Doppio gioco, doppio inganno

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Doppio gioco,

doppio inganno

Giallo comico in due atti e sei doppiaggi

di Tonio Logoluso

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Personaggi

Dodo Grandini (attore - doppiatore)

Lele Martelli (attore - doppiatore)

Ezio Felloni (onorevole)

Cavalier Luca Silvioni (ricco imprenditore)

Elsa Silvioni  (sua moglie)

Anna Borlotti (segretaria di Felloni)

Infermiere(voce fuori campo)

Poliziotto(voce fuori campo)

Atto Primo

Roma. La scena presenta il lussuoso salone del cavalier Luca Silvioni, personaggio molto in vista, ricco e influente. Ambiente moderno. Un grande praticabile con una scalinata al centro. Sul praticabile, negli angoli opposti, due comodini in legno, dove sono sistemati un telefono e un vaso antico. Una grande tenda bianca fa da fondale. La tenda è aperta a metà e nello spazio aperto c’è un arazzo largo un paio di metri, alto quanto la tenda. Giù dal praticabile: un divano, due poltrone, un tavolino basso su un grande tappeto; dietro il divano un mobile ricoperto da un panno su cui c’è un carillon. Un mobile-bar, un attaccapanni e due piante da salotto completano l’ambiente, molto raffinato.

Primo doppiaggio

Musica energica all’aprirsi del sipario. Quando sfuma la musica entra Dodo, visibilmente nervoso. Attraversa rapidamente la scena e si incrocia negli ingressi e nelle uscite con Lele, che invece si muove in modo flemmatico. In sottofondo il pianto di un neonato.

DODO:          (rabbioso)  Te l’ho detto mille volte! Non lo vuole all’estratto di sedano. Gli piace il vitello tonnato!  (esce)

LELE:           (poggia un vassoio)  Il vitello tonnato è troppo grasso. Lo svacca ai fianchi.  (esce)

DODO:          (con un barattolino in mano)  Ha nove mesi! Gli hai già imboccato problemi di linea!  Perché invece delle fiabe non gli leggi un trattato di estetica?  (esce)

LELE:           (con un paio di bicchieri)  Se il pupo si sforma di un solo etto in questi giorni

che la signora non c’è, l’estetica e la linea la trattiamo noi due. Per la fame!  (esce)

DODO:          (con una scodella)  Omogeneizzato di sedano! A nove mesi! Lo stiamo

fotosintetizzando. A tre anni per nutrirlo basterà una doccia.  (esce)

LELE:           (entrando)  Dagli l’estratto di sedano e non rompere!  (resta in scena)

DODO:          (entrando)  Ultimo giorno! Da domani polenta e salsicce. E peperoni di contorno!

(resta in scena)

LELE:           Mettici anche il tuo cervello. È così leggero che lo aiuta a digerire il resto.

DODO:          Perché mi sono messo in società con te? Perché? Quale muro d’acciaio ho impattato                               quel giorno?

LELE:           Tranquillo, nessun muro. Il tuo solo trauma è l’uscita dal grembo.

DODO:          Da domani tu cucini e io canto le tue idiote ninne nanne, ok?

LELE:           Le mie idiote ninne nanne sono il nostro conto in banca, tesoro. Visto che tu non riesci

a nutrire il pupo, almeno io lo faccio dormire.

DODO:          Dormire?

LELE:           Sì, dormire, dormire.

DODO:          Di’ piuttosto svenire, è più credibile.

LELE:           Svenire?

DODO:          Sì, svenire. Con le tue lagne imbecilli lo rincoglionisci fino a consumarlo.

Se il pupo sapesse come si fa, si ucciderebbe subito. Deve accontentarsi di svenire.

LELE:           Tu sei geloso perché non sei capace di metter giù una mezza nota o uno straccio

di verso.

DODO:          Geloso, io?

LELE:           Sì,  tu.

DODO:          Di te?

LELE:           Di me, di me.

DODO:          Di uno che compone: “Avvìtati il culetto, pargoletto, che intanto lo zietto ti decompone il letto?”

LELE:           È una sottile metafora.

DODO:          Di che?

LELE:           Del senso di protezione che gli trasmetto.

DODO:          Tu?

LELE:           Io, sì.

DODO:          E gli decomponi il letto?

LELE:           Quello serve per la rima.

DODO:          E come cacchio fa ad avvitarsi il culo?

LELE:           Il solito volgare. Culetto! Io uso termini eterei. Il verso è dolce e leggero:

“Avvìtati il culetto, pargoletto…

DODO:          Stòppati! Conosco benissimo quell’angoscia!

LELE:           L’angoscia sei tu con la tua inutile presenza.

DODO:          E poi… zietto. Sei forse lo zietto tu?

LELE:           Lui mi chiama così.

DODO:          Lui chi?

LELE:           Il pupo.

DODO:          Ti chiama zietto.

LELE:           Sì.

DODO:          Ha nove mesi, riesce a stento a cacciar fuori i suoi vagiti scassaballe, e ti chiama zietto?

LELE:           Sì, mi chiama zietto. Sei tu che non riesci a sentirlo, perché sei un rozzo e un cavernicolo, non avverti i suoni dell’anima.

Squilla il campanello della cucina.

DODO:          Io avverto i suoni della cucina, cocco! La pappina si sarà frantumata ormai.

LELE:           “Frantumata”… si dice riscaldata.

DODO:          No! Frantumata! Come le mie palle, da quando sto con te!

LELE:           Dovresti ringraziarmi.

DODO:          Io?

LELE:           Sì, tu. Non sapevi che fare e ti ho trovato io questo lavoro.

Silenzio e lungo sospiro di Dodo.

DODO:          Senti tesoro, quando mi hai chiesto di venire qui a fare il baby-sitter a quel rompico…

LELE:           Non rivolgerti così al bambino!

DODO:          Va bene, a quell’anima candida del pargoletto che si avvita il culetto, mi avevi garantito che sarebbe durato tre settimane, non un giorno di più, perché poi la tua fottuta società di doppiaggio avrebbe avuto l’appalto della vita.

LELE:           È così.

DODO:          Sono cinque mesi che mi hai sequestrato d’ufficio e finora ho visto soltanto pappine, cacchine e idiote canzoncine.

LELE:           Se è per questo io son qui da otto mesi. Devi avere pazienza, arriverà presto.

DODO:          Presto quando?

LELE:           Presto.

DODO:          Io sono un attore, gioia, io voglio recitare! Io devo recitare! Mi sono rotto le palle

di omogeneizzati e ninne nanne!

LELE:           Sono un attore anch’io e tu devi ringraziarmi. Sempre e comunque! La società

di doppiaggio è mia e ti do io la possibilità di lavorare.

DODO:          Di lavorare?

LELE:           Sì, di lavorare.

DODO:          Come guardiano di quello scassamaro…

LELE:           Non usare quei termini con lui, ti ho detto. E poi manca poco.

DODO:          Poco quanto?

LELE:           Poco. E smettila di lamentarti sempre: ci pagano, anche bene, e siamo i baby-sitter

della famiglia più ricca e più importante d’Italia.

DODO:          E chi se ne fotte! Chi se ne fotte! Io voglio recitare, capito? RE - CI - TA - RE!

                                   “Essere o non essere…” questo è il mio mondo, non l’estratto di sedano!

LELE:           Lo avrai presto il tuo mondo.

DODO:          Ti rendi conto che ci hanno sepolti vivi e ci danno tutti per dispersi?

LELE:           Tra due giorni tornano i Silvioni e avremo più tempo libero. E poi anche qua possiamo fare le nostre cose.

DODO:          (indicando la tenda)  Con un lenzuolo come schermo!

LELE:           È una tenda.

DODO:                      (sarcastico)  Allora è diverso.

LELE:           È già qualcosa.

            Su queste battute Lele porta fuori scena alcun oggetti, poi rientra e toglie il panno dal mobile dietro il divano; sotto sono nascosti un videoregistratore, un telecomando, due microfoni, e due copioni.

DODO:          Per doppiare quelle quattro stronzate che solo a te potevano ammollare.

 LELE:          Trovale tu quelle buone, se ci riesci.

DODO:          Lo farei, cocco, se non mi avessi fatto diventare la monaca di Monza.

LELE:           Ecco, questa è una bella idea. Perché non ti fai monaco? O prete? Avresti un bel costume, mangeresti a sbafo e potresti anche diventare Papa, chissà… Papa Dodo primo, senti come suona bene?

Suona il campanello della cucina.

DODO:          Suona bene il campanello della cucina, imbecille. La pappina, maledizione!

(corre in cucina)

LELE:           Non ti affannare, tanto è impossibile faccia più schifo del solito.

DODO:          (fuori scena)   Se il pupo si sente male, giuro che ti faccio ingoiare questa porcheria dalle narici!

Si sente piangere il neonato.

LELE:           Lo senti che piange?

DODO:          (f. s.) Certo che lo sento, ha fame!

LELE:           No, è terrorizzato. Sente che la sua fine è vicina!

DODO:          (rientra con la scodella in mano)  Bastardo! Mi hai fatto bruciare la pappina.

Che cacchio gli diamo adesso?

LELE:           Che ne dici del caviale? In questa casa non manca mai.

DODO:          Smettila, idiota. Quello se non mangia non la finisce più di rompere.

LELE:           Affari tuoi. Sei tu il suo cuoco personale.

DODO:          Allora gli metto in bocca un sedano, estratto… dal giardino però, con tutto il gambo,

la terra e un ravanello di contorno. È così nutriente il ravanello! Va bene?

LELE:           Il solito nevrastenico. Non sai dominare nessuna situazione. Ci penso io,

levati di mezzo.

DODO:          E che fai?

LELE:           Tu prepara il video e lascia fare a me.

Prende la scodella dalle mani di Dodo ed esce.

DODO:          (piangente)  Perché a me? Perché?

            Fuori scena si sente cantare Lele.                 

LELE:           (canta)  Avvìtati il culetto, pargoletto…

DODO:                      Io devo aver fatto un grave torto al dio degli attori.

LELE:           … che intanto lo zietto ti decompone il letto…

DODO:          Lo sento, un gran torto.

LELE:           … avvìtati, avvìtati, avvìtati il culetto…

DODO:          Non c’è altra spiegazione.

            Il pupo non piange più. Rientra Lele.

LELE:           Ecco fatto.

DODO:          Si è avvitato?

LELE:           Si è calmato. Ora dorme.

DODO:          Quello ha fame, tra un po’ si sveglia e comincia a scassare le ba…

LELE:           Ehp!

DODO:          A disturbare, coi suoi vagiti.

LELE:           Tranquillo, gli ho fatto annusare la tua pappina. Non è tanto scemo da svegliarsi

                        per farsi avvelenare.

DODO:          So io chi vorrei tanto avvelenare.

LELE:           Non infiammarti troppo, tesoro. Pensa piuttosto al filmato. Hai preparato il video?

DODO:          No, non l’ho preparato. Non so che stronzata mi tocca.

LELE:           Al solito. Volgare e inefficiente. Mi chiedo davvero perché ti tengo con me.

            Mentre parla, Lele chiude la tenda e poi va alla postazione doppiaggi.

DODO:          Perché sono bravo e ti faccio comodo. Rimedio alla tua pochezza di attore.

LELE:           Non raccolgo. Ti ricordo soltanto che dobbiamo consegnare sei doppiaggi entro due ore.

DODO:          Che hai detto?

LELE:           Hai capito bene. Sei doppiaggi entro due ore. E se non ci riusciamo dovremo farci ingaggiare da un asilo. Col pupo dei Silvioni non paghiamo nemmeno una penale.

DODO:          Ma tu sei scemo! Tu sei tutto scemo! Come cacchio facciamo a consegnare sei cose di quelle in due ore?

LELE:           Non lo so, ma dobbiamo. E poi non lo scopri certo adesso. Te l’ho detto un sacco di volte, ma tu sei sempre isterico, superficiale e distratto, e tocca sempre a me rimediare ai tuoi deliri.

DODO:          Non voglio più sentirti Lele, non voglio più sentirti. Facciamo quelle cazzate

                        e finiamola, ok?

LELE:           È mezz’ora che lo ripeto.

DODO:          Taci e cominciamo. E non aggiungere un’altra parola, perchè se penso che ti ho anche aiutato a sistemare il proiettore nel condizionatore d’aria mi do una martellata nelle palle in questo istante.

LELE:           Io sono pronto.

DODO:          Qual è il primo?

LELE:           Fiction cilena.

DODO:          Che meraviglia! La realizzazione di ogni attore. Non sognavo mica di fare Amleto io, no. Da quando ho cominciato, io volevo fare solo Pedraldo de la Bombonera.

                        E finalmente, grazie a te, realizzo il mio sogno. Come potrò mai ringraziarti?

LELE:           Smettila e prendi il microfono.

DODO:          (piangente)  Perché a me? Perché?

Film 1

                                                                      

            Lele aziona il telecomando. Parte il filmato. Siamo in un interno. Due mediocri attori cileni

stanno recitando una fiction. I personaggi si chiamano Pedraldo de la Bombonera e Felipe

Armando Muchogusto. Lele e Dodo danno le voci ai due attori.

LELE:           Pedraldo de la Bombonera, pensavo di essere stato chiaro:             Maria Concetta Conseisào

                        è mia e guai a chi me la tocca.

DODO:          Felipe Armando Muchogusto, questo tuo tono non mi piace per niente. Maria Concetta Conseisào sarà di chi vuole lei.

LELE:           Lei non vuole che me e non vuole te.

DODO:          E invece lei vuole me e non vuole che tu vuoi volerla.

LELE:           Sei tu che vuoi che lei non vuole che mi vuole, ma io so che lei mi vuole e io voglio lei.

DODO:          Tu vuoi che lei ti vuole perché non vuoi che la voglio io, ma io la voglio perché so

                        che lei mi vuole, e tu non vuoi che io la voglio perché sai che lei non ti vuole.

LELE:           Sei stato molto chiaro, Pedraldo de la Bombonera. Ora so come devo comportarmi.

DODO:          Sei stato chiaro anche tu, Felipe Armando Muchogusto. Questa storia avrà un perdente, e non sarò certo io… (incazzato, lascia il microfono e va a sedersi in poltrona)  Non si può! Non si può! Non ce la faccio! Dimmi tu come cacchio si fa a recitare queste stronzate!

LELE:           Gioia, questo passa il convento. I cileni pagano bene e c’è poco da fare i preziosi.

DODO:          Piuttosto mi armo di gonna e tacchi a spillo e vado a ruotare la borsetta in strada!

LELE:           Lo dici ogni volta e sei sempre qui.

DODO:          Non mettermi alla prova, Lele, non mettermi alla prova! La prossima volta non lo dirò più. Lo faccio e basta.

LELE:           Bene, sarò il tuo primo cliente.

DODO:          Ma porca putta…

            Suonano alla porta.

Secondo doppiaggio

DODO:          Chi altro cacchio è adesso?

LELE:           Non lo sapremo mai se non apriamo.

DODO:          Be’, allora apri.

LELE:           Potresti anche alzare le tue gloriose chiappe.

DODO:          Devo riprendermi dallo choc di Pedraldo. Non vorrei mangiarmi crudo il poveretto

                        che è lì fuori.

LELE:           Il solito gentleman: sempre composto e misurato.

            Lele va ad aprire.

DODO:          Lasciami in pace, eh? Cerca piuttosto di scaricare presto il tipo.

LELE:           (fuori scena)  Ah, è lei, signore?

            Entra a passo spedito un signore distinto. È l’onorevole Ezio Felloni. Dietro di lui Lele.

LELE:           Prego, onorevole, prego, si accomodi. Dodo, c’è l’onorevole  Ezio Felloni, un caro amico del cavalier Silvioni.

DODO:          Felloni… Felloni quello vero?

FELLONI:    (burbero)  Perché, ce n’è uno falso?

DODO:          No, no, mi scusi onorevole, ma sa, non capita mica tutti i giorni di incontrare gente importante come lei, e io sono molto onorato di fare la sua conoscenza.

FELLONI:    (scontroso e arrogante)  Sì, va bene, va bene, giovanotto. Dov’è il cavalier Silvioni?

LELE:           Veramente, dottore, il cavaliere è via con la moglie, tornerà tra due giorni.

FELLONI:    Ma cosa dice? Mi ha dato appuntamento per stasera alle nove a casa sua.

LELE:           Non è possibile, signore. Gliel’ho detto, rientra tra due giorni con la moglie.

FELLONI:    Ma come si permette? Mi ha chiamato stamattina lui in persona. C’è da risolvere

                        un affare molto delicato.

DODO:          Ma certo, onorevole, certo, arriverà tra poco, vedrà. A volte rientra un po’ in ritardo… sa, con tutti gli impegni…  (a Lele)  cosa ne vuoi sapere tu delle cose del cavaliere?

                        Se ha detto che verrà, verrà.

LELE:           Boh!

            Si sente piangere il bambino.

DODO:          Va’ a vedere il bambino piuttosto, lo senti che piange?

LELE:           Certo che lo sento.

DODO:          E allora vai.

LELE:           Vado, vado.

DODO:          Mi fermo io con l’onorevole.

LELE:           (uscendo perplesso)  Mah!

DODO:          Forza, che aspetti?

            Dodo e Felloni soli.

DODO:          Lo deve scusare dottor Felloni, in questi ultimi tempi è un po’ confuso,  e poi,

                        detto tra noi…  (gli mette una mano sulla spalla)  è anche un po’ scemotto.

FELLONI:    Giovanotto, tolga subito quella mano. Con chi crede di avere a che fare?

DODO:          Mi scusi, onorevole, mi scusi, ma sa… c’è sempre una certa confidenza tra noi

                        gente di cultura.

FELLONI:    Perché, lei è uno di cultura?

DODO:          Be’, insomma… faccio l’attore.

FELLONI:    In casa dei Silvioni?

DODO:          No, fuori.

FELLONI:    E che ci fa in casa dei Silvioni?

DODO:          Il baby-sitter.

FELLONI:    Fa l’attore o il baby-sitter?

DODO:          L’attore.

FELLONI:    E perché fa il baby-sitter?

DODO:          (imbarazzato)  Perché… perché… provo la parte per il mio prossimo ruolo:

                        farò un baby-sitter. Sa, m’ispiro al metodo Strasberg: Actor Studio. Devo capire

                        tutte le emozioni dei miei personaggi prima di portarli in scena.

FELLONI:    E quanto tempo è che prova?

DODO:          Cinque mesi.

FELLONI:    Dev’essere un po’ tonto lei, giovanotto, se dopo cinque mesi non ha ancora capito.

DODO:          No, vede, è che ci vuole il tempo necessario per…

FELLONI:    E se un giorno le fanno recitare il Papa che fa, si chiude trent’anni in convento?

DODO:          Sì, ha ragione, solo che…

FELLONI:    Non la prenderei mai se fossi un produttore.

DODO:          Non dica questo, io sono molto bra…

FELLONI:    Lei mi costerebbe una fortuna.

DODO:          Guardi, le assicuro che…

FELLONI:    E chissà con quali risultati.

