Dracula. Una storia, un mito

Stampa questo copione

DRACULA, UNA STORIA, UN MITO

ALDO LO CASTRO


OPERA MULTIMEDIALE

“DRACULA, UNA STORIA UN MITO”

                                        Personaggi:

VLAD TEPES, Voivoda di Valahia

ELENA, moglie di Vlad

DRACULA, il Vampiro

                      Personaggi del Video:

VLAD DRACUL

VLAD bambino

MAOMETTO II°

RADU

GIOVANNI HUNIADY

DRAGOMIR

ALTRI BOIERI

ALCUNI CONTADINI

PROLOGO

Buio. Una musica pregna di mistero. Una candela s’accende misteriosamente.

La luce fioca della fiamma illumina il volto sofferente di Vlad.

Sulla scena – che rappresenta in modo simbolico una stanza della torre di Visegrad – uno schermo-fondale di colore neutro. Anche le quinte – che talora fungeranno anch’esse da schermo per le proiezioni, avranno lo stesso colore.

VLAD – Tutti mi credono morto. E quando uscirò da questa prigione... Quando mi rivedranno, si faranno il segno della croce, in preda al terrore, convinti che io sia risorto dalle tenebre. Ripenseranno a quanto è stato detto e scritto su di me. Ai miei presunti poteri diabolici, alla mia anima dannata di vampiro che non si separa mai dal corpo... Tutti, tutti fuggiranno impauriti... tranne Mattia. Egli sa che sono vivo, rinchiuso qui, nella prigione di Visegrad. No, Mattia non avrà paura, forse, rivedendomi. Ma certamente non oserà fissare gli occhi di colui che ha ingannato e venduto! Mi hai rubato la vita, Mattia e il nome! Con calunnie infamanti, tu e i tuoi servi avete fatto di me un mostro! Ma un giorno, il mondo conoscerà la verità. Il mondo saprà chi fu Vlad l’impalatore, figlio di Vlad Dracul!

(Ha inizio una PROIEZIONE VIDEO)

Su quadro nero, la scritta: “Anno 1431. Chiesa di Sighisoara, Transilvania”

STACCO SU

Vlad Dracul che tiene in braccio un neonato.

VOCE F.C. – Qual è il nome che avete imposto a questo bambino?

VLAD DRACUL – Il nome di mio figlio è Vlad. Egli con me e dopo di me, vivrà al servizio di Dio e del suo popolo. Possa il cielo illuminare il suo cammino e sorreggere il suo braccio!

Solleva in alto il bimbo. Chiusura in lenta dissolvenza.

2

Mentre scorrono alcune immagini di Sighisoara (foto o altro), fuori campo...

LA VOCE DI VLAD – Ricordo con tenerezza Sighisoara, la città in cui trascorsi i miei primi anni... La casa paterna, le strade, la chiesa... Sento ancora le voci dei miei piccoli compagni di gioco...

3

Scorrono alcune immagini di Tirgoviste.

LA VOCE DI VLAD – E ricordo con nostalgia Tirgoviste... i suoi giardini profumati, il palazzo del trono su cui sedette, prima di me, mio padre e prima di lui, mio nonno Mircea. Quanto tempo è passato da allora quando scorazzavo come un puledro selvaggio tra quegli alberi! Mio cugino, il biondo e timido Stefano mi correva dietro a fatica!

4

Esterno. Mare che si infrange sulla roccia. All’imbrunire.

LA VOCE DI VLAD – Sono così brevi e lontani i giorni della mia infanzia felice! Così lunghi e scolpiti nella memoria i terribili giorni trascorsi nella fortezza ottomana di Egrigoz!

5

Interno. Cella buia di Egrigoz. Sera.

Un bambino – Vlad – è rannicchiato in un angolo. Si sente il rumore del mare sugli scogli.

LA VOCE DI VLAD – Il freddo umido mi penetrava nelle ossa... Ignoravo quale futuro mi fosse stato riservato. Non conoscevo ancora le intenzioni del sultano. Quale sorte attendeva me e mio fratello Radu, ostaggi di Murad? Quale la sorte di mio padre, rinchiuso nella fortezza di Gallipoli? Dubbi e interrogativi che rimbalzavano con furia nella mia mente di ragazzo e angosciavano il mio cuore durante quelle interminabili ore. Una sola cosa mi era chiara: il sultano aveva così inteso punire mio padre la cui politica non era stata del tutto gradita. E ben presto, capìi anche quale fosse il progetto di Murad per me e Radu. Intendeva trasformarci in due perfetti servitori di Allah, pronti a morire per la Sublime Porta. Dopo la prima, istintiva ribellione, decisi di prestarmi al gioco. Divenni affabile e mansueto. Ma in cuor mio maledicevo gli Ottomani e covavo propositi di vendetta! Radu, da parte sua, si lasciò plagiare docilmente: era troppo piccolo e la sua natura troppo fragile.  

6                                                                                                                  STACCO

Stampa di Adrianopoli.
LA VOCE DI VLAD – Il mio atteggiamento sottomesso fu premiato. Venni trasferito nella corte di Adrianopoli e affidato agli stessi precettori del figlio di Murad, Maometto. Ero scrupoloso, diligente... tanto da meritare gli elogi dello stesso sultano. Ed ero più sereno poichè sapevo che mio padre era stato liberato e restituito al trono di Valahia. Ma una notte...
7                                                                                                

Effetto onirico. L’uccisione del padre, Vlad Dracul.

8

Fine dell’incubo.                                                                                   STACCO SU 

PPP DI VLAD che si sveglia
Ansimante, la fronte sudata, gli occhi sbarrati.
Carrellata indietro fino a inquadrare anche Maometto che, in piedi, lo osserva.
 
VLAD – (si è accorto della sua presenza) Perdi il tuo prezioso tempo a vegliare il mio sonno, Maometto?

MAOMETTO – Non sono venuto a vegliare ma a svegliare il nobile Vlad. Un duro giorno di addestramento ci attende. Oh, so bene che sei già abbastanza abile nel maneggiare le armi...

VLAD – Non abbastanza.

MAOMETTO – Riponi la modestia: non ti si addice. Sei stato in gamba, invece. In poco tempo hai ottenuto il rispetto e l’ammirazione di tutta la corte e di mio padre, soprattutto. Puoi esserne fiero.

VLAD – Ho imparato molto nella vostra terra. E di questo sarò grato a tuo padre per tutta la vita.

MAOMETTO – E sei anche molto astuto. Dimmi: qual è il tuo scopo reale?

VLAD – Servire la Sublime Porta, innanzitutto. E poi, sedere, un giorno, sul trono del mio Paese.

MAOMETTO – Ti svelo un gran segreto: quel giorno potrebbe arrivare presto.

VLAD – Che vuoi dire?

MAOMETTO – Tuo padre è morto. Ucciso dai Danesti, con la santa e cristiana benedizione di Giovanni Huniady che non ha mosso un dito per salvarlo... E anche tuo fratello Mircea è stato ucciso.

VLAD – Mio padre...  e Mircea... assassinati?

MAOMETTO – Capisci, ora? Se tu mi sarai amico, io ti aiuterò...

STACCO SU

dettaglio della mano di Maometto che si posa delicatamente su quella di Vlad

VLAD – (si scosta furioso) Va’ a cercare altrove i tuoi amanti! E giacchè siamo in argomento, lascia in pace anche mio fratello Radu!

MAOMETTO – (incollerito per l’umiliazione ricevuta) Sei un insolente! E, in definitiva, uno stupido! Non capisci che il tuo destino dipende da me? Presto sarò io il Sultano! L’uomo più potente della terra! E potrò schiacciarti come un insetto, se mi garba! Oppure, regalarti onori e gloria! Quanto al bel fratellino, Radu… sappi che da molto tempo… mi appartiene…!

VLAD – (lo afferra per il collo) Anch’io, in questo momento, potrei schiacciarti!  Se solo stringessi un po’ di più, tu non diverresti l’uomo più potente della terra ma un cadavere qualunque!

(Maometto, in preda ad un attacco epilettico crolla giù a terra, fra violente convulsioni)

LA VOCE DI VLAD – Mentre guardavo con disprezzo il futuro Sultano che si agitava in una delle sue frequenti crisi nervose, pensai che era giunto il momento di fuggire da Adrianopoli e di tornare fra la mia gente. Con Radu.

9

Interno. Sera.

La macchina dovrà cogliere gli sguardi di Vlad e di Radu in un muto dialogo.

LA VOCE DI VLAD – Ma mio fratello mi sorprese. Era fermamente deciso a restare nella corte turca. Rimasi di ghiaccio. Non solo l’abito ma anche il suo cuore era ormai ottomano. Radu era stato trasformato in uno schiavo! Il suo volto – bello ed effeminato – mi apparve, per la prima volta, mostruoso. Quegli occhi di bambino innocente, quei lineamenti delicati mascheravano il vizio, la depravazione e un animo arido. Dopo mio padre e Mircea. avevo perduto per sempre anche mio fratello Radu.

10

Esterno. Campagna. Notte.

La luna è alta nel cielo. Nell’oscurità, Vlad fugge da Adrianopoli.

LA VOCE DI VLAD - Il buon Dio dei giusti, quella notte, aveva appeso la luna nel cielo. Una luna amabile e discreta La mia meta era la Moldavia, governata da Bogdan, il fratello di mia madre. Là, avrei rivisto, dopo tanto tempo, anche mio cugino Stefano.

A supporto, l’immagine di Vlad che abbraccia Stefano.

11

Interno. Corte moldava. Sera.                                                              STACCO SU

PP di Giovanni Huniady

LA VOCE DI VLAD – E in Moldavia incontrai anche Giovanni Huniady, governatore d’Ungheria, il maggior responsabile della morte di mio padre e di Mircea. Era la notte di Natale... Le campane suonavano a festa annunciando la nascita di Nostro Signore... Ma il mio incontro con Giovanni non  ebbe un inizio gioviale e conciliante...
Giovanni sorride e bacia Vlad.

VLAD – Avete baciato anche mio padre, prima di tagliargli la testa? E mio fratello Mircea? Avete baciato anche lui?

Giovanni osserva a lungo Vlad.

GIOVANNI – Hai lo stesso sguardo fiero di tuo padre. (Dopo una lunga pausa) Vuoi fare parte del mio esercito? Ti darò un posto d’onore.

VLAD – No, signore.

Giovanni si slaccia la camicia. Poi si libera della cintola e del pugnale. Si siede e con un cenno invita Vlad a sedere anche lui. Vlad esegue.

GIOVANNI – Ti sei chiesto perchè sono venuto qui, in Moldavia? Credi che io sia un nemico di tuo zio Bogdan? No. Non lo sono.

VLAD – Se siete sincero, ne sono felice.

GIOVANNI – Altrettanto sincero fui sempre con tuo padre! Egli era un fratello per me.. Parlavamo la stessa lingua. La nostra stirpe era la stessa. Ed insieme, abbiamo combattuto diverse battaglie. Tuttavia, a Balteni Vlad Dracul subì la condanna che meritano tutti coloro che s’inchinano al sultano! Quanto a tuo fratello Mircea... è stata opera di Vladislav. Ma sappi, comunque, che io a Balteni non ero presente. Non sono mai andato a Balteni! Hai capito?

VLAD – Se foste stato presente avreste loro salvato la vita?

GIOVANNI – Giovanni Huniady non ha mai dimenticato chi ha combattuto al suo fianco! E aggiungo un’ultima cosa: io e tuo padre avevamo lo stesso sogno: far sì che la Transilvania, la Valahia e la Moldavia diventassero un fronte unico contro la strapotere ottomano!

VLAD – Ed ora vorreste condividere con me questo sogno?

GIOVANNI – Sì, anche con te. Ascoltami: i magiari non hanno alcun interesse a difendere la nostra terra. Il compito spetta a noi.

Sulle immagini di Giovanni che parla e di Vlad che ascolta...

VOCE DI VLAD – Continuò a parlarmi a lungo, con grande fervore. Con la certezza di colui che non avrebbe mai cambiato idea. Non mi chiese più di far parte del suo esercito. Lasciò che la decisione attecchisse nel mio cuore. Ma io avevo già scelto Giovanni Huniady come mio maestro.

Vlad s’inginocchia e bacia la mano di Giovanni.

   

12

Esterno. Scalinata di un palazzo. Giorno.

Vlad sale la scala fra due schiere di nobili.

VOCE DI VLAD – Quando conquistai il trono di Valahia era il 23 agosto del 1456. Il giorno precedente avevo battuto e ucciso Vladislav vendicando così anche l’assassinio di mio padre e di Mircea. A quell’epoca pensavo che avrei dovuto proteggere il Paese dai pericoli esterni. Soltanto dopo, compresi che non dovevo difendere la Valahia ma ripulirla dei suoi mali: la paura, il tradimento, l’ipocrisia...

13

Esterno. Bosco. Giorno.

Vlad ed alcuni nobili, dopo una battuta di caccia.

VOCE DI VLAD – Avevo la netta sensazione di essere continuamente spiato... L’atteggiamento dei nobili, del resto,  era fin troppo eloquente. E, ogni giorno, avvertivo il pericolo dell’inganno e del tradimento.

DRAGOMIR – Abbiamo catturato un buon numero di marmore, mio signore. Potremo mandare al Sultano le pellicce che gli spettano.

VLAD – E ne siete alquanto soddisfatto: vi si legge negli occhi.

DRAGOMIR – E’ la soddisfazione di chi compie il suo dovere.

VLAD – Voi parlate da schiavo, non da uomo libero!

DRAGOMIR – Che intendete dire?

VLAD – Assecondare le capricciose pretese di Maometto e impinguare le casse della Sublime Porta vi sembra, forse, onorevole?

DRAGOMIR – Forse no ma è certamente necessario.

VLAD - Ogni anno, la Valahia viene depredata di diecimila zecchini d’oro. E che dire di quell’altro vergognoso tributo che offende e umilia la nostra gente? Cinquecento bambini, anno dopo anno, strappati alle madri e consegnati al Sultano. Ma vi assicuro che tutto questo finirà presto! O meglio: è già finito!

DRAGOMIR – Rifiutarsi di pagare il tributo equivale ad una dichiarazione di guerra.

VLAD – Se continueremo a chinare il capo, ben presto la nostra bocca masticherà il fango! 

DRAGOMIR - Il nostro unico dovere è di evitare ad ogni costo un conflitto che ci porterebbe morte e distruzione…!

VLAD – Io ho una concezione ben diversa del “dovere”! Ed è vero. La guerra sarà inevitabile ma non temete... sciolgo voi nobili dal vincolo dell’obbedienza. Non vi chiederò di combattere al mio fianco!

14

Scorrono le immagini di un contadino armato di falce; un contadino con scure; un contadino che costruisce una freccia...

VOCE DI VLAD – Radunai il più grande esercito di contadini che mai fosse stato creato dai tempi di mio nonno, Mircea. I nobili mi abbandonarono. Nessuno di loro avrebbe scommesso mezzo zecchino sulla mia vittoria. Ma io avevo un vantaggio: conoscevo i miei nemici, le loro strategie e perfino i loro pensieri!

Immagini di campane che suonano a festa. In sovrimpressione, la figura di Vlad

         L’Europa intera salutò la mia vittoria sull’invincibile armata di Maometto II°!

FINE PROIEZIONE VIDEO

Stessa scena del Prologo. Carcere della torre di Visegrad. Ancora Vlad.

VLAD – Ed ora, dopo dieci anni... dieci interminabili anni, tutti mi credono morto… tranne Mattia. (Urla con tutta la rabbia e la disperazione) Ascolta, Mattia! Io urlerò fino a quando mi scoppierà il petto! Fino a scuotere le mura ammuffite di questa prigione! Fino a far tremare le montagne e il tuo palazzo di Buda! Sei un traditore! Hai rinnegato tuo padre, il grande Giovanni! Hai scordato che nelle tue vene scorre sangue romeno! (Si trascina verso il giaciglio) Il mondo, un giorno, saprà giudicare entrambi, Mattia: la tua illuminata codardia e la mia sanguinaria crudeltà… Riportami al mondo, Mattia! Quando uscirò da qui, la mia vendetta sarà terribile! E il sangue dei miei nemici scorrerà copioso sulla terra! Il sangue di coloro che mi hanno tradito, ingiuriato, venduto! Le fiamme che adesso, divorano la mia anima, non si placheranno finchè non mi sederò in mezzo al mio bosco di pali e non banchetterò sotto le carcasse dei miei nemici! Insieme agli avvoltoi che faranno scempio della loro carne! Oh, Signore! Il silenzio di questa torre mi sconvolge! Ho paura... di me stesso.Poichè provo un unico, sfrenato desiderio: sentire i gemiti di coloro che muoiono impalati! (Scoppia in un pianto disperato) Dio, perdonami! Per tutta la vita, mi hanno costretto a non aver pietà perché in tutta la mia vita non ho conosciuto la pietà degli altri…

(Entra Elena)

ELENA – Vlad!

VLAD –Elena...

ELENA – Che avete?... State male?

VLAD – Pretendete, forse, che io stia bene, qui... seppellito vivo?! Perchè non la fa finita, vostro fratello? Odio vedermi spegnere lentamente...!

ELENA – Vi prego, Vlad… abbiate ancora pazienza. Ho ottenuto di assistervi e di starvi vicino assieme ai nostri figli... Non temete. Otterrò anche la vostra liberazione. Io non mi arrendo.

VLAD – La vostra abnegazione e il vostro affetto sovrastamo i normali doveri di una moglie. Voi state lottando per me ed io ve ne sono grato, Elena… Ma vi ringrazio, soprattutto, per avere avuto cura di Mihnea. Anche se non lo avete partorito voi, io so che lo amate così come amate gli altri tre.

ELENA – In tutti questi anni, è stata una gioia vederli crescere tutti insieme. Per me, Mihnea non è che il maggiore dei miei figli. E poi, come si fa a non volergli bene? E’ buono, affettuoso con me e con i fratelli... E sono certa che diverrà forte e coraggioso come il padre. Potete esserne orgoglioso.

VLAD – Sono orgoglioso di tutti i miei figli e anche di voi. La fortuna, per una volta, non mi ha voltato le spalle. Sapeste quanto sono stato in pena per Mihnea, per la sua sorte, prima ancora che per la mia...! (I suoi occhi rievocano immagini del passato) Una sera - laggiù, a Tirgoviste,in uno dei rari momenti sereni della mia vita - facevo dei progetti sul nostro futuro… mio e di Costanza… e sul futuro di quel bambino che stava per nascere. Ero un fiume in piena! Parlavo, parlavo… Lei mi fermò con un sorriso. “Ti prego, mi disse, rallegriamoci solo per questi istanti che viviamo… L’avvenire è nelle mani di Dio”.

ELENA – (sorride, commossa) Mihnea mi ha domandato spesso di sua madre, Costanza. Ed io gli ho sempre detto ciò che il cuore mi suggeriva, in quel momento…

VLAD – Devo... chiedervi perdono, Elena… Vi confesso che, in questi anni, ho odiato voi non meno di vostro fratello Mattia. Non riuscivo a credere alle vostre parole di conforto… “E’ falsa quanto lui!”, continuavo a ripetermi… ma sbagliavo.

ELENA – Ho sempre saputo che voi dubitavate della mia sincerità… non ve ne faccio una colpa e non avete nulla da farvi perdonare.

VLAD – Elena, sappiate che io nutro un grande affetto per voi e una grande stima. Un giorno… spero di amarvi e...

ELENA – (sorride e lo blocca) Così come Costanza, anch’io vi prego: non parliamo del futuro. Del resto - ricordate? - il nostro è stato soltanto un matrimonio politico. Un contratto stipulato fra voi e mio fratello.

VLAD – Ditemi di lui, di Mattia. Cos’altro ha in serbo per me?

ELENA – Al momento, nulla che voi non sappiate già. Ma il suo atteggiamento è molto meno arrogante, adesso. Il papa e alcuni principi d’Europa continuano a chiedergli vostre notizie... Vostro cugino Stefano, per primo, che non ha mai smesso di sostenere con forza la vostra causa... Mattia è in imbarazzo. Credeva di aver seppellito definitivamente il ricordo di Vlad ma è evidente che l’Europa ha buona memoria...

VLAD – L’Europa, forse, ha già dimenticato Vlad, il principe cristiano. Preferisce piuttosto ricordare “Dracula”, il diavolo dal volto umano!

ELENA – Io sono certa, invece, che la verità tornerà alla luce!

VLAD – E qualora tornasse alla luce... a chi volete che interessi, ormai?

ELENA – A voi, per “tornare” alla vita. A me che sono vostra moglie. A Mihnea, a Stefano e a quanti non hanno mai smesso di amarvi!

VLAD – Coloro che mi amano, Elena, conoscono già la verità. Non v’è ragione che altri la disseppellisca. Quanto ai miei nemici... vedrete: non smetteranno di prediligere la menzogna. E’ stato molto abile, Mattia, lo riconosco. Ed io molto stupido!

ELENA – Non potevate immaginare, a quel tempo,  che il vostro migliore alleato vi si rivoltasse contro in modo così inatteso e vile!

VLAD – Un progetto subdolo ma efficace, il suo. Curato nei minimi dettagli. Fin dal mio infamante arresto... per tradimento!

ELENA – Nessuno, in definitiva, vi ha mai creduto un traditore. Tutti hanno giudicato false o inverosimili quelle lettere...!

VLAD – Quelle lettere...! Non v’è nulla di più vero d’una falsità ben congegnata! Il mio presunto atto di sottomissione al Sultano, in fondo, apparve persino credibile. Agli occhi di tutti, non potevo che essere impaurito per la controffensiva che gli Ottomani preparavano dopo la disfatta... Inquieto per l’ostilità dei nobili... e infine, atterrito dalla notizia che mio fratello Radu, pupillo e amante di Maometto, si prodigava per sostituirmi sul trono di Valahia! Queste, secondo tutti, le ragioni per cui mi premurai a chiedere perdono!

ELENA – Ma il vero capolavoro Mattia l’ha compiuto insieme ai suoi fedeli letterati! Facendo scrivere, stampare e diffondere in tutta Europa quei racconti diffamatori sul vostro conto!

VLAD – Facevano parte del piano. Ero divenuto troppo scomodo! Le mie vittorie oscuravano la sua immagine! La necessità politica, la “ragion di Stato” imponevano che io fossi trasformato in un pazzo sanguinario, un mostro. E questa “verità” è tornata utile persino a Maometto che ha così giustificato la sconfitta dichiarando che era stata opera del demonio e non di un piccolo, insignificante principe valacco! (Si lascia cadere sul giaciglio, spossato) Hanno costruito una montagna di calunnie! Una montagna che mi ha schiacciato e seppellito! Mi hanno assassinato nel peggiore dei modi...!

ELENA – Calmatevi, adesso... Presto tutto sarà finito. Sarete liberato e gli imbrogli di Mattia verranno smascherati, ve lo prometto!

VLAD – (colto da una crisi di nervi) Il mio nome è stato infangato! Dracula! Il figlio del demonio! Dracula! Il crudele assassino dagli occhi di sangue! Ecco chi sono, adesso!

ELENA – Vi prego... Così fate del male a voi stesso... e a me...

VLAD – Io, ora, sono Dracula... il mostro spietato...! Il vampiro che, per sopravvivere, si nutre di sangue umano...!

ELENA – Basta... vi scongiuro! (Tra sè) Dio, come scotta! Questa malefica febbre lo distruggerà...!

VLAD – (biascica, in uno stato di semicoscienza) Il mondo sappia che io sono Vlad ... colui che amò il suo Paese fino alla morte... Vlad... l’uomo che sconfisse l’armata del sultano... Io sono Vlad...  (Si assopisce)

ELENA – Non temete: il mondo saprà chi è Vlad. Riposate, ora.

(Gli accarezza la fronte con tenerezza)

         Vlad l’impalatore, il terrore dei Turchi, l’eroe amato e odiato... debole e sfinito, come un bimbo che ha paura... Possiate dormire serenamente...  E sappiate che io non vi abbandonerò mai.

(Esce quasi in punta di piedi)

2

(Una musica logorante, da incubo, lentamente si fa largo nel silenzio...

Vlad ha un sussulto. Si sveglia improvvisamente in preda ad un’allucinazione che si materializza. Sul fondo, giganteggia una figura che volge le spalle a lui e al pubblico).

VLAD – Chi sei?

(Nessuna risposta.

Vlad si alza, gli si avvicina. Le sue mani si posano tremanti sulle spalle dell’uomo)

VLAD – Chi sei?

(L’uomo si gira lentamente. Sorride)

DRACULA – Dracula.

VLAD – (indietreggia spaventato) Dracula...? Che... significa?

DRACULA – Io sono Dracula.

VLAD – Dio! Che cosa... che cosa mi è accaduto? Sono, forse, diventato pazzo?

DRACULA – Chi può dirlo? La sfera della pazzia non è poi così lontana da quella della cosiddetta “normalità”.

VLAD – Quale diabolico prodigio ti ha partorito?

DRACULA – La mente umana è uno scrigno misterioso. Un prezioso forziere dentro cui vivono e si agitano il pensiero, la paura, l’immaginazione, il sogno... Non è, già questo, un prodigio?

VLAD – Sì, è un prodigio. Ma non capisco...

DRACULA – Apri lo scrigno della tua mente, Vlad e capirai. Libera la paura, dai sfogo all’immaginazione e il pensiero compirà il miracolo. E allora mi riconoscerai

VLAD – Tu sei il frutto della paura e dell’immaginazione?

DRACULA – Io sono la tua paura. E il tuo tormento.

VLAD – Vattene!

DRACULA – Sono la tua vittima e il tuo carnefice.

VLAD – Vattene!

DRACULA – Sono quel Dracula che vive in te ma che non morirà con te.

VLAD – No! Tu sei un demonio! 

DRACULA – E’ vero. Il figlio del demonio! Ricordi? L’hai detto tu stesso. Il mondo ha già dimenticato Vlad, il principe severo ma giusto, l’indomabile guerriero cristiano! Vlad è morto, per sempre!

VLAD – Vlad è vivo! E il suo ricordo vivrà, dopo di lui, nel cuore degli uomini!

DRACULA – (ride) La tua illusione, ancorché patetica, è divertente!

(Dracula svanisce in una nuvola di fumo.

Sullo schermo-fondale e sulle quinte, appaiono delle immagini indefinite: una sorta di contenitore nel quale sagome, colori, volti deformati dovranno “raccontare” le emozioni del protagonista).

3

VLAD – (da solo. E’ palesemente turbato. Le spalle volte allo schermo dove scorrono le immagini) Signore! Ti prego! Aiutami a capire! Sono forse io quel Dracula? Oppure è il Dracula che gli uomini hanno costruito al posto mio? E a quel fantoccio irreale e grottesco hanno consegnato il mio nome! Non certo la mia anima, Signore! Quel Dracula non mi appartiene! Nè io apparterrò mai a lui! Oh, se potessi distruggerlo! Se la sua distruzione dipendesse dalla mia morte, io non esiterei un solo istante: mi darei la morte con le mie stesse mani! O, forse... è stato soltanto un sogno, un incubo! Aiutami a capire! Da quale mondo proviene ciò che ho visto? Dal tenebroso mondo dei morti...? O da quello effimero delle illusioni...? O forse... è nato dalla mia angoscia e dalla follia...?

(Vlad crolla giù, a terra, in lacrime. Fine della proiezione.

Entra Elena).

ELENA  - (gli si avvicina e lo aiuta ad alzarsi) State calmo, per amor di Dio... altrimenti questa febbre finirà per uccidervi!

VLAD – Ho parlato col demonio, Elena...

ELENA – La vostra mente è sconvolta...

VLAD – Non sono pazzo!

ELENA – Non ho detto che lo siate. Ma persino una tempra forte come la vostra, se messa a dura prova, rischia di crollare.

VLAD – (urla rabbiosamente) Egli era qui, davanti a me! Come voi, adesso!

ELENA – Vi prego, non andate in collera. Io non sono una vostra nemica.

VLAD – (si calma) Era qui... a sputarmi in faccia il suo nome. Dracula! Sì, è così: Dracula! E’ come se un oscuro, maligno nemico si sia impadronito di una scheggia della mia anima...! E da quel frammento, inseminato dal male, sia nato questo mostro che ha usurpato e deturpato il mio nome!

ELENA – Voi avete conosciuto Giovanni Huniady, mio padre. Sapete cosa soleva dire sul vostro conto? Quell’uomo è duro come la pietra, astuto come una volpe, micidiale come un serpente, saggio come re Salomone e i suoi occhi vedono lontano, più di chiunque altro. A quel tempo, immaginavo che mio padre si riferisse solo al vostro notevole intuito ma, adesso, credo vi attribuisse anche delle “facoltà” fuori del comune.

(Vlad volge lo sguardo verso la donna).

Probabilmente, ciò che avete visto non è il frutto della vostra fantasia ma il risultato della vostra “capacità” di vedere al di là della realtà stessa.

VLAD – Se così fosse, ho una ragione in più per angosciarmi.

ELENA – E’ il prezzo che bisogna pagare a Madre Natura, mio signore... Adesso, rasserenate la vostra anima... E qualora il “mostro” apparisse di nuovo, sono certa che riuscirete a dominarlo. Io, se volete, vi starò accanto.

VLAD – Non avete paura?

ELENA – La vostra forza sarà la mia forza. (Stringe la mano di Vlad. Dopo una pausa) Vostro figlio Mihnea mi ha chiesto di rivedervi...

VLAD – Anch’io ho lo stesso desiderio. Ma... non oggi. Non voglio turbarlo con le mie inquietudini.

ELENA – Non abbiate timori. Grazie ai vostri insegnamenti, quel ragazzo cresce in fretta ed il suo carattere è già ben temprato.

VLAD – (sorride orgoglioso) Tutte le mie speranze sono riposte in lui. Il mio sogno è che Mihnea possa guidare la Valahia verso la rinascita. Vorrei che questo mio infelice Paese diventasse solido, temuto e rispettato.

(Improvvisamente, un boato scuote la scena che – mediante le proiezioni – s’affolla di strane forme e si tinge di colori violenti).

LA VOCE DI DRACULA – I tuoi sogni svaniranno come nebbia al sole! Tu stesso appartieni al sogno. La tua vita terrena è un granello di sabbia che il vento ha già disperso!

4

(Appare la figura di Dracula, non visto da Elena)

         Rassegnati, Vlad.

VLAD – La mia vita è una roccia che nessuno – uomo o demone – riuscirà mai a scalfire e ancor meno, a seppellire!

DRACULA – Stupido e arrogante!

ELENA – Che accade, Vlad?

VLAD – Dimmi chi sei, perdio! Sei, forse, il Maligno?

DRACULA – La notte è ancora giovane. Prima che spunti l’alba... capirai.

VLAD – Il sole del nuovo giorno possa uccidere per sempre la tua immagine!

DRACULA – Tutto è stato già scritto, Vlad. Non puoi mutare il corso degli eventi. In definitiva, dovresti essermi persino riconoscente... giacché per merito mio hai già conquistato l’immortalità.

VLAD – Ciò che chiami immortalità è una maledizione!

ELENA – Vlad! Ditemi... cosa vedono i vostri occhi?

VLAD – Andate via da qui, Elena, ve ne prego!

ELENA – Non posso ubbidirvi, mio signore! Chiunque sia presente in questa stanza – fosse anche il diavolo in persona – non mi fa paura!

DRACULA – La vita eterna, Vlad. Ciò che il mondo degli uomini ti ha donato, per mio mezzo, è la vita eterna. Senza di me finiresti i tuoi giorni come un qualunque miserabile mortale.

VLAD – Solo chi ha vissuto da miserabile morirà tale...! Non io!

DRACULA – Cadrai in un volgare agguato, colpito dalle lance dei boieri e la tua testa verrà inviata in dono al Sultano. Questa sarà la tua “gloriosa” fine.

VLAD – Preferirei morire sul campo di battaglia, finito da un’arma ottomana ma se così è scritto, così sia.

ELENA – Vlad! Liberate la vostra mente da questo spettro! Non dategli retta!

VLAD – No. Berrò questa coppa colma di fiele fino in fondo!

ELENA – Ma a che giova tormentarsi l’anima?

VLAD – La mia anima non ha mai avuto pace, Elena... Per tutta la vita sono stato tormentato dagli inganni, dai tradimenti, dalle ingiustizie...! Adesso è necessario che io conosca il destino riservato al mio nome.

ELENA – Voi parlate come se foste già morto!

VLAD – Io “sono” morto, signora. Hanno deformato il mio futuro e ucciso il mio passato.

ELENA – Vi scongiuro, non dite così!

DRACULA – Allevia la tua pena, amico mio. Tu continuerai a vivere in me. La storia di un uomo è poca roba: si può riassumere in un solo rigo di pergamena che il tempo distruggerà fatalmente. Ma se l’uomo si libera delle sue spoglie mortali, diviene un mito, un monumento incrollabile, indistruttibile la cui storia sarà scritta negli spazi siderali e attraverserà i secoli!

VLAD – Non è questo che io voglio!

DRACULA – La tua volontà conta ben poco.

VLAD – Non voglio che il mio ricordo venga perpetuato da falsi monumenti!

DRACULA – Il falso, il vero... sono concetti astratti, buoni per i filosofi! Tutto è opinabile, Vlad. Gli occhi umani, spesso, sono abbacinati dalle emozioni e non riescono a distinguere i contorni della realtà. Ma gli uomini non se ne fanno davvero un cruccio. Poiché essi preferiscono una menzogna affascinante piuttosto che una verità piatta e noiosa.

VLAD – (urla) Io ho consumato la mia vita per difendermi dalla menzogna! Ed ora non permetterò che venga sbranato da quella stessa menzogna che ho sempre combattuto! Sappi che io sono e sarò Vlad, figlio di Vlad Dracul!

DRACULA – Tu sei Vlad, l’impalatore! Vlad, il terrore degli uomini! Vlad, il sanguinario! E’ vero. Sei il figlio di Vlad Dracul ovvero Dracula ma sei anche  il figlio del demonio! Ed è il medesimo Dracula!

VLAD – E’ il demonio che vive in me, forse, che mi ha spinto a difendere la mia gente, la mia terra?

DRACULA – Hai torturato e ucciso senza pietà!  Hai sparso molto sangue sulla terra che dici d’aver difeso!

VLAD – Non v’è libertà senza sangue! Non v’è pace senza guerra!

DRACULA – Non c’è vita senza sangue. E’ vero. Il tuo destino è legato al sangue. Sei vissuto versando il sangue delle tue vittime.

VLAD – Il sangue dei miei nemici!

DRACULA – Il sangue alimenterà ancora a lungo la tua sete di vita! Dracula continuerà a bere la preziosa linfa dalle vene delle sue vittime!

VLAD – Tu bestemmi!

DRACULA – Dracula! Il vampiro! 

(Un boato assordante).

VLAD - (urla, pazzo di rabbia e di sdegno) Via! Via, via da me!

ELENA – Calmatevi!

VLAD – (in preda al delirio, si agita, va avanti e indietro...) Una condanna...! Ancora una condanna! Che altro, Signore? Che altro dovrò sopportare? Io... non ho mai gioito della morte dei miei nemici... Ho sempre odiato il sangue!

ELENA – Tornate in voi!

VLAD – Perchè mi si accusa di misfatti che non ho commesso? Tutti si sono schierati contro di me con una spietatezza inaudita!

ELENA – In nome del cielo...

VLAD – (non l’ascolta e non la vede neppure) Ho tentato per tutta la vita di sconfiggere il male con la sua stessa arma...! Ditemi, uomini saggi e bempensanti, ditemi: in quale altro modo è possibile estirpare il marcio, la corruzione e il lordume se non con l’acciaio della spada?! 

ELENA – E’ una pena vedervi tutti i giorni in questo stato! Vi preparo una bevanda che possa placarvi...

(Esce rapidamente)

VLAD - ... E le ferite sanguinano, sapete? Il sangue scorre a fiumi! Ma è indispensabile, miei signori saggi e bempensanti! Il male sta per estendersi sulla mia terra, fra la mia gente... nelle nostre case! Con furore, con violenza! Ebbene, io lo affronto con altrettanto furore e una violenza cento volte maggiore!

(Sulla scena, ancora proiezioni di immagini confuse).

DRACULA – Vlad! Dimmi... Quanti omicidi hai commesso? Ne rammenti qualcuno?

VLAD – Non uno che possa chiamarsi tale!

DRACULA – Ti aiuterò a ricordare, allora. Quattrocento giovani studenti stranieri giunti nel tuo regno per apprendere la tua lingua. Rammenti? Li hai rinchiusi in un serraglio e bruciati!

VLAD – Niente di più falso e di più stupido! Una mezza verità e cento menzogne! Non erano quattrocento innocui studenti ma venti perfide spie transilvane, entrate in Valahia con l’inganno!

DRACULA – E dimmi... Quanti “nemici” hai impalato, Vlad?

VLAD – Molti ma certamente meno di quanti ne abbia impalato il Sultano!

DRACULA – Il fascino della tortura, tuttavia, ti ha sempre sedotto. Non puoi negarlo. La fama delle tue sevizie ha raggiunto i Paesi più lontani.

VLAD – Le torture che infliggevo erano imposte dalla necessità e dalla giustizia! Mai da bieco sadismo! In molta parte d’Europa e soprattutto nell’Impero ottomano, la vita umana vale meno dello sterco: laggiù si uccide con noncuranza e naturalezza! L’assassinio è motivo di svago! Non nel mio regno!

DRACULA – Capisco. Tu sei un puro. Il tuo animo è sensibile. Le condanne a morte che emanavi ancorché necessarie e giuste, erano perfino sofferte...

VLAD – E’ così!

DRACULA - Cosicché, ad esempio, è stato altrettanto “necessario” e “giusto” gettare degli uomini, ancora vivi, nell’acqua bollente e farne mangiare i resti ai familiari? Di quali crimini si erano mai macchiati?

VLAD – (ride istericamente) Dio! Dio! Hanno inventato le favole più raccapriccianti! Le più inverosimili e le più sciocche!

DRACULA – Hai derubato e trucidato centinaia di mercanti transilvani! Hai impalato una donna, colpevole di chissà quale vergognoso delitto! Impalata mentre allattava il figlio!

VLAD – Va’ all’inferno! Soltanto dei poveri idioti potrebbero credere a fandonie simili!

DRACULA – Non soltanto gli uomini ma pare anche la Chiesa esprima dei giudizi duri nei tuoi confronti e condanna i tuoi metodi sanguinari.

VLAD – (sarcastico) La Chiesa?! Questo è ben strano. La Santa Inquisizione usa dei metodi ben più atroci dei miei! Ma nessuno osa esprimere dei giudizi “duri”! Perchè? Ma è chiaro. La Santa Inquisizione tortura e manda al rogo i peccatori solo per salvare la loro anima! Io, invece, seppure pratichi i medesimi sistemi, sono il diavolo! E’ mai possibile agire allo stesso modo e servire due padroni? L’una, Dio, l’altro, Satana? 

DRACULA – Dicono anche che tu abbia bevuto sovente il sangue dei tuoi nemici per brindare alla loro morte e alla tua vittoria!

VLAD – Ho sempre brindato alla vita, non alla morte! E non col sangue ma col vino mielato.

DRACULA – Eppure tutto questo si dice sul tuo conto ed altro ancora. Anche se falsa, che tu lo voglia o no, la tua immagine è stata mutata in quella di Dracula, il figlio del demonio. Questa notte, i tuoi occhi hanno veduto la sorte che ti è stata assegnata. Per molti secoli a venire, gli uomini sconosceranno Vlad. Nè ricorderanno una sola delle sue imprese. Colui che sopravviverà a te e vivrà per te, sarà solamente Dracula, il vampiro! Un nome che farà rabbrividire per sempre il mondo intero! Ecco. Adesso, ogni cosa ti è chiara, Vlad. Adesso, sai, amico mio.

(Dracula sparisce in una nuvola di sangue)

5

VLAD – (da solo) Sì, adesso so. Ed è triste il cuore di colui che riesce a scorgere il proprio destino attraverso le nebbie del tempo. Una concessione orrenda che non ha il sapore del privilegio ma della dannazione! Io so, Signore. So che il  vento della morte soffia già alle mie spalle... So che una squallida fredda pietra di marmo coprirà i miei poveri resti mortali... So che l’immortalità del mio nome è stata affidata ad un mostro, nato dalla perversa fantasia degli uomini! Ma so anche che l’eternità della mia anima è nelle Tue mani, Signore.      

(Lentamente, una musica fosca, sottile come se provenisse dal più profondo della sua anima e tendesse ad esplodere verso l’esterno, fuori da quelle mura. Lo sguardo di Vlad è fisso, davanti a sè. Il pubblico dovrà avere la netta sensazione che egli “veda” dei luoghi e delle persone che ha raggiunto mediante “il corpo astrale”).

         Stefano! Cugino mio... Vedo te, sulla scalinata della Chiesa... il volto teso per l’imminente battaglia... Gli occhi che fiammeggiano, nell’attesa... E vedo Mattia che si è spinto col suo esercito fin dentro la Moldavia, nel cuore del tuo Paese. Egli è allegro – così come i suoi soldati – poiché la sua invasione non ha trovato alcuna resistenza. Ma il re magiaro ignora che la strategia dell’attesa e la guerriglia sono le armi preferite da te, così come lo erano per me.

(Alcune proiezioni surreali di immagini-simbolo supporteranno, ora, le “visioni” di Vlad).

         Vedo te, Stefano, in mezzo ai tuoi uomini, tanto simili ai miei. Essi sono fieri di combattere per il Paese che li ha visti nascere. E il loro polso non tremerà quando impugneranno la spada contro gli invasori magiari. Ora Mattia si è accampato fiducioso e già brinda alla facile vittoria. I suoi stupidi e rozzi soldati si ubriacano, ballano, cantano a squarciagola volgari canzoni... Ed ecco, nel buio della notte, accendersi centinaia di fiaccole moldave che accerchiano il campo magiaro...! Nuvole di frecce guizzanti si rovesciano sull’esercito ungherese...! Poi sono le lance a sibilare nell’aria e a seminare la morte... E poi le spade che si abbattono con violenza su quei nemici distratti e arroganti! Aguzza gli occhi, Stefano! Guarda alla tua destra: Mattia fugge terrorizzato... Tendi bene l’arco ma sarà il mio spirito a scoccare quella freccia e a dirigerla nel fondo schiena dell’illuminato re d’Ungheria! Sì, cugino... giacché il vile non ha saputo morire mostrando il petto, è giusto ch’egli viva con la vergogna perpetua d’essere stato colpito nella parte meno nobile della sua sacra persona! Sciogli la tensione, Stefano. E’ finita. La neve, ora, cade giù silenziosa, tra pozzanghere di sangue e corpi mutilati...

(La proiezione s’interrompe. Ora si sente – amplificato e sinistro – un “respiro” che dovrà anticipare il sopraggiungere di un’altra “presenza” misteriosa. Quella del fratello Radu).

LA VOCE DI RADU – Vlad, fratello...

VLAD – Radu?!

RADU – Sì, sono io.

VLAD – Ma tu... sei morto?!

RADU – E’ così. Sono morto. Avvelenato da quegli stessi uomini che avrebbero dovuto proteggermi. Ironia della sorte! Ma tutto questo non ha più importanza, ormai. Spero, almeno, che la mia morte possa addolcire il tuo cuore...

VLAD – Ti ho amato, una volta, quando eri ancora un bambino indifeso ma poi ti ho disprezzato... persino odiato. Probabilmente, se ci fossimo incontrati, t’avrei ucciso. Ma adesso il mio cuore non gioisce per la tua morte. Prova, invece, una grande pena. Hai vissuto all’ombra di un depravato, nemico nostro e della nostra gente.. ed hai avuto in sorte una fine indegna...

RADU – Una fine ingloriosa ma certo più confacente alla mia indole. Sapevo già che la morte non mi avrebbe mai colto su un campo di battaglia.

VLAD – Quel giorno, Radu... quando ti chiesi di fuggire dalla corte ottomana insieme a me...Perchè rifiutasti? Perchè hai barattato la libertà con una vita molle , scellerata e sfarzosa?

RADU – Perchè a quel tempo, ignoravo d’aver venduto la mia libertà. Credevo che tutto il mondo dovesse piegarsi alla potenza del Sultano. E che il destino della nostra terra fosse legato alla sua volontà e ai suoi umori. Avrebbe potuto annientarla con un solo gesto o farla rifiorire. Questo pensavo, allora. Ma sbagliavo. Del resto, tutta la mia vita è stata uno sbaglio, uno scherzo della natura.

VLAD – Che tu possa riposare in pace, fratello.

RADU – Solo dopo che t’avrò chiesto perdono, forse, potrò sperare che la mia anima trovi la pace.

VLAD – Chiedi perdono a Dio, non a me.

RADU – Fui io, Vlad, prima ancora di Mattia, a distruggere la tua vita. Io ho disonorato la nostra stirpe e non ho certo reso un servigio alla Valahia.

VLAD – Quando ti sei reso colpevole di tutto questo, la tua mente e il tuo cuore appartenevano al Sultano. Ti avevano trasformato in un perfetto e fedele suddito turco. Sei stato, dunque, l’ignaro strumento della volontà di Maometto.

RADU – Fui io, per primo, a tradirti e diffamarti. Venni in Valahia, ben protetto dall’armata del sultano, e parlai al nostro popolo e ai nobili. Li incoraggiai a sottomettersi alla Sublime Porta e a combattere contro te. “Solo così, dissi, avrebbero salvato se stessi e il Paese dalla distruzione”. E aggiunsi che un uomo folle e sanguinario come te era indegno di reggere lo scettro. “E’ il demonio, conclusi, che guida i suoi passi. Ed egli, figlio del Maligno, vi condurrà ad una morte certa e violenta”. Così parlai. E il fervore e lo sdegno che arricchivano le mie parole, convinsero molti che io ero nel giusto e che dalle mie labbra sgorgava la verità. .

VLAD – Ero già al corrente di ogni cosa, prima ancora che tu mettessi piede in Valahia. I miei informatori mi avevano inviato numerose relazioni dettagliate sulle intenzioni di Maometto e su di te. A quel tempo t’avrei squartato il petto e strappato il cuore...! Ma oggi... tutto mi appare sotto una luce diversa... Piango per la vita sciatta e infelice di mio fratello Radu e piango la sua morte inutile e anonima. 

RADU – Ho ingannato tutti, in vita, persino me stesso. Finsi di scegliere la strada più giusta ma, in realtà, sapevo d’aver fatto la scelta più facile e più vile. Ed ora, anche se non lo merito, io chiedo umilmente perdono a te e a quanti ho fatto del male.

VLAD – Non temere. Il mio perdono l’hai già ottenuto. Pregherò perché tu possa riposare in pace.

RADU – Anch’io pregherò per te, Vlad. Sappi che il giorno della tua liberazione è vicino. Ma sappi che anche il giorno della tua morte è altrettanto prossimo. Mattia ti ricondurrà sul trono di Valahia ma il tuo regno durerà ancor meno di una luna. Così è stato scritto.

VLAD – Sia quel che sia. Del resto, la mia vita è stata spezzata tanto tempo fa, quando varcai la soglia di questa torre.   

 RADU – Altri giorni duri e avversi ti attendono. Sii forte.

(Sottolineata dalla musica, la “presenza” di Radu svanisce rapidamente).

VLAD – Addio, fratello mio.

6

(Rientra Elena con la bevanda per Vlad)

ELENA – Questa vi farà stare bene. Bevete.

VLAD – (prende la coppa che Elena gli porge) Vi ringrazio, Elena. (Beve. Osserva la donna per qualche istante poi le prende la mano) La vostra vita non è più felice della mia. Prigioniera anche voi, siete costretta ad accudire un povero prigioniero folle come me...

ELENA – Smettetela, Vlad, vi prego! Non siete affatto un folle e nessuno mi ha costretto. Sono stata io a chiedere a mio fratello la grazia di starvi accanto... Su, finite di bere.

VLAD – (esegue) Chissà quante volte avrete maledetto questa prigione!

ELENA – E’ vero.Tutte le volte che l’avete maledetta voi.

VLAD – Spesso vi guardo e nel vostro volto e negli occhi vedo la fierezza, la generosità e la tenacia di Giovanni, vostro padre. Certo meritereste maggior fortuna di quanto ne abbiate avuta..

ELENA – Non ho mai atteso i favori della dea fortuna: troppo sciocca, frivola  e imprevedibile per affidarle la mia vita. Preferisco, piuttosto, dare ascolto agli impulsi del cuore.

VLAD – Vi ho già detto che siete una donna eccezionale, Elena?

ELENA – Sì. Qualche volta, negli ultimi tempi. Spero solo di non deludervi, in futuro.

VLAD – Voi mi stupite ogni giorno di più. Questo, sì. Ma deludermi, mai.

ELENA – (sorride quasi imbarazzata) Vi sentite meglio, adesso?

VLAD – Sì, sono più sereno.

ELENA – E allora, le notizie che vi porto vi rallegreranno maggiormente. Il comandante di Visegrad mi ha appena comunicato che ha ricevuto nuove disposizioni. Fra qualche giorno andremo via da qui. Siamo liberi, capite?

VLAD – Liberi...

ELENA – Ma... non siete contento?

VLAD – Ho atteso da troppi anni il giorno della mia... resurrezione.  E adesso che quel giorno è arrivato, non so gioirne...

ELENA – Ma che dite? Vi prego, sorridete! Abbiamo lottato così a lungo perchè questo miracolo si avverasse...!

VLAD – Avete ragione. Dobbiamo esserne felici.

ELENA – Mio fratello è in viaggio verso Buda, dalle terre moldave. L’esercito magiaro ha subìto, laggiù, una brutta sconfitta per mano di vostro cugino Stefano. Lo stesso Mattia è rimasto ferito, a quanto pare, e il suo umore non è dei migliori.

VLAD – E nonostante il momento poco felice, ha deciso di liberarmi...?

ELENA – E’ costretto a farlo. Il mondo cristiano – compreso il regno magiaro – si è coalizzato contro Maometto. Per questa ragione, da più parti, si esige di affrettare la scarcerazione del condottiero valacco che seppe sconfiggere i Turchi. Ecco perchè Mattia non può temporeggiare ancora. Sappiate, inoltre, che Radu è morto. Il suo successore, Laiota Basarab, non gode delle simpatie di mio fratello. La situazione è dunque favorevole perchè vi venga restituito il trono di Valahia.   

VLAD – Già. Il figlio del diavolo, adesso, potrebbe tornare di nuovo utile per combattere gli Ottomani!

ELENA – Non il figlio del diavolo ma Vlad!

VLAD – Ascoltate, Elena... quando uscirò da qui, io ho il dovere – il dovere, capite? – di riconquistare il mio trono...

ELENA – Lo so. Ne avete anche il diritto.

VLAD – Nessuno me lo porgerà su un piatto d’argento! Dovrò combattere contro Laiota Basarab, strappargli ciò che non gli appartiene... La mia vita sarà ogni giorno in pericolo...

ELENA – Cosa volete dirmi, Vlad?

VLAD – Voi e i bambini dovete stare al sicuro, a Buda... lontani dal sangue...

ELENA – Farò come dite. Vi raggiungeremo a Tirgoviste quando tutto sarà finito.

VLAD – No. Non verrete a Tirgoviste.

ELENA – Perchè?

VLAD – Perchè non intendo rischiare la vita dei miei figli e la vostra. I boieri non mi accoglieranno da amici. Acclameranno a gran voce il mio nome... Si inchineranno rispettosamente al mio passaggio ma i loro cuori sono colmi di veleno e la loro mente medita il tradimento e l’agguato assassino...!

ELENA – Dunque... mi condannate a stare lontana da voi?!

VLAD – No, Elena. Io vi obbligo a vivere! Ho bisogno che voi viviate! La vita dei nostri figli è nelle vostre mani. Dovrete aver cura di loro quando... quando io non ci sarò.

ELENA – Perchè parlate di morte proprio adesso che state per essere riportato alla vita?

VLAD – La nera signora della morte mi sta già accanto, pronta ad avvolgermi nel suo mantello... Io so che non attenderà a lungo. 

ELENA – Lasciate, allora, che io diventi vedova quando verrà quel giorno, non prima!

VLAD – Vi prego, Elena, non insistete. Così come me, voi avete un dovere da assolvere: adoperarvi affinché i miei figli crescano nell’amore e nel rispetto reciproco. Ciascuno, finchè sarà in vita, aiuterà e difenderà gli altri. E perché ciò avvenga – ricordatelo – è necessario che ognuno di essi svolga il proprio ruolo in ossequio al diritto di nascita ma anche secondo le proprie attitudini. In modo che  non abbia motivi o pretesti per scontrarsi con i fratelli. Pertanto, il mio primogenito, Mihnea, abbia il diritto e la responsabilità di succedermi al trono. Il secondogenito, vorrei si cimentasse nello studio delle scienze. E infine, mi auguro che il terzo possa intraprendere la vita ecclesiastica.

ELENA – Non abbiate alcun timore. Le vostre volontà saranno rispettate.

VLAD – Non sono volontà ma desideri e speranze... che io affido a voi.

ELENA – Conoscete i vostri figli. Saranno degni del nome che portano. Nelle loro vene scorre lo stesso vostro sangue.

VLAD – Che Dio possa vegliare sempre su tutti voi.

(Vlad ed Elena si guardano a lungo, occhi negli occhi. Poi, spinti da uno slancio spontaneo e improvviso, si abbracciano. Una luce intensa, proveniente verosimilmente dall’esterno lentamente rischiara la scena).

ELENA – E’ l’alba, mio signore. Conviene prepararsi al nuovo giorno.

VLAD – Sì, è l’alba.

(Elena esce lentamente).

7

VLAD – Ma la luce del sole non basterà a scacciare i fantasmi di questa lunga notte. La mia vita... verrà sepolta insieme a me per lungo tempo. E lo spettro di Dracula, il vampiro, danzerà sinistramente attorno alla mia tomba. Ciò che mi attende non è la luce ma le tenebre. 

Una luce accecante, ora, investe la scena per qualche momento. Poi, improvvisamente, si sentono delle voci indistinte, fredde e sinistre, come se fossero vomitate dal centro dell’inferno. Un vento sibila in modo impressionante. La candela, rimasta sempre accesa, si spegne di colpo. La scena piomba nel buio. Sullo schermo-fondale, iniziano i titoli di coda quindi scorre la didascalia che segue, letta da una voce:

         “Poco tempo dopo, Vlad l’Impalatore lasciò la torre di Visegrad. Guidò l’esercito cristiano in altre vittoriose battaglie contro il Sultano Maometto II. Alla fine dell’anno 1476, con l’aiuto del cugino Stefano il Grande, riconquistò il trono di Valahia. Laiota Basarab scampò alla morte riparando in terra turca. Ma, trascorso meno di un mese, il Principe Vlad, attirato in un agguato, nei pressi di Snagov, cadde per mano dello stesso Laiota e di altri nobili, suoi complici. Colpito alla schiena da più lance, prima di crollare senza vita, trovò ancora la forza di lottare ed uccidere qualcuno dei suoi assassini. La sua testa fu mandata al Sultano, a testimoniare l’avvenuta morte dell’odiato nemico. Era la fine di dicembre del 1476. I suoi resti sono sepolti nel Monastero di Snagov, coperti da un’anonima lastra di marmo che non reca alcuna incisione e sulla quale è stato posto un vecchio ritratto con la scritta:”Vlad Tepes”. Ancora oggi, la sua tomba è meta di numerosi visitatori che lo identificano con “il conte Dracula, il vampiro”, un personaggio nato nel 1897, dalla penna e dalla fantasia dello scrittore irlandese Bram Stoker. A distanza di oltre cinque secoli, noi continuiamo a lottare per rendere giustizia e ridare credito storico a quest’uo-mo che combattè per la libertà del suo Paese”.     

                                                                                                       ALDO LO CASTRO

                                                                                                       SONYA DI MARCO

14 agosto 2002

 

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 9 volte nell' arco di un'anno