Duemilaundici

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Nel 2011

DUEMILAUNDICI

Dramma di

Anna Mauro

Personaggi

Dottore Gambria-psicologo

Professoressa Bonomo – insegnante di liceo

Padre Zaffuto - sacerdote

Dottore Guenda-medico

Trigomi- psicologa fanatica

Dottoressa Falbo – magistrato

Professore La Spisa – dirigente scolastico

Professore Riccardi-collaboratore di La Spisa

Dottore Giambrone – direttore del quotidiano cittadino

Fernanda – una giovane donna

Il signor D – padre di Fernanda

De Santis - tecnico

Bertoni – tecnico

Sipario. Buio fitto.

Voce del dottore Gambria

Adesso potete accendere le luci. Il pericolo è passato.

Voce della professoressa Bonomo

Ne è certo? Non possiamo rischiare che ci scoprano.

Voce del dottore Gambria

Stia tranquilla, non c’è più nessuno nei paraggi.

La luce illumina una tavola rotonda attorno alla quale sono seduti:  il dottore Gambria, il dirigente La Spisa, il professore Riccardi, padre Zaffuto, il dottore Guenda e la professoressa Bonomo. Sul fondo una finestra. A sinistra una gabbia, all’interno della quale due donne scarmigliate (le dottoresse Falbo e Trigomi) giacciono addormentate . E’ notte fonda. Le luci sono fioche.

Professore La Spisa

Chi avrebbe mai potuto immaginare tutto questo…Quelle grida mi risuonano ancora nelle orecchie…

Prima voce fuori campo

(questa voce, come le altre due che seguiranno, dovrà trascinare lo spettatore nell’incubo del dirigente scolastico).(urla) Denunceremo i dirigenti scolastici.

Seconda voce fuori campo

Non è possibile che i ragazzini portino con sé delle armi dentro le aule.

Terza voce fuori campo

Mandiamo i nostri figli a scuola per educarli, non per ritrovarceli sfregiati a vita”.

Professore La Spisa

Quelle urla….mi rimbombano nel cervello…

Dottore Gambria

La prego, si rilassi, ormai è in salvo. Qui è al sicuro e in questo momento tutto è sotto controllo.

Dottore Guenda

…e dobbiamo assolutamente fare il punto della situazione, prima che sia troppo tardi.

Dirigente La Spisa

Ha ragione, il tempo stringe. (beve un bicchiere d’acqua) Quando mi trovai davanti quelle famiglie, mi sentii stritolare dall’impotenza. Cosa potevo farci? Perché mi addossavano colpe che non avevo? Le cose erano cambiate. Per i ragazzi essere intelligenti non era più di moda. Si giunse a non gratificare più gli alunni migliori perché erano proprio loro, i più bravi, che pur di scrollarsi la nomea di secchioni, erano a rischio bullismo. Noi dirigenti scolastici insieme ai docenti e ai genitori ci convincemmo che per i ragazzi essere considerati intelligenti era un marchio che provocava  reazioni inconsulte. Figuratevi che non venivano ritirati i premi scolastici per paura di motteggi da parte dei compagni di classe. Essere intelligenti, per la maggior parte di loro era sinonimo di lecchino e pupillo dell’insegnante. E mentre venivano cassati alcuni termini qualificanti, ne venivano alleggeriti altri. Il fallimento diventava successo rimandato, il respinto diventava non idoneo. Nello stesso tempo l’aggressività degli alunni cominciò a spaventarci. Non avevamo i mezzi per contrastarla: non aveva alcunché di fisiologico. Avevano la smania del possedere tutto e subito. Mentre cercavamo di adottare strategie idonee al loro recupero, ritrovandoci a predicare norme comportamentali di rettitudine e onestà, il disastro era già avvenuto. Iniziammo a sentirci inutili, soffocati da un virtuale che proponeva identità fasulle e a buon mercato. Un fallimento vero e proprio sotto tutti i punti di vista.

