S.I.A.E.
Teatro Comico Napoletano
DIRITTO E ROVESCIO
Commedia in due atti
di
Colomba Rosaria Andolfi
(2001)
Non sono consentiti adattamenti o modifiche, n variazioni del titolo, n traduzioni del testo in altre lingue o dialetti.
Questa commedia, nata dal rimaneggiamento di un mio lavoro del 1992, stata depositata alla SIAE il 24/1/ 2001 ed stata pi volte portata in scena dalla Compagnia Il Guazzabuglio di Maria Teresa Sisto che ne ha avuto fino a novembre 2013 lesclusiva SIAE per la rappresentazione (vedi sito: www.compagniailguazzabuglio.it - link recensioni e link autrice).
DIRITTO E ROVESCIO una commedia dai toni ora dolci ora amari, dove la comicit scaturisce soprattutto dalle situazioni. Una trama intrecciata che si sviluppa come un lavoro a maglia perch, proprio come un lavoro a maglia, presenta un diritto e un rovescio.
Personaggio cardine della vicenda la vecchia zia Maria che vive in casa Salzano, ospite del nipote Gaetano, con Filomena (la moglie di lui), con Carmela (la ragazza da loro cresciuta) e con il padre allettato di Filomena (presenza scandita soltanto da uno scampanello). Zia Maria, donna di altri tempi, trascorre la sua esistenza nel continuo ricordo di un amore di giovent fino a quando larrivo di Michele, corteggiatore di Carmela, non ne spezzer lincantesimo.
S.I.A.E.
Teatro Comico Napoletano
DIRITTO E ROVESCIO
Commedia in due atti
di
Colomba Rosaria Andolfi
(2001)
Personaggi
Gaetano Salzano, capo famiglia
Filomena, sua moglie
Carmela, ragazza cresciuta in casa Salzano
Zia Maria, vecchia zia di Gaetano
Michele, pretendente di Carmela
Margherita, cameriera della signora del piano di sotto
Donna Marta, vicina di casa
Don Alfonso, idraulico
Ciccillo, apprendista idraulico
Signora X
Signor X
Et scenica dei personaggi
Gaetano Salzano: 55 anni; Filomena: 50 anni; Zia Maria: 78 anni; Carmela: 18-20 anni; Michele: 30 anni; Margherita: 35 anni; Donna Marta: 55-60 anni; Don Alfonso: 45-50 anni; Ciccillo: 20-25 anni: Signora X e Signor X: 55-60 anni.
La commedia si compone di due atti e un quadro, ma non richiede cambio di scena.
Il dettagliato bozzetto di scena pu essere richiesto allautrice (indirizzo e-mail: corandolfi@libero.it).
DIRITTO E ROVESCIO
ATTO PRIMO
La vicenda si svolge a Napoli alla fine degli anni 90.
La scena ambientata nella sala da pranzo della famiglia Salzano.
Sulla parete frontale, quasi al centro, c la comune che a destra d nellingresso e a sinistra d nella camera da letto di zia Maria e di Carmela. A destra della comune: una credenza con antine e due cassetti centrali. A sinistra della comune: un mobiletto basso con sopra un telefono fisso e un portafiori vuoto; quasi nellangolo, una sedia. Sulla parete destra (partendo dal sipario): una poltroncina, una finestra praticabile con tendine ai vetri e un varco che immette nelle camere da letto dei coniugi Salzano e del padre di Filomena. Sulla parete sinistra (partendo dal sipario): un carrello sul quale c un vecchio televisore con il telecomando, una porta che si apre verso linterno (da sinistra a destra) per accedere al bagno e alla cucina, una console con specchiera. Quasi al centro della scena, un tavolo con tre sedie; in mezzo al tavolo una coppa con dentro una penna rossa senza cappuccio e un piccolo bloc-notes; sul tavolo anche un portacenere abbastanza largo. Quadri alle pareti, un calendario (appeso in prossimit della credenza) e un soprammobile sulla console completano larredamento.
Siamo a fine ottobre, nel primo pomeriggio di un giorno feriale.
Zia Maria, donna quasi ottantenne (capelli grigi, vestito di lanetta con scollo a punta, golfino con tasche, scialletto sulle spalle, calze di cotone beige e pantofole nere chiuse), si appisolata sulla poltroncina, mentre sferruzzava. In terra c il gomitolo di lana che le caduto dal grembo.
Il suono forte e intermittente di una sveglia fa sobbalzare zia Maria che cambia posizione, ma continua a dormire perch il suono sinterrompe.
FILOMENA (voce assonnata - fuori campo): Gaet, che h fatto?!... H miso a sveglia pure ogge!?... Allora o ffaje apposta.
GAETANO (voce assonnata - fuori campo): Filum, agge pacienza!... Me songo distratto.
FILOMENA (nervosa - voce fuori campo): S distratto... S distratto nata vota. (Entra in scena dal varco laterale, sistemandosi la blusa sulla gonna - voce assonnata) Aggio perzo pure o diritto e maddurm nu poco, doppo mangiato. ( Si appoggia alla spalliera di una sedia e guarda zia Maria che dorme) Biata a z Maria ch sorda!... Nun a sceteno nemmanco e ccannunate.
GAETANO (in pantofole, pantalone e pullover, entra in scena dal varco laterale, sbadigliando):Filum, agge pacienza! (Si siede vicino al tavolo - voce assonnata) a forza e llabitudine (Guarda lorologio sul polso) Guarda ccSo appena e tre e mmeza.
FILOMENA: Pure va a fern ca io chella sveglia a jetto.
GAETANO: Filum, ma comme p f nu povero cristo a perdere nabitudine e trentanne!?... Io penzo ancora ca tengo o negozio, pure si passato nu mese a quanno...
FILOMENA (aspra): A quanno nun o tiene cchi... Nun me ce f penz!... Tu nun si nato p o cummercio e s visto... meglio ca te ne staje a casa... Sicuramente ce guadagnammo, pecch almeno nun ce arrefunnimmo.
GAETANO: Eh gi!... P o cummercio sha da ten fiuto (si alza). Io penzavo che, cagnanno zona e cagnanno articolo, cagnasse pure a sciorta E invece Emb, pacienza! (varca la porta che d in bagno e in cucina ed esce di scena).
FILOMENA (nervosa, accostando la sedia al tavolo): E pacienza!... Si nun o fermavo a tiempo, ce avevem a vennere pure a casa Pap cu a tabaccheria nun ha mai avuto probleme; s accattaje finanche o locale E si m putimmo tir nnanze, sulo grazie a chill affitto che pigliammo.
GAETANO (rientra in scena): Filum, quaccosa mavr fatto pesantezza. Tengo a vocca amara comm o ffle. (Si avvicina alla moglie) M che faje o ccaf, fallo cchi doce. (Le cinge le spalle) Nu poco e zucchero e cchi te p f bene pure a te.
FILOMENA (respingendolo): O ssaccio io a me che me facesse bene!... Si affaccia alla comune, guardando a sinistra e chiama a voce alta) Carm!... Ma add sta? (Varca la porta che d in cucina, chiamando) Carm!
Zia Maria sobbalza ogni volta, ma continua a dormire. Gaetano, sbadigliando, si avvicina alla finestra e guarda fuori pensoso).
FILOMENA (rientra in scena ancora pi nervosa): Chella guagliona me faciarr f o fegato fraceto. scesa quase doje ore fa a pigli llalice e nun ancora turnata.
GAETANO (minimizzando): Se sarr scurdata e cchiave e, pe nun ce scet, se sarr fermata addu Margherita o piano e sotto.
FILOMENA (nervosa, stringendo la spalliera della sedia a sinistra del tavolo): A ciuciuli Nun ha lavato nemmanco e piatte Tanto o ssape ca tu nun lle dice mai niente.
GAETANO (a parte): E comme sta arraggiata!... Filum, o ccaf m o ppiglio doppo. Me vaco a stennere natu poco.
FILOMENA: E faje buono, accuss nun te veco (avvicina rumorosamente la sedia al tavolo e varca la porta che d in cucina, lasciandola socchiusa).
ZIA MARIA (sobbalza e si sveglia): Ch stato?
GAETANO: Niente, niente.
ZIA MARIA: O viento?
GAETANO (avvicinandosi): S, stato o viento.
ZIA MARIA: Gaetan, bello d a zia, me vulesse ved nu poco e televisione (guarda il televisore di fronte a lei). Maviss a truv chella stazione ca dint a llangulillo tene e faraune a mare.
GAETANO: Che ccosa?!
ZIA MARIA: A stazione ca tene e faraune a mare.
GAETANO (sorride - a parte): Sarr Telecairo doppo nalluvione. (A voce alta) Zi Mar, a televisione ancora rotta.
ZIA MARIA: Uh, che peccato!
GAETANO: Quanno o tecnico lacconce, ve faccio ved Telecapri e pure Teleprocida Pe m avit a ten nu poco e pacienza (esce di scena varcando la zona notte).
ZIA MARIA (rassegnata): E pacienza! (Riprende a fare il lavoro a maglia) Menumale ca o Pateterno mha dato a vista bona, si no comme faticasse.
DON ALFONSO (entra dallingresso con in mano la cassetta degli attrezzi e si ferma sotto la comune): Permesso?... (Tossisce per attirare lattenzione) Sign! (Le si avvicina) Sign!
ZIA MARIA (guarda luomo con la cassetta degli attrezzi e con voce tremula, tipica di molte donne anziane): Site venuto p a televisione?
DON ALFONSO: No, so venuto p a funtana (poggia la cassetta degli attrezzi sul pavimento).
ZIA MARIA: Comme?
DON ALFONSO (mimando, come se bevesse da un bicchiere): A funtana.
ZIA MARIA: E si tenite sete, pigliateve nu bicchiere dacqua.
DON ALFONSO (si sbottona il giubbotto): Eh sh, io vaco e pressa... Cc me spiccio dimane.
ZIA MARIA (a voce alta): Comme?
FILOMENA (voce fuori campo): Carm, si tu?
DON ALFONSO (alla vecchia, scandendo bene le parole): Site vuje Carmela?
ZIA MARIA: No, i songo z Maria (prova a contare le maglie sul ferro).
DON ALFONSO (si affaccia alla porta socchiusa che d in cucina - a voce alta): Sign, so Alfonso, lidraulico Carmela nun ce st.
ZIA MARIA: E chella scenne sempe... Nun tene genio e f niente guagliona.
FILOMENA (entra in scena col grembiule, asciugando una pentola con uno strofinaccio): E comme site trasuto?!
DON ALFONSO: A porta d e scale steva accustata.
FILOMENA: Vedite a chella sciagurata! Cu tutto chello ca se sente, lassa a porta aperta Ma m che saglie, me sente.
DON ALFONSO: Sign, nun v a pigliate. Forse a figlia vosta...
FILOMENA (interrompendolo): Qua figlia! Chillu fesso e mariteme, quanno a mamma e Carmela steva murenno, lle prummettette ca a guagliona veneva a st cu nnujie E da allora st scuntanno tutte e peccate mieje.
DON ALFONSO (impaziente, prende la cassetta degli attrezzi): Scusate, sign, vulesse d nuocchio funtana pe ved almeno e che se tratta.
FILOMENA: Sarr propio na sciucchezza. O rubinetto d o lavello nun chiude buono Venite! (con lo strofinaccio e la pentola in mano, gli fa strada verso la cucina, uscendo di scena con Alfonso).
ZIA MARIA (tenta di raccogliere il gomitolo di lana da terra, servendosi di uno dei ferri ma, anzich prenderlo, lo allontana): Sarr meglio caspetto a Carmela. (Infila la mano nella tasca del giacchino e tira fuori un borsellino; lo apre e guardandovi dentro) Aggio cagnato diecimila lire na settimana fa e chesto tutto chello ca m rimasto (estrae qualche banconota da mille lire e degli spiccioli). Pe forza! M vene uno e me cerca ciento lire, po arriva nato e me cerca a cinquanta lire pe lascensore e io, ca nun saccio dicere e no, ce refonno tierze e capitale (Rimette il borsellino in tasca) Accuss se ne va tutt a penzione.
FILOMENA (voce fuori campo): No, Don Alf, nun se ne parla propio! (Entra in scena, ancora col grembiule, seguita dallidraulico) Donna Marta nun m ha ditto ca ireve accuss carestuso E chi o sente a mio marito!
DON ALFONSO (con la cassetta degli attrezzi e con la pinza e i guanti da lavoro nellaltra mano): Sign, io vaggio trattata Pe chillu lavoro sissantamila lire nun so propio niente Ll s hann a cagn erubinette e pure o tubo Facimmo accuss, io me procuro e piezze e dimane ve manno a Ciccillo,o guaglione che sta facenno pratica cu me.
FILOMENA: E sta pratica lha da f propio cc? Io aggio chiammato a vvuje, no o praticante.
DON ALFONSO: Ma chillo o guaglione capace I m nun tengo tiempo, tengo na fatica a fern.
FILOMENA (sbrigativa): Allora meglio ca ce vedimmo quanno vavanza nu poco e tiempo Arrivederci! (ritorna in cucina, uscendo di scena).
DON ALFONSO (seccato): E arrivederci (poggia la cassetta degli attrezzi a terra e vi ripone i guanti da lavoro e la pinza).
ZIA MARIA: Giuvin!... Giuvin, faciteme o piacere, pigliateme a terra chillu gumitolo e lana.
DON ALFONSO (si abbassa a raccogliere il gomitolo e porgendoglielo): Ecco qua.
ZIA MARIA: Si m o mantenite, io fatico meglio.
DON ALFONSO (spazientito): I vaco e pressa; nun tengo tiempo a perdere. (Prende la cassetta degli attrezzi e si dirige verso la comune) Arrivederci!
ZIA MARIA (delusa): Arrivederci!
DON ALFONSO (si ferma a cercare una moneta nella tasca del pantalone): Mannaggia! (Torna indietro) Tenisseve na cinquanta lire pe lascensore?
ZIA MARIA: Se sarr sparza a voce M vene pure a gente a fore a me cerc e sorde!
DON ALFONSO: Io vaggio cercato sulamente na cinquanta lire e, quanno torno a prossima vota, v a renno.
ZIA MARIA: Sh, sh! (Prende lentamente il portamonete dalla tasca) Diceno tutte quante accuss. (Apre il portamonete e ne estrae con attenzione una cinquanta lire) Per doppo nisciuno sarricorda cchi che ce aggio mprestato e sorde.
DON ALFONSO (prende la moneta e andando via): Pare che m ha mprestato cinquanta miliune! (Presso la comune incrocia Carmela che, rientrando frettolosamente, lo investe) Ah, m h struppiato! (Massaggiandosi un braccio) Tu si Carmela; overo?
CARMELA (in pantaloni e casacca): Io me chiammo Carmen e a vvuje nun ve cunosco propio.
DON ALFONSO: Guagli, ma a quanto o vvinne!?... Io te vulevo sulo avvert ca a signora st arraggiata cu te. Va a f bene! (nervoso, esce di scena).
CARMELA (parlando da sola - voce lamentosa): Ges, so ccose e pazze!... Chello che capita a me nun capita a nisciuno... E m comme faccio!?... Io nun aggio pigliato nemmanco llalice.
ZIA MARIA: Carm!... Carm, primma taggio dato mille lire p e ccaramelle... Me lh accattate?
CARMELA (avvicinandosi): No, z Mar, me songo scurdata. Doppo scengo nu mumento.
ZIA MARIA (seccata): Doppo... Voglio propio ved.
CARMELA: Ma pecch gi lavite fernute? Io ve laggio accattate lautriere.
ZIA MARIA: E c avess a d cunto a te?!
CARMELA: Io o ddico pe vvuje. Ve ponno f male tutte sti ccaramelle.
ZIA MARIA: A me me f male sulo a scustumatezza toja. Arricuordete ca a me chelle a frutta me piaceno cchi assaje... Chelle a frutta so cchi sapurite (si succhia il labbro inferiore, quasi pregustandole). Quanno scinne, vide e nun te scurd.
CARMELA (sbrigativa): S, s!... (Preoccupata) M chi a sente a Donna Filumena!... Io nun aggio lavato nemmanco e piatte.
FILOMENA (entra in scena, non pi col grembiule, reggendo una tazzina di caff senza piattino): Carm, finalmente si turnata!... E add stanno llalice?
