E tu m’amavi…

Stampa questo copione

NOME

        

            

      E tu m’amavi…

                                                                                                                                        di:  Claudio Trionfi

                                                                  e-mail: claudiotrionfi@tiscali.it    

                                                                                                                                    tel.:  0742-91115    cell.:  347-7663764

                            ‘E tu m’amavi…’

PERSONAGGI:         PAOLO:      (può avere un’età tra i 45 e i 50 anni)

                                LAURA:      (ha qualche anno meno del marito)

                            -----------------------------------------------------------------

PAOLO      Mah, non capisco. Come fai a dire che non ti è piaciuto?

LAURA      (evidentemente affaticata) Non ho detto che non mi è piaciuto, ho detto che questa sera non ero nelle condizioni fisiche per apprezzare un film, bello o brutto che fosse. Non vedevo l’ora di tornare a casa.

PAOLO      Se è per questo anch’io non vedevo l’ora di tornare.

LAURA      E allora perché mi hai costretto ad andare al cinema se ti avevo detto che non mi sentivo bene; e perché non siamo venuti via prima, quando te l’ho chiesto?  

PAOLO      Perché il film era interessante. Sarebbe stato un peccato lasciarlo a metà. E poi perché non volevo rompere la tradizione dei nostri festeggiamenti.

LAURA      Oh, no, Paolo! Per favore! Questa sera no! Non ce la faccio; sono troppo stanca; non posso aspettare fino a mezzanotte; voglio andarmene a letto subito.

PAOLO      Non se ne parla nemmeno. Tu adesso te ne stai seduta lì tranquilla sulla poltrona mentre io preparo la tavola e porto tutto quello che occorre per il nostro spuntino

di avvicinamento al brindisi. Tu non devi pensare a niente; faccio tutto io.

                   Figuriamoci se per un po’ di stanchezza si salta il festeggiamento del nostro giorno più importante dell’anno. (comincia ad apparecchiare la tavola)

LAURA      Ma non si tratta di stanchezza, come te lo devo dire? E’ che proprio non mi sento bene; devo andare a stendermi sul letto. Voglio cercare di dormire. Il nostro compleanno possiamo festeggiarlo domani sera. Non credo che cambi molto.

PAOLO      (con proterva insistenza) Domani sera non avrebbe più senso. Io ho compiuto gli anni oggi, tu li compirai domani, quindi a mezzanotte in punto brinderemo, come abbiamo sempre fatto. Dov’è la nostra tovaglia?

LAURA      (dolorosamente rassegnata) Nel secondo cassetto, sotto tutte le altre. Che ore sono adesso? Quanto manca alla mezzanotte?

PAOLO      Non lo so. Sai che non porto l’orologio.

LAURA      Guarda sul cellulare.

PAOLO      E’ spento; quando siamo usciti dal cinema non l’ho riacceso.

LAURA      (un po’ spazientita) E allora riaccendilo e dimmi che ore sono, per favore! Ma che cos’hai oggi? E’ tutto il giorno che ti diverti a farmi i dispetti. Sembra che sia contento di vedermi star male.

PAOLO      Ma che dici, amore mio? Non ci penso nemmeno. E’ che non vedo l’ora che arrivi mezzanotte per offrirti il regalo più bello che abbia mai ricevuto in vita tua.

LAURA      E allora dimmi quanto manca a questa benedetta mezzanotte. 

PAOLO      Non molto; il tempo di spilluzzicare qualcosa, ascoltare la nostra musica e scambiarci i regali.

LAURA      Ma non eravamo d’accordo che quest’anno non ce li saremmo fatti? Lo sai che io non ho avuto modo di andartelo a cercare?

PAOLO      Lo so. Infatti non mi aspetto niente. Ma io una bella sorpresa ho voluto fartela lo stesso.

LAURA      Ma se il mio compleanno è domani, puoi farmela trovare domani mattina quando mi sveglio.

PAOLO      No, no, devi sapere di che si tratta a mezzanotte. Poi potremo addormentarci serenamente mano nella mano. Quindi, cara la mia dolce dolorante Lauretta, rassegnati perché non puoi sfuggire al rituale che abbiamo sempre rispettato da quando stiamo insieme. Anzi è ora che andiamo a cambiarci.

LAURA      A cambiarci?! Oh no! Anche a cambiarci, no! Non ce la faccio.

PAOLO      Ce la fai e come. Su, su, un piccolo sforzo non ti costa niente.

LAURA      Per favore, Paolo, non insistere. Non ce la faccio. Ti dico che sto male. Non mi reggo in piedi. Ho la nausea. Vorrei andare a dormire.

PAOLO      (la solleva e comincia a sfilarle il vestito che indossa) Ci andremo, cara, ci andremo, stai tranquilla. Ma prima bisogna arrivare al brindisi e bisogna farlo in pompa magna, secondo le regole. Quindi ora andiamo a infilarci l’abito della festa, poi balliamo come sempre al suono della nostra musica; uno spuntino e  infine, a mezzanotte, il cin-cin e lo scambio dei regali.

LAURA      (tristemente rassegnata) Ma io non ho regali da darti quest’anno, te l’ho detto.

PAOLO      Tu sei il mio regalo. L’amore che mi dai vale più di qualsiasi altro regalo.

LAURA      Veramente in questo momento provo tutt’altro che amore per te; anzi, ti detesto per come ti comporti. Ti rendi conto che mi stai tormentando con la tua insistenza? Dimostri una insensibilità, una mancanza di riguardo che non mi sarei mai aspettata.

PAOLO      Ma perché? Che cosa ti sto chiedendo di tanto esagerato? Di festeggiare il nostro compleanno degnamente, come abbiamo sempre fatto.

LAURA      (esasperata) Io sto male, lo vuoi capire?! (gemendo) Sai perfettamente che i primi tre o quattro giorni dopo la chemio non ho la forza di far niente. E allora perché insisti a volermi ossessionare con la tua smania di festeggiamenti?

PAOLO      La mia smania di festeggiamenti forse è ossessiva, amore mio, ma è finalizzata al momento in cui ti presenterò il regalo. Mi spiace per te, ma devi aspettare. Conosco perfettamente gli effetti della chemioterapia; ma devi farti forza e vincere i fastidi. Pensa che è l’ultima applicazione che hai dovuto fare.

LAURA      Sì, lo so, per fortuna il tumore si è riassorbito. Ma anche se questa è l’ultima

chemio, gli effetti sono sempre gli stessi, sono faticosi da sopportare. E’ questo che non vuoi capire e ti ostini a tormentarmi invece di rinviare la festa e lasciare che stasera me ne vada a letto.

PAOLO      Niente da fare; non mi convinci e non mi commuovi. Ora andiamo a cambiarci perché la mezzanotte si avvicina.

LAURA      (un debole urlo esasperato) No, no, no! Non mi voglio cambiare! Basta! Basta! Per favore accompagnami a letto. Voglio andare a dormire.

PAOLO      (impassibile e sorridente) Vado a prendere il tuo bell’abito da sera e il mio vecchio smoking. Ci vestiremo qui. (esce mentre lei piange sommessamente) (da fuori scena) Dove lo nascondi? Non riesco a trovarlo.

LAURA      (con un filo di voce) E’ piegato in fondo al terzo cassetto del mio armadio, dove tengo le sottovesti. Ma ti dico che non voglio mettermelo.

PAOLO      (da fuori scena) Trovato. (rientra con in mano il suo smoking e l’abito di lei) Tieni, vèstiti; così vediamo chi dei due si è ingrassato di più. Questo è il momento più divertente della nostra festa, vero? Già l’anno scorso ci eravamo sbellicati dalle risate, ti ricordi? Io scoppiavo dentro lo smoking e  tu facevi fatica ad infilarti il vestito. Questa volta saremo ancora più ridicoli. Io ho messo su almeno altri cinque chili e tu, con tutte le chemio che hai fatto, ovviamente sei molto più gonfia. Dai, prova a infilartelo.

LAURA      No, Paolo, non me lo infilo. Non ce la faccio. Mi stai torturando; non capisco perché. Che ti  succede, Paolo? Che cosa ti ho fatto?

PAOLO      Ma che dici, amore mio?! Io voglio che tu ti diverta, che sia felice, che non pensi più al male che ti ha colpito.

LAURA      Ma non è il male che mi ha colpito; è il male che ho adesso!!! Non vedi che non mi reggo in piedi, che non ce la faccio nemmeno a parlare?

PAOLO      Vieni, ti sostengo io; ti aiuto a infilarti il tuo bel vestitino. (la solleva e le infila il vestito) Bah, non ti sei gonfiata nemmeno tanto. Ti sta quasi a pennello. (lei si accascia sul divano malamente abbigliata) Adesso con me ci facciamo quattro risate. (si infila lo smoking che gli sta strettissimo) Che ti avevo detto, ho almeno cinque chili di più. (divertito) Non ti faccio ridere?

