Donn’Anna Luna

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Antonio Sapienza

                                                  Antonio  Sapienza

                                             " DONN'ANNA LUNA”

                                                   ( In morte del figlio cangiato)

                                                         Atto unico

                               Tratto dalla tragedia in tre atti di Luigi Pirandello:

                                                " La vita che ti diedi."

 Buio in sala. Musica adatta. Sipario che lentamente si apre. Buio in scena. Un minuto e, quindi, una luce incomincera' ad illuminare Donn'Anna Luna che si trova oltre la meta' della scena. Ella, camminando lentamente, forse con dolore, scorgera'- per terra- una corona del Rosario. Senza alcun

interesse, la guardera', poi si chinera' e la raccogliera'; per posarla, dopo, sul tavolinetto.

Anna.- ... una corona. Pregare - inginocchiare il proprio dolore... Per me e' piu' difficile.

In piedi.

SeguirLo qua, attimo per attimo.

A un certo punto, quasi manca il respiro; ci si accascia e si prega: -" Ah, mio Dio, non resisto piu'; fammi piegare i ginocchi!"-

Non vuole.

Ci vuole in piedi; vivi, attimo per attimo: qua, qua: senza mai riposo.-

Fior.- ( entrando nel cono di luce, da sinistra) Ma la vera vita e' di la', Anna mia.-

Anna.- Io so che Dio non puo' morire in ogni sua creatura che muore. Tu non puoi neanche dire che la mia creatura e' morta. Tu mi dici che Dio se l'e' presa con se.-

Fior.- Ecco, si! Appunto!-

Anna.- ( con strazio) Ma io sono qua! Ancora qua, Fiorina!-

Fior.- (confortandola) Si, povera sorella mia.-

Anna.- E non senti che Dio per noi non e' di la', finche' vuol durare qua, in me, in noi; non per noi soltanto ma anche perche' seguitino a vivere quelli che se ne sono andati?-

Fior.- A vivere nel nostro ricordo.-

Anna.- (ferita dalla parola "ricordo"? Non posso piu' parlare, ne' sentire parlare.-

Fior.- Perche', Anna?-

Anna.- Le parole - come le sento profferire dagli altri sono come una morte per me.(bp) Se non ho mai, mai vissuto d'altro? Se non ho altra vita che questa- l'unica che possa toccare; precisa, presente.

Tu mi dici " ricordo", e subito me l'allontana, me la fa mancare.-

Fior.- Come dovrei dire allora?-

Anna.- Che Dio vuole che mi viva ancora mio figlio!- Cosi'.- Non certo piu' di quella vita che Egli volle dare a lui qua; ma di quella che gli ho dato io, si, sempre! Questa non gli puo' finire finche' la vita duri in me.- O che non e' vero che cosi' si puo' vivere eterni anche qua, quando con le opere ce

ne rendiamo degni?- Eterno; mio figlio, no; ma qua con me, di questo giorno che gli e' rimasto a mezzo, e di domani, finche' vivo io, mio figlio deve vivere, deve vivere, con tutte le cose della vita, qua; con tutta la mia vita, che e' sua, e non gliela puo' levare nessuno!-

Fior,- ... e Dio?-

Anna.- No. Dio? Dio non leva la vita!-

Fior.- Ma io dico quella che fu la sua qua.-

Anna.- Perche' tu sai che c'e' di la' un povero corpo che non vede e non ti sente piu'! E allora, basta, e' vero? E' Finito.- Si, vestirlo d'uno dei suoi abiti migliori; si, recitare le preghiere, accendere i ceri... E fate! si, fate! ma presto!- Io voglio quella sua stanza la' come era; che stia la' viva, viva della vita che io le do, ad attendere il suo ritorno, con tutte le cose com'egli me l'affido' prima che partisse.