Professore Riccardi

Una delle cause concomitanti fu senz’altro il consumismo sfrenato, che riuscì a far inceppare quel meccanismo che regolava diritti e doveri. All’avanzamento dei diritti non esisteva un contrappeso etico. Ne ebbi chiara percezione quando alcuni anni fa, notai una certa carta dei diritti sulla porta della cameretta di una mia nipotina di undici anni; era stata pubblicata su una rinomata rivista scientifica per ragazzi. Quando le chiesi di leggermi quello che c’era scritto e lei lo fece, non vi nascondo che provai dei brividi di paura lungo la schiena per il tono…

Voce della bambina

(sicura e spocchiosa)

Esigo rispetto. Nessuno deve prendermi in giro. Nessuno può tapparmi la bocca perché alla mia età le opinioni contano. Bussate prima d’entrare e non toccate il mio diario. Mi vesto come mi pare. Non alzate le mani su di me. Voglio più fiducia e meno controllo. Voglio frequentare chi mi piace. Il mio unico lavoro dev’essere la scuola. Non obbligatemi a fare ciò che non voglio. I soldi che mi regalano li spendo come voglio.

Professore Riccardi

Si parlava solo ed esclusivamente di diritti. Nessun dovere era elencato, né esisteva alcuna carta che li contenesse, Mi informai se esisteva qualcosa di simile edita dalla stessa rivista. Niente, il nulla. Come se ciò non bastasse, altri problemi prodotti da dipendenze virtuali, come la retomania, la cybersessuale, la cyber-relazionale e il gaming, presero il volo. Molti adolescenti che abusavano del web furono affetti da IAD (internet addictional disorders)

Dottore Gambria

La prego, si spieghi, cosa sono? Non sono in condizioni di seguirla, considerando il mio periodo di allontanamento dal mondo e dai media.

Dottor Riccardi

La dipendenza cybersessuale era uno stato psicologico che portava allo scaricamento di materiale, come video e foto hard e alle frequentazioni di chat room per adulti. La dipendenza cyber-relazionale rendeva più importanti le relazioni virtuali rispetto a quelle reali, soprattutto a quelle con i propri familiari. Il gaming era la dipendenza dai videogiochi, dal gioco d’azzardo e dallo shopping in rete. Tutto questo provocò nei ragazzi una serie di turbe psichiche e comportamentali. Iniziò una curiosità morbosa nei confronti del sesso che spingeva i giovanissimi a gesti inconsulti anche nei confronti di insegnanti e donne adulte. Alcuni genitori, padri generalmente , si vantavano delle conquiste dei figli, ne erano orgogliosi. Gli insegnanti non riuscivano a trovare le giuste punizioni per quegli alunni che tenevano comportamenti estremamente scorretti. Furono accusati di essere complici della loro prepotenza. Gli eventi precipitarono. Si figuri che un sindaco giunse addirittura a chiudere la strada centrale del paese per impedire le scorribande dei bulli sugli scooter.

Dottore Gambria

Stento a credere ad un avvenimento del genere. Come mai? Quale fu la causa?

Professore Riccardi

La morte di un bravo ragazzo falciato dalla stupidità giovanile che gareggiava a cento all’ora sulla strada principale del paese. Ma la cosa più grave e che più colpì fu quella che si raccontava già dopo poche settimane dall’accaduto: uno degli investitori era già in giro impegnato nelle impennate col suo scooter. Come se questo non bastasse, ogni notte, una trentina di stupidi che non avevano alibi di fame o di miseria alle spalle, metteva a soqquadro la cittadina. Il passatempo preferito di questo branco di scalmanati consisteva nell’incendiare cassonetti, nello sfasciare semafori, nel distruggere lampioni e nello scagliare bottiglie di birra vuote contro i vetri delle scuole. Fu offerta loro una bella sede al fine di socializzare, ma la usarono come cesso comune a cielo aperto.

Dottore Gambria

Precursori, quindi. Hanno anticipato i tempi che ci stanno portando alla distruzione.

Professore Riccardi

Infatti.

Padre Zaffuto

Mi ricordo, adesso sì. Il parroco fece un appello ai genitori chiedendo di mettere i  loro figli di fronte alle loro responsabilità, ma i genitori si defilarono. Si autoassolvevano perché lavoravano troppo e sempre, tanto da non avere il tempo per insegnare ai propri ragazzi il vivere civile. Continui, professore, mi scusi per l’interruzione.

