Don Giovanni ritorna dalla guerra

Stampa questo copione


DON GIOVANNI RITORNA DALLA GUERRA

Dramma in tre atti

di ODON VON HORVATH

PERSONAGGI

Don Giovanni e trentacinque donne

Queste trentacinque donne non solo possono, ma addirittura devono essere interpretate da un numero di gran lunga inferiore di attrici, le quali do­vranno perciò, quasi tutte, recitare in più ruoli. E dò non solo per rendere l'opera più rappresentabile, ma anche perché è risaputo che non esistono trentacinque tipi differenti di donne, ma un numero notevolmente inferio­re. Siccome nella realtà gli stessi tipi fondamentali si ripetono in conti­nuazione, anche sul palcoscenico essi verranno rappresentati dalle stesse attrici. E pur tuttavia trentacinque personaggi femminili erano indispensa­bili per mostrare le possibili evoluzioni dei singoli tipi.

Diamo ora l'elenco dei personaggi in ordine di apparizione:

Don Giovanni - Due soubrettes di una certa età - Tre donne - La nonna

La serva - Due prostitute - La madre superiora - La sorella - La vedova

Due artiste - La cameriera - La madre Le sue due figlie - Quattro signore Una signora di Berna - La donna grassa - La bionda - La bruna - La vicina

Una maschera - Due vecchie - Due paesane - Un'ostessa - Due ragazzine

Segue ora l'elenco dei singoli ruoli femminili in rapporto al tipo fondamen­tale (fra parentesi l'atto relativo alla loro entrata in scena):

PRIMO RUOLO: La prima soubrette di una certa età (I) - La madre superiora (I, II) - La madre (II, III) - La prima vecchia (III) SECONDO RUOLO: La seconda soubrette di una certa età (I) - La vedova (II) La prima signora (II, III)

TERZO RUOLO: La prima donna (I) - La vicina (lì) - La seconda vecchia (III) L'ostessa (III) QUARTO RUOLO: La nonna (l, III)

QUINTO RUOLO: La serva (I, III) - La seconda signora (II, III) – Una maschera (III)

SESTO RUOLO: La prima ragazza (I) - La cameriera (II) - La terza signo­ra (II) - La seconda paesana (III) SETTIMO RUOLO: La seconda ragazza (I) - La seconda figlia (II, III) - La prima paesana (III)

OTTAVO RUOLO: La sorella (I) - La prima artista (II) - La prima figlia (II, III) - La quarta signora (II)

NONO RUOLO: La seconda artista (lì) - Una signora di Berna (II) – La seconda paesana (III)

Gli altri sono tutti ruoli minori: La seconda e la terza donna (I) - La donna grassa (II) La bionda (II) La bruna (II) La prima e la seconda ragazzina (III).

Tempo e luogo dell'azione:

Il dramma ha inizio nel tardo autunno del 1918 e non va molto oltre. È composto di tre atti e ventitré quadri. Naturalmente non si tratta di quadri in senso stretto, ma quasi sempre di piccole scene che si svolgono in uno spazio molto ristretto.

Il luogo dell'azione verrà appena schizzato non solo per non interrompere la rappresentazione dei singoli atti, ma anche per dare più enfasi alla parola.

Sommario

ATTO PRIMO: LA GUERRA È FINITA.

1. Teatro al fronte; 2. Una strada; 3. La stanza della nonna; 4. Un angolo di strada; 5. La stanza della seconda ragazza leggera; 6. L'ospedale; 7. La stanza della nonna.

ATTO SECONDO: NEL VORTICE DELL'INFLAZIONE. 1. L'ospedale; 2. Il caffè; 3. La stanza della madre; 4. A casa di uno speculatore; 5. Un palco all'opera; 6. Sul campo di pattinaggio; 7. La stanza della madre; 8. Nella bottega delle due artigiane; 9. La stanza della madre.

ATTO TERZO: IL PUPAZZO DI NEVE.

1. Una scala; 2. La stanza della madre; 3. A casa dello speculatore; 4. Nel bosco innevato; X II pupazzo di neve; 6. Davanti alla porta della nonna; 7. Cimitero.

ATTO PRIMO

LA GUERRA È FINITA

Tardo autunno 1918. Teatro al fronte in una baracca. Un came­rino molto primitivo. Due soubrettes già piuttosto avanti negli anni preparano le valigie. In lontananza si ode un rullo di tam­buri ed uno squillo di tromba. Piove.

Prima soubrette            - La guerra è finita e noi l'abbiamo persa.

Seconda soubrette        - Non trovo la mia parrucca rossa,

Prima soubrette            - II direttore è presso il comando. C'è stato un ammutinamento da parte dei rinforzi, e hanno deposto il colonnello, quello grasso. Non ci sono più ufficiali. Un caporale fa da generale.

Seconda soubrette        - Vorrei non aver mai firmato questo con­tratto da cani. Soubrette in un teatro al fronte! Io che ho recitato nel ruolo di Margherita! Credi che andremo in scena stasera?

Prima soubrette            - Lo sa Dio! L'importante è che ci sia presto la pace.

Seconda soubrette        - Sono curiosa di vedere come si mette­ranno ora le cose col teatro... Eccola la parrucca rossa! (Se la mette in testa a mo' di cappello; la sveglia si mette a suonare) A cuccia! (Blocca la suoneria.)

Prima soubrette            - (guarda la sveglia) Oggi è una data storica. Alle dodici comincia l'armistizio.

Seconda soubrette        - (davanti lo specchio) Allora fra venti mi­nuti. (Si ode in lontananza uno scoppio di granata.)

Prima soubrette            - Quanti ne cadranno ancora...

Seconda soubrette        - Mi spiace solo per le donne che reste­ranno senza uomini.

Prima soubrette            - Ma che dici? Forse che gli uomini non sono anche loro degli esseri umani?

Seconda soubrette        - No.

Entra Don Giovanni con addosso un'uniforme sporca, senza stellette, senza armi.

Prima soubrette            - (perplessa) Desidera? don Giovanni (alla seconda soubrette) La sto cercando. Ci conosciamo.

Seconda soubrette        - Noi? E dove ci saremmo incontrati? don Giovanni L'ho vista in due operette.

Seconda soubrette        - (improvvisamente interessata) Quali? don Giovanni (la guarda fisso) L'ho dimenticato. So solo che lei stava ad aspettare accanto alla buca del suggeritore. Sapeva che lui sarebbe venuto. Le tendine erano bianche, ricorda? Questo era il suo primo ruolo. Un'altra volta lei stava scrivendo una lettera, di notte, e sapeva che lui avreb­be risposto. Il suo modo di sorridere mi ricordava una donna di prima della guerra. Certe volte mi sembra che siano passati cent'anni... Hm. Le posso fare un regalo, un regalino, in segno di riconoscenza per avermi ricordato... (Sorride e le porge un pacchetto di sigarette) Sigarette, l'uni­ca mia conquista bellica. Sigarette vere, egiziane... (Abbassa il capo in segno di saluto ed esce. ) Silenzio.

Seconda soubrette        - Che te ne pare?

Prima soubrette            - È impazzito.

In patria. Una fila di donne davanti ad un negozio di generi alimentari vuoto.

Prima donna                 - Niente pane, niente sale, niente grasso... È questa la pace?!

Seconda donna            - Si calmi, signora portinaia! L'importante è che gli uomini siano ritornati a casa dalle ecatombi del fronte.

Prima donna                 - Al mio benamato consorte un po' di mitraglia non gii avrebbe fatto mica male. Ma ha i piedi piatti e per tutta la guerra se n'è stato sempre rintanato in casa, dietro la stufa, e, se solo mi azzardo a protestare, sono sberle. Guerra o pace, per me non cambia nulla!

Terza donna                 - Ma non dica eresie! Il mio povero Joseph è rimasto in Siberia, e chissà quando tornerà. Se ne accorge­rà quanto le mancheranno le botte, quando non ci sarà più nessuno che gliele possa dare.

Prima donna                 - Io, dei signori dell'universo, me ne sbatto.

Don Giovanni              - (entra e si rivolge alle donne) Cerco la signora portinaia.

Prima donna                 - (interrompendolo, risoluta) Sono io.

Don Giovanni              - Suo marito mi ha detto che lei era qui. Vengo da casa sua...

Prima donna                 - (interrompendolo ancora una volta) Cosa vuo­le?

Don Giovanni              - Solo un'informazione... (Si guarda intorno come se qualcuno lo stesse inseguendo; lentamente) Prima della guerra abitava qui da lei, al terzo piano, a sinistra, una signorina... La sto cercando. Suo marito, poco fa, mi diceva che è andata via, ma non ha saputo dirmi dove.

Prima donna                 - (lo fissa) Una signorina... (Si interrompe di scat­to e lo riconosce inorridita) Gesummaria! Ora la riconosco! Che Dio ci scampi e liberi, credevo che fosse morto!

Don Giovanni              - (sorride) Ero solo disperso.

Prima donna                 - Si vede che ancora succedono i miracoli. Dun­que, la signorina se n'è andata. Ora abita da sua nonna.

Don Giovanni              - (ascolta sorpreso) Dove?

Prima donna                 - Come si chiama quel paesino? (Guarda nella sua agendina) Ah, eccolo. Si chiama... (Gli mostra l'indiriz­zo.)

Don Giovanni              - (lo legge) Così lontano?

Prima donna                 - Sì. Silenzio.

Don Giovanni              - (lentamente) Quando è andata via?

Prima donna                 - Nel 1915. Me lo ricordo perché quel giorno c'era stata la grande vittoria di Gorlice e una bufera aveva fatto a pezzi la nostra bandiera.

Don Giovanni              - A Gorlice c'ero anch'io.

Prima donna                 - Beh, il passato è passato! Silenzio.

Don Giovanni              - È per questo che non mi ha risposto. Le ho scritto sei settimane fa.

Prima donna                 - Abbiamo rispedito tutto al nuovo indirizzo, ma in guerra si perde tanta posta!

Don Giovanni              - Sì. (Guarda in alto) Chi ci abita ora al terzo piano a sinistra?

Prima donna                 - Una dentista. Con la guerra è cambiato tutto. I dentisti maschi sono morti in guerra e così hanno studia­to le donne. Io, però, come paziente non mi fiderei di una donna.

Don Giovanni              - (sorride di nuovo leggermente) Perché no? (Si guarda di nuovo intorno come se qualcuno lo stesse inse­guendo) Allora vado dalla nonna. (Esce.)

Prima donna                 - Buon viaggio, signore! Buon viaggio! (Rivolta alle donne) Sapete chi era? Un tempo, in città, era molto noto per le sue avventure erotiche! Ha piantato la fidanza­ta prima delle nozze, poco prima della guerra, e se l'è spassata con migliaia di sgualdrinelle da quattro soldi, mentre lei, la sua fidanzata, era un'anima pura, un angelo. Adesso pare sia preso dai rimorsi... Beh, se questo

Don Giovanni              - fosse stato il mio fidanzato, io l'avrei strangolato!

Terza donna                 - (con cattiveria) Però non ci avresti mica sputa­to sopra!

Prima donna                 - (sogghigna) Questo è un altro paio di maniche.

In una cittadina di provincia. La nonna seduta in poltrona legge il giornale.

Nonna                          - (chiama) Anna! Anna! (Sopraggiunge la serva.) Il giornale scrive che da ieri le armi tacciono. Ora comin­ciano i saccheggi anche da noi. Hanno ammazzato il macel­laio e ferito il commerciante di legname. Chiudi le finestre, chiudi le porte, a doppia mandata, cretina!

Serva                            - (apostrofandola) Non sono una cretina, io, capito?! Adesso i tempi sono cambiati anche da noi e pure una

Serva                            - ha diritto ad essere trattata diversamente, capito?!

Nonna                          - (strilla) Non saranno i tuoi tempi nuovi a farmi cam­biar tono! Sono arrivata a settantasei anni e ne ho viste di cotte e di crude: guerre, paci, rivoluzioni... Io non cambio! Chiudiamo tutto!

Serva                            - (sarcastica) A doppia mandata, a doppia mandata! (Esce.)

Nonna                          - (la segue con lo sguardo furioso brontolando) Bestia... Suonano al portone. (La Nonna ha un sobbalzo e tende l'orecchio impaurita; quin­di riprende a strillare) Anna! Anna! Chi è che suona?

Serva                            - (di ritorno con una lettera; con tono quasi solenne) È arrivata una lettera...

Nonna                          - Una lettera? Chi mai può avermi scritto?

