Doi ore d’le bale

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(22/12/2006- 30/03/2010)

Farsa dialettale in due atti di:

GIOVANNI CRAVERO

PERSONAGGI

ALFREDO - GAROLA

Giovane scapolo.

MATILDE - GAROLA

Madre di Alfredo

PETUNIA

- ROSETTA

Nuova fidanzata di Alfredo

GIUSTO

- DROCCATO

Ladro d’appartamento

CINZIA

- DROCCATO

Figlia di Giusto

ADOLFO

- PIACENTE

Poliziotto amico di Virginia

VIOLA

- CORALLO

Ex fidanzata di Alfredo

VIRGINIA - DE NIGRA

Domestica di Alfredo


Doi ore d’le bale                                          farsa dialettale due atti di                              Giovanni Cravero

Sommario

ATTO 1..................................................................................................................................... 4

SCENA 1 (ALFREDO, VIRGINIA)............................................................................................... 4

SCENA 2 (ALFREDO, VIRGINIA, MATILDE).............................................................................. 5

SCENA 3 (ALFREDO, VIRGINIA)............................................................................................. 10

SCENA 4 (GIUSTO)................................................................................................................ 12

SCENA 5 (GIUSTO, ALFREDO)............................................................................................... 13

SCENA 6 (GIUSTO, ALFREDO, VIRGINIA)............................................................................... 14

SCENA 7 (CINZIA)................................................................................................................. 17

SCENA 8 (CINZIA, ALFREDO,)............................................................................................... 18

SCENA 9 (GIUSTO, ALFREDO, VIRGINIA, CINZIA).................................................................. 18

SCENA 10 BA(GIUSTO, CINZIA)............................................................................................. 20

SCENA 11 (GIUSTO, VIOLA).................................................................................................. 22

SCENA 12 (VIOLA, ALFREDO)............................................................................................... 24

SCENA 13 (VIOLA, ALFREDO, VIRGINIA).............................................................................. 25

SCENA 14 (VIOLA, VIRGINIA, GIUSTO)................................................................................. 26

SCENA 15 (GIUSTO, CINZIA)................................................................................................. 28

SCENA 16 (GIUSTO, VIRGINIA, ALFREDO)............................................................................. 28

ATTO 2................................................................................................................................... 30

SCENA 1 (ALFREDO, PETUNIA, VIRGINIA, VIOLA)................................................................. 30

SCENA 2 (ALFREDO, VIRGINIA, GIUSTO, VIOLA).................................................................. 34

SCENA 3 (ALFREDO, GIUSTO, VIRGINIA, VIOLA).................................................................. 36

SCENA 4 (ALFREDO, VIRGINIA, GIUSTO, MATILDE).............................................................. 37

SCENA 5 (GIUSTO, VIRGINIA, PETUNIA)................................................................................ 39

SCENA 6 (GIUSTO, VIRGINIA, PETUNIA)................................................................................ 40

SCENA 7 (ALFREDO, GIUSTO, PETUNIA, VIRGINIA)............................................................... 41

SCENA 8 (GIUSTO, MATILDE)................................................................................................ 42

SCENA 9 (GIUSTO, MATILDE VIRGINIA)................................................................................ 44

SCENA 10 (GIUSTO, VIRGINIA, PETUNIA, ALFREDO, CINZIA)................................................ 45

SCENA 11 (ALFREDO, VIRGINIA, PETUNIA, GIUSTO, CINZIA, MATILDE)................................ 47

SCENA 12 (ALFREDO, VIRGINIA, GIUSTO, PETUNIA, CINZIA, MATILDE VIOLA)..................... 48


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1

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SCENA 13 (ALFREDO, ADOLFO, CINZIA, GIUSTO, MATILDE, PETUNIA, VIOLA, VIRGINIA).... 50

SCENA 14 (ALFREDO, ADOLFO, CINZIA, GIUSTO, PETUNIA, VIOLA, VIRGINIA)..................... 52

SCENA 15 (ALFREDO, ADOLFO, CINZIA, GIUSTO, PETUNIA).................................................. 54

SCENA 16 (ALFREDO, ADOLFO, CINZIA, GIUSTO, VIRGINIA)................................................ 55

SCENA 17 (ALFREDO, CINZIA, GIUSTO,VIRGINIA)................................................................. 57

SCENA 18 (ALFREDO, VIRGINIA)........................................................................................... 59


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AMBIENTAZIONE:

Alfredo Garola vive da solo e ogni tanto viene a trovarlo la madre, Matilde, vedova rompiballe ed impicciona, che tenta in tutti i modi di riportare il figlio sotto di lei. La scena ci presenta la sala da pranzo con il tavolo imbandito (mancano però ancora i piatti) per una cenetta per due a lume di candela. Le candele sono inserite in semplici porta uovo o qualcosa di simile e sono spente. Sullo sfondo c’è un semplice mobile con sopra uno stereo funzionante. La porta di ingresso è sulla destra dello spettatore. La porta centrale immette su un corridoio che porta sia alla cucina sia alla camera da letto sia ai servizi. A sinistra c’è una finestra che da su di un ballatoio di una scala ant’incendio. A destra della porta centrale c’è un armadio. Un orologio a parete segna le 19,30. Su un tavolino vicino alla porta d’ingresso, ci sono il telefono e una macchina fòtògrafica digitale. Appeso alla parete, di fianco alla porta d’ingresso c’è un citofono. Il campanello della porta d’ingresso non funziona.


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;(CD – Traccia 1- Sigla)

Atto 1

Scena 1 (Alfredo, Virginia)

(A sipario chiuso, parte la canzone Eruption di Van Halen. Ad un certo punto, si apre il sipario ed entra Alfredo, chiamando Virginia)

ALFREDO - Virginia!!! Virginia!!! ‘N dova sarà ‘s sacrato. Virginia!!!!!! Posibil ch’a déubbia sempre scoté sto fracass a tut volum?

(Alfredo si dirige dallo stereo e lo spegne. Subito da fuori si sente una voce…)

VIRGINIA - Përché a l’ha dëstisame la musica?

ALFREDO - La musica? E ti ës rabel ij lo ciami musica? Ma gnanca na

lavatriss con la geira ‘n drinta a fa nen tut ‘s bordell.

(Sempre da fuori)

VIRGINIA - Chiel al’è pròpi antic. Com’a fa a nen piasejie la musica Ròck. ALFREDO - Mi son nen antic, e s’ònt a l’è nen musica. A l’è mac romor. Mi an

piass la musica melòdica, colla vera. Frank Sinatra, Barbra Streisand…

(Entrando…)

VIRGINIA - Tuta ròba da fè ven-i ël lait ai ghëmmo.

ALFREDO - Sarà. E comunque staseira ij l’héu na sinëtta romantica con Petunia e péuss nen feije senti cola ròba li.

VIRGINIA - A vo darija mac ‘n po’ ‘d brio. Quand’ch’ij vo tréuvi i smij doi patate brovà.

ALFREDO - Virginia!! Com’it përmëtti. Mi e Petunia soma d’anime sensibil e…

VIRGINIA - Tute stòrie. Quand ch’ijera giov, a së ‘n dasia darè an buson e…

ALFREDO - Bòn, Virginia, véui nen saveij cos’it fasij ti da giov. Véui gnanca

immaginelo. Pitòst, a l’è tut pront?

VIRGINIA - A l’ha nen ij éui për vëddi? La taola a l’è pronta e tute ël pitanse a son preparà, da l’aotra.

ALFREDO - E ij piat? Ij vëddo nen i piat.


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VIRGINIA - Përché ij spet ch’a von-a a pieme coi beij, ‘n t’la cròta.

ALFREDO - Përché?

VIRGINIA - A véurrà pa fe mangè sua morosa ‘n ti piat ‘d carta, no?

ALFREDO - Va bin. E… ël vin?

VIRGINIA - A ij na ijè da ‘nciuchè ‘n regiment ‘d surbe.

ALFREDO - Crispa, Virginia, péuli nen, për na vòlta, rëspondi con déuit.

VIRGINIA - S’a ij piass nen com’ij rispondo a péul sempre mandeme via.

ALFREDO - Gia, e péui, chi a la sent mia mare?

Scena 2 (Alfredo, Virginia, Matilde)

(Mentre Alfredo parla con le spalle rivolte alla porta d’ingresso, entra Matilde che, avendo le chiavi dell’alloggio, non bussa. La donna posa le chiavi, senza fare rumore, sul tavolino del telefono)

ALFREDO - A më smia già ‘d senti la sua vos. “Fredino cos’it l’hai faije a Virginia, t’lo sai ch’it pag pi nen l’afit s’it t’la mandi via. Fredino, gne,gne,gne…”

(Matilde si pietrifica ed assume un’espressione terribile. Virginia, pregustandosi la scenetta, si mette a ridere)

ALFREDO - Eh, grigna, grigna pura. A ij è ‘d vòlte che la sua vos an rimbomba ‘n tla testa come’s fracass ch’it ciami musica.

MATILDE - Fredino!!!!!!!!!!!!!!

(Alfredo si prende la testa fra le mani, coprendosi le orecchie)

ALFREDO - Ecco, ecco, la sento torna. Prima o péui ven-o mat, si continuo a senti ël vos.

(Virginia, fa segno a Alfredo di guardare alle spalle)

ALFREDO - Còsa?

(Virginia si schiarisce la gola per far capire a Alfredo che sua madre è presente, dietro di lui)

ALFREDO - L’hai tu ‘ncora ël catarr? Pijte bin varda dë scraciè torna ën sël paviment, ne.

(Virginia si schiarisce ostentatamente la voce e, stavolta, Alfredo capisce)

(Alfredo si irrigidisce e la sua espressione cambia, passando dal sorpreso allo spaventato al rassegnato. A gesti chiede conferma a Virginia se sua madre è proprio alle spalle e Virginia conferma con un cenno del capo. A questo punto, Alfredo abbassa la testa come sconfitto e, dopo un istante, si gira rassegnato).


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ALFREDO - Mama!! Ch’e sorpreisa!!

MATILDE - Brut lambel, a të smij-lo costa la manera ‘d tratè tua mama?

ALFREDO - Ma cos’ distu? L’héu pa tratate mal!

MATILDE - Mai pi!! It l’hai fame lë svernie.

ALFREDO - Ma nò, mama, it l’hai capì mal. Parlava pa ‘d ti.

MATILDE - Piantla li, mentre it sei ancora ‘n temp. Pitòst, come mai it l’hai parijà la taola ‘n t’la sala? Të speti chidùn?

ALFREDO - La taola? Ah …se…eh…si…

MATILDE - Sei tu fòl o furb? Sei tu ‘ncamin ch’ij më stërmi ch’ij còs?

ALFREDO - Ma  nò,  mama,  figurte,  a  l’è  mac…  ch’ij  véusija…  fete  ‘na

sorpreisa, ecco.

MATILDE - Na sorpreisa, Che sorpreisa? Ij t’lo sai che an piaso nen ël sorpreise.

ALFREDO - Për l’ònt che véusìja nen dite gnente.

MATILDE - Beh, adess, però, it l’hai butame ‘n sël gust. Conta.

ALFREDO - Ma, gnente, staseria i l’héu invità…

MATILDE - Na bela fija, scomëtto. Fa mac gnu-ne porcade in mia ca, ne, Alfredo.

ALFREDO - Ma, mama, a part ël fattò ch’a son me afé, a l’è nen na fija…

(Matilde rimane di sasso e guarda inorridita il figlio)

MATILDE - Alfredo, varda bin tua mamina ‘n ti éui. It l’hai tu cambiame paròcchia?

ALFREDO - Cosa a centra adess la paròcchia.

(Facendo il classico segno con la mano sull’orecchio)

VIRGINIA - Sua mama a véul di “cola paròcchia”.

ALFREDO - Eh? Ah…cola paròcchia. Ma… mama!!! Cos’it pensi? Nò, nò, sta tranquila.

MATILDE - Mi saréu nen tranquila fin che të ‘n dirai nen ch’it l’hai ‘nvità, staseira.


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ALFREDO - E va bin. I l’héu ‘nvità…cioè, a déuvria ven-i…sempre ch’a péussa, ne.

MATILDE - Fredino!!!

ALFREDO - Ël me padron.

(Attimo di silenzio, con Alfredo che si gira per paura che sua madre si accorga che ha detto una balla, Virginia che guarda sorpresa Alfredo e Matilde che rimane di sasso, come paralizzata.)

MATILDE - Ma come, tò padron? Che padron? Da quandi it l’hai ‘n padron? ALFREDO - Na domanda a la volta, për carità. MATILDE - Virginia!?

VIRGINIA - Eh?

MATILDE - Përché it l’hai nen dime gnente?

VIRGINIA - ‘D còsa?

MATILDE - Fa nen tant la furba ‘dcò ti… ALFREDO - Virginia a l’ha nen dite gnente përché i l’héu proibijlo mi. MATILDE - Ma përché? Ij t’lo sai che véui nen chë të më stërmi gnente. ALFREDO - Mama, a la mia età ij l’héu pi nen damanca ‘d la beila, va bin? A

saran bin me afe, nò?

MATILDE - Për gnente, mi son sempre tua mama e t’it sei sempre me cit, ch’a ‘t piasa o nò e quindi…

ALFREDO - E quindi na nòna, mi véui fè d’la mia vita l’ònt ch’ij véui e ti péuli nen ‘npedimlo, mama ò nen mama. Capì?

VIRGINIA - Madama, chila a déuvria essi contenta che Alfredo a l’ha ‘n travai, nò? E, sopratut, a déuvria essi contenta ch’a l’ha trovalo da sol.

ALFREDO - E giacche, mama, déuvrij essi contenta che tò fiéul deficient a l’ha trovà ël travai da sol. Grassie ne, Virginia.

MATILDE - Va bin, va bin. Figurom-se se son nen contenta. A scapiss. Ma a sarija piasume ‘d pi ch’it l’aveissi parlamne, tut lì.

ALFREDO - Scusa, mama, ma a l’è staita na còsa faita ‘n pressa.

MATILDE - Ah…E da vaire a l’è ch’it travaij?

(Attimo di sconcerto di Alfredo che cerca soccorso guardando Virginia che rimane impassibile)


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ALFREDO - Da vaire? E…trica e branca…contand che l’héu ‘ncaminà…

(Virginia, sebbene sia stata messa alle costole di Alfredo dalla madre, ammirata per il tentativo di emencipazione del ragazzo, decide di dargli una mano)

VIRGINIA - Da circa ses meis, nò?

ALFREDO - Tant parei?

VIRGINIA - Com’a passa ël temp quand che un a travaija, ne?

MATILDE - E come mai, dòp mac ses meiss tò padron a ven a sin-a a tua ca?

ALFREDO - Eh…son ciamamlo ‘dcò mi.

(Virginia alza gli occhi al cielo sconsolata per l’incapacità di Alfredo di rispondere alle domande della madre)

MATILDE - Com’a sarija? Tò padron a ven a tua ca, a sin-a, e ti sai nen përché?

VIRGINIA - Ma Alfredo, su, dai, ch’a ij lo disa a sua mare che dòp ses meis a l’ha fait talment ‘n bon travaij che sò padron a l’ha decidù ‘d deije n’incaric ‘mportantissim, talmente delicà che a déuv prima dëscutine a quatr éui con chiel.

ALFREDO - Ah se?

(Virginia guarda Alfredo sconsolata)

ALFREDO - Ah se, se…e…dame temp, nò? Ij iera ‘ncamin che véusija conteilo.

MATILDE - Ma, Fredino, sei tu brav pareij?

ALFREDO - Grassie d’la fiducia, ne.

MATILDE - Scusme, ma it sei na sorpreisa daré l’aotra.

VIRGINIA - E a l’è nen funija li.

ALFREDO - A nò?

