appresso come un mendico stanco, a cui debbo fare, per quanto l'odii, l'elemosina di un po' di piet io si di nascosto: oh, lagrime avvelenate da questa amarezza disperata e feroce. Ma tu no: tu piglialo a calci
Tuda. io?
Giuncano. tu, s non voglio che batta alla porta di nessuno; meno che mai alla tua: vecchia carogna da seppellire, e calcarci sopra la terra cos!
Tuda. Oh Dio, no, che dice?
Giuncano. Me lo fai dire tu!
Tuda. Perch voglio...?
Giuncano. La vita non mi deve riprendere! Non mi deve riprendere!
Tuda. Se gi l'ha ripreso!
Giuncano. Non voglio! non voglio!
Tuda. Non sta a noi...
Giuncano (con forza). No: sta a noi, quando non si deve! A qualunque costo: quando non si deve.
Tuda. E se non si pu?
Giuncano. Se non si pu, si fa altrimenti!
Pausa.
Tuda. appunto questo, vede? Mi trattenne questo, allora. Il timore che potesse essere per lei un tormento di pi.
Giuncano. Ma per forza! Era finita per me, la vita, da tanto tempo: non m'importava pi di nulla. Vuoto; spento. L'avevo spesa tutta pazzo a fare statue! Perch ti figuri che le abbia spezzate, fracassate, io?
Tuda. Ah, per questo?
Giuncano. Quando me le vidi davanti l, immobili, perfette e di fronte ad esse vidi il mio corpo in cui la vita riprendeva a muoversi logoro, vecchio... Quest'orrore della forma guarda
indica una delle statue
se l, statua, arte
Tuda. non si muove pi!
Giuncano. fa' che si muova corpo, vita
s'afferra il corpo
eccola qua ti s'invecchia!
Tuda (con sorpresa quasi ingenua). Oh, l'ho detto io pure, sa? della statua e di me che mi sono sciupata...
Giuncano. Presi in trappola io tu tutti quanti!
Tuda. la vita?
Giuncano chiamala vita! Bambina, tu ti movevi di pi guizzavi ora un po' meno e sempre meno, sempre meno finch hai creduto di vivere? hai finito di morire!
Tuda. vero. Ma allora fin che si pu...
Giuncano. Muoversi, non fermarsi mai, non fissarsi in nessun sentimento...
Tuda. Ma lei...
Giuncano (cupo, con improvviso freno). Sono cos: con gli occhi aperti che non vorrebbero pi sapere quello che vedono: le cose come sono, che portano tutte la pena d'essere come sono, e di non potere pi essere altrimenti. Io per te, un altro: come dovrei essere neppure quello che fui, quando le donne...
s'interrompe
Se sapessi che specie di ribrezzo provo, ora che vedo in me mio padre: si, non so, come se avessero amato lui, non me: lui cos anche allora quand'ero giovane. Eh, le sapeva amare, lui, le donne; ne mor disperata mia madre! Si vede che questo corpo quest'aspetto le donne... Non te lo so dire! So, so ora, che non ero io e che anche tutte quelle che amai, dovettero a un certo punto accorgersene e si allontanarono da me, tutte perch sotto questo corpo scoprirono me, diverso. pi, pi che ribrezzo; odio, proprio odio. Mi sembrerebbe di contaminare in te, cos bella, la vita, con mani non mie.
Pausa:
Lasciami, lasciami andare.
Esce. Altra pausa lunga. Tuda rimane assorta a pensare. A un certo punto, perplessa, siede. Poi, come se avesse deciso di non andare pi da Caravani, si leva il cappello e lo tiene sulle ginocchio. Dalla porta rimasta socchiusa entra Caravani, col cappello in capo e il soprabito ripiegato sul braccio. Vede Tuda che gli volta le spalle, ferma in quell'atteggiamento, e, dopo aver guardato in giro per accertarsi che nello studio non c' altro, le si accosta in punta di piedi, sporge il capo e fa per baciarla su una guancia. Tuda scatta in piedi a tempo e gli d uno schiaffo. Caravani, istintivamente, apre le braccia e lascia cadere a terra il soprabito.
Caravani (allo schiaffo). Oh!
Tuda. Non arrischiarti a toccarmi, perdio!
Caravani. Ma come! M'hai scritto di venire a prenderti!
Tuda. S: ma non per questo! Levatelo dalla testa! vero, di', che ti vogliono comprare quella sudiceria di quadro?
Caravani. Che quadro?
Tuda. La "Diana". Quello che facevi con me. vero, s o no?
Caravani. S, vero. Chi te l'ha detto?
Tuda. anche un po' mio, quel quadro.
Caravani. S. E ti prego di credere che non nient'affatto una sudiceria.
