E la senna ondeggiava

E LA SENNA ONDEGGIAVA





COMMEDIA IN 3 ATTI




DI





TOMMASO ROSSI


ross.tommas26@gmail.it

In caso dinteresse per la rappresentazione della commedia, ove si trattasse di fino a 3 spettacoli rinuncio ai diritti dautore. Vorrei per essere prima informato.

















PERSONAGGI


CONTE AUGUSTO ZAPPAFRESCA
GELTRUDE
MARCHESA DI ROCCASECCA
DON ANTONIO
DUCA DI ROCCASECCA
PASQUALE
UFFICIALE GIUDIZIARIO
DUCA ERCOLE VERRUCA DI CASTALLENZA DI SANTAMARIA
VOCE NARRANTE











































ATTO I



Anno 1920. Sala da pranzo del conte Augusto Zappafresca: un tavolo con sedie, un mobile, una poltrona. Una porta esterna ed una interna, una finestra. Geltrude sta terminando di apparecchiare la cena per il signor conte. Sul tavolo: un cabaret, un elegante vassoio da portata con coperchio contenente una grossa fetta di pane raffermo, loliera, le posate, una brocca dacqua, un bicchiere, un tovagliolo.


Voce narrante: (allapertura del sipario) nella scala della vita c chi sale e c chi scende. Il conte Augusto Zappafresca uno di quelli che scendono e che vorrebbe risalire. Pasquale non scende perch pi in basso non pu andare. Don Antonio scende per amore e Geltrude... Geltrude confusa... Lamore... Lamore motore del mondo?

Geltrude: il pranzo servito (esce)

Il conte entra, si siede al tavolo, si sistema con cura il tovagliolo al collo.

Voce narrante: spesso quelli che scendono conservano le buone maniere ed i nobili principi del rango superiore al quale sono appartenuti ed al quale tentano di ritornare, con ogni mezzo. Ed triste vedere un conte ridotto a pane ed acqua. Quel fine palato, che aveva assaporato prosciutti interi e caviale e salmone, pasteggiando a champagne, si ora ridotto ai sapori semplici, al pasto frugale, ad una mensa povera ed incerta. Incerta com la vita, incerto com il futuro, incerto com il destino...

Conte: (scoperchiando il piatto) prosciutto, salmone, caviale... Surrogati, consumismo. (condisce il pane) Per me uomo di vecchio stampo, uomo di mondo, sono palliativi inutili. Non c niente di meglio di una buona fetta di pane raffermo, olio, sale ed un pizzichino di pepe ma che sia solo pizzichino, una lievissima spolverata. Il pepe lunico alimento che fa veramente male. (inizia a mangiare con piccoli morsi voraci, rivolto al pubblico) Che bont. Non potete immaginare che sapore, che gusto... E per digerire un buon bicchiere di chiara e fresca acqua sorgiva, che schiarisce le idee e rende forte lanimo. In questi ultimi anni, dalla morte di mia moglie, il mio animo divenuto arido, privo di ogni interesse e ha bisogno di essere sostenuto e rinvigorito continuamente. Per fortuna c mia figlia Geltrude, lunica ragione della mia vita, il bastone della mia vecchiaia. Fino a ieri era ancora una bambina ed in un battere di ciglia in breve divenuta donna ed ancora pi velocemente tende a sfiorire. Tanto scialba nel fisico quanto vigorosa e risoluta nel carattere. Voi non la conoscete ancora ma vedrete. Da qualche tempo mi da pi di un pensiero. S perch, a quanto pare, si innamorata. (rendendosi conto) Innamorata Innamorata? (battendo il pugno sul tavolo, con disappunto) Innamorata di chi?

Geltrude: (entrando) si vero mi sono innamorata, innamorata di Pasquale. Ah! Pasquale, sogno delle mie notti, rugiada del mattino, meta irraggiungibile...

Pasquale: (entrando con passo da gradasso) essere o non essere ricco, questo il problema. Anzi sono ricco, certo non di denaro ma di virt. Io so vestire alla moda, so giocare al pallone, conosco tutti i giuochi dazzardo: dalle carte alla dama, dagli scacchi al biliardo. Ma soprattutto, so scommettere sui cavalli, la mia grande passione. Certo il modo di mettere insieme virt e denaro, ci sarebbe. Il problema convincere quel pallone gonfiato del signor conte (esce)

Don Antonio: (entrando) sst, sst! Se starete zitti, se manterrete il segreto, vi dir che sono innamorato. Sst! (con circospezione) Indovinate di chi? E di chi se non di Geltrude! Me la dar, me la dar. Il signor conte me la dar perch... Perch... Perch? Eppure lo sapevo (esce)


Geltrude: (Geltrude fa un passo avanti verso il pubblico, al quale si rivolge) una premessa: come voi sapete al genitore ci si rivolge con il voi. Io invece trasgredir questa regola. Intendiamoci, non voglio in alcun modo mancare di rispetto al signor conte, mio padre. E che dopo la morte della mamma lui non ha voluto risposarsi e cos, anche se non da a vederlo, soffre la mancanza daffetto. Dandogli del tu mi sembra di essergli pi vicino, di dimostragli ancora di pi il bene che gli voglio. Lui per la verit al rispetto ci tiene eccome ma mi lascia fare, la mia spregiudicatezza nei suoi riguardi, lungi dallimportunarlo, lo lusinga alquanto. Chiarito il rispetto per le buone maniere, con il vostro permesso, terminata la premessa, con portamento da contessa, vado ad incominciare. (respira profondamente per concentrarsi, si avvicina al padre) Pap vorrei parlarti... Vorrei dirti...

Marchesa: ( entrando, con decisione) un momento caspita! E che, io come personaggio non esisto?

Conte: (spazientito) ma signora marchesa! Che fate! Laccordo era che voi al prologo non vi sareste presentata, che sareste entrata nella commedia, pi in l, con una mossa ad effetto

Marchesa: che centra... E che io sono stata sempre capricciosa. Soprattutto in amore. Ve lo ricordate quando passeggiavate senza pace sotto la mia finestra?

Conte: io? Sotto la vostra finestra? Quando mai?

Marchesa: a Parigi, ai Champs Elisee... La Torre Eiffel sullo sfondo, i violini suonavano...

Conte: i violini suonavano? Ma che dite?

Marchesa: La Senna ondeggiava...

Conte: pure?

Marchesa: e voi piangevate disperato!

Conte: s? E voi invece siete impazzita! Vaneggiate! Non La Senna che ondeggia, il vostro senno che ha rotto gli argini

Marchesa: volevate la mia mano... Mandavate mazzi di rose grandi come querce. (cambiando tono) Ed io li rifiutavo!

Conte: (stando al gioco) e perch li rifiutavate?

Marchesa: perch? Forse perch mi facevate schifo

Geltrude: (perdendo la pazienza) scusate, abbiate la bont. Abbiamo un pubblico che ci guarda, c una commedia da recitare. Soprattutto c la mia storia damore da raccontare

Marchesa: sentitela la smorfiosa! La mia storia damore da raccontare

Geltrude: pap io me ne vado, non ne posso pi, lho gi sopportata abbastanza

Conte: aspetta, fermati, non essere impulsiva. Non prendertela cos, fai finta di assecondarla. Quello della marchesa un personaggio patetico, privo di spessore, illanguidito dalla vicende funeste della vita

Geltrude: gi mi difficile raccontare i fatti miei in pubblico

Marchesa: eh! quante storie!

Geltrude: basta. Me ne vado! (esce indispettita)

Marchesa: queste giovani moderne, sono tutte spigoli, appena le guardi gi si offendono. Ai miei tempi le future suocere controllavano tutto e quando dico tutto, intendo dire tutto

Conte: ma insomma, signora marchesa, finitela. State esagerando. Andando avanti di questo passo finirete con rivelare la storia e la suspance finisce. Finisce la commedia!

Marchesa: Ah! E vero! Che stupida che sono stata, mi sono fatta prendere dallentusiasmo ma non dir pi niente, tornate al tavolo, continuate, scusate lintrusione (esce)

Conte: matta da legare. Matta la madre e scemo il figlio. Questioni di eredit genetica

Il conte si siede e riprende a mangiare. Geltrude si avvicina timorosa.

Geltrude: pap... Vorrei parlarti... Vorrei dirti

Si sente suonare alla porta.

Conte: (allarmato) chiedi chi

Geltrude, indispettita, va ad aprire.

Geltrude: chi ?

Duca: (fuori campo) cara contessina buongiorno

Geltrude: (apre la porta, contrariata) buongiorno

Duca: (fuori campo) permettetemi di dirvi che oggi siete pi splendente del solito. Avete una luce sul volto che dona risalto alla vostra epidermide vellutata

Geltrude: grazie siete troppo prodigo. (verso il pubblico) Quando il diavolo accarezza, vuole lanima...

Duca: (fuori campo) ecco, se non arreco troppo disturbo vorrei conferire con il signor conte

Geltrude: ah, vorreste conferire (il conte le fa ampi cenni per far congedare il duca). Non potete dire a me?

Duca: (fuori campo) mi rincresce alquanto ma al momento cosa molto personale. Comprendo che lora piuttosto inusitataVostro padre forse intento a desinare?

Geltrude: no... Il conte si intrattiene nella lettura del giornale

Il conte sparecchia velocemente, mettendo nel tiretto tutto quello che c sul tavolo. Poi va alla disperata ricerca del giornale.

Duca: perdonate lardire, scusate se insisto ma si tratta di cosa assai delicata

Geltrude: (impacciata) be, se si tratta di cosa delicata Prego entrate, accomodatevi pure

Al momento dellentrata in scena del duca il conte trova finalmente il giornale, corre verso il tavolo per farsi trovare intento alla lettura ma non fa in tempo. Il duca lo vede correre.

Duca: (turbato) i miei... Omaggi... Signor conte...

