Doe piasse e doe pajasse

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ATTO I°


due atti comicissimi di

Tremagi

(Gianni MARIETTA, posizione SIAE n° 103597)


VIT

Vittorio NEBIOLO (Tòjo)

Tassista

CAR

Carla PRUGNOTTO in NEBIOLO

Moglie di Vittorio, un po’ mammina nei confronti del marito

SOP

Sophie LA REINE in NEBIOLO

Moglie di Vittorio, più amante che moglie

RIC

Enrico CAMPAGNINO (Rico)

Vicino di casa di Carla e amico di Vittorio, disoccupato e sfaccendato

MAR

Carlo Maria AMORETTI (Maria)

Vicino di casa di Sophie, disegnatore di moda, gay eccentrico e vistoso

TAV

Addolorata TAVIANO

Maresciallo dei Carabinieri

BER

Annamaria BERGERO

Ispettore di Polizia

REP

Lucia TACCUINI

Giornalista e fotoreporter

Per il povero tassista tutto sarebbe filato liscio ancora per molto tempo, con regolarità e precisione, tra il suo lavoro e le sue... due mogli. La giusta distanza tra i due focolari domestici gli avrebbe permesso ancora per lungo tempo di essere tranquillo a casa con l’una, mentre l'altra lo avrebbe creduto al lavoro. Ma un malaugurato, piccolo incidente gli confonde la memoria e così si ritrova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Se a questo aggiungiamo la goffaggine del suo vicino di casa e lo zelo di due investigatrici troppo meticolose, è chiaro che il suo segreto, nonostante gli ostinati tentativi di confondere le acque, è destinato ad essere ben presto scoperto.

L’azione della commedia si svolge nella casa di Vittorio e Carla Nebiolo in Torino e nella casa di Vittorio e Sophie Nebiolo, sempre in Torino, ma in un’altra zona della città. In primo piano, la scena, che rappresenta il soggiorno di un appartamento, serve per entrambe le case. Sullo sfondo, una finestra, divisa a metà tra i due alloggi. Spesso, benché l’azione si svolga contemporaneamente nei due appartamenti, gli abitanti di ognuno sono, ovviamente, inconsapevoli degli altri. Ci sarà un divano che farà parte integrante dell’arredamento dei due appartamenti, ma alle volte e all’occorrenza servirà solo per uno dei due alloggi. A fianco di ognuno dei lati del divano ci sarà un mobiletto con telefono. Un opportuno gioco di luci guiderà lo spettatore e lo inviterà a concentrarsi sulla zona del palcoscenico nella quale si svolge la scena di volta in volta.


ATTO PRIMO

SCENAI

(CARLA E SOPHIE)

IL SIPARIO SI APRE SULLA SCENA VUOTA, MENTRE CONTINUA LA MUSICA DI INIZIO; DOPO UN MOMENTO CARLA ENTRA DALLA CUCINA AVANTI A SINISTRA; È IN CAMICIA DA NOTTE E PORTA UNA TAZZA DI THE O DI CAFFÈ; GUARDA L’OROLOGIO, POI POSA LA TAZZA SUL TAVOLO DIETRO AL DIVANO E RISALE VERSO LA FINESTRA SUL FONDO; ESITA UN MOMENTO, POI VA VERSO IL TELEFONO SUL TAVOLO A SINISTRA DEL DIVANO; INCOMINCIA A FORMARE UN NUMERO, MA POI ESITA E RIMETTE GIÙ IL RICEVITORE; MENTRE CARLA GUARDA DI NUOVO IL PROPRIO OROLOGIO, SOPHIE ENTRA DALLA STANZA DA LETTO A DESTRA; INDOSSA UNA VESTE DA CAMERA SVOLAZZANTE E PORTA UN VASSOIO DA COLAZIONE; CARLA VA DI NUOVO ALLA FINESTRA E GUARDA FUORI, MENTRE SOPHIE CHIUDE LA PORTA DELLA CAMERA DA LETTO E SI PORTA VERSO IL DIVANO; MENTRE SOPHIE POSA IL VASSOIO SUL TAVOLO DIETRO AL DIVANO, CARLA RITORNA DALLA FINESTRA E PRENDE LA TAZZA DI THE; SOPHIE E CARLA IN PIEDI UNA ACCANTO ALL’ALTRA, GUARDANO CONTEMPORANEAMENTE I LORO OROLOGI; È CHIARO CHE OGNUNA DELLE DUE È INCONSAPEVOLE DELL’ALTRA; SIA SOPHIE CHE CARLA ESITANO UN ATTIMO, POI GUARDANO DI NUOVO I LORO OROLOGI; CARLA VA IN CAMERA DA LETTO PORTANDOSI APPRESSO LA SUA TAZZA, MENTRE SOPHIE FA PER FORMARE IL NUMERO, POI DECIDE DI RINUNCIARE; DEPONE LA CORNETTA, PRENDE IL VASSOIO ED ESCE IN CUCINA MENTRE CARLA RIENTRA DALLA CAMERA DA LETTO; ADESSO INDOSSA UNA VESTAGLIA; CARLA CHIUDE LA PORTA DELLA CAMERA E RISALE VERSO LA FINESTRA IN FONDO A SINISTRA, MENTRE SOPHIE RIENTRA DALLA CUCINA PORTANDO UN FLACONE DI DEODORANTE SPRAY, POSA IL FLACONE SUL TAVOLO DIETRO AL DIVANO, VA ALLA FINESTRA E GUARDA FUORI; CARLA E SOPHIE SI ALLONTANANO ENTRAMBE DALLE LORO FINESTRE INTERROGANDOSI SUL DA FARSI; ALL’UNISONO VANNO VERSO LE LORO PORTE D’INGRESSO E SI AFFACCIANO; ENTRAMBE CHIUDONO LE LORO PORTE E RIMANGONO FERME UN ISTANTE CHIEDENDOSI COSA FARE, POI DECIDONO CONTEMPORANEAMENTE DI PRECIPITARSI AI RISPETTIVI TELEFONI; DOPO AVER FORMATO IL NUMERO, SI SIEDONO OGNUNA AD UN’ESTREMITÀ DEL DIVANO, CARLA A SINISTRA E SOPHIE A DESTRA, ASPETTANDO CHE L’INTERLOCUTORE RISPONDA; MENTRE SIEDONO, LA MUSICA DI APERTURA DELLA COMMEDIA, CHE NON AVEVA MAI SMESSO, DISSOLVE.

N.B. TUTTA LA SCENA DI CUI SOPRA È RECITATA CON UN CERTO RITMO, IN QUANTO LE DONNE SONO IN UN EVIDENTE STATO DI TENSIONE NERVOSA.

SCENA II

(CARLA E SOPHIE)

(NATURALMENTE PARLANO ALTERNANDOSI, SENZA COPRIRSI RISPETTIVAMENTE)

CARLA (AL TELEFONO; PARLA CON LIEVE ACCENTO PIEMONTESE)

SOPHIE (AL TELEFONO; PARLA CON ACCENTO FRANCESE)

-Stazione dei Carabinieri?

-Commissariato di Polizia?

-Buongiorno... Vorrei sapere... è possibile cercare una persona?

-Bonjour... Dovrei ritrovare un uomo...

-No, no... sì, certo... È che sono un po’ preoccupata per mio marito...

-E’ per mio marito... sono un po’ preoccupata...

-Si chiama Vittorio Nebiolo...

-Sì, subito... Vittorio Nebiolo...

-Io sono la moglie... Carla Nebiolo...

-Sono la moglie... Sophie Nebiolo...

-Sì... piazza Crispi 18.

-Abitiamo in piazza Derna numero 88.

-Vittorio Nebiolo, pròpi parej...

-Fa il tassista...

-Fa il taxista... Quando mi sono svegliata, non era ancora tornato a casa...

-Sarebbe dovuto rientrare stamattina alle sette e mezza...

-Doveva rientrare verso mezzanotte...

-Quando finiva il turno di notte...

-Alla fine del turno di giorno...

-E’ uscito alle otto e mezza...

-Non sarei così preoccupata, se non fosse sempre così puntuale.

-Ha degli orari così precisi, capisce...

-Fa sempre tante ore di straordinario...

-Lavora così tanto, poverino...

-Non si sarà mica addormentato al volante?

-Potrebbe essersi addormentato al volante!

-I riesso nen a stè tranquila...

-Sono così preoccupata...

-L’ospedale?

-Telefonare all’ospedale?

-Nò, i l’hai nen pensaje...

-Controlla lei?

-Oh, sì, la ringrazio... Beh... Non saprei... Pitòst normal i dirìa...

-Mah... è un po’ un tipo qualunque...

(INSIEME) Abbastanza alto, peso normale, occhi castani, capelli brizzolati...

-Segni particolari?

-Non mi pare... No, nessuno.

-No... no... come as na treuvo tanti...

-Uno come tanti altri...

-Sì... Grazie...

-Ma certo... Merçì beaucoup.

-Buongiorno.

-Au revoir.

(CARLA E SOPHIE DEPONGONO OGNUNA IL PROPRIO RICEVITORE E RIFLETTONO UN ISTANTE. SI SENTE IL CAMPANELLO DELLA PORTA DI SOPHIE, CHE ESCE AD APRIRE E RIENTRA CON CARLO MARIA)

SCENA III

(SOPHIE E MARIA, POI CARLA, VITTORIO E TAVIANO)

SOP    (RIENTRA DALL’INGRESSO CON MARIA; MARIA È TUTTO AGITATO, INDOSSA UNA TUTA. È EVIDENTE CHE STAVA DIPINGENDO) Mi ha trovata per miracolo.

MAR   Am dëspias dësturbéla, adorabila...

SOP    (OGNI TANTO PARLA IN PIEMONTESE, MA SEMPRE CON SPICCATO ACCENTO FRANCESE) A fa gnente... se non ci si aiuta tra vicini... (CARLA, CHE ERA RIMASTA SEDUTA PENSIEROSA, ORA VA ALLA FINESTRA, GUARDA UN PO’ FUORI E POI ESCE DALLA CAMERA)

MAR   I l’oma tramudà mach jer, mi e Giampiero... (SI GUARDA ATTORNO) Ma ambelessì a l’è ‘n seugn!

SOP    Cosa le manca, allora?

MAR   Pì che d’autr ij pitor, cara. I soma pien ëd vernis fin-a a le sisie... (RIDE)

SOP    (SORRIDENDO) Beh, io non so dipingere!

MAR   Beh, gnanca mi e mè Giampiero... A l’è pigher, col-là... Pì che la “Principessa sul pisello”. (RIDE DI NUOVO)

SOP    (DANDOGLI LA MANO) Io sono Sophie Nebiolo.

MAR   Carlo Maria Amoretti, per j’amis “Maria”. I vorerìa podej dì che i la dësturberai pì nen, ma sicome im conòsso, ch’a ‘ncamin-a pura a abituesse a la mia presensa! (RIDE NUOVAMENTE)

SOP    Faccia come fosse a casa sua...

MAR   Per carità, ch’am ancoragia nen. Se am euffro ‘n dil, mi im pijo tut ël brass... (RIDE)

SOP    Beh, se possiamo aiutare, ben volentieri. Mio marito ha le mani d’oro.

MAR   Ma dabon?

SOP    È un vero tuttofare... Le roy du bricolage!

MAR   Beh, s’a l’è dcò giovo e piasos, per la carità, ch’a permëtta nen che Giampiero a s’avsin-a... (RIDE) Ma per ades, i l’avrìo pròpi da manca ‘d chila... “L’angelo del focolare”... a ved, tesòr, come i disìa, mi e Giampiero i soma pen-a rivà ant nòstr neuv apartament e i l’oma gnente da mangè... (SUONA IL CAMPANELLO DI CARLA, CHE PASSA CONCITATA IN SCENA E CORRE AD APRIRE) A l’ha catà gnente, col farinel... e pensè ch’a tocava a chiel... a l’è pròpi ‘n dësvagà...

SOP    Pas des probléme. A lei e Giampiero piacciono i salumi?

MAR   Tutti... meno che la finocchiona! (RIDE DI NUOVO)

SOP    Le va bene burro e prosciutto?

MAR   Ma sì!... Ch’a vada al diao la linea!

SOP    Ch’a ven-a con mi a la cuisine... vediamo di trovare qualcosa pour vous. (ESCE IN CUCINA CON MARIA)

CAR   (DA FUORI) Ohmmi, Nòsgnor!

VIT      (DA FUORI) Ciao.

CAR   (DA FUORI) Im lo sentìa ch’it l’avìe avù n’incident!

TAV    (DA FUORI) Si tranquillizzi, signora... non è niente di grave. (TAVIANO E CARLA ENTRANO SOSTENENDO VITTORIO, SCOMPOSTO E SPORCO, CHIARAMENTE NON DEL TUTTO LUCIDO; VITTORIO HA LA TESTA FASCIATA E, BENCHÉ SIA ALQUANTO MALANDATO, CERCA DI MINIMIZZARE; DURANTE IL DIALOGO CHE SEGUE, VITTORIO VIENE SISTEMATO SUL DIVANO; CARLA SI AGITA ATTORNO A LUI E GUARDA LA SUA TESTA CON APPRENSIONE, MA È GIÀ PIÙ SOLLEVATA)

CAR   Oh, pòr tesòr!

VIT      I stago bin...

TAV    Facciamolo sedere sul divano.

VIT      Ma no... iv diso ch’i stago bin, ades.

CAR   Ma guarda come ch’it ses rangiate!...

TAV    Sono il maresciallo Taviano, della Stazione Carabinieri Barriera di Milano.

CAR   (MERAVIGLIATA) Bòja fàuss, che velocità! I l’hai telefonave nen pì ‘d doe minute fa...

TAV    Ah, sì? Non ne ero al corrente, signora. Nelle ultime tre ore sono stata con suo marito al Pronto Soccorso del “Giovanni Bosco”.

CAR   Ah, Tòjo, s’it savèisse che colp, stamatin, quand ch’i son dësvijame e i l’hai nen trovate! (A TAVIANO) Non era mai successo, sa?... (A VITTORIO) Ma còsa a l’è rivate?

TAV    (ASSUME UN TONO DI UFFICIALITÀ) Per quanto mi risulta, suo marito è venuto alle mani con due teppisti... (A VITTORIO) È vero?

VIT      (ANNUISCE VIVACEMENTE) Oh, sì... doe canaje...

CAR   Oh, Signor! I vado a fete ‘n cafè... at farà bin.

VIT      Oh, sì... un cafè.

CAR   Non gli può far male... vero, comandante?

TAV    Maresciallo, maresciallo... Nò, non gli farà male... è solo un po’... rincitrullito... per gli schiaffoni che si è preso... (CARLA E TAVIANO ASSISTONO VITTORIO SUL DIVANO)

SOP    (RIENTRA DALLA CUCINA CON MARIA PORTANDO UN VASSOIO SUL QUALE VI SONO DUE BICCHIERI DI VINO, UN PIATTO DI PROSCIUTTO E DUE ROSETTE) Ecco qua! I signori sono serviti!

MAR   Oh, ma grassie!... Tròp gentila! I spero tant da pudèila ricambié an quàiche manéra!

SOP    Ma per carità!... Ch’ai pensa gnanca...

MAR   (AVVIANDOSI ALL’USCITA) A l’ha pròpi salvane la vita! Ij porterài pì che ‘n pressa piat e bicer lavà e suvà.

SOP    (LO ACCOMPAGNA ALLA PORTA) Non si preoccupi... Fate con comodo.

MAR   Arrivederci, cara. (ESCE)

SOP    Au revoir. (DURANTE IL DIALOGO CHE RIPRENDE NELL’ALTRA CASA, VA ANCORA UNA VOLTA A GUARDARE DALLA FINESTRA, POI ESCE IN CUCINA)

CAR   Oh, ël mè tesòr! (A TAVIANO) Prende un caffè anche lei, ehm... colonnello?

TAV    Maresciallo. No, grazie. Ah, all’ospedale hanno detto che suo marito deve prendere queste pillole.(PRENDE UN FLACONE DALLA TASCA E LO PORGE A CARLA) Per il mal di testa, credo. Deve prenderne una, due volte al giorno.

CAR   Pòr tesòr.

VIT      (ANNUISCE) Sì...

CAR   It l’has già fait colassion?

VIT      (SCUOTE LA TESTA) Nò...

CAR   It veule n’oveto?

VIT      (SCUOTE LA TESTA) Nò, grassie.

CAR   Antlora i vado a fè ‘l cafè. (A TAVIANO) È stata proprio gentile a riportarlo a casa.

TAV    Beh, per dire la verità, non pareva proprio in grado di guidare.

CAR   La ringrazio proprio tanto, ammiraglio.

TAV    (HA UN GESTO DI STIZZA, MA LASCIA PERDERE) Era il minimo che potessi fare. Suo marito è quasi un eroe!... Non è vero, signor Nebiolo?

VIT      (ANNUISCE) Eh, sì... beh, quasi...

CAR   Dròlo, a l’ha mai avù ‘n carater da eròe.

TAV    È stato... come un impulso!... Non è vero, signor Nebiolo?

VIT      (SORRIDE SENZA ESPRESSIONE) Eh, sì... “un impulso”...

CAR   Per mì a l’è staita na folarià! (ESCE IN CUCINA)

TAV    (TIRANDO FUORI IL TACCUINO) Non ci metterò molto tempo, ma dovrei... approfondire qualche passaggio della sua storia...

VIT      Sens’autr.

TAV    Allora... (CONTROLLANDO IL TACCUINO) Ieri sera, verso le undici... (SORRIDE A VITTORIO) Cioè verso le ventitrè... Lei era al volante del suo taxi. È suo il taxi, no? Cioè... è lei il proprietario? Tassista-proprietario?

VIT      Ch’a më scusa... che ora ch’a l’è?

TAV    (SORPRESA) Beh... sono le nove meno un quarto.

VIT      (CERCANDO DI AFFERRARE) Un quart a neuv ore...

TAV    Dunque, lei è stato coinvolto in quello scippo, alle ventitrè di ieri sera...

VIT      Scippo, sì...

TAV    Conduceva il suo taxi verso casa, (SEMPRE CONTROLLANDO GLI APPUNTI SUL TACCUINO) cioè verso piazza Crispi... e l’auto era vuota...

VIT      (PREOCCUPATO MA ANCORA STORDITO) Ma... un quart a neuv ore... ëd la matin?

TAV    (GUARDA ANCORA L’OROLOGIO) Sì, precisamente. (CONTROLLA GLI APPUNTI) E mentre era nei pressi della fermata della linea 51, in piazza Rebaudengo... ha visto due teppisti che tentavano di scippare un’anziana signora.

VIT      Ma a l’è mercol ëd matin?

TAV    Sì.

VIT      Ma còsa a l’è capitaje, martes ëd neuit?

TAV    Beh... metà della notte l’ha passata al “Giovanni Bosco”... e l’altra metà alla stazione Carabinieri “Barriera di Milano”...

VIT      (PENSANDO) L’orari precis?

TAV    Prego?

VIT      (CERCANDO DI RIPRENDERSI) I l’hai paura d’esse fòra orari.

TAV    Beh... Lo credo, signor Nebiolo... Lei è ancora piuttosto frastornato...

VIT      Ma costa a l’è cà mia... an piassa Crispi?

TAV    (DIVERTITA) Esatto...

VIT      (GUARDA VERSO LA CUCINA) E cola-lì a l’è mia fomna... Carla?

TAV    Sì. E le sta preparando il caffè. (RITORNA ALLE SUE INDAGINI) Dunque... (LEGGE SUL TACCUINO) Linea del numero 51... fermata di piazza Rebaudengo... due giovinastri stanno scippando una vecchietta...

VIT      (TIRA FUORI LA SUA AGENDA E LEGGE) “Sophie. Ore sette e trenta.”

TAV    No. (LEGGE IL NOTES) Teresa Scognamiglio, ore ventitrè. (CARLA RIENTRA DALLA CUCINA CON IL CAFFÈ; VITTORIO METTE VIA FURTIVAMENTE L’AGENDA) Dunque: la signora Scognamiglio sta cercando di resistere all’aggressione dei due giovinastri... Lei ferma il taxi e corre in suo aiuto.

CAR   Òhmmi, Nòsgnor! Tòjo! A l’avrìo podù masséte!

VIT      Un moment! I son ancamin ch’i cerco ëd capì na ròba. (CARLA POSA LA TAZZA SUL TAVOLO E GLI TOGLIE LA GIACCA)

CAR   Adess it bute ‘nt ël let! Ecco còsa ch’it fase! (A TAVIANO) Non vede, capitano? Non è in grado di rispondere alle sue domande, adesso... Perchè non ha chiarito bene tutto stanotte, in caserma? (POSA LA GIACCA SULLO SCHIENALE E DA IL CAFFÉ A VITTORIO)

TAV    Perchè stanotte non era tanto disposto a rispondere alle mie domande. Tanto per cominciare non voleva dirci chi era, né dove abitava. E poi, sia lui che quella vecchia isterica svenivano ogni cinque minuti.

CAR   (CON UNA CAREZZA) Pòr ël mè pipì...

TAV    Praticamente, in tre ore di tentativi, non sono riuscita a compiere neanche un po’ del mio dovere. Solo un paio di domande e poi mene vado.

VIT      A va bin... Ël me taxi a l’è sì fòra, vera?

TAV    Sì, è parcheggiato qui sotto casa sua.

VIT      Bin...

TAV    Dunque... lei è intervenuto nell’azione.

VIT      Sì.

CAR   Che incossiènt!

TAV    Signora!...

CAR   E parej... it ses ëstàit agredì da coi doi delinquènt?

VIT      Nò, a l’è stàita la veja con la borsëtta.

CAR   La veja? Sta bruta cretin-a!

TAV    Signora, la prego!

VIT      Chila a l’ha pensà che mi i fùissa d’acòrdi con coi doi... (A TAVIANO) Maresciallo, non penserete mica...?

TAV    No, no... Abbiamo già ricostruito il fatto... A quel punto i due sono fuggiti?

VIT      Sì, verso via Botticelli.

TAV    Bene. Potrebbe farmene una descrizione?

VIT      (SI CONCENTRA) A l’è na strà larga, con na cioènda an mes. An sla drita a j’è ‘d negòssi...

TAV    La descrizione dei due teppisti, non di via Botticelli!

VIT      Ma è successo tutto così velocemente... è stato un attimo... a j’era cola veja ch’a picava, a picava sech. Mi i cercava dë spieghè... e ij disìa: “I son nen un lader, i vurìa mach giutéla! I son un tassista ch’a passava da sì per caso...”

CAR   E ch’as fà mai ij sò afè! (SUONA IL CAMPANELLO) Ch’a më scusa, brigadiè... (VA AD APRIRE)

TAV    Maresciallo, signora... e che diamine!

VIT      A l’ha finì? Perchè mi i duvrìa ‘ndè via.

TAV    Sì, solo un piccolo particolare. Vede... nel mio ufficio, tra un mancamento e l’altro, mi ha dato questo indirizzo... (CONTROLLA GLI APPUNTI) piazza Crispi 18.

VIT      Pròpi parej, a l’è cost.

TAV    Però, all’ospedale, lei ha dato un altro indirizzo... che sarebbe... precisamente... (CONTROLLA) piazza Derna 88.

VIT      (RIFLETTE, SPIAZZATO) E come mai?

TAV    Già, come mai? Non è che lei abbia una seconda casa?

VIT      (RIDACCHIA NERVOSAMENTE) Ma no... per carità... Cò ai ven an ment?...

TAV    E allora... come la spieghiamo, questa confusione?

VIT      (SFORZANDOSI DI CONTINUARE A RIDACCHIARE) Nò...

TAV    Allora... secondo lei... dovremmo credere che al “Giovanni Bosco” hanno capito male...

VIT      Eh già... l’ora... la pressa... ël disservissi... i soma tuti come a fonsion-o j’ospidaj!... assenteismo... bòje panatere... Ël dotor ëd guardia peuj... brav fieul neh, i diso pa ‘d nò, ma pòr fieul... mòrt ëd seugn!... E peuj ‘dcò mi... i parlava nen tant ciair... a sa, dòpo tute cole patéle ch’a l’avìa dame an testa cola veja... (PENSA DI AVERE ORMAI RISOLTO L’INGHIPPO) Parej quand i l’hai dit: (CON VOCE IMPASTATA) piazza Crispi 18... chiel a l’avrà capì: (CON VOCE IMPASTATA) piazza Derna 88... (CON VOCE NORMALE) ‘ciotto... ’antotto... A capiss? Fòrse la rima...

TAV    (PIUTTOSTO PERPLESSA) Già... forse la rima... (SI ALZA)

SCENA IV

(CARLA, VITTORIO, TAVIANO ED ENRICO )

CAR   (RIENTRA CON ENRICO, CHE ANNUNCIA COME UN OSPITE PALESEMENTE NON GRADITO) A j’è Rico.

RIC     (INDOSSA UNA VESTAGLIA SUI PANTALONI E PANTOFOLE) Ehilà, come ch’a sta... il giustiziere della notte? I të staghe bin?

VIT      (CERCANDO DI TAGLIARE CORTO E POTER TORNARE AI FATTI SUOI) Benissim.

RIC     E alora còsa it l’has an testa? It l’has comprà ‘n servel neuv, ch’a l’è ‘ncora ambalà? (A TAVIANO, TENDENDO LA MANO) Piacere, Enrico Campagnino. I stago al pian dëdzora. Chila a l’è la soréla ëd Montalbano?

TAV    (FREDDAMENTE, SENZA DARE LA MANO, MA ACCENNANDO AL SALUTO MILITARE) Maresciallo Taviano, della Stazione Carabinieri Barriera di Milano.

RIC     (LA SQUADRA DA TESTA A PIEDI) Complimenti alla mamma. (A VITTORIO) Ël portiè a l’ha contame tut. A dis che it l’has fait a pugn con na banda ëd criminaj armà ‘d caden-e e spranghe ‘d fer.

VIT      Beh... verament i son stait colpì da na borsëtta...

RIC     Ah, a j’ero dl’autra sponda?

TAV    (A RICO) Lei è un amico di famiglia?

RIC     Amico? Fratel a vurerà dì... Tòjo Nebieul, ambelessì... il vendicatore mascherato, a l’ha fin-a ‘mprëstame na bela somëtta, un pàira d’ani fà...

CAR   Sì, doi ani fa... a son bele quatr!

RIC     (A TAVIANO) Ma sì, a fa l’istéss... ch’a sappia, mia cara maressiàla, che a j’è gnente che mi i farìa nen per Tòjo Nebieul e a j’è gnente che Tòjo a farìa nen per Rico Campagnin... e parej a l’è da vàire ani che i foma gnente un per l’autr! (RIDE DELLA PROPRIA BATTUTA, MENTRE LA TAVIANO NON SEMBRA AFFATTO DIVERTITA) Ma ‘l portiè a l’avrà nen esagerà ‘n pòch?

