Double face

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Double Face

DOUBLE FACE

dramma in un atto unico

di Paolo Corsi

Personaggi:

Lui

Lei

Ambientazione: in un luogo qualsiasi in un tempo qualsiasi

(L’essere umano è la sintesi di forze contrapposte che lo rendono incapace di orientarsi e di scegliere. Ciò che chiamiamo coscienza è un’entità dai contorni indefiniti. Il bene e il male si confondono, prevalendo a turno in una lotta senza fine, che lascia l’individuo smarrito, vittima della sua dualità.

Le tematiche della vita di tutti i giorni diventano il terreno di serrati confronti sull’etica e la morale, dove i punti di vista si sovrappongono incessantemente, sfuggendo ad ogni tentativo di stabilire un  punto fermo.

L’individuo è impotente nei confronti della lotta che si svolge non fuori ma dentro di sé e alla fine non ha che due scelte: la convivenza o la distruzione, l’equilibrio o la caduta)
PROLOGO

(Scena buia. Occhio di bue al centro che illumina solo lo sfondo. Rumore di passi di corsa. Arriva Lui, con il fiatone, si piazza in mezzo all’occhio di bue e si rivolge verso il fondo della sala)

LUI: si, eccomi qui. Mi scuso per il ritardo, ma sono stato ostacolato (prende fiato) … allora, i fatti, ecco come sono andate le cose …

(ancora rumore di passi di corsa, poi entra Lei nell’occhio di bue, spingendo fuori lui)

LEI: scorretto fino all’ultimo tu, vero? (rivolta al fondo) … salve, spero non vi abbia detto niente e comunque, qualsiasi cosa avesse detto, vi avverto che è meglio che cancelliate tutto …

LUI: (rientrando nel cerchio di luce) è inutile che ti agiti tanto, quei signori sanno ben distinguere le verità dalle menzogne, indipendentemente dall’ordine con cui vengono riferite.

LEI: questo è sicuro … ma mi preoccupa la tua capacità di strumentalizzare le mie parole … parlerò per ultima.

LUI: e non era così che si stava facendo? Ma tu no, devi sempre metterti contro per il solo gusto di farlo! Sai che ti dico? Parlerò io, invece, per ultimo.

LEI: io!

LUI: no, io ti dico!

LEI: non comincerò se non dopo di te.

LUI: e io pure.

(i due si voltano le spalle, braccia conserte e bocca chiusa, aspettando ciascuno che l’altro cominci)

LUI: e va bene, tiriamo a sorte.

LEI: non serve, hai parlato per primo, quindi è già deciso.

LUI: e poi sarei io quello che strumentalizza le parole! Voglio che tiriamo a sorte. E’ più democratico.

LEI: (ride) bella dimostrazione di democrazia.

LUI: se l’accordo non lo trovano le persone, tocca alla monetina.

LEI: sei geniale! Proporrò la tua idea al Parlamento.

(lunga pausa con i due risoluti a starsene zitti, poi, nello stesso istante e contemporaneamente)

LUI: avevo messo la sveglia alle sette come ogni mattina,  quando …

LEI: ci pensavo già da molto tempo e finalmente mi sono decisa a …

(i due si bloccano e a gesti si invitano reciprocamente a continuare …)

LUI: senti, facciamola finita … (rivolto al fondo) signori, mi rendo conto che forse stiamo abusando della vostra pazienza …

LEI: ruffiano.

LUI: (dopo un’occhiataccia a Lei) … ma vedete anche voi come è difficile. Per il bene comune mi sacrificherò e parlerò per primo.

LEI: ruffiano.

(Lui avanza sulla scena, Lei rimane più indietro e da una parte, ma ben visibile. Da questo momento in poi, Lei imiterà per filo e per segno ogni gesto fatto da Lui, come se fosse un suo prolungamento fisico)

LUI: come dicevo, dopo essermi alzato alle sette, come tutte le mattine, sono andato in bagno e mi sono messo davanti allo specchio (esegue come se lo stesse facendo in quel momento). Mi sono lavato la faccia (esegue) e poi ho cominciato a radermi (esegue e parla mentre si rade). Prima la schiuma mi ha coperto il viso … poi la lama ha cominciato a togliere … un po’ alla volta … svelando un volto … (spaventato) che non era il mio! … Allora mi sono detto: non posso più rimandare … per prima cosa, appena uscirò di casa, andrò dal dottore (emette un sospiro di sollievo)

