E se ci viene un mal di testa?

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AL CUORE NON SI COMANDA

Titolo:  “E SECI VIENE UN MAL DI TESTA?”

                                Sottotitolo: Al cuor non si comanda!

(Versione in lingua italiana)

                    Commedia in tre atti di Carmelo Gaudiano

Personaggi:

1) ERUDITO Istruzione, commesso comunale, figlio d’artigiano. Possiede la Licenza Elementare;

2)  MODESTO Sparagnatore, spazzino, figlio di contadini, cugino di Erudito e suo  amico inseparabile. E’ analfabeta;

3) ALFIA BERTA, figlia di contadini, innamorata di Erudito.  “Alfabeta”… pure lei;

4) SCOLASTICA, sorella di Alfia Berta, innamorata di Modesto. Possiede la Licenza Elementare;

5)   Don Giosuè, il  parroco;

6)   Gioacchino, amico di Erudito;

7)   Peppino, altro amico di Erudito;

8)   Titina, amica di Alfia Berta e Scolastica;

9)   Rosetta, altra amica delle sorelle;

10)  Operaio TV;

11)  Operaio della Società Telefonica;

12)  Vicini di casa.

N.B.  Il linguaggio utilizzato nel testo - un italiano semplice e spesso sgrammaticato in uso a Matera negli anni ’50 - è quello che meglio si presta, anche per naturale cadenza, alla trasposizione in vernacolo.

        Perché questo titolo?

Dalle nostre parti l’interrogativo “E se ci viene un mal di testa?”, ormai in disuso, rappresentava un monito a considerare gli eventi della vita secondo la loro reale importanza, ovvero secondo un’antica e saggia scala di priorità che pone in alto il benessere psico-fisico per poi calare in dilemmi inferiori che attengono agli interessi economici, di lignaggio, di immagine sociale, tutti alquanto fugaci. Il “mal di testa” incombe su tutti noi; allorché si attraversano e si superano i momenti dolorosi della vita, spesso ci rendiamo conto di aver sovrastimato quegli eventi marginali ed effimeri che non potevano e non dovevano toglierci la felicità. Metafora di saggezza.   

La Trama in breve

Nell’anno 1989 due coppie di coniugi (Modesto e Scolastica – Erudito e Alfia Berta), sono alle prese con la scelta delle compagne “giuste” per i loro figli unici.

Non rammentano, però, che se 30 anni prima avessero seguito il volere dei loro genitori, non avrebbero potuto raggiungere l’attuale felicità coniugale.

Modesto, preso da questo dilemma e dal delirio causato da una forte febbre, si immergerà in un “incubo” che lo riporterà nel 1958.

Nei primi due atti di questa commedia, infatti, il pubblico assisterà attivamente al sogno “rivelatore” di Modesto, ovvero la infelice vita coniugale con la moglie sbagliata imposta da accordi tra famiglie “patriarcali”.

Erudito, benestante ed istruito (lo dice la parola), non ottiene il consenso dei suoi per sposare Alfia Berta, povera ed analfabeta; d’altro canto Modesto, anch’egli povero ed analfabeta, riceve il rifiuto dei genitori di Scolastica, dato che la ragazza è scolarizzata (lo dice la parola).

Ma i quattro giovani, da sempre legati da grande affetto, nonché da vincoli che vanno oltre la parentela (Alfia Berta e Scolastica sono gemelle “eterozigoti”, mentre Erudito e Modesto sono anche cugini), decidono di continuare a vivere la loro “famiglia allargata” e di accettare un assurdo compromesso: ottenere la benedizione dei propri genitori assecondandoli nelle loro volontà.

Così Alfia Berta, per amore di Erudito sposerà Modesto; di conseguenza Scolastica, per amore di Modesto sposerà Erudito.

Decisione coraggiosa che insieme assumeranno davanti a Dio e al parroco, giurando di vivere castamente e fuori dal peccato, ma alla chiara mercé del pubblico ludibrio…

Quindi, si assisterà alla burla di due matrimoni campati sull’amore senza frutti e senza futuro, ovvero su impraticabili amori platonici, in linea con la commedia classica “dell’equivoco” e del “gioco delle parti capovolte”…

Ma quando nel terzo atto Modesto si sveglierà nel mondo reale (1989), alla luce dell’incubo vissuto cercherà in tutte le maniere di correre ai ripari…

Riuscirà nell’intento di convincere gli altri tre protagonisti della storia?

Nonostante tutto dovrà “ringraziare” l’odiato Telegiornale

 

Canzone dell’epoca in sottofondo: “L’edera” di Nilla Pizzi.

INTRODUZIONE

Un presentatore (o un messaggio registrato) esporrà una breve introduzione esplicativa della storia.

Signore e Signori, buona sera…

Vorrei brevemente introdurvi alla commedia che andiamo a rappresentarvi.

Essa è ambientata nell’anno 1958, in pieno “boom economico” dell’Italia, quando le promesse di De Gasperi diventavano realtà e il benessere, insieme con la Televisione ed il Telefono, cominciò ad entrare nelle case degli italiani.

Il lavoro per tutti non era più una chimera e la gente, pian piano, usciva dalle case malsane dei centri storici (nel nostro caso i “vicinati” dei Sassi) ed andava ad abitare nuove case, per lo più popolari, nelle periferie degli abitati urbani esistenti.

Erudito e Modesto erano due cugini coetanei che nacquero nei primi anni ’30 e crebbero insieme nel vicinato con Alfia Berta e Scolastica, due gemelle indivisibili, che, col passare degli anni, da compagne di giochi diventarono le loro fidanzate.

Ma come si dice: “la fortuna è cieca”, però il diavolo ci vede benissimo e quando vuole metterci lo zampino non lo ferma nessuno...

N.B.

(Inserire qui l’eventuale aggiunta esplicativa desunta dalla Trama in breve…)

La Regia, prima che si apra il sipario, manderà questa strofa de “L’Edera”, che già avevamo in sottofondo:

“… Son qui, tra le tue braccia ancor, avvinta come l’edera; son qui, respiro il tuo respir, son l’edera legata al tuo cuor…etc… A te mi legherò, a te regalerò la vita …”.

PRIMO ATTO

Siamo nella spoglia sacrestia del Parroco che cammina su e giù nervosamente. Al muro, di fronte al pubblico, c’è un calendario con la scritta grande dell’anno 1958… La musica sfuma...

N.B.  Per una più agevole messa in scena, si potrebbero anche “saltare” le prime due Scene (in sacrestia), per passare direttamente alla Terza Scena (in casa dei coniugi Modesto ed Alfia Berta).

Basterebbe aggiungere nell’introduzione che i quattro giovani, per assecondare il volere dei loro genitori, si sposeranno ”ad incrocio”, ovvero formando una coppia di ignoranti (Modesto ed Alfia Berta), e una coppia di scolarizzati (Erudito e Scolastica), dopo aver giurato di comune accordo che i loro matrimoni saranno solo di facciata, quindi “bianchi”. Ciò al solo fine di evitare di lasciarsi, per vivere ancora insieme in una famiglia “allargata”.

PRIMA SCENA

PARROCO - (rivolgendosi al pubblico) Benedetta gioventù, fanno sempre di testa loro e poi succedono i guai… Ormai da giorni in città non si parla d’altro: due coppie di fidanzati, miei parrocchiani, non hanno ottenuto il consenso dei loro genitori per sposarsi. Abitano nello stesso rione (vicinato) e le loro famiglie bisticciano di continuo grazie anche alle malelingue che ci “inzuppano il pane”…

Pure l’Arcivescovo l’ha saputo e mi ha detto: “Don Giosuè, basta con questo scandalo: questi si ammazzano! Ne va del buon nome di tutta la Diocesi… Tu conosci i giovani e le loro famiglie perciò devi porre fine a questa faccenda incresciosa”… Ed io adesso come faccio?…  Non devo perdere la calma. Ho già chiamato i quattro ragazzi: devo capire bene come stanno le cose...

 

Suonano alla porta: (sono le due sorelle gemelle, anche se  poco somiglianti)

ALFIA BERTA e SCOLASTICA - (parlando insieme) Buona sera don Giosuè.

PARROCO – Scolastica, Alfia Berta, finalmente!... E i vostri fidanzati dove sono?... Perché non siete venute con loro?

ALFIA BERTA – (l’analfabeta) Noi non li vediamo da più di una “simmana” (settimana); da quando le nostre famiglie “si sono litigate” stiamo chiuse dentro casa. Oggi abbiamo “avute” il permesso di uscire, perché abbiamo “dette” che dovevamo venire in Chiesa a chiedere consiglio alla Madonna.

PARROCO - Benedette figlie, frequentate la parrocchia da bambine; vi ho visto crescere: com’è possibile che vi troviate in questa situazione?

SCOLASTICA - Don Giosuè, siamo state delle stupide e siamo venute veramente qui per confessarci. Noi conosciamo i nostri fidanzati da più di vent’anni, da quando eravamo bambine, ma poi crescendo ci siamo innamorate...

Io mi sono innamorata di Modesto Sparagnatore, figlio di contadini, mentre Alfia Berta si è innamorata di Erudito Istruzione, il figlio di don Serafino l’artigiano. Ci siamo fidanzate da diversi anni all’insaputa di nostro padre, ma purtroppo il nostro grande amore ci ha portato a concederci ai nostri amati  prima del matrimonio. Questo è il peccato che siamo venute a confessarvi Don Giosuè: ora siamo pentite e disperate. Dopo che le nostre famiglie hanno spezzato i nostri fidanzamenti siamo delle ragazze “disonorate” e nessuno ci vorrà più. Ma non ci importa: noi adesso vogliamo solo il perdono di Dio. Abbiamo peccato, sì, ma accecate dall’amore e Dio solo lo sa quanto vogliamo bene ai nostri fidanzati…

PARROCO - Figlia mia, che cosa mi stai dicendo? Le mie più diligenti parrocchiane che perdono la loro virtù prima del matrimonio! E che cavolo! (le sorelle si abbracciano e piangono) Su, su, non piangete. Vi risponderò come disse Gesù a quelli che volevano lapidare la peccatrice: ”Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.... E quando tutti se ne andarono le disse: “Vai, e non peccare più”… Perciò: in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, io vi assolvo, ma non peccate più.

ALFIA BERTA e SCOLASTICA - Grazie Don Giosuè, ve lo promettiamo, ve lo giuriamo.

Suonano alla porta. Don Giosuè va ad aprire: sono i fidanzati che corrono ad abbracciare le rispettive fidanzate.

Perché il pubblico possa seguire l’equivoco dello scambio di coppia, è necessario che i fidanzati indossino dei vestiti dello stesso colore. Quindi, Erudito abbraccerà Alfia Berta che veste col suo stesso colore, mentre Modesto abbraccerà Scolastica che indossa un vestito di colore diverso dalla sorella, ma ovviamente identico a quello di Modesto.

Questo servirà, in seguito, a comprendere le varie fasi della Commedia, tra sogno (Primo e Secondo Atto), e realtà (Terzo Atto).

SECONDA SCENA

ERUDITO – Alfia Berta, amore mio, che sofferenza… Finalmente ti rivedo!!!

MODESTO – Scolastica, amore mio, che tortura cinesa! Meno male che tenevo questa fotografia… (mette la mano in tasca e tira fuori una foto)

PARROCO – Ehi, piano piano signori miei, calmatevi!… (Interrompendo l’abbraccio)  E io mica v’ho chiamato per farvi incontrare di nascosto! Se vi ho convocato qui è perché voglio sapere perché le vostre famiglie non approvano i vostri progetti di matrimonio. Adesso sedetevi tutti quanti che vi voglio ascoltare … uno alla volta…

ERUDITO – (impaziente) Don Giosuè, io sono Erudito, il figlio di don Serafino Istruzione, il fabbro-artigiano.

PARROCO – Ah! Tu sei figlio a don Serafino “tutto un pezzo”. Lo conosco: una brava persona. Tanti anni fa gli chiesi di farmi una campana bella grande e non volle neanche una lira perché mi disse che lo faceva per una questione di principio.

ERUDITO - Che questo è il suo difetto: ogni cosa è “questione di principio”; e chi lo convince a mio padre quando si mette una cosa in testa?... Dieci giorni fa sono stato chiamato finalmente dall’Ufficio di Collocamento per un posto di messo comunale, ma appena ho detto a mio padre che volevo sposarmi con Alfia Berta, apriti cielo. Mi ha risposto: (modulando la voce) “Tu sei figlio di don Serafino; ricordati che ho fatto tanti sacrifici per farti studiare; tu sposerai una donna del tuo grado e non certo Alfia Berta, che non sa manco leggere e scrivere… Se mi disubbidisci non ti riconosco più come mio figlio”.

(A questo punto Alfia Berta piange ed Erudito le porge la mano per consolarla)

PARROCO - Che storia, che guaio! Così stanno le cose? (poi rivolgendosi a Modesto e Scolastica) E per voi come è andata?

MODESTO - Don Giosuè, pure per noi le cose stanno “malamente”. Anche io sono stato chiamato dal “Collecamento” il giorno dopo Erudito per un posto di spazzino. Così ho chiesto ai miei genitori di andare insieme a casa di  Scolastica per domandarla come mia sposa. Ma il padre di Scolastica ha detto “NO”; lo sapete perché? Disse che aveva fatto tanti sacrifici per fare studiare Scolastica e per lei voleva una “partita” migliore e non uno spazzino ignorante come a me…

 

(Scolastica piange e Modesto le porge la mano per consolarla)

PARROCO – Ma vedi che situazione! Quindi, se ho capito bene, le cose stanno così: don Serafino “tutto un pezzo”, non acconsente che suo figlio Erudito, dato che è istruito, sposi Alfia Berta perché povera e analfabeta, mentre il padre di Scolastica non acconsente che la sua figlia istruita si prenda per marito un povero spazzino ignorante…Che storia, che guaio! E io che posso fare?…(pausa) Ma ditemi: non perché voglia darvi cattivi consigli né mettervi la pulce nell’orecchio, ma tanti giovani come voi, disperati, scappano di casa e mettono le loro famiglie davanti al “fatto compiuto”… Non so se mi sono spiegato…

ERUDITO – Don Giosuè, magari potevamo scappare! Non è solo il problema di mio padre; se lui mi disconosce, pazienza! Il problema grave è loro padre! (indica le sorelle)

SCOLASTICA – Don Giosuè, voi mio padre non lo conoscete: a lui lo chiamano “Testabollente” perché quando la sera torna ubriaco dalla cantina non ragiona. Ha minacciato a nostra madre che se scappiamo di casa l’ammazza, perché dice che mamma sapeva tutto e gliel’ha tenuto nascosto…

ALFIA BERTA – A mamma non la possiamo lasciare sola sola perché senò papà l’ucciderà di mazzate. Inzomma, don Giosuè: qua è più facile il funeralo e no la zita (sposa)

DON GIOSUE’ – Il funerale? Credete che vostro padre dica veramente?

SCOLASTICA – Sicuro di si! Meglio rinunciare a tutto e non di far scoppiare una tragedia! Don Giosuè, anche se a loro gli vogliamo troppo bene, io e mia sorella abbiamo deciso di lasciarli liberi, così si troveranno due “zite” giuste per loro

ERUDITO - Ma che dite? E poi voi che farete? Tutta le gente riderà di voi e sarete condannate a rimanere zitelle tutta la vita! Noi non possiamo vivere con questo rimorso sulla coscienza. Alfia Berta, io non posso vivere lontano da te…

MODESTO – Anche per me è così! Scolastica, non lo permetterò che tu “piangi” per tutta la vita perché mi hai amato “sincera”… (sinceramente)

PARROCO - Che storia, che guaio!... Ma allora, se non potete sposarvi e non volete separarvi, che cosa vi rimane da fare?..

SCOLASTICA – (cala l’asso dalla manica) Erudito, Modesto, siete convinti di volerci stare sempre vicino? Vi basterà? Se davvero volete questo, io e mia sorella abbiamo pensato anche a un’altra cosa…

MODESTO - Cos’è quest’altra cosa? Sentiamo! Perché io e Erudito ci stiamo mangiando la testa da una settimana …

PARROCO – (avvinto e curioso)… Già, quale sarebbe quest’altra cosa?...

SCOLASTICA – Allora, siccome il problema è il consenso delle nostre famiglie, faremo in modo di ottenere la loro benedizione…

ERUDITO, MODESTO, PARROCO – (insieme)… E come?

SCOLASTICA - Sposandoci istruiti con istruiti e ignoranti con ignoranti… Perciò, io che sono andata a scuola, per amore di Modesto, sposerò Erudito, mentre Alfia Berta, per amore di Erudito, sposerà Modesto; così almeno potremo vederci ogni giorno come abbiamo sempre fatto, anche se sotto tetti diversi…

PARROCO – Ma figlia mia, il vincolo del matrimonio è sacrosanto! Si può strappare la benedizione degli uomini, ma non quella di Dio!

