Dietro l’angolo

Commedia in 2 atti di :


Angelo Scammacca


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 2

PERSONAGGI:


Mastro ISIDORO SCOCCIAMULI

ANNUNZIATA

DOROTEA

EUGENIO

SARAH

Ragioniere MAZZACANE

Donna CARMELA

FILIPPO


(pittore)

(sua moglie)

(figlia)

(figlio)

(amica di Dorotea)

(vicino di casa)

(infermiera tuttofare)

(nipote di Carmela)


DICITORE


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 3

TRAMA:

Isidoro Scocciamuli artista e maestro di pittura, svolge la propria attivit in casa, dipingendo dei quadri di pessimo gusto, che difficilmente trovano estimatori. Attorno a lui si muoveranno la moglie Annunziata e la figlia Dorotea verso le quali avr sempre da criticare sul loro operato, mentre nei confronti della figlio Eugenio (impiegato presso uno studio legale) avr sempre il massimo della stima,considerando che questultimo, spesso provvede ad elargire al padre qualche banconota. Frequenter la casa il rag. Mazzacane, il quale, trovandosi in una posizione economica agiata, accompagner sempre il suo ingresso, con degli involti di cibo pi che graditi dallo stesso Isidoro.

Inoltre, altra fonte di guadagno, sar la modesta cifra che donna Carmela infermiera tuttofare, oltre alla sua gratuita prestazione, pagher affinch il nipote Filippo impari le tecniche di pittura da mastro Isidoro. La vita dello stesso subir un forte scossone, quando Sarah (compagna di studi di Dorotea) essendo dotata di capacit chiaroveggenti, gli legger le carte, facendo riferimento ad inequivocabili fatti del passato, e prevedendo per lo stesso un futuro fortemente traumatico.

SCENA:

Una stanza allingresso di un appartamento ai piani alti di un edificio, con la comune al centro, che lascer intravedere il corridoio, che andr da una parte verso le stanze e dallaltra verso luscita. Sulla parete di destra, sar presente una finestra con delle imposte, in modo da evitare che la luce danneggi i colori dei quadri (uno di Isidoro eduno di Filippo) posti su due cavalletti da pittore davanti alla stessa. Dallaltro lato, unaporta che dar sulla cucina. Un tavolo alcune sedie, in particolare una sedia sar posta quasi al limite del proscenio dove sieder il dicitore, qualche mobile un attacapanni, un portaombrelli e un lume sulla parete di fondo, due tavolozze e sparse qu e l delle tele.


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CARATTERE DEI PERSONAGGI:

Isidoro : Et 45/55 anni scontroso e sfruttatore, far vivere la famiglia di stenti,dando alla moglie pochi soldi per la spesa (il suo sar un reddito bassissimo), ma sar amante della buona tavola. Avr sempre da criticare loperato del figlia, mentre per il figlio avr una ammirazione sconsiderata. Solo gli eventi ribalteranno tali opinioni

Annunziata : Et intorno ai 40/50, donna di casa, madre di famiglia, amorevole con ifigli e mal tollera il marito. Di carattere un po svanito, una sua colpa sar quella di non si rendersi pienamente conto della vita che fanno i figli.

Dorotea : Et 21/23 anni, studentessa presso la Scuola darte Sperimentale,provveder in maniera autonoma al proprio sostentamento, senza che il padre sinteressi minimamente al suo corso di studi, anzi dovr subirne le critiche, giorno per giorno. Vestir in modo trendy (jeans strappati, maglietta di cotone o felpa, anfibi)

Eugenio : Et 25/30 anni, sar una ragazzo dinamico, provvisto di telefonino, simuover sempre velocemente, a dimostrazione della vita frenetica dei giovani doggi. Vestir sempre sportivo ma con giacca e cravatta.

Sarah : Coetanea di Dorotea, studentessa presso la stessa scuola. Di indolebuona e carattere calmo e sereno, sar dotata dellinvoluto potere di leggere le carte con estrema precisione degli eventi. Dovr dimostrare una forte emotivit.

Rag. Mazzacane : Et 55/65 anni. Figura brillante ed invitante alla fiducia, siesprimer sempre in modo garbato e gentile, il suo aspetto sar totalmente lopposto del personaggio che risulter in ultimo. Sicuro di s, si presenter sempre con delle specialit culinarie da offrire alla famiglia. Avr sempre con s un borsello a tracolla. Non sar mai ben chiara la sua attivit n la sua fonte di reddito.

D. Carmela : Et 60/65 anni, sar la donna delle pulizie ed infermiera di casa. Chefra laltro non ricever nessun compenso, anzi pagher lei qualcosa a mastro Isidoro affinch insegni al nipote Filippo.

Filippo : Et indefinita dai 18 ai 25. Dotato di un talento naturale, sicuramentesuperiore a quello dello stesso Isidoro. Educato e rispettoso.

Dicitore : Qualunque et. Nel primo atto si alterner agli attori, avr il compito dipresentare i protagonisti, ma al tempo stesso di creare una confusione molto lineare al pubblico, dando limpressione di voler meglio definire il carattere dei personaggi.


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I ATTO

Scena Ia

Dicitore

Si apre il sipario e la scena sar buia, mentre un occhio di bue colpir il dicitore che sar seduto in un angolo in prossimit del proscenio.

Dicitore

: Quando lincredulit diventa

congenita in un uomo, quando

questultimo dimostra ostilit assoluta, quando in lui si radica lo

scetticismo e la testardaggine, non c altro appellativo che gli si pu

dare se non testa di sceccu. Senza dubbio ognuno ha un suo modo di

vedere le cose, di trarne la propria impressione, ma negare levidenza

e dire che il bianco nero, soprattutto se tale asserzione non frutto

del proprio sapere, ma della presunzione che si vuol fare prevalere sul

buonsenso, allora ci vuole proprio una bella martellata sulla zucca,

aprire quella bella testolina ed

infilarci dentro tutto quanto si

volutamente trascurato, dargli una bella centrifugata come se fosse una

lavatrice, e mescolarne i valori, i sapori, le opinioni e chi pi ne ha,

pi ne metta, quindi girare lorecchio come se fosse un interruttore ed

aspettare che dalla bocca, messa in contato con il cervello, fuoriescano

espressioni pi corrette, pi moderate, e che non diano limpressione

di un giudizio presuntuoso, ma di comprensione e di consapevolezza.

Questo quanto devono affrontare giorno dopo giorno, parenti ed

amici del nostro protagonista, il maestro Isidoro Scocciamuli; ca

appoi ca maestru u dici iddu, picch n maestru avi i so princpi, la

sua seriet, un maestro insegna, istruisci, correggi, di certu non cangia

pareri ogne cincu minuti; pensa na cosa, ni dici nautra, e ni fa una

propriu cuntraria, a genti scemunisci, si senti sballuttata comu na

zattira ammenzu o mari, e allultimu dici: ma chiddu na testa di

sceccu!

( V I A )

Viremu chi ni pinsati vuatri.


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Scena IIa

Isidoro

Luci piene


Isidoro


: (entrando dalla comune, depone qualche tubetto di colore, una tela, qualchepennello. Si leva la giacca. Chiama la moglie, si avvicina alla porta che da in


cucina, ma non ottiene risposta,)Annunziata, oh Annunziata

sbagghiava chista, nisciu, e quant lesta, comu mi viri nesciri,

zacchiti, si tira a porta arreri e spaddi (socchiude un po le imposte della

finestra) Appoi ca si fissau, e su si fissau ca a teniri stimposti

sbalancati non c versu. Sugnu sicuru ca mu fa apposta, pp sulu

piaciri di farimi n sgarbu, comu ci lhaja ddiri no sacciu! (come se

stesse parlando con la moglie):Annunziata viri ca a luci si mangia i

culuri e i quadri venunu senza brillantizza, senza sprissioni, senza

parolapicch pp nartista da me livatura, n quadru comu n

essiri viventi ca ti parra, ti discurri (guarda quello che sta elaborando)

veramenti chistu mi pari n pocu mutangulo. E me muggheri fa a

sudda, sti discursi ne senti, di naricchia ci trasunu e di lautra ci

nesciunu. (nel frattempo indossa il camicione che indossano i pittori prende

la tavolozza, comincia a dare qualche colpo di pennello alla tela che sul

cavalletto) Appoi pp non parrari di me figghia Dorotea, a comu cipotti sbagghiari nomu nchinu! Dorotea a chiamai, pinsannu: na picciridda di oru, mancu di lanna marisuttau! Sapi addumannari sempri soddi, ciavi aricchi ntuppati e i sacchetti spunnati. Quantu soddi spenni u sapi sulu idda. Di travagghiu ancora non si ni parra! (ripetendo con cantilena le parole della moglie) A picciridda a sturiari. Apagghiola ca , si diplomau pp disgrazia, e ora spatti si scrissi a scola de spirimentie su mi cririti non sacciu mancu chi cosa fa. Pp furtuna ca c me figghiu Eugeniu, ddocu u nomu ci nzittai nchinu! E un genio nato! E lonori da me casa. Quantu travagghia poviru figghiu, vinnutu. Ciavi n misteri accuss stancanti, trasi nesci, intra fora, carciri, tribunalie cc u viri mai. Sbatti comu na tenca. Per si potta avantie potta soddi, ca a cosa cchi importanti. Chiuttostu quantu vaiu a viriri su Annunziata si pigghiau i soddi ca ci lassai pp fari a spisa, a stautra qualunqui cifra ci dugnu ci pari sempri picca, sa fa sempri scaliannumi i sacchetti.

( V I A verso la cucina)


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Scena

IIIa

Eugenio

Eugenio

: (viene dallinterno, avr

in mano la ventiquattrore, cercher qualcosa)

Ava avutu a mprissioni di sentiri a vuci di me patri forsi sar ca

munzunnai. Dunque vediamo dove lho lasciata (ripete le stesse mosse

che ha fatto in un tempo precedente) Alloraquando sono entrato, avevo la

valigetta, lombrello e la borsa con i vestitilombrello lho messo l,

eccolo (lo trova in un porta ombrelli) la ventiquattrore ricordo di averla

poggiata sul tavolo, perch ho preso lagendina degli appuntamenti (si

rovista

in tasca) eccola qua! La borsa devo averla messa su di una

sedia,

ma dov! Qui non c (cerca sulle sedie, nei mobili ma non la trova)

ero certo che neanche qui lavrei trovato. Forse pensandoci bene, non vorrei che lho poggiata sul bancone della cartoleria qui vicino, probabilmente lavr lasciata l! Pazienza in qualche modo far, trover un altro rimedio.(impaziente) Caso mai poi chiedo chi lha preso, ora intanto devo andare prima che comincino a fare le riprese senza di me. (gli squilla il telefonino, risponde ) Si! Sono iono adesso non mi possibile, fra poco ho una ripresa, possiamo fare pi tardi, in serata. Va bene chiamo io non appena sar disponibile. (dalla tascaprende una banconota e la infila nella tasca della giacca appesa nel portamantelli, e sotto di essa trova la borsa del tipo usata dagli atleti). Eccolaper fortuna, adesso vado prima che comnincino le riprese senza di me.

( VIA dalla comune )

Scena IVa

Dorotea

Dorotea : (entrando dalla comune, immediatamente dopo luscita del fratello, parlacome se stesse parlando con lui. Dimostra il dinamismo e la frettolosit che contraddistinguono i giovani doggi) Lho capito che non c nessuno,

va bene ciao. (Avr in mano lastuccio di una chitarra o di un violino) Lassillu non c (riferendosi al padre, indica il cavalleto) com ca munzonnu a notti, u viru di jornu e non mu pozzu scudduriari a sira, sulu quannu ciaddumannu qualche soddu spicciu, o mi vota i spaddi, o mi dici: ca non voli essiri distrubbatu mentre crea (da unocchiata al quadro che sta dipingendo il padre) perch lui creaarrivau u


( V I A verso la comune )

(prende un soprabito un cappello demod, la borsa ed

(comincia a posare

(entrando depone le tovaglie sul tavolo)

al pubblico)

(cerca e trova una monetina, mostrandola

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frati do patrieternu, crea sti belli purcarii ca chiama quadripittura interpretativa la chiama lui. Per su non a nterpretati comu a penza iddu, vi dici ca siti bestii e non capiti nenti. Na vota mi mustrau n quadru tuttu jancu, unni si vireva na macchia niura a centru, e maddumannau: secunnu tia chi ? E j ciarrispunnii: chi ssacciuncocciu di ceusu scafazzatu. Cretina! Mi dissi! (assorbendolepiteto) non ca j maspittava di megghiu?! Picch tu sta taliannu a macchia niura averu? Invece il quadro tutto il contorno bianco, che non altro che la tonaca di una monaca dospedale ca sassittau supra na sculatura di caf! (si guarda attorno evede la giacca del padre appesa, nellandare a rovistare, aprir involontariamente lanta della finestra) Accanuoti si scuddau qualche

soddu di carta nta sacchetta?!

mih10 centesimi, n capitali! E va beni, boni pp fari

na telefonata a Sarah. Mi pigghiu u strumentu.(prende lastuccio)

( V I A per la comune)

Scena Va

Annunziata

Annunziata : (viene dallinterno con della biancheria da porre nei cassetti, e nel corridoioparler con la figlia mentre sta uscendo) Dorotea stai niscennu? Non tiritirari tardu u senti, ca staju cu lamma satata

Dorotea: (risposta dallinterno) Poi ne parliamo. Non ti preoccupari, ciau.