Tuda. Va bene. Se non , faremo ora tutto il possibile perch diventi!
Caravani (sorpreso). Come?
Tuda. Lascia fare a me!
Caravani. Ma che vorresti farmi da modella?
Tuda. Da modella! da modella! Ma a patto che sia brutto, pi brutto di te; brutto, brutto: una vera sconcezza!
Raccatta il soprabito da terra e glielo butta in faccia.
Tieni! Andiamo!
Caravani. Ma scusa: hai pensato... che dir lui?
Tuda. Che t'importa sapere ci che lui ne dir?
Caravani. Hocapito, sai?
Tuda. Che hai capito?
Caravani. Perch lo fai, e perch vuoi che sia brutto!
Tuda. Ti far vendere il quadro: non ti piace?
Caravani. Sei magnifica! Io veramente ero venuto per...
Tuda. Guai a te, ripeto, se mi tocchi! Vengo soltanto per farti da modella.
E poich Caravani si volta a guardarlo di nuovo, maravigliato e sorridente, indicandogli la porta.
Via! Andiamo!
E s'avvia di furia. Caravani, stordito, la segue.
T E L A
ATTO TERZO
La stessa scena del primo atto.
Al levarsi della tela, Sara Mendel, in piedi, manda via lungamente il fumo aspirato dalla sigaretta; poi, parlando con lentezza, quasi per assaporare la sua impudente sincerit, dice a Nono Giuncano che sta seduto e mostra di non prestarle ascolto:
Sara. ...del resto, nascondermi, da chi? Di quello che taccio, non debbo dar conto a nessuno; tanto meno poi di quello che sento. Sanno tutti quel che c' tra me e Dossi. E con un'uomo come lui...
S'interrompe; guarda un po' Giuncano; poi soggiunge con altro tono:
Badate che se volete fingere di non prestarmi ascolto, ho il mezzo per costringervi a prestarmelo.
Giuncano (alza il capo con disprezzo). Voi?
Sara. Ecco: vedete che gi me lo prestate?
Giuncano. M'in-fa-sti-di-te!
Sara (dopo una pausa). Se uno tra noi due, caro Maestro, farebbe bene a nascondere i suoi sentimenti, quest'uno siete proprio voi. una pena, credete, una pena, per tutti, vedervi cos alla vostra et col rispetto che tutti vi debbono portare via, per una...
Giuncano (balzando in piedi). Vi ordino di tacere!
Sara. Oh!
E sta a guardarlo, come se le piacesse; poi, con freddezza:
Solo nel caso che fosse vero ci che qualche volta ho sentito dire
Giuncano. non vero ma vi ordino lo stesso di tacere!
Sara. Ah, caro Maestro, no: se Dossi non vostro figlio, qua voi a me non ordinate nulla.
Giuncano. Iolo odio, lo odio potete dirglielo
Sara. tanto pi!
Giuncano. come lo odiai quando nacque a sua madre!
Sara. Anche codesto sentimento dovreste nascondere.
Giuncano. Ma glielo grider in faccia appena lo vedo!
Sara. Sanno tutti che, morta la madre, abbandonato dal padre, prendeste ad amarlo come un vero figliuolo. Se ora lo odiate di nuovo per un'altra gelosia
Giuncano. c' quanto basta, mi pare, per non tollerare che seguitiate a parlarmene! Sono qua perch m'ha scritto di venire: non per stare a sentir voi.
Sara. Lo so. E so anche che cosa vi vuoi dire.
Giuncano. Ditemelo, e me ne vado.
Sara. Eh ma non lo so di certo; lo suppongo. S' provato a lavorare con altre modelle
Giuncano. e non ha potuto!
Sara. perch s' fissato! Ne verr una, adesso, che vale cento volte di pi! E anche quelle altre che ha scartate, valevano tutte pi di quella!
Giuncano. Basta andare a guardare l
indica dietro la tenda, dov' la statua
per capire ci che voi, del resto, capite benissimo
Sara. no no: io, per me
Giuncano. fingete di non capire
Sara. che non pu pi fare a meno di lei?
Giuncano. che ormai non pu pi finirla, quella statua, se non con lei
Sara. Se vero ci che ha sempre detto...
Giuncano. Ma non vero niente! E se n'accorge adesso che sente mancarsi tra il pollice e la creta il dono con cui lavorava
Sara. l'estro? tutt'altro!
Giuncano. ma che estro! il dono che lei faceva di s, della sua vita, a quella statua!
Sara. Avrebbe dovuto odiarla
Giuncano. s: la statua; se non fosse stata per lei l'unico modo di vivere davanti agli occhi di lui che, senz'intenderlo, se la bevevano e la trasformavano in quella creta. Vorrebbe che io ora la inducessi a ritornare?
Sara. Suppongo.