Ma lo sai, Fiorina, che mio figlio, quello che mi parti', non mi e' piu' ritornato?- Attenta sorella, anche i tuoi figli che sono partiti l'anno scorso per la citta', credi che ritorneranno com'erano prima?-

Non piangere, no. Piansi tanto anch'io - allora si – per quella partenza! Senza sapere! Come te che piangi e non ne sai, non ne sai ancora la ragione!-

Fior.- No, no; io piango per te, Anna!-

Anna.- E non intendi che si dovrebbe piangere sempre, allora? -Oh Fiorina, ( prende la testa della sorella, amorosamente, tra le mani) tu, questa? con questa fronte? con questi occhi? Ma ci pensi? Come ti sei ridotta cosi' da quella che eri? Ti vedo viva com'eri, un fiore veramente; e non vuoi che mi

sembri un sogno vederti ora cosi'? E a te, di' la verita', se ci pensi, la tua immagine d'allora...-

Fior.- ... eh, si, sembra un sogno, Anna.-

Anna.- Ecco vedi cos'e' Tutto cosi'. Un sogno. Il corpo, se cosi' sotto le mie mani ti cangia ti cangia - le tue immagini - questa, quella - che sono? Memorie di sogni.-

Fior.- Memorie di sogni, si.-

Anna.- E allora basta che sia viva la memoria, io dico, e il sogno e' vita, ecco! Mio figlio com'io lo vedo: vivo! vivo! - Non quello che e' di la'- Cerca di intendermi!-

Fior.- Dio volesse che fosse un sogno!-

Anna.- (assorta) Sette anni ci vogliono - lo so - sette anni di stare a pensare al figlio che non ritorna, e aver sofferto quello che ho sofferto io.- per intenderla questa verita' che  oltrepassa ogni dolore e si fa qua, qua come una luce che non si puo' piu' spegnere.

Tu credi che mio figlio mi sia morto ora, e' vero? Non mi e' morto ora. Io piansi invece, di nascosto, tutte le mie lacrime quando me lo vidi ritornare un altro che non aveva piu' nulla di mio figlio.-

Fior.- Ah, ecco-si cambiato- certo! Ma si sa che la vita ci cambia, e...-

Anna.- ... e ci pare che possiamo confortarci dicendo cosi': "cambiato". E cambiato, non vuol dire un altro da quello che era? Io non potei riconoscere piu' mio figlio che m'era partito.

Lo spiavo, se almeno un volgere d'occhi, un cenno di sorriso a fior di labbro, che so... un subito schiarirsi della fronte, mi avesse richiamato vivo, almeno per un momento, in questo che m'era ritornato, il mio figlio d'allora. No, no. Altri occhi, freddi. Una fronte sempre opaca, stretta

qua alle tempie. E quasi calvo, quasi calvo. Ecco com'e' la'.

Ma devi ammettermi che io lo so, mio figlio com'era. Una madre guarda il figlio e lo sa com'e': Dio mio, l'ha fatto lei! - ebbene, la vita puo' agire cosi' crudelmente verso una madre: le strappa il figlio e glielo cambia.-  un altro; e io non lo sapevo. Morto; e io seguitavo a farlo vivere in me.-

Fior.-Ma per te, dunque; per come era per te! Non morto per se, se egli fino a poco fa viveva...-

Anna.- ... la sua vita, si; ah, la sua vita si, e quella che egli dava a moi, a me! Ben poco ormai, quasi piu' niente a me. Era tutto la', sempre! (indichera' un punto lontano) Ma capisci che cosa orribile m'e' toccato patire? Mio figlio- quello che e' per me, nella memoria, vivo - era rimasto la', presso quella donna; e qua, per me, era tornato questo che certo non sentiva piu' come prima.- E che posso saperne io, della sua vita, com'era adesso per lui?  Ecco, vedi? e' cosi': quello che ci manca ora, e' solo la vita com'egli la dava a se' e a noi. Questa si. Ma allora, Dio mio, si dovrebbe anche intendere che la vera ragione per cui si piange anche davanti alla morte, e' un'altra da quella che si crede.-

Fior.- Si piange quello che ci viene a mancare.-

Anna.- Ecco! La nostra vita in chi muore: quello che non sappiamo!-

Fior.- Ma no...-

Anna.- ... si, si: per noi piangiamo; perche' chi muore non puo' piu' dare - lui, lui - nessuna vita a noi, con quei occhi spenti, con quelle mani fredde e dure. E che vuoi ch'io pianga, allora, se e' per me!