Serva                            - Non è per lei. È per la signorina...

Nonna                          - Per chi? (Si alza spaventata.)

Serva                            - Per la povera signorina. Silenzio.

Nonna                          - Fa' vedere.

Serva                            - (le porge la lettera) Viene dal fronte. La Nonna fissa la busta e riflette. La povera signorina, è morta già da due anni, ed oggi ri­ceve una lettera...

Nonna                          - (interrompendola) Rispediscila al mittente.

Serva                            - Al fronte?

Silenzio.

Nonna                          - (con una decisione improvvisa apre la lettera e la legge) «Carissima»... ah, è lui... (dà una scorsa alla lettera) «verrò e sarò solo tuo» (tende l'orecchio) Solo tuo? Di una morta? (Si fa il segno della croce) Che Iddio lo assista!

Un angolo di strada di notte. La luna illumina un'insegna: «Oltre questo limite si spara a vista». Sotto la scritta cavalli di Trista. Sopraggiungono due prostitute.

La prima ragazza          - (trattiene con uno strattone la seconda ragaz­za; a voce bassa) Ferma! Non sai leggere?!

La seconda ragazza      - (scorge l’insegna) Accidenti!

La prima ragazza          - Ancora un passo e sparano. Là ci sono i rossi. Silenzio.

La seconda ragazza      - Ieri da me c'è stato un bianco.

La prima ragazza          - Per me sono tutti gli stessi: senza colore... (Al chiaro di luna dà una scorsa al manifesto attaccato alla parete, apatica) Donne, madri, figlie. Dove sono i vostri uomini? Nella fossa comune. Finiamola col predominio del maschio. (Si gira e sogghigna) Finiamola. (Appare Don Giovanni con l'aria di voler proseguire.)

La seconda ragazza      - (sottovoce) Fermo! (Don Giovanni si ferma.) Oltre questo limite si spara a vista.

Don Giovanni              - Perché?

La prima ragazza          - (alla seconda ragazza) È un bel tipo. Mi piace. Chiede perché gli sparano addosso. (A Don Giovan­ni) Sei straniero?

Don Giovanni              - (sorride) No. Vengo dalla luna.

La seconda ragazza      - Raccontaci qualcosa della luna!

Don Giovanni              - Sulla luna non c'è che morte... (Solo ora sco­pre l'insegna e i cavalli di Frisia) Qual è la strada per la stazione?

La prima ragazza          - La stazione è un ammasso di rovine fu­manti. È stata bombardata, signore. Non li legge i giornali?

Don Giovanni              - No.

La prima ragazza          - Dove vuoi andare?

Don Giovanni              - A casa.

La seconda ragazza      - Dalla mamma?

Don Giovanni              - (tende l'orecchio) Magari.

La prima ragazza          - I treni non viaggiano. «Tutte le ruote si fermano se il tuo braccio robusto lo vuole». Sei rosso o bianco?

Don Giovanni              - Non sono nulla. (Consulta un orario ferrovia­rio) Devo cambiare ancora una volta, una volta sola... A quest'ora forse potrei essere già arrivato.

Si odono in lontananza degli spari.

La seconda ragazza      - Ricominciano a sparare.

Don Giovanni              - È stata una mitragliatrice leggera. Dove si può pernottare da queste parti?

La prima ragazza          - Solo da noi. Gli alberghi sono occupati dai militari.

Silenzio.

Don Giovanni              - Ho voglia solo di dormire e nient'altro.

La prima ragazza          - Tutto qui? Lavoriamo sotto tariffa.

Don Giovanni              - (sorride) Non sono un imprenditore.

Silenzio.

La prima ragazza          - Allora preferisco restare dove sono.

La seconda ragazza      - (alla prima ragazza) Ti uccideranno!

La prima ragazza          - Un ubriaco si trova sempre.

La seconda ragazza      - (a Don Giovanni) Vieni!

Una stanza disadorna con letto, sofà e lavandino di ferro.

Don Giovanni entra con la seconda ragazza.

La seconda ragazza      - (accende la luce) Entra pure, questo è il mio castello.

Don Giovanni              - Dormirò sul sofà.

La seconda ragazza      - Puoi dormire anche nel letto...

Don Giovanni              - Grazie. (Si guarda in tomo come se qualcuno lo stesse inseguendo) C'è odore dì lillà.

La seconda ragazza      - Non prendermi in giro.

Don Giovanni              - Ma c'è davvero odore di lillà. Che ora s'è fatta?

La seconda ragazza      - E ancora troppo presto.

Don Giovanni              - (si siede sul sofà) Per favore, apri la finestra.

La seconda ragazza      - La finestra? Perché faccia più freddo?

Don Giovanni              - Sento caldo.

La seconda ragazza      - (l'osserva) Hai la febbre? Sta' attento, c'è in giro un male misterioso e la gente muore come le mosche. Tutto è infetto e l'aria è piena di bacilli. La chia­mano influenza, ma è la peste. Ti senti stanco?

Don Giovanni              - Sì.

La seconda ragazza      - (indica il cuore) Senti delle fitte?

Don Giovanni              - Sì.

La seconda ragazza      - Vieni, mettiti a letto, ti copro.

Don Giovanni              - (sorride stanco) Sei una brava ragazza.

La seconda ragazza      - Sono brava soltanto perché mi piaci. Coricati!

Don Giovanni              - (si alza) No, non posso ammalarmi. (Va su e giù.)

La seconda ragazza      - (fra l'offeso e l'ironico) Hai ancora dei grandi progetti?

Don Giovanni              - Dipende. Silenzio.

La seconda ragazza      - Sei sposato?

Don Giovanni              - (sorride leggermente) Quasi.

La seconda ragazza      - Quindi sei fidanzato.

Don Giovanni              - Sono fedele.

La seconda ragazza      - (sorride) Da quando?

Don Giovanni              - Dal tempo della guerra. (Sogghigna legger­mente. )

La seconda ragazza      - (lo fissa di scatto) Peccato.

Don Giovanni              - Zitta! (tende l'orecchio) Qualcuno mi sta chiamando per nome. (Guarda in alto.)

La seconda ragazza      - Come ti chiami?

Don Giovanni              - Chi abita sopra dì noi?

La seconda ragazza      - Sopra di noi non c'è che il tetto e poi nulla.

Don Giovanni              - Veramente?

La seconda ragazza      - Sì. Don Giovanni si mette sul sofà. La seconda ragazza se ne sta seduta sul letto e lo guarda.) Sei stato molto tempo inguerra?

Don Giovanni              - Finché è durata.

La seconda ragazza      - Anche sul fronte orientale?

Don Giovanni              - Dappertutto.

Silenzio.

La seconda ragazza      - Mio padre è caduto a Gorlice.

Don Giovanni              - A Gorlice c'ero anch'io.

La seconda ragazza      - Forse hai conosciuto mio padre. Era nel 124° Reggimento della milizia territoriale, un tipo alto, non potevi non notarlo, con una barba nera...

Don Giovanni              - Non l'ho conosciuto.

La seconda ragazza      - Peccato. (Sorride leggermente e si corica. )

Silenzio.

Don Giovanni              - Chi c'è sotto il mio letto?

La seconda ragazza      - (balza in piedi spaventata) Cosa?! Dove? (Si guarda intorno impaurita) Non c'è nessuno.

Don Giovanni              - Pensavo fosse un cane.

La seconda ragazza      - Tu devi avere la febbre e vaneggi...

Don Giovanni              - (si alza di nuovo) Non sono ammalato, mi sento solo male...

La seconda ragazza      - Coricati piuttosto!

Don Giovanni              - No. (Va su e giù) Hai carta da lettere?

La seconda ragazza      - (perplessa) Perché?

Don Giovanni              - Vorrei scrivere una lettera...

La seconda ragazza      - (sogghigna) Alla tua fidanzata?

Don Giovanni              - Sì. Forse hai ragione tu che sono ammalato e che dovrà ancora passare del tempo... (Si porta la mano al cuore e si rimette seduto sul sofà) Veramente volevo farle una sorpresa.

La seconda ragazza      - Non vi vedete da molto?

Don Giovanni              - Non ci siamo visti per tutto il tempo della guerra.

La seconda ragazza      - (ironica) Ti è stata fedele?

Don Giovanni              - (s'impunta, quindi con sicurezza) Sì.

La seconda ragazza      - (ironica) Ti ha scritto ogni giorno?

Don Giovanni              - No. Mai. A ragione. Perché è colpa mia se ci siamo lasciati... Lei però mi aspetta.

La seconda ragazza      - Come fai ad essere così sicuro...

Don Giovanni              - Lo so. (Si corica di nuovo.) Silenzio.

La seconda ragazza      - È la prima volta che m'imbatto in un tipo come te. Ma forse non ho mai conosciuto degli uomini veri perché, quando ho cominciato, erano tutti in guerra.

Don Giovanni              - Quando?

La seconda ragazza      - L'ho dimenticato. (Sogghigna.)

Don Giovanni              - Io no.

La seconda ragazza      - So solo che pioveva. Eccoti la tua carta da lettera. (La mette sul tavolo. )

Don Giovanni              - (debolmente) Grazie. Silenzio.

La seconda ragazza      - Dove abita la tua fidanzata?

Don Giovanni              - Da sua nonna.

La seconda ragazza      - (sbadiglia e si sveste meccanicamente) Voi uomini non ve la meritate nemmeno, una donna... O Dio, cosa siete voi, tutti quanti, al confronto del mio pove­ro babbo! Nulla. Assolutamente nulla. (Continua a sbadi­gliare) Bisognerebbe buttarvi via, tutti. In realtà vi odio tutti. Mi senti? (Don Giovanni ha perso coscienza.) Ehi, ehi! Che ti prende? (Va lentamente verso il sofà, si piega su di lui, lo guarda) Sei morto?

In ospedale. È di guardia l'infermiera giovane. Notte. Entra la superiora per un controllo.

Superiora                      - È successo qualcosa?

Sorella                          - Madre, il signore, per il quale avevamo perso ogni speranza, ha ripreso coscienza.

Superiora                      - Davvero?

Sorella                          - Solo per qualche istante, ma il dottore dice che ora è fuori pericolo.

Superiora                      - Si è saputo chi è?

Sorella                          - Si sa solo che sta tornando dalla guerra. Il dottore dice che, a giudicare dalle cicatrici, deve essere stato ferito gravemente... (Si guarda intorno timorosa) E posseduto dal Maligno.

Superiora                      - Ma cosa dici?!

Sorella                          - Poco fa parlava con la fidanzata. Diceva che si pen­tiva di tutti Ì suoi peccati. Peccati mortali, orribili, mai sentiti prima! E mentre li enumerava, se ne inorgogliva, se ne vantava.

Superiora                      - Ha quasi 40 di...

Sorella                          - (l'interrompe) No, non era per la febbre. Tutto quel­lo che ha detto è vero, lo sento... Madre, è il diavolo!

Superiora                      - Zitta! Silenzio.

Sorella                          - Sinora l'ho curato. Ora, però, non vorrei più farlo. Silenzio.

Superiora                      - È tuo preciso dovere prestare le tue cure anche al diavolo, se dovesse ammalarsi. (Mentre sta per allontanar­si, si gira ancora una volta verso la sorella) E ricordati: c'è solo Uno al quale puoi rivolgerti se vuoi sfuggire a te stes­sa. (La Sorella balza in piedi e la fissa. ) La pace sia con te. (Esce.)

Di nuovo nella cittadina di provincia. La Nonna è seduta nella sua poltrona e legge una lettera. La Serva pulisce il pavimento.

Nonna                          - Deve essere ancora ammalato, se no sarebbe già qui. Scrive che una volta è stato ferito gravemente e che solo allora ha sentito di appartenere ad una sola donna. Eh sì, il signorino ha avuto paura dell'inferno e così si è ripro­messo di riparare a tutto. (Ridacchia con astio.)

Serva                            - Non sarebbe il caso di scrivergli che la povera signo­rina è morta già da un pezzo?

Nonna                          - Tu, occupati del pavimento!

Serva                            - Ma è già la quinta lettera...

Nonna                          - Che continui a scrivere fin quando il diavolo non se lo sarà portato via! (Dà ancora uno sguardo alla lettera e sogghigna) Sta cercando l'anima.

Serva                            - (l'apostrofa di scatto) Lasci in pace i morti! Silenzio.

