Dov’è Fufi?

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Dov’è Fufi?

di A. Favario e Dino Benenati

ATTO I°

SCENA: ufficio che tratta pubblicità

all’apertura del sipario: scena vuota

entra capoufficio Oronzo Valleverde , cappotto, cappello, sciarpa, ombrello grondante; mentre toglie il cappotto ecc.

O.   che giornataccia!!! Pioggia, vento, mi si è pure fermato il mercedes ....tutta colpa di mia moglie, lei e il suo barboncino, - in falsetto - passa da chez Luise per la toilette settimanale - così lei a casa a far colazione ed io col cane tra i piedi a giocarmi i sedili in pelle della macchina. Roba da non credere, appena uscito di casa quel botolo si è rotolato in quattro pozzanghere, una dietro l’altra, e poi si è catapultato sul sedile posteriore, il mio sedile in pelle di leopardo, me l’ha tirato da fare schifo ...  ma basta è stata l’ultima goccia. Girato l’angolo, l’ho scaraventato fuori dal finestrino e l’avessi fatto apposta non mi sarebbe riuscito mai, ma Vi dico, ho centrato l’unico tombino aperto della strada, e chi glielo dice adesso a quella megera di mia moglie .... bah, cominciamo a far qualcosa, ... guarda qui .... la solita routine, reclames per lavasecco, ferramenta, meccanici e dire che quando ho aperto quest’agenzia  sognavo grandi eventi promozionali, la pubblicità da premio, hai presente ? quella del tipo “ ...Ambrogio, Ambrogio, ho un certo languorino ..., è – sospirando -  è che sognavo i ricevimenti con i vip e le  stars, i soldi, la fama, ... il potere!!!   - il potere ... comincia a guardare l’orologio - ma Pamela? Ma quando arriva con la colazione ? ..... ah non capisco, queste collaboratrici tanti anni di studio, università, masters ... e poi un caffè come si deve te lo devi andare a fare di persona! – eh certo però che la Pamela sa compensare con la sua presenza qualsiasi pecca, è una brava ragazza, preparata, conosce il suo lavoro, ottima pubblic relator, ... e poi due gambe ... l’ho assunta soprattutto per quelle - si volge per andare a prendersi il caffè .

Entra Pamela Virginelli, minigonna, con un vassoio, due caffè ed un croissant

O.oh eccoti finalmente – la guarda, rivolto al pubblico– ecco cosa volevo dire.

P.Scusa per il ritardo Onzo ... ma c’era un traffico per la strada ...sai quel famoso quadro di Picasso che portano dal Louvre qui alla Pinacoteca ... è arrivato proprio questa mattina ... era tutto bloccato, non ti muovevi di un passo ... ma ho comunque trovato il tempo per passare al bar e prenderti un croissant ... il caffè invece te l’ho preparato io ... nero e forte, proprio come piace a te.

O.   ah grazie Pamela ... non ci fossi tu ... anche se questa mattina sono così teso che del caffè forse dovrei farne a meno.

P.   ma povero Onzo, ma cosa ti è successo ....vieni qui, raccontami.

O.   no! non vengo ... e sai benissimo che non voglio che mi chiami “ Onzo “ .... mettitelo in testa : il mio nome è Oronzo ... e soltanto quando siamo soli ..... sennò Dott. Valleverde.

P.   dai vieni qua da Pammy tua che ti faccio due massaggini! Pamela lo fa sedere ed inizia a massaggiargli le spalle. - Vedi se uso la forza positiva che emana dalle mia dita, premendo le mani sulle spalle e sul collo raggiungo il centro nevralgico del tuo essere e riesco ad estrarre l’aurea negativa che avvolge il tuo spirito.

O.   aaahhhh Pamela, non ho capito bene cosa hai detto ...ma adesso sì che la giornata comincia a prendere una piega accettabile ..... è strano che una donna come te, laureata, in carriera, conosca queste tecniche naturali di rilassamento .... - Pamela prosegue nel massaggio, entra Giovanni Casanova, rampante impiegato, elegante, forte inflessione milanese,  che li coglie di sorpresa, tossicchia per far notare la sua presenza.

O.   ah Rag. Casanova  ..... basta, basta signorina Virginelli ora va meglio ...... questa dannata cervicale nei giorni di pioggia mi fa impazzire, per fortuna lei signorina ha delle mani veramente magiche ....

G.   uhè a proposito di mani magiche, sapeste, iersera sono passato alle “Bolle blu“  dove ti ho ramazzato su due stangone che adesso Vi dico che cosa mi hanno fatto .... allora le porto a casa mia, appena entrato mi tirano giù sul divano e ....

O.   senta Casanova .... mi parli piuttosto di cosa ha sviluppato per la promozione di quella nuova profumeria.

G.   ah sì che ne dice .... vasca da bagno, bolle di sapone, flaconi di bagnoschiuma in primo piano ..... un’ombra, quattro zampe che muovono verso l’acqua .... un cane tutto infiocchettato....

O.   bastaaa! questa mattina non voglio sentir parlare di cani.

G.   non è granchè come idea!  lo pensavo anch’io .... ma senta questa: splendida giornata, inquadratura del negozio, un’ombra, quattro ruote che muovono verso la vetrina ... una donna tutta infiocchettata esce da un Mercedes.

O.   bastaaa! questa mattina non voglio sentir parlare di Mercedes.

P.   ooh .. senti Onzo, cioè Oronzo, cioè Dott. Valleverde,  mi scusi, ma, vedrà Giovanni - lo guarda ammiccando - si inventerà certamente qualche cosa di sublime ....come quella volta, si ricorda, del negozio di dischi, quando abbiamo girato tutta la città vestiti di verde per sembrare marziani appena scesi da dischi volanti ... che buffi che eravamo.

O.   Ecco appunto ... ora siamo un’agenzia seria ... non mi ricordi quei trascorsi poco edificanti, anche se devo dire che qualcosa di piacevole c’era: - avanza trasognato verso il pubblico- ricordo quel costumino che indossava, così seducente, così provocante, così ...

P.   Ma cosa dice dott. Valleverde, così mi mette in imbarazzo ... senta torniamo ai problemi dell’ufficio, guardi cerco sul computer il file con il materiale per la campagna pubblicitaria studiato per la profumeria e vediamo a che punto stiamo. – si avvia verso il computer e cerca di accenderlo – Giovanni vieni un attimo qua che c’è qualcosa che non funziona

G.   Uhè non cominciare a coinvolgermi in qualche casino. Io venerdì sera ho spento correttamente il computer, ho salvato il file, ho chiuso tutte le applicazioni e poi ho spento, quindi non piantarmi grane.

P.   Ah eccolo qui il primo gallo che canta ... come fai a sapere che il computer non funziona?

G.   Senti tesoro mio ... guarda che il Giovanni non è mica scemo ... sei seduta al computer e mi chiami perché c’è un problema  ... allora il problema o ce l’ha il computer o ce l’hai tu ... ed in ogni caso sono qua.

P.   Giovanni guarda un po’ te ... questo dannato computer stamattina proprio non riesco ad accenderlo. – Giovanni si avvicina dinoccolato al computer, lo guarda e improvvisamente gli molla una botta – Giovanni ma che fai?

G.   Eh ... in Happy days con Fonzie funzionava sempre.

P.   Mi scusi dott. Valleverde, guardi che qui siamo bloccati ... questo computer non c’è verso di farlo partire.

O.   ooohh ma allora ... qui se non ci sono io che provvedo a tutto, quest’ufficio non va avanti. Mi faccia vedere cos’ha questo computer. - Oronzo armeggia rumorosamente col computer mentre Pamela e Giovanni chiacchierano –

G.   Ma senti un po’ Pamelina, non è che stasera lasci a casa quel bamba dell’Abramo e usciamo io e te che ti faccio fare il giro dei localucci. Ne conosco un paio che uhè si entra solo in coppia .. . e infatti io non ci sono mai entrato.

P.   ah .... ma cosa dici Giovanni, questa sera io e il mio Abramo, andiamo al concerto di clavicembalo e basso tuba nella chiesa di Santa Crocifissa. Sai anche tu che il mio Abramo è un appassionato di musica da camera.

G.   musica da camera !!!... sono anch’io un appassionato di musica da camera ma io non l’ascolto ... la suono!!!!! ... uhè ma l’Abramo l’è prope ‘n pirleta.

O.   Signorina Virginelli qui il computer è completamente andato.

P.   - sospira - tutti i file persi ?! ... accidenti non c’erano solo quelli della profumeria, ma anche tutti gli altri, anche quelli con la grandiosa campagna pubblicitaria del Dolce Forno ...ed ora come facciamo?

G.   Mah ... mah ci sarà senz’altro la possibilità di recuperare qualcosa ... ah io conosco una signorina che col computer l’è ‘na bomba ... e non solo col computer.

