E’ stato un sogno… o no?

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L'e stàcc u sogn...o no?

È stato un sogno... o no?

Titolo originale: "L'è stàcc ü sògn... ó no?"

La storia tratta di Nino Stissio. Un soldato garibaldino della spedizione dei mille che torna a casa, dopo essere stato congedato. È il trentuno ottobre milleottocentosessanta. All'arrivo del treno in stazione a Treviglio, quando tutti stanno per scendere, Nino prende una testata che gli fa perdere i sensi. Quando si sveglia, si trova catapultato nel ventunesimo secolo, esattamente il trentuno ottobre duemiladieci. Che cosa fa un uomo del diciannovesimo secolo con le sue conoscenze, alle prese col giorno d'oggi? Qui comincia l'avventura di Nino che fra mille peripezie, saprà farsi apprezzare anche ai nostri giorni.

Tornerà ai suoi tempi per raccontare quest'avventura? Si chiederà se, "è stato un sogno... o no?"

Commedia divertentissima, alla quale, fanno da contorno, eclettici e divertenti personaggi.

È stato un sogno... o no?

Di: Guglielmo Antonello Esposito

Titolo originale "L'è stàcc ü sògn... ó no?" Codice SIAE N°894862A

Personaggi dei giorni nostri

Nini Stissio              (Soldato garibaldino)

Mario                        (Titolare del pub)

Giò Dispaccio          (Cliente del pub e spacciatore di droga)

Giovanna                  ( Dipendente del pub)

Rosa                         ( Mamma di Mario)

Jessica                     (Amica… si fa per dire, di Giovanna)

Commissario           (Poliziotto)

Personaggi del 1860

Vittorio                     (Locandiere)

Tarcisio                    (Ubriacone)

Rosina                      (Mamma di Vittorio)

Fra Giovanni            (Frate elemosiniere)

Teresina                   (Contadina moglie di Tarcisio)

Lucia                         (Lattaia)

Nino Stissio             (Lo stesso dei giorni nostri)

Angelo                      (Cliente della locanda)


PRIMO ATTO

(scena prima)

La commedia inizia con sipario chiuso e del fumo che dia l'impressione di nebbia.  Ci sarà una luce che illumini il personaggio fuori dal sipario. Quest'ultimo sarà vestito da garibaldino con fucile ad avancarica e lanterna.

Nino: Che testata ho preso... ma, dove mi trovo? Mi sa tanto che mi son perso. Faccio mente locale, allora, sono sceso dal treno in stazione a Treviglio assieme a molta gente, poi ho preso questa testata e devo aver perso i sensi. Quando mi sono risvegliato, mi sono trovato in mezzo a tutta sta nebbia, ho camminato per un paio d'ore e ho perso la Trebisonda. Fa un freddo tremendo, se trovassi almeno un posto per potermi scaldare un poco... guarda un po', chi cerca trova, forse questo è proprio ciò che andavo cercando.

 (scena seconda)

Si apre il sipario, si vedrà l'interno di un pub arredato rusticamente in legno, si vedrà un vecchio camino inutilizzato, dove sopra ci saranno le classiche zucche della festa di halloween. Mario il proprietario del bar sta sbrigando gli ultimi preparativi. Si sentirà la voce di Nino da fuori. All'interno del locale un'altra persona è seduta al bancone.

Nino: Aprite! Date ristoro e alloggio a un valoroso soldato di Garibaldi che si è congedato dopo aver sconfitto le truppe Borboniche. Diamine!

(scena terza)

Mario è un cinquantenne hippy nostalgico ha i capelli lunghi cinti da una bandana stile Jimmy Hendrix. Anche l'abbigliamento è adeguato. Mario va alla porta apre e fa entrare Nino, poi guardandolo strano dice...

Mario: È un po' in anticipo per la festa mascherata, comunque può entrare, basta che paghi quello che consuma.

Nino: Grazie per l'ospitalità. Tempo da mannari, vero?

Mario: Tempo da cosa?

Nino: Tempo da lupi èh?

Mario: Ehgià.

Nino indicando le zucche di Halloween: Chi sono quei brutti musi lì?

 

Mario: Sono le zucche che addobbano la festa di stasera, no? Certo che anche il suo costume, non è male. Si accomodi pure al tavolo che arrivo subito.

Nino: Zucche... festa in maschera... il mio costume... boh?

 

(scena quarta)

Mario esce verso il retro. Nino siederà impettito come un paletto. Il tipo al bancone richiamerà l'attenzione di Nino.

Giò: Pssss... pssss... oéh, figlio dei fiori!

Nino: Chi io? 

Giò: Proprio tu. Con quei capelli, tu puoi essere solo un figlio dei fiori. Intanto andrà al tavolo di Nino.

Nino: Grazie per il complimento. Con tutta modestia posso ritenermi bello, quello sì ma, non sono un figlio dei fiori. I miei genitori sono belle persone, ma non sono fiori.

Giò: Spiritoso. Porge la mano. Io mi chiamo GiòDispaccio, per gli amici Giò.

Nino: Piacere, io sono Nino Stissio, per gli amici Nino.

Giò: E bravo Nino... senti, ho qualcosa per te, roba che ti tira su il morale e le membra.

Nino: Ne avrei proprio un gran bisogno. Sentiamo.

Giò: mostra una piccola scatola. Gradiresti un po' di neve da aspirare col naso...

Nino: Vi ringrazio signore ma, gia c'è nebbia e fa un gran freddo, ci mancherebbe solo la neve, nel naso per di più!

Giò: Che cosa hai capito? Questa è polvere magica da aspirare per sballarsi un po'.

Nino: Non ho mai aspirato neppure il tabacco, figuriamoci la polvere, anche se magica, chissà quanti starnuti.

Giò porge una scatoletta a Nino con un fare da amicone.

Nino: Mentine? Grazie quelle mi piacciono tanto.

Giò: Macché mentine! Queste sono extasi... acido.

Nino: Temo che poi mi brucerà lo stomaco. L'acido no. Grazie.

Giò: Va be, ho capito. Tu sei un tipo all'antica, e vuoi ancora della vecchia e cara erba.

Nino: Erba? Non per me grazie, ma, magari... aspettate un momento. Si alza va verso la porta da dove prima è uscito Mario e chiama. Capo? Capo? Capo!

Mario rientra dal retro, Giò comincia a sentirsi a disagio.

Mario: Che fretta, che c'è da urlare?

Nino: Capo! Allevate qualche animale voi? Per esempio, qualche capra, un po' di conigli?

 

Mario: No perché?

Nino: Allora niente.

Giò comincia a rilassarsi un poco ma, in quel momento.

Nino: No perché questo signore è stato talmente gentile che mi ha chiesto se mi occorreva un po' di erba ma, il cavallo l'ho lasciato a Reggio di Calabria, essendomi congedato, allora l'erba non mi serve più, e siccome anche voi non ne avete bisogno, non fa niente. Grazie tante lo stesso signor Giò.

Giò sempre più a disagio: Si figuri, se non ci aiutiamo tra di noi... ma ora dovreiproprio scappare. Scusatemi, con permesso.

Mario: Ti conviene scappare! Vuoi mettermi nelle grane? Ti ho già detto che questo non è il posto, dove spacciare la tua robaccia schifosa! Hai capito? E adesso fuori dai piedi, se no te la do io.

Giò esce con gran fretta dal locale.

(scena quinta)

Nino: Capo calmatevi, non ha fatto niente di male il signor Giò, anzi, mi ha offerto tante di quelle cose, da rimaner meravigliati per tanta generosità.

Mario: E lei, che cosa sta blaterando? Il cavallo, i conigli, le capre, la Calabria. Sta forse impazzendo? Ad ogni modo io mi chiamo Mario, e non capo! È scritto anche fuori dal locale "Mario's pub".

Nino: Encantado segnor Marioss

Nino porge la mano e dice: Ninoss.

Mario: Ma cosa fa? 

Nino: Me presiento. Marios es espagnol, me gusta mucio l' espagnol.

Mario: Ma che spagnolo "Mario's pub" è inglese! Adesso però, bando alle chiacchiere. Che cosa desidera che le serva?

Nino: Scusate il qui pro quo signor Mario.

Mario: Di niente. Allora? Cosa le servo?

Nino: Mi piacerebbe tanto un bel boccale di bionda e spumeggiantebevanda Prussiana.

Mario: Birra? Gliela servo alla spina in bicchiere. Qui, non ci sono boccali.

Mario esce sul retro ma, prima accenderà lo stereo che diffonderà un pezzo musicale di Jimmy Hendrix, Mario uscendo mimerà Hendrix con la chitarra.

Nino: Oh demonio che rumori e che versi stanno facendo? Chiama. Signor Mario?Signor Mario scusatemi un momento.

Mario si affaccia alla porta: Mi dica.

Nino: Si lavora anche di notte qui?

Mario: Sicuro! Dovrò servire i clienti, che fra non molto arriveranno per festeggiare.

Nino: Io intendevo questi rumori. Non sentire anche voi rumori di limatura eseghe che stanno tagliando?

Mario: Rumori? Questo è rock, e Jimmy sta facendo cantare il suo strumento in questo rock and roll.

Nino: Rock e roll? Che cosa sarebbe?

Mario: Letteralmente in inglese vuol dire "pietra rotolante". Jimmy è il numero uno del rock and roll.

Nino: Pietra rotolante... allora al signor Jimmy gli è caduta sui piedi. Questo spiega tutto quell'urlare. 

Mario: Il rock, è musica, e Jimmy sta cantando.

Nino: Questa è musica? Il signor Jimmi sta cantando? Beh, i gusti non sidiscutono ma, dov'è allora l'orchestra?

Mario si spazientisce e diventa sarcastico: Sul tetto! Stanno suonando sul tetto, ela musica viene diffusa da...

Nino: E pensare che l'orchestra, io ho sempre creduto fosse in buca.

Mario: Sì ma, questa è un'orchestra speciale, ed io ne sono il direttore. Guardi, ora la zittisco.

Mario schiaccia il pulsante interruttore dello stereo, e la musica finisce.

Nino: Ah, capisco ma, scusatemi un momento signor Mario.

Mario sempre più spazientito: Sì?

Nino: Io credo di essermi perso. Per caso, avete visto da queste parti qualche soldato di Garibaldi?

Mario sempre più sarcastico: No! Magari loro arrivano più tardi, assieme a tutti gli altri per fare la festa mascherata ma, intanto che non c'è nessuno, può togliersi dalla parte!

 

Nino: Quale parte?

Mario: Quella della camicia rossa di Garibaldi.

Nino: Come vi permettete? Sono un soldato di Garibaldi, mi sono congedato dieci giorni fa in Calabria, sono sceso dal treno stamattina a Treviglio ed ho preso una gran testata. Ora non so più, dove mi trovo!

Mario: Ed io, sa cosa le dico? Con fare cospiratorio. Ssssss... che rimanga tra di noi due.

Nino: Certamente! Ditemi.

Mario: Il mio vero nome èMarcantonio, e devo andare in Egitto per incontrare la mia ragazza, una certa Cleopatra... sssss...

Nino ride divertito: Siete proprio un mattacchione signor Mario.

Mario: Il mattacchione è lei, che arriva nel mio locale la sera di halloween del 2010 a farmi credere che... 

Nino: Che anno avete detto?

Mario: Come che anno ho detto? È il 2010, esattamente il trentuno Ottobre. Sarcasticamente. Perché? Per lei che anno correrebbe?

Nino: Milleottocentosessanta!

Mario scoppia in una risata mentre esce sul retro: Ha pure dato una ripassata alrisorgimento prima di venir qua. Chiama. Giovanna, Giovanna! Vieni per favore. C'è da servire Garibaldi. Ride uscendo.

Nino fra sé: Boh? Non dev'essere proprio tutto in se, il signor Mario... trentuno Ottobre del duemiladieci... fra centocinquanta anni! No! Non è sicuramente normale!

(scena sesta)

 Entra Giovanna, eccentrica trenta, quarantenne, aiutante di Mario.

Giovanna: Guarda questo che tipo. Ehi tu! Sei un po' in anticipo per la festa in maschera.

Nino: Vi state rivolgendo a me madama?

Giovanna scherzando: Certamente messere, io vi sto parlando.

Nino: Bene madama, cercavo solo un poco di ristoro.

Giovanna sempre pensando di scherzare: Gradite messere del cosciotto di cinghiale e del vino mielato?

Nino: No no, chissa quanto costano?

Giovanna ridendo di gusto: Sei troppo forte.

Nino: Non capisco cosa ci sia da ridere?

Giovanna porge la mano a Nino e dice: Io mi chiamo Giovanna, e tu?

Nino: Onorato madama Giovanna. Il mio nome è Nino Stissio, per gli amici Nino.