CAR   Vitòrio a l’è stait tant coragios! A l’è pijasse na bòta an testa mentre a cercava da salvè na veja da doi rapinator.

RIC     Ma và... Chissà che beda!

VIT      (TOCCANDOSI LA TESTA) Ades a j’è quasi pì gnente...

RIC     Perchè, prima a j’era quaicòsa lì andrinta? (RIDE; POI, A TAVIANO) A l’è mai stait un genio... però, ch’am chërda, a l’è bon come ‘l pan.

TAV    Ma lei non dovrebbe essere al lavoro, a quest’ora del mattino?

RIC     Per ël moment i rapresento la nassion, an qualità d’unità statistica.

TAV    E cioè?

RIC     Disocupà.

TAV    (PER PURA CORTESIA) Mi dispiace molto.

RIC     A l’è nen ël caso. I son ancamin ch’i penso dë specialiseme ant ël setor.

TAV    (A VITTORIO) Beh, signor Nebiolo... non ho più domande... Ascolti i consigli di sua moglie e si riposi un po’.

RIC     Oh, sì! (RIVOLTO A CARLA) Còsa it na dirìe ‘d quatr saut an discòteca?

TAV    (LO IGNORA E SI RIVOLGE A CARLA) Se ci fossero più persone come suo marito, signora, avremmo sicuramente meno malviventi in giro. Deve essere orgogliosa, sa? Vedrà che verrà qualche giornalista a intervistarlo...

CAR   (RAGGIANTE, SI AGGIUSTA I CAPELLI) Giornalista? Ohhh...

VIT      (PREOCCUPATO) Che giornalista?

RIC     Euh! Giornalista, fotògrafi, radio, television... perchè no?

VIT      (AGITATO) Perchè no!

TAV    Le lascio il numero diretto del mio ufficio, caso mai le venisse in mente qualcosa di interessante. (SCRIVE SUL TACCUINO) Può chiamarmi quando vuole... se non mi trova subito, può lasciar detto al mio collega e io la richiamo appena possibile. (STACCA IL FOGLIETTO E LO CONSEGNA)

CAR   Grazie.

TAV    (IN POSIZIONE DI “ATTENTI”) Signor Nebiolo... Signora...

CAR   La accompagno.

TAV    (A RICO, PIÙ FREDDAMENTE) Arrivederci, signore.

RIC     (CORDIALE) E non si preoccupi: quando mi raccontano una barzelletta sui carabinieri, non la ascolto neanche.

TAV    Campagnino si chiama, vero?

RIC     Sì, ma ch’am ciama pùra Rico.

TAV    (GLI SI AVVICINA) Sinceramente... se fossi nei suoi panni... non tirerei troppo la corda. (ESCE CON CARLA DALL’INGRESSO, MENTRE RICO SI ASCIUGA LA FRONTE, ALLEGRAMENTEIMPRESSIONATO)

SCENA V

(RICO, VITTORIO E CARLA)

RIC     (FREGANDOSI LE MANI) Oh, là... I l’hai ancor nen fait colassion. (PRENDE LA TAZZINA DI VITTORIO) Grassie. (MENTRE BEVE IL CAFFÈ, SUONA IL TELEFONO DI CARLA E LUI RISPONDE) Pronto? No, non sono io... Eh no, al momento non può... Chi?...

VIT      Chi ch’a l’è?

RIC     (FA CENNO A VITTORIO DI TACERE ) Ho capito. Va bene. Piazza Crispi, 18. Terzo piano, interno 9. Arrivederci. (RIMETTE GIÙ) A l’era... l’“ansia”.

VIT      Chi?

RIC     Cola ch’a da le notissie a tuti ij giornaj...

VIT      L’ANSA, it veule dì!...

RIC     Ma sì... l’ “ansia”... l’“ANSA”... it l’has capime l’istess, no?

VIT      E ti it l’has daje ël mè indiriss?

RIC     Lògich, no? A l’han ciamamlo...

VIT      A vniran pa ‘mbelessì?

RIC     E s’a fùissa? Mi i vëddo già la toa fòto an prima pagina: “Eroico tassista sgomina pericolosa banda di teppisti“... òpura... “Non c’è più scampo per il malfattore: è arrivato il Vendicatore della Notte“...

VIT      (INNERVOSITO) Ma piantla!

CAR   (RIENTRA PROPRIO MENTRE VITTORIO SCATTA, QUINDI LO GUARDA SPAVENTATA) A l’ospidal a l’han date ëd pilole per calmete, i vado a pieje... (ESCE IN CUCINA)

VIT      (URLANDOLE DIETRO) I veuj vëdde gnun!

RIC     Ma perchè it ëscaude tant?

VIT      Rico... it capisse nen... mi i deuvo nen finì an sij giornaj... i peuss nen... se ai ven coj ëd l’ANSA, mandje via... pensje tì... disje ch’it ses mi... disje qualsiasi boricada... meno che la vrità!

RIC     Ma perchè?

VIT      Perchè... a sarìa la ruvin-a per mi... e per Sophie.

RIC     Ma tut autr! A sarìa na gròssa sodisfassion per tì e per... (SI BLOCCA) Chi ch’a l’è Sophie?

VIT      (RIMANE IN SILENZIO, ANZI, SI GIRA DALL’ALTRA PARTE)

RIC     (CON ATTEGGIAMENTOINDAGATORE) Na dòna... (D’IMPROVVISO REALIZZA) Ah! I l’hai capì!... Che marpion! Sophie, eh? (VITTORIO GLI FA CENNO DI ABBASSARE LA VOCE) Sophie a l’è la toa crinëtta segreta!

VIT      (SECCATO) Ma come ch’it permëtte? Sophie a l’è na gran sgnora!

RIC     Euh, diao... I vurìa pa ofendte... Antlora a l’è n’afè serio...

VIT      (CON CIRCOSPEZIONE, FA CENNO A RICO DI SEDERSI SUL DIVANO VICINO A LUI) Se Sophie a ven a savej ëd Carla... a l’è la fin!

RIC     E se... cioè... e se per dì... se Carla a ven a savej ëd Sophie...

VIT      Drit o contrari, a l’è l’istess... (SI DECIDE A SPIFFERARE TUTTO) It vëdde... Mi i vivo con Sophie an piassa Derna.

RIC     Na garsonniére?

VIT      No, na ca vera.

RIC     It l’has doe ca? Un-a sì con toa fomna... e un-a an piassa Derna con la toa morosa?

VIT      No... tute doe con mia fomna...

RIC     Carla?

VIT      Carla e Sophie. Sophie e mi i soma marià.

RIC     Ma ti it ses marià con Carla!

VIT      Ëdcò.

RIC     (PAUSA DI GRANDE STUPORE) Ansoma... ti it l’avrìe doe fomne?

VIT      Sì.

RIC     E doe ca?

VIT      Sì.

RIC     Tì?

VIT      Sì.

RIC     Tì?

VIT      Mi, mi, mi, sì!

RIC     Pì ij penso e pì i son sbalordì...

VIT      Ëdcò mi i son sbalordì... quand ch’ij penso...

RIC     Ma mi... It considerava n’òmo tranquil... normal... (PENSA UN ATTIMO, POI SI ALZA E GLI TOCCA LA MANO) Perdonme, Tojo. I l’hai sempre sotvalutate. (VITTORIO LO GUARDA SORPRESO) Piassa Derna, piassa Crispi... Piassa Crispi, piassa Derna... parej ti it galòpe con tò taxi tuti ij dì e tute le neuit per la Bariéra ‘d Milan come në stalon infurià...

VIT      (CON FALSA MODESTIA) Beh... i cerco ëd gavemla... A j’è nen tanta distansa... con le corsìe preferensiaj i faso ‘n pressa.

RIC     I parlava nen dij chilòmetri... a l’è che mi i tribulo come ‘n danà a trovè na ciòspa ch’am bala ‘nsema al saba ‘d sèira...

VIT      A l’è question... ëd savej ciapé al vòli le ocasion... e peuj... s’i fèissa n’autr mëstè i pudrìa nen, ma ël tassista... it capisse... servissi dël dì... servissi dla neuit...

RIC     E meno male ch’it pilòte nen un jet!... Però... chissà vaire ch’at ven a costè...

VIT      Ma no... Carla e Sophie a travajo tute doe... e mi i l’hai nen damanca ëd tanti sòld per mì...

RIC     E i lo chërdo... ai mancherìa ch’it l’èisse ‘ncora da bzògn ëd quaiche extra!

VIT      E già! I l’avrìa pà temp!... O i guido ‘l taxi per core da Carla, o i lo guido per core da Sophie!

RIC     E ‘nt ij dì ‘d festa, cò ‘t fase?

VIT      I deurmo.

RIC     Ma... It l’has pròpi mariàje... tute doe... regolarment?

VIT      Beh, sì... Carla a l’è stàita la prima, tre ani fa an cesa. Peuj i l’hai conossù Sophie, quatr mèis dòpo.

RIC     Quatr mèis?

VIT      Shhht! (CONTROLLA CHE NON ARRIVI CARLA) Quatr mèis. A l’è montà an sël taxi, a Pòrta Neuva. A rivava da Clermont-Ferrand per andé a trové d’amis... A l’è fransèisa.

RIC     Ah, ‘dcò fransèisa...

VIT      Per la strà l’oma fàit doe ciance... peuj i l’hai giutala a portè le valis a l’albergo... chila a l’ha uffrime ël cafè... i l’oma continoà a ciaciarè... chila a l’ha invitame a tornè a trovela e mi... e mi i l’hai acetà...

RIC     E mentre it ciaciarave, it ses dësmentiate ëd nominè Carla?

VIT      Beh, a j’è ‘d còse che... o it je dise subit... o it je dise pì nen. I savìa nen còsa fé... e antlora...

RIC     E antlora it l’has ciamaje a Sophie dë sposete...

VIT      Nò. Chila a l’ha ciamamlo a mi.

RIC     Ah, beh... i capisso... sossì a cambia tut...

VIT      Eh... I l’hai nen avù ‘l coragi ëd dije ‘d nò... It l’has mai provà a molè na fransèisa?

RIC     Mai avune l’ocasion.

VIT      Parej i soma mariasse an Municipio.

RIC     E it ses andàit a vive con chila mentre it continoave a vive con Carla...

VIT      Certo che n’afé parej a l’ha da manca d’un baron ëd precision, un baron d’atension...

RIC     Un baron d’ormon!

VIT      Sent, mi i deuvo core da Sophie. A sarà an pensé... (TIRA FUORI L’AGENDA) I duvìa esse a ca a set e mesa!

RIC     An piassa Derna?

VIT      Sì.

RIC     (GUARDA L’AGENDA) Còsa a son cole paròle dròle? Un tipo ‘d còdice?

VIT      Pròpi parej: “SA-CO-CA”... Saba con Carla...

RIC     E “SE-TA-SO/MA-PRE-CA”?

VIT      “Sèira tard Sophie/matin prest Carla”...

RIC     E “GA-DA-VE”?

VIT      Ah, gnente... “Gat dal veterinari”.

SCENA VI

(RICO, VITTORIO E CARLA)

CAR   (RIENTRA CON LE PASTIGLIE ED UN BICCHIERE D’ACQUA, VITTORIO NASCONDE L’AGENDA) Ecco sì, tesòr... it na veule un-a o doe?

VIT      A l’è mej tute. (PRENDE UNA PASTIGLIA E SI METTE IL FLACONE IN TASCA)

CAR   E adess va ant ël let a riposete!

VIT      Nò, Carla... i peuss nen!

CAR   It deuve! It l’has avù në “shock” teribil. A l’è vera, Rico?

RIC     E a l’è nen ël sol!

VIT      I veuj nen perde na giornà ‘d travaj...

CAR   Ma it ses nen an condission ëd guidè.

VIT      I faraj mach mesa giornà... I stago bin.

CAR   It vëdde, Rico... Tòjo a l’ha energia per doi...

RIC     Disoma per doe... (VITTORIO LO FULMINA CON LO SGUARDO)

CAR   (A VITTORIO) Però prima it preparo ‘n pàira ‘d sànguiss.

VIT      Ma it faras nen tardi al travaj?

CAR   I l’hai telefonà an ufissi. I vado nen.

VIT      Come mai?

CAR   Ancheuj im sento nen... Fòrse col plandron ëd Rico a l’ha tacame la maladìa... neh, Rico? Ti it ij pense gnanca a cerchéte ‘n travaj an sël serio...

RIC     Mah... verament... i son ancamin ch’i penso ëd butéme ‘dcò mi a fè ‘l tassista.

CAR   E perchè nò? Pija Tòjo: an prinsipi as lamentava e a disìa “S’a l’è mach per guidè ‘n taxi, còsa i son pijamlo a fé ‘l diplòma da ragioniè?”

RIC     A serv, a serv... tut a serv.

CAR   Beh, ades a l’è entusiasta e a pudrìa nen fè n’autr mëstè.

RIC     I son sicur che ‘d nò. (CARLA ESCE IN CUCINA E VITTORIO AFFERRA IL TELEFONO)

SCENA VII

(VITTORIO, RICO E SOPHIE)

VIT      (SI ACCINGE A FORMARE IL NUMERO CON FARE CONCITATO) Piantla lì ëd fè lë spiritos! Carla a l’è pa fòla...

RIC     Carla a l’è normala. A l’è ti ch’it ses fòravia!

VIT      Cerca ëd tenla ocopà, mentre mi i parlo con Sophie.

RIC     Ah, già... Sophie! (È CURIOSO DI VEDERE COME ANDRÀ A FINIRE)

VIT      (COMPONE AL TELEFONO DI CARLA IL NUMERO DI SOPHIE) I deuvo feje savej ch’i stago bin, prima ch’a seurta per andè a travajè... (SQUILLA IL TELEFONO DI SOPHIE) Ma cò i të spéte? Và da Carla e fà ‘n manera ch’a ven-a nen dëdsà.

RIC     (SI AVVIA, ECCITATO E DIVERTITO) Costa sì, ch’a l’è vita! (VA IN CUCINA, MENTRE SOPHIE ESCE DALLA CAMERA E RISPONDE AL TELEFONO)

SOP    Allô?

VIT      Ciao, chèrie...

SOP    Mon amour, ou-es-tu? Sei in ritardo di un’ora e mezza!

VIT      Ël taxi... ehm... doe gome s-ciopà...

SOP    E perchè non hai chiamato prima?

VIT      Perchè... ehm... ël celular a l’è dëscariasse... e i trovava nen un telefòno publich... I l’hai forà tornand da l’aeropòrt... sì, da Caséle... e... it sas... i son an campagna... (PARLA SEMPRE PIÙ PIANO)

SOP    Da ‘ndova ch’it ciame?

VIT      Da... da... na ca... da na specie ‘d cassin-a... a doi chilometri da lë stradon...

SOP    Ma sei senza voce?

VIT      Nò, a l’è... ehm... ch’i veuj nen dësvijè la fomna dël contadin... a deurm ancora... (RICO RIENTRA DALLA CUCINA E RAGGIUNGE VITTORIO, CHE NON LO VEDE)

SOP    Ma i të staghe bin? Non avrai mica avuto un incidente, n’est pas?

VIT      Nò, nò... i stago benissim... (RICO LO TOCCA SULLA SPALLA E LUI SUSSULTA) Ah!

SOP    Còsa a l’è capitàje?

VIT      Eh... a l’è rivàje ‘l Campagnin... cioè: ël contadin... (RICO SI GUARDA ATTORNO CON ARIA FURTIVA) Còsa ch’it veule?

RIC     I l’hai un messagi dla toa numer un.

VIT      Còsa?

SOP    Sei sempre lì, Vittorio?

VIT      Ehm... sì. A j’è ël Campagnin... ehm... ël contadin ch’am ciama na ròba. (A RICO, TAPPANDO IL RICEVITORE) Alora?

RIC     Carla a veul savej s’it preferisse formagg e giambon òpura ton e tomatiche òpura... tuti e doi.

VIT      A fa l’istess.

RIC     (CON TONO CONFIDENZIALE) It veule savej prima còsa at da per sin-a la numer doi?

VIT      (ALTERATO) I l’hai dite ch’a fa l’istess! (SI ACCINGE A PARLARE DI NUOVO AL TELEFONO)

RIC     Vin o bira?

VIT      (SPAZIENTITO, NON COPRE PIÙ LA CORNETTA) Vin!

SOP    Vino?

VIT      Scusme, cara. I parlava con ël Campagnin... e dài... con ël contadin, ch’a l’è ‘n pòch... it sas come ch’a l’è sta gent ëd campagna...

RIC     (MENTRE VA IN CUCINA) Vin e panin a rivo, monsù.

VIT      Ah, a l’è ‘ncamin ch’am dis che ël mecanich a l’ha riparà le gome. Adess a l’è mej ch’i vada, giòia. I vurìa avertite, prima ch’it andèisse a travajè.

SOP    Ma oggi non vado.

VIT      (SORPRESO) Ah, no?

SOP    Eh, no... Ancheuj a l’è ‘l mè dì liber.

VIT      (CONTROLLA L’AGENDA) Ah, sì?

SOP    I l’oma programàlo da vàire sman-e... Noi due soli, a poltrire insieme.

VIT      (HA CONTROLLATO SULL’AGENDA) Ah, già: “mercoledì CO-CO-SO”...

SOP    “CO-CO-SO”?

VIT      “Coccole con Sophie”.

SOP    Non te lo sarai dimenticato, eh? E alora fa ‘n pressa, che ho voglia di fare “CO-CO-SO”!

VIT      I rivo. Des minute e i son lì.

SOP    (SORPRESA) Des minute?

VIT      Ehm... sì... I tajo per ij prà e i rivo ant un amen.

SOP    Tu conduis doucement... ti voglio tutto intero.

VIT      Sta tranquila.

SOP    Ma... it l’has nen pressa da ‘mbrasséme?

VIT      Ma sì... as capiss... (SUONA IL CAMPANELLO ALLA PORTA DI CARLA; VITTORIO GRIDA VERSO LA CUCINA) Resta andoa ch’it ses, i vado mì! (A SOPHIE AL TELEFONO) A va bin, chèrie, i rivo subit. Ten tut an càud. Ciao.

SOP    Ah, Vittorio... devi chiamare al più presto la polizia.

VIT      La polissia?

SOP    O vuoi che faccia io?

VIT      E perchè ch’i duvrìa ciamè la polissia?

SOP    Perchè ho denunciato la tua scomparsa, stamattina.

VIT      La mia scomparsa? (SUONA DI NUOVO IL CAMPANELLO DELLA PORTA DI CARLA) Sent, lassa perde... ti fà gnente... ij penso mi. It ciamo peuj torna mi prima... ehm... dòpo... ier... subit. (NELLA CONFUSIONE, POSA IL RICEVITORE, MA LO LASCIA SUL TAVOLINO SENZA CHIUDERE LA COMUNICAZIONE; GRIDA RIVOLTO ALLA CUCINA) Vado mi! (POI VA VERSO L’INGRESSO; NEL FRATTEMPO CARLA RIENTRA IN SCENA)

SCENA VIII

(SOPHIE, CARLA E RICO)

SOP    (CONVINTA CHE VITTORIO SIA ANCORA AL TELEFONO) Tesoro!

CAR   Còsa a j’è, giòia?

RIC     (APPARE SULLA PORTA DELLA CUCINA) Torna an cusin-a, fomna!

CAR   A më smijava d’avej sentù dì “tesoro”... (VEDE IL TELEFONO FUORI POSTO E CON DISAPPUNTO DI RICO SOLLEVA IL RICEVITORE) Pronto?

SOP    Allô?

CAR   Stava parlando?

SOP    Sì, stavo parlando.

CAR   Con chi?

RIC     (SI PRECIPITA A TOGLIERLE LA CORNETTA DALLE MANI) Con mi!

SOP    Con mio marito.

RIC     (A CARLA) Certo che a l’è na neuja nen avej un telefono mè. Tòjo a l’ha dime ch’i peuss duvrè ‘l vòstr. A l’è per travaj...

CAR   (IRONICA) Ma i l’hai sentù bin?

RIC     Pronto?

SOP    Allô?

RIC     (SBIRCIANDO CARLA CHE LO STA GUARDANDO) Sono Enrico Campagnino.

SOP    Ah, lei è il contadino!

RIC     Eh?... Ah, sì! Come ha fatto ad indovinare? Voleva parlare con me?

SOP    Veramente, no.

RIC     (ESAGERA L’ACCENTO PIEMONTESE) Beh, che dica pure. Sono pronto di accettare qualsiasi offerta.

SOP    Prego?

RIC     (PER MANDARE VIA CARLA) Atenta, ch’a j’è ‘l cafè ch’a scapa...

CAR   (INTERDETTA) Ma... i sento nen... (UN PO’ CONFUSA VA IN CUCINA)

SCENA IX

(RICO, SOPHIE E VITTORIO)

SOP    Signor contadino... signor campagnino... Allô?

RIC     Che mi scusi, madama. Monsù Nebieul può ritelefonargli?

SOP    Preferirei aspettare, s’il vous plait. Mio marito sta bene, vero?

RIC     Sì... è solo un pò... rintronato, ecco.

SOP    Rintronato?

RIC     Sì, sì... come dite voi? “Rentronné”... ma è una roba da niente... e poi, l’aria di campagna gli fa bene.

SOP    Ma cosa è successo? Vittorio non mi ha detto di essere ferito.

RIC     Ah, non l’ha detto?

SOP    Ma come ha fatto a farsi male?

RIC     Eh... ha sbattuto la burnìa... la testa.

SOP    La tête?

RIC     (SI GUARDA IL PETTO) No, nen la pupa... la biòca... (TENTANDO UN FRANCESE MACCHERONICO) “Le capociòn”!... Contro una trave bassa.

SOP    Ma no!

RIC     Ma sì. Purtroppo sono travi robuste, roba di una volta, là!

VIT      (RIENTRA DI CORSA DALL’INGRESSO) A l’è na giornalista dl’ANSA.

RIC     (GLI PORGE IL TELEFONO) Dësbreujatla ‘n pòch tì.

VIT      (SPINGE RICO VERSO L’INGRESSO) Ti va da la giornalista!

SOP    Allô?

VIT      Mandla a col pais, per piasì. (RICO ESCE)

SOP    Allô?

VIT      (PIANO) Ciao, chèrie... I chërdìa ch’it l’avèisse tacà.

SOP    Ma sei ferito?

VIT      Ferì?

SOP    La testa.

VIT      Ah, sì.

SOP    Il contadino ha detto che hai battuto contro una trave.

VIT      Col Campagnin a l’avrìa dovù tajésse la lenga.

SOP    Vuoi che venga a prenderti alla cascina?

VIT      Nò, nò! I stago bin: Còsa it disìe dla polissia?

SCENA X

(VITTORIO, SOPHIE E CARLA)

CAR   (RIENTRA DALLA CUCINA CON IL VASSOIO E LE TAZZINE DEL CAFFÈ) Ecco sì ‘l cafè.

SOP    Ho parlato con il commissariato Barriera di Milano.

VIT      (IN PRESENZA DI CARLA, CERCA DI CAMBIARE DISCORSO) Un momento, le ripasso il Campagnino.

SOP    Ma non voglio il campagnino!

VIT      Bene, bene... il signor Campagnino arriva subito. (SORRIDE A CARLA)

SOP    Par bleu! Vittorio! (SPAZIENTITA)

CAR   A l’è na telefonà per Rico?

VIT      Ehm... sì.

CAR   Per un travaj?

VIT      Sì... a l’è na ditta ch’a fà... sàpe. Sàpe, trent, faussèt... “Tutto per l’agricoltura”! A l’han savù che Rico a cerca travaj...

CAR   Travaj, chiel?

VIT      Beh, chiel as ciama Campagnino, nò? E ant cola ditta a chërdo ant ël destin dël nòm...

SOP    Vittorio! Sei lì?

VIT      (AL TELEFONO) Per il momento non può venire. Secondo me la proposta lo interessa molto... a meno che non si debba alzare all’alba.

SOP    Vittorio! Ma cosa dici? Allô Allô!

SCENA XI

(VITTORIO, CARLA, SOPHIE, RICO E GIORNALISTA)

RIC     (ENTRA INSIEME ALLA GIORNALISTA, CHE CERCA DI TENERE FUORI) Costassì a l’è violassion ëd dòmicilio!

REP    (È MUNITA DI MACCHINA FOTOGRAFICA E NECESSARIO PER PRENDERE APPUNTI) Ma che violazione... Mi lasci entrare un attimino... Sono qui per fare il mio lavoro. Ho solo bisogno di fare qualche domanda e scattare qualche fotografia.

SOP    Allô, Vittorio!

VIT      (ALLA GIORNALISTA) Fuori!

SOP    Fuori?

CAR   (AGGIUSTANDOSI I CAPELLI E METTENDOSI A POSTO IL VESTITO) Ma perchè it veule mendéla via? A fa mach ël sò travaj... An farà quàiche domenda e peuj a sarà tut finì...

RIC     (A CARLA) Tòjo a veul nen ëd reclàm... a l’ha già dilo tante vòlte...

VIT      (AL TELEFONO) È andato fuori un momento.

REP    Mi dispiace, ma le notizie devono essere pubblicate! L’informazione prima di tutto! E poi... non è il caso di fare i modesti. Quando si è degli... “uomini coraggiosi”... (A CARLA) Lei è la signora Nebiolo?

CAR   (METTENDOSI IN POSA) Sì, i son mi.

SOP    (AL TELEFONO) Vittorio!

VIT      (AL TELEFONO) Il Campagnino sta arrivando.

REP    (A CARLA) Allora... Suo marito è stato aggredito... (CONTROLLA GLI APPUNTI) da due teppisti... questa notte... in piazza Rebaudengo?

CAR   Due teppisti? Era una banda! Venti delinquenti! Armati di bastoni e catene! (VITTORIO, AL TELEFONO CON SOPHIE, NON PUÒ INTERVENIRE PER ZITTIRE CARLA, MA REAGISCE CONTRARIATO)

REP    (ESULTANTE) Ah! Questa è una bomba giornalistica! È la prima volta che scrivo un articolo dedicato ad un vero... “eroe”!

CAR   Ma ‘s capiss! Pròpi n’eròe! E col eròe a l’è mè marì! Mi i son soa fomna!

