Donne dal parrucchiere

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DONNE DAL PARRUCCHIERE

DONNE DAL PARRUCCHIERE

Di Antonella Bertoli

ATTO UNICO

Personaggi:

Donna con bigodini, la Snob

Donna con fascia di stagnola

Donna che sta facendo la manicure

Donna Tunisina

Hèlena, ragazza Rumena

Giovanni il parrucchiere

Akram il marocchino

Classico salone di parrucchiere-estetista. Tre Donne sono sedute su un divanetto sfogliando svogliatamente una rivista. Una ha i bigodini in testa, un’altra una fascia di stagnola intorno alla testa, un’altra si sta facendo fare la manicure. La Donna con i bigodini in testa è una Snob alquanto in carne e parla con l’erre rotolante:

«Ma guarda, guarda un po’ chi si rivede! La Parietti festeggia sempre 38 anni, da una vita ormai! Tutta tirata e con la bocca rifatta. Vabbè ha delle belle gambe, ma avrà ormai 50 anni! Vorrei vedere se non ricorresse alla chirurgia estetica, se avrebbe le cosce così lisce. Altrochè natura benevola! Qui ci son fior di milioni che girano per tirarsi così. Schhh! 38 anni, e suo figlio? Quando l’ha avuto, a 12 anni? Io non so, lui cresce e lei mai che aumenti un anno di età! E poi ditemi voi, che mestiere fa la Parietti! Canta forse? Balla? Recita? Si, avrà fatto un paio di film, andati malissimo, tra l’altro, ma poi? Che fa? La comparsa? E per quanto potrà permetterselo ancora? passerà pure il tempo anche per lei, o no?!»

La Donna con la carta stagnola risponde, posando la rivista sul grembo e sbirciando quella della snob coi bigodini:

«Tu potrai dire quello che vuoi, ma la Parietti è una bella donna! Certo, esagera un po’ a levarsi continuamente gli anni, ma resta una bellissima donna. Certo, hai ragione tu che con tutti i massaggi, e le operazioni, tira di qua, tira di là, giovane resti giovane eh! Avessi anch’io tutti quei soldi, mi tirerei tutta. Altro che fisico mi rifarei! Certo che, alla mia età non posso dire di essere conciata male, perché me lo dicono tutti che i miei anni me li porto bene... ma vuoi mettere la Parietti con la Vanoni? L’hai pur vista la Vanoni, che io ero piccina quando cantava le canzoni della mala milanese! Già allora aveva sulla trentina se non mi sbaglio! E adesso è tirata che non riesce neanche a ridere o a cantare. Ha sempre avuto quella voce così nasale, particolare, ma adesso! Con le cicatrici che le fanno il giro della testa, voglio ben vedere! E poi le tette, guarda che tette. A sessant’anni suonati ti pare che le stiano incollate al mento? Le avrà che toccano terra, dico io! e lì che canta e fa la sciantosa ancora! Ci vuole del coraggio dico io! però fa bene, dio se fa bene... chi ha i soldi fa bene a tenersi su, altrochè. Anche se io non mi posso certo lamentare, a quarant’anni, eh! Che dite, guardate.»

E si liscia  continuamente i fianchi, si alza e fa una sorta di sfilata per mostrare il suo corpo. Le altre due si guardano ridendo sotto i baffi. La Snob commenta:

«Eh si! A quarant’anni te li porti bene i tuoi anni. Ma anch’io sai, guarda, a parte qualche acciacco inevitabile, faccio ancora la mia bella figura in piazza.»

La terza Donna ritira la mano che sta sotto le cure dell’estetista urlacchiando:

«Ahia! Ma ti ho ben detto di stare attenta, benedetta figliola, che ho le mani delicate io. Su, su, fai la brava, fa piano che dopo ti dò una bella mancia. Cosa volete, al giorno d’oggi non c’è più morale. Guardate un po’, anche nelle riviste più serie le donne sono tutte con il petto di fuori, le gambe in mostra e si fanno fotografare al mare e in giro per i locali di qua e di là. Senza pudore. E poi, cosa volete, sono tutte rifatte! Tutte, tutte! Anche le ragazzine di vent’anni sapete. Io non so i loro genitori cosa ne dicono! Le lasciano fare. Ma dico io, è giusto? Ogni età ha la sua bellezza. Io il chirurgo estetico, mai e poi mai. Arrivano le rughe? Beh! Ce le teniamo, è la natura che ci ha voluto così e non si può sovvertire l’ordine naturale delle cose. Che poi tutti ti ridono dietro! Ma scusate un secondo...»