LAURA      (affranta) Sì, sì, mi fai ridere.

PAOLO      E ora: musica, maestro! (fa partire la registrazione di ‘Già nella notte densa’ dall’ ‘Otello’ di Verdi)

LAURA      No, Paolo, No!

PAOLO      Sì, Laura, sì! La nostra aria dall’Otello e il nostro romantico ballo prima dello

spuntino e del brindisi finale.  

LAURA      Paolo, ti prego, no, non ce la faccio.Ascoltiamo la musica, se vuoi, ma non mi fare alzare. Siediti qui vicino a me, ti prego!

PAOLO      Vieni, mia dolce Desdemona; vieni tra le mie braccia. Lasciati sostenere dal tuo fedele Otello. (la solleva e la trascina in un macabro ballo come fosse un inerte manichino; grotteschi entrambi in quegli abiti inadeguati)

LAURA      ( disperata e priva di forze) Paolo!

PAOLO      (esaltato e sorridente) No, no, non Paolo; in questo momento sono Otello e tu sei la mia Desdemona. L’hai scelta tu quest’aria, te lo ricordi? Sei tu l’esperta in musica lirica. Eravamo appena sposati. Io, il promettente studente di Economia, figlio di un modesto operaio e tu la brillante studentessa di Lettere figlia del noto professore universitario e uomo politico. Se hai scelto quest’aria evidentemente hai sempre supposto, fin da allora, che mi vergognassi delle mie origini e che  ti avessi sposato per ottenere i favori del tuo illustre padre.

LAURA      Che stai dicendo?!

PAOLO      Ma sì, non c’è niente di strano, amore mio. In fondo è quello che pensavano tutti, anche i miei colleghi, quando mi hanno visto bruciare le tappe e ottenere la cattedra a soli 32 anni grazie ai buoni  uffici del potente genitore di mia moglie.

LAURA      Stai vaneggiando! Cosa ti viene in mente? E’ la prima volta che ti sento fare una

affermazione del genere.

PAOLO       Come sarebbe a dire ‘la prima volta’? Non ti ricordi come ci divertivamo all’idea

                    che i miei colleghi erano divorati dall’invidia perché tuo padre non ha mai

nascosto le sue preferenze nei miei confronti?

LAURA      E io che c’entro? Io mi divertivo insieme a te. Sapevo benissimo che mio padre ti preferiva a tutti gli altri perché ti riteneva il migliore. E non mi pare di averti mai fatto pesare la nostra differente condizione economica.

PAOLO      Sì, ma sotto sotto il dubbio che io ambissi ad una scalata sociale approfittando delle tue grazie forse lo avevi. In fondo quest’aria dell’Otello l’hai scelta tu.

LAURA      Sì, l’ho scelta io, ma per gioco. Ci abbiamo riso sopra insieme. Come puoi credere che anch’io pensassi quelle cose?!

PAOLO      Ma te l’ho detto, non ci sarebbe niente di male. Non ho nessuna intenzione di fartene una colpa, amore mio.

LAURA      Sì, tu mi stai rinfacciando, con questo falso sorriso stampato sulla faccia, di aver pensato cose che non mi sono mai sognata di pensare. Evidentemente in tutti questi anni le hai rimuginate tu e te le sei tenute dentro covando rabbia e rancore nei miei confronti. E ora hai deciso di punirmi perché sono stata la involontaria causa delle tue frustrazioni. E per colmo di cinismo hai scelto di farlo proprio oggi che per noi è sempre stato il giorno più importante dell’anno. Tra l’altro in questo momento così delicato della mia vita, quando sto uscendo dal tunnel del cancro ma con il fisico ancora debilitato. Che ti è successo, Paolo? Non ti ho mai

                     visto così crudele. Che male ti ho fatto? Mi vuoi accusare di colpe che non ho

mai commesso. 

PAOLO      (divertito) Non è così, mia dolce Lauretta. Non ti accuso di nulla. Non ho nessun rancore nei tuoi confronti. Ti ho sempre amato e so che tu mi hai sempre amato.

LAURA      E allora perché insinui che possa averti considerato un approfittatore?

PAOLO      Ma anche se fosse non ci vedrei niente di male.

LAURA      ‘Anche se fosse’?! Mi stai offendendo. Stai mettendo in dubbio il mio amore per te. E’ la prima volta che mi parli così. Cos’è che ti spinge proprio stasera a dirmi queste cose?

PAOLO      (quando il tenore attacca ‘E tu m’amavi…’ anch’egli canta) ‘E tu m’amavi per le mie sventure. E io t’amavo per la tua pietà’. (quando attacca il soprano) Vai, tocca a te.

LAURA      (prova a cantare con un filo di voce ma si interrompe) ‘E io t’amavo per le tue sventure…’. Mi viene da vomitare.

PAOLO      Vomita; chi te lo impedisce? Qualcuno domani pulirà.

LAURA      Fammi sedere, ti prego.

PAOLO      Resisti; manca poco. (canta con il tenore) ‘Venga la morte! e mi colga nell’

estasi di quest’amplesso il momento supremo!’.

LAURA      Sei un mostro! Mi fai paura! Mi hai ingannato tutta la vita! Hai nascosto per tutti questi anni i tuoi veri sentimenti! E ora stai rivelandoti per quello che veramente sei sempre stato: uno spregiudicato arrivista che ha finto di amarmi solo per fare carriera. Ti vergogni di ammetterlo e scarichi la colpa su di me.

PAOLO      Amore mio…

LAURA      Non chiamarmi amore mio! Mi fai ribrezzo!

PAOLO      Laura, perché non capisci? Io ti ho sempre amato e non ho mai dubitato del tuo amore. Ma come cinque secoli fa Desdemona si è innamorata di Otello per le sue sventure e lui si è innamorato di lei per la sua pietà così anche ai giorni nostri è possibile che una giovane ricca borghese progressista, figlia di un uomo illustre, possa essersi innamorata di un brillante giovanotto perché mossa a pietà per la sua degradante, immeritata condizione di piccolo borghesuccio di periferia; e che il piccolo borghesuccio si sia innamorato della bella aristocratica per la sua pietà.

LAURA      Che vergogna! Che delusione! Ho amato un miserabile arrivista e non me ne ero mai accorta! Lasciami. Fammi andare a letto. Non voglio più sentirti; non voglio più vederti. Questo è il bel regalo che hai voluto farmi per il mio compleanno.

PAOLO      No, il regalo arriverà dopo lo spuntino e il brindisi di mezzanotte.

LAURA      (A fatica si stacca da lui, raccoglie il vestito che aveva inizialmente e fa per

andarsene) Io non ceno e non brindo. Me ne vado a dormire. Tu fa quello che ti pare. Mangia e brinda da solo, se vuoi.

PAOLO      (la trattiene cantando con il tenore) ‘Un bacio…’ (fa per baciarla)

LAURA      Non mi toccare! Vattene!

PAOLO      Amore mio…

LAURA      Non chiamarmi amore mio, t’ho detto! Non voglio più sentirtelo dire! Non voglio più guardarti in faccia! Lasciami andare.

PAOLO      (costringendola amorevolmente a sedere sul divano) Di’ pure quello che vuoi, non mi offendo; ma non puoi non brindare a mezzanotte e non ricevere il regalo che ti ho preparato.

LAURA      Buttalo nel cesso il tuo regalo! Non lo voglio. Non voglio più niente da te.

PAOLO      I regali non si devono volere, si devono voler fare; e io voglio assolutamente fartelo. Quindi rassegnati, mia cara, lo riceverai, volente o nolente.

 LAURA     Come ho fatto a vivere al fianco di un miserabile simile tutti questi anni?!...

PAOLO      La mangi una tartina?

LAURA      …Come ho fatto a non accorgermene?!

PAOLO      Ho preso il fegato d’oca che piace a te. Te ne preparo una?

LAURA      Ma mangiatele tu le tue tartine! E beviti il tuo champagne! Ti aiuteranno a dimenticare la mortadella e il vino sfuso che vedevi a tavola quand’eri ragazzo!

PAOLO      Te  l’ho detto, non mi offendo. Dimmi pure quello che vuoi, tanto so che non lo pensi. (si siede a tavola e comincia a mangiare)

LAURA      Sì che lo penso. E se vuoi saperlo, adesso te lo dico: è vero, hai ragione, l’ho

sempre pensato; ti ho sempre considerato un borghesuccio arrivista; e se ti ho sposato è perché sapevo che con la tua ambizione avresti fatto carriera e col mio aiuto saresti riuscito a diventare un uomo presentabile.