Giovanna: Piacere. Comunque Nino, detto fra me e te, il tuo costume è un pochetto fuori luogo. 

Nino: Questa è la mia divisa! Perché sarebbe fuori luogo?

Giovanna: Perché stasera è la festa de halloween, invece tu, sei vestito da carnevale.

Nino: Abbiate rispetto per questa gloriosa divisa, donna! Diamine!

Giovanna: Va bene ma, basta con questa madama. Chiamami Giovanna. Adesso dimmi, cosa desideri che ti porti per ristoro?

Nino porge la gavetta militare e dice: Vorrei che questa fosse riempita di birra, perché il vostro padrone ha detto che, la serve con la spina, e non in boccali, io la vorrei senza spina, e qua dentro. Grazie!

Giovanna ride di gusto: Spiritoso. Sei proprio spiritoso. Gradisci anche qualcosa da mettere sotto i denti? Uno snack?

Nino: Un che cosa?

Giovanna: Uno snack.

Nino: confuso. Beh, forse...

Giovanna: Un sandwìch? Una piadina o pizza?

Nino: Veramente gradirei una minestra d'orzo con dentro un piedino di maiale, e un po' di polenta fredda.

Giovanna: Cosa? Da che parte arrivi tu?

Nino: Da Reggio di Calabria.

Giovanna: Da Reggio di Calabria?

Nino: Sicuro. Ho risalito il mar Adriatico fino alla foce del Po, poi ho preso il barcone che mi ha portato fino a Milano e, da li ho preso il treno che mi ha lasciato in stazione a Treviglio. Tutto il viaggio è durato soltanto una settimana.

Giovanna: Appena una settimana? Beh, hai ragione. Una settimana è poca per una bella crociera.

Nino: Crociera? Macché crociera! Io son tornato dal soldato col vaporetto che faceva un fumo del demonio, altro che crociera.

Giovanna: Dovevi prendere l'aereo. Ti connettevi a internet e prenotavi un tiket online.

Nino veramente confuso: Che cosa dovevo fare? Prendere l'aerostato con che? Giovanna, cosa state blaterando?

Giovanna: Internet, si usa internet per navigare. Per esempio: vai sul sito della Ryanair, e si può prenotare un viaggio con un tiket e addirittura il ceck in online, e poi partenza e via!

Nino: Basta per piacere! Per navigare ho fatto una cosa molto più semplice, ho pagato il pedaggio a bordo. Mi è costato un poco ma, non ho avuto a che fare con tutte quelle diavolerie che io non conosco.

Giovanna: Spiritoso, e comunque se facevi come ti ho detto io, in meno di due ore arrivavi a Orio al Serio.

Nino: A Orio al Serio? E cosa ci dovrei andare a fare li? Ci dovrebbero essere quattro cascine e basta.

Giovanna: Be, non è proprio cosi. Allora? Cosa ti porto da mangiare?

Nino: Se no c'è l'orzo col piedino di maiale, vorrei della lepre in salmì.

 

Giovanna: Lepre in salmì? Ascoltami, qui siamo in un pub, certi cibi non li cuciniamo però, lascia fare a me. Ti porto qualcosa che sicuramente ti piacerà... mi sembri un uomo d'altri tempi.

Giovanna esce sul retro.

Nino a Giovanna: Giovanna! State dimenticando la gavetta! Fra sé. Boh? Un uomod'altri tempi... cosa intende dire?

Nino si guarderà intorno notando alcune cose a lui nuove, intanto rientra Giovanna, tiene in mano un bicchiere di birra media.

Giovanna: Ecco che ti ho accontentato. Una bella birra in un boccale di vetro, cosi tu sei contento. Fra un momento arriverà Mario con una pizza di mia scelta. Ti fidi?

Nino: Pizza? Non so cos'è ma, mi fido. Beve un lungo sorso di birra poi, asciugandosi i baffi con il dorso della mano, dice: Giovanna scusatemi. Perché portate i pantaloni e non la gonna?

Giovanna: Che cosa c'è di strano?

Nino: Beh... le donne non dovrebbero portare indumenti maschili.

(scena settima)

Rientra Mario, tiene in mano un piatto contenente una pizza.

Giovanna a Mario: Questo tipo mi ha appena chiesto perché porto i pantaloni e non la gonna. Non è strano?

Nino: Che cosa avrei detto di male?

Mario fa segno a Giovanna che Nino è matto, poi si rivolge a quest'ultimo come si fa a un bambino.

Mario: È per via della festa in maschera, lei si veste da uomo, anzi fra pocometterà anche barba e baffi. Poggia la pizza a Nino.

Nino: Adesso è tutto chiaro ma, non capisco perché si festeggia mascherati, anche se non è carnevale.

Mario scuote la testa, e intanto esce sul retro.

(scena ottava)

Giovanna: Allora Nino, spero che la pizza Atalanta sia di tuo gradimento.

Nino: Pizza Atalanta?

Giovanna: Si pizza Atalanta, una mia invenzione. Sai? Io faccio il tifo per l'Atalanta.

Nino: Buona è buona, e poi ci sono pure le sarde che a me piacciono molto. Giovanna ascoltatemi, io capisco amare le persone ma, non è necessario ammalarsi per loro.

Giovanna: Ammalarsi? Chi vuole ammalarsi?

Nino: Voi Giovanna. Avete appena detto che fate il tifo per la signora Talanta.

 

Giovanna: Ma no! Fare il tifo, vuol dire esultare per la propria squadra, e nel mio caso è l'Atalanta. Con la "A" davanti! 

Nino: Io ho sempre pensato che il tifo fosse una brutta malattia ma, chi è sta signora Atalanta?

Giovanna prende e mostra a Nino L'eco di Bergamo alla pagina sportiva.

Giovanna: Non è una signora. È una squadra di giocatori di calcio.

 

Nino guarda il giornale e dice: Giocatori con pallone, in mutandoni bianchi e maglie a righe nere, e blu?

Giovanna: Sì! È la nostra divisa ufficiale, e questo è il nostro stemma. Indicando il giornale.            

Nino: Una donna nuda che corre? Non c'è più religione! Legge. Atalanta 1907. Che cosa indica questo numero?

Giovanna: È la data di fondazione della squadra. Cento e tre anni fa.

Nino esterrefatto: Per me è fra quarantasette anni.

Giovanna oramai chiaramente sospettosa: Nino? Dimmi sinceramente. Per te, in che anno siamo?

Nino: Non lo so! Non ci capisco più niente, forse è per colpa della testata che ho preso stamattina.

Giovanna: Finisci la pizza e rilassati che magari ti si schiariscono le idee. Neparliamo più tardi. Va bene? 

Giovanna esce incredula sul retro.

(scena nona)

Nino è in scena da solo, è pensieroso. A un certo punto si sentono rumori di auto che si fermano, trombette e schiamazzi della gente in arrivo per i festeggiamenti. Rumori a lui sconosciuti. Nino impugna il fucile va alla finestra.

Nino: Adesso capisco, dove sono finito. Con quella testata che ho preso, sono morto e sono finito all'inferno ma, ho ancora il mio schioppo, e prima che voi mi prendiate, ve la faccio vedere io!

Nino carica il fucile prende la mira e spara, carica di nuovo, esplodendo un altro colpo. Si odono urla, rombi di motori che si accendono, sgommate di auto che ripartono. Mario e Giovanna rientrano preoccupati.

(scena decima)

Mario: Che cos'è questo baccano? Lei ha sparato? È impazzito?

Nino: Non sono impazzito! Ho capito pero, dove sono. All'inferno! Sì! Donne in pantaloni, streghe e diavoli che scendono da carrozze senza cavalli, il tifo, uomini che corrono dietro ad una palla in mutande, limare e segare è diventata musica. Adesso è tutto chiaro! Sono nella fucina del demonio ma, ho ancora il mio schioppo e vi assicuro che...

Mario: No! Lei ha fatto scappare tutti i miei clienti! Lei è pazzo da legare!

Nino: Sarei io il pazzo? Voi piuttosto, che credete di essere Marcantonio che va in Egitto per incontrare Cleopatra, cosa sareste?

 Mario affranto si siede punta il dito a Nino minaccioso.

Mario: Lei mi ha fatto perdere l'incasso della serata di Halloween! Lei ha fatto scappare tutti i miei amici!

 Nino punta il fucile su Mario

Nino: Miei amici? Adesso è chiaro. Voi siete a capo dei demoni!

Giovanna: Calmo! Calmo Nino. Dimmi, chi sei veramente? Non temere.

Nino: Sono una camicia rossa appena congedato. Ero agli ordini del Generale Garibaldi.

Giovanna: Oggi per te, che data sarebbe?

Nino: Trentuno Ottobre 1860, e devo essere morto per colpa di quella testata, e ora se non sono all'inferno, mi trovo sicuramente al purgatorio.

Giovanna: Adesso è tutto chiaro sì! Nino, hai passato le barriere del tempo... non sei più nella tua epoca. Prende il calendario e lo mostra a Nino. Oggi è il trentunoOttobre ma, del duemiladieci.

Nino guarda allibito il calendario: Duemiladieci? Com'è possibile? Magari è tuttoun sogno... sì, sto sognando!

Mario: Intanto che sta sognando, metta giù quello schioppo, per piacere.

Giovanna: Ho letto un libro che diceva che, se una persona si trova in undeterminato punto e nel posto giusto quando, alcuni astri si allineano col sole, passa in un'altra dimensione. In un altro spazio temporale. Il tuo caso dev'essere uno di questi.

Nino: Giovanna, voi mi state sconvolgendo ancora di più. A questo punto non so più cosa fare, dove andare.

 

Giovanna: Intanto che troviamo una soluzione, potresti cercare di adattarti a questo tempo.

Mario: Per il momento la ospiterò io. Sicuramente soldi correnti, lei non ne ha, o sbaglio?

Nino: Ho qualche centesimo di ducato ma, corre voce che ci sia in corso una moneta nuova, la lira.

Mario: Anche quella non serve più. Ha finito il suo corso nel duemiladue.

Giovanna: Adesso c'è l'euro come moneta.

 

Nino: Euro? Come Europa... o sbaglio?

Giovanna: Non sbagli ma, intanto, tu dovresti dare un'occhiata all'enciclopedia per capire com'è cambiato il mondo in questi ultimi centocinquanta anni.

Mario: Sono cambiate molte cose. Adesso per semplificare il nostro rapporto, diamoci del tu e, per pagarti vitto e alloggio, potresti aiutarmi qui nel locale.

Nino: Signor Mario, vi ringrazio per quest'opportunità ma, voi chiamatemi pure col pronome che più vi aggrada, lasciate pero che io continui a citarvi col voi, non sono uso dare del tu alle persone.

Mario: Come tu vuoi.

Nino: Scusatemi ma, non mi spiego la presenza di tutti quei diavoli e quelle streghe la fuori.

Giovanna: Oggi si festeggia halloween, ed è usanza vestirsi da diavoli, streghe o morti viventi.

Giovanna esce sul retro.

(scena undicesima)

Nino: E pensare che una volta le streghe, si bruciavano... oggi invece, si festeggiano... rivolgendosi a Mario. E quelle strane carrozze senza cavalli?

Mario: Carrozze senza cavalli? Ah sì, le macchine, le automobili. Quelle i cavalli li hanno sotto il cofano, e tanti.

Nino: Cavalli sotto il cofano? Quanti?

Mario: Dipende dal tipo di macchina, possono essercene centocinquanta, addirittura duecento o anche di più.

Nino: Quei cavalli devono essere molto piccoli, una nuova razza?

Mario: Macché nuova razza! Che cosa hai capito?

Nino: Scusatemi signor Mario, io sto sforzandomi di adattarmi alla vostra epoca ma, se voi mi dite che sotto di quelle aut... carrozze, ci sono fino a duecento cavalli, io vi credo ma, non possono essere cavalli normali!

Mario: Cavalli motore, non cavalli equini. È l'unità di misura della potenza dei motori. Il principio di funzionamento delle automobili è più o meno quella del treno che hai preso stamattina, o meglio, centocinquanta anni fa.

Nino: Le automobili pero, non avevano a rimorchio il vagone del carbone, per farle funzionare.

Mario: Lascia perdere, è troppo complicato, sono passati troppi anni. In quel momento squilla il telefono fisso. Potresti cominciare a rispondere.

Nino: A cosa?

Mario: Al telefono. Indicandolo. Quell'apparecchio li.

Nino si avvicina al telefono e risponde con un "drin" alternandosi a quello del telefono, senza alzare la cornetta.

Mario: Lascia stare! Alza la cornetta e risponde. Pronto... volevo farvi una sorpresa... le fucilate? Tutta coreografia, era una sorpresa scoppiettante per abbellire la festa... hai due buchi nel cofano? Pausa. Ci mettiamo d'accordo... no! L'assicurazione no! Tra di noi... sì... va bene. Ciao.

