Diversi si nasce normali si diventa

Microsoft Word - DIVERSI SI NASCE norm#EAF0A.doc

DIVERSI SI NASCE NORMALI SI DIVENTA

ovvero La commedia degli odori

di Carlo Terron

Paradossale cronachetta in vece di malinconica allegoria, da recitare con amabile ferocia (ove si scegliesse di rappresentarla anzich distrarsi a leggerla)

PERSONAGGI

Bruno,

Anna,

Giorgio,

Clelia,

Gente giovane, simpatica,

coltivata e, naturalmente,

perbene.

Oggi, domani e sempre. Si fa ma non si dice.

Tutti i luoghi son buoni. Preferibile Milano, considerata la conoscenza che se ne ha. -1- Provveda una scaltra regia, tutta innocenti ammicchi e candidi sospetti, a che parole, frasi ed atti galleggino nelloceano di unoscurit lampeggiante di luci fulminee, a botta e risposta fra loro, dove meno si vede e pi si indovina eppur si vede abbastanza e si indovina parecchio in un alterno pulsare, qua e l, di luci e voci, volta a volta diversificate da una distinta e ricorrente eco sonora, ad articolare una sorta di emblematico discorso tra fuggevoli sequenze dialogiche, reciprocamente ignare, accese a distanza in punti lontani di una citt qualsiasi, per puro caso, lombarda. In una parola: ci che si percepisce orecchio ed occhio la conversazione di due convergenti realt collocate e difese, in due non men lussuosi che vasti e comodi giacigli inequivocabilmente abitati da coppie, se vogliamo piuttosto anomale; e che suggeriscono, per guardandosi bene dal rivelare, ambienti, intorno, se non altrettanto proporzionalmente vasti, quantomeno altrettanto qualitativamente sfarzosi; dipender dalla pompa squillante dei copriletto, condegna, chi sappia forare armato della lancia dellimmaginazione le tenebre castigatrici, di rari, forbiti ed esaltanti piaceri, si fa per dire; ma forse, non tanto, a ognuno i suoi gusti purch inequivoci, proibiti o no. Cos esempio la visione di due eburnei, giovani torsi femminili, avvinghiati come un tronco dolmo ad un tralcio dedera, squassati dalluragano, quella che si intravede al primo lampo?

ANNA - Non cos allupata, ti scongiuro per cortesia. Ah, se cominciamo con parole di questo conio, ti so dire dove si rischia di finire! Fammi tirare il fiato, sai pure che soffro di un principio dasma. Scampato pericolo: si sono separate e giacciono esauste. Peccato che non si veda meglio, e lesausto non si avverta.

CLELIA - Ti dispiace, anima mia?

ANNA - Certo che mi dispiace. Devo esser contenta di avere lasma?

CLELIA - Non intendevo lasma e ben lo sai.

ANNA - Per cera anche lei, con pieno diritto di cittadinanza.

CLELIA - Hai detto un principio. Ho inteso una febbricola del fieno.

ANNA - Sempre asma . Mi devo dei riguardi.

CLELIA - Un capriccio, via, un vezzo, uninezia, una fantasia dasma: un dispetto psicosomatico

ANNA - Clelia unasma! Unasmetta, se vuoi. Ma proprio per farti piacere.

CLELIA - Non trascuri nulla pur di renderti interessante. Sirena!... Possiedi il segreto di trasformare in strumento di seduzione persino i disturbi neurovegetativi.

ANNA - Come tu quello del disarmante complimento inedito; lascia andare: sai dove colpire. Intanto, a distanza, lo sfrigolio di un fiammifero che si accende sostituisce una nuova brace alla precedente che, finora, non ha fatto che andare e venire ricamando il buio di sospetti arabeschi.

CLELIA - Anna

ANNA - Clelia

CLELIA - Ti domando perdono. Sono un bisonte. Ma cerca di entrarmi nellanima. Col patire della coscienza che mi costano queste ricorrenti cadute della carne, son costretta a cercar di ricavarne, ogni volta, il maggior gaudio. umano, no? Condividi?

ANNA - E umano e condivido. Ricava pure.

CLELIA - Mi capisci, almeno?

ANNA - Succede lo stesso a me, collasma. Non farci caso: la carne debole, lo sanno tutti. La parola frale stata inventata apposta per lei. Non la si usa in nessunaltra occasione, ti dice niente questo? Importante che tenga duro lo spirito. A me, basta solo poter respirare. Non chiedo di pi.

CLELIA - Sei generosa.

ANNA - Faccio quel che posso, non c merito. Son solo madre, sento i miei doveri e non posso permettermi, ogni volta, di rischiar la pelle. Silenzio e buio Ad essi, ora. Quando qua e quando l. E avanti cos. Siamo intesi? Senza scandalo.

GIORGIO - Bruno?

BRUNO - Giorgio

GIORGIO - Stai pensando?

BRUNO - Fammici pensare

GIORGIO - Beh?

BRUNO - Forse s; penso di star pensando

GIORGIO - Anchio, penso di pensare, pensa!

BRUNO - La forza del pensiero! Vedi che qualcosa in comune c rimasta?...

GIORGIO - Bruno

BRUNO - Dimmi.

GIORGIO - A cosa stai pensando?

BRUNO - Non lo so. Son pensieri in cerca di idee.

GIORGIO - Pensieri a caccia di pensieri.

BRUNO - Pensa che pensieri vengono!... Si pensa di pensare che si pensa. Si pu essere pi intelligenti di cos? Un pensiero pi in l e la meningite ti lascia secco dal pensare

GIORGIO - Bruno

BRUNO - S.

GIORGIO - A me, unidea mi sarebbe venuta.

BRUNO - Fuori immediatamente. Festeggiamola. Smettendo di pensare, possibilmente. In eroi del pensiero come noi, lapoplessia sempre in agguato.

GIORGIO - Il fumo una marcia verso il suicidio.

BRUNO - Siamo giusti: non un gran pensiero. Non fanno che ripetermelo anche a cassa.

GIORGIO - E allora regolati, per la miseria.

BRUNO - Uno dopo laltro, tutti i miei vizi migliori si vanno congedando; toglietemi anche lultimo e cosa resta di me?

GIORGIO - La solita sensibilit da carro armato!

BRUNO - Offeso?

GIORGIO - Non vuoi? Proclami che il fumo lultimo vizio che ti sia rimasto. E io cosa sono?

BRUNO - Scusami. Ero soprapensiero. Tu sei la mia nevrosi, lo sai.

GIORGIO - Lo dici senza convinzione. Da quando sei arrivato, non hai avuto la bocca disoccupata neanche per un momento. Ha diritto di abitarla unicamente la sigaretta, si vede.

BRUNO - E solo ancora questione di un paio di tirate. Fumare, disteso, pelle a pelle, parallelo al tuo fianco, mi stira il nervoso.

GIORGIO - Di bene in meglio; me ne ricorder: promosso al rango di ferro da stiro.

BRUNO - Sconoscente. Nemmeno fatto caso il calore col quale ti ho stretto la mano?

GIORGIO - Bella forza. Lo sanno anche i sassi che hai il feticismo della mano.

BRUNO - Non mia la colpa se sei in possesso di una delle pi irresistibili mani del Lombardoveneto. con quella che mhai stregato.

GIORGIO - Per essere precisi, ne posseggo due. Devi far apposta a dimenticartelo.

BRUNO - Una di riserva. La mia preferita rimane la destra: la pi inquietante perch la pi inquinata di tentazioni colpevoli.

GIORGIO - Eggi, quella che cacci in bocca a tutti i tuoi clienti.

BRUNO - Faccio il dentista, Giorgio. Credi che non ci patisca io, di te, che fai il ginecologo? Ma poi, penso che ci sono due famiglie da mantenere e mi adatto.

GIORGIO - Credo piuttosto difficile che si presenti, da un ginecologo, un maschio incinto.

BRUNO - Coi progressi della scienza odierna, mai giurare su niente.

GIORGIO - Nellattesa, son rischi che uno non corre.

BRUNO - Per son pensieri che vengono A monte: qua la mano Non quella: laltra.

GIORGIO - Naturalmente. Unamicizia di guerra, una dedizione di anni e tutto attaccato al filo del feticismo della mano. Destra. Non ho mai rimpianto tanto di non essere mancino.

BRUNO - Due destre! Il maggior regalo che mavessi potuto fare. Purtroppo, tutto non si pu avere.

GIORGIO - E tho deluso?! Dillo!

BRUNO - Dubita di tutto, ma non della solidit di quel filo.

GIORGIO - Come se, a quel filo, non ci fosse attaccato niente altro! Bruno, ti faccio grazia delle qualit di cuore e di spirito; ma non per rinfacciartelo solo materialmente, quel filo sostiene 89 chilogrammi non spregevoli di altri materiali vari, non esclusa una seconda mano, sia pure di seconda scelta.

BRUNO - Ma, pur essa, non meno conturbante, hai ragione. Sono la tua arma segreta.

CLELIA - Sto soffrendo il soffribile

ANNA - Cosa ti duole, cara? Confidati. Altri agguati della carne?

CLELIA - Lanima.

ANNA - Si tratta, indubbiamente, di un organo delicato. Coraggio.

CLELIA - Non chiamare organo lanima, per piacere. Evita queste degradazioni materialistiche.

ANNA - Come la devo chiamare?

CLELIA - Anima. abbastanza, no? Qualsiasi aggettivo la immeschinisce E ben tiranno il rimorso, va l. Tu no?

ANNA - Sono raffinatezze che si contraggono solo da chi ebbe il privilegio di frequentare lUniversit Cattolica, le risorse ideali del clericalismo.

CLELIA - D che ti faccio orrore. Dillo, cos mi tolgo la preoccupazione una volta per tutte.

ANNA - Macch orrore, mi fai invidia. Io mi son laurata alla Statale e non ho avuto la tua fortuna. Le volutt del masochismo spirituale mi sono state precluse. Sono le limitazioni materialistiche del laicismo. Mah!...

CLELIA - Ben detto: mah!... Si paga, Anna, la coscienza morale, oh se si paga.

ANNA - Non tho mai trovato tanto gi. Animo, cara. Con quello che salito il costo della vita, ancora una spesa sopportabile. E poi, non che si tratti di un genere proprio di prima necessit, come linsulina per i diabetici. Per qualche periodo se ne pu fare a meno. Pensa quel che costa un paio di scarpe. Ieri, un reggipetto lho dovuto pagare sessantamila lire. Ed pi necessario dellanima, con tutto il rispetto. Lanima nuda non scandalizza nessuno; ma prova a mettere in mostra un seno, se hai un bel seno!

CLELIA - Dove andremo a finire di questo passo?...!...

ANNA - E ben quello che dico anchio.

GIORGIO - E lunga sta sigaretta, sai.

BRUNO - Siamo alla cicca.

GIORGIO - E, almeno, col filtro?

BRUNO - Per chi mhai preso? A un fumatore una domanda cos? Normale. Normalissima. Non tollero le cose non normali, anche se son costretto a farle, dovresti conoscermi. Non le ho mai tollerate. un imperativo categorico sul quale non transigo. Non moralismo, il mio; sana visione della vita.

GIORGIO - Facevo solo osservare che, col filtro, sarebbe durata qualcosa meno e ci si sarebbe levato il pensiero prima. Sai com: minuto fumato, minuto guadagnato. Scusa Scomparsa completa, il tempo necessario, in voce e in video.

CLELIA - A scanso di equivoci forieri di dolorose sorprese, mi premerebbe saperti convinta di una cosa.

ANNA - E una dissertazione lunga?

CLELIA - Concisa come un giuramento.

ANNA - Allora la reggo. Di.

CLELIA - Non devi scivolar via da questo giaciglio convinta che, prima, la mia intenzione fosse propriamente quella di toglierti di mezzo come mi inducesti a credere.

ANNA - Ci sei andata vicina. Mai scordarsi che, in Natura, la mantide religiosa un continuo monito.

CLELIA - Dipende dai miei dannati raptus di rapinosa sensualit a farmi bordeggiare lomicidio. Sai bene: Amore e morte, a un tempo, ingener laSorte.

ANNA - Tu cos pia. Chi lo direbbe?

CLELIA - Pensa un po, gli abissi dellumana natura

ANNA - Ti passa?

CLELIA - No. Anzi mi cresce.

ANNA - Cerca di deviare il corso delle idee qualche volta solleva. Pensato, per si sente:

GIORGIO - (fosse infastidito? Fosse lusingato? Non si seppe mai) Sai di tabacco dalla testa ai piedi. Par di tenere fra le braccia un toscano. (Evidentemente intende un sigaro toscano, non un abitante dellEtruria. Nella particolare circostanza, non oserebbe mai).

BRUNO - E lunico profumo, mescolato a quello della mia pelle, che riesco ancora a sopportare.

GIORGIO - Ti annusi, pure!

BRUNO - Mi annuso. Fumando, annusando, che male ti f?

GIORGIO - Feticista anche del naso! un precipizio.

BRUNO - Ebbene, s: n me ne vanto n me ne pento. Non son come tu mi vuoi, ecco tutto.

GIORGIO - Non possibile: par di entrare in una tabaccheria. Se non vuoi perdermi devi smettere di fumare.

BRUNO - Preferisco perderti.

GIORGIO - A questo punto!... Le miserie dei grandi amori! Posposto a una sigaretta!...

CLELIA - In seguito, cercher di trattenermi. Ne prendo impegno.

ANNA - Mica cercher, ragazza mia. Devi, assolutamente: dimenticartene. Vita natural durante.

CLELIA - D almeno, che mi perdoni.

ANNA - A questo patto, e pur che me ne lasci il fiato, ti perdono.

CLELIA - Di buon grado?

ANNA - Sarebbe unesagerazione. Accontentati del lecito

CLELIA - Dimmi il vero: tu non pensi bene di me, non puoi pensar bene di me, una sacerdotessa di Saffo che fuma!

ANNA - Piuttosto pericolosetta, in qualche momento, ma che ragione avrei di non dover pensar bene?

CLELIA - Persisto nellantico dubbio se tu sia pi degna di rabbia oppur dinvidia.

ANNA - Per cosa mai?

CLELIA - Il peccato! Non senti il peccato. Altro che fumo: il peccato.

ANNA - Ah, il peccato.

CLELIA - Vedi? Aliena. Proprio non lo senti Me, invece, m carcere e vergogna; la vergogna mi devasta crocifiggendomi al rimorso. Ti capaciti?

ANNA - Mi ci prover. Se sapessi che cosa darei per ricavarci le estasi che ci devi ricavare tu! Avrei almeno uno scopo nella vita. Sai la volutt: patire per i peccati della carne celebrati godendo e godere per i medesimi non celebrati patendo. poco gusto?

CLELIA - Lo chiami gusto!

ANNA - E da quando hai luso della ragione che stai a centellinartelo. Ci che non cesser mai di invidiare, io, in te lesser riuscita a trasformare le tribolazioni della morale in un afrodisiaco a effetto ritardato.

