Due anni in America

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“DÙ AGN IN AMERICA”

Due anni in America

Titolo originale: "Dù agn in America"

Questa storia è ambientata in New York - nei primi anni trenta del secolo scorso, in un quartiere abitato da emigranti italiani, nel quale si alternano le vicissitudini di gente povera che lasciata l’Italia con la speranza di una vita migliore nel “nuovo mondo” si trova a dover, quotidianamente, fare i conti con la criminalità.

Il protagonista, pittore di strada e uomo saggio, riuscirà con la sua arte e con il contributo di un ladruncolo dotato di particolari qualità artistiche, recitative e fantasiose, a riportare nel quartiere la tranquillità.

L’intera storia è ricca di momenti di comicità, comprende anche situazioni drammatiche, non mancando a tutto l’impasto, la giusta morale.

due anni in America”

Commedia brillante in tre atti

Di: Guglielmo Antonello Esposito

Titolo originale (Dù agn in America) codice SIAE N°877488A

 

Personaggi:

Cèco (pittore di strada, uomo saggio, che vuole togliere

dalla strada la delinquenza locale attraverso l’arte)

Arsenio                                                                              

(Ladruncolo, siciliano con grandi qualità artistiche e

 recitative,  di grande fantasia)

Tonino

(Amico di Cèco, ubriacone incorreggibile, un po' sordo)

Rosina                                                                                

(Padrona della lavanderia, dove all’esterno si fermano i personaggi)

                        

Matilde                                                                               

(Amica di Rosina, un po’ pettegola e opportunista)

           

Giuditta                                                                               

(Giovane, vedova, buona, ingenua e di gran cuore

 ma, anche molto determinata)

Pinuccia                                                                             

(Donna di strada)

Ardito                                               

(Boss del quartiere)

Poliziotto del quartiere                                                   

(Classico poliziotto dell’epoca)

Gina                                                                                    

(Domestica e dama di compagnia della critica d’arte)

Italia                                                                                     

(Moglie di Prospero)

Prospero                                                                           

(Fisarmonicista)

Totò/Gaetano                                                                   

(Picciotto siciliano/amico di Arsenio)

Anni  Trenta

- New York -

Siamo in un quartiere

Italiano

PRIMO ATTO

Scena 1°

Cèco, pittore di strada sta dipingendo (si nota un cavalletto con tela e qualche dipinto appoggiato al muro esterno di una casa). Da una porta esce Rosina, la padrona.

Rosina: Ricorda Cèco che, il muro di casa mia non è una galleria d'arte, o l'hai forse scambiata per tale?

Cèco: Cara la mia Rosina. Un domani potrai vantarti che su questo muro sono stati esposti i dipinti che hanno iniziato la carriera artistica di un grande pittore, anzi ci metterai una targa con sopra scritto “qui, sorse l’alba artistica di Cèco". " Il famoso pittore”.

Rosina: Quale grande artista? Tu sei un gran lazzarone, altro che artista! Lo sai che non puoi dipingere per strada e mostrare i tuoi quadri di nascosto. Qui in America se vuoi rimanerci, devi trovarti un lavoro normale, sotto padrone.

 

Cèco: Io sto lavorando e, solo io sono il padrone della mia arte.

 

Rosina: Così però, infastidisci i bottegai del quartiere, perché la gente anziché guardare le vetrine, loro osservano i tuoi dipinti.

Cèco: Vorrà dire che i miei quadri piacciono! Se fossi in te, comincerei a farla costruire la targa da apporre sul muro.

  

Rosina: Stai attento che la targa non te la metta al collo il poliziotto del quartiere. Quella di riconoscimento però.

 

Cèco: alzandosi in piedi. Che cos'ho io, a che fare io e i miei quadri col tizio che vende polli dall'altra parte della strada?

 

Rosina: Il pollaiolo è il meno dei mali. È il venditore di "belle pollastrelle" che dovrebbe preoccuparti e, a proposito di queste ultime: ho notato che Pinuccia vien qua a guardare i tuoi dipinti, anziché stare al suo posto sul marciapiede ad aspettare i clienti.

 

Cèco: Che cosa posso farci io? Anzi, sono contento per questo. Sono meglio i miei quadri piuttosto di quella gentaglia che è obbligata a intrattenere. Tutto per colpa di quel disgraziato che l'ha ingannata e la sta sfruttando contro la sua volontà... se penso che quest'individuo sia pure mio paesano... la cosa mi fa più male ancora.

 

Rosina: Stai attento a quell'individuo, non invadere troppo il suo territorio, perché prima o dopo, te la farà pagare cara.  

 Rientra in negozio.

Scena 2°

Cèco fra sé: Be, in effetti, Rosina non ha tutti i torti ma, Pinuccia non merita di fare questa vitaccia. Già, noi siamo trattati peggio degli animali. Promesse e sacrifici per arrivare in America e, poi guardate come si finisce... povera ragazza.

Céco torna a sedersi e riprende a dipingere.

Scena 3°

Entra in scena Arsenio, ladruncolo del quartiere.

Cèco: ironico. Guarda chi si vede.Qual buon vento? Arsenio, dove stai andando di bello stamattina?

 

Arsenio: Scendo al porto per guadagnarmi il pane!

Cèco: Sta attento che prima o dopo al porto, ti toccherà di guadagnare la prigione. La galera! Li conosco bene io i tuoi sistemi per guadagnarti il pane.

      

Arsenio: Volevo dire che vorrei guadagnarmi qualche centesimo, scaricando navi, alleggerendo qualche bastimento.

Cèco: Bastimenti? Non farmi ridere. Tu sai solo alleggerire le tasche agli Irlandesi. Altro che bastimenti. Guardati, hai indosso il vestito buono, quello della festa, come puoi lavorare?

     

Arsenio: Va bene. Avete ragione voi Don Ceco ma, io non alleggerisco le tasche degli Irlandesi perché, loro mi sono simpatici. Preferisco vuotare le tasche a Francesi e Tedeschi.

 

Cèco: si rialza in piedi minacciosamente. Brutto malfattore che non sei altro,hai confessato la verità.

Arsenio: Suvvia, Don Cèco.

Cèco: Don un bel niente! Io non sono un prete per essere chiamato Don.

Arsenio: Noi dell’isola madre, cioè la Sicilia, chiamiamo Don tutti i grandi signori, Don Ciccio, Don Calogero... Arseniointerrotto.

Ceco: Isola? Anch'io sono dell'isola ma, quella bergamasca. Sai? Una zona di territorio racchiusa fra i fiumi Brembo e Adda, ed io mi chiamo semplicemente Francesco detto Cèco, figlio del povero lega siepi di Bottanuco e, di Teresa dalla ciliegia di Carvico e, di Don nei nostri paesi ci sono soltanto prevosti e curati.

Arsenio: Va bene, va bene, voi non dovete arrabbiarvi. Vorrà dire che andrò al porto e mi prenderò in prestito qualche centesimo… sì, ma con arte. Si atteggia teatralmente.Sapete che in Sicilia ero un grande attore? Qui mi guadagno da vivere recitando poesie a qualche donzella e nel frattempo… fa il gesto di rubaremi prelevo i soldi del biglietto.

Scena 4°

Arriva di corsa Matilde, una massaia del quartiere, vicina di casa di Rosina.

  

Matilde: Tutte a me le sventure capitano. Ho perso il borsellino dei soldi!

 

Cèco: Sei sicura Matilde? Non è per caso che tu l'abbia dimenticato a casa?

     

Matilde: Sono sicurissima. Dovevo provvedere alla spesa e, ho controllato bene di avere i soldi. Già c'è la depressione e proibizionismo, di conseguenza i banconi delle botteghe non sono molto forniti, se poi non hai soldi e per di più sei anche Italiano, nessuno ti fa credito. Accorgendosi di Arsenio. Oh, scusa Arsenio.Non mi ero accorta di te.

 

                

Cèco: È solo di passaggio. Stava giusto andando al porto a raccontar poesie, a fare del teatro. 

  

Matilde: Veramente? Non mi hai detto niente prima... Matilde interrotta da Cèco.

 

Cèco: Prima?

Matilde: Prima sì. Ci siamo incontrati davanti alla bottega del macellaio. Ad Arsenio. Non lo sapevo che eri un attore.      

Cèco: Ora ho capito tutto! Rivolgendosi ad ArsenioNon è casualmente che tu sia pure un prestigiatore? Facendo cosi ricomparire il borsellino di Matilde?

Arsenio: capisce di esser alle strette e reagisce platealmente.Cara donna Matilde, ebbene si! Sono attore e prestigiatore e voglio stupirvi... con un prodigio!

Matilde: Davvero Arsenio?  

Arsenio: Ebbene sì, mia cara signora. Allora, chiudete gli occhi e, al mio contare fino a tre li riaprirete.

Matilde: Cèco che bello! Mi sembra di essere al circo.

Arsenio: Uno… due… tre e, voilà. Compare il portafoglio.

Matilde: Miracolo! È davvero il mio borsellino. Arsenio... tu sei... tu sei veramente un mago.

   

Arsenio: pavoneggiandosi, recitando. E’ il vostro fascino, scusate l’ardire, a far sì che io possa gli oggetti far… ricomparire! Riconsegnando il portafogli a Matilde.

Matilde: Anche poeta sei. Che quartiere, fatto da poeti, attori, prestigiatori e pittori. Peccato solo che si sia quella la, indicando un punto fuori scena.Pinuccia!  

                 

Cèco: Perché peccato? 

           

                 Matilde: inacidita. Perché con la scusa di vendere i suoi fiori di stoffa, nasconde un'attività molto più pagata. Batte il marciapiede!

 

Arsenio: Non è vero Donna Matilde. E poi, a me i fiori di Pinuccia piacciono molto, ne compro sempre qualcuno.

Matilde: Arsenio? Non fare l'ingenuo. La signora Pinuccia; Scandalizzata. Vende il suo corpo, altro che fiori.

Cèco: Suvvia Matilde. Ognuno di noi dovrebbe guardare il proprio comportamento. Ciò che fa Pinuccia non è giusto, ma non è una sua scelta. È obbligata.

Matilde: E chi la obbliga? I soldi facili la obbligano!

 

Cèco: Noi Italiani Matilde dovremmo aiutarci un con l'altro. Dobbiamo mostrare agli Americani che siamo solidali fra noi e, dobbiamo quindi aiutare chi sbaglia a comportarsi da gente onesta. L'unico sbaglio di Pinuccia è stato di credere a false promesse. Questo l'ha fatta diventare una schiava e, per lei il paese della speranza è diventato l'inferno.

 

Matilde si acciglia.

Arsenio: Non accigliatevi Matilde, vi prego… non vorrei veder appassire la rosa che è in voi.

Matilde: esplode in un gran sorriso.  Per fortuna ci sei tu Arsenio. Per fortuna in questo quartiere c'è Arsenio che fa rifiorir rose.

 

                      Arsenio: baciamano Il vostro sorriso e la vostra pelle di albicocca mi scaldano il cuore, cara Matilde. Siate sempre così!

Scena 5°

Appare Rosina sulla porta, rompendo l’incantesimo.

Rosina: Matilde? Non dovevi portarmi il gallo da spennare?

Matilde: tornata alla normalità.  Oh Rosina, altro che gallo. Era una gallina! Pensate, voleva vendermi una gallina allo stesso prezzo del gallo ma, io no! Non ci sto! Avviandosi in negozio.

Rosina: Dovevi picchiargliela sulla testa la gallina a quell'imbroglione. Vieni entriamo da me.   

Le due entrano in negozio

Scena 6°

Cèco: sarcastico. Pelle d'albicocca? A me sembra un po' troppo matura come albicocca.

Arsenio: Per me le donne son tutte belle. E poi… bisogna saper fare  buon  viso  a  cattivo gioco, a volte!

Cèco: Di sicuro non si può dire che tu non sia di bocca buona. Se continuavi ancora un po' con i complimenti, il borsellino dei soldi te lo regalava. Non c'era bisogno di farglielo sparire.

                    

Arsenio: Don Cèco, non potete certo dire che io non sia un gentiluomo. Ho rinunciato al mio interesse per una gentil donzella, “pour l’amour de la femme”!

Cèco: Pur l’amor di cosa? Di piuttosto che l'hai incantata per farti perdonare e, per cambiare discorso, non chiamarmi più Don! Hai capito? Si allontana, ma si riavvicina comese gli venisse un’idea. Certo che il talento non ti manca. Potresti pero usarlo in un modo migliore, onestamente.

 

Arsenio: In che modo?

Cèco mette la mano sulla spalla di Arsenio.

Cèco: Tu ed io, potremmo essere una bella coppia. 

   

Arsenio ritraendosi, preoccupato.  In che senso? Scusatemi...

Cèco: Che cos'hai capito? Intendevo dire che potremmo creare una specie di associazione di artisti strada. Io con la pittura e, tu con la recitazione, cosi non dovrai più fare il prestigiatore. Facendo segno di rubare con la mano

Arsenio: ripete il gesto di Cèco.Sì, ma con i miei giochi di prestigio… qualche cosa guadagno!

Cèco: Ascoltami bene! Di tutta la gente che è venuta qua in America per cercare fortuna, noi Italiani siamo considerati i peggiori, più ancora degli Irlandesi e dei Polacchi. Se ci mettiamo pure a rubare è finita. Noi Italiani abbiamo dalla nostra parte che siamo fantasiosi... sfruttiamola questa nostra qualità.

  

Arsenio: Fosse facile, occorrono le licenze se si vuole esercitare in pubblico.

Cèco: pensieroso. È vero ma, per avere la licenza occorrono tanti soldi, ci vuoleaffidabilitàma, come faccio ad averla se non posso mostrare i miei quadri? Di conseguenza non riesco ad avere i soldi per comprarla la licenza. È come il cane che si morde la coda.

 

Arsenio: gli viene un’idea.Scusatemi Don Cèco, ma questo non è il muro della casa e della bottega di Donna Rosina?