(Lui indietreggia lentamente e si fa da parte, mentre Lei avanza. Adesso sarà Lui che imiterà, per filo e per segno, tutti i gesti di Lei, mentre questa racconta)

LEI: come vi stavo dicendo, era molto tempo che ci pensavo, ma stamattina, davanti alla mia consolle per il trucco è successo un fatto che mi ha fatto vincere ogni indugio. Prima il mascara sulle ciglia … poi un po’ di rossetto … per passare allo smalto sulle unghie … Le stavo pennellando ad una ad una … quando mi sono accorta, orrore, che le mani non erano le mie! Erano cambiate … almeno per un attimo, ne sono sicura. … Ma siccome non si può essere sicuri di niente, ho detto: basta, al diavolo gli impegni, stamattina la mia prima visita sarà dal dottore (emette un sospiro di sollievo ed indietreggia all’altezza di Lui)

(Lui e Lei si guardano, poi escono dal cerchio di luce, da parti opposte)

(Buio)

PRIMA SEDUTA: L’ANALISI

(Scena spoglia. Su una sedia è seduta Lei, gambe accavallate, un block notes in mano ed una penna, con fare distratto. Lui semi sdraiato su alcune sedie, come su un lettino).

LUI: dottore, sono preoccupato. Capita sempre più spesso. E sempre nello stesso momento della giornata, in bagno davanti allo specchio … ma mi sta ad ascoltare, dottore?

LEI: racconti, racconti … esterni, esterni.

LUI: mi copro la faccia di schiuma e quando la tolgo vedo qualcuno che non sono io. (Lei posa il blocco, tira fuori una limetta per le unghie e comincia a limarsele) … dottore, ha capito?

LEI: (senza interrompere il manicure) racconti, racconti … esterni, esterni.

LUI: non c’è altro, dopo un secondo, vedo di nuovo me stesso e tutto torna normale.

LEI: e poi?

LUI: e poi cosa? Ho appena detto che tutto finisce lì.

LEI: che aspetto ha questo “altro”?

LUI: non saprei … viso pulito, pelle liscia … mi sorride.

LEI: uomo o donna?

LUI: non so, uomo, credo.

LEI: le piace?

LUI: beh … non è sgradevole.

LEI: ehm, mi sa che la sua componente omosessuale sta prendendo il sopravvento.

LUI: ma no, non può essere … forse è donna.

LEI: giovane?

LUI: non direi …

LEI: complesso di Edipo.

LUI: no, no … forse è giovane.

LEI: impulso trasgressivo, lei è frustrato dal rapporto con sua moglie.

LUI: ma insomma, dottore, con lei qualsiasi cosa io dica si trasforma in patologia!

LEI: le ricordo che l’esperto sono io. Li ha forse letti lei tutti quei libri? Ha forse preso lei tutte quelle lauree? Mica si improvvisa, sa, su questa sedia.

LUI: scusi tanto, ma di tante che ne spara è ovvio che prima o poi qualcuna l’azzecca.

LEI: ah è così che la pensa, eh? Bene, si accomodi pure e mi faccia vedere come si fa (si alza ed invita Lui a prendere il suo posto)

LUI: ma dottore, io dicevo così …

(Lei indica in modo perentorio la sedia, Lui tentenna un po’, poi si siede. Lei prende il posto di Lui sul lettino)

LUI: racconti, racconti … esterni, esterni.

LEI: sono lì tranquilla che dedico un momento a me stessa, mi lavo, mi pettino, mi trucco … è quando metto lo smalto alle unghie, che succede quella cosa …

LUI: racconti, racconti … esterni, esterni.

LEI: le mie mani non sono mie … cioè sento che sono le mie mani, ma hanno un aspetto diverso.

LUI: e come le vede? Pelle morbida o rugosa?

LEI: qualche ruga, forse.

LUI: lei non accetta di invecchiare.

LEI: ma no, glielo assicuro.

LUI: forse non sono mani di donna?

LEI: eh … forse …

LUI: lei non accetta la sua femminilità. Ha subito abusi durante l’infanzia?

LEI: no.

LUI: allora non ha mai risolto i conflitti con sua madre.