CLELIA - Non realizzi dunque, incauta, di barcollare, alla cieca, sullorlo di un abisso?

ANNA - Io no, pensa. A causa di che? Raccontami.

CLELIA - Io vivo, di continuo, nello spavento di quel che ti pu succedere, da un momento allaltro, e tu dici: raccontami.

ANNA - Risparmia lo spavento; potrebbe tornarti utile in seguito, non si sa mai nella vita.

CLELIA - Incoscienza dellottimismo! Fa conto, tra mezzora, dieci minuti, esci da questo tristo rifugio di umilianti volutt e, al primo passo, ti piomba sulla testa un balcone, vai sotto a un tramvai, ti investe una motocicletta, non fanno altro quei giovani briganti; ti fulmina una sincope, ti colpisce in fronte la pallottola vagabonda di un rapinatore dellagenzia del Banco di Napoli, qui sotto

ANNA - Alt! Posso scegliere?

CLELIA - Come fai a scegliere, sventurata? Sono infiniti, inopinati e fulminei i modi di sottrarre i peccatori a questo infetto pianeta ammobiliato. Hai fatto testamento, almeno?

ANNA - A che scopo? Sono io, semmai, che devo ereditare dagli altri, non gli altri da me. Vadano avanti loro, io non ho fretta; e, anche, detto fra noi, poco da lasciare.

CLELIA - Io lho fatto.

ANNA - Brava.

CLELIA - Ho lasciato tutto a te, compresi i diritti dautore della biografia di Santa Teresa che si vende come il pane.

ANNA - Grazie, son contenta, mi sforzer di leggerla, dopo essermi informata di ci che si pu saltare: tutto, mhanno detto.

CLELIA - Tu, invece

ANNA - No, no. Io no. Porta male. E se il destino sar cos carogna, mi trover intestata e se la sar voluta.

CLELIA - Eterna cicala! E cos, nemmeno una parola almeno di rammarico, un messaggio, un ricordo, nessuna eredit daffetti, niuna gioia dellurna.

ANNA - Di che?

CLELIA - Si pu essere pi imprevidenti? Ma, nel caso di una disgrazia nulla di meno improbabile cosa gli racconti quando ti trovi seduta davanti a lui?

ANNA - Perch, ti fanno anche sedere?

CLELIA - Cosa vuoi, che ti lascino in piedi? Ti fanno accomodare persino in pretura!

BRUNO - Posso accendere una sigaretta, adesso?

GIORGIO - Puoi dar fuoco anche al palazzo. Non sar la mia opinione a poter fungere da estintore. Quale influenza ho mai avuto su di te?

BRUNO - Toglimi una curiosit: sono stato bravo, almeno?

GIORGIO - Pi della settimana passata, meno, certo, della settimana prossima.

ANNA - Scioglimi un dubbio: lui chi, scusa?

CLELIA - Chi, chi?

ANNA - Il pretore, quello che ti fa sedere. E non dirmi che ti offre, magari, anche un vermut.

CLELIA - Lui, Anna!! Lui. Non bestemmiare.

ANNA - Ah, Lui, colla lettera maiuscola. Che distratta! Non avevo fatto mente locale. Sempre eccessiva, tu.

CLELIA - Su! Cos che gli racconti, quando si tratter di giudicarti? Rispondi.

ANNA - Che ti devo dire?... Improvviser. Qualcosa mi verr. Dopotutto, perdonare il suo mestiere. In fondo, con quello che deve aver ascoltato da quando sta l colle orecchie tese, io faccio parte dellordinaria amministrazione. Chiss anche se, per una peccatrice di buoncomando come me, si disturba personalmente e non deleghi un assistente qualunque fuoriruolo. Ne capace, stracco come deve ritrovarsi, povero vecchio.

CLELIA - (sconsolata) Improvviser!... Senza fede, senza pentimento Bambina sventata! Allinferno finisci, dritta, nelle profondit dellinferno, senza attenuanti e per leternit. E io peggio, qui a espiare soffrendo il doppio, per te e per me, trascinando questa croce fin sulla vetta del calvario: la mia punizione per averti sedotta!

ANNA - Ecco il vero problema: a proposito, fosti tu a sedurre me, o io a sedurre te? Sta un po zitta e lasciamici riflettere. Mi incuriosisce. Quel che sicuro che avrei dato nonsisach pur di affondare la faccia nel tuo grembo profumato.

GIORGIO - Bruno?

BRUNO - S, caro

GIORGIO - Sei l?

BRUNO - E dove vuoi che sia?

GIORGIO - Ti sento talmente distante.

BRUNO - Vuoi dire?...

GIORGIO - Scomparso, dileguato, dissolto estraniato, intendi? Estraniato.

BRUNO - Alieno, no?

GIORGIO - Certo, anche alieno C caso che tabbia deluso? Dimmelo.

BRUNO - Tu devi vincere il complesso della delusione, figlio mio.

GIORGIO - Perch? una prova di attaccamento, di modestia.

BRUNO - E una rottura di coglioni!

GIORGIO - Non cos volgare, per piacere, sai che mi fa male.

BRUNO - E allora diciamo: un abietto arnese di ricatto.

GIORGIO - Non mi guardi nemmeno. Che dico? Non mi vedi nemmeno.

BRUNO - Hai un muso lungo tanto; ti vedo, ti vedo.

GIORGIO - Di profilo e con un occhio solo. Mi vedi, seppur mi vedi.

BRUNO - Mi basta.

GIORGIO - Appunto. Perch di profilo non ci guadagni. Puoi ben dire di conoscerla a fondo, larte di torturare indirettamente.

BRUNO - Lasciami finire in pace la sigaretta. Poi, ti d unocchiata di fronte. Parola.

ANNA - (come una schioppettata) Io! Fui io, giovinetta, a sedurre te, in quella torrida giornata dagosto. Sai cosa me lha fatta ricordare? Le cicale! Ci ho lasciato i timpani su quel prato. Come mera potuto cadere di mente?

CLELIA - Generosit che non inganna. Non caricare di una menzogna di pi le tue colpe per alleggerire le mie. Non mi vedrai mai cedere su questo punto. So troppo bene, e rivendico tutta la responsabilit, di essere stata io a corrompere te, e non viceversa. Questione chiusa. Non cerano cicale, solo formiche, complici alla tua corruzione.

ANNA - Fa spavento la celerit come si deteriorano i discorsi con te. Non sera ancora finito di chiamarla sedurre ed gi diventata corrompere.

CLELIA - Sedurre, corrompere, che differenza fa? Perch ostinarsi a sottrarre immeritevolmente legna allincendio del mio rimorso? Che, almeno, non mi si privi della consolazione di soffrire della mia indegnit.

ANNA - Ma s! Soffri pure senza economia. Dacci dentro, dissipa, sciala. In tempo di rincaro generale, ancora il lusso pi a buon mercato.

CLELIA - Grazie. Ne approfitto senza perder tempo.

ANNA - E ti senti gi un po meglio. Ammettilo.

CLELIA - Miserie.

ANNA - Per gi qualcosa.

GIORGIO - Ehi!...

BRUNO - Ancora?

GIORGIO - Una domanda e basta: se morissi, cosa faresti?

BRUNO - Verrei al funerale, naturalmente. Contaci.

GIORGIO - (la delusione personificata) Soltanto?

BRUNO - Cosa potrei fare di pi? Salvo, beninteso, lo strazio interno per il quale non basterebbe Leopardi a dosi giornaliere.

GIORGIO - Hai detto interno? Significherebbe, aldifuori, invece, disinvolto, fatuo, garrulo e sorridente come niente fosse, il solito uomo di mondo di tutti i giorni, insomma, insaziabile di piacere?

BRUNO - I grandi dolori, non dovresti ignorarlo, non si vanno a gridare sui tetti. Forse, metterei, anche, un necrologio sul Corriere della Sera. Vedremo. Ci penser.

GIORGIO - Questo forse, legato a questo anche, non te li perdoner fin che campo.

BRUNO - Mi nota la tua avversione per gli avverbi. Fa paio colla mia per i puntini.

GIORGIO - I tuoi avverbi!

BRUNO - I tuoi puntini.

GIORGIO - Fuma, fuma Sai cosa farei io, viceversa, se morissi tu?

BRUNO - Lascia perdere. Deciderai al momento, se sar il caso.

GIORGIO - Gi deciso. Lo sai?

BRUNO - A che sforzare la materia grigia, quando hai gi preparata la battuta tu? Ti sciuperei leffetto.

GIORGIO - Mi sparerei, ecco cosa farei; ed ecco cosa doveva rispondere un amico vero: mi sparerei! Sulla tua bara.

BRUNO - Si fa per dire.

GIORGIO - Vedrai!

BRUNO - Non ci tengo proprio. Sarebbe difficile, del resto.

GIORGIO - Sar.

BRUNO - Sarebbe.

GIORGIO - Cinismo e basta. Che vita, miodio!... Il fondo della tua natura non che indifferenza e crudelt. Ebbene, sappi che io sono rassegnato e pronto a essere sepolto e dimenticato. Non cos mi fregherai!

BRUNO - Non obbligarmi a risponderti che ti prendo in parola, che, poi, ti arrabbi.

CLELIA - No, no, un piede oltre questa soglia e confessione radicale immediata. Non posso concepire di vivere ad alto rischio come te. Ai piedi dun sacerdote senza por tempo in mezzo. Guai rimaner scoperti anche un momento soltanto. Malcapitata che il mio confessore abituale, che sapeva tutto di me, fuori uso, a letto con una gamba rotta; e quello che lo sostituisce tanto meno esperto e meticoloso. Smemorato come si dimostra, gli devo raccontar tutto daccapo, ogni volta, particolare per particolare e guai se mi confondo, dice che lo inganno.

ANNA - Hai cambiato confessore?

CLELIA - Ma s. Per forza. Una peccatrice senza confessore come un piroscafo senza ancora. Sar fatalit, oggi non puoi pi contare su del personale spiritualmente qualificato, di tua fiducia e scelta.

ANNA - E come colle COLF.

CLELIA - Fa conto. Quello di prima erano anni. Mi capiva al volo, sera creata una consuetudine, sapevo quel che mi aspettava. Questo qui, viceversa, misericordia!... mah va a estri. Una volta ti fa sentire una criminale, la volta dopo ti tratta da agnello sacrificato. Ha unidea del peccato che neanche le previsioni del tempo. Dun volubile che non ti dico. Un po volubile lo era anche nostro signore, daccordo, ma non al punto di questo qui. Esagera. E sconcerta. Si sente, intendi, che non sicuro e una finisce col perdere il termometro della propria coscienza. Mi spiego?

ANNA - Sai, non che io sia molto competente in materia. Ma mi par di s.

CLELIA - Mai due volte la stessa penitenza. Continui alti e bassi. Possibile? Pare che lo faccia apposta: le montagne russe! Diventa un indovinello. In fin dei conti, il peccato sempre il medesimo. Tanto deve dar tanto.

ANNA - Calcoler sul piacere che uno ci prova.

CLELIA - Si degnasse di domandartelo, lo capirei, ma decide lui di testa sua? Che ne sa?

ANNA - Si regoler a pelle, volevo dire ad occhio, secondo parametri suoi personali: ci che proverebbe lui nei panni del peccatore, insomma: il proprio vissuto, in altre parole, come si dice.

CLELIA - E una teoria. Mentalit moderna, siamo sempre l.

ANNA - E anziano?

CLELIA - Macch; giovanissimo, questo il bello.

ANNA - Vuoi vedere che dipende da quello?

CLELIA - Io lo capisco, povero figliolo, ma non si giudicano i peccati altrui sul metro delle tentazioni proprie, scusa. La guida di unanima non la guida di una bicicletta.

ANNA - Eggi, il manubrio differente, anche questo vero.

CLELIA - Ne risente il sistema nervoso, capisci? Non sai mai se sei in discesa o in salita.

ANNA - Colla tua allergia morale, un bellinconveniente.

CLELIA - Secondo me, ci che gli manca la ferma coscienza di certi valori stabili. Coltivo solo la speranza che don Saverio guarisca presto e queste spossanti oscillazioni penitenziali cessino. Con lui si viaggiava in piano.

ANNA - Quantera lo scotto secondo la vecchia scuola?

CLELIA - Paternostro pi, avemaria meno, quindici e quindici generalmente. Pi quando proprio aveva il nervoso un paio di gloria sotto Natale e lungo la settimana santa, con la raccomandazione di saltare i venerd, per facoltativa. Era molto possibilista. Severo ma non immite verso la carne: un uomo giusto.

ANNA - Mi pare un tributo equo. Direi persino economico.

CLELIA - Non tanto lammontare. Il prezzo prezzo e pagarlo sacrosanto: nati non fummo a viver come bruti. che, adesso, non mai due volte lo stesso: o intolleranza o lassismo. Non si pretende il calmiere, ma, dal troppo al niente, ce ne corre.

ANNA - E se cambiassi confessore? Dico cos, intendiamoci senza cognizione del mercato.

CLELIA - Per carit. Rischio di peggio. Tu non hai idea. Con questi preti del giorno doggi, non conosci mai di che morte devi morire. Dopo il concilio, stato il caos. Non sai pi quanto costi la tua anima. Questo qui, immaturo e imprevisto fin che vuoi, ma almeno, alto, pulito, simpatico, rispettoso, cita SantAgostino a mente, fa la doccia e si fa la barba tutti i giorni. Ha quel gran difetto: la volubilit.

ANNA - Chi non ha difetti, figlia mia!?...

GIORGIO - E troppa pretesa chiederti di smetterla un momento di pensare alle gemelline?

BRUNO - Chi ti ha detto che penso alle gemelline?

GIORGIO - La tua mutria, la tua pelle, il tuo fiato, le tue maledette sigarette Ti conosco meglio e peggio di me stesso. Per tutto il tempo, non hai fatto che pensare alle gemelline. Cos, non stanno bene? Non sono degno di saperlo? Non posso partecipare?

BRUNO - Dopo il morbillo, stanno benissimo. Fin troppo.

GIORGIO - Son contento. Permetti?

BRUNO - Per; su, dillo: per

GIORGIO - E tu, come fai ad essere cos sicuro che, adesso, aggiunger un per?...

BRUNO - Lo so. Ti conosco anchio: il momento del per. Vedi, ormai il guaio, tra noi, che ci si conosce troppo. Ed regola di questo mondo che, pi ci si conosce, meno ci si sopporta.

GIORGIO - E allora, per, una volta tanto sempre meno frequente che ci si incontrasse e si sta insieme sempre meno ammetterai che possa disturbare rendersi conto che hai la testa infestata dalle gemelline, tanto pi quando stanno benissimo dopo il morbillo

BRUNO - E male pensare alle proprie figliolette?