Giuncano. Ma io la indurrei piuttosto a morire! Sapete forse dov'?
Sara. Come! Voi non lo sapete?
Giuncano. Ionon lo so.
Sara. Neanche voi?
Giuncano. Non si sa dunque dove sia?
Sara. Sirio contava che voi lo sapeste.
Giuncano. Ionon so nulla. Non l'ho pi riveduta.
Sara. Nemmeno Caravani. Non l'avete cercata?
Giuncano. Iono.
Sara. Sar andata al suo paese, o da qualche amico, o con qualcuno...
Giuncano (dopo una pausa). Doveva finire cos.
Sara. Iove n'avvertii a tempo. Non ho questo rimorso. Ma forse non aspetta che d'essere richiamata. Ha lasciato qua tutto. E aveva imparato cos bene a fare la signora...
Giuncano. Mi pare che abbia dimostrato che non sapeva che farsene!
Sara. S; ma se ora la pregher lui di ritornare... Dovreste ammettere almeno che questo sorpassa, veramente, ogni limite di sopportazione.
Giuncano. Per voi?
Sara. Anche per me, s.
Giuncano. Ma se siete stata voi!
Sara. Ecco, vedete? Io mi volevo confessare con voi; confessare fin dove arriva il male che ho potuto fare da parte mia.
Giuncano. Come se non lo sapessi!
Sara. Potrei non saperlo io...
Giuncano. Voi siete di quegli sciagurati che, per parere esperti della vita, fanno i cinici.
Sara. Non siamo pi avvezzi alla bont, che volete? Fare i cinici, come voi dite, pure un modo di dare leggerezza alla vita quando comincia a pesare.
73
Giuncano. La leggerezza della mosca!
Sara. Niente di pi leggero, infatti, e niente di pi seccante. Bisognerebbe che fosse invece come una piuma. Ma s! Mantenere l'anima continuamente come in uno stato di fusione; per non farla rapprendere, irrigidire. Ci vuole il fuoco, caro Maestro. Se dentro di voi il fornellino spento? Se la morte viene e ci soffia su? Avevo una figliuola, lo sapete: m' morta.
Giuncano si volta a guardarla, turbato, come a saggiarne la sincerit. Ella tentenna lievemente il capo, poi si porta agli occhi il fazzoletto.
Giuncano (come a se stesso, piano). Le donne: basta che dicano una menzogna con voce di pianto; e che menzogna pi? Un pianto vero, che pi vero di cos non potrebbe essere.
Sara. Menzogna, questo pianto?
Giuncano. No. Appunto. Ma l'amaste cos poco la vostra figliuola...
Sara. Che ne sapete voi, se dopo...
Giuncano. S, s, possibile, possibile...
Sara. Meglio non parlarne.
Pausa.
Cercate attorno; non trovate pi un fuscello per alimentarlo, il fuoco. Si diventa cattivi. E non si pu dar di peggio che avvertire che si comincia a essere di peso agli altri. Si prova una cos frigida irritazione! Fingiamo di non accorgercene, per salvare davanti a noi stessi il nostro amor proprio... Guardate: vi assicuro che questa mosca da un pezzo se ne sarebbe volata via di qua, se, tutt'a un tratto, non le avessero offerto con questo matrimonio di potersi prendere il gusto inatteso, insperato (e perfido, si: me lo dico da me) di entrare qua a prendersi e portar via il marito a questa moglie che non poteva dir nulla. Mi sono tanto divertita a vederla impallidire.
Giuncano. E lui?
Sara. Lui no.
Giuncano. V'ha dato la chiave di qui per procurarvi questo divertimento?
Sara. No. Gli uomini non sono cos, caro Maestro. L'uomo prova un'istintiva gratitudine per la donna che, sacrificando un po' del suo pudore, dimostra di voler piacere a uno solo sfidando la malignit degli altri; ma non pu soffrire poi che questa donna faccia dispetto a un'altra donna che dimostri di avere per lui qualche simpatia.
Giuncano. Se v'ha lasciata fare qua, e altrove, tutti i dispetti e il male che avete voluto!
Sara. Perch non si cura pi di nulla. Per non discutere, non s'oppone quasi pi a nulla. Sapete bene com'. Vuole soltanto lavorare.
Giuncano. E voi, facendo cos, l'avete lasciato lavorare: si vede!
Sara. A voi piacerebbe, adesso, lo so, che lavorasse e la finisse al pi presto, quella statua.
Giuncano. Avete fatto tutto questo per impedirgli di finirla?
Sara. No. Perch non ho mai creduto a ci che dice. Non approfittate adesso della mia franchezza !
Giuncano. Io? della vostra franchezza?
Sara. Parlate del male che ho fatto
Giuncano. con perfidia...
