…dum tibi sapentia atvegnat

ZANGUIDI - maestro sei pensieroso taciturno

DUM TIBI SAPIENTIA ATVEGNAT

ovvero

UNGIGLI LA TESTA SE VUOI CHE CAPISCA

COMMEDIA BRILLANTE IN TRE ATTI

di

kramer moggia

Socio S.I.A.E.: autori n 88397 31/12/ 89 qualit D.O.R. autore parte letteraria

26041 CASALMAGGIORE ( Cremona) Via Cairoli, 93 tel, 0375 41110 cell. 3396821681

I personaggi recitanti o semplicemente ricordati sono veramente esistiti, seppur non coevi. Per la stima e lammirazione che ho per queste persone, ormai ahim in cielo, ho voluto ricordarne i nomi per farli vivere ancora una volta fra noi. Essi rivivono nel luogo a loro tanto caro quanto reale seppur in una vicenda totalmente fantastica.

Comunque:

ogni riferimento a persone e fatti puramente casuale.

DUM TIBI SAPIENTIA ADVEGNAT: Commedia brillante in tre atti: italiano/ dialetto di Casalmaggiore. U= 6 D=3

Trama: anni del ventennio. Il podest, il farmacista, il medico, amici da sempre,, vengono a sapere da una pazzoide, di un diario di un comandante dellesercito dellimperatore Carlo V: A. D: 1525. Sembra che in quel diario vi siano le indicazioni per il ritrovamento di un tesoro nella casa della moglie del medico avuta in eredit. Gli amici, seppur in buona fede, e con scopi onesti vogliano impossessarsene. La signora Rosa non vuol vendere la cascina. La inquilina pazzoide, invece cede il diario al farmacista. Finalmente si pu leggerlo. Il tesoro non altro che la un unguento trovato in una scatolina nascosta dietro una trave., che spalmato in testa agli uomini da solo sapienza. Solo che questo unguento deve esser dato da un infermiere energumeno che spalmandolo con eccessiva forza spacca la testa. I militari perci preferiscono non esser spalmati. Da qui la: sapienza.


P E R S O N A G G I

Giovanni Romani medico

Rosa sua moglie

Anita sua figlia

Pericle fidanzato di Anita

Belisario Faita (detto) Ballalo farmacista

Quinto Carnevali Podest

Vanni luomo di casa del medico

Tonio paziente

Cia Lucia Cavalli

Il profumo

S C E N A: unica- Ambulatorio del medico

Parete di sinistra: porta dellappartamento

destra: finestra

fondo: comune

Arredamento:scrivania, lettino, poltrona dentistica,paravento, armadio in vetro con strumenti chirurgici e medicinali.

CARATTERE PERSONAGGI:

Giovanni: medico di famiglia. Buono, Onesto. Il lavoro una missione

Rosa: madre di famiglia. In una casa un po di danaro non puzza.

Anita: sognatrice.

Belisario: farmacista arrivista

Vanni: luomo che gira per casa. Affetto da sindrome di Zellig. (assune personalit diverse )

Podest: politico, idealista, onesto.

Pericle: arrivista.

Tonio: paziente sempliciotto.

Cia: a.

EPOCA: anni trenta

LUOGO: Casalmaggiore, via Romani angolo via Guerrazzi.

Gioved, 29/9/91 ore 16,56. Bel tempo

A T T O P R I M O

ATTO PRIMO

Scena prima: Anita poi Giovanni.

ANITA- (entra in scena declamando una poesia appena composta. Porta un mazzo di fiori. E presa dal raptus damore ) Scivola lento e liscio e piatto il mio bel fiume. Da Oriente, di primo mattino, sorge il sole primaverile ed i raggi scivolano sullonda, e sullaltra sponda penetrano nella selvaggia fronda. Un tenero ramoscello a stento nato fra i sassi dalluom portati, si tuffa e salza e rituffa nella verde sua chioma. La barca allegra gioca sulla sua corrente, seppur nero e triste il suo manto splendente.

Portate al mare o acque che non ritornate, i pensieri di costei che voi amate. Sulle scoscese erbose tue rive, il mio ben, gli innocenti pistilli del mio fiore irror del suo caldo amore; e di tenera poetica gioia riempi il mio cuore.

GIOVANNI- ( entrando, preoccupato per ci che ha sentito) Beh, ma cosa stai dicendo?

ANITA- (vede il padre) Oh vegliardo genitor canuto, dallocchio spento sui giovanili ardori, dai sensi assopiti, dal corpo vissuto, dai nodi artritici gracchianti

GIOVANNI- ( con sconforto) Visto che sei sulla strada giusta: perch non mi butti nellimmondizia?

ANITA- Come puoi comprendere i dolci spasimi dellamore; le calde lacrime della divina Venere Spuntati son per te, gli amorevoli dardi del bendato Cupido Per te, le fitte damore non sono come appuntito incandescente tronco nellocchio del Ciclope. Oh, beata vecchiaia che del futuro ha solo il ricordo. (esce)

GIOVANNI- (gridando) Rosa..Rosa!?

Scena seconda: Giovanni, Rosa.

ROSA- (entrando allarmata ) Coshai da gridare, che sembra tu voglia demolir la casa?!

GIOVANNI- (preoccupato ) Ma come? Non ha sentito cosha detto?

ROSA- Chi?

GIOVANNI- Come chi?

ROSA- Con tutti i tuoi ammalati, come faccio sapere chi ?

GIOVANNI- Qui non si tratta di pazienti! ma di tua figlia si tratta!

ROSA- Che cosa fatto?

GIOVANNI- A parte il fatto che mi ha trattato come uno strofinaccio da pulizie, ha dette cose che non stanno ne in cielo ne in terra.

ROSA- Che cosa pu aver detto: che innocente come lacqua battesimale

GIOVANNI- Stai gi indossando la toga dellavvocato delle cause perse? ancor prima di sapere cosha detto? Allora non vuoi proprio sapere cosha detto tua figlia.

ROSA- Certo che lo voglio sapere. Solo che per sapere qualcosa da te, si deve fare domanda in carta bollata.

GIOVANNI- Morale della favola: ora sarei io che non te lo voglio dire.

ROSA- Dire che cosa?

GIOVANNI- Allora? Ricominciamo di nuovo?

ROSA- Fai tu. Tanto io non ho nulla da fare. Mi gratto la pancia tutto il giorno

GIOVANNI- Ora: la pancia cosa centra?

ROSA- La pancia non centra, ma la schiena si! Debbo piegarla tutto il giorno. Lo sai anche tu che la casa grande e lambulatorio deve sempre essere lindo. Gli altri tuoi colleghi hanno la donna di servizio, mentre io debbo far tutto da sola.

GIOVANNI- Gli altri sono tutti palancai. Han presa prima la laurea in economia che in medicina.

ROSA: Io non dico di sfruttare i tuoi pazienti; ma continuare a fare tu le medicine e magari non fargliele nemmeno pagare Quando qualcuno ha il raffreddore, non lo mandi in farmacia, nooo Basta del limone ed un bel brul Tu poi ha dei clienti che se sentono parlar di vino vanno a nozze

GIOVANNI- Perch? non il rimedio migliore?

ROSA- Questo lo possono dire i fattucchieri non un medico.

GIOVANNI- Lo sai benissimo come la penso. Il medico deve essere come un missionario. Se voleva ammucchiar soldi doveva fare lingegnere o lavvocato o limprenditorePer gli avvocati, per, avrei qualcosa da dire. I rompiglioni stan bene pelati, ma coloro che hanno buone ragioni vanno aiutati

ROSA- Invece di farlo tu, ora, lavvocato delle cause perse, non sarebbe meglio che mi dicessi cosha combinato lAnita? prima che venga ora di pranzo?

GIOVANNI- Tu hai il pregio di cambiar le carte in tavola.

ROSA- Io non cambio niente.

GIOVANNI- Tu fai come quei mariti che quando tornano a casa tardi gridano per primi, cos la moglie pensa: Se grida a quella maniera un motivo lavr, forse anche a ragione: io non lo so, comunque meglio che taccia.

ROSA- ( un po sostenuta) E perch debbo tacere?

GIOVANNI- Perch sai di essere in dolo. E sarebbe meglio che tu sorvegliassi di pi tua figlia.

ROSA- Insomma! Si pu sapere cosha fatto?

GIOVANNI- Lo sai che ha un bellimbusto che le fa il filo?

ROSA- A quellet non difficile.

GIOVANNI- Ma sai chi ?

ROSA- Lo sai che tua figlia ti assomiglia. E una testona che non dice niente. Tiene tutto dentro e poi ogni tanto esplode.

GIOVANNI- Sei tu che la deve sorvegliare e veder con chi sincontra.

ROSA- ( sentenziando) Quando una ragazza brava: ha preso tutto dal padre. Quando, invece combina qualche cosa che non va: la colpa della madre.

GIOVANNI- ( con una certa sufficienza) Sai cosa sono: i pistilli irrorati dal caldo amore?

ROSA- Mi stai scambiando per un ignorante? Certo che lo so.

GIOVANNI- (deciso) Brava! i pistilli irrorati sono quelli di tua figlia!

ROSA- (deridendolo) Ma smettila!

GIOVANNI- Lo sai cosa dice il proverbio: Quando tuona non manca altro che piovaAl giorno doggi i ragazzi non stanno fermi. ( pausa) Metti che sia qualcuno tipo Don Giovanni che va in giro a divertirsi ad assediar la rocca per poi espugnarla e far del patrimonio paterno un lauto bottinolasciandola poi a bocca asciutta.

ROSA- E quale sarebbe il lauto bottino Al massimo sono quei sacchi di penne che sono in soffitta

GIOVANNI- Cosa centrano, ora, le penne?

ROSA- Lunica nostra sostanza sono le penne che abbiamo in soffitta Con la smania di tener tutto. Non c uno straccio- dici tu- che prima a poi non venga utile. Ogni volta che vengono clienti, invece di pagarti con il vil denaro ti pagano con galline che ormai mi vengono fuori dagli occhi e via che le penne vanno a finire in soffitta.

GIOVANNI- Pretenderesti che portino prosciutti e salami, loro: che non sanno come combinare il pranzo con la cena? I polli che ci portano potrebbero essere il pranzo di Natale per loro. E poi, dico: se quelle penne ti danno cos tanto fastidio posiamo sempre donarle a qualche povero, cos invece di mettere nel materasso brattee di granoturco, metteranno quelle. (con tono triste) povera gente.

ROSA- Vedi come sei? Tutto per i tuoi poveri. (cambiando tono rimproverante) Solo clienti poveri.

GIOVANNI- Ora stai esagerando. La parte ricca del paese non viene tutta da me?quando soffre di vere malattie? E allora non pagano con il vil denaro come dici tu?

ROSA- Si vero. Ma poi con i soldi che incassi comperi ci che occorre per preparare le medicine da dare gratis per i tuoi poveri; cos il cerchio si chiude.

GIOVANNI- Guarda che lUomo passa alla storia per il bene che fa, non per i l danaro che ammucchia.

ROSA- (criticante ) povero illuso.

GIOVANNI- Sar Metti pure che sia cos dopo che sei morto Ma mentre sei su questa terra, lintima soddisfazione di far del bene; quella la provi; ed quella che ti fa dormire di notte, ed quella che noti dallespressione del volto delle persone per bene, quando ti salutano.

ROSA- Sar.ma il danaro non ha mai dato fastidio a nessuno. Io non ho mai visto in ricco buttar via i soldi perch gli davano fastidio in tasca. ( pausa) Certo che dovrebbero fare ci che fai tu per la festa di Natale.

GIOVANNI- (assai compiaciuto) E la notte, in assoluto, che preferisco dellanno.

ROSA- (rivolta al pubblico) Il giorno della vigilia di Natale, va in giro per la citt, e tutti gli spazzacamini e pastori che incontra li invita a casa nostra; poi quando son tutti a tavola,vedendo che si trovano in soggezione, che temono di sporcare, prende il fiasco di vino, e lo versa sulla tovaglia e poi: Ora che sporca non si deve pi temere nulla.

GIOVANNI- Buon Natale dicono quelli che ti incontrano e te lo dicono in una maniera che io li bacerei. Mi viene la pelle delloca solo al pensarci.

ROSA- Togliti la soddisfazione di andare a vedere in casa dei ricchi o dei preti

GIOVANNI- Io non giudico nessuno. Ognuno deve seguire la propria coscienza. Se uno non si sente portato a far del bene, e lo fa: sbaglia, se lo fa solo per farsi notare. Quello, certamente, non prova alcuna soddisfazione. Io, invece, si. La provo a far del bene. E faccio come Albertino Favagrossa, non ho nemmeno piacere che gli altri lo sappiano. Lo so io ed pi che sufficiente.

ROSA- Ah si. La teoria buona per: ricordati bene: che con la soddisfazione non ti riempi la pancia (esce)

Scena terza: Giovanni, Vanni.

( Vanni entra prima dellultima battuta di Giovanni )

GIOVANNI- (rivolto a Vanni) Hai sentite le teorie di mia moglie?

VANNI- Ho sentito e capito effettivamente.

GIOVANNI- Ma tu, come fai a comprendere che non sei sposato?

VANNI- ( paternamente ) Vedi figliolo: la donna vanitosa acciocch- Ha bisogno di sentirsi circondata da una certa agiatezza ha bisogno di colori vivaci. E ci non solo per se stessa, anzi, lo fa per piacere alluomo che ama- imperocch- E una questione di ortopedia.

GIOVANNI- Ti piacciono,, quelle parole?

VANNI- Come diceva?

GIOVANNI- Niente niente. Lascia stare.

VANNI- (educativo) Vedi caro collega: la donna pu avere tutte le preoccupazioni di questo mondo, ma quando si ferma davanti ad una vetrina sincanta- per cui- Tutti i suoi problemi in quel momento non esistono- laonde.- Tutti quei bei vestitini che vede, se li immagina addosso ne gode e se magari li trova eccessivamente audaci per la sua et se ha la testa sulle spalle- li immagina indossati dalle sue figlie- poich. In quel momento- invero- non sono le figlie che lindossano, ma se stessa giovane ovviamente.-

GIOVANNI- Questa una lezione di filosofia applicata altro che ortopedia.

VANNI- Come dicevi, caro Giovanni?

GIOVANNI- Niente. Non far caso a quel che dico.

VANNI- -Laonde per cui- mi capisci?

GIOVANNI- ( quasi fra s) Io me la prendo tanto con mia moglie per mia figlia ma alla fin del conto cosa so io di mia figlia?

VANNI- Lei esimio collega: dovrebbe consultare uno psicopatico, perch mi sembra che faccia dei ragionamenti- dopo di che- alquanto impervi- allorquando.-

Scena quarta: Giovanni, Vanni, Tonio.

( un po che si sente tossire dalla sala daspetto)

GIOVANNI- (rivolto a Vanni) Fammi la cortesia di vedere chi c di l che tossisce a quella maniera?

VANNI- Sar un nostro paziente

GIOVANNI- Va bene, che sono anni che giri per casa, e a forza di starmi vicino, ne sai quanto ne so io, ma guarda che il medico sono io.

