Il teatro di Molire qui presentato nella traduzione di Luigi Lunari, che per la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) ne sta traducendo lopera omnia.
I testi sono qui pubblicati senza presentazioni o note: gli interessati possono comunque risalire almeno per i titoli pi noti ai singoli volumetti pubblicati nella BUR, e per vari titoli minori al volume antologico Molire Commedie, sempre a cura di Luigi Lunari, nella collana radiciBUR.
Le traduzioni sono condotte su testi originali in tutta fedelt filologica; ma di alcuni di essi esistono anche versioni e adattamenti sempre ad opera del sottoscritto Luigi Lunari, in occasione di particolari allestimenti, con interventi drammaturigici e aggiunte di canzoni (come ad esempio per Il Borghese Gentiluomo e per Le Furberie di Scapino). Queste rielaborazioni ove interessino si possono leggere chiedendone i testi a Luigi Lunari, tel. 039.883177 o via e-mail luigi.lunari@libero.it
M O L I E R E
DON GIOVANNI
ovvero
IL CONVITO DI PIETRA[1]
Traduzione di Luigi Lunari
Copyright Luigi Lunari Via Volturno 80 20047 Brugherio (MB)
Tel. +39.039.883177 e.mail luigi.lunari@libero.it
PERSONAGGI
DON GIOVANNI, figlio di Don Luigi
SGANARELLO, servitore di Don Giovanni
ELVIRA, sposa di Don Giovanni
GUSMAN, scudiero di Elvira
DON CARLO, DON ALONSO, fratelli di Elvira
DON LUIGI, padre di Don Giovanni
FRANCESCO, povero
CARLOTTA, MATURINA, contadine
PIERINO, contadino
LA STATUA del Commendatore
LA VIOLETTE, RAGOTIN, servitori di Don Giovanni
IL SIGNOR DOMENICA, mercante
LA RAME, spadaccino
SEGUITO di Don Giovanni
SEGUITO di Don Carlo e di Don Alonso, fratelli
UNO SPETTRO
La scena in Sicilia.
ATTO I
I SGANARELLO, GUSMAN
SGANARELLO (con una tabacchiera in mano) Dica quel che vuole
Aristotele e tutta la filosofia, non c niente come il tabacco; la
delizia della gente per bene, e chi vive senza tabacco non degno
di vivere. Non solamente esso rallegra e purifica il cervello delluomo,
ma ancora istruisce lanimo alla virt, e in grazia sua si
impara a comportarsi da veri e propri gentiluomini. Non vedete
anche voi, non appena si comincia ad annusare, con quanta generosit
lo si offre a tutti, porgendo la tabacchiera a destra e a manca,
dovunque ci si trovi? Non si aspetta neanche che ce lo chiedano,
e ci si precipita anzi a prevenire il desiderio altrui: ecco dunque
dimostrato che il tabacco ispira sentimenti onorati e virtuosi
a tutti coloro che ne fanno uso. Ma basta di questo. Riprendiamo
il nostro discorso. E cos dunque, caro Gusman, Donna Elvira, la
tua padrona, sorpresa dalla nostra partenza, scesa in campo sulle
nostre tracce, poich il suo cuore, che il mio padrone ha saputo
colpire con tanta efficacia, non ha potuto vivere, come tu dici, senza
venire a cercarlo fin qui.Vuoi che in confidenza ti dica il mio
pensiero? Ho una gran paura che la tua padrona sar mal ricompensata
del suo amore, che il suo viaggio in questa citt produrr
scarsi frutti, e che avreste fatto meglio a non muovervi di l.
GUSMAN Ma per quale ragione? Dimmi, ti prego, Sganarello, che
cosa ti ha ispirato una paura di cos cattivo augurio? Il tuo padrone
ti ha aperto il suo cuore a questo proposito, e ti ha detto di aver
avuto per noi una sorta di freddezza che gli ha imposto di partire?
SGANARELLO Assolutamente no; ma a giudicare cos a occhio e
croce, so pi o meno come vanno le cose; e senza che mabbia
detto ancora niente, potrei scommettere che la faccenda va proprio
cos. Pu anche darsi che mi sbagli; ma tutto sommato, in
questo genere di cose, lesperienza un po di luce me la fa.
GUSMAN Come? La partenza cos improvvisa di Don Giovanni
sarebbe dunque una sua infedelt? Ha potuto fare una simile
ingiuria alla casta passione di Donna Elvira?
SGANARELLO Ma no, che lui ancora giovane, e non ha il coraggio...
GUSMAN Un uomo del suo rango compiere unazione cos vile?
SGANARELLO Eh s, il suo rango! Proprio un buon motivo, per
impedire le cose.
GUSMAN Ma il sacro nodo del matrimonio lo impegna.
SGANARELLO Eh, mio povero Gusman, amico mio, tu non lo sai
ancora, credimi, che uomo Don Giovanni!
GUSMAN Io non so, vero, che uomo possa essere, se veramente
ha commesso questa infamia; e non capisco come dopo tanto
amore e tanta impazienza dimostrata, tanti omaggi insistenti,
voti, sospiri e lacrime, dopo tante lettere appassionate, dichiarazioni
ardenti e giuramenti reiterati, e gli slanci e lentusiasmo
che ha fatto vedere, fino a forzare, nella sua passione, lostacolo
consacrato di un convento, dicevo, come dopo tutto questo abbia
avuto il coraggio di mancar di parola.
SGANARELLO Io invece riesco a capirlo abbastanza bene; e se tu
conoscessi lamico, capiresti che la cosa pi che possibile. Io non
dico che i suoi sentimenti per Donna Elvira siano mutati: non ne
sono ancora sicuro; tu sai che per suo ordine sono partito prima
di lui, e dopo il suo arrivo non gli ho ancora parlato; ma, per precauzione,
ti informo, inter nos, che in Don Giovanni, mio padrone,
tu puoi vedere il pi grande scellerato che mai abbia calcato la
terra, un indemoniato, un cane, un diavolo, un Turco, un eretico,
che non crede n al Cielo, n allInferno, n al lupo mannaro, che
vive questa vita come una bestia vera e propria, un maiale dEpicuro,
un autentico Sardanapalo, che chiude le orecchie a qualsiasi
rimprovero che [cristianamente] gli si faccia, e che tratta come
frottole tutto ci in cui noi crediamo.Tu mi dici che ha sposato la
tua padrona; credi a me, che per soddisfare la sua passione avrebbe
fatto anche di pi, e che oltre a lei avrebbe sposato anche te, il
suo cane e il suo gatto. Sposarsi non gli costa niente; la trappola
di cui si serve per catturare le sue donne, ed un grandissimo sposatore.
Grandi dame, damigelle, borghesi, contadine, non c niente
che sia o troppo largo o troppo stretto per lui; e se ti dicessi il
nome di tutte quelle che ha sposato nei vari posti, sarebbe un capitolo
da durare fino a sera. Resti a bocca aperta, e cambi colore a
questo discorso; ma questo non che un abbozzo di personaggio,
e per completarne il ritratto occorrerebbero chiss quante altre
pennellate. Comunque, bisogner pure che lira del Cielo un giorno
o laltro lo colga; e meglio sarebbe per me essere al servizio
del diavolo che al suo, perch mi tocca assistere a tante di quelle
cose orrende che vorrei davvero che egli fosse gi non so dove.
Ma quando un grande signore un mascalzone una cosa terribile;
io bisogna che gli sia fedele, per quanto mi ripugni: la paura,
in me, ha preso il posto dello zelo, imbriglia i miei veri sentimenti,
e mi riduce ad applaudire fin troppo spesso cose che il mio animo
detesta. Eccolo che viene a passeggiare in questo palazzo, separiamoci.
Ma prima ascolta, ti ho fatto queste confidenze in tutta
franchezza, e forse ho aperto un po troppo la bocca; ma se mai
capitasse che qualcosa gliene arrivi alle orecchie, senza il minimo
scrupolo direi che sei un bugiardo.
II DON GIOVANNI, SGANARELLO
DON GIOVANNI Chi era quelluomo? Sembrava, se non sbaglio, il
buon Gusman di Donna Elvira.
SGANARELLO Pi o meno qualcosa del genere.
DON GIOVANNI Come? Lui?
SGANARELLO In persona.
DON GIOVANNI E da quando si trova in questa citt?
SGANARELLO Da ieri sera.
DON GIOVANNI E perch qui?
SGANARELLO Io credo che lo sapete anche voi, che cosa pu
averlo preoccupato.
DON GIOVANNI La nostra partenza: questo?
SGANARELLO Il bravuomo c rimasto molto male, e mi chiedeva
il perch.
DON GIOVANNI E tu, che cosa gli hai risposto?
SGANARELLO Che voi non mavevate detto niente.
DON GIOVANNI Ma a parte tutto, tu che cosa ne pensi? Che cosa
timmagini di questa storia?
SGANARELLO Io, per me, senza offesa, credo che abbiate in testa
una qualche nuova avventura.
DON GIOVANNI Credi?
SGANARELLO S.
DON GIOVANNI In fede mia, hai indovinato: devo confessarti che
unaltra donna ha scacciato Elvira dai miei pensieri!
SGANARELLO Eh, dio mio! Conosco Don Giovanni come le mie
tasche, e so che il vostro cuore il pi grande girovago del mon-
do: gli piace andare a spasso da un impegno allaltro, e odia starefermo in un posto.
DON GIOVANNI E dimmi un po: secondo te, non ho ragione a
comportarmi cos?
SGANARELLO Beh, signore!
DON GIOVANNI Come? Parla.
SGANARELLO Certo che avete ragione, se volete averla; questo
incontestabile. Ma se non insisteste per averla, la cosa si potrebbe
discutere.
DON GIOVANNI Ebbene, ti do il permesso di parlare, e di dirmi
come la pensi.
SGANARELLO In questo caso, signore, vi dir francamente che
non approvo affatto il vostro sistema di vita, e che trovo molto
brutto amare donne a destra e a manca come fate voi.
DON GIOVANNI Ma come! Vorresti obbligare un uomo a restare legato
per tutta la vita alla prima donna che lo cattura, a rinunciare
per lei al mondo, a non avere pi occhi per nessun altro? Bella cosa,
volersi piccare di questo falso onore della fedelt, seppellirsi
per sempre in una passione, e darsi per morto, giovane ancora, a
tutta la bellezza che pu balenarci davanti agli occhi! No, no, la costanza
sta bene soltanto ai damerini da commedia: tutte le belle
donne hanno il diritto di affascinarci, e il vantaggio di essere stata
incontrata per prima non deve defraudare le altre delle giuste pretese
che tutte devono poter avere sul nostro cuore. Quanto a me,
la bellezza mi conquista dovunque la trovo, e mai cedo tanto facilmente
come alla dolce violenza con cui essa ci trascina. Posso ben
essere impegnato, lamore che ho per una bella donna non mimpegna
affatto a fare ingiustizia alle altre; conservo occhi per vedere
i pregi di tutte, e a ciascuna pago gli omaggi e i tributi cui la natura
ci obbliga. Checch ne sia, a una donna graziosa non so rifiutare
il mio cuore; e come un bel viso me lo chiede, se di cuori ne
avessi diecimila li donerei tutti e quanti. proprio il nascere di
uninclinazione, in fin dei conti, che ha questo fascino inesprimibile,
e tutto il piacere dellamore nella novit. La pi intensa dolcezza
la si prova nel conquistare, con cento gesti galanti, il cuore di
una giovane bellezza, vedere di giorno in giorno i piccoli progressi
che si compiono, combattere con scene ardenti, lacrime, sospiri
linnocente pudore di unanima che fatica ad arrendersi, forzare
passo a passo le piccole resistenze che ella ci oppone, vincere gli
scrupoli di cui ella si fa un onore, e a poco a poco condurla dolcemente
l dove avevamo voglia di farla arrivare. Ma una volta padroni,
non vi pi nulla da dire e nulla da sperare: tutto il bello
della passione finito, e noi ci addormentiamo tranquilli e beati in
questo amore, finch unaltra donna non si fa avanti a ridestare i
nostri desideri, e a mostrare al nostro cuore laffascinante prospettiva
di una nuova conquista. Insomma, non c niente al mondo di
pi bello che il trionfare della resistenza di una donna, e in questo
campo io ho le stesse ambizioni dei conquistatori, che volavano in
perpetuo di vittoria in vittoria, senza mai rassegnarsi a porsi dei limiti.
Non vi nulla che possa arrestare limpeto dei miei desideri:
mi sento un cuore in grado di amare tutto il mondo; e al pari di
Alessandro, vorrei augurarmi che esistano altri mondi, per potervi
estendere le mie conquiste amorose.
SGANARELLO Sangue della mia vita, che tirata! Sembra che
labbiate imparata a memoria, tanto parlate come un libro
stampato!
DON GIOVANNI Che cosa rispondi?
SGANARELLO Parola mia, potrei rispondere... non so cosa rispondere:
perch voi girate le cose in un modo che sembra che
dobbiate aver ragione; e tuttavia certo che avete torto.Avevo
in testa i pi bei pensieri del mondo, e i vostri discorsi mi hanno
imbrogliato tutto. Lasciate fare a me: la prossima volta metter
i miei ragionamenti per iscritto, cos potr discutere con voi.
DON GIOVANNI Sar meglio.
SGANARELLO Per, signore, rientra nel permesso che mi avete
concesso, se vi dico che sono un tantino scandalizzato per la vita
che fate?
DON GIOVANNI Come? E che vita faccio?
SGANARELLO Ottima. Per, per esempio, il vedere che ogni mese
vi sposate di nuovo...
DON GIOVANNI C qualcosa di pi piacevole?
SGANARELLO vero, mi rendo conto che questo molto piacevole
e molto divertente, e farebbe abbastanza comodo anche a
me, se non ci fosse niente di male; per, signore, infischiarsene
cos di un mistero consacrato, e...
DON GIOVANNI Va, va, questa una questione che riguarda Dio
e me, e ce la sbrigheremo noi senza che tu te ne preoccupi.
SGANARELLO In fede mia, signore, ho sempre sentito dire che
infischiarsene di Dio un gran brutto infischiarsene, e che i libertini
non fanno mai una bella fine!
DON GIOVANNI Ehi, signor impertinente! Non tho mai detto che
non mi piacciono i mercanti di prediche?