Sara. ve l'ho detto io stessa! Ma nascondiamo, scusate, nascondiamo un poco i sentimenti che ho avuto la franchezza
Giuncano. il cinismo
Sara. il cinismo di scoprirvi, anche a costo di un avvilimento, (perch v'assicuro che un vero avvilimento per me dover riconoscere d'essermi risentita per una donna come quella)
Giuncano. avvilimento?
Sara. avvilimento! avvilimento! (e vi confesso che forse l'irritazione provata per questo avvilimento mi ha fatto pi crudele verso di lei di quanto avrei dovuto) Nascondiamo, dicevo, i sentimenti: veniamo ai fatti. mia la colpa di quanto accaduto?
Giuncano. Se l'avete confessato voi stessa!
Sara. Ah, no, piano!
Non confesso pi nulla io allora, se la intendete cos!
Prima che mia, la colpa stata sua.
Giuncano. S: se agire naturalmente colpa.
Sara. Risentimento, avvilimento, irritazione, li ho provati? S. E anch'io naturalmente, allora! Abbiamo agito naturalmente tutt'e due, andate l: ma lei da sciocca, e io no!
Giuncano. Ah, voi no: questo certo.
Sara. Ragionate con me.
A una guardata di Giuncano.
Lo so, voi non potete. Lasciate che ragioni io, allora. S' prestata, si o no, al dispetto che Dossi volle farmi puerilmente sposandola? innegabile. E intese proprio mettermisi di fronte, con questo! Doveva aspettarsi ch'io me ne risentissi, no? e dimostrarmi, se non era una sciocca, d'averlo fatto perch ci aveva veduto soltanto un vantaggio materiale. Nossignori. Mi dimostra invece che si risente lei, lei di che cosa? ch'io sguiti a venire qua come prima? e con qual diritto se ne risente, se Sirio ha posto bene i patti avanti? Prima colpa o sciocchezza non mia: sua. Io non faccio nessun male, proprio nessuno, seguitando a venire qua; e se ella ne impallidisce, tanto peggio per lei: mi offre il divertimento d'uno spettacolo che davvero io non mi potevo aspettare. Ma fa di peggio! Come se realmente io e Sirio le facessimo qualche torto, pensa di vendicarsene, commettendo quest'enorme sciocchezza con Caravani!
Giuncano. Iovorrei sapere che gusto avete provato se per voi cos, una povera sciocca a farne lo strazio che ne avete fatto, comprendendo anche che ha agito naturalmente.
Sara. E daccapo! Ma naturalmente, naturalmente anch'io, caro Maestro! Ho contato che Sirio, scoprendo questo buffo tradimento, la mettesse a calci fuori della porta come si meritava. Ci s' messa da s, perch ha riconosciuto lei stessa d'essere proprio imperdonabile. Ma come? Sirio la sposa unicamente per impedirle di fare la modella ad altri, e lei, invece d'andarsene da Caravani, come poteva ed era suo diritto, per stare un po' con lui se le piaceva, si lascia persuadere a posargli, e per giunta per quella Diana l rimasta a mezzo?
Giuncano. E voi, per dar modo a Sirio di scoprire questo tradimento, vi siete procurata anche la chiave dello studio di Caravani.
Sara. Ah, con una scusa naturalissima, quella. L'avevo gi da un pezzo.
Giuncano. Dite anche "scusa"!
Sara. Sto giocando a carte scoperte! Del resto era vero: Caravani mi faceva il ritratto: non ho mai potuto soffrire gli orarii: non gli avevo dato perci un'ora precisa per le sedute: andavo quando volevo, quando potevo: per non restare qualche volta dietro la porta, se la trovavo chiusa, m'ero fatta dare la chiave. Che volete! Mi venne spontaneo di cacciarla tra le dita di Sirio che non voleva credere a quello che avevo veduto io, coi miei occhi: i colori ancora freschi l su quella tela rimessa sul cavalletto. Me l'aveva confidato del resto lo stesso Caravani! stata per me la soddisfazione pi bella: fargli vedere e toccare con mano la sciocchezza di quel suo matrimonio: l nell'unico tradimento che lei potesse realmente fargli! Gliel'ho fatta trovare nuda, in posa. Ah che scena! Corse a nascondersi, a ripararsi tra le tele dello studio; ma Sirio, senza curarsi per nulla di trarla fuori e svergognarla, prende per il collo Caravani e gli stropiccia la faccia su quella tela, conciandogliela con tutti quei colori freschi, figuratevi come! Povero Caravani! E s' buscata ora, per giunta, una sciabolata alla guancia! L'ho visto jeri, e
si sente picchiare alla porta
Ah ecco, sar la modella.
Si reca ad aprire. Entra Jonella: bellissima, appena ventenne, con molle andatura bestiale. in capelli, uno sciallelto sulle spalle. Parla cantilenando.
