Don Cicciu u preficu

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DON CICCIU U PREFICU

DON CICCIU U PREFICU

Commedia brillante in tre atti di

Pino Giambrone

Personaggi:

-Don CICCIU  LO CASCIO, u Preficu;

-Za CRUCI MELI, sua moglie;

-CONCETTA BARRA, tirabusciò;

-NINA, figlia di Concetta;

-Don FILIPPU CRESCIMANNU;

-MARIA LUISA MATINA, moglie di Filippu;

-PINU’ CRESCIMANNU, figlio di Filippu;

-JACHINU

-Don MASIDDU MASI

-GINA PIRO’, moglie di Masiddu;

-MARIANNINA, figlia di Masiddu;

-LUIGI CALASCIURI.

                        Tutti i diritti riservati - Iscrizione alla S.I.A.E. - Direzione Generale ROMA-Sezione D.O.R. Per la rappresentazione, versione in dialetto, in lingua italiana, straniera e varia utilizzazione di brani e riduzione cinematografica, rivolgersi alla S.I.A.E. - Direzione Generale ROMA, o all’Autore, via Roma n. 22- 93010 Campofranco (CL) - Tel. 3385995676.­

ATTO PRIMO

            La Scena. Una stanza grande. Sulla sinistra dello spettatore un tavolo, e in fondo una credenza. Sedie sparse per la stanza. Comune al centro, con porta che sta sempre aperta, accanto una finestra, che da in un vicolo, e attraverso la quale si vede la gente che passa. Porte a destra e a sinistra della scena attraverso le quali si accede in altre stanze. Sulla parete di fondo, spostata a destra trova posto un Presepe, addobbato con “sparacogna” allestito su un tavolo avvolto da una coperta. Sui muri, quadri! Su una parete è appesa un Attestato di Prefico, con delle medaglie, rilasciato dal Principe Lucchesi Palli ad un antenato di don Cicciu. L’azione si svolge in un piccolo paesino nell’entroterra siciliano. Dicembre agli inizi degli anni cinquanta.

SCENA I

Don Cicciu e la za Cruci

Cicciu                                     (Dell’età di 55 anni, veste un vestito di velluto. Baffi e basetti che si uniscono all’altezza degli zigomi. Personaggio estroso. Ha lavorato per un periodo di tempo presso la miniera di zolfo Cozzo Disi, nelle vicinanze del paese. Adesso disoccupato. Riesce a rastrellare qualche soldo o beni in natura, attraverso stratagemmi, che sono parti integranti delle caratteristiche del personaggio. Fa’ la “professione” di PREFICO, o lamentatore in occasione di mortalità, piange e fa da coreografia nei funerali. E’ anche un bravo poeta. Compone delle poesie a rima baciata che le recita in occasione di matrimoni, battesimi, compleanni etc.... E’ seduto vicino al tavolo con la moglie Cruci, vicino ad un grosso braciere. Lui sta componendo una poesia, la moglie lavora ricamando un lenzuolo di lino poggiato sulla sedia da una parte e dall’altra  attaccato ad un telaio)

                        -Cruci, dimmi ‘na parola ca fa rima cu “prisenti”!

Cruci               -(Donnone all’antica. Veste in nero. Sciallo sulle spalle) Prisenti?

Cicciu             -Si!

Cruci               -E cuomu è la frasi?

Cicciu             -“E gridu cu gioja a ‘sti sposi prisenti”!

Cruci               -Nun è la pujsia pi lu matrimoniu di Maria e Cicciu   “Tanginu"?

Cicciu             -Si, iddi sunnu!

Cruci                           -(riflette un po e ripetendo l’ultima frase) E gridu cu gioja  a ‘sti sposi prisenti.. a ‘sti sposi prisenti…eccu, si  “Viva Maria e Cicciu Cassenti “! Cassenti nun è lu cugnomi di Cicciu Tanginu!

Cicciu             -Bona è! (scrive e poi legge) Ascunta!

Jorna cuntati cu punta di jta,

Sciuri d’aranciu arrivaru p’a zita.

La notti e lu jornu senza mai riposu,

passaru cuntenti anchi pi lu sposu.

Spiranza, auri e bona vintura,

aviti avutu sina a chist’ura!

E gridu cu gioia a ‘sti sposi prisenti,

viva Maria e Cicciu Cassenti.

Ti piaci?

Cruci                           -Bona è! Ci misi ja lu puddu! (si alza) Ascunta, Cì’, vidica si fici ura di jri a lu furnu, ni la z'Annicchia, pi fari li virciddati. Vaju dda banna, pigliu lu nicissariu pi farli e vaju a lu furnu!

Cicciu             -Mi raccumannu, ni lu mucatu mittici tanticchia di cannedda! (mentre lui parla, Cruci esce dalla scena e va nella stanza di sinistra. Cicciu continua a parlare) Mi raccumannu! La pasta falla a lu solitu: un chilu di farina, du’ unzi e mezza di zuccaru e du’ unzi e mezza di uogliu d’oliva!

Cruci               -(rientrando con in mano un sacchetto di farina, un setaccio coperto da un tovagliolo) ....e ‘na mangiata di criscenti. Ogni annu mi fai sempri la solita priedica! Lu sacciu cuomu si fannu li virciddati! (si copre interamente con uno sciallo nero, ed esce dalla comune)

SCENA II

Detto, Concetta Barra e Ninnì

Cicciu                         -Ava diri idda sempri l’ultima parola! Fimmina ‘mpirnusa! Cruci, Cruci, tu si la cruci di la vita mia! Scriviemmu ‘n bella copia ‘sta poesia! (piglia un foglio di carta e una matita ed incomincia a scrivere. Dalla comune entra Concetta Barra. Donnone di origine Napoletana. Parla in dialetto napoletano. Veste in maniera sgargiante, mostrando la sua indole di donna di facili costumi. Fu una ballerina, per questo le hanno affibiato il sopranome di "Tirabusciò". Porta con se la figlia Nina, ventenne. Veste con gonna e giacca alla marinaretto. Ha dei lunghi calzettoni di colore bianco. Ha in mano una borsetta che tiene sempre in mano all’altezza del seno)

Concetta         -Oj’, è permesso? Pozzo trasere?

Cicciu             -Trasiti puru, anchi si vi dicissi di no, ormai siete dentro!

Concetta         -Don Ciccio Lo Cascio?

Cicciu             -A servirla!

Concetta         -Don Ciccio Lo Cascio, Lo Cascio? (quando parla fa il gesto con le mani unendo i pollici e gli indici tra di loro, descrivendo una semicirconferenza)

Cicciu             -Propriamente! Don Ciccio Lo Cascio! (ripete buffamente il gesto) E ja cu ‘ccu haju lu piaciri di parlari?

Concetta         -Don Ciccio? Ciccio? Ciccio Lo Cascio?

Cicciu             -(guardandosi attorno) Quà tutto di un pezzo! (si tocca) Si c’è ‘n giru qualchi antru piezzu è sempri di Cicciu Lo Cascio! Signora aspetto che si presenti!

Concetta         -(lo afferra sollevandolo da terra e facendo un giro su se stessa) Cicciariello a mamma toja! Oj’, nun m’arriconosci?

Cicciu             -(fermandola) Buonu, buonu ca m’ammaraggiu!

Concetta         -(posandolo a terra) Oj’ cicciariè, nun te riuordi? Songo Concetta, Concetta Barra! Oj’, nun ta riuordi?

Cicciu             -Concetta?

Concetta         -Barra! Concetta Barra! A Tirabusciò! (fa mulinello con il basso ventre) Oj’, Cicciariè, ta riuordi?

Cicciu             -Mai sentita!

Concetta         -Oj’ Cicciariè! L’hai scordata? Torre Annunziata 1932, Caserma militare Ruotolo! T’ha riuordi?

Cicciu             -(ancora sorpresa, facendo segno di diniego) No!

Concetta         -Oj’, Cicciariè! Quanno faciste o militare a Torre Annunziata, 1932! T’ ha riuordi?

Cicciu             -U militari mi lu ricuordu! Lu fici a Torre Annunziata ni lu 1932, ma...

Concetta         -Oj’, Cicciariè! Nun ta riuordi chillo o fatto! Chilla sera... (incomincia a declamare il seguito come se stesse recitando. Parla con l’accento Napoletano) Era una notte buia e tempestosa. Pioveva a dirotto. L'acqua scendeva furiosa, come cascata. Era una notte buia e tempestosa, eravamo soli in un lercio albergo di periferia! Era una notte buia e tempestosa. L’acqua cadeva dalle nuvole, come se si fossero aperte le cateratte dal cielo! Era una notte buia e tempestosa. Lampi e tuoni si alternavano, echeggiando nell’assoluto silenzio. Era una notte buia e tempestosa, un tuono echeggiò nella stanza, e fu in quell’istante che tu mi hai presa.... ed è nato il frutto (indica la figlia che nel frattempo ha assistito con sguardo estasiato il discorso della mamma, manifestando alle volte paura e altre volte sicurezza)..... il frutto di quella notte buia e tempestosa.

Cicciu             -Bedda Matri, di ‘stu timpurali nun mi ricuordu nenti!

Concetta         -Oj’, Cicciariè! (fa mulinello con il basso ventre) Cafè Chantal di Torre Annunziata.Tu, chilla sera hai bevuto o vino, e te sei ubriacato. Poi nun parlammo e tuoni! Tu te metti scuornu, te metti paura! Chilla sera nun aggio dato retta a mamma mia. Essa mi ricette: Concè, a mamma stai attenta all’ommini. Jssi so fetenti. Nun ti fà toccà! Nun ti fa toccà, se no a mamma toja chiagne! Si l’ommo te tocca, mamma toja chiagne. E j’ chilla sera, aggio tuccato pure j’. T’aggio tuccato, tuccato! E ricette: Se ha da chiagnere mamma mia, ha da chiagnere pure mamma toja. E così, facette! Poi tu tornasti in Sicilia, e j’ rimanette sola cu Ninnì! Sposai ‘nu carabiniere Palermitano! Lo segui a Palermo! E tutto ‘sto tiempo t’aggio cercato! (alla figlia) Ninnì, a mamma toja, fatti sentì da papate!

Ninnì               -Mamà che debbo dì. Debbo parlà?

Concetta         -Si, Ninnì, parla!

Cicciu                         -(sconcertata da questa cruda rivelazione, non sa come reagire, non riesce a parlare, poi emette con difficoltà una frase) Ma signora siete sicura? Nun cridu ca sbagliati persona

Concetta         -Oj’ Cicciariè, tiengo ancora ‘nu ricordo. Mo te lo faccio vedè! (apre la borsetta e piglia una catenina con una medaglia) Te la riuordi? Essa è la cullana toja, che ti strappai o pietto chilla sera. Oj’, ci sono ancora le tue iniziali: C.L., Ciccio Lo Cascio! J’ sono sicura.Tu si cambiato. Si diventato cchiù curtu! Ma il cuore non s’inganna! Oj’, ti ho truvato attraverso ‘sta cartolina! (tira fuori una cartolina dalla borsa, poi alla figlia) Dai Ninnì, fatti sentì!

Ninnì               -Mamà, gli racconto la favola? (si sistema un po il seno facendo capire che è finto)

Concetta         -‘A femmena senza pietto e ‘nu stipo senza piatti! Dai, Ninnì parla! Dì chillo che vuoi! Fatti sentì da papate!

Ninnì               -(piglia la borsa che tiene in mano, la apre e se la mette in testa ed incomincia a raccontare la favola)C’era una volta un Rè, Befè Viscotta Minè, ed aveva una figlia Viscotta Maniglia, e cercava da molto tempo un marito, Viscotta Coldito. Ma il Rè, Befè Viscotta Minè, voleva per la figlia Viscotta Maniglia, non un qualunque marito Viscotta Coldito, ma un marito Viscotta Coldito, Principe delle Cinque terre, (piglia la borsa della mamma e la mette in testa a Cicciu. Dalla borsa esce la catenina che va a finire a terra. Subito dopo entra Cruci, e porta con se tutto l’occorrente per la preparazione dei biscotti. Cicciu si ricompone togliendosi dalle testa la borsa)

SCENA III

Detti e Cruci

Cicciu             -(ricomponedosi) Oh, Cruci, trasi! Ti presento la signora . . (la interroga)

Concetta         -Concetta Barra!