Cèco: Sì certamente. Allora?        

Arsenio: va verso il posto, dove Cèco dipinge. Questa quindi è proprietà privata!

Cèco: Sei proprio geniale! Conseguentemente noi, siamo su una proprietà privata e, possiamo fare ciò che vogliamo. Pausa di riflessione. Sì però... diglielo tu al poliziotto quando arriva.

      

Arsenio: Mi spiace ma, è meglio che vi arrangiate voi Don Cèco, il poliziotto non mi ha mai visto ed è meglio che non mi faccia conosce.

Cèco: Meglio che tu non lo conosca quel prepotente. Gli piace spaventare la povera gente e, allora tutti lo temono o gli leccano le scarpe. Io non ce la faccio proprio a comportarmi come gli altri. E smettila di chiamarmi Don!

Arsenio: Scusate, ma è più forte di me. È la mia educazione.

Scena 7°

Entra  in scena Tonino ubriaco. Si appoggia barcollando a un muro.

Cèco: Guarda com'è storto Tonino stamattina.

     

Tonino: Ciao Cèco… oggi è proprio una bella giornata, vero?

Cèco: Quale bella giornata? È nuvoloso! Guardati come sei ridotto. Ubriaco fradicio.    

 

Tonino: Non è vero! Sono solo stanco perché ho fatto il primo turno giù al cantiere.

      

Cèco: Il primo turno? Il primo calicetto ti sei fatto al cantiere e, gli altri bicchieri, dove te li sei bevuti? Suvvia siediti e ascoltami: lo sai che c'è il proibizionismo e, i liquori qui in America sono fuori legge, sono al bando dappertutto.

Tonino: Sul banco dappertutto? Magari, invece non ne trovi neanche una goccia!

      

Cèco: urlando per farsi sentire. Al bando! Vuol dire che non si può ne venderli ne comprarli i liquori. Tu sei sordo come un ceppo di legno! Da bere però, tu riesci sempre ad averlo. Chi te lo procura?

    

Tonino: E già! È dura, è proprio dura. Per fortuna c'è il mio amico Ardito che da ber ne ha sempre da vendermi.

     

Cèco: L’Ardito? Quel delinquente! Non gli bastano i soldi dello sfruttamento di Pinuccia! Contrabbanda anche nell'alcool!

 

Tonino: Non è alcool! È grappa. Quella che fa lui! Stamattina l'ho incontrato e mi ha detto "Tonino, ti trovo un po' giù di corda, hai bisogno di un po' di scotch che ti tiri su"?

            Allora gli ho detto, " No grazie, lo scotch mi rimane attaccato sotto il palato."

            Ardito mi ha risposto, "cosa hai capito?" " Lo scotch è whisky."

            Allora io gli ho detto, "Il whisky è troppo caro."

            Lui mi ha risposto, "Stai qui un momento." È corso dietro un angolo e, dopo poco tempo è tornato con una bottiglia nascosta sotto la giacca e, mi ha detto: "Dammi dieci centesimi e prendi questa, la faccio io con le mie mani."

           

Cèco: rimproverandolo. Cerca di non farti trovare qui con quella bottiglia! Hai capito? Ci daresti una bella rogna!

Tonino: Fogna? Bravo Cèco, proprio nel chiusino della fogna l'ho buttata la bottiglia, ma, tanto era vuota.

                 

Cèco: Oh disgraziato! Se ti scopriva il poliziotto cosa facevi?

     

Tonino: Gli dicevo... saluto militare buongiorno poliziotto.

Cèco: Sbiascichi le parole parlando Italiano, chissà in Inglese.

Arsenio: E poi, Don Tonino, ne va della vostra salute.

Tonino: E questo chi è? Lorenzo d'Arabia?

Arsenio: Permettete di presentarmi Don Tonino. Urlando. Io sono Arsenio, poeta, attore e prestigiatore.

Tonino: Io sono Tonino! Tonino e basta e, non gridare!

         

Cèco: Tonino non fare il modesto. Diglielo che sei un bel fisarmonicista.

     

Tonino: Non ho mai fato il farmacista, e poi, cosa c'entra Ernesto?

      

Cèco: Niente c'entra Ernesto. Urlando. Che cosa hai capito? La fisarmonica! 

   

Tonino: La fisarmonica? Adesso però mi tremano le mani e, se la metto a spalla, cado a terra.

       

Arsenio: Idea … allora, la smettete col vizio del bere ed entrate in associazione con noi artisti di strada.

Tonino: Non farmi ridere Lorenzo d'Arabia!      

Arsenio: Arsenio, prego!

               

Tonino: Oh, scusa. Arsenio d’Arabia! Da questo vizio è dura guarire, è di famiglia. Sai, anche a mio nonno piaceva il bicchiere e, è perfino morto per questo.

 

Arsenio: Per forza! L’alcool se bevuto senza moderazione, porta alla tomba!

Tonino: Una bomba? Non so se è stata una bomba, ma, comunque è stata colpa di Garibaldi.

     


Cèco: Cosa c'entra Garibaldi, Tonino? Sei proprio ubriaco!

Tonino: Sarò pure ubriaco ma, ti dico che è stata colpa di Garibaldi. 

Arsenio: E allora spiegate, raccontate. Don Tonino!

Tonino: guardandosi attorno. Oh! Arabia? Guarda che sono da solo, e tu continui a chiamare col voi come se di Tonino ce ne fossero qui due o tre... "spiegate, raccontate... " Non sarai per caso ubriaco pure tu? Rivolgendosi a Cèco. E poisecondo te, ho la faccia da prete per essere chiamato sempre Don?

Cèco: È educazione Tonino… loro parlano cosi, danno sempre del voi, come per dire signore ma, spiegaci, che ha avuto a che fare tuo nonno con Garibaldi?

Tonino: È successo tutto una settantina di anni fa. Era appena nato mio padre. Garibaldi si è presentato a Bergamo e ha detto, “Voglio mille volontari per andare a Marsala!” Allora mio nonno preso dall'amor patrio ha detto, "Marsala?" "Ragazzi c'è da bere a volontà." S'è arruolato subito, è partito e non è più tornato.

 

Arsenio: Scusate, Don Tonino ma, non capisco!

Cèco: Tonino, voleva dire di Marsala la città, in Sicilia.

Tonino: Pensa tè, se si può andare cosi lontano per bere... glielo diceva sempre mia nonna, " stai in paese a bere, cosi quando sei ubriaco so dove venirti a prendere."

    

Cèco: Tuo nonno è stato un eroe. È partito con la spedizione dei mille volontari comandata da Garibaldi per unificare L'Italia e, è sbarcato a Marsala, vicino a casa sua. Indicando Arsenio.

  

Tonino: Allora Marsala si trova in Arabia. Cosa c'entra l'Italia?      

Arsenio: Veramente Don Tonino, Marsala è in Sicilia, la mia isola!

Tonino:         rivolto a Cèco. Anche lui è dell'isola? Ecco perché ti capisce quando parli il tuo Bergamasco.

Cèco: Perché tu di dove sei?

Tonino: Di Bergamo centro.

  

Cèco: Perdonate la mia mancanza di tatto verso di voi, Don Tonino di Bergamo centro, dove si parla solo latino, o al massimo un po' di Greco.

Arsenio: ridendo divertito. Veramente capisco anche voi Don Tonino. Qui, ognuno parla il proprio dialetto d’origine e un po’ d'inglese. Io facendo  parte del quartiere capisco un po’ tutti i dialetti: certo che però il vostro è duro e quando dialogate fra voi, i miei corregionali dicono che parlate l’ostrogoto.

Scena 8°

Entra in scena Pinuccia con un mazzo di fiori di stoffa fra le braccia. È triste.

        Cèco: Ciao Pinuccia. Qual buon vento ti porta a noi?

        

Pinuccia: Aria fresca! L’aria che si respira tra la gente onesta come voialtri e, non quella malsana che mi fa respirare quello... io non ne posso più! Scoppia a piangere.

Cèco: che paternamente la abbraccia.  Suvvia Pinuccia, basta piangere. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. È ora che tu la finisca con questa vitaccia e ne cominci un'altra. Starai qui con noi e, venderai i tuoi fiori.

Pinuccia: Ardito, non me lo permetterà mai!

Arseniocommosso. Pinuccia, ti aiuteremo noi tutti! Ah… estraendo una banconotaspiegazzata posso comprare i tuoi bellissimi fiori?

Pinuccia: Oh, Arsenio… tutti i giorni mi compri dei fiori, questi non sfioriscono perché sono di stoffa. Ne avrai la casa piena dei miei fiori.

Arsenio: A me piacciono tanto, cosi che…

   Pinuccia: Ho capito che vuoi aiutarmi. Grazie per la tua generosità. Consegna i fiori adArsenio.

Arsenio: E poi, la tua bellezza potrebbe ispirare degli artisti, il pittore ne dipingerà le fattezze e, il poeta ne decanterà la fresca e pura delicatezza.

Pinuccia più serena, si rivolge ad Arsenio, attratta dai complimenti, ma seria: Quello che mi hai detto, è già una poesia!

Cèco: Giustissimo! Hai visto che ti abbiamo trovato un mestiere? Venderai i tuoi fiori e farai la modella per noi.

                    

Tonino:         Io cosa faccio?     

Cèco: Tu stai zitto! Indicando dove Tonino si andrà a sedere.  Stai lì seduto e non fiatare!

Scena 9°

Escono dalla bottega Rosina e Matilde, parlando fra loro, Rosina vicina a Tonino.

Matilde credendo che i fiori in mano ad Arsenio siano per lei: Arsenio grazie, non dovevi disturbarti ma... adesso che guardo meglio, credo che questi fiori siano quelli costruiti da quella... indicando spregevolmente Pinuccia.

Arsenio: Sta di fatto che a me, i fiori di Pinuccia piacciono molto e, a volte glieli compro.

Matilde: Ah si?  Inacidita.

Rosina interrompe lo screzio dicendo: Smettetela! Già mi sembra ci sia riunito qui tutto il carcere di San Vittore.         

Matilde: San Vittore è nella nostra lontana Lombardia purtroppo ma, mi accontenterei di una bella cella in qualche prigione Americana che dia ospitalità a quella...        indicando Pinuccia con il dito.

Pinuccia: perché? Perché tu sei la santarellina del quartiere. Giovanna D'arco che combatte il crimine!

Matilde: No ma, almeno io non vendo il mio corpo!  

Pinuccia: Io vendendo il mio corpo, non faccio del male a nessuno, invece tu con la tua linguaccia vendi l'anima al demonio, perché tu sì, che fai del male alla gente. Uccide più la lingua della spada, mia cara.

  

Matilde: Brutta villana di una passeggiatrice! Ora ti faccio vedere io... si stannoprendendo per i capelli.

Tonino che sta sonnecchiando: Avete finito voi due? Non mi fate chiudere occhio. Le due si dividono.

Rosina che nel frattempo stava annusando l’aria, si avvicina a Tonino:Ti sei tagliatoTonino? Sentite che odore di disinfettante, da star male!

Matilde: È il suo fiato. Non ti sei accorta Rosina che è ubriaco? Avrà incontrato l'amico di quella...  indicando Pinuccia.

Cèco rivolto a Matilde: Smettila con quella cattiveria! Parlando di Tonino. Tu pensi che sia bello per lui farsi vedere in queste condizioni? Pensi che se Tonino avesse potuto dimostrare quello che vale, e se avesse delle soddisfazioni, sarebbe ridotto cosi? La risposta è no! Probabilmente non sarebbe venuto neanche in America, sarebbe rimasto a Bergamo. A Tonino È vero o no?

 

Tonino: È vero ma, in questo momento in Italia si sta male, è per ciò che sono venuto in America, ma non che qui si stia meglio, no! Non c'è neppure da bere!

     

Scena 10°

Arriva di corsa Ardito, boss del quartiere, si rivolge minaccioso a Pinuccia.

Ardito: Tu! Cosa ci fai qui? Devi stare al tuo posto! Hai capito? Adesso sparisci, perché sta arrivando il poliziotto!

    

Rosina allarmata: Arriva la polizia!         

Ardito: Siete fortunati per questo            . Se no, ve la facevo vedere io la strega. Esce furtivamente

Scena 11°

Rosina: Via! Via tutti da qui! Tutti spariscono tranne Cèco e Tonino che non riesce adalzarsi.

Scena 12°

Cèco: rassegnato. Tonino? Stai immobile e, non parlare! Hai capito?

Entra in scena il poliziotto in abbigliamento dell’epoca, con sfollagente in mano.

Poliziotto: Italiani, spaghetto, macarone e mandolino. Indica Cèco con lo sfollagente Tu!

Cèco: Si?

Poliziotto: Non voglio più vedere questi quadri, hai capito? Non puoi esporre questa porcheria nel mio quartiere… non hai i permessi!

Cèco:    Questa casa, non è del comune, è privata, ed io sul privato faccio quello che voglio!

Poliziotto: Sono io che decido cosa è privato o no!  Secondo come mi gira… io qui, sono il padrone di casa, e tu no italiano! Ok?

Cèco: O quelli o quegli altri, Siamo ancora alle solite.          

Poliziotto: Che cosa stai blaterando, italiano? In che lingua parli?

Cèco: Niente, niente…

Poliziotto: Allora hai capito? Non voglio più vedere questi quadri appesi! Sta perandarsene. Cèco sospira sollevato, ma poi il poliziotto torna annusando l’aria.

Poliziotto: Sento odore di alcool. Penso che ti porterò al distretto per accertamenti.

Cèco inventando: Eh… sono i denti del Tonino. E’ appena stato dal cerusico.

Poliziotto: Da chi?

Cèco: Dal cerusico!

Poliziotto va verso Tonino: Vediamo un po’, apri la bocca!