Quando era lontano, io dicevo:-" Se in questo momento mi pensa, io sono viva per lui.". E questo mi sosteneva, mi confortava nella mia solitudine.

Come debbo dire ora? Debbo dire che io, io, non sono piu' viva per lui, poiche' egli non mi puo' piu' pensare! E tu invece vuoi dire che egli non e' piu' vivo per me. Ma si che egli e' vivo, vivo in tutta la vita che io gli ho data: la mia, la mia, non la sua che io non so! Se l'era vissuta lui, la sua, lontano da me, senza che io ne sapessi nulla.

E come per sette anni glielo data senza che lui ci fosse piu', non posso forse seguitare a dargliela ancora, allo stesso modo? Che e' morto di lui, che non fosse gia' morto per me?

Mi sono accorta bene che la vita non dipende da una corpo che  ci sia o non ci sia davanti agli occhi. Puo' esserci un corpo, starci davanti agli occhi, ed essere morto per la vita che noi gli davamo.

Quei suoi occhi che si dilatavano, di tanto in tanto, come un brio di luce improvviso che glieli faceva ridere limpidi e felici, egli li aveva perduti nella sua vita; ma in me no; li ha sempre quegli occhi, e gli ridono subito, limpidi felici, se io lo chiamo, e si volta, vivo!

Vuol dire che io ora non debbo piu' permettere che s'allontani da me, dov'ha la sua vita; e che altra vita si frapponga tra lui e me: questo si! Avra' la mia qua, nei miei occhi che lo vedono, sulle mie

labbra che gli parlano; e posso anche fargliela vivere la', dove lui vuole: non importa! senza darne piu' niente a me, se non me ne vuol dare: tutta tutta per lui la', la mia vita; se la vivra' lui, e io staro' qua ancora ad aspettare il ritorno, se mai riuscira' a distaccarsi da quella disperata passione... quella che tu sai.-

Fior.- Si, me ne parlo'.-

Anna.- ( come se parlasse per bocca sua, il figlio)... Che l'amore di lui non le manco' mai, fino all'ultimo momento... Che non le manchera' mai questo amore!-

Fior.- Come?-

Anna.- ( con naturalezza) Se ella sapra' tenerselo vivo nel cuore, aspettandone qua il ritorno, com'io lo aspetto di la'. Se ella lo ama, m'intendera'. E il loro amore, per fortuna, era tale che non aveva bisogno per vivere della presenza del corpo.

Si sono amati cosi'. Possono, possono seguitare ad amarsi ancora.-

Fior.- Ma che dici, Anna?-

Anna.- Che possono! Nel cuore di lei. Se ella sapra' dargli ancora vita col suo amore, come certo in questo momento gliela da', se lo pensa qua vivo com’io lo penso vivo la'.-

Fior.- Ma credi che si possa, cosi', passar sopra la morte?-

Ann.- No, e' vero? " Cosi'" non si deve! La vita, si, ha messo sempre sui morti una pietra, per passarci sopra. Ma dev'essere la nostra vita, non quella di chi muore. I morti li vogliamo proprio morti, per poterla vivere in pace la nostra vita. E' cosi' va bene passar sopra la morte!-

Fior.- Ma no. Altro e' dimenticare i morti, altro pensarli vivi, aspettandone il ritorno, che non puo' piu' avvenire!-

Anna.- E allora pensarlo morto, e' vero? com'e' la'...-

Fior.- ... purtroppo...-

Anna.- ... ed esser certi che non puo' ritornare! Piangere molto, molto; e poi quietarsi a poco a poco...-

Fior.- ... consolarsi in qualche modo...-

Anna.- ... e poi, come da lontano, ogni tanto, ricordarsi di lui:- " Era cosi'"- " Diceva questo" - Va bene?-

