E se cangiassimu li vecchi

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E se cangiassimu

E se cangiassimu

li vecchi.

Commedia brillante in due atti

di

Anna Rita Spinello


E SE CANGIASSIMU LI VECCHI…?!

Ambientato alla fine degli anni 60 in un paese  Siciliano dove ancora gli anziani vivono nell’ignoranza, mentre i figli escono da quel guscio cercando di costruire il loro futuro “acculturandosi”.

PERSONAGGI:

           LA MOGLIE :                                Rosa

           IL MARITO:                                 Turiddru

           IL FIGLIO:                                  Luigi detto (Giggiu)

           LA FIGLIA:                                  Immacolata detta (Culata)

           LA VICINA PETTEGOLA               Donna CiccaTri pirita

           LA COMMARE MILANESE            Pippineddra

           L’ANZIANA ZIA                           Zza Mela

           IL NONNO                                   Cola

           OPERAIO DEL TELEFONO            Paolo

Rosa:        Una donna un po’ bruttina con aspetto tipico, un po’ ignorante, ma più furba di quanto pensino tutti.

Turiddru:  Un uomo molto grezzo.

I figli:      Due studenti ventenni montati stile figli dei fiori che cercano di cambiare i genitori, cominciando dall’aspetto.

La zia       una vecchia zia che abita con loro e si scontra sempre con il nonno Cola che a lei viene cognato e con il marito della nipote Turiddru.        

Il nonno          un simpatico vecchietto piuttosto scaltro.

Prima scena: (La scena si svolge in un ambiente tipo soggiorno, la moglie in veste di casalinga quindi con grembiule e pantofole, con un tupè mal fatto e spettinato, sfaccenda in un ambiente casalingo canticchiando una canzonetta dell’epoca, in italiano sicilianizzato, aspettando Turiddru per il pranzo). La zia sorda seduta su di una poltrona sferruzza un paio di mutandoni di lana.

Rosa:                                           (canta) Tu mi fai girare tu mi fai girare come fossi una pambola, poi mi butti giù poi mi butti giù come fossi una pambola, (mentre apparecchia)

Luigi:           Ciao mammina, Buon giorno zia Mela.

Zza Mela:    Aaahhh, (portandosi la mano all’orecchio)

Rosa:           Ciao Giggiu

Luigi:           Benedica zza Mela!

Zza Mela:    Santu santu e beddru figghju.

Luigi:           Cosa si mangia oggi? (rivolgendosi alla madre)

Rosa:                Maccu di favi,  di li favi ca rispicchià la zia , santi manu.

Luigi:           E di secondo?

Rosa :          Carni arrustuta na braciera.

Luigi:           Mamma come sei retrò potresti dire passato di fave, e carne arrostita nel barbecue.

Rosa:           Barbaccura o braciera,  è lu stessu fatta cu lu crauni.

Luigi:           Mamma mia che linguaggio.

Immacolata: ( tornando da scuola) Good morning mamy, zia Mela hellò

Zza Mela:   Haju l’ova? No no fighhja.

Immacolata: E ti sembrava, mai una volta una risposta decente.

Rosa:           Mai na vota ca ti facissitu capiri, ciao Culata….(pausa) Comu ti iu a la scola?

Immacolata: A me è andata benissimo, ho preso 10 in filosofia, il professore mi ha interrogata ed ho parlato di Nice la quale filosofia è la filosofia della crisi ed è espressione di una critica radicale della civiltà occidentale in cui non esiste quindi una conoscenza oggettiva della realtà ma solo una molteplicità di prospettiva. Una genealogia del pensiero ci conduce a vedere nella stabilità e nell’ordine del mondo nient’altro che una proiezione del nostro bisogno di sicurezza e di auto conservazione, genealogia che ha orrore del caos del disordine e del divenire……………….

Rosa:           (indignata grida) Ohhhhh…….. zittuti svergognata a mia mi fa orrori, ti pari chistu u mumentu di cuntari cosi di gicculluogia, e poi davanti a la zia.

Zza Mela:   (mostrando interesse) No no fighhja vai avanti, lassa iri chiddru ca dici to mà chiddra nn capisci nenti di modernità.

Immacolata: Meno male che in famiglia qualcuno mostra interesse per la cultura.(rivolgendosi alla madre) Mamma ho detto genealogia che ha orrore……., mmmm va bene lasciamo perdere.

                   (nel frattempo arriva Turiddru vestito da agricoltore,  con un mazzo di cavoli sotto il braccio, seguito dal nonno e fa un sussulto quando la moglie si avvicina per salutarlo).

Rosa:           Ciau a lu maritu…… papà!

Nonnu:         Buon giornu a tutta la famiglia, haju na fami. Cca c’e n chiauru di cosi bboni.!

Turiddru:     Ciau a tutti, benedica zza Mela, Rosa talè chi ti purtavu haju n tirrenu ca ci putissi coltivari pirfinu li maiali. (annusa l’aria e leccandosi i baffi) oggi maccu.

Rosa:           Si macc…(guardando Luigi si corregge) spiaccicato di fave.

Luigi:           Mamma sei proprio un ignorante passato… passato… passato….

Rosa:           Ma pirchì passatu ca lu cucivu ora, e li favi su d’avuannu.

Luigi:           Come immaginavo.(la risposta della mamma ignorante era ovvia)

                   (la famiglia si siede a tavola)

Rosa:           A propositu Turiddru ni ssu tirrenu speciali nn è ca c’havissitu puru li binani, l’haju vistu o mercatu, vidi si li po siminari.

Immacolata: Mamma sei sempre tu , le banane sono in frutto proveniente dall’estero e il nostro clima non ne permette la coltivazione.

Rosa:           N fruttu?! Mi pareva ca si cucivanu comu li cucuzzeddri pi chissu l’addumannavu.

Immacolata: Andiamo di bene in meglio.

Rosa:           Chi vo diri ca su megliu da cucuzzeddra?

Luigi:           Mamma è un modo di dire.

Rosa:           Forsi è megliu ca mi zittu.

Turiddru:     No a muglieri tu po parlari, sulu ca a diri cosi cunchiuduti.

Rosa:           Iddru vulissi fari accapiri ca lu sapiva.

                   (mentre Rosa porta a tavola  il passato di fave inciampa e le cade la pentola.)

Nonnu:         Chi l’ammaccassiru !!!!! talè comu finiu lu beddru maccu.

Turiddru:     E lu maccu fu daveru spiaccicatu, …………….ma nterra.

Rosa:           E’ tutta curpa di sti ddu sdisanurati cu tuttu lu ntellettu ca mi mettunu davanti mi fannu sbarattari.

Turiddru:     (rivolgendosi ai figli) Vostra matri avi ragiuni sti discursi a dijunu nun si fannu. (rivolgendosi alla moglie) Nun ci pinsari a mugghieri mpiatta chiddru ca veni appressu.

Rosa:           (impiatta il secondo) Buon appetitu.

Turiddru:     (mette in bocca il primo boccone e non riesce a mandarlo giù) Rosa comu la cucisti sta sola di scarpa, si po mpicari a lu muru.

Rosa:           (già molto nervosa) E’ ca la fici na braciera forsi se la faciva no barbaccura squagliava.

                   (Bussano)

Turiddru:     Finimmu di mangiari, scummissa ca è la benamata Donna Cicca tri pirita.

Luigi:           Ossia il gazzettino del vicinato. 

                   (Rosa molto nervosa va ad aprire, alzandosi fa cadere la sedia, entra donna Cicca tri pirita, la pettegola del quartiere vestita in modo leggermente trasandato)

Donna T.P.: Binidica a tutti.

Rosa:           Binidica Donna tri pi…., Donna Cicca. Trasiti,

Insieme:      Salute donna Cicca

Zza Mela:    Vuantri finistivu di mangiari pi li nerbi ma ia haju fami, na fimmina di casa dopu ca ha travagghiatu pisanti na jurnata hava mangiari, e vistu ca la sola di scarpa era troppu accraunata m’accuntentu anchi di pani e acqua. (comincia a mangiare pane bagnato nell’acqua).

 Nonnu:        Ia no nn m’accuntentu  e siccomu la dintera l’haju bona la sola di scarpa mi sta beni. (si raccoglie la carne di tutti)

Donna T.P.:  Stavavu mangiannu, mi dispiaci se vi disturbavu, continuati ia nn m’affruntu.