SGANARELLO Ma io non parlo mica di voi, dio me ne guardi! Voi
sapete quello che fate, voi; e se non credete in niente avete le vostre
buone ragioni; ma vi sono dei piccoli presuntuosi, a questo
mondo, che fanno i libertini senza neanche sapere perch, che si
comportano da gradassi perch pensano che la cosa gli doni; e se
io avessi un padrone come quelli, gli direi, molto chiaramente,
guardandolo bene in faccia: E voi osate farvi beffe cos del Cielo,
e non tremate nellinfischiarvene, come fate, di tutto ci che vi
di pi sacro? Osate dunque voi, piccolo lombrico di fango, piccolo
mirmidone3 che non siete altro (sto parlando al padrone che ho
detto), osate dunque voi volgere in ischerno quel che tutti gli esseri
umani riveriscono? Pensate voi che basti essere di nobile rango,
avere una parrucca bionda e ben pettinata, un cappello con le
piume, un abito con ricami doro e nastri rosso fuoco (non sto parlando
a voi, sempre allaltro), pensate voi, dico, che basti questo
per essere pi furbo degli altri, e perch a voi sia tutto permesso, e
nessuno abbia il coraggio di dirvi quel che vi va detto? Ve lo dico
io, che sono il vostro servo, che o presto o tardi il Cielo punisce gli
empi, che una brutta vita porta a una brutta morte, e che...
DON GIOVANNI Basta!
SGANARELLO Che cosa successo?
DON GIOVANNI successo che devi sapere che una bellissima
donna mi ha colpito al cuore, e che affascinato dalle sue grazie
lho seguita fino a questa citt.
SGANARELLO E per quel Commendatore che avete ucciso qui
sei mesi fa, signore, non avete paura di niente?
DON GIOVANNI Aver paura: e perch? Non lho ucciso come si
deve?
SGANARELLO Assolutamente, come meglio non si potrebbe; non
pu certo lamentarsene.
DON GIOVANNI Non sono stato graziato?
SGANARELLO Si, ma pu darsi che quella grazia non abbia spento
del tutto il disappunto dei parenti e degli amici, e...
DON GIOVANNI Ah, non mettiamoci a pensare al male che pu
arrivarci, e pensiamo soltanto a ci che pu darci piacere. La
donna di cui tho parlato una giovane fidanzata, deliziosa come
nessuna al mondo, che stata condotta qui dalluomo che la
sta per sposare; il caso mi ha fatto incontrare questa coppia di
innamorati, tre o quattro giorni prima del loro viaggio.Mai ho
visto due persone essere cos felici insieme, e far vedere desser
tanto innamorate. La visibile tenerezza dei loro reciproci ardori
mi ha dato una profonda emozione; colpito al cuore, il mio amore
nato dallinvidia. S, ho cominciato col trovare intollerabile
la loro felicit, il dispetto eccit i miei desideri, e ho subito pregustato
il sottilissimo piacere di turbare quel loro accordo, rompere
quel legame amoroso che offendeva la sensibilit del mio
cuore. Ma fino a questo momento, tutti i miei sforzi sono stati
inutili, e dovr dunque far ricorso a una soluzione drastica. Il
promesso sposo offre questoggi alla sua innamorata una gita in
mare. Senza fartene parola, ho preparato quanto occorre per
soddisfare il mio desiderio: una piccola barca, e un po di gente,
con la quale in tutta facilit potr rapire la mia bella.
SGANARELLO Beh, signore!...
DON GIOVANNI Eh?
SGANARELLO Fate benissimo, voi, a prenderla come va presa.
Non c niente al mondo come il sapersi accontentare.
DON GIOVANNI Preparati dunque a venire con me, e bada di portare
tutte le mie armi, affinch...Ah, che seccatura! Non me lavevi
mica detto, traditore, che era qui anche lei.
SGANARELLO Signore, non me lavevate domandato.
DON GIOVANNI pazza: non si neanche cambiata, e viene qui
ancora in abito da viaggio.
III DONNA ELVIRA, DON GIOVANNI, SGANARELLO
DONNA ELVIRA Mi farete la grazia, Don Giovanni, di sapere chi
sono? E posso almeno sperare che vi degniate di volgere il viso
da questa parte?
DON GIOVANNI Signora, vi confesso la mia sorpresa: non mi
aspettavo di vedervi qui.
DONNA ELVIRA Vedo bene che non ve laspettavate; e siete davvero
sorpreso, ma in tuttaltro modo da come avrei sperato; e la
sorpresa che dimostrate mi convince pienamente di ci che rifiutavo
di credere.Mi meraviglio io stessa della mia ingenuit e
della dabbenaggine del mio cuore, che ancora dubitava di un
tradimento confermato da tutte le apparenze. Sono stata fin
troppo buona, lo confesso, o piuttosto abbastanza stupida da ingannarmi
da me stessa, facendo di tutto per smentire i miei occhi
e il mio buon senso. Ho cercato tutte le ragioni possibili per
giustificare agli occhi del mio amore quel raggelarsi dellaffetto
che esso vedeva in voi; e mi sono creata a questo scopo mille legittimi
motivi per una partenza cosi precipitosa, a giustificazione
del delitto di cui la mia ragione vi accusava. I miei giusti so-
spetti avevano un bel parlarmi ogni giorno; ne respingevo la voce
che vi dichiarava colpevole ai miei occhi, e mi lusingavo invece
con le mille ridicole illusioni che vi dipingevano innocente al
mio cuore. Ma ora questo esordio non mi permette pi di dubitare,
e lo sguardo che mi ha accolta mi dice ben pi cose di quante
gradirei saperne.Mi farebbe piacere, pertanto, sentire dalle
vostre labbra le ragioni della vostra partenza. Parlate,Don Giovanni,
vi prego, chio senta almeno come sapete giustificarvi!
DON GIOVANNI Signora, ecco qui Sganarello: lui sa perch ho dovuto
partire.
SGANARELLO Io, signore? Mi dispiace, io non so niente.
DONNA ELVIRA Ebbene, Sganarello: parlate! Non importa da chi
sapr queste ragioni.
DON GIOVANNI (Fa segno a Sganarello di avvicinarsi) Su, rispondi
tu alla signora.
SGANARELLO Ma cosa volete che dica?
DONNA ELVIRA Avvicinatevi, poich cos si vuole, e ditemi le
cause di questa partenza cos improvvisa.
DON GIOVANNI Non rispondi?
SGANARELLO Non ho niente da dire.Voi mi prendete in giro.
DON GIOVANNI Vuoi rispondere, ti ho detto?
SGANARELLO Signora...
DONNA ELVIRA Ebbene?
SGANARELLO (volgendosi verso il padrone) Signore...
DON GIOVANNI Se...
SGANARELLO Signora, siamo partiti per colpa di Alessandro e
degli altri mondi. Ecco, signore: non so dir altro.
DONNA ELVIRA Vi dispiace, Don Giovanni, spiegare questo bel
mistero?
DON GIOVANNI Signora, a dire il vero...
DONNA ELVIRA Ah, per essere uomo di mondo, certo abituato a situazioni
di questo genere, vi difendete assai male! E mi fa pena vedervi
in tanta confusione. Perch non prendete la maschera di un
nobile sdegno? Perch non mi giurate che per me nutrite ancora
gli stessi sentimenti, che mi amate ancora di un ardore senza pari,
e che nulla potr mai separarvi da me se non la morte? Perch non
mi dite che questioni della massima importanza vi hanno obbligato
a partire senza darmene avviso; che giocoforza, vostro malgrado,
che voi dimoriate qui per qualche tempo, e che io non devo far
altro che tornarmene di dove sono venuta, nella certezza che voi
seguirete i miei passi quanto prima vi sar possibile; poich anche
voi bruciate dal desiderio di raggiungermi, e lontano da me soffri-
te quel che soffre un corpo lontano dalla propria anima? Cos dovreste
difendervi, invece di restarvene ammutolito come fate.
DON GIOVANNI Vi confesso, signora, che il dono della simulazione
mi manca, e che il mio cuore sincero. Non vi dir affatto che i
miei sentimenti per voi sono immutati e che ardo dal desiderio
di raggiungervi, poich provato che me ne sono andato soltanto
per sfuggirvi; non per le ragioni che voi potreste immaginarvi,
ma per un puro scrupolo di coscienza, convinto comio mi sono
che mi impossibile vivere con voi senza peccato. Mi sono venuti
degli scrupoli, signora, e la mia anima ha aperto gli occhi su
quanto stavo facendo. Ho riflettuto sul fatto che per sposarvi vi
ho rapita alla clausura di un convento, che voi avete spezzato dei
voti che vi legavano altrove, e che Dio molto geloso in questo
genere di cose. Il pentimento mi ha preso, e ho paventato la collera
celeste; ho pensato che il nostro matrimonio altro non era
che un adulterio mascherato, che certo avrebbe attirato su di noi
qualche sciagura da lass, e che insomma dovevo cercare di dimenticarvi,
e dare a voi il modo di ritornare alle vostre prime catene.
Vorreste voi, signora, opporvi a un cosi santo proposito, e
che io, pur davervi, osassi sfidare lira di Dio, e che...
DONNA ELVIRA Ah, scellerato, ora finalmente s che ti conosco!
Ma per mia disgrazia ti ho conosciuto troppo tardi, quando
questo non pu servire ad altro ormai che alla mia disperazione.
Ma sappi che il tuo delitto non rester impunito, e che sar
quel Dio che tu schernisci, a vendicarmi della tua perfidia.
DON GIOVANNI Sganarello,Dio!
SGANARELLO S, proprio, noi ce ne infischiamo eccome, noi!
DON GIOVANNI Signora...
DONNA ELVIRA Basta cos. Non voglio sentir altro, e anzi non mi
perdono desservi stata tanto ad ascoltare. una vile debolezza
lasciarsi descrivere a tal punto la propria umiliazione; e in questi
casi una sola parola dovrebbe bastare a volgere unanima bennata
verso lunica risoluzione possibile. Non attenderti che io
esploda in rimproveri e ingiurie; no, no, la mia collera non di
quelle che si sfogano in vane parole, e tutto il suo fuoco lo destina
alla vendetta.Te lo dico ancora una volta: Dio ti punir, perfido,
per loltraggio che mi hai fatto; ma se Dio non ha nulla che
possa farti paura, guardati dallira di una donna offesa. (Esce)
SGANARELLO Fosse sensibile al rimorso!
DON GIOVANNI (dopo una piccola riflessione) Andiamo a preparare
la nostra impresa amorosa.
SGANARELLO Ah, che padrone abominevole sono costretto a
servire!
ATTO II
I CARLOTTA, PIERINO
CARLOTTA Madosca, Pierino, per fortuna che ceri tu.
PIERINO Perdindio, meno di un filo c mancato che non si annegavano
tutti e due.
CARLOTTA stato proprio il vento di stamattina che li ha buttati
in acqua?
PIERINO Te, senti, Carlotta, adesso te la racconto tutta quanta
com successa; perch, come diceva quello, a vederli per primo
sono stato io, che li ho visti per primo. Dunque, insomma, eravamo
l in riva al mare, io e Luca panzone, che stavamo facendo
un po di casotto a tirarci in testa le zolle di terra; perch lo sai
anche tu, che al Luca gli piace fare casotto, e che qualche volta
faccio un po di casotto anchio. E dunque, mentre facevamo
casotto, perch era un po di casotto quel che stavamo facendo,
ecco che in fondo in fondo, in mare, vedo qualcosa che si muove,
e che viene verso di noi, come a colpi. Un momento lo vedevo
benissimo, e il momento dopo tutta un tratto vedevo che
non vedevo pi niente. Ehi, Luca, gli faccio io, mi pare che l
in fondo c della gente che nuota! Ma va un po, mi fa lui, sei
stato a un pranzo di nozze e adesso ci vedi doppio. Diocanino,
gli faccio io, non ci vedo doppio un bel niente: quelli son degli
uomini. Ma neanche per sogno, mi fa lui, chai le traveggole.
Vuoi farci su qualcosa, gli faccio io, che non cho le traveggole,
gli faccio io, e che quelli son due uomini, gli faccio io, che nuotano,
dritto verso di qui? Perdindio, mi fa lui, scommetto di
no. Oh bene, gli faccio io, scommettiamo dieci soldi che invece
s? Daccordo, mi fa lui; e per fartela vedere, ecco qui dieci
soldi sullunghia mi fa lui. Io, mica mi faccio far scemo n
niente: bello deciso, gli butto per terra quattro monete con lo
stemma e cinque soldi da due, perdindio, che neanche avessi
bevuto un bicchiere di vino, perch io son fatto cos, che quan-
do parto non mi ferma pi nessuno. Per sapevo quel che facevo.
Altro che scemo! E in quel momento, che neanche avevamo
quasi scommesso, ecco che vediamo, chiaro come il sole, due
uomini che ci fan segno di andarli a tirar su; e io, per prima cosa,
che mi metto in tasca i soldi. Di, Luca, gli faccio io, lo vedi
che ci chiamano: corriamo a aiutarli. No, mi fa lui, cos imparano
a farmi perdere. Oh, insomma, alla fin fine, per fartela
corta, gliene ho predicate su tante che siamo saltati su una barca
e poi a forza di di e di, li abbiamo tirati fuori dallacqua, e
poi li abbiamo portati a casa vicino al fuoco, e poi ne sono arrivati
altri due della stessa banda, che si erano salvati da soli, e
poi venuta Maturina, cos che gli han fatto subito gli occhi
dolci. E ecco qui, Carlotta, parola per parola come sono andate
le cose.
CARLOTTA E non mi hai detto, Pierino, che ce n uno che molto
meglio fatto di pi degli altri?
PIERINO S, il padrone. E bisogna pur che sia un qualche grande,
gran signore, perch cha delloro sul vestito dalla testa ai
piedi; e quelli che lo servono son dei signori anche loro; eppure
per, con tutto che sia un grande signore, parola mia, se non
fosse che eravamo l, sarebbe annegato anche lui.
CARLOTTA Ma guarda te!
PIERINO Oh, perdindio, senza di noi, era belle pronto per ingrassar
la terra!
CARLOTTA ancora a casa tua tutto nudo. Pierino?
PIERINO Nossignora; lhanno rivestito tutto davanti a noi. Dio
mio, non ne avevo mai visto uno vestirsi.Veder le storie e larmamentario
che si ficcano addosso questi signorini della Corte!
Io, sicuro, mi ci perderei dentro, e me ne stavo l a bocca aperta
a veder tutta sta roba. Diavolo, Carlotta, hanno dei capelli che
mica gli nascono in testa; se li buttano in testa loro, alla fine, come
una grande berretta da notte. Hanno certe camicie che hanno
certe maniche che io e te ci entreremmo tutti e due cos come
siamo. Invece dei calzoni hanno su una specie di grembiulone
che va da qui a Pasqua; invece della giacca hanno una camicetta
che non gli arriva neanche alla pancia; e invece del colletto,
hanno al collo un grande fazzoletto a righe con quattro grossi
fiocchi di tela che gli ballano sullo stomaco. E avevano degli
altri piccoli colletti di pizzo in fondo alle braccia, e come due
grandi imbuti tutti lavorati alle gambe, e dappertutto tanti di
quei nastri, e tanti di quei nastri, che era una pena vederli. Non
c niente, scarpe comprese, che non sia tutto imbottito di na-
stri dalla testa ai piedi; e son messi in un modo che io, a andare
in giro vestito cos, mi romperei losso del collo.