Conte: (fingendo di accorgersi solo allora dellarrivo del duca, continuando a correre intorno al tavolo, tenendo il giornale aperto) oh! Signor duca! Qual buon vento. Scusatemi se non mi fermo ma sto facendo footing

Duca: perdonate, non ho compreso il termine che avete test usato. Vostra figlia si esprime per massime e voi in latino ma io purtroppo, lo confesso, in letteratura sono piuttosto ignorante

Conte: ma cosa avete capito, non si tratta di latino ma di inglese. Footing, dal verbo to foot che significa camminare a passo veloce, correre lentamente. E un nuovo passatempo di moda tra la nobilt inglese per ammazzare la noia e tenersi in forma... Io ho aggiunto un tocco di cultura mediterranea, cos mentre faccio footing mi aggiorno, leggo il giornale... Ma vi prego, fatemi compagnia

Duca: ecco io

Conte: forza, forza (trascinando a forza il duca che tenta una debole resistenza e poi si accoda). Poi quando facciamo la guerra con gli inglesi perdiamo sempre perch loro sono pi scattanti. Respirare, respirare

Il conte crolla a sedere esausto, mentre il duca ha preso gusto alla corsa e continua con falcata atletica.

Duca: (continuando a sgambettare) vado bene cos signor conte? Hop! Hop!

Conte: s, s. Mi sono fermato per voi che siete a corto di allenamento, fermatevi. E fermatevi! (il duca si ferma) Accomodatevi. Vi dir: ogni tanto un po di movimento ci vuole, anche per smaltire. Sempre con questi pranzi, queste cene che non finiscono mai, con decine di portate

Duca: avete ragione. Sempre con questi piatti elaborati, sempre con questa carne. Le bistecche per esempio io le odio, non le posso pi vedere

Conte: purtroppo neanchio

Duca: fate bene voi, che siete asciutto come unacciuga, che vi tenete in forma

Conte: come dicevano i latini mens sana in corpore sano, vi ringrazio. Ma ditemi, a cosa debbo lonore di questa graditissima visita?

Duca: eccellenza, ecco... Vi porto i saluti di mio nipote Don Antonio

Conte: ah! Don Antonio! Bravo giovane, forte, robusto, intelligente

Duca: e gi. Direi soprattutto intelligente. Certo unintelligenza tutta sua, un po, come dire, originale...

Geltrude attraversa la scena visibilmente nervosa. Il duca sorpreso ne chiede spiegazione al conte con un cenno.

Conte: vi prego di perdonarla. E che in questo periodo un po nervosa. Sapete, in et da marito. Che volete, con tutte le proposte di matrimonio che ha, imbarazzata per la scelta. Labbondanza si sa innervosisce

Duca: ha molte... Proposte di matrimonio?

Conte: (intrigante) che centra, ci sono proposte e proposte

Duca: caro conte, vengo al dunque, inutile tergiversare. Come si suole dire: pane al vino e vino al pane. Dico bene?

Conte: mi sembrate un oracolo

Duca: Ecco Perdonate, un po di imbarazzo Del resto.. Data la circostanza Intendo dire il motivo della mia visita Sono qui proprio per lei, per vostra figlia

Conte: (fingendosi sorpreso) ah s?

Duca: s. Lessere nelle vesti di ambasciatore mi imbarazza e non poco

Conte: andiamo, signor duca, non siate umile. Un nobiluomo della vostra portanza, del vostro casato, imbarazzato. Rilassatevi, dite pure senza remore e siate ottimista. Via quella faccia cerulea, aprite il vostro sorriso

Il duca sforzandosi simula un sorrido esagerato, mostrando la dentatura carente.

Conte: ecco, magari senza sorridere troppo

Geltrude: (attraversando la scena) il riso abbonda sulla bocca degli stolti

Conte: il sarcasmo invece esorbita dalle labbra delle zitelle! Ha il maledetto vizio di parlare per massime e a volte sa essere pi tagliente di una scure. Non fateci caso. La giumenta deve essere ancora domata e per la doma ci vuole appunto un cavaliere. Ditemi pure caro duca

Duca: sono qui... Sono qui, per... Scusate, con questo trambusto, unimprovvisa amnesia... (sforzandosi) Per chiedervi... Accipicchia signor conte, me ne vergogno alquanto ma ho dimenticato quello che avevo da dirvi, un inspiegabile vuoto di memoria

Conte: diamine, fate uno sforzo, su Per chiedermi? Che cosa volete chiedermi? Forza su, partorite

Duca: come partorite, adesso vi confondente anche voi? Non sono mica una donna gravida!

Conte: non vi preoccupate, non sono affatto confuso. Intendevo dire: partorite la richiesta

Duca: ecco s, ci sono: a nome di mio nipote Don Antonio, sono qui per chiedervi la mano di vostro figlia

Conte: finalmente caro duca, un bambino sarebbe nato con minor travaglio. Quale onore, quale onore! Una richiesta del tutto inattesa che mi riempie dorgoglio. Mia figlia in sposa al marchese di Roccasecca. Accetto con grande piacere. Non perdete tempo, andate da Don Antonio e ditegli che laspetto, al pi presto. Tanto prima il crisma dellufficialit e tanto prima le nozze

Duca: un momento... Ecco... Non so come dirlo... Ci sarebbe il dettaglio della dote che porterebbe vostra figlia

Conte: non c bisogno di dirlo. Come voi sapete Geltrude la mia unica erede. Consecutio: avr tutti i miei averi. Il ragionamento lineare, fila liscio come lolio dalla macina

Duca: daccordo. Daccordo, certo, s. Se permettete per, quale garante di mio nipote, ho lingrato compito di conoscere lentit delle vostre sostanze, sia di quelle liquide che di quelle solide. Adesso, mio malgrado sono costretto, come vuole la prassi, a chiedervi formalmente lammontare beni che costituiscono la vostra fortuna


Conte: non vi conviene, caro duca, lo dico per il vostro bene. Lelenco dei miei possedimenti talmente sterminato che nellascoltarlo morireste di vecchiaia. Tra gentiluomini basta la parola. (aggressivo) Perch voi fidate nella mia parola, non vero?

Duca: ecco... Fidarsi bene, non fidarsi meglio!

Conte: (indignato) che fate, parlate per massime anche voi?

Duca: non... Dovrei?

Conte: affatto! Potrei offendermi. Loffesa, si sa, cattiva consigliera. Potrei negarvi quello che gi vi ho accordato

Duca: no, no per carit. Mio nipote Don Antonio follemente innamorato e ne morirebbe. Allora, voi che dite, che faccio?

Conte: ma siete distratto! A questo punto dovreste dire: quand cos... Non nelle mie intenzioni irritare la vostra suscettibilit. Mai e poi mai frapporrei ostacolo ai desideri di mio nipote. E sia, mi fido della vostra parola

Duca: (sforzandosi di ripetere) quand cos...

Conte: forza s, bravo

Duca: non nelle mie intenzioni irritare la vostra suscettibilit. Mai e poi mai

Conte: molto bene

Duca: mai e poi mai frapporrei ostacolo ai desideri del mio adorato nipote Don Antonio

Conte: bravissimo

Duca: e sia, mi fido della vostra parola... Come sono andato?

Conte: ottimo. Molto convincente. Siete un attore nato

Duca: (asciugandosi il sudore) finalmente! Ora che il mio impegno stato portato a compimento, non mi resta che allietare con la buona novella il futuro sposo. Signor conte vi porgo i pi calorosi omaggi. Ossequiate la contessina vostra figlia. Con permesso (esce)

Conte: arrivederci... Arrivederci. Pfiu! Tutti i miei averi e quali?

Entra Geltrude.

Conte: Geltrude, cara, vieni piccina mia

Geltrude: pap vorrei parlarti... Vorrei dirti...

Conte: (perdendo la pazienza) ho capito. So gi di cosa vuoi parlarmi ma non metterti in testa di avere il mio consenso, perch non lavrai mai. Farai quello che ti dico, anzi per meglio dire, quello che ti ordino. Dovessi tirati il collo tanto da cavare un cigno dalloca che sei diventata. Sei stata e sarai la ragione della mia vita. Il tuo destino legato al mio, ricordatelo. Hai tramato nellombra, hai agito a mia insaputa. Io sono tuo padre! Tuo padre! Tu sei tutto quello che mi rimasto... Credevi che fossi fesso? Tanto fesso da non accorgermi delle tue tresche? So tutto, mi ha informato la servit

Geltrude: pap ma quale servit. Di quale servit parli? Hai forse dimenticato che la servit stata da tempo licenziata? Non ti sovviene?

Conte: mi sovviene, mi sovviene eccome. Sei tu che hai dimenticato che stai parlando con il conte Augusto Zappafresca. E vero, la servit stata licenziata per, come dire, sopraggiunte sofferenze economiche, per i miei servi mi sono rimasti devoti. ( al pubblico) Anche perch avanzano ancora un anno di arretrati. Ti sei illusa mia cara, hai fatto i conti senza loste!

Geltrude: ma pap, come dicono gli inglesi: the eyes do not see, the hard does not desire, occhio che non vede cuore che non duole!

Conte: taci e lascia stare gli inglesi! Basta con le tue stupide massime! Ho sopportato in silenzio, con il cuore che mi sanguinava dal dolore. Dopo tutti i sacrifici che ho fatto per te! Mi hai tenuto alloscuro di tutto. Tuo padre, sono tuo padre... Come hai potuto, come hai potuto immaginare di poter portare a termine questa relazione con... Come si chiama quellessere immondo?

Geltrude: Pasquale!

Conte: Pasquale! Nome bifolco e dozzinale

Geltrude: luminoso, come laurora boreale!

Conte: (fino alla collera) sa di cocchiere a cassetta squassato dalla cervicale... Di mendicante accattone sulla piazza comunale, di acqua marcia, putrefatta, di scarico fecale! In nome di Dio dimmi, che ha questo Pasquale pi di Don Antonio?

Geltrude: non parlarmi di Don Antonio, pap. Lo sanno tutti che

Conte: che? Che? Cosa sanno tutti?