LEI: qualche altra teoria che mi tiri un po’ su il morale?

LUI: non è il caso di fare dell’ironia, sa. Qui la malata è lei e io sono il dottore.

LEI: ha ragione dottore, mi scusi … ma allora, che si fa?

LUI: per oggi niente, abbiamo finito. Fanno cento euro.

LEI: cento? Ah si, giusto … ecco a lei (paga)

(Lui si alza, prende i soldi e torna sul lettino, mentre Lei va a sedersi come all’inizio della scena)

LEI: bene, ha visto? Non è affatto facile. Questo mestiere non si improvvisa.

LUI: ha ragione dottore, mi scusi … ma, allora, che si fa?

LEI: per oggi niente, abbiamo finito. Fanno cento euro.

LUI: cento? Ah si, giusto … ecco a lei (paga)

(Buio)

SCELTA DIFFICILE

(Stessa scena. Lui è seduto su una sedia, piuttosto teso. Lei cammina nervosamente avanti e indietro).

LUI: potresti smetterla di andare avanti e indietro a quel modo? Mi rendi nervoso.

LEI: beh, io lo sono già, se è per questo. Non vedo perché dovrei essere preoccupata solo io.

LUI: cosa ti fa pensare che io non lo sia? Non sono mica un irresponsabile.

LEI: e allora pensa a qualcosa. Dobbiamo prendere una posizione al più presto.

LUI: a che ora attaccheranno? … se attaccheranno.

LEI: di notte, dicono, per limitare gli effetti collaterali.

LUI: ma perché bisogna sempre scegliere il male minore? Non si potrebbe decidere per il bene maggiore?

LEI: si, bravo! Esci fuori dal Paese delle Meraviglie. Questo è il mondo reale.

(pausa)

LUI: sono fondate quelle voci di minaccia?

LEI: fondate e provate. Sappiamo quello che vogliono fare.

LUI: ma è un processo alle intenzioni!

LEI: se uno mi punta contro una pistola, non mi chiedo se ha intenzione di usarla.

LUI: ma qualcuno potrebbe farsi del male.

LEI: ah, questo è più che certo.

LUI: chissà se è davvero meglio essere carnefice piuttosto che vittima.

LEI: mi sembrano riflessioni del tutto fuori luogo.

LUI: è che io mi ricordo più dei torti fatti che di quelli subiti.

LEI: ma noi non faremo nessun torto. Ci limiteremo ad esercitare un nostro diritto.

LUI: il diritto di sopprimere?

LEI: no, quello di sopravvivere.

LUI: dipende da come la vedi.

LEI: esatto, è solo una questione di punti di vista.

LUI: già (pausa) … e se poi scoprissimo di esserci sbagliati?

LEI: errare è umano.

LUI: e chi sbaglia paga?

LEI: dipende.

LUI: dall’errore?

LEI: no, da chi sbaglia.

(pausa)

LUI: non potrebbe almeno essere una questione di buona fede?

LEI: non ha senso, si sbaglia sempre in buona fede.

LUI: ammesso che di errore si tratti. Qualcuno può fare una cosa brutta volutamente … e poi dire di essersi sbagliato.

LEI: ma allora non era un errore.

LUI: ma voler fare una brutta cosa è un errore.

LEI: dipende da come la vedi.

LUI: è solo una questione di punti di vista?

LEI: già.

(pausa)

LUI: non potremmo mandare qualche segnale di distensione? In fondo noi vogliamo alcune cose che hanno loro e loro vogliono alcune cose che abbiamo noi … potremmo scambiarcele, semplicemente … non ti pare?

LEI: si vede che non capisci niente di economia.

(pausa)

LUI: quanto manca?

LEI: poco (si avvicina al proscenio e guarda in fondo alla sala) … si stanno già preparando.

(Lui balza in piedi, in preda all’agitazione, poi si precipita verso di lei e si mette ai suoi piedi avvinghiandosi alle sue gambe)

LUI: ti prego, ti prego, digli di no! E’ vero, io di economia non capisco niente … ma … ma … questa cosa è brutta, mamma mia, tanto brutta. Non lasciare che lo facciano, ti prego, ti pregoooo.

LEI: (risata cinica) … quanto sei sciocco (prende la testa di Lui tra le mani e lo fa guardare verso il fondo) … guarda, hanno già fatto (ride).