DODO:          Non è come lei pensa…

FELLONI:    Quanto tempo è che fa l’attore?

DODO:          Quindici anni.

FELLONI:    Direi che può bastare.

DODO:          No, guardi…

FELLONI:    Continui a fare il baby-sitter, giovanotto, mi dia retta.

DODO:          Vede, dottore…

FELLONI:    Tra un anno sarà un professionista affermato.

DODO:          No, è che…

FELLONI:    E sarà più bravo di Mary Poppins.

DODO:          Sì, certo.

FELLONI:    Bravo, vedo che ha capito.

DODO:          (implorante, in ginocchio)  Onorevole, la prego, lei conosce tanta gente importante,

                        mi faccia avere una buona scrittura: cinema, teatro, televisione, radio, circo, non importa dove, ma mi aiuti, la prego, non ce la faccio più qui dentro tra pappine e ninne nanne.

FELLONI:    Giovanotto…

            Rientra Lele.

LELE:           Fatto, si è riaddormentato. (vede Dodo inginocchiato davanti a Felloni)  Che ci fai tu lì?

DODO:          Niente, c’era una macchia sui pantaloni, la stavo pulendo.  (si ricompone e col gomito spolvera i pantaloni di Felloni).

LELE:           Spero non l’abbia infastidita, dottore. Lo conosco bene quello lì.

DODO:          (alzandosi)  Pensa agli affari tuoi, tu. Io e il dottore siamo diventati buoni amici.

                        (a Felloni)  Ezio, lo devi scusare, il suo livello è molto basso, non può capire

                        il nostro linguaggio.

FELLONI:    Giovanotto, anzitutto mi dia del lei, e poi cos’è questa storia che siamo diventati buoni amici?

DODO:                      (a Lele)  Visto? Lo hai fatto arrabbiare. Sempre il solito tu, eh? Non c’è niente da fare.

LELE:           Io?

DODO:          Sì, tu, tu!

FELLONI:    (a Dodo)  Perché invece di contare balle non chiama il suo padrone? Non sopporto aspettare.

DODO:          (a Lele)  Sentito? Renditi utile, il dottore è giustamente seccato.

LELE:           Veramente l’ha detto a te.

DODO:          Ah, ma sei una cosa impossibile tu, davvero impossibile!

FELLONI:    Vi consiglio di far presto voi due, perché se lo chiamo io qui saltano i muri.

DODO:          Provvediamo, dottore.

FELLONI:    Lo spero per voi. Io torno subito, avviso la mia segretaria.  (esce)

DODO:          Con comodo, dottore, con comodo.  (a Lele)  Allora, deficiente, datti da fare,

                        chiama subito il cavaliere. Non possiamo far aspettare Felloni.

LELE:           E che faccio?

DODO:          Come che fai? Telefona a Silvioni e digli di volare qui all’istante.

LELE:           Gioia, non penserai mica che ho il cellulare di Silvioni? Tu lo sai chi è Silvioni?

DODO:          Certo che lo so, idiota. Chiama la moglie allora.

LELE:           Come sopra.

DODO:          E come cacchio comunichi con quelli? Segnali di fumo?

LELE:           Chiamano loro tre volte al giorno per sapere come sta il pupo.

DODO:          E adesso noi che gli diciamo all’onorevole?

LELE:           Ah, non lo so. Non è un problema mio.

DODO:          E di chi?

LELE:           Tuo: hai detto tu che sarebbe tornato subito. E poi sei tu l’amico di Ezio, non io.

DODO:          Imbecille, ti rendi conto che abbiamo tra le mani una fortuna? Se siamo efficienti

                        e non deficienti quello ci aiuta a fare cose serie, non le fiction cilene.

LELE:           Certo, ho già notato che facevi cose molto serie sui suoi pantaloni.

DODO:          Ehi, che vuoi insinuare? Guarda che io non faccio certe cose. Sono un uomo

                        tutto d’un pezzo, io.

LELE:           Allora, “uomo d’un pezzo”, stacca un pezzo dal tuo uomo e spara un’altra balla

                        al tuo amico. Io non so che fare.

DODO:          Spirito di corpo, eh?

LELE:           Bravo, hai detto giusto. Spirito e corpo: entrambi disfatti da quando ti sto a fianco.

DODO:          Senti, sottospecie di…

            Rientra Felloni, nervoso.

FELLONI:    Allora, Silvioni?

DODO:          Certo, carissimo, arriva subito.

FELLONI:    La vuole smettere lei di rivolgersi a me in questo modo?

DODO:          Mi scusi dottore, sarà fatto; sarà fatto senz’altro.

FELLONI:    E quando arriva?

DODO:          (imbarazzatissimo)  Eh… dunque.. il cavalier Silvioni… il cavalier Silvioni…

                        (non sa che dire)

LELE:           Il cavalier Silvioni ha detto se può gentilmente chiamarlo lei perchè non ha con sé

                        il suo numero di cellulare, così potrà spiegarle ogni cosa.

DODO:          Ecco, esatto. Spiegarle ogni cosa.

FELLONI:    Cosa cavolo c’è da spiegare? Mi ha dato appuntamento qui e basta.

LELE:           Questo è quel che mi ha detto di riferirle, signore.

DODO:          Di riferirle.

FELLONI:    (nervoso, prende il cellulare)  Adesso Silvioni mi sente, eccome se mi sente. Voi due sparite e andate nella stanza più lontana della casa, chiaro? Non voglio assolutamente che qualcuno ascolti quel che dico al “cavalier Silvioni”.

DODO:          Certo dottore, sarà fatto come desidera dottore.  ( a Lele)  Hai sentito il dottore che ha detto? Sparisci e vai nella stanza più lontana, capito?

LELE:           (uscendo)  Capito.

FELLONI:    Anche lei deve sparire giovanotto, e alla svelta.

DODO:          Certo dottore, come lei vuole dottore, ai suoi ordini dottore.

            Dodo esce, poi si affaccia un attimo dalla quinta indicando se stesso.

DODO:          (a Felloni)  Dodo Grandini.  (esce)

FELLONI:    Fuori!

            Felloni si siede in poltrona e compone un numero al cellulare.

FELLONI:    E bravo Silvioni, ci mettiamo a fare i divi adesso, eh? Ora ti faccio vedere io…  (al telefono)  Pronto, Silvioni, sei tu? Sono Felloni… sono qui a casa tua… allora?  (furioso)  C’è poco da scusarsi Silvioni, se tra dieci minuti non sei arrivato, non solo me ne vado, ma te la faccio anche pagar cara, e tu sai bene come… non m’interessa Silvioni, io non aspetto nessuno, tanto meno te… fai presto, capito? Perché il solo pensiero di stare un altro minuto con quei due rincoglioniti     dei tuoi domestici mi fa incazzare ancor di più… vola!  (chiude)  Fai il bravo ragazzo, Silvioni, fai il bravo ragazzo, perché puoi farti molto male, molto male…  (buio improvviso)  Be’, e adesso che c’è?  (ad alta voce)  Ehi voi due, dove siete? È andata via la luce! Fate qualcosa, sarà scattato il contatore, andate a vedere.  (tra sé)  Con due cretini del genere figurati

                        se ho qualche speranza…

            Si sente un rumore sordo, come un tonfo, dopo un po’ torna la luce. Rientrano Lele e Dodo.

DODO:          (molto deferente)  Eccoci onorevole, eccoci qua. Eravamo nella stanza più lontana,          come ci ha detto lei. Per fortuna la luce è ritornata presto. Tutto a posto col cavalier Silvioni?

            Felloni è accasciato sulla poltrona con gli occhi chiusi.

DODO:          È molto stanco, vero dottore? Posso immaginare, con tutto quel che ha da fare.

                        Dorma dottore, dorma pure, non la disturberà nessuno, stia tranquillo.

            Lele si avvicina a Felloni.

DODO:          Non ti avvicinare, deficiente, non vedi che sta dormendo? Se lo fai svegliare e s’incazza giuro che ti faccio nuovo.

            Lele mette una mano sul collo di Felloni.

LELE:           Questo non s’incazza più.

DODO:          Non s’incazza più? Vedrai che ci combina adesso che si sveglia. Togliti di lì, imbecille!

LELE:           Dodo, questo è morto! Andato, defunto, partito.

DODO:          Ma che cacchio stai dicendo?

LELE:           Quello che ho detto: che Felloni è bell’ e morto.

DODO:          Ma porca puttana! Giusto adesso gli doveva pigliare una sincope a questo!

LELE:           Nessuna sincope. L’hanno ammazzato.

DODO:          Ammazzato?

LELE:           Proprio così. Vedi questo buco qua sul collo? Gli hanno sparato.

DODO:          Ma io non ho sentito niente.

LELE:           Avranno usato il silenziatore.

DODO:          O mamma mia! Allora qui c’è un assassino!

LELE:           È possibile.

DODO:          Dobbiamo chiamare la polizia, Lele, quello adesso ammazza anche noi.

LELE:           L’avrebbe già fatto. Voleva solo Felloni.

DODO:          Fai poco l’eroe, Sherlock Holmes. Io ho paura. Se quello è ancora qui dentro non vorrà testimoni in giro e io non voglio fare la fine          del sorcio, capito?

LELE:           Ma smettila.

DODO:          (vede qualcosa per terra)  Guarda, una pistola.  (la raccoglie)  Sarà l’arma del delitto?

LELE:           Non so se è l’arma del delitto, ma di sicuro ora è l’arma di un deficiente. Se vuoi chiamo subito la polizia.

DODO:          Vedo che hai capito finalmente. Muoviti allora.

LELE:           Benissimo. Dimmi solo se la domenica vuoi la torta di mele o i pasticcini. Per i libri

                        sta’ tranquillo: ho tutta la letteratura russa dal  '600 ad oggi.

DODO:          Che c’entra la letteratura russa?

LELE:           Preferisci quella francese? “I Miserabili” è un bel libro, potresti cominciare con quello.

DODO:          Abbiamo un morto in casa e tu pensi ai Miserabili? L’unico miserabile qui sei tu.

LELE:           E tu l’unico imbecille, con le tue impronte sulla pistola.

DODO:          Cristo!  (il sussulto gli fa saltare la pistola)

LELE:           Chiamo la polizia.

DODO:          Ma sei scemo?

LELE:           È mezz’ora che lo chiedi.

DODO:          Potevi anche avvisarmi quando me l’hai vista prendere, cazzo!

LELE:           Allora la chiamo?

DODO:          Ti piacerebbe vedermi marcire in galera, eh?

LELE:           Risposta “A” o risposta “B”?

DODO:          Tu chiama “madama” e io dico che sei complice, mandante e ideatore del delitto.

LELE:           Tranquillo, mi fai troppa pena per infierire.

DODO:          Pensa piuttosto a cosa fare adesso. Abbiamo un cadavere eccellente, una pistola con le mie impronte, un killer che ci starà spiando e i Silvioni che tornano da un momento all’altro.

LELE:           E cinque doppiaggi da completare.

DODO:          Con tutto questo casino tu pensi a quelle cazzate là?

LELE:           Se non consegniamo quelle cazzate là, la galera ce la danno comunque.

DODO:          Tu sei tutto scemo!

LELE:           E tu un irresponsabile. Io devo consegnare quei doppiaggi e lo farò, morto o non morto.

DODO:          (esasperato)  Perché non ho fatto l’idraulico? Perché? A quest’ora ero pieno di soldi, acclamato come il Papa e libero di scassare cessi senza rotture di palle!

LELE:           Smettila e preparati.

           

            Lele comincia a preparare il secondo filmato.

DODO:          Non ho mai visto nessuno più cinico e insensibile. Felloni è lì morto cadavere

                        e lui pensa al doppiaggio.

LELE:           Felloni non resuscita se noi non lavoriamo. Sbrigati, poi penseremo anche a lui.

DODO:          Io avverto delle strane sensazioni. Strane e brutte sensazioni. Lo sento che finirà male, lo sento.

LELE:           Pronto?

DODO:          Che mi tocca adesso?

LELE:           Documentario animali.

DODO:          Euforia!

Film 2

           

            Parte il filmato. Le immagini mostrano un puma nel suo ambiente.

LELE:           Il leone di montagna, meglio conosciuto come puma, vive prevalentemente nelle zone dell’America centrale.

            Primo piano di un puma che ruggisce. Dodo doppia il ruggito.

DODO:          Aaaaaarggg!!!!

LELE:           Da gran carnivoro, il puma punta le sue prede durante le scorribande quotidiane, e se non trova zebre o gazzelle, si sposta nei ranch pieni di bovini. La mucca è senza dubbio una delle sue pietanze preferite.

            Primo piano di una mucca. Dodo doppia il muggito.

DODO:          Mmmuuuuuuhhh!!!!!

LELE:           Dopo aver pasteggiato, il puma…

            Viene interrotto dalla voce fuori scena di Elsa Silvioni, moglie del cavaliere.

ELSA:                        Lele, mi prepari un bagno caldo? Salgo in camera a cambiarmi e arrivo.

LELE:           Va bene, signora.

Terzo doppiaggio

            Lele e Dodo interrompono la proiezione e risistemano tutto rapidamente.

DODO:          (terrorizzato)  Cazzo, e adesso?

LELE:           Stai calmo.

DODO:          Calmo? E come si fa? Felloni è cadavere, i Silvioni sono tornati e tu mi chiedi

                        di stare calmo?

LELE:           Non abbiamo altra scelta.

DODO:          E perché? Che intenzioni hai?

LELE:           Non lo so ancora, ma non possiamo certo farci trovare con un morto in casa.

DODO:          Non l’abbiamo mica ucciso noi!

LELE:           Spiegaglielo tu.

DODO:          Ma porca puttana! Che facciamo allora?

LELE:           Siamo attori, no? È il momento di far vedere di che siamo capaci.

DODO:          Ci inventiamo una scusa e ci mettiamo a piangere?

LELE:           Hai una grande dote: diventi sempre più scemo.

DODO:          E che facciamo?

LELE:           Facciamo resuscitare Felloni.

DODO:          Lele, io ho sempre sognato di fare Gesù di Nazareth, ma adesso tu mi chiedi

                        un po’ troppo.

LELE:           Deficiente, tu lo muoverai e gli darai la voce, io farò in modo che la signora non si avvicini. Diremo che Felloni ha mal di testa ed è giù di voce. Ora vai dietro la poltrona, la signora sta arrivando.

DODO:          (piangente)  Io non pensavo che era così fare l’attore.

LELE:           La pistola! Prendi la pistola!

DODO:          E dove la metto?

LELE:           Per ora in tasca.  (Dodo prende la pistola e la mette in tasca). Ci vogliono gli occhiali

                        da sole. Dammi i tuoi, svelto.

DODO:          Ma sei matto? È il regalo che mi son fatto dopo tre anni di lavoro.

LELE:           Vuoi farti trent’anni in 6 metri quadri, imbecille? Dammi gli occhiali e nasconditi.

DODO:          Io lo so che finirà male, lo so. Non è una sensazione, è una certezza.

LELE:           Muoviti e non rompere, la Silvioni sta entrando.

DODO:          Perché a me, perché?

            Dodo prende gli occhiali da sole da un tiretto, li dà a Lele e si nasconde dietro la poltrona.

Lele mette gli occhiali da sole a Felloni. Entra la Silvioni in elegantissima vestaglia di seta.

ELSA:                        Buonasera Lele. È pronto il mio bagno?

LELE:           Stavo andando a prepararglielo, signora. Ero qui con l’onorevole Felloni. È venuto

                        a farvi visita.

ELSA:                        Sì, lo so, me lo ha detto Luca. Dov’è?

LELE:           È lì, seduto in poltrona.

ELSA:                        Ah, eccolo. Buonasera onorevole, come va?

            Dodo muove la testa di Felloni e parla con una voce cavernosa e artefatta.

DODO:          Buonasera signora. Mi scusi, sono un po’ giù di voce. Non sto molto bene, ho anche

                        un forte mal di testa.

ELSA:                        Mi spiace, dottor Felloni. Luca arriva subito, si è fermato in ufficio a prendere alcuni documenti.

DODO:          Bene, signora. Lo aspetto qui.

ELSA:                        Lele, da’ qualcosa da bere al dottore. E Dodo dov’è?

LELE:           È uscito a  prendere i pannetti al bimbo, signora, torna tra poco.

ELSA:                        Allora dottore, cosa gradisce? Whisky, cognac, gin?

DODO:          No, grazie, signora. Meglio evitare, nelle mie condizioni.

ELSA:                        Ma cosa dice? Vedrà un bel gin come farà bene al suo mal di testa.

DODO:          No signora, davvero, voglio esser lucido per l’incontro col cavaliere.

ELSA:                        Suvvia, che sarà mai un bicchiere di gin? Lele, un “Old People” per il dottor Felloni.

LELE:           Forse il dottore ha ragione, signora. Nelle sue condizioni sarebbe meglio evitare.

ELSA:                        Da quando in qua t’impicci dei miei affari? Prendi il gin e versalo al dottore.

                        Uno anche per me, con ghiaccio e seltz.

LELE:           Come vuole, signora.

            Lele va a prendere il gin e due bicchieri.

DODO:          Non doveva disturbarsi, signora.

ELSA:                        Ma si figuri, vedrà che adesso starà meglio. Posso chiederle perché gli occhiali da sole, onorevole?

DODO:          Ecco… veramente… io ho preso… ho preso…

LELE:           Ha preso un brutto colpo d’aria e gli si è gonfiato l’occhio destro.

ELSA:                        E tu come lo sai?

LELE:           Me lo ha detto lui poco fa.

DODO:          Esatto, gliel’ho detto io poco fa.

ELSA:                        È conciato proprio male, eh?

DODO:          Vero, signora, sono conciato proprio male.

ELSA:                        Stia tranquillo, dottore, passerà. Solo alla morte non c’è rimedio.

DODO:          Sante parole, signora, sante parole.

ELSA:                        Il bambino sta dormendo, Lele?

LELE:           Come un bambino, signora.

ELSA:                        E come vuoi che dorma?

LELE:           Certo signora, ha ragione.

ELSA:                        Peccato dottore, volevo farle vedere il mio Pierluca. Ne approfitto allora per farle visitare la casa. Venga con me.

DODO:          No signora, lo farò un’altra volta. Sta arrivando suo marito e dobbiamo discutere

                        di un po’ di cose. E poi lei deve andare a fare il bagno.

ELSA:                        Ah, per quello c’è tempo, si figuri. Forza, mi segua che le mostro la casa.

DODO:          Grazie signora, lei è molto gentile, ma veramente… io… io…

LELE:           Il dottore ha una flebite cronica alla gamba sinistra.

ELSA:                        Pure quella!

DODO:          Esatto, flebite cronica alla gamba sinistra.

LELE:           E deve evitare il più possibile di camminare.

DODO:          Il più possibile.

ELSA:                        Dovrebbe farsi benedire, onorevole.

DODO:          Lo faranno tra poco, signora.

ELSA:                        Prego?

DODO:          Era un modo di dire.

ELSA:                        Ah, ecco.

            Arriva Lele con i bicchieri di gin.

LELE:           Il suo gin, signora.

ELSA:                        Grazie, Lele.