Jonella. Buon giorno.
Sara. Buon giorno, cara.
Indicandola a Giuncano :
Vedete? Maravigliosa: voi che volete far muovere le statue.
A Jonella :
Vi chiamate?
Jonella. Jonella. Sono di Cori.
Si guarda attorno.
Che sciccheria qua!
Sara (dopo averla contemplata un po' beata, dice come tra s). Non sapere che possa essere la vita... come vi possano nascere certe cose, certe creature... come i fiori... un riso di mattina...
Jonella. Dici a me?
Giuncano. E io che non previdi una tale enormit.
Jonella (dopo aver guardato l'una e l'altro). E che , qua ognuno parla per s?
Sara. Quando uno, ci che pensa, non se lo tiene dentro...
Jonella. Dov' quello che mi vuole?
Indica Giuncano.
lui?
Giuncano. Sento ch' gi tale lo squarcio dentro...
Jonella. Domando d'una cosa, e tra voi vi rispondete a un'altra?
Sara. No, non lui. Deve ancora venire.
Jonella. Ma io non voglio mica stare qua come una gallina spersa.
Giuncano. Ionon lo so, non lo so ci che pu avvenirmi di fare! Quando non si vede pi la ragione di nulla...
Sara (a Jonella). Siedi, siedi. Sar qui tra poco.
A Giuncano :
Vederla, la ragione di qualche cosa...
Giuncano. Non vedo pi nulla, io; e posso far tutto ormai!
Sara. Mi piace intanto che prima predicate la pazzia, e ora andate cercando per disperato la ragione. Se stata una pazzia...
Giuncano. Io, la ragione? Io cerco altro! cerco altro!
Sara. Andate a cercare Tuda, piuttosto.
Jonella. Tuda? L'ho vista io, Tuda.
Sara. Ah, s? Quando? Dove?
Jonella. Gi ai Prati, da Assunta, l'altro jeri. S' ridotta cos male!
Sara. Ah, male?
Jonella. Non si riconosce pi. Dice che le hanno volute uccidere... non so che chiacchiere... che si sono sbattuti a duello per lei... So che pare una pazza, e che qua dice non vuole pi ritornare.
Entra improvvisamente Sirio Dossi, con cupa concitazione.
Sirio (subito, scorgendo Giuncano). Ah, eccoti qua. Vengo da casa tua. Tuda qua.
Giuncano. Ah, qua?
Sara. L'hai trovata?
Giuncano. Dov'?
Sirio. In giardino.
Jonella. Oh guarda...
Sara. venuta da s?
Sirio (pronto e duro). Non venuta da s.
A Giuncano:
Non vuole entrare. Vuole prima parlare con te.
Giuncano (movendosi verso la porta). Con me?
Sirio. Aspetta!
Jonella. Diceva che non voleva pi ritornare...
Sara. Sei dunque andato a cercarla?
Sirio (si volter prima di scatto a guardare Sara; poi dir a Giuncano). Falla entrare!
Sara (subito, fermando Giuncano). Ah no, ti prego! Lascia prima che me ne vada via io!
Giuncano. E poi, io no!
Sirio. Conducila con te! Non dico di farla entrare qua!
Giuncano. Se non vuole!
Sirio. Non t'ho detto che non voglia. T'ho detto che vuole prima parlare con te. Le parlerai su.
Sara. Ma io vado. Non star mica ad aspettare ch'ella lo ponga come patto del suo ritorno.
Giuncano. Ne avrebbe tutta la ragione!
Sirio. Niente patti! I patti ora li pongo io a tutti io che sono il solo qua che voglia fare e abbia da fare!
Prendendo da un cavalletto una delle stecche con la creta incrostata e mostrandola a Giuncano :
Ma guarda, guarda qua le mie stecche! Bizze, stupide ridicolaggini; e io non posso pi lavorare! Su, su, vai! Non so che voglia dirti. Dice che pu dirlo soltanto a te.
Giuncano via.
Sara. Ah, per me, basta.
Jonella. E anch'io allora me ne posso andare, se tornata lei.
Sirio. Cos com', per ora, non pu servirmi.
Jonella (a Sara). Eh s, te l'ho detto: sciupata.
Sirio. Non sembra pi lei. Ci vorr chi sa quanto prima che si rimetta.
Sara. Tanto pi edificante che sii andato a cercarla: se non sai che fartene!
Sirio. Non lo sapevo, quando sono andato; ma anche sapendolo, sarei andato a cercarla ugualmente!
Sara. E la prova che l'hai condotta qua e stai facendo di tutto per trattenerla.
Sirio. Appunto: hai da ridirci?