Annunziata : E j nveci mi preoccupu, fatti sentiri, allura stu schifiu di telefoninu picch tu ccattastiahpp riceviri?! viri ca ti lassu

u mangiari prontustai attenta!

Sempri fora sta carusa, certu a scola, a musica! Per sempri fora,

vulissi sapiri chi spirimentunu nta sta scola.

qualche tovaglia) Isidoru sar ca ancora non sarricugghiutu, picchastura a finestra non era sbalancata; quant reticu malanova di iddu sulu, ncoppu a voli chiusa, ncoppu a voli aperta, comu mi lappa simpurtari stu cataplasma u sacciu j sula. Ora v fazzu tannichia di spisa.

esce)


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Scena

VIa

Dicitore

Si attenuano le luci, e si riaccende locchio di bue sul dicitore.

Dicitore

: A questo punto, avete conosciuto uno per uno la famiglia di Isidoro

Scocciamuli, testardo a convenienza; per un artista di primo livello,

almeno cos si definisce lui, che ne far di un arte ricca di valori, di

espressioni e di colori, la sua comprovata povert, sia di spirito, che

economica. Annunziata, sua moglie, un po distratta ed apatica,

apprensiva come madre, ma stanca e pigra nei confronti del marito, il

quale la fa vivere in un mondo di stenti, camuffati da una filosofia del

benessere tutta sua e che vuole imporre anche agli altri. Eugenio

beh lui un giovane doggi, frenetico e dinamico come tutti i

giovani, impegnato nella convulsa attivit lavorativa dellufficio

legale dove lavora, e stimato dal padre perch rappresenta per lui una

fonte di approvvigionamento continuo. Al tempo stesso distratto e

confusionario, quale caratteristica dei giovani. In ultimo Dorotea, che

dar limpressione di essere una specie di hippy, una figlia dei fiori,

un ragazza che dice sempre poi, dopo, che applica la teoria del meglio

mai che prima. Non molto stimata dal padre, perch la vorrebbe

impiegata, e quindi redditiziaper lui. Ora proviamo a mettere

insieme tutto ci, come se fossero gli ingredienti di un piatto

particolare e vediamo la nostra ricetta cosa ci far gustare. ( V I A )

Scena

VIIa

Isidoro rag. Mazzacane

Si riacendono le luci

Isidoro

: ( Indossa il camicione dei pittori, intento a pitturare il quadro, e socchiuder

la finestra) Sta camurria di finestra sempri sbalancata, appoi i quadri

venunu allampati comu o spiddu di prima sira, macari mi siddiai a

diraccillu, va finisci ca ci chiantu quattru chiova. Picchissu pp

vinniri n quadru viru i peni, a genti ci parunu sculuruti, senza vita,

mentri j ci mettu lanima u cori e macari u prumuni.

Suonano alla porta ed Isidoro va ad aprire

Isidoro

: (rientrando) Saccumudassi ragiuneri Mazzacani, sassittassi unni

ci fa comudu. (nota il borsello) Ddu zainettu sempri a tracollu

mariccumannu.


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Mazzacane


: (avr un borsello porta oggetti sempre addosso). Su peddu chistu sugnu persu, ca ci sunu tutti i ricevuti de condominii. (gli chiede)Chi sulu?


Isidoro


: E non ma passu megghiu?! I me figghi sa unni coddunu, e me muggheri ivu a fari a spisa, e su cunsidiramu quantu tempu javi ca fora, pensu ca staccattannu tuttu u mercatu.


Mazzacane


: I fimmini sunu piriculusi, cianu i manu spunnati, parunu mastru pitittu, zoccu virunu accattunu, e certi voti macari chiddu ca non virunu. Ajeri me muggheri mi dissi: Petro dammi qualche soddu minuto pp fari a spisa e j babbu babbu, ci desi 250 o forsi 300 euri spicci


Isidoro


: E cchi picca di tantu ci voli dari. Almenu so muggheri ci dumannau, antura me muggheri abbuddau a manu e non sacciu quantu sazzampau. Caro amico, u mangiari costa, non parrannu do pisci ca cosa di vinnillu nte gioelleriie a frutta nenti ci pari, tutti primizii sunu, appoi ca oggi vanu di moda sti prodotti di agricoltura psicologica


Mazzacane


: E a genti nesci pazza cc tutti sti cosi per non mi capacitu! J ci dissi: Accatta dui feddi di filettu, dui panini, e quattru puma, picch u sapi, ammia ca cihaju n pocu di culiti, i puma mi tenunu u stomucu. Ebbeni, non turnau cc debiti?! Ddocu mi saca mi fa u zampillu, ammia, ca voddiri ca haja statu lemblema dillonest.


Isidoro


: Daveru mu diciti? E comu mai non ciabbastanu?


Mazzacane


: Ca u filettu uccattau, ma ci ni pigghiau macari dui chila pp me figghiu u maritatu, na cascia di sbeggi e n panareddu di fraulini picch a me nora ci piaciunu, dui mirruzzeddi quantu nchilu e menzu e o briosci pp picciriddu


Isidoro


: (rapido) Che fattu siccu averu? Ammia macari, quannera nicu mi daunu sempri pisci, mi daunu a mangiari angiovi salati, o sannunca muccu1, chiddu nicu nicu, (simula il gesto mentre Mazzacane lo guardastralunato) u spicchiaunu ci livavunu a resca e u facevun u arrustutu.


Mazzacane : O muccu ci livavunu a resca?! E nta quali rarigghia u rusteunu?


1Pesce neonato


2

3E sugnu nautra vota cc.

4

5Annunziata :

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Isidoro

: Ca me nanna aveva na rarigghia, cc na magghia stritta stritta,

comu a chidda pp muschitti, addumava n luminu e u rusteva

bellu veni! A propositu lata ntisu ca Gilormu Moschettu chiddu ca

ciavi ddu bellu negoziu di mubilia a chiazza

Mazzacane

: Moschettu u pumperi?

Isidoro

: S, u vorricamotti! Avaja, chiddu ca vinni mutanni intimi,

biancheria, quasetti ca nsacca i soddi cca pala! Ebbeni, sinni v

a chiesa a pigghiarisi u paccu cca spisa pp puvireddi.

Mazzacane

: Daveru mu diciti? Ddocu mi sa?!

Isidoro

: Ci giuru, mu dissi me muggheri, e mu cunfirmau macari donna

Carmela, ca ogne ghiornu veni a fari qualche sirvizzu, dici ca u viri

nesciri sempri di dd che borsi a manu.

Mazzacane

: Ddocu mi sa ca c fetu dabbruciatu, non pogghessiri ca ccu tutti

i soddi ca varagna sarridducivu di sta manera(allusivo) macari

nta certi ambienti esisti sempri u limiti.

Isidoro

: S! U limiti do puzzu senza funnu, astura pp sparagnari i soddi de

tassi, si porta i soddi a svizzera, e cc fa a parti do

puvireddu,

quantu si voli scummettiri ca scrittu macari nta lelencu de poviri?!

Scena VIIIa

Isidoro rag. Mazzacane - Annunziata

(si ritira con una borsettina della spesa, contenente una lattuga, due panini

comunemente chiamati ferro di cavallo) Bongiornu ragiuneri.

Mazzacane : Bongiorno signura Annunziata.

Annunziata : Com ca una nesci paccattari tannicchia di spisa, e sarricogghi stanca e avviluta.


Isidoro


: Picch u mangiari pisa, picch nuatri semu addiccati a mangiari tutti ddi cosi pisanticustati, tunnina, vasteddi di pani di casa, su anveci mangiassimu cosi cchi liggeri


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

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Mazzacane

: A certu fussi nautra cosa. Ddocu mi saca ci vulissi tannichia di

formaggio magro, na fidduzza di sogliola, dui tri coccia e non cchi

di jammoro.e na cosca di jaccia pp fari

Isidoro

: (lesto) U pizza armonicu2 veru?

Annunziata

: No ragiuneri, me maritu si rifirisci a nautru tipu di mangiari

liggeru, iddu vulissi diri: fulinii, vampugghi, boccate di aria

stagionali, e allultimu ppdiggiriri, una bella tazza di acqua caura

cc na fogghia daddauru.

Isidoro

: Non ci dati ascutu a me muggheri, ca parra tantu pp parrari.

Annunziata

: Eh s! E a prissioni ca mi fa sparrari. Ca comu sentu attia

maumenta peggiu di na cammarataria.

Mazzacane : (mentre savvia verso la comune) Ora scusatimi ma vaja salutari, picch

nto ricugghirisi me muggheri e voli na manu pacchianari i borsi da spisa, sannunca ci stancunu i vrazza.

Isidoro

: E mi pari giustu. Quannu vuliti veniri, siete sempre il benvenuto.

Mazzacane

: Tanti ossequi signora Annunziata

( V I A )

Annunziata

: (mentre lo accompagna alluscita) U vogghiu cca saluti ragiuneri. (esce

un attimo di scena per chiudere la porta, e rientra dopo che Isidoro avr

scrutato allinterno della borsa della spesa)

Isidoro

: (dopo avere guardato si rimette a dipingere) Accattasti tuttu cosi?

Annunziata : Jautru, e non c mancu bisognu ca mi duni na manu comu fa u ragiuneri, picch sta borsa a pozzu isari cc nghiriteddu di quant leggia. A so muggheri ci stancunu i vrazzaa mmia nveci mi stanca u ciriveddu, pisannu a comu ci lhaja ffari bastari dd dui

euri ca mi duni ppaccattari u mangiari.


Isidoro


: Tu spiegu subitu! Accattasti a lattuga?! Benissimu! I pampini di fora i fai ogliuti, ci mittemu na goccia precisa di ogghiu


Annunziata : Spirannu ca non ni sbagghiamu a manu e ni nni cascunu dui, picch ni po sbuddiri u stomacu.

2pinzimonio


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

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Isidoro

: Ca spiriamu di n, sannunca rasca a gola(riprendendo il discorso)

quindi i fogghi vugghiuti, ni mangiamu pp virdura a sira. Mentri

cc curidda di intra fai na bella nzalatuna a minziornu.

Annunziata : (ripete) Tuna?! E fina a cc ci semu, cuntinua.

Isidoro

: (se si ritiene necessario si pu prendere un panino e simulare dal vivo) Ti

fici accattari dui ferri di cavaddu, giustu?

Annunziata

: Sissignuri.

Isidoro

: Picch ti fici accattari? Picch? Tu spiegu j. Ogne ferru di

cavaddu fattu di quattru iriteddi di pani, in modu ca si ponu

scucchiari e facemu quattru filuncini, nuatri semu quattru, n

filuncinu a testa pp minziornu e unu a testa pp sira.

Annunziata

: Allura, vistu ca semu quattru, picch mi facisti accattari dui ova

suli?

Isidoro

: Picch pp sta ricetta dui ciabbastunu! Ascota : Si prendono due

uova

Annunziata

: Le uniche!

Isidoro

: Si fanno sodi nella cazzalora, quindi si munnano e si tagghiunu

precisi a mit, facennu attenzioni che la badda resti bedda sana.

Quindi ora cihai quattru menzi bianchi ca ni munuzzamu ognunu

nta nostra bedda porzioni dinzalata; quindi abbiamo, proteine,

vitamine e aminoacidi.