VANNI- (sentenziando) Cerca di essere il medico di te stesso.

GIOVANNI- E questo cosa vuol dire?

VANNI- Se lho detto qualche cosa vorr direper cui-

GIOVANNI- Si, si, bravo. Fallo entrare.

TONIO- (entra) Buon giorno signor dottore.

GIOVANNI- Fai a meno di dire coshai. Ho gi sentito.

TONIO- Come ha fatto a sentire se non gli ho ancora detto niente? Non mi avr visitato con il buon giorno che gli ho detto?

GIOVANNI- E unora che tossisci di l

TONIO- Quella tossita l era del genere bussa.

GIOVANNI- Cos? Una malattia nuova che non conosco?

VANNI- Questi villici ne vogliono sapere pi di noi- vivaddio.-

GIOVANNI- (rivolto a Vanni) Tu taci. Anzi: fai una bella cosa: vai di l che io ora debbo visitare.

TONIO- (rivolto al medico) Se questo signore vuol rimanere anche lui per me va bene se la spesa la stessa.

VANNI- (rivolto a Giovanni ) Vede collega: metta che ci sia bisogno di un consulto sono gi qui anzich.-

GIOVANNI- ( ironico)Per una semplice tosse penso di farcela da solo.

VANNI- (didattico) Uno straccio di tosse, come dice lei, pu essere un inizio. Faccio un esempio.

La gola sinfiamma, le tonsille si gonfiano, laria dice:Passo o non passo. Le tonsille rispondono: Si. Passa, ma fa piano perch qui li spazio poco. Laria passa a stento, d gomitate e ginocchiate di qua e di l per passare meglio. I bronchi sinquietano, poi arrossiscono per la rabbia. Laria si spaventa e comincia a tramare; si fa prendere da brividi di freddo.: fugge. Arriva ai polmoni. I polmoni sono abituati ad unaria pi calda; si spaventano;prendono la pleura e si avvolgono. La pleura non pu essere trattata a quel modo e si ribella; si gonfia di bile. Ma questa non centra.Allora la pleura prende lite e si gonfia di nuovo.Per il gran lavoro suda. Rigagnoli di sudore formano un fiume. Gli argini non trattengono pi lenorme massa di acqua che si trasforma in alluvione- anzi adesso si dice esondazione- Gli argini non tengono pi. Occorrerebbero sacchi di sabbia per arginare il fiume. Ma: chi che li pu portare l? E poi: il servizio alluvioni non stato informato. I primi fontanazzi appaiono. Si allargano, si moltiplicano E la fine. Gli argini, come dita incrociate della mano si sfilano. Lacqua irrompe. ( poetico) Lento sul fiume galleggia il corpo nodoso,ma ormai molle,e come note musicali di una marcia funebre di Chopin, galleggia sullonda. Ricevi oh umido cimitero dallorizzonte infinito questo ormai lacerato corpo.

TONIO- Va a farti friggete. ( al medico) Se disturbo me ne vado.

GIOVANNI- E perch?

TONIO- Mah. Vedo che ve la fate e ve la dite da soli Visto che quello l mi ha trattato come un rottame, io vado a consegnarmi a Moggia il macellaio.

GIOVANNI- (cambiando discorso) Piuttosto: che tosse era?

TONIO- Ero di l da solo, sentivo che parlavate, e quindi ho tossito per farmi sentire.. ecco la tosse di tipo bussa che cos sentiranno.

GIOVANNI- Cosa ti senti?

TONIO- Io, signor dottore, ho il malocchio addosso.

VANNI- (sentenziando) Malocchio non vede cuore non duole!

TONIO- ( guarda Vanni e poi il medico come se volesse dire: E scemo quello l?

GIOVANNI- (risponde a gesti come se volesse dire: Non farci caso.) E se hai la maledizione addosso, vieni da me? Mi hai scambiato per uno stregone?

TONIO- Non la causa che mi interessa: leffetto.

VANNI- Causa ed effetto. Questa una bella tesi! vivaddio.-

GIOVANNI- (rivolto a Vanni) Pensa che bello se tu tacessi! ( rivolto a Tonio) Beh, insomma cos successo?

TONIO- Voi, conoscete la Cia del Mao che st nel Buco?

GIOVANNI- Oh, si. Un giorno venuta da me per un callo che le faceva male, ma puzzava tanto di cipolla, che non ho avuto genio di avvicinarla, e allora lho spedita da Morini allospedale per fargli uno scherzo. Poi non ho pi saputo nulla.

VANNI- (rimproverando) Qu i clienti si mandano alla concorrenza

TONIO- Beh; la Cia del Mao, dicevo, ha chiamato il Papa, perch le portasse la legna in soffitta. Lui non aveva il tempo per farlo perch doveva finire un lavoro a casa del signor Molossi. Lo sa anche lei che quella gente l quando chiama bisogna andare. I Papa tinteggiato di rosso laltro di nero il nero in questo periodo va pi di moda ( ridendo per la battuta) Dicono che il nero va su tutto Sar anche cos; io per preferisco i colori pi chiari.

GIOVANNI- Hai gi messo in ballo: il Papa, la politica, la moda, e anche i colori; ma il motivo per cui sei venuto, non lho ancora capito Non imiterei quel pittore che, per non lavorare allimmagine della Madonna, raccontava al committente la vita di suo padre da quando nato a quando morto. Allora, il padrone quando erano seduti a tavola per il pranzo, perch il pittore mangiasse meno gli ha chiesto: Rino: raccontami la vita di tuo padre Ed il pittore che aveva una fame con gli arretrati rispose: Mio padre, poveruomo, si ammalato e poi morto.

VANNI- Io sapevo invece quella di quel pittore che dipingeva il ritratto della Madonna con il viso rivolto allindietro. Allora il prete gli chiese: come mai? Ed il pittore in risposta: Perch la Madonna si stancata di sentire il mio alito che puzza di tutta quella cipolla che lei mi fa mangiare.

TONIO- Va l che questa una bella fola. Mi scusi, signor dottore: ma a voi due se danno in dito vi prendete tutto il braccio. Io sto raccontando la storia della mia vita, e voi andate a tirare in ballo le storie dei nostri vecchi

GIOVANNI- Hai ragione. Vai avanti.

TONIO- Ora non ricordo pi dovero rimasto

VANNI- Siamo rimasti a quando la Cia del Mao, ha chiamato il Papa che non aveva tempo, perch doveva andare

GIOVANNI- (rivolto a Vanni) Ora non comincerai tu?

TONIO- (ricordando) Ah: al posto del Papa ci sono andato io. Entro dal portone; ciami; ciami; ma la Cia non risponde. Vo verso la stalla: grido: Cia dove sei? La Cia era sulla massa del letame che stava puntando. Tutto ad un tratto scivolata sullasse, forse perch qualcuno, prima di lei, non ha fatto centro ed allora lei andata a finire a culo bucone sulla massa del letame. Lei che un poco ordinaria ha fatto passare tutti i grani del rosario e poi: Tirami su ha detto invece di stare l a ridere come uno scemo! Cosa vuole, signor dottore: io, mettere le mani l, non me la sentivo, mi faceva un poco schifo, e allora, ho girato il palo del pozzo in modo che si attaccasse al secchio, mentre io tiravo la corda dallaltra parte

GIOVANNI- ( ridendo) Penso gli improperi che ti avr detti.

TONIO- Anche troppo. Tanto, un po perch continuavo a ridere, un poco, perch mi faceva rabbia; ho lasciato la corda e lei: plach, a cadere ancora sul letame. E l: degli spruzzi di qua e di l. Poi per finirla e per accorciarla, quando quel signore l ha voluto, ci siamo riusciti. Poi a forza di secchi dacqua venuta sulla sua.

VANNI- Io rimango- invero-

TONIO- Io, invece avevo voglia di avvolgermi il naso per non sentire lodore che cera.

GIOVANNI- (cercando di concludere) E per il malocchio?

TONIO- Eh, l non ci siamo ancora arrivati.

GIOVANNI- E allora continua prima che si faccia buio.

VANNI- -Quantunque-

TONIO- Dopo che si sono calmate le acque ma ti dico io quanto cen voluto, mi ha detto di portare su la legna in granajo. Io comincio a riempire il cesto e portarla su. La Cia stava sotto la barchessa per controllarmi se lavoravo, ma fico, a forza di portar su legna, il solaio, tutto tarlato si inscragnato. Il solaio nel cader ha portato con s anche un pezzo di muro, che copriva un buco dove cerano nascosti dei libri vecchi, con della ratatoia. Ma questo non centra. Sento gridare la Cia come una matta. Mi chiedo: ma dove andata a finire che era qui solo adesso? perch la voce veniva da lontano ma, coimbra, la Cia era sotto la legna, e ne diceva di tutti i colori. A me era venuta la voglia di lasciarla l ma poi mi sono detto: Se la pianto l sotto, domani o dopo domani dovr ben venirla a tirar fuori. Anche perch sarebbe andato a finire che non mi avrebbe pagato. E allora mi son detto: Tonio tirala fuori. E lho tirata fuori. Ma sa, signor dottore, che intanto che tiravo via la legna, continuavo a ridere come uno stupido. Pi lei gridava e pi io ridevo. Quando son riuscito a scoprirle la faccia: Che ti venga il cagotto a te e a tutti quelli che ti vogliono bene! E allora io: Toni: sai che la Cia una bella villana, con tutto quello che le ho fatto e poi: non farai cos per non pagarmi, ? e lei: Che ti venga il cagotto con le sfranze.(rimarcando) Ha capito dottore: con le sfanze!

GIOVANNI- Sar anche un bel racconto di vita vissuta; ma sei venuto per raccontarmela?

TONIO- Sono venuto qui perch la maledizione venuta vera. Guardi qui. ( toglie di tasca un involucro, lo svolge e poi dopo averlo guardato) No. Questa unaltra cosa. ( e lo rimette in tasca. Poi sta per togliere dallaltra tasca unaltra cosa)

GIOVANNI- Per caso, non mi avrai portato un campione del letame? Lascia pur stare.

VANNI- Certo che nelle tasche hai una bella confusione -eziandio-

TONIO- Nono. Non voglio che creda che sia venuto qui con delle balle.

GIOVANNI- (incuriosito) Nono. Lascia pur stare. Piuttosto, fammi vedere quellinvolucro che hai tolto di tasca prima

TONIO- (lo toglie di tasca e glielo fa vedere)

GIOVANNI- (attratto dalla carta che avvolge linvolucro, sopra pensiero) Si: quello. Fammi vedere.

TONIO- (dandoglielo) Prenda.

GIOVANNI- ( prende il cartoccio, lo svolge d unocchiata alla carta. Essa un foglio antico di un registro scritto a mano. Poi, guarda molto attentamente la scatola. Riguarda ancora il foglio. Legge alcune parole a voce alta) Al seguito delle truppe del duca Matteo di Busseto. Eragli comandante delle truppe Gian Lodovico Pallavicino,che giunto in questa ubertosa ter (rivolto a Tonio) Tu come hai questa roba?

TONIO- In mezzo alla ratatoja del buco che si era scoperto, cera questo scatolino che mi piaceva. Allora ho stracciato un foglio da un librone che cera l, lho avvolto, e me lo sono messo in saccoccia.

VANNI- Eh qui, laffare singrossa.

TONIO- (rivolto al medico) E per il cagotto?

GIOVANNI- ( si siede alla scrivania, comincia a leggere e risponde alle domande di Tonio meccanicamente sopra pensiero) Eh, questa una cosa seria.

TONIO- (andandosi a sedere sulla sedia da dentista) Non mi faccia venire un colpo.

VANNI- ( Senza che Tonio se ne curi, gli lega i polsi alla sedia)

TONIO- (sempre rivolto al medico) Ma una maledizione cos grave?

GIOVANNI- (sempre sopra pensiero) Mangi dei limoni e ti metti una pancera di lana.

TONIO- (deluso) E con quelle robe l, la maledizione se ne va? Mah. Dove sono venuto a capitare.

GIOVANNI- (prestandogli attenzione) Ho capito. Tu sei fra quelli che se non prescrivi loro una medicina non sono convinti.

TONIO- Cosha detto?

GIOVANNI- ( per accontentarlo) Niente niente. Dunque: per eliminare questo disturbo, mangi dei limoni e ti metti la pancera. E per toglierti la maledizione; tutte le mattine prendi una testa daglio e con quella ti sfreghi bene la fronte, e continui a sfregare fin quando ti viene la pelle bella rossa. Un giorno si e uno no, al mattino presto vai alla Fontana, e mi raccomando: a piedi. Guai se vai in bicicletta- sciuperesti tutto leffetto dellaglio- Quando giungi alla Fontana, in ginocchio per tre volte giri attorno allolmo, e per ogni giro dai una testata allolmo. Per, stai attento, che se gliela dai piano, non sorte nessun effetto, e perci devi andarci per lungo tempo. Pi picchi forte e pi presto ti passa la maledizione.

TONIO- (preoccupato) Ma forte: come?

GIOVANNI- per saperti regolare: se tutte le volte che dai una testata, ti gira la testa: quella la misura giusta. Vedrai che cos facendo ti passa tutto in fretta. (drammatico) E per ci che si riferisce a questo scatolino, non mi sembra che sia stata una cosa buona portartelo via.

VANNI- (rivolto a Giovanni) E se ci fosse dentro la mappa del dislocamento delle armi?

TONIO- (rivolto a Vanni ) E tu? perch mi hai legato?

VANNI- (considerandolo una spia) Taci: inclito verme!

TONIO- (inquieto) Ma sei matto?

VANNI- (losco) Confessa la tua connivenza col nemico!

TONIO- Ma che nemico e non nemico dEgitto!

VANNI- Qual il tuo contatto in Italia?

TONIO- (rivolto a Giovanni) Ma questo qui, d i numeri?

GIOVANNI- (seduto alla scrivania assorto nei suoi pensieri) Eh

VANNI- ( c.s.) Dove ti trovavi la sera del 23/10/1917 ?

TONIO- Ma sei matto? Ma cosa vuoi che mi ricordi quello che successo tredici anni fa.

VANNI- Cosa ti dice il nome di Margareth Zelle?

TONIO- Si. Una margherita supra una capezzagna.

VANNI- (rivolto al medico) Il prigioniero fa lo spiritoso. Bisogna torturarlo. ( senza toccarlo, gli d pugni sul viso e allo stomaco. Gli strappa le unghie, poi si mette dietro e mentre lo interroga strige un immaginaria garrotta)

TONIO- (rivolto a Giovanni) Ma cosa vuole questo sgorbio?

VANNI- Ti piacciono i balletti rosa, eh?

TONIO- (sconfortato) Ma questa proprio una bel mulino.

VANNI- E Mata-Hari, la figlia dellAurora Questo nome non ti dice niente, eh?

TONIO- Ma quale armadio? Matto sei! Se non mi sleghi ti rifilo un pugno

GIOVANNI- (conciliante) Non farci caso. (insinuante) certo che questo scatolino ti procurer dei bei dispiaceri. Io, non so ci che pu contenere chi lo sa e se c dentro?