Turiddru:     No grazi gia avivamu picca fami ma a vidiri a vossia ni passà n tunnu.

Donna T.P.:  (rivolgendosi a Rosa) Sempri schirzusu vostru maritu, (pausa) ni mia c’è n friddu mi vinni a calliari tanticchieddra cca.

Turiddru:     Menu mali ca nn dissi a raspari.

Donna T.P.:  Chi dicistivu?

Turiddru:     Nenti dissi quasi quasi mi issi a curcari. Ma pensu ca nn putissi dormiri senza sentiri prima l’urtimi notizi, quindi sparamu a raffica e buon riposu.

Donna T.P.:  Nn capisciu se don Turiddru dici daveru o babbia,

Rosa:           Chi ghjti pinsannu, chiddru babbia sempri.

Zza Mela:    (ridacchiando sotto i baffi) Si si babbia sempri, va trova se è veru!

Donna T.P.   Ad ogni modu la sapiti l’urtima? Angelica a figlia di “Cuncetta baffuna “ si fici la plastica facciali, poi v’hajia cuntari chiddru ca si dici di li ddu sposini Nonò e Fina.

I figli:         (che prima erano scocciati dalla presenza del gazzettino, adesso mostrano interesse per l’argomento) Cosa, chi, quando?

Donna T.P.: Si nisciru a diri,

Nonnu:         Va trova cu fu,

Donna T.P.:  Ca lu sposinu si l’intendi cu …

Luigi:           No no cosa avete detto della chirurgia estetica.

Donna T.P.: Ia nn haju dittu nenti e nn u sacciu se la chirurgia è stitica, vi stava cuntannu di li ddu sposini….

Immacolata: Ma che dite cosa avete capito la chirurgia estetica è quella che si occupa di rifare i volti, la plastica facciale per intenderci.

Donna T.P.:  Figliu miu parla poviru ca forsi ti capimmu. Vegniu e mi spiegu:  la nostra vicina Angelica baffetta pi capiri, figlia di Cuncetta baffuna, si nni i a Milanu e arriggirà cu na facci nova, bionda, pari n’attrici di teatru.

Nonnu:         Va trova comu ficiru a com’era ladia.

Donna T.P.:  L’avissivu a vidiri, è troppu beddra, anzi sapiti chi fazzu? La vajiu a chiamu.

Turiddru:     No, no, nn c’è bisognu ci cridimmu cu la vostra parola, e poi cca avimmu lu nostru di teatru ci manca iddra pi concludiri.

Donna T.P.:  Ma di chi parlati? Forsi l’aviti cu mia?

Turiddru:     (scocciato) Ma chi ghiti pinsannu comu putiti diri na cosa di chissa

Donna T.P.:  Menu mali ca cca sugnu sempri beni accettata e beni voluta, veru figghi? (rivolgendosi ai ragazzi)

Luigi:           Oohh….

Immacolata: Mai come oggi:

Donna T.P.:  Macari tutti chiddri do vicinatu fussiro comu a vuantri!!!

Turiddru:     Lu vicinatu ha caputu tutti cosi (riferendosi al carattere di donna T.P.)

Donna T.P.:  Va beni ia m’haju quadiatu abbastanza, levu l’impicciu. binidica a tutti, ah… nn vi scomodati a mmitarimi pi lu cafè ca nn ni pozzu pigliari, lu dutturi mi dissi ca sugniu china di caffonaggine, e ia dicu ca mi veni di li troppi cafè quindi pinsavu di diminuilli.

Luigi:           Se la cafonaggine diminuisse eliminando il caffè da domani sareste una persona squisita e splendente.

Donna T.P.:  Grazi gioia tu si sempri gentili cu mia hai sempri paroli duci, nn capisciu chi significanu, ma sunnu tantu duci. Vi salutu. (va per uscire e torna indietro) mi stava scurdannu na cosa mportantissima, ni lu bar di pepè ci misiru la televisioni, sapissivu che bella, si vidinu li genti veri pari ca si toccanu.

Rosa:           Chista si ca è na bella notizia la vulissi vidiri.

Turiddru:     Cocchi sira ni immu ad assittari a lu bar e ti la fazzu vidiri.

Donna T.P.:  Sugnu filici ca vi fici cuntenta.

Turiddru:     Ia cchiù picca, ca mi tocca purtariccilla.

Donna T.P.:  Ora mi ni vaju allegra allegra.Vi salutu.

Insieme:      (quasi tutti insieme) Binidica…..

Turiddru:     Si ni va appressu porta a cuntari lu nostru teatru a li genti

Rosa:           Tutti iddra li sapi li novità, però chista di la tilivisioni mi piacì, nn capisciu comu ci trasinu li genti ddra dintra, fa cuntu na radiu china stipata di genti, nichi nichi ma genti,

Luigi:           Mamma la televisione non è altro che una scatola a tubo catodico che trasmette tramite onde radio quello che è stato precedentemente registrato in qualche posto lontano magari in uno studio televisivo.

Rosa:           Quannu mi spieghi cocchi cosa figliu, mi la spiegari cu li me paroli, pirchì parlannu cu tia ncunfidenza nn haja caputu nenti,  pi mia parlasti ngrisi

Turiddru:     Ora c’haju sintutu tutti l’urtimi notizi mi ritiru cchiù cuntentu e mi vaju a curcu allegru allegru puru ia. Saluti a tutti.

Rosa:           Ia mi vaju a ghjettu no lettu, Culata aiuta la zia a ghirisi a ripusari e poi sconsa la tavula, e tu Giggio va ietta la munnizza e accumpagna a lu nonnu.

Nonnu:         (continuando a mangiari) No grazi vulissi ristari nantru pocu.

Immacolata: (fremente) Accompagno la zia, tu non andartene torno subito, zietta cara forse abbiamo bisogno di te.

I figli :        (pensando di essere rimasti soli in coro) Ci riusciremo.

Luigi:           Immagini ad avere una mamma bella come Brigitte Bardot e un papà come Alain Delon, per me dobbiamo convincerli.

Nonnu:         (perspicace) Si v’ajutu ia a cummincili specialmenti a cumminciri a vostru patri ca nn ci facissi mali.

Luigi:           Nonno ci eravamo dimenticati di te, nonno caro fai finta di non aver sentito, dobbiamo provare.

Nonnu:         E pirchì a mia chi mi ni veni.

Luigi:           Ti prego nonno qualcosa ne verrà fuori anche per te.

Immacolata: Non ci riusciremo mai.

                   (pensano un po’)

Luigi:           Comunque io penso che dobbiamo provarci.

                   (nel frattempo ritorna il padre che non può riposare perché digiuno).

Turiddru:     Nn potti pigliari rizzettu, tra la panza vacanti ca mi rumulia e ddra notizia di ddru giornali radiu, pinsavu megliu ca mi susu.

Nonnu:         Ti susisti pi fari perdiri u rizzettu a mia, ad ogni modu na vota ca si cca assettiti c’amma parlari.

Turiddru:     Ma chi ghiti farfugliannu, la pazienza è mia ca vi supportu.

Luigi:           Papy, papino ora basta, siediti che abbiamo pensato una cosa, ricordi Angelica la figlia della signora baffona che si è fatta rifare il volto con la chirurgia plastica

Turiddru:     Prima haia capiri chi vuliti diri, antura dicistivu ca la chirurgia è stitica, ora diciti ca è di plastica, v’hata dicidiri, già è difficili capiri, vuantri nn vi sapiti sprimiri,

Luigi:           Papy si dice chirurgia estetica perché si occupa di rifare i tratti estetici, oppure chirurgia plastica, perché……… (spazientendosi) ma che importanza ha? Ti piacerebbe farla fare alla mamma.

Turiddru:     Ma chi dici nn babbiari

Luigi:           Papà non sto scherzando, secondo te, come starebbe a mamma?

Turiddru:     (ridendo) A to matri………a to matri…….. ci stassi propriu bona, ma t’immagini …… t’immagini (comincia a diventare serio) eppure…..(sognando) chi fussi belluuu……

Luigi:           papy, papy sveglia.

Turiddru:     Si, si si viglianti sugnu, aviva na visioni, parlamu di cosi seri, quantu costa? Unni si fa? E soprattuttu comu facemu a cumminciri la mamma?

Nonnu:         Fermi tutti avivamu dittu pi vostru patri, e no pi ma figlia, ddra rosa di figlia.

Turiddru:     Si na rosa spampinata.