LELE:           E questo è per lei, onorevole.

DODO:          Molto gentile, giovanotto.

LELE:           Vuole che la aiuti a bere, signore?

DODO:          Gliene sarei molto grato.

ELSA:                        Perché, non ce la fa da solo?

DODO:          Veramente, io…

LELE:           Il dottore ha una forte periartrite ad entrambe le braccia, deve evitare ogni tipo di sforzo.

DODO:          Esatto, ogni tipo di sforzo.

 

ELSA:                        Non ho parole, dottor Felloni.

DODO:          Neanch’io, signora, neanch’io, mi creda.

ELSA:                        Immagino avrà qualche problema anche alla bocca, non la muove mai quando parla.

LELE:           Esatto signora, una sublussazione mandibolare che gli impedisce di articolare bene

                        i suoni.

DODO:          Ecco, esatto, quella cosa là.

ELSA:                        Mi scusi l’impudenza, onorevole, ma lei è un ospedale vivente.

DODO:          Vivente non direi proprio, signora.

ELSA:                        Prego?

DODO:          Dicevo che per come sono conciato in questo momento mi sento più di là che di qua.

ELSA:                        E le credo, onorevole.

LELE:           Perché non fate un bel brindisi a questo incontro?

DODO:          Certo, facciamo un bel brindisi!

ELSA:                        Va bene, onorevole. Alla sua salute, allora. Mi sa che ne ha proprio bisogno.

                        Il suo colorito non mi piace per niente.

DODO:          È vero, signora, è vero, ne ho proprio bisogno. Alla mia salute!

            Lele fa bere il gin a Felloni. Ovviamente, non potendo aprire la bocca, il gin si versa tutto

 sulla camicia dell’onorevole. Elsa se ne accorge.

ELSA:                        Dio mio, onorevole, lei è messo da far paura. Non riesce neppure   ad aprir la bocca.

DODO:          Mi scusi, signora, mi scusi, dovrei starmene in un letto, lo so, ma è troppo importante l’appuntamento col cavaliere.

ELSA:                        Dovrebbe farsi vedere, onorevole. Mi fa venire in mente mio marito, che non si decide

                        a curare quella benedetta malattia.

DODO:          Che malattia, signora?

ELSA:                        Narcolessia. Sa, quella cosa che di colpo ti fa addormentare, in qualsiasi posizione

                        e in qualsiasi luogo ti trovi?

DODO:          Certo signora, la conosco.

ELSA:                        Mi fa fare certe figure! Ai congressi, ai ricevimenti, alle feste con gli amici, mentre stiamo parlando o bevendo qualcosa… pof… si abbiocca in piedi come un deficiente in mezzo alla sala, e tutti lì che lo guardano come la Pietà di Michelangelo.

DODO:          Dev’essere imbarazzante.

ELSA:                        Non me lo dica. Il guaio è che non posso nemmeno svegliarlo, perché il dottore dice

                        che è rischioso, come coi sonnambuli. Perciò devo fare la bella statuina accanto a lui fino a quando non torna tra i vivi.

DODO:          Poverino.

ELSA:                        Poverino? Non direi mica, visto che non vuole curarsi. Quando si sveglia non ricorda assolutamente niente ed è convinto che sia una messinscena, una mia manovra da ipocondriaca isterica per trascinarlo in clinica per chissà quale motivo. Non so più cosa dirgli.

DODO:          Gliel’ho detto anch’io una volta e non mi ha creduto, anzi, voleva licenziarmi.

ELSA:                        Licenziarla?

LELE:           L’onorevole intendeva dire che il cavaliere voleva licenziare l’argomento perché

                        non c’era motivo di trattarlo.

DODO:          Ecco, esatto. Trattarlo.

ELSA:                        Ah, meglio non pensarci. Mi dica onorevole, come sta Gilla?

DODO:          (confuso)  Ah, Gilla… sta benissimo.

ELSA:                        Come? Un mese fa mi ha detto che c’era poco da fare per lei.

DODO:          Ah, quella Gilla? Io pensavo mia moglie Gilla.

ELSA:                        Non si chiama Marta sua moglie?

DODO:          Certo. Marta Gilla. Magilla per gli amici.

LELE:           Vado a prepararle il bagno, signora.

DODO:          Ecco sì, vada, vada. E faccia presto, giovanotto.

ELSA:                        Sì, Lele, vai. Col latte d’asina, mi raccomando.

LELE:           Certo, signora.  (esce)

DODO:          È una brava persona, quel Lele.

ELSA:                        Una gran brava persona, decisamente.

DODO:          Anche se l’altro è tutta un’altra cosa.

ELSA:                        L’altro chi?

DODO:          L’altro, Dodo.

ELSA:                        L’ha conosciuto?

DODO:          Certo, molto bene. Persona eccezionale, capace, intelligente.

ELSA:                        Mah, non direi proprio.

DODO:          Come, non direi proprio?

ELSA:                        Mi sembra un po’ scemo, a essere sincera.

DODO:          Ma cosa dice, signora?

ELSA:                        Ed è anche impedito.

DODO:          Impedito Dodo?

ELSA:                        Come minimo.

DODO:          Lei si sbaglia di grosso, signora.

ELSA:                        Dopo cinque mesi che ce l’ho in casa giorno e notte vuole che mi sbagli, onorevole?

DODO:          Decisamente, signora. Dodo è un eccentrico, un creativo, e come tutti i creativi è fuori dalle regole.

ELSA:                        Sarà pure creativo ma è anche cretino.

DODO:          Sta prendendo un grosso abbaglio, signora.

ELSA:                        Onorevole, visto che le piace così tanto, perché non lo prende al suo servizio?

                        Sapesse che favore mi farebbe.

DODO:          Lo farei molto volentieri signora, ma Dodo è una persona molto seria, non lascerebbe mai questa casa per venire da me.

ELSA:                        Stia tranquillo, lo licenzio io in due minuti se mi assicura che lo prende con sé.

DODO:          No, no, signora, per carità, non mi permetterei mai di privarla di un sostegno così importante.

ELSA:                        Bravo, mi ha dato un’idea. Visto che per tutto il resto è inutile, potrei metterlo a fare il sostegno alla giraffa di peluche sulla culla del bambino: non si regge molto bene e non mi fa star tranquilla.

            Rientra Lele.

LELE:           Il suo bagno è pronto, signora.

DODO:          Era ora, giovanotto.

ELSA:                        Onorevole, era così impaziente che mi facessi il bagno?

DODO:          Per carità. È che non si fanno mai aspettare le belle signore.

ELSA:                        La ringrazio, è molto galante. Mi scusi adesso se la lascio un po’.   Luca sta rientrando, le farà compagnia Lele.

LELE:           Certo, signora.

ELSA:                        A proposito Lele, quando rientra Dodo fagli reggere la giraffa di Pierluca.

                        Se ce la fa, ha ipotecato il suo futuro.  (esce)

LELE:           Sarà fatto.

            Si affaccia Dodo dalla poltrona. Lele va a preparare il filmato.

DODO:          Ti sei deciso finalmente, bastardo!

LELE:           Hai un futuro coi Silvioni, non sei contento?

DODO:          Il sostegno alla giraffa lo fai tu e tua sorella!

LELE:           Sbrigati, dobbiamo doppiare un altro filmato.

DODO:          Ma che cacchio ti salta in mente? La Silvioni nel cesso, questo qui che comincia

                        a puzzare, il cavaliere che arriva e tu pensi al filmato?

LELE:           Non farmi ripetere le stesse cose, Dodo. Silvioni può tornare da un momento all’altro.

DODO:          Appunto!

LELE:           E allora sbrighiamoci.

DODO:          Io lo so che finirà male. Lo so.

                                                                                 

Film 3

           

         Parte il filmato. Lenti rintocchi di campane in sottofondo. È lo spot  pubblicitario di un’ agenzia funebre. Una faccia cadaverica sta sponsorizzando la ditta. Alle sue spalle, un cadavere in una bara.

LELE:           Tu lo sai che prima o poi è il tuo momento e non c’è scampo.

                        La tua anima lassù e il tuo corpo dentro un campo.

                        Bello per il Paradiso dove nulla mai è troppo,

                        il tuo arrivo su nel cielo non avrà nessun intoppo.

                        Noce o ciliegio, mogano o pioppo,

                        l’importante è usare…

            Il cadavere si desta e mostra un biglietto su cui è scritto “Fratelli Schioppo”.

DODO:          “Schioppo”, l’unica ditta che non ti resta sul groppo.

            Sfuma il filmato.

DODO:          (piangente)  Voglio morire.

Quarto doppiaggio

LELE:           Ma sai solo lamentarti? Muoviti, aiutami a sollevare il cadavere.

DODO:          E perchè?

            Prendono Felloni e lo alzano dalla poltrona portandolo verso il proscenio.

LELE:           Fa’ come ti dico. Se lo vedono in piedi avranno meno sospetti.

DODO:          Poi mi dirai come e quando ci liberiamo di questo coso, eh?

LELE:           Ora non c’è tempo. Lo faremo dopo.

DODO:          Facciamo presto per favore, perché non ne posso già più: prova tu a tenere addosso

                        un cadavere facendo finta di niente.

LELE:           È una prova d’attore, gioia. Vediamo se sei davvero bravo             come vai cantando a tutti.

DODO:          Se sono bravo e mi va bene prendo dieci anni, non farmi pensare se va male.

LELE:           Ecco appunto, non pensarci. Pensa soltanto a recitar bene la parte.

DODO:          Controfigura di un cadavere. C’è qualcosa di più umiliante per un attore?

LELE:           Preferisci la galera?

DODO:          Verrà anche quella, sta’ tranquillo.

LELE:           Non gufare e tieniti pronto. Silvioni sta arrivando.

DODO:          Tu la conosci una preghiera speciale? Quelle normali non bastano.

            Si sente la voce di Silvioni fuori scena.

SILVIONI:    Lele, il mio solito scotch!

LELE:           Lo preparo subito, signore!

DODO:          (piangente, si segna)  Padre Nostro che sei nei cieli, mettimi un attimo in cima ai tuoi pensieri.

            Entra il cavalier Luca Silvioni, un distinto uomo di mezza età.

SILVIONI:    Buonasera Lele. L’onorevole Felloni?  (lo vede abbracciato a Dodo)

                        Ah, eccola onorevole, buonasera. Che ci fa abbracciato a Dodo?

DODO:          (con la voce di Felloni)  Mi aiuta a stare in piedi. Sa, ho una forte flebite.

                        Il suo domestico è una persona molto gentile e intelligente, cavaliere.

SILVIONI:    Mezz’ora fa mi ha detto che era un deficiente.

DODO:          Ma cosa dice, Silvioni?

LELE:           Il suo scotch, signore.  (gli porge il bicchiere)

SILVIONI:    Grazie, Lele.  (a Felloni)  Me lo ha detto lei al telefono, onorevole.

DODO:          Avrà capito male. Il suo domestico è una persona eccezionale, siamo diventati

                        molto amici.

SILVIONI:    Mi fa piacere.

DODO:          Per quel che vale dovrebbe raddoppiargli lo stipendio.

SILVIONI:    Ci penserò senz’altro.

DODO:          Bene, Silvioni, bene, mi raccomando.

SILVIONI:    Cos’è successo alla sua voce, onorevole?

DODO:          Una forte laringite.

SILVIONI:    Mezz’ora fa non ce l’aveva.

DODO:          Infatti. Una cosa improvvisa, non appena ho chiuso con lei. Dodo mi ha dato

                        uno sciroppo, ora va meglio.

SILVIONI:    Complimenti Dodo, hai fatto colpo sull’onorevole.

DODO:          (con la voce di Felloni)  Grazie, signore…  (si accorge dell’errore e ripete la battuta

                        con la sua vera voce)  grazie, signore.

SILVIONI:    Dov’è Elsa, Lele?

LELE:           Sta facendo il bagno, signore.

SILVIONI:    Pierluca?

LELE:                       Dorme tranquillo.

SILVIONI:    Bene, lasciateci soli adesso. Ne avremo per un bel po’. Onorevole, si accomodi.

DODO:          Parli pure, Silvioni, parli pure. L’ascolto.

SILVIONI:    Va bene onorevole, se vuol rimanere in piedi… Lele, Dodo, buonanotte.

DODO:          Silvioni, io non ho segreti per gli amici, e Dodo e Lele sono due miei grandi amici.

SILVIONI:    Ma se li ha appena conosciuti.

DODO:          Non sono affari suoi, Silvioni. L’amicizia non va a tempo.

SILVIONI:    Onorevole, sa benissimo che dobbiamo trattare argomenti molto delicati, non possiamo permetterci…

DODO:          Silvioni, le ripeto che io non ho segreti per Dodo e Lele. Anzi, immagino che il povero Dodo si sia stancato di reggermi da solo. Lele, saresti così gentile da venire anche tu?

LELE:           Certo, onorevole.

            Lele va a sorreggere Felloni dall’altro lato mettendo il braccio dell’onorevole sulla sua spalla.

DODO:          Bene Lele, grazie.

SILVIONI:    Onorevole, non ci sto capendo niente.

DODO:          Non c’è niente da capire, Silvioni. Lei è solo molto fortunato ad avere due domestici come Dodo e Lele. Allora mi dica, che posso fare per lei?

SILVIONI:    Sono molto imbarazzato onorevole, mi creda.

DODO:          Non c’è nulla di cui essere imbarazzato. Ora venga al dunque e non mi faccia irrigidire più di quanto non lo sono.

SILVIONI:    E perché è rigido?

LELE:           Ha preso un colpo al collo.

SILVIONI:    Un colpo al collo?

DODO:          Esatto, un colpo al collo.

SILVIONI:    Lele, la pomata.

LELE:           Non serve, signore.

SILVIONI:    E tu che ne sai?

LELE:           Ce ne vorrebbe una miracolosa.

DODO:          Proprio così, miracolosa.

SILVIONI:    È così forte il colpo che ha preso?

DODO:          Fortissimo, Silvioni.

SILVIONI:    Mi permette di darle un’occhiata, onorevole? M’intendo un po’ di fisioterapia.

DODO:          Lasci stare Silvioni, lasci stare. Ci vuol altro che la fisioterapia.

SILVIONI:    Ma forse con un buon massaggio…

DODO:          Ma quale massaggio, Silvioni. Ormai è fatta.

SILVIONI:    Fatta cosa?

DODO:          La cosa.

SILVIONI:    Quale cosa?

DODO:          (rabbioso)  La cosa, Silvioni, la cosa. La smetta di fare domande e mi lasci solo

                        col mio dolore.

SILVIONI:    La vedo così pallido, onorevole.

DODO:          Eh… sapesse, Silvioni, sapesse…

SILVIONI:    Problemi di salute?

DODO:          Quelli ormai non ci son più.

SILVIONI:    Prego?

LELE:           L’onorevole voleva dire che ormai non pensa più ai suoi acciacchi.

DODO:          Ecco, esatto. Non ci penso più.

SILVIONI:    Vedo che tra voi tre c’è già una bella intesa.

LELE:           Sono quelle alchimie magiche, casuali e silenziose, signore. Ogni tanto succede.

DODO:          (con la sua voce)  Ogni tanto succede.

DODO:          (con la voce di Felloni)  Ogni tanto succede.

SILVIONI:    Certo, ogni tanto succede.

DODO:          Allora Silvioni, non perdiamo tempo. Di che si tratta?

SILVIONI:    Onorevole, lo sa benissimo di che si tratta. Io non so più che dire a Fardelli.

DODO:          Fardelli?

SILVIONI:    Certo, Fardelli.

DODO:          Chi è Fardelli?

SILVIONI:    Come chi è? Il direttore.

DODO:          Ah, quello. E non sa più che dirgli?

SILVIONI:    No!

DODO:          Lo dica a me.

SILVIONI:    E cosa vuole che le dica?

DODO:          Quello che deve dire a Fardelli.

SILVIONI:    Onorevole, Fardelli è una mina vagante. Ormai non si accontenta più di quel che gli do. Vuole una partecipazione sugli utili, altrimenti blocca i fidi della banca.

DODO:          Quale banca?

SILVIONI:    Onorevole, ma che domande mi fa?

LELE:           L’onorevole è molto stanco, signore. Ha avuto una giornata molto faticosa.

DODO:          Esatto, molto faticosa.

SILVIONI:    La Banca Centrale, lo sa meglio di me. Ho un buco di venti milioni, se Fardelli fa saltare il coperchio sono rovinato.

DODO:          (con la sua voce, sconvolto dalla cifra )   Me’ cojò… (si riprende,  di nuovo con la voce di Felloni)   Ma co… co… come, Silvioni, me lo dice così? Venti… milioni… di euro?

SILVIONI:    Ma certo onorevole, e di cos’altro? Peperoni?

DODO:          Non faccia lo spiritoso con me, Silvioni.

SILVIONI:    Onorevole, lo sa benissimo. Certe manovre non le ho fatte da solo, ne ha beneficiato anche lei.

DODO:          Io?

SILVIONI:    Certo, lei. I trasferimenti dei depositi bancari li abbiamo fatti io, lei e Fardelli.

DODO:          Io, lei… e Fardelli?

SILVIONI:    Onorevole, non fosse qui davanti a me avrei molti dubbi che sia lei.

DODO:          Ma cosa dice, Silvioni?

LELE:           (a Silvioni)  Cerchi di comprendere signore, con tutte le cose a cui deve badare.

SILVIONI:    (piccato)  Tu sarai pure amico suo ma impicciati degli affari tuoi. Prendi esempio

                        da Dodo che se ne sta là buono buono.

DODO:          Silvioni, per quanto sia d’accordo con lei su Dodo, non le permetto di rivolgersi così

                        a Lele.

SILVIONI:    Fino a prova contraria è ancora il mio domestico, onorevole.

DODO:          E allora se lo risolva da solo il problema, Silvioni.

SILVIONI:    No onorevole, mi scusi, mi scusi tanto. Non volevo mancarle di rispetto. Lei capirà, sono così sconvolto che mi saltano facilmente i nervi.

DODO:          Si controlli allora, Silvioni, si controlli, perché non glielo permetterò un’altra volta.

                        Né con Lele, né tanto meno con Dodo.

SILVIONI:    Non capiterà più, onorevole, glielo giuro, ma la prego, blocchi Fardelli, lei è l’unico

                        che può farlo: quello mi vuole rovinare.

DODO:          Vedremo Silvioni, vedremo. Dipende da molte cose.

SILVIONI:    Da cosa?

DODO:          Da molte cose, Silvioni. Le devo fare l’elenco?

SILVIONI:    (concitato)  Onorevole, io non dormo più da quando Fardelli mi ricatta. Sono stato da lui proprio oggi e vuole due milioni entro due giorni. E chiederà sempre di più, lo so già. Non so come, ma ha saputo dei buoni del tesoro trasferiti in Svizzera, delle azioni fantasma a Londra e dei bond in Lussemburgo. Sa tutto, onorevole, sa tutto, e lei lo sa che con Fardelli non si scherza. Mi ha detto, testuali parole: “Silvioni, se non mi versi due milioni entro due giorni…

            Silvioni di colpo si blocca e la testa si accascia sul petto. Ha avuto un attacco di narcolessia.