SCOLASTICA – Don Giosuè, ma noi vivremo fuori dal peccato perché i nostri matrimoni saranno “bianchi” e  senza tradimento… Tu Modesto, e tu Erudito,siete disposti a starci vicino e a rispettarci per tutta la vita?

ERUDITO – (guardando Modesto) A questo punto non ci rimane altra scelta;  Don Giosuè, noi quattro non possiamo vivere separati…è vero Modesto?

MODESTO – Non sia mai! Meglio (amare una cognata che) di niente…

ALFIA BERTA – E poi ci hanno detto che a quelli che si sposano, il Comune ci danno la casa popolara!

SCOLASTICA – E’ vero! Se siamo fortunati abiteremo nella stessa palazzina…

ERUDITO - Don Giosuè, veniteci incontro: fateci realizzare questo sogno…

PARROCO - Ragazzi miei, dovete volervi molto bene se state prendendo una decisione così coraggiosa. Cosa posso dirvi? Se le vostre famiglie acconsentiranno, acconsentirò anch’io...

Promettete tutti e quattro di rispettare i patti che ho appena sentito? Giurate!

I QUATTRO FIDANZATI – Si… si… si… (con entusiasmo per aver trovato un accordo che non li dividerà più)…  Lo giuriamo, lo giuriamo davanti a Dio

MODESTO – Don Giosuè, io vengo da una famiglia numerosa: vuol dire che da oggi ciò altre due sorelle…

ERUDITO – Don Giosuè, ma per il fatto delle nostre case… vicine vicine?

PARROCO – Be’, se sposandovi avrete diritto alle case popolari siete davvero fortunati perché conosco bene il Direttore… Adesso andate, e fatemi sapere cosa ne pensano le vostre famiglie. In bocca al lupo. (li accompagna all’uscita)

In che guaio mi dovevo cacciare!... (Speriamo che l’Arcivescovo si accontenti…) Però, come si dice? Meglio un asino vivo che un dottore morto…

A questo punto si abbassano le luci per pochi secondi. La Regia manda “Grazie dei fior” di Nilla Pizzi, attaccando dalla strofa che canta: “Grazie dei fior, tra tutti gli altri li ho riconosciuti, mi han fatto male e pure li ho graditi… son rose rosse e parlano d’amor… etc. etc. … perché vuoi tormentare il nostro amor”…

Si rimuovono velocemente drappi, tende e lenzuola che simulavano una spoglia sacrestia per scoprire la scena definitiva; corre sempre l’anno 1958, come evidenziato dalla scritta sul calendario.

 

I giovani si sono sposati così come avevano stabilito “ad incrocio”, e dopo aver trascorso poche settimane a casa delle spose, vanno ad abitare in due alloggi popolari dello stesso condominio grazie anche all’interessamento di Don Giosuè.

Tutto il prosieguo della commedia si svolgerà nella cucina della nuova casa di Modesto e Alfia Berta, la coppia “ignorante”…

La “comune” è di fronte al pubblico in posizione centrale; all’altezza della terza quinta a sinistra, rispetto al pubblico, c’è una finestra, mentre all’altezza della seconda quinta a destra ci sarà una finta porta d’accesso alle altre camere della casa (mai utilizzata)… E’ necessario rappresentare una cucina tipo “americana”  di fine anni ’50 con delle ante pensili e dei piani di appoggio di fianco al lavello; vi sarà un tavolo rettangolare e relative sedie al centro del palcoscenico, un mobile-radio, un armadietto a vetrina con bicchieri e bottiglie, un carrello o un mobile basso su cui poter poggiare un vaso di fiori e poi la Tv…

Bussano alla porta

Domenica pomeriggio. Scolastica va a casa di Alfia Berta.

”Grazie dei fior”  sfuma…

  

TERZA SCENA

ALFIA BERTA – Che bussate a fare? La porta è “scarrassata” (aperta) e poi ci sta pure il campanello…

SCOLASTICA – (entra in casa della sorella con un mazzo di rose rosse, guardandosi intorno per capire se anche lei ha ricevuto fiori in omaggio…) Ciao sorella mia, che stai facendo?… Avevi detto che stamattina venivi finalmente a vedere come ho sistemato i mobili di casa mia…

ALFIA BERTA – Hai ragione sorella mia, ma volevo prima finire di cucire queste calze e questa tuta di Modesto tuo… (poi vedendo le rose)… Madonna mia, che belle rose che porti! Sono tue?… E chi te le ha date?…

SCOLASTICA – E chi me le poteva dare?… Come, non te lo ha detto a pranzo? Me le ha mandate l’amore mio, Modesto tuo marito…

ALFIA BERTA – Non mi ha detto niente quel discraziato…

SCOLASTICA - Stamattina, verso le 11,00, hanno suonato alla porta e chi era?

Era il fioraio, quello che tiene il negozio nella piazza grande… Mi ha detto: (modulando la voce) “Siete voi Istruzione Scolastica?”… Io ho detto sì e lui mi dice: “Ah, meno male, mi credevo che era uno scherzo, perché oggi è domenica e le scuole stanno tutte chiuse”…

ALFIA BERTA – Eh si: ha fatto la battuta! (perché tu ti chiami Scolastica e tuo marito fa Istruzione)

SCOLASTICA - Mi ha portato queste 30 rose con questo bigliettino vicino (prende il bigliettino dalla tasca e lo legge)…

”Auguri di tanta felicità per la casa nuova da tuo cognato Modesto”…

ALFIA BERTA – Che pensiero “gentilo”! Sono contenta per te sorella mia…

Ma visto che ne “era” pigliate 30 di rose, ne poteva prendere 31 e ne portava pure una a casa sua… Certe volte non lo capisco proprio a quel marito mio…

SCOLASTICA – Uè, però mò non ti offendere con Modesto! Tu lo sai come stanno le cose: tuo marito ama me e mio marito ama te… Che ti credi? Pure mio marito Erudito, quando ha visto le rose a mezzogiorno e ha letto il bigliettino, ha fatto una faccia…Senti sorella mia, prendi un vaso che queste rose le voglio dividere con te…

ALFIA BERTA – (si alza, va a prendere un vaso vuoto e si accinge a pulirlo con uno straccio) Quanto so’ scemi i mariti nostri: si fanno i dispetti uno con l’altro… E come non lo sanno che poi noi ci diciamo tutto e le cose si vengono sempre a sapere?

 

suonano alla porta (Alfia Berta posa il vaso e va ad aprire; quindi, prende qualcosa e riaccosta la porta rimanendo di spalle al pubblico… A questo punto si sente qualcuno che ride a crepapelle: era il fioraio)

SCOLASTICA – (mentre Alfia Berta si gira e tutta emozionata le mostra il mazzo di rose rosse identico al suo) C’è un bigliettino?  Leggi il bigliettino! Presto…

ALFIA BERTA – E’ una parola: io già so’ “alfabeta”, e poi mò stò troppo “mozionata”… Leggilo tu…

SCOLASTICA – (stacca il bigliettino dai fiori e lo legge ad alta voce) “Auguri di tanta felicità per la casa nuova da tuo cognato Erudito”…

ALFIA BERTA – (mentre stringe le rose al cuore, ne sente il profumo e sospira d’amore) Che bella cosa: è la prima volta che mi manda i fiori tuo marito; rose rosse, ”simpolo” dell’amore…

SCOLASTICA – Ma non c’è rosa senza spine… L’amore nostro è un tormento… Più loro ci dimostrano il loro amore e più noi soffriamo per non poterlo ricambiare… Questo è il nostro destino amaro…

ALFIA BERTA – Questo è il nostro destino amaro… Ma senti sorella mia… com’è che il fioraio, rideva a “crepapalle” dopo che mi ha dato i fiori?… (intanto ripone i fiori nel vaso e ricomincia a cucire)…

SCOLASTICA – (ridendo ma senza intenzione di canzonarla) Alfia Be’, si dice a crepapelle… Pure stamattina rideva così. Quello è stato che i mariti nostri hanno preso le stesse rose dallo stesso fioraio: uno la mattina e l’altro il pomeriggio… Così loro stanno “pari”, ma la gente maligna ride di noi. Come non lo sai?… Credono che noi viviamo nello scandalo… E invece non è così…

Be’, hai finito di cucire che voglio farti vedere come ho sistemato il mobilio?…

ALFIA BERTA – Altri 5 minuti; hai ragione sorella mia: sono tre giorni che abitiamo in queste case nuove e io non sono stata capace di farti una visita… E si, perché io in questa casa di 70 metri “squadrati”… mi sperdo… Non finisco mai di “rammazzare”, lavare, “polverare”, cucire, stirare, chicinare…

SCOLASTICA -  Pure io mi sento sperduta in casa mia…. Eh, nel vicinato (dei Sassi) stavamo sempre in compagnia, invece adesso ci mettiamo in casa a fare servizi e il tempo non ci passa mai… Con chi deve parlare una se vuole dire due chiacchiere, con la radio?..  Beate quelle che tengono il telefono… Hai visto quanto stiamo lontani da casa di mamma?…

ALFIA BERTA – Povere noi… Però, scusa Scola’, e mica potevamo stare sempre con mamma!  Che dovevamo fare? Dovevamo rimanere zitelle tutta la vita?  Ormai lo sapevano tutti quanti che stavamo inzitate… (fidanzate)

SCOLASTICA  - Per fortuna che abitiamo una di fronte all’altra e che i mariti nostri rispettano il giuramento che facemmo davanti a Don Giosuè…

ALFIA BERTA – A sproposito Scolastica: l’altro giorno mi ha detto donna Cesira che ha saputo da donna Teresina che i mariti nostri, il sabato sera, li vedono “trasire” da matrona Gisella… non sai? Dove stanno “quelle”… Tu che sei andata alla scuola, come la pensi?

SCOLASTICA - E che devo pensare?... Diceva nonna, l'importante è che i mariti si ritirano a casa loro. Noi non siamo delle “mogli” vere per loro perciò è meglio fare le finte tonde. Anzi, ho sentito che vogliono fare una legge per chiuderle quelle case dove stanno le “prestitute”;… ti immagini che guaio?… E chi li “trattiene” a tutti e due!!!!

ALFIA BERTA - Madonna Mia! Non sia mai!  Scola’, che nervi che mi vengono: tutto è successo perché non so’ andata a scuola. Se quel destino disgraziato mi faceva andare a scuola al posto tuo, don Serafino a suo figlio Erudito me lo faceva sposare, tu ti sposavi con Modesto e stavamo tutti e quattro contenti. Ma è inutile piangere sul latte “gettato”: ormai stiamo “inzerrate” (maritate)…

SCOLASTICA – Che dobbiamo fare? Ci dobbiamo accontentare!...  Alfia, ho avuto un’idea: noi ci dobbiamo organizzare per passare più tempo insieme, ché quando vedo a tuo marito Modesto… io mi sento felice (sognante)…

ALFIA BERTA - Pure io quando vedo a Erudito tuo marito…

SCOLASTICA - Allora sai che facciamo?… Da oggi mangiamo sempre insieme, a mezzogiorno e alla sera… Che dici tu?

ALFIA BERTA – Si, si!

SCOLASTICA - Un giorno dici che non puoi cucinare tu e il giorno dopo lo dico io… Mò vado a casa ché ho lasciato la pentola sul fuoco e fra poco mangiamo tutti in compagnia… Che dici? Mangiamo a casa mia o mangiamo qui?

ALFIA BERTA – (si guarda intorno)… Sai che dico io?… Mangiamo a casa mia… (pausa)… che mò dobbiamo spostare tutto il teatro a casa tua?… (fa un gesto con le mani come per spostare una cosa da una parte all’altra)…

SCOLASTICA – Hai ragione Alfia Be’… (guardando verso il pubblico) E chi li sposta a questi… poltrona e tutto?…. E’ meglio che ci stiamo qui! Quando siete pronti per mangiare chiamami che porto tutto io…

(Scolastica esce di scena; Alfia Berta si alza e va verso le sue rose per inebriarsi del loro profumo; intanto la Regia rimanda “Grazie dei fior”. Così lei prende i fiori, li mette sul cuore e balla estasiata.

Dopo qualche secondo  bussano alla porta… la canzone sfuma…)

QUARTA SCENA

ALFIA BERTA – (posa in fretta i fiori)… Che bussate a fare? La porta è “scarrassata” (aperta) e poi ci sta pure il campanello…

MODESTO – (indossa abiti con colori diversi dalla moglie) Alfia Be’, so’ tuo marito! Che devo suonare? Io mi scoccio di suonare pure il campanello della bicicletta…

ALFIA BERTA -          Uffa, Mode’, tu non stai aggiornato! Questa è una casa ammoderna. Quando bussi mi dai ai nervi!

MODESTO – Che pure tu mi dai ai nervi quando vieni a bussare al cesso: ”chi sta qua?” Scusa Alfia Be’: chi deve stare? Che noi due abitiamo qui… Titta e Tittone (vede i fiori e legge il biglietto: Erudito ha copiato il suo gesto)

ALFIA BERTA – Mode’, se era per me, tu potevi stare sempre chiuso nel cesso! Io lo faccio per mia sorella, non per te… Io voglio sentire se rispondi, perché se non rispondi vuole dire che ti sei sentito male…

MODESTO – Ah, adesso ho capito!...  Allora facciamo così: per non farti stare col pensiero… se io mi sento male, ti chiamo; se invece sto bene, rimango zitto… Ohhh, così risolviamo ‘sto “problema”…

ALFIA BERTA – Ohhh, così lo risolviamo…  Perché a forza di bussare sempre, le porte si rovinano… Questa è una casa “di lussa”; hai visto quante porte che stanno? Tutte con le chiavi vicino… Ma a che ci servono tutte quelle chiavi Mode’?... Domani le tolgo e le metto tutte nel comò…

MODESTO – Alfia Be’, tu non capisci niente! Se le chiavi stanno ci sta il motivo! Questo è il procresso e a me il “procresso” mi  piace…  Ohhh!!!... Allora, che si mangia stasera?… No, non mi dire più la frittata di cipolle!… Per piacere: stanotte voglio dormire senza niente che mi sale e mi scende… mi sale e mi scende… Pare che tengo un “ascensiore” dentro allo stomaco…

ALFIA BERTA – Mode’, manco quella ho fatto: qua la casa è grande assai, poi mi sono messa a cucire e a stirare la divisa tua di spazzino e cosìmia sorella ha cucinato al posto mio; aspetta che la chiamo… (Si avvicina al muro divisorio, batte con la mano e chiama)… Scolastica, noi stiamo pronti.. (e comincia ad apparecchiare la tavola).

MODESTO – (scuote la testa e dice)… Alfia Be’, certo che sei proprio strana… Così la chiami a tua sorella? E che modi! Che cosa ci perdi, dico io, a uscire nel “nanerottolo”?... Noi abitiamo  “a fronte a fronte”...

ALFIA BERTA - (ridendo)… Si dice “pianerotto” Mode’…

MODESTO – (continua non tanto convinto) Cosa ci perdi ad uscire nel pianerotto e a bussare a casa di tua sorella? Non stiamo più nel “vicinato”, cara mia. Adesso abitiamo in un “contomio”, e perché si chiama “contomio?” Perché finalmente ognuno sta per conto suo…Bè, meno male che tua sorella cucina di lusso…

ALFIA BERTA - Cucina uguale a me, abbiamo la scuola della stessa mamma!

MODESTO - La scuola? Per piacere, non me la nominare più. Se tu “eri” andata a scuola, tu cucinavi a Erudito e Scolastica cucinava per me, così stavamo tutti quanti contenti a casa nostra. La scuola, quella è stata la rovina nostra …

Bussano alla porta

ALFIA BERTA -  – Che bussate a fare? La porta è “scarrassata” (aperta) e poi ci sta pure il campanello…

 

QUINTA SCENA      (entrano Erudito e Scolastica, la coppia “istruita”)

Per evitare confusioni e differenziare le coppie innamorate, Erudito indossa dei vestiti dello stesso colore dell’amata cognata Alfia Berta, mentre Modesto indossa vestiti dell’identico colore di quelli dell’amata cognata Scolastica.

