Due autori in cerca di personaggi
(senza offesa per Pirandello)
di Silvano Baracco e Edgardo Ivano Rossi
La scena si apre, si prevede un palcoscenico diviso in due da un telone bianco (che dovr ricordare il muro di una stanza), il telone verr sistemato a met del palcoscenico, in modo che dietro resti uno spazio libero in cui, di volta in volta (mentre davanti si recita), saranno allestite le scene successive.
I scena: Personaggi, REI = R e VALLE = V, una comparsa = C
La scena molto scarna, larredamento ridotto ad una sedia, sullo sfondo si possono disegnare dei mobili vecchi e rotti
R: Sentimi bene cugino, idee ne abbiamo, talento bhe forse, ma un po, no dico un poco ne avremo. Quello che ci manca la volont, correggimi se sbaglio.
V: Ma io penso che
R: (interrompendolo) zitto un attimo, bisogna mettersi dimpegno e tirare fuori qualche idea, idee ne hai? (interrompendosi e guardando Valle, che prova a rispondere senza riuscirci) Io un po ne ho.
V: Si, ne ho, ma (detto svogliatamente, quasi strascicando le parole)
R: Bene e allora diamoci da fare. Prendi foglio e penna e scrivi.
V: Io?! (detto quasi con sorpresa) e perch non scrivi tu?
R: Un segretario, un segretario ci vorrebbe, o una segretaria, una dattilografa. In fondo anche due che scrivono hanno diritto al riposo (breve pausa, poi con enfasi), metti che fossimo ciechi?
V: Ma che dici? Perch poi dovremmo essere ciechi?
R: No dico, se uno scrittore cieco ha una segretaria, se no come fa a scrivere, hai presente Omero? (proprio su questa frase si sentir bussare due volte)
V: Chi ? (rivolto verso la direzione di chi ha bussato)
R: La nostra vicina di casa ! (con voce ironica)
V: E che vuole la nostra vicina di casa? A questora poi (guarda lorologio e sbotta), accidenti fermo, ma che ora ?
R: E chi ha mai visto un orologio? Ma cosa cavolo centra la nostra vicina di casa?
V: E io che ne so? Lhai detto tu per primo.
R: (muovendosi con enfasi) Il mio era sarcasmo. Capisco essere ignoranti, ma tu esageri, ho detto Omero e tu hai detto, chi ?
V: (con tono indignato) Il mio chi ? era rivolto non a te, ma a chi ha bussato e tu immerso nelle tue parole non hai sentito niente (lunga pausa, poi con tono offeso, quasi inglese). Ignorante sono secondo lui, ignorante! (altra breve pausa, poi con tono di dubbio). Omero, ma chi era poi, mah? (tutte le parole vanno sottolineati da sapienti gesti)
R: Ma possibile che(muovendo le mani, per meglio sottolineare la sua esasperazione)
C: (da fuori palcoscenico) Ehi, di casa! Ci siete o siete morti di fame?
V: S, siamo gi freddi!
C: (sempre da fuori) Anchio, con questo gelo. Allora mi fate entrare o devo diventare un ghiacciolo alla menta?
V: Perch poi alla menta?
C: (entrando in scena) Ti va bene allarancio?
V: O per me
C: Dite un po voi due, vi interessate ancora di teatro?
V e R insieme: S! Perch?
C: Mah! Non so nemmeno io perch vi faccio questo piacere, forse perch mi fate pena.
R: Siamo in via di complimenti eh?
C: Insomma, la RAI ha indetto un concorso o qualcosa di simile per chi vorrebbe mandare una commedia che poi ci danno dei soldi o male che vada la fanno vedere per televisione. (frase pronunciata tutta dun fiato)
R: La sintassi, la sintassi.
C: Cosa l? Una nuova trasmissione? Dove la danno? Con tutti sti canali su canale 5 eh?
R: (indicando Ce V) Ma siete parenti voi due?
C: No, affatto. (con V che guarda sorpreso)
R: E no, in effetti.
V: Cos un insulto?
R: No macch, era unidea che mi nata cos, in fondo gli ignoranti non sono tutti parenti.
V: Questo troppo, disfo la societ. (con tono arrabbiato)
R: (sornione e con voce pacata) Non dimenticare che siamo cugini.
V: Stai tranquillo non posso dimenticarlo, le gioie passano, le disgrazie restano.
R: (a sua volta arrabbiato) Questo troppo! (poi rivolgendosi a C, che assiste incuriosita al bisticcio) e tu con le tue stupidaggini sgrammaticate di concorsi RAI (sinterrompe di colpo)
V: (con tono sorpreso, realizzando in quel momento) Hai detto RAI? Concorso? Commedia?
C: S, comico-brillante.
R: (rivolto a V) Ha detto proprio cos?
V: (annuendo) Ha detto proprio cos!
R: Ma allora, allora la grande occasione. la grande occasione cugino.
V: S possiamo tentare. Io metter le mie modeste doti, il tuo genio le completer.
R: Mano, ma no. Sei tu il genio. Ma piuttosto, festeggiamo, stappiamo una bottiglia, brindiamo alla buona sorte. Cosa abbiamo in cantina?
V: Acqua.
R: (perdendo un po dentusiasmo) Beh, gi qualcosa. Grazie cara signora, grazie.
V: (uscendo di scena e poi rientrando con una bottiglia e tre bicchieri di carta) Ecco la bottiglia.
R: (pieni dentusiasmo, accenna a cantare, con voce stonata) Libiam, s libiam, lieti calici in alto leviamo
V: (con fare disgustato) Per carit, lascia perdere.
R: (sempre entusiasta e un poco commosso) S, meglio, eh s, avrei voluto fare il tenore, il temperamento ce lho, la voce pure, la musica che mi frega.
V: ma festeggiamo, per la miseria, beva anche lei, cio anche tu (rivolto a C a cui porge un bicchiere, mentre sta riempendone un altro versando lacqua ance per terra) pura acqua sai, dellacquedotto municipale, doc. (quindi posata la bottiglia si dirige verso Rei e lo abbraccia, quindi i due si muovono e saltellano ridendo).
C: No, meglio di no, devo andare, ho un marito che mi aspetta a casa (sinterrompe, emette un sospiro) purtroppo. (savvia verso luscita, poi si ferma di colpo, Rei e Valle stanno ancora ridendo e festeggiando, poi si volta) Ma dite un po vero che gli artisti sono tutti un po squinternati nella testa voglio dire, ecco, un po matti, tocchi insomma?
V: (sempre con volto allegro) Mah, cos dicono.
C: (pronunciando le parole con convinzione) Siete artisti, grandi artisti. (quindi esce rapidamente di scena)
R: (a V) Ma questa frase cosera un complimento o
V: Diciamo che era un complimento e chiudiamola l
R: S ma basta con tutto questo festeggiare, o finisce che lacqua ci d alla testa. Diamoci piuttosto da fare, bisogna scrivere alla RAI, conosco queste procedure, dobbiamo farci spedire una copia del bando, chiedere spiegazioni e (fermandosi dubbioso), ma i soldi per la busta ci sono, e per il francobollo?
V: S ci sono. Solo la biro a fine inchiostro e i soldi per comperarne unaltra non li abbiamo. Bisogna risparmiare sulle parole. E di un po chi la scrive la commedia?
R: Ti dir (quasi facendosi coraggio)mi venuta una gran voglia di scrivere.
V: Anche a me. Dunque niente segretario. Niente Omero e la sua Iliade.
R: (Quasi sorpreso) Ah ma allora questa me la paghi, ma dopo il concorso, se ci va bene.
V: Lasciamo stare le ipotesi leopardiane per favore.
R: Si meglio, meglio non pensarci E poi ti dir pur di poter avere un pubblico disposto ad ascoltarmi farei anche una trasmissione gratis, mi pagherei perfino le spese di viaggio.
V: Anchio, essere in televisione o alla radio o avere un teatro significherebbe aprire un dialogo con il pubblico, farlo ridere, farlo pensare e poi a me recitare o far recitare piace, e poi siamo anche bravi
R: Va beh, al lavoro. Il foglio ce lo abbiamo, la busta pure, dammi la biro che scrivo.
V: (si fruga in tasca, tira fuori una biro e la porge a Rei) Mi raccomando, fa conto che ogni parola valga 50.000 lire.
R: S cos scrivo una sillaba e poi loro che ci capiscono? Facciamo 500 lire intestazione e firme escluse. (si appoggia ad una sedia, scrive, quindi si alza, sempre osservato da Valle) Fatto, io mi sento sano e tu.
V: (sorpreso) S certo, ma
R: Eh bisogna essere sicuri di essere sani, ammalarsi adesso sarebbe la fine (mentre parla si avvicina a V e chinando lievemente la testa), fa vedere la lingua (Valle ancora sorpreso esegue e Rei, tira fuori busta e francobollo e passa questultimo sulla lingua di Valle), l, ecco fatto.
V: (Sorpreso, arretra facendo boccacce) Ma si pu sapere?
R: Da quando lo Stato ha cambiato la colla, i francobolli non hanno pi quel buon sapore che li contraddistingueva, io che sono debole di stomaco, quando posso evitare.