Nonna                          - Tu sai quello che le ha fatto, tu sai come è morta-Che la cerchi ora, voglio dirglielo io stessa che è stato lui ad ucciderla. Desidero una sola cosa: esserci quando torne­rà...

Serva                            - (l'interrompe) Se non riceve risposta non verrà.

Nonna                          - Verrà, verrà.

Serva                            - No, non verrà. Silenzio.

Nonna                          - (con impazienza) Come fai a saperlo? Lo conosci?

Serva                            - No. Posso immaginarmelo.

Nonna                          - (sarcastica) Che aspetto ha?

Serva                            - Non è questa la cosa più importante. Potrebbe anche avere la gobba. Silenzio.

Nonna                          - Con la gobba o senza, vedrai se non starà qui di fronte a me. Dovessi aspettare cent'anni, aspetterò, eccome se aspetterò... Suonano al portone. La Nonna sobbalza. La Serva si allontana per aprire. La Nonna tende l'orecchio tremante. (Strilla) Anna! Anna! Chi è che suona?!

Serva                            - (entra) Era solo un mendicante.

Nonna                          - Non gli avrai mica dato nulla?

Serva                            - No. (Riprende a pulire il pavimento.)

Nonna                          - (legge il giornale) I tuoi tempi nuovi sono passati alla svelta. Un mendicante resta sempre un mendicante. Il gior­nale scrive che stanno tornando i vecchi tempi...

Serva                            - (borbotta) Non per Lei...

Nonna                          - (tende l'orecchio) Hai detto qualcosa?

Serva                            - No, niente.

Fine del Primo Atto

ATTO SECONDO

NEL VORTICE DELL'INFLAZIONE

Due mesi dopo. Un corridoio d'ospedale. La Superiora comunica ad una vedova velata l'improvvisa morte del marito.

Vedova                        - Non riesco a crederci.

Superiora                      - Dio dà e Dio toglie.

Vedova                         - Ha passato quattro anni in trincea ed è stato ferito solo leggermente. Ora che finalmente è tornata la pace, muore per un raffreddore, a letto.

Superiora                      - Anche l'influenza fa parte della guerra...

Vedova                        - (singhiozzando) Dio mio, Dio mio! (Si riprende) Non potrei vederlo?

Superiora                      - Fra dieci minuti, signora, il tempo di vestirlo. (Le fa un cenno amichevole col capo e sta per uscire da sinistra.)

Don Giovanni              - (entra da sinistra. Senza colletto, non rasato e con un viso stanco, giallo. Alla Superiora) Madre, è arriva­ta la posta? Nel sentire la sua voce la vedova tende l'orecchio.

Superiora                      - (a Don Giovanni) Sì.

Don Giovanni              - E per me di nuovo nulla?

Superiora                      - (lo fissa) Dica un po', cosa aspetta già da otto settimane?

Don Giovanni              - Aspetto una risposta. Ma se non la ricevo...

Don Giovanni              - (sogghigna) Niente. Tutto resta come prima.

Silenzio.

Superiora                      - Dovrebbe distrarsi un po'... (Esce da sinistra.)

Don Giovanni              - (la segue con lo sguardo) Distrarmi?!

Sorride leggermente e fa per allontanarsi verso destra pas­sando accanto alla vedova.

La vedova l'afferra di scatto per il braccio.

Don Giovanni              - (si arresta perplesso) Desidera? vedova (lentamente) Sei tu, no?

Don Giovanni              - (non capisce) Chi? Chi sono? (Si guarda intor­no come per cercare aiuto)

Vedova                        - Ma sì che ci conosciamo.

Don Giovanni              - Hm. Non riesco a vedere attraverso ilvelo. (Sorride. La vedova solleva il velo: è una vecchia. Don Giovanni fa un passo indietro, imbarazzato.) Onestamente... vedova (l'interrompe) Come sta la tua fidanzata? (Don Giovanni ha un sobbalzo. La fissa.) E felice con te? O ti ha tradito come tu hai tradito me? Ti è stata fedele? È un angelo, no? (Ride.)

Don Giovanni              - Adesso so chi sei... vedova (con astio) Mi hai riconosciuto?

Don Giovanni              - Dal tuo modo di ridere. (Si porta una mano al cuore e si piega un po' in avanti.) vedova (l'osserva con astio) Senti delle fitte lì dentro?

Don Giovanni              - (sorride stancamente) La guerra mi ha lasciato qualcosa al cuore. L'influenza ha solo peggiorato la cosa. vedova (lentamente, come in attesa) Te la sei beccata pure tu?

Don Giovanni              - Eccome!

Vedova                        - E sei ancora vivo?

Don Giovanni              - Credo di sì. (Sogghigna.)

Silenzio.

Vedova                         - Mio marito è morto.

Don Giovanni               - Mi dispiace...

Vedova                         - (l'interrompe) Sta' zitto. Silenzio. Ci ha perdonato tutto, mio marito, a me e a te. Adesso lui è morto mentre tu sei ancora vivo. Tu... (L'aggredisce) Per­ché non sei crepato tu?! Cosa ci stai a fare ancora su que­sta terra?! Dovunque tu vada, porti soltanto sfortuna, sol­tanto sfortuna! Silenzio.

Don Giovanni              - (lentamente) Credo di essere diventato un altro con la guerra.

Vedova                        - (sarcastica) Con i tuoi talenti?

Don Giovanni              - Credo di averli persi.

Vedova                        - No. Resti quello che sei.

Don Giovanni              - Sono stanco.

Vedova                        - Bisognerebbe cancellarti.

Don Giovanni              - Lo so che non porto fortuna alle signore... (Ride leggermente.)

Vedova                        - A loro non sfuggirai.

Nello stanzino di un piccolo caffè di città siedono due artiste. Fuori splende il sole ma le tendine non lasciano filtrare la luce. La musica suona un boston. Nella sala centrale si balla.

Prima artista                - Là c'è uno che potrebbe piacermi.

Secondo artista            - Dove?

Prima artista                - Ha un certo non so che.

Secondo artista            - Da qui non riesco a vederlo.

Prima artista                - Vai a guardartelo dall'altra parte.

Secondo artista            - Devo andarci? Per un uomo? Oh, Peter! Che mi riserba ancora il futuro...

Prima artista                - Non trova posto...

Secondo artista            - Ci perderemo.

Prima artista                - Sta venendo!

Don Giovanni              - (è seguito da una cameriera che lo aiuta a toglier­si il cappotto) Possibile che non ci sia da nessuna parte un locale senza musica?

Cameriera                    -  No, da nessuna parte.

Don Giovanni              - Ballano dappertutto?

Cameriera                    -  È da quattro anni che non balliamo, adesso vo­gliamo rifarci.

Don Giovanni              - Anche a mezzogiorno?

Cameriera                    -  Anche la mattina.

Don Giovanni              - Hm. (Si siede) Un cognac. La  Cameriera esce.  Don Giovanni comincia a scrivere una lettera.

Secondo artista            - (alla

Prima artista               - che continua a sbirciare verso Don Giovanni) Vogliamo ballare?

Prima artista                - Ballerò con quello là...

Secondo artista            - Sei impazzita?

Prima artista                - (sì alza) Lo inviterò.

Secondo artista            - Se lo fai...

Prima artista                - (l'interrompe) Non minacciarmi, Charlie! (Va da Don Giovanni) Posso...

Don Giovanni              - (non capisce) Come?

Prima artista                - Vorrei ballare con Lei.

Don Giovanni              - (perplesso) Ballare?!

Prima artista                - La sorprende il fatto che una donna la inviti a ballare, ma il mondo si è capovolto, signore, e poi, per­ché soltanto agli uomini deve essere concesso fare i Don Giovanni? Cosa sta scrivendo?

Don Giovanni              - Una lettera.

Prima artista                - Affari?

Don Giovanni              - (sorride) Sì.

Prima artista                - Mi faccia vedere la sua scrittura...

Don Giovanni              - Perché?

Prima artista                - Me ne intendo un po'.

Don Giovanni              - Basta la busta?

Prima artista                - Basta, basta! (Osserva la busta e spalanca gli occhi per la meraviglia) Cielo, apriti...

Don Giovanni              - (osserva la prima artista. Di scatto) Vuole allo­ra ballare con me?

Prima artista                - (lo fissa) Sì.

Don Giovanni              - (sorride) Temo di avere disimparato.

Prima artista                - (meccanicamente) Non è possibile.

Don Giovanni              - (la fissa) E i nuovi balli poi non li conosco ancora. (Si alza.)

Prima artista                - (quasi sottovoce) Deve solo muoversi. Venga, La guido io. (Si allontana con lui verso la sala centrale.)

Secondo artista            - (sola, segue con lo sguardo i due, quindi si alza, va al tavolo di Don Giovanni e legge l'inizio della lettera) «Ti ho chiamata, ma tu non rispondi... Bene, allo­ra resterò chi sono». (Guarda verso la sala centrale) Chi è lei?

Cameriera                    -  (entra col cognac. Rivolta alla Secondo artista che non l'ha vista venire) È sua la lettera?

Secondo artista            - (si spaventa) No. (Rimette veloce la lettera sul tavolo e sorride imbarazzata. )

Cameriera                    -  Vai al tuo posto, marsch!

Secondo artista            - Come si permette?!

Cameriera                    -  Marsch! Se no racconto alla sua amica quello che mi ha offerto, disgraziata... (Posa il cognac sul tavolo di Don Giovanni ed esce. La Seconda artista si siede di nuovo al suo posto, sprofonda la testa fra le mani e piange.)

Don Giovanni              - (e la Prima artista tornano dal ballo, ma non si siedono) Lei, è allora un'artista?

Prima artista                - Sì. (Gli mostra un fazzolettino) Ecco, questa è la mia professione. (Glielo infila nel taschino) Batik. Dise­gno originale.

Don Giovanni              - Grazie.

Prima artista                - Studio anche disegno.

Don Giovanni              - Davvero?

Prima artista                - Le farei volentieri il ritratto.

Don Giovanni              - Cosa crede che gliene verrà?

Prima artista                - Non ho mai disegnato un uomo.

Don Giovanni              - Solo paesaggi?

Prima artista                - No. Solo donne. Pausa.

Don Giovanni              - Vogliamo ballare?

Prima artista                - (sottovoce) Sì.

Don Giovanni              - Ma solo sino a quando si fa buio. (Sorride.)

Prima artista                - (confusa) Cosa intende dire?

Don Giovanni              - Sono stato a Ietto per otto settimane. Oggi è la prima volta che fa bel tempo e mi hanno permesso di uscire dall'ospedale, ma devo rientrare presto, per evitare una ricaduta. Le ricadute sono pericolose, sa, il mio cuo­re... (Sorride.)

Prima artista                - Che cosa ha?

Don Giovanni              - Ho avuto una brutta influenza.

Prima artista                - (impaurita) È ancora contagioso?

Don Giovanni              - (sorride) Oggi non sono più un pericolo...

Prima artista                - Sa, ancora non vorrei morire.

Don Giovanni              - Nemmeno io. (La fissa di scatto.)

Prima artista                - (insicura) Che c'è?

Don Giovanni              - Mi ricordi qualcuno che non mi ha risposto...

Prima artista                - (lo fissa) Da quando ci diamo del tu?

Don Giovanni              - (non sente la domanda) Non le rassomigli. (Si porta la mano al cuore. Pausa.)

Prima artista                - (di scatto) Vieni! (se ne va con lui nella sala)

Secondo artista            - (rimasta sola, grida all'improvviso) II conto, il conto!

Cameriera                    -  (entra) Non sono mica sorda! Tre milioni. (La

Secondo artista            - paga e si alza. La

Cameriera                   -  sogghigna) Mi pare che stiano seducendo la sua amica...

Secondo artista            - (con voce spenta) Conosce quell'uomo? (La

Cameriera                   -  guarda verso la sala.) Chi è?

Cameriera                    -  Mi sembra di conoscerlo, non so perché...

Una vittima dell'inflazione, la Vedova di un professore uni­versitario, deve affittare una delle sue due stanze. È madre di due figliole: la prima, vent'anni, impiegata; la seconda, quindici anni, senza occupazione, in questo momento la madre sta fru­gando in un cassetto, mentre la seconda figlia è davanti allo specchio dell'armadio.

 seconda figlia Hai già pignorato i lampadari?

La madre                            -  Sì.

Seconda figlia             - Allora non abbiamo più nulla. (Si guarda le gambe allo specchio.)

La madre                     - Possediamo ancora diciassette miliardi. (Sogghigna e diventa all'improvviso seria. Con voce spenta) Mi impicco.