Fior.- Come tutti hanno sempre fatto, Anna mia!-

Anna.- Insomma, ecco, farlo morire, farlo morire anche per noi; non cosi' d'un tratto com'e' morto lui la', ma a poco a poco; dimenticandolo; negandogli quella vita che prima gli davamo, perche' egli non puo' piu' darne nessuna a noi. Si fa cosi'? - tanto e tanto. Piu' niente tu a me; piu' niente io a te.- O al piu', considerando che se non me ne dai e' perche' proprio non ne puoi piu' dare, non avendone piu'

neanche un poco, neanche una briciola per te; ecco, di quella che potra' avanzarne a me, di tanto in tanto, io te ne daro' ancora un pochino, ricordandoti- cosi' da lontano- Ah, da lontano lontano, badiamo! per modo che non ti possa piu' avvenire di ritornare. Dio sa, altrimenti, che spavento!-

Questa e' la perfetta morte. E la vita, quale anche una madre, se vuol essere saggia, deve seguitare a viverla, quando il figlio sia morto. (pausa, poi quasi con sofferenza) Per favore, chiama Elisabetta e Giovanni, il giardiniere, che si faccia cio' che dev'essere fatto, di la', nella sua stanza. Ma fate presto, presto! dopo, come dissi, la rivoglio com'era, com'era prima! (Si ferma, immobile, statuaria)-

Fior.- ( Uscendo prima dal cono di luce, come per dare disposizioni, per rientrarvi subito dopo con una busta in mani) Anna c'e' una lettera per lui...(indica la stanza)-

Anna.- Che sia la lettera che aspettava da lei. Dammela, la voglio leggere!-

Fior.- (porgendola timidamente) Ma non sarebbe meglio se...-

Anna.- ... se non la leggessi? (lacera la busta) Ma non saro' io a leggerla, sara' lui. (legge)-

Fior.- Ti prego, Anna, non continuare questa follia...-

Anna.- Follia? (leggendo la lettera) No, non e' follia questa: sta arrivando! Ha abbandonato marito e figli e sta arrivando da lui, qui, capisci?-

Fior.- E lui non c'e' piu'!-

Anna.- No! E' qua! e' qua! (poi stringendosi la lettera al petto) Viene, viene.-

Fior.- Bisogna impedirglielo, subito!-

Anna.- (seguitando a leggere) ...Non resiste piu'! Finche' lo aveva la', con lei...Si, tanto, tanto amore...( Ma anche lui, anche lui, qua, si, sempre per te.) Lo vede! lo vede! – Ah Dio - ma ne e' disperata, disperata. No! Non e' possibile, non e' possibile farle sapere in questo momento ch'egli non le puo' dare il conforto del suo amore, della sua vita!-

Fior.- Ma pure, per forza, Anna, bisognera'...-

Anna.- Na che! Se sentissi com'egli e' vivo, vivo, qua, in questa disperazione di lei! Come gli parla, come gli grida il suo amore! Minaccia d'uccidersi!- Guai se non fosse cosi' vivo per lei, in questo momento.-

Fior.- Non lo fare Anna, ti prego, non lo fare...-

Calano le luci. Musica adatta. Quando riprendono ci sara' proiettato su un fondale di collina toscana, una luce di luna piena. Due voci tra le quinte, si udranno chiaramente. Sono le voci di Giovanni e Elisabetta.