Geltrude: che uno scimunito! Ecco

Conte: uno scimunito. Brava, complimenti. Finalmente hai capito, era ora! Uno scimunito che pi scimunito non si pu ma particolare, molto particolare. Uno scimunito con largent. Denaro a piene mani, ricchezze a fiumi. Quale donna pi fortunata di quella che incontra luomo pieno di denaro e per di pi scemo? Quale fortuna pi sconfinata poteva capitarti? Acquisirai ogni sua risorsa e manterrai nel contempo per intero la tua libert, che perderesti miseramente con qualsiasi altro uomo appena savio. Lamore in questa epoca la trappola, la tomba della donna, che diventa inesorabilmente un misero passatempo da letto. (collerico) Io ho allevato prima il tuo cervello e poi il tuo corpo. Ti ho voluto forte ed indipendente, scevra da ogni condizionamento e devo dire che ogni tanto mi fai pentire di non averti cresciuta avvezza allubbidienza, come la buona pedagogia consiglia, soprattutto per le figlie femmine. Non ho avuto discendenza per mancanza di figli maschi, ma voglio che in te continui almeno a vivere lonore, la fierezza del casato

Geltrude: non divagare pap, non ricominciare con la tue litane sullonore del casato. A distruggerlo gi ci hai pensato tu. Sposatelo tu il tuo caro Don Antonio. Alla sua et porta gi la dentiera

Conte: e che importanza ha? Devi forse masticare con i suoi denti? La dentiera, la dentiera vero. La dentiera ma con i denti doro per

Geltrude: via pap, lo sanno tutti che al contrario di Pasquale, Don Antonio un deficiente totale!

Conte: emb? Meglio un nobile deficiente e ricco che uno squattrinato intelligente. Eppoi Don Antonio figlio della marchesa di Roccasecca e nelle sue vene scorre sangue bleu! Sangue nobile. E come dicevano i latini, asini cum asinis se copulant, gli asini si accoppiano con gli asini

Geltrude: appunto, io che sono una donna, una bella donna, non posso accoppiarmi con un asino come Don Antonio. Io voglio un uomo, voglio Pasquale

Conte: ancora! Benedetta figlia, la vita sembra sentimento ma non lo . Il sentimento: bello ed effimero come la neve al sole, dopo un po svanisce. Guarda, guarda tua cugina la contessa di Ripa Alta, perch credi che abbia sposato quel mezzo beduino del conte di Altomuro? Non certo per amore. E linteresse che governa il mondo. Ricordalo sempre: lamore prima o poi finisce ma ricchezza, la ricchezza rimane

Geltrude: non sempre la ricchezza rimane pap, e lo sai bene. Tu per esempio: eri ricco e ora non lo sei pi

Conte: che centra, leccezione conferma la regola. Eppoi modera i termini! Sono in un momento di difficolt, non lo nego. Ma cosa ben diversa dallessere un becero arrivista come quel tuo spasimante da quattro soldi

Geltrude: ti prego pap, ti prego. Ricevilo almeno una volta al tuo cospetto. Una volta sola, s che il fascino che emana dalle sue membra possa su di te irradiarsi e conquistarti alla nostra speme

Conte: cos, un passo della Divina Commedia?

Conte: no pap, il divino Pasquale! Se tu solo potessi contemplare la sua intelligenza, ammirare la sua bellezza. E forte pap, se tu sapessi quand forte, e come sa turbare con il suo sguardo. Due occhi fiammeggianti che mi hanno trafitto irrimediabilmente il cuore. Ogni mia parte attratta da lui, come i pianeti dal sole... Pap io lo amo

Conte: E lo dici cos? Senza il mimino pudore? Dove siamo arrivati e dovremo andremo a finire. (al pubblico) Amore! La sentite? Sentite con quale noncuranza le donne doggi conversano sui problemi di cuore? Era una volta che le donne al solo sussurrare di questo termine abbassano gli occhi con le gote arrossate dallimbarazzo. Bei tempi andati, giovent che non torna pi. (ricordando piacevolmente) Le donne le conquistavo, con un misto di impudicizia ed arroganza, le facevo arrossire e zac! Cadevano tra le mie braccia come le pere dallalbero... Sei testarda eh? Pi di tuo padre. E va bene, fallo venire. Ma ricordati che se questo bellimbusto non sapr ammaliarmi come ha fatto con te e non ci riuscir, dopo sposerai senza condizioni Don Antonio, chiaro?

Geltrude: grazie pap. Corro a chiamarlo (esce)

Conte: (soffermandosi a riflettere, verso il pubblico) a questo punto vi chiederete perch voglio dare mia figlia a don Antonio anzich a Pasquale. Cio perch tra uno scemo ed uno sfaticato, scelgo uno scemo. Ebbene lo confesso, non solo per preservare la libert di mia figlia. Purtroppo per mantenere lo stile di vita che si conviene per un uomo del mio rango ci vogliono le sostanze e ahim le mie casse sono vuote, esangui. E una questione fisica, di vasi comunicanti. Il matrimonio, se fatto bene, pu provocare il fenomeno dei vasi comunicanti. In altre parole il matrimonio di mia figlia Geltrude con Don Antonio pu mettere in comunicazione le casse della marchesa di Roccasecca, piene, con quelle del conte Zappafresca, vuote. Mi sono spiegato? Sinceramente non ne posso pi di debiti, debitori, di questa vita umiliante. Certo Geltrude un po recalcitrante agli ordini. Ma si sa, i tempi cambiano, non ci sono pi le donne servili e silenziose di una volta. Oggi fatica per il genitore, specie nel matrimonio. Le figlie doggi sono lussuriose, si fanno guidare dal sentimento. Sinnamorano del primo venuto e delle necessit del casato, se ne infischiano

Don Antonio: (fuori scena) permesso?

Conte: s?

Don Antonio: sono Don Antonio

Conte: caspita! Il duca stato imbranato nel parlare ma molto spedito nel camminare. (precipitandosi verso la porta) Gi siete qui? Entrate, prego, vi stavo aspettando

Don Antonio compare sulla porta imbarazzato, ha il cappello in mano.

Conte: Caro don Antonio, che piacere. Fatevi guardare, siete il ritratto della salute

Don Antonio: voi dite che a Geltrude piaccio?

Conte: senza ombra di dubbio. Appena ha saputo della vostra profferta ha fatto salti di gioia a tal punto che si quasi slogata una caviglia. Prego accomodatevi, non abbiate remore, fate come se foste a casa vostra

Don Antonio: grazie. Ah! Ah!

Si siedono entrambi. Don Antonio si siede nella direzione opposta al signor conte, si alza e si risiede, non riesce a trovare la posizione sulla sedia.

Conte: prego, prego, accomodatevi come pi vi aggrada. (strapazzandolo) Chiamatemi pure pap, sono orgoglioso di voi. Ditemi che ne pensa la signora marchesa?

Don Antonio: Ah! Ah! Mamm?

Conte: s, mamm, cio la signora marchesa

Don Antonio: non le ho ancora detto niente. Ci parlate voi?

Conte: come non le avete ancora dato la bella notizia? E perch?

Don Antonio: (alzandosi intimorito) mi vergogno... Ci parlate voi?

Don Antonio in preda allagitazione non riesce a stare fermo.

Conte: be certo, potrei parlarci anchio. Non importa poi vedremo. Agitato e? Vi capisco. Il tumulto dellamore smuove le viscere. Questi sono ricordi che non si cancellano. Non vi preoccupate, non abbiate remore, agitatevi pure. Per intanto sappiate che avete la mia benedizione

Don Antonio: ah! Ah! E Geltrude (strofinandosi le mani) dov?

Conte: Geltrude? Ah gi, s. E uscita un attimo ma state tranquillo, sar qui a momenti

Si sente bussare alla porta.


Conte: chiedete chi

Don Antonio: devo chiedere io? Ma signor conte avete dimenticato che siete a casa vostra? Non casa vostra questa?

Conte: certo che casa mia, (tra s e s) almeno fino a quando non me la pignoreranno. No, che potrebbe trattarsi di qualche scocciatore e allora...

Pasquale: (fuori campo) signor conte aprite, sono Pasquale

Conte: (con disappunto) caro Don Antonio devo chiedervi di uscire. Giusto il tempo che mi necessita per liquidare questo ficcanaso. Fate cos: andate dalla fioraia in fondo alla strada e comprate un bel mazzo di fiori per Geltrude, cos poi quando ritornerete, pi tardi, lei sar nel frattempo tornata e le farete una bella sorpresa

Pasquale: (fuori campo) signor conte ci siete? Aprite

Conte: un attimo!

Don Antonio: devo andare?

Conte: andate, andate

Don Antonio: un bel mazzo di fiori, per Geltrude

Conte: s, s, andate

Don Antonio: poi per torno

Conte: (spazientito) s, tornerete, e noi resteremo qui impazienti ad aspettarvi, va bene? (verso il pubblico) Mamma mia quand ottuso!

Don Antonio: allora vado? S, s, vado. Riverisco (esce)

Pasquale: (entrando) scusate la sfacciataggine, il portone era aperto ed eccomi qua

Conte: ah... Accomodatevi. Voi sareste Pasquale?

Pasquale: (sedendosi) per lesattezza Pasquale Vinciguerra, a vostra completa ed incondizionata disposizione

Conte: chi vi ha detto di sedervi? A casa mia non si siede nessuno senza il mio permesso!

Pasquale: (alzandosi) mi sembrava di aver capito che dovevo accomodarmi

Conte: nel senso di entrare

Pasquale: ah. Nel senso di entrare... Sono qui per dirvi di non farvi ingannare dalle apparenze e dalle maldicenze. Al momento, vero, non ho grandi risorse, attraverso un momento difficile, sono ancora in cerca di unoccupazione stabile



Conte: giovanotto dite la verit, siete voi in cerca delloccupazione stabile o loccupazione stabile che cerca voi? Come pensavo, siete disoccupato, senza arte n parte

Pasquale: ma che dite? Io sono un poeta... Eppoi lavoro saltuariamente, faccio laccompagnatore

Conte: accompagnatore! Accompagnatore di morti al cimitero!