Annunziata

: Lacidu mu fai acchianari tu! Abbasta ca ti taliu! E a badda?

Isidoro

: Chidda servi per la cena serina. I spaccamu a mit, e facemu

menza badda a testa, un pizzico appena appena di sale, senza fari

troppu spadditu, e pp evitari ca ni putissi allippari nto cannarozzu,

avemu dd bellu broru di lattughi, daccuss vivemu e ni depuramu.

Annunziata

: E pp frutta?

Isidoro

: Non essenziale! Picch poi aviri u stissu risultatu, taliannu un bel

quadro di natura mortanon ti ngoffi a panza ma tarricrii locchi,

si definisci : saziet del subinconscio.


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 14


Annunziata


: Nprimis, tu non fai quadri di natura morta, ma di frutta fracita. Tant veru ca lultima schifazzata ca facisti u vinnisti quattru soddi.


Isidoro


: I soldi non servono per ripagare un artista!


Annunziata


: Ma servunu pp sfamari a famigghia dillartista. Addiri, menu mali ca modda me figghiu Eugeniu


Isidoro


: (la redarguisce) Me figghiu Eugeniu! Ca menu mali ca ci misi un nome cos solaree ricordatillu: lunico sole autorizzato a circolari nta sta casa.


Annunziata : Chi veni addiri?


Isidoro


: Ca tu mi lassi apposta limposti sempri aperti, e trasi u suli; comu ti lhaja ddiri no sacciu, chi parru turcu: viri ca u suli si mangia i culuri


Annunziata : Almenu iddu mangia. Comunqui j finestra non nhaja graputu.

Isidoro

: Ntantu j a trovu sempri splancata.

Scena

IXa

Isidoro Annunziata Dorotea - Sarah

Dorotea

: (entra in compagnia di Sarah)

Entra, entra Sarah.

Sarah

: Buongiorno.

Annunziata

: Ciao, accomodati.

Dorotea

: (mentre si toglie il giubotto e posa lo strumento musicale) Questo mio

padre, il mio vecchio papy, il vetusto.

Isidoro

: Non sulu ca sugnu papy, ma signu macari vecchiu e vistutu.

Dorotea

: Hai visto, chi tava dittu j? Dicu na cosa e ni capisci nautra.

(rivolto bonariamente ai genitori, per presentare Sarah) Ragazzi

Isidoro

: (guarda la moglie) Non ti papariari ca sta parrannu ccummia!

Dorotea

: Ragazzi, lei Sarah, la mia nuova amica.


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 15

Sarah

: Molto piacere.

Isidoro

: Sarah? J sugnu cunvintu ca ti chiami Rosaria, ma Dorotea,

taccuzzau u nomu parrisparmiari ciatu, accuss ti po chiamari dui

voti. E tirchia da nascita, non comu ammia ca sugnu sburgiso3,

mi sanu sentiri manu larga.

Annunziata

: (al pubblico) Pacchiappari! (a Sarah)E tu chi fai a stissa scola di

Dorotea?

Sarah

: Si signora, anchio sono iscritta alla scuola sperimentale, e le dir

che mi ci trovo benissimo, perch ci viene lasciata ogni libert di

espressione.

Annunziata

: Sugnu cuntenta ppttia.

Isidoro

: Certu, cianu tutta a libert ca volunu. Sa caliunu, si stricunu comu

e jatti, si mungiunu comu e cunigghi, e prufissuri i chiamunu di tu;

chi cosa spirimintati nta sta scola, ancora non lhaja caputu.

Dorotea

: Pap, ti lhaja dittu milli voti: questa la scuola del domani. E

creativa, su una ciavi idee nuove, proposte strane, di qualunqui

natura artisticanta sta scola sei libero di esprimerti.

Isidoro

: Appoi tu?! Cc tutti sti spremuti ca sai fari?!

Sarah

: Dorotea vuole dire, che questa una scuola particolare, la scuola

che cinvita a creare oggi, le cose che apprezzeremo in futuro.

Dorotea

: (al padre) Parrannu propriu di futuru, tu u sai ca Sarah sapi leggiri i

carti.

Annunziata

: Veramenti ammia sapiri u futuru mha fattu sempri mprissioni. E

appoi a raggia ca mi veni, quannu pensu ca ci sunu tanti lestofanti,

ca cianu sulu u scopo di scipparici soddi, a dd mischini ca cercunu

tannicchia di cunfortu, pp s problemi.

Sarah

: Ti prego Dorotea, preferirei non parlare di queste cose, tua madre

ha ragione, molti sfruttano e speculano sulla buona fede degli altri.

Comunque signora io non lo faccio n per mestiere, n per soldi, ho

3generoso


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 16

scoperto per caso di avere questa capacit, e non ho mai accettato un soldo da nessuno.


Isidoro


: Non cihaja criritu mai nta sti cosi, sunu tutti mbrugghiuni. Ca certu ci leggiunu u futuru?! Unu non ca i po smintiri e ci po diri su veru o n! Non nanzettunu una! Vulissi viriri ora attia, chi mi sai diri da me vita.


Dorotea


: Cosa ti avevo detto? Ca me patri miscredente!


Isidoro


: E tu si miscretina! Chi haja vistu finora ca avissa a cririri senza viriri.


Annunziata


: Su cihai u curaggiu di sapiri a vintura, fatti leggiri i carti e ti fai diri chi taspetta.


Isidoro


: Certu, facili ! Lei quanto prima avr una sopresa economica Unu chi penza?! Ca vinci o jochilottu, o a schedina e accumincia a ghiucari di paru a paru, appoi nveci da vincita, tarriva na bulletta da luci ca ti stinnicchia tisu tisu; e ciristau futtutu dui voti, prima picch spinniu i soddi, e secunnu picch ci tagghiunu a luci.


Dorotea


: Allura su tu pensi giustamenti, ca u futuru non ti cunvinci picch ti po ddiri n pugnu di munzignarii, fatti leggiri u passatu, almenu di chistu ni s certu.


Sarah


: Ti prego, se tuo padre non ci crede avr i suoi motivi, o qualche segreto particolare.


Isidoro


: (punto nellorgoglio) Segretu j?? Quali segretu! Forza pigghiamu sti carti e fammi viriri chi sai fari, sintemu stu pugnu di papalati.


Annunziata : (che spera di scoprire qualche novit sul marito, prende un mazzo di carte da

un cassetto) Te cc! Purtamu a Robbi Spari4a fucilazioni.

Isidoro: Bestia! Chiddu era Nunzio Scemola.

Dorotea: (a Sarah) Cara mia nta sta casa i scoli si fetono. Forza prendi le

carte.


4Robespierre


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 17

Sarah

: (prende le carte ed invita a sedersi, lei al centro, Isidoro da un lato, Annunziata

dallaltro, Dorotea dietro le sue spalle) Allora mastro Isidoro prenda tre

carte dal mazzo.

Isidoro

: (estrarr dal mazzo le prime tre carte) U re di coppi, il tre di oro, e lasu

di coppi.

Dorotea

: Allora Sarah chi venaddiri?

Sarah

: Il re, pu rappresentare un gendarme, un ufficiale, insomma una

persona in divisa. Nel tre di oro c il giovanotto con la mano in

fianco, come se fosse in segno di sfida. Mentre lasso di coppe

rappresenta un contenitore di acqua, di oliodi pittura insomma; il

tutto vuole significare, che il ragazzo, rovescia qualcosa alluomo in

divisa.

Isidoro

: Brava,mi facisti arririri, u sapi tutta a Sicilia ca quannera a

suddatu, non sumpurtava cchi a Luiginu Buscarelli

Annunziata : U figghiu do farmacista, sdisonestu! Ca puressennu cumpaesani tinni fici di tutti i culuri.


Isidoro


: E difatti, a prima occasioni ca mi capit, fu quannu mi misunu a tingiri u palu unni si faceva lalza bannera; mentri era dd supira annacai a mpalcatura a finta ca stava cascannu, mentri giustu giustu iddu stava passannu di dd ssutta, e ci cafuddai dincoddu a lanna cca pittura.


Sarah


: Veramente, io non ho mai saputo nulla di questa storia.


Dorotea


: Difatti o farmacista u sanu sentiri Umbrattatu!


Sarah


: A me le carte hanno detto questo, se vuole riprovare?!


Isidoro


: Ca semu nto ballu e abballamu, chi ff giru tri carti? Per maddiri qualche cosa di cchi credibili (gira tre carte) Tecc servita, sintemu stautri papalati.


Sarah


: Tre di coppe(fa vedere la carta) c la casa grande, pu intendere una scuola, un colleggioCinque di spade, il cane con il messaggio in boccapu significare un amico che porta una comunicazione. Due di spade, il cane piccoloquel tipo di cane che abbaia e morde con insistenza.bene, queste carte invece, potrebbero significare, che un compagno di scuola, un amico sincero, non so, le ha riferito


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 18

una notizia strana ma vera, e lei invece di ringraziarlo, lo ha ricambiato aggredendolo.

Isidoro: Ddocu a scafazzasti! J muzicava o cani? E chi era n lupu j?!

Annunziata : Ma chi capisti? Dda carusa ti sta dicennu, comu si tu ricambiasti malamenti n amicu bonu.


Sarah


: Ecco, appunto. Questa pu essere la versione pi corretta.


Dorotea


: (canzonandolo) Pap chi ci cumminasti allamicu t? Avanti a nuatri nu p diri.


Isidoro


: A chi vhajaddiri?! Sar ca i catti mi scangianu pp qualcunu jautru. Comunquiu passatu passatu, ed troppu facili dicirici a genti, a lei ci successi chistu, na vota ci capitau stautra. E u futuru ca minteressa, ddocu si viri su s capaci o no.


Annunziata : (pi curiosa del marito, proprio per sentire se sua vita potrebbe avere unrisvolto migliore) E leggiaccillu na vota pp sempri stu futuru,accanuoti ni cangia sorti a tutta a famigghia.


Dorotea


: Forza Sarah accuntentulu, me patri nomu ca non temi u dumani, (al pubblico) basta ca non si senti diri cosi storti. Non ha paura deldomani picch si scanta oggi.


Sarah


: Sul passato molto pi semplice, perch il protagonista pu dire se vero o no. Mentre per il futuro lunico giudice sar il tempo. Se per lei va bene?! Io francamente ho paura di conoscere il futuro. Comunqueprenda tre carte!


Isidoro


: (spavaldo)Acchiappa! Tri catti cc micciu! Quattru di coppi, quattru di spadi, e dui di oru.


Sarah


: Nel quattro di coppe ci sono i duellantiuna sfida, di sicuro indica il pericolo! Invece il quattro di spade indica del metallo, qualcosa di metallo chiusanon so una gabbia, una macchina, insomma qualcosa del genere. Infine il due di denari, che potrebbe significare ricchezza


Sarah


: (sminuendo) Dicevo pu significare ricchezzacomunque poca, poca ricchezza. Ma credo che in questo caso, voglia intendere gli


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 19

occhi. Insomma per me, le carte dicono del pericolo che sempre in

agguato, un pericolo, un mistero legato ad un grande oggetto

chiuso, di metallo, probabilmente una macchina, che comunque vi

procurer un grande dolore.

Isidoro

: Si?? Tutti sti cosi diciunu sti carti?! E non diciunu su si tratta di n

incindenti, su ci sunu feriti, quannu succeri

Dorotea

: (prontamente) Di cu a curpa?! Su lassicurazioni ci pava u dannu a

me patri, quantu voli u carruzzeri?!Pap??

Annunziata

: Viri, adduniti su narestunu soddi! (al publico) Almenu mangiamu.

Sarah

: Per favore Dorotea non scherzare, tu sai quanto io tema il futuro.

In tutta sincerit posso dirvi: che non ho visto cose oltremodo

rassicuranti.

Isidoro

: (anche lui confuso vorrebbe delle precisazioni) Ma chi viristi coseun

po??

Sarah

: (alzandosi, seguita dagli altri) Ti prego Dorotea andiamosi sta

facendo tardi.

Isidoro

: Comu tardu?! E mi lassi daccuss, in soppilo in soppilo?!

Dorotea

: Hai ragione dobbiamo andare, (velocemente raccattano gli zaini,

giubotti, lastuccio dello strumento) Dai ho preso tutto, possiamo andare.

Ciao pap, ciao mamma.

( V I A dalla comune)

Sarah

: Arrivederci alla prossima.