La Donna esce dalla scena. Le altre due si avvicinano e bisbigliano:

«Senti chi parla! Ma se mi ha detto la mia amica che è amica di sua sorella che proprio lei un paio di mesi fa è andata a farsi la blefaroplastica! Almeno tacesse! Ehi tu, ragazzina, non hai sentito niente vero? Eh eh! Si predica bene e si razzola male.»

La Donna rientra in scena e le altre due si allontanano imbarazzate. L’estetista fa finta di niente e riprende a curare le unghie della donna che si risiede con un sospiro, dicendo:

«Sono dovuta andare al telefono. Queste baby-sitter al giorno d’oggi non sanno neanche curare un raffreddore! Me li tenesse mia madre i bambini almeno un paio d’ore al giorno! Ma le nonne di oggi non sono come quelle di una volta! Mia madre deve andare un giorno a giocare a bocce con le amiche, un altro va all’università della Terza Età, un altro ancora dice che ha bisogno di fare rilassamento Zen. È più impegnata di me che ho la metà dei suoi anni! E ha il coraggio di dire che lei ne ha tirati su tre di figli, e che quelli miei me li devo tirare su io! ma vi pensate!?»

La ragazza che fa la manicure è molto bella, giovanissima, si alza dallo sgabello perché ha finito e dice con lieve accento straniero dell’Est:

«Grazie Signora, io finito. Ora attende suo turno per capelli, Giovanni arriva subito. Arrivederci.»

Le tre donne la guardano fisso fisso e la seguono con lo sguardo. La donna con la carta stagnola in testa dice:

«È molto bella la Helèna, vero? Beh si, però anch’io alla sua età!.. però se io fossi in lei non mi terrei i capelli in quel modo. Mi farei un’acconciatura che so, diversa ecco. Per valorizzare quel bel visino! Ecco, pensatela con un bel rosso tiziano! Tutta un’altra cosa! Ma magari al suo paese sono tutte così. Ci stanno portando via i nostri uomini, altrochè! Ma hai sentito del Renato? È scappato con una figliola che ha la metà dei suoi anni. Ma si può?! Ha lasciato la Betta con la figlia da sola. Dopo vent’anni di matrimonio. Cose da pazzi! Poveretta. Chissà come farà a tirare avanti. Perchè tra l’altro, quella là gli ha mangiato tutto, prima di portarselo via. Le è rimasta solo la casa, ma chissà se non sarà ipotecata anche quella!»

Parla la Snob coi bigodini:

«Va là va là, che se non avesse più il becco di un quattrino, la rumena di turno lo pianterebbe subito, altrochè! Quanto alla Helèna, si è proprio carina. Bella no davvero! È un tipo, ecco. Un tipo di quelli che vanno di moda oggi. E poi non ha neanche un bel seno. È un po’ troppo secca. Si, qualche chiletto in più andrebbe bene e le starebbe a pennello! Si insomma, ecco, non troviamo oro dappertutto adesso! Fa una bella presenza, ma tutto lì! Vuoi mettere le nostre bellezze mediterranee! Ecco che cosa ci ha portato la liberalizzazione delle frontiere. E la globalizzazione! Ti vengono perfino in casa adesso! Bella schifezza! Ci sono marocchini e negri dappertutto. E pensa che invasione queste qua! Che poi, gira gira, sono tutte prostitute!»

Entra una quarta Donna che guarda le tre amiche e scuote la testa disapprovando:

«Scusate, ma io ci andrei un po’ piano. Voi potete pensarla come volete per carità, ognuno è libero e siamo in democrazia. Ma io sono arrivata dalla Tunisia una decina di anni fa, ho sposato un ingegnere italiano che lavorava nel mio paese con una ditta di estrazioni petrolifere. Dunque posso considerarmi un’immigrata. Secondo voi cosa dovrei pensare di quanto state dicendo? Sarei dovuta restare in Africa? E mio marito? Ma avete almeno coscienza del fatto che in molti paesi del mio continente d’origine si muore di fame, pestilenze, siccità? Come possono restare là le persone a morire? Tra l’indifferenza generale? Anche queste ragazze, poverette, sono da capire.»