ERUDITO – (dolce) Scusami tanto Alfietta, è che tenevo le mani occupate.  Ti prometto che la prossima volta suonerò il campanello. E lo farò con gentilezza, perché questa è una casa gentile come a te. (porta un’insalatiera che poggia sulla mensola della cucina)

MODESTO - (si avvicina ad Erudito) Non dire bugie cognato! Tenevi le mani occupate? E con che cosa hai bussato? Con le corna? (prende una bottiglia di vino e una brocca di acqua che mette sulla tavola)

ERUDITO – Hai sentito moglie? Ti ha offeso! (poi a Modesto) E come, prima le mandi i fiori a Scolastica e poi la offendi…

MODESTO – E’inutile che fai lo gnorro Erudi’: io a te ti volevo offendere! Ma quando la finisci di copiare tutto quello che faccio io? (indica i fiori)

SCOLASTICA – Finitela di litigare tutti e due: pensiamo a mangiare…

 

Sulla tavola ci sono 4 tegamini. Alfia Berta e Scolastica si fanno “la croce” e dicono una preghiera a differenza dei loro mariti che incominciano a mangiare

ALFIA BERTA – (terminata la preghiera rialza la testa) Buon appetito!

SCOLASTICA – Buon appetito?... Questi mò se lo finiscono il tegamino…

ALFIA BERTA – Ma almeno la siete detta la preghiera?

MODESTO – E come no?  Ma noi la siamo detta più svelta…

ERUDITO – (complice) Si: un “Gloria Patre” e ci spicciamo prima…

ALFIA BERTA -  E che dobbiamo fare? La corsa?

SCOLASTICA – Ma guardali un poco a tutti e due: il gatto e la volpe…

ALFIA BERTA –  Si, Cicì e Cocò… (le sorelle ridono)

ERUDITO -  (cambia discorso) …E’ proprio vero, come la capisco a Alfia Berta: come si fa a tenere pulita una casa così grande e a cucinare pure? (versa da bere per tutti escludendo la moglie Scolastica)

SCOLASTICA – (risentita verso il marito) Erudito, quando dici così, sei un cretino! Perché io non la tengo pulita la casa?

ERUDITO - E mo' non ti offendere: era solo per dire una cosa gentile a tua sorella…

MODESTO – Erudi’, non cominciare, senno' io dico che  queste orecchiette al sugo che ha fatto tua moglie Scolastica… sono “ma-ra-vi-glio-se”.

ERUDITO - Sì, ma ci voleva un poco più di sale: per me sono “sciapate”…

ALFIA BERTA – (premurosa) E mò ti prendo un po' di sale fino! Quella ne mette poco poco; lo diceva pure mamma quando eravamo vacandiere (nubili)

ERUDITO – Vacandiere? E’ meglio che cambiamo discorso… Mode’, perché hai quel cerotto sulla mano?…

MODESTO – Eh, caro mio: stamattina mi so’ tagliato con un vetro… Come ho preso una busta di mondizia (immondizia), zac!... Non vedo l’ora che il Sindaco fa mettere i bidoni in mezzo alla strada…

ERUDITO – I bidoni?

MODESTO – Si, i bidoni!... Sono scatoloni grandi. Ognuno prenderà la mondizia di casa sua e la butterà nei bidoni che metteranno al bordo delle strade…

ERUDITO – E voi spazzini che dovete fare? Vi devono licenziare?

MODESTO – No, perché? Noi dobbiamo svuotare i bidoni nel camion…

ERUDITO – Allora vi pagheranno la metà!

MODESTO – La metà? Già prendiamo uno stipendio di merda!

ERUDITO – Scusa, se le buste di immondizia non le prenderete più da dietro le porte delle case, mezzo lavoro lo faremo noi (ag)gratis; vuol dire che gli spazzini verranno pagati la metà…

MODESTO – Ma perché ti sembra giusto che io mi devo svegliare alle 4 di mattina per venire a prendere la tua monnezza puzzolenta da dietro la porta di casa tua?

ERUDITO – (cinico)… Mode’, e mica è colpa mia se tu fai lo spazzino…

MODESTO – Erudi’, e mica è merito tuo se fai l’usciero al Comune…

SCOLASTICA – (dato che lo ama) Ha ragione Modesto! Erudi’, ma che ci perdi se quando te ne vai la mattina ti porti una busta e la metti nel bidone?

ALFIA BERTA – (dato che lo ama) Ha ragione Erudito! Se uno è andato alla scuola non si può sporcarsi le mani con la monnezza…

MODESTO – Uè, gira e volta e la colpa è sempre di quella scuola discraziata! ScolA’, poco fa l’ho detto a tua sorella: se alla scuola ci andava lei al posto tuo, non succedeva tutto questo casino… (anche inteso come “casa di tolleranza”)

ERUDITO – E’ vero! Non succedeva tutto questo casino… A proposito (di casini) Mode’: hai sentito che vogliono chiudere “quelle case?”… Ma che siamo impazziti?... E voi donne che ne pensate?

(Alfia Berta si alza imbarazzata e va a prendere l’insalatiera)

MODESTO -  Oh!...A voi!  Vi stiamo facendo una domanda!

SCOLASTICA - (cadendo dalle nuvole)… Che domanda? Io stavo distratta!

ERUDITO -  Vogliono chiudere le case!

SCOLASTICA – (finge di non capire)… Mò non basta che stiamo tutto il giorno sole sole in casa, ci vogliono chiudere pure a chiave…

MODESTO - Non stavamo a parlare delle case nostre, parlavamo di quelle case dove stanno “quelle lì” che fanno quel  mestiero… quel mestiero vecchio…

ALFIA BERTA – (fa l’ingenua)… Dove stanno queste case?… Che cos’è questo mestiero vecchio?… Io non le conosco “quelle lì” che dite voi…

ERUDITO - (strizzando l'occhio a Modesto) Benedetta ignoranza!... Stamattina al Municipio sono venute un sacco di donne pettegole, tutte arrabbiate, con un lenzuolo in mano dove stava scritto: "brava Mèrlin"...

MODESTO – Si, si… Mèrlin!... E’ quella della politica che vuole fare chiudere i cas… (ini) … (Erudito gli assesta un calcio sotto la tavola)…

ERUDITO – La bocca! La bocca devi chiudere, Mode’! Che parli a fare?... Mèrlin è quell'attrice che vedemmo al cinema … Quella bella? Quella bionda? Mèrlin… Mèrlin… ce l’ho sulla punta dei denti… aiutatemi a dire… Mèrlin… Morrò… si, quella che canta quella canzone che fa: By, by, breby.. (accenna a cantarla)…

MODESTO -  Non è quella Erudi’; ma se stava scritto sul giornale che questa Mèrlin ha fatto una legge che vuole... (Erudito gli assesta un'altro calcio).

ERUDITO – Che vuole? Che vuole? Non lo sa nemmeno lei! Perciò parliamo di un’altra cosa che qua il fatto non lo sa nessuno …

SCOLASTICA – (dolce) Mode’, perché non parliamo di queste case nuove…

MODESTO – Bella eh! Questa si che è una casa fatta a casa! La famiglia mia abitavamo in una casa dei Sassi di 40 metri “squadrati”; eravamo 8 figli più 2 dieci che mangiavamo tutti nello stesso piatto: uè, era proprio antigerico…

ERUDITO – Antigenico Mode’!... Ma più antigenico ancora era che stavamo senza cesso: ve lo ricordate il “quandro”? Quel vaso che tenevamo in casa, nascosto solo da una tendina… Che profumo di rosa…

(fino ai primi anni ’50, gli abitanti dei Sassi di Matera, per mancanza di fogna, depositavano i loro “bisogni” in un vaso grande che veniva svuotato all’alba di ogni mattina)

SCOLASTICA – Erudi’, e non lo nominare più il quandro mentre si mangia!

MODESTO – Ha ragione tua moglie, porco cinchiale! … E poi stavamo senza luce, l’acqua si  andava a riempire dalla fontana pubblica, senza bombe (bombole) a gas…

ERUDITO – Si, senza bombe a mano! Mode’, si dice “bombole”, no bombe!

MODESTO – Uè, tu sempre mi devi stare a scorreggere! …E mò invece in questa casa c’è tutto!  Mi sembra un sogno: io mi sento un re e tu… (guardando Scolastica e poi ripensandoci) e voi siete le mie reggine…

SCOLASTICA – Si, però le regine hanno le serve che le servono; questa casa è troppo grande e non si finisce mai di pulire. Dico io: a noi che ci serve quella stanza piccola e quel salone grande?... Quasi quasi, le chiudo con le chiavi e faccio finta che non esistono…

MODESTO - Così vuole fare tua sorella!... Quello è il “procresso”, cara mia: nella stanza piccola dormono i bambini…

Erudito gli assesta un’altro calcio perché non è certo il caso loro

ERUDITO – (sottovoce al cognato) I bambini? E chi li deve portare qui? La cicogna? (a tutti) Mode’, ti stai sbagliando! In quella stanzetta si fanno dormire gli ospiti forestieri... Invece il salone grande ci serve a ricevere le visite delle persone importanti; per esempio: quando viene il dottore…

MODESTO – Si, quando uno sta morendo! (tutti fanno le corna)

ERUDITO – Quanto sei arretrato Mode’: adesso, col progresso il dottore viene a casa pure se uno cià una linea di febbre…Ohhh!... Quando viene il Sindaco…

MODESTO – Si, per chiedere i voti…

ERUDITO – Bravo! Quando stanno l’elezioni va facendo le visite casa casa… Un altro esempio: quando viene il prete…

MODESTO – Si, a farti l’estremuzione…

ERUDITO – Ma la vuoi finire? Tirapiedi!... Quando viene il prete ogni anno a benedire la casa!... Perché il progresso è così: da oggi già si pensa alla comodità di domani…

SCOLASTICA – Ma pure il gabinetto lo vedo troppo grande; non è vero?

ALFIA BERTA - E’ vero!  La tazza va bene, il lavantino pure, ma a fianco della tazza sta quel lavantino nano più basso che è troppo scomoto: a che ci serve?

MODESTO – (ride) Alfia Berta, ma come stai arretrata… Tu stai ancora allo stato ebraico…

ERUDITO – (lo corregge) Si, ”Mussolmano”… Mode’, si dice allo stato “braido”, come i cavalli selvaggi (e nitrisce)… come a te…

MODESTO -  (continua infastidito, rivolgendosi alla moglie) Quel “lavantino nano” che dici tu si chiama “bidello”; per forza che si chiama così: ché sta più basso di tutti; perché senò come lo dovevano chiamare?… “Professore”? (ride)

ALFIA BERTA – Si, ma a che cosa ci serve?

MODESTO – Quando se ne vanno loro te lo spiego io a che cosa ci serve (riceve un altro calcio da Scolastica)

SCOLASTICA – (gelosa) Mode’, se permetti a mia sorella lo spiego io!

ERUDITO – (geloso) Lo spiega la sorella Mode’!… E poi quello non si chiama “bidello”, si chiama bi-de-tto!… Per piacere: quando non sapete una cosa, chiedete a me, ‘ché poi fate brutte figure…

SCOLASTICA – Invece, quella vasca grande che sta pure nel bagno, secondo me, non serve a quello che dici tu, Erudi’… (guardando gli altri) Lui dice che si riempie d’acqua calda per farsi il bagno nudi marito e moglie…

ALFIA BERTA – Nudi marito e moglie? Erudi’, ma che sei ribbambito?

MODESTO -  Erudi’, io ti faccio andare sopra la sedia a rotelle… nudo, seh!

ERUDITO – Ma che avete capito? Il bagno si fa uno alla volta!

ALFIA BERTA – E pure uno alla volta? Io dentro l’acqua non so annuotare

SCOLASTICA – E poi, quant’acqua si consuma? ‘Ché l’acqua è salata! (costa)

ALFIA BERTA – Pure il sale si mette?

MODESTO – No! E’ sprecato nell’acqua! Moglie, tu il sale te lo devi mettere in testa…

ERUDITO – Senza che sfotti, Mode’! Ha parlato lo scienziato!... Allora che ci volete fare con la vasca? Ci vogliamo piantare un po’ di prezzemolo, un po’ di basilico e un poco di menta profumata?…

ALFIA BERTA – Si, si! Così quando va a “cabinetto” Modesto, non si sente (più) la puzza…

MODESTO – Ecco, lo sapevo io! Alfia Be’, vedi che quella era la “pasta e cime di rape” di ieri. Quando l’hai fatta tu, l’hai messa sul tavolo e hai detto: “Modesto, senti com’è profumata”; poi quando l’ho fatta io, allora puzzava…

ERUDITO - (per difendere Alfia Berta) Mode’, ma che vuoi da tua moglie? Si vede che stai disturbato di stomaco! Piuttosto, non siamo ridicoli; in quella vasca grande si fa il bagno; non è un orto bottanico… Il progresso è progresso e dobbiamo metterci al passo suo…

MODESTO – Su questo ti do ragione Erudi’: il procresso è una bella cosa!... Ma hai visto quant’è bella la 500?

ERUDITO – E come non l’ho vista? Mi so’ fatto già i conti: se risparmio un quarto dello stipendio ogni mese, fra otto anni me la posso comprare; così andiamo a vedere com’è fatto il mare...

MODESTO – Il mare? Tu niente di meno, per vedere il mare ti vuoi comprare la 500.. Ma che ti sei “smontato” la testa? ... Lo sai quanto costa la 500?… Costa più di mezzo milione… E lo sai che per farla camminare dentro si mette la benzina?... E dopo che sei andato di estate a vedere il mare che te ne fai tutto l’inverno della macchina?

ALFIA BERTA – (sognante) Erudi’, anch’io ciò lo sfilo (il desiderio) di vedere il mare…

MODESTO – Allora prendi la corriera (pulmann) e vai con tua sorella!

(a questo punto Modesto guarda l’orologio, si alza e si va a sedere al fianco della radio: prende il portafogli e tira fuori un foglietto)

ERUDITO - Mode’?… Perché hai acceso la Radio?

MODESTO – Erudi’, devo sentire la “colonia” vincente del Totocalcio. (fino a pochi anni prima, si chiamava Sisal) Che “emoziona”: è la prima volta che ho giocato la schetina…

ERUDITO – Si, la schetina; io la gioco da dieci anni!... Che ti devo dire Mode’: ormai m’è passata la fantasia… (prende la sua schedina) Vediamo: fusse che fusse la volta bbona…

SESTA SCENA

SPEAKER della RADIO - La Steck 94 di Trieste, il brandy inconfondibile e la Gynar, Industria Amaro Italiano, vi augurano buon ascolto e vi comunicano i risultati del Concorso Totocalcio abbinato al Campionato di Calcio di Serie A - Stagione Calcistica 1957/1958 - Se la vostra squadra ha vinto brindate con Brandy Steck 94… se ha perso, consolatevi lo stesso con l’Amaro Gynar…

MODESTO - (alla Radio) E se ha pareggiato?… Che dobbiamo fare?… Ci moriamo di sete?… (al cognato) Hai sentito a questo cretino?

RADIO - (continua sfottente) - Gynar, l’amaro fatto dai carciofi che non è fatto per i carciofi come te...

ERUDITO – Mode’: ce l’ha con te!

MODESTO – Con me? (verso la radio)  Uè giovano’, non ti allargare assai…

RADIO - La Steck e la Gynar, sono onorate di comunicarvi la colonna vincente del Concorso Totocalcio nr. 24 di oggi, domenica 19 febbraio 1958: 1 - 2 - 1 - 2  -  1 - 2 - 1 -  2… e così via

MODESTO – Come, è così via?... Butta il veleno e dilla tutta quanta…

RADIO – … E va bene! RIPETO: 1 - 2 - 1 - 2  -  1 - 2 - 1 -  2 - 1 -  2 -  1 -  2 -  1…  Abbiamo trasmesso la colonna vincente del concorso Totocalcio odierno…

I programmi continuano con brani di musica leggera…

La Regia manderà il “Tango delle capinere” cantato dalla Pizzi, fino alla prossima battuta di Modesto. “A mezzanotte va, la ronda del piacere, e nell’oscurità, ognuno vuol godere; son baci di passion, l’amor non sa tacere, è questa la canzon, di mille capinere”…

ERUDITO – (alle sorelle) E’ sempre la stessa canzone! Ho fatto solo 4 punti!  Uè, una volta che feci 8, colava il grasso da questa schifosa di schedina…

Modesto ha gli occhi sbarrati e fissa incredulo la sua schedina. Tutti cominciano a preoccuparsi perché non parla. Erudito allora cerca di prendergli la schedina dalle mani, ma Modesto torna in sé e grida…

MODESTO – Giù le mani, ‘ché ho vinto!  Ho vinto !! Ho vintoooooo!!!! Grazie Signore, grazie Zio Serafino, grazie Signore, grazie Zio Serafino (abbraccia tutti cominciando dall’amata cognata Scolastica)

ERUDITO - Hai vinto?… Che mazzo scassato! (facendo un gesto inequivocabile con le mani)… Io gioco da una vita e non vinco mai; questo gioca una volta e vince… Non c’è giustizia sopra la faccia della terra … Però Mode’… che c’entra mio padre? Pace all’anima sua… Perché gridavi: grazie Signore! Grazie zio Serafino?…

MODESTO - (si risiede a tavola e dice) Alfia Berta, prendi i bicchieri e una cosa (da bere) bella forte che oggi è il giorno del mio “trionfio” (fa dei bei respiri lunghi, riguarda la schedina, prende il fazzoletto per asciugarsi il sudore; poi beve un bel sorso, tira un bel respiro e comincia a parlare) Voi non v’immaginate che cosa mi è successo, una cosa eccezzionala che ci interessa a tutti e quattro. E si, perché noi lo sappiamo bene che è stato zio Serafino a metterci nei guai; lui non voleva che Erudito si sposava con Alfia Berta, senò tutto andava liscio liscio e stavamo tutti contenti… Così, venerdì notte me lo sono sognato. Eravamo in guerra e marciavamo (a) fianco a fianco dentro un paese. Io non mi ricordavo che zio Serafino “era” morto; perciò lo sapete come sono io?