O.   Senta Casanova conosciamo già le sue bombe ... voglio un tecnico serio e lo voglio qui subito. Signorina Virginelli lei non ha un fidanzato che è un esperto di computer ?

P.   Oh certo il mio Abramo è veramente esperto in materia anche se non lo fa di mestiere. Vede, lui è un collaudatore.

G.   Uhè cosa collauda l’Abramo ???

P.   Sacchi a pelo

G.   Sacchi a pelo ????

P.   Eh si certo ci sono sacchi a pelo pesanti, sacchi a pelo leggeri, col pelo all’interno, col pelo di marmotta, impermeabili ... ci passa delle ore dentro ... chissà come si stanca poverino. Sai è un lavoro di responsabilità

O.   Senta non ciurli nel sacco, cioè nel manico e faccia venire subito qui il suo fidanzato a vedere questo computer che se no qui non si comincia a lavorare. Io vado nel mio ufficio, se c’è bisogno di me, chiamatemi. Esce

P.   Va al telefono, fa il numero - Pronto Abramo, ciao scusa caro ti disturbo ... sì lo so ma vedi qui abbiamo un grosso problema ... si è persa tutta la pubblicità del Dolce Forno ... è nel computer il dolce forno ... no caro non ho bevuto questa mattina e il computer non si è rotto perché ci abbiamo messo dentro un dolce forno ... vieni qui immediatamente. Il dottor Valleverde è nero.

G.   Allora arriva il collaudatore di sacchi a pelo ? Ma davvero li collauda.

P.   Certamente ed è molto capace !!!

G.   e per quelli matrimoniali come fa ... chiama te per dargli una mano ?

P.   Sei proprio insopportabile ... io e il mio Abramo certe cose non le si fa.

Suona il campanello, Pamela va ad aprire, entra Abramo con pantofole ai piedi, cappello e un cappotto che copre un pigiama a righe, entra al centro della scena e sveste il cappotto.

P.   Mah ... Abramo cosa fai in pigiama.

A.   eh ti ho detto al telefono che stavo lavorando e mi sono precipitato.

G.   ma cosa hai preso... il concorde per arrivare qui in meno di cinque minuti.

A.   no è che lavoravo al piano di sotto. Ho preso le scale ed eccomi qua.

P.   dai Abramo vai subito a vedere sto computer che non funziona sennò chi lo sente più Oronzo. – Abramo si avvicina al computer ed inizia ad armeggiare

A.   Scusate mi serve un cacciavite ed una torcia.

P.   Un cacciavite e una torcia in un ufficio commerciale dove vuoi che li vada a trovare

A.   beh ho gli attrezzi che servono giù in macchina; posso andarli a prendere

P.   vengo giù con te

G.   Che dici Abramo ce l’hai un sacco a pelo da sedile reclinabile ?

A.   beh certo ci sono due modelli della ...

P.   Abramo ma non vedi che ti prende in giro ... dai andiamo su! – vanno -

G.   Vabbeh guarda te se per sistemare questo coso dovevamo andare a cercare un collaudatore di sacchi a pelo, non vorrà mica farci un pisolino dentro, cià che adesso ghe pensi mi. – scuote il computer, lo batte ... (a piacere) – oh che sto coso non funzioni vabbeh ... però con questa polvere sembra che sia qui dal secolo scorso – estrae un fazzolettone dalla tasca della giacca e inizia a strofinare con vigore il retro del computer ... colpo di scena, grandi effetti musicali e di luce intermittente, infine buio completo – ohè adesso cosa capita, qui ho toccato qualche filo ed è saltato tutto.

C.   Soooono fuori ... fuori finalmente dopo 1.700 anni ...sono di nuovo libero

G.   uhè cusa l’è

C.   mah ... mah come parla questo qui ... vuoi vedere che non sono più alla corte del sultano Omar Statteaccuorto – torna la luce, i due in scena si danno le spalle, convergono indietreggiando sino a toccarsi le schiene, sobbalzano, si voltano 

G.   cosa fa qui, come ha fatto ad entrare, chi è lei? E perché è vestito da carnevale?

C.   Statti zitto ... stai calmo che mi metti l’ansia proprio come il vecchio padrone del Cairo. ... e che stiamo ad Alessandria di Egitto qui ?

G.   ma che Cairo, che Alessandria di Egitto ... qui siamo a Milano, la gran Milan, l’ombelico del mondo, la città da bere.

C.   città da bere ?! oh questa è bella, ai miei tempi al più si beveva nelle oasi ... questo ancora non ho capito come parla.

G.   ohè senti non fare tanto il furbo ...ancora non mi hai detto chi sei, da dove vieni e come sei entrato.

C.   il mio nome è – altisonante – Ciaparat ben cochfiglio del grande genio TropCoch QuasiBrusà anch’io genio di professione, come mio padre e come lui, mio nonno, e come lui il mio bisnonno e ...

G.   aaahhh ... adesso ci siamo, sei completamente bevuto e sei venuto a smaltire la sbornia qui.

C.   ma che stai a dire mortale ... non hai proprio capito ... io sono il Genio della Lampada

G.   e se sei il genio della lampada, la lampada dove l’è? Sei saltato fuori dalla piantana lì in fondo?

C.   non sono saltato fuori da nessuna pianta, son mica una scimmia, sono uscito dal computer.

G.   dal computer ... ma se hai appena detto che sei il genio della lampada.

C.   e vabbeh mo’adesso ti spiego – aulico –nel corso della mia millenaria esistenza ebbi a cambiare più e più volte residenza: passai dalla lampada, peraltro alquanto scomoda e angusta, a una teiera, e poi via via in un tappeto, un grammofono, un forno a microonde che dovetti però abbandonare repentinamente perché vi faceva piuttosto caldo, e poi detto tra noi, io tengo una certa repulsione per la melanzana alla parmigiana, oh via dicevamo ... e infine il mio ultimo padrone mi rinchiuse in questo computer da cui Tu ... oh mio nuovo padrone mi hai liberato.

G.   uhè ma allora mi hai proprio preso per un pirleta ... e ci ho mica scritto sale e tabacchi in fronte io. Adesso vieni ancora a dirmi tutta la tiritera dei tre desideri e la messinscena è completa.

C.   uhè vedo che sei già informato su come funziona tutta la faccenda ... qua ci stà il regolamento, firmato e sottoscritto dai precedenti proprietari... tutti soddisfatti e non rimborsati ... ma visto che tu stenti a credere eccomi qua e ti espongo la mercanzia. Allora io posso esaudire qualunque tuo desiderio in campo materiale ... vuoi un diamante e io te lo metto accà ... vuoi un castello e io te lo costruisco all’istante ... vuoi la fidanzata ... non si può fa. Vuoi diventare alto, bello, e già che ci siamo diamo una accorciata a chillo naso che tieni ... non si può fa ... brutto comme sei neanche tre geni insieme ...

G.   eh allora moderiamo i termini, se io sono veramente il tuo padrone, comincia ad essere un po’ più rispettoso.

C.   eeeh ma io sono rispettoso assai ... è che noi geni abbiamo questo piccolo problema che dobbiamo dire sempre la verità ...

G.   allora vediamo se ho capito bene ... ho tre desideri, e qualsiasi cosa ti chieda tu me la devi dare ... giusto ?

C.   eh certo ... proprio accussì

G.   eeeh allora voglio ... voglio ... voglio cuccare alla grande come non ho mai cuccato, e finalmente potrò raccontare avventure che ho vissuto e non che mi sono soltanto sognato

C.   ouh ... allora proprio non hai capito niente. Io esaudisco i desideri, mica faccio i miracoli.

G.Uhè Ciaparat Bencoch, so minga se mi piaci tanto ... cià dai facciamo una prova. ...  cià ho sentito che hanno portato dal Louvre qui alla pinacoteca all’angolo della strada quel capolavoro di Picasso, un dipinto del periodo blu che hanno valutato un pacco di Euro ... cià fanne apparire qua una copia che c’ho giusto quella crepa sul muro da nascondere

C.   oh finalmente un desiderio coi fiocchi, semplice, immediato e soprattutto facile assai – luci, suoni (gingle ? ), buio ...una sirena in lontananza, fumo in scena e appare il quadro, luce – ecco qua il signore è servito ... mamma mia ma chè sta schifezza ... e io un quadro così neanche al cesso lo appennderei.

G.   mah ...mah ...mah l’hai fatto davvero ... ma come hai fatto, com’è possibile ... ma e proprio è proprio una copia del Picasso che ti ho chiesto ...oh mio Dio devo sedermi,... ma è proprio vero? E’ proprio lui.