Seconda figlia             - Non stare sempre a lagnarti, mamma! Cosa dovrei dire io? Tu almeno hai conosciuto tempi migliori, sei stata in Riviera, a Parigi, in Norvegia, ma io? Per quan­to mi ricordi, non fai che lagnarti, c'è da impazzire!

La madre                     - Mi rimproveri pure?

Seconda figlia             - Certo che ti rimprovero, perché la colpa è tua e di nessun altro! Perché non mi hai fatto studiare Tanno scorso, quando i nostri soldi valevano ancora qual­cosa?! Ora potrei esibirmi e non saremmo costrette ad affittare la tua stanza. Ma una figlia ballerina non ti sem­brava una cosa abbastanza onorevole, mentre è più onore­vole impegnare tutto, signora professoressa, non è vero? Lascia che ti dica però una cosa: io non me ne starò qui a marcire con te, signora professoressa...

La madre                     - Greti, Greti, come sei cattiva...

Seconda figlia             - Papà mi avrebbe lasciato ballare. Papà era un uomo pratico.

La madre                     - (scoppia) Cosa ne sai tu di tuo padre?! Quando è partito per la guerra, non avevi nemmeno dieci anni!

Seconda figlia             - Stai zitta tu! Ho letto le lettere che ti ha scritto dal fronte...

La madre                     - (l'interrompe) Tu?

Seconda figlia             - Sì. Ieri. Mi sono presa la libertà di forzare la tua scrivania, signora professoressa...

La madre                     - Vergognati.

Seconda figlia             - Vergognati tu! Sai bene cosa ti scriveva papà, e sai pure perché non ci hai permesso di leggere le sue lettere... Cosa c'era scritto in quelle lettere, signora professoressa!

La madre                     - (urla) E non mi chiamare sempre signora profes­soressa!

Seconda figlia             - (urla ancora più forte) Lascia che Greti studi quello che vuole, scriveva papà, i tempi sono cambiati! Silenzio.

La madre                     - (l'aggredisce di scatto) Non guardarti sempre le gambe!

Seconda figlia             - (sarcastica) Perché no? Chi ha delle belle gambe, le può mostrare tranquillamente...

La madre                     - Se ti vedesse tuo padre dal cielo! Suonano.

Seconda figlia             - Sarà il venditore di carbone.

La madre                     - Gli dirò di passare domani. (Si allontana per aprire la porta di casa.)

Seconda figlia             - (ironica) Forse che domani sarai in grado di pagare?

La madre                     - Sta' attenta che Dio non t'abbia a punire... (Esce.) La seconda figlia, sola, segue con lo sguardo la madre; scrolla le spalle; accenna poi un boston e si mette a ballare, ha madre torna in compagnia di Don Giovanni. La seconda figlia, sorpresa, si ferma nel bel mezzo del ballo e lo guarda.  Don Giovanni l'ha vista mentre ancora ballava e sorride. (La madre alla seconda figlia) Il signore vorrebbe prendere in affitto la stanza. L'ha saputo dalla madre Superiora che ho intenzione di affittare una stanza.(A Don Giovanni) Mia figlia. (Don Giovanni fa un leggero inchino.)E questa è la stanza. Dà sul giardino ed è molto silenziosa. (Don Giovanni si guarda intorno.) C'è tutto quel che serve.

Don Giovanni              - (guarda le gambe della seconda figlia) Sì.

La madre                     - Non vuole accomodarsi?

Don Giovanni              - Grazie. (Si siede accanto al tavolo con la ma­dre. La Seconda figlia si siede in un angolo e osserva Don Giovanni con una certa timidezza) La stanza mi piace. La prendo.

La madre                     - L'affitto sarebbe...

Don Giovanni              - (l'interrompe) Non ha alcuna importanza.

Seconda figlia             - (apatica) Bello!

La madre                     - (alla seconda figlia) Ma Greti! (Si volta sorridendo verso Don Giovanni) Posso chiedere che fa il signore di professione?

Don Giovanni              - (sorride) Me lo chiedo anch'io talvolta. Quan­do c'era ancora la pace non avevo bisogno di lavorare, ma con la guerra ho perso tutto... ed ora commercio in oggetti d'arte. (La Seconda figlia tende l'orecchio.)

La madre                     - Ah!

Don Giovanni              - Sì. Per una stupida coincidenza sono venuto in contatto, poco tempo fa, con gente che si occupa di artigianato artistico, batik - (Mostra alla madre il fazzoletto regalatogli dalla prima artista) - ceramica, grafica, xilogra­fia. Un'artista del ramo mi ha dato l'idea di organizzare la vendita di questi prodotti... Non ci si potrà certo com­prare un castello, ma in ogni modo ci si può vivere. La gente vuole disfarsi del proprio danaro prima che non valga più niente. Non è necessaria una particolare abilità commerciale. Ieri, per esempio, ho venduto una raccolta di francobolli... ridicolo, no? Se vuole, mi chiami pure uno speculatore, una iena dell'inflazione. (Sorride.)

La madre                     - Oh, no! Lei non è una iena, Lei no.

Don Giovanni              - Speriamo di no.

(Entra la prima figlia di ritorno dall'ufficio.)

La madre                     - (a Don Giovanni) La mia prima figlia... (Don Giovanni si alza. Alla prima figlia) Il nostro inquilino.

Prima figlia                  - (a Don Giovanni) Stia pure seduto. (Alla ma­dre) Devo andare via subito.

La madre                     - Dove vai?

Prima figlia                  - Ma lo sai già, mamma!

La madre                     - Ancora questo partito?

Prima figlia                  - Ancora e sempre.

La madre                     - (a Don Giovanni, ironica) Mia figlia vuole miglio­rare il mondo...

Prima figlia                  - (sogghigna) Hai indovinato.

Don Giovanni              - (sorride) I miei complimenti!

Prima figlia                  - (irritata) Grazie. (Alla madre) Vorrei solo man­giare qualcosa alla svelta.

La madre                     - Non c'è nulla.

Prima figlia                  - Oggi, a pranzo, avevo lasciato apposta qualco­sa.

Seconda figlia             - (arrogante) L'ho fatto fuori io.

Prima figlia                  - Di nuovo?

La madre                     - Vi prego, queste cose al signore sicuramente non interessano.

Prima figlia                  - (l'interrompe) È possibile che al signore non gliene importi nulla se uno è sazio oppure no...

La madre                     - Ma Magda! Che tono è questo?!

Prima figlia                  - (l'interrompe) È quello giusto, credimi!

La madre                     - (a Don Giovanni) È una fanatica. (Alla prima fi­glia) È sufficiente che tu faccia il tuo dovere in ufficio con onestà, diligenza e fedeltà. E ora basta!

Prima figlia                  - (scoppia) Non dire stronzate, mamma! Non sai nemmeno che cos'è un ufficio. Non sei mai stata un'impie­gata. A te c'ha sempre pensato papà e tu non hai mai dovuto preoccuparti di nulla... Di chi è la colpa di questa guerra? Del tuo mondo!

Don Giovanni              - (sorride) Le guerre ci saranno sempre, signo­rina...

Prima figlia                  - Lei crede?

Don Giovanni              - Sì.

La madre                     - Si capisce,

Silenzio.

Prima figlia                  - (a Don Giovanni) È stato in guerra?

Don Giovanni              - Si.

Prima figlia                  - (ironica) Nelle retrovie.

Don Giovanni              - (la fissa) No, sono stato addirittura ferito gra­vemente, ma la guerra ha anche i suoi aspetti positivi...  (Sorride cinico.) Io, per esempio, grazie a questa guerra sono migliorato, e solo ora, con la pace, a poco a poco incomincio a ritrovarmi.

La madre                     - sorride. La Seconda figlia si guarda le gambe.

Prima figlia                  - (fissa Don Giovanni) Non capisco che vive a fare un uomo che ha queste idee.

La madre                     - (apostrofando la prima figlia) Ma Magda! Ti prego di avere un po' più di riguardo!

Don Giovanni              - (alla madre) Pardon! (Alla prima figlia) Lo chieda al buon Dio!

Prima figlia                  - II buon Dio non è che un'illusione perché le masse degli sfruttati possano consolarsi con l'aldilà.

Don Giovanni              - Dio mio, che miseria! (Sogghigna.)

Prima figlia                  - (diventa un po' insicura) Perché mi fissa così?

Don Giovanni              - Ha un bel caratterino.

Prima figlia                  - (furiosa) Ah! (Esce in fretta.)

La madre                     - (a Don Giovanni) È matta. Ideali, solo ideali...

Don Giovanni              - Passerà.

Seconda figlia             - (a Don Giovanni) Come mai non fa del cine­ma?

Don Giovanni              - (perplesso) Del cinema, io?!

Seconda figlia             - Ha un bel profilo.

La madre                     - (sorride) Adesso ricomincia. (A Don Giovanni) Stupidaggini!

Don Giovanni              - Perché? Il cinema ha certamente un futu­ro.

Seconda figlia             - (alla madre) Lo senti cosa dice? Mi viene da ridere!

(Ride.)

Don Giovanni              - la fissa. La Seconda figlia ammutolisce di scatto.

Don Giovanni              - (alla madre) Quando sua figlia ha detto «mi viene da ridere», improvvisamente mi ha ricordato qualcuno.

Seconda figlia             - Asta Nielsen, non è vero?

Don Giovanni              - No. È una sconosciuta. (Si porta la mano al cuore)

Seconda figlia             - (sorride) Lei però la conosce?

Don Giovanni è spiacevolmente commosso.

La madre                     - (alla seconda figlia) Non essere così arrogante! Vattene ora! È ora che tu te ne vada, marsch!

Seconda figlia             - (sogghigna) Arrivederci! (Esce.)

Don Giovanni              - (pensa alla sua fidanzata) Arrivederci.

Silenzio.

La madre                     - Si vede che le è mancato un padre. (Sospira.) Tanti sacrifici, tanti dolori, col risultato che ora stiamo peggio. Mio marito faceva il professore universitario.

Don Giovanni              - (si alza) Allora vengo domani mattina. Ora abito in una pensione, ma c'è troppo chiasso.

La madre                     - (si alza) Le auguro di trovarsi bene a casa mia. (Gli porge la mano e lo fissa all'improvviso; lentamente) Mi di­ca, non ci siamo per caso già incontrati?

Don Giovanni              - È possibile... (Si accomiata.)

A casa di uno speculatore quattro signore stanno prendendo il tè. La prima, la padrona di casa, una ex governante sui treni'an­ni; la seconda, un'attrice cinematografica di ventitré anni; la terza, l'amica di un commerciante di cavalli, figlia di una gover­nante, diciotto anni; e la quarta, dentista, ventisette anni.

Prima signora               - (alla seconda) Limone o rum?

Seconda signora          - Niente zucchero però!

Terza signora               - Io senza zucchero non potrei vivere.

Seconda signora          - Con lo zucchero però ti si gonfia il seno.

Terza signora               - Che schifo!

Prima signora               - Gli uomini però ci vanno ancora matti. Quando in un caffè passa una tettona, tutti si mettono a guardarla con tanto d'occhi.

Terza signora               - Però con una così non ci andrebbero in giro!

Quarta signora             - Ipocriti, nient'altro che ipocriti!

Silenzio.

Prima signora               - Ieri ho letto un libro divino sulla psicologia dell'erotismo indiano, rilegato in carta a mano. È incre­dibile l'inventiva che sviluppano i popoli dell'estremo oriente. Con la loro cultura antichissima ci superano tutti.

Seconda signora          - Anche noi del cinema andiamo matti per l'Asia. Giriamo film esotici, oltre che film didattici. Da domani farò una principessa cinese.

Terza signora               - (interrompendola) A proposito dei cinesi, che fine ha fatto? (La Prima signora ride.)

Quarta signora             - (sorride strana) Qualche volta arriva tardi.

Seconda signora          - Non con me.

La Quarta signora scambia con la Seconda signora uno sguar­do cattivo.

Terza signora               - (mangia dello zucchero) Con me viene fin troppo presto.

Prima signora               - (guarda con occhi cattivi la terza signora; alla seconda signora) Una personcina originale.

Seconda signora          - Mia cara, che fazzoletto divino ha!

Prima signora               - Un suo regalo, batik. Anche la xilografia è sua.

Seconda signora          - Ah!

Prima signora               - Un San Sebastiano.

Seconda signora          - (si alza e osserva la xilografia) Una prospet­tiva molto interessante. In occasione della mia ultima angi­na mi ha regalato una ceramica. Un Pan che suona il flau­to.