Immacolata: (cercando di risolvere tutti i quesiti) Nonno, basta, papà per favore, non è questo il momento. Per i soldi non ti devi preoccupare d’altra parte ci sono i buoni della zia e quale migliore occasione per spenderli!

Turiddru:     Ragiuni hai anzi sarà cuntenta puru iddra, putissimu fari unicu bloccu. Forsi ni facissiru lu scontu famiglia.

Immacolata: Per il posto credo che la facciano a Milano, e noi lì abbiamo la nostra Commare Giuseppina, il problema più grosso è convincere la mamma.

Nonnu:         Se si tratta di iri a Milanu ni la cummari Pippina sugnu perfettamenti daccordu, anzi l’accumpagnu ia, è accussì simpatica la cummari. (sognante)

Luigi:           Nessun problema papà esagererà dicendole che è brutta e da rifare, vedrete che si convincerà.

                   (entra Rosa)

Rosa:           Nn potti dormiri, pinsava alla televisioni, chi fussi bellu avilla dintra, però ripinsannici forsi nn cummeni, quannu a mangiari, a ghiri ngabinettu o ti sciarrii cu to maritu; l’ha fari davanti a tutti ddri genti , forsi nn mi piaci cchiù.

Turiddru:     Menu mali.    

Rosa:           Poi………… (pausa) pinsava alla caffoneria di Donna Cicca tri pirita, va trova quali dutturi ci lu dissi, ci putissimu purtari alla zza Mela, iddra vivi troppi cafè e la putissi aviri gravi.

Immacolata: Mamma se c’è una persona che ha la caffoneria come la chiamate voi grave, quella è Donna Cicca tre peti, più cafona di lei non c’è nessuno, la zia Mela potrebbe avere l’abuso di  caffeina   e non è grave.

Rosa:           Po essiri ca tu hai ragiuni, unni l’amma purtari?

Turiddru:     A nuddra banna l’amma purtari, sta bbona unni è misa, … anzi ci fussi n postu unni purtalla (sghignazzando) poi ni parlamu.

Nonnu:         Ia sugnu daccordu.

Rosa:           Ma pirchì povira zza Mela cu ssa malattia putissi muriri.

Turiddru:     Cu ssa malattia nn si mori, e poi ricordati ca l’erba tinta nn mori mai.

Rosa:           Sarà.  Ma v’interrumpivu n discursu, c’havivavu pari ca vi stavavu cunfissannu?

Turiddru:     (prendendola sotto braccio) Cara io avessi pensato una cosa…..

Nonnu:         Ia sugnu daccordu.

Rosa:           (sottovoce) “Quannu u diavulu t’alliscia voli l’anima.” (rivolgendosi al marito)Avanti t’ascuntu cosa mi devi addire.

Turiddru:     A propositu di biddrizza (imbarazzato)

Rosa:           Grazi a lu maritu nn c’è bisognu ca mi lu dici, (pausa tutti  fanno un sospiro di sollievo pensando che lei abbia capito) u sacciu ca pi tia sugniu la fimmina cchiù beddra.

Nonnu:         Ia sugnu daccordu.

                   (si guardano scoraggiati).

Turiddru :    (sotto voce) Nn ha caputu nenti, Rosa  tu pi mia si la fimmina cchiù (colpo di tosse ) biddruzza (lo dice come se non riuscisse a dirlo), però ti vulissi diversa, dicimmu ancora cchiù beddra. Pensa a la figlia di la baffuna ca si fici fari nova, comu si dici? Ah la plastica. Poi pi li sordi nn ti preoccupari (sottovoce) ci sunnu i buoni di la zza Mela.

Rosa:           (ammutolisce, pensa, ma ricaricandosi dice) Mi ricordu ddra jurnata quannu ni ficimu ziti purtavi la cravatteddra e lu cori avevi di ricotta, parivatu nu babbu  mutu e lu mussu avivatu attuppatu, ora mi dici ca sugnu biddruzza e mi vulissitu nova e di pezza, anzi di plastica.

Nonnu:         Ia sugnu daccordu.

I figli:         Vai papy esagera pure convincila.

Turiddru:     Voi la guerra e guerra sia. (pensa) Di fimmina nn viri ca nn hai nenti hai na facci tunna ca pari na vutti, la plastia facciali pi mia tu ti l’ha fari, sa facci di bucali pi sempri ti l’ha cangiari,

Rosa:           Hai hai hai chi sugniu disgraziata.

Nonnu:         Ia sugnu da……..(Turiddru lo fulmina con uno sguardo e il nonno ammutolisce)

Turiddru:     (addolcisce la pillola) Ti vulissi poi vasari la beddra vuccuzza pitturata,  l’occhi virdi culuri di lu mari e stu nasiddru all’insù, sulu d’accussì  lu me cori e la me vista ti vulissiru………….. Cu ssa facciazza cara mugghieri mia mi pari,….mi pari,……mi pari ddra cucca di to zia.

Zza Mela:    (entando improvvisamente) Cucca a ccu.

Turiddru:     Menu mali ca è surda, zza Mela vossia è surda a cumminienza.

Zza Mela:    (arrabbiata) Chi?….la riverenza ia nn la fazzu a nuddru specialmenti a cu mi dici cucca. La zza Mela è bona pi spicchiari li favi, pi fariti li mutannuna di lana, e pi pagari ancora nn sacciu chi, ma sugnu sicura ca qualcosa ti la nventi

Nonnu:         Ia sugnu daccordissimu.

Rosa:           Calmativi zza Mela, lu me carissimu e bellissimu e dicu bellissimu maritu mi voli convinciri a farimi la plastica facciali, pirchì daccussì nn ci piaciu cchjù, e vui cara zia ata contribuiri cu lu portafogghju.

Zza Mela:    Aaaahhhh………. Va trova chi m’havia parsu, tanticchieddra di ragiuni mischinu l’havi, t’aiutu, t’aiutu, cu lu sapi ca dumani putissi serbiri ad iddru, cara niputi fatti lu cuntu ca se tu arrisurti beddra la plastica la po fari fari ad iddru, anzi ad iddru lu po fari plastificari tuttu, n’havi bisognu eccomu.

Rosa:           (arrabbiata anche con la zia) Forsi vossia nn ha caputu chiddru ca dissi: A mia mi dissi ca sugnu ladia, ma nella mia ladiezza assimigliu a vossia.

Zza Mela     (sentendoci benissimo) Sdisanuratu ca si nn sulu ca mi dici cucca, sugnu ladia comu a to muglieri e pi cucucciu haia pagari. No no no sordi nn ni viditi, e poi siccomu sugnu ladia puru ia mi putissiru serbiri pi plastificari la mia di faccia.

Rosa:           Brava la zia, iddru, iddru hava pagari, se mi voli beddra li sordi l’hava nesciri iddru e cu lu sbuffu, comu a chiddri ca s’ha mangiatu. (rivolgendosi al marito) Nn mi spiegu pirchì, 20 anni fa ti parsi beddra, forsi fu la roba ca ti parsi bona, i terri ti parsiru boni a la me vucca a li me occhi e a lu me nasiddru nn ci abbadasti.

Zza Mela:    Culata a la niputi avissi agghiri n bagnu, m’accumpagni?

Immacolata: Certo zia Mela (escono di scena)

Nonnu:         Rosa cara, nn t’arrabbiari, ddru caru omu di to maritu mi dissi……. anzi mi pregò d’accumpagnariti a Milanu ni cummari Pippina e cu miu dispiaciri t’accumpagnu.

Luigi:           Forse è meglio che io vada a studiare.

Rosa:           (Quasi piangendo) Ma papà lu capiti ca mi voli cangiari,

Nonnu:         Si figghja lu capisciu, ma nn havi mportanza, l’importanti è ghiri a Milanu, macari ncuntranniti cu cummari Pippina ti ripigli di sta (alzando la voce) dilusioni di maritu.

Turiddru:     Rosa cara, tu la pigliasti accussì mali, ma si tratta di migliorari, …………..la to stissa vita po cangiari.

Rosa:           (pausa di riflessione) Va beni siddru vuliti d’accussì v’accuntentu………. Papà immuni a priparari.

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

La scena si svolge nell’ambiente di prima, molto disordinato, praticamente nessuno ha messo ordine da quando non c’è Rosa. I personaggi di Turiddru e la zza Mela cambiano aspetto sono vestiti in maniera moderna, con vestiti a fiori molto colorati. Turiddru volendo fare una sorpresa alla bellissima moglie ha comprato una tv ed ha fatto richiesta per l’allaccio del telefono, i primi telefoni.