Pasquale: accompagno i miei amici allippodromo a scommettere sui cavalli. (confidenziale) Anzi se permette, questa settimana avrei una tris per voi

Conte: ah! Quindi oltre ad essere sfaticato siete anche vizioso. Ma come potete lontanamente immaginare di essere un partito valido per mia figlia? A proposito ma come lavete conosciuta? Com stato possibile?

Pasquale: eh, vostra figlia ha un cuore doro, una generosit senza limiti. Facevo una questua al circolo letterario e lei, pensate, mi ha offerto dieci lire

Conte: die-dieci lire? E dove le ha prese? Eppoi che ci faceva un pezzente come voi al circolo letterario?

Pasquale: come vi ho detto sono un poeta, uno dei migliori della citt, anzi il pi migliore. (tira fuori dalla tasca un foglio di carta) Vi far sentire una delle mie poesie, cos capirete di fronte a chi vi trovate

Conte: lho gi capito, non ho bisogno daltro. Non ho pi nulla da dirvi, potete accomodarvi

Pasquale si mette a sedere contrariato.

Conte: che fate?

Pasquale: mi sono accomodato, ho fatto come mavete ordinato. Essendo gi entrato mi pare chiaro che questa volta il vostro invito ad accomodarsi sul divano. Ed io vi ho obbedito

Conte: cosa avete capito! Vi dovete accomodare fuori, dovete uscire. Tornate tra i vostri pari, insieme a quelli della vostra razza

Pasquale: mi dispiace deludervi ma io da qui non mi muovo

Conte: come sarebbe a dire da qui non mi muovo? Come osate? Fuori da casa mia! Sparite!

Pasquale: le promesse, caro signor conte, si mantengono. Geltrude mi ha detto che le avete promesso che mi avreste ascoltato

Conte: ed io vi ho ascoltato, pi del dovuto, pi di quanto meritiate. Adesso uscite!

Pasquale: non se ne parla nemmeno. Sinora avete parlato solo voi, se si pu dire parlato, perch in realt voi non avete fatto altro che insultarmi. Uscir dopo che voi avrete ascoltato la mia poesia. Solo allora sarete in grado di giudicarmi per quello che sono, al di l delle apparenze e dei pregiudizi

Conte: impertinente ed impenitente che non siete altro. Voi approfittate della mia buona educazione e siete fortunato. Perch se oggi non fosse un giorno veramente speciale, vi avrei gi fatto ingoiare tutti i denti, compreso quello del giudizio, che certamente non avete. E sia, recitate i vostri versi da strapazzo. Ma poi uscirete da questa casa e non vi metterete pi piede per il resto dei vostri giorni

Pasquale: (tirando fuori il foglio dalla tasca, alzandosi) il mio stile si ispira alla corrente poetica dellassonanza. Titolo: languilla.
(con enfasi) Languilla senza sale,
senza sale fa male
meno male, tale e quale.
E se va a male?
Con molto sale la mangeremo a Natale. Fine.

Conte: se lo mangia Pasquale e va a finire allospedale. Cosa mi tocca sentire

Geltrude: (giunta nel frattempo, ha assistito estasiata) bella! Magnifica, sublime!

Conte: ah, sei qui. Chi ti ha dato lordine di prelevare dal forziere le dieci lire che hai dato a questo (con disprezzo) galantuomo?

Geltrude: di quale forziere parli pap? Nel forziere sono rimaste solo le tele di ragno

Conte: con te faremo i conti dopo. In quanto a voi, primo: restituitemi subito le dieci lire

Pasquale: e chi ce le ha pi?

Conte: secondo: girate alla larga da mia figlia e terzo quella e la porta sparite immediatamente dalla mia vista

Pasquale: ma che dite? Non vorrete mica ignorare che vostra figlia mi ama? Quanto mi ami Geltrude? Fallo sentire a pap

Geltrude: alla folla!

Conte: Non vero! Non pu essere vero

Don Antonio: (entrando con un enorme mazzo di fiori che gli impedisce la visuale) guarda qua la porta aperta, mi stanno aspettando. Geltrude! Geltrude! Amore mio, luce dei miei occhi (va a sbattere contro Pasquale)

Pasquale: u! Ma non vedete dove mettete i piedi?

Don Antonio: Siete ancora qui? Chi siete?

Conte: (soccorrendolo) non vi preoccupate Don Antonio. Tutto bene? vi siete fatto male?

Don Antonio: (scrutando Pasquale e tastandosi per assicurarsi di essere incolume) sembra di no... (continua scrutare sospettoso Pasquale)

Conte: trascurate questimpostore, caro Don Antonio, questo uno scansafatiche, un buono a nulla, un morto di fame

Pasquale: scansafatiche. Morto di fame. Santo mi dovreste chiamare! Solo un santo come me pu prendersi una scarrafone come vostra figlia

Geltrude si accascia sulla sedia e piange platealmente.

Pasquale: ecco qua, volevate affibbiare quel rudere di vostra figlia a questo bravo giovane, al figlio della marchesa

Conte: (al colmo dellira) fuori! Ho detto fuori da questa casa, ignobile che non siete altro! (rivolto a Don Antonio) E voi non dite niente? Vi fate offendere la vostra fidanzata ed il vostro futuro suocero, senza battere ciglio?

Don Antonio: ma... non capisco... Ma si pu sapere cosa sono queste discussioni?

Pasquale: ancora non avete capito?

Don Antonio: no

Pasquale: siete duro

Don Antonio: s

Pasquale: qui anche un bambino avrebbe capito. Padre e figlia vi volevano infinocchiare per mettere le mani sulle vostre ricchezze

Conte: non posso tollerare oltre che in casa mia si pronuncino simili sciocchezze. Fuori!!

Pasquale: vi brucia la verit eh?

Don Antonio: (a Pasquale) ma voi, in realt, chi siete? E tu, Geltrude cara, mi ami? Questi fiori sono per te

Geltrude: (scaraventando i fiori in testa a Don Antonio) ma vattene cretino!

Conte: adesso basta! (spintonando Pasquale) Fuori! Fuori o chiamo la forza pubblica!

Don Antonio: (intervenendo in difesa di Pasquale) non lo toccate, capito? Anchio lho capito che... Che... ( a Pasquale) Comera limbroglio?

Conte: Don Antonio mi state meravigliando. State dando credito a questessere inqualificabile. Da parte vostra non lavrei mai immaginato. Vi invito ad un comportamento pi composto!

Pasquale: (scimmiottando il conte) vi invito ad un comportamento pi composto! Venite con me caro Don Antonio, lasciate perdere questa sottospecie di nobile decaduto. Vi spiegher tutto strada facendo (rivolto al conte, beffardo). Adesso eserciter la mio professione: accompagner Don Antonio allippodromo, a scommettere sui cavalli

Don Antonio: (fa il verso del cavallo) ai cavalli! Ah! Ah! Ai cavalli!

Pasquale: (mettendo confidenzialmente il braccio sulla spalla di Don Antonio) togliamo volentieri il disturbo. Andiamo Ant (escono)

Conte: Aspettate Don Antonio, tornate indietro. Voi non sapete, fermatevi, vi scongiuro

Pasquale e Don Antonio: (allontanandosi) ai cavalli! Ai cavalli... Ai cavalli! Ai cavalli!

Conte: farabutto! Un giorno ti strapper il cuore e te lo manger!

Geltrude: (asciugandosi le lacrime) crudo?

Conte: che crudo, arrosto con le patate

Geltrude: ma dai pap!

Conte: tu dici che il cuore arrostito potrebbe essermi indigesto?

Geltrude: eh!

Conte: dici che sarebbe meglio cotto al vapore e condito in bianco, aglio e prezzemolo?

Geltrude: pap! Lo sai che hai lulcera e che le frattaglie ti fanno male!

Conte: e ridagli con le prediche! Non sai far altro che vanificare tutti i miei sforzi. E pensare che ero in procinto di concludere il mio capolavoro: farti sposare da Don Antonio. Invece eccoci ancora al punto di partenza. Addio matrimonio...





















II ATTO



Stessa scena del I atto. Musica di sottofondo. Sipario chiuso.

Voce narrante: cosa sarebbe la vita senza la piacevole attesa del dover ricevere o laffanno del dover dare... Il conte se ne stava seduto nel solito gozzoviglio quotidiano, immerso nei suoi pensieri che come levrieri rifuggivano le scadenze, i debiti, le angosce della vita. Ma la sorte spesso pi dura della pietra e allimprovviso bussa alla sua porta...

Si Apre il sipario. Il conte seduto sulla poltrona addormentato, riverso sul giornale che stava leggendo.

U.G.: (fuori campo) c nessuno in casa?

Conte: (svegliandosi di soprassalto) chi ?

U.G.: sono lufficiale giudiziario, fatemi entrare

Conte: (allarmato) perch, chi cercate?

U.G.: il conte Augusto Zappafresca. Siete voi?

Conte: aspettate. (tra s e s) Ci devo pensare. Questa non ci voleva. (furtivo) Geltrude, Geltrude!

Geltrude: che c

Conte: che c, che c, che c. E di nuovo qui lufficiale giudiziario, tutta colpa tua. Qui si mette male. Questo ci sequestra tutto! Digli che non ci sono, che sono partito per... Per un viaggio daffari (esce di corsa)

Geltrude: (verso lesterno) prego, accomodatevi

U.G.: (entrando) c il signor conte?

Geltrude: mi dispiace, partito

U.G.: per un viaggio daffari?

Geltrude: e voi come lo sapete?

U.G.: signorina! e la quarta volta che vengo e che voi mi rispondete con la stessa scusa. Piuttosto chiamate vostro padre

Geltrude: vi dico che non c. Osate mettere in dubbio la parola di una gentildonna? (con tono da civetta) Sono sola, capite, sola...