( V I A )

Scena Xa

Isidoro Annunziata - Mazzacane

Isidoro

: (parlandosi addosso) U periculu, a machina, a bestia ca ! Boh! Sa

chi visti sta spustata.(alla moglie) Annunziata, su vveni Filippu, ci

fai pigghiari a tavolozza e i culuri e ci dici di cuntinuari (con

sarcasmo) ddu capolavoru ca sta facennu, j staju ennu nattimu di

l, nei miei alloggiamenti

Annunziata : Alloggiamenti?Chi fussi u cessu? N metru e menzu pp n metru e menzu u chiami alloggiamentu.


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 20

Isidoro

: Spadduna! Su avissa statu pp ttia tu avissa fattu na chiazza!

Comu su unu dd intra sa mmettiri a ballari.

Annunziata

: Ma mancu ca ciama trasiri di profilu e ama ffari tuttu cosi

additta.

Isidoro

: Luomo si distingue dagli animali, perch si chiama Homo

erectus.

Annunziata

: (assentendo) Luomo s! Inveci su tu ta trovi nta na stadda c tanti

scecchi, ti cunfunni alla perfezioni, picch a testa ci llhai cchi dura

do sceccu.

Suonano alla porta

Isidoro

: Sar dda bestia di t figghia ca sappa scurdari qualche cosa, o

grapici ca ora j vegnu.

( V I A

verso linterno )

Annunziata

: (va ad aprpre) Ahlei , saccomodi ragiuneri.

Mazzacane

: (si presenta con un comunissimo sacchetto della spesa) Ma scusari sa

vegnu a distrubbari, ma siccomu mi fici pigghiari do sciddicu, e

pigghiai na pocu di chila di pisci spada, e ci vinni a purtari qualche

chilua a so maritu, ma sannunca lama gghittari.

Annunziata

: Grazii, grazii, si vosi distrubbari, ciavevu tantu beddu mangiari.

Mazzacane

: Ca chistu ammenzu allautru. Ah..mariccumannu stassi attenta

accanuoti si pungi.

Annunziata : Cc pisci spada? Picch chi vivu e cc tutta a spada??

Mazzacane

: No ca quali, nta cartata ci fici ammugghiari dui aragusteddi,

quantu setticentu grammi allunu. Ciccattu ogne ghiornu a me

noraoggi dopu ca ciccattai mi dissi ca ci nausianuddocu mi

sa?!

Annunziata : Ca chi ci pari, pogghessiri ca a carusa n pocu ncinta e ci venunu tutti i stinnicchi. A me maritu nveci non ci ni veni nausea pp sti cosi.

Mazzacane : Beh, a stet non ca pogghessiri ncintu?!


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 21

Annunziata : Ma cari Diu fussi, u purtaumu a villa. No, a idduci stuffau ca ogne ghiornu mangiamuprodotti di cacciagione, almenu cc sta scusa oggi ci fazzu cangiari sapuri.

Mazzacane : E ddocu mis?! J veramenti pinsai: ci dugnu a mastru Isidoru ca ci fa festa, sannunca ci llava ddari o jattu.

Annunziata : (al pubblico) Ca certu megghiu o lupu. Fici bonuu jattu si po affucari, me maritu nveci capaci da digiriri macari o jattu.

Scena XIa

Annunziata Mazzacane - Dorotea

Dorotea

: (entrando) Buongiorno ragioniere.

Mazzacane

: Bongionno Doroteuzzedda

Dorotea

: Chiffa ragiuneri ciabbagna u pani macari lei? Gi ca ammia

Dorotea mi etta pisanti, ci mancava staggiunta di uzzedda pp

falla completa. Di oggi npoi mi fazzu chiamari Tea!

Mazzacane

: Ragiuni avi a carusa, (alla madre) Veramenti stu Dorotea non

nnomu nustranu. Chissacciuavissa statu megghiuCannalora,

ca n nomu classicu

Annunziata : Avaja ragiuneri chi u stissu? Quannu un domani chissacciu

me figghia si presenta e ci diciunu: allieter la serata la signurina

Dorotea, certu ca non fa u stissu effettu su dicissunu: a signurina

Cannalora


Dorotea


: E un nome troppo arcaico, in disusu. U nomu a rapprisintari limmagini da persona ca taspetti davanti.


Mazzacani


: Ca veru ! Allura a genti quannu senti: ora arriva Petru Mazzacani saspetta ca ciarriva na basula, n cuticchiuni; appoi ci spuntu j?! A macari Petru mavunu a mettiri, non ciabbastava Mazzacani.


(si dirige verso la

chiama allungando il suono)

Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 22

Dorotea

: Caru ragiuneri

i tempi cangiunu, il nome deve avere una

musicalit

quasi artistica, lei chi viri ca ci su cchi carusi ca si

chiamunu

Calorio

o sannunca Cocimu? No! Infatti inveci di

Cocimu si chiamunu Cocky, o di Alfonzu Fonzy.

Annunziata : Menu mali ca ammia mi misunu Annunziata, al massimu mana chiamatu Annunziatina, ppmmia bellu com, e non c bisognu di strammallu.

Mazzacane : Per unu prima ca a chiama a pigghiari na tummata di ciatu (la Annunziatinaaaa. E va beni mhaja fattu

cunvintu! Vodiri ca di dumani in poi non mi chiamu cchi Petru, bons Sasso ca cchi finu. Mie care signore, a chiacchiara bella, ma ho delle barattelle da sbrigare, tolgo il disturbo, ma haju urgenza. Mi salutassi a so maritu e non si scuddassi u pisci ddocu assupira, marriccumannu, ci facissi assaggiari a so figghiu, ca quannu u cercu j si metti sempri a disposizioni.

porta).

Annunziata : Ancora grazii, lo accompagno.

Mazzacane : (si ferma) A propositu, nta sti jorna pobabilmenti marrivunu lostrichi originali da francia.

Annunziata : E comu i canusci su sunu appiddaveru francisi?

Mazzacane : Dal profumo signuruzza, chi voli mettiri u ciauru francisi cu cchidu da nostra munnizza, chiddi fanu ciauru di Canel. Comunqui comu marrivunu vi ni portu na pocu di chilae ddocu

mi sa ca a so maritu arrivederci( V I A dalla comune )

Annunziata : (mentre esce) A chiddu mancu a trumma pp lalza bannera ci po! (rientra. Rivolta a Dorotea) Tu stasira mangi a casa?


Dorotea


: Si mamma, per penso che vengo pi tardi del solito, pirch mhaja mettiri daccordu pp sunari nta na cerimonia!


Annunziata : Non tabbituari comu a to frati ca fa tutti i siri sta vita?! Chiddu vinnutu cc travagghiu, sempri fora, sempri forae non u viremu mai.


Dietro langolo:


2 atti di Angelo Scammacca


pag 23


Dorotea


: Mamma u so travagghiu! Picch naringrazii o Signuri, ca ciavi tutti sti mpegni.


Annunziata : Ma ogne sira?! Giustamenti di jornu allufficiu legali, appoi agghiri allarchiviu, ma a sira? Com ca non c mai?!


Dorotea


: Mamma, sta discussioni lama fattu centu voti. Chi n picciriddu? Voddiri ca i so impegni u trattenunu. U pap non ci viri nenti di mali nta chiddu ca fa, anzi


Annunziata : To patri non viri nenti a nudda banna. Quantu scinnu ddassutta e viru comu mai donna Carmela n acchianau cchi!

( V I A dalla comune )

Scena XIIa

Dorotea Isidoro

Isidoro

: (provenendo dallinterno) E tu cc si?

Dorotea

: Non mi sta virennu?!

Isidoro

: Oggi scola nenti? Chi bella vita ah?!

Dorotea

: Ci vaiu dopu. Fra menzura haju appuntamentu ccu Sarah, per un

test in coppia.

Isidoro

: Vataddari tistati tuttu rui?!

Dorotea

: Avaja pap ma chi capisci?! Anzi, siccomu ciavissa telefonari e

non haju soddi nto telefoninu, hai qualche centesimu quantu a

chiamu?!

Isidoro

: ( in modo rude) Chi mi scangiasti pp cassa di risparmiu! Javi ca non

viru n sanaru; cchiutardu comu veni Carmela mavissaddari a

parcella. Su tu non vulevi stu problema, tinni jevi a travagghiari

nveci di scriviriti nta sta scola de manuvali

Dorotea

: Istituto sperimentali!


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 24

Isidoro

: Gi! A scola spirimintali! Sti ndustriusi, non ca spirimentunu

comu mangiari senza spenniri soddi, arriversa! Iddi spirimentunu

quantu cchi soddi sana spenniri pp mangiari cchi ppicca.

Dorotea

: Si scherzici. La scuola davanguardia apre il futuro ai giovani;

musica davanguardia, invenzioni davanguardia, il domani in

mano allavanguardia.

Isidoro

: Ma i soddi i volunu da retroguardia (indica se stesso).

Dorotea

: Avaja pap, ma vulennu cunsiderari chi taddumannu, e tu quantu

mi duni?

Isidoro

: Chi soddi ti dugnu?? A bella chista, ma

chi ffa tu scuddasti ca

mancu n minutu fa, maddumannasti i soddi ppaccattariti u

gettoni pp telefonarici a dda speci di mavara.

Dorotea

: Bihsu mi lavissa datu ti cunsumavi.

Isidoro

: E di fatti j, pp evitari ca taddicchi ti fici niativa, anzi ti

cunsigghiu di farivi i banneri, e accuss putiti parrari comu e

marinari, ca si fanu i signali de navi, tu e lamica to!!

Dorotea

: Comunque se ti pu interessare, Sarah una ragazza assennata e

riflessiva, e malgrado sia figlia di un possidente, prima di fare un

passo e di spendere un soldo ci pensa cento volte.


Isidoro: Idda u passu u fa! E ca

nesciri mancu ca machina chi purtasti?


allautri ci dici di non fari passi, di non (noter la borsa lasciata da Mazzacane) e cc


Dorotea

: Na purtai j! E n pocu di pisci ca

purtau u ragiuneri Mazzacani.

Isidoro

: Un galantomo! Un benefattore dellumanit! (indica se stesso)

Dorotea

: (allusiva) E menu mali ca ci sunu tanti benefattori. Ora mi

nhajagghiri picch si sta facennu tardu (prende la giacchetta e lo

strumento e va verso il corridoio)

(

V I A verso la comune )

Isidoro

: (accomagnandola istintivamente) Ciau, e su ncontri a to frati dicci: ca

u pap javi assai ca non ti viri, ca iddu u capisci.


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 25

Scena XIIIa

Isidoro

Isidoro

: (rientrando) Stu poviru carusu va finiri ca diventer u vastuni da me

vicchiania, e menu mali ca c iddu ca n vastuni, daccuss pozzu

pigghiari a vastunati a sta maccagnuna; sempri soddi voli, com ca po caminari sempri n cumpagnia di dda zingara, picch pp forza mavara agghessiri, di chiddi ca ci fanu nesciri i cartuzzi o pappajaddu. (sedendosi) A cosa strana com ca potti sapiri ca o culleggiu ci sunai a dd mischinu di Janu, ca pinsannu di farimi n piaciri mi vini a purtari na littra firmata da me zita, unni cera scrittu di quantera sudisfatta de vasuni ca sava datu cu nautru, senza sapiri ca j mi nava addunatu e pp ringraziamentu ma pigghiai cc Janu(amareggiato del gesto che ha fatto) ci desi dui tumpuluni poviru carusu, ma iddu non ni fici mai parola cc nuddu, per non mi parrau cchi pp tutta a vita. Appoi disgraziatamenti successi dincendiu de machini nto garagi e ciappizzau a peddi. A propositu di machina, dda malasuttata ora chi mha ffari preoccupari?! Un grande pericolo, una cosa di metallo, (deduzione) ca forsi sar a machina, nasconde il pericolo che sempre in agguato. Ma chi ma sta ghittannu, o avi u piaciri ca mimpicu nta n muru. Una cosa chiusa di metallo (riflettendo e trovando la soluzione) a t soru ci procura! Picch di oggi in poi il qui presente Isidoro Scocciamuli, titolare ed unico proprietario della mia persona, camina a pperi, e cimpuppetta e carti e a malanova ca cihai dincoddu. (fa il gesto dellombrello) Teh!