V: S, ho capito, la busta la lecco io o, il suo gusto di tuo gradimento.
R: No, la busta la lecco (lo fa) io, l, Bene chi la imbuca ora.
V: Io, ho giusto voglia di fare quattro passi.
R: Bene. (Porge la busta a V) Cos io mi appisolo un po, ho dormito poco stanotte.
V: Andrai a letto?
R: No sulla sedia, non si sta male.
V: (Uscendo) Immagino. E poi si lamenta che gli viene male alla schiena (esce).
Rei, una volta rimasto solo, si siede sulla sedia, chiude gli occhi, china il capo e saddormenta, dopo pochi secondi si mette a mormorare frasi sconnesse, si agita, borbotta tra i denti qualcosa, infine cade per terra e si sveglia, in quellattimo Valle rientra.
V: Ho spedito la busta e (si blocca e guarda un po sconcertato rei per terra) Che hai non ti senti bene?
R: No ho fatto un brutto sogno (mentre parla si alza), sai com avevo paura che la lettera andasse perduta e allora
V: Ma cos questo pessimismo?
R: Io lo chiamerei sfiducia nelle poste, siamo pur sempre in Italia.
V: In effetti tutti i torti. Ma addirittura produrre sogni a comando, di giorno poi.
R: E che sogno poi, un vero incubo. Prima ho visto un postino mangiare la lettera, poi la vomitava ad un indirizzo sbagliato (tutto sottolineato da unaccentuata gestualit), poi sono comparsi altri sceneggiatori gelosi che la distruggevano e ridevano, Dio come ridevano (breve pausa, lo sguardo dovrebbe essere stravolto) come dei matti. Poi la lettera ricompariva ma veniva buttata in una stanza dove giacevano milioni di lettere tra cui quella che Adamo scrisse ad Eva
V: E cosa cera scritto?
R: Di non mangiare la mela, che cera un tale molto in alto che non voleva.
V: Ora capisco perch successo quel che successo, Eva non sapeva. Per questi disservizi che schifo che fanno (allargando le braccia), una cosa impossibile.
R: S ma non ho finito, cerano poi degli attori che una volta letta la commedia ci minacciavano gridando: Ma chi sono questi sconosciuti e in fine sono comparsi Pippo Baudo e Maurizio Costanzo.
V: (con faccia lievemente spaventata) Dio mio che incubo.
R: Anche loro volevano distruggere la lettera. A quel punto ho avuto uno scatto e sono caduto gi dalla sedia e mi sono svegliato.
V: Certo che un po di psicoanalisi non guasterebbe, hai la psiche ben incasinata.
R: E cosa te lo fa pensare?
V: Vedi un po tu. Comunque vediamo di tirare fuori qualche idea.
R: S, direi di prendere qualche personaggio qua e l.
V: Ma guarda che vogliono una commedia inedita.
R: Perch credi che la gente si ricordi le cose di due o tre anni fa?
V: Certo.
R: E allora spiegami il mistero delle repliche.
V: Beh, qualcuno ricorda.
R: S Pico della Mirandola e parenti, ma se un continuo proporre le stesse cose, senza parlare dei remake. Ma piuttosto inizia a scrivere, che poi ti do il cambio.
V: DApporto, cio daccordo. Lo vedi mi fai confondere. (si siede, tira fuori un quaderno, lappoggia sullaltra sedia, poi inizia a concentrarsi)
SILENZIO, Rei intanto guarda Valle, sbuffa un paio di volte poi lo riguarda, infine
R: Allora?
V: Non mi viene.
R: Su.
V: Non mi viene proprio.
R: (con tono spazientito) Vuoi un lassativo?
V: (ancora soprappensiero) Oh, s grazie (si blocca di colpo e cambiando tono) ma che me ne faccio di un lassativo?
R: Parlavi come uno stitico.
V: No, che non mi vengono idee, cio idee ne ho, ma buttarle gi sai. Comincia tu.
R: Il fatto che io ho il tuo stesso problema. Ho paura che la commedia venga che so, troppo lunga, troppo corta, troppo politica, troppo grottesca
V: Troppo giusta.
R: Troppo giusta?
V: In Italia le cose giuste danno fastidio, guardati attorno le cose che restano sono solo quelle sbagliate.
R: S, s, va bene. Senti prima di scrivere proviamo a pensare a qualche soggetto o scena, poi lo sviluppiamo ed ecco fatto.
V: S ne ho giusto una metti che (a questo punto si spengono le luci, si apre il sipario bianco, Rei e Valle escono rapidamente portando via le sedie, comparir una scena sobriamente arredata, con due sedie e un uomo in piedi.
II Scena: personaggi B = Carlo Borsanti, A = Agente assicurativo, C = commissario Lagente avr in mano una cartellina con dei fogli ed una penna.
Da fuori scena si sente il suono di un campanello
B: Chi ?
A: (Entrando in scena) Immagino che lei sia il signor Carlo Borsanti?
B: E da che cosa lo ha intuito dal campanello?
A: No, solo appena lho guardato mi sono detto questo ha la faccia di uno che si chiama Borsanti, Carlo Borsanti.
B: Gi ma che vuole? e come entrato?
A: Il mio nome non le direbbe niente, sono entrato perch la porta aperta, ma se permette che mi accomodi? (e fa per muovere la gamba sinistra)
B: No! Non muova prima la sinistra porta male.
A: (sorridendo) Ah, ma lei superstizioso?
B: Perch prevenuto contro i superstiziosi.
A: (grattandosi il mento) No no, che alle soglie del terzo millennio Ma facciamo un patto. Se io non sono prevenuto contro i superstiziosi, lei non deve essere prevenuto contro gli assicuratori. Facciamo il patto? (contemporaneamente stringe la mano a B) Daccordo? Fatto. E si ricordi che rompere i patti porta disgrazia.
B: Questa non lavevo mai sentita, ma se lo dice lei, ma comunque, prego si accomodi e dica, dica pure.
A: Lei assicurato? (facendo un rapido gesto per zittire B che stava per rispondere) non dica di s perch non vero.
B: Se lo sa perch me lo domanda?
A: la prassi. Ha parenti? S, dica di s.
B: S ne ho infatti.
A: Ha unautomobile, delle propriet? S.
B: Ma insomma mi faccia rispondere da solo, io sono l che sto per rispondere che lei subito s, e insomma! Comunque, s ho
A: (interrompendo B) Lo so, un automobile, un appartamento, questo, un prefabbricato al mare e una roulotte.
B: sicuro di non essere un agente del fisco?
A: No! perch?
B: Cos. (poi quasi parlando tra s) Ma fra gli antenati c per lo meno un gabelliere.
A: Scommetto che lei ha una mezza intenzione di stipulare dei contratti dassicurazione vero? Dica s.
B: (stizzito) E se dicessi no?
A: Ma se anche lei lo dice che unassicurazione sempre utile. S lo dice.
B: (sempre pi stizzito) Io non ho detto proprio niente.
A: Ma lo ha pensato e io le sono corso in aiuto. Sono un agente della NORDOVEST ASSICURAZIONI. La Nordovest assicurazioni una nuova compagnia assicurativa da poco nata, ma operante. La Nordovest assicurazioni un insieme di persone che vuol fare del bene alla gente e al cittadino indifeso, tutto questo la Nordovest assicurazioni, ha gi sentito nominare qualche volta la Nordovest assicurazioni.
B: S, cinque volte da lei!
A: Come vede la Nordovest assicurazioni gi nominata e conosciuta. Cinque volte lha sentita nominare.
B: Sei per la precisione.
A: Magnifico. Mi dica, lei ha mai pensato che potrebbe defungere da un momento allaltro? Anche adesso.
B: Ehi, menagramo, civetta, iettatrice, ma con chi crede di parlare?
A: Con uno che fra unora potrebbe essere morto o, per bene che gli vada, allospedale con prognosi riservata.
B: E dagli. (facendo gli scongiuri)
A: Ma scusi deve ammettere che chiunque pu morire, la vita appesa ad un filo.
B: (con voce concitata) E muoia lei! per la miseria.
A: Certo, ma se muoio io sono assicurato ed una cifra considerevole va ai miei parenti pi stretti.
B: Ma io non ci voglio neanche pensare.
A: Ma ci deve pensare! Poi notorio che quando uno stipula unassicurazione sulla vita non muore pi.
B: Ma allora ci rimetto.
A: A beh, se preferisce morire subito.
B: (facendo le corna) Ti. Mi assicuro.
A: Per quanto? Voglio dire quanto mi d di premio?
B: Centomila lire.
A: Vale cos poco la sua vita? facciamo un milione. Si vede che lei un uomo dingegno, un uomo importante, la sua vita vale molto pi di centomila lire. Allora facciamo un milione?
B: (quasi rassegnato) E facciamo un milione.
A: (girando la cartellina che ha in mano) Firmi qua!
B: Firmo qua, ma poi se ne va, chiaro? Unassicurazione lho fatta e il patto si chiude qua. Ora le stacco lassegno.
A: Daccordo me ne vado! Me ne vado, mi accompagna alla porta? (con voce preoccupata) No fermo! Potrebbe scivolare, inciampare, cadere e rompersi qualcosa, che so la colonna vertebrale.