CARLOTTA Parola mia, Pierino, questa devo andarla a vedere.
PIERINO Oh, prima senti un po, Carlotta, che ho unaltra cosa
da dirti.
CARLOTTA Eh beh, dimmi, che cosa c?
PIERINO Ecco. Carlotta, bisogna proprio, come diceva quello,
che io ti apra il mio cuore. Io ti amo, tu lo sai, e probabilmente
ci sposiamo insieme; ma perdindio, io non sono niente contento
di te.
CARLOTTA Com? Che cosa successo?
PIERINO successo che tu mi fai diventare nervoso, ecco!
CARLOTTA E perch? Che cosa faccio?
PIERINO Diocanino, fai che tu non mi ami!
CARLOTTA Ah! Ah! Tutto qui?
PIERINO S, tutto qui, ma ce n anche troppo.
CARLOTTA Dio mio, Pierino, tu vieni sempre a dirmi la stessa cosa.
PIERINO Ti dico sempre la stessa cosa perch la cosa sempre la
stessa; perch se la cosa non fosse sempre la stessa io non verrei
a dirti sempre la stessa cosa.
CARLOTTA Ma che cos che non va? Cos che vuoi?
PIERINO Cristoforo! Voglio che tu mi ami.
CARLOTTA Perch, io non ti amo?
PIERINO No, tu non mi ami. E s che io faccio tutto quel che posso:
ti compro dei nastri, non per criticare, da tutti i merciai che
passano; mi rompo il collo per andarti a cercare merli; faccio
suonare per te i violini il giorno della tua festa; e tutta sta roba,
come se sbattessi la testa contro il muro.Vedi: non n bello n
onesto non amare la gente che ci ama.
CARLOTTA Ma dio mio, anchio ti amo.
PIERINO S, bel modo di amarmi!
CARLOTTA E cosa dovrei fare?
PIERINO Dovresti fare come si fa quando si ama come si deve.
CARLOTTA E io non ti amo come si deve?
PIERINO No; quando si ama cos lo si vede benissimo, perch alle
persone che si amano davvero si fanno un sacco di smorfie e
di complimenti. Guarda la vecchia Tommasona come ha perso
la testa dietro a Robertino, quello giovane: gli sempre intorno
a rompergli le scatole, e mai che lo lasci in pace sempre l a fargli
qualche scherzetto o a dargli una pacca sul sedere quando
gli passa vicino; e anche laltro giorno, lui era l seduto su uno
sgabello, e lei glielo ha tirato via di sotto, e lha fatto andare lun-
go disteso per terra. Perdindio, allora s che si vede la gente che
si ama! Ma tu, tu non mi dici mai niente, sei sempre l come un
pezzo di legno; e io posso passarti anche venti volte davanti al
naso, mai che tu una volta ti scomodi a darmi uno spintone o a
dirmi qualcosa. Porcozio, cos non pu andar bene, alla fin fine,
e tu sei troppo fredda con la gente.
CARLOTTA E cosa vuoi che ci faccia? Questo il mio carattere, e
non posso mica rimpastarmi.
PIERINO Non centra niente il carattere. Quando si ha della simpatia
per qualcuno, una piccola dimostrazione ci vuole.
CARLOTTA Insomma, io ti amo per come posso, e se a te non ti
basta cos, puoi sempre provare a amare unaltra.
PIERINO Ecco, dimostrato! Cristoforo! Se tu mi amassi, mi diresti
cos?
CARLOTTA Ma tu perch vieni sempre a rompermi lanima?
PIERINO Porcozio, che male ti faccio? Ti domando soltanto un
po di simpatia.
CARLOTTA E va bene, allora lascia fare, e non farmi star gi il
fiato! Pu darsi che questo succeda, tutta un tratto, senza starci
a pensare.
PIERINO E allora qua la mano, Carlotta.
CARLOTTA Va bene; te!
PIERINO E promettimi che cercherai di amarmi un po di pi.
CARLOTTA Io far tutto quel che posso, ma son cose che bisogna
che vengano da sole. Pierino, lui quel signore?
PIERINO S, eccolo l.
CARLOTTA Ah, dio mio, che bello che , e che peccato se si annegava!
PIERINO Io torno subito, vado a bere qualcosa per tirarmi su dalla
fatica che ho fatto. (Esce)
II DON GIOVANNI, SGANARELLO, CARLOTTA
DON GIOVANNI Abbiamo mancato il colpo, Sganarello; quella
burrasca improvvisa ha rovesciato non solo la nostra barca ma
anche i progetti che avevamo fatto.Ma a dire il vero, la contadina
che ho lasciato poco fa mi ha compensato di questa disavventura;
le ho trovato un fascino che ha cancellato dal mio animo
ogni dispiacere per linsuccesso della nostra impresa. Quella
donna non deve sfuggirmi, e ho gi messo le cose in modo da
non dover sospirare a vuoto troppo a lungo.
SGANARELLO Signore, vi confesso che mi stupite. Siamo appena
sfuggiti a un pericolo mortale, e invece di rendere grazie al Cielo
per la piet che si degnato avere per noi, ricominciate subito
a darvi da fare per riattizzare la sua collera con le vostre fantasie
scostumate e i vostri amori cr... Basta! Furfante che non
sei altro! Tu non sai quel che dici, mentre il tuo padrone sa quello
che fa.Andiamo.
DON GIOVANNI (scorgendo Carlotta) Ah, ah, di dove viene questaltra
contadinella, Sganarello? Hai mai visto nulla di pi grazioso?
E non trovi, dimmi un po, che questa sia pari allaltra?
SGANARELLO Certamente. Altra commedia nuova.
DON GIOVANNI A che cosa devo, bella fanciulla, un cos gradevole
incontro? Ma come! In questi luoghi campestri, tra questi
alberi e queste rocce, si incontrano persone di simili fattezze?
CARLOTTA Si vede di s, signore.
DON GIOVANNI Siete di questo villaggio?
CARLOTTA S, signore.
DON GIOVANNI Ed abitate qui?
CARLOTTA S, signore.
DON GIOVANNI Vi chiamate?
CARLOTTA Carlotta, per servirvi.
DON GIOVANNI Ah, ma che bel corpicino e che occhietti penetranti!
CARLOTTA Signore, mi fate vergognare tutta.
DON GIOVANNI Ah, non dovete vergognarvi ad ascoltare le verit
che vi riguardano. Sganarello, che cosa te ne pare? Si mai
visto nulla di pi delizioso? Voltatevi un poco, per piacere.Ah,
che figuretta graziosa! Alzate un poco la testa, vi prego.Ah, che
visetto minuto! Aprite bene gli occhi.Ah, come sono belli! Fatemi
vedere un momento i vostri denti, per favore.Ah, che tesori,
e che labbra appetitose! Veramente, sono incantato, e non
ho mai visto una fanciulla tanto affascinante!
CARLOTTA Signore, questo lo dite per divertimento, e io dico
che solo per prendermi in giro.
DON GIOVANNI Io prendervi in giro! Dio me ne guardi! Vi amo
troppo per fare una cosa simile, e vi parlo anzi dal pi profondo
del cuore.
CARLOTTA Allora vi sono molto obbligata.
DON GIOVANNI Assolutamente no: non a me che dovete essereobbligata, ma soltanto alla vostra bellezza.
CARLOTTA Signore, voi dite le cose troppo bene, e io non ne so
abbastanza per rispondervi.
DON GIOVANNI Sganarello, guarda un po le sue mani.
CARLOTTA Eh, signore, sono nere come non so che cosa.
DON GIOVANNI Ah, ma che dite? Non esistono al mondo mani
pi belle: lasciate, per piacere, che ve le baci.
CARLOTTA Signore, mi fate troppo onore, e se solo lo avessi saputo
prima sarei stata attenta a lavarmele con la cenere.
DON GIOVANNI E ditemi un po, bella Carlotta; non siete maritata,
naturalmente.
CARLOTTA No, signore; ma dovrei maritarmi tra poco, con Pierino,
figlio della Simonetta, la nostra vicina.
DON GIOVANNI Come? Una donna come voi, moglie di un povero
contadino? No, no; questo vuoi dire profanare tante bellezze,
voi non siete nata per rimanere in un villaggio.Voi meritate
senzaltro una miglior fortuna, e il Cielo, che questo lo sa bene,
mi ha condotto qui proprio per impedire questo matrimonio, e
rendere giustizia al vostro fascino; perch insomma, cara Carlotta,
io vi amo con tutto il cuore, e non dipender che da voi
che io possa strapparvi da questo luogo miserabile e sollevarvi
al rango che vi spetta. Questo amore senzaltro un po improvviso;
ma che volete, Carlotta? Considerate effetto della vostra
bellezza, che vi si possa amare in un quarto dora quando
per unaltra occorrerebbero sei mesi.
CARLOTTA Mi accorgo, signore, che non so proprio cosa fare quando
voi parlate. Quello che dite mi fa piacere, e avrei tutte le voglie
del mondo di credervi; ma mi hanno sempre detto che non bisogna
mai credere ai signori, e che voialtri cortigiani siete dei diavoli
tentatori, che pensate solo a approfittarvene delle ragazze.
DON GIOVANNI Io non sono uno di quelli.
SGANARELLO Non il tipo.
CARLOTTA Vedete, signore, non bello lasciarsi approfittare. Io
sono una povera contadina; ma io ci ho in consegna il mio onore,
e preferirei vedermi morta che vedermi disonorata.
DON GIOVANNI E io, io sarei tanto malvagio danimo da approfittare
di una fanciulla come voi? Sarei tanto vile da disonorarvi?
No, no, ho la mia coscienza anchio, che non me lo consente.
Io vi amo, Carlotta, in tutta sincerit e in tutta seriet; e per dimostrarvi
che vi dico il vero, sappiate che non ho altra intenzione
che quella di farvi mia sposa: potete esigere prova pi grande
di questa? Eccomi pronto per quando voi vorrete; e quelluomo
mi testimone della parola che vi d.
SGANARELLO S, s, potete star tranquilla: vi sposer finch volete.
DON GIOVANNI Ah, Carlotta, vedo bene che non mi conoscete
ancora! Grande il torto che mi fate a giudicarmi alla stregua
degli altri; e se vi sono nel mondo dei furfanti, gente che cerca
soltanto di approfittare delle fanciulle, voi dovete considerarmi
a parte, e non mettere in dubbio la mia buona fede. E poi la vostra
bellezza deve essere per voi la migliore garanzia. Quando
si cosi come voi siete, ci si deve sentire al riparo da tutte queste
paure; voi non avete laria, credete a me, di una persona di
cui si abusa; e io, ve lo confesso, mi trapasserei mille volte il cuore
se avessi la minima intenzione di tradirvi.
CARLOTTA Dio mio, chiss se dite la verit o no! Ma dite tanto
che non vi si pu non credere.
DON GIOVANNI Quando mi crederete, non avrete fatto che rendermi
giustizia, e io vi ripeto la promessa che gi avete sentita.
La respingete, e non acconsentite a essere mia moglie?
CARLOTTA Io s, purch mia zia sia daccordo.
DON GIOVANNI Qua la mano, Carlotta, se siete daccordo voi.
CARLOTTA Ma mi raccomando, signore, non ingannatemi; voi
che avete senzaltro una coscienza, guardate come mi affido in
buona fede.
DON GIOVANNI Come? Sembra che dubitiate ancora della mia
sincerit! Volete che faccia dei giuramenti spaventosi? Che Dio...
CARLOTTA Dio mio, non giurate, vi credo.
DON GIOVANNI Datemi dunque un bacetto, a pegno della vostra
parola.
CARLOTTA Oh, signore! Aspettate che ci siamo sposati, vi prego;
e dopo vi dar tutti i baci che vorrete.
DON GIOVANNI Ebbene, bella Carlotta, tutto quello che volete
voi lo voglio anchio! Lasciatemi soltanto la vostra mano, e tollerate
che con mille baci io le esprima tutta lestasi in cui sono...
III DON GIOVANNI, SGANARELLO, PIERINO, CARLOTTA
PIERINO (mettendosi tra i due e spingendo Don Giovanni) Piano
piano, signore, calmatevi, per piacere.Vi state scaldando troppo,
e potreste prendervi una pleurite.
DON GIOVANNI (respingendo rudemente Pierino) Chi mi manda
tra i piedi questimpertinente?
PIERINO Vi ho detto di star fermo, e di non venir qui a dar fastidio
alle nostre fidanzate.
DON GIOVANNI (continuando a respingerlo) Ah, quanto fracasso!
PIERINO Perdindio, non questo il modo di spintonare via la
gente!
CARLOTTA (prendendo Pierino per un braccio) E lascialo fare,
Pierino.
PIERINO Come, lasciarlo fare? Ma io non voglio, io.
DON GIOVANNI Ah !
PIERINO Porca madosca! Perch siete signore, venite qui a toccare
le nostre donne alla faccia nostra? Andate a toccare le vostre!
DON GIOVANNI Eh?
PIERINO Eh. (Don Giovanni gli d uno schiaffo) Perdiana, state
attento a non picchiarmi. (Altro schiaffo) Oh, perdindio! (Altro
schiaffo) Perdindidio! (Altro schiaffo) Porca madosca! Porcozio!
Bella roba picchiare la gente! questa la ricompensa per
avervi salvato dallannegarvi?
CARLOTTA Pierino, non arrabbiarti.
PIERINO E io voglio arrabbiarmi; e tu sei una bella disgraziata,
tu, star qui a farti far la corte.
CARLOTTA Oh, Pierino, non mica come la pensi tu! Questo signore
vuole sposarmi, quindi non devi prendertela cos.
PIERINO Com? Perdindio, tu mi hai promesso a me!
CARLOTTA Non importa, Pierino. Se tu mi vuoi bene, non dovresti
esser contento anche tu, che io divento madama?
PIERINO Perdindidio, no! Preferisco vederti fatta a pezzi, piuttosto
che insieme a un altro.
CARLOTTA Di, di, Pierino, non preoccuparti! Se divento una
signora ci sar da guadagnare qualcosa anche per te: verrai a
casa nostra a portarci il burro e il formaggio.
PIERINO Porcozio, non ti porter un bel niente, neanche me lo
pagassi il doppio. Allora gli di proprio retta, a quel che ti dice?
Porca madosca, se lo sapevo prima, altro che tirarlo fuori dallacqua:
una bella pacca in testa col remo!
DON GIOVANNI (avvicinandosi a Pierino per picchiarlo) Che cos
che stai dicendo?
PIERINO (rifugiandosi dietro Carlotta) Perdindio, io non ho paura
di nessuno!