PAOLO      (canta) ‘E tu m’amavi per le mie sventure. E io t’amavo per la tua pietà!’

LAURA      (accavallandosi) Canta, canta, Otello dei miei stivali! (lui sorride divertito) C’è poco da ridere. (dopo una pausa) Ti avverto: domani mattina mi cerco un avvocato e gli chiedo di iniziare le pratiche per il divorzio.

PAOLO      No, non lo farai.

LAURA      Sì che lo farò. Non voglio più vivere con te.

PAOLO      Non lo farai. 

LAURA      Ti dico che lo faccio. Vedrai domattina. Mi dovresti conoscere, se decido un cosa non mi ferma nessuno.

PAOLO      Sì, ti conosco e so che lo faresti ma non lo farai, dopo aver ricevuto il mio regalo.

LAURA      Ti ho detto che non voglio nessun regalo; puoi pure buttarlo nella spazzatura.

PAOLO      (si versa lo champagne e beve) Non c’è niente da fare, gli spumanti francesi sono insuperabili. Ne vuoi un goccio? (lei non risponde) Peggio per te, non sai

quello che ti perdi.

LAURA      (decisa) Questa è casa mia; tu domani fai le valigie e sparisci, è chiaro?

PAOLO      Stai tranquilla, presto non mi vedrai più. Ma, ti prego, cerca di recuperare la tua

serenità perché questa è una serata specialissima, e lo capirai quando ti avrò dato il regalo.

LURA         (alzando la voce) Non voglio il tuo regalo, come devo dirtelo?

PAOLO      E come devo dirti che sono io a volertelo dare e te lo darò?

LAURA      Va bene, sai che ti dico? prenderò il tuo regalo e farò anche il brindisi, ma non per festeggiare il compleanno, ma perché questo sarà l’ultimo compleanno che festeggio con te.

PAOLO      (sorridendo) No, questo sarà l’ultimo compleanno che festeggi, Laura; con me o senza di me. 

LAURA      Che vuoi dire?

POLO         Quello che ho detto: non ci saranno più compleanni per te.

LAURA      (spaventata) Che significa?

PAOLO      Significa che ti restano, a dir tanto, sei mesi di vita; sei mesi sempre più faticosi.

LAURA      Ma che stai dicendo?! L’oncologo mi ha detto che sono guarita, che non c’è più traccia di cancro.

PAOLO      Sì, te l’ha detto un mese fa e si riferiva al cancro al seno. Ma poi, quindici giorni

fa, quando ti ha fatto fare tutte le analisi di controllo, è risultato che sei invasa da metastasi: al fegato, al cervello. Insomma sei, come si dice? una malata terminale. (lei scoppia a piangere) Perché ti metti a piangere? Che problema c’è? Tutti dobbiamo morire prima o poi. La morte è come una lotteria: capita a tutti di vincerla una volta nella vita. (sorride per la sua infelice battuta)

LAURA      (sgomenta) E me lo dici così, col sorriso sulle labbra? Sei un mostro!

PAOLO      Ma no, amore; pensaci bene: noi umani siamo gli unici animali in natura assillati dal continuo pensiero della morte e cerchiamo di esorcizzare la paura fingendo di credere che quel momento sia ancora lontano. Ma prima o poi la morte arriva inesorabile per tutti.

LAURA      (piangendo) Ma non a quarant’anni! Non è giusto!

PAOLO      Che cosa vuoi che conti l’età? La fine è fine; una volta morti non si esiste più;      quaranta, ottanta; fa lo stesso; la sostanza non cambia.

LAURA      Ma sta zitto! Non cercare di consolarmi con la tua filosofia da strapazzo! Io non voglio morire!

PAOLO      (con il solito inappropriato sorriso sulle labbra) Sì ho capito, non vuoi; ma invece morirai; non hai scampo. (lei scoppia di nuovo in lacrime) Non devi piangere, amore mio; anzi, dovresti essere contenta di sapere che è arrivato finalmente il tuo momento. (le si siede accanto e vorrebbe abbracciarla)

LAURA      (lo allontana con impeto) Mi fai orrore! Vattene! Non toccarmi!

PAOLO      Ti preparo una bella tartina al foie gras. La vuoi? (lei  non risponde) Non la vuoi. Peggio per te. Me la mangio io. (si prepara e mangia la tartina) Mh! Che squisitezza! Fai male a non accettarla; anche perché è l’ultima occasione che ti resta: non ci sarà più fegato d’oca per te. Dovrai pensare soltanto al tuo, di fegato, devastato dal cancro.

LAURA      Tu non sei Paolo, sei un demonio! Non puoi essere l’uomo che ho amato per una vita! Sembra che tu goda nel dirmi certe cose.

PAOLO      Ma dovresti godere tu nel sentirtele dire; è questo che vorrei che capissi. Ormai non hai più l’ansia dell’attesa della morte; ti sei liberata da questa angoscia che invece opprime le persone sane.

LAURA      Ma se è tanto angosciosa, come dici, questa attesa, allora perché non ti ammazzi e te ne liberi anche tu?

PAOLO      Oh sì, ci ho pensato. E’ la prima cosa che ho pensato di fare, amore mio, quando il professore mi ha dato la notizia; ma poi mi sono detto che sarebbe stata una cattiveria troppo grande abbandonarti e lasciarti languire da sola per i cinque o sei mesi in cui mi saresti sopravissuta.

LAURA      Buona la scusa, ma raccontala a qualcun altro. Sei felice di liberarti finalmente di me. Ti si vede da quel ghigno orrendo che hai stampato sulla faccia.

PAOLO      Sì, ora sorrido; ma quando il professore mi ha comunicato l’esito della TAC sono scoppiato a piangere anch’io. Ho trascorso dei giorni terribili, anche se ho cercato

                    di nascondertelo. Poi finalmente mi si è accesa la lampadina, mi è venuta l’idea

del regalo che mi ha fatto ritrovare la serenità; no, anzi, la felicità.

LAURA      E qual è questo regalo? un volo per Lourdes?

PAOLO      No, lasciamo agli illusi queste patetiche speranze. Per noi non ci sono speranze, debbono esserci soltanto certezze.

LAURA      Per me quella di morire e per te quella di liberarti di me, vero?

PAOLO      (riempie due coppe con lo champagne che ha stappato) Manca poco alla mezzanotte. Tieni, facciamo il nostro ultimo brindisi, il più bello della nostra vita.

LAURA      Ti odio! Ti odio! Vorrei vivere ancora abbastanza da vederti crepare prima di me!

PAOLO      Sfogati, amore mio. Non mi offendo. Avevo previsto questa tua reazione; è normale. Mi auguro solo che dopo aver ricevuto il regalo ti rassereni e torni tra noi l’armonia e l’amore che ci hanno sempre legato.

LAURA      Ma quale amore? Quale armonia? Mi comunichi sghignazzando che morirò tra sei mesi e mi parli d’amore?   

PAOLO      Non ho detto che morirai tra sei mesi; ho detto che l’oncologo ha detto che ti restano al massimo sei mesi di vita. Ma che ne può sapere lui?

LAURA      Se dalla TAC risultano tutte queste metastasi che dici, non bisogna essere uno

scienziato per capire che l’oncologo ha ragione.

PAOLO      Esistono delle variabili nel destino umano che la scienza non può prevedere.

LAURA      Ma che stai dicendo? Non ti capisco.

PAOLO      Dico che quando avrai ricevuto il mio regalo, ti renderai conto che le parole dell’oncologo lasciano il tempo che trovano.

LAURA      Per favore, Paolo, non tenermi così in sospeso. Dimmi se hai trovato qualche altra strada che potrebbe darmi la speranza di guarire?

PAOLO      No, amore mio, no. Se la Madonna di Lourdes non può fare miracoli, non può farli nemmeno la scienza. La tua condanna è certa. Che tu debba morire è un dato di fatto. E’ il tempo che ti resta da vivere che può variare.

LAURA      Di quanto?

PAOLO      Sei curiosa, eh?

LAURA      Si tratta della mia vita, cazzo! Avrò il diritto di sapere che fine farò!

PAOLO      La risposta alla tua domanda è chiusa nel regalo che sto per farti.

LAURA      Allora sbrigati a darmelo e facciamola finita.

PAOLO      Prima il brindisi. Non può esserci l’uno senza l’altro; sono strettamente legati.  

LAURA      Allora tieniti il tuo regalo. Io non riesco a bere; ho la nausea; non ce la faccio.