Nino guarda la cornetta mentre Mario lo appoggia, poi la prende in mano.

Nino: Chi c'è lì dentro? Indicando la cornetta.

Mario: Nino, quanti colpi hai sparato prima?

Nino sempre con la cornetta in mano la gira e la rigira: Due colpi, due belle schioppettate.

Mario: Due come i buchi che ha nel cofano della sua auto il mio amico, che si era presentato per la festa poco fa, ma tu lo hai costretto a scappare con il resto della compagnia.

Nino: Mi dispiace ma, quello mi sembrava il più minaccioso di tutti. Spero soltanto di non aver colpito qualche cavallo nel cofano.

Mario, scuote rassegnato la testa, intanto Nino ascolta la cornetta e la scuote dicendo: Si sono io! Ancora? Sì sono sempre io. Di nuovo? Ditemi. Smettetela di darmi del tu, che non ci conosciamo nemmeno, brutto villanzone!

Mario: Con chi stai parlando?

Nino: Un maleducato che continua a chiamarmi col tu, tu, tu, tu...

Mario: È il segnale della linea telefonica occupata!

Nino: Adesso ho capito! È un segnale in codice "la linea è stata occupata, avanti miei valorosi."

Mario: Ma che messaggio in codice, adesso non ho né voglia, né tempo per spiegarti, piùttosto, dammi una mano a portare via le zucche, che tanto la festa è finita prima di cominciare, e poi accendi la luce normale.

Nino: Allora devo accendere la mia lanterna. Avete uno zolfanello signor Mario?

Mario: Macché lanterna! Basta schiacciare l'interruttore che la luce si accende da se.

Nino: Che cosa meravigliosa...

Mario: Meravigliosa? Chissà che meraviglia eh? Suvvia, ora schiaccia l'interruttore.

Nino: Che cosa è l'interruttore?

Mario Indicando: Quel tasto sulla parete, si schiaccia l'interruttore, e la luce si accende automaticamente.

Nino va a impugnare il fucile, e col calcio dell'arma sta per dare una botta all'interruttore.

Mario: Fermo! Fermati per piacere, vuoi combinare ancora qualche disastro con quel fucile?

Nino: Stavo per schiacciare l'interruttore.

Mario: Stavolta hai ragione, mi sono spiegato male. Ora posa il fucile da bravo. Bene, ora premi col pollice il tasto dell'interruttore.

Nino preme il tasto dell'interruttore e la luce si accende, e lui meravigliato dice: Che miracolo... e che fiamma ferma.

Mario: Ciò si chiama, luce elettrica, e con quel sistema si sono accesi i primi lampioni stradali a Milano all'inizio del novecento.

 

Nino: Peccato, sarò gia morto, o quasi.

Mario: Adesso siediti e riposa, intanto guarda un po' di tele, ora che io vado in cucina a riporre via cibo e bevande che sarebbero dovuti essere consumate alla festa.

Nino: Posso dare una mano?

Mario: No! Meglio di no. Grazie.

Mario preme i tasti del telecomando, si accende la tele. Mario esce sul retro sospirando di sollievo.

(scena dodicesima)

Rientra Giò Dispaccio: Ciao Nino. Notte da streghe, vero?

Nino: Potete dirlo forte signor Giò, e anche da diavoli!

Giò andrà a sedersi al bancone: È ancora arrabbiato il capo?

Nino: Un po' sì. 

Giò: Allora è meglio che io fugga alla svelta.

Nino: Non è arrabbiato con voi. È arrabbiato con me, che ho sparato ai suoi amici diavoli e streghe, e magari ho colpito pure qualche cavallo nel cofano delle carrozze.

Giò: Che roba ti sei buttato giù, o tirato sù? Mimando la sniffata. Non sarai per caso passato alla concorrenza?

 

Nino: Niente signorGiò.    Poi Nino si accorge della tele accesa e la guarderà estasiato commentando entusiasta ad alta voce. Che bei cavalli fuori dalla finestra... come corrono. Quello nero si sta fermando... com'è lucido. Rivolgendosi al televisore. Legatelo bene quel cavallo, e asciugatelo con un po' di paglia che è tutto sudato, povero animale. Ascoltatemi! Altrimenti si ammala. Si muovono anche le case, prima quella con scritto "saloon" non c'era, che cose strane avvengono in quest'epoca. Ancora voi? L'avete asciugato il cavallo? No! Un momento... non è il caso di prendersela. Che cosa fate con quella pistola? Mettetela via! A no? Allora vi mostro il mio cannone.

Nino imbraccia il fucile e lo punta alla tele, da quest'ultima si sente il rumore di una sparatoria.

Giò allarmatissimo scende dallo sgabello per darsela a gambe, ma in quel momento rientra Mario.

(Scena tredicesima)

Giò: A Mario. Ti giuro che io non gli ho venduto niente! Addio! Scappa fuori.

(scena quattordicesima)

Mario: Che cosa stai facendo con quel fucile?

Nino prende Mario e lo scaraventa a terra e dice: Al riparo! Giù per terra!

Mario fa per rialzarsi e dice: No! No! Non sparare!

Nino ributta Mario a terra e dice: Giù! A terra, ho detto, e tenete giù la testa! Volete forse farvi ammazzare?

Mario: Mi uccidi tu, cosi!

(scena quindicesima)

In questo momento rientra Giovanna che si para davanti alla tele.

Giovanna: Basta Nino! È tutto finto! Quello che vedi, è tutta una finzione!

Nino: Quale finzione? Fuori dalla finestra c'erano tanti cavalli che correvano,quello nero si è fermato davanti a una casa con sopra scritto "saloon" ed era lucido di sudore, io ho soltanto detto al suo padrone di asciugarlo per evitare che si ammalasse ma, io non pensavo che si offendesse al punto di estrarre la rivoltella e spararmi. A mali estremi, estremi rimedi. Mostrando il fucile.

Giovanna: Nino? Spiegarti alcune cose è difficile. Quella non è una finestra... come posso spiegartelo? Quello è un teatro di oggi, è un palcoscenico, dove avvengono tanti spettacoli, e noi li vediamo senza spostarci da casa. Quello che stavi vedendo era un film... cioè uno spettacolo western.

Nino: Uno spettacolo cosa? Dentro...

Giovanna: Dentro li, sì! Prendi per buono quello che ti dico per piacere. Intanto Giovanna si prende cura di Mario ammaccato.     

Nino: Ed io, ho un pochino strapazzato, il signor Mario. Scusatemi tanto, ero convinto di fare del bene. Adesso permettetemi di ritirarmi per la notte, vorrei soltanto leggere un poco di enciclopedia storica. Vorrei capire che cos'è successo in questa giornata di centocinquanta anni, perché è stata troppo lunga anche per un soldato Garibaldi.

FINE PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

(Scena prima)

È il giorno dopo dal primo atto. Rosa la madre di Mario sta facendo le pulizie nel locale canticchiando, entra dal retro locale Mario dolorante, è vestito normalmente.

Rosa: Che cos'hai Mario? Sei tutto ammaccato.

Mario: È stata ieri sera mamma.

Rosa: Che cos'è successo ieri sera, èh? Avete fatto festa, mi hanno riferito che avete perfino sparato i botti ma, a mattino guardati in che condizioni ti ritrovi. Alla sera leoni, e la mattina... e poi, non è ora che ti tagli quei capelli, che hai cinquanta anni.

Mario: Ora mamma non esagerare, piuttosto, parliamoci di lavoro. Lo sai che Giovanna...

Rosa: Non dirmi che devo sostituirla stasera, per agitare tutti quei miscugli che piacciono tanto ai giovani.

Mario: I cocktail? No, non è per quello. La preparazione dei cocktail è un suo compito specifico, però, a volte mi capita di fare delle commissioni e...

 

Rosa: Se c'è da preparare e servire qualche caffè o cappuccini posso farlo anch'io, ma, tieni conto che devo sbrigare anche le faccende di casa.

Mario: E per questo, ho deciso di assumere un'altra persona, anzi l'ho già assunta, però questo tipo, è un po' strambo, e vorrei che tu...

Rosa: E vorresti che io?

Mario: Vorrei che tu gli dia sempre ragione.

 

Rosa: La ragione si può darla solo ai matti!

Mario: Appunto sì! L'ho assunto per la legge dei diversamente abili.

Rosa: Ah, ho capito. A volte ti dimostri un brav'uomo. 

Mario: Ah, ora lo chiamo. Nino! Nino? Tu sei pronto? Dai che è ora di cominciare a lavorare.

(Scena seconda)

Nino entra vestito come la sera prima col fucile a tracolla, Nino è ben pulito e pettinato, ma è anche triste.

Nino: Scusatemi signor Mario se sono un po' giù di corda ma, stanotte ho letto l'enciclopedia ed ho quasi pianto.

Rosa tra sé e il pubblico: Che giovanotto sensibile... se piange leggendo l'enciclopedia, chissà se guardasse il giornale di stamattina.

Mario: Mamma, ti presento Nino.

Nino: Molto onorato... madonna?

Rosa: Madonna? No, non sono la madonna, capisco che non hai dormito ma...

Nino: Il vostro nome madonna, o signora.

Rosa: Solfernetti Rosalba ma, chiamami pure Rosa.

Nino: È un piacere chiamarvi Rosa, è il nome che più vi si adatta.

Rosa: Che gentile, ma ora dimmi il tuo di nome.

Nino: Nino! Nino Stissio, ex soldato agli ordini del Generale Garibaldi. Saluto militare.

Mario: Bravo! Hai capito mamma? Vorrei chiamare il locale, quando sarà ampliato "Caffè Garibaldi" e allora, quale persona è meglio di Nino come rappresentante.

 

Rosa: Nino? Ti do del tu perché sei talmente giovane che potresti essere mio figlio ma, timorosamente dammi quel fucile, che lo metto via.

 

Nino: Non posso abbandonare l'arma.

Mario: Se proprio non puoi, mettila dietro al bancone e vacci anche tu.

Nino va dietro al bancone, dove poserà l'arma.

Mario: Mamma, insegnagli a preparare caffè e servire i clienti. Io vado nel mio studio a fare il conto sulle spese della festa di ieri.

 

Va verso la madre, si fanno segni d'intesa, poi Mario esce sul retro.

(Scena terza)

Rosa prende il telecomando della tele e dice: Vediamo un po' setrasmettono qualcosa d'interessante oggi, perché è festa e ci dovrebbero essere alcuni begli spettacoli.

Nino: Sì! Apriamo il sipario del teatrino, chissà che spettacoli oggi.

Rosa: Ah... il teatrino? Allora accendiamolo sto teatro!

 

Nino: No, vi prego signora Rosa. Accendere il teatrino sarebbe troppo, già ieri sera quasi gli tiro una schioppettata, incendiarlo sarebbe esagerato, e poi chi la racconta al signor Mario?

 

Rosa: Incendiarlo?Non volevo dire questo, e poi cos'è successo ieri sera? Mi sonpersa qualcosa?

Nino: Ieri sera è uscito sul palcoscenico un brutto ceffo con la rivoltella, e s'è messo a spararmi, in quel momento è arrivato il signor Mario ed io per salvarlo l'ho scaraventato a terra due o tre volte. A mali estremi, estremi rimedi.

Rosa: Ecco perché stamattina è tutto rotto, per gli estremi rimedi.

 

Nino: Sì ma, subito dopo la signora Giovanna, mi ha spiegato che era tutta una commedia, uno spettacolo. Allora mi sono scusato, e mi sono ritirato a leggere l'enciclopedia storica.

Rosa: Quella che ti ha fatto piangere.

Nino: Sì! Proprio.

Rosa: Allora ti consiglio di non leggere il giornale di stamattina "la solita strage del sabato sera" o prefestiva. Per quello si che si dovrebbe piangere. Altro che enciclopedia.

 

Nino: Strage? Io non ho ucciso nessuno, al massimo ho colpito, e per sbaglio, due cavallini.

Rosa: Che c'entrano i cavalli? Sono i giovani d'oggi, che vanno in giro balordi e poi si ammazzano.

Nino: Per forza... vanno in giro vestiti da diavoli e streghe.

Rosa: Giusto! Non c'è più religione. Adesso però, bando alle chiacchiere e cominciamo a lavorare. Io preparo caffè e cappuccini, e tu li servi ai tavoli.

Nino: Agli ordini! Voi fate i caffè, e quando arrivano i frati, glieli servo al tavolo.

Rosa: Che cosa c'entrano i frati?

Nino: Quando arrivano i cappuccini, gli servo il caffè.

 

Rosa: I cappuccini, sono bevande, fatte di latte e caffè con schiuma, e non frati. Mattacchione, hai sempre voglia di scherzare vero?