MATILDE - Conta, Fredino, conta.

ALFREDO - Ma, mi…cosa véuli ch’it conta…vist ch’it sai tut, disilo ti, Virginia.

VIRGINIA - Sò padron a véul ciameije dë m’li sòccio.

(Guardando il figlio)

MATILDE - Dabon?

(Allargando le braccia)

ALFREDO - Eh…


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(Matilde abbraccia calorosamente il figlio, che non reagisce, rassegnato)

MATILDE - Ma che fiéul ch’ij l’héu, che brav…sòccio ‘d n’azienda…a propòsit, coma së ciama la ditta?

ALFREDO - Oh…eh…a së ciama…

VIRGINIA - Oh a l’ha ‘n nòm talment baravantan ch’a val gnanca la pen-a ‘d sentilo. Sa a l’è n’azienda svedeisa, con si nòm ch’a smio ‘d pi an fracass che a na parola.

MATILDE - Svedeisa? Tò padron a véurrà pa mandete ‘n Svesia, ne? ALFREDO - Nò, nò, figurte…

VIRGINIA - Verament a son ‘ncamin che a véulo déurvi në stabiliment ‘n Cina e…

ALFREDO - E ti a sarija mei ch’it mordeisi la lenga, butuma nen tròpa carn al féu, Virginia, se nò l’aròst a brusa…

VIRGINIA - Ël bujì, ij l’héu lassalo ‘n sël féu.

(Virginia esce con la scusa del bollito)

ALFREDO - Mama, adess a saria mei ch’it n’andeissi, me padron a l’è li, li për rivé e…

MATILDE - Ma, Fredino, mandi via tua mare pareij, sensa presenteije to padron?

ALFREDO - Se, përché a l’ha racomandame ch’a ij fussa gnun, a l’è na còsa risërvatissima. A ventrà fin-a ch’ij manda via Virginia e ch’ij lo serva mi.

MATILDE - Ma mi son na tomba, it t’lo sai, nò?

ALFREDO - Varda che nosgnor a të castìerà, prima o péui, a forsa ‘d conté ‘d chuche.

MATILDE - Ma mi…

(Alfredo comincia a spingere la madre verso la porta d’ingresso sempre con lei che protesta)

ALFREDO - Ciao, mama, doman it fass savei tut, ne?

MATILDE - It sei pròpi cativ, feije sòn a tua mamina.

ALFREDO - Son sicur ch’i t’arpijerai ‘mpressa. Tame nen.


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MATILDE - Ciao, ne, dame ‘ncora ‘n basin, va.

ALFREDO - Ciao.

(E chiude la porta)

Scena 3 (Alfredo, Virginia)

(Alfredo rimane un attimo appoggiato alla porta, esausto, poi assume un aspetto truce e va verso la porta da cui è uscita Virginia e la apre)

ALFREDO - VIRGINIA!!!!!! Ven sì, subit.

(Dopo un attimo entra Virginia)

VIRGINIA - Cos’a ijè. Mi i l’héu la ròba ‘n sël féu, da l’aotra.

ALFREDO - Mi da sì ‘n po’ ëd buto ti, ‘n sël féu, ti e la tua lengassa.

VIRGINIA - La mia lengassa, a l’ha salvaije ël cul, me car garoffo.

ALFREDO - Virginia, ‘n po’ ‘d rispet per ël fiéul ‘d cola ch’a të paga lë stipendi, giuramondo.

VIRGINIA - Ël rispet a venta vagnesslo, me car fiéul.

ALFREDO - Tacoma nen con ël sòlite prediche, ne, për piasì.

VIRGINIA - A l’è pa na predica, a l’é la verità.

ALFREDO - Na parleroma n’aotra vòlta. Adess, però, coma la butoma?

VIRGINIA - Come butoma còsa?

ALFREDO - Virginia!! L’oma contaije ‘n sac ‘d bale a mia mare, It na rendi cont?

VIRGINIA - A l’è chiel ch’a l’ha ‘ncaminà.

ALFREDO - Ti però it l’hai butà dël tò e tant.

VIRGINIA - Quand ch’ij l’héu vist ch’a ijera butasse ‘n tël tripe ‘d Pasqua, ij l’héu decidù ‘d deije na man.

ALFREDO - Grassie, ne, na bela man it l’hai dame. E përché, péui? VIRGINIA - Mah? A l’è piasume com’a l’ha tënù testa a sua mare, anche se

l’hèu nen capì përché a l’ha nen dije ëd Petunia.

ALFREDO - Përché véui nen ch’an masenta la morosa com’a l’ha fait con Viola.

VIRGINIA - A propòsit… e Viola, a l’ha pròpi molala?


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ALFREDO - Se.

VIRGINIA - E quandi a l’ha dijlo? Ij l’héu nen sentuve dëscuti l’ultima vòlta.

ALFREDO - Sent ‘n pòc, ficanass. Ij tën contròli?

VIRGINIA - A ijè nen damanca, ij braij sempre talment fòrt che tut ël palass a l’è sempre bin ‘nformà.

ALFREDO - Comunque, se pròpi véuli saveijlo, ij l’hèu mandaije ‘n mesage col telefonin.

VIRGINIA - Col telefonin ? Però, pròpi ‘n corage da leon. Compliment. ALFREDO - Va bè, adess però cosa ij foma? Mia mare a tornerà sicurament a

fiché ël bech e mi péuss nen taparela sempre via. ‘N fond a l’è chila ch’a ‘n paga l’afit.

VIRGINIA - A venta trovè ‘n padron.

(Attimo di silenzio durante il quale Alfredo guarda Virginia, incredulo)

ALFREDO - T’lo sai ch’it l’hai dit ‘na gavada, ne?

VIRGINIA - Për gnente. Se chiel a l’ha nen ‘n padron a venta trovè chidun ch’a fassa finta d’essi sò padron.

ALFREDO - Bela idea. ‘Ndarmage che mi conosso gnun.

VIRGINIA - Péudrija ciameije al monsù dël ters pian, cola specie ‘d professor.

ALFREDO - Chi? Monsù Felice?

VIRGINIA - Se.

ALFREDO - Ma col lì a l’è pa ‘n professor. Anche se dal nòm a s’dirija nen, chiel lì a l’è ‘n bechin.

VIRGINIA - E bin? Cosa a centra?

ALFREDO - Mi an piass nen. A më smia ‘n cornaiass. Tute ël vòlte ch’an varda a smia ch’a véubbia pieme ël misure për la cassia.

VIRGINIA - Per na seira…

ALFREDO - Nò.

VIRGINIA - A dì la verità mi i l’avrija n’amiss ch’a péudrija ‘ndè bin.

ALFREDO - A l’ha fait la guera con Garibaldi?


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VIRGINIA - Spiritos! Mi l’héu ‘dcò d’amiss giov, ne. Comunque ël me amiss a fa ël polissiòt e certe volte a déuv ‘dcò recitè ëd part, fè finta d’essi ‘n lader o ‘n garga e…

ALFREDO - Noi aotri ij l’oma damanca d’un ch’a smia na përson-a për bin nen ‘n delinquent.

VIRGINIA - Ma cosa centra, me amiss a péul smiè qualunque përson-a. Basta spiegheije.

ALFREDO - Ma ormai a l’è nen tròp tard? Magara a l’è gnanca a cà.

VIRGINIA - Provè a costa gnente. E péui a l’è l’unica còsa da fè.

ALFREDO - Va bin. Telefoni ti?

VIRGINIA - Von subit.

ALFREDO - Sent. Disije nen përché ij l’oma damanca ‘d chiel. Disije mac ch’a s’ vesta bin.

VIRGINIA - Gnun problema. Chiel là a séurt sempre tapà da festa. Mentre i von a telefonè, ch’a ij don-a na vira al bujì.

(Virginia esce per andare a telefonare)

ALFREDO - Ma ch’a sciòpa ‘dcò ël bujì.

(Esce anche Alfredo)

Scena 4 (Giusto)

(Entra Giusto, il ladro, che, andato in pensione, ha dovuto riprendere l’attività perché non ce la fa a tirare avanti con la sociale)

(La porta si è appena chiusa che si sente armeggiare alla finestra. Dopo qualche secondo, la finestra si apre piano piano e una testa, coperta da tessuto nero, fa capolino. Dopo aver guardato in tutte le direzioni, la testa si ritrae e dopo un attimo compare un piede e poi una gamba. La gamba, anch’essa fasciata in tessuto nero, cerca un punto d’appoggio e trova la cassapanca . A questo punto appare tutta la figura e l’altra gamba che scende nel secchio alla destra della cassapanca.)

GIUSTO    - Pòrca miseria. L’héu ficà ël pe ‘n t’l’eva. Cos’a ije bele sì.

(Giusto guarda dove ha messo il piede e scopre di averlo infilato dentro un secchio)

GIUSTO      - Ma dime ti se a l’è ël cas ‘d lassè ‘n sigilin pien d’eva pròpi bele sì. Ma chi a l’è ës disordinà. Ma…come mai a ijé la luce avisca. Ma l’è fòla mia fija.


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(Giusto che crede di essere entrato nell’appartamento in cui lo ha preceduto la figlia, ladra anche lei,

ha in realtà sbagliato di un piano.)

(A bassa voce)

GIUSTO    - Cinzia.

(Avanza cautamente con una pila in mano)

GIUSTO      - Cinzia, ‘n dova it sei? Veire vòlte i l’héu racomandate ‘d nen vischè la luce. ‘N dov’a l’è l’interutor.

(Giusto tira fuori una specie di mappa per orientarsi poi avanza alla ricerca dell’interruttore per spegnere la luce)

GIUSTO      - Secund ël papè ch’a l’ha dame ël me amiss elettricista ch’a l’ha fait l’impiant dël palass, a dévrija essine un dausina a cola pòrta là.

(Giusto si dirige verso la porta d’ingresso, passando davanti alla porta che va nelle altre stanze. Mentre passa vicino alla porta, questa si apre ed entra Alfredo. La porta aprendosi colpisce Giusto)

Scena 5 (Giusto, Alfredo)

ALFREDO - Oh…ch’a scusa…A l’è fasse mal?

GIUSTO    - Nò, nò, a l’è mac stait ‘n colpet.

(Dopo le due battute, i due si voltano, si fermano, comprendono la situazione e si mettono ad urlare entrambi.)

ALFREDO - Ahhh!!!!

GIUSTO    - Ahhh!!!!

(Giusto si gira per correre alla finestra, mentre Alfredo si gira per scappare dalla porta d’ingresso col risultato di scontrarsi e cadere entrambi a terra.)

ALFREDO - Chi a l’è chiel? Cos’a fa ‘n cà mia? Come mai a pòrta la maschera? A l’è ‘n lader? Da dov’a l’è intrà?

GIUSTO    - Pian, pian, ij m’arcòrd già pi nen la prima domanda.

(Alfredo si alza di scatto e comincia a minacciare Giusto)

ALFREDO - Vëdoma s’a farà ‘dcò lë spiritoss con la polissia.

GIUSTO    - A véurrà pa denunceme, nò?

ALFREDO - Përchè, a véullo ‘n premi? Certo ch’ij la denuncio. Virginia!!!!

(Giusto, che nel frattempo si è alzato, si lancia su Alfredo e gli mette una mano sulla bocca per impedirgli di urlare)

GIUSTO    - Ch’a ston-a ciuto s’a véul nen che ij tòrsa l’òss dël còl.


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(Alfredo, visibilmente spaventato, fa segno di no con la testa, mugolando)

GIUSTO    - A véullo ste brau?

(Alfredo fa segno di si)

GIUSTO    - Alora adess ij gavo la man.

(Giusto leva la mano dalla bocca di Alfredo. Quest’ultimo non parla ma si sposta velocemente verso il telefono e fa il 113)

ALFREDO - Adess ij vëdoma se a farà ‘ncora ël prepotent. Virginia!!!

(Giusto, vistosi perduto, si toglie il cappuccio e si mette in ginocchio, supplicante)

GIUSTO    - Nò, për carità, ch’a ciama nen la polissia, son mac ‘n bon’òm.

ALFREDO - I disi tuti parei, voi aotri delinquent.

GIUSTO    - Nò, nò, i diso sël serio, son mac ‘n pensionà ch’a l’ha maij fait

gnente ‘d mal, mac sempre travaijà.

ALFREDO - Ma figurumse. Na, përché a rëspondo nen? Un a l’ha temp a méuiri sa fussa për lor.

(Giusto, si avvicina a Alfredo e gli abbraccia le ginocchia, supplicandolo)

GIUSTO    - Ch’an fassa la carità, ch’an lassa ‘ndè via, për piassi.

(Giusto abbraccia le gambe a Alfredo talmente forte che gli tira giu i pantaloni. In quel mentre entra Virginia)

Scena 6 (Giusto, Alfredo, Virginia)

VIRGINIA - A l’ha ciamame ?

(Virginia resta un attimo ad osservare la scena)

ALFREDO - A l’è nen com’it pensi, Virginia.

VIRGINIA - A l’è peggio. Cos’a fa? Telefono bollente? Ròba da mat.

ALFREDO - Ma nò,scot me.

(Scrollandosi di dosso Giusto e riattaccando il telefono)

ALFREDO - E ch’an lassa andè ël gambe, chiel. VIRGINIA - Chi a l’è ël monsù, lë spasimante segreto?

ALFREDO - Nò, a l’è ‘n lader. Ij l’héu ciapalo ‘n sël fattò e ijera ‘n camin ch’e lo denunciava.

VIRGINIA - Ah! E a venta butesse ‘n mudande për telefonè a la polissia? ALFREDO - Ma va, a l’è chiel ch’a l’è tacasse al mie gambe.

(Rivolgendosi a Giusto)


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VIRGINIA

- A l’è ‘n lader, chiel?

GIUSTO

- Nò.

ALFREDO - Che busiard, e alora, perché a l’è intrà ‘n mia ca da la finestra?

GIUSTO    - A l’è scapame ël cunij e…

ALFREDO - E chiel a l’è séurtì com’a ijera ‘n të ca për corrie da press.

GIUSTO    - I son vëstì parei përché i ijera ‘ncamin ch’i fasija…reobica.

ALFREDO - Ma ch’a disa gnun-e gavade. Mac i lader a van ‘n gir parei.

VIRGINIA - Nen për ‘nterompi sta bela discussion, ma ij véusija mac dije che i

l’héu nen trovà ël me amiss. L’héu comunque lassaije ‘n mesage

për dije ch’a ven-a pen-e ch’a péul.

ALFREDO - Boija faus. Magari a lo sentirà nen fin-a a doman, ël mesage e noi

aotri, come ij foma?

VIRGINIA - Oh, mi ij l’héu fait cos’ij péudija.

ALFREDO - Ij lo séu. Però adess cos’ij foma?

GIUSTO    - Beh, vist ch’ij l’eve d’aotr për la testa, mi gavo ël dëstorb, ne.

ALFREDO - Ch’a bugia nen da lì. L’héu nen funì con chiel.

GIUSTO    - Ma s’la fin ij l’héu pa robà gnente. Ansi, a ventrija fin-a ch’i

ciameisa i dan, che a momenti an fasija piè n’infart.

VIRGINIA - Che faccia ‘d tòla.

ALFREDO - Pròpi n’ator nà. A péudrija pròpi passe për na përson-a për bin. Se a fussa vësti da përson-a civil a smierija…

(Alfredo fissa per qualche attimo Giusto, osservandolo attentamente. Giusto, a disagio, si guarda come se volesse capire cosa sta guardando Alfredo)

ALFREDO - Virginia.

VIRGINIA - Oh.

ALFREDO - Forse ij l’héu trovà me padron.

VIRGINIA - Ah va. E ‘ndova ?

ALFREDO - Pròpi si, davanti a noi.