LUI: ma come? Hanno già fatto, senza di noi?

LEI: si, carino.

LUI: non hanno voluto aspettare il nostro parere.

LEI: a quanto pare.

LUI: ma, non doveva essere democrazia?

LEI: (ride cinicamente e sguaiatamente)

(Buio)

PAZIENTI

(i due sono sdraiati come sui lettini degli psicanalisti)

LUI: capisci che non può andare avanti così

LEI: quello è proprio l’opposto di come dovrebbe essere

LUI: una militarista

LEI: un pacifista

LUI: come se si potesse risolvere tutto come nel Far West

LEI: quelli si che erano bei tempi

LUI: dici così perché non c’eri

LEI: perché tu, invece, ci sei stato?

LUI: via, sappiamo tutti come andavano le cose, vinceva il più forte

LEI: il più organizzato

LUI: il più forte

LEI: perché più organizzato

LUI: non era più forte perché più organizzato, ma più organizzato perché più forte

LEI: non provarci con i soliti giochi di parole

LUI: dimenticavo che tu preferisci usare le mani

LEI: non provocarmi

LUI: ma se non speri altro

LEI: te lo dico per l’ultima volta

LUI: mamma mia che paura

LEI: te la sei cercata

(i due si alzano dai lettini e si scagliano uno contro l’altro. Dopo una breve colluttazione finiscono di nuovo sui lettini, ma con le posizioni scambiate. Si sdraiano ansimanti)

LEI: ohi, ohi, ohi, quanto picchi

LUI: te l’avevo detto di non provocarmi

LEI: sei il solito manesco

LUI: con le mani si risolvono più in fretta le questioni

LEI: sono sempre soluzioni temporanee

LUI: sarà, ma vuoi mettere la soddisfazione! (ride)

LEI: mi fai pena

LUI: ma va?

LEI: tutto muscoli e niente cervello

LUI: ah, perché tu invece hai cervello?

LEI: dal momento che preferisco parlare …

LUI: oh beh, conosco un sacco di gente senza cervello che pure parla, parla, parla …

LEI: di sicuro chi ricorre alla forza, di cervello ne ha poco

LUI: dipende

LEI: da cosa?

LUI: dai punti di vista

(si alzano guardandosi negli occhi, poi cominciano a spostarsi girando in tondo fino a scambiarsi le posizioni)

LEI: forse non hai tutti i torti

LUI: nemmeno tu

(pausa, i due si guardano intorno)

LEI: (si sdraia) il mio dottore è bravissimo

LUI: (si sdraia) il mio è eccezionale

LEI: siamo vicini alla soluzione del problema

LUI: e non sono passati nemmeno vent’anni

LEI: forse sono venti giusti

LUI: come passa il tempo

LEI: già, come passa

(buio)

ETICAMENTE

(Scena spoglia, solo qualche sedia che ricordi una sala d’aspetto. Lui è seduto e sfoglia una rivista. Entra lei di gran passo, vede lui e si ferma, delusa)

LEI: oh, speravo di essere la prima … buongiorno.

LUI: (abbassa il giornale e dà un’occhiata investigatrice alla donna, poi torna a guardare il giornale) buongiorno … anche se ormai si può quasi dire buon pomeriggio.

LEI: sono le undici del mattino, non mi sembra così tardi.

LUI: per me lo è eccome! Sono in piedi dalle sette. Mica come lei che si è alzata mezz’ora fa.

LEI: ma come …

LUI: si vede subito che è una uscita da poco dal letto … capelli in disordine, trucco sommario, unghie poco curate … dico che piuttosto che farle in fretta certe cose sarebbe meglio non farle.

LEI: ma lo sa che è proprio un bel cafone! Vedo invece che lei ha un’aspetto così curato. Si alza sempre all’alba per dedicarsi al make up?

LUI: non dica sciocchezze. Mi alzo presto perché ho un sacco di cose da fare. Prenda stamattina ad esempio: puntatina in ufficio, poi avvocato, commercialista, assessore ed ora qui, il dottore. Cara lei, ho già lavorato mezza giornata io, mentre lei ancora non ha cominciato …

LEI: infatti, comincio a mezzogiorno.

LUI: gran voglia di lavorare, eh?

LEI: lavoro alla mensa della Caritas.

LUI: ah, volevo ben dire.