U.G.: voi siete la figlia del conte, giusto?

Geltrude: s

U.G.: allora notifico a voi latto ingiuntorio

Geltrude: (terrorizzata) no a me no, non ho fatto niente

U.G.: si calmi, non c motivo dallarmarsi, si tratta solo di debiti cara signorina. I debiti accumulati da vostro padre nellultimo anno. Non il caso di preoccuparsi se si solvibili. Perch vostro padre pu pagare, non vero?

Geltrude: certo, certamente, s. Per come le ho detto pocanzi mio padre partito e purtroppo

Geltrude e lU.G.: (allunisono) ha portato con s la chiave del forziere

Geltrude: (imbarazzata) avevo detto anche questo la volta precedente?

U.G.: (annuisce) piuttosto, adesso che ci penso, prima, quando ho chiamato mi ha risposto una voce maschile, quindi in casa c un uomo. Non sar mica vostro padre che si nasconde?

Geltrude: (incerta) no, no... Sono sola vi ripeto... E che io mi diverto a fare imitazioni. E vero... Ve lo giuro sui miei figli

U.G.: perch, cos giovane, gi avete figli?

Geltrude: se ho figli? mi avete chiesto se ho figli?

U.G.: sissignore, vi ho chiesto se avete figli

Geltrude: io dovrei dirvi, dovrei dire ad un estraneo se ho figli?

U.G.: come vuole, non tenuta a farlo

Geltrude: secondo voi?

U.G.: secondo me cosa?

Geltrude: secondo voi li ho?

U.G.: cosa volete che mimporti

Geltrude: e allora perch me lavete chiesto, scusate?

U.G.: che ne so. Lho fatto senza volerlo. Lho chiesto spontaneamente

Geltrude: e voi li avete?

U.G.: ho cosa?

Geltrude: figli

U.G.: assolutamente no

Geltrude: come mai? (ammiccante) Allora non siete sposato

U.G.: giammai! Piuttosto voi avete affermato pocanzi che sapreste imitare la voce di vostro padre. Non vi offenderete se vi dir che non ci credo?

Geltrude: non Ci credete? Pensate di me che sono una bugiarda? Vi sbagliate, signore. Io imito mio padre perfettamente

U.G.: bene. Allora fatemi sentire

Geltrude: (fingendosi imbarazzata) vi farei sentire volentieri se non mi vergognassi. Lo faccio cos, per diletto, quando sono sola. Ma voi mi siete simpatico, per voi far uneccezione. Fate cos: uscite, chiamate di nuovo ed io, maga! Vi risponder con la voce di mio padre

U.G.: proviamo, sono proprio curioso (esce)

Geltrude: pap, presto, vieni

Conte: (seccato) sono qui. Perch non lhai mandato via subito? A fare la civetta non riesci proprio a rinunciare

U.G.: (fuori campo) c nessuno?

Geltrude: dai pap, rispondi!

Conte: questa poi, un conte che gioca a nascondino

U.G.: (fuori campo) signorina, che fa, non imita?

Geltrude: un attimo, mi sto concentrando. (al padre) Rispondi!

Conte: (sbuffando) chi , chi chiama, che volete?

Geltrude: (facendo finta di schiarirsi la voce) visto? Tornate su

Conte: che tornate su! Mandalo via! Mandalo via! (esce frettolosamente imprecando)

U.G.: (rientrando) incredibile, veramente molto brava, vi faccio i miei complimenti

Geltrude: (ammiccante) grazie, come siete galante...

Don Antonio: (fuori campo) signor conte aprite, sono Don Antonio, ho avuto una disgrazia, per lamor di Dio fatemi entrare

Geltrude: (molto seccata) non possibile! E peggio di una calamit naturale! Entrate, la porta aperta

Don Antonio: (entra barcollando) vi supplico, un bicchiere dacqua, mi sento mancare (cade pesantemente su una sedia). Quel criminale di Pasquale, mi ha fatto perdere una fortuna ai cavalli. (disperato) Chi la vuole sentire a mamm

Geltrude: (porgendogli un bicchiere dacqua, con tono di rimprovero) calmatevi

Don Antonio beve affannosamente, poi si abbandona ad un pianto disperato.

U.G.: via buon uomo, non la fine del mondo, mi creda. Lo posso ben dire io che conosco le miserie ed i debiti di tutti

Geltrude: Don Antonio caro, ho avuto unidea. Quanto avete perso al gioco?

Don Antonio: tanto!

Geltrude: tanto quanto?

Don Antonio: mille lire!

Geltrude: (allU.G.) quanto deve pagare mio padre per latto ingiuntorio?

U.G.: dunque vediamo... (preleva i documenti dalla borsa) Anche se ricordo bene meglio controllare. Ecco qua: settecentoventi lire

Geltrude: caro Don Antonio mio padre partito, lontano. Se non pago questo debito (facendo locchiolino allufficiale giudiziario) mi arrestano

Don Antonio: oh mio Dio! In galera, un fiore come voi? Mai!

Geltrude: vi prego, solo voi mi potete salvare

Don Antonio: se solo potessi. E come?

Geltrude: coprendo il debito. In fondo dovete dire a vostra madre che avete perso mille lire ai cavalli, giusto?

Don Antonio: chi glie dice a mamm! Chi glie lo dice!

Geltrude: suvvia, non mi vorrete far credere che un uomo di carattere e di polso come voi, si faccia impressionare da questa piccola defallance?

Don Antonio: (rincuorato) voi dite che ci riuscir?

Geltrude: io ne sono pi che convinto. Non ho motivo per dubitarne

U.G.: concordo con la contessa. Cosa volete che siano mille misere lire, una goccia nel mare delle vostre ricchezze. Non credo che la signora marchesa sia tanto pusillanime da risentirsene. In fondo voi siete giovane. E non si fanno forse in giovent le sciocchezze?

Geltrude: quando le dovrete comunicare la vostra piccola perdita, aggiungerete lancor pi piccolo debito fatto da mio padre. Direte che la perdita al gioco stata di mille e settecentoventi lire ed avrete fatto unopera buona. Soprattutto (attorcigliandogli i capelli con le dita) mi farete felice, avrete tutta la mia riconoscenza

Don Antonio: ma poi voi mi sposerete?

Conte: (entrando in scena tumultuosamente) certo! certo! vi sposer eccome!

Geltrude: pap!

Don Antonio: signor conte!

U.G.: ma... Non eravate partito?

Conte: di cosa vi impicciate voi? Ero partito e sono tornato indietro. Caro Don Antonio, Don Antonio carissimo, siete il genero che ogni suocero vorrebbe avere

U.G.: un momento, un momento. Piuttosto precisate perch siete tornato indietro. Io rappresento la legge e non si pu menar per il naso la legge impunemente. Se lingresso quello e da l non siete entrato, da dove arrivate?

Conte: (allufficiale giudiziario) sentite, non fate troppo il cavilloso. Voi siete qui per il vile denaro, giusto?

U.G.: giustappunto, proprio per quello. Il mio compito riscuotere, mentre il vostro pagare

Conte: un dovere al quale non intendo affatto sottrarmi. Forse avete dimenticato che state parlando con il conte Augusto Zappafresca. Nelle mie vene scorre sangue bleu, sangue nobile. Lonore che ho lorgoglio di ostentare garanzia di ottemperanza per tutti gli impegni che ho assunto

Don Antonio: voce del verbo assumere (si pavoneggia)

U.G.: (verso don Antonio) bravo (al conte). E questo il momento di dimostrarlo, non chiedo altro. Liquidate

Conte: lo far senza indugio, prima di quando voi crediate. Caro Don Antonio, Don Antonio carissimo! Lo facciamo questo assegnino?

Don Antonio titubante. Il conte e Geltrude sollevano Don Antonio con tutta la sedia e lo portano al tavolo.

Conte: non abbiate timore, con la signora marchesa parler io, le dir che avete fatto una pazzia, che avete acquistato un anello di valore per il fidanzamento con mia figlia (dandogli di gomito). La vostra futura sposa

Don Antonio tira fuori il portafogli a malincuore, ne estrae il blocchetto degli assegni. Il conte gli porge prontamente una penna che non scrive.

Don Antonio: non scrive...

Conte: date a me, ci penso io (lita sulla penna e glie la porge di nuovo)

Don Antonio firma. Il conte gli sfila immediatamente lassegno.

Conte: (controlla limporto) settecentoventi lire, e voil (lo mette repentinamente in tasca)

U.G.: scusate, lassegno

Conte: quale assegno?

U.G.: quello che avete messo in tasca. Dovreste darlo a me

Conte: ah, gi, che distratto. A voi (gli da lassegno)

U.G.: ah, finalmente fatta

Conte: se permettete finalmente fatta lo dico io. Adesso se non vi dispiace, (fa con la mano il gesto dinvito ad andarsene) togliete il disturbo

U.G.: con vero piacere. Contessa (esce)

Don Antonio: Geltrude, cara, allora possiamo dare lannuncio del nostro matrimonio a mamm?

Geltrude si dispera e piange.

Conte: tutto bene quel che finisce bene. Lamore alla fine trionfa sempre. Perch la vera forza del mondo qui, nel cuore. Anzi sul cuore (tira fuori lentamente il portafogli)

Inizia a chiudersi il sipario.

Marchesa: ferma, ferma il sipario (il sipario si ferma) La storia potrebbe finire qui. Un finale scontato... Ed invece non pu finire

Conte: ancora! Cos unaltra folla? La Senna straripata oppure crollata la Torre Eiffel?

La marchesa piange tenendosi la testa tra le mani.

Don Antonio: (soccorrendola) non piangete mamm. Vi sentite male?

Marchesa: (riprendendosi) non niente, non niente... Adesso passa...

Geltrude: andiamo signora marchesa, sposer Antonio, lo far felice...