Professore Riccardi

Non si preoccupi. C’è da dire che nello stesso periodo accaddero altri episodi particolarmente gravi: una classe fu sospesa per tre giorni per bestemmie e insulti in aula e costretta a fare lavori socialmente utili all’interno della scuola…

Padre Zaffuto

Costretta? Secondo me si divertirono a ripulire la scuola. Fu proprio allora che riflettendo sui metodi tanto contestati delle punizioni corporee e delle mortificazioni all’interno degli edifici scolastici, pensai che in un caso come quello sarebbe stato più produttivo fare girare i colpevoli per le classi con le orecchie d’asino in testa. Sono certo che una simile presa di posizione avrebbe potuto procurare un vero e proprio scossone nei ragazzi. Mi scusi…

Professore Riccardi

Padre Zaffuto, anch’io tante volte mi sono chiesto se certi metodi potevano sortire effetti diversi, ma lei forse dimentica…le famiglie si intromettevano...

Padre Zaffuto

Sì, ma così facendo il fenomeno si allargò a macchia d’olio.

Professore Riccardi

E’ vero.  (a Gambria) Nello stesso periodo, inoltre, uno studente bombardato da petardi, subì la lesione del timpano e in un’altra scuola del sud sei ragazzi furono denunciati per minacce e violenza continuata per avere obbligato una compagna a fare docce fredde nei bagni della scuola. Furono dedicati work-shop e laboratori al bullismo. I dati erano inquietanti e allarmanti, ma nessuno attaccava chi deteneva la patria potestà di taluni individui.

Padre Zaffuto

I ragazzi erano diventati insofferenti e insaziabili. Volevano tutto e subito.

Professore Riccardi

Infatti. Tutto e subito. Il tempo adolescenziale fisiologico si accorciò a tal punto da non esistere più. Tutto e subito. Il tempo non riuscì quindi a plasmare più il carattere dei singoli. Persero il piacere dell’attesa, la gioia del superare un ostacolo. E noi perdemmo la testa. Iniziammo a non guardarli più negli occhi…anzi, se loro ci fissavano, noi abbassavamo lo sguardo. Col tempo cominciai a riconoscere gli alunni dalle scarpe. Erano le uniche cose che non mi consentivano di alzare lo sguardo. Al massimo, quando erano seduti, osservavo le loro mani. Non riuscivo più ad abbinare i cognomi alla fisionomia.

Dottore Gambria

Concentrarsi sulle scarpe…perché?

Professore Riccardi

Per non incrociare quell’aria beffarda e quel ghigno satanico che ognuno di loro aveva stampato su quei visi pustolosi e acneici.

Professoressa Bonomo

(con grande sofferenza)…Gli sguardi non si incrociarono più. Iniziò la paura…più che paura…un terrore folle cominciò a impossessarsi di noi.

Dottore Gambria

Professoressa, mi dica, quando ebbe il primo sentore di quello che stava accadendo?

Professoressa Bonomo

Più o meno sedici anni fa. Una cooperativa presentò un progetto contro la dispersione scolastica. Per l’attuazione fu scelta una delle classi dal comportamento più che vivace. Ciò non significava affatto che al suo interno si rilevavano casi di dispersione. Erano ragazzi con poca voglia di studiare, ma che si divertivano a stare insieme all’interno della scuola. Un pomeriggio fummo tutti convocati: alunni e docenti del consiglio di classe. La psicologa e le assistenti sociali ci invitarono a prendere posto gli uni di fronte agli altri e chiesero agli allievi di imitare l’insegnante con la quale non riuscivano ad avere un rapporto sereno. Ne scelsero una. Lì assistetti alla più grande umiliazione inflitta ad una collega. Era un’insegnante severa, ma nello stesso tempo una brava persona, responsabile e di grande umanità, soprattutto in sede di scrutinio, quando cercava di valutare non solo il profitto, ma anche le problematiche dei suoi alunni, giustificandoli. Fu schernita, beffeggiata, derisa. Notai i suoi occhi inondarsi di lacrime. Di sottecchi osservai gli operatori. Erano palesemente soddisfatti. Grazie a questo pseudogiochino  avevano calamitato e sottratto l’autorità ai docenti per consegnarla ai discenti. Nessuna domanda, nessun perché. La morale fra le righe recitava…Se volete che le vostre classi non si svuotino…se volete mantenere il vostro posto di lavoro…lasciateli fare. Di tutta l’erba venne fatta un fascio. Il dieci in condotta venne bandito perché marchiava gli alunni meritevoli e li esponeva al ludibrio del gruppo classe. Gli sfaticati venivano aiutati in sede di scrutinio e posti alla stessa stregua dei pochi che arrancavano per guadagnarsi la sufficienza. I bravi gettarono la spugna e si adeguarono al livello medio dei compagni. A poco a poco quei docenti che credevano e perseguivano l’ottimale obiettivo di formazione dell’uomo cittadino nella sua indissolubilità di corpo e psiche furono presi di mira da una serie di denunce e rimasero impigliati nelle maglie di una giustizia che, alla stregua di un Ponzio Pilato, ne affidava la sorte e, di conseguenza la morte civile, al valore di attendibilità dichiarato da operatori sociopsicopedagogici. (Dall’interno della gabbia si ode un rantolo) Anzi, mi scusi, psicoschizzopatici…come quella lì.

