Don Giovanni tenorio

abracalam

DON GIOVANNI TENORIO di Carlo Goldoni

atto primoscena primaappartamenti didon Alfonso,Don Alfonso e DonnAnna

D.Alfonso. Figlia, che con tal nome io vo chiamarvi,

Per quel tenero amor che a voi mi lega,

Carico pi che mai di merti e fregi,

Il vostro genitor torna in Castiglia,

E voi sposa sarete in s bel giorno.

Il nostro Re, di cui ministro io sono,

Ama ed apprezza il padre vostro, e a voi

Serba eguale la stima, egual laffetto.

A parte io son de suoi disegni, ei brama

La figlia e il genitor mirar felici.

Parmi vedere il vostro cuor diviso

Fra due teneri oggetti, e quinci al padre,

Quindi allo scopo compatir gli affetti.

DonnAnna. Signor, pel padre mio tenero affetto

Tutto ingombra il mio cuore, e non appresi

Ad amare finora altri che lui.

D.Alfonso. tempo e per, che vi sia noto quale

Sia lamore di figlia, e qual di sposa.

Sono fiamme distinte, e ponno entrambe

Occupare un sol petto. Ad una serve

Dalimento il dovere, e serve allaltra

Di fomento il desio. Son ambe oneste,

Ambe son degne dun illustre cuore.

DonnAnna. Di questo amor parlare intesi, e parmi,

Sio non mi accorgo al ver, che genio sia

Quel che lega due cuori in dolce affetto.

Ad un volto che piaccia, ad un gentile

Tratto di cavalier, narrar intesi,

Che pu sentir giovane donna amore;

Non appresi per che sconosciuto,

Forse odioso oggetto, avesse forza

Di destar in un sen fiamme amorose.

D.Alfonso. Aman cos lalme vulgari. In esse

Non favella ragion; ma lalme grandi

Amano quel che lor destina il ciel,

E bello sempre a lor rassembra il nodo

Che pu far lor fortuna.

DonnAnna. Il nodo a cui,

Signor, son destinata, dunque tale

Che pu far la mia fortuna?

D.Alfonso e pu innalzarvi

Al grado di sovrana.

DonnAnna. (Oh me felice

Se invaghito di me fosse il Re nostro!)

Fate che questa allaltre grazie aggiunga:

Ditemi il mio destin, lo sposo mio

Non mi celate.

D.Alfonso. Al padre vostro io deggio

Parlarne pria; seo vacconsente, allora

Lo sveler. Per or saper vi basti

Ch di sangue reale.

DonnAnna Un Re clemente

Pu innalzar mia bassezza in quella guisa

Che solleva dal suolo umil vapore

Prvvido il sole, e gli d forza e luce.

Povera son di fregi e di fortune,

Ma due pregi riserbo: onore e fede.

D.Alfonso. Degna vi scorgo di sublime stato,

E felice sar quel che in isposa

Meritarvi potr.

DonnAnna. (Non ingannarmi,

Lusinga di regnar).

SCENA II Un Paggio di don Alfonso e detti.

Paggio Signore, giunto

Il genitore di DonnAnna, e prima

Dire a pi del Monarca, a voi sen viene.

D.Alfonso. Passi il Commendatore, e voi, donnAnna, (parte il paggio

Trattenetevi meco: esser a parte

Vo anchio del piacer vostro.

DonnAnna. Al padre mio

Svelerete lo sposo?

D.Alfonso. S, saprallo

Pria che da me si parta; e come mai

Sollecita vi rese in un istante

Quellamor che pocanzi eravi ignoto?

DonnAnna. (Tale ambizione, e non amor mi ha resa).

il desio di saper, passion comune

SCENA III il Commendatore e detti

D. Alfonso Venite, amico, a consolar chi vama.

Commenda Dolce la patria riveder, dolcissimo

Veder gli amici suoi! (abbracciandosi con Don Alfonso)

DonnAnna Signor, la mano

Concedete, che umil baciarvi io possa. (al Commendatore)

Commenda Figlia, al sen vi stringo. Oh come lieto

Qui vi rimiro! Io per natura sono

Il padre vostro, ver; ma per affetto

Questamico fedel padre vi pure.

Signor, de Siciliani il fiero orgoglio (a Don Alfonso)

D.Alfonso Lo so, fiaccaste, e ad impetrar perdono

In Castiglia verranno i promotori

Dellaudace congiura. Or di riposo

Uopo averete. Il nostro Re desia

Che pensiate soltanto a custodirvi

Per sicurezza della sua corona.

Commenda Questa troppa bont. Merta assai meno

Chi servendo al suo Re, fa ci che deve.

D. Alfonso Ei vam sempre, ed or saccresce in lui

Lamor, siccome in voi saccresce il merto

Per eternare il nome vostro. Equestre

Statua eriger vi fece, e rese immune

Latrio onorato dellillustre marmo.

Loro voi ricusaste, ed ei di questo

Liberal non vi fu. Reso vi siete

Il pi glorioso cavalier, ma insieme

De beni di fortuna il men felice.

Commenda A che servono questi? Luomo saggio

Di poco si contenta. Le ricchezze

Son de mortali il pi fatal periglio.

D.Alfonso Finch voi foste solo, avrebbe lode

Questa vostra virt; ma poich il cielo

Una figlia vi diede, a lei dovete

Pensar pi che a voi stesso. Egli ormai tempo

Di darle stato, e convenevole dote

Le si dee, che risponda al grado vostro.

Commenda Dote che basta la virtude in lei;

e se questa non giova a meritarle

convenevole sposo, ella si vaga

non di cangiar stato, onde invidiare

possa laltrui fortuna.

DonnAnna (Ah il genitore

Troppa figura nel mio sen virtude).

D.Alfonso Commendatore, il Re alla figlia vostra

Pensa con pi ragion; sposo le scelse

Degno di voi, dgno di lei. La dote

Faralle ei stesso, e sol per me vi chiede

Il paterno volere.

Commenda il mio sovrano

Arbitro del mio cuor. Disporre ei puote

Come del sangue mio, del mio volere.

Non ricuso il bel dono; anzi mi caro,

perch a pro della figlia; amico io lamo

quanto la vita mia. DannAnna, udiste?

Della regia bont del signor nostro

Che vi par? Rispondete.

DonnAnna Io non saprei

Al voler del mio Re mia voglia opporre.

Lieta son di mia sorte, e lieta incontro

Il regal favor.

D.Alfonso Restate adunque.

Fra pochistanti giunger lo sposo.

DonnAnna Come?

Commenda Ma chi fia questi?

D.Alfonso Il duca Ottavio.

DonnAnna Ma uno sposo real?...

D.Alfonso Del Re il nipote

Vostro sposo sar. Non vi sorprenda

La sua grandezza. Il merto vostro assai

Compensa i suoi natali.

DonnAnna (Oh me infelice!

Mingannai, son delusa, odioso il Duca

Fu sempre agli occhi miei).

D.Alfonso Del Re alle stanze

Tornar deggio. Voi disponete il cuore (a DonnAnna)

Ad amare il consorte.

DonnAnna (Ah che smarrite

Sono le mie speranze!)

D.Alfoso Impallidite?

Fissate a terra i lumi? A voi discaro

Fors il nome del Duca?

Commenda In quel palore,

in quel timidi ciglio, ecco lusata

verecondia del sesso: il suo piacere

simula per modestia, e il lieto annunzio

chaltrui fora cagion di vano orgoglio,

rende il suo cuor per riverenza umile.

D.Alfonso Con voi sen resti; il suo desire al padre

Potr spiegare senza rossore. Io spero

Chella comprender la sua fortuna. (al Commendatore e parte)

SCENA IV- il COMMENDATORE e DONNANNA

Commenda Figlia, al cielo la mente, il cuore alzate:

il ben vien di lass. Propizia stella

dest nel cuor del nostro Re il desire

di compensar, col sollevar la figlia,

le fatiche del padre. Ei vi destina

uno sposo, che pu di questo regno

esser lerede, e lo sar, se il zio

seguita ad abborrir di nozze il nome.

DonnAnna Comprendo il mio destin; ma qual pensate

Lieta gi non lincontro.

Commenda E che si oppone

Alla vostra letizia?

DonnAnna Ah non so dirlo.

Commenda Aprite il vostro cuore.

DonnAnna Io per lunguso

Avvezza sono a dimorar con voi,

n staccarmi saprei dal fianco vostro

senza un aspro dolore.

Commenda Amata figlia,

piacemi il vostro amor. Risento anchio

nel privarmi di voi staccar dal seno

parte di questo cuor. Pure m forza

superar il cordoglio, e umil la fronte

al destino inchinar.

DonnAnna Facciam noi stessi,

Padre, il nostro destin. Non tiranno

Il ciel con noi, e violentar non usa

Larbitrio dei mortali.

Commenda Egli dispone

In tal guisa per, che noi dobbiamo

Ciecamente ubbidire a cenni suoi.

DonnAnna Ed il ciel soffrir che la mia pace

Abbia a sacrificar per uno sposo,

che il mio cuore abborrisce?

Commenda E pur pocanzi

Di gradirlo mostraste. A Don Alfonso

Non ne deste lassenso?

DonnAnna Finsi allora

Per riverenza; al genitore or parlo

In pi liberi sensi: al duca Ottavio

Stender la destra mia non acconsente

Repugnanza del cuor, chio non intendo,

e se il destin

Commenda Non pi; del duca Ottavio

Sposa sarete; il prometteste. Io stesso

Lo promisi per voi. Se il vostro cuore

Non acconsente al nodo, il padre vostro

Faravvi acconsentir, se in fiero sdegno

Non vi piaccia veder lamor cangiato.

SCENA V DONNANNA sola

Stolta, incauta chio fui! Come s tosto

A una vana lusinga prestai fede?

Ah mi credea che, co suoi detti, Alfonso

Un talamo real mi proponesse.

Il Duca pu regnar? Chi ci assicura,

che il Re sempre abborrir voglia le nozze,

e che figli non abbia? Ma sia fatto

che regni il Duca: io lodio, e lodierei,

bench sul crine la corona avesse.

Piacermi non potr. Nascon gli affetti

Dellamore e dellodio dalle occulte

Fonti del nostro cuor. Faccia mio padre

Tutto quello che pu. Faccia il Re istesso

Tutto quello che sa, non fia mai vero

Che allodiato imeneo stenda la mano. (parte)

Fine atto primo

ATTO II - SCENA I - Campagna nelle vicinanze di Castiglia CARINO e ELISA

Carino Elisa, addio. (in atto di partire)

Elisa Ferma, Carino ingrato,

cos tosto lasciarmi?

Carino Il sol rimira,

come a grandi passi ver loccaso inclina,

se pi qui tardo, giunger la notte,

e dalle tane i fieri lupi uscendo,

delle pecore mie scempio faranno.

Elisa Pi pensi al gregge che ad Elisa, ed io

Tutto darei per te. Fin la mia cerva

Dimestica, vezzosa, e delle Ninfe

Piacevole diporto, ancor darei

Per lo dolce pacer di starmi teco.

Carino Ci rivedrem fra poco. Assicurato

Che avr lovile, e dalle poppe il latte

Premuto avr dalle giumente, Elisa,

ritorner.

Elisa Deh fa che brieve, o caro,

sia la tua lontananza; io non ho pace

lungi da te. Nella capanna mia

passerem della notte una gtran parte

fole narrando. Sai lantica madre

quanto goda vedermi a te vicina.

Carino Chi di me pi felice? Io non invidio

De pi ricchi pastor fortuna amica.

Ma dimmi, Elisa mia, codesto affetto

Sempre a me serberai? Mi sarai fida?

Elisa Mi offende il dubbio tuo. Vedrassi prima

Starsi col lupo lagnellino in pace;

dalle spine fruttar pomi soavi;

volger al monte il loro corso i fiumi,

chio ti manchi di f. Tu sei, Carino,

lunica del cuor mio pace e conforto.