FINE I ATTO


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 26

II ATTO

Scena

Ia

D.Carmela - Filippo

E' trascorsa qualche settimana, donna

Carmela

intenta

a

rassettare, mentre suo nipote Filippo, comincer ad indosare il

camicione, in attesa di Mastro Isidoro. Si consiglia che i

personaggi del primo atto indossino altri costumi.

D.Carmela

: (indosser un grembiule, e spolverer qualcosa) Forza a nonna abbessiti,

ca ora mastru Isidoru sta vinennu.

Filippo

: (mentre indossa il camicione)

Nonna, ca mi

mettu sta

mantillina

u

pozzu capiri, daccuss non malloddu i robbima stu cappiddazzu ridiculu, ca mi pari na brioscia scafazzata, no pozzu sumpurtari! Mi lhaja mettiri ppfforza?


D.Carmela


: Senti a nonna, u cappidduzzu ti llha mettiri! Su tu dici mastru Isidoru lha scutari. Viri ca nartista appiddaveru, e ti sta mparannu u misteri. Mi pari ca lha ntisu caricchi t, ca tha dittu ca ancora a manu non ci llhai ferma ferma.


Filippo


: Ammia mi dici ca non ci llhaju ferma, inveci iddu?! Tu u sai ca allautra vota mi dissi: ora incomincio una nuova opera, la chiamer Viaggio in treno, pp binari haja tirari dui linii ca anagghessiri dui lami di rasolu.


D.Carmela


: A vistu?! Avennu a manu ferma iddu su po permettiri.


Flippo


: Difatti! Fici dui linii a zighi zaghi ca parevunu du scussuni.


D.Carmela


: Sar ca ci f n coppu di trimulizzu.


Filippo


: U trimulizzu lhavi cungenitu nta lossa. Ma iddu non si pessi danimu, taliau dda schifezza e seraficu mi dissi: non sugnu in vena di viaggiari; e allura ci cangiu nomu a stu quadru, e u chiamu U malutempu, vistu ca i fulmini marrinesciunu accuss boni!.


D.Carmela


: Figghiu, iddu po fari e sfari picch il maestro, tu inveci s n apprendista e ascutari zoccu ti veni dittu.


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 27

Filippo

: Per su mi cunsigghiassi, su mi dassi suggerimentiallura j

certu ca mparu, ma mastru Isidoru mi sapi sulu diri: stampa, allatta

ddocu, abbia dui coppa di pinnellu e tinni nesci. Un buon pittore,

deve fare un grande quadro con poco colore. Sparagno la parola

dordine sparagno sparagno uguale varagno!

D.Carmela

: Allura qualche cosa tansigna?! Pp cuntu miu ddu picculu mensili

ca ci dugnu pp lizioni non mi pisa, e sugnu cuntenta ca tu timpari

n misteri nobili.

Scena IIa

Isidoro Annunziata D.Carmela Filippo

Isidoro

: (proviene dallinterno stiracchiandosi come uno che ha dormito beatamente;

assieme ad Annunziata) Salutamu donna Carmela, (rivolto con sarcasmo a

Filippo) Prufissuri forza annachiti a cumplitari stu capulavoru ca

oggi i scummigghiamu (anche lui distrattamente si mette a dipingere) Mi

pari ca oggi semu nto finiri.

D.Carmela

: Ni scusassi su vinnumu tannicchia n ritardu e lama fattu aspittari,

astura ha statu n pinseri.

Isidoro

: Veramenti non vhaja pisatu affattu, haja avutu autru a ch pinsari.

Annunziata

: Eh gi, me maritu pensa sulu a na cosa! Si spaciinzia sempri su chi

cosa ama mangiari, ciavi cori di mangiari pietanzi novi, peggiu di

na fimmina ncinta. Ata sapiri ca di n amicu so, si fici pristari n libru

di cucina intitolato: un prodotto e cento ricette (al pubblico) i cento

modi di cucinari lova.

D.Carmela

: Venaddiri ca ci piaci cangiari sempri. Per, n pighessiri

mbacciddera, ma su non mi sbagghiu, nta lanna da munnizza attrovu

sempri scocci di ova.

Isidoro

: Perch lovo la sorgente della vita, lovo la fonte dellesistenza

avantidicitimi vui senza ovu chi nasci

Annunziata

: (al pubblico, anticipando D.Carmela ed indicando il marito) N trunzu

D.Carmela

: Chi venaddiri chi nasci?! Cc lova sa stari attenti! Picch

mangiannu uova, si p scassari


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 28

Isidoro

: (immediato) A badda! Ma nuatri ci stamu cchi ca attenti, e non ni

succeri mai.

D.Carmela

: U ficutu diceva j! Mangiannu uova continuamenti si scassa u ficutu;

infatti ritardai, picch passai a pigghiari i gnizioni nta farmacia.

(sminuendo) Ora j vaiu dd banna a priparari a punturina ca ci scrissi u

dutturi. Cu pirmissu.

( V I A da una laterale )

Isidoro

: Chiss lesti sti merici! Si ci scassa u ficutu e ntappunu gnizioni di

paru a paru, tantu culu chi do so?! (toccandosi il sedere) Ora avanti ca

mi fazzu tutta sta cura, sarridduci peggiu di n sculapasta.

Annunziata : Allura u mericu picch ti desi sta cura?


Isidoro


: Ca fossi, per evitare il mio pirimento organico. Sar ca appa sapiri che la mia attivit lavorativa mi sta facendo squagliare come un gilato al sole.


Annunziata : Jautru! Si sta virennu comu t nsiccutu u iriteddu. (mostra il propriomignolo) Su u mericu ni cuntrullassi boni boni a tutti, na ricoverassi ppna pocu di anni nta ristoranti. Ca voddiri ca affuria di mangiari ova, finiu ca quannu semu a tavula i pusati ne usamu cchi, picch pizzuliamu comu e jaddini. Voddiri na vota mi svinturai a gghiri nto parruccheri, e chidda mi dissi: signuruzza chi ci stanu spuntannu i pinni sutta e capiddi?


D.Carmela


: (rientra con un siringone colmo, dove allinterno stato messo un cartoncinoamaranto o giallo ocra; mentre lago di grosse dimensioni, potr essere fatto con


del silicone) A punturina pronta, accuss ci damu iniziu a sta curetta.


Isidoro


: (non appena nota quel siringone, ha un attimo di rifiuto) Ohuunni sta

ghennu cc dda scimitarrama chidda n ussicanti5 n na gnizioni?!


Annunziata : Esageratu. Chiff t voi fari dd banna?

Isidoro: Dd banna o cc banna u stissu !

D.Carmela : (rivolta al nipote) Senti a nanna, tu vattinni dd banna prima ca timprissioni o facci cumpagnia a Eugeniu.

Filippo: Va beni ci staju jennu, tantu cc staju finennu.( V I A allinterno)

5Punture usate per i cavalli


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 29


D.Carmela


: J sugnu pronta, viremu su ci putemu fari sta gniziunedda di rinforzu, forza acchinassi supra a na seggia, ca j cihaju a carina e non mi pozzu accalari.


Isidoro


: Ca santa pacienza, idda ciavi a carinae j cihaju u culu. Anche larte ha i suoi martiri. (salir su di una sedia, abbasser i pantaloni,ed avrsotto i mutandoni, e seminascosto dar limpressione di scoprire la natica)


Alleggiu mariccumannu, cc manu liggera e delicata.


Annunziata : Donna Carmela, faciticcilla a uso sottopiddoscia.


D.Carmela


: Quannu siti sturiusu. No pp vantarimi, ma quannu fazzu i gnizioni, j duluri non ni sentu. (strofiner un batuffolo con forte vigoria)


Isidoro


: Alleggiu ca macari lossu stati smangiannu.


D.Carmela


: Bih, santu cristianu.(si lancer con ferocia con al siringa in mano, nellatasca del grembiule dovr avere unaltra siringa simile vuota, che sostituir con quella piena)


Isidoro


: (far un urlo sovrumano) Ahhhiiii! (a soggetto, camminer zoppo ed altro) Sdisonesta, malasuttatamortu sugnu.


D.Carmela


: (guarder stupita Annunziata per chiedere conforto) E chistu chi u ringraziamentu. Fermu stativi prima ca stuccati a vugghia!


Isidoro


: (sar in preda al delirio, mentre si riveste) Ddu chiovu di carpinteri mu chiamati vugghia?! Cosa fitusa! Cosa Fitusa!Una grande cosa di metallo, vi procurer un grande dolore! (vaneggia estraneandosi) eccu chi era! A gnizioni! Sdisonesta! Pp fforza chistu sar: una grande cosa di metallo (considerazione) e su vulemu cunsiderari, dda vugghia pareva a durlindana di Orlanduti procurer un grande dolore. Macari chistu sapeva st strolica.


D.Carmela


: (ritenendo che si riferisce a lei) E chi f mpazziu? E semu a prima gnizioni, cchi avanti sa chi mi sdirubba. Ora addivintai macari strolica.


Isidoro


: (ripresosi) Non parru cc vui! Nautra a strolica, Sarah a mavara! (toccandosi la natica) AhiAhjai taliati comu mi vunchi, e chi razza divunchiarozzu, quantu mi mettu n movimentu prima ca ristagna, ora nesciu e mi vccattu qualche tila nova e spiriamu ca nto frattempu svunchia, n casu mai comu tornu ci fazzu na cappata di linusa.


(si avvia alluscita)


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 30

Annunziata

: Chi ci vai cca machina?

Isidoro

: Ca certu! (poi riflettendo) Anzi n! Nenti! Quali machina, a machina

non di metallu? Perci non si po sapiri mai. Non sinni usa cchi

machina! Apperi si camina, apperi! Si risparmia e si campa! ( V I A)

Annunziata

: Donna Carmela, vui pinzati a ritirari a biancheria, ca j vaiu n

cucina pp viriri chi mi servi, e poi nesciu ca vccattu qualcosa pp

mangiari pp me maritu. (al pubblico) Ovu ruttu allacqua, u broru pp

primu e lovu pp secunnu.

(V I A dalla laterale)

Scena IIIa

D.Carmela Eugenio - Filippo

Eugenio

: (proviene dallinterno assieme a Filippo. Pronto per uscire, e sempre con la

borsa datleta ) Cammilina u v viriri ca unzettu chi erunu ddi vuci?

D.Carmela

: (che si affacciata dalla finestra per ritirare dei panni stesi) Ca t patri

troppu esageratu.

Eugenio

: Chiff me matri ciappa addumannari qualche soddu, e a iddu ci

vinni nattaccu di piricchiusaggini acuta, averu?

D. Carmela

: (completando) A quali, non fu chistu. U mericu ci scrissi na partita

di gniziuneddi pp ficutu, e oggi ciaccuminciai a cura e ci fici a

prima; ma chi thajaddiri na cosa nsignificanti (sminuendo) tanta

nica nica, cc na vugghitedda ca pareva n muzzucuni di zanzara.

Filippo

: Nonna, dda zanna di liafanti ma chiami vugghitedda, j penzu ca

astura ci nisciu davanti.

Eugenio

: Ah! Haja caputu. Chistu fu u fattu? Non vi preoccupati (rivolto a

Filippo) j cridu ca tu hai ragiuni, ma to nanna non avi tortu. Chiddu

scucchiariatu. Su ci capitassi di travagghiari o circulu equestri, pp

ffari u mangiaturi di spadi, chiddu ca fami ca ciavi si mangiassi

appiddaveru, e addigirissi macari u manicu. E ora unni sinni ivu?

D.Carmela

: Si ivu ad accattari na tila nova, accuss si faceva na passiata pp

farisi svunchiari a natica.


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 31

Eugenio

: Ma quali, chista da natica fu na scusa pp nesciri, sar ca si ivu ad

accattari qualche cosa sapennu unni po risprmiari qualche soddu.

D.Carmela

: U senti a nonna! Tu t ffari diri di iddu unn ca accatta i cosi.

Eugenio

: Ca certu babbu, picch iddu n soddu u spacca n quattru, e spatti

pritenni robba bona a picca prezzu. Forsi ca daccuss qualche

soddu si non u varagni u sparagni.

Filippo

: Ma a mmia mi piaci dipingiri e basta. Soprattuttu picch mi

vogghiu mparari i metudi ca ti dununu certi risultati. (sminuendo)

Picch o liceu artisticu, tinsignunu i proporzioni, i toni di colore, a

prospettiva

D.Carmela

: Ah si?! E tu chi prospettiva cihai?