(La luce illumina una gabbia all’interno della quale si dibatte una donna scarmigliata con la bava alla bocca)

Trigomi

(a Gambria) Traditore! Schifoso! Puh! (alla Bonomo e a Riccardi) Aprite! Delinquenti…assassini…perché ci avete portato qui? Perché ci avete rinchiuso qui? Dov’è la chiave? (si aggrappa alle sbarre e le scuote violentemente) La chiave! Fatemi uscire! Fatemi uscire. Schifosi, maledetti. (sputa fuori dalla gabbia) Non avete ancora capito che il potere siamo noi. Il mondo è nostro.

Dottore Gambria

Lo avete avuto e lo avete distrutto.

Dottore Guenda

E’ finito l’effetto del farmaco.

Dottore Gambria

Gliene somministri ancora. Non siamo nelle condizioni di reggere le sue crisi isteriche ( Il dottore Guenda riempie una siringa, afferra il braccio della donna  che urla e poi le inietta la soluzione).

Dottore Gambria

Non possiamo rischiare di catturare l’attenzione, anche se a quest’ora tutti dormono e non si sveglieranno che a pomeriggio inoltrato. (alla professoressa Bonomo) Continui, la prego.

Professoressa Bonomo

(indicando la Trigomi) Questo essere immondo ha contribuito, insieme ad altri fanatici come lei e al condizionamento dei media che volevano far vedere il diavolo e sbattevano i mostri in prima pagina, a farci credere nel loro operato e nelle condanne inflitte…Poi iniziammo a toccare con mano l’assurdo delle procedure. Questi esponenti di una non meglio identificabile pseudogiustizia cavalcavano la tigre di moda sui canali mediatici. Gli adolescenti avevano fame di protagonismo e venivano circuiti per addivenire alle risposte che gli strizzacervelli volevano. Una volta avviati, non potevano più tornare indietro. Il terribile gioco iniziava e azionava il tritacarne umano. Le famiglie via via si disgregavano, i genitori, inseguendo miti e tesi al raggiungimento di obiettivi economici, di libertà, di indipendenza, erano incapaci di gestire le difficoltà adolescenziali dei figli e delegavano i loro compiti alla scuola. I ragazzi si ritrovavano soli a mettersi in mostra, volevano emergere per affermare il loro protagonismo all’interno di una società che non poneva più regole e giustificava tutti i loro comportamenti addossando le colpe all’istituzione scolastica. Cominciarono a capire quanto fosse facile scrollarsi di dosso tutte le responsabilità. Molti furono affetti dalla sindrome Mc Martin.

Padre Zaffuto

Cos’è? E’ la prima volta che ne sento parlare.

Dottore Gambria

E’ una sindrome caratterizzata da un fenomeno che in letteratura psichiatrica si chiama falsa memoria e che indica il risultato delle manipolazioni che taluni soggetti che si ritenevano addetti ai lavori conducevano sulle presunte vittime, creando vere e proprie montature giornalistico –cliniche - giudiziarie. (in direzione della gabbia, all’interno della quale un’altra donna sta riprendendo conoscenza) Vi siete comportati da fanatici! Ha ragione la professoressa Bonomo. Avete fatto domande fuorvianti che suggerivano le risposte che voi volevate. Ogni disegno, ogni minima stranezza dei bambini, secondo voi, era prova infallibile di violenza.

Trigomi

 (sedata, ma decisa) Era così. Lei non ha mai capito niente del suo lavoro.

