E vissero felici e scontenti

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EVISSERO FELICI E SCONTENTI

“ Q UELLI D EL P IANO D I S OPRA”

A S S O C I A Z I O N E C U L T U R A L E

PRESENTANO:

E VISSEROFELICI E…SCONTENTI

di

CLAUDIO NATILI

&

CARLO GIUSTINI

Personaggi ed Interpreti:

Mario :

Claudio Natili

Franca :

Pina Rossetti

Polverina :

Simone Bobini

Ferrera :

Viviana Sardella

Lena :

Francesca Gallone

Lano :

Diego Gazzelloni

Menta :

Salvatore Lambiasi

Dudu’ :

Rocco Aversano

Pietro :

Marcello Galletti

Elena :

Simonetta Sioni

Palmiro :

Gino Dominelli

Dottore :

Maurizio Pedini

Musiche :

S. Vittozzi

Scenografie :

A. Di Filippo

Dir. Di scena :

G. Sardella

Macchinista :

M. Dalog

Fonico :

F. M. Forzato

Costumi :

R. Pucci

Org.ne e ottimizzazione :

G. Galli e M. D’Alessandro

COMMEDIA IN TRE ATTI SCRITTA da:

CLAUDIO NATILIe CARLO GIUSTINI

REGIA di:

CLAUDIO NATILI

© Copyright by Claudio Natili

Tel.Fax 06- 4503337

Cell. 339-6473425

E-mail: claudionatili@hotmail.com


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

PRIMO ATTO

1. SIGLA DI APERTURA

L’azione si svolge a Roma negli anni sessanta a casa della famiglia Romani composta da Claudio, il capo famiglia, da Franca, sua moglie e da due figlie, Ferrera e Lena. Un ambiente dignitoso ed accogliente appare allo spettatore all’alzarsi del sipario ma con una sola nota stonata e di dubbio gusto: quadri con scorci di Roma appesi alle pareti e ninnoli che raffigurano i monumenti più famosi, messi in bella mostra sui vari mobili sparsi dappertutto nella stanza.

CLAUDIO: (Entra agitato seguito dalla moglie Franca)Senti Fra’…mò m’hai propriostufato!….Lena…quel citrullo…se lo deve scordà, hai capito?

FRANCA:           Certo Cla’ che quanno te metti in testa ‘na cosa…Ma dico io, che t’ha

fatto quel ragazzo?…Io non capisco perché ce l’hai tanto co’ lui.

CLAUDIO:       Perché…perché…Lo so io e basta!

FRANCA:           Visto che Lena è anche fia mia…scusa se pure io ci ho er diritto de

sape’ la ragione de ‘st’impuntata.

CLAUDIO:       E pure questo è vero. Lo vòi sape’?….

FRANCA:           Sì.

CLAUDIO:       E vabbè!…Nun te lo dico!

FRANCA:           E bravo!…Pure lo spiritoso. Ma nun fa niente…io so’ una che sa

aspettà…te metto al letto…e quann’è lì…lo so io come fatte scioje la lingua. Ci ho un metodo infallibile… collaudatissimo.

CLAUDIO         A Franca, e se t’è presa ‘na botta d’ingrifamento che aspetti? Al letto

annamoce subito…

FRANCA:           Pe’ mettete a letto, aspetto che arriva l’ambulanza, perché vedi ‘sta

statuetta?…(prende dal mobiletto una scultura in gesso del Marco Aurelio)

Se mò tu nun me dici perché ce l’hai tanto co’ ragazzo de Lena… quanto è vero iddio…te la spacco in testa.

CLAUDIO:       No…Marco Aurelio a cavallo no!

FRANCA:           Quello a piedi nun ce l’avemo…e a cavallo…pesa de più.


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CLAUDIO:       Vabbe’…ma adesso carmete…te lo dico…basta che nun me rompi più le….

FRANCA: (minacciandolo ancora con la statuetta)E’èèèè?

CLAUDIO:       E famme finì, no? Dicevo…basta che nun me rompi più le…statuette de Roma mia bella.

FRANCA:           E allora sbrighete a dimme quello che me devi dì che te conviene….

CLAUDIO:       E vabbè…Visto che lo vuoi sape’, te lo dico co’ ’n proverbio… ”Moije e buoi dei paesi tuoi”…Me so’ spiegato?!

FRANCA:           Ma che te credi de sta ai tempi de Checco e Nina?…Oggi stamo ner sessanta, l’uomo tra un po’ arriverà sulla luna e tu ancora stai a guarda de dov’è e’ ragazzo de tu fija.

CLAUDIO:       E’ qui che casca l’asino…io a te lo chiedo. De dov’è?

FRANCA:           A parte che se è lì che casca l’asino, l’unico che deve sta attento a nun cascà per tera sei te perché e ragazzo d’ ‘a tu’ fija è romano… nato e pasciuto a Roma…

CLAUDIO:       Lo so…ma è fijo de un burino della Ciociaria…e un ciociaro nun se po’ pijà la fija de uno ch’è romano de quattordici generazioni.

FRANCA:           Eh sì…aumentamole, tanto che ce frega, nun costano gnente?! Fino a ieri erano sette…e oggi…

CLAUDIO:       E oggi me so’ rifatto i conti…Sette de mi’ padre e sette de mi’ madre, quanto fa?…E poi senti Frà, ma è mai possibile che non me riesci a capì…io uno così non lo farei entrà nemmanco dalla finestra e tu, non solo jè vòi spalancà la porta, ma pure la fija nostra!

FRANCA:           Sì…coi tempi che corrono, tu fija da mò ch’è spalancata… questo è er terzo ragazzo che ce porta a casa e io, nun starei tanto a guardà per sottile…stavorta se tratta der fijo der commendator Lanciani…er datore de lavoro tuo.

CLAUDIO:       E chi se ne frega! Io già nun lo sopporto in tipografia…figurate vedemmelo gira’ pe’ casa!

FRANCA:           Allora vorrà dì che quanno entra lui esci te!


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CLAUDIO:       Eh sì!…Fori i calli e dentro i freddi…ma come te va?!… E poi c’è

n’antra cosa che nun sopporto de’ ragazzo de tu’ fija…er nome. Ma

io dico…uno se po’ chiama’ “Lano”?…E essi bona!

FRANCA:           Mò pure er nome annamo a guardà?

CLAUDIO:       E te credo!…Come se chiama tu fija?

FRANCA: (sbuffando sta al gioco)Lena!

CLAUDIO:       Appunto…metti caso che se sposano…Aoh…ho detto metti caso eh?

Ma propriooo….Passa pe’ la strada e la gente fa…(recitando) “Lo

vedi quello?…E’ Lano di Lena”… A Fraaa!!!…E namo?!

FRANCA:           Ma tu guarda che vai a pensa’….

2.CAMPANELLO DOPPIO Suonano insistentemente alla porta

CLAUDIO:       Hanno suonato.

FRANCA:           E allora?…

CLAUDIO:       Hanno suonato!

FRANCA:           Mbè…che aspetti annà apri…che dopo che hanno sonato se metteno

pure a cantà?…Su bello, va!

CLAUDIO: (mentre va ad aprire)            Ahò…mica sarà er burino!?

3. CHIUSURA PORTA

FRANCA:           Io ‘n te risponno pe’ niente…’n te risponno. (poi da sola) Ma guarda questo come jè presa fitta…invece de esse contento che la fija se sistema co’ uno coi soldi, c’ha pure da baccajà!

CLAUDIO: (rientrando)Franca?!…Piove!

FRANCA:           Embè?…Io mica devo uscì!

CLAUDIO:       No, volevo dì che c’è sputazza (entra Polverina). L’avvocato Porverina.

FRANCA:           Oddio…er diluvio umano…(si dirige verso la porta)


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CLAUDIO:       Ahò…e mò ‘n do’ vai!?

FRANCA:           Vado a pijà provvedimenti.…. (esce)

4. POLVERINA

CLAUDIO:       Buongiorno Porverina…buongiorno.

POLVERINA: (mentre parla, sputazza, specie sulle consonanti P e T)Po-lverina, Po-lverina…no po -rverina…voi romani avete l’abitudine di sostituire tutte le elle con le erre…e mi creda…è proprio un brutto vizio.

CLAUDIO:       E’ bello er suo!

POLVERINA: Perché…che vizio ho?

CLAUDIO:       Niente…dato che quanno arriva lei, in casa ce piove no?! E allora…

POLVERINA: Piove?(guarda in alto)Da dove piove?

CLAUDIO:       Avvocà lei non ce crederà, ma appena ha guardato in su…ha smesso de piove….Allora avvocato, a che dobbiamo la sua visita?

POLVERINA: Signor Romani…mi serve un favore…un favore che da buoncondomino…non mi può…rifiutare. (dicendo “può” ha sputazzato)

CLAUDIO: (coprendosi un occhio con la mano)Porch…

POLVERINA: Che c’è signor Romani?

CLAUDIO:       Ha fatto centro.

POLVERINA: Lo sapevo!…Non sbaglio mai!

CLAUDIO:       Me ne so’ accorto!

POLVERINA: No, dicevo che non sbaglio mai…perché sapevo proprio di far centro…scegliendo in voi le persone che mi avrebbero potuto aiutare.

CLAUDIO:       Avvocà, se possiamo, nel nostro piccolo…che tipo di aiuto?

POLVERINA: Una testimonianza. Però…avrei bisogno anche dell’assenso della suasignora. La “può” chiamare per cortesia?

CLAUDIO: (chiama)Franca!….Franca!…Te vòle l’avvocato.


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Non se preoccupi…che dopo che s’è fatta er vestito se se vòle fa’ la barca…i soldi jè fanno comodo pure a lei.

No, s’è vestita all’ultima moda…non ce faccia caso!…Su dica, dica pure…cosa diceva di questa testimonianza?

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V.F.C. FRANCA: Arrivo!

Franca entra indossando un’incerata usata dai marinai quando il mare è in tempesta.

POLVERINA: (meravigliato)Ma…ma…la sua signora…deve andare a pesca?

CLAUDIO:

POLVERINA: Lei signora…Conosce quella che abita al primo piano, no?

(Franca annuisce. Poi l’avvocato a Claudio) …Ma…neanche parla?

CLAUDIO:       No, vede, deve partecipare ad una recita parrocchiale di beneficienza e dato che deve interpretare un pescatore muto…stava ripassando la parte.

POLVERINA: E già…altrimenti se la potrebbe dimenticare.(Franca annuisce)Dunque, dicevo…la signora Colombini…

CLAUDIO:       Quella del primo piano co’ l’ingessatura?

POLVERINA: Eh!…Attraversando la strada ha messo un piede in una buca e si èrotta la caviglia…ora abbiamo fatto causa al Comune…ci servono solo due che testimonino che erano presenti alla scena…così la Colombini vince la causa e voi…

CLAUDIO:       Annamo in galera.

POLVERINA: Ma no…un qualcosa ci scapperà pure per voi. E poi…una mano laval’altra…non si sa mai…un avvocato può sempre servire…che so… una separazione…(Franca annuisce con veemenza)…un incidente … (Claudio spalle al pubblico si gratta) …insomma nella vita non si sa mai.Allora? …Affare fatto?

CLAUDIO         Pe’ me va bene…ce ne leva tanti a noi de soldi er Comune…che se je ne levamo un pochetti noi famo solo che bene.

POLVERINA: E la sua signora?

CLAUDIO:

POLVERINA: Allora arrivederci e a presto…vi terrò informati.

CLAUDIO (a Franca)Marinaio…accompagna il dottore alla porta.

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5.CHIUSURA PORTA (Franca e Polverina escono)


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CLAUDIO (rimasto solo)Beh…du’ soldi mica me fanno schifo…

FRANCA: (rientra togliendosi l’incerata di dosso)Ma come t’è saltato in mente de dijede sì! Mò pure le testimonianze farse se mettemo a fa’…tu sei malato e ci hai bisogno de ‘na visita dallo pisichiatra…er dottore de li matti.

FERRERA: (entra con l’occorrente per misurare la pressione)Chi è che è malato?

CLAUDIO:       E’ arivata la moije del dottor Kildere…

FRANCA:           Tu’ padre è malato….ma de capoccia….E sai che te dico?..

CLAUDIO:       No…nu ‘o sa!

FRANCA:           Sai che te dico?

CLAUDIO:       Nun lo sa!!!

FERRERA: (apre la custodia del misuratore di pressione)E’ vero ma’…no’ so…peròdimmelo sennò me tocca sta qui fino a domani mattina.

FRANCA:           No, è a lui che glielo devo di’! E sai che jè dico?…Che deve proprio annassela a pijà ‘n der…

CLAUDIO: (entrando in battuta)Zitta!!!…Nun dì quella parola…perché in italiano sechiama l’ano, che nun è romano, perché se…”quello” era romano, se chiamava addirittura “culo”, e te lo figuri che bello?…Incontrava un amico e quello jè fa…Ciao a culo…come te vedo bene stamattina… C’hai du’ belli rossi, uno qua uno là…e poi ‘na boccuccia stretta…però te puzza un po’ er fiato eh??

FRANCA:           Ma vammoriamm…uhmmm…nun me fa di’ le parolacce…è mejo che me ne vado và!…Ferrera hai capito? A tu’ padre…nun jè piace Lano….hai capito ‘n do’ semo arrivati?…Nun je piace Lano!…

(infuriata esce dalla porta in quinta destra. La figlia rimane basita a guardare il padre)

CLAUDIO:       No, nun me guardà così che quella cosa che stai a pensà te, a me me piace eccome…è l’artra cosa che nun me piace.

FERRERA: (guardandolo dubbiosa)Ah…quello te piace e…è l’artra cosa che nun tepiace…ma papà, famme capì…non è che con l’aumentare degli anni, aumentano pure certi…vizzietti...


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CLAUDIO:       A vizziettiii!!!!…Ma che te sei messa in testa. Guarda che io…in quer senzo lì…nun c’ho vizietti…tu madre te lo po’ dì…che se nun stavamo co’ l’antenne, de fij mica ci avevamo solo te e tu’ sorella…io, “all’epoca”…ero capace de sfornanne uno appresso all’artro.

FERRERA: (accingendosi a misurare la pressione al padre)Apapà …me dispiace contradditte, ma a “sfornà” li fij è sempre e solo la donna.

CLAUDIO: (mimando l’infornata di una pizza)  Sì, ma la pala chi ce la mette?

FERRERA:       E sì, mò fa’ i fij è come fa’ ‘na pizza napoletana e poi, all’epoca papà… hai detto bene. All’epoca. Damme sto braccio e cerca de non vive de ricordi, altrimenti la pressione viè falsata.

CLAUDIO:

A Ferè…Però vedemo de sbrigasse eh?!

FERRERA:

Stai buono e rilassa ‘sto braccio! (Claudio si siede e le allunga il braccio)

CLAUDIO:

Ma  tu  guarda  che  me  tocca  fa!…Invece  de  fa’  medicina,

all’Università nun potevi sceije ‘n ‘artra facoltà?…

FERRERA:

Sì?…E che dovevo fa?

CLAUDIO:

L’avvocato…così se ammazzavo tu’ madre ci avevo già chi me

difenneva gratise.

FERRERA:

Stai zitto…quando si misura la pressione se sta zitti…

CLAUDIO:

(Misura. Dopo un po’…) Lo vedi?….

Quanto ci ho?

FERRERA:

Cento…dieci…

CLAUDIO:

Ammazza ahò…sto fermo e vado a centodieci, allora se me metto a

core a quanto arrivo, a duecento?…Che padre forte che c’hai Ferè…

FERRERA:

Non scherzare…Con la salute non si scherza…

CLAUDIO:

Perché è grave?…Sto pe’ morì?…

FRANCA: (rientrando)Magari!…Il problema è che tu fai morì l’artri.

CLAUDIO:       E’ ritornata Cacini!


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FRANCA:           Guarda che è arivato Lano…è di là in camera insieme a Lena…

CLAUDIO:       …Oddio!!!!

FERRERA:       Papà, che t’è successo!!