                                 Tonino, apre platealmente la bocca. Il poliziotto si abbassa per controllare se vero. Che tanfo! Schifato. Non vedo alcuna ferita!

Cèco:Miracolo! Miracolo! Tonino? Il disinfettante è stato miracoloso! Ti ha chiuso tutti i buchi dei denti appena cavati...

Poliziotto: Non capisco cosa stai dicendo italiano. Parla la lingua del paese che ti ospita…

Cèco: Volevo dire… è interrotto dall’entrata in scena di Giuditta affannata.

Scena 13°

Giuditta: Agente! Mi hanno rubato la borsetta! Svelto, solerte, correte!

Poliziotto: Dove? Da che parte? In quanti erano?

Giuditta: Uno solo. Mi ha preso la borsetta e s’è messo a correre come un matto, di là!    Indica un punto.

Poliziotto:Vado ma, pervoi mangia spaghetto non finisce qui. Domani tornerò!Esce dallascena.

Scena 14°

Tonino: Spaghetti? Mandolino? Io mangio polenta, e suono la fisarmonica! Gridando. Hai capito americano?

 

Giuditta: Adesso come faccio? Nella borsetta avevo i soldi per far dir messa al mio povero Giovanni, ma la cosa più importante era la fotografia del mio caro marito. Oh Giovanni...

Scena 15°

Arriva Arsenio, ansante, con la borsetta di Giuditta.

Arsenio: Oh, meno male che io vi ho trovato madam Giuditta. Ecco la vostra       borsetta!

Giuditta: Oh Arsenio… grazie! Grazie!

 

Cèco: rivolto ad Arsenio. Non avevo alcun dubbio che tu arrivassi con la borsetta diGiuditta. Ironicamente. Vero?

Intanto Giuditta guarda implorante Arsenio dopo aver controllato il contenuto nella borsetta.

Arsenio: Beh… infatti, Don Cèco. Stavo passeggiando, quando ho assistito al reato, e allora ho rincorso il marrano e gli ho strappato la borsa dalle mani.

Giuditta: Grazie mio eroe! Non ci sono più i soldi ma, la cosa più importante c'è. La fotografia del mio povero Giovanni... quando la guardo sono convinta che lui dal cielo, mi guardi sempre giù.

Arsenio: Questo mi addolora profondamente madama. Per il denaro, intendo dire…

Cèco minaccioso, ad Arsenio: Non faresti uno dei tuoi giochi di prestigio, che magari faccia ricomparire i soldi?

Arsenio: Voi mi sopravvalutate, Don Cèco ma, facciamo un tentativo. Uno e due, tre e voilà, ecco i soldi!

Cèco ironico: Chissà che miracolo, vero Tonino?

Tonino: Un oracolo, già.  

Giuditta: Oh Arsenio! Tieni pure il denaro, vorrà dire che invece di una messa, gli dirò il rosario al mio povero Giovanni.

Arsenio: Madama, non posso accettare quest'omaggio, ne va del mio onore! Restituisce il denaro.

Giuditta: Grazie Arsenio! Sopratutto grazie di avermi salvato la cosa più importante. Indica la foto che tiene in mano.La fotografia del mio Giovanni che mi guarda! 

Arsenio: Sono felice di averla aiutata. Signora.

Giuditta: Pensavo… per ringraziarti che, mi farebbe piacere se tu venissi a cena da me stasera...  sai? A volte... io mi sento...  cosi sola.

Arsenio: E come potrei! Il vostro amato marito Don Giovanni guardando in cielo vi osserva continuamente da lassù. Non sarebbe conveniente se io e voi cenassimo assieme…

Giuditta: delusa. È vero. Grazie lo stesso Arsenio.

                     Si avvia all’uscita di scena parlando al cielo.

                   E tu Giovanni, qualche volta potresti guardare da un'altra parte. Non posso invecchiare con te che mi guardi sempre giù da lassù!

Scena 16°

Cèco: Addirittura avrebbe voluto lasciarti una mancia, e ti ha quasi fatto una proposta di fidanzamento. Per fortuna c''è il suo Giovanni che la guarda dal cielo.

  

Arsenio: Volevo allontanare il poliziotto con quella messa in scena. Le cose si erano messe male per voi e Don Tonino, e in quel momento passava la signora Giuditta.

Cèco: Questo l'ho capito e, ti ringrazio ma, non è finita, il poliziotto domani ritornerà. Bisognerebbe cercare di rabbonirlo, di convincerlo che potremmo fare qualcosa di utile per questo quartiere.

Arseniopensieroso: Mi è venuta un’idea! Don Tonino, prima parlavate di vostro nonno combattente, mi piacerebbe approfondire l’argomento, avere un’idea un po’ più chiara di questi garibaldini!

Cèco: D'accordo ma, Tonino è ubriaco e s'è fatto tardi, anzi dovrò accompagnarlo a casa. Chiama. Rosina! Rosina!

Scena 17°

Rosina si affaccia sulla porta d’entrata

Rosina: Che cos'hai perbacco da urlare? È andato via il poliziotto?

  

   Cèco: Sì, se n'è andato. Fammi un favore, tienili tu i miei quadri per stasera, devo portare a casa sua Tonino. Arsenio? Per favore, i quadri portaglieli in casa tu.

 

Arsenio: Non preoccupatevi, ci penserò io!

Rosina: Meno male, perché io ho male alla schiena a forza di lavare e asciugare panni.

                  Rientra in negozio

Scena 18°

Cècorivolto ad Arsenio: Noi ci vediamo qui domani ma, che idea avevi a proposito di Garibaldi?

Arsenio: Lo vedrete! Si rivolge a Tonino  Scusate Don Tonino…

Tonino: Si?         

Arsenio urlando: Avete un ritratto di vostro nonno? Qualcosa che lo ritragga da vero guerriero?

Tonino: Non so, fammi pensare un attimo. Sì! Il ritratto c'è, e anche bel grande e, ritrae mio nonno, con la spada al fianco, lo schioppo in spalla, la cartucciera sulla pancia e due pugnali infilati nella cintura.

Arsenio: Ottimo, ottimo! Allora domattina portatelo qui! Voglio stupire il poliziotto quando arriverà.

Cèco: In che modo?     

Arsenio: a Cèco Dirò che il dipinto l’avete eseguito voi, e con un soggetto così come l’ha descritto Don Tonino, armato fino ai denti, io declamerò le eroiche gesta di questi soldati bergamaschi e, nello stesso tempo dimostrerò la raffinata eleganza della vostra arte. Sono sicuro che il poliziotto sarà entusiasta di avere tanto onore nel suo quartiere!

Cèco:L’idea non è male. Speriamo che funzioni, pero adesso Tonino ed io, ce ne andiamo. Ricordati di portar dentro i quadri.

Arsenio: Sì, sì, lo farò appena ho finito di elaborare il piano, la messa in scena come si vuol dire.

Cèco: Allora vado tranquillo. Suvvia Tonino avviamoci.

      

                  Escono con Cèco che sorregge Tonino.

Scena 19°

Arsenio si siede e pensa. Nel frattempo arriva Pinuccia.

Pinuccia: Arsenio!

Arsenio: luminoso in viso. Pinuccia!

Pinuccia: Dove sono finiti tutti gli altri? C'è forse stato qualche problema con il poliziotto?

Arsenio: No, no, nessun problema. Il poliziotto ha dovuto inseguire un ladro, donna Rosina è in bottega, Don Cèco e Don Tonino si sono ritirati!

Pinuccia sorridendo:Donna Rosina, Don Tonino che maniera strana d di parlare la tua, cosi gentile e...

Arsenio: Alt! Ferma così. Saresti da immortalare in un ritratto! Il tuo sorriso mi ricorda un mattino d’estate dopo una notte di temporale, limpido, fresco e luminoso!

Pinuccia: imbarazzata ma felice.Arsenio? Tu mi stai facendo arrossire ma, ti comporti cosi con tutte immagino. Grazie comunque dei complimenti, anche se li hai fatti a una fallita come me.

 

Arsenio: Pinuccia, che cosa stai dicendo?

Pinuccia: Arsenio? Finiscila per piacere!

Arsenio: No, non finisco, e ti dico che, con le altre recito, con te no!

Pinuccia: Io non ti capisco... tu lo sai cosa mi tocca fare per mantenermi e, allora perché perdi tempo con me? Sono una donna rovinata! Cosi facendo mi dai speranze che non possono avverarsi. Mi fai solo del male.

 

Arsenio: Io voglio che tu la smetta con questa vita!

Pinuccia: Chi tu per dirmi cosa devo o no fare? 

Arsenio: Sono un uomo che ti vuole bene!

Pinuccia: Non mi starai facendo una dichiarazione d'amore?

  

Arsenio: Sì!  Proprio così, Pinuccia!

Pinuccia: risata amara. Non farmi ridere... malinconica. Cosi mi fai solo soffrire, non capisci? Mi stai dando una speranza impossibile.

                 Diventa seria, quasi cattiva. Lasciami stare! Hai capito?

Arsenio: No, Pinuccia!

Pinuccia in lacrime silenziose, si avvicina ad Arsenio e singhiozzando colpisce a pugni chiusi il petto di Arsenio. Arsenio smorza i pugni stringendola a se.

Pinuccia: Lasciami stare! Per il tuo bene... sola col mio dolore. Io e la creatura che sto aspettando... che non conoscerà mai suo padre perché neanche io so che è suo papà! Staccandosi dall'abbraccio di Arsenio. Hai capito adesso? Lasciamistare! Fugge in lacrime.

Scena 20°

Arsenio siede con la testa fra le mani, poi alzandosi mostra il viso profondamente addolorato e si avvia fuori scena.

Scena 21°

Arriva Ardito con un complice. Ardito fa cenno al complice di prendere i quadri. Intanto si guarda attorno a mo di palo. Su questa scena si chiude il sipario.

FINE 1° ATTO

SECONDO ATTO

(il giorno dopo)

Scena 1°

Entra in scena Cèco portando sulle spalle il dipinto coperto da un drappo, lo adagia piano. Nel frattempo dietro di lui arriva Tonino barcollante. Cèco si stira la schiena.

Cèco: Siediti disgraziato! Ieri ti ho portato a casa ubriaco, e stamattina sei peggiore di ieri. Mamma mia quanto pesa sto quadro. Dove l'avevi appeso in casa tua?

Tonino: Alla finestra sul davanti. Mancava il vetro e allora gli ho appeso il dipinto del nonno Garibaldino.

   

Cèco va a guardare meglio il quadro e lo sposta un po’.

Cèco: Adesso mi spiego il peso. Dietro al quadro c'è attaccata la finestra completa.

Tonino: Davvero? Scusami ma, ieri sera ero talmente stanco che non ho guardato bene quello che toglievo, sai avevo fatto il primo turno e...

Cèco: Mi sembra di capire che anche stamattina hai fatto il primo, accennando al bere guardati come sei conciato e, magari hai incontrato ancora Ardito?

    

Tonino: Come hai fatto a capirlo? Stamattina l'ho proprio incontrato, e mi ha detto "Tonino, ti vedo un po' giù e"...

    

Cècointerrompendolo: Lascia stare! È la stessa storia di ieri! Chiama. Rosina! Rosina!

                 

Scena 2°

Rosina arriva sulla soglia della bottega

Rosina: Che cosa urli? Perbacco!  

Cèco: Perbacco giustamente! Accennando a Tonino. Abbiamo qui un fedele discepolo di Bacco, il Dio del vino.

 

                                                                 

Rosina annusando l'aria nelle vicinanze di Tonino: Senti che odore di distilleria! Tonino? Non accenderti una sigaretta perché, prenderesti fuoco. Guardando poi il quadro. Cosa ci fa quella finestra appoggiata al muro?

   

Cèco: Non è una finestra. Cioè, è anche una finestra ma, quel che più conta è l'allegato, che è il ritratto del nonno Garibaldino di Tonino. L'ha voluto qui Arsenio per “dare onore al quartiere” per meravigliare il poliziotto!

Rosina: Basta che Tonino non fiati, se no il poliziotto non sarà tanto contento di avere “tanto odore” altro che “onore”… a me comunque sembra una finestra tappata.

Cèco: È perché è coperto ma, non avresti un po' di caffè per Tonino e me? Un bel caffè nero!

Rosina: Magari ne avessi un poco, ma del caffè, o di ogni altra mercanzia bevibile, non ce n'è più neppure alla borsa nera che la tratta.      

Tonino: La grappa? Non c'è più la grappa? Che peccato!

      

Cèco: Sta zitto! Stai impregnando l'aria qui attorno con i tuoi miasmi alcolici. A Rosina Suvvia dammi i miei quadri che comincio un'altra giornata di lavoro.

Rosina: Io non ho i tuoi quadri.     

Cèco: Come non li hai? Ieri pomeriggio Arsenio li ha portati in casa tua!

.     

Rosina: Arsenio non mi ha portato in casa un bel niente! Li avrà portati a casa sua. Adesso lasciami tornare al mio lavoro perché, la mia giornata è cominciata stamattina all'alba e, ho ancora una montagna di panni da lavare e asciugare.

               Entra in bottega

Scena 3°

Cèco pensa e poi ha uno scoppio d'ira.

Cèco: Brutto disgraziato! Altro che società in comune, mi ha imbrogliato e mi ha rubato i miei quadri!

Tonino: fa per alzarsi.Va bene non arrabbiarti! Ci vediamo più tardi.

 

           

Cèco: incurante di Tonino. Ecco perché stamattina non è ancora arrivato, altro che “messa in scena, sto elaborando il piano…” Che impostore disgraziato!

 

Tonino: Mi siedo piano e, non ho bisogno del dottore, anche se ti sembro straziato.

Sull’ultima frase entra in scena Matilde e si ferma con i due.

Scena 4°

Cèco: Tonino, non hai capito niente! Mi riferivo ad Arsenio che mi ha rubato i quadri!      

Matilde: Scusatemi ma, ho sentito tutto. Mai fidarsi della gente del tacco.