(Rosa torna da milano con il volto fasciato, nessuno sa del   suo ritorno.Arriva a casa insieme al padre ed alla commare Giuseppina che al paese è conosciuta come Pippineddra, figlia di donna No. Durante il soggiorno a Milano Rosa ha affinato un po’ i suoi modi e il suo linguaggio, quindi entra in casa e si accomoda sul divano).

Rosa:                Commare Giuseppina accomodatevi,fate come se fossivo a casa vostra (aprendo la porta rimane sconvolta dal disordine  in cui trova la casa).

Nonnu:         Tantu ha divintari di casa cca.

Commare G: Grazie commare Rosa,(a commare Giuseppina cadono i bagagli dalle mani per lo stupore) commare avevate proprio ragione, hanno bisogno di una lezione.

Rosa:           Che faccio, che faccio (agitata) sono fremente, non sto nella mia pelle.

Commare G: Ora calmatevi che il lavoro è più lungo e faticoso adeso di quanto non lo sia stato a Molano.

Zza Mela:    (entando molto trasandata e vestita di colori sgargianti) (sorpresa) Rosa, bona vinuta a la zia.

Rosa:           (sorpresa per l’aspetto della zia) Zia cara come state? (si abbracciano) ma chi! Ma chi vi successi?

Zza Mela:    To figliu, to figlia (balbettando) vidi, vidi, mi misiru sti cosi, (indicando l’abbigliamento) ma fu ppi forza, dicinu ca n’hamma cangiari lu spettu.

 Nonnu:        Binidica Mela, ma comu t’arriducisti? Pari ca vini di zappari

Zza Mela:    Di cantari? Ia nn ci vaju a cantari ca mi siddria fina lu campari, e poi vistuta d’accussì unni haja ghiri? Ca m’affruntu fina a taliarimi a lu specchiu.

Nonnu:         Pi chissu ha tutti li ragiuni. (ridacchiando)

Zza Mela:    Ad ogni modu ti salutu Cola. E poi hai picca di ridiri ca cinn’è macari pi tia, e poi ridu ia, anzi ridimmu tutti.

Nonnu:         Nn vi faciti llusioni ca ia nn ci cascu, e poi ti pari chistu u modu di parlarimi davanti a li genti?

Zza Mela:    (a quel punto si accorge della commare) Cummareddra cara chi piaciri vidivi, chi bella sorpresa. 

Commare G.: Commare Mela come state? vi trovo bella in carne sembrate in buona salute, siete solo un po’………., un po’ ………….

Nonnu:         Lassati perdiri cummari, ca nn ci su paroli.

Zza Mela:    N bona saluti si, ringraziu lu Signuri, ma n carni propriu no, ni stu tempu ca ha mancatu Rosa, la me Rosa cara, haju campatu di fioretti. (rivolgendosi a Rosa) Comu haju sintutu la to mancanza! 

Rosa:           Ooohhh povira zia, ma vi sta beni, piuttostu vi aprivu la strada, la prossima plastica è ppi vossia ca di sicuro ci servi.

Zza Mela:    Aaahhh chi dicisti figghia ti smuviru li nerbi, a mia vidè a cummattiri cu la to famigghja. Tutti pi li fatti d’iddri. Li to figghi eranu prisenti sulu pi dutturiari nacapu li robbi, t’ha mettiri chisto, addevi fare accossì, chesto si fa e chesto non si fa. Dicinu ca haja parlari talianu comu ad iddri, ia ci provu, ma nn m’arrinesci. Poi nn parlamu di ddru to maritu……., pi lu restu ogniunu pinsava pi iddri, ma a mia, (in tono lamentoso)   m’hannu fattu iri avanti a pani cunsatu, menu mali ca la passa lu craparu e m’haja fattu lassari na tazza di latti, haju mangiatu chissu, ma pi d’iddri avissti statu putiva muriri.

Rosa:           Aaaahhhh….. va trova chi m’aviva parso, chisto è nienti.

Zza Mela :   Ma chi dici nenti! Avivatu a essiri cca pi vidili, zzia la furchetta si prente accossì, il cortello si prente colì, ma quali furchetta e cuteddru ca nn c’era nenti di mangiari!

Rosa:           Zia non sta beni lamintarisi di tutti cosi. Dopu ca ti hanno abbadato.

Zza Mela:    Hai ragiuni a diri ca m’hanno abbannunato.

Rosa:           Zia ho ditto abbadato, non mi apparite proprio abbannunata. Quinti no vi lamentate cchiù.

Zza Mela:    Ma Rosa tu parli comu ad iddri.

Rosa:           (ignoarando la zia) Prendo un po’ d’acqua, voi ni volite commare?

Commare G: Grazie commare magari un bicchiere.

Rosa:           A proposito commare vi volia ringraziare pi quello che avete fatto per me, ma anche pi quello che ancora avete da fare.

Commare G.  Ma vi pare commare mia l’ho fatto ben volentieri e devo dire anche un po’ divertita, poi ho colto l’occasione per venire a trovare la mia vecchia mamma, che non vedevo da un po’, anche per lei sarà una bella sorpresa. E poi sono io che devo ringraziare voi, anzi direi che adesso possiamo darci del tu. sono stata in buona compagnia con tuo padre, mi ha fatto tanto, ma tanto piacere stringere la sua conoscenza. Staremo a vedere quello che succederà, in tutti i sensi. (si apre la porta ed entra la figlia al ritorno da scuola)

Immacolata: (sorpresa e contenta) Ciiiaaaaoooo mamy………… ça va?  Zia Mela. Nonno

Rosa:           Bene Immacolata figlia mia, tu come stai?

Zza Mela:    Ciau figghja hai purtato cocchi cosa? (sottovoce) Nenti avi n manu ancora latti.

Immacolata :    (stupita perché la madre non ha replicato al suo modo di esprimersi) Io sto a meraviglia, però mamma mi sei mancata (buttando l’occhio sul disordine).Salve commare Giuseppina, è un piacere vedervi, avete accompagnato la mamma e il nonno? Avete fatto bene.

Commare G.: Ciao figliola

Immacolata: Vi vedo bene, l’aria di Milano vi mantiene giovane. Anche a te nonno, mi sembri ringiovanito di vent’anni.

Nonno:         E mi sentu cchiù giovani, mi sentu un griddru, e haju voglia di griddruliari.

Commare G.: (colpo di tosse d’imbarazzo) Grazie cara anche tu stai bene,

Immacolata:Si sto bene a parte lo stomaco che borbotta per la fame.

Rosa:           Oh la mia bambineddra c’ha fame, come mai? Papà nun ha saputu priparari?

Immacolata: (ogni volta che la madre parla Immacolata resta sempre più stupita per il modo in cui risponde alla conversazione, sembra un’altra).

Ma se non è capace neanche di comprare il pane, se fosse stato per lui avremmo dovuto mangiare cavoli e Cacciaggione ogni giorno, ma chi la doveva cucinare, quindi tutto quello che ha portato  l’ho regalato alla nostra cara vicina donna Cicca tre peti. Anche come segno di riconoscenza. Quindi è meglio non parlarne. Adesso raccontami di te com’è andato l’intervento?

Rosa:           Bene…. Spero (guardando con aria complice la comare). A proposito comprimenti pi ccome haviti combinato alla zia Mela, sta morto bene.

Immacolata: Se ti piace la zia Mela, ti piacerà ancora di più papà, con lui è stato, ed è  più difficile ma prima o poi imparerà.

                   (Si apre la porta ed entra Turiddru con il solito mazzo di cavoli sotto braccio, anche lui stupìto per il ritorno della moglie, e vestito con lo stesso stile della zia.)

Turiddru:     Rosa, ohhh Rosa…….chi sorpresa, Beni tornata, mi hai tanto mancato. (abbraccia la moglie e la squadra dalla testa ai piedi, immaginando il bel volto sotto quelle fasce).

Rosa            Ciao caro marito vedo con morto piacere che anchi tu stai cangiando il tuo spetto! Devo riconosciri però che i tuoi cavoli sono sempre li stessi.

Turiddru:     Nn mi ni parlari è na rott…, (guardando la figlia) non mi ni devi parlare pirchì lo faccio con morto piaciri

Turiddru:     Binidica zza Mela, vossia sempri cchju affascinosa.