LEI: che cosa?

LUI: sarà mica un lavoro quello. Servire tutti quegli sfaccendati che non hanno voglia di lavorare. E magari non sono neanche dei nostri.

LEI: in che senso, scusi?

LUI: si, insomma, quelli lì, quegli extra qualcosa. Tutti qui a sguazzare nel nostro orto.

LEI: non ci posso credere! Finalmente ne conosco uno in carne ed ossa. Mi chiedevo come foste, visti da vicino.

LUI: come foste, chi?

LEI: ma voi, i Panciapiena! Mi faccia controllare (gli solleva il bavero della giacca) abiti firmati (gli solleva il polso) rolex al polso (lo annusa) ehm, profumo di marca … (sogghigna) ma nonostante ciò, qualche problemino lo abbiamo, vero?

LUI: (a disagio) pro…problemino?

LEI: forse no? Si è scordato la specializzazione di questo medico? Si rilegga la targa fuori dalla porta: psichiatra! … e poi ha anche le mani sudate.

LUI: ma cosa vuole sapere lei? Ho delle grandi responsabilità, io. Se dovesse prendere lei ogni giorno le decisioni che prendo io non sopravviverebbe una settimana. Ho un fegato d’acciaio, io … (tentennando) solo che ogni tanto, ecco, mi serve un aiutino … (isterico) non posso mollare e permettere che tutto vada a catafascio, lo vuole capire o no? (ricomponendosi e sogghignando) … comunque il dottore è uno psichiatra anche per lei, o sbaglio forse?

LEI: certo che si sbaglia. Il mio dottore è quest’altro (indica dall’altra parte), un ginecologo.

LUI: ah … è in dolce attesa?

LEI: non ancora.

LUI: ho capito, lei e suo marito avete appena deciso di …

LEI: non ce l’ho un marito. Avevo un compagno …

LUI: avevo?

LEI: me l’hanno ammazzato in guerra.

LUI: mi dispiace … è il destino crudele che purtroppo qualche volta tocca ai nostri valorosi soldati.

LEI: non era un soldato … era un giornalista.

LUI: è comunque un modo rispettabile di servire la Patria.

LEI: fanculo la Patria! Lui la odiava quella guerra ed era là per dimostrare quanto fosse sbagliata.

LUI: capisco il suo risentimento, ma la invito alla prudenza. Prima di definire sbagliata una guerra bisogna informarsi bene.

LEI: appunto.

(pausa)

LUI: e in questa condizione desidera una gravidanza?

LEI: abbiamo degli embrioni nostri.

LUI: congelati?

LEI: conservati, si.

LUI: mio dio, che impressione, fare figli con un morto!

LEI: (plateale) per favore, non ne darebbe un po’ anche a me?

LUI: di che cosa?

LEI: ma di verità, no! Non ne ha in abbondanza, lì in tasca?

LUI: non è questo il punto … è che su certe cose bisogna avere le idee chiare.

LEI: davvero? E non le capita mai di sbagliare?

LUI: raramente. Sa, io sono un buon osservatore. Capisco in fretta le situazioni e le persone.

LEI: è strabiliante! Pensa di conoscere già bene anche me?

LUI: beh, ho indovinato come ha trascorso la mattina, non ricorda? Posso intuire già molte cose su di lei.

LEI: muoio dalla curiosità.

LUI: è sicuramente laureata, ha l’aria intelligente, ma una di quelle lauree un po’ così … vediamo … potrebbe essere … sociologia. Ho indovinato?

LEI: è sorprendente!

LUI: è contraria al matrimonio, ha amicizie gay e vota a sinistra … eh, eh, me lo dica, ci so fare eh?

LEI: non lo nego, ma vediamo un po’ se anch’io me la so cavare bene come lei: è proprietario di una piccola azienda, forse neanche tanto piccola, ma il suo lavoro le ha procurato qualche grana giudiziaria. Glielo ha confermato l’avvocato stamattina, prima di mandarla dal commercialista a studiare qualche scappatoia per quel piccolo ritocco ai bilanci che avete fatto. Il commercialista però non ha più trucchi a disposizione, così l’ha spedita dall’assessore, che è dalla parte giusta, ed ha saputo dal sottosegretario che il ministro farà in modo che la sua marachella passi per un alto atto civile, per il quale dovrebbero, al contrario, darle addirittura un premio!