GIORGIO - Mai pi semmai, doloroso sentirsene escluso - . Mi limito a constatare che non troppo di buongusto non cessare di pensarci quel minuto, quei trenta secondi E chiedere la luna pretendere il rispetto di un momento di oblio al momento giusto? Chiaro?

BRUNO - Chiaro. So decifrare anche i puntini, non preoccuparti. Vivi nei puntini, tu! Come un dado nel brodo.

GIORGIO - Perch, vedi, il legittimo pensiero della propria prole se ne tira inevitabilmente dietro un altro, se non lo sai.

BRUNO - Vale a dire?

GIORGIO - Nella fattispecie

BRUNO - Nella cosa?

GIORGIO - Nella fattispecie.

BRUNO - Da inserire immediatamente nel Guinness dei primati! Scommessa la testa che mai, da che mondo mondo, stata pronunciata la parola fattispecie tra due uomini a letto insieme alle cinque della sera. E nemmeno in ore diverse.

GIORGIO - Bene, dora in poi non si potr pi dire. Oggi stata pronunciata.

BRUNO - Fuori, dunque, il pensiero che si tira dietro, nella fattispecie, il pensiero della prole.

GIORGIO - Quello di colei che lha messa al mondo, n pi n meno.

BRUNO - Se lo dice un ginecologo!...

GIORGIO - Collaggiunta conseguente che non n gentile n piacevole trovarsi idealmente in tre in certe situazioni. E specie quando il terzo incomodo la moglie del proprio

BRUNO - del proprio?

GIORGIO - Compagno.

BRUNO - Eufemista!... Credi che, domattina, sul Corriere si potrebbe leggere: Insospettabile odontoiatra fulminato dal ridere durante uno squallido convegno col compagno del cuore senza essere comunista?

GIORGIO - Basta. La tua vocazione e disgustare sempre. Non eri cos sul fronte di Cassino.

BRUNO - Ti disgusta il coraggio di parlar chiaro, chiamando la realt col proprio nome? Oppure ti tarda che succeda? Cassino una delle regioni pi erotiche di codesta lussuriosa Italia.

GIORGIO - Precipitare nella trivialit fino al collo la tua vera vocazione. Saresti capace di spegnere una cicca sulle mammelle della Gioconda.

BRUNO - Eh, non mica una cattiva idea, sai! Ricordati, bel giovane: stabilito una volta per tutte che larte menzogna colla vocazione della verit (per, un bellosare), c pi naturalezza, salute e grazia nella fraterna emofilia dellinvito del padreterno che infonde la vita ad Adamo, sul culmine della Cappella Sistina, che non in tutta la sodomia sentimentale e complimentosa dei quattro secoli successivi messa insieme. E si tratta di Dio. Sodomia maschilit, lo si scorda troppo spesso.

GIORGIO - E noi, saremmo qui, ora, a far dellarte!?

BRUNO - Si pu escluderlo? Non triviale far sesso; triviale farlo romanticamente. Ed meno triviale ancora farlo tra uomini, eccezion fatta che uno dei due ci introduca un temperamento da donna. Mettitelo bene in testa. In questo caso, tanto vale sposarsi.

GIORGIO - (mentre gli va di traverso un singhiozzo) Come, calpestando ogni ideale, hai fatto tu, vero?

BRUNO - Visto e considerato che tu non te la sei sentita di maritarti, io mi sono ammogliato, correndone tutti i rischi, non esclusa la schiavit della procreazione, che ossessiona allo spasimo la mia degna consorte.

GIORGIO - Qualifica rischi le sue bambine!

BRUNO - In un certo senso.

GIORGIO - Dio, dio, dio darmi del bel giovane!

BRUNO - Non tha fatto piacere!

GIORGIO - Ma darmelo in faccia!...

BRUNO - E dove lo vuoi?...

CLELIA - Domando e dico come si fa a chiamarsi Elio? un nome da prete, Elio? Don Saverio, ecco un nome da prete. Elio. Cos pieno di futilit e di superbia! Don Elio. Capirai!

ANNA - Va l. Elio. Evoca il sole, lenergia, il calore, la luce, la vita.

CLELIA - Hai voglia. Magro peggio dun fil di ferro, lungo, secco come la fame: meno di cinquanta chili distribuiti sul percorso di un metro e novanta. Dove ha disperso il resto a cui si aveva diritto?... Ora che ci penso: Tony Perkins ma s: Tony Perkins sputato; sempre tutto a posto, elegante, come appena uscito da uno scatolino di raso: luomo serpente in confezione Christian Dior Fammi riflettere se non sia anche profumato; sicuramente, si deve fare le unghie, te le senti nella carne come una punizione Ma quegli occhi! Fanatici e spiritati. Pupille alla fiamma ossidrica, Anna; impietose e crudeli di uno che divora se stesso, senza un attimo di respiro, col fuoco di uninteriorit inesausta Scorticato vivo! Come me!

ANNA - Innegabilmente, non ti manca larte del ritratto.

CLELIA - Non mi sbaglio. che, per certe cose, possiedo una sensibilit medianica S, s, non c dubbio. Spaventoso, povera anima tormentata: don Elio non si perdona niente, ecco la soluzione! Ma come ho potuto non rendermene conto?

ANNA - La zona meno chiara sempre la pi prossima alla lampada.

CLELIA - Che risorsa, eh, la conoscenza della Bibbia!...

ANNA - Faresti meglio a dire che conforto.

BRUNO - Non prendermi a calci, tu. Non vorrei diventare un feticista anche del piede.

GIORGIO - Infelice amico mio, non sei che un povero fascio di feticismi scompaiati.

BRUNO - Tanto pi.

GIORGIO - Non lho fatto apposta. la solitudine dei miei piedi malinconici che vanno, da soli alla ventura, in cerca di compagnia.

CLELIA - Sai cosa ti dico?

ANNA - Non ne ho idea, ma, da te, mi aspetto di tutto.

CLELIA - Porta il cilicio!

ANNA - Il cilicio, Gran Dio!?

CLELIA - Quello sguardo, quel fuoco, quella magrezza, la furibonda severit molcita dalle soavi indulgenze: altrettanti segni inequivocabili: la sindrome del cilicio.

ANNA - Ed io che lo credevo un arnese in disuso dai tempi dei tempi, leggendaria eredit dei secoli bui.

CLELIA - Cieca, ingenua e ingenerosa! Ma non ti accorgi la beatitudine della sofferenza trionfante nella luce di certi sguardi che ti passano accanto?

ANNA - Io no, pensa. Credo che si tratti di emicranie, calli, mal di denti, lombaggini

CLELIA - Vuoi che te lo dica? Qualche volta anchio!... Lebbrezza della lusinga, il vagheggiar della tentazione

ANNA - No, tu no!... Lalabastro delle tue carni Sarebbe un sacrilegio.

CLELIA - Purtroppo, me ne manca la tempra. Mi beo solo della vertigine.

ANNA - Meno male, va l, la vertigine non lascia cicatrici.

CLELIA - (ancora un brandello di Bibbia) Molti sono i chiamati, pochi gli eletti, ahim!

ANNA - Ecco, a proposito: francamente, confidenza per confidenza, mai che sia riuscita a capire sta celebre sentenza cosa significa.

CLELIA - (soprapensiero) Sai che neanchio, adesso che mi ci concentro su.

ANNA - Per anni mi ci son rotta la testa: impenetrabile.

CLELIA - Per, profonda e questo limportante. un ricostituente dello spirito. (e, come tutti i ricostituenti, fa bene a tutto e a niente).

ANNA - Certo, per chi possiede una vita spirituale ad alto voltaggio come voialtri, deve essere un peso immane sopportare la squallida realt.

CLELIA - Per chi parli?

ANNA - Per entrambi, povero figliolo.

CLELIA - Mah

ANNA - Mah Mah

CLELIA - Tu lhai detto due volte.

ANNA - Ne ho anche diritto. Permetterai Tu ci hai fatto labitudine.

BRUNO - Che fai, adesso? Piangi?

GIORGIO - Non te ne curare.

BRUNO - Abbi pazienza, tireresti per i capelli un santo Dimmi tu: dopo una giornata di lavoro, uno proverebbe il bisogno di un po di relax e invece gli toccano manfrine cos.

GIORGIO - Vorrei vedere te, come mi tratti.

BRUNO - Mi conosci pure come son fatto, no?

GIORGIO - Mi odi. Non ardisci confessarlo, ma mi odi. Nellintimo, dico.

BRUNO - Basta colle bambinate. Piglia questo, piuttosto.

GIORGIO - Cos?

BRUNO - Cosa vuoi che sia? Il solito fazzoletto. Toh. Asciugati gli occhi e soffiati il naso. Non fai che tirar su.

GIORGIO - (obbedendo) Lo tenevi gi preparato.

BRUNO - Si capisce.

GIORGIO - Tutto previsto.

BRUNO - Naturalmente Cosa dovrei dire io? Anche stanotte, scommessa la testa.

GIORGIO - Che colpa ne ho? la mia ossessione. Alla vigilia di ogni incontro. Non posso farci niente. So io quel che darei per evitarlo. tutto come vero. Ti rendi conto? Vero! Si fa presto a parlare. Bisognerebbe provare quello che provo.

BRUNO - E tu imbottisciti di tranquillanti, mettiti a mollo in un bagno caldo, macinati unora di footing; fa una cosa: leggiti un paio di poesie di Montale; non c niente di meglio per vuotar la mente colla scusa di farsi una cultura.

GIORGIO - Son fin ricorso a dosi da cavallo di Pasolini che tanto pi arrabbiato, scoraggiante e pieno di minacce. Niente fa niente. Sei forse padrone dei tuoi sogni, tu?

BRUNO - Caschi male. Mai fatto un sogno in vita mia, io. O, se ne faccio, me li dimentico prima ancora di terminarli.

GIORGIO - Mica tutti son altrettanto fortunati.

BRUNO - Un nevrotico, ecco cosa sei.

GIORGIO - Hai scoperto i garofani.

BRUNO - Consulta uno specialista. Va dal Musatti. il suo pasto quotidiano. Ti accoglierebbe a braccia aperte. sempre in agguato per casi del genere.

GIORGIO - Gi, e gli racconto che, la notte precedente ogni convegno amoroso col mio amico, sogno che stiamo percorrendo la panoramica del lungolago e, per una manovra imprudente, si precipita trecento metri sottacqua; e devo assistere terrorizzato allo spettacolo atroce che lui mi affoga al fianco Dovresti vederti, Bruno: gli occhi fuori dalla testa, la bocca spalancata: che fame daria! Uno spavento. E io, l con te, che non posso far nulla. Hai in mente quel film?... I diabolici?! Nemmen da paragonare, rose e viole, un film comico, in confronto.

BRUNO - S, per tu sopravvivi sempre. abbastanza strano.

GIORGIO - In questo, appunto, consiste la crudele tragicit del sogno: la cond

ANNA - di dover assistere inerme alla tua agonia. E la tiri lunga, lunga Ti strangolerei! Le facce che fai! Gassman che, pure, non scherza, in confronto, un filodrammatico. E io, sempre sognando, arrabbiato di non aver una macchina da presa, penso, pensando che penso: Ma perch deve darsi da fare tanto a patire, quello l; perch non si decide a morire e la smette di farmi soffrire collo spettacolo della sua sofferenza? una cattiveria bella e buona. Mi assale il sospetto, comprendi, che lo faccia apposta. Per dispetto.

BRUNO - Ma tu, in tutte queste catastrofi lacustri, non muori mai?

GIORGIO - Mai, mai. Io patisco soltanto. Incarno lo strazio. E non me lo risparmio.

BRUNO - Ah, incarni. questo che, una buona volta, mi devi spiegare, figlio mio

GIORGIO - Perch continui a chiamarmi figlio mio? Sembra un incesto abusivo.

BRUNO - Per non chiamarti figlio di qualcun altro. Imprigionato dentro a unautomobile, sprofondato in fondo a un lago, e tu, a pelo dacqua, vispo come una sogliola. Cosa sei? Anfibio? Impermeabile?

GIORGIO - Mah!... E un sogno.

BRUNO - Te lo dico io cos, senza bisogno del Musatti. Una voglia vigliacca di farmi la pelle, .

GIORGIO - Bruno!... Come puoi solo pensare la met di un pensiero simile?

BRUNO - Gi, che sei un pensatore!... E, naturalmente, sempre il lago di Como, vero?!...

GIORGIO - Che posso farci?... Ci andavo in villeggiatura da piccolo, col mio pap.

BRUNO - Magari quel ramo che volge a mezzogiorno tra due maledette catene non interrotte di monti, collantipatia che mi sono sempre tenuto in corpo per gli itinerari manzoniani.

GIORGIO - A un paio di chilometri da Lecco. E pieno di curve. Io non ne ho colpa, dipende dal Comune.

BRUNO - Non c pericolo: non cambi mai laghi tu. Sei certo di non aver investito anche don Abbondio, per caso?

GIORGIO - E stato per scansare un Tir svizzero.

BRUNO - Che ci faceva l un Tir svizzero? Questo me lo devi spiegare.

GIORGIO - (spalancando, rassegnato, le braccia) Fatalit! Transitava.

BRUNO - Ovviamente, sulla strada, assenza di qualsiasi anima viva per darci una mano a cercar di tirarci di tirarmi fuori. Non passa mai nessuno durante i tuoi notturni sorpassi omicidi.

GIORGIO - Questa volta, passavano. Era gi mattina.

BRUNO - E evidente che se ne sono sbattuti le balle. Peggio ancora!

GIORGIO - No, poveretti, si sono tuffati subito, senza nemmeno cavarsi le scarpe.

BRUNO - Eh gi! Ma non c stato nulla da fare, vero? Vuoi vedere che fosse stato altrimenti!

GIORGIO - Sono annegati anche loro, hai indovinato. Atroce.

BRUNO - Soltanto tu non anneghi mai nei laghi lombardi. Circoli col galleggiante incorporato.

GIORGIO - Erano dei boy-scouts tedeschi pieni di vita, troncati nel fiore degli anni. Son restati laggi.

BRUNO - Son contento. Gli sta bene. Mancava solo lumiliazione di venir ripescato. In quei luoghi ci ho fatto la resistenza e mi vado a far salvare da due tedeschi! Collaria della vittima, tu sei capace di tutto.

GIORGIO - Scusami, non lo sapevo.

BRUNO - (apodittico) La prossima volta, guido io!... Era la solita Ritmo?

GIORGIO - Macch. Una Mercedes spider, decappottabile, nuova, appena sdoganata, un occhio della testa.

BRUNO - Di bene in meglio, ci vogliamo rovinare: funerale di lusso, questa volta. E balza fuori dalle lenzuola come un grillo, infilandosi fulmineamente slip e tutto.

GIORGIO - Mi lasci?