Cicciu                         -Si, ecco, la signora Concetta Barra con la figlia, Viscotta Maniglia, cioè con la figlia Ninnì! Son venute a trovarmi e mi hanno portato saluti di un vecchio commilitone di quannu fici ‘u militari a Torre Annunziata. Signora Concetta, ma muglieri Cruci, Cruci Meli!

Cruci               -Piacere! (saluta) Cruci Meli

Concetta         -Piacere, Concetta Barra e mia figlia Ninnì (si toglie dalla testa la borsa e saluta Cruci con un inchino) Ora chiedo scusa per il disturbo. Dobbiamo andare. Andiamo Ninnì (saluta e stringe energicamente la mano di Cicciu sino a fargli male. Escono)

Cruci               -Mih! Chi fimminuna! E chi ci facivala figlia cu la borsa ‘ntesta?

Cicciu             -Nenti, mi stava cuntannu un cuntu! (s’accorge che per terra c’è la catenina caduta a Concetta, la raccoglie e se la mette in tasca, senza farsi scoprire dalla moglie)

Cruci               -E pi cuntariti un cuntu si mitti unu la borsa ‘ntesta?

Cicciu             -Ognunu avi un modu di fari! Tu, pi esempiu, pirchì quannu hai lu chiuritu ni li jta di li piedi ti raspi ‘ncapu la scarpa? Pirchì nun ti la lievi?

Cruci               -E dimmi ‘na cosa, quannu tu hai chiuritu ni lu funnamientu (indica il deretano) chi ti cali li canzi?

Cicciu             -Sperta si! Pigliasti di to patri ca tiniva ‘n cuntirrimotu tutti chiddi chi stavanu in via Roma cu li soliti scherzi!

Cruci               -Genti allegra, Diu l’ajuta!

Cicciu             -E cuomu finì cu li virciddati?

Cruci               -Nun potti essiri, c’era fudda! Voli diri ca li ‘mpastu dintra e pua li puortu a lu furnu! (entra irrompendo in scena Jachinu)

SCENA IV

Detti e Jachinu

Jachinu            -(restando fermo al centro della scena, guardando sempre a terra, con le braccia larghe come se dovesse fare un duello! E’ un bambinone. Muove spesso la testa a destra e a sinistra, come se dovesse schivare una freccia) Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà!

Cicciu             -Chi vua Jachinu?

Jachinu            -Mi mannà a za Carmela!

Cicciu             -E chi voli?

Jachinu            -Nun lu sapi vossia? Lu sannu tutti!

Cicciu             -Si lu sapissi chi ci fussi bisuognu ca ti l’addumanassi! Vidi si avissitu jttatu lu bannu cu un tammuru, sunannu e gridannu: Sintiti, sintiti, sintiti, a za Carmela…. (fa segno di suonare col tamburo) A za Carmela voli chissu, chissu e chissu (fa di nuovo segno di suonare col tamburo) Allura ja l’avissi caputu chi voli a za Carmela?

Jachinu            -Aspittassi ca ci lu vaju addumannu! Vaju! (resta fermo)

Cruci               -Jachì, ancora ccà si?

Jachinu            -Vaju, vaju! (resta ancora fermo)

Cicciu             -(gridando) IACHI’?! (Jachinu esce) Ni ‘sta casa iddi suli mancavanu!

Cruci               -Chi?

Cicciu             -Li babbi!

Cruci               -No!

Cicciu             -Pirchì, no?

Cruci               -N’assuprecchianu!

Cicciu                         -E ja c’aviva cridutu ca tu eratu sperta! (ride) Ti fregau! (Bussano alla porta è la famiglia Crescimanno)

                                                                                             

SCENA V

Detti, don Filippu Crescimannu, la moglie Maria Luisa Matina il figlio Pinù e Jachinu.

            (Don Pilippu, basetti lunghi e un folto baffo fino a coprire interamente la bocca. Maria Luisa, un tupè alto venti centimetri. Il suo movimento è lentissimo, sia quanto cammina che quando parla. Pinù ha capelli con la riga in mezzo. Parla sempre e viene fermato dal padre. Entrano in scena tutti e tre assieme e si fermano al centro. Pinù continua a camminare)

Filippu            -Frena Pinù! (Pinù si ferma)

Cicciu                         -Preo accomodatevi, casa mia è anche vostra, preo! (Si posizionano tutti e tre al centro della scena. Entra Jachinu e piglia sempre la stessa posizione)

Jachinu            -Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! Ci jvu, ci jvu, ci jvu ni’ ‘la za Carmela!

Cicciu             -E chi ti dissi?

Jachinu            -Cu?

Cicciu             -A za Carmela!

Jachinu            -A za Carmela? Vossia chi m’aviva a diri?

Cicciu             -Jachì, Jachì, ti dissi antura lu bannu, lu bannu. Lu tammuru e jetti lu bannu. Vatinni ca haju ospiti! (lo accompagna, Jachinu esce, poi rivolta agli ospiti) Scusatilu nun è curpa di iddu! (si tocca la testa come per dire che è malato) Allura in che cosa vi posso servire?

Filippu            -Carissimo don Ciccio, prima mi vuogliu presentare...

M. Luisa         -E ja lu sapiva, ora accumincianu li presentazioni, ci presento mia moglie, ci presento ma figlio, e ja lu sapiva…!

Filippu            -Allura, ja sugnu don Filippu Crescimanno, chista è mia moglie Maria Luisa e ma figliu....

Cicciu             -Lu cala!

Filippu            -Chi dissi?

Cicciu             -Piacere della riconoscenza!

Filippu            -Perciò, e chistu è ma figliu Pinù! Pinù saluta i signori!

Pinù                -Subito, papà! (piglia un po la rincorsa, ma subito viene fermato dal padre)

Filippu            -Frena Pinu! (Pinù si ferma)

Pinù                            -Piacere della riconoscenza. Ma patri mi lu dissi: Pinù andiamo a visitare due persone squisite. Due persone, vi pozzu chiamari zio... (interroga Ciccio per chiedere il nome)

Cicciu             -Cicciu!

Pinù                -Zio Ciccio? E vossia...(a Cruci)

Cruci               -Cruci!

Pinù                -Zia Cruci! Vi pozzu chiamari?

Cruci               -A certu figliu!

Pinù                -Ma patri mi dissi...

Filippu            -Frena Pinù! (Pinù si zittisce) Maria Luisa saluta i signori

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ora cu stringi la manu a destra cu la stringi a sinistra! E ja lu sapiva. E ora ci dicu molto lieta! E ja lu sapiva! Piacere della conoscenza! Ma! E ja lu sapiva! (saluta e torna al suo posto)

Cicciu             -Piacere della riconoscenza. Chista cridu ca lu capistivu, è ma muglieri Cruci (Cruci saluta) Prego accomodatevi. (va a pigliare delle sedie e li fa sistemare sul lato destro della scena. Sulla sinistra, si siedono Cruci e Cicciu) Allura don Filippu, parlassi!

Filippu            -Perciò caru don Cicciu, sacciu ca vossia è granni di cori. Sugnu sicuru ca nun mi po diri di no! E’ veru?

Cicciu             -Veru è! Ma si nun mi dici di che cosa la posso servire, cuomu è ca ci à diri di si! Parlassi!

Filippu            -Perciò zi Cicciu, m’avissi a pristari ‘sta casa! (meraviglia di Cicciu e Cruci)

Cicciu             -Chi?

Pinù                -Papà, mi pariva ca schirzava! Lu dissi e lu fici! (alla mamma) Mamà chi sugnu cosa di jttari ja, ah!

Filippu            -Frena Pinù! Zittuti, si fa chiddu chi dicu ja! Perciò, caru zi Cicciu vuogliu ca vossia e so muglieri mi pristati ‘sta casa!

Cicciu             -Chi mi pigliastivu in parola? Quannu vi dissi questa è casa vostra!

Filippu            -Sarò più chiaro. Ma figliu s’ava fari zitu e vinnimu ccà.....

Cruci               -Mi scusassi, don Filippu, mi pari ca vossia sbaglià casa e purticatu, nantri nun n’aviemmu figli a maritari! Lu Signuri nun ni vonzi dari lu piaciri d’avirni! Perciò nun vidu cuomu l’amma aiutari!

Filippu            -Cara signura....( interrogandola )

Cruci               -Cruci!

Filippu            -Signura Cruci, ancora nun haju completatu lu discursu, mi facissi parlari. Ci spiegu subitu la questioni. Ci stava diciennu, ma figliu s’ava fari zitu cu la figlia di lu spiziali, Masiddu Masi, ca avi la putia ni lu paisi di Sutera! Ora siccuomu la nostra posizione, ringraziannu lu Signuri, è invidiabili di tuttu lu paisi pi ‘sti quattu sordi c’aviemmu. Sordi ca haju guadagnatu cu sudura faciennu lu commercianti di pezzi, lu pannista...

Pinù                -Ma papà, ja ‘sta farsa nun la vuogliu fari! Mamà chi sugnu di jttari ja, ah?

Filippu            -Frena Pinù! Zittuti e fammi parlari! Allura pi evitari ca la figlia di lu spiziali si pigliassi a ma figliu pi la doti e no pirchì ci piaci lu carusu, vuogliu fari cridiri a lu patri e la matri e a la figlia, ca la nostra famiglia è nullatenenti. Ma pi fari chissù,

avissi bisuognu di ‘na casa pi riciviri e farici cridiri ca siemmu genti scarsa, senza soldi! Allura pinzammu a vossia!

Cicciu              -Grazie di questa sua scelta. Siamo onorati, ja e ma muglieri!

Filippu            -Perciò, caru zi Cicciu, cara zi Cruci m’avissivu a pristari ‘sta casa, certamenti cu tutti li mobili e suppellettili vari. Ci necessita, puri qualchi vistitu! A la fini pagherò, profumatamente il disturbo che le arrecheremo. (Cicciu e Cruci si guardano scioccati da questa strana richiesta)

Pinù                -Papà, mamà, vi lu dicu e vi lu ripietu, a mia ‘sta farsa nun mi piaci! Si chissa, la figlia di lu spiziali, s’ava pigliari a mia, m’ava accittari cu tutti li difetta ca haju! Non devo apparire diverso di come sono! Mamà chi sugnu di jttari ja, ah?

M. Luisa         -E ja lu sapiva! E ora tocca a mia parlari! E a mia m’abbutta! E allura parlu ja! E jalu sapiva. Caru figliu, nun si di ittari! E ja lu sapiva!

Pinù                -Mamà a mia ‘sta recita nun mi piaci! Ascuntati ccà! (si alza) Papà, mamà, zia Cruci, zio Cicciu! (piglia due sedie) Chi ssu’ chissi? (interroga Cicciu e Cruci) Chi ssu'?

                        ( Cicciu e Cruci non rispondono)

Cicciu             -(si alza e si siede su una delle due sedie) A mia mi parinu seggi! A tia?

Pinù                            -Su’ seggi! E cuomu su’ ‘sti seggi? (li mette in mostra come se dovesse venderle) Nun sunnu uguali? Benissimo. Si ja ora pigliu ‘na seggia e la mittu ccà! (la mette sul tavolo), ‘ncapu ‘stu tavulinu, mi dicissi don Cicciu, li seggi nun sunnu sempri uguali?

                        Benissimo! Ora mi dicissi, don Cicciu, quali è la seggia cchiù anta, la seggia che ha acquistato posizione? Mi dicissi don Cicciu! Qual’è!

Cicciu             -Ma pirchì li fa sempri a mia li dumanni. Ogni tantu addumanna a ma muglieri!

Pinù                -Vossia mi pari cchiù vissutu! Allura mi dicissi, qual’è cchiù anta?

Cicciu             -Chidda! (indica la sedia che è sul tavolo)

Pinù                -Benisimo! Ora mi dicissi...