DODO:          Se non mi versi due milioni entro due giorni?  (silenzio)  Silvioni… Silvioni…

                        Silvioni, finisca!

LELE:           Ha avuto un attacco.

DODO:          (con la sua voce)  Sei sicuro? Anche questo sembrava addormentato.

LELE:           Aspetta che controllo.

DODO:          Muoviti, presto.

            Lele si avvicina a Silvioni. Gli mette una mano sul collo.

LELE:                        No, è vivo.

DODO:          Controlla bene, potrebbero averlo colpito tra i capelli.

LELE:           Smettila, ha avuto solo un attacco dei suoi.

DODO:          Bene, ora siamo a posto: abbiamo un cadavere reale e uno virtuale, una donna

                        che sguazza nel latte e un pupo in attesa del latte. Con questo  (rivolto a Felloni)  finiamo in galera, con quello  (rivolto a Silvioni)  finiamo sul lastrico. A te la scelta.

LELE:           C’è poco da scegliere. Qui l’affare è incasinato. L’hai sentito Silvioni?

DODO:          Certo che l’ho sentito. È un bastardo doc.

LELE:           E chi se l’aspettava?

DODO:          Non mi meraviglia, visto che ti ha assunto.

LELE:           Perché, con te che ha fatto?

DODO:          Io vengo a rimorchio.

LELE:           Ecco, bravo. Rimorchia l’onorevole in poltrona mentre io preparo il filmato.

DODO:          Tu e i tuoi maledetti filmati! Li vedi questi due zombi? Dove cacchio li mettiamo?

LELE:           Silvioni lascialo lì, lo sai che non va toccato quando ha le crisi. L’onorevole torna

                        a dormire nella sua poltrona.

DODO:          (piangente)  Io voglio fare l’attore.

LELE:           Lo stai facendo.

DODO:          (c.s.)  Io lo so che farò l’attore nell’ora d’aria, lo so.

LELE:           Smettila di frignare e muoviti. Silvioni può svegliarsi da un momento all’altro.

DODO:          Ecco, appunto. E se si sveglia?

            Preso dal discorso, Dodo va verso Lele liberandosi dell’abbraccio di Felloni e lasciando

il corpo incustodito. Il cadavere comincia a barcollare e a inclinarsi lentamente verso il basso. 

LELE:           Qualche minuto di sonno se lo fa sempre, ma se non ci sbrighiamo dormiremo noi

                        a lungo.

DODO:          Perché?

LELE:           Perché non sapremo che altro fare durante il giorno e durante la notte, gioia.

DODO:          E tu vuoi lavorare ancora con quel bandito?

            Felloni nel frattempo sta cadendo per terra. Lele se ne accorge.

LELE:           Cazzo, il morto!

            Si lancia su di lui e riesce a bloccarlo prima che cada.

LELE:           (a Dodo)  Sei tutto rincoglionito!

DODO:          Che vuoi che gli capiti ancora?

            Squilla un cellulare. Ha la suoneria di una marcia dei bersaglieri.

DODO:          Stanno arrivando i bersaglieri.

LELE:           Deficiente, è un cellulare.

DODO:          È il tuo?

LELE:           No, ce l’ho di sopra. Sarà il tuo.

DODO:          Il mio è spento. Di chi è allora?

LELE:           Vedi se è di Silvioni.  (Dodo si avvicina a Silvioni)

DODO:          No, qui non squilla niente.

LELE:           Allora è del morto.

DODO:          (avvicinandosi a Felloni)  Infatti. Che facciamo?

LELE:           Rispondiamo.

DODO:          Ma sei matto?

LELE:           Se non lo sentono, possono insospettirsi e chiamare la polizia. Conviene rispondere.

DODO:          E che gli diciamo?

LELE:           Che sei occupato e ne avrai per molto tempo. Quando chiudi lo spegniamo.

DODO:          Sento che l’ora d’aria si avvicina sempre più.

            Si sente piangere il bambino.

LELE:           Il bambino!

DODO:          Pure quel rompico…

LELE:           Smettila! È l’unica anima innocente di questa storia.

            Fuori scena si sente la voce di Elsa Silvioni.

ELSA:                        Lele! Pierluca piange! Va’ a vedere cos’ha. Io ho quasi finito, arrivo subito.

LELE:           Vado, signora, non si preoccupi.  (a Dodo)  Tu prendi il morto e rispondi al cellulare,

                        io torno subito.

DODO:          Muoviti, la Silvioni sta tornando.

LELE:           Faccio presto, tranquillo. Dobbiamo finire i doppiaggi.  (esce di corsa)

DODO:          ‘Fanculo tu e i doppiaggi!

            Dodo trascina il cadavere di Felloni in poltrona. Silvioni è sempre immobile in scena

in piena crisi da narcolessia. Il cellulare di Felloni continua a squillare.

DODO:          Quanto cacchio pesa quest’altro animale. Ma dimmi tu se devo fare il becchino

                        e il centralinista a un cadavere.

            Si sente Lele cantare fuori scena.

LELE:           (canta)  Avvìtati il culetto, pargoletto, che intanto lo zietto ti decompone il letto.

            Dodo nel frattempo ha sistemato Felloni in poltrona; gli prende il cellulare dal taschino

e risponde con la “voce“ di Felloni.

DODO:          Pronto? Sì, sono io, mi dica… chi parla? Ah. È lei, Anna… Anna mia suocera, vero? Come? È morta mia suocera? Quando? Dodici anni fa? E me lo dice adesso? Sì, sì, certo che lo so… volevo vedere se se lo ricordava lei… le do del lei perché sono l’onorevole Felloni, non se lo dimentichi… le ho sempre dato del tu?     E oggi voglio darle del lei, va bene? Perché, non si può? E lei chi è? Ah, Anna Borlotti, la mia segretaria… sto bene, signorina, sto bene… la voce? Sì, una forte laringite… come, tra poco mi raggiunge? Dove? A casa di Silvioni? E che viene a fare? Non ce n’è bisogno, signorina… ah, ha lei tutti i documenti? Va bene signorina, allora venga, venga pure, ma faccia con comodo, mi raccomando, non c’è fretta, dobbiamo chiarire ancora molte cose col cavaliere… d’accordo, a dopo.  (chiude e spegne il cellulare. Poi disperato). Ma porca puttana! Pure quest’altra ci voleva! (urla in modo strozzato per non farsi sentire)  Lele! Lele! Dove cacchio ti sei ficcato? Lele vieni, presto, altri guai in vista!

            Entra Lele.

LELE:           Eccomi. Ho fatto riaddormentare il pupo. Che altro è successo?

DODO:          Un casino! Era la segretaria di Felloni al telefono, ha detto che sta venendo qui

                        perché ha lei tutti i documenti che servono.

LELE:           Cazzo! Questo è un problema!

DODO:          Prima invece era tutto tranquillo, eh?

LELE:           Smettila. È un casino tenere a bada un’altra persona.

DODO:          Lele, ho avuto un’idea.

LELE:           Dimmi.

DODO:          Costituiamoci. Tanto è quella la nostra fine. Io ormai son pronto per l’ora d’aria. Almeno non rischio più l’infarto.

LELE:           Ma sei scemo? Ci costituiamo per un delitto che non abbiamo commesso?

DODO:          Io non ce la faccio più. Ogni minuto che passa qui aumentano i casini. Dimmi tu

                        che dobbiamo fare.

LELE:           Non fartela sotto e continua a recitare. Vedrai che ne usciamo sani e salvi.

DODO:          Io spero solo di uscirne vivo.

LELE:           La segretaria però non deve entrare. Darebbe troppi problemi.

DODO:          Silvioni sicuramente vorrà vedere i documenti e Felloni non ce li ha. Che gli diciamo?

LELE:           Sarò io la segretaria di Felloni.

DODO:          Tu?

LELE:           Io. Non abbiamo alternative. Così ho la situazione sotto controllo. Ma dobbiamo

                        portar via il cadavere prima che arrivi quella vera.

DODO:          E Silvioni? Conoscerà senz’altro la segretaria di Felloni.

LELE:           Non importa. Felloni adesso sei tu. Dirai che ne hai una nuova. L’importante

                        è che non mi veda lui.

DODO:          Ah, per quello non corri rischi.

LELE:           Io vado in camera della signora a cambiarmi. Cerco un vestito che possa andarmi bene.

DODO:          Io il cadavere e tu la checca. Due attori realizzati, non c’è che dire.

LELE:           Faccio in fretta. Tu prepara il filmato. Abbiamo pochissimo tempo.  (esce di corsa)

DODO:          (rivolto a Silvioni, sempre letargico)  Dormi, dormi, anima dannata! Perché invece di startene qui impalato come un deficiente non mi dici dove hai messo uno dei tuoi luridi milioni? Dimmelo, avanti, brutto porco, che poi ti faccio vedere io che gli combino a quella stronza   di tua moglie e a quello scassaballe di tuo figlio. E pure alla giraffa! (comincia a preparare il filmato, sistema i copioni e i microfoni)       Parla bastardo, parla! Sotto quale mattone li hai nascosti? Caccia fuori la tua lurida voce, forza! Che bella coppia, tu e l’onorevole. Vi devo proporre ai fratelli Schioppo. Sareste perfetti! Almeno non mi rompono più le palle per doppiare cadaveri, mucche e cileni! E invece chissà      che altra stronzata mi tocca adesso! Bastardo! Maledetto bastardo! Tu e quell’altro là, che gliel’hanno fatta pagare, giustamente!  (imitando Felloni)  “Continui a fare il baby-sitter, giovanotto, mi dia retta!” Crepa, bastardo! Te lo faccio vedere io il baby-sitter, te lo faccio vedere io.

            Rientra Lele vestito da donna, con una lunga tunica e un burka che gli copre il volto.

 

LELE:           Eccomi. Pronto il filmato?

            Dodo lo vede e ha un sussulto.

DODO:          Gesù! Sei tu l’anello mancante tra l’uomo e la scimmia!

LELE:           Non mi sembri Brad Pitt, tesoro.

DODO:          Ti sei fatto anche la ceretta?

LELE:           Smettila e manda il filmato. Cos’è?

DODO:          Fiction cilena, parte seconda.

LELE:           Vai.

Film 4

           

            Parte il filmato. I soliti protagonisti della fiction cilena: Pedraldo de la Bombonera e Felipe Armando Muchogusto. Stavolta con loro c’è anche Maria Concetta Conseisào.

LELE:           Eccoci qua, Pedraldo de la Bombonera.

DODO:          Eccoci qua, Felipe Armando Muchogusto.

LELE:           Ora lo sentirai anche da Maria Concetta Conseisào che lei vuole me e non vuole te.

DODO:          Non farti illusioni, Felipe Armando Muchogusto. Maria Concetta Conseisào vuole me, non vuole te.

LELE:           Maria Concetta Conseisào, diglielo anche tu che tu vuoi me e non vuoi lui.

DODO:          Maria Concetta Conseisào, che tu vuoi me e non vuoi lui è chiaro a me ed è chiaro a te. Dillo chiaro anche a lui.

LELE:           (con voce da donna)   Pedraldo de la Bombonera, Felipe Armando Muchogusto,

                        voi sapete quanto vi voglio bene, e non voglio che mi vogliate male se non voglio quello che volete voi.

DODO:          Sei stata molto chiara, Maria Concetta Conseisào.

LELE:           (con voce maschile)  Molto chiara.

LELE:           (con voce da donna)  Io voglio bene a te Pedraldo, e voglio bene a te Felipe, ma non voglio che questo mio voler bene voglia per voi dire che non vi vogliate più bene. Voglio perciò che il vostro volervi bene non sia colpa del mio volervi bene, e perciò voglio dirvi addio.

DODO:          Maria Concetta Conseisào!

LELE:           (c.s.)  Non me ne volere, Pedraldo. Non voglio che tu me ne voglia e non vuoi

                        più volere di aver voglia di Felipe.

DODO:          La mia vita non ha più alcun senso senza di te, Maria Concetta Conseisào.

LELE:           (c.s.)  Non dire questo, Pedraldo. Ti resta Felipe.

DODO:          Allora ha ancor meno senso.

LELE:           (con voce maschile)  Addio, Maria Concetta Conseisào. Voglio che tu sappia che sarai sempre nel mio cuore.

LELE:           (con voce da donna)  E tu nel mio, Felipe.

            Sfuma il filmato. Luce in scena mentre Lele e Dodo rimettono a posto videoproiettore, copioni e microfoni.

DODO:          Un capolavoro! Flaubert non saprebbe far di meglio!

LELE:           Smettila. La signora avrà finito e Silvioni sta per svegliarsi.

DODO:          Devo dire però che la donna ti riesce benissimo. Sarai una splendida segretaria.

LELE:           Mi raccomando, se ti chiedono di me di’ che mi hai mandato a fare una commissione per tuo conto.

DODO:          Sta’ tranquillo, nessuno sentirà la tua mancanza.

            Si sente la Silvioni fuori scena.

ELSA:                        (fuori scena)  Lele, mi versi un altro gin? 

Quinto doppiaggio

LELE:           Presto, nasconditi!

            Dodo corre a nascondersi dietro la poltrona di Felloni. Lele si mette al fianco di Felloni.

ELSA:            (f. s.)  Ah, che meraviglia. Mi ci voleva proprio un bel bagno. È arrivato Luca?

DODO:          Certo, signora, eccolo là.

            Elsa rientra in elegante abito da sera e vede Silvioni immobile e addormentato.

ELSA:                        Oddio no! Non mi dire!

DODO:          Sì, signora, ha avuto un attacco di narcolessia.

ELSA:                        Quanto tempo è?

DODO:          Sarà un quarto d’ora ormai.

ELSA:                        Be’, non dovrebbe mancar molto al risveglio allora. Onorevole, mi scusi, sono così mortificata.

DODO:          Ma si figuri, signora, si figuri, non è mica colpa sua.

ELSA:                        Lo so, lo so, ma se questo carciofo si decidesse una buona volta a farsi vedere

                        mi toglierebbe da questi imbarazzi.

DODO:          Cose che capitano, signora.

ELSA:                        A proposito, dov’è Lele? E chi è quella donna al suo fianco?

DODO:          Lele è andato a comprarmi le sigarette, signora. Tornerà tra poco.

ELSA:                        Ma lei non fuma, onorevole.

DODO:          Ah, davvero?

ELSA:                        E che, lo chiede a me?

DODO:          Appunto. Volevo provare finalmente l’emozione del fumo.

ELSA:                        Con tutto il rispetto, onorevole: alla sua età?

DODO:          C’è sempre una prima volta.

ELSA:                        Indubbiamente. E… la signora?

DODO:          Ah, già. È la mia nuova segretaria.

ELSA:                        Perché, la Borlotti non va più bene?

DODO:          No, no, va benissimo. Lei è la mia segretaria particolare.

ELSA:                        (maliziosa)  Particolare… in quel senso?

DODO:          Ma cosa va a pensare, signora.

ELSA:                        Scherzavo onorevole, su.

DODO:          Ma certo signora, certo, lo so benissimo.

ELSA:                        E come si chiama la signora?

DODO:          Si chiama… si chiama…

LELE:           (con voce da donna)   Maria Concetta… Maria Concetta Conseisào. Di origini cilene con radici marocchine.

ELSA:                        Ecco perché il burka. Piacere, Maria Concetta.

LELE:           Piacere mio, signora.

ELSA:                        Che bel vestito. Sa che anch’io ne ho uno così?

LELE:           Davvero? Lei di sicuro è una donna raffinata.

ELSA:                        Si trova bene nel nostro paese?

LELE:           Benissimo signora, sono tutte così gentili le persone che ho incontrato.

                        Il dottor Felloni poi, è una persona davvero squisita.

DODO:          Grazie signorina, grazie, molto gentile.

ELSA:                        Ah, è signorina?

LELE:           Sì, signora, sto ancora cercando l’anima gemella. Ma lo sento, sì lo sento, che è molto vicina, molto ma molto vicina. Affettuosa e sensibile, che viene gentilmente incontro

                        a me e mi sussurra con dolcezza: “Amore…

SILVIONI:    (urla svegliandosi)  “Ti faccio il culo a cappello di prete!”

ELSA:                        Eccolo!

LELE:           Che cafone!

SILVIONI:    Questo mi ha detto Fardelli, onorevole! Onorevole, dov’è?

DODO:          Sono qui Silvioni, sono qui.

ELSA:                        E io qui amore, pronta a raccogliere i tuoi fiori!

SILVIONI:    Che ci fai tu qui? E chi è quella donna? E dove sono Dodo e Lele?

ELSA:                        (rabbiosa)  Finito il quiz? Allora tesoro, o te ne fai finalmente una ragione di questa cacchio di malattia o la prossima volta ti faccio risvegliare in un circo: nella gabbia

                        dei leoni!

SILVIONI:    Di nuovo questa storia della narcolessia: io non so qual è il tuo piano e chi sono i tuoi complici, ma sono certo che mi stai tendendo un tranello, e siccome non sono scemo come tu pensi, non riuscirai a farmi fesso.

ELSA:                        (furibonda)  Per favore onorevole, per favore, dica lei qualcosa, dica qualcosa, altrimenti non lo faccio fesso, lo faccio cadavere!

DODO:          Lasci stare signora. Uno può bastare.

ELSA:                        Uno cosa?

LELE:           Uno screzio. L’onorevole intendeva dire che uno screzio è del tutto naturale in ogni famiglia che si rispetti e che per oggi può bastare così.

DODO:          Esatto, può bastare così.

SILVIONI:    Di questa cosa ne riparliamo quando siamo soli, sta’ tranquilla. Adesso lasciami da solo con l’onorevole.

ELSA:                        Io di qui me ne vado quando lo decido io.

SILVIONI:    Tu invece te ne vai perché l’ho deciso io.

ELSA:                        (si siede)  Devi passare sul mio cadavere!

DODO:          Non lo faccia dottore, dia retta a me che me ne intendo.

LELE:           È vero signore, non si risolve nulla con la violenza. Discutetene in modo civile.

SILVIONI:    Innanzitutto lei chi è? E che ci fa in casa mia?

DODO:          È la mia segretaria, Silvioni. E si calmi. Le consiglio vivamente di calmarsi.

SILVIONI:    E la Borlotti?

DODO:          Chi è la Borlotti?

SILVIONI:    Come chi è la Borlotti? È la sua segretaria da dieci anni.

DODO:          Ah, quella Borlotti. Sì, certo. È sempre a disposizione. Questa però è molto

                        più efficiente. Viene dal Cile e conosce sette lingue.

SILVIONI:    Complimenti, signora.

LELE:           Grazie, dottore.

ELSA:                        È signorina.

SILVIONI:    Signorina?

LELE:           Ancora per poco, dottore. Almeno lo spero.

SILVIONI:    Sa che lei mi ricorda qualcuno? Per caso ci siamo già incontrati?

LELE:           Non credo proprio, dottore, è da poco che son venuta via dal Cile.

SILVIONI:    Eppure la sua faccia non mi è nuova.