C.   ma perchè secondo te ci possono stare due persone al mondo che dipingono una tale fetenzia?

G.   ma allora è vero ... sei proprio un genio ... sei ... ma cos’è questa sirena che non smette di suonare?

C.   non ti preoccupare ... mo’ la spengono ... e che sarà mai: in una città come questa può esserci stato un furto

G.   sarà ma a me sta venendo un gran mal di testa  ... vorrei proprioaverla qua per spegnerla a calci.

C.   e che ci vuole  ... subito fatto.

G    No … no aspetta – buio come prima , rumori ecc. ... appare una sirena con suono più marcato –

G.   - si accascia disperato – no, nooooo, noooooooooo ... cosa ho fatto ho sprecato un desiderio che poteva valere una miniera d’oro e stai zitta tu – prende a calci la sirena che tace a intermittenza – cosa ho fatto, me tapino. E tu non hai capito che non era questo il desiderio ? – risuona la sirena che fulminata dallo sguardo di G. si zittisce ... risuona una terza volta – basta maledetta sirena ... vorrei proprio che ... acc. Eh no questa volta non mi freghi ... ho bisogno di calmarmi, devo andare a bere qualcosa prima di esprimere il terzo desiderio e tu meledettissimo genio torna subito nel computer.

C.   no ma perché di nuovo nel computer ... guarda mi metto là nell’angolino voltato di spalle, non do fastidio a nessuno, sto lì bravo, bravo zitto, zitto che nessuno mi vede e mi sente.

G.   va beh va ... sta lì ma non farmi dei casini – esce, il genio prende il quadro tenta di appenderlo alla parete ruotandolo nelle quattro direzioni ... lo appende di sbieco e infine raggiunge un angolo in disparte.

Rientra in scena Abramo con torcia e cacciavite, si avvicina al computer ed inizia ad armeggiare.

A.   ma chissà che han combinato con sto trabiccolo ... ah certo non sarà stata la mia Pamelina, lei è così brava, così coscienziosa, anche adesso è sotto al bar con il ragionier Casanova a far public relation  ... certo che quel ragazzo mi è parso proprio un po’ sbattuto ... si sarà preso una girata dall’Oronzo  ... ma la mia Pamelina sa come tirarlo su ... – continua ad armeggiare intorno al computer – qui non ne vengo proprio a capo, questa volta non ci capisco niente ... eh vorrei proprio poterci entrare dentro sto computer

C.   ohè si turnato ... vuoi stare dentro il computer ... e che ci vuole ... tiè – soliti effetti ... Abramo sparisce.

A.  - voce fuori campo – che è successo ? dove sono ... perché è così stretto qui?

C.  ohè Casanova come va? Stai bene a casa mia ? certo che di desideri in carriera ne ho esauditi tanti ma mai nessuno mi aveva chiesto di prendere il mio posto ... è overo Casanova ?

A.  ma che Casanova ... io sono Abramo, cosa ci faccio qui ... voglio uscire ... e poi lei li fuori che è ?

C.  Abramo ? ... quale Abramo ... il mio padrone si chiama Giovanni ...che hai cambiato nome? ... – C. si avvicina al video, lo fa ruotare verso il pubblico, si vede la testa di Abramo, guarda, si batte una mano in fronte -  iiih aggio sbagliato ... vuoi vedere che questo non è Casanova ?

A.  Ma se è mezz’ora che sto dicendo che non sono Casanova ... sono Abramo, e se è stato lei a ficcarmi qui dentro faccia qualcosa immediatamente per tirarmi fuori. – entrano Casanova e Pamela –

G.    eccolo qua ... è lui il genio, guardalo ... e dimmi se non è vero? – Ciaparat si pone davanti al computer per nasconderne la vista –

C.  uhè Casanova sei tornato con questa bella signorina, come sono contento ... sono stato qua bravo, bravo, zitto, zitto, proprio come avevi detto tu.

A.  ma chi c’è lì ... se tu Pamelina ? sono Abramo ... aiuto, tiratemi fuori di qui!

P.  ma è la voce di Abramo ... ma dove sei Abramino, Abramuccio, ma dove ti sei cacciato ... mah lei scusi ma non l’ha visto?

C.  visto chi ? ... io non aggio visto nessuno ... e comunque adesso me ne devo proprio andare – Ciaparat rigira il computer in modo che G. e P. non vedano e cerca precipitosamente di defilarsi.

G.  Dove credi di andare guarda che te devi ancora esaudirmi un desiderio.

Suonano alla porta

G.  seccato eh chi altro c’è adesso – Ciaparat si precipita alla porta -

C.  stai comodo padrone, vado io ad aprire ... tanto sto giusto uscendo.

G.  Te ti ho detto di stare qui – Va alla porta Pamela, apre, si presenta un poliziotto –

Br. Buongiorno!! Sono l’agente Broccolini della polizia - divisione recupero opere d’arte.- Sto conducendo un’indagine sul furto di una famosa tela che è stata trafugata dalla Pinacoteca “ La Cornice “ non più di un’ora fa.

P.  Una famosa tela !?! Ma di quale pittore ??

Br. Stamattina in circostanze misteriose è scomparso, appena giunto dal Museo del Louvre, il famoso quadro “ La galina ciucca “, un Picasso del periodo blu, di ragguardevoli dimensioni e considerevole valore. – G. intuisce da dove proviene il quadro e si accascia pesantemente su una sedia –

P.  Ma che c’è Giovanni, ti senti male ?!

G.  Un Picasso ?!! ... un Picasso del periodo Blu ? ... mio Dio ... G. si alza precipitosamente e va a pararsi davanti al quadro appeso alla parete – Ciaparat vieni subito qui ! – lo afferra e lo pone al suo fianco anch’egli a copertura del quadro –

P.  Ho capito ... ma ci vuole spiegare perché viene a cercarlo proprio qui ?

Br.  non abbiamo ancora un’idea precisa di chi può aver commesso il furto e quindi stiamo battendo a tappeto la zona, anche perché pensiamo che il ladro non possa essersi allontanato molto. – rivolto a G. e C. Voi cosa ne pensate?

G.   No ... secondo me questi ladri sono certamente bene organizzati, sicuramente avranno avuto un’auto che li aspettava ed ora chi sa dove possono essere andati. Vero Ciaparat ?

C.   No per me chillo quadro sta giusto qua dietro ...

Br.  qua dietro ... qua dietro dove? Ma allora sapete qualcosa.

G.   No noi non sappiamo niente ... il mio amico qui diceva, qua dietro perché qua dietro c’è un palazzo mal frequentato e non ci stupiremmo che il colpo fosse stato organizzato proprio lì.

Br.  Ah interessante ... andrò subito a controllare. In ogni caso avrò certamente bisogno di voi ... e quindi ... non lasciate la città. Buongiorno – esce

G.   Il quadro ... maledetto genio ... l’hai rubato, mi vuoi mandare in galera?

C.   e perché ti scaldi tanto, io i miracoli mica li posso fare. Io non creo, le cose le piglio di là per metterle qua ... le piglio di qua per metterle là, ... e allora ... io pensavo che tu lo sapevi.

G.sapevo niente ... sei un disgraziato, mi vuoi rovinare ... ormai non abbiamo alternative. Dobbiamo lasciarlo dov’è. Nessuno penserebbe mai che un ladro è così tonto da appendere alla parete del proprio ufficio un’opera d’arte rubata. E poi quando si calmeranno le acque troveremo un modo per restituirlo alla pinacoteca. Disgraziato.- entra Oronzo

O.   e allora cos’è tutto sto’ casino ... stamattina si lavora sì o no ... signorina Virginelli è stato riparato il computer?

P.   beh ecco vede ...

O.   dov’è il suo fidanzato, il tecnico del computer?

Tutti si guardano – ah già Abramo.

A.   sono qui dentro ... qualcuno mi aiuti, mi tiri fuori di qui ... dov’è quell’assassino che mi ha cacciato qui dentro

O.   ma chi parla ... da dove viene questa voce ... sembra che venga dal computer – O. guarda il video ... sorpreso – ma chi è questo qui, che ci fa qui dentro.

P.   Abramo, Abramino ... ma sei tu.

A.   Pamela

P.   Abramo

A.   Pamelina

O.   basta cos’è questo Abramo

P.   è il mio fidanzato ... è lui che sta riparando il computer

O.   e ci è andato dentro? ... cos’è una nuova tecnica ... bravo, bravo Abramo ... adesso però venga fuori di lì che vediamo se funziona e così stamattina cominciamo tutti a lavorare

A.   ma se non so neanche come ci sono entrato ... chiamate quel signore, quello strano ... è lui che mi ha buttato qui dentro.

Casanova rivolto a Ciaparat

G.   altro che bravo, bravo, zitto, zitto, te non sai fare altro che dei casini ... dai tira fuori di lì il saccopelista prima che ci faccia il campeggio – Oronzo scopre la presenza di Ciaparat

O.   e chi è quest’altro qui?

G.   è ... è ... è un mio cugino che viene dalla Turchia ... è sbarcato stamattina dalla nave e tanto che era qui ha pensato di farmi un saluto in ufficio.