TONIO- (preoccupato) Ma cosa deve esserci dentro?

GIOVANNI- (molto falsamente preoccupato) Eheh Temo persino a pensarci

TONIO- (insinuante) E se io glielo lasciassi qui?

VANNI- (deciso) Ormai la tua ora segnata!

GIOVANNI- (pensieroso) Fai presto tu dirlo

TONIO- (deciso) Nono. Io non lo voglio pi.

GIOVANNI- Eh, ma non finita qui anche il registro il registro da cui hai strappato il foglio dove lhai messo?

TONIO- Ma, io non lho nemmeno toccato lho lasciato dovera.

GIOVANNI- C solo un modo per risolvere la faccenda:bisogna recuperarlo.

TONIO- (preoccupato) Pu immaginare se io torno dalla Cia per chiederle il librone. Me lo d sulla testa piuttosto e poila maledizione

GIOVANNI- Facciamo una bella cosa: per ora lasciamo che si calmino le acque Questo contenitore lo tengo qui.

VANNI- (rivolto a Giovanni) E se ci servissimo di questo losco figuro per imbrogliar le acque al nemico?

GIOVANNI- Si bravo.imbrogliamo le acque. (ordinando) Slegalo che meglio.

TONIO- (preoccupato) Signor dottore. Io non lo dir a nessuno. Glielo giuro.

GIOVANNI- (deciso) Quel libro, per, bisogna andarlo a prendere.

TONIO- Io ci provo. Ma non glielo garantisco. Dottore posso andare ora?

GIOVANNI- Vai.Ma mi raccomando: acqua in bocca.

VANNI- (severo) E ricordati che sarai pedinato.

GIOVANNI- (rivolto a Vanni) La signora Pavesi ci ha pagato con una gallina. Valla a prendere.

VANNI- (esce)

GIOVANNI- (rivolto a Tonio) Laltro giorno ho visto tua madre. Non mi sembra in salute. Mi sembra un po magra. Pi che di carne ha bisogno di brodo un poco sostanzioso Dille di allungarlo con un po di verdure. Ma queste son cose che certamente non le debbo dire io. Se stata capace di sbrigarsela fino ad ora, vuol dire che dalle rape e dalle patate ha saputo ottenere arrosti e lessi.

VANNI- (entra portando il pollo)

GIOVANNI- (rivolto a Vanni) Dallo a Tonio.

TONIO- (a disagio) Io sono confuso Son venuto a farle perdere del tempo e voi invece mi fa del bene

GIOVANNI- Dicono: Non meglio dare che ricevere? vai tranquillo che siamo pi soddisfatti noi di te.

TONIO- Io vado Lo ringrazio.. (esce)

GIOVANNI- Porta i miei saluti a tua mamma; e quando viene da queste parti dille di entrare che le voglio farle una visitina.(dopo che Tonio se ne andato, rivolto a Vanni) Certo che quel film ti piaciuto. Che peccato che lhanno fucilata. Era cos una bella donna.

VANNI- Chi?

GIOVANNI- Come chi? Mata Hari.

VANNI- Come ha fatto a saper che sono andato al cinema?

GIOVANNI- Eh (cambiando tono) Piuttosto: come mai non sei ancora andato a dare unocchiata in piazza questa mattina?

VANNI- ( sta per uscire) Vado-quantunque-

GIOVANNI- Vai pure. Penso di sapermi sbrigare se viene qualcuno.

VANNI- Se ha bisogno di un aiuto o di un consultoio torno immantinente-per cui- (sta per uscire)

Scena Quarta: Giovanni, Rosa.

ROSA- (entrando) E gi uscito?

GIOVANNI- Chi?

ROSA- Non avevi un paziente? sentivo parlare

GIOVANNI- Ah, si: Tonio.

ROSA- Toniochi?

GIOVANNI- Tonio? Chi? Eh, il figlio della Teresa Quella che abita in Cantarane mai quella che un tempo era a servizio dei Vallari

ROSA- Ah. Ho capito. (ironica) Avrai incassato dei bei soldini

GIOVANNI- Eh

ROSA- (indifferente) Il pollo che ha portato Bongiovanni era di l (rivolta a Vanni) Non lho visto. Lhai portato in cantina?

VANNI- (concentrandosi) Dunque: il pollo il pollastro Prima di tutto era una gallina e poi era della Pavesi e non di Bongiovanni. (esce)

ROSA- (spiritosa) Certo non era un coniglio.

GIOVANNI- Non ti ho appena detto che venuto Tonio? Sua madre sta andando a finire in niente

ROSA- Non dirmi che gli hai dato la gallina

GIOVANNI- Ma se non fai altro che lamentarti che mangiamo che polli

ROSA- (insinuante) perch non vai a dare un aiuto a Anansimandro Savi allECA anzi, intanto che ci sei istituisci la crociata delle anime buone.

GIOVANNI- (lasciando perdere il discorso) Ma dai Piuttosto:( indicando il foglio sulla scrivania) leggi quel foglio l.

ROSA- (lo prende) Oh ma come vecchio.

GIOVANNI- Altro che vecchio

ROSA- (inizia a leggere a voce alta ) Eragli comandante delle truppe del duca Matteo di Busseto ed il foglio che cera prima

GIOVANNI- Per ora non c.

ROSA- (continuando a leggere) Eragli comandante delle truppe, Gian Lodovico Pallavicino, che giunto in questa ubertosa terra con 3000 fanti e 500 cavalli ne contestava la propriet al duca di Milano: Francesco Sforza Ma che roba questa?

GIOVANNI- Vai avanti.

ROSA- (continuando a leggere) Comandante della avversaria coorte erasi Ridolfo da Camerino, fulgido eroe di tante battaglie. Dovendo fissare lo luogo, - che gi feci su stante- et tempo, io dir:esso tempo, cade nella siccit dAgosto dellanno 1525. Per! E vecchio sul serio! Ma che roba questa?

GIOVANNI- Leggileggi

ROSA- (continuando a leggere) per dovere di cronaca et esattetia scusami esattezza storica: dir: che regnante lo Imperatore Carlo V, le anime erano affidate a Sua Santit Clemente VII, da poco succeduto ad AdrianoVI ( 1522/1523) E vissuto poco AdrianoVI Veniva anche allora linfarto, (maliziosa) se non era qualche cosa daltro. gi tutore del gi lodato CarloV ( ancora maliziosa) ho i miei dubbi.

GIOVANNI- (impaziente) Certo che se per ogni frase devi fare il commento

ROSA- (continuando a leggere) La battaglia fra i due eserciti avvenne il 21 di quel appestato anno e mese, con grande danno di Gian Lodovico Pallavicino il cui di lui luogotenente (criticante) mah Serafino delle Luseira fu impiccato ed esposto alla finestra dellEstense torrione per niun motivo. Non che seguissero molto la legge allora (continuando a leggere) Tutto ci stante, capitomi un tal caso, da rimembrar tutta la vita- che spero lunga- in quella tal parte della storia. (continuando a leggere mentalmente, ogni tanto dice: eh per)

GIOVANNI- Tu:cosa dici?

ROSA- Mi sembra una cosa cos strana E da dove viene questo foglio?

GIOVANNI- E stato strappato da un registro, nascosto nel muro nella casa del Buco, che hai dato in affitto a Lucia Cavalli la Cia del Mao E una storia lunga. E caduto un pezzo di muro dove in un buco nascosto cera quella roba qui.

ROSA- (preoccupata per il danno alla casa) Non ne nasceranno dei guaj, spero. Non ci sar da spenderci dei soldi con laffitto che prendo( decisa) Guarda che se me la chiedono, io la vendo.

GIOVANNI- Ma chi vuoi che la comperi che ha ancora i muri di mattoni di terra cruda. Quando lhai demolita vendi larea.

ROSA- (cambiando discorso) E quello scatolino l: che cos?

GIOVANNI- Cera dentro anche quello.

ROSA- E li dentro cosa c?

GIOVANNI- Per dirti la verit non lho ancora aperto Mi mette un po in soggezione E facile che abbia quattrocento anni anchesso.

ROSA- E allora?

GIOVANNI- Mi fa lo stesso effetto come se entrassi la prima volta in una piramide dEgitto.

ROSA- Che paragone poi quello?

GIOVANNI- Senti come aprire una porta nel passato.

ROSA- (decisa) E tu! aprila!!

( dora in poi deve essere fatto tutto lentamente in modo da creare curiosit ed impazienza nel pubblico)

GIOVANNI- Tu dici? ( pian piano la apre)

ROSA- Tienila diritta.

GIOVANNI- Con tutte le botte che ha preso

ROSA- (decisa) Non sai cosa c dentro.

GIOVANNI- (preoccupato) Non ci sar dentro qualche cosa che

ROSA- (suggerendo) Calma le acque distendi i nervi

GIOVANNI- ( finalmente apre la scatola, e dentro vi trova una ampollina simile ad un fiaschetto, ed un foglietto, piegato, legato attorno allampollina) La taglio? ( riferendosi alla cordicella che legava il foglietto allampolla)

ROSA- Certo.

GIOVANNI- ( va a prendere una forbice o un bisturi; e taglia. Lentamente dispiega il foglio e legge)

TER HAC MISTURA CRISTI SIGNO TE UNGO IN FRONTE TUA HOC UNGUENTUM MANET DUM TIBI SAPIENTIA ADVEGNAT

ROSA- (prende il foglio, legge e traduce) PER TRE VOLTE CON QUESTO INTRUGLIO IO TI UNGO, NEL SEGNO DI CRISTO. RIMANGA QUESTO UNGUENTO SULLA TUA FRONTE FINO A CHE SAPIENZA TI GIUNGA E cosa vuol dire?

GIOVANNI- Senti ci che vuol dire mi sembra chiaro.

ROSA- Sisilo capisco E poi?

GIOVANNI- (rassegnato) Alla prossima puntata Il foglio finisce qui. Ci vorrebbero gli altri

ROSA- E allora fatteli dare.

GIOVANNI- Sisi. Ma non mica facile

ROSA- ( prende lampollina e la osserva) E come nelle scatole cinesi.. o la matriosca una dentro nellaltra Non ce ne sar mica dentro unaltra?

GIOVANNI- Mi sembra impossibile. C su il tappo Fammela vedere ( sta per togliere il tappo)

ROSA- Fai piano che quel tappo marcio ti rimane in mano andr a finire in polvere.

GIOVANNI- E allora?

ROSA- Giralo un po.

GIOVANNI- ( riesce a togliere il tappo, annusa il contenuto. Assume unespressione di disgusto) Fico Deve esser stato molto forte senti che odore ha( fa fiutare alla moglie)

ROSA - ( assumendo unespressione appropriata) Puoi dire che puzza E ora?

GIOVANNI- (deciso) Ora, io, glielo vado a far vedere a Balallo. Deve essere in grado di analizzarlo.

ROSA- (persuasiva) Non affrettiamo troppo le cose. Che non vada a finire di cadere nel ridicolo. Per ora lascialo qui.

GIOVANNI- Beh io ora vado.. (uscendo) Se viene qualcuno digli di aspettarmi.

ROSA- ( rimasta sola e riferendosi allampolla) Spetta che la copro: prima che faccia la fine di Alibab ed i quaranta ladroni. ( si mette a fare un po dordine per far passare il tempo; fermandosi ogni tanto a pensare)

Scena Sesta: Rosa, Cia.

CIA- ( da fuori) C nessuno?

ROSA- (va vedere) Ah. Entri. Saccomodi la prego.

CIA- ( un vestaglia alquanto logora, copre un vestito decoroso. In capo avr un fazzolettone)(dubbiosa) Sarebbe lei linfermiera?

ROSA- No. Sono la moglie del dottore.

CIA- Ah. Mi pareva; perch dicevo a me: Che infermiera questa qui, che non ha uno straccio di grembiule bianco su

ROSA- No. Sono semplicemente la moglie del dottore. Linfermiere ( si schiarisce la voce) si assentato momentaneamente per una commissione urgente.

CIA- (guarda e riguarda Rosa) Mi faccia vedere? Ah, si. Ma lei non sarebbe la mia padrona di casa? Lavevo persa di vista.

ROSA- Gi. La capisco. A volte capita poi, magari, se si sopra pensiero

CIA- (dubbiosa) Volevo andare da un altro dottore; ma mi hanno detto che qui si spende pocoVa bene che per poco si ha poco

ROSA- (fra s) Hai capito? Che bella opinione hanno Ho ragione di lamentarmi con mio marito.

CIA- Cosa ha detto?

ROSA- Ah niente. Si accomodi la prego.

CIA- E listrione non c? che ho una testa che sembra si spacchi in mezzo.

ROSA- (offesa) Come diceva? Listrione?

CIA- Si, al madgot Il dottoreinsomma.

ROSA- Direi che vi una sostanziale differenza direi

CIA- Noi del Buco, non abbiamo tante balle, come voi maggiorini per noi c listrione della gente, e quello delle bestie Il dottore sarebbe quello della legge.

ROSA- Direi che ha un modo tutto suo per qualificare le persone.

CIA- (sofferente) Ma guarda che roba io ho un mal di testa che mi darei delle martellate ed il dottore chiss dove si cacciato.

ROSA- E questione di un attimo. Non dovrebbe proprio tardare. (tanto per perdere un po di tempo) Mi scusi: m incuriosisce di saper perch la localit dove abita lei chiamata il Buco?

CIA- Non glielo so proprio dire. Lo chiamavano cos gi da quando mio nonno e mio bisnonno abitavano l, ed erano fattori del conte Busi. Lui abitava dove adesso c il ricovero. Il buco era una cascina grossa. Si immagini che cera perfino la chiesiolina. Poi a forza di lasciarla andare, pezzo per pezzo cascata gi quasi tutta.

ROSA- Veramente la chiesetta c ancora ed spostata

CIA- Quando la roba va a finire nelle mani degli enti pubblici, diventa la roba del Barba. (cambiando tono, sofferente) Ma non ha qualche cosa da darmi gi prima che dia fuori da matta

ROSA- Un attimo di pazienza. (continuando con lo stesso tono il discorso) per, ci che rimasto mi sembra in buon stato.

CIA- Eh, di fuori. Ogni tanto casca un pezzo. Una volta facevano i muri grossi, ma in mezzo non ci mettevano niente. Pensi che, una volta, ho trovato un vestito da donna che non so quanti anni avesse.. Era ancora di quelli che avevano il cesto. Mi ricordo che lo usava per pulirmi le mani, quando andavo a prendere il carbone in solaio.

ROSA- Se aveva il corbello deve essere stato un vestito molto antico e di notevole pregio.

CIA- (sempre sofferente) Ma cho un gran man di testa. Cosa diceva? Ah, si. Ogni tanto saltan fuori tenti di quei tananagli (indagando con lo sguardo) Ma in quei pistoncini l, non c qualche cosa da farmi calmare la testa?

ROSA- ( ci pensa. Decide) Ci sarebbe un preparato nuovo (si schiarisce la voce) che, dicono, faccia miracoli Ma non so se

CIA- (decisa) Ma allora proviamolo!

ROSA- (falsamente dubbiosa) Ma veramente non so se

CIA- E roba da bere?