Nino vuol far credere di aver scherzato cambiando atteggiamento.

Nino: A me piace scherzare. Vi è piaciuto il qui pro quo?

Rosa: Eh sì...  qui, quo, qua. I nipoti di paperino, si mi piacciono molto, e magari sono sul teatrino in questo momento.

(Scena quarta)

Entra nel locale una cliente che sta parlando al telefonino con l'auricolare.

Jessica: Per estetica cara, sai quant'è importante l'estetica per me... sì. Sì giusto un ritocchino a labbra, zampette di gallina, il seno e un po' i glutei... cara eh? Cosa non si fa per apparire sempre giovani, e poi cara, quant'era carino il chirurgo che mi ha fatto questo... ride. Va bene cara, aspetto la tua chiamata. Ciaociaoiao. Riattacca. Buon giorno signora Rosa, mi scusi per la telefonata.

Rosa: Di niente Jessica.

Jessica: Sa, ero in comunicazione con Laura, pure lei è stata dal chirurgo.

Rosa: Ha fatto l'appendicite?

Jessica: Ma no... s'è fatta ritoccare un po', dovrebbe vedere com'è fashion, ha adottato lo stesso look della Stefi.

Rosa: Di chi?

Jessica: Di Stefania, la sorella di Mary, di Maria. Pure lei è stata dal mio stesso chirurgo, ma non solo lei, anche Giusi e Romi, le figlie della signora Fernanda.

Rosa: Giuseppina e Romina?

Jessica: Sì, Giusi e Romi, dal mio stesso chirurgo... sospirando. Che sex appeal quell'uomo.

Rosa: Quale uomo?

Jessica: Il mio chirurgo. Ora signora Rosa, potrei avere un cappuccino con cornetto?

Rosa: Va bene, subito.

Nino è stordito dal linguaggio moderno di Jessica e fa dei gesti a Rosa, la quale annuisce, intanto prepara il cappuccino e Nino lo va a servire, Rosa esce sul retro.       

(Scena quinta)

Nino: Ecco a voi signora, il diavolo con l'acqua santa. Ovvero il cornetto e il cappuccino.

Ride della propria battuta, Jessica lo guarda strano, gli porge i soldi della consumazione, in quel momento suona il telefonino. Nino è confuso per la musichetta della suoneria. Jessica mette gli auricolari e comincia a parlare.

Jessica: Sono io... finalmente sole tu ed io, sì l'altra era di troppo...

Jessica girerà sempre la schiena a Nino mentre sta parlando al telefonino. Nino comincia a credere che Jessica gli si stia rivolgendo.

Jessica: Sì, la camicia rossa... quella ti sta a pennello, si adatta giusto coi tuoi bellissimi capelli, stupendo... delizioso... eccitante...

Nino comincia ad auto compiacersi e ad avere atteggiamenti da bullo.

Jessica: Però ti aspettavo un po' prima...

Nino: Beh... veramente...

Jessica: Dov'eri?

Nino pavoneggiandosi: Be... ero a...

Jessica: Vieni qui da me. Nino va verso Jessica tutto impettito. Alt!  Nino si blocca. Sì da lì salti sulla sinistra... Nino fa un saltello sulla sinistra a mo di balletto, con un braccio dietro la schiena e l'altro con il pollice infilato nei passanti della cintura dei pantaloni.  Ancora a sinistra... Nino come prima. Poi salti sulla destra... Nino come prima.  Sì cosi... ottimo... gli giri intorno e ti butti sopra... Nino sempre ballando fa un giro del tavolo e poi gli sale sopra sempre ballando.  Ottimo sì... cosi... poi passi sotto da sinistra... Nino, scende dal tavolo e gli passa sotto. Meraviglioso sì... mi aspetti qui fuori che ti raggiungo. Nino sempre danzando e sempre alle spalle di Jessica esce dal locale. Jessica spegne il telefonino e si toglie gli auricolari che riporrà nella borsetta.

(Scena sesta)

Jessica chiama: SignoraRosa? Signora Rosa!

Rosa entrando: Arrivo, eccomi ma, dov'è Nino? 

Jessica: Chi?

Rosa: Nino, quel giovanotto che ti ha servito il cappuccino.

 

Jessica: Ah... quello che voleva fare lo spiritoso col diavolo e l'acqua santa vestito con costume da maschera? A proposito, i soldi della consumazione li ho dati a lui. La saluto signora Rosa.

Jessica esce, nel frattempo Rosa ritirerà la tazza dal tavolo. Da fuori si sente la voce concitata di Jessica che dice a Nino: Come si permette? Adesso le faccio vedere io!  Si sente il rumore di tre forti schiaffi in rapida successione, poi Nino rientra nel locale con le guance rosse, molto risentito. È seguito da Jessica.

(Scena settima)

Rosa: Che cos'è sto trambusto? Per bacco!

Jessica fissa irosamente Nino, tenendo i pugni serrati sui fianchi, Nino tiene una mano sulla guancia.

Nino: Tutte uguali le donne!

Rosa: Calmati Nino, perché dici ciò?

Nino: Quella li, prima mi dice che sono eccitante e delizioso, poi mi fa ballare dicendomi di aspettarla fuori, e infine mi prende a ceffoni.

Jessica: Per forza, mi ha abbracciato e baciata qui fuori, sul marciapiede davanti a tutti. Poi si rivolge a Nino: Lei! Lei è un maniaco!

Nino: Siete stata voi a provocarmi, col ritocchino al seno e ai glutei, senza contare i complimenti che mi avete fatto.

Jessica: Quali complimenti?

Nino scimmiottando Jessica: Quali complimenti dite? "Tu con la camicia rossa, delizioso, stupendo, eccitante, salta di qui, salta di la, passa sotto e aspettami fuori".

Jessica prende il telefonino e lo indica a Nino dicendo: Indicavo il percorso da fare a un'amica per arrivare qua, io stavo semplicemente parlando con questo.

Nino: Parlavate con quell'aggeggio? L'ho detto io che siete matta, e magari quel coso vi rispondeva?

Jessica: Ma insomma che maleducato... non finisce qua! Adesso esco ad aspettare la mia amica Laura, e poi facciamo i conti.  Esce.

(scena ottava)

Nino: Qui mi sembrano tutti pazzi. Non capisco cosa ho fatto di male.

Rosa: Nino, hai preso un abbaglio, la signora non stava parlando con te. Stava parlando attraverso il telefono con un'altra persona.

Nino: Parlava col telegrafo?

Rosa: Che c'entra il telegrafo? Al telefono! Quella cosa che teneva in mano, è un macchinario che ti permette di parlare con persone lontane, che tu non vedi, ma, senti la loro voce. Non dirmi di spiegarti i particolari, perché non saprei come fare.

Nino indica l'apparecchio fisso e dice: Come quell'aggeggio la che fa tu, tu, tu...

Rosa: Proprio cosi!

Nino: Allora dovrò scusarmi con quella signora.

Rosa: Direi di sì ma, ora non pensarci, e invece guardiamoci un po' di televisione.

Rosa accende la tele, poi comincia a pulire i tavoli, intanto Nino guarda lo schermo estasiato, fa qualche accenno di ballo, a un certo punto si copre gli occhi come se vedesse qualcosa di licenzioso.

Nino: Signora Rosa?

Rosa: Che cosa vuoi?

Nino: Venire a vedere, per piacere.

Rosa raggiunge Nino, quest'ultimo mostra lo schermo a Rosa ma tende a nascondergli la scena che si sta svolgendo in televisione, Rosa sbircia tra gli spazi.

Rosa: E che c'è di strano? È la réclame della pasta, precisamente degli spaghetti.

Nino: Sì ma, per voi è normale che, quel tizio, si stia servendo della pasta, non da un piatto ma, da una schiena di donna nuda?

Rosa: Non è nulla questo, dovresti vedere quella del profumo, o meglio ancora quella della crema abbronzante. Non dirmi che non hai mai visto queste pubblicità?

Nino: Prima di ieri sera non ho mai visto il teatrino, o meglio la televisione.

Rosa: Dove sei stato fino a ora? Dovrai farci l'abitudine, donne e uomini nudi in qualunque occasione.

Nino imbarazzato: Ascoltatemi vi prego, ho urgenza di recarmi dal signorMario, per farmi spiegare da un uomo, cose che non capisco. Con permesso.

Rosa: Vai pure, e rinfrescati il viso, perché sei tutto rosso.

Nino esce sul retro del locale, in quel momento entrano dall'esterno Giovanna e Jessica, quest'ultima sta parlando al telefonino.

(Scena nona)

Giovanna: Buongiorno Rosa. Questa mattina faccio la cliente.

Rosa: Ciao Giovanna. Accomodati pure. Giovanna siede al tavolo.

Jessica sempre al telefono: Allora non puoi venire? Peccato, comunque la strada l'hai capita... esatto... sinistra, ancora sinistra... destra... sì... esatto, vai sul cavalcavia, poi gli passi sotto ed eccoti qui davanti, sarà per la prossima volta. Ciaociaociao.

Jessica spegne il telefonino e lo mette in borsetta e va a sedersi al tavolo con Giovanna.

Giovanna: Allora Laura non può venire? Gli è successo qualcosa? Mi sembri turbata.

Rosa si rivolge a Jessica per via di Nino, e dice: SuvviaJessica, cosa vuoi che sia successo? Porta pazienza.

Jessica a Rosa: Quel suo dipendente che ora non c'è...

Giovanna molto incuriosita: Allora? Che cos'è questo arcano?

Jessica: Quel buffone col costume da carnevale, mi ha messo le mani addosso.

Giovanna: Ma va? Non sarà per caso, Nino?

Rosa: Scusaci Jessica ma, Nino, non è troppo normale.

Jessica: Lo credo, uno che va in giro vestito così.

Rosa: Si veste cosi perché noi vorremmo chiamare il locale quando sarà ampliato "Caffè Garibaldi". Per pubblicità.

Jessica: E fino a qui va bene, ma dovrebbe imparare a tenere le mani a posto.

Giovanna è divertita e ride sotto i baffi.

Rosa: Bisogna portare pazienza, l'abbiamo assunto per via della legge dei diversamente abili, e allora devi capire che...

Jessica: Ah è per questo? Doveva dirmelo subito, in questo caso le cose cambiano, e adesso mi dispiace.

Giovanna comincia a prendere in giro Jessica: La verità è che gli uomini non ti resistono.

Jessica auto compiaciuta: Non esageriamo adesso, suvvia.

Giovanna: D'altra parte Jessica, dopo l'ultimo trattamento estetico dimostri dieci anni in meno.

Jessica: Grazie, mia cara, d'altra parte per rimaner giovani, questo e altro, e tu? Non fai niente per te?

Giovanna: Certo, un po' di ginnastica, un filo di trucco e...

Jessica: E magari la sera ti corichi vestita solo di due gocce di profumo Dior. Giovi, stai andando su con gli anni, e un ritocchino non ti farebbe male.

Giovanna: La sera, io mi corico vestita con pigiama, invece per te il tempo si sarebbe fermato?

Intanto Rosa porta al tavolo il cappuccino a Giovanna.

Giovanna: Non doveva disturbarsi signora Rosa, il cappuccino l'avrei preso da me.

Rosa: Di niente. Ho visto che eri impegnata in una discussione filosofica, e non volevo interrompervi.

Si ferma fra le due aspettando l'ordinazione di Jessica.

Jessica: Certo signora, anchel'apparire è filosofia di vita.

Giovanna: Sarà, ma per me, sono più importanti le amicizie e l'Atalanta.

Jessica: Mah, Atalanta. Alla tua età Giovi, dovresti mettere la testa apposto, altro che Atalanta, invece, tu sei ancora single.

Giovanna: Zitella, io mi definisco felicemente zitella.

Jessica: Contenta tu, io invece sto col mio Tullio.

Giovanna: Ah? Genoveffa, quello di oggi si chiama Tullio? Quello di ieri come si chiamava... fammi pensare un po'...

Jessica: Non chiamarmi Genoveffa, davanti agli altri, per te, sono Jessica, o Jessy, e per tornare a noi, se ho avuto tante fiamme è perché, io piaccio così come mamma mi ha fatto.

Rosa segue la scena con notes e biro in mano fra loro due aspettando l'ordinazione.

Giovanna: Cosi come mamma ti ha fatto? Suvvia Genoveffa? Aggiungici pure, dieci anni di chirurgia estetica.

Jessica: Dieci anni? Secondo te avrei cominciato da bambina con i chirurghi estetici?

Giovanna: Dieci anni fa eri una bambina di trent'anni.  Ironica.

Jessica seccata: Ti ricordo che ufficialmente ho trentun anni.

Giovanna: Siamo coetanee, e dunque ne hai quaranta. Nevvero Genoveffa?