PAOLO      Un goccio di champagne non può peggiorare il tuo stato. Dopo aver brindato avrai la stessa nausea di adesso; anzi, probabilmente ti passerà. (le porge la

coppa e brinda) Cin cin. Buon compleanno, amore mio.

LAURA      Eh, sai che bel compleanno! Sapendo che è l’ultimo!

PAOLO      Non pensare che è l’ultimo; pensa che è l’unico. Quelli passati non esistono più,

quelli futuri non esistono ancora; quindi festeggiamo questo che siamo sicuri che esiste.

LAURA      Non capisco se ti stai prendendo gioco di me con orrendo cinismo o se cerchi di consolarmi con le tue banali argomentazioni. 

PAOLO      Io dico queste cose banali e mi comporto in questo modo cinico perché ti amo come non ti ho mai amato.

LAURA      Bel modo di dimostrarmelo: ricordandomi allegramente che tra sei mesi me ne andrò all’altro mondo.

PAOLO      No, ricordandoti allegramente che tra qualche secondo riceverai il mio regalo; e allora chissà che tutte le sofferenze, presenti e future, non svaniscano e chissà che cosa potrebbero diventare, in termini di tempo, quei sei mesi.

LAURA      Spero che tu abbia ragione e che non mi dica queste cose tanto per illudermi. (beve un sorso) Che schifo! Non riesco a berlo.

PAOLO      Buttalo giù tutto d’un fiato. Altrimenti niente regalo.

LAURA      (beve un altro sorso) Ho la bocca amara, me la sento tutta impastata.

PAOLO      Non è amara la tua bocca, cara, ma la polverina che ho sciolto nello champagne.

LAURA      Che polverina?!

PAOLO      Il mio regalo.

LAURA      Il tuo regalo?! Che cos’è?

PAOLO      Il farmaco della felicità.

LAURA      E che dovrebbe fare?

PAOLO      Non: ‘che dovrebbe?’, ma: ‘che farà?’. Risolverà tutti i problemi; cancellerà tutte le ansie; saremo di nuovo felici ed uniti per il resto della nostra vita.

LAURA      Chi te l’ha dato?

PAOLO      Una persona competente che mi ha garantito la sua efficacia.

LAURA      Ma Paolo! Tu che sei così razionale, che non credi nei miracoli, come fai ad essere tanto ingenuo da credere a chissà quale medico stregone?

PAOLO      Non si tratta di aspettarsi un miracolo; questo rimedio è sicuro. Vedrai che presto mi ringrazierai. Bevi.

LAURA      Paolo, io ho il cancro! Sono una malata terminale, lo hai detto tu. Cosa vuoi che faccia una polverina sciolta nello champagne?!

PAOLO      Farà, farà. Basta volerlo. E io lo voglio.

LAURA      Che c’entra la tua volontà con le mie metastasi?

PAOLO      C’entra perché se non avessi voluto farti questo regalo, se non avessi insistito perché tu lo accettassi, anche a costo di risultare sgradevole, chissà a quali e

quante sofferenze saresti andata incontro nei prossimi mesi.

LAURA      E secondo te dopo aver preso questa roba mi passerà tutto?

PAOLO      Appunto. Su, finisci di bere.

LAURA      Ma vuoi dirmi, per favore, che cos’è, chi te l’ha data?

PAOLO      Oh, quante storie! Manda giù quell’ultimo sorso e poi ti darò tutte le spiegazioni che vuoi.

LAURA      No! Voglio saperlo subito! Non posso credere che una polverina data da chissà chi riesca a vincere un male che nessun oncologo saprebbe curare.

PAOLO      Senti, tu mi hai detto che non hai potuto pensare al regalo per il mio compleanno; bene, fammelo adesso: bevi quest’ultimo sorso. Ti prego, amore mio, anche se capisco che può sembrarti un’assurdità, io sono sicuro che farà effetto, che questo tuo maledetto cancro non ti darà più problemi.    

LAURA      Oh, Paolo! Caro! A tanto arriva il tuo amore! Pur di illudere me e forse anche te stesso, che riuscirò a guarire ti affidi ciecamente a certi rimedi che in condizioni normali avresti considerato ridicoli. Amore mio, grazie! Non avevo capito le tue intenzioni. D’accordo, finisco di bere, se questo è il regalo che vuoi. Ma ho poche speranze che possa servire a qualcosa. (beve)

PAOLO      Grazie. (beve con lei) Alla nostra!

LAURA      (fa un verso di disgusto) Adesso dimmi: che farmaco è e chi te l’ha dato?

PAOLO      Me l’ha dato un farmacista.

LAURA      Che può saperne un farmacista di oncologia?

PAOLO      Forse nulla. Ma, te l’ho detto, questa polverina non serve per guarire il cancro,

ma per far sì che la tua vita migliori e non duri cinque o sei mesi. 

LAURA      E di quanto si potrebbe allungare?

PAOLO      Chi ha parlato di allungamento?

LAURA      Tu. Hai detto che durerà più di cinque o sei mesi.

PAOLO      Io? No. Ho detto che non durerà cinque o sei mesi; non che durerà più di cinque o sei mesi; anzi, durerà molto meno.

LAURA      (attonita) Che stai dicendo?!

PAOLO      (col sorriso sulle labbra) Tra pochi minuti ti addormenterai serenamente e non ti sveglierai più. Ti ho avvelenato, Laura. 

LAURA      Stai scherzando!?

PAOLO      Perché? Pensavi veramente che potessi credere alla polverina miracolosa?

LAURA      Sei un assassino; un delinquente! Io chiamo i carabinieri e ti faccio sbattere in galera!

PAOLO      No, cara, in galera non ci finirò mai. Chiama pure i carabinieri, la polizia, chiama chi ti pare; non potranno farmi nulla.

LAURA      Dov’è il telefono? Chiama la Croce Rossa, incosciente! Non voglio morire!

PAOLO      (con calma irrisoria) L’erba voglio non esiste nemmeno nel giardino del re.

LAURA      Pazzo! Sei un pazzo! Oh dio! Mi ha ucciso! (accenna ad un grido) Aiuto!

PAOLO      Calmati, cara; non urlare; tanto, lo sai, non ti sente nessuno.

LAURA      Dammi il telefono; voglio chiamare la Croce Rossa; forse mi possono ancora salvare.

PAOLO      Salvare da che cosa? da una morte certa?

LAURA      (urla) Chiama l’ospedale, pazzo!

PAOLO      Perché non ti tranquillizzi e proviamo a ragionare?

LAURA      Oh, dio, dio, dio! Sto per morire! Sei un assassino!

PAOLO      Ti amo, Laura, non puoi sapere quanto. Quello che sto facendo lo sto facendo per amor tuo.

LAURA      Oh, dio, questo è completamente folle! Che posso fare?! (prova a urlare) Aiuto!

PAOLO      Laura, ti prego, rasserenati e ragioniamo con calma.

LAURA      Tu mi odi! Mi hai sempre odiato! E finalmente sei riuscito a distruggermi! Disgraziato!

PAOLO      Insultami pure; dimmi quello che vuoi; tanto lo so che non lo pensi.

LAURA      (tentando di essere conciliante) Paolo, per favore, se mi ami veramente come dici, chiama l’ospedale. Forse siamo ancora in tempo. E’ vero, non ti odio; ti

voglio bene; so che sei buono e che vuoi aiutarmi. Quindi telefona di corsa e fa

venire l’ambulanza.

PAOLO      Non hai capito, amore mio, ti ho avvelenato perché voglio che tu muoia. Che senso avrebbe chiamare l’ambulanza per cercare di salvarti.

LAURA      Finirai in galera, ti rendi conto?! Chi te lo fa fare?

PAOLO      Se è questo che ti preoccupa, stai tranquilla, non corro questo rischio.

LAURA      Hai pensato a tutto, eh?  Maledetto! Sai già come scappare. Chissà da quanto tempo avevi premeditato di uccidermi!

PAOLO      Te l’ho detto, l’idea del regalo mi è venuta una decina di giorni fa.

LAURA      Ma se ho solo pochi mesi di vita, non potevi aspettare che morissi naturalmente?

PAOLO      Per assistere impotente al tuo dissolvimento? No, grazie.

 LAURA     Non voglio che tu mi assista. Sparisci se vuoi, anche subito. Vattene da questa casa; ma prima chiama l’ospedale che mandino subito un’ambulanza. Non ti accuserò; dirò che mi sono avvelenata da sola. Telefona, ti prego!

PAOLO      (con falsa irrisoria meraviglia) Oh, si è scaricato il telefonino! Impossibile telefonare.

LAURA      Ma che ti ho fatto per odiarmi così?!

PAOLO      Se ti calmassi e mi ascoltassi, capiresti quanto grande è invece il mio amore.