DON GIOVANNI (passando dalla parte dove si trova Pierino)
Aspetta me!
PIERINO (passa dallaltra parte di Carlotta) Me ne infischio di
tutto, io!
DON GIOVANNI (gli corre dietro) Adesso lo vedremo.
PIERINO (si mette in salvo ancora dietro Carlotta) Ho visto altro
che questo.
DON GIOVANNI Oehi!
SGANARELLO Eh, signore, lasciate perdere quel povero miserabile!
contro coscienza picchiarlo. Ascolta, ragazzo mio; non
dirgli niente, e vattene.
PIERINO (passa davanti a Sganarello, e dice con fierezza a Don
Giovanni) E invece voglio dirgliene quattro, io.
DON GIOVANNI (alza la mano per dare uno schiaffo a Pierino, il
quale abbassa la testa e Sganarello riceve lo schiaffo) Ah, ti faccio
vedere io!
SGANARELLO (guardando Pierino che si abbassato per evitare
lo schiaffo) La peste a quel furfante!
DON GIOVANNI Questa la ricompensa per la tua carit.
PIERINO Perdindio, vado a raccontare tutta sta storia a sua zia!
(Esce)
DON GIOVANNI Ora finalmente potr essere il pi felice tra gli
uomini, e non cambierei il mio stato per tutte le cose del mondo.
Che gioia immensa, quando voi sarete mia moglie, e...
IV DON GIOVANNI, SGANARELLO, CARLOTTA, MATURINA
SGANARELLO (scorgendo Maturina) Ah, ah!
MATURINA (a Don Giovanni) Signore, che cosa state facendo
con Carlotta? State forse parlando damore anche a lei?
DON GIOVANNI (a Maturina) No, al contrario, lei che mi sta dimostrando
una gran voglia di diventare mia moglie, e io le stavo
appunto rispondendo che ero impegnato con voi.
CARLOTTA Che cosa vuole Maturina da voi?
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) gelosa perch sto parlando
con voi, e vorrebbe che io la sposassi; ma le sto dicendo appunto
che io desidero voi.
MATURINA Come? Carlotta...
DON GIOVANNI (piano, a Maturina) Potete dirle quel che volete:
inutile; ormai se l cacciato in testa.
CARLOTTA Ma come! Maturina...
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) Non serve a niente parlarle:
non riuscirete a toglierle questa pazzia.
MATURINA Per caso...?
DON GIOVANNI (piano, a Maturina) Non c proprio modo di farle
intendere ragione.
CARLOTTA Mi piacerebbe...
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) testarda come mille diavoli.
MATURINA Davvero...
DON GIOVANNI (piano, a Maturina) Non ditele niente: matta.
CARLOTTA Io credo...
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) Lasciatela perdere: una
squilibrata.
MATURINA No, no, bisogna che le parli.
CARLOTTA Voglio vedere che cosha da dire.
MATURINA Come?...
DON GIOVANNI (piano, a Maturina) Scommetto che verr a dirvi
che le ho promesso di sposarla.
CARLOTTA Io...
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) Scommettiamo che vi dir che
mi sono impegnato a farla mia moglie?
MATURINA Oehi, Carlotta, bellaffare strappar di mano la roba
agli altri!
CARLOTTA Bella cosa, Maturina, esser gelosa perch il signore
mi parla.
MATURINA Sono io che il signore ha visto per prima.
CARLOTTA Se ti ha visto per prima, ha visto me per seconda, e
mi ha promesso di sposarmi.
DON GIOVANNI (piano, a Maturina) Visto? Che cosa vi avevo
detto?
MATURINA Bacio le mani, ma a me, e non a te, che ha promesso
di sposarmi.
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) Non ho indovinato?
CARLOTTA Raccontalo agli altri; a me, che ha promesso.
MATURINA Vuoi prendermi in giro? A me, ti ripeto.
CARLOTTA Pu dirtelo lui, se ho ragione o no.
MATURINA Pu smentirmi lui, se non dico la verit.
CARLOTTA vero, signore, che avete promesso di sposarla?
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) Voi volete scherzare.
MATURINA Davvero, signore, vi siete impegnato a farla vostra
moglie?
DON GIOVANNI (piano, a Maturina) Potete pensare una cosa simile?
CARLOTTA lei che insiste.
DON GIOVANNI (piano, a Carlotta) Lasciatela fare.
MATURINA Voi lavete sentita.
DON GIOVANNI (piano, a Maturina) Lasciatela dire.
CARLOTTA No, no, bisogna sapere la verit.
MATURINA una questione che va decisa.
CARLOTTA S, Maturina, voglio che il signore ti faccia vedere il
granchio che hai preso.
MATURINA S, Carlotta, voglio che il signore ti faccia restare a
bocca aperta come unoca.
CARLOTTA Signore, per piacere, risolvete la questione.
MATURINA Signore, per favore, metteteci daccordo.
CARLOTTA (a Maturina) Adesso la vedrai.
MATURINA (a Carlotta) Adesso la vedrai tu.
CARLOTTA (a Don Giovanni) Dite.
MATURINA (a Don Giovanni) Parlate.
DON GIOVANNI (imbarazzato, dice a tutte e due) Che cosa volete
che vi dica? Tutte e due sostenete parimenti che ho promesso di
farvi mie spose. Forse che ciascuna di voi non sa bene come stanno
le cose, senza che mi sia necessario dire di pi? Perch obbligarmi
a ripetere ancora una volta le cose? Colei che ha ricevuto
la mia promessa, non trova in se stessa di che farsi beffe dei discorsi
dellaltra? E di che cosa dunque si preoccupa, una volta
chio manterr la mia promessa? Non con le chiacchiere che si
portano avanti le cose; bisogna fare, e non parlare, poich i fatti
valgono assai pi delle parole. E dunque con i fatti che io risolver
la vostra questione, e quando mi sposer si vedr a quale
delle due ho dato il mio cuore. (Piano, a Maturina) Lasciatela
credere quello che vuole. (Piano, a Carlotta) Lasciate che si illuda
quanto pi le piace. (Piano, a Maturina) Vi adoro. (Piano, a
Carlotta) Son tutto vostro. (Piano, a Maturina) Ogni altro volto
brutto accanto al vostro. (Piano, a Carlotta) Una volta vista voi,
le altre sono intollerabili. Devo dare alcune piccole disposizioni;
torner a voi tra un quarto dora. (Esce)
CARLOTTA (a Maturina) Quella che ama sono io, comunque.
MATURINA Sono io quella che sposer.
SGANARELLO Ah, povere ragazze che non siete altro! La vostra
innocenza mi fa compassione, non ho cuore di vedervi correre
alla vostra rovina. Credetemi, tutte e due: non illudetevi con le
storie che vi raccontano, e restatevene nel vostro villaggio.
DON GIOVANNI (rientrando) Vorrei sapere perch Sganarello
non mi segue.
SGANARELLO Il mio padrone un gran furfante; la sua unica intenzione
quella di approfittarsene di voi, cos come se n approfittato
di tante altre; il promesso sposo di tutto il genere
umano, e... (Scorge Don Giovanni) Questa una menzogna; e a
chiunque vi dica una cosa del genere, dite pure che mente per la
gola. Il mio signore non il promesso sposo di tutto il genere
umano, non affatto un gran furfante, non ha nessuna intenzione
di approfittarsene di voi, cos come mai si approfittato di nessunaltra.
Ah, eccolo qui giustappunto! Domandatelo anche a lui.
DON GIOVANNI S.
SGANARELLO Signore, siccome il mondo pieno di male lingue,
io precorro gli eventi; e stavo loro dicendo che se mai sentisse-
ro qualcuno parlar male di voi, si guardassero bene dal credergli,
e non si dimenticassero di dirgli che mente per la gola.
DON GIOVANNI Sganarello.
SGANARELLO S, il signore uomo donore: garantisco io.
DON GIOVANNI Ehm!
SGANARELLO Son degli screanzati.
V DON GIOVANNI, LA RAME, CARLOTTA. MATURINA, SGANARELLO
LA RAME Signore, vengo ad avvertirvi che qui non tira aria
buona per voi.
DON GIOVANNI Sarebbe a dire?
LA RAME Dodici uomini a cavallo vi stanno cercando, e saranno
qui da un momento allaltro: non so in che modo siano riusciti
a seguirvi; ma ho avuto questa notizia da un contadino, che
essi hanno interrogato, e al quale vi hanno descritto. Non c
tempo da perdere, e quanto prima ve ne andrete di qui tanto
meglio sar.
DON GIOVANNI (a Carlotta e a Maturina) Una questione urgente
mi costringe a partire di qui; ma vi prego di ricordarvi della promessa
che vi ho fatto, e siate certe che avrete mie notizie prima
di domani sera. (Carlotta e Maturina escono) Visto che la partita
impari, bisogner usare un piccolo stratagemma, onde eludere
con destrezza la disgrazia che mi perseguita.Voglio che
Sganarello indossi i miei vestiti, e io...
SGANARELLO Signore, voi state scherzando. Correre il rischio di
essere ucciso vestito come voi, e...
DON GIOVANNI Poche storie, fin troppo onore che ti concedo; e
felice il servo che pu aver la gloria di morire per il proprio padrone.
SGANARELLO Vi ringrazio per lonore. O Cielo, poich si tratta
di morire, fammi la grazia di non esser preso per un altro!
ATTO III
I DON GIOVANNI, in abito da campagna,
e SGANARELLO, vestito da medico
SGANARELLO In fede mia, signore, dovete ammettere che avevo
proprio ragione io, e che adesso eccoci qua tutti e due travestiti
a meraviglia. La vostra prima idea era del tutto fuori squadra,
mentre cos siamo molto pi irriconoscibili che se avessimo fatto
come voi volevate.
DON GIOVANNI vero che tu stai benissimo, ma non capisco dove
sei andato a scovare quella ridicola messinscena.
SGANARELLO S? il vestito di un vecchio medico; lho comprato
l dove laveva lasciato in pegno, e ho dovuto anche sborsare
un bel po di soldi. Ma lo sapete, signore, che basta questo vestito
a farmi prendere sul serio, che la gente che incontro mi saluta,
e che tutti vengono a chiedermi consiglio come se fossi chiss
che sapientone?
DON GIOVANNI Davvero?
SGANARELLO Cinque o sei contadini, vedendomi passare, sono
venuti a sentire il mio parere su varie malattie.
DON GIOVANNI E tu gli avrai detto che non ne sai niente, spero.
SGANARELLO Io? Neanche per sogno! Ho pensato che non potevo
non essere allaltezza dellabito che porto: ho fatto una
bella disquisizione sulle malattie, e ho ordinato a ciascuno la
sua brava cura.
DON GIOVANNI E si pu sapere che cure gli hai ordinato?
SGANARELLO Diamine, signore, ho tirato fuori quel che mi passava
per la testa; ho ordinato un po di cure a caso, e sarebbe
anche divertente se gli ammalati guarissero, e venissero magari
a ringraziarmi.
DON GIOVANNI E perch no? Per quale ragione non dovresti godere
anche tu degli stessi privilegi degli altri medici? Non centrano
certo pi di te, quando i loro malati guariscono, dato che
tutta la loro scienza non altro che fumo negli occhi. Quando
le cose vanno bene se ne prendono il merito, e se il tuo malato
un uomo fortunato fai bene ad approfittarne anche tu, e a lasciare
che attribuiscano alle tue cure tutto ci che di buono viene
dal caso o dalle forze della natura.4
SGANARELLO Come, signore, siete eretico anche in medicina?
DON GIOVANNI uno dei pi grandi errori dellumanit.
SGANARELLO Come? Non credete nella senna, nella cassia, nel
vino emetico?5
DON GIOVANNI E perch dovrei crederci, secondo te?
SGANARELLO Avete proprio lanima di un miscredente. Eppure
lo sapete anche voi, che da un po di tempo il vino emetico fa
un gran parlare di s. I suoi miracoli hanno convertito anche gli
spiriti pi scettici, e meno di tre settimane or sono ho assistito
anchio, tale e quale mi vedete, a un suo effetto meraviglioso.
DON GIOVANNI E sarebbe?
SGANARELLO Cera un uomo che da sei giorni era in agonia; non
si sapeva pi che cosa fargli, e tutte le cure non servivano pi a
niente; alla fine han pensato di dargli del vino emetico.
DON GIOVANNI E si salvato, vero?
SGANARELLO No, morto.
DON GIOVANNI Risultato eccezionale.
SGANARELLO Come? Eran sei giorni interi che non riusciva a
morire, e questo lo ha fatto morire subito. Che cosa volete di
pi efficace?
DON GIOVANNI Hai ragione.
SGANARELLO Ma lasciamo perdere la medicina, in cui evidentemente
non credete, e parliamo daltre cose, dato che questo vestito
mi eccita il cervello e mi venuta voglia di discutere con
voi e contro di voi; vi ricordo che le discussioni me le avete permesse,
e che mi sono proibite soltanto le prediche.
DON GIOVANNI E allora?
SGANARELLO Vorrei sapere qual in realt il vostro pensiero.
possibile che voi proprio non crediate in Dio?
DON GIOVANNI Lasciamo perdere.
SGANARELLO Il che come dire: no. E allinferno?
DON GIOVANNI Eh!
SGANARELLO Idem come sopra. E, scusate: al diavolo?
DON GIOVANNI S, s.
SGANARELLO Tale e quale. Non credete insomma alla vita eterna.
DON GIOVANNI Ah, ah, ah!
SGANARELLO Ecco uno che farei fatica a convertire.E ditemi un
po: [del Monaco fantasma che cosa ne dite, eh?
DON GIOVANNI Che gli venga un cancro!
SGANARELLO Ecco una cosa che non riesco a mandar gi; perch
non c niente di pi vero del Monaco fantasma, e io mi farei
impiccare piuttosto di non crederci. Ma] siccome bisogna
pur credere in qualcosa [a questo mondo: e dunque] voi, in che
cosa credete?
DON GIOVANNI In che cosa credo io?
SGANARELLO S.
DON GIOVANNI Credo che due pi due fa quattro, Sganarello; e
che quattro pi quattro fa otto.
SGANARELLO Bella credenza, [e begli articoli di fede]! La vostra
religione, a sentir voi, dunque laritmetica? Bisogna pur dire che
ci sono delle strane pazzie che entrano nelle teste degli uomini, e
che il pi delle volte, pi si studia e meno si ha giudizio. Io, signore,
non ho certo studiato come voi. Grazie a dio, nessuno potr
mai vantarsi di avermi insegnato qualcosa; ma per piccolo che sia
il mio cervello, per poco criterio chio abbia, vedo le cose meglio
io di tutti i libri stampati, e mi rendo perfettamente conto che
questo mondo che vediamo non pu essere un fungo, spuntato l
da solo, dalla sera alla mattina.Vorrei proprio sapere da voi chi
che ha fatto quegli alberi, quelle rocce, questa terra, e quel cielo l
in alto; o se tutta questa roba si costruita da sola. Eccovi voi, per
esempio, che siete l: vi siete fatto da solo, voi, o per farvi non c
stato bisogno che vostro padre mettesse incinta vostra madre?