BRUNO - (mentre si riveste) Sono in ritardo per il ricevimento di stasera e, prima, mi aspetta la dentiera del prefetto. Ce ne fosse una che gli sta su! Gli schizzano di bocca colla violenza di una Colt, mirando gli occhi dellinterlocutore, e, a chi tocca, le conseguenze oculistiche non si fanno attendere. Scatto e bersaglio. Tremo al pensiero di ci che pu accadergli durante il discorso ufficiale, se lo fa in faccia al Presidente della Repubblica, che, a dentiera, non deve star meglio di lui. Si rischia di assistere a un duello allultimo occhio; e non che per i film western abbia molta simpatia.

GIORGIO - Stasera, ti giochi la carriera.

BRUNO - Puoi ben dirlo. Bene che vada, stasera, di sicuro, ci scappa il cieco. Sta per finire di vestirsi e lo fa in silenzio, concludendo collaccendere lultima sigaretta

GIORGIO - Stagli distante, ti raccomando. Sar in pensiero tutta la sera. Fammi un colpo di telefono per rassicurarmi com andata. Magari tardi.

ANNA - Toglimi una curiosit: veste abiti borghesi?... Come si chiama?... Il clergyman?

CLELIA - Sei matta? Questi casual postconciliari!? Mai al mondo. Ti pare tipo? Classico, in longis: gabardine talare che batte sulla fibbia del mocassino; sciancato in vita, una fila di 76 bottoncini di seta, dal collo alla punta del piede, e un olezzo impercettibile di Colonia Coty.

ANNA - Deve essere una creatura squisita. Non mi dispiacerebbe conoscerlo.

CLELIA - Sai che comincio a vederlo sotto una diversa luce?

ANNA - Mi sa che sia quella giusta.

BRUNO - Ti saluto, ciao.

GIORGIO - Vai via cos?

BRUNO - Ho dimenticato qualcosa?

GIORGIO - Decidi tu La mano, almeno, quella ti degni di stringermela? Non dovrebbe dispiacerti, la mano. (gli stava allungando al sinistra. Si corregge) Toh Ah no.

BRUNO - Scusa. (si stringono la mano) Ci si vede.

GIORGIO - Vuol dire che la prossima volta, far di tutto per cercar di far transitare sul lungolago un paio di francesi.

BRUNO - Li preferirei spagnoli. Non accetto n tedeschi n svizzeri Basta anche uno solo, pur che sappia nuotare. E, se non lo vuoi vedere andare a fondo, fagli levar le scarpe, che non siano scarponi, ciao.

GIORGIO - Ti saluto. Ma ho la primavera nei sensi e lautunno nel cuore.

BRUNO - Ti sei messo in un bel guaio col barometro. E, dalla loro parte, buio totale e perpetuo Ma ora di congedo anche in zona Gomorra. Come Venere ciprigna dalle glauche acque del Mediterraneo, Anna, carni dalabastro, sorge dalle purpuree coperte e comincia a rivestirsi. Lo fa senza fretta, palesemente compiacendosi del proprio corpo ignudo.

CLELIA - Non esibirti nuda cos. Limmodestia avvilisce.

ANNA - Perch? Non mi vede nessuno.

CLELIA - Ti vedo io.

ANNA - Che fa?

CLELIA - Fa E turba.

ANNA - (ha gi indossato la sottoveste e si sta spazzolando i capelli) Macch

CLELIA - E gi ora?... Cos presto?

ANNA - Mero scordata che devo passare dal parrucchiere per la mascherata di stasera Macch Tra la tua spazzola e i miei capelli lincompatibilit assoluta. Debbo tener a mente di portarmene una da casa.

CLELIA - Lascia stare. Ci penso io.

ANNA - E il discorso di ogni volta. E, regolarmente, te ne dimentichi.

CLELIA - Questa quella buona. Prendo impegno.

ANNA - Vecchio sistema: nodo al fazzoletto e conservare in borsetta il fazzoletto annodato.

CLELIA - Eseguir. Parola.

ANNA - Ecco fatto. Ci si rivede il quindici alle cinque?

CLELIA - Per carit, il quindici no: il venerd santo.

ANNA - Perdonami. Dopo Pasqua, allora. Mi telefoni tu?

CLELIA - Daccordo. Devo farti anche gli auguri. Ti telefono io.

ANNA - Bene.

CLELIA - Anna

ANNA - S.

CLELIA - Me lo fai un piacere?

ANNA - Dimmi.

CLELIA - Lo dai un bacio per me alle gemelline? Col cuore. Di loro: una signora sconosciuta.

ANNA - Sar fatto.

CLELIA - Non te ne dimenticherai? Mi struggo di conoscerle.

ANNA - Perch dovrei dimenticarmene?

CLELIA - Non so Sei sempre come una che sia in un altro posto, colei che passa e va.

ANNA - Clelia, Clelia! Dimenticati le vecchie canzonette: nulla di meno intonato al tuo temperamento. Scappo E non crucciarti pi del necessario per gli alti e i bassi dei valori morali in borsa. leconomia pi dissestata che esista. Sono tempi di inflazione. Dio mio che tardi!... Unocchiata allorologio ed il nulla. Ah, ma un attimo prima, astratta, irreale, del tutto inattesa: Don chi, hai detto?... Davvero strano nome per un prete Sa di vento e di farfalle. Ciao Ciao. -2- Di colpo, un torrente di luce invade un opulento non meno che obbrobrioso spogliatoio-salotto rosa-confetto, o verde-mela, o blu-elettrico, o viola-porpora, o bianco-argento, o quel che verr in mente al buon gusto del cattivo gusto dello scenografo, ammesso e abbondantemente concesso che lobbrobrio sia compatibile col buongusto e tenuto conto che, in dimensione altoborghese, pi su si sale e meno diventa impossibile, qui essendo su parecchio, almeno giudicando anche solo dal reddito dichiarato, il quale, naturalmente, non supera la met di quello reale, e siamo gi tra evasori onesti. Tra i primi oggetti a ferire, consolando, pupille e timpani, incorniciata dalla porta, sta la sfolgorante

ANNA - in tutta la fosforescenza irradiata da una giovane carne sazia, ancora la mano sullinterruttore. Fermo l, un momento, il morbido animale si riempie i polmoni assaporando un goloso respiro. Poi viene avanti indolente; la pigrizia, che tutta la intride, le fa scivolare dalle spalle la pelliccia, il paletot, il soprabito, o altro, oppure nulla del tutto, che avesse addosso, a seconda della stagione in cui si fosse deciso di situare la sua inesemplare avventura; si lascia andare, sprofondandovisi sensualmente, tra le braccia di unobesa poltrona che non aspetta che lei; fa saltar via le scarpe che non chiedono che quello; si stira le vaghe membra feline, anelanti a nonsisach, e vuol dire nulla e tutto, per concludere agguantando, collaccidia sensuale duna morbida animalit, la cornetta dun citofono, il quale si trova l apposta e si inoltra, senza fretta, in una futile chiacchierata telefonica che compromette irrimediabilmente, presso lopinione pubblica e, forse, non del tutto a torto il suo gi precario senso della maternit.

ANNA - Funziona! Romeo, non mi dire! Il citofono funziona!... Se, poi, dovesse funzionare anche il telefono esterno, c da far gli scongiuri. Non oso nemmeno metterlo alla prova Dimmi tutto Non necessario. La cena compresa nella sfacchinata della cerimonia. Baster che lasciate un po di roba fredda in sala da pranzo, nel caso che il dottore al momento di andar a letto, ha sempre fame. A proposito, rientrato?... Infatti, sento muoversi nella sua camera Gli hai procurato le calze di seta?... Colla baguette? Sicuro che il frac voglia la baguette?... Stiamo accorti, perch; stasera, baguette s o baguette no, ci si gioca la reputazione; la democrazia non perdona Non avertene a male, quasi quasi faccio una telefonata al Pozzi Lhai gi fatta tu?!... E facoltativa?... Basta cos. I piedi del padrone sono sotto la tua giurisdizione Lo vedo. Sta sul divano Ma certo: tu ed Emma serata libera Le iene?... Capricci?... Danni?... Meno male Va bene No, altro, Romeo. Ah. Appena si fa viva la baby-sitter, pilotamela allapparecchio. gi in ritardo Speriamo bene. Tutto quanto ne so che si tratta di una laureanda bionda Gi, da un po di tempo, facciamo collezione di bionde, fa parte della divisa. Riattacca, solleva, dal divano, e controlla, un abito nuovo da sera: se latteggia variamente addosso; si giudica, si contempla, ne ha soddisfazione e gloria, tutto il tempo che le fa piacere, prima di venir sorpresa dal citofono mentre scuote, davanti alla specchiera, i bei capelli a onda, ridente, adagio per non farsi male S Benvenuta, signorina Complimenti. Ha un bel nome Non necessario. Conosciamo le sue referenze. Ebbene? Limpatto colle selvagge?... Era previsto. Non si lasci fuorviare dalla prima impressione. La soluzione finale si rivela, poi, meno peggio di quel che minaccia Ha ragione. Che vuole?, ci si scorda sempre di preavvisare Han fatto i tre anni la passata settimana Eggi. Noi si abituati, ma chi se le trova davanti allimprovviso Dapprincipio, anche noialtri, sa Non stato facile Unica differenza: il peso: dai tre ai cinque grammi a testa. Se lo figura, ogni volta Tanto sarebbe valso provvedersi di una bilancia da gioielliere: il dramma dellidentit, precisamente. Bastava che una avesse, o non avesse, fatto i suoi bisogni e, addio, diventava, subito, la propria sorella Adesso, per, ogni problema superato. Ci si abitua a tutto, anche se pare di avere una figlia sola in diverse copie, faccia conto i comunicati delle Brigate Rosse No, no, vada tranquilla, le dico: di una facilit unica Il pianto!... S, il pianto stato la nostra salvezza, pensi un po. Regolarsi sul pianto e non c bisogno daltro Oh bella!... Sicuro che piangono tutte, non vuole? Appena cominciano a frignare, una carezza e il dubbio cessa. Non ha che da far la prova: automatico: Clementina morde, Antonietta graffia, Paola ti ficca le dita negli occhi: tre individualit inequivocabili. E mai un errore. Non c pericolo Tutto qui. Non si pu sbagliare Me laspettavo. lobiezione di tutti: al caso, un pizzicotto ed fatta: riflesso condizionato, piangono per niente. Provi, le dico, sono abituate. Solo un po di prudenza perch sono anche astute e carogne. Semmai, basta un cerottino, li trova sul com Con Amalia, il caso diverso. Non ci creder: pi facile e meno pericoloso ancora. Dispone di un segno particolare inconfondibile, tutto suo: dice parolacce La quinta stata sfortunata, nata morta; era lunica un po differente; si sarebbe chiamata Adelaide e, cos, avremmo sistemato tutte le zie, purtroppo, il Cielo non volle, mah - No, no, inequivocabili: parolacce da trivio. Cara, le prime parolacce, ma ci pensa!... Dove le impara, chi gliele insegna? Capta! Tutte giuste, sa. Un dono innato una predisposizione congenita. Se ne render conto anche lei Non si pu. Irriferibili Non insista. Ci censurerebbero Da far arrossire un camionista: i bambini, quando colpiscono, colpiscono Un po la mia preferita, s. Di tutte, quella dotata di maggior personalit. Suo padre si aspetta molto da lei, e, anchio, non mi attendo poco: faccia solo che la parolaccia si configuri in concetto, mi spiego?... Eh, i figli! Sha un bel dire! Les enfants sont les enfants!... Ma che discorsi fa ?... Anzi ! Sfogo di mamma per tirar lora di codesto fastidioso impegno Dopo cena, sistemate nei loro lettini, si metta pure in libert c una poltrona comoda, la televisione piena di tasti, un vecchio film qualsiasi con Alain Delon lo sputa sempre Non mi dica!... Non le interessa Alain Delon?! Fenomenale Preferisce leggere Apre luscio, introduce una mano nello scaffale e, Agata Christie e Moravia, trova lopera omnia a sua disposizione, si cerca di tenersi aggiornati Le domando scusa. Con una laurea in filosofia in agguato e, Dio non voglia, probabilmente, ancora vergine, averlo saputo e le si faceva trovare la Critica della Ragion pura. Non succeder pi Oh, ormai: preistoria S, s, in fondo a qualche cassetto, deve esser finita anche la mia laurea Ben lieta, cara, argomento di pi per fraternizzare no?... Espressione interrogativamente divertita, come a significare: Sta a vedere sororizzare, le suona meglio?... E simpatica, lei Ah, ultima raccomandazione: pazienza col cane. poco pi di uno scarafaggio ma ha un carattere. Deve dormire con loro Lei, li lasci fare, ignori i loro rapporti. Guai metterlo fuori dalla stanza: di qua, sfasciano tutto esse; di l, sfascia tutto lui Ah, non lo si mai saputo: una simbiosi cos. Non transigono Se sapesse!... Ce le ha messe contro fin dal principio, una bestiola che non viveva che per noi, al guinzaglio del nostro sguardo. Da cos a cos Non avevo ancora terminato di spinger fuori lultima - S, era presente, altrimenti, come avrei potuto partorire? e aveva gi fatto la sua scelta: nessuna esitazione: un guanto rovesciato: rinnegati; tutto dalla loro parte. Sempre come di sentinella. Guerra dichiarata. Dovrebbe vedere i ghigni di sarcasmo che riserba a me e a mio marito: da spezzare il cuore e non c stato nulla da fare. Ci odia, dopo averci tanto amati. La banda dei cinque! Ha presente? Esse pazienza, non ci avevano conosciuti prima; ma lui!... Mah, se si potessero solo sospettare i segreti calvari delle famiglie!... C, allAteneo di Losanna, un etologo, una celebre barba bianca di fama mondiale parcelle svizzere, da capogiro - Potrebbe trattarsi, ha azzardato: un rarissimo caso di complesso del leone, al quale pare pare che, eccezionalmente, vadano soggetti i piccoli barboni; forse un caso su un milione: toccato a noi Ipotesi; di sicuro, men che niente Noi non siamo gente da approfittare di una sventura per specularci su andandola a sbandierare. Cos, col cuore a pezzi, senza pubblicit, si decise di favorire di questa rarit scientifica il giardino zoologico di Milano. la citt che ci ha dato la vita, ci parve giusto; e devo anche riconoscere che, una volta tanto, dalla Giunta semirossa, il gesto fu apprezzato. Non lavessimo mai fatto. Dovemmo farcelo restituire a spron battuto, lasciandole immaginare la figura col sindaco, fortunatamente amico di casa. Il cane, l, da parte sua, aveva sbranato tre innocenti bertucce che non gli avevano fatto niente; le gemelle, qua, da parte loro, dalla sera alla mattina, minacciate dal terribile complesso della tigre unaltra diagnosi milionaria delletologo elvetico, e le risparmio ci che ci si dovette sentire dire dopo averlo richiamato durgenza - Ah, non lho messa al corrente che egli si sposta sempre in land S, in land. Mica per disistima verso le ferrovie che, nel suo paese, per un riguardo, presumo, allindustria nazionale dellorologio, tengono ancora abbastanza gli orari, bens perch appassionatissimo dippica essendo proprietario dellunico cavallo da corsa, al mondo, affetto, garantisce lui, dal complesso della Ferrari esclusi i suoi che non confida ad anima viva, quel granduomo un casino di complessi a trazione animale fa pi presto, dice Proprio cos: uno dei tanti guasti della psicanalisi svizzera, e non sar n il primo n lultimo Che lapsus, santo iddio!... Ho limpressione di aver detto male di Jung e magari lei Come dice? E magari io?... No, guardi: io declino qualsiasi magari, mancherebbe altro Momento Si spieghi, finisca, interessante Listinto dellanimale dice - , il quale percepisce uninconscia avversione oddio, una minaccia, proprio alla maternit Ah, non dico mica di no, sa. Possibilissimo: sino alla frigidit, se mi vuole franca fino in fondo Cara lei, vorrei vederla nei miei panni, considerato, per giunta, che la predisposizione al parto gemellare pare una tendenza costituzionale So, so: il maschietto, lerede: il sogno maschilista di mio marito Il mio terrore, deve rendersi conto, ledizione multipla per la seconda volta. Dieci marmocchi in due parti, lo ammetter, sono un pensiero. Quando uno stato scottato dallacqua calda, finisce col tenersi distante anche da quella fredda Contribuire alla sovrappopolazione del pianeta? Non sia mai, ecco No, no, son qui tutta orecchi Lo so che usa Alquanto umiliante per entrambi, non trova? Ci sembrerebbe di far lamore collimpermeabile. Possibile, una psicologa del suo stampo, mai sentito parlarne?! Ce ne sono, s, di paradossi Fatalit, quella non la digerisco. Certi bruciori di stomaco!... Ossessione blocco nevrosi la chiami come meglio crede Cara amica, pardon, cara signorina, resto dellopinione che, per poca personalit che una donna, dotata di un minimo di rispetto verso se stessa, possegga, sempre in grado di escogitare qualche anticoncezionale di fantasia, pi sicuro, originale, gustoso e distinto Per carit Sono in ritardo, ho poco tempo e gliene ho fatto perdere Ma, odo degli strilli? Presto: faccia la prova: pizzichi. Attenzione al Tato: il cane. Ha nome Tato, s. A buonconoscerci Come, come?... Non riattacchi. Ripeta, per cortesia s (e quasi sillabando) Guai confondere un blasone con una comodit e scambiare una cautela per un ardimento. Trova? Lei la Sibilla, signorina. Ha una spiegazione per tutto Come ha detto? Detesta sentir contrabbandare un ripiego con una vocazione?... Brava. la via maestra per finire nei libri di lettura. O, meglio ancora, sugli altari, se una pi ambiziosa Di niente. E stacca di brutto mettendo gi, secca, la cornetta, proseguendo, esclamativa, con una parola che non proprio da lei; ma tanto vale, sono espressioni che cominciano a correre anche nella Milano su e pazienza, si cercher di non ricascarci pi. Stronza!... Subito, per, assorta, cercando di ricostruire tra s e s la frase: Guai confondere un blasone con una comodit e scambiare una cautela per un ardimento Aveva appena cominciato ed era stata gi raggiunta da Bruno, proveniente da una stanza comunicante. E in maniche di camicia, pantaloni da frac, sparato bianco, colletto duro sbottonato e piedi scalzi. Evidente che viene dalla propria camera dove si sta vestendo.