CLAUDIO:       Quei due Frà…stanno di là…da soli!!

FERRERA:       A papà…sei proprio un matusa…I tempi sono cambiati…

CLAUDIO:       Lo so…ma quelle cose lì… se fanno come se so’ fatte sempre…fin dall’Era dell’omini primitivi.

FRANCA:           Lui ce lo sa perché fa parte de qu’a razza!…E’ un primitivo?!

CLAUDIO:       Io nun faccio parte di quella razza…è solo che ci ho più immaginazione de te.

FRANCA:           Sì, ma non immagina’ troppo, sennò esce fòri che all’epoca dell’omini primitivi esisteva pure er kamasutra…

CLAUDIO:       E perché nun po’ esse?…Certo…era fatto solo de ‘na paginetta scorpita su ‘a pietra…però l’essenziale c’era.

FRANCA:           Io penso che d’essenziale qui ce vorebbe solo un bel ricovero. A Ferrè…tu che stai a fa’ er tirocinio all’Umberto Primo…ma proprio nun conosci nessuno che…

FERRERA:       A ma’…dai…mò nun ricominciamo. (a Claudio) E te sta’ bono qui che te porto un cucchiaino de pappa reale e un bicchier d’acqua co’ la vitamina ci.

CLAUDIO:       Ma nun è meijo un goccio de caffè…co’ la vitamina effe?

FERRERA:        Che matto che sei papà! No…la caffeina ti fa male!

CLAUDIO:       (si mette in bocca una sigaretta) Beh…allora ‘na sigaretta.

FERRERA:       No…Il fumo fa male.

(toglie la sigaretta dalla bocca del padre e la spezza nel portacenere) Cor fumo se mòre.


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CLAUDIO:       Ma chi t’ha detta sta frescaccia! Hai mai visto su’ ‘e tombe la foto de uno co’ la sigaretta in bocca?…E dai Ferè…se me levi pure er gusto de le sigarette vojo vedé che me rimane; e poi dico io, ma se uno vo’ morì…ma fatelo morì in pace, no?

FRANCA:           Ha ragione!…Ferè…lascialo morì-ammazzato!

LENA: (entrando in scena con Lano)      Chi è morto ammazzato?

FRANCA:           No, niente…stavamo a dì così.

LANO:                   Signor Claudio?!…Come sta?

CLAUDIO:       Fino a un momento fà…bene!

LENA: (imbarazzata)Non ci fare caso, caro…mio padre ha sempre voglia discherzare

CLAUDIO:       Tu dici eh?…Ma nun è così…vedi Lano…anzi no, (mettendosi tra lui ela figlia) nun lo vedè, che ancora nun t’è permesso…dicevo…vedi…quanno tu stai in tipografia…e la mattina fai colazione al bar della mensa…er buro te rimane qui.

LANO:                   Signor Claudio, ad onor del vero nella mensa della tipografia di mio padre, il burro neanche si vede….se poi vogliamo chiamare burro

anche quella piccola porzione che neanche si sente...

CLAUDIO:       Si sente…si sente, eccome se si sente!

LENA:                  Suvvia, papà…non può rimanerti sullo stomaco…è talmente piccolo che non meriterebbe neanche di chiamarsi burro.

CLAUDIO:         Infatti…e un burino! Il nome giusto e quello…burino…e io ce l’ho qui!

FRANCA: (per tagliar corto)Lena…non dovevate andare al cinema?

LENA:                    Sì!…Io e Lano andiamo al cinema…E’ uscito sugli schermi l’ultimo film con Mastroianni…” Divorzio all’italiana”..

CLAUDIO:       Ecco…bravi!….Andate e…imparate.

LANO:                   Che cosa dobbiamo imparare?


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FRANCA:           Niente…niente…non date retta…sinnò fate tardi.

LENA:                    Beh…noi andiamo…

(si avvicina al padre e gli dà un bacetto sulla guancia) Ciao!

CLAUDIO:       Ciao…e nun fa’ tardi…

LENA:                    Appena terminato il film…torno a casa.

CLAUDIO:       Brava!…Lano…senti…Ricordate che anna’ a vede un film co’ Lena …nun è vincolante…

LANO:                   Scusi…ma non capisco…

FRANCA:           Andate…andate…sennò perdete er firm.

6.CHIUSURA PORTA (Spinti fuori da Franca…Lano e Lena escono)

FRANCA:           Hai finito de fa er cretino?!…E poi…mettete l’anima in pace perché

tanto…vòi o nun vòi…Lano co’ Lena se so’ fidanzati…

CLAUDIO:       E io li faccio sfidanza’….

FRANCA:           Ah sì?….E come?…Te ricordo che tu fija è maggiorenne e può fa’

quello che je pare….

CLAUDIO:       Si…ma fòri de qua…Fino a che sta a casa mia…fa quello che dico io

FRANCA:           Me dispiace dovette dà ‘na delusione, ma sta casa nun è tua, è della

pora mi’ madre.

CLAUDIO:       A si?… E tu ci avresti er coraggio de cacciamme de casa soltanto

perché  nun  voijo  che  Lena  se  sposi  un  burino?…Viè  qua…

(abbracciandola facendo il micione) …A Frà…ci avresti quer coraggio?

FRANCA:            Beh…no che c’entra…sei sempre mi’ marito…Però prenderei da

parte Lena e….

CLAUDIO:       (tenendola sempre abbracciata) E…?

FRANCA:           E je direi…

CLAUDIO:       (dolcemente) E je diresti?

FRANCA:           Jé direi…“Sposate Lano e nun da retta a tu’ padre”.


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CLAUDIO:       (allontanandola) Ammazzete quanto sei capocciona!

FERRERA:       (entrando con un bicchiere in mano) Ecco l’acqua e la Pappa Reale.

(a Claudio) Prendi prima questa, e poi bevi…vedrai che ti farà bene.

CLAUDIO:       Damme qua…almeno co’ ‘sta roba me rifaccio la bocca.

FRANCA:           Tu la capoccia te dovresti rifa’…. non la bocca.

FERRERA:       Ma si può sapere che avete questa mattina…Non fate altro che

bisticciare.

FRANCA e CLAUDIO: (insieme)E’ tu’padre….E’ tu’ madre…

FRANCA:           Nun da’ retta. Tu’ padre non vòle che Lano si fidanzi co’ Lena

FERRERA:       A papà…e fa’ il bravo…Se Lena si è innamorata di Lano è giusto che

si sposino. Pensa che bello papà…diventerai nonno…

CLAUDIO:       Si…di un burino in fasce…

7.CITOFONO (suona il citofono)

FERRERA:       Il citofono.

CLAUDIO: (vedendo che nessuno si muove)….Piano…nun ve scapicollate…

(recandosi a rispondere) Vado io….ve dovesse pijà er coccolone…

(alza il ricevitore) …Ve apro!… (spinge il pulsante) … E’ Dudù…sta a venì su insieme aMenta.

FRANCA:           Questi se presentano sempre ai mejo momenti!…Guarda come so’ conciata!…Nun è che jè potevi di’ de ripassà più tardi, no?!

FERRERA:       A ma’…ma Dudù è tu’ fratello…de che te vergogni.

FRANCA:           Ma non dicevo mio fratello…l’altro…Menta…nun me va che me vede così…e poi casa è ancora da spiccià.

8.CAMPANELLO DOPPIO (Suonano alla porta)

CLAUDIO:       (vedendo che le due donne non accennano a muoversi) Famo ‘a conta?… (dopo un secondo) Tutti senza dita eh?…Ho capito!…Arivado io. (Esce)

FERRERA:       Ma chi è Menta?


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FRANCA:           L’amico de tu’ padre…quello che tutti i sabati viè a giocà la schedina insieme a Dudù….Menta…quello che nel rione chiamano er cornuto.

FERRERA:       Ah, Romolo!…No, perché io non sapevo che se chiamasse Menta.

Ma com’è che lo chiamano cornuto?…Niente niente la moglie….

FRANCA:           Ma che scherzi?…Quella è ‘na santa e nun je farebbe un torto nemmeno, se fosse da sola in mezzo a un reggimento de sordati…lo chiamano cornuto perché fa l’arbitro.

FERRERA:       Ah, ah, ah…mica lo sapevo che facesse l’arbitro…

(entra Claudio seguito da Dudù e Menta. Ferrera che non si è accorta dei tre)

…beh, allora è logico! Mò ho capito perché Romolo lo chiamanocornuto.

MENTA:              Perché so’ arbitro…e l’arbitro ormai c’ha ‘sta pecetta che non je se stacca nemmanco se pija pe’ moje ‘na ecchese suora de clausura. Buongiorno signora Franca…buongiorno signorì!

FERRERA:       Mi scusi signor Menta…ma non intendevo dire che lei ci ha le corna, ma che le corna ce l’hanno l’arbitri…cioè…volevo dire…tutti gli arbitri, meno i presenti…insomma io volevo dì che chi ci’ha le corna.

CLAUDIO: (entrando in battuta)Se le tiè!

FERRERA: (imbarazzatissima)…Sì…cioè, no…ecco…io vado di là, a giorni ho unesame e…ciao zio…signor…Menta?! (esce)

FRANCA:       Scusala…non ce l’aveva con te…hai sentito?…Ce l’aveva co’ l’arbitri.

CLAUDIO:       E già…lui fa er fornaro?!

FRANCA:           Ma no…co’ l’arbitri in generale…mica co’ lui…lui è…

I TRE:                    Arbitro!

FRANCA: (imbarazzata)Io c’ho da fa…vado a finì de mette a posto. (Esce)

CLAUDIO:       Romolo, l’hai portate le schedine?

MENTA:              Sì.


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DUDU’:                 Allora forza…mettemose all’opera. ‘Sta settimana me sento che sbancamo er Totocalcio.

FRANCA (Rientrado)Ah…Claudio…Scusate se ve disturbo...me dimenticavo deditte che…tra un po’ dovrebbe venì il tuo consuocero…il commendator Lanciani e famija…quindi…

(fa segno di stringere i tempi)

CLAUDIO:       E chi l’ha invitati?

FRANCA:           Io!…E se nun te sta bene…quella è la porta…quindi

(Franca ripete il gesto di prima ed esce)

DUDU’:                 Che j’hai fatto a mi’ sorella? Ammazzela com’è incacchiata sembra che j’ha mozzicato ‘na vipera?!

CLAUDIO:       Sì, ce mancava solo quello, così me toccava portalla pure dar veterinario pe’ avvelenamento.

DUDU’:                 Ma chi…mi’ sorella, dar veterinario?

CLAUDIO:       La vipera, Dudù…la vipera me toccava portacce! Un giorno de questi lo sai che faccio?…Metto in pratica quer vecchio detto…

CLAUDIO E DUDU’: (all’unisono)”Donna de cinquant’anni buttala ar fiume co’tutti li panni”

CLAUDIO:       Anvedi ahò…lo sai pure te?

DUDU’:                 ‘O credo!…E’ ‘a cinquecentesima volta che te lo sento dì?!

MENTA:              ‘Sto proverbio…mica l’ho capito.

CLAUDIO:       Nun l’hai capito? Mo te lo spiego: la sorella de questo?! (Indica Dudù)

MENTA:              Che sarebbe tu’ moje?!

CLAUDIO:       Purtroppo?!…S’è messa in testa che li burini so’ come li romani… Hai capito?…Senza sapé che (infervorato indicando anche Dudù) noi, ci avemo quasi tremila anni…

MENTA:              Ammazza quanto sète vecchi!…

CLAUDIO:       Ammazza quanto sei stronzo!…Volevo dì…tremila anni de storia…


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DUDU’:                 Sì, ma adesso daije…cominciamo a fa’ ‘sta schedina         prima che

arivino l’ospiti..

CLAUDIO:       Ospiti?…Allora ‘n hai capito! So’ burini!!!…Non solo, ma burini che

portano pure jella…


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Ma quale casa tua!!…E’ da qua che deve annà via. Aspetta… famme pija la chitarra…voi tenete questi.

jella, jella pussa via…vai lontano da casa mia…

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MENTA:              Lascia perde…nun ce pensa’…

CLAUDIO:       E te pare facile nun pensacce?… (Si avvicina all’armadio e apre uncassetto)…La jella è peggio de ‘na malattia infettiva…e hai da vedecome s’attacca!!!…’O vedi quello che deve venì adesso?…”Er consuocero”…come lo chiama mì moje…Porta tarmente jella, ma tarmente jella, che quanno passa, i gatti neri se gratteno…

(spalle al pubblico che non si avvede quello che Claudio combina) quindi è mejo che pijamole precauzioni der caso…

DUDU’:                 Ma che stai a fa’?

CLAUDIO:       Prendo le precauzioni! (Quando si rigira ha al collo una corona di cipolle,

un grande corno rosso in una mano e un ferro di cavallo nell’altra)Co’questi addosso semo più tranquilli!

MENTA:

CLAUDIO:

(mette in mano a uno il corno e all’altro il ferro di cavallo)

Er canto propiziatorio va fatto come se deve.

(va ad un angolo della stanza e prende la chitarra)

Sète pronti cor solito balletto?

DUDU’:                 Pronti!

MENTA:              Vai?!

(Claudio in testa con la chitarra, gli altri in fila indiana, cominciano a cantare e a ballare)

INSIEME:          Soldi…soldi…soldi…tanti soldi…lodati siano i soldi, i beneamati soldi perché…chi ci ha li sordi vive come un pascia’…e a piedi caldi se ne sta….Viva i soldi!

DUDU’:                 Fermi, fermi!…A me, me sorge un dubbio…nun sarà, invece che è proprio sta canzone che ce porta sfiga?

CLAUDIO:       Dici?

DUDU’:                 E dico sì!…Ogni vorta che l’avemo cantata, non ci avemo mai azzeccato!?

MENTA:              A parte che pure quanno nun l’avemo cantata è stata la stessa cosa, ma Dudù…a me de dubbio me ne sorge un altro.


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(mette le dita a capannello

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CLAUDIO e DUDU’:   Quale?

MENTA:              E se a portacce sfiga è quello che sòna la chitarra?

DUDU’:                 Sòna!?

CLAUDIO:       A parte che se qui c’è uno che porta sfiga tra de noi…nun so’ io… (pausa) ..ma che avresti voluto di’ co’ quer… ”sòna”!?… Aricordateche io…tre anni fa, ar festival degli sconosciuti…so’ arrivato primo.

Quanno so’ sceso dal parco…la folla, così!

come ad indicare la quantità di gente)

MENTA: (ripetendo la mossa di Claudio)Infatti dicevano: “ma chi cazzo l’ha fattocantà a quello!”

CLAUDIO:       Sì, tu pija in giro…intanto al festival degli sconosciuti, ero talmente circondato dalla folla che nun sapevano come fa’ pe’ chiedeme l’autografo.

DUDU’:                 E te credo…eri sconosciuto?!…Come facevano a sapé a chi ‘o dovevano chiede!

CLAUDIO: (a Romolo)Lo senti come parla?…E’ stato sempre invidioso che io sònola chitarra…

DUDU’:                 Ricordate che pe’ come so’ portato io pe’ la musica…se la chitarra

l’avessi studiata io…avrei superato pure Segovia.

CLAUDIO:       In quanto a Segovia tu da mò che l’hai superato. A Romolo…’o sai

che m’ha detto la sorella?…Che quanno era ragazzino la madre lo

pistava de botte un giorno sì e l’artro pure perché se chiudeva ar

cesso a studià…Segovia!!

MENTA:          Embè?…Che d’è?…Da regazzini, almeno ‘na volta l’avemo fatto tutti.

CLAUDIO:       Er fatto è che lui lo fa pure da grande….e mica solo ‘na vorta.

MENTA:              Ah, ah, ah…a Dudù, ma è vero che ancora fai que’ cose?

DUDU’:                 Invece de crede alle stronzate che te dice lui?…Perché non cerchi de

azzeccà i risultati giusti…che ce fosse mai ‘na volta che ce ‘ndovini.


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MENTA:              Embè, mò sta a vede che se non se vince la corpa è mia.