Cicciu             -A idda! (indica la moglie)

Pinù                            -(non curante) Perciò don Cicciu li seggi sunnu uguali, ma una è cchiù anta. Ha acquistato posizione, pirchì? Pirchì è cchiù anta? Pirchì, (suggerisce a Cicciu) Pirchì ha avuto la fortuna di incontrare a mia e di essere stata presa e posata ‘ncapu lu tavulinu. Ha acquistato posizione, grazie a mia! Ma sempri la stessa seggia, è! E’ sempri la seggia di prima uguali a chista! (tocca l’altra sedia) Perciò caru papà e cara mamma, fari ‘sta farsa a chi servi?

Filippu            -Frena Pinù! Lu sacciu ja a chi servi. S’ava fari cuomu dicu ja, va beni?

Pinù                            -Mamà chi sugnu di jttari ja, ah! Chi sugnu di jttari? Zio Cicciu, zia Cruci, chi sugnu di jttari, ah?

Cicciu              -Ma chi dici figliu! Chissu no! E’ veru Cruci?

Cruci               -Ragiuni avi lo zio Cicciu, nun si di jttari, ma di ‘nchiuiriti…..

Filippo             -Basta! Si fa cuomu dicu ja! Perciò zi Cicciu, mi la pristati ‘sta casa?

Cruci               -E pi quannu avissi essiri ‘stu prestitu?

Filippu                        -Dumani, o al massimu bassanna duman! Nantri la simana passata ci jammu a fari visita! E ora iddi la ricambieranno! (si sente da lontano un suono di tamburo che a mano a mano va aumentando! E’ Jachinu che entra in scena con un grosso tamburo)

SCENA VI

Detti e Jachinu

Jachinu            -Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà..... Sintiti, sintiti, sintiti! (suono di tamburo) Allura ivu ni la za Carmela e ci addumannavu chi vuliva vossia! (tamburo) Ma idda mi dissi: (suono di tamburo) Sintiti, sintiti, sintiti! Nun è iddu ca voli a mia ma sugnu ja ca vuogliu a iddu. (suono di tamburo) E idda mi dissi: va’ ni lu zi Cicciu e ci dici ca sta muriennu, anzi ora murì la za Rusina, Adà, adà ci jssi. Li figli hannu bisuognu di lu Preficu, cioè di vossia p’accuminciari a chiangiri! (piange) Lu vidi don Ci’, mi staju mittiennu a chiangiri puru ja. Si sbrigassi e si priparassi a iri ni la za Rusina, adà, adà ci jssi! (tamburo) Sintiti, sintiti, sintiti! Murì a za Rusina! (esce suonando il tamburo)

Cicciu             -(ai presenti) Scusatimi il lavoro mi chiama, continuati a parlari! (esce dalla sinistra.)

Filippu            -Mi scusassi signura, nun capivu chi mistieri fa so maritu!

Cruci               -Lu Preficu. Quannu mori ‘na persona, a iddu lu chiamanu pi chiangiri. Si mitti allatu lu muortu e chiangi, e cu lu chiantu duna cumpuortu a li parienti!

Filippu            -E cuornu dissi ca si chiama?

Cruci               -Preficu! U lamintaturi ni li funerali! E’ un mistieri ca si tramantanu da patri a figliu. So catanannu fu Preficu presso la corte di lu Principi Lucchesi Palli! Avi tantu di diploma rilasciatu di lu Principi in persona (si alza e stacca dalla parete l'attestato) taliassi ccà

M. Luisa         -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva, ca jva a finiri a funerali! Chissa è scalogna, scalogna bona! E ja lu sapiva!Lucchesi..palli..e ja lu sapiva!

Filippu            -Allura signura, noi togliamo il disturbo. Allura ristamrnu ‘ntisi?

Pinù                -Quali ‘ntisi, papà ci dissi ca nun sugnu d’accordo! Mamà ci lu dicissi a lu papà, chi sugnu di jttari ja, ah, chi sugnu di jttari?

Filippu            -Frena Pinù! Cangia canzuna se no ti la fazzu cangiari ja a modu mia!

Pinù                -Ja riestu fermu con le mie decisioni e nun cangiu mancu si vinissi la morti, vistuta di niuru e... (a questo punto, spunta dalla sinistra Cicciu con marsina, pantaloni, guanti e cilindro di colore nero. Una camicia bianca ed una cravatta a farfalla, anch’essa di colore nero. Porta con se una corona di fiori. Pinù resta stranito da questa tetra visione. Fanno tutti scongiuri)

Cicciu             -Eccomi qua! Scusatimi ma devo correre! (esce)

Filippu            -Allura signura noi andiamo! Scusate il disturbo! (salutano)

M. Luisa         -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva ca finiva accussì! Ma ja mi stancu a fari ‘sti cosi! E ja lu sapiva! (escono)

Cruci               -(sistemando li seggi) Lu munnu è bellu pirchì è variu! Ora ca ristavu sula, ‘mpastu ‘sta pasta e fazzu ‘sti virciddati, accussì li vaju a ‘nfurnu! (s’avvicina alla finestra) C’è ‘na scuria! C’è un tiempu priparatu! (mentre è vicino alla finestra, spunta e bussa alla stessa, facendo sobbalzare Cruci, Luigi Calasciuri) Mi facistivu scantari! Trasiti, cumpari! E anchi pi ‘sta vota finieru li virciddati!

SCENA VII

Detta, Luigi Calasciuri, Cicciu e Jachinu

Luigi                           -(Personaggio che ha la caratteristica di impuntarsi la lingua quando parla. Per superare questo grave difetto, canta) Baciammu li mani, cara cummari Cruci! Unni è vostru maritu?

Cruci               -Nisciutu pi travagliu!

Luigi               -Biancu o niuru?

Cruci               -Niuru!

Luigi               -Madonna di lu Rusariu! E cu murì?

Cruci               -A za Rusina Adà!

Luigi               -A za Rusina Adà? A za Rusina Adà?

Cruci               -Si, a za Rusina Adà! Chi c’è di stranu?

Luigi               -Madonna di lu Rusariu, ja la vitti antura!

Cruci                           -E pirchì, ca la vidistivu antura, nun putiva muriri di morti subitania? Oppuru unu prima di moriri ava avvisari?

Luigi               -Ma ja ci passavu davanti casa, ora ora, e nun ni sintiva vuci!

Cruci               -Voli diri c’aspittavanu a ma maritu p’accuminciari!

Luigi               -Ma! Cummà haju ‘na gula sicca!

Cruci                           -‘U capivu! (piglia dalla credenza una bottiglia di vino ed un bicchiere. Lo riempie e lo offre a Luigi) Tiniti, viviti!

Luigi                           -(bevendo e degustando il vino) Cummà, chi c’è cchiù miegliu di un bicchieri di vinu?

Cruci               -Du’!

Luigi               -Chi?

Cruci               -Du’ bicchera di vinu!

Luigi                           -A mia lu vinu mi piaci, quannu esageru, vaju subitu in catalessi! Pua nun parlammu di li trona! Madonna di lu Carminu, cuomu mi scantu!

Cruci                           -Dati a cura ca ‘sta sira su prisenti tutti du’. Unu, lievu ja l’occasioni, (toglie la bottiglia di mano) l’antru, (indicando la finestra) nun ci puozzu fari nenti! (entra Cicciu dalla comune col vestito tutto sgualcito e sporco, la corona di fiori infilata in testa! (E' visibilmente alterato) Cicciu chi fu?

Luigi               -Madonna di lu Rusariu! Cumpari chi successi?

Cicciu              -A za Rusina Adà era viva e vegeta!

Cruci               -E allura?

Luigi               -Lu diciva ja ca vuci nun ni sintiva!

Cruci               -Zittitivi, vu’ ca vi vivistivu lu vinu!

Cicciu              -Jachinu sbaglià, li figli mi vulivanu, pirchì la za Rusina Adà faciva lucompleannu e vuliva ca ci declamava ‘na puisia! Inveci iddi la declamaru a mia la puisia, a cuorpi di vastunati! (mentre parla si toglie il vestito nero, marsina e pantaloni. Essi sono a doppia faccia. Da una parte di colore nero dall’altra di colore bianco. All’occorrenza indossa il colore che necessita. Sotto indossa i vestiti abituali. Si riveste, cambiando colore in bianco! Finito di vestirsi consegna il cilindro nero alla moglie) Tè! Va pigliami chiddu biancu! (irrompe in scena Jachinu)

Jachinu            -Don Cicciu Lo Cà, don Oicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! Ci jssi,ci jssi, ci jssi. L’aspettanu li figli di la za Rusina. Ci jssi subitu. Murì di morti subita! Ci jssi, ci jssi, ci jssi!

Luigi               -Jachì, ma sicuru si ca ti mannaru li figli di’ ‘la za Rusina Adà, Adà!

Jachinu            -Li figli di la za Rusina, no la za Rusina Adà, ma la za Rusina chidda chi sta’ ccà vicinu la chiazza!

Cicciu              -A za Rusina chidda ca avi la putia di cosi dunci?

Jachinu            -Si idda, idda, idda! Adà ci jssi!

Cicciu                         U capivu, c’era di troppo un “ ADA’ ”( Indossa di nuovo il vestito nero) Jachinu vidi cumparsi mi facisti fari! ‘A prossima vota cerca di essiri cchiù chiaru! A za Rusina chidda chi vinni cosi dunci e ja avuva caputu la za Rusina Adà (finito di vestirsi cerca una qualche cosa).

Luigi               -Sbrigativi cumpari! Chi circati?

Cicciu              -Un pò di pazienza. Ciercu la cipudda. Cruci, Cruci unni è la cipudda?

Luigi               -E pi fari chi?

Cicciu              -Pi chiangiri! La rumpu cu li jta e mi la mittu sutta l’uocchi. Cruci la Cipudda!

FINE ATTO PRIMO

ATTO SECONDO

La stessa scena del primo atto

SCENA I

Cruci, Filippu, Maria Luisa e Pinù

            (Scena vuota, penetra luce dalla comune e dalla finestra. Entra Cruci dalla sinistra con un lume in mano. S’illumina la scena!)

Cruci                           -A chi nun c’è nuddu, ora mi sbrazzu e fazzu ‘sti quattru virciddati. (Piglia la “maidda” e la dispone sul tavolo. Si sente rumore vicino alla porta, è la famiglia Crescimanno. Sono sull’uscio, vestiti alla buona. Maria Luisa tiene in mano una valigia) Nun c’è vuluntà di Diu di fari li virciddati. Prego, accomodatevi! (Toglie dal tavolo la “maidda” Pinù come al solito continua a camminare)

Filippu            -Frena Pinù! N’ava scusari, signura, purtroppo nun appimu tiempu d’avvisarla. Li spiziali hanno anticipato la visita! Mi dissiru caanna viniri in sirata, e accussì vinnimu di cursa ccà!

Cruci               -Prego, pigliàti possesso di la casa! Faciti li vostri comodi! Ora vi fazzuvisitari l’antri cammari di dda banna!

M. Luisa         -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva, ora c’è di girari li stanzi: ca cc’è la cucina, ca cc’è la camera da letto. E a mia ‘sti cosi m’abbuttanu! E ja lu sapiva! Ora a mia m’abbutta rapiri ‘sta valigia! Ma l’ha rapiri pi forza! E ja lu sapiva! (apre la valigia e tira fuori alcune foto incorniciate e le dispone sulla credenza. Poi accende dei lumini e li sistema davanti alle foto) Nun putiva lassari suli, ma patri, ma matri e li ma catananni. (Nel sistemare le foto rompe un piatto che è sulla credenza)

Cruci               -(va a pigliare un taccuino e segna) Accuminciammu buoni: numero uno, piattu ruttu.

M. Luisa                     -(dalla valigia esce ancora una bottiglia di rosolio e dei bicchieri) E’ rosoliu fattu cu li ma stessi manu! Pi l’ospiti. (consegna tutto a Cruci) Pi l’ospiti! (rimarca bene) E ja lu sapiva ca m’aviva a stancari!

Cruci               -Prego accomodatevi! (fa segnale di entrare nell’antra stanza)

Filippu            -Prego signora faccia strada! Pinù nun vieni tu?

Pinù                -Papà, ti dissi ca ‘sta farsa nun mi piaci. Riestu ccà. (Gli altri escono dalla sinistra. Pinù resta solo in scena, subito dopo entra dalla comune, tutta sconvolta, Ninnì).

SCENA II

Detto e Ninnì

Ninnì               -(stanca dopo una lunga corsa) Nuddu cc’è?