Carmela non risponde.
FILOMENA (poggia la tazzina sul tavolo e ripete la domanda): Gi, mero scurdata!... Carmen, add stanno llalice?... Don Giuvanni ha ditto ca me nastipava nu chilo, ma a chestora avr chiuso a puteca Allora? (Adirata) E vu parl!... Io stongo aspettanno, Carmen.
ZIA MARIA: Ch succieso?
FILOMENA: Az, nun niente sulo, ca pure ogge, chesta ha deciso e me ntussec. scesa doje ore fa a pigli llalice e s appresentata senza nemmanco o paccotto.
ZIA MARIA: Ha da pigli a valigia e o paccotto?... E pecch?... Carmela parte?
FILOMENA: A facesse part io cu nu caucio. (Rivolta a Carmela) Ma, insomma, me vuo dicere ch fatto fino a m?
CARMELA (tono lagnoso, battendo un piede a terra per darsi coraggio): Donna Filum, per prumettiteme ca nun varraggiate.
Zia Maria lentamente si riappisola.
FILOMENA (si siede, sorseggia un po di caff e disgustata ripone la tazzina sul tavolo): Che schifo!...Comm doce! (Rivolta a Carmela) Carm e vvuo parl!
CARMELA (tono giustificatorio): Donna Filum, io ero scesa a pigli llalice Avevo lassato a porta accustata pe f propio na scesa e na sagliuta Ma po abbascio o palazzo aggio ncuntrato a vecchia d o piano e coppa, a signora marchesa, che mha ditto "Carm, saglie cu me nu mumento; te voglio d nu bello vestito e mia figlia".
FILOMENA: D a figlia?!
CARMELA: Propio accuss.... Ha araputo a porta e lascensore e m ha fatto sagl nziem a essa Quanno simmo arrivate ncoppa, mha accumpagnata dint o salotto e mha ditto "Carm, assettete e aspietteme cc!"... Intanto o tiempo passava e io nun sapevo che f Vulevo rest pe ved o vestito, ma penzavo pure a llalice cavev a accatt... Laggio chiammata Signora marchesa Signora marchesa, ma niente Allora me so accomminciata a mpressiun Allintrasatta aggio ntiso na girata e chiave dint a porta d e scale... Che paura!... Nun sapenno che f, me so annascunnuta aret a na pianta... Doppo per aggio visto ca era o nepote d a Marchesa.
FILOMENA: Chi?... O signurino e Caivano?
CARMELA: Prop isso (tira su col naso).
FILOMENA: E allora?
CARMELA: Allora so asciuta da aret a pianta e chillo, primma s spaventato e po cu na brutta maniera (imitandone il tono duro) "E voi che ci fate qua?... Dove sta mia zia?"... Aggio risposto ca ero stata invitata e ce aggio ditto d o vestito ca stevo aspettanno Isso allora ghiuto dint a cammera d a zia, ma turnato ancora cchi arraggiato. "Mia zia st dormendo; tene pure a cammisa e notte Vuje site sicuramente una latra Si ve site arrubbato quaccosa, lassatela ncopp o tavulino e ghiatevenne". (Voce lamentosa) Vuje capite? Latra mariola a me!
FILOMENA (ride): E va buo, nun ce penz Va a f na bella machinetta e caf e miettece poco zucchero.
CARMELA (si dirige in cucina, borbottando): Latra mariola a me nun me laveva ditto mai nusciuno! (esce di scena, lasciando dietro di s la porta completamente aperta).
FILOMENA (scuote la testa): Chella vecchia rimbambita d a marchesa!... O ddice sempe, quanno a ncontro, ca se mette paura e st sola. (Sorride) E ogge s truvata a cumpagnia... Accuss, mentre essa durmeva, chella scema e Carmela lle faceva a guardia (Pensosa) E chiste so nummere: a vecchia, o nepote, a scema e a resata No, a resata no. Chella me laggio fatta sulio.
GAETANO (rientra in scena dalla zona notte): Pozzo av purio nu poco e caf? (siede vicino al tavolo).
FILOMENA (avvicinandogli la sua tazzina): Ti! ancora cavero. (Si alza e va verso la credenza col volto sorridente) Avesse propio vuluto ved a faccia e Carmela!.
GAETANO (guarda Filomena - a parte): Menumale, pare ca s calmata. (Sorseggia il caff) E comm doce! (disgustato, poggia la tazzina sul tavolo, lontano da s, e inizia a giocherellare distrattamente con la penna rossa che nel centrotavola).
FILOMENA (a parte): E chisto nu terno sicuro Uttantanove (a vecchia), trentotto (o nepote) e vintitr (a scema) Dimane m o gioco P essere ca sta vota se sceta a sciorta (prende dalla credenza due tazzine colorate senza piattini, le impila e chiude lantina).
Gaetano, seccato, d alcuni colpetti sul tavolo con la penna.
Carmela entra in scena con la macchinetta di caff e nota la penna.
GAETANO (guarda zia Maria che dorme e rimette meccanicamente la penna nel centrotavola): Biata a zi Maria ca nun tene penziere!
FILOMENA (tornando verso il tavolo): E chella vicchiarella.
GAETANO (si guarda lindice della mano e sussulta): Uh, Madonna!
Zia Maria sobbalza, cambia posizione e continua a dormire.
FILOMENA (spaventata, poggia le due tazzine sul tavolo): Ch stato?!
GAETANO: O sanghe! (Soffia sul dito) Carm fa ampressa, piglieme o spirito!
CARMELA (ridendo, appoggia la macchinetta moka nel portacenere): Don Gaetano s fatto male (indica a Filomena la penna rossa, senza cappuccio, che nel centrotavola).
GAETANO (piegato sulla sedia, intento a soffiare sul dito): Ma comme, io perdo sanghe e chella ride!
FILOMENA (ridendo): Te fa male assaje? (si siede alla destra di Gaetano).
GAETANO (nervoso): Ma vide a sti ddoje sceme comme rideno! (Si alza) Aggio capito, o spirito m o ppiglio io! (apre unantina del mobiletto e prende una bottiglina dalcool e un sacchetto di cotone idrofilo).
FILOMENA (ridendo): Faje buono A me o sanghe me fa impressione (si siede).
CARMELA (ridendo): Pure a me.
FILOMENA (ironica): Se vede ca o taglio gruosso.
CARMELA (ironica): Gruosso assaje.
GAETANO (poggia lalcool e il cotone idrofilo sul tavolo): Ecco qua (si siede e inzia a disinfettarsi il dito).
Carmela e Filomena lo guardano, divertite.
FILOMENA (sollevando la penna rossa dal centrotavola): Gaet, ma nun vide ch nu scippo e penna!?... C o spirito, se sarr gi luvato.
Carmela, sorridendo, versa il caff nelle due tazzine colorate.
GAETANO (guarda il dito pulito e per darsi un contegno): S, ma a penna tene a ponta. sempe buono ca uno se disinfetta (poggia sul tavolo il batuffolo di cotone idrofilo che ha usato).
CARMELA: E allora si lavasseve e ffurchette e e curtielle?
GAETANO (le porge lalcool e il cotone idrofilo):Invece e parl a schiovere, miette sta robba a posto! (sorseggia il caff).
CARMELA (con la bottiglina di alcool e il sacchetto di cotone idrofilo in mano): Donna Filum, figurammece che v succedere quanno Don Gaetano sopera stommaco!... Chillo, o duttore lha ditto chiaro e tunno che s ha da oper pe forza, si no lle p ven a perforazione e p pure mur (si dirige verso il mobiletto).
GAETANO: Statte zitta!... Qua perforazione! (sorseggia ancora il caff).
CARMELA (voltandosi): Io sto sulo ripetenno chello cha ditto o duttore (ripone lalcool e il cotone idrofilo nel mobiletto).
FILOMENA: overo; chillo ha ditto propio accuss (sorseggia il caff).
GAETANO (tossisce): Maggio ntussecato pure stu ppoco e caf (poggia la tazzina vuota sul tavolo).
CARMELA (tornando verso il tavolo): Ma stata decisa a data e lloperazione?
FILOMENA (finisce di sorseggiare il caff): Carm, nun me ce f penz, si no me saglie a freva Chillo gi m accuss miraculuso, figurammece doppo che lhanno apierto!
GAETANO (nervoso): Ma vedite ogge che bello argomento e conversazione hanno truvato sti ddoje!... (Accarezzandosi lo stomaco) Povero stommaco mio!... E dicere ca me sentevo nu poco meglio... Filum, stasera pe cena, invece e llalice, famme nu poco e brodo liggiero liggiero.
FILOMENA (ironica): Sissignore, sarete servito Stasera ci sciacquettiamo tutte quante.
CARMELA (a parte): Pure pecch llalice nun ce stanno (impila le due tazzine colorate, prende la macchinetta del caff e si dirige in cucina, uscendo di scena).
GAETANO: Dimane accatteme e mmele annurche.
FILOMENA: Sissignore. Avete altri comandi? (si alza e si avvicina alla console).
GAETANO: E che d stu tono e sfutt?
FILOMENA (si guarda allo specchio, accarezzandosi i capelli): sulamente gentilezza.
GAETANO: Overo?... E da quando in qua me daje o vvuje?
FILOMENA: Pecch taggio dato o vvuje?... E me sarraggio sbagliata.
GAETANO (si alza): E tu si facile a te sbagli... (Le si avvicina) Te s sbagliata pure a te lav e capille... Forse h cagnato o sciampo, pecch e vveco cchi ricce.
Carmela rientra in scena e va a prendere la tazzina bianca e il batuffolo di cotone idrofilo imbevuto di alcool che sono ancora sul tavolo.
FILOMENA: E chillo o tiempo umido ca e f arricci.
GAETANO: Eh gi, o tiempo umido fa arricci e capille Invece o sole e fa scagn, facennele addevent na vota bionde e na vota russe, a sicondo d o calore che fa.
CARMELA: Propio accuss.
GAETANO (a Carmela): Eh gi, pecch a stessa cosa succede pure a te Te lasso cu e capille lisce e tarritrovo cu na scarola riccia ncapo... Pe nun parl de miracule che fa o sole Scinne cu e capille scure e tarritire cu e capille chiare Se vede ca a Napule tenimmo nu sole speciale ca in Africa s o sonnano... H mai visto nu negro cu e capille bionde?
CARMELA: E che ce azzecca!... Chille lloro so fatte e nata manera.
FILOMENA: Gaet, addimannalo a chi vuo tu! O ssanno tutte quante ca o sole scagna e capille e ca lumido larriccia.
GAETANO: E allora e parrucchiere nun campasseno cchi Eh gi, pecch abbastasse asc fore o balcone, quanno chiove, pe se f a permanente e metterse nora o sole pe se f a tintura... Comunque, tu a me, cu sta capa accuss, nun me piace propio.
FILOMENA (ironica): Overo?!
CARMELA: Ma che dicite! Chella Donna Filomena st accuss bella ca stevo penzanno... (si interrompe).
GAETANO (ironico, continua): e te pigli nu poco dumido ncapo pure tu.
CARMELA (mentendo): Io!?
GAETANO: A verit una sola... Tu e mia moglie, quanno se tratta e dicere buscie, furmate quase nassociazione a delinquere... Del resto, la bugia nata con Eva. unarte tipicamente femminile che si tramanda nei secoli di madre in figlia (si siede).
FILOMENA (sorride): H visto, Carm? Lumido a quaccheduno arriccia addirittura o cerviello... Isso a nnuje, tt tt, inta nu mumento, da delinquente ce ha fatto addevent artiste.
Carmela sorride, portando via la tazzina e il batuffolo di ovatta.
GAETANO (si alza): meglio ca me ne vaco Pe parl me s seccata a vocca. (Fa per andare in cucina - si gira) Filum, dimane matina arricuordeme ca tengo appuntamento c o dentista.... M ha da mettere chelli ddoje mole, me l ha da nca nca Comme se dice?
FILOMENA: Ncapsul.
GAETANO: Propio accuss.
Scampanello.
FILOMENA (a voce alta): Carm!
CARMELA: (rientra frettolosamente in scena dalla cucina - la porta resta aperta): S aggio ntiso (Va verso la zona notte e si ferma ad aspettare) Donna Filum, e venite!
FILOMENA (a Gaetano): Gaet, fatte f o lavoro buono Arricuordete ca nun tenimme sorde a jett Si putesse, t accumpagnasse, ma dimane matina aggi a j a arritir e pannulune pe pap.
Secondo scampanellio pi forte.
Zia Maria sobbalza e si sveglia.
CARMELA (a voce alta): Don Pasc, stammo venenno!
FILOMENA: Carm, va!... Accummience a pigli nu pannulone a dinta busta.
Frattanto Zia Maria con movimenti lenti unisce i ferri con il lavoro a maglia, prende un sacchetto arrotolato di plastica che tiene accanto a s sulla poltrona e ve li ripone assieme al gomitolo di lana.
FILOMENA (tono duro): Gaet, primma e pav o dentista, vide buono!... Trecientomila lire nun so na fessara.
Terzo scampanellio
FILOMENA: Int a sta casa avimm a scatt peggio d e suldate (esce di scena per raggiungere Carmela - Voce fuori campo) Pap, sto cc!
GAETANO (frastornato): Chisto nu manicomio!
ZIA MARIA: Gaetan, che bellu suonno che maggio fatto!
GAETANO (sbrigativo): Me fa piacere.
ZIA MARIA: Maggio sunnato a Riccardo mio... Comme steva bello!
GAETANO: Az, me vaco a bere nu bicchiere dacqua (fa per andare verso la cucina).
ZIA MARIA: Asp!... Aspetta nu mumento! (Tira fuori dalla scollatura del vestito una vecchia busta e la bacia) Chesta a lettera ca Riccardo mio me scrivette a Caserta, pe me dicere e chella brutta malatia caveva pigliato e pe me d lurdemo saluto.
GAETANO (sbrigativo): O ssaccio Vuje v a vasate sempe.
ZIA MARIA (tira fuori un foglio scritto a mano, ingiallito dal tempo): Emb, me so sunnata ca Riccardo mio veneva dinta sta casa, me pigliava sta lettera a mano e a stracciava. Po me vuttava nu vaso e se ne jeva... Chis che mha vuluto dicere?... Sta vota, into suonno, m parzo ancora cchi bello (piega la lettera e la ripone nella vecchia busta affrancata).
GAETANO: Z Mar, cunsulateve accuss, m Riccardo sarra nu viecchio Vuje allora teniveve vintanne tutte dduje e se sape ca e ricorde e giuvent so sempe belle (fa per avviarsi in cucina).
ZIA MARIA (ripiega la busta e la rimette in petto): Forse hai ragione tu.
Carmela, con la faccia disgustata, attraversa la stanza tenendo con la mano tesa un pannolone sporco da buttare.
GAETANO (si ottura il naso): Che fieto! (fa vento con le mani per allontanare il cattivo odore).
FILOMENA (voce fuori campo): Carm, sha da mettere a tavola.
CARMELA: S, va be (varca la porta che d nella zona servizi, lasciandola aperta).
GAETANO (a voce alta): Carm, lavete buono e mmane! (Guarda lorologio - a parte) Ma ampressa pe cen.
ZIA MARIA (porgendogli il sacchetto con il lavoro a maglia): Gaetan, bello d a zia, famme o piacere, puorte stu sacchetto dint a stanza mia; miettelo ncopp o cumm.
GAETANO (prendendo il sacchetto): S, va be (esce di scena dalla comune e va a sinistra).
ZIA MARIA (infila la mano in una tasca del giacchino): Ma add st a curona?... Int a sta casa scumpare tuttecose Nun trovo mai niente.
Gaetano rientra in scena dalla comune.
ZIA MARIA: Gaetan, t o vulisse dicere nu rusario cu me?
GAETANO: No, z Mar; tengo che f (va verso la cucina ed esce di scena).
FILOMENA (rientra in scena dalla zona notte con in mano un bicchiere e una bottiglia dacqua minerale): Menumale, ogge pap ha bevuto cchi assaje.
ZIA MARIA: Filum, t o vuo dicere nu rusario cu me?
FILOMENA: Z Mar, nun tengo tiempo (va in cucina - la porta rimane sempre aperta).
ZIA MARIA: Cc vanno sempe e pressa.