ERUDITO, SCOLASTICA e ALFIA BERTA – No! Come sei tu?

MODESTO – Sono uno… distinto!

ERUDITO – Distinto?... Ah, si dice “istintivo” Mode’…

MODESTO – Pure adesso mi devi stare a scorreggere?… E fammi raccontare il fatto… Allora gli ho detto: zio Serafino, io ti ho sempre rispettato perchè sei un uomo tutto un pezzo… perciò tieni il soprannome “tutto un pezzo”… Tu però hai sbagliato quando a tuo figlio Erudito non gli hai dato il permesso di sposarsi con Alfia Berta… Lo sai che così ci hai messo a tutti e quattro in mezzo alla strada…

ERUDITO - (impaziente e interessato)  E lui, che ti ha risposto?

MODESTO - Tuo padre… PACE ALL’ANIMA SUA… mi ha detto: “Hai ragione Modesto, ho sbagliato e ora sto pagando; mi hanno richiamato alla guerra pure se sono vecchio e stavolta la guerra durerà tutta l’eternità. Io allora gli ho chiesto: si, ma io che cosa c’entro con questa guerra? Ma che pure io ho sbagliato? E lui mi ha risposto: “No! Tu non hai sbagliato niente; tu non sei di questa compagnia. Sono io che ti ho chiamato qui stanotte perché voglio farmi perdonare. Lo so che non ti piace di marciare, perciò da adesso conta 13 passi e poi buttati nel bar che ti troverai a fianco”. E così ho fatto: ho marciato: 1 - 2 - 1- 2, fino a 13, e poi mi so’ buttato “capa e noce di collo” nel bar che stava sul lato mio e con la testa ho dato una “capata tremenda” ad una tabella dove stava scritto “SISAL”. Un dolore così forte che mi ha fatto svegliare: guardate che “pernoccolo” che ciò ancora! Mi so’ svegliato col sogno “scritto” in testa: e chi se lo poteva scordare?… Sono venuto in cucina, mi sono seduto dove sto seduto adesso e ho scritto la “colonia” vincente...

ERUDITO – Uè, che bellezza: allora abbiamo vinto! Siamo ricchi finalmente! Mode’, la prima cosa mi devo comprare la 500. Tu Alfia Berta che vuoi?

ALFIA BERTA – Che voglio? La verità, ciò il desiderio di una pelliccia…

ERUDITO – Aggiudicata la pelliccia. E tu Scolastica che desiderio ciai? SCOLASTICA – La verità, il desiderio mio è una collana di perle vere!

ERUDITO – Aggiudicata la collana di perle vere pure a te… (guardando Modesto) e poi se avanza qualche cosa…

MODESTO - (serio) Stanno gli amici, vuoi andare a chiedere agli amici?

ERUDITO – Mò mi vado a fare una passeggiata in mezzo al corso (fa per uscire)

MODESTO – Dove vai cretino! (E’ inutile che fai il finocchio col culo degli altri). Guarda che ho vinto io e non ho l’intenzione di dividere con nessuno. Qualche sfizio me lo farò passare, insieme a chi dico io. La pelliccia a mia moglie e la collana di perle vere a Scolastica… vanno pure bene, ma poi basta…

ERUDITO - Che discorso è questo!! E’ stato mio padre, (tutti insieme ripeteranno il tormentone) pace all’anima sua…  a darti la colonna vincente. Cosa credi che l’ha data solo per te?

MODESTO - A me l’ha data, mica a te; se voleva darla a te, ti chiamava a marciare con lui e la “capata” alla spalliera di ferro del letto la davi tu…

ERUDITO – Magari: l’avrei data con piacere! Ma lo sai quante volte a mio padre gli ho chiesto i numeri del lotto? Tutte le sere, prima di addormentarmi dico un “Eterno Riposo” e poi gli chiedo di darmi i numeri…

MODESTO – Ma può darsi pure che tuo padre te li ha dati, ma se tu ciai il sonno pesante mica è colpa mia. Allora si vede che poi è passato a me…

ERUDITO – Mode’, ora voglio vedere se vado da tuo padre a chiedere i numeri e poi vinco: tu non ti sentiresti di fottere? (di rabbia)

MODESTO – No! Anzi ti autorizzo al cento per mille: valli pure a chiedere!

ERUDITO – E tante grazie per l’autorizzazione; ma se tuo padre è vivo, che autorizzazione ti devo chiedere?… Io vado e me li faccio dare...

MODESTO – E vai va… e qui cade il ciuccio! Se tu non hai bisogno della mia autorizzazione, giacché mio padre è vivo, pure io non ho bisogno della tua autorizzazione giacché tuo padre è morto.  Allora non la conosci la legge del 47?

ERUDITO - Che è ‘sta legge mò?… La Costituzione della Repubblica?

MODESTO – “Ignoranto”… (guardando il pubblico)… Poi dice che questo è andato a scuola… (al cognato) Ma fammi il piacere… Non sai nemmeno la legge del 47?… La legge del 47 è  quella del “morto che parla”, che può parlare con chi cavolo vuole lui…

RADIO – (riprende) Interrompiamo il programma di musica leggera per ricordare ai cittadini italiani che domani, 20 febbraio 1958, al Senato si voterà per l’approvazione definitiva della cosiddetta “Legge Merlìn” che riguarda la chiusura delle case di tolleranza. Con questo importante avviso le trasmissioni radiofoniche odierne terminano… Sono le ore 22,00.

Signore e signori... buona notte... se riuscite a dormire…

Erudito e Modesto corrono a spegnerla con rabbia, dato che fa dell’ironia…

MODESTO – Ahhh!… Mi stavo dimenticando: io tengo da andare al centro “di urgenza” che devo comprare una cosa… (strizza l’occhio a Erudito)

SCOLASTICA – Ma che devi comprare a quest’ora di domenica, che stanno tutti i negozi chiusi?

MODESTO – Non tutti: il tabbacchino sta aperto! E’ vero Erudi’?

ERUDITO – (lo asseconda) Si, si… Bice sta sempre aperto!

ALFIA BERTA – E che ti serve dal tabbacchino Mode’?

MODESTO – Ehm, ehm, che mi serve?…S’è finito il tabacco della pipa!

ALFIA BERTA - Ma se tu non hai fumato mai!.. Ma se tu non sai manco dove si mette il tabacco!… Ma se tu non tieni nemmeno la pipa …

MODESTO – Embè?.. Ho deciso in questo momento che voglio fumare la pipa; mò non sono padrone di farmi passare un desiderio da ricco? Ma cose da pazzi! …Erudi’, che ti vuoi fare due passi?

ERUDITO – Si! Scusa Alfietta, ma io a tuo marito non lo faccio andare solo solo a quest’ora... (al cognato) Che se mi piace il profumo di quel tabacco me la faccio pure io una bella fumata alla faccia di “by by beby”… Perché dice il proverbio: chi non fuma in compagnia o è un ladro o è una spia... 

MODESTO - Quello è chi non piscia, cretino

(Mentre escono gli da un calcio nel sedere)

Cala la tela

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

La scenografia è la stessa; sono passati solo 3 giorni da quella domenica pomeriggio di cui al Primo Atto. Modesto, con in bocca una pipa spenta, passeggia nervosamente sul palco aspettando qualcuno. Erudito, seduto al tavolo, è alle prese con un solitario ed impreca alla mala sorte.

SETTIMA SCENA

ERUDITO – E che scalogna! Non mi riesce un solitario Mode’, quando mai… Che periodo brutto…

MODESTO – Erudi’, tu non sei normale! Se non ti riesce un solitario ti metti a piangere come un bambino…

ERUDITO – Ma io a queste cose ci credo Mode’: le carte mi parlano…

MODESTO – Caro mio: la vita è una ruota che gira: oggi a te, domani a me…

ERUDITO – Lo so a cosa alludi Mode’: tutto è cominciato domenica (scorsa), quando hai vinto al Totocalcio e sei diventato ricco sfondato. E mica è finita? Lunedì mattina sono uscito 5 minuti dal Municipio per andare al Banco Lotto: mi giro e chi mi trovo dietro? Il Sindaco! Quello mi voleva licenziare!... E l’ultima è di ieri: non mi vanno a chiudere “la casa di Matrona Gisella?”…Uè, tutto contro di me…

MODESTO – Ah! Allora vuoi dire che pure la mia vincita ti ha dato fastidio? Perché, che cosa ti ho tolto?

ERUDITO – La fortuna Mode’!.. Ma almeno fatti perdonare: regalami la 500

MODESTO – Ancora? Già mi hai fatto buttare un milione tra pellicce e collane.

MODESTO – Quanto sei venale Mode’! I soldi non sono tutto!... Senti, io ti devo fare una confessione: tu per me non sei solo un cugino e un cognato: sei come un fratello (si avvicina guardandosi attorno e gli sussurra all’orecchio). Se almeno tu mi lasciavi un poco solo solo con tua moglie Alfia Berta… Quella mi ama!

MODESTO – (irato) Ma che sei pazzo Erudi’? Mia moglie non si tocca!…

ERUDITO – Mode’, se tu chiudi un occhio, lo chiudo pure io con mia moglie…

MODESTO – (più irato) Erudi’, io te li cavo tutti e due gli occhi! Se vuoi farmi cornuto mi devi uccidere!... E poi lo sai che quelle sono bizzoche di Chiesa e parlano troppo: subito andranno a “confessarsi” da don Giosuè…

ERUDITO – Mode’…ma perché mi vuoi costringere ad “essere gentile” con mia moglie?... Quella è innamorata di te, ma io mica sono di legno…

MODESTO – (minaccioso) Erudi’, tu permettiti a toccare a tua moglie, che come lo vengo a sapere io faccio una strage e ti mando in guerra con tuo padre…

ERUDITO – (ride) Mode’, ci sei cascato di nuovo!... Io stavo scherzando…

MODESTO – No, tu ci stavi provando Erudi’…

ERUDITO – Ma quale provando Mode’: abbiamo giurato!... (cambia discorso) Senti … ma quando arrivano questi cappri di operai? Che nervosismo...

Bussano alla porta

OTTAVA SCENA

MODESTO – Eccoli qua!... La porta sta aperta…

OPERAIO della Set (poi Sip e Telecom) – E’ permesso?… Cerco il sig. Modesto Sparagnatore!… Sono l’operaio della Società del Telefono…

MODESTO – Avanti, avanti: sono proprio io di persona; finalmente il telefono in casa mia. …. E quanto tempo ci vuole?

OPERAIO SET – Ci metto solo pochi minuti perché la linea è già pronta; devo solo collegare i fili e darvi il numero di telefono….

Ribussano alla porta

MODESTO – Questa è la televisione!… La porta sta aperta…

OPERAIO TV – Cerco il signor Sparagnatore Modesto!… Ho portato la televisione…

MODESTO – Avanti, sto qui presente… Che emozione!… Mi pare che sto sognando… Che facciamo in tempo a vedere la partita alle 7 stasera?….

OPERAIO TV – Ma certamente, perché l’antenna l’ho orientata ieri; devo solo collegare il trasformatore alla TV e sintonizzare il programma; ora però mi serve una mano per sistemare la televisione, ‘ché è pesante… dove la mettiamo?

MODESTO – Su quel mobile! Erudito, aiutalo…

(Erudito esce nel pianerottolo con l’operaio TV e dopo alcuni giri goffi ed inutili sulla scena, aiuta l’operaio a sistemare il televisore sul mobile)

 

OPERAIO TELEFONO – Sig. Sparagnatore, avvicinatevi... Allora, ora vi spiego come si usa il telefono… Il numero vostro è il 7421: adesso ve lo scrivo sul telefono… Questo 7421 è il numero che devono fare gli altri per chiamare voi, mentre voi per chiamare gli altri dovete fare il numero loro…

MODESTO – Allora se il mio numero non lo sanno il telefono non mi funziona?

OPERAIO TELEFONO – E certo! Vi fate fare dei biglietti da visita e quando incontrate gli amici gli dite: “ciao: questo è il mio numero”…chiamatemi!

MODESTO – Bello così! Incontro gli amici, gli do il bigliettino e dico:  (fa il gesto di prendere il biglietto dal taschino) “ciao: questo è il mio numero”…

ERUDITO – E chi se ne frega!... Mode’, ma a chi interessa il numero tuo? Solo all’Ufficio delle Tasse… (allude alla vincita)

MODESTO – Tu fatti i ca… fatti tuoi; non farci perdere tempo…

OPERAIO TELEFONO – ‘Ché il tempo è denaro!... Per chiamare fuori Provincia dovete fare l’otto (8); fuori Regione il nove (9); vi risponderà il centralino che vi chiederà il paese e il numero con cui volete parlare… E’ tutto chiaro?…

MODESTO – (al cognato) E’ tutto chiaro? Tu che sei esperto… 8, 9…

ERUDITO – Tutto chiaro Mode’! Io so’ il centralino del Municipio…

OPERAIO TELEFONO - Mettete una firmetta qui… leggibile… (porge la penna a Modesto e tiene la mano aperta attendendo la mancia)

MODESTO – Leggibile? (mette maldestramente lo “scippo” e rimette la penna nella mano aperta dell’operaio)… Ecco fatto…

L’operaio mette la penna in tasca e porge di nuovo la mano vuota

ERUDITO – Mode’, non hai capito? La mancia!!!

MODESTO – Ah! La mangia!.. Ecco qua, grazie! Ma il telefono funziona già?

OPERAIO TELEFONO – (dopo che ha visto la mancia non è più tanto disponibile) Non lo so, dipende dal tempo, caro signor Sparagnatore…(che in dialetto significa “Risparmiatore”) di nome e di fatto… (ed esce di scena)…

MODESTO – Boh, io mica l’ho capito a questo: il tempo? Che tempo?

ERUDITO – Che tempo? Quello in 5 minuti già ti ha misurato: Sparagnatore, di nome e di fatto…Ah, ah, ah, bella questa… ah, ah, ah (ride)

OPERAIO TV – (con l’aiuto di un Erudito imbranato ha già disposto la grossa TV sul carrello,ma  rivolta verso il centro della cucina e il tavolo; quindi, la TV è vista solo dagli attori)… Signor Sparagnatore….. Venite qua…

ERUDITO – (ne approfitta per fare la prima telefonata; prende un foglietto dal portafogli e telefona)… Bar del Centro? Chi sei? Giovanni “tutta paglia” il proprietario?   Ciao…. non mi conosci chi sono?… Sono Erudito Istruzione, il figlio di “tutto un pezzo”…

MODESTO -  (meccanicamente si gira e dice) Pace all’anima sua….

ERUDITO – (lo guarda in cagnesco e continua la telefonata)…Sto telefonando da casa di mio cognato Modesto… Modesto lo spazzino, “Zappapesante?”… Non ci credi?… Che cosa non ci credi? Al soprannome? Ah, non ci credi che ha il telefono? Mo ti do il numero così mi chiami qua e ti convinci!.. Il numero è 7421 …. Ah, non t’interessa?… E va be’! Allora per piacere chiamami a Gioacchino… Come chi Gioacchino? Perché quanti Gioacchini stanno nel Bar?... Gioacchino “il fornaio”… Ma non perché fa il fornaio: quello grida “come un fornaio”… Sta per forza… Lo sento da qui… Ammazza come si sente bene con questo telefono… (il barista chiama Gioacchino al telefono e Erudito riprende)…. Gioacchino (grida) Gioacchino… (dall’altra parte qualcuno grida più forte perché lui allontana la cornetta)….. Gioacchi’... e non gridare così forte che io sto a Matera... Si, sono Erudito. Che stai facendo, scornacchiato!.. Stai giocando alla birra? Senti, perché non vieni a casa di mio cognato che ci vediamo la partita alla televisione?… Si,  Modesto lo spazzino… Ha il telefono e pure la televisione… No, non l’ha trovati nell’immondizia … No, non ha vinto al Totocalcio... E che ne so io?... Scusa, ma a te che te ne freca… Mo mi metto a fare questi scherzi … Vuoi venire si o no a vedere la partita?… Ti aspetto: fai subito che fra poco inizia…

MODESTO – Digli di portare la birra!