REP    Immagino già l’effetto che farà l’articolo nella prima edizione... “Eroico tassista... con grande sprezzo del pericolo... affronta a mani nude...” no, così è troppo... ecco: “...affronta e mette in fuga una pericolosa banda... armata fino ai denti... per difendere una povera vecchietta indifesa... aggredita, derubata e selvaggiamente picchiata dagli energumeni”!... (A CARLA) Si sposti per un attimo vicino a suo marito, per favore. (PUNTA LA MACCHINA FOTOGRAFICA)

VIT      Nò! (LA GIORNALISTA SPINGE CARLA A FIANCO DI VITTORIO, MA VITTORIO IMMEDIATAMENTE AFFONDA LA TESTA NEL DIVANO E ALLO STESSO TEMPO FA VOLARE IN ARIA IL TELEFONO, CHE RICO AFFERRA AL VOLO; VITTORIO SBATTE LA TESTA SUL TAVOLINO) Ohi, la mia testa! (SI SIEDE PER TERRA TENENDOSI LA TESTA)

CAR   (CORRE DA LUI E LO PRENDE TRA LE BRACCIA) Oh, tesòr...

SOP    (SEMPRE AL TELEFONO) Ma che succede?

REP    Ehi! (VITTORIO E CARLA ALZANO LA TESTA E LA GIORNALISTA SCATTA LA FOTO) Perfetto!

VIT      Ma cò a fa?

REP    (LE SUONA IL CELLULARE) Scusate un attimo... (RISPONDE) Sì?... Come, dove sono... sono dove mi hai mandata, da quel tassista di piazza Crispi... Eh?... Ah, sì?... Occhèi, ci vado subito. Dammi l’indirizzo. (PRENDE NOTA SUL TACCUINO) Dimmi pure... piazza Derna... 88... come si chiama? (RESTA DI SASSO) Vittorio Nebiolo? Come questo? (VITTORIO HA COME UNO SVENIMENTO) Mi spiace, devo proprio scappare... (A VITTORIO) A quanto pare c’è un altro tassista che porta il suo nome... abita in piazza Derna 88. Arrivederci!... Mi raccomando... leggete il giornale! (ESCE DI CORSA)

VIT      I giuro che chila-lì an piassa Derna ai riverà mai! (SI PRECIPITA FUORI ALL’INSEGUIMENTO)

CAR   Tojo! (CORRE DIETRO AI DUE)

SCENA XII

(RICO, SOPHIE E CARLA)

RIC     (PRENDE IL TELEFONO) Parla il Campagnino.

SOP    Dov’è mio marito?

RIC     Ehm... Al gabinetto.

SOP    Gli è successo qualche guaio?

RIC     No, no... non si preoccupi... sono certo che ha fatto in tempo. Senta, adesso devo andare... i deuvo monze la vaca.

SOP    Senta, la prego, devo parlare con mio marito, subito!

RIC     Ch’a guarda... i lo ciamerìa volentè, ma... non mi può sentire.

SOP    Et pourquoi?

RIC     Ecco... il gabinetto è dall’altra parte del campo di grano.

SOP    Bene, allora gli dica di richiamarmi immediatamente.

RIC     Prendo un foglietto per scrivere il numero.

SOP    Lui lo sa il numero!

RIC     As capis, ma... per qualsiasi evenienza...

SOP    Va bene, allora scriva: 011 6743185. (ENRICO ANNOTA IL NUMERO E LASCIA IL FOGLIETTO, CHE ERA LO STESSO CHE RIPORTAVA IL NUMERO DELLA TAVIANO, SUL TAVOLO A FIANCO DEL DIVANO) Mi raccomando, mi faccia richiamare subito.

RIC     Beh, a quest’ora avrà finito e starà tornando indietro più sollevato.

SOP    Sa, voglio sapere cosa fare con la polizia.

RIC     La polizia?

SOP    Forse è meglio che li chiami io per dire che è tutto a posto.

RIC     No, no, non chiami nessuno! (SUONA IL CAMPANELLO DELLA PORTA DI SOPHIE)

SOP    Devo andare.

RIC     (MOLTO AGITATO) Dove?

SOP    (IRRITATA) Ma... dove mi pare!

RIC     Ah, beh... sì, eh... a l’è pì che giust.

CAR   (RIENTRA CORRENDO DALL’INGRESSO) Rico!

RIC     Adés i deuvo pròpi scapé, la vaca am ciàma! (POSA IL RICEVITORE, MENTRE SOPHIE DOPO AVER GUARDATO SECCATA LA CORNETTA, ESCE PER ANDARE AD APRIRE)

CAR   A l’ha cercà ‘d robéje la machina fotografica.

RIC     Ah... E a l’è riessùje?

CAR   Nò, a l’è butasse a core come na fusëtta.

RIC     Andoa a l’è Tòjo, adés?

CAR   I sai nen. A l’è sautà ‘n machina e a l’è partì ‘n quarta.

RIC     Bòja fauss!

CAR   I spero mach che a riva nen a ciapéla... perchè s’a la ciàpa... ai gava la pel!

RIC     Nò, no... a cor pa darè a la giornalista... i son sicur ch’a l’è ‘ncamin ch’a cor da... (SI BLOCCA IN TEMPO)

CAR   Da chi a cor?

RIC     A cor da... ehm... a cor antorn a la ca.

CAR   Adés im vesto e peuj i cerco ëd ciapélo... (CORRE IN CAMERA; RICO CERCA AFFANNOSAMENTE IL NUMERO DI SOPHIE ANNOTATO PRIMA, POI FORMA IL NUMERO)

SCENA XIII

(SOPHIE, BERGERO, RICO E CARLA)

BER    (ENTRA CON SOPHIE DALL’INGRESSO) Mi scusi se arrivo in un momento poco appropriato, signora Nebiolo...

SOP    Pas de quoi... È per mio marito?

BER    Sì, pròpi parej. Stamattina lei ha telefonato al commissariato Barriera di Milano. Io sono l’ispettore Bergero. (SQUILLA IL TELEFONO DI SOPHIE)

SOP    Excusez moi...

BER    Ma ch’as figura! (SOPHIE RISPONDE AL TELEFONO)

SOP    (ALL’ISPETTORE) Si accomodi, prego.

BER    Grassie.

SOP    Allô?

RIC     Sono ancora io, il Campagnino.

SOP    (FREDDA) Ah... et alors?

RIC     I deuvo fè ‘n pressa, perchè... ehm... la cavalla sta partorendo.

SOP    Mi passi il signor Nebbiolo.

RIC     Sarà lì da lei da un momento all’altro, perciò faccia quello che vuole, ma non chiami la polizia.

SOP    C’è proprio qui l’ispettore... (GUARDA LA BERGERO CON FARE INTERROGATIVO)

BER    Bergero...

SOP    L’ispettore Bergero, della polizia.

RIC     Cosa? (NEL FRATTEMPO ENTRA CARLA, CHE SI È CAMBIATA VELOCEMENTE DI ABITO, SENZA CHE RICO LA VEDA)

SOP    (ALZA IL TONO) L’ispettore Bergero, della polizia!

RIC     Porca Eva!... Va beh... Dica alla polizia che è tutto a posto.

CAR   Polissia?

RIC     (RESTA FOLGORATO; DOPO UN ATTIMO DI SCONCERTO, SI RIPRENDE) La ringrazio tanto... ma per il momento non ho intenzione di arruolarmi nella polizia...

SOP    Arruolarsi nella polizia?

RIC     (A SOPHIE AL TELEFONO) No, se il posto alla fabbrica di materassi è ancora libero, preferisco quello. (METTE GIÙ IL RICEVITORE)

SOP    (ALLIBITA) Allô?... Allô?...

RIC     (A CARLA) Maledét ufissi ‘d colocamènt! Ma i l’hai la facia da polissiòt, mì?

CAR   Bin, mi i seurto a cerchè Tojo. Le bòte an testa a son pericolose. (ESCE)

RIC     Spéta, i ven-o ‘dcò mi! (ESCE A SUA VOLTA)

SCENA XIV

(SOPHIE, BERGERO E VITTORIO)

BER    Gnente ëd brut, madamin Nebieul?

SOP    No, merci. (METTE GIÙ IL TELEFONO CONTRARIATA)

BER    Alora... chila, stamatin, a l’ha telefonà al commissarià Bariéra ‘d Milan, parland ëd sò marì. Noi i l’oma controlà tuti j’ospidaj ëd Turin.

SOP    È tutto a posto, a l’ha telefonà mach adés.

BER    Meno male... Ma a j’è ancora ‘n paira ëd còse ch’i vurerìa savèj...

VIT      (ENTRA, VEDE LA POLIZIOTTA E TRASALE; POI SI RIPRENDE, SI DA UN CONTEGNO E AVANZA CON FALSA NONCURANZA) Ciao, chèrie!

SOP    (STUPITA) Oh, tesoro...

VIT      Scusme se i son an ritard.

SOP    Ritard? Ma come hai fatto ad arrivare così in fretta, piuttosto?

VIT      A j’era nen ëd trafich.

SOP    Ma gioia, come va la testa?

VIT      A l’è pa gnente...

SOP    Vittorio, questa signora è un ispettore del commissariato di zona..

VIT      (ESAGERATAMENTE GENTILE) Ah, che bel!... Tanto piacere!

SOP    (MENTRE SI STRINGONO LA MANO) Mio marito, Vittorio Nebiolo... L’ispettore Bergero...

VIT      Ispettore...

BER    Bergero.

VIT      Ah, Bergero... Na polissiòta dle nòstre part, eh, eh!... Beh, come ch’a ved, i son tornà a ca come neuv... an forma splendida! Grassie per esse vnùita a trovene. (LE ALLUNGA DI NUOVO LA MANO, COME PER INVITARLA AD ANDARSENE, MA LA BERGERO NON RACCOGLIE)

BER    I vurerìa mach capì ‘ncora ‘n paira ‘d còsëtte.

VIT      (FA LA SCENA) Mah... verament... im sento nen tròp bin... la mia pòvra testa... ch’a guarda... (CHINA LA TESTA PER FARGLIELA VEDERE)

BER    Già... La borsëtta, vera?

SOP    La borsëtta?

VIT      La borsëtta?

BER    (CONTROLLA GLI APPUNTI) A l’è scrit ambelessì: “Nebiolo Vittorio. Pronto soccorso dell’Ospedale Giovanni Bosco. Contusioni ed escoriazioni. Causa delle lesioni: è stato colpito ripetutamente con una borsetta da donna”.

SOP    Vittorio...

VIT      (GUARDA SOPHIE INESPRESSIVO, POI CONTROLLA GLI APPUNTI DELLA BERGERO) Che coincidensa!

BER    Coincidensa?

VIT      Sì... doi Nebieul Vitòrio! Tuti doi ferì a la testa! E ‘nt l’istess dì!

SOP    It ses nen ti, alors?

VIT      E no, eh... Ma pensa tì... Vitòrio Nebieul. Un nòm comunissim. (CONTROLLA DI NUOVO GLI APPUNTI DELLA BERGERO) Bòn. Béle fàit. come ch’a ved, i son nen mi. Chielsì a l’ha avù da fé con na veja, doi tepista e na borsëtta da dòna... Mi, anvece, i l’hai batù contra ‘n trav ëd rol...

BER    Dunque, lei non era in piazza Rebaudengo, ieri sera?

VIT      No, as capiss...

BER    An guidand ël sò taxi?

VIT      (STA PER DIRE NO, MA SI FERMA) Taxi? (CONTROLLA GLI APPUNTI DELLA BERGERO) Sì a dis che col òmo lì a fà ël tassista?

SOP    Ma no!

BER    Ma sì!

VIT      Ma basta là! (CONTROLLA DI NUOVO GLI APPUNTI) Ma che coincidensa!

SOP    (ALLA BERGERO) E... mi dica... che aspetto ha quest’altro Nebiolo?

BER    (CONSULTANDO GLI APPUNTI) Ambelessì a dis: “aspetto anonimo... qualunque... comune...”

VIT      (TRIONFANTE, ERGENDOSI IN TUTTA LA SUA STATURA E GONFIANDO IL PETTO) I vëdde? Meno male! Almeno fisicament i soma diferent.

BER    A diss?

VIT      Eh, sì... A j’è ‘dcò scrit che col Nebieul a l’è stait dimetù dal “Giovanni Bosco” a eut e mesa dë stamatin... giust?

BER    Giust.

VIT      E alora i peuss nen esse mì. Mi a col’ora i j’era ‘n campagna. I l’hai telefonate da la cassin-a, a l’è vera giòia?

SOP    Beh, sì... una cascina un po’ strana...

VIT      Ma lolì as sà... tute le cassin-e a son un pòch dròle...(A BERGERO) Bin, grassie per esse vnùita, ispetor... ispetriss... madamin.

BER    I l’hai ancor nen finì, monsù Nebieul.

VIT      A no?

BER    Ij carabinié a l’han compagnà l’autr monsù Nebieul a ca, an piassa Crispi.

VIT      Beh, as ved che col monsù a sta là...

BER    Sì, ma... as sa nen come... a l’ospidal, ant la cartela clinica, l’indiriss ch’a l’ha dait col monsù Nebieul a l’è “piassa Derna 88”. (VITTORIO È DI SASSO)

SOP    Ma è il nostro indirizzo, mon trésor...

VIT      (STUDIA DI NUOVO GLI APPUNTI) Costa a l’è pròpi na coincidensa...

BER    A l’è lòn ch’i pensava ‘dcò mi.

SOP    La troisième!

VIT      E già, la tersa... Ma it ses bravissima a ten-e ij cont, tesòr! (DOPO UN ATTIMO DI PAUSA) Ma certo!

BER    Còsa a j’è?

VIT      Ël motiv che a l’ospidal a chërdo che l’indirissi ëd chiellà a sia ël mè, a l’è perchè... mi i son stàit al “Giovanni Bosco”, un paira ëd dì fà... e as ved che a l’han mës-cià le cartele...

SOP    Sei stato all’ospedale? Non me l’avevi detto...

VIT      Beh... gnente dë straordinari... I j’era passà a feme medichè, perchè... i l’avìa batù la testa contra ël còfano dël taxi, mentre i controlava le candèile.

BER    Ma chiel a l’ha na testa sgarà!

VIT      Eh, sì... I son intrà e surtì an sinch minute. A l’era gnente, ma, naturalment, a l’han anotà tuti ij mè dati. Sòn a spiega tut, vera?

BER    Chiel a dis?

VIT      (CONVINCENTE) E già. L’ospidal a l’ha ‘l mè indiriss, col ëd l’autr dì... e a l’ha ‘dcò l’indirissi dl’autr Nebieul, col dë stamatin. Naturalment, l’autr Nebieul a ciama ai carabinié ëd portelo a l’indiriss andoa ch’a stà ma, quand ch’a ciamo a l’ospidal l’indiriss ëd Vitòrio Nebieul, a guardo la pagina sbaglià dël registro... e a vëddo: “Nebbiolo Vittorio, tassista, referto: abrasione al cranio”. Parèj ai dan ël mè indirissi sensa ancòrzësne che, a la pagina subit dòpo, a j’è l’indirissi dl’autr tassista... referto: abrasione al cranio, però col tassista a l’è pen-a tornà a cà soa, an piassa Crispi...

BER    (IL DISCORSO NON LE È CHIARO E RIMANE PER UN ATTIMO PENSIEROSA) Beh, sossì a spiega tut...

VIT      As capis! A peul archiviè ‘l caso. (LA ACCOMPAGNA VERSO LA PORTA)

SOP    Mi dispiace di averle dato tanto disturbo...

BER    Nessun disturbo, ch’a staga tranquila, madamin.

SOP    La accompagno.

BER    Grassie. (ACCENNA AD USCIRE, POI SI BLOCCA E SI RIVOLGE A VITTORIO) E... a propòsit... la testa...

VIT      (CON UN ENORME SORRISO) Sì?

BER    Andoa a l’è fasse medichè la ferita?

VIT      A veul dì la bòta contra ël còfano o cola contra ël trav ëd rol?

BER    Ël trav ëd rol. Ël colp pì giovo. An che ospidal a l’è fasse mediché?

VIT      Gnun ospidal, nò. La fomna dël contadin, a l’è n’ex inferméra e a l’ha medicame chila.

BER    N’ex inferméra, eh?

VIT      Eh, sì... a smija ch’am vada sempre bin... i casco sempre an pé...

BER    Second mì a duvrìa caschè an sla testa... a smija resistentissima... Madamin... Monsù Nebieul... (ESCE SORRIDENDO, ACCOMPAGNATA DA SOPHIE, MENTRE VITTORIO, SOLLEVATO, SI SIEDE)

SCENA XV

(CARLA, RICO, VITTORIO E TAVIANO)

CAR   (RIENTRA CON RICO NEL SUO APPARTAMENTO) I duvìa nen felo torna andè via con ël taxi...

RIC     (È ANCORA IN VESTE DA CAMERA) Sta tranquila che tut andrà bin.

CAR   Ades i ciamo torna cola fomna-carabinié.

RIC     Second mi i të sbalie.

CAR   A l’ha scrivume ‘l sò numer da quaiche part... (CERCA SUL TAVOLINO) Ah, a l’è sì! (PRENDE IL FOGLIETTO) A l’ha dime ch’i podìa ciamé ‘d chila o d’un di sò colega... Come a l’è già... Maresciallo Taviano. (NATURALMENTE FORMA IL NUMERO DI SOPHIE, CHE È SCRITTO SULLO STESSO FOGLIETTO, INVECE DI QUELLO DELLA TAVIANO)

RIC     Second mi, Tòjo a s’anràbia.

CAR   Ma mi i son preocopà! A l’ospidal a duvìo tenlo an oservassion!

RIC     Su ‘d lòn, i son d’acòrdi con tì.

            (SQUILLA IL TELEFONO DI SOPHIE; VITTORIO SI ALZA E RISPONDE)

VIT      Pronto?

CAR   Buongiorno, sono Carla Nebiolo. (VITTORIO HA UN LEGGERO SVENIMENTO; POI SI SCROLLA, PRENDE IL TELEFONO, LO ALLONTANA DALL’ORECCHIO E LO GUARDA, INCREDULO; POI SI RIPORTA IL TELEFONO ALL’ORECCHIO) Pronto, parlo con la stazione carabinieri Barriera di Milano? (VITTORIO È DEL TUTTO SMARRITO E NON SA CHE FARE) Pronto?

RIC     Còsa a j’è?

CAR   I sai nen... i sento mach un respir pesant...

RIC     A sarà ‘l sòlit... “maniaco sessuale”...

CAR   Ma se i l’hai ciamà mì... Pronto!

RIC     (PRENDE IL TELEFONO DALLE MANI DI CARLA) Pronto! Parla Enrico Campagnino... (VITTORIO È SEMPRE PIÙ SCONCERTATO) Pronto! O monsù!... A respiro ancora... (RIDÀ IL TELEFONO A CARLA)

CAR   Pronto! Rispondete!...

RIC     (BUTTA L’OCCHIO SUL FOGLIETTO DEI NUMERI TELEFONICI) Dime ‘n pòch, Carla... che numer it l’has fait?

CAR   (TENENDO IL FOGLIETTO IN MANO) Costì: 0116743185...

RIC     (CAPISCE AL VOLO E SI PRECIPITA AL TELEFONO) Dame a mi... (PRENDE IL RICEVITORE E PARLA AL TELEFONO) A parla Rico Campagnin. Milan, rispond. Campagnin a Milan: “Milano rispondi, esse o esse, esse o esse!”...

VIT      (RICONOSCE RICO) Ma as peul savej còsa ch’ai suced, Rico?

RIC     Ah, ci siete, Milano... (A CARLA) Problema ‘d centralin! (AL TELEFONO) Posso parlare con uno degli agenti?

VIT      Agenti?

RIC     O con la marescialla, se c’è? Sì, sì... quella là... tutta così... (FA GESTI CON LE MANI PER INDICARE ATTRIBUTI PROSPEROSI)

VIT      Ma it ses ancamin ch’it bate le querce?

RIC     Nò, nò... niente di tutto questo. (A CARLA) Un moment... Adés am passo quaidun... (AL TELEFONO) Oh, salve, marescialla!

VIT      Marescialla? Rico, as peul savèj lòn ch’it ses ancamin ch’it combin-e?

RIC     Parlo a nome della signora Carla Nebiolo... è molto preoccupata... suo marito si è comportato in modo strano, dice.

VIT      Ma come it l’has fait ad avej sto numer?

CAR   (STRAPPANDO IL TELEFONO DALLE MANI DI RICO) Ij parlo mi! (AL TELEFONO) Pronto, maresciallo?... (VITTORIO RESTA NUOVAMENTE IMPIETRITO) Vorrei parlare con il maresciallo Taviano! (DIETRO DI LORO, IL MARESCIALLO TAVIANO ENTRA E AVANZA VERSO IL DIVANO; RICO LA VEDE E PER UN ISTANTE RIMANE SENZA FIATO, POI LE FA CENNO DI TACERE E L’ACCOMPAGNA IN CUCINA; CARLA NON SI ACCORGE DI NULLA) Ma a son ròbe da nen chërde... (SI VOLTA E SI FERMA NEL VEDERE CHE RICO NON C’È PIÙ) Rico? (TORNA AL TELEFONO) Pronto? (A QUESTO PUNTO VITTORIO INTERROMPE PREMENDO L’INTERRUTTORE DEL TELEFONO COL DITO) Ma uffa!

SCENA XVI

(VITTORIO, SOPHIE E CARLA)

SOP    (RIENTRA TUTTA ALLEGRA, MENTRE VITTORIO STA PER DEPORRE IL RICEVITORE) Ciao, chèrie!

VIT      (SI SPAVENTA E SBATTE LA CORNETTA SUL TELEFONO) Ah!

SOP    Ma come it ses nervos...

VIT      Chi, mi? Mi nervos? E perchè? D’ògni mòdo... i peus nen restè sì. (SI ALZA)

SOP    It peule nen?

VIT      I deuvo tornè al travaj. (FA PER ANDARE)

SOP    Ma non dire des absurdités... è il nostro giorno!

VIT      Sì, ma...

SOP    Mon petit... ricorda: “CO-CO-SO”... (NEL FRATTEMPO CARLA FORMA DI NUOVO IL NUMERO)

VIT      I lo sai, “CO-CO-SO”.

SOP    “Coccole con Sophie”.

VIT      No. “Costretto contrariare Sophie”. (SQUILLA IL TELEFONO DI SOPHIE; VITTORIO PRENDE IL RICEVITORE, EMETTE QUALCHE PROFONDO SOSPIRO E LO RIPONE; CARLA SBATTE GIÙ RABBIOSAMENTE IL TELEFONO ED ESCE DALL’INGRESSO)

SOP    (È SCONCERTATA) Ma perchè hai fatto così?

VIT      Perchè i veuj nen ch’an disturbo.

SOP    (CON TONO SEXY) Oh, ma allora ci hai ripensato? “CO-CO-SO”?

VIT      No... Dabon, chërdme! I peuss nen restè.

SOP    (ABBRACCIANDOLO) Sì che puoi...

VIT      No, no... (LA ALLONTANA) It sas ch’i l’hai nen fait n’euro, jer neuit? I deuvo assolutament recuperé quàiche corsa.

SOP    Dopo. (GLI TOGLIE LA GIACCA E DURANTE IL DIALOGO CHE SEGUE GLI SBOTTONA LA CAMICIA)

VIT      E peuj... i l’hai na gran mal dla testa...

SOP    Ragione di più per andare a letto...

VIT      I chërdo nen ch’am farìa bin.

SOP    Hai sempre detto che cura tutto...

VIT      I l’hai dilo mi?

SOP    Specialmente il mal di testa...

VIT      Sì, i tòj... ma nen ij mèi...

SOP    Allons... (LO GUIDA VERSO LA CAMERA) Vedrai che ti passa subito...

VIT      Sì, pen-a ch’i t’im lasse seurte... (ESCONO IN CAMERA)

SCENA XVII

(RICO E TAVIANO)

RIC     (ENTRA CON TAVIANO DALLA CUCINA DI CARLA) Ecco, maresciallo... adés a sa tut.

TAV    Ma che brutta notizia! Quando l’ha saputo, povera signora?

RIC     Prima. Quando lei è entrata... Si ricorda che era al telefono, no? Madamin Carla a l’era a tòch...

TAV    Eh, sì... Lo credo.... Ha fatto bene a mettermi al corrente della cosa...

RIC     A l’è oribil, vera? Vnì a savej a l’improvis ëd na ròba parèj...

TAV    Eh, già... Tutti e due i nonni in un sol colpo...

RIC     Sì, tuti doi.

TAV    Poverini... proprio durante la vacanza in montagna... Quanti anni avevano?

RIC     Stantesinch... Otanta... A testa, neh...

TAV    Salute! Una bella età per scalare montagne!

RIC     Comunque, sembra sia stata una cosa rapida... Almeno a l’han nen sufèrt...

TAV    Una valanga, eh?

RIC     Ma già... (CAMBIA DISCORSO) Beh, alora a vurìa vëdde torna monsù Nebieul?

TAV    Infatti. C’è qualcosa di non troppo chiaro nel suo indirizzo.

RIC     An che sens?

TAV    Nel senso che il signor Nebiolo dice che si tratta di un banale errore che hanno fatto quelli del pronto soccorso, ma...

RIC     A l’avrà rason.

TAV    E invece no. Quando sono tornata in ufficio, ho trovato un fax della Polizia che segnalava la scomparsa di un altro Vittorio Nebiolo, abitante ad un altro indirizzo.

RIC     (STUPITO) Ma no!

TAV    Ma sì. Piazza Derna 88.

RIC     Ma va!

TAV    Ed era lo stesso indirizzo che avevano all’ospedale.

RIC     A l’è ‘n rebus, vera?

TAV    Lei sa dove si trova adesso il nostro signor Nebiolo?

RIC     A travajè.

TAV    E cioè, in giro con il taxi?

RIC     Sì.

TAV    Bene. Credo che andrò a far visita a quell’altro signor Nebiolo.

RIC     (PREOCCUPATO) Come a sarìa a dì, “a far visita”?

TAV    Sì, in piazza Derna.

RIC     Ma perchè a veul dësturbesse parej?

TAV    No... solo una visita di circostanza, signor Campagnino... una visitina... (ESCE; APPENA È FUORI, RICO SI PRECIPITA AL TELEFONO, MA LA TAVIANO TORNA INDIETRO) Ah, signor Campagnino?

RIC     (SPAVENTATO, CADE PESANTEMENTE SEDUTO SUL DIVANO, MA CERCA DI APPARIRE INDIFFERENTE) Sì?

TAV    Lei lo sa che cos’è un “manutengolo”?

RIC     Mah... na ringhéra... un “corrimano”... (LA TAVIANO SCUOTE LA TESTA) Ah! Un manutengolo! Sì, sì, i lo sai!

TAV    Benissimo. (ESCE)

RIC     Se a continua parej, am ven un colp. (CONTROLLA SE LA TAVIANO È VERAMENTE USCITA, POI RIPRENDE IL TELEFONO E COMPONE IL NUMERO DI SOPHIE; SQUILLA IL TELEFONO DI SOPHIE, DOPO UN MOMENTO VITTORIO ESCE DALLA CAMERA DA LETTO CORRENDO E RISPONDE AL TELEFONO)

SCENA XVIII

(RICO, VITTORIO E SOPHIE)

VIT      Pronto?