LUI: (balza in piedi eccitato) giusto!! (si risiede, imbarazzato)

LEI: Come persona non ci sono dubbi: lei è integerrimo, di specchiata moralità, rigorosamente sposato, perché è bene che sia così … ma magari in tasca teniamo qualche preservativo, eh? Perché … non si sa mai.

LUI: (fortemente a disagio) a …a … e … e … ecco il segnale di avanti. E’ il mio turno, devo andare (si alza ed esce di lato, sussurrando a denti stretti) … puttanella comunista.

LEI: (ride, poi seria) borghese schifoso.

(Buio)

DOTTORI

(i due sono seduti uno di fronte all’altro, gambe accavallate e block notes e penna in mano, come gli psicoterapeuti)

LUI: (scrivendo) la paziente accusa stati depressivi recidivi e periodici

LEI: (scrivendo) l’uomo soffre di doppio sdoppiamento della personalità con avvitamento carpiato

LUI: il fenomeno si manifesta nei momenti di presa di coscienza della propria corporeità

LEI: quando le circostanze impongono un confronto con la propria immagine

LUI: si suppone una sindrome da disorientamento

LEI: aggravata da stimolazioni esterne, scaturite da proiezioni dell’inconscio

LUI: la malattia degenera in tentativi di codifica della realtà

LEI: con pretesa di assimilazione dei significati

LUI: nei momenti di crisi acuta subentra la tentazione della risoluzione dei problemi

LEI: nella più completa ignoranza di ruoli e competenze

LUI: fino alla pretesa del ragionamento indipendente

LEI: e l’autoconvinzione della legittimità della presa di posizione

LUI: si consiglia terapia farmacologica

(cominciano a scrivere ricette, strapparle dal ricettario e gettarle in aria)

LEI: antidepressivi

LUI: depurativi

LEI: lassativi

LUI: palliativi

LUI: stimolanti

LEI: calmanti

LUI: tonificanti

LEI: rilassanti

(pausa, entrambi cercano una nuova parola)

LUI: (illuminato) passanti …

LEI: (concentrata) passanti … passanti … (illuminata) ben pensanti!

LUI: (c.s.) benpensanti … benpensanti … (c.s.) ignoranti!

LEI: ignoranti …

LUI: ignoranti …

LEI: ignoranti …

LUI: ignoranti …

LUI e LEI: (sguardo d’intesa e sorriso) e contenti!!

(si fermano e riprendono fiato)

LUI: (si siede) a pensarci bene è tutto così semplice

LEI: (si siede) il segreto è non pensarci affatto

LUI: vai a fargliela capire a quella

LEI: con lui ci provo da vent’anni

LUI: pure io con lei

LEI: sarebbe ora di darci un taglio

LUI: in fondo abbiamo anche noi diritto a un po’ di riposo

LEI: penso che mi ritirerò e andrò in pensione

LUI: quasi quasi ci faccio un pensiero anch’io

LEI: ti prego, il golf da soli non è divertente

LUI: hai ragione, e poi … non vorrei darti … “buca”!

(ridono ed escono a braccetto)

(buio)

RIFIUTI

(Lui si aggira con circospezione per la scena, trascinando un sacco delle immondizie. Entra Lei)

LUI: sei in ritardo, porca miseria, non sapevo più cosa pensare.

LEI: calmati bello, che qui è tutto sotto il mio controllo (indica il sacco) è quella la roba?

LUI: si, è questa, la prima parte.

LEI: e quanta ne hai ancora?

LUI: sono almeno altri mille. E’ un problema?

LEI: no, macché problema, basta mettersi d’accordo sul prezzo.

LUI: ma dove li butterete?

LEI: ehi, ma non è proprio perché non lo vuoi sapere, che mi paghi?

LUI: si, si … è che proprio in questo periodo è scoppiato ‘sto casino (si guarda attorno preoccupato) non vorrei che intensificassero i controlli.

LEI: (ride apertamente) si vede che non sei di queste parti (seria) … qui non si muove niente, capito, niente se io non lo voglio.

LUI: si, si, ho capito. In fondo qui avete tanto di quello spazio, che non è detto che si finisca per forza con il far del male a qualcuno.