B: Ma razza di iettatore, vada da sola allora, io resto qua.
A: A parte il fatto che non ricordo dov la porta per uscire, io potrei rubare qualcosa, che so un soprammobile e lei non assicurato contro i furti, poi le fa per sedersi, la sedia si rompe e lei cade a terra, io potrei rompere la porta, entra un ladro e vedendolo coricato per terra con la gamba fratturata le ruba tutto e lei non assicurato n contro i furti n contro gli infortuni.
B: E basta, mi assicuro, un milione per uno va bene?
A: Lappartamento e il resto valgono solo un milione?
B: Certo che no, sui trecento milioni, tutti i miei averi, ma non possono mica rubare lappartamento?
A: No, ma basta una perdita di gas e prende fuoco, io stipulerei un assicurazione sugli incendi, anche per la roulotte e il prefabbricato in legno.
B.Ma lei mi vuole rovinare, vuole farmi fare una vita terribile. (detto con voce sconvolta)
A: No, io consigliandole di assicurarsi la prevengo contro possibili eventi negativi che
B: S, s. Mi assicuro su tutto, su tutto, il premio lo faccia lei. (con voce agitata, quasi spaventata)
A: Bene firmi qua e poi me ne vado da solo, senza rubare niente, ne rompere la porta, ma lei mi deve dare un anticipo e sono meglio i contanti, sa il contratto parte subito. Quanto ha in contanti? So che lei ha in casa una cassaforte.
B: Ho sui tre milioni di lire, ma
A: Bene me li dia, sono in mani sicure, lei si fida di me vero? Sono anchio un povero diavolo che deve guadagnarsi la vita girando raminga di casa in casa, a volte subendo insulti, improperi. Sapesse che vitaccia. (con voce quasi commossa).
B: (esce un attimo di scena, ricompare con una mazzetta di soldi in mano) S, ma s, ecco, ecco, a lei, ma si tolga dai piedi maledizione.
A: (prendendo i soldi) Grazie tante. Buongiorno ci rivedremo poi per le altre rate. (esce)
B: E adesso che faccio? Ogni luogo nasconde un insidia, in fondo sono contento di essermi assicurato e di essere stato messo in guardia contro
Da fuori scena suona di nuovo il campanello
B: (con voce spaventata) E adesso chi ? Non sar un ladro, un piromane, un maniaco sanguinario, oddio, che faccio, che faccio?
C: (entrando) Mi scusi, buongiorno dunque, mi scusi se entro cos, ma era aperto.
B: (ormai terrorizzato) Ah! Stia lontano. armato?
C: Certo
B: Assassino.
C: Ma che assassino, per il mio lavoro.
B: Ladro.
C: Macch ladro, le voglio dire una cosa poi me ne vado. Posso sedermi?
B: (sempre terrorizzato) Io, n non lo lo farei, la sedia potrebbe rompersi e lei potrebbe farsi molto male.
C: (sedendosi su quella di destra) Perch? mal sicura?
B: No sicurissima, ma
C: E allora. Senta, sono il commissario Carlini, ci hanno segnalato da queste parti un delinquente
B: (di nuovo spaventato) Oddio!
C: Stia calmo, non un assassino, una donna che entra nelle case con gentilezza e truffa la gente facendosi passare per agente assicurativo
B: Ahhh!
C: Che ha si sente male? Dicevamo? Ah, gi s, assicurativo di uninesistente compagnia assicurativa, la Nordovest, poi si fa anticipare una somma e sparisce. Non per caso venuto da lei.
B: (quasi piangendo) S, s, e io ci sono cascato. (schiaffeggiandosi) Che bestia, che bestia, io e le mie paure.
C: Ah venuto, si faccia coraggio non il primo che ci casca (poi tra s e s) dunque nei paraggi, bene, bene (tira fuori il telefonino, pigia i tasti) Attenzione in zona, stavolta la becchiamo, vi raggiungo subito. (rivolgendosi a B) Mi raccomando passi in commissariato per la denuncia.
B: Tre milioni, capisce tre milioni, (disperato) tre milioni. Dio che bestia, (sempre schiaffeggiandosi) bestia, bestia, sono una bestia.
C: Beh, ma sar assicurato contro i furti, buon giorno e ancora grazie. (esce)
B: (con la faccia sconvolta si siede sulla sedia di sinistra, che si rompe e B cade per terra e si prende una gamba tra le mani) Ahi! Ahia! Che male, maledizione! Ahi, ahia, ahiahi.
III scena: si spengono le luci e cala gi il sipario, mentre Rei e Valle tornano in scena riposizionando le sedie. Personaggi: Rei e Valle
R: S, s, non male, ma legarla ad altre scene non mica facile, per questo personaggio direi di non accantonarlo, scriviamo un appunto.
V: S, pensiamo comunque ad altri personaggi, io la mia idea lho detta, hai qualche idea tu?
R: S, s, ti ricordi che ti avevo parlato di quel personaggio, lo sfaticato, volevo scriverci un romanzo tempo fa.
V: Un romanzo autobiografico?
R: Lascia stare i commenti superflui, adesso ti racconto una sua avventura, cos lo inquadri come personaggio.
(Rei e Valle escono di scena sempre allo stesso modo, si apre il sipario bianco, la scena sar composta da due o tre tavolini, se possibile dovrebbe ricordare un bar, in uno di questi saranno sedute tre persone, una quarta star camminando in direzione dei tavolini con faccia depressa)
IV scena: personaggi S = lo sfaticato, A = un amico, C e D, due avventori, N, nuovo amico
A: (chiamandolo dal tavolino dove seduto) Ma guarda chi si vede. Lo sfaticato. Come mai sei cos depresso? Hai trovato lavoro.
S: (fermandosi) No, no, ma non fare ironia, io sono uno che se gli ponessero delle condizioni, lavorerebbe.
A: Condizioni tipo lavora o taccoppo. (la battuta sar sottolineata da una risata degli altri amici)
S: No voglio dire, delle condizioni favorevoli, come lambiente, il tipo di lavoro, lorario.
A: Ho capito. Tipo camera da letto, pubblicit di un sonnifero, 24 ore al giorno. (Ce D come prima)
S: Beh, quello s che sarebbe un bel lavoro, ma bisogna avere delle spinte, senza spinte finisci solo a fare lavori sfibranti, tipo impiegato. (mentre parla si siede anche lui)
A: Ma torniamo a noi, come mai cos depresso?
S: Ho bisogno di soldi. (guardando con sguardo interessato A)
A: (scattando, come punto da qualcosa) Perch mi guardi cos? Ah no, non farti illusioni.
S: Bellamico sei, te li restituisco, ti ho forse mai chiesto qualcosa?
A: Si mi devi duecentomila lire.
S: E, pignolo, facciamo conto che te ne debba trecentomila.
A: Vuoi centomila lire?! Ma scherziamo! E poi cosa devi fare con centomila lire?
S: Devo comprare un francobollo.
A: Con centomila lire? (con tono molto stupito) Ma non
S: (con molta enfasi) Eccoli gli amici, io devo scrivere ad un amico per una richiesta
A: Di lavoro?
S: S, cio no, beh, sono affari miei. Ho bisogno di un aiuto morale da un amico e lui cosa mi d? Eh, cosa mi d?
A: Un aiuto morale te lo posso anche dare, ma
S: E non conosci la filosofia? Non sai che leconomia che fa la morale? Se mi vuoi dare un aiuto morale, dammi centomila lire.
A: Ma per un francobollo? Ti credi che un tabacchino, se ti presenti con centomila lire, te lo d un francobollo, con la mancanza di moneta che c.
S: Ma tu non preoccuparti di questo. Allora me le dai queste centomila lire?
A: Ma se vuoi un francobollo, ti posso dare i soldi per quello, ma centomila lire
S: E che ne sai tu di un francobollo? Tutto aumenta!
A: Ma non a questo punto, cosa devi prendere un francobollo al parmigiano?
S: E se poi dovessi scrivere in Tibet? In Pakistan?
A: Ma non dire scempiaggini. Perch dovresti scrivere in Tibet? Non sei mica conosciuto fin l, non avrai amici in Pakistan, che cosa sei internazionale? Ah, ah, ah, ah, non regge.
S: Non regge eh? Allora sai che ti dico? Io ieri laltro passeggiavo per New York con il mio amico Clinton (A far una faccia incredula), s proprio lui il presidente, quando siamo passati vicino ad un tipo in Rolls Royce che ha detto Chi quello spilungone con la faccia da bamboccione vicino a Sfatichini?
A: Ma non dire baggianate. Tu, pi conosciuto del mania, volevo dire di Clinton?
S: Non da tutti, ma sono pi conosciuto di Clinton. Di, tu lo conosci Clinton, voglio dire personalmente?
A: No, ma diverso.
S: E me, mi conosci me, mi conosci personalmente?
A: S che ti conosco, che domande.
S: Vedi che sono pi conosciuto di Clinton?
A: Ma basta, finiscila di dire scempiaggini
S: tutta invidia, ecco cos, invidia.