RIC     I son ancora mi.

VIT      Ma it veule piantéla lì ëd rompme le scatole?

RIC     Ah, it anrabie ‘dcò?

VIT      I j’era ancamin ch’i ‘ndasìa ant ël let...

RIC     Ant un moment parej? Ti it pense a deurme ant un moment parej?

VIT      I ‘ndasìa nen a deurme...

RIC     Ma no... Ti ‘t l’has da manca ‘d cure... në specialista ch’at daga na cura per frenéte ‘n pòch...

VIT      Dài, sù, fòrsa! Còsa ch’a j’è?

RIC     Taviano a l’è ‘ncamin ch’a ven ambelelì.

VIT      Taviano chi?

RIC     Cola specie ‘d rott-weiler con le bande rosse ch’a l’ha portate a ca stamatin. La maressiala dij carabinié.

VIT      (ATTERRITO) A l’è ‘ncamin ch’a ven sì? E perchè?

RIC     Per conòsse Tòjo Nebieul doi.

VIT      Pòrca schifa! I son bele panà!

RIC     E come s’a bastèissa nen, Carla a l’è surtìa per ëvnìte a cerchè.

SOP    (SOPHIE SI AFFACCIA, ANCORA IN VESTAGLIA, SULLA PORTA DELLA CAMERA DA LETTO) Mon chou-chou...

VIT      (SVELTO, CAMBIA DISCORSO AL TELEFONO) Bin, grassie tante ch’a l’ha dimlo. Se i sento ‘d quaidun ch’a l’ha da manca ‘d biarave, ij lo faso savej. Ansi, ij diso da telefonè diretament a chiel. (METTE GIÙ; RICO RIMANE AL SUO POSTO, PERPLESSO) Ma i diso mi!... Doi quintai e mes ëd biarave...

SOP    Ancora quel contadino impazzito?

VIT      Sì, ma pensje pì nen. An dësturberà mai pì.

SOP    Andiamo a cuccia.

VIT      No, i l’hai decidù. It pòrto fòra!

SOP    Fòra?

VIT      Sì...it euffro ‘n disnè special... con col vinel mossant ch’at ricòrda tant ël sampàgn ëd le toe part... e per finì... un bel tiramisù. Peuj i tornoma a ca... ant ël pajon...

SOP    Andoma ades ant ël pajon, anvece... Ho messo una bottiglia di Verbesco in frigo già da un po’... La bomba a l’è già bela frësca... La battaglia può iniziare, monsieur le General... (RICO INTANTO COMPONE DI NUOVO IL NUMERO DI SOPHIE)

VIT      No, no... prima i veuj nutrite. Ma tant, eh?... (CORRE IN CAMERA)

SOP    Vittorio! (FA PER SEGUIRLO, MA SQUILLA IL TELEFONO) Allô?

RIC     (È CONTRARIATO, SPERAVA GLI RISPONDESSE VITTORIO) Mi dispiace, ma sono ancora io, il Campagnino...

SOP    Senta, mio marito non può aiutarla. Le “biarave” non gli interessano.

RIC     Ma stavolta si tratta di mele!

SOP    Neanche le mele gli interessano.

RIC     Ma sono le delizia!

SOP    Ma neanche se fossero le squisite!... Vede... lui non si intende di agricoltura. La ringrazia molto per l’aiuto di stamattina, ma adesso ha molto da fare.

RIC     Ma è questione di un attimo...

VIT      (ESCE DALLA CAMERA INFILANDOSI LA CAMICIA NEI PANTALONI; PORTA UN VESTITO ED UN PAIO DI SCARPE A SOPHIE) Dai, sù... fa ‘n pressa!

SOP    C’est le casse-couilles de ce paysan!

VIT      Ij penso mi. Ti dësbreujte a vestite. (LE PORGE VESTITO E SCARPE; AL TELEFONO) Ma a veul piantéla ‘d telefonéme tuti ij moment?

RIC     Piantla lì... Fà nen tant lë spiritos... A l’è a propòsit ëd Carla...

VIT      Ah, la vaca valdostan-a... sì, im ricòrdo...

SOP    (SBALORDITA) Mais quel vache?

VIT      (SPINGE A FORZA SOPHIE IN CAMERA E CHIUDE LA PORTA) Sent... mi i cerco d’ampajémla, prima ch’ai riva la maressiala.

RIC     Mi i l’hai paura ëd Carla...

VIT      Mi i l’hai paura ëd tut.

RIC     Buta ch’a sia andàita al commissarià... da la Taviano...

VIT      Taviano chi?

RIC     Ël rott-weiler.

VIT      Giuda ‘mpestà!... (SOPHIE ESCE DALLA CAMERA CON LE SCARPE IN MANO) Beh, as capiss... le vache a son amprevedibile...

RIC     Eh?

SOP    Con chi ce l’ha, adesso?

VIT      (LE FA IL GESTO COL DITO ALLA TEMPIA, COME PER DIRE CHE STA ASSECONDANDO UN MATTO) Sì, sì... A va bin...

RIC     A va bin un bel gnente! Ij carabinié a pudrìo dì a Carla che la maressiala a l’è vnùita a cerchete an piassa Derna!

VIT      E beh, sì eh... sòn a pudrìa butè ‘l tòr an séria dificoltà... ma adés i l’hai tròpa pressa e i peus pròpi nen parléne. (PARLA CON INTENZIONE, PER FAR CAPIRE A RICO CHE ALLUDE A SÉ STESSO) Tut lòn ch’a peul fè, mè car amis, a l’è ten-e separà tòr e vache. Ëd conseguènsa, ch’as regola!

RIC     Guarda... adess im vesto e i vado a cerchè Carla.

VIT      Ecco, brav. Ma im racomando... ch’a ten-a bin d’euj la vaca... (ENTRAMBI METTONO GIÙ IL TELEFONO; RICO ESCE)

SCENA XIX

(SOPHIE, VITTORIO, MARIA, REPORTER E RICO)

SOP    Che altro voleva ancora?

VIT      A l’ha rason, pòvr’òm: tuti i tòr dël canavèis as la fan con la soa vaca... (CAMBIA DISCORSO) Sù, andoma... It pòrto a “Le Tre Galin-e”!... Peuj i tornoma sì... e i passoma tut ël dòpmesdì anséma. (VANNO VERSO L’USCITA; VITTORIO APRE LA PORTA, MA NELLO STESSO TEMPO SI SENTE SUONARE IL CAMPANELLO; VITTORIO RICHIUDE SUBITO LA PORTA SBATTENDOLA E ALLONTANA SOPHIE CON UNO SPINTONE)

SOP    (SEMPRE PIÙ SORPRESA E CONTRARIATA) Que se passe-t-il?

VIT      Ecco... a pudrìa torna esse la polissia...

SOP    Beh? E con questo?

VIT      Un polissiòt divèrs... un neuv... pensa... dovèj torna ancaminé... (SUONA DI NUOVO IL CAMPANELLO) Parlje tì... mi i seurto da lë fnestròt dël bagn e it aspéto a “Le Tre Galin-e”... (SI AVVIA VERSO LA CUCINA)

SOP    Ma... chèrie...

VIT      S’a l’è la polissia, conferma mach lòn ch’a l’è capitame... a la cassin-a... E se a veulo vëdme, ch’a fisso n’apontament.

SOP    Ma it ses sicur dë sté bin?

VIT      Al moment i son sicur ëd gnente. Is vëdoma al ristorant. (SCAPPA DALLA CUCINA, MENTRE SOPHIE ESCE DALL’INGRESSO)

RIC     (ENTRA NELL’ALTRO APPARTAMENTO CON UN GIORNALE) Carla? Carla! (GUARDA IN CUCINA) Carla, s’it jë ses, parla! (ESCE DALL’INGRESSO)

SOP    (RIENTRA DALL’INGRESSO CON MARIA, CHE È ANCORA IN ABITI DA LAVORO) Bonjour, Marie... Mi trova per caso... stavo proprio uscendo.

MAR   Am dëspias dësturbéla torna, mè car tesòr...

SOP    Il n’y a pas de quoi... ch’ai pensa nen...

MAR   (ESTASIATO) Ah, chila a parla ‘l fransèis ant una manéra...

SOP    Bien... per fòrsa, i son fransèisa... A sa a noi, an Fransa, an mostro a parlé ‘l fransèis ch’i soma ancora cit! (RIDE)

MAR   (SUBITO NON CAPISCE, MA DOPO UN ATTIMO RIDE DI CUORE ANCHE LUI) Ah, già! Che simpatica!... Però a parla bin ‘dcò ‘l piemontèis...

SOP    Grassie... ma l’ho dovuto imparare per fòrza! Vittorio parla sempre solo in piemontese... e peuj, per mi... c’est plus fàcile que l’italien...

MAR   Oh, ma che bel vëddla rìje! Quand i son intrà a smijava pitòst sagrinà... a j’è quaicòs ch’a va nen?

SOP    I sai nen... È Vittorio che da stanotte... ha battuto la testa... si trovava in una cascina, non lo so... è così strano...

MAR   Ah, ch’as la pija nen parèj, carissima! Sti òmo a son tuti ‘n pòch dròlo! A venta gnanca speré, da capìe... Ch’a pija per esempi Giampiero, ël mè amis... A veul buté a pòst l’impiant elétrich e as n’ancòrz adés che a l’ha gnanca ‘n tornavis...

SOP    (FA IL GESTO DI AVVITARE, COME PER ASSICURARSI DI AVER CAPITO BENE) Un tournevis?

MAR   (ESULTANTE) Ma sì! I lo disoma a la stessa manéra! Vive la France!

SOP    (SORRIDE; IL DIALOGO CON MARIA L’HA RASSERENATA UN PO’) Attends un moment. I vado dëdlà a vëdde se i na treuvo un... (VA IN CUCINA; SUONA IL CAMPANELLO E MARIA VA AD APRIRE)

REP    (ENTRA CON MARIA) Buongiorno... È questa la casa del signor Nebiolo?

MAR   Sì, sì... a l’è pròpi costa...

REP    Mi scusi... non mi sono ancora presentata... Lucia Taccuini, giornalista indipendente. Al momento lavoro per l’ANSA... (SI DANNO RAPIDAMENTE LA MANO) Lei è un parente?

MAR   Ma no, cara... i son mach n’amis... Carlo Maria Amoretti... per j’amis... Maria.

REP    Il primo articolo è già partito! Adesso ci vuole qualcosa per l’edizione del pomeriggio! (SI BLOCCA A GUARDARE MARIA) Ma chiel a l’è amis... (ALLUDENDO PESANTEMENTE) “amico intimo” di Vittorio Nebiolo? (ESTRAE IL TACCUINO E LA PENNA)

MAR   Ma còsa a veul dì con sòn, giòia?

REP    Cioè... chiel an che rapòrt a l’è con monsù Nebieul?

MAR   Mah... per ël moment... a l’è nen ch’is conossoma granchè... I peuss dì che per adess... i l’oma scambiasse ‘d piasì... “reciproci”! (RIDE)

REP    (PRENDENDO APPUNTI) E che... (MOLTO ALLUSIVA) “piasì”... a sarìo, questi che vi siete scambiati?

MAR   (NON CAPISCE) Mah... per adess a l’ha sodisfàit le mie... “esigense” dë stòmi... (RIDE)

REP    Ah... ho capito... (SCRIVE SUL TACCUINO) Scambi di cortesie... Ma lei abita qui? In questo alloggio?

MAR   Ma no, cara! I stago si dëdzora! I faso sù e giù... sù e giù... (RIDE)

REP    Comprendo perfettamente... I l’hai capì... Sù e giù... (SCRIVE SUL TACCUINO, POI IMPUGNA LA MACCHINA FOTOGRAFICA) Mi faccia scattare una fotografia per l’edizione pomeridiana!

MAR   Ma no, cara! (SI METTE IN POSA, VANITOSO) I son tut ëscarpentà...

REP    A va benissim parej. (SCATTA) “Il tassista ed il suo amichetto”! Avventure piccanti sull’edizione serale! (ESCE DI CORSA; MARIA RIMANE ATTONITO)

RIC     (RIENTRA DALL’INGRESSO DI CARLA LEGGENDO IL GIORNALE) “Tassista aggredito da due teppisti.” (SGOMENTO) A l’è la ruvin-a! I deuvo avertì Tòjo. (VA AL TELEFONO E COMPONE IL NUMERO)

MAR   (SQUILLA IL TELEFONO DI SOPHIE; MARIA ESITA, POI RISPONDE) Pronto?

RIC     Parlo con la signora Nebiolo?

MAR   (REAGISCE ACIDO) Ma no, che diamine! A sent nen la vos? I son n’òmo!

RIC     E chi a l’è al telefono?

MAR   L’inquilin dël pian dëdzora.

RIC     Beh... i spero ch’as la passa mej che mi.

MAR   A peul dilo fòrt!Mi i stago divinament! I vado a ciameje madamin Nebieul.

RIC     Ma mi a l’è monsù Nebieul ch’i vorerìa.

MAR   A j’è nen.

RIC     Mah, fòrse a l’è mej parej. A l’è surtì ‘d corsa? Tut agità?

MAR   I lo sai nen come ch’a l’è surtì.

RIC     A j’è pa la polissia lì?

MAR   Ma còsa ch’a l’è? Un sondagi dla “DOXA”?

RIC     Nò.

MAR   Ij ciamo madamin Nebieul.

RIC     Mej ëd no. I chërdo ch’a na peussa pì ‘d mi e dle mie biarave...

MAR   A veul lassè dit quaicòs?

RIC     Eh? No, no... Ch’a më scusa ‘ncora na ròba... i l’eve pa na còpia ëd “La Stampa” per lì antëcà?

MAR   Verament i savrìa nen. A ca mia no ‘d sicur. Mi i leso mach “Mani di fata”.

RIC     A fa bin a nen catela, “La Stampa”! A l’è ‘n giornalass!

MAR   A l’è sicur ëd nen fè n’”indagine di opinione”? O na “ricerca di mercato”?

RIC     Ch’a staga tranquila... ehm... tranquil. S’a ved monsù Nebieul, ch’ai disa ch’a l’ha ciamà ‘l Campagnin. Chiel a capirà.

MAR   Ël Campagnin...

RIC     E ch’ai disa che sì ‘n cassin-a le ròbe a van nen vaire bin. Cerea, neh... (POGGIA IL RICEVITORE E, DURANTE IL DIALOGO CHE SEGUE, PRENDE PENNA E BLOCCO APPUNTI DAL CASSETTO DEL TAVOLO E SCRIVE UN BIGLIETTO)

SCENA XX

(MARIA, SOPHIE E RICO)

SOP    (NEL FRATTEMPO SOPHIE RIENTRA PORTANDO TRE O QUATTRO CACCIAVITE; MARIA FISSA ANCORA IL RICEVITORE DEL TELEFONO, COME PARALIZZATO) Ecco qua.

MAR   (SI SCUOTE, POSA IL RICEVITORE E PRENDE I CACCIAVITE) Oh, a propòsit... i l’hai rëspondù al telefono.

SOP    Merci. Chi a l’era?

MAR   I l’eve ‘d proprietà ‘n campagna?

SOP    No.

MAR   Ecco... i son nen riessù a capì bin lòn ch’a vurìa, ma a l’ha dime ch’a l’era ël campagnin.

SOP    Ancora lui! Mais que ennuyeux!

MAR   A na ricev tante, ëd telefonà dròle parej?

SOP    Solo da quel tipo. Sta cercando di disfarsi di due quintali e mezzo di barbabietole.

MAR   Ah, che scheur! Mach a sentje nominé, am riva la spussa al nas... A l’ha dime da dì a sò marì che le ròbe an cassin-a a van mal.

SOP    Beh, con un tipo così che la dirige, la cosa non mi meraviglia!

MAR   Sò marì a s’interessa d’ortaja?

SOP    No, fa il tassista.

MAR   Oh,che bel! Per j’avzin ëd ca a j’è lë scont?

SOP    (RIDENDO) E perchè no?

MAR   Giampiero e mi, anvece, i vivoma dël nòstr “genio”...

SOP    Inventeurs?

MAR   No, no... (RISATINA) Artista!... I soma ant l’”Auta Mòda”.

SOP    Oh! La “Haute Couture”! Sconto per le vicine di casa?

MAR   Ma natural, mia cara! I l’oma certi modelin dë chiffòn... ma Giampiero a riess nen a separésne. (RIDE E SI AVVIA ALL’USCITA)

SOP    Esco con lei... Ma... Is doma dël “ti”?

MAR   Con tut ël cheur, tesòr! Ma guarda ‘n pòch. Ti e mi. “La strana coppia”! (RIDONO ENTRAMBI ED ESCONO DALL’INGRESSO DI SOPHIE)

SCENA XXI

(RICO E BERGERO)

RIC     (HA FINITO DI SCRIVERE LA SUA NOTA E LA STA RILEGGENDO, QUANDO LA BERGERO ENTRA ALLE SUE SPALLE E SI SCHIARISCE LA VOCE PER ATTIRARE L’ATTENZIONE; RICO SI VOLTA) Oh!

BER    Mi scusi se sono entrata così, ma... la porta era aperta.

RIC     Ah, sì?

BER    Sono l’ispettore Bergero.

RIC     (PREOCCUPATO) Ma chila a l’è nen un carabinié...

BER    (SORPRESA E UN PO’ OFFESA) Ma no, ch’a schersa nen! I son ëd la polissia! “Commissariato Barriera di Milano”!

RIC     (PRESO IN CONTROPIEDE) Polissia? Ma i seve mach pì tute fomne, adés, ant le “forze dell’ordine”?

BER    Come ch’a dis?

RIC     No, no... gnente...

BER    Chiel a l’ha pa gnente an contrari, an sle fomne polissiòte, no?

RIC     Per carità!... Ch’as figura!... Ansi...

BER    Va beh... Ma ch’a staga tranquil, monsù. A l’è mach per un cit contròl... gnente d’autr. A l’è na visita... nen ufissiala.

RIC     (SEMPRE SOSPETTOSO) Ah, sì?

BER    A riguarda ‘n sò... “omonimo”.

RIC     Ah... Ch’a sarìa a dì?

BER    N’autra person-a ch’a së s-ciama come chiel.

RIC     (TITUBANTE) Ma guarda mach che dròlo...

BER    Beh, a l’è nen pròpi peuj tant dròlo, monsù Nebieul...

RIC     (FA PER PARLARE, MA SI FERMA NELL’AFFERRARE LA SITUAZIONE; CON UN FILO DI VOCE) Beh... as capiss che... a l’è pròpi gnente dròlo!...

BER    (SODDISFATTA) Ma a lo sa cola ch’a l’è la vera coincidensa? Che ‘dcò l’autr monsù Nebieul a fa ‘l tassista!

RIC     (CON FINTA SORPRESA) Ma và!

BER    Mach che a sta ‘n piassa Derna.

RIC     Ma và!

BER    O già... Piassa Derna 88.

RIC     Ma và!

BER    I l’hai parlà pròpi con chiel un moment fa.

RIC     Ma v... (SI BLOCCA) O bòja fauss!

BER    I lo savìa ch’a sarìa stait sorprèis!

RIC     Eh... disoma... colpì!

BER    E adess as ciamerà còsa ch’i veuj da chiel?

RIC     Perchè? Cosa ch’a veul da mi?

BER    Savèj esatament come a l’ha fàit a fesse mal a la testa. (GLI GUARDA LA TESTA)

RIC     Oh, as ved gnanca pì... Però a l’è ancora fresch... ch’a fasa atension.

BER    (GUARDA CON ATTENZIONE) A l’è vera... As ved gnanca pì... Epura a deuv esse stait un bel colp!

RIC     Eh,sì! Dura come l’assél! A capirà, a l’era bin stagionà... dël setsènt, adiritura...

BER    Eh? Na borsëtta dël setsènt?

RIC     (DOPO UNA PAUSA) Sì... A l’han dime che la veja ch’a l’ha colpime a duvìa esse pì o meno ëd col’epoca...

BER    (INCASSA IL COLPO) Lòn ch’a dis, a smija ch’a spiega tut...

RIC     Ah,sì? Bin... alora ades, s’a veul scuseme, i j’era ‘ncamin ch’i ‘ndasìa a cogéme.

BER    (SORPRESA) A st’ora?

RIC     Sì... ecco... a ved... al mercol ëd matin... mi “CA-CO-MO”.

BER    Prego?

RIC     Carino con moglie. (FA PER ACCOMPAGNARE BERGERO ALL’USCITA, MENTRE RIENTRA CARLA.)

SCENA XXII

(RICO, CARLA E BERGERO)

RIC     (PER UN MOMENTO È FOLGORATO, POI RAPIDAMENTE VA DA LEI E LA BACIA) Ma giòia, bintornà! A l’è capitaje gnente ‘d neuv da quand it ses surtìa, pròpi gnente! I j’era ancamin ch’it lassava sto bietin sì, tesòr. Ecco sì... (LE PORGE IL BIGLIETTO SCRITTO POCO PRIMA)

CAR   (È INEBETITA; PRENDE IL BIGLIETTO SENZA FIATARE E LO LEGGE) ”Cara Carla, tutto a posto. Ti consiglio di metterti a letto per il resto della giornata. Ci vediamo presto. Un caro abbraccio. En...” (NON FA IN TEMPO A DIRE “ENRICO”, PERCHÉ RICO LE STRAPPA IL BIGLIETTO DALLE MANI E RAPIDAMENTE LO APPALLOTTOLA E LO BUTTA NEL CESTINO)

RIC     “En... e non addormentarti, perchè io arriverò prestissimo”... (ALLUSIVO) “CA-CO-MO”... (CAMBIA DISCORSO) I peuss presentete l’ispetor...

BER    Ispettore Bergero.

CAR   Tanto piacere. È venuta per Vittorio?

RIC     (ANTICIPA BERGERO) Sì.

CAR   E come sta mio marito? Sta bene?

BER    (DA UN’OCCHIATA A RICO) Beh... a smija ‘d sì...

RIC     Sì, sì. Benissim. (CARLA GUARDA RICO)

CAR   (A BERGERO) Alora i seve parlave?

BER    (GUARDA RICO) Sì, as capiss.

RIC     As capiss.

CAR   (GUARDA RICO) Quand?

BER    Quand còsa?

CAR   Quand ch’i seve parlave, chila e mè marì?

BER    (SORPRESA) Beh... adéss.

CAR   Pròpi adéss?

RIC     E già, eh... (A BERGERO) Fin-a a adéss, no?

BER    (VA CONFONDENDOSI) Beh... Ma sì...

RIC     E alora? Tut a pòst, no?

CAR   (A BERGERO)E andoa ch’a l’è?

RIC     (SEMPRE CERCANDO DI CAMBIARE DISCORSO, DI COPRIRE E CONFONDERE) Andoa ch’a l’è còsa, cara?

CAR   (GUARDA RICO, POI GUARDA BERGERO) Andoa ch’i seve parlave?

BER    Eccò... mi i j’era sì e chiel a l’era...

RIC     An pé. Pì o meno ambelessì.

CAR   E mi ch’i l’hai cercalo daspertut!

BER    (SORPRESA, GUARDA RICO) Ah sì?

CAR   Beh, andoa ch’a l’è adés?

BER    Chi?

RIC     (NON SA PIÙ COME FARE PER SALVARSI) Quaidun a veul un cafè?

CAR   (GUARDA RICO) Còsa a l’è rivàje a mè marì?

RIC     Sì, giust... Còsa ch’a l’è rivàje? (ASSUME ATTEGGIAMENTO INDAGATORE) Cola ch’a l’è la soa posission? A che mira ch’a l’è esatament, con la polissia?

CAR   Rico!

RIC     (GLI VIENE UN’IDEA) Rico a l’è ‘ndàit a scòla.

CAR   Còsa?

RIC     Sì, stà tranquila. I l’hai daje pan, bur e marmlada e i l’hai butalo an sël pulman.

CAR   Ma it daghe ij numer?

RIC     No... adés i stago bin, giòia. (A BERGERO) Per chila a l’è tut a pòst, no?

BER    (È UN PO’ DUBBIOSA, MA CREDE DI AVER COMUNQUE CAPITO) Sì, i chërdo ‘d podèj esse bastansa sodisfàita, adés ch’i l’hai parlaje.

CAR   A chiel?

RIC     Sì, a mi. Còsa ch’a j’è ëd dròlo? (A BERGERO) A vurìa parlè con mì, no? Doe ciance. Tut sistemà, alora.

CAR   (STA PER ESPLODERE; A RICO) It veule gavéte d’ant ij pé ‘n moment?

RIC     Ma mi i cerco mach ëd giutè...

CAR   Beh, it jë riesse nen. (NOTA IL GIORNALE NELLE MANI DI RICO) A l’è “La Stampa”? (LA BERGERO È ALLIBITA)

RIC     Nò. Sì.

CAR   A j’è gnente dla stòria dë staneuit? (GLI STRAPPA IL GIORNALE DALLE MANI)

RIC     Ehm... sì, an prima pagina.

BER    A l’è contenta? Sò marì a l’è n’eròe... (VA VERSO CARLA PER GUARDARE IL GIORNALE)

CAR   Euh, ma che bruta, sta fòto! A l’è pròpi oribila.

RIC     (RIDACCHIANDO) No... (POI DI COLPO REALIZZA CHE IL GIORNALE MOSTRA LA FOTO DEL VERO NEBIOLO, ALLORA AFFERRA IL GIORNALE PROPRIO MENTRE LA BERGERO STA PER DARE UN’OCCHIATA; SI IMPADRONISCE DELLA PAGINA CON LA FOTO E NE STRAPPA UN PEZZO PER CARLA) Un per ti. (POI UN PEZZO PER LA BERGERO) Un per chila. (E CONTINUA COSÌ FINO A CHE LA PAGINA NON È STATA COMPLETAMENTE STRACCIATA IN PICCOLI PEZZI; CON IL RESTANTE GIORNALE, OPERA IN MODO DA OTTENERE UNA PALLA CHE COMPRIME PIÙ CHE PUÒ, POI, ACCORGENDOSI CHE CARLA E LA BERGERO LO STANNO OSSERVANDO CONFUSE, GETTA TUTTO NEL CESTINO; POI ALLA BERGERO, CON OSTENTATA NONCURANZA) Alora, a l’era ancamin ch’a disìa?

CAR   Ti it l’has beivù!

RIC     No, i chërdo pa... Chila còs a dis? (LA BERGERO SCUOTE LA TESTA PERPLESSA) Ma a l’è na bon-a idea. Cò’ it na dirìe ‘d na stissa, giòia?

CAR   E ciamme nen giòia!