BRUNO - Parli da sola, cara?... Stavi dicendo?

ANNA - Niente, niente. La baby-sitter, una ragazza moderna e petulante; mi citava cosa mi citava? Un proverbio abruzzese.

BRUNO - Ah, la figlia di Iorio?!

ANNA - No, quellapriscatole di DAnnunzio no Mah, si sar trattato di Larochefoucault. Niente male.

BRUNO - Laroche, chi?

ANNA - foucault. Qualsiasi massima, anche la pi cretina, attribuendola a lui, non si sbaglia mai. Esiste solo per quello. comodissimo.

BRUNO - Di cosa non son capaci le baby-sitters del giorno doggi! E pensare che la mia balia non sapeva n leggere n scrivere; e mor convinta che Cristoforo Colombo fosse un piccione viaggiatore, affettuosamente chiamato cos in una famiglia amica degli animali. Tu non vuoi bene a quelle povere creature.

ANNA - Perch, tesoro?

BRUNO - A tre anni, scusa, le rendi preda di una baby-sitter capace di infestargli la mente con Larochefaoucault, uno che, alla mia et, con una laurea e una specializzazione, non sono ancora riuscito a decifrare come si scriva e a mala pena come si pronuncia.

ANNA - E per quale altro scopo credi che labbia fatto? Le colpe dei padri non si devono lasciare ricadere sui figli. La ginnastica mentale precoce non ha mai nuociuto a nessuno. Che, almeno, vengano su colla mente ventilata, considerato che han dovuto spartirsi in cinque lintelligenza destinata a una sola, e una porzione anche andata persa.

BRUNO - Ne parli come fossero altrettante idiote.

ANNA - Se mai qualcuno ne pu risentire, il cane. Ma non che nemmeno lui si comporti da aver diritto a dei riguardi particolari.

BRUNO - Ho capito, non sei di buonumore, stasera.

ANNA - Colla voglia che ho della manfrina mondana che ci aspetta!...

BRUNO - A proposito, non sei ancora vestita. Ma hai idea che ora ?

ANNA - E questione di dieci minuti. A differenza di te, io non appartengo alle donne vanitose.

BRUNO - A differenza di me, cosa?

ANNA - Che appartieni agli uomini vanesi. Ma la conversazione tra loro si va gi istintivamente ammorbidendo per una sorta di strana intesa che li accomuna senza volerlo, anzi quasi loro malgrado.

BRUNO - Vorrei vedere te, piuttosto, nei miei panni. Mi sembro una cornacchia.

ANNA - Va l che non ti par vero.

BRUNO - E allora, me lo fai il nodo a questo maledetto cravattino, brava come sei?

ANNA - Qua. Lui le va vicino per la bisogna.

BRUNO - E la tua specialit, no?... Era, quanto meno. Tempo passato.

ANNA - Ma se non stai fermo, tempo futuro Ecco. Servito. Lo spinge verso la specchiera che si contempli.

BRUNO - Perfetto. Tempo presente.

ANNA - (scrutandolo provocantemente da capo a piedi con unironia fatta sguardo) Il mio bel pavone nero. Sarai irresistibile. Lo sei gi dalla cintola in gi, peccato solo che il piede nudo debba celarsi nelle scarpe. Se fossi una compagna gelosa, e non ti conoscessi, stasera avrei valide ragioni di strappare gli occhi a tutta la grande Milano.

BRUNO - Ti accontenterai di voler dire, spero, a un po meno della met, ammessa lesagerazione.

ANNA - (ambiguit dalto grado) Immodestamente modesto: il tuo fascino: pi, pi della met mancherebbe altro!... Se gli occhi fossero mani, se gli sguardi fossero dita, se le sbirciate fossero unghie; e i desideri parole e i sospiri carezze e le voglie coraggi, poveri noi!... C chi spoglia per lussuria, c chi spoglia per invidia c chi spoglia per curiosit e c persino chi spoglia per compassione. Comunque, spogliare si spoglia sempre. Tutti. E inconfessabilmente.

BRUNO - Potrei fare il medesimo discorso io nei tuoi riguardi. O no?

ANNA - Altroch. Misera me se non fosse possibile.

BRUNO - Partita pari.

ANNA - Partita pari. Rimane lasse portante della nostra unione, no?

BRUNO - Io scender nella tomba senza aver risolto il problema se noi due ci si adorati oppure se ci si detestati.

ANNA - E leterno, ricorrente, mistero che si son portati sottoterra gi Adamo ed Eva. (un gesto significativo verso lalto) Una delle tante distrazioni del padrone che s dimenticato di metterli al corrente al momento di lasciarli soli ad arrangiarsi. Amore o odio? esaltante rannicchiarsi nel ricciolo di questo punto interrogativo.

BRUNO - Scambiare due parole con te sempre come risolvere un cruciverba.

ANNA - Fa conto. Specie potendo disporre di un compagno di gioco della tua levatura.

BRUNO - Tiri le sberle come altri tirano le carezze, e codesto il fascino segreto tuo. Cerca di far presto, cara.

ANNA - Cerca tu, piuttosto, di non sbagliar piede nelle calze. La baguette va allesterno. Perbenismo e correttezza non consentono diversamente, pare.

BRUNO - Star attento.

ANNA - Evitiamo scandali, se possibile.

BRUNO - Evitiamo scandali, se prudente. Entrambi in ribalta, direttamente alla platea.

BRUNO - Si pu essere pi perfetti borghesi di cos?

ANNA - Perfetti e marci. Laggettivo di rigore.

BRUNO - Domando scusa. Ho la tendenza a dimenticarlo. Non lo far pi.

ANNA - Non ci riuscirai.

BRUNO - Tu s?

ANNA - Io non mi ci provo nemmeno. comodo e non reato. Chi non ne approfitterebbe? Chiusa la comunicazione al pubblico.

BRUNO - Dieci minuti, hai detto? Te ne concedo undici.

ANNA - La tua proverbiale generosit. Non mi aspettavo di meno. Ma gi scomparso donde venuto. Lei consuma qualche tempo nellabbigliarsi. Quando si trova con un braccio dentro e un braccio fuori dallabito nuovo, riecco il citofono.

ANNA - Che succede?... Passami la telefonata qui, sullesterno, rispondo io Naturalmente che voi potete andare Scambia il microfono interno collesterno. Stavolta, pi un ascoltare che un rispondere. palese che, alla sua concisione, corrisponde altrettanta prolissit nell interlocutore. S E lei, avvocato?!... Altrettanto. Si sta vestendo Dica pure a me. Riferir!... Ah Ah S Ah, cos?!... Va bene Che vuol farci?... Noo, affatto. Cara Italia, amate sponde: nel nostro paese, sarebbe anormale il contrario Racconti, racconti, che la sento con piacere. Mi risparmia, domani, di leggerlo sul Corriere. E si accomoda sul divano per gustarsi meglio chiss che storia. Mmh Mmh Mmh Eggi, quel che si dice il foruncolo sulla gobba Di che?... Grazie della premura Sicuramente, non mancher loccasione Certo. Ossequi alla signora. Depone il telefono; un sorriso splendente, soffuso di sollievo, e si sposta dal sof alla poltrona. Gi vestita da sera, ancora in sottoveste, met e met? Dipende da ci che le preme mostrare e da ci che le preme nascondere. La scelta allinterprete se se ne trover una - . E cos che, ammaliante nel suo nuovo frac di Caraceni, colle baguettes perdifuori, come il conte Danilo, la vedova

ANNA - Glavari, la sorprende il consorte, occhio fisso sullorologio al polso (un Piaget autentico, e che lo sia!).

BRUNO - Anna! Ne son trascorsi dodici. Faremo aspettare il Presidente della Repubblica, che il modo peggiore di passare alla storia. Dopo aver dichiarato che non volevi scandali!

ANNA - (manca niente e si pu dir allegra) Non faremo aspettare nessuno. Han telefonato, or ora, dallufficio stampa della prefettura. Tutto annullato, rimandato, come lo chiamano loro per salvare la faccia.

BRUNO - A questora? Dopo aver fatto mettere in maschera la gente cos? E domani, si inaugura la fiera senza la presenza del governo?! Roma al solito che vuol strozzare Milano!

ANNA - Tutta la trib dovuta rientrare precipitosamente, con un aereo dellesercito, precettato durgenza, al completo, a Regina Coeli. Ordine dello stato maggiore della camorra se vogliono contrattare il rilascio ma dicono che il margine sia minimo del ministro che hanno rapito stamattina alla tariffa di non so quanti miliardi.

BRUNO - Non li vale!

ANNA - Come fai a saperlo?

BRUNO - Regola generale, non lo valgono mai, poi li hanno in Svizzera e, infine, quello l, guarda, dovrebbero pagare perch se lo tengano. Recuperarlo sarebbe lultima calamit nazionale.

ANNA - Sai che ho ricevuto limpressione che fosse anche il parere di quello che telefonava? Dipender che sar di un altro partito.

BRUNO - No. Dipende che dello stesso. ben per questo. Sta bene rapito. Ha anche la faccia del cretino.

ANNA - Beh, quanto a quello, la sorte della maggior parte degli uomini intelligenti E tu, non guardarti nello specchio, non il caso tuo. Mica progetterai di intraprendere pure la carriera politica, adesso.

BRUNO - E se fosse? Cosho meno degli altri?

ANNA - Appunto. ben quello che ti manca, caro.

BRUNO - Come osi?

ANNA - Bada che un complimento. Non il caso di prendersela; semmai, il caso di ringraziare. Significa che non sei abbastanza cretino, sempre che laffetto non mi accechi.

BRUNO - Scusa. Avevo capito di traverso.

ANNA - Non farci caso. Con tutto quello che c di traverso fra noi trascurabile.

BRUNO - A proposito, c mica pericolo che la telefonata si riferisse al consueto generale fuggito allestero colla cassa buona e il passaporto falso? Dovremmo essere alla scadenza, a questora.

ANNA - Il rapito. Certissima. Non impensierirti: la fuga colla cassa se non per oggi per domani. Quelli delle fughe sono i giorni pari.

BRUNO - E cos, si rimane anche senza cena, mi figuro.

ANNA - Eh gi. C il capo del governo, dice, con un diavolo per capello. Aveva trascorso la giornata digiuno, pregustandosi il risotto che il sindaco sera impegnato di confezionargli colle proprie mani, ormai famoso lungo tutto il mercato comune. Un brutto colpo per una forchetta del suo calibro, se pensi che, stringendogli la mano, sempre sulle sue come si mantiene, era arrivato ad esclamare: Milano un gran Milano.

BRUNO - Nemmeno la golosit evidentemente sufficiente a fermare il flusso delle frasi storiche a chi ne ha la vocazione.

ANNA - S dovuto accontentare di un hamburger tra due fette di pane raffermo, sulla scaletta dellaereo e non aggiungo altro.

BRUNO - Quello l, a Milano, non ci mette pi piede. Anche perch il governo ha tempo di cascare mezza dozzina di volte prima della prossima fiera.

ANNA - E il sindaco s messo a letto con quaranta di febbre, naturalmente.

BRUNO - Beh, lui, sai, un paio daspirine ed di nuovo in piedi come un grillo. Colla sua aria da riformato un dritto pi sano di me e di te. Ma perch tanto disprezzo per il sindaco della capitale morale?

ANNA - Se credi, ti combino un panino. In sala da pranzo, Romeo deve aver lasciato qualcosa di freddo.