Sara. Accomodati, se sei contento! Dopo tutto tua moglie; e t'ha trattato bene!
Jonella. Ma, dico, se non pu servirti per ora, e tu hai bisogno della modella: m'avete fatta venire fin qua...
Irrompe Tuda, seguita da Giuncano. scapigliata, col viso scavato, gli occhi duri, quasi invetrati.
Tuda. S, brava, tu Jon: servilo tu!
A Sirio:
Ecco: hai qua lei che ti pu servire meglio di me; e cos io me ne posso andare: fai contenta, fai contenta la signora!
Sirio. Ma no!
Jonella (contemporaneamente). Che c'entra! Io...
Tuda (contemporaneamente). Ma s! ma s!
Sirio. Non possibile!
Jonella (contemporaneamente). L'ho detto, perch lui...
Tuda (a Giuncano). Andiamo! andiamo!
Sirio (con forza). Non possibile, perdio, ti dico, ch'io mi metta ora a lavorare con un'altra!
Sara (a Tuda). E vi potete calmare: so ch' venuto lui a cercarvi! .
Tuda. S, lui: e diglielo, dove: e se mi tenevo nascosta, sapendo che mi cercavi; dille chi mi fece la spia; e se ora t'ho seguito per restare. Non voglio restare!
Sirio. Turesterai.
Tuda. No.
A Giuncano:
Verr con lei! Star con lei!
Sirio. Ma se m'hai promesso
Tuda. s che torner
Sirio. no che saresti rimasta qua, m'hai promesso.
Tuda. no, no!
Sirio. ma s, dopo avere parlato con lui
indica Giuncano
m'hai detto cos.
Tuda. Qua non resto no no non star pi qua torner soltanto per lavorare, quando potr di nuovo. Ora me ne vado.
Jonella. E io, allora...
Tuda. Ma non puoi restare neanche tu, Jon! Non perch voglia levarti il pane, che l'ho schifato io s, e il nome che m'ha dato, e gli abiti, e su, la casa... (che vuoi che abbia piacere, io, a fare la signora! non avrei fatto quello che ho fatto, se avevo questo piacere!) Ma voglio che te ne persuada! Vieni, guarda!
La tira verso la tenda; poi afferra un lembo della tenda e con una violenta bracciata la fa scorrere con gli anelli lungo il bastone a cui sospesa. Appare, grande, sul cavalletto, la statua non finita.
Guarda! Guardala bene! guardale gli occhi! gli occhi! e ora guarda qua i miei vedi? vedi? sono i miei, l questi come me li stai vedendo ora da pazza e cos, perch me li hanno fatti diventare loro cos da pazza tutti e due!
indica Sirio e Sara.
Ti pare che ci sia amore in questi occhi? Di' di'?
Jonella. Mi pajono gli occhi di una gatta.
Giuncano. fustigata!
Tuda. Odio c', odio, per il supplizio che m'hannodato loro due! Non li aveva lei
indica la statua
prima, questi occhi erano altri, i suoi occhi! Lui me li ha presi e glieli ha dati: guardala: E quella mano l che tocca il fianco la vedi? era aperta, prima, quella mano! Vedi, ora? chiusa, serrata, a pugno. Me l'hanno fatta chiudere, serrare loro cos, per resistere al supplizio e la statua, vedi, anche lei l'aveva aperta: ha dovuto chiuderla! gliel'ho veduta chiudere! non ha potuto farne a meno! Non pi quella che lui voleva fare! Sono io ora l, capisci? io non puoi essere tu, Jon, n altre! Vttene!
Sirio. S, s, via! via! Basta!
Jonella. Per me! Io ero venuta
Sara. perch l'avevo chiamata io
Sirio (di scatto). e se ne va!
Jonella. Mi pagherai almeno l'incomodo d'essere venuta fin qua.
Sirio. Ma s, sta bene: ora vttene!
Jonella. Addio, signora. Addio, Tu'!
S'avvia per uscire.
Tuda. No, aspetta, vengo anch'io. Voglio soltanto dire qua alla signora
Jonella scrolla una spalla e se ne va.
che il diritto di fare quello che ho fatto, sapete chi me l'ha dato? Lui
Sirio. io?
Tuda. tu, tu, s approfittandoti di quanto ho patito io l, con tutto il corpo, sotto i tuoi occhi per causa di lei
indica Sara.
Sara. di me?
Tuda. di voi, s di voi che l'avete fatto apposta
Sara. ma no, carina
Giuncano. non lo negate! l'avete confessato a me!
Tuda. e lui l'ha capito che lo facevate apposta e se n' approfittato!
Sara. Ah, questo s: e anche di me, approfittato!
Tuda. Perch non v'amava pi! non v'amava pi!