Marchesa: non sposerai nessuno. Antonio ha agito senza consultarmi, di testa sua

Don Antonio: non piangete mamm, non lo faccio pi

Marchesa: tacete, tacete tutti. Signor conte vi devo parlare a quattrocchi (ad Antonio e Geltrude). Voi uscite

Geltrude e Don Antonio escono.

Conte: capisco, giusto che tra genitori ci si accordi. Sar il matrimonio dellanno, va organizzato nei minimi dettagli. Io mi orienterei verso una cerimonia tradizionale ma non troppo, sfarzosa ma non troppo, soprattutto costosa ma non troppo

Marchesa: povera creatura innocente... Lho allevata da sola, senza padre. Un padre indegno che in tutti questi anni non si mai fatto vivo

Conte: come dite?... Dunque allora il padre non morto come si dice

Marchesa: che dolore! Che dolore qui nel petto, in questo petto di madre, vedere questo figlio smarrito, inseguito dal fantasma del padre. Un bastardo, messo sempre da parte, additato da tutti

Conte: eh, quant ignobile luomo che genera e che poi degenera. Vorrei averlo qui, tra queste mani, per sfidarlo a duello e per togliergli lonore, se lonore gli rimasto, a quel verme fuggiasco

Marchesa: taci Augusto, taci

Conte: mi date del tu... Che strana che siete, non vi capisco

Marchesa: il mondo strano, la vita strana, la realt a volte supera la fantasia

Conte: che volete dire?

Marchesa: (con struggente malinconia) i violini suonavano...

Conte: ci risiamo con questa fissazione dei violini

Marchesa: La Senna ondeggiava...

Conte: La Senna poi non poteva mancare

Marchesa: una carrozza era ferma davanti a Notre Dame

Conte: giustamente il repertorio si ingrandito. Dopo i violini e La Senna arrivata pure la carrozza!

Marchesa: (persa nellamaro ricordo) un uomo era riverso al suo interno, sembrava morto... Mi avvicinai con il cuore in gola, avrei voluto fuggire ma quelluomo poteva avere bisogno daiuto... Vidi che si muoveva, tossiva, aveva in mano un fazzoletto di seta bianca. Al chiaro di luna lessi le iniziali su un lembo: A.Z., come a simboleggiare linizio e la fine. Luomo si accorse della mia presenza, mi guard con due occhi da pesce fritto... Erano belli i suoi occhi al chiarore della luna... Feci appena in tempo a capire che era ubriaco, lui mi afferr di scatto e mi trascin nella carrozza, provai ad urlare ma lui mi tapp la bocca con un bacio che mi tolse il fiato... Non seppi resistere... Ci amammo per tutta la notte, follemente... Mi addormentati e quando mi svegliai era ormai lalba. La carrozza non cera pi. Luomo era sparito. Mi ricordai le iniziali sul fazzoletto... Avevo trovato lamore e lavevo perso nel breve volgere di una sera... In compenso, stava maturando il me il frutto di quellamore tanto breve quanto concreto... aspettavo un figlio, aspettavo Antonio...

Conte: credetemi sono mortificato e al contempo turbato dal vostro racconto. Quello che per non riesco a capire perch avete raccontato a me questa storia tanto personale

Marchesa: quelle iniziali: A.Z., ho cercato a lungo la persona alla quale appartenevano

Conte: e lavete trovata?

Marchesa: alla fine lho trovata

Conte: chi era?

Marchesa: il conte Augusto Zappafresca!

Conte: come? (folgorato) che dite? Voi delirate, siete impazzita, come osate? (in preda al panico) no, no, no, no... No, no, no, no, no

Marchesa: che tu voglia o no, che tu ci creda o no, la realt non cambia. Il padre di Antonio sei tu

Conte: state vaneggiando! Avete sorpassato tutti i limiti! Siete conosciuta per lessere una donna svanita, con la testa tra le nuvole. Adesso mi pare che la testa lavete smarrita completamente. Anche se per un attimo volessi ammettere ma non concedervi di avere ragione, allora come mai in tutti questi anni vi sareste ostinata nel silenzio, perch avreste atteso tanto?

Marchesa: perch non mi avresti creduto. Se non fossi stata costretta dalle circostanze non ti avrei detto niente. Antonio in tutti questi anni ha cercato cos tanto suo padre che alla fine lha trovato, senza volerlo... Forse un segno del destino

Conte: (molto agitato) sempre ammesso e non concesso, non riesco a capire. Voi dite che dopo laccaduto, a Parigi, mi avreste trovato no? E allora, come mai non mavete detto niente a Parigi?

Marchesa: perch non c peggior sordo di chi non vuol sentire. Dio sa quante volte ho cercato di incontrarti. Ho ritrovato persino la tua casa: Rue De la Defance, 19

Conte: Rue de la Defance, vero...

Marchesa: quante volte ho bussato alla tua porta. Poi ho desistito. Ogni volta il domestico mi diceva che eri partito

Conte: ma partivo veramente, ero sempre in viaggio. Londra, Praga, Vienna, Berlino... Eppoi non per vantarmi ma a quei tempi erano tante le fanciulle che mi cercavano. Se avessi voluto dar retta a tutte a questora quanti figli? E ditemi, quando le avrei fatte le passeggiate sotto le vostre finestre? E i mazzi di fiori che vi avrei portato, di cui parlavate prima?

Marchesa: fantasie, fantasie mie. Sogni che non si sono mai avverati. Ma il sogno di Antonio, quello di ritrovare il padre, quello s che si pu avverare. E arrivato il momento di dirglielo. Antonio!

Don Antonio: (entrando) che c mamm?

Marchesa: vieni, ci sono novit importanti

Don Antonio: ho capito. Avete stabilito la data delle nozze

Marchesa: non si tratta di questo

Conte: vedi Antonio caro, a volte nella vita succedono cose strane. Uno per tanti anni crede che suo padre sia morto, poi un bel giorno scopre che invece... E vivo

Don Antonio: scusate ma che me ne frega a me del padre morto che invece vivo? Che centra con il mio matrimonio?

Marchesa: cerca di capire Antonio, il conte vuole dire... Il signor conte vuole dire che...

Don Antonio: che mi vuole dire mamm, si pu sapere? Me lo dovete dire voi quello che mi vuole dire lui? Adesso minnervosisco!

Marchesa: calmati Antonio... Il matrimonio non si pu fare

Don Antonio: come non si pu fare?

Conte: non si pu fare perch... Geltrude... E tua sorella

Don Antonio: (ride divertito)ho capito. Mi volete prendere in giro, uno scherzo

Marchesa: Dio sa se uno scherzo

Don Antonio: ma come fa Geltrude ad essere mia sorella se la figlia del signor conte

Conte: fa, fa

Marchesa: Geltrude tua sorella perch il signor conte... Vedi il signor conte...

Don Antonio: lo vedo e che sono cieco?

Marchesa: il signor conte tuo padre!

Don Antonio diviene molto teso, scruta il padre e la madre.

Don Antonio: (esplodendo e slanciandosi verso il padre che sommerge di abbracci) Ah! Ah! Papone, papone mio! Finalmente ti ho trovato (cerca di baciarlo, mentre il conte cerca di divincolarsi) E mio padre! E mio padre!

Ercole: (fuori campo) signor conte posso avere lonore di entrare? Sono Ercole Santamaria

Conte: Santa Maria madre di Dio! Che volete?

Ercole: (fuori campo) vi prego di ricevermi, sono un poeta, ho bisogno di parlarvi

Conte: (verso il pubblico) forse in un finale cos romantico poteva mancare la poesia? Entrate

Ercole: buonasera, scusate il disturbo. Signor conte sono qui per una faccenda molto delicata, molto riservata. Se fosse possibile gradirei parlarvi a quattrocchi

Conte: chiss di quale altra disgrazia si tratta. Lasciateci soli

Don Antonio: uff, adesso mi sono proprio scocciato. Possibile che devo sempre uscire? Cose da pazzi! (esce insieme alla marchesa)

Ercole: signor conte sono qui per un caro amico, dalle vostre decisioni dipende la sua vita

Conte: e che cos oggi, il giorno del giudizio universale? Quale altra catastrofe deve ancora abbattersi in questo giorno disgraziato, quale peccato ho commesso per essere punito cos ferocemente? Dite! Parlate!

Ercole: signor conte sono qui per Pasquale

Conte: (sospettando) Pasquale chi?

Ercole: lo spasimante di vostra figlia

Conte: caro Santamaria siete in ritardo. Quel mascalzone gi stato qui. Ha avuto la grazia di essere ricevuto al mio cospetto e si rivelato per quello che : una carogna! La sua spudoratezza superato ogni immaginazione. Si permesso di mandarmi persino un ambasciatore. (invitandolo ad uscire) Fatemi il favore di accomodarvi, ho ben altro a cui pensare

Ercole: mi permetto di insistere signor conte. Dalle vostre labbra dipende la vita di un uomo. Pasquale mi ha raccontato laccaduto, credetemi, stato frutto di equivoci

Conte: vi sbagliate, e di molto. La maleducazione del vostro amico non un equivoco, una certezza

Ercole: Pasquale mi ha incaricato di presentare le sue pi sentire scuse a voi e alla contessa. Ha agito dimpulso in preda allira e se ne dispiace molto. I suoi sentimenti verso di lei sono genuini. A lui non importa se siete, per cos dire, finanziariamente rovinato.

Conte: rovinato? Io? Giovanotto, non siate insolente, chi ve lha raccontata questa fandonia? Avete dimenticato con chi state parlando?

Ercole: caro conte, per il rispetto che porto a voi ed al vostro casato, voglio essere franco. Tutta la citt non fa altro che domandarsi come diavolo avete fatto a dilapidare la vostra immensa fortuna. Mi dispiace dirlo ma il vostro dissesto finanziario di dominio pubblico. Tuttavia, Il mio amico di letteratura Pasquale

Conte: anche voi scrivete poesie?