ROSA- No. E un unguento da spalmare sulla fronte.

CIA- Prenda quella roba l e me la pitturi dove vuole.

ROSA- ( prende lunguento. Stappa il vasetto e lo fa fiutare a Cia)

CIA- Oh, per dio come puzza. Me lo dia che se puzza vuol dire che fa bene.

ROSA- ( falsamente impacciata) Faccio un po fatica provi a mettersi magari se si mettesse in ginocchio forse faccio meglio.

CIA- ( si mette in ginocchio) Ma io, se vuole mi stendo anche per terra.

ROSA- Ecco se tenesse le mani cos. ( gliele mette a mo di preghiera)

CIA- Sa, che mi sembra di essere Santa Bernardetta.

ROSA- ( per tre volte unge con il segno della croce la fronte di Cia, ripetendo la formula un po imbrogliata in modo che Cia non capisca) TER HAC MISTURA CHRISTI SIGNO TE UNGO IN FRONTE TUA HAC UNGUENTUM MANET DUM TIBI SAPIENTIA ATVEGNAT.

CIA- (nel momento in cui viene toccata dallunguento ha brividi di freddo e perci) Mhhh. Ma freddo. Ma cosa sta infarfugliando?

ROSA- Sss Ecco fatto. (fra s) Sono proprio incuriosita di saper che effetto fa.

CIA- Cosa dieceva?

ROSA- Dicevo che ora dobbiamo attendere che faccia effetto. (preoccupata) Oh santo Cielo. Non ho pensato che potrebbe essere allergica a qual(a Cia) Che lei sappia: allergica a qualche cosa? Si insomma, c qualche cosa che le d prurito rossore non so

CIA- Ah, si. Quanto prendo in mano le ortiche per fare la frittata che mi ha insegnato Alberino Favagrossa.

ROSA- (inciso) Si, lo conosco.

CIA- Quello era un gran uomo.

ROSA- Interessante Le ortiche non sono una novit. Per la frittata direi che interessante. (cambiando tono) Come va?

CIA- Mah Mi sembra che sa che

ROSA- Si metta comoda. Senta: mentre attende il dottore, le dispiace se vado di l un attimo che ho sul fuoco

CIA- Vada pure intanto io sto qui patarata come si fa con i blisgoni cotti il giorno per la sera Certo che quellunto puzza bene.

ROSA- (esce)

CIA- Santo cielo benedetto. Avevo un gran mal di testa Ma ora mi sembra che Anche Tonio rideva: Stai pi attenta tutti quei pezzi di lega il sla testa Lui sempre vento ed acqua Pensa che scherzo il ma di testa mi passa e poi mi sento una cosa addosso come se direi di sentirmi pi leggera anchio non dovevo trattarlo nel modo in cui lho trattato ora che ci penso aveva ben donde la sua ilarit Era una situazione alquanto buffa magari vista dal suo punto di vista.(Il suo modo di parlare ingentilisce progressivamente. Servendosi del vetro della finestra che le fa da specchio) Come ho potuto presentarmi in si malo modo cos disordinata Questo fazzoletto poi ( se lo toglie. I capelli ben pettinati avranno una ciocca cadente che facilmente metter a posto) Dio come sono sciatta E questa vestaglia com sgualcita. (Se la toglie e la mette nella borsa. se ce la fa pu anche truccarsi un poco- Poi mentre guarda dalla finestra)

Scena settima: Giovanni, farmacista,Podest, Cia.

(fuori scena)

PODESTA- (continuando un discorso) Come potevate pensare di continuare in quel modo.

FARMAC- Beh, ma non ti sembra che siate stati voi a creare quella situazione, proteggendo esageratamente i proprietari a discapito dei contadini?

PODESTA- Me se cerano partiti che andavano daccordo come cani e gatti.

GIOVANNI- La democrazia fatta anche di contrasti discussioni

PODESTA- E di spartizioni di poltrone.

FARMAC- Prima si rubavano le poltrone fra i partiti; ora solamente fra i gerarchi i federali i segretari. E sufficiente che uno abbia un po d estro e subito gli trovano un incarico.

GIOVANNI- E cos la povera gente sta a giudicare senza poter dire la sua.

PODESTA- (ironico) Quante volte hai sentito che la povera gente pu dire la sua.

FARMAC- Almeno lascia loro lillusione.

PODESTA- Intanto, per, la disoccupazione diminuisce a vista docchio.

GIOVANNI- Certo per forza con lillusione del benessere, sono emigrati Credo bene che la disoccupazione cali.

PODESTA- Ma smettila!

(entrano in scena)

GIOVANNI- (vedendo Cia che di schiena) Mi scusi signora. Pensavo che in ambulatorio non ci fosse nessuno

CIA- (volgendosi, signorilmente) Lo immagino sentendo i vostri discorsi

PODESTA- (intervenendo) Si parlava della situazione attuale.

CIA- Gli uomini quando si tratta di politica e di calcio

FARMAC- (intervenendo con galanteria) In presenza di una bella signora, come non potremmo parlare di bellezza e fascino femminile.

CIA- (femminile) Oh galante il signore

PODESTA- (rivolto a Giovanni) Non direi di trovarci in una atmosfera di un salotto, ma penso; che se tu volessi presentarci

GIOVANNI- (scusandosi, rivolto a Cia) Scusate la mia malcreanza. Mi permetta di presentarle i miei amici: dott Belisario Delv:farmacista; ed il dott. Quinto Carnevali:podest. Poich non ho il piacere di conoscere questa bella signora,(rivolto al podest) Vuole il primo cittadino presentarmi?

PODESTA- Gentil signora; mi permetta di presentarle il dott. Giovanni Romani, nel cui studio ci troviamo.

GIOVANNI- Signori: vi presento la signora ( si schiarisce la voce) mi sfugge il nome.

CIA- Signora Lucia Cavalli Ma questi signori li conosco bene

PODESTA- Come mai

CIA- Diciamo che questo sar il nostro piccolo segreto.

GIOVANNI- (indagando) Mi scusi, signora: non direi dal suo aspetto, che lei qui in veste di paziente.

CIA- Diciamo: non pi.

PODESTA- Madame: la signora Todi Dal monte, prossimamente, canter nella Bohm in teatro. Posso sperare di averla, quale ospite graditissima, nel mio palco reale?

FARMAC- (rivolto al podest) Non ti sembra di escluderci?

CIA- Suvvia signori non merito una tale attenzione. (facendo un inchino) Ora vogliate scusarmi. ( fa per uscire)

PODESTA- Posso averla in pregio mia ospite? Si?

CIA- (preziosa) Vedremo vedremo Signori (esce)

FARMAC- (curioso) Ma chi ?

GIOVANNI- Proprio non so.

FARMAC- (cambiando discorso, rivolto a Giovanni) Sono curioso di vedere quel voglio. Me lo fai vedere?

GIOVANNI- (cercandolo) Dov? Ah. ( lo prende)

FARMAC- Siamo sicuri che non uno scherzo? (comincia a leggerlo mentalmente)

GIOVANNI- Ma che scherzo.

PODESTA- Lo sai che non siam pigri nessuno dei tre, se c da prendere in mezzo qualcuno.

GIOVANNI- (correggendolo) Qualcuno non uno di noi. E poi: che scherzo sarebbe.

FARMAC- Imitare la calligrafia con una penna doca anche possibile per la carta vecchia veramente.

PODESTA- Vedi di leggere a voce alta in modo che possa sentire anchio.

FARMAC- (legge ) in questa terra rivierasca del fiume Po aveva predominanti le famiglie nobili Dovara, Moreschi, Chiozzi; in tenzon perpetua loro infra, per invidia, per superbia, tamquam ignorantia. I loro famigli dovendo belligerare, tempo continuando ante et post diem scontri

PODESTA- Cosa vorrebbe dire?

GIOVANNI- Prima e poi che guerreggiassero.

FARMAC- ( continuando a leggere ) o presi erano da convulsi spasimi di testa.

PODESTA- E ora?

FARMAC- Taci; che lo dice. che pi sempliciter potevano appellarsi impazzimenti certo che se continui ad interrompermi.

PODESTA- E scritto cos male

FARMAC- (impaziente) Eh dai questi villici erano, perci, portati nella chiesa della Fontana, benedetta dal nome di Santuario. Di l, ne uscivano mondi. Preso da uaghetia vuol dire da vaghezza, desiderio, insomma di saperne donde, me ne informai. Viveva fra cotanti confratelli un certo fra Timoteo che per mole e soverchiatura vuol dire che era un gigante.

GIOVANNI- (ilare) Adesso fa anche la traduzione simultanea

FARMAC- (continuando a leggere) il di loro pi alto di un braccio e con spalle da nominarsi armadio. Il di lui carattere era si dolce, e, delicato nei modi che veniva in contrasto con la di lui mole. Per la qual cosa, benignamente et affettuosissimamente i confratelli per bilanciamento di qualit lo soprannominarono, in privato loco GELTRUDE. Questo frate, pi che in odore di santo puzzava di cerusico.

PODESTA- Questo glielo hai aggiunto tu.

FARMAC- (continuando) era in odore di cerusico. Ei a quei summenzionati infami ungeva con segreto intruglio la fronte. Essi immediatamente ne uscivan mondi. Entrato in confidentia con questo imprevedibile frate, ebbi, da lui, un piccol campione che misi in notevole ampolla. (rivolto aGiovanni) E il resto?

GIOVANNI- Alla prossima puntata. Il resto rimasto nel libro.

Scena ottava: Giovanni,Farmacista, Podest, Rosa.

ROSA- (entrando. Scherzando) Oh Eccoli i pi buoni dei sette fratelli. ( guardandosi attorno) Dove?

GIOVANNI- Chi? Quella signora che era qui poco fa?

ROSA- Eh

PODESTA- Ma chi ?

ROSA- (rivolta al marito) Prova indovinare chi era? La Cia del Mao.

GIOVANNI- La Cia?

ROSA- ( con un appropriato movimento del capo - indica lunguento)

GIOVANNI- Noooooooooo!

FINE ATTO PRIMO

S E C O N D O A T T O

ATTO SECONDO

Scena prima: Giovanni, Farmacista e pi avanti Rosa.

GIOVANNI- ( in scena da solo che sta facendo qualche cosa)

FARMAC- (entrando alquanto alterato) Tu non me lhai raccontata giusta.

GIOVANNI- (preso alla sprovvista) Cosa?

FARMAC- La faccenda del librone.

GIOVANNI- (stupito) Non capisco pi di avertelo fatto vedere?

FARMAC- Si, vero che me lo hai fatto leggere ma laltro foglio

GIOVANNI- (alterato) Quale altro foglio?

FARMAC- (deciso) Io sono convito che tu hai anche laltro foglio, e che non me lo vuoi far vedere.

GIOVANNI- (conciliante) Ma se noi siamo amici da sempre anche con Quinto; che non c una cosa che uno non sappia dellaltro

FARMAC- (sempre teso) Qui si tratta d interessi; E tu mi insegni che quando ci sono degli interessi in ballo lamicizia non centra..

GIOVANNI- (compatendolo) Se non ti conoscessi direi che stai vaneggiando. Secondo te perch dovrei averlo e non fartelo vedere?

FARMAC- Li su: c la mappa del tesoro, che nascosta in quella casa.

GIOVANNI- Beh Ma cosa stai dicendo? La mappail tesoro

FARMAC- Se cera quel contenitore, poteva esserci qualsiasi cosa.

GIOVANNI- (stupito) Questa si, che bella.

FARMAC- Chi che mi dice, che l non ci siano gioielli, pietre preziose La casa vecchia, ma cosa dico: antica. Chiss per quante mani passata. In una casa come quella non potevano abitare che ricchi. Visto che in quei tempi non cerano banche-almeno qui da noi- avranno nascosto i propri beni nei muri, dietro travi sotto un travetto i coppi(rimproverando) Sei andato a veder sotto i tetti?

GIOVANNI- (quasi ridendo) Si; ora vado dalla pazza e le chiedo: Signora pazza posso venire a passeggiare nel suo sottotetto, che mentre ci sono, vedo se ci sono gioielli da dare al farmacista?

FARMAC- (deciso) Se sei cos sicuro che non c niente: vendimela.

GIOVANNI- Come faccio a vendere una cosa che non mia.

FARMAC- Ora fai anche lo spiritoso. Lo so bene che di tua moglie.

GIOVANNI- Se di mia moglie; non mia.

FARMAC- Non dice il prete che marito e moglie sono unanima sola? Perci ci che suo anche tuo.

GIOVANNI- Stai facendomi dei ragionamenti insensati.

FARMAC- Tu, pur di non farmi un piacere, trovi tante scuse. Certo lo sappiamotu hai sempre avuto la mania dinventare La cosa interessante, poi, che hai la capacit di convincere anche.

GIOVANNI- (schernendosi) Si proprio io. Che non riesco nemmeno a convincere me stesso di essere un po pi furboe curare di pi i miei interessi.

FARMAC- Non ricordi di quella volta, che avevi inventato quellintruglio che serviva a cambiare la vita da cos a cos come la storia del dottor Jechil e mister Haide, e mi hai convinto di berla per provarne il risultato? Dicevi che avremmo ammucchiato soldi a palate. Io;stupido lho bevuto e mi venuta una diarrea che mi continuata per una settimana.

(cambiando tono) E allora: me la vendi questa benedetta casa?

GIOVANNI- Senti: facciamo una bella cosa: io chiamo mia moglie e tu lo chiedi direttamente a lei. ( va alla porta e chiama la moglie) Tesoro, vuoi venire?

FARMAC- D? Vuoi far piovere?

GIOVANNI- Perch?

FARMAC- (scherzando e adulando) Non sapevo che in un corpo cos austero albergasse un animo s nobile.( cambiando tono un po impaziente) Ti ha sentito?

GIOVANNI- Chi?

FARMAC- Come chi? Tua moglie!

GIOVANNI- Ora te la chiamo di nuovo: amore

FARMAC- Eh, continui eh?

ROSA- (entra alterata) E mai possibile che ogni qual volta sono occupata in qualche cosa tu mi debba chiamare? (sentenziando) Vuoi uomini: Voglio-posso-comando. E noi donne, sciocche, corriamo perch non vi facciate prendere dal nervoso. (rivolta al farmacista) Tu lhai pensata giusta a non sposarti.

Almeno non metti in croce nessuno.

FARMAC- (ride)

GIOVANNI- (guardando il farmacista) Ridi ridi tu

ROSA- (al marito) E allora? Ora che sono qui?

GIOVANNI- Lo speziale diceva che (rivolto al farmacista) Non fai prima se glielo chiedi tu?

ROSA- Cosa?

FARMAC- (cercando di essere convincente) Ho sempre avuto il pallino delle case antiche, e quindi, pensavo:che se tu mi vendessi la casa del buco Io potrei restaurarla. Creare un bel giardino attornofarla rivivere, insomma.

ROSA- Bene. Cos la gente dir: Vedi: debbono vendere per tirare avanti.

GIOVANNI- Beh cosa dici?

FARMAC- Non necessario che quei soldi tu li tenga in tasca. Puoi comprare qualche altra cosa.