A: Ma figurati se io ti invidio, ma fammi ridere, io invidiare uno che non fa niente tutto il giorno, che non ha mai lavorato, che non si mai alzato da letto prima delle undici
S: Non mi invidi?
A: No!
S: Sei lunico.
A: Ma figurati, sfaticato, di un lazzarone che non sei altro, no, guarda, con me non attacca.
S: Non me le dai le centomila lire?
A: No!
S: (con tono triste) E va bene, lhai voluto tu. Sai cosa faccio adesso, eh, sai cosa faccio? Te lo dico subito, adesso vado a casa, apro la finestra e mi butto gi.
A: (con voce preoccupata, alzandosi e prendendo S per le spalle) Ma no, ma cosa vai a pensare, buttarsi gi. Ti sembra il caso di gettare la vita per(dandogli quasi una spinta e risiedendosi) ma ma se tu abiti al pianterreno.
S: Ma questo che centra, il pensiero che conta, mica posso andare a casa di un altro e dire scusi mi permette di buttarmi gi dalla finestra?. Lintenzione cera.
A: Sei un buffone, ma guarda, mi hai stufato, io ho un lavoro, anche loro sai, sai cosa faccio, vuoi un francobollo eh? (iniziando a frugarsi in tasca e sempre pi agitato), accidenti che non monete, th, tieni cinquemila lire, te le regalo, ma non farti pi vedere chiaro? (si alza con D ed E, se ne va con loro gesticolando seguito da loro)
S, rimasto da solo, tira fuori di tasca una lista e dei biglietti di banca.
S: Oh bene, quarantacinque, cinquantacinque, sessantamila e con questi sessantacinquemila. Questo sistemato, entro due ore dovrei arrivarci a centomila. (cos dicendo si alza)
A questo punto entra in scena N camminando, vede S, che immediatamente prende unespressione depressa, e gli va incontro
N: Ma guarda chi si vede lo sfaticato, come mai cos depresso?
S: (fissandolo intensamente) Eh, ho bisogno di soldi.
N: Coshai da guardarmi in quel modo? No chiaro? No.
S: Eccoli gli amici. Io ho bisogno di centomila lire per comperare un chewing gum e (su queste parole cala il sipario bianco e rientrano in scena Valle e Rei).
V scena: personaggi Rei e Valle
V: Certo che un bel modo per fare i soldi quello, per gli sfaticati si intende. Lhai brevettato?
R: Non arrivo a quel punto, ma hai capito com il personaggio? Imbastendo una storia viene fuori
V: Un dramma viene fuori. Le scene sarebbero tutte uguali, sul tipo dello schetch di rivista, per di pi senza ballerine e ripetuto allinfinito. Meglio pensare ad altro. Poi non mi piace il nome. Perch proprio Sfatichini? Mi sembra puerile.
R: Sul momento non mi venuto in mente un altro nome. Allora mettiamo questa in archivio e (schioccando le dita) ti ricordi quella scena, quella che avevamo fatto in quel paesotto per gli amici?
V: Quella improvvisata, s me la ricordo bene, ma spiega un poco.
R: Era cos. Cera una uomo distinto seduto su una sedia fuori da un bar, da dietro arriva uno pi vecchio, vestito da contadino che ma ora ti racconto. (si alza il sipario bianco, in scena ci sar un tavolino, intorno seduti tre persone che parlano tra loro)
VI scena: personaggi uomo distinto = D, uomo anziano = A., pi due comparse sedute al tavolino
D: Capisce Bozzini? un problema grave per la nostra azienda, ne dovremo discutere in sede e (luomo anziano arriva da dietro mentre D parla e gli copre gli occhi improvvisamente) Ma chi ? (gridando sorpreso e sdegnato)
A: Indovina, indovina.
D: Ma come si permette? (cercando di divincolarsi) Levi queste manacce.
A: (sempre con voce allegra e tenendo D schiacciato sulla sedia) Su indovina chi .
D: (sempre cercando di alzarsi senza riuscirci) ma che schifo, ha pure la mani sporche. Me le levi subito di dosso. (e finalmente liberando la testa con uno strattone) Ma si pu sapere che vuole?
A: Ma Giuseppe non ti ricordi?
D: Io mi chiamo Luigi.
A: Hai ragione Giuseppe tuo fratello. Ma proprio non ricordi?
D: (sempre pi arrabbiato) No! E si levi dai piedi.
A: Ma dai su, tanto tempo che non ci vediamo e
D: (scattando in piedi) S, s, adesso ho fretta
A: (respingendolo con forza sulla sedia) Ma stai l, dai non ti ricordi quel carnevale in cui tu vestito da Arlec
D: (portando una mano in tasca e alzandosi) Ho capito vuole dei soldi.
A: (ributtandolo sulla sedia) Ma che soldi.
D: (cercando ancora di alzarsi ma senza riuscirci) E che vuole allora? Senta io ho
A: (sempre bloccandolo sulla sedia) Ma dai, possibile che non ricordi che matti eravamo tu ed io?
D: Ma il matto lei, e mi lasci che dobbiamo andare noi.
A: Ma dai ne abbiamo fatto di scherzi assieme (incominciando anche a ridere) Ti ricordi di quella volta che togliemmo la scala al Peppino, poco prima che lui scendesse con una fascina dal fienile, che volo, poveretto ancora intronato adesso.
D: Ma lei un criminale, roba da reato penale (e fa per alzarsi)
A: (sempre trattenendolo) E di quella volta che facemmo lo scherzo al Giovannone, sai che lui saliva sul trattore al salto e noi gli mettemmo 20 chiodi da quindici (si contorce dal ridere), che urli sembrava un lupo siberiano.
D: Ma lei un pazzo criminale, un mentecatto e come si permette di darmi del tu, chiamiamo la polizia.
A: Ma dai non ci credo che non ricordi, che scherzi. E lacqua saponata sul sagrato mentre il prete passava con la statua del santo patrono (si contorce dal ridere) per non cadere si mosso con tale frenesia che lanci la statua nella finestra del Battista.
D: (iniziando a calmarsi) Questo fatto non mi del tutto nuovo.
A: Ma s e cera anche la Cia.
D: Lucia vorr dire.
A: S, era la tua ragazza, che gran pezzo di figliola che era.
D: S era di carnevale e noi levammo il tombino dalla strada centrale, poco prima che passasse la banda, in dieci ci caddero dentro. (inizia a ridere di gusto)
A: (sempre pi felice) S, s, proprio cos.
D: (sempre pi rilassato e ora quasi felice) E io abitavo in quella cascina che aveva le persiane rosa a pallini.
A: la mia.
D: Ma allora? Tu, tu sei.
A questo punto i due si abbracciano e contemporaneamente dicono
D: Pap.
A: Figlio mio.
(cala il sipario bianco e rientrano in scena Rei e Valle)
VII scena: personaggi Rei e Valle
V: S, divertente secondo me, e i due personaggi poi sono abbastanza singolari, diversi se vuoi. Ma come ce la tiri fuori una commedia?
R: Beh, potremmo far vedere che poi lui va in campagna a vivere con il padre e non trova subito un lavoro, allora dopo quattro anni stufo di aspettare si iscrive nella lista dei giovani, gli danno il numero 9.822 e, dopo molti anni, sulla soglia della pensione gli danno un posto.
V: Spaventapasseri?
R: No, mietitore a cottimo e poi trova una ragazza, oddio una donna giovane, beh non proprio giovane, matura, s diciamo matura, questa donna seria e insieme, vanno verso un futuro che (con tono sempre pi demotivato) che schifo.
V: Mi hai rubato la battuta.
R: Va bene cambiamo, puntiamo sullattualit, un personaggio di oggi, una storia di oggi
V: (deciso) Una storia di corruzione e raccomandazioni.
R: E no basta con gli stereotipi, ormai queste vicende sono superate, dopo tangentopoli sono diventati tutti onestissimi in Italia.
V: Ma vah!
R: Certo ne ho le prove, pensa che un mio amico analfabeta ha vinto un concorso al ministero solo grazie ad un suo zio che era il marito di una delle funzionarie addette al controllo della qualit di una ditta fornitrice di pezzi di ricambio ad unimpresa che produceva la carta per i moduli del ministero stesso.
V: Alla faccia dellonesta!
R: Certo, prima bisognava pagare, adesso basta un piacerino e
V: Ma lasciamo perdere e torniamo a noi, ho in mente un qualcosa che forse (escono di scena, si apre il sipario bianco)
VIII scena: Personaggi, I ragazza = A, II ragazza = B, III ragazza = C, IV ragazza = D, 1 ragazzo = E, Turista = T, Il cantante e laccompagnatore. Le ragazze quando parlano con il turista ogni tanto ridacchiano. Il cantante molto robusto, vestito con un completo con giacca nera e pantaloni nocciola (ideale il frac), camicia molto sgargiante, con cravatta molto vistosa e gilet bene in vista, dal taschino esce una catena a cui appeso un grosso orologio, in testa porta una bombetta. Laccompagnatore, magrolino, di statura inferiore al cantante, vestito con un completo di colore nocciola, la camicia bianca, con un papillon.