  

Cèco: Che cosa c'entra il calzolaio?      

Matilde: l’Italia! Il tacco d'Italia dov'è?

Cèco: Chi? L’Italia, la moglie di Prospero? Cosa ne so io dei suoi tacchi.

Matilde: Non la moglie di Prospero, Italia la nostra vecchia nazione! Arsenio è del tacco!  

Cèco: Per me l'Italia è ancora la mia nazione e, il suo tacco è la Puglia, che non c'entra niente con Arsenio che è siciliano, di Marsala.

           Tonino: Marsala? Grazie Cèco, ne berrei volentieri un goccio!

      

Matilde: Tonino, tu sembri sordo ma, quando si parla di bere ci senti benissimo. Vergognati! A Ceco. Ad ogni modo non c'è mai di fidarsi! Sotto il Po, sono tutti uguali.

Cèco: Da che pulpito ma, se ieri quasi tu, ti scioglievi davanti ad Arsenio, suvvia Matilde qui in America non ci sono differenze. Noi siamo tutti Italiani.

    

 

Matilde: Io sono americana! Io ho sposato la nuova nazione. Senti come io parlo bene l'inglese? Di conseguenza non voglio essere paragonata ad Arsenio, che prima ti fa buon viso e, poi ti ruba i quadri!

Cèco: I quadri Arsenio, li ha rubati a me! Tu non centri niente e se continui a blaterare, ti dico che sei una testa di rapa!

   

Tonino: Grappa? Grazie! Se non c'è marsala va benone la grappa!

Cèco: Taci! Tonino, taci!    

Matilde: Io non perderei mai tempo con un nullafacente del genere! Per questo io sarei una testa di rapa?

 

Cèco ad alta voce: Una gran testa di rapa!

Scena 5°

Rosina esce dalla porta della bottega

Rosina: Chi ha parlato di grappa? Va bene tutto. I quadri di Cèco, Pinuccia, Arsenio ma, la grappa no! Non fuori da casa mia! Avete capito?

  

Cèco: No Rosina, rapa! La testa di Matilde!

Rosina: Sei andata ad acconciarti i capelli Matilde?     

Matilde: No, no! Lui pensa che io abbia perso la testa per Arsenio. Figuriamoci. Una signora come me che perde la testa per un ladro. Non ti sei accorta che non c'è più né Arsenio, né i quadri?

Rosina: Li avrà portati a casa sua per custodirli.

      

Matilde: Li ha rubati! Altro che custodirli. Vedi Cèco, tu ti fidi troppo della malavita locale, della passeggiatrice ma, sopratutto di quel ladro!

  

Cèco: Non c'è nessuna prova che i quadri li abbia rubati Arsenio. Piuttosto, il motivo che ti fa tanto infuriare, non è per caso la sua gentilezza nei confronti di Pinuccia?

    

Rosina: A me Arsenio sembra un galantuomo.

        

Cèco: Beh, adesso non esagerare!       

Rosina: Io non penso che abbia rubato i quadri. Che cosa potrebbe farsene? Non riesci a venderli tu, figuriamoci lui.

     

Cèco: Come venditore non ha concorrenti, potrebbe venderti pure l'aria che respiri.      

Scena 6°

Arriva Giuditta tutta entusiasta

Giuditta: Buongiorno a tutti. Ho appena incontrato Arsenio, e mi ha detto di venire qua da voi e di aspettarlo, che arriva prima possibile. Trasognata. Come si fa a dirgli di no?

Cèco: Si parla del diavolo e spuntano le corna. A questo punto il ladro non è lui.

Giuditta: Arsenio diavolo e ladro? Come si fa a pensare una cosa del genere signor Cèco?

 

Cèco: Il fatto è che mi hanno rubato i quadri e, Matilde pensa sia stato lui, Arsenio.         

   Matilde: cerca di cambiare versione davanti all'ingenuità di Giuditta. Io? Dicevo solo che... ecco magari... forse li ha presi per fare pubblicità a Cèco, se poi mostra come campione per la réclame quello raffigurante il giardino dei ciliegi...

   

Tonino: dormiveglia alcolico. Dieci? Non erano in dieci, erano in mille e tutti andavano a Marsala. Sognante Che bello... c'era da bere per tutti.

Giuditta a Cèco: Mi dispiace per i suoi quadri ma, che conti sta facendo Tonino? Lo vedo malinconico.

Cèco alludendo al bere: Già! In questi ultimi giorni è molto malinconico. Adesso sta rammentando la spedizione dei mille cui ha partecipato suo nonno Garibaldino morto in guerra. A Marsala precisamente.

    

Giuditta alzando la voce per farsi sentire: Tonino, mi dispiace per suo nonno patriota morto a Marsala. È stato troppo buono.

Tonino: Sì! Buono il marsala. Proprio buono.      

Cèco: a Giuditta. Allora hai incontrato Arsenio?

Giuditta: Sì! Non aveva nessun quadro. L'ho incontrato qui nel quartiere, esattamente nella chiesa di Nostra Signora, ed era genuflesso, stava pregando.

 

Matilde: acida. Vorrà purgare i propri peccati.

Giuditta: Io mi sono inginocchiata vicino pregando per il mio Giovanni e, ho notato che Arsenio aveva le lacrime agli occhi. Più tardi si è alzato ed è uscito. Allora io ho salutato il mio Giovanni e l'ho seguito, quando l'ho raggiunto, gli ho preso il braccio per fermarlo e, gli ho chiesto se aveva delle preoccupazioni, se potevo fare qualche cosa per aiutarlo e...

Matilde: maliziosa. Chissà cosa penserà il tuo Giovanni? Vero giovane ed ingenua vedova.

Giuditta: Solo per amore cristiano voglio aiutare Arsenio. Vede signora Matilde, io ho sempre la compagnia del mio Giovanni che da lassù mi guarda sempre giù.   Guardando il cielo a mani giunte. Vero Giovanni?

Matilde: guardando il cielo. Meno male che ci sei tu Giovanni... a Giuditta. E poi Arsenio cosa tiha detto?

Giuditta:commossa.Queste testuali parole, “donna Giuditta, il mio cuore lacrima per una persona che soffre!”

Matilde: emozionata. Che cuore grande ha quell'uomo...

Rosina: ha il fazzoletto in mano, emozionata. Proprio così. Davvero, povero ragazzo! 

Matilde: piagnucolosa. Ti ha svelato chi è la persona che soffre?

Giuditta: Sì! La signorina Pinuccia. 

Matilde si arrabbia. Tutte le emozioni precedenti scompaiono dal suo viso.

Matilde: Ah sì? Tutti maiali gli uomini! Perdono la testa per il peccato e la lussuria!      

Tonino: Manduria? Buono anche il Manduria. Come vino non è male.

           

Cèco: Matilde? Chiudi quella boccaccia spara sentenze! Rivolgendosi agli altri. Qualche uno di voi ha visto Pinuccia stamane?

 

Scena 7°

Arriva Ardito, con fare da boss,autoritario.

Ardito: Io l'ho vista! Allora? Cosa c'è qui, la fiera di S. Alessandro a Bergamo? Alle donne. Voi galline sparite! Devo parlare con lui. Rivolto a Cèco

Rosina: Venite in casa, forza!Le donne si avviano in bottega, spaventate.

Scena 8°

Tonino sempre in scena, sonnecchiante.

Cèco: Che cosa vorresti da me? 

Ardito: Mi sembra di avere diritto a un risarcimento! 

Cèco: Per cosa?

Ardito: Per Pinuccia!  Con fare minaccioso. Tutto il tempo che gli fai sprecare, sono soldi che perdo io! Questo per te è un debito, caro mio artista, e in un modo o nell'altro, i debiti devono essere estinti.

 

Cèco: Con che cosa? Non ho più neppure i miei quadri.

   

Ardito: Appunto! I tuoi quadri li ho io!

Cèco:Tu me li hai rubati?

Ardito: Non te li ho rubati! Li ho presi come acconto del tuo debito nei miei confronti.

 

Cèco: Ascoltami bene! Tieniti pure i quadri ma, lascia cambiare vita a Pinuccia. Hai capito?    

Ardito: Be quiet! Stai calmo. Per me la donna può fare quel che vuole. L'importante è che tu mi ripaghi per quello che perdo, tutti i mesi.

  

Cèco, pensieroso, consapevole dell’onere che si sta addossando.

Cèco: Va bene! L'importante è che tu la lasci libera, per sempre!

Ardito: Questo dipende da te. Tornerò per riscuotere... fra un mese preciso e, alla stessa ora di adesso! Ora ti saluto. Ti conviene metterti subito al lavoro se vuoi guadagnare i soldi che mi dovrai.

              Si rivolge a Tonino.  Ciao Tonino. Vedo che hai gradito il mio rosolio.

Tonino: Gasolio? Ardito, non scherzare suvvia, non ne ho del gasolio e, ho finito anche la legna per la stufa.

Ardito Rivolto a Cèco: Ricordati, fra un mese esatto! Se ne va furtivamente.

Scena 9°

Céco passeggia preoccupato sulla scena. Escono le tre donne timidamente.

Rosina: Se n'è andato? Cosa ti ha detto?  

Cèco: Mi ha lasciato una bella gatta da pelare.

Rosina: Magari, la cucinerei in salmì con il vino.

Tonino: Io preferirei arrosto, il vino lo gradirei a parte.

   

Cèco: Taci Tonino! Ho detto che Ardito mi ha lasciato un bel problema da risolvere.

 

Giuditta: Quale problema, signor Cèco?

Cèco: Mi occorrono dei soldi tutti i mesi per liberare Pinuccia dal suo sfruttatore.    

Giuditta: avvicinandosi a Céco. Sfruttatore? Che cosa vuol dire?

Matilde: Secondo te, che mestiere fa Pinuccia?

Giuditta: Non saprei. La vedo sempre camminare avanti e indietro con i suoi fiori in braccio, tutta ben vestita e imbellettata. Sarà mantenuta dal signor Ardito quasisognante, ingenua mi sembrano cosi una bella coppia... 

Matilde: Scendi dal pero! Una bella coppia tu dici? Si può sapere in quale mondo tu vivi?  

Giuditta: Qui vivo, perché? 

Cèco: in modo paterno. Giuditta, ascoltami. Pinuccia è obbligata a vendere il proprio corpo contro la sua volontà. Ardito è il suo sfruttatore e non il suo uomo.

 

Giuditta: molto sorpresa. Davvero? Io pensavo che queste cose fossero fantasie daromanzo. Il mio Giovanni non mi ha mai spiegato queste cose.

Cèco: Giovanni era un brav'uomo e, ti voleva talmente bene da nasconderti le cose brutte del mondo.

 

Giuditta: Ecco perché è sempre triste Pinuccia… povera ragazza ma, per me rimane comunque una brava donna! È solo una pecorella smarrita che va portata sulla retta via.

Matilde:Ecco qui il rappresentante principe dell'esercito della salvezza.

      Rosina: Matilde finiscila! Non vedi com'è pura e senza malizie questa ragazza?    

Giuditta: Grazie al mio Giovanni che mi guarda sempre giù da lassù. Sguardo al cielo. Certo che Ardito è proprio un bell'uomo.

Matilde: Altro che senza malizie, la vedova.

Giuditta: mani congiunte, sguardo al cielo. Giovanni, io vorrei portare sulla retta via Ardito. Se tu sei d'accordo, mandami un segno, non saprei, un colpetto. D'accordo?

Tonino:Un goccetto? Sono d'accordo!        

Giuditta: Grazie Giovanni. Mi hai parlato con la bocca del signor Tonino! Grazie!

Scena 10°

Arriva Arsenio, porta con sé una valigia o un bauletto abbastanza grande.

Cèco: Arsenio! Che cos'hai li? Non starai per caso partendo?

Arsenio: No, non sono in partenza. Qui dentro c’è del vestiario per le signore. Sapete, per la messa in scena. Signore grazie di essere qui, ora fate parte della commedia.

Matilde: In che modo, e cosa centro io?      

Arsenio: Volete mia dolce Matilde, mia cara Giuditta e mia adorata Rosina aiutarci a liberare le nostre attività artistiche, rabbonendoci il poliziotto?

Tutte e tre all’unisono: Si lo vogliamo! Estasiate

Arsenio: Allora vi dichiaro mie attrici!

Tonino: ad alta voce. Amen!

Cèco: D'accordo ma, adesso cosa dovremmo fare?

       

Arsenio:Voi, Don Cèco, scoprite il dipinto del nonno combattente di Don Tonino. Voi mie dame dovete solo rispondere alle domande. Aiutatemi a portare in casa questi vestiti, con i quali vi agghinderete a gran signore. Io vi seguirò, e insieme usciremo sul retro. Tra pochi minuti il poliziotto sarà qui!

Matilde eGiuditta incantate da Arsenio, mentre Rosina si muove per aiutarlo.

Rosina: Suvvia datemi una mano. Non rimanete lì incantate. Entrano in bottega con lavaligia.

Scena 11°

Arsenio: Io decanterò il vostro passato guerriero e, le vostre capacità artistiche al poliziotto. A proposito, dove sono i quadri?

Cèco: È una storia lunga. Stamattina quando siamo arrivati...

Arsenio: Non c’è tempo, me la racconterete poi… vorrà dire che decanterò solo il vostro passato guerriero. Esce dalla scena entrando in negozio.

Scena 12°

Cèco a Tonino: Potresti darmi una mano con questo quadro... lascia stare, non ti reggi in piedi.    

Tonino: Per forza, ho fatto il turno del mattino e...

    

Cèco: Non parlare più! Va verso il quadro e lo scopre. Tonino disgraziato! Questo non è il ritratto di tuo nonno!

Tonino: E che cos'è?   

Cèco: Questo ritratto è quello che ti ho fatto l'anno scorso, appena arrivati in America, quando dormivamo nella baracca del cantiere perché non sapevamo dove andare. Hai usato questo! Perché non hai guardato prima di usarlo come paravento alla finestra?