Riuscite a pensare a tutte le invenzioni di cui composta questa
macchina che luomo, senza restare a bocca aperta per il modo
in cui sono tutte legate luna allaltra; questi nervi, queste ossa,
queste vene, queste arterie, questi... questo polmone, questo cuo-
re, questo fegato, e tutti gli altri ingredienti che... Oh, diamine, volete
interrompermi, per piacere? Io non riesco a discutere se non
mi si interrompe! E voi ve ne state zitto apposta, e mi lasciate andare
avanti a parlare perch mi imbrogli.
DON GIOVANNI Stavo aspettando che tu finissi il tuo ragionamento.
SGANARELLO Il mio ragionamento che nelluomo c qualcosa
di straordinario, checch voi ne diciate, che nessun sapiente potr
mai spiegare. Non meraviglioso, per esempio, che io sia
qui, e che abbia in testa un qualcosa che pensa a mille cose diverse
contemporaneamente, e che fa del mio corpo tutto quello
che vuole? Voglio battere le mani, sollevare un braccio, alzare
gli occhi al cielo, chinare la testa, agitare i piedi, andare a destra,
a sinistra, davanti, didietro, girare... (Girando, cade a terra)
DON GIOVANNI Bene! Ecco il tuo ragionamento che si rompe
losso del collo.
SGANARELLO Accidenti, sono un bellidiota a stare a discutere
con voi! Credete in quel che vi pare; minteressa tanto, a me,
che voi finiate dannato!
DON GIOVANNI Intanto, a forza di discutere, ho limpressione che
ci siamo persi. Chiama un po quelluomo l in fondo, e chiedigli
la strada.
SGANARELLO Ol, oh, quelluomo! Ehi, compare! Ehi, amico!
Una parola, per piacere.
II DON GIOVANNI, SGANARELLO, UN POVERO
SGANARELLO Indicateci, per piacere, la strada che porta in citt.
IL POVERO Non dovete far altro che continuare per di qua, signori,
e girare a destra quando arriverete in fondo al bosco.Ma
vi avverto che sar meglio che stiate in guardia, perch un po
di tempo che ci sono dei ladri qui attorno.
DON GIOVANNI Ti sono molto obbligato, amico, e ti ringrazio di
tutto cuore.
IL POVERO Non vorreste, signore, darmi un po delemosina?
DON GIOVANNI Ah, ah, a quanto vedo, il tuo avvertimento interessato!
IL POVERO Sono un poveruomo, signore, e da dieci anni vivo da
solo, ritirato in questo bosco, e non mancher di pregare Dio
affinch vi conceda ogni bene.
DON GIOVANNI Eh, pregalo di darti un vestito, invece di preoccuparti
degli affari degli altri.
SGANARELLO Voi non conoscete il signore, amico mio; crede solo
che due pi due fa quattro, e quattro pi quattro fa otto.
DON GIOVANNI Come passi il tuo tempo, in mezzo a questi alberi?
IL POVERO Non faccio che pregare Dio per la prosperit di tutti
quelli che mi danno qualche cosa.
DON GIOVANNI Ma dunque possibile che tu abbia tutto quel
che ti occorre?
IL POVERO Ahim, signore, ho unestrema necessit di ogni cosa!
DON GIOVANNI Tu stai scherzando! A un uomo che passa le giornate
a pregare Dio non possono non andar bene gli affari.
IL POVERO Vi assicuro, signore, che il pi delle volte non ho un
pezzo di pane da mettere sotto i denti.
DON GIOVANNI [Questo molto strano, e il tuo zelo veramente
mal ricompensato! Ah, ah!] E io ti dar un luigi doro, [se ti sentir
bestemmiare.
IL POVERO Ah, signore, e vorreste chio commettessi un tal peccato?
DON GIOVANNI Devi soltanto decidere se vuoi guadagnarti un luigi
doro o no. Eccolo qui: te lo d se bestemmi.Te, bestemmia.
IL POVERO Signore!
DON GIOVANNI Altrimenti, niente!
SGANARELLO Di, di, prova a bestemmiare; non c niente di
male.
DON GIOVANNI Prendilo: eccolo. Prendilo, ti dico, ma bestemmia.
IL POVERO No, signore, preferisco morire di fame.
DON GIOVANNI Va, va,] te lo regalo per lamore dellumanit.Ma
che cosa vedo? Un uomo aggredito da altri tre? La partita
troppo ineguale; non posso permettere una simile vigliaccheria.
(Corre verso il luogo del combattimento.)
III DON GIOVANNI, DON CARLO, SGANARELLO
SGANARELLO (solo) Il mio padrone un pazzo furioso, a correre
in braccio a un pericolo che non si stava affatto occupando
di lui. Ma, in fede mia, laiuto servito, e i due hanno fatto fuggire
i tre!
DON CARLO (con la spada in pugno) La fuga di quei banditi d
la misura di quale aiuto stato il vostro braccio. Permettete, signore,
chio vi renda grazie per unazione cos generosa, e che...
DON GIOVANNI (rientrando, con la spada in pugno) Non ho fatto
nulla, signore, che voi non avreste fatto al mio posto. In simili
circostanze, quello che in gioco il vostro personale onore;
lazione di quei furfanti era cos vile, che il non opporvisi sarebbe
stato come prendervi parte. Ma per quale avventura vi siete
trovato alle prese con loro?
DON CARLO Mi ero per caso allontanato da un mio fratello e dal
nostro seguito, e mentre cercavo di ricongiungermi a loro ho
incontrato quei banditi, che hanno subito ucciso il mio cavallo
e che senza il vostro ardito intervento avrebbero fatto altrettanto
di me.
DON GIOVANNI vostra intenzione dirigervi verso la citt?
DON CARLO S, ma non di entrarvi: poich ci troviamo costretti,
mio fratello e io, a battere la campagna, per una di quelle fastidiose
situazioni che riducono i gentiluomini a sacrificarsi, loro
e le loro famiglie, alle severe esigenze dellonore, dato che anche
il pi felice dei successi in questi casi pur sempre funesto,
poich anche se si ha salva la vita si costretti a lasciare questo
regno; ed proprio in questo che la condizione del gentiluomo
mi appare pi che mai sventurata: che neppure la pi
onesta e prudente condotta basta a garantirlo, poich le leggi
donore lo assoggettano alle sregolatezze della condotta altrui,
ed egli vede la propria vita, la propria tranquillit, i propri beni
in balia del primo temerario cui salti in mente di fargli una
di quelle ingiurie per le quali un galantuomo devesser pronto
a morire.7
DON GIOVANNI Si ha peraltro il vantaggio di infliggere gli stessi
fastidi e di far correre gli stessi rischi, anche a coloro che si pigliano
la fantasia di farci offesa in tutta leggerezza. Ma sarebbe
troppo indiscreto da parte mia, chiedervi qual in particolare il
vostro caso?
DON CARLO Le cose sono a tal punto che non pi il caso ormai
di tenerle segrete, poich una volta evidente a tutti lingiuria
subita, il nostro onore non pi impegnato a nascondere la nostra
vergogna bensi a farne la pi clamorosa vendetta, e a divulgarne
i nostri progetti in proposito. E cos, signore, non esiter
un istante a dirvi che loffesa che noi intendiamo vendicare
riguarda una nostra sorella sedotta e rapita da un convento,
e che lautore di questa offesa un certo Don Giovanni Tenorio,
figlio di Don Luigi Tenorio. Da qualche giorno ormai lo
stiamo cercando, e qui lo abbiamo seguito su indicazione di un
servitore che ci ha detto che egli uscito a cavallo, assieme ad
altri quattro o cinque, avviandosi lungo questo costone; ma le
nostre ricerche sono state inutili, e non sappiamo dove pu essere
andato a finire.
DON GIOVANNI Voi lo conoscete, signore, questo Don Giovanni
di cui parlate?
DON CARLO No, personalmente no. Non lho mai visto, ne ho
soltanto inteso una descrizione da parte di mio fratello; la sua
fama tuttaltro che buona, trattandosi di un uomo la cui vita...
DON GIOVANNI Basta cos, signore, se non vi dispiace. Egli nel
numero dei miei amici, e sarebbe per me una sorta di vilt, il
tollerare di sentirne dir male.
DON CARLO Per amor vostro, signore, non dir pi nulla di lui;
ed il minimo che posso fare per voi, dopo che mi avete salvata
la vita, il tacere in vostra presenza di una persona che voi conoscete,
quando mi impossibile parlarne senza dirne male; ma
per quanto amico possiate essergli, oso sperare che non approverete
il suo comportamento, e che non troverete inaudito che
lo si cerchi per prenderne vendetta.
DON GIOVANNI Al contrario, voglio adoperarmi anchio per questo,
e risparmiarvi fatiche inutili. Sono amico di Don Giovanni,
chio lo voglia o meno; ma non pensabile che egli offenda impunemente
dei gentiluomini, e mimpegno a far s che ve ne
renda ragione di persona.
DON CARLO Quale ragione si potr mai rendere, di simili ingiurie?
DON GIOVANNI Tutte quelle che il vostro onore potr richiedere;
e senza che vi diate la pena di cercarlo oltre, mi assumo limpegno
di farvi incontrare Don Giovanni dove vorrete, e quando
pi vi piacer.
DON CARLO Dolce speranza, signore, per degli animi offesi; ma
dopo ci di cui vi son debitore, sarebbe per me un troppo vivo
dolore che foste anche voi della partita.8
DON GIOVANNI Sono tanto legato a Don Giovanni che mai potrebbe
battersi se non mi battessi anchio; poich infine rispondo
di lui come di me stesso, e voi non dovete far altro
che dirmi quando volete che egli si presenti a darvi soddisfazione.
DON CARLO Quanto crudele il mio destino! Possibile chio vi
debba la vita, e che Don Giovanni sia amico vostro?
IV DON ALONSO e tre del seguito,
DON CARLO, DON GIOVANNI, SGANARELLO
DON ALONSO Portate i cavalli a bere, e poi seguiteci; voglio andare
un po a piedi. O Cielo, che cosa vedo! Come, fratello mio:
voi assieme al nostro mortale nemico?
DON CARLO Il nostro mortale nemico?
DON GIOVANNI (indietreggiando di tre passi e portando fieramente la
mano sullelsa della spada) S, sono io: Don Giovanni. N linferiorit
del numero potr convincermi a nascondere il mio nome.
DON ALONSO Ah, traditore! Ora morirai finalmente, e...
DON CARLO Ah, fratello mio, fermatevi! Io gli sono debitore
della vita, poich senza il suo aiuto i ladri che ho incontrato mi
avrebbero ucciso.
DON ALONSO E pensate che questa considerazione dovrebbe
impedire la nostra vendetta? Quali che siano i favori resi da
una mano nemica, essi non possono in alcun modo impegnare
il nostro cuore; e se occorre commisurare il debito allingiuria,
la vostra riconoscenza, fratello mio, poca e risibile cosa; e poich
lonore infinitamente pi prezioso della vita, nulla si deve
in realt a chi ci ha salvato la vita ma ci ha tolto lonore.
DON CARLO So anchio, fratello mio, in quale diversa considerazione
un gentiluomo deve tenere vita e onore, e vi assicuro che la riconoscenza
dovuta non cancella in me il risentimento per lingiuria
patita; ma tollerate che io gli renda qui quel che mi ha dato, che
lo ripaghi immediatamente per la vita di cui gli son debitore, rimandando
dun poco la nostra vendetta e lasciandogli modo di
gioire per qualche giorno ancora del frutto della sua buona azione.
DON ALONSO No, no, procrastinare la nostra vendetta significa
porla a repentaglio, poich loccasione di coglierla potrebbe anche
non ripresentarsi mai pi. Il Cielo ce la porge, tocca a noi
approfittarne. Quando lonore mortalmente ferito, nessunaltra
considerazione pu aver peso; e se a voi ripugna prestare il
braccio a questa impresa, non dovete far altro che allontanarvi
e lasciare a me la gloria di questo impegno.
DON CARLO Di grazia, fratello mio...
DON ALONSO Ogni discorso superfluo: deve morire.
DON CARLO Fermatevi, vi dico, fratello mio. Sono deciso a non
permettere che si attenti qui alla sua vita, e giuro a Dio che lo
difenderei contro chicchessia, facendogli baluardo con quella
stessa vita che egli ha salvato; per portare a bersaglio i vostri
colpi dovrete pertanto trafiggere me.
DON ALONSO Come? Vi schierate con il nostro nemico, contro di
me, e lungi dal sentire al suo cospetto gli stessi violenti impulsi che
mi colgono, dimostrate per lui sentimenti tanto pieni di dolcezza?
DON CARLO Fratello mio, diamo prova, in questa legittima azione,
di un po di moderazione, e non vendichiamo il nostro onore
con il furore che in voi manifesto. Dimostriamo di essere
padroni dei nostri cuori, che il nostro valore non ha nulla di feroce,
e che si risolve allazione per la serena volont della nostra
ragione, e non per limpulso di una collera cieca. Io non intendo,
fratello mio, dover restare debitore al mio nemico, e del
mio obbligo verso di lui devo liberarmi prima di ogni altra cosa.
La nostra vendetta non sar certo meno clamorosa solo perch
differita; al contrario, essa se ne avvantagger; e questa occasione,
che lha posto ora nelle nostre mani, la far apparire
ancor pi giusta agli occhi del mondo.
DON ALONSO Oh, strana debolezza, terribile cecit, il porre a repentaglio
gli interessi del proprio onore per la ridicola preoccupazione
di un debito che pura chimera!
DON CARLO No, fratello mio, non preoccupatevi. Se commetto
un errore sapr anche ripararlo, e prendo qui su di me lintera
cura del nostro onore; so quali obblighi esso ci impone, e questo
ritardo di un giorno, che la mia riconoscenza gli chiede, non far
che aumentare lardente volont di soddisfarlo. Don Giovanni,
come vedete, mi prendo cura di rendervi il bene che mi avete
fatto, e da questo potete giudicare quel che seguir; ed esser certo
che se con tanto calore pago il debito che ho verso di voi, non
sar meno preciso nel ripagarvi dellingiuria che voi ci avete inferto.