ELSA:                        Con tutte le amanti che hai nessuna faccia ti è nuova, porco!

DODO:          Cavaliere, che mi fa sentire? È pieno di amanti?

SILVIONI:    Non le dia retta, onorevole, ha il cervello spostato verso il femore.

ELSA:                        E tu verso i coglio…

LELE:           Su, signora, non è il caso di trascendere. Lei è una donna di classe.

ELSA:                        Grazie, Maria Concetta, grazie. Per fortuna c’è ancora qualcuno che mi fa risalire

                        la scala sociale.

SILVIONI:    Perché non risali le scale della tua stanza e ti spari un Valium in vena? Io voglio restare da solo col dottore.

ELSA:                        Ecco! Sparare è qualcosa che farei molto volentieri in questo momento.

DODO:          Lasci stare signora, hanno già provveduto.

ELSA:                        Prego?

LELE:           L’onorevole voleva dire che hanno già provveduto a sistemarle la stanza per la notte.

ELSA:                        E tu come lo sai?

 

LELE:           Me lo ha detto lui.

DODO:          Gliel’ho detto io.

ELSA:                        E lei come lo sa?

DODO:          Me lo hanno detto Lele e Dodo, signora. Ma quante ne vuole sapere!

SILVIONI:    Sante parole, onorevole.

ELSA:                        Tu taci e prega Dio di non andare un’altra volta in catalessi, perchè non ti sveglieresti più. Sicuro!

SILVIONI:    Tanto lo so che è un tuo lurido trucco per liberarti di me.

ELSA:                        Non dirlo un’altra volta cavaliere, non dirlo un’altra volta.             È troppo allettante l’idea!

SILVIONI:    È mai possibile che non possa stare un po’ da solo in casa mia? Prima quei due

                        che diventano amici dell’onorevole, ora mia moglie con la segretaria cilena.

                        E quando mai  li dico i caz…

ELSA:                        Porco!

SILVIONI:    … i fatti miei all’onorevole?

DODO:          Li dica senza problemi Silvioni, e stia calmo.

ELSA:                        Onorevole non si sforzi, mi dia retta. È solo una perdita di tempo.

LELE:           Si rilassi dottore, l’onorevole risolverà i suoi problemi.

ELSA:                        (a Silvioni)  Dovresti chiamare un prete allora, anzi… il concilio Vaticano,

                        con tutti i peccati che hai in corpo. Altro che problemi!

SILVIONI:    Tu taci e fai quel che sai fare: niente!

DODO:          Silvioni, allora: mi dica tutto, e questa volta non si addormenti.

SILVIONI:    Ci si mette anche lei, onorevole?

DODO:          Vada avanti, Silvioni. Comincio a stufarmi.

            Si sente piangere il bambino.

ELSA:                        (a Silvioni)  Ecco, hai fatto svegliare il bambino.

SILVIONI:    Io?

ELSA:                        Ogni tuo respiro provoca danni.

SILVIONI:    Invece di rompere, fa’ il tuo dovere di mamma e va’ a vedere cos’ha.

LELE:           Mi sembra giusto signora, la creatura sta piangendo.

ELSA:                        Con tutto il rispetto, Maria Concetta: fatti i cazzi tuoi!

LELE:           Onorevole, mi ha offesa. Non mi difende?

DODO:          Certo, Maria Concetta, certo.

LELE:           Dica qualcosa allora.

DODO:          E che devo dire?

LELE:           L’Infinito di Leopardi.

DODO:          “Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”

LELE:           Onorevole, ma è scemo? Dica qualcosa che mi difenda.

SILVIONI:    Onorevole, permette alla sua segretaria di trattarla così?

LELE:           Perché invece non si decide lei a tirar fuori la sua storia?

SILVIONI:    (ad alta voce)  Lele, Dodo, mi sbattete fuori questa cozza cilena per favore?

DODO:          Silvioni, come si permette?

ELSA:                        Non ci sono.

SILVIONI:    Chi?

ELSA:                        Lele e Dodo.

SILVIONI:    E dove sono andati?

ELSA:                        A comprare le sigarette.

SILVIONI:    Ma loro non fumano.

DODO:          Sono per me.

SILVIONI:    Per lei?

DODO:          Certo, perché, non posso fumare anch’io?

SILVIONI:    Mi scusi onorevole…

DODO:          (lo interrompe)  Ho già trattato quest’argomento con sua moglie, Silvioni.

                        Ho deciso di fumare, d’accordo?

SILVIONI:    D’accordo, onorevole, d’accordo, non volevo essere indiscreto.

LELE:           Ecco appunto, non sia indiscreto e sia essenziale. Cosa deve dire all’onorevole?

SILVIONI:    Comincio a capire perché lei è ancora signorina… “signorina”!

ELSA :           Maria Concetta, non dargli retta. Se potesse ti salterebbe subito addosso.

LELE:           Ci deve solo provare.

DODO:          Non ci provi, Silvioni.

SILVIONI:    Onorevole, ma che dice?

DODO:          Dico di non provarci.

SILVIONI:    Non sono scemo, onorevole.

LELE:           Ma che cafone.

ELSA:                        Ne sei proprio sicuro?

SILVIONI:    Tu taci.

ELSA:                        Dillo un’altra volta e ti faccio addormentare io. Per sempre!

DODO:          Allora Silvioni, si decida.

LELE:           Ecco esatto, si decida.

ELSA:                        Appunto, deciditi.

SILVIONI:    Onorevole mi scusi, ma io non me la sento di dire certe cose in un comizio.

DODO:          Cos’ha contro i comizi, Silvioni?

SILVIONI:    Nulla, ma esiste anche una privacy.

DODO:          Silvioni, io non ho segreti per Maria Concetta, e neppure per sua moglie.

SILVIONI:    Ma lei non ha segreti per nessuno, onorevole?

LELE:           Che sfacciato.

DODO:          Esatto, Silvioni. Lei è un grande sfacciato.

ELSA:                        E anche un gran porco.

SILVIONI:    Sentite, io salgo in camera a respirare un po’ di ossigeno. Spero al mio ritorno

                        di trovarla da solo, onorevole. Sto per andare fuori di testa.

LELE:           Padre degenere. Potrebbe anche pensare un po’ a Pierluca. Lo sente che piange?

SILVIONI:    Lei come sa il nome del bambino?

DODO:          Gliel’ho detto io, Silvioni. Qualcosa in contrario?

SILVIONI:    Niente in contrario, onorevole. Voglio solo capire dove mi trovo.  (esce furioso)

ELSA:                        Vado io da Pierluca, bestia. Quella creatura meritava tutt’altro padre.

                        Mi scusi onorevole, non me ne voglia, vado a vedere il bambino.

DODO:          S’immagini, signora, s’immagini. Vada, vada, io aspetto qui con Maria Concetta.

ELSA:                        Grazie. A dopo.  (esce)

LELE:           (di nuovo con la sua voce)  Forza, prepariamoci.  (prepara il filmato)

DODO:          A cosa?

LELE:           Al doppiaggio.

DODO:          Non ho parole.

LELE:           Meglio.

DODO:          Come donna sei un cesso ma come segretaria sei perfetta. Perché non ci pensi seriamente?

LELE:           Perché ho qualcuno a cui badare.

DODO:          Pierluca?

LELE:           No, tu. Senza di me sei perduto.

DODO:          Ascolta, buon samaritano, io non ho bisogno né di te né di nessun…

LELE:           Smettila, il filmato è pronto. Tra un’ora dobbiamo consegnare tutto.

DODO:          Cos’è?

LELE:           Ancora animali.

DODO:          Ancora euforia!

LELE:           Aspetta. Prima un’altra cosa.

DODO:          Che dannazione mi attende adesso?

LELE:           Nessuna dannazione. Prendi il filo di nylon dal cassetto. E anche le forbici.

DODO:          Hai deciso d’impiccarti?

LELE:           Lo mettiamo ai polsi di Felloni e lo colleghiamo ai cordini della tenda, così ogni tanto

                        lo facciamo muovere. Sarà ancora più credibile.

DODO:          Che credibilità vuoi che abbia un cadavere?

LELE:           Muoviti idiota, fa’ come ti dico.

DODO:          (mentre va a prendere il filo)  Tanto io lo so come va a finire.

LELE:           Ma non sai pensare ad altro?

DODO:          (dà il filo a Lele)  E a cosa vuoi che pensi?

LELE:           Dammi una mano a legarlo.

DODO:          E tu dammi il tempo, gioia, altrimenti questo filo lo lego davvero intorno al tuo collo.

LELE:           Sei buono solo a rompere.

DODO:          Incredibile! Anche il cadavere sadomaso.

            Stringono il nylon ai polsi di Felloni e lo collegano ai cordini della  tenda.

LELE:           Ok, proviamo.

            Lele tira alternativamente i due cordini della tenda. Le braccia di Felloni si alzano come in un balletto.

LELE:           Funziona.

DODO:          Ehi, è carino. Posso regalarlo a mio nipote?

LELE:           Doppiaggio, muoviti.

DODO:          E che palle!

            Lele richiude la tenda e va alla postazione per doppiare il nuovo filmato.

Musica

Sipario

Fine Primo Atto

Atto Secondo

       

            La scena è la stessa del primo atto. Lele (ancora vestito da donna) e Dodo si apprestano

a doppiare il quinto filmato, un altro documentario sugli animali. Musica.

Film 5

            Quando sfuma la musica parte il filmato. Primo piano di un bisonte.

LELE:           Il bisonte appartiene alla famiglia dei Bòvidi e presenta un pelo scuro e particolarmente lungo sulle spalle, sul collo e sulla testa.

DODO:          (muggisce)  Mmmuuuuuuuhhh!!!

LELE:           (blocca il video, poi a Dodo)  E che lo fai, uguale alla mucca?

DODO:          Perché, come fa il bisonte?

LELE:           Non lo so, ma se è un bisonte non è una mucca.

DODO:          L’hai detto tu che è un Bòvide, che cacchio vuoi allora?

LELE:           Sì, ma non è una mucca.

DODO:          Allora fallo tu, se lo sai fare.

LELE:           E tu saresti il grande attore?

DODO:          Non farmi ricordare che ho una pistola in tasca, eh?

LELE:           Andiamo avanti.

DODO:          Ecco bravo, andiamo avanti.

            Lele fa ripartire il filmato.

LELE:           Il bisonte, nell’immaginario collettivo, è associato alle vaste praterie.

                        In realtà vive anche in ambienti boscosi e montani.

DODO:          Mmmuuuuuuuhhh!!!

LELE:           La stagione degli amori del bisonte cade in estate, tra luglio e settembre.

                        I maschi sono particolarmente attivi e la femmina partorisce in genere ogni due anni.

DODO:          Mmmuuuuuuuhhh!!!

LELE:           La femmina è estremamente protettiva nei confronti del nascituro             e il piccolo bisonte

                        a tre ore dalla nascita è già in grado di seguire la madre.

DODO:          Mmmuuuuuuuhhh!!!

            Sfuma il filmato. Luce.

DODO:          Tre ore, hai sentito? Perché la Silvioni non ha partorito un bisonte? Adesso non stavo qui con quello scassaballe di Pierluca.

LELE:           La vuoi finire?

DODO:          Io la finisco solo quando ci liberiamo dell’onorevole salma. L’ora d’aria è sempre

                        più vicina, lo capisci o no?

LELE:           Finiamo i doppiaggi e quando li andiamo a consegnare ce lo carichiamo in macchina.

DODO:          E lo portiamo in discoteca.

LELE:           Deficiente. Lo lasciamo su una panchina ai giardini. È notte e non ci sarà nessuno. Penseranno che l’hanno ucciso lì.

DODO:          E la pistola?

LELE:           La buttiamo nel fiume, dall’altra parte della città.

DODO:          Rebibbia aspettami, sto arrivando.

            Suonano alla porta.

Sesto doppiaggio

DODO:          No! Ancora?

LELE:           Cacchio Dodo, questa sarà la segretaria di Felloni, quella vera.

DODO:          O porca puttana. E adesso?

LELE:           Non posso restare così. Tu trattienila mentre io vado a cambiarmi. E mi raccomando, non farla entrare. Quando torno, io bado a lei e tu vai a fare Felloni.

DODO:          E se tornano i Silvioni?

LELE:           Fatti un bel segno della croce.  (esce di corsa)

DODO:          Io me lo faccio adesso.  (si segna e si rivolge in quinta)

DODO:          Chi è?

ANNA:          (fuori scena)  Sono Anna Borlotti, la segretaria dell’onorevole Felloni.

DODO:          Buonasera, signorina. Desidera?

ANNA:          L’onorevole mi sta aspettando.

DODO:          Ah, davvero?

ANNA:          Certo, mi faccia entrare.

DODO:          L’onorevole è molto impegnato col cavalier Silvioni.

ANNA:          Lo so benissimo. Mi apra, stanno aspettando me.

DODO:          Ne è proprio sicura?

ANNA:          Come, “ne sono sicura?” Certo che sono sicura!

DODO            Ora glielo chiedo allora.

ANNA:          Ma cosa deve chiedere?

DODO:          Se la posso far entrare.

ANNA:          Si può sapere lei chi è?

DODO:          Il baby-sitter.

ANNA:          E perché invece di rompere non pensa al bambino? Apra, presto!

DODO:          Ora chiedo allora.

ANNA:          Si muova!

DODO:          Che tempo fa là fuori?

ANNA:          Chi se ne frega del tempo! Mi faccia entrare!

DODO:          Devo chiedere se posso.

ANNA:          E allora lo faccia!

DODO:          Sì, lo faccio subito. Chi devo dire che lo desidera?

ANNA:          Ma lei è tutto scemo? Gliel’ho detto, sono la segretaria di Felloni!

DODO:          Ah già. La segretaria di Felloni… allora vado.

ANNA:          Vada, e si muova, se non vuol essere licenziato.

DODO:          E perché dovrebbe licenziarmi?

ANNA:          Perché glielo dico io!

DODO:          Va bene, allora glielo chiedo. Arrivo subito. Non si muova di lì.

ANNA:          E dove vuole che vada?

DODO:          Brava, resti lì.

            Rientra Lele in abiti maschili.

LELE:           Eccomi.

DODO:          Muoviti. Non so più che cacchio dire a questa. È incazzata come una iena.

LELE:           Nasconditi, ci penso io.

            Dodo corre a prendere posizione dietro la poltrona di Felloni. Forti colpi alla porta.

ANNA:          (sempre più furiosa)  Allora, questa porta?

LELE:           (fa entrare Anna Borlotti)  Prego signorina, si accomodi.

ANNA:          (entrando)  Deficiente! Dov’è l’onorevole?

DODO:          Sono qui.

ANNA:          (a Felloni)  Onorevole, è mai possibile che devo stare mezz’ora fuori dalla porta

                        per colpa di un cretino?

DODO:          Si calmi, signorina, si calmi, non è successo nulla.

ANNA:          Onorevole, perché continua a darmi del lei? Mi ha chiamato Anna dopo un quarto d’ora che mi ha conosciuto, e sono dieci anni che lavoro con lei.

DODO:          Va bene, va bene, non c’è problema, l’accontento. La chiamo Anna.

ANNA:          Mamma mia, onorevole, com’è pallido. Si sente male?

DODO:          Abbastanza.

ANNA:          Vuole tornare a casa?

DODO:          No, no, è solo un po’ di pressione bassa.

ANNA:          Se lo dice lei. E Silvioni dov’è?

LELE:           È andato in bagno. Torna subito.

ANNA:          Non stavo parlando con lei.

LELE:           Mi scusi, signora.

DODO:          Anna, che modi sono questi?

ANNA:          Fin troppo gentili, se penso a poco fa.

           

            Rientra Elsa.

ELSA:                        Ah Lele, sei rientrato? Ma Pierluca ha mangiato? Non si staccava più dal biberon.

LELE:           Certo signora, come sempre.

ELSA:                        Buonasera Anna, c’è anche lei? E Maria Concetta dov’è?

ANNA:          Chi è Maria Concetta?

ELSA:                        La segretaria cilena dell’onorevole. Era qui poco fa.

ANNA:          Onorevole, chi è questa cilena?

DODO:          Una lontana parente che è venuta a trovarmi.

ELSA:                        Non è questo che mi ha detto.

DODO:          Non è questo che mi ha chiesto.

LELE:           Onorevole, le sigarette che voleva non le ho trovate.

DODO:          Non importa Lele, fumerò un’altra volta.

ANNA:          Si è messo a fumare, onorevole?

DODO:          Sto cominciando.

ANNA:          Ma è impazzito? Fa la campagna antifumo da trent’anni e si mette a fumare?

                        Perderà un mare di voti.

DODO:          Li prenderò dai fumatori. Quelli sono di più.

ANNA:          Contento lei…

ELSA:                        Lele, ma quel deficiente di Dodo che fine ha fatto?

LELE:           Starà cercando i pannetti, signora.

ELSA:                        Non mi servono di seta indiana, Lele.

LELE:           Lo so signora, ma noi per il bambino vogliamo sempre il meglio, lo sa.

ELSA:                        Secondo me si è perso, cretino com’è.

LELE:           Vedrà che torna presto.

ELSA:                        Lele, mi spieghi perché quella tenda è sempre chiusa? Lo sai beneche voglio vedere l’arazzo.

LELE:                       Perché, signora? È così raffinata quella tenda.

ELSA:                        Voglio vedere l’arazzo, Lele.

LELE:           Ne è proprio sicura?

ELSA:                        Non sto decidendo le sorti del governo, Lele.

LELE:           Ci pensi bene, l’arazzo non è bello come la tenda.

ELSA:                        Lele, apri e basta! Voglio vedere l’arazzo!

LELE:                        Come vuole, signora.  (va alla tenda)

ELSA:                        Ecco, bravo, apri!

      Lele tira un cordino della tenda, che si apre a metà: contemporaneamente si alza il braccio destro

di Felloni.

ANNA:          Cosa c’è, onorevole?

DODO:          Cosa c’è? Niente.

ELSA:                        Deve dire qualcosa?

DODO:          No, affatto.

ANNA:          E perché ha alzato il braccio?

DODO:          Perché… perché… faccio un po’ di ginnastica.

ELSA:                        E la sua periartrite?

DODO:          Va meglio.

ELSA:                        Lele, apri l’altro lato.

            Lele tira l’altro cordino della tenda, che si apre dall’altro lato facendo alzare anche il braccio

sinistro di Felloni.

ANNA:          Onorevole, che fa?

DODO:          Gliel’ho detto, ginnastica.

ELSA:                        Apri un po’ di più, Lele.

            Lele tira un cordino e il braccio destro di Felloni si alza proteso al cielo.

ELSA:                        Anche l’altra metà.

            Lele tira l’altro cordino e anche il braccio sinistro di Felloni va al cielo.

LELE:           Va bene così?

ELSA:                        Insomma… ma che strana ginnastica, onorevole.

DODO:          È un metodo nuovo, molto moderno.

ANNA:          Onorevole, si sente bene?

DODO:          Benissimo, signorina, benissimo.

ELSA:                        Adesso inclinala un po’, Lele.