Pinù                -Nuddu? Nun ci sugnu ja!

Ninnì               -E lei cu è?

Pinù                -No, lei cu è?

Ninnì               -Ja sugnu, ja sugnu... sugnu la figlia di don Cicciu Lo Cascio!

Pinù                -E ja puru sugnu lu figliu di don Cicciu Lo Cascio!

Ninnì               -Nun po essiri!

Pinù                -Cuomu nun po essiri? Si sugnu sulu ni ‘sta casa, voli diri ca nun sugnu un estraneo!

Ninnì               -E unni è ma patri?

Pinù                -Nostru patri!

Ninnì               -Nostru patri!

Pinù                -Nisciutu! C’è dda nostra matri!

Ninnì               -(trasalendo) Ma matri? Unni è?

Pinù                -Dda banna!

Ninnì               -Ah! (capisce che Pinù si riferisce alla moglie di Cicciu) Cuomu ti chiami?

Pinù                -Pinù, e tu?

Ninnì               -Nina, Nina Barra!

Pinù                -Cuomu Nina Barra, nun si figlia di... (si sente la voce di Concetta, da dietro le quinte,

che cerca disperatamente la figlia)

Ninnì               -Chissa è ma matri ca mi sta circannu!

Pinù                -Ma si to matri è...

Ninnì                          -Pua ti spiegu, fammi un piaciri, fammi ammucciari, nun vuogliu ca ‘sta signura mi trova! Pua ti spiegu!

Pinù                -E unni? Dda banna ci su... ddà, nun po essiri. Guarda la stanza) Ccà ammucciati ccà sutta! (la fa nascondere sotto il tavolo su cui è allestito il Presepe. Per tutta la durata della scena non si discosta da sotto il  tavolo)

SCENA III

Detti, Concetta, Filippo, Maria Luisa, Cruci e Cicciu

Concetta         -(entrando come una furia) Addò sta, figlìammè? Addò sta? (entrano Cruci, Filippo e Maria Luisa) Mi vulete arrubbà a figliammè? Addò sta? (entra Cicciu vestito di bianco. Concetta rivolge la domanda) Addò sta a figlia nostra? Addò sta? Tu vò fa u mariuolo? Ah? Dimmi addò sta a figlia nostra?

Cruci               -Ma chi è ca dici? Chi ci niscì lu senziu? Quali figlia?

Cicciu             -Veru lu senziu ci nisci!

Concetta         -(a Cruci) Fatte ‘e fatte tuje a truove chi t’ ‘e fa fa! Che mi fa venì a sputazzelle ‘mmocca! Cu ‘stu parlà fà scennere ‘o latte ‘int’ ‘e cugliune! (a Cicciu) E tu che m’hai fatto chiagnere ‘na vita,  pe te cercà. Ora tu mi vò arrubbà a piccirilla nostra! T’à riuordi? Era una notte buia e tempestosa, eravamo soli in una stanza... era una notte buia e tempestosa! Te taccio vedè ‘o munno sott’ ‘e ‘ncoppa, e te taccio sputà tuosseco! (rivolto ai presenti) Chillo è ‘na mezza cazetta! Jsso è ‘nu pisciasotto e scarfasegge! Isso è n’ommo ‘mmerda! Addò sta figliamme, addò sta a figlia toja! Ah? Addò sta? E zumpe ‘e perete e mammete! I' tacciro! (a questa punto inizia la “sceneggiata” Napoletana. Concetta al centro della scena, seduta, da inizio ad una serie di frasi incomprensibili, ma accompagnate da espressioni facciali che lasciano capire, in parte, il contenuto delle frasi) T’hanno accirere, Oj’... riavulo…. a piccerella!

I' ricette capa 'nu ciarviello!

T’aggia vedè.. chiagne....pe cupierchio!

Oj’ nun ‘ncianpà... a visita d’ ‘o miedico!

I’me chiammo cucchie-cucchie....pè mmane d’’e fessi!

San Jennaro....isso va truvanne... e schiatta!

San Jennaro, jettate ‘nnanze e lo fa cadè!

Oj’, Oj’ Oj’….Tha dà veni ‘nu canchero! (si alza ed icomincia a ripetere una filastrocca per augurargli una disgrazia. Sotto fondo un suono di tamburello)

Chi vo male ‘a casa mia,

L’add à purtà ‘a pazzaria!

Chi vò male a casa mia,

Ladd à venì ‘a ‘nzularchia! (diabete)

Chi vo male a ‘sta schiattona,

‘Nu canchero int’ ‘a panza è cosa bona!

Chi vo male a ‘sta schiattona (esce dalla scena ripetendo la fìlastrocca)

                                                                      

SCENA IV

Detti e Jachinu

Cruci                           -(riprendendosi dallo spavento. Al marito) OMO VILI! Omo vili! Ti n’ ha ghiri di ‘sta casa! Omo vili e tradituri!

Cicciu                         -Madonna di lu Carminu! Ma chi dici, a muglieri. U vidisti ca chidda mancu sapiva ‘nzocchi diciva! (chiede aiuto ai presenti) U sintistivu puru uantri!

Cruci               -Ah! Disgraziatu! Oj’, Oj’ Oj’, cuomu diciva lato ‘nnammurata! Era una notte buia e tempestosa....Chi significa ‘stu fattu? Eravamo soli in albergo. Chi vuliva diri? Ah? Rispunni! Omo vili! Nostra figlia! Quali figlia? Qual’è ‘sta vostra figlia! Mi spartu, mi vuogliu spartiri! Tinitimi se no l’ammazzu! Tinitimi (rivolta alla famiglia Crescimanno) Oj’! Vi dissi di tenirimi, se no l’ammazzu! (Filippu esegue) Chiffà mi sta tiniennu? Mi sta tiniennu? Facitivi li fattazzi vuostri, e jtivinni!

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva ca jva a finiri a zuffa! E ja lu sapiva! Ja nun ci vuliva viniri, pirchì a mia ‘sti cosi m’abbuttanu! E ja lu sapiva!

Cruci               -Signura Maria Luisa e so maritu lu cala, si lu sapiva pirchì mi vinni a rumpiri li sacchetti! E ja lu sapiva! Ma chi sapiva... chi sapiva! Sciò, jtivinni!

Cicciu             -CRUCI!

Cruci               -Cruci e nuci! Mutu! Oj’, Oj’, Oj’!

Filippu            -Ma signora da un momentu all’antru anna viniri li spiziali pi la visita!

Cruci               -Ma quali spiziali e duttura! Oi nun si ricivi nessuno! Ricuglitivi li pupi e li pupara e jtivinni! (va verso la credenza, spegne le candele, piglia le foto e le restituisce ai presenti)

Pinù                -Lu dissi ca ‘sta farsa nun s’aviva a fari! Amuninni! Chiediamo scusa a lor signori! Pagheremo profumatamente il disturbo!

Cruci               -Frena Pinù! “Pagheremo profumatamente il disturbo” Zio Cicciu, zia Cruci, chi sugnu di jttari? Di jttari? No, ma di chiuriti a lu manicomiu! Ca nun c’è profumo ma puzza, puzza di vastunati! (a questo punto spunta dalla finestra Jachinu, bussando, poi entra)

Jachinu            -Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! Fori c’è genti ca m’addumannaru unni era la vanedda Lumi a lu nnummaru unu! Ja ci dissi: unni stà don Cicciu Lo Cascio? E iddi m’arrispunnieru, no unni stà don Filippu Crescimannu! Ja ci diciva ca ni la vanedda Lumi a lu nummaru unu ci sta’ sulu don Cicciu Lo Cascio! E iddi insistivanu. Ja ci lu dissi, ci lu dissi, ci lu dissi! Ora su dduocu ca stannu viniennu ccà! Ora vidiemmu cu avi ragiuni! Ja ci lu dissi, ci lu dissi, ci lu dissi!

SCENA V

Detti, Masi, Gina e Mariannina

(Entrano in scena la famiglia Masi: Don Masiddu Masi, la moglie Gina Pirò e la figlia Mariannina. Sono tre personaggi buffi e abbastanza grassi, come se fossero stati gonfiati! Camminano con i piedi piatti che sembrano dei pinguini! Sono sempre accompagnati da una musichetta! Masiddu grande cappello in testa e un bastone! Un vistoso fiore occhiello! Fuma un grosso sigaro! Lo accende e lo spegne di continuo. Gina Pirò, capelli con riga in mezzo, schiacciati con dietro un tupè, coperti da una retina. Ha un neo sul lato destro, all'altezza dello zigomo. Mariannina lentiggini sparsi per il viso. Due lunghe trecce, tese all’altezza delle orecchie. Essa trova posizione sempre in mezzo ai due genitori, quando sorride mette il dito sotto il naso. Le manca un dente)

Masiddu         -(rivolto a Cruci e a Cicciu) Buongiorno, chiedo scusa, abita qui don Filippu Crescimannu? (quando sta per finire la frase, prima dell’ultima parola emette tre soffi colnaso)

Filippu            -(andandogli incontro) Carissimo don Masiddu, quale onore riceverla in casa nostra! Prego accomodatevi!

Jachinu            -Miiiihhh! Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! Chi si vinnì la casa?

Cicciu             -Jachì, ascunta a mia, vatinni. Anzi va ni la za Rosa e ti fa dari tanticchia d’addimuru e ci dici ca ti duna la trumma! U capisti?

Jachinu            -La trumma? Chidda chi fa PEEEE! PEEE!

Cicciu             -Si, chissa! Curri!

Iachnu             -Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! A mia mi piaci ssa carusa. Mi fa sancu! (s’avvicina a Mariannina) Signurì, cuomu si chiama? Ja mi chiamu Jachinu! (a Cicciu) Don Ci’, veru mi piaci!

Cicciu             -Jachì, vatinni nun è cosa pi tia!

Jachinu            -E pirchì nun sugnu masculu! Mi piaci assà, assà! Signurì cuomu si chiama?

Mariannina      -Mariannina!

Jachinu            -(sorridendo) Ih cuomu la ma troja si chiama!

Cicciu             -Jachì, ti dissi vatinni!

Jachinu            -(uscendo) Ja ci lu dissi, ci lu dissi, ci lu dissi!

Masiddu         -Chiedo scusa, mancu m’aviva addunatu della vostra prisenza!

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva, ora accumincianu li soliti convenevoli. Prego accododatevi! Don Cicciu, donna... (ha paura di pronunciare il nome)... date delle sedie ai signori! Chisti su li nostri servi!

Cruci               -(mozzicando la frase) Nun t’allargari assà! (poi piglia una sedia) Signura Maria Luisa unni ci la calu, la seggia?

Cicciu             -(avvicinandosi alla moglie e a bassa voce) Cerca di recitare la tua parte. Esegui senza pipitare! Cruci, si’ la cruci di la vita mia!

Cruci               -(nervosa come sempre) Ja sacciu qual’è la ma parti. Tu, nun lu sai qual’è la tua! Tradituri! Cchiù tardi nifaciemmu li cunti! ( pigliando una sedia in mano ) E alluntanati di ccà se no ti rumpu la seggia ‘ntesta!

Cicciu                         -(toglie dalle mani la sedia a Cruci, e la dà agli ospiti) Preo accomodatevi! (dopo avere sistemato le sedie, siallontana dalla scena e va a cambiarsi d’abito! Pinù per tutta la durata della scena non fa altro che avvicinarsi al Presepe)

Gina                -Marianninaaa! (quando pronuncia il nome di Mariannina emette un lungo suono che fa da strascico alla parola) Dai saluta i tuoi futuriparenti!

Mariannina      -Subito, mamà! (s’avvicina a Maria Luisa) Uh cuomu sugnu cuntenta! (sorride mettendo il dito sotto il naso) Bongiorno futura mamma sono molto lieta di rivederla, anzi lietissima di rivederla ( la bacia, poi bacia Filippu) Bongiomo futuro papà sono molto lieta di rivederla, anzi lietissima! (poi cerca Pinù che si trova vicino al Presepe)

Filippu            -Pinù, Pinù! Veni ccà ca c’è Mariannina ca t’ava salutari! (Pinù si sposta e come al solito viene fermato dal padre) Frena Pinù. Dai Pinù, saluta Mariannina!