DUDU’:                 Eh no...sta a vedè che mò è mia…L’arbitri nun c’azzeccano mai cor fischietto, figurate se c’azzeccano coi risultati.

CLAUDIO:       E daje a Dudù…non litigamo…tanto alla fine chi la fa, la fa…se devi vince…vinci pure se la schedina la fa lo scemo der paese.

DUDU’:                 Bravo…co’ sta frase m’hai convinto…a Romolé…Falla te che armeno vincemo.

MENTA:              Hai capito Cla?…Hai capito?…Io sarei o scemo….

CLAUDIO:       Ma no, dai, basta…famela finita e compilamo ‘sta benedetta schedina!…Dai, scrivi Romolé, scrivi!

MENTA:              (a Claudio) Lo sai a me che me piace sentì cantà pe’ famme venìl’ispirazione? “Riderà” de Little Tony…ahò, non se sa mai…ce facesse ride pure a noi.

DUDU’                   Attacca Cla’ che la canto io.(Dudù canta “Ridera”di Little Tony) “Riderà…riderà…riderà…tu falla ridere pe’ mee”

MENTA:              (blocca tutti)…Bono, bono ahò!…A per me!…Pe’ noi?!

DUDU’:                 Pe’ noi…pe’ noi!

MENTA:              Allora forza, cominciamo…a Cla’ portame la palla de vetro.

CLAUDIO:      Aspetta mo’ te la do!

(Menta intanto seduto al tavolo è completamente assorto. Più che una schedina sembra che voglia iniziare una seduta spiritica)

DUDU’: (mentre Claudio la prende da sopra una mensola)Ma che ce devi fa?!

MENTA:              Niente…è ‘na scaramanzia. Ce devo legge er futuro.

CLAUDIO: (dandola a Dudù)Eccola!

DUDU’: (prendendola)Ma che…er Colosseo(la gira)co’ ‘a neve?

MENTA:              Funziona de più.

DUDU’:                 Se ‘o dichi te!?


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CLAUDIO: (a Menta)Sei concentrato?(Menta gli fa cenno di sì con la testa)…Alloraincominciamo…Juventus-Mantova…

DUDU’:                 Uno!

MENTA:              Allora?…La devo fa’ io…o la deve fa’ lui?

CLAUDIO:       ‘A devi fa’ te!

MENTA:              Allora… io dico due!…Un bel due!

DUDU’:                 Due?…No, no…io non ce sto! Ma come…la Juve in casa, co’

l’urtima in classifica e questo dice due?!…Io me ne vado!…

(fa per andarsene ma Claudio lo trattiene)

CLAUDIO:       A Dudù…ma viè qua…nun fa e’ ragazzino. Menta ha scherzato…Ha

detto due, pe’ vedè che faccia facevi…è vero Romole’?

MENTA:              No, no…io ho detto due proprio pe’ dì due…

DUDU’:                 Hai visto Clà che ci avevo ragione?…Co’ i risultati che tutte le

settimane s’enventa l’arbitro (fa le corna) cor cacchio che famo tredici.

CLAUDIO:       Ahò…mò m’avete stufato…tutti i sabati co’ voi è la stessa storia…

Visto ch’è così, lo sapete che famo…tajamo la testa ar toro e dimo un

risultato per uno. Ve sta bene?

MENTA:              Vabbè…un risultato per uno.

CLAUDIO:       (a Menta) Daje scrivi…

(Menta prende la penna e comincia a segnare i risultati che via via si dettano)

Allora avevamo detto Juventus-Mantova, due!…Adesso tocca a me Internazionale – Roma……vedemo… l’Internazionale gioca in

casa…e quindi la Roma…nun gliela fa…a perde….metti due!

DUDU’:                 Due!?…Due?!…Ma lo sai Helenio Herrera detto “er mago” che formazione ha annunciato?…N’ ‘a sapete?…Ve la faccio vedè io… (tira fuori il Corriere dello Sport)…Ecco qua! Sarti, Burgnich,Facchetti, Guarneri, Picchi, Malatrasi, Domenghini, Suarez, Mazzola, Corso e Jair…e tu vuoi mette due?… Arbitro…tu nun dici niente?


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MENTA:              E che devo di’!?…Ci ha ragione!…La Roma ‘n se batte… bravo Claudio…due secco.

DUDU’:                 E io ve saluto n’artra vorta!…

CLAUDIO:       Ma viè qui…’n do’ vai!…Tutù, tutù, tutù… (Dudù esce)

9. CHIUSURA PORTA

MENTA:              Ah, ah, ah, ah…

CLAUDIO:        A Romolè, che fai….quello se n’è annato e tu te metti a ride?

MENTA:              E te credo…facevi “tudùuu, tutùuu…sembrava che se ne stava annà

via cor treno?!

CLAUDIO:        Sì, tu scherza…intanto quello se n’è annato sur serio.

MENTA:              E te l’avevo detto ch’era prepotente, no?

CLAUDIO:       E allora approfittamone mo’ che nun c’è lui…sbrigamose… scrivemo

un risultato dietro l’artro…così davanti ar fatto compiuto…nun po’

fa’ artro che stasse zitto e caccià la parte sua.

MENTA:              A sbrigamose?!?!…Calma!…Io pe’ ‘ndovinacce me devo concentrà!

CLAUDIO:       Sì, mò ce crede pure lui…ci avemo er Mago de OZ. I risurtati ‘i vede

dentro ar Colosseo co’ ‘a neve. A Roma nun nevica nemmanco ogni

morte de papa…pensa se potemo fa’ tredici.

MENTA:              Foggia – Varese??????……

DUDU’: (facendo capolino, grida)Icchese!!!

CLAUDIO:       Ma ‘n te n’eri annato?

DUDU’:                 Sì…mo me ce fregate! Ho aperto la porta e l’ho richiusa… stavo ar corridoio, pe’ sentì quello che dicevate quando nun c’ero.

MENTA:              Perché, che pensavi che dicessimo?

DUDU’:                 Lasciamo perde va.

CLAUDIO:       Vabbè lasciamo perde e annamo avanti. Lazio - Messina


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MENTA:              Fateme concentrà…dunque…la Lazio ‘sta’anno è forte e gioca in

casa…er Messina è penurtimo in classifica e in più viene a giocà nella tana dell’aquilotti…vince.

CLAUDIO:       Chi!?

MENTA:              Er Messina.

CLAUDIO e MENTA: (allunisono)E vai!!!!

DUDU’: (ripensandoci)Un momento!…Io pure so’ romanista, ma contro l’evidenzanun se po’ annà. ‘A Lazio va forte, er Messina è penurtimo?! Se pure qua mettemo due…tredici nun lo faremo mai.

MENTA:              Ma qui ho messo due, pe’ prenne la sorpresa.

DUDU’:                 Eh sì…aprimo l’ovo de Pasqua. ‘Sta schedina già è “tutta” ‘na

sorpresa?!…E tu ne vuoi pija un’altra?

CLAUDIO:       Zitto…non lo interrompe…Guarda come se sta a sforza’…

DUDU’:                 Si…sta a fa n’artr’ovo perché la sorpresa de prima non j’era piaciuta!

CLAUDIO:       Catania-Bologna…

MENTA:              Uno!

DUDU’:                 (si alza) E io me ne rivado n’artra vorta!

CLAUDIO:       A Dudù e se famo così la schedina nun la finimo mai….

DUDU’                   Ma lo senti che razza de risultati ce sta appioppa’..

CLAUDIO:       Vabbe’ dai…ce mancheno due risultati…metteceli tu

MENTA:              Così te famo contento….

DUDU’: (entrando in battuta)E coijonato! Ma che me state a pija ‘n giro?…Questa èl’urtima vorta che gioco co’ voi…dalla prossima settimana faccio la schedina co’ l’amici der bare.

MENTA:              Mejo…così nun ce porti più jella!?…


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DUDU’:                 Ah…io porto jella?….Sei tu che nun capisci niente de calcio. Sai che

faccio?…Mo scrivo la schedina in bella copia… me date li sordi …la vado a gioca’…e poi la chiudemo qui…Co’ voi nun ce sto più…Da domenica gioco er sistema ar bare… (si siede al tavolo e scrive)

CLAUDIO:       Quanto sei ragazzino!….Nun te ce facevo mica eh…

DUDU’: (mentre scrive)Ma quale ragazzino…siete voi che nun ce capite niente…Sevolete continua’ a gioca’ co’ me…da domenica prossima la schedina la faccio io… (ha finito di scrivere) Ecco fatto…ho scritto le copie pure pe’ voi….Dateme li sordi che la vado a gioca’…. e sbrigateve perchè

devo anna’ alla posta a ritirà la pensione prima che chiude…

CLAUDIO:       Do’ devi anna’?

DUDU’:                 Alla posta a prenne li sordi perché mò nun c’ho ‘na lira…

CLAUDIO:       E allora se mò nun c’hai ‘na lira…i soldi te li do quanno li cacci te…

MENTA:              Io pure…

DUDU’:                 E io me ne rivado!

MENTA:              E chi se ne frega!

CLAUDIO: (gli grida dietro)…A Dudù…ma ‘n do vai?!…Stavamo a scherza’…

DUDU’: (uscendo)Io neanche ve vojo vedé!…Ciao belli!?

Claudio e Romolo rimangono in silenzio con le orecchie tese sugli eventuali rumori provenienti dalla porta. Sentono la porta aprirsi, ma non richiudersi.

MENTA: (con voce trattenuta)Nun te preoccupà, Cla’…quello rientra. S’è fermato arcorridoio…vòle fa’ la stessa cosa che ha fatto prima. Te pare che se ne va senza pija li sordi?

CLAUDIO:       E allora sai che famo?.. Se nasconnemo e appena sentimo che rientra uscimo fori e je dimo…

(si avvicina all’orecchio bisbigliandogli una parola) …èh?

Passano alcuni secondi di silenzio, poi dalla porta appare il commendator Lanciani, sua moglie Elena, suo figlio Palmiro seguito da Dudù.

CLAUDIO e MENTA: (uscendo dal nascondiglio)Stronzo!!!

(Il commendator Lanciani impietrito sull’uscio, non riesce a profferire parola. Claudio e Menta imbarazzatissimi non sanno cosa fare fino a che:)

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CLAUDIO:       Commendatore ci scusi…ma lei è entrato proprio nel mezzo del nostro gioco…

PIETRO:             Freghete!?…E se nun era un gioco, invece de stronzo, me mannavate affangulo?

MENTA:             Sì…cioè no…ora le spiego… Stavamo facendo la schedina quando Dudù…pe’ divergenze d’opinione è uscito n’attimo

CLAUDIO:       E allora noi pe’ fallo rientra’…

PIETRO: (entrando in battuta)L’avete chiamato pe’ nome!

MENTA:             Bravo commendatore…proprio così.

CLAUDIO:      Come ha fatto ad entrare…non ho sentito suonare…

PIETRO:             Infatti stavo suonando, quando il signore qui presente ha aperto la porta…

CLAUDIO:      Aaah…ho capito.

MENTA:              Beh…visto che hai ospiti…io me ne vado… Me devo sbriga’ che devo anna’ a Pietralata ad arbitra’ ‘na partita (a Dudù) Dudù… giocala tu…stasera te do li sordi…Arrivederci e buon divertimento. (Esce)

10. CHIUSURA PORTA

DUDU’:                 Il signor commendatore mi scuserà…ma se non me sbrigo la posta me chiude e non posso ritirà la pensione d’invalidità.

PIETRO:             Invalidità?!…Ma perché cosa hai?

DUDU:                   So’ zoppo…famme core! (esce)

11. CHIUSURA PORTA

CLAUDIO: (sottovoce)Non ce faccia caso Commendato’…è ’n altro miracolato daDe Mita…Se nun ve dispiace…vado a chiama’ mia moglie… Non sa che siete arrivati…. Fate come se foste a casa vostra…

ELENA:               Vadi…vadi puro.

CLAUDIO:       Torno subito. (esce)


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ELENA:               (guardandosi intorno) Beh…armeno la casa sì pulita.

PIETRO:             Dove credevi che abitassero…in una grotta?

ELENA:               No…però una madre ha da sapè sempre in de che mani va a capita’ lu fijo…e se in de la casa c’è la monnezza, puro la famija è ‘na monnezza.

(Palmiro, seguendo la madre che sta curiosando un po’ qua e un po’ là, scopre la schedina sul tavolo)

PALMIRO:       Che sono questi numeri su questa scheda, papà?

PIETRO:             Fa vede’?… (prende la schedina e mentre legge) Ah…questa e la copia della schedina che stevano facenno li signori de prima…Guarda che risultati ce sì scritto. E quando lo fanno tredici… (restituisce la copia a

Palmiro che dopo uno sguardo)

PALMIRO:       C’hai ragione papà! (l’accartoccia e la getta)

PIETRO:             Raccoglila…che hai preso la casa de questi pe’ un monnezzaro?

ELENA:               Palmiro non vorrebbi mica farti ariconoscere!

PALMIRO:       Hai ragione mamma…non lo faccio più!

(Palmiro la raccoglie e se la mette in tasca)

FRANCA: (Entrando con Claudio)Chiedo scusa…ma non vi ho sentito arrivare.

PIETRO:             Di niente cara signora…Visto che prima non abbiamo avuto tempo di fare le presentazioni per via de ‘na parolaccia….

FRANCA:(a Claudio)Che è successo?

CLAUDIO:        Niente Frà…un equivoco.

PIETRO:              Vi presento mia moglie… Elena…

(Elena arriva con la sua andatura lenta) Nin core ca te po’ fa male!…C’ha libaipasse…l’innesti ce l’ha fatti nu dottore de lu pese nostro…prima dovevano esse due…poi ce ‘n’ha fatti tre.

ELENA:                Ma io ce ne sì pagati solo due…come quanne vai a fa’ la spesa no?!…Paghi due e prenni tre!


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CLAUDIO:       Quanno c’è un’altra offerta ce lo dica che c’annamo pure noi…è vero Frà?

FRANCA: (Impacciata)Non ci faccia caso…mio marito scherza sempre!

PIETRO:             E questo è l’altro mi’ fiolo…lu genio de la famiglia.

CLAUDIO:(stringendogli la mano)Ah…finalmente uno col nome come si deve:

Eugenio…piacere!

PALMIRO:       No, signor Claudio, non mi chiamo Eugenio…il mio nome è Palmiro.

PIETRO:(gli dà una pacca sulla spalla che lo fa spostare in avanti)Ce fusse ‘na vorda cacapissi bene!…Io diceve lu genio perché sto fijo mio…c’ha lu cervello!

CLAUDIO:        No!…C’ha er cervello!!!!…Che bella notizia!

FRANCA :         Prego signora Elena…accomodatevi….

ELENA: (mano nella mano al figlio)Su…saluta i tuoi nuovi parenti!

PALMIRO: (timido verso Franca)Buon giorno signora Franca…mi chiamo Palmiro.

FRANCA: (anche lei un po’ impacciata ad Elena)…Ecco…questo è mio maritoClaudio… di là c’è mia figlia Ferrera e…io sono Franca.

ELENA:               E allora forza…dicce tutto quello ca ce devi da dì…e nin ce penzamo più.

FRANCA:           In che senso…signora Elena?

ELENA:               Tu sì detto d’esse Franca?…E allora spiattellace tutto subito. Io pure so’ come tene! Pure a me me piace dì le cose pane a lu pane e vino a lu vino.

PIETRO:             Elena…guarda che la signora se chiama Franca de nome… e no che te vo’ dì le cose.

ELENA:               Ah…Franca è lu nome!?

FRANCA:           Eh!

PALMIRO: (verso Claudio)Buon giorno…mi chiamo Palmiro…

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Ma…mamma…po…po…po..po..po…po..

(a Franca) Jè piace talmente la musica che sòna er clacson pure quannonun c’è traffico.

Po…po…sso andare?

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Lasciamoli soli questi matusa…andiamo in camera mia ti faccio vedere la mia collezione di dischi…

Si….ma…pre…pre..pre feri…sco…Adri…Adriano… Cele en…tano.