Non intendo affatto obbligarvi a esprimere qui le vostre
intenzioni, e vi do piena libert di prendere tutti i provvedimenti
cui vorrete pensare.Voi sapete la grandezza delloffesa che ci
avete fatta, e voi stesso potete esser giudice delle riparazioni
che essa esige. La nostra soddisfazione pu nascere tanto da
una mite soluzione riparatrice, quanto dalla violenza e dal sangue;
ma, quale che sia la vostra scelta, mi avete dato la vostra
parola che Don Giovanni risponder di quel che ha fatto; procurate,
vi prego, che ci avvenga; e ricordatevi che, lungi di qui,
non avr altri obblighi che quelli impostimi dallonor mio.
DON GIOVANNI Nulla vi ho chiesto, e manterr quel che ho promesso.
DON CARLO Andiamo, fratello mio; un istante di mite consiglio
non reca la minima offesa al rigore dei nostri doveri. (Escono
Don Carlo e Don Alonso)
V DON GIOVANNI, SGANARELLO
DON GIOVANNI Ol! Ehi. Sganarello!
SGANARELLO Prego?
DON GIOVANNI Ma come, furfante: tu scappi quando mi aggrediscono?
SGANARELLO Perdonatemi, signore; sono stato un momentino
qui dietro. Credo che questo vestito sia un po lassativo, e che
indossarlo sia come prendere la purga.
DON GIOVANNI La peste allinsolente! Nascondi almeno la tua
vigliaccheria sotto un mantello meno impudente! Sai almeno
chi luomo cui ho salvato la vita?
SGANARELLO Io? No.
DON GIOVANNI un fratello di Elvira.
SGANARELLO Un...
DON GIOVANNI Direi che un gentiluomo; si comportato bene,
e mi dispiace aver questione con lui.
SGANARELLO Vi sarebbe facile mettere a posto ogni cosa.
DON GIOVANNI Si; ma la mia passione per donna Elvira si
spenta, e un matrimonio non va daccordo con il mio carattere.
In amore amo la libert, lo sai, e mai potrei rassegnarmi a serrare
il mio cuore tra quattro mura.Te lho detto venti volte: ho
una naturale inclinazione ad abbandonarmi a tutto ci che mi
attira. Il mio cuore appartiene a tutte le belle donne del mondo;
tocca a loro catturarlo a turno, e conservarlo per tutto il
tempo che ci riescono. Ma che cos il superbo edificio che scorgo
tra quegli alberi?
SGANARELLO Non lo sapete?
DON GIOVANNI No, davvero.
SGANARELLO Beh, la tomba che il Commendatore si stava facendo
fare quando voi lavete ucciso!
DON GIOVANNI Ah, hai ragione! Non sapevo che fosse da queste
parti.Tutti mi han detto meraviglie di questopera, e anche della
statua del Commendatore, e mi vien voglia di andarla a vedere.
SGANARELLO Signore, non andateci.
DON GIOVANNI Perch?
SGANARELLO Perch non gentile, andare a trovare uno che
avete ammazzato.
DON GIOVANNI Al contrario: una visita di cortesia che gli debbo,
e lui, se un gentiluomo, la ricever di buon grado. Su, entriamo.
(La tomba si apre, e si vedono un superbo mausoleo e la
statua del Commendatore)
SGANARELLO Ah, com bello! Che belle statue! Che bel marmo!
Che belle colonne! Ah, com bello! Che cosa ne dite, signore?
DON GIOVANNI Che mai si vista arrivare a tal punto lambizione
di un morto; e quel che trovo stupefacente che un uomo
che durante la vita si accontentato di una dimora semplice e
modesta, ne voglia avere una cos sontuosa per quando non sa
pi cosa farsene.
SGANARELLO Ecco la statua del Commendatore.
DON GIOVANNI Bella idea, perbacco, vestirsi da imperatore romano!
SGANARELLO Secondo me, signore, proprio fatta bene. Sembra
perfino vivo, e che stia quasi per parlare. Ci lancia delle occhiate
che se fossi solo mi farebbero chiss che paura, e direi
che non molto contento di vederci.
DON GIOVANNI Sarebbe in torto, ad accogliere male lonore che
gli faccio. Chiedigli se vuol venire a cena da me.
SGANARELLO Non credo che gli interessi molto.
DON GIOVANNI Chiediglielo, tho detto.
SGANARELLO Scherzate? Sarebbe una pazzia andare a parlare a
una statua.
DON GIOVANNI Fa quel che tho detto.
SGANARELLO Che stramberia! Signor Commendatore... rido di questa
idiozia; ma il mio padrone che me la fa fare. Signor Commendatore,
il mio padrone, Don Giovanni, mi manda a chiedervi se volete
fargli lonore di venire a cena da lui. (La statua annuisce) Ah!
DON GIOVANNI Che cosa c? Che coshai? Insomma, vuoi rispondere?
SGANARELLO (annuisce, facendo lo stesso gesto che gli ha fatto la
statua) La statua...
DON GIOVANNI E allora? Che cosa stavi dicendo, furfante?
SGANARELLO Che la statua...
DON GIOVANNI E allora? La statua?... Se non parli ti ammazzo.
SGANARELLO La statua mha fatto segno di s.
DON GIOVANNI Ma va al diavolo!
SGANARELLO Mi ha fatto cos con la testa, vi dico: vero come
vero il mondo. Andategli a parlare voi, se volete. Forse...
DON GIOVANNI Vieni, furfante, vieni, voglio farti toccar con mano
la tua cialtroneria. Sta attento. Il signor Commendatore gradirebbe
venire a cena da me? (La statua annuisce di nuovo)
SGANARELLO Neanche per dieci pistole. E allora, signore?
DON GIOVANNI Su, usciamo. (Esce)
SGANARELLO Ecco, gli eroi dellintelletto, che non vogliono credere
in niente.
ATTO IV
I DON GIOVANNI, SGANARELLO
DON GIOVANNI Sia quel che sia, basta con questa storia; una stupidaggine,
e probabilmente siamo stati ingannati da un gioco di
luce, o sorpresi da qualche ombra che ci ha offuscata la vista.
SGANARELLO Eh, signore, inutile che cerchiate di negare quel
che abbiamo visto con questi occhi qua! Niente di pi vero di
quel segno di s con la testa; e io sono sicuro che stato proprio
Dio, scandalizzato per come voi vivete, che ha fatto un miracolo
per convincervi, e strapparvi...
DON GIOVANNI Sta a sentire. Se continui a rompermi le scatole
con le tue stupide prediche, se aggiungi una sola parola sullargomento,
io chiamo gente, faccio portare un nervo di bue, ti faccio
tener fermo da tre o quattro persone, e ti faccio dare mille
nerbate. Mi hai capito bene?
SGANARELLO Molto bene, signore; come meglio non si potrebbe.
Voi vi esprimete sempre con molta chiarezza; quel che c di
buono in voi che non andate in cerca di giri di parole; le cose
le dite sempre con una precisione veramente ammirevole.
DON GIOVANNI Su, che mi si serva la cena al pi presto possibile.
Una poltrona, ragazzo.
II DON GIOVANNI, LA VIOLETTE, SGANARELLO
LA VIOLETTE Signore, c un vostro fornitore, il signor Domenica,
che chiede di vedervi.
SGANARELLO Beh, non ci mancava altro che la visita di un creditore.
Che cosa gli salta in mente di venirci a chiedere dei soldi,
e perch non gli hai detto che il signore non c?
LA VIOLETTE Son tre quarti dora che glielo dico; ma lui non
vuol crederci, e si seduto qui fuori ad aspettare.
SGANARELLO Pu aspettare fin che vuole.
DON GIOVANNI No, al contrario, fallo entrare. una pessima politica
quella di farsi negare ai creditori. Bisogna pur compensarli
in qualche modo, ma io conosco il segreto per rispedirli via
soddisfatti senza dar loro neanche un soldo.
III DON GIOVANNI, IL SIGNOR DOMENICA, SGANARELLO, e seguito
DON GIOVANNI (facendo grandi cerimonie) Ah, signor Domenica,
accomodatevi! Come sono felice di vedervi, e la rabbia che
mi fanno i miei servi che vi hanno tenuto l fuori tutto questo
tempo! Avevo detto io che non volevo veder nessuno; ma questo
non vale certo per voi, che avete il diritto di trovare la porta
di casa mia sempre aperta.
IL SIGNOR DOMENICA Signore, vi sono molto obbligato.
DON GIOVANNI (rivolto ai suoi lacch) Perbacco, furfanti! Vi insegner
io a lasciare il signor Domenica in anticamera, e imparerete
a distinguere con chi avete a che fare!
IL SIGNOR DOMENICA Signore, non niente.
DON GIOVANNI Ma come, signor Domenica, dirvi che non ci sono?
Al migliore dei miei amici?
IL SIGNOR DOMENICA Dei vostri servi, signore. Ero venuto...
DON GIOVANNI Su, presto, una poltrona per il signor Domenica.
IL SIGNOR DOMENICA Signore, sto bene cos.
DON GIOVANNI No, no, voglio che vi sediate di fronte a me.
IL SIGNOR DOMENICA Non occorre.
DON GIOVANNI Via quello sgabello; ho detto una poltrona.
IL SIGNOR DOMENICA Signore, voi volete scherzare, e...
DON GIOVANNI No, no, so quel che vi devo, e non voglio nessuna
differenza tra noi due.
IL SIGNOR DOMENICA Signore...
DON GIOVANNI Su, accomodatevi.
IL SIGNOR DOMENICA Non occorre proprio, signore; devo solo
dirvi una parola. Ero...
DON GIOVANNI Vho detto di sedervi.
IL SIGNOR DOMENICA No, signore, sto bene cos.Vengo per...
DON GIOVANNI No, non vi ascolto se non vi sedete.
IL SIGNOR DOMENICA Signore, come volete voi. Io...
DON GIOVANNI Perbacco, signor Domenica, vi trovo molto bene!
IL SIGNOR DOMENICA S, signore, sto bene, per servirvi. Sono venuto...
DON GIOVANNI Dovete avere una salute di ferro: labbra fresche,
un bel colorito, gli occhi vivi.
IL SIGNOR DOMENICA Quel che vorrei...
DON GIOVANNI E vostra moglie, la signora, come sta?
IL SIGNOR DOMENICA Molto bene, signore, grazie a dio.
DON GIOVANNI Gran brava donna.
IL SIGNOR DOMENICA Serva vostra, signore. Ero venuto...
DON GIOVANNI E la vostra figlioletta, Claudina, sta bene?
IL SIGNOR DOMENICA Scoppia di salute.
DON GIOVANNI Che bella bambina che ! Le voglio un bene dellanima.
IL SIGNOR DOMENICA Il signore troppo buono. Io vi...
DON GIOVANNI E Nicolino, fa sempre tanto baccano con il suo
tamburo?
IL SIGNOR DOMENICA Sempre lo stesso, signore. lo...
DON GIOVANNI E Bruschetto, il vostro cagnolino? Brontola sempre
cos forte; e li d sempre, quei bei morsi alle gambe della
gente che viene da voi?
IL SIGNOR DOMENICA Pi che mai, signore; non sappiamo proprio
come fare.
DON GIOVANNI Non stupitevi se vi chiedo tante cose sul conto
della vostra famiglia, perch mi sta molto a cuore.
IL SIGNOR DOMENICA Vi siamo tutti infinitamente obbligati, signore.
Io...
DON GIOVANNI (porgendogli la mano) E dunque qua la mano,
signor Domenica. Siete o non siete amico mio?
IL SIGNOR DOMENICA Signore, son servo vostro.
DON GIOVANNI Perbacco, e io a voi, di tutto cuore!
IL SIGNOR DOMENICA Troppo onore. Io...
DON GIOVANNI Non c nulla al mondo che non farei per voi.
IL SIGNOR DOMENICA Troppo buono con me, signore.
DON GIOVANNI E senza alcun altro scopo, vi prego di crederlo.
IL SIGNOR DOMENICA Non merito assolutamente questa grazia.
Ma, signore...
DON GIOVANNI Oh, insomma, signor Domenica, cos alla buona:
volete restare a cena con me?
IL SIGNOR DOMENICA No, signore, devo tornare subito a casa. Io...
DON GIOVANNI (alzandosi) Su, presto, una fiaccola per accompagnare
il signor Domenica, e quattro o cinque dei miei uomini
che lo scortino a casa, armati di moschetto.
IL SIGNOR DOMENICA (alzandosi anche lui) Signore, non necessario,
vado benissimo da solo.Ma... (Sganarello toglie prontamente
sedie e poltrone)
DON GIOVANNI Come? Voglio assolutamente che vi scortino: troppo
mi siete caro. Sono servo vostro, e per di pi vostro debitore.
IL SIGNOR DOMENICA Ah, signore...
DON GIOVANNI Non lo nascondo affatto, e lo dico anzi a tutti.
IL SIGNOR DOMENICA Se...
DON GIOVANNI Volete che vi riaccompagni io stesso?
IL SIGNOR DOMENICA Ah, signore, voi scherzate! Signore...
DON GIOVANNI Abbracciamoci, per piacere. E vi prego ancora
di credere che io sono interamente a vostra disposizione, e che
non vi nulla al mondo chio non farei per voi. (Esce)
SGANARELLO Bisogna riconoscere che nel mio padrone avete
trovato una persona che veramente vi vuol bene.
IL SIGNOR DOMENICA vero: mi fa tanti complimenti e mi dice
tante gentilezze che non riuscir mai a chiedergli dei soldi.
SGANARELLO Vi assicuro che tutti noi saremmo pronti a morire
per voi; vorrei solo che vi succedesse qualche cosa, che qualcuno
osasse pigliarvi a bastonate; voi vedreste, allora, in che modo...
IL SIGNOR DOMENICA Vi credo. Ma, Sganarello, vi prego, fategli
parola dei miei soldi.
SGANARELLO Oh, non preoccupatevi, sar puntuale come nessuno
al mondo.
IL SIGNOR DOMENICA Ma anche voi, Sganarello; anche voi personalmente
mi dovete qualcosa.
SGANARELLO Pfi, non parliamone!
IL SIGNOR DOMENICA Come? Io...
SGANARELLO Volete che non sappia che vi sono debitore?
IL SIGNOR DOMENICA S, ma...
SGANARELLO Su, signor Domenica, vi faccio lume.
IL SIGNOR DOMENICA Ma i miei soldi...
SGANARELLO (prendendo il signor Domenica per un braccio)
Ma volete scherzare?
IL SIGNOR DOMENICA Io voglio...
SGANARELLO (tirandolo) Eh!
IL SIGNOR DOMENICA Io dico che...
SGANARELLO (spingendolo) Sciocchezze.
IL SIGNOR DOMENICA Ma...
SGANARELLO (spingendolo) Pussa via!
IL SIGNOR DOMENICA Io...
SGANARELLO (spingendolo definitivamente fuori scena) Pussa
via, ho detto!
IV DON LUIGI, DON GIOVANNI, LA VIOLETTE, SGANARELLO
LA VIOLETTE Signore, c il vostro signor padre.
