Antonio Sotgia
Edipo Re
Da Sofocle
PERSONAGGI:
EDIPO
GIOCASTA
SACERDOTE
CREONTE
TIRESIA
MESSAGGERO
SERVO
NUNZIO
CORO
OVERTURE
Durante loverture musicale si aprir il sipario. La scenografia sar cos composta: un podio centrale bianco a cubo di un metro per un metro; due cubi bianchi, uno a destra e uno a sinistra di venticinque centimetri per venticinque centimetri con altezza un metro.
In platea sar presente una scalinata che porter sul palcoscenico, al centro.
Fondale bianco con disegnata una enorme ragnatela arancione fluorescente reagente alla luce wood.
Da dietro il cubo bianco sale Edipo, vestito con pantaloni bianchi e scalzo. Reca nella schiena due grandi ali in piuma bianca.
Il Sacerdote seduto nel cubo piccolo di destra, vestito come un chirurgo di sala operatoria.
Caronte seduto nel cubo piccolo di sinistra, vestito da dottore, con il classico camice bianco.
EDIPO (alzando solo la testa) Tebe carica di fumi, impasto di preghiere, di singhiozzi. Eccomi: Edipo leggendario, polo di voi tutti.
SACERDOTE Edipo. Macabra altalena! agonia di petali sulle zolle. Agonia di mandrie, bestie. Di seme che non vive nelle donne. Contagio. Rimetti in rotta Tebe! Curala, da adesso! Raddrizzala, fa' che non barcolli! Fu presagio di festa, quel giorno, e ci ridesti occasione di vivere.
EDIPO Conosco, non incognita per me la febbre che vi spinge qui. Malati siete, e con voi nel male, anch'io... no, non c' l in mezzo a voi malato quanto sono io. E so una terapia, nessun'altra. L'ho applicata gi. Eccola: Creonte, il cognato, va su mio comando alle magiche sale di Febo. Devi farti dire il gesto, o la parola, con cui faccia scudo, io, alla mia gente. Ma gi confronto i giorni, calcolo tempi, e m'angoscia l'esito del viaggio: mi pare assenza strana, che supera i limiti del tempo. Arriver, arriver. E allora sar colpa mia, solo mia, se non concreter le scelte, fino in fondo.
CREONTE Perfetta! La mia logica : espellere da Tebe la lebbra, a cui la terra nostra fa da culla.
EDIPO Quali strumenti di purezza? Come si snoda la vicenda?
CREONTE Caccia all'uomo. Sangue, d'allora gela Tebe.
EDIPO Chi , che uomo, di chi addita il caso?
CREONTE Noi avevamo Laio capo della terra a quell'epoca, prima del tuo pilotare Tebe.
EDIPO Lo sentii dire: in faccia non l'ho visto mai.
CREONTE Lui l'ucciso. Oggi l'ordine splende: farla scontare, coi colpi, ai datori di morte. Non importa chi. Ma crollato Laio, non sorse giustiziere. Troppo male, addosso a noi.
EDIPO Male? Quale, da bloccarvi l'indagine dei fatti, col trono rovesciato in tale modo?
CREONTE La Sfinge ci inchiod gli occhi all'oggi, e noi dimenticammo l'ignoto che sfumava.
EDIPO Torner io all'origine. Sar io la luce! Chi ha assassinato l'altro, pu inventare l'attentato a me.
Buio sul palcoscenico, illuminato solo dalla luce al wood. Si illuminer la platea con proiettore posizionato al centro della platea.
Dalla platea appare il Coro, incarnato in un unico personaggio femminile, vestito in nero, con borchie in pieno stile sadomaso. Muove verso il centro della platea e l vi rimane.