O.   sbarcato dalla nave ?!? ... qui ?!? ... a Milano ?

P.   avranno attraccato ai navigli

O.   allora piantiamola con le fregnacce e spiegatemi chi è questo signore ... e perché il suo fidanzato signorina Virginelli sostiene di essere stato cacciato nel computer da lui.

P.   sì Giovanni, vorrei proprio saperlo anch’io ... dì a tutti quello che hai detto a me giù al bar.

G.   ma dai Pamela ...era soltanto uno scherzo ... non crederai davvero che mio cugino sia il genio della lampada ?

P.   genio o non genio spiegami allora com’è finito li dentro Abramuccio mio.

G.   eh ... Abramo è finito li dentro perché ... perché ... – rivolto a Ciaparat -  perché è finito li dentro ?

C.   beh ... io stavo girato di schiena ...ti ho sentito che desideravi essere dentro il computer ... e io ho esaudito ... e che colpa ne ho io se invece non eri tu.

G.   esaudito ? ... esaudito cosa ? ... esaudito il mio terzo desiderio ? ... no, non è possibile, non è possibile ... adesso ci provo ... voglio subito qui due tonnellate di oro ... – si guarda intorno, non succede niente -  non succede niente ... delinquente, assassino hai sprecato il mio ultimo desiderio.

O.   adesso basta ... adesso lei ragioniere, viene qui e mi spiega tutta questa situazione dall’inizio fino alla fine ... e veda di essere credibile.

A.   non è che prima di chiarirvi potreste tirarmi fuori di qui.

O/G  zitto tu.

G.   ecco ... ha presente il genio della lampada ? ... bene ... non ci crederà ma questo signore è il genio della lampada in versione aggiornata ... infatti è il genio del computer ... infatti è uscito da questo computer.

O.   ah ... allora è lui che l’ha rotto. E’ una specie di virus.

C.   uhè bello mio ... bello ... vediamo di moderare le parole ... virus a me non me l’ha mai detto nessuno.

G.   sta zitto te, che di casini ne hai già fatti abbastanza ... beh non credo che sia stato lui a rompere il computer ... quello che so è che quando è uscito fuori dal computer mi spara lì che è un genio e che mio può esaudire tre desideri ... così adesso mi trovo con due desideri esauditi e uno dei due mi son preso una fregatura ... e in più il terzo non l’ho nemmeno espresso io, ma quel tortellone dell’Abramo.

O.   ma cosa sta dicendo ragioniere ... cos’ha bevuto giù al bar ... lo sa che non tollero che si beva in orario di ufficio.

G.   ma non ho bevuto ... è tutto vero ... lei mi ha chiesto di spiegare quello che è successo ... e questa è la verità

A.   sì è vero ... ho detto vorrei essere nel computer ... e patapam ... mi son trovato qui dentro ... ed è pure stretto, puzza tutto e c’è un gran disordine ... l’è un maialon quel genio

Tutti     zitto tu

P    Sì io ci credo non può essere andata diversamente da come l’ha raccontata Giovanni ... però sono convinta che ci deve essere una scappatoia ... d’altra parte l’errore l’ha fatto il genio e Giovanni avrà diritto ad essere risarcito con un nuovo desiderio.

G.   un nuovo desiderio ?!? ... Giusto, genio Giusto.

P.   certo sì, così con il tuo nuovo desiderio potrai tirar fuori dal computer il mio Abramo.

A.   e sarebbe anche ora.

Tutti     zitto tu

G.   tirar fuori l’Abramo ? ... ma scherziamo ... il computer lo smontiamo ed io chiedo una montagna di diamanti, oppure di portare te in crociera, oppure diventare il centravanti dell’Inter e fare un goal nella finale di coppa campioni, oppure ...

C.   scusate tutti ... mi dispiace disturbare, ma mi sa tanto che tutto ciò non è possibile ... lo sapete pure voi come dice il vecchio detto :...a desiderio esaudito non ci puoi più mettere il dito ... ma comunque per vostra sicurezza io tengo qua per ogni evenienza il manuale del buon genio ... se volete consultare.

G.   sì dammelo subito che di te non mi fido mica più tanto.

P.   aspetta Giovanni, lascia che lo consulti io perché tu mi sembri un po’ alterato. – prende il libro

O.   sì bene signorina Virginelli ... vediamo di trovare una soluzione soddisfacente che risolva tutto questo trambusto.

P.   allora capitolo I° “Come uscire da una lampada”, no non ci interessa, capitolo II° “ come rientrare nella lampada” no neanche questo ...” desideri e affini”, “contrasti etici con i padroni” uhm “ contenzioso “ ... sì questo potrebbe essere interessante ... vediamo un po’ ... ah eccolo qui ... “ qualora uno dei desideri venga per errore, mendacia, colpa del suddetto genio in opera, posto in essere portando vantaggio a persona diversa dal padrone, fruitore titolare del diritto, il genio è tenuto a mettere a disposizione del sopraddetto padrone, quale risarcimento dei danni, un soggiorno estivo totalmente gratuito presso le spiagge di Atlantide nel corrente anno ...

G.   e cosa dovrei farmene di un soggiorno ad Atlantide che non esiste più ?

C.   eh ... il manuale è un po’ vecchio ... che ci volete fare?

G.   io voglio il mio desiderio !!!!

O.   ma senta un po’ signorina Virginelli, prima lei ha letto che il desiderio errato deve portare vantaggio ad una terza persona, e non mi sembra il nostro caso!

A.   no ... non è proprio il nostro caso ... soprattutto non è il mio!!!

O.   provi a vedere se c’è altro.

P.   ha ragione ... è vero ... c’è una postilla in fondo al paragrafo ... sentite un po’ “ quanto sopra esposto decade qualora il desiderio non rechi vantaggio a terzi bensì grave danno e/o invalidità permanente ... in tal caso sarà compito del genio provvedere mettendo a disposizione un nuovo desiderio.”

G.   sììììì ... ce l’ho ... ho ancora un desiderio.

A.   e allora usalo e tirami fuori di qua.

G.   zitto tu ... il desiderio è mio e ci faccio tutto quello che mi pare ... è vero Ciaparat ?

C.   eh sì ... regolamento alla mano pare che sia proprio così ... puoi farci quello che vuoi.

G.   evviva ... finalmente ... e volevo proprio ben vedere

C.   e va buò ... se è chillo che vuoi.

Buio, effetti luminosi e sonori ecc. ... luce ... Giovanni in primo piano compare con un grosso paio di occhiali sul naso, perplesso e interdetto

G.   ma cos’è successo ...

C.   e che è successo ... volevi ben vedere ... e mo’ che forse non ci vedi.

Giovanni scaglia a terra gli occhiali e si avventa contro il genio con gli altri personaggi che tentano di frapporsi, gran parapiglia ... sipario che si chiude.

ATTO II°

     Scena buia: balletto delle streghe

     Al culmine della scena, quasi allo scontro fisico tra le streghe, rientra in ufficio Oronzo, che ignaro della loro presenza sbotta:

O.   Ma che diavolo sta succedendo ... chi siete voi? Che cosa ci fate qui ... andatevene immediatamente dal mio ufficio o chiamo la polizia.

B.   Come osi omuncolo interrompere codesta tenzone e rivolgerti con siffatto ardire e cotal tracotanza alla grande ed eccelsa strega Bacheca, prima sacerdotessa di Belzebù, presidentessa di tutti i Sabba del Sud-Est, somma fattucchiera, nota guaritrice ...

Z.   e che altro vecchia cornacchia nera e polverosa come i libri su cui studi ... fai largo al progresso e alla tecnologia moderna, fai spazio al nuovo che avanza ... fatti più in là – spingendola – e fai passare Zaira , la vera, l’immensa, l’unica strega che ci sia.

B.   Taci tu, prima che con un colpo di bacchetta trasformi te e questo omino in due rospi di montagna.

Z.   ah ... come sei patetica ... ancora ferma alla bacchetta magica ... ma non sai che mi basterebbe digitare per pochi istanti sulla tastiera del mio portatile per ridurre te e questo ometto in due micro impulsi persi per sempre nel ciberspazio?

O.   Eh allora ... omuncolo, omino, ometto ... ma come vi permettete ?! Qui siete nel mio ufficio, in casa mia ...e non vi consento di parlarmi in questo modo ... ripeto: dovete spiegarmi cosa ci fate qui.

L.entra Lauretta, moglie di Oronzo, signora raffinata, molto decisa – le ho chiamate io.

O.Lauretta ... ma come mai tu qui ?

L.Ero passata in ufficio per prendere il “Fufino”, ma quando sono entrata ho trovato una baraonda che non ti dico: il ragionier Casanova che strillava, un signore un po’ eccentrico mai visto prima, la Pamela che piangeva – girando il computer verso il pubblico -  e questo povero ragazzo infilato qui dentro

A.è vero sono tre ore che sto qui ... tiratemi fuori che non ce la faccio più ... e devo anche fare la pipì.