 

Tonino: Ieri sera dopo che ho mangiato la minestra, ma, ti ho appena detto che ero stanco morto e, non ho controllato ciò che impacchettavo.

   

Cèco: E adesso cosa facciamo? Cosa s'inventerà Arsenio quando scoprirà che, non è tuo nonno, il tipo del ritratto?

Tonino: Fa lo stesso! Mi hanno sempre detto che mio nonno ed io ci assomigliamo come due gocce d'acqua. Come due gemelli!

 

Cèco: Sarà pure vero, peccato che Arsenio deve descrivere un soldato armato fino ai denti, invece nel quadro sei ritratto tu, seduto sulla branda in mutande lunghe e canottiera rappezzata, con attrezzi da muratore in parte al letto, e il pitale ai piedi.

Tonino: Gli attrezzi, io non potevo lasciarli in cantiere, altrimenti me li rubavano.

   

Entra in scena il poliziotto

Cèco: Adesso taci! Sta arrivando il poliziotto, ridi e non fiatare.

Scena 13°

Tonino, accoglie il poliziotto con un sorriso ebete.

Poliziotto: Italiani macarone, spaghetto e mandolino! Rivolto a Tonino. Ehi tu!  Che cos’hai da guardarmi con quel ghigno? E e poi… sento ancora odore di alcool.

         

Cèco: Già poliziotto, a Tonino gli si sono ritirate le gengive e, allora sembra che rida. Sa? Gli hanno appena cavato i denti.

             

        

Poliziotto: Cavato? Che vuol dire? Come parli?  

Cèco: Mi scuso ma, non parlo tanto bene l’inglese, volevo dire estratto i denti!

Poliziotto: Allora parla l’italiano corretto, che io ti capisco!

Cèco: Corretto mica tanto.         

Poliziotto: Come?

Cèco: Io non parlo tanto bene l’italiano. Lo capisco ma, lo parlo maluccio, così come l'inglese.

 

Poliziotto: Va bene, va bene ma, quest’odore che cos'è?

Cèco: E’ disinfettante. Ho dovuto fare le medicazioni al mio amico ma ho sbagliato la quantità di alcool, ne ho messo troppo, con la conseguenza che, la bocca gli si è seccata e, s'è ritirata ancora di più.

 

Poliziotto: Capisco, capisco. Nota il dipinto. E quell’idiota dipinto sul quadro chi sarebbe?

Tonino: Sono io brutto tamburo piedipiatti!   

   Poliziotto: Ah… la bocca si è sbloccata e le parole che ne sono uscite non le ho capite ma mi sembrano minacciose…

Cèco improvvisando: No poliziotto! Sono le parole di esercizio per riabilitare le fauci e, adesso è l'ora della riabilitazione. Forza Tonino, ripeti le parole di esercizio.

Tonino: Tamburo piedipiatti! Tamburo piedipiatti! Tamburo piedipiatti! Brutto...

      

Cèco: interrompendolo. Basta! Basta cosi. Ha notato poliziotto come la bocca si muove? Si chiude, si allarga, è un esercizio che gli ha prescritto il cerusico.

Tonino: Hai capito? Brutto tamburo piedipiatti!        

Cèco: Basta! Basta Tonino, per oggi è abbastanza, tu ti affatichi troppo. Capito poliziotto? Tonino, ha fretta di guarire.

Poliziotto: E bravo il Tonino, come hai detto? “Tamburo piedipiatti." Bravo e, guarisci presto!

Tonino: Grazie. Brutto tamburo piedipiatti!           

Poliziotto: Prego, prego. Tenta di appigliarsi a qualcos’altro.E perché non siete a lavorare?

Cèco: Tonino è malato, ed io ho fatto il turno di notte e adesso…

  Cèco è interrotto dall’entrata in scena di Arsenio, seguito, nell’ordine, da Giuditta Rosina e Matilde tutte agghindate con colli di pelliccia, cappelli a fiori ecc.

Arsenio: Bonjour messieurs! Ecco a voi qui signore, un bel esemplare rappresentante di pubblica sicurezza locale. Lasciate che mi presenti tenente, sono il Professor Arsenio, critico d’arte e insegnante di storia.

Poliziotto: Non sono tenente…

Arsenio: Scusate, mio capitano. Io guido queste signore in questo quartiere per permettere loro di ammirare l’abilità artistica degli italiani d’America.

Poliziotto: Va bene giovanotto ma, non sono capitano, sono sergente semplice.

Arsenio: Però, dimostrate di più. Almeno qualche grado in più.

Poliziotto: Grazie giovanotto! E loro da dove vengono?

Arsenio: Sono autentiche bergamasche, in viaggio di piacere. Parlano solo qualche parola d'italiano. Lo capiscono ma, non lo parlano bene. Io parlo bene l’italiano e l’inglese, ma capisco anche il loro gergo, anche se non lo parlo. Quasi a scioglilingua

Poliziotto: Alt! Stop! Non stò capendo niente! E a me, come parlate?

Arsenio: Non sentite che io sto parlando in inglese?  A loro dunque, parlo l’italiano, loro si rivolgono a me nel loro linguaggio, e a voi parlo l’inglese…

Poliziotto: Giovanotto, i bergamaschi sono comunque italiani!  Perché non parlano correttamente in italiano? E poi non mi sembrano facce nuove…

Arsenio: Facce nuove? E per forza, discendono dagli Ostrogoti, un antico popolo guerriero! La purezza della loro razza fa sì che si assomiglino molto fra loro, i bergamaschi. Pensate, sono un popolo talmente fiero da essere orgogliosi di parlare solo l’antica lingua…

Rosina: ad Arsenio. Se noi siamo degli ostrogoti, tu cosa saresti? Un vandalo!

Poliziotto: Come? Che cosa dice la signora?

Arsenio: imbarazzato. Leidice, “Non solo discendiamo dagli Ostrogoti, ma anche dai Vandali.”

Matilde: Guarda che un po' d'inglese lo conosciamo pure noi ma, quali vandali? Non siamo certo noi che andiamo in giro per il quartiere a rompere le cose comuni.

 

Arsenio: imbarazzato. La signorina Matilde vuole che vi dica che, il vostro quartiere è pulito e molto ordinato.  Con queste testuali parole, “Fate i complimenti al colonnello per tutto ciò”.

Poliziotto: Grazie signora, grazie…

Arsenio fa finta di accorgersi solo ora di Cèco e di Tonino, seduti in disparte.

Arsenio: E quei due operosi individui chi sarebbero?

Poliziotto: Bhé loro sono i…

Arsenio: Ma quello è un dipinto! Ah ecco cosa sono, pittori, artisti di strada ma, voi caro ammiraglio, impreziosite il vostro quartiere con queste persone.                  Signore, seguitemi… ammiriamo quest’opera!

Arsenio e le donne arrivano davanti al quadro. Arsenio le tiene indietro allargando le braccia sbalordito per il dipinto sbagliato. Si rivolge a Cèco, cercando di non farsi sentire dal poliziotto.

Arsenio: sorpreso, interdetto.Adesso che facciamo?

Cèco: Io non so proprio. Ha portato qui il ritratto sbagliato.

  

Arsenio: Adesso cosa faccio?

Cèco: Arrangiati! Sei tu l'attore, inventa.     

Arsenio: a stento, cerca una scappatoia, poi rivolto alle donne. Va bien, mui bien, non posso parlare chiaramente se no il gendarme, mi capisce. Madame,  je cambiè program… datemi una mano! 

Poliziotto: Ma questo è francese!

Arsenio: allarmato.Capite il francese, comandante? 

Poliziotto: Purtroppo no ma, mi piacerebbe!

Arsenio: sospira di sollievo.Ecco, infatti… Prima ho tralasciato di dirvi che madama Giuditta è sì bergamasca ma, è cresciuta in Francia. Ecco perché prima mi sono rivolto a lei in francese, vero madama Giuditta?

Giuditta: Ouì, ouì, mon comandant!

Arsenio: Et alòr madame, inventé! Parlé vù de qualcosa, de la pitur su le quàdre, inventé, inventé finché né végni fòra de per mé...

Cèco:a Giuditta.Non sapevo che parlavi milanese. 

Giuditta:indicando il dipinto. Scior Tonin, l’è sconventien farsi veder con la lingerie, le maglieton, le mutandon, la biancheria intima… parbleu!

Rosina: Pare blu? A me pare color carne.

        

Matilde: Più che biancheria, a me sembra, grigerìa intima...

Giuditta:rivolta a Tonino. Pourquoi? Mon amì, pourquoi?

Rosina: Per non dir porcon! Pare nudo con la biancheria color carne.

Tonino: Io non ho in mano la carne! Che cosa state raccontando? Sembra che e l'abbiate tutti con me!

Intanto Arsenio annuisce, facendo capire al poliziotto che le frasi che le donne stanno dicendo siano molto importanti.

Rosina: E tu Cèco? Potevi risparmier sto scempio de pitur.

      

Cèco: Mica è nudo, ha indosso canottiera e mutandoni lunghi.

      

Poliziotto: Scusate giovanotto. Di cosa commentano…

Arsenio: Commentano il dipinto! Vero, signore?

Tutte: Ouì, ouì, altroche, ciumbia. A soggetto.

Poliziotto: Cosa c’è da commentare? A me sembra un id… lui!Indicando Tonino

Arsenio: Lasciate mio generale che io mi prostri all’autore di quest’opera… rivolto aCèco.  Siete voi l’autore?                                  

Cèco annuisce, Arsenio al cenno s’inchina.

 

Arsenio: Onore a vostra magnificenza! Quello che vedo è encomiabile…è luce per i miei occhi, la notate anche voi, commodoro, questa magia?

Poliziotto: Be… devo ammettere che…

Arsenio: No! Aspettate, chiediamo a quest’artista spiegazioni, chi è costui? Sento che i miei dubbi si vanno fugando. Chi è costui?

Cèco: Tonino! Lui ha portato qui il quadro sbagliato!

Arsenio: Ebbene, mio generalissimo, ora ci sono solo certezze. Questo quadro s’intitola “Il riposo del guerriero”. Costui è niente popò di meno del nonno garibaldino di Don Tonino. Non è vero, mie signore?

Tutte: Ouì, ouì, son perfino persuasa! Ciumbia!  A soggetto.

Poliziotto: Non vedo nulla di guerriero in questo quadro ma, d’altra parte, non conoscendo i garibaldini…

Arsenio: Come? Non sapete che i garibaldini sono i soldati che hanno unificato l’Italia sconfiggendo Austriaci e Borboni in una vittoria dopo l’altra e, in gran parte tutto questo grazie alla feroce determinazione dei bergamaschi? Vero, signore?

Tutte: Ouì, ouì, son perfino persuasa! Ciumbia!  A soggetto.

Poliziotto: indicando Tonino. Se era suo nonno ne conoscerà la storia… Lasciate che sia lui a raccontare.

Arsenio: Parlate Don Tonino, meravigliate l’ammiraglio.

Tonino: Non è la porta del serraglio. È la finestra sul davanti... 

Cèco: Non hai capito! Raccontagli di tuo nonno.   

Arsenio: rivolto al poliziotto. L’artista si sta consultando col postero…

Tonino: Battista? Non l'ho visto! Prospero è passato di qui prima.

           

Poliziotto: Un attimo! C’è qualcosa che non mi torna! Rivolgendosi a Cèco. Come hai fatto tu a ritrarre un uomo di settanta anni fa?

Cèco:allarmato. Adesso che cosa racconto a questo qua? Arsenio, tu hai tirato in ballo tutto, tu esci da questo ginepraio! 

Poliziotto:E allora? Comincia a battere lo sfollagente sul palmo della mano.

Arsenio: Be è facile! Prendendo tempoVero signore?

Rosina: Che cosa centriamo noi adesso?       

Matilde:rivolta alle altre.Ve l’ho detto io che alla prima difficoltà ci piantava in asso.

Pausa.  Cèco, Arsenio e le donne si guardano imbarazzati.

Giuditta: Escuse moi mon comandant. Come fan les artist modern a piturar i roman o egizian? L’è fasìl, con la testimonians, mon general!

Rosina ì: Sentito la nostra francesina ragazze? Che bonbon!    

Arsenio: Esatto, generale! E’ semplicissimo: il padre di Tonino gli ha riferito nei minimi particolari le fattezze e le usanze di suo nonno, in modo che Tonino a sua volta riferisse ai posteri.

                 E Tonino ha avuto una trovata geniale, ha impresso su di un quadro tutto questo, attraverso l’abilità di un grande artista. Inchinandosi davanti a Cèco.

Poliziotto: Dite a Tonino di descrivermi la scena del quadro!

Arsenio: Tonino, descrivete la pittura al colonnello.

Tonino: Ho proprio un'arsura da cammello!          

Arsenio: Bene, bene grazie Tonino. Lui afferma, che quello è suo nonno caduto in battaglia dopo lo sbarco in Sicilia, a Marsala precisamente!

Poliziotto: Tonino ha detto solo due parole. Rivolto a Tonino. E’ vero quello che ha detto il giovanotto?

Tonino: Ostrega sì!

Poliziotto: Ostrega cosa?

Arsenio: "Ostrega si" vuol dire, “Ascoltate generale, è vero che mio nonno è caduto in battaglia dopo lo sbarco a Marsala con le truppe di Garibaldi, ma nel quadro sta riposando e ha deposto le armi al muro!”

Poliziotto: Che strana lingua ma, proseguite, fatevi descrivere quegli strumenti dalle signore. Se sono così fiere del loro popolo, sicuramente sapranno bene a cosa servivano.

Arsenio: Rosina, descrivete gli strumenti.

Rosina: Quello ai piedi mi sembra un pitale.