ROSA- (rivolta a Giovanni) Tu cosa dici?

GIOVANNI- Non guardare me. Non voglio che un domani tu me lo rinfacci. Che ci sia da spenderne per tenerla un po in ordine quello vero.

FARMAC- (rivolto a Rosa) Non fai altro che dire che vorresti una casa al mare magari a Forte dei Marmi che ora va di moda magari potreste addirittura andarvi ad abitare, visto che laria l e migliore

ROSA- (con tono poetico) E lasciare il mio paese Lasciare la mia piazza grande come il suo cuore Il Duomo vanitoso come la sua gente Lodore del Po con i suoi tramontitanto cari al nostro comune amico Gianfranco Meneghetti che ogni sera con la sua macchina fotografica ri riprendeva..Lo scricchiolare del nostro ponte in legno che quando lo percorri sembra che dica: Vai: ma torna presto Gli scrosci impolverati della sua Primavera il suo bel sole che in estate martella il capoMi viene la pelle doca solo a pensarci. ( pausa lunga. Cambiando tono ed assumendo quello di affarista) E quanto me lo pagheresti?

FARAMC- Qui viene la parte antipatica; perch quando si frappone lamicizia stabilire un prezzo (deciso) Guarda: io non voglio essere maledetto ne benedetto Io direi che diciotto o venti, dovrebbero essere una cosa giusta.

ROSA- Se facciamo venticinque te la do.

FARMAC- (scherzando) Per via che si in imbarazzo stabilire dei prezzi Senti: vanno bene ventitre?

ROSA- Non stiamo a discutere. Facciamo ventiquattro e laffare concluso.

FARMAC- (soddisfatto) Non ero sicuro ma a scanso di equivoci, ho preparato il contratto. C sola da mettere la cifra. Naturalmente a corpo. Cio: cos come sta.

ROSA- Fammi vedere il contratto? (lo pende. Lo guarda) Va bene va bene. Domani passiamo dal notaio per il rogito.

FARMAC- Domani no. Mi manca il tempo. Facciamo Gioved mattina?

ROSA- Per me; tutti i giorni van bene. (rivolta al marito) Eh, Giovanni? Bene. Una stretta di mano e laffare fatto.

FARMAC- (contento) Bene. Ora posso andare. (scherzando) Guarda che laffare lhai fatto tu

GIOVANNI- Va l va l. Che con te non v molto da rosicchiare; caro il mio spezziale.

FARMAC- (ridendo esce)

ROSA- Aspetta che ti accompagno.(esce)

Scena seconda: Giovanni.

GIOVANNI- (sbadiglia cantando) Va l che Balallo un bel tipo. ( sbadiglia ancora) A forza di seguire i suoi discorsi mi ha fatto venir sonno. E dico. E mattina (continua a sbadigliare. Intanto prende uno sgabello e portatolo vicino al lettino ci si siede sopra, appoggia i gomiti sul lettino, si gratta un po la testa, si liscia gli occhi, alza bene le palpebre in modo che il pubblico veda bene gli occhi, poi a poco a poco abbassa le palpebre per addormentarsi)

( le luci si abbassano seguendo labbassarsi delle palpebre di Giovanni in modo da spegnersi con il chiudersi dei suoi occhi. Durante il buio si porter in scena la sedia da dentista attrezzata per trapanare i denti ai clienti in modo onirico- naturalmente irreale cio comico.Si metter davanti al lettino il paravento in tela in modo da coprire la sagoma manichino- di Giovanni che si vedr, per mezzo di un faro, proiettata sulla tela del paravento ombra cinese-

Si alzano le luci. Perch la scena rappresenta il sogno, le luci colorate varieranno continuamente per un poco, poi smetteranno per non dar fastidio al pubblico. Si pu pensare anche ad un proiettore che proietti una immagine mobile si una nube)

SOGNO

(fuori scena, precedentemente registrato, il seguente dialogo fra Vanni e Rosa)

ROSA- Vanni. Dov mio marito?

VANNI- E in ambulatorio che dorme.

ROSA- Come:? dorme?

VANNI- Dorme. Perch i dottori non possono dormire anche loro?

ROSA- Sisi. Ma aveva altro posto? Se aveva sonno poteva stendersi sul canap

VANNI- Far come le bestie. Dove si trovano: la fanno.

ROSA- (con rimprovero) Beh?!

VANNI- E il primo pensiero che mi venuto. (cantando) Il primo pensiero damore, sei tuLa prima donna del cuore sei tu, sei tu sei tu. E quella che voglio sposare sei tusei tu.

ROSA- A proposito damore: come va con Caterina? E in po che non mi racconti

VANNI- Se continua cos, quella ragazza non mi avr. perdirindina- La pianto.

ROSA- Perch?

VANNI- Ho gi chiesto la sua mano a suo zio

ROSA- E perch non a suo padre?

VANNI- Perch sembra che suo padre abbia delle storie.

ROSA- Mah Non mi sembra una cosa giusta. E cosa ti ha risposto suo zio?

VANNI- Mi ha chiesto se volevo la destra o la sinistra orsu-

ROSA- (ride),

VANNI- E poi; non ho piacere che tutte le sere la Caterina esca con il suo principale. Da quando lho conosciuta, con me, non uscita una volta.

ROSA- Questa bella.

Scena terza: Tonio, Vanni, poi Giovanni.

( intanto sul palcoscenico si svolge la seguente scena)

(Tonio seduto sulla poltrona del dentista. Ha un gran man di denti. Vorrebbe togliersi il fazzoletto che si legato da sotto il mento sulla testa. Non ci riesce. Vanni lo aiuta, ma non ce la fa, perch il nodo troppo stretto. (fino a che Tonio avr il fazzoletto, parler a denti stretti)

TONIO- Dio che mal di denti

VANNI- Aspetta che mentre io ti stringo il mento, tu guardi se riesci a sciogliere il nodo.

TONIO- Fa un po piano a schiacciare e poi smettila di calcare sulla ganascia. Non vedi che gonfia?

VANNI- Guarda che non sei un signore da avere tutte queste balle.

TONIO- Non fai prima sfilarlo?

VANNI- Proviamo. Conto fino a tre. Al tre schiaccio il mento, e tu ti togli in fazzoletto.

TONIO- Fai piano.

VANNI- Unoduedue e un quarto due e mezzo due e tre quarti

TONIO- Cosa c impieghi ad arrivare al tre?

VANNI- Facevo cos per creare un po di patos.

TONIO- (esplode) Che ti venga un colpo sottopancia Con il mal di denti che ho

VANNI- (schiaccia il mento, tenendo una mano sulla testa, in modo da far forza. Finalmente ci riescono)

TONIO- (liberato) Sai che sudo?

VANNI- Apri la bocca?

TONIO- Mi si inchiavardata.

VANNI- Non dovremo fare loperazione alla rovescio ora, eh?

TONIO- (apre la bocca)

VANNI- Oh, ma che brutto vedere Ma questo lantro della Sibilla.

TONIO- Eh?

VANNI- Ma chi ha buttato dentro del letame? (prende lo specchietto ed il sondino ed inizia lindagine dentaria)

TONIO- ( a bocca aperta) Hai visto il dente che mi fa male?

VANNI- Se parli a bocca aperta non capisco.

TONIO- (chiude la bocca) Se non mi togli dalla bocca tutti quei ferri l; come faccio a parlare?

VANNI- Che cosa dicevi?

TONIO- Dicevo: Hai visto il dente che mi fa male?

VANNI- (professionale) Le facce interne del premolare e molare destro inferiore, presentano una carie allaltezza del colletto. La gengiva si anche un po ritratta.

TONIO- E allora?

VANNI- C da fare una buona bonifica con il trapano.

TONIO- E mi fai male?

VANNI- Visto che i denti sono vicino alle orecchie, sentirai qualche cosa Tu te le tappi

TONIO- (ingenuamente si mette le dita nelle orecchie)

VANNI- (con un martelletto batte sui denti) Credo proprio che siano questi. Ti fa male?

TONIO- (sussulta dal dolore. Toglie le dita dalle orecchie) Cosa dici?

VANNI- Dicevo che dovrebbero essere proprio quelli to ho fatto male?

TONIO- Mi sembrava di sentire il batacchio contro il campanone.

VANNI- E allora?

TONIO- Se c da farlo: facciamolo. Ma a casa con il mal di denti non ci vado.

VANNI- (si prepara a lavorare di trapano. Sar un trapano a pedale)

TONIO- (naturalmente vede le stelle e recita a soggetto.)

VANNI- (fa il suo lavoro cantando e fischiettando. Ha lalito tremendamente cattivo) Non riesco a fare due cose in una volta. Mentre io trapano tu pedala. Ti fa male?

TONIO- Facciamo una bella cosa: se tu mi fai male io ti rifilo un calcio in un ginocchio che ti faccio vedere le stelle.

VANNI- Qui per fare un buon lavoro c da fare un po di bonifica attorno. ( a soggetto gli toglie diversi denti che mette sul tavolino.

GIOVANNI- (siamo sempre nel sogno. Perci entra dalla parte che non sia da dietro il paravento. Naturalmente, durante il sogno, come gi descritto, durante il sogno, al di l del paravento, il pubblico vedr, in controluce, la siluette del medico che dorme) (preoccupato) Cosa stai facendo?

VANNI- Sto aggiustandogli la bocca.

GIOVANNI- (indicando i denti sul tavolino) E tutti quei denti?

VANNI- (indifferente) Non facevo bene a lavorare attorno al dente buco, quindi o tolto gli altri perci-

GIOVANNI- Ma sei pazzo? Ma non sai che se questo mi denuncia, io vado nelle grane che non puoi immaginare

VANNI- E allora?

GIOVANNI- E allora allora (uno alla volta mette tutti i denti a posto, servendosi del martello e punteruolo. Rivolto a Tonio) Non star a preoccuparti. Questi non li paghi. Ecco fatto.

TONIO- ( si alza. Prova i denti. Soddisfatto se ne va.)

VANNI- ( pur recitando da maschio, sar vestito con un grembiulino ed una cresta da cameriera)

( Tonio esce di scena; magari in ginocchio come se fosse un cane)

( Vanni mette a posto i ferri e poi esce)

Scena quarta: Farmacista,Rosa, Giovanni.

FARMAC- (entra cercando qualche cosa)

GIOVANNI- (serio) Si pu sapere cosa vuoi ancora?

FARMAC- (inquieto) Ho preso la casa del buco cos comera, compreso il barattolo. Dov? Me lo fai vedere?

ROSA- (entra)

GIOVANNI- (rivolto a Rosa) Hai capito? Ha fatto il giro delloca per avere lunguento che cera dentro. Mi sembrava

FARMAC- Nono. Lunto lo puoi anche tenerebasta il flacone.

ROSA- (rivolta a Giovanni) Lo prendi tu?

GIOVANNI- Va bene. ( va a prendere il flacone che, visto che siamo nel sogno un grosso paiolo)

ROSA- (nel frattempo) Su, che firmiamo entrambi. Hai fatto due copie?

FARMAC- Ho fatto ancor meglio. Ti ho anche portati soldi. I conti precisi fanno lamicizia lunga.

(Firmano e Rosa riceve i soldi)

GIOVANNI- (entrando con il paiolo) Spero che abbiate fatto un affare tutti e due. (pensoso) Certo che in quel posto l, con tutta quellarea che c, si sarebbe potuto costruire un bellospedale nuovo, e se proprio, una bella clinica. (immaginandola) Te l immagini con il suo bel parco attorno, con tante piante. Quanto ossigeno potrebbero respirare gli ammalati.

FARMAC- Se tu fossi pi furbo, una cosa che si potrebbe fare se tu cambiassi il modo di pensare. Non puoi continuare a curare gli ammalati con le medicine preparate da te. Saranno anche buone; ma rendono poco. Ora ci vogliono delle specialit con le quali si guadagna di pi.

V A R I A N T E ( o tutte due le scene)

.

Scena quarta: Rosa, Giovanni,Farmacista, il Profumo

ROSA- (avvicinandosi al calderone) E ora tutto questo unto dove lo metto? (alza un po il coperchio. Esce una musica. Ricopre immediatamente. Riprova. Esce una musica pi a lungo. Ricopre. )

(attenzione di tutti)

GIOVANNI- (concentrato) Avete sentito quello che ho sentito io?

ROSA- (c.s.) Ma che odore ?

GIOVANNI- (c.s.) Mi sembra di averlo gi sentito.

FARMAC- (c.s.) Anchio.

ROSA- E possibile che dopo tutti questi anni

FARMAC- Ma non un odore

GIOVANNI- E un profumo.

ROSA- Delicato anche. Non sar mica pericoloso ?

FARMAC- (sicuro) Non facciamoci suggestionare, ora.

GIOVANNI- Se puzzasse di zolfo sarebbe diabolico.

ROSA- (rimproverandolo) Secondo te? questo il momento di fare lo spiritoso?

FARMAC- Lunto stato fatto per cose buone Lha usato fra Geltrude non per il male perci (rivolto a Rosa) Rosa togli il coperchio.

ROSA- (un po sprezzando) Eccoli qui gli eroi Dovrei essere io a scoprire il pentolone? Fatelo voi.

GIOVANNI- Non facciamo ridere. Lo scopro io! (toglie il coperchio. Insieme alla musica esce)

PROFUMO- ( una danzatrice che balla il pezzo. Potrebbe essere il Bolero ridotto, o Carmine burana o altro pezzo che ricordi il profumo. La danzatrice rientra nel pentolone. Il pentolone, avendo mancante la parte posteriore, potr far uscire la ballerina. Naturalmente esso dovr essere avvicinato ad una parete avente un pertugio, attraverso il quale la ballerina anche entrata in anticipo.

(tutti gli attori rimangono allibiti)

Scena quinta: Rosa, Giovanni, Farmacista, Podest.

( dal pentolone, improvvisamente esce il podest, vestito da balilla)

PODESTA- (spaventando tutti. Imperativo) Cosa si sta tramando qui!? Attorno a questo calderone? che mi sembrate le strie del Macbeth? State facendo delle alchimie a danno del Partito Nazionale Fascista? Ah benebene. Cosa vedo? Quello stagnatone di rame. La Patria ha bisogno di rame e loro lo nascondono. (marziale) Nellora della riscossa, quando i sacri lidi debbono assurgere ai fasti della pi bella romanit; loro cosa fanno? Ma niente una roba da ridere: nascondono il rame. Lo sapete che con il rame si fa il bronzo; con il bronzo si fanno i cannoni; con i cannoni si fa la guerra; e con la guerra si conquisa un posto al sole? E si mettono le fondamenta dellImpero, su un granitico suol?

ROSA- (ingenua) Perch: necessario?

PODESTA- (con entusiasmo) Non sentite nei vostri cuori i palpiti della gloria di Roma? Voi vorreste che Roma fosse qui, per vedere allalba, nel sole che sorge: LUI?

ROSA- Perch non la lasciamo l? Che sta bene dov?

GIOVANNI- (rivolto al podest con sconforto) Dio quando fai cos

FARMAC- Lascia che si sfoghi.