Carmela entra in scena con in mano una bottiglia di vino dimezzata e la poggia sulla console.
ZIA MARIA: Carm, che vino ?
CARMELA: Z Mar, vino bianco.
ZIA MARIA: Nun pozzo av nemmanco nu poco e vino ca me piace!
CARMELA (tornando verso il tavolo): Aggio pigliato a butteglia ca steva aperta (prende il centrotavola e il posacenere e li poggia sulla console).
ZIA MARIA: Int a sta casa o vino russo nun se p av.
CARMELA (sbuffando, va verso la credenza e prende da un cassetto una tovaglia gi usata con quattro tovaglioli, anchessi piegati alla meglio): Sta tuvaglia chiena e macchie. Savess a propio lav (poggia i tovaglioli su una sedia e stende la tovaglia sul tavolo).
ZIA MARIA: A me me piace o vino russo Ma a chi o ddico?!
CARMELA: O vino russo e sera ve fa pesantezza Po parlate tutt a notte e nun me facite durm (prende quattro bicchieri dalla credenza, li impila e richiude lantina).
ZIA MARIA: Nun te sento. Che staje dicenno?
CARMELA (a voce alta): Niente. Stevo cantanno zitto zitto (sistema i bicchieri sul tavolo, lasciando i tovaglioli sulla sedia).
ZIA MARIA: Invece e cant, vide add aggio miso a curona.
CARMELA (a voce alta):Z Mar, a tenite sicuramente int a na sacca (prende le posate dallaltro cassetto della credenza).
ZIA MARIA: Aggio guardato. Nun ce st.
CARMELA: E guardate meglio (poggia alla rinfusa le posate sul tavolo).
Zia Maria cerca nellaltra tasca del giacchino; contenta, tira fuori la corona e la bacia.
CARMELA (nel prendere la bottiglia di vino dalla console, si guarda allo specchio): M aggi a f tir doje sopracciglia a Margherita... Mannaggia, cc me sta ascnno nu vruciolo! (mette la bottiglia a tavola).
ZIA MARIA (si fa il segno della croce e inizia a pregare, stringendo il primo grano della corona): Ave Maria, piena di grazie - Carm, accuonce a tuvaglia, che sta tutta storta - il Signore con te - leva e sarviette a copp a seggia - Tu sei la benedetta fra le donne - chilli bicchiere miettele meglio - e benedetto il frutto del tuo seno, Ges - E dammillo nu surzillo e vino - Santa Maria, madre di Dio - (sorseggia un po di vino) stu vino nun sape e niente - prega per noi peccatori - (sorseggia di nuovo) a me me piace o vino russo (rid il bicchiere a Carmela) - adesso e nellora della nostra morte...
CARMELA (spazientita per le continue richieste di zia Maria, tira un sospiro): Aah! (rimette il bicchiere sulla tavola).
ZIA MARIA (di rimando): Quando cchi tarde se p - Ammn.
FILOMENA (voce fuori campo): Carm, viene!... S ha da ratt o pparmiggiano.
CARMELA (contenta si precipita in cucina): S, vengo! (esce di scena).
ZIA MARIA (continua a dirsi il rosario): Ave Maria, piena di grazia, il Signore con te - (Infila laltra mano nella tasca del giacchino) Tenevo na caramella dint a sacca - Tu sei la benedetta fra le donne - (Rassegnata) Forse m a sarraggio mangiata - e benedetto il frutto del tuo seno, Ges - (Si guarda il vestito) Sta veste sarricorda o cippo a Furcella - Santa Maria, madre di Dio - Chis stasera che se cena?
Carmela rientra in scena con la bocca piena, grattugiando il parmigiano.
ZIA MARIA (continua a recitare a suo modo il rosario): Prega per noi peccatori (Cerca qualcosa in una tasca) Ma add sta o fazzuletto? (mette la corona in grembo e cerca il fazzoletto nellaltra tasca).
FILOMENA (voce fuori campo, proveniente dalla cucina): Carm, nun te mangi o pparmiggiano!... Canta!... Canta!... Famme sent na canzone.
CARMELA (mastica in fretta e ingoia - a voce alta): Donna Filom, ma io nun tengo genio e cant.
DONNA FILOMENA (voce fuori campo): E allora ditte o rusario cu zia Maria.
ZIA MARIA (cerca nei polsini del vestito): Chis o fazzuletto mio add fernuto Cc scumpare tuttecose.
CARMELA (poggia la grattugia con il pezzo di parmigiano sul tavolo e con aria furtiva si avvicina al telefono): Ce voglio cunt a Margherita o fatto ca m succieso cu a marchesa. (Solleva il ricevitore e compone il numero) Pronto?... Margher, tiene che f?..... Allora m scengo nu mumento. Taggi a cunt nu fatto ca m succieso. (Abbassa il ricevitore e si avvicina a zia Maria, chinandosi verso di lei) Z Mar, io vaco nu mumento addu Margherita o piano e sotto.
ZIA MARIA: Asp!... Primma e te ne j, piglieme nu fazzuletto Io nun laggio truvato.
CARMELA: E va be (esce frettolosamente dalla comune e va a sinistra).
ZIA MARIA: Int a sta casa nun trovo mai niente.
CARMELA: (torna in scena e porge il fazzoletto a Zia Maria): Laviveve miso int o tiretto mio (esce frettolosamente dalla comune e va a destra verso lingresso).
ZIA MARIA (si tampona il naso, mette il fazzoletto in una tasca e riprende la corona): E accumminciammo d o capo Ave Maria, piena di grazia (Guarda il pezzo di parmigiano sulla grattugia) Chellu pparmiggiano sarr tuosto - Il Signore con Te - Ce vonno e diente buone - Tu sei la benedetta fra le donne - (Si tocca i denti) No, nun cosa propio! - e benedetto il frutto del tuo seno, Ges - Si era cchi frisco nassaggiavo nu poco - Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori...
CICCILLO (con indosso jeans e giubbotto, entra timidamente dallingresso, mentre zia Maria prega, e si ferma sotto larco della comune) Scu..scu (Avanza di qualche passo) Scu Scu(A voce alta, intuendo che sorda) Peper...messo?
ZIA MARIA (guardandolo): Qua messa! Io me st dicenno o rusario Ma tu chi si?
CICCILLO (poggia gli occhi distrattamente sul tavolo): Sap sap sapite...
ZIA MARIA: S, o parmiggiano sapurito, ma serve p a pasta.
CICCILLO (avvicinandosi tavolo): Cc..nc.Cc.. ncoppa ha da st
ZIA MARIA: Lha lassato ncopp a tavola,
pecch scesa nu mumento.
CICCILLO: Chi?
ZIA MARIA: Carmela.
FILOMENA (entra in scena): Carm!... (Sobbalza, vedendo il giovane) E tu chi si?... Pe do si trasuto?
CICCILLO: P a p p a p
FILOMENA: Chella scema sarr scesa o piano e sotto e ha lassato nata vota a porta aperta O guajo e stu palazzo ca nun ce st o purtiere.
CICCILLO (guardando distrattamente il parmigiano): Cc.. cc Cc nc
ZIA MARIA (a Filomena): S fissato c o pparmiggiano.
FILOMENA (sposta la grattugia): Guagli, se p sap che vuo?
CICCILLO: I c I c.. I cerco o p (mima i soldi, sfregando il pollice sullindice e il medio della mano) o p..
FILOMENA: Spero ca o posto o truove, ma io nun tengo spicciole.
ZIA MARIA: E nemmanch io.
CICCILLO: I c.. I cerco o p..
FILOMENA (Spazientita): Famme o piacere, vattenne!
CICCILLO: A funt A funt
ZIA MARIA: Pure chisto v bere.
CICCILLO (scrolla la testa): No... a funt..
FILOMENA: A funtana? Si venuto paccunci a funtana?
CICCILLO: S... No.
DON ALFONSO (entra in scena dalla comune, lato ingresso): Permesso?... (Rivolto al ragazzo) Cicc, tu staje ancora cc?!... E comme te piace e chiacchieri!... Vienetenne, ca o portafoglio laggio truvato.
CICCILLO: Ma ma io..
DON ALFONSO (a Filomena): Chisto o giovane che fatica cu mme Laggio mannato cc, pecch me penzavo ca mero scurdato o portafoglio addu vuje Scusate tanto! (Rivolto al ragazzo) Jammo, Cicc, muovete! (Esce di scena dalla comune, seguito da Ciccillo) Arrivederci.
FILOMENA: Arrivederci E chillo fosse o praticante!... S o p ten... (Nervosa, con le mani sulla spalliera di una sedia) Vedite si chella mpesa se decide a sagl!... Maggi a f sempe io o sanghe amaro, pecch chillu fesso e Gaetano nun lle dice mai niente (Guardando Zia Maria) Ma gi, si chillo nun era fesso, nun falleva.
ZIA MARIA: Povero nepote mio!
FILOMENA (adirata): Qua povero!... Nce lha vuluto isso Quanno se luvaje a panetteria Pignasecca pe se mettere o negozio e detersive allArenella, pareva ca avevem a f sorde a palate... Sh, sh!... O terzo juorno trasette na bella femmena e o mumento e pav Scusate, ho dimenticato il portafoglio. E isso Non vi preoccupate; i soldi me li darete la prossima volta" Allora a signora Possiamo fare il conto mensile? E isso Ma certamente!... A voce se spannette ampressa ampressa A gente accumminciaje a ven pure a luntano.
ZIA MARIA: E ffemmene so furbe e a famme fa asc o lupo d o bosco.
FILOMENA: Qua famme!... (Prende la grattugia e nervosamente grattugia il parmigiano) Chelle erano tutte signore cu ppellicce e automobile, ma o ttenevano pe canzone "Don Gaet, vorrei fare il conto mensile come la signora Russo... Don Gaet, per comodit, potrei pagare a fine mese come la signora Verde?... E isso signava, signava E, signanno signanno, (mimica) fernette nu quaderno duppio accuss.
ZIA MARIA: E tu?
FILOMENA: Io?!... (Poggia la grattugia sul tavolo) Quanno ce o facevo annut, me rispunneva "Filum, nun te preoccup!... So persone perbene; se sarranno scurdate e pav Facesse a figura d o pezzente si ce addimannasse e sorde (Nervosa) E da pezzente fernette pecch, doppo sette mise, ce rummanette sulo chillu quaderno duppio duppio e na sfilza e diebbete a pav. (Va verso il tavolo) meglio ca nun ce penzo, si no
GAETANO (rientra accarezzandosi lo stomaco): Filum, te veco nervosa succieso quaccosa?
FILOMENA: succieso ca avimm a cen e chella sciagurata sarr scesa addu Margherita Ha lassato nata vota a porta d e scale aperta.
Carmela entra ansimando
GAETANO: A v ccanno! gi turnata.
CARMELA (eccitata): Aggio visto nerezione enorme.
GAETANO (scandalizzato): Carm, ma che caspita staje dicenno?!... Chi stu fetente?!
FILOMENA: Parla!
CARMELA: Donna Filum, mavit a credere, nerezione troppo bella Lhanno fatta ved int o telegiornale Era na muntagna d a Sicilia.
GAETANO (rassicurato): Ah, era nu vulcano! (si siede).
FILOMENA (sorride, guardando Gaetano): Era nu vulcano.
CARMELA: E pecch che ve crediveve?
GAETANO: Niente; lassammo perdere.
FILOMENA: Carm, ajere taggio dato e sorde p e scarpe Te lh accattate?
CARMELA: No, o nummero mio ha da arriv Donna Filum, o ssapite, Margherita ha urdinato cierta crema che leva a panza addu chella signora ca pe televisione se ncazza sempe Comme se chiamma?...
ZIA MARIA: Nanda Valchi O ssaccio pecch allucca assaje e a sento purio.
FILOMENA: Chis chella scema e Margherita quanto ha pavato!?... Pe me ha jettato sulamente e sorde (guarda la bottiglia di vino quasi vuota).
CARMELA: Sh, sh!... Chella ha ditto ca si a crema nun bbona, chiamma a signora mentre fa a trasmissione e fanno a chi allucca cchi assaje.
FILOMENA (sistemando i tovaglioli): Ce mette o ssale ncopp a coda... Carm, votta e mmane!... Porta lacqua a tavola e nata butteglia e vino.
ZIA MARIA: Carm, piglia o vino russo! (Timidamente) cchi buono!
CARMELA (rivolta a Donna Filomena): Uff!... Carmela a sotto e Carmela a coppa... Ma pecch nun me chiammate Carmen?
FILOMENA (indicando Gaetano): Pecch sta domanda nun ce a faje a isso?
GAETANO: Pecch o ssape ca inutile... (Guarda lorologio sul polso) Filum, ma pecch stasera avimm a cen accuss ampressa?... (Si accarezza di nuovo lo stomaco) Io tengo ancora na pesantezza e stommaco Aspettammo natu ppoco.
CARMELA: Overo, Donna Filum Nun troppo ampressa p cen?
FILOMENA: Ma vide a quanta gente aggi a d cunte!... Stasera avimm a cen ampressa pecch doppo tengo che fA signora Cellino, sapenno ca tenimmo a televisione scassata, mha invitata a ved a puntata e chillu romanzo... Comme se chiamma?... Ah, s "Melinda, la gatta in amore" Mha cuntato pure e ddoje puntate ca nun avimmo visto.
ZIA MARIA (seguendo il labiale): E dimme, Melinda s spusata cu o giovane che laveva misa incinta?
CARMELA (avvicinandosi a zia Maria): No, chillo partuto pe llAmerica Me lha ditto Margherita.
FILOMENA: S, ma st gi penzanno e turn (inizia a sistemare le posate).
Gaetano si alza, scuotendo la testa.
ZIA MARIA: Ma io... Nun putesse ven purio?
CARMELA (si avvicina a Filomena): Donna Filum, io e piatte e pputesse lav quanno saglimmo.
FILOMENA: Tu invece e piatte e llave subbeto, pecch gi chille e miezejuorno laggio lavate io... Te s scurdata?.... E po a signora Cellino ha invitato sulo a me... Nun putimmo f a prucessione a casa d a gente.
CARMELA (rassegnata): Allora doppo scengo addu Margherita, pure si ce st a signora Sta puntata importante pecch avess a arriv a mamma e Cristian da Londra.
GAETANO (a parte verso il pubblico): Ma vedite, parlano e sta gente comme si fosseno perzone e famiglia!
ZIA MARIA: A sora e Melinda gi partuta?
FILOMENA: S, se n turnata a Vienna.
GAETANO (a parte): Ma chiste e viagge nun e ppavano?!
ZIA MARIA: Sperammo ca Melinda nun se sposa propio stasera!
FILOMENA: No, z Mar Melinda se spusarr fra vinte puntate... Laggio letto ncopp a na rivista.
ZIA MARIA: E pecch ce v tutto stu tiempo?
GAETANO (spazientito): Pecch chille hann a tir a lluongo, si no fernesce a storia. (Ironico) E che storia!... Nun se ne mportano ca e vvecchie moreno c o desiderio e sap comme v a fern.
CARMELA: Don Gaet, a vvuje ve piace sulo o pallone Si facite accunci a televisione sulamente pe ve ved e ppartite... A telenovella a nnuje ce piace pecch parla d e probleme d a gente comm a nnuje.
GAETANO: Overo?!... Tanto paccumminci, mia moglie int a vita soja ha fatto sulo o viaggio e nozze a Firenze e na vota stata a Cercola pe na cresima Tu s ghiuta sulamente areto o vico... Quanto a z Maria...
ZIA MARIA (interrompendolo): Io, cu a bonema e mamma toja, so venuta a Nucera, quanno tu facive o militare Te lh scurdato?
GAETANO: E chi so scorda!... Chillo stato o periodo cchi bello d a vita mia.
ZIA MARIA: Vintanne fa so stata pure a Roma a ved o Papa.
GAETANO: H ntiso, Carm, nuje quanta viagge avimmo fatto?.. E po pure nuje campammo int a na villa, (prendendo due posate dal tavolo) mangiammo cu e ppusate dargiento, tenimmo a machina cu llautista... A verit una sola... A vvuje femmene sti telenovelle ve piaceno pecch, doppo cavite visto na puntata chiena e corna e ffetenzie, ve sentite tante santarelle, pure si site busciarde e sprucite cu nu povero cristo comm a me.