Per te vivo e respiro, e voglio teco

O viver lieta o terminar miei giorni.

Carino Oh soavi parole! Oh cari accenti,

che il cuor mempiono di gioia! Idolo mio,

vo che finiam di sospirar; vedrai,

se lamor di Carino amor sincero.

Scena II Elisa sola

tempo ormai che una costante fiamma

Nel mio seno saccenda. Amai finora Quasi per giuoco, or vo cambiar costume,

Di Titito e Montan, dErgasto e Silvio, Di Licisca e Megacle e di Fileno,

E di tantaltri che mi furo amanti, Fin gradir per vanit laffetto;

Carino ha un non so che fuor dellusato, Che mi penetra il cuor. Quel suo modesto

Soave favellar, quel ciglio umile, Lonest de costumi, il cuor sincero,

Lo distingue dagli altri, e nel mio seno Serbogli l primo luogo. Io lamo, e voglio

Questa gloria donare a merti suoi, Daver reso il cuor mio costante e fido.

Ma quai grida son queste? (verso la scena)

Scena III DON GIOVANNIe detta

D.Giovanni (di dentro) Ah scellerati!

Elisa Cieli, che mai sar?

D.Giovanni La vita almeno

Non mi togliete. (di dentro)

Elisa Un uom corre e si lagna.

Che mai gli avvenne?

D.Giovanni (fuori) Ohim infelice! Solo,

Delle vesti spogliato e degli arredi,

Dove maggirer?

Elisa Quale sventura,

Signor, vaccade? Possio darvi aita?

D.Giovanni Empio drappel di masnadieri indegni

Mi spogli qual vedete. I servi miei

Sinvolaro al periglio; il mio destriero

Hammi rapito, e quanto di prezioso

Meco aveva, perdei.

Elisa (Misero! Quale

Piet in seno mi desta!) Io tal sono,

Sicch possa recare alluopo vostro

Convenevol sollievo. Una capanna

Un rozzo saio, affumicato pane,

Acqua pura del fonte e poche erbette

Offerirvi possio. Se ci vi basta,

Larbitro voi ne siete.

D.Giovanni Ah s, mia bella,

Voi ben potete alleggerir miei mali,

Non ricuso lofferta, e sar grato

Pi di quel che pensate.

Elisa A voi non offro

Per desio di merc lo scarso aiuto,

Piet in me desta il naturale istinto

Di giovare agli oppressi, e il tratto vostro,

Che fra i disastri il nobil cuor non cela,

Tutto mimpegna ad offerirvi quanto

Dalla mia povert mi fia concesso.

D.Giovanni (Atta mi sembra a compensar costei

Ogni perdita mia. La sua bellezza

Val pi di quanto i masnadier mhan tolto).

Elisa Che parlate fra voi? Sdegnate forse

I miei poveri doni?

D.Giovanni Ah no, gli apprezzo

Quanto la stessa vita. Un maggior bene

Anzi spero da voi.

Elisa S in mio potere,

Negar non lo sapr.

D.Giovanni Del vostro cuore

Il prezioso dono.

Elisa E che farete?

Del mio povero cuor?

D.Giovanni Vorrei riporlo,

Cara, nel seno mio.

Elisa Mal si conviene

Ad un nobile sen rustico cuore.

D.Giovanni Loltraggio della sorte assai compensa

Il vostro di belt ricco tesoro.

Al primo balenar de vostri sguardi

Io ferito rimasi, e tanto strazio

Non fecero di me que masnadieri

Quanto voi ne faceste del cuor mio.

Elisa (Se creder gli potessi!) In cotal guisa

Sogliono favellar tutti coloro

Chan desio dingannar semplice donna,

Nerina di Nicandro, Elia dErgasto,

Ambe restar da cittadini amanti,

Meschinelle, ingannate; al loro esempio

Cauta mi resi.

D.Giovanni (E pur dovria cadere).

Tutti non han lo stesso cuor nel petto,

E il periglio fatal test incontrato

Non pu farmi mentir; la piet vostra,

non men che la belt, mi rese amante.

Elisa (Sorte non mi tradir). Signor, se aveste

Amor per me (Che fo del mio Carino?

Scorderommi s tosto?)

D.Giovanni A voi prometto

Uneterna costanza.

Elisa Impunemente

Manchereste di fede a uninfelice?

D.Giovanni Non sa tradir chi ha nobil sangue in seno.

Elisa Siete voi cavaliero?

D.Giovanni Io nacqui tale,

E tal morr.

Elisa Dove la culla aveste?

D.Giovanni Di Partenope in seno.

Elisa I vostri passi

Dove or sono indirizzati?

D.Giovanni In ver Castiglia.

Elisa Per qual cagion?

D.Giovanni Per inchinarmi al trono

Del vostro Re, che alla Castiglia impera.

Elisa Il nome vostro?

D.Giovanni Il nome mio non celo:

Don Giovanni Tenorio.

Elisa Ah don Giovanni!

D.Giovanni Sospirate? Perch?

Elisa Sa il ciel, se avete

Con voi tutto portato il vostro cuore.

D.Giovanni Tutto meco sinora ebbi il cuor mio,

Ora non pi, che fu da voi rapito.

Elisa (Vorrei far mia fortuna. Il mio Carino

Mi sta nel cuor).

D.Giovanni Siate pietosa, o bella;

Io trarrovvi dal bosco. In nobil tetto

Posso guidarvi a comandare altrui:

Le rozze lane cangerete in oro,

E di gemme fornita, ogni piacere

Sar in vostra bala.

Elisa Se non temessi

Rimanere delusa

D.Giovanni Io non saprei

Come meglio accertarvi: ecco la mano.

Elisa Fra noi susa giurare, e sono i Dei

Mallevadori della f.

D.Giovanni (Si giuri

Per posseder questa belt novella).

Giuro al nume che al cielo e al mondo impera,

Voi sarete mia sposa.

Elisa E se mancate?

D.Giovanni Cada un fulmin dal cielo, e lalma infida

Precipiti agli abissi.

Elisa (Il caso mio

Compatisci, Carino). Ah s, vi credo:

Ecco la destra mia.

D.Giovanni Destra gentile,

Che mi penetra il cuore. (Amor pietoso,

Quanto ti deggio mai, se fra le selve

Una preda s bella a me concedi!)

Elisa Che pensate fra voi?

D.Giovanni Vo meditando

Le mie felicit.

Elisa Se un cuor fedele

Potr farvi felice, in me lavrete.

D.Giovanni Bastami la tua f; questa sol bramo

Mi serbi idolo mio.

Elisa Quanto m caro

Del mio sposo adorato il primo cenno!

D.Giovanni Deh non tardiamo pi: lieta vivrai. (parte)

Elisa Consolati, Carin, sio ti tradisco,

Che tu il primo non sei. Ama la donna

Pi dellamante suo, la sua fortuna. (parte)

SCENA IVDONNA ISABELLA in abito da uomo, difendendosi da vari masnadieri; poi il duca OTTAVIO

D.Isabella Aita, o ciel!

Ottavio Contro dun solo, indegni?

Qual furor, qual viltade? (li masnadieri entrano, incalzati dal duca Ottavio)

D. Isabella Amico, io deggio

Tutto al vostro valor.

Ottavio Gli empi chi sono,

che della vita vi han tenuto in forse?

D. Isabella Masnadieri son quelli. A chi gli arredi

Tolgono, a chi la vita. Il mio destriero

Gi mi levaro; ah! Perch mai distrutta

Lempia turba non vien dallarmi regie?

Cos presso Castiglia il Re la soffre?

Ottavio Loco spesso cangiar sogliono i vili,

ma li raggiugner.

D. Isabella Deh fate almeno

Che sappia a chi della mia vita io deggio

Lopportuno riparo.

Ottavio Al duca Ottavio

Son io, del Re nipote. E voi chi siete?

D. Isabella Al mio liberator svelar m forza

Tutti gli arcani miei. Mentito sesso

Coprono queste spoglie. DAltomonte

Isabella son io; trassi il natale

di Partenope in seno, in nobil culla.

Ottavio Perch il sesso mentir? Quale avventura

Alla patria vi toglie? E perch sola,

in s tenera etade, errando andate?

D. Isabella Oh numi, qual crudele domanda! Pure

Tutto a voi narrer, tutto sperando

Impegnarvi a mio pr.

Ottavio Mia f, mia possa,

miei consigli e me stesso offro in aiuto

dogni vostro disegno.

D. Isabella Io son tradita,

e il traditor che nellonor moffese,

ver Castiglia addrizz lorme fagaci.

Rinvenirlo desio.

Ottavio Ma chi lingrato?

D. Isabella Don Giovanni Tenorio, unico germe

Duna illustre famiglia, anchegli nato

Sotto il barbaro ciel che mi di vita.

Destinato mi fu lempio in consorte,

E alla bella stagion che i prati infiora,

Unir dovea le nostre destre amore.

Troppo io lamava, e mi parea che meno

Corrisposta non fossi: ogni momento

Era eterno al mio cuor. Fremea lamante

Della tardanza, e quante volte, ingrato,

Linnocente amor mio schern giurando

Ardere per me sola! Oh quante volte,

Nel dirmi addio, ei si part piangendo!

Felice io mi credea; ma il traditore

Senza mia colpa, ed in novelli affetti,

Che tardi io seppi, a danno mio perduto,

Furtivo mi lasci, seco portando

Le sue, le mie promesse, il mio dolore,

La mia speme, il mio cor, la mia vendetta.

Deh, voi, signor, duna tradita amante

Se sentite piet, la giusta causa

Proteggete, vi prego. Al Re clemente

Sia palese il mio caso, e il traditore,

Se giunge in suo poter, paghi il suo fallo.

Ottavio. Doona Isabella, il caso vostro amaro

Compatisco e compiango. O don Giovanni

Fia vostro sposo; o colla morte, il giuro,

Risarcire dovr gli oltraggi vostri.

D.Isabella. Voi delle mie sventure una gran parte

Mi togliete dal seno.

Ottavio. (Un s bel volto

Non meritava un infedele amante).

Sopra del mio destrier salir potrete.

Altro per me ne serba il mio scudiero

Pochi passi lontano. Andiam, vicina

la regal citt.

D.Isabella. sia grato il cielo

A voi per me. Soccorrer glinfelici

tal virt, che luom pareggia ai numi. (partono)

SCENA V CARINO solo

Grazie al ciel, son partiti. Io non vorrei

Incontrarmi giammai con simil gente.

Cittadini? Alla larga. Hanno cotanta

Orgogliosa superbia, che lor sembra

Il misero villan selvaggia fera.

Noi lor prestiam col sudor nostro il pane;

Delle nostre fatiche han quanto forma

Le lor ricchezze, e poi ci trattan peggio

De cavalli e de cani. Han per proverbio,

Che il villan indiscreto. Oh s, che dessi

Distretissimi sono! Il villan ruba,

Sogliono dire; e il cittadin non ruba

Molto peggio di noi?... Ma qui non veggo

Presso lusato fonte il mio bel sole.

Elisa, dove sei? Dove ti celi?

Nascosta si sar per isfuggire

De cittadini lodioso aspetto.

Vieni, non tormentarmi. Ah, ah, furbetta!

Tu se dietro quel faggio. Io lho scoperto

Elisa mi pareva. Al colle forse

And per coglier de selvaggi frutti.

Al colle andr Ma gi sen viene, Elisa,

Corri Che miro? Un pastorello ha seco?

No, che non un pastore. Ai rozzi panni

Rassembra tal; ma i finti crini ornati,

Il bianco volto e il camminare altero

Sono di cittadin sicuri segni.

Stelle, che mai sar? Tradisce Elisa

Cos tosto la f? Qui mi ritiro. (Si ritira)

Non veduto, vedr.

SCENA VI Don Giovanni in abito rustico, Elisa , e Carino in disparte.