LAURA      Oh, dio, dio! Sei impazzito, Paolo! Forse non te ne rendi conto, ma sei impazzito.

PAOLO      Ti sbagli, vita mia; uno non può impazzire se è già pazzo; e io sono sempre stato

pazzo, da quando ti conosco: pazzo d’amore per te.

LAURA      Allora salvami, per favore! Non farmi morire!

PAOLO      Ti sto salvando, Laura; ti sto salvando da una morte lenta e orrenda, regalandoti

una morte rapida e serena.

LAURA      Ma come: serena? Se avessi veramente voluto farmi morire serenamente, avresti potuto avvelenarmi senza dirmi niente, invece di distruggermi come stai facendo.

PAOLO      Allora sì che sarebbe stato un vergognoso assassinio. Invece vorrei che tu ti calmassi e comprendessi che ho scelto la soluzione migliore per farti affrontare la morte inevitabile nel modo più sereno. 

LAURA      Non spettava a te scegliere come e quando dovevo morire! Dì che non vedevi l’ora di liberarti di me per spassartela per il resto della vita!

PAOLO      Sì, è vero, voglio spassarmela per il resto della vita. E, come vedi, ci sto già riuscendo.

LAURA      Sei un mostro! un assassino! Mi auguro che crepi presto anche tu!   

PAOLO      Stai tranquilla cara, non vivrò a lungo nemmeno io, perché sono nelle tue stesse condizioni.

LAURA      Hai scoperto di avere un cancro anche tu? Magari fosse!

PAOLO      Il tuo cancro è il mio cancro. E il regalo che ho fatto a te, me lo hai fatto anche tu brindando con me. Ho messo la polverina magica sia nella tua coppa che nella

mia. Ci addormenteremo insieme, amore mio, e insieme non ci sveglieremo più.

LAURA      Non ci credo. Vuoi dire che ti sei avvelenato anche tu? Che senso avrebbe?

PAOLO      Che senso avrebbe per me vivere senza di te?

LAURA      Oh, Paolo! Che hai fatto?! Sei doppiamente folle! Sei ancora giovane, all’apice della carriera. Io sarei morta e presto te ne saresti fatta una ragione; mi avresti dimenticato e ti saresti ricostruito una nuova vita.

PAOLO      No, Laura. Io ho una sola vita ed è indissolubilmente legata alla tua. Vedi, si può ricostruire una casa distrutta da un terremoto; si può ricostruire un capitale dissolto per un crac in borsa; si ricostruisce una carriera malamente interrotta; tutto si può ricostruire all’interno di una vita; ma la vita no, la vita, se si spezza, non si può ricostruire. E senza di te la mia vita sarebbe spezzata.

LAURA      Amore mio, queste sono parole, bellissime parole che mi commuovono, ma nei fatti le cose vanno diversamente. Quante persone si trovano o si sono trovate nelle nostre condizioni? Ma la vita poi continua per chi resta. Sarebbe assurdo che tutti quelli che perdono una persona cara si uccidessero; sarebbe innaturale. 

PAOLO      Non hai capito: io perdendo te non perderei una persona cara, perderei, anzi: perderò la mia vita.

LAURA      Oh, Paolo, a tal punto mi ami!

PAOLO      Che peccato!

LAURA      Che cosa?

PAOLO      Che tu sia tanto stupita del mio amore.

LAURA      Non stupita, anzi, commossa, te l’ho detto.

PAOLO      Appunto: peccato.

LAURA      Perché peccato?

PAOLO      Perché speravo che il tuo amore fosse della stessa natura del mio.

LAURA      Ma lo è; lo è sempre stato.

PAOLO      Allora non ti dovresti stupire se dico che la mia vita non può esistere senza la tua. 

LAURA      Paolo, Paolo! Vieni qui. Abbracciami. Stringimi forte. Ho paura; ho tanta paura.

PAOLO      Paura di che? di addormentarti serena tra le mie braccia?

LAURA      No, di non potermi più svegliare tra le tue braccia. Quanto tempo ci vuole perché il veleno faccia effetto?

PAOLO      Non lo so; è la prima volta che mi succede di avvelenarmi.

LAURA      Ma come fai ad essere così tranquillo?

PAOLO      Bè, in effetti io sono avvantaggiato perché ho avuto più tempo di te per abituarmi all’idea. Non so quante volte in questi dieci giorni ho immaginato di trovarmi qui adesso. Per me questo momento è come se fosse uno dei tanti già vissuti e francamente non mi crea più tanta ansia.               

LAURA      Io, invece, sto morendo di paura.

PAOLO      Tu stai solo morendo. La paura fa parte della vita; e la vita non ci appartiene più.

LAURA      E’questo il punto: ancora ci appartiene; non siamo ancora morti e forse, se chiedessimo aiuto, potremmo ancora salvarci. Perché vuoi rinunciare a vivere con

me questi ultimi mesi che mi restano?

PAOLO      Perché, te l’ho detto, siccome sono un egoista starei sempre più male nel vederti sempre più dolorante. E siccome sono anche altruista non voglio che la tua sofferenza si prolunghi nel tempo.

LAURA      Non si tratta né di egoismo né di altruismo. Sarebbe semmai un atto di coraggio affrontare gli eventi con la forza del nostro amore.

PAOLO      Per ottenere cosa? un rimasuglio di esistenza che ci regalerebbe solo patimenti?

LAURA      Ma forse potrei guarire. Come mi è passato il tumore al seno, mi potrebbero passare anche queste nuove metastasi. In sei mesi potrebbero trovare dei nuovi farmaci che potrebbero almeno allungarmi la vita, che ne sai?

PAOLO      Amore mio, perché ti ostini a pensare alla vita?

LAURA      Perché non mi va di perderla a quarant’anni! Non è giusto!

PAOLO      Non esiste il giusto e l’ingiusto in natura. E la morte è un fatto naturale: può arrivare in qualunque momento.

LAURA      Anche la vita è un fatto naturale ed è giusto cercare di allungarla e migliorarla fin che si può.

PAOLO      Appunto: fin che si può. Perché non vuoi convincerti che non ne abbiamo più davanti a noi?

LAURA      Non ne abbiamo? Tu che c’entri? Io semmai non ne ho più. Se la morte come dici

è un fatto naturale perché vuoi forzare la natura e morire anche tu insieme a me?

PAOLO      Io non forzo affatto la natura, anzi la assecondo.

LAURA      Uccidendoti?

PAOLO      Che brutta parola ‘uccidersi’. Io non mi uccido, rinuncio a vivere, è diverso. Per me la vita ha senso soltanto con te al fianco; e se la natura annulla la tua vita trovo naturale che annulli anche la mia. (lei scoppia a piangere) Perché piangi, amore mio?  

LAURA      Mi vergogno.

PAOLO      Ti vergogni?! Per cosa?

LAURA      Per tutte le cose brutte che ti ho detto questa sera e per quello che ho potuto pensare di te. Oh, caro! Caro!! (si abbandona tra le sue braccia)

PAOLO      (canta) ‘E tu m’amavi per le mie sventure. Ed io t’amavo per la tua pietà’.

LAURA      (lo interrompe) Oh, no, ti prego, dimentica Otello, dimentica quest’aria. Io ti ho sempre amato per ciò che valevi, per ciò che vali. Non mi sono mai sognata di pensare che le nostre diverse estrazioni sociali fossero un problema, né per me né per te.  

PAOLO      Allora permettimi di ricevere quel bacio che poco fa mi hai rifiutato, mia dolce Desdemona. (si baciano appassionatamente)

LAURA      (sospirando e sorridendo) Un bacio così vitale in punto di morte! E’ un

paradosso. Ne ricordi uno altrettanto appassionato? Io no. O forse il primo.

PAOLO      Ecco, entro questi due baci, il primo e l’ultimo, è racchiusa la nostra stupenda convivenza come tra due parentesi al di qua e al di là delle quali c’è il nulla.

LAURA      Paolo amore mio, più parli, più mi rassereni. Mi sta passando anche la paura.

PAOLO      Secondo me non sono le mie parole, ma lo champagne che sta facendo effetto; continua a berlo, così unisci l’utile al dilettevole. (le riempie la coppa)

LAURA      Mi rattrista solo il pensiero che sono gli ultimi istanti che passiamo insieme. Non è giusto. Avremmo dovuto avete ancora tanti anni davanti a noi.

PAOLO      Visto che ti stai tranquillizzando e non mi consideri più un pazzo omicida, a questo punto possiamo discutere serenamente se sia giusto o no morire qui e in questo modo.   

LAURA      Vuoi dire che hai cambiato idea? che hai deciso di chiamare l’ambulanza?