RIC     (A BERGERO) Ch’a la scusa... I l’oma passane tròpe, stamatin.

CAR   Rico!

RIC     Rico a tornerà a cà dòpo la scòla, giòia.

CAR   Chi?

RIC     Ricotin. A meno che ch’a l’abia nen ëd ripetission.

CAR   (NERVOSAMENTE) Ma ëd chi diao ch’it parle?

RIC     (A BERGERO) Un maraschin?

BER    (NERVOSAMENTE) No, grassie. I son astemia.

CAR   Mi i deuvo restè calma.

RIC     Brava! “La calma è la virtù dei forti”.

CAR   (GUARDA RICO MINACCIOSA, POI SI RIVOLGE ALLA BERGERO, ANSIOSA) A j’è pà quaicòsa ch’a më stèrma su Tòjo?

BER    (SCONCERTATA) Mi? Assolutament nò!

RIC     Nò, nò...

CAR   It veule stopè sta boca?

RIC     It duvrìe nen parleme con col ton, giòia...

CAR   E ciam-me nen “giòia”!... Sent, it veule andetne a ca toa? Opura a l’ufissi ëd colocament?

BER    Beh... se i deuve rusè... mi i son ancamin ch’im na vado. (SI AVVIA)

RIC     A sarà mej.

CAR   Chila ch’as ferma sì, per piasì. (A RICO) Ti, a ca toa!

RIC     Ma mi i cerco mach ëd...

CAR   (NON LO LASCIA FINIRE) Fòra!

RIC     I pudrìa pa fè na telefonà?

CAR   Fòra!

RIC     Mach un-a, velocissima...

CAR   Se it na vade nen per tò cont, i të sbato fòra mi a càuss!

RIC     E a va bin. Mi i l’hai fait tut lòn ch’i pudìa... (A BERGERO) Stamatin a l’è calà giù dal let da la part ësbalià!... (QUESTO È VERAMENTE TROPPO PER CARLA, CHE LANCIA UN URLO SELVAGGIO E GLI SI AVVENTA CONTRO; RICO SCAPPA FUORI DALLA PORTA D’INGRESSO, MENTRE LA BERGERO SI APPIATTISCE CONTRO LA PARETE, PER EVITARE DI ESSERE COINVOLTA)

SCENA XXIII

(BERGERO E CARLA)

BER    Madamin Nebieul, a l’avrìa nen dovù mandélo via an cola manéra!

CAR   A l’è ‘n rompascatole!

BER    Ma gnun a l’è perfet... Ancheuj a l’è stàita na giornà dura. Peuj a vëdrà... dòpo quaiche basin e ‘n pòch ëd gnògne, i fareve la pas ëd sicur.

CAR   (ATTONITA) Mi basélo e féje le gnògne?

BER    Ma sì, ma sì... Còsa ch’a j’è ‘d mej che passè tuta la matin ant ël let ansema?

CAR   (OLTRAGGIATA) I lo farìa gnanca per tut l’òr dël mond!

BER    Chiel sì.

CAR   A l’ha dijlo chiel?

BER    (ANNUISCE SORRIDENDO)

CAR   Ma come ch’as permèt? Mi i faso nen ëd ròbe parej!

BER    Am dispias per chila...

CAR   Ma per chi ch’a l’ha piame?

BER    Beh... per na dòna... normala...

CAR   Se a s’ancamin-a con ste porcherìe, it saluto ël matrimòni!

BER    (STUPITA) Beh, mi i conòsso tanti ch’a lo fan...

CAR   Mi no.

BER    Ma... a chila ai piasrìa nen n’autr Ricotin?

CAR   Per la carità, mi i sopòrto gnanca cost!

BER    No... ch’a disa nen parej... un fieul a l’ha damanca d’amor... e tant...

CAR   Còsa?

BER    A sa, madamin... i son ‘dcò mi fomna e mare... e i pudrìa mostréje tante ròbe ansima a st’argoment...

CAR   (NON CAPISCE, MA DECIDE DI VENIRE AL SODO) Ch’a senta... almeno ch’a më spiega còsa ch’a l’è capitaje a mè marì!...

BER    Beh... per lòn ch’am riguarda, la situassion a l’è ciàira.

CAR   Sì, ma andoa ch’a l’è?

BER    Ma... dëdlà, nò? (INDICA LA PORTA, MENTRE VITTORIO APPARE CAUTO DALLA CUCINA DI SOPHIE, SI GUARDA INTORNO, POI VA AL TELEFONO E FORMA IL NUMERO DI CARLA)

CAR   Dëdlà... a trovè Rico?

BER    Mi i chërdìa che Rico a fùissa a scòla... (TRA SÉ) Basta là... mi i capisso pì gnente! (SI MASSAGGIA LE TEMPIE, CONFUSA, MENTRE SQUILLA IL TELEFONO DI CARLA)

SCENA XXIV

(VITTORIO, CARLA E BERGERO)

CAR   (RISPONDE) Pronto?

VIT      Oh, grassie al cel!

CAR   Tòjo! Andoa ch’it ses? (LA BERGERO GUARDA ATTONITA VERSO L’USCITA)

VIT      Pensje nen. Tut a pòst?

CAR   Beh... sì...

VIT      Gnun-a catastròfe?

CAR   Ma... i l’hai ancor nen capì bin. A j’è sì un-a dla polissia... ma a smija ch’a l’abia risolvù tut.

VIT      Che polissia?

CAR   (ALLA BERGERO) Che polissia?

BER    (SEMPRE PIÙ STORDITA) Commissariato “Barriera di Milano”.

CAR   Commissarià “Bariéra ‘d Milan”.

VIT      A va?

CAR   (ALLA BERGERO) A veul parléje?

BER    (DOPO UNA NUOVA OCCHIATA VERSO L’USCITA) Beh... No... Ormai...

CAR   No. L’ispetriss a l’è sodisfaita.

VIT      Méj parej. Rico a l’è per lì ‘n gir?

CAR   Mi i chërdo che ancheuj Rico a sia cioch... (GESTO DI SORPRESA DELLA BERGERO) O adiritura drogà... (LA BERGERO È SCONCERTATA)

VIT      A l’ha avù na gran bruta giornà, pòr fieul...

CAR   A sarìa ora ch’as n’andèissa a vive con soa morosa! (LA BERGERO INORRIDISCE)

VIT      Beh, scota... mi i son ancamin ch’i rivo a ca.

CAR   Sì. Fa ‘n pressa, giòia!

VIT      Sta tranquila. I faso pì ‘n pressa ch’i peuss.

CAR   A va bin. Mi i stago tranquila, ma ti fà atension... (GLI MANDA UN BACIO PER TELEFONO, LUI RICAMBIA, POI DEPONGONO I RICEVITORI)

BER    I son contenta ch’a l’abia fàit la pass con sò òmo.

CAR   Fait còsa?

BER    A vanta mai ten-e ël muso... Disse le còse come ch’a stan. Ciàire. A l’è l’ùnica manéra per fé la pas. Ecco còsa ch’a ten anséma da vint’ani mi e mè marì... Beh, adés im na vado, madamin Nebieul... Ch’as dëstorba nen a compagneme.

CAR   Ch’a më scusa... I son staita così nervosa... ma a sa... a l’è rivane tante ‘d cole ròbe, tut ant un moment...

BER    Ma per carità, madamin! I capisso benissim!... Però... Ch’am permëtta ‘d deje ‘n consej a propòsit ëd Ricotin... Giù le braje!... E ch’ai daga lòn ch’a l’ha damanca con urgensa! (LA BERGERO ESCE NELL’INGRESSO DI CARLA, CHE SCUOTE LA TESTA CONFUSA ED ESCE DALLA CUCINA, MENTRE VITTORIO E SOPHIE RIENTRANO DAL LORO INGRESSO)

SCENA XXV

(SOPHIE, VITTORIO E MARIA)

SOP    (HA IN MANO “LA STAMPA”) It l’has lassame lì come na stupida.

VIT      Am dëspias, chèrie.

SOP    Lì... davanti alle “Tre Galline”... per mezz’ora!

VIT      (LA CINGE CON LE BRACCIA) I l’hai già dite ch’am dëspias... I l’hai nen viste e alora i son tornà sì a cerchete...

SOP    Mais tu pense...

VIT      E... ehm... a l’è pa vnùje un polissiòt?

SOP    Che polissiòt?

VIT      Pòch fà.

SOP    No, non era la polizia.

VIT      Ah, nò?

SOP    Erano i nuovi vicini. Volevano un “tournevis”.

VIT      Alora la polissia a l’è ancora nen vnùita?

SOP    No... a parte l’ispettore di stamattina.

VIT      Pòvri noi!

SOP    Beh... io vado in cucina... tu siediti calmo e leggiti il giornale.

VIT      Ma nò... andoma prima a mangè fòra... peuj is butoma ‘nt ël let e i lesoma ël giornal  anséma! (PRENDE IL GIORNALE IN MANO E GLI DÀ UNO SGUARDO; SUBITO DOPO CACCIA UN URLO) Ah!

SOP    Qu’est-ce que tu fais?

VIT      La FIAT a l’ha comprà ël Tòr!

SOP    E urli per questo?

VIT      Ma a të smija gnente? Ël Tòr a peul nen finì a la Juve!

SOP    Ma da quand it ses diventà tifos?

VIT      Da adés.

SOP    Fa’ vedere. (FA PER PRENDERE IL GIORNALE)

VIT      No! (GLIELO TIENE LONTANO)

SOP    Mais tâche de ne plus faire le crétin!...

VIT      No! A l’è mè!

SOP    Ma... veramente l’ho comprato io!

VIT      I lo veuj mi! Am serv a mi! (STRAPPA LA PAGINA E, CON MERAVIGLIA DI SOPHIE, INCOMINCIA A MANGIARLA)

SOP    Ma còsa it fase?

VIT      I mangio ‘l giornal. I l’hai fam. I l’hai ditlo, no, ch’i vurìa ‘ndé a le “Tre Galin-e”!

SOP    Ma per l’amor del cielo! (CERCA NUOVAMENTE DI PRENDERE IL GIORNALE, MA VITTORIO NE STRAPPA UN ALTRO PEZZO E SE LO MANGIA) Vittorio... mon bien-aimé... non sarà mica per quella botta che hai preso in testa?

MAR   (ENTRA DALL’INGRESSO CON IL VASSOIO, IL PIATTO ED I BICCHIERI PULITI) Salùte, gent! La pòrta a l’era duverta. Còsa i l’avìa dite, tesòr? Ormai i son ëd cà!

SOP    ça ne fait rien... Vieni pure avanti, Maria.

VIT      Maria?

MAR   E chiel a deuv esse ël marì ‘d costa... (LE PAROLE GLI SI SPENGONO IN BOCCA NEL VEDERE VITTORIO CON UN PEZZO DI GIORNALE CHE GLI PENZOLA DALLA BOCCA) I l’hai anterompù la soa merenda? (VITTORIO SCUOTE LA TESTA) Nò? Bin, ch’a mangia pura con calma. Tant piasì. (AVANZA E STENDE LA MANO, MA VITTORIO STRAPPA UN ALTRO PEZZO DI GIORNALE E SE LO CACCIA IN BOCCA; POI NE OFFRE UN PEZZO A MARIA, CHE SCUOTE IL CAPO PERPLESSO) Grassie, ma soa fomna a l’ha già sfamane.

SOP    (COSTERNATA) Am dispias, Maria...

MAR    Ma nò, mi i son favorevol a le neuve esperiense... (DA IL VASSOIO A SOPHIE) Ecco. E grassie. (CONTINUANDO A FISSARE VITTORIO) Già... A l’è che... I l’avìa ‘ncora mai vist gnun a mangè... ehm... un giornal... dal viv. (VITTORIO ANNUISCE FELICE) Beh... mi i deuvo tornè da Giampiero. Pòr pipì, a l’è ancamin ch’a nìa ‘nt la vernis rossa. (A VITTORIO) Tanti auguri per soa dieta. (ESCE RIDENDO)

SOP    Ma si può sapere cosa fai? (VITTORIO INDICA CHE NON PUÒ PARLARE) Faccio il caffè, così lo mandi giù. (VA VERSO LA CUCINA, POI SI FERMA) Chissà cosa penserà di noi il signor Amorini!

VIT      (BOFONCHIA QUASI INCOMPRENSIBILMENTE, INVITA A NON DAR PESO) Bah... A l’è ‘n tipo ‘n pòch ecéntrich...

SOP    Sent chi ch’a parla! (ESCE IN CUCINA; VITTORIO TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO,MA CONTINUA A MANGIARE)

MAR    (RIENTRA DALL’INGRESSO DI SOPHIE CON DUE RIVISTE SOTTOBRACCIO; VITTORIO INIZIALMENTE NON SI ACCORGE DELLA SUA PRESENZA E LUI SI FERMA UN MOMENTO A GUARDARLO DIVERTITO) S’a veul un dessért, i l’hai ‘mbelessì “I dolci di suor Germana”! (GLI MOSTRA UNA RIVISTA; I PEZZETTI DI GIORNALE CHE STA MASTICANDO, VANNO DI TRAVERSO A VITTORIO, PRESO DI SORPRESA, CHE COMINCIA A TOSSIRE) Peuj per campé giù tut, a j’è ‘dcò “L’Espresso”! (RIDE COMICAMENTE, POI SI ACCORGE CHE VITTORIO HA DIFFICOLTÀ DI RESPIRO E SI PREOCCUPA) Ma... monsù Nebieul!... Fòrsa! O fòra, ò ‘ndrinta, ch’as decida!... (GLI BATTE CON LA MANO SULLA SCHIENA, MA NON FA CHE PEGGIORARE LA SITUAZIONE; INFATTI GLI FA INGHIOTTIRE LA CARTA; VITTORIO TOSSISCE, STA QUASI PER RIMETTERE, ESCE DI CORSA) Ch’a spéta! A l’ha ‘ncor nen pijà ‘l possacafè!... (LO SEGUE, DIVERTITO)

FINE DEL PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

SCENA I

(VITTORIO, TAVIANO E SOPHIE)

(VITTORIO, SOLO IN CASA DI SOPHIE, PASSEGGIA NERVOSAMENTE, MASSAGGIANDOSI L’ADDOME, EVIDENTEMENTE ANCORA IN IMBARAZZO PER LA CARTA INGURGITATA; SUONA IL CAMPANELLO E LUI VA AD APRIRE, INFASTIDITO)

TAV    (ENTRA CON VITTORIO) Oh, benone, signor Nebiolo... sembra che neanche lei abbia potuto resistere alla curiosità!... È venuto a conoscere il suo “omonimo”? (VITTORIO FA SEGNO CHE NON PUÒ PARLARE, MASSAGGIANDOSI LO STOMACO) Le è rimasto qualcosa di indigesto sullo stomaco, signor Nebiolo? Faccia pure con calma... si riprenda adagio... Non ho fretta, io.

VIT      (SI CONCENTRA UN ATTIMO, PENSA INTENSAMENTE, ANNUISCE, ALZA UNA MANO PER FAR CAPIRE CHE È QUESTIONE DI POCO; VA ALLA PORTA DELLA CUCINA E, PIANO PIANO, GIRA LA CHIAVE NELLA SERRARURA) Maressial, a l’è rivàje ël moment da confessè.

TAV    Oh, finalmente... Sono tutta orecchi.

VIT      Sto alògg...

TAV    Sì?

VIT      A l’è mè.

TAV    Suo?

VIT      Mè.

TAV    E stamattina, quando ci siamo parlati nell’altro suo alloggio, in piazza Crispi, perchè non mi ha detto niente? Neanche quando le ho detto che c’era un altro Vittorio Nebiolo che abitava qui, in piazza Derna?

VIT      Non esiste altro Vittorio Nebiolo tassista all’infuori di me.

TAV    E ciòè... il Nebiolo di piazza Crispi e il Nebiolo di piazza Sòfia... sarebbero la stessa persona?

VIT      Sì, sempre mi. E j’alògg a son mèj... tuti doi...

TAV    Rende abbastanza, no, fare il tassista?...

VIT      Mia moglie Carla, non sa niente di questa casa.

TAV    Ci avrei giurato, sa?

VIT      A l’è ‘n pòst andoa ch’i ven-o quaiche vòlta per ësté...

TAV    In compagnia...

VIT      Di me stesso! (ACCENTUA LA SCENA) Sì, io ho bisogno di uno spazio tutto mio, per riflettere... un’oasi ove trovare un po’ di pace... per distendermi... per scrutare nel mio intimo... ricercare il mio “io” interiore...

TAV    Con chi?

VIT      (CON TONO OFFESO) Ma còsa a l’è ancamin ch’a pensa?

TAV    Che lei abbia una doppia vita, mio caro signor... Nebiolo-Nebiolo.

VIT      Maressial... a lo sa che la soa mentalità a l’è pitòst contòrta? (LA MANIGLIA DELLA PORTA DELLA CUCINA È SCOSSA VIOLENTEMENTE)

SOP    (GRIDA DALL’INTERNO) Holà!... La porte est fermée! Chi ha chiuso a chiave?

VIT      (ALLA TAVIANO, SORRIDENDO) A l’è la fomna dle polissie... na brava fomna... (GRIDA VERSO LA CUCINA) Contìnua a fè lòn ch’it fase, Sophie!

SOP    Ma cosa dici?

VIT      I rivo subit, neh...

SOP    Vittorio, apri! Ne faire pas l’imbécile!

VIT      Le person-e ‘d servissi a l’han pì gnun rispét... (LA MANIGLIA SI MUOVE FRENETICAMENTE) I deuvo sarela a ciav, sednò am gira a veuid per tut l’alògg...

TAV    Ah, per me, il problema non esiste... Io non mi posso permettere una donna di servizio...

VIT      Beh, a costa nen tant... a ven mach na vòlta a la sman-a. (SUONA IL CAMPANELLO; GRIDA VERSO LA CUCINA) I vado mì!

TAV    No, fermo! È meglio che vada io. Lei rimanga qui. Non vorrei che mi sparisse di nuovo. (SI AVVIA VERSO L’INGRESSO) E stia attento alla testa, eh? (ESCE AD APRIRE)

SOP    (SEMPRE DALL’INTERNO) Et alors, Vittorio! Ti decidi ad aprire?

VIT      Subit, chèrie. (SI PRECIPITA AD APRIRE)

SOP    (STUPEFATTA E ADIRATA, APPARE CON UNA TAZZA IN MANO) Ma còsa ch’a l’è tacàte?

VIT      Në schèrs!... As peul pi nen ëschersè? (GUARDA NERVOSAMENTE VERSO L’INGRESSO)

SOP    Ma tesoro... qu’est-ce que tu as?

VIT      (AFFERRANDOLA PER LA MANO) I l’hai veuja ‘d doe gnògne da ti! Ecco lòn ch’i l’hai! Veuja dle toe “còcole”!...

SOP    Non sarà mica il giornale che hai mangiato prima? Forse l’inchiostro è afrodisiaco...

VIT      A peul esse... andoma dëdlà, prima ch’a finissa l’efét!

SOP    Ma a l’avìo nen sonà a la pòrta?

VIT      Sì... ma i vado mi a vëdde. Ti ancamin-a a ‘ndé dëdlà. (LA SPINGE DENTRO LA CAMERA E RICHIUDE LA PORTA, POI LA RIAPRE) Ma spetme, neh... ancamin-a nen sensa mi... (RICHIUDE LA PORTA A CHIAVE E VA SU E GIU’ PER LA STANZA, OSTENTATAMENTE DISINVOLTO)

SCENA II

(TAVIANO, VITTORIO E RICO)

TAV    (RIENTRA DALL’INGRESSO) Una bella sorpresa per lei... C’è il suo amico, il signor Campagnino!

RIC     (ENTRA CON SGUARDO DA PAZZO) Am dëspias, Tòjo...

VIT      Ti, ambelessì?... Oh, nò!...

TAV    Questo appartamento funziona anche da ufficio di collocamento?

VIT      Maressial, chila a l’ha vinciù. Ël gieugh a l’è finì.

RIC     Oh, nòsgnor...

VIT      Lassa stè, Rico. I pudìa nen pretende ch’a durèissa n’eterno. (ALLA TAVIANO) Ij dirai tut. Ch’am salva chi ch’a peul...

TAV    Se c’è sotto qualcosa di illegale, signor Nebiolo... forse sarebbe meglio sentire prima un avvocato.

RIC     Adiritura!

VIT      Avèj nen paùra. A ‘ndrà tut bin.

RIC     Ma mi i son tranquil. Pitòst i son an pensé per ti...

VIT      A l’è nòbil da part toa, vist che l’afé an riguarda tuti doi.

RIC     Come, tuti doi?

VIT      (ALLA TAVIANO) E an serv nen n’avocat. Ancheuj a l’è pì nen ilegal. (GUARDA PRIMA RICO, POI LA TAVIANO, POI DI NUOVO RICO)

RIC     (RIMANE INESPRESSIVO, NON AVENDO AFFERRATO L’IMPLICAZIONE) Còsa a l’è pì nen ilegal?

VIT      Ij lo diso mi o t’ij lo dise ti?

TAV    Dirmi cosa?

VIT      I chërdìa ch’a l’avèissa capilo, maressial...

RIC     Capito cosa?

VIT      La rason perchè mi i l’hai doi alògg. Rico e mi i soma...

TAV    Siete?

VIT      Na frisa dl’autra sponda. (CHINA LA TESTA IN DIREZIONE DI RICO, CHE RIMANE MOLTO PERPLESSO; VITTORIO METTE UNA MANO SUL FIANCO CON ATTEGGIAMENTO EFFEMMINATO)

TAV    (SBALORDITA) Lei vorrebbe dire che...

VIT      (L’ACCUSA COLPISCE IMPROVVISAMENTE RICO CHE, DOPO UN ATTIMO DI SGOMENTO, PUNTA UN DITO ACCUSATORE VERSO VITTORIO) Già... misteri dla natura!... (RICO SI PRENDE LA TESTA TRA LE MANI E SI ALLONTANA VERSO LA SEDIA) A ved, maressial... quandi che st’òmo delissios a l’ha fità l’alògg tacà a noi an piassa Crispi... a l’è stait come ‘n colp ëd fùlmin! Vera, Rico?

RIC     (SI SIEDE, SEMPRE TENENDOSI LA TESTA TRA LE MANI) Euh, già... pròpi ‘n colp...

VIT      Beh... mi i l’hai combatù, as capis... Nòsgnor a sa lòn ch’i l’hai combatù... i son sempre stait normal, mi... Rico ‘nvece... a l’è nà parej.

RIC     (LO GUARDA ALLIBITO) Costa, peuj...

VIT      (PROSEGUE) Ma a la fin... i l’hai cedù ai sens!...

RIC     (QUASI TRA SÉ) It ses ti ch’it am fase sens...

VIT      (SEMPRE PIÙ TEATRALE) Peuj i son rendume cont ch’i pudìa pì nen continuè a tradì mia fomna sota ‘l “tetto coniugale”... e parej, Rico e mi i l’oma trovà st’alògg... ël nòst nì...

RIC     Cip-cip.

TAV    Beh... io non so che dire...

RIC     (È PALLIDO DI RABBIA) Mi ‘nvece sì! (A VITTORIO) Am dëspias, Tòjo! (SI ALZA DA SEDUTO, MA VITTORIO FA UN PASSO AVANTI E LO FERMA)

VIT      It sas nen vaire ch’am dëspias a mi, giòja...

RIC     Ma come?... Mi i cerco da giutète... e ti...

VIT      I lo sai... e it son riconossènt per ògni moment, tesòr...

RIC     (GRIDA) Ma a mi am va nen da passé da cùpio!

VIT      Gnanca mi i riesso a soporté sta paròla... (ALLA TAVIANO) È una situazione così delicata, maresciallo... A lo capis, vera? Se mia moglie dovesse scoprire che faccio il doppio gioco...

RIC     Doppio gioco!... Ma ròbe da mat!

VIT      (GLI DÀ UNA GOMITATA) Agit-te nen, Rico.

SCENA III

(VITTORIO, RICO, TAVIANO E SOPHIE)

SOP    (DALLA CAMERA) Ehi! (SCUOTE LA MANIGLIA E BUSSA)

VIT      A l’è torna Sophie. A l’è ‘ncamin ch’a fa ël let. I l’hai dovùla sarè andrinta, come al sòlit.

SOP    Ouvre la porte! Tout de suite!

VIT      Finissla e polida ël cess!

SOP    Va au diable!

VIT      It duvras dije doe paròle, Rico... a scota mach ti... (GRIDA VERSO LA PORTA) A j’è sì monsù Campagnin, it sas?

SOP    Monsù Campagnino?

VIT      Sì. E quindi stà atenta a come ch’it parle!

SOP    Il Campagnino contadino? Col tipo dròlo?

VIT      Pròpi chiel.

SOP    Qu est que veut-il?

VIT      I të spiégo dòpo!

SOP    Non avrà mica portato qui le sue schifosissime... biarave?

VIT      (A TAVIANO) Sophie a apreuva nen la mia stòria con Rico... A l’è tant conservatriss... (GRIDA ALLA PORTA) A l’ha portà gnente, sta tranquila. Pòrta passiensa na minuta...

SOP    E va bene...

RIC     I vurerìa dì na vòlta per tute...

VIT      It l’has già dilo, tesòr... e così bin ch’it l’has comovume.

TAV    Adesso però io devo andare, signor Nebiolo.

VIT      Oh... a deuv pròpi?

TAV    Ormai è tutto a posto... cioè... insomma... volevo dire... chiaro. Due più due... cinque...

VIT      A capita a tuti dë sbaliesse... ch’a guarda noi... Ma parlomne pì nen.

TAV    Ecco, forse è meglio.

VIT      Rico e mi ij soma motobin riconossènt, vera Rico? (GLI METTE UN BRACCIO INTORNO ALLE SPALLE, MA RICO SI DIVINCOLA)

TAV    Però, adesso dovrebbe tornare da sua moglie, signor Nebiolo.

VIT      Carla?

TAV    Eh,sì. Avrà bisogno di lei, dopo quella brutta notizia.

VIT      Che notizia?

TAV    I nonni!

VIT      Ij nòno?

TAV    Il signor Campagnino sa tutto. Era presente quando la signora ha ricevuto il triste annuncio.

VIT      Che... ehm... ”triste annuncio”?

TAV    (A RICO) Glielo dico io o glielo dice lei?

RIC     E che importansa ch’a l’ha, chi ch’ai lo dis?

TAV    Via, non è giusto... solo perchè lei e la signora Nebiolo siete rivali...

VIT      Un moment! As peul savèj còsa ch’a l’è capitàje ai nòno ëd Carla?

TAV    Sono precipitati dal costone di una montagna.

VIT      Come a l’è possibil?

TAV    Una valanga.

VIT      Na valanga?