Sul palco, completamente vuoto saranno allineate una serie di sedie, vi si troveranno sedute 4 donne e 1 uomo, tutti stanno leggendo delle riviste o scelta parlottando tra loro, da sinistra entrer in scena un uomo, vestito elegantemente, dalla tasca della giacca fuoriesce un giornale, al collo una macchina fotografica. Vedendolo il gruppo finge di non vederlo, ma emette un piccolo risolino.
T: (entrando in scena e dirigendosi verso le sedie, prima di sedersi, rivolgendosi ad A): Mi scusi, questi posti sono tutti liberi?
A: (smettendo di leggere e rivolgendo lo sguardo verso T) Certo, oggi fortunato, in genere non c un posto libero sa!
T: S cos mi hanno detto, sono venuto qui per curiosit, sa sono un turista e mi hanno detto che qui tutti i giorni avviene uno spettacolo veramente curioso, non ho saputo resistere e oggi anzich andare in spiaggia sono venuto qua. Ma in che cosa consiste lo spettacolo?
E: Oh una cosa veramente spettacolare, noi del paese ne andiamo fieri.
B: (smettendo di leggere e rivolgendosi a T) Pensi che con domani sono ventanni che avviene.
T: Come ventanni? Ma tutti i giorni?
C: (anche lei smettendo di leggere) S tutti i giorni e sempre alla stessa ora.
T: (aprendo a sua volta il giornale) S ma in che cosa consiste?
D: (anche lei smettendo di leggere) Ma come non lo sa?
T: Certo che no, se no cosa chiederei a fare?
A: O beh sa, c tanta gente strana a questo mondo.
T: (quasi indispettito) Vi paio io strano?
Tutte e quattro le ragazze smettono di leggere e iniziano a fissarlo a lungo, poi iniziano a parlare tra loro mormorando molto fittamente, mentre E far lindifferente e continuer a leggere, T prender un aspetto imbarazzato, poi dir.
T: O insomma, non educato comportarsi cos.
Le ragazze faranno un risolino e smetteranno di parlare riprendendo a leggere, T si metter a leggere a sua volta, dopo pochi secondi per chieder di nuovo
T: Per non mi avete detto in che cosa consiste, pensate che io ho portato anche la macchina fotografica, io ho una passione particolare per i ricordi.
A: Le dicevamo che sono ventanni che tutti i giorni avviene, per noi del paese un fatto importante e non solo per noi, pensi che una volta sono venuti anche quelli della televisione. Fu un successo, si scomod anche un grande critico darte o di cinema, non so bene.
B: Di cinema.
C: No darte.
D: Comunque un critico importante.
E: (quasi con indifferenza da dietro il giornale) Molto importante!
A: O s, ne fecero un documentario. Lei stato fortunato a non trovare quasi nessuno. Ma oggi in paese c la sagra del ciondolo e allora sono tutti impegnati l.
T: Che strano non ho visto niente venendo qui, anzi mi sembrava che in giro non ci fosse nessuno.
E: Non avr visto bene, ma ora concentriamoci, fra poco lo spettacolo avverr, ci vuole rispetto. Si tratta di una grande interpretazione artistica, un vero capolavoro.
T: O s scusate, non volevo. Ma come mai voi non siete alla sagra.
B: O noi non sappiamo resistere alla bellezza dello spettacolo, non lo perderemmo neanche se nevicasse.
C: S troppo bello.
D: Io tutte le volte mi faccio delle risate.
T: Ah allora divertente.
D: Dipende da come funziona.
T: E da cosa dipende.
A: Ma scusi perch vuole sapere tutto, aspetti e vedr.
E: Attenzione, credo che stia per cominciare.
Le quattro ragazze e il ragazzo volgeranno gli occhi verso la destra del palco, subito imitate dal Turista, poco dopo entreranno in scena il cantante e il suo accompagnatore.
Il cantante entrer portando in una mano un leggio, nellaltra uno spartito, dietro laccompagnatore con in mano un violino (palesemente finto) e un archetto. Compiuti pochi passi decisi il cantante si bloccher di colpo e laccompagnatore gli andr a sbattere contro, il cantante si girer attorno e laccompagnatore girer con lui, in modo tale da restare dietro alle spalle del cantante. In tutta questa fase importante la mimica dei volti che dovr sottolineare le varie fasi.
Le quattro ragazze seguiranno con grande interesse, il turista (che ha impugnato la macchina fotografica invece prender una faccia sempre pi allibita).
Il cantante poser per terra il leggio e vi poser sopra lo spartito con cura, far un espressione soddisfatta, quindi si toglier il cappello, poi tirato fuori un fazzoletto si terger il sudore dalla fronte, quindi riposto il fazzoletto tirer fuori lorologio dal taschino, lo aprir con cura e guarder lora. Dietro di lui laccompagnatore, perfettamente immobile guarder verso il pubblico.
Il cantante, metter via lorologio, riprender in mano il leggio e lo spartito si diriger verso la parte sinistra del palco, sempre seguito dallaccompagnatore. Li giunto poser il leggio e vi apporr sopra lo spartito, laccompagnatore finalmente gli si porr di fronte e impugner violino ed archetto come per suonare, da una manica il cantante tirer fuori un bacchetta, batter due colpi e a quel punto laccompagnatore inizier a suonare il finto violino e il cantante inizier a cantare (contemporaneamente partir la canzone Regalami un sorriso).
Da dietro il turista far espressioni sempre pi allibite, rimanendo immobile (o quasi) con la macchina fotografica in mano e lo sguardo tra lincredulo e lo sbalordito.
Finita la canzone, il cantante e laccompagnatore usciranno di scena dirigendosi dalla parte da dove erano entrati poco prima.
Il turista si riprender lentamente dalla sua condizione imbalordimento, mentre le quattro ragazze lo stanno ad osservare. Poi riprender a parlare.
T: Ma sono allibito, ma che spettacolo , indegno, non capisco e poi quali ventanni, quei due sono troppo giovani, cosa facevano questa farsa in fasce.
A: Ma no caro signore vede sono ventanni che in questo paese prepariamo tutti i giorni lo scherzo dello spettacolo e devo dire che a giudicare dalla sua faccia anche oggi riuscito benissimo.
B: Proprio vero, se si fosse visto, era veramente spassoso (e inizier a ridere imitata dalle altre tre)
E: E pensi che sono ventanni che troviamo dei gonzi che vengono qua apposta e vengono anche dallestero.
Si chiude il sipario bianco e tornano in scena Rei e Valle.
IX Scena: Personaggi Rei = R, Valle = V, Parente = P
R: E questa storia come la sviluppi?
V: Ma come vuoi e poi c la sottile ironia della comicit classica, una scena di muto, musica a parte, i due attori potrebbero ricordare Stanlio e Ollio, due grandissimi comici.
R: S e io potrei ricordate Tot e tu un Ciccio e Franco, ma fammi il piacere, qui non stiamo cavando un ragno dal buco, meglio cambiare genere. (a questo punta entra in scena senza annunciarsi Parente)
P: permesso? Sono io.
V: Oh, che sorpresa entra pure parente.
R: Vuoi sederti?
P: No, no, sto in piedi, sono venuto solo per dirvi qualcosa, poi me ne vado.
V: Di pure parente.
P: Si pu sapere cosa fate chiusi in casa, con una cos bella giornata?
R: Stiamo scrivendo una commedia, cio siamo alla ricerca di personaggi per una commedia.
P: Eccoli i soliti idioti. Scrivono commedie loro. Ma non perdete cos il vostro tempo, andate a ballare che meglio, divertitevi finch siete giovani. E se proprio volete scrivere stupidaggini non ditelo in giro che fate fare brutta figura a tutta la famiglia.
V: Perch chi scrive una sorta di demente?
P: Ma no, c chi scrive. Ed giusto che sia cos, ma voi cosa volete fare. Vi fate prendere in giro da tutti, poi vi credete che ve le pubblichino le vostre poesie, i vostri romanzi, le vostre canzoni e commedie, bisogna essere noti per sfondare. Voi siete solo due eremiti che sprecano le loro giornate.
V: Ma perch non possiamo scrivere e diventare famosi e avere successo anche noi? Ci sono riusciti in tanti, che so Paolo Villaggio.
P: Ma Paolo Villaggio uno conosciuto.
R: Ma non sar nato famoso accidenti! Credi forse che appena nato il dottore gli abbia stretto la mano e chiesto un autografo esclamando ecco il famosissimo Paolo Villaggio, attore, scrittore, eccetera, eccetera.
P: Ecco lo sapevo, con voi inutile parlare, non volete capire. Sprecate pure il vostro tempo, io me ne vado, ho cose pi importanti da fare, devo andare a messa.
V: Da quando sei credente tu?
P: Ma mica credo io, ma bisogna farsi vedere, non mi faccio parlare dietro dalla gente io. (esce di scena)
R: (gridandogli dietro) Guarda che uno pu scrivere anche per divertirsi, e noi ci divertiamo.
V: Lascia perdere, piuttosto che ne dici di scrivere quella dei due cugini che picchiano un parente in comune?