PAOLO      No, non ho cambiato idea e non serve l’ambulanza.

LAURA      Ah, bè! Anche perché ormai non arriverebbero più in tempo. (Paolo sorride) Perché sorridi?

PAOLO      Sembra che adesso sia più convinta tu di me che stiamo facendo la scelta giusta.

LAURA      Francamente non lo so; ma, te l’ho detto, la paura mi è quasi passata. Sono pronta ad addormentarmi tra le tue braccia e a non svegliarmi più.

PAOLO      Scommetto che ti è passato anche il malessere fisico e che arrivati a questo punto

mangeresti volentieri una tartina al foie gras.

LAURA      Mi hai letto nel pensiero. Sto molto meglio e ho anche un certo languorino. (lui si avvia al tavolo imbandito) Ma il foie gras senza champagne non ha senso.

PAOLO      Agli ordini mia signora. (riempie ancora le coppe e va a preparare la tartina)  

LAURA      Sbrigati prima che il veleno faccia effetto. (beve e si riempie la coppa) Non voglio andarmene a stomaco vuoto.

PAOLO      Che meraviglia! Questo mi auguravo! Finalmente stai ritrovando lo spirito giusto per festeggiare il nostro compleanno.

LAURA      (comincia ad essere lievemente alticcia) Mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con quel vigliacchetto di Amleto, che col suo ‘essere o non essere’ non si capisce se odi più la vita o tema più la morte, per spiegargli quant’è bello vivere e quanto è facile morire.

PAOLO      (le porge la tartina) Stai sbagliando tragedia, amoremio. Noi siamo Otello e Desdemona; non possiamo incontrare Amleto.

LAURA      E’ vero, hai ragione. Che peccato!

PAOLO      E poi la vera Desdemona avrà avuto una vita bella e felice come la tua, ma la

morte ha dovuto subirla, non l’ha accettata tanto volentieri.

LAURA      Bè, anche quella era una scema civettuola: ha fatto di tutto per far ingelosire il povero negretto, perorando la causa di Cassio. Altro che Iago. Se l’è cercata la

morte. Ben le sta! (beve)

PAOLO      (sorride) Altra tartina?

LAURA      (si alza e va al tavolo) Faccio prima a venire lì perché la fame sta crescendo e l’effetto del veleno pare che ritardi ad arrivare. 

PAOLO      Per forza; non è mai partito.

LAURA      Che vuoi dire?

PAOLO      Che puoi mangiare con comodo tutte le tartine che vuoi perché per ora non moriremo.

LAURA      Ma scusa, non hai messo il veleno nello champagne?!

PAOLO      Eh no, mia dolce Lauretta. Mi dispiace darti una delusione, ma devo confessarti che la polverina sciolta nell’amaro calice che ti ho fatto bere era semplicemente un  antidolorifico. E sono felice di constatare che sta facendo effetto. Nessun  veleno per ora potrà impedirci di festeggiare il nostro compleanno a oltranza.

LAURA      Allora tutto torna come prima? Dobbiamo continuare a vivere?

PAOLO      Diciamo che ora possiamo cominciare a discuterne.

LAURA      Discutere di che?

PAOLO      Se vogliamo continuare a vivere o se invece pensiamo che sia meglio mettere in atto il progetto avvelenamento.

LAURA      Oh, no! Non dovevi farmi questo scherzo! Eri riuscito a convincermi così bene!

Avevo accettato l’idea di morire con te questa sera. E adesso mi vieni a dire che era tutto un gioco e che se voglio uccidermi devo deciderlo io?!

PAOLO      Per forza. Se ti avessi avvelenato a tua insaputa, allora capisci che sarebbe stato un omicidio? E francamente non volevo morire con questo rimorso. Così invece ho cercato di farti capire che la strada è percorribile senza grandi problemi. Quindi ora, tra una tartina e l’altra, tra una coppa di champagne e l’altra, ne discutiamo serenamente e insieme prendiamo una decisione.

LAURA      Ti sembra facile? Un conto è trovarsi davanti al fatto compiuto e un conto è dover scegliere. Io mi stavo abituando all’idea. Ora mi fai tornare la paura.

PAOLO      Paura di che? Preferisci vivere cinque o sei mesi da incubo o ancora qualche minuto di felicità?

LAURA      Ma non ti fa impressione pensare che ora ci sei e tra un istante non esisti più, sei morto?

PAOLO      Amore mio, credevo di averti convinto, come sono riuscito a convincere me, che la morte è nulla; la morte, anzi, è nella vita; la vita è un continuo morire; il tempo è morte.

LAURA      Ma che dici? Semmai è proprio il contrario: il tempo è vita; fuori dal tempo c’è il nulla.

PAOLO      Pensaci bene: ogni attimo nel momento stesso in cui è passato già non esiste più,

quindi è morto.

LAURA      Con questo ragionamento, secondo te si inizierebbe a morire appena si è nati.

PAOLO      Certo. La Laura che parlava solo un secondo fa non c’è più e non può più tornare; il tempo l’ha annullata; figuriamoci la Laura di dieci, venti, quarant’anni fa.

LAURA      Sì, ma a un certo punto arriva la vera fine della vita, la morte.

PAOLO      La fine della vita non è la morte, è soltanto la fine della vita. Allora lasciamo morire gli istanti che passano e godiamoci quelli che ci restano.

LAURA      Fammi un favore, mentre io cerco di chiarirmi meglio questi concetti un po’ fumosi, versami da bere prima che il tempo faccia sparire anche lo champagne.

PAOLO      (sorridendo riempie le coppe) Ottima idea! Chissà che i fumi dell’alcol non ti aiutino a dissolvere la fumosità dei miei concetti.

LAURA      Più che altro vorrei che mi aiutassero a liberarmi dalla paura e a trovare la forza di prendere una decisione. Io purtroppo non ho la sicurezza che hai tu.

PAOLO      Credi che non abbia paura anch’io? Credi che non abbia anch’io bisogno di bere per allentare la morsa emotiva?

LAURA      E allora metti nel secchiello un’altra bottiglia perché vedo che quella ormai è agli

sgoccioli.

PAOLO      Dimmi una cosa: pensare a quando non esistevi ancora, prima che nascessi, ti procura angoscia?

LAURA      Che discorsi! Certo che no.

PAOLO      Allora perché dovrebbe angosciarti il pensiero di quando non esisterai più?

LAURA      Ma io non sono angosciata né dal prima né dal dopo. Il problema è l’adesso. Adesso sto vivendo e non mi è facile decidere di rinunciare a ciò che ho, pur sapendo che le prospettive sono disastrose.

PAOLO      Mia dolce Desdemona prima criticavi il principe di Danimarca per i suoi dubbi esistenziali; ma mi pare che, per motivi opposti, arriviate alle stesse conclusioni:

                   lui rinuncerebbe volentieri alla sua vita principesca che detesta, ma è bloccato dal timore della morte; tu invece che non temi la morte non te la senti di rinunciare alla tua vita priva di prospettive.

LAURA      Chi ti ha detto che non ho paura di morire?

PAOLO      Tu, poco fa. Hai detto che ti eri abituata all’idea.

LAURA      Sì, l’ho detto; ma prima era diverso: intanto non avevo scelta perché mi avevi fatto trovare davanti al fatto compiuto; anche volendo, non avrei più potuto tornare indietro. E poi forse lo champagne stava facendo effetto.

PAOLO      Se è per questo, continua a fare il suo effetto; anzi più ne beviamo più aumenta.

(riempie di nuovo le coppe) Cin-cin. Buon ultimo compleanno, amore mio.

LAURA      Ma come fai ad essere così tranquillo, a scherzarci addirittura sopra?! Io non riesco a prendere alla leggera, come fai tu, una decisione tanto difficile?!

PAOLO      Non sono affatto tranquillo, Lauretta, te l’ho detto; non credere che non abbia paura anch’io. Ma forse perché ho avuto più tempo per metabolizzare l’idea, o forse perché ho bevuto più di te, non lo so, ma mi risulta facile far sì che la ragione abbia la meglio sull’emotività. E la ragione mi dice che la scelta più giusta è quella che ti sto proponendo.  

LAURA      Mi sta venendo un’idea: se invece andassimo in una di quelle cliniche all’estero dove ti aiutano a morire dolcemente?

PAOLO      Ci avevo pensato, ma ho escluso subito questa ipotesi.

LAURA      Perché? Non sarebbe bello? Quelle cliniche sono come alberghi di lusso.