ERUDITO – La birra… Gioacchi’, la birra….(deluso)  Niente, ha chiuso…

MODESTO – Quanto sei fesso Erudi’! Almeno la birra… Ma si sentiva bene, eh?…E dimmi: che cosa dicono di me? Che dicono di me?…

ERUDITO – Che dicono? Gioacchino non ci credeva che tieni la televisione e pure il telefono: roba da gran signori… Si credono che hai vinto al Totocalcio! (facendo segno all’operaio della TV che è di spalle) Ma come gli viene in testa!

OPERAIO TV – Non mi nominate il Totocalcio che lo odio… Per vincere bisogna essere dei pazzi scatenati e tenere un culo così... Pensate che domenica scorsa c’è stato uno solo che ha fatto “13”; la colonna vincente era: 1 – 2 – 1 – 2 – 1 – 2 – 1 – 2,  dall’inizio alla fine … E che stiamo al militare? Solo qualche caporale rincoglionito la può giocare una schedina così...

ERUDITO – … Mode’, ma tu che facevi al militare?

MODESTO – Il caporale!

ERUDITO – Vedi che combinazione! (ride sotto i baffi)

MODESTO – Ma non farci perdere tempo, ‘ché sta la partita; anzi, vedi se vai a comprare le  birre…

ERUDITO – Si, mo vado apposta!... Ma se abbiamo la comodità, Mode’!...Sai a chi chiamo?  A Peppino “il mulo” (prende l’agendina telefonica tascabile)

MODESTO – Mi raccomando…

ERUDITO - Chi è?... Io sono Erudito Istruzione, il figlio di “tutto un pezzo”…

MODESTO – (come alla messa cantata) Pace all’anima sua (Erudito lo fulmina)

ERUDITO – E io la Farmacia Sperindio ho chiamato… Dottore, mi chiami per piacere a Peppino “il mulo”?… Il figlio “dell’ancappacani”!… (pausa)… Mo ve lo spiego io dove sta: quello sta di fronte alla Farmacia vostra, al Circolo del Partito Comunista. Lo so, lo so che siete l’unica Farmacia aperta, sennò io non telefonavo lì … Ah, state pieno di clienti?… Non vi arrabbiate: pure se mandate un cliente va bene lo stesso… Peppino sta a 10 metri da voi… (gesticola per fargli capire via cavo) Come attraversi la strada sta il Circolo di fronte… Va bene dottore, grazie … Io aspetto qua, tanto... (per ingannare l’attesa) Uè, quant’è comodo il telefono, che bella invenzione… Perché non l’abbiamo attaccato prima?… Io te lo dicevo da tanto tempo…. “e mettiamoci il telefono… e compriamoci la televisione”…

MODESTO – (ponendosi alle spalle dell’operaio Tv)  E’ vero… meno male che ci siamo decisi…(si toglie una scarpa e fa finta di lanciargliela)

ERUDITO - (intanto è arrivato Peppino dall’altro capo del filo)….Uè Peppino il mulacchione, che stai facendo?… Hai visto che sorpresa ti ho fatto?... Perché ti ho chiamato?  Ti volevo invitare a casa di mio cognato a vedere la partita in televisione… No, non ti sto prendendo in giro… non ti faccio venire a vuoto… Ma che te ne frega a te come ha fatto lui!  Muoviti che fra poco inizia….

MODESTO – La birra!

ERUDITO – La birra, Peppì, porta la birra… (deluso) Niente: ha chiuso!

MODESTO – Ma sei proprio un fesso: con l’acqua dobbiamo festeggiare?

(intanto l’operaio della TV ha finito il suo lavoro e già si sente il sonoro) OPERAIO TV – Sig. Sparagnatore, io ho finito. Allora, prima cosa il trasformatore; TIC, luce verde…

ERUDITO – Semaforo verde: vai!….

OPERAIO -  La televisione si accende con questa…

MODESTO – Con questa manovella?

ERUDITO – Manovella?

MODESTO – Con questa… messa in moto?

ERUDITO – Messa in moto? Che è la motozappa?

MODESTO – Senza che fai il saputo Erudi’! Lo sai tu come si chiama?

OPERAIO TV – (stufo) Si chiama “manopola”… (scandendo bene)

ERUDITO – Manopola!

MODESTO – Manopola, manopola: ce l’avevo sulla punta dei denti…

OPERAIO  TV -  Si accende su “ON” e si spegne su “OFF”. Vi consiglio di coprirla quando è spenta, così non si sporcano le valvole… L’ho già sintonizzata sull’unico programma; non c’è altro da spiegare. Mettetemi una firmetta qui… Leggibile…

MODESTO – Leggibile? (Modesto rimette uno scippo) Lo so: ora la mangia…

OPERAIO TV – (guarda schifato la mancia e ci tiene a fare l’ultima raccomandazione) Sparagnatore e compagni, quando fanno gli incontri di pugilato, state lontani dallo schermo perché i pugni arrivano in faccia…

MODESTO - (preoccupato) Veramente?

ERUDITO - (Gli da uno scappellotto) Quanto sei scemo: ma non te ne accorgi che ti sta prendendo in giro?... Lo schermo lo fanno super-resistente e pure “estrangibile”...  Fesso!..

MODESTO – Uè, l’operaio:  non ti prendere tutta ‘sta confidenza, (con enfasi) perché stai parlando con un “Signore”… con la “S” grande di Stop…

OPERAIO – (strafottente) Se eri un “Signore” mi davi almeno 100 lire e non 10… Altro che Sparagnatore: tu ti dovevi chiamare “Pidocchioso”… con la “P” grande delle POSTE E TELEGRAFO…

ERUDITO – (rivolgendosi all’operaio) Come? Solo 10 lire ti ha dato? (poi al cugino) Mode’, quello ha ragione: e dagli almeno 100 lire, e che “caspitina”, facciamo la figura dei Tignosi con la T grande di TABACCHI… (io al momento sono sprovvisto)

MODESTO – Ma non è per niente, a me mi piacciono le cose giuste: 10 lire ho dato a quello del Telefono e 10 lire ho dato a te… Perché non ti bastano?…

OPERAIO – (da bullo) Ho capito, me ne vado… Me l’avevano detto di non aspettarmi niente da voi due… e che vi siete comprati queste belle cose per non pensare alle corna… (fa il solito gesto)

ERUDITO – Uè giovano’! Come ti permetti? Il cliente ha sempre ragione e ti da quello che vuole! Guarda che domani lo dico al principale e ti faccio licenziare

OPERAIO – (per niente intimorito)… Ma se me l’ha detto proprio lui che siete due… (mostra le due dita della mano)… E poi il principale non mi può licenziare perché è intimissimo amico di mio padre...

MODESTO - E tu a chi sei figlio? Vedi che lo dico proprio a tuo padre…

OPERAIO – E andate! Vi do pure l’indirizzo, ma non lo trovate prima di sabato.

ERUDITO - Perché sabato? Che fa l’ambulante al mercato?

OPERAIO – No, il sabato gli potete fare una visita al carcere…

MODESTO – Oh, ma quanto mi dispiace! (al cognato) Il sangue non mente!…(all’operaio)… E sentiamo, perché sta in carcere tuo padre?…

OPERAIO – No, niente di grave: ha avuto solo 3 anni…

MODESTO – Si, ma che ha fatto?… Si può sapere o ti vergogni?

OPERAIO TV – Mi vergogno? Anzi, so’ orgoglioso!... Ha “menato” a uno che andava dicendo in giro che teneva un figlio maleducato…

ERUDITO - (cercando di correre ai ripari) Ma vedi un poco: nel 1958 mettono ancora in galera le brave persone per un paio di schiaffi…

OPERAIO – Per un paio di schiaffi?  No, mio padre a quello lì lo ha gonfiato come alla ruota di un trattore… Se non glielo toglievano dalle mani lo stava ammazzando... (a questo punto Erudito e Modesto si rovistano le tasche e racimolano 50 lire ciascuno per l’operaio)…

ERUDITO -  Mode’…e vediamo di accontentare questo bravo ragazzo che sta pure dispiaciuto per il padre… Ah, ecco: ti posso “imprestare” 50 lire…

MODESTO – Grazie!... Uè, combinazione pure io mi trovo 50 lire…

ERUDITO - (prende i soldi dalle mani di Modesto e porge le 100 lire all’operaio) Più 10 di prima sono 110; va bene così?  Tieni pure il resto…

OPERAIO – Ohhh!… Adesso va bene!… Buona sera “Signori”; e statevi contenti e felici… (li saluta con le due dita alzate)…

ERUDITO – Grazie, grazie assai degli auguri (aspetta che esce)… Mode’, ma hai visto che figlio di buona donna ti può capitare in casa? E meno male che stavo io che ti ho guardato le spalle…

MODESTO – (passata la paura si asciuga il sudore dalla fronte)… Meno male… Uè, cugino: a me sto fatto che la gente dice che siamo… (fa il segno delle corna con le mani)… non mi piace proprio...

ERUDITO – Tutta invidia Mode’!... Vediamoci la partita alla faccia loro…

(c’è il sonoro della TV con la voce del famoso telecronista Niccolò Carosio)

 

Bussano alla porta

NONA SCENA

ERUDITO – Avanti, avanti… è aperto!

GIOACCHINO -  (entra  e grida forte):  E’ premmesso?…

ERUDITO – Uè… Gioacchi’, vieni che ti presento mio cognato Modesto…

GIOACCHINO - Piacere... Ah, sei tu il cognato fortunato! Grazie per l’invito…  Ho portato un po’ di “passatempo” (porge una busta di semi di zucca)

ERUDITO – Non potevi portare qualche birra?

GIOACCHINO – E tu non me lo potevi dire?

MODESTO – (guarda in cagnesco il cognato) Siediti Gioacchino: gli amici di Erudito sono pure amici miei. Quando stanno le partite noi stiamo qui...

SONORO TV -  (possibilmente la voce registrata di Niccolò Carosio) Signore e signori buona sera dal vostro Niccolò Carosio. Siete collegati con lo stadio Filadelfia di Torino per il secondo tempo del derby della Mole Juventus - Torino, valevole per i quarti di finale della Coppa Italia che si disputa oggi, mercoledì 23 febbraio 1958… Le squadre stanno rientrando sul terreno di gioco… Il primo tempo, avvincente, si è concluso sullo 0 a 0.

 

ribussano alla porta

MODESTO – Avanti, sta aperto …

PEPPINO – Si può?…

ERUDITO – E come no?…(va davanti alla porta per accogliere Peppino) Uè, Peppì, vieni che ti presento mio cognato Modesto. Gioacchino sta già qua… Peppì, ma che ci hai portato?…Perché ti sei disturbato?

PEPPINO - Ho portato qualche birra per festeggiare l’occasione.

MODESTO – Uè, grazie assai: hai fatto benissimo… (si precipita a prendere l’apribottiglie e stappa veloce) E’ vero! Bisogna fare un brindisi… Allora vediamo: alla prima partita a casa mia, con questa bella compagnia…

(cin cin con le bottiglie e bevono a “cannuccia”)

ERUDITO – Un altro, un altro: che bella emozione, la partita a pallone dentro la televisione… (Cin cin come prima. Durante la partita, Peppino, detto a posta “il mulo”, scalcia i cognati, mentre Gioacchino, essendo miope, si piazza davanti al televisore coprendolo. Modesto ed Erudito cominciano a pensare che non è stata una buona idea quella di invitare quei due rompiscatole)

SONORO TV – La partita come nel primo tempo è molto accesa, ma corretta grazie al pugno di ferro dell’arbitro Lo Bello di Siracusa, il quale si è dimostrato inflessibile anche nell’annullare un gol della Juventus per un fuorigioco di Boniperti…

PEPPINO - (che nel seguire le fasi di gioco ha già rifilato un calcio a destra a Modesto ed uno a sinistra ad Erudito)… Cornuto, arbitro cornuto sei! Ha annullato un gol alla Juventus… Cornutazzo schifoso…

ERUDITO - (in difesa dei presunti cornuti) E’ facile a dire cornuto!  Ma perché, sei sicuro che ha sbagliato l’arbitro? Noi l’azione non l’abbiamo vista…

PEPPINO - E’ cornuto lo stesso, non c’è bisogno di vedere niente. Lo dicono tutti che l’arbitro è cornuto. E poi Erudi’, a te che te ne freca? Mica lo sto dicendo a te o a tuo cognato, lo sto dicendo all’arbitro…

ERUDITO – Ci mancherebbe Peppì!  Stai attento che guastiamo l’amicizia!... (intanto Carosio annuncia il gol del Torino; Gioacchino esulta con le braccia alzate davanti al televisore non permettendo a nessuno di vedere)…

GIOACCHINO – Rete, rete, reteeee… Che azione! Ha segnato il Torino! ERUDITO – Hanno segnato?… Mode’,  ma tu l’hai visto?

MODESTO – No, se l’è visto tutto l’amico tuo… Lo cacci tu o lo caccio io?

ERUDITO – Gioacchi’, ”spezzato di gambe”… E togliti davanti che non ci hai fatto vedere neanche la rete… Maledetto!…

MODESTO - Amici miei, qua ci dobbiamo dare una calmata, se no… (squilla il telefono e corre a rispondere)…

MODESTO – Chi è?... La moglie di Gioacchino?.. Sì… Gioacchino sta qui. Scusate Signo’... Ma chi ve l’ha detto che stava qui?.. Ah, quello del Bar del Centro... Ah, ho capito; che gli devo dire? Ci avevate appuntamento alle 7? Lo dico subito, subito signo’ (fa un inchino), buona sera signo’…

GIOACCHINO - (si batte la mano in fronte) E’ vero! L’appuntamento! Queste cavole di mogli hanno il “sesto sesso”… Lo sanno bene quando devono “rompere”… Scusate, ma il dovere mi chiama… alla prossima… (esce)

MODESTO -  Alla prossima? Aspetta ciuccio mio! (si siede) Ah, mo si vede bene, è vero?

ERUDITO – Di lusso!

PEPPINO – Di lusso!

SONORO TV – E’ un vero arrembaggio! La Juve non ci sta a perdere e in questi ultimi minuti sta assediando l’area del Torino che si difende come può… Palla a Sivori, ancora Sivori, Sivori porge a Boniperti, Boniperti di nuovo a Sivori… che dribbla il portiere, goool, goool… è il gol del pareggio….

PEPPINO – (nel seguire l’azione concitata colpisce ancora i due cugini) Goool, goool, reta… 1 a 1… all’ultimo minuto… Sivori: che gollazzo…

ERUDITO – Ahia!... Peppi’, mo basta con questi calci…

MODESTO – Peppi’, scusa se te lo dico, ma tu tiri calci come un mulo vizioso

PEPPINO – Uè, scusatemi: quella e l’emozione della partita…

ERUDITO – La partita è finita Peppì: mo te ne devi andare di qui…

PEPPINO – Modesto, grazie assai dell’invito... alla prossima Erudi’ (esce)

MODESTO – Alla prossima non mi frechi: mi metto i parastinchi…(dopo dice al cognato) Se li chiami un’altra volta te le spezzo io le gambe…

ERUDITO – Manco se mi pagano Mode’: era per festeggiare l’inaugurazione…

MODESTO – … Erudi’, stavo pensando: qua la gente parla troppo… (fa il segno delle corna con le mani) ‘sto fatto non mi piace....

ERUDITO - Pure a me Mode’… Ma te l’ho detto: quella è tutta invidia. Ci vogliono far litigare: più noi andiamo d’accordo e più loro “schiattano” in corpo

suona il campanello

DECIMA SCENA

ALFIA BERTA - (va verso la televisione.) Neee, che bella televisiona! E come si vede? Si vede bene?... Neee, che bello talefono!.. E come si sente?..  Si sente bene?... E com’è che state zitti zitti? Che è successo?... Ha  “perduta” la squadra vostra?

MODESTO - Eh si, ha perduta la squadra nostra! Per colpa di quel cornuto dell’arbitro.

ALFIA BERTA - E come lo sai che è cornuto? Che è di Matera?…

ERUDITO – (con enfasi) Alfia Be’: nessuno lo conosce all’arbitro, ma tutti quanti sanno che fa la moglie quando lui esce di casa…

ALFIA BERTA – Che c’entra?… Allora, gli uomini so’ tutti cornuti!

ERUDITO – Perché?

ALFIA BERTA -  Perché quando loro vanno a lavorare, le mogli a casa che fanno?