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PIETRO:


Non fateci caso…Palmiro è un po’ timido…ma con il tempo…e quando troverà anche lui una bella fidanzata come l’ha trovata il nostro caro Lano…riuscirà ha superare questo handicap…. (sottovocea Claudio) Per la verità…ne ha un altro di handicap…


CLAUDIO:


A si?….Solo un altro?


PIETRO:


Si…ma è…


(entra Ferrera) …una cosa di poco conto….


FERRERA:


Buon giorno signori…piacere di conoscervi.


12. COLPO DI FULMINE FERRERA

PALMIRO: (balbettando)Ci…ci…ciao! Mi…mi…chi…chia…mo Pa-pa…Pa-pa..

CLAUDIO: (entrando in battuta)Se chiama papà!

PALMIRO:       No…Pa-Pa…Palmiro…

PIETRO:             Visto?…Quando parla con una ragazza che gli piace. … balbetta.

ELENA:               Lo sapete che Palmiro ha stato nu caso nazionale?…Ha stato su tutti li giornali…Pensate che in tre anni si ha laureato in Ingegneria nucleare…con centodieci e loden!

CLAUDIO:       Aaaah!!! Pure er cappotto j’hanno regalato?

ELENA:               Nin zolo…qualche anno addietre sì fatte puro la domanda pe’ la partecipazione a lu “Musichiere” …le canzoni le sa tutte.

FERRERA: (a Palmiro)Ti piace…Gianni Morandi?

PALMIRO:

FERRERA:

PALMIRO:

CLAUDIO:

PALMIRO:


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ELENA:               Certo caro…va pure! (Ferrera e Palmiro escono) …Che belli fijoli!

PIETRO: (con enfasi)Certo che anche loro insieme fanno una bella coppia e sarebbebello se anche Palmiro…con Ferrera…

CLAUDIO:       Commendato’…che ha preso casa mia pe’ ‘n agenzia matrimoniale?

ELENA:               Cara signora Franca…Volemo chiacchierare nu poco de li nostri pargoli?

PIETRO:             Brava mojema!…Visto che domani è domenica…famo ‘na bella festa di fidanzamento… (Batte le mani) e non ci pensiamo più…

CLAUDIO:       E no…pensiamoci invece. Si fa presto a dire “fidanzamento” poi ci si pente…e non si può più tornare indietro…

FRANCA:           Non fateci caso…Claudio è pessimista per natura. Non è per Lano… vero Claudio?…Lano è intelligente…

CLAUDIO: (ripete)Inteliggente….

FRANCA:           Sensibile…

CLAUDIO: (C.S.)Sensibile…

FRANCA:           E’ un bravo ragazzo…

CLAUDIO:       Azzo…

FRANCA:           Dolce come un budino…

CLAUDIO: (C.S.)Dolce come un burino…(Franca gli da un calcetto)Aioh!!

PIETRO:             Allora siamo d’accordo…Domani ufficializzeremo il rapporto d’amore dei nostri figli…

ELENA:               Bene…ora noi si leviamo da li zibbidei, comme dicono a lu paese nostre…si vediamo domani co li ragazzi e accussì parleremo anche del loro matrimonio

CLAUDIO: (basito)De che?

FRANCA: (strattonando il marito)Certo…volentieri.


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PIETRO: (lo saluta abbracciandolo)A domani caro consuocero!

CLAUDIO: (triste)A…domani commendatore.

PIETRO:             Beh…ora siamo parenti…Possiamo cominciare a darci del tu…

CLAUDIO:       Dice che è il caso?

PIETRO:             Freghete!(Salutano ed escono accompagnati da Franca e da Ferrera)

CLAUDIO: (triste)E’ ‘na tragedia!…

(si avvicina al giradischi e mette il disco del suo cantante preferito. Mentre Claudio Villa “Binario…triste e solitario…lunghe parallele della vita… per me è finita…” si siede in poltrona e lentamente si chiude il sipario del primo atto

13. BINARIO – A BASSO VOLUME

FRANCA:           Sei sempre il solito. Te devi fa sempre riconosce.

1.CD - CADUTA CON COCCI ROTTI

13.BINARIO – AD ALTO VOLUME.

FINE PRIMO ATTO


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SECONDO ATTO

Il sipario si alza con Lano e Lena che ballano sulle note di

14. NUN E’ PECCATO

“Nun è peccato” di Peppino Di Capri. Entra Claudio e toglie il disco.

CLAUDIO:       Eh, sì!…Pe’ ‘sto cantante nun è mai peccato…se la sogna…se la bacia…jè fa tutto il resto, e poi c’ha pure er coraggio de cantà…”nun è peccato”. Ma chi è questo che dà tutti ‘sti bei consigli?

LENA:                    E’ Di capri.

CLAUDIO:       E se è de Capri, deve venì proprio a Roma a rompe co’ ‘sti discorsi?

LENA:                    Ma papà…

CLAUDIO:       Ma papà, ma papà!…E voi due, nun ve potete struscia’ più tardi?…

LANO:                   Veramente stavamo ballando un lento.

CLAUDIO:       E quello sarebbe un ballo? A Roma se chiama pomicio…

LANO:                   Guardi che si sbaglia….

LENA: (entrando in battuta)Si chiama ballo della mattonella…si mette un discolento…ci si abbraccia…

CLAUDIO: (entrando in battuta)E dopo nove mesi a me m’arriva ‘na mattonella tracapo e collo…no, no…certi balli è mejo nun falli…ancora non me sento preparato pe’ diventà nonno.

STOP - ASPETTARE CLAUDIO

LENA:                    Tra un po’ dovrebbero arrivare i genitori di lano…

LANO:                   …e questo era solo un modo per passare il tempo…

CLAUDIO:       Se volete passa’ er tempo…fateve ‘na partita a carte…e se poi se tratta de ‘na briscola...ricordateve da levà dar mazzo l’asso de bastoni e er quattro de denara…la sorchetta, che ve ponno venì brutti pensieri, intesi?…Lena hai visto dove ho messo er Corriere d’o Sport?

LENA:                    Lo hai lasciato sul tavolo della cucina.   (Claudio esce)


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LANO:                   Perché tuo padre ce l’ha con me?….Che gli ho fatto?

LENA:                    Ma non ce l’ha con te…è solo un po’ geloso…bisogna comprenderlo.

FRANCA: (Entrando)Lena, dai…aiutami ad apparecchiare la tavola…se arrivano igenitori di Lano e stiamo ancora così, che figura ci facciamo.

LANO:                   Signora Franca…dia pure a me…vi do una mano anch’io.

CLAUDIO: (Entrando)Bravi…pulite per benino, io intanto me siedo qui econtrollo…

(Si siede sul divano e apre il Corriere dello Sport)

LENA: (risentita)Papà…cosa devi controllare!!!


CLAUDIO:


La formazione delle squadre che…


(guarda l’orologio)


stanno a giocà


LENA:


Mamma…dove sono i piattini da torta…i bicchieri…


FRANCA:


E tutto di là…sul tavolo della cucina…


LANO:


Ci pensiamo noi a sistemarvi tutto….non si preoccupi signora Franca. (a Lena) Andiamo amore…(Lena e Lano escono)


CLAUDIO: (Mima Lano facendogli il verso)Andiamo amore…ci pensiamo noi asistemarvi… (pausetta) …pe’ le feste!

FRANCA:           Guarda Cla’…io t’avverto…se t’azzardi a rovina’ sta giornata…te fai le scarpette co’ le mani tua…

CLAUDIO:       Ma dimme te se io me dovevo imparentà co’ ‘n burino. Quanno è venuto a casa…dalle scale lo dovevo butta’…a lui e a tutte le pecore che ha parcheggiato qua sotto…

FRANCA:           Le pecore!?…Nun sai più dove attaccatte che mo pure le pecore vai a cercà.

CLAUDIO:       Io?….Noooo!…Chi va a cercà le pecore so’ i futuri parenti tui…

Piuttosto Frà…ma er tu’ genero viene co’ la machina o cor trattore?…No perché s’è er trattore jè dimo se ce lo presta pe’ annasse a fa’ ‘na passeggiata ar centro.

FRANCA (scocciata)Ma vam…(si zittisce vedendo rientrare Lena e Lano sorridenti)

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LENA:                    Mamma…ti dispiace se spostiamo il tavolo verso la parete?

FRANCA:           Ma no…fate pure.

LANO:                   Anche le sedie…così facciamo più spazio.

LENA:                    Ferrera ha detto che dopo ci insegna lo Shake.

LANO:                   Il ballo che va di moda in Inghilterra

FERRERA: (entra con il misuratore di pressione e due dischi dei Beatles)Lena, questisono per te…me li ha portati un amico da Londra…questo in Italia ancora non si trova “She love’s you” è l’ultimo dei Beatles.

LENA: (entusiasta)I Beatles?…Non potevi farmi un regalo migliore.

LANO:                   Dai che lo metto. (prende il disco e va a metterlo sul giradischi)

(parte la musica e Lano e Lena ballano)

FRANCA:           Alla radio hanno detto che quando si esibiscono i Beatles, succedono cose dell’altro mondo…c’è chi urla…chi sviene…chi piange….

15. SHE LOVE’S YOU

ma sarà vero?

CLAUDIO:       E come no?…Io l’altro giorno li ho sentiti alla radio…e t’assicuro Frà, che fanno proprio piagne.

FERRERA:       Papà, per te esiste solo Claudio Villa.

CLAUDIO:        Beh…mo mica me vorrai paragonà quei quattro capelloni co’ Claudio Villa…i cosi…lì…i Beatles…so’ un foco de paia…tra du’ mesi già non se li ricorderà più nessuno.

FERRERA:       Non credo proprio e…damme sto braccio che è mejo.

CLAUDIO:       E no eh?! Sempre co’ sto fregno in mano! E voi, levate quer disco.

STOP ALLA MUSICA

(tolgono il disco) Ecco bravi! A Ferè, ma quanno finirà ‘sta tortura!?!…Possibile chesempre io devo fa’ da cavia?

FERRERA:       Il professore ogni due mesi ci fa esercitare con uno strumento nuovo; ancora dieci giorni e poi inizierò con una nuova pratica…il clistere.

CLAUDIO:       E vai!!!!…. (rivolto a Lano) Finalmente tocca a te.

LANO:                   A me???…E perché?


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI


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(anche Lena e Lano si precipitano da lui)

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CLAUDIO:

FRANCA:

FERRERA:

FRANCA:

LENA:

FERRERA:

CLAUDIO:


Te chiami Lano?!

Ferrera…esiste un apparecchio pe’ misura’ er cervello de tu’ padre?

Certo…l’elettroencefalogramma….ma papà non ne ha bisogno…

Ci hai ragione…Tu’ padre nun può misurasse una cosa che nun ci ha!

Ferrera…dai…aiutaci a preparare…stiamo in ritardo. La pressione a

papà gliela prendi dopo.

Va bene. (al padre) Per ora ti sei salvato.

Meno male….armeno me sento le partite in santa pace.


(E così mentre le figlie, la moglie e Lano si attivano per i preparativi della festa, Claudioaccende la radio

16. TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO

per sentire i risultati delle partite. Si accorge di aver fatto tredici. Sbianca in volto…le gambe non gli reggono e per poco non cade in terra. Balbetta cose incomprensibili)

STOP ALLA MUSICA

Mamma mi…se… trè…trè…

(si lascia cadere sul divano. Franca si accorge che qualcosa non va)

FRANCA: (Correndo)Claudio…che c’hai? Te senti male?…Oddio Ferè, corri!

CLAUDIO:       Che…che…che…amomò…amomò…amofafà…amofafà…

FERRERA:       Papà…papà…cosa ti senti…

FRANCA:           Che c’hai, Clà…che c’hai!

LENA: (piagnucolando)  Oddio, papà sta male!

FERRERA:       …Aspettate…non gli state tutti intorno...

LANO:                   Lasciatelo respirare…

FERRERA:       Lena, lo stetoscopio… (Lena esce di corsa) …dove l’ho messa la macchinetta della pressione! (Lano corre a prenderla)

CLAUDIO: (dimenandosi)Ma che pre…ma che ca…

LANO: (Lano porta la macchinetta)Eccola!

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FERRERA:       Fermo…non agitarti… (gli misura la pressione) Mamma mia!

FRANCA:           Quanto ci ha?

FERRERA:       La minima va bene…ma la massima ce l’ha a duecentoventi e i battiti

del cuore sono arrivati a centotrenta… (Claudio è semincosciente)

LENA: (Entra Lena con lo stetoscopio nelle orecchie)Papà…mi senti?…Papà mi senti?

CLAUDIO: (semincosciente)Ameri ti sento…Ameri…Sì, Ameri?

LANO:                   Signor Claudio…signor Claudio…come sta?

CLAUDIO: (apre gli occhi e vede accanto a sé Lano)Chi sei?

LANO:                   Sono Lano…il fidanzato di sua figlia. Non mi riconosce?

CLAUDIO:       Lano!?… Ma vattela a pija ‘n der….

FRANCA: (entrando in battuta)S’è ripreso, s’è ripreso!

LENA:                    Forza…mettiamolo in piedi.

FERRERA:       No…è meglio di no…Mamma…vai a prendere un bicchier d’acqua.

FRANCA:           Subito. (esce)

FERRERA: (Intanto gli sente i bronchi)Forza papà…dì trentatrè.

CLAUDIO:       Tredici…tredici…

FERRERA:       Ma no….trentatrè devi dì!…Dai non hai niente. Già stai meglio!

CLAUDIO: (riprendendosi)Sì…sì…tutto a posto….Nun è niente!(si alza dal divano)

Nun è niente…fateme arza’…adesso sto bene.

LENA: (sorreggendolo)Ma che ti ha preso…papà!

CLAUDIO:       Lena nun è niente…Ho sentito la radio e m’ha preso er coccolone!

FERRERA:       E tu… quando senti la radio…svieni?


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CLAUDIO: (cercando di nascondere il motivo)Dipende…

LANO:                   Se è così…non doveva accenderlo…Lei ha commesso un errore…

FRANCA: (rientra con un bicchiere d’acqua e per paura che Claudio possa dire un’altrainsolenza a Lano, entra in battuta)

Sì…Non ha mai usato la brillantina Linetti!

LENA:                    Mamma!…Ma ti sembra questo il momento di scherzare!?

FRANCA:           No, è che a questo lo conosco io! Avanti…bevi sto bicchiere d’acqua e statte zitto…Tu quanno parli dici sempre ‘na parola de troppo e quanno so’ due…l’ultima è sempre ‘na cretinata.

CLAUDIO:       Grazie! (beve)

FRANCA: (alle figlie)Andate de là a finì de mette a posto casa…ormai s’è ripreso…

(le figlie e Lano si dirigono all’uscita)

LENA: (mentre si allontana, rimettendosi lo stetoscopio)Che se sente da ‘sto coso, Ferè?

FERRERA:       Che vuoi che si sente?…Ma che l’hai preso pe’ ‘n telefono?…Dai

qua che è meglio va! (Escono)

FRANCA:  Beh?…Se po’ sapé che hai fatto? So’ trent’anni che te conosco e tu non me la racconti giusta. Allora?…Che ci hai…eh?

CLAUDIO:       Adesso no…te lo dico stasera.

FRANCA:           No!…Me lo dici subito!

CLAUDIO:       Vabbè…tanto nun ce la faccio a tenemme sto segreto fino a stasera…

“Er fumo che vo’ uscì smove er coperchio” dice un proverbio...quindi

te lo dico…però statte zitta e nun zompa’ pe’ casa…armeno fino a

che er commendatore nun rimette in moto er trattore e se ne ritorna ar

paesello co’ tutti i mezzadri, s’intende.

FRANCA:           A Cla’….ma che stai a dì…mica te capisco sa?

CLAUDIO:       Allora t’ ‘o dico mejo. Non devi fiatà co’ nessuno, perché…(tira fuoridalla tasca la schedina) Avemo fatto tredici Frà…avemo fatto tredici!!!