Terza signora               - Che mestiere fa in realtà?

Seconda signora          - (perplessa) Non lo sa?

Terza signora               - Non ho idea! Lo conosco solo di sfuggita.

Seconda signora          - Commercia in oggetti d'arte. (Alla prima signora) A proposito, non molto tempo fa voleva fare del cinema. Non so chi glielo ha suggerito. Io, sì, l'ho appog­giato, ma i provini sono stati una frana...

Prima signora               - (sorride) E già, i migliori rendono solo in presa diretta.

Terza signora               - (sogghigna) Senza meno.

Prima signora               - (sospira ironicamente) Le ragazze, oggigiorno, non hanno più ideali.

Terza signora               - Gli ideali sono roba per uomini. A me mi ha sempre detto che gli ricordo una tale...

Seconda signora          - (con fare sprezzante) Lo ha detto anche a me.

Prima signora               - Gli ricordiamo tutte qualcuno. Una per via degli occhi, un'altra per via della bocca...

Terza signora               - Un'altra per via delle gambe.

Seconda signora          - (con astio alla quarta signora) E Lei, mia cara, per via di che cosa?

(La Quarta signora tace.

Seconda signora          - ( alla prima.) Leiprobabilmente per via dell'anima.

Prima signora               - (sorride) E già, cerca di mettere insieme il suo grande amore pezzo per pezzo.

Quarta signora             - (si alza di scatto) Non ce la faccio più...

(Va su e giù nervosamente.)

Terza signora               - (perplessa alla seconda signora) Che ha?

Quarta signora             - (si ferma di scatto) Che ho?! Non ve ne siete ancora accorte, o non ve ne volete accorgere che ci vuole solo umiliare...

Prima signora               - (l'interrompe perplessa) Chi?

Quarta signora             - Lui, lui, lui!

Seconda signora          - (sfottente alla quarta signora) Ma bambina mia!

Quarta signora             - (apostrofando la seconda signora) Non sono una bambina, io, sono una donna. Lui ci gode a vederci tutte prostrate ai suoi piedi, ma la cosa più orribile è che noi stesse, da sole, ci andiamo ad umiliare ai suoi piedi.

Terza signora               - (mangia dello zucchero, sarcastica) Questo per me è un concetto troppo elevato.

Quarta signora             - È possibile.

Terza signora               - Ahi! Il mio dente...

Seconda signora          - Lo zucchero!

Prima signora               - (sorride) Fa male?

Terza signora               - Maledettamente.

Seconda signora          - Per fortuna c'è tra noi una dentista. (Indica sogghignando la quarta signora.)

Quarta signora             - (alla terza signora) Faccia vedere un po'. (La Terza signora apre la bocca. La Quarta signora controlla) Va via subito. È stata mai rachitica?

Terza signora               - Io? Ma cosa crede?! Ho avuto sempre da mangiare, anche in tempi di carestia. Provengo da un'otti­ma famiglia. Il mio fidanzato commerciava in filo spinato, capito? signorina Stuzzicadenti?!

Prima signora               - Ma signore! Vi prego di tener conto che vi trovate nella casa di un consulente legale che da quindici giorni è il braccio destro del governo.

Terza signora               - (l'interrompe) Chi l'ha portato al governo? Mio marito! Chi ha corrotto i due ministri...

Prima signora               - (l'interrompe) Non gridare! (Si guarda intor­no timorosa.) L'opposizione non va cercando altro. Silenzio.

Quarta signora             - (sinistramente fredda e lucida) Ora, appena arriva glielo dico chi è, in faccia: l'essere più spregevole del mondo.

Seconda signora          - Perché? Perché non ne vuole più sapere di lei?

Quarta signora             - (sobbalza) Chi lo dice?

Seconda signora          - Lui stesso. (La Terza signora ride.)

Quarta signora             - (fissa la terza signora) Fa ancora male?

Terza signora               - (sogghigna) Tutto a posto?

Quarta signora             - Hm, una volta gli ho tirato un dente e non ha battuto ciglio. Che cosa non sopporta! (Sogghigna e si getta all'improvviso sul sofà piangendo iste­ricamente.) Suona il telefono.

Prima signora               - (all'apparecchio) Pronto? Sì? (Fa un viso scu­ro) Ah, così? Grazie. (Riattacca) Ci fa sapere che non può venire.

Seconda signora          - Cosa?!

Prima signora               - Ci scarica.

Terza signora                        - Me?!

Quarta signora             - (ride isterica) Bravo, bravo!

Terza signora               - (alla quarta signora) A cuccia! ha quarta ammutolisce e fissa la terza signora.

Seconda signora          - (alla prima signora) Dov'è finito?

Prima signora              - Probabilmente di nuovo da quell'oca di Ber­na. Le ha venduto un Daumier, a quanto pare autentico. La quarta si alza e, minacciosa, si avvicina lentamente alla terza signora.

Seconda signora          - Tutto ciò che ottiene, l'ottiene grazie a noi povere donne.

Quarta signora             - (si ferma davanti alla terza signora. Sottovo­ce) Hai detto «a cuccia»?}

Terza signora               - (squadra la quarta signora, sprezzante. ) Faccia di cavallo, isterica!

Quarta signora             - (le urla in faccia) Fuori dai piedi!

Prima signora              - (grida alla quarta signora) Niente scandali, per favore! Silenzio.

Terza signora               - Arrivederci nella fossa comune! (Si allontana alla svelta)

Seconda signora          - (borbottando fra sé) Arrivederci, arriveder­ci...

Due palchi all'opera. In uno è seduta la signora di Berna di cui si è detto poc'anzi; nell'altro siede una donna smisuratamente grassa, la moglie di un macellaio, tutta carica di brillanti. Danno il «Don Giovanni» di Mozart e precisamente il duettino «Là ci darem la mano». La signora è molto nervosa, si guarda intorno in continuazione mentre la signora grassa con un minuscolo binocolo da teatro fissa immobile il palcoscenico. Alla fine del duettino

Don Giovanni entra nel palco della signora. Indossa un frac; le bacia la mano; parlano a voce molto bassa.

Signora                          -  (con un sospiro di sollievo) Finalmente! Ero preoc­cupata dove fossi potuto finire. Anche mio marito mi fa sempre aspettare.

Don Giovanni               - (si accomoda sorridendo) Non ti preoccupare. Pausa,

Signora                          -  Dove sei stato?

Don Giovanni               - Al campo di pattinaggio.

Signora                          -  (perplessa) Dove?

Don Giovanni               - Oggi compie gli anni una figlia della mia pa­drona di casa. Una bambina. Le ho regalato dei pattini... Mi voleva far vedere quello che ha imparato.

Signora                          -  Ah, sì?

Don Giovanni               - Ha una predisposizione per la danza. Forse un giorno diventerà una campionessa mondiale. Pausa.

Signora                          -  Quanti anni ha questa bambina, la tua futura cam­pionessa mondiale. Pausa.

Don Giovanni               - Quindici.

La Signora ha un trasalimento.

Signora                          -  grassa (senza distogliere lo sguardo dal palcosce­nico) Pst! Pausa.

Signora                          -  Ieri mi hai venduto un Daumier, Un Daumier au­tentico?

Don Giovanni               - (tende l'orecchio) Sì, e allora?

Signora                          -  E un falso.

Don Giovanni               - (perplesso) Cosa?!

Signora                          -  Mi sono informata. Pausa.

Don Giovanni               - Me l'hanno venduto come autentico.

Signora                          -  (l'interrompe) Ti credo in tutto e per tutto, e tengo in gran conto il tuo certificato di autenticità. (Sogghigna.)

Don Giovanni               - Ti restituirò tutto sino all'ultimo centesimo. (Cerca nel suo portafoglio. )

Signora                          -  Non mi restituirai nulla, intesi?

Signora grassa               - (senza distogliere lo sguardo dal palcosceni­co) Pst!

Don Giovanni               - (porge alla Signora un assegno) Eccoti il tuo assegno. Prendilo!

Signora                          -  No.

Don Giovanni               - Prendilo.

Signora                          -  (lo guarda con tanto d'occhi) Non hai un'anima.

Don Giovanni               - Non ci riuscirai ad umiliarmi. (Tiene l'assegno fuori dalla ringhiera, poi lo lascia svolazzar via seguendolo con lo sguardo) Ora è giù. Adieu. Nessuno ci fa caso. Pausa.

Signora                          -  Soddisfatto?

Don Giovanni               - (ad alta voce) Sì.

Signora grassa               - Pst!

Don Giovanni               - (alla Signora grassa) Pardon!

Solo adesso la Signora grassa lo scorge e lo fissa immobile.

Signora                          -  (a Don Giovanni; indica la Signora grassa e sorride stentatamente) La tua ultima conquista...

Don Giovanni               - (sogghigna) Non fare l'uccello del malaugurio. Fine dell'Atto. Si accendono le luci. Applausi scroscianti. La Signora si tiene il fazzoletto davanti agli occhi. La Signora grassa continua a fissare Don Giovanni. Don Giovanni si alza ed applaude.

Si è fatta sera tardi. È l'ora di chiusura del campo di pattinaggio. Su una panchina all'aperto siede la Seconda figlia in compagnia di due sue compagne di scuola, una bruna e una bionda. Si tolgono i pattini.

La bruna                        - (alla seconda figlia) Ti invidio i tuoi pattini nuovi. Li ho sempre desiderati.

Seconda figlia               - E il regalo per il mio compleanno. la bionda Peccato che il mio compleanno cada d'estate, se no me li farei regalare anch'io. Devono essere deliziosi.

Silenzio.

La bruna                        - (alla seconda figlia) Chi era quel signore elegante che ti stava a guardare?

Seconda figlia               - Uno che abita da noi.

La bionda                      - Sarebbe proprio il mio tipo.

Seconda figlia               - A me non piace.

La bionda                      - Ma che dici!

Seconda figlia               - No, non mi piace più.

La bionda                      - Ma se ho visto io stessa con che slancio hai fatto tre giri di pista solo perché lui ti stava a guardare!

Seconda figlia               - (tende l'orecchio) Strano. Ed io che pensavo di non riuscire a farcela.

La bruna                        - Eri molto sicura!

Seconda figlia               - No, per nulla...

La bionda                      - (l'interrompe) Non hai mai pattinato così bene!

Seconda figlia               - (sorride ironica) Se non lo sapete voi!

Silenzio.

La bruna                        - Che ha fatto per non piacerti più?

Seconda figlia               - Nulla. Solo che di recente l'ho sognato.

La bionda                      - E allora?

Seconda figlia               - Ho sognato che mi uccideva.

La bruna                        - Cosa?!

Seconda figlia               - Stavo attraversando il boschetto nel punto in cui il sentiero fa una curva, dove si trova quell'albero strano. Era tutto buio e, all'improvviso, sento la sua mano. Delle dita affilate come coltelli... Non voglio nemme­no pensarci... No, era orribile! Anche dopo, quando ero già sveglia da un pezzo, continuavo a pensare di esser mor­ta.

La bionda                      - (ride) Sei viva, sei viva!

Seconda figlia               - (sorride) Me lo auguro. In lontananza si ode un fragore cupo.

La bruna                        - (tende l'orecchio) Si sta rompendo il ghiaccio.

Seconda figlia               - Domani farà ancora più freddo.

La bionda                      - Venite! La porta d'ingresso è già chiusa, ci chiu­dono dentro!

Don Giovanni fa colazione nella sua stanza ammobiliata. Indossa un pigiama scuro.   La madre  apre la porta senza fare rumore; lo raggiunge alle spalle, senza farsi notare, e, all'improvviso, gli tappa gli occhi con le mani.

La madre                       - Cucù. Cucù! Chi è?

Don Giovanni               - (sogghigna) Boh!

La madre                       - (lascia i suoi occhi) Ehi, delinquente... ti piace?

Don Giovanni               - No, grazie.

La madre                       - È arrivata una lettera per te.

Don Giovanni               - (l'interrompe) Da dove?

La madre                       - (gli dà la lettera) Perché adesso sei così spaventa­to?

Don Giovanni               - Me lo sono scordato. (Sorride, apre la lettera e la legge.)

La madre                       - È di una donna. Posso leggerla?

Don Giovanni               - No.

Silenzio.

La madre                       - Hai dei segreti per me?

Don Giovanni               - Sì. Silenzio. La madre gli strappa improvvisamente la lettera dalle mani. Ridammela immediatamente.