R: No, mi venuta unidea sulle difficolt della comunicazione
(Si alza il telone, vi sar una sala dattesa di una stazione o, se possibile, uno scompartimento di un treno)
X scena: Personaggi: passeggero timido, impacciato ma voglioso di comunicare = P, passeggero sicuro di s, ma freddo, scorbutico = S, P sar gi seduto; un attimo dopo entrer S, avr un giornale in mano e senza curarsi di P si sieder e si metter a leggere. Breve attimo di silenzio, in cui P deve prendere latteggiamento come di uno che si d coraggio, poi
P: (timidamente) Buon giorno signora Garelli. Anche lei va a Milano?
S: (duramente e con tono sgarbato) Io mi chiamo Sandri, Marcella Sandri e non vado affatto a Milano.
P: Oh mi scusi, ma le assomiglia moltissimo, due gocce dacqua, solo ora guardandola meglio.
(Breve pausa, S legge, P la osserva poi si alza e le si avvicina)
P: occupato?
S: (sempre con voce scocciata) No, non vede che ci siamo solo noi?
P: (sempre timidamente) Allora posso sedermi?
S: (senza staccare gli occhi dal giornale) Si sieda pure. Tanto a me
(P si siede, pausa, poi)
P: Bella giornata eh?
S: (scocciato e sempre leggendo) Per niente, piove!
P: E s, gi, ma, rispetto a ieri.
S: (continuando a leggere e con tono scortese) Ieri cera il sole.
P: Ah s? Allora rispetto laltro ieri.
S: (secco e deciso) Pu darsi.
(breve pausa)
P: Eh s?
S: (seccato) Come dice scusi?
P: No, niente dicevo cos per dire.
S: (girando pagina) E che diceva cos per dire?
P: Cose mie.
S: Ah, allora finalmente non romper pi.
(breve pausa)
P: Lei sposata?
S: (sbuffando) No, non sono sposata?
P: Ah, ha dei figli?
S: Se non sono sposata? (scostando per un attimo il giornale e guardando P con fastidio)
P: Beh, non si sa mai con i tempi che corrono.
(pausa, P si muove, fa per parlare un paio di volte, sembra farsi coraggio)
P: Ai miei tempi non succedevano queste cose, cera pi rispetto della vita altrui.
S: (sempre visibilmente scocciata) Ma che cavolate sta dicendo, da che mondo mondo c sempre stata violenza e cattiveria.
P: Eh, ah s, ma io vivevo in un paesino dove tutti ci volevamo bene e ci rispettavamo.
S: Tutti rompiscatole come lei?
(pausa)
P: Ha visto ieri per televisione che belle sfilate di moda, questanno i vestiti sono proprio belli.
S: Della moda non me ne frega niente.
P: No. Io dicevo del prt a porter, i vestiti per tutti i giorni.
S: Io mi vesto come cavolo mi pare. (sempre leggendo e girando nervosamente la pagina del giornale)
(breve pausa)
P: Che dice, che dice di bello?
S: (sempre pi palesemente scocciata) Io? Niente, non ho parlato.
P: (con tono indeciso, ma testardo) No, dicevo il giornale.
S: (voltando pagina) Ah, il giornale, niente dice, proprio niente.
(pausa durante la quale P si sporge verso S e sbircia il giornale)
P: Che strano, eppure vedo delle parole, cio insomma scritto.
S: Ma certo che scritto, se no che giornale sarebbe. (e continua a leggere)
P: Ma lei ha detto che non dice niente.
S: Niente di bello, che deve dire di bello?
P: Eh, gi.
(pausa P sbircia il giornale)
P: Ah, ah, vede quella foto. Quella del campionato regionale di boccette, la terza da sinistra sono io che
S: (voltando pagina) A s?!
P: Io gioco a boccette, a lei piace il gioco delle boccette?
S: Al contrario lo odio.
(breve pausa)
P: Bella giornata eh?
S: Per niente, piove! Ma non lo ha gi detto?
P: Eh? Ah s, forse. Viene gi dellacqua eh.
S: Perch al suo paese quando piove cosa viene gi?
P: Oh, tubetti di plastica, pentole, scarpe, anche acqua. Eh, eh, eh, buona eh?
S: (si volta un attimo la faccia serissima, lancia uno sguardo feroce a P e si rimette a leggere)
(pausa, P tenta di parlare, si interrompe, parla)
P: Come vanno i titoli in borsa?
S: A gonfie vele, se ne dicono di tutti i colori, scemo, imbecille, idiota e altre.
P: No io intendevo i titoli azionari.
S: Perch lei ha dei titoli azionari?
P: No, no.
S: E allora che gne ne frega dei titoli in borsa?
P: Eh gi. In effetti, chiss cosa ha fatto ieri il papa?
S: Non lo so. Non abito a Roma io.
(breve pausa, sempre gesti di indecisione in P)
P: Dove va?
S: A Milano. Ci abito.
P: Ma se prima
S: (con tono decisamente scocciato) Cosa?
P: Niente, niente, pensavo che anchio vado a Milano. Sa perch vado a Milano?
S: (con tono sempre scocciato) Non sono un veggente io.
P: Ma lo vuol sapere perch ci vado?
S: No!
(pausa)
P: Bella giornata eh?
S: Per niente continua a piovere. Ma vuole stare zitto, sto leggendo il giornale.
P: Ma interessante?
S: No, una montagna di frottole e stupidaggini.
P: Allora perch lo legge?
S: Perch mi va di leggerlo.
(pausa, sempre con P alla ricerca di parole)
P: Come va il lavoro nel mondo.
S: Disoccupazione, scioperi, sottoccupazione, sfruttamento, lavoro nero
P: Eh oggi dura lavorare, io il mio posto ce lho, un lavoro interessante.
S: Meglio per lei. (sbuffa e il tono sempre scocciato)
P: Faccio la postina, porto lettere, cartoline, giornali, raccomandate
S: Guardi, che so cosa fa il postino.
P: Ah eh
(pausa)
P: E lei che cosa fa?
S: (con tono ormai scocciatissimo) Cerco di leggere, ma non ci riesco, faccia lei il perch.
P: No, non dico adesso, che lavoro fa?
S: Sono la responsabile e la coordinatrice delle pubbliche relazioni di una grossa ditta di import-export.
P: Ah!
(breve pausa)
P: Bella giornata eh?
S: (sbuffando e stropicciando il giornale) Uffa.
Cala il sipario bianco tornano Rei e Valle
XI scena, personaggi Rei e Valle
R: S il dramma comico, di chi vuole parlare ed impacciato ma cocciuto. Laltra poi addetta alle pubbliche relazioni. Ma chi potrebbe fare il protagonista?
V: Anche tutti e due, metti che per una serie di coincidenze finiscano tutte e due, che so in una stalla per un mese e
R: Ma cos diventa un giallo.
V: E allora si separano, ognuno per il proprio lavoro, ma si ritrovano insieme.
R: No dobbiamo studiarci un po sopra. Forse potremmo ambientarlo in un bar. Usando un po di linguaggio popolare, creiamo una situazione tra il comico e il brillante e
V: Ma cos prende laspetto di uninchiesta, no niente bar. Caso mai creiamo un ambiente teatrale, con attori che non sanno recitare.
R: Avevamo detto niente grottesco, senti non sarebbe meglio riscoprire qualcosa che abbiamo fatto insieme in altri tempi e di aggiustarlo e trasformarlo.
V: S, ti ricordi quei due personaggi, il barone e il marchese.
R: Certo che mi li ricordo, le commedie sui nobili sono un po sorpassate, ma si pu benissimo ambientarla ai giorni nostri, mi sembra unidea originale.
V: Tanto pi che moderni lo sono gi. Cominciamo con la solita scena della visita?
R: Cominciamo (si alza il sipario bianco, in scena ci sar un uomo seduto su una panchina dei giardini pubblici.
XII scena: personaggi - Barone, che parla con chiara inflessione napoletana = B e marchese, che pronuncia la v al posto della r = M
Entrambi sono vestiti con abiti ormai fuori moda, lisi e consumati, con qualche piccolo rattoppo, ostentano per eleganza, con il fazzoletto che esce dal taschino, cappello. Il barone tiene in mano un bastone da passeggio, il marchese porta una caramella, che si toglier dopo essersi seduto.
M: (arriva da fuori, giungendo alle spalle) Cavo, cavo, cavissimo bavone.
B: Oh, quale bavone e bavone? Chi che? Ah, ma il marchese Fetentoni, cio volevo dire Fetelloni Trit, quale onore, saccomodi, saccomodi.
M: Cavo, cavo bavone Alfonso Paschello della Vacca.
B: Eh, vacca, vacca e che altro toro, bue? Racca, Racca, mannaggia a quel difetto di pronuncia che tenite.
M: Sa, noi nobili del novd abbiamo tutti la evve moscia, guai a non avevla savebbe la fine.
B: E allora se non le dispiace non mi chiami vacca, insomma non mi chiami per casato, e neanche per titolo, mi chiami Alfonso e io la chiamer scemo.
M: (sorpreso ed indignato) Ma come?
B: Oh, pardonne, stato un lapsusse, volevo dire Remo. Vi chiamate Remo, no?