(Virginia guarda alternativamente Alfredo e Giusto, poi prende Alfredo sottobraccio a lo porta in disparte)


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VIRGINIA - A l’è pa, për cas, ch’a l’abbia batù la testa, prima.

ALFREDO - Ston bin, Virginia, ston bin. A l’è mac ch’ij l’oma nen tant da serni.

VIRGINIA - Ma com’a fa a fidesse ëd chiel lì ?

(Alfredo non risponde, si gira, prende la macchina fòtògafica che si trova vicino al telefono e scatta una fòtò a Giusto)

ALFREDO - Adess ij l’héu la fòto. Se chiel a fa ël furb mi ij la mando a la polissia.

GIUSTO    - A l’è nen giust, la privacy…

ALFREDO - Basta parei! Adess ij fass na propòsta: ò chiel an da na man e a fa finta d’essi me principal ò mi la denuncio subit a la polissia.

GIUSTO    - Fe ël sò principal? Ma com’a sarija, capiss nen.

ALFREDO - Chiel a déuv fe finta d’essi me padron che ij l’héu ‘nvità a sin-a e për   chiunque   ch’a   riverà   staseira,   chiel   a   sarà   ël comendator…ch’an fassa pensè…Dalmasso, Joe Dalmasso, italo-

american.

GIUSTO    - Ma ch’an fassa nen grignè, va, ch’i l’héu pròpi nen véuia.

ALFREDO - Ch’a grigna pura nen, basta ch’an giuta, se nò…

GIUSTO    - Mi l’héu gnun-e ‘ntension ‘d fè ël paiasso.

ALFREDO - Ah, lo vëddo da com’a l’è vëstì.

GIUSTO    - Costì a l’è ël me vëstì da travai.

ALFREDO - Alora a l’è nò?

GIUSTO    - Pròpi parei.

ALFREDO - Va bin, Virginia, telefona a la polissia.

GIUSTO    - Ma nò, a l’avija dit ch’an lassava ‘ndè.

ALFREDO - Mi nò, mi. E ti Virginia?

VIRGINIA - Ij l’héu gnanca pensalo.

ALFREDO - Telefona.

GIUSTO    - Nò, dai, discutomne.

ALFREDO - Ij l’hèu già përdù tròp temp con chiel. Virginia, ciama la pola.

GIUSTO    - E va bin, va bin. Se pròpi véuli…


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ALFREDO - Mi véui e chiel a déuv.

VIRGINIA

- Se, ma vëstì parei a fa grignè ël cocare.

ALFREDO - Pensie nen, ij l’héu doi vestimente ‘d papà ‘n t’la guardaroba.

VIRGINIA

- Ma sò pare a ijera doi volte ël nanetto sì.

GIUSTO

- Ti, varda che mi ij son ‘n t’la media, ne.

(Alfredo e Virginia non badano a Giusto e continuano come niente fosse)

ALFREDO - Provoma, al massim ij arvërtioma ël mannie. Alora, monsù ch’a ven-a con me. A propòsit, chiel a l’é…?

GIUSTO    - Giusto Droccato.

ALFREDO - A m’na frega gnente s’a l’è robatà. L’héu ciamaije com’a së

ciama.

GIUSTO    - GIUSTO DROCCATO!!!

ALFREDO - An pijlo ‘n gir?

GIUSTO    - No!!! Me nòm a l’è:”GIUSTO DROCCATO”

VIRGINIA - A l’han nen vorsuije tròp bin ij sò, ne ?

ALFREDO - Va bin, chiel da ora a l’è ël comendator Joe Dalmasso, capì?

GIUSTO    - ‘N moment, quand ch’a l’è tut funì, però, chiel a cancela la fòto,

soma d’acòrdi?

ALFREDO - Vedroma, vedroma.

(Alfredo si mette la macchina fòtògrafica in tasca)

VIRGINIA - A sarija nen meij andè a provè la ròba. Si as fa tard.

ALFREDO - Giust, ‘ndoma.

(Escono tutti e tre.)

Scena 7 (Cinzia)

(Appena la scena rimane vuota, si sente frugare alla porta e, dopo qualche istante, la porta si apre ed entra una ragazza vestita come la Pantera Rosa, la porta rimane leggermente socchiusa. Si tratta della figlia di Giusto che aveva preceduto il padre nell’alloggio in cui perpretare il furto e che, avendolo visto entrare nell’alloggio sbagliato, lo è venuto a cercare. La ragazza si aggira guardinga per la stanza, cercando tracce del padre e chiamandolo sottovoce.)


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CINZIA        - Papà… papà. Ma ‘n dova a l’è funì, chiel là? Lo savija ch’ij déuvija nen lasselo da sol. Bonomass, a véul fè ‘ncora ël còse ch’a fasia da giov, come se l’aveissa vint’ani, ma a sarija ora che…

(Ad un certo punto si sentono delle voci provenire dal corridoio. La ragazza ha solo il tempo di nascondersi dietro alla porta che questa si apre.)

CINZIA     - Bòija fauss.

Scena 8 (Cinzia, Alfredo,)

(Entra Alfredo dal centro e lascia aperta la porta alle sue spalle.Vedendo la porta dell’ingresso semiaperta, rimane un attimo perplesso)

ALFREDO - Ma…come mai la pòrta a l’è duverta?

(Si dirige alla porta ed esce nel corridoio per vedere chi potrebbe averla aperta.)

ALFREDO - C’è qualcuno?…Mah…si a ijè ël masche.

(Nel frattempo, la ragazza si infila nella porta del corridoio centrale e sparisce in direzione della cucina (sinistra). La porta al centro rimane aperta. Alfredo rientra )

ALFREDO - A venta ch’ij fassa controlè la pòrta përché se a s’dréuv da sola a va nen bin.

ALFREDO - E adess? Përchè son m’lù bele sì? Bòija fauss, m’arcord pi nen.

Meij ch’ij torna da l’aotra, forse an ven torna ‘n ment.

(Non ricordandosi perché era venuto nella stanza, ritorna in camera da letto (destra). La porta rimane aperta.)

(Cinzia ritorna dalla cucina e riprende a cercare le tracce del padre)

CINZIA     - Speroma ch’a torna nen subit. Papà…papà.

(Finalmente trova la maschera che Giusto aveva quando è entrato e che si era tolto perché si sentiva soffocare.)

CINZIA        - La maschera. Përché a sarà gavassla? Speroma ch’a l’abbio nen ciapalo.

Scena 9 (Giusto, Alfredo, Virginia, Cinzia)

(Si sentono ancora delle voci da fuori.)

GIUSTO      - Ma ij péuli nen feme butè sta ròba, vëddi nen ch’a l’è lunga come la quaresima.

(Cinzia esce dalla finestra sul ballatoio)

VIRGINIA - L’héu dilo mi.

ALFREDO - Pòche stòrie, a l’è tut l’ònt ch’ij l’héu.


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( Entrano Alfredo, Virginia e Giusto.)

VIRGINIA - Ch’a ston-a ferm, se nò a venta ch’ij cora da press për feije l’orlo. ALFREDO - Mentre voi aotri vo dësmori, mi a venta che ij pensa bin ai

particolar.

GIUSTO    - Cioè?

ALFREDO - Che travai ij fas, për esempi?

VIRGINIA - A péudrija fe ël magasinè.

ALFREDO - E second a ti ‘n padron a ‘ndarija a fè sin-a a ca dën magasinè, per giunta për deije n’incaric ‘mportant?

VIRGINIA - Nò, eh ?

ALFREDO - Venta penseije a chidun ‘d coi travai modern, ch’a s’capiss nen bin cos’che un a fa.

GIUSTO      - A péudrija essi ‘n consulente. Coi tipo li a san sempre tut ma a son mai bon a fè gnente.

VIRGINIA - Ch’a s’n’arcòrda ‘d serchene un parei travai, Alfredo, ch’a fa pròpi për chiel.

ALFREDO - Ma che spiritosa. Nò, ël consulente a va nen bin, përché a l’han nen ‘n padron.

VIRGINIA - A péudrija fe ël diretor.

ALFREDO - Dòp ses meis?

GIUSTO    - E péui a l’ha la faccia tròp ‘nteligenta.

VIRGINIA - Dislo?

GIUSTO    - Trovà!!

ALFREDO - Sentoma.

GIUSTO    - La ditta a fa macchine speciai.

ALFREDO - Mhh. Che tipo ‘d macchine?

GIUSTO    - Ah li péudoma contè tut l’ònt ch’ij véusoma, tan gnun a na capiss

mai gnente.

VIRGINIA - A më smia ch’a l’abbia rason.


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ALFREDO - Va bin, ma mi cosa ij fas, ne?

GIUSTO

- Che scòle a l’ha fait?

ALFREDO - Perito elettronico.

GIUSTO

- Benissim, chiel a l’è ‘n progetista e, sicome

a l’ha pen-e avù

n’idea genial, mi ij l’hèu ciamaije ‘d vëdila a quatr’éui për tan che

gnun a ven-a nen a saveij gnente.

ALFREDO - Va bin faroma com’a dis chiel. Ma ‘n racomando, ne, nen tròpe bale e sopratut nen tròp gròse. Capì?

GIUSTO    - Certament.

ALFREDO - Virginia, funiss ‘mpressa e péui va a vëddi ël bujì che da si ‘n pòc a ij riva Petunia.

VIRGINIA - L’héu funì. Chiel ch’a von-a a piè i piat.

ALFREDO - Oh, già i piat. I von subit.

(Virginia va in cucina)

GIUSTO - Chi a l’è Petunia? ALFREDO - Mia morosa. GIUSTO - La foma për chila la comedia?

ALFREDO - Nò, nò, cioè se, a venta fela ‘dcò për chila, ma ‘n realtà a l’è për mia mare.

GIUSTO    - E përchè?

ALFREDO - Tròp long da spieghè. Adess ij déuv ‘ndè ‘n cròta a piè i piat pi beij. Ch’a speta bele sì e ch’a ripassa la part.

GIUSTO    - Gnanca l’aveisa studiala.

(Alfredo esce dalla porta dell’ingresso per andare in cantina chiudendo a chiave la porta)

Scena 10 (Giusto, Cinzia)

(Giusto, rimasto solo, cerca di mettersi in contatto con la figlia usando il cellulare.)

GIUSTO    - Mentre ch’a ijè gnun, a venta ch’ij préuva a ciamè chila là.

(Mentre fa il numero, con le spalle rivolte alla finestra, silenziosamente la figlia entra dalla stessa)

GIUSTO    - Speroma ch’a l’abbia ël telefono avisc.


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Squilla il cellulare di Cinzia che per suoneria ha una sirena o una voce che dice “ChI è la?”. Giusto sobbalza dallo spavento , mentre Cinzia cerca di far smettere il cellulare.)

GIUSTO    - Ma Cinzia!!!! Véu-tu feme méuiri dë sbéui? Veire volte l’héu gia

dite ëd butè la bugiarola?

CINZIA     - Scusa, papà, son dësmenciame.

GIUSTO    - Përché it sei torna butate ës pigiama réusa? E la calzamaglia.

CINZIA     - Costì a l’è nen ën pigiama, a l’è ël costum d’la Pantera Réusa, ël

famos lader.

GIUSTO    - A part ël fatto che la Pantera Réusa a l’era ‘n diamant, a l’è mac

‘n  cine,  veire  vòlte  déune  ditlo?  Vëstija  parei  ad  noto  an

chilometro e con la nebbia.

CINZIA     - Ma no, se chichun an vëd, mi fass finta d’essi ‘n gat…”miauu,

miauu”

GIUSTO    - Scapiss, dël rest a l’è normal vëddi ‘n gat réusa crin, gròss come

‘n puin. A son pa tuti fòi parei ‘d ti.

CINZIA     - Capissi gnente, anche a fe ij lader ai va ‘dcò ‘n po’ ëd ghëddo, no?

GIUSTO    - ‘N di o l’aotr, ad ciapo e ad porto prima a lë zoo e péui al

manicòmio.

CINZIA     - Prima a venta ch’an ciapo. Pitòst, ti ch’it sei pi furb, Sei tu

scorsutne ch’it l’hai sbaglià pian e apartament?

GIUSTO    - It sei ti ch’it l’hai dame la drita sbaglià costì a l’è ël terss pian,

no?

CINZIA     - No, a l’è ël second.

GIUSTO    - Epura, quand ch’ij son calà, ij l’héu contane doi prima ëd costì.

CINZIA     - Papà, ël terss pian da tera, nen dai cop.

GIUSTO    - T’it rasoni nen come i lader. Noi rivoma dai cop, nen dai porton.

Adess péui ch’a ij son tute colle telecamere…

CINZIA     - Bòn, bòn discutuma pi nen, ormai la frità a l’è faita. Pitòst, ti ch’it

criticavi la mia toaleta, com’ij sei tu vestite?

GIUSTO    - A l’è na stòria lunga.


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CINZIA

- Alora date n’andi e ’ndoma fòra di ciap.

GIUSTO

- Péuss nen.

CINZIA

- Përchè?

GIUSTO

- A l’han scoprime e adess i son costret a fe na còsa se nò an

denuncio.

CINZIA

- Ma chi…Mi vëddo gnun. Chi a të ‘mpediss dë scapè?

GIUSTO

- A l’han scatame na fòto che a manderan a la pola se ij fass nen

cos ch’a véulo.

CINZIA

- Ma dai. Cosa véuli ch’at fasso, për na fòto.

GIUSTO

- Mi ij véui pi nen andè ‘n përson, gnanca na minuta. Son tròp vei.

CINZIA

- ‘N dov’a l’è la fòto?

GIUSTO

- A l’ha fala con na digital e adess a l’ha butala ‘n sacòcia.

CINZIA

- Chi?

GIUSTO

- Ël padron ‘d cà. Adess a l’è ‘ndait ‘n cròta e a l’ha sarame ‘n

drinta.

CINZIA

- Scapoma da la finestra, no?

GIUSTO

- Prima ij déuv rubeije la macchina fòtògrafica.

CINZIA

- Alora foma na còsa: mi më stërmo si da ch’i ëd part e vard ëd dete

na man.

(Improvvisamente da fuori si sente un rumore alla porta, come di qualcuno che tenta di aprirla con delle chiavi)

GIUSTO    - A l’è gia si, A venta che të stërma, se nò…Intra bele si, lesta.

(Giusto apre l’armadio a muro e spinge Cinzia dentro)

Scena 11 (Giusto, Viola)

(Invece di Alfredo, però, entra una bella ragazza in divisa da hostess, con un trolley. Giusto rimane molto sconcertato e anche la ragazza che, evidentemente non si aspettava di trovare un estraneo.)

GIUSTO    - Chi a l’è, chila?

VIOLA            - Chi a l’è chiel? E cos’a fa ‘n ca d’Alfredo?

GIUSTO    - Chi son mi?... Ma…

VIOLA            - ‘N dov’a l’è Alfredo? Ch’an rësponda se nò i ciam la polissia.


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GIUSTO      - Calma, calma, na mesa paròla e ciami tuti la polissia. E lasseije ste ‘n po’ tranquij sti pòvri polissiòt.

(Viola tira fuori il cellulare e si accinge a fare il 113)

VIOLA            - Alora?

GIUSTO    - Ch’a posa s’t’arneiss. Ij son…‘n barba d’Alfredo.

VIOLA            - ‘N barba? Savija nen ch’a l’aveissa ‘n barba. E da part ‘d chi?

GIUSTO    - ‘N che sens?

VIOLA            - A l’è ël frel dël papà o d’la mama d’Alfredo

GIUSTO    - Ah…Nò, son ël cugnà dël pare.

VIOLA            - Quindi ël frel d’la mare!?

GIUSTO    - Nò, l’òm d’la séuri dël pare.

VIOLA            - O basta, Alfredo l’ha mai dime d’avei na magna e ‘n barba.