            Lele tira contemporaneamente le corde e le braccia di Felloni si allargano in apertura alare.

ELSA:                        No, Lele, troppo. Chiudi un po’.

            Lele tira le corde. Le braccia di Felloni si avvicinano.

ELSA:                        Di più… di meno… di più… di meno…di più… di meno…

            Ai comandi di Elsa, Lele tira le corde, facendo aprire e chiudere le braccia di Felloni

che sembra applaudire nel vuoto.

ELSA:                        Onorevole, che fa: “battiamo le manine”?

DODO:          Pensi alla tenda, signora. La mia ginnastica è speciale.

ELSA:                        Me ne sono accorta.

LELE:           Va bene così, signora?

ELSA:                        Sì Lele, grazie, va bene così.

ANNA:          Io non ci sto capendo niente.

            Rientra Silvioni.

SILVIONI:    Allora onorevole, possiamo…  (vede Lele, Elsa e Anna)  Ma che succede qui?

                        C’è un torneo di burraco e non ne so nulla?  E lei che ci fa mani all’aria, onorevole?

DODO:          Faccio yoga, Silvioni. Pensi agli affari suoi.

ANNA:          Buonasera, cavaliere.

SILVIONI:    Buonasera Anna. Come mai qui?

ANNA:          Potete fare ben poco senza di me, cavaliere.

DODO:          Non si allarghi tanto, lei.

ANNA:          Di nuovo questo “lei”.

DODO:          Sì, di nuovo. Oggi mi va il “lei”, va bene?

ANNA:          Faccia come le pare.

SILVIONI:    E perché avremmo bisogno di lei?

ANNA:          La vede questa, cavaliere?  (mostra una borsa portadocumenti)  Ci sono i documenti che servono a lei e all’onorevole.

DODO:          E perché ce li ha lei?

ANNA:          Onorevole, ma che domande mi fa? Me li ha dati lei da custodire.             Non può toccarli nessuno a parte me.

DODO:          Ah già, è vero.

SILVIONI:    Allora vediamoli.

ANNA:          Davanti a tutti?

ELSA:                        Perché, che c’è di male?

LELE:           Già, che c’è di male?

ANNA:          Siete tutti matti qui dentro?

DODO:          Signorina, come si permette?

SILVIONI:    Infatti, come si permette?

ANNA:          Onorevole, perché non facciamo una conferenza stampa?

DODO:          Poca ironia, signorina. Tiri fuori i documenti e si sbrighi.

SILVIONI:    Esatto, si sbrighi.

ELSA:                        Sentito? Si sbrighi.

ANNA:          Si sbrighi un corno. Li tiri fuori lei, se vuole. 

            Anna mette la borsa sulle gambe di Felloni.

SILVIONI:    Forza onorevole, tiri fuori i documenti.

DODO:          Lele, tirali fuori tu. Devo finire la ginnastica.

LELE:           Come desidera, onorevole.

            Lele prende la borsa.

SILVIONI:    Dalla a me, Lele.

LELE:           Perché, signore?

SILVIONI:    Come perché? Quelle carte riguardano me.

LELE:           Ma l’onorevole ha detto a me di aprirle.

SILVIONI:    E chi se ne frega!

DODO:          Cos’ha detto, Silvioni?

SILVIONI:    Onorevole, si rende conto?

DODO:          Chi se ne frega a me non lo dice nessuno, chiaro?

SILVIONI:    Ma lei lo sa cosa c’è in quelle carte?

DODO:          Certo che lo so.

ELSA:                        Il porco ha paura.

SILVIONI:    Ti ho detto di tacere.

ELSA:                        Forza Lele, leggi cosa c’è scritto.

LELE:           Come vuole, signora.

SILVIONI:    Come vuole un corno!

ANNA:          Io non la capisco, onorevole.

DODO:          Lei non deve capire.

ANNA:          E perché?

DODO:          Perché lo dico io! Lei deve solo eseguire.

ANNA:          Non ho parole! Ma che succede qua?

LELE:           Allora leggo?

DODO:          Leggi Lele, leggi.

ELSA:                        Sì, Lele, leggi, fammi sentire che porcate ha combinato il porco.

SILVIONI:    Tu non leggi un bel niente, capito?

LELE:           Mi spiace, signore, ma l’ha detto l’onorevole.

SILVIONI:    E io ti licenzio!

DODO:          Cosa fa lei, Silvioni?

SILVIONI:    Lo licenzio.

DODO:          Ci provi Silvioni, ci provi, e quelle carte le faccio affiggere anche in chiesa.

ELSA:                        E io le do alla Baldacchini, la gazzetta dei Parioli.

SILVIONI:    Tu da’ alla Baldacchini un solo foglio e Pierluca resta orfano prima ancora

                        che gli spunti il dentino.

ELSA:                        Che Pierluca resti orfano è probabile. E non penso riuscirà a dire papà.

ANNA:          Onorevole, lei dovrebbe andare a casa.

DODO:          Lei si faccia gli affari suoi.

ANNA:          Io qui divento matta!

DODO:          Meglio così.

LELE:           Allora leggo?

DODO:          Leggi!

ELSA:                        Leggi!

SILVIONI:  (esasperato ma non serio, come in un delirio lucido, una follia sempre buffa)  Basta! Basta! Tu non leggi un cazzo, va bene? Volete sapere cosa c’è scritto? Ve lo dico io. Ci sono tutti gli appalti truccati. Quanti? Mille! Le azioni dei risparmiatori truffati. Quanti? Tremila! Il numero dei politici corrotti! Quanti? Ottocento! I soldi trasferiti all’estero! Quanti? Sei miliardi! Di euro! Chi lo ha fatto? Io, Felloni, Fardelli e tutti i direttori di banca corrotti! Contenti? Volete sapere altro? Volete sapere quanti mafiosi mi hanno protetto? Trentasette! Camorristi? Ventinove! ‘Ndrangheta? Quindici! Giornalisti? Centodue! Giudici? Dieci! Amanti?…

            Silvioni, in piena foga da delirio, ha un altro attacco di narcolessia.

ELSA:                        E giusto adesso, porca zozza!

ANNA:          Onorevole, forse è il caso di andare.

DODO:          Vada lei, signorina, vada. Io torno a casa da solo.

ANNA:          Nelle sue condizioni?

DODO:          Si impicci delle sue cose, signorina. Prenda quei documenti e si tolga dalle scatole.

ANNA:          (seccata)  Come vuole, onorevole.  (prende la borsa dalle mani di Lele)

DODO:          Buonanotte, signorina.

ANNA:          Buonanotte, signora Silvioni.

ELSA:                        Buonanotte, Anna. Lele, accompagna la signorina.

ANNA:          Meglio di no, grazie. Buonanotte.  (esce)

ELSA:                        Senti Lele, fino a quando quel porco di mio marito non resuscita, vado un po’

                        da Pierluca. L’ho visto un po’ strano, oggi. 

LELE:           Come vuole, signora.

ELSA:                        Lei mi scuserà, vero, onorevole?

DODO:          Ci mancherebbe, signora. Vada pure.

ELSA:                        Ah, onorevole, lo vuole sempre quel deficiente di Dodo? Glielo mando imballato

                        e col fiocchetto se vuole. Buonanotte.  (esce)

LELE:           Buonanotte, signora.

DODO:          (spuntando dalla poltrona)  Ti pare giusto che per colpa tua mi devono dare

                        del deficiente?

LELE:           Per colpa mia?

DODO:          Certo, per colpa tua. Sto facendo tutto quel che dici tu.

LELE:           Muoviti, abbiamo pochissimo tempo. Dobbiamo consegnare i doppiaggi.

DODO:          (riferito a Felloni)  E questo qui? È diventato di cera ormai. Se alziamo il riscaldamento lo troviamo liquefatto e possiamo chiuderlo in bottiglia.

LELE:           Te l’ho già detto, lo portiamo con noi.

DODO:          Spero di fare in tempo a comprare uno spazzolino nuovo.

            Nel frattempo Lele ha chiuso la tenda e ha preparato il materiale per l’ultimo doppiaggio.

Le braccia di Felloni tornano giù.

Film 6

           

            Parte il filmato. È di nuovo la ditta “Schioppo” che lancia il suo nuovo prodotto, un unguento.

I protagonisti sono gli stessi dell’altra volta: il becchino e il cadavere nella bara.

LELE:           Se vuoi essere cremato, o ti piace imbalsamato,

                        non avere alcun timore, siamo pronti a tutte l’ore:

                        se il momento tuo è arrivato, devi andarci profumato.

                        Non esiste altro sistema, non c’è balsamo né crema,

                        quando senti quel rintocco ecco qua che arriva…

            Il cadavere si desta e mostra il cartello “Fratelli Schioppo”.

DODO:          “Schioppo”, l’unica ditta che non ti resta sul groppo.

            Sfuma il filmato. Luce.

DODO:                      Abbiamo finito? Non ne posso più.

LELE:           Abbiamo finito. Prendiamo il cadavere e andiamo.

DODO:          Le patrie galere ce l’hanno il teatro?

LELE:           Smettila, è già tardi.

DODO:          È tardi anche per chiedere asilo politico?

LELE:           A chi?

DODO:          Anche alla Cina, pur di andarmene di qui.

LELE:           Ma sta’ un po’ zitto.

            Lele prende il dvd dove ci sono i 6 doppiaggi e lo mette in tasca. Insieme a Dodo prendono

il cadavere di Felloni e lo trascinano fuori scena.

DODO:          Addio, casa Silvioni. È stato bello lo stesso.  (escono)

            Musica, poi rumori di chiavi nella serratura e di una porta che si chiude. Entra Elsa.

 Subito dopo arriva Anna Borlotti. Sono entrambe molto sorridenti e rilassate.

ELSA:                        Tutto ok?

ANNA:          Tutto ok. Quei due deficienti stanno portando il cadavere ai giardini pubblici.

                        Ho già avvisato la polizia. Li coglieranno in flagrante… e faranno gli attori

                        nell’ora d’aria.

ELSA:                        E nessuno sospetterà di noi.

ANNA:          Infatti. Ora abbiamo un bastardo in meno e due milioni di euro in più. Tra due giorni questo imbecille  (indica Silvioni)  andrà da Fardelli a portare i soldi.

ELSA:                        E noi saremo con lui a festeggiare.

ANNA:          Esatto!

ELSA:                        (facendo il verso a Silvioni)  “Non so come, ma Fardelli ha saputo dei buoni del tesoro trasferiti in Svizzera, delle azioni fantasma a Londra e dei bond in Lussemburgo.

                        Sa tutto, onorevole, sa tutto!”  (ridendo)  Secondo te chi gliel’ha detto?

ANNA:          Provo a indovinare: noi?

ELSA:                        Risposta esatta, signorina Borlotti!

ANNA:          A proposito  (prende dei guanti di pelle dalla giacca)  questi è meglio bruciarli,

                        ci saranno ancora tracce di polvere da sparo.

ELSA:                        Lo facciamo subito. Così come è meglio distruggere questa.

            Elsa corre a prendere una microcamera nascosta in una pianta del salone.

ANNA:          Decisamente.

ELSA:                        È stato fantastico vedere quei due cretini dannarsi l’anima             dietro Felloni e i loro stupidi doppiaggi.

ANNA:          Sapessi il dispiacere quando ho dovuto spegnere il monitor in macchina per venire qui.

ELSA:                        Non dirlo a me. In bagno per poco non ci restavo secca dalle risate.

ANNA:          Bisogna dire che sono stati perfetti.

ELSA:                        Più bravi di così… si muore!

            Risata sonora delle due donne.

ELSA:                        Ehi Anna, prima che si svegli quest’idiota, direi di brindare a noi e al nostro piano.

            Anna va al mobile bar e versa due gin.

ANNA:          Mi sembra il minimo. Un bel gin non ce lo toglie nessuno adesso. Alla faccia immobile del cavaliere e a quella pallida dell’onorevole.

ELSA:                        Ben detto.

AN - EL:        “Schioppo”! L’unica ditta che non ti resta sul groppo!

       Forte risata delle due donne che brindano al loro piano. Si sente all’improvviso un rumore

 di chiavi nella serratura. Elsa e Anna hanno un sussulto, a Elsa saltano di mano microcamera

 e bicchiere.

ANNA:          Che succede?

ELSA:                        Sta entrando qualcuno. Va’ in camera mia e chiuditi a chiave, presto, non devono vederci assieme. Io mi nascondo qua dietro.

ANNA:          Va bene.

            Elsa e Anna escono di scena di corsa. Musica. Rientrano Lele e Dodo col cadavere di Felloni.

Mentre recitano riportano il corpo di Felloni sulla poltrona. Silvioni è sempre fermo in piedi al centro

della scena, addormentato. Sfuma la musica.

LELE:           Che eri tutto scemo lo sapevo, ma fino a questo punto no!

DODO:          Che vuoi da me se si è scaricata la batteria alla macchina?

LELE:           Cinque giorni coi fari accesi! Le batterie non hanno il fido in banca, deficiente!

DODO:          È tutta colpa tua! Se non avessi messo la mia vita al servizio degli omogeneizzati

                        non sarebbe successo!

LELE:           Taci Dodo, taci, perché la voglia di sostituirti a Felloni è sempre più forte, credimi!

DODO:          Pensa piuttosto che siamo ancora qui con questa bestia imbalsamata.

LELE:           Io penso solo che devo consegnare i doppiaggi.

DODO:          Senti tesoro, chiama quei crisantemi della produzione e di’ che l’ottava meraviglia

                        del mondo arriva domani. Non casca il mondo se i fratelli Schioppo hanno il cadavere qualche ora più tardi. Ne abbiamo un altro a cui badare.

LELE:           Io ho sempre rispettato gli accordi, maledetto. Dovevi arrivare tu con la tua immensa idiozia!

DODO:          (rivolto a Silvioni)  Fatti accompagnare da Morfeo allora. Lo vedi? È ancora là

                        che fa il banano.

LELE:           Liberiamoci dell’onorevole, sennò l’attore lo fai davvero nell’ora d’aria.

 DODO:                     Senti, perché non lo bruciamo? Lo cremiamo onorevolmente, gli diciamo un’onorevole preghiera e lo doniamo in onorevole cenere al fiume. Pago io il vaso e la strage di pesci.

LELE:           Pensa a nasconderti, idiota. Se Silvioni si sveglia è un casino!

DODO:          Perché non lo fai tu Felloni e lasci me libero di girare per la casa?

LELE:           Shakespeare aveva ragione: “Non c’è fine al peggio finché possiamo dire:

                        questo è il peggio”. Deve aver conosciuto qualche tuo antenato quando l’ha scritto.

DODO:          Io mi sono rotto di questa storia, va bene? Voglio tornare a casa e voglio fare l’attore!

LELE:           Muoviti e non rompere. A quest’ora doveva essere tutto finito. Non mi ci far pensare.

DODO:          Non ne posso più, Lele! Non ne posso più di te, di Felloni, di Silvioni e di tutte le rogne che mi avete rovesciato addosso.

LELE:           Riprendi il ruolo, Marlon Brando. Io vado a casa a prendere la macchina. Se riesci

                        a sopravvivere dieci minuti da solo siamo salvi.

DODO:          Sono sopravvissuto a te tutto questo tempo: vale più di uno sport  estremo.

            Rientra Elsa improvvisamente.

ELSA:                        (a Dodo)  Rieccoti finalmente. Almeno li hai presi i pannetti?

DODO:          Certo signora, certo. Li ho messi nella stanza del bambino. Ho fatto tardi perché

                        non trovavo la marca di Pierluca. Ho dovuto girare             tutta la città.

ELSA:                        Lasciamo stare, è meglio. Onorevole, questo deficiente è ancora in letargo,

                        posso esserle utile in qualcosa?

            Felloni ovviamente non risponde e Dodo non può dargli la voce.

ELSA:                        Onorevole! Onorevole, cosa fa? Dorme?

LELE:           Sì, signora, l’onorevole era molto stanco. Col cavaliere in quelle condizioni

                        ne ha approfittato per  riposarsi un po’.

ELSA:                        Non posso dargli torto.

LELE:           Signora mi scusi, devo fare un salto a casa a prendere le pillole per la mia gastrite. Torno tra poco.

ELSA:                        Va’ pure, Lele.

DODO:          Non eri guarito dalla gastrite?

LELE:           Mi è tornata ieri.

DODO:          Che peccato.

LELE:           Capita.

DODO:          Forse con una camomilla ti passa subito.

ELSA:                        Non ti ho mai visto così premuroso, Dodo.

LELE:           Neanch’io, signora.

SILVIONI:    (si sveglia urlando fortissimo)  Ventuno!

ELSA:                        (rabbiosa e spaventata)  Mavvaffanculo!

SILVIONI:    Ventuno amanti! Contenti adesso? Vi basta?

ELSA:                        Senti imbecille, io non voglio crepare d’infarto per la tua porca malattia, capito?

                        O ti fai vedere da uno bravo o ti faccio vedere io da uno bravo a romperti il…

SILVIONI:    La contessa ha aperto il galateo!

ELSA:                        Vorrei aprire la tua testa, bestia, per vedere com’è fatto il deserto!

LELE:           Vi chiedo scusa, signori. Devo proprio andare.

ELSA:                        Sì, Lele, vai. Salvati almeno tu dallo scimmione!

DODO:          Ti accompagno, Lele.

LELE:           Non ce n’è bisogno, Dodo.

DODO:          E se ti senti male per strada?

ELSA:                        Tu non vai da nessuna parte, capito? Devo ancora digerire tre ore di assenza

                        per due pannolini.

DODO:          Gliel’ho detto signora, non trovavo…

ELSA:                        Non me ne frega niente! Tu resti qui a far la guardia a Pierluca. E pure alla giraffa!  (esce furiosa)

DODO:          Come vuole, signora.

LELE:           Con permesso.  (esce)

            Dodo e Silvioni soli in scena con Felloni in poltrona.

SILVIONI:    Certe volte mi verrebbe voglia d’ammazzarla sul serio. Onorevole, è andata così male anche a lei con sua moglie?  (silenzio) Onorevole! Onorevole!

DODO:          L’onorevole sta dormendo, signore.

SILVIONI:    E io come faccio a parlargli?

DODO:          Aspetti che si svegli.

           

SILVIONI:    E se ne ha per molto? Mi faccio la nottata con lui?

DODO:          È possibile, signore. L’onorevole era molto stanco.

SILVIONI:    E chi se ne frega! Io adesso lo sveglio. Dobbiamo risolvere questo maledetto problema.

            Silvioni va verso Felloni, Dodo si interpone e lo blocca.

DODO:          Signore, cosa fa? Sarebbe molto scortese.

SILVIONI:    Cosa fai tu, invece! Togliti di mezzo e fammi passare.

DODO:          Signore, lei conosce l’onorevole. È un tipo nervoso e suscettibile. Potrebbe arrabbiarsi.

SILVIONI:    Potrei arrabbiarmi io, e molto anche, se non ti togli subito di lì!

DODO:          Mi scusi se insisto signore, ma che accadrebbe se l’onorevole decidesse di non aiutarla più con Fardelli?