Zza Mela:    T’haja dari na cosa? Nn haju nenti di dariti. (rivolgendosi a Rosa) lu vidi comu è nn si po suppurtari, pi mia nn ci calà ca li sordi l’appa nesciri iddru, ma a la niputi se dicidi di fari plastificari ad iddru ia li nisciu cu tuttu lu cori.(rivolgendosi a Immacolata) e tu nun c’è bisognu ca mi guardi co l’occhi torti pirchè li spoghi figlia mia si dicinu alla carcarara.

Nonnu:         Ciau caru ienniru. (sfottendolo) ti trovu bbonu ma propriu bbonu poi quannu simmu suli mi dici cu è stu sartu ca t’allistì sti cosi, macari ci vaju.

Turiddru:     Saluti papà vossia sempri co la lingua longa. (Rivolto a Rosa) Rosa mugliera mia manco mi pari tu si daccossì cangiata……….

Rosa:           Ma a quanto pari anchi tu si cangiatu, non ti saccio diri se sei meglio o cchiù tinto.

Turiddru:     Mugliera ti vuliva fari una bella sorpresa, ma ancora li lizioni nun hannu finutu, haju tanti cosi da mpararimi, vero Immacolata?

Immacolata: Uuuuu!!! hai voglia.

Rosa:           C’è tempu pi mparari, d’ora nnavanti li lizioni vi li pozzu fari io a te e alla zia Mela, mi sento ancora morto milanesa.

Zza Mela:    Facisti la spisa? Bonu facisti, pirchì cu tutta la bona vuluntà la resistenza ha n limiti.

Turiddru:     La zza Mela hava parlari sempri a matula.(rivolgendosi alla figlia) si dici  d’accossì?

Immacolata: (annuisce scoraggiata) Si, si. 

Turiddru:     Pirchì nun mi scrivisti quando arrivavatu ti viniva a prentere alla stazioni cu la motolapa.

Rosa:           La motoolaapaaa stai scherzando (scandalizzata) abbiamo venuto in taxì non potevamo mica mintici nel cassonetto in tre.

Turiddru:     In tre, cu ccu vinisti?

Rosa:           La commare Giuseppina con tanta gentilezza si è offruta di accompagnarci in questo lungo viaggio.   

Turiddru:     (a questo punto si accorge della commare) Cummari Pippina chi piaciri ca mi fa di vidivi (fa per stringerle la mano)

Nonnu:         Unni vai fermu ddrocu e nn t’allargari, anzi nn ti stringiri.

Commare G.: (sorridendo divertita) Benedica compare Turiddro come state?..... anche a me fa piacere rivedervi, vi trovo bene, solo un po’ invecchiato.

Turiddru:     Si staiu bonu,  ringraziannu u signuri ancora mi mangiu la spisa, malamenti ma mi la mangiu (riferendosi alla fame che ha patito per l’assenza della moglie).

Immacolata: Mammina meno male che sei tornata, ……sai con tutto il da fare che ho avuto per tenere pulita la casa, e poi a badare a questi due antiquati, ho perfino trascurato lo studio.

Zza Mela:    A ccu la dicisti ssa parulazza? (correggendosi) scusa a ccu la addici ssa parolazza? (scandendo bene le parole).

Immacolata: Ma che parolaccia, antiquati vuol dire antichi e voi lo eravate, anzi lo siete.

 Nonnu:        Sta figghia si merita n premiu, pi comu a tinutu la casa, la zza Mela, a so patri e m’immaginu anchi a so frati.

Rosa:           (Ironizzando) Ragiuni hai figliola ho visto tutto quello che hai fatto.

Immacolata: Mi sembri un po’ ironica

Rosa:           Senti non incominciare a dicere  le parolacce a me ora perché mi affennu.

Immacolata: E’ tornata la mamma.

Turiddru:     Allura che ti dissiru li dottura,

Rosa:           Mi ficiru bella, bella comu alla baffetta, anzi cchiu bella.

Turiddru:     Quanno ti levi sti bendi?

Rosa:           Con calma sei curiusu quando semu tutti mi levo li fasci, non vedo all’ora.

Turiddru:     To figliu viene chiù tardu, ni sto mentri mi vivissi qualcosa.

Rosa:           Si a lu marito voi un coctello?

Turiddru:     Chiiii…? Un cacatello? Ma chi ti hai mparato a dire li cosi sporchi?

Rosa:           Un coctello gnorantuni è una miscela di bevandi.

Turiddru:     Ma comu parli? Mi fai arrizzari li carni.

Nonnu:         Zaurdu eratu, e zaurdu si anchi se to figlia ci prova a fariti divintari cchiù finu, ma ia dicu ca è tempu persu. E parlavatu di ddra beddra rosa di me figlia. Iddra si ca s’accutturà.

Turiddru:     S’accutturà precisa.

Rosa:           Ti lu dissi e te lo ripetu io sono stata a Milano e milanesa mi sento.

Turiddru:     A Milanu ir vino c’è?

Rosa:           Certu ….che c’è, però è nelle bottiglie attappate no nelle botti.

Turiddru:     Veramenti mi vivissi unu bellu bicchieri di vinu senza attappato, macari accumpagnato di ddu spaghetti cu l’aglia.

Rosa:           Havi ragiuni mio patri, sei proprio zavordo, l’aglia mi fa mpuzzare le mani.

Zza Mela:    (sottovoce) Ora chista è bella, la niputi mi divintà artolocata e cu la puzza sutta lu nasu.

Rosa:           Zza Mela vossia mi addeve spiegari na cosa, come passa lu fattu ca ora ci senti e ora nn ci senti.

Zza Mela:    Chiii!!!! Ti fannu mali li denti, mentri ca erato a Milano pirchì nn ti facivatu fari la dintera.

Rosa:           Eccu propriu chisto stavo dicendo.

Zza Mela:    Forsi hajo bisognu di iri ddra bbanna ni la me stanza (lentamente se ne va).

Rosa:           La zza mela mi fa viniri cocchi dubbio, putissi siri ca nn è sorda è fa la finta? Ogni tanto mi appare traduta, e poi quando non ci conviene si sosi e si nni va.

Nonnu:         Figlia mia forsi tu a to zia la sta canuscennu ora, ci vuliva st’occasioni pi faritilla vidiri com’è, ma ia la canuscivu cinquant’anni narreri quannu a to matri bonarmuzza ci livava lu mangiari di lu piattu e ci diciva: ”o mi lu duni o dicu a lu papà ca hai lu zitu”, e siccomu iddra era la cchiù granni, e dici ca s’haviva maritari pi prima ia mi ni scappavu cu to matri. Mi l’aviva riduciutu sicca sicca comu na sarduzza, povira muglieri mia. Eppuri s’avia fattu zita cu unu curtu curtu e ladiu, chi c’haviva vistu?!

Rosa:           Ma papà  lu sai che il vino bono sta nelle botti piccole.

Nonnu:         Si ma no ni lu tappu, iddru era propriu n’tappu iddra si ca era na vutti, l’accoppiata era bbona avissiru fattu na vutti d’acitu forti (sghignazzando)    

Luigi:           (Entra di corsa con dei panini con la mortadella in un sacchetto mostrandosi anche lui sorpreso) Ciao a tutti. (abbraccia il nonno e la mamma)

Rosa:           Ciao Luigi come va a la mamma?

Luigi:           Mamma che piacere vederti, commare (saluta col capo) che bella sorpresa.

Rosa:           Siete tutti sorpresi, ma non capiscio se vi fa per davero piacere di vedermi.

Immacolata: (Toglie il sacchetto al fratello) Eccome, anche i nostri stomaci sono contenti.

                   (Bussano, Immacolata va ad aprire, si trova davanti un uomo in tenuta da lavoro con un telefono in mano per farne l’allaccio.)

Operaio:      Bon giornu (fa un passo indietro) sugnu chiddru do telefunu pozzu trasiri?

Rosa:           Quali telefunu noi artri non avimmo telefono pi quantu ia a Milanu l’haiu vistu ed è bellissimu.

Immacolata  (Estasiata) Entri prego deve scusare mia mamma è appena tornata da Milano dove ha subìto un intervento al volto.

Operaio:      Ma la signora chi appi n’incidenti?