FILOMENA: E tu fusse o povero cristo!? (sistema di nuovo le due posate).
ZIA MARIA: E che ce azzecca Ges Cristo?!
FILOMENA: Niente, z Mar Ges Cristo sta mparaviso.
CARMELA (sorridendo, le si avvicina): capace ca ve f o miracolo e ve spil e rrecchie.
ZIA MARIA: Ma siente comm scustumata sta guagliona!
CARMELA (labbraccia): Uh, vedite, o miracolo ve lha fatto gi!...Vuje ce sentite!
ZIA MARIA (la respinge): Nisciunu miracolo. Io ce sento.
FILOMENA: S, overo; quanno v essa, ce sente.
Zia Maria prende la busta che ha in petto, la guarda e la bacia.
Carmela esce di scena dalla comune per andare nella sua stanza.
FILOMENA: Carm nun te ne j!.. Fernisce e mettere a tavola! (Si affaccia alla zona notte - voce fuori campo) Pap, fra poco te porto o llatte. (A Gaetano) E mmuovete nu poco pure tu!
GAETANO (contrariato): Oramai deciso Stasera avimm a cen comme e muonece into cunvento... Vulesse sap pecch cu tanta femmene aggraziate caggio cunusciuto, me so ghiuto a pigli pe mugliera propio a cchi sprucita.
FILOMENA: Emb, che vu f?... Ce putive penz primma, accuss te pigliave a una e chelli smurfiose ca te chiammavano Nin, Nun
GAETANO (a parte): E avesse fatto meglio (va nella zona notte).
FILOMENA (alzando il tono di voce): Z Mar, si avit a j int o bagno, spicciateve! (va in cucina, uscendo di scena).
ZIA MARIA: S, m vaco (rimette la busta in petto e si alza, appoggiandosi ai braccioli della poltrona). Cc avimm a f pure a cumanno (con passo incerto esce di scena dietro a Filomena).
BUIO
Musica di sottofondo per indicare il trascorrere del tempo
LUCI
Tarda mattinata del giorno dopo.
Stessa scena: tavola sparecchiata; sul tavolo c di nuovo il portacenere e il centrotavola; nella credenza le tazzine. La poltrona di zia Maria vuota.
Carmela con una blusa diversa, seduta accanto a un giovane che le sta mostrando un libro. Il giovane indossa un pantalone e un giubbotto semiaperto. Sul tavolo sono sparse alcune immaginette della Madonna.
FILOMENA (entra in scena, sbottonandosi la giacca, con un pacco di pannoloni in mano): Int a sta casa a porta d e scale sta sempe aperta. (Vede Carmela in conversazione col giovane) Carm!... Chi ? (poggia il pacco di pannoloni sul pavimento e si avvicina al tavolo).
CARMELA (si alza dalla sedia centrale - imbarazzata): nu giovane ca venuto Laggio fatto tras, per aggio lassato a porta d e scale aperta.
MICHELE (si alza e sorride): Piacere!
CARMELA (si sposta di lato): Me steva facenno ved (Indica le immaginette della Madonna e il libro aperto sul tavolo) Guardate vuje stessa.
FILOMENA (d unocchiata sul tavolo e rivolta al giovane): Aggio capito, site venute a cerc sorde p a parrocchia.
CARMELA (in piedi alla sinistra di Filomena): No, Donna Filum, nun comme penzate!
FILOMENA: E allora ch venuto a f?
CARMELA (sorride, guardando Michele): M v o ddice isso Per, Donna Filum, faciteme o piacere, chiammateme Carmela!
MICHELE (in piedi alla destra di Filomena - disinvolto): Scusate, sign, nun me so nemmeno presentato Mi chiamo Michele Barchetta Quattro anni fa sono stato miracolato Avevo pigliato a difterite; stevo propio pe mur Fu la Madonna del Carmelo che mi salv Da allora, per ringraziamento, quando tengo nu poco e tiempo, vaco p e ccase a dare qualche immaginetta della Madonna e a parl e tutt e miracule cha fatto... Stammatina, facenno duje passe, so venuto a chesti parte.. Aggio visto o purtone apierto e so sagliuto Ogge nun fatico; songo e riposo.
FILOMENA (si mostra improvvisamente interessata al giovane, intravedendo un buon partito per Carmela): Pecch faticate? (Indicandogli la sedia) Prego, accomodatevi!... E che lavoro facite? (si siede sulla sedia centrale).
Carmela resta in piedi.
MICHELE (si siede di nuovo): Faccio lelettricista pe na ditta Facimmo gli impianti elettrici e mettimmo pure llantenne... (Sorride) A mesata sicura; nun me pozzo allament (tira fuori dalla tasca il telefonino e guarda se vi sono messaggi).
FILOMENA (guardando il telefonino): E se vede d a faccia ca site cuntento (A Carmela con un sorriso) Carm, piglia e ttazze a int o mobile e fa na bella macchinetta e caf.
CARMELA: S, subito (prende dalla credenza tre tazzine colorate con i piattini e esce di scena, diretta in cucina).
MICHELE (segue con lo sguardo Carmela): Stammatina songo cuntento pecch so trasuto int a sta casa... stato o cielo che mha mannato cc! (Tono confidenziale) Eh gi, pecch a guagliona che m ha araputo, mha ditto ca se chiammava Carmen (Risentito) Carmen, vuje capite!... Propio a me, ca ce tengo tanto per la Madonna del Carmelo, m ghiuta a capit una ca nce struppiava o nomme... Chis che faccio avraggio fatto, pecch essa mha spiato Che d? O nomme mio nun ve piace? Allora io ll aggio ditto ca pe me Carmela o nomme cchi bello d o munno, ma ca essa o struppiava Ce aggio pure parlato d a grazia ca a Madonna del Carmelo m aveva fatto e d a speranza ca tengo e me spus a na guagliona cu stu nomme.
FILOMENA: E essa?
MICHELE: Essa ha ditto ca, a penzarce buono, Carmela overo nu bellu nomme (ripone il telefonino in tasca).
FILOMENA: Giuvin, o ssapite, stammatina nu miracolo lavite fatto propio vuje Eh gi, pecch dint a nu mumento site riuscito a luv na fissazione a chella capa tosta.
MICHELE: Sign, ma a quantu tiempo a guagliona fatica cc?
FILOMENA: Ma cavite capito?!... Carmela pe nnuje comm a na figlia Era na criatura, quanno a mamma murette Nuje ce a simmo crisciuta.
Zia Maria entra in scena dalla comune, venendo da sinistra.
MICHELE: Se vede propio ca na brava guagliona.
Bussata di porta (campanello)
ZIA MARIA (andando verso la sua poltrona): Hanno sunato... Accuss me pare.
FILOMENA: Az, quanno vulite, ce sentite (si alza).
ZIA MARIA (rivolta a Michele): Io ce sento, ma spisso nun vale a pena e ce sent.
MICHELE (sorride): overo.
FILOMENA (a Michele - tono confidenziale) na zia e mio marito Campa cu nnuje (fa per andare ad aprire).
GAETANO (voce fuori campo, proveniente dalla comune): So io.. So turnato.
Zia Maria si siede lentamente sulla poltrona, appoggiandosi ai braccioli.
GAETANO (in giacca e cravatta, entra in scena dalla comune con un pacco di dolci in mano): Menumale ca tenevo a chiave!
FILOMENA: E m te venevo a arap.
GAETANO (vede il giovane e si trattiene dal rispondere): Aggio purtate e sfugliatelle e Pintauro.
ZIA MARIA: Comm bello o nepote mio!...Gaetan, dammillo a me stu paccotto O voglio arap io.
GAETANO (poggia il pacchetto sulla console): No az, meglio ca e sfugliatelle e llassammo cc Ce e mangiammo doppo (si sbottona la giacca).
ZIA MARIA (a malincuore): E va buo, doppo Diceno sempe accuss.
Michele guarda, divertito, zia Maria.
FILOMENA (a Gaetano, indicando il giovane): Gaet, stu giovane fa lelettricista (si toglie la giacca).
MICHELE (si alza): Piacere! (tende la mano a Gaetano).
GAETANO (stringendogli la mano): Piacere Per p accunci a televisione, ce vulesse cchi nu radiotecnico ca nelettricista.
FILOMENA (sorride): Ma stu giovane nun venuto p a televisione (va ad appendere la giacca nellingresso).
ZIA MARIA: E allora che venuto a f?
MICHELE (a Gaetano): Per ne capisco nu poco... (Si avvicina al televisore ) Si vulite, doppo ce dongo nuocchio.
ZIA MARIA (a parte): Sperammo ca nun a fernesce e scass!
GAETANO (sorride): E me facisseve propio nu piacere (gli si avvicina) .
FILOMENA (rientrando dalla comune): radiotecnico nuosto ll gghiuto o grasso o core Lavimmo chiammato a na settimana e nun s fatto ancora ved.
Zia Maria si assopisce.
GAETANO (a Michele - tono confidenziale): A sera, quanno ce st a telenovella, cc scatta o coprifuoco pecch muglierema e a guagliona lassano pure e piatte ncopp a tavola Una scappa add a signora d o piano e coppa e nata se ne fuje a casa e sotto... Po tornano tutte ntussecate pecch e ccose int a puntata nun so gghiute bone e, si sulo mazzardo a parl, me risponneno malamente. (Sentendosi osservato da Filomena, cambia discorso) napparecchio vicchiariello Sperammo ca se p accunci.
CARMELA (entra in scena con le tre tazzine di caff in un vassoio: Ecco qua (poggia il vassoio sul tavolo) Don Gaet, vulite nu poco e caf?
GAETANO (restando in piedi vicino al televisore): No, grazie Nun me va.
FILOMENA (si siede di nuovo sulla sedia centrale, prende due tazzine, complete di piattini, dal vassoio e indicandone una a Michele):Giuvin, pigliate, si no se fa friddo!
MICHELE: Grazie (si siede di nuovo alla destra di Filomena e rivolto a Carmela): E vvuje?
CARMELA (sorride): S, m m o ppiglio.
FILOMENA (indicando la sedia vuota alla sua sinistra): Carm, assettete!... Che ce faje allerta? (sorseggia il caff).
Carmela siede accanto a Filomena, prende lultima tazzina dal vassoio e sorseggia il caff, guardando Michele.
MICHELE (le sorride e sorseggia il caff): propio buono!
FILOMENA: O ccaf che f Carmela speciale (finisce di sorseggiare il caff).
GAETANO (perplesso, osserva il comportamento di Filomena e di Carmela con il giovane sconosciuto): Mah?!...Filum si ghiuta in farmacia?
FILOMENA: E pe forza, chille e pannulone e pap erano fernute! (Rivolta a Michele) Pap mio vicchiariello e malato... Tene o morbo di Atinson (poggia la tazzina vuota col piattino direttamente nel vassoio).
GAETANO (a parte): nu morbo profumato.
MICHELE (poggia la tazzina vuota nel piattino che sul tavolo): O Parkinson brutto assaje O teneva pure o pate d o principale mio.
Carmela si alza, mette i piattini con le tazzine sue e di Michele nel vassoio e, dopo uno scambio di sorrisi, esce di scena portando il vassoio in cucina.
FILOMENA: Povero pap!... Oramai st sempe int o lietto, per o tengo dint e rrose e maggio pecch o lavo ogni vota ca lle cagnammo o pannulone (A Gaetano) A pruposito e pannulune, stammatina maggio pigliata na ntussecata Io so ghiuta a farmacia cu a carta d a mutua e aggio chiesto, comm a llati vvote, e pannulune d a taglia grossa (Nervosa) Emb, chillu fesso d o farmacista, uno nuovo, me vuleva d pe forza chille d a taglia e miezo Ha ditto, ca p av a taglia grossa, io avev a pav a differenza.
GAETANO: E tu? (fa il giro del tavolo da dietro e va a sederci dove era seduta Carmela).
FILOMENA (a Michele): Io nun ce aggio visto cchi e c o sanghe a lluocchie aggio ditto Allora, si vavesse cercato e pannulone d a taglia piccerella, a differenza me lavisseve data vuje a me? E isso Signo, voi non capite!... Chisto nu sistema pe' custringere e perzone a perdere peso. Oggi la societ non v a gente chiatta.
MICHELE (sorride): Robba a nun credere!
FILOMENA (a Gaetano): A chillu jetteco ce naggio cantato tante ca isso, p o scuorno, mha dato ampressa ampressa nu pacco e pannulone d a taglia grossa. (A Michele) Sti ccose succedono sulo cc!... Chisto o paese d e mbruoglie, ma si e mbrugliune vanno nnanze pecch ce stanno troppi fessi! (nervosa, batte il pugno sul tavolo).
Zia Maria si sveglia di soprassalto.
GAETANO (a parte): Sta canzone vene a me.
FILOMENA: Si sentite a televisione, nuje, p a malatia e pap, avessemo diritto finanche allassistenza a domicilio, senza pav na lira.
Carmela rietra in scena e si ferma ad ascoltare.
GAETANO: So e pprumesse d e politici.
MICHELE: Chille loro stanno buono Teneno e sorde e pure a machina, a benzina e o cellulare gratsse.
FILOMENA (guarda il marito): S, per nuje, o cuntrario e lloro, tenimmo a dignit!
GAETANO (contento per queste parole di Filomena): Carm, piglia dduje ciucculatine Stanno int a credenza, abbascio a tutto.
Zia Maria tira fuori la corona dalla tasca del giacchino.
CARMELA: S, subito (va verso la credenza).
GAETANO (a Michele): Na vicina e casa me lha purtate p a nascita mia.
Zia Maria bacia la corona e si fa il segno della croce.
CARMELA (si abbassa, apre unantina e poi laltra della credenza, guardando allinterno): Don Gaet, ma io e ciucculatine nun e vveco.
Zia Maria si finge assorta nella preghiera.
Filomena la guarda con sospetto.
GAETANO: Carm, vide buono!... So gianduiotte.
CARMELA: Don Gaet, ma cc nun ce stanno.
FILOMENA (si alza): Z Mar, vuje nun ne sapite niente?
ZIA MARIA: E che?
FILOMENA: D e ciucculatine.
ZIA MARIA: Nun so stata io! Il diavolo mi tent.
Michele ride.
FILOMENA: Vi tent chillu mazzo scass.. (si interrompe per la presenza di Michele).
CARMELA:Chis a scatola vacante add lha annascunnuta?!
GAETANO: Io nun ce pozzo credere, se llh mangiate tutte quante!
MICHELE (a Gaetano): Era na scatola grossa?
GAETANO: Sicuramente erano nu chilo e ciucculatine! (per smaltire il nervosismo, si alza e va verso il televisore).
ZIA MARIA: Vuo dicere nu chilo e cartone!... Chille s e no erano dujeciento gramme.
MICHELE (sorride, guardando zia Maria): propio nu spasso.
Forte scampanello
ZIA MARIA (con la corona in mano, si fa il segno della croce): Sia lodato e ringraziato ogni momento il...
CARMELA (sorride): Zi Mar, nun a messa.
FILOMENA (prende il pacco di pannoloni,precipitandosi verso la zona notte): Carm, viene!
CARMELA: S, vengo! (corre dietro a Filomena).
MICHELE (preoccupato, si alza e rivolto a Gaetano): Ma che st succedenno? (resta in piedi accanto alla sedia).
GAETANO (ironico): Allarme generale!... O pate e mia moglie ha sunato!
ZIA MARIA (borbotta): Chille si e no erano dujeciento gramme (si appoggia ai braccioli della poltrona e si alza).
Michele la guarda e sorride.
ZIA MARIA (andando verso la comune): Era tutto cartone (esce di scena andando a sinistra).
GAETANO: Sh sh, era tutto cartone (va a sedersi sulla sedia centrale).
MICHELE (si siede di nuovo, guarda verso la finestra e per rompere il ghiaccio): propio na bella giurnata.
GAETANO: Overamente na bella giurnata... Stammatina so sciso ampressa; tenevo appuntamento c o dentista Pe via Roma ce steva na folla e gente, tanto caggio penzato Ma che d, cc nun fatica nusciuno?! Nun se capeva niente, era nu tozza tozza So arrivato add o dentista tutto sudato. (Tono confidenziale) Maggio fatto nca .. ncapsul doje mole. (Toccandosi la guancia destra) Mha fatto overamente nu bellu lavoro Vedite vuje stesso (Apre la bocca).