Sara. Ma lo so! E gli convenuto ostentare davanti a tutti che seguitava la sua relazione con me, perch nessuno credesse che aveva sposato voi sul serio.
Tuda. Ah, voi avevate capito questo? E vi siete prestata? La sente, Maestro? E allora proprio per cattiveria contro di me? non per gelosia?
Sara. Ma che gelosia, per voi!
Tuda. Per me? Ma mi dite che potevate essere voi da pi di me, quand'io ero l, tutta, com'ero, davanti ai suoi occhi?
Sara. Una cos mirabile cosa, che per non far credere che gli appartenesse, ha preferito, come vi dico, approfittarsi di me!
Tuda (con impeto, luminosa). No, signora, no! Non di questo, non di questo s' approfittato lui non lo credete! S' approfittato di voi, come di me, per la sua statua di quanto voi m'avete fatto soffrire (credevo per gelosia; ora so ch' stata cattiveria) perch giovava alla sua statua!
Scorgendo Sirio che, sorridendo, fa cenno di s :
Ecco, vedete? dice di s; sorride e dice di s!
Giuncano. Non ridere, non ridere, sai! Non seguitare a cimentare in questo momento!
Sirio. Ma va' l, che cimentare! Rido perch mi piace moltissimo che lei l'abbia capita cos bene.
Giuncano. la tortura a cui l'hai messa?
Sirio. ma no! ch'io non stavo qua come un gonzo a far la ridicola figura dell'uomo conteso da due donne.
E ride di nuovo.
Tuda (subito, a Giuncano). Lo lasci, lo lasci ridere! Piace anche a me che rida, e che confessi cos lui stesso che s' approfittato! Lo compresi subito, sa perch? perch quand'ero lass
indica lo zoccolo
avrebbe potuto gridarmi: Non fare questi occhi! Apri quella mano! apri quella mano! Non me lo grid mai.
Giuncano. Lasci alla statua serrare la mano; e avere quegli occhi!
Tuda. Oh! Ecco! E di questo vede? sono andata a vendicarmi con quello stupido l!
A Sirio:
Perch tu che in me t'eri comprata la modella, della modella ti dovevi servire per la tua statua com'era; e non di me che soffrivo, per farla diventare un'altra! Lo sa, lo sa, Maestro, quello che ho fatto?
Giuncano. Lo so.
Tuda. Per questo l'ho fatto! Lei lo capisce?
Volgendosi a Sirio:
E su quella stessa guancia che tu gli hai tagliata, io, a quello stupido, avevo dato prima uno schiaffo, perch non voleva capire che andavo da lui soltanto per fargli da modella! Non l'ho fatto per altro!
Giuncano. Ma l'artista, cara, crede suo diritto approfittarsi di tutto.
Rivolgendosi, fosco e fiero, a Sirio:
Non per davanti a me, bada! Perch la vita, io, l'ho vendicata sopra la mia stessa arte! Co-desto diritto, io, non l'ammetto!
Sirio. Non l'ammetti; e poi?
Giuncano. Non l'ammetto e te lo nego, tanto pi quando si tratta della vita degli altri!
Sirio. Hai qualche ragione particolare per difenderla?
Giuncano. L'ho! E ti dico bada a te!
Mostrandogli Tuda.
Ma lo vedi che hai fatto della vita degli altri?
Prende con ambo le mani il viso di Tuda.
Guardala! Guardala!
Tuda (svincolandosi, con lucida gaiezza, come se godesse del suo tormento). Non importa! non importa! Lo lasci ridere!
Sara. Ah, ma di me, no: basta ormai! Vi assicuro che di me non rider pi!
Fa per uscire.
Tuda (subito, trattenendola). No, come basta, signora? no! no! Vorreste, dopo quello che m'avete fatto soffrire, che egli non finisca ora la sua statua? Eh no! La deve finire, la deve finire! E dunque voi dovete seguitare a venire qua!
Sara. No, che! Basta! basta!
Tuda. Ma s! Perch abbia questi occhi, la statua! Capite? Se vuole finirla cos com' ora, bisogna che abbia questi occhi! E dunque voi dovete seguitare a venire qua! Deve averli! Voglio essere io, l, con questi occhi!
Giuncano (a Tuda). E come, sciocca? se poi ti maceri cos? Non capisci che avere codesti occhi importa che poi ti riduci cos, e non puoi servirgli da modella per un altro verso?
Tuda (con disperazione, smarrendosi). Ah gi, vero... vero... Oh Dio, come faccio? vero... cos non posso pi... vero! Non posso pi! Oh Dio... oh Dio... come faccio?