DON GIOVANNI Ah, sono a posto! Ci mancava soltanto questa
visita per farmi imbestialire.
DON LUIGI Vedo bene che vi infastidisco, e che avreste fatto volentieri
a meno di vedermi.A dire il vero, curioso come sia reciproco
questo fastidio; perch se voi siete stanco di vedermi, anchio
sono molto stanco della vostra condotta. Ahim, quanto
poco sappiamo quel che stiamo facendo, quando non lasciamo
che sia il Cielo a prendersi cura di noi, quando vogliamo saperne
pi di lui, e lo importuniamo con i nostri ciechi desideri e le nostre
suppliche sconsiderate! Desideravo un figlio che avesse un
carattere eccezionale; e ininterrottamente ne supplicavo il Cielo,
con incredibile costanza; e questo figlio, che ho ottenuto assillando
il Cielo con le mie suppliche, e che credevo dovesse essere la
gioia e la consolazione della mia vita, ne invece il dolore e il
tormento. Con quale animo pensate voi chio assista a questo cumulo
di azioni indegne, di cui si fatica a mascherare lodioso
aspetto agli occhi del mondo; questa sequela di sordide faccende
che ci costringono a ogni momento a infastidire la clemenza del
nostro sovrano, e che hanno cancellato ormai i meriti dei miei
servizi e il credito dei miei amici? Ah, quanto in basso siete sceso!
Non arrossite al pensiero di meritare tanto poco il nome che
portate? Vi sentite in diritto, ditemi, di vantarvene? Che cosa
avete fatto, da quando siete al mondo, per essere un gentiluomo?
Credete che basti portarne il nome e le insegne, e che sia motivo
di gloria essere nati di nobile sangue, quando si vive da infami?
No, no, le superbe fortune del vile anco son fregi.9 E pertanto noi
non possiamo aver parte della gloria dei nostri antenati, se non
sforzandoci di assomigliare a loro; e lo splendore delle loro gesta,
che si riflette su di noi, ci impone il dovere di onorarle percorrendo
la via che essi ci additano, e di non lasciar appassire in
noi le loro virt, se vogliamo esser considerati loro degni discendenti.
Voi, pertanto, discendete invano dai vostri avi; essi vi rinnegano,
e le loro gesta illustri non vi danno alcun titolo di merito;
al contrario, tanto splendore non vi illumina che a vostro maggior
disdoro, e la loro gloria una fiaccola che rende visibile agli
occhi di tutti la vergogna delle vostre azioni. Sappiate infine che
un gentiluomo che conduce mala vita un mostro di natura, che
la virt il primo titolo di nobilt, che io tengo in assai minor
conto il nome con cui si firma che non le azioni che si compiono,
e che avrei maggiore stima dellonesto figlio di un facchino che
non di un principe di sangue che si comportasse come voi!
DON GIOVANNI Signore, se vi sedeste, parlereste con pi comodo.
DON LUIGI No, insolente, non voglio sedermi, n daltronde ho
altro da dire, visto che le mie parole non hanno alcun effetto
sul tuo cuore.Ma sappi, figlio indegno, che il mio amore di padre
stato spinto allestremo dalle tue male azioni, e che prima
di quanto tu possa pensare sapr porre termine alla tua dissolutezza,
e prima ancora che si abbatta su di te la collera del Cielo
sapr lavare con la tua punizione lonta di averti data la vita.
(Esce)
V DON GIOVANNI, SGANARELLO
DON GIOVANNI Eh, morite presto, che la cosa migliore che possiate
fare! Ciascuno deve avere il suo turno, e se c una cosa
che mi fa imbestialire il vedere dei padri che vivono quanto i
loro figli. (Si siede nella sua poltrona)
SGANARELLO Ah, signore, avete fatto male!
DON GIOVANNI Ho fatto male?
SGANARELLO Signore...
DON GIOVANNI (si alza dalla poltrona) Ho fatto male?
SGANARELLO S, signore, avete fatto male a tollerare tutto quel
che vi ha detto, e avreste dovuto cacciarlo fuori a calci.Ma si
mai vista unimpudenza simile? Un padre che viene a fare dei
rimproveri ai figli, e a dirgli di smetterla di comportarsi male, di
ricordarsi del suo buon nome, di vivere da persone oneste, e
mille altre stupidaggini del genere! intollerabile che si dica
questo a un uomo come voi, che sa perfettamente come si deve
stare al mondo. Ho ammirato molto la vostra pazienza; fossi
stato io al vostro posto, lavrei subito mandato a spasso.O compiacenza
maledetta, che cosa mi fai fare!
DON GIOVANNI Si mangia o non si mangia?
VI DON GIOVANNI, DONNA ELVIRA, RAGOTIN, SGANARELLO
RAGOTIN Signore, c una dama velata che desidera vedervi.
DON GIOVANNI Cosa potrebbe essere?
SGANARELLO Vediamo.
DONNA ELVIRA Non meravigliatevi, Don Giovanni, di vedermi a
questora e vestita cos. Di grande urgenza il motivo di questa visita,
poich quel che ho da dirvi non ammette indugi o ritardi. Non
vengo qui gonfia di quellira di cui ho dato mostra questa mattina, e
voi mi vedete molto mutata da allora. Non c pi quella Donna
Elvira che lanciava maledizioni contro di voi, e la cui anima irritata
non profferiva che minacce e non respirava che vendetta. Dio ha
bandito dalla mia anima gli indegni ardori che provavo per voi, i tumultuosi
trasporti di un legame peccaminoso, i vergognosi impulsi
di un amore terreno e volgare; e nel mio cuore, per voi, ha lasciato
soltanto una fiamma purificata dogni rapporto con i sensi, un cristiano
affetto, un amore affrancato da ogni cosa, che non qui per
pensare a s, ma che si d pena soltanto del vostro interesse.
DON GIOVANNI (a Sganarello) Piangi, o mi sbaglio?
SGANARELLO Scusate.
DONNA ELVIRA questo perfetto e puro amore che mi conduce qui
per il vostro bene, per farvi partecipe di un avvertimento del Cielo,
e per cercare di salvarvi dal precipizio verso il quale correte. S,
Don Giovanni, so tutto della dissolutezza in cui vivete, e quello
stesso Iddio che mi ha toccato il cuore e mi ha aperto gli occhi sugli
errori della mia condotta, mi ha ispirata a venire da voi, a dirvi,
da parte sua, che le vostre offese hanno ormai esaurita la sua misericordia,
e che la sua collera tremenda sta per abbattersi su di voi,
e che sta a voi evitarla, ravvedendovi subito, poich forse meno di
un giorno vi rimane per sottrarvi alla pi grande di tutte le sciagure.
Quanto a me, nessun interesse terreno mi lega pi a voi; mi sono
liberata, per grazia di Dio, di tutti i miei folli pensieri; ho deciso
di ritirarmi dal mondo, e non chiedo che quel tanto di vita sufficiente
a espiare lerrore che ho commesso, e a meritarmi, con lausterit
e la penitenza, il perdono per la cecit in cui mi avevano
sprofondata gli impulsi di una peccaminosa passione. Ma in questo
ritiro mi sarebbe infinitamente doloroso sapere che una persona
che mi stata teneramente cara un esempio funesto della giustizia
di Dio; e sar per me unindicibile gioia se mi sar dato stornare
da voi la sorte spaventosa che pende sul vostro capo. Di grazia,
Don Giovanni, accordatemi, come ultimo favore, questa dolce
consolazione; non rifiutatemi la salvezza dellanima vostra, che vi
chiedo con queste lacrime; e se non vi tocca il cuore il vostro bene,
lasciate che a farlo sian le mie preghiere, e risparmiatemi il crudele
dolore di vedervi condannato a eterni supplizi.
SGANARELLO Povera donna!
DONNA ELVIRA Vi ho amato con una tenerezza infinita, niente al
mondo mi stato caro quanto voi; per voi ho dimenticato i miei
doveri, tutto ho fatto per voi; e la sola ricompensa che vi domando
quella di cambiar vita e di porvi al riparo dalla rovina. Salvatevi,
vi prego, o per amor vostro, o per amor mio. Ancora una
volta, Don Giovanni, ve lo domando con le lacrime; e se non ba-
stano le lacrime di una persona che avete amata, ve ne supplico
in nome di tutto ci che pu essere in grado di toccarvi il cuore.
SGANARELLO Cuore di tigre!
DONNA ELVIRA E ora me ne vado; e questo che vi ho detto, tutto
quello che avevo da dirvi.
DON GIOVANNI Signora, tardi, restate qui: sarete ospitata quanto
meglio sar possibile.
DONNA ELVIRA No, Don Giovanni, non trattenetemi oltre.
DON GIOVANNI Signora, restando mi farete piacere, ve ne assicuro.
DONNA ELVIRA No, vi ho detto, non perdiamo tempo in discorsi
inutili. Lasciatemi andar via, non chiedetemi di accompagnarvi, e
pensate soltanto a trarre vantaggio da quanto vi ho detto. (Esce)
VIII DON GIOVANNI, SGANARELLO, seguito
DON GIOVANNI Sai che ti dico? Son perfino riuscito a provare quasi
un po demozione per lei; ho trovato abbastanza interessante
questa bizzarra novit, e cos malmessa, languida e in lacrime, essa
ha risvegliato in me un qualche rimasuglio dellantico fuoco.
SGANARELLO Il che vuol dire che le sue parole non vi hanno fatto
n caldo n freddo.
DON GIOVANNI Presto, da mangiare.
SGANARELLO Molto bene.
DON GIOVANNI (sedendosi a tavola) E tuttavia, Sganarello, bisogna
pensare a cambiar vita.
SGANARELLO Eh s!
DON GIOVANNI S, proprio vero: bisogna cambiar vita! Ancora
venti o trentanni cos, ma poi bisogner pensarci seriamente!
SGANARELLO Oh!
DON GIOVANNI Che cosa ne dici?
SGANARELLO Niente. Ecco la cena. (Prende un pezzo di qualcosa
da uno dei piatti che vengono portati, e se lo mette in bocca)
DON GIOVANNI Mi sembra che ti si sia gonfiata una guancia, che
cosa c? Parla: che coshai?
SGANARELLO Niente.
DON GIOVANNI Fa vedere un momento. Perbacco! una flussione,
che gli ha preso la guancia. Presto, un coltellino, che tagliamo
subito. Il povero diavolo sta male, e questo accesso potrebbe
anche soffocarlo. Un momento: guarda comera maturo.
Ah, furfante che non sei altro!
SGANARELLO Parola mia, signore, volevo vedere se per caso il
cuoco ci aveva messo troppo sale o troppo pepe.
DON GIOVANNI Su, mettiti l, e mangia. Dopo cena avr bisogno
di te. Hai fame, a quanto vedo.
SGANARELLO (si siede a tavola) Lo credo bene, signore; non
mangio niente da stamattina. Assaggiate un po questo: ottimo,
veramente. (Un lacch toglie il piatto di Sganarello prima che
egli cominci a mangiare) Il mio piatto, il mio piatto! Un momento,
per piacere! Accidenti, ragazzino, fai in fretta, tu, a cambiare
i piatti! E tu, La Violette, non sai quand il momento di
versare da bere? (Mentre un lacch d da bere a Sganarello, laltro
lacch gli riporta via il piatto.)
DON GIOVANNI Chi che bussa alla porta in questo modo?
SGANARELLO Chi diavolo viene a disturbarci mentre stiamo cenando?
DON GIOVANNI Almeno la cena, voglio farla in pace; non fate entrare
nessuno.
SGANARELLO Lasciate fare a me: ci vado io. (Esce, e rientra)
DON GIOVANNI Che cosa c? Che succede?
SGANARELLO (chinando la testa come aveva fatto la statua) Il... qui!
DON GIOVANNI Stiamo a vedere, e dimostriamogli che niente mi
far dubitare.
SGANARELLO Ah, povero Sganarello! E tu, dove ti nascondi?
VIII DON GIOVANNI, LA STATUA DEL COMMENDATORE,
che viene a sedersi a tavola, SGANARELLO, seguito
DON GIOVANNI Una sedia e un coperto, presto. (A Sganarello)
Su, vieni a tavola.
SGANARELLO Signore, m passata la fame.
DON GIOVANNI Siediti l, tho detto. Da bere. Alla salute del Commendatore: alla tua, Sganarello.Versategli da bere.
SGANARELLO Signore, non ho sete.
DON GIOVANNI Bevi, e canta la tua canzone, in onore del Commendatore.
SGANARELLO Sono raffreddato, signore.
DON GIOVANNI Non importa. Su. E voialtri, venite qui, fategli il coro.
LA STATUA Don Giovanni, basta cos.Vi invito a venire a cena
domani da me. Ne avrete il coraggio?
DON GIOVANNI S, verr. Con Sganarello e basta.
SGANARELLO Vi ringrazio molto, ma domani il mio giorno di
digiuno.
DON GIOVANNI (a Sganarello) Prendi quella fiaccola.
LA STATUA Non c bisogno di lume, quando si guidati da Dio.
ATTO V
I DON LUIGI, DON GIOVANNI, SGANARELLO
DON LUIGI Come, figlio mio? La bont del Cielo avrebbe davvero
esaudito i miei voti? Quel che mi dite proprio la verit?
Non mi illudete con una vana speranza, e posso davvero esser
sicuro della novit sorprendente di questa conversione?
DON GIOVANNI (facendo lipocrita) S, voi mi vedete qui ravveduto
di tutti i miei errori; non sono pi la stessa persona di ieri
sera, poich tutto a un tratto Dio ha operato in me un mutamento
che non potr non stupire il mondo intero: ha toccato il
mio cuore, ha aperto i miei occhi, e ora guardo con orrore alla
cecit in cui tanto a lungo mi sono aggirato, e alle peccaminose
intemperanze della vita che ho condotto. Ne rivedo col pensiero
tutte le scelleratezze, e mi meraviglio soltanto che Dio abbia
potuto sopportarle cos a lungo, senza lasciare che si abbattesse
sul mio capo, venti volte almeno, la sua giusta ira.Vedo ora la
grazia che la sua bont mi ha fatto rinunciando a punirmi per i
miei delitti; e intendo approfittarne ora come mio dovere,
rendere manifesto a tutti il mio improvviso mutamento di vita,
riparare cos allo scandalo delle mie trascorse azioni, e fare ogni
cosa pur di ottenere da Dio un compiuto perdono.A questo mi
dedicher dora in avanti; e vi prego, signore, di voler contribuire
anche voi a questa intenzione, aiutandomi a scegliere una
persona che possa farmi da guida spirituale, e cui possa affidarmi
per camminare con fermezza sulla strada per la quale ora mi
avvio.