Quella con la carta stagnola dice:

«Va beh! Che discorsi! Il tuo è un caso diverso, mica stiamo parlando di quelle che si sposano e vengono qua a fare una vita normale. Parliamo della gente clandestina che si riduce a spacciare o a prostituirsi. E di quelle soprattutto che ti rubano il marito e gli fanno perdere la testa...»

La interrompe la Snob tutta inviperita:

«Sarà anche una bella roba ‘sta democrazia, ma guarda cosa ci è capitato! Io continuo ad insistere! Aiutiamoli, poveretti, certo! Però che stiano a casa sua! Che imparino a zappare la terra, a studiare per portarsi l’acqua potabile nei villaggi, la televisione in casa. Chissà se ce l’hanno la televisione in quei posti sperduti! Io non so come farei senza! Che bisogno c’è di farli venire qua che non c’è più nemmeno posto per noi. Guarda qui, anche l’Helèna, non ha mica rubato il posto a una delle nostre ragazze disoccupate, forse? Una rumena, dico io, con tutta la gente a spasso che esiste anche da noi!»

Rientra Helèna:

«Signore, Giovanni dice che tarda un minuto solo. Volete tè o caffè, acqua forse?»

Le signore la squadrano e fanno cenno di no con la testa. Helèna, in disparte, si rivolge al pubblico:

«Io so poco parlare italiano. Ma imparo presto. Sentite cosa dicono le signore? Io volio stare qui pochi anni e poi tornare con soldi a mio paese, Romania. Guadagno poco e spendo molto, la vita molto cara qui da voi. Abito con mie amiche, tre in piccolo appartamento e molti ragazzi italiani cercano me. Non tutte prostitute. Molti ragazzi anche da voi prendono in giro. Dicono loro liberi e poi sposati. Tutto mondo è paese.»

Entra un ragazzo marocchino che vende vestiti e foulard. Si rivolge alle signore:

«Ciao belle signore. Giovanni amico mio e fa entrare. Io roba bella, roba buona. Poco prezzo. Comprare? No? solo vedere, solo vedere. Guarda qui fazzoletto bello, rosso, capelli rossi, si? Stare bene. Dite signore, stare bene o no?»

Le quattro signore lo guardano divertite ma anche un po’ infastidite. Parla la Snob:

«Che vi dicevo io? neanche dal parrucchiere si può stare in pace. Senti un po’ Ahmed o Salem o come ti chiami, ti pare possibile? Non ho una lira dietro. Quindi fammi il piacere, porta i tuoi stracci più in là.»

La Tunisina interviene:

«Ma che bel foulard. Vieni qui, fammi vedere. Senti un po’, fammi vedere quello verde con le medagliette. Si quello lì. Ecco, quanto vuoi? Trenta euro? Ma dai, te ne do dieci e siamo a posto.»

Marocchino:

«Bella Signora, tu lasciare almeno il caffè ad Akram. Quindici euro. Quindici e non se ne parla più. Grazie bella signora, grazie.»

La Tunisina tira fuori il portamonete e gli dà 15 euro. Poi si addobba col foulard.

Interviene la Snob ritraendosi inorridita:

«Ma cosa fai!? Almeno lavalo prima di mettertelo addosso! Chissà da dove viene quella roba! Si vede proprio che siete tutti abituati in una certa maniera voi di quei paesi lontani...»

La Tunisina fa per rivolgersi contro la Snob e alza le mani come per schiaffeggiarla, ma arriva Giovanni il parrucchiere dalle mosse un po’ effeminate, fregandosi le mani e toccando le teste e i capelli delle quattro donne. Solleva la carta stagnola e fa un verso di soddisfazione, poi sfila un bigodino alla Snob e storce la bocca. Quindi si rivolge alla Tunisina e le dice:

«Bene bene. Vieni con me carissima? Sei pronta per shampoo e taglio. Ma di cosa stavate parlando? Di immigrazione? Io non ho nessun preconcetto. Siamo tutti figli dello stesso mondo. La nostra patria è il pianeta, quindi non dovrebbero esserci frontiere. Questa è la vera democrazia. Non ci possono essere divieti di entrata ed uscita ed è vergognoso che certi paesi mettano leggi così restrittive per le persone del cosiddetto terzo mondo. I nostri nonni sono stati tutti immigrati, in America, Brasile, Australia. Cosa avrebbero fatto se quei paesi li avessero trattati come noi trattiamo i vù cumprà che arrivano oggi? Mio nonno e mia nonna sono andati in Brasile e mio papà è nato là. Ha sposato un’altra italiana immigrata, poi io sono tornato qui a sedici anni perché avevo voglia di vedere com’era l’Italia. Ma sono cittadino anche brasiliano e me ne vanto. Akram, ce l’hai fatta a vendere qualcosa?»

Gli si avvicina Akram e gli batte sulla spalla, ringraziandolo. Quindi escono di scena insieme alla tunisina. Le tre signore restano sole. Per un po’ stanno in silenzio e poi si guardano e scoppiano a ridere. Parla quella con la carta stagnola:

«Che ti dicevo? Tutti così ormai! Della stessa pasta sono fatti. E noi italiani veri siamo rimasti in pochi. Non vedi in città? oramai interi quartieri sono abitati da senegalesi, nigeriani, marocchini e cinesi. I cinesi poi! Ma quanti ce ne stanno in una casa o in quei laboratori seminascosti nelle cantine? Sembra che non muoia mai nessuno. E poi come fai a riconoscerli? Sono tutti uguali! Senza contare che quelli sì che ci hanno rubato tutti i lavori! Certo la finezza dei capi italiani è tutta un’altra cosa, ma insomma, guarda che sono bravi sai! Copiano tutto e ci sanno fare!»

Parla la Snob:

«Hai ragione, oh come hai ragione! Però sai, la Ines ha comprato da loro una macchina fotografica di quelle con l’obiettivo e l’ha pagata pochissimo. Rispetto ai prezzi che ci sono qua! Certo le nostre sono tutta un’altra cosa. Però insomma, che rimanga tra noi, guarda questo twin-set che ho addosso oggi. Non lo crederai! Ma l’ho comprato da una di quelle bancarelle cinesi del mercato, sai. Lo crederesti mai? Certo nessuno, visto che lo porto io, se lo immagina, ma è così! Resto sempre dell’idea che se stessero a casa sua sarebbe meglio, ma oramai ci si deve adattare! Se non avessi trovato una badante per mia madre, adesso dovrei starci io dietro. Non si può aver tutto nella vita.»

Entra Helèna e si rivolge alla Snob dicendo:

«Signora, Giovanni attende lei di là per messa in piega. Vuole accomodarsi, prego?»

La Snob sbuffando si alza e porta la sua mole “importante” dietro la Helèna, lasciandosi dietro un:

«Ciao neh cara!? Ci vediamo e ci sentiamo. Acqua in bocca sul twin-set, eh! E salutami il Nanni che è da Natale che non lo vedo. Ma vi siete separati, vero? Oh dio scusa, che sbadata! Ma ci vedremo sicuramente a cena dalla Ines, no? Sabato prossimo, nella villa di campagna, quella che ha ristrutturato di recente. Ma si che ti ha invitato, dai, lo sai che per farsi vedere invita il mondo intero. Perfino il Sindaco, che cosa centra mai poi! Vabbè vado sennò Giovanni poi mi tira tutti capelli per dispetto. Smack! Ah si, ciao anche a te, cara “democratica”! e pensaci un po’ su, su quelle idee rivoluzionarie che hai in testa. E sappimi dire poi della dieta che ti ho consigliato. Eh!»

Resta la Signora con la carta stagnola in testa e si rimette a sfogliare una rivista. Nel frattempo rientra Akram che si siede vicino a lei, posa la sua sacca per terra e le rivolge la parola:

«Posso sedere qui? Stanco, sono stanco. Ho venduto niente oggi. Non è che vuoi comprare vestito? Pantalone? Tu bella signora. Di dove viene? Quanti anni hai? Pochi vero? Sposata? Tua amica cicciona no simpatici noi negri, eh? no simpatici nessuno, sbaglio? Helèna mia amica. Anche Giovanni. E tu?»