SILVIONI:    Ma guarda tu se devo discutere di certe cose col mio baby-sitter.

DODO:          Lo dico per il suo bene, signore.

SILVIONI:    E io per il tuo, Dodo. Se non ti togli di lì entro tre secondi,            tròvati un altro pargolo

                        da spupazzare, capito?

DODO:          Non penso sia una buona idea, signore.

SILVIONI:    Uno…

DODO:                      Potrebbe avere una sgradita sorpresa.

SILVIONI:    Due…

DODO:                      Un’accoglienza molto molto fredda.

SILVIONI:    Tre!

            Entra Elsa.

ELSA:                        Sei sveglio, animale?

SILVIONI:    Trovati un altro domestico. Questo è licenziato.

ELSA:                                   I domestici li scelgo io e decido io quando cacciarli.

SILVIONI:    Allora fallo togliere di qui. Devo parlare a Felloni.

ELSA:                        Il solito buzzurro. Felloni sta dormendo: devi avergli contagiato quella cacchio di cosa che hai tu.

SILVIONI:    E io lo sveglio.

ELSA:                        E tu sei scemo!

SILVIONI:    Sarò scemo ma ho bisogno di Felloni vivo, non in coma.

DODO:          Non è in coma, signore.

SILVIONI:    Lo so benissimo. E poi tu taci!

ELSA:                        Prova ad avvicinarti a Felloni e io chiamo la Baldacchini in questo preciso istante.

SILVIONI:    In casa mia io non prendo ordini da nessuno.  (a Dodo)  Levati di lì tu.

ELSA:                        (lo blocca)  Non ti azzardare, porco! Mi hai già fatto fare un sacco di figuracce

                        con Felloni. Ora tu ti siedi e aspetti che si svegli, capito?

SILVIONI:    (urla isterico)  Ma dove cazzo sono capitato?

ELSA:                        Non alzare la voce con me, capito? È già tanto che non ti regalo il sonno eterno

                        invece di quello a tempo!

DODO:          Lasci stare, signora.

ELSA:                        Taci tu e pensa alla giraffa.

DODO:          Mi scusi.

SILVIONI:    Posso sapere almeno la Borlotti che fine ha fatto? Ogni volta che giro la testa

                        qui cambia il panorama.

ELSA:                        È andata a prendere altri documenti delle tue porcate, porco!

SILVIONI:    È mai possibile che le carte delle mie porcate debbano averle tutti tranne io?

                        Devo vedere la Borlotti, visto che l’onorevole è caduto in letargo.

ELSA:                        Ma senti chi parla!

SILVIONI:    Non hai nessun torneo di burraco tu, stasera? Le tue comari del circolo hanno sempre una beneficenza in programma.

ELSA:                        (sarcastica)  Sì, ce l’ho, ma stasera voglio restare accanto al mio amore. È la mia metà, voglio dividere ogni cosa con lui, prima di dividere ogni cosa di lui.  (rabbiosa)

                        Con un’accetta!

DODO:          La mia presenza è indispensabile, signori?

ELSA:                        La tua presenza non è mai indispensabile, idiota!

DODO:          Ritiro la domanda.

SILVIONI:    Porca puttana, io sono nei guai! Devo parlare con qualcuno! Se Felloni non resuscita

                        ho bisogno della Borlotti. Dammi la rubrica che chiamo quell’altra imbecille!

ELSA:                        Non ti permetto di chiamarla così e tanto meno di chiamarla al telefono!

                        Sei stato così cafone con lei che il minimo che possa fare è mandarti a quel paese!

SILVIONI:    E che cacchio faccio allora?

ELSA:                        Come al solito ti devo salvare io. Rinchiuditi nella tua gabbia e aspetta che ti chiami. Vedo se riesco a calmarla. Non sarà facile, con un animale come te.

SILVIONI:    Incredibile! Conto meno dei domestici, qui dentro. Fa’ come ti pare, ma chiudiamo questa cazzo di storia! 

                       

            Silvioni esce rabbioso a passo rapido.

ELSA:                        (a Dodo)  Tu va’ a vedere Pierluca se dorme. E mi raccomando la giraffa!

                        Reggila bene, altrimenti guai a te.

DODO:          Ma veramente, signora…

ELSA:                        Non discutere e sparisci.

DODO:          C’è il dottor Felloni che…

ELSA:                        Al dottor Felloni ci penso io. Tu vai e attento alla giraffa.

DODO:          Come vuole, signora.  (esce)

            Elsa sola in scena. Si guarda un po’ intorno, prende il cellulare e compone un numero.

ELSA:                        Anna! Anna, sono io. Scendi, presto, c’è bisogno di te. Fa’ presto, adesso non c’è nessuno.

            Entra Anna di corsa.

ANNA:          Che è successo?

ELSA:                        Un mezzo casino. Luca è incazzato nero; vuole parlare con te.

ANNA:          E perché?

ELSA:                        Perché  non può farlo con Felloni.

ANNA:          E che facciamo?

ELSA:                        Lo dobbiamo assecondare. Non riusciremo all’infinito a farlo stare lontano da Felloni. Se scopre che è morto siamo fregate.

ANNA:          E quei due cretini?

ELSA:                        Uno è in camera del bambino, l’altro è uscito un attimo.

ANNA:          Ma perché sono tornati indietro?

ELSA:                        Quel deficiente di Dodo si è scordato le luci accese e ha fatto scaricare la batteria

                        alla macchina. Lele è andato a prendere la sua.

ANNA:          Ma porca miseria!

ELSA:                        Dobbiamo fare in modo di lasciarli soli un’altra volta. Adesso però sistemiamo

                        quel cazzone di mio marito.

ANNA:          Che devo fare?

ELSA:                        Gli devi garantire che Felloni sistemerà tutto con Fardelli. Se quello non si calma

                        ci combina un sacco di casini.

ANNA:          Va bene.

ELSA:                        Sei pronta che lo chiamo?

ANNA:          Pronta.

ELSA:                        (ad alta voce)  Tesoro! È arrivata Anna Borlotti. Puoi scendere per favore?

SILVIONI:    (fuori scena)  Arrivo subito.

ELSA:                        Fa’ un po’ la risentita, ma dagli tutto ciò che vuole. E non farlo avvicinare a Felloni, eh?

ANNA:          D’accordo.

            Entra Silvioni.

SILVIONI:    Eccomi. Buonasera, Anna.

ANNA:          (fredda)  Buonasera.

SILVIONI:    Spero che almeno lei mi dia retta, visto che nessuno si degna di farlo in questa casa.

ANNA:          Vedremo.

SILVIONI:    Come, vedremo? Fa la preziosa anche lei adesso?

ANNA:          Vedremo.

SILVIONI:    Non vedremo un bel niente, invece. Lei adesso mi fa vedere tutte le carte

                        che mi riguardano.

            Rientra Lele.

LELE:           Rieccomi.

ELSA:                        Tutto a posto, Lele?

LELE:           Tutto a posto, signora. Ho preso le mie pillole. Ora sto meglio.

ELSA:                        Bene.

SILVIONI:    Allora, posso avere quei documenti?

ANNA:          Eccoli. 

            Anna dà a Silvioni la borsa coi documenti.

SILVIONI:    Vado in camera a leggerli con calma. Spero al mio ritorno   che Felloni sia vivo.

LELE:           (preoccupato, ha un sussulto)  Perché, cos’ha il dottor Felloni?

ELSA:                        Tranquillo Lele, è solo provato dalla vicinanza di mio marito.

LELE:           Meno male! Sa, per un attimo ho pensato…

ELSA:                        Non mi stupirebbe. Bisogna avere anticorpi speciali per sopravvivere a lui.

                        Fattelo dire da chi se ne intende.

SILVIONI:    Fottiti! A dopo.  (esce)

LELE:           E Dodo dov’è?

ELSA:                        Regge la giraffa. Va’ a vedere se ce la fa.

LELE:                       Vado subito, signora.  (esce)

            Elsa e Anna sole.

ELSA:                        È il momento buono.

ANNA:          Sì.

ELSA:                        Tu va’ ad aspettarmi in macchina. Io farò in modo di lasciarli soli per un po’.

                        Ti faccio uno squillo quando è tutto sistemato.

ANNA:          Fammi sapere se lo portano ai giardini. Devo avvisare la polizia.

ELSA:                        Sta’ tranquilla.

            Esce Anna.

ELSA:                        (ad alta voce)  Lele! Dodo! Venite, presto!

LELE:           (fuori scena)  Un attimo solo, signora. Pierluca si sta svegliando.

ELSA:                        Non importa. Venite!

            Entrano Lele e Dodo.

LELE:           Eccoci, signora.

ELSA:                        Stanotte resto io accanto a Pierluca, ho paura abbia un po’ di febbre. Lo vedo troppo inquieto e si sveglia di continuo. Voi badate all’onorevole. Se dovesse svegliarsi chiamate il cavaliere.     Nel frattempo non sarebbe male se deste una spolverata al salone.

DODO:          A quest’ora, signora?

ELSA:                        Taci tu, e fa’ quel che ti dico.

DODO:          Come vuole.

ELSA:                        Bene.

LELE:           La signorina Borlotti è andata via?

ELSA:                        Un minuto fa. La giraffa come va, Dodo?

DODO:          Bene, signora, sempre alta e tesa.

ELSA:                        Verificherò.

DODO:          Certo, signora.

ELSA:                        Buonanotte.

LELE:           Buonanotte, signora.

            Esce Elsa. Lele e Dodo soli.

LELE:           È il momento.

DODO:          Speriamo bene. Non ce la faccio più.

LELE:           Forza, prendiamolo.

            Vanno a prendere Felloni e lo sollevano dalla poltrona.

DODO:          Sempre ai giardini?

LELE:           È il luogo più sicuro.

DODO:          La macchina è a posto?

LELE:           Non sono Dodo Grandini, io. E ho anche consegnato i doppiaggi.

DODO:          Dio ti ringrazio!

LELE:           E vuoi saperne un’altra?

DODO:          Puoi dirmi tutto ormai.

LELE:                       Mi hanno dato una lettera dell’azienda che sai. Quelli della gara d’appalto.

DODO:          E che dice?

LELE:           Non lo so. Non l’ho ancora aperta. Ma se è quello che penso io…

DODO:          Lele Martelli, se è quello che pensi tu e quello che spero io, per quanto

                        tu mi faccia schifo, ti do un bacio in bocca.

LELE:           Rispàrmiatelo pure.

DODO:          Meglio così.

LELE:           Forza allora, liberiamoci di questo e poi apriamo la lettera.

            Sollevano Felloni dalla poltrona. Entra Silvioni come un treno. Ha un foglio in mano.

Lele e Dodo hanno Felloni sulle spalle.

SILVIONI:    (nervoso, sventolando il foglio)  Signorina Borlotti, mi spiega che vuol dire questo?  (vede Lele e Dodo)  Di nuovo voi due. Che ci fate qui?

LELE:           L’onorevole voleva fare due passi, signore. Noi lo stiamo aiutando. Sa, la sua flebite.

SILVIONI:    Allora si è svegliato.

DODO:          È ancora molto stanco, signore. La giornata di oggi l’ha molto provato.

SILVIONI:    E vi ha delegato a rispondere?

LELE:           In qualche modo.

SILVIONI:    Che significa in qualche modo? E dov’è la Borlotti?

DODO:          È andata via poco fa. Un impegno improvviso.

SILVIONI:    (furioso)  E no, eh? E no! Qui qualcosa non quadra! Ce ne ho le palle piene! (si avvicina a Felloni e lo afferra per la giacca) Onorevole, non me ne frega niente se finisco in galera, ma lei adesso mi spiega per filo e per segno che cosa cacchio…

            La situazione sta precipitando. Dodo ha un’intuizione e finge un malore.

DODO:          (svenendo, finisce addosso a Silvioni, abbracciandolo)  Trombo… trombo…

                        un trombo…

            Lele capisce al volo, sta al gioco e dà corda a Dodo.

LELE:           Dodo sta male! Dodo sta male! Gli sta partendo un trombo!

SILVIONI:    Cos’è che gli parte a questo?

LELE:           Gli parte un trombo.

SILVIONI:    Buon viaggio!

LELE:           Non perda tempo. Lo faccia sdraiare!

SILVIONI:   E dove cacchio lo faccio sdraiare?

LELE:           Dove vuole, ma faccia presto!

DODO:          (delirante)  Trombo… trombo…

SILVIONI:    E giusto adesso dovevi trombare tu!

            Silvioni aiuta Dodo a sdraiarsi sul divano mentre Lele sistema Felloni in poltrona. Entra Elsa

di corsa.

ELSA:                        Che succede? Ho sentito gridare!

LELE:           È partito un trombo a Dodo!

ELSA:                        Che cosa?

DODO:          (delirante)  Mi parte un trombo… mi parte un trombo…

SILVIONI:    La neuro è più tranquilla di questa casa.

LELE:           Chiamate un’ambulanza, presto!

SILVIONI:    Ma quale ambulanza, tra un po’ si riprende.

ELSA:                        Muoviti, cretino! Lo vedi che sta male?

DODO:          (delirante)  Trombo… Trombo…

LELE:           Presto, signore. Dodo sta male!

SILVIONI:    Ma guarda tu che mi tocca fare!  (prende il cellulare e chiama)  Pronto, Emergenza Radio? Il mio domestico sta trombando… senta, neppure a me me ne fotte niente,          ma lei faccia il suo dovere e basta… no, non voglio il numero di Lea la trapezista, voglio che veniate qua con un’ambulanza… come che cos’ha? Gliel’ho detto, gli sta partendo un trombo… no, il binario non me l’ha detto, adesso glielo chiedo, va bene?  (incazzatissimo)  Senta, sono il cavalier Luca Silvioni! Si muova e non perda altro tempo! Via delle Ninfe 24!  Buonasera!  (chiude)

DODO:          Mi parte il trombo… mi parte il trombo…

SILVIONI:    Metti il freno a mano, bellezza. L’ambulanza è appena partita e siamo a Roma.

ELSA:                        Che dobbiamo fare allora?

SILVIONI:    Ha detto di dargli aria. Esponetelo al maestrale.

DODO:          Trombo… trombo…

ELSA:                        Bestia senza cuore. Ho sposato una iena!

SILVIONI:    Senti tesoro, mentre quello lì sta trombando con chi cacchio sa lui, io mi sto trombando tutta la mia carriera, la mia vita e la mia reputazione.

            Elsa e Lele sventolano Dodo.

ELSA:                        Qui continuiamo a dargli aria e non succede niente.

SILVIONI:    Prova a dargli fuoco.

ELSA:                        Bastardo! Questo sta male!

SILVIONI:    Sto male anch’io. E me ne torno in camera!

ELSA:                        Non ci provare. Dobbiamo fare qualcosa!

SILVIONI:    Chiedilo all’onorevole! Lui è lì tranquillo che gode in poltrona!

LELE:           Dobbiamo fare qualcosa con le estremità. Si fa sempre qualcosa con le estremità!

ELSA:                        Con le estremità?

SILVIONI:    Cos’è un’estremità?

ELSA:                        Gli alziamo i piedi e il sangue va alla testa.

SILVIONI:    Perché non gli alziamo la testa e il sangue va ai piedi?

ELSA:                        Ma chi me l’ha mandato questo?

SILVIONI:    Mettiamogli una pezza fredda. L’ho visto fare in un film.

LELE:                       Sono tutte in lavatrice.

SILVIONI:                Un tovagliolo di carta.

ELSA:                        Un tovagliolo di carta sulla fronte?

LELE:           Allora una spugna.

ELSA:                        E come fa a tenerla ferma?

SILVIONI:    Con la cinta.

ELSA:                        No, no! Gli colerebbe l’acqua addosso.

LELE:           Facciamolo camminare. L’ho visto anch’io in un film.

SILVIONI:    Quello è per un’overdose di droga.

ELSA:                        Forse è quello che ha preso.

LELE:           Ho cenato con lui. Non si è mosso dal tavolo.

ELSA:            Può aver ingoiato un acido quando non guardavi.

LELE:           Dodo non è un tossico.

SILVIONI:    Allora è ipoteso. Ha bisogno di qualcosa di dolce.

LELE:           Diamogli un biscotto.

ELSA:                        Un biscotto?

SILVIONI:    E come fa a masticare?

LELE:           Gli muoveremo i denti. È successo anche a mia zia Assunta. Lo zucchero

                        l’ha resuscitata.

DODO:          Trombo… trombo…

ELSA:                        Questo continua a trombare.

LELE:           Vado a prendere il biscotto.  (corre fuori)

ELSA:                        Fa’ presto.

SILVIONI:    Ti sembra normale tutto questo?

ELSA:                        Se ti ho sposato non posso capire cos’è il normale.

DODO:          Trombo… trombo…

            Rientra Lele col biscotto.

LELE:           Ecco il biscotto! 

ELSA:                        Daglielo, presto.

         Mette il biscotto in bocca a Dodo e glielo fa masticare muovendo la mandibola.

ELSA:                        Fa’ piano, lo riempi di briciole.

LELE:           L’ha masticato, ma non so se riuscirà a ingoiarlo.

ELSA:            Mettiamo i biscotti in un frullatore e facciamoglieli bere.

LELE:           Non funziona il frullatore.

SILVIONI:    (esasperato)  Quando cacchio arriva l’ambulanza?

ELSA:                        Richiamali.

SILVIONI:    L’ho appena fatto!

ELSA:                        Chiamane un’altra.

SILVIONI:    Tesoro, non è la convention della Croce Rossa!

DODO:          Trombo… trombo…

SILVIONI:   Lele, perché non lo accompagni tu in ospedale?

ELSA:                        Ma sei scemo? Muovi così uno che sta trombando?

LELE:           Ha ragione, signore. Dodo è in piena trombata, potrebbe essergli fatale.

SILVIONI:    E deve trombare in casa mia? Io ho altri casini per la testa!  L’accompagno io!

ELSA:                        Tu prova a toccarlo e io ti denuncio per omicidio colposo!

SILVIONI:    Non è mica morto!

ELSA :           No, ma manca poco.

SILVIONI:   E tu che ne sai?

ELSA:                        Me ne intendo di queste cose. E non ti permetto di alludere!

SILVIONI:   (a Dodo)  Senti tu, ti decidi o no a finire ‘sta trombata? Io devo parlare con Felloni!

LELE:           Non lo spaventi signore, potrebbe peggiorare.

SILVIONI:   Non è possibile! Non è possibile! La mia vita è appesa a un filo e devo aspettare

                        un baby - sitter che finisce di trombare!

ELSA:                        Vorrei avere un defibrillatore per ficcartelo nel naso!

SILVIONI:   E io vorrei avere un mitra per fare Sterminator almeno una volta!

LELE:           Terminator.

SILVIONI:   Sì, come cacchio si chiama lui!

DODO:          Trombo… trombo…

SILVIONI:   (concitato)  Sì, tromba tu, tromba! Qui l’unico trombato sono io, e vi giuro che se entro due minuti non avrò chiarito con Felloni questo casino, chiamo il mio avvocato e lascio tutto alle mie…

            Nuovo attacco di narcolessia. Silvioni resta fermo in mezzo al salone.