PAOLO      A parte che ci vuole del tempo prima che ti accettino, e noi molto tempo non ne abbiamo; passerebbe almeno qualche mese e intanto tu continueresti a peggiorare e a soffrire le pene dell’inferno e io non saprei cosa fare per aiutarti. Ma poi forse accoglierebbero te che sei malata senza via di scampo, ma uno sano e giovane come me non lo prenderebbero nemmeno in considerazione. Quindi dopo io che dovrei fare? tornarmene a casa e uccidermi tristemente da solo? No, cara, non ci penso nemmeno.

LAURA      Non ti sembra di essere un po’ troppo egoista? Pensi soltanto a te senza prendere minimamente in considerazione quelle che potrebbero essere le mie volontà.

PAOLO      Ma che dici?! Se fosse così, avrei avvelenato sia te che me senza nemmeno

avvertirti. Invece siamo ancora qui a discuterne proprio perché voglio che la decisione finale sia meditata e condivisa.

LAURA      In effetti, a pensarci bene, non credo che in quelle cliniche ci offrirebbero una coppa di champagne prima di somministrarci la pozione letale. Allora è meglio somministrarcela da soli dopo esserci scolati la nostra bottiglia.

PAOLO      Ed esserci mangiati un’ultima tartina.

LAURA      Una sola?

PAOLO      Forse, nella concitazione degli eventi, non ti sei resa conto di quante ce ne siamo fatte fuori. Il fois gras è finito, mia cara.

LAURA      Oh, no! Ne hai comprato così poco?!

PAOLO      Gli altri anni la stessa quantità è sempre stata più che sufficiente. Non pensavo che questa volta avremmo avuto tanta fame. Mi dispiace. Ti chiedo umilmente scusa e ti prometto che non succederà più.

LAURA      Facile come promessa visto che non ci saranno più altre occasioni.

PAOLO      Vuoi dire che hai deciso?

LAURA      Non ho deciso niente. Ma se è vero che comunque mi resterebbero solo sei mesi di vita, non ci sarà più un altro compleanno da festeggiare.

PAOLO      Infatti è quello che intendevo. Se vuoi, ti preparo una fetta di pane con burro e acciughe.

LAURA      E dovrei addormentarmi col sapore di acciughe in bocca?! No, grazie; preferisco morire di fame. O meglio: morire con la fame.

PAOLO      Sono mortificato. Certo che avrei potuto comprare almeno qualche scatoletta di caviale o almeno un po’ di buon salmone affumicato.

LAURA      Il fatto è che sei sempre stato troppo parsimonioso; anzi, direi proprio spilorcio.

PAOLO      Sì, sì, cominciamo a rinfacciarci i nostri difetti, a tirar fuori tutto quello che non abbiamo mai avuto il coraggio di dirci.

LAURA      Veramente che fossi uno spilorcio non te l’ho mai mandato a dire. Abbiamo sempre vissuto nel lusso ma era come se tu fossi ossessionato dalla paura di dover tornare a vivere nella povertà come quando eri ragazzo. 

PAOLO      (canticchia) ‘E tu m’amavi per le mie sventure’.

LAURA      (canticchia) ‘E tu m’amavi per la mia pietà’. In effetti è particolare questo nostro amore. Ci siamo sempre amati alla follia per gli stessi motivi per cui in genere ci si detesta, e cioè una sorta di astiosa competitività. Tu mi hai conquistato per la tua condizione di piccolo borghesuccio di periferia, come ti sei definito tu stesso, apparentemente umile e rispettoso; io invece ho conquistato te perché appartenevo a quel mondo che guardavi dal basso in alto con invidioso livore.

PAOLO      Sì, amore mio, offendimi, insultami, disprezzami, perché anch’io sono convinto che per chissà quale alchimia siamo riusciti a trasformare in oro ciò che per gli

altri sarebbe un vile metallo.

LAURA      Che importanza può avere se tu mi hai amato per un frustrante complesso di inferiorità e io per un vanesio senso di superiorità? L’importante è che il nostro amore, come quello di Otello e Desdemona, è sempre stato grande e sincero. E se non ci siamo mai dette queste cose forse è perché sapevamo che per noi non avevano alcun senso.

PAOLO      Condivido pienamente la tua saggia analisi. Anzi, propongo un ennesimo brindisi al nostro immenso, indissolubile amore. (riempie i calici)

LAURA      Ma sì, brindiamo.finiamoci anche questa bottiglia. A chi dobbiamo lasciarla in eredità?

PAOLO      Che vuoi dire? che hai deciso di volerti avvelenare?

LAURA      Non lo so; ma se ce la scoleremo, forse alla fine sarò così brilla da aver perso del tutto la paura che ancora un po’ mi frena.

PAOLO      Sarebbe la prima volta che ti vedrei ubriaca.

LAURA      La prima e l’ultima! Ma con che cosa dovremmo avvelenarci? Ci hai pensato?

Non vorrai farmi fare la fine di Seneca o di Socrate?

PAOLO      No, niente cicuta e niente taglio di vene. Sono riuscito a procurarmi delle pillole che in pochi minuti ci farebbero, o ci faranno, passare dalla vita alla morte senza che nemmeno ce ne accorgiamo come quando si viene anestetizzati.

LAURA      Chi te le ha date?

PAOLO      L’oncologo.

LAURA      Ma come?! L’oncologo ti ha suggerito di sopprimermi?

PAOLO      No; se permetti, l’idea è stata mia. Lui mi ha solo prescritto il farmaco perché dice che con il cancro al cervello si possono verificare delle piccole crisi di epilessia e allora in quel caso avrei dovuto darti una pillolina. Poi nel foglio delle istruzioni ho letto che una eccessiva somministrazione può essere letale. Ed è lì che mi è venuta l’idea del regalo.   

LAURA      Quante bisogna prenderne?

PAOLO      Quattro o cinque sono più che sufficienti.

LAURA      Fammele vedere.

PAOLO      (tira fuori dalla tasca della giacca che aveva all’inizio le pillole) Eccole qua. Guarda che carine! Basta un sorso di champagne per mandarle giù.

LAURA      Perché un sorso? Voglio una coppa per ogni pillola.

PAOLO      Chiedi troppo: è quasi finita anche questa seconda bottiglia.

LAURA      Aprine un’altra.

PAOLO      Mi spiace ma ne ho comprate solo due. E mi sembrava addirittura esagerato. 

LAURA      Che ti dicevo? sei il solito spilorcio.

PAOLO      Posso aprire una bottiglia di prosecco. Di quello ce n’è quanto ne vuoi.

LAURA      Se dobbiamo cadere così in basso, allora preparami anche una tartina con burro e acciughe. Continuo ad aver fame.

PAOLO      Mi fa piacere; vuol dire che ti senti meglio, che la nausea che avevi è passata.

LAURA      Non mi sono mai sentita così bene; neanche prima che mi venisse il cancro. (mentre lui va a prendere la bottiglia di prosecco e prepara la tartina) E’ strano! Quando si è sani si vive senza avere la reale percezione della vita, come non si pensa allo stomaco o ai denti se non fanno male; però si è costantemente ossessionati dall’idea astratta della morte. Appena entri nel tunnel della malattia, allora non pensi più alla morte ma ti attacchi con tutte le forze alla vita e cerchi di convincerti che non la stai perdendo.

PAOLO      Ma a un certo punto la morte arriva e non puoi più fingere di non vederla.

LAURA      Io credo che a quel punto nell’uomo, quasi per un senso istintivo di autodifesa, si vada lentamente affievolendo l’uso della ragione e si torni allo stato di naturale animalità in cui non esiste la cognizione della vita e della morte.

PAOLO      E tu vorresti aspettare che arrivi quello stato di naturale animalità o pensi che sia

più giusto scegliere razionalmente, lucidamente, come e quando porre termine alla propria esistenza?

LAURA      Non so che cosa sia più giusto; so, perché lo sto vivendo, che è più facile, meno impegnativo continuare a vivere lasciandosi cullare dall’illusione di poter guarire. Quindi per fare una scelta lucida e razionale, come dici tu, bisognerebbe paradossalmente rinunciare alla ragione e perdere la lucidità; cosa che tu, se mi versassi dell’altro prosecco, mi aiuteresti a fare.

PAOLO      (sorride e riempie le coppe) Cin-cin. Alla nostra!

LAURA      Alla nostra, cosa? Alla nostra salute? Non mi pare il caso. Dimmi tu: alla nostra, cosa?

PAOLO      Alla nostra…(dopo aver riflettuto) Alla nostra dipartita.

LAURA      Non è ancora detto.

PAOLO      Però siccome l’ora è tarda dobbiamo decidere, ma in fretta, se addormentarci per effetto del prosecco oppure per effetto delle pillole.

LAURA      Fammele vedere.

PAOLO      Che cosa?