BRUNO - Casomai, pi tardi Levami una curiosit. Da milanese alla quarta generazione, occhi negli occhi: trovi che il risotto lo sappia fare?

ANNA - Confidenza per confidenza: ottima persona, ma ne ho mangiati di meglio. Eccede nello zafferano per amore del colore. Non ha il gusto della nuance del giallo.

BRUNO - Chiamiamo le cose come stanno: sa di acido fenico.

ANNA - Non sarai influenzato dalla tua deformazione professionale di dentista?

BRUNO - Su questo punto, no dico dentista fin che si vuole, ma ancora abbastanza milanese da distinguere lo zafferano dallacido fenico, spero!

ANNA - Certo, mica per farti un complimento, questo non impedisce che il tuo sia molto pi delicato.

BRUNO - Dici sul serio?

ANNA - Che interesse avrei a mentire?

BRUNO - Eppure, li senti in giro: non si parla che del risotto del sindaco. Pare che labbia inventato lui. Ne ha fatto il suo sostegno morale. Hai voglia che lo trombino fin che si regge sul risotto.

ANNA - Propaganda elettorale. Se ti aspetti giustizia quando c di mezzo la politica, stai fresco. Caccia al voto a coli di risotto.

BRUNO - La politica avvelena tutto. Ogni risotto un voto!... Mi sanguina la lingua a riconoscerlo. Pi genuina sincerit e meno falsi risotti! Se penso ai risotti di mia madre!... E non ha mai preteso di diventar deputato. Alle prossime elezioni, se lo sognano il mio voto! Conclusioni amare sulle labbra di un vero e sincero democratico che ha sempre guardato verso sinistra, ma ti ci tirano per i capelli. Notare: conversazione e relativo sfogo avvengono in frac e toilette da gran sera della Biky. Che si senta. Probabilmente sar saltata anche la Scala, presumo.

ANNA - Presumi esatto. Ancora prima di tutto il resto.

BRUNO - Le cose che mi fanno andare in bestia: di fiera, Milano senza Scala! Cosa centra, domano e dico, Puccini coi furti agiti e subiti dai ministri democristiani?

ANNA - Non ci crederai, ma pare che, questo, sia uno dei rari casi in cui non centrano.

BRUNO - Non dirmi! Ci sono: linevitabile Caball!

ANNA - Ha mandato un certificato.

BRUNO - Viaggia coi certificati.

ANNA - Al momento di aprire la valigia, a Milano, s accorta di aver dimenticato, in albergo, sul comodino, a Barcellona, le corde vocali, che le erano servite per la Norma. Una distrazione pu capitare a chiunque.

BRUNO - Mai che dimentichi qualche chilo in giro per gli alberghi Mi dispiace, una vecchia Tosca, sia pure sovrappeso, lavrei riascoltata volentieri.

ANNA - Avevano rimediato un gala al Circo Togni; pare con soddisfazione del Presidente per via che si diverte di pi coi bambini, dice. Probabilmente, avrebbe interessato anche te. Si parla di un giovane domatore di tigri che lavora senza niente addosso, meglio di Tarzan, abbronzantissimo.

BRUNO - (sufficientemente spontaneo) Il sadismo non rientra ancora nelle componenti manifeste della mia sessualit. In seguito, non so, non lo escludo.

ANNA - (adorabile serpente) Tanto pi che, unico indumento su tanta nudit, calza un paio di guanti alla moschettiera, di pelle di coccodrillo, a difesa di due mani bellissime e inaccessibili, un vezzo personale, perverso, no?

BRUNO - E tu com che ne sei cos informata?

ANNA - Voci che circolano: fanatismi. Tra i parrucchieri di Milano, non si discorre daltro. Che ti costa andartelo a vedere? Per una curiosit.

BRUNO - Salvo te, le tigri non mhan mai detto niente. Tutte quelle righe mi confondono la vista.

ANNA - Non intendo le tigri: lui, senza righe, come gli obbediscono: agnelli, garantiscono; qualcosa di georgico, uno spettacolo virgiliano. Si sfila i guanti solo per dare la mano a chi gli simpatico, pensa. Comodo, no? Uno si sa regolare.

BRUNO - (altro binario di pensieri, ma, poi, proprio tanto?) Peccato. Avrei rivisto con piacere pugnalare quel bieco sporcaccione libidinoso di Scarpia mentre sta per allungare le mani Davanti a lui, tremava tutta Roma! Birra! Hai detto niente!?... La mia povera cena fu interrotta E non sar la sola volta a inframmezzare, automaticamente, cercando di canticchiarla, e, quasi sempre, a sproposito, qualche frase dellopera, brandelli vaganti, chiss come e perch; su e gi, per la materia grigia. Dio solo sa se Freud troverebbe qualcosa da dire sullimprovvisa, quanto ossessiva, invasione di tutte codeste euforiche reminiscenze canore della Tosca, piuttosto che del Trovatore.

BRUNO - Ors, Tosca parlate E vin di Spagna Ed or volete cercar insieme il modo di salvarlo?... Dritto il vecchio satiro! Lussuria, crudelt e morte Al primo colpo cadi

ANNA - Ci vuol altro. Non sa nemmeno da dove si comincia, quella povera donna l, a far fuori un lurido maschilista prepotente e bavoso. Cuore e utero, non se ne esce: leterna donna italiana!

BRUNO - Cazzo! Pi di conficcarlgli una posata di venti centimetri tra due costole e scassinargli il cuore, cosa avresti preteso?

ANNA - So io cosa doveva scassinargli.

BRUNO - E poi che se ne faceva? Lo conservava, imbalsamato, in un calto del com? Sbandi. Qualche volta, non sembri neanche la signora che sei.

ANNA - E me ne vanto.

BRUNO - Tosca, mi fai dimenticare Iddio!... Indovini cosa ti dico?

ANNA - No. Ma indovino che non lo potr evitare. Lui si sfila la marsina, la getta su di una sedia e, braccia spalancate lungo la spalliera, prende possesso, quant lungo, di tutto il sof.

BRUNO - Pesato il pro e il contro, son contento che la serata sia andata a rotoli S, proprio contento: ecco ci che dovevi indovinare.

ANNA - Dillo a me che non mi par vero.

BRUNO - E tanto infrequente rimediare una serata insieme, soli, in confidenza!... Sei troppo bella, Tosca, e troppo amante Dopo aver indugiato ad osservarsi, a studiarsi, a giudicarsi reciprocamente, senza escludere la provocazione di una certa ironica insolenza ammirativa che lascia, imprudentemente, scontrollata, loro malgrado, la simpatia onde tende a virare la cauta complicit che li lega e dovrebbe difenderli da se stessi: Alla cantata ancor manca la diva

ANNA - D un po, mi stai facendo una specie di corte operistica? Metto un disco per facilitarti il compito? E tieni ferme quelle mani un momento. Non hai smesso di agitarle come una bandiera. Mi fai girar la testa Ecco, bravo, limitati a contemplarmele. Son belle, lo sappiamo, e irresistibilmente viziose; ben lo sanno i tuoi amici

BRUNO - (seriamente per quanto il carattere della commedia lo consente) E addirittura sconveniente quanto ci si trovi a proprio agio, faccia a faccia io e te, dopo cinque minuti di rissa.

ANNA - Solo detestandosi ci si conserva buoni amici, non lo sai?... E solo coltivando la banalit si preserva lintelligenza e, colleccezione la regola; e collintemperanza la moderazione; e, e, e, e mille altri e.

BRUNO - Larochefoucault anche codesto?

ANNA - Fin che non era in grado di arrivare; io, tutto dalla mia testa.

BRUNO - Stai barando o giochi a barare? Ne sei capace.

ANNA - Stiamo, casomai, barando: stiamo.

BRUNO - Stiamo? Cosa sei!...

ANNA - Visto e considerato che ti sei strappato la giacca ed era una marsina! una che deve pensare?

BRUNO - Liberavo le mani Se ti insospettisce, me la reinfilo. questione dun attimo.

ANNA - Pur che ti fermi alla giacca, sto tranquilla.

BRUNO - I patti son patti. Uomo di parola sono: inutilizzabile e inutilizzato. (Scivolando insensibilmente, come, con impercettibile ritardo, lei, verso una confidenza semplice e schietta) Tu, piuttosto, (molto sottolineato) non leale essere cos seducente.

ANNA - Ma nemmeno dirmelo, lo E, poi, trovi leale rubarmi le battute?

BRUNO - Sarebbe a dire?

ANNA - Sarebbe a dire che, quando un maschio seducente decide di essere seducente, diventa indecente.

BRUNO - Cosa si dovrebbe dire quando una femmina decide di fare altrettanto?

ANNA - E sempre il pavone a far la ruota, mica la pavona.

BRUNO - Dipende dalla ruota. Quanto pi basso il rischio tanto pi alto pu mantenersi il gioco e il pavone passa, notoriamente, per volatile scarsamente lascivo.

ANNA - Tutto ruota, insomma. Trovandosi in bilico sul bracciolo della poltrona di lei, gli viene spontaneo dappoggiarle, del tutto asessualmente, le labbra contro una guancia, lombra dellombra di un bacio.

ANNA - (che, evidentemente, ha buon fiuto, naturale neanche discorresse del tempo, stante che, fuori, s messo a piovere) Si mantiene sempre fedele al suo dopobarba, il tuo amico, a quel che annuso.

BRUNO - (non da meno) E abitudinario piuttosto carente di immaginazione, come tutte le persone probe; occorre aver pazienza. Ma, se ti sgradito, lo prego di cambiarlo. Non gli parr vero farti un piacere, tramite la mia pelle. Non che incontri molto nemmeno il mio gusto. Ti dir, un po pi vigoroso lo preferirei anchio. Cos non fa venire certo il mal di testa. Si rinforza?

ANNA - No, no, perch? A me non dispiace affatto. un odore discreto, poco amaro, blandamente maschile, se vuoi morbido

BRUNO - Lhai notato anche tu. Si direbbe un profumo sottovoce. Anemico. E nato soave, delicato e tenero.

ANNA - Caro, non stato Freud a dire: Di chi si ama, si ama tutto?

BRUNO - Oppure niente non lha aggiunto?

ANNA - No, che mi risulti.

BRUNO - Lo aggiungo io: oppure niente.

ANNA - Daccordo. Comunque, denota la natura fine, riservata un odore affettuoso e sottomesso, ecco: un afror femmineo. Si indovina una pelle di velluto. Anche se ai tuoi gusti saccorderebbe meglio un camionista, ho idea.

BRUNO - (ammirato) Sei una maga.

ANNA - Va bene cos. In fondo, un po abitudinaria anche il mio difetto, avrai notato E, poi, rassicurante un segno di costanza, una garanzia. Sincerit, dolcezza e sentimento non miscela di tutti i giorni. Mica oggi uno, domani un altro, come questi farfalloni volubili, a rischio di chissach, colle storie orribili che si leggono, ogni mattina, aprendo i giornali. Una non sta continuamente col cuor sospeso Non mutar nulla.

BRUNO - Ad ogni modo, nessun riguardo: il giorno che cessasse di esserti gradito, non hai che da dir una parola. Tra noi, figurati. Glielo faccio sostituire immediatamente, il dopobarba.

ANNA - Ne terr conto, ma non il caso, lascia perdere: mi sta a pennello. Il tuo, piuttosto, a lui, va a genio?

BRUNO - Che io sappia Finora non ha mai trovato nulla da dire.

ANNA - Sar mica il tuo egoismo a nasconderti la verit?

BRUNO - Non credo No, no, escluso. Sospetto di piacergli proprio cos: come lui mi vuole, maschio ad oltranza.

ANNA - Non gli parso, provocante, un po duro, un po acre, un po attaccabrighe un odore tedesco? In divisa? Sa un po di divisa.

BRUNO - Anna, non me lavevi mai detto, me ne rendo conto solo adesso: confessalo: preferisci il suo dopobarba al mio. Non lavrei mai sospettato. Ti costava tanto avvertirmi? Ti ricordo i cuoi delle fruste?

ANNA - Che vuol dire? Ognuno possiede un proprio temperamento e finisce col ripercuotersi sul dopobarba che adopera, normale.

BRUNO - Avrei preferito che me ne avessi parlato, ecco tutto. Un po pi confidenza, santodio. Preferisci che mi metta a usare il suo?

ANNA - Non piacerebbe pi a te. Sulle tue guance sarebbe una stonatura. Fa conto la canottiera di una misura sbagliata. Non c di peggio.

BRUNO - Ma a te, a te? Per me, figurati, luno o laltro, ormai ci ho fatto su il naso. Tu.

ANNA - Bruno, non trasformiamolo in un problema. Te lo proibisco. Le cose rimangono come sono. una sciocchezza, non un dramma.

BRUNO - Facciamo una cosa: scegli tu un dopobarba di tuo gradimento, in profumeria e, poi, io ti rimborso la spesa. Pur che piaccia a te, per me, luno vale laltro. Proposta: un dopobarba qualsiasi in cambio di un flacone grande del tuo prediletto Arpge.

ANNA - Ti torno a ripetere che va bene cos. (bella forza, non ha capito che, per lei, un controllo del quando, del quanto e con chi). Lasciamo tutto come sta e non se ne parli pi. Mi farebbe leffetto che si fosse sottoposto a una plastica per cambiar fisionomia. cos che lo conosco e lo riconosco perderei un amico.

BRUNO - Come vuoi, per mi dispiace. Io dicevo per te.

ANNA - Lo so e ti ringrazio, ma mi sentirei volubile e un po anche infedele. (indi, dopo un po, terminale di unintima riflessione) Per, curioso conoscere lamico del proprio marito unicamente tramite lodore del suo dopobarba, nemmeno si trattasse delle impronte digitali.

BRUNO - Non pi, scusa, del conoscere lamica della propria moglie tramite laroma del duo deodorante; un tantino aspro e crudo se non sbaglio; un identikit piuttosto marcato. Non trovi?

ANNA - Trovo s, e glielho anche detto, ma lei ci tiene. Che vuoi? Se tutti si fosse perfetti!

BRUNO - Non che a me dia fastidio, anzi. Un odore duro, un po acre, piuttosto maschile, mi pare: aggressivo. Sei daccordo?

ANNA - E fatta cos e bisogna accettarla com. Fra tanti difetti, la testardaggine ancora uno dei meno insopportabili.

BRUNO - Niente di male. Quel che si dice una forte personalit? Carattere!

ANNA - Insomma a suo modo, sul problematico morale, se questo che intendi.

BRUNO - Unimpressione: d lidea di disporre di ascelle piuttosto folte e amare, o no?

ANNA - Insomma Bruno?!...

BRUNO - Tra un insomma e laltro, perch non gliele fai rasare, te che, per il pelo, non hai molta simpatia, a quel che rammento.