Pinù                -(dandole la mano) Mariannì, chi si eleganti! (ENTRA CICCIU)

Mariannina      -Grazie, questo vestito l’ha comprato con l’aiuto di mammà! (poi si sposta e va verso Cruci per salutarla) Bongiorno sono...

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva! C’aviva finiri accussì! No! Mariannina idda nun c’entra nun fa parti di la famiglia! Idda è la Cammarera! E ja lu sapiva c’aviva....

Cruci               -(avvicinandosi ed interrompendo la frase pronunciata da Maria Luisa) Lu sapivatu, lu sapivatu, ti lu dissi antura! Nun t’allargari assà! Si t’allarghi ancora ti dugnu ‘na taccariddata ‘ntesta e ti fazzu cuntari li stiddi! E pua mi vieni a diri si lu sapivatu o no!

Cicciu             -(intervenendo e calmando la discussione) Madonna di lu Carminu! Ti vua dari ‘na calmata! Chi figura sta faciennu davanti all’ospiti! Signura Maria Luisa, la scusassi! E’ ancora oltraggiata pi ddù fattu d’antura! E pua chi ci dicu a vossia, vossia sapi tutti cosi!

Cruci               -Cicciu, oh Cicciu! Vidica sbummicu! Ah! Sbummicu! (dà un colpo in testa al marito)

M.Luisa          -(gentilissima) Donna Cruci, pi piaciri, si nun vi disturba, chi ffà ci jti a pigliari un pò di rosoliu ca l’offriemmu a li farmacisti? (emette un sospiro di sollievo) Ah cuomu m’abbuttanu a mia ‘sti cosi! E ja lu sapiva! (Cruci in un primo momento vorrebbe rispondere sgarbatamente, poi il viso si illumina ed esce di corsa a pigliare il vassoio con il rosolio. Poi Maria Luisa rivolta ai presenti) La dovete scusare, Oi è tanticchia nirvusa!

Gina                -Signura Maria Luissaaaa, è da capirla! Nun sempri li così vannu pi lu viersu giustu!

Cicciu             -Eh, si! Aviti ragiuni, nun sempri! (si tocca la testa)

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva c’avivamu a ristari all’impiedi! Prego accomodatevi! (Si siedono. Sulla destra Maniannina, Gina e Masi. Sulla sinistra Filippu, Maria Luisa. Poi chiama a Pinù che si trova come sempre vicino al Presepe) Pinù, veni ccà, assittati

allatu a Mariannina! Pua sempri dduocu si jttatu! Ti piaci assà su Presepi! Ah! E ja lu sapiva! Parlari assà a mia m’abbutta!

Pinù                            -Si, mamà viegnu! ‘Stu Presepi è bello, anzi bellissimo! (siede vicino a Mariannina. Entra Cruci col vassoio e il rosolio e lo va a posare sul tavolo e riempie i bicchieri. Si sente uno starnuto di Ninnì, che è ancora nascosta sotto il tavolo. Tutti in contemporanea rispondono “SALUTE”. Nessuno capisce la provenienza dello starnuto. Si guardano in faccia! Poi Pinù simula alcuni starnuti)

M.Luisa          -E ja lu sapiva. E ja lu sapiva ca t’avivatu allifriddari. E ja lu sapiva! Donna Cruci, prego offriti lu rosoliu.

Cruci               -(gentile ed obbidiente come mai) Subito signura Maria Luisa, cu piaciri! (offre i bicchieri di rosoliu, prima alla famiglia Masi e poi alla famiglia Crescimanno)

Masiddu         -(a Cicciu e Cruci) Prego bevete pure voi alla salute di li futuri ziti, viviti! (Cicciu allunga il braccio per pigliare un bicchiere, ma viene fermatodalla moglie)

Cicciu             -Pirchì?

Cruci               -Pirchissu!

Filippu            -Dai viviti puru uantri! (tutti invitano i coniugi Lo Cascio a bere. Cicciu per la seconda volta sta per pigliare il bicchiere e viene ancora fermato dalla moglie)

Cicciu             -E pirchì?

Cruci               -Pirchì ci misi lu sali ‘nglisi!

Cicciu             -Madonna di lu Carminu! Lu sali ‘nglisi? E chi purgasti a tutti? A tutti purgasti? Ora ci sarà da ridere! (posa il bicchiere che aveva già preso)

Cruci               -Ci sarà di ridiri pi l’antri e no pi tia!

Cicciu             -(rivolto a Filippu) Avi ragiuni ma muglieri, lu rosoliu mi fa mali. (Le due famiglie, sorseggiendo il liquore, continuano a bere. Cruci e Cicciu, vicino al tavolo, assistono aspettando l’evento)

Filippu            -Dai donna Cruci faciti n’antru giru, e brindammu a la saluti di li futuri ziti! (Pinù ne beve diversi) Frena Pinù, frena ca pua ti ‘mbriachi! (Mariannina con Masiddu danno i primi segni di malessere ed incominciano a contorcersi! Poi Mariannina s’avvicina all’orecchio della mamma e sussurra una qualche cosa)

Gina                -(sgranando gli occhi) Stringi e resisti! (poi fa altrettando Masiddu) Stringi e resisti! (Filippu anche lui all'orecchio della moglie, sussurra una frase)

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva c’aviva finiri accussì! (anche lei ha un sussulto. Si alza) Scusati dobbiamo andare, ci siamo ricordati che abbiamo un appuntamento a casa! (S’accorge di avere sbagliato, in seguito ad un rimprovero visivo del marito) E ja lu sapiva! (si siede)

Filippu            -(riparando l’errore della moglie) Maria Luisa, l’impegnu chi hai a casa di to matri, è pi stasira!

M.Luisa          -Veru è! E ja lu sapi....No! Nun lu sapiva!

Masiddu         -(alzandosi) Scusati ma dobbiamo correre a casa! Mi pari ca lassavu la porta di la farmacia aperta, e nun vulissi....

Gina                -(alzandosi) Veru è! Amunì, Marianninaaaa! Amuninni! (escono di corsa)

M.Luisa          -E ja lu sapiva c’aviva a finiri accussì!

Filippu            -(a Cruci e Cicciu) Scusatimi, anchi nantri aviemmu un impegnu!

M.Luisa          -Si, veru è! Pinù chi ffà ni jammu?

Pinù                -(che s’è avvicinato al Presepe) Si, mamà! Che bellu ‘stu Presepi! Chi ci faciti la nuvena?

Cicciu             -Si, ogni jornu! Ascunta si vua ristari ora ci diciemmu ‘u rusariu!

Pinù                -No! Nun puozzu! (si tocca lo stomaco ed escono anche loro di corsa)      

SCENA V

Detti, Concetta, Ninnì e Jachinu

Cicciu                         -Chi ti sparanu, quantu ci ni mittisti purga ni lu rosoliu? Ma ci ann’arrivari in tiempu chissi dintra? (ride)

Cruci               -Ridi, babbu, ridi! Ora ca siemmu suli ni faciemmu li cunti! Parla, chi è ‘stu discursu di la figlia, ah, parla! Era una notte buia e tempestosa, eravamo soli in una stanza.... era una notte....Chi notti? Ah?

Cicciu             -(cercando di calmarla) Ascunta, a muglieri, nun è veru nenti! Idda dici, ca quanu ja era militari a Torre Annunziata ni lu 1932, appi cu idda....

Cruci               -Chi?

Cicciu             -Appi.... ni misimu a biviri dda sira e ni ‘mbriacammu....Idda dici! E dda notti abbiamo concepito una figlia! Ma nun è veru, nun è veru nenti! Ja nun canusciu ne a idda ne la figlia. Ti lu juru! Sopidda pi ccù mi scangià. Ti lu fazzu diri puru di ma cumpari Luigi Calasciuri...

Cruci               -Veni ccà! Juralu davanti a lu Bamminieddu, ccà davanti a lu Presepi! Juralu!

Cicciu             -Ti lu juru, davanti a lu Bamminieddu e a la Madonna di lu Carminu, ca sugnu un ferventi devoto! Nun mi ricuordu nenti!

Cruci               -Nun ti ricuordi nenti? Allura è veru?

Cicciu             -Ti lu juru! (giura con le dita) Madonna di lu Carrninu! Cruci Veni ccà, assittati, ora diciemmu la nuvena e pua ti lu fazzu jurari arrieri! Assittati (si siedono, Cicciu va a pigliare il braciere e se lo mettono tra i loro piedi e in prossimità del Presepe)

Cicciu             -Accuminci tu, o accuminciu ja?

Cruci               -Accumincia tu ca pua finisciu ja!

Cicciu             -(piglia le due coroncine e una la consegna a Cruci) Te’! Allura accuminciu ja! (la moglie annuisce, facendo il segno della Croce) Ni lu nomi di lu Patriss, di lu Figliuss..

Cruci                           -Sbatti ‘nterra e rumpiti ‘u muss! (fa il segno della Croce)

Cicciu             -Et lu Spiriti santuss..

Cruci               -Tuornu e riebbicu, sbatti lu muss...

Cicciu             -Quannu Diu ti voli aiutari....

Cruci               -Cu un cuorpu la testa t’aja sciaccari..

Cicciu             -( suggerendo )Sapi la casa unni viniri! Primu misteru Gaudiusu..

Cruci               -Dulurusu!

Cicciu             -(riferendosi al Presepe e alla nascita di Cristo) Gaudiusu!

Cruci               -(facendo segnale di legnate) Dulurusu!

Cicciu             -Aih..E cuomu dici tu! Primu misteru dulurusu… Gesù all’ortu si disponi

Cruci               -Pi dda fari orazioni!

Cicciu             -E pinsannu a lu piccatu! (Cruci non risponde, poi sollecitato da Cicciu)

Cruci               -Si davveru disgraziatu!

Cicciu             -Tidissi ca nun è veru nenti! E pinsannu a lu piccatu!

Cruci               -(con i denti stretti) Sancu veruha già sudatu! Chiddu ca t’a fari sudari a tia! Omo vili!

Cicciu             -Oh gran Vergini Maria…

Cruci               -La to pena ancora è mia! Si! La pena è mia, la pena chi mi sta faciennu pigliari st’omu ‘ngratu!

Cicciu             -Ni lu nomi di lu Patriss e di lu Figliuss.

Cruci               -Sbatti ‘nterra e rumpiti ‘u muss!

Cicciu             -Sicut erat, sicut erat!

Cruci               -T’assicutu cu ‘sta lena, (fa segni di colpi) quant’è veru ‘sta Nuvena!

Cicciu             -Lu Signuri ti saluta,

Cruci               -Ogni passu ‘na caduta!

Cicciu             -Ni lu nomi di lu Patriss e di lu Figliuss.

Cruci               -Sbatti ‘nterra e rumpiti ‘u muss...

Cicciu             -Prega per noi mamma di Gesù…

Cruci               -Ti fazzu l’uocchi, unu niuru e l’antru blù!

Cicciu             -Gesù soffri pi nostru amuri…

Cruci               -Oh gran piezzu di tradituri!

Cicciu             -Oh gran Vergini Maria…

Cruci                           -(al massimo di sopportazione) A’ muriri accussì, e così sia! (incomincia a simulare una avvenuta morte. Reazione a soggetto. La coperta che copriva il tavolo su cui era allestito il Presepe va a toccare il braciere e  piglia fuoco. Esce da sotto il tavolo Ninnì! Cruci aumenta l’attacco di isterismo. Dalla comune entra Concetta tenendo in mano una pistola)

Concetta         -(accorgendosi della presenza della figlia) Fà cchiù ‘na femmena cu mezza parola ca ‘nu masculo cu ciente fatte! Vedi addo stà figliammè! Si dice ca accide cchiù la lingua ca ‘na schiuppettata! Ma chisso unn’è vero! Accido cu ‘sta pistola! Ommo ‘mmerda, t’accido! (Entra Jachinu con una tromba)

Jachinu            -Don Cìcciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! Jvu ni la zi Rosa e nun c’era, ma mi fici dari la trumma di lu zi Nofriu, eccula qua! (suona)

Concetta         -Sona a ‘mmarcia funebre c'accido a don Ciccio Lo Cascio (spara alcuni colpi di pistola. Iachino preso dalla paura suona la tromba in maniera stonata. Reazioni a soggetto)

FINE SECONDO ATTO

ATTO TERZO

            Stessa scena del primo e del secondo. I coniugi Lo Cascio sono separati in casa. Sulla sinistra c'è messo a punto un letto ad una piazza. Materasso poggiato su delle tavole, coperte sparse. Al centro della scena il tavolo rotondo, diviso in due mezze lune, alla distanza di circa trenta centimetri, rivestite da due coperte di colore diverso. In mezzo, segnata a terra una linea bianca di "demarcazione" del territorio. Scena vuota.