GIUSTO    - Moment, mi son mac ‘n barba.

VIOLA            - Lo vëddo, ma a l’ha nen dit ch’a l’ha sposà sua magna?

GIUSTO    - Ëd chi?

VIOLA            - Ma…d’Alfredo, no?

GIUSTO    - Mi la conòss nen la magna d’Alfredo.

VIOLA            - Ma sa l’ha dime d’essi so òmo.

GIUSTO    - Nò, mi l’hèu dit d’essi l’òmo d’la séuri dël papà.

VIOLA            - Appunto, a l’è chila la magna.

GIUSTO    - A la conòss?

VIOLA            - Ma s’i l’héu mai vistla.

GIUSTO    - Alora coma fa a di ch’a l’è la magna.

VIOLA            - S’a l’è la séuri dël pare a l’è për forsa la magna.

GIUSTO    - Dël pare?

VIOLA            - D’Alfredo!!! Ma a l’è ‘ntendù, chiel.

GIUSTO    - Nò, no, a l’è mac che con ste parentele baravantan-e, a s’capiss

mai gnente.

VIOLA            - Va bè, comunque mi son Viola Corallo, la morosa d’Alfredo


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GIUSTO

- Piasì ‘d conòssla, mi ‘n ciam Giusto.

VIOLA

- Piasì, Giusto, péusne ciamela barba e deije dël ti?

GIUSTO

- Diau, sarija pròpi content. Ma ven avanti, sta nen li ‘n pe, dame la

giaca.

(Giusto, pensando che sia l’ospite della serata, la fa accomodare, le toglie la giacca e apre l’armadio. Spunta la mano di Cinzia che prende la giacca. Giusto chiude l’armadio dopo di che va in cucina per avvisare Virginia.)

GIUSTO    - Ij von mac a dije a la cusinera ch’a l’è rivà, con përmess.

Scena 12 (Viola, Alfredo)

(Rimasta sola, Viola comincia a guardarsi attorno, nota per la prima volta, la tavola imbandita e comincia ad elucubrare.)

VIOLA            - Ma varda ti che bela taola parijà. A smija quasi ch’a më speteissa.

(Viola si siede sulla poltrona, lasciando il trolley in mezzo alla stanza, davanti alla porta d’ingresso. Prende il cellulare e comincia a smanettare. Nel frattempo, si apre la porta d’ingresso e, con le braccia occupate da due scatoloni, entra Alfredo.)

ALFREDO - Mai gnun ch’an giuta, ‘n sta cà.

(Alfredo riesce ad entrare con fatica. Gli scatoloni gli bloccano la visuale e, dopo essere entrato, chiude la porta con un piede. Fatti pochi passi, si trova davanti il trolley.)

ALFREDO - Crispa, cos’a ijè, bele sì? A momenti më ‘ntrupava.

(Nel frattempo, Viola osserva la scena divertita ma in silenzio, volendo fare una sorpresa al fidanzato.)

ALFREDO - Virginia!!! ‘N dova a l’è funija chila là? Virginia!!!!

(Alfredo, dopo vari tentativi di capire cosa c’è in mezzo al percorso, decide di girarci attorno. Facendo questo, si gira in modo da dare sempre le spalle a Viola, fino a che si trova tra Viola e il trolley, con le spalle rivolte a Viola.)

ALFREDO - Na valiss? Chi al’è col badago ch’a l’ha lassa na valiss bele sì?

VIOLA            - Mi.

(Alfredo, si spaventa talmente che si gira di scatto con le braccia tese, lasciando però cadere i pacchi sul posto.)

ALFREDO - Viola!!!

VIOLA            - Ciao, Fre-fre.

ALFREDO - Viola, ma ti…la…bele si…mi l’avija…ohh!!!! Cuijun papà.

(Viola si alza dalla poltrona e si avvicina ad Alfredo)

VIOLA            - Fre-fre, sei tu nen content ëd d’la sorpreisa ch’i l’héu fate?

ALFREDO - Ma …ti…déuvi-j nen essi ‘n Argentin-a?


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VIOLA

- Già, ma la compagnia a l’ha decidù a l’ultima minuta ëd sërvisse

d’l’hostess dël pòst e pareij a l’han mandane subit ‘n darè.

ALFREDO - Che bastard…

VIOLA

- Mei parei, nò? Adess ij l’héu doi sman-e ëd ferie. Pensa che bel.

ALFREDO - Da si ën po’ i gumito. Ma…’n moment…mi i l’héu mandate un

mesage con ël telefonin…

VIOLA            - A l’han rubame ël telefònò a l’aeropòrt.

ALFREDO - Che bastard…

VIOLA            - Sta tranquil, i l’héu catane un ‘n Argentina a metà pressi.

ALFREDO - Che bastard!!!

VIOLA            - Ma…Fre-fre.

ALFREDO - No, veusija di:”Che bastard coi ch’a vendo i telefonin si ‘n Italia”.

Scena 13 (Viola, Alfredo, Virginia)

(Entra Virginia attirata dal rumore dei pacchi che cadevano. Chiede cosa sia successo.)

VIRGINIA - Cos’a l’è capitaije? A l’è staije ‘n fracass…

(Vedendo Viola, prima si ferma poi sbotta in una esclamazione)

VIRGINIA - …ohh ciao bale !!!

VIOLA            - Virginia, che piasì…

VIRGINIA - Viola !!!. Adess se ch’i ‘s divertiroma.

ALFREDO - Virginia, a l’è nen ël moment dë schërsè. La situassion a l’è grave.

VIRGINIA - Mi schërsava pà.

VIOLA            - Com’a sarija la situassion a l’è grave? Cosa a l’è capitaije?

(Alfredo e Virginia si guardano poi Alfredo dice…)

ALFREDO - I piat, a son rumpisse tuti i piat. A l’è drocame lë scatole…chissà

che macel.

VIRGINIA - Tuti i piat bei!!! Com’ij faroma, adess?

VIOLA            - An dëspiass. A l’è tuta colpa mija. Pensava che tò barba a l’aveisa

dit lo.

ALFREDO - Me barba?

VIRGINIA - Sò barba?


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VIOLA

- Se, tò barba. Savija nen ch’it l’aveisi ‘n barba simpatic parei. Ij

l’héu nen capì bin da che part…

ALFREDO - Fërma la mula. ‘n dova l’hai tu ‘ncontra, me barba, ‘n Argentin-a?

VIOLA            - Ma nò, ma che Argentin-a. A iera bele sì quand ch’i son rivà.

(Virginia e Alfredo si guardano di nuovo,)

ALFREDO - Mi chiel la lo mass!!!

VIOLA            - Ma, Fre-fre, ‘d chi parli?

ALFREDO - Ëd…

(Alfredo sta per parlare ma Virginia gli fa segno di no)

ALFREDO - Ëd chiel li ch’a l’ha robate ël telefònò. Che bastard.

VIOLA            - Pensie pi nen. Pitòst, chi l’eve ‘nvità a sin-a? A l’è për tò barba?

(Virginia e Alfredo si guardano di nuovo, Virginia è più svelta a rispondere)

VIRGINIA - Pròpi parei, ch’a së fërma ‘dcò chila.

ALFREDO - Ma  nò,  Virginia,  Viola  a  sarà  stanca…a  l’è  pen-e  rivà  da

l’Argentin-a…ne Viola?

VIOLA            - Ma nò, ij l’héu durmì për quasi tut ël viage. E péui i son abituà.

Cos’a ijè, ëd bon?

VIRGINIA - Ël buì ch’ij fass mi.

VIOLA            - Oh ma alora…sens’aotr.

ALFREDO - Ma Viola…

VIRGINIA - Gnun problema, "Fre-fre", ij l’héu fane për ‘n regiment. Bin, ch’a chéuia ij piat e ch’a ij pòrta da l’aotra.

ALFREDO - L’héu tanta véuija ‘d gumitè.

VIRGINIA - A l’è la fam. A vëddrà che adess a ij passa.

(Alfredo prende le scatole e le porta in cucina.)

Scena 14 (Viola, Virginia, Giusto)

VIOLA            - Second a mi a sta nen bin, a l’è tant spali.

VIRGINIA - Ma nò, a l’è mac emossionà e content ch’a la faije sta bela

sorpreisa.


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VIOLA

- Dabon? A mi a l’è smiame un po’ badòla, ’ndurmì, fin-a un po’

sbujì.

VIRGINIA

- Ma nò, ch’a ston-a tranquila, a l’è mac na frisa stanc, tut lì. A son

stait quindes di dificij për Alfredo.

VIOLA

- A se? E come mai?

VIRGINIA

- Ch’a ij don-a ‘n po’ ëd temp e a vëdrà ch’a ij conterà tut.

(Entra Giusto con in mano una terrina, un piatto fondo e un piatto d dolce)

GIUSTO    - Cos’a l’è suceduije? Alfredo a la posà dë scatole ‘n s’la taola e a

l’è corù ‘n bagn. Mi alora ij l’héu durvì lë scatole e l’héu trovà

mac ëd piat rot. Varda si che disastro…a l’è mac salvasse si tre

tòc…

VIOLA            - Oh, barba, che ‘ndarmage.

GIUSTO    - Përchè? Cos’a l’è capitaije a la mia barba?

VIOLA            - Gnente, përché?

GIUSTO    - It l’hai dit “La barba, che ‘ndarmage”

VIOLA            - Ma…mi parlava di piat.

(Virginia, accorgendosi che Giusto non si ricorda più di essersi spacciato per uno zio di Alfredo, interviene ammiccando verso Giusto)

VIRGINIA - Ah, BARBA !!! Sempre véuia dë schërsè, ne?

(Giusto rimane un attimo perplesso facendo il gesto classico di chi chiede “cosa vuoi”)

(Virginia si rivolge a Viola)

VIRGINIA - A l’è lë ZIO pi simpatic ch’a l’ha Alfredo. Ne, BARBA?

(Finalmente Giusto capisce e si ricorda)

GIUSTO    - Ahhhhh …se…se…an pias pròpi tant schërsè.

VIRGINIA - Adess però a l’è nen ël moment, a venta ch’ij ‘ncamin-o la sin-a se

nò a ven tut freid. Ch’a ven-a, Viola, ch’a ven-a a desse na lavà da

l’aotra.

(Rivolgendosi a Giusto…)

VIRGINIA - Barba !!

GIUSTO    - Eh?

VIRGINIA - Ch’a pronta la taola. Rivoma subit.


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(Virginia e Viola escono portandosi dietro il trolley)

Scena 15 (Giusto, Cinzia)

GIUSTO

- Eh…facil për chila…pronta la taola. L’héu mac tre piat dëscobi…

(Si sentono dei colpi, come di qualcuno che bussa)

GIUSTO

- Oh…a tambusso

(Giusto va ad aprie la porta dell’ingresso)

GIUSTO

- Ma si a jè gnun…chi…

(Mentre Giusto ha ancora la porta aperta, si risente bussare)

GIUSTO    - Ma … da ‘ndova a l’è ch’a tambusso?

(Si ripetono i colpi e, a questo punto, Giusto si rende conto che provengono dall’armadio)

GIUSTO    - Oh! Maria santa… Cinzia, son dësmenciam-ne.

(Giusto va ad aprire la porta dell’armadio e Cinzia esce coprendosi gli occhi)

CINZIA     - Uffa, ij na péudija pi. Ancora ‘n po’ e’n butava a braijè.

GIUSTO    - Shhhh! Parla pi pian, véutu fete senti?

CINZIA     - Ch’a sento pura, tan adess s’n’andoma.

GIUSTO    - Nò, nò, péuss nen ‘ndemne adess.

CINZIA     - Ma setu mlu fòl? Cosa véuli ‘ncora fe bele si?

GIUSTO    - Mi von nen via sensa la fòtò.

CINZIA     - Sla forca la fòtò, mi ston nen bele si a feme ciapè.

GIUSTO    - Ma, Cinzia, mi l’héu damanca ëd ti.

CINZIA     - Ma come fass a giutete se tën sari ‘n t’la guardaròba?

GIUSTO    - Ti intra ‘ncora për ‘n po’ li ‘ndrinta. Mi faréu ‘n manera ch’a

séurto tuti ‘n sël pianerottol parei ti péuli ‘ndè da l’aotra a serché

la macchina fòtògrafica.

CINZIA     - Mmhhh…serca mac ëd fe ‘n pressa, però, se no mi ij séurto e tanti

salut a tuti.

(Si sento delle voci provenienti dal corridoio)

GIUSTO    - A son torna si, lesta…sarte ‘ndrinta.

(Giusto richiude Cinzia nell’armadio appena in tempo)

Scena 16 (Giusto, Virginia, Alfredo)

(Entrano Virginia e Alfredo)


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VIRGINIA - A stau mei ? ALFREDO - Pa veire. L’héu ël gambe mòle.

(Suona il citofono) ♫

(Alfredo va a rispondere al citofono)

ALFREDO - Chi è?

(È arrivata Petunia…)

(Guardando Virginia e facendo segno verso il citofono)

ALFREDO - Pe…Pe…Pe… VIRGINIA - Chi a l’è rivaije ch’a l’è sagrinà parei?

(coprendo il citofono con la mano)

ALFREDO - Petunia!!

(Parlando a Petunia…)

ALFREDO - Ciao, giòija com’a va?

(Pausa)

ALFREDO - Stai tu bin? VIRGINIA - Ma cos’a fa ? Ch’a ij déurva.

(coprendo il citofono con la mano)

ALFREDO - Ma péuss nen fela ven-i s’giura…a ijè Viola…

VIRGINIA - A péul ‘dcò nen lassela sota. A véullo ch’a s’lamenta con sua mare?

ALFREDO - Oh misericordia, a ij mancherija ‘dcò colla.

(Alfredo parla di nuovo al citofono mentre Virginia fa segno a Giusto di andare in cucina. Giusto esce)

ALFREDO - Adess it déurvo, ne, giòija, serco mac ël ciav…coma? A già…che stupid…a basta sgnachè ël boton…Nò, nò figurte se véui nen fete intrè, a l’è mac…ma certò ch’i ston bin…se, n’attim che ij l’hèu ël buì ‘n sël féu…

VIRGINIA - Ch’a s’don-a na calmà e ch’a ij déurva, për la miseria.

(Virginia esce)

ALFREDO - Va bin…ciao Petunia!!! Che sorpreisa!!Com’a va?

(Alfredo allontana il citofono dall’orecchio come se Petunia stesse urlando)


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ALFREDO - Nò, nò, giòija, son nen fòl, a l’è mac che…va bin, ij déurvo subit, ne.

(Alfredo finalmente preme il pulsante di apertura)

ALFREDO - A l’è déurvisse? Se, va bin, nò, nò ston bin të speto.

(Alfredo ripone il citofono e va ad aprire la porta d’ingresso)

ALFREDO - L’héu mai dit tante gavade tute ‘nsema.

(La scena si sospende e si chiude il sipario)

Atto 2

(Riprende la scena dal punto in cui si è sospesa come se non fosse passato del tempo)

Scena 1 (Alfredo, Petunia, Virginia, Viola)

(Mentre Alfredo aspetta, entra Viola che gli chiede chi stia aspettando)

VIOLA            - Fre-fre, ch’it sei ‘ncamin ch’ij speti?

(Alfredo, spaventato, chiude la porta dell’ingresso e cerca di mandare via Viola)

ALFREDO - Viola!!! Véutu feme piè në sciopon?

VIOLA            - Scusa ma…

ALFREDO - Va da l’aotra, su, che si a ijè ëd corent d’aria…

VIOLA            - Ma figurte, ‘ndova senti la corent?

(Alfredo spinge letteralmente Viola verso la porta)

ALFREDO - Scot-me, giòja, da brava.