D.Giovanni. Ninfa cortese,

Son grato al vostro amor.

Elisa. Perch non darmi

Il bel nome di sposa?

Carino (Ahim, che sento?)

D.Giovanni. Tale ancor non mi siete.

Elisa. E che vi resta

Il nodo a stabilir?

D.Giovanni. Ci che conviene

Al grado mio. Le cerimonie usate,

Il rito, e tutte le nuziali pompe.

Elisa. Andiam dunque a compir cotesti riti!

Carino (Oh scellerata!)

D.Giovanni S, ma non conviene

Chora meco venghiate. Io deggio prima

Tutto dispor. Fra pochi giorni, o cara,

vi attendo alla citt.

Elisa Come? Ingannarmi

Pretendete voi forse?

D.Giovanni Il van timore

Discacciate dal seno. Oi non potrei

Esservi disleal, quando il volessi:

giurai, tanto vi basti.

Elisa E i numi stessi

Vi puniran, se me tradir pensate.

Carino (Te puniran, che traditrice or sei).

D.Giovanni (Allettarla convien per non soffrire

Il noioso clamor di sue querele).

Cara, ti lascio il cuor. Col pianto agli occhi

Mi divido da te: ma porto meco

Dellamor tuo, della mia fede il pegno.

Elisa, addio.

Elisa Posso sperarvi, o caro

Nellamarmi costante?

D.Giovanni Unaltra volta

Giurer, se bramate.

Elisa Ite felice,

anchio vi seguir.

D.Giovanni Ma non s tosto,

sicch altrui se navvegga. (Invano speri

rivedermi mai pi). Mia cara, addio. (parte)

SCENA VII Elisa e Carino

Carino (Occhi miei, che vedeste! Ah, che far deggio!)

Elisa (E se poi mingannasse? Al suo Carino

Torner questo cuore. Ad ogni evento,

vo dun amante assicurarmi almeno).

Carino (Oh nera infedelt! Voglio linfida

Rimproverar: vo abbandonar lindegna).

Elisa. ( cavalier; non mentir).

Carino S tarda

Ritornare ti veggio?

Elisa. Odi, Carino,

La candida cervetta a me s cara

Belar intesi: a lei corsi tremante

Qualche mal dubitai non le avvenisse.

Carino. Dimmi: stato sarebbe un daino forse,

Che ti avesse belando a s invitato?

Elisa Damma quivi non giunse.

Carino Eppur mi parve

Teco veder un animal, che cerva

Certamente non era.

Elisa. Eh, tingannasti.

Carino. No, no, non mingannai, era animale

Come siam noi.

Elisa Un uom vorrai tu dire?

Carino. Appunto.

Elisa. Or mi sovviene. Era il famiglio

Di Coridon, che di Nerina il damo:

Quel zotico pastor, che d sovente

Altrui piacer coi sciocchi detti.

Carino. Intendo;

E tu piacere pi dogni altra avesti.

Elisa. Rider certo mi fe.

Carino. Chi sa, che piangere

Forse un d non ti faccia?

Elisa. E perch mai?

Carino. Basta Come si chiama?

Elisa. Oh, che mi chiedi?

Non conosci Pagoro?

Carino. Io non lo vidi

Mai vezzoso cos, mai cos altero!

Elisa. (Ahi, comincio a temer desser scoperta).

Carino. Ma che mai ti promise, e che giurotti

Di far per te?

Elisa. Promise alla mia cerva

Ritrovar un compagno.

Carino. (Aff, la cerva

Il compagno trov). Ma pur di sposa

Parvemi udire il nome.

Elisa. Ebben la sposa

Sar allor la mia cerva.

Carino. A dir lintesi,

Che tu sposa sarai.

Elisa. Questo ancor disse.

Soglion tutte le ninfe alluomo stolto

Esibirsi in ispose, ed ei sel crede.

Carino Passato alla citt?

Elisa. S; di Nerina

And a vendere i fiori.

Carino. E seco il cuore

DElisa si port.

Elisa. Come?

Carino. Taccheta,

Tutto so, tutto intesi. Empia, mendace,

A me invano ti celi.

Elisa. Aim! Carino

Meco parla cos?

Carino Parla in tal guisa

Il tradito Carino alla spergiura.

Dimmi, crudel, non ti sovvenne allora

Di quella f, che a me giurasti? Ingrata!

Non sapesti un sol giorno esser costante?

Elisa. Odimi Non pensar

Carino Taci, non voglio

Udir le voci tue. So che vorresti

Con lusinghe mendaci un nuovo inganno

Tessere alla mia fede. Ah, sio porgessi

Nuovamente lorecchio a tai menzogne,

Desser allor meriterei tradito.

Elisa. (Pi nasconder non posso il fallo mio).

Ah, Carino, mia vita! ver, pur troppo; Lusingarmi volea quel che vedesti

Ardito cavalier. Piet mi mosse Verso di lui, che dai ladron spogliato

Chiedea soccorso; indi la destra in premio Di mia pietade il cavalier mofferse;

e con vezzi, e lusinghe, e con millarti

Daccorto cittadin, quasi mindusse A seco vaneggiar; ma mi sovvenne

Di te, Carino mio; costante e fido Questo cuor ti serbai.

Carino. Oh me felice,

Se tue parole non avessi udito.

Ti lascio, tabbandono, e maledico

Il d che ti conobbi.

Elisa. Ah no, tarresta.

Misera me! Non mi lasciar, mio caro;

Non ti sovvien di que soavi giorni

Che a vicenda fra noi?...

Carino. S, men sovviene

Per mia pena maggior. Quanto ti amai,

Giuro ti abborrir.

Elisa. Mira prostrata

La tua povera Elisa a piedi tuoi.

Chiedo perdono allinnocente errore.

Caro, piet.

Carino. Non la sperar giammai.

Elisa. Se tu sei la mia vita, ah non possio

Viver senza di te.

Carino nulla mi cale

Del viver tuo.

Elisa. Sapr morirti ai piedi.

Carino. Mirer con piacer la morte tua.

Elisa. (Provisi lodio duo). Con questo dardo,

Mira, mi passo il sen.

Carino (senza mirarla) Su via, ferisci;

Passa lindegno cuor? Lava la macchia

Che facesti a mia fede, o allamor mio.

Elisa. Non pavento la morte. Il sol tuo sdegno

Mi fa tremar; deh non voler chio muoia

Senzalmeno mirarmi. Il guardo volgi

Una volta pietoso, e poi muccido.

Carino Ci da me non sperare.

Elisa. Ah, disumano!

Un s lieve conforto ancor mi nieghi? Non ti muove a pietade il pianto mio?

pur picciolo il don che ti domando; Guardami una sol volta, e poi mi sveno.

Carino. (Mintenerisce). Mirerotti, ingrata;

Che pretendi perci? (Vista fatale).

Non mi muovi a pietade (Ah non resisto!)

Elisa. (A cedere comincia). Oh Dei, non posso

Reggermi pi; latroce aspro dolore

Toglie al ferro luffizio; io cado, io moro. (finge svenire)

Carino. Elisa, o numi! Che sar? Sei morta?

No, che morta non . Dal vicin fonte

Corro lacque a raccorre; agli svenuti

Soglion lacque giovar, spruzzate in volto. (parte)

SCENA VIII Elisa, poi Carino che torna portando un vaso con acqua.

Elisa. Il credulo caduto. Oh quanto giova Saper fingere a tempo. larme questa

Pi felice del sesso. Ecco ritorna: Seguasi a simular. (ritorna nella positura di prima)

Carino. Numi del cielo,

Soccorretela voi. Sella perisce,

Misero, che far? Mosse ha le labbra,

Parmi chella rinvenga. Idolo mio,

Mira che il tuo pastor tama e soccorre.

Elisa. Barbaro, mi vuoi morta, e poi topponi Quandio voglio morir?

Carino. No, mio tesoro:

Morta non ti voglio

Elisa. Ma se mi credi

Incostante, infedel, la vita ho a sdegno.

Carino. E costante, e fedel, cuor mio, ti credo.

Elisa. Mi deridi, crudele?

Carino. Ah no, mi pento

Della mia crudelt.

Elisa. De tuoi sospetti

Mi parlerai mai pi?

Carino. No, mio tesoro.

Elisa. Mi sarai tu fedel?

Carino. Sino alla morte.

Ma non perdiamo inutilmente, o cara,

I preziosi momenti. Andiam, le destre

Unisca amor; la genitrice accorda

Elisa. Andiamo s, che te seguir sol bramo.

Carino. Grazie, numi del cielo, ho riacquistato

La smarrita mia pace, il pi felice

Degli amanti son io. (parte)

Elisa. Miser Carino!

Li vorrebber cos le scaltre donne. (parte)

ATTO TERZO

SCENA I- Cortile negli appartamenti di don Alfonso DON ALFONSO e DONNANNA

D.Alfonso Siate lieta, donnAnna: il vostro sposo

Giunto in Castiglia, e qui lattendo in breve.

DonnAnna Signor, talvolta il nostro cuor presago

con palpiti suoi di sue sventure.

Del Duca il nome nel mio sen non puote

Destar letizia, anzi in udirlo io provo

Unincognita pena.

D.Alfonso Eh, nel mirarlo

Cangierete pensier. Non ben sintende

Il linguaggio del cuor; sembra talora

Chei predica sventure, ed ai temuti

Palpiti non intesi il ben succede.

DonnAnna Lasciate pria che come Duca il vegga,

anzi che accordo come sposo.

D.Alfonso Ei viene;

Non gli siate scortese. Abbian cotesta

Prova da voi dubbidienza almeno

Lamico, il padre, il Re.

SCENA II il DUCA OTTAVIO, DONNA ISABELLA da uomo, e detti.

D.Ottavio Signore, un cenno

Del monarca clemente a voi mi guida.

D.Alfonso Ecco il regio voler. Questa donnAnna,

che in isposa vi elesse.

D.Ottavio (Ahim! Che sento?

Donna sposar per cui damore in vece

Avversione ha il cuor?)

DoonAnna (Lieto non parmi).

D.Alfonso Appressatevi, Duca, e il labbro vostro

Del vostro amor la vaga sposa accerti.

D.Ottavio DonnAnna, il mio signor di me dispose:

venero il cenno, e la mia destra io voffro.

DonnAnna Signor, non deggio ricusar quel nodo,

cui la reale autorit prescrive.

D.Alfonso Signor, pi caldi gli amorosi accenti

Sperai udir duna donzella in faccia. (al Duca)

D.Ottavio In pi teneri sensi io non saprei

Scioglier la lingua al dolce amor non usa.

DonnAnna Vi dispenso, signor, da quello sforzo

Che costarvi potria soverchia pena.

D.Alfonso Duca, chi il cavalier che con voi miro?

D.Ottavio Questi, o signor Ma tal arcano io deggio

Svelarvi in lui, che a segretezza impegna;

con voi sol, me presente, ei parlar brama.

DonnAnna Signor, vuole il dover chio mallontani;

lo far, se vaggrada. (a don Alfonso)

D.Alfonso Ite, me avrete

A momenti con voi.

D.Anna (Donna a me sembra,

giusta curiosit sentir mi sprona). (si ritira soltanto per non essere, ascoltando, osservata)

D.Ottavio Sotto spoglie virili a voi presento

Donna, signore, per natali illustre,

da un cavaliero nellonore offesa.

In Castiglia lo cerca, e sei v colto,

contro il vile offensor giustizia chiede.

D.Isabella Signor, donna Isabella, unico germe

De duchi dAltomonte, a voi sinchina,

e il favor vostro in suo soccorso implora.

D.Alfonso Tutto far per voi; ma chi laudace

Cavalier, che vi offese e vi abbandona?

D.Isabella Don Giovanni Tenorio.

D.Alfonso a me ben noto;

molto degli avi suoi parl la fama.

D.Isabella Di lui non narrer che il tristo inganno,

la fuga vile e l mio tradito amore.