Rosa:           Ma no, quali ncidenti, l’incidenti l’appi quannu mi maritavu e appi sti figli. No a mio marito e ai miei figli è paruta buona l’idea di convincermi a farmi plastificare la faccia, e quindi ivu al nord per avere l’intervento, comunque sugnu contenta daccussì perché mi sento come un’ape regina, tutti stanno a spittari a mia.

Immacolata: Mamma ma che cosa stai a raccontare a questo signore, che è venuto per lavorare, perché devi sapere che papà ti voleva fare una sorpresa facendoti trovare il telefono.

Rosa:           Oh!!! Grazi maritu, forse che avivatu quarchi rimorso?

Operaio:      Allura lo mettiamo cca? (indicando un punto della stanza)

Immacolata: Si. Si. Anzi ripensandoci sarebbe meglio che lo mettesimo nella mia camera. (Rivolgendosi all’operaio) Venga andiamo di la.

Turiddru:     Unni vai tu? Guoi a tia se ti smovi di cca, lu telefunu è bonu ddrocu.

                   (l’operaio comincia a lavorare)

Luigi:           Mamma forse tu sei abituata agli orari di Milano ma noi no, e il nostro stomaco borbotta. (sottovoce) soprattutto da quando facciamo la fame.   

Rosa:           Mi pare d’avere capito ca vulite mangiare, ma c’è tempo. Prima avemu na cosa da disbrigare, vero commare Giuseppina. Anche pirchì la commare Giuseppina deve andare alla casa di sua matre.

Commare G.: Avete ragione Rosa adesso che siete tutti riuniti possiamo cominciare a togliere le bende.

Turiddru:     Ma nn è il casu d’aspittari ca chiddru picciottu si nni va?

Immacolata: Ma no non è necessario, poi stavo pensando che potevamo invitarlo a cena, anzi che ne pensi (rivolgendosi all’operaio) non ci siamo neanche presentati, io sono Immacolata

Operaio:      Io mi chiamo Paolo

Immacolata: Ah Paolo!....... Mi chiedevo se nella tua vita c’è una Francesca.

Turiddru :    Vacci alleggiu maleducata. (rivolgendosi alla madre) vidisti chi figghja hai crisciuto? prima cosa ia nn ti dissi ca lu putivamu mmitari a mangiari, secunnu casa tu si na figghia sdisanurata e facci tosta e nn è daccossì ca si tratta cu l’omini, terzo vulissi sapiri cu è chista Francisca e a tia chi ti veni? (pausa) pi concludiri va beni ammitalu ca mi appari nu bravu picciottu.

Operaio:      Accettu l’invitu, tantu a li setti finisciu u turnu, e nn haju mpegni di nessuna manera sulu pensu ca pi mia è n grandi onori cenari cu sta famiglia, mi pariti accussì di cultura, speci tu Immacolata mi sentu di nn essiri alla tua altezza, tu parli accussì beni, ia sugnu sugnu…. daccussì. (lega gli ultimi fili e conclude il lavoro)

Rosa:           Caro miu l’abito nun fa il monico, e questo commento non è comu t’appare, non ti fare ncantare dai  belli modi di parlare, se mi voi ntendere mi ntendi.

Nonnu:         Ragiuni hai, ma ad ogni modu ia dicissi ca putissimu ncuminciari, anchi pirchì la cummari havi primura.

Turiddru:     Sugnu d’accussì mozionatu, nun staju ni li robbi.

Luigi:           Penso che sia un momento d’emozione per tutti.

Immacolata: Stasera festeggeremo con una bella cena.

Rosa:           (Dopo essersi seduta si rialza,) Fermi tutti, Turiddru prenti una bottiglia di rosolio e mettilo nei bicchierini per festeggiare, (si risiede) e tu Immacolata va a chiamare la zia Mela.

Immacolata:Zia Mela è ora venite.

Zza Mela:    (ritorna lentamente e si siede) Potiti ncuminciari.  

Turiddru:     Commare a vossia l’onore. (mentre prende i bicchierini e comincia a versare lentamente il liquore)

Commare G.: Grazie compare (comincia a togliere le bende)

Rosa:           Che femmina, mi sento fortunata, se percaso risurtu beddra caro marito tu ti poi cangiari tutto come disse la zia la plastica totale  ti poi andari a fare perché nun basta sapiri parlari, ma se ti talii allo specchio vedrai che sei tanto vecchio, (Pensa) e allora chi figura ci faccio io ad aviri allato un marito che pari uno scrofano mvistuto? ca sapi parlari, macari vistutu a culuri, ma sempri scrofanu è.

Nonnu:         Vidi, ia l’aviva dittu ca sirbiva ad iddru nn mi vulistivu ascuntari.

Rosa:           Papà c’è tempo.

Commare G: (Mentre toglie le fasce) Forse se vi muoveste di meno, commare mia mi verrebbe meglio a togliere queste bende.

Rosa:           Scusati commare, sono morto agitata.   

Rosa:           (Sbendata gira il capo verso la famiglia) Ecco a voi la nova Rosa.

Turiddru:     (Lascia cadere la bottiglia dalle mani e si siede quasi svenuto)

                   (il volto di Rosa è visibilmente sfigurato con evidenti cicatrici, in pratica è mostruosa).

Luigi:                       

Immacolata:             Ooooohhhhhhhhhhhh…………(sorpresi)

Zza Mela:

Operaio:      Forse ni stu casu sugnu d’impicciu, Arrivederci.(scappa di corsa).

Turiddru:     (Dopo essersi ripreso dallo shoc) Ma chi cumminasti?

Rosa:           Perché non sogno venuta bene?

Turiddru:     (Lasciandosi andare al dialetto scatenato) O malanova di tia si cchiù brutta, si cchiù brutta ma comu ti pozzu diri? Si cchiu brutta di to zia, chi fimmina, chi fimmina (disperato) chi cumminasti, hai la facci comu n passuluni.

Zza Mela.     (anche lei si lascia andare) Ooohhh!!!! Ora l’hamma finiri cu sta zia, la zia ora si unchià, e tu sciagurata comu ti facisti cumminari,  d’accussì pari n’aranciu di chiumi, menu mali ca li sordi li ittà iddru, ia chianciu ccu n’occhiu

Turiddru:     Nn sulu ittavu chiddri di la plastica, ma in un impeto d’amori ci accatavu pirfinu la televisioni (e scopre un pacco che fino ad allora era rimasto coperto in un angolo) e anchi lu telefunu.

Rosa:           Ma che rici, grazie pi la televisioni ca piaci puru a tia,  e pi lu telefono; ma mi haja telefonari sula vistu ca fra li nostri parenti l’abbiamo solo noi  comunchi fatemi guardare allo specchio.

Luigi:           Tieni lo specchio (evitando di guardarla).

Rosa:           Sono bella, bellisssima, mi sento un bocciolo di rosa ora si che sono una rosa di nome e di fatto.

                   (I figli adesso non si curano più del linguaggio del padre  e della zia).

Immacolata: Mamma, mamma, è colpa nostra, (rivolgendosi al fratello).      

Rosa:           (Si guarda e sorride sodisfatta) Mi sentu proprio bene, menu male che arrisurtai beddra. Mpocu nsiccuta forse, ma beddra.(Sospira)

Turiddru:     Ma chi beddra e beddra, t’avia dittu ca ti vuliva vasari, la vucca pitturata, l’occhiu virdi culuri di lu mari e lu nasu alla francisa, unni sunnu, la vucca pari pistata , lu nasu nun c’è cchiù e l’occhiu beddru culuri di lu mari ti vinni o postu di la vucca pi parlari.

Rosa:           Ma finitila tutti, io mi piacio daccussì e basta. Cummari diciticcillu voi ca sugnu meglio così.

CommareG.:  Ebbene si meglio di così non hanno potuto fare, sono medici non sono santi, loro non sanno fare i miracoli.

Rosa:           Visto!

Commare G.: A questo punto ho avuto l’onore di toglierle le bende e vi ringrazio adesso toglierei il disturbo.

Turiddru:     Cummari vi putivavu sparagnari st’onori.

Luigi:           Papà non essere scortese, la commare non ha nessuna colpa.

Rosa:           Bravo figlio, correggilo a tuo patre. (Rivolgendosi alla commare) Commare li bagagli lassateli puru cca dopo vi li accompagnamo noi, mi vogliu fari vidiri fori comu vinni.    

Turiddru:     Ma tu si pazza.! Chi ti passa ppi testa, unni voi iri? Fori, fori d’accussì, facissitu scappari lu vicinatu.