TAV    Purtroppo.

VIT      I savìa gnanca ch’a fùisso rientrà da Felissan...

TAV    Felizzano?

RIC     (ATONO) A j’ero a Felissan... dal fratel ëd Carla... a viv là.

VIT      Av dëspiaserìa ancaminè dal prinsipi?

TAV    Deve essere forte, signor Nebiolo... vede... purtroppo... sono morti.

VIT      Ij nòno ‘d Carla?

TAV    Sì.

VIT      Tuti doi?

TAV    Destino crudele!... Per lei dev’essere uno shock!

VIT      I lo chërdo!... Ël nòno ëd Carla a l’è vintesinch ani ch’a sta ansima a la carossin-a! (FA IL GESTO DI SPINGERE LE RUOTE AI FIANCHI)

RIC     (ATONO) Ma soa fomna as lo tira darè daspertut...

SCENA IV

(VITTORIO, TAVIANO, RICO E CARLA)

(CARLA ENTRA DALLA SUA CUCINA, ESITA, GUARDA L’OROLOGIO E POI DECIDE DI FARE UNA TELEFONATA; CONTROLLA IL FOGLIETTO VICINO AL TELEFONO E POI COMPONE IL NUMERO DI SOPHIE, PENSANDO, COME PRIMA, CHE SIA IL NUMERO DEI CARABINIERI)

TAV    In un momento come questo, lei vorrà stare vicino a sua moglie...

VIT      As capiss!... Carla a sarà stravirà! Mi i lo son ëd sicur. I pòrto con mi monsù Campagnin, parej am conta ij particolar antant ch’i ‘ndoma.

TAV    Mi ascolti... vada da sua moglie e stia con lei... (SQUILLA IL TELEFONO DI SOPHIE; VITTORIO NON SA SE RISPONDERE O MENO; GUARDA RICO, CHE È COME INEBETITO; DOPO UN PO’ DI SQUILLI, LA TAVIANO, CHE È VICINO AL TELEFONO, RISPONDE) Pronto?

CAR   Buongiorno. Parlo con il... (CONTROLLA SUL FOGLIETTO) 0116743185?

TAV    Sì. Risponde il maresciallo Taviano.

CAR   Oh, meno male! Stavòlta i son riessùje!... Sono la signora Carla Nebiolo.

TAV    (SORPRESA) La signora Carla Nebiolo? (VITTORIO E RICO SUSSULTANO)

CAR   Sì, la moglie di Vittorio Nebiolo. Lei è venuta da noi, stamattina, si ricorda? In piazza Crispi 18.

TAV    (CONFUSA) Sì, mi ricordo. (A VITTORIO, COPRENDO IL RICEVITORE) Credevo che sua moglie non sapesse niente del vostro “nido”...

VIT      Pròpi parej... Mi i riesso nen a capì...

RIC     I peuss ëspieghé...

TAV    (LO INTERROMPE) Silenzio!

CAR   Pronto?

TAV    Mi scusi, ma ci sono delle interferenze...

CAR   Ij sòlit dësturb?

TAV    Come?

CAR   Mah... L’ultima vòlta ch’i l’hai fait sto numer, as sentìo mach ëd respir afanos...

TAV    Respiri affannosi? (GUARDA VITTORIO E RICO) Capisco.

RIC     Ma no... a l’è ch’a l’avìa sbaglià numer...

TAV    Stia zitto e seduto, lei! (SPINGE RICO, CHE CADE SEDUTO SUL DIVANO)

CAR   Ma io sono già seduta...

TAV    No, non dicevo a lei, signora... Scusi... Vada pure avanti.

CAR   È che sono preoccupata per mio marito... per come si comporta...

TAV    E cioè? Come si comporta?

VIT      (È SULLE SPINE) Ma còsa ch’a dis?

TAV    E stia zitto! (SPINGE ANCHE VITTORIO CHE CADE SEDUTO SUL DIVANO ACCANTO A RICO)

CAR   Sì. Da quaiche temp a l’è cambià... A l’ha na manera da fè parej... diversa...

TAV    “Diverso”... certo... (A VITTORIO) Credo che abbia capito tutto...

CAR   A l’ha telefoname per dime ch’a sarìa tornà a ca ant un quart d’ora, ma a l’è già passàje mesora... mi i son un pòch agità... con tut lòn ch’a l’è capitàje...

TAV    Già, si capisce... Ma perché ha chiamato questo numero?

RIC     Se am fà parlè... (SI ALZA)

TAV    Giù! (RICO SI SIEDE)

CAR   Beh... i son ancamin ch’i cerco mè marì!

TAV    E lo cerca qui, suo marito? (A RICO E VITTORIO, COPRENDO IL RICEVITORE) Il vostro nido segreto è stato scoperto, gioie mie...

CAR   Pronto?

TAV    Mi scusi se insisto, ma come mai ha chiamato questo numero?

CAR   Beh... cercavo lei.

TAV    E mi cerca qui?

CAR   Perché?... A l’è nen ël pòst giust?

TAV    (OFFESA) Cosa? Io qui dentro?

CAR   Ma sì... Lei e i suoi uomini...

TAV    (SEMPRE PIÙ OFFESA) Ma che uomini? (RICO E VITTORIO SI SCAMBIANO UN’OCCHIATA PREOCCUPATA, MENTRE TENTANO DI CAPIRE CHE COSA POSSA DIRE CARLA DALL’ALTRO CAPO DEL FILO)

CAR   Quelli che stanno sotto di lei...

TAV    Signora mia! Non voglio assolutamente venir coinvolta nelle indecenti avventure di suo marito!

CAR   Ma a l’è nen pagà per lòn?

TAV    Lei si sbaglia proprio della grossa!

CAR   Ma... scusi, neh... mi i capisso che prima ëd Tojo, chila a deuva ocupesse ëd tanti d’autri... ma a riverà ‘dcò ël turno ëd mè marì, i spero... o mè marì pròpi a j’anteressa nen?

TAV    Questo è il colmo! (A VITTORIO) Non voglio sentire una parola di più! (VITTORIO ACCENNA A RICO) Silenzio! (AL TELEFONO, SEMPRE PIÙ ARRABBIATA) Mi dispiace per lei, signora, ma io sono una donna assolutamente normale... senza strane deviazioni... e non è colpa mia se suo marito ed il suo amico Campagnino sono dei pervertiti! (RICO E VITTORIO SIEDONO INORRIDITI)

CAR   Pervertiti?

TAV    Sì! Pervertiti! Depravati! I suoi sospetti erano fondati! Il Campagnino da sempre e suo marito lo è diventato da poco. (RICO E VITTORIO NASCONDONO LE TESTE TRA LE MANI)

CAR   Ma a l’è impossibil!

TAV    Sono tutti e due qui, di fronte a me. L’hanno ammesso!

CAR   E còsa a veul fè? Li vuole arrestare?

TAV    Eh, no... non si può... non è più illegale, oggi, purtroppo...

CAR   E allora perchè li ha portati al commissariato?

TAV    No, no... che commissariato... sono qui nell’altro alloggio di suo marito, in piazza Derna 88. (ANNICHILITI, VITTORIO E RICO SI ALZANO E LENTAMENTE SI AVVIANO VERSO LA PORTA DI INGRESSO; DALL’ALTRO APPARTAMENTO CARLA DECIDE DI ACCORRERE, METTE GIÙ IL TELEFONO E CORRE SVELTA ALL’INGRESSO) Pronto?... Signora?... Pronto!... (SI VOLTA VERSO IL PUNTO IN CUI VITTORIO E RICO ERANO SEDUTI) Sembra che sua moglie... (VEDE CHE SI STANNO AVVIANDO VERSO L’USCITA) Ehi! Dove andate, bambole?

VIT      A ca... a consolè mia fomna.

RIC     E mi a cerchè quaidun ch’am consola mi.

TAV    Lo vuole un consiglio? Emigri in Sud America!

RIC     A l’è nen na bruta idea...

TAV    OK... io torno in ufficio a fare rapporto.

RIC     (A VITTORIO) I chërdo ch’i duvrìo dije ch’a j’è un... “qui pro quo”...

TAV    (A RICO) E la colpa è tutta sua! Il signor Nebiolo aveva un matrimonio perfettamente normale, fino a quando lei non è entrato nella sua vita! (ESCE)

RIC     It l’has ruviname!

VIT      E mi? Chilalì a l’ha pen-a dije a mia fomna ch’i son un cupio!

RIC     E a l’ha dit ch’i lo son ‘dcò mi!

VIT      Sì... ma ti almeno it l’has avù ël bon gust ëd nen mariete!

RIC     A bastava nen esse disocupà... i sarai schedà ‘dcò come “omosessuale”!

VIT      Beh, almeno a peudo nen licensiéte...

RIC     Maledet ël dì ch’i l’hai conossùte!

VIT      Piantla lì da pensè sempre mach per tì! A venta fermè Carla... La maressiala a l’ha daje st’indiriss! Ades i la ciamo e ij diso ch’i son ancamin ch’i torno a cà per ëspieghéje tut. (PRENDE IL TELEFONO DI SOPHIE E FORMA IL NUMERO DI CARLA)

RIC     Mi con j’òmo! Ròbe da matt! I l’hai già tante dificoltà con le fomne...

VIT      Se it fùisse nen rivà ‘d corsa ambelessì, tut sòn a sarìa nen capità. (IL TELEFONO SQUILLA NELLA CASA DI CARLA)

RIC     Ma mi i j’era mach ëvnùit per dite che an sël giornal a j’è la toa fòto...

VIT      I lo sai pro.

RIC     E mi i l’hai s-ciancala.

VIT      It peule capì... mi i l’hai mangiamla! A ‘ndasìa tut così bin, quand it am giutave nen... A rispond nen. (DEPONE IL RICEVITORE) Fòrse a l’è svenùa...

SCENA V

(VITTORIO, RICO, SOPHIE E MARIA)

SOP    (SCUOTE LA PORTA DELLA CAMERA DA LETTO) Vittorio! Io sono stufa!

RIC     Ël tò personal a l’è ‘n pòch impassient...

VIT      (VA AD APRIRE) Ven, chèrie...

SOP    (USCENDO DALLA CAMERA) Mais que se passe-t-il?

VIT      (DISINVOLTO) Ti it conòsse nen mè amis Campagnin, chèrie?

SOP    No.

VIT      A l’era ancamin ch’a andasìa via... a l’è stait gentil a vnì, vera?

SOP    (FREDDAMENTE) Délicieux!

VIT      I l’oma fait doe ciance. Pensa... la soa vaca valdostan-a a l’ha ‘ncor nen trovà ël tòr giust...

SOP    (CON IRONIA) Ma an sël serio? Anteressant! E come mai?

VIT      (A RICO) Am dëspias, ma i sai nen còsa consigliéje...

SOP    (A RICO) Ed io le sarò grata se smetterà di seccare mio marito! La vita ‘d campagna an fa pròpi scheur!

RIC     A chi ch’aj lo dis...

VIT      (A RICO) Ch’a scusa, neh... Mia fomna a vurìa nen esse maleducà...

SOP    E invece sì! Questo era il nostro giorno di libertà e tu lo passi a discutere i problemi amorosi delle vacche! Bin... mi i vado dëdlà... ti it peule ven-e con mi, opura torné a la cassin-a con chielsì! (SI AVVIA ARRABBIATA VERSO LA CAMERA, MENTRE SUONA IL CAMPANELLO DELL’INGRESSO, ALLORA SI FERMA E DICE A RICO) A sarà la sua vaca? (ED ESCE AD APRIRE)

VIT      Guarda còsa it l’has combiname, adess!

RIC     Chi, mi?

VIT      Sì, ti! It l’has ruvinà tuti e doi i mè matrimòni! (RICO SI SIEDE AVVILITO SULLA SEDIA)

SCENA VI

(VITTORIO, RICO, MARIA E SOPHIE)

MAR   (ENTRA AGITATISSIMO, SEGUITO DA SOPHIE) Oh, cara... a l’ha guardà ël sofit, s’a dagna?

SOP    No, i l’hai nen vist... a dagné...

MAR   A l’è andaita tuta fòra... des liter ëd vernis rossa. (A VITTORIO) Ch’a më scusa l’intrusion, giòia, ma mi i l’avìa dilo ch’i sarìa diventà ëd cà... Finì ‘l giornal, eh?

VIT      Sì.

MAR   (RIDACCHIANDO) Da cit còsa a mangiava? Ël “Corriere dei piccoli”? (POI VEDE RICO SEDUTO E GLI DICE VEZZOSAMENTE) Ciao, ti...

RIC     (DOPO UN ATTIMO DI IMBARAZZO, CON VOCE MASCOLINA) Ciao...

SOP    Il signore è un Campagnino... contadino... amico di mio marito.

MAR   Ah,sì! Chiel a l’è col ch’a l’ha coi pom delissios... (A VITTORIO) Ch’a guarda ch’i scherso nen, mè car amis... la vernis rossa a l’ha inondà ël paviment dël bagn e da sì ‘n pòch, a colerà giù dal vòstr sofit.

VIT      Ma nò, figuromse! A l’è mach vernis...

MAR   (GIRA INTORNO ALLA STANZA CERCANDO DI CAPIRE SOPRA QUALE PUNTO POSSA TROVARSI IL SUO BAGNO) Ch’a senta... mi i torno sù e i bato an sël paviment dël bagn... chiel ch’a vada ‘nt ël sò e ch’a scota...

VIT      A va bin, a va bin...

MAR   I vurerìa nen ch’a jë stissèissa an sla biòca... magara mentre ch’a l’è setà an sël... “trono”! (RIDE, VA VERSO L’INGRESSO, POI SI FERMA E SI VOLTA) Sté tranquij... Ai pensa la vòstra Maria!... (ESCE RIDENDO)

SCENA VII

(RICO, VITTORIO, SOPHIE E BERGERO)

RIC     Bin, mi i deuvo pròpi andemne.

SOP    (SARCASTICA) Oh, c’est bien dommage! Ma a deuv pròpi?

VIT      Beh, alora cerea! Ch’am daga ‘n colp ëd teléfon, pì tard... per savej come ch’a van le ròbe... ehm... a la cassin-a... (SUONA IL CAMPANELLO)

SOP    Ecco, lo sapevo! Non se n’è ancora andato questo e arriva già qualcun altro! (VA AD APRIRE, MENTRE VITTORIO E RICO RESTANO IMMOBILI, E RIENTRA CON L’ISPETTORE BERGERO; RICO, NON NOTATO DAGLI ALTRI, SI SIEDE IMMEDIATAMENTE SUL DIVANO E CERCA DI NASCONDERE LA TESTA IN UN ANGOLO)

BER    I son sempre mi... l’ispetor Bergero, Polizia di Stato... (SALUTI A SOGGETTO) Am dëspias dësturbeve torna...

VIT      Ma per carità... a l’è ‘n piasì avèila torna ambelessì con noi!...

SOP    Oui, un réel plaisir! Se ha bisogno di me, ispettore, io sono a letto. (ESCE IN CAMERA)

BER    I chërdo ch’a sarà nen necessari. (A VITTORIO) A smija ‘n pòch irità, neh?

VIT      Gnente ëd serio. Còsa i peuss fè per chila?

BER    I l’hai pensà che a l’avrìa faje piasì che mi... (SI BLOCCA PERCHÉ NOTA RICO CHE STA CAMMINANDO A QUATTRO ZAMPE VERSO L’USCITA E, ARRIVATO LÀ, CERCA DI APRIRE LA PORTA)

VIT      Ehi, ti! (RICO RICHIUDE LA PORTA DELLA CUCINA E RIMANE INGINOCCHIATO, VOLTANDO LE SPALLE AI DUE) I l’oma na visita! (RICO ESITA E POI SI VOLTA, RIMANENDO CARPONI)

RIC     I soma già conossusse...

BER    (SORPRESA) Monsù Nebieul...

VIT      Sì?

BER    No, no... L’autr monsù Nebieul. (INDICANDO RICO)

VIT      L’autr monsù Nebieul?

RIC     Già... Vitòrio Nebieul ëd piassa Crispi...

VIT      (AFFERRA, POI SORRIDE) Eh, sì... a l’è passà da sì per conòssme...

RIC     É... i son passà...

VIT      (ALLA BERGERO) Curiosità legitima.

BER    Chissà che sorprèisa, quandi a l’è trovaslo davanti!

VIT      E beh, as capiss...

BER    (DIVERTITA) Vittorio Nebbiolo, tassista, abrasione al cranio... na probabilità su ‘n milion!

RIC     A l’è quasi ‘ncredibil!

BER    Già!... Alora tut a pòst! Monsù Nebieul, sì (INDICANDO VITTORIO), a l’ha ciairì ël problema ‘d j’indiriss scambià a l’ospidal...

RIC     Grassie, Tòjo...

VIT      Ëd gnente,Tòjo...

BER    E parej, tut a pòst.

VIT      Tut a pòst! Grassie dla visita.

BER    (A RICO) E ch’a më scusa se stamatin i son rivà ant un moment un pòch dlicà...

RIC     Oh, ch’ai pensa nen...

BER    (A VITTORIO) E già... a l’era ‘ncamin ch’a ‘ndasìa a cogesse con soa fomna...

VIT      Còsa?

RIC     (A VITTORIO CON INTENZIONE) I son sicur ch’as renderà cont che la situassion a l’era nen facila...

BER    (A RICO) Noi i s’ocopoma soens ëd problema familiar e quindi ch’a më scota... come i l’hai già dit a madamin Nebieul, dòpo che chiel a l’è ‘ndasne, deje nen tute le colpe a Rico...

VIT      Un moment...

RIC     Rico a l’è mè cit...

VIT      Ah, ecco...

RIC     Mè e ‘d Carla...

VIT      Ah, chiel!

RIC     Sì, Ricotin.

VIT      E già, as capiss, Ricotin.

SOP    (ENTRA DALLA CAMERA DA LETTO, IGNORA TUTTI, TRANNE VITTORIO) Hai cinque minuti di tempo per venire di là, con me?

VIT      Ma giòia... i l’oma d’òspiti!...

BER    Ch’a fasa nen caso a mì, i peuss bin capì... Mercol matin: “CA-CO-MO”!... (RIDACCHIA)

SOP    Si trattiene molto, ispettore?

BER    I j’era ancamin ch’i ‘ndasìa via, madamin. (ALLUDENDO A RICO) Chissà che sorpreisa per chila, quand a l’è rivàje sto monsù...

SOP    Ormai non c’è più nulla di lui che potrebbe sorprendermi...

BER    Certo che sti doi a l’han tante còse an comun...

SOP    A veul dì ij pom, le vache o le biarave?

BER    Come?

VIT      Ehm... giòia... i ven-o dëdlà da sì ‘n second, chèrie... meno ëd sinch minute.

SOP    E fammi sapere se hai intenzione di invitare Rico a stabilirsi da noi. (L’OSSERVAZIONE LASCIA LA BERGERO CONFUSA, MENTRE SOPHIE ESCE IN CAMERA)

SCENA VIII

(BERGERO, VITTORIO E RICO)

BER    (GUARDA VITTORIO IN ATTESA DI SPIEGAZIONI) Rico... ambelessì?

RIC     Beh... a sa...

VIT      Ehm... mia fomna e mi... i l’oma proponù a monsù Nebieul... ëd mandè per un pòch ëd temp Ricotin ambelessì da noi... d’afidénlo, là...

BER    Afidévlo?

VIT      Cambiè ambient ai farìa bin...

BER    (A RICO) Ma le còse a van mal parej, a ca soa?

RIC     E a van sempre péss.

BER    (A VITTORIO) Car monsù Nebieul, ël sò a l’è ‘n gest nòbil e generos.

VIT      Mi i son fàit parej. I la compagno.

BER    Bin gentil.

VIT      Grassie e arvëdse. (SQUILLA IL CAMPANELLO DELLA PORTA DI SOPHIE; VITTORIO FERMA LA BERGERO E LA RICONDUCE AVANTI SULLA SCENA) A gradiss na tassa ‘d cafè, ispetor?

BER    Un cafè?

VIT      (A RICO) Ric... ehm... Monsù Vitòrio Nebieul, perchè a compagna nen l’ispetor an cusin-a e a buta sù la cafetiéra? (DIVENTA QUASI ISTERICO) Mi i vado a deurbe e i liquido chiunque ch’ai sìa? (ESCE DALL’INGRESSO)

BER    Mah... un cafè i lo pijerìa volentè.

RIC     (APRE LA PORTA DELLA CUCINA) Prego... dòpo ‘d chila... (LA BERGERO ESCE IN CUCINA) Se a va avanti parej, Ricotin a finiss an galera per “omicido”! (ESCE IN CUCINA)

VIT      (RIENTRA IN STATO DI SHOCK; PENSA UN MOMENTO, POI SI PRECIPITA ALLA PORTA DELLA CUCINA) Rico!

RIC     (FA CAPOLINO DALLA PORTA) Rico a j’è nen! A l’è a scòla! (E RIENTRA IN CUCINA)

VIT      (GRIDA) Monsù pare ‘d Ricotin! Monsù Vitòrio Nebieul!

RIC     (RIAPPARE ALLA PORTA) Còsa ch’a j’è?

VIT      (AFFERRA RICO PER UN BRACCIO E LO TRASCINA VERSO IL CENTRO SCENA, MENTRE SI AFFACCIA IN CUCINA) Ch’as serva pura, ispetor... i rivoma bele sùbit! (CHIUDE LA PORTA A CHIAVE; A RICO) Un disastro!

RIC     Cò a l’è torna capitàje?

VIT      Carla!

RIC     Beh?

VIT      I son andàit a la pòrta...

RIC     Sì...

VIT      I l’hai duvertà...

RIC     E alora?

VIT      Carla!

RIC     Ma nò!

VIT      Ma sì!

RIC     Carla?

VIT      I son mòrt!

RIC     E chila còsa a l’ha fait?

VIT      A l’ha nen avù ël temp da fè gnente... I l’hai sbatùje la pòrta an facia!... I son fotù! (SUONA IL CAMPANELLO)

RIC     A l’è nen arendùsse, eh?

VIT      E a lo farà mai...

RIC     A l’era stravirà?

VIT      L’istéss come na fomna ch’a l’ha pen-a savù che a sò marì ai piaso j’òmo!...

RIC     Eh,sì... i peuss imaginéme l’espression...

VIT      Parl-je ti!...

RIC     Ma se chila a cherd ch’a sia tuta colpa mia... come i faso?

VIT      E come i faso mi, se a scheurv Sophie? (SUONA IL CAMPANELLO) Fòrse i peudo scapè da la fnéstra... (CORRE VERSO LA CUCINA E APRE LA PORTA)

RIC     (LO FERMA AFFERRANDOLO PER UN BRACCIO) No!

VIT      Perché?

RIC     I soma al sétim pian!

VIT      (LO RESPINGE) Am ven an ment gnente d’autr...

RIC     (LO AFFERRA DI NUOVO) No!

VIT      Ma perché?...

RIC     A l’ha già fin-a vist-te!

VIT      (TENTA DI DIVINCOLARSI) Dësbreujëtla tì. (RICO LO TRATTIENE, LUI LOTTA PER LIBERARSI; ENTRA SOPHIE, SEMPRE IN VESTE DA CAMERA, E SI FERMA NEL VEDER LOTTARE VITTORIO E RICO; DOPO UN ISTANTE I DUE SI ACCORGONO DI SOPHIE E, PIANO PIANO, TRASFORMANO LA BARUFFA IN PASSI DI DANZA; SUONA IL CAMPANELLO DELLA PORTA DI SOPHIE)

SCENA IX

(SOPHIE, VITTORIO E RICO)

SOP    Posso interrompere questo tango?

VIT      Oh, chèrie... Comment ça va?... Ël campagnin a l’era ancamin ch’am mostrava come a fonsion-a la machina per monze... ma che bel! (RIPRENDE A DANZARE GOFFAMENTE)

SOP    Non so se tu e il tuo... camarade campagnard... ve ne siete accorti... ma quaidun a son-a ‘l ciochin.

VIT      Ah... pens-je nen... A son già liquidà. (SUONA IL CAMPANELLO)

SOP    A smija ch’a sia nen bastàje, la toa liquidassion...

VIT      I son già ‘ndàje doe vòlte... (A RICO) Che rompascatole, neh?

RIC     (POCO CONVINTO) E già...

SOP    Chi c’è alla porta?

VIT      Anduvin-a?

SOP    I l’hai nen veuja. Réponds!

VIT      A l’è... na monia. (RICO BARCOLLA E SI APPOGGIA AL DIVANO)

SOP    (SPAZIENTITA) Une moniale? Une sœur? Une religieuse?

VIT      Beh... Na specie ‘d monia... na monighéta...

SOP    E cosa vuole?

VIT      A l’è ‘ncamin ch’a cheuj ëd sòld... (A MANI GIUNTE) per i poveri orfanelli... (IL CAMPANELLO SUONA INSISTENTEMENTE; IN DISPARTE A RICO) I l’hai n’idea.

RIC     Mi i n’hai un-a pì bon-a... disom-je tut... (RIMANE IN DISPARTE)

SOP    (SARCASTICA) Magari la monaca vorrà benedire le biarave del campagnino...

VIT      Adess im na libero. Subit.

SOP    (SPREZZANTE) It l’has nen fortun-a con ij... casse-pieds!... (SI AVVIA VERSO L’INGRESSO) Moi, je vais.

VIT      (LA BLOCCA RAPIDAMENTE) No! S’at ved a l’è péss... Con n’euro i la mando via.

SOP    (IRONICA) Cerca di essere altrettanto deciso con il campagnino!

VIT      Sì... sì...

SOP    (RISOLUTA) Perchè se non vieni a letto, mon petit cher... e subito... io vado in albergo a dormire da sola! (ESCE IN CAMERA)

VIT      Che idea! Brava!... Però seurt da la pòrta ëd servissi! (LA SEGUE; RICO VA AD APRIRE E RIENTRA A TEMPO CON CARLA)

SCENA X

(RICO, CARLA, BERGERO E VITTORIO)

CAR   (ENTRA CON UN GIORNALE IN MANO) I l’hai sonà per un secol! Alora? Còsa ai suced ambelessì? Còsa ch’i feve?... (INDAGATRICE E ALLUSIVA) E còsa ch’a l’è sta stòria che vojaotri i sarìe doi... ëd coj-là?

RIC     A l’è nen véra.

CAR   E alora sossì còsa ch’a l’è? (APRE IL GIORNALE) Chi ch’a sarìa sto “Per gli amici Maria, nuova fiamma dell’allegro tassinaro”?

RIC     Na domanda a la vòlta, per piasì, neh? (GUARDA IL GIORNALE) Però... a sta bin an fòto...

CAR   It la faso mi, la fòto, vissios ampestà! (ACCENNA A DAR CEFFONI)

BER    (ENTRA) Madamin, come mai ambelessì?