Dottore Gambria

(deridendola) Lei invece sì. Lei è stata colta dal delirio d’onnipotenza. Le piaceva sostituirsi ai giudici, vero? Folli! Folli! Folle il sistema che vi ha dato queste armi! (all’interno della gabbia il giudice solleva la testa e viene investito dalla discussione animata) I vostri interrogatori ad hoc portavano i minori a difendersi accusando chiunque e i pm senza scrupoli, come quest’altra (il giudice assume una postura dritta) rinchiusa in gabbia, traevano le conseguenze.

Dottoressa Falbo

Mente!

Dottore Gambria

Voi, sì, voi avete tratto le conseguenze che vi convenivano per essere in primo piano sui media.

Dottoressa Falbo

Gliela farò pagare!

Dottore Gambria

Di questo ne parleremo dopo anche perché mi pare di avere pagato già abbastanza per causa sua, non crede? Siete stati voi che avete coperto con velo pietoso menzogne clamorose e aggiustamenti di tiro di certe presunte vittime. Siete stati voi che avete giustificato le loro contraddizioni, le loro bugie, le loro calunnie. Avete condannato tanta gente al suicidio e alla morte civile.

Dottoressa Falbo

Impostore delinquente!

Dottore Gambria

Mai quanto voi. Era facile per voi rifugiarvi in vaghe considerazioni psicologiche che, insabbiando le menzogne, affermavano che taluni comportamenti delle presunte vittime erano il sintomo di particolari fragilità e immaturità psichiche legate a rapporti edipici con le madri o a rapporti conflittuali con i padri. Abbiamo le prove del vostro operato e fra non molto ve le mostreremo. Avete giocato con la parola dei minori e in tanti casi avete fatto e ottenuto quello che avete voluto.

Dottoressa Falbo

Prove o non prove, noi ci fidavamo del vostro giudizio, psicologi dei miei stivali.

Dottore Gambria

(indicando la compagna di prigionia del giudice) Del loro giudizio. Del mio non vi siete certo fidati! Mi avete accusato di complicità, di omissione di atti d’ufficio, avete distrutto la mia vita e la mia carriera…solo perché una volta non ho dato credito alle accuse di una mitomane nei confronti di un docente, di una mitomane che voi avete innalzato a vittima del sistema, non adoperandovi assolutamente nel fare luce su una vicenda che divideva l’opinione pubblica. Avete permesso che le mitomani fossero emulate da altre, avete offeso le donne che erano state veramente vittime di violenza, facendo perdere la credibilità nel tempo a quelle che erano state veramente colpite. Avete fatto sì che nelle separazioni i figli divenissero armi d’accusa per favorirne l’affidamento. Avete gettato in pasto all’opinione pubblica gente innocente. Siete voi che dovete pagare, non certo io! Adesso vedrete! (parla al citofono) Per quanto mi riguarda potete dire alla signorina Fernanda che siamo in condizioni di riceverla.

Sul gruppo incombe una cappa di silenzio. Improvvisamente si sentono urla dall’esterno

Padre Zaffuto

Forse stanno rincorrendo qualcuno. Sono ancora molto lontani, ma le urla arrivano fin qui. Sono inferociti. Dottore Gambria che ne direbbe di spegnere le luci?

Dottore Gambria

Sì, è una buona idea. Lasciamo quella soltanto. (Indica una luce posizionata accanto alla gabbia, ma lontana dalla finestra.)

Dirigente La Spisa

Questo buio mi incoraggia a dire cose che non dovrei. Cose che avrei voluto gridare al mondo intero ma, non solo la mia etica e il mio lavoro me lo hanno impedito, ma tutti mi avrebbero preso per pazzo.

Professore Riccardi

Può dirci cosa? Tanto oramai…

Dirigente La Spisa

(esplode) La scuola dell’obbligo non ha fornito cultura, ha appiattito la gente, ha strappato ai mestieri la manovalanza, l’apprendistato e le specializzazioni. La scuola per tutti si è rivelata un comodo parcheggio. E la cosa che più mi fa rabbia è quella di essere stato nominato custode di uno di quei parcheggi. Non solo! Hanno previsto le varie integrazioni: fra i disabili c’erano soggetti che non potevano assolutamente far parte di un gruppo classe. Le varie integrazioni non hanno fatto altro che rallentare ulteriormente le programmazioni didattiche e malgrado il coraggioso supporto di alcuni insegnanti di sostegno, il risultato è stato catastrofico. Secondo me i disabili avvertivano ancora di più la loro diversità e si incattivivano. Ma anche in quel caso la scuola era un comodo parcheggio. Noi da questo riuscivamo a trarre un grande vantaggio: un numero minore di alunni nelle classi con i portatori di Handicap che ci consentiva di formare le classi. Questo è quello che ho avvertito nel corso di tutti questi anni. Ho voluto dirvelo, ma vi prego, non condannatemi.