Rosa:           (sorridendo) Esagirato!!! E poi pirchì non pensi a te?

Commare G: Ci vediamo dopo, Cola mi accompagnate? (e rivolgendosi a Turiddru) coraggio compare non vi avvilite.

Turiddru:     E si cummari ci voli tantu curaggiu. Ni putemu rassignari tantu nsemmula amma ristari, vol diri ca quannu ni curcamu n’ammucciamu sutta lu cuscinu,.

Rosa:           Accossì si fa, caro marito, così siamo tutti contenti.

Immacolata: Mammina mia mi sento tanto in colpa, vorrei tanto che non ti fossi convinta.

Rosa:           Io vi devo ringraziari tutti pi avermi fatto questo regalo, in particulare vi ringraziu pi avirimi convinta a fari stu passo così mportante, vi sarò arriconoscente pi tutta la mia vita.

Immacolata: E noi avremo il rimorso per tutta la vita.

                   (bussano)

Rosa:           Luigi apri tu, io mi sento una regina, e le regine non lavorano.

Donna T.P.:  Ciau figghju, mi dissiru ca arrigirà donna Rosa,

Turiddru:     Ci mancava iddra, trasiti e ammirati.

Donna T.P.:  Ooohhh… mamma,  Madunnuzza, San Giuseppi, e tutti li santi di lu paradisu; donna Rosa faciti spaventu. Pi ssa cosa faciti spaventu puru vui don Turiddru.

Rosa:           Benedica donna Cicca come stati?

Donna T.P.:  Bona, bona, veramenti prima di vidivi stava megliu,

Immacolata: (scagliandosi contro Donna CiccaT.P.) Avete visto cosa avete fatto voi e il vostro gazzettino, questo perché parlate sempre troppo, ed io che per riconoscenza vi ho regalato pure i conigli di mio padre, (abbassando un po’ la voce) meno male che almeno  ho conservato l’uccello, mamma è di la in un barattolo.

Donna T.P.:  Ma io,…. Ma io….forsi hai ragiuni figghja, forsi è curpa mia, forsi haja parlari cchiù picca.

Turiddru:     (Gridando) La soluzioni c’è, …..la plastica ni la lingua v’avissivu a fari, però siddru arrinesci d’accussì putissivu divintari u grammofunu a 78 giri e poi cu vi ferma chhiù, megliu nenti, sulu n miraculu ni po salvari a tutti.

Donna T.P.:  Don Turiddru m’hata pirdunari, anchi vui donna Rosa pirdunatimi sugnu mortificata d’ora nnavanti haja misurari chiddru ca dicu e a ccu lu dicu.

Rosa:           Ma che  dicite donna Cicca non haju nenti di pirdunari a nissunu anzi v’haja ringraziari, e tu Turiddru nn c’è bisognu ca ti la prendi co iddra poverina non ha fatto niente. Anzi è na brava vicina.

Donna T.P.:  Vuliva purtari a me niputi pi farivilla salutari, ma  menu mali ca la lassavu dintra.

Turiddru:     Certu povira figghja ci vuliti nsignari la strada, farà carriera, cu na maestra comu a vossia, donna                    Cicca……… anzi (arrabbiatissimo e vendicativo), prima cosa nn siti donna Cicca, ma donna tri pirita, sacunnu la curpa è tutta di vossia, e pi finiri (rivolgendosi alla moglie) nn capisciu comu fai a ristari d’accussì calma.

Donna T.P.:  Tri pirita?! Ma chi diciti?

Turiddru:     Si si ia v’haji chiamatu d’accussì, e tutta la nostra famigghja vi chiama d’accussì. E vuliti sapiri pirchì?

Rosa:           Sarbatori  ma non è ir caso di parlare così.

Donna T.P.:  (sorpresa) Ma, ma, ia staju ristannu senza paroli.

Turiddru:     (rivolgendosi a Rosa che stava per dire qualcosa) Mugghjeri zittuti. (rivolto a donna Cicca) Finalmenti arriniscivu a farivi stari muta. Beni lu sapiti pirchì? …………..pirchì li notizi li sparati  e a tri a tri. (scaricato e sodisfatto) eccu vi lu dissi, ………..mi lavavu li vudeddra.

Donna T.P.:  Ia c’haviva vinutu cca pi farivi lu prosita di comu iti vistutu pi d’accamora, vi faciti propriu na bella fiura.

Turiddru:     Nn haju bisognu di lu prosita vostru, anzi sapiti chi vi dicu? St’abitu nn mi sta cchiù beni, anzi mancu prima mi stava beni.(si spoglia dei nuovi abiti velocemente ed indossa i suoi vecchi vestiti da agricoltore) eccu cca ia sugnu lu vecchiu Turiddru e sugnu cuntentu d’accussì. E n’aviti pirita di sparari a lu vicinatu.!!!!! E tu (rivolgendosi alla moglie) nn mi chiamari cchiù Sarbatori.

Donna T.P.:  Mi nni vaju (esce di scena quasi piangendo) benedica a tutti.

Rosa:           (Con aria di rimprovero) Turiddru hai fatto malissimu a trattare d’accossì a donna Cicca, non t’ha fattu pena poverina?

Turiddru:     Ma che pena e pena, tu mi fai pena, ia mi fazzu pena, tutta la me famigghja mi fa pena. (si siede rassegnato) (pensa a quello che deve dire) comunchi muglieri la tragedia finì, ora pinsamu a nantri, amma ricuminciari a…………..

Rosa:                (Capisce che non sa che dire e non lo fa finire di parlare togliendolo dall’imbarazzo) Ma chi aviti pare un funerale, cangiamo discorso e viviamo allegri. Mi sono appena ricordata che vi ho portato una cosa da Milano, roba da mangiare, cose che in Sicilia mancu esistono.

I figli:         (Mogi mogi) Rallegriamoci col cibo, finalmente mamma ci fa mangiare.

Immacolata: (Apparecchia in fretta)

Rosa:           (Apre la valigia e ne tira fuori del cibo congelato che durante il viaggio è andato a male) Sintite che bonu, roba di lusso, (mette quella roba che puzza in un piatto e la porge ai figli) ecco qua si mangia.

Zza Mela:    Chi schifu, chi puzza, avi ragiuni to maritu ca ti spiriu lu nasu, pi nn sentiri stu fetu.

Turiddru:     Finalmenti pi na vota simmu daccordu.

Luigi:           Mamma ma che cos’è? ma non intendevo questo (scoraggiato) io volevo mangiare qualcosa di buono.

Rosa:           Ma chistu è bonu è mangiare di Milano, di lusso, nunn’è roba d’ignoranti, comu era la tua mamma prima, ora sono bella e mi trattu da regina. Buon appetitu. E poi siete voi che vulite essere novi e ncominciamo di cca.  

Immacolata: Ma mamma sta roba puzza non possiamo mangiarla,

Luigi:           (sottovoce) Magari fussi maccu!

Rosa:           Ehhhh……… che hai dittu?

Luigi:           Niente, niente.

Immacolata: (sbottando) No! Niente no! mamma, ha dittu maccu maccu maccu di favi, no passato di fave, ni mangiassimo lu maccu di favi e la carni arrustuta na braciera, anchi se fussi sola di scarpa, si si.

Rosa:           Ma Immacolata comu parli?

Immacolata: Parlu cu la me lingua, anzi cu la nostra lingua, comu vulissi ca parlassitu tu, chiamami Culata vulissi la mamma di prima vulissi ca fussi tuttu n sonnu.

Luigi:           Ia vidè mamma vulissi sunnari, sugnu Giggio, Giggio, Giggio di Sicilia e no Luigi di Milanu. Mamma scusani, tu ni piacivatu com’eratu la mamma semplici e siciliana di prima papà anchi tu scusa facisti bonu a ribillariti a nantri ca ti vulivamu cangiari, anchi la zza Mela n’hava pirdunari. Tutti tutti stavamu beni com’eramu.

Rosa:           (Pensa un po’ e va via) N minutu vegnu.

Turiddru.     Picciotti n’ama abbituari, la curpa è nostra e chista è la punizioni vogliu diri la giusta punizioni. Nil’hamma teniri milanisa  siculu-milanisa, e ia nun mi sentu cchuù di criticarla, l’ammuttammu a fari sta fissaria  e ora n’hava pariri beddra d’accusì; (rivolgendosi alla zia) e guai se vossia parla malamenti di la me beddra muglieri, la prossima parti vossia. Ia capisciu ora comu si sintì quannu la vonsimu cangiari, comu mi sintivu ia quannu vuantri vulivavu cangiari a mia, sulu ca ia mi ribellavu iddra nn appi lu curaggiu e si riducì d’accussì.