Elis.- Chi e' la'?- (pausa) Oh, Giovanni? - sei tu?- (pausa) Giovanni?-

Giov.- La vedi?-

Elis.- No, che cosa?-

Giov.- La', ancora tra gli olivi della collina.-

Elis.- Ah, si - la vedo. E tu stai li' a guardare la luna?-

Giov.- Voglio vedere se e' vero quello che mi disse.-

Elis.- Chi?-

Giov.- Chi! Chi ora non la vede piu'.-

Elis.- Ah, lui?-

Giov.- Da costa'; ove sei tu.-

Elis.- Non mi far paura: ne ho tanta!-

Giov.- La sera dopo che arrivo'.-

Elis.- Ti disse della luna? E che ti disse?-

Giov.- Che piu' va su', e piu' si perde.-

Elis.- La luna?-

Giov.- Tu la guardi in terra - mi disse - e ne vedi il lume la' sulla collina, qua sulle piante; ma se alzi il capo e guardi lei, piu' alta e', e piu' la vedi come lontana dalla nostra notte.-

Elis.- Lontana? Perche'-

Giov.- Perche' notte e' qua per noi, ma la luna non la vede, perduta lassu' nella sua luce, intendi? - A che pensava, eh? guardando la luna. (pausa) Sento i sonagli della vettura, arriva la signora forestiera...-

Elis.- Corri, corri ad aprire il cancello, io avverto Donn'anna.-

Cala il chiaro di luna. Buio. Musica adatta. Poi luce su Donn'Anna che introduce Lucia.

Anna.- ... quelle sono le sue stanze. E se entri la', ne avrai la prova: li vedrai da per tutto, con gli ultimi fiori lasciati ieri, vicino ai tuoi ritratti.-

Lucia- (amabile, ironicamente) I fiori... e poi se n'e' fuggito?-

Anna.- Torni a rimproverarlo? Se sapessi a che costo non e' qua...-

Lucia- Vengo, e non si fa trovare. Lei dice che l'ha fatto per me?-

Anna.- ... contro il suo cuore...-

Lucia- ... per prudenza? - e non le sembra che sia ben piu' che un rimprovero,- un'offesa per me- tanta prudenza- un insulto-...-

Anna.- No, no...-

Lucia- ...oh Dio, cosi' crudo, che si puo' pensare abbia voluto usarla per se' - non per me - la prudenza.-

Anna.- No, per te! per te!-

Lucia- Ma io non sono morta! Io sono qua!-

Anna.- Morta? Che dici?-

Lucia- Eh, si, mi scusi; se al mio arrivo se n'e' fuggito e ha lasciato i fiori la', davanti ai miei ritratti, che vuol dire? che vuol essere come per una morta il suo amore? E io che ho lasciato la' tutta l'altra vita, per correre qua da lui! Oh! oh! e' orribile, orribile quello che ha fatto!-

Anna.- (quasi tra se) Non l'avrebbe fatto... E' certo che non l'avrebbe fatto...-

Lucia- (di scatto) C'e' dunque una ragione per cui l'ha fatto?-

Anna.- Si.-

Lucia- Che ragione? Mi dica!-

Anna.- (sistemando distrattamente i fiori sul tavolino) Mi permetti di chiamarti Lucia?-

Lucia- Mi chiami Lucia, si, certo...-

Anna.- E di dirti che egli non intese offenderti se, dovendo partire...-

Lucia-... ma mi dica perche'? la ragione?-

Anna.- Ecco: te la diro' - ma prima questo: che non intese offenderti, affidandoti a me...-

Lucia- ...no! ah, mi comprenda!- io... -io so che...-

Anna.- ... che lui mi confido' sempre tutto - come vi siete amati...-

Lucia- (fosca) Tutto?-

Anna.- Poteva confidarmelo perche'...-

Lucia-( come rabbrividendo si nascondra' il viso e neghera' con la testa)-

Anna.- (guardandola allibita) No?-

Lucia- ( col capo) No - no...-

Anna.- Come? Allora...-

Lucia- Mi perdoni! Sia madre anche per me!- Io sono qua per questo!-

Anna.- Ma allora, egli...-

Lucia- ... parti' di la' per questo!-

Anna.- Ma lo forzasti tu a partire?-

Lucia- Io, si! Dopo! dopo! - All'ultimo, a tradimento, quest'amore, durato puro tant'anni, ci vinse!-