D.Ottavio Della dama il dolor merta pietade.

D.Alfonso Se quivi giugne il cavalier, giustizia

Dal Re vimpetrer.

DonnAnna No, don Alfonso,

fede non date alle menzogne altrui;

quella donna sar del duca Ottavio

unamante celata. Averla seco,

senza il Re provocar, meglio non puote

che con s vago ed opportuno inganno.

Prevenuto il suo cuor conobbi allora

Che appena mi guard; che tardo, e a forza,

disse offrirmi la destra. A tempo il cielo

scopre glinganni suoi. Non voglio il Duca

a un nodo violentar, chegli abborrisce;

ami pure a sua voglia; io gliel concedo.

D.Alfonso Troppo presto, donnAnna, al van sospetto

Vi abbandonate. Era miglior consiglio

Rispettar il mio cenno.

D.Ottavio (Lire sue

Non son figlie damor).

D.Isabella A torto, amica,

voi di me sospettate. Il Duca vostro

oggi solo vidio. Piet lo mosse

a prestarmi soccorso, e non amore;

lo giuro al ciel.

DonnAnna S, crederollo a voi,

che degli inganni suoi complice siete.

Non si scolpa lamante, e non si cura

Il sospetto sgombrar dal seno mio.

E qual prova maggiore aspettar deggio

Della sua indifferenza, anzi dellodio,

onde il mio cuor, onde il mio volto abborre?

Grazie, o numi del ciel; scopersi il vero.

Parto per non mirarlo. (A tempo io colsi

Lopportuno pretesto allodio mio). (parte)

SCENA III DON ALFONSO, IL DUCA OTTAVIO e DONNA ISABELLA

D.Alfonso Duca, irata donnAnna. A voi saspetta

Disingannarla, e renderla placata.

D.Ottavio Come ci far potria? Non vidi mai

Femmina pi leggera e men prudente.

D.Alfonso Di un forte amor la gelosia compagna.

D.Ottavio Di s tenero amor poco son pago.

Priegovi, se di me punto vi cale,

non mi astringhiate ad un tal nodo.

D.Alfonso Un nodo

Stabilito dal Re, scior non si deve.

DonnAnna vostra sposa, al padre suo

Ha impegnata per voi la vostra fede.

D.Ottavio Ma se il cuor non consente

D.Alfonso Il cuor rammenti

Non il vano desio, ma il suo dovere. (parte)

SCENA IV Duca Ottavio e Donna Isabella

D.Isabella. Duca, oh quanto mi duol del dolor vostro!

Io son cagion che voi penate; io sono

Linnocente cagion de vostri sdegni.

D.Ottavio. Donna Isabella, io pi de vostri casi

Che de miei prendo cura. Altro non bramo

Che rinvenir chi voltraggi. Col brando

Sapr sfidarlo, e segli cade estinto,

A voi non mancher forse lo sposo. (parte)

SCENA V Doona Isabella, poi Don Giovanni

D.Isabella. Volesse il ciel, che senza scorno o macchia

Dellonor mio cangiar potessi affetto!

Forse il Duca saria la degna fiamma

Del mio tenero cuor. Stelle, che miro!

Ecco il mio traditor. S, lo ravviso,

Lo presentano i numi agli occhi miei.

Mi trema il cuor. Che far non so. Consiglio

Prender dallamore e dallo sdegno (si ritira)

D. Giovanni Ovunque giri curioso il guardo,

Splender veggio la maestade Ibera.

Ma ancor non sappresenta agli occhi miei

Rara beltade a incatenarmi il cuore.

Le catene damore io prendo a giuoco,

Poich costanza nellamar non serbo.

Amo sol quanto il giovanil desio

Secondar mi compiaccio, e solo apprezzo

Quella belt che possedere io spero.

Piacquemi un d donna Isabella, e quasi

Mi sedusse ad amarla, oltre il costume;

Ma credendo lincauta a miei sospiri,

Sol di mia libert mi resi amante.

Cos la pastorella, ed altre cento

Lusingate da me Ma quale oggetto

Si presenta a miei lumi? O chio traveggo,

O che donna Isabella in viril spoglia

Importuna mi segue. Ah s, ch dessa;

Questincontro si sfugga.

D. Isabella Cavaliero,

non isdegnate trattenere il passo:

Favellarvi deggio.

D. Giovanni Qualunque siate,

Incognito a miei lumi, ad altro tempo

Serbatemi lonor dei vostri cenni:

Trattenermi non posso.

D. Isabella Ah don Giovanni,

Cos leffige mia come dal cuore,

Dalla memoria cancellata avete?

Non ravvisate in me quellinfelice

Che ingannata da voi, da voi tradita,

Spoglie cambi per inseguirvi? Ingrato!

Non conoscermi fingi?

D. Giovanni In viril spoglia

Dunque femmina siete? Ed io fui quegli

Che vingann, che vi trad, che fede

Vi promise, e manc? Non mi sovviene.

D. Isabella Non vi sovvien donna Isabella? Il crudo

Fiero dolor, le lacrime, i sospiri,

Le vigilie, i disagi, il gran viaggio

Aver potriano il volto mio cangiato;

Ma un nome tal dovria destarvi in seno

Il rimorso, il rossor; dovreste ingrato,

scuotervi dal letargo, e i giuramenti

rammentar, che faceste al cielo, ai numi.

D. Giovanni E pur di ci non mi sovviene ancora.

D. Isabella Perfido, voi la f non mi giuraste,

non mi giuraste amor?

D. giovanni So che il mio cuore

Mai si impegn di serbar fede a donna.

D. Isabella Ah tintendo. Dir vuoi, mendace, infido,

che se tua sposa mappellasti un giorno,

lo dicesti col labbro, e non col cuore;

che fingesti damarmi, e che rapita

dallincauto amor mio soverchia fede,

or me deridi, e il mio dolor schernisci;

sogno non la fede mia tradita,

sogno non mio vilipeso amore.

Invano, traditor, finger procuri;

il mio volto, il mio nome, i nostri ardori

non rammentar. Empio tascondi invano;

ti conosco pur troppo; e se ricusi

render giustizia al mio tradito amore,

far col sangue tuo vendetta almeno.

Su via, quel ferro impugna. O vo la vita

Perder teco, o risarcir miei danni.

D. Giovanni Non soglio, amico, a mentecatti, a insani

Prestar orecchio. Limpugnar la spada

Contro di voi saria vilt.

D. Isabella Se insana,

se mentecatta io sia, noi lo vedremo

al paragon dellarmi. O quel tuo ferro

impugna tosto, o ti trafiggo inerme.

D. Giovanni (Che risolvo, che fo?)

D. Isabella Se cuor avesti

Dabbandonarmi, saria meno ardito

Nel darmi morte? Ma che darmi morte?

Tu morirai, fellone.

D. Giovanni (Eh pera ormai

Questa importuna turbatrice odiosa

Della mia pace). Ecco, la spada impugno:

voi del vostro morir lora affrettate.

D. Isabella Dar forza al mio braccio il giusto cielo. (si battono)

SCENA VI - IL COMMENDATORE e detti

Commenda Cavalieri, fermate Oh ciel, che miro?

Qui don Giovanni? Amico, e quando, e come

In Castiglia giungeste? E perch mai

Cimentarvi col ferro?

D. Giovanni Oh saggio, oh degno

Commendator, di questo regno onore,

permettete che imprima un umile bacio

su questa destra generosa invitta.

Commenda Non consentir mai.

D. Isabella (Quale importuna

Remora ai sdegni miei?)

Commenda Ma voi s poco

Fate conto di me? Giunto in Castiglia,

A caso ho da saperlo? E non degnate

Ospite divenir dumile albergo.

D. Giovanni Pochi momenti son chio posi il piede

Nella regia citt.

Commenda Qui giunto appena,

vesponete a cimenti?

D. Isabella Ormai soverchio

Rispettai, cavaliero, il vostro aspetto. (al Commendatore)

Non impedite il proseguir la pugna.

Commenda Sospendete per poco il vostro sdegno.

Piacciavi almen che la cagion io sappia

Dellire vostre.

D. Isabella A voi saper non giova

Ci che al mio labbro pubblicar non lice.

Don Giovanni mi offese; ed io col ferro

Chiedo ragion del ricevuto oltraggio.

D. Giovanni Strano caso udirete. Agli occhi miei

Sconosciuto quel volto. Ei vuol vendetta,

n so io di che. Uomo talor si dice,

e di donna talora ostenta il sesso.

Nulla promisi, e mancator mappella.

D. Isabella S, che sei mancatore

D. Giovanni Ah pi non soffro

Commenda Un momento vi chiedo. Se fia vero (a donna Isabella)

Che vabbia offeso don Giovanni, io stesso

Giustizia a voi far. Traditor non soglio

La ragione, il dover per lamistade.

Svelate in che manc.

D. Isabella Loffesa tale,

che celarla conviene al mio decoro.

Commenda Pubblica non sar, quantio lo sappia.

D. Isabella Ma che voi lo sappiate io non consento.

Commenda Diffidate di me?

D. Giovanni Non sa produrre

Dello sdegno ragion. Privo di senno

Lo trasporta il furor.

Commenda Deh non vogliate

Cimentarvi con tal che non conosce

N ragion, n dovere. A un mentecatto

Volete voi prestar orecchio? E quale

Fama sperate conseguirne al fine?

Se vinto rimarrete, avrete il danno;

Se vincitor, dir vudirete in faccia,

Che lieve cosa vincere uno stolto.

D.Isabella. Stolto non sono; e vendicarmi intendo.

Commend. Io del Re mio signor vimpongo in nome,

Desister dalla pugna. Il regio sdegno

Intimo a voi, se dubbidir sdegnate.

D.Isabella. Venero il regio nome: ad un tal cenno

Depongo il ferro, e lira mia sospendo.

Tempo verr che il traditore indegno

Pagher col suo sangue i torti miei. (parte)

SCENA VII Commendatore, Don Giovanni, poi Don Alfonso, Duca Ottavio e guardie.

Commend. S, s, tempo verr. Ma, don Giovanni,

Non vo tardar di presentarvi ai piedi

Del mio signor: venite meco; io spero

Grato rendermi a lui per s bel dono.

D.Giovanni. Della vostra bont sperar non posso

Che benefici effetti.

Commend. Io mi rammento

Di quanto il vostro genitore illustre

Fece un tempo per me. Quanto ha perduto

LItalia in lui! Della sua spada ancora

Si rammentano i Mori A noi sen viene

Don Alfonso, del Re ministro e amico.

D.Giovanni. Lo conosco per fama: un cavaliero

Egli , che amare e che temer si fatto.

D.Alfonso. Commendator, per oggi vi dispensa

Il Re dai primi rispettosi uffizi.

Commend. Un nuovo effetto della sua clemenza.

Amico, a voi un cavalier presento

Degno del vostro e del reale amore:

Don Giovanni Tenorio egli sappella;

In Partenope nacque

D.Alfonso. Il nome illustre

Rammento ancor del genitor suo prode.

(Quel che trad donna Isabella questi). (piano al Duca Ottavio)

D.Ottavio. (Sar desso senzaltro). (risponde piano)

D.Giovanni. A voi sinchina

Tal che vi stima, ed ubbidirvi anela.

D.Alfonso Disponete di me, n vi pensate

Questa citt abbandonar s tosto.

(Chiarirmene sapr). Commendatore,

Conducete donnAnna al vostro albergo.

Ella andarvi desia. Lamico vostro

Meco resti per or. Fra poco anchegli

Vi seguir.

D.Giovanni. Sar da voi fra poco (al Commendatore)

Commend. Deh non fate, signor, chio sia deluso. (a don Giovanni)

Parca mensa vi attende ed un gran cuore. (parte)

D.Alfonso. (Ritiratevi, Duca). (piano al Duca Ottavio)

D.Ottavio. (S, frattanto

Donna Isabella a rintracciar io volo). (parte)

SCENA VIII - Don Alfonso, Don Giovanni e guardie in lontano.