MICHELE (sorride): No, nun ce sta bisogno; ve credo.
GAETANO: Guardate!...Ve voglio f ved comm stato bravo (apre la bocca e, tendendo con lindice le labbra verso destra, fa segno con lindice della mano sinistra sulla guancia di guardare in fondo alla mascella inferiore).
MICHELE (gli si si avvicina e guarda dove Gaetano indica): Ma io nun veco niente; veco sulamente doje scarde e mole.
GAETANO (incredulo, si alza, precipitandosi verso la console):Nun possibile! (Con la bocca aperta si avvicina allo specchio e guarda in fondo alla mascella inferiore destra - Disperato ) E m comme faccio!... (Si porta una mano alla fronte) Mannaggia a me!... Chillo, o dentista, me laveva pure raccumannato e nun mangi pe tre ore (torna verso il tavolo).
MICHELE (che lo ha seguito): E vvuje?
GAETANO: E io me ne so scurdato (si siede di nuovo sulla sedia centrale). Pe turn cchi ampressa me ne so sagliuto a Tuledo pe Santa Brigida P a via ce steva naddore e sfugliatelle, appena sfurnate Fiutanno chilladdore, me so truvato dint o negozio e Pintauro e maggio pigliato na bella santarosa Commera sapurita!
MICHELE (sedutosi di nuovo - divertito): E nzieme santarosa, ve site mangiate pure e mmole ca o dentista vaveva miso.
GAETANO: Forse avraggio penzato ca era nuosso damarena Nemmanco m arricordo pecch chillo addore e chillu sapore nun me facevano arragiun.... (Preoccupato) E m chi a sente!.. Comme ce o ddico a muglierema!?
MICHELE (sorride, minimizzando): E va buo, a signora, quanno o ssape, se faciarr na resata.
GAETANO: Ato che resata!... (Lo guarda e con tono risoluto) Giuvin, aggio penzato, vuje ogge site invitato a pranzo.
MICHELE: E da chi?
GAETANO: Da me, pecch me site riuscito simpatico e io, che songo o padrone e casa, aggio deciso e v invit.
MICHELE: Vi ringrazio, ma nun putessemo rimand a dummeneca. Io a dummeneca mangio sempe sulo comm a nu cane.
GAETANO: E v dicere ca vinvito pure pe dummeneca; ma m faciteme o piacere e rest, pecch, si ce state vuje, mia moglie sicuramente nun me spia d o dentista.
MICHELE: Figurateve, a me nun me costa niente Sta casa me piace.
Carmela passa, camminando in modo strano, perch cerca di nascondere il pannolone bagnato che ha in mano. Michele le ricambia il sorriso e la guarda perplesso.
GAETANO (a Michele): Nun ce f caso Scusateme, vaggio dato o tu.
MICHELE: E pecch ve scusate?... A me me f piacere; vuje me putisseve essere pate.
GAETANO: E pate ce ne st uno sulo.
MICHELE (mesto): O ssaccio, ma io nu pate nun laggio mai avuto. Me chiammo Michele Barchetta, porto o cugnomme d a bonanema e mamm Pe furtuna, tengo nu mestiere e nun mallamento.
Carmela attraversa la scena con un bacile dacqua e ritorna nella zona notte.
GAETANO (a Michele): E add si nato?
MICHELE: A Nocera Inferiore.
GAETANO (sorride): Io ll ce aggio fatto o militare Quantanne tiene?
MICHELE: Tengo quase trentanne.
GAETANO (fa un rapido calcolo mentale): Quanno tu nascive, i mero congedato a pochi mise.
MICHELE: No, ve prego, nun dicite sta parola!.. Nun a supporto!.. M arricordo a chella povera mamm ca me diceva chiagnenno O sergente se congedaje e nun sapette niente e te Nun penzavo ca Nun se putesse scurd e me.
GAETANO (pensoso): Nun?!... Tuo padre se chiammava Nun?
MICHELE: No, Nun era nu vezzeggiativo c ausava mamm, forse p aggrazi nu nomme comm a Gennaro, Giuvanne, Gaetano...
GAETANO (si allenta il nodo della cravatta): E gi, se capisce Nun era nu vezzeggiativo p aggrazi nu nomme comm a Gennaro, Giuvanne, Gae (sinterrompe e rimane pensieroso).
Michele distratto perch vede rientrare Carmela dalla zona notte.
CARMELA (passando, gli sorride): Me vaco a lav e mmane (esce di scena - la porta che immette in bagno e in cucina resta sempre aperta).
Filomena attraversa la scena con il bacile e una spugna in mano, seguendo Carmela.
GAETANO (a Michele): E comme se chiammava mamm?
MICHELE: Anna.
GAETANO: Anna... (Pensoso) Io in giuvent aggio cunusciuto almeno na decina e Anna, Nan, Ninetta... E tu campe ancora a Nocera Inferiore?
MICHELE: No, me ne so venuto a Napule quanno morta mamm.
GAETANO: E comm morta?!
MICHELE (triste): morta e core.... Se n ghiuta doppo poco ch fernuto o pate O nonno murette pe na caduta.
CARMELA (entra in scena e poggia sul tavolo un vassoio con due bicchieri di vetro colorato - premurosa): Pigliateve nu poco daranciata.
FILOMENA (voce fuori campo): Carm, viene nu mumento!
CARMELA: Vengo! (esce di scena).
GAETANO (prende un bicchiere di aranciata dal vassoio):E add staje e casa?
MICHELE: M stongo int a na cammera ammobiliata o Cavone. (Prende il bicchiere daranciata, lo sfiora appena con le labbra e lo rimette subito nel vassoio): No, pe me troppo fredda!... Io cose fredde nun ne bevo cchi a quanno aggio visto chello che passaje namico mio pe mezzo d o stommaco... Chillo, puveriello, suffreva dulcera, tanto che savett a oper.... Si sulo ce penzo a chelloperazione, me sento male.
GAETANO (rimette il bicchiere che ha appena sfiorato con le labbra nel vassoio): Pecch, che lle succedette?
MICHELE: Mhanno cuntato ca o squartajeno mpietto (mimica) da cc a cc, po llarapettono o stommaco e ce lappujaieno ncopp a panza cu e piezze e ntestino ca ascevano a fore. Po doppo ca avettero cusuto a vocca d o stommaco, vuttajeno n ata vota tutte cose a dinto ampressa ampressa pe paura ca o puveriello se scetava... Pe lle chiudere chillu squarcio, lle detteno cchi e cinquanta punte.
Gaetano per prendere fiato si allenta con le dita il collo della camicia.
FILOMENA (rientra in scena e guardando i volti di Gaetano e di Michele): Forse aggio interrotto nu discorso importante?
MICHELE: No Nun saccio comm stato ca me so arricurdato e lloperazione dulcera o stommaco c avette namico mio Pace allanema soja!
GAETANO (a parte): Pure!
MICHELE: E ce laggio cuntata a Don Gaetano.
GAETANO: Pe filo e pe segno.
FILOMENA: Menumale, accuss lle passa a paura!... (Si siede accanto a Gaetano) Isso sha da f propio a stessa operazione O duttore dice ca si nun se decide, se p perfur inzomma se p spertus o stommaco.
MICHELE (a Don Gaetano): Uh, me dispiace!... Nun putevo immagin Ma nun ve preoccupate, st operazione ccosa e niente.
GAETANO (con voce tremula): S, me ne so cunvinto.
CARMELA (rientra in scena - premurosa): Donna Filom, ve porto nu poco d aranciata pure a vvuje?
Michele guarda, ammirato, Carmela.
GAETANO (avvicinando a Filomena il suo bicchiere): No, ce dongo a mia.
FILOMENA (beve laranciata): Ah! (A Michele, indicando laltro bicchiere nel vassoio) Pigliate! bella fredda.
MICHELE: No grazie. Nun me va.
FILOMENA (finisce di bere): Gaet, s stato add o dentista? (poggia il bicchiere nel vassoio).
GAETANO (preoccupato): E comme nun ce so stato!... Filum, aggio invitato a Michele a pranzo.
MICHELE (sorride, rivolto a Filomena): Vostro marito stato assaje gentile... Mha invitato pure pe dummenica.
CARMELA (contenta, guarda Michele): Overo?!
FILOMENA (perplessa): Se vede ca lavite fatto simpatia (Rivolta a Gaetano) E allora?... Si stato add o dentista?
GAETANO: S (finge un improvviso attacco di tosse). Asp!... Maggio j a bere nu poco dacqua (tossendo va verso la cucina ed esce di scena).
CARMELA (preoccupata, seguendolo): Don Gaet, v a piglio io (fa per uscire di scena).
FILOMENA: Carm, asp Portete sti bicchiere!
CARMELA (a Michele, vedendo il bicchiere pieno): Laranciata nun ve piace?
MICHELE (con un sorriso): S, per m nun tengo sete.
Carmela prende il vassoio con i due bicchieri e va in cucina, uscendo di scena - la porta rimane sempre aperta.
MICHELE (la segue con lo sguardo - Tono confidenziale): Donna Filom, scusate, ma a signurina Carmela fidanzata?
FILOMENA: No, nun credo... Ma pecch o vvulite sap?
MICHELE: Donna Filom, si vostro marito me chiamma Michele, pecch nun me chiammate pure vuje pe nomme?... E dateme o tu!
FILOMENA (sorride):E va buo (Aria complice) Fa na cosa quando rieste sulo cu Carmela, spiancello tu stesso e tanti auguri! (Si alza e rivolta a Carmela che sta rientrando) Carm, sha mettere a tavola (esce di scena per andare in cucina).
Carmela, prende dal cassetto della credenza una tovaglia stirata con i tovaglioli, mentre Michele la segue incantato, quasi tallonandola.
CARMELA (imbarazzata): Permesso?
Michele si sposta un po per farla passare. Carmela si avvicina al tavolo.
MICHELE: Signur, ve pozzo aiut?
CARMELA (con un sorriso): E chiammateme Carmela! Avite ditto ca stu nomme ve piace (apre la tovaglia) .
MICHELE: Nun solo o nomme!... (Con un braccio le cinge le spalle) E tu chiammeme Michele!
Cala il sipario
FINE ATTO PRIMO
ATTO SECONDO
Stessa scena. Un mese e mezzo dopo (periodo natalizio) - pomeriggio di un sabato. I personaggi indossano abiti diversi, pi pesanti. Sul tavolo c sempre la coppa di ceramica con dentro la penna e il piccolo bloc-notes.
Donna Filomena, tutta vestita di nero, seduta sulla sedia centrale vicino al tavolo. Sulla sedia alla sua sinistra, una vicina di casa che indossa una gonna e un maglione.
FILOMENA (affranta - voce rotta): Povero pap!... Ogge fanno doje settimane ca se n ghiuto... Me pare ancora e sent o campaniello, quanno me chiammava (si tampona il naso col fazzoletto).
DONNA MARTA: Donna Filum, vuje accuss ne pigliate na malatia Penzate sulo ca isso m ha fernuto e suffr.
FILOMENA: O ssaccio, per nun ce riesco.
DONNA MARTA (guarda verso la comune, sentendo un rumore di chiavi): Chisto sarr Don Gaetano ch turnato.
GAETANO (voce fuori campo, proveniente dallingresso): Fore fa nu friddo ca se more!... Me se so gelate e mmane.
DONNA MARTA: Nun ve facite ved e chiagnere Don Gaetano se dispiace.
FILOMENA (asciugandosi gli occhi le lacrima col fazzoletto): Purisso ce teneva assaje pe pap.
GAETANO (entra in scena dalla comune con cappotto e sciarpa - in mano ha un alberello di Natale addobbato con palline colorate): Donna Marta carissima, buongiorno!
DONNA MARTA: Buongiorno! (Fa per alzarsi) M levo o disturbo.
GAETANO: Qua disturbo!?... Restate! (poggia lalberello di Natale sopra il televisore).
FILOMENA (solleva lo sguardo - scandalizzata): Che faje!
GAETANO: sulo pe devuzione.
DONNA MARTA: Comm bellillo!
GAETANO: finto Laggio accattato ncopp a na bancarella (Rivolto a Filomena) Filum, nun f chella faccia!... O ssaccio che stammo a lutto, ma Natale vene sulo na vota allanno (si sbottona il cappotto).
DONNA MARTA (a Filomena): Don Gaetano ave ragione O dulore se porta dint o core.
GAETANO: Propio accuss.
DONNA MARTA: Si no a gente nun campasse cchi.
GAETANO: A vita gi difficile Fore fa nu friddo ca se more (Sfilandosi il cappotto, va verso la comune - lato ingresso) Menumale che mero miso pure o cappiello.
DONNA MARTA: A temperatura scesa assaje Chis ca nun faciarr a neve.
FILOMENA: P essere.
GAETANO (rientra dalla comune con la sciarpa sulla giacca):Cc a Napule difficile. (Si stropiccia le mani per riscaldarle) Per sta vota o friddo forte (Siede vicino al tavolo): Filum, nuje avimm a parl.
FILOMENA (preoccupata): succieso quaccosa?!
GAETANO: Pecch pe parl ha da succedere afforza quaccosa?... Nu marito e na mugliera nun ponno parl, che saccio, d o tiempo, d a spesa, d e pariente...
FILOMENA (voce rotta ): E pariente!... Io tenevo sulo a pap.
GAETANO: Filum, tu t h a rassign!... Patete era viecchio e malato.
DONNA MARTA: Jammo, nun facite accuss!... Se dice ca e muorte soffrono.
FILOMENA (tira su col naso): Povero pap!... Nun aveva cchi che succedere, quanno muorto. (A Gaetano) Te si scurdato?
GAETANO: E chi s o scorda!
FILOMENA (nervosa): Ma comme, dduje muorte int o stesso palazzo, o stesso juorno!... Gente scunusciuta ca traseva, se guardava attuorno e po "Scusate, avimmo sbagliato casa! " e, senza nu saluto, se nasceva.
DONNA MARTA: Povero Don Pascale, nemmanco a suddisfazione e ved nzerrato mmit purtone sulo pe isso!
GAETANO: Nun se capeva niente. Gente che ghieva, gente che veneva Fiore ca primma arrivavano e po scumparevano.
FILOMENA (continua): O schiattamuorte ca tuzzaje a zia Maria e a facette cad.
GAETANO: Chella puverella fernette o spitale cu nu pere rutto.
FILOMENA (continua - voce rotta): Nuje ca pe sbaglio jevemo appriesso o carro d o viecchio e coppa, mentre e pariente e chillo jeveno areto o carro e pap.
GAETANO: Robba a nun credere! (A Donna Marta - tono confidenziale) Chillo o mbruoglio succedette pure pecch mio suocero, quanno era rimasto vedovo, sera truvato a na cumpagna.
DONNA MARTA: Overo!?
FILOMENA (risentita): Che cumpagna!... Chillo pap ce teneva assaje pe mamm... (A Donna Marta) Era sulo namicizia pe gh a nu cinema, pe se f duje passe Pap allora steva ancora bunariello... Cc ncoppo chella femmena nun mai sagliuta Io nemmanco a cunosco Saccio sulo che campa cu nu frato.
GAETANO: E io propio chesto vulevo dicere... O mbruoglio succedette pecch nisciuno e nuje a sapeva Tutta chella gente, ca vedevemo e tras, penzavemo ca apparteneva a essa.
Bussata di porta (campanello)
FILOMENA: E statte zitto! Parle sempe a schiovere!
GAETANO: Pecch, caggio ditto?!
Donna Marta, vedendo che nessuno va ad aprire, si alza.
FILOMENA (nervosa): Niente Nun h ditto niente.
GAETANO: Int a sta casa nun se p nemmanco arap a vocca.
DONNA MARTA (con una punta dironia): State comode; vachio (esce di scena dalla comune, lato ingresso).
SIGNORA X (voce rotta, fuori campo): Condoglianze!
SIGNOR X (voce fuori campo): Condoglianze vivissime!
Filomena si tampona il naso col fazzoletto.
DONNA MARTA (voce fuori campo): Veramente io songo na vicina e casa. (Introduce una coppia di mezza et) Prego, accomodatevi! (Indicando Filomena) la figlia.
Filomena, perplessa, si alza.
GAETANO (si alza - a parte): E chi so?