Eugenio

: Ca su imita a me patri, avi chidda di moriri da fami. Sinveci

segue u so istintu, allura qualche possibilit daddivintari unu

mportanti ci llhavi. (rivolto a Filippo) Basta ca non t ssentiri mai

nferiori allautri, e fai prevaleri a t professionalit. Picch ricordati

chiddu ca ti dicu: u pinnellu sar lo specchio della tua anima

D.Carmela

: U senti a Eugeniu, perci mi pari ca cchi chiaru non tu po ddiri.

Filippo

: Comunqui j n pocu arreri a t patri cihaja stari, mi mparu n

pocu di misteri e poi mi dugnu versu.

D.Carmela

: Bisogna essiri garzuni e poi mastru. Tu mettici i mezzi ca u

Signuri attia ti pruteggi.

Scena IVa

Eugenio D.Carmela Filippo Mazzacane

Suonano alla porta

D. Carmela : (va ad aprire) Trasissi ragiuneri.

Mazzacane : (entra e saluta i ragazzi) Bongionnu a giovent

Eugenio: (con un impercettibile senso di distacco)Bongiornu ragiuneri.

Filippo: Bongiorno.


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 32


D.Carmela


: Circava a mastru Isidoru?


Mazzacane : Pp llappuntu.


D.Carmela


: Pp mumentu fora ca aspetta ca ci svunchia.


Mazzacane


: (stupito perch ha capito tuttaltra cosa) Nentidimenu! E si llha mettiri a voria? Ciava fattu na prumissa, e siccomo io sono una persona tale e quale, (mostra un involto contenente ostriche) ogni prumisa un debito, ecco qua! E ddocu misuna cartata di ostriche originali di Parigi di Francia.


D.Carmela


: Bih, appiddaveru mu sta dicennu?! Ammia massumigghiunu a chiddi ca vinnunu a piscaria.


Eugenio


: Gi ca u ragiuneri u tipu daccattari na cosa pp nautra. Non facili vinnirici patati e mpunirici cipuddi. O mi staiu sbagghiannu?


Mazzacane


: Propriu accuss! Nto munnu ci sunu cchi dilinquenti e mprugghiuni, di quantu stiddi ci sunu n cielu, e siccomu u signuruzzu, mi desi a razia di putiri sentiri u rastu, di c mi voli beni e c mi voli mali, allura j allargu i naschi e cercu di non fari a fiura do cretinu.


D.Carmela


: Jautru! Vui siti na pirsuna spirienti, ata fattu a vostra vita, e di quantu vi nana passatu pp manu, non facilmenti ammuccati. Sti poviri figghi nveci su ancora carusi e


Eugenio


: Ciavemu i naschi ntuppati


Filippo


: No! J non ci llhaju ntuppati, ca u ciauru ca stanu facennu sti ostrichi u sentu u stissu, macari su cihaju u pinnellu e i culuri sutta o nasu.


Mazzacane : Nasu finu u carusu averu? E ddocu mi sa


D.carmela


: Tant veru ca me niputi, pp sta passiuni ca ciavi pp pittura, comu maestru vosi a mastru Isidoru, e mi pari ca megghiu di iddu?!


Eugenio


: (immediato, con ironia) Mancu o spasciu natrovunu, cchi unicu ca raru, e forsi tantu raru ca mancu o zoo cinn da stissa razza.


Mazzacane


: E casu mai sinni vanu a circallu nta foresta. Ora pirdunatimi ma vhaja lassari, hajagghiri a ricogghiri dinaripicch ddocu mi sa?!


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 33

D.Carmela

: Biatu vui. Su ata ricogghiri, voddiri ca ata siminatu.

Mazzacane

: (dimostrando un visibile disappunto) E ppgiunta i signori, non si ponu

scugnari u pop da seggia pp vinirammilli a purtari anzina a casa.

D.Carmela

: E chi ci voli fari, fanu finta ca stu pinseri non ci lhanu, allultimu

allultimu ci ponu mannari n vaglia.

Eugenio

: Filippo mi fai cumpagnia ca haja purtari du pacchi pisanti

allufficiu postali? Daccuss no frattempu thajaddiri na cosa.

Filippo

: Va beni ca napprufittu di pigghiarimi ntubettu di culuri (si toglie

velocemente casacca e berretto) Nonna, nuatri stamu vinennu.

D.Carmela

: E su veni mastru Isidoru chi ci dicu?

Eugenio

: (sminuendo) Ca sta turnannu, dui minuti precisi. ( i

ragazzi VIA)

Scena Va

D.Carmela Mazzacane Annunziata - Dorotea

Annunziata

: (proviene dallesterno seguita da Dorotea, dopo che saranno usciti i ragazzi.

Quindi rivolta alla figlia) Unni ti dissi ca stava jennu t frati?

Dorotea

: Chi ti pari ca u capii?! Mi dissi ca ciaveva chiffari. (accorgendosi

della presenza saluta Mazzacane) Ragiuneri

Mazzacane

: Ciau bedda Dorotea. A vogghiu cca saluti signura Annunziata.

Annunziata

: Sabbenarica ragiuneri e lei cc ?

Mazzacane

: (sarcastico) No ancora nhaja rivatu. Ca chi sugnu trasparenti?

D.Carmela

: U ragiuneri purtau sta cartata cc sti pateddi giappunisi.

Mazzacane

: S, cozzuli paturnisi! Ostriche, ostriche originali francisi.

Dorotea

: Ma picch si disturbau ragiuneri?!


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 34

Mazzacane : Lava prumisu, e ogni prumisa ndebitu! Ed io sono una persona tale e quale. Marriccumannu per, jtici alleggiu, ca sunu frocisiaci, (allusivo) accura prima ca a so maritu ciacchiana a prissioni!

Annunziata : E sulu chidda ci po acchianari, pp restu chiappira sicca! Graziii po pinseru.

Mazzacane : (frettolosamente) Mi ni scappu, mi ni scappu prima ca non trovu cchi a nuddu. Salutatimi a mastru Isidoru e arricriativi a me saluti. Comunqui marrivari na partita di salmoni di chiddu piscatu appiddaveru cca cimeddae ddocu mi sa ca a mastru Isidoru(si

avvia)

Annunziata : (mentre lo accompagna) Ci resta a cimmedda bedda salvata. Tanti cosi ragiuneri. Vi auguru tanti cosi (quel tipico saluto di augurare tante

cose buone).


Dorotea


: (con un velo di disappunto) Certu ca u ragiuneri non cangia mai, spuntaniu e ginirusu. Comu po fari stu cistianu u sapi sulu iddu. E quantu soddi spenni.


D.Carmela


: Voddiri ca varagna assai.


Annunziata : A jaddina ca camina sarricogghi cca vozza china.

Scena VIa

D.Carmela Annunziata Dorotea

D.Carmela

: A propositu di caminata, sa comu sta so maritu.

Anunziata

: Megghiu di mia! Ca circau na scusa pp nesciri tannichia. Per,

pp scantu nisciu a pperi.

Dorotea

: Iddu dici ca non ci criri, ma qualunqui cosa ci capita, lassocia a

dda jastima ca ci fici Sarah, a stura sa quantu ci ni sta mannannu.

D.Carmela

: Ma a cui a dda carusidda ca sempri ccttia?

Annunziata : Propriu a idda.

D.Carmela : E picch povira figghia, tantu giniusa.


Dietro langolo:


2 atti di Angelo Scammacca


pag 35


Dorotea


: (rispondendo a Carmela, con velata fantasia) Picch fu idda che vi ha armato la mano che lo ha trafitto.


D.Carmela


: Ammia? Ma chi mi sta dannu i nummira? Di quali arma sta parrannu?


Annunziata : Nenti troppu longu u discursu, lassamu perdiri.

Scena VIIa

D.Carmela Annunziata Dorotea Filippo

Suonano alla porta, D. Carmela va ad aprire

Filippo

: (entra e saluta) Buongiorno signora, ciao Tea

Dorotea

: Bravo! U viri ca tumparasti a chiamarimi Tea. No comu a me

patri, ca non ci trasi mancu a martiddati! Avi a testa cchi dura di

na cucuzza.

Filippo

: A propositu di cucuzzi, nonna viri ca ccssutta c u carrettu ca

frutta e virdura, tu antura dicisti ca tava accattari qualcosa, aiutiti

prima ca sinni v!

D.Carmela

: Bih, menu mali ca mu dicistimi scusassi signura quantu ci

scinnu n minutu precisu.

( V I A dalla comune )

Annunziata

: (mentre esce D.Carmela) Faciti cc comudu, non vi preoccupati.

Scena VIIIa

Annunziata Dorotea Filippo

Dorotea

: Mamma, mentri donna Carmela scinniu dd sutta, ma duni na

manu dd banna, ca cihaiu tanti robi di quannera cchi carusa ca

non mi mettu cchi, daccuss i priparamu, e donna Carmela ci

potta pp puvireddi, accuss mi sbarattu larmadiu.

( V

I

A verso linterno)

Annunziata

: Ca pacienza, o viremu sti robbi.

( V I

A

a seguire la figlia)


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 36

Scena

IXa

Filippo - Isidoro

Filippo

: ( si riveste, non riuscir a dare neanche un colpo di pennello) Viremu su

rinesciu a completari stu quadru, ci volunu dui coppa precisi di

pinnellu e ppmmia finutu, e appoi viremu chi ni penza mastru

Isidoru.

Isidoro

: (rientrando come se fosse stato investito da un trattore, zoppica e parla da

solo, ma dar unocchiata distratta a Filippo) Chi manu delicata, n

chiancheri cchi finu. Ma cu fu stu maestrun boia

appagghessiri?!

Filippo

: (crede che parli di lui) Ma ancora mancu ci llhaju appuggiatu u

pinnellu, e mi dici ca sugnu n chiancheri?

Isidoro

: Non parru cc ttia, non ti preoccupari ca non parru cc ttia.

Allura, a finisti sta purcaria?

Filippo

: Pensu di s. Cihaja ddari

dui coppa precisi di pinnellu. (completa

il quadro) Certu su non ci piaci non ci pozzu fari nenti, j u mpegnu

ci llhaja misu.

Isidoro

: U sulu mpegnu non ci basta! Per fare un quadro, ci voli

immaginazioni, mano sicura, fantasiaComunque su finisti, fammi

viriri chi stampasti, e dimmi u titulu ca ci dasti, accuss viremu su

azziccatu o no cc soggettu.

Filippo

: (mostrer un bel quadro di natura morta, possibilmente frutta. E dir)

Natura morta << Il profumo della frutta >>.(dopo riporr il quadro)

Isidoro

: Alt! Errore! Il titolo devessere quanto pi vicino alla realt!

Perci taliannulu bonu stu quadru lavissa chiamari Il rasto della

frutta scafazzata, picch chistu non n quadru?! E na gabietta di

frutta fracita. Veni cc, talia talia, quannu si dici n capolavoru.

(mostrer il suo quadro facendolo vedere al pubblico; sar di una semplicit

disarmante un muro, con sopra un parapetto, ed il cielo azzurrino)

Ah?? Chi ti nni pari? Aristasti senza paroli averu? Aricopigliati e

dimmi chi ti nni pari.

Filippo

: (incredulo, resta imbarazzato, e con trepidazione dir):

Bellue

comu sintutula?


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 37

Isidoro

: (con sicurezza) Ragazzi che giocano al pallone in terrazza

Filippo

: (indicandola) Ahchista a tirrazza?? Ma u palluni no viru?!

Isidoro

: Certu cascau ddssutta.

Filippo

: Maveramenti non viru mancu e carusi?!

Isidoro

: Ca dopu ca u palluni cascau ddssutta, chi auna ristati affari, ca

sinni jenu macari iddi!

Scena Xa

Isidoro Filippo Annunziata D.Carmela

Annunziata

: (rientra e chiede di Carmela) Ma t nanna chi fici nacchianau cchi?

Filippo

: Ca cca vicchiania addivintata comu a mastru pitittu, su non

saccatta menzu carrettu di roba non cuntenta. Spenni n saccu di

soddi.

Isidoro

: (riponendo il quadro) Ca quannu unu nficca a manu nta sacchetta,

megghiu ca u fa na vota sula. Abbudda, abbudda, abbudda finisci

ca si spunna a sacchetta.

Annunziata

: Difatti nte to sacchetti, di quantu voti ciabbuddi a manu pp

darimi soddi c ogne purtusu ca pari n puzzu (al pubblico) asciuttu

per.