A Giuncano:
Ma lei lo capisce? L,
indica lo zoccolo
l con la mia carne, col mio sangue, con gli occhi che vedevano ci che egli faceva di me, che mi prendeva, mi prendeva tutta per la sua statua; essere io, l viva e non essere nulla! Possibile? Se non si fosse accorto che soffrivo! Ma se n' accorto, se n' accorto, se m'ha fatto questi occhi l nella statua! Lo so, lo so: non dovevo essere, nulla, lo so: m'ha presa a questo patto, di non dovere esser nulla: ma ero di carne, io! di carne che mi s' macerata cos! Come faccio ora? come faccio?
Rompe in pianto, perdutamente. Nello studio s' fatto buio. Solo la statua, con la luce che cola dal lucernario, appare distinta. 1 quattro che vi stanno sono come ombre nell'ombra.
Giuncano (a Sara). Andate via! andate via! Non avete pi nulla da fare qua voi! Lasciateci soli. Qua ora si far giustizia. Andate via!
E appena Sara Mendel, senza dir nulla, se ne sar andata, voltandosi a Sirio, mentre Tuda seguita a piangere:
Un fantoccio di cartapesta tu dovevi sposare per la tua statua! Ti sarebbe rimasto l fermo, come doveva essere per la tua statua, l ferma anch'essa, come doveva essere: tempo senza et: la cosa pi spaventosa!
Sirio. Come, senza et?
Giuncano. L'et che il tempo quando diventa umano il tempo quando duole noi, di carne: questa poverina che non pi come dovrebbe essere per la tua statua, ma come pu essere dopo avere sofferto quello che voi tu e quell'altra le avete fatto soffrire.
Tuda (ancora tra il pianto). Ma se lei...
Giuncano (pronto). Io? lo ho voluto rispettare in te la vita! Al contrario di quello che sta facendo ora lui!
Sirio (pacato e fermo). Ah, io non la rispetto? Hai il coraggio di dire che io non la rispetto, perch voglio che serva a qualche cosa che stia sopra e oltre a quello che possiamo soffrire tu lei io stesso?
Giuncano (con derisione). Tu?
Sirio. Se ci metto tutta la mia vita, e quella degli altri...
Giuncano. Uccidendola?
Sirio. No; anzi, perch non muoja pi!
Giuncano. E muoja intanto per sempre?
Sirio. Hai tu coscienza che questa mia statua sia bella? bella, veramente bella? E che vuoi che m'importi d'altro, dunque, se poi pagher io pi di tutti la mia opera compiuta?
Giuncano. Se per te la vita non ha pi prezzo...
Sirio (subito, con forza). Ma questo prezzo: la mia statua!
Tuda (levandosi con impeto frenetico). E allora prendimi! se non posso pi servirti
Sirio (infastidito). via, levati!
Tuda. no! se poi davvero ti vuoi uccidere
Sirio (c. s.). levati, ti dico!
Tuda. come mi levo? Non senti che sto morendo per te? Prendimi, prendimi, prendi la vita che mi resta, e chiudimi l nella tua statua!
Sirio. Sei pazza?
Tuda. S, s! Che vi muoja dentro! Se non mi vuoi far vivere!
A Giuncano:
Lei cercava una pasta ardente da colare dentro alle statue? Eccola! Eccola! Io ardo! io ardo!
Smaniando disperatamente, fa per strapparsi le vesti d'addosso e si slancia verso i tre scalini di legno sotto al cavalletto che sorregge la statua.
E ci voglio essere io, l dentro!
Sirio (correndole dietro con la stecca brandita e raggiungendola sull'ultimo dei tre scalini). Non la toccare o t'uccido!
Giuncano (come una belva, saltandogli dietro e ghermendolo con una mano alla gola, lo strappa gi e precipita con lui a terra). Chi uccidi? Guai a te se la tocchi! No! T'uccido io!
Tuda. Oh Dio, no! lo lasci! lo lasci!
Giuncano si solleva appena, con un viso da pazzo e la mano ancora artigliata.
Sirio immobile a terra: morto.
Tuda, quasi senza voce, allibita, ancora su l'ultimo dei tre scalini, si china a guardare.
Che ha fatto? che ha fatto? L'ha ucciso? Oh Dio, l'ha ucciso? Per me?
Giuncano (mormorando, come in una litania). Cecit... cecit...
Tuda (scende i tre scalini; si china su Sirio ; gli tocca con una mano la fronte, con l'altra gli cerca la mano). Oh Dio, no! no! freddo: morto!
Giuncano. Cecit...
Tuda. Ucciso per me, per me che ho la colpa di tutto!
Giuncano. Cecit...
Tuda. Io, io s, di tutto perch non seppi essere quella per cui lui mi aveva voluto!
Giuncano. Cecit...
Tuda (indicando con terrore dietro a s la statua). Quella! quella!
Giuncano (c. s.). Cecit...
Tuda. Ioche ora sono cos: niente... pi niente...
T E L A