Arsenio: Bene Rosina, voi siete sempre concisa e sintetica come sempre. Comandante? Rosina ha detto testuali parole, “Io riconosco un grande boccale di birra grezza, questa era bevuta dai nostri soldati prima della battaglia perché infondeva loro grande coraggio e vigore, la birra era preparata in casa dalle loro donne.”

Poliziotto: E quelli cosa sono? Dimmelo tu Cèco, un po’ d’inglese lo capisci no?

Cèco: Sì poliziotto! Io pero li so descrivere solo in italiano, la traduzione la fa Arsenio. Quello li, è il fratazzo che si usa per fratazzare e quella appoggiata sopra è la cazzuola che si usa per strollare. Sono attrezzi da magister da magutt... 

 

Arsenio: interviene interrompendo Cèco. Sono armi da guerra dei magutt, così dice Cèco.

Poliziotto: Magutt? Che cosa sarebbero?

Arsenio: Mi scuso comandante. I magutt o magister sono la principale tribù dei bergamaschi!

Cèco: Arsenio? Ci sono anche tanti tubisti e stuccatori.

 

Arsenio: Giusto Don Cèco, anche tubisti e stuccatori. Sapete generale, sono tribù alleate dei magutt, tribu minoritarie che operavano insieme…

Poliziotto: Le armi? Queste com'erano utilizzate?

Arsenio: Beh… per esempio il fratazzo è una specie di scudo che spianava le muraglie nemiche. Udite il suono guerresco di questa parola. “fratass fratass!” colpi di fratazzo sulle schiere nemiche! La cazzuola è un’arma da lancio per le muraglie nemiche. Questa strollava a mitraglia con questo suono terrificante, “stroll, stroll” ma, l’ordine completo era, “stroll stroll, fratàss fratàss!” Immaginatevi la battaglia, mio comandante, il poliziotto è estasiato. Arsenio accorgendosene continua. “Stroll, stroll, fratàss, fratàss, stroll, fratàss!” Da rizzarsi i peli.

Poliziotto: Mi sembra di trovarmi sul campo di battaglia… devo ammettere signori, che non vorrei mai trovarmi davanti agli stroll lanciati dalle cazzuole a mitraglia. Deve essere terribile! Estasiato.

Intanto Matilde comincia ad adocchiare il poliziotto.

Arsenio: drammaticamente.Già mio generale, una strage! Stroll grossi come noci! Un’autentica strage!

Tonino: Stadie? La sera, dovevo portare in baracca anche le stadie, da due metri e da quattro, se no quei testoni degli irlandesi me le rubavano! Non potevi lasciare in giro niente!

      

Dopo questa battuta Tonino si addormenta pian piano.

Poliziotto: sempre più convinto e partecipa quasi simpatizzante. Che cosa dice il Tonino?

Arsenio: Testuali parole. “E’ vero, una strage!”

Poliziotto: Tutta quella frase per dire due parole?

Arsenio: E’ la loro lingua, è strana.

Rosina: Certo che non è bello essere strollati con la sabbia di magrone con dentro sassi grossi come noci. Alle altre donne. Voi due? Che cosa fate li impalate? Giuditta parla un po' francese, fargli capire che sei interessata.

  

Giuditta: Ouì, pardon.  In francés comon s’appel le noci?

Rosina: Le noci non si pelano, si schiacciano anche in francese! Tu Matilde? Che cosa continui a fissare il poliziotto?

Poliziotto attento sembra studiare le donne, vorrebbe togliersi gli ultimi dubbi. Arsenio se ne accorge.

   Arsenio: Le mie ospiti, stanno immaginando la battaglia in corso.

Poliziotto:parlando di Matilde. Perché la signora mi sta studiando?

Matilde: a Rosina. Stavo pensando che, il poliziotto sarebbe proprio un bel partito. Arsenio? Domandagli se è sposato.

   

Arsenio: La signora Matilde ha espresso una sua idea che vi riguarderebbe, un pensiero gentile, se posso tradurre?

Poliziotto: A sì?  Grazie, signora. Traducete giovanotto. Traducete pure.

Arsenio: La signora dice che, guardandovi, immagina la battaglia in corso e, voi nella mischia, un guerriero sassone con i muscoli guizzanti sottopelle. Tutto madido di sudore, bello come il sole che si batte come un leone e, infine s’è chiesta, “quante donne vi corteggiano?”

Poliziotto tutto tronfio, ma poi timidamente risponde.

Poliziotto: Grazie mia signora. Veramente nel mio cuore non v’è nessuna, almeno, finora… sapete, il lavoro, la divisa…

Matilde: E allora poliziotto, noi due potremmo percorrere la strada di ritorno al distretto insieme, guarda a caso, io dovrei proprio andare da quelle parti.

Poliziotto: Certamente! Sono molto lieto di essere accompagnato da una così affascinante signora. Diamoci pure del tu, se lei è d’accordo.

Matilde: Certamente! Posso sapere il tuo nome, adesso?

Poliziotto: Salvatore, ma, per te sarò Tùri o Turiddu, come mi chiamava mammà…

Matilde: Turiddu, che bel nome. Tu chiamami pure Matty, se vuoi…

Poliziotto: Matty… scusa, tu mi stai parlando in inglese!

Matilde: Veramente? Non mi ero accorta. Sai Turiddu, quando una cosa m'interessa, la apprendo subito. Sarà perché ti ho osservato attentamente. Vorrei fermarmi per un bel po’ in America…

Poliziotto: Questo mi fa un enorme piacere, così potremmo vederci più spesso… per esempio stasera…

Arsenio: Che prodigio! L’arte di Cèco congiunge due cuori. Caro generale, come sarebbe il vostro quartiere senza questi artisti?

Poliziotto: felicissimo. Signori, d’ora in avanti chiamatemi Turiddu! Tu Cèco, potrai esercitare la tua arte liberamente: ti farò avere la licenza!

                   E adesso braccettoMatty? Andiamo per la nostra strada!

Uscendo dalla scena, Matilde dice.

Matilde: Certo Turiddu. Stavi dicendo di stasera a casa tua… accetto volentieri, però cucino io perché voi… Lasciando scemare la frase fino all'uscita totale.

Scena 14°

Sospiri di liberazione, pacche sulle spalle, eccetera.

Cèco: Meno male questa è andata. Adesso sono credibile e, forse arrivano anche i soldi.Sfregandosi le mani.

Rosina: Sì, pero, tu non hai più i quadri! Andiamo Giuditta, vieni in casa che ci cambiamo d'abito.

   

Giuditta: voltando le spalle agli uomini e avviandosi in bottega. Iosono contenta per lasignora Matilde. Sono proprio contenta!In realtà è un po’ triste.

Rosina: Sei proprio una brava ragazza. Vedrai che presto o tardi troverai anche tu qualcuno che...

     

Giuditta: interrompendo Rosina. Non posso! Il mio Giovanni mi guarda sempre giù da lassù!

Rosina: guardando il cielo. Giovanni? Ne hai ancora per molto da guardare giù? Va per favore a farti un giro con i serafini!

Escono dalla scena, entrando in bottega

Scena 15°

Arsenio: E’ vero, Don Cèco, dove sono i quadri?

Cèco: Li ho dati ad Ardito per riscattare la liberta di Pinuccia.

Scena 16°

Entra in scena Pinuccia con due quadri in mano.

Pinuccia: Cèco, ecco qui due dipinti, li ho comprati io da Ardito, di più non ho potuto fare. Scusami.

Cèco: abbraccia Pinuccia. Hai fatto anche troppo. Grazie. Poi si rivolge a Tonino chedorme.Tonino! Ci siamo dimenticati di lui, guardate come dorme! Tonino? Tonino!

Tonino: Cèco? Non gridare! Non sono mica sordo.

 

Cèco: Andiamocene a casa. Oggi è stato proprio un gran giorno, il poliziotto è sistemato ma, adesso rivolto ad Arsenioc'è da sistemare quell'altro, L'Ardito! Quellofra un mese vuole riscuotere dazio.

 

Arsenio: Ci penserò io! Tra un mese esatto!

Cèco: Come?

Arsenio: Non preoccupatevi. Sono un attore, o no?

Tonino: Portami a casa, i quadri, li sistemerà Arsenio più tardi, Andiamo perché sono stanchissimo, ho fatto il primo turno e...

          

Cèco: allontanandosi. Ti è passata la sbronza? Speriamo, e domani, cambialo il turno!

Scena 17°

Arsenio e Pinuccia, uno di fronte all’altra si guardano fissi negli occhi.

Arsenio: Ciao Pinuccia… Sono stato male per quello che mi hai detto ieri.                                Ho pregato per te!

Pinuccia: Anch'io ho sofferto e, continuo tuttora.

    

Arsenio: Non soffrire più! Io ti ripeto quello che ti ho detto ieri…

Pinuccia: Ieri hai dichiarato il tuo amore per me ma, alla mia creatura?   Toccandosi il grembo.

Arsenio emozionato ma fermo: A entrambi. 

Si abbracciano dolcemente mentre si chiude il sipario.

FINE 2° ATTO

TERZO ATTO

(un mese dopo)

Scena 1°

In scena Cèco, Tonino e Gina.

Cèco: Grazie Gina. Ringrazia ancora la tua principale. È proprio una fortuna per me tutto ciò. 

  

Gina: Di niente Cèco.  La mia principale, la signora Morrison è esperta di dipinti, ed è una critica famosa. Quando ha visto i tuoi quadri, ha voluto sapere a tutti i costi chi fosse l'artista.

 

Cèco: Tu cosa gli hai detto?      

Gina: Cosa gli ho detto? Ero talmente sorpresa di vedere i tuoi quadri in casa sua che gli ho chiesto, “Perché non l'ha domandato al pittore?”

Tonino: Al dottore? Che cosa c'entra il dottore, i quadri sono di Cèco!

Gina: alzando la voce. Non hai capito! Tonino? Lei ha voluto sapere chi è l'artista, perché i quadri, li aveva acquistati da un rigattiere.

Tonino: Dal panettiere? Ha voluto sapere se li ha fatti Battista, e li ha comprati dal panettiere. Non ci capisco più nulla.

     

Cèco: Tonino? Lasciala raccontare, la stai confondendo.

 

Gina: Passata la meraviglia, gli ho detto che ti conoscevo, allora lei stupita, ma contenta è andata nel suo studio ed è tornata con alcune mazzette di dollari che mi ha dato dicendomi, “Ingaggiamo quest'artista, consegna a lui quest’anticipo, voglio che lavori per la mia pinacoteca”.

Tonino: Paninoteca? Oh Cèco che carriera, quando ha visto i tuoi quadri ha deciso di farti lavorare in una paninoteca, a imbottire hot dog! Mima l’atto diaddentare un panino.

Cèco: Tonino? Taci! A Gina. Continua pure.

Gina: Cosi mi ha detto, “Immagino avrà un nome di grande risonanza artistica questo pittore, del tipo il Tintoretto, Donatello, oppure Caravaggio.”

Tonino: Caravaggio dove c'è il santuario? Lo conosco! Ci sona stato qualche anno fa, per far benedire il calesse nuovo.

 

Gina: No Tonino! Intendeva Michelangelo Merisi, detto il “Caravaggio” perché nato a Caravaggio. A Cèco. Per tornare al discorso, ho riferito alla signora Morrison che io ti conoscevo come Cèco. Lei è rimasta un po' male e, mi ha detto testuali parole, “Dovrebbe avere un nome più altisonante, per figurare nella mia galleria!”

Cèco: Allora dovrei chiamarmi col nome del mio paese, cioè Bottanuco perché ci sono nato?    

Tonino: Figlio del povero legasiepi e, di Teresa della ciliegia da Carvico!

Cèco: illuminato. Bravo Tonino... mi hai illuminato l'arcano.

Tonino: No! Io non ho nominato Gaetano!    

Cèco: Tonino! Gina!  È tutto chiaro, il mio nome artistico sarà "il Legasiepi."

Tonino: Di Bottanuco e, di Teresa della ciliegia da Carvico.

    

Cèco: È troppo lungo! "Il Legasiepi" e basta!

   

Tonino: Va bene, sei tu il capo, io non parlo più!

Gina: “Il Legasiepi"... penso che la signora Morrison sarà d'accordo. Il Legasiepi, suona proprio bene. 

                 

Tonino: Suona bene? Rivolto a Cèco. Non sapevo che oltre ad essere un pittore facevi pure il musicista.

 

           

Cèco: Tonino che cosa hai capito? Oggi non hai scusanti, non sei ubriaco.

Gina: La mia principale è sicuramente soddisfatta. A questo punto posso anticiparti che ti offrirà un contratto per un anno!

                   

Cèco: Magari!

Gina: Ti assicuro che l'affare, è questo! Se in un anno dipingerai dieci quadri belli come quelli che lei ha acquistato, puoi subito firmare il contratto! Mostrandogli il contratto.

Cèco: Ostrega, anche trenta gliene dipingo di quadri. Dammi qui il contratto!

Gina: Prendi, è scritto in inglese. Devo tradurre?

   

Cèco: No! Mi fido, basta guardare la cifra scritta in fondo al foglio. Firmo subito!

 

Tonino: Ti fidi bene a firmare! Leggi il contratto prima!

Cèco: Non so leggere l'inglese. A Tonino. Leggilo tu se sei capace di farlo!

   

Tonino: Dammi qui! Prende in mano il contratto.Allora. An year. Chiaro no? Vuol dire va bene, ok. Fa segno col pollice.

Gina: paziente. “An” è un articolo e, vuol dire uno. Year vuol dire anno. An year, uguale a, un anno.

 

Tonino: Stai ripetendo le stesse cose che ho detto io! Andiamo avanti con la traduzione! Ten pictures, vuol dire, tieni pitturati... Gina? La tua padrona ha sbagliato, doveva scrivere, prendi, pittura i quadri.

Gina: Oh Tonino, “ten” vuol dire "dieci" e “pictures” völ dì “quadri.” “An year ten pictures” vuol dire "un anno dieci quadri."