SCENA I

Cicciu, Cruci e Luigi

Cicciu                         -(Entra Cicciu dalla sinistra, recando in mano il vestito da lavoro a doppia faccia, e una valigia. Appende il vestito al muro e poggia la valigia in un angolo)

Chi mi finì bella! Sfrattato da lu ma liettu! Curnutu e vastuniatu!

(dalla comune entra Cruci recando in testa un grande setaccio, ricoperta da una tovaglia! Poggia il tutto sulla metà di tavolo di sinistra. Scoprendo il setaccio)

Cruci                          Finalmenti fici li virciddati! (ne degusta uno, mostrando soddisfazione e compiacimento) Chi vinniru gustusi, a la facci di cu dicu ja! E mi ni mangiu n’antru! (esegue, poi piglia la tovaglia e la sventola in modo da fare arrivare l’odore al marito. Cicciu assiste senza parlare, ogni tanto deglutisce un pò di saliva. Entra dalla comune Luigi)

Luigi               -Baciammu li mani a la cummari! Unni è ma cumpari Cicciu?     

Cruci               -Nun sacciu nenti! Persi li so tracci!

Luigi               -(accorgendosi della presenza di Cicciu) Ah, ccà siti? Nun v’ aviva vistu! Cummà, dintra era vostru maritu?

Cruci               -Pi mia è muortu! (esce dalla sinistra portandosi tutto)

Luigi               -Cumpà, ci su’ strubbi?

Cicciu             -Na sì, cumpà! U viditi, mi jttà fori di lu liettu, e ja mi lu cunzavu ni ‘sta stanza! Viditi ‘sta linia, (mostra la linea bianca che è segnata a terra) Viditi? Ja nun l’ha passari! ‘Stu tavulu, (mostra il tavolo) miezzu l’unu! Ja di ccà, e idda di ddà!

Luigi               -E pirchì?

Cicciu             -Cumpà, assa’ vuliti sapiri! (poi riflettendo) Cumpà, dicitimi ‘na cosa! Vi ricurdati quannu ficimu lu militari a Torre Annunziata, ni lu 1932 di lu Cafè Chantal?

Luigi               -Cuomu si fa a scurdari di lu Cafè Chantal! Era jttatu ddà, tutti li siri, a ‘stu Cafè!

Cicciu             -E dicitimi ‘na cosa, ja ci viniva a ‘stu cafè?

Luigi               -No, mai! ‘Na sira ja vi cunvingivu e vi ci purtavu!

Cicciu             -Ah, mi ci purtastivu, ‘na sira.... ‘na sira buia e tempestosa!

Luigi               -Chi diciti?

Cicciu             -E vi ricurdati chi successi ssà sira?

Luigi               -Cuomu si fa a nun ricurdari ssà sira! (come al solito si muove per la scena e viene seguito da Cicciu) Cumpà capitammu du’ ballerini, e chi ballerini! Pua ni spartiemmu! Vù vi nnì jstivu ni ‘na stanza e ja ni n’antra!

Cicciu             -Ma è possibili ca nun mi ricuordu nenti?

Luigi               -Certu ca nun vi ricurdati nenti! Dda sira, vu’ vi mittistivu a biviri e vi ‘mbriacastivu e cu la ballerina facistivu...cilecca!

Cicciu             -Ah! Ja cu la ballerina fici cilecca! E vu’?

Luigi               -(fiero e sorridendo) Ja?.... ja?.... (muove la testa come per dire si) Fici..Fici!

Cicciu             -E vi ricurdati cuomu si chiamava la ballerina, chidda ca vù facistivu (muove la testa) Facistivu?

Luigi               -No! Viditi! Chissu nun mi ricuordu! Mi ricuordu sulu c’aviva ‘na ‘ngiuria! Ci dicivanu... ci dicivanu.....

Cicciu                         -Tirabusciò!Si chiamava Cuncetta Barra (che ha avuto conferma di tutto quello che aveva sospettato, piglia dalla tasca la catenina che era caduta a Concetta) E chista ‘a canusciti?

Luigi                           -Bedda matri! La catinina chi persi, cu la midaglina, quannu eramu surdati. Mi ricuordu n’accattammu una lunu, e ci ficimu scriviri l’iniziali e l’annu di lu militari! E cu vi la detti?

Cicciu             -Concetta Barra!

Luigi               -Ddà famusa sira?

Cicciu             -No, la simana passata!

Luigi               -E unni la vidistivu?

Cicciu             -Ccà! Mi vinni a truvari, e mi dissi c’av’aspetta a la lucanna di la zi Prizzita! Curriti subitu! Jtici!

Luigi               -(contenta di questa buona notizia) Curru, curru subitu! (esce e subito dopo rientra Cruci in scena con una padella in mano)

Cruci               -Chi sciauru, chi ffà ‘stu sucu! Oj mangiu ziti ‘nsucati cu ‘stusucu! A la facci di cu dicu ja! (soffia sul sugo, Cicciu deglutisce)

Cicciu             -(guardando nel vuoto) E tutta curpa di cu? Di la famiglia
Crescimamu, ca vonzi pristata la casa! M’aviva santari la lingua, quannu ci dissi di si!

Cruci                           -(anche lei parlando nel vuoto) Sulu di la famiglia Crescimannu è la culpa? No di ddà fitusa Napulitana e di ddù schifusu di ma maritu ca si misi cu idda? Ma si s’arricampanu arrieri ccà, fazzu succediri lu finì munnu. Li fazzu jri fori cu un pizzucu ‘nculu cuomu la mamma tessi tessi! Nun s’anna fari vidiri nuddu di ‘sti gliommari! Chistu è l’iniziu! (si riferisce alla separazione)

Cicciu             -Assolutamenti, nuddu! Guai cu ricivi ‘sti pirsuni!

Cruci               -Chistu si ci pò sacrimintari! Nun mi chiamu Cruci Meli si nun fazzu succediri ‘na tragedia! A cuorpi di sagnaturi! Mi mittu cuomu la statua di’ ‘la libertà di Novaiorchi. E a cu vidu vidu! Mazzati all’urvina! ‘Sta casa è chiusa a tutti!

Cicciu             -Mi vinni di jri a’ ‘lu cessu!

Cruci               -Fori cc’é tantu spaziu! (esce dalla sinistra)

Cicciu             -Ma talia chi mi tocca fari! A’ jri fori pi fari certi bisuogni! (si avvia verso la comune, ma viene fermato dalla presenza di Ninnì)

SCENA III

Detto, Ninnì e Jachinu

Ninnì               -Buongiomo!

Cicciu                         -E chi ci fa tu ccà? Vatinni! (l’accompagna alla comune) Vatinni se no ma muglieri completa l’opira! Vatimi pi piaciri! Pi culpa tua e di to matri sugnu costrettu a dormiri ccà e.... jri fori.... pi.... vatinni ca si ni vidi ‘nsemmula ma muglieri, finisci mali!

Ninnì               - Unni è? Unni è?

Cicciu             -Unni è, cu? A cu cierchi?

Ninnì               -Unni è Pinù?

Cicciu             -Ueh, frena Ninnì! Chi vua tu di Pinù?

Ninnì               -Sugnu ‘nmmurata d’iddu! Sono stata sua!

Cicciu             -Sei stata sua, e ora nenti cchiù!

Ninnì               -Papà, nun l’ha caputu, nun sugnu cchiù signurina!

Cicciu             -Nun si cchiù signurina? E cu fu iddu? Pinù?

Ninnì               -Si, iddu! Ho ceduto alle sue richieste!! (si sente da dietro le quinte la voce di Jachinu)

Jachinu            -(d.d.) Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà!

Cicciu             -E ci vuliva puru iddu! (dalla sinistra si sente la voce della moglie) Tombola! E cunchiuj! l’opira ma muglieri! Ma chi ci chiantau ja lichiova a lu Signuri. E chi fazzu ora? Veni ccà! (la fanascondere sopra il letto sotto le coperte. Entra la moglie con in mano una padella)

Cruci               -(odorando il contenuto della padella) Uhmm! Purpetta! Purpetta fritti! Chi sciauru chi fà dda sampariglia, ora li mittu dintra ‘na pignata, e ci mittu tanticchia di sucu. (muove il tegame a mò di incensiera spingendo l’aroma verso Cicciu. Cruci esce dalla sinistra ed entra dalla comune Jachinu tenendo in mano una grossa fune, abbastanza lunga e tesa)

Jachinu            -Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! Ci jvu, ci jvu, ci jvu!

Cicciu             -Unni isti?

Jachinu            -Ni lu zi Niria, cuomu mi dissi vossia!

Cicciu             -E a fari chi?

Jachinu            -A pigliari lu pianoforti! Lu staju purtannu ccà, attaccatu a ‘sta corda!

Cicciu             -Ma chi ti niscì lu senziu? Puru tu ci vua ni ‘stu momentu!

Jachinu            -(ridendo) U pigliavu pi fissa? Pi fissa, pi fissa! U sapi chi c’è attaccatu a ‘sta corda?

Cicciu             -Pi favuri, Jachì, vatinni dintra!

Jachinu            -Lu sapi chi c’è? Adà, lu sapi chi c’è, adà lu sapi chi c’è? Adà mi l’addumannassi, adà!

Cicciu             -(per accontentarlo) Allura dimmi chi c’èattaccatu a ‘sta corda?

Jachinu            -Lu sceccu!

Cicciu             -Pi favuri  Jachinu amuninni ca haju un chi fari di jri a fari fori! Amuninni!

Jachinu            - Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, unni è dda signurina?

Cicciu             -Quali signurina?

Jachinu            -Mariannina! Unni è? Mi piaci assà, assà! Unni è?

Cicciu             -Jachinu, pi favuri, vatinni! Anzi, lu sai chi ti dicu? Amuninni, t’accumpagnu ja fori, ca haju un sirvizu di sbrigari, e nun puozzu cchiù resistiri! (s’avvicina al letto) Sta ferma ca ora viegnu! (esce con Jachinu. Poi subito dopo dietro la finestra) Chi ti sparanu, Jachì accussì la famuriri la gaddina, cu ‘sta corda grossa attaccata a lu cuoddu! (vanno via. Scena vuota per alcuni secondi. Entra Cruci con un piatto pieno di pasta in mano, posate e tovaglia da tavolo)

Cruci               -E unni si nnì j’? (apparecchia il mezzo tavolo e poggia il piatto con le posate) E cuomu fazzu a mangiarimilla. Si nun veni iddu, nun puozzu accuminciari (senterumore dalla comune, piglia subito le posate e sta per incominciare, ma dalla comune entra Mariannina)

SCENA IV

Dette, Mariannina, Cicciu e Pinù

Mariannina      -Cc’é permissu! Bongiorno za Cruci! Nuddu c’è dintra?

Cruci                           -(isterica) Ueh! Pezza di piddirina, vatinni di unni vinisti ca si veni ma maritu e ti trova ccà mi piglia pi puddicinedda! Ni ‘sta casa nun ci mittiri cchiù pedi! Vatinni!

Mariannina      -E unni è Pinù?

Cruci               -Ccà nun c’è ne Pinù ne Pinì! Vatinni!

Mariannina      -E cuomu fazzu ora! Cu ci lu dici a ma matri?

Cruci               -Ci lu dicu ja a to matri, e anchi a to patri, ca ti mannavu! Sciò!

Mariannina      -No! Nun dicu chissu!

Cruci               -Ascunta, sciatu! Ja haju li ma guai, e ci vuonnu puru chiddi tua!

Mariannina      -(piangendo) Ha approfittato della mia ingenuità! Mi fici assittari, pua mi tuccà e pua..... (piange) pua mi ha posseduta! E ora nun sugnu cchiù signurina!