VIOLA            - Trat me nen come na fòla, ne, se nò…

(Entra Virginia)

VIRGINIA - Tòta Viola, a péul mac ven-i a a deme ‘n sugeriment për la sin-a?

VIOLA            - Mi?

VIRGINIA - Se. An piaserija dovrè un-a ëd cole spesie ch’a l’ha portame da

l’Argentin-a.

(Petunia bussa alla porta)

VIOLA            - Ch’i a l’è ch’a tambussa?

(Alfredo, preso dal panico, non trova di meglio che prendere a calci la porta dicendo che sta cercando di ammazzare uno scarafaggio)

ALFREDO - Sta schifusa ‘na baboija panatera, s’i la ciap i la sbërgnac.

VIOLA            - Ma mi la vëddo nen.


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(Virginia prende Viola e la fa girare verso di lei)

VIRGINIA - Ch’a ven-a, tòta, se nò a së fa tard.

(Da fuori…)

PETUNIA  - Véuli durvime, se o no?

ALFREDO - CATOMA GNENTE!!!!!!!

VIOLA            - Ma a ijè chidun fòra.

ALFREDO - A l’è ës rompabale dën marochin ch’a passa a vendi i tapiss VIRGINIA - Su, tòta ch’a ven-a che ij l’héu l’aròst sël féu.

VIOLA            - Ma…a ijera nen ‘n buì?

VIRGINIA - A l’è suvame ël bròd e adess a l’è n’aròst. ‘Ndoma.

(Virginia tira fuori Viola)

(Petunia bussa nuovamente alla porta)

PETUNIA  - E alora? Chi a ijè ‘n të ca? Perché ‘n déurvi nen?

(Alfredo prende coraggio e apre la porta)

ALFREDO - Ciao!!!! Petunia!!!!

PETUNIA  - A ijera ora!!!

(Petunia entra con una borsetta in mano, e molti anelli nelle dita, guardandosi attorno, come se cercasse qualcuno)

PETUNIA  - ‘Ndova a l’è ‘ndaita tuta sa gent ch’i sentija prima?

ALFREDO - Ma…che gent, ij erà mac mi…

PETUNIA  - Ma figurte, ij sareve stait almeno ses ò set e son sicura ch’a ij era

‘dcò na fomla.

ALFREDO - Ma no, a ij era la radio, ij era ‘ncamin ch’i sentija na comedia për

radio.

PETUNIA  - Ma sa l’è na vita ch’a ij dan pi nen.

ALFREDO - A l’han torna tacà staseira.

PETUNIA  - Ti të m’la conti nen giusta.

(Petunia guarda il tavolo e vede che è apparecchiato per tre)

PETUNIA  - Ma déuvijo nen essie mac noi aotri doi a sin-a?

ALFREDO - Se… ma… a l’ultim moment… a l’è rivaije… n’parent ëd Virginia e alora…


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PETUNIA

- Ëd Virginia e chi a l’è? Garibaldi?

ALFREDO - Nò, nò, ma vëddrai, a l’è pròpi simpatic.

PETUNIA

- Speroma, da già ch’an ruvin-a la sinòta romantica.

ALFREDO - Sta tranquila, a l’è stanc përchè a l’è pen-e rivà da l’Australia, a mangia mac ‘n bocon e péui a va subit a déurmi.

PETUNIA  - Meno male.

ALFREDO - Ma…fate vëddi…com’it sei bela.

PETUNIA  - Tréuv tu?

ALFREDO - Belissima. Ti déuvrij nen ciamete Petunia, tò nòm a déuvrija essi

ORCHIDEA.

(Andando in brodo di giuggiole)

PETUNIA  - Eccò…adess si che tën piasi…ven si ch’it don ‘n bel basin.

(Petunia tenta di baciare Alfredo ma il ragazzo si sottrae all’abbraccio)

ALFREDO - Nò, nò Petunia, a l’è mei che të stoni a la larga da mi.

PETUNIA  - Përché?

ALFREDO - I l’héu por d’avei l’influensa.

PETUNIA  - L’hai tu la freu? Ven si ch’it senta la front.

ALFREDO - Nò, nò, i l’héu nen la freu però prima i l’hèu gumità e adess i l’hèu

mal a testa. Péudoma nen rimandè la sin-a?

PETUNIA  - Ma mi son nen bele si për la sin-a.

ALFREDO - A nò?

PETUNIA  - Nò, mi son si për ti, Fredino.

ALFREDO - Ciam me nen parei ch’an ven la pel granà.

PETUNIA  - Come mai?

ALFREDO - A më smija ‘d parlè con mia mare.

PETUNIA  - Va bin, Alfi.

ALFREDO - Forse a ij era mei Fredino.

PETUNIA  - Dai, Alfi, anche s’it l’hai nen véuia ëd mangè, péudoma ste ‘n pòc

‘nsema, guancia a guancia.

ALFREDO - Uhhh!!! péuss pa!!!!


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PETUNIA  - Përchè?

ALFREDO - L’héu na mal a ij dent, ch’e come tën tochi la masëlla ij vëddo ël babòije.

PETUNIA  - Ma péuto nen piè chicòs?

(Alfredo che sta tentando in tutti i modi di mandare via Petunia ha un’idea)

ALFREDO - Ël problema a l’è ch’ì l’héu gnente ‘n të cà e m’la sent nen ‘d séurti a ‘ndè a catè ël masin-e.

PETUNIA  - Ma i von mi, nò?

ALFREDO - Dabon?

PETUNIA - Ma si…se nò che morossa sarija…ti bogia nen che mi von subit a caté l’ònt ch’a i va. A ij è na farmacia pròpi si ‘n s’l’angol.

ALFREDO - Nò, nò, va mac nen bele li.

PETUNIA  - Përché?

ALFREDO - Tuti i moment a ij è na rapin-a e péui a l’han tute ël maisin-e scadue.

PETUNIA  - Posibil?

ALFREDO - Se, se…sent, scot me…va da colla ch’a ij è davsin a la stassion. A l’è la miglior.

PETUNIA - Ma…a l’è lontan, a ij ‘ndarà almeno mesora tra ‘ndè e m’li. ALFREDO - Scot me, s’it vai ‘n t’la prima ch’it tréuvi, magari a l’han gnente e

s’la fin ti buti ‘ncora pi ‘d temp. PETUNIA - Va bin, però, prima, déuv ‘ndè an bagn. ALFREDO - Nò!! An bagn nen!! PETUNIA - Përché?

ALFREDO - Eh…përché…ij l’héu funì la carta igienica, eccò.

PETUNIA  - A fa pa gnente, mi l’héu i fasolett ëd carta.

ALFREDO - Eh, nò, ma l’héu ‘dcò ël water ëntasà. A ijè tut ch’a séurt fòra.

PETUNIA  - Tut còsa?

ALFREDO - Tut l’ònt che normalment a së fa ‘n tën cess.


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PETUNIA

- Capiss nen…

ALFREDO - Merda, Petunia, Montagne ëd merda.

PETUNIA

- Ah, va bin, ma mi véussija mac deme na trucà…

ALFREDO - A l’è rompisse lë spec. Ij l’héu piantaije na trucà ier seira e l’héu falo ‘n tanti tochëtin.

PETUNIA - Uhh, maléur, ma sai tu nen ch’a pòrta mal sciapè në spec? ALFREDO - Ma l’héu pa falo a pòsta, ne, e péui, pi scalògnà ëd l’ònt ch’ij son

mi…a l’è ‘mposibil.

PETUNIA  - Povr Alfi…ma adess it l’hai mi, la scalògna a l’è funija, vëdrai.

ALFREDO - Speroma, ma adess vame a catè ël maisin-e, ma dës nò as fa tard.

PETUNIA  - Va bin, ma ti sta tranquil, ne, m’arcomando. Ah, mentre che mi

von a cate ël maisin-e, dije al parent ëd Virginia ch’a mangia parei péui péudoma ste da soi.

ALFREDO - Va bin ti però cor nen che péui të stanchi e ‘d sudi.

PETUNIA  - Ciao, ne, Alfi…

ALFREDO - Ciao, Petu.

(Alfredo riesce alla fine a mettere fuori Petunia).

Scena 2 (Alfredo, Virginia, Giusto, Viola)

(Entrano Giusto con in mano dei grissini, Viola con una bottiglia di aperitivo e una di vino e Virginia con un vassoio di bicchieri da aperitivo.)

GIUSTO    - Ij buto s’la tavola , ij grissin?

VIRGINIA - Nò, nò, ch’a i campa pura ‘n tera.

GIUSTO    - Lo pijo për ‘n se.

VIRGINIA - Seteve, su. Adess ij servo l’aperitiv, péui ‘ncaminoma.

ALFREDO - Mi séu nen s’ij mangio.

VIOLA            - Su, dai, Fre-fre, pen-e ch’it sentirai ël profum d’ l’aròst ‘d Virgi a

të paserà ël viruij.

(Virginia riempie i bicchieri dando le spalle alla tavola in modo che non si veda cosa sta facendo. Si gira con in mano due bicchieri e, mentre sta porgendone uno a Viola, Giusto allunga un mano per prenderlo.)

VIRGINIA - Giù le man, barba, costì a l’è për la tòta.


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GIUSTO    - Oh diau, un a val l’aotr, nò?

VIRGINIA - Prima le tòte, maleducà.

VIOLA            - Grassie, Virginia, cin cin alora.

(Viola beve l’aperitivo seguita dallo sguardo interessato di Virginia)

VIOLA            - Comincioma? Cos’a ij è d’antipast?

VIRGINIA - Von a pijelo, rivo subit.

(Virginia esce)

VIOLA            - Cont me chicòs ëd ti, barba.

GIUSTO    - Ma… cosa véuli ch’it conta…mi son sempre ‘n gir për travaij e

son mai a cà.

VIOLA            - Parei ‘d mi, e che travaij it fai?

GIUSTO    - Travai ‘n po’ për la Cia ‘n po’ për…

(Alfredo guarda Giusto con un misto di preoccupazione e di scoramento)

VIOLA            - Për la CIA!!??!! Ël controspionage american?

GIUSTO    - Nò…la Cia …Lucia Merlotti, cola ch’a l’ha ël negòssi ëd fòtò.

VIOLA            - Ah, ecco…e cos’it fai?

GIUSTO    - Ma …gnente, sërvissi fotografic al feste còse parei la.

VIOLA            - Ma , alora it sei ‘n fòtògrafo.

GIUSTO    - Si, e anche pitòst brav. Na vòlta ij travaijava ‘dcò për ël Nassional

Geografic.

(Da questo momento in avanti, Alfredo deve sottolineare con gesti di scoramento le balle che Giusto si inventa)

VIOLA            - Ma va!! Mi an piaso tant le fòtò ch’a ij son ‘n sima a col giornal.

GIUSTO    - Eh, l’héu fane tante fòtò bele. Ij l’héu ‘dcò vagnà diversi premi.

VIOLA            - Dabon? Chissà che d’aventure.

GIUSTO    - N’avrija da contè për na vita.

VIOLA            - Cont’ne un-a, dai.

ALFREDO - Già, dai, barba, son pròpi corioss ‘d senti cosa të ‘n conti adess.

GIUSTO    - Ah, beh, a ij sarija colla vòlta che ij era’n Kenia e son trovame na

tigre davanti…

VIOLA            - Ma le tigri a son nen mac ‘n India?


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ALFREDO - Eh già, barba, come mai a ij era ‘n Kenia cola tigre balòssa, ne? GIUSTO - Eh, a l’è l’ònt ch’ij son ciamame ‘dcò mi. Përché se a fussa stait ‘n

leon, ij l’avrija nen faije cas, na ‘ncontrava tuti i momenti, ma… na tigre, a ijera pròpi na cosa baravantan-a, nò?

ALFREDO - Eh già, dirija.

(Viola si porta la mano alla testa e barcolla leggermente)

VIOLA            - Che strano…tut ëd colp, ij’n sento la testa peisa.

ALFREDO - A sarà la stanchëssa. Véuti cogete ‘n po’ da l’aotra? Barba, va ‘n po’ a ciamè Virginia.

GIUSTO    - Virginia!!!!!

ALFREDO - A certo che ijera ‘dcò bon mi a braijassè pareij.

Scena 3 (Alfredo, Giusto, Virginia, Viola)

(Suona il citofono) ♫

ALFREDO - Oh signor. A l’è già tornà, sa ciòspa?

GIUSTO    - Chi?

(Entra Virginia richiamata dal fracasso)

VIRGINIA - Chi a l’è ch’an ciamava?

ALFREDO - Gnente, gnente, compagna da l’aotra Viola e torna subit da si, lesta.

(Alfredo, dando per scontato che sia Petunia, apre la porta senza chiedere chi sia.)

VIRGINIA - A sta nen bin, tòta ?

VIOLA               - Ma, séu nen…a më smia d’aveij n’angurija al pòst d’la testa. E péui l’héu ‘dcò le gambe mòle.

VIRGINIA - Ch’a ven-a che la compagn da l’aotra.

(Virginia accompagna fuori Viola mentre Alfredo si rivolge a Giusto)

ALFREDO - Alora sent me bin, ti. Adess a l’è ‘ncamin ch’a ven su Petunia, mia morosa.

GIUSTO    - Tua morosa? Ma a l’è nen Viola la tua morosa?

ALFREDO - A ijera. A l’è na stòria lunga e ti a déuv nen ‘nteressete, va bin?


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GIUSTO

- Ah, për mi.

ALFREDO - A chila ij l’héu dije ch’it sei ‘n parent ëd Virginia.

GIUSTO

- O bela e përché?

ALFREDO - A l’ha piame ëd sorpreisa e l’héu ‘nventame l’ònt. Mi ij varderéu ëd taparela via ‘n chi manere. Ti serca mac ‘d nen di tròpe gavade, com’it l’hai fait prima con Viola, capì?

GIUSTO    - Sta tranquil.

(Rientra Virginia)

ALFREDO - Com’a sta Viola?

VIRGINIA - Ij l’héu cogiala. A Déuvrija déurmi për ‘n po’.

ALFREDO - Chissà come mai a l’è ciapaije séugn ëd colp pareij?

(Virginia sta per rispondere quando bussano alla porta)

Scena 4 (Alfredo, Virginia, Giusto, Matilde)

(Alfredo, distrutto, si siede con le spalle alla porta e comincia a mangiare un grissino. mentre Virginia va ad aprire. Entra la madre di Alfredo che è venuta a ficcare il naso. Alfredo, che da le spalle alla porta, non vede che si tratta di sua madre e, dice, a quella che lui crede essere Petunia)

ALFREDO - Ven pura avanti, vente setè bele si, ‘n punta.

(Virginia, pregustandosi la scena, si mette a ridere con la mano davanti alla bocca, agitando la mano)

(Giusto, perplesso per l’età della presunta fidanzata, fa una battuta mentre Matilde si siede al tavolo,)

(Sporgendosi verso Alfredo)

GIUSTO    - Ma a l’è nen ‘n po’ tròp arsiza come morosa?

ALFREDO - Cosa distu? Com’a sarija, arsi…

(Matilde si siede al tavolo e a questo punto Alfredo se la trova di fianco.)

ALFREDO - …zaaaaaaaaaaaaaaaamama…cos’a fai tu si?

MATILDE - Fredino!! Përchè tute ël vòlte che të ‘n vëddi, ‘d buti a braijè?

VIRGINIA - Già! Chissà?

ALFREDO - Crispa, mama, të ‘n rivi sempre ‘n sël croste.

MATILDE - Lasoma perdi.

(Rivolgendosi a Giusto)

MATILDE - Chiel a déuv essi ël padron ëd me fiéul, ne?

GIUSTO    - Se pròpi déuv…


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(Matilde rimane un attimo perplessa per la risposta di Giusto, poi scoppia a ridere e da una manata sulla spalla a Giusto)

MATILDE - Ah! Ah! Ah! Ma lo sa ch’a l’è pròpi simpatic chiel?