CORO Per prima chiamo te, figlia di Zeus, Atena, sovrumana vita; e tua sorella, patrona di zolle Artemide che sul soglio curvo nel cuore di Tebe riposa, Maestosa; e Radioso, volo d'arco; o triplice scudo alla morte, brillatemi innanzi! La gente, la folla infetta. Non so brandire l'idea che faccia barriera. Illustre questa terra: ma ora non crescono frutti. Squilibrio semina despoti. Squilibrio nausea delirante di scelte incoerenti, che sfociano nel nulla. C' uomo che marcia con fronte ritta, per opere di braccia, o della mente. Giustizia non l'intimorisce. Ma sedi di Potenti non onora, e allora lo predi la quota di male! S'accantonano, opache di anni magiche note su Laio. Luce di culto non brilla.
La luce torna in palcoscenico.
EDIPO S, parler io. Io, passante coinvolto in questa storia, in gesti gi compiuti. Sarebbe poco lunga la mia pista, solo: a meno che non abbia segni, qualcosa che coincida. Oggi io, tebano tardivo iscritto tra gente tebana, grido limpide cose a voi gente: chiunque qui tra voi ci sia che ha avuto sotto gli occhi Laio, e sa da chi fu spento, ordino che quello schiuda tutto, a me. Anche se s'angoscia, dentro: potr far cadere lui, da s, la colpa che si sente addosso. Non avr danni, n amarezze, solo partir da Tebe, senza colpi. Salder tutto io, fino in fondo; e ci sar la mia riconoscenza, in pi. Ma forse resterete reticenti, sordi, chiusi al mio decreto: preoccupati, chi per un suo intimo, chi di se stesso. Per questo caso udite bene le concrete decisioni mie: escludo che qualcuno in questa terra - di cui io incarno forza e trono - apra a quell'uomo la sua porta, o gli rivolga voce, o se lo tenga a fianco. Rifiutatelo, tutti! Lui quella lebbra nostra. Ecco, cos scendo in campo, io, a fianco del Potente, e di quel nobile, caduto. Io maledico chi decise il colpo: solitario, rimasto nel mistero, o con aiuto d'altri, si spenga disperato, disperatamente spoglio, fragile, corroso.
SACERDOTE Il tuo maledire m'inchioda. Non so dirti chi uccise. Ma c' una seconda cosa, un pensiero, uno, che vorrei chiarirti.
EDIPO Anche una terza, se l'hai. Non chiuderti.
SACERDOTE So chi ha potente occhio: Tiresia! Da questa fonte, o re, chi indaga apprende trasparenti cose.
EDIPO Strano, il tempo passa e non arriva.
SACERDOTE Il resto... storia opaca, inattuale.
EDIPO Esamino ogni voce, io.
SACERDOTE Cadde sotto colpi di passanti. Fu una voce.
EDIPO Udita anche da me: ma non esiste teste dell'azione.
SACERDOTE Avr in s un fondo di paura.
EDIPO Chi freddo nell'agire, non teme pura voce.
SACERDOTE Esiste chi pu smascherarlo.
Entra Tiresia con un lungo costume fatto in tulle, composto da una gonna nera ampia e una sciarpa in tulle bianco incrociata davanti al petto. Il trucco pittorico in viso sar zebrato, bianco e nero.
TIRESIA Intelligenza... che cosa assurda, quando non matura frutto a chi cosciente. Cosa che sapevo troppo bene, io. E l'ho cancellata. Non sarei da te, adesso.
EDIPO Che significa? Sei pieno di freddezza.
TIRESIA Fammi andare via. Sar pi leggera, a te, la parte tua; a me la mia, fino in fondo, se mi concedi questo. Vuote intelligenze! Mai, mai mi tocchi, nella luce, disseppellire colpe tue.
EDIPO Che vuoi dire? Comprendi, e non riveli? Disertare, questo hai in mente? Dissanguare Tebe?
TIRESIA Io non torturer me stesso, n te. Non ha senso. Da me non cavi nulla.
EDIPO Sei peggio che maligno. Dunque non t'aprirai. Darai spettacolo, con questa aridit che hai dentro, senza fine.
TIRESIA Critichi l'asprezza mia. La tua, che t'impregna, neanche l'intravedi. E insulti me!