Cruci               -(sconvolta) Oh bedda Matri! E di unni vinni ‘sta petra? Ma cu fù? Dumanna babba! E cu putiva essiri! (Mariannina aumenta il suo pianto. Si sente dalla comune la voce di Cicciu) Ma maritu, c’è! E cuomu fazzu ora? Ne ca mi puozzu fari suttamittiri? Attia carusa, veni ccà! (l’afferra per un braccio, la fa sedere su una sedia, e la copre con il lenzuolo che stava ricamando) Sta’ ferma e nun ti moviri! (Poi si siede vicino al tavolo apparecchiato ed  incominciare a mangiare il piatto di ziti)

Cicciu             -(entrando dalla comune) Ah! Allifriscavu! Alliggirivu un cantaru! Ci vuliva, ci vuliva cuomu lu pani! (guardando la moglie) Anzi ci vuliva cuomu la pasta! (si siede sul letto e s’accerta se Ninnì è ancora lì. Guarda la moglie che mescola i maccheroni. Cicciu assiste con lo sguardo affamato. Deglutisce in continuazione saliva)

Cruci               -(annusando nell’aria) Ma chista è puzza d’abbrusciatu! (annusa) Abbrusciatu è! Oh bedda Matri, li purpetta, li purpetta si stannu abbrusciannu! (esce di corsa dalla sinistra. Cicciu, si alza, piglia con la mano ‘na mangiata di maccheroni e se le mette in in tasca e poi in bocca. Entra Cruci con un tegame in mano. Cicciu continua a mangiare i maccheroni, rischiando di soffocare. Cruci capisce subito dell’avvenuto furto)

Cruci               -Disgraziatu, la pasta ti mangiasti! Ah si! Ora ti la fazzu mangiari tutta! (afferra il piatto e sta per scagliarlo contro Cicciu, ma viene fermata dalla presenza di Pinù)

Pinù                -Cc’é permesso? Oh zia Cruci, buon appetito. E anchi a vossia zio Cicciu! Stassi attentu nun si strafucassi!

Cruci               -Macari! Oh, Pinù, trasi, trasi ca ti stava aspittannu!

Cicciu             -Oh, Pinù, trasi, trasi ca ti stava aspittannu!

Pinù                -Quali onuri essiri tantu disidiratu, (spostandosi verso Cruci e poi chiamando Cicciu.) Vinissi ccà, zio Ciccio! (Ciccio rimane fermo, fulminato dallo sguardo della moglie) Adà zio Ciccio, s’avvicinassi ca v’a’ diri ‘na cosa ‘mpurtanti!

Cicciu             -Nun puozzu! Sulu ccà puozzu arrivari! Non ho il visto della dogana! (guarda la moglie)

Pinù                -Zia Cruci, zio Ciccio, sugnu ‘nnammuratu! ‘Nnammuratu pazzu!

Cruci               -Ma tu? Veru lu dici?

Cicciu             -Ma talia chi cosa, tu!

Cruci               -E cu è ‘ssa furtunata?

Cruci               -(all’unisono con Cicciu) Mariannina!

Cicciu                         -(all’unisono con Cruci) Ninnì! (Pinù guarda stranito i due che hanno risposto con nomi diversi)

Cruci               -Mariannina!

Cicciu             -Ninnì! (i due all’inizio ripetono i due nomi Mariannina e Ninnì diverse volte con un tono di voce crescendo, uno di fronte all’altro come se fossero due felini che stanno per azzuffarsi. Alla fine vedendo spuntare Ninnì da sotto le coperte e Mariannina da sotto le lenzuola, inverteno i nomi)

Cruci               -(sconcertata dalla presenza di Ninnì) NINNÌ ?!?

Cicciu             -(come sopra) MARIANNINA?

Cruci               -Unni è lu sagnaturi? Unni è? (esce dalla sinistra)

Cicciu             -Carusi, pi favuri jtivinni. Se no, ccà oj succedi ‘na tragedia!

Cruci               -(rientrando con un mattarello in mano) Unni è? Unni è, ddu disgraziatu! (fa mulinello col mattarello. Entra Masiddu e Gina. Cruci si blocca al vedere i due)

Gina                -Maranninaaa, Marianninaaa!

Masiddu         -Mariannina, ccà si? Ti avevo proibito di nun mittiri cchiù pedi ni ‘sta casa! Non sei degna nè di chiddi ca ci stannu, nè di chiddi ca ricurrinu a simili stratagemmi per ingannare il prossimo! E mi meravigliu di lei, che ha acconsentito, prestandogli la casa, ed incorrendo a simili bassezze! Vergognatevi!

Cicciu             -(che ha assorbito la botta senza parlare, poi alla fine, come se lo avessero colpito in pieno nell’onore) Ora ca si sfugà, facissi parlari a mia! Eh caru don Masiddu, facili è nasciri, ma lu difficili è arrinesciri. Vossia parla pirchì è saziu, e nun pò capiri mai cu è muortu di fami! Vossia chi sapi, chi capisci si n’omu tanti voti è custrittu, senza la sò volontà, a ricurriri, cuomu dici vossia, a simili bassezze! Pirchì? Pirchì lu bisuognu e la fami, cuomu tanti patruna, piglianu possessu di  la casa! Tinta dda casa unni lu pani nun ci trasi! Si dici ca lu bisuognu fà l’omu valurusu! Ma chi valintizza è quannu unu arriva dintra, unni c’è la muglieri e li figli ca t’aspettanu cu la ucca aperta, e tu nun putiri aviti un piezzu di pani ammuffutu, pi falli zittiri. A mia lu Signuri mi la vonzi dari la grazia di aviri un figliu. Ma durà picca ‘sta grazia, pirchì lu Signuri si lu vonzi pigliari arrieri! Pi curpa sempri di lu bisuognu, lu bisuognu di nun aviri un sordu pi putillu curari! Vossia è riccu, pirchì ci sugnu ja, lu poviru. U riccu è riccu, pirchì c’è lu poviru. Pirchì accussì sulu si pò fari ‘u paraguni! Si dici: è riccu pirchì avi assà sordi! Ma assà sordi rispiettu a cu? Assà sordi rispiettu a lu poviru! Ja sugnu cuomu ‘na cannila ca fazzu lustru all’antri, ma riestu sempri a lu scuru! Eccu pirchì caru don Masiddu, mi sono prestato a ‘sta recita! Chista è la virità! Tantu sacciu ca vossia nun mi cridi. Si dici: E’ cchiù criduta la menzogna di lu riccu ca la virità di lu poviru! (dopo questo monologo, Masiddu non sà cosa rispondere)

Masiddu         -(alla figlia) Amuninni Mariannina! (escono Masiddu, Gina e Mariannina)

Cicciu             -(alla moglie) Cuomu ci jvu?

Cruci               -Cu li corna rutti! (fa segnale col mattarello)

Cicciu             -Eh cara muglieri, offienni te stessa!

Cruci               -Finiscila cu ‘sta filosofia, ca ti dugnu un cuorpu di sagnaturi ‘ntesta e ti fazzu filosofari giustu!

Cicciu             -Accumincia, forza! Nun sugnu ccà? (s’allontana dalla linea di demarcazione) Eh, ma st’attenta a non oltrepassare il confine. Si, si’ di parola, la linea nun l’ha passari! Forza cafudda, si ci arrivi!

Cruci               -(non arrivando a colpire il marito, perché non é a portata di mattarello) Ah si? Ah si? Aspetta! (esce dalla sinistra)

Cicciu             -(ai presenti che hanno assistito alla lite senza intervenire) Scusatini, problemi di famiglia!

Cruci               -(entrando con un lungo mattarello della lunghezza di circa due metri)Ora ti fazzu vidiri ja si nun ci arrivu, e ti fazzu vidiri cu è a za Cruci Meli! (entrano Filippo Crescimanno e la moglie Maria Luisa)

SCENA V

Detti, Filippo e Maria Luisa

Cruci                           -(Al vedere i coniugi Crescimanno, si ferma di blocco, tenendo con la mano sinistra il lungo mattarello, e il braccio sinistro messo a fianco) Ti salvasti pi tanticchia!

Filippu            -Caru don Cicciu..... (accorgendosi della presenza del figlio) Pinù, tu ccà si?

Pinù                -Papà, mamà, vi devo dare una bella notizia. Oggi è un gran giorno fortunato per me, oggi finalmente...

Filippu            -Frena Pinù! (Pinù si zittisce) Caru don Cicciu, ja e ma muglieri vinnimu ccà per pagare il nostro debito, come da contratto verbale!

Pinù                -Papà, mamà, vi presento la mia fidanzata!

Filippu            -Frena Pinù! Cuomu è ‘sta storia?

Pinù                -Papà, ja sugnu ‘nnammuratu pazzu di Ninnì!

Filippo            -Frena Pinù! E cu è ‘sta Ninnì?

Ninnì               -Ninnì Barra figlia di Concetta Barra, a Napoletana!

Pinù                -Ih papà, mamà, vi piaci?

Filippu            -Frena Pinù! Quà non si muove foglia, se non lo dico io! Sacciu ja a cu t’ha pigliari, pi zita! Parlammu di cosi serij! (a Cicciu) Quanto vi devo pi lu disturbu?

Pinù                -Papà, ma io l’amo! E’ la donna ca haju sempri sognatu! E pua..... e pua.....l’ho conosciuta!

Filippu            -Io pure l’ho conosciuta, e con ciò?

Pinù                -No, papà, nun capì chiddu chi ci vuogliu diri, l’ho conosciuta...

Cicciu             -L’ha conosciuta, caru don Filippu, nel senso biblico della parola! ’Nsumma si nun l’ha caputu la carusa qui presente, nun è cchiù signurina!

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva ca jva a finiri accussì! E ja lu sapiva ca ‘stu trasi e nesci a mia nun mi cunvingiva! E ja lu sapiva! A mia ora ‘sti così m’abbuttanu! A priparari corredini, bavagli, bavaglini, panni, pannolini! E ja lu sapiva!

Cicciu             -Signura Maria Luisa, ma lei è ‘na 'nciclopedia. Tutti cosi sapi e sapiva! Allura don Filippu, chi ci rispunni a so figliu?

Filippu            -Ja nun puozzu cediri a ‘sti ricatti! Ricurriri a certi mischinità pi fari calari la testa! Ja dicu di no! Caru Pinù, lu sacciu ja cuomu, quannu e dunni t’à pigliari ‘na carusa!

Cruci               -Ueh! Ancora ava durari ‘sta storia! N’haju li sacchetti chini! Accurzammu ‘sta facenna, don Filippu, vidiemmu quantu veni ‘stu cuntu e vi salutu!

Cicciu             -Tu, zittuti e lassa parlari a mia!

Cruci               -Ja puozzu parlari ‘ncasa mia, e basta!

Cicciu             -Ah, si? Don Filippu, signora Maria Luisa, Pinù e Ninnì, mittitivi ccà! (fa segnale loro di spostarsi verso la sua mezzeria di stanza) Mittitivi ccà! (tutto il gruppo esegue) Ora chista è casa mia, come di patti, e puozzu fari chiddu ca vuogliu ja! (Cruci dimena il mattarello) Perciò don Filippu, chi rispunniti vù?

Filippu            -Vi lu dicu e vi lu ripietu, dicitimi quantu è lu disturbu, accussì mi cuogliu li stigli e mi nni vaju! E mi auguro di nun mittiri cchiù pedi ni ‘sta casa!

Cicciu             -Frena Filì! Mi pari ca ora caru don Filippu sta ‘ncuminciannu a parlari un pò pisanti! Sina a prova cuntraria vinni lei a rumpiri l’ova ni lu panieri! Vinni lei cu so figliu e so muglieri! E’ veru signora Maria Luisa, è veru ca lei lu sapiva? Rispunnissi!

M.Luisa          -E ja lu sap.....!

Cicciu             -Perciò, caru don Filippu..... (interrompe la discussione in quanto provengono delle voci dall’ingresso. E’ Masiddu, Gina e Mariannina)

SCENA VI

Detti, Masiddu, Gina, Mariannina e Jachinu

Masiddu         -(alla figlia Mariannina) Trasi, trasi! Unni è? Unni é? (entrano in scena tutti e tre come al solito, con le solite caratteristiche) Ah, ci siti puru vu’, don Filippu! E allura vistu ca ci siti puru vù, vidiemmu si si pò aggiustari ‘sta facenna!