Ercole: S. Ve lho detto, sono un poeta. Se volete posso declamarvene una decina

Conte: no, no per carit. Mi bastata quella di Pasquale

Ercole: allora solo una

Conte: non se ne parla proprio, proprio per niente

Ercole: ma brevissima, faccio in un attimo. Ascoltate, sintitola: il cielo rosa. (si concentra) Il cielo rosa

Conte: b andate avanti, proseguite, a confronto con languilla di Pasquale

Ercole: finita

Conte: ah...

Ercole: poesia ermetica, capite? Meno si dice e pi si dice. La poetica diretta a coagulare il contatto drammatico del poeta con la realt, in forme analogiche e simboliche indipendenti

Conte: torniamo a noi che meglio. Concludete in fretta ci che mi stavate dicendo, fatelo appunto in maniera ermetica

Ercole: vi stavo dicendo che il mio amico Pasquale, popolano dal cuore nobile, nonostante sapesse come tutti della vostra disastrosa situazione economica, non ha desistito. Egli ha un unico ed ardente desiderio: sposare Geltrude. Senza di lei non potrebbe pi vivere. Senza di lei preferisce morire. Ho qui una sua lettera che vi prego di leggere insieme a vostra figlia (porge la lettera al conte)

Conte: (rifiutandola) quale lettera, per favore, non abusate della mia ospitalit e della mia pazienza, uscite

Ercole: vi prego di leggerla signor conte, insisto. In questa lettera sono scritte cose importanti

Conte: cose importanti. Quando mai Pasquale stato in grado di scrivere cose importanti?

Ercole: si tratta dellonore di vostra figlia

Conte: (strappandogli la lettera dalle mani) ma come vi permettete... Date qua. (apre e legge la lettera) Esimio signor conte, esimio... esimio signor conte, vi porgo le pi sentite scuse per laccaduto dellaltro giorno, ero fuori di me. Il desiderio di avere Geltrude mi ha reso deleterio. Riconosco che sono stato abominevole. Spero che il vostro giudizio sia divenuto nel frattempo favorevole (irato) ma che fa le rime? Prende in giro?

Ercole: continuate

Conte: (contrariato) cara Geltrude, ricordi quel giorno quando sulla spiaggia ti ho baciato e poi lonore ti ho rubato? Lonore ti ho rubato? ma questo vuole morire! Ditegli pure che non c bisogno che cerchi di suicidarsi, perch lammazzo io!

Ercole: via signor conte, a tutto c rimedio. Garantisco io per lui. Sono il figlio del duca di Castellanza Verruca di Santamaria, metto a disposizione la mia tenuta di Montefresco: un castello circondato da 50 ettari ma che dico, 500 ettari di vigneti ed oliveti

Conte: scusate, solo per precisare, ma avete detto 50 o 500 ettari?

Ercole: 5.000 ettari! Sar il mio regalo di nozze per gli sposi

Conte: Ah... Quand cos, sapete che vi dico? A ben riflettere avete ragione. Devo ammettere che sono stato sciocco, mi sono fatto prendere la mano da ridicoli principi di casato, di nobilt, di rango sociale. A ben riflettere non c niente di pi nobile di un sentimento sincero e disinteressato. Lamore a volte sa essere cos travolgente da superare tutte le barriere, anche quelle che sembrano invalicabili

Ercole: lo sapevo signor conte, sapevo che potevo contare sulla vostra magnanimit. Non indugiate oltre, chiamate vostra figlia

Conte: la chiamo con vero piacere. Geltrude!

Geltrude: hai chiamato, pap?

Conte: ho chiamato, ho chiamato. Vieni cara, ti presento il Duca Ercole Castellanza Verruca di Santamaria. Ti ha portato questa lettera, te la manda Pasquale

Geltrude: (incredula) hai detto... Pasquale?

Conte: s, Pasquale. Perch? Non ti piace pi?

Geltrude rimane a bocca aperta per lo stupore. Cerca di chiuderla ma la mascella si bloccata. Cerca invano di chiuderla con laiuto delle mani. Emette suoni gutturali per lo spavento.

Conte: (soccorrendola) Oddo Santo! che c? Dimmi cara, non puoi chiudere la bocca? Dai a me la lettera, non farla sciupare (mette la lettera in tasca) Parla! Dio mio! Ti senti male? Ti senti male?

Marchesa: (entrando) che sta succedendo?


Conte: (disperato) Geltrude... Dio mio una paralisi facciale!

Marchesa: Santa Crisalide benedetta! (rivolta Geltrude) Che ti senti, hai dolore? (tastandola) qui ti fa male? E qui?

Conte: fai piano, piano maledizione!

Ercole: non vorrei sembrare invadente signor conte ma

Conte: fate silenzio lasciamola respirare, forse si tratta di un malessere passeggero

Don Antonio: (facendo capolino sulla porta) pap... Pap... Pap!

Marchesa: rispondi Augusto. Antonio ti sta chiamando

Conte: Eh? Ma sta chiamando il padre. (ricordando con amarezza) Ah vero il padre sono io

Don Antonio: che fate? State giocando al dottore con Geltrude?

Marchesa: s Antonio, s. Adesso vai di l, c bisogno di silenzio

Don Antonio: (esce imprecando) lo sapevo! Devo sempre uscire! Sempre che mi scacciate!

Conte: (a Geltrude) ti vuoi sdraiare?

Marchesa: (porgendo una sedia) ecco, falla sedere qui

Geltrude si siede con laiuto del padre.

Ercole: scusate, si da il caso che io sia studente in medicina. Credo di potervi tranquillizzare. Molto probabilmente si tratta di un blocco psicologico dovuto allemozione. La notizia stata per lei indubbiamente sorprendente. Spostatevi, fatela respirare. (rivolta a Geltrude) Inspirare espirare, ispirare espirare (effettua esercizi di respirazione emulato da Geltrude e poi per immedesimazione prima dal conte e poi dalla Marchesa) Bene cos. Adesso mi guardi, si rilassi... Si rilassi. Mi guardi, mi guardi (batte le mani)

Geltrude ha un sussulto.

Conte: no, no. Cos la spaventate. Lasciatela stare, vado a chiamare il medico

Marchesa: aspetta, credo di sapere come fare. (tirandosi su la manica della maglia) A volte i rimedi migliori sono quelli pi semplici. (a Geltrude) Chiudi gli occhi cara. Non ti preoccupare, fa come ti dico

Conte: (intuendo) no, no, che fai?

La marchesa colpisce Geltrude con un violenta sberla che la fa cadere a terra dove rimane esanime.




Conte: (precipitandosi a soccorrere Geltrude) che hai fatto!? Sei impazzita? Geltrude! Cara! Piccina mia, rispondi. (alla marchesa) Sei una pazza sciagurata! Guarda che hai combinato. Ha perso i sensi. Geltrude! Geltrude, bambina mia rispondi! Maledizione a me e quando m venuto in mente di avere a che fare con una pazza come te. Sai che ti dico? Che quel pazzo di tuo figlio, la follia lha ereditata da te. (a Geltrude) Rispondi piccina, rispondi! (Geltrude da segno di rianimarsi)

Marchesa: (tirandosi su anche laltra manica) Sai di cosa mi pento? (avventandosi contro il conte) di averla fatta a te una bella passata, a suo tempo. (Ercole che si contrappone tra la marchesa ed il conte) Quand troppo troppo. Spostatevi!

Ercole: fermatevi, la contessa sta male, questo non il momento di litigare

Marchesa: sei un inetto! Invertebrato che non sei altro!

Conte: inetto a chi? Invertebrato a chi? Donna di facili costumi!

Marchesa: come ti permetti, insolente! (la marchesa tenta repentinamente di colpire il conte)

Ercole: no, no. Fermi, basta

La marchesa fa partire un violento ceffone con lintento di colpire il conte ma colpisce Ercole.

Ercole: ahia! (massaggiandosi la faccia) Porco Giuda che sganassone!

Contemporaneamente Geltrude ha un fremito, si solleva, ha un occhio pesto.

Geltrude: (con la faccia rivolta al pubblico, pronunciando male) la lettera

Conte: ha parlato! Hai parlato bambina mia?

Geltrude: la lettera!

Conte: certo cara la lettera, s. Dove lho messa?

Ercole: nella tasca

Conte: in tasca s (tirando fuori la lettera e nella foga la strappa)

Marchesa: che imbranato, lha strappata!

Geltrude ricade allindietro affranta.

Conte: no, no, Geltrude, no! Ecco (tirando fuori dalla tasca laltro pezzo della lettera) Ecco, guarda piccina mia, laltro pezzo della lettera, si legge, i due pezzi combaciano perfettamente, leggi. (alla marchesa) Sorreggila!

La marchesa rialza energicamente Geltrude, il conte gli regge i due pezzi della lettera di fronte.

Conte: leggi cara, leggi che ti passa, da brava, su

Geltrude: (riacquistando progressivamente luso normale della parola) cara Geltrude, ricordi quando sulla spiaggia ti ho baciato... (si ferma e guarda con timore il padre)

Ercole: continuate senza timori, vostro padre lha gi letta e mi pare di capire che vi ha perdonato

Il conte: (annuendo) certo s sola la tua felicit., solo quella importante

Geltrude: da quel giorno sei sempre nel mio cuore, ardo per te del pi sincero amore. Ti amer per tutta la vita, voglio riempire di anelli le tue dita (scoppia in un pianto disperato)

Marchesa: perch adesso piange?

Ercole: scusate se mi intrometto, si da il caso che io sia studente in medicina. Molto probabilmente si tratta di un blocco psicologico dovuto allemozione

Geltrude: (facendo cenno di no con la testa) Don Antonio! (scoppia nuovamente a piangere)

Conte: Don Antonio cosa?

Geltrude: devo sposare lui

Marchesa: non pi

Geltrude smette di piangere e rimane a bocca spalancata.

Conte: il matrimonio con Don Antonio stato annullato per, come dire, sopraggiunti impedimenti. In compenso io sposer la signora marchesa. Antonio mio figlio ed perci tuo fratello

Geltrude spalanca ancor pi la bocca che si blocca nuovamente. Il conte le si avventa contro e le chiude la bocca a forza. Geltrude si divincola.