M: S Vemo. Cavo Alfonso, ma ditemi, come va la vita? Economicamente come stiamo? Sa non vovvei esseve indiscveto, ma fva amici, fva di noi
B: Ma per carit. na schifiez, cio volevo dire, bene, s bene, solo le tasse, ahim le tasse, e voi Remo, come va, eh?
M: Mal Oh, benissimo gvazie. Ma ditemi come stanno la bavonessa e la bavonessina?
B: S non c male, solo, non hanno ancora perso il gusto delleccentrico, tutti i sabati vanno in discoteca travestite da panche.
M: Tvavestite da panche? Panchine?
B: Ma cosa ha capite? Da punke, punk, quella moda inglese, nata nelle fogne di Liverpulle.
M: Oddio. Che vibvezzo.
B: (allarmato) Cosa vibra? Che c il terremoto?
M: Ma no, ma no. Quale tevvemoto? Vibvezzo, come dive, che schifo.
B: (sempre sorpreso) Quali dive, la Bardotte? Ah, gi s. Ah e tenite ragione. Ma sapete i giovani.
M: Ma la bavonessa, con vispetto pavlando, ha i suoi sessanta, ovmai.
B: Ma lo spirito che conta, mica lanagaraffe.
M: Anche questo vevo, io ad esempio, in confidenza ho cinquantve anni
B: (con tono sorpreso) Solo?
M: Gi, eppuve, tutti me ne danno meno.
B: E channo ragione, voi ne dimostrate trenta al massimo.
M: Gvazie. Gvazie, anche voi daltvonde, dimostvate meno anni di quelli che avete.
B: Ne ho poi quaranta.
M: Bugiavdo.
B: (quasi offeso) Come sarebbe a dire?
M: (con difficolt) Ma s, voi ne avete s e no tventa, anche meno, pevch vi invecchiate?
B: Eh, la modestia innata, modestia nobile. Ma piuttosto avete fatto qualche festa lass a Milano.
M: Oh s, siamo andati laltvo sabato dalla contessa Bandev, cevavamo tutti, la cvema dellItalia settentvionale, e pev la festa e il banchetto ognuno ha offevto una quota. Io ho messo un miliavdo, cos quel conta il pensievo.
B: Sante parole marchese mio.
M: Al giovno doggi cos un milavdo, ma poi ho voluto vifavmi e ho vegalato un castello alla contessa, quello delle mie pvopviet in Liguvia, e voi, eh?
B: E io la festa lho data, non ho voluto offerte, ho organizzato tutto io, avesse visto che portate, caviale, champaggne, parmigiano puro, salmone, aragosta, ventotto portate in tutto.
M: E voi bavone siete vicco, molto pi di me. Cosa sono al suo confvonto le mie pvopviet in Savdegna, i miei ottocento miliavdi in banca. (a queste parole il barone strabuzzer gli occhi e avr come un attacco di malessere) Cosa c vi sentite male?
B: (imbarazzato) No sa, il polline. Sono allergico al polline. Ogni tanto me lo ricordo e ho delle crisi, ma sto gi meglio. E no, direi che stiamo alla pari in fatto di finanze, io ho meno propriet, ma ho una trentina di miliardi in pi. (a queste parole sar il marchese a sentirsi a disagio) Marchese vi sentite male?
M: (imbarazzato) Oh, questo polline una veva piaga. Ha vagione sa? O venendo da lei quasi me ne scovdavo, ho visto una villa sulla collina, quanto pu valeve?
B: Ah la villa dellindustriale Cuitilello, brava persona, un po avaro, varr sugli ottocento milioni.
M: Sa, la voglio compevave, ma c un piccolo pvoblema, non ho soldi dietvo.
B: Beh, il Cuitiello diffidente, ma la cedere se le direte il cognome.
M: O no, che figuva, non vovvei che la pevsona fosse intaccata da un acquisti pagato in vitavdo, ci sono cevti maligni, cevti pettegoli, cos pensavo vuoi vedeve che il bavone, voglio dive, che il cavo Alfonso, mi fa un pvestito? Fva noi
B: Quanto? (sottolineando la domanda con il classico gesto del pollice e dellindice sfregati tra loro)
M: Ottocento milioni. Poco vevo? Ma pvopvio non ho povtato niente dietvo, sa i fuvti, me li pvesta?
B: E dove li vado a pre a a prelevare, dico in casa non li tengo, sapete i furti, lavete detto anche voi. Ma il fatto che per volere di mia moglie, i soldi li ho vincolati, s vincolati, in tutte le banche.
M: Ma come? Cos tanti miliavdi vincolati?
B: E sapete, mi hanno un piacere, sono un buon cliente, anzi luned c una festa di beneficenza e io vorrei offrire qualcosa, ah, non pi di un miliardo, che con i capitali vincolati non posso prelevare, vendere qualcosa mi dispiace, allora pensavo, vuoi vedere che il marchese un miliardo melo presta, cos a titolo di amicizia.
M: E chi ha mai visto un un mi un mio pavi non fave un piaceve ad un amico, ma accidenti, non vicovdavo, anche i miei sono vincolati.
B: (sorpreso) Come? Tanti miliardi vincolati?
M: Scusate, e se li sono i vostvi, li sono anche i miei.
B: E gi. Che disdetta dovr rinunciare alla festa di beneficenza.
M: E io alla villa. Beh si fatto tardi, (alzandosi) devo ancova passave a salutave il duca Novbiato a Sovvento.
B: Ah, e mi dica come sta a finanze il duca? Cos per curiosit.
M: Pave stia molto bene, si pavla di miliavdi in banche svizzeve e di immense pvopviet in Sicilia.
B: (alzandosi) sa che faccio? Vengo anchio a trovare il duca, tanto tempo che non lo vedo pi. Mi cambio, mi aspettate?
M: Ma pvego, faccia con comodo, vi aspetto qua.
(B esce di scena, M si risiede, compie un gesto di stizza, B ritorna vestito esattamente come prima)
B: Eccomi c un problema la mia macchina in garage senza ben senza Ben, lautista in ferie.
M: Che peccato io non so guidave, non ho mai avuto la ma la mano svelta del guidatove. Ah, ah (riso forzato).
B: Neanchio, ah, ah. Fa niente, prendiamo il treno e, o accidente non ho spiccioli dietro (toccandosi). Beh, pagate voi il biglietto, tanto tra noi.
M: Il bvutto che neanche io ho pi soldi. Avevo un biglietto da centomila pev evenienze, ma lho dato ad un povevo, mi faceva tanta pena. Deve esseve bvutto esseve povevi. (detto con un tono quasi disperato)
B: (con analogo tono) Eh s, deve essere bruttissimo. Beh, allora il biglietto non lo facciamo, due persone distinte come noi, capiremo certamente. E se non capiranno, ci faranno scendere alla prima stazione che Sorrento. Quindi!
M: E allova andiamo, dopo di voi. (alzandosi e facendo strada a B che non si era pi seduto da prima)
B: No dopo di voi.
M: No pvego, pvima lei.
B: Ma figuratevi, prima voi. Non transigo.
(si guardano, poi si prendono sottobraccio e se ne vanno insieme ridendo
(Cala il sipario e tornano in scena Rei e Valle)
Scena XIII: Personaggi Rei e Valle
R: Ah, ah, ah, questa buona, veramente divertente.
V: Gi un po di satira, un po di grottesco, persino un po di tristezza che traspare dalle figure semiotiche
R: (prima guarda sorpreso Valle, poi) Basta!
V: Lasciami dire, delle figure alla ricerca di una loro concreta posizione. Si tratta di una trasfigurazione delle ansie e dei problemi intellettuali che si chiudono nel circolo vizioso che comporta una continua sequenza, spesso poco intelligibile, ma dalla quale si enuclea un valore che
R: E basta sembri un critico darte da quattro soldi o un politicante che sta tenendo un comizio. Mi ricordi un piazzista che ho visto ad Arenzano. Dopo avere attirato attorno a s un po di gente, con il tipico modo dei piazzisti di richiamare lattenzione su di s.
V: Grandi attori.
R: Gi, dopo avere riunito intorno a s la folla, cominci il suo discorso, Signore e signori, ci che vi vado a dire scritto sulla storia sacra non sono quindi bubbole o frottole, un giorno sulla nostra terra apparve un animale pi progredito degli altri, forse meno difeso, meno forte, ma pi intelligente, dotato di capacit organizzativa. Questo animale era luomo! S signori miei, luomo. Subito luomo trovatosi indifeso, solo, spaesato su questo pianeta, si trov di fronte ad esigenze non trascurabili. Un esigenza, cap luomo, chiama unaltra esigenza e fu cos che e continu per due ore a parlare di esigenze a catena, tutto per piazzare la sua merce.
V: Cosa vendeva?
R: Carta igienica. (pausa) ma ora pensiamo alla commedia, maledizione. Una commedia intorno ai due personaggi di prima diventa una barba unica. Bisogna tirare fuori unaltra scena, lultima, poi decidiamo, se ci piace quella, beh se no rinunciamo alla commedia, al concorso e a tutto il resto.
V: Daccordo. Mettiamoci dimpegno, comincia tu.
R: S! (si rischiara la voce) Cera una volta che orrore. Che incubo. Rinunciamo vah.