La madre                       - Nemmeno per sogno. (La legge in fretta e guarda Don Giovanni con aria costernata.)

Don Giovanni               - (sorride) Sei contenta ora?

La madre                       - (indicando la lettera) È questo che sei?

Don Giovanni               - A sentir loro.

La madre                       - E per colpa tua che una donna si vuole affogare...

Don Giovanni               - (l'interrompe) Cambierà idea.

La madre                       - Dio mio, non hai nient'altro da dire!

Don Giovanni               - Che colpa ne ho io se non mi piace più? Devo farmela piacere per forza?

La madre                       - Ora, mi fai paura.

Don Giovanni               - (sorride) Non temere. (Si riprende la lettera) È una che si occupa di artigianato artistico. Una volta mi ha  invitato a ballare e poi non mi ha più mollato. Ha avuto quello che voleva. Punto. Ci siamo incontrati qualche altra volta, ma poi mi sono accorto che mi ero sbagliato sul suo conto. (Sogghigna) All'inizio mi ricordava qualcuno. Ma non c'era nessuna rassomiglianza reale, ero io che vedevo in lei chissà che cosa. E già, sono cose che capitano. Il mio ideale non lo troverò mai. (Ride.)

La madre                       - Non lo troverai mai perché non hai più alcun idea­le. È morto.

Don Giovanni               - (sorpreso) Morto? (Si porta la mano al cuore) No, no, è escluso! Di sicuro vive da una qualche parte, ha sposato un brav'uomo, ha messo al mondo dei figli e vuole essere lasciata in pace. È per questo che non mi ha rispo­sto. (Sogghigna.)

La madre                       - Capisco.

Don Giovanni               - (l'apostrofa all'improvviso) Cosa vuoi capire tu?! Tu capisci solo ciò che vedi, senti ed assaggi! Chi sei tu? La brava

Vedova                         - di un impiegato dello stato che, se si concede ad un uomo, crede che per questo debba crollare il mondo.

La madre                       - Non ti scordare che anch'io sono un essere uma­no!

Don Giovanni               - Me lo voglio scordare! Non voglio che me lo si ricordi! Chiuso. Silenzio.

La madre                       - Aveva il letto dove ti corichi tu ora. Mi ascolti? Ed è sulla sua scrivania che tu scrivi, e in questo armadio c'erano appesi i suoi vestiti che poi ho regalato... Quante volte non l'ho visto seduto a questa scrivania... Anche dopo morto, anche quando non lo vedevo, sapevo che era in questa stanza e che mi guardava come se il tempo si fosse fermato. Tu lo hai cacciato via da qui. Sta' attento che non ritorni, che magari, quando esco, non stia fuori nel corridoio. (Gli si accosta) Senti, non vorrei più rivederlo, mai più. (Si stringe a lui) Lasciami, per piacere, lasciami...

Don Giovanni               - (non si muove) Ma certo che ti lascio.

La madre                       - (lo lascia all'improvviso e si prende la testa fra le mani come se solo ora ritornasse in sé) Che cos'è che mi attira in te?

Don Giovanni               - Niente.

La madre                       - (con voce spenta) Sì, niente. (Urlando) Che ne hai fatto di me?!

Don Giovanni               - Niente. (Urlando) Allora lasciami in pace una buona volta!

Silenzio.

La madre                       - (con astio) Ti lascio in pace, ti lascio in pace. (Esce.)

Don Giovanni               - (solo; la segue con lo sguardo) Era ora.

Le due artiste entrano nella loro piccola bottega. La prima è completamente ubriaca; la seconda, essendo ormai notte fonda, accende la luce.

Prima artista                  - (canta) Chi piangerà quando ci lasceremo?

Secondo artista             - (l'interrompe con voce soffocata) Zitta, vai a letto...

Prima artista                  - Perché? (Vuole versarsi della grappa.) La seconda le porta via la bottiglia. Non sono sbronza.

Secondo artista             - Hai bevuto abbastanza.

Silenzio.

Prima artista                  - (grida improvvisamente alla seconda artista) Non ho bevuto abbastanza.

Secondo artista             - Non gridare! I vicini...

Prima artista                  - (l'interrompe urlando) Voglio ancora bere, vo­glio ancora bere! (Le strappa la bottiglia dalle mani)

I vicini bussano alla parete.

Secondo artista             - Li senti?! Ci sbatteranno fuori.

Prima artista                  - (si versa da bere. Sottovoce) Chi se ne frega!

Secondo artista             - Come chi se ne frega?! Con la crisi degli alloggi che c'è...

Primo autista                 - Per me, posso dormire anche nella merda. (Beve e all'improvviso scoppia in pianto dirotto) E colpa tua se non ne vuole più sapere di me, se non gli piaccio più...

Secondo artista             - (perplessa) Colpa mia?!

Prima artista                  - Ha strappato le mie lettere, ed io che pensavo che mi avrebbe redento.

Secondo artista             - (sarcastica) Redento?

Prima artista                  - Sì, redento da te. (La guarda seria e poi sotto­voce la prende in giro. ) Silenzio.

Secondo artista             - (annuendo tristemente) Mi correrai dietro frignando.

Prima artista                  - (urlando) Col cavolo che ti correrò dietro fri­gnando! Dicevi che i riccioli sono effeminati, e che i pizzi sono effeminati, e che i tacchi alti sono effeminati. Ed io portavo quello che volevi tu, e come volevi tu. Ora basta! (Si strappa di dosso la blusa stile smoking e gliela getta ai piedi) Eccoti la tua moda!

I vicini bussano di nuovo alla parete, stavolta decisamente con più forza.

Secondo artista             - (non si accorge nemmeno che stanno bussan­do; fissa la prima artista; con voce spenta) Peter, Peter...

Prima artista                  - (urla) Non mi chiamo Peter! Mi chiamo Alice! Silenzio.

Secondo artista             - Addio, Alice. (All'improvviso sta per uscire. )

Prima artista                  - (perplessa) Dove vai?

Secondo artista             - A spasso.

Prima artista                  - (con astio) Non riesci a dormire?

Secondo artista             - (l'aggredisce) Dormi da sola? (Esce.)

Prima artista                  - (sola; beve e si spoglia) Da sola? No, non dormo più da sola... (Si guarda intorno) Dove sei, carogna? (Prende dal tiretto la fotografia di Don Giovanni) Eccoti qua. (Mette la fotografia sul tavolo, si siede e la osserva) Come stai? Bene? Io pure. (Ride) Ascolta! Il nostro bam­bino se n'è andato, sì, sì, se n'è andato, sparito, ed io non potrò mai più averne un altro, mai più, capisci? Ho avuto sfortuna. Ti ho scritto che mi affogo se non vieni. Ti pia­cerebbe, non è vero? Guardami! Chi ti ricordavo? Dimme­lo! Chi è quella bestia? Chi è? (Balza all'improvviso in pie­di) Non mi guardare così! Aspetta un po'. (Prende uno spillo, fa un buco negli occhi, quindi mette la fotografia sul tavolo) Adesso guardami se ci riesci... Cosa? Mi continui a guardare?! (Urla rivolta verso la fotografia) Non mi guarda­re, non mi guardare! (Afferra una sedia e la sbatte con furia sul tavolo sul quale si trova la fotografia tanto da mandare in frantumi piatti e bicchieri) Prendi, prendi, prendi! I vicini bussano con forza alla parete. Una voce femminile urla furiosa: «Silenzio!».

La vicina                       - (sopraggiunge in pigiama. Strilla) Cos'è questo bac­cano in un'ora in cui la gente vorrebbe dormire? Cosa sta succedendo, signorina?!

Prima artista                  - (sorride con un’aria ottusa. Lentamente) Ho ammazzato qualcuno...

La vicina                       - Gesummaria! (Si fa il segno della croce.)

Don Giovanni va su e giù nella stanza ammobiliata. E di pomeriggio e aspetta visite. Un tavolinetto è apparecchiato. Guarda l'orologio. Si sente bussare leggermente. Entra la seconda figlia.

Don Giovanni               - (sorpreso.)

Seconda figlia               - (lo guarda seria) Avrei un grande piacere da chiederle.

Don Giovanni               - (sorride) Coraggio.

Seconda figlia               - Se la prenderà a male.

Don Giovanni               - (l'interrompe) No, non me la prenderò a male.

Seconda figlia               - Parola d'onore?

Don Giovanni               - Parola d'onore. Allora?

Silenzio.

Seconda figlia               - Per piacere non venga più al campo di pat­tinaggio...

Don Giovanni               - (perplesso) Perché?

Seconda figlia               - (lo guarda con tanto d'occhi) Non venga più a guardarmi, per piacere! Silenzio.

Don Giovanni               - Perché non dovrei se mi fa piacere?

Seconda figlia               - Perché ancora non sono brava.

Don Giovanni               - Lei ha un grande talento, bambina mia. Un giorno diventerà una campionessa mondiale.

Seconda figlia               - Se continuerà a venirmi a guardare, certa­mente no. Silenzio.

Don Giovanni               - Farò del mio meglio, ma questa è una pro­messa che non faccio mai. Silenzio.

Seconda figlia               - Le devo restituire i pattini?

Don Giovanni               - (tende l'orecchio e la fissa) Chi glielo ha chie­sto? La mammina?!

Seconda figlia               - Anche lei, ma ciò non conta.

Don Giovanni               - Cosa conta allora? Non posso fare dei regali a chi voglio? Silenzio.

Seconda figlia               - (lentamente) Terrò i suoi pattini.

Don Giovanni               - (ironico) Tante grazie.

Seconda figlia               - (sorride strana) Ma se poi sprofondo nel ghiaccio e muoio, la colpa è sua...

Don Giovanni               - Naturalmente.

Suonano alla porta d'ingresso.

Don Giovanni               - tende l'orec­chio, getta uno sguardo sul tavolino apparecchiato.

Seconda figlia               - Attende visite?

Don Giovanni               - (sorride) Credo di sì.

Seconda figlia               - Di nuovo una donna?

Don Giovanni               - Si è autoinvitata. Vuole andare ad aprire la porta d'ingresso?

Seconda figlia               - Apro io! (Esce in fretta.)

Don Giovanni               - (solo. Si aggiusta meccanicamente la cravatta davanti allo specchio. Alla sua immagine riflessa) Sì, sì, è colpa tua, è sempre colpa tua. (Ride brevemente.) Rientra la seconda figlia. Allora?

Seconda figlia               - La Signora è andata via.

Don Giovanni               - (perplesso) E perché?

Seconda figlia               - L'ho mandata via io.

Silenzio.

Don Giovanni               - Non me ne importa nulla (Sogghigna.)

Seconda figlia               - (l'apostrofa all'improvviso urlando) Non deve ricevere più visite qui. Le pareti sono sottili. Non ce la faccio più. Si sente tutto. Ne morirò!

Silenzio.

(Don Giovanni si versa del caffè e beve.

L'osserva. Sottovoce) Non vorrei essere nei suoi panni.

Don Giovanni               - Ma va'! Mangia il dolce.

Seconda figlia               - Se fossi in lei, vorrei morire.

Don Giovanni               - (fa un inchino, sorride) Ne prendo atto. Vuole

un caffè?

Seconda figlia               - Da lei non accetto nulla! (Singhiozza e si

allontana di corsa.)

Don Giovanni               - (solo. La segue con lo sguardo) Aspetta che

cresci un po'...

(Sogghigna.)

Fine del Secondo Atto

ATTO TERZO

IL PUPAZZO DI NEVE

La Prima figlia aspetta sulle scale il ritorno di Don Giovanni. È una notte d'inverno. Buio pesto. L'ambiente è illuminato solo da un lampione stradale. Alla fine Don Giovanni, di ritorno da un ballo in maschera in compagnia di una maschera, la giovane moglie di un commerciante, apre la porta d'ingresso. Don Giovanni accende la luce. Si intravede la prima figlia.

Maschera                       -  (strilla nonostante non si sia accorta della prima figlia) Spegni la luce! Se mi vede mio marito, mi ammaz­za!

Don Giovanni               - (spegne di nuovo la luce, nemmeno lui ha visto la prima figlia) Qui non ti vede nessuno. Non abito in alto, vieni!

Maschera                       -  (si ferma di scatto) Perché vengo con te?

Don Giovanni               - (sorride) Non lo sai?

Maschera                       -  Non posso.

Don Giovanni               - (perplesso) Come?!

Silenzio.

Maschera                       -  Cosa c'è di tanto straordinario se una volta tanto una bella mascherina ti si rifiuta?