Jessica seccatissima: Jessica prego!  Gira stizzita la schiena a Giovanna.

Rosa fra loro due, sta sempre in piedi con notes e biro in mano.

Rosa: Io a questo punto, secondo voi dovrei buttarmi nell'Adda come un vecchio relitto.

Giovanna si alza e dice: Grazie Rosa del cappuccio. Ecco i soldi della consumazione. Consegna i soldi, poi si avvia verso l'uscita e dice: Ci vediamo più tardi Rosa. A Jessica. Bye, bye Genov... pardon, Jessy. Esce dal locale.

Rosa: Jessy? Hai deciso cosa desideri che ti serva, o devo attendere ancora un po'?

 

Jessica stizzita: Mi porti un whisky, anzi, doppio.

Rosa incredula va al banco dicendo: Il cliente ha sempre ragione.

In questo momento rientra Nino, teatralmente mesto, va verso il tavolo di Jessica e s'inginocchia.

(Scena decima)

Nino: Scusate Madama, il barbaro mio atteggiamento di prima nei vostri confronti, orsù ditemi come posso riparare quest'onta alle vostre grazie.

Nino in ginocchio a capo chino in attesa.

Jessica sensibile alle adulazioni s'illumina dicendo: Signor Nino, lei è un poeta, come non potrei perdonarla? Anch'io sono stata sgarbata, ma, non mi sono ancora presentata, il mio nome è Jessica.

Nino: Jessica? Che nome esotico, permettetemi madama.  Baciamano.  Jessicaè un nome intriso di tribale nobiltà.

Jessica: Tribale nobiltà?Grazie, mio caro, lei pare uomo d'altri tempi, oramai purtroppo superati.

Rosa porta il liquore al tavolo e segue la scena fiera di Nino, con aria di grande compiacimento.

Nino: E come non potrei usare gentilezza a una signora della vostra veneranda età.

Jessica: Veneranda età? Che cosa vorrebbe dire con veneranda età?

Nino: La vostra lunga vita.

Jessica: La mia lunga vita?   Cambiando radicalmente atteggiamento diventando coatta.  Veneranda età dice? Lei è un villanzone e maleducato, con tutto quello che ho speso per apparire, sto coso mi dice, "veneranda età".

Nino: Si può sapere, cosa ho detto di male?

Jessica: Veneranda età! Che cosa vorresti dire con "Veneranda età"?

Nino: Volevo soltanto onorare, una signora matura, come voi, madama.

Jessica: Matura? Io matura? Va a buttarti nell'Adda! Brutto screanzato di un buffone maledetto! 

Rosa segue la scena sconcertata. In questo momento rientra Mario.

(Scena undicesima)

Mario: Che cosa state facendo, si può sapere?

Jessica: Vai a buttarti nel fiume anche tu, assieme al tuo amico in maschera!

In questo momento entra in scena l'Onorevole.

(scena dodicesima)

Onorevole allegramente dice: Buongiorno a tutti.

Jessica cambia radicalmente atteggiamento, compaiono sorrisi compiacenti. Rosa e Nino si avviano dietro il bancone scuotendo le teste, Nino guarderà distrattamente la tele, Rosa uscirà sul retro del locale.

(scena tredicesima)

Mario: Buongiorno Onorevole. Il solito?

Onorevole: No, oggi voglio festeggiare il mio onomastico... pausa a effetto.  Ogni Santi!  Ride a sproposito della propria battuta. E allora per tutti, champagne! A Jessica. Signora vuole accomodarsi al mio tavolo.

Mario porta al tavolo lo spumante togliendoglielo dalle mani a Nino che vorrebbe servirlo. Intanto la donna siede al tavolo e diventerà esageratamente untuosa e servile.

Onorevole: Mario, non e ora di accorciarti quei capelli da hippy? Per caso vai a quei concerti, dove suonano il rock, quella musica sovversiva per sfaccendati e drogati?

Mario: Non scherzi onorevole suvvia, porto i capelli lunghi per imitare il maestro Verdi, e ascolto solo la sua musica, soprattutto, il "Nabucco".

On: Bravo, bravo, così mi piace "Va pensiero".

Jessica: Grazie per l'invito Onorevole, lei è un vero galantuomo.

Intanto Mario da dietro gesticola a Nino delle raccomandazioni, poi uscirà sul retro. Nino si esula guardando la tele, ogni tanto farà qualche accenno di ballo.

(Scena quattordicesima)

Onorevole: Di niente, di niente. Grazie a lei signora per il complimento ma, il suo nome? Se posso.

Jessica: Può. Jessica, per gli amici Jessy.

Onorevole: L'Onorevole è molto onorato.  Ride della propria stupida battuta, anche Jessica ride per compiacerlo.

Jessica: Che spiritoso onorevole...

Onorevole: Grazie, mia cara. Per un politico è importante lo spirito. Serve per, poter portare avanti un programma nel modo più sereno possibile.

Jessica: Interessante Onorevole, mi delucidi sul suo programma politico.

Onorevole: Ognuno ha ragione... ad alta voce, Nino coglie la frase.  Basta che paghino quello che devono.

Jessica: Giustissimo, che programma grandioso.

Onorevole: Grazie, però per noi politici, la cosa cambia. Noi siamo sempre in giro, sempre sacrificati per il bene del popolo, e proprio per il bene del popolo noi dobbiamo avere dei privilegi economici, per poterci permettere auto importanti di rappresentanza, portaborse, ristoranti, ecc...

Jessica: Incluseanche le ragazze, che potranno diventare, future first lady, ben vestite e ben truccate, da poter mostrare in giro.

Onorevole: Io no! Sono single.

La donna comincia a strusciarsi addosso all'onorevole. Nino intanto coglie l'immagine di quest'ultimo alla tele, e indicando lo schermo interviene. 

Nino: Scusatemi onorevole ma, state facendo teatro.

Onorevole ridendo dice alla donna: Chi è costui? Come osa?

Nino: Davvero! Vi dico che state facendo teatro col vostro programma politico.

Jessica: Ma insomma, come si permette di parlare cosi a un'alta carica dello stato.

Nino: Che cosa ho detto di male? Sto solo affermando che sul palcoscenico del teatrino, c'è l'onorevole che sta facendo spettacolo col suo programma politico, parola di camicia rossa.

L'onorevole si alza in piedi di scatto.

Onorevole: Camicia rossa? Questo è troppo! Adesso capisco perché costui mi da torto, vergogna! Parola di camicia rossa mi dice lui.  Si rivolge alla donna.  Signora andiamocene immediatamente!

Nino si para davanti all'onorevole mentre quest'ultimo sta per uscire.

Nino: Onorevole, voi avete ragione, basta che paghiate quello che mi dovete.

 

Onorevole: Come ti permetti di dirmi di pagare?

Nino: È il vostro programma politico che dice questo. Porge la mano all'onorevole. Sono ottanta euro. 

L'Onorevole irritatissimo toglie il portafogli dalla tasca, in quel momento rientra Mario.

(Scena quindicesima)

Mario: Era fresco al punto giusto lo champagne Onorevole?

Onorevole porge cento euro a Nino rispondendo a Mario: Era caldo, ed è troppo caro!

Mario: Com'è? Troppo caro?

Onorevole: A proposito, il tuo permesso per ingrandire il locale sul retro, non è più così facile ottenerlo, tornerò a trovarti per questo.

Jessica: Su Onorevole, andiamocene.

Onorevole: E lei, si tolga di dosso, mi ha quasi soffocato.

Jessica: Onorevole, gli occorre una first lady.

Onorevole: Sì, ma la vorrei con qualche anno meno di lei!

Esce arrabbiatissimo.

 

(Scena sedicesima)

Nino: Ve l'ho detto io, che siete ben matura.

Jessica: Che cosa vorresti affermare? Che sono una vecchia?

Nino: Calma... calma.

La donna va minacciosamente verso Nino, che accorgendosi della minaccia cammina furtivamente all'indietro e scappa sul retro, Jessica lo segue. Da fuori si sente il rumore di schiaffi che si susseguono, poi Jessica rientra composta.

(Scena diciassettesima)

Jessica: Cancello questo locale dalla mia memoria. Addio!

Mario: Signora, posso spiegare...

Jessica, si tira su le maniche minacciosa, sta per andare verso Mario.

Mario: Va be... va be. Mi scusi, ha ragione, non parlo più.

Jessica senza dire una parola, si ricompone, si gira ed esce dal locale. Mario si siede con la testa fra le mani. In questo momento entra Giovanna da fuori allibita, dal retro rientrano anche Rosa e Nino, quest'ultimo è tutto rosso e ammaccato.

(Scena diciottesima)

Giovanna: Che cos'ha ancora quella là? Mi ha fulminato con lo sguardo, e poi mi ha detto di vergognarmi. Non sarà ancora arrabbiata con me?

Mario: E tu, che ci fai qua? 

Giovanna: Volevo soltanto essere sicura che Rosa non avesse bisogno di aiuto.

Rosa: Non ne ho bisogno al momento, torna più tardi.

 

Giovanna: Va bene ma, ditemi almeno che cos'ha Jessica.

Mario: Fattelo spiegare da Nino, cos'è capitato alla Jessica.

 

Giovanna: Allora Nino?

Nino: Bóh? Mi ha dato un sacco di botte solo perché gli ho detto che è una donna matura.

Rosa: Hai affermato la verità! Chi si crede di essere quella là.

Nino: Non so. Stava amoreggiando con l'onorevole, sembrava una gatta che fa le fusa, ma, a un certo punto lui l'ha lasciata dicendo che avrebbe voluto una donna molto più giovane, io ho dato ragione al politico. Questo è il motivo per cui ho preso un sacco di botte dalla signora.

Rosa: La "signora" doveva prendersela conl'Onorevole.

Mario minaccioso a Nino: Tu! Tu mi hai fatto perdere due clienti in un colpo solo, e quasi certamente hai dato fine al mio progetto per ampliare il locale. Hai fatto pagare la consumazione all'onorevole! Ti rendi conto?

 

Giovanna: Bravo Nino, grande! Era a ora che qualcuno desse una dritta a quello scroccone, che non paga mai neanche una volta.

Nino: È il suo programma politico che dice questo "Tutti hanno ragione basta che paghino quel che devono" io ho seguito alla lettera il suo insegnamento, e gli ho chiesto gli ottanta euro dello champagne, lui me ne ha dati cento, e non ha voluto nemmeno il resto.

Giovanna: Cosi si fa! Corro subito a dire ai miei amici, che gli hai fatto abbassare il testone a quel prepotente arrogante.

Giovanna esce all'esterno.

(Scena diciannovesima)

Mario: Sono rovinato! Sono rovinato.

Rosa: Fatti pure un mea culpa, perché è tutto merito tuo, a forza di dare vizi all'onorevole.

 

Mario: È il sistema, mamma.

Rosa: Che razza di sistema! Nino? Hai fatto bene a bacchettare l'onorevole, e anche con quella scontrosa di Jessica, la quale pensa che a invecchiare sia un peccato.

Nino: Io avrò fatto bene ma, lei mi ha fatto male.

Rosa: Ora però Nino, non pensarci più, e vai in bagno a darti una rinfrescata.

 

Nino esce sul retro

 

(Scena ventesima)

Mario: E cosi adesso, non ho quasi più il permesso per ampliare il locale, l'onorevole mi ha detto che tornerà per parlarmi di questo, e ti assicuro che era parecchio arrabbiato.

Rosa: Sei in lista d'attesa in comune, mi pare.

Mario: Sì, ma quello ora mi farà passare all'ultimo posto. Adesso vado giusto in comune a rimettermi in lista.

Mario esce dalla porta principale.       

(Scena ventunesima)

Rosa: Gliela do io all'onorevole. Va al telefono e compone un numero. Pronto Commissario? Mi scusi se l'ho disturbata a casa... sì sono la signora Rosa del bar... vorrei parlargli a quattrocchi... va bene... allora la aspetto qui al locale... grazie e a dopo.

Rosa posa la cornetta e in quel momento rientra Nino.

(Scena ventiduesima)

Nino: Cosi va meglio signora, posso continuare col mio lavoro.

Rosa: Nino? Sei un bravo ragazzo, come lo erano i giovani ai miei tempi. Adesso vado a preparare la cena, che cosa ti piacerebbe mangiare?

Nino: Mi piacerebbe una bella minestra d'orzo con dentro le cotiche ma, forse chiedo troppo, allora vorrei della polenta fredda con un bel latte caldo, se non vi è di troppo disturbo.

Rosa meravigliata: Nino, toglimi una curiosità, perché, non hai mai visto la televisione, non sapevi che ci fossero i telefoni, gli dai del voi a tutti come facevano i miei nonni, e adesso vorresti della minestra d'orzo, o della polenta fredda col latte...