L.   stia tranquillo ... Abramo?  ... mi ha detto che il suo nome è Abramo vero ? Ora ci penso io a risolvere la questione ... vedrà che la tireremo fuori da lì in un batter d’occhio e tu – rivolgendosi ad Oronzo - ... tu come al solito, quando c’è un problema non ci sei mai. Quando occorre prendere in mano la situazione e mostrare che uomo sei, tu ti nascondi ... e allora tutte le responsabilità cadono su di me che sono già così piena di problemi: ho la messa in piega dalla parrucchiera tra meno di un’ora, il cocktail con le amiche ancora da organizzare, l’appuntamento con lo psicologo alle 17 ... e con una giornata già così piena eccomi qui, coinvolta in una situazione grottesca, proprio nell’ufficio di mio marito ... e che dovevo fare?  Ci ho pensato io ... tanto tu sei solo buono per portare a spasso il cane ... e a proposito dov’è il Fufi ?

O.Ma come puoi pensare al cane in un momento simile ... e cosa intendi dire con “ ci ho pensato io “?

L.Quando dico che ci ho pensato io, intendo dire che ho già provveduto a risolvere tutto questo pasticcio. Ma dimmi dov’è Fufi.

O.Ah lascia perdere il cane ... e spiegami piuttosto chi sono queste due signore e cosa ci fanno qui?

L.Ma come non l’hai ancora capito? Duro di comprendonio come sei, mi chiedo come hai fatto ad avviare questa agenzia. Ma non lo vedi? E’ evidentissimo che sono due streghe.

B.– inchinandosi e porgendo la mano - Per servirla: il mio nome è Bacheca, strega Bacheca, prima sacerdotessa di Belzebù, presidentessa di tutti ...

O.Ah sì, sì la tiritera la conosco già. – scarta la mano offerta da Bacheca -

Z.Orsù non le dia retta ... qui c’è un’unica strega, ... di professione si capisce, perché, come vede, il mio aspetto è tutt’altro che quello di una strega, vero ?!! ...  e comunque l’unica in grado di risolvere questa piccola crisi sono senz’altro io: - porgendo mollemente la mano – Piacere! Zaira, strega laureata in informatica occulta e astrologia computerizzata all’università di Oxford.

O.Oh incantato – baciamano - ... si vede che Lei è una donna ricercata e all’avanguardia ... - rivolgendosi a Bacheca – lei invece deve essere un’amica di mia moglie.

B.certo che sono un’amica di sua moglie ... che fa? dell’ironia? E comunque, Lauretta ancora non capisco proprio perché hai chiamato questa smorfiosa.

L.beh sai in un caso così disperato e al tempo stesso così, come dire, ... insolito, pur riponendo piena fiducia nelle tue capacità, ho pensato che, dovendo misurarsi, non solo col mistero ma  anche con la tecnologia avanzata di un computer, forse chiedere un consulto con una strega informatica potesse essere utile.

B.   se lo dici tu Lauretta ... io comunque sono convinta di potermela cavare anche da sola. E poi onestamente non so quanto sia realmente qualificata nel campo della magia la ragazzina; chi l’hai mai vista ai convegni trimestrali delle streghe!

O.ma che streghe e streghe, qui a combinar casini in quantità industriale, abbiamo già un pazzo che dice di essere il genio  di Aladino ... e adesso ci mancavano anche le streghe.

L.Oronzo, possibile che tu non capisca mai niente. E’ chiaro no ... in una situazione paradossale come questa, dove un genio esce dal computer e ci ficca al suo posto un essere umano, quando la scienza e la tecnologia moderna non possono esserci di aiuto, ecco che occorre cercare un’altra via: la via del mistero, la via dell’occulto, la magia nera applicata ai microchips. Oronzo dov’è Fufi?

O.ahhh ... di nuovo il cane, dov’è Fufi, dov’è Fufi, dove vuoi che sia ... l’ho scaraventato giù in un tombino ... ecco, oooh, te l’ho detto... e adesso scusatemi ma vorrei sapere dove sono finiti tutti gli altri. Questo se per voi non è di troppo disturbo è ancora un ufficio dove si lavora e vanno rispettati gli orari. Vado di là a cercarli. – esce

L.in un tombino ? ... in un tombino ?!! ... cosa stai dicendo Oronzo, torna subito qui !!!

A.senta signora io capisco i suoi problemi col cane ma non potrebbe accelerare i tempi per farmi uscire da qui ... signore streghe , anche voi, per cortesia, fate qualcosa ... io poi per ringraziarvi vi farò dono del miglior sacco a pelo esistente sul mercato.

Z.Lauretta, col dovuto rispetto, ma sei proprio sicura di voler tirar fuori questo coso da qui?

L.Certo che sì ... nella memoria del computer sono stati inseriti dati fondamentali per le campagne pubblicitarie ideate da mio marito, e non vorrei che la presenza di Abramo possa danneggiarli. Proprio ora che il lavoro dell’agenzia cominciava a dare i suoi frutti  ed io avevo già programmato di spendere un po’ di soldi in vacanze, vestiti alla moda, e piccole altre indispensabili necessità del genere.

B.E’ vero Lauretta. Come ti capisco ... di certe piccole cose non se ne può proprio fare a meno. Quindi non perdiamo altro tempo e iniziamo a darci da fare ... adesso, per la vostra incolumità è meglio che vi allontaniate, perché questo è il momento in cui entra in azione la grande strega Bacheca.

Z.sì Lauretta è meglio che ci allontaniamo perché con questa invasata potrebbe capitare di tutto. – si allontanano -

B    con passo baldanzoso muove verso il computer, gira un po’ intorno – Allora senti un po’ Noè ...

A.scusi signora me ciamo Abramo, no Noè.

B.Abramo ... Noè ... è la stessa cosa; adesso stai lì tranquillo che ci penso io .. in pochi istanti ti faccio uscire ... altro che quella mocciosa che pretende di saperla più lunga di me ed osa persino sfidarmi. – allora stai rilassato, tranquillo, in silenzio e non ti preoccupare se dovessero apparirti cose un po’ strane.

A.sì mi scusi se la interrompo ... ma quanto strane.

B.   No ... non ti scuso per niente! La concentrazione di una strega non deve mai essere interrotta prima di un incantesimo ... potrebbero esserci conseguenze nefaste, perciò caro il mio Giacobbe: ... sta zitto – torna a meditare e ad imporre le mani al computer –

A.senta ... scusi ... signora strega ... io non è che la voglio interrompere ... però vede, a parte che me ciamo Abramo, voglio dire, sono proprio un po’ preoccupato. Per tranquillizzarmi, mica me lo direbbe cosa sono queste cose strane.

B    - irritata - Senti un po’ Mosè, e la devi proprio piantare di rompermi le scatole ... - in falsetto – cosa sono ste cose strane gnè, gnè gnè – cosa vuoi che siano: potrebbe materializzarsi qualche rospo, qualche serpentello, mal che vada uno o due ragnetti un tantino velenosi.

A.Ehm senta signora strega ... io ci avrei quasi ripensato. Forse è meglio che mi fermi qui per qualche tempo. In fondo a parte l’aria viziata non si sta neanche tanto male ... c’è persin la televisione ... un po’ vecchia, dà solo film in bianco e nero e le partite con la telecronaca di Nicolò Carosio, però tutto sommato funziona.

B  Zitto pusillanime ... strega Bacheca non rinuncia mai a nessuna impresa. Dalla mia magia ho sempre ottenuto il massimo. Io non so cos’è una sconfitta ... ho spostato montagne, prosciugato laghi, ho persino ottenuto una visita oculistica dalla mutua in meno di due giorni.

A.eh beh sì ... devo riconoscere che quest’ultimo è un grande prodigio ... ben! Allora se le cose stanno così, proceda pure.

B.   Basta ... lasciami lavorare! – vengono smorzate le luci, strega Bacheca, girata spalle al pubblico, tira fuori da un borsone svariati oggetti elencandoli man mano e li depone in un pentolone dove verranno mescolati – occhi di lucertola vanno benone e di cicuta un mestolone, coda di ratto è proprio perfetta se di toma vecchia ne aggiungi una fetta, zampa di tigre e zio pantera ballano, ballano tutta la sera, e per ultimo un peperone ed ecco che è pronta la grande pozione.

A.senta ... non è per offenderla ... ma io quella roba lì non la posso mica bere. Son debole di stomaco. Sa col lavoro che faccio son sempre fuori di casa e a forza di mangiar panini a pranzo mi è venuta la gastrite.

B.   Taci Isacco ... mica te la devi bere. Zitto, ti ho detto, e fammi lavorare – col mestolo inizia ad aspergere il computer con il contenuto del pentolone. Buio ... grande botto ... al riaccendersi delle luci, disordine in scena, i due bruciacchiati con tappo di sughero, Bacheca seduta a terra. Accorrono Lauretta e Zaira.

L.Bacheca, Abramo. Cos’è successo? Oh mio Dio che disastro ... state tutti bene, qualcuno si è ferito?

Z.Io, Lauretta, te l’avevo detto che questa qui è una grande pasticciona. Se voleva fare l’incantesimo col botto, ... beh, quanto meno la parte del botto, le è riuscita veramente molto bene.

L.Ooh Zaira non è il momento di fare dello spirito. Abramo dica qualcosa. Come sta? E’ ancora tutto intero.

A.beh a parte il fatto che sono ancora qui dentro e anche un po’ stordito, per il resto va tutto bene. Però questa strega qui con tutta la confusione che ha fatto, l’unica cosa che le è riuscita, è stata quella di farmi sparire il televisore. E poi, per favore, ditele che mi me ciamo Abramo, Abramo come il patriarca, e non come tutti quei cantanti che ha nominato lei.

BR.  Entra in scena concitato -  Attentato ... attentato ... è scoppiata una bomba ... dove sono i feriti? ... lasciate fare a me ... lei signora – rivolto a Bacheca - sta bene? Lasci che l’aiuti a rialzarsi.

B.No, non mi tocchi ... mi lasci stare ... me tapina, mi rialzo da sola, mi lasci stare ... sono una strega finita, ho fallito ... che onta, che vergogna, ho fallito ... ho fallito – esce di scena

BR.  Poveretta! Deve essere lo shock, lo spostamento d’aria provocato dall’esplosione deve averle causato un danno cerebrale.

Z.Sì, dica pure che è tocca, così ci capiamo tutti.

Br.  e voi signore state bene? – Assensi di L. e Z. – Bene! Allora adesso spiegatemi cosa è successo. Non capisco! Finora questo era un quartiere tranquillo, e adesso furti, esplosioni ... davvero non mi ci raccapezzo più.

L.Ma no agente non si preoccupi ... non è successo niente di grave ... dev’essere stato un piccolo corto circuito. Vede, abbiamo il computer che non funziona da stamattina e nel tentare di riavviarlo probabilmente abbiamo collegato male i fili.- inizia a sospingere Broccolini verso la porta - Vada, vada pure a cercare i suoi ladri ... e mi raccomando, ci tenga informati, perché il nostro ragionier Casanova ed il suo parente turco mi sembrano particolarmente interessati allo svolgimento delle indagini. Ci avvisi se ci sono degli sviluppi.

BR.  Ci conti signora ... prima però raggiungo la sua amica. Mi è parsa poco in forma e vorrei accertarmi che si sia veramente ripresa dal colpo. Sa, quel suo cincischiare di fallimenti e streghe, ... devo dire che mi preoccupa un po’. Forse potrebbe aver bisogno di aiuto ... magari addirittura di essere accompagnata in ospedale. Sì è meglio che vada. Arrivederla – esce

L.Per fortuna è andato. Temevo potesse vederlo, – guarda il computer - e se fosse successo, chi glielo spiegava, che ci fa Abramo lì dentro. E’ una situazione da non crederci.

A.No, no, ci creda pure signora perché io sono poi sempre qui nel computer.

L.Oh Zaira sento che sta per venirmi una crisi di nervi.

Z.Lauretta, calmati, va di la’ e rilassati. Qui ci penso io.

L.Ma come posso calmarmi ... l’ufficio tutto per aria, Abramo ancora nel computer, la polizia che gira qui intorno ... e poi ... e poi – rivolta con aria schifata verso il Picasso appeso alla parete - chi avrà mai attaccato quella schifezza al muro.

Z.Lauretta, ti ho detto di andare di la’... - l’accompagna fuori dalla stanza - sta tranquilla, non ti preoccupare, quando torni, vedrai, avrò sistemato tutto. Vai adesso.

L.allora vado.

Z.Sì, vai tranquilla - Mentre collega con fili e spinotti il suo portatile al computer, tra sé e sé – mi chiedo come si possa credere nel ventunesimo secolo alle pozioni, alle magie e alle vecchie streghe ... bah tutte fandonie.

A.   se è per quello si chieda pure com’è possibile credere che esista il genio del computer e che sia così sciagurato da cacciarci me dentro.

Zaira senza rispondere gira il computer nascondendo Abramo al pubblico, si siede alla scrivania ed inizia a digitare sulla tastiera.

Z.Caro Abramo, oggi l’unica magia che esiste è quella dell’informatica. Le uniche streghe capaci di grandi prodigi sono programmatrici come me. In fondo, Abramo, il tuo è un semplice caso di resettamento di un file ostruito. Basta semplicemente deletare il record di testa e quello di coda, fare una hard copy promemoria, rinominare il file e okci siamo ... non resta che premere “enter” e la magia è fatta.

A.E’ fatta, è fatta ... si fa presto a dire che è fatta ... intanto di quello che ha detto lei,  ho colto solo qualcosa. Ho capito che parlava veneto anca lei ma deve essere il dialetto dei monti, quello molto stretto, perché tanti termini non li conosco mica ah ... e comunque non è che mi fa esplodere anca lei come la sua collega?

Z.Abramo ... Abramo, fidati, non sono certo quel vecchio fossile di Bacheca, io. Il tuo problema è risolto! Vedrai che la situazione per te non può che migliorare.

A.Se lo dice ela.

Z.Certo che lo dico io, - in crescendo di tono - te lo dice Zaira in persona e sottoscrivo ... e adesso ... – urlando – INVIO!!! – Rapido effetto sonoro; silenzio, pausa ad effetto.

A.senta signora Zaira, io son sempre qui dentro, ma la situazione l’è comunque prope migliorata. Eran tanti anni che cercavo di risolvere questo problema. Grazie tante davvero.

Z.Ma cosa stai dicendo Abramo – volge lo sguardo allo schermo del computer e ... –  e beh, non sarò riuscita nel mio intento, tuttavia ... in effetti non stai per niente male  – gira il computer verso il pubblico: Abramo appare con un grande parruccone e baffi – ... mah ! Forse è il caso di avvisare Lauretta che anche questo tentativo è andato a vuoto ... oh eccola.

L.Allora Zaira com’è andata? Ce l’hai fatta? ... oh no. Ma è ancora lì – campanello – presto gira il computer; e lei Abramo non un fiato, mi raccomando; vado ad aprire, alla porta ci sono Broccolini e Bacheca – oh è di nuovo lei agente.

Br.  Sì, sì, sono di nuovo io, ma questa volta  non sono solo. Ecco signora... ho ritrovato la sua amica. – avanza, lasciando entrare Bacheca, quindi l’accompagna a sedersi, Bacheca si abbandona in stato catatonico - Si aggirava per la strada con aria assente, farfugliando di rospi, calderoni fumanti e magie non riuscite. Ritengo che la signora si trovi ancora in stato confusionale. Ha chiesto di essere riaccompagnata qui ma, viste le sue condizioni, mi permetto di suggerirle un ricovero urgente presso apposita unità ospedaliera. La lascio sotto la sua tutela ma mi raccomando eh, provveda quanto prima a chiamarle un medico.

L.Certo agente vada pure tranquillo, terrò sicuramente conto del suo consiglio. Vada ora. Vada, vada.

Br.  Sì signora, ora devo proprio andare. Starei volentieri a conversare con lei ma ho delle indagini da portare avanti ... e non mi trattenga, la prego. Va beh ... visto che insiste glielo dirò in confidenza: credo proprio che i ladri di questa mattina, abbiano le ore, ma che dico le ore, i minuti contati. Sto seguendo una pista che, le garantisco, mi condurrà dritto, dritto al recupero del quadro.  - si avvia verso la porta, si ferma davanti al quadro, lo guarda assorto – toh bruttino però, una crosta senza alcun valore,  eppure direi che ha lontanamente qualcosa di famigliare. Boh! – esce -.

L.Oh finalmente, non voleva più andarsene quell’impiccione. E adesso a noi: bene! ... vedo che qui non siamo venute a capo di niente.

Z.Proprio così Lauretta ... non saprei, deve esserci stato un calo di tensione nell’attimo in cui ho fatto girare il programma di evasione, e poi non vorrei che fosse stato messo in atto, magari anche inconsciamente da parte di Abramo, un comportamento di non collaborazione. – rigira il computer verso il pubblico –

A.Non collaborazione io? Forse è meglio che si faccia ricoverare anca lei con l’altra signora, così usufruiscono dello sconto comitiva.

Z.   Vedi Lauretta ... vedi! Ci dileggia pure il mascalzone ... e guarda la povera Bacheca in che stato si è ridotta. Bacheca – scuotendola - Bacheca, dai reagisci ... fattene una ragione: il fallimento è sempre dietro l’angolo ... guarda, è incredibile, ma è successo anche a me.

B.singhiozzando - io prima d’ora però, non avevo mai fallito e poi ... – si alza, vede Abramo, comincia a riprendersi, in crescendo, fino a sganasciarsi dal ridere - Ma tu che gli hai fatto a questo pover’uomo ... hai usato l’incantesimo dell’iperpiliferazione?

A.Iperpiliferazione ... ma cosa l’è quella roba lì.

B.Te sei proprio ignorante eh, te l’ho detto subito che te capisci niente ... vuol dire che sei diventato ipertricotico, zuccone!.

A.Aaaah ... adesso sì che s’è chiaro ... o forse no. No, no credo proprio che g’ho capio niente ... beh l’unica cosa che mi interessa è che ora finalmente  son pieno di boccoli. E chissà come piacerò alla mia Pamelina.

Bacheca e Zaira si siedono sconsolate in posizione più defilata. Irrompono in scena Giovanni Casanova e il genio.

G.Evviva, ce l’ho fatta, ci siamo, ci siamo, ho trovato la soluzione per tirar fuori il pirleta dal computer ... è vero Ciaparat?

C.   - perplesso - Sì, sì, è proprio vero ce l’abbiamo fatta.

G.Ehi Ciaparat ... modera i termini ... io ce l’ho fatta. Te hai fatto tanto, ma di utile finora ... niente.

C.   E va buo’ se lo dici tu padrone.

L.Allora, forza Giovanni, dicci cosa hai scoperto ... non farci stare sulle spine.

G.Ecco vedete ... sfogliando i vecchi manuali del mentecatto  qua – indicando Ciaparat – ho scoperto che c’è una possibilità. Uhè ma all’Abramo cosa gli è successo. Gli son cresciuti i capelli ? eh ma allora quelle due non sono fattucchiere, sono parrucchiere ah, ah, ah, ah.

L.Giovanni ... di quale possibilità stai parlando?

G.Ah sì ... allora dicevamo ... è semplicissimo: l’Abramo dovrebbe fare una piccola rinuncia.

A.Qualsiasi cosa pur di uscire da qui.

G.Benissimo ... allora Abramo, ascolta: te devi rinunciare alla donna che ami e poi si fa in modo che durante una ben definita congiunzione astrale, lei s’innamori della persona che più ti sta sulle scatole... et voilà, ci siamo: a grande rinuncia, grande prodigio. –  - il nostro amico finalmente potrà uscire dal computer ... giusto Ciaparat.

C.Giusto, giusto, tutto sta a far coincidere le cose ... anche se però, a me pare che deve esserci un modo più semplice per farlo uscire da casa mia ... boh e ci ho pensato tanto, ma non mi viene niente in mente.

G.Cosa ne vuoi sapere te, che fino ad ora non hai fatto altro che pasticci. Quindi Abramo, veniamo al punto. Se vuoi uscire di lì bisogna che torni a fare il single ... che adesso è anche tanto di moda, e perciò, pensa ad una persona che non sopporti, uno che ti sta proprio antipatico, ma ... uno odioso, odioso eh ... che poi si fa in modo di fargli cadere tra le braccia la nostra Pamelina ... e la magia è fatta.

A.Te lo puoi proprio scordare. Io alla mia Pamelina non rinuncerò mai ... e men che meno per lasciarla a te brutto pallone gonfiato. ...

G.Pallone gonfiato a me???? ... ah io sarei quello che ti sta più sulle scatole ... ma come ti permetti! Io che ho passato ore in compagnia del mentecatto per trovare una soluzione per farti uscire da lì. Ma se le cose stanno così, somaro d’un somaro, resta pure nel computer che me ne lavo le mani.

C.   eh padroncino, ma nun fa accussì. Statte calmo. Proprio adesso che con tutto sto ingarbuglio stavamo per risolvere la questione. meditando tra sé – eppure io so’ convinto che ci dev’essere un sistema più facile ... è che proprio non me lo ricordo. 

L.Sì ragioniere cerchi di stare tranquillo: questo è un pasticcio che va comunque sbrogliato. Quindi diamoci una calmata e facciamo il punto della situazione tutti insieme. Chi manca? Ah già, chi poteva mancare. Aspettatemi qui ... vado a chiamare Oronzo. – esce – Oronzo, tesoro ...

Brusio generale a soggetto, entra Oronzo, seguito da Lauretta.

O.Ragioniere, allora, cos’è questa storia? Venga subito qui che le devo parlare.

G.Non c’è niente da dire, sono stato offeso e non intendo più far niente per questo individuo.

O.Oronzo poggia il braccio sulla spalla di G. e lo accompagna davanti al pubblico – Giovanni, Giovanni, Lauretta mi ha ragguagliato sugli ultimi sviluppi della vicenda ed  insomma non le si chiede poi un grosso sacrificio. Un uomo di mondo come lei non dovrebbe farsi fermare da un’offesa di poco conto, quando con un piccolo gesto di generosità potrebbe liberare il mio computer ... ehm il suo prossimo ... dal peso della prigionia ... e poi far felice una ragazza per una sera. Insomma cosa vuol che sia. Potessi prenderei volentieri io il suo posto. E Giovanni detto tra noi, a me pare che è un po’ di tempo che alla  Pamelina lei ci fa il tirello eh ....

G.   Ma chi io ... con tutte le donne che mi girano attorno? Ma se ho appena il tempo per respirare.

O.Giovanni, Giovanni.

G.eh si è vero ... vabbeh non saranno tantissime ma comunque io con un due o tre donne mi vedo regolarmente.

O.Ok Giovanni lasciamo perdere la mamma e le sorelle e parliamoci chiaro. Lo vedo sa, come guarda la Pamela quando gira per l’ufficio.

G.Lo vede eh ? ... eh ... è che io la Pamelina ... io ... l’amo, l’amo, sono anni che non ho occhi che per lei. E lei che fa ... si butta via con quel coso ... e allora perché mai dovrei aiutarlo a liberarsi ... me lo dica lei.

O.perché mi serve il computer.

G.e va bene. Ma anche se volessi dare una mano all’Abramo resta comunque sempre un piccolo problema.

O.Ma che altro ci può essere ancora.

G.Pamela non si innamorerà mai di me.

O.Oh ben! Per questo ci sono non una, ma ben due streghe ... a qualcosa serviranno pure ... con tutto quello che finirò per pagarle. – O. si rivolge a tutti – allora signori, pare che abbiamo la soluzione in tasca. Ascoltatemi bene ... – man mano che vengono impartiti gli ordini i personaggi escono di scena - Lauretta, tu va di là e tieni occupata Pamela; Giovanni vada a cambiare la cravatta e si rimetta un po’ in ordine; lei Bacheca dovrà preparare un potente filtro d’amore, ma potente mi raccomando; invece lei Zaira calcolerà il momento esatto in cui si verificherà la congiunzione astrale per far innamorare i nostri due piccioncini ... è tutto? Si, è tutto ... no, fermi, ancora una cosa. Ciaparat! Trovami quel maledetto cane. Si abbassano le luci, Abramo resta solo

Canzone: “son rimasto solo”.

“ Solo, son rimasto solo

Dentro questo baraccone

Speravo ormai di prendere il volo

Invece son qui come un babbione.

Ma fra poco chissà

Chi mi libererà

Se poi fuori di qua

Pamela più non ci sarà

E allora perché

Dovrei uscir di qui

Ma certo io lo so

Per fare la pipì.

Si riaccendono le luci e rientrano Oronzo e Bacheca con in mano una provetta.

O.siamo sicuri che questa volta funzioni?

B.Certo che funziona. Appena lo avrà bevuto s’innamorerà perdutamente del primo uomo su cui poserà gli occhi. E poi questo è un classico ... ne avrò fatti a milioni. Potrei farlo ad occhi chiusi. Inoltre per rendere il filtro d’amore più piacevole, ho aggiunto una polverina che ho ereditato dalla mia nonna, molto rara e molto efficace, che lascia un intrigante aroma al tamarindo.

A.No! Per piacere no! Al tamarindo non me piase. Non si potrebbe, già che c’è, averlo al limone, che è un po’ più stringente ... sa com’è, sono parecchie ore che son qui e adesso avrei proprio bisogno di fare una telefonatina ... di quelle intercontinentali.

B.Sta zitto tu. Non è per te. Questo è il filtro d’amore che faremo bere a Pamela per farla innamorare di Giovanni.

A.No il filtro d’amore, no! Non mi rassegnerò mai a vedere la mia Pamelina insieme con quel bellimbusto del Giovanni. Piuttosto pianto la tenda qui dentro e stendo il mio sacco a pelo. Ma non fatele bere quel filtro per piacere, non lo posso sopportare.

O.E io non posso sopportare te dentro il mio computer.

A.ma non c’è proprio un altro modo?

B.No, ... smettila di discutere, questo, è l’unico modo.

Entra Zaira con un calendario fissando l’orologio.

Z.Allora ci siamo! ... la congiunzione astrale è perfetta. Venere incrocerà Marte esattamente tra tre minuti e ventisette secondi ... ventisei ... venticinque ... Bacheca il filtro è pronto? ... accidenti ma dov’è Pamela? Qualcuno vada a cercarla e la porti qui immediatamente ... presto diamoci una mossa.

O.corro io a chiamare Pamela. Le ordinerò di venire qui subito e poi mi piazzerò dietro la porta del mio ufficio con Giovanni ... e appena Pamela avrà bevuto il filtro lo spingerò verso di lei.

Z.   si sbrighi allora e non perda altro tempo – esce, dopo un attimo entra Pamela -

P.Eccomi ... che c’è? Oronzo mi ha mandato in tutta fretta di qui... siete riuscite a liberare il mio Abramuccio?

A.No, sono ancora qui ... Pamela sta attenta vogliono farti bere ... – Bacheca si piazza davanti al computer interrompendo Abramo –

B.Sì vogliamo per l’appunto farti bere questo preparato di mia invenzione, che ci permetterà di far uscire il tuo ex fidanzato ... ehm il tuo fidanzato dal computer ... e per la precisione dovrai berlo tra ... tra quanto Zaira?

Z.esattamente tra 12 secondi.

A.Pamela non farlo !!!

P.ma Abramo è per il tuo bene.

B.Bando alle ciance ... prendi questo bicchiere ... è ora Zaira?

Z.Sììì ... adesso ... bevi – nel frattempo, in disparte, tutti pronti con G. davanti. Pamela beve. Prima che Giovanni le venga spinto davanti irrompe Broccolini.

Br.  Fermi, polizia ... siete tutti in arresto! Avete cercato di prendermi in giro. Ma all’ispettore Broccolini non la si fa.

P.   che uomo ... che fusto ... è pure ispettore ma è così modesto che non ce l’ha mai detto!! ... Sento che potrei impazzire per lei ... arresti me, la prego. Son tutta sua.

Br.  Sì arresterò lei e anche tutti gli altri. Perché io l’ho capito subito che quella schifezza che avete appesa al muro non può essere altro che il magnifico, il superlativo, l’ineguagliabile Picasso che è stato trafugato questa mattina.

P.   ed è anche intelligente ... l’ha capito subito che il quadro rubato era quello ... ah che persona adorabile. – Giovanni si precipita verso Pamela e la scuote -   

G.No Pamela ... no, non è possibile. E’ di me che ti dovevi innamorare ... non di lui. Ma che avete fatto, streghe dei miei stivali. Non siete buone a nulla.

B.   E che vuoi da me ... il mio filtro ha funzionato alla perfezione.

Z.Ed io ho calcolato con estrema precisione il momento giusto per berlo.

A.Benissimo, allora è andato tutto bene ... peccato che il poliziotto io non lo conoscevo e voi non mi avete dato il tempo per rendermelo antipatico, così non solo sono ancora qui dentro ma ho anche perso la mia fidanzata per niente.

Br.  Basta con tutti questi discorsi sconclusionati ... ora porto il quadro al commissariato. Ma che nessuno di Voi osi  muoversi da qui. Tornerò fra poco per interrogarvi uno per uno.

P.Posso venire con lei ispettore? La prego ... non posso più vivere nemmeno un minuto lontana da lei.

Br.  Sì venga pure con me, signorina. L’ho capito subito che lei è innocente e non potrei mai perdonarmi di lasciarla qui in questo covo di ladri e malfattori. – escono

O.E allora? ... Abbiamo fatto una bella frittata ... e adesso che si fa ???

B.beh voi fate quello che volete ... io ho un appuntamento e me ne vado.

O.Ma l’agente ha detto di non muoverci da qui.

B.   Ma figuriamoci ... con la Pamela alle costole avrà tutt’altro  cui pensare. Comunque non mancherò di farle avere per posta la fattura per le mie prestazioni.

Z.aspetta Bacheca ... prima di andare devi assolutamente darmi la ricetta del tuo filtro d’amore perché vedi ... – continuando la conversazione escono – a proposito Dott. Valleverde le manderò anch’io la parcella, e stia sicuro ... sarà certamente cibernetica ... dicevamo ...

O.   Fattura? Parcella? Ma per cosa ? Non hanno risolto niente.

G.   ecco lo sapevo, - singhiozzando - a me va sempre tutto storto.

C.Dai padrone nun fa accussì ... vedrai che tutto si aggiusta: una fidanzata in qualche modo prima o poi te la troviamo ...e pure a quello – indicando Abramo - un sistema per tirarlo fuori ci sarà di sicuro ...- sospirando tra sé e sé - se solo mi ricordassi come ... ora però dovete scusare anche a me ma ho una piccola faccenduola da sistemare. – esce –

L.Oronzo ... ti prego, fa qualcosa! Perché adesso io sono veramente stanca e vorrei andare a casa.

O.fa qualcosa ... fa qualcosa ... ma cosa? ... non ci son riuscite neanche le streghe. Cosa posso fare io ... in fin dei conti sono solo un pubblicitario.

Lauretta comincia a girare nervosamente per l’ufficio pulendo e facendo ordine.

L.non è possibile ci deve essere una soluzione ... lo sai che ho quest’inizio di esaurimento nervoso e tu mi coinvolgi in queste situazioni, io sono stanca e non ce la faccio più ... e poi ti ricordi che il Fufi è parte integrante nella terapia dello psicologo per guarire le mie turbe e tu me l’hai perso in modo così ignobile ... e ora sono sola, disperata, stanca ... e tu non fai niente per risolvere i problemi ... mi chiedo addirittura se tu mi ami ancora.

A.la signora ha ragione dott. Valleverde ... in fin dei conti è lei il titolare ... è lei che risponde di quanto avviene in questo ufficio ... mi faccia uscire di qui e in fretta.

G.uhè ... è proprio vero ... lei mi aveva illuso ... mi ha spezzato il cuore. A sentir lei e le sue streghe io adesso dovrei essere accasato con la Pamelina ... e invece sun chi sol me’ ‘n pirla.

O.ma lasciatemi stare, lasciatemi stare che una giornata così ... cominciata male, proseguita peggio e non sappiamo ancora come andrà a finire ... e tutto perché ? Perché lei ragioniere si è messo in testa di far pulizia ... invece di fare il suo lavoro si è messo a strofinare il computer ... ma chi gliel’ha detto di strofinare il computer a lei ?... gliel’ho forse detto io ? In questo ufficio dovete fare quello che dico io ... perché solo io decido quando, come e dove fare le pulizie ... pago una ditta, io, per fare le pulizie ... non ho bisogno di lei, anzi se proprio lo voglio il computer me lo strofino da solo: così ... inizia a sfregare la superficie del computer con la manica della giaccabuio improvviso, soliti effetti, Abramo fuori dal computer.

A.sono fuori ? ... sono fuori ?!! ma come avete fatto? – i personaggi in scena si guardano attoniti, irrompe il genio –

C.   Aspettate ... Uhè guaglio’ ... finalmente ... mi aggio ricordato ... è semplicissimo! Fate largo e state a vedere: basta strofinare il computer e Abramo schizzerà fuori come fosse lui medesimo il genio in persona ... e che ce vo’. – Ciaparat si avvicina al computer senza vedere Abramo e inzia a strofinare vigorosamente – ma che è ... non succede niente neanche questa volta ? ... ma che è successo? Sembra quasi che in casa non ci sia più nessuno.

A.e non c’è più nessuno infatti, perché io sono qui.

O.eh già ... lui è qui, ed io sono in bestia con tutto quello che ho speso per cercare di tirarlo fuori dal computer e in più l’intera giornata di lavoro è andata persa.

C.   eh va beh ... e che sarà mai una giornata persa in confronto con l’eternità ... misuri il tempo con meno stress e vivrà molto meglio lei e la sua signora ... e poi io che dovrei dire che nel computer ci sono stato per anni, tutto stretto e rincagnato, prima che Giovanni mi tirasse fuori ... e con tutto il casino che c’è qui ... tutto sommato era meglio se mi lasciava stare dentro.

G.e alla fine il nostro genio riesce anche a lamentarsi perché l’abbiamo trattato male ... qui l’unico che ha una ragione per lamentarsi sono io, che ho perso tre desideri ed una fidanzata ... quando sarebbe stato sufficiente strofinare di nuovo il computer e tutta la commedia si sarebbe risolta un paio di ore fa ... – rivolgendosi verso il pubblico – e tutta questa brava gente avrebbe potuto essere al caldo nel proprio letto.

C.   e allora alla fine tutto è bene ciò che finisce bene ... e a proposito guardate un po’ chi ho ritrovato !!!! – tira fuori dalla giacca il Fufi –

L.   il mio Fufi !!! – si chiude il sipario -

F i n e

 

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