Filippu            -Quali facenna?

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva ca jva a finiri accussì, ca ‘sta storia nun aviva fini! E ja lu sapiva!

Filippu            -Mi pari, caru don Masiddu, ca dissimu ca nun si po fari nenti tra ma figliu e vostra figlia. Quindi caru don Filippu, nun capisciu quali facenna s’av’aggiustari!

Masiddu         -(a Mariannina) Parla, Mariannina, parla!

Mariannina      -(piangendo) E chi ci à diri a iddu?

Masiddu         -Diccillu, diccillu, ‘nzocchi ti fici, questo mascalzone! (riferendosi a Pinù)

Filippu            -Vidissica ma figliu nun è mascalzone! E’ un galantomu! (Cicciu fa segnale alla moglie di portarsi dalla sua mezzeria la famiglia Masi)

Cruci               -Scusatimi si m’intricu ja, se no ’sta facenna nun finisci cchiù! Ja mi staju stancannu! Malidittu lu momentu quannu dissi sì a la richiesta di  lu prestitu! Caru don Filippu, si nun l’ha caputu, vostru figliu, ha conosciuto pure Mariannina! Mi pari ca so figliu sta canusciennu tuttu lu paisi! (a Pinù) Nantri nun ni canusciemmu. Quindi, caru don Filippu, so figliu fici dannu cu Mariannina! (sorpresa generale di tutti, ed in particolare di Pinù, che vuole reagire)

Pinù                -Ma chi sta diciennu...

Filippu            -Frena Pinù!

Mariannina      -No, no, nun fu iddu!

Cruci               -Nun fu Pinù?!?

Masiddu         -Nun fu ddu signurinu?....e cu fu parla! Se no quantu è veru Diu fazzu succediri ‘na tragedia! Parla, cu fu?

Mariannina      -Fu.. fu... fu... (da dietro le quinte si sente la voce di Jachinu)

Jachinu            -(d.d.) Don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà, don Cicciu Lo Cà! (il viso di Mariannina diventa raggiante, mostra ansietà nel vedere Jachinu. Tutti i presenti all’unisono rispondono: IDDU.)

Mariannina      -Sì,iddu fu, ci siamo nascosti dintra ‘na pagliarola e mi piglià, e sono stata sua! A mia mi piaci e lu vuogliu!

Jachinu            -(entrando in scena) Ci jvu, ci jvu, ci jvu!

Masiddu         -Livatimillu d’avanti se no l’ammazzu!

Cicciu             -Calmativi don Masiddu, calmativi! Veni ccà, Jachinu, a canusci a chista? (indicando Mariannina)

Jachinu            -Mihh si la canusciu! Si chiama Mariannina! Ciao Mariannina, cuomu si?

Cicciu             -E dimmi ‘na cosa chi ci istivu a fari ni la pagliarola?

Jachinu            -Ci fici vidiri lu sceccu di ma patri! Ma no.....lu sceccu, sceccu!

Cicciu             -E sulu chissu ci facisti vidiri?

Jachinu            -(ride) No!

Cicciu             -E chi! (Jachinu s’avvicina a Cicciu e sussurra una parola all’orecchio) Sii?!? Veruuu?!? E cu ti lu ‘mparà?

Jachinu            -Lu sceccu di ma patri! (ad un gesto di Cicciu) No, lu sceccu, sceccu!

Cicciu             -Eh, caru don Masiddu, iddu fu! Chi ci voli fari! Ci fu anchi lu cunsensu di vostra figlia!

Gina                -No, nun po essiri! Nun po essiri ca fici chissu!

Jachinu            -E cu ci lu dissi ca nun po essiri? Si voli ci lu fazzu a vidiri a vossia!

Cicciu             -Jachì, mutu! Eh caru don Masiddu! Di fronti a ‘stu fattu, lei nun pò diri di no! Jachinu, anzi so patri, ca pua è la stissa cosa pirchì è figliu unicu, è proprietariu di miezzu paisi e avi ni li banchi, sordi a palati! E ci ricuordu, caru don Masiddu ca li sordi fannu l’omu spertu! Quindi Jachinu nun è babbu, no! Ja e ma muglieri, ca sordi nun n’aviemmu, siemmu babbi!..... 

Cruci               -Nun capisciu ‘stu plurali maistati!

Cicciu                         -Zittuti, nun mi fari perdiri lu filu di  lu discursu. Perciò, caru don Masiddu, ci dassi la so binidizioni eci jssi a nesciri li carti pi farli maritari! Taliati cuomu si vuonnu beni, parinu du’ picciuna! (a Gina) Signura, anchi lei po rapiri ‘ssa ucca, e diri la sua, cummincissi a so maritu!

Gina                -Marianninaaa, tu lu vua a ‘stu carusu?

Mariannina      -Si, mamà, a mia mi piaci assà assà!

Gina                -(al marito) A sintisti, Masiddu chi dici to figlia? Accuntintammula!

Masiddu         -E sia fatta la vuluntà di Diu! Amuninni ca jammu a sbrugliari li carti!

(I quattro si  ricompongono a due a due ed escono. Cicciu seguendoli sino alla comune dopo che sono usciti)

Cicciu                         -Don Masiddu e si ricurdassi ca ni lu munnu trì su li cosi potenti: Lu Re, lu Papa e cu nun pussedi nenti! Allura don Filippu! U vitti cuomu s’aggiustà la barracca? Circammu ora d’aggiustari la vostra!

Filippu            -S’aggiustà pirchì Jachinu avi li sordi..... cioè vuogliu diri ca lu carusu e ‘nu buonu partitu!

Cicciu             -Nun la cummigliassi, don Filippu! Chi ci fa si la carusa nun avi sordi? Ma avi la virtù di la biddizza, la virtù di la sapienza, la virtù di li virtù, l’amuri versu so figliu! Don Filì, si ricorda chi mi dissi quannu misi pedi ni ‘sta casa? Ca si la figlia di lu spiziali s’aviva pigliari a so figliu, si l’aviva pigliari pirchì ci piaciva lu carusu, no pirchì era riccu! Si ricorda?

Filippu            -Chi c’entra! Chistu è n’antru discursu!

Cicciu             -No, caro don Filippu, lu discursu è lu stessu!

Cruci               -Sintiti, ja mi staju abbuttannu di tutti ‘sti discursa! Don Filippu si avi di ricogliri li stigli, si li ricuglissi e si nni jssi subitu! E ca divintà la ma casa, n’agenzia matrimoniali? Basta chiujemmula dduocu! (entrano dalla comune Concetta e Luigi in atteggiamenti confidenziali)

SCENA VII

Detti, Concetta e Luigi

Concetta         -Oj’, Cicciariè! Aggiu truvatu finalmente l’ommo cu’ ‘e mustacce! N’ommo vero! Oj’ Cicciariè, chilla sera l’ommo, jsso era! Jsso sarà ‘nu buon maretiello! No figlio ‘e ‘ntrocchia! Oj’, Luì, parla! Facimmo ambressa!

Luigi               -Cumpari Cicciu, cummari Cruci, truvavu la mia vecchia fiamma la fimmina di ddà famusa sira! Notte buia e tempestosa, ca mi detti la furtuna di aviri ‘na figlia! (indica Ninnì) Ninnì, vieni ccà Mi po chiamari papà! Di ‘stu momentu in poi tutti li ma proprietà, e li sordi sarannu tua! Nun si cchiù mula, di ‘stu momentu in poi avrai il mio nome!

Cicciu             -Voli diri, ca nun si chiamerà più Ninnì, ma Luigi!

Luigi               -Cumpà, schirzati sempri! Avrà il mio cognome: Calafiore?

Cicciu             -(alla moglie) Miscredente. Nun cridisti a li ma paroli! U vidisti c’aviva ragiuni e ca ja nun ci trasiva! Miscredente! E posalu ‘stu sagnaturi, ca pari la stata di la libertà di Novaiorchi!

Cruci               -Quannu la machina si mitti in movimentu, si nun cunchiuj l’opira, nun si ferma!

Cicciu             -Mi pari ca l’opira si è cunchiujuta! U sintisti a Luigi? (poi a Filippu) Caru don Filippu, e allura, cuomu la mittiemmu ora alla luce dei nuovi eventi e ventuno? Mi pari ca ora la carusa, tra le tante virtù chi avi, anchi la virtù.....(fa segnale di soldi con le dita) Signura Maria Luisa, parlassi vossia!

M.Luisa          -E ja lu sapiva! E ja lu sapiva, c’aviva tuccari a mia! E chi ci ha diri, caru don Cicciu, lu sapi ca ‘sti così a mia m’abbuttanu, mi stancanu! Ma! Si li carusi si vuonnu beni, pirchì ja ci ha diri di no!Ahh! E ja lu sapiva! Filì’, chi dici tu? Parla! Ca ja haju parlatu assà! E mi stancavu! E ja lu sapiva! A mia ‘sti cosi m’abbuttanu! E ja lu sapiva!

Filippu            -Pinù ti piaci la carusa?

Pinù                -Sì, papà!

Filippu            -E vistu ca vi vuliti beni, cedo! Cedo alle vostre richieste!

Cicciu             -Vistu casi vuonnu beni! (fa abbracciare Pinù e Ninnì)

Concetta         -Oj’, e che d’è‘sto fatto aumme aumme?

Cicciu             -Oj’ mi l’aviva scurdatu! Vi comunico che don Filippu, addumanna la manu di vostra figlia Ninnì!

Concetta         -Oj’, che bellezza! A figliammè se marita! Oj’ facimmo ambressa ca’ ‘u gallo canta a matina!

Luigi               -Concè, accussì, subito.... senza….

Concetta         -Oj’ Luì futtetenne! Facimmo ambressa! Se no piglio a pistola e.... (infila la mano nella borsetta, Cruci e Cicciu fanno segnale di paura) Oj’ nun è o vero! Nun è ‘na pistola o vera! I figlie so’ piezz’ ‘e core! Jammoncenne, guagliò! Jammancenne ‘nu prevete! Facimmo ambresse!

Cruci               -Oj’, Oj’, Oj’ facemmo ambresse!

Filippo            -Ah don Cicciu ho degli obblighi! (mette la mano nella tasca per pigliare il portafogli, ma viene bloccato da Cicciu)

Cicciu             -Lassassi perdiri don Filì! Abbiamo scherzato! Abbiamo allestito una commedia, n’aviemmu fattu quattru risati.....e di fronti d’allegria nun ci su sordi ca bastanu pi putiri pagari. Lassassi perdiri!

Concetta         -Oj’, facimmo ambresse! (spinge i coniugi Crescimanno ad uscire. Escono prima Filippo e Maria Luisa, poi Pinù e Ninnì e alla fine Luigi e Concetta) Oj’, Cicciariè! I’ me chiammo Vicienza, e a i fesse n’è dongo audienza! (escono)

Cicciu             -Cara muglieri, po pusari ‘stu sagnaturi! Cuomu vidi tuttu è stato chiarito! Faciemmu paci!

Cruci               -(posando il mattarello) E accussì finì? Cu ‘na mani davanti e l’antra narrieri! Nun ti facisti pagari? L’haju dittu sempri ca sì vrachi lienti! (pigliando il piatto di maccheroni) Talè chi bieddu piattu di maccaruna appizzammu! Eh, don Cicciu, nun t’azzardari, n’antra vota a pristari casa e suppellettili vari, se no lu vidi ddu sagnaturi, ni fazzu quattru cu la testa tua!

Cicciu             -L’esperienza mitti ‘nsignamientu! Dai, faciemmu paci! Uniamo ciò che abbiamo diviso! (i due pigliano le due metà del tavolo e li uniscono. Entra Luigi)

Luigi               -Cumpà, cummà mi pristati.... (i due all’unisono rispondono “NO”) Come non detto! Ah cumpà, tiniti! (esce dalla tasca la catenina con la medaglina) Tiniti cumpà ni la midaglina c’è la Madonna di lu Carminu, nun era mia la catenina ma vostra! (Cruci e Cicciu distaccano di nuovo le due metà del tavolo).

FINE DELLA COMMEDIA

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