(squilla un citofono)

Dottore Gambria

(al citofono) Sì, accertatevi sulla loro identità, poi richiudete e sprangate tutto quanto. (agli altri) E’ arrivato qualcuno, non è escluso che ci siano dei feriti.

Padre Zaffuto

(sbirciando dalla finestra) Fanno paura! Guardateli! Stanno appiccando il fuoco ovunque. Stanno distruggendo tutto. (si apre una porta ed entra Fernanda)

Dottoressa Falbo

Cercano noi. Siamo gli unici che abbiano saputo comprenderli.

Fernanda

Sta zitta, stronza. Magari senza di voi si sentono orfani, che ne dici? (le sputa addosso).  Dovete pagare per tutto il male che avete fatto.

Dottoressa Falbo

(la guarda intensamente, poi la riconosce) Tu? Tu? Come osi parlare proprio tu? Noi abbiamo agito in tua difesa e per il tuo bene.

Fernanda

Per il mio bene? Si ricordi che ai tempi mi offriste delle armi chiedendomi di sparare su qualcuno. Io le accettai perché per ogni colpo messo a segno c’era una ricompensa per me.

Dottoressa Falbo

Armi? Ma tu sei completamente pazza.

Fernanda

Sì, armi che non mancavano mai il bersaglio, armi che centravano la preda ad ogni colpo. Voi avevate scelto il nemico, me l’avete fatto colpire e affondare.

Dottore Gambria

Non riesco a seguirla. Si calmi e racconti la sua storia.

Fernanda

Vede quest’uomo? (trascina un relitto umano dentro la stanza. E’ un uomo dall’espressione inebetita) Quindici anni fa accusai lui, mio padre, di violenza sessuale nei miei confronti, ma le accuse erano solo falsi racconti e terribili menzogne.  Quasi subito dopo ritrattai tutto quanto, ma non mi credettero. Mio padre fu condannato e non riuscì mai a dimostrare la sua innocenza, malgrado la mia confessione.  Fu incarcerato e perse il lavoro. Divenne il mostro (al padre) Eccole, papà. Te l’avevo detto che vi sareste incontrati di nuovo.

(L’uomo fissa le due donne, poi improvvisamente caccia fuori un urlo che non ha più niente di umano e inizia a scuotere le sbarre con una violenza inaudita, poi prende una bottiglia di vetro dal tavolo e comincia ad agitarne il collo sotto i loro occhi; poi esausto si siede e comincia a sputare dentro la gabbia).

Dottore Gambria

Ci permetta di seguirla. Come ebbe inizio la vicenda?

Fernanda

Quindici anni, in seguito a un incidente fui ricoverata in ospedale e posta in osservazione a causa di certe crisi dalla tipologia poco conosciuta. Mi piaceva stare lì:  non andavo a scuola,  avevo trovato tanti amici con cui giocare e lo stare al centro dell’attenzione di medici e infermiere mi faceva sentire amata e coccolata. Quando seppi di essere dimessa, per evitare di perdere certi privilegi, cercai di inventare qualcosa che riguardasse le mie crisi. Qualche giorno prima avevo letto un articolo su una rivista che parlava di una ragazza che aveva subito molestie dal padre e aveva tentato il suicidio. Trovai la chiave della mia storia. Iniziai a parlare di un uomo nero che vedevo durante le mie crisi. Il medico che mi aveva in cura si mostrò molto interessato. Nel frattempo ritrovai la rivista e la rilessi con avidità. Comincia a fantasticare e a vedere l’uomo nero per davvero. Le domande su chi fosse quell’uomo nero incalzavano sempre di più e purtroppo arrivò il giorno in cui dovetti pronunciare un nome. Feci quello di mio padre. Da quel momento riuscii a inventare qualunque cosa. Mi appuntavo sul menzogne che raccontavo per non smentirmi. Imparavo a memoria un copione preparato. Quando capii le conseguenze che il mio gesto aveva provocato su mio padre, ebbi il coraggio finalmente di tornare sui miei passi, ma nessuno mi credette. Davanti a quella schifosa (indica il giudice) tutto sembrava si trasformasse.