Zza Mela:    Hai ragiuni è megliu nn parlarini cchiù.

Immacolata: (Mentre sparecchia) Ma papà forsi si circassimu nantru dutturi.

Turiddru:     Basta dacussì, circamu di turnari alla nostra vita normali.

Rosa:           (Dopo qualche minuto torna con il volto pulito, leggermente spettinata) Eccumi cca! Ora sugnu Rosa la vera Rosa, la Rosa di la me famiglia.

Luigi:           Mamma ma chi!!!!

Immacolata: Ma tu si!!!!!

Turiddru:     A muglieri chi passà San Calò.

Rosa:           Si San Calò, passò prima quannu partivu pi Milanu, e mi grapì la lumi, arrivata ddra mi taliavu a lu specchiu e pinsavu forsi bastassi darimi na sistimata, senza bisogniu di li duttura, senza bisognu di farimi la plastica.

Turiddru:     E nun ti ni facisti, (rivolgendosi ai figli) anchi iddra appi lu curaggiu di ribillarisi) ma…..e tuttu stu tempu a Milanu chi facisti a muglieri?

                   (bussano)

Luigi:           (va ad aprire entrano il nonno e la commare a braccetto seguiti dall’operaio) Nonno ma tu, ma voi, ci sono novità?

Immacolata: Nonnu vistu ca ni sta storia ci guadagnasti puru tu!!.

Nonnu:         Si ci guadagnavu ia e puru tu, ia ci guadagnavu na bella muglieri, nantri a Milanu ni ficimu ziti e ora ca lu dissimu alla matri di Pippina lu putimmu diri a tutti, lu nonnu si marita, ci vuliva la plastica anzi la finta plastica di la figlia mia pi farimi accasari nantra vota.

Immacolata: Ora stammu capinnu chi fici la mamma a Milanu, fici la ruffiana a lu nonnu.

Rosa:           Anchi chissu fici, p’amuri di figghja.

Nonnu:         E lu nonnu fici lu ruffianu a tia, ca ci guadagnasti u bravu picciottu ca pi lu scantu avia scappatu, lu truvammu fori scantatu mortu, e ci vonsimu spiegari tutta la storia pi faritillu arriggirari cca.

Rosa:           Forsi capiu ca chistu era lu cummentu cu li monaci giusti.

Operaio:      E’ veru mi piaciti, mi piaci tutta sta famigghja, in particolari mi piaci tu Immacolata.

Turiddru:     Brava muglieri, ni livasti li scarpi a tutti mentri ca caminavamu, ti facisti ddu risati a li nostri spaddri e ti facisti n misi di vacanza, e chissà pirchì nn chiangiu li sordi.

Rosa:           Caru maritu mpocu vinnicativa sugnu! E poi propriu vacanza nn fu ddra cu la complicità di nostra cummari Pippina ca ora  è di famigghja, mi detti na sistimata; Circavu d’insignarimi a parlari mpocu d’italianu, macari pi capiri sti figghi; mi fici npocu di scola di modi; ma soprattuttu  pinsavu a comu darivi na bella lizioni,………………………….ahhh mi lu stava scurdannu mi nsignavu a cucinari milanisa.

Immacolata: No no no milanisa no. Scusa mamma ma lu nostru nasu ancora ni risenti.

Luigi:           Vulissimu mangiari: minestri di fasola, pipi arrustuti na braciera, e dicu na braciera, p’accumpagnari ddu aulivuzzi cunsati, e ddu sarduzzi salati, mi stava scurdannu li spaghetti cu l’aglia pi lu papà.

Turiddru:     Mugghieri la lezioni ni la dasti e bbbbbonaaa……….!!!!!, sugnu cuntentu c’arrigirasti tu, si beddra, beddra, eratu beddra anchi prima, n’avivamu fattu annurvari di la biddrizza finta menu mali ca nn facisti nenti, ringraziu a San Calò ca ti grapì la lumi.

Zza Mela:    Se mi pirmittiti vulissi diri qualcosa ia, Turiddru, Rosa, cancellamu l’urtimu misi, ni sirbì di lezioni a tutti, avivamu persu perfinu la paci e la sirenità n famiglia, Cola anchi versu di tia haju statu sempri sgarbata, forsi era gilusa di ma soru santa fimmina ca truvà maritu e macari bonu e ia nveci no, scusami sugnu cuntenta ca ti sistemi cu cummari Pippina. Poi poi …………vi vogliu addumannari di pirdunari a Donna CiccaT.P.,

Turiddru:     Ma si, anzi Giggiu va chiamala, pirchì ora ca ci pensu mi fici pena. (sorridendo) Mischina ristà sconvorta quannu mi vitti spugliari, va trova la notizia unni è ghiunta?! “Scannalu……..Vitti a Don Turiddru n mutanni”

Luigi:           (esce di casa)

Zza Mela:    Rosa tu hai ragiuni, mi fingiva surda pi fari e farivi fari li cosi ca mi cumminivanu.

Rosa:           Chissu l’avivamu caputu, ma grazi ca ni lu stati dicinnu.

Zza Mela:    Turiddru si hai bisognu di sordi, vistu ca facisti tanti spisi pi to muglieri, ia sugnu a disposizioni.

Turiddru:     No no  grazi zza Mela, li fici cu tuttu lu cori.

Zza Mela:    Allura sapiti chi vi dicu? La televisioni vi la regalu ia, scusatimi pi tutti cosi. (rivolgendosi a Cola) a tia comu regalu di matrimoniu ti fazzu mettiri lu telefunu, accussì ti poi telefonari cu to figlia. (si siede)

Luigi:           (entra con donna Cicca) La truvavu fori di la porta pinsirusa.

Donna T.P.:  Sugnu cca. (sorpresa nel vedere il volto di Rosa) Ma donna Rosa…………

Turiddru:     Passà San Calò.

Rosa:           P’ accamora lassamu perdiri a mia, vi cuntu tutti cosi dopu. Assittativi ca Turiddru e Immacolata v’hanna diri cocchi cosa.

Turiddru:     Donna Cicca m’hata scusari pi prima, era annurbatu di la rabbia e mi la scuttavu cu vossia, ma la curpa era mia ca ncapu li vostri paroli costruivu n casteddru.

Donna T.P.:  Ma chi diciti.

Immacolata: Donna Cicca, scusati macari a mia ca vi dissi tutti ddri cattiveri prima.

Donna T.P.:  Forsi mi li miritava.

Immacolata: Non è veru nn li pinsava, eramu tutti annurbati cu li vostri paroli, simmu na famiglia semplici e d’accussì amma ristari. Veru è ca vui aviti lu difettu di parlari assai, ma menu mali ca parlati sulu, nantri stavamu facinnu li fatti.

Donna T.p.: Pi mia nn ha successu nenti, sugnu miravigliata pi tuttu chiddru ca sta capitannu cca dintra.

Nonnu:         (ridendo) E n’haviti cosi di cuntari donna Cicca!

Donna T.P.:  Pianu pianu l’haja sapiri tutti, pirchì nn haja caputu nenti, ad ogno modu don Turiddru, tuttu chiddru ca mi dicistivu mi lu scurdavu, chiddru ca nn mi po calari è ddra ngiuria ca mi mpiccicastivu.

Turiddru:     A propositu mi stava passannu di menti, anchi pi chissu m’hata scusari nn vi ci chiamu cchjù, anchi pirchì pensu ca la lizioni vi sirbì e d’ora nnavanti anchi vossia prima di parlari ci pensa ddu e macari tri voti e tanticchieddra ava cangiari.

Rosa:           (scattando) No, no, cangiari no, u gazzettinu nn po cangiari, la genti accatta li giornali e paga p’aviri li notizi, nantri l’avimmu gratis è n vantaggiu. E poi vicini comu ad iddra cinn’è picca pi furtuna, ma ognunu na so vita n’havi una.

Immacolata: Ooohhh!!! mamma sei unica (abbracciandola).

Luigi:           Ooohhh!!! mamma ti voglio bene (abbracciandola).

(finisce tutto con un’abbraccio generale).

                                                            FINE

                    

 

                  

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