DON LUIGI Ah, figlio mio! Quanto pronto a ridestarsi lamore
paterno, e come svaniscono in fretta le offese dun figlio, al minimo
segno di pentimento! Gi non ricordo pi nulla di tutti i
dispiaceri che mi avete dato, poich tutto cancellato dalle parole
che in questo momento ho inteso. Non sto pi nella pelle,
lo confesso; piango di gioia; tutti i miei voti sono stati esauditi, e
non ho pi nulla da chiedere a Dio. Abbracciatemi, figlio mio, e
persistete, ve ne supplico, in questa lodevole intenzione. Quanto
a me, corro a portare la lieta novella a vostra madre, per dividere
con lei il dolce impeto di gioia in cui mi trovo, e rendere
grazie a Dio per la santa decisione che si degnato ispirarvi.
(Esce)
II DON GIOVANNI, SGANARELLO
SGANARELLO Ah, signore, come sono contento anchio che vi
siate convertito! Era tanto tempo che lo aspettavo, ed ecco, grazie
a Dio, tutte le mie speranze diventate realt.
DON GIOVANNI Accidenti a te, imbecille!
SGANARELLO Come sarebbe, imbecille?
DON GIOVANNI Ma come: hai preso per oro colato tutto quello
che ho detto, e credi davvero che la mia bocca parlasse daccordo
col mio cuore?
SGANARELLO Come? Non che...Voi non... Il vostro... Oh, che
uomo! Che uomo! Che uomo!
DON GIOVANNI No, no, sono tuttaltro che cambiato, e i miei sentimenti
sono sempre gli stessi.
SGANARELLO E non vi arrendete neanche alla stupefacente meraviglia
di una statua che si muove e che parla?
DON GIOVANNI L, effettivamente, c qualcosa che non so
spiegarmi; ma qualsiasi cosa possa essere, niente potr convincere
il mio cervello n sgomentare il mio cuore; e se ho
detto di voler correggere la mia condotta e darmi in pasto a
una vita esemplare, si tratta soltanto di un programma che ho
architettato per pura politica: un utile stratagemma, una recita
cui mi sono piegato per manovrare meglio mio padre, di
cui ho bisogno, e per mettermi al riparo, di fronte alla pubblica
opinione, da un sacco di fastidiosi incidenti che potrebbero
capitarmi. Lo dico a te in confidenza, Sganarello, perch
voglio che qualcuno sia testimone di quello che il vero fondo
del mio animo, e dei veri motivi che mi obbligano a fare
certe cose.
SGANARELLO Ma come; voi non credete in niente di niente, e
volete farvi passare per benpensante?
DON GIOVANNI E perch no? Ce ne sono tanti altri come me, che
fanno questo stesso mestiere e che si servono della stessa maschera
per prendere in giro tutti quanti!
SGANARELLO Ah, che uomo! Che uomo!
DON GIOVANNI Non pi cosa di cui ci si debba vergognare: lipocrisia
un vizio alla moda, e tutti i vizi alla moda sono considerati
virt. Il personaggio del benpensante la parte pi bella che si
possa recitare al giorno doggi, e la professione di ipocrita d dei
vantaggi eccezionali. unarte che nessuno smaschera mai; e anche
ove la si smascheri, nessuno osa mai parlarne male.Tutti gli
altri vizi del genere umano sono esposti a censura, e ciascuno
libero di vituperarli pubblicamente; ma lipocrisia un vizio privilegiato,
che di sua propria mano chiude la bocca a tutti, e si gode
in pace la pi sovrana delle impunit.11 Bastano un po di messinscene,
e ci si trova legati in stretta solidariet con tutte le persone
della stessa risma. Chi se la prende con uno di loro, se li trova
contro tutti quanti; e se ce n qualcuno che a questo proposito
sia in buona fede, e che tutti conoscono per essere davvero devoti
e timorati di Dio, proprio questi, dico io, sono sempre gli
zimbelli degli altri: finiscono dritti filati nelle reti degli ipocriti, e
si schierano ciecamente a difesa dei loro stessi scimmiottatori.
Quanti credi che ne conosca, che con un trucchetto del genere
han rattoppato bellamente le porcherie combinate in giovent, si
son corazzati con il mantello della religione, e ora, sotto questabito
rispettato, hanno piena licenza di continuare a essere i peggiori
mascalzoni al mondo? Per quanto tutti sappiano i loro intrighi,
ed essi stessi sian noti per quel che sono, il loro credito
presso la pubblica opinione rimane immutato; e basta che pieghino
un po la testa, che sospirino con umilt, che strabuzzino
un paio di volte gli occhi al cielo, ed ecco riparato agli occhi del
mondo tutto quello che possono aver combinato. Sotto questo
comodo riparo voglio mettermi in salvo anchio, per poter fare
cos tranquillamente i miei affari. Non rinuncer affatto alle mie
piacevoli abitudini; ma avr cura di nascondermi, e di divertirmi
senza troppo chiasso. In modo che ove mi capiti dessere scoperto,
potr vedere, senza muovere un dito, tutta la cabala prendere
le mie difese, di fronte a tutti e contro tutti. Insomma, questo
lunico modo per fare impunemente tutto quel che voglio. Mi erger
a censore dei comportamenti altrui, sar giudice severo di
tutti quanti, e avr buona opinione soltanto di me stesso. Se a
qualcuno accadr di pestarmi un piede, io non lo perdoner mai,
e nutrir anzi per lui, in tutta semplicit e dolcezza, un eterno
odio mortale. Sar il paladino degli interessi di Dio, e con questo
comodo pretesto aggredir i miei nemici, li accuser dempiet,
e scatener contro di loro il pettegolo zelo degli ipocriti, che senza
nessuna conoscenza di causa, grideranno pubblicamente contro
di loro, li colmeranno dingiurie, e li condanneranno allinferno,
forti della loro privata e personale autorit. Cos bisogna trar
vantaggio delle debolezze degli uomini, cos una persona di giudizio
si adegua ai vizi del proprio tempo.
SGANARELLO Oh dio, cosa mi tocca sentire! Non vi mancava altro
che essere ipocrita per completare lopera, ed ecco il massimo
dellabominio. Signore, questa veramente troppo forte, e io non
ce la faccio pi a non parlare. Fatemi tutto quel che volete, picchiatemi,
caricatemi di bastonate, ammazzatemi: io devo scaricarmi
il cuore, e dirvi da servitore fedele quel che vi va detto. Sappiate,
signore, che tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino; e
come ha detto molto bene quellautore che non so chi sia, luomo
a questo mondo come un uccellino sul ramo; il ramo attaccato
allalbero; chi si attacca allalbero, segue le buone regole; le buone
regole valgono di pi delle belle parole; le belle parole le si trovano
a Corte; a Corte ci sono i cortigiani; i cortigiani seguono la moda;
la moda va avanti a fantasia; la fantasia una facolt dellanima;
lanima quella che ci d la vita; la vita si conclude con la
morte; la morte ci fa pensare al Cielo; il Cielo sta sopra la terra; la
terra non il mare; il mare va soggetto alle tempeste; le tempeste
tormentano le navi; le navi hanno bisogno di un buon pilota; una
buon pilota devessere prudente; la prudenza non dei giovani; i
giovani devono dar retta ai vecchi; i vecchi amano la ricchezza; le
ricchezze formano i ricchi; i ricchi non sono poveri; i poveri vivono
nella necessit; la necessit non ha legge; chi non ha legge vive
come una bestia; e di conseguenza, voi finirete allinferno.
DON GIOVANNI Bel ragionamento!
SGANARELLO Dopo di che, se non vi convincete, tanto peggio
per voi.
III DON CARLO, DON GIOVANNI, SGANARELLO
DON CARLO Giusto voi, Don Giovanni: sono lieto di incontrarvi
qui, anzich a casa vostra, per domandarvi quali sono le vostre
decisioni.Voi sapete che la cosa riguarda me, e che proprio in
vostra presenza ho assunto limpegno di occuparmene. Da parte
mia, non lo nascondo, mi auguro di tutto cuore che le cose si
risolvano pacificamente; e far di tutto per convincere il vostro
cuore a prendere questa via, e per vedervi confermare pubblicamente
a mia sorella il nome di vostra sposa.
DON GIOVANNI (in tono ipocrita) Ahim, vorrei davvero anchio,
di tutto cuore, potervi dare la soddisfazione che chiedete! Ma
Iddio vi si oppone; egli ha ispirato allanima mia il fermo proposito
di mutar vita, e io ora non ho altro pensiero che quello di
dare un addio ai piaceri del mondo, spogliarmi al pi presto di
ogni sorta di vanit, ed espiare con unaustera condotta i peccaminosi
eccessi cui mi ha portato il fuoco di una cieca giovinezza.
DON CARLO Questi propositi, Don Giovanni, non contrastano affatto
con ci che io dico; e la compagnia di una legittima sposa
ben si accompagna ai lodevoli pensieri che Iddio vi ha ispirato.
DON GIOVANNI Ahim, nientaffatto! Anche vostra sorella ha maturato
unidentica intenzione; anchessa ha deciso di ritirarsi dal
mondo; siamo stati toccati dalla grazia nel medesimo istante.
DON CARLO La decisione di mia sorella non pu bastare a soddisfarci:
la si potrebbe pensare suggerita dallingiuria che voi
avete fatto a lei e alla nostra famiglia; il nostro onore esige che
essa viva con voi.
DON GIOVANNI Vi assicuro che questo impossibile. Per quanto
mi riguarda, io non chiedevo di meglio; e proprio poco fa mi sono
rivolto, per un consiglio, a Dio. Ma come glielho chiesto, ho
sentito una voce che mi diceva che non dovevo mai pi pensare
a vostra sorella, poich la sua compagnia nuocerebbe alla salute
dellanima mia.
DON CARLO E voi credete, Don Giovanni, che a noi bastino queste
belle scuse?
DON GIOVANNI Obbedisco alla voce di Dio.
DON CARLO Come? Volete che io mi ritenga ripagato con un discorso
del genere?
DON GIOVANNI Questa la volont di Dio.
DON CARLO Avreste strappato mia sorella al convento per poi
abbandonarla?
DON GIOVANNI Cos ha ordinato Iddio.
DON CARLO Dovremmo tollerare una simile onta in famiglia?
DON GIOVANNI Prendetevela con Dio.
DON CARLO Insomma, sempre Dio?
DON GIOVANNI Dio che vuole cos.
DON CARLO Basta cos, Don Giovanni, ho capito. Non qui che
desidero cogliervi, poich a questo il luogo non si addice; ma
sapr ritrovarvi quanto prima.
DON GIOVANNI Farete quel che pi vi piacer.Voi sapete che non
il coraggio che mi manca, e che alloccorrenza so servirmi della
spada.Tra poco passer per quella viuzza fuori mano che por-
ta al convento grande; ma vi dichiaro, per quel che mi riguarda,
che non sono io a volermi battere: Iddio me ne vieta anche il solo
pensiero; e se voi mi aggredirete, vedremo quel che sar.12
DON CARLO Lo vedremo, proprio cos: lo vedremo. (Esce)
IV DON GIOVANNI, SGANARELLO
SGANARELLO Signore, ma che diavolo di stile avete preso? Questo
ancora peggio di tutto il resto, e vi preferirei ancora come
eravate prima. Ho sempre sperato nella salvezza dellanima vostra;
ma adesso di speranze non ne ho pi; e sono convinto che
Iddio, che vi ha sopportato fino adesso, questultimo orrore non
potr sopportarlo proprio.
DON GIOVANNI Va, va, Dio non cos pignolo come credi tu; e se
tutte le volte che gli uomini... (Si ode un rumore o una voce da
fuori)
SGANARELLO Ah, signore, Dio che vi parla, un avvertimento
che vi d!
DON GIOVANNI Se Dio vuole avvertirmi di qualcosa, dovr parlare
un po pi chiaramente, altrimenti non lo capisco.
V DON GIOVANNI, UNO SPETTRO, in foggia di donna velata, SGANARELLO
LO SPETTRO A Don Giovanni resta solo un istante per approfittare
della misericordia di Dio; se non si pente immediatamente,
la sua dannazione irrevocabile.
SGANARELLO Avete sentito, signore?
DON GIOVANNI Chi osa parlarmi cos? Questa voce mi par di conoscerla.
SGANARELLO Ah, signore, uno spettro: lo riconosco dal passo!
DON GIOVANNI Spettro, fantasma, o demonio, voglio vedere che
cos. (Lo Spettro cambia aspetto, e assume quello del Tempo
con la falce in mano)
SGANARELLO Oddio, avete visto, signore, come ha cambiato
faccia?
DON GIOVANNI No, no, niente potr ridurmi ad aver paura.Voglio
provare a vedere con la mia spada, se un corpo o uno spirito.
(Lo Spettro svanisce mentre Don Giovanni cerca di colpirlo)
SGANARELLO Ah, signore, non vedete quante prove? Arrendetevi,
e pentitevi in fretta!
DON GIOVANNI No, no, non sia mai detto, accada quel che accada,
che io mi pieghi a pentirmi.Andiamo, seguimi.
VI LA STATUA, DON GIOVANNI, SGANARELLO
LA STATUA Fermatevi, Don Giovanni; ieri sera mi avete promesso
di venire a cena da me.
DON GIOVANNI S. Dove dobbiamo andare?
LA STATUA Datemi la mano.
DON GIOVANNI Eccola.
LA STATUA Don Giovanni, lostinazione nel peccato trascina con
s una morte funesta, e il disprezzo della misericordia di Dio
apre la strada alla sua folgore.
DON GIOVANNI O Dio! Che cosa sento? Un fuoco invisibile mi
brucia, non ne posso pi, e tutto il mio corpo diventa un braciere
ardente. Ah! (Cade il fulmine, con grande rumore e grandi
lampi, su Don Giovanni; la terra si apre e lo inghiotte; e grandi
fiamme escono dal luogo in cui caduto)
SGANARELLO [Ah, la mia paga! La mia paga!] Ecco, con la sua
morte, tutti soddisfatti. Dio offeso, leggi violate, fanciulle sedotte,
famiglie disonorate, genitori oltraggiati, donne inguaiate,
mariti esasperati, tutti contenti; solo io sono lunico sfortunato,
che dopo tanti anni di servizio, lunica ricompensa
quella di vedere lempiet del mio padrone punita dal pi spaventoso
castigo che esista. La mia paga! La mia paga! La mia paga!
[1] Traduzione letterale del titolo, che di per s assurdo, essendo di pietra il
convitato, e non il convito. Ma Molire utilizza come sottotitolo il titolo con
il quale il dramma era noto a Parigi: Le festin de pierre. Lorigine dellequivoco
da ricercarsi nel fatto che il nome del Commendatore ucciso Pedro o
Pietro diventa Pierre in francese. Le festin de Pierre sarebbe dunque anche
Il convito di Pietro.
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