La Donna con la stagnola in testa si ritrae un poco. Sbarra gli occhi quando Akram si siede, e si sposta un poco più in là sulla sedia. Ma è costretta a rispondere:

«Io vivo qui, in città. Non posso parlar male della mia amica, però è vero che non le siete simpatici. -ridacchiando- Forse è vero che non le è simpatico quasi nessuno. Solo sé stessa. E cosa dici, potrei essere tua madre! No, forse tua sorella maggiore. E comunque grazie per il complimento. Sono sposata e separata. Vivo da sola in via Verdi, al numero 25. È una villetta col giardino, discreta. Ma tu sei qui perché? Non trovavi lavoro al tuo paese? E dove abiti adesso, qui? »

Mentre parla, la donna si rilassa visibilmente e un po’ alla volta torna a sedersi vicino ad Akram. Riprende in mano i vestiti e i foulard scambiando informazioni sui prezzi e sui tessuti. Ogni tanto lui sfiora le sue mani e le ginocchia e lei dapprima ritrosa, un po’ alla volta ne cerca il contatto. Arriva Giovanni che le toglie la carta stagnola e le dice con le mani svolazzanti:

«Bene bene cara. I capelli sono a posto. Vedo che avete fatto amicizia. Sai, Akram è un ingegnere laureato che al suo paese non trovava lavoro. Adesso fa il Vù Cumprà fino a quando un’azienda lo assumerà. Ho già parlato con Gigi, il mio amico avvocato e mi ha detto che Akram sarà assunto tra breve. Ma senti, so che stai sola, noi tre usciamo stasera, perché non ti unisci a noi? Si va a bere un aperitivo quando chiudiamo il negozio. Vieni? Su dai, dai, vieni con noi...»

La Donna sorride sempre di più e poi scoppia in una sonora risata. All’invito dapprima scuote la testa e poi sbotta improvvisamente, un po’ incredula:

«Un ingegnere, ma dai!? Chi l’avrebbe mai detto che Akram, ma davvero Akram sei laureato? Bisognerà che lo dica alla signora che è appena uscita... Massì...! Ma si che ci vengo. Anzi guarda, dato che sono qui e sono quasi le sette non vado neanche a casa e vengo a bere direttamente con voi. »

La terza Donna che si stava facendo la manicure resta da sola e dice:

«Embè! E io? Giovanni, Giovanniiiiiiiiii!!!!!! »

E corre via con i capelli mezzi dritti sulla testa. Nel frattempo entra Helèna che rivolgendosi a Giovanni dice che tutto è a posto di là, ha già fatto le pulizie del salone e della sala trucco. Giovanni le sorride e annuisce, chiedendole di pulire e poi chiudere ben bene il negozio prima di andare a casa. Poi prende sottobraccio la donna che si sottrae per prendere sottobraccio Akram ed insieme escono di scena. Rientra Helèna vestita di lustrini con una scopa in mano rivolgendosi al pubblico:

«Resto io sola a chiudere la scena. Padrona di un negozio che un giorno sarà mio. Adesso faccio pulizie, ma io non rassegno a essere in questa condizione. Prendo lezioni di italiano e so parlare anche inglese bene. »

Prende la scopa come un ballerino e simula un valzer con la scopa poi riprende a parlare:

«È vero sogno di essere una principessa che incontrerà principe. Azzurro o verde o nero no importanza. Ma principe dev’essere. Cinderella o Cenerentola come voi chiamare ragazza della cenere, per sempre non restare. Ma difficile dire quando il mondo potrà cambiare. Noi ragazze straniere a volte accettate a volte no. Considerate di altro paese ma spesso sposate a voi italiani, più spesso amanti nei viaggi di italiani al mio paese. Russe, ucraine, rumene, nigeriane, senegalesi, marocchine, tunisine, filippine, cinesi. Ragazze di tutto il mondo arrivate in Italia come merce da lavoro o da lap dance. Chi è nel giusto? Noi che arriviamo da lontano per scappare da fame e miseria o voi che ci sfruttate? Noi che sentiamo la nostalgia dei nostri familiari o voi che ci mettete in un appartamento per soddisfare le vostre voglie o in cucina per pulire le vostre case o per accudire anziani malati di cui voi non sapete più che fare? Io non so.»

Helèna si mette a spazzare per terra. Parte un valzer (Il bel Danubio Blu) e ricomincia a danzare con la scopa. Sipario.

FINE

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