Nino: Se vi do troppo da fare, va bene anche un tozzo di pane con del formaggio.

Rosa: Per quello non mi dai troppo da fare ma, quei cibi che tu vorresti, sono antichi, e noi li abbiamo quasi dimenticati.

Nino: Scusatemi signora Rosa... mi va bene tutto, non volevo disturbarvi. Imbarazzato.

Rosa: Dimmi la verità, quando sei nato?

Nino imbarazzatissimo: Non dovrei dirvelo, perché il signor Mario...

Rosa: Lascia stare Mario! Dimmelo invece.

Nino: Va bene, io sono nato...  il tre luglio del milleottocentoventicinque.

Rosa pensierosa, poi si apre in un sorriso e fa una carezza a Nino.

Rosa: Adesso capisco tutto, ora ogni cosa si spiega, altro che diversamente abile. Nino, credo di ricordare come si cucina l'orzo con le cotiche. Ora, vado subito a prepararlo, e oggi, orzo e cotiche per tutti.

Rosa esce sul retro, Nino sorride e comincia a pulire i bicchieri, in questo momento entra nel locale Giò Dispaccio.

 

(Scena ventitreesima)

Nino: Qual buon vento? Bentornato signor Giò.

Giò: Ciao Nino. Tutto tranquillo oggi?

Nino: No. C'è stato un po' di movimento, e mi sa che non è ancora finito.

Giò: Allora è meglio che sparisca, devo giusto incontrare un cliente importante qui fuori.

Nino: Come meglio vi aggrada signor Giò.

In questo momento entra nel locale l'Onorevole.

(Scena ventiquattresima)

Onorevole a Giò: Non dovevamo vederci qui fuori noi due?

Si discostano un po' per parlare tra di loro due. Nino continuerà a fare il suo lavoro ma sarà attento.

Giò: Non c'è nessun problema, si può parlare liberamente anche qui dentro, tanto... Giò fa capire all'Onorevole che Nino è un interdetto.

Onorevole: Questo l'ho capito anch'io prima di te.

Giò: Ho tutto con me, coca, neve bianca e pura, erba profumata del Libano, e per lei Onorevole all inclusive, a un prezzo amichevole.

Onorevole: Bene, bene, però adesso devo sistemare una cosa col padrone del locale. Va al banco e si rivolge sgarbatamente a Nino: Ehi tu, chiama il tuo padrone.

Nino: Un momento soltanto. Signor Mario? Signor Mario!

Risponde Rosa da fuori: Non c'è. È uscito per andare in comune per il permesso di ampliamento del locale.

Nino: Sentito? È andato...

Onorevole: Ho sentito, e capito. Se vuole ingrandire il bar, dovrà dare del denaro. Chi mi offende la paga cara.

Nino: Ah? I venti euro di resto del champagne... ve li do subito, e non c'è motivo di offendersi.

 

Onorevole: Appunto, lo champagne, altro che venti euro se vorrete continuare a lavorare.

Giò: Noi del mestiere, diciamo che l'onorevole vuole il pizzo, o sbaglio onorevole?

Onorevole: Esatto! Giusto per lavare quest'offesa.

Nino: Se solo questo, vedo di  accontentarvi subito onorevole. Chiama: Signora Rosa! Signora Rosa!

Rosa da fuori: Che vuoi? Se vengo da te, mi si attacca l'orzo alla pentola, lo devo mescolare continuamente.

Nino: Non c'è bisogno che veniate, solo che l'onorevole vorrebbe il pizzo.

Rosa da fuori: Non gli basta una tovaglia normale? Guarda sotto il primo cassetto, dovrebbe essere li.

Nino: Trovato! Ecco a voi il pizzo, per lavare l'offesa non va molto bene ma, per spolverarla sì! Mostra una tovaglietta e dice: Pero, non so il suo prezzo.

 

Onorevole: Continua pure a fare lo spiritoso. Diecimila euro costa.

Nino: Demonio! Che esagerazione... non è quello che ha fattoPenelope intanto che aspettava Ulisse a Itaca. Ve lo assicuro.

In questo momento entra nel locale il Commissario.

(Scena venticinquesima)

Commissario: Buongiorno Signori.

Onorevole ossequioso: Oh, buongiorno Commissario, qual buon vento?

Intanto Giò tenderà a estraniarsi.

Commissario: Cercavo la Signora Rosa, ma prima vorrei bere qualcosa di fresco.

Nino: Allora Commissario una bella birra.

Commissario: No giovanotto, non bevo alcolici in servizio, vorrei una coca fresca.

Nino cerca tra le bottiglie: Non c'è. Poi illuminato dice: Signor Giò? Per caso, non vi avanzerebbe un po' di coca e della neve bella fresca?

 

Giò: Che cosa mi sta chiedendo? Non capisco.

Nino: Non ricordate? Prima all'onorevole, avete detto che con un prezzo amichevole gli vendevate, della coca pura e neve bianchissima e fresca.

Onorevole: Ma che dice? E impazzito?

Nino: No, non sono matto, cosi mischiamo la coca con la neve, e gliela serviamo bella fresca al commissario.

 

Onorevole: Commissario quest'uomo è pazzo.

Nino: Sarei io il matto? Sapete comandante, l'onorevole dopo che ha parlato col signor Giò, si è rivolto a me dicendomi, che se volevamo continuare a lavorare al locale, avremmo dovuto dargli dei soldi, il signor Giò ha detto che nel loro mestiere questo sistema si chiama...

Entra Rosa che interrompe Nino sulla frase.

(Scena ventiseiesima)

Rosa: Il pizzo! Nino? Hai trovato il pizzo per l'Onorevole?

Nino: Appunto commissario.

Commissario: Pizzo? Onorevole, questa è estorsione, fuori io ho la gazzella e gli uomini che aspettano.

Nino: Intanto che la gazzella aspetta, magari gli viene appetito, il signor Giò potrebbe dargli da mangiare, un po' di quell'erba profumata del Libano che doveva vendere all'onorevole.

Onorevole: Ma che sta dicendo costui, io non compro proprio niente da quella specie di avanzo di galera. Indicando Giò.

Giò: Adesso sarei diventato un avanzo di galera?

Onorevole: Certamente, come potrei io, un onesto politico abbassarmi al tuo livello.

Giò: Allora commissario sa che gli dico?

Commissario: Mi dica, ma, facciamo alla svelta, che non sto capendo più niente.

Giò: A me di andare in galera ancora per un po', non interessa ma, questo qui, all'onorevole vien dentro con me, perché io all'onorevole "biancaneve" gli ho fornito tanta di quella droga che, si potrebbe innalzare un altro Monte Bianco.

Onorevole: Commissario, io le rammento l'immunità parlamentare.

Commissario: Macché immunità parlamentare! Vi dichiaro in arresto per abuso di potere, tentativo d'estorsione e spaccio di droga. A Nino. Giovanotto, mi dia una mano.

Nino imbraccia il fucile e dice: Subito comandante!

Commissario: Giovanotto,li tenga d'occhio.

Nino punta il fucile ai due, questi alzano le mani in segno di resa. Il Commissario chiama gli agenti appostati fuori dal locale.

Commissario: Agenti, mettete le manette a questi due e portateli al commissariato. A Nino. Giovanotto, li accompagni fuori e li tenga sotto tiro.

Nino e i due escono dal locale.

(Scena ventisettesima)

Rosa: Commissario, è stato molto gentile a venire, volevo appunto parlargli dell'onorevole ma, ho visto che ha già risolto tutto Nino.

Commissario: E cosi signora, grazie a quel valoroso giovanotto posso mettere al fresco almeno per un po' l'Onorevole, e l'altro suo amico.

(Scena ventottesima)

Rientra Nino con fucile a tracolla, tutto fiero di se.

Commissario: Si presenti giovanotto!

Nino posa il fucile calcio a terra e sull'attenti fa il saluto militare.

Nino: Nino Stissio! Agli ordini.

Commissario: Riposo giovanotto, riposo.  Gli porge la mano e stringe calorosamente quella di Nino.  Bravo giovanotto! Cosi, lei ha dato una mano alla giustizia.

In questo momento rientra Mario.

(Scena ventinovesima)

Mario: Che sta succedendo? Il commissario? Ho visto fuori la macchina della polizia con dentro Giò e l'Onorevole e...

Commissario: Tranquillo signor Mario, grazie a questo giovanotto, ora io posso mettere al fresco quei due, e lei non dovrà più preoccuparsi delle angherie dell'Onorevole. E adesso vi saluto. Signora Rosa i miei rispetti. Lieve inchino ed esce dal locale.

(Scena trentesima)

Rosa: C'è voluto Nino per liberarti da quella zecca politica. Nel tempo che tu ci hai messo per andare e venire dal comune, Nino ha fatto arrestare l'onorevole per tentativo di estorsione e abuso di potere.

Mario va ad abbracciare Nino e dice: Grazie Nino. Grazie tante.

Nino: Di niente, però mi dispiace un po' per il signor Giò, perché anche lui mi ha dato una mano.

Mario: Non preoccuparti. Giò è abituato ad andare e venire da prigione.

In questo momento entra Giovanna tutta trafelata e sorridente.  

(Scena trentunesima)

Giovanna: Nino, sono fiera di te, tutti i miei amici ti hanno visto col fucile puntato addosso a quei due, mentre erano ammanettati dai poliziotti, e per onorarti abbiamo deciso tutti assieme di nominarti socio onorario del nostro club dell'Atalanta. Per questo ti facciamo dono del gagliardetto. Mostra il gagliardetto. Mi sono permessa di scriverci sopra una mia dedica a te personale. Porge il gagliardetto a Rosa dicendo: firmate anche voi due.

Rosa e Mario firmano il gagliardetto e lo danno a Nino che lo piega e lo intasca tutto fiero.

Rosa: Bisogna festeggiare.

Giovanna: Stasera tutti i miei amici saranno qui per la serata, e sono in tanti. Nino ha fatto un'ottima pubblicità al locale.

Rosa: Vado in cantina a prendere la bottiglia più preziosa che abbiamo.

Nino: Questo è mio dovere! Ci vado io.

Rosa: Grazie Nino. Non puoi sbagliarti, è quella bottiglia in disparte sul ripiano in cima a destra dello scaffale.

Nino: Ho capito.

Nino va sul retro, dopo qualche istante si sentirà il rumore di qualcuno che cade, da fuori Nino dice: Che testata! Poi silenzio assoluto, Giovanna corre a verificare.

Rosa: Non si sarà fatto male?

Giovanna rientra triste.

Rosa: Allora Giovanna? Dov'è Nino? S'è fatto male? Corro subito a vedere.

 

Giovanna: Non ce n'è bisogno. Nino non c'è più, è sparito. L'ultima cosa che ha detto è stata "che testata".

Mario: Come ieri quando è arrivato col treno, ha preso una testata, e s'è ritrovato qua.

Rosa: Quanti anni fa era ieri, per Nino?

Mario: Mamma... non puoi capire.

Rosa: E allora io vi domando, quanti anni ha Nino?

Giovanna: Lui mi ha detto che ne aveva, trentacinque compiuti a luglio.

Rosa: Allora è sceso dal treno nel 1860.

I due sono meravigliati.

Giovanna: Che strano, lei non dovrebbesapere... com'è riuscita a...

Rosa: E invece so! Perché Nino, mi ha detto che è nato il tre luglio milleottocentoventicinque. Commossa. E ora bisogna festeggiare lo stesso perché Nino è tornato ai suoi tempi.

Mario impugna il fucile di Nino con affetto, e dice: Grazie Nino.

Rosa: Mario? Prima per nascondere la stranezza dei vestiti di Nino, ho detto che vorremmo chiamare questo locale "Caffè Garibaldi" sarebbe un onore per nino. O no?

Mario: Meglio ancora mamma. Quando il locale sarà ampliato, voglio chiamarlo... anzi, lo intitolerò "Bar Nino il Garibaldino 1860"!

FINE SECONDO ATTO


TERZO ATTO

(Scena prima)

Stesso locale, arredamento da diciannovesimo secolo, c'è il camino acceso. In scena queste persone: Vittorio l'oste e Tarcisio, quest'ultimo è ubriaco. Siamo nell'anno 1860, esattamente il tardo pomeriggio del primo novembre.

Vittorio: Non ti servo più vino! Hai capito? Risparmia i soldi invece.

Tarcisio biascica le parole: Allora vado a bere nei paesi qui vicini!  Hai capito?

Vittorio: Dove vuoi andare? Con la nebbia che c'è stasera, finiresti nel torrente, o addirittura nel fiume. Altro che bere nei paesi vicini.

Tarcisio: Anzi, sai che ti dico? Vado al cimitero a trovare i miei vecchi, perché domani sarà il giorno dei morti.