Anna.- Ah, per questo...-

Lucia- Sconvolta lo spinsi a partire.- Non avrei potuto piu' guardare i miei bambini.- Ma fu inutile, inutile.- Non potei piu' guardarli. Mi son sentita morire. (la guarda in faccia) Comprende perche'! - Ne ho un altro! ( si volta).-

Anna.- Suo?-

Lucia- Sono qua per questo.-

Anna.- Suo? Suo?-

Lucia- Egli ancora non lo sa! Bisogna che sappia! - Mi dica dov'e'!-

Anna.- Oh figlia mia! figlia mia! - Egli vive allora in te veramente? - Partendo, lascio' in te una vita - sua?-

Lucia- Si, si - bisogna che io sappia subito! Dov'e'? Me lo dica! Dov'e'?-

Anna.- E come faccio ora a dirtelo? Oh Dio! Come faccio ora a dirtelo?-

Lucia- Perche'? non lo sa?-

Anna.- Partito...-

Lucia- ... Non le disse dove andava?-

Anna.- Non me lo disse.-

Lucia- Ha sospettato - lo vedo - che solo per...(con sdegno) Ma non aveva ragione di sospettare questo da me!- Sono stata anch'io, si; come e' stato lui; ma io lo spinsi a partire, e non sarei venuta, ora, per questo! - E' che non posso piu' ora, staccarmi da lui e tornare la', come sono, non posso!-

Anna.- Si, si e' giusto!-

Lucia- Come gli si puo' far sapere...-

Anna.- Aspetta, aspetta; gli si fara' sapere, si...-

Lucia- ... e come? dove, se lei non sa dov'e'?- Lo so, avrei dovuto scriverglielo... la nostra follia... Capisco, capisco e' fuggito per farmi trovare lei - la ragione che avevo perduta - Ma, tornera'?-

Anna.- Si, si certo - calmati - siedi qua, accanto a me – e lasciati chiamare figlia...(si siedono)-

Lucia- ... si, si...-

Anna.- ... Lucia...-

Lucia- ... Si...-

Anna.- figlia mia!-

Lucia- ... si mamma, mamma!- Ora sento che e' meglio che io abbia trovato lei qua, prima, e non lui...-

Anna.- ... figlia mia bella - bella - questi occhi – questa fronte - questo odore dei tuoi capelli - comprendo, comprendo! Ah, egli doveva - ma fin da prima, fin da prima - doveva farti sua!-

Lucia- ... senza il male che abbiamo fatto!-

Anna.- Ora non ci pensare. Quelli che non ne hanno fatto, figlia, chi sa di quanto male sono stati cagione agli altri, a quelli che lo fanno, e che forse saranno i soli ad averne poi bene. Tu piu' di me.-

Lucia- Ho tagliato in due la mia vita -io -...-

Anna.- ... ne hai una in te...-

Lucia- ... ma quegli altri la'? Sono fuggita per quell'amore diventato tutto d'un tratto cio' che non doveva mai diventare!-

Anna.- La vita!-

Lucia- La vita? Che vuole che me ne venga adesso. Questo suo tradimento di non farsi trovare - ho bisogno di lui!- Dov'e'? Dove sara'?-

Anna.- Non lo so, figlia - Ma bisogna che tu te la dia ora, un po' di pace.-

Lucia- Non posso!-

Anna.- Tremi tutta - sarai cosi' stanca - Il lungo viaggio..-

Lucia- Ho tanta ansia, tanta...-

Anna.- Bisogna che tu vada a riposare. Vedremo domani come si deve fare.-

Lucia- Impazziro' stanotte!-

Anna.- No - guarda - t'insegno io a non impazzire - come si fa quando uno e' lontano - come feci io tanto tempo fa, finche' egli fu la', con te: Me lo sentii vicino, perche' io col cuore me lo facevo vicino. - altro che vicino – io l'avevo nel cuore! Fai cosi', e questa notte passera'!-