Conte: stai calma cara, lo faccio solo per prevenire, per il tuo bene. Prima che ti venga veramente una paralisi facciale. ( a Ercole) Presto un fazzoletto

La marchesa ed Ercole rovistano nelle loro tasche ma non lo trovano.

Conte: (mentre Geltrude continua a divincolarsi) nel tiretto, c il tovagliolo. Prendetelo, presto!

Ercole tira fuori disgustato dal tiretto il tovagliolo bagnato e pieno di molliche.

Conte: sbrigatevi, legateglielo, bloccate la mascella

Ercole passa il tovagliolo alla marchesa che lo sbatte e poi lo lega su Geltrude in modo da bloccarle la bocca serrata. Appena libera Geltrude tenta di slegare il tovagliolo

Conte: non lo togliere, non lo togliere ti dico. (alla marchesa) diteglielo anche voi che lo deve tenere, per precauzione

Marchesa: (molto categorica, tanto da spaventare e convincere Geltrude) fai come ti dice tuo padre!

Ercole: scusate se mi intrometto, si da il caso che io sia studente in medicina. Molto probabilmente si tratta di un blocco psicologico dovuto allemozione

Geltrude: (parlando tra i denti) Pasquale! voglio Pasquale!

Conte: come dici?

Geltrude: Pasquale!

Conte: certo cara, s. (al duca) Che fate l impalato? Andate subito a chiamare Pasquale e conducetelo qui senza indugio

Ercole: perdonate la mia presunzione. Ero convinto che il mio intervento avrebbe sbloccato la situazione, perci Pasquale venuto con me, aspetta in strada, anzi, dietro la porta. Pasquale!

Entra Pasquale con una rosa in mano.

Pasquale: Geltrude!

Geltrude: Pasquale!

Si slanciano lun laltra ma non si raggiungono. Rimangono immobili nello slancio, come in un fotogramma bloccato.

Conte: (verso il pubblico) tutto bene quello che finisce bene. Lamore alla fine trionfa sempre, perch la vera forza del mondo qui, nel cuore. Anzi, sul cuore (tira fuori il portafogli e rimane anchegli immobile)


















III ATTO


Stessa scena del I atto. Sul tavolo: un piatto vuoto coperto, una brocca vuota, un bicchiere.

Musica di sottofondo.

Voce narrante: (allapertura del sipario) alla fine il conte aveva sposato la marchesa di Roccasecca. Finalmente aveva raggiunto la ricchezza, traguardo ultimo della sua vita. Almeno cos gli era sembrato, cos aveva sognato. Ma quando il sogno cede il passo alla realt ogni certezza pu nascondere la delusione pi insidiosa...

Entra Geltrude (appena dopo lattacco della voce narrante. Ha in mano un cabaret, come allinizio del primo atto. Il vassoio, coperto, contiene un piatto con una foglia di insalata, la bottiglia vuota. Trasferisce il contenuto del cabaret sul tavolo, esce.

Conte: (entra, si siede, si mette il tovagliolo al collo. Rivolto verso il pubblico) che avete da guardare? Preferisco desinare da solo e allora? Perch? Perch digerisco meglio, ecco. Anche se pi che desinare, bisognerebbe dire digiunare. Guarda qua che penuria. Prosciutto, salmone, caviale: surrogati (scoperchia il vassoio e si accorge con disappunto che vuoto)... Consumismo.... Prosciutto, salmone, caviale, pane raffermo: surrogati, consumismo. Per me uomo di vecchio stampo, uomo di mondo, sono palliativi inutili. Non c niente di meglio di una foglia dinsalata e un buon bicchiere di acqua sorgiva che schiarisce le idee e rende forte lanimo (nel versare lacqua nel bicchiere si accorge che anche la brocca vuota) Finita! Neanche lacqua! Si stava meglio quando si stava peggio. Questa mi fa morire di fame. Vedete, vedete quando sono dimagrito? E le occhiaie? Guardate le occhiaie. Sono stato dal medico e sapete che diagnosi ha fatto? Denutrizione! L per l ho dovuto dire che ero a dieta. Che figura! Un conte a digiuno. Quando ci si mettono le mogli sanno essere di una tirannia. La marchesa dice che sono grasso, che peso troppo, scuse! Si guardasse allo specchio. Quella pur di risparmiare, se potesse non mi farebbe nemmeno respirare. E pi avara dellAvaro di Moliere

Pasquale: (entrando) dite bene caro suocero, qui si fa la fame. Questa marchesa con la scusa della dieta tiene tutto sotto chiave nella dispensa

Conte: taci scellerato. Trovatevi contenti se siete ancora vivi, tu e quellimpostore di Santamaria. Mi avete tratto in inganno con la storia del castello e della tenuta in regalo, che altri non era che un vecchio rudere senza valore sommerso dalla sterpaglia. Altrimenti mia figlia lavresti vista con il cannocchiale. Ma la colpa mia, non posso che biasimare me stesso. Avrei dovuto essere pi guardingo, avrei dovuto verificare, accorgermi che era tutto un imbroglio ed invece...

Pasquale: colpa vostra e non per il mio matrimonio che felice ma per il vostro. Siete un marito senza polso. Vi fate governare dalla signora marchesa come un cieco si fa guidare dal suo cane. Vi siete illuso, caro suocero. Sposando la marchesa avevate creduto di rinsanguare le vostre casse ed invece eccovi qua: pi morto di fame di prima e per di pi succube di vostra moglie

Conte: proprio tu parli, sfaticato, imbroglione e mentitore che non sei altro!

Marchesa: (entrando) sempre a farfugliare voi due. Mai una volta che vi possa vedere intenti a fare qualcosa. Mangiate ed oziate, oziate e mangiate. Questo parassitismo non mi piace. E che si deve dire in giro di mio genere e mio marito, che sono degli smidollati?

Pasquale: non vi adirate per cos poco signora marchesa. Si scambiava qualche convenevole in attesa delle vostre disposizioni

Marchesa: tu Pasquale, sbaglio o sei esperto di cavalli?

Pasquale: certo. Nessuno pi di me sa soppesare il valore di un cavallo. Non per niente mi chiamano il mago dellippodromo

Marchesa: bene, allora vai a fare le tue magie nella stalla che lo stalliere si ammalato e c da governare i cavalli

Pasquale: ma signora marchesa state equivocando. Forse non avete compreso, io sono esperto di cavalli da corsa

Marchesa: e noi abbiamo cavalli da soma. Sar il caso che ti metta a correre tu. Alla stalla, di corsa!

Pasquale esce sconsolato.

Conte: il tuo rigore mi pare eccessivo, si parlava del pi del meno. Certo quellaccattone di Pasquale merita questo ed altro. Ma con me non puoi parlare cos. Non lo accetto. Sei di una durezza eccessiva. Sono tuo marito. Anche se ho mancato, involontariamente, beninteso, sono pur sempre tuo marito

Marchesa: mio marito, mio marito. Adesso facile fare il marito per farsi mantenere. In giovent si gode la vita, donne e champagne, poi in vecchiaia vuole fare il marito

Conte: diamine! Questa insolenza allo stato puro

Marchesa: pura, chiara e semplice insolenza. Paragonabile solo per difetto a quella che ho dovuto subire io in tutti questi anni, per colpa tua. Sai bene che significa per una donna avere un figlio di padre ignoto. So solo io le umiliazioni che ho dovuto subire in tutti questi anni

Conte: io non capisco, mi rifiuto di capire. Perch rinvangare il passato? Eppoi, se hai ancora cos tanto astio nei miei confronti, perch mi hai sposato?

Marchesa: ti ho sposato per Antonio, nella speranza, nella vana speranza di farlo contento. Mi sono illusa di aiutarlo a guarire ed invece

Don Antonio: (entrando, cantando, con un cavallino a dondolo) o che bel castello marcondinondinondello o che bel castello marcondinondinond. (si siede e gioca con il cavallino, compiaciuto) Mamm e pap. Pap e mamm. Pap giochi con me? Ti prego dai. Un bel girotondo, dai!

Conte: (contrariato) Antonio...

Don Antonio: ho capito, devo uscire. (uscendo) Devo sempre uscire! Devo sempre uscire! devo sempre uscire!

Marchesa: molto peggiorato. Purtroppo laver ritrovato il padre invece di giovargli gli ha nuociuto. Forse lemozione stata troppo forte o forse... Forse non gli sei stato abbastanza vicino, non gli hai fatto sentire laffetto che gli devi. Vai in giardino a giocare con Antonio!

Conte: adesso mi vuoi proprio umiliare. Ti sembro in et da girotondo?

Marchesa: tuo figlio Augusto. Un figlio cresciuto senza laffetto del padre e ne porta le conseguenze, ha bisogno della tua presenza

Geltrude: (affacciandosi sulla porta) presto! Antonio ha avuto un altro attacco, svenuto di nuovo

La marchesa si precipita fuori insieme a Geltrude.

Marchesa: (fuori campo) Augusto vieni subito!

Geltrude: (fuori campo) vieni, c bisogno daiuto!

Conte: (rivolto al pubblico) vi chiederete a questo punto se sono un padre degenerato con il cuore di pietra oppure un incallito menefreghista. Tutto sommato a voi che importa. Antonio ormai cos, un peso... La commedia volge al termine e questa volta finisce davvero. Meglio cos, prima che si faccia dramma. (si siede pesantemente) La stanchezza mi batte alle tempie. Sono stanco di questo peregrinare senza fine alla ricerca del benessere... Ricchezza, serenit... Per me oramai sono divenute vuote chimere, sirene senza voce. (si sente una musica in lontananza ) Musica... Chi sar quel pazzo che stasera ha voglia di suonare

Marchesa: (fuori campo) insomma Augusto, c bisogno daiuto, Antonio sta male. Devo venire dentro e prenderti per il bavero? Sbrigati!

Conte: arrivo, arrivo...

Sale la musica.


































































































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