Isidoro

: (alla moglie) Senti, mentri c stu fruttaiolu, apprufittini paccattari

qualche cosa.

Anunziata

: (al pubblico) E cc quali soddi?!Ma a nuatri non ni servi nenti.

Isidoro

: Picch nta lovu ruttu allacqua, na pampina di puddisinu non ci

sta bona?!

Anunziata

: (sarcastica) Bih, ragiuni hai, allura quantu mi spicciu, prima ca non

nattrovu e ristamu diuni. Ci staju scinnennu (V I A dalla comune)

Isidoro

: ( a Filippo) Caru miu, ci dici u cappillanu alla batissa, senza soddi

non si canta missa e nuatri spinnemu sempri nsecutu.


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 38

Filippo

: Mastru Isidoro, vistu ca oramai stu quadru u completai, chi fa

minni pozzu iri, accuss mi v ccattu na tila pp prossimu quadru?

Isidoro

: E va beni, vattinni. Mariccumannu per, ci mettiri cchi

mpegnu, sannunca megghiu ca cangi misteri e tinni vai a

cogghiri crastuni.

Filippo

: Stassi tranquillu, ca ci mettu tutta. Dumani ni viremu, bongiornu,

(si sveste, e mentre sta per uscire consegna la lettera) a propositu ma stava

scurdanu nta sacchetta, antura mentri turnava u pustinu mi desi sta

posta. A dumani.

( V I A dalla comune )

Scena

XIa

Isidoro

Isidoro

: (legge e poi legge chi spedisce la lettera) Signor Isidoro Scocciamuli

mittente, Istituto superiore di scuola sperimentale. Ah! Haja caputu

sar qualche malanova ca volunu nta sta scola, sa chi cumminau

dd cosa fitusa di me figghia. (apre la busta) Avanti, viremu chi

camurria volunu : Egregio signor Isidoro Scocciamulioggetto:

correttezza versamenti tasse scolastiche. (riflessione)Ah! Soddi

volunu! Ponu stari frischi, ca ora ci dugnu i soddi a iddi, a cc ci

vistunu! A dd scema di me figghia ci dissi chiaru e tunnu: non

ricurriri mai nti mia pp soddi, picch tassicutu; a scola

spirimintali si ivu a scriviri(continua a leggere) : In considerazione

dellottimo rendimento scolastico, dei brillanti risultati

conseguiti nel corso degli anni dalla sua figliola Dorotea, e

valutando lestrema correttezza dei versamenti per le iscrizioni

ed i laboratori, che sono stati ritenuti da noi Esemplari, siamo

lieti di comunicarle che, questa direzione, tenendo conto del

diritto di patria podest

esercitato, ha ritenuto opportuno

riconoscerle una borsa di studio del valore di cinquemila euro.

Assegno che potr ritirare in qualsiasi momento presso la nostra segreteria. Elogiandola unitamente alla sua figliola, che stata ritenuta elemento encomiabile, e pertanto segnalata alla direzione artistica della Rai, la quale si resa disponibile per un contratto di lavoro, porgiamo ns/ cordiali salutibla,bla,bla I tassi?? Ma quali tassi haja pavatu? Ma su j non cihaja datu mai n soddu! E cc lha pavatu sti soddi? J n! Annunziata mancu, picch vitamini ci nni dugnu picca, o cillha datu Eugeniu e mi pari difficili, o saddatu versu idda! Ca pp forza! Allura antura visti giustu, non ca mi ficiunu locchi (come per dire non mi sonosbagliato) mi dipiaci ca non a riniscii a pizzicari, ma sugnu sicuru


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 39

ca chidda ca sunava a chitarrina davanti a villa, era idda cc dda

strafallaria. Idda sunava e Sarah a mavara arricuggheva. Cosa

fitusa, comu malluzzau di luntanu, scuppulau, sarricugghiu a

cuppulidda e cussi. (far una riflessione sincera di piena soddisfazione)

Per cihajaddiri brava, brava me figghia appiddaveru, chista non

mammagginava, cc dda chitarrina, saccucchiatu i soddi, a pavatu

i tassi cc precisioni e spattica a cosa cchi mpurtanti, mi fici

aviri macari a borsa di studiu, e j nveci lhaja sempri maltrattatu,

ca pacienza. Brava, brava i cosi giusti. Bellu rialu mi fici me

figghia, voddiri ca stavota pp ricanuscenza ciaccattu na scheda

telefonica di 10 euri. E unni manca Diu pruvviri (metter la lettera in

tasca)

Scena XIIa

Isidoro Annunziata D.Carmela

Annunziata

: (proviene dallesterno ) E a spisa fatta (mostra un rametto di prezzemolo)

stasira naddubbamu.

D.Carmela

: Signura, non ca si siddia ca lassai allingressu i borsi c virdura

ca maccattai?

Annunziata

: Ma chi ci ncucchiati, non ca restunu dd a vita!

Isidoro

: E su piccasu si scodda, c cu ci fa festa, chi ff i facemu

ruvinari?!

D.Carmela

: Ca cc saluti, su vi servunu aviti vogghia di pigghiaravilli ora

stissu! (rassetter allinterno)

Isidoro

: (convinto) Forza Annunziata apprufittini.

Annunziata

: Gi, cc tuttu dd mangiari cavemu! (quindi si apparta con Isidoro, e

sottovoce lo riprende) Ma chi ss mbriacu ca mi pigghiu a robba di

donna Carmela?!

Isidoro

: Cara mia, comu si viri ca non canuscisti ad Araziu u pueta, chiddu

ca dissi: Crapa Diem. Tu non cogli mai lattimu, ca cogghiulu

lattimu!

Annunziata

: Haja cogghiri macari lattimu averu?! Picch non tabbasta ca

marridducii a cogghiri macari logghiu nto maccu!


Dietro langolo:


2 atti di Angelo Scammacca


pag 40


Isidoro


: Ho capito! Lunico proficuo nta sta casa sugnu j! Quantu mi nni

vaiu, ca hajagghiri a spurugghiari na cosa mportanti. (prende la

giacca e v) Cchi ttardu ni viremu.( V I A dalla comune )


Annunziata : (mentre Isidoro esce) Non turnari prestu u senti!

Scena XIIIa

Annunziata D.Carmela - Dorotea

Dorotea

: (provenendo dallinterno con lo strumento) Mamma j staju niscennu!

Annunziata

: Accuss di primura.

Dorotea

: Ricivii a telefonata di Sarah, e haja gghiri pp naudizioni. Vi

salutu.

Annunziata

: Ma s n spiddu! Voddiri, pari ca ti casca a casa dincoddu.

Dorotea

: Mamma, non ca su staju nficcata intra ni fazzu prufittu, mi

dugnu versu pp varagnari qualcosa.

D.Carmela

: Ebb non ca iavi tutti i torti, chi affari dda carusa; (rivolta a

Dorotea) per a stari attenta figghia, ca a vita malvaggia e non poi

sapiri cu ti voli beni e cu ti voli mali, viri ca ci su tanti prufittaturi.

Dorotea

: U sacciu! E j non mi fidu di nuddu.

Annunziata

: Brava! E cc sta scusa si sempri fora, pp aviri u piaciri di parrari

cincu minuti cttia, ciama ddumari na cannila a SantAita.

Dorotea

: Va beni. Ntantu minni vaiu ca si fici tardu, appoi parramu. Ciau.

( V I A dalla comune )

Annunziata

: Ciau. E spiriu, e chi sunu fulmini.

D.Carmela

: (prende dalla cesta della biancheria, qualche tovaglia o lenzuolo asciutto)

Addivati figghi! Signura ma duna na manu a piegari sti linzola,

accuss ci levu i pieghi e i stiru, e quannu so maritu si cucca

sarricria a dormiri.

Annunziata

: (aiutandola) Jautru ca livarici i pieghi, j do so latu ci mitissi na

pocu di spini di ficurinia.


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 41

D.Carmela : E n pocu lagnuseddu averu?

Annunziata : Lagnuseddu?! E n picciatoriu cuntinuu! A cunfrontu so, mastrulamentu era mutu!

D.Carmela : Me maritu mischinu non mi dici mai nenti, saccuntenta di zoccu fazzu, mi dici: Cammiledda mia, menu mali ca t matri ti parturiu, almenu na cosa bona nta vita, ppmmia a truvai.

Annunziata : Ahmacari me maritu u sapi?! Lunica cosa ca mi sapi diri : si presupponi ca to matri ti chiamau Annunziata, picch appa riceviri lannunziu ca ava nasciri tu, non ca prima do fattacciu, affucava a to patri e mi sgavitava di sti pinitenzi?! No! Mi cunnannau ammia.

D.Carmela : Ca chi ci voli fari, i masculi sunu curiusi, iddi si sentunu i patruni do munnu, ma non sanu ca nuatri i giramu e i furriamu comu vulemu. Me matri bonammuzza mi diceva: arrivodditi ca u masculu vali anzina a quannu potta e quannu ammutta, dopu non cunta cchi!

Annunziata : Santi paroli! Sulu ca me maritu pp sti doti, ha statu sempri nto scassuliddu.

Scena XIVa

Annunziata D.Carmela - Isidoro

Isidoro: (rientra e sar turbato in viso, e si metter a sedere)

Annunziata : E chi tutta chista fu a nisciuta.

Isidoro: (scuotendo il capo) Mortu sugnu! Nta vita c sempri chimparari.

Annunziata : (meravigliata) E a prima vota ca nta to vita, ti sentu diri ca macari tu hai qualcosa dimparari.


Isidoro


: (vaneggiando) Cosa di non cridirici, su non mi ciattruvava prisenti non ci avissa crirutu mai mai.


Annunziata : Allura, si po sapiri chi ti successi?


Dietro langolo:


2 atti di Angelo Scammacca


pag 42


Isidoro


: (racconta il fatto) Ava fattu n bellu pezzu di strada apperi, e ava arrivatu quasi nto viali ca spunta nta scola di Dorotea, comu girai langulu, do primu negoziu u sapiti a ccu visti nesciri, trascinatu di quattru vaddia e che manetti o pusu o ragiuneri Mazzacani.


Annunziata : O ragiuneri? Comu o ragiuneri??


D.Carmela


: Ma su n cristianu acuss bonu. Ciappa gghessiri sbagghiu?!


Isidoro


: U sbagghiu lama fattu nuatri, e j pp primu! Ca non haja saputu sentiri u fetu dabbruciatu.


Annunziata : Ca parra chiaru ca non staju capennu nenti, u putisti sapiri picch u ttaccanu!


Isidoro


: Voddiri, mentri circava di svincularisi, savissuru ntisu chi ci nisciu da vucca, cosi ca non dici mancu n vastasu di portu. Appoi, sar ca cimpinciu o ci tiranu ddu borsello ca si porta sempri dappressu e quantu soddi ci cascanu, passi ca si grapiu u spurtellu da cassaforti da bancamiliuni e miliuni.


Annunziata : Ma iddu ha dittu sempri ca cerunu i bulletti e i ricivuti de condominii.


D.Carmela


: Chistu nha ffattu cridiri?! Certu ca pattaccallu n motivu ciagghessiri?!


Isidoro


: Jautru ca motivu! Non appena su caricanu nta prima volanti, di cursa su purtanu a centrali, mentri nautra volanti ristau dd pp parrari cc proprietariu do negoziu, giustu giustu, chiddu ca guidava a machina era u figghiu di n amicu miu, ca nta dui paroli, mi cuntau ca u ragiuneri, s presentatu sempri comu lesattori di na famigghia di mafiusi e cidumannatu u pizzu a tutti i negozianti. A virit nveci ca famigghia di mafiusi non cinn, e u veru mafiusu iddu!


Annunziata : Chi mi tocca sentiri?! Beh, certu ca varagnari dinari facili ci ffattu comudu, picchissu ha fattu na vita accuss dispindiusa.

D.Carmela : Tantu va a quartara allacqua ca si rumpi o si ciacca.

Annunziata : Ma ntantu so muggheri, mha dittu ca u ragiuneri, ha fattu sempri u cummircialista pp tanti e tanti negozianti, picculi ndustriie j haja avutu a mprissioni ca ha statu sempri sincera.


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 43

D.Carmela : Voddiri ca iddu si lha tinutu sempri nto stomacu, daltrondi cu ammuccia zoccu fa, e signu ca mali fa!