CAR   I veuj savej còsa ch’a fa mè òmo ant ësta cà!

BER    I son sicura che a sarà ‘n piasì per chiel dijlo...

RIC     Sì, sicurament.

CAR   Ma se a l’ha sbatume la pòrta an facia!

BER    (A RICO) E perchè?

CAR   Nen chiel! Tòjo!

BER    A l’è lòn ch’i disìa mi...

RIC     (CERCA DI CAMBIARE DISCORSO) Ël cafè a l’è pront?...

BER    Bin. Mach un moment... (A CARLA) Ch’am daga da ment, madamin... i chërdo che la propòsta a risolva tuti ij vòstr problema.

CAR   Che propòsta?

BER    Che Rico a ven-a sì, a vive con monsù Nebieul. (CARLA NON PUÒ CREDERE ALLE PROPRIE ORECCHIE)

RIC     Andoma a pijè ël cafè, ch’a l’è mej... (SPINGE LA BERGERO IN CUCINA)

CAR   (A RICO, FURIBONDA) Rassa d’un brut pervertì schifos! (AVANZA MINACCIOSA)

RIC     (SI RITRAE) Ma andoma, Carla...

CAR   Mi i pensava a Tòjo a la neuit... sol... ant ël sò taxi... e anvece a vnisìa ambelessì! A fé chissà che porcherìe!

VIT      (ENTRA E RICHIUDE A CHIAVE; RIMANENDO DI SPALLE, NON VEDE CARLA) Tut bin. A l’è ‘ndasne. (SI VOLTA E VEDE CARLA) Ahhh!... (CERCA DI DARSI UN CONTEGNO) Oh, che piasì... ciao, cara...

CAR   (NON SI LASCIA ABBINDOLARE) Avanti, parloma ‘d Rico.

RIC     A l’è ‘n pòch agità...

VIT      (CONSOLANDOLA) Oh, cara... It im conte tut antant ch’i tornoma a ca, neh? (CERCA DI ABBRACCIARLA, MA LEI LO RESPINGE)

CAR   Ti, ambelessì it ses già a ca toa!

VIT      Ma crìa nen, Carléta... (SI SENTE SCUOTERE LA PORTA DELLA CAMERA; TUTTI GUARDANO IN QUELLA DIREZIONE)

SCENA XI

(SOPHIE, VITTORIO, RICO, CARLA E BERGERO)

SOP    (DALL’INTERNO) Ehi! Vous là-bas! (BUSSA NERVOSAMENTE)

CAR   Chi ch’a l’è?

VIT      A l’è... ehm... na specie ëd person-a, ecco... (GRIDA VERSO LA CAMERA) Un moment! I son ancamin ch’i parlo con la sgnora ch’a l’è pen-a intrà!

SOP    A m’anteressa nen còsa it fase! Ouvres cette porte!

VIT      I treuvo pì nen la ciav!

SOP    Ce n’est pas vrai! Mi hai appena chiusa dentro!

VIT      (A CARLA ALLEGRAMENTE) Andoma via, giòia...

SOP    O apri la porta... o i la campo giù! (SI SENTONO PESANTI TONFI DA SOPRA)

CAR   Ma còsa diao ai sucéd?

VIT      Gnente, gnente... (UN FRACASSO IMPROVVISO E LA PORTA DELLA CAMERA SI SPALANCA; SOPHIE ENTRA A PRECIPIZIO; ORA È VESTITA ED HA UNA VALIGIA, CON LA QUALE HA “SFONDATO” LA PORTA; GLI ALTRI TRE LA GUARDANO SENZA ESPRESSIONE)

BER    (FA CAPOLINO DALLA CUCINA, INDOSSA UN GREMBIULE) I lo pije tuti con ël sucher ël cafè? (TUTTI LA GUARDANO BIECAMENTE; DOPO UN MOMENTO, CAPISCE CHE È DI TROPPO) Beh... i pòrto la sucréra... (RIENTRA IN CUCINA)

SOP    (A VITTORIO) Se mi va, ti chiamo poi io... (A RICO) Adesso lei può anche passare la notte qui, se vuole... (A CARLA) Spero che ottenga più di me, sorella... (FA PER AVVIARSI, MA POI SI FERMA E TORNA DA CARLA) Lei si presenta sempre così?

CAR   (DOPO UNA PAUSA) Oh... ch’a më scusa... piasì... (STRINGE LA MANO A SOPHIE, PENSANDO CHE SI RIFERISSE ALLE PRESENTAZIONI; SOPHIE RIMANE INESPRESSIVA PER UN MOMENTO, POI GUARDA I DUE UOMINI CON UNA SMORFIA ED ESCE RAPIDAMENTE)

CAR   Ma còsa ch’a vurìa? E chi ch’a l’era?

VIT      A l’era... ehm... Rissolin...

CAR   Rissolin?

VIT      Rissolin, sì... a l’è... un travestì... (RICO SI ALLONTANA E VA A SEDERSI SCONSOLATO SU DI UNA SEDIA)

CAR   (COLPITA) Un travestì?

VIT      Sì, un travestì... un ch’as buta le veste da fomna...

CAR   I lo sai benissim còsa ch’a l’è ‘n travestì!

VIT      Bin...

CAR   (INCREDULA) Cola lì... a l’era n’òmo?

VIT      Sì... Rissolin a l’è fantastich, quandi ch’as rangia da fomna...

CAR   E a va ‘n gir per la strà an cola manera?

VIT      Sì...

CAR   A l’è disgustos!

VIT      (ANNUISCE) Sì... (SOTTOVOCE) Rissolin a l’è n’amis ëd Rico.

RIC     (SCATTA DALLA SEDIA) Rissolin a l’è nen mè amis!

VIT      A l’è stàita mach na ròba ëd passagi...

RIC     Rissolin a l’è n’amis ëd tò marì!

CAR   Tòjo!

VIT      Ehm... disoma ch’a l’è amis ëd tuti doi...

CAR   Còsa?

RIC     Ëd tuti doi un bel còrno!

VIT      D’acòrdi, a l’è tut tò! Rusoma nen per ste folarià... pòvra Carla... it l’has avùne a basta d’emossion ancheuj. A l’è vèra Carléta?

CAR   A ca it j’ere mai tradite!...

VIT      No... i l’hai nen avune ël temp...

CAR   (A RICO) Per lòn ch’a riguarda ti, la stòria am sorprend pròpi per gnente!

SCENA XII

(MARIA, VITTORIO, RICO, CARLA E BERGERO)

MAR   (ENTRANDO) Ma i seve tuti ciòrgn? (VITTORIO E RICO SONO DISPERATI)

VIT      E perchè?

MAR   Ma i l’eve nen sentume a bate?

VIT      An che sens?

MAR   Con ij pé! A l’è mesora ch’i sauto e i pisto dëdsà e dëdlà... ch’a më smija d’esse la Eather Parisi!

VIT      Compliment!

MAR   Ma la vernis, a l’ha colà o no? (VEDE CARLA PER LA PRIMA VOLTA E LA SALUTA) Salve, giòia! Chila a l’è neuva, pa vera?

CAR   Sì.

MAR   Mi i stago dëdzora.

CAR   I l’hai capilo subit ch’a stasìa da ste part...

MAR   Oh, ma che bel tailleur! Semplice, ma chic! Pròpi fin!

CAR   Sì. E a l’è mè... da sempre!

VIT      (A MARIA) Ch’a l’abia passiensa... ch’a torna pì tard.

MAR   Pì tard a podrìa esse “tròp” tard, tesòr... la vernis rossa a avansa inesorabila...

VIT      As fermerà.

MAR   Nò, anvece! Vist lòn ch’a l’è ancamin ch’a fà Giampiero dëdzora... a l’è ancamin ch’a cerca ‘d suvela con la spognëtta dël truch. Ël nòstr bagn a l’è pròpi dzora dël vòstr. Ël vòstr a l’è dëdlà, vera?

VIT      Ij diso che a colerà nen.

BER    (ENTRA ALLEGRA DALLA CUCINA) Ecco sì ‘l cafè! Chi a fa j’onor ëd ca?

CAR   (CON STUPORE) As peul savèisse còsa ch’ai fà chila ambelessì?

BER    Oh, ceréa, madamin! Còsa a veul... I son fòra servissi e im diverto a fè la barista! (RIDE ALLEGRA)

MAR   (ALLA BERGERO) Scuseme, ma stavòlta i saraj nen d’ij vòstri. Mi i vado ant ël bagn. I veuj gaveme sta sodisfassion. (ESCE DALLA CAMERA)

VIT      Passiensa... stavòlta a l’è nen d’ij nòstri...

SCENA XIII

(VITTORIO, RICO, CARLA E BERGERO)

BER    (APPOGGIA IL VASSOIO) Alora, chi a veul ël cafè?

CAR   Per mi no, grassie.

BER    E per madamin Nebieul?

CAR   I l’hai dit ëd no.

BER    (RIDACCHIA) Mi i parlava dl’autra madamin Nebieul... (REAZIONE DI VITTORIO E RICO)

CAR   (INDAGATRICE) Cola ch’a sarìa “l’autra madamin Nebieul”?

BER    Cola ch’a sta sì, evidentement...

VIT      (RAPIDO) Ehm... a veul dì Rissolin. (LA BERGERO SERVE IL CAFFÈ)

CAR   Oh! A l’è da rije che cola... person-a as fasa ciamè parej!

BER    E perchè? Rissolin a l’è simpatich... am pias... (INDIFFERENTE, CONTINUA A MESCERE CAFFÈ, MENTRE TUTTI LA GUARDANO STRANITI)

CAR   (IN DISPARTE A VITTORIO) Ëdcò chila a conòss Rissolin?

VIT      Sì.

CAR   Tut vestì da fomna?

VIT      Sì.

BER    (PORGE IL CAFFÈ A RICO SOGGHIGNANDO) Rissolin... (VITTORIO E RICO LA GUARDANO) I lo seve come ch’i la ciamo mi la mia dòna? “Ratin”. (VITTORIO SI PRENDE LA TESTA TRA LE MANI E CARLA LO GUARDA SCONCERTATA) I soma ansema... a lo sà da vaire? Autr che chiel e... Rissolin! (RIDE, MENTRE CARLA È SEMPRE PIÙ SCANDALIZZATA E RICO E VITTORIO REAGISCONO L’UNO CONTRO L’ALTRO; LA BERGERO PORGE LO ZUCCHERO A RICO E POI SI RIVOLGE A CARLA) Da vint ani, a sta a ca mia!

RIC     Gnente sucher per mi, grassie.

BER    (VERSA IL CAFFÈ A VITTORIO) I lo sai... che fòrse a l’è ‘n nòm un pòch tròp... come dì... familiar... quasi intim...

CAR   Ah, ecco... quasi intim...

VIT      Sì... ma simpatich! (CAMBIA DISCORSO) Doi cuciarin ëd sucher per mi, grassie.

BER    A l’inissi mè marì a stasìa ‘n pòch an sle soe, ma adéss i chërdo ch’ai piasa pròpi!... (VITTORIO SI VERSA IL CAFFÈ ADDOSSO E RICO CORRE AD AIUTARLO, MENTRE CARLA È SCONCERTATA)

CAR   E parej... a sò marì ai pias “Ratin”...

VIT      (SI ALZA RAPIDO; POSA LA TAZZINA SUL VASSOIO, IMITATO DAGLI ALTRI) Ël cafè a l’era pròpe bon!

RIC     Sì, sì... tant bon...

VIT      E ‘dcò la conversassion e tuti ij sò consej.

BER    (È SORPRESO DALLA FRETTA DI VITTORIO E RICO) Beh... mi i l’hai pì d’esperiensa che vojautri an sël matrimòni... e i sai come ch’a l’è dificil savèj adatesse un ai gust ëd l’autr... specialment ant ij primi temp.

VIT      (A RICO) Vist?

RIC     (A CARLA) Vist?

CAR   (A VITTORIO, RIFERENDOSI ALLA BERGERO) Beh... mi i chërdo nen ëd savejme adaté come ch’a l’ha fàit sò marì...

BER    Madamin cara, ch’am daga da ment, mi i pudrìa esse soa soréla granda... Ël matrimòni a l’è dé e avej... Adéss a sa còsa ch’am darìa tanta gòj? Vëdde monsù Nebieul (INDICA VITTORIO) core ant ij brass ëd sò Rissolin... e chila (INDICANDO CARLA) core drita ant ij sò brass... (INDICANDO RICO)

CAR   (TRASECOLA, GUARDA RICO CHE CERCA DI SORRIDERE) Còsa? E chila a pensa che parej i sarìo tuti content?

BER    I son pì che convinta!

CAR   E chila a veul savej lòn ch’i penso mi?

BER    Ch’am disa.

CAR   Che chila a l’è péss che tuti! A l’è na schifosa pervertìa! (VITTORIO E RICO SONO IMPIETRITI; MENTRE ALLA BERGERO È RIMASTO UN SORRISO IDIOTA CONGELATO SULLE LABBRA)

VIT      Ch’a la scusa... a l’è stravirà... a sa... la disgrassia dij nòno...

RIC     (PRENDE VITTORIO IN DISPARTE) Guarda che ij nòno it l’avìe massàje con la maressiala dij carabinié...

VIT      It ses sicur?

CAR   (LI INTERROMPE) Ij mèj nòno?

VIT      A l’è tut a pòst...

CAR   A l’è capitaje quaicòs a nòno e nòna?

VIT      Nò, nò...

CAR   E alora, perchè it l’has parlà ‘d na disgrassia?

VIT      Eh... perchè i pensava che chila (INDICA LA BERGERO) as ricordèissa... e anvece no... perchè chiel (INDICA RICO) a l’avìa dijlo a col’autra...

CAR   Rico a va ricoverà pì che ‘n pressa al manicòmio!

BER    (OFFESISSIMA) A l’è chila ch’a va rieducà, madamin...

CAR   (CERCA DI CAPIRE, MA NON NE PUÒ PIÙ ED ESPLODE) Aaahhh! (TUTTI SONO COLTI DI SORPRESA) Aaahhh! (INCOMINCIA A PESTARE I PIEDI)

BER    Òhmmi, nòsgnor! (A RICO) Ch’a fasa quaicòsa, an pressa! (CARLA CONTINUA AD URLARE)

VIT      Ch’as contròla, madamin Nebieul! Ch’as contròla!

CAR   (SI FERMA UN ATTIMO NOTANDO CHE SUO MARITO LE DA DEL LEI, POI RIPRENDE) Aaahhh! (GRIDA E PESTA I PIEDI, MENTRE RICO E VITTORIO CERCANO DI CALMARLA, POI COMINCIA A PIANGERE)

SCENA XIV

(MARIA, VITTORIO, RICO, BERGERO E CARLA)

MAR   (ENTRA DALLA CAMERA) A j’è tuta la vernis ch’a cola dal sofit dël bagn! (VEDE CARLA CHE PIANGE) Còsa a l’è capitàje, pòvra stèila?

VIT      Na crisi isterica.

MAR   Ahiammì... A l’è péss ëd Giampiero!

VIT      Chiel ch’a pensa a soa vernis.

MAR   I vado a pijé ‘n sigilin an cusin-a. (ESCE IN CUCINA)

BER    (A RICO, CHE SI ERA MESSO IN DISPARTE) Soa fomna a continua a pioré parej e chiel a fa gnente?

RIC     E còsa i duvrìa fé?

BER    Ma si ch’i sai... consoléla... stéje davzin...

VIT      I chërdo che nòstr amis sì (INDICA RICO) a farìa mej a portéla a ca.

BER    Ma a l’è nen an condission ëd seurte!

VIT      Un moment! I l’hai cole pilole ch’a l’han dame a l’ospidal! (PRENDE LA BOCCETTA DALLA TASCA)

BER    A cherd ch’ai faràn bin?

VIT      Beh... mal nò ‘d sicur... a son calmant... un pòch d’aqua, per piasì... (LA BERGERO SI AVVIA VERSO LA CUCINA, MENTRE MARIA ENTRA CON UN GRANDE SECCHIO DI PLASTICA,STRACCIO E SPAZZOLONE)

MAR   (SI FA DA PARTE) Dòpo ‘d tì, tesòr... (LA BERGERO ESCE, MENTRE CARLA VIENE COLTA DA DEBOLI MOTI CONVULSIVI E VITTORIO E RICO CERCANO DI SOSTENERLA)

VIT      (A RICO) It l’has vist an che pastiss ch’it l’has ficame?

BER    (RIENTRA CON UN BICCHIERE D’ACQUA) Ecco sì... bela frësca...

VIT      (TIRA FUORI UN PAIO DI COMPRESSE DAL FLACONCINO) Doe a duvrìo bastè... (A CARLA) Beiv sòssì e manda giù coste...

CAR   (ISTERICA) I mando giù sòn... (BEVE UN RAPIDO SORSO D’ACQUA) E i bèivo coste! (STRAPPA DALLE MANI DI VITTORIO IL FLACONCINO E SI “BEVE” TUTTE LE COMPRESSE DEL FLACONCINO; VITTORIO E RICO SI PRECIPITANO GRIDANDO) No! No! No!... (MA CARLA HA GIÀ INGHIOTTITO TUTTO E ADESSO VOLTA IL CAPO DI QUA E DI LÀ, BORBOTTANDO FRASI INCOMPRENSIBILI)

RIC     Vaire ch’a l’ha pijane?

VIT      (CONTROLLA IL FLACONCINO) Mah... na dosen-a...

BER    Fomla gumitè! Andoa ch’a l’è ‘l bagn?

VIT      (INDICANDO LA PORTA) Dëdlà. (A RICO) Tiromla sù. (VITTORIO E RICO SOLLEVANO CARLA, MA LE GAMBE DI LEI CEDONO)

BER    Andoma! (DA UNA MANO ANCHE LEI; RICO VA DIETRO A CARLA ED IN TRE CERCANO DI SOSTENERLA, MA LEI HA PERSO COMPLETAMENTE IL CONTROLLO DELLE GAMBE; RICO CADE ALL’INDIETRO SUL DIVANO CON CARLA IN BRACCIO; LA BERGERO E VITTORIO SI INGINOCCHIANO AI DUE LATI E CERCANO DI ASSISTERLA)

MAR   (ENTRA DALLA CAMERA; HA LE MANICHE RIMBOCCATE, LE BRACCIA ROSSE FINO AI GOMITI E SCHIZZI ROSSI SULLA CAMICIA, SUI PANTALONI E SUL VOLTO; SI FERMA AD OSSERVARE) Guarda mach... n’afé parej i l’hai già vistlo al cine, quand ch’a dasìo cola rassegna an sl’euvra artistica ëd Tinto Brass.

BER    Ma còsa ch’a dis... A l’ha mandà giù tute le pilole!

MAR   L’unica a l’è un bel dil an gola.

BER    Opura... aqua salà, monsù Nebieul!

VIT      Aqua salà. Bin. (CORRE IN CUCINA)

BER    (A RICO) E ‘n pòch ëd bicarbonato... e d’asil.

MAR   Ma parej a s-ciòpa!

BER    Ch’a fasa ‘n pressa, monsù Nebieul!

RIC     I coro!

MAR   (A RICO) Ma ‘dcò chiel as ës-ciama Nebieul?

RIC     Ma fate ‘n pòch ij tòj afè! (ESCE IN CUCINA)

MAR   (ESCE IN CAMERA, LASCIANDO LA PORTA APERTA)

SCENA XV

(MARIA, VITTORIO, SOPHIE, RICO E BERGERO)

            (MENTRE LA BERGERO RIESCE CON FATICA A RIMETTERE IN PIEDI CARLA, SOPHIE ENTRA DIETRO DI LEI DALL’INGRESSO; HA ANCORA LA VALIGIA, CHE POSA, MENTRE OSSERVA STUPITA LA BERGERO CHE RIESCE A FAR CAMMINARE VERSO LA CAMERA CARLA, CHE INCIAMPA PIÙ VOLTE, CANTANDO STORDITA E QUASI FELICE; VITTORIO ACCORRE DALLA CUCINA CON UN BICCHIERE DI ACQUA SALATA E CORRE IN CAMERA DA LETTO SENZA ACCORGERSI DI SOPHIE; PRIMA CHE LEI POSSA FARE UNA MOSSA, RICO ESCE DALLA CUCINA CON IL BICARBONATO E L’ACETO E CORRE IN CAMERA DA LETTO, MENTRE MARIA NE ESCE, PORTANDO UN SECCHIO DI PLASTICA PIENO DI TINTA ROSSA, POI VA IN CUCINA; SOPHIE AVANZA CONFUSA, MENTRE VITTORIO ESCE NUOVAMENTE A PRECIPIZIO DALLA CAMERA DA LETTO)

VIT      (CORRE VERSO LA CUCINA, VEDE SOPHIE E SI FERMA) Rissolin!...

SOP    Rissolin?

VIT      Ehm... Sophie, i vurìa dì... ma it j’ere nen andàita a l’obergi?

SOP    Sì, ma poi mi è sembrata un’idea stupida.

VIT      Macchè stupida! A l’era geniala! Ansi, torna là che mi i rivo subit.

SOP    Que se passe-t-il?

VIT      (DI COLPO SI ATTEGGIA A COMPLETAMENTE RILASSATO) Gnente... gnente dë straordinari... pròpi gnente...

SOP    E ant la stansia da let?

VIT      Che stansia da let?

SOP    Cola polissiòta a l’ha portà la monia ant la mia stansia da let!

VIT      Ah, sì... pòvra monia... a l’è sentusse mal.

SOP    Pourquoi?

VIT      Eh... Gnun a l’ha vorsù fè n’oferta per j’orfanej... parej a l’ha avù na crisi isterica.

SOP    Oh, mon Dieu!

VIT      Eh, sì... pòvra monighéta... na specie ëd... “collasso mistico”...

SOP    E quel... campagnino... còs a fa ‘ncora sì?

VIT      Eh?... Ah... per fortun-a ch’a j’era. A l’è quasi veterinari, e parej...

SOP    E quel Maria? Cosa le ha fatto, una trasfusione di sangue?

VIT      No, no! A l’è vernis! A l’è ancamin ch’a suva la vernis rossa ch’a ven giù dal sofit... Dame da ment... torna a l’obergi...

MAR   (ESCE DALLA CUCINA COL SECCHIO DI PLASTICA VUOTO) Ël travaj dla casalinga a finiss mai! (A SOPHIE) Che fin ch’it l’avìe fàit? Ambelessì a smìjo tuti vnùit mat!

SOP    I lo vëddo!

MAR   Am dëspias pròpi tant per la vernis, cara...

SOP    Non ti preoccupare.

MAR   It ses ti ch’it preòcoperàs, quandi ch’it vëdràs ël bagn!... A smìja la tan-a ëd Jack lo Squartatore! (ESCE IN CAMERA TURBATO, MENTRE RICO ENTRA DALLA STESSA PORTA)

RIC     Tòjo... a l’è mej ch’it ven-e tì... (VEDE SOPHIE) Rissolin! A deuvìa nen esse a l’obergi?

VIT      A l’è sentusse stupida e a l’è tornà...

SOP    (A RICO) Come sta la sua monaca?

RIC     La còsa?

VIT      (CON INTENZIONE) Coma a va... “Suor Carla”?...

RIC     (AFFERRANDO) Oh, già... “Suor Carla”!...

VIT      As sent mej?

RIC     I l’hai paura che ‘d sì.

SOP    Come mai non indossa l’abito?

VIT      Ma se a l’era vestìa!... (POI REALIZZA) Ah... L’abito! La tonaca della monaca!... Perchè a l’è nen... “ortodossa”... E peuj... “l’abito non fa la monaca”!

BER    (ENTRA DALLA CAMERA) Chila-lì a parla come ‘n camionista!... (SOPHIE SUSSULTA) Oh, cerea, madamin Nebieul...

SOP    Cerea... E come ch’a sta chila-là?

BER    Beh... nen tant bin. A permèt ch’as ripòsa ancora ‘n pòch ant ël sò let?

SOP    Mais bien sûr!... (VA IN CAMERA DA LETTO)

VIT      (CORRE DALLA BERGERO) A l’è nen stàita na bon-a idea, a sa?

BER    E perchè no?

VIT      Beh... ehm... i vurerìa nen che la soa (INDICA RICO) madamin Nebieul a pijèissa a sgiaflon la mia madamin Nebieul... o che la mia madamin Nebieul a pijèissa a sgiaflon la soa madamin Nebieul...

BER    Ma perchè tute ste madamin Nebieul a duvrìo pijésse a sgiaflon?

SCENA XVI

(CARLA, SOPHIE, VITTORIO, RICO E BERGERO)

CAR   (URLA DALLA STANZA DI SOPHIE; GLI UOMINI RESTANO IMPIETRITI; CARLA ESCE CORRENDO DALLA CAMERA STRINGENDOSI I VESTITI CHIUSI AL PETTO COME A VOLERSI DIFENDERE DA UNA AGGRESSIONE; È MOLTO ARRABBIATA; SI FERMA, SI VOLTA VERSO LA CAMERA E GRIDA) Con mi sti truchèt a fonsion-o nen, Rissolin!

SOP    (APPARE SULLA PORTA, PERPLESSA) Ma che cosa ho fatto?

CAR   Perchè it vurìe disvestime?

SOP    Ma per farla andare a letto!

CAR   (CON TONO ACCUSATORIO) Maledet “ambidestri”!...

VIT      Calma, calma... A l’è tut un malintèis...

SOP    Si rilassi, sorella...

CAR   E ciam-me nen sorela!

VIT      A deuv esse ‘ncora novissia...

CAR   An confront a vojaotri i son... na “verginella”!

SOP    Mais comment parle? Va bè che non è ortodossa...

CAR   Nòsgnor, se la mia pòvra mama am vëddèissa!...

VIT      As preòcopa dla superiora...

BER    (ALLUDENDO A CARLA) A dipend tut dai sò dificij rapòrt con Rico.

CAR   Ch’ai pensa nen ai mè rapòrt! A peul tenislo s-ciass ël sò car Rico!

BER    Un moment! Chila a deuv penséje bin prima d’affidélo a dj’autri.

VIT      (A CARLA) It ripòrto an convent.

CAR   (SEMPRE PIÙ ARRABBIATA) Ma còsa diao i vado a fè an convent? Vaje tì!

RIC     A sarìa na solussion per tuti! (SI ACCASCIA SUL DIVANO)

VIT      Cara sorela, per piasì...

BER    Sorela? Ma monsù Nebieul a l’è sò fratel?

CAR   Mè fratel? Che mè fratel?

BER    Ma se a la ciama soréla...

CAR   (CI CAPISCE SEMPRE MENO) Soréla? Che soréla?

BER    (A RICO) La madamin a smija sempre pì stravirà... Ch’as dimostra ‘n pòch pì afetuos!