V: No comincio io facciamo qualcosa di storico, qualche passo inedito di storia, ad esempio.
R: No, no. Qui andiamo aventi fino allanno prossimo e non tiriamo fuori niente. sempre cos, sei pieno di idee e quando ti servono non ti escono. Cosa possiamo tirare fuori dagli schetch che abbiamo fatto?
V: Sinceramente
R: Lo vedi? Boh, finito tutto, siamo due autori in cerca di personaggi che non trovia
V: (come folgorato da unidea improvvisa) Come hai detto? Ripeti un po lultima cosa.
R: Troviamo, anzi trovia, poi mi hai interrotto.
V: No, no, prima noi siamo due autori
R: in cerca di personaggi, s. S, s, certo s!
V: Mi venuta unidea.
R: Anche a me, forse la stessa.
V: Si potrebbe tirare fuori da tutti quei personaggi una macedonia.
R: Appunto. Presentarli tutti dal vero. Cos come sono usciti.
V: Col filo conduttore rappresentato dai due autori, noi due, e come titolo Due autori in cerca di personaggi.
R: Senza offesa per Pirandello.
V: Anche.
R: Cosa anche?
V: Sottotitolo Senza offesa per Pirandello. Mi sembra magnifico, unidea originale. Come dici che andr a finire?
R: Con una commedia del genere? Bene, anzi benissimo. Mi immagino gi la scena del nostro trionfo.
V: Anchio, anchio.
XIV scena: si alza il sipario bianco, Valle in scena, Rei fuori
Personaggi: Rei = R, Valle = V, Funzionario = F e un attore truccato con la maschera della faccia presidente della Repubblica = P; ci saranno anche delle comparse con delle maschere di Dante, Petrarca, Virgilio, Pirandello, insomma di vari scrittori. Suono di campanello
R: (da fuori scena) Suonano alla porta, vai a vedere chi .
V: Perch non ci vai tu? Hai una buona ragione?
R: Se ti dico che sono in mutande e che non trovo i calzoni, la ritieni una buona ragione?
V: Ottima. Vado ad aprire.
F: (entrando in scena) Giorno, sono un funzionario della Rai.
V: (sorpreso e un po spaventato) Della Rai?, Quella Rai, vero? Si accomodi, faccia conto di essere a casa sua.
F: (guardandosi intorno) Neanche per idea, preferisco la casa che ho. Lei Valle e Rei?
V: No, io sono Valle.
F: Ah, bene, siete in due, e laltro, Rei, dov?
V: di l in mu (bloccandosi di colpo)
F: (tirando fuori dei fogli dalla borsa, che V guarda) S di l in mu cosa?
V: Mu, ho detto mu? Antica civilt molto avanzata per i tempi.
F: No, lei ha detto, lui, che sarebbe Rei, di l in mu.
V: (sempre pi imbarazzato) Mu mu ah s, Rei di l in musica. Siamo anche musicisti e sta guardando una ballata.
F: Beh, lo vada a chiamare, devo parlare a tutti e due.
V: S subito. (poi parlando piano) Li hai trovati?
R: (gridando) No. Vorrei sapere dove sono finiti.
F: Cosa?
V: Eh? Ah gi, gli accordi. Non trova gli accordi e li cerca dappertutto.
F: Beh che li cerchi domani, gli dica di venire.
V: Ma senza accordi. Cos in musica.
F: (spazientito) ma che me ne frega. Lo faccia venire.
V: Lei non uno che so formalizza, vero?
F: Io? Ma si figuri, poi perch
V: Ma cos, uno senza accordi, solo in musica.
F: Ma a me degli accordi proprio non mi interessa un tubo di niente. Per me pu anche presentarsi senza musica.
V: Eh no. A tutto c un limite.
R: (sempre da fuori scena, gridando) Sta a vedere che sono finiti in frigorifero.. no forse sono in lavanderia.
V: (sorridendo imbarazzato) Gli accordi.
R: (comparendo in scena) Macch i miei pantalo e quello chi ? ancora qui? Che cosa vuole?
F: Sono un funzionario della Rai. Piantate l tutto e venite con me Ho la macchina fuori.
R: Ma devo venire cos? (con gesto eloquente)
F: S e fate presto. Il presidente vi aspetta.
R e V insieme: Quel presidente?
F: Proprio quello il presidente della Repubblica. Venite.
R: Ma
F: Venite.
R e V rassegnati: Andiamo.
R: (guardando verso la sedia di sinistra) Ah, eccoli li ho trovati. (li indossa)
F: Gli accordi?
V: (sollevato) S gli accordi.
F: A me sembrano pantaloni, comunque fate presto.
(in quel momento entrer in scena il presidente)
P: Sono qua.
F: S, eccellenza, ma non sono ancora pronti.
P: Non importa, terremo qui la cerimonia (poi rivolgendosi a Rei e Valle e prendendo posa e voce ufficiale) Italiane ed Italiani, siamo qui riuniti in questo lieto evento per festeggiare due degni geni dellitalica progenie, essi ancor giovani, rappresentano il futuro radioso dellItalia, la futura gloria, noi siamo fieri di premiarli augurandogli altri successi, che possono dare fortuna a loro e gloria allItalia, paese splendido e baciato in fronte da tanti grandi di cui voi due rappresentate lultima schiera. E ora avvicinatevi perch io possa premiarvi e abbracciarvi (Rei e Valle si avvicineranno al presidente, in quel momento si sentiranno in sottofondo la marcia trionfale dellAida e una salva di applausi, poi si far silenzio e proprio mentre il presidente si accinge ad appuntare la medaglia si spegneranno le luci e in palcoscenico resteranno solo Rei e Valle)
V: Ahi!
R: Punge la medaglia?
V: Ma quale medaglia? Mi caduto un pezzo dintonaco del soffitto in testa, maledetta catapecchia.
R: Se ci va bene cambieremo catapecchia, contento?
V: Non sto nella pelle dalla felicit. Perch vinciamo vero?
R: Beh vincere magari no, ma
V: Oddio che paura, mi viene il dubbio che sar un fallimento.
R: Via non fare il drammatico, al limite non ci rispondono.
V: No, un fallimento, lo vedo
(gioco di luci, poi da fuori si sente bussare)
R: Bussano vai ad aprire.
V: Facciamo testa o croce.
R: Con mille lire grigia fare testa o croce, facciamo pari o dispari.
V: Pari.
R: Anchio.
V: Lho detto prima io.
R: Ma io lho pensato prima.
V: Senti andiamoci tutti e due (interrompendo la discussione perch il funzionario entrato in scena)
F: Buongiorno, sono un funzionario della Rai. Siete voi che avete scritto Due autori in cerca di personaggi?
V e R: Siamo noi!
F: E non vi vergognate?
V: Cos una battuta? Buona mi viene da ridere. Ah, ah, ah
R: Ti sembra che con quella faccia l, uno abbia lo spirito di fare delle battute?
V: (guardando F che li guarder con unespressione indignata) Sinceramente no. Non era una battuta, eh?
F: Sono venuto per dirvi due cose, primo la commedia non ve la restituiamo perch serve agli assistenti sociali. Leggendola agli aspiranti suicidi dimostrano loro che esiste qualcosa di peggio che la loro nera disperazione. Inoltre a me personalmente poi fa un corroborante effetto soporifero, pensate che da anni leggevo le trame di vari programmi televisivi, e di pubblicit eppure niente.
R: Proprio niente?
F: (arrabbiato) No assolutamente niente. Ora per ci sono riuscito. Complimenti.
V: Grazie.
R: Macch grazie. E la seconda cosa?
(F senza parlare si sposter di lato ed entreranno in scena le comparse, mentre la scena si far cupa, esse punteranno il dito come ad accusare Rei e Valle che, terrorizzati e piegati in due, si copriranno il viso cercando di nascondersi nell'angolo opposto del palcoscenico. A questo punto le luci si spegneranno completamente in modo che le comparse possano uscire di scena, quindi si riaccenderanno e resteranno in scena solo Rei e Valle, ancora palesemente terrorizzati.
V: Che incubo! Che facciamo? la spediamo la commedia o
R: la nostra prima vera occasione, non possiamo buttarla alle ortiche per paura, altrimenti non sapremo mai, noi ci proviamo e vada come deve andare, chiss che non riusciamo a conquistare un po' di pubblico a cui dire le nostre cose, battute o ragionamenti e farci con loro quattro risate, se poi andasse male, ci riproveremo in un altro modo.
V: Hai ragione tentiamo. Inedita lo di sicuro e, tutto sommato c' anche qualcosa di buono. Quindi
R: Bene, domani la spedisco. Caso archiviato. Ora che abbiamo finito, bisogna darsi da fare, trovare altre idee per qualche cosa d'altro, che so un romanzo. Un'altra commedia
V: (sbadigliando) S, domani, adesso mi fa male la mano.
R: Sentimi bene cugino, idee ne abbiamo, talento bhe forse, ma un po, no dico un poco ne avremo. Quello che ci manca la volont, correggimi se
Su queste parole, mentre Rei sta ancora parlando, cala il sipario, la vita continua anche per "Due autori in cerca di personaggi" e, ancora una volta, che Pirandello ci perdoni.
FINE
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