Don Giovanni               - Parli come un romanzo.

Maschera                       -  Non sono un romanzo.

Don Giovanni               - Vieni!

Maschera                       -  No. Perché sul momento per te non sento nulla.

Don Giovanni               - E un errore madornale.

Maschera                       -  In te tutto è morte, come se ci dividesse una pa­rete di vetro così spessa da poterci camminare sopra. La­sciami andare, per piacere! Tu appartieni ad un'altra!

Don Giovanni               - Non appartengo a nessuno.

Maschera                       -  Non ti voglio portar via a nessuno. Un giorno mi ringrazierai per non essere venuta con te.

Don Giovanni               - (/'interrompe) Ringraziarti? Quando? Il gior­no del giudizio universale?

Maschera                       -  Allora forse ci rivedremo.

Don Giovanni               - (sogghigna) Certamente. Silenzio.

Maschera                       -  Allora lasciami andare. (Don Giovanni apre la porta d'ingresso. La  Maschera è indecisa) Mi lasci andar via così?

Don Giovanni               - Non intendo importunare nessuno. Non sarà poi una gran perdita. (Sorride e si porta la mano al cuore.)

Maschera                       -  Canaglia! (Esce in fretta.)

Don Giovanni               - (chiude la porta d'ingresso, accende la luce e con sorpresa scorge la prima figlia) Cosa fai qui?

Prima figlia                   - La sto aspettando. Da un'ora. Aspetto qui per­ché mia madre non deve sapere nulla di quello che sto per dirle, e durante il giorno non ho tempo.

Don Giovanni               - Si tratta di tua madre?

Prima figlia                   - No. Si tratta di qualcosa di molto più importan­te. Mi serve del denaro. Mi è difficile chiederle qualcosa, ma mi faccio forza volentieri perché ne va del destino di una compagna, e lei è l'unico capitalista che conosca. (Sor­ride pungente.)

Don Giovanni               - Mi vede sotto una luce sbagliata. (Sorride.)

Prima figlia                   - La mia compagna ha preso parte ad un'azione rivoluzionaria, ed ora viene ricercata con un mandato di cattura. Le serve un biglietto per l'estero. Mi aiuti per fa­vore. È urgente.

Don Giovanni               - Hm. Che cosa le succede se non l'aiuto?

Prima figlia                   - Carcere.

Don Giovanni               - Male. È carina?

Prima figlia                   - (perplessa) Chi?

Don Giovanni               - La sua compagna...

Prima figlia                   - (lo fissa) Che razza di domande fa...

Don Giovanni               - (l'interrompe) La domanda più naturale del mondo.

Prima figlia                   - Si vede che lei non conosce lo smisurato dolore delle grandi masse...

Don Giovanni               - Le masse, le masse, le masse! Non ce la faccio più!

Prima figlia                   - Ci si dovrà abituare. È vero che ancora il suo mondo governa col terrore, l'assassinio e privando gli altri dei propri diritti.

Don Giovanni               - (l'interrompe) II mio mondo?

Prima figlia                   - Avete represso la rivoluzione con la forza, ma noi ritorneremo.

Don Giovanni               - Io non ho represso nessuno, deve esserci un errore. A quanto pare lei mi considera una forza costrutti­va? (Sorride.)

Prima figlia                   - Non parlo di lei personalmente.

Don Giovanni               - (l'interrompe) Peccato! Veramente peccato!

Prima figlia                   - Lasci stare queste scemenze! Anche lei è solo un prodotto della sua classe. Ci sono solo due classi: gli sfruttatori e gli sfruttati, e lei...

Don Giovanni               - (l'interrompe di nuovo) Io vengo sempre sfrut­tato.

Prima figlia                   - (sarcastica) Da chi?

Don Giovanni               - Da voi donne. Ma io vi ripago della stessa moneta. Tutte quelle che non mi piacciono, per me non sono esseri umani.

Prima figlia                   - Per lei una donna comincia ad essere un essere umano solo quando ha i soldi per darsi una sistemata, non è vero? Io lavoro in un ufficio e non guadagno quasi nulla! E tutti i milioni di donne che appassiscono nelle fabbriche, per tutte queste donne lei non prova nulla?!

Don Giovanni               - No, sarebbe un po' troppo.

Prima figlia                   - Lei è un criminale atavico!

Don Giovanni               - Dipende dai punti di vista!

Prima figlia                   - II rapporto tra i due sessi per me non costitui­sce un problema: è solo una funzione, come mangiare e bere!

Don Giovanni               - (ironico) Interessante.

Prima figlia                   - Non ci sono più misteri! Li abbiamo superati.

Don Giovanni               - E dove siete approdati ora? La Prima figlia sobbalza e lo fissa. Si guarda un po' allo specchio.

Prima figlia                   - Non sono vanitosa.

Don Giovanni               - Lei come ragazza è brutta, ma aiuterò Io stes­so la sua compagna. (Sogghigna e le dà un fascio di banco­note) Buon viaggio!

Prima figlia                   - (prende il fascio di banconote e continua a fissare Don Giovanni) Bestia!

Don Giovanni               - Bel modo di ringraziare!

Prima figlia                   - Perché mi tortura?

Don Giovanni               - Perché lei mi offende... (La lascia in tronco e sale le scale)

La Prima figlia sola; si siede sull'ultimo gradino, conta mec­canicamente il denaro. Di scatto si mette a piangere.

Nella sua stanza Don Giovanni si toglie il frac. Fuma una siga­retta. Sopraggiunge La madre fuori di sé.

La madre                       - Ti devo parlare subito.

Don Giovanni               - Come?

La madre                       - Oggi, stasera, sei stato di nuovo al campo di pat­tinaggio.

Don Giovanni               - Sì.

La madre                       - E hai accompagnato per un po' Greti nel boschetto, non e vero?

Don Giovanni               - E allora? (La madre lo guarda con tanto d'occhi e di scatto si mette a piangere violentemente. Don Giovanni le tocca il braccio) Che hai?

La madre                       - (strilla) Non mi toccare! Non mi toccare, crimina­le! Hai sedotto la mia bambina.

Don Giovanni               - Cosa?! Io?!

La madre                       - Hai violentato la mia bambina.

Don Giovanni               - Io, violentato la tua bambina?! Chi te l'ha detto?

La madre                       - Lei stessa.

Don Giovanni               - E’ una bugiarda!

La madre                       - Tu sei un bugiardo! Oh, ti conosco bene, io!

Don Giovanni               - (la fissa; sottovoce) Sei impazzita...

La madre                       - (lo fissa piena d'odio) È colpa tua. Mi ha confessa­to tutto.

Don Giovanni               - Dove si trova ora? Che me lo dica lei stessa in faccia...

La madre                       - Non la vedrai più. La vedrai solo in tribunale. Silenzio.

Don Giovanni               - Per tutto ciò che mi è ancora sacro, ti giuro...

La madre                       - (ride) Per te non c'è nulla di sacro!

Don Giovanni               - (grida) Che non ci veda più dagli occhi. Sopraggiunge la seconda figlia, sconvolta e con gli occhi di pianto.

La madre                       - (strilla) Sparisci! Fuori!

Don Giovanni               - (le sbarra veloce l'uscita) Ferma! (Alla seconda figlia) Che cosa ho fatto?

Seconda figlia               - (lo fissa impaurita) Mi ha regalato dei pattini.

Don Giovanni               - E poi?!

Seconda figlia               - Mi guarda sempre le gambe.

La madre                       - (apostrofandola) Vai adesso! (L'afferra per un brac­cio e le dà un pizzicotto. )

Seconda figlia               - Ahi! Lasciami! (Si libera e fissa di nuovo af­fascinata Don Giovanni) Mi ha tappato la bocca...

Don Giovanni               - La bocca?

Seconda figlia               - Nel boschetto dove il viottolo fa una curva. Mi ha appoggiato ad un albero. Voleva legarmi. (Urla) Mi ha picchiato!

Don Giovanni               - Sei una bugiarda!

Seconda figlia               - Voglio morire! Perché non mi ha ucciso?!

Don Giovanni la fissa interdetto, si toglie veloce il frac e il mantello,

La madre                       - (l'osserva e gli sbarra l'uscita) Dove vai? Non misfuggirai...

Don Giovanni               - Bisogna chiarire tutto. Ora vado dalla polizia.

La madre                       - Non ci credo!

Don Giovanni               - Vergognati! Va' via! (Esce.)

La madre                       - (gli urla dietro) Ti farò finire sulla forca!

La Seconda figlia si guarda le gambe singhiozzando. A casa dello speculatore la prima  Signora, la padrona di casa, prende il tè da sola. La seconda Signora , l'attrice cinematografi­ca, entra con un giornale tutta agitata.

Seconda Signora           - Hai letto? Finalmente l'hanno beccato!

Prima Signora               - Chi?

Seconda Signora           - II nostro grande amore. (Ride con astio e le porge il giornale) Ha sedotto una minorenne.

Prima Signora               - Davvero!

Seconda Signora           - Era inevitabile.

Prima Signora               - (legge con avidità) È la fine.

Seconda Signora           - È vero che si è presentato da solo alla polizia e che continua a negare, ma non gli credono al signorino, che è innocente. (Sogghigna) Non gode di una buona reputazione.

Prima Signora               - (legge) Anche se è innocente, ben gli sta lo stesso!

Seconda  Signora          - Oggi avrebbero dovuto arrestarlo, ma lui ha preferito svignarsela. (Si versa del tè) Non ha più nulla da sperare. Hanno emesso un mandato di cattura.

Prima Signora               - (continua a leggere) Hanno già una traccia?

Seconda Signora           - Brancolano nel buio, ma lo troveranno. Nel mondo non c'è più posto per lui.

Prima Signora               - Sì, il mondo è piccolo. (Il suo sguardo cade su un annuncio nel giornale) A proposito, hai già visto «La favorita del maharajah»?

Seconda Signora           - Un film appassionante! C'è tutto, non manca nulla!

In un bosco innevato. Sopraggiungono due vecchie con due fa­scine di legna sulla schiena. Sta per farsi notte.

Prima vecchia                -(con voce rattenuta) Ferma! C'è qualcuno da quella parte! Le due donne tendono l'orecchio.

Seconda vecchia           -Non sento nulla. Non vedo nulla.

Prima vecchia                -M'era parso che si muovesse qualcosa. Le due donne tendono di nuovo l'orecchio.

Seconda vecchia           -Ieri il guardaboschi mi ha cacciato via, ha minacciato di avvisare la gendarmeria.

Prima vecchia                -Questo guardaboschi avrebbe dovuto andar­sene via già da un pezzo!

Seconda vecchia           -Tante storie per un po' di legna! È un furto, dice... E i signoroni della città, cosa non rubano loro, vorrei proprio saperlo!

Prima vecchia                -(si guarda intorno) Di chi è ora questo bosco?

Seconda vecchia           -Non so come si chiama, ma deve essere un grosso speculatore.

Prima vecchia                -Eh, sì, è la fine del mondo.

All'improvviso compare Don Giovanni: ha un aspetto mal­messo. Le due donne sobbalzano per la paura.  Don Giovanni osserva le due donne con diffidenza.

Seconda vecchia           -(con voce dimessa) Buongiorno, signore.

Don Giovanni               - (si guarda intorno) Vado bene per la stazio­ne...

Prima vecchia                -Qui non c'è nessuna stazione. Per la stazione più vicina ci vogliono tre ore buone.

Don Giovanni               - E che ci vuole... (Vorrebbe continuare per la propria strada.)

Seconda vecchia           -Deve ancora attraversare la palude, ma adesso, di notte, io non ci proverei.

Don Giovanni               - È tutto ghiacciato.

Prima vecchia                -Una palude non ghiaccia mai completamente e ti trascina giù, signore, se non sai a quale padreterno votarti.

Don Giovanni               - (tende l'orecchio) E a quale padreterno ci si vota?

Seconda vecchia           -(ride; a Don Giovanni) Chiedilo a lei che lo sa!

Prima vecchia                -(alla seconda vecchia) Lo so, lo so.

Seconda vecchia           -(apostrofandola) Io non credo in nulla, non credo più in nulla!

Silenzio.

Don Giovanni               - (alla prima vecchia) Ci parla qualche volta con questo padreterno?

Prima vecchia                -Sì.

Seconda vecchia           -(sogghigna) Mattina e sera.