D.Alfonso Don Giovanni, voi siete illustre germe

Di segnalati, gloriosi eroi.

Degenerar dalle virt degli avi

Non potreste volendo, onde non puossi

Da voi sperar chopre famose e degne.

Pur violenza damor, che vincer suole

Gli eroi senza riserva e i saggi opprime,

Potria spargere in voi quel rio veleno

Che alle menti pi chiare usurpa il senno,

N appellar io saprei sfregio e delitto

Una tale sventura. Il molle istinto

Dellinferma natura, il pi bel fiore

Di giovanile et, vezzi e lusinghe

Di femminil sembiante han forza tale,

Che se non fugge un cuor, resiste appena.

No, don Giovanni, non chiamate al volto

Limportuno rossor: io compatisco

Le amorose follie. Da voi sol chiedo

Di vostra lealt sincere prove.

Ditemi, ver che lusinghiero amante

Di f mancaste a verginella illustre?

D.Giovanni. Pur troppo anchio della comun sventura

A parte fui nel seguitar Cupido.

Amai, ed amo ancor; ma lamor mio

Colpevol non mi rende, anzi lonesta

Fiamma maccende di pudico amore.

Amo la sposa mia, quella che il cielo

Mi destin, quella il cui nodo piacque

Alla patria, ai congiunti ed al mio cuore.

D.Alfonso. Posso il nome saper?

D.Giovanni. Donna Isabella

De Duchi dAltomonte.

D.Alfonso. E fur le nozze

Stabilite fra voi?

D.Giovanni. Volesse il cielo!

Che or non sarei dallidol mio lontano.

D.Alfonso. Ma perch abbandonarla?

D.Giovanni. Empio destino

Mi divide da lei. Mi offese ardito

Un ministro del Re. Dallira acceso,

Linvitai colla spada; ei venne, e il fato

Lo fe cader sotto il mio braccio al suolo.

Spiacque al Re la sua morte: io per sottrarmi

Da primi sdegni suoi, lasciai la patria;

Mi staccai dal mio bene. (Una menzogna

Sostener non si pu senzaltre cento).

D.Alfonso. Donna Isabella vinseguisce e piange,

e al tradito amor suo vendetta chiede.

D.Giovanni. O che donna Isabella fuor di senno,

O codesta una larva.

D.Alfonso. Io stesso ho seco

Favellato pocanzi.

D.Giovanni. E qual certezza

Avr colei che finge il nome e il grado,

Perch voi le crediate?

D.Alfonso. Assai distinti

Sa narrar i suoi casi.

D.Giovanni. Un testimonio

Fallace troppo della donna il labbro.

SCENA IX Il Duca Ottavioe detti, poi Donna Isabella

D.Ottavio. Signor, donna Isabella qui dappresso,

Che parlarvi desia.

D.Alfonso. Giunge opportuna.

D.Ottavio. (Don Giovanni confuso).

D.Giovanni. (Or s v duopo

Di sciolto labbro e coraggioso ardire).

D.Isabella. (Ecco il mio traditor).

D.Giovanni Dov colei

Che di donna Isabella usurpa il nome?

D.Alfonso. Eccola innanzi a voi.

D.Isabella. S, quella io sono

D.Giovanni. Perdonate: signor, questi chio miro,

Uomo o donna non so, mentisce il nome.

Favole sogna, e pu mentire il sesso.

Altro volto leggiadro, altre pupille

Altra maest di portamento altero

Serba donna Isabella, altri costumi

Ornano il di lei cuor. Le altrui lusinghe

Vincere non potriano il suo rigore.

Come? Donna Isabella in viril spoglia,

Sola fuor della patria, andare in traccia

Dun fuggitivo? Una donzella illustre

Di fresca et, donesto amore accesa,

Non ardisce cotanto. Ah, se non fosse

Dal vostro aspetto il mentitor difeso,

Lo vorrei di mia man stendere al suolo.

D.Isabella. Ah perfido! Ah crudel! Signor, que detti

Son dun barbaro cuor studiati inganni.

Colpe a colpe raddoppia il traditore,

Moltiplica glinsulti, e al primo scherno

Ora aggiunge il secondo. Ah non mentisco!

Io son donna Isabella. Egli lo sposo

Che mi fu destinato, e che spergiuro

Mi abbandon.

D.Giovanni. Facile il dirlo, audace,

Ma provarlo convien; qual testimonio

Addur potrai, che ogni tuo detto approvi?

D.Isabella. Tutti i numi del ciel.

D.Giovanni. Gli scellerati

Orror non hanno a profanare i Dei.

D.Isabella. Scellerato tu fosti, e i Dei scherniti

Per lor, per me, vendicheran le offese.

Giustizia chiede lamor mio tradito. (a Don Alfonso)

D.Alfonso. Per giustizia ottener, porger non basta

Mal fondate querele. Ove si tratta

Di giudicar, le prove si richiedono

Chiare, qual chiaro nel meriggio il sole.

D.Giovanni. Di giustissimo cuor giusta sentenza!

D.Isabella. Ah lo veggo pur troppo! I son da tutti,

Misera, abbandonata. I numi stessi

Divenuti mi son nemici ancora.

Deh, signor, per piet

D.Alfonso. Ma che vorreste

Chio facessi per voi? Fra due che al pari

Negano che in faccia mia che i testimoni

Seco non hanno, achi deggio frattanto

Prestar fede maggior? Qualunque siate,

Itene al vostro Re. Se dritto avete

Sovra il cuor dello sposo, ei lo costringe

A serbarvi la f.

D.Isabella. Stelle! Deggio

Loltraggio tolerar senza vendetta?

Duca, gli uffizi vostri

D.Ottavio. A tal sventura

Riparar non saprei.

D.Isabella. Se la mia vita

Altro non valmi che a serbar lindegna

Cagion del mio dolore, ah questa ancora

Offrasi in sacrifizio al mio tiranno.

S, perfido, morr. Se non v in terra

Che ti sappia punir, faranlo i numi,

lo far il tuo delitto e il tuo rossore. (parte)

SCENA X - DON ALFONSO, DON GIOVANNI e il DUCA OTTAVIO

D. Giovanni Dubiterete che colui sia stolto? (a don Alfonso)

D. Alfonso Che dubitar non so. Seguite, o Duca,

Quellinfelice, e sia guardata in guisa

Che non perisca.

D. Ottavio Lo far. (parte)

D. Giovanni La morte

Il minore saria de suoi disastri.

Viver senza saperlo della morte

Male ancor peggior.

D. Alfonso S, ma dobbiamo

Preservare la vita anche agli insani.

Don Giovanni, desio per vostro bene,

che stolto sia chi traditor vi appella. (parte)

SCENA XI - DON GIOVANNI, poi ELISA

D. Giovanni Stolta il duol la far, siccome stolta

La rese un tempo il faretrato arciero.

Misero me! Se men coraggio avessi

Nel sostener, che nellordir gli inganni.

Non mi fido per di vincer sempre,

e un altro incontro paventar mi forza;

altrove andr non seguir per tutto

laudace i passi miei.

Elisa Mio ben, mio sposo,

pur alfin vi trovai.

D. Giovanni Diletta Elisa!

(Ecco un nuovo cimento: arte massista).

Elisa Da che da me vi separaste, oh quante

Lacrime ho sparso dolorose! Il cielo

Second i voti miei. Qui giunta appena,

ecco vi trovo, e ritrovar io spero

lo stesso amor, la stessa fede in voi.

D. Giovanni Ah s, mio ben, non vingannaste: io sono

Fedele al vostro amor. (Stolta se il credi).

Elisa Deh se mi amate, che si tarda, o caro

Le nozze stabilir?

D. Giovanni Riguardi onesti

Me le fan differir.

Elisa Tutti i riguardi

Supera un vero amor. Togliete ormai

dallamante mio cuore i miei sospetti.

Vi piace il volto mio? Queste mie luci

Spargon fiamme per voi? Voffro il mio cuore

Se accettarlo tardate, il ciel potrebbe

Di me forse dispor.

D. Giovanni Morrei di pena;

ma se sorte migliore per voi si offrisse,

arbitra siete ancor del vostro cuore.

Elisa (Ahim! Scaltro risponde). Ingrato! Io sono

Arbitra di me stessa? E qual mi resta

Libert di volor da che son vostra?

Amore uniti ha i nostri cuori: or resta,

che unisca amor le nostre destre ancora.

SCENA XII - CARINO e detti

Carino (Oh ciel, che miro! Linfedele Elisa

Col nuovo amante! Oh traditrice indegna!)

D. Giovanni Ma per ora non lice

Elisa Eh tutto lice A chi serba nel cuor onesta fiamma.

Se mi amaste, crudel, comio vadoro, cerchereste davermi a voi vicina.

Carino Cavalier (a don Giovanni)

Elisa (Me infelice!)

D. Giovanni A me che chiedi?

Carino Ai finti detti, alle mentite voci

Di femmina sleal, non date fede.

Elisa vi tradisce. Ella ha per uso

Dingannare gli amanti.

D. Giovanni E donde il sai?

Elisa Eh fatelo tacer.

D. Giovanni No, parla.

Carino Io stesso

Della sua infedelt prove ho sicure:

mha giurata la fede, or mabbandona.

D. Giovanni Senti, Elisa, il pastor. (a Elisa)

Elisa Nol nego il feci

Per compiacer la madre mia. Voi solo Amo per di vero amor.

D. Giovanni Non lice

Sciogliere i nodi altrui. Pastor, ti rendo

La sposa tua: sella infedel, perdona

Luso del sesso in lei. Credi che meno

Incostanti non sono le donne nostre.

Elisa Ah barbaro, cos

D. Giovanni Ma che? Vorreste

Per novello disio cangiar lo sposo?

Bello invero sarebbe un tal costume!

Oh quante, oh quante imitatrici avreste,

se ci far si potesse! Eh siate paga

di lui, che vi accord la madre e il cielo.

Elisa Mi schernite, crudel?

Carino No, no, vi cedo (a don Giovanni)

Tutte le mie ragion. Sciolgasi un nodo,

che aborrisco assai pi che morte istessa.

Vostra sia, non moppongo, e della fede

Che lingrata giurommi, a voi non caglia.

D. Giovanni Cavalier non sarei, se i propri affetti

Superar non sapessi. A te la rendo;

prendila se taggrada; e ti rammenta

cauto celar ci che svelar non giova.

SCENA XIII - CARINO ed ELISA

Elisa (Ahim! Parte linfido, e mabbandona). Carino, oh Dio!

Carino S, s, Carino invoca.

Se ti veggo morir, pi non ti credo.

Elisa E tu pur mabbandoni?

Carino Almen son lieto,

che vendetta far de torti miei.

Elisa Gli infelici oltraggiar unempietade.

Carino E il mancar di f sar virtude?

Elisa Morir disperata.

Carino Ancor fingesti

Di volerti ferir; fallo davvero.

Elisa E avrai cuor di mirarlo?

Carino E il braccio mio

Ti prester, se il tuo bastar non puote.

Elisa Ah s tosto cangiata hai la pietade

In barbaro rigor?

Carino S, qual tu stessa

Per amante novel cangiasti il cuore.

Elisa Stelle! Che far deggio?

Carino Fa ci che brami.

Fa tutto ci che un disperato cuore

Pu suggerire a uno schernitor schernito.

Resta col tuo dolore, col tuo rimorso.

Se pi torno ad amarti, il giusto cielo

Strugga ne campi miei la bionda messe,

vada disperso il gregge mio, n trovi

erba che lo satolli, o pur la trovi

sparsa di rio veleno; ingrata, infida,

della tua vanit son questi i frutti.

Chio ti miri mai pi? Se pi ti miro,

chiuder possa le luci al sonno eterno.