Lucia- Dorme di la'?-

Anna.- Si. E questa e' la sua panca, dove fino a ieri mi ha parlato di te.-

Lucia- E poi se n'e' partito...-

Anna.- ... ma non sapeva...-

Lucia- ... ma ora?-

Anna.- Ah ora - certo - cambia tutto.-

Lucia- E ritornera'?-

Anna.- ... e ritornera', stai tranquilla - ritornera'. Ma ora vieni, vieni su, con me. Ti ho preparato la tua stanza.-

Lucia- Voglio vedere la sua.-

Anna.- La sua? Si, si vieni - entra.-

Lucia- E non mi vorrebbe lasciare qua?-

Anna.- Vuoi - qua da lui?-

Lucia- Ora posso.- E’ pure con me.-

Anna.- Vedi, vedi che tu gia' lo senti? Si, se tu vuoi, dormi qua, figlia mia.-

Lucia- Forse e' meglio: " piu' vicino"!-

Anna.- ... nel tuo cuore, si! nel tuo cuore!-

Lucia- (notando il chiarore lunare)... si, nel cuore, con questa bella luna... buona notte.-

La scana si fa buia. Musica adatta. Pochi secondi e la luce riprende con chiarore di luce mattutina. In scena vi sono, al centro del palco, Donn'Anna e Fiorina.

Fior.- Deve sapere! Ella deve sapere!-

Anna.- Non ancora Fiorina, non ancora.-

Fior.- Sono sgomenta! Come puoi negarle la verita'?-

Anna.- La sapra' - quando sara' il momento- ella sapra'!-

Fior.- Anna, sorella mia, devi dirglielo subito. Lucia deve sapere! Subito!-

Lucia- ( che alle prime battute era entrata in scena silenziosa) Che cosa debbo sapere?-

Fior.- Povera figlia, povera figlia...-

Lucia- (tremando) Cosa dicevate? Cos'e' che debbo sapere?-

Anna.- Nulla... nulla... stai calma.-

Lucia- Non e' vero! Cosa debbo sapere? (gridando) Ditemelo!-

Fior.- Figliola cara, coraggio! ( tenta d'abbracciarla)-

Lucia- (sottrendosi e volgendosi a Donn'Anna) E' morto? E' morto? - No! Morto? - E come? lei - No! Non e' possibile! Oh Dio, il sogno che ho fatto! Morto? Ditemelo! Ditemelo!-

Fior.- Son gia' tanti giorni...-

Lucia- Tanti? ( a Donn'Anna) che e' morto? - e lei - come? - perche' non me l'ha detto? Com'e' morto? come? Ah, Dio, la' dove ho dormito? E mi ha fatto dormire la'? - ( Donn'Anna e' statuaria) L'ho voluto io; ma lei...- come? - " i fiori" - " e' partito" - "queste sono le sue stanze" - " non so dov'e'"-

E io l'ho sognato, che non poteva ritornare, tanto lontano se n'e' andato; - lo vedevo, cosi' lontano, con un viso da morto - il suo viso! il suo viso! - Ah Dio- (pianto) Per non farsi trovare - eh si, soltanto questo doveva essere accaduto, che fosse morto! E io non l'ho compreso, perche' lei - lei - ma

come ha fatto? com'ha potuto fare? - per me? ed egli era morto anche a lei- e' incredibile! me n'ha parlato come se fosse vivo!-

Anna.- (fissando lontano) Lo vedo...-

Lucia- ... che e' morto? - e non le e' morto qua sotto gli occhi?-

Anna.- ... no: ora...-

Lucia- ... come, ora?...-

Anna.- ... ora lo vedo morire.-

Lucia- Come? Che dice? ( Donn'Anna si coprira' il volto con le mani e Lucia gridera') Io lo sapevo, lo sapevo che sarebbe morto! Non avevo voluto crederci! Me lo disse lui stesso, quando parti', che sarebbe venuto qua a morire!-

Anna.- E io non lo vidi.-

Lucia- Lo vidi io! Moriva, moriva, da anni; gli s'erano spenti gli occhi: era gia' come morto quando parti'! Cosi' pallido lo vidi, cosi' pallido, cosi' misero lo vidi, che compresi subito che sarebbe morto!-