ANNA - Non la conosci. Si sentirebbe evirata. Non ci sperare. E stacco su una duplice, sana, irrefrenabile risata che arriva a Porta Venezia, e hanno casa in viale Tunisia. Finisce cos il discorso degli odori. E, poi, si dice la crisi della coppia!

BRUNO - Guarda, tutto si potr negare, tranne una cosa.

ANNA - Cio?

BRUNO - Abbiamo un buon naso, noi due E ogni odore una confessione: bisogna saper comprendere e assolvere. Adulteri incrociati a mezzo odore. Affascinante.

ANNA - (mano verso mano per una stretta solidale) Niente da obiettare: nei momenti che disarmi di fare il maschio ad oltranza, sei un uomo adorabile.

BRUNO - E, in un certo senso, in piccolo, il caso tuo, solo rovesciato: Recondita armonia Inopinato, ora, ed enigmatico, tra un paio di silenzi ambigui, carichi di allusivit indecifrabili; e via insistendo, il paradosso della banalit salottiera, che si carica di mistero, distillando lassurdo dallironia. Ma fino a qual punto assurdo e fino a qual punto ironia?

BRUNO - Io, no Io, proprio, no Beh?...

ANNA - Beh, che?

BRUNO - Se non aggiungi qualcosa, non si va avanti.

ANNA - Poni daver sorpreso linterlocutore in un momento in cui ha la testa vuota.

BRUNO - Tu cerchi fischi. Tanto varrebbe, una commedia, a dieci minuti dal termine, tirar gi il sipario senza far sapere come va a finire.

ANNA - Pu essere unidea. Cosa pi piacevole che flagellare insieme e far bighellonare la mente, lasciando che le idee si sfilaccino senza venir intessute?

BRUNO - (non prima daver sospirato) Prima, dicesti: Sono anchio abitudinaria.

ANNA - Non me ne rammento.

BRUNO - Me ne rammento io. Risposta mia: Io no. Soltanto un tuo: Perch? pu tornar ad avviare il motore.

ANNA - E permesso rivendicare il dubbio del dubbio? Lasciami girare linterruttore della ragione, da bravo. talmente riposante un quarto dora di futilit incoerente. Apre il cassetto di un piccolo trumeau, tira fuori una sorta di elegante agenda rilegata in pelle color pervinca e gliela getta in grembo. Toh, cercami qui, se mi trovi.

BRUNO - Tieni un diario? Lultimo tocco mancante al ritratto.

ANNA - Qualche sconclusionata domanda, ogni tanto, nei momenti di noia, di malumore; scontentezza, malinconie, tetraggini, lune vilt o coraggi, quando non il cervello alla guida della penna.

BRUNO - E cosaltro ?

ANNA - Lestro, la pelle, la digestione, il barometro, la temperatura, le nuvole o il sereno la nostalgia o il fastidio di te: la meridiana degli umori.

BRUNO - Un casino

ANNA - Lhai detto.

BRUNO - (sfogliando e leggiucchiando qua e l) E un diritto al quale si aveva diritto?Oggi,

CLELIA - mha ripetuto due volte: occorrono vocazioni di ferro. Sei sicura di te?... Son sicura solo che, la sua, una vocazione dacciaio. Ma perch; allora, si dispera tanto? Ed io, che non so se ce lho, niente? Senti, senti qui: E se si fosse presunto troppo da noi stessi? Quando scrivi noi, intendi io e te?

ANNA - Chi altri, senn?

BRUNO - Non che , personalmente, mi ci rispecchi molto.

ANNA - Ti sembra.

BRUNO - Dici? Sar Ahi, divento problematica anchio. Guardarsi dal morbo di Clelia Imparo, se non altro, che ha nome Clelia. bionda?

ANNA - Bruna.

BRUNO - Naturalmente.

ANNA - Perch dici naturalmente?

BRUNO - Dovevo capirlo, non poteva essere che bruna: pelosa, bruna, amara e tempestata di nei nei luoghi pi reconditi!?... Toh! E questo che significa? Baciare uno sul serio fa paura Ma se quelluno luno giusto?

ANNA - Trovarlo?!

BRUNO - Che vuol dire? Provando e riprovando. Sai quanti esperimenti fece Koch prima di identificare il bacillo di Koch? 2306.

ANNA - Li trovi molti?

BRUNO - Ah, no: Rassegnarsi alla mediocrit del banale e rientrare nel branco? Chi ha prescritto che, per sentirsi qualcuno, sia indispensabile essere differenti dagli altri? E non finita: E che, nello stabilire la differenza, lago della bilancia sia rappresentato dal sesso? Non lha prescritto nessuno. Qui ti volevo. Sei tu che monti sui trampoli.

ANNA - Gi. Come ha sentenziato la stronza?... Contrabbandare un ripiego per una vocazione.

BRUNO - Linconveniente, in questa storia, che siamo tutti troppo laureati, insuperbiti dal fascino indiscreto dellintelligenza. Tu persisti a commettere lerrore che deplori. Per acquisire il diritto di andare a letto con un vecchio compagno di scuola del proprio sesso, dammi retta, non necessario essere n Virginia Woolf, n Pierpaolo Pisolini. Lo credevano loro. Sesso di massa, ormai. Altrimenti, la democrazia a che servirebbe? Si renderebbe obbligatorio prendere la tessera del partito comunista, il quale non ha mai visto la cosa di buon occhio. Vogliamo escludere i tre quarti dellelettorato nazionale, oltre che fare un dispetto ai compagni? Ma che, scherziamo?

ANNA - Il segreto dei segreti consisterebbe, forse, nellesser capaci di vivere la normalit, tutta la normalit, come vizio o viceversa, come vorresti tu questa la verit.

BRUNO - Allerta, anche qui. In bocca, la verit gi subito unaltra. Quando tutto diventa parola, tutto diventa suono e niente pi: un po di modestia; perch, vedi, la verit, suprema virt, per ha la pessima abitudine di darsi delle arie. E allora, son disastri. Ti restituisco la tua bibbia privata: sbagliata e presuntuosa. Tra il s e il no, son di parer contrario. Cos, si rischia di ritrovarsi nella peggiore compagnia: coloro che lanciano il sasso e, poi, gli corrono dietro per fermarlo.

ANNA - Reazione prevista. Non si sapr mai se tu sia pi avanti o pi indietro di me.

BRUNO - Metti che si trattasse di uno spettacolo, ecco, esempio, tutta una parentesi che, io, mi rifiuterei di rappresentare. Avrei limpressione di recitare le didascalie.

ANNA - Perch no? Se, di uno spettacolo, spesso, c qualcosa che andrebbe recitato, sono proprio le didascalie; al patto, beninteso, che siano giuste e illuminanti. Sono insinuazioni, inquietudini soprattutto, la peste benefica che il palcoscenico ha il dovere di diffondere.

BRUNO - Non si dovrebbero mai trasformare i personaggi negli attori che li stanno recitando.

ANNA - Secondo me, sempre: lo trovo affascinante.

BRUNO - E, magari, a braccetto dellautore che gli ha scritto il copione, vero?

ANNA - Meglio ancora, possibilmente.

BRUNO - Ma allora, tutto diventa teatro.

ANNA - No, allora, diventa vita. Perch; tu sei ancora convinto che la vita la si viva? Se e quando sia vita vera, la si recita. Cosa stiamo facendo, noi, adesso, tesoro?... Parentesi chiusa. Avevi cominciato col dire: io no.

BRUNO - Lo credo bene. Come faccio a dichiararmi abitudinario? Per te, facile. Ma poni il caso privato di uno costantemente sotto limpressione di stringere fra le braccia la preghiera di una vergine, priva di mistero, che sa tutto senza capir niente, candida come il marmo, glabra come un ginocchio, sfitta di nei e doverla chiamar Giorgio.

ANNA - Bada che, senza accorgertene, stai facendo lelogio dellamante perfetta.

BRUNO - Per te, forse, non per me.

ANNA - Ognuno conosce le insoddisfazioni sue.

BRUNO - Mhai tolto la parola di bocca.

ANNA - Si tratta di uninsoddisfazione alla quale sei attaccato da anni, se debbo fidarmi del mio naso.

BRUNO - Lo sbaglio, vedi, stato la convinzione di aver a che fare con lErcole Farnese e finire per accorgersi che si trattava della povera Maria Goretti gonfiata.

ANNA - Ecco un pensiero seducente che dovrebbe far correre brividi di ambigua volutt lungo la schiena di chiunque disponga di un briciolo di sentimento.

BRUNO - Basta che, in te, si ridesti la vocazione di consolatrice degli afflitti e non capisci pi niente. Non pi tardi di un paio dore fa, mha salutato dicendomi: ho la primavera nella carne e lautunno nel cuore. possibile?

ANNA - No, non possibile

BRUNO - Lo deve aver letto su Grazia.

ANNA - Per dimostra una sensibilit meteorologica commovente.

BRUNO - Quando mai i nostri barometri si sono trovati in sintonia?

ANNA - Non ritieni di essere troppo severo, troppo esigente? Hai voglia a pretendere che la vita ti largisca tutto quanto desideri come lo desideri! Magari!... Utopia.

BRUNO - S, ma nemmeno porti in condizione di chiederti se valeva la pena di darti tanto da fare a coltivare la tua alterit, per sbarcare, poi, su questi lidi.

ANNA - Inconveniente possibile, chi sceglie le rotte meno battute.

BRUNO - Che ti devo dire? Beata te che fosti pi fortunata, si vede.

ANNA - (in gara per la maggior sfortuna) Pi fortunata, affermi, una ridotta a interrogarsi se, correndone tutti i rischi, non fosse il caso di dichiarar fallimento rassegnandosi lhai pur letto a ripiegare malinconicamente nella pi avvilente normalit? poco assurdo ammettere che, se si pu ancora salvare la faccia in faccia a se stessi, si deve ringraziare la propria indolenza?

BRUNO - Non mi dire. Gi, neanche a farlo apposta, sempre con se stessi che si fanno le peggiori figure. Nondimeno, quella l, la Clelia, ad onta di tutto, io mi sento di difenderla.

ANNA - Sei cavaliere.

BRUNO - Procuro di essere giusto, ecco tutto.

ANNA - Insomma

BRUNO - Quando ti esce di bocca un insomma, io mi sento tremare.

ANNA - E ben vero, intendo, non si deve esigere limpossibile ma possedendo un cuore, si fa per dire da questo alla cond

ANNA - di sentirsi stritolata dai muscoli di un calciatore, come una mandorla in uno schiaccianoci, ce ne corre.

BRUNO - (una riflessione) Uno schiaccianoci Mera parso di capire che si trattasse di unintellettuale.

ANNA - Come no? Mi sta dietro da mesi perch mi decida a leggere una sua biografia di Santa Teresa, di seicento pagine in corpo sette. Ce la fai a figurarti lincrocio fra una laurea in pedagogia e uno stopper che circola collinferno nella borsetta come un eroe di Dostoievskij disturbato dalla sensualit, una sorella Karamazov, fa conto?

BRUNO - Tento. E mi esalta, ti confesso. Tuttavia, non facile, lo ammetto.

ANNA - Non aggiungere che ti esalta altrettanto conoscere che il suo ideale era di fare il magistrato. Momenti intimi sprecati per confidenze del genere, mica chiacchiere. Perpetuamente sotto processo.

BRUNO - Almeno la tua, rinunciandoci, aveva in mente unattivit conforme al proprio temperamento.

ANNA - Nessun dubbio su questa circostanza.

BRUNO - Ma, il mio, che, fatto com, e senza desistere, ha scelto la ginecologia?! Una levatrice.

ANNA - Curioso, figurati, mero messa in testa che costruisse ponti.

BRUNO - E invece demolisce uteri.

ANNA - Far un sacco di soldi. La strage degli uteri non deve render meno del restauro dei denti.

BRUNO - E probabile che renda anche di pi.

ANNA - (presumibilmente allaccendersi, ancor vago, di una luce rivelatrice) A proposito, in un bisogno, d un po che tu creda, praticher s, mhai capito Lo fanno tutti e pi il tempo passa meno reato , pare.

BRUNO - Non so. Lui rispetta il segreto del mio trapano, io rispetto quello del suo forcipe. Esiste molta riservatezza professionale tra noi. Comunque, per lamicizia, son sicuro che farebbe carte false, questo lo posso garantire a suo marito: lamicizia sacra, per lui. Le buone qualit che rendono la vita insopportabile, le possiede tutte.

ANNA - Pensa che lapsus: una risorsa cos e mai che mi si sia domiciliata in mente per cinque minuti Mah Tale e quale, del resto, leventuale soccorso morale di un sacerdote Spazzatura: rimozione totale. Quando si dice linconscio che impugna la scopa e si mette a giocare a mosca cieca!...

BRUNO - Anna, che vai affabulando?

ANNA - Ah, per via della

CLELIA - che s scelta a direttore spirituale Tony Perkins.

BRUNO - (un balzo) Tony?... Quel matto criminale di Psyco che si veste da donna e annega le ragazze? Non mha lasciato dormire per due notti, quella pellicola.

ANNA - Se si vesta da donna e anneghi le ragazze anche questo qui, non ne ho idea. A me risulta innocuo: un giovane prete fragile, profumato, ambiguo e indecifrabile che obbliga colla frusta per!... a coabitare, uno dentro allaltro, Torquemada e San Francesco. Il tormento e lestasi incessantemente inebriati dalla volutt del peccato. A quel che ho intuito, non gli mancherebbe niente per essere un protagonista, un tale che par uscito da una pagina di Mauriac, fa conto.

BRUNO - Se cos, prima o dopo, si far conoscere, figurati se lo sprecano.

ANNA - Mi sa di no. Sarebbe un personaggio troppo serio in mezzo a noi.

BRUNO - Allora, che ci sta a rompere le scatole in questa storia?

ANNA - Ci si cacciato da s. Ce lo siam trovato dentro nessuno sa perch.

BRUNO - Come la tua baby-sitter.

ANNA - Pi o meno.

BRUNO - Si tratter di uno di quei tipi capaci di trasformare in tragedia anche una bicicletta che passa e nessuno si sogna di investirla.

ANNA - Qualche volta s e qualche volta no, questo il bello; alla merc degli ormoni.

BRUNO - Divertente. Peccato che non si debba far vivo. Gi basta intravedere un tipo interessante perch, poi, non trascurino nulla per impedirti di incontrarlo.

ANNA - Dispetti dautore.

BRUNO - Carognate dautore.

ANNA - Chiamali come ti pare diritti, capricci Sfondi emblematici, evanescenze metaforiche Eppure, potrebbe servire. Ne son convinta.

BRUNO - Non vedo come.

ANNA - Non si vede mai come potrebbero servire coloro che potrebbero servire. Tutto deriva dalla parte che gli si assegna o dal rimanere unoccasione perduta: ipotesi estenuante. I personaggi supposti: aborti della creazione, infanticidi della fantasia. Metti che questo qui

BRUNO - Il Tony?