SIGNORA X (donna elegante con cappello e cappotto di pelliccia, si avvicina a Filomena e labbraccia): Cara, cara, capisco il tuo dolore!... Quando ho saputo, ho provato una fitta al cuore Lui ci mancher tanto! (commossa, si allontana per avvicinarsi a Gaetano).
Filomena, frastornata, rimane in piedi vicino al tavolo.
Donna Marta, in piedi, guarda incuriosita ora Gaetano ora Filomena.
SIGNOR X (con indosso il cappotto e il cappello in mano, stringe la mano a Gaetano): Sentite condoglianze Abbiamo appreso la triste notizia soltanto stamani.
GAETANO: Grazie. (Pensoso, guarda la signora X) Ma allora voi...
SIGNORA X (lo interrompe con un abbraccio - voce rotta): S, sono io Per anni sono stata la sua assistente Che perdita!
GAETANO: Gi!
SIGNOR X (stringe e trattiene la mano di Filomena): Condoglianze vivissime!.. (Tono enfatico) Se vi pu essere di conforto, egli rester un esempio per tutti noi, un esempio di generosit, di rettitudine, di coraggio Caro, caro il mio Piscione!
FILOMENA (risentita, ritira la mano): E no, scusate! Stu nomme piscione sona comma na cuffiatura Chillo pap era addeventato incontinente p a malatia.
SIGNOR X: Oh, povero amico mio!... Come non bastasse la sua mutilazione e la difficolt di favella che lo rendevano gi cos provato, era divenuto anche incontinente (affranto, abbraccia Filomena).
SIGNORA X: Chiss quanto deve aver sofferto!...Povero cavaliere!
DONNA MARTA (a parte): Era cavaliere?... Nun o ssapevo.
GAETANO (si avvicina alluomo che rimasto abbracciato a Filomena - a parte): Me pare nu purpo. (Lo allontana, tirandolo leggermente per un braccio) Signor Commevechiammate,vuje sicuramente avite sbagliato casa Cc nun c mai stato nisciunu cavaliere.
DONNA MARTA: Forse avit a j o piano e coppa.
SIGNORA X (perplessa): Allora
SIGNOR X: Allora Piscione vivo!?
GAETANO (mimica): No, fu... lo stesso giorno...
DONNA MARTA: Per nun sapevemo ca se chiammava Piscione Ncopp a targhetta, fore a porta, ce st sulo o nomme d o genero ch prufessore.
Filomena si siede sulla sedia centrale e intreccia nervosamente le mani.
SIGNORA X (congedandosi): Oh, che equivoco increscioso!... Siamo desolati.
Gaetano li precede verso la comune e poi nellingresso per fare loro strada.
SIGNORA X (uscendo di scena): Buongiorno.
SIGNOR X (uscendo di scena): Scusate tanto!... Buongiorno.
GAETANO (seccato - voce fuori campo): Buongiorno.
DONNA MARTA (guarda Filomena): Ato che bongiorno!
GAETANO (rientra in scena dalla comune e avvicinandosi al tavolo): Ce mancava sulo a visita e condoglianze!
DONNA MARTA: Vedite o diavolo!
FILOMENA (furiosa, si alza di scatto): E no, chesto troppo! (Voce rotta) Pap, ma te vonno sfottere?!... (Va a prendere il calendario appeso alla parete) M basta!
GAETANO (preoccupato): Che faje!?
DONNA MARTA: Donna Filum, calmateve!
FILOMENA:M ce penzio! (Poggia il calendario a faccia in gi sul tavolo e con la penna rossa che nel centrotavola scrive sul retro, sillabando a voce alta) PI SCIO NE sta al pia no di so pra Ti, Gaet!... Miettelo fore a porta, accuss nisciuno ce scoccia cchi.
GAETANO (col calendario in mano): Filum, che si pazza!?... Ce vulimmo f ridere appriesso?... Calmete!
FILOMENA (voce rotta): na parola! (sconfortata, si siede).
Gaetano pazientemente va a riappendere il calendario.
DONNA MARTA (si siede): Donna Filum, vuje avite ragione. Chi ve p d tuorto!?.. Troppe disgrazie tutte nzieme...A proposito, zia Maria c o pre comme st?
FILOMENA: Pe m st ngessata Fra na settimana lle rifanno e llastre pe ved si loperazione ghiuta bona.
GAETANO: Ah, Filum, primma ca me scordo, o duttore mha dato cierti gocce pe chis z Maria a notte nun riuscesse a durm (torna verso il tavolo).
DONNA MARTA: Ma spitale nun s a putevano ten natu ppoco?
GAETANO: Se vede ca serveva o lietto e lhanno avut a dimettere... (Si siede) Io e Michele ce a simmo jute a pigli stammatina ampressa.
FILOMENA: M starr durmenno.
GAETANO: Povera vicchiarella, steva stanca.
DONNA MARTA: Sti spitale nun funzionano propio!... Sentite ncopp o giurnale channo scritto. (Prende la pagina arrotolata di un giornale dalla tasca della gonna e la spiega) Ce steveno llove arravugliate a dinto na nutizia e quacche giorno fa. (Legge stentatamente locchiello) Casi di epatta per negligenzia di uninfermiera, inzomma pe colpa e na nfermra (Riprende a leggere) Ospedale disposto a risrcire.
GAETANO (corregge): Risarcre.
DONNA MARTA: E va buo, comme dicite vuje (Rivolta a Filomena) O ssapite?!.. succieso propio spitale add stata ricoverata z Maria... Sh, sh, io me facesse pav pe nova!... Chella lepatite brutta assaje O ssaccio pecch a tene nu frato d o mio. Puveriello, ha da st sempe a dieta.... Ma site sicure ca z Maria sta bona?
FILOMENA (sorride): E faccia st na bellezza M ce sente pure meglio pecch lhanno luvato dduje tappe e cierta rrobba a dint e rrecchie.
GAETANO: turnata finanche tutta prufumata. (Sorride) Na nfermera, ca laveva pigliata in simpatia, ce aveva spruzzato ncuollo lacqua e colonia .
DONNA MARTA: Per sarra meglio si sta giurnata s a passasse cuccata!
GAETANO (a parte): I nun ce spero propio!
FILOMENA: Ce aggio ditto a Carmela e nun a f sosere Chella, gi Dio o ssape, comme se riggeva allerta, figurammece m ca tene o pre ngessato!
DONNA MARTA: Nu poco e pacienza! (Si alza) M me naggi a j Aggi a ancora cucen pe tutt a trib Pe qualsiasi cosa chiammateme.
GAETANO: Grazie (si alza).
DONNA MARTA: No, state commodo! (si dirige verso la comune).
FILOMENA: Grazie assaje.
DONNA MARTA:Nun o dicite nemmeno! (esce di scena, andando a destra).
GAETANO (sedutosi): E m, Filum, parlammo d e guagliune Michele ha gi urdinato laniello pe Carmela Chille nun pazzeano... Parlano e matrimonio e vanno pure e pressa Stanno gi cercanno casa.
FILOMENA: O ssaccio Carmela mha ditto ca se vulesseno spus a giugno.
GAETANO: Per, pe se spus, shann a primma cresem... Vulenno... (Si allenta il collo della camicia) S, inzomma, vulenno a Michele o putesse cresem io Si p o regalo, nun ce stanno probleme... Lle putesse regal o rilorgio cu a catena ca me dette pap... M se portano nata vota, pecch so turnate e moda e gil Che ne pienze?
FILOMENA: E che ne penzo... Tu ce tenive tanto pe chillu rilorgio!... E po na cosa e valore A catena doro bella pesante Che taggi a d?... Se vede ca Michele tha stregato Aggio capito ca o vuo overamente bene.
GAETANO: Mai quanto ne voglio a te Me piace pecch nu bravo giovane.
FILOMENA: Pure Carmela sha da cresem.... Povera figlia, ha cercato cchi vvote e me f cap ca vulesse a me comme cummara, ma io ne vulevo parl primma cu te A me, o ssaje gi, ca me facesse piacere.
Carmela fa per entrare dalla comune (venendo da sinistra), ma si ferma ad origliare con la mano davanti alla bocca.
GAETANO: normale ca tu a Carmela a vuo bene... Te lh crisciuta.
FILOMENA (tono mesto): Gi, me laggio crisciutaE che significa?!... (Tono amaro, ma acceso) A gente se vanta d e figli cha fatto e doppo trentanne parla ancora d o travaglio d o parto pe se f cumpiat E io, io maggi a st zitta, pecch figli nun naggio fatto... Pare ca nun pozzo cumpetere cu llati femmene, sulo pecch nun cunosco o dulore d o parto Nun mporta ca so stata operata cistifellea, appendicite, tiroide... Pure quanno se parla d e probleme che danno e figli, nun pozzo parl, pecch Carmela nun figlia a me.
GAETANO: S, ma te lh crisciuta.
FILOMENA (voce rotta): O ssaccio, ma nun vo dicere niente Maggio perzo pure a gioia e me sentere chiamm mamm, pecch Carmela teneva gi nove anne quanno venette a sta cu nnuje.
Carmela si asciuga una lacrima e ritorna silenziosamente verso la stanza che condivide con zia Maria.
GAETANO: Filum nun fa accuss.
FILOMENA: A botte e strille ncapo, so riuscita a farle fern a scola media... Nun mha dato nemmanco a suddisfazione e se pigli nu fetente e diploma.
GAETANO (ironico): Aggio capito Vulive mettere pure tu nu titolo fore a porta Forse nun ce h penzato ca a guagliona nun se chiamma Salzano.
FILOMENA (tristemente): Gi, se chiamma Varriale (si alza).
GAETANO: E fra poco se chiammarr Barchetta.
FILOMENA: Barchetta (Andando verso il mobiletto) A me stu cugnome nun me piace propio.
GAETANO (ironico): O vv?... Staje gi parlanno comm a na suocera.
FILOMENA (sorride): Nun overo (tira fuori dal mobiletto un astuccio).
GAETANO: A me me pare ca tu cu Michele ce a tiene nu poco.
FILOMENA (si avvicina, apre lastuccio e mostrandogli un bracciale): Gaet, tarricuorde?.. Stu bracciale m o regalaste o giorno d o matrimonio O tenevo astipato dint o cumm Penzo ca a Carmela lle piaciarr.
GAETANO (sorride): O ssapevo, tu h a mettere sempe a coppa!
FILOMENA: Ma che mettere a coppa!?... (Sorride) Lh ditto tu stesso ca pe nnuje Carmela comma na figlia Anzi, dicimmo ca ce putesseno essere figli tutt e dduje (va verso il mobiletto a riporre il bracciale).
GAETANO: Gi! Per si ce fosseno figli, nuje ce astrignessemo nu poco e ce e tenessemo cu nnuje.
FILOMENA: Ma che dice!
GAETANO: Dico ca z Maria se putesse spust dint a stanzulella d a bonanema e pap tujo, accuss lassasse tutta a stanza a Carmela. Ll Michele e Carmela se putesseno f na bella cammera e lietto.
FILOMENA: S, va buo, m penzammo a cresema; po doppo se vede (si siede).
GAETANO: Pecch doppo?... Michele nu giovane furtunato. P essere, ca stanno cc, ce ammesca nu poco 'e furtuna pure a nnuje.
FILOMENA: No, nun tuccammo stu tasto, pecch, si ce penzo, marraggio... Ma comme, chillo tenette pure o curaggio d o dicere ca e nummere ce lavive dato tu o dolce, e srde e 'e mmoleChe faccia tosta!
GAETANO: E s na ngrata, pecch Michele, cu e sorde d o terno, me pavaje o dentista pe me f nca ncapsul nata vota e mmole.
FILOMENA: E nnuje che ce guadagnajemo? E sorde d o dentista erano gi asciute, ma tu e mmole t e magnaste nzieme a santarosa... (Nervosa, si alza) Quanno o ssapette, tavesse acciso!
GAETANO: E i cc te vulevo!... Si nun fosse stato pe Michele, m io stesse o campusanto e tu ngalera.
FILOMENA: meglio che cagnammo discorso, pecch nisciuno sape mbrugli e ccarte meglio e te Tu h perzo propio e lumme pe chillu guaglione!... (Sospira) O ssaccio io pecch!
GAETANO (preoccupato): Sentimmo. E.. e pecch?
FILOMENA: Pecch Michele te f penz o figlio ca avisse pututo av e ca io nun taggio dato!... E po te sape f tutte chilli cicerannammuolle (scimmiotta Michele) Ve site fatto male?... Fatemi vedere - La lingua pulita?... Fatemi vedere... - Siete andato di corpo?...
GAETANO (continua): Fatemi vedere. (Si alza e sorride) Ma che faje, si gelosa? (Abbracciandola) Doppo tantanne, vuo nata dichiarazione dammore?
CARMELA (si ferma sotto la comune e d un colpo di tosse - tono ironico): Permesso?
GAETANO: Carm, nun sfottere!... Permesso lavimm a dicere nuje quanno staje cu Michele.
CARMELA (sorride): Nuje ce abbracciammo sulamente; nun facimmo scuncezze.
GAETANO (sorride): Pecch sapite ca ce stammo nuje (va nella zona notte, uscendo di scena).
CARMELA (si accerta che Gaetano si sia allontanato): Donna Filum, sta notte maggio fatto nu suonno strano V o voglio cunt, accuss me dicite che nummere me pozzo giuc.
FILOMENA: Carm, siente a me, stu suonno cuntancillo a Michele, accuss e nummere s e gioca isso e vincite sicuro.
CARMELA: Donna Filom, che dicite!?... Chillo ha vinciuto sulamente doje vote.
FILOMENA: Pecch sulamente doje vote ha giucato... Io gioco a na vita e nun aggio vinciuto mai.
Bussata di porta (campanello)
CARMELA (contenta, andando ad aprire): Chisto Michele! (esce dalla comune).
MICHELE (voce fuori campo): Ciao, Carm, guarda cc!
CARMELA (voce fuori campo): Comm bello!
Gaetano ritorna in scena.
MICHELE (con indosso un giubbotto pesante, entra in scena, seguito da Carmela, e poggia sul tavolo una cesta coperta da cellofan, nella quale si vede un panettone, una bottiglia di spumante, una scatola di caff, una confezione di biscotti, ecc.): Buonasera!
GAETANO: Grazie, Mich!... Pecch te si vuluto disturb?.. E sorde m ve servono.
MICHELE (sorride): Qua disturbo!... A me stu bene e Dio m venuto a cust sulamente mille lire.
GAETANO (sorpreso): Sulamente mille lire!
FILOMENA (a parte): Che ciorta!
MICHELE (contento, con il braccio sulla spalla di Carmela): Gennarino, o guaglione d o bar vicino o negozio add fatico, insistette pe me f pigli nu nummero e io, pe m o luv a tuorno, me pigliaje o 72 pe na meraviglia cavevo fatto.
CARMELA (curiosa): Qua meraviglia?
MICHELE (ride): Avevo visto nu scippatore ca, invece e tir a burzetta a na signora, llaveva tirato o mbrello.
GAETANO (ride): Filum, h ntiso?
FILOMENA: S, aggio ntiso.
CARMELA (ride): Nun ce pozzo credere!
MICHELE: Pe tutt a settimana songo stato in giro e me so propio scurdato e guard a strazione Accuss stammatina aggio avuto a surpresa pecch Gennarino s appresentatoo negozio cu tutto stu bene e Dio pe me.
FILOMENA (tono acido): Mich, faje quase schifo!... Cu te a furtuna te corre pure appriesso na vita ca io, primma e Natale, me piglio nu nummero add o fruttaiuolo, nato add o panettiere, nato add o salumiere Spengo almeno cinche mila lire cu a speranza e vencere quaccosa. E mai niente!... (Prende la cesta dal tavolo e porgendola a Michele) meglio ca sta cesta a puorte int a cucina, accuss nun a veco.
MICHELE (con la cesta in mano): Ges, pare quase ca ve dispiace che laggio vinciuta! (si dirige in cucina e esce di scena, seguito da Carmela).
GAETANO: Filum, ma che te piglia!?... Chesta invidia... E nun a capisco, pure pecch Michele chello cha vinciuto lha purtato cc.
FILOMENA: E grazie tante!... Chillo oramai st sempe cc.