Anna.- Misero, si - gli occhi spenti, si - e diventato cosi' - cangiato, cangiato cosi' - ora lo vedo -per te, si, figlia! ( attirandola a se' con un brivido ) Oh figlia-! - qua la sua carne - ora si - me lo vedo morire- ne sento il freddo ora qua, qua al caldo di queste tue lacrime! - Tu me lo fai vedere, come si era

ridotto ora! Non lo vedevo! Non avevo potuto piangerlo, perche' non lo vedevo! - Ora lo vedo! ora lo vedo!-

Lucia- Ma che dice?-

Anna.- Figlio mio! - le tue carni! - te ne sei andato cosi' -  misero, misero! E io... io t'imbalsamavo - vivo! – vivo t'imbalsamavo - come non eri piu', come non potevi piu' essere - con quei capelli e quegli occhi che avevi perduti, che non ti potevano oiu' ridere! E perche' non ti potevano piu' ridere, non te li ho conosciuti—! - E come, allora? Fuori della tua vita ti volevo far vivere? fuori dalla vita che ti aveva consumato - povera, povera carne mia che non ho vista piu'! che non vedro' piu' - Dove sei? ( si volgera' a cercare) Dove sei?-

Lucia- Qua mamma!-

Anna.- Tu? - ah, si! (l'abbraccia freneticamente) - Non te lo portar via! Non te ne andare! non te ne andare!-

Lucia- No, non andro'. Non me ne andro', mamma, mamma!-

Fior.- ( entrando nel cono di luce) Tu andrai via subito!-

Anna.- ( dividendo Lucia da un ipotetico pericolo) No! E' mia! e' mia!-

Fior.- Tu sei pazza! - Vuoi che lasci per te i suoi bambini? ( a Lucia) Tu hai i tuoi bambini! Li vuoi abbandonare, per restare, qua, con nessuno?-

Anna.- Ma ne avra' un altro qua, che non potra' dare la', a chi non appartiene!-

Fior.- Anna, ma ti fai coscienza di quello che dici?-

Lucia- E lei di quello che farei io, si fa coscienza?-

Anna.- (abbattendosi) No, no. Mia sorella ha ragione, figlia! Ha capito che io lo dico per me - per me - non per quello! -  Divento misera, misera anch'io!- Ma e' perche' muoio anch'io, ora vedi? - Si, appena ti nascera' questo che ti porti via lontano; appena darai tu, di nuovo, la vita - la' - fuori di te - Vedi? vedi? Sarai tu la madre allora; non piu' io! Non tornera' piu' nessuno a me qua! E' finita!

Lo riavrai tu, la', mio figlio - piccolo com'era - sara' tuo; non piu' mio! Tu, tu la madre, non piu' io! E io ora, muoio, muoio veramente qua. (spegnendosi sempre piu') Ma si, ma si...- Basta, basta.

Se e' per me, no! no! non voglio piangere! Basta! (accarezzando Lucia) Vai, vai, figlia - vai nella tua vita -  a consumare anche te - povera carne macerata anche tu – La morte e' ben questa.- E ormai basta. - Non ci pensiamo piu'-

Lucia- No, io non partiro'!-

Fior.- Tu partirai! Te lo dice lei stessa.-

Anna.- Qua non c'e' piu' nulla per te.-

Fior.- E i tuoi bambini ti aspettano!-

Lucia- Ma la', io non torno! non torno! Non e' piu' possibile per me! - Non posso! Non posso e non voglio! Come vuole che faccia piu', ormai?-

Anna.- E io qua? - E' ben questa la morte, figlia,. Cose da fare, si voglia o non si voglia - e cose da dire...- Ora un orario da consultare - poi, la vettura per la stazione - viaggiare ...- Siamo i poveri morti affaccendati - Martoriarsi - consolarsi - quietarsi . E' ben questa la morte!-

Calano le luci lentamente. Musica che riprende sempre piu' forte. Poco dopo, sipario.

Fine

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