LAURA      Le pillole. Mettimele in mano. Le voglio guardare, le voglio toccare, voglio prendere confidenza con loro. (lui le porge quattro pillole)

LAURA      Perché solo quattro?

PAOLO      Sono più che sufficienti.

LAURA      Anche adesso continui a fare il taccagno. Quante ce ne sono nella confezione?

PAOLO      Venti.

LAURA      E allora dividiamocele da buoni amici. Non dobbiamo lasciarle in eredità a

nessuno. (lui le dà altre pillole) Fammi un favore: vai a prendermi un bicchiere.

PAOLO      Un bicchiere? A che ti serve?

LAURA      Vammelo a prendere per favore. (lui va, mentre lei guarda le pillole che tiene in mano. Lui torna con il bicchiere)

PAOLO      Ecco il bicchiere.

LAURA      Riempilo.

PAOLO      Con cosa?

LAURA      Col prosecco. Con cosa vuoi riempirlo?!

PAOLO      Ma abbiamo le coppe.

LAURA      Troppo piccole. Me ne serve tanto. (lui riempie il bicchiere. Dopo un lungo, silenzio carico di tensione lei ingurgita le pillole e vuota d’un sorso il bicchiere) E’ fatta. Ora tocca a te.

PAOLO      Con piacere. (mette in bocca le pillole e beve attaccandosi alla bottiglia) Amore mio, ci siamo. Non si torna più indietro.

LAURA      E chi vuol tornare indietro? Anzi, voglio andare avanti con il prosecco e con il

burro e acciughe ‘finché morte non ci separi’!

PAOLO      (la abbraccia con passione e canta) ‘Venga la morte e mi colga nell’estasi di quest’amplesso il momento supremo!’ (va a preparare le tartine)

LAURA      Perché, invece di massacrarmi i timpani, non metti la musica vera?

PAOLO      Come vuoi tu, mia dolce Desdemona. (fa partire la musica)

LAURA      Dovremmo andare a cambiarci.

PAOLO      A cambiarci? Per quale motivo?

LAURA      Non vorrai presentarti vestito così, domani quando ci troveranno. Sembriamo due clown con questa roba addosso.

PAOLO      Non pensare agli altri. Pensiamo a noi due e al nostro compleanno. Non si può infrangere la tradizione che abbiamo sempre rispettato.

LAURA      Ma sì, che ci trovino come vogliono. Chi se ne frega! (continua a bere e mangia la tartina che lui le porge barcollando)

PAOLO      Vuoi ballare?

LAURA      No, grazie. Preferisco restare seduta. Non mi reggo in piedi. Ti crollerei tra le braccia.

PAOLO      E’ quello che voglio, amore mio.

LAURA      Per crollare a terra anche tu insieme a me? Forse non ti rendi conto che stai già barcollando.  

PAOLO      Che strano! neanche mezza bottiglia di prosecco mi ha dato alla testa.

LAURA      Sfido io; dopo due bottiglie di champagne e dieci pillole di chissà che.

PAOLO      E’ vero; non mi ricordavo lo champagne e le pillole.

LAURA      Sai cosa potremmo fare, invece?

PAOLO      Cosa?

LAURA      Scrivere due righe di commiato per quelli che restano.

PAOLO      E perché dovremmo dare una spiegazione sulle nostre scelte?

LAURA      Ho detto commiato, non spiegazione.

PAOLO      Va bene, accomiatiamoci, se ti fa piacere. Ma sbrighiamoci perché non si sa quanto tempo ci resta. Prendo carta e penna. (prende un foglio e siede al tavolo) Avanti, detta. Sei tu la letterata.

LAURA      ‘Cari…’. Non si può fare l’elenco di tutti quelli che conosciamo.

PAOLO      Solo i più intimi.

LAURA      E chi sono i più intimi? Magari qualcuno si offende perché non abbiamo scritto il suo nome.

PAOLO      Allora rimaniamo sul vago: ‘Cari parenti e amici’.

LAURA      Quali parenti? Non abbiamo figli, non abbiamo fratelli, non abbiamo genitori. A

chi ci rivolgiamo? ai cugini lontani?

PAOLO      Allora niente parenti. Solo ‘Cari amici’.

LAURA      E le amiche? Escludiamo le amiche?

PAOLO      ‘Cari amici e care amiche’.

LAURA      Troppo lungo. Metti solo ‘Carissimi’; più generico e onnicomprensivo.

PAOLO      Sai chi sembriamo? Totò e Peppino quando scrivono la famosa lettera. (ride)

LAURA      E’ vero. Chi è che scriveva? Peppino? Tu sei Peppino. (ride)

PAOLO      E tu Totò.

LAURA      (imita Totò) Oh, per bacco!!! (tutti e due ridono di gusto)

PAOLO      Scrivo ‘Oh, per bacco’?

LAURA      (continuando a imitare malamente Totò) Scrivi: ‘oh, per bacco! Virgola, punto, punto e virgola!

PAOLO      (imita Totò) Abundantis! (ridono sempre di più)

LAURA      Mamma mia! Sto morendo dal ridere!

PAOLO      (ormai del tutto ubriaco) Che vuoi di più?Non è da tutti morire dal ridere.    

LAURA      (anche lei ubriaca ride) Sai che ti dico? al diavolo tutti. Non scriviamo niente a nessuno.

PAOLO      Ma sì, chi se ne frega degli altri! (strappa il foglio su cui scriveva)

LAURA      Però almeno uno straccio di testamento avremmo dovuto farlo.

PAOLO      Oh, dio, che scemo! Mi stavo scordando. (prende un foglio dalla tasca della giacca che aveva all’inizio) Ecco, firma qui.

LAURA      Che cos’è?

PAOLO      Il testamento. Lo avevo già scritto in previsione di questo momento.

LAURA      Conoscendoti, avrai scritto che non lasciamo niente a nessuno e che intendiamo portarci al seguito tutto quello che abbiamo. (ride)

PAOLO      Ti sbagli, mia cara. Taccagno sì, ma non fino a questo punto. Ho scritto che erede universale dei nostri beni dovrà essere un Istituto di ricerca sul cancro.

LAURA      Quale?

PAOLO      Uno che mi ha indicato il tuo oncologo.

LAURA      Ma che? gli hai detto che ci saremmo uccisi?

PAOLO      No; gli ho detto soltanto che avrei voluto fare una donazione in vita.

LAURA      Evidentemente ti conosce poco se ha creduto che in vita ti saresti privato dei tuoi beni. (ride)

PAOLO      Continua a denigrarmi; tanto non riuscirai a farmi smettere di amarti. Tieni; leggi e firma, se vuoi.

LAURA      Firma tu per me. Non ho la forza neanche di tenere in mano la penna.  

PAOLO      Scrivo: Laura o Totò? (sorride)

LAURA      (sorride anche lei) Tu firmi: Paolo o Peppino?

PAOLO      Io ho già firmato. Tanto ero sicuro che saremmo arrivati a questo momento.

LAURA      Allora scarabocchia il mio nome e sbrigati perché voglio che vieni a sederti qui vicino a me e che mi stringi forte, forte.

PAOLO      Ecco fatto. Lo lascio qui sul tavolo. la bottiglia, no; me la porto. Arrivo, amore mio. Accoglimi tra le tue braccia. (si butta sul divano al fianco di lei)

LAURA      Fai piano! Così sfondi il divano.

PAOLO      Che ti importa? Tanto non credo che all’Istituto di ricerca sul cancro interessi molto questo divano.

LAURA      No, ma non mi va che domani ci trovino spaparacchiati per terra.

PAOLO      (imitando Totò) Oh, per bacco! Nobili si nasce.

LAURA      E io lo nacqui, sì. (sorridono)

PAOLO      Ne vuoi un goccio?

LAURA      Ma sì. Un ultimo brindisi al nostro compleanno e all’Istituto di ricerca perché possa presto salvare tanti di quei poveri giovani e quelle giovani che ho conosciuto quando ero sotto il loro stesso tunnel.

PAOLO      Cin-cin.

LAURA      Cin-cin. (bevono) Ancora un goccio.

PAOLO      Mi dispiace ma non ce n’è più. Ci siamo scolati anche questa.

LAURA      Non ti chiedo di andarne a prendere un’altra solo perché non voglio che ti stacchi da me; perché so che arrancheresti senza farcela a tornare indietro.

PAOLO      E’ vero, non mi reggo in piedi. Tra l’altro mi sta venendo un gran sonno.

LAURA      Anche a me. Mi si stanno chiudendo gli occhi. Dammi la mano; stringimela forte.             

PAOLO      Buona notte, Desdemona.

LAURA      Buona notte, Otello, amore mio. (si addormentano. La musica continua)

                                                              Fine

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 21 volte nell' arco di un'anno