MODESTO - Giusto!!!  Ecco perché bisogna fare una legge che le donne devono andare a lavorare e gli uomini devono stare a casa…

ERUDITO – Noi dobbiamo stare a casa?... Mode’, andiamoci a fare due passi alla facciaccia degli invidiosi...

ALFIA BERTA -  Mode’, prima che te ne vai, fammi vedere solo come si appiccia (accende) la “televisiona” e come si fa a parlare vicino al telefono…

MODESTO - (dandosi delle arie) Oh! Allora: per appicciare la televisiona si fa così:  TIC ed esce la luce verde…

ERUDITO -   (idem) Semaforo: vai!

MODESTO - Poi si gira questo bottone a O-M; se la vuoi stutare (spegnere) si gira lo stesso “bottone” a O-F-S.

ERUDITO – Che bottone Mode’? La Manopola!

MODESTO – Uffa! Senò non capisce: è la prima volta! (vanno verso il telefono) Mentre il telefono è più facile ancora, perché quando suona vuol dire che qualcuno ha fatto il numero nostro che è 7421. Se tu vuoi chiamare a qualcuno, devi fare il numero suo… Hai capito?

ALFIA BERTA – Ho capito!

ERUDITO – Mode’, Alfia Berta così non capisce: è la prima volta! (malizioso) Tu comincia ad andare: ci vediamo al Bar…

MODESTO – (minaccioso) Uè, Erudi’, tu a me non mi fai fesso! Il destino ha voluto che dovevamo essere come culo e camicia, e io sono la camicia

ERUDITO – Mode’, ma possibile che quando scherzo, tu non te ne accorgi mai..

MODESTO – Cammina maniaco…

Gli uomini escono ed entra Scolastica

ALFIA BERTA – Sorella mia, hai visto che belle cose?.. Il talefono nuovo, la televisiona nuova.... Appena l’hanno saputo i vicini nostri mi fanno tante cerimonie. Titina mi ha portato un chilo di orecchiette, Rosetta mi ha portato la salciccia, il pane fatto con le mani in casa e il vino cazzato (schiacciato) coi piedi… Fra poco verranno qui a vedere la televisiona con noi…

SCOLASTICA - Pure a me Titina e Rosetta hanno portato le orecchiette e la salsiccia… Come sono gentili: hai fatto proprio bene ad invitarle…

Bussano alla porta

UNDICESIMA SCENA

ALFIA BERTA – Avanti, che bussate a fare? Ci sta pure il campanello… Uè, Titina… Rosetta… che piacere!

TITINA E ROSETTA – Buona sera… Finalmente: eravamo impaziente…

ALFIA BERTA - Venite, sedetevi, che mo “abbottono” la televisione.. Vediamo. che fanno adesso?...

ROSETTA – Mo si fa Carosella… noi apposta siamo venute…

SCOLASTICA – Ah, questo è Carosello? L’ho sentito di nominare: dicono che fanno la pubblicità di tante cose moderne. Sentiamo che dice…

SONORO TV - (Voce di donna) Ispettore Scheridan, ma come fa a risolvere sempre questi casi rischiosi e ad essere sempre così sicuro ed elegante? (e lui risponde) Non è merito mio, cara signora, è merito della brillantina Lisetti. Brillantina Lisetti ti fa sentire più sicuro perché sai di avere la testa a posto. Ricordatevi. Brillantina Lisetti: per l’uomo che non può sbagliare mai!

TITINA – Aspetta, Alfia Berta: dammi un foglietto che me lo voglio scrivere. A mio marito glielo devo regalare, così la finisce di mettersi l’olio fritto per fissare i capelli e per farli luccicare… ‘Ché trovo la giacca, la camicia, e pure il cuscino tutto unto di olio che è una schifezza. (Alfia Berta le porta foglietto e penna)…

TV - (musica di carosello per la seconda pubblicità)..

E qui nella pampa è pieno di eroi

non c’era più posto per uno di noi

la prossima volta di fronte ti stingo… ti stango...

mannaggia alla rima con Gringo … Gringo… Gringoooo…

Il sole nel cielo è una palla di fuoco.

è già mezzogiorno… mezzogiorno di cuoco...

Manzotene - la carne in scatola ricca di vitamine per essere tutti in forma…  

Manzotene - Gringo non sarebbe così senza di lei. Provatela pure voi…

ROSETTA – Alfia Berta, che mi dai un foglietto pure a me che mi devo scrivere il nome di questa carne. ‘Ché certe sere non so che cosa devo fare da mangiare a mio marito… Quello non si “abbotta mai”; magari gli piace questa carne che è bella pronta, così mi tolgo tanti pensieri (Alfia Berta le porta un foglietto)…

ALFIA BERTA - Hai visto quante cose si sanno con la televisione? E chi lo sapeva prima come faceva a scoprire l’assassino l’ispettore “Shariton” e che cosa si mangiava quel “Crinco” là?...

(intanto squilla il telefono e le 4 donne, non abituate al suono, si spaventano)

ALFIA BERTA – Ah, che spando!...  Chi è?... Ah, la Società del Telefono?... Si, ci funziona, si, si… (chiude) Hanno fatto la prova!

TITINA – Come il melone di Carosone! (ridono)

ROSETTA - …Per piacere Alfia Berta, posso dare il numero tuo a mia sorella che sta a Milano? Così mi faccio chiamare qui che è più comoto…

ALFIA BERTA – “Ma cooome”, Rosetta mia: tutte le volte che vuoi; sta scritto qui… (sette, quattro, due, uno)...

ROSETTA –  Ah, 7421! (se lo appunta) Grazie; be’ ci vediamo domani; lo sapete che si fa domani? Proprio un film da cinema:  si chiama...”Via dal vento”... Un film che fa piangere veramente con le lacrime…

ALFIA BERTA – Veramente? Ah quanti bei pianti che ci faremo domani!..

ROSETTA – Poi ho saputo che fanno certi procrammi da farsi la pipì sotto dalle risate… Aspetta, mo vi dico come si chiamano: uno si chiama… L’amico del vaccaro (giaguaro);  un altro… Il formichiere (musichiere); poi un altro… Lascia o ti azzoppa (raddoppia)…

ALFIA BERTA – Già che si chiamano così, mi fanno morire di risate…

TITINA – Ah, Alfia Berta, ti posso chiedere un piacere pure io?…

ALFIA BERTA – Ma cooome…… pure due…

TITINA – Siccome mio marito fa il “metro di notte”, certe notti ci vengono a bussare per fargli sostituire a qualcuno… Che posso dare questo numero di telefono alla ditta, così lo chiamano qui per avvisarlo?

ALFIA BERTA – Ma cooome… Titina, dici a tuo marito che lo possono chiamare a casa mia a tutte le ore… Non ci so’ “proplemi”…

TITINA – Mi raccomanto: non ti spaventare quando telefonano di notte; se vogliono parlare di urgenza con mio marito tu basta che vieni sopra a suonare il campanello tre volte e lo faccio scendere subito… Se non è di urgenza, mettimi solo un biglietto sotto alla porta, così la mattina lo mando qui a telefonare …

ALFIA BERTA – Se è urgenza suono 3 volte; se non è urgenza non ci suono, però ti metto un biglietto sotto alla porta. E’ facile: non ci so’ proplemi…

TITINA – Grazie… Hai visto com’è facile?… E visto che sei così gentile… ti posso chiedere un altro piacere?…

ALFIA BERTA – Ma cooome…dici, dici…

TITINA - Posso invitare mia sorella e mio cognato a vedere la televisione qua?

ALFIA BERTA – Ma cooome… La cucina è così grande che ci entriamo 20 persone… Dici a tua sorella che cià  già 2 posti assicurati a prima fila…

TITINA – Grazie Alfia Berta; non vedo l’ora di dirlo: come sarà felice… come sarà felice…

ALFIA BERTA – Anzi, fatemi voi un piacere: io non voglio che gli altri del portone si mettono a gelosia, perciò avvisateli che sono tutti invitati a casa mia. Solo che ci vogliono le sedie, dite a tutti quanti di portare le sedie per sedere…

TITINA E ROSETTA – E giusto! Le sedie ci spettano a noi… grazie assai assai… (ed escono tutte contente)

SCOLASTICA – (preoccupata) Alfia Berta, ma che stai facendo? Casa tua diventerà la casa del buon Gesù. Ogni sera avrai la cucina piena piena: hai chiesto almeno il permesso a tuo marito?

ALFIA BERTA - Il  permesso? Appena torna lo chiedo; ma pure lui starà contento perché noi stiamo sempre soli e a Modesto gli piace la compagnia…

Bussano alla porta

DODICESIMA SCENA

ALFIA BERTA – Avanti… guardate che al costo (a lato) sta pure il campanello…

MODESTO – Di nuovo con ‘sta canzone?… Siamo noi… (entrano i 2 cognati)

ALFIA BERTA – Ah, Modesto, mo ti avviso: se senti che suona il telefono la notte, tu dormi che me la vedo tutto io; devo fare un piacere a Titina, quella del 4° piano, che non potevo dire di no; quella mi ha portato le orecchiette fatte in casa…

MODESTO – Va bene, io faccio finta di niente: penso alle orecchiette sue con le cime di rape e continuo a dormire…

ALFIA BERTA – Ah, Modesto, mo ti avviso: Titina e Rosetta da domani sera verranno a vedersi la televisiona qua; Rosetta porterà la sorella e il marito che non potevo dire di no; quella mi ha portato la salciccia profumata, il pane fatto a mano e il vino cazzato coi piedi…

MODESTO – Va bene! Quando vengono qua, mi mangio un bel pezzo di pane e salciccia, mi bevo un bel bicchiere di vino fatto coi piedi e me ne vado a dormire…

ERUDITO  – Ah, Modesto, mo ti avviso: ricordati che domani sera alle 8, devi andare a prendere a tua suocera che verrà qui a vedere la televisione…

MODESTO – (incavolato)  Pure!...  E quando te l’ha detto?

ERUDITO - Stasera; me l’ha detto quando tu sei entrato nel bagno pubblico…

MODESTO – E tu hai detto si, è vero? Tu sei sempre il solito “scornacchiato”… Adesso tutte le sere mi toccherà di prendere a tua suocera per la bella faccia di cornuto che tieni…

ERUDITO – Uè, uè, bell’ bell’; in dieci secondi mi hai chiamato cornuto 2 volte… E che ci devo andare io? La televisione sta qua a casa tua!

MODESTO – Allora facciamo così: io la prendo all’andata e tu l’accompagni al ritorno!

ERUDITO – Scusa Mode’: se “tenevamo” la macchina, io lo facevo il sacrificio… Ma visto che stiamo a piedi e quella viene a fare visita a te, ci devi pensare tu: che ti costa?

MODESTO – Mi costa… Mi costa… Ma io lo sai che faccio?… Voglio fare un bel regalo a mia suocera: ”la” regalo una bella televisione così se la vede “comoda comoda” a casa sua… Anzi, voglio proprio “esagetare”…”la” regalerò pure l’abbonamento del telefono…

SCOLASTICA – Mode’… Io l’ho sempre saputo: ma che cosa tieni al posto del cuore?… Un “vulcano bollente che non finisce mai”?…

ERUDITO – Scola’, ma che dici? Con quei soldi ci possiamo comprare la 500; me lo prendo io il fastidio di andare su e giù da casa di mamma…

MODESTO – Qua volevi arrivare…brutto approfittatore! … Per me puoi andare a zappare la terra… Dice il proverbio: “I soldi dell’avaro se li vuole spendere lo scialacquone”…

ERUDITO – Hai visto? Lo dici tu stesso che sei avaro…

MODESTO – Vedi che io mi chiamo “Sparagnatore” , fesso! Lo sai che vuol dire in italiano? Che io risparmio, mentre lo scialacquone sei tu…

ERUDITO – Eh si, adesso, quando uno desidera una cosa “utile”, viene chiamato scialacquone… (alle donne) Questo tiene i soldi “appiccicati” al culo (sedere) con la molla elastica… Mode’, teneva ragione l’operaio della Televisione: tu non sei un risparmiatore, tu sei proprio un Pidocchioso con la P grande delle Poste

bussano alla porta (sono i vicini di casa che, con la scusa di portare le sedie, vogliono fare una prova- telefono e dare un’occhiata alla televisione)

Titina e Rosetta portano 3/4 sedie a testa ed entrano coi rispettivi mariti; segue comare Maria con altre due sedie per lei e per il consorte, oltre ad altre due coppie del condominio con altre sedie.

TREDICESIMA SCENA

COMARE  MARIA - Buona sera a tutti quanti. Alfia Berta, Titina mi ha detto tutto! Che belle comodità che tenete: speriamo che ve le godete 100 anni… Ho portato le sedie e per festeggiare ho portato pure questa bottiglia di Amaro Lucano. Tanti auguri assai assai…

ALFIA BERTA – Grazie, grazie…commara

COMARE MARIA - (si avvicina al televisore “marcata” da Modesto) Quant’è bella… Ma perché dentro non si vede niente comba’?

MODESTO – Perché è stutata (spenta) comma’! Siccome è nuova deve fare il rotaggio, e poi a quest’ora di notte non ci funziona…

COMARE MARIA - Va bene, ma domani vengo prima; però adesso tengo da fare una telefonata urgente… (e telefona, senza neanche chiedere il permesso)

Confusione generale, rumori di sedie e vociare a soggetto da parte di tutti; sembra una vera babilonia. Modesto comincia a dare segni di insofferenza…

Bussano alla porta…

E’ Don Mario insieme con la moglie; recano altre 3 sedie…

DON MARIO - Uè, quanta bella gente in questa bellissima casa; carissimo Modesto, tu sei un uomo fortunato, che dico, Fortunatissimo, con la F grande di FIAT. Rosetta ci ha detto tutto: complimenti, che dico, complimentissimi. Abbiamo portato 3 sedie, non si sa mai: a volte ci può capitare un ospite... Amico mio, questo è per te: un provolone speciale, che dico, specialissimo… un provolone con la P grande di Parcheggio… Ah! Il telefono è occupato: vuol dire che aspetto… (si siede nei pressi del telefono)

 

Comare Maria termina la telefonata; appena lascia la cornetta Don Mario si alza ma non fa in tempo a comporre il numero che Modesto...

MODESTO - Signori miei, adesso fate un poco di silenzio e statemi a sentire tutti quanti: qua è diventato un manicomio! Ma lo sapete che ora è? E’ quasi mezzanotte e io non ho neanche cenato; perciò…

DON MARIO - Ma io devo fare gli auguri a mia sorella che fa 50 anni…

MODESTO – Non me ne frega niente! Sentite: io faccio lo spazzino e la mattina mi sveglio alle 4; io sto morendo di sonno, perciò adesso devo andare a dormire…

TUTTI I VICINI IN CORO - E vai, va…

MODESTO – Come vai va?…Neeee… Allora non avete capito niente! Siete voi che ve ne dovete andare! E che stiamo ancora nei Sassi? Mo stiamo nel “procresso”: questa è una palazzina di contomio ed io voglio stare a casa mia per conto mio…

DON MARIO - (parla a nome di tutti) E va bene, che significa? Noi verremo qui per stare un poco in compagnia, mica per dare fastidio. Anzi, la sera non la chiudete la porta, così noi entriamo, ci mettiamo qua in cucina, facciamo quello che dobbiamo fare e ce ne andiamo…

MODESTO – Ah… Alfia Berta, fagli vedere pure dove teniamo gli spaghetti, la salsa e la carne tritata così si fanno pure ‘na bella bolognesa… Ma che state dicendo don Mario? Se voi volete le comodità ve le dovete comprare come ho fatto io; l’abbonamento del telefono non costa assai e poi la televisione si può pagare pure a rate: io così ho fatto… fatelo pure voi!

DON MARIO - E a che ci serve? Scusa Modesto, ma in questo palazzo un telefono e una televisione  ci basta e avanza… Mica ci conviene di comprarle pure noi: sono soldi buttati dalla finestra…

ERUDITO – (interviene a sproposito) Permettete? Don Mario ha ragione, ma pure mio cognato ha ragione perché la sera va a letto presto… Mode’, se proprio non vuoi avere seccature io ti vengo incontro come un fratello: prendiamo la televisione e il telefono e li facciamo spostare a casa mia… così nessuno butta i soldi dalla finestra…

MODESTO - (Alterato) Ah, è così? E tu sei mio fratello? Ma per chi mi avete preso tutti quanti? Per la Befana? So’ soldi buttati dalla finestra? Va bene! Allora siccome ho sbagliato adesso scasso tutto! E se non ve ne andate (vi) butto pure a voi dalla finestra…

(Modesto prende una sedia e minaccioso si dirige verso gli ospiti che escono di corsa)

ERUDITO – (insieme a Scolastica ed Alfia Berta si risiede a tavola) Bravo cognato! Hai fatto bene: quando ci vuole ci vuole! E che manicomio…

MODESTO – Allora non hai capito niente? Erudi’, te ne devi andare pure tu!