ELSA:                        Be’, stavolta ci voleva. Non lo reggevo più.

DODO:          (a mezza voce, riprendendosi)  Lele… Lele…

LELE:           Dodo, come stai?

DODO:          (stordito)  Che mi è successo?

LELE:           Ti è partito un trombo, Dodo.

DODO:          È partito? E dov’è andato?

LELE:           Non lo so, Dodo.

DODO:          Ed è arrivato?

ELSA:                        Questo è scemo anche quando tromba.

LELE:           Non importa, Dodo. È tutto passato.

DODO:          (sollevandosi)  Passato? Chi è passato?

LELE:           Nessuno, Dodo, nessuno.

DODO:          Signora, come va la giraffa?

ELSA:                        Bene Dodo, benissimo. Lele, andate nella vostra stanza, così Dodo si riprende.

LELE:           Certo, signora. Vieni Dodo, andiamo.

DODO:          Andiamo? E dove andiamo?

LELE:           Vieni con me, sta’ tranquillo.

DODO:          Sono tranquillo, sono tanto tranquillo.

            Lele aiuta Dodo ad alzarsi e insieme escono di scena. Elsa prende il cellulare.

.

ELSA:                        (mentre compone un numero)  Deficiente! Deficiente di un baby-sitter! (al telefono)  Anna? Sono Elsa… niente ancora… un altro imprevisto… a quel deficiente di Dodo gli è partito un trombo… sì, un trombo, un trombo… adesso è in camera, si sta riprendendo… e mio marito è di nuovo in letargo, che palle… dobbiamo aspettare che Dodo stia meglio. Spero di no, non mi pare sia grave… preme anche a loro liberarsi presto di Felloni. Ti faccio sapere. Ora chiudo, Luca potrebbe svegliarsi. Ciao.  (chiude)  Deficiente! Io l’ho sempre detto che è un deficiente! Giusto adesso gli doveva partire il trombo.  (a Silvioni)   Non potevi trombarti tu, eh? Trombata sopra, trombata sotto,

                        che vuoi che sia? Non preoccuparti, tanto manca poco. Ancora un po’ di pazienza           e finalmente mi libererò di te. Finalmente!  (ad alta voce)  Lele, come sta Dodo?

LELE:           (fuori scena)  Sta meglio, signora. Sta molto meglio.

ELSA:                        Bene. Io torno da Pierluca allora. Chiamami quando il cavaliere si sveglia, va bene?

LELE:           (c. s.)  Va bene signora, non si preoccupi.

ELSA:                        (tra sé)  E speriamo sia la volta buona.  (esce)

            Musica.Rientra Lele con aria furtiva.

LELE:           Vieni, campo libero.

DODO:          (entrando, vede Silvioni)  Ma quello dorme sempre?

LELE:           Lascialo stare. Pensiamo a Felloni.

DODO:          Se Silvioni si sveglia io mi arrendo. Non ti salvo più il culo, chiaro?

LELE:           A parte il fatto che hai salvato anche il tuo, devo dire che il trombato l’hai fatto

                        proprio bene.

DODO:          Perché, cosa pensavi?

LELE:           Forza, questa è la volta buona.

DODO:          Speriamo.

            Prendono Felloni e lo sollevano. Mentre camminano Dodo calpesta qualcosa.

DODO:          Porca puttana!

LELE:           Sssssss!!! Svegli Silvioni!

DODO:          Ehi Lele, mi sa che ho distrutto un cimelio.

LELE:           Che cimelio?

DODO:          Questo, guarda. 

            Dodo si china, prende qualcosa da terra e lo dà a Lele.

LELE:           Cazzo, Dodo! Altro che cimelio. Sai cos’è questa?

DODO:          Cos’è?

LELE:           È una microcamera.

DODO:          Che cos’è?

LELE:           Una microcamera. La conosco! Ho fatto un film di spionaggio e usavamo

                        questo modello.

DODO:          Che significa?

LELE:           Significa che ci hanno spiati e hanno ripreso tutte le nostre azioni.

DODO:          E chi?

LELE:           Questo non lo so, ma non penso bisogna cercare lontano. Qui dentro a parte noi

                        non è entrato nessuno. Non penso l’abbia messa Felloni. Mi sa che è una cosa

                        dei Silvioni. Forse per i ladri, ma di sicuro hanno ripreso anche noi.

DODO:          E adesso che facciamo?

LELE:           Ora cambia tutto. Questa senz’altro è collegata a circuito chiuso con la polizia. Rimettiamo a posto Felloni, presto.

            Rimettono Felloni in poltrona.

DODO:          Siamo fottuti allora.

LELE:           Se non denunciamo il delitto sì.

DODO:          Io te l’ho detto dal primo momento.

LELE:           Deficiente, c‘era la pistola con le tue impronte.

DODO:          Perché, adesso non c’è più?

LELE:           Ora è diverso. Dobbiamo farlo subito.

DODO:          Lele, almeno tu mi verrai a trovare, vero?

LELE:           Smettila. Non hai fatto nulla.

DODO:          Cosa pensi mi daranno?

SILVIONI:   (si sveglia urlando)  Ventuno amanti! Va bene?

DODO:          Non sarebbe male.

LELE:           Signore, tutto bene?

SILVIONI:   Tutto bene una minchia! E quello che ci fa qua? Ha finito di trombare?

LELE:           Sì signore, ha finito.

SILVIONI:    Allora sparite e lasciatemi da solo con Felloni.

            Entra Elsa.

ELSA:                        Dodo, come va? Finito di trombare?

DODO:          Sì signora, ora sto meglio.

ELSA:                        Allora buonanotte. Lasciateci soli adesso.

LELE:           Come vuole, signora. Le dispiace se torniamo a casa a dormire? È da tanto

                        che non lo facciamo.

ELSA:                        Non se ne parla nemmeno.

LELE:           Almeno il tempo di prendere il pigiama pulito.

ELSA:                        Sbrigatevi allora.

LELE:           Torniamo subito.

DODO:          Con permesso.

            Escono Lele e Dodo.

SILVIONI:   Tu stai tramando qualcosa.

ELSA:                        Nessuna trama, idiota. Ti ho solo fatto spazio. Dovresti ringraziarmi.

            Suonano alla porta.

ELSA:                        Vedi chi è.

SILVIONI:    A quest’ora di notte?

ELSA:                        Vedi!

            Silvioni va alla porta.

SILVIONI:   Chi è?

ANNA:          Cavaliere, sono Anna Borlotti.

SILVIONI:    Ah, è lei? Entri.

            Entra Anna.

ANNA:          Mi scusi cavaliere, una cosa urgente. Ho ricevuto una telefonata dal dottor Fardelli. Vuole vederla subito nel suo studio.

SILVIONI:   Fardelli? Ma se l’ho visto stamattina.

ANNA:          Lo so, signore. Ha provato a chiamarla ma il suo cellulare era sempre occupato.

SILVIONI:    Sarà stato quando trombava quel deficiente.

ANNA:          Prego?

SILVIONI:    Niente, lasci stare.E che cosa vuole?

ANNA:          Non me l’ha detto. Mi ha detto solo che è una cosa molto urgente.

SILVIONI:    Io devo parlare con Felloni, cazzo! Quello mi vuole rovinare, e questo da due ore

                        non fa che dormire.

ELSA:                        Tu adesso va’ da Fardelli. Me la vedo io con Felloni.

SILVIONI:    Ma porca puttana!  (esce)

            Elsa e Anna sole in scena.

ELSA:            Presto, non abbiamo un attimo da perdere.

ANNA:          Che è successo?

ELSA:                        Quei due cretini hanno trovato la microcamera e mi sa che stanno andando alla polizia. Dobbiamo liberarci subito del cadavere.

ANNA:          Ma possono arrivare a noi lo stesso.

ELSA:                        Se lo trovano qui dentro lo faranno senz’altro.

ANNA:          Non hanno alcuna prova.

ELSA:                        E la microcamera cos’è? Se si vede qualcosa di te quando hai sparato siamo finite.

ANNA:          Era andato tutto così liscio. Maledetti imbecilli!

ELSA:                        Ce li hai i biglietti aereo?

ANNA:          Da dieci giorni.

ELSA:                        Destinazione?

ANNA:          Canada.

ELSA:                        Documenti falsi?

ANNA:          Pronti e perfetti.

ELSA:                        Bene. E a Fardelli che hai detto?

ANNA:          Di farsi dare dieci milioni domattina e di raggiungerci a Toronto.

ELSA:                        Perfetto. Prendiamo questo e andiamo.

ANNA:          Ok.

            Sollevano Felloni dalla poltrona..

ELSA:                        Porca miseria, quanto cacchio pesa.

ANNA:          E come puzza.

ELSA:                        La macchina è vicina?

ANNA:          Davanti al portone.

ELSA:                        Bene. Un ultimo sforzo, via.

ANNA:          Addio Italia, andiamo a goderci la vita.

            Si sente suonare il citofono.

ELSA:                        Chi diavolo è adesso?

ANNA:          Devi rispondere. Può essere Luca.

ELSA:                        Porca miseria.

            Elsa va a rispondere al citofono lasciando Felloni ad Anna.

ELSA:                        Chi è?

INFERM:      (fuori scena, con accento romanesco)  L’ambulanza, signò. È qui che stanno a trombà?

ELSA:                        No, è tutto a posto. Ha finito di trombare. Sta benissimo.

INFERM:      Sicuro, signò?

ELSA:                        Sicurissimo.

INFERM:      Venìmo a da’ n’occhiata, nun se sa mai.

ELSA:                        Se le dico che sta bene, sta bene.

INFERM:      A’ signò, e che te ‘ncazzi? Ci avete chiamati voi.

ELSA:                        Sì, lo so, ma è tutto passato.

INFERM:      Se semo fatti tutta Roma, signò, pe’ venì a pijà er trombatore.

ELSA:                        Senta, le ho già detto che il trombatore ha finito di trombare, va bene?

INFERM:      A’ signò, a me nun me ne può fregà de meno. La prossima volta però chiama

                        a tu’ nonna e nun rompe le palle a noi!

ELSA:                        Che cafone! Se ne vada!

INFERM:      Ma li mortacci tua!

ANNA:          Forza Elsa, dobbiamo far presto.

            Elsa riattacca il citofono e torna a sorreggere Felloni. Rientrano Lele e Dodo.

LELE:           Eccoci, signora, abbiamo fatto il prima possibile. 

            Vedono Felloni sorretto dalle due donne.

LELE:           (imbarazzato)  Che ci fa in piedi l’onorevole, signora?

ANNA:          Voleva mettere due passi. Era stanco di stare seduto.

LELE:           E dove lo portate?

ANNA:          Al Colosseo, naturalmente.

DODO:          Nelle sue condizioni?

ELSA:                        Io non so se tu ci fai o ci sei, ma non so immaginare uno più scemo di te.

LELE:           Mi scusi, signora… ma l’onorevole… si è svegliato?

ANNA:          Un attimo. Il tempo di alzarsi e chiederci la cortesia. È ancora molto stanco,

                        perciò dorme ancora.

DODO:          Lele, io ho paura.

LELE:           Signora, lo dia a noi. Ci pensiamo noi a farlo sgranchire.

ANNA:          Non se ne parla nemmeno.

DODO:          E perché?

ANNA:          (va verso Dodo)  L’onorevole non si farebbe mai toccare da due domestici.

DODO:          Questo lo dice lei.

ELSA:                        Non ti permettere di svegliarlo.

LELE:           (va verso Felloni)  Suvvia signora, lo dia a noi.

ELSA:                        (tirando a sé il cadavere)  Lascia Felloni!

            Lele riesce a strappare Felloni dalle braccia di Elsa. La scena che segue vede Elsa e Lele

lottare per riappropriarsi di Felloni.

LELE:           (c. s.)  Signora, mi dia retta.

ELSA:                        (c. s.)  Non ci provare!

LELE:           (c. s.)  Lo sente come pesa?

ELSA:                        (c. s.)  Lo reggo benissimo.

LELE:           (c. s.)  Ed è anche molto freddo.

ELSA:                        (c. s.)  Si è raffreddato a star fermo.

ANNA:          Lascialo, maledetto!  (fa per scagliarsi su Lele)

LELE:           Dodo, tieni a bada la Borlotti.

DODO:          Vieni qua, bellezza.  (tira via Anna)

ANNA:          Lasciami, bastardo!

ELSA:                        Siete licenziati!

LELE:           Perché, signora?

ANNA:          (a Dodo)  Togliti di mezzo!

DODO:          Non ci penso nemmeno.

ELSA:                        Ridammi Felloni!

LELE:           Non è un lavoro da signore, questo.

ELSA:                        Fatti i cazzi tuoi!

ANNA:          Ti ammazzerei, maledetto!

DODO:          Ne basta uno, dolcezza.

            Mentre il corpo di Felloni viene sballottato rientra Silvioni.

SILVIONI:    (furioso)  Bastardo! Bastardo!

            Si trova nel gran casino. Lele, Dodo, Elsa e Anna, sorpresi dall’arrivo di Silvioni, si fermano

di colpo.

TUTTI:          (a Silvioni)  Che ci fa lei qui?

SILVIONI:    Come che ci faccio?

            Il cadavere di Felloni, abbandonato a sé stesso, sta per finire a terra. I quattro si precipitano

 a bloccarlo.

TUTTI:          (gridando spaventati)  Onorevole!!!!

SILVIONI:    (sconvolto)  Ma che succede qui?

LELE:           Niente, facevamo sgranchire un po’ l’onorevole in attesa che tornasse.

SILVIONI:    Onorevole, visto che finalmente si è svegliato, si metta comodo, perché qua i casini

                        son sempre più grandi.  (annusa nell’aria)  Ma cos’è questa puzza?

LELE:           Quale puzza, signore?

SILVIONI:    Non lo so, ma è terribile. Sembra quella di un cadavere.

DODO:          Sarà il pesce, signore. Ho fatto il frullato di triglie a Pierluca.

LELE:           Esatto, frullato di triglie.

SILVIONI:    Le triglie si frullano?

DODO:          Certo signore, è una nuova ricetta.

SILVIONI:    Ma tu così mi ammazzi il bambino.

DODO:          Vedesse come gli piace, signore.

LELE:           È vero, signore. Pierluca ne va matto.

SILVIONI:    E le spine?

DODO:          Frullate anche quelle.

SILVIONI:    Ma sei scemo?

LELE:           Ma no signore, l’ha pulito prima di frullarlo.

SILVIONI:    Vabbè, ho altro a cui pensare. Onorevole, sono appena stato da Fardelli e sa cosa

                        mi ha detto quel bastardo?

ANNA:          L’onorevole è ancora troppo stanco per risponderle, signore. Dica pure a me.

SILVIONI:    Come sarebbe? Fa la corsa campestre e non ce la fa a parlare?

ELSA:                        Accontentati e non rompere. Cosa ti ha detto?

SILVIONI:    Che adesso ne vuole dieci, di milioni. Domani mattina.

ELSA:                        E tu che hai risposto?

SILVIONI:    Testuali parole?

ELSA:                        Testuali parole.

SILVIONI:    “Fardelli, mi hai sgretolato le tonsille scrotali!”

DODO:          (a Lele)  Che vuol dire?

LELE:           Mi hai rotto le palle!

SILVIONI:    “Non ti darò né dieci né tre milioni, anzi, non ti darò neanche un centesimo! Mi hai già succhiato abbastanza in questi anni, adesso basta!”

ELSA:                        Hai detto davvero così?

SILVIONI:    Certo! Non mi faccio calpestare da nessuno, io!

ELSA:                        Deficiente! Deficiente che non sei altro! Lo sai adesso che ti combina Fardelli?

SILVIONI:    No, non lo so e non lo voglio sapere! E soprattutto non me ne frega niente!

ELSA:                        Ah, è così? Non te ne frega niente? Allora ascoltami bene, porco bastardo. Io non voglio passare la mia vita con l’alito dei killer addosso. Di te me ne sbatto, ma io alla mia pelle ci tengo, e se tu non cacci fuori quei quattrini io ti mollo in questo istante. Forever!

DODO:          (a Lele)  For che?

LELE:           Per sempre.

SILVIONI:    Fa’ come ti pare. Io non tiro fuori un centesimo.

ANNA:          Villico!

SILVIONI:    Lei stia zitta e si tolga dalle palle! E si porti via il suo padrone! Tanto, per quel

                        che serve!

ANNA:          Signora, andiamo via per favore. Non potrei stare un attimo di più accanto a questo scimmione.

ELSA:                        Venga con me, Anna. Prendiamo il bambino e allontaniamoci da questo letamaio.

ANNA:          Concordo!

            Elsa e Anna escono.

SILVIONI:    Sì, sparisci! Sparite tutt’e due! Finalmente! Finalmente torno a respirare! In galera?

                        Non importa! L’ora d’aria lì è aria vera. Pura! E questo tanfo che sento sarà il tuo nuovo profumo, ne sono certo! Perché tutto quel che ti sfiora diventa una fogna! È sempre stato così, e finalmente adesso la finirò di sentirmi come mi sono sentito da quel lurido giorno che ti ho sposata. Mostruosamente e dannatamente…

            Nella concitazione ha un altro attacco di narcolessia.

DODO:          Rieccolo. E noi che facciamo?

LELE:           Oramai non lo so più.

            Suonano alla porta. Lele va a rispondere, Dodo sistema Felloni in poltrona.

LELE:           Chi è?

POLIZ:          (fuori scena)  Polizia. Aprite.

LELE:           Sì, un attimo solo.

DODO:          È finita.

LELE:           (prende la lettera)  Vorrei almeno sapere che c’è scritto qui dentro.

DODO:          Ah, quelli dell’appalto. Leggi, su.

            Lele apre la busta e legge la lettera.

LELE:           Gentilissimo Signor Martelli, in merito alla domanda da Lei presentata per la gara d’appalto relativa a cinque anni di doppiaggi, comprensivi      di fiction, documentari,

                        film e cartoni animati, siamo spiacenti comunicarle che la commissione è stata assegnata alla ditta “Schioppo” dei fratelli Annibale e Asdrubale Schioppo.

                        Nel ringraziarla per la gentile disponibilità e fiduciosi in una futura collaborazione,

                        Le porgiamo i nostri più distinti saluti. Firmato, eccetera eccetera.

DODO:          I due becchini.

LELE:           Proprio loro.

DODO:          Non poteva che finire così. Andiamo su, ne avremo di tempo per pensare.

LELE:           Ma tu li conosci “I Miserabili”?

DODO:          (uscendo)  Eh! Ne conosco tanti!

LELE:           “Schioppo! L’unica ditta che non ti resta sul groppo!”

            Lele accartoccia la lettera, la butta via ed esce.

SILVIONI:   (si sveglia urlando fortissimo)  Fottuto!!!!!!

            Si guarda intorno smarrito, e mentre osserva il cadavere di Felloni in poltrona, sfumano le luci

 e cala il

Sipario

Musica

Fine

Testo tutelato dalla SIAE

per contatti: tonio.logoluso@yahoo.it

Sito web:  www.teatrodelleonde.it

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