Chio ti parli mai pi? Se pi ti parlo,

arda la lingua mia deterna sete.

E se pi tamo, e se damor mi senti

Delirare per te, Giove supremo

Con un fulmine suo mi incenerisca. (parte)

SCENA XIV - ELISA sola

Dirato amante i giuramenti audaci

Giove non ode, e van dispersi al vento.

Ne miei vezzi confido. Armi son queste

Rade volte infelici. Ha la natura

Di lor difesa provveduti i parti

Della terra e del mar. diede alla tigre

Lugna rapace, al fier leon la forza,

le corna al toro, al corridore i piedi,

i denti al cane, e squamme e gola ai pesci,

e penne e rostro ai volatori augelli;

alluom diede il consiglio, ed alla donna

i molli vezzi, i dolci sguardi, il pianto.

Fine atto III

ATTO QUARTO scena I camera in casa del Commendatore con mensa preparata

Il Commendatore, DonnAnna, Don Giovanni e servi, poi un Paggio del Commendatore. Nellaprirsi la Scena miransi i tre sedenti alla mensa; li servi, apparecchiata la tavola, lasciano gli adornamenti e partono.

D.Giovanni. Commendator, di mie catene il peso

La cortesia del vostro cuore accresce.

Commend. Altro convito il merto vostro esige,

Ma pi darvi non pu chi sempre mai

Nemico fu di accumular tesori.

D.Giovanni. (Che bel volto!) (guardando donnAnna)

DonnAnna. (Quegli occhi; che da miei

Non si partono mai, che dir vorranno?)

Paggio Signor, dordine regio a voi sen viene

Don Alfonso. Desia da solo a solo

esser con voi.

Commenda Scendan le scale i servi. (il paggio parte) Ander ad incontrarlo. Don Giovanni,

perdonate sio deggio

D. Giovanni Itene pure;

Non vi caglia di me.

Commenda Figlia restate

Seco fino chio torni (si pone la spada al fianco che era sul tavolino e parte)

SCENA II - DON GIOVANNI E DONNA ANNA

D. Giovanni (Ah non tornasse

Pi per questoggi!)

D. Anna (Il cuor mi balza in petto).

D. Giovanni Bellissima donnAnna, alfin la sorte

Libero favellarvi a me concede.

D. Anna Vimpedia forse il genitor discreto

Favellar lui presente?

D. Giovanni Il padre antico

Men della figlia mi sar cortese.

Ah donnAnna! (sospira)

D. Anna Signor, voi sospirate?

(Tornasse il genitore!)

D. Giovanni Ah non crediate,

che il van desio di vagheggiar Castiglia

mabbia quivi condotto. Il cuor mi accese

della vostra belt fama o destino.

Queste fur le mie guide, e de miei passi

Voi mi propose amor, regola e meta.

Giunsi a mirarvi, e ne begli occhi vostri

Vagheggiai lo splendor, cui non potrebbe

Abbastanza spigar loquace labbro,

n il desio figurar. Fu un punto solo,

bella, il vedervi e il sospirsr damore.

Dinsoffribile fiamma arder mi sento;

a voi chiedo piet.

D. Anna Gli accenti vostri

Inaspettati, e forse mal sinceri,

mhan sorpreso, il confesso. Io non conosco

pregio in me che di fama impegni il grido,

n ambiziosa sarei di possederlo.

Belt passa cogli anni, e molto estimo

Pi di frale bellezza un cuor sincero.

D. Giovanni Bella sincerit, quanto sei rara!

Ah lamo tanto, e tante volte invano

Rinvenirla tentai! Me fortunato,

se lamante cuor mio sperar potesse

in voi trovar la sospirata e bella

fedelt sconosciuta.

D. Anna Un cuor fedele

Altrui talor la fedelt insegna.

D. Giovanni Sperar pu lamor mio da voi mercede?

D. Anna Se una giusta merc chieder saprete

Ingrata forse io non sar.

D. Giovanni Vintendo.

Voi di un casto imeneo parlar volete,

e questi il fin del mio pudico amore;

Questa mano sospiro (vuol prendere la mano a donna Anna, essa la ritira)

D. Anna Ad altro tempo

Si riserbi parlarne.

D. Giovanni Or che labbiamo,

a che tempo aspettar?

D. Anna (N giunge il padre,

n si vedono i servi).

D. Giovanni Ah! Che in mirarvi

Strugger mi sento in dolce foco il cuore.

Pronunciate quel s, che mi dia vita;

ricevete da me la destra in pegno.

D. Anna Sappialo il genitor. Da lui dipende

il mio voler. Del duca Ottavio io sono

destinata consorte, e sciorre il nodo

da me sola npon posso.

D. Giovanni Eh che lamore

Tutto pu in noi; e se mamaste, o cara

D. Anna Che vorreste da me?

D. Giovanni La destra in dono;

e poi sappialo il padre. Eh tutto lice

per formarsi un contento; ed io mi rido

dun vano inutile rispetto.

D. Anna E ardite

Di parlarmi cos? Ma questa unonta,

che mi provoca a sdegno.

D. Giovanni Io vi consiglio

Porgermi in don ci che rapir potea

Un cuor pi risoluto.

D. Anna E a questo segno

Temerario savanza il vostro ardire?

D. Giovanni S, resistete invano: io vo da voi

La vostra mano in dono; o questo ferro

Vi dar morte. (impugna lo stile)

D. Anna Ah traditore, indegno!...

Servi, padre, chi ascolta?

D. Giovanni E padre e servi

Chiamate invano, invano i numi istessi

Chiamate, se alla fine a cenni miei

Non varrendete; o questo ferro immergo (don Giovanni salza)

D. Anna Santi numi del cielo (alzandosi in atto di partire)

D. Giovanni (trattenendola per le vesti) Ol fermate

D. Anna Ah scellerato!

D. Giovanni Io vi ferisco

D. Anna Indegno!

Che violenze son queste?...

D. Giovanni (vedendo di lontano venire il Commendatore lascia donnAnna)

Ah son scoperto!

Farmi strada convien con il mio ferro. (prende la spada e il cappello)

SCENA III - COMMENDATORE, DONNANNA ritirata in fondo della sala, e DON GIOVANNI

Commenda Don Giovanni, che fu?

D. Giovanni Nulla, vi chiedo

Licenza di partire.

DonnAnna Ah padre! questi

Un empio, un traditore. Ei la mia mano,

questa mia mano destinata altrui,

temerario voleva. Egli col ferro

giunsemi a minacciare.

Commenda Empio! Le leggi

Dellospitalit tradire ardiste?

Malnato cavalier, chi a voi si affida

Oltraggiate, insultate? Uscite, indegno,

fuori di queste soglie. Onta simile

vuol vendetta, vuol sangue.

DonnAnna (Oh stelle! I servi). (parte)

D.Giovanni Commendator, vostra cadente etade,

atto poco vi rende a tal cimento.

Trovate chi per voi la pugna accetti;

son cavalier, risponder col ferro.

Giuro sullonor mio.

Commenda Su qual onor,

perfido, mentitor?

D.Giovanni Non provocate

Lo sdegno mio.

Commenda Lo sdegno dun fellone

Facil provocar.

D.Giovanni Facile ancora

Mi sar la vendetta.

Commenda Ah pi non freno

Lira nel petto mio. Del proprio albergo

Non marresta il rispetto. Anima indegna,

quella spada impugnate.

D.Giovanni Incauto vecchio,

ti pentirai del forsennato ardire.

Commenda Vieni pure.

D.Giovanni Son teco. (si battono)

Commenda Ahi, son ferito!

Torna, barbaro, torna Ahi non mi reggo.

D.Giovanni Quel sangue nel mio sen piet non desta.

Chi cagion del suo mal, pinga se stesso. (parte)

SCENA IV - IL COMMENDATORE ferito, poi DONNANNA e servi

Commenda Ah, fugge il vile, il traditore, n posso

Seguirlo, oh Dio! Col vacillante piede.

Ah chio manco, ah chio cado! Ah figlia, figlia,

non mascolti? Ove sei? Misera figlia,

chi avr cura di te? Numi! Le forze

mabbandonano; il cuor manca nel seno.

Tremante il pi pi non sostiene il peso

Duna vita che langue oggetti foschi

Mirano le pupille io manco io moro. (cade morto)

DonnAnna Eccomi, o genitor Cieli! Che miro!

Non respira gi morto. Ah, dov lempio,

barbaro feritor? Crudo, spietato

che ti fe linfelice? Ah padre amato,

questo tenero pianto, il primo ufficio

sia della mia piet. Ma da me attendi

la pi giusta vendetta. Il re negarmi

giustizia non potr. Servi, lestinto

signor vostro dal suol togliete almeno. (i servi portano altrove lestinto)

SCENA V - DONNANNA sola

Chi mai temuto o sospettato avrebbe

Del perfido nel sen cuor s feroce?

La dolcezza dei sguardi, il volto umile

Coprian lanima indegna. Empio, inumano,

potea tentar di pi? Ser io men forte,

che sarebbe di me? Santa onestade,

quanti hai nemici! In quante guise e quante

tese insidie ti sono! Oh caro padre,

tu mi volesti al traditor vicina;

tu porgesti Ma no, lincauta io fui.

Ai primi accenti scellerati, ai primi

Lusinghevoli sguardi, io mi dovea

Colla fuga sottrar.

SCENA VI - DON ALFONSO, IL DUCA OTTAVIO, servi e detti.

D. Alfonso Chi mai, donnAnna,

Voi di un padre priv, me dun amico?

DonnAnna Un barbaro luccise. Il suolo asperso

Mirate ancor del sangue suo; vendetta

Voi chiedete per me.

D.Alfonso Dellinfelice

Chi fu lempio uccisore?

DonnAnna Ah, don Giovanni.

Ottavio Non vel dissi, signor, chera un indegno?

DonnAnna Ospite in casa nostra

D.Alfonso A voi commetto,

Duca, larresto del fellone. Ei cada

Nelle forze reali, o vivo o estinto.

Ottavio Eseguiti saranno i cenni vostri. (parte)

SCENA VII DON ALFONSO, DONNANNA e servi.

D.Alfonso Abbastanza non posso il mio cordoglio

palesarvi, donnAnna. Al vostro affanno

la ragion ponga freno. Alfin la morte

destin comun. Felice lui

che glorioso mor, che giusto visse;

voi se un padre perdeste, in me lavrete.

Prove tai vi dar dellamor mio,

che sarete contenta.

DonnAnna Il primo dono

della vostra piet, signor, sia questo:

scioliete un imeneo che mi d pena;

spose non mancheranno al duca Ottavio.

D.Alfonso S, lo far; ma voi vorrete ognora

Viver senza compagno?

DonnAnna Or non discerno

La brama del mio cuor.

D.Alfonso Vi compatisco.

Cesserete dal pianto, e a miglior stato

Penserete pi cauta.

SCENA VIII il DUCA OTTAVIO e detti.

Ottavio Invan, signore,

di don Giovanni sperasi larresto.

DonnAnna Lempio fugg?

Ottavio No, ma ricovro prese

Nellatrio immune, ove del Re la legge

Non permette violar le sacre mura.

D.Alfonso Si raddoppin le guardie allatrio intorno,

sicch fuggire il traditor non possa.

Sappia il Re il suo delitto, e voi, DonnAnna,

cessate ormai di lacrimar. Pensate

del padre vostro allonorate imprese,

e vi sia la virt conforto e guida. (parte col duca Ottavio)

SCENA XI DONNANNA sola

Facil riesce a chi dolor non sente

Suggerire agli afflitti il darsi pace.

Niuno meglio di me comprender puote

Quantio perdei nel genitore estinto:

qual altro amor a quel del padre uguale

sperar si pu? Misere noi, se in seno

lo speriamo trovar dinfidi amanti!

Aman essi con noi, ma il lor contento,

e scemando il piacer, scema lamor.