GAETANO: Ma puteva benissimo nun dicere niente, accuss sappresentava na vota cu a scatola e caf, na vota c o panettone, na vota cu a butteglia e spumante e faceva na bella figura, senza ce arrefonnere mai na lira.
FILOMEMA: E va buo, a sent a te, sbaglio sempe io.
GAETANO: No, so io che sbaglio quanno cerco d arragiun cu te! (Andando verso le camera da letto) meglio che marreposo a capa (esce di scena).
FILOMENA (resta un attimo pensosa, poi con aria furtiva prende dal centrotavola la penna, strappa un foglietto dal bloc-notes e vi scrive in fretta quattro numeri): Trenta, diciannove, vinticinche e sidece (Sorride) Chesta a vota bona. (Si affaccia alla finestra, guarda gi e chiama a bassa voce) Margher! Margher, pu sagl nu mumento?... (Andando nellingresso) Famme arap a porta d e scale, si no chella tuzzula (torna in scena, prende il borsellino che ha nel reggiseno e ne tira fuori due banconote da mille lire).
MARGHERITA (in pantalone e maglione, entra in scena dalla comune): Donna Filom, ch stato?
FILOMENA: Zitta, nun te f sent! (Porgendole il foglietto di carta e i soldi) Margher, m h a f nu piacere, senza dicere niente a nisciuno Fa na corza o banco lotto, primma ca chiude, e giocame stu biglietto p a rota e Napule Miette mille e cincuciento lire ncopp o terno e cincuciento lire ncopp a quaterna.
MARGHERITA: Che bellezza! Accuss, si vincite a quaterna, me sistemo purio.
FILOMENA: E pecch?
MARGHERITA: Pecch me ne vengo a fatic cu vvuje... Gi me veco int a na bella stanza cu nu bagno tutto pe me e cu nu ricco stipendio ogni mese.
FILOMENA: Staje parlanno e na villa; overo?
MARGHERITA: E certamente!
FILOMENA: Ma ll ce stesse a fatic assaje.
MARGHERITA: E va buo, nuje a fatica ce a spartessemo... Nu poco poco io, nu poco Carmela, nu poco vuje e o riesto na femmena e servizio.
FILOMENA (sorride): Margher, siente a me, accuntientete d a fatica che tiene... (Accompagnandola verso la comune) Va,fa ampressa, ca o bancolotto ssette chiude! (rimette il borsellino in petto).
MARGHERITA: Vaco! Vaco! (esce di scena, andando a destra).
FILOMENA: Che genio e fatic che ttene! (Guarda lorologio sul polso) Sperammo ca se spiccia! (rimette la penna e il bloc-notes nel centrotavola).
CARMELA (entra in scena, seguita da Michele, con tre tazzine di caff su un vassoio): Donna Filum assettateve!... Pigliateve na tazzulella e caf!
Filomena si siede sulla sedia centrale.
CARMELA (porgendole una tazzina): Laggio fatto c a mano d o core!... (Si affaccia alla zona notte - a voce alta) Don Gaet venite a ve pigli o ccaf!
FILOMENA (con la tazzina di caff in mano): Carm e tu?
CARMELA (tornando verso il tavolo): Me naggio bevuto nu surzo int a cucina.
FILOMENA (sorseggia il caff): Overo buono.
CARMELA: Mich piglia! (gli porge una tazzina).
MICHELE (in piedi): No, me naggio pigliato gi troppo.
CARMELA (in piedi): Allora m o ppiglio io (sorseggia il caff e porge di nuovo la tazzina a Michele) Jammo, pigliatenne almeno nu surzillo.
MICHELE (sorride): Tu si nu diavolo tentatore. (Beve un po di caff) Buono! (restituisce la tazzina a Carmela).
GAETANO (rientra in scena dalla zona notte): Ato che caf, cc pe quaccheduno ce vulesse a campumilla!
CARMELA (sorseggia il caff e rivolta a Gaetano): Chesto nun caf; crema e ciucculata!
GAETANO (si siede alla sinistra di Filomena e prende lultima tazzina rimasta nel vassoio): Ah, ce vuleva propio! (Sorseggia il caff - a parte) Overo buono (resta con la tazzina fra le mani, assorto nei suoi pensieri).
CARMELA : Donna Filom, nuje dimane vulessemo accumminci a d nuocchio p e mobile d a cammera e lietto Vulite ven pure vuje?
MICHELE (in piedi vicino a Carmela): Accuss ce date nu cunziglio.
FILOMENA: Ma dimane dummeneca ! (sorseggia il caff).
CARMELA: S, ma cierti mobilieri stanno apierte... Jammo, venite!
DONNA FILOMENA (per farsi pregare): M vedimmo, pecch vulesse j a messa.
MICHELE: A messa se dice pure a sera Nun truvate scuse!... E po i ve voglio f assaggi nu frullato e frutta a Margellina ca na vera delizia.
DONNA FILOMENA: E va buo. (Sorride) Dinto per ce faccio mettere pure na bella fetta dananassa.
MICHELE: S, comme ve piace a vuje.
Zia Maria col piede ingessato appare sotto larco della comune. Indossa un vestito di lana e un giacchino di maglia pesante con tasche; al piede, non ingessato, porta una pantofola chiusa invernale su una calza di filanca beige.
MICHELE (la vede e le si precipita incontro): Z Mar, mettiteve sott o braccio mio (laccompagna piano piano alla poltrona).
Gaetano poggia la tazzina vuota nel vassoio e va ad aiutare zia Maria.
FILOMENA (preoccupata): Z Mar, vuje nun v avit a movere!
ZIA MARIA (vedendo le tazzine): Carm, damme nu surzo e caf pur a me.
FILOMENA (porge la sua tazzina a Carmela): Dance chesto! propio na goccia.
MICHELE: Z Mar, assettateve chiano chiano (laiuta a sedersi).
ZIA MARIA (si siede): Ah, ecco qua! (stende il piede ingessato).
Michele resta in piedi, poco lontano da zia Maria Gaetano torna a sedersi.
CARMELA (si alza e porgendo la tazzina di caff a Zia Maria): Z Mar, tenite. ancora cavero.
ZIA MARIA (beve dun fiato il caff e rid la tazzina a Carmela): Maggio nfosa appena a vocca.
Carmela sorride e riporta la tazzina sul tavolo, restando in piedi.
MICHELE (senza alzare la voce): Z Mar, state cuntenta ca site turnata a casa?
ZIA MARIA: E comme no!
GAETANO: Mich, h visto?... M ce sente propio buono.
MICHELE (sorridendo a zia Maria): Dimane ve porto e ccaramelle a frutta. Saccio ca ve piaceno.
ZIA MARIA: So cchi sapurite.
MICHELE (accarezzando sulla spalla zia Maria): Pe zia Maria ce tengo assaje (Rivolto a Gaetano) Sarr ca io na nonna nun laggio mai avuta Aggio cunusciuto sulamente o nonno Riccardo, o pate e mamm.
ZIA MARIA: H ditto Riccardo?!
Filomena, Gaetano e Carmela guardano con tenerezza zia Maria.
MICHELE: S, Riccardo... O pate e mamm teneva nu bellu nomme e era pure nu bell ommo Isso era e Caserta.
ZIA MARIA: E Caserta!?
MICHELE: S, e Caserta; po doppo se trasferette a Nocera Inferiore (Si avvicina a Carmela) Da giovane aveva fatto perdere a capa a nu sacco e guaglione Per, quanno cunuscette a nonna Amelia, a capa a perdette isso (Sorride) Diceva ca e ffemmene e Nucera teneno o zzucchero.
FILOMENA: Overo?!... Gaet, tu laviss a sap A Nucera nce h fatto o militare.
DON GAETANO (ironico): E gi, me songo congedato a settimana passata... Filum, io nun marricordo nemmanco caggio mangiato ajere!
ZIA MARIA: A Nucera pare ca so bone e pastenache.
CARMELA (a Filomena): Che so e pastenache?
FILOMENA: E ccarote.
MICHELE: O nonno Riccardo me cuntaje che, quanno cunuscette a nonna Amelia, licenziaje subbeto a nnammurata ca teneva a Napule Lle mannaje na lettera. (Sorride) Che marpione!... Nun solo a chella puverella a lassaje, ma addirittura lle facette credere ca teneva...
CARMELA (interrompendolo): A capa fresca.
ZIA MARIA (a bassa voce con gli occhi chiusi): E bravo o nonno e Michele! (tasta la lettera che custodisce in petto).
FILOMENA (a parte): Lluommene, te llarraccumanno!... O cchi bunariello tene a guallera e o scartiello.
MICHELE (sorridendo, continua): Vulite sap chillu vulpone d o nonno int a chella lettera che fuje capace e se nvent?
CARMELA: No.
GAETANO (si alza): Mich, lassmmelo arrepus mpace a stu nonno! (si ferma vicino alla finestra).
Zia Maria, con gli occhi chiusi, rimane assorta nei suoi pensieri.
CARMELA (per cambiare discorso): Don Gaet, avite visto, simmo riuscite a cunvincere a Donna Filomena a ven cu nnuje dimane.
MICHELE: Accuss ce d nuocchio p e mobile d a cammera e lietto.
GAETANO: E comme facite p e mmesure?
CARMELA: Larmadio o pigliammo cchi piccerillo, accuss, quanno truvammo a casa, sicuro ca ce va.
GAETANO (si schiarisce la voce): Veramente, Mich, nuje avessemo penzato ca Filum, parla tu!
FILOMENA: No, no; dincello tu!
GAETANO: Comme dicevo, nuje avessemo penzato ca, inzomma, sempe si ve fa piacere, ve putisseve arrangi cc... Zi Maria se spustasse dint a stanzulella d a bonanema e mio suocero, (rivolto a Carmela) accuss tu, Carm, te pigliasse tutta a stanza e ve putisseve f na bella cammera e lietto matrimoniale.
CARMELA: Che bellezza!
MICHELE: Io ne sarra felice Case in affitto nun se ne trovano.
CARMELA (a Filomena): E si se trovano, llaffitte so care assaje.
GAETANO: Stanno cc, sparagnasseve a pigione e ve mettisseve pure quacche sordo a parte... Allora, che ne penzate?
MICHELE: (commosso): Io penzo caggio truvato finalmente na famigliaVuje pe me site cchi e nu pate!
CARMELA (si china su Filomena e labbraccia): Ve voglio bene.
FILOMENA (commossa): Purio a te, figlia mia!
Bussata di porta (campanello)
GAETANO: Ma vide che mumento sape truv a gente pe sappresent casa e llate!
FILOMENA (seccata): Carm vide chi .
Carmela va ad aprire.
VOCE FEMMINILE: Abita qui Maria Salzano?
CARMELA (voce fuori campo): S, pecch?
VOCE FEMMINILE: Questi sono per lei Buongiorno.
CARMELA (voce fuori campo): Buongiorno. (Entra in scena con un mazzo di fiori in braccio - incredula) Z Mar, sti fiore so pe vvuje. Lha purtate na femmena cu nu cammese bianco... Pareva na nfermera. (le mostra i fiori).
MICHELE (sorride): Z Mar, vedimmo chi ve lha mannate (Cerca sul cellofan che avvolge i fiori) Ma o biglietto nun ce st.
CARMELA (perplessa) : Overo.
GAETANO: Zi Mar, chi ve lha pututo mann?
ZIA MARIA (come parlando a se stessa): O ssaccio io... Chillo penza e me cunvincere cu sti sciure; nun o ssape ca io me songo gi decisa.
GAETANO (dopo uno scambio di sguardi interrogativi con gli altri): Z Mar, pecch nun ce spiegate pure a nnuje?
CARMELA (poggia i fiori, senza togliere il cellofan nel vaso sul mobiletto): Lacqua ce a metto doppo (torna verso il tavolo).
FILOMENA (preoccupata): Z Mar, ma llanalisi so asciute bone?
MICHELE: Z Mar, nun ca ve vonno cunvincere pe nu trapianto? No, vulevo dicere pe nespianto... (Rivolto a Filomena) Forse hanno bisogno, che saccio, e nuocchio pe quacche ricca signora.
CARMELA (sorride): Ma z Maria vecchia!
FILOMENA: P essere ca se tratta e una ca tene a stessa et.
CARMELA (avvicinandosi a Zia Maria): No, z Mar, nun ve facite cunvincere!.. Teniteve lluocchie vuoste!
GAETANO (risoluto): Pe qualsiasi problema, e miedece d o spitale avessen a parl cu me ca songo o nepote!
ZIA MARIA: Si ce stesse quacche problema, ma prubleme nun ce ne stanno... tutto sistimato.
GAETANO: Z Mar, nun facite sciucchezze!... Penzate a st bona.
ZIA MARIA (sorride): Gaetan, bello d a zia, nun te prioccup!
Squilla il cellulare di Michele
MICHELE (tira fuori il telefonino dalla tasca e risponde):Pronto!............ S Maria Salzano sta qua. Ma chi parla? (Sorpreso) Voi, profess!....
Gaetano si avvicina a Michele, tendendo la mano verso il telefonino.
MICHELE (continua): Profess, qua ci sta pure il nipote; se volete. .. S, va bene. Ve la passo. Z Mar, pe vvuje.... o prufessor Rigagno (porge il telefonino a zia Maria).
GAETANO (sorpreso): O primario!?
MICHELE: Prop isso V parl cu zia Maria.
FILOMENA: Z Mar parlate!
ZIA MARIA (si d una sistemata ai capelli con le mani, prende il cellulare e lo guarda): Ma che d stu coso?... Na pazziella p e ccriature?
MICHELE: Z Mar nu telefono. (Accostandoglielo allorecchio) Lavit a ten accuss.
ZIA MARIA: E comme faccio cu stu coso piccerillo!... Si aggi a sent, nun pozzo parl. (Storce la bocca da un lato) Avess a ten a vocca storta.
MICHELE: Chesta lantenna; nun a tuccate!... M v o mantengo io (le regge il telefonino vicino allorecchio) Vuje sentite e parlate!
Tutti in piedi intorno a zia Maria per ascoltare la telefonata.
ZIA MARIA (con la mano su quella di Michele allorecchio): Pronto?.. Pronto? ............ S, prufess, m ve sento. Per me putiveve chiamm ncopp o telefono normale!...............S, grazie; so arrivate poco fa So belle assaje.
CARMELA (a bassa voce): Allora e fiore ce lha mannate isso?!
MICHELE: Eh gi!
ZIA MARIA: Pronto!... Me sentite?....... Veramente, prufess, io ce avesse ripenzato......... (Sorride) Emb, se sape, nuje femmene simmo spisso solubili............ E va buo, comme dicite vuje, nu poco lunnatiche... No, nun so state e fiore a me cunvincere....... S, o bigliettino cu llindirizzo e llavvocato laggio astipato propio inta busta E certamente!... Trenta milioni, comme aviveve stabilito Trenta milioni da consegnare a mio nipote Gaetano Salzano.
Gaetano, incredulo, si appoggia al tavolo.
ZIA MARIA (continua): Prufess, scriviteve buono o nomme (scandisce) Gaetano Salzano. (Sorride) E se capisce, cc a busta e cc e sorde Arrivederci, prufess! (Restituisce il telefonino a Michele) Mich, pigliete stu coso Me s nfucata a recchia!
FILOMENA: Mich, ma comme faceva o prufessore a ten o nummero d o telefonino tujo?
MICHELE: Pecch io ce o dette spitale, quanno accumpagnaje a zia Maria.
FILOMENA: Ah, m se spiega!
GAETANO: Zi Mar, ma era propio o primario che vha chiammato?!
ZIA MARIA: Isso in perzona.
GAETANO: E che vuleva?
MICHELE (rimettendo il cellulare in tasca): Z Mar, allet vosta cu nespianto nun se pazza!... (Cambia tono) S, overo, trenta miliune so na bella somma, nun dico e no, ma a vita una sola.
GAETANO: Michele ave ragione Nespianto allet vosta pericoloso.
Zia Maria non risponde perch assorta nei suoi pensieri.
FILOMENA: Sentite a me, dicite o prufessore cavite cagnato idea.
CARMELA (le si inginocchia vicino e prendendole la mano): Z Mar, nuje ve vulimmo bene Lasciate perdere e sorde e teniteve lluocchie vuoste! (si solleva).
ZIA MARIA: Che ce azzeccano lluocchie!?