Tonino: Volevo soltanto metterti alla prova Gina! A Cèco. Il contratto è chiaro! Firma subito!   

Cèco: a Tonino. Se non c'eri tu, non avrei saputo che santi pregare. Firma econsegna.

  

Gina: Ora vado. Sono contenta di avere un connazionale nella pinacoteca della signora Morrison. " Il Legasiepi".

                 

Cèco: Io sono molto più contento, perché ho i dollari della signora in tasca. Ciao Gina! Gina esce dalla scena.

Scena 2°

Cèco sfregandosi le mani.

Cèco: Che fortuna Tonino, io sono tanto felice, che mi pare che l'aria si sia rarefatta, diventata più pura, mi sembra di essere avvolto da una cappa leggera.

 

Tonino: Grappa leggera? Preferirei quella normale!

 

Cèco: Che cosa c'entra la grappa? Cappa leggera! Mi pare d'essere avvolto in una cappa leggera. Chiama Rosina.Rosina? Rosina! Fa finta di non sentire o è una sordona?

  

Scena 3°

Appare Rosina.

Rosina: Non mi dire che son tardona, perché? Tu saresti di primo pelo?

Cèco: sorridendo. Sei tardona sì, ma, ti ho detto che sei una sordona!

Rosina: Di meglio in peggio!    

Cèco: Sei un po' dura d'orecchio ma, scherzavo.

   

Rosina: Per fortuna ma, perché mi hai chiamato? Sto rosolando il pranzo!

 

           

Cèco: Ti ricordi la targa da attaccare al muro?

  

Rosina: Finiscila di sognare e, va a lavorare piuttosto. È un mese che ciondoli qua davanti, tu e il tuo amico sfaccendato. Indicando Tonino.

Cèco: Non c'è bisogno di sognare! Comincia a ordinarla la targa, perché te la pagherò io. Una bella targa con sopra scritto “qui sorse l’alba artistica  del  legasiepi.”

Rosina: Il legasiepi? Vuoi fare il giardiniere? Era ora che cambiasti mestiere ma, hai sbagliato ancora perché, dimmi tu dove sono siepi e alberi qua nel quartiere? Qui, non c'è neppure l'ombra di vegetazione, altro che legasiepi.

    

Cèco: “Il Legasiepi” è il sopranome del mio povero padre e, io l'ho adottato come nome artistico. Il giardiniere era il mestiere di mio padre, non il mio. Prendi e leggi. Porgendo il contratto appena firmato. Io oramai sono un artista riconosciuto e questo è il contratto che ho firmato alla signora Morrison. Lavorerò per la sua galleria!

 

Rosina: Meno male che adesso hai un lavoro serio, cosi potrò tirare un po' il respiro.    

Cèco: Proprio cosi Rosina! Fai un bel respiro!

Rosina: Sopratutto per te Cèco! Anche se il lavoro sarà un po' duro, non è facile scavare gallerie.

           

Tonino: Non hai capito Rosina! Non scaverà gallerie, andrà a imbottire hot dog in paninoteca!

      

Cèco: Basta prendermi in giro! Parlavo di pinacoteca, di galleria d'arte. Guarda Rosina, che bel gruzzoletto di soldi mi ha anticipato la signora. Mostrando il denaro. Certo che Ardito senza volerlo, mi ha dato un bell'aiuto!

  

Rosina: In che modo? Che cosa c'entra Ardito?

       

           

Cèco: C'entra! Ha venduto i quadri che mi rubò, a un rigattiere. Il rigattiere li ha venduti a sua volta alla padrona di Gina, signora Morrison che è rimasta meravigliata dalla mia bravura e, grazie a Gina che gli ha riferito che mi conosceva, adesso il Cèco è titolare di un bel contratto di lavoro per un anno.

 

Rosina: Che groviglio di nodi!      

Cèco: Prima o dopo tutti i nodi vengono al pettine e, tutto si sistema. Quando avrò adempito il contratto che ho sottoscritto, me ne torno a Bergamo. Due anni in America mi sono bastati. Oggi per me è una gran festa!

    

Tonino: Per forza! Oggi è la festa del quartier. A proposito di festa: che cosa stai cucinando Rosina?

  

Rosina: Sul fuoco sta rosolando un bel cappone nostrano, che ho allevato di nascosto in cantina.

  

Tonino: Quel bestione enorme?    

           

Rosina: in tono accusatorio. Come fai a sapere del cappone?

Tonino: Nella tua cantina era rimasto solo quello, del vino neanche l'ombra. Quella bestia ha fatto proprio la fine che ha meritato, perché più volte sono stato aggredito e beccato sulla testa, mentre cercavo qualcosa da bere.

  

Rosina: Cosi oggi ce n'è un po' per tutti della bestia ma, lasciatemi andare in cucina a rigirarlo sto cappone, se no mi si attacca.Entra in negozio.

Scena 4°

Cèco: ricordandosi improvvisamente. A proposito di festa del quartiere, oggi è anche il giorno che Ardito deve riscuotere dazio. Non mi ricordavo più! Cari i miei dollari, abbiamo finito di farci compagnia.

    

Scena 5°

Entra in scena Italia.

Tonino: Viva l’Italia!

Italia: Tonino? Hai forse visto il mio Prospero stamattina? È uscito presto ma, oggi è la festa del quartiere e dovrebbe già essere di ritorno. Mi fa stare da cane!

 

Tonino: Non facciamo festa al cane, no! Facciamo festa al cappone oggi.

     

Cèco: Sei sordo come un ciocco di legno! Ti ha domandato se, hai visto Prospero!    

           

Tonino: No! Oggi non lavoro, di conseguenza non ho fatto il primo turno al cantiere navale stamattina. Alludendo al bere.

Italia: Chissà dove sarà? E cosi sono quindici giorni che non beve più.

     

Cèco: rivolto a Italia.A proposito, hai visto Ardito in giro?

Italia: Lo vedo spesso ed è sempre in compagnia di Giuditta.

Cèco: La giovane vedova?     

Italia: Proprio cosi. Lui è sempre serio, lei invece sempre gentile e, col saluto pronto per tutti.

   

Tonino: Mamma mia, chissà il suo Giovanni, avrà gli occhi fuori dalla testa a forza di guardar giù!

     

           

Cèco: fra sé e il pubblico. Prospero, sono quindici giorni che non beve, e cosianche Tonino. Non può essere una coincidenza.

 

Italia: Se vedete il mio Prospero, ditegli che lo sto cercando. Adesso me ne andrei, vi saluto tutti. Se ne va.

  

Cèco: Ciao Italia.

Tonino: Viva l’Italia!

Scena 6°

Cèco: Tonino, toglimi una curiosità, quant'è che non fai più il primo turno al cantiere e, di preciso quello navale?

 

           

Tonino: Ucciso il maiale? Tanto tempo fa al paese. Era una gran festa, il sacrificio della generosa bestia.

     

Cèco: Che cos'hai capito? Urlando. Quant'è che non incontri più Ardito?

Tonino: Non gridare e, potevi spiegarti meglio. Allora, fammi pensare... saranno quindici giorni.       

Cèco: Ecco perché non hai più bevuto! 

Tonino: Per forza, tutte le volte che cercavo Ardito, ho sempre trovato Giuditta.     

Cèco: Che ha a che fare Giuditta con quello che ti ho chiesto? Fammi capire, raccontami nei particolari.

    

           

Tonino: Auricolari? Giusto Cèco, ne avrei un gran bisogno. Sai? A volte penso di essere diventato un po' duro d'orecchi.

       

Cèco: Sei duro d'orecchi! Te lo garantisco io! Urlando per farsi sentire. Ripeto, raccontami tutti i particolari di quando incontri Giuditta anziché Ardito!

   

Tonino: Ho capito. Allora, è cominciato tutto quindici giorni fa, stavo recandomi al cantiere per fare il primo turno di lavoro e stavo cercando Ardito per poterlo salutare e, invece mi sono imbattuto in Giuditta che mi ha detto" Gli occorre qualcosa Tonino?" Io gli ho risposto "vorrei vedere Ardito!" Lei cosa mi risponde? "Per quale motivo?" Io gli ho detto...

     

Cèco: interrompendolo. Sbrigati! 

Tonino: Me l'hai detto tu, di raccontarti i particolari e, allora lasciami proseguire col discorso! Allora, ero rimasto... a sì! Allora io gli ho detto "volevo solamente salutare Ardito." Lei mi ha domandato "non mi dica che ha sete Tonino?" Ed io "come hai fatto a indovinare?" Lei allora "la mattina presto non c'è di meglio"...

Cèco: interrompendolo. No! Non dirmi che l'ha deviata quel delinquente, non dirmi che gli ha cambiato la testa?

 

           

Tonino: Niente festa! Niente alcool niente festa.

       

Cèco: Da allora hai smesso di bere. Meglio ma, il motivo?

      

Tonino: Il motivo è, che Giuditta mi ha detto "la mattina presto non c'è di meglio di questo!" Mi ha messo in mano una bottiglia di latte! Quasi disperandosi.

Cèco: Di latte?      

Tonino: Proprio di latte! L'ho bevuto per una settimana, alla fin fine mi sono stancato e, ho detto a Giuditta "ascoltami bene, quando la mucca mangerà l'uva, io berrò latte!" Da allora ho cambiato turno di lavoro.     

Cèco: Questo ti fa solamente bene, anche a quel perdigiorno di Prospero!     

                Fra se e il pubblico. Sbalorditivo! Giuditta sta combattendo la sua crociata e, sbaragliando il mercato di Ardito.

Tonino:   A ha fatto bene ma, Prospero tutte le mattine cerca Ardito ma, trova me sempre Giuditta, col latte!

Scena 7°

Entra in scena Pinuccia.

Pinuccia: Buongiorno a voi signor… D’Arsenio, son ambasciatòr…

Tonino: spaventato. Toro? È scappato il toro? Speriamo che il macellaio locatturi presto!

 

Cèco: Che poetessa la nostra Pinuccia! Ti ha insegnato bene Arsenio, vero? E poi, come sei radiosa, vero Tonino?

      Tonino: È furiosa? Per forza, lo sarei anch'io se mi trovassi davanti al toro fuggito al macellaio.

Pinuccia: No Tonino! Non è scappato nessun toro e, io non sono furiosa anzi, non sono mai stata cosi contenta.

Cèco: Questo si vede e, noi siamo ancora più contenti per te!

     

Pinuccia: Comunque sono qui per anticiparvi che quando Ardito arriverà, Arsenio comparirà travestito da boss siciliano e farà finta di essere un certo Don Calogero, amico fidato di Al Capone, il famoso gangster. Ardito dovrà credere che Don Calogero è vostro amico e ospite. Avete capito bene?

 

Tonino: Lascia fare a noi!           

Pinuccia: Scusatemi ma, stamane non ho visto Rosina alla messa seconda come solito. È forse andata a messa grande?

    

Cèco: No, è in casa. È venuta con noi a messa prima e, adesso è in cucina, perché sta cucinando il cappone.

Pinuccia: Allora entro anch'io, cosi se avesse bisogno di una mano, ci sono.

Cèco: Va bene, ci vediamo più tardi.

Pinuccia entra in negozio.

Scena 8°

Tonino: Io in tutta questa storia ci ho capito poco. Solo che Pinuccia è furiosa perché è scappato il toro al macellaio, ma si è rimessa.

          

Cèco: Diceva della messa, e non è scappato nessun toro! Ha detto ghe quando arriverà Ardito, poco dopo giungerà pure Arsenio.  

       

Tonino: Io cosa faccio?             

Cèco: Tu taci! Stai lì seduto e, parla solo quando te lo dico io.

            

Scena 9°

Arriva Turiddu il poliziotto, con Matilde a braccetto.

Matilde: Buon giorno a tutte due.            

Cèco e Tonino: Buongiorno Matilde. Ciao Turiddu.

Turiddu: Hello, boys!

Matilde: Cèco, ho saputo che ti sei fatto un nome nel campo della pittura. Bravo!            

Cèco: Grazie Matilde. Grazie

Matilde: E tu Tonino? Tu invece vivi alle spalle del tuo amico. “Vivi di luce riflessa”!

Tonino: A messa? Sì, sono stato a messa prima.

                 

Cèco: Suvvia Matilde, non essere cosi critica con Tonino, perché è proprio grazie a lui e a suo nonno Garibaldino, se mi sono affermato nella mia carriera artistica. Al poliziotto. Ok Turiddu?

Turiddu: Ok boys! Scusa Matty, cosa dice il nostro amico?

Matilde: Parla di Tonino e di suo nonno garibaldino. I quali hanno fatto la fortuna artistica di Cèco.

Turiddu: E’ vero Tonino... ricordo… Stròll! Stròll! Fratàss! Fratàss! Una strage! Una vera strage!

Tonino: rivolto a Turiddu. Non stadie! Allora il mestiere non lo vuoi proprioimparare. Ascoltami bene, prima bisogna strollare, poi si passanole stadie per raddrizzare, in fine si deve fratazzare per lisciare le muraglie nemiche.

Turiddu: Che battaglia! Che battaglia... sognante.

Matilde: Turi, adesso andiamo o facciamo tardi a messa…

Si avviano verso fuori scena, ma poi Turiddu torna un attimo indietro e con fare da complice, dice a Tonino.

Turiddu: Tonino, com’era quell’esercizio per la bocca? Brut tambur du pié piàtt…

Tonino: Brutto tamburo piedipiatti!        

Turiddu: Ok  boys!  Se ne va, convinto di aver instaurato un rapportocameratesco tra lui e i due.

Scena 10°

Tonino: Ci vuol cosi poco per far contento quel ragazzo.

     

Scena 11°

Appare loro dinanzi Ardito.

Ardito: Io invece non ne ho abbastanza di cosi poco per essere contento. Ci vuole qualcosa di più! Oggi è giorno di paga. Ho saputo Cèco che stai diventando famoso, che il tuo lavoro comincia a fruttificare.