(Porgendo la mano a Giusto)

MATILDE - Piasì, son Matilde, la mama d’Alfredo.

GIUSTO    - L’héu pensalo përchè l’eve lë stess ghëddo.

(Giusto prende la mano di Matilde e la bacia con molto sussiego)

GIUSTO    - Encastrado, señora…Giu…

(Giusto sta per rivelare il proprio nome quando si ricorda che Alfredo gliene aveva dato un altro.)

GIUSTO    - Cavaijer Giu Dabasso.

(Alfredo rimane ovviamente sconcertato e comincia a prendersi la testa tra le mani, mentre Virginia se la ride in un angolo)

MATILDE - Ma che non strano, da dova riva.

GIUSTO    - Da ‘n me avo ch’a l’ha fait le crociate con Federico Barbanera.

MATILDE - Ma… a ij era nen Barbarossa?

GIUSTO    - Prima ch’a së tensijssa.

MATILDE - O basta la! Savija nen ch’a fussa tensù. E ti, Alfredo?

ALFREDO - Eh?

MATILDE - Sei tu content ‘d travaijè për n’erede ëd Federico Barbanera?

ALFREDO - Éuhhh!!! Felicissim.

MATILDE - Ma ch’an disa, cavaijer…me fiéul… GIUSTO - Ch’an ciama Giu-giù, madamin.

MATILDE - Oh, ma …mi…séu nen…soma pen-e conosusse… GIUSTO - Për piasì, Matilde…

(Facendo gli occhi dolci)

MATILDE - Oh, alora, s’a ‘nsist , Giu-giù ALFREDO - Che stat.

(Suona il citofono) ♫

ALFREDO - Scuseme.

(Alfredo va a rispondere personalmente. Si tratta di Petunia)

ALFREDO - Si? A sei ti. It l’hai fait ‘npressa. Ven pura.


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(Alfredo apre la porta ma improvvisamente, si ricorda che aveva negato con sua madre che fosse invitata anche la Petunia.)

ALFREDO - Oh, bòija fauss.

MATILDE - Chi a ij è?

ALFREDO - Mama, a ‘n dëspiass ma déuvi ‘ndè përché adess a ij riva ‘d gent e déuvoma cominciè a dëscuti ‘d travai.

MATILDE - Ma mi ston brava…

ALFREDO - Daimama, pòche stòrie, péui…Uhh a momenti ‘n dësmenciava…va subit da l’aministrator che staseira a ijè na riunion ëd còndòminiò.

MATILDE - Ma sei tu sicur? A l’è nen rivame gnente ALFREDO - Përchè a l’avija dimmlo a mi. Adess va ma dës nò rivi ‘n ritard.

(Alfredo fa alzare la mamma e la spinge letteralmente fuori. Subito dopo però realizza che le due potrebbero incontrarsi davanti all’ascensore )

ALFREDO - Oh signor, adess a va a funì ch’a së ‘ncontro. Virginia, fa intrè Petunia pen-e ch’a riva, mi fas calè mia mare për lë scale.

(Uscendo…)

ALFREDO - Mama  speta   ch’it   compagno.   Pija   nen   l’asenséur      përchè

ultimament a së fërma sempre.

(Alfredo esce)

Scena 5 (Giusto, Virginia, Petunia)

VIRGINIA - La vëddo ‘n po’ stupì, Giusto.

GIUSTO    - Eh, lo chërdo, costa si a l’è na gabbia ‘d mat.

VIRGINIA - Staseira a ijè ‘n po’ d’agitassion ma normalment a son pi tranquij.

GIUSTO    - Ma, ch’a senta ‘n po’…La mare d’Alfredo, a l’è…?

VIRGINIA - Vidova.

GIUSTO    - Ah, ecco…e …come mai?

VIRGINIA - Përchè a l’è mòrtije l’òmo.

GIUSTO    - A be, fin-a li…véusija di…com’a l’è mòrt, l’òmo.

VIRGINIA - Ëd malatija. A ij era ‘n bel òmo, elegant, n’avocat, më smija, pien

‘d sòld.


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GIUSTO

- Ah…e chila a l’ha…?

VIRGINIA

- Chucane tanti, ma pròpi tanti.

GIUSTO

- Uhh, capi. Na bela fomla, ne, còmunque.

VIRGINIA

- Na vòlta, forse, adess a cominsa a perdi i tòc.

GIUSTO

- Ma…mi a më smia ‘ncora bastansa piasusa.

VIRGINIA

- E già, ‘n bel bocunin, ne, pien-a ëd piurlo.

GIUSTO

- Ma…mi…verament…

(Bussano alla porta)

Scena 6 (Giusto, Virginia, Petunia)

VIRGINIA - A l’è rivaije Petunia.

(Virginia va ad aprire la porta ed entra Petunia)

PETUNIA  - Si a ij son le maisin-e. ‘N dov’a l’è Alfredo?

VIRGINIA - A l’è mac ‘ndait ‘n t’la cròta.

(Petunia posa il sacchetto con le medicine sul tavolino del telefono)

GIUSTO    - Piasì tòta, son ël …

PETUNIA  - Parent ‘d Virginia, Alfredo a l’ha dimlo. A l’ha già mangià?

(Giusto e Virginia si guardano perplessi)

GIUSTO    - Verament i l’oma ‘ncora nen ‘ncaminà. Spetavo chila.

PETUNIA  - Ma se l’héu dije ad Alfi ‘d fela mangè prima pareij a péudija ‘ndè

a déurmi.

GIUSTO    - Ma mi…

PETUNIA  - Nen ch’a m’agena la sua presensa, ne, però…sa mi e Alfi l’oma

damanca d’intimità…an capiss, ne?

GIUSTO    - Capisso pro ma, a vëdd, tòta…

PETUNIA  - Ma lo séu ch’a l’è nen colpa sua, diamine. Virginia fa che porteije

al monsù chicòs da mangiè, pareij péui a péul ritiresse.

VIRGINIA - Mi pijo ordin mac da monsù Alfredo, tòta.

PETUNIA  - Oh ma costa a l’è bela, na serva ch’a s’përmët ‘d fe la smorfiosa.

Speta mac ch’a ij riva Alfi péui it vëddi.

(Bussano alla porta e Virginia va a d aprire)


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Scena 7 (Alfredo, Giusto, Petunia, Virginia)

ALFREDO - Son si, ne.

PETUNIA

- Alfredo, braije subit a la tua serva përché a l’ha mancame ëd

rispet.

ALFREDO - Éuh la, la. Cosa l’hai tu dije, Virginia?

VIRGINIA

- Ch’e mi ij ordin ij pijo mac da chiel.

ALFREDO - Ben detto, giusto.

GIUSTO

- Ma mi l’héu pa parlà.

ALFREDO - Cos’a centri ti?

GIUSTO

- Ti t’l’hai dit:”BEN DETTO GIUSTO” ma mi l’héu nen dit gnente.

(Attimo di silenzio)

ALFREDO - GIUSTO  ‘n  tël

sens  d’ESATTO.  “BEN

DETTO  VIRGOLA

ESATTO”.

GIUSTO

- Ahhh!!! Esatto!!!Adess l’hèu capì.

PETUNIA

- Sa l’è tërbol, chiel si. Sa péudoma’ncaminese a mangiè, për piassi.

GIUSTO

- L’héu na fam.

PETUNIA

- Chiel ch’a s’ ten-a leger ch’a déuv andè subit a déurmi.

GIUSTO

- Simpatica com’a n’urtija ‘n tël mudande.

PETUNIA

- Còsa?

(Per cambiare discorso)

ALFREDO - Coma l’è ‘ndait ël viage da l’Argentin-a?

PETUNIA  - Ma…a rivlo nen da l’Australia?

(Attimo di silenzio)

GIUSTO    - Se ma pasand da l’Argentin-a.

PETUNIA  - Come mai a l’ha fait ël gir da sa part li?

GIUSTO    - Cosa véullo, a l’aeropòrt i l’héu sbaglià binari e l’héu pija l’aereo

ch’a ‘ndasija da l’aotra part.

PETUNIA  - Ma an pijlo për fòla?

(A questo punto, si sente una voce lamentosa proveniente dalle stanze. Si tratta di Viola che sta riemergendo da un sonno profondo indotto da sonniferi che le ha propinato Virginia.)

PETUNIA  - Chi a l’è ch’a së lamenta da l’aotra?


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(Alfredo guarda Virginia disperato, mentre Petunia si alza per andare nelle stanze)

VIRGINIA - Ch’a ston-a pura setà Petunia, a l’è mac la pentola a pression ch’a subbia. Von mi.

(Virrginia esce mentre si risente la voce lamnetosa)

PETUNIA - Ma che pentola a pression ëd mia nòna, costa al’è na vos ëd na fomla.

(Esce anche Petunia , seguita da Alfredo, quasi in lacrime)

ALFREDO - Nò, Petunia, ven si ch’a l’è gnente.

(Giusto, rimasto solo, si dirige verso l’armadio per parlare con la figlia)

GIUSTO      - Pòvra Cinzia, a l’è mei chi la fassa séurti da ‘n t’l’armari, se nò a ij manca l’aria.

(Giusto, però non fa a tempo ad aprire l’armadio perché bussano nuovamente alla porta)

GIUSTO    - Oh, crispa e adess?

(Giusto saltella un po’ tra la porta dell’armadio e la porta dell’ingresso, indeciso sul da farsi.)

Scena 8 (Giusto, Matilde)

GIUSTO    - Chi a l’è?

MATILDE - Son Matilde, a l’è chiel Giu-giu?

GIUSTO    - Se.

MATILDE - Ch’an déurva, su, cos’a speta?

(Giusto decide di aprire la porta)

MATILDE - ‘Ndova a son tuti?

GIUSTO    - Da l’aotra.

MATILDE - Oh bin, mi son mac m’l’uva a piè ël ciav.

(Matilde prende le chiavi che aveva lasciato sul tavolino del telefono)

GIUSTO    - Ma s’a véul ‘ndè da l’aotra…

MATILDE - Nò, nò, déuv ‘ndè a la riunion ëd còndòminiò e péui mi son nen ‘nvadenta. Pitòst, mentre ch’i soma si, ch’an conta chicòs ‘d chiel, Giu-giu.

GIUSTO    - Ma… a déuv nen ‘ndè via?

MATILDE - Oh… prima ch’a comincio…Alfredo a l’ha dime che déuvi parti con un travaij ch’a l’è n’idea dël me Fredino.


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GIUSTO

- Effettivament…

MATILDE

- Ah, me fiéul a l’è ‘nteligent, ne, anche se ch’i ‘d vòlte a smijeria

nen…përché a l’è un po’ timid, ne. Ma ch’an conta, ch’an conta.

GIUSTO

- Beh, mi …

MATILDE

- Certo che deije na resposabilità pareij an fiéul giov…A l’ha pròpi

na gran considerassion ëd me fiéul, ne?

GIUSTO

- Ma, so fiéul a l’è…

MATILDE - ‘N Garola

GIUSTO

- Come, ‘n garola.

MATILDE - Beh… sò pare, cioè, me òmo, a l’era ‘n Garola, quindi me fiéul a

l’è ‘n Garola ‘dcò chiel, nò?

GIUSTO    - Ma… a l’è nen dit.

MATILDE - Com’a saria, a buta ‘n dubit la paternità ‘d me fiéul?

GIUSTO    - Ma, për carità, nò. Però a l’è nen dit che se sò òmu a iera garola,

sò fiéul a déubbia ‘dcò essi ‘n bonomet ‘dcò chiel.

MATILDE - Ma com’a së përmët! Me òmo, Giosuè Garola, a iera nen, ‘n

bonomet, tut aotr.

GIUSTO    - ‘n momemt, com’a l’ha dit ch’a së ciamava sò òmu?

MATILDE - Giosuè Garola.

GIUSTO    - Ah, ecco, adess a l’è tut ceir.

MATILDE - Ma parloma ‘d chiel. A l’è sposà?

GIUSTO    - Se ma…

(Matilde dimostra un lieve momento di delusione misto a stizza )

MATILDE - Ah, e sua fomla? Chissà che bela dòna ch’a l’è, ne.

GIUSTO - Purtròp i son vidov. MATILDE - Oh, ma che ‘ndarmage. Da veire? GIUSTO - Eh, Cinzia l’avija set agn… MATILDE - A l’ha ‘dcò na fija? GIUSTO - Se.


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MATILDE - Oh, e ‘ndov’a l’è adess? Scometto ch’a l’è a l’estero a studiè, ne? GIUSTO - Verament a l’è pitòst daosin.

(Matilde, a cui, naturalmente non frega nulla della figlia di Giusto ma solo dei suoi presunti soldi, decide di forzare i tempi e si lancia in una proposta)

MATILDE - Giu-giu, ma chiel a sent nen la mancansa ‘d na fomla, ‘d na compagna.

GIUSTO      - Eh altrochè, a l’è ‘n bordel ‘d temp che séurt pi nen con na dòna, dòp ch’a l’è…

MATILDE - ‘Dcò mi son mai pi surtija con n’aotr omo dòp che Giosuè a l’è ‘ndasne. Cos’a na dis? A sarija nen ora dë ‘ncaminè torna a vivi?

(Anche Giusto intravede in Matilda la soluzione ai suoi problemi di bollette e allora…)

GIUSTO    - Fòrse a l’ha rason, madamin…

(Stringendosi a Giusto)

MATILDE - Matilde, Giu-giu, ciamme…Matilde.

(Prendendo la mano della donna)

GIUSTO    - Con piasì Matilde.

(Giusto bacia la mano a Matilde e la porta più avanti )

Scena 9 (Giusto, Matilde Virginia)

Nel Frattempo entra Virginia che però, vedendo i due piccioncini, si ferma e guarda sbigottita la scena)

GIUSTO    - Matilde, ma tò fièul a sarà d’acòrdi?

MATILDE - Me fiéul a l’è SEMPRE d’acòrdi con sua mamina. E tua fija?

GIUSTO    - Chila òrmai a l’è ‘ndipendenta e…

MATILDE - Alora soma a pòst, Giu-giu.

(Virginia, incredula, si mette le mani nei capelli)

GIUSTO    - La tua vicinansa an fa ven-i come ‘n…

MATILDE - Tërmolon ‘n tla pansa, ‘dcò ti tën fai lë stess efet.

GIUSTO    - Pròpi parei ‘n sento come… na freu, chicòs ch’an suva la boca,

ch’a më strens lë stòmi.

MATILDE - Ma se… pròpi come ‘n virui.

GIUSTO    - An ven véuija dë ‘nbrassete sciass.

MATILDE - Falo, Giu-giu, falo subit, adess.


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GIUSTO   - Oh, Matilde…

(Giusto abbbraccia Matilde e si accinge a baciarla. Virginia, esce di corsa per avvisare Alfredo e Matilde si accorge del movimento, allora mette una mano sul volto di Giusto fermandolo)

MATILDE - L’hai tu sentù?

GIUSTO    - ‘Ncora gnente.

MATILDE - A ijera chidun bele si.

GIUSTO    - Se, ij angei ch’a sonavo…

MATILDE - Ciao, costì a l’è panà.

(Matilde si divincola dall’abbraccio e prende le ciavi che aveva posato sul tavolino)

GIUSTO - Matilde, ‘ndova i vai? Déuv ‘ncora basete. MATILDE - N’aotra vòlta, Giu-giu, a l’è mei che me fiéul an vëdda nen. Ciao

(Matilde manda un bacio a Giusto, apre la porta ed esce)

GIUSTO    - Matilde! Che fomla, a l’è peggio che ël bross.

Scena 10 (Giusto, Virginia, Petunia, Alfredo, Cinzia)

(Giusto, sconsolato, si risiede a tavola e ricomincia a mangiare.)