Dottoressa Falbo

Eri tu che raccontavi.

Fernanda

E lei estorceva. Perché nessuno mi fece capire che non era un gioco? Che tutto quello che raccontavo poteva portare all’arresto di mio padre? Alla galera per un innocente?

Dottoressa Falbo

Hai sbagliato tu a non capirlo.

Fernanda

A dodici anni…io dovevo capire…Voi avevate il dovere di accorgervene.

Trigomi

 Come potevano riconoscere quelle crisi? Il suo respiro diventava affannoso, fingeva di svenire e di avere le convulsioni.

Fernanda

Più inventavo frottole, più mi coccolavate. Mi facevate entrare in un circolo chiuso dal quale era difficile uscire. Alimentavate la mia smania di protagonismo facendo sì che io confermassi e arricchissi il racconto sempre di nuovi fatti..

Dottore Guenda

Conosco la storia. Basta leggere gli interrogatori per capire che tutto quello che vi raccontava era falso. Bastava chiedere un consulto medico. Perché non l’avete fatto? Vi sentivate forse onnipotenti? Avete preso per buone tutte le menzogne che vi ha raccontato, dimostrando di non capire nulla di fisiologia.

Trigomi

Fu il medico che disse che le sue crisi simulavano un atto sessuale. 

Dottore Guenda

Dietro vostro suggerimento mi pare…

Fernanda

Sì, come quello che suggerivano a me con risposte implicite…”Allora…avevi le mani sudate?”. Ma sudate di che?...pensavo. Ma un loro sorriso m’incoraggiava ad affermare.

Dottore Guenda

Conosco benissimo la prassi, purtroppo. Furono tutte queste denunce a portare via via all’annullamento del contatto fisico. Si passò da un eccesso all’altro. Taluni soggetti iniziarono a soffrire di una forma di dermatite che derivava dal fatto di non avere mai ricevuto carezze.

Professore Riccardi

Incredibile, è tutto incredibile.

Dottore Guenda

Dottore Gambria, lei ricorderà sicuramente gli effetti scolastici provocati dal lancio sul mercato di pulcini virtuali nelle scuole elementari…

Dottore Gambria

Assolutamente deleteri.

Dottore Guenda

Infatti. Con la moda dell’amore materno-virtuale iniziò una sorta di giocattolo-dipendenza che alterava lo sviluppo del bambino, in quanto lo si rendeva artificiale. Tutto il percorso nel virtuale piano piano, cominciò a escludere la fisicità e il rapporto sociale.    

Padre Zaffuto

Anche la Chiesa si attivò in tal senso: eliminò la fatidica stretta di mano dello “Scambiatevi un segno di pace”. Ma in realtà tutto quello che veniva abolito nei contatti fisici veniva convogliato nel sesso. La verginità fu bandita. Era un demerito per chi la possedeva già nell’età dell’adolescenza. Le porte delle parrocchie chiusero i battenti agli scout e alle azioni cattoliche. Gli unici luoghi dove si avvertiva sicurezza erano gli studi degli psicologi e degli psichiatri, ma nel segreto dei pochissimi che partecipavano al sacramento della Confessione, si evinceva che all’interno di alcuni studi si perpetravano le nefandezze più inaudite, anche se certi pseudo professionisti erano tutelati dal lavoro che svolgevano.

Dottore Gambria

(alle donne in gabbia) Gente come voi ha fatto perdere credibilità alle vostre categorie lavorative, le ha trascinate nel fango. Né giudici, né psicologi risultano più attendibili che uno di quei soggetti che sta mettendo a soqquadro la città.

La porta si spalanca di colpo e un uomo viene scaraventato sul pavimento da due uomini: De Santis e Bretoni.

Dottore Giambrone

Aiuto! Muoio!