FRANCA:           Che stai a dì?…


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CLAUDIO: (prendendola per le spalle)Sto a dì che avemo vinto ar totocalcio…e co’‘sti risultati strani dovemo ave’ fatto er botto!

FRANCA: (emozionata e felice per la vincita)Nun me dì….E quanto avemo vinto?

CLAUDIO: (sottovoce)Ancora nun lo so…Guarda…(mostra la copia della schedina allamoglie) Guarda che risultati…la Roma che ha vinto co‘ l’Inter…LaJuve che ha perso in casa cor Mantova …Guarda Fra’, guarda! Nun so’ usciti mai tanti due come ‘sta settimana.

FRANCA:           Famme vede! (Prende la schedina a Claudio e dopo avergli datoun’occhiata se la mette in tasca) Nun ce posso crede…nun ce possocrede.

CLAUDIO:       E’ inutile che me la rubbi…tanto quella nun vale niente…

FRANCA:  (ritirandola fuori dalla tasca la rigira tra le mani)Come nun vale niente…

CLAUDIO:       Quella è ‘na copia…quella bona ce l’ha tu’ fratello che l’ha giocata ieri ar bare.

FRANCA: (sventolando la schedina)Lena….Ferrera…

CLAUDIO: (togliendogli la schedina dalle mani)Ma statte zitta… non adesso!

FRANCA: (si lascia andare su una sedia)Oh Dio…Dio mio….

LENA: (entrando di corsa)Mamma…che è successo?

LANO:                   Signora Franca, cosa ha?…Signora Franca!

FERRERA:       Lena…presto..l’apparecchio della pressione.

CLAUDIO:       Lena, ma viè qua…’n do’ vai! Mamma scherzava…nun c’ha niente.

LENA: (tornando sui suoi passi)Papà, ma…mamma sta male e a te sembra cheinteressi più la schedina.

CLAUDIO:       Questa?…No, niente…me serve pe’ sventolalla (usando la schedina perfarle vento) …è che jè so’ prese ‘e vampate…c’ha e cardane!

FRANCA:           Sì…mamma mia…come me batte er còre!


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FERRERA:       Lena allora?…La pressione.

LENA:                    Sì, sì…arrivo subito. (esce di corsa)

CLAUDIO:       Vie’…mettete qui…in poltrona se sta più comodi. (l’aiuta a sedersi) Da oggi in poi tu madre dovrà sta “sempre” in poltrona.

LANO:                   Ma perché signor Claudio?!…Jè presa ‘na paralisi?

CLAUDIO:        A pecoraro ma te vòi sta’ zitto?!

FERRERA: (assistendo la madre)Scusa Lano, ma papà è nervoso…mamma si saràspaventata quando ha visto mio padre che si sentiva male.

Rientra Lena con il misuratore di pressione

FERRERA:       Lena…vai a prendere un bicchiere d’acqua…Io intanto le misuro la pressione…(Lena esce. Ferrera misura la pressione)

CLAUDIO: (a Ferrera mentre misura)Oggi co’ sto coso…te stai a da’ alla pazzagioia, eh? Vedrai che nun è niente…du’ minuti e sta mejo de prima.

LANO:                   Signora vedrà che non è niente. Due minuti e starà meglio di prima.

CLAUDIO:       Che fai me ricopi?…Ripeti ‘e parole che dico io? Pussa via, sa!? A Ferè lo vedi…che te dicevo?…Già sta mejo!

FERRERA:       Mica tanto papà…c’ha la pressione alta… Centottanta di massima…

LENA: (rientrando con una bottiglia in mano e un bicchiere)Ho portato tutta la bottiglia…non si sa mai! (versa l’acqua nel bicchiere) Coraggio mamma…bevi!

17.CAMPANELLO DOPPIO (suonano alla porta)

LANO:                   Vado io… (esce)

FRANCA:           (riprendendosi) Sto meglio…grazie!

LENA:                    Hai avuto un giramento di testa…e ti è mancata la terra sotto i piedi.

CLAUDIO:       Sì…e ‘a semo annati a raccoje ar piano de sotto.

LANO: (entra precedendo Menta)E’ il signor Menta!

MENTA: (entra come una furia saltando letteralmente addosso a Claudio)Claudioooo!!!!Pagina 38 di 73


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CLAUDIO: (cercando di tappargli la bocca con una mano)Statte zitto….nun parlà…

MENTA: (ballando)La…la…la…La…la(i ragazzi lo guardano meravigliati)

LENA:                    Ma che gli ha preso?

FERRERA:       E’ impazzito!

FRANCA:           No…state tranquille…fa così ogni vorta che viè a sapé che Claudio

s’è sentito male.

CLAUDIO:       E’ ‘n amico!

LANO:                   Ah, ah!…Figuriamoci se era un nemico che faceva.

CLAUDIO: (oltre a fulminarlo con lo sguardo)Ahò…embè?…Ancora!

(E mentre Lano si ritrae mortificato Menta balla con tutti quelli che gli capitano a tiro)

LENA:                    Per me, ha ragione Ferrera. E’ impazzito.

FERRERA:       Non lo contraddite…

CLAUDIO:       Sì, sì…quarsiasi cosa dice diteje sempre sì…è un virus che s’è attaccato a forza de giocà ar totocarcio…ogni Domenica a quest’ora jè pija er delirio “fremens” e dice de avè fatto tredici.

LANO: (per riconquistare il suocero)Si dice “tremens” signor Claudio...delirio tremens.

CLAUDIO:       Ma te vòi fa’ li cacchi tua!!!

MENTA: (balla)La…la…la…

CLAUDIO:       Bono…statte bono…falla finita!!!

FRANCA: Lena dagli un bicchierino d’archemus….forse je passa

18.CAMPANELLO DOPPIO (suonano alla porta)

LANO:                   Vado io…

CLAUDIO: (a Lano)Se è tu’ padre è meijo che nun lo fai entra’. Se c’è un virus se loattacca pure lui…

FRANCA:           Nun je da’ retta…scherza!


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LENA:

FERRERA:

MENTA:

CLAUDIO:

LENA:

FERRERA:

CLAUDIO:

FERRERA:

MENTA:

CLAUDIO:

LENA:

CLAUDIO:

CLAUDIO:

MENTA:

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LANO: (sorridendo esce)Lo so che scherza!

FRANCA:           Io me vado a da’ ‘na sistemata…se sono i genitori di Lano non mi va che mi vedano così. (esce)

LENA: (offrendogli il liquore)Beva signor Menta che le passa!

MENTA: (beve di un sorso e abbracciando Claudio)Lo sai quanto avemo vinto?Centocinquanta mijoni!

Chi te l’ha detto?

La radio. C’è stato un unico tredici….Hai capito…l’unico tredici e

semo noi…

Che state dicendo?…Io non capisco.

Che sono questi centocinquanta milioni che dite di aver vinto?

Ma loro nun sanno niente?

No! Ma mò j’hai detto te!…Ferrera…Lena…semo diventati mijonari col totocalcio…

Oddio…ma me dici davvero papà?

Avemo fatto tredici?

Sì, belle de papà…tredici…avemo fatto tredici!…Ma me raccomando …tutti zitti!

E perché?

Vostro padre ha ragione…è meijo nun dì gnente a nessuno…

Se il fisco lo vie’ a sape’…le tasse ce li magnano tutti e centocinquanta.

Nemmeno a Lano?

Peggio!…Lui è l’ultimo a dovello sape’…..


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LANO: (entrando interrompe Claudio)E’ mio fratello Palmiro…E’ venuto prima pervedere la collezione di dischi di Ferrera.

FRANCA: (rientrando)Ah, Palmiro sei tu?…Pensavo fossero i tuoi genitori.

PALMIRO: (balbettando)Bu bu…bu bu…

CLAUDIO e MENTA: (prendendolo in giro come si fa ai bambini)Settete!

PALMIRO:       No!…Bu.. bu..ona…se..sera!

FERRERA:       Ciao Palmiro…come stai?

PALMIRO:       Be…be…be…

CLAUDIO: (sottovoce alla moglie)Tu ‘n ce volevi crede che c’avevano ‘e pecore’!?‘O senti come parla bene ‘a lingua.

FRANCA:

Cretino!

PALMIRO:

Sto..sto…bee…ene grazie!

FERRERA:

Vieni in camera mia…ti faccio vedere la mia collezione di dischi dei

complessi italiani…

LENA:

Veniamo anche noi…

LANO:

Così scegliamo i dischi da mettere durante la festa…(stanno per uscire)

CLAUDIO:

Quanno vai de là co’ mi’ fija, nun te permette più de fa quella mossa

LANO:

eh?

Ma era per indicare il disco!

CLAUDIO:

Pe’ indicà er disco, devi fa’ così (con la mano disegna nell’aria un

quadrato) …hai capito?

LENA:

Papà…ma un disco mica è quadrato!

CLAUDIO:

Ma la copertina sì!…E è quella che devi indicà!…Comunque, voi

due…state attente a quello che fate.

FERRERA:

Va bene papà…va bene!.. (Ferrera, Lena, Palmiro e Lano escono)

CLAUDIO:

Finalmente… (contento) …a Romolè!?

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MENTA:              ‘N do’ sta Dudù?

CLAUDIO: (cantando “dove sta Zazà”)Madonna mia…

MENTA: (cantando)‘N do’ sta Dudù?

CLAUDIO: (cantando)Sta co’…Isaia…

A DUE: (cantando e accennando a dei passi di danza)La, la, la, lallà…là, là, là…

FRANCA:           Poi dice che no’ deve venì a sapé nessuno…se fate così lo viè sapé

tutto er quartiere. La volete smette de cantà?

MENTA:              Ci hai ragione Fra’….‘N do’ sta Dudù? La schedina ce l’ha lui…

FRANCA:           Indò vòlete che sta? A gioca’ a carte ar bare!

CLAUDIO:       Cori Romolè, sbrighete…vallo a chiamà!

MENTA:              Sì! (sta per uscire) A proposito…anche  tra de noi è meijo nun parla’

dei centocinquanta mijoni…se ce scoprono…i parenti escono fori come li funghi…

CLAUDIO:       Allora sai che famo?…Quanno ce scappa da dì centocinquanta…

dimo…”la gallina canta” tanto tra noi se capimo lo stesso…

FRANCA: (scuotendo la testa, con un sorriso)Voi sète matti!

MENTA:              A Cla’…come famo a pijà li sordi dar totocalcio senza fasse scoprì?

CLAUDIO:       Uhmmm! (pensieroso) Ce vorrebbe un prestanome…uno de fiducia… Trovato!…Mettemo in mezzo l’avvocato Polverina, quello che abita al piano de sopra…

MENTA:              Ma chi…la sputacchiera vivente?

CLAUDIO:       Sì proprio lui. Ieri ci ha chiesto un favore, e se vò che jelo famo, ce deve contraccambià.

MENTA:              Vabbe’…io vado ar bare a chiama’ Dudù…

CLAUDIO:       E io intanto vado a casa de Porverina.


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MENTA: (sta per uscire)Ma a quale bare sta tu’ cognato?

CLAUDIO:       Quello all’angolo della piazza!

MENTA:              Ma la piazza ci ha quattro angoli.

CLAUDIO:       Ma de bare ce n’è uno solo!

MENTA:          Sì, ma se ner frattempo ne hanno aperto un artro… (si ferma perplesso)

FRANCA:           A Romolo…tante vorte me viè da pensà come hai fatto a ‘ndovinà quei risurtati.

MENTA: (pieno di felicità)Perché so’ matto Frà…perché so’ matto! (esce di corsa)

19. CHIUSURA PORTA

FRANCA:           A Cla’…che ce famo co’ tutti quei sordi?…

CLAUDIO:       E che ce famo?! Intanto se compramo ‘na casa più grande…

FRANCA:           E poi se famo la macchina nova.

CLAUDIO:       Poi se compramo ‘na villetta ar mare…

FRANCA:  Poi famo un matrimonio che se lo deve ricordà tutto er quartiere, rifamo la cucina…la lavatrice er frigorifero…e poi…

CLAUDIO:       Poi so’ finiti li sordi!

FRANCA: (svegliandosi dal sogno)Come so’ finiti!…E che ci hai fatto co’ tutti queisordi...eh?…Che ci hai fatto?

CLAUDIO:       A Frà, ma che te pija…Ancora nun l’amo presi e tu me chiedi che ci ho fatto!?…Ma che te sei scordata che semo in tre a divide?…Che ci ho fatto!?…M’hai fatto fa’ l’elenco delle tenute dello Scià de Persia! (ripensando) Però una cosa nun t’ho detto, una cosa che voijo fa’ da‘na vita…a nome mio e de tutti i lavoratori de sta tera, me voijo levà ‘na soddisfazione prima d’ anna’ in pensione e campa’ de rendita….

FRANCA:           Che soddisfazione?

CLAUDIO:       La soddisfazione de manna’ affan…


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FRANCA: (entrando in battuta)Claudio! Nun t’azzarda’ eh? Er commendatorLanciani sta pe’ diventa’ il tuo consuocero.

CLAUDIO:       Dai Francuccia…ce lo mando poco, poco…no uno grosso…un affanculino piccolo piccolo che nemmeno se sente. Poi magari me pento e je chiedo scusa…ma fammecelo manna’!

FRANCA:          Io t’avverto…se fai ‘na cosa simile nun me vedi più dentro sta casa…

CLAUDIO:       E dai, stavo a scherza’!….A Fra’…hai notato?…Ancora dovemo

prende i sordi e già stamo a litiga’…

FRANCA:           Io nun sto a litiga’…sei tu che stai a fa’ er cretino!

CLAUDIO:       Vabbe’…vie’ qua…famo pace. (si abbracciano)

FRANCA:           Sì…ma tu me devi promette de nun fa’ mattate.

CLAUDIO:       Ma certo che te lo prometto. Beh…mo vado de sopra dall’avvocato Polverina.

FRANCA:           Però sbrighete che tra un po’ arivano i genitori de Lano.

CLAUDIO:       Vado e torno. (esce)

20. CHIUSURA PORTA

FRANCA: (rimasta sola)Ma proprio adesso ce doveva annà?…Nun poteva aspetta’stasera?… (dall’entrata fa capolino Dudù)

21. DUDU’

DUDU’: (chiama sottovoce)Pss….Pss… Franca…Franca…

FRANCA: (si volta)Chi è?…(vede la testa di Dudù)Che stai a fa’ lì?…Romolo t’èvenuto a cerca’ ar bare.

DUDU’:                 Ce lo so…Me l’hanno detto!

FRANCA:           Ma vòi venì fori?…Che stai a gioca’…a nasconnarella?

DUDU’:                 Nun c’è nessuno?

FRANCA:           No!…Ce so’ i ragazzi… ma stanno in camera di Ferrera. Perché te nascondi?…

DUDU’: (entra in salotto)A Fra’, me sa che me so’ messo in mezzo a un ber guaio!

STOP ALLA MUSICA


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De Romolo!…La colpa è de Romolo che s’è inventato un sacco de risultati strampalati…Che ne sapevo io che poi sarebbero usciti veramente?

E VISSERO FELICI E SCONTENTI

FRANCA:           Guaio!?…Mo che semo diventati mijonari te metti in mezzo all’impicci?

DUDU’:                 Proprio pe’ questo!…A Frà…nun semo mijonari manco pe’ gnente.

FRANCA:           Nun me dirai che a fa’ tredici sèmo stati in cinquantamila.

DUDU’:                 No…se è pe’ quello sèmo stati l’unici.

FRANCA:           Ah…m’avevi fatto pijà un còrpo.

DUDU’:                 Famme fini’...sèmo stati l’unici a nun giocà la schedina.

FRANCA             A Dudù…ma che stai a dì….famme capì!

DUDU’: (piagnucolando)Nun c’è niente da capì Frà…er tredici l’amo fatto…solo chela schedina nun l’ho giocataaaaa… (scoppia in lacrime)

FRANCA:           Brutto disgraziato…la radio ha detto che l’unico tredici ha vinto centocinquanta mijoni e tu non l’hai giocata?!