Vittorio: Cosi finisce che ti addormenti su di una tomba. Vai a casa a mungere la vacca invece. Al cimitero ci andrai domani ben riposato.

Tarcisio: La vacca la munge Teresina, perché oggi è festa. 

Vittorio: Ah, per Teresina non è festa secondo te?

Tarcisio: Altro che! È andata a messa delle sei stamattina, conclusa la funzione, per lei è finita anche la festa, allora sotto a lavorare. Ora sai che ti dico?

Vittorio: Cosa mi dici? Sentiamo.

Tarcisio: Adesso vado.

Vittorio: Sta attento a non finire in qualche fosso invece.

Tarcisio: Stai quieto! Ho Nina, la mia cavallina attaccata al carretto, e se gli dico: Nina? Portami a S. Gervasio. Lei mi obbedisce. Altro che finire in un fosso.

Tarcisio esce intonando una vecchia canzone popolare.

Vittorio: Va! Vai, senza timor di Dio. Chiama ad alta voce: Madre! Madre!

(Scena seconda)

Rosina entra dal retro della taverna.

Rosina: Di che cosa hai bisogno?

Vittorio: Venite vicino al camino a lavorare a maglia, qui è più caldo, e ci facciamo compagnia. Tanto col nebbione che c'è stasera non verrà più nessuno.

Rosina siede stancamente vicino al camino mettendosi a lavorare a maglia.

Rosina: Chi stava cantando, poco fa?

Vittorio: Quel selvatico di Tarcisio. Ubriaco fradicio.

Rosina: E tu? Cosa continui a dargli da bere?

Vittorio: Gliene ho data appena una tazza. Era gia ubriaco quando è arrivato. Mi ha detto che stamattina è andato dal maniscalco per ferrare il cavallo, sicuramente avrà visitato tutte le osterie da qui a Calusco, e da quel paese, a qua.

Rosina: Lui in giro sempre ubriaco, e sua moglie invece, a casa a lavorare come una bestia da soma. Deve pensare a tutto lei, ai figli, la stalla, le bestie.

Vittorio: Povera Teresina...

(Scena terza)

In questo momento entra dall'esterno Fra Giovanni, un frate elemosiniere.

Frate: È permesso?

Vittorio: Entrate pure Fra Giovanni.

Frate: Buonasera fratelli. Fatemi la carità di una fetta di polenta, in cambio vi do la benedizione del Signore.

Benedice. Gli altri si fanno il segno della croce.

Vittorio: Sedetevi Fra Giovanni.  Intanto Vittorio prende da qualche parte della polenta, e una brocca di vino con un bicchiere.  Non solo vi offriamo la polenta ma, anche una tazza di vino che vi riscalderà un poco.

Frate: Grazie tante, perché ho perfino l'umidità nelle ossa. Ho lasciato Caravaggio a piedi intorno a mezzogiorno, sempre in mezzo a questa nebbia, tanto fitta che puoi tagliarla col coltello, però, ancora un'oretta di cammino e arrivo al convento.

Vittorio: Pensate a ristorarvi intanto.

Intanto Fra Giovanni mangiando dice: Grazie Vittorio. Devo darvi delle buone nuove.

Vittorio: Davvero? Raccontate.

Frate: Bene. Allora, ieri a Treviglio col treno, sono arrivati i primi soldati garibaldini congedati. Sono i nostri ragazzi bergamaschi, sani e salvi.

 

Rosina: Sani e salvi quelli che sono riusciti a tornare.

Vittorio: Qui del paese, ce ne sono due partiti con Garibaldi. Il Tonino e Nino. Tonino purtroppo non c'è più...

Frate: Pace all'anima sua.

Vittorio: Nino però dovrebbe già essere in paese ma, non abbiamo ancora notizie di lui e...

Frate: Pace all'anima...

Vittorio: Calma! Non c'è fretta, Fra Giovanni. Magari è in giro a festeggiare, mica è necessario che sia morto.

Fra Giovanni alzandosi dice: Vittorio, avete ragione ma, adesso è ora che me ne vada. Già è buio, e ho ancora un po' di strada da fare. Grazie per il ristoro.

Vittorio aprendogli la porta dice: State attento ai briganti piuttosto.

Frate: Che cosa volete che facciano i briganti a un povero frate elemosiniere... vi saluto.

Rosina: Vi salutiamo e riveriamo Fra Giovanni.

(Scena quarta)

Vittorio dopo aver accompagnato alla porta il frate dice: Sono tornati, su due ne è arrivato uno, speriamo, e hanno quasi fatto l'unità d'Italia. Avete capito madre?

Rosina: Capire cosa? Sono cose troppo grandi per me, che sono nata in questo paese molti anni fa, ma, per me non è cambiato niente. Sempre fatica e obbedienza ceca all'uomo che ho sposato.

Vittorio: È quello che fanno tutte le donne.

Rosina: Per forza! Pace all'anima di tuo padre ma, che lui stia al camposanto a riposare, che io ora sto bene da sola.

Vittorio: Scusatemi madre ma, abbiate un po' di rispetto per il povero papà.

Rosina: Ah, io rispetto tuo padre, basta che lui stia al suo posto adesso che ho trovato un poco di pace.

(Scena quinta)

Fa capolino alla porta timidamente Teresina.

Teresina: È permesso?

Vittorio: Buona sera Teresina, entrate pure.

Teresina: Buona sera Vittorio, e anche a voi signora Rosina.

Rosina: Anche a te Teresina, vieni qua da me, siediti e riscaldati. 

Teresina siede e dice: State bene signora Rosina?

Rosina: Eh... si diventa vecchi, ma, dimmi Teresa, come mai sei qui?

Teresina: Sto cercando il mio Tarcisio, è andato dal maniscalco stamattina presto per la cavalla, e non l'ho più rivisto. Non è tornato neppure per il pranzo, non ha mangiato niente.

Vittorio: Sì ma, ha bevuto abbastanza! Ve lo assicuro Teresina.

Teresina: Allora è stato qui?

Vittorio: È stato qui, ma io gli ho rifiutato di bere e allora è salito sul carretto ed è andato a bere al paese qui accanto.

Teresina: La cavalla prima o dopo lo riporterà a casa, ma non vorrei che si addormentasse. Col freddo che c'è stasera, mi si congelerebbe.

Rosina: Stai quieta, e abbi fede nel Signore. A Vittorio. Hai capito perché sto bene da sola ora?

Vittorio: Madre per piacere, abbiate rispetto. Esce sul retro.

(Scena sesta)

Rosina: I figli come stanno Teresina?

Teresina: Grazie al Signore stanno bene, ma soprattutto devo ringraziare mia figlia maggiore che accudisce ai più piccoli, intanto che sbrigo le faccende di casa, quando mungo la mucca, ma sopratutto quando devo andare al fiume a lavare i panni, come ho fatto oggi pomeriggio. Adesso ho la schiena a pezzi.

Rosina: Allora hai avuto tutto il pomeriggio impegnato, adesso che sei qui, fai riposare un po' la schiena. Dimmi Teresina... hai bisogno di qualcosa? Di un piccolo aiuto economico? Senza complimenti.

Teresina: Grazie signora ma, non ho bisogno di nulla. Il mio Tarcisio lavora duro, e non ci fa mancare niente.

Rosina: A parte oggi però.

Teresina: Oggi è festa.

Rosina: Tu però, le feste non sai neppure cosa siano. Per te solo lavoro. Lui invece...

Teresina: Lui è un uomo, ed ha diritto di svagarsi un po', però ora sono un po' preoccupata.

Rosina: È qui che ti volevo. Noi donne dobbiamo sempre preoccuparci per i nostri uomini, e i nostri figli.

Teresina: Ciò è cosa buona e giusta. Il signore ci ricompenserà.

Rosina rivolgendosi al cielo: Alfonso? Ti ringrazio perché non mi hai mai picchiato, per questo, ti metto i fiori freschi sulla tomba tutte le settimane ma, tu stai la che, io sto bene qua!

In questo momento entra Lucia con due secchi di latte.

(Scena settima)

Lucia: Si può?

Rosina: Entra pure Lucia. Hai portato il latte? Brava. Adagialo pure li. Chiama il figlio. Vittorio? Vittorio! Vieni qua a prendere il latte.

Vittorio entra dal retro e dice: Sempre puntuale Lucia col latte, eh? Prende i secchi e ritorna nel retro.

Rosina: Prendi una sedia e accomodati anche tu un momento Lucia.

Lucia: Grazie Rosina, ne ho proprio bisogno. Siede. Ah, Teresina? La cavalla ha portato a casa il tuo Tarcisio.

Teresina: Sia lodato Gesù Cristo. Mi hai tolto un macigno dallo stomaco, ma, è riuscito a staccare il carretto?

 

Lucia: No. È filato dritto in casa ma, non preoccuparti per la cavalla, perché l'ha sistemata in stalla il nonno Luigino.

Teresina: Io vi ringrazio tutti di cuore per l'aiuto che mi date ma, mio marito... scusatemi per lui.

Lucia: Per cosa? Ha bevuto un bicchiere di troppo, che c'è di male?

Rosina: Succedeva cosi anche col mio Alfonso, e devo ammettere che in certi momenti è dura da sopportare la situazione.

Lucia: Meglio cosi piuttosto che non averlo più un marito. Come nel mio caso, il mio Tonino è partito col Garibaldi, e non tornerà più. Ha perso la vita, e mi ha lasciato da sola con un bambino appena nato. Questa sì che è dura.

Rosina: Consolati Lucia. Tuo marito ha sacrificato la vita, per l'unità d'Italia.

 

Lucia: Macché unità d'Italia. Appena ha sentito che tutti, andavano a Marsala con Garibaldi, ha detto: Marsala? Ragazzi, c'è da bere! È partito e non è più tornato.

Rosina: E tu? Non gli hai detto niente prima di lasciarlo partire?

Lucia: Certo che sì! Gli ho detto: Tonino lascia stare Marsala, rimani in paese a bere, cosi quando sei ubriaco so dove venirti a prendere. E invece...

Rosina: Pace all'anima sua. Beh, donne, è l'ora di dire il rosario, lo recitiamo assieme, e che la Madonna interceda per i vostri uomini. Siete d'accordo? Tanto per stasera non avete più niente da fare, o sbaglio?

Lucia: Il mio bambino lo sta accudendo mia madre, quindi sono libera.

Teresina: I miei figli sono apposto, Tarcisio starà dormendo come un sasso, dunque anch'io non ho problemi.

Rosina chiama il figlio: Vittorio! Vittorio!

Vittorio si affaccia alla porta e dice: Che cosa volete, Madre?

Rosina: Non vieni qua, a recitare il rosario con noi?

Vittorio: Ora non ho tempo.

Rosina: Sei un selvatico come tuo padre!

Vittorio: Madre, dovete avere più rispetto per il povero papà. Torna nel retro.

Rosina alzando la voce dice: È giusto per tuo padre che diciamo il rosario! Cominciamo donne.

Cominciano a dire il rosario, come facevano i vecchi, in latino storpiato. Dopo un po' si sentono dei rumori dalla cantina e una voce che dice: Che testata!

Le donne si alzano preoccupate.

Rosina: Che cos'è questo urlare? Chi lo sta facendo?

Appare Nino confuso e stordito. Si tocca la testa.

(Scena ottava)

Teresina: Signora Rosina... è Nino.

Lucia: È vero!

Rosina: Nino! Sei tornato? Gli altri sono giunti a Treviglio col treno, tu invece sali dalla mia cantina, come mai?

Nino: Ero sceso per prendere lo spumante per festeggiare... ora mi ritrovo qui, dove sono? Mamma mia che testata ho preso.

Rosina: Stai delirando, è stata sicuramente la botta. Donne, datemi una mano, andate a prendere un po' d'acqua per bagnargli la testa.

Si danno da fare intorno a Nino. Qualcuna di loro, andrà a prendere dell'acqua e una pezzuola, che poi, useranno su Nino.

Teresina: SignoraRosina, perché non l'avete detto che Nino era già qui?

 

Rosina: Io, sono almeno sei mesi che non lo vedevo.

Vittorio entrando dal retro nota Nino.

(Scena nona)

Vittorio: Nino! Era a ora ma, sei ferito?

Rosina: Era già in cantina a festeggiare.

Vittorio: Hai bevuto troppo allora, ma, dimmi, come sei finito in cantina senza passare prima a salutarci?

Nino comincia a capacitarsi della realtà.

Nino: Non lo so come sono finito in questa cantina. È una storia lunga ma... che piacere vedervi, vi abbraccio tutti, sono talmente contento!

Abbraccia allegramente tutti

Rosina dice: Che mattacchione, sei sempre il solito, hai sempre voglia di scherzare.