PODESTA- (c.s.) Come potete strisciare sulla terra come lombrichi, quando come aquile romane potreste svolazzare sui cieli dEuropa?

GIOVANNI- (rivolto al podest) Non sarebbe meglio che abbassassi le ali? Che se viene un colpo daria giusto ti porta via?

PODESTA- (calmandosi) Quando sono in veste ufficiale voglio rispetto. In fin dei conti sono Podest.

GIOVANNI- Sei venuto come podest o come cosa?

PODESTA- Sono venuto come amico.

FARMAC- E come mai?

PODESTA- (con tenerezza) Avevo voglia di vedervi.

ROSA- (rivolta al podest) Vedo che pian piano vieni sulla tua.

GIOVANNI- (rivolto al podest) Capiti a proposito. Abbiamo appena concluso un affare.. La Rosa ha venduto il parolone e tutto il resto allo speziale.

PODESTA- (curioso) Ahsi?

GIOVANNI- Anzi, ora, facciamo un bel brindisi. ( prende dallarmadietto delle medicine un liquore con tre bicchieri e mentre si svolge la scena serve. Distribuisce i bicchieri e con il gesto chiede alla moglie se ne vuole. A gesti, Rosa risponde negativamente perch le girerebbe la testa)

PODESTA- (sopra pensiero) Tuttidici?

GIOVANNI- Balallo pu costruire la sua villa e chiss che diventi il suo nido damore

ROSA- E chiss che io possa conquistare il mio posto al sole.

PODESTA- (subdolo) Nascondere il rame al giorno doggi reato.

FARMAC- Un reato? Non ti sembra di esagerare?

PODESTA- Se proprio non un reato una cosa contro la legge contro la morale attuale senzaltro. (cercando una soluzione) Per sistemare la faccenda del parolone una qualche scusa bisogner ben trovarla

FARMAC- (conciliante) Si tratta di chiudere un occhio.

PODESTA- Quanti occhi ho io?

GIOVANNI- (scherzando) Dobbiamo andare a memoria o dobbiamo contarli?

PODESTA- (serio) Sono due. Uno per il partito e laltro per me. Li posso chiudere entrambi ma

ROSA- Ma?cosa?

PODESTA- (alludendo ad un aiuto) Ho una famiglia di povera gente con dei figli senza un tetto.

GIOVANNI- (dispiaciuto) Ahsi?

PODESTA- Ehsi.

FARMAC- (chiedendo) Metti che un occhio sia chiuso e laltro?

PODESTA- Per stare a galla non si pu solo nuotare. Alla lunga occorre il salvagente; ed il salvagente costa. Quel poveruomo che deve fare i salti per stare a galla deve comprarselo con i soldi che non ha?

ROSA- (come se lo dicesse al podest) qui lo dico e qui lo nego

FARMAC- (che ha capito che dovrebbe sovvenzionare, con il gesto dice al podest che non ha i mezzi per poterlo fare. Quindi)

PODESTA- (deciso) Ehsi! Il rame va consegnato alla patria! Per la mia posizione, per i miei ideali, non posso far finta di niente: perci il parolone va requisito!

FARMAC- Quando cos sciogliamo il contratto.

ROSA- (rivolta al farmacista) Ehno! Il contratto stipulato. Cosa fatta capo ha. Il parolone tuo.Viene requisito in mano tua.

FARMAC- (rivolto a Rosa) Ma come? Che discorsi sono questi? Ti sembra che il secchione sia in casa mia? Fino a prova contraria la consegna non ancora stata fatta.

GIOVANNI- (parteggiando per la moglie) Beh; non che voglia mettere della zizzania: ma sarebbe come se uno comprasse una casa e non sua perch non se l portata via.

PODESTA- Lesempio non fa una grinza.

FARMAC- (guardando il podest con disapprovazione) Non mi sembra che il rogito sia stato fatto

ROSA- (ironica) Per quello non c nessuna premura perch i soldi me li hai gi dati. Il rogito puoi firmarlo quando vuoi. Ci mancherebbe altro che io mi rimangiassi la parola

PODESTA- Questa una situazione alquanto ingarbugliata.

FARMAC- (guardando con disappunto il podest) E tutto perch uno si impunta sopra un pezzo di rame.

ROSA- (conciliante) Se che per questo te lo paghiamo

PODESTA- (impuntandosi) Qui non pi il rame in discussione. Qui c il principio.

GIOVANNI- (guardando il podest e rimproverandolo) Arrivare al punto di far litigare degli amiciCome se noi non sapessimo come andata a finire la faccenda della strada. E il colmo: permettere di costruire una casa in mezzo alla strada e non dir nulla. Come se fosse una cosa giusta

FARMAC- E lappalto del DopoLavoro? Tanti preventivi e poi si sapeva gi a chi sarebbe stato dato il lavoro.

ROSA- E la casa al mare dellOpera Nazionale Fascista, per i dipendenti del regime

PODESTA- (imperativo) Qui si vuol ledere lintegrit di una persona. Con insinuazioni subdole si vuole demolire le fondamenta di una costruzione granitica. (tuonando) Questa una CALUNNIA!!!!

(Buio in scena. Un faro illumina lo stipite di una porta. Appare una gamba velata con giarrettiera. A poco a poco uscir la CALUNNIA (il personaggio Pericle): calze di seta, scarpe con tacchetti, minigonna, cappello e bavero alla don Basilio)

LA CALUNNIA- (registrato) la calunnia un venticello,/ unauretta assai gentile che insensibile, sottovoce,sibilando va scoprendo, va ronzando /nelle orecchie della gente/ sintroduce destramente, e le teste e i cervelli/ fa stordire fa fa confiar/ Dalla bocca fuori uscendo/ lo schiamazzo va crescendo,/ prende forza poco a poco,/ vola gi di loco in loco:/sembra il tuono la tempesta/ che nel sen della foresta/ va fischiando, brontolando/ e ti fa di orror gelar./ Alla fine trabocca e scoppia,/ si propaga, si raddoppia/ e produce unesplosione/ come un colpo di cannone/ un terremoto, un temporale/ un tumulto generale/ che fa laria rombar./ E il meschino calunniato,/ avilito,calpestato,/ sotto il pubblico flagello/ per gran sorto ha da crepar./

( Il gesto a soggetto, comunque molto mosso. Dopo di che scompare come se la scena non fosse avvenuta)

PODESTA- (triste, rivolto a se stesso. Molto lentamente) Se i tuoi amici hanno la stima che ti hanno appena dimostrato; figurati quelli che non ti conoscono. Si sta una vita in compagnia; si passano i giorni peggiori, pensi che se c qualcuno che ti consce sono proprio loro e poi (affranto) Cosa faccio io qui? (esce)

ROSA- (triste) Mi sembra che abbiamo esagerato.

GIOVANNI- Anchio lo credo.

FARMAC- (scusandosi) Per: per un pezzo di rame; non doveva comportarsi cos.

GIOVANNI- Sappiamo com fatto. Quando si tratta di politica lui poi che un idealista

ROSA- Per quel che ha detto

GIOVANNI- Si sar fatto prendere la mano Forse ci voleva mettere alla prova

FARMAC- (dispiaciuto) Comunque, lamicizia non si pu cancellare per dei soldi Io lo seguo e cerco di aggiustarla

GIOVANNI- (seguendolo) Aspetta che vengo anchio.

ROSA- (sentenziando) Discutono litigano e poi quando escono dal seminato, e le parole volano a sproposito, uno sta peggio dellaltro Han sempre fatto cos, fin da quando si conoscono tu dammi indietro le mie palline che io ti restituisco le figurine e poi pi amici di prima. (cambiando tono) Tutto per questo paiuolone. ( sopra pensiero si avvicina al calderone e con ununghia lo scalfisce. Guarda. Gratta, gratta ancor di pi)

GIOVANNI- (rientrando) Era gi lontano. Lo segue Ballalo. Cercher di vederlo oggi.

ROSA- (agitata) Giovanni!?

GIOVANNI- Eh?

ROSA- Lo sai che doro?

GIOVANNI- ( va a vedere. Gratta). Noooo!

Fine del sogno

FINE DEL SECONDO ATTO

T E R Z O A T T O

ATTO TERZO

Scena prima: Rosa, Vanni, Giovanni.

(allinizio dellatto, ancora a sipario chiuso, si sentir (registrato) un bel d vedremo dalla Madama Butterfly. (durata 4 minuti) A met del pezzo, si apre il sipario. Le luci che in sala saranno state a met potenziometro, si spegneranno)

ROSA- (durante il pezzo musicale, governa lambulatorio) Tutte le volte che ascolto questa romanza mi viene la pelle doca, mi viene da piangere. Quella povera ragazza lasciata da quellinfame Pincherton che lha fatta innamorare perch aveva una divisa bianca e parlava straniero. E noi che ci caschiamo sempre come oche.

VANNI- (entra)

ROSA- Lhai spenta tu la radio?

VANNI- Si. C il dottore che dorme almeno che dorma in pace.

ROSA- Lho tenuta bassa. Come ha fatto ad addormentarsi a questora, che non lo ha mai fatto? Mah; che abbia fatto imbarazzo?

GIOVANNI- (da dietro il paravento si vede che si svegliato e si stira) Beh: ma come ho fatto ad addormentarmi? (appare:rivolto a Gianni) Ma quando ti ho detto di darmi unaspirina cosa mi hai dato?

VANNI- (va a prendere il barattolo) Questa. Non aspirina?

GIOVANNI- (legge sul barattolo) VALIUM (esplodendo) Io gli chiedo, per favore, un cachet per il mal di testa e lui mi d un tranquillante e di quelli forti per giunta.

VANNI- (sentenziando) pastiglia bianca una, pastiglia bianca laltra Ma che sofistico che Ma questo un sofismo!

ROSA- ( guarda il marito come per dire: lo sai che di Vanni non ci si pu fidare) Non potevi prendertela da solo? E si, dico non ci vuole una gran fantasia

GIOVANNI- (cambiando discorso) Cera qualcuno prima qui?

VANNI- Pidren.

ROSA- (smettendo di governare) L. Mi sembra che ci sia gi ordine. (esce)

GIOVANNI- Cosa voleva?

VANNI- Aveva la tosse.

GIOVANNI- Era come quella di Tonio? Del tipo bussa? Potevi chiamarmi...

VANNI- Nono. Quella era una tosse vera e di quelle forti anche.

GIOVANNI- E allora?

VANNI- Mi son detto: Debbo svegliare il collega per una semplice tosse? Non mi sembrato il caso.

GIOVANNI- E quindi coshai fatto?

VANNI- Di ricette non ne voleva perch non voleva spendere soldi in farmacia, e quindi io mi son chiesto: Cosa faccio? E gli ho dato un bel bicchiere di quel sciroppo l. Lo sciroppo contro la tosse lideale. Va bene che la tosse va tossita- come dite voi- Ma Pietro abbaiava tanto

GIOVANNI- (va a vedere la bottiglia) Ma questo olio di ricino.

VANNI- Bene. Cos prima di tossire ci pensa due volte.

GIOVANNI- (ricordando il sogno, va a controllare lampolla, che naturalmente sar quella piccola al posto di prima) E di peltro.

VANNI- Io vado. Mi raccomando. C uno allospedale che urina tutto da una parte, c da farci una rugnontobiaSe telefona Piersanti, gli dica che intanto vada avanti che poi vado io e continuo io.(esce)

GIOVANNI- (tenendogli corda) Stai tranquillo: ci penso io. (fra s) Dove va a prenderli quei vocaboli l?

Scena seconda: Giovanni, Rosa.

ROSA- (entrando) E intanto che ci sei vai da Bordoni e prendimi un tubetto di SIDOL. (credeva di parlare con Vanni. Sorpresa, rivolta a Giovanni) Ma non cera qui Vanni?

GIOVANNI- No.

ROSA- Ma se era qui ora.

GIOVANNI- E appena uscito. Lascialo andare prima che ne studii unaltra pi fresca.

ROSA- Gli avevo detto che doveva andare in piazza e comperarmi una cosa Di solito prima di uscire me lo dice

GIOVANNI- Ho dormito per molto?

ROSA- Mah Avrai fatto un pisolino di mezzora si e no.

GIOVANNI- Pensa: ho fatto un sogno tanto lungo e poi tanto complicatoPensa: andato avanti una mezza giornata, invece E proprio vero che i sogni sono di un attimo.

ROSA- (curiosa) E coshai sognato?

GIOVANNI- Mi son sognato che la Cia me ne ha dette per quellunto

ROSA- Ho fatto male a fare quellesperimento

GIOVANNI- (serio) Direi. In fin della suonata non sapevi di cosa era composto quellunguento.

ROSA- (scusandosi) Aveva cos un gran mal di testa Non sapevo cosa darle Tu non ceri Tu mi insegni che molti malanni hanno origini psicotiche.

GIOVANNI- Quello era un dolore traumatico. Le era caduto un solaio di legna in testa. (pausa) Che strano sogno. A proposito: ce lhai proprio il pallino di volere una casa al mare

ROSA- Guarda che il sogno lhai fatto tu. Comunque non ne faccio una malattia. Per, i tuoi amici celhanno tutti.

GIOVANNI- Lo sai molto bene che io non posso lasciare lo studio per andare in villeggiatura. I miei pazienti non me lo permettono.

ROSA- E se tu fossi ammalato?

GIOVANNI- Questo un altro paio di maniche. Non dipende dalla mia volont. E quindi io mi chiedo: visto che sai che non posso venire, vuol dire che desideri andare da sola.

ROSA- Non dire sciocchezze; c sempre tua figlia.

GIOVANNI- Lo sai che i figli dopo una certa et non vogliono andare pi con i genitori.

ROSA- (insinuante) E se ci andassi da sola; che cosa ci sarebbe di male? Capirei se dovessi andare in albergo Ma in fin della suonata casa questa e casa sarebbe quella. (un po irritata) Smettiamola piuttosto.E meglio che vada. (esce)

GIOVANNI- ( seguendola) Ah; certo che fa un bel vedere una signora sola. Non sai che meraviglia

ROSA- (da fuori) Veh Male non fare paura non avere.

(scena vuota)

Scena terza: Pericle.(corteggiatore della figlia. Lo stesso della Calunnia)

PERICLE- (entra in mutande e mezze maniche. Al braccio: pantaloni, giacca, camicia, cravatta. Entra, si guarda attorno con gran calma. Si siede. Si mette in rassegnata attesa e inizia a parlare)

Io mi chiedo se questa la maniera di trattare i clienti. Mi uccide di parole Mi fa spogliare senza nemmeno chiedermi cosa mi sento perch son quiContinua a dirmi di tacere; che lui ormai si fatto un quadro della situazionea me, che non ho ancora aperto bocca Mi guarda le palle degli occhiMi fa aprire la bocca: Tira fuori la lingua. mi dice. Mi mette due dita in gola, per farmi abbassare la lingua e vedere le tonsille Mi mette due dita sotto le coseschiaccia Mi fa tossire Mi prova il polsoconta: uno, due, tre, quattro; e non riesce nemmeno a seguire il battito Mi fa tenere il respiro, mentre con le nocche delle dita picchia sulle ginocchia. Intanto io arrossisco come un peperone. Ad un certo punto scoppio. E lui me ne dice di tutti i colori Mi appoggia lorecchio sulla schiena e mi fa dire 34. Io, ho sempre sentito dire da che mondo mondo si deve dire 33 - si vede che ne sa pi dei dottori normali- E poi con la punta delle dita, mi da dei col pettini qui ( indica il fegato) e mi chiede: Fa male? ed io: No. E lui sempre pi forte: Fa male? e io: No. E lui sempre pi forte. Io intendevo dire che non mi faceva male di dentro, fin quando mi son venute le lagrime agli occhi ed allora gli ho detto: Fa i conti di andare di l? Non glielo avessi mai detto.