LEI: ma senti un po’ il nostro amico industriale: prima appesta tutta l’aria del nord per produrre con le sue macchine altre macchine che ancora di più appesteranno l’aria già appestata, e poi si chiede preoccupato se tutta ‘sta merda potrà far venire il mal di pancia a quattro bifolchi. Non avrai mica la coscienza che ti morde?

LUI: ma fammi il piacere! Sai cosa me ne frega della salute di questa gente. E’ che se questi si ammalano cominciano a far casino, arrivano i giornalisti, partono le inchieste … ed io mi devo rompere il culo a portare a destra e a manca valigette di banconote per fare in modo che i politici continuino a non fare un cazzo!

LEI: eh, è un Paese alla frutta. Non c’è organizzazione … e ci sono troppi furbetti in giro. Guarda un po’ cosa sta succedendo qui da noi, montagne di rifiuti per le strade. Dico: non ho sempre svolto egregiamente il mio compito io? Ma tutto a un tratto, quelli decidono che i miei servizi sono troppo costosi e che si vogliono arrangiare da soli. Hai capito gli stronzi?

LUI: ma siccome qui nessuno muove paglia che la signoria vostra non voglia …

LEI: capisci che non è colpa mia? E’ colpa di chi non rispetta gli accordi … ma forse il vento sta per cambiare.

LUI: ci vorrebbe gente più ragionevole dall’altra parte.

LEI: è quello che dico.

(pausa)

LUI: (osserva lei) certo che, a pensarci bene, sei proprio un essere spregevole. Speculare sul disagio e la sofferenza…

LEI: e che faccio di male? Mi limito ad arginare i danni provocati da altri. Li ho forse prodotti io tutti questi rifiuti?

LUI: sai bene che ci sono costretto. Sono in trappola, non posso mollare tutto adesso. Rischierei di chiudere.

LEI: e anche fosse? Con tutto il denaro che hai nelle banche sparse per il mondo,  mica faresti la fame!

LUI: ma non capisci? Loro non permetterebbero mai che io chiuda. Verrebbe a mancare un pezzo dell’ingranaggio e tutto quanto si incepperebbe.

LEI: tutto quanto?

LUI: si, tutto quanto. Ne faresti le spese anche tu. Sei anche tu una ruota dell’ingranaggio. Siamo vittime e carnefici.

LEI: vittime e carnefici? Ma che stai a dire?

LUI: siamo in un circolo vizioso, dal quale non possiamo più uscire.

LEI: mi fai venire il mal di testa con tutti questi discorsi. Falla finita e dammi quel sacco.

LUI: tieni (gli dà il sacco e fa per andarsene)

LEI: ehi, dimentichi niente?

LUI: (torna indietro e le mette in mano una grossa mazzetta) … ricorda, vittime e carnefici (esce)

LEI: vittime e carnefici … (lo manda a quel paese con un gesto) che minchione! (esce).

(Buio)

ULTIMA SEDUTA: LA RISOLUZIONE

(Di nuovo la scena dello studio dello psichiatra. Lei seduta con carta e penna, Lui sul lettino)

LUI: non abbiamo risolto niente, dottore. Il fenomeno continua.

LEI: ha preso i farmaci che le ho prescritto?

LUI: tutti e in abbondanza, dottore, ma … niente. Quella persona continua ad invadere il mio spazio e a voler dire sempre la sua.

LEI: potrei anche aumentare le dosi, ma sarebbe inutile se lei non collabora.

LUI: ma io ce la sto mettendo tutta!

LEI: e deve continuare a farlo. Si ricordi che non posso essere io a guarirla. Caso mai la posso aiutare a guarire se stesso.

LUI: ma, dottore, sono in analisi da vent’anni! Non crede che ormai …

LEI: vent’anni, come passa il tempo. Infatti, a pensarci bene, ho già cambiato tre ville e sette automobili.

LUI: almeno per lei la terapia funziona.

LEI: si ma non possiamo più sperare nei miracoli … e poi io sono ormai prossimo alla pensione. Mi attendono i campi da golf. Non potrò più spendere la mia vita dietro alle sue magagne.

LUI: ma, allora, dottore, che facciamo?

LEI: lei deve porre fine a questa cosa.

LUI: e come?

LEI: deve sbarazzarsi di quell’individuo.

LUI: ma se sono vent’anni che ci provo!

LEI: intendo dire nel vero senso della parola, fisicamente.