Annunziata : E ora, cu ci v cunta a so muggheri, ca mischina avi na pocu di

jorna ca ricoverata o spitali.


Isidoro


: (afflitto) Ci vaiu j! Vistu ca so figghiu partutu, qualcunu ciagghiri: Almenu a cuminciu a priparari, prima ca ci spuntunu i vaddia.


Annunziata : Non ci sdurubbari tuttu nta na vota, cerca di cuntariccillu in modo menu dulurusuchissacciudicci ca ciattruvanu carti

mpurugghiati, ccunummira cangillati.

Isidoro

: Certu ca vummagginati comu cangia a cosa, quannu veni a sapiri

ca non ci sunu n sbagghi, n famigghi di mafiusi, ma ca lunicu

mafiusu era so maritu! Pacienza, facemini curaggiu! (si prepara per

uscire)

Annunziata

: Isidoru, viri ca j mi nni staju jennu nti me matri, ca stanotti

cihajaffari a nuttata.

Isidoro

: U sacciu, u sacciu! Per ora vi salutu.

( V I A dalla comune )

Scena XVa

Annunziata D.Carmela Dorotea - Sarah

Annunziata

: (riflessione) Ma taliati signuri mei chi cosi ca una a sentiri, ma cu

lava ddiri, ancora mi veni di non cridirici.

D.Carmela

: Per su f pigghiatu che manu nto saccu, non avi tanti scusanti.

Annunziata

: Ca certu! U visti chi facci aveva me maritu? Ristau troppu

mprissionatu, picch u fattu u visti cc locchi so. Iddu ca pp so

natura ha statu sempri criticu, ddocu non eppi chidiri.

Dorotea

: (ignara dellaccaduto entra seguita da Sarah) Vieni entra, ciau

mammaCammiledda, ata vistu ca sugnu nautra vota cc!

Sarah

: Buongiorno.

Annunziata

: (assieme a D.Carmela risponde al saluto) Ciau Sarah.


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 44

D.Carmela

: Ciau beddi figghi!

Dorotea

: (alla madre) Sarah non vuleva veniri.

Annunziata

: E picch?

Dorotea

: Ca si senti a disagiu suncontra o pap, avi a mprissioni ca iddu

pensa ca ci fici u malocchiu.

Annunziata

: (a Sarah) Ma chi vai pinsannu?!

Sarah

: Purtroppo, quelle poche volte che mi capitato dincontrarlo, ho

avuto la netta sensazione che mincolpasse di ogni cosa che gli

capitisoprattutto di quelle brutte.

Annunziata

: Ma a iddu ci capitunu, sulu cosi tinti! Picch i cosi boni u fujunu.

J sula non ci fici a scanzarimmillu.

D.Carmela

: (rivolta a Sarah) Ma tu di chi ti preoccupi?! Non ca tu s na

jttatura?! U Signuri ti desi a razia di canusciri lavveniri da genti

Sarah

: Per tanti invece fastidioso, sapere che qualcuno possa leggere

nella loro vitasia passata, che futura.

Dorotea

: Ma intantu com ca ci sunu n saccu di mbrugghiuni e

mballaccheri, ca non sanu fari mancu a o cc biccheri, ca

liggennu carti e addumannu cannili, sana fattu i soddi.

Sarah

: Ma non il caso mio, io non ho mai chiesto n voluto un soldo da

nessuno.

Annunziata

: (preparandosi prende il palt e la borsa) E chistu ti ni fa lode. Senti

Tea, viri ca j minni staju jennu, ca sta notti ci fazzu a nuttata a

nonna, ca dopu loperazioni, mischina avi bisognu macari idda.

Chiffa ninni jemu nuatri Cammilina? (rivolta ai ragazzi) Ciau, vi

salutu.

( V I A dalla comune )

D.Carmela

: (raccatta la sua roba e segue Annunziata) Si, si, pronta sugnu,

amuninni. Ciau carusi.

( V I A dalla comune )


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 45

Scena XVIa

Dorotea Sarah

Dorotea

: Senti non mi diri ca sugnu nsistenti, ma in definitiva si po sapiri

na vota pp sempri, chi viristi nto futuru di me patri?

Sarah

: Quando ho letto le carte, nel passato della vita di tuo padre, ho

visto degli episodi inconufabili, e lunico a conoscenza della pura

verit lui. Certo, la prima volta ha tentato di svincolarsi, dicendo

che un fatto che tutti conoscevano.

Dorotea

: Beh, in effetti, ddu fattu u sapi menzu paisi, anche su sugnu sicura,

ca tu non facisti apposta ricorsu a na storia vecchia.

Sarah

: Ma se io allepoca non ero ancora nata! Cosa avrei dovuto

ricordarmi?! Per, quando ha voluto sincerarsi maggiormente, e gli

ho riferito laltro fatto, hai visto come si tramutato in viso, perch

quella storia la conosceva lui e solo lui; un suo vecchio segreto che

non ha potuto smentire!

Dorotea

: Per, a cosa ca ci fici cchi mprissioni, fu quannu ci ligisti u

futuru.

Sarah

: Per forza! Perch involontariamente, prima ho demolito la sua

incredulit, ed al tempo stesso ho introdotto il tarlo del dubbio. E si

radicata in lui la paura sentendo ci che ho predetto. Solo il tempo

sar il solo giudice della verit.

Dorotea

: Ma ancora non mi hai detto cosa hai visto nel suo futuro.

Sarah

: (categorica) E non te lo dir mai! Spero solo di essermi sbagliata.

(passegia nervosamente e si avvicina alla finestra e si accorge di Isidoro che

sta rientrando) Tuo padre sta rientrando! Lho visto mentre

attraversava la strada; ti prego non mi sento dincontrarlo.

Dorotea

: E cosa facciamo? O andiamo di l, o usciamo, e visto che lui

prende sempre lascensore, noi scendiamo a piedi.

Sarah

: S, dai svelta, facciamo cos! Andiamo via! (spengono le luci,

lasciando solo qualche lume acceso creando unatmosfera pi tenue)

( E S C O N O dalla comune )


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 46

Scena XVIIa

Isidoro - Eugenio

Isidoro

: (entrando sar completamente sconvolto da ci che gli successo. Siede

afflitto in una sedia vicino al tavolo e parler da solo) Non po gghessiri, j

mi staju sbagghiannu! U signuri maddari

a grazia

darrusbigghiarimi e di cunvincirimi ca tutti sti fatti sunu sulu n

sognu e non c nenti di veru. (si alza, cammina per casa come uno che

fuori di se, amareggiato.) Com possibili ca ogne traversa, ogne

angulu chaja giratu mha riservatu na surprisa, e chi razza di

surprisa! ( si guarda allo specchio e indica la sua immagine) Fazzu tantu

schifu, ca u specchiu non rifletti a me facci, ma chidda di n patri e

n maritu ca non ha statu capaci di essiri n lunu n lautru. Haja

campatu na vita comu n parassita, cunsiderannu a commiserazioni

da genti comu nattu di doveri ne me cunfronti, e appoi picch

savana sentiri in doveri?! Chi cihaja fattu j di bonu! Ora capisciu

chi mi vuleva diri dda mavara cc dda profeziacaminannu

apperi e n cca machina avissa vistu tanti e tanti cosi.

Eugenio

: (entra accende le luci e si accorge del padre, avr la stessa borsa di quando

uscito) Pap e tu cc s?

Isidoro

: Gi cc sugnu! Picch a cosa ti pari strana?

Eugenio

: E s! Picch ncuntrai a donna Carmela e nta du paroli mi cuntau u

fattu do ragiuneri(senza crederci molto) mischinu.

Isidoro

: (con acredine) Mischinu averu! Unu ca ha campatu, sfruttannu,

maltrattannu e terrorizzannu a genti onesta e travagghiatura,

macari mischinu! Sdisonestu iddu e j! Ca mi llhaja nficcatu intra,

e mhaja fattu na panza tanta cc tutti dd leccornii a scapitu do

suduri e do sangu da genti.

Eugenio

: Papa vita fatta macari di amare soprese, u munnu non

chiddu ca pensi, o ca tu tha ostinatu di non viri. U munnu

selvaggiu e pp sopravviviri qualunqui cosa fai valida.

Isidoro

: E stasira vogghiu propriu viriri si u munnu chiddu ca haja vistu

j, o chiddu ca dda carusa, custringennumi a caminari apperi, mi

misi n condizioni di viriri. (gli si avvicina, ed inaspettatamente gli

strappa il borsone dalle mani. Si dovr arrivare ad una scena di pathos)

Eugenio

: (colto alla provvista ) Pap chi ffai? Dammi la borsa!


Dietro langolo: 2 atti di Angelo Scammacca

pag 47

Isidoro

: (lallontana dandogli uno strattone, aprir la cerniera e tirer fuori un fus

vivacisimo, un top estremamente corto, stivali, una parrucca di colore

particolare o rossa o biondo platino, delle video cassette ) T staju dannu!

E chista chi e chista, e stautra, e chisti chi ssdimmi ca u

cangiu de robbi ca ti metti o studiu, ca ti metti quannu fai i riunioni,

o sunu i robbi ca ciavevi misi antura, quannu ti visti acchianari nta

dda machina! (legge i titoli delle video cassette) Notti pazze di un gay

Gay follie e perversioni(le butta a terra, disperato) Tuttu puteva

pinsari, ma ca me figghiu faceva sta vita no! Ca era finocchiu no!

No! No! Non possibili. E j cihaja campatu supra comu n

magnacciu. (nella borsa trover un libriccino contenente appunti di Eugenio

e legger) Dati al ragioniere Mazzacane mille euro, ragioniere due

mila euro, mille euro, tre mila,dui mila. Macari iddu ti sfruttava,

eri macari n manu so, e possibilmenti ti purtava macari i clienti.e

a mmia maddubbava a panza e mantuppava locchi. E mi ci

sinteva macari in obbligu! (gridando con esaperazione) Vattinni,

vattinni! Ca non ti vogghiu viriri cchi! (colpito da una fitta al cuore,

singinoccher con un evidente spasmo di dolore si piegher su se stesso, e

mentre Eugenio lo soccorre, si accascia).

Eugenio

: Pap! Pap! Papperdonami pap! (piange mentre si attenuano le

luci e si chiude il sipario)

FINE DELLA COMMEDIA

Rielab. 09/09/2004

Angelo Scammacca

Via Fra Liberato 19 Catania

Tel. 095/455324


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 48


MATERIALE OCCORRENTE

-Tubetti di colore , pennelli, tela.

-2 tavolozze

-2 quadri

-2 camicioni da pittore

- 1 berretto

-2 cavalletti

-1 astuccio porta strumento musicale

-porta ombrelli con ombrello

-Borsa tipo atleta

-Banconote

-Biancheria da stirare

-Borsa spesa con lattuga, 2 ferri di cavallo (panini)

-Mazzo di carte

-2 siringoni con ago finto

-lettera scuola sperimentale

-rametto di prezzemolo


Dietro langolo:2 atti di Angelo Scammaccapag 49


Scene I Atto

Ia

Dicitore

IIa

Isidoro

IIIa

Eugenio

IVa

Dorotea

Va

Annunziata

VIa

Dicitore

VIIa

Isidoro Rag.Mazzacane

VIIIa

Isidoro Rag.Mazzacane Annunziata

IXa

Isidoro Annunziata Dorotea Sarah

Xa

Isidoro Annunziata Rag.Mazzacane

XIa

Annunziata Rag.Mazzacane Dorotea

XIIa

Dorotea Isidoro

XIIIa

Isidoro

Scene II Atto

IaD.Carmela - Filippo

IIaD.Carmela - Filippo Isidoro - Annunziata

IIIaD.Carmela - Filippo - Eugenio

IVaD.Carmela - Filippo - Eugenio Rag.Mazzacane

VaD.Carmela - Rag.Mazzacane Annunziata - Dorotea

VIaD.Carmela - Annunziata - Dorotea

VIIaD.Carmela - Annunziata - Dorotea - Filippo

VIIIaAnnunziata - Dorotea - Filippo

IXaIsidoro Filippo

XaIsidoro Filippo Annunziata D.Carmela

XIaIsidoro

XIIaIsidoro Annunziata D.Carmela

XIIIaAnnunziata D.Carmela Dorotea

XIVaAnnunziata D.Carmela Isidoro

XVaAnnunziata D.Carmela Dorotea Sarah

XVIaDorotea Sarah

XVIIaIsidoro - Eugenio

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