Arrabbiato mi ha detto di accomodarmi qui. E poi senza dire ne tanto ne quanto se ne andato. Ah,si Cominciamo bene

Scena Quinta: Giovanni, Pericle.

GIOVANNI- (entrando) Buon giorno.(stupito) Si vede che lei ha una gran fretta si gi spogliato.

PERICLE- (serio) Non stata una mia idea. E stato il suo collega che mi ha fatto spogliare.

GIOVANNI- (stupito) Il mio collega?

PERICLE- Mi ha anche visitato. Vuole che le dica la verit? Non mi piaciuto molto.

GIOVANNI- Mi scusi: un giovanotto? ( descrive Vanni)

PERICLE- Si. Proprio lui.

GIOVANNI- ( va alla porta e chiede a Rosa, che non risponde) Vanni: non andato in piazza?(rivolto a Pericle) Mi scusi molto: ma quello che lha visitato, non un mio collega: non medico. E un giovanotto che gira per casa. Ha qualche problema di psicosi. E una forma leggera della sindrome di Zelig.Lui simmedesima nella parte come se fosse un attore; ma non pericoloso.

PERICLE- ( fra s) Ci mancherebbe altro che fosse pericoloso.

GIOVANNI- (cambiando tono) Mi scusi: posso esserle utile?

PERICLE- (stupito) Oh finalmente, c qualcuno che mi chiede che cosa ho.

GIOVANNI- S accomodi. ( va alla scrivania, prende una scheda e scrive)

PERICLE- Grazie.

GIOVANNI- Il suo nome?

PERICLE- (d i suoi dati) Pericle Antinori di anni() di peso () altezza() professione () Faccio il rappresentante del PLACCATO ORO qui vicino. Disturbi: quando mi alzo da seduto, mi fanno male le ginocchia. Quando son seduto mi fa male losso sacro. Se mi piego mi fa male la schiena. Se piego il collo mi fa male la cervicale. Per via della testa: prendo due aspirine al giorno. Se respiro forte: tossisco. Se guardo in basso cado in avanti. Se guardo in alto cado allindietro.

GIOVANNI- ( che ha commentato con il gesto lelenco delle malattie) Vedo che se ne intende.

PERICLE- Quando vado dal dottore le domande sono sempre quelle perci ora, per, mi saltato fuori un altro dolore.

GIOVANNI- (ridendo fra s) Quindi c rimasto del posto.

PERICLE- Io, dottore, ho dei gran dolori qui (indica la pancia) ma dei dolori ma dei dolori

GIOVANNI- Si stenda sul lettino. Vedo che ha il ventre ben gonfio ( comincia a palpare)

PERICLE- Proprio l. ( indica con la mano) Qui, dottore non dove spingeva...mi fa male.

GIOVANNI- Ma il dolore quando gli viene?

PERICLE- Sempre. Ma in special modo quando ho finito di mangiare. Mi sembra di avere nella pancia la Rivoluzione Fascista.

GIOVANNI- Una cosa lho gi capita: voi non siete fascista.

PERICLE- Mi scusi, signor dottore:non potrebbe mettersi i guanti e la mascherina? Sa: con tutti i microbi che girano per casa

GIOVANNI- Mi sono appena lavate le mani; e poi dico: non sto toccando sulla carne viva.

PERICLE- (preoccupato) Lei fa presto. E le unghie? Mi faccia vedere le unghie. (controlla) Si. Sono pulite. E lalito? Mi sembra che non puzzi. Sa: si fa presto al giorno doggi andare di l per una stupidaggine.

GIOVANNI- ( un po scocciato) Mi scusi: ma lei un igienista?

PERICLE- Io con le mani non tocco niente. La maniglia della porta per esempio: lapro con il gomito, dinverno. Destate con le ginocchia. Non c dubbio che io dia la mano a qualcuno. Ci mancherebbe altro per essere infettato.

GIOVANNI- (mentre palpa) Qui, credo, che abbiamo una bella colite.

PERICLE- E una cosa grave?

GIOVANNI- Lei ha disturbi di meteorismo?

PERICLE- (ignaro) Io direi di: no. Per: che malattia ?

GIOVANNI- Fa i venti? ( fa il gesto)

PERICLE- Dottore: Io sono sempre in Aprile. ( cambiando tono. Indagando) Questa casa sua?

GIOVANNI- Si. (continuando con le sue domande) Lei della carne non ne mangia molto, vero?

PERICLE- ( con disprezzo) Si?! Mangio della carne io con tutta quella cadaverina che ha dentro. ( cambiando tono) E quante camere ha la casa?

GIOVANNI- Ventidue.

PERICLE- Ventidue con i bassi servizi?

GIOVANNI- Il rustico a parte. (c.s.) Lei cosa mangia di solito?

PERICLE- Faccio presto a dirglielo: carote, broccoli, verze quando ci sono, e del grandaglio. (c.s.) Il giardino sotto la casa?

GIOVANNI- Si. (c.s.) Per laglio fa a meno di dirmelo.

PERICLE- Cosa c di meglio dellaglio per disinfettare le budella? (c.s.) Non vi sono ipoteche sulla casa. eh?

GIOVANNI- No. Ci mancherebbe altro (c.s.) Per forza: con questi disturbi una questione di dieta.

PERICLE- Anche lei ha questi disturbi?

GIOVANNI- Perch?

PERICLE- Ha detto: Abbiamo

GIOVANNI- E un modo di dire. Io sto bene, ringraziando Iddio.

PERICLE- E sua moglie?

GIOVANNI- Anche lei.

PERICLE- (deluso) Pazienza. (c.s.) E della terra ne ha?

GIOVANNI- Una ventina di pertiche. (c.s.) Qui dobbiamo cambiare lalimentazione. Se vogliamo metterci a posto.

PERICLE- Venti pertiche? ( facendo i conti) Sono un po di pi di 7 biolche. ( deluso) Non c tanto da stare allegri. Li coltiva lei?

GIOVANNI- C il mezzadro. (c.s.) Qui dobbiamo mangiare un po di carne, un po di latticini e pesce.

PERICLE- E titoli di stato?

GIOVANNI- Ehcon i tempi che corrono (c.s.) Pi che di medicine abbiamo bisogno di una dieta bilanciata.

PERICLE- (deluso) Non si pu dire che un bel signorino.

GIOVANNI- (curioso) Ma, mi scusi: perch mi fa tutte queste domande?

PERICLE- (indifferente) Facevo tanto per parlare. E poi sempre meglio sapere a cosa si va incontro.

GIOVANNI- ( giudicando) Che discorsi sono poi questi?

Scena quinta: Giovanni, Pericle, Anita.

ANITA- (entra decisa) Pap!

GIOVANNI- (rimproverando) E questa la maniera di entrare in ambulatorio quando vi sono pazienti?

ANITA- Scusami. Pensavo che tu fossi solo.

PERICLE- (sdraiato sul lettino, si alza e vede Anita)

ANITA- (basita) PERICLE! (svenevole) Il cuor mi manca le membra cedono il rossore al viso sale.

PERICLE- (falso) Fior gentil del mio giardin: il prediletto.

GIOVANNI- (basito) Cosa? ( si riprende) E questo bellimbusto sarebbe:::? Io credevo speravo e, invece (rivolto alla figlia) E tu ti sei inam (rivolto a Pericle) Ora capisco tutte le domande che mi faceva; che sembrava non avessero ne capo ne coda Adesso capisco.

ANITA- (melodrammatica) Pap! Attenua il furor tuo grave.

PERICLE- (come uneco) Attenui.

GIOVANNI- (nervosamente interrogante) Lattenui? (esplodendo) Se non esci subito da qui altro che attenui Ti faccio venire una testa da sembrare una pancia di una vecchia.

PERICLE- (scappando) Lattenuiii.

GIOVANNI- (ricordando) fior gentil del mio giardino Ma se non vi seminato altro che aglio; che ha la bocca peggio del letamaio della Cia del Mao.

ANITA- (sempre svanita) Quando conto i rintocchi che dicon lora: penso a lui. Quando il radioso giorno cede allorrida notte:penso a lui. Quando odoro i leggiadri fior: penso a lui. Ahim. Lamor mi tace, ed il cuor non avr pace. (esce alla Francesca Bertini)

GIOVANNI- E poi ha la colite!

Scena sesta: Giovanni, Rosa

ROSA ( entrando preoccupata) Cos accaduto?

GIOVANNI Non puoi nemmeno immaginarlo-

ROSA E tua figlia: che cosha? che sembra ritornata dalla funzione del venerd Santo?

GIOVANNI ( chiedendosi) Eppure pi ci penso e pi mi sembra che quello sia un viso che ho gi visto. Se vero che i sogni fanno rivivere attimi che da sveglio ti han colpito quella faccia l da qualche parte lho gi vista.

ROSA Cosa stai dicendo?

GIOVANNI Quando mi son sognato che ad un certo punto salta in scena la calunnia quel tale aveva quella faccia l.

ROSA Ma che calunnia?

GIOVANNI Prima non mi sono appisolato? Bene! mi sono sognato quello l.

ROSA Chi?

GIOVANNI ogni tanto dalla finestra non vedi un tale che gioca a rimpiattino dietro langolo della casa di fronte? Bene, quello l colui che ho sognato. Ecco perch mi rimasto in memoria.

ROSA Tu te la fai e te la dici Ma io non ho ancora capito niente.

GIOVANNI Quello dellangolo quel tale che ho sognato. Quello l fa la corte a tua figlia.

ROSA Noo

GIOVANNI Ora capisco perch mi rimasto impresso nella mente. Praticamente uno del mestiere. Io curo le malattie e lui ce le ha tutte addosso. Per un verso o per laltro siamo entrambi addetti ai lavori.

Scena Settima: Giovanni, Rosa, Podest.

ROSA- Mi sembra di aver sentito entrare qualcuno.

GIOVANNI- (va a vedere) Oh; ma guarda chi c.

PODESTA- (entra. Rivolto a Rosa) Ciao Rosa.

ROSA- Ciao Quinto.

GIOVANNI- E allora; hai gi finito la raccolta del rame?

PODESTA- Ci mancherebbe altro che non l avessimo gi finitoAvrei gi perso la carica da un pezzo. Ora ci sar quella delloro, e mi sa tanto che sar una bella gatta da pelare.

ROSA- Ma proprio vero?

PODESTA- E tanto che ci girano attorno nelle alte sfere D; al fabbricone stanno gi facendo le fedi di ferro.

GIOVANNI- E proprio vero il detto che dice:Quando tuona non manca altro che piova.

ROSA- Vedrai che se la reclamizzano bene verr di moda portare le fedi di ferro. Le signore se ne faranno un vanto, perch tanto la gente lo sa che il loro oro vero Ha preso la strada dellesilio e non quella del disonore. La povera gente,invece, visto che ha solo quella; si vergogner.

PODESTA- (cambiando discorso) Ero venuto per

ROSA- (presa come per scusa per uscire) Qui, secondo me, inizia una storia lunga. (esce)

Scena ottava: Giovanni, Podest.

GIOVANNI- Mi sbaglio; ho sei gi di corda?

PODESTA- per dire la verit: si. Devo sbrogliare un problema, e non so come fare.

GIOVANNI- Qual ?

PODESTA- Debbo sistemare il Ricovero; dei soldi ne occorrono molti, e lAmministrazione non ne ha.

GIOVANNI- E allora: come pensi di fare.

PODESTA- (preoccupato) E allora allora Spero in un miracolo.

GIOVANNI- (intuendo) E qui salta fuori lunto miracoloso.

PODESTA- Non per il Ricovero E per tutto il resto. Io avrei pensato di ungere la testa di tutta la gente; di fare una specie di cresima generale una profilassiuna vaccinazione universale.

GIOVANNI- (preoccupato) Oddio! E speri di farlo con quel poco unto che c in quel flacone?

PODESTA- (convincendo) Perch no? Per esempio: ai bambini ed ai ragazzi fino ad una certa et, si pu fare a meno di fargliela; perch la mancanza di malizia celhanno gi dalla loro et. Le madri; se sono riuscite a tirar avanti la famiglia: dimostrano di aver anche loro saggezza. Ci sar qualche donna che fa le corna al maritoA quelle daremo una bella spalmata. Perci il cerchio si restringe.

GIOVANNI- (cercando di portare lamico, disperato, alla realt) D? Ascoltami. Sai che siamo nel ventesimo secolo? Che il tempo delle favole finito?

PODESTA- (disperato) A volte mi fai inquietare. Non fanno altro che parlare di occulto Che gli scienziati certe cose non riescono a spiegare Perch; quellunto non dovrebbe essere miracoloso. In fin dei conti son pi di cinquecento anni che la Madonna della Fontana fa miracoli con la sua acqua. Metti che in questintruglio vi sia di quellacqua; anzi dovrebbe essere meglio dato che rimasta cinque secoli a stagionare.

GIOVANNI- (deluso) Non ti accorgi che stai arrampicandoti sugli specchi?

PODESTA- (illudendosi e sognando) Pensa se tutta la gente fosse saggia. Le persone sarebbero buone. Si aiuterebbero luna con laltra. Non ci sarebbe linvidia, la prepotenza.

GIOVANNI- Il Fascio

PODESTA- (guarda lamico con occhio critico, poi lascia correre) Magari neanche quello; visto che non ci sarebbe bisogno di partiti.

GIOVANNI- E tu pensi che sia sufficiente ungere la testa alluomo perch diventi saggio?

PODESTA- Magari questione di suggestione. Uno dice: Mi hanno cresimato; perci son saggio. E cosa fa un saggio? Fa cose buone. Rispetta gli altri. Fa in modo che la giustizia sia in mezzo, e non da una sola parte. E tutto il resto

GIOVANNI- Si vede proprio che sei disperato.

PODESTA- (affranto) Hai ragione. Perch cos difficile fare il proprio dovere?

GIOVANNI- E proprio vero che se ad un annegato lanci un sasso si aggrappa anche a quello.

Scena nona: Giovanni, Podest, Farmacista.

(bussano)

GIOVANNI- (sente bussare. Va ad aprire) Se sei tu.

PODESTA- Sembra, quasi, che ci siamo dati lappuntamento.

FARMAC- (entrando) Mi pareva di aver sentito le vostre voci, perci, ho bussato.

GIOVANNI- (guardando lamico) Hai una gran smania. Come mai?