De Santis

Non possiamo far nulla per lei. Peccato che questa notizia non potrà riportarla nessuno, visto che lei è il direttore del quotidiano cittadino. Peccato! Magari anche lei si aspettava necrologi a valanga…e invece si ritrova qui con gli unici sopravvissuti alla catastrofe…una fine nel silenzio.

Dottore Giambrone

Perché…perché tutto quest’odio nei miei confronti?

De Santis

E ha il coraggio di chiederlo? Voi giornalisti vi siete fatti portavoce di mode, vi siete tenuti lontani criticamente da tutto e pronti a spiegare la bandiera per i potenti. Avete soffocato e insabbiato le notizie più gravi elargendo ampio spazio e creando possibilità d’emulazione. Avete regalato le prime pagine ad adolescenti assassini insieme ad una notorietà che sconvolgeva altri che erano pronti a seguirne le orme. Avete incensato certe femministe che cercavano di far vedere ad ogni costo nell' aggressività femminile che aumentava sempre più grazie alla demonizzazione del genere maschile, una maggiore forza del sesso debole. Avete pilotato tutto per conferire maggiore potere alle fasce più deboli. Questo snaturare non ha fatto altro che rendere i deboli ancora più deboli, ma dispotici. Le madri si sono allontanate dai figli sempre più.

Dirigente La Spisa

Le donne iniziarono a sopravvalutarsi. Non può neanche lontanamente immaginare cosa significasse per me presiedere consigli di classe con docenti donne.

Dottore Gambria

E gli uomini?

La Spisa

Laddove c’erano, non erano uomini. O soccombevano di fronte alla prepotenza femminile delle colleghe o erano gay.

De Santis

(a Giambrone) In gabbia!

Giambrone

No, aiuto muoio!

Bertone e De Santis lo chiudono in gabbia.

Padre Zaffuto

 (osserva alla finestra) Fanno paura! Guardateli! Stanno distruggendo tutto. Sono come impazziti. Non hanno più alcunché di umano. Sembrano macchine distruttrici.

Bertoni

Sono inferociti perché prima di giungere qui abbiamo sabotato i ripetitori delle TV. Il resto lo hanno fatto loro. Hanno distrutto tutto, hanno raso tutto al suolo. La città è tagliata fuori dal mondo. Cancellata dai monitor. Non potranno più essere eroi sul ronzino dei media. Non potranno più balzare all’attenzione della cronaca. Per loro la cosa più importante era l’esserci. Grazie ad uno schermo potevano invadere le case, entrare senza chiedere il permesso. Adesso non più e forse sarà la loro salvezza.

Professore Riccardi

E se riuscissero a ripristinare le frequenze?

De Santis

Non hanno le competenze necessarie e quindi non potranno dominare più gli eventi.

Dottoressa Falbo

Cosa avete intenzione di fare?

Dottore Gambria

Giudicarvi.

Dottoressa Falbo

Giudicare noi…voi? Voi non siete stati capaci di dare modelli positivi ai ragazzi. Loro sono il frutto del vostro fallimento. Ve ne siete disinteressati. Li avete abbandonati per pomeriggi interi davanti alla televisione e ai computer. Adesso cercate i capri espiatori. Lui (indica il padre) …è colpevole quanto me . E lei che pontifica così tanto perché è fuggito e non ha cercato in tutti questi anni di far sentire la sua voce…

Professoressa Bonomo

(sconvolta) Stanno arrivando.

Padre Zaffuto

Lasciamoli fare. Si stancheranno, prima o poi si stancheranno.

Dottore Gambria

Non credo, forse continueranno. Un paese civile avrebbe bisogno di persone che si adoperino nella normalità affinché ci fossero dei miglioramenti e non di eroi mediatici. Eroi giustizieri, eroi giustizialisti, eroi false vittime ed eroi carnefici. Tutto fa audience. Tutti eroi, quindi nessun eroe. Siamo regrediti a un grado di civiltà pari a zero. Oramai siamo tutti bestie in gabbia.

Professoressa Bonomo

(alla finestra) Venite a vedere. E’ un paesaggio apocalittico. Forse non ce la faranno. Non hanno le competenze per sopravvivere.

Professore Riccardi

Avanzano! Spegnete tutte le luci. Cerchiamo di non attirare l’attenzione.

Buio fitto

Dottore Gambria

Cresceranno, supereranno questa fase. Senza di noi. Dobbiamo solo aspettare che crescano.

SIPARIO

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