Cèco: Ne hai abbastanza di questi? Lancia il mazzetto di soldi verso Ardito.

Ardito: meravigliato.Direi che per me, adesso che hai pagato il debito, lafaccenda è chiusa per sempre. Maliziosamente. Sai? Pinuccia nonmi occorre più!

Cèco: Oh, meno male!

Ardito: Sì! Perché Pinuccia, È in stato interessante, e io non so cosa farmene se è gravida!

      

Tonino: Povera anima, è stressante ma, oramai il toro dovrebbe essere chiuso in stalla.

        

Cèco: Tu sei un farabutto! Arriverà alla fine, qualcuno che ti raddrizzerà!

        

Ardito: Chi? Io in questo cantiere faccio quello che voglio! Ricordati bene. “Non si muove foglia, che Ardito non voglia!”

Scena 12°

Entrano, Arsenio vestito da gran signore e un classico ragazzotto siciliano con custodia rigida di chitarra. Arsenio, con modo di fare simile al “Padrino” mentre il ragazzo non parlerà mai.

Arsenio: Bene, Bene, bene picciotti, qua sono!

Cèco: Che sorpresa, Don Calogero? Ciao, siediti suvvia, anche il tuo amico naturalmente.

Arsenio: Grazie Don Cèco, volentieri siedo... ah… le responsabilità, stanco mi rendono.

Cèco: Il tuo amico non siede?       

Arsenio: serio. Totò sempre vigile deve stare, sempre pronto a suonare lo strumento!

Tonino: Ehi Totò? Facciamoci una bella suonata allora.

         

Arsenio: È meglio di no! Sapete, quando Totò comincia a suonare, lo strumento va avanti fino alla fine, fino alla morte!

Tonino: Non c'è bisogno di esagerare. Solo qualche canzone!

Ardito impaurito si rivolge a Cèco.

Ardito: E questo chi sarebbe?         

Cèco: È il mio amico Don Calogero, è appena arrivato dalla Sicilia ed è mio ospite. Te lo presento: Don Calogero, ecco qui Ardito…

Stretta di mano fra i due.

Arsenio: Bacio le mani Don Ardito. Ah… immagino siate un poeta. Prima sentii “Non si muove foglia, che Ardito non voglia!” Che massima, che ode!

Ardito: Volevo dire che qui, comando io, e tutti fanno quello che voglio!

     

Arsenio: E loro? Io immagino siano tutti d’accordo.

Ardito: Non sempre, però con un po' di maniere forti...

      

Arsenio: Aìh, aìh, aìh… questo non è bello! Totò suona per Don Ardito. Toto fascattare le cerniere della custodia. Ardito s'impaurisce, pensando contenga un'arma.

Cèco: Non ce n'è bisogno Calogero. Suvvia, oggi è la festa del quartiere.

 

Arsenio/Calogero, fa cenno a Totò di chiudere la custodia.

Arsenio: Volevo solo che Don Ardito capisse chi dirige l’orchestra qui, e in tutta la città!

Ardito: impaurito. D'accordo maestro! D'accordo, ho capito chi dirige l’orchestra!

Tonino: Non c'è la minestra! Oggi c'è il cappone! Ti piace il cappone Ardito?        

Ardito: Be veramente io dovrei scappare. Magari lo gusterò un'altra volta.

Arsenio: Che fretta c’è? Oggi è festa e non c’è nessuna fretta, vero Ardito? Oppure c’è qualche affare in ballo?

Cèco: A proposito Calogero. Come si son conclusi gli affari con Al? Ad alta vocepunzecchiando Tonino.

Tonino: "Al"?  Al chi?

Cèco: Tonino, non si può dire il suo nome per intero per strada.

 

Tonino: Come faccio io a sapere chi è?        

Cèco: Come posso dirtelo per fartelo capire? È una cosa che mangi a Natale!       

Tonino: I casoncelli bergamaschi!        

Cèco: No! È una cosa con le ali.       

Tonino: La gallina? Quella io la mangio la sera di Natale, lessa.

       

Cèco:È un pennuto ed è maschio.

 

Tonino: Il gallo!        

Cèco: Non è maschio e neppure femmina, è un po'... allude alla castrazione del gallo.

Tonino: Ho capito! Il cappone? Pensandoci un momento e poi dice. Al Capone!       

Ardito: Mamma mia, no! Si copre la bocca con le mani.

Arsenio: Siete assai perspicace Don Tonino… Lo incontrai giusto ieri, e devo dire che Alphonse Capone è un picciotto molto intraprendente… ma, io per il suo bene, gli suggerii di non staccarsi mai dal controllo dei padrini siciliani,  se non vuole sentire il suono dello strumento… e a lui, questa musica, non piace!

Tonino: Allora preferisce la fisarmonica! È subito fatta, chiamiamo Prospero e facciamo una bella suonata assieme.

       

Arsenio: Ci mettemmo d’accordo di far sentire questa musica a chi disobbedisce… guardando Ardito a chi ara un terreno non suo!

Tonino: Scusami Calogero ma, qua non c'è niente da arare perché, è tutto un bitume e asfalto.

       

Arsenio: pensieroso.Asfalto e cemento… Sì, una bella casetta di asfalto e un buon paio di scarpe di cemento per chi disobbedisce!

Ardito: ormai tremante. Signori, io devo proprio scappare…

Arsenio: Non prima di aver mollato il maltolto!

Ardito: Questi? Indicando i soldi. Cèco? Questi sono tuoi!  Rida i soldi.

                   Come avrò fatto ad averli io?

Arsenio: E adesso Totò, suona un po’ per Don Ardito. Totò fa di nuovo scattarele cerniere della custodia.

Ardito: No vi prego! Un'altra volta magari sì! Adesso dovrei proprio scappare! Indietreggia terrorizzato senza voltare la schiena agli altri.

Scena 13°

Giuditta entra in scena

Giuditta: Buongiorno a tutti! C'è anche il mio Ardito! S'incolla ad Ardito.

                Stai tremando come una foglia.

Ardito: Sarà un po' d'influenza. Devo aver preso un po' di freddo perché, soffro di un po' di mal di pancia.

     

Cèco: C'è in giro molta influenza, specialmente oggi.

Giuditta: ad Ardito. Te l’ho detto di non girovagare di notte.

Ardito: Hai ragione ma, adesso andiamocene.

    

Giuditta: Che fretta c'è? Vorrei far sapere a tutti che, ti ho trovato un bel posto di lavoro fisso e sicuro.

 

Ardito: Io non ho bisogno di lavorare! Totò fa scattare le cerniere della custodia. Cioè, non ho bisogno di lavorare poco! 

Giuditta: Meno male, perché ho già parlato col capocantiere, e mi ha detto che puoi cominciare subito domattina. Lo sai che stanno costruendo quel palazzone di centodue piani... come si chiama? Ah sì! “Empire State Building” e tu ci lavorerai!             

Ardito: Centodue piani? A me vengono i capogiri solo facendo tre gradini.

      

Giuditta: Lo so! Difatti sarai addetto alla betoniera e alla carrucola. Dovrai alzare ai piani alti secchi pieni di malta. Tutto questo stando al piano terra.

   

Ardito: piagnucoloso. Non sono mai stato cosi, contento.

 

Giuditta: E cosi la sera sarai stanco ma, orgoglioso del tuo lavoro, ed io vicina a te, sarò ancora più orgogliosa.

 

Ardito: Vicina a me?      

Giuditta: Certo Ardito! Non hai ancora capito che siamo fatti l'uno per l'altra?

 

Cèco: Giuditta? Il tuo Giovanni cosa dirà?

Giuditta: Giovanni? Che cosa vuoi che dica? Non dice più niente perché è morto! Ora Ardito, andiamocene, tu ed io per sempre.

Ardito Certo! Andiamocene subito però!

Giuditta: Perbacco, che fretta, Ardito? Abbiamo tutto il tempo. Buona giornata a tutti.

   

Escono dalla scena a braccetto: Giuditta eretta sicura di sé mentre Ardito titubante continua a guardarsi alle spalle.

Scena 14°

Tutti ridono e si rilassano. Totò potrà rilassare i muscoli facciali e ridere pure lui.

Cèco: Dovrebbe essere finita, anche Ardito è liquidato.

       

Arsenio: Più che liquidato, diciamo che si è sistemato.

Cèco: Allora chiamiamo Rosina. Rosina? Rosina! Esci da quell'appartamento!

      

Scena 15°

Entrano in scena Rosina e Pinuccia.

Rosina: Chi è un tormento? Tu mi dai del tormento e, vorresti pure mangiare il mio pollastrello? Lazzarone che non sei altro!

Tonino: Non ha lasciato il rastrello nell'androne, ha detto che sei un tormento!        

Rosina: Ed io, cosa ho detto? Non sono sorda come te, io! 

       

Tonino: Per fortuna non lo sei. Chissà se lo fossi davvero.

Cèco: Non avete capito! Aprite bene le orecchie, dobbiamo festeggiare perché finalmente siamo liberi. Anche Ardito è stato sistemato!

Rosina: Davvero? La pecorella smarrita ha trovato il recinto?

Tonino: Più che Giacinto, ha trovato Giuditta!

Rosina: La giovane vedova? Povera figliola, lei ha sempre la compagnia del suo Giovanni che la guarda dal cielo.

      

Tonino: Mi sa tanto che il povero Giovanni stavolta ha girato la testa, oppure gli sono caduti gli occhi e non ha più niente da guardare.

Cèco: Certo che solamente un mese fa, eravamo impauriti da tutti, invece ora siamo liberi.

Rosina: Per me non è cambiato nulla. Io ho sempre montagne di panni da lavare.   

Tonino: Assumerai qualcuno che ti aiuti perché, la tua bottega è diventata importante, sai fuori dal tuo negozio hai la crema artistica del quartiere a farti la réclame.

                    

Rosina: Qualcuno non mi torna, Tonino? Tu che artista saresti?

        

Tonino: Modello! Io sono un modello, è vero o no Cèco?

Cèco: Giusto! Grazie a te e, a tuo nonno garibaldino ma, grazie anche a Rosina che ci ha concesso un posto dove stare, ma, sopratutto ringraziamo Arsenio.

      

Arsenio: Grazie a voi Don Cèco e anche a Donna Giuditta!

Tonino: A questo punto ringraziamo anche Ardito che ti ha rubato i quadri, e grazie a lui ti è tornato un contratto che vale parecchio.

       

Arsenio: Io vorrei ringraziare Pinuccia.

 Pinuccia va verso Arsenio, gli chiude la bocca con un dito.

Pinuccia: Un momento Arsenio, ora tocca a me. Rivolta a tutti. Io vorrei ringraziare tutti voi per quello che avete fatto per me, ma sopratutto Arsenio. Rivolgendosi a lui. Tu mi hai dimostrato un grande amore, e hai accettato anche la creatura che mi sta crescendo dentro, e questo è l'amore più grande. Si abbracciano dolcemente.

Tutti sono meravigliati dell’ultima rivelazione, ma poi si lasciano andare a un caloroso applauso.

Cèco: Mi sa che presto mangeremo i confetti, o no Arsenio?

             

Arsenio: Se Pinuccia vuole, molto presto!

Pinuccia: Certo che lo voglio! Si riabbracciano.

Scena 16°

Entra in scena Prospero, con fisarmonica a spalla e fiasco di vino in mano.

Prospero: Ho sentito dire che qui si festeggia, allora io contribuisco con un fiasco di succo d'uva!

       

Rosina ricordandosi del cappone sul fuoco dice: Oh mamma mia! Il cappone!         Entra in negozio di corsa.

Scena 17°

Arsenio: Buongiorno, Don Prospero!

Prospero: Ciao bella gente. Congratulazioni Arsenio!

      

Cèco: fraintendendo. Corrono alla svelta le voci in questo quartiere. Loro due ce lo hanno appena detto e...         

Prospero: È troppo umile questo ragazzo. Rivolgendosi ad Arsenio. In tutto il quartiere si parla solo dello spettacolo di ieri sera, dove Arsenio recitava “Achille Eroe di Bergamo”. Ed erano presenti anche le autorità italo-americane del comune!

Arsenio: Troppo buono siete Don Prospero, ma tutto questo è merito di Don Tonino. “Achille di Bergamo” non è nient’altro che suo nonno garibaldino!

Tonino: Avete capito? Mio nonno è partito con la promessa di facili e gratuite bevute, e invece è diventato l'eroe bergamasco. Che carriera!

       

Cèco: A questo punto la mia missione è quasi finita. Ora ho un nome artistico affermato, allora vi dico ufficialmente che, dopo che avrò assolto il contratto di un anno con la signora Morrison, io me ne torno al mio paese. L'America mi è servita, e la ringrazio ma, adesso non mi occorre più!

       

Arsenio: Noi invece ci fermeremo! Grazie all’America che ci ha fatto incontrare, presto saremo una famiglia Abbraccia Pinuccia.

Cèco: rivolto ad Arsenio. Credo che per te qui, non ci saranno problemi! Perché se continui su questa strada, tra un anno sarai sindaco, e a quel punto ci penserai tu al nostro amico Tonino?

Arsenio: Sicuramente! Perché Don Tonino, è l’ultimo discendente di suo nonno "Achille di Bergamo” e lui ha ispirato il mio poema.

Scena 18°

Esce Rosina con un vassoio.

Rosina: Cotto al punto giusto! Sentite che profumo.

             

Pinuccia: Io entro a prendere piatti posare e bicchieri.

      

Prospero: al picciotto. Gaetano?Che cos'hai li dentro?  Indicando la custodia.

Gaetano toglie la chitarra.

Prospero: E allora facciamoci una bella suonata!     

S’intona un canto blues e tutti si accomodano.  Le donne vanno e vengono con bicchieri e vari. Si versa il vino, si brinda. Inizia la festa.

FINE
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