RIC     (SI AVVICINA A CARLA) Ehm... cara... a va mej?

CAR   (SI RITRAE) Aaahhh!

SOP    Ma anche prima si comportava così?

VIT      Sì. (FA CENNO CHE CARLA È MATTA)

SOP    Forse è pentita delle sue scelte, pauvrette...

BER    I lo chërdo ‘dcò mi. (A RICO) An fond tuta sta astinensa a l’è contra natura...

CAR   Aaahhh! (SI PRECIPITA IN CAMERA)

VIT      Mah... quasi quasi... i preuvo mi, a calméla... (VA IN CAMERA)

SOP    Certo che... anche lei, ispettore... è stata un tantino indelicata...

BER    I ciamo scusa. Ma i diso sempre lòn ch’i penso. Per mi, l’astinensa a fa mal.

SOP    Ma lei non si lamenta dell’astinenza. Ha fatto la sua scelta. Ha sposato “Lui”... (ALZA GLI OCCHI AL CIELO)

BER    (GUARDA IN ALTO E POI RICO) “Lui”?

RIC     Sì... ma peuj a l’han divorsià. (SUONA IL CAMPANELLO DI SOPHIE)

SOP    Je vous prie de m’excuser... (VA AD APRIRE)

BER    (A RICO) Soa fomna a l’è stàita sposà con col tipo ch’a sta sì dzora?

RIC     Sì.

BER    A veul dì... (IMITA MARIA) Chiel-là?

RIC     Incredibil, neh?

BER    I dirìa!... E Ricotin a l’è fieul ëd chiel-lì o a l’è sò?

RIC     A l’è sò ëd col àutr...

BER    Alora chiel... a l’è ël paràstr ëd Ricotin?

RIC     Beh, disoma ‘d sì... pì o meno...

BER    Ogià... tut sòn a spiega ij problema ëd cola pòvra creatura...

SCENA XVII

(SOPHIE, GIORNALISTA, RICO, BERGERO E TAVIANO)

SOP    (RIENTRA CON LA GIORNALISTA) Avanti, avanti...

REP    Vi rubo solo un attimo... mi bastano due o tre fotografie...

SOP    Chi deve fotografare?

REP    Beh... in particolare cercavo il tassista... (VEDE LA BERGERO) Oh... ma qui c’è già la forza pubblica! Lo dicevo, io, che c’era sotto qualcosa di poco chiaro... (SCATTA UNA FOTO ALLA POLIZIOTTA)

RIC     (CERCA DI CONTRASTARLA) Per favore... ma at basto nen le porcade ch’it l’has già fàit publiché an sël giornal dla sèira?

SOP    Porcade? Che porcade?

REP    Faccio solo il mio lavoro. La notizia, prima di tutto!... (A RICO) Lei è uno degli amichetti che ruotano qui intorno?

RIC     Che amichetti? Sono un carissimo amico di famiglia!

REP    Amico... intimo? (E GLI SCATTA UNA FOTO)

RIC     (CERCA DI COPRIRSI) Che “intimo”? I lo sai andoa ch’it veule rivé!

SOP    È solo un contadino conosciuto per caso.

BER    (NON RIESCE A CAPIRCI NIENTE) Contadino? (ALLUDENDO A RICO) Ma sò marì a fa nen ël taxista?

SOP    (ANCHE LEI FATICA A TENERE LE FILA) Bien sûr...

REP    (A SOPHIE) E lei chi è?

RIC     La moglie di Nebiolo.

BER    Moglie? La donna di servizio, vorrà dire!...

SOP    Cosa? Ma sta scherzando?

REP    (SCATTA UNA FOTO A SOPHIE) Perfetto! Ho materiale a sufficienza.

RIC     (LA SITUAZIONE GLI È COMPLETAMENTE SFUGGITA DI MANO) Ecco, brava. (SPINGE FUORI LA GIORNALISTA E RIENTRA CON UN SORRISO EBETE FACENDO COME SE NULLA FOSSE SUCCESSO)

SOP    (OFFESA) Ispettore, cosa voleva dire con quella frase?

BER    (CONFUSA) Ma mi... verament...

RIC     (VUOLE CAMBIARE DISCORSO) Basta, là... e s’i pijèisso ‘n cafè, eh?

SOP    Monsieur le campagnard... ch’am fasa ‘l piasì dë stèsne ciuto e da tornèsne a la soa cassin-a pì che ‘n pressa! (SUONA IL CAMPANELLO) Ma chi c’è, ancora? (VA AD APRIRE)

BER    Ma... monsù Nebieul... còsa a vurìa dì, madamin?

RIC     (IN DIFFICOLTÀ) Gnente, gnente... a l’è... ehm... un gieugh ch’i foma ògni tant... parèj... per dësmoresse ‘n pòch...

SOP    (RIENTRA DALL’INGRESSO CON IL MARESCIALLO TAVIANO) Vado a dire al signor Nebiolo che vuole vederlo.

TAV    Grazie, non vi farò perdere troppo tempo.

SOP    (SI AVVIA VERSO LA CAMERA, VEDE RICO E GLI DICE FREDDAMENTE) Ici encore, n’est-ce pas?

RIC     Eh... a l’è diventà n’abitudine...

TAV    (A BERGERO) Potrei sapere chi è lei?

BER    (A TAVIANO) Posso invece sapere io, chi è lei?

RIC     Lòn ch’a l’è giust a l’è giust... (INDICANDO LA TAVIANO) A l’ha ciamajlo prima chila.

BER e TAV    (INSIEME) Si qualifichi! (FANNO UNA PAUSA E SI STUDIANO)

BER    Ispettore Anna Maria Bergero, della Polizia di Stato!

TAV    Maresciallo Addolorata Taviano, del Corpo dei Carabinieri! (PAUSA)

BER    (INDAGATRICE) Ah! Si trova qui in veste ufficiale?

TAV    Quasi. E lei?

BER    Quasi.

SCENA XVIII

(BERGERO, TAVIANO, CARLA E RICO)

CAR   (DALLA CAMERA SI SENTE DI NUOVO URLARE) Aaahhh! (TUTTI SI FERMANO E SI VOLTANO; CARLA ESCE DALLA CAMERA DI NUOVO STRINGENDOSI I VESTITI AL PETTO; SI VOLTA E GRIDA VERSO LA CAMERA) I farai mai na còsa a tre, Rissolin! (SI RICOMPONE E VEDE LA TAVIANO) Per fortun-a che chila a l’è sì.

TAV    Ero venuta solo per dire al signor Nebiolo che il caso è chiuso.

CAR   Alora ch’a na deurba n’autr. Questa è una casa di perdizione e peccato!

TAV    (STUPITA) Casa di perdizione e peccato?

BER    Maresciallo, io conosco bene la situazione della signora Nebiolo...

CAR   (ALLA TAVIANO, ALLUDENDO ALLA BERGERO) E mi i conòsso la situassion ëd la polissiòta, sì! A l’è la pì depravà ëd tuti!

SCENA XIX

(TAVIANO, BERGERO, CARLA, RICO, VITTORIO E SOPHIE)

VIT      (ENTRA DALLA CAMERA, SCONSOLATO) Mi pòvr’òm, che pastiss!... (VEDE LA TAVIANO E GLI PRENDE UN COLPO, MA SUBITO DOPO, CERCA DI DARSI UN CONTEGNO) Pòrc... ehm... Cerea, maressial.

TAV    (FREDDAMENTE) Buongiorno a lei, signor Nebiolo.

SOP    (ENTRA DALLA CAMERA CON UNA MANO SUL VOLTO) Sorella, ma lei è matta!... (AGLI ALTRI) Mi ha dato un cazzotto!

CAR   Ti preuva ancora a tochéme e it vëdràss, Rissolin!

TAV    (A CARLA) Questa signora è sua sorella?

CAR   Madamin chilalì? (A SOPHIE) Dài, sù!... Fane vëdde le pupe, fòrsa!

TAV    Un momento!

SOP    (SEMPRE CON LA MANO SUL VOLTO) Chiamiamo la Madre Badessa, ch’as la pòrta via!

TAV    La madre chi?

CAR   Mi im bogio nen da sì.

BER    A l’è fòra ‘d chila per colpa dël sò ex marì e dël cit Rico...

RIC     I peus dì na ròba mi?

TAV    No, non può, signor Campagnino!

RIC     Alora a peul dì quaicòsa monsù Nebieul?

VIT      No, a peul nen, monsù Campagnino!

BER    Ma perchè a ciama monsù Nebieul... “Campagnino”?

TAV    Silenzio!

SOP    (ALLA BERGERO) Ma perchè lei ha chiamato lui... (INDICANDO RICO) “monsù Nebieul”?

BER    Perchè as ës-ciama parej... a fa ël tassista...

TAV    Tassista?

SOP    Ma è un contadino...

TAV    Contadino?

CAR   A l’è në schifos pervertì e depravà!

BER    E no, eh... Pervertì ‘l pare, pervertì ‘l parastr... ma pòr Ricotin!...

RIC     I peus dì na ròba mi?

TUTTI GLI ALTRI INSIEME            No! A peul nen!

TAV    Un momento! Andiamo con ordine. C’è qualcosa che mi sfugge. (A VITTORIO) Signor Nebiolo...

VIT      I son sì.

BER    (INDICA RICO) A l’è monsù Nebieul ëdcò chiel!

TAV    (CERCA DI CAPIRCI QUALCOSA) Aspetti, ispettore... un attimo di silenzio...

BER    Ma a son doi!

TAV    Lo vedo.

BER    Due Nebiolo, voglio dire. Due Vittorio Nebiolo.

TAV    Così crede lei!... Ma è solo una specie di paravento per coprire le attività di vizio e perversione che si svolgono qui dentro!

SOP    Che attività di vizio e perversione?

CAR   Fà nen l’inossènt, Rissolin!...

TAV    (INDICA VITTORIO E RICO) Tra quei due loschi figuri!

SOP    Hein?

TAV    Lo hanno confessato loro stessi.

SOP    Ma se si sono appena conosciuti...

BER    A l’è vera! Li ho presentati io!...

TAV    Ispettore! Mi meraviglio di lei!

SOP    (A VITTORIO) Ma pourquoi non dici niente?

RIC     A sarìa ora... dis quaicòs...

VIT      I son ancamin ch’i cerco ‘d pensè... ma am ven gnente ‘n ment...

SOP    Secondo me, voi due vi siete conosciuti in quella cascina anni fa!...

CAR   (A SOPHIE) Avanti, fòrsa! Veuida ‘l sach!

RIC     I veuj confessé.

VIT      It l’has già confessà... Sta ciuto!

RIC     Na confession vera.

VIT      (INDICA TAVIANO E BERGERO) A decideran lor, còsa ch’a l’è vera.

RIC     Tòjo... ormai a l’è finìa... ripòste... tuti a san tut...

SOP    (IMPROVVISAMENTE LANCIA UN URLO) Aaahhh!

TAV    Cosa c’è che non va, adesso?

SOP    (SI AVVINGHIA A VITTORIO) Vittorio! Mon trésor!

BER    Tesòr, chiel? (A VITTORIO) Ch’am disa nen che as la fasìa ‘dcò con la dòna ëd servissi!...

CAR   Dòna? A l’ha ‘l coragi ëd ciamè dòna col còso... “tuttofare”?

SOP    Aaahhh! (SCOPPIA A PIANGERE)

CAR   Parej it vurìe porteme via Tojo, eh?

SOP    (SMETTE DI PIANGERE E GUARDA CARLA, POI RIPRENDE A PIANGERE) Ma come si può portare via l’uomo ad una suora?

CAR   Una suora? (A VITTORIO) Già... parej, im ciamave, vojàutri doi! Mi i sarìa na monia? Mach perchè i veuj un rapòrt normal con mè marì? (CORRE URLANDO VERSO L’INGRESSO)

VIT      Carla!

SOP    Rapòrt normal con mè marì? (A VITTORIO) Tu es un monstre! Passi il campagnino-contadino, ma pure la monaca! (SI PRECIPITA IN CAMERA URLANDO)

VIT      Sophie!

SCENA XX

(VITTORIO, MARIA, BERGERO, TAVIANO E RICO)

MAR   (ESCE DALLA CAMERA) Beh, a l’è nen stait facil... Ma almeno adess ël sofit dël bagn a l’è ross complet!

TAV    (SI AVVICINA LENTAMENTE A MARIA) E lei... chi sarebbe?

MAR   Chi è che vuole saperlo, raggio di sole?

TAV    Un maresciallo dei carabinieri, raggio di luna!

MAR   Ma và...

TAV    Allora? Lei da dove sbuca?

MAR   Praticament... i vivo ‘mbelessì.

TAV    (GUARDA VITTORIO E RICO, CHE SONO DISTRUTTI) Capisco.

MAR   I stago ‘nt l’alògg dëdzora, normalment... se as peul dì parej... (RIDE)

TAV    Ah, lei abita di sopra?

MAR   Sì, con Giampiero.

TAV    Con Giampiero, certo...

BER    E sto Giampiero, a l’è fratel ëd Rico? Beh, adess i son sicura ‘d na còsa... Ricotin a l’è ël miglior dla famija, bele ch’a sìa ‘n disadatà...

TAV    Di cosa vi occupate, lei e Giampiero?

MAR   I soma tuti doi ant le veste da fomna.

BER    Tuti doi? Pròpi ‘n bel pòst, va!

MAR   Ma no... còsa a l’ha capì?... “Moda femminile”!

TAV    (A MARIA) Se ne torni subito in bagno!

MAR   I chërdo ‘d nen podèj fè d’autr...

TAV    (URLA) E non stia a discutere! (MARIA SE NE TORNA DI FILATO NELLE CAMERE)

VIT      A l’è rivà ël moment... (SI ALZA)

RIC     (ALZANDOSI) Ël moment a l’era già rivà stamatin bonora...

VIT      Eh, sì... I duvìa scotete prima, Rico... I l’avrìa evitàje ‘n pòchi ‘d colp a tanta gent...

RIC     Già... beh, it peule nen dì ch’i l’avìa nen avertìte, neh...

VIT      A l’è vera... (A TAVIANO) A l’avìa dimlo.

RIC     Coragi!

VIT      I vado?

RIC     Và.

VIT      E alora... a l’è sì... la vrità, tuta la vrità, gnente d’autr che la vrità. (FA CENNO A TUTTI DI SEDERSI E TUTTI SI SIEDONO) Prima ‘d tut i veuj butè an ciair che cola fomna ch’a l’è scapà via an piorand, a l’è mai stàita monia... e a l’è gnanca la fomna ëd Rico Campagnino, ambelessì... Quindi da sta cobia... che cobia a l’è nen... a l’è mai naje ‘n fieul, nè gram e nè disadatà. I veuj dì ‘ncora che mè amis Rico a l’è nen ëd l’autra sponda... e gnanca contadin... e ganca ‘n contadin ëd l’autra sponda. Al contrari a l’è disocupà... e bin content da esslo. Se peuj i voroma parlè dla fomna ch’a l’è serasse ‘nt la stansia da let, i peule butè a verbal ch’a l’è nen un travestì e gnanca na dòna ‘d servissi, ma na creatura ch’a t’ancanta con soe manére fòra dël comun... An pratica, le busìe ch’i l’hai anventà a duvìo quatè ‘l segret ëd la mia vita. I son marià con la fomna ch’a l’è dëdlà e i vivo sì... e ‘nt l’istess temp i son marià con la fomna ch’a l’è scapà e ch’a l’è ‘ndaita a ca soa... ansi... a ca nòstra... perchè mi i vivo dcò là. I l’hai dësmentià gnente, Rico?

RIC     (ALZANDOSI) No. I dirìa ‘d nò... Gnente e gnun... (PASSA IL BRACCIO ATTORNO ALLE SPALLE DI VITTORIO, CHE GLI BATTE SULLA MANO, IN SEGNO DI AFFETTUOSA GRATITUDINE PER IL SOSTEGNO MORALE; GUARDANO RASSEGNATI LE DUE GRADUATE)

TAV    (ALZANDOSI IN PIEDI) Signor Nebiolo... Ne ho conosciute tante di checche, ma nessuna bugiarda come lei! (FA CENNO ALLA BERGERO DI SEGUIRLA E, INSIEME, ESCONO A LUNGHI PASSI RABBIOSI)

SCENA XXI

(VITTORIO, RICO E CARLA)

VIT      (A RICO, STUPITO) Ròbe da mat... a l’han nen chërdume.

RIC     E ades?

VIT      E ades còsa?

RIC     Con Carla... come ‘t la range?

VIT      Mah... i sai nen... i duvrai anventeme na bala...

RIC     E con Rissolin?... Cioè, i vurìa dì... con Sophie? (CARLA ENTRA NEL SUO ALLOGGIO E SI SIEDE SUL DIVANO)

VIT      Na bala dopia! (SI SIEDE SCONSOLATO SULLA SUA PORZIONE DI DIVANO, POI, DOPO UN ATTIMO, SCATTA IN PIEDI, COME FOLGORATO DA UN’IDEA) Rico! A l’è vnùme ‘n ment n’idea!

RIC     Lassa perde, Tòjo, che fin-a a ‘dess le toe idee a l’han mach fait ëd dàni...

VIT      Ma no... It vëdras ch’i la rangioma ‘dcò sta vòlta.

RIC     Cò’ ‘t veule rangé... ormai...

VIT      Spéta ‘n moment. (VERSO IL TELEFONO E COMPONE UN NUMERO)

RIC     E ades cò ‘t veule fé? (IL TELEFONO SQUILLA E RICO COMINCIA A CAPIRE) No! It am diras pa ch’it telefone a... (VITTORIO GLI FA CENNO DI TACERE)

CAR   (RISPONDE) Pronto?

VIT      (CON LA CONSUETA FACCIA DI BRONZO) Ciao, Carléta, come a va?

CAR   (INFEROCITA, MENTRE RICO FA CONTROSCENA COME A DIRE: “NO, QUESTO È TROPPO!”) Vitòrio? Ma con che coragi it am telefone? It l’has na bela facia ‘d tòla, ‘t sas?

VIT      Perchè?

CAR   Ma còsa “perchè”? Dòp lòn ch’a l’è sucedùje ‘ncheuj?

VIT      Ah, ma ti ‘t veule dì... lë schers?

CAR   Che schers?

VIT      Ma sì... a l’era tut në schers ch’a l’han faje a Rico...

CAR   Rico? I veuj pi nen sente parlé ‘d Rico! (POI CI PENSA UN ATTIMO) E chi ch’a l’avrìa failo, lë schers a Rico?

VIT      Ma mi sì ch’i sai... cola-là, travestìa da polissiòta... a l’è fin-a cascaje ij carabinié...

RIC     (ALLIBITO) Ròba da mat!

CAR   La polissiòta? A l’era finta?

VIT      Ma sì... un travestiment... Ma mi i na sai gnente, neh... a l’han pijame ‘n mes... a savìo ch’i j’era n’amis ëd Rico e parej...

RIC     Sent mach che ròba...

CAR   (HA CAPITO TUTTO, MA FINGE DI STARE AL GIOCO) E già... e tuti coi pervertì?... Coi travestì?...

VIT      Come a carlevé. Né pì né meno. (RIDE FORZOSAMENTE) A l’han pijane ‘n torta tuti... Che ‘d rijade ch’i soma fasse!... (FA SEGNO A RICO CHE TUTTO PROCEDE SECONDO I PIANI)

RIC     Euh! Conta!...

CAR   (SEMPRE FINGENDO DI ABBOCCARE) Ma a j’ero tuti d’acòrdi?

VIT      Tuti, tuti... A l’han pròpi fanla béla, va... (RIDACCHIA, SEMPRE SEGNALANDO A RICO CHE TUTTO VA BENE)

CAR   E Rico?

VIT      E Rico... beh... a l’inissi a l’è pijassla, ma peuj a l’è fasse na rijada ‘dcò chiel!

RIC     Euh... da pijeme la pansa ‘n man.

CAR   (ORMAI È AL LIMITE) Ah, sì?

VIT      Sì, sì... sicur! (FA SEGNO A RICO CHE CARLA CI È CASCATA)

CAR   E bin... antlora, visto che i l’eve rijù tuti ‘nsema... continué pura a rije!... (CAMBIA IMPROVVISAMENTE TONO E DIVENTA IPER-AGGRESSIVA) Che peuj a feve pioré ij penserai mi, brut delinquent ëd në schifos pervertì e fàuss! E preuva pi nen a buté ij pé ant ësta ca, perché sednò mi it gonfio ‘d patéle e peuj it faso seurte da la fnéstra con tuta la toa ròba!

VIT      Ma... colalì... a l’è ca mia!...

CAR   Adess pi nen.

VIT      Ma i l’hai pagala tuta mi... con ij mè sòld...

CAR   Sì, i lo sai... Darmagi ch’it l’has antestàmla a mi per nen paghé le tasse! Adess it la seugne, la toa ca, disgrassià! Im la ten-o bele mi! (GLI SBATTE IL TELEFONO IN FACCIA E, FURIBONDA MA APPAGATA, ESCE IN CAMERA; VITTORIO RIMANE INEBETITO, CON LA CORNETTA IN MANO)

SCENA XXII

(RICO, VITTORIO E SOPHIE)

RIC     Antlora? Come a l’è ‘ndàita? A ti a duvrìo dete ‘l diplòma da busiard professionista! (RIDENDO) It ses pì fauss che Giuda!

VIT      Sta mach ciuto, per piasì...

RIC     (STUPITO) Ma... Cò a j’è ch’a va nen?

VIT      Carla a l’ha sbatume fòra da ca mia.

RIC     Ma s’it l’has pagala tuta ti... con ij tò sòld...

VIT      I lo sai. Darmagi ch’i l’abia ‘ntestàila tuta a chila... per le tasse...

RIC     Brav, furb! (VITTORIO LO FULMINA CON UN’OCCHIATA E LUI, ALLORA, CAMBIA DISCORSO) Beh... s’a j’è pi nen Carla... it l’has ancora Rissolin... cioè... Sophie...

VIT      It l’has rason. Con chila i son sicur ch’i la rangio. Speta ‘n moment... (SI AVVICINA ALLA PORTA DELLA CAMERA) Sophie... Tesòr... it pudrìe ven-e un moment dëdsà?... (RICO SI DEFILA E VA A NASCONDERSI DIETRO ALLA PORTA DEL GABINETTO; SI APRE LA PORTA E VOLANO IN SCENA BORSE, VALIGIE, SCARPE E VESTITI VARI DI VITTORIO)

SOP    (COMPARE SULLA PORTA, INFURIATA) Qu’est-ce que tu vouléz?

VIT      Ma dai... (LE SI AVVICINA E TENTA DI ABBRACCIARLA) Fa nen parej...

SOP    (SI RITRAE) Come a sarìa a dì “fa nen parej”? Ades it voreras ëspiegheme, no? E il campagnino... e le guardie... e quella suora matta...

VIT      (GLI BALENA UN’IDEA) Ma sì, ecco! Pròpi parej!... Mat. Tuti mat. I l’avìa pensà, ant ij moment ëd libertà, ëd fè ‘n pòch ëd... “volontariato”, no... E parej i l’hai telefonà a n’associassion ch’a preuva a rieduchè ij mat... a inserìe torna ant la società... It sas che n’Italia a j’è pi nen ij manicòmio, no... Ebin, lorsì a l’han pensà ‘d mandemne quaidun a ca... parej, per preuva... per vëdde s’i j’era bon a rangémla.

SOP    Volontariato?... Con i matti?

VIT      Già... Gnun campagnin, gnun polissiòt... tuti mat!... Però gnente, neh! I l’hai decidù ‘d nen aceté. A son tròp mat, lorlì!

SOP    (FA FINTA DI CASCARCI, COME CARLA) E cioè?

VIT      Bòn. Finì. Stòp. Basta volontariato. I l’hai già tròp da fè con ël travaj. Ansi... (GUARDA L’OROLOGIO) A l’è vnume ‘n ment ch’i l’hai n’apontament... I l’hai da portè na madama a Pòrta Neuva da sì mes’ora... Giusta ‘l temp da cambieme. (SORRIDE E LE DA UN BACIO SULLA GUANCIA) Prima d’andè, im beiverìa volentè... un té.

SOP    Un té? Ma pòvra giòja... it lo faso bele subit ël té… (PRENDE UNA VALIGIA DA TERRA E GLIELA SCARAVENTA ADDOSSO) Tè! (POI, TIRANDOGLI CONTRO GLI INDUMENTI E LE COSE CHE PRIMA AVEVA LANCIATO FUORI DALLA CAMERA) E adesso raccogli i tuoi stracci e vattene via subito, prima che ti butti fuori a calci, maudit cochon!

VIT      Ma costa a l’è ca mia… i l’hai pagala mi… con ij mè sòld…

SOP    Oui, je le sais... Darmagi ch’it l’has antestàmla a mi per nen paghé le tasse! E mi it campo fòra da ca mia! (ESCE IN CAMERA, INVIPERITA MA COMPIACIUTA)

RIC     (SPUNTA DAL NASCONDIGLIO) Errare humanum est, perseverare diabolicum!... Almeno n’alògg it pudìe ‘ntestétlo a ti, no?...

VIT      (GLI TIRA LA VALIGIA) Ti sta ciuto!

SCENA FINALE

(MARIA, VITTORIO E RICO)

MAR   (ENTRANDO) A son andasne, cole vipere?

RIC     (GUARDA MARIA, POI SI RIVOLGE A VITTORIO) Beh... dal moment che tute doe a l’han date ‘l bleu... it pudrìe andé a vive sì dzora... con Maria e Giampiero...

MAR   (DIVERTITO) Per carità! Mi e Giampiero ij tenoma a la nòstra... “intimità”! Anche se i soma... na cobia moderna! (RIDE, POI SQUADRA RICO DALLA TESTA AI PIEDI) Beh, disoma ch’i pudrìo diventè ‘n bel “trio”...

VIT      (VA VICINO A RICO E LO PRENDE IN DISPARTE, PROTESTANDO) Ma come? Pròpi ti? Mè amis da sempre?

RIC     Sent, bel cit... Ti it l’avìe doe fomne e doi alògg... e it l’has perdù tut... Mi i l’avrài nen ëd fomne... (SI TOGLIE UN MAZZO DI CHIAVI DI TASCA E GLIELO MOSTRA) Ma na ca il l’hai ancora! (ESCE SALUTANDO A SOGGETTO)

MAR   (GUARDA VITTORIO IN MODO ACCATTIVANTE) Alora? Còsa ch’it ëspéte? Ven! Andoma su da Giampiero! (LO PRENDE SOTTOBRACCIO E LO ACCOMPAGNA FUORI CANTANDO “NOI SIAM COME LE LUCCIOLE”, MENTRE PARTE LA MUSICA FINALE)

FINE DELLA COMMEDIA

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