ANNA - Naturalmente Apre la porta, si presenta e dichiara, colla bella voce severa di Arnoldo Fo: io incarno la crisi morale della coscienza cattolica contemporanea, o qualcosa che gli somiglia.

BRUNO - Ostia!...

ANNA - Tu, cosa faresti?

BRUNO - Mi toccherei. Lavevo intuito subito, io, che non poteva trattarsi che di un formidabile menagramo. Ma che senso ha limmotivato accesso di pensierosit che si abbatte sulle molteplici combinazioni immaginarie, suggerite da tutte le possibili geometrie binarie implicite nel gioco assurdo in cui ci si va ingolfando?

ANNA - (cogliendolo in una fase di inesplicabile estraneit) Ehi!... Parlo con te. Mi stai a sentire?

BRUNO - Dalla radice dei capelli alla pianta dei piedi, intus et in cute, tutto compreso.

ANNA - Bene, il percorso che ci vuole. Facci caso: ogni volta che ti riferisci alla mia, ne parli come di un uomo.

BRUNO - Esattamente tu: ogni volta che ti riferisci al mio, ne parli come di una donna.

ANNA - Abbastanza sofisticato, indubbiamente.

BRUNO - Meno di ci che pare, e pi di ci che pu preoccupare.

ANNA - Avr sviluppi?

BRUNO - Non dipende che dalla fantasia che si ha il coraggio di introdurvi.

ANNA - Un esempio, per esempio. Enunciato duna filosofia, tutto con disinvolta levit:

BRUNO - Conciliare i contrari, fa conto. Disponibile ad ogni altra possibile combinazione, sul filo di una scoperta del genere, per eroi del perbenismo ribelle e campioni dellanarchia prudente, potrebbe rappresentare la risorsa impagabile di recuperare la regola salvaguardando leccezione: leternamente agognata rivoluzione dal didentro: il piacere, in altre parole, di gettar bombe in casa senza danneggiare il mobilio.

ANNA - (la corrosivit del suo sorriso!...) Tentazione ipocrita, quantomeno.

BRUNO - Meschina e vile fin che vuoi, ma giudiziosa, comoda e rassicurante; che, poi, la vita di ogni giorno di gente del nostro stampo. Aprirsi, aprirsi, io sono per lapertura con meno rischi che sia possibile, fin dove possibile.

ANNA - Allinterno della chiusura, ho capito.

BRUNO - Togli quella sfumatura di malinconia alle tue battute. Non se ne ha diritto. Non Cecov.

ANNA - Gi. un di pi indebito.

BRUNO - (assorto istrione) Pensa Precursori del gran momento duna cultura androgina buttaci via!... Silenzio lungo. Il dialogo s arricchito di un terzo interlocutore; muto ma, non per questo, meno ciarliero; il telefono; che attira lattenzione, chiama, suggerisce, esorta, impone La tentazione di inventare il complesso di Proteo

ANNA - Proteo?

BRUNO - Laffascinante dio greco che mutava di forma a seconda di colui che lo stringeva tra le braccia. Irreali tutte e due

ANNA - Uno insegue un ideale maschile in forme femminili

BRUNO - Una un ideale femminile in forme maschili. (disinvolto fino allillecito) Chiss se il telefono tornato a funzionare?

ANNA - (non da meno, salvo un impercettibile sollevar del sopracciglio) Prima ha funzionato Beh, io vado un momento. D unocchiata alle bambine se han preso sonno, e torno.

BRUNO - (che nel frattempo e troppo naturalmente, ha controllato il telefono) Toh, funziona. Troppa sorpresa per la sorpresa di un telefono che funziona, pur trattandosi di un telefono della Stipel, e sapendo gi che lo si sarebbe trovato funzionante.

ANNA - ( si direbbe, locchio di lei a trattenergli in pugno il ricevitore) Una villa di tredici stanze sul lago, colla Brianza in casa, e mai che si inviti qualcuno Manco mai fatta la conoscenza di chi gi si conosce. Si fossero messe in comune almeno le amicizie, matrimoni del giorno doggi!

BRUNO - Ha torto poi, chi parla di crisi della copia!?...

ANNA - Mah E dilegua come una fata. Appena, solo, egli compone un numero fin troppo noto e, col ricevitore appoggiato alla guancia, mentre attende la risposta, ha tempo di rivolgersi alla platea che non ne avrebbe alcun bisogno:

BRUNO - La risorsa di esser dei cerebrali: da tener presente: mai che, finora, si sia pronunciata, una sola volta, la parola cinismo Verticale innocenza dellassoluta amoralit! Tentar non nuoce. Tutto considerato, da certe prigioni, pi facile uscire che entrare S. Sei tu?... Io, Bruno Te leri fatto promettere, no?... Tutto bene, puoi addormentarti tranquillo, provvedendo a un cambio si stagioni Non s dovuto, nemmeno, metter piede fuori di casa Ti spiegher, ma lo avrai letto gi, domattina, sul giornale Giorgio, siamo alle solite?!... Senti, e poi lamentati che ti trascuro Almeno ascoltami, prima Da bravo No, non metter gi, che butti via una bella notizia Zitto e stammi a sentire. In due parole: avrei deciso che tu conosca mia moglie, tutto qui S! E degradante e ridicolo andar avanti cos Ma che scherzo e scherzo?!... Dico davvero, parola Non c niente da spiegare, affari tra me e te Proprio: Il mio collega, mia moglie. Universit e resistenza insieme, ci si era persi di vista, punto e basta Non ho dubbi: non vi manca niente per diventar buoni amici Eh?!... Perch non rispondi?... Lagrime? Ma hai il pianto in saccoccia, ragazzo mio Certo! Potrai conoscere, finalmente, le gemelline e anche tenerle sulle ginocchia, come no? Baster approfittare dei loro momenti di armistizio, rari ma ci sono Se ne parla; poi, una di queste sere, tanto per rompere il ghiaccio, vieni a cena da noi, va bene?... Penso io a tutto, tu non hai che da dire di s. Da cosa nasce cosa. Ci conto Dico cos, tanto per dire. Daccordo?... E basta autunno: primavera in tutte le stagioni. Ah, sogni doro lontano dai laghi, possibilmente. Da un secondo, essa ferma sulla porta. Ho voluto provare il telefono, invitando il

GIORGIO - a cena da noi una di queste sere, quando ti fa comodo.

ANNA - (la naturalezza in persona) Non ci si sarebbe rovinati con un invito, uno dei prossimi fine settimana, sul lago.

BRUNO - Non m proprio venuto in mente. Ho, per, sempre tempo di parlargliene. Per i laghi lui ha un debole.

ANNA - Tre dormono come angeli.

BRUNO - E il Tato?

ANNA - Veglia e ringhia Una simpatica gatta soriana, quella babysitter. Non credevo. Il telefono non le rende giustizia. Pora stella, terrorizzata dallAmalia che non ha smesso un momento di vomitarle addosso insulti come un carrettiere sorpassato da unutilitaria. Dovresti vedere di calmarla tu, se ci riesci. un portento quella vipera. Me arrivata a dirmi mignotta.

BRUNO - Ci provo ma non ci spero. Cosa dir a me? E via.

ANNA - (sola, ma senza malanimo) Che pu dirti? Il minimo ruffiano. E si getta lei, ora, sul telefono: Clelia? Eri a letto?... Manco male Preghi?! Sono desolata di averti interrotta Non prendermi per pazza, agli impulsi non si comanda, lo sai meglio di me. Non sospetti nemmeno perch tho dovuto telefonare Devi assolutamente conoscere le gemelline: una seconda mamma, ne hanno bisogno E mio marito, si intende. Vi piacerete senzaltro Non ci sono ma: fatti luno per laltra. Lo ammetto, io non posso dar loro un sufficiente sostegno morale; non dispongo n del tuo rigore n della tua cupa volont: mater et magistra. Certi valori li pu fornire solo lamicizia Basta colle scuse, coi pretesti, colle bugie Sacrosanto! Ben detto: una specie di epifania. una questione di dignit e di rispetto. Meno si ha vergogna e meno la coscienza tira Anche per la gente, scusa Il male, tieni presente, diventa male solo se, quando e perch si pensa male Non trovi le parole? Benedetta. Guardati dal cercarle, una perdita di tempo. Ah, senti, unidea che mi viene in questo momento. Posso?... Troppo buona. Quel giovane prete, quel don farfalla Elio, scusa, Elio, chiss perch farfalla?... pensi che accetterebbe... dalle tue parole, ne ho ricavato unottima opinione, dopotutto la sua missione No, no, io non ancora purtroppo, magari!... Le bambine, sai, cominciano a diventar grandicelle, se voleste tu e lui qualche consiglio come tirarle su unocchiata ogni tanto, una sorveglianza alla lontana Eh, si sa mai, chi pu escluderlo? Tu me lo insegni, la Grazia come il fulmine: colpisce quando meno te laspetti Speriamo. Hai capito al volo Precisamente: gli fai una telefonata e senti. Sarebbe un onore per noi. Diglielo Poi, magari, il prossimo fine settimana, si fa tutta unimbarcata, da noi a Cadenabbia, e se ne parla Non dubitavo di trovarti daccordo e che tavrebbe fatto piacere Ora, torna pure alle tue preghiere per completare la penitenza Noo, stento a crederlo. Stavolta, francamente, ha esagerato. Va ridotto a pi miti consigli Domattina sei ancora l. Fa una cosa: mettiti un guanciale sotto le ginocchia, rischi unartrite che non ti salvi pi. Naturalmente, adesso, di ritorno lui. La Clelia. Riconoscente. E, visto che viaggia col confessore appresso, se credi, in caso di bisogno, mi son permessa di suggerirle, porta anche lui. Ho fatto male?

BRUNO - Cara, la padrona di casa sei tu Mi manca persino lanimo di riferire come mha trattato. Mi ha mandato a dar

ANNA - Basta l, ho capito. Peggio di quanto sospettavo.

BRUNO - Ma come se le procura?

ANNA - Sono nellaria, evidentemente: un virus.

BRUNO - Non avevi torto: sai: una ragazza proprio come si deve, quella ragazza. Ha odore di sapone di Marsiglia. Ho limpressione che potrebbe essere benefica per quegli angioletti. Tanto che le ho proposto se, la prossima volta, viene con noi sul lago. Non ti dispiace mica vero?

ANNA - (pure lei come il caso non fosse loro) Hai fatto bene. Se ritieni che possa giovare alle piccine, figurati. Il loro bene prima di tutto. Eh, Cristo! Un po dimbarazzo. Macch son bravi, son bravi e innocenti. Rimediano alla perfezione merc condecenti ed eleganti atti quotidiani, naturalizzati dalla dimenticanza, sulle labbra, di un sorriso che avrebbe gi dovuto essersi congedato. E, finalmente, riacquistano la parola. Meriterebbero di esser applauditi nel momento stesso in cui dovrebbero venir fischiati: il teatro! Esordisce lui, con Puccini che, per parer disinvolti senza esserlo, non c di meglio.

BRUNO - Tre sbirri, una carrozza Tosca un buon falco Mia sirena, verr Sai cosa penso?

ANNA - Come faccio? Pensi sempre il contrario di quel che dovresti pensare. Forse, non hai cessato ancora del tutto di piacermi proprio per questo. Allora?

BRUNO - Preferisco tenermelo e non correre il rischio di non piacerti pi.

ANNA - E bello ci che pensi?

BRUNO - Per me bellissimo. Come non avrei mai sospettato: una scoperta. Non la sospiri la nostra casetta, che, tuttascosa, nel verde, ci aspetta?... Trilla, esultante, il telefono.

BRUNO - pien damore e di mister Trovandoselo a portata di mano, lui a sollevare il ricevitore. Gliela passo subito, signore. Che suasiva voce da baritono che ha Oh, scusi tanto signora, scusi, il telefono, sa scusi, Dovere. Eccola. Vogliono te. E passa il ricevitore a lei.

ANNA - Tu? Diggi?! Ma sei un lampo Dici bene: quando qualcosa urge, pi presto la si fa e pi gradita al cielo Ah, son proprio contenta Non avevo dubbi Va bene, si far. Notte. Depone la cornetta.

CLELIA - che conferma: don Elio accetta. Mette solo una condizione.

BRUNO - Mi pareva!

ANNA - Una cortesia. Domattina, dopomessa, a mezzogiorno, tutti insieme da lui, in sacrestia, a San Babila, per un bicchierino di Lacrima Christi. Bisogner avvertire la baby-sitter.

BRUNO - Ecco, vivaddio, un prete con un po di fantasia. Comincia lopera di conversione a colpi di vin santo Un sacerdote i vostri cenni attende Beh, che mi racconti?

ANNA - Forse, ci sono arrivata a ci che pensi.

BRUNO - Tu stai lottando contro la pi legittima delle tentazioni.

ANNA - La stessa, ho una mezza idea, contro la quale lotti tu, facendo finta di no.

BRUNO - Lottare contro le tentazioni la maggior colpa di cui una persona rispettabile possa macchiarsi. Prima regola: mai resistere alle tentazioni, nulla di pi malsano. Al pilota curioso, anche la via del ritorno pu riservare, ogni tanto, qualche inedita sorpresa.

ANNA - E quindi?

BRUNO - Io ho le manette. Sto legato ad un patto, avendo la disgrazia di essere come lo chiamano?

ANNA - Un gentiluomo?

BRUNO - Ecco, quello l E una parola che tende sempre a sfuggirmi. Sar un lapsus? Col sorriso della Gioconda sulle labbra, lenta, serena e svergognata, lei comincia a spogliarsi. Subito dopo, lui inizia a fare altrettanto, adoperando il medesimo sorriso, accompagnato dai medesimi aggettivi. In proporzione alla nudit raggiunta, cala progressivamente la luce, fin che si trovano abbracciati a formare un corpo solo, quadrupede e buio. Credi che, al reverendo, piacer il risotto?

ANNA - Non mi risulta una pietanza sgradita al clero. E, poi, come lo si fa in casa nostra difficile che dispiaccia. la volta che surclassi il Tognoli. E, intanto, si son distesi sul sof a fare lamore, finalmente spontanei, comodi e lieti, con un gusto come non han mai provato Sempre lui, al termine di un armonioso sospiro

BRUNO - Ho fame

ANNA - Dopo, caro

BRUNO - Ancora?... Davvero una bella serata, distesa in pace. La tua pelle ha lodore del pane. Ho proprio fame. Avviandosi verso le tenebre, se il regista ritiene di permettersi un dispetto a Luciano Pavarotti, via con Giuseppe Di Stefano: E lucean le stelle sino a sfumare sulle belle forme. Ci che fu negato allocchio, sia concesso allorecchio. Li frequentai, simpatiche ed amabili persone, ospitalissime: proteiformi, grandi teorici dellammucchiata.

FINE

    Questo copione è stato visto: