Dudut il vasaio

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DUDUT IL VASAIO

Commedia seria in tre atti

Di

Angelo Alfieri

Personaggi


Pepe: Cosimo: Rea: Dudut: Dedet: Dodot: Merit: Esei: Esette: Schiavo Schiava


Proprietario di un terreno in vendita

Costruttore edile

Venditrice di vasellame

Emigrato che torna in patria

Moglie di Dudut

Anziano padre di Dudut

Storica (insegnante)

Opportunista

Mercante romano


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Siamo ai primi di giugno dell’anno sessantotto dopo Cristo in un villaggio alla periferia di una Roma in piena espansione urbanistica. Il signor Dudut, che fino a poco tempo addietro ha vissuto in Egitto, rientrando in patria decide di costruirsi una casetta. Avendo a disposizione un cospicuo patrimonio, frutto della sua attività di fabbricante di vasi, si può permettere una costruzione abbastanza comoda da poter ospitare, oltre alla sua famiglia, anche il padre anziano. La scena: uno spazio vuoto, una panca, sullo sfondo alcune case in costruzione. Nel terzo atto un interno di una casa romana.

ATTO PRIMO

Scena prima

Dudut: (È vestito alla romana, si è seduto su una panca, sembra in attesa di qualcuno). Certo che rientrare in patria dopo tanti anni si trova tutto diverso. Quandosono partito questo villaggio non c’era ed ora fa concorrenza a Roma per bellezza e comodità. Chissà quanta gente come me, che ha vissuto fuori per anni, decide di tornare in patria? Siamo emigrati in tanti ed ora la crisi agraria e l’instabilità politica dovuta ai continui scontri con le comunità ebraiche, ci costringono a far vela verso la terra natia peregrinando nel verdissimo per mesi rischiando la pelle. Ho abbandonato amici, casa, concittadini, un lavoro faticoso ma onesto. Avrò fatto la scelta giusta? … Vedo che il tempo passa e il venditore non si fa vivo. Che sia costume di questi luoghi far attendere un cittadino? (Si aggira). Non diventeranno tutti dipendenti dello stato questi? Spero di no! Mi si dice che con le ristrettezze economiche i compensi sono in calo mentre solo i commercianti la fanno da padrone vendendo senza troppi controlli. Sarà vero? Rientrando mi ritrovo senza nessuna occupazione e devo capire cosa è opportuno fare o non fare. Inoltre, per completare l’opera, mi hanno chiesto di cambiare nome … questa poi non l’ho capita … Mi chiamo Dudut … è un nome africano … in effetti mi chiamo Duilio. Vogliono che ripristini il nome romano. Dudut non me l’ha imposto nessuno, è stata una mia scelta, per adeguarmi alla lingua locale e ai costumi egiziani che per via delle maledizioni usano farsi chiamare con qualche altro nome ma qui … credo che ciò sia dovuto al fatto che sono arrivato con un’imbarcazione modesta, se fossi approdato con una trireme forse, scambiandomi per un ricco possidente, mi avrebbero concesso qualche prerogativa in più. ... Dev’essere così! … Mi sto annoiando. (Si guarda attorno riflettendo). Se tutti quelli

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che arrivano nell’Urbe vi dovessero anche risiedere ci vorrebbero centinaia di case per ospitarli tutti. Mi sembra di vedere del movimento … infatti! Salute a te …

Pepe: (Ha dei fogli di papiro sotto il braccio). Egregio signore, lo ammetto: sono in ritardo! Mi hanno trattenuto in curia per un dibattito del tutto inutile … questione di lottizzazione di questo terreno, mio per altro. Ora fanno questioni per gli iugeri che devono rimanere per l’aratura … (Confidente). Mentre ero là ho preteso ed ottenuto uno sgravio sulle tasse. …


Dudut:


Per favorire il compratore.


Pepe:                 No! Per me stesso! Il compratore non ne trae alcun beneficio se non in


termini di uno sconto finale, su mia iniziativa, che potrà maturare se il pagamento avviene in sesterzi sonanti altrimenti se subentrano gli strozzini, pagando loro in tua vece non si può fare nulla … non commettere l’errore di farti prestare soldi da questi trapeziti … ti ritroveresti senza toga ancor prima di iniziare la costruzione.


Dudut:

caldo.


Senatore, mi stai facendo passare la voglia, se sapevo me stavo giù al


Pepe:


Non scoraggiarti: ti sto solo mettendo sull’avviso.


Dudut:


Capisco. Ho intenzione di pagare in contanti … non preoccuparti.


Pepe: Io non mi preoccupo … se non lo do a voi lo do a qualcun altro. Che lavoro facevi in Egitto?

Dudut: Il fabbricante di vasi e accessori per il tempio di Amon Ra, di Ptah. Per tutti insomma.

Pepe:                 Bene! Insomma … qui a Roma potresti diventare qualcuno che conta se

stai dalla parte giusta. Ho qui la documentazione … come d’accordo sono trecento sesterzi. Senza tasse!


Dudut:


E con le tasse?


Pepe:


Mille, se nel frattempo non aumentano.


Dudut:             (Ironico). Pensavo di più! Per fortuna hai avuto quella discussione in

senato altrimenti non so che fine mi toccava. E sia: mille! Ob torto collo!

Pepe: Questo imperatore all’inizio fu generoso col popolo ma ora deve ricostruire Roma e cerca soldi da tutte le parti. Pensa che se ti fermi con la biga in centro devi pagare un sesterzio ad ora. Non s’era mai veduto prima. Che tempi. … (Dudut trae dalla tasca un sacchetto). Non qui! Vieni nella mia modesta villa inperiferia … ti do indicazioni. Sei a piedi? Sali sulla biga con me allora. L’ho lasciata in quarta fila laggiù in prossimità dell’incrocio; do un piccolo obolo ai vigiles che si

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occupano dell’ingombro stradale: per lo più sono corrotti e si possono condire con

poco. Fingono serietà ma poi … ai più generosi … diventano ciechi: capisci?


Dudut:


Integerrimi proprio! Tutti i cittadini hanno la biga?


Pepe:                 Scherzi! In pochi. Il grosso della popolazione se la deve vedere con le


proprie gambe. La biga personale è uno status del cittadino romano cosiddetto “patrizio” benestante o commerciante o addetto ai templi … quelli ne hanno anche più di una.


Dudut:


Vedrò di trovare qualcosa di seconda mano tanto per cominciare.


Pepe:                 Bravo! Non è bello vedere un commerciante a cavallo di un asino o a


piedi con la toga inzaccherata avventurarsi per strada. Ne va del prestigio. Sono cose da plebei. (Si avviano, escono di scena). Tu meriti altro che un asino. Ma scherzi!

Scena seconda

Poco dopo

Dedet: (Entra con una cesta). Dove s’è cacciato … ha detto di recarmi in fondo all’insula che l’avrei trovato a trattare per il terreno invece qui non c’è. E io vagabondo da sola in un luogo sconosciuto rischiando la pelle finendo sotto la biga di qualche patrizio. Qui vanno forte … laggiù, sarà per via delle buche ma, perlomeno, andavano piano. Che fanatici. Che fretta hanno? Me l’avevano detto che a nord era tutto diverso. Chissà più a nord di qui che cosa fanno. Forse volano! … Dudut, sei il solito pasticcione. Mi siedo qui in attesa. Dimenticavo che qualora mi chiedessero il nome devo dire quello latino: Silvia! Che rientro in patria: peggio di così! Temono gli stranieri, che sono notoriamente multietnici: daci, illiri, pannoni, celesiri africani. Per non parlare dei pellegrini e dei meteci. Colpiscono e sa le svignano. Chi è questa donna che si avvicina? Per Aset, la devo temere?


Rea:

benestanti.


Buona donna vedo che stai costruendo casa in questo villaggio per


Dedet:


Per caso sei una sibilla? Capisco hai tirato ad indovinare.


Rea:                   Diciamo che ho un certo occhio … e poi, dal momento che sei qui in


mezzo al nulla. O sei una prostituta o vai cercando sistemazione. Io vendo vasellame a scadenza. È una forma di pagamento che abbiamo introdotto qui a Roma in forma sperimentale: approfittane. Alle idi di ogni mese versi una quota. In questo modo ti

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ritrovi la casa piena di utili oggetti che in altre parti del mondo ad ovest dell’Urbe non hanno ancora. Faccio importazione diretta dall’oriente.


Dedet:


Anche di bighe?


Rea:                    Finora no! Quelle sono di produzione locale. Le esportiamo! Ne hanno


sempre una eh … passano più tempo dal mastro carraio che sulla strada ma, senza alternative. Abbiamo un artigiano che le costruisce: scherzi! Lo devi vedere. Sembra uno straccione. Entra in Roma su una lettiga. (Ironica). È di Augusta Taurinorum. Lascia il cocchio distante per non dare nell’occhio. Ama farsi passare per un plebeo.

Dedet: Capisco … Buona donna, lasciami costruire la casetta prima, ripassa in un secondo momento, scrivimi il tuo nominativo su di un pezzo di conchiglia.


Rea:


Che cos’è il nominativo? Sei romana o forestiera?


Dedet: Sono romana ma ho vissuto in Africa per tanti anni e sono rientrata da poco in patria.

Rea:                   Ecco perché parli così. E laggiù, la situazione com’è? Devi sapere che le


notizie arrivano anche dopo parecchi mesi e a volte tutte distorte. Mi è capitato di leggere un Acta e, per la miseria, diceva tutto il contrario di quello che si sapeva.

Dedet:              Laggiù è diverso … c’è stato movimento una trentina di anni fa per via

di un palestinese. A dire il vero non si è mai saputo da dove venisse: dicono che era un emigrato egiziano fuggito dalla patria per chissà quale ragione e improvvisamente si è messo a predicare ovunque in Palestina cose mai sentite. È finito male poverino.

Rea: Ho sentito qualcosa a Roma di questi seguaci del predicatore, cristicoli li chiamano. Li appendono alle croci e li incendiano. Sinceramente io non ne ho mai visti. Gira voce che fanno apposta a divulgare queste notizie per diffamare il principe. In confidenza: cosa si può pretendere da un suonatore di lira mezzo matto in balia di tutti … ha perfin ucciso la moglie incinta, che tra l’altro era malata, guarda, se ne sentono di tutti i colori ed è difficile credere a tutto.


Dedet:


In questo periodo il padrone del mondo chi è?


Rea:                   Non lo sai? Nero! Per me è un megalomane ... si è fatto costruire una


casa girevole perché ha detto che vuole seguire il sole dal mattino fino al tramonto. È ricchissimo! Addirittura partecipa ai giochi e li vuole vincere sempre lui … credimi è un periodaccio.


Dedet:


Forse ho sbagliato il periodo del rientro.


Rea:                   Adesso poi con tutti questi attentati diventa difficile uscire di casa. Lo


vogliono far fuori. Da fastidio ai potenti. Allora se mi dovessi incontrare tra un po’

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ricordati che sono una commerciante di vasellame. … Cosa ti devo scrivere sulla conchiglia? Il nome! Te lo dico a voce: Rea Drusilla.

Dedet: Me lo ricorderò. Ave! (La venditrice se ne va). E quello non si vede, … che sia in un lupanare? Qui tira un aria … se è vero quello che ho sentito. Che

bell’esempio danno questi imperatori … e le imperatrici soprattutto. Che periodo! C’è un’instabilità da far paura. E quello non si vede! … Per Nefti! Eccone un’altra. Qui le donne si danno da fare in proprio … cosa vende: stoffe?

Merit: (Ha un rotolo di papiri). Ave cara cittadina, sei nuova? Non ti ho mai incrociata su questa via … mi chiamo Merit …

Dedet: Non ho bisogno di niente … lascia perdere … vivo in una locanda per ora. Non immaginavo che ci fossero così tante persone ai bivi che cercano di appiopparti ogni cosa. Peggio che da noi. (La osserva). Merit? Sei egiziana?


Merit:


Di Tebe! Ma ho vissuto ad Alessandria dove svolgevo la mia attività.


Dedet: Perdonami se ti ho scambiata per una venditrice. E cosa fai qui nei dintorni di Roma?

Merit: Sono una storica … insegno al liceo privato di un facoltoso patrizio dell’Urbe! Abito in quella villa laggiù.

Dedet:              Ma pensa: una donna che insegna, e pure egiziana … è la prima volta


che mi capita di sentirlo.


Merit:


Siamo poche ma …


Noi egiziani siamo avanti come mentalità.


Dedet: Vuoi che non lo sappia? Io ho vissuto ad Alessandria per vent’anni. Parliamone mentre camminiamo. Penso proprio che mio marito sia finito in un lupanare.

Merit:               Lo dovevi incontrare qui? (Dedet Annuisce). Ho acquistato un terreno in


questa zona perché mi voglio trasferire nei dintorni di Roma definitivamente. Ho trattato con un tale che mi pare piuttosto malandrino: tale Pepe.

Dedet: Anche noi! Questo vuol dire che ci incontreremo di nuovo … sono contenta … diventiamo amiche … non conosco nessuno qui.


Merit:


Siamo nella stessa condizione: accetto la tua amicizia! Come ti chiami?


Dedet:


In Egitto Dedet, ho la lingua lunga, (Ridono entrambe) a Roma Silvia!


Merit:


Anche qui cambiano il nome?


Dedet: Me l’hanno imposto. Ho dovuto dire a quale religione appartengo, se frequento, se sono istruita, se ho danaro per sostentarmi … per me non si fidano.

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Merit:               Con tutto quello che succede oggi. Siamo sull’orlo della guerra civile.

Incamminiamoci. Mi hanno promesso celerità nel costruire: speriamo! So che alcune insulae sono finite nel nulla per fallimento dei mastri costruttori. Si dice che usano materiali di scarto al posto dei mattoni per cui, alla minima scossa di terremoto, le costruzioni cadono e di conseguenza per non finire accusati, si danno alla macchia.

Dedet: Davvero? Oh Bastet che disdetta! (Si ferma). Non ti hanno chiesto di cambiare nome?

Merit:               No! Mi informerò presso Tullio … è il mio protettore. Vedi io sono

giunta a Roma per ordine di Marco Tullio, il senatore! Ero docente presso la scuola della biblioteca. Quando l’anno passato è venuto in visita a Roma il responsabile, il gran sacerdote Claudio Balbillo, gli ha imposto di mandare un docente qui per avviare la scuola.

Dedet: Ah ecco! Noi siamo rientrati per conto nostro viaggiando con una folla di personaggi un po’ inquietanti perché laggiù non si poteva più stare. Mio marito ha ritenuto opportuno rientrare a Roma. Ci hanno sfasciato la bottega tre volte.

Scena terza

Il giorno dopo.

Cosimo:         E così hai deciso di fabbricare proprio qui a ridosso del terrapieno. Sono

le macerie dell’incendio: le portano un po’ dappertutto. Pensa che Ostia è irriconoscibile. Hanno trasportato macerie per parecchio tempo sulle imbarcazioni che tornavano vuote verso il tirreno scaricandole dappertutto.


Dudut:


Più che altro è rimasto libero questo lotto. O prendere o lasciare.


Cosimo: Ci vorranno alcuni mesi per portare a termine il fabbricato nel frattempo, se non sai dove andare, ti posso ospitare io … a pagamento è ovvio.


Dudut:


Al prezzo di?


Cosimo:


Senza tasse … un sesterzio al giorno.


Dudut:


E con la tasse?


Cosimo:


Dieci!


Dudut:             Sto dove sono: nella locanda. Toglimi una curiosità … ma queste tasse


così alte dove vanno a finire?

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Cosimo:


Cittadino da dove vieni? Mi fai ridere! Abbiamo un debito immenso.


Dudut:


Per colpa di chi?


Cosimo:         Hai vissuto in un altro mondo. … I governanti … ti devo spiegare tutto:


seguimi, ti porto in un posticino alla moda e quando dico moda … potrai fare incontri con personaggi di alto livello, gente che a Roma ha voce in capitolo. Pensa che un famoso filosofo passava interi pomeriggi a discutere di morale e poi tramava nell’ombra contro Cesare: dicono! Qui bisogna sempre dire: dicono! Di certo, non c’è niente. Addirittura i senatori negano di aver ricevuto dei favori o non sanno spiegare come si sono arricchiti improvvisamente: dicono!

Dudut: Pensavo di trovarla meglio questa città … mi sembra dilaniata da conflitti interni di non poco conto.

Cosimo:         È sempre stata così … non farci caso, in qualche modo si salva sempre.

Aumenteranno le tasse ai popoli soggiogati del nord: pagano sempre loro. I Galli sono arrabbiati. Andiamo. Non mi dire che la vuoi di mattoni o misto paglia come si faceva prima dell’incendio?

Dudut: Per Amon Ra! (Mentre se ne vanno). Dipende dai costi. Facciamola di un misto. Guarda che giù da noi in Egitto ci sono delle costruzione vecchie a forma triangolare che non cadranno mai. Io le ho viste, ora sono semi sepolte dalla sabbia.

Cosimo: Ne ho sentito parlare. Dicono che sono di pietra. No, da noi i costruttori imbrogliano un po’ su tutto, non è il mio caso ma sai, se rimane in piedi è buona.

Dudut: Non mi manca il denaro per far erigere una bella casetta ma qui, tra un incendio e l’altro, potrei gettare al vento i miei risparmi.

Cosimo:         Se hai del denaro non tenerlo con te, depositalo presso quel trapezita

arabo che ha aperto da poco: lo custodisce lui. Non ci crederai ma in questo periodo i soldi finiscono tutti nelle sue mani. Te lo consiglio. Sono mode! Ha cominciato con l’importare olio di pietra ma non va molto, non c’è mercato e allora ha introdotto le spezie con le quali ha fatto sesterzi a palate.


Dudut:


Vedrò! Guarda arriva Pepe: il proprietario! Ave Pepe!


Pepe:                 Vedo con piacere che ti sei messo nelle mani giuste: ottimo costruttore il

nostro Cosimo. È affidabile: viene dalla Grecia.


Dudut:


Non sei romano? È un po’ caro ma … le tasse …


Pepe:                 Non me ne parlare … vado ora all’erario per un versamento. (Prende


sotto braccio Dudut). Diciamolo chiaramente: quelle tasse vanno a finire nelle taschedi qualche furbo che promette opere grandiose e poi non le porta a termine. … come

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quell’acquedotto nel sud o il nuovo stadio qui. Credimi, a Roma è diventata la prassi.

Incolpano l’imperatore di qualsiasi meschinità per avere le mani libere di … è anche

difficile trovare un verbo per descrivere le scelleratezze: capiscimi. (Guarda Cosimo)


Cosimo:


Se non ungi il mozzo la ruota cigola … capisci anche me!


Dudut:


Chi comanda a Roma?


Pepe: È una domanda alla quale non è facile rispondere quello che dovrebbe.


… diciamo tutti tranne


Cosimo:


Quello è un burattino nelle mani dei potenti che lo circondano.


Pepe: L’hanno messo lì quand’era ancora un ragazzo … hai capito? Col tempo si è un po’ svezzato ma … è giunto il tempo di … (Cosimo lo trattiene dal parlare tirandogli la toga).

Dudut:             L’avessi saputo che c’era questo caos sarei rimasto in Egitto.

Cosimo: Vedrai che ti abitui. Devi solo stare dalla parte giusta. Bene: domani do inizio alle fondamenta … (Si rivolge a Pepe). Pensa di edificare con paglia mista a mattoni. Te lo dico perché sarebbe illegale … dopo l’incendio c’è l’obbligo di costruire con pietra di Gabina, per lo meno la parte bassa dell’edificio che non può avere muri in comune con altri fabbricati. In questo periodo si importano materiali da tutto il mondo illegalmente per contenere i prezzi elevati dei nostri, per cui, se vuoi immettere della paglia la dobbiamo nascondere bene. Ti volevo informare prima di iniziare i lavori … e poi ci sono le tasse, le tasse … un disastro … c’è gente che non restituisce il denaro prestato. È diventato difficile credimi: regole e regole e un volta finito ti accorgi che hanno cambiato qualcosa … e giù multe su multe e noi, poveri costruttori, dobbiamo scaricare sul malcapitato cliente gli oneri aggiuntivi.

Dudut: Dicevo per risparmiare. Da noi i mattoni li fanno ancora con la paglia e stanno in piedi.

Cosimo: Credimi, stanno in piedi perché non piove mai … se dovesse venire un acquazzone come da noi vi trovereste con un mucchio di fango informe.


Dudut:


Dici?


Pepe:                 Fidati! Per onestà intellettuale ti dico che entro un anno dalla fine della


costruzione puoi beneficiare di una detrazione delle tasse, presentando il prospetto che ti darà Cosimo. Diciamo che è una messa in scena. (Sorride).

Cosimo: Quel foro dedicato alla presentazione è sempre chiuso … puoi detrarre ma non puoi entrare. È un espediente efficace per lo stato. Il cittadino può chiedere qualsiasi detrazione, in teoria, ma in pratica viene messo nella condizione di

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rinunciare per via del disservizio, creato ad hoc. A Roma nessuno sa esattamente come districarsi nel marasma burocratico. Tutti scaricano le responsabilità sulle spalle di altri. Non si trova un colpevole nemmeno se lo cerchi con la lanterna.


Pepe:

andando?


Oh già! Per ottenere sgravi ci sono vie alternative. Dove stavate


Cosimo:


In quel locale nuovo, alla moda …


Pepe:                 Per Bacco … scusate: ho bestemmiato … attento a quello che dici,


potresti offendere gli astanti che ti potrebbero accusare di spergiuro. Andiamo!


Dudut:


Davvero?


Pepe:


Te ne accorgerai. All’erario ci vado dopo.


Scena quarta

Entrano Merit, Dedet, Rea e Dodot


Rea:


E così anche tu fabbricavi vasi … eri un’ artigiana?


Dedet: Mio marito era artigiano io curavo i bambini e la casa. Lo chiamavano il “vasaio” per fargli un complimento … lo dico sotto voce perché laggiù è una bestemmia ... vero Merit?

Merit:               È un dio del sud …  noi ne abbiamo uno per città e di conseguenza un


centinaio. Non si sa nemmeno più a chi credere. Come qui del resto. Voi romani avete cambiato nome agli Dei ma sono i nostri che hanno fatto il giro dell’Europa passando prima in Ellade. Lo so che è una faccenda complessa ma è così! Dovete sapere che la maggior parte degli studiosi di questa materia è di Alessandria. In questo periodo ci sono dispute continue e una tale confusione che è diventato difficile districarsi. E pensare che tanti secoli fa un mio connazionale aveva istituito una specie di monoteismo ma l’hanno fatto fuori quasi subito. Aveva semplificato tutto. Un solo dio per tutti. Adesso pare che ne stia spuntando un altro.

Rea:                   Ne hanno portato uno a Roma di questi nuovi predicatori, deve aver

commesso dei reati da qualche parte. L’hanno ucciso l’anno scorso. Dedet, chi è quell’uomo che si sta sbracciando?

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Dedet:              È mio suocero … da noi lo consideriamo come se fosse il padre: non c’è

differenza. Dodot … vieni! Si chiama Vinicio adesso. È un brav’uomo ed è vedovo.


Rea:


Stavo giustappunto cercando un compagno … che sia disponibile?


Dedet:

a Siwa …


Mah! Non si trova bene qui. Gli manca l’oasi … lui ha vissuto tanti anni


Merit:


Davvero? È un uomo colto allora … è un religioso?


Dedet:


Non credo sai … è piuttosto laico e pensatore.


Merit:


Giusto il tipo che fa per me.


Dodot:              Adorabili femmine cosa fate sole in questo sobborgo in via di


costruzione? Non temete un’aggressione? Si aggirano stranieri dai volti orribili.

Dicono che provengono dall’Asia minore, dalla Siria e fin dall’Africa.


Merit:


Anche noi siamo stranieri. Siamo forse criminali?


Dodot:             Cosa centriamo noi: siamo romani. Semi … romani … è vero che


all’arrivo ci hanno scambiarti per clandestini … e tutto perché eravamo a bordo di una barchetta che abbiamo trovato sul momento giù a Patrasso. Ci avevano promesso la trireme per traversare l’Adriatico ma improvvidamente qualcuno ha pensato di noleggiarla ad altri, che io penso malfattori, e così, per colpe altrui ci siamo dovuti sottoporre ad interrogatorio dopo aver peregrinato per sei mesi nel verdissimo.


Dedet:

casa.


Padre, cosa interessa loro la tua storia? Dì piuttosto perché sei uscito di


Dodot: Per ora sono libero cittadino … potrò vagabondare qua e là a mio piacimento? Ho lavorato abbastanza direi … ero il custode dell’oracolo eh!

Merit: Sono di Tebe ma insegnavo ad Alessandria. Mi chiamo Merit. E sono non credente.


Dodot:


Merit … che bel nome … e da chi sei amata?


Merit:               Momentaneamente sono sola e abito presso la villa di Tullio Marco


Sempronio: mi occupo dei ragazzi, li educo.

Dodot: Un’insegnante … ottimo! Il tuo capo supremo ti ha lasciata venire a Roma (Merit annuisce). Gli è andata bene a quello, invece di scacciarlo l’ha nominato prefetto. … Non perdiamo tempo qui andiamo in un locale a bere.


Rea:


Mi hai totalmente ignorata, sono forse meno attraente di Merit?


Dodot:             Se ti dovessi risponde di sì, offenderei lei, se ti dovessi rispondere di no


offenderei te e siccome non voglio offendervi non ti rispondo.

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Dedet:              Padre mio è difficile coglierti in fallo. Da buon egiziano sai aggirare

l’ostacolo con abilità. Care compagne non credo che qui ci sia consentito frequentare locali, non vorrei che qualcuno vedendoci pensasse che siamo prostitute.

Dodot:              Sono così retrogradi questi romani? Scommetto che non hanno nemmeno

una biblioteca pubblica? Già, a che serve studiare: risolvono le questioni con le armi come un paio di anni fa in Palestina con quegli insorti. Bene, ci andrò da solo. Fatemi sapere dove vi riunite che vi vengo a trovare.

Rea: Vieni a casa mia … ti posso mostrare il vasellame che tua nuora comprerà una volta finita la casa.

Dodot: Già, siamo senza oggetti … viviamo in locanda per ora! È roba prodotta qui o viene dall’estero?

Rea:                   Purtroppo dall’estero … costa meno …  arriva in forma anonima, io

metto solo il sigillo per dargli quel tocco di romanità. È la moda!

Dodot:             E dura meno … o mi sbaglio?

Dedet: Dodot, non l’assillare … amiche vado alla ricerca di mio marito che come al solito si perde per strada.

Rea: Vi aspetto tutti a casa mia. Guadate il fiume a quell’altezza e poi prendete la prima strada a sinistra, seguitela fino in fondo, dopo le pozzanghere a destra siete arrivati. È meglio se venite di giorno. La sera è proibitivo gironzolare. Troppi stranieri con la barba incolta. (Si avvicina a Dodot). Sotto il pallio hanno la sica!

Dodot: Capisco! Scusa Merit … a Roma c’è qualche simposio che si può frequentare senza invito? (Dodot è vestito un po’ male).

Merit: Scherzi? Ci si può andare se appartieni a qualche gruppo di eletti o di senatori o di generali … certamente non con quel vestiario. Se credi posso parlarne al mio padrone … ti potrebbe introdurre.


Dodot:


Spiegagli chi sono e da dove vengo e cosa facevo …


Merit:


Meglio di no! Ti posso presentare come un mercante di papiro.


Dedet: Non dire mai a che gruppo religioso appartieni perché se non gli vai a genio ti crocefiggono.

Dodot: Ho sentito. Che metodi. Sono tolleranti ma al momento giusto tollerano quelli che stanno bene al principato. Meglio dire che sono laico o credente?


Rea:


Se mi sposi e prendi la mia religione sei a posto.


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Dodot:             Per la miseria mi vuoi condannare un’altra volta?

Dedet: Sarebbe un’ottima idea, padre … la finiresti di vivere sulle spalle di tuo figlio.

Rea:                   E lo cacci sulle mie?

Dodot: Che dite? Ho una rendita … mia … che ho consegnato nelle mani di un trapezita arabo. Mi ha promesso un incremento in poco tempo.

Merit:               Magari senza tasse?

Dodot:             Questo lo dici tu … però non sarebbe male evitare: riflettevo tra me.

(Stanno per andare ma).

Esei: (Entra disinvolto). Illustrissimi cittadini … figli di Roma … amici. Per caso ho sentito le vostre parole e devo dire che mi gettano nello sconforto. Non vi dovete fidare di chi propone facili guadagni. Al contrario, vi dovete fidare di chi non vi propone nulla ma che si prodiga affinché ne abbiate.


Dodot:


A che titolo ci ragguagli? Sei forse un esattore o un mercante avveduto?


Esei:                  Un cittadino romano che cerca di proteggere gli stranieri dal collasso

finanziario. Credetemi: ce ne sono parecchi al giorno.

Dedet:              Mio padre non possiede nulla è solo malato di mente e lo stavo


riconducendo alla locanda da dove è fuggito. (Cerca si sviare il discorso).

Dodot: Ma che modi … (Intuisce la situazione) sì è vero: sono malato. Sono in attesa di una trapanazione. (Dedet lo trascina via).


Esei:


Quand’è così … Siete tutti stranieri?


Rea:


Nient’affatto: siamo tutti romani!


Esei: Dal momento che vi trovo qui tanto romani non lo siete: è la zona più edificabile della periferia. È segno che cercate casa.


Rea:


Io abito di là del fiume e lei presso la villa di Tullio Marco. Ave!


Esei: Tu, sei una schiava … mi sbaglio o la villa dista parecchi stadi da qui? Ti posso ospitare sul mio carro fino al raggiungimento della meta.


Merit:


Sono una schiava egiziana.


Esei:                  Vesti bene! Il tuo padrone è molto ricco vedo. Ti ha agghindata a dovere


e ti lascia andare sola per le insulae: è del tutto insolito per una schiava. Sei molto bella per giunta. … (Le gira attorno). Dimmi. Chi è il faraone di questi tempi?

Merit:               Cesare!

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Esei: Quel miliardario biondo. Gode di popolarità presso la plebe ma è inviso alle alte sfere.


Merit:


Se lo dici tu! Adesso vai, non mi importunare oltre.


Esei: Hai dei modi risoluti per essere una schiava … e che bella schiava. Non disdegnerei di incontrarti ancora.


Merit:


Mi avvio non per andare alla villa ma per raggiungere la mia amica.


Esei:                   È andata male … scoprirò chi è, o chi sono. Questi miserabili che stanno


invadendo l’urbe ci arricchiranno per bene … per Diana … chi sono quelli? Non li conosco! Meglio filare per non dare nell’occhio. Non voglio incappare in una disputa religiosa senza fine. Tra mirtei, cristicoli, ebrei e quant’altri rischio di finire appeso. Non si sa più in chi credere. (Esce).

Scena quinta

Nove giugno. Entrano Dudut, Cosimo, Pepe, Esette.

Esette: Illustre Cosimo ti dirò che sono appena stato informato di aver avuto una grossa perdita di schiavi proprio nei pressi di Brindisi … una volta sbarcati si sono dileguati nei campi ed ora rimango senza scorte per i miei compratori. Ultimamente ci sono state delle perdite considerevoli per via delle dispute religiose, si accusano l’uno con l’altro e finiscono o appesi o in cella. La fortuna vuole che non li ho pagati

…(Ride). Li abbiamo spinti sulle navi illudendoli che, se qualora fossero giunti sani esalvi nella Apulia, avrebbero vissuto alla romana tra gli sfarzi.

Cosimo:         Ma non hanno abboccato! Bando alle lagnanze. Vengo ora dal senato.

Cesare è stato costretto alle dimissioni: sembra già in fuga. L’hanno indotto al suicidio ma … non è disposto a capitolare. Temporeggia. Attenti a quello che dite, soprattutto tu che sei mezzo romano: fingiti tonto!


Dudut:


È vostra abitudine far dimettere?


Pepe:                 Beh, qui è quasi obbligatorio, vogliono comandare tutti a turno


esclusivamente per i propri interessi. I capi fazione o partiti spingono i loro candidati vestiti di bianco, appunto “candidi”, allo sbaraglio, tenendosi essi nell’ombra. Se per caso vieni eletto sei costretto a fare ciò che vogliono loro, i capi e quando non servi più, se ti va bene: dimesso! Ma devi avere “Fortuna” dalla tua.

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Esette:              I commerci ne risentiranno … ci saranno dei rincari delle derrate altro

che diminuzione. Qui a Roma ogni occasione è buona per aumentare il prezzo dei prodotti dei campi. E nota che va sempre a finire che danno le colpe a noi senatori o al governo o alle intemperie. (I tre parlano ad alta voce per dare l’impressione di non sapere quello che sta accadendo fingendo di stare dalla parte della plebe,in realtà sono tra i responsabili della caduta di Nerone). È ora di finirla! Viva Nero!

Dudut: Ho notato! Da noi in Egitto la spelta costa poco, meno di un sesterzio. Quando arriva a Roma quintuplica … e viene spacciata per frumento per giustificare l’aumento.

Esette: Sai come funzionano le cose … una volta macinato. Basta dire che arriva dall’Egitto, poi, se arriva dalla Daunia chi se ne accorge. Il costo del debito chi lo paga? Non è il frumento che aumenta …


Pepe:


Caro Dudut l’impero costa e in qualche modo bisogna mantenerlo.


Dudut: Me ne sono accorto … ho risparmiato per l’intera vita ed ora in un attimo vedo volar via le sostanze come la pula.

Cosimo:         È il prezzo che si deve pagare per vivere a Roma … non sei nel mezzo di


una campagna, sei al centro del mondo. Qui le case hanno valore molto più elevato rispetto ad Alessandria … non vorrai mettere?

Pepe:                 I tuoi risparmi sono ben riposti … un domani te ne vuoi andare da Roma:

vendi e quadruplichi …

Dudut: Se non la incendiano prima. Consigliatemi che attività intraprendere! Avrei un discreto capitale da investire, che sarebbe maggiore se me ne fate risparmiare un po’decurtando i vostri compensi. (Cosimo ed Esette si guardano).

Cosimo: Quella cifra che ti abbiamo detto è formale. Non ti preoccupare, il modo di aggirare l’ostacolo c’è!


Dudut:


Capisco! Ci vuole molta esperienza?


Esette:


Ma no! Ci vogliono punti di riferimento.


Dudut:


In senato? (Tutti annuiscono).


Pepe: Anche! Caro immigrato … qui siamo a Roma … tutto è tollerato finché non operi alla luce del nostro Dio Giove, che meno ne sa meglio è!


Dudut:


Anche da noi se è per quello: cambia nome ma … Voi in chi credete?


Cosimo: Il giovane neo romano va istruito a fondo … ritiriamoci in quel locale alla moda … là troverai il meglio di Roma disposto al ragguaglio, dietro compenso è

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ovvio. È meglio spendere qualche aureo per un solo potente che centinaia e centinaia di sesterzi per tutti i tirapiedi.


Esette:


Ricordi quello che disse Cicero?


Dudut:


No!


Pepe:


Ognuno pensi per sé! E credimi, di questi tempi, è già tanto. Avviamoci!


Scena sesta

Entrano le donne, Esei e poi Dodot

Dedet: Guardalo, eccolo, si sta accodando a quelli … me lo portano al lupanare, che uomo scellerato me lo faranno diventare?


Rea:


Ma quale scellerato! Lascialo andare. È normale qui.


Merit:               In Egitto gli uomini comuni temono molto le divinità e, temendo che


l’anima finisca in bocca a qualche mostro nell’aldilà, si comportano bene mentre i potenti e i sacerdoti fanno quello che vogliono … si sono inventati le prostitute sacre per avere mano libera. È una faccenda così complessa che dovrei parlare per ore … Non avete mai visto Tebe? Abbiamo dei templi colossali per colossali imbrogli.

Rea:                   Perché da noi? Pur sapendo quasi niente del mondo esterno un’idea me

la sono fatta: non c’è nessuna differenza nel comportamento dei popoli!

Dedet: È così Rea … oltretutto noi atei siamo malvisti in tutto l’impero perché non portiamo oboli a nessuno.

Merit:               Se volete vivere bene, cioè tranquille, state attente agli sconosciuti.

Quasi sempre sono delatori … protendono la mano, piangono e fanno domande trabocchetto, l’ho sentito dire da Tullio Marco ad un senatore che si lagnava per questioni di ricatti. E mi raccomando non parlare egiziano perché rischi di finire dal magistrato per sobillazione, la nostra lingua è troppo difficile per loro e quasi sempre la scambiano per arabo e di questi tempi non va bene, ecco perché quei cristiani, per non farsi scoprire, fanno dei segni per terra.

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Dedet: Che periodo! Oltretutto si dice che durante la notte si aggirano dei personaggi dediti allo sciacallaggio. Spero che qui, in questa insula, non arrivino a disturbarci il sonno …

Rea: In genere vanno dai più facoltosi ma ora quelli hanno ingaggiato dei mercenari a guardia dei palazzi e così, non potendo entrare comodamente, razziano altrove.

Dedet: Che schifo! Mio marito dice che per questo motivo non vale la pena di spendere un capitale per comprare gli utensili e gli arredi da sistemare in casa.

Merit:               Prima o poi istituiranno un servizio d’ordine adeguato … con tutte le

tasse che ci mettono …

Rea: Lo promettono ma … per ora le prime ad essere sorvegliate sono le loro ville. E quei “mercenari” li paghiamo noi.

Dedet: Se continuo di questo passo i miei risparmi, che in Egitto erano cospicui, qui si ridurranno a poco e mi toccherà rimettermi sotto coi vasi.


Esei:


(Entra). Ecco le mie signore confabulare di denaro …


Dedet:              Hai frainteso … si parlava in generale e di quanto a Roma sia


impossibile accantonare sesterzi per il futuro.

Esei: Sbaglio sempre a sentire … non vorrei ammalarmi proprio ora che ho per la mente grandi idee per questa insula … come non detto, riprendo il cammino verso casa: ave!

Rea:                   E quali sarebbero queste idee?

Esei: Molte … e tutte a favore dei cittadini indifesi come voi maggiormente esposti in periodi come questo di dissesto politico … ave!


Dedet:


Prova ad esporre senza locuzioni e giri di parole.


Esei:


Ho ragione quando dico che siete straniere indifese e senza marito.


Rea:


I nostri mariti hanno le loro occupazioni e tornano verso sera.


Esei: Vanno a Roma con mezzi propri? (Le donne non sanno rispondere). Mi state mentendo dunque?

Merit: Mio marito è alle dipendenze del Senatore come ti ho detto. Se vuoi esporre bene, altrimenti lasciaci andare. (Cercano di ingannarlo).

Esei:                  Ecco il mio pensiero. Dobbiamo per forza stare qui in piedi a soffrire il


caldo o volete approfittare del mio carro per raggiungere qualche luogo più fresco?

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Dedet:              Basta che non sia troppo lontano dell’insula.

Esei:                  È qui appena girato il cardo.

Rea:                   Facciamo presto … ho molto lavoro da sbrigare.

Esei:                  Lo immagino! Prego! (Escono)

Scena settima

(Quasi subito)

Dodot:             Guardatele: Che sciocche … si sono lasciate abbacinare da quel furfante

…Sediamoci un attimo qui in attesa che arrivi mio figlio con qualche novità. Da quando sono a Roma faccio fatica a vederlo … sembra che stia costruendo una reggia

…qui poi, nel nulla … fossimo in centro all’Urbe lo capirei … non che ci mancano i denari ma … i consigli di tutti sono per tenere un basso profilo abitativo per evitare le tasse che già ammontano a percentuali astronomiche per un ricco figuriamoci per noi

…ho capito fin da subito che mi dovrò rimboccare le maniche e rimettermi a custodire il tempio di qualche dio sconosciuto. Ne hanno talmente tanti. Insomma: da noi è anche peggio e tutti che cercano sesterzi, viveri, favori per il tempio e promettono … promettono … ogni settimana ne spunta uno nuovo e promette. Gli unici che non cercano niente, per ora, sono i seguaci di quel tale che hanno portato in catene da Jerusalem. Seguaci di chi poi vallo a sapere. Portano tutti qui e si lamentano per i disordini. Ci dev’essere una convenienza di fondo per riempire l’Urbe di ogni sorta di personaggi discutibili, altrimenti devono essere matti. Lo posso attendere per l’eternità quello … spero che non me lo corrompano troppo … già è incline agli astragali per conto suo … che rientro in patria! Cosa faccio? Io torno alla locanda! Prima passerei da quel locale: ho intravisto femmine di grande prestigio … sono appesantite da orpelli un po’ equivoci ma … bah! … Usanze romane. Forse è meglio soprassedere. Gli orpelli non portano niente di buono. (Esce).

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Scena ottava

Entrano tutti: una settimana dopo

Cosimo:         Avete visto che meraviglia di fondamenta? Ottima scelta di posizione:

panoramica … se salirete sul tetto potrete vedere i palazzi di Roma.


Dodot:


Se rimarrà in piedi!


Dedet:


Padre, sei pessimista.


Pepe:


È pietra non paglia come da voi.


Dodot:


Pietra costosa … dev’essere speciale … viene da lontano?


Cosimo:


Non è quello il motivo di un così elevato costo: è la qualità.


Dudut: Padre, non sindacare. Cosimo mi ha promesso uno sconto ragguardevole se da parte nostra addiveniamo ad un compromesso …


Dodot:


Si usa così a Roma? Ci si compromette?


Pepe:


Illustre romano, le mani sono due e …


Dodot: Che voi usate male … soprattutto nelle province. Capisco che ci tenete all’igiene ma … cercate di non esasperare.


Dedet:

adeguare.


Padre … lascialo parlare. Se vogliamo restare ci dobbiamo per forza


Esette:


Vedi, caro fratello …


Dodot: Eh, eh … non ti sbilanciare troppo con questo fratello. Mi fai pensare che sei uno di quei tali che si fanno ammazzare di botte per niente.


Merit:


È opportuno lasciare i “credi” da parte … nelle trattative è meglio!


Esette:              Hai ragione cittadina! Va bene? Allora! Cosimo dice che sarebbe


opportuno che tu, uomo di culto, ti introducessi in qualche setta, non mancano credimi, e ti facessi passare per uno sprovveduto in cerca di un Dio che ti possa

salvare dai peccati … ma così, in modo generico: peccati vari … (cerca di essere vago).

Dodot: Io ho commesso peccati? Ero il guardiano di Siwa con accesso al Naos! Dove vuoi arrivare?

Cosimo:         Forse è meglio se ti inventi una nuova “setta” … ci sono spinte dall’alto

che portano in quella direzione.

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Dodot: In direzione della croce! Vacci tu in quella direzione. Sono abbastanza agiato da potermi permettere una vecchiaia tranquilla. Stai a vedere che dopo aver traversato il verdissimo mi vado ad infilare nella botte per dare risposte stravaganti al primo che passa. Vero Merit?


Merit:


Già! Potresti raggranellare qualche sesterzio. (Ironica).


Rea:


Ma come parli? A volte non vi capisco … che strana lingua avete.


Merit:

mai.


Non immagini nemmeno: abbiamo 3500 glifi per scriverla e non bastano


Pepe: Siete un po’ arretrati eh … fortunatamente vi abbiamo conquistati noi che di “glifi” ne abbiamo ventiquattro e ci bastano.


Dodot:


Per fare imbrogli ne bastano anche meno. Avanti sentiamo la proposta.


Esette:


Finalmente! (Si guarda attorno). Meglio al riparo da orecchie nemiche.


Dudut:


Siamo tra di noi romani.


Pepe:


Lo so ma, il nemico ci ascolta celandosi in luoghi imprevedibili.


Rea:


Non mi dire?


Merit:

saputo.


La cosa mi sorprende del tutto. Se non venivo a Roma non l’avrei mai (C’è molta ironia nelle battute).


Dedet:


Che sia sotto terra?


Dodot:


Figlia mia sei ingenua … sarà su qualche albero!


Rea:


Devono essere invisibili perché non ne vedo!


Esette:


Lo vedi, stai gettando le basi per una nuova “setta” senza saperlo.


Cosimo:


Avete capito adesso?


Dodot:


Veramente: no!


Pepe:


Sei duro di comprendonio … per essere quasi un egiziano mi meraviglio.


Dodot: Meravigliati quanto vuoi. Io di sette non ne invento … al massimo un partito politico se proprio mi devo gettare allo sbaraglio.

Cosimo: Lo dicevo io che è intelligente questo vecchio neo romano. Un partito. A volte qui usiamo perifrasi per sondare il terreno e quando ci rendiamo conto che tiene andiamo dritti alla meta.


Pepe:

tacere).


Dopo il fatto di Pisone … ecco! (Capisce che sarebbe stato meglio


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Dodot:


Ah, adesso fate così … i sondaggi. Però! E fino ad ora cosa avete capito?


Dudut:             Padre mio noi non siamo ancora addentro alle faccende di questa città


così tanto da poter competere con loro che vivono qui da sempre. Se ci invitano a partecipare ai loro progetti è perché hanno fiducia e credono nelle nostre capacità.


Dodot:


Perché tu che capacità avresti, sentiamo?


Dedet:


Padre lo stai denigrando!


Dodot:


Credimi, non lo mai trattato così bene.


Rea:


E allora? Questo partito a che cosa dovrebbe servire?


Cosimo:


Perché non venite a casa mia?


Dodot:


Dove non ci sono nemici!


Cosimo:


Esatto! I nemici verranno dopo … a cose fatte.


Dodot:             Che fretta c’è … tanto … siamo circondati da nemici, (scruta qua e là)

uno più uno meno a noi che cambia: a cose fatte finiamo in cella, nel migliore dei casi.


Pepe:


Via … non essere pessimista.


Dodot:


Pessimista? Sei venuto in contatto con qualche filosofo?


Pepe:


No!


Dodot.


Infatti mi sembrava strano. Merit spiegaglielo tu.


Merit:


Non mi sembra il luogo adatto.


Dodot:


Pensi che sia solo il luogo?


FINE PRIMO ATTO

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SECONDO ATTO

Scena prima

Un mese dopo

Dudut:             Manca solo il tetto … sono veloci qui, vero padre?

Dodot:             Molto … troppo … li fanno lavorare questi schiavi eh … mi pare che li

prendono dal nord Italia … sono orobici, retici, gente in gamba: un po’ bistrattati. Parlano una lingua particolare che mi piacerebbe apprendere. Ho tentato di capirli ma sinceramente mi risulta difficile, ignoro quasi tutte le parole. Emettono degli strani suoni. Sarà una lingua germanica.

Dedet: Non si capiscono nemmeno fra di loro dal tanto che lavorano e si prendono legnate mentre i fannulloni vengono da molto lontano e non incappano mai in punizioni perché gravitano attorno alla suburra.

Dudut: Gravitare attorno alla suburra è tutto dire … se non sei delinquente non ti conviene.

Dedet: Ho sentito dire che l’incendio l’hanno appiccato loro, questi fannulloni, dietro pagamento.


Dudut:


Ne dicono tante che … leggi gli acta.


Dodot: Gli acta non li legge nessuno perché non sanno leggere: è per questo che li lasciano esporti.

Dedet:              Mi ha detto Merit che ogni tanto passa qualcuno incaricato dal senato a


leggerli … ma lo fa a secondo della sua parte politica, cosicché uno scritto può essere interpretato a piacimento.

Dodot: Hai capito questi romani che furbi? Tengono tutti ignoranti per poi raggirare … non è come da noi … insomma … su una “rana” quanti sanno leggere? Forse adesso con questo copto che hanno in mente di diffondere, fra trent’anni ci sarà più cultura popolare che col demotico non è mai decollata … mah!

Dudut: Tutto il mondo è paese. Aldilà di questi discorsi … cosa pensi di fare padre circa quel progetto? Mi scontano se noi cerchiamo di aiutarli.


Dedet:


Preferisco pagare di più che finire dentro per i loro maneggi.


Dodot: Ha ragione lei … risparmi ne abbiamo … se quello scellerato di trapezita non li sperpera.

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Dudut: Valli a ritirare subito. Se per ragioni imponderabili ci tocca di fare fagotto almeno quelli ci copriranno le spalle.

Dodot:             Vado! Cerchiamo di prendere qualche biga usata. Sono vecchio! Almeno

un asino. (Pensa). Meglio di no: ne avrei due!


Dedet:


Padre ti lamenti sempre. Se rimanevi in Egitto sarebbe stato meglio.


Dodot. E già, il vecchio è meglio lasciarlo questuare nei pressi del tempio tra nuvole di polvere, scarafaggi enormi, che non si possono schiacciare altrimenti ti tagliano la gola. … Si vede che non hai letto Virgilio.


Dedet:


L’ho letto padre.


Dudut:


Mi è andate bene perché cammini con le tue gambe.


Esei: (Entra). Cittadino, mi sembra di conoscerti, non sei quel vecchio che un mesetto fa si aggirava vagabondando in questi dintorni in attesa di una trapanazione?

Dudut:             Padre che va dicendo costui?

Dodot: Sì, sono già stato trapanato a fondo e … vedi questo romano, figlio, va proteggendo gli stranieri dai malfattori … dice! Non vuole che investano i loro miseri risparmi affidandoli a trapeziti arabi.

Dudut.             Ma padre è quello che hai …

Dodot: (Deve intervenire per non scoprirsi). Sono pazzo, sono pazzo … la trapanazione non ha funzionato.


Dudut:


Perdonalo, cittadino. Non sa quello che fa!


Esei:


Lo vedo … appena si menzionano i soldi lui impazzisce.


Dudut:

forse?


Cerca di capirlo: è un egiziano. (A parte). Che ti prende: sei impazzito


Dodot:             Imbecille, questo ti vuole dilapidare … cosa ci siamo stati a fare tutti

questi anni in Egitto? Non hai imparato niente! Lasciami andare dall’arabo: fingi!

Dudut: Torna alla locanda genitore … povero vecchio. Era un sant’uomo ed ora è ridotto alla questua. Presto raggiungerà gli avi.

Esei:                  Era in compagnia di alcune donne un mesetto fa, erano sue parenti?

Dudut: Non abbiamo parenti … saranno state delle conoscenti di mia moglie. Guarda, stanno arrivando. Dedet sono le tue amiche? … Che belle sono!

Merit:               Ancora tu? (A Esei).

Rea:                   Sei assillante …

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Merit: È il caso di dirlo! Assillante! Chi è questo distinto possidente? (Finge di non conoscerlo).

Dudut. Non è un possidente: è mio padre! Ama vestirsi alla moda ma si deve rendere conto che se vuol vivere qui deve cambiare i costumi.


Dedet:


Padre, invece di travestirti, corri a casa. Non fare impazzire pure noi.


Dodot: (A parte). Ma ti dico io … devo passare per uno straccione perché questo scemo mi vuol rapinare i risparmi. (Si allontana).


Rea:


Così saresti il marito di Silvia?


Esei: Ah ecco chi sei? Il marito! Saprai allora cosa ho proposto loro circa il fare o il non fare a Roma di questi tempi.


Dudut:


È lui l’artefice … sei un pensatore?


Esei:                  In un certo qual modo: sì! Penso a voi non del tutto romani che siete in


balia di questi malfattori di artigiani imbroglioni.

Dudut: Mentre tu sei un onest’uomo. Quel carro è tuo? (Esei annuisce). Com’è che possiedi un carro di quelle dimensioni se dici di essere un galant’uomo?


Esei:


L’ho ereditato dalla mia povera moglie .


Rea:

sorte.


Così giovane e già vedovo … le moire ti hanno riservato una pessima


Merit:


Se dipendesse da loro! Ma … dimmi: in quale religione credi?


Esei:


In quella dei miei padri!


Dedet:


Anche noi in quella dei nostri padri, vero Dudut?


Dudut:


Mi pare scontato!


Rea: Tutti crediamo in quella dei nostri padri … ma oggi è preferibile non dirlo chiaramente.

Esei:                  Ti riferisci a quelle crocifissioni? Sì, hai ragione, ma essendo noi tutti

romani che problemi abbiamo: nessuno!

Dudut:             E allora perché vai facendo domande a loro, che sono più deboli, circa i

cristiani o gli ebrei … chi ti paga per fare il delatore? Cesare forse?

Esei: Cesare non conta più niente ormai … alcuni lo dicono morto alcuni fuggito in oriente. Dovreste gioire per la sua scomparsa.

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Dudut:             Pretoriani! (Al pronunciare questa parola Esei se la svigna). Avete visto:

teme! Per adesso ci siamo liberati. Quelle proposte che ha fatto erano indirizzate al fine di mettervi nel sacco.


Merit:


Parlerò con Tullio … vedrò che sì può fare.


Dudut:


Sei tu l’egiziana di Tebe?


Merit:


Sì!


Dudut:


Non sai che piacere mi fa incontrare una connazionale.


Rea:


Se dici di essere romano perché la chiami connazionale?


Dedet:


È un modo di dire. Viviamo tutti sotto l’egida di Roma.


Rea: Più vi conosco e più mi confondo le idee … avete uno strano modo di fare … sarà perché essendo di Alessandria siete più istruiti di noi o forse i costumi di laggiù sono diversi dai nostri … Ad ogni modo sappiate che io sono venditrice di vasellame: passate parola a chi conoscete.

Dudut: Vediamoci a casa tua domani in modo da trattare le compere: ci servono molte cose di buona qualità ad un prezzo ragionevole.

Rea: Se le vuoi ad un prezzo ragionevole devi prendere quelle estere. Le nostrane sono care.

Dudut: Ti faccio notare che ho fabbricato anfore per tutta la vita e so distinguere i materiali buoni da quelli scarsi.


Rea:


Non sarà facile imbrogliarti allora? Tua moglie conosce la strada.


Merit:


Tra poco abiteremo vicine …


Dedet:


Sì e sono felice! Merit è atea come noi e tuo padre ed è affidabile.


Dudut:


I tempi sono difficili, basta una parola di troppo e sei dentro.


Merit. curioso!


Certo che tuo padre è strano: era il custode di Siwa ed è ateo! È molto


Dudut: Lo faceva per mestiere, per lo stipendio. Di quell’esperienza gli è rimasta una vasta cultura. Mi ha fatto intendere che si vuol mettere al servizio di qualche tempio per pura passione del sapere. Non si rende conto che gli potrebbero scappare delle parole compromettenti se interrogato sui rituali o altro. Sono così strettamente collegati che si fa fatica ad attribuirli …

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Merit: Fallo desistere. Tullio dice che il principe che salirà al soglio di Augusto potrebbe peggiorare le cose. Deve rastrellare denaro e non andrà per il sottile coi templi. E’ questioni di giorni. Dicono che sta tardando ad arrivare ma è già nominato.


Dudut:


Chi metteranno stavolta?


Rea:


Si fanno auto eleggere dal senato anche da lontano. Ave.


Dudut:             Ave. (Le donne se ne vanno). Moglie ritiriamoci nella locanda sperando


che il genitore porti buone dal luogo in cui si è recato. Se si è recato!

Scena seconda

Cosimo, Pepe, Esette poi Dudut. Un mese dopo


Esette:


Che notizie porti dal senato?


Cosimo:         Pessime! Galba, il successore che abbiamo appoggiato sembra incerto


sul da farsi. Sabino ha paura di una contro mossa e teme per la vita.

Pepe:                 Non doveva fare l’errore di pretendere il soglio.

Cosimo: Dobbiamo evitare dissidi con Servio Sulpicio. Ha già aumentato le tasse e il popolo si è schierato contro, inoltre ha tolto i compensi ai pretoriani che l’hanno sostenuto. Otone preme alle porte e Vitellio pensa di essere il legittimo successore.

Gli omicidi si moltiplicano. Si stanno eliminando a vicenda. Siamo alle soglie della guerra civile.

Pepe: Si prospetta un periodo di incertezze che potrebbe bloccare i nostri affari per Diana. Cosimo, queste case a che punto sono? Liberatene in fretta.

Cosimo: Manca poco al tetto … per le idi di Settembre le assegno ai proprietari che in gran parte sono agiati mercanti o cittadini venuti da fuori o italici che cambiano città, ai quali sarebbe opportuno fare il discorsetto sul partito …


Esette:


Quell’egiziano accetterà il consiglio?


Pepe:                 Certo, è benestante. È dalla nostra … Marco è entusiasta. Ha già


intravisto profitti cospicui. A lui interessa che siano totalmente areligiosi. Dice che si fanno affari molto meglio che coi sacerdoti.


Esette:


Quel truffatore a cui ha dato i risparmi da che parte sta?


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Cosimo: Dalla sua … mica è scemo. Se intendi dire che è corruttibile allora ti posso dire di sì!

Pepe:                 Andrà minacciato. Dipende da chi sta dietro di lui:cerca di scoprirlo! …

Non si può sbilanciare gratis. Ci si sbilancia per interesse maggiore … capisco che siamo a Roma ma … per Giove: eh!

Cosimo:         Ho già indagato! Ha sotto di sé dei carovanieri che dall’Arabia portano

merci. Agisce da solo. Non ha potenze a cui deve rendere conto. È un ladro più che altro. Si arricchirà a dismisura rastrellando capitali per poi svanire nel nulla. Zitti che arriva! … Dudut … andiamo in quel locale? Con una buona coppa si tratta meglio.

Dudut: Per gli dei, non è che avete chissà quali vini qui … da noi la birra è superiore ai vostri liquidi più pregiati.


Pepe:


Davvero? Vorrà dire che mi trasferirò in Egitto!


Dudut:


Ma come, io vengo qui e tu vuoi andare là?


Cosimo:


È vero che non piove mai?


Dudut:

di nuovo.


Piove molto raramente, le piogge durano pochi minuti, poi Ra risplende


Pepe:


Tu sei religioso?


Dudut:


Non lo sono mai stato.


Cosimo:


Nemmeno per convenienza?


Dudut: Per convenienza si fa di tutto caro cittadino … viene un adoratore di Aset … lo si intrattiene con parole adatte … viene uno sfegatato adoratore di Ptah, lo intrattieni con parole di Ptah. Viene un giudeo gli racconti frasi della Torah. Ho parole per tutti i credenti e uso materiali differenti a secondo del destinatario. Migliori se per il tempio, peggiori se per i privati. (Lo dice ingenuamente).


Pepe:


È indubbio: sei uno dei nostri! Vero Cosimo?


Cosimo:         È un romano contemporaneo. Avviamoci dunque. Se per caso tua moglie


non ti concede le sue grazie abbiamo dei lupanari con femmine di grandi capacità disponibili per pochi sesterzi.


Dudut:


Non è mio costume profittare del meretricio. Avviamoci!


Pepe:                 A Roma più ricco sei e più frequenti certi luoghi. Pensa che nelle ville si


scatenano orge a non finire. Fingono di intrattenersi con dibattiti filosofici ma ad una certa ora scatta un tale baccanale da far impallidire Petronio.

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Cosimo:         Dall’oriente arrivano speciali intrugli di papavero battriano che lasciano

perplessi … credimi: si perde l’orientamento se ne inali i vapori.


Dudut:


Sono centinaia di anni che in Egitto fanno uso di queste poltiglie …


Pepe:                 Cosa ne dici se ci mettessimo a trafficare con quell’arabo trapezita che è


in contatto con alcuni carovanieri che portano spezie e incenso?

Dudut:             C’è questa necessità a Roma di diffondere intrugli?…

Cosimo: La necessità si crea … la cominciamo a diffondere tra gli adepti del nostro partito che andremo a costituire e poi …


Dudut:


E non facendolo alla luce di Giove … è legale!


Pepe:


Ottimo! Ora sei un romano. Avviamoci!


Esette:              Io sono un uomo di poche parole ma da commerciante dico che col tuo


aiuto ne faremo di affari qui a Roma ... soprattutto in questo periodo di dissesto politico ... lascia che si dimettano, che si suicidino … a noi … si deve navigare in acque basse e sicure.

Dudut: Mi sembra di capire che senza un partito non è possibile rimescolare i papiri a piacimento! (Annuiscono tutti). L’avevo intuito.

Cosimo:         La politica la si fa lontano dal senato (ammicca) quelli si schierano a

seconda dei desideri di altri che si guardano bene dallo schierarsi mentre noi, al di là di questi meccanismi, che conosciamo bene, agiamo senza rischio. Diciamo che, finora, ci siamo inserirti in un partito o in un altro senza pretendere spostamenti ma adesso è il momento di scendere in campo.


Pepe:


Solo un vero romano capisce a fondo il discorso di Cosimo.


Dudut:


Non sei un greco?


Cosimo: Prima! Romani romani ce ne sono pochi. Possiamo incamminarci. Ho la quadriga qui dietro.


Dudut:

“HE!”


È quella che spunta dalla curva? (Cosimo annuisce). Che strana sigla ha!


Pepe:                 Non badare alle sigle (Gli sussurra qualcosa). Non credere … è


patriottismo eh! Diciamo che spostiamo i guadagni da una parte all’altra dell’impero dove conviene di più in quel dato momento. Bisogna salvaguardarsi.


Dudut:


E il trapezita allora, a cosa vi serve?


Esette:


Per il prestito. Ci rimette lui se va male.


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Dudut:             In questo modo fallirebbe solo lui in qualità di gestore dei fondi comuni.

Ecco come fate: i soldi sono quelli di tanti cittadini, voi li investite in attività, i guadagni rimangono a voi ma se ci fossero perdite … Con quella sigla … faccio fatica ad interpretare … di che provincia è? (Escono).

Cosimo:         Beh … Te lo diremo … ora è tempo di bere.

Scena terza

Entrano Dodot, Esei poi le donne.

Dodot:             Alla locanda è meglio non discutere di affari, per le vie è imprudente

chiacchierare, nei locali men che meno … mi dicano dove posso parlare perché andando di questo passo me ne torno ad Alessandria ... perlomeno posso leggere qualcosa di nuovo e bere bene … il che, alla mia età non è male, visto che rimane poco a cui aggrapparsi sarebbe da considerarsi la panacea di tutti i …

Esei: (Entra con dei papiri). Eccolo il nostro trapanato! Hai sofferto molto per l’intervento?

Dodot: Molto! Avete dei chirurghi pessimi … molto abili con la lingua e poco con le mani. Mi hanno trapanato dove non dovevano. Ho rischiato grosso.

Esei :                 Dovevi andare a Capri  … a quest’ora saresti guarito per bene.

Dodot: Dici? … Tu sei proprio furbo di natura o lo sei diventato dopo lunghi periodi di studio? Il mio male è dentro il cranio ... alle volte divento improvvisamente pericoloso soprattutto se sento parlare di sesterzi. (Si muove dando l’impressione di essere pazzo). A me il denaro fa venire i nervi a fior di pelle …È un male egiziano.

Esei:                  C’è anche qui nell’urbe! Non ci manca niente credimi. Le tue donne?

Sono andate al foro?


Dodot:

importate.


Che ne so delle donne! Ci sono donne qui a Roma? Già, sono state


Esei: Sei proprio pazzo. Almeno sei in grado di tenermi compagnia fin quando arrivano o mi devo guardare da gesti spericolati?

Dodot:             Fortunatamente per te stanno arrivando. L’ultima volta che mi hanno


lasciato solo con un estraneo è finita male: per lui.

Esei: Cittadine … ero preoccupato … non vedendovi mi sono chiesto: dove saranno?

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Rea: Ti abbiamo già risposto riguardo quella faccenda. Di sesterzi da spendere per la difesa delle case non ne abbiamo.


Merit:


E allora, che vai cercando ancora?


Dedet:


Non temi la presenza di un pazzo?


Esei:                  Oh sì … la temo. Tuttavia, anche se non volete i miei servigi, vi devo

mettere in guardia: senza militi che sorvegliano le case siete in pericolo.


Dedet:


Mentre invece se accettassimo la tua proposta filerebbe tutto liscio.


Rea:


E quanto ci costerebbe?


Dodot:


Il decuplo di una giornata di lavoro.


Esei: Vecchio, non ti intromettere, lascia che prendano le loro decisioni autonomamente.


Dodot:

conta uno.


Che consigli vuoi che dia: pazzi! Sono pazzo … su una “rana” se ne


Dedet: Padre mio, astieniti dal pensare … ascolta invece come le donne di questa città sanno trattare gli affari. (Con malizia).


Esei:

pazzo.


Bel discorso. Uno che tira in ballo le rane non può essere che totalmente


Merit:


Vuol dire che su centomila persone c’è un pazzo simile.


Esei:                  Per tutti gli dei, proprio a me doveva capitare … La mia proposta è

semplice: denaro in cambio di sicurezza domestica. Voi due cittadini venite a dire la vostra a queste donne. (Sono due schiavi che il malfattore ha istruito a dovere, ma essendo piuttosto maldestri si confondono con le risposte, finora erano rimasti sullo sfondo). Parlate liberamente raccontando i benefici ottenuti.

Schiavo: È meglio che parli lei da prima. (Si guarda le mani sulle quali Esei gli ha scritto le risposte, ma non sapendo leggere passa la mano all’altra).


Schiava:


(Idem). Abbiamo dei benefici? Sì! Al tempo trascorso: ora meno.


Esei: È il contrario … suvvia, non siate timidi, esponete il pensiero. (I due si guardano). Non abbiamopensieri da quando … da quando?!

Schiavo:        Abbiamo conosciuto te che di noi sei il padrone e per somma dei


guardiani che si approfittano …

Esei: Della mia bontà … davanti ad estranei si confondono. Sono appena giunti a Roma come voi e si sentono spaesati.

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Schiava: Ah ecco sì … alla mente ho … eravamo spaesati ma al passato, ora no perché abbiamo te che ci protegge da … da …


Schiavo:


È così!


Dodot:              Premetto che sono pazzo e vi invito a fuggire per non incappare in un


incidente sgradevole, ma prima che lo facciate ci tengo a dirvi che siete molto intelligenti e soprattutto avete una grande cultura tant’è che vi segnate sulle mani le risposte che, come tutti i saggi, non sapete leggere.

Dedet:              In Egitto solo gli ignoranti sanno leggere. (Sarcastica).

Esei: I miei assistiti se la cavano … e poi, quando regna la serenità non c’è bisogno di tante parole e di risposte complesse.

Dodot: Che strano: stanno fuggendo o mi sbaglio? Se fossi in te li terrei d’occhio quei tuoi assistiti … sembrano loro i ladri.

Esei:                  Ma cosa dici vecchio: hanno sbagliato strada. (Imbarazzato). Vedi:

tornano! Sono curiosi: per loro questi sono luoghi sconosciuti.

Merit: Lo credo bene! … Ci hai convinte … un giorno di questi incontriamoci da te per stendere il contratto.

Esei:                  Lo sottoscrivete già adesso prima di aver terminato l’edificio?

Dodot:             Perché attendere? Andate voi … e mi raccomando: leggete bene le mani.

Sono pazzo! Temete la magia?


Schiava:

mistero.


Molto … di mali ne abbiamo sofferti assai e di più non sopportiamo il


Rea:


Dedet … tienilo in casa quest’uomo: è pericoloso! (Ironica).


Merit:


Rischia di terrorizzare gli astanti con assurdità.


Esei:


Hai ragione cittadina: trapanatelo di nuovo.


Schiavo:


Ci siamo persi la via … riportaci a casa.


Rea:                   Potete venire da me per una bevanda, sarei orgogliosa di ospitarvi (Le


donne hanno capito l’imbroglio di Esei) sono certa che il vostro assicuratore saràd’accordo?

Esei: Per niente … devono rincasare subito. I consorti saranno in pensiero a quest’ora. Amici salite sul carro.

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Schiava:         Hai ragione Esei (si ricorda la risposta che doveva dare). Per una

modestia somma fa proteggere dai furfanti che vagabondeggiano qui di notte. E sono pochi ma ci predano il sesterzio di mano.


Schiavo:

bocca).


(Idem). Riferisco il dire suo: non dire che ci conos … (Esei gli tappa la


Esei:


Stai male forse? Sono stranieri come voi e si sentono smarriti.


Dodot:              Qui il pazzo sono io, non vorrete emularmi? Scappate via tutti quanti.


(Raccoglie da terra una pietra). Donne, non penserete davvero che questo scemo siaun galantuomo?


Dedet:


Lasciamoglielo credere.


Merit:


Da noi, in Egitto, quanti ce ne sono di questi furbi?


Dodot:


A centinaia … figurati se abbocchiamo.


Rea: Dico … ho dello sterco sugli occhi per caso? Sono romana e commerciante, non una sprovveduta montanara scesa al piano col cesto di paglia pieno di neve. Questo pensa di essere furbo? Lasciamoglielo credere.

Merit:               Ha preso due dei suoi schiavi pensando di istruirli in poco tempo ma …

gli è andata male. Escogitiamo un artificio per tenerlo lontano: usiamo la magia!

Dodot: Per Usir hai ragione. Ne ho visti tanti di inganni giù a Siwa. Apparire e sparire persone nel nulla, bastoni che prendevano vita … ci penso io a questo. E poi, non sono pazzo?


Rea:


Saresti il compagno ideale ma ahimè sento di non avere ascendenti.


Merit:

noi?


Dodot, o meglio, Vinicio, cosa ne pensi di un matrimonio tardivo tra di


Dodot:


Nel senso che sono tardo? O pazzo?


Merit: Nel senso che sei anziano! Una giovane in sposa ad un vecchio è plausibile se lo sposalizio è sorretto da un interesse puramente immateriale.


Rea:


Non ho capito una parola!


Dedet:              Gli sta dicendo che a letto sarebbe opportuno coricarsi a distanza di


sicurezza onde evitare tragedie greche subito dopo il fattaccio della mancata resurrezione del dissestato impianto idrico.

Rea:                   Per Giove Dodot sei così messo male?

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Dodot:             Gli dei mi hanno concesso una vita discretamente lunga ma mi hanno

privato del godimento dei beni terrestri … (Finge di abbattersi, abbozza un pianto). Tenterò con arti magiche ma …

Rea: C’è una polvere che preserva da questi malanni … ne vuoi? Viene da molto lontano.


Dodot:


Se fosse possibile beneficiarne …


Dedet:              Senti vecchio pazzo precedimi nel ritorno a casa: ci manca solo una


moglie per completare l’opera. Amiche, non lo fomentate, ha già grilli per la testa di suo se aggiungiamo anche i vostri dovrò trapanarlo davvero.

Dodot: Sono nelle mani di una nuora severa. Amiche per ora vado seco ma tu tieni in caldo quella polvere. E vedete di raggirare quel fannullone. (Viene trascinato via da Dedet. Escono tutti).

Scena quarta

Poco dopo

Esette:              Avete visto come fugge lo scellerato. Merita la morte per il solo fatto di

essersi sottomesso a quel lussurioso di Tigellino. Esei si fa chiamare.

Pepe: L’ex prefetto dei vigiles che ostacola la funzione pubblica per interessi personali assoldando una schiera di malfattori come quello per arricchirsi smisuratamente. Lo dico con una punta d’invidia. Avremmo dovuto pensarci.

Cosimo:         Ha fatto bene Nero a metterlo da parte. Veniamo a noi camerati. Il tempo

gioca a nostro vantaggio … Galba ha accettato il nostro favore, pertanto

organizziamo il partito alla svelta … nel caos politico nessuno ci farà caso, oltretutto Galba è uno grezzo.


Dudut:


Siete sicuri che i senatori siano così distratti?


Pepe:

mano libera.


I senatori si spaventano ad ogni stormir di fronda. Abbiamo praticamente


Dudut:

parvenza.


Che sistema avete adottato … un senato molto duttile. Oserei dire una


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Cosimo: In uno stato moderno il senato è formale. L’impero si regge da solo. I senatori vanno in curia solo per parlare dei fatti loro. Abbiamo i funzionari per questo.


Dudut:


Quelli che tengono il foro chiuso.


Esette:


La tua perspicacia di fa onore Duilio: ti consideriamo già uno dei nostri.


Dudut:


Come avete intenzione di chiamarlo questo partito?


Pepe: “Partito del popolo” … come lo vuoi chiamare? Noi porteremo il beneficio dell’intruglio, perché è così che si chiama, ai cittadini desiderosi di svago.

Cosimo:         Senza pesare sulle spalle dello stato che, essendo già pesantemente

gravato del debito, si dovrebbe accollare un’eccessiva spesa per divertire il popolo.


Dudut:


Precisamente quanto mi costa la manovra?


Pepe: I tuoi risparmi e quelli di tuo padre. Vedi di raggirarlo a modo senza farlo ragionare troppo.

Dudut:             In Egitto è considerato un venerabile di grande spessore culturale. È una


persona che si sa districare tra inghippi filosofici e mistificazioni teologiche con un’abilità sorprendente. È in grado di prevedere il pensiero digli interlocutori data la vastità delle conoscenze.


Cosimo:


Per Bacco … mettiamolo alla prova … intravedo possibilità infinite.


Esette:


Quante lingue parla?


Dudut: Dunque … la nostra, l’egiziano, l’arabo, il greco, l’aramaico e in parte il farsi inoltre alcuni dialetti come il luvio e l’ebraico.

Pepe: Per Diana … è talmente alto lo stupore che non facciamo altro che bestemmiare … devo dire che ho soggezione, mi siedo per riprendermi.


Esette:


Duilio, quel denaro che ha dato al trapezita che fine ha fatto?


Dudut:             Doveva andare a recuperarlo, pensavamo che ci sarebbe tornato utile per


un eventuale fuga ma ora alla luce dei nostri accordi … eccolo che arriva gioioso. Padre! Giungi sulle ali del vento … l’aria di Roma ti fa ringiovanire!

Dodot: Altroché … (guarda tutti furbescamente senza farsi accorgere). Siete molto impegnati voi “patrizi” romani … che sia la decorrenza di qualche divinità? Da noi in Egitto sarebbe sempre festa, se dovessimo essere ligi alle tradizioni, ma fortunatamente non lo siamo. (Li osserva). Mi sembrate molto perplessi! Qualcosa è andato storto nei vostri progetti? Dovreste essere felici: abbiamo un nuovo Cesare, che per ragioni di moralità non può essere peggio dell’ultimo. (Prende una pausa). E

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quel partito che avete in mente a che punto è? Francamente, con tutti quelli che vi sono mi sembra superfluo ma se ritenete necessario confondere le menti dei vostri connazionali ancor di più non sarò certo io ad impedirvelo ma nemmeno a favorirlo.


Dudut:


Padre, sei tu che confondi.


Dodot:


Io? Non essere ridicolo, figlio … Non vedo tua moglie, dov’è?


Pepe: Di’ la verità, cerchi la nuora perché sai che è in compagnia delle amiche che tanto ti piacciono …

Dodot: La tua perspicacia è pari alla tua stupidità: le ho appena lasciate e la nuora non c’era.

Cosimo: (Ride). Attento Duilio, hai la moglie in pericolo, vedi di trovarla prima che cali il Sole. L’insula brulica di ceffi.

Dudut:             Conosce l’arte dell’affabulazione: è difficile soggiogarla!

Dodot:             Come la sopravvaluti!

Pepe: Vinicio, hai poi risolto la faccenda coll’arabo? Siamo ansiosi di conoscere il destino dei tuoi risparmi.

Dodot: Pensi che sia così corto di mente da divulgare simili notizie a te che sei uno sconosciuto?


Dudut:


Padre, la tua mente si è attorcigliata come la corda: non ricordi i fatti.


Dodot: Non ha nessuna importanza dato che riguarda la mia sfera privata. Inoltre perché mi chiedi questo? A che vantaggio?


Cosino:


Il partito!


Esette:


Già: il partito! Te ne sei scordato?


Dodot: Tutt’altro … tutt’altro. Sono venuto a Roma con questa intenzione: organizzare un partito per creduloni senza cultura. Ho in mente grandi progetti per i cittadini. Ippodromi, circhi, stadi più grandi, spettacoli d’ogni sorta, donne … cosa credete, che mi manchi la fantasia? (Li sta mettendo alla prova).

Esette: È proprio quello che vogliamo: distrazioni per il popolo con un tocco di miscele orientali dai poteri inebrianti.


Dudut:


La pensano come te padre!


Dodot: Il sondaggio l’avete fatto? Senza sondaggio oggi non si muove una paglia. Galba deve trovare già tutto organizzato. Non vorrete che pensi ad un’iniziativa estemporanea?

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Pepe:                 Non è del tutto scemo, è sì un po’ brutale ma certe cose le conosce.

Basterà presentargliele come necessarie.

Cosimo:         Noi lo abbiamo appoggiato allo scopo di metterlo sul soglio di Augusto e

lui ci darà mano libera … tieni presente che il debito pubblico sta crescendo ed è

nostra intenzione alleggerirlo ma a nostro vantaggio. Un inviato sarà di ritorno tra poco con le novità.

Esette: Quanto durerà questo Galba? Chi lo sa! Ecco perché dobbiamo passare dall’instabilità alla certezza immediata se vogliamo che il futuro ci arrida.

Pepe: Non c’è potere al mondo superiore al nostro ma non possiamo servirci dei vinti per agire. Ci ingannerebbero. Dobbiamo scegliere tra i romani fidati i collaboratori.

Dudut:             Capisci padre? Quei risparmi servono ora prima che arrivi un altro

cambiamento! (Cerca di convincerlo).

Dodot:             E se qualcuno più scaltro di lui lo sopraffà all’ultimo momento?

Cosimo:         Non capisci che noi possiamo ricattare tutti, chiunque salga al potere.

Favoriamo e neghiamo al momento giusto … i principi passano ma quelli come noi no! La politica non la si fa in senato: la facciamo noi.

Dodot: Capisco! Devo sentire la mia coscienza prima. Non agisco mai senza consultarla. È un mio modo di fare.


Pepe:


E ci vuole tanto? Spero che viva qui a Roma! Sono certo che ti dirà di sì!


Dodot:

cava.


A volte è in contrasto con la ragione o con la legge … ma alla fine se la


Esette:              Sei molto complicato vecchio: fai ricorso a personaggi che non conosco


e che a Roma se ne ignora l’esistenza.

Dudut: A Roma sì, ma altrove … beh! Non so che dire! Lasciamo che consulti costoro. (Si avvicina al padre, a parte). Non tirare in ballo i filosofi, questi a malapena conoscono il nome del loro genitore. Non hanno nessuna formazione culturale. Pensa al guadagno che avremo. Finiscila di filosofare. Sei un vecchio pazzo. … Si convincerà! Parola di Duilio.

Dodot:             Mi fate un po’ pena … a dopo! Mi consulto e torno!

Cosimo: Come siete complicati in Egitto. Questionate sulle piccolezze come se fossero i grandi problemi della vita.

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Dudut: Non sai con chi stai parlando. (Tra sé). Padre, avviati per il consulto e cerca di non approfondire troppo.


Dodot:

modo mio?


Devo approfondire alla romana con un arma nascosta sotto la veste o a


Esette:


Se vuoi un consiglio di un romano …


Dodot:


Fai una strage! In modo civile, ovviamente.


FINE SECONDO ATTO

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TERZO ATTO

Scena prima

Nella nuova casa. Un mese dopo

Schiavo: (I due schiavi parlano male, si esprimono come possono, nel loro dialetto). Maledetto Esei… mi è bastonato suli pedoi e va chiedome di servirlosenzalevanerer la testa dela tera che diverriamo tutti domani post motui.

Schiava:         Disfacciamo de ello, contraggiamo com loro il fato nostro.

Domandamelo se ci istudiano la lingua latina que la dicono universitale.


Schiavo:


Lo seniores de l’Eghipto è santo di istoria. Famocerlo imparare da ello.


Schiava: Abbiamo molte ignoranze da sopplire e per la manera medesima ci fottono. Il dire latino nostro inadatto al tempo della vita in corso.

Schiavo: E ci pestano i pedes cum nerborersco di bue. Loqua con elli nell’ora corrente. Sesterziosi son issi. Alla parte loro, da liberti, ci bisogna stare.

Schiava:         Che ci facciano loro plebe da lavoro … ci riscattino … a pro gli feio da


vigiles. Loquere si è necessità. Nota la belletteria dille mura petrosee, in angolo si possimo dormire.

Schiavo: Rigorosi si di esse con verbi facili. Esei va deposto di nostro padrone. Chidiamoce l’osipizio di loro: all’eghiptico passato di anni. Come mi viene agli occhi lo addivengo. Eccosilo lo vado incontro, no, eso lo figlio di ello è, nella stessa manera lo avverbio?

Schiava:         Al pides tuo resto nell’isperanza di condizone meno scabrosa. (Escono).

Dedet: (Entra con Rea e Merit. Dudut sta arrivando, è un po’ distante). Dudut, vedi di non farti abbindolare dagli schiavi di quello scellerato di Esei. Li ha istruiti ma a quanto pare non troppo bene.

Merit: Si dice che Tigellino sia il vero manovratore: parole di Marco. Questo è uno scellerato alle dipendenze.

Rea: Da me non prenderà un sesterzio. Dite che è il caso di denunciare il fatto al nuovo principe?

Dedet:              Limitiamoci a metterlo nel sacco. I disordini sono troppi. L’imperatore

non baderà alle lamentele di due egiziane. Penso che meno ci esponiamo con delazioni e meno ci vedono gironzolare, meno tasse ci chiederanno.

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Rea:


Le ha già aumentate di nuovo. In più chiede donativi ai possidenti.


Dedet:


Per la miseria se vede questa abitazione ci condanna al dissanguamento.


Merit:

alle due).


Troviamo una soluzione immediata. … Ho un’idea! Sentite. (Sussurra


Dedet:              Pensi così? È un pochino egiziano il metodo … ma sì, in fin dei conti


sono schiavi … se non altro li liberiamo da quello scemo che gli scrive sulle mani le risposte.

Rea: “Si può fare”. Hai sentito che frase: oggi va di moda! Chiama tuo marito, proponi l’affare.

Dedet: (Si affaccia alla finestra). Dudut … lascia perdere quei due … entra in casa. Se non è ben guidato fa dei disastri.

Dudut: (Entra). Andate voi due e tenete a mente il consiglio. Sto trattando con i due una questione importante.

Dedet: Mai come quella che ti stiamo per dire. Merit ha suggerito di comprare quei due, cosicché, da liberti, potranno diventare proprietari della nostra casa che fingeremo di vendergli attraverso un raggiro onde evitare la tassazione.

Dudut: È proprio quello che stavo facendo su suggerimento di Marco. Il nostro capo del partito popolare. Vengo ora da casa sua.


Merit:


Di quale Marco parli.


Dudut:

benefattore.


Tullio Marco Sempronio, il senatore nonché latifondista e tuo


Merit:               Il mio padrone è un latifondista? E dà questi consigli? (A parte). Ho

avuto la stessa idea? … Sicuramente il fine è diverso: io penso agli schiavi!

Dudut:             Certo! Hanno in mente di costruire un nuova insula al di là del ponte. E


Cosimo sarà il costruttore. E Pepe cederà i terreni di sua proprietà gratis. E senza pagare tasse.

Rea:                   Mi siedo per non cadere: essendo sulle nuvole mi potrei far male. Senza

tasse eh? A me aumentano i dazi e a quelli: gratis! Chi bisogna essere per ottenere i benefici?

Merit:               Ladri! Vale a dire: politici … lo sapete cosa diceva Plato tanti secoli fa?

“Se volete trovare i ladri cercateli tra i politici” , alla sua epoca però: oggi no!

Dedet:              È sempre meglio saperlo, sai com’è: le epoche. Lo sai che consigliano di

dire così: “dicono”!

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Dudut: Sono parole al vento … viviamo in tempi difficili … devastati dal debito statale come siamo ci permettiamo di dibattere su piccolezze private che ci potrebbero sì avvantaggiare, ma alla fine, i due liberti vivrebbero meglio e si potrebbero permettere qualche vapore che gli daremo da provare in via sperimentale a scopo commerciale. Parola di Marco Tullio.

Dedet: Hai accettato la proposta allora? Abbiamo un nuovo partito. Galba non fa una piega?

Dudut:             E perché dovrebbe fare pieghe? Ha ricevuto una somma che verserà

all’erario per alleggerire il debito e in cambio ci offre immunità … hanno usato un altro termine ma fa lo stesso.

Dedet:              Tuo padre è al corrente?

Dudut: Mio padre è vecchio … lo manderanno a predicare da qualche parte confondendosi con altre decine di postulanti che si nascondono sotto terra.


Merit:


Tuo padre non è mitraico! È ateo. Non si abbasserà mai a quel livello.


Rea:


Lo sposo io per trarlo dai guai: convincetelo.


Dedet:


Non lo farà mai! Lo conosco.


Merit:


Starebbe meglio con me che con te. Per affinità di pensiero.


Rea:                   Se lo vuoi dillo chiaramente. Lasciamolo decidere almeno. In fondo non


è poi così vecchio. Si sa destreggiare bene.

Dudut: Lasciamo che sia lui a decidere … ora abbandonate la casa perché attendo alcuni signori. Ave! (Escono le donne tranne Dedet).

Scena seconda

Esette, Cosimo, Pepe, Dudut, Dodot poi Dedet

Dudut: Amici entrate! Meglio se ci raccontiamo le nostre faccende in casa affinché nessuno pensi a qualche moto sovversivo da parte nostra. Quel delinquente di Esei manda gli sciacalli di svariati credi a spiare le mosse dei cittadini per poi ricattarli.

Pepe:                 Bene! Bravo! È tempo che Tigellino si faccia da parte definitivamente.

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Cosimo: Ha i giorni contati ormai. Galba è soddisfatto dell’operato, starà buono per un po’ … lascia correre e farà pressione su altri in senato lasciandoci mano libera di fare il nostro comodo.

Cosimo. Gli conviene se non vuole fare la fine di Nero. Caro Duilio ungere le ruote porta benefici, ma l’effetto dura poco soprattutto se le ruote sono quelle di un avaro.

Dudut:             Galba è avaro? Il partito si muove con le proprie gambe, il nettare

circola, l’arabo è soddisfatto, noi pure … l’investimento darà i frutti desiderati e tutto filerà liscio.

Pepe: Non ti illudere troppo … diamo avvio all’insula che il principe ha caldeggiato per motivi suoi che non conosciamo ma che ci tornano utili. Si tratta di svariati milioni di sesterzi a testa. Grazie all’intervento finanziario tuo e di quello dell’arabo siamo in una botte sicura.

Dudut: E anche vostro. (I due si guardano e annuiscono). Se mio padre lo scopre mi uccide.

Cosimo: Perché? I risparmi sono stati spostati da un affare all’altro senza cambiare mano … anzi, in questo sei sicuro che renderanno, nell’altro li avresti persi in mezzo al deserto tra le pozze di quell’untuoso liquido maleodorante.

Dudut: Quando vorrà vedere il suo investimento sarò nei guai. Crede che i sesterzi sono finiti in opere pubbliche.

Esette: Più pubbliche di così! Eccolo che arriva … evitiamo qualsiasi accenno che lo possa allarmare.

Dudut:             Vive in allarme! (Entra Dodot un po’ rattristato). Padre, che è quel viso

corrucciato? Hai forse perso la dignità per strada?

Dodot: Quella l’ho presa molto tempo fa quando sono giunto a Roma … ciò che mi preoccupa ora sono quelle donne … si, quell’egiziana e quella commerciante. Mi hanno chiesto in sposo. Alla mia età rimettermi sotto con una donna per giunta giovane … penso che mi vogliano in qualche modo raggirare per fottermi i risparmi.

Pepe:                 Meglio farseli fottere da qualcun’altro.

Dodot: Da te forse? Non credere che uno come me, che è vissuto in un tempio, si possa raggirare così facilmente. Preferisco conservare la vedovanza che vedere le mie sostanze volatilizzarsi. (Al pubblico). Voglio vedere fino a che punto sono scemi.

Dudut: Padre … non sono donne dedite alla truffa o al meretricio: si tratta di persone di buon grado … non vorrai dubitare di una tua connazionale?

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Dodot: (Guarda il figlio con compassione). Dove hai vissuto tu, in Egitto? Avete qualcosa da dirmi o me ne posso andare altrove senza incappare in disavventure finanziarie?

Pepe: Buon Vinicio chi mai oserebbe tanto! Al contrario ti consiglio di prenderla in moglie quell’insegnate, Marco ne sarebbe felice.

Dodot:             Marco chi? Il vostro anfitrione? Salutatelo se lo vedete. Io mi chiedo …

come vi è venuta l’idea di appoggiare quel bruto di Galba facendolo correre a Roma in poco tempo per reggere un impero al collasso?

Esette: Ma noi abbiamo intenzione di contribuire al bene collettivo con un donativo spontaneo, già versato all’erario.


Dodot:


In cambio di che fate donativi?


Dudut: Padre … tra poco la città avrà a disposizione una nuova biblioteca che sorgerà qui nell’insula che costruiremo. La prima vera biblioteca pubblica di Roma. Potrai consultare tutto.

Dodot: Tutto cosa? Che bisogno c’è di un’altra insula? Chi vi abiterà, qualche colonia di schiavi in via di sbarco? O forse nessuno?

Cosimo:         Costruiamola prima, poi si vedrà! Con tutti i pellegrini che arrivano vuoi

pensare che rimangono vuote? Quest’ultima religione che si sta diffondendo porterà benefici a tutti credimi. Si parla già di svariate migliaia di persone che ambiscono vivere nella capitale dell’impero. Non saremo certo noi a limitarne la pratica. Noi romani siamo tolleranti con tutti.

Dodot:             Se vi fa comodo … e il senato cosa pensa di queste manovre?

Esette: Il senato non ha importanza … si compra con poco. Basta entrare con una daga sotto la toga per far accondiscendere.

Dodot: Ne sappiamo qualcosa, si usa così: senatori vecchi e furbacchioni giovani. Mischiamoli bene e ne otterremo il giusto impasto. Bene! … (Si aggira). Parlatemi di quel partito che deve diffondere benessere battriano sotto mentite spoglie! C’è un certo entusiasmo nella plebe: non aspettano altro.

Cosimo: (Non capisce il tranello di Dodot e si lascia andare). Veramente? C’è aspettativa? Bisognerà rinforzare l’importazione … me ne occupo di persona. Cittadini: a domani!

Dodot:             Corri, corri … il popolo non ha in mente altro che il suffumigio.

Pepe:                 Mi commiato e seguo il camerata. Ave!

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Esette: I commerci mi attendono: ho uno sbarco di schiavi africani in arrivo ad Ostia … la manodopera per l’insula. Devo recuperare la somma che ho anticipato per convincerli a salire sulla navi.

Dudut:             Non essere troppo generoso … lasciali ambientare e offri loro la miscela.

Esette:              Vedo in te un potenziale Cesare. Ave!

Dodot: (Quando è uscito). Io vedo in te uno stolto. Frequenti un sacco di galantuomini! Bravo! Considerami un estraneo alla famiglia. Vuoi un consiglio? (Dudut annuisce). Non darne mai!


Dudut:


Padre mi tratti come un infante che succhia il latte dalla madre.


Dodot: Mentre noi siamo giunti a destinazione, dopo un lungo periglio, tu ti sei smarrito al momento dello sbarco.


Dudut:


La finirai di considerarmi un fanciullo?


Dodot:


Tuo figlio minore ti supera già in dialettica.


Dudut:

Adeguati!


Con te accanto non lo salverò di certo: Roma non è Alessandria!


Scena terza

La famiglia di Dudut … un mese dopo


Dedet:


I due ex schiavi sono qui … entrate!


Schiavo: Civitati magnanimi, siam al servo vostro per benefico di sicurenza alla mure vostre. (Si gettano ai piedi).

Dodot:             Voi siete i proprietari ora, ma guardatevi bene dal comandare. L’unico


vantaggio è quello di aver ottenuto la libertà riscattandovi da quello sciacallo di Esei.

Schiava: Pessimo uomo è, ci nerborò parecchio i pedei e la mano destra. Che sì schiavi ma uomini zelanti di lavoro basso siamo.

Dedet:              Nessuno vi toccherà più. Voi siete i padroni di questa casa, ma abiterete

là nell’alloggio comune e se qualcuno vi chiederà informazioni esibirete questi documenti che vi proteggeranno dagli esattori … sapete leggere?

Schiavo:        No! Ne scrivere le lettere.

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Dodot: Perfetto! Meglio ignoranti … andate avanti così che questi vi gabbano per bene … mi ritengo estraneo ai fatti … preferisco abitare con loro assieme agli animali che con voi romani. Anzi … lo vedrete chi è Vinicio. Ave!

Dedet:              Commetterà qualche sciocchezza quel vecchio balordo. Imparate a

memoria queste frasi: “La casa è nostra, l’abbiamo costruita con gli ultimi risparmi dei nostri avi dopo che sono diventati liberti ed ora siamo tornarti poveri”.

Schiavo: Lo questo in testa sanno gli esattori? Che di basso lavoro schiavo si tanta mura valla ad erigere?

Dedet:              Se imparassi a parlare meglio confonderesti gli esattori come si deve.

Quindi la prima cosa che farete è seguire le lezioni di Merit. La farò venire qui a casa.

Schiava: A meretrice ero destinata ed ora ad alto stile mi trovo ad essere per dire cose non vere e ad imparare le lettere latine per poter vivere fuori dalla stalla. Se è il volere degli dei lo farò. Di condizione finale alta diverrò all’ultimo?

Dedet: Ma certo … matrona diverrai. Volete guadagnare subito un sesterzio? Seguite il padre senza farvi scorgere.

Schiavo: Lo sappiamo fare il gatto: Esei ci ammaestrò. Alla bugia ci avvezzò. (I due escono ma si dirigono da un’altra parte. Lo si intuisce dal passaggio davanti alla finestra).

Dudut: Per la miseria … si sono imbattuti in quel demente di Esei: corro in soccorso! Sono pur sempre due scemi, si lasciano gabbare in fretta.


Dedet:


Ci manca che Esei sappia del sotterfugio.


Dudut:             Li raggiungo per scongiurare il disastro. Basta alzare un braccio che


questi si spaventano. (Arrivano Rea e Merit) entrate mirabili femmine Dedet vi preparerà del buon infuso d’erbe.

Merit: Complimenti Rea, hai arredato per bene la casa con oggetti misteriosi. Vengono dall’Egitto o mi sbaglio?

Rea:                   Alcuni, i più misteriosi. Qui a Roma si importa di tutto … sappiamo

costruire palazzi ad acquedotti ma in fatto di oggetti lasciamo agli orientali

l’esclusiva della raffinatezza e della novità. (Entra Dedet, si era spostata in un altro locale). Amica egiziana sei soddisfatta dell’arredo?

Dedet: Direi di sì, anche se devo dire che alcuni oggetti li avevo già in Egitto. L’unica cosa che mi dà fastidio è che dovrò nascondere nella cantina gli arredi migliori. Sai se li vedono mi aggravano e quei due, per ora, sono inaffidabili.

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Merit: Aspetta almeno la visita degli esattori: potrebbero non venire mai. Ho sentito Marco dire a tuo marito che si prenderà cura di sviare il carteggio.

Dedet:              Per Thot, ho riscattato quei due per niente? Ho un marito inetto. Si fa

raggirare come un ragazzino. Quel Marco! Se sapevi perché non l’hai detto prima?

Merit:               Come potevo sapere? Temo che ci sia un inganno.

Dedet: Dov’è? Eccolo a confabulare … (Si affaccia alla finestra). Dudut riportali qui … ecco, adesso saprà tutto. Guardatelo, vi sembra un capo partito?

Rea:                   Il rientro l’ha un po’ frastornato … diciamo che è in balia degli eventi.

Dedet: Sì, eventi! Questa casa ci sarebbe costata un somma esagerata se l’avessimo pagata per intero ma ha voluto che il partito ci mettesse la quota di sostegno che danno ai falsi immigrati che vengono per sopperire alle carenze di una certa mano d’opera e allora …


Merit:


Marco dice che … beh!


Dedet:


Che?


Rea:


Ci sono pericoli?


Merit:               Dice che farà nobili gli stretti collaboratori e che Galba è disposto a


sacrificare alcuni dei suoi che lo stanno tradendo per favorire altri disposti a spianargli la strada.

Dedet: Ha già fatto uccidere Ninfidio Sabino dai pretoriani per congiura … un domani ucciderà questi altri se intuirà defezioni. Ha sostenuto lo smercio della poltiglia per sviare il popolo ostile. Ci dicono che siamo liberi ma a quali condizioni?

Merit :              Da noi è la prassi dai … chi è veramente libero in Egitto?

Dedet: I sacerdoti, i generali, il perfetto, il console … qualche bibliotecario … Voi docenti di grammatica o di storia. Gli anziani dicono che da quando Antonio si è messo in mezzo, l’Egitto è cambiato totalmente.

Rea: Non addossare tutte le colpe ai romani. Noi lasciamo liberi i soggiogati: basta che pagano i tributi. … Amiche l’Egitto è lontano. Pensiamo a sopravvivere qui. I tempi sono quello che sono e bisogna stare dalla parte giusta.


Merit:


La parte giusta di oggi potrebbe essere quella sbagliata di domani.


Dedet: Già! Cosa bisogna fare allora? Schierarsi non giova, non farlo è peggio. I benefici vanno a pochi e gli svantaggi a tutti.


Rea:


Lo stato ideale non esiste.


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Merit:


Esiste, esiste … tranne che non è concepito per noi.


Scena quarta

Cosimo Esette Pepe Dudut Esei Dodot. Un mese dopo


Esei:

contenti!


(Lo trascinano dentro). Mi avete ridotto i guadagni maledetti, sarete


Esette:              Asino, stai dalla parte sbagliata … unisciti a noi. Il tuo capo è alle corde.

Già Nero l’aveva diffidato, figurati questo.

Esei:                    Agisco autonomamente e per colpa vostra ho perso due pedine. Liberti!


Per favore. Siete peggio di me. Credete che non abbia capito la mossa? Marco Tullio si servirà di loro per la diffusione assieme ad altri insospettabili. Non fa altro che consigliare a tutti voi di riscattare schiavi perché gratificati dal riscatto obbediscono senza fiatare.

Cosimo: Non penserai che vada io attorno alla suburra o nei campi a spandere incenso? Ma dico, sei romano o che cosa?


Pepe:


Noi trattiamo incenso arabico non suffumigi strani.


Esei: Che importa l’arabo assieme alle spezie? Bella moda! D’accordo, mi unisco a voi del partito popolare per non incappare in un “suicidio popolare”. Datemi un ruolo.


Dudut:


Per diffondere l’incenso bisogna fare un giuramento.


Esei:


Immagino che avvenga in un mitreo?


Pepe:                 Immagini bene. Ma con il culto non ha niente a che vedere. Adesso fila


dritto a casa senza che la tua ombra ti possa superare.

Esei: (A parte). Il principe saprà del movimento? Chi mi salva dal disastro. In poco tempo si è sovvertito l’ordine consolidato e mi tocca addivenire a faccende estranee al mio carattere per l’interesse di chi, di questi o dell’impero? Nessuno è in grado di filosofare a Roma dopo Seneca. Il pensare non è la prerogativa principale ed

èper questo che i delinquenti si moltiplicano a mio svantaggio. Informerò il pretorio che è in contrasto con Galba. Ave! (Esce).

Dudut: Forse è meglio tenerlo d’occhio. Non vorrete che gli schiavi lo ragguaglino facendo il doppio gioco? Lo schiavo è inaffidabile per definizione.

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Dodot: (Entra con un pacco di papiri). Eccomi a voi … tutto bene? I volti sono traversati da profondi solchi! Il miscellaneo battriano vi getta nello sconforto? Vi siete tanto prodigati per il benessere del popolo ed ora vi corrugate la fronte? Il vostro Mitra ha detto di no al godimento forzoso? Capisco lo vuole tenere per sé.

Dudut: Padre è la tua prerogativa sparigliare i papiri? Da quando sei a Roma non fai altro che vagabondare con rotoli sotto braccio … affidati ad una moglie come ti hanno consigliato.

Dodot: Chi me l’ha consigliato: qualche oracolo? Ne avete sottomano uno? Ditelo perché sono esperto, ho manipolato per decenni il responso per il benessere pubblico.

Cosimo:         E dimmi: quella tua conoscente che consiglio ti ha dato alla fine?

Dodot:             Molti e contrastanti … pochi e dissimili … convincenti e dissuadenti.

Dudut: Padre, ritirati nella tua stanza da pensiero … la lucidità lo sta abbandonando. Non sa più che cosa pescare dal fondo della conoscenza … probabilmente ha intenzione di finire appeso.

Pepe: Associati a noi. Potresti convincere molti cittadini alla nostra fede con ottimi raggiri! Ti introduci tra gli adepti e offri loro la felicità degli iniziati.


Dodot:


Prima dovreste allargarli quei sotterranei.


Cosimo:


Hai ragione come sempre … sono piccoli e siamo in pochi!


Esette:


Mentre i cristiani sono in crescita.


Dodot:

Egitto …


Lo vedi che se ti impegni … Non mi avrete mai! Preferisco tornare in


Dudut:              A rimbecillire quelli! Ti ho sentito una volta invocare Alessandro per


infervorare gli astanti greci che credono all’imene divina che ha generato il Grande re.

Dodot: Le genti vanno accontentate … senza intrugli orientali programmati dallo stato tramite uno scellerato come il vostro principe. Ammesso che ne sia effettivamente a conoscenza. Vi consiglio di aprire gli occhi. Quello scemo che ho visto uscire poco fa è il principe dei delatori. E credo che voi lo stiate sottovalutando. La gente che maneggia schiavi ha orecchie lunghe.

Esette: Cosa vorresti dire? Anch’io maneggio schiavi e non ho mai udito da loro cose a me ignote.

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Dodot: Ognuno pensa di sé quello che vuole credendo di essere il migliore di tutti mentre, nella maggioranza dei casi, è solo un povero illuso.


Pepe:


Noi cosa saremmo?


Dodot:             Tra qualche mese ne riparliamo. … per quel che mi riguarda: mi defilo.


Vado nel pensatoio per tentare di ritrovarmi, pur conoscendo me stesso. (Esce).


Cosimo:


È completamente pazzo.


Dudut:


Padre … non ascolta nessuno: è testardo!


Cosimo: Quando si ritroverà con migliaia di sesterzi ne riparleremo. Non può essere insensibile al denaro.

Dudut:             È capace di regalarlo al primo che gli va a genio. Bisogna ammogliarlo.

Con quell’egiziana sarebbe meglio.

Esette:              Cosa ne dite se mettessimo in piedi una scuola di alto profilo


internazionale con lui a capo e Merit come capo docenti? In quell’ambiente l’intruglio andrebbe a mine perché avremo a che fare coi figli dell’aristocrazia disposti a spendere cifre considerevoli per la cultura.

Pepe: Lo dicevo io che avremmo fatto sesterzi a milioni. A Galba diamo ancora un donativo per tenerlo buono attingendo dal trapezita. Gli daremo in garanzia un migliaio si schiavi già defunti.


Cosimo:


Andiamo da Marco per sentire il suo parere.


Dudut:


Non potrà che essere d’accordo.


Scena quinta

Un mese dopo

Dodot:             Molto bene amica, mi hai sedotto e giungo disarmato a te che tanta cura


mostri di avere nei miei confronti. Dolce Merit, non ti posso promettere grandi avventure notturne, ma in ore diurne potrai godere del frutto della mia saggezza.

Merit: È privilegio di una docente unirsi, seppur formalmente, ad un saggio egiziano gravato sì dagli anni ma dalla mente eccelsa.


Dedet:


Mi sembrate degli innocenti fanciulli che si promettono amore eterno.


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Rea: Si fa per dire: eterno! Sono felice e nello stesso tempo disperata per la tua scelta. Speravo di diventare la tua consorte ma non ho astragali da giocare.


Dodot:


Adorate, sarebbe opportuno non diffondere la notizia, per ora.


Dedet:


Temi una diffamazione?


Dodot:             No! Sono un libero cittadino dell’urbe, per ora! … Ma … Sai. Meglio se


…insomma ecco. (Vago). Vado dall’arabo per un prelievo da destinare al finanziamento della cerimonia nuziale che presumo sia di una certa complicanza. Ave!

Merit:               Non temere glieli darà: Marco è stato abile nell’istruire quell’uomo. Gli

concede di distribuire le briciole mentre gli introiti salgono a dismisura finendo chissà dove lasciando la plebe in subbuglio privata dei risparmi e del necessario per sopravvivere.


Dedet:


Ecco! Un tocco di umanità non guasta.


Rea:                   I miei affari vanno male: troppa insicurezza. Camminare per strada è


pericoloso. Ad ogni angolo spunta un legionario e non si sa se è dalla parte del principe o contrario. Hanno sempre la mano sull’impugnatura della daga. Hanno perfin lasciato inconcluse quelle case per iniziarne altre in un'altra insula. Chi si accollerà il debito?


Merit:


Le costruiscono coi fondi dell’arabo … quale debito.


Dedet:              Lo stato non incasserà tasse perché le erigono per speculare. Mi


piacerebbe sapere se il senato è al corrente.

Dudut: (Entra all’improvviso). È prerogativa dei senatori costruire insulae. Qualche estraneo, se solleverà lamentele, avrà un’abitazione gratis e non incolperà la curia di collusione. Entra tu manigoldo.

Esei:                  Stupende donne … eccomi a voi in qualità di supplice.

Rea: Ti hanno ridotto al servaggio … il tuo padrone è in disgrazia e hai pensato bene di abbandonarlo? Hai visto Merit come si è ridotto, e senza l’aiuto della magia.

Esei:                  Mi hanno costretto alla religione misterica per diffondere il culto del

“incenso” … sono prigioniero dei tempi. Non aggravatemi con la magia: la temo!


Dudut:


Esei non vi seccherà più! Vi abbiamo liberate da uno sciacallo.


Dedet:


Per finire nella bocca del leone. Il vostro protettore cosa dice?


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Dudut:             Il capo supremo è felice. Nell’insula che sta sorgendo ci saranno

divertimenti popolari e locali pubblici di svago, terme, teatri, circensi indiani … stiamo precorrendo i tempi. (Lo dice con orgoglio). Evviva Marco Tullio capo del partito popolare.

Esei: Non gioire troppo in fretta … la situazione è mutevole, il vento porta via le nubi in men che non si dica. Il povero di oggi lo sarà ancor di più, insorgerà e vi spazzerà via e voi ricchi sarete appesi. Non vorrei, costretto dai tempi, improvvisarmi filosofo. Ave!

Merit: Non ti schierare dalla parte sbagliata … finché stai da questa sopravvivi ma se cambi ti attende lo scalmo. Te lo dico anche se me ne guardo bene dal dare consigli.

Esei: Egiziana, pensi che sia uno stolto? ... Tu piuttosto che sei al servizio di quel … puro di sentimenti … vedi di non finire in qualche lupanare.

Dudut: Esei si sta dimostrando un patriota valoroso. Si sacrifica per il raggiungimento del fine! Del bene comune. Vattene ora. (Esce Esei).

Rea: Nessuno pensa a me? Noi mercanti che fine faremo? Vedo sorgere tante case ma rimangono vuote e gli arredi non si vendono.


Dedet:


Entra nel partito pure tu.


Rea:


A questo punto che scelta ho?


Dudut:


Parla con Marco vedi di sistemarla.


Merit:               Come ha detto Esei, quello, data la bellezza, l’avvia alla prostituzione.

Rea stanne fuori. Ne va della tua salute. Vado incontro al mio futuro sposo.


Dudut:


Chi sarebbe?


Dedet: Un vecchio malandato che crede nella purezza dei sentimenti e pensa che il mondo sia un luogo felice scevro da peccati.


Dudut:


Esistono ancora uomini così ingenui?


Rea:


Sì e purtroppo sono il calo.


Dedet:


A cosa stai pensando?


Dudut: A mio padre … e quell’arabo … un messo mi ha raggiunto a casa di Marco per sussurrarmi idiozie sul conto di quest’ultimo. Sinceramente questa delazione mi ha stupito. Perché mi sussurra che l’arabo si è impiccato senza dare segnali di follia?

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Cosimo:

senato.


(Si precipita dentro). Pessime notizie. I pretoriani insorgono. Vieni in


Dudut:


Posso entrare in senato? A che titolo?


Cosimo:


In qualità di nobile romano quale sei diventato.


Dedet:


E da quando?


Cosimo:         Marco ha provveduto alla nomina. È molto raro che si nomini un nobile


a Roma se non lo si è già di nascita. Ricordarlo!

Merit: Da noi quando il faraone agiva così aveva l’intenzione di mandare il malcapitato allo sbaraglio in sua vece.


Cosimo:


(Dopo un attimo si silenzio). Qui da noi non è così.


Dudut: Precedimi, sbrigo alcuna faccende di casa e ti raggiungo. (Cosimo esce). Parlami un po’ di questo marito?

Merit: Mi vuoi limitare forse? Marco mi ha assicurato un futuro qui a Roma come conduttrice di un liceo sul modello ateniese e il futuro marito sarà il capo bibliotecario sul modello dei predecessori che ressero quella di Alessandria.


Dudut:


Per Amon: siamo a Roma! (Tra sé). Bene, ha abboccato.


Dedet:


Marito, come sei cambiato. Ritorna al tornio che così bene manovri!


Dudut:


Tornio … quale: quello di Khnum? (Buio).


Scena sesta

Gennaio 69

Dudut:             Dopo tutto questo darsi da fare siamo al punto di partenza?

Pepe: L’hanno attirato in un tranello, gli hanno fatto credere che Otone fosse morto per assassinarlo in mezzo alla strada. Il senato è stato costretto a nominare Il Lusitano imperatore sotto la minaccia delle armi della Adiutrix.

Cosimo:         Niente paura le legioni della Germania sono in rivolta contro Otone:

durerà poco. Hanno già proclamato Vitellio loro principe.


Dudut:


E con tutta questa instabilità i nostri affari?


Pepe:                 Rimarranno inalterati. Vedi noi creiamo partiti non per comandare in


senato ma per smembrare i più grossi in modo tale da rendere ingovernabile lo stato.