GIUSTO      - Sta dòna a l’ha lassame com’e ‘n véuid ‘n tlë stòmi. A l’è meij ch’ij mangia chicòs.

(Entrando)

ALFREDO - L’avija ditlo ch’a iera gnu da l’aotra.

PETUNIA  - Pura mi l’héu sentu na vos.

( Entrano Alfredo, Virginia e Petunia, credendo di trovare i due piccioncini abbracciati. Vedendo Giusto seduto a tavola col tovagliolo, Alfredo chiede spiegazioni a Virginia.)

ALFREDO - E alora? Cosa ijè dë sconvolgent da vëddi?

(Ma la vecchia non fa a tempo a rispondere, perché si sente una sirena in lontananza)

PETUNIA  - Sent …n’ambulansa.

GIUSTO    - Costa a l’è la pola.

ALFREDO - Com’i fai a dilo?

GIUSTO    - Eh, mi l’héu na certa esperiensa.

VIRGINIA - Ma, da dov’ a riva ?

PETUNIA  - A riverà dal centro.

VIRGINIA - No, no a riva da si ‘ndrinta.


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ALFREDO - Com’a sarija? VIRGINIA - Senti nen, a ven nen da fòra ël son.

(Nel frattempo Virginia si avvicina all’armadio.)

VIRGINIA - A ven da la guardaròba.

(Virginia spalanca l’armadio e appare Cinzia che sta freneticamente tentando di spegnere il cellulare.)

CINZIA     - Bastard dën telefònò…

(Finalmente il telefono si spegne e c’è un attimo di silenzio generale con Cinzia che finalmente si rende conto di essere stata scoperta e guarda tutti, poi fa un sorriso imbarazzato .)

CINZIA     - Eh, eh, eh, Ciao, ciao. Continuè pura, ne, deme nen dament.

ALFREDO - Chi a l’è chila e cosa a fa ‘n tël me armari?

CINZIA     - Mi?

PETUNIA  - Alfredo a la faije na domanda.

(Cinzia non sa cosa rispondere poi, presa da un’idea si alza e muovendosi in modo sensuale va ad abbracciare Alfredo cantando..)

CINZIA        - Tanti auguri a te. Tanti auguri a te, tanti auguri ad Alfredo, tanti auguri a Frè-frè.

(Cinzia abbraccia Alfredo e lo bacia sulla guancia)

PETUNIA  - Alfiiiiii!!!!!!!!. Cosa l’è sta stòria?

ALFREDO - Na séu gnente, mi, t’lo giuro Petu.

(Alfredo si divincola dall’abbraccio di Cinzia, nel frattempo, Giusto si avvicina quatto quatto alla

finestra la apre e si accinge a scavalcarla)).

(Tenendo Cinzia per un braccio)

ALFREDO - E ch’an mòla chila. Chi a l’è e cos’a fa, bele si?

(Virginia vede Giusto che sta scavalcando la finestra)

VIRGINIA - E chiel, Cavaijer? ‘Ndova a l’è ‘ncamin ch’a va?

(Giusto si blocca a metà del gesto)

GIUSTO    - Fasija na caud.

ALFREDO - Ven pura ‘ndrinta, ch’i l’héu ‘ncora nen funì con ti.

PETUNIA - Ma cos’a ij suced ‘n sta ca. Véuli spiegheme chicòs ò véuli ch’i ciama la polissia.

GIUSTO    - N’aotra si. Ma l’eve l’abonament?

(Rivolgendosi a Cinzia)

ALFREDO - Alora?


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CINZIA

- Mi…travaij…për…l’agensia “Party a sorpresa”. L’agensia a la

mandame për fe na sorpreisa ad ‘n certò Alfredo.

PETUNIA

- Ah, l’è pareij? E chi a sarija ch’a la vorsute fe sta bela sorpreisa?

ALFREDO - Ma mi si ch’i séu. Ma ch’i l’ha mandala, tòta?

CINZIA

- Mi séu nen, l’han mac dime ‘d vëstime pareij, stërmeme da ch’i d’

part e péui feije la sorpreisa e… në spògliarellò.

PETUNIA

- Còòòòsaaa!

Scena 11 (Alfredo, Virginia, Petunia, Giusto, Cinzia, Matilde)

(La scena che segue può essere eseguita a piacere con tutti che si parlano addosso e più caotica possibile)

ALFREDO - Ma Petu. S’it dis che…

PETUNIA  - Brut salopon…

VIRGINIA - Cavaijer ch’a fassa chicòs.

GIUSTO    - Tòta ch’a së calma.

CINZIA     - Péusne andè?

VIRGINIA - Fërma li, chila.

(Sul caos che sta regnando nella stanza, si inserisce l’ingresso di Matilde, che rimane di sasso sulla soglia della porta. Dopo un attimo, entra nella stanza lasciando la porta semi aperta)

MATILDE - FREEEEEDIIIINOOOO!!!!!

(Attimo di silenzio)

(Con voce dimessa, stanca)

ALFREDO - Ciao, mama.

MATILDE - Ti e la tua riunion ëd còndòminiò, l’aministrator a ijera già ‘n

pigiama…Ma …Cos’a l’è tut ës casin?

ALFREDO - Eh, mama, saveisa com’a fe a spieghe t’lo.

PETUNIA  - Séu fiéul a l’è un gran porcon.

MATILDE - Petula,cos’i fai tu bele si?

PETUNIA  - Petunia, madamin, e son bele si përchè, com’a l’avija dime chila,

Alfredo a l’avrija déuvù inviteme a sin-a. Ma a quanto pare a ij

era nen mac na sin-a ma n’òrgia, con spògliarellista e tut ël rest.

MATILDE - Òrgia? Fredino, cosa dislo chila si?


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ALFREDO - ‘N moment! Come mai voi aotre vo conòssi? E cos’a véuli di, Petunia con “com’a l’avija dime chila”?

MATILDE - Adess a l’è nen ël moment ‘d parlè ‘d coste còse, véui na spiegassion ëd l’ònt ch’a suced bele si.

ALFREDO - Eh no!!! Santa Puciurola!!!! Adess son mi chi pretendo dë spiegassion. Ij pensava d’aveila organisala mi sta sin-a, con l’ajut ‘d …Virginia.

(Alfredo si rende conto che Virginia era complice della madre)

ALFREDO - Virginia!!!!!

VIRGINIA - Von ne a pijè l’aròst?

GIUSTO    - Ma ijera nen ël bujì?

ALFREDO - Piantela li ëd pieme ‘n gir. Brava Virginia, pareij ij t’l’antendij con mia mare, brava.

VIRGINIA - Chi a paga a l’ha sempre rason.

Scena 12 (Alfredo, Virginia, Giusto, Petunia, Cinzia, Matilde Viola)

(Alfredo sta per rispondere quando, dalla porta centrale, appare Viola, con solo la camicetta e la gonna tutta sbilenca, spettinata e mezza addormentata. Deve parlare come se fosse fatta)

VIOLA            - Fre-fre, l’hai tu na pastiglia për ël mal a testa?

(Viola rimane un attimo sorpresa di vedere tutta quella gente.)

VIOLA            - Che bel…l’eve organisà na festa?

PETUNIA  - Ah, ah, lo savija ch’a ijera na fomla da l’aotra.

MATILDE - E sta ciòspa da dova sauta fòra? Fredino! L’avija nen ordinate ëd

deije ël bléu?

VIOLA            - Com’a sarija, deme ël bléu? Ma mi ël bléu i t’ lo don ‘n sël muso

con ‘n bel papin.

(Viola fa un gesto violento con il pugno alzato ma perde l’equilibrio e cade per terra.)

(Alfredo l’aiuta a rialzarsi)

MATILDE - Varda ‘n che stat. Scomët ch’a l’è drogà.

ALFREDO - Ti sta ciuto, mama. Viola, Viola cos’it l’hai tu. Virginia, dame na man.

(Virginia aiuta Alfredo a tirare su Viola e a farla sedere su una sedia.)


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ALFREDO - Cosa l’hai tu faje, Virginia, përché son sicur ch’it centri ti. VIRGINIA - Eh…l’héu butaije ‘n po’ ëd sònniferò ‘n t’l’aperitiv, për fela

déurmi, se nò come fasiju?

VIOLA - Feme déurme, cos’a l’è ‘ncamin ch’a diss, Fre-fre? ALFREDO - Gnente, gnente. Péui të spiego. Adess beiv ‘n bicel d’eva.

(Facendo il verso)

PETUNIA  - Ma se, va, beiv ‘n bel bicel d’eva, giòija.

(Rivolgendosi agli altri)

PETUNIA  - Varda mac com’a cudiss sa lorda ës brut lambel.

(Rivolgendosi ad Alfredo)

PETUNIA - Meno male ch’it l’avi-j mandaije n’SMS për dëscariela, ne? Busiard come na vaca.

ALFREDO - E sara sta bocassa, bruta vipera. Mi n’héu lë scatole pien-e ‘d ti ‘ncora prima d’an caminè. Gaute da’n ti ciàp.

(Petunia si mette a piangere)

MATILDE - Ma brut maleucà pijte bin varda ëd tratè mal tua morossa.

VIOLA            - Tua morosa? Ma…ma…cosa…oh, Alfredo…adess i capiss.

(Anche Viola si mette a piangere anche se più dignitosamente di Petunia. Giusto che aveva preso in simpatia la ragazza, si avvicina e le porge un fazzoletto)

GIUSTO    - Ch’a pija tòta.

VIOLA            - Grassie, barba.

MATILDE - Barba? Ma Giu-giu, a l’è tua novoda?

GIUSTO    - Chi?

VIOLA            - Ma nò, a l’è Alfredo, ël novod.

MATILDE - Còsa?

PETUNIA  - Ma com’a falo a essi ‘dcò ën parent ëd Virginia?

VIRGINIA - ‘N me parent?

CINZIA     - Oh ciurche.

(Attimo di silenzio)

MATILDE - E alora cavaijer, cos’a ‘n contlo?

(Attimo di silenzio)


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farsa dialettale due atti di

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GIUSTO   - Na barsëlëtta?

(Di nuovo la scena seguente deve essere caotica. Le battute devono accavallarsi)

MATILDE - Fredino, chi a l’è chiestì?

VIOLA            - Ma a l’è nen tò barba?

PETUNIA - A mi a l’ha dime d’essi ‘n parent ‘d Virginia. VIRGINIA - Mi l’héu mai vistlo prima dë staseira. CINZIA - Bin së l’eve pi nen damanca ëd mi ‘ndarija a déurmi. GIUSTO - Mi ‘dcò. Ciao, ne Matilde, sarija piasume séurti con ti, ma…

(Durente il caos di battute, Alfredo rimane in silenzio a capo chino con la faccia tra le mani. Poi al tentativo di andarsene di Giusto e Cinzia si mette fra loro e la porta e urla esasperato)

Scena 13 (Alfredo, Adolfo, Cinzia, Giusto, Matilde, Petunia, Viola, Virginia)

ALFREDO - AHHHHHHHH! Adess basta, silensio tuti quanti ò se nò fass na strage.

(Alfredo punta le mani contro tutti quanti dando l’impressione di aver una pistola in mano)

ALFREDO - Da si a ij séurt gnun fin-a quandi i lo diso nen mi.

(Entra con la pistola spianata Adolfo, poliziotto amico di Virginia che, avendo sentito la chiamata dell’amica aveva pensato che fosse in pericolo e si è precipitato all’indirizzo datogli da Virginia)

ADOLFO  - Tutti fermi e buoni, polizia.

(Puntando la pistola alla testa di Alfredo. Lo perquisisce dandogli una manata sui gioielli. Alfredo si piega in due dal dolore ma Adolfo scambia il gesto per un movimento sospetto e lo fa sdraiare a terra)

ADOLFO  - Fermo li, non ti muovere, sdraiati a terra , svelto.

(Adolfo fa stendere Alfredo a terra e gli ammanetta le mani dietro a schiena)

ADOLFO - Ti dichiaro in arresto per sequestro di persona, tentata strage e resistenza a pubblico ufficiale. Di tutto quello che dirai non ce ne frega assolutamente un cavolo.

(Alfredo boccheggia nel tentativo di riprendere fiato)

ADOLFO  - Tutto a posto, gente? Virginia stai tu bin?

VIRGINIA - Adolfo, come mai sei bele si?

ADOLFO  - L’hèu sentù ël message ‘n s’la segreteria e son subit corù.

(Giusto che conosce benissimo il poliziotto essendo già stato in passato arrestato da lui, cerca di coprirsi il volto per non farsi riconoscere. Così fa anche la figlia, Cinzia)


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ALFREDO - Quand ch’i l’avreve funì ‘d feve ël frange, spiegheme péui ’dcò mac a mi còsa ch’a l’è ‘ncamin ch’a ij capita.

MATILDE - Virginia. Alfredo a l’ha rason. Cosa l’hai tu combinà?

ADOLFO - Voi aotri ciutu, Parlereve mac quandi sareve ‘nterogà. Costa l’è na scena dël crimine e fas mac mi le domande. Dime mac se steve tuti bin, a l’ha faije mal a chidun ës delinquent?

ALFREDO - Ma che delinquent, mi se mai, son la vittima.

ADOLFO  - Silensio ti.

VIRGINIA - Adolfo. Ven mac si ‘attim ch’it parla a quatr’éui.

(Virginia prende Adolfo sottobraccio e lo porta lontano dagli altri)

ADOLFO  - Che gnun a bogia mentre mi parlo con chila.

VIRGINIA - Adolfo, col fiéul ch’it l’hai cogià për tera a l’è ël padron ëd ca e

nen ën delinquent.

ADOLFO  - Ah va? Sei tu sicura?

VIRGINIA - Giacche, a l’è me padron e cola madama ch’a l’ha parlà a l’è sua

mare.

ADOLFO  - Va bin, ma l’hèu sentù mi ch’a minaciava ëd fe na strage.

VIRGINIA - Se, ma a ij era mac ‘nrabbià. E péui, it l’hai pa trovà d’armi, nò?

ADOLFO  - It l’hai rason. Sei tu sicura ch’a l’è nen pericolos?

VIRGINIA - Sicurissima, a l’è mac ‘n po’ tërbol.

ALFREDO - Varda che l’hèu sentute, ne, Virginia.

ADOLFO  - Silensio. Son ‘ncamin che parlo con na testimone.

(Rivolgendosi di nuovo a Virginia)

ADOLFO - Ma ti përchè it l’hai lassame col mesage. A smiava che it l’avijsi damanca d’ajut ‘d corsa. Ij son pròpi preocupame.

VIRGINIA - L’è na stòria lunga. Të spiego tut dòp, con calma.

ADOLFO  - Va bin.

(Adolfo si avvicina ad Alfredo e gli toglie le manette)

ADOLFO  - Tutto chiarito, Virginia a l’ha dime che chiel a l’è ël padron ‘d ca.

MATILDE - ‘N moment la padron-a son mi.


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(A questo punto Alfredo reagisce)

ALFREDO - Basta mama, ti sei padron-a ‘d gnente, ti paghi mac l’afit ma costa

a l’è comunque cà mia e mi véui ch’i t’ na von-i subit. MATILDE - Ma Fredino cosa dis tu? ALFREDO - Ciamme pi nen Fredino se no i rëspondo pi nen ‘d mi.

ADOLFO  - Giovinòt, ch’a së calma.

ALFREDO - Calmeme ‘n còrno së a l’aveisa avù a che fe con costa dona com’a l’è capitame a mi a l’avrija già sparaije.

MATILDE - Ma…

ALFREDO - Silensio. Fòra da si. Se ij séurti nen subit it fass arestè dal polissiot si present. Fòra.