FILOMENA (guardando Gaetano): Allora pe lepatite?!
MICHELE: E m che ce azzecca lepatite?
GAETANO: Pare ca o spitale c stato quacche caso depatite.
FILOMENA: Pe colpa na nfermera Nha parlato pure o giurnale.
MICHELE: Emb, trenta miliune nun ce fosseno male comme risarcimento pe nepatite.
FILOMENA (a Gaetano): Io penzo ca o spitale ll avesse dato pure cchi assaje.
GAETANO (si avvicina a zia Maria): Z Mar, parlate... Facitece cap buono.
CARMELA: Z Mar, si avit a f na dieta, nuje lavimm a sap.
FILOMENA: Z Mar e ccarcioffole v e pputite mangi? Io chelle tengo pe cena.
GAETANO: Filum, ma te pare chisto o mumento!?
Bussata di porta prolungata (campanello).
CARMELA: E che mmaniere! (Andando ad aprire) Vengo!
FILOMENA: Va trova chi sarr?
CARMELA (sorpresa - voce fuori campo): Gu, Margher!
MARGHERITA (voce concitata, fuori campo): Donna Filumena ce st?
CARMELA (voce fuori campo): S.
MARGHERITA (con invadenza, entra in scena e vedendo i fiori): Comme so belle!... Donna Filum, io...
CARMELA (la blocca): Assettete e statte zitta!.. Chella m tene nu sacco e penziere pe capa. Nun te p d aurienza.
Margherita si siede con le spalle alla porta che d in cucina.
FILOMENA (sospira): Trenta miliune!... Trenta miliune!
MARGHERITA (a parte): Che sta dicenno!?... Chillo o terno ncopp a quatto nummere vene a f s e no nu milione e mmiezo.
GAETANO (frastornato): Trenta miliune!
MARGHERITA: Ma che so sti trenta miliune?
CARMELA: So e sorde ca z Maria v regal a Don Gaetano.
MARGHERITA: E che lha truvate nterra o spitale?!
MICHELE: Z Mar, spiegateve buono Quann ca o prufessore ha deciso e ve d sti sorde?
MARGHERITA: O prufessore!?
CARMELA: Zitta! Famme sent!
ZIA MARIA: Fuje na matina ca venette prop isso in perzona a ce visit... Io tenevo a cammisa e notte a fiori, chella ca Filumena maveva regalato p o nomme mio... (Rivolta a Michele) bellella assaje! Porta o cullettino e ttene e buttune nnanze fin a vita.... O prufessore dette primma nuocchio a una che steva affianco a me e po doppo se fermaje vicino o lietto mio e dicette allassistente e me sentere o core Nun appena chillo me spuntaje mpietto, o prufessore se facette tutto paunazzo Pe poco nun me cadette ncuollo.
MICHELE (trattenendosi dal ridere): Overo!?
MARGHERITA: Ges, Ges!
ZIA MARIA: Io me spaventaje e subbeto subbeto (mimica) mappuntaje a cammisa. Ma isso (mimica) m a spuntaje nata vota e guardanneme mpietto Fate vedere!... Che capolavoro!... Per anni ti ho cercato!... Finalmente ti ho trovato!... Mabbracciaje e me dette nu vaso... nfaccia per.
GAETANO (a parte): S propio scemunuta Sarr stata lanestesia che lhanno fatto (va vicino a Michele).
FILOMENA: Z Mar, ma stu prufessore arraggiona buono?
ZIA MARIA: Chillo o primario.
CARMELA: Ma viecchio?
ZIA MARIA: Noo!... pure nu bellommo.
MARGHERITA: Sul io nun tengo sciorta cu lluommene!
FILOMENA: Z Mar, e quann ca o prufessore vha prummiso e trenta miliune?
ZIA MARIA (sospira): stato quanno me so decisa a dicere s.
Michele ascolta divertito.
MARGHERITA (interessata): Ma comme se chiamma stu spitale?
GAETANO (per tagliare corto): Z Mar, forse meglio si ce durmite a coppa O riesto ce o ccuntate dimane.
ZIA MARIA (prende la busta da petto e sorride): Gaetan, ma che h capito!?... (Indicando il francobollo) O prufessore aveva visto stu francubollo Era propio chillo ca lle mancava Isso , comme se dice, nu filatelfico. Inzomma uno che fa a cullezione e francubolle. Per stu francubollo o vuleva cu tutt a busta e io sta busta nun ce a vulevo d.... Pe me cunvincere ogni giorno sappresentava vicino o lietto mio e da tre miliune arrivato a me pruporre trenta miliune... (Tono mesto) stato sulamente ogge ca me songo decisa.
Filomena, commossa, si asciuga una lacrima. Carmela tira su col naso.
GAETANO (mesto): Gi!
MARGHERITA (a parte): E chi e ccapisce!?... Pare channo passato nu guajo.
ZIA MARIA (lentamente, tira fuori dalla vecchia busta un bigliettino di visita e la lettera; mette la lettera piegata in grembo):Gaetan, viene cc! (gli porge il bigliettino). Ncoppo a stu bigliettino ce st o nomme e lindirizzo e navvocatoTu ce vaje, (porgendogli la busta affrancata) lle daje sta busta c o francubollo e isso te cunzegna nassegno e trenta miliune... Marraccumanno cc a busta e cc e sorde.
GAETANO (prende anche la busta e vi inserisce il bigliettino): S, z Mar (frastornato va verso il tavolo e si siede sulla sedia centrale - bacia la busta e la custodisce nella tasca della giacca).
ZIA MARIA (a voce alta): Gaetan, nun a perdere! (Prende la lettera) Sta lettera nun serve cchi! (Strappa la lettera pi volte e porge i pezzi a Carmela) Carm, famm o piacere, jettela int a munnezza!
CARMELA (commossa, prende quelle strisce di carta): S, z Mar.
FILOMENA (a parte - voce rotta ): Brava a z Maria!... (Andando verso il tavolo) Ah Margher, tu staje ancora cc?
MARGHERITA (si alza): So sagliuta pe ve dicere c avite fatto o terno (le porge il biglietto giocato). Ma pe vvuje m e sorde e sta vincita certamente nun so niente Nu terno ncopp a quatto nummere vene a f si e no nu milione e mmiezo.
CARMELA: Sempe sorde so (con la lettera strappata fra le mani va in cucina, uscendo di scena).
FILOMENA (a Gaetano, mostrando il biglietto): Maggio fatto giuc stu biglietto a Margherita.
GAETANO: Sta vota h vinciuto Si cuntenta?.
FILOMENA (sorride): E comme no! E nummere me lha date Michele.
MICHELE: Qua nummere?!
FILOMENA: Trenta llanne tuoje, diciannove Gennarino (o guaglione d o bar), vinticinche Natale e sedici.. a sciorta ca tiene. (Sorride, rivolta a Gaetano) Gaet, aje ragione tuA furtuna comm a freva; sammesca.
MARGHERITA: Peccato ca o trenta nun asciuto.
MICHELE (sorride): E io trentanne nun laggio fatte ancora.
Carmela rientra in scena.
MARGHERITA: Donna Filom, ma m che ve ne facite e tutte sti sorde?... No, nun parlo d o biglietto, dico d e trenta miliune.
FILOMENA: Margher, so miliune, nun so miliarde...Cu tutt e spese ca tenimmo a f,se ne jarranno dint a niente.
MARGHERITA (mestamente): Eh gi!
FILOMENA (le si avvicina sorridendo): Nu regaluccio per t o faccio.
MARGHERITA (contenta): Grazie!!... (Uscendo frettolosamente di scena) Bonaserata! Ciao, Carm!
CARMELA: Ciao (fa per accompagnarla, ma si ferma vicino a Filomena).
FILOMENA: Margher, tirete a porta! (prende il borsellino dal reggiseno e, soddisfatta, vi conserva il biglietto).
MICHELE: Donna Filom, vuje dicite sempe ca io songo furtunato overo; per io a furtuna mia laggio truvata trasenno inta sta casa Primma nun tenevo a nisciuno Penzate ca lanno passato, pe festeggi o diploma e ragiuniere ca mero pigliato, m accattaje na buttigliella e spumante e m a bevette sulo sulo.
FILOMENA: Ragiuniere!.. H ditto propio ragiuniere?
Carmela e Filomena guardano con ammirazione Michele.
MICHELE: S, ragiuniere... Aggio fatto e scole serali Pecch?
FILOMENA: Pecch dinta stu palazzo so tutte titolate.
GAETANO (alzandosi, sorride): Facimmo ca decidesse e te d o cugnome mio, avimm a sap che titolo sha da mettere fore a porta.
MICHELE: Don Gaet, nun pazziate ncopp a stu tasto!... Chisto nu tasto che fa ancora troppo male... Fino a quacche anno fa avesse fatto carte faveze pe maccatt nu cugnome Pe me era nu scuorno purt o stesso cugnome e mamm stato soprattutto a scola, quann ero piccerillo, caggio sufferto assaje Nocera Inferiore nu paese, nun na cittA gente chiacchiara.
GAETANO: Mich, ma io nun pazzo; i dico seriamente, sempe si a te te fa piacere.
FILOMENA: No, Mich, chillo nun pazzea Chillo pe te ha avuto comm a nu colpo e fulmine S affeziunato a te d o primmo mumento.
MICHELE: Si pe chesto, purio.
FILOMENA: Io penzo ca isso putesse essere pe teo pate cavisse vuluto e tu pe isso (guarda Gaetano) o figlio ca da me nun ha avuto Perci si Gaetano te v d o cugnome sujo, so cuntenta purio, per...
GAETANO (prima commosso, poi preoccupato): Per?
FILOMENA (sorride): Per vulesse ca e ccarte stesseno a posto primma d o matrimonio... (Con occhi sognanti, muovendo la mano come se scrivesse su una parete) RagioniereMichele Salzano e Signora Carmela Salzano.
GAETANO (ironico - a parte): fernuta a targhetta.
CARMELA (ripete): Carmela Salzano! Comme sona bello! (Contenta, abbraccia Filomena) Accuss me chiammasse Salzano purio!
FILOMENA (sorride): S, figlia mia.
MICHELE (mesto): Io saccio ca ladozione cumplicata assaje Ce v chis quantu tiempo!
FILOMENA: Pe ladozione sicuramente accuss (Guarda intenzionalmente Gaetano) Per, si se trattasse e legittim nu figlio, tutto sarra cchi facile.
ZIA MARIA (di supporto, ma anche un po allusiva): Chillo, Gaetano, ha fatto o militare a Nucera.
GAETANO (cercando di nascondere il suo imbarazzo): Eh, gi!... Chesto ce putesse serv.
ZIA MARIA (con orgoglio): Sergente Gaetano Salzano.
MICHELE (sobbalza): Sergente!!
FILOMENA (minimizzando): Mich, ha ditto sergente, nun ha ditto generale.
GAETANO (senza guardare Michele): E sergente ce ne stanno tante.
ZIA MARIA: Cc parlano parlano, invece e penz a cen... Filum, ce st natu ppoco e muzzarella?
FILOMENA: S, ne rimasta na bella fetta.
ZIA MARIA: Ncopp o spitale a muzzarella nun serveva propio.
CARMELA: Z Mar, scummetto ca nun ve deveno nemmanco o vino.
ZIA MARIA: Niente (Parlando fra s) A me me piace o vino russo.
MICHELE (guarda divertito zia Maria) propio nu spasso.
GAETANO: comm a na criatura.
FILOMENA: Mich, dint a cesta, ca h purtato, aggio visto na butteglia e spumante Miettela dint o frigorifero Chesta na serata speciale.
GAETANO (sorride): Filum aje ragione (Affettuosamente d una pacca sulla spalla a Michele) Mich, mettimmela int a cella!
Gaetano e Michele vanno in cucina, uscendo di scena.
FILOMENA: Z Mar, stasera arapimmo pure na bella butteglia e vino russo.
CARMELA (avvicinandosi a Filomena): Allora metto a tavola, (timidamente) mamm?
FILOMENA (commossa, le accarezza il viso): S, bella e mamm!... Io vaco a appripar a cena (esce di scena per andare in cucina).
Carmela prende dal cassetto della credenza una tovaglia ben piegata, diversa dalle precedenti, e inizia ad apparecchiare la tavola.
ZIA MARIA (si guarda il piede ingessato): Attuorno a stu pre mhanno miso nu quintale e gesso (Prova a sollevarlo da terra) E comme pesa!
CARMELA: Z Mar, cercate e nun o movere, si no vavit a oper nata vota.
ZIA MARIA: Nun sia mai!... (Si guarda il vestito) Stu vestito m o facette na sarta ca steva e casa o palazzo appriesso. Se chiammava Nunziata accuss me pare. (Si guarda in grembo) Add aggio miso a curona? (Infila la mano in una tasca del giacchino) Carm, nun trovo cchi a curona.
CARMELA: Z Mar, vedite buono dint e ssacche.
ZIA MARIA (cerca nellaltra tasca e tira fuori la corona): A v ccanno!... Carm, t o vuo dicere o rusario cu me?
CARMELA (apparecchiando la tavola): Z Mar, nun ccosa Fra poco avimm a cen (esce di scena per andare in cucina).
ZIA MARIA (a parte): Tene sempe na scusa pronta. (Bacia la corona, si fa il segno della croce e inizia a pregare) Ave Maria, piena di grazia, il Signore con te - E mmele ncopp o spitale erano toste assaje - Tu sei la benedetta fra le donne - O mmangi era sempe nzipeto - (Si assopisce lentamente)Benedetto il frutto del seno tuo, Ges.
MICHELE (rientra in scena, seguito da Gaetano): Sperammo ca a butteglia dint a cella nun se gela troppo.
GAETANO: No, nuje fra poco a pigliammo.
MICHELE: Don Gaet, forse meglio si lunned...
GAETANO (lo interrompe): Mich, chiammeme comme vuo, ma lieve stu Don a miezo!
MICHELE (sorride): Ce v nu poco e tiempo pe mabitu a ve chiamm (si interrompe).
GAETANO (sorride): Aje ragione.
MICHELE: Stevo dicenno ca meglio si lunned addu lavvocato vaccumpagno io Cu a machina facimmo ampressa ampressa.
GAETANO: Io ce vulesse j a primma matina, accuss doppo porto pure lassegno in banca... (Poggiandogli affettuosamente la mano sulla spalla) Mich, ma si sicuro ca lunned pu gh a fatic cchi tarde?
MICHELE: E io stasera avverto o principale (Sorride) Nu pate nun se trova tutte e juorne!
GAETANO (sorride): Eh gi!
MICHELE (indicando la comune): Vulesse j a pigli nu mumento e mmesure d a stanza?... A Carmela lle ponno serv pe scegliere e mobile.
GAETANO: E o metro?
MICHELE (tira fuori un metro ritraibile dalla tasca dei pantalone e sorride): Io o metro m o porto sempe appriesso.
GAETANO: E ghiammo Te dongo na mano purio.
Gaetano e Michele escono di scena dalla comune, andando a sinistra.
FILOMENA (rientra in scena dalla cucina con una fetta di mozzarella in un piatto): Z Mar, nun vaddurmiteVaggio purtato a muzzarella (Urta una sedia) M vaco a pigli na bella butteglia e vino russo (ritorna frettolosamente in cucina, uscendo di scena).
ZIA MARIA (sobbalza e, senza aprire gli occhi, si porta la mano con la corona al petto): Santa Maria, madre di Dio, prega per noi (di colpo si accascia sul lato sinistro della poltrona e la mano le scivola gi dal bracciolo).
Uno stacco musicale, forte e breve, accompagna il sereno trapasso di zia Maria.
Cala il sipario
FINE
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Colomba Rosaria Andolfi
Chi so?
Chi so?I so lautrice
e sta criatura, ve vulesse d,
senza naiuto, senza a levatrice
songh i ca laggio fatta m accuss.
I song a mamma, pe chest naturale
ca na suddisfazione laggio si
veco ca buono supera lesame
e vvuje nun a fernite dapplaud.
E ncopp e nnote e
llurdemo sipario
me pare mparaviso gi e sagl
o suono doce e sti sbattute e mane
o sento ancora primma e maddurm.
Questa poesia stata in seguito pubblicata nel mio libro Chicchi di grano (ed. Guida 2005).
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Colomba Rosaria Andolfi
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