DUDU’:                 Lo so…però l’ha detto dopo!…Avello saputo!!! Frà…a mia discolpa però…te posso dì che nun ci ho colpa!

FRANCA: (su tutte le furie)Nun ci hai corpa?!…Nun ci hai corpa?!…

(si sfila una ciabatta e gliela tira. Poi si siede affranta disperata con la testa tra le mani)

Fino a un momento fa ero mijonaria e m’hai levato tutto…tutto m’hai levato. Arivojo li sordi mia…aridamme li sordi mia.

(piange) Poveri noi…poveri noi.

DUDU’:                 Se parli de’ mille lire che m’hai prestato l’artra settimana te ridò subito…ecco… (dalla tasca tira fuori mille lire) …ma li mijoni Frà… mica è corpa mia

FRANCA (sempre piangendo)No…è mia!

DUDU’

FRANCA: (disperata)Che guaio!…Addio alla casa nova…alla macchina nova…almatrimonio de Lena in pompa magna.


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(Franca va ad aprire)

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DUDU’:                 Me devi aiuta’…Quando Claudio e Romolo lo vengono a sape’…

m’ammazzano!

FRANCA:           No…nun te possono ammazza’… (si alza e si avvicina al fratello)

DUDU’:                 Perché?

FRANCA:           Perché t’ammazzo prima io!

(prende il fratello per la collottola sollevandolo quasi da terra)

Sei un disgraziato!…Un nullafacente…Un rovina famije…

DUDU’: (dimenandosi)Nun è stata colpa mia…Nun è stata colpa mia…E poi nun mepoi mena’…io so’ un invalido ar cinquanta per cento…

FRANCA:           Te faccio diventa’ invalido al cento per cento…Sulla sedia a rotelle te voijo vede’…

(poi si calma e lo rilascia sedendosi nuovamente in poltrona con la testa tra le mani)

E mo che famo!…Che famo.

DUDU’:                 Bisogna sempre guarda’ al lato positivo delle cose…

FRANCA:           Ah, si?…E di grazia…qual è il lato positivo della cosa, al di là del fatto che Claudio t’ammazza quando lo vie’ a sape’?

DUDU’:                 Beh…intanto bisogna partì dal presupposto che i soldi nun danno la felicità…

FRANCA:           Dudù…ma va’ffanculo va! Quanno ce vo’…ce vo’.

DUDU’: (piagnucolando)A Fra’…che famo?

FRANCA:           Adesso nun potemo fa’ proprio niente…Tra un po’ vengono i genitori de Lano…e Claudio per adesso nun lo deve sape’. Tu vattene in camera tua e chiudete dentro…Famo i conti stasera quanno se ne saranno andati.

DUDU’: (baciandola sulla guancia)Grazie Frà…sei la mejo sorella der mondo!

FRANCA:           E tu er più stronzo! Vattene…prima che ce ripensi e me dimentichi che sei mi’ fratelloChe tragedia…Che tragedia!

22.CAMPANELLO (suonano alla porta)

DUDU’:                 Oddio…dev’esse’ Claudio

23. CHIUSURA PORTA


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CLAUDIO: (voce fuori scena)Tutto a posto…Porverina ha detto che ce pensa lui…

(Dudù scappa in camera sua)(Claudio rientra in scena seguito da Franca) A Frà…ma che hai fatto stavi a piagne?

FRANCA:           Beh…sì!…De gioia, Clà…de gioia!

CLAUDIO:        Alla festa de fidanzamento ho invitato pure l’avvocato sputazza. Che te dispiace?

FRANCA:           No, anzi so’ contenta. Sposa bagnata…sposa fortunata.

CLAUDIO:       A Frà lo sai quanno riscotemo la vincita che vojo fa?…Pijo cinque mijoni e li regalo a mi’ sorella…che così se dà ‘na bella addrizzata. (breve pausa) Perché fai qu’ ‘a faccia?…Che te dispiace?

FRANCA:           …è che…me sembravano pochi…nun è che se offennerà, no?

CLAUDIO:       Se offennerà!?…Ma che dici!…Quella in vita sua nun ha visto mai ‘na lira…

FRANCA:           Appunto!

CLAUDIO:        E poi sai che faccio?…Tanto pe’ nun esse ‘mparziale…cinque mijoni li regalo pure a tu’ sorella.

FRANCA:           No…a lei nun je servono…dameje tutto a tu’ sorella che così s’addrizza de più, nun te pare?

CLAUDIO:        A Frà…nun te ce facevo co’n còre così grande! C’hai ragione…in fin dei conti pure Dudù ha vinto e vòi che a tu’ sorella nun ce pensa lui?

FRANCA:           E come nun ce pensa?…Com’è de còre lui…sicuramente je darà la metà de la vincita sua….. (Breve pausa, poi triste) A Cla’…

CLAUDIO:       E mo che t’ha preso?…Invece de esse’ contenta me fai la faccia triste?…Su…su…ci avevi ragione tu…contenta? Se Lena s’è innamorata de un burino è giusto che se lo sposi.

FRANCA:           Già!…E’ giusto…però mò te devo dì ‘na cosa...

24.CAMPANELLO (suonano alla porta)

CLAUDIO:       Questi dovrebbero esse’ i genitori di Lano…


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lo mette in testa)

(prende un cappello stile cow-boy e se

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FRANCA:           Vado a aprì… (sta per uscire. Poi ci ripensa e si rigira) Ricordate che stasera te devo dì ‘na cosa… (esce)

CLAUDIO:       Il commendatore nun lo mandero’ a quel paese però ‘na piccola soddisfazione me la devo prende… (va verso una cassettiera) Dove l’ho messo? (cerca nei cassetti) Ah…eccolo… (prende un sigarone Avana) L’avevo messo da parte pe’ ‘na grande occasione…Più occasione de

questa…Ce manca ‘n artra cosa…

Ecco…così somijo a un petroliere texano….Mo li

posso pure aspetta’!

(si siede sul divano accavalla le gambe e si accende il sigaro. Entrano il commendator Lanciani, la moglie e Franca)

PIETRO: (si lancia verso Claudio salutandolo calorosamente)Caro consuocero… comestai?

(lo abbraccia e lo bacia. Claudio si scansa pulendosi la guancia)

CLAUDIO:       Bene grazie!

FRANCA:           Ma come te sei conciato!

CLAUDIO:       Perché…nun te piacio?… (saluta Elena andandole incontro) Oh…come

sta, la mia cara Hellen!

ELENA:               Hellen? E proprio da me lo vòi sapé?…Io nin zò nemmango chi è?

PIETRO:             Ma sì tu, no?…E’ lu nome tuo come se dice in America…

ELENA:               Ma no…dicemelo come se dice a lu paese meo…e mejo ca parlemo

come magnemo.

PIETRO:           A Clà, n’ge lo sai ca me pari proprio nu petroliere americano?

CLAUDIO: (atteggiandosi e facendo passerella sul proscenio)Grazie…troppo buono! Ineffetti l’aria de quello che ci ha li sordi ce l’ho…

FRANCA:           Ecco…bravo. Solo l’aria!

PIETRO:             Ieri abbiamo detto che potevamo darci del tu…Te lo sei scordato?

CLAUDIO:       Ma cosa dici Piter!?…Come faccio a scordamme che te devo dà in der tu? Ormai semo fatti la parendela, no?…Sendi?…Mo parlo quasi come tene.


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PIETRO:

Frechete!…Allora pigghiemo li bicchieri, ca qui ce vòle nu brindisi.

ELENA:

Sì, ma nun se ‘mbriaghemo ca questo è nu giorno impordande

…anzio, io penzo ca quanno cià ‘ncapocchiamo cu’ li bicchieri, a

jecco sarebbe bello ca ce fussero puro li fij nostra. Nin ve pare?

FRANCA:

Hai ragione cara Elena…Ora li vado a chiamare…Sono tutti in

camera di Ferrera. (sta per uscire) A Cla’… me raccomando… (esce)

ELENA:

Ca la tu mojera te vòle bene sa vede da ‘na mijara de chilometri.

CLAUDIO:

Eeeeh!! Specialmente oggi…che il Signore ha voluto che accendessi

la radio.

PIETRO:

Ma perché mo pe’ accenne la radio devi chiede lu permesso?

ELENA:

Embè ca ce de male?…Sa vede che lu signore che j’ha prestato la

radio vòle che l’accenne solo quanno lo dice lui!

CLAUDIO:

No…veramente… (entrano tutti)

FRANCA: (entrando)Eccoli…so’ arivati i futuri sposi.

ELENA:

Fateve guarda’…come state bene assieme….

PALMIRO: (sorridendo)Grazie!

CLAUDIO:

Tu che c’entri!….Che la festa abbia inizio….

FERRERA:

Vieni Palmiro…mettiamo un po’ della nostra musica.

PIETRO:

Forza ca mo prenno lo spumante pe’ brindà a la festa

FERRERA:

Lano, metti questo disco (i “Watussi” di Vianello) che ora vi insegno

LENA:

L’Hully-gully….

Sì dai…mettiamoci tutti in fila.

25. I WATUSSI

FERRERA:       Si fa così…

(Ferrera si mette al centro del palcoscenico ed accenna a dei passi del famoso ballo. Poi rivolgendosi agli altri)

Coraggio…è facile! (mentre tentano di andarle dietro) Visto?…Che vi dicevo.


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(Pietro intanto stappa una bottiglia di spumante e riempie i bicchieri)

PIETRO: (dopo aver riempito tutti i bicchieriForza…brindiamo tutti assieme a ‘stimagnifici ragazzi e a questa grande famija.…

STOP ALLA MUSICA (Claudio toglie il disco)

FERRERA: (protesta)A papà…proprio adesso che stavamo divertendoci.

CLAUDIO:       Ma sì…c’ha ragione Pietro…in alto i calici, brindiamo a li sordi…cioè al Lano di Lena …cioè a Lena e a Lano…cioè…a Lano no…sì. Ma che cacchio de nome j’avete messo a questo!…Vabbé… insomma brindiamo a questa grande famiglia romana.

PIETRO:             Bravo Claudio…oggi pure io me sento rumeno. Cin..cin…Auguri…

CLAUDIO: (alzando il calice)La gallina canta!

PIETRO:             Che c’entra la gallina?

CLAUDIO:       A Roma quando se fa’ un brindisi se dice così

PIETRO:             E allora…forza…Cendocinguanda…

Mentre cantano, tutti brindano in allegria.

INSIEME ALLA SUA FAMIGLIA: …la gallina ganda lasciala gandare che lavogghio maridare….

CLAUDIO:       Qui ce vòle ‘na bella strimpellata co’ la chitarra.

(Claudio va a prendere la chitarra e mentre tutti brindano con frasi a soggetto, dalla quinta di sinistra, affacciandosi dallo stipite della porta d’ingresso fa capolino Dudù che sottovoce chiama la sorella)

26. DUDU’

DUDU’:                 Pss…Pss… Franca…Franca…

FRANCA: (accorgendosi che il fratello la sta chiamando, lentamente si avvicina alla portapoi sottovoce…) Che vòi?…

DUDU’:                 Me dai un goccio de spumante?…

FRANCA: (fa finta di dargli un calcio)Mammoriamm….(poi prima di riaggregarsi agli

altri da un altro calcio verso lo stipite della porta) Sto deficiente!…

STOP ALLA MUSICA


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CLAUDIO: (arrivando con la chitarra)Bravi, ma oggi, come dice er commendatore…cioè er consuocero…semo tutti rumeni…e allora forza…fameje sentì er còre de li romani

(Claudio attacca “La società dei magnaccioni” e con la sua famiglia canta)

FAMIGLIA: Fatece largo che passamo noi, sti giovanotti de sta Roma bella, ce so’ ROMANA ragazzi fatti cor pennello, e le ragazze famo innamorà…e le ragazze

famo innamorà.

(a questo punto la famiglia dei ciociari entra sull’accordo cantando)

FAMIGLIA: Ce pizzica, ce mozzica, mannaggia lu pizzicà, so’ pizzichi d’amore CIOCIARA bella nun fanno male.

PIETRO:             Rosinella della Cona s’è sposata Giosuè, se credeva ch’era sana mentre sana lei nun è.

FAMIGLIA: Ce piaceno li polli, l’abbacchio e le galline, perché so’ senza spine ROMANA nun so’ come er baccalà

FAMIGLIA:     So’ pizzichi d’amore bella nun fanno male…. FINALE

CIOCIARA

FAMIGLIA: Fatece largo che passamo noi…FINALE ROMANA

(queste due ultime frasette saranno cantate insieme per fare il finale, e mentre tutti ridono e bevono si sente

27.CAMPANELLO (suonano alla porta)

FRANCA: (Sorridendo si scusa con i presenti)Scusate… vado ad aprire.

CLAUDIO: (agli ospiti)Avanti… facciamo un altro brindisi…e alla faccia de chi cevo’ male…

PIETRO:             Giusto…E come dice Claudio (alzando il calice) La gallina canta…

TUTTI: (in coro)E lasciala cantare…

28.CHIUSURA PORTA (entra l’avvocato Polverina)

FRANCA:           E’ l’avvocato del piano de sopra…

29. POLVERINA

POLVERINA: Buona sera a tutti…


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FRANCA:           Venga avvocato…le presento i miei ospiti… (fa le presentazioni) I genitori del fidanzato di mia figlia…

PIETRO:             Piacere…Sono il commendator Lanciani…Questa è la mia signora….

POLVERINA: Piacere…  (inchinandosi e facendo il baciamano alla signora Elena)


ELENA:

PIETRO:

FRANCA:

LANO:

LENA:

LANO:


avvocato Pierpaolo Polverina.

A Piè…questo m’ha lavato la faccia!

E vabbé…doppo t’arifai lo trucco.

Venga… (ad Elena) le faccio vedere il corredo di Lena…

Vengo anch’io?

No…tu no!

Ma io…vado a vedere…i dischi.


(dicendo questa parola, mentre guarda Claudio, disegna nell’aria un quadrato)

FRANCA:           No, tu rimani qui! Lo sposo non può vedere il corredo della futura moglie…Porta sfortuna! (escono)

PALMIRO: (al fratello)Ma sì…che vieni a fare? Ti annoieresti …Rimani con loro! Idischi glieli vado a vedere io!

LANO:                   Va bene…andate pure!

(Ferrera e Palmiro escono e nell’uscire si abbracciano)


CLAUDIO:


Che stanno a fa’ quei due?


PIETRO:


Lascia fa’…So’ ragazzi!


CLAUDIO:


Ragazzi un par de ciufoli. (si avvicina alla porta e urla) cinque minuti e ritorni qui eh?


Ferrera…


FERRERA: (voce fuori scena)Va bene..papà!

(Lano nel frattempo prende il giornale e si siede sul divano)

POLVERINA: (a Pietro)Sono un amico e consulente finanziario del nostro caroClaudio…vincitore di…centocinquanta…

CLAUDIO: (entrando in battuta)La gallina canta!

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POLVERINA: Come “la gallina canta”…che c’entra la gallina…


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PIETRO:             Vincita!?…Che vincita?…

POLVERINA: Centocinquanta…

CLAUDIO: (entrando in battuta)Galline!(a Pietro)Ho vinto 150 galline canterine …alla festa del suo paese…

POLVERINA: Del mio paese…150 galline canterine? Ma tu m’hai parlato…

CLAUDIO: (entrando in battuta)Scusami! Lano…riempi il bicchiere a tuo padre!

(e mentre i due sono occupati, prende Polverina per un braccio e lo allontana)

Te voi sta zitto?…Pietro nun sa’ niente della vincita.

POLVERINA: Me lo potevi dire… no?

CLAUDIO:       Mo te l’ho detto… (si riavvicinano a Pietro) Allora caro Pietro…che ce faresti co’ centocinquanta galline?

PIETRO:             Un pollaio e poi me venderei le uova…Lo sai a quanto sono arrivate? A quindici lire l’una! Chissa’ dove andremo a finire co’ sti prezzi che aumentano giorno dopo giorno…

POLVERINA: Parole sante!

30.CAMPANELLO (suona il campanello)

LANO:                   Vado io!…Così ho qualcosa da fare… (esce)

POLVERINA: Lo sapete a quanto è arrivata la benzina?…La super costa settantalire. Ma io li frego… metto la normale…così risparmio un po’…

CLAUDIO:       Fino a stamattina ci avevi ragione…ma adesso... (aspirando il sigaro) nun me frega più niente…

POLVERINA: Te credo…hai vinto centocinquanta…

CLAUDIO: (entrando in battuta)Galline!!…Centocinquanta galline. Me vendo leuova e campo de rendita…


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PIETRO:             Bravo…tieni la mentalità dell’imprenditore. (rientra Lano con Menta)

MENTA:              Disturbo?

CLAUDIO:       Ma che disturbi…

MENTA:              Posso parla’?…

CLAUDIO:       Certo che puoi parlà…

MENTA:              Sicuro?

CLAUDIO:       A Menta…voi che te faccio diventa’ ‘na liquirizia?

MENTA:              Vabbe’….Tu’ cognato nun se trova…e ar bare m’hanno detto che se

n’è annato dopo che aveva sentito i risultati der totocalcio…qui non è venuto?

CLAUDIO:       No…a casa nun è ancora tornato.

FRANCA: (rientrando con Elena)Scusate…C’è qualche problema?

CLAUDIO:       No…che problema.

MENTA:              Invece si… Me sa che Dudù se l’è squaijata co’ la schedina…

CLAUDIO: (entrando in battuta)Ma te stai zitto!

MENTA:              Sei stato tu a dimme che potevo parla’?

CLAUDIO:       Si…ma statte zitto lo stesso!

PIETRO:               Di che schedina parlate?

CLAUDIO:       Niente…niente…nun ce fa caso… (a Franca) Nun è ch’è tornato a casa e noi nun se ne semo accorti?…Lui ci ha le chiavi!

MENTA:              Perché nun diamo un’occhiata a casa?

POLVERINA: Quando uno si nasconde, si nasconde sempre sotto i letti!

PIETRO:             Scusate…ma perché Dudu’ se dovrebbe da nasconne?…


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CLAUDIO:       Lo so io, lo so! Quello vo’ nasconde una cosa che ce appartiene a

tutti. Avanti, voi andate in camera sua…Io vado un attimo da Ferrera

…j’ho detto de ritorna’ dopo cinque minuti e invece quelli ancora

nun se vedono…Voijo anna’ a vede quello che stanno a combina’.

PIETRO:             Vengo con te?

CLAUDIO:       Nun fa niente…Nel frattempo fatte un goccetto…noi ritornamo

subito!

(Polverina, Menta e Claudio escono)

FRANCA:           Scusate un attimo vado a vedere se Lena ha messo a posto il corredo.

(Franca esce)

ELENA:               A Piè!…Questi me sembrano tutti spiritati.

PIETRO: (a Lano)Se non era per Lena… che è una brava ragazza…da mò che me nesarei andato via…

LANO:      A papà…ti ci metti anche tu adesso?

(all’improvviso si sente Claudio che urla)

CLAUDIO: (voce fuori scena)T’ho beccato violentatore de ragazzine.

FERRERA: (c.s.)Papà…che stai dicendo…Non stavamo facendo niente di male…

(entrano in scena Ferrera, Palmiro e Claudio)

CLAUDIO:       L’ho trovati in camera che se stavano a sbaciucchia’…

PALMIRO:       Che c’è di male?…Mi stava insegnando come ci si bacia!

CLAUDIO:       Statte zitto tu…che stavi a fa le porcherie co’ mi’ fija…

FERRERA: Ma papà…lui non c’entra…All’Università abbiamo fatto un seminariosulla sessualità…e gli stavo insegnando come ci si deve baciare…

PIETRO: (a Palmiro)E’ vero quello che sì detto Ferrera?

PALMIRO:       Si papà…è vero….E poi…

PIETRO:             Poi?…

PALMIRO:       A me Ferrera mi piace…e mi ci voglio fidanzare. Lo senti? Non balbetto nemmeno più.


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PIETRO:             Bravo Palmiro…te benedico cu lu Padre, lu Fijo e lu Spirito Santo!

ELENA:                A Piè…ma che te sì messo a fa’ lu prete?

PIETRO:              No!…J’ho dato la mia benedizione…

CLAUDIO:       Ma nun ci ha la mia!

FRANCA: (entrando trafelata con Lena)Che è successo…Che erano quei strilli?

CLAUDIO:       Palmiro stava violentando Ferrera…

FERRERA: (piagnucolando abbraccia la madre)Mamma…non è vero. Ci stavamo

semplicemente baciando…

FRANCA:           E tu ci stavi?

FERRERA: (c.s.) Si!

CLAUDIO:       Hai visto che avevo ragione? Mo…un burino pe’ casa lo posso pure

sopporta’…ma due…so’ troppi!

PIETRO:             Chi è burino?…Ti rammento che sei un mio dipendente… Un’altra

parola fuori posto e ti licenzio…qui…seduta stante.

CLAUDIO:       E chi se ne frega!…

FRANCA: (preoccupata cerca di mettersi in mezzo)Claudio…statte zitto…Statte zittoper carità…Tu nun sai una cosa importante.

CLAUDIO:       Nun sto zitto manco pe’ gnente…(a Pietro) La voi sape’ ‘na cosa? In

tutti st’anni nun t’ho mai sopportato…come nun ho mai sopportato

quel burino rivestito de tu’ fijo…

PIETRO:             Sei licenziato!

CLAUDIO:       E arichi se ne frega! …E lo sai che nova c’è?…Che nun sei tu che mi

licenzi…ma so’ io che me ne vado…Da oggi in poi campo de rendita

…perché  nun  è  vero  che  ho  vinto  centocinquanta  galline,  ma

centocinquanta  mijoni  ar  totocalcio.  Hai  capito?…E  del  lavoro

tuo…me ne strafrego!

FRANCA:           Claudio…guarda che Dudù…la schedina nun l’ha giocata…


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CLAUDIO:       Che hai detto? (poi a Pietro) …Del lavoro tuo…me ne strafrego!… (alla moglie) …Nun ho capito…

FRANCA:           Da mo che sto a cerca’ de dittelo…Dudù la schedina nun l’ha giocata…

CLAUDIO: (alla moglie)Sì!…(poi a Pietro)So’ contento d’annammene.

FRANCA: (grida)Dudù la schedina nun l’ha giocataaaaa…

(Claudio a quelle parole rimane immobili come una statua.)…. (rumori fuori scena)

MENTA: (c.s.) Che stavi a fa’ sotto il letto?…(entrano in scena Menta, Dudù ePolverina) Se nascondeva sotto il letto… Pe’ me… deve ave’ nascostola schedina da qualche parte.

FRANCA: (a Dudù)Di’ la verità…! Avanti Dudù…è arrivato il momento de dilla…

DUDU’: (A testa bassa)La schedina nun l’ho giocata…

MENTA:              Nun l’hai giocata!?!?

DUDU’: (piangendo)  Nun l’ho giocata perché me sembravano sordi buttatiiiii…

(Menta a quelle parole rimane basito e immobile. Vicino a Claudio sembrano due statue.)

POLVERINA: Ahò…ma che v’è presa ‘na paralise?…Aripijateve…ha dettosemplicemente che nun ha giocato la schedina.

CLAUDIO E MENTA: (si guardano ) Nun ha giocato la schedina!!!

MENTA:              Nun ha giocato la sche…!!! Ma io t’ammazzo!…T’ammazzoooo!

Menta corre dietro a Dudù che scappa per non farsi prendere

CLAUDIO         …Aaahh!!

Claudio lancia un urlo e sviene sorretto a malapena da chi gli sta affianco. Lo poggiano sul divano. Le battute sono a braccio: chi lo sventola…chi cerca di farlo bere. Ferrera gli misura la pressione…Franca lo schiaffeggia mentre lentamente si chiude il sipario del secondo atto.

FINE SECONDO ATTO

31. CHIUSURA SIPARIO


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TERZO ATTO

All’alzarsi del sipario del terzo atto, il salone è vuoto. Si sente di sottofondo la voce di Paul Anka che canta

32. IL RE DEI PAGLIACCI

“Il re dei pagliacci”…” Entra Franca seguita dal dottore.

SFUMARE QUANDO ENTRA FRANCA

FRANCA:           Venga dottore…si accomodi. Qui starà più comodo.

DOTTORE:     Grazie signora Romani. (il dottore si siede e prende il ricettario)

FRANCA:           Allora dottore…come sta mio marito?

DOTTORE:     Bene non si preoccupi. Ha avuto semplicemente uno sbalzo di

pressione improvviso ed un altrettanto improvviso abbassamento che

gli ha provocato un collasso….ma niente di preoccupante.

FRANCA:           Meno male!

DOTTORE:     Dopo quello che ha subito…un collasso è il minimo. C’è gente che

per molto meno muore di infarto.

FRANCA: (facendo le corna senza farsi vedere dal medico)Che fortuna!

DOTTORE:     Bene ha fatto sua figlia Ferrera a dargli qualche goccia di Coramina…lo ha aiutato a riprendersi. Ora gli dia queste pasticche… (scrive) Una subito, e l’altra questa sera dopo i pasti …Miraccomando però…una cena leggera. Gli faccia una minestrina con poco sale…e un po’ di purea…nient’altro.

FRANCA:           Va bene dottore…farò come dice lei.

(entra Dudù e si ferma un attimo sulla porta. Ha una borsa di ghiaccio sull’occhio)

33. DUDU’

DUDU’:                 Dotto’…e a me nun me da niente?

DOTTORE:     Perché non basta quello che le hanno dato gli altri?

DUDU’:                 Ma…me fa male!

(dopo la battuta toglie la borsa di ghiaccio e gli appare un vistoso occhio nero)

DOTTORE:     Continui a metterci il ghiaccio!


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DUDU’:                  E se sull’occhio ce mettessi ‘na bistecca?

DOTTORE:     Mi dia retta…la bistecca la metta in padella e se la mangi… le farà meglio che sull’occhio…Si ricordi che le ricette della nonna… non servono a niente… (a Franca dandole la ricetta)

Ecco signora Franca… gli dia queste pasticche.

FRANCA:           Grazie dottore! (il dottore si alza e sta per uscire)

DOTTORE:     Arrivederci e mi faccia sapere come va…e non si preoccupi … come le dicevo prima…suo marito non ha niente.

(Entra Claudio. Ha indosso una coperta che lo rende simile ad uno prigioniero della secondaguerra mondiale) Ah, eccolo!

(a Franca)

E dica a sua figlia di tenergli semplicemente sotto controllo la

FRANCA:

pressione…

Grazie…ma da ieri ha smesso con la pratica della pressione. Da oggi

deve cominciare quella del clistere.

DOTTORE:

Fa lo stesso!…Vedrà che un bel clistere non le farà che bene.

CLAUDIO:

Ma…a Lano….

DOTTORE:

E certo…dove vuole che glielo facciano!

DUDU’:

Venga dottore…l’accompagno io. (Mentre escono) E se ce mettessi la

chiara dell’ovo?

DOTTORE:            Bravo…mettece pure lo zucchero e te ce fai lo zabbaijone! (escono)

34. CHIUSURA PORTA

FRANCA:           Da quale campo de concentramento sei scappato?

CLAUDIO:       Si…pija ‘n giro…N’arto po’ ce stiravo le zampe…”Dopo la morte nun se chiama er medico” dice er proverbio…

FRANCA:           Tu… la morte? Ma famme er piacere…Tu fai morì l’artri!

CLAUDIO:       Mo sta a guarda’ che è corpa mia…Chi è che n’ha giocato la schedina? … Dudù…tu’ fratello!!…

FRANCA:           E chi è che ha detto tutte quelle stronzate sui burini ar commendatore? …Claudio…mi’ marito!!…E poi…l’ha voi sape’ tutta?…Er commendatore sarà pure burino…ma ha lavorato tanto e s’è fatto da solo…


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CLAUDIO:       Se s’è fatto da solo…allora me sa che nun ci ha avuto tempo.

FRANCA:           De fa che?

CLAUDIO:       De fasse da solo… Se poteva fa’ un po’ meijo…lui e li fij…

FRANCA: (con rabbia)L’ho vedi che ci ho raggione a dì che sei un deficiente? Io stoa parla’ sul serio e tu invece nun fai altro che di’ cretinate, ma mo pe’ le nostre fije nun serve mozzicasse er dito…nun serve più arrabbiasse.

CLAUDIO:       E chi s’arrabbia…ormai me so’ messo l’anima in pace…L’hai più sentito er commendatore?

FRANCA:           Certo che l’ho sentito…e tu nun sai quanto m’è costato…risistema’ sta’ faccenda…perché come te metti, te metti…c’è chi sta a galla… come il commendatore …e chi sta in fonno a un fosso… come te.

CLAUDIO:       Ma lui…che t’ha detto?

FRANCA:  M’ha detto che ce passerà sopra solo se gli farai le tue scuse e se accetterai che anche Ferrera se fidanzi co’ Palmiro…

CLAUDIO:       Palmiro!?…Ma uno se po’ chiama’ Palmiro?…

FRANCA:           Beh…se pensi che er primo se chiama Lano…Palmiro è da rivalutà.

CLAUDIO:        ‘O vedi che mò me dai ragione?

FRANCA:       Sì vabbé…ma che stamo a guardà i nomi?…L’importante è er bene de’ nostre fie. A Cla’ però te prego, quanno li vedi…nun ricominciamo.

CLAUDIO:       E chi ricomincia…Io ho detto sempre la verità…

FRANCA:           Dice più verità chi se sta zitto…e tu impara a nun parla’ a vanvera… che ce conviene…Comunque più tardi il commendatore co’ la moglie torneranno a trovacce…Ricordate che s’aspettano le tue scuse ufficiali…

(Entra Ferrera con la pompetta del clistere e lo stetoscopio al collo.)

FERRERA:       Allora…sei pronto?…Forza…giù i pantaloni.

CLAUDIO:       Arieccola…la sora Pompetta…


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FRANCA:           Smettela de lamentatte…er dottore ha detto che Ferrera te deve tene’ sotto controllo…

(Claudio sta per togliersi i pantaloni quando rientra Dudù.)

CLAUDIO:       A Fra’…famela dopo ‘st’operazione. Già me vergogno de tu’ fia…figurate mò che è arrivato l’amico Cerasa!

Apizzate

35.DUDU’

FERRERA:       E vabbè papà…per ora ti sei salvato. (mette sul tavolo l’ocorrente)

DUDU’: (a Claudio)Che sei ancora arrabbiato co’ me?

CLAUDIO:       A che serve arrabbiasse…tanto li raij der somaro nun arrivano ar cielo.

FERRERA:       Bravo papà…i soldi non sono tutto nella vita…

CLAUDIO:       Nella tua forse…mica nella mia. Tanto a te che te frega? Mo te fidanzi col palmipede…

FERRERA:       Palmiro…papà…non palmipede.

CLAUDIO:       Io pe’ curiosità so’ annato a guarda’ sull’enciclopedia dei nomi e sai che c’ho trovato come significato? Palmiro: ”Colui che vive sulle palme”

FERRERA:       Tutte le mie amiche dicono che Palmiro è un tipo!

CLAUDIO:       Appunto! E’ un tipo de macaco del Madagascar!

36 CAMPANELLO 1 (suonano alla porta)

DUDU’:                 Ce devo anna’ io?

FRANCA:          Se nun t’affatica tanto!? Da oggi…ricordate…scalamo mille lire ogni vorta che vai aprì la porta. Arivà a 150 milioni fatte un po’ er conto?!

CLAUDIO:       A Dudù visto che stai in pensione da domani lo sai che fai?…Soni e rientri, soni e rientri…a occhio e croce in un par d’anni te sei levato er debito.

DUDU’:                 Sì…così quanno mòro su ‘a tomba ce scriveranno: Dudù…l’uomo chiamato campanello!


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(Ferrera esce)

(togliendosi la borsa dall’occhio tumefatto) questo e chi ce vede più.

E VISSERO FELICI E SCONTENTI

CLAUDIO:        Dai che scherzavo. Nun te la prenne Dudù…tu’ sorella è ancora incacchiata. Passece sopra.

DUDU’:                 A chi…a mi’ sorella?

FRANCA:           E sì…m’ha preso pe’ ‘n tappeto! Che fratello cretino!!

CLAUDIO:     No, te volevo dì de fa’ finta de nun ave’ sentito…de chiude un occhio!

DUDU’:                                                                                                            N’ artro?… Se me chiudo pure

37 CAMPANELLO 2 (suonano di nuovo)

FRANCA:           Va ‘aprì ch’è mejo và!(Dudù esce)

FERRERA: (alzandosi dalla sedia)Vado in camera mia a studiare. Se dovesse venire

Palmiro…chiamatemi!

CLAUDIO:       Sta’ tranquilla…appena scenne dall’arbero te chiamo.

FRANCA:           Che famo Clà? Avemo finito co’ Lano e mo cominciamo co’ Palmiro?

CLAUDIO:       Guarda che a lui mica j’ho detto che è… burino!

(alla parola “burino” si volta verso la porta proprio mentre entra il Commendatore, la moglie Elena, Lano e Palmiro. Per ultimo entra Dudù) Bona notte!

DUDU’:                 So’ arivati…

PIETRO:             E no…adesso basta…

FRANCA: (cercando di rimediare alla gaffe)No…guardi c’è un equivoco… Claudionon ce l’aveva co’ lei…

CLAUDIO:       E’ vero…nun ce l’avevo co’ lei…ce l’avevo co’…(non sa chedire…poi) Dudù!

DUDU’:                 Co’ me? E che so’ burino io?…

CLAUDIO:       Lo  potressi  esse’!…Vede…commendatore…pe’  noi  romani… chiama’ uno burino…nun è sempre offensivo…anzi alcune volte è…

DUDU’: (entrando in battuta)Un complimento!

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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

CLAUDIO: (ripete)Un complimento! …Ma che complimento…è un modo pe’ dìche è un po’ duro de comprendonio…

DUDU’:                 Che voi dì?…che so’ scemo?

CLAUDIO:       No…scemo no…Sei un po’….

DUDU’:                 So’ un po’?…

(Claudio non sa più come uscire da questa situazione. Fortunatamente viene Franca in suo soccorso)

FRANCA:           Insomma Dudù! Claudio voleva dì che nun sei scemo…ma solo caparbio! Va be’ così? E’ mai possibile che a ogni parola c’ha da esse’ un casus belli.

ELENA:               Che d’è Piè nu cassu belli?

PIETRO:              Stasera a casa te lo faccio vedè. (poi a Claudio) Insomma…io sto aspettando!

CLAUDIO:       Che cosa commendato’?

PIETRO:             Le tue scuse ufficiali…qui…davanti a tutti…Anzi no…ci mancano Menta e il dottor Polverina…

DUDU’:                 Vuole che li vado a chiama’?

PIETRO:             Se non te dispiace!

DUDU’: (sta per andare poi si ferma, si gira e…)A Frà, pure che nun hanno sonato lemille lire de stavorta me le scali lo stesso eh? (Dudù esce)

LANO:                   Signora Franca…Lena dove sta?…

FRANCA:           E’ di là… in camera insieme a Ferrera…

LANO:                   Posso andare a trovarla?

FRANCA:           Certo che puoi!

PALMIRO:       Allora…vado anch’io dalla mia fidanzata!


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Eccoce qua…Buon giorno Commendatore…signora Elena… (salutano) …Dudù ci ha detto che Claudio…dopo quello che èsuccesso ieri…se deve mortifica’ de fronte a tutti.

Grazie! (si alza dalla sedia e a Pietro) Pietro…chiedo scusa se ieri…

E VISSERO FELICI E SCONTENTI

CLAUDIO:       N ‘do vai te?… (tutti lo guardano) E fateme finì…N ‘ ndo vai te… ce va pure Lano!

PIETRO:             Ambeh! (a Claudio) Che ti dispiace se vanno di là…dalle loro rispettive fidanzate?

CLAUDIO: (ripetendo con la calata marchigiana)Dalle loro rispettive fidanzate?…Manco pe’ gnente me dispiace…

PIETRO:             Bravo! (Lano e Palmiro escono) Anche perché quando saremo soli …vi devo dire una cosa…Una cosa che non ho detto manco a mi moije

ELENA:               Nemmanco a mene?

PIETRO:             Elenuccia…quante vorte te lo sì detto ca nin se dice mene? No…pe’ ora nun te lo pozzo dì nemmanco a tene. Lo dirò quanno arriveranno Menta e l’avvocato Polverina! Devono da sentì pure loro…

ELENA:               Lano me sì detto che aieri…doppo che si abbiamo andati via…il signor Claudio ha stato male. Ora come sta?

FRANCA:           Sta meijo...grazie. (sottovoce al marito) E ringrazia…lo vedi che se stanno interessa’ de te?

CLAUDIO:

PIETRO: (entrando in battuta)Un momento…(entrano Menta, Polverina e Franca)

MENTA:

CLAUDIO: (a mezza bocca a Dudù)A ‘nfamone!

DUDU’: (entrando in battuta)Aoh…è la verità, eh?

PIETRO: (a Claudio)Mo..poi parla’!

Claudio, messo alle strette passeggia nervosamente lungo la stanza. Tutti lo guardano

FRANCA:           A Cla’…ma vòi chiede scusa?

CLAUDIO:       E aspetta…


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

MENTA:              Che dovemo aspetta’ la carozza?…Avanti…mortificate!

CLAUDIO: (prende coraggio e)Commendatore…signora Elena…me dispiace dequello ch’è successo ieri….Quello che ho detto nun lo pensavo…

DUDU’: (ironico)Noo!

PIETRO:             Cos’è quel “noo”?…

DUDU’:                 Volevo dì che nun lo pensava…Senti…senti come se mortifica…

CLAUDIO:       Te vòi sta zitto che me fai perde er filo…Stavo a dì?…Ah sì… (riprende il discorso interrotto) Stavo a dì

38. MONOLOGO FINALE CLAUDIO

che quello che ho detto nun lo pensavo… Me so’ fatto prenne dalla fregola de li sordi ma quanno uno vive ‘na vita de sacrifici…co’ quelle quattro lire dello stipendio …mannacce avanti ‘na famija è dura…Fa’ studia’ li fij…rivestilli… cercà de nun faije mancà niente pe falli vive decentemente è stata ‘na faticata. (Verso la moglie) Vero Fra’?…Quante cose avemo rinunciato pe’ loro! (Franca abbassa losguardo) Quando poi m’è capitato quer colpo de fortuna, nun ci hocapito più niente…Me so’ passati davanti all’occhi anni de tribolazioni, e all’improvviso me so’ sentito… arivato…Finarmente anch’io potevo spenne e spanne come me pareva, finarmente anch’io potevo compra’ per una volta nella vita er superfluo pe’ mi ‘ moije…pe’ le mi’ fije… (al commendatore) Stavo al pari suo commendato’…al suo livello. Nun ci avevo più bisogno de lei…del suo lavoro…potevo campa’ de rendita…(con tristezza) Poi… invece…il risveijo più brutto…Poraccio eri…e poraccio rimani…e so’ ritornato a esse’ l’imperatore de la dottrinella…Me dispiace commendato’… me dispiace pe’ quello che j’ho detto ieri.

(i presenti sono colpiti dalle parole di Claudio e rimangono per un attimo in silenzio)

DUDU’:                 A Cla’…scusame pure tu…pe’ la schedina che nun ho giocato.

CLAUDIO:       Nun fa niente Dudù…nun fa niente!…Vor dì che nun è pe’ noi la vita da nabbabbi! (al commendatore) Ah… je volevo dì…che… se i ragazzi de là, se vonno bene…che se fidanzino pure…Lano e Palmiro so’ du’ bravi ragazzi…e se loro sono contenti…allora so’ contento anch’io!

FRANCA: (Franca si alza dalla sedia, abbraccia il marito dandogli un bacio sulla guancia)Bravo!

CLAUDIO: (sottovoce a Franca)Tanto… sempre burini rimangono!

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(tira fuori dalla tasca la schedina)

CLAUDIO:

PIETRO:

CLAUDIO:

PIETRO:

E VISSERO FELICI E SCONTENTI

MENTA:              E bravo er nostro poveta…Nun te ce facevo!

POLVERINA: (si avvicina dandogli la mano)Complimenti sor Claudio…ha detto dellebelle parole…Io stesso non avrei saputo dire meglio…

PIETRO: (si avvicina a Claudio)Le tue parole m’hanno colpito molto E’ vero quello

che hai detto…anch’io all’inizio…quando so’ venuto a Roma dal Frosinate…ho sofferto molto…ma poi pe’ un colpo de fortuna… la ruota a incominciata a gira’ pure pe’ me…come tra ‘n po’…girera’ pure pe’ voi.

In che senso commendato’?

Mo me richiami commendatore?…Se te va puoi continua’ a damme del tu e richiamamme Pietro…tanto semo tornati a esse’ parenti , none?

Frechete!

Dunque ve stavo a dì… (camminando davanti al boccascena) Sabato sera…quando semo venuti pe’ la prima volta a casa tua…a Palmiro je so’ annati l’occhi sul tavolo…e ha visto la copia de ‘na schedina. Non sapendo cosa fossero tutti quei segni…lui ha studiato talmente tanto che nun conosceva er gioco der totocalcio…io gli ho spiegato cos’erano…allora lui s’è messo la copia in tasca e quando semo usciti m’ha detto:”Papà…perché nun la giochiamo anche noi?”…E io per

farlo contento…sono andato al bar                                                                                                                                                        e

l’abbiamo giocata…

(Tutti sono rimasti a bocca aperta. Il colpo è stato talmente forte che nessuno dei presenti ha la forza di parlare) Allora?…Che vi ha preso? Non dite niente?

CLAUDIO:       Ecco perché c’era un solo vincitore…Era la sua schedina!

PIETRO:             Certo…ma non la mia…la nostra!

CLAUDIO:       In che senso…Piè?

PIETRO:             Nel senso che io non avrei fatto tredici se Palmiro non avesse preso dal tavolo la brutta copia della schedina. Quindi…è giusto che i soldi della vincita…vengano divisi tra noi…Tra me che l’ho giocata…e voi che…diciamo così…vi siete sforzati a compilarla.

MENTA:              Commendato’…dice davero?…


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

PIETRO:             Io ho una sola parola…

Un evviva urlato con tutta lo forza da il via ai festeggiamenti. Franca abbraccia Claudio…Elena anche abbraccia il marito…Il caos è indescrivibile..Baci ed abbracci per tutti…Entrano in scena anche i ragazzi preoccupati per le urla.

LENA:                    Mamma…papà…che è successo…Che sono queste urla…

CLAUDIO: (come vede Palmiro gli si avventa addosso abbracciandolo tra lo sguardo

trasecolato di Ferrera) Vie’ qua…fatte abbraccia’!

PALMIRO: (meravigliato)A me signor Claudio?

CLAUDIO:       Statte zitto e fatte bacia’….

FERRERA:       Che t’è successo papà?

CLAUDIO:       Che è successo?…E’ successo che nun bisogna mai dispera’ nella vita…Quanno tutto te sembra che crolli c’è sempre ‘na ragione pe’ rimboccasse le maniche e anna’ avanti. Nun fate come quei scemi che nun danno valore a niente…nemmeno all’amicizia. Imparamo a fa’ come l’antichi…che magnavano le cocce e buttavano… (al pubblico) i

fichi!!! Ah….un’altra cosa…

(alza il bicchiere che nel frattempo Franca aveva riempito per tutti)

Evviva i romani ….. Evviva la Roma ….. Evviva la Lazio …..

Evvivali burini!..... L’ho pronunciato bene????

39. SIGLA CANTATA

Risata generale…canzone finale e brindisi. Chiusura del sipario!

FINE

40. SIGLA STRUMENTALE

39. SIGLA CANTATA FINALE (TEMPO 1.03)


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

PERSONAGGI ED INTERPRETI IN ORDINE DI USCITA

DOTTORE ..................

Maurizio PEDINI

FERRERA ...................

Viviana SARDELLA

PALMIRO ...................

Gino DOMINELLI

LENA..........................

Francesca GALLONE

LANO .........................

Diego GAZZELLONI

POLVERINA ...............

Simone BOBINI

DUDU’........................

Rocco AVERSANO

MENTA ......................

Salvatore LAMBIASI

ELENA........................

Simonetta SIONI

PIETRO ......................

Marcello GALLETTI

FRANCA .....................

Pina ROSSETTI

CLAUDIO ...................

Claudio NATILI

MUSICHE ..............................

S. VITTOZZI

SCENOGRAFIA ......................

A. DI FILIPPO

MACCHINISTA......................

T. DALOG

FONICO.................................

F. M. FORZATO

DIRETTORE DI SCENA..........

G. SARDELLA

COSTUMI ..............................

R. PUCCI

OTTIMIZZ. E ORGANIZZ......

G. GALLI E M. D’ALESSANDRO


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

INDICE MUSICHE

SIGLA DI APERTURA

1 ..................

2 ..................

CAMPANELLO 2

3 ..................

CHIUSURA PORTA

4 ..................

POLVERINA

5 ..................

CHIUSURA PORTA

6 ..................

CHIUSURA PORTA

7 ..................

CITOFONO

8 ..................

CAMPANELLO 2

9 ..................

CHIUSURA PORTA

10.

................ CHIUSURA PORTA

11.

................ CHIUSURA PORTA

12.

................ COLPO DI FULMINE “FERRERA

13.

................ BINARIO

14.

................ NUN È PECCATO

15.

................ SHE LOVES YOU

16.

................ TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO

17.

................ CAMPANELLO 2

18.

................ CAMPANELLO 2

19.

................ CHIUSURA PORTA

20.

................ CHIUSURA PORTA

21.

................ DUDÙ

22.

................ CAMPANELLO 1

23.

................ CHIUSURA PORTA

24.

................ CAMPANELLO 1

25.

................ I WATUSSI

26.

................ DUDÙ

27.

................ CAMPANELLO 1

28.

................ CHIUSURA PORTA

29.

................ POLVERINA

30.

................ CAMPANELLO 1

31.

................ CHIUSURA 2 ATTO

32.

................ IL RE DEI PAGLIACCI

33.

................ DUDÙ

34.

................ CHIUSURA PORTA

35.

................ DUDÙ

36.

................ CAMPANELLO 1


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

37............................... CAMPANELLO 2

38............................... MOLOGO FINALE CLAUDIO

39............................... SIGLA FINALE CANTATA

40 ............................. SIGLA FINALE STRUMENTALE

41............................... SIGLA FINALE CANTATA (TEMPO 1.03

PRIMO ATTO........................................ PAG....... 1

SECONDO ATTO.......................... PAG....... 28

TERZO ATTO........................................ PAG....... 55


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI


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E VISSERO FELICI E SCONTENTI

SIGNORE E SIGNORI BUONASERA (BUON POMERIGGIO).

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “QUELLI DEL PIANO DI SOPRA” VI DA IL BENVENUTO E VI AUGURA UN BUON DIVERTIMENTO CON LA COMMEDIA BRILLANTE “E VISSERO FELICI E SCONTENTI”. SCRITTA DA CLAUDIO NATILI E CARLOGIUSTINI, CON LA REGIA DI CLAUDIO NATILI.

LA COMMEDIA SI ARTICOLA IN TRE ATTI.

L’INTERVALLO TRA IL SECONDO E TERZO ATTO SARA’ DI BREVISSIMA DURATA.

VI CHIEDIAMO CORTESEMENTE DI PRENDERE POSTO IN SALA E BUON DIVERTIMENTO.


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