Pietosi dei, per la grandalma e bella

Dezl mio buon genitor, voi difendete

Questo mio buon genitor, voi difendete

Questo mio cuor dalla comun sventura.

Fine atto IV

ATTO QUINTO

SCENA I Atrio con vari mausolei, tra i quali la statua del Commendartore DON GIOVANNI, poi ELISA

D. Giovanni Ah destino crudel, a quale periglio

Tu mi guidasti? A quale lugubre fine

Mhai riserbato? Oh donne, alluom funeste

Per la vostra belt! Qual astro fiero,

schiavo mi vuol di contumaci affetti?

Donna mirar non so, che non mi accenda;

fiamma accender non so, che non si spegna.

Ah donnAnna crudele! O non dovevi

Tollerare i miei sguardi, o men severa

Le ripulse adoprar. Voi pretendete,

donne superbe, incatenar gli amanti,

e ridere al lor pianto, e impunemente

negar pietade a chi piagaste il cuore.

Barbara vanit! Costume ingrato!

Ma di me che sar? La colpa mia

Rende pi grave dellucciso il grado.

La figlia sua vorr vendetta. Ognuno

la mia morte vorr. Vagliami intanto

questo luogo dasilo; indi allo scampo

qualche via maprir loro, o linganno.

Elisa Eccomi, don Giovanni, ad onta ancora

Della vostra empiet, fida e costante.

Il mio, ch vero amor, nelle sventure,

non vi abbandona.

D. Giovanni Eh nel mio mal presente

Altro ci vuol che femminili ardori.

Elisa Posso farvi fuggir.

D. Giovanni Ma come? (Oh sorte!)

Elisa Due custodi dellatrio a me congiunti

Sono di sangue Il lor favor potravvi

Lo scampo agevolar.

D. Giovanni Lo voglia il cielo!

(Lusingarla convien). Diletta sposa,

di fedelt, damor sincero esempio,

vostro son io, vostro mi vuole il fato;

il fato s, che voi due voilte elesse

pietosa mia liberatrice e scorta:

mi pento ormai di esservi stato ingrato.

Dica il folle pastor ci che dir vuole;

cos il cielo destina: Elisa deve

esser di don Giovanni.

SCENA II - DONNA ISABELLA in disparte, e detti

Elisa Or via, la destra

Porgetemi di sposo.

D. Giovanni Ah non perdiamo

Il tempo, idolo mio; sollecitate

Lo scampo nostro. Sar vostro, il giuro,

tosto che in libert con voi mi trovi.

D. Isabella (Ah traditor!)

Elisa S, voglio a detti vostri

Fede ancor prestar, bench tradita;

venite meco; i due german miei fidi

ci additeran la sotterranea via,

che dallatrio conduce oltre le mura.

D. Giovanni (Se ti posso fuggir, mai pi mi vedi).

D. Isabella (Non riuscir del perfido il disegno).

Don Giovanni Tenorio, il ciel vi dia

Pace nel vostro amore.

Elisa E chi costui, che importuno ci arresta? (a don Giovanni)

D. Giovanni (Oh me infelice!)

( un uom che sventurato ha perso il senno.

Mille favole sogna, ed a chi lode,

or di riso cagion, ed or di sdegno). (piano ad Elisa)

D. Isabella Donna, se vuoi saper lo stato mio,

chiedilo a me. Femmina io son tradita,

ed hai presente il traditor fellone.

D. Giovanni (Non vel dissi che stolto?) (ad Elisa)

D. Isabella Amore e fede

Mi giur quellingrato; indi spergiuro

Mi abbandon.

D. Giovanni (Strana follia!) (ad Elisa)

D. Isabella Crudele!

Vantati pur di aver schernita e offesa

Una semplice donna. Il ciel, ch giusto,

far le mie vendette.

Elisa (Ei parla in guisa

Che non sembrami stolto). (a don Giovanni)

D. Giovanni ( tale, il giuro;

Ma favelli a sua voglia; andianne, o cara,

gli amici a rinvenire, e al nostro scampo

apran tosto la via). (ad Elisa in atto di partire)

D. Isabella Fermati, indegno.

Se tu credi fuggir, aff tinganni. (da s)

Elisa (il sospetto si accresce)

D. Giovanni (Ah, qual fatale

Non atteso periglio!) (da s) Andianne, Elisa

(in atto di partire, e donna Isabella lo trattiene)

O ti scosta o ti sveno. (a donna Isabella, ed impugna la spada)

D. Isabella Io morir prima

Vo che partir; non mi spaventi, indegno. (si pone in difesa)

SCENA III - DON ALFONSO con guardie e detti

D. Alfonso Ol, fermate. Fra le regie guardie

Tanto savanza lardir vostro? Audace!

Toglietegli quel brando. (alle guardie)

D. Giovanni (Ah, son perduto)

D. Isabella (Quando ti cangerai, sorte spietata!)

Deh ascoltate, signore (a don Alfonso)

D. Alfonso In altro tempo

Vascolter.

D. Isabella (Lempio per or non sfugge). (parte)

SCENA IV - DON ALFONSO, DON GIOVANNI e guardie

D. Giovanni (Or s che larte por in uso duopo).

D.Alfonso Voi siete quel signor, che mal vantate

di cavaliero lonorato fregio.

Il Re morto vi vuole ad ogni costo;

Fame vi uccider, se non il ferro.

Non vi sar chi alimentarvi ardisca,

e chi ardisse di farlo, reo di morte.

D.Giovanni Ah s, giusto il decreto, io lo confesso.

Due delitti ho commesso. Ambi vendetta

Chiedon contro di me; ma se pietoso

Degnerete ascoltarmi, in lor vedrete

Delle mie colpe alleggerirsi il peso.

D.Alfonso Difendetevi pur, se vi rimane

Ragion di farlo. Che dir mai saprete,

dopo la vostra confession del fatto?

D.Giovanni Dir, signor, che di DonnAnna il volto

macciec, mi sedusse; arsi a quei lumi,

ed al fuoco damor laltro si aggiunse

de copiosi liquori a lauta mensa

follemente libati. Oh intemperanza

dalma nobile indegna! Oh trista coppia

di due perfidi numi, Amore e Bacco!

Arrossisco nel dirlo; e pur deggio

Non asconder il ver. nel fatal punto,

talmente il senso la ragion oppresse,

che pi me stesso ravvisar non valsi.

Ah qual astro crudel partire indusse

Lospite dalla mensa, e me furente

Solo lasciar di tal bellezza accanto!

Lacceso cuore interpret levento

In favor di sue brame: alla mia pena

Chiesi ardito merc. La bella irata

Con disprezzi e con onte a me rispose,

ondil furor la terza fiamma accrebbe.

Pi ragion non mi resse, alle minacce

Lira mi trasport. Venne in mal punto

Il padre armato, e senza udir discolpe,

al cimento mindusse. Io provocato

colpi vibrai dal mio voler non retti,

ma dal fiero destin, che la mia spada

nel sen di lui miseramente impresse,

onde cadde trafitto. Ecco, signore,

le colpe mie, le confessai, son queste.

Rammentate per, che errai guidato

Da due perfidi ciechi. Ah se gli accenti

Scioglier potesse da quel marmo illustre

Leroe trafitto, ei chiederia pietade,

signor, per me. Di non aver frenata

la soverchia ira sua forse or si pente,

e in me leccesso giovanil condona.

Che giova a lui la morte mia? Che giova

Il mio sangue alla figlia egra e dolente?

Altro, per risarcire i danni suoi,

a me chieder dovrebbe, ed io giustizia

non le saprei negar, la man porgendo

di sposo a lei, che per mia colpa in pianto.

Don Giovanni perisca: avr donnAnna

Risarcito lonor? Lascer il mondo

Di dubitar, che abbia difeso invano

La sua onest da un risoluto amante?

Infelice donnAnna! Il duol lopprime,

e non vede il maggior de suoi perigli.

So che a troppo mavanzo. Il delinquente

Fissar non dee del suo fallir la pena.

Per chieder pietade a tutti lice,

e offrirsi a ci che risarcir pu il danno

senza spargere il sangue. Ah, don Alfonso,

voi parlate per me. Voi mimpetrate

la clemenza reale. Abbia donnAnna

nella mia destra il suo conforto, e voi

se perdeste un amico, un ne acquistate,

men valoroso s, ma non men fido.

Siatemi protettore. Amor di vita

Non mi sprona a bramar la piet vostra,

ma del mio sangue, e di mia fama il zelo.

Del gran Re di Castiglia nota al mondo

La piet, la giustizia. Or se un esempio

Dar con frutto egli brama, e di lui degno,

non la pena dun reo, ma la clemenza

dun pietoso Monarca il mondo ammiri,

che di miseri rei piena la terra,

ma di regi pietosi scarso il mondo.

D.Alfonso Alla piet non si ricorre invano.

Di pregare il mio Re per voi non sdegno;

S, lo far, se di donnAnna il cuore

Placato sia; ma di placarlo il modo

Facil non ; vi lusingate invano,

chella accetti una destra ancor fumante

di sangue a lei s caro. E voi potreste

una destra esibir, che ad altra sposa

promessa avete?

D.Giovanni Una promessa ancora

Scioglie si pu per riparar lonore

Duna onesta donzella.

D.Alfonso Ah, don Giovanni,

colui che il nome di Isabella ostenta,

mi fa temer di qualche vostro inganno.

D.Giovanni Signor, la f di cavaliero impegno

Che il mio labbro non mente.

D.Alfonso Creder voglio,

che non osiate profanar il sacro

nome di cavalier. Prestar vo fede

ai detti vostri; ma se sian mendaci,

scusa non vi sar che vi sottragga

dal pi fiero gastigo.

D.Giovanni (Eh mi lusingo

Colla fuga sottrarmi al rio destino).

SCENA V DONNANNA vestita a lutto, e detti

DonnAnna Deh signore, poich dagli occhi a forza

mhanno levato il genitore esangue

per recarlo alla tomba, ah non si vieti

che le lacrime mie versar io possa

su questo illustre venerato avello.

Ombra del padre mio Stelle! Che miro?

Qui don Giovanni? Ah don Alfonso, udite:

del tradito genitore in nome.

Chiedovi per piet che linumano

In faccia nostra ad ostentar non venga

Limpunita sua colpa, o dira accesa

Trarr di mano a questi servi unasta

Per trafigger quellempio.

D.Giovanni (Invan possio

Sperar piet dal di lei cuor).

D.Alfonso DonnAnna,

moderate lo sdegno. Al Re si aspetta

i rei punir, ma i rei punir non suole

senza prima ascoltarli. Ha don Giovanni

chiesto piet; da voi dipende; udirlo

se vi aggrada potete, e se discaro

non evvi ci chei di propor destina,

la clemenza del Re mancar non puote.

DonnAnna Che mai dir quel traditor indegno?

Che propor mi potr, che non sia parto

Del suo perfido cuor?

D.Giovanni Piet, donnAnna,

eccomi a vostri pi; da voi dipende

la mia vita non men che lonor mio.

Morto voi mi volete? Ecco il mio seno,

trafiggetelo voi di vostra mano.

Meglio lira saziar cos potrete,

ed io morr, senza lo sfregio almeno

duna pubblica pena. Ah, rammentate,

che amor cieco mi rese, e che la fiamma

in que vostri begli occhi amor accese,

onde il cuor marse; e che il mirarvi, o bella,

e starvi presso inosservato e solo,

e non languire e non bramar mercede,

impossibil si rende. A un disperato

per le vostre ripulse e chi poteva

porger freno o consiglio? A provocarmi

venne in mal punto il genitor Ma invano

scuse vo proponendo al mio delitto.

Sono reo, lo confesso, io morir deggio;

n per serbar questodiosa vita

mi vedete prostrato. Ah, sol vi chiedo

per piet, se pietade in cuor avete,

che vi caglia serbar, se non la vita,

lonore almen dun sventurato amante.