(Matilde fa le sape, come se dovesse cominciare a piangere, poi si ricompone e, molto dignitosamente, gira le spalle al figlio e si dirige alla porta . Arrivata sulla soglia si rigira verso Alfredo e dice)

;(CD – Traccia 2- Terminator)

MATILDE - Tornerò.

ALFREDO - Filaaaa!!!

Scena 14 (Alfredo, Adolfo, Cinzia, Giusto, Petunia, Viola, Virginia)

(Petunia, che fino a quel momento si era quasi smaterializzata, attacca Giusto definendolo imbroglione)

PETUNIA  - Monsu polissiòt.

ADOLFO  - Adolfo, tòta.

PETUNIA  - Adolfo, ch’aresta subit chiellì përchè a l’è n’imbroijun ch’a l’è

fasse passè për ‘n parent d’la famija.

ADOLFO  - Ah se?

(Mentre Petunia parla, capendo che si sta riferendo a lui, Giusto tenta di uscire dalla stanza senza attirare l’attenzione)

ADOLFO  - Ehi, monsù ch’a së fërma bele li, subit.

(Rassegnato, Giusto si ferma dando le spale ad Adolfo ed alza le mani)

ADOLFO  - Ch’a së gira.

(Giusto si gira lentamente)


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ADOLFO

- Giusto!? Ma ij er’tu nen andait ‘n pension?

PETUNIA

- A lo conoss?

ADOLFO

- Altrochè. Giusto Droccato, un di pi famoss lader d’apartament dël

piemont.

(In coro)

VIOLA

- ‘Ën lader?

PETUNIA

- ‘Ën lader?

ADOLFO

- Già, già, e cola lì col pigiama réusa a l’è sens aotr sua fija Cinzia.

(In coro)

TUTTI

- Sua fija?

CINZIA

- Ciao Adolfo, com’a va?

ADOLFO

- Seve butave ‘dcò a fe gl’imbroijon, adess?

ALFREDO - Nò, nò, a l’è na stòria lunga e…

PETUNIA

- Ma coma, Alfi, a son doi lader e t…i t’ij difendi?

(Alfredo a questo punto si ribella anche a Petunia.)

ALFREDO - Ti sta ciuto, bruta strega. Con ti ij l’hèu ‘n cont duvert.

PETUNIA

- Ma…ma…Alfi.

ALFREDO - Basta con gli stranòm. Ël

prim ch’an ciama

nen Alfredo

i lo

strangol.

(Prendendo Petunia per le spalle)

ALFREDO - Prima ëd taparete fòra ij

véui saveij: Ier tu

d’acòrdi con

mia

mare?

PETUNIA

- Nò.

VIRGINIA - Se, péuss confermelo mi.

(Petunia si scaglia su Virginia trattenuta a stento da Alfredo)

PETUNIA  - Bruta ciampòrgnia frusta…

ALFREDO - L’avrija déuvù capilo subit, quandi mia mare a l’ha fait ëd tut për

tant che i deissa ël bléu a Viola.

VIOLA            - Ma alora l’è tut vei, son nen sugnamlo. Ti t’l’hai pròpi mandame

ën mesage për dime che tën molavi.

ALFREDO - Se… ma…


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VIOLA

- Basta véui pi nen senti d’aotr. Con ti l’è tut funì.

(Viola esce dal centro per andare a vestirsi e a prendere la valigia. Cammina sempre barcollando. Alfredo fa il gesto di seguirla…)

ALFREDO - Ma, Viola lassa che të spiega.

(…ma Virginia lo ferma)

VIRGINIA - Von mi.

(Virginia esce dal centro)

PETUNIA  - Lasa ch’a von-a, Alfi. A l’è mac na dòdola

Scena 15 (Alfredo, Adolfo, Cinzia, Giusto, Petunia)

(Attimo di imbarazzo generale rotto dalla voce di Afredo)

ALFREDO - E ti, Petunia, séurti da sola o t’l’hai damanca dë ‘n caoss ‘n tël

darè?

PETUNIA  - Mi verament véui…

(Rivolgendosi ad Adolfo)

ALFREDO - Veire an darijo për ël sasinage ëd na piatola?

ADOLFO  - Gnente.

ALFREDO - An prësta la pistòla, alora ch’a ai na ijè una bele si con la borsetta.

(Petunia capisce finalmente che è ora di andarsene e scappa)

PETUNIA  - Ahhh!!!, a l’è mlu mat, lasseme séurti.

(Mentre corre però verso la porta, si scontra con Cinzia che la butta per terra. Subito Cinzia l’aiuta a rialzarsi . Anche Giusto, rimprroverando al figlia aiuta Petuna)

CINZIA     - Oh ch’a scusa.

(Cinzia prende Petunia per una mano come per aiutarla da alzarsi)

PETUNIA  - Ma che trapiass.

GIUSTO    - Ma Cinzia, la, péuli nen fe pi atension? Ch’a speta che la

giuto’dcò mi. Ch’a ‘n don-a la man.

PETUNIA  - Lasseme ste voi aotri doi, bruti delinquent.

(Petunia si divincola e va dalla porta, la apre, si ferma sulla soglia, si gira ed esclama)

;(CD – Traccia 3- Via col vento)

PETUNIA  - Alfredo, cosa ne sarà di me?

(Alfredo prende Petunia per le spalle e la mette sulla soglia)


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ALFREDO - Francamente… a m’na frega gnente.

(Alfredo chiude la porta in faccia a Petunia)

(Rientra Viola rivestita, con il trolley)

ALFREDO - Viola dame la posibilità dë spieghete mi…

VIOLA            - It sei sensa spin-a dorsal, mac ‘n babacio. Gav te da ‘n mes, se nò

të sbërgnac ël carabatole.

ALFREDO - Ma mi véusija nen, t’lo giuro

VIOLA            - Sta ciuto ch’it fai pi bela figura. Véui pi nen ste ‘n moment ëd pi ‘n

costa ca.

(Viola si fa largo tra la ressa e anche se con le gambe malferme si avvia alla porta.)

(Cinzia prende Viola per un braccio per sorreggerla e la aiuta a raggiungere la porta)

CINZIA     - Speta ch’it giuta..

(Sulla soglia si gira e si rivolge ad Alfredo)

;(CD – Traccia 4- Dirty dancing)

VIOLA            - Nessuno mette Viola in un angolo.

(Tutti riangono in silenzio e Viola esce)

Scena 16 (Alfredo, Adolfo, Cinzia, Giusto, Virginia)

(Rivolgendosi a Giusto e Cinzia)

ADOLFO  - Adess però a l’è ël moment che voi aotri doi i ven-i con mi.

CINZIA     - Përchè?

GIUSTO    - L’oma pa fait gnente.

ALFREDO - A l’è vei. Ch’an ciama nen dë spieheije tut përchè ij l’héu nen capì gnente gnanca mi. Ma na còsa péuss assicureijla. Giusto a l’è na

brava përson-a.

ADOLFO  - A per l’ont, lo séu. Però a resta sempre ‘n lader e sua fija a l’è nen

da meno.

CINZIA     - L’è nen veij noi soma d’artisti.

ALFREDO - Comunque, Giusto, savija nen ch’it fussi ël lader pi famoss dël piemont. Veijre apartament l’hai tu polidà?


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ADOLFO

- Gnanca un. A l’è ël pi famoss përché a l’han sempre ciapalo con ël

man ‘n tël sac.

GIUSTO

- Grigna, grigna pura, va. Girme bin ël cotel ‘n t’la piaga, brav.

ADOLFO

- Ma e Virginia, ‘ndova l’è ‘ndaita?

ALFREDO - Giust, mi con cola là l’hèu ‘n cont ‘n sospeis. Virginia!!!

(Virginia entra dal centro)

VIRGINIA - Son si monsù Alfredo.

ALFREDO - Ëd vërgògni nen d’aveij complotà con mia mare e con cola lòfia ëd Petunia për ruvineme l’esistensa?

VIRGINIA - Nò. Son mai divërtime tant.

ALFREDO - Divërtite? Ma t’it sei scrusija. Com’it fai tu a divërtite a l’ë spale d’la pòvra gent?

VIRGINIA - Chiel a l’è nen « LA POVRA GENT ». Chiel a l’è mac ‘n babaceto ‘n t’le man ëd sua mare. Ch’a së dësvija, giuramondo.

ALFREDO - Ma com’it përmëtti, fòra ‘dcò ti da ca mija.

VIRGINIA - Ohilala, cominsoma a tirè fòra le balòtole, finalment? A ijera ora.

ALFREDO - It sei la sòlita mal parlanta.

VIRGINIA - Còmunque, mi, travaij ‘ncora për sua mare e se a m’lo dis nen chila dë ‘ndè vija mi ston bele si.

ALFREDO - Mi l’hèu pi nen damanca ëd ti, per cui…

VIRGINIA - Ma se a l’è gnanca bon a pulidesse ël…

ALFREDO - Virginia!!!!

VIRGINIA - …nas da sol. Ma ch’an fassa ël piasì.

ALFREDO - Sta pura alora, ma d’ora ‘n avanti it farai l’ònt che it diso mi, va bin?

(In tono ironico, canzonatorio, accompagnata da un gesto come per dire, figurati se lo farò)

VIRGINIA - Sicur. Sarà fait.

ADOLFO  - Va bin, vist che la situassion a l’è sota contròl mi m’la von.

(Adolfo si dirgie alla porta)


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GIUSTO      - ‘N moment, Adolfo. Mi véurrija bute na cross ‘nsima al passà. Pace?

(Adolfo rimane un attimo immobile poi si avvicina a Giusto)

ADOLFO  - Pace.

(Adolfo allunga la mano a Giusto il quale però lo abbraccia affettuosamente)

GIUSTO - Grassie. CINZIA - Péusne ‘dcò dete mi ‘n basin? ADOLFO - Ma sicur.

(Anche Cinzia lo abbraccia)

ADOLFO  - L’eve comovume voi aotri doi. ‘N racomando, ne, feve pi nen

ciapè, capì?

CINZIA     - Sta tranquil, ciao.

ADOLFO  - Ardvësse a tuti, ciao Virgi.

(Adolfo fa qualche passo e sulla porta si gira e dice…)

;(CD – Traccia 5- Provaci ancora SAM)

ADOLFO  - E tu, provaci ancora, Alfredo.

(Alfredo rimane in silenzio mentre Adolfo esce.)

Scena 17 (Alfredo, Cinzia, Giusto,Virginia)

(Alfredo va a chiudere la porta, mentre Cinzia e Giusto si avvicinano al tavolo)

(Rivolgendosi a Cinzia)

GIUSTO    - Com’a l’è ‘ndaita?

CINZIA     - Bastansa bin tut somà

GIUSTO    - Fa ‘n po’ vëddi.

(Alfredo guarda i due stupito.)

ALFREDO - Ma com’a sarija a l’è ‘ndaita bin, a son staite doi ore d’le bale altro che ‘ndaita bin.

(Intanto Giusto e Cinzia, cominciano a tirare fuori dalle tasche una serie di oggetti che hanno rubato alle persone presenti approfittando del caos)

ALFREDO - Ma cosa a son tute ste còse?

(Virginia si avvicina anche lei al tavolo per vedere la refurtiva)


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GIUSTO

- Be, mentre che ijero dësturbà ij l’om’aprofitane për travaijè ‘n

pòc.

ALFREDO - Ma l’eve robai-je a l’a gent ch’a ijera bele si!

VIRGINIA

- Certò ch’i seve lesto voi aotri doi, compliment.

CINZIA

- Certò. Soma o soma nen ëd lader.

ALFREDO - Oh nosgnor, adess a n’aresto tui.

GIUSTO

- Ma nò, adess noi aosoma ël sòle e ti ëd péudraij godite la

tranquilità. ‘Ndoma Cinzia.

CINZIA

- Subit, papà.

ALFREDO - Ecco, ‘ndè mac via subit, va… Comunque, Giusto, grassie.

GIUSTO

- Për còsa?

ALFREDO - Be, sei l’unic ch’a l’ha giutame, anche se obligà.

GIUSTO

- Beh… ti ‘dcò tën sei simpatic. Përchè ëd buti nen ‘n società con

noi aotri?

ALFREDO - Uhmm quasi, quasi, E…’n mosterij ‘dcò a freghè ël portaféui sensa ch’a s’ n’arcòrso?

GIUSTO    - L’ònt prima ëd tut.

ALFREDO - Afè fait. Adess però ‘ndè tuti doi fòra d’le bale, prima ch’a torna Adolfo ‘ncassià.

(Ciinzia e Giusto si avvicinano a Virginia per salutarla)

GIUSTO    - Virginia, lassa ch’it don-a ‘n basin, it sei fantastica.

ALFREDO - Fa tension a Giusto che s’a të ‘nbrassa a l’è mac për portete via

chicòs.

VIRGINIA - A mi a péul giusta porteme via la dentiera.

(Giusto bacia la mano a Virginia, con un bell’inchino)

GIUSTO    - Va bin, Cinzia, ‘ndoma.

(Giusto e Cinzia si dirigono alla finestra)

ALFREDO - Ma përchè passi nen da la pòrta?

GIUSTO    - Question d’abitudine. M’l’iroma a trovete prest.

ALFREDO - Sonè, ël ciuchin, la pròssima volta, ne.


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(Alfredo rimane da solo con Virginia)

Scena 18 (Alfredo, Virginia)

VIRGINIA - Che tipo.

ALFREDO - Pròpi simpatic.

VIRGINIA - A trèuva nen stranò, però ch’a l’abbia nen ciamaije ëd cancelè la fòtò ch’a l’avija faije?

ALFREDO - A sarà dësmenciasse.

VIRGINIA - ‘N dova a l’ha posala la macchina fòtògrafica?

ALFREDO - L’héu butala ‘n sacòcia, përché?

(Virginia guarda per un attimo Alfredo in silenzio, poi, ridendo di gusto)

VIRGINIA - Ah, Ah, Ah! Soma sempre ‘n po’ tërbol, ne? Posibil ch’a l’abbia ‘ncora nen capi ?

ALFREDO - Capì còsa?

(Sempre molto divertita, quasi con le lacrime agli occhi)

VIRGINIA - Giusto, second a mi a l’è pròpi nen dësmenciasse, ne d’la fòtò ne d’la macchina fòtògrafica.

ALFREDO - Com’a sarija?

(Finalmente Alfredo capisce a cosa allude Virginia)

ALFREDO - Oh pòrca vaca, véurrai pa di che…

(Alfredo mette le mani in tutte le tasche per cercare la macchina fòtògrafica)

ALFREDO - Col delinquent. A l’ha ciulame la macchina fòtògrafica.

(Alfredo corre alla finestra, la apre, la scavalca e …)

ALFREDO - Giusto!!!! Fërmte, bastard.

VIRGINIA - Ma cos’a fa. Chiel la a lo ciapa pi nen. Ch’a më scota, ch’a von-a a fesse ‘n bel bagn péui ch’a von-a a déurmi.

;(CD – Traccia 3- Via col vento)

(Virginia fa un attimo di pausa, nel frattempo parte la musica di Vial col vento)

VIRGINIA - Doman a sarà torna di.

ALFREDO - Ma si, Virginia, chi s’na frega, da doman vita néuva.

;(CD – Traccia 6- Il Corvo)


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(Alfredo rientra e chiude la finestra)

ALFREDO - E poi, non può piovere per sempre, no?

VIRGINIA - Pareij va bin.

ALFREDO - Alora mi von a fè ël bagn, ne. Buta ‘n po’ ëd musica bela, va.

VIRGINIA - Va bin.

(Alfredo esce dal centro. Virginia va dallo stereo e mette esattamente la stessa musica dell’inizio e inizia a ballare)

(Appena la musica parte previene un urla da dietro le quinte)

ALFREDO - VIRGINIA!!!!!!!!!

(Si chiude il sipario)

;(CD – Traccia 1- Sigla)


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