Don Giovanni               - (alla prima vecchia) Allora gli porti i miei mi­gliori saluti. Non mi vogliono credere che sono calunnie, e che sono innocente.

Prima vecchia                -(lo fissa quasi spaventata) Di cosa si tratta?

Don Giovanni               - Lei lo sa già. (Esce.)

Le due donne lo seguono con lo sguardo sorprese.

Seconda vecchia           -(gli grida dietro all'improvviso) Buon viag­gio, signore, buon viaggio! (Ride.)

Nel villaggio la luna illumina un pupazzo di neve. Entrano due paesane.

Prima paesana               -Guarda il pupazzo di neve!

Seconda paesana           - L'ha costruito mio fratello. Vieni che gii stacchiamo un braccio, così lui si arrabbia. (Prende un ba­stone e con un colpo gli stacca il braccio destro.)

Prima paesana               - Io gli stacco la testa! (Gliela stacca.) Entra Don Giovanni. Le due donne si prendono un po' di spavento.

Don Giovanni               - Dov'è la stazione?

Prima paesana               -Là.

Seconda paesana           - Vuole partire?

Don Giovanni               - Sì.

Seconda paesana           - Oggi non ci sono più treni. L'ultimo è già partito.

Don Giovanni               - Davvero? (Si guarda intorno) Dove si può pernottare?

Prima paesana               -Nella locanda.

Don Giovanni               - E oltre alla locanda?

Prima paesana               -(scrolla le spalle) Da nessuna parte.

Don Giovanni               - Hm. (Riflette.) Silenzio. Le due ragazze parlottano fra loro.

Seconda paesana           - (sfrontata) Perché non vuole pernottare nella locanda? Ha commesso qualcosa?

Don Giovanni               - (trasalisce) Io? (Si porta la mano al cuore) Perché?

Seconda paesana           - Perché? Perché sappiamo come vanno queste cose. Anche nostro padre una volta commise qual­cosa e non mise più piede in una locanda perché aveva paura che gli chiedessero le generalità. (Sogghigna.)

Prima paesana               -(asciutta) E morto congelato nel bosco.

Don Giovanni fissa le due donne.

Seconda paesana           - È passato tanto tempo. Già un anno e mezzo. (Con un colpo netto stacca la testa al pupazzo di neve.)

Don Giovanni               - Che vi ha fatto questo pupazzo?

Prima paesana               -Lui niente, ma quello che l'ha costruito, sì.

Seconda paesana           - Domani non ci sarà più.

Prima paesana               -Farà più caldo. (Continua a dare dei colpi al pupazzo di neve.)

Stanza di una locanda.

Don Giovanni riempie il modulo con le sue generalità. Quindi suona. Entra la locandiera, una donna curiosa e loquace.

Don Giovanni               - Ecco il modulo. (Glielo consegna.)

Locandiera                    - Grazie. (Conserva il modulo) Il signore è un commesso viaggiatore?

Don Giovanni               - Sì. E, per favore, domattina mi svegli molto presto, se no perdo il primo treno.

Locandiera                    - (l'interrompe) Perché parte col primo treno? È un treno orribile. Prenda piuttosto il secondo treno. Non lo dico mica per la colazione: tanto non ci guadagno nulla!

Don Giovanni               - Se prendo il treno successivo non trovo più la coincidenza.

Locandiera                    - Ah, vuole proseguire?

Don Giovanni               - Vado dalla mia fidanzata... (Sorride.)

Locandiera                    - (sorpresa) Allora capisco! Dove abita la sua fi­danzata?

Don Giovanni               - È da tanto tempo che non ci vediamo.

Locandiera                    - E perché?

Don Giovanni               - Mi è stato impossibile per via della mia pro­fessione. (Sorride di nuovo.)

Locandiera                    - E già, è una pena! Ma ora avrete molto da rac­contarvi.

Don Giovanni               - Moltissimo.

Locandiera                    - Ci sarà presto un matrimonio?

Don Giovanni               - (sogghigna) Forse...

Locandiera                    - Bene, benissimo.

Don Giovanni               - si porta la mano al cuore curvandosi un po'

in avanti.

Locandiera                    - Cosa le succede?

Don Giovanni               - (sottovoce) Mi fa solo male.

Locandiera                    - Stia zitto, col cuore non si scherza!

Don Giovanni               - (si siede) Potrei avere un po' d'acqua?

Locandiera                    - Corro, corro, signor fidanzato! (Esce.)

In una cittadina di provincia, davanti alla casa della nonna. E ancora giorno, ma il sole non riesce a penetrare la nebbia. Tutto è ricoperto di neve. Davanti alla porta in ferro del giardino di casa due ragazzine, con la cartella sulla schiena, suonano con forza il campanello e si nascondono.

Serva                             - (apre la porta d'ingresso) C'è nessuno? (Urla) Chi è?! (Le due ragazzine ridono sommessamente. La

Serva                             - si guarda intorno) Sono sicuro di nuovo quelle maledette porche! Vogliono fare arrabbiare la vecchia ed io devo correre da una parte all'altra! (Esce infuriata.)

Prima ragazzina             - (alla seconda ragazzina) Adesso tocca a te!

Seconda ragazzina        - Suono a tempesta. (Suona e si nasconde di nuovo con la prima ragazzina. ) Silenzio.

Nonna                           - (compare sulla porta d'ingresso appoggiandosi ad un bastone; si guarda intorno; in agguato; sottovoce) Dove siete? Vi strappo le orecchie, vi ammazzo, gentaglia! Pro­vateci ancora e vedrete! (Solleva minacciosa il bastone e si allontana.) Silenzio.

Prima ragazzina             - (alla seconda ragazzina) Suona ancora una volta!

Seconda ragazzina        - No, adesso tocca a te!

Prima ragazzina             - Ho già suonato due volte... (Di scatto s'in­terrompe spaventata e fa un cenno furtivo nella direzione della strada) Ferma! Sta arrivando un uomo!

Don Giovanni               - (entra e si ferma) Dite un po', dov'è il nume­ro 6?

Seconda ragazzina        - (indica la casa della nonna) Là.

Don Giovanni               - (cerca guardandosi intorno) Dov'è?

Prima ragazzina             - La targhetta è ricoperta dalla neve... (Esce in fretta con la seconda ragazzina. )

Don Giovanni la segue con lo sguardo e poi suona.

Silenzio.

Suona ancora una volta.

Silenzio.

Suona un'altra volta.

Nonna                           - (appare sulla porta d'ingresso fremente d'ira. Urla) Chi è che suona? Chi è che non vuole lasciarmi in pace?! (Scor­ge

Don Giovanni               - e s'interrompe.)

Don Giovanni               - Scusi, è qui il numero 6?

Nonna                           - (lo scruta con diffidenza) Desidera? Non mi serve nulla, ho tutto!

Don Giovanni               - (sorride) Non sono un mendicante. Vorrei parlare con la signorina. La  Nonna ha un sobbalzo e lo fissa. E a casa? La  Nonna lo fissa. Voglio sapere se è a casa.

Nonna                           - (con voce spenta) Lei cerca mia nipote?

Don Giovanni               - (fa un leggero inchino col capo) Sì.

Nonna                           - Chi devo annunciare?

Don Giovanni               - (sorride) Vorrei farle una sorpresa... Silenzio.

Nonna                           - So chi è lei.

Don Giovanni               - (ha un sobbalzo e si porta la mano al cuo­re) Dov'è?

Nonna                           - Dopo. Cosa desidera da lei? Silenzio.

Don Giovanni               - (lentamente) Sono venuto per dirle che non si può fare attendere così un essere umano; che bisogna avere un minimo di senso di responsabilità nei confronti di chi vorrebbe emendarsi...

Nonna                           - (l'interrompe) Lei dice questo, lei?!

Don Giovanni               - Sì, sono stato una canaglia, ma volevo ripara­re...

Nonna                           - (l'interrompe con astio) Non è possibile!

Don Giovanni               - Ora non lo desidero nemmeno più! Tutto sarebbe andato diversamente se avesse risposto!

Nonna                           - (sarcastica) Per nulla.

Don Giovanni               - Sicuro! Dov'è?! Ora voglio vedere cosa mi teneva unito a lei tanto da non potermi più legare a nessun'altra... Cosa mi lega ancora?! Non so più nemmeno che aspetto ha! (Si porta la mano sul cuore e impallidisce.)

Nonna                           - (l'osserva) Che cos'ha?

Don Giovanni               - (sottovoce) Non devo agitarmi...

Nonna                           - Davvero? (Sogghigna.)

Silenzio.

Don Giovanni               - (lentamente, sottovoce) Mi dica: ha un altro uomo?

Silenzio.

Nonna                           - Lei sta cercando una morta. Don Giovanni la fissa costernato. Ci ha lasciato il 3 marzo 1916.

Don Giovanni               - Ci ha lasciato...

Silenzio.

Nonna                           - Voleva morire. Qualcuno non ha avuto il minimo di senso di responsabilità nei suoi confronti, una canaglia. Sa ancora pregare?

Silenzio.

Don Giovanni               - II 3 marzo 1916. Allora non ha letto le mie lettere?

Nonna                           - No. Le ho lette solo io. Don Giovanni si guarda intorno come se qualcuno lo stesse inseguendo. Ha paura?

Don Giovanni               - Sì.

Nonna                           - I morti sono pacifici e ci lasciano soli...

(Sogghigna di nuovo. )

Don Giovanni               - (la fissa) Stia attenta! Forse presto riceverà una visita...

Nonna                           - (si adombra e lo fissa inorridita; di scatto si mette ad urlare) Anna! Anna!  La Serva appare sulla porta d'ingresso. Conduci il signore alla tomba! È un lontano parente...

Don Giovanni               - Posso trovare la strada anche da solo.

Nonna                           - No, potrebbe sbagliarsi.

Al cimitero.

Don Giovanni entra con la serva. Sta per far notte.

Serva                             - La signorina è sepolta qui (Don Giovanni  si avvicina alla tomba e l'osserva. La Serva guarda in alto.) Nevicherà ancora. Silenzio.

Don Giovanni               - (incerto) Mi dica, la signorina si è tolta la vita?

Serva                             - Cosa le salta in mente? No, la povera signorina è morta così, di crepacuore. Piangeva giorno e notte. Im­provvisamente ha cominciato a ridere. Poi ha riso giorno e notte. E stata una cosa orribile. Spesso mi sembra di sen­tirla mentre la portano via...

Don Giovanni               - Dove?

Serva                             - Al Buon Pastore.

Don Giovanni               - Che cos'è?

Serva                             - Un manicomio. (Comincia a nevicare sempre più fitto.) Da quella parte è sepolta mia sorella. Vado a dirle un pa-drenostro e poi torno... (Si allontana.)

Don Giovanni               - (da solo, parla con la fidanzata morta) Senti freddo quando nevica? Devo venire da te? Sì, continuerò a cercarti come se fossi in vita. Ora so di nuovo che aspetto hai. Arrivederci... (Vuole andarsene ma il mantello s'impi­glia all'inferriata della tomba) Mi trattieni? Mi devi dire ancora qualcosa? (Tende l'orecchio e sorride sommesso) No, non ti dimenticherò mai. Perché ridi? (Inorridito si libera con uno strappo e si porta la mano al cuore.)

Serva                             - (di ritorno) Come si sta facendo buio! Si trattiene an­cora?

Don Giovanni               - (guarda in su) Nevica.

Serva                             - (sorride) È già un bel pupazzo di neve...

Don Giovanni               - (tende l'orecchio e sorride sommesso) Sì, fa sempre più caldo. (Si siede su una pietra.)

Serva                             - (turbata) Cosa le succede?

Don Giovanni               - II pupazzo di neve è stanco. Silenzio.

Serva                             - Su una pietra fredda. Si beccherà un malanno. Posso andare ora? Ho lavato solo metà della biancheria...

Don Giovanni               - (con voce spenta) Faccia pure.

Serva                             - Troverà la strada da solo?

Don Giovanni               - (si guarda di nuovo intorno come se qualcuno lo stesse inseguendo) Attendo ancora qualcuno.

Serva                             - Allora i miei rispetti, signore! Ma non attenda troppo! (Esce.)

Don Giovanni               - (solo; parla di nuovo alla fidanzata morta) Ci vuole ancora molto? Ridi pure, ridi pure... Che ti ha fatto il pupazzo di neve? (Sorride sommesso) Picchia pure, do­mani non ci sarà più... Fa sempre più caldo... Addio, pu­pazzo di neve.

FINE

 

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 12 volte nell' arco di un'anno