ERUDITO – Pure io? Tuo fratello…

MODESTO – Pure tu!... Da oggi so’ figlio unico!

Erudito si alza dispiaciuto e fa per andarsene…

ERUDITO – (mentre sta uscendo finge di sbagliarsi e prende sottobraccio sua cognata Alfia Berta, consenziente, per portarsela a casa)

Però, caro cugino, sappi che stai sbagliando a comportarti così…

MODESTO – (corre a prendersi sua moglie Alfia Berta)

Vedi che sei tu che ti stai sbagliando di nuovo Erudi’… e non ci provare più…

(Scolastica guarda sconsolata Modesto e Alfia Berta che resteranno soli, e insieme con Erudito esce di scena)

Cala la tela

FINE SECONDO ATTO

TERZO ATTO

Il terzo atto riprende nell’anno 1989 (come da calendario) nello stesso ambiente della casa di Modesto (dopo 31 anni).

L’arredamento è quasi identico a quello dei primi due atti: è la casa umile di uno spazzino che non può permettersi tanti lussi…

Sono le 6 di una domenica mattina. Modesto si sveglia tutto indolenzito ed entra lamentoso in cucina; è in vestaglia e porta un vistoso fazzoletto legato alla fronte. Si siede a tavola… Dopo qualche secondo entra in scena Scolastica (che nei primi due atti era la sua ”amata” cognata), la quale indossa pure lei una vestaglia dello stesso colore di quella del marito; da questo si intuirà subito che “ora” è la moglie di Modesto, il quale appena la vede ha un sospiro di sollievo.

QUATTORDICESIMA SCENA

MODESTO – Ah… Scolastica…. tu sei?

SCOLASTICA – E chi deve essere Mode’? La Befana?... Come ti senti adesso?... Ti è passata la febbre del cavallo? (gli tasta la fronte) Meno male! (Versa il caffè in due tazzine che porta in tavola)

MODESTO – Si, la febbre mi è scesa sicuro, perché mi sono alzato “un pezzo di sudore”…

SCOLASTICA – Non potevi rimanere un altro poco a letto? Sono ancora le sei…

MODESTO – Scola’, stanotte ho fatto sogni brutti; ho avuto certi incubi che mi hanno fatto salire tutto il sangue alla testa: se sto in piedi capace che scende…

SCOLASTICA – Perciò ti sei legato il fazzoletto in testa?

MODESTO – Si, anzi Scola’, stringilo più forte che ciò un mal di testa tremendo. Che notte: la notte più brutta della vita mia! Ma te ne sei accorta?

SCOLASTICA – Eccome me ne sono accorta!!! Ti giravi e ti voltavi e ogni volta ti arrotolavi tutte le coperte addosso … E io a morire di freddo… Quella era la febbre che ti faceva agitare così…

MODESTO – E che dicevo?  Dicevo qualche cosa?

SCOLASTICA – Litigavi con tutti Mode’, specialmente con Erudito tuo cognato… una continuazione…

MODESTO – Un manicomio! Un inferno!… Che nottata…

SCOLASTICA – Ma pure per me! Quando ti ho dato la medicina era già mezzanotte e poi siccome era sabato, sono stata sveglia ad aspettare che si ritirava Faustino… Lo sai a che ora è tornato tuo figlio? Erano le 4 di stamattina…

MODESTO – E va be’… Ma tu che vuoi? Quello tiene quasi trent’anni e ancora lo tratti come un bambino… Ancora lo aspetti di notte per vedere a che ora si ritira per fargli la predica tutte le sante volte… Lo vuoi capire che tuo figlio l’anno prossimo diventa dottore?…

SCOLASTICA – Magari diventa dottore l’anno prossimo; l’altro giorno Faustino mi ha confessato che sta “fuori dal corso”…

MODESTO – Ma che dici Scola’? Ma se io quando esco lo trovo sempre in mezzo al corso…                           (indica il passeggio con i gesti)

SCOLASTICA – (rivolta al pubblico)… Ma sentitelo a questo… Quanto sei facilone marito mio… Fuori dal corso, significa che Faustino non ha fatto gli esami che teneva da fare e mo chissà quando finisce di studiare e si sistema una buona volta… E si deve sistemare con chi diciamo noi… non con chi vuole lui…

MODESTO – Uè, Scola’, non cominciare a discutere della “zita” di Faustino, che stamattina dentro la testa tengo il motore di un trattore…

SCOLASTICA – E mica devo discutere con te… Devo afferrare a quattr’occhi quel “ninnillo” di tuo figlio, perché mi hanno detto che continua a frequentare a “chella là”…

MODESTO – (cantando) Chella là, chella là… E si: lui continua a frequentare a chella là, e noi ci facciamo il sangue amaro. Ma chi ce lo fa fare Scola’? Non hai capito che tuo figlio è uno spirito libero? Quello è tutto casa, amici e divertimenti … Figurati se si prende una moglie a piacere tuo…

SCOLASTICA – Modesto, che è questo volta-bandiera adesso? Fino a ieri la pensavi come a me, e mo quasi quasi dai ragione a Faustino… Che ti sei rimbambito? Io l’ho fatto questo figlio e io gli devo dare la dritta… Si deve prendere a una dottoressa come a lui e non la figlia di Oronzino lo spazzino…

MODESTO – E si, Oronzino fa lo spazzino come me! Che disonore! Se invece era la figlia di uno ricco come a Erudito, andava bene, è così?

SCOLASTICA – Certo! Mio cognato Erudito è ricco ed è pure istruito…

MODESTO – (alterato)…E ti potevi sposare a lui!… Che ti sei pentita?

SCOLASTICA – Di che cosa mi devo pentire?  Io ti ho sempre amato anche se sei stato sempre povero e analfabeta…

MODESTO – Che proprio questo era il mio incubo di stanotte, Scola’. Tu lo sai come la pensavano all’antica i nostri genitori. Tuo padre ti aveva già promessa ad Erudito ed Alfia Berta era stata destinata a me: questa era la volontà delle famiglie ancora prima della guerra…

SCOLASTICA – Lo so! Così erano i patti stabiliti dalle famiglie, ma il destino ha voluto che mio padre e il padre di Erudito morissero in guerra e quando ci sposammo siamo stati liberi di prenderci chi volevamo noi; che ti sei dimenticato?

MODESTO – No, non me lo so’dimenticato… Però adesso noi stiamo facendo lo stesso errore con Faustino… Ma te l’immagini la vita tua se ti sposavi a Erudito?

SCOLASTICA – (ride) Io con Erudito?... E tu allora? Te l’immagini la vita tua se ti sposavi con Alfia Berta?

MODESTO – Si, Scola’: io l’ho provata nel sogno… ed era una vera schifezza. Perciò mo rispondi: hai pensato qualche volta che potevi essere la moglie di Erudito? Quello ogni tanto ti fa pure dei regalini…

SCOLASTICA – I regalini veramente me li fa mia sorella; quella si dispiace che tiriamo avanti solo col tuo stipendio di spazzino… Specialmente da quando Erudito ha vinto al Totocalcio, lei è molto generosa con me… Che sei geloso pure di lei?

MODESTO – Io non sono geloso di nessuno!... E poi col mio lavoro abbiamo sempre campato discretamente… Abbiamo “arriscattato” (riscattato) questa casa “popolara”; abbiamo cresciuto un figlio dottore; lo sai che quasi tutto il mio stipendio se ne va per farlo studiare e per fargli fare la bella vita… Poi non lo so se a te, senza volere, ti ho fatto mancare qualche cosa…

SCOLASTICA – Non è che tu mi hai fatto mancare qualche cosa, sono io che mi sono sempre accontentata di quello che potevo avere… Per esempio, questa cucina non la posso vedere più; ce l’abbiamo da 30 anni, da quando ci siamo sposati… Lo sai come dice Erudito: “I soldi non fanno la felicità, ma te la possono comprare”….

MODESTO – Che belle parole che dice Erudito, ma io non la penso così… Scola’, io nel sogno che ho fatto ero ricco, ma senza l’amore tuo non stavo contento … E poi lo dovevi vedere a Erudito come faceva la sanguisuga dei soldi miei: e che porcheria!

 

Suonano alla porta: è Erudito con Alfia Berta

QUINDICESIMA SCENA

MODESTO - (appena vede Erudito si rivolge al pubblico) Ecco: quando una cosa è vera… Parli del Diavolo… (e con la mano fa le corna)

SCOLASTICA – Entrate, entrate… stamattina ci siamo alzati tutti presto presto come le galline.

ALFIA BERTA – Be’ Mode’… ti senti meglio?

SCOLASTICA – Si, stamattina sta meglio; ma stanotte ha tenuto una febbre di cavallo; si è alzato con un mal di testa forte e dice che ha fatto tanti sogni brutti…

ERUDITO - Ma che bel fazzoletto ti sei “posto” (messo) stamattina… Quanto “pari” bello… Mi fai scappare da ridere… (ride)

MODESTO – (tra sè) Questo è rimasto sempre cretino… Ridi deficiente: a me mi scoppia la testa e tu ridi… E ridi, ridi…

ERUDITO – E non te la prendere, Mode’; era solo per fare ‘na battuta… Piuttosto, che sono questi brutti sogni? E’ mezz’ora che ti sento di brontolare da casa mia; così ho svegliato Alfia Berta e ho detto: andiamo a vedere come sta Modesto…

ALFIA BERTA – Ma io mica stavo dormendo!... Scola’, un’oretta fa mi ha suonato il telefono, e chi era? Era mamma! Io ho detto: “Pronto”… e lei dice: “Che fa tuo marito?”… “Come che fa”… dico io… “fa quello che fanno tutti quanti a quest’ora: dorme” … Allora mi dice: “E la febbre?” E io: “Mamma, ti sei sbagliata di nuovo, tu volevi talefonare a Scolastica e m’hai chiamato a me”…

SCOLASTICA – Si, mamma è così! Ci confonde sempre: vuole a me e chiama a te, vuole a te e chiama a me… Certe volte è un disastro; per la verità è stata sempre così, ma ora che ha quasi 80 anni, poverina, è peggiorata…

MODESTO – E’ peggiorata? Quella cià una salute di ferro; da quando non va più in campagna passa la giornata davanti alla televisione: di politica e di “pensione” ne capisce più di noi… L’unico difetto è che tiene la testa in mezzo alle nuvole: sbaglia qualche telefonata, è vero, ma stando in casa fa meno “casini” di prima…

ERUDITO – Questo è vero!... Alfia Berta, una volta mi  dicesti che quando eravate piccoline, tua madre chiamò un’infermiera e ti fece fare un’iniezione al posto di Scolastica…Ti ricordi?

SCOLASTICA – E’ vero!... Noi gemelle ora siamo così diverse, ma da piccole ci somigliavamo assai e mamma spesso ci scambiava. Quella volta, appena sentii la voce dell’infermiera, mi andai a nascondere nella stalla…

ALFIA BERTA –  Si, allora mamma mi prese in braccio mentre io gridavo: “Non a me, non a me!” … Macchè! Mamma mi teneva stretta stretta e disse all’infermiera: “Spicciati che la bambina tiene paura”… (ridono)

ERUDITO – Ma quanti anni avevate?

SCOLASTICA – Cinque o sei anni, più o meno…

ALFIA BERTA – Più o meno… Scola’, e ti ricordi quella volta che mamma mi mise la medicina dei pidocchi nei capelli, e invece i pidocchi ce li avevi tu?

SCOLASTICA – I pidocchi?…Ma che dici?… Forse non ti ricordi bene: io i pidocchi non li ho avuto mai … (comincia istintivamente a grattarsi la testa)

ALFIA BERTA – Scola’, sei tu che non ti ricordi perché so’ passati tanti anni; io andavo in campagna con mamma e tu te li prendesti perché era “impestata” tutta la scuola…Se ne accorse la maestra perché tenevate la “grattarola” tutti quanti.

ERUDITO –  (scherza) Ah, ecco perché! Questo è un vizio che ti porti ancora appresso Scola’: quando stai nervosa ti gratti la testa, come stai facendo adesso

SCOLASTICA – (Smette di grattarsi) Adesso smettetela! Ma che vi siete messi d’accordo per farmi arrabbiare (“ingazzare”) stamattina; io già sto nervosa per Faustino che si è ritirato alle 4… Mo ci volevano pure i pidocchi vostri…

ALFIA BERTA – Scusa Scola’: io volevo scherzare… Inzomma, Mode’, noi parliamo e parliamo e questo sogno ancora non ce l’hai raccontato…Mica ci fai spaventare?

MODESTO – Nooo, e che spaventare?... E’ stato un sogno strano… ma bello, perché mi ha fatto vedere come doveva essere la vita mia se erano gli altri a decidere il mio destino…

ERUDITO – (esprimendo la comune perplessità) Come come? Mode’, così non ci fai capire niente… Spiegati meglio…

MODESTO –  Mo vi spiego!… Vi ricordate quando ci siamo sposati noi quattro? Nello stesso giorno? 30 anni fa? Facemmo di testa nostra e nessuno ci mise i bastoni fra le ruote… Ma se i vostri padri non morivano in guerra, lo sapete come doveva succèdere?

ERUDITO – Perciò ti è venuto il mal di testa! Perché tu pensi troppo… E che ce lo vuoi far venire pure a noi il mal di testa?

ALFIA BERTA – (al marito) E statti un poco zitto! Non lo (inter)“rompere” a Modesto che sta raccontando il sogno… (a Modesto) E che cosa doveva “succedère”?  Sentiamo un poco, continua…

MODESTO – Allora, Alfia Be’, questo è il sogno: siccome io ero ignorante, tuo padre non voleva “accossentire”  che mi sposavo a Scolastica; e pure il padre di Erudito, siccome tu eri pure ignorante come me, non voleva che ti sposavi a lui… E allora noi quattro, secondo la loro mentalità, ci dovevamo sposare “incrociati” (sempre rivolto ad Alfia Berta) io con te e Scolastica con Erudito…

(Erudito e Alfia Berta esplodono in una fragorosa risata)

ALFIA BERTA - ... E questo è il sogno che hai fatto?

ERUDITO – (per canzonarlo) Fesso!  E ti potevi sognare che ti sposavi a Gina Lollobricida… no? E a me mi facevi sposare, che ne so… con “Sophia Lorèn”…

MODESTO – Si, ridete, ridete, che fate gli gnocchi… Io l’ho visto come doveva andare la vita nostra: questo ci doveva capitare… Pure senza figli dovevamo stare, perché erano dei matrimoni di aggiustamento (riparazione) e non di amore. (Lo giurammo pure davanti a don Giosuè)… Inzomma, tra marito e moglie dormivamo, come si dice… a letti separati…

ERUDITO – … Con la sorella sbagliata, in letti separati e pure senza figli… E che disgrazia: tutte le sfortune a noi!… Mode’, per piacere la prossima volta non mi sognare più: sognati i numeri del lotto e buona fortuna…

MODESTO – E che ti credi che è stato un piacere di sognarmi a te? Eppure io dico che è stata una fortuna, perché questo sogno mi ha fatto capire tante cose… Per esempio, adesso ho capito che non possiamo decidere il destino dei figli nostri… specialmente per le mogli che si devono prendere…

ALFIA BERTA – Che cosa hai detto? Non dobbiamo decidere il destino dei figli nostri? E allora che facciamo? Ci stiamo con le mani in “mani”? Allora mia sorella deve dare il permesso a tuo figlio “dottore” di sposarsi la figlia di Oronzino lo spazzino… e  io devo permettere che Serafino mio figlio, che è ricco, si sposa a una che si puzza di fame?

MODESTO – Perché tu e tua sorella vi siete scordate che venite da una famiglia di contadini e che anche voi puzzavate di fame… come me! … E proprio tu, cara cognata Alfia Berta, che dovevi dire se ti costringevano a sposarti a me… un povero spazzino? (ignorante)

ALFIA BERTA – Non sia mai… (meglio suora)…

MODESTO – Perché abbiamo deciso noi e non le nostre famiglie!  Ecco perché adesso stiamo in grazia di Dio… Erudi’, nel sogno ero diventato ricco come te, ma non stavo contento perché in casa mia non c’era l’amore… Adesso sto contento! La ricchezza mia è il bene di mia moglie e di mio figlio… Perciò dico io: lasciamoli in pace i figli nostri… Stanno contenti loro? Stiamo contenti e felici pure noi…

ERUDITO – Mode’, làsciatelo dire: tu stanotte ti sei scimunito veramente… Non è che quel fazzoletto ti stringe troppo e non ti fa arrivare il sangue al cervello?