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Il nostro partito è come una spugna: assorbe per poi rilasciare. Ora è nell’ombra, ora allo scoperto. In questo modo abbiamo mano libera. La nostra attività ha bisogno di uno stato che consenta una certa leggerezza, un’assenza, una latitanza … intendi?

Dudut:             Qualche dubbio me lo sono posto … riguardo alla morale.

Cosimo: La morale è una convenzione … chi la tocca. Tra mille anni nessuno si ricorderà di noi, passando attraverso la storia non lasceremo segni.


Dudut:


E allora a cosa serve tutto ciò?


Pepe:                 A vivere bene senza chiedere niente a nessuno. Ognuno vive per se


stesso nel momento che gli è assegnato dal destino. Al meglio! Vuoi pagare una montagna di tasse? No! Un domami abiterai in una villa sfarzosa e il popolo si chiederà: “Chi ha cosi tanto potere da permettersi di vivere qui mentre noi campiamo a fatica?” Dalle mura del palazzo, mentre con una mano getterai alla plebe qualche moneta mostrando generosità, con l’altra ne arrafferai dieci volte di più.


Dudut:


Capisco!


Cosimo.         Le idee dei filosofi non ci interessano: sono per i diseredati, per gli


schiavi che sognano l’emancipazione che noi contribuiamo a realizzare con la diffusione del nettare.

Dudut: (Rimane perplesso). Sono io che questiono su tutto … in fin dei conti è lecito divertirsi nel modo che più si confà alla bisogna. Anche mio padre se ne renderà conto. …

Cosimo: Avere un intellettuale negli affari non va bene. Teniamolo buono con quel diversivo … lasciamogli credere che la scuola di filosofia è utile al popolo.

Dudut: Già! Una cosa vi devo chiedere: perché quel messo che mi ha raggiunto da Marco mi ha voluto informare dell’impiccagione del trapezita?


Pepe:


Non ne so nulla! Impiccato?


Cosimo:         Avrà avuto una Erinne che lo tormentava. Noi greci abbiamo di questi


problemi … dobbiamo deciderci a superarli in fretta se vogliamo concludere affari sempre più cospicui. Quelle Erinni sono un ostacolo al progresso.


Pepe:


Anche a Roma ci sono. Si chiamano Furie credo.


Dudut:


Ma il trapezita era arabo!


Cosimo:          Duilio: non cavillare! Avrà avuto problemi di quella cosa che ha detto


tuo padre … co … cosc-ienza … fatti suoi! Ricchezza e pensiero non vanno d’accordo!

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Dudut:


In qualche modo tutto si giustifica.


Pepe:


Verrà il tempo in cui il principe si occuperà di morale … ma è lontano.


Dudut:


A chi pensi: a Vitellio?


Cosimo: Quel golosone … no! Perché non ci avviamo verso quel locale che ora è di tua prosperità e affoghiamo i pensieri nel nettare?

Dudut:             Di mia proprietà? Bene! Mi sorprendete ogni volta che vi incontro. Che

meraviglia: mio! Si vede che Tullio mi stima. Avrà pensato che ne sono degno.


Pepe:


Indubbiamente! (Escono).


(Un attimo dopo. Entra con dei rotoli)

Dodot: Aspettatemi! Deposito questi … Niente, non mi sentono, presi come sono dalle loro attività non hanno orecchio per un vecchio studioso. E così anche quel Galba l’hanno sistemato … poveraccio! Ha fatto di tutto per risanare il bilancio ed è stato preso per un avaro che non elargisce le somme promesse per confluirle nel bilancio statale. Adesso abbiamo Otone! Che giudizio daranno gli storici di questo periodo? Chi parteggerà per l’uno, chi per l’altro … sta di fatto che le cose non cambiano e il povero si deve arrabattare comunque, sia con un principe favorevole a lui sia con uno contrario. Bisogna imporsi! Educazione pubblica gratuita. Parlerò con quel Marco del partito popolare, forse un briciolo di saggezza gli è rimasto, visto che ha “promesso” una scuola internazionale. Avrà sentito Balbillo parlarne e si atteggia da alessandrino.

Merit:               (Entra). Futuro sposo ti trovo finalmente in casa da solo!

Dodot:             Mi illudi? … Se dici che mi trovi da solo è perché sott’intendi un daffare

in comune che immagino bene quale sia oppure mi sbaglio? Se non è come la intendo io mi chiedo perché lo dici se non hai intenzione di mantenere il “finalmente” come prerogativa fondante del tuo ingresso in questa casa. (Merit sorride). Mi è andata male!

Merit: Vinicio non puoi continuare a cavillare: i tempi non lo consentono. I principi si susseguono in modo vertiginoso, non vedi com’è ridotta Roma?

Dodot:             Lo vedo! E sai chi dobbiamo ringraziare? Quel tuo amico che appoggia

prima l’uno e poi l’altro come se niente fosse al fine di lucrare. Ora che ci penso. Non vorrei che quella scuola l’abbia ideata per tenerci buoni … noi rappresentiamo un

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pericolo. Non mi meraviglierei si ci tagliassero la gola se dovessimo proporre temi scottanti agli alunni deviandoli dalla via prestabilita da lui.

Merit: Potrebbe essere un contentino per salvare le apparenze ... Riporta tuo figlio in Egitto se lo vuoi salvare.

Dodot:             Ormai è tardi! Ha imparato l’arte del raggiro: la applicherebbe anche

laggiù. Propongo di cambiare le cose qui, dal centro del mondo.

Merit:               Illuso!

Dudut: (Entra sorridente). Sono ritornato perché hai fatto un cenno … padre mio sei in ottima compagnia vedo! La tua futura moglie. So tutto!

Dodot: Mentre la tua di moglie è rimasta indietro? Oppure è da quel povero trapezita che ha fatto di tutto per lasciarsi suicidare? (Guarda Merit sorridendo).

Dudut: Nel marasma generale nessuno ci farà caso. L’importante è che i sesterzi sono finiti in ottime mani … anche i tuoi.


Dodot:


I miei? Curioso! In ottime mani! Di chi sono queste mani così nobili?


Dudut:


Beh! Via un trapezita ne spunta un altro.


Dodot: Non pensi che ti abbiano voluto avvisare senza che i tuoi amici lo venissero a sapere?


Dudut:


Che?


Dodot: Che? Ti propongo di tornare in Egitto e rimettere in piedi il laboratorio di vasaio, col denaro che hai ricominceresti alla grande!

Dudut: Da Roma non mi sposto più! Con la carica che ho torno in Egitto, ma dico padre sei impazzito davvero?

Dodot:             La carica te la tolgono a loro piacimento. Depongono prìncipi figurati


uno come te. Tua moglie dov’è?

Dudut: Lasciarla perdere … la voglio ripudiare … le faccio un donativo per il mantenimento dei figli e la lascio al suo destino. (Si fa altezzoso).

Dodot: Così all’improvviso? Senza colpe. La mandi a vivere a casa d’altri. (Guarda Merit). Sei cresciuto incultura da un momento all’altrosenza bisognodell’accademia! Quando mi sono recato da quel trapezita che hanno suicidato, per riavere il denaro, mi ha confessato che, data la sua posizione, andava soggetto a pressioni continue da parte del tuo amato anfitrione e che, vista la lungimiranza che contraddistingue il suo popolo, avrebbe escogitato uno stratagemma per levarsi di

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torno. Ora mi chiedo: vista la tua scarsa lungimiranza di romano perché non abbandoni tutto il …

Dudut: Padre non capisci che nella mia posizione posso aspirare al soglio di Augusto in tempi brevi? E voi due sarete i dispensatori del sapere latino nel mondo?!

Merit: Sei troppo sicuro di te. Guardati attorno. Da un alessandrino mi aspettavo qualcosa di più.

Dudut: A me la creta fa male alle mani … non avrei mai dovuto abbandonare Roma. La vera vita è qui, tra gli sfarzi.

Dodot: Per quale china ti sei avviato figlio … non vedi oltre la punta del tuo naso. Merit, lasciamo il futuro Cesare a riflettere sulle sorti di Roma. (Ironico). Hai intenzione di regnare dopo Otone … o Vitellio, che sta ammassando le truppe o aspetti di essere assassinato nel frattempo?

Dudut:             Non andare oltre padre … non sai con chi parli.

Merit:               Vinicio, pensa allo sposalizio. (Allude perché sa del prelievo di Dodot).

Gli eventi che accadono sono troppo grandi per i cittadini comuni ... il susseguirsi dei prìncipi riguarda la storia. So bene che molti storici scriveranno dei fatti accaduti senza curarsi dei personaggi occulti che li hanno provocati o voluti e cadranno nell’oblio oppure, altri, per motivi sempre storici, esalteranno questi personaggi per convenienza quali martiri o assassini.

Dodot: Tra mille anni, quando qualche studioso leggerà gli acta dirà: “Ah, è andata così? Non mi piace. Visto che ho la possibilità di averli sotto mano avendoli trovati per caso nel sotterraneo abbandonato della curia, forse, se inserissi qualche particolare qui o se levassi questo potrei dimostrare, a sostegno delle mie traballanti certezze riguardanti questo determinato argomento, che gli accadimenti si sono svolti così e il mio popolo si troverebbe a leggere le verità dimostrabili dai testi scritti all’epoca dei fatti, che, guarda caso, ora, mi reggono il gioco dando fondamento alle verità in bilico, e nessuno più oserà dubitare.” Tanto chi saprà mai dopo di me come sono andati veramente gli eventi che sto manipolando. Nel frattempo il mio potere si rafforzerà. Le verità da incerte diventeranno incrollabili. Soprattutto se questi eventi riguardano certi argomenti. Merit, che cos’è lo storico?

Merit: È difficile dirlo. Dovrebbe essere uno che trascrive gli avvenimenti su di un papiro, su una tavoletta, restando al di fuori dei fatti stessi, senza giudicarli. In questo modo la sua coscienza non ha nulla da temere, se non viene infangata da altri.

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Dudut: Sciocchezze! Scrivi della mia ascesa in modo che si sappia chi fu Duilio di Alessandria che, ritornato nella Roma natia, assunse il grado di capo partito, di nobile e dispensò felicità al popolo tra un prìncipe e l’altro con donazioni.

Dodot: Figlio hai partecipato agli eventi da schiavo senza che te ne accorgessi. E gli schiavi non fanno la storia. Ad Alessandria eri un uomo libero perché lavoravi al tornio per te stesso, qui non lavori e sei prigioniero del denaro che ti ha arricchito ed ora ti porta alla rovina.


Dudut:


Non ti sottrarre: anche il tuo denaro è in gioco.


Merit:               I tempi sono tremendi, i prìncipi si susseguono vorticosamente, lo stato è


al collasso finanziario e chi dovrebbe sanarlo pensa a divertirsi lasciando il debito alla plebe. Devo scrivere questo?


Dudut: Marco Tullio dice che il (Si è fatto altezzoso).


mio partito salverà lo stato. Ha fiducia in me!


Dodot:


Con te a capo. Perfetto! Adesso sto meglio.


Dedet: (Entra). Marito cosa fai qui, corri al senato, hanno bisogno di te. Se manchi diventano ansiosi.(Senza fiatare Dudut esce di corsa, Dedet lo guarda uscire scuotendo la testa). Padre ti ho portato i sesterzi dell’arabo. Era felice di potertelirestituire … ora è in viaggio per il suo paese.

Dodot: Mi disse che l’hanno depredato dei fondi versati dai mercanti e dai cittadini e che si sarebbe impiccato con uno stratagemma per salvare se e la famiglia. Teme un linciaggio. Fortunatamente ho parlato nella sua lingua e ci siamo intesi: ha capito la situazione! Ha restituito quello che poteva anche ad altri senza chi i suoi stimabili aguzzini ne venissero a conoscenza: briciole! … Gli ho suggerito di inviare un messo ad informare mio figlio per tentare di smuoverlo dalla scelleratezza in cui si è cacciato ma il risultato mi sembra pessimo.


Dedet:


Cosa possiamo fare? (Pensa, si dispera). Cosa sarà di me?


Dodot: Cara Merit vogliamo pensare a noi e al nostro sposalizio tardivo e casto come egiziani o come romani?


Merit:


Vuoi una risposta da storica alessandrina o da immigrata?


Dedet: Non la fate lunga: ho già mio marito da salvare. E lo salverò a costo di fare come Alcesti. (Capisce che la soluzione è difficile).


Dodot:


Lo ami così tanto?


Merit:


Ti vuole ripudiare!


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Dedet: Non sa nemmeno cosa significa. L’avrà sentito dire, frequentando quegli ambienti, certi discorsi sono all’ordine del giorno.


Merit:

Lisistrata.


Istruisci le mogli della cerchia di tuo marito a comportarsi come


Dodot:              Sì! Lisistrata! È inutile. Viviamo in un tempo in cui i miti non contano


più. Non sono un buon esempio. Aggirerebbero l’ostacolo con disinvoltura … quando viene a mancare la purezza nelle attività umane il mito viene sconfitto. Scrivi degli avvenimenti che abbiamo vissuto in modo che nessuno possa dubitare della tua integrità morale, sperando che altri l’abbiano a loro volta.

Dedet: (Prende sottobraccio Merit). Ti prego, non esagerare con mio marito, in fin dei conti è rimasto un bambino al quale è stato regalato un balocco nuovo che non sa ancora usare. È una vittima!

Merit: Mi chiedi di essere indulgente con chi procaccia con l’inganno una felicità illusoria a quelli che vivono ai margini della società? Salvando un individuo non salveremo un’epoca!


Dedet:


Da che parte stai?


Merit:


Da nessuna!


Dedet:              Allora propendi dalla mia, è vero ho commesso anch’io degli errori


lasciandomi trascinare dagli eventi ma, se proprio non ne puoi fare a meno, di’ che … che … i mutamenti continui dovuti all’alternarsi dei prìncipi hanno indotto alcuni cittadini a scelte non troppo limpide ma, forse obnubilati dal successo hanno confuso la via della rettitudine, della morale con un effimero desiderio di potere … Merit: in qualche modo lo dobbiamo salvare!


Merit:


Da chi?


Dedet: Dalle dicerie future. Se non la vuoi scrivere tu lascia che la scrivano altri tra qualche tempo in modo che i fatti si confondano … O meglio: scrivine tre o quattro di storie, semplice!


Dodot:


Sei una cara fanciulla ma troppo ingenua.


Merit: Tu confondi la “storia” con la letteratura: sono due mondi che contrastano. Di questo passo molta storia diventerà favola e molte favole storia.

Dedet: Capisco! Il mio nome egiziano vuole dire “Parlare” e mi rendo conto di aver parlato invano. Come si può salvare un individuo indotto alla corruzione a causa della sua ingenuità dal giudizio della storia?

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Merit: Non è compito mio dare giudizi sugli individui e nemmeno sui fatti. Ogni storico scriverà a modo suo gli avvenimenti in base alle proprie appartenenze politiche e religiose mentre io non sarò altro che una cronista.


Dedet:


Ti stai sottraendo?


Merit:


Vinicio, se quello che abbiamo detto è vero come salverò me stessa?


Dodot:             Non ti scervellare … sii onesta … Preoccupiamoci di tramandare i fatti

scrivendoli in molte copie: qualcuna arriverà integra! Se su qualcuna delle tue si riscontreranno differenze si domanderanno il perché. Tre identiche e una no! Ne lasceremo una ad Alessandria, una qui a Roma, una a Jerusalem , una ad Atene.

Dedet: Come pensate di controllare gli scritti degli altri? Fortunatamente ognuno è libero di scrivere quello che vuole. Non si può pretendere univocità. (Pensa). E poi chi mai avrà interesse a manipolare uno scritto?


Dodot:


Sei troppo ingenua. (La stringe affettuosamente).


Dedet:


Ho capito: ci dovrò pensare io.


FINE

La vicenda si basa fu fatti accaduti o perlomeno come sono giunti a noi attraverso gli scritti mentre la trama e i personaggi sono di pura fantasia e non hanno niente a che vedere con la realtà.

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