DonnAnna Perfido! Lonor vostro a me chiedete;

e il mio, contro di cui tentaste insulti,

chi difender potr dallombra indegna?

D.Giovanni Risarcir lo potrebbe Ah, folle io sono!

Limpossibil mi fingo, e al vostro sdegno

Nuovi stimoli aggiungo.

DonnAnna Via, seguite:

quale sarebbe il disegno?

D.Giovanni A voi la destra

Porger di sposo.

DonnAnna Scellerato! A tanto

Vi avanzate voi meco? Ed io vi soffro?

E voi, signor, dun mentitore gli accenti

Mi obbligate ascoltare?

D.Alfonso Il fine intendo

Delle vostre contese.

D.Giovanni Oh generosa,

oh pietosa donnAnna! Al padre vostro

lira sacrificar piacciavi, o bella,

non il sangue dun reo che piet chiede.

Queste lacrime mie dal duol spremute

Di vedervi per me dolente e mesta,

del pentimento mio vi faccian fede.

Deh non siate crudele (singinocchia)

DonnAnna Al Re dovete,

non di femmina umil gettarvi al piede.

D.Giovanni Ah no! Dal suol non sorger, se pria

Da labbri vostri il mio destin non esca.

Pronunziate, crudel, la mia sentenza:

condannatemi voi, chio son contento.

DonnAnna Sorgete, dico. (Ahim! Qual fiero incanto

Formano sul mio cuore le sue parole!).

D.Giovanni (comincia a impietosir). Su via, togliete

dal dubbio cuor dellavvenir la pena. (sorge)

Eccovi don Alfonso: a lui spiegate

La vostra crudelt. Morir son pronto,

e comunque a voi piaccia. Almen placate

col sangue mio del vostro cuor lo sdegno.

Un sol dono vi chiedo, e poi contento

Vado a morir. Volgete a me lo sguardo,

un momento soffrite i mesti lumi

dun che muore per voi. Pu chieder meno

dalla vostra pietade un infelice?

DonnAnna Mi chiedete uno sguardo? Ed a qual fine?

Forse sperando di sedurmi a forza

Di mentiti sospiri? (Ah che in mirarlo

In atto umil, con s bel pianto agli occhi,

avvilisce il mio sdegno!)

D.Alfonso E donde nasce,

donnAnna, il nuovo cangiamento e strano

che nel vostro sembiante or io discerno?

pietade, rossore? sdegno o affetto?

Palesatemi il ver.

DonnAnna Signor lorrore

Se potessi Ma no

D.Alfonso Basta, vintendo.

Ricomponete i combattuti affetti.

Don Giovanni, per ora il destin vostro

Sospeso ancor. N accelerar vi caglia

Ci che potrebbe migliorare il tempo.

D.Giovanni Grazie a vostra bont. (Verr la notte,

torner Elisa, e fuggir il periglio).

DonnAnna (Ombra del padre mio che qui ti aggiri,

la debolezza del cuor mio perdona.

Son donna alfin)

SCENA VI un PAGGIO e detti

Paggio Con questo foglio a voi,

signor, diretto, un messaggiero giunto.

D.Alfonso Leggasi il foglio, e tu trattieni il messo. (il paggio parte)

D.Giovanni Prove tai vi dar della mia fede, (a donnAnna)

Che potranno cancellar lantico errore.

D.Alfonso (Che lessi? Oh infedelt!)

D.Giovanni (Turbato Alfonso).

D.Alfonso (Quanti perfidi inganni!)

D.Giovanni (Ahim che fia?)

D.Alfonso Don Giovanni, ascoltate. questi un foglio

Del vostro Re dal Segretario istesso

Dordine regio a me diretto.

D.Giovanni (Oh stelle!)

D.Alfonso (legge) Don Giovanni Tenorio, il cui sfrenato

perfido cuor di mille colpe reo,

sinvol dalla patria, e seco il cuore

lempio port di una donzella illustre;

Donna Isabella, unica figlia e cara

Del duca invitto dAltomonte, quella,

Che tradita rimase. Or linfelice

Sotto spoglia viril segue lindegno,

che il cammin di Castiglia ha preso, in quello

sperando ritrovar scampo ed asilo.

Sambi in poter del vostro Re sien giunti,

cura prendete della donna offesa,

indi fra lacci il traditor vi piaccia

spedir a noi, perch punito ei resti.

DonnAnna Cieli, che intesi mai!

D.Giovanni (Questo mi perde).

D.Alfonso Don Giovanni che dite?

D.Giovanni Un foglio quello

Che mentito sar

D.Alfonso Non mente il foglio.

Voi mentitor, voi cavaliere indegno,

moltiplicate i scellerati inganni.

Vi perseguita un stolto, e fole inventa,

e non qual si dice, e lonor vostro

impegnate a provarlo? Ah quale onore,

misero cavalier, sognando andate?

Tutto scoperto alfin. Donna Isabella

colei chingannaste, ed or vi segue.

Furor vi spinse e sregolato amore

DonnAnna ad oltraggiar. Sdegno inumano

Contro il Commendator vi arm la destra

Non andrete alla patria in lacci avvinto.

Qui dovete morire. Allatrio intorno

Sieno i custodi raddoppiati. Allempio

Niuno porga soccorso. Andr io stesso

Del mio Monarca ad affrettar lo sdegno. (parte)

SCENA VII DON GIOVANNI, DONNANNA e guardie

D.Giovanni Ah donnAnna, piet!

DonnAnna Piet mi chiede

Chi piet non conosce? Empio! Abbastanza

lusingar mi lasciai da vostri inganni.

Misera me sio secondato avessi

Il desegno crudel del vostro cuore!

A qual barbaro strazio, a qual destino

Riserbata mi avreste? Il ciel pietoso

Mi soccorse per tempo. Alzate i lumi,

barbaro, a quella gloriosa imago:

voi gli apriste nel sen la crudel piaga,

e con essa chiedendo al ciel vendetta,

lalto potere invocher de Numi.

SCENA VIII DON GIOVANNI, poi CARINO e guardie

D.Giovanni Dunque morir deggio, perfide stelle?

Finito ho di sperar? Ah un ferro almeno

Mi togliesse la vita, e mi stroncasse

La vergogna e il dolor. Vieni, Carino,

vieni, amico pastor. Tu mi soccorri,

tu mi presta conforto in questo estremo

giorno per me fatal.

Carino Darovvi aita,

per avermi infedel reso la sposa?

D.Giovanni Vendica i torti tuoi. Non ti chiedio

Vita, n libert; morte ti chiedo.

Svenami per pietade. Io sono stanco

Dattender pi della mia vita il fine.

Carino Siete voi disperato?

D.Giovanni S, lo sono;

per me non vi pi scampo. la pietade

terminata per me. Sono crudeli

meco gli Dei, se Dei vi sono in cielo.

Carino Non parlate cos. Vi sono i Dei;

e crudeli non sono. A lor volgete

con umil cuor le calde preci, e i voti

e il soccorso verr.

D.Giovanni Che dei, che voti?

Che sperare possio dal sordo cielo?

Gi per lunga stagion perduto ho luso

Di favellar coi Numi.

Carino (Il cuor mi trema).

Ma lo stato in cui siete, almen vi faccia

in voi stesso tornar. Da chi potreste,

se la negan gli Dei, sperare aita?

Pentitevi di cuor. Via Don Giovanni;

se siete cavalier, non disprezzate

dun pastore il consiglio. forse questa

lultima volta che per me vi parla

la celeste piet. Mirate il cielo

D.Giovanni Ah, che piuttosto invocher dAverno

le terribili furie. Esse verranno

a lacerarmi il seno. A un disperato

piet non giova, inutile il consiglio;

deggio morir, ma venga seco a trarmi

una volta la morte. Iniquo fato!

Empia sorte! Crudel, barbara madre,

che mi desti alla luce! Empia nutrice,

che nella culla non troncasti il filo

di s perfida vita! Oh maledetto

giorno in cui nacqui! Oh scellarati affetti,

che nutriste il mio cuor! DonnAnna, Elisa,

Donna Isabella! Ah chi di voi mi svena?

Svenami tu pastore.

Carino (Inorridisco!)

Deh calmate il furor che s vaccieca;

ritornate in voi stesso.

D.Giovanni Eccomi alfine

disarmato, rinchiuso, e da ria fame

tormentato, e da sdegno aspro e feroce.

Commendator, che fai? Perch non vieni

A vendicar il sangue tuo? Quel marmo

Perch non scende a precipizio, e seco

Me non porta sotterra? Ah potessio,

pria di morire, unaltra volta almeno

lacerare il tuo sen! Numi spietati,

deit menzognere, il vostro braccio

sfido a vendetta. Se fia ver che in cielo

sovra luom mortal vi sia potere,

se giustizia lass, fulmine scenda,

mi colpisca, mi uccida e mi profondi

nellinferno per sempre.

(Viene un fulmine che colpisce don Giovanni; la terra si apre, e lo sprofonda. Carino spaventato fugge, poi torna)

Carino Aim! Soccorso.

SCENA ULTIMA DON ALFONSO, DONNANNA, DONNA ISABELLA, il DUCA OTTAVIO, ELISA e CARINO.

D.Isabella Udite il ciel, che a fulminar cinvita

Quellindegno impostore. (a don Alfonso)

DonnAnna Ha forse il cielo

Destinata la vittima al suo braccio?

D.Alfonso Don Giovanni dov? (a Carino)

Carino Lontano assai.

D.Alfonso Come? Fugg?

Carino Se lo port il demonio.

D.Alfonso Che dici?

Carino Oim! Per lo spavento appena

Favellar possio. Cotante ingiurie

Contro i Dei pronunzi, che un fulmin venne;

lo colp, sapr il suolo, e pi nol vidi.

D.Alfonso La giustizia del cielo ha prevenuto

Il tardo colpo di giustizia umana.

Donna Isabella, ritornar potete

A vostragio alla patria. I vostri voti

Fur da Numi esauditi, e i vostri torti

Risarciti miraste.

D.Isabella Ah, che non basta

Questo lieve conforto a mie sventure.

Ottavio Donna Isabella, non possio spiegarvi

Quel che pensa il mio cuor. Basta col tempo

Potr dar qualche sfogo al mio cordoglio.

D.Isabella Questa vostra piet scema il mio duolo.

Consolar mi potete.

Elisa Al scellerato

Nuova pena saccresca. Ei mha tradita;

a voi chiedo vendetta.

Carino Invan la chiedi.

La fe il cielo per tutti.

Elisa E tu, Carino,

sarai meco crudel?

Carino Va da me lungi

Quanto corre in un d cacciata fera.

Mingannasti due volte. Aff, la terza

Non tha da riuscir.

Elisa Giuro

Carino Taccheta

La tua fede conosco, e ci ti basti.

D.Alfonso Non ti lagnar di lui, ma di te stessa,

se di fede il tuo cuor ti rese indegna.

Elisa Non per questo morir voglio di duolo;

a chi manca belt, mancan gli amanti.

D.Alfonso Torna alle selve, e non venir fastosa

A seminar fra i cittadini gli ardori.

Elisa Oh s, che sono i cittadini vostri

innocenti e discreti. Alle mie selve

torner per fuggir la gente trista;

che mai sedotta maveria un pastore,

qual meco fece un cittadin malvagio.

Io de nostri pastor conosco il cuore,

e li volgo a mia voglia, e son nellarte

dimprigionare i loro cuor maestra.

Ma i cittadini, ohim! Son tutti inganni;

e la donna pi scaltra ai scaltri amanti

ceder convien delle menzogne il vanto.

D.Alfonso Chi crederebbe che s rio costume

Serpendo andasse fra le selve ancora?

Andianne, amici, e dellindegno estinto

Il terribile esempio ormai cinsegni,

che luom muore qual visse, e il giusto cielo

gli empi punisce, e i dissoluti abborre.

Fine della Commedia

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