MODESTO – A te non funziona il cervello, ‘ché la pensi ancora all’antica… Eh, caro mio, ti doveva venire pure a te un bel “mal di testa” per farti ragionare, perché solo quando si passa un guaio si mette giudizio. (Erudito si gira di spalle e “tocca ferro”) Quando vi vedrò tutti e tre col fazzoletto in testa, allora capirò che avete messo cervello.

ALFIA BERTA - Senti Modesto, è inutile che insistisci. Con Faustino vostro ve la vedete voi e con Serafino nostro ce la vediamo noi.

ERUDITO – Mode’, non ti offendere: tu ragioni così perché non hai niente da perdere… Sai come la penso io? L’amore va e viene, ma la proprietà resta.

MODESTO - E va bene Erudi’: fate quello che volete! Invece di abbracciare vostro figlio, abbracciatevi la proprietà.

ERUDITO – Mode’, ognuno la pensa a modo suo…E poi si sa, da quando il mondo è mondo, chi per una cosa, chi per un’altra, tutti quanti ci lamentiamo dei figli perché li vogliamo diversi da come sono… Per esempio: pure io volevo un figlio dottore come ce l’hai tu, ma Serafino non ha voluto studiare…

MODESTO – … Erudi’, pure io voglio essere sincero con te: certe volte ho invidiato i tuoi soldi, ma non per me; io volevo solo accontentare tutti i desideri di mia moglie e di Faustino…

 

(squilla il telefono: Scolastica va a rispondere)…

SCOLASTICA – Pronto? Eh, mamma,  si… Modesto sta meglio stamattina… per modo di dire… si, gli è scesa la febbre… se lo vedi… mo tiene un fazzoletto, anzi, tiene un lenzuolo in testa e parla, parla sempre… E tu che mi dovevi dire? E che ne so io… ricordati!….  Intanto dimmi una cosa: (comincia a grattarsi sul cuoio capelluto) quando ero piccola, è vero che mi sono presa i pidocchi? Ah… non io, Alfia Berta si prese i pidocchi…. (alla sorella) Hai visto che eri tu?...

ALFIA BERTA – (si avvicina al telefono e grida per farsi sentire) Mamma… ma se i pidocchi stavano dentro la scuola!!!….

SCOLASTICA – Hai sentito?  Dice che i pidocchi stavano nella scuola…(pausa) Ah, ti ricordi adesso? (pausa) A scuola se li prese Alfia Berta!… Mamma,  vedi che Alfia Berta non è mai “accostata” (andata) alla scuola; quella veniva in campagna con te…(pausa) Ah… mo non ti ricordi più chi è andata a scuola di noi due… (continua a grattarsi il cuoio capelluto e pure il collo)…

Uffa, mamma, almeno ti sei ricordata che mi dovevi dire? Si? Sentiamo… (pausa) Ti devo mandare a Faustino a fare un servizio a casa tua… E’ urgente? E che deve fare? (pausa) Ti deve aggiustare la televisione? Ma se quello mi ha fatto “pezzo pezzo” il telecomando per capire che erano scariche le pile… mo vuoi che ti aggiusta la televisione?... Ho capito Mamma, quello è l’altro nipote tuo Serafino che tiene il negozio di domestici… (pausa) Eggià:  per te un nipote è come “all’altro”. Va be’, ho capito: mò ti passo Alfia Berta…

ALFIA BERTA – Mamma, ho sentito: quando te lo mando a Serafino? Boh, quello si è ritirato stanco stamattina dalla “scoteca”; chissà quando si sveglia… fino a stasera tardi te lo mando!  Ah?  Vuoi vederti il Telegiornale?… E va bene: allora oggi pomeriggio…(pausa)  No… Erudito non sa aggiustare niente… (pausa) Così fa: quando una cosa non funziona, la butta e “va a nuovo a nuovo”… No mamma… Serafino mo non lo sveglio neanche colla “donna cannone”…Va bene…. Appena si sveglia te lo mando… va bene …va bè … ciao, cià, cià… (chiude)  Uffa… quant’è brutta la vecchiaia, Madonna mia…

ERUDITO – (preoccupato) Alfia Be’, mo te lo sentirai a Serafino: perché hai detto a tua madre che lo mandi appena si sveglia?... Quello da quando gli abbiamo detto che deve lasciare subito la fidanzata che tiene, a stento ci dice buon giorno…

MODESTO – E io che vi stavo dicendo? Ma perché ci dobbiamo rovinare il fegato uno con l’altro?... Fra due mesi i figli nostri faranno trent’anni… ve lo siete scordato?  30 anni!…(pausa) Mi sembra come a ieri che sono nati qui, dentro le case nostre… tutti e due nello stesso giorno… che combinaziona!…

ERUDITO – Si, che coincidenza… (nostalgico) 30 anni sono passati! Mode’, mi hai fatto ricordare il giorno più bello della vita mia…

SCOLASTICA – Si, é stato il giorno più bello per tutti e quattro… E chi se lo può dimenticare? Ce lo aveva detto il dottore a me e a Alfia Berta che stavamo incinta allo stesso mese;  ma chi se lo immaginava che i figli nostri dovevano nascere nello stesso giorno, anzi, a 10 minuti di distanza uno dall’altro… Uè, adesso sono tutti diversi, ma appena nati erano due gocce d’acqua… proprio come i gemelli… (alla sorella) Come a noi Alfia Be’…

ALFIA BERTA – Proprio come a noi!... Quando so’ nati i figli nostri mi ricordo che mamma e la “mammara”  (levatrice) non “accossentivano” di correre da casa mia a casa tua, da me a te, da te a me; quel giorno ci volevano 2 “mammare”; e meno male che stava mamma che si fece in quattro… Quel giorno è stata veramente brava: fece tutto quello che disse la “lavatricia” e non sbagliò niente di niente

ERUDITO – Meno male che andò tutto bene!... Io quella mattina stavo al lavoro e mi fischiavano le orecchie; lo sentivo che mi doveva arrivare una notizia da un momento all’altro…

MODESTO - Pure io non ci stavo in casa; quando tornai a mezzogiorno (parlando con la moglie Scolastica) mentre salivo le scale, vidi a tua madre nel pianerotto che teneva due bambini in braccio (mima il gesto); la chiamò la mammara , lasciò i bambini in braccio a Rosetta e scappò a casa di Alfia Berta… Mi venne il sudore “a freddo” perché mi chiedevo: chi delle gemelle aveva avuto i gemelli? Tu o tua sorella?.. 

ERUDITO – Veramente Mode’!… E se ci nascevano due coppie di gemelli? Madonna Santa, che “casino” doveva succèdere… Te l’immagini che confusione a crescere insieme quei quattro bambini? Magari si somigliavano pure…

SCOLASTICA – Magari nescevano i gemelli quella volta, è vero Alfia Berta? Altro che confusione: dopo non ne sono arrivati più…

ALFIA BERTA – Ci toglievamo il pensiero!... Scola’,  però con lo spavento nostro, io gli dovevo scrivere il nome sulla manina. (ridono, ma ancora per poco)

MODESTO – Uè, a proposito, adesso che mi viene a mente: avete sentito l’altro giorno che hanno detto al telegiornale?

ALFIA BERTA, SCOLASTICA ED ERUDITO – (curiosi e interessati) Che hanno detto? Che hanno detto?

MODESTO – Al telegiornale hanno detto che all’Ospedale di Bari hanno arrestato una “puricultricia”.

ERUDITO – Mode’, si dice puericultrice. 

MODESTO – E io che ho detto?  Fammi dire il fatto!  All’Ospedale di Bari hanno arrestato una pazza che prendeva i bambini appena nati per lavarli e dopo li scambiava uno con l’altro…  (le donne si mettono le mani nei capelli)

ERUDITO –Neee!!!. Ma qua siamo arrivati in un mondo di pazzi. Se senti il telegiornale ti fanno venire “la pelle d’orco” (d’oca)… Uè, non dicono mai una notizia buona: un disastro dietro l’altro…

MODESTO – Proprio così, Erudi’; dice che gli scambiava il braccialetto che gli mettono al polsino appena nati; ma vedete se è possibile!... Però dice che era furba: per non farsi scoprire, dice che scambiava solo i maschi con i maschi e le femmine con le femmine…

ALFIA BERTA – Che razza di furbacchiona…eh?

SCOLASTICA – Madonna mia, mi vengono i brividi solo a pensarlo; per forza succedono queste cose in ospedale: che ci vuole a scambiare un polsino in mezzo a tutta quella confusione?

ALFIA BERTA – (ingenua come sempre) E’ vero, sorella mia … Meno male che i figli nostri sono nati in casa nostra… Noi, siccome restammo nel letto il giorno che “partoremmo”, lo dicemmo subito a mamma: mamma quando li vai a lavare e li cambi insieme i bambini, a Serafino mettitelo a destra e a Faustino tienitelo a sinistra… (pausa) Ti ricordi come se ne “presciava” (com’era contenta)  quando ce li portava in “trionfo” a tutt’e due per farceli vedere? (e fa il gesto di portare due fagottini, uno per braccio)…

SCOLASTICA, MODESTO ED ERUDITO, presi da un terribile presentimento corrono insieme al telefono, ma Scolastica sgomitando ha la meglio. Modesto invece rimane assorto nei suoi pensieri seduto al tavolo)…

SCOLASTICA – (compone freneticamente il numero telefonico della mamma) Mamma, mà… che stai facendo? (con calma apparente) Stai pulendo le cime di rape? Senti mamma, ti devo chiedere una cosa importante: lascia tutto e siediti. (pausa) Pensa bene prima di rispondere… Ti ricordi quando sono nati i nipoti tuoi? Erano uguali uguali, non è vero? E tu come facevi a riconoscerli? (pausa) Li tenevi in braccio uno a un lato e uno all’altro lato! Ho capito! (pensa a cosa chiederle e dice) E tu chi tenevi a destra? A Faustino o a Serafino? (pausa) Non ti ricordi più?… (giustificandola) Hai ragione; sono passati tanti anni… (allora pensa ad un’altra strategia).

Scusa mamma, ma quando pulisci le rape… il coltello… in che mano lo tieni?

Ho capito: se in una mano tieni “le cime di rape” , per forza nell’altra mano devi tenere il coltello…. (senza perdersi di coraggio)… Allora senti mà: da che lato stai tenendo il telefono adesso? Da destra o da sinistra?…(pausa)

E si… dal lato dell’orecchio buono che ci sente, ‘ché dall’altro sei sorda… Hai ragione di nuovo… Be’, adesso per piacere mamma… rispondimi bene… (con una certa impazienza, cercando di essere più precisa)…

Qual è l’orecchio buono, l’orecchio di destra… o l’orecchio di sinistra? (pausa) Come?  Basta che lo sa il dottore?… No mamma, lo voglio sapere pure io! (quasi arrabbiata)… Perciò adesso fai uno sforzo e dimmi:

Qual è meglio per te, l’orecchio di destra o quello di sinistra… (pausa)…

Che cosa?... Fanno schifo tutti e due?... E perché? … Perché da uno non ci senti e l’altro si infetta con l’orecchino… No… non è possibile!… Non è possibile!… (in preda ad una crisi di nervi comincia a barcollare; Modesto la sorregge, la fa sedere e le fa aria sul viso col fazzoletto che aveva in testa; Alfia Berta, che intanto ha capito la situazione, prende stizzita la cornetta)

ALFIA BERTA – Mamma… inzomma… vuoi rispondere?... La sai la differenza tra  destra e  sinistra?

Che cosa hai detto? (pausa) Ah!… (pausa)  Ma allora… Mamma… MammaMaaaa… (guarda gli altri e piagnucola)… Ha chiuso…

ERUDITO, MODESTO e SCOLASTICA – (con grande apprensione)… Allora? La sa la differenza tra destra e sinistra?

ALFIA BERTA – (sempre piagnucolando)… Ha detto che tra destra e sinistra non c’è differenza….

ERUDITO, MODESTO E SCOLASTICA – Non c’è differenza? E perché?

ALFIA BERTA – (come prima)… Perché al Telegiornale hanno detto che… per gli anziani… o destra o sinistra è lo stesso… perché da quell’orecchio… non ci sente più nessunooooo…

 

(Le sorelle, abbracciate, piangono a dirotto, mentre anche i loro mariti mostreranno il loro scoramento)…

                                      

                                            Cala la tela

                                                 FINE

La Commedia potrebbe terminare qui, a discrezione del regista…

ma se volete, proporrei un SECONDO FINALE, che espongo di seguito:

Dopo la tragica telefonata, Scolastica, Erudito ed Alfia Berta, accomunati da un improvviso mal di testa, si fasceranno il capo con un vistoso fazzoletto.

Modesto, invece, andrà a sedersi da solo al tavolo.

I primi tre vagheranno sulla scena pensierosi ed agitati, mentre Modesto, seduto al tavolo, continuerà ad osservarli scuotendo il capo, ma senza parlare … Quindi, i tre si scambieranno delle occhiate di intesa e andranno da Modesto…

SCOLASTICA – Mode’, ma hai visto che guaio c’è capitato?…(silenzio) Parla disgraziato!…Tu che ne pensi?... Ma a te non te ne importa niente?

MODESTO – Certo che me ne importa! E’ un’ora che sto cercando di convincervi!... Vedete i casi della vita?… Ma solo alla morte non c’è rimedio… (li guarda) … Pure voi il fazzoletto? Come me… (gli scappa un sorrisetto)

ERUDITO -  Mode’, ora non è il momento di fare lo spiritoso… (intenerendosi)… Povero figlio mio!

ALFIA BERTA –(piange come una fontana)  Povero figlio mio!!!

SCOLASTICA – (idem) Povero figlio mio!!!

(A questa ultima battuta della moglie Scolastica, Modesto si alza in piedi, si toglie il fazzoletto dalla testa, e, “cinicamente” cercherà di sdrammatizzare)

 

MODESTO – Povero me! Quanti milioni sprecati per farlo studiare…

Erudito, Alfia Berta e Scolastica gli saltano addosso…

Cala la tela

FINE

N.B.

L’ultima battuta riassuntiva di un “cinico” Modesto, si giustifica così:

Modesto sdrammatizza l’accaduto in quanto, memore del sogno, ritiene che quel possibile scambio d’identità dei due ragazzi non costituisca un cambiamento sostanziale.

Infatti suo figlio Faustino e il nipote Serafino, cresciuti come fratelli nelle due “vicine” famiglie, hanno comunque vissuto la loro vita in mezzo agli affetti più cari, seguendo ognuno la propria strada professionale. Gli stessi Erudito e Modesto, poco prima, avevano confessato di aver desiderato nell’intimo che il proprio figlio avesse seguito la strada intrapresa dal nipote.

Chi viene in pratica maggiormente danneggiato da questo equivoco è proprio Modesto, il quale, sentendosi in credito con la fortuna (che arride sempre ad Erudito), pensa a quanti sacrifici ha dovuto sostenere, lui, povero spazzino, per mantenere agli studi Faustino; detto gravoso onere, senza quel maldestro scambio d’identità alla nascita, sarebbe toccata giustamente a Erudito, peraltro ricco e di famiglia originaria più abbiente.   

Nota finale

Il genere umano appartiene alla classe dei mammiferi cui fanno capo tutte le forme più evolute del regno animale.

I mammiferi in genere sono molto protettivi nei confronti della prole, ma nessun animale, dal più mite al più feroce, è pronto a dar la vita per i figli come gli umani.

Perché l’animo umano è pervaso da profondi sentimenti: gli umani hanno un cuore e i figli sono considerati  “piezz e’ core”…. E questo è sublime.

Quello che è meno sublime è commettere l’errore di vedere nei figli la possibilità di continuare o perfezionare la propria vita eccedendo nel senso di “protezione”, senza rendersi conto che quei “pezzi di cuore” devono battere per conto proprio per raggiungere l’agognata felicità; quella felicità che ogni individuo percepisce e brama in maniera singolare.

La società patriarcale va man mano estinguendosi; tagliati fuori i padri, le ultime a non voler rinunciare alla “protezione della prole” sono le madri, assurte a nuova e fiera dignità dopo millenni di sottomissione.

“Io l’ho fatto ed io gli devo dare la dritta”, dirà nel terzo atto la nostra inamovibile Scolastica.

Ma basterà un grossolano equivoco materiale - causato dalla maldestra nonna - a generare un metaforico “mal di testa” nei  nostri cocciuti protagonisti, i quali, prostrati dal presagio del possibile scambio di identità dei loro figli, volgeranno a miti propositi nei loro confronti.

(Commedia già rappresentata a Matera nel dicembre 2006)

Tutela SIAE

Per ogni necessità rivolgersi all’autore:

Gaudiano dott. Carmelo

Piazzetta Ignazio Silone, 4

75100 – MATERA –

Cell. 3471194351 – 0835/349499 - 0835/333714

e-mail: gaudianocarmelo@alice.it

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