LUI: ma non c’è proprio nient’altro da fare?

LEI: nient’altro, glielo assicuro (Lui la guarda triste e implorante) … non mi guardi così, via, si metta nei miei panni.

LUI: si, però anche lei dovrebbe mettersi nei miei.

LEI: va bene, niente di più facile, coraggio.

(si alzano e si tolgono le maglie scambiandosele e rivestendosi l’uno con la maglia dell’altro. Poi si scambiano anche i posti e i ruoli).

LEI: quelle mani sono la mia ossessione, giuro che me le taglierei.

LUI: continua a vederle anche con il Proxilon-Zeta?

LEI: eccome!

LUI: e il Frenixitil-4?

LEI: pure.

LUI: il Prenoxilmetilfanculon?

LEI: con quello, peggio che senza. Dottore, in vent’anni di quella roba ne avrò buttate giù vagonate. Lo chieda alla farmacista.

LUI: si, lo so, è mia moglie. Si immagini che ieri si è comperata la sua ventottesima pelliccia. Ha una vera passione.

LEI: mi fa piacere che la cura giovi almeno a qualcuno.

LUI: a questo punto non rimane che una cosa da fare.

LEI: e cioè?

LUI: l’eliminazione fisica dell’estraneo.

LEI: ma non si potrebbe provare con qualche altra terapia farmacologica?

LUI: lo escludo. Lei ormai è completamente assuefatta a tutto. E poi ci vorrebbe del tempo che io non ho più.

LEI: perché dottore?

LUI: perché vado in pensione ed ho già comperato le mazze da golf. Credo che il mio collega mi stia già aspettando.

LEI: (triste) ho capito, dottore, lei mi abbandona.

LUI: non la prenda così. Io le ho insegnato a muovere i primi passi. Adesso che sono passati vent’anni è ora che prosegua da sola. Faccia lei il passo decisivo. Si sbarazzi di quell’individuo.

(si alzano e si mettono uno di fronte all’altra)

LEI: grazie dottore.

LUI: grazie dottore.

LUI e LEI: (assieme) grazie dottore.

(Buio)

EPILOGO

(Come nella scena iniziale. Occhio di bue al centro. In mezzo Lui, mentre Lei è in ginocchio al suo fianco ma un po’ più indietro, con la testa abbassata. Lui si  rivolge alla sala)

LUI: e così ho dato ascolto a quello stronzo di medico. Ho aspettato che il marrano si facesse vedere e zac … mi ci sono scagliato addosso (il tono diviene mano a mano più concitato) … lo specchio è andato in frantumi, ne ho sentito tutti i piccoli pezzi conficcarmisi nella carne … ma io non ho mollato ed ho continuato a colpire, colpire, colpire … fino a quando il bastardo non ha più osato muoversi.

(Rimane fermo, ansimante, alcuni secondi, poi indietreggia all’altezza di Lei e si inginocchia al suo fianco, chinando il capo. Lei si alza lentamente ed avanza, rivolgendosi alla sala)

LEI: devi coglierlo di sorpresa al momento giusto … così mi ha detto il dottore, ladro e farabutto … eccole lì le mani dell’altro … appena hanno cominciato a cambiare ho alzato lo sguardo … e l’ho visto nello specchio … dagli, dagli, mordi, mordi … lui è più forte ma ce la puoi fare … dagli, dagli, mordi, mordi … e alla fine l’ho annientato … non si è più mosso da quella pozza di sangue … (china il capo)

(i due alzano lentamente lo sguardo, poi si guardano negli occhi. Si alzano e avanzano verso il proscenio tenendosi per mano. Si sporgono cercando di scorgere qualcosa verso il fondo della sala)

LUI: beh, ecco … ora sapete come sono andate le cose (guarda LEI)

LEI: è la pura verità … posso confermare

LUI: ora dovreste … si, insomma, toccherebbe a voi

LEI: noi siamo qui … aspettiamo

LUI: (scruta verso il fondo della sala) ma … non vedo più nessuno

LEI: (scruta anche lei) non ci credo! … se ne sono andati!

LUI: senza domanda …

LEI: … e senza risposta

(si scambiano ancora uno sguardo. Si girano e tornano lentamente al centro dell’occhio di bue. Si abbracciano e rimangono abbracciati. Buio).

FINE

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