FARMAC- E che: mi hai messo un tarlo in testa per la faccenda di Tonio

PODESTA- Si vede che fa successo veramente, a livello psicologico.

GIOVANNI- Io direi a livello fantastico. Si. Perch mi sembra: che qui si lavori di fantasia.

FARMAC- Comunque se siamo furbi; questo il sistema per far su soldi.

GIOVANNI- (sentenziando) Uno a carattere sociale e laltro a scopo economico. Mi sa che voialtri vogliate pelare loca ancor prima d averla.

FARMAC- Che discorsi fai?

GIOVANNI- Ammesso e non concesso che questunto abbia tutte quelle virt; Cosa potete fare con un barattolino di roba?

FARMAC- (convincente) Per ora un barattolino.

GIOVANNI- Il Podest vorrebbe pitturare la fronte a tutta la popolazione; che a pensarci bene: basterebbe ungere la fronte a voialtri amministratori saremmo gi a buon punto.

FARMAC- (curioso) Perch? Cos avevate pensato di fare?

PODESTA- Lascia perdere. Piuttosto vai avanti.

FARMAC- Il primo problema : di cosa composto?

GIOVANNI- E ti sembra poco?

FARMAC- Allora: io avrei due soluzioni. Prima: analizzarlo bene e vedere cosa c dentro. Secondo: sperare che sul librone della Cia, ci sia di cosa composto.

GIOVANNI- Io; per; vi prego di una cosa.

PODESTA- Cosa?

GIOVANNI- Di non dire in giro di questa cosa. E in special modo: dei discorsi che stiamo facendo.

PODESTA- Perch?

GIOVANNI- (criticando) Perch ci faremmo deridere. E non mi sembra, che nella nostra posizione, ce lo possiamo permettere. Perch: (rivolto al farmacista) bene o male noi siamo scienziati. E tu: (rivolto al Podest) faresti la figura dellacchiappa farfalle.

FARMAC- (ironico) Sei medico; ma mi sa che alluniversit in psicologia non abbia presa la sufficienza.

GIOVANNI- Si. Tu, ora, tiri in ballo la psicologia.

FARMAC- Ma guardati attorno. Non forse vero che tutti gli anni salta fuori qualche cosa di miracoloso?

GIOVANNI- (controbattendo) Si. Che lanno dopo, nessuno si ricorda.

FARMAC- Non vuol dire niente. La gente ha bisogno di illusioni. La gente non sopporta il dolore, i dispiaceri, le preoccupazioni. E se trova qualcuno che gliele toglie, si avvinghiano come ledera.

GIOVANNI- Anche perch pigra.

PODESTA- E si. E anche questo vero.

FARMAC- Guarda i maghi, quante fregature danno

PODESTA- La stessa religione non ha lo scopo di far superare i disagi della vita? Non ti dice, forse, che se stai male qui, di l ti troverai meglio?

( si sente parlare in anticamera)

GIOVANNI- (rivolto agli amici) Se c qualche cliente, andate di l.

PODESTA- Andiamocene a casa. Ci vedremo domani.

GIOVANNI- (pregandoli) Siete appena venuti Cerco di sbrigarmi presto.

FARMAC- Se non sono clienti credo di sapere chi sono.

GIOVANNI- E chi sarebbero?

FARMAC- Mi era venuta una idea. Ho mandato a dire a Tonio di andare a prendere il librone dalla Cia. ( dubbioso) Non so se ho fatto bene. Ma gli ho detto di venire qui.

PODESTA- Forse meglio che me ne vada; magari li metto in soggezione.

FARMAC- Proprio per questo meglio che tu rimanga. La scienza e la politica ammorbidiscono le teste dure se necessario.

GIOVANNI- (va a vedere. Guarda in anticamera. Rivolto al farmacista) Hai ragione. E lui. C anche la Cia. . Chiss come avran fatto a stare insieme senza mordersi.

PODESTA- Falli entrare.

GIOVANNI- (aprendo la porta. Eccessivamente cordiale) Ma guarda chi c? Entrate.

( Cia e Tonio entrano Cia ha il libro in mano. Tonio una bottiglia. Tonio vedendo il podest fa il saluto romano)

PODESTA- (rivolto a Tonio) Riposo.

TONIO- (vergognoso) Il signor farmacista mi ha detto di venire qui.

FARMAC- Glielho gi detto io.

TONIO- (rivolto al farmacista) Mi ha fatto fare una roba signor dottore

FARMAC- Perch?

TONIO- Quando mi ha mandato a dire di andare dalla Cia a prendere il librone, non ho avuto il coraggio di dire di no. Ma mi son venuti i sudori freddi.

FARMAC- (falsamente stupito) Come mai?

TONIO- (indicando Cia) Convincere questa qui, non stata una roba facile. (rivolto a Giovanni. Cambiando tono) Signor dottore mia madre mi ha detto: Non si va dal dottore a mani vuote. Portagli questa bottiglia di nocino, digli che con questo pu succhiare le tette alla regina.

GIOVANNI- (prende la bottiglia) Ringrazia tua madre.

FARMAC- (rivolto a Cia) Non era necessario che veniste anche voi.

CIA- (dubbiosa ed un po sostenuta) Dovevo darlo a questo qui? Che cos si faceva bello con la roba mia? Proprio lui. Sa cosa mi ha fatto questo bel tomo?

FARMAC- Cosa?

( mentre avviene il battibecco fra Tonio e Cia, gli astanti ridono, sono insofferenti, ma non intervengono per non indisporre nessuno dei due)

CIA- Mi ha fatto cadere in testa un solaio di legna, e poi, ha il coraggio di chiedermi di pagarlo.

TONIO- (rivolto a Cia, deciso) Certo che voglio che mi paghi. Non vorrai che abbia lavorato una mezza giornata per la canzone del lello.

CIA- Prima mi aggiusti il solaio e poi si vedr. A momenti mi si apre il cervello

TONIO- Non te lha ordinato il prete di star sotto.

CIA- E io dovevo lasciati l, da solo, incustodito?

TONIO- Avevi paura che mi mettessi un pezzo di legna in tasca? Hai preso proprio da tuo marito: identica.

CIA- Tu lascia stare mio marito che sta bene dove . Sta bene lui e sto bene io.

TONIO- E proprio vero il detto Quando il marito si fa terra, la moglie si fa bella.

FARMAC- (visto che il battibecco va per le lunghe) Si. Ma ora lasciamo stare. ( alla Cia) Mi faccia vedere il libro?

CIA- (decisa) Un momento. Io, il librone lho portato al signor dottore. Sua moglie stata cos gentile da farmi passare il mal di testa. Io non mi faccio guardare nel sedere.

GIOVANNI- (tagliando corto) Va bene. Allora, lo dia a me. E la stessa cosa. Siamo tutti qui.

TONIO- (rimproverando) Guarda per uno straccio di libro quante voltate va a prendere. Se fosse nuovo E l che puzza che non so.

FARMAC- (spazientito) E allora: possiamo vederlo?

CIA- (decisa) Un momento. Questo un libro vecchio. Non ascolti quello l; che ignorante come una gallina. E tutto scritto a mano con la penna doca.

TONIO- (ridendo) E quando ti hanno tolto la penna dalle chiappe?

CIA- (rimbeccando) E tu: quando ti ammazzano per fare lo stracotto dasino?

GIOVANNI- ( spazientito)Se vecchio non pu essere scritto a macchina.

CIA- (taccagna) Io mi sono affezionata a questo libro; come se fosse mio figlio.

TONIO- (deridendola) Si. Dagli il latte con le tue tette. Ma se fino allaltro giorno non sapevi nemmeno di averlo.

CIA- Tu: non credi allamore a prima vista? Io son pronta a darglielo, per: se il solaio caduto, anche un pezzo e ne sta crollando un altro( subdola) Ci sarebbe da puntellarlo.

FARMAC- Ho gi capito. Va bene.

CIA- Intanto che si rif il tetto, ci sarebbe da rifare la facciata.

FARMAC- (rimproverando Cia) Guardi che quello un libro, non il tesoro del Vaticano.

PODESTA- (interviene deciso) Finora ho taciuto. Ho ascoltato. Se voi dite che vostro, non sar difficile dimostrarlo. Se dite che cos prezioso da valere tanto da rifare la casa Voi sapete che le opere darte sono un bene comune. Immagino che se a casa vostra c quel libro, ci saranno, anche, tante altre cose, per esempio: oro. E loro va dato alla Patria. (insinuante) Penso che valga la pena di demolire la casa per vedere di trovarlo. Naturalmente se c; lo Stato vi dar qualche ricompensa. Se poi, non vi niente; logico che non si pu pretendere che la comunit, ricostruisca una casa che cadente. E vero che voi avete il diritto di avere un tetto, quindi io vi assicuro che una stanza in Casermone per voi ci sar certamente. E il meno che la cittadinanza possa fare.

CIA- (spaventata) Prenda prenda, signor dottore. (da il libro a Giovanni, ed il farmacista glielo toglie di mano, Rivolto a Tonio. Esplodendo) Che ti venga un colpo a te e a quando mi sei venuto in casa.

Scena decima:detti, Anita seguita da Rosa.

ANITA- (entra vestita pressoche da suora. Melodrammatica) Vado in convento. Vo a farmi monaca. Non voglio farmi madre di peccatori. Egli passabilmente onesto, eppur potrebbe accusarsi di vizi tali, che sarebbe meglio se sua madre non lavesse partorito. Egli ambizioso, vendicativo, orgoglioso; con pi peccati pronti al suo comando, che io non abbia pensieri in cui versarli, fantasia per dar loro forza o tempo per commetterli. (domandandosi) Perch gente come lui deve strisciare fra celo e terra? Vado per la mia strada. Vado in convento. Sar casta come il ghiaccio, pura come la neve. Vado in convento. Addio! (alla Francesca Bestini esce)

GIOVANNI- (alla moglie, preoccupato) Ma impazzita?

FARMAC- ( nel frattempo ha cercato nel libro il seguito della pagina mancante. Lha gi letto mentalmente, e ora lo ripete agli altri) Ascoltate il resto della favola. (legge) Componeasi tale intruglio di piccol dose di soda caustica e grasso di puzzolente PUZZOLA. Tale soda ammorbidiva la pelle del delinquente; per la qual cosa, il puzzolente grasso per il perfetto numero di tre rotazioni del satellite attorno al pianeta suo, rimaneva al ripudiar della sua donna. La benigna formula veniva seguita da un tal rimbombante pugno che la mazza avrebbe fatto ridere i polli. Tal che: pi di dar senno, lo toglieva, unitamente al cervello che si staccava dallosso suo involucro. Li pazienti, unde non subir tale trattamento, preferivano andar morir sul campo della tenzon funesta. (rivolto a tutti) Avete capito cosa faceva il fratone Geltrude? Gli ungeva a quei poveri disgraziati, che gli capitavano sotto le mani; la zucca, cos per tre mesi puzzava cos, che le sue donne lo mandavano fuori casa. Dopo che gli aveva segnata la testa con la formula magica, gli dava un pugnone cos grosso, che il cervello si staccava dal cranio.

PODESTA- (deluso ma sorridendo) Quindi; altro che prendere senno

GIOVANNI- Veniva agli altri, pur di non andar sotto le mani di Geltrude.

FARMAC- Avete capito come facevano un tempo? Altro che obbiettori di coscienza. Andavamo a prendere la strada pi breve.

GIOVANNI- (rivolto alla moglie) Ma non mi avevi detto che le avevi unta la testa?

ROSA- E vero.

CIA- (scusandosi verso gli amici) Io ho creduto che voi voleste prendermi a godere, e allora, sono stata al gioco. Voi parlavate in punta di forchette e io ho fatto lo stesso.

TONIO- (stupito) Ma come hai fatto che sei ignorante?

CIA- (rimproverando) Veh; il mio asino Grandhotel non lo leggono solo le signore. A me non scappa nemmeno una puntata.

PODESTA- (deluso) Allora tutte le nostre speranze son andate a quel paese? Addio sogni di gloria. Addio

GIOVANNI- (rivolto al farmacista. Ridendo) Allora tutti quei milioni che volevi ammucchiare sono andati sotto luscio.

FARMAC- (battuta importante di chiusura) EH NO! LIDEA RESTA!!

F I N E

FOGLIO STRAPPATO DAL LIBRO

al seguito delle truppe del duca Matteo di Busseto. Eragli, comandante delle truppe, Gian Lodovico Pallavicino, che giunto in questa ubertosa terra, con 3000 fanti e 500 cavalli ne contestava la propriet al duca di Milano Francesco II Sforza. Comandante della avversaria coorte erasi Ridolfo da Camernno, fulgido eroe di tante battaglie. Dovendo fissare il luogo, ( che gi feci su stante) e tempo,; dir: esso tempo, cade nella siccit dAgosto dellA.D: 1525. Per dovere di cronaca ed esattezza storica, dir: che regnante lImperatore Carlo V, le anime erano affidate a Sua Santit Clemente VII da poco succeduto ad Adriano VI, tutore del gi lodato Carlo V. La battaglia fr i due eserciti avvenne il 21 di quello anno e appestato mese, con gran danno di Gian Lodovico Pallavicino il cui luogotenente Serafino della Lusejra fu impiccato ed esposto alla finestra dellestense torion per niun motivo. Tutto ci stante, capitommi un tal caso da rimembrare tutta la vita ( che spero lunga). In quella parte della storia, e in questa rivierasca terra del fiume Po, aveva predominanti le famiglie Dovara, Moreschi e Chiozzi perennemente in lotta fra di loro per invidia, per superbia tamquam igniorantia. I di loro famigli dovendo guerreggiare, tempo continuando ante e post diem scontri, erano presi da convulsi spasimi di testa, che pi sempliciter potevano essere appellati impazzimenti. Questi villici venivano, perci, portati nella chiesa della Fontana, benedetta dal nome di Santurario. Di l ne uscivano mondi. Preso da vaghezza di saperne donde, me ne informai. Viveva fra quei confratelli un certo Fra Timoteo che per mole soverchiava loro, pi alto di un braccio e con spalle da nominarsi armadio. Il di lui carattere era si dolce e delicato nei modi, che veniva in contrasto con la sua mole. Per la qual cosa, benignamente ed affettuosamente i confratelli per bilanciare le due qualit lo soprannominavano GELTRUDE. Questo frate pi che in odore di santo era di gran cerusico. Egli a quei sunnominati infami ungeva con segreto unguento, la fronte, ed essi immediatamente ne eran mondi. Entrato in confidentia con questo imprevedibile frate ebbi da lui un piccol campione che misi in notevole ampolla. La formula relativa di compositione e di parole che nelloccasione pronunciava, per mia memoria riporto fedel ( qui finisce lo scritto)

FOGLIO ALLEGATO ALLUNGUENTO DELLA SCATOLA

TER HAC MISTURA CHRISTI SIGNO TE UNGO IN FRONTE TUA HOC UNGUENTUM MANET DUM TIBI SAPIENTIA ADVEGNAT

( Per tre volte con questo intruglio io ti ungo, nel segno cristiano. Rimanga questo unguento sulla tua fronte fino a che sapienza ti giunga)

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