Nino: È che sono talmente contento di vedervi che... davanti a Lucia si ferma, diventa serio e dice. Lucia, io ti faccio le mie più sentite condoglianze per Tonino. Lui ha voluto con tutte le sue forze andare a Marsala, e in quella terra, s'è fermato per sempre.

Lucia commossa: Grazie Nino, ma, la vita continua. 

Intanto Vittorio prende una brocca di vino e un boccale, li porge a Nino.

Vittorio: Madre, mettete via la corona del rosario, che ora Nino ci racconterà cosa ha fatto in questi sei mesi. Suvvia Nino, siediti e racconta.

Nino siede: Grazie Torio. Ho fatto il mio dovere di soldato a fianco del Generale Garibaldi. Ho passato brutti momenti ma, in fin dei conti, ho portato a casa la pellaccia, e l'unità d'Italia è stata fatta. Io ho smesso di combattere un mese fa, perché mi sono ammalato, sono stato curato a Reggio di Calabria, e li, mi sono congedato. Adesso sono tornato qui, con la mia bella gente! Felicissimo.  Pronto a ricominciare a prestare la mia manodopera a chi ne ha bisogno, in cambio di quello che possono darmi.

Rosina: Nino, un giovanotto della tua esperienza, che ha studiato, ed è stato in guerra con Garibaldi, si accontenterebbe di qualche compenso, in cambio di aiutarci a mungere vacche, a fare il fieno, a mietere il grano, e spazzare stalle?

Nino: Sì! Sì! E sono contentissimo perché... mi sono svegliato che stavo sognando, sì, ho fatto un sogno.

Teresina: Allora raccontalo anche a noi questo sogno.

Nino: Mettetevi tutti comodi che, "narro" Esegue una pausa a effetto, e adotta modi teatrali. Ho sognato di essere su questa terra fra centocinquanta anni. Esattamente nell'anno, duemiladieci.

 

Tutti esclamano: Oh...

Rosina: Ne hai prese di botte in testa in guerra, eh?

Nino: Esattamente dopo aver preso una testata, che ho sognato di essere nel duemiladieci. 

Teresina: E com'è il duemiladieci? Come saremo noi?

 

Nino: Cambierà tutto. Per cominciare i vostri nomi cambieranno. Non vi chiamerete più Teresina, Rosina e Lucia.

Lucia: E come ci chiameremo?

Nino: Vi chiamerete. Terry, Rosi e Lucy. E parlerete cosi: hello Terry, come va? Ciao Lucy, come sei fashion con quell'abito, grazie cara, ma, pure tu non scherzi, ma guarda Lucy, com'è sexy la signora Rosi in quella posa, e poi guarda Vito...

Vittorio: Chi, io?

Nino: Sì! Nel duemiladieci non puoi chiamarti Torio, sarebbe volgare. Ti chiamerai: Vito!

Vittorio: Quello è il nome che si da, a un cavallo, o a un asino.

                                                                                                                              

Nino: Le donne del duemiladieci quando parlano tra di loro dicono, "guarda Vito, che look, che sex appel".

Vittorio: Chi io allòch? Che cosa significa?

Rosina: Allocco, ogni tanto lo fai davvero l'allocco.

Nino: E non è finita. Voi donne quando corteggiate un uomo...

Teresina: Com'è possibile? Le donne che corteggiano gli uomini? È contro natura!

 

Nino: Ora lo è ma, nel futuro sarà una cosa normale, e quando trovano l'uomo giusto, lo mettono subito alla prova facendolo ballare cosi, Nino accenna al balletto del secondo atto.  Salta a sinistra, ancora, poi salti a destra e vieni qua. Alt! Torna indietro. E se a loro non piace come balla, lo prendono a ceffoni.

Rosina: San Frumento! Come diventeremo cattive, e solo perché, un uomo balla male? Allora che cosa dovremmo fare agli uomini d'oggi, ammazzarli?

Nino: Per la gente del futuro, è importante mostrarsi. L'estetica! Più estetica c'è meglio è!

Teresina ride coprendosi la bocca.

Lucia: Teresina? Che cosa c'è di tanto divertente da ridere?

Teresina: Ho vergogna a dirlo.

Lucia: A dire cosa?

Teresina: Che io sarò tanto importante.

Lucia: Perché?

Teresina: Perché... sono tanto stitica...

Rosina: Mangia le prugne allora che ti fanno bene. Ne hai fatta seccare qualcuna da mettere via per l'inverno?

Nino: Non stitica! Estetica, che vuol dire apparire sempre belle. Pensate, sia donne, sia uomini si fanno operare chirurgicamente, per sembrare sempre giovani.

Rosina: Quelli son tutti matti! Il bello d'invecchiare è che cosi non devi più lavorare come una bestia, invece quelle vogliono rimanere giovani, per continuare a rompersi la schiena, tornando su dal fiume, con un sacco di panni appena lavati. Roba da matti!

Nino: Non hanno bisogno di andare al fiume per lavare i panni, perché, a loro l'acqua, sgorga direttamente dal muro di casa, e poi hanno degli attrezzi, come dei bauli che lavano e asciugano per loro.

Lucia: Le donne allora cosa fanno?

Nino: Vanno a lavorare come gli uomini e, pensate, gente... le donne portano le brache come i maschi.

Stupore e commenti a soggetto.

Nino: E poi, corrono tutti, vanno tutti di fretta, e tutti parlano per conto loro.

Rosina: Tutti pazzi allora.

Nino: No no. Sembra che parlino da soli, ma la verità è che loro negli orecchi hanno delle diavolerie che gli permettono di ascoltare e parlare con persone lontane, che magari si trovano a Suisio, o a San Gervasio, addirittura a Bergamo!

Vittorio: Chissà come urlano per sentirsi cosi da lontano.

Lucia: Se le donne portano le brache, è perché devono fare i lavori dei maschi, arare, girare il fieno e portarlo in cascina col carretto.

Nino: Non fanno questi lavori. Le donne vanno a lavorare tutte ben vestite e imbellettate, e non col carretto ma, su carrozze colorate e lucide senza cavalli! O meglio, di cavalli ne hanno tanti, ma sono talmente piccoli che non si vedono.

Vittorio: Meglio cosi! Si risparmia in biada.

Nino: Se hai bisogno di biada, ci sono uomini talmente generosi, che ti offrono addirittura, erba profumata del Libano.

Vittorio: Addirittura? Questa sì, che è organizzazione!

Nino: E dopo la giornata di lavoro, la sera, tutti quanti uomini e donne indossano costumi da diavoli e da streghe, e vanno per le strade a festeggiare.

Rosina: Non hanno di meglio da fare, che andare in giro a spaventare le persone?

Nino: Purtroppo cosi avvengono i fatti. Specialmente il sabato sera, si vede che qualcuno si spaventa veramente che, allora ci scappa il morto, o più d'uno. Inevitabilmente sul gazzettino della domenica c'è sempre un titolo in prima pagina, "Ennesima strage del sabato sera."

Teresina: Ma perché non si accontentano di andare a teatro il sabato sera?

Nino: Non c'è bisogno di recarsi a teatro, perché loro il palcoscenico, l'hanno in casa, ed è piccolo come un quadro ma, con un marchingegno del futuro, possono vedere tutti gli spettacoli che desiderano, e tutte le sere!

Lucia: Siete proprio fantasioso Nino ma, ci vogliono i soldi, e non la fantasia per pagare gli attori.

Nino: Gli attori, sono pagati dalla pubblicità!

Vittorio: Che cos'è la pubblicità?

Nino: È ciò che fanno fra uno spettacolo e l'altro, per fare la réclame a dei prodotti.

Vittorio: Come quando uccidiamo il maiale e poi andiamo in piazza a incantare salami e cotechini per venderli?

Nino: più o meno ma, loro usano molto il corpo umano, specialmente quello femminile per fare le réclame.

Vittorio: Allora appendono al collo sfilze di cotechini e salamelle alle donne?

Nino: Nude!

A soggetto: Nude? Oh santa vergine, Madonna santissima, oh Signore... segni della croce ecc.

Lucia: Nino? Siete in peccato se sognate quelle cose, che mi fanno arrossire solo a pensarci.

Rosina: Lucia, non c'è bisogno che tu arrossisca, non sei tu che devi fare la réclame.

Nino: Uomini e donne nude, in tutte le pubblicità. Per questo, a un certo punto del sogno mi son detto: dove sono finito e capitato? Come siamo arrivati a tutto questo? Allora ho preso dalla biblioteca un libro di storia per capire cos'è successo in questi ultimi centocinquanta anni. Ho cominciato a leggere dal milleottocentosessanta, e a mano a mano che leggevo, mi sono venuti un groppo alla gola e le lacrime agli occhi. Una guerra dopo l'altra, stermini di persone, bombe che hanno disintegrato città intere con uomini donne, bambini e vecchi.

Pausa a effetto, tutti attentissimi con occhi sgranati e bocche spalancate.

Ho pianto come un vitello, e allora mi sono chiesto: Oggi non ci manca niente, stiamo tutti agiatamente, allora tutto quel male che c'è stato, magari... forse non è stato inutile. Ho chiuso il libro.

Vittorio timidamente: Meglio le réclame con le donne nude. Almeno quelle non uccidono nessuno.

Nino: Ho deposto il libro. Ho pensato e mi sono detto: fammi vedere cosa c'è di bello sul teatrino, oltre alle réclame. Si apre il sipario e appare la scritta " Aggiornamenti dal mondo". Oh meno male. Mi sono messo comodo e cosa vedo? Bambini ridotti a pelle e ossa, che muoiono di fame e malattie, guerre a destra e sinistra, pulizia etnica, poteri corrotti e ancora bambini di tutte le razze che muoiono per ciò. Ho chiuso il sipario perché mi mancava l'aria, mi sono alzato e sono corso fuori gridando: fatemi tornare al mio tempo!

Silenzio di tomba per qualche attimo, poi Rosina rompe il ghiaccio.

Rosina: Che brutte cose. Meno male che è soltanto in sogno, se il futuro fosse davvero cosi, non c'è da augurarlo nemmeno al peggior nemico.

Nino torna a sorridere e dice: Ecco perché sono contento di essere qui con la mia bella gente.

Lucia: Nino, siete proprio un grande attore. Sembrava tutto vero e ci avete fatto stare col fiato sospeso. Meno male è solo un sogno.

Vittorio maliziosamente per stemperare un po' l'atmosfera dice: Lucia? Non avete mai pensato a fare la réclame al vostro latte?

Lucia: Vittorio anche voi vi mettete per farmi arrossire? Poi rivolgendosi a Nino: A proposito Nino, avrei bisogno di una mano domattina per il trasporto del latte al caseificio, se potete... magari poi vi fermerete a cena da me, ho in programma di cucinare, minestrone d'orzo con dentro un bel piedino di maiale, e magari poi con un po' di polenta fredda...

Rosina: Lucia? Ti ricordo che sono appena sei mesi che sei vedova.

 

Lucia: Parlavo solo di affari signora Rosina. Adesso però è meglio che vada. Un po' in imbarazzo.

Teresina: Vengo anch'io. Grazie Nino per la storia, mi sono proprio emozionata, perché sei un grande attore.

Rosina: Vado di sopra a letto pure io. Buona notte a tutti.

Vittorio: Vi accompagno Madre, perché c'è un buio pesto. Nino fermati pure che arrivo subito.

Escono Vittorio e Rosina sul retro, Teresina uscirà dalla porta principale accennando un saluto di congedo.

Lucia dice a Teresina: Teresina aspettami un momento fuori, che torniamo a casa assieme. Poi si rivolge a Nino dicendo: Nino, la tua stanza in cascina è tuttora libera, pulita e chiusa. Da quando è morto il mio Tonino, ho pensato io per te. Gli fa maliziosamente l'occhiolino ed esce.

(Scena decima)

Nino: Grazie! Grazie a tutti... ah Torio? Devo pagarti il vino! Mette le mani in tasca in cerca di denaro, e da fuori si sente la voce di Vittorio.

Vittorio: Arrivo! Non ti preoccupare che poi ne beviamo ancora una tazza assieme. Offre l'oste!

Nino estrae qualcosa da tasca e con sorpresa dice: Il gagliardetto dell'Atalanta con sopra la dedica. Legge quest'ultima.  Buon ritorno ai tuoi tempi. Con tanto affetto, Giovanna, Rosa, Mario. Primo Novembre Duemiladieci. Altro che sogno, a qualcuno in qualche modo, dovevo raccontarlo ma, adesso vorrei che un mio pensiero forte e carico d'amore viaggiasse nel tempo: Giovanna, Signora Rosa e anche tu Mario, siete delle brave persone, ed io vi voglio bene. Cambia atteggiamento e ritorna allegro. Grazie al Signore però, io vivo nel milleottocento, al massimo, fino ai primi del novecento.

FINE DELLA COMMEDIA


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