EDIPO Hai preparato tu il terreno del delitto, tu, delinquente. Non hai colpito, questo no: se avessi avuto gli occhi sani, io griderei che quel delitto d'uno solo: tuo!
TIRESIA Sinceramente? Ordino a te la fedelt al decreto, a quel tuo grido. Da oggi, da ora, non cercare pi colloqui con la gente, n con me. Tu sei profanatore, lebbra viva della terra.
EDIPO Non hai pudore, a stanare queste assurdit? Non andrai lontano, non illuderti.
TIRESIA Sono gi lontano. Pu molto la scienza che mi cresce dentro. Tu m'hai strappato le parole.
EDIPO Parole? E quali? Parla, che capisca chiaro.
TIRESIA Non eri tu l'intelligenza?
EDIPO Non da dire che ho risolto il caso. Sii pi chiaro.
TIRESIA Assassino! Dico: tu, saldamente tu, dell'uomo dell'inchiesta.
EDIPO Non ti sar dolce, vibrarmi il nuovo attacco.
TIRESIA Devo aggiungere parole, esasperarti?
EDIPO A tuo piacere. Ma sar delirio di parole.
TIRESIA Attento. Da tanto tu non intuisci: hai rapporti osceni con chi pi t'appartiene. Non vedi il tuo grado di bassezza.
EDIPO Assurdo. Tu sei cieco: cervello, udito, vista, tutto.
TIRESIA Sei finito. Tu m'infanghi. Fango che, di questa gente non uno ti risparmier.
EDIPO Trucchi originali. Di Creonte, o tuoi?
TIRESIA Creonte? No! innocuo. Tu nuoci, a te.
EDIPO Furberia che scavalchi furberia, in questa selva d'odio in cui viviamo, che forzieri d'astio, di gelosia voi siete, se per questo regno che Tebe m'affid nel pugno, omaggio, non elemosinato, Creonte, il leale, sogna di farmi rotolare dall'altezza, con manovra ladra: l'uomo dell'assoluta trasparenza! L'amico della prima ora! Mi mina, aizza lo stregone, qui, ciarlatano bieco, viscido, randagio. Poi venni io. Io risolsi: Edipo, quello che non decifrava, che tu ti sforzi ora d'affondare. Diventare braccio destro, all'ombra del trono di Creonte: la tua fissa idea. La mia che voi due sperderete lacrimando questa lebbra: tu, e il complice.
TIRESIA Tu domini. Ma io riequilibrer il tuo dire, con opposto dire. Ho facolt sovrane, in questo. Attento. L'esistenza mia devota all'Obliquo: non a te. E l'ombra di Creonte non mi copre. Ascolta, m'hai chiamato cieco, m'hai deriso. Tu, occhi spalancati non vedi in che bassezza sei, a chi ti leghi, in quale cerchia vivi. Ma sai le tue radici? Non hai mai capito: tu sei nausea, per i tuoi, gi nell'abisso e qui nel mondo. Coppia di frustate nere, laceranti, da tua madre, da tuo padre. Occhi dritti, oggi, domani neri d'ombra. Sputa veleno su Creonte, e sul mio dire. Sarai stritolato.
EDIPO Sparisci.
TIRESIA Non ero qui, adesso, io, se non mi volevi tu.
EDIPO Non sapevo che parlavi nel delirio vuoto. Con piedi di piombo t'avrei convocato qui.
TIRESIA Abbiamo dentro noi delirio. Cos t'illudi tu. Scienza, invece, per chi ti fece: radici paterne, materne.
EDIPO Quali? Fermati. Chi la mia radice?
TIRESIA Questo giorno ti sar radice, poi disgregazione.
EDIPO Come sempre, intrico di parole opache.
TIRESIA Sei, o non sei l'eroe degli enigmi? L'hai nel sangue.
EDIPO Deridi cose in cui tu scoprirai quanto sia grande, io.
TIRESIA Vado, ma dico la ragione che m'ha spinto qui. Ascolta bene: l'uomo tuo, che da tanto bracchi, con sfide, con ordini che tu fai gridare su Laio assassinato, vive qui. Emigrante, non nativo. Randagio, altro che signore. Risplender chi : identit di padre e di fratello ai figli. Che legame! Figlio marito d'una donna, della sua radice! Del padre, fecondatore socio e massacratore!
Esce.
Buio sul palcoscenico. La luce torna in platea sul Coro.
CORO Chi l'ispirato eloquente delfico sasso svel autore di gesto che spegne in gola la voce, mani rosse di morte? Incubo! Non posso smentire. Buio l'oggi: anche oltre, il buio. Ignoro. L'ho sempre ignorato. Non ho elementi esperienze, riscontri per far guerra al credito d'Edipo. Una cosa fu chiara: l'assalto su lui della femmina alata. Che mente, quel giorno, brill all'esame, che festa, per Tebe: non voglio premiarlo con basso, losco sospetto. O vite vissute! Vi calcolo, vi scavo: e la somma niente. Chi, ditemi, chi sente serenit su di s? meno che illusione, e dopo l'illusione c' tramonto. Tu sei la mia scuola, stanco Edipo. Tu, col tuo inferno: non so immaginare contentezza viva. Edipo, volto illuminato, tremendo seno identico seno racchiuse figlio e padre piombati all'approdo del letto.
Dissolve la luce in platea per poi tornare sul palcoscenico.
CREONTE Sento che Edipo, il poderoso Edipo, m'incrimina, con trame mostruose. Non l'ammetto. vero: sono ore amare, queste.
EDIPO Sei tu? Sei qui, come hai potuto? Ne hai, di coraggio. Tu, sicario in piena luce della mia persona, predone solare del potere? Rispondimi.
CREONTE Tu farai come dico. Ribatter il tuo dire. Punto a punto. Tocca a te ascoltarmi, adesso. Poi rifletti, scegli come vuoi.
EDIPO Maestro, a predicare! Ma io non valgo molto, come allievo. T'ho scoperto: tu mi odi, m'hai colpito gi. Se valuti possibile colpire chi ti sta vicino, e non piegarti a meritata pena, tu, non hai cervello.
CREONTE L'ammetto, c' equit nel tuo ragionamento. Ma la mia colpa, dove t'ho colpito, dici, devi ancora farmela capire.
EDIPO Da quanto Laio, quanto tempo fa...
CREONTE ... ha fatto cosa? Non afferro.
EDIPO Scivol nel nulla per colpo sanguinoso?
CREONTE Affonda nel passato il calcolo del tempo.
EDIPO E non faceste inchieste sulla morte?
CREONTE Se cominciammo...! Ma tutto fu silenzio.
EDIPO Ma come? Il gran cervello non svel le cose?
CREONTE Non so nulla: mi chiudo, io, su cose cui la tua mente non arriva.
EDIPO Interroga: non sono omicida, non cado nella rete.
CREONTE Rispondi. Mia sorella la tua donna?
EDIPO Smentire assurdo, in questa tua domanda.
CREONTE Domini spartendo il tuo primato con la donna? Coppia, voi: io terzo?
EDIPO Appunto. Sei della famiglia, e pecchi.
CREONTE Non cos. Concentrati su questo. Cervello che funziona bene non s'ammala: mai!
SACERDOTE Alte parole coi piedi radicati in terra. Mente precipitosa invece inciampa.
EDIPO Se mi disarmo, e aspetto, lui ha gi vinto, e io sono finito.
CREONTE A che pensi? Confinarmi via da Tebe?
EDIPO Nooh! Cadavere, ti voglio, non fuggiasco!
CREONTE Se sveli prima l'origine dell'odio...
EDIPO Da ribelle, pronto alla disobbedienza, parli?
CREONTE S. Non sentenza limpida, la tua.
EDIPO Per me s, mi basta.
CREONTE Anch'io ho dei diritti.
EDIPO Tu? Hai il male, nelle vene.
CREONTE Se fossi tu, a non capire?
EDIPO Non importa.
Entra Giocasta cantando Lili Marlen. E vestita con un elegante frac nero maschile e reca in mano un bastone da passeggio. Capelli rigorosamente biondi. Entrer dalla platea e salir sul palcoscenico dalla scala centrale.
GIOCASTA Che miseria! Lingue che duellano, impazzite! Ma non avete pudore a frugare le miserie vostre, con Tebe nella lebbra?
CREONTE Sangue fraterno! Tuo marito, Edipo, fa di me giustizia mostruosa. Alternativa tra due pene: l'esilio dalla terra, o la condanna a morte.
GIOCASTA Edipo, ti scongiuro, fidati di lui. Ha giurato. Gli devi rispetto religioso: come a me, e al popolo che ti circonda.
SACERDOTE Fidati, mio re.
EDIPO Via, scompaia! Anche se dovr morire: non c' altra via. O patire esilio, brutalit che m'annulla, via dalla patria. Di lui avr ribrezzo: qualunque fine faccia.
CREONTE Traspare, il tuo ribrezzo. Che peso, per te, quando riemergerai da questa febbre. Zavorra tormentosa, a te, il tuo te stesso. E pena meritata. Andr. Di me non hai capito nulla. Destino. Ma per questi, resto io, Creonte.
Creonte esce.
SACERDOTE Che aspetti, regina?
GIOCASTA Fatemi capire, prima, il caso.
SACERDOTE Fantasie, voci incontrollate. Ma anche il pregiudizio rode.
GIOCASTA Scambio di colpi?
SACERDOTE S.
EDIPO A che punto, a che punto! Tu, modello d'equilibrio!
SACERDOTE Sovrano, ti ripeto: bada sarei pazzo, pazzo e cieco se rinnegassi te. Tu rimettesti in rotta Tebe che mareggiava nel dolore. Come ti rivorrei timone di salvezza!
GIOCASTA Fa' capire anche a me da che nacque quest'onda di rabbia.
EDIPO Ma s. Per me vali pi, molto pi di costoro. Creonte: quanto male ha tramato, per me!
GIOCASTA Parla. Chiss se chiarirai con esattezza la nemica accusa.
EDIPO Assassino, mi chiama! Assassino di Laio.
GIOCASTA Certezza interiore, o voce rimbalzata a lui?
EDIPO S' fatto scudo di tristo incantatore. Lui non compromette le sue labbra, mai.
GIOCASTA Lascia cadere questa storia. Ascolta: voglio darti trasparenti segni. Poche parole. Un presagio, s, tocc Laio, un tempo. Dalla ciurmaglia sua: che aveva una meta segnata, morte per mano di figlio, creatura nata da me, e da lui. Poi finisce che l'ammazzano ladri mai visti. L, al triangolo di strade. Anche il figlio. Sbocciato e quello gli strinse nei lacci i due nodi dei piedi. Lo fece rotolare per rocce senza pista: non lui, mani diverse. Le verit dei maghi! Le loro linee nette! Non pensarci pi, neppure un attimo.
EDIPO Come m'annebbio, dentro. L'intelligenza si ribella, ora, nel sentirti.
GIOCASTA Che dici? Che angoscia ti stravolge?
EDIPO Un'impressione. Hai detto tu che Laio cadde nel sangue l, al triangolo di strade?
GIOCASTA S, correva voce. E ancora non dimenticata.
EDIPO Dov' il punto preciso del dolore?
GIOCASTA Fcide, si chiama, strada che si spacca, da Delfi, da Daulide, e l si fonde in una.
EDIPO E il tempo, dimmi, corso dalle cose?
GIOCASTA Poco prima che brillasse la tua luce di monarca, si grid la notizia per le strade. (preoccupata ad Edipo) Che hai? Edipo, che ti bolle, dentro?
EDIPO Non interrogarmi, non ancora. Spiegami Laio. Che uomo era, e a che fiorire d'anni?
GIOCASTA Grande. Germogliava bianco tra i capelli, appena, come polvere. Ecco, come appari tu. Non c'era molta differenza.
EDIPO Ora ho barlumi. Ero cieco. Martellavano me, le infernali parole che ho detto.
GIOCASTA Cosa? M'inchiodi. Non ti guardo, non posso.
EDIPO Ho freddo terribile, dentro. Forse il profeta vedeva. Tu puoi darci le prove. Devi trarti di bocca un'altra parola.
GIOCASTA Se so la risposta, dir.
EDIPO Viaggiava leggero, o con scorta forte, da uomo che comanda?
GIOCASTA Cinque erano in tutto. Tra loro un attendente. Un carro solo, che portava Laio.
EDIPO Ma chi vi disse i fatti. Chi?
GIOCASTA Un tale, servo. Lui torn, unico superstite.
EDIPO Esiste? E ancora nella casa?
GIOCASTA Fu quando ritorn dal luogo e vide te padrone del potere. Laio era morto. Mi s'attacc alla mano, mi scongiur di metterlo in campagna, ai pascoli di bestie, fuori, fuori dagli occhi della gente. L'ho lasciato andare. Non era che uno schiavo. Ma meritava il mio regalo, e anche pi.
EDIPO Che torni, immediatamente, qui. E possibile?
GIOCASTA possibile. A che scopo?
EDIPO Ho paura di me stesso. Forse m' gi uscito di bocca, troppo chiaro, perch sento voglia di vederlo in faccia, l'uomo.
GIOCASTA Sta' tranquillo, sar qui. Ma credo di avere dei diritti anch'io, devo sapere il peso che ti tieni dentro, Edipo.
EDIPO No, non posso pi lasciarti fuori. Troppa tensione, al limiti dell'incubo. Tu sei la cosa pi importante. A te, soltanto a te posso parlare. E troppo grave il mio momento. Io come padre ebbi Plibo corinzio. Madre, Merope: una dride. Laggi contavo molto. Poi mi cadde addosso un fatto. Forse meritava diffidenza, non meritava la mia febbre. Si mangiava e uno, carico di vino, mi d una voce in mezzo al bere, che sono figlio falso, io. Quel giorno soffrivo, ma mi tenni. Il seguente andai dalla madre, dal padre, e facevo domande. Fu brutto colpo l'insulto, per loro. Se la presero con chi aveva gettato l quella parola. Mi fece piacere, vederli cos. Non dico niente alla madre, a mio padre, e prendo la strada di Delfi. Ignor il tema della mia richiesta. Ma fece balenare, in quella lingua sua, altre atrocit, mostruose, stravolte. Che tutto era fisso, per me: penetrare mia madre, far sorgere vite, una carne, ostica all'occhio dell'uomo, farmi assassino del padre, che fu mia radice. Passo dopo passo, tocco i luoghi dove dici cadde nella morte il vostro re. Io, semplice pedone, ero ormai al triangolo di strade, che sappiamo. L mi venivano incontro l'attendente e, dritto sul carro a cavalli, quell'uomo. L'uomo delle tue parole. Quello alla guida e l'altro, il vecchio, proprio lui, volevano investirmi, farmi rotolare fuori dalla strada. Fu questa mano, guarda. Lui si spezza. S'affloscia, scivola dal fianco del suo carro. Ammazzo tutti. Io ho calcato su me la nera condanna. Insudicio il letto del morto, con queste mie mani. Guardate! L'hanno ucciso! Sono male vivente. Colpa pura. Il mio futuro fuggire. Fuggendo canceller dagli occhi i miei. Cancellatemi dal mondo prima che mi veda.
SACERDOTE (Cattivo) Re, ci paralizzi. Aspetta: devi interrogare chi ha vissuto i fatti.
EDIPO Speranza. Me ne resta poca.
GIOCASTA Al suo apparire? Perch t'accende, dentro?
EDIPO Ascolta bene: se, alla prova, lui ricalcher le tue parole, io, forse, s, evaderei dal mio soffrire.
GIOCASTA Che parola ho detto che spiccava, fra le altre?
EDIPO Ladri. L'hai sottolineato: l'uomo raccontava di pi d'uno, massacratori di re Laio. Se ridir quella parola "numerosi", io non ho ucciso. Uno, pi d'uno: non coincidono, non possono. Ma se confesser: un uomo solo, uno, vestito da viandante, mi si squilibra addosso, in luce cruda, l'ago della colpa.
GIOCASTA Il suo racconto, netto, aperto, era quello, tu lo sai, non lo canceller, non pu. La gente l'ascoltava, non io sola. Potrebbe anche sviarsi dalla traccia antica. Anche cos non far retta luce, e non pu essere, sulla violenta morte, di Laio, s, di Laio. Obliquo predisse la sua fine: morte, per mano d'un mio figlio. Povero figlio.
EDIPO Belle parole. Per manda qualcuno, fa' venire il servo, non lasciar cadere.
GIOCASTA Mander.
Il coro avanza verso il palcoscenico diventando il messaggero. Sale sul palco dal centro, sulla scalinata. Edipo si erger sul cubo piccolo di destra. Il Messaggero inizier a girargli attorno.
GIOCASTA Offro fiori, aromi accesi: eccoli, guardate. Edipo esagera. S'impenna il cuore suo, rovente, in rifrangersi d'angosce. Non decifra, coi fatti del passato il nuovo oggi, con buonsenso, anzi preda di voci che ode; basta che sia voce di spettri, paure. Ho tentato tutto. Ma non migliora.
MESSAGGERO Sia florida, tra fiorenti cari, sempre, lei, la sposa perfetta del re!
GIOCASTA Ricambio le parole, viaggiatore. giusto: sei gentile. Ora di' chiaro lo scopo del tuo viaggio, e il tuo messaggio.
MESSAGGERO E pu essere festa, per te, ma forse amarezza.
GIOCASTA Possibile? Ambigua magia... che sar?
MESSAGGERO La gente dell'Istmo lo vuole sovrano. A gran voce!
GIOCASTA Che dici? Plibo, venerando, non domina pi?
MESSAGGERO No. Morte lo chiude nella terra.
GIOCASTA Ripeti! Morto, morto il padre di Edipo!
EDIPO Giocasta.
GIOCASTA Senti quest'uomo. Aguzza gli occhi, intanto, se trovi scopo al quale vanno gli arcigni indovinelli del tuo dio.
EDIPO Chi ? Che ha, da dirmi?
GIOCASTA Da Corinto. Ci sta dicendo che tuo padre Plibo non , non pi: un morto.
EDIPO Un attentato? Abbraccio d'una febbre?
MESSAGGERO Breve oscillazione reclina vecchie ossa.
EDIPO Povero vecchio, sfatto da malanni, allora.
MESSAGGERO In armonia con la distesa d'anni.
EDIPO Io sono qui. Mai sfiorato un'arma. Forse l'ha disfatto il mio rimpianto. Cos, s, cos sarei radice della morte. Ora Plibo posa nel Nulla.
GIOCASTA finita. Cancella da te stesso questa storia.
EDIPO L'amore con mia madre. Come posso, un incubo...
GIOCASTA Angosce, sempre! Ma perch? La vita preda di coincidenze. Presagio illuminato non esiste. Meglio non avere scopi, vivere come t' dato. Non farti ossessionare dall'amore con tua madre. L'hanno gi fatto in tanti, l'amore con la madre, dentro i sogni. Cose sciocche. Chi non ci fa caso, vive meglio, pi leggero.
EDIPO Tutto vero, tutto bello ci che dici: se non fosse viva lei che m'ha creato. Ma vive. Devo, stare in ansia. Non ho scelta. Anche se il tuo dire vero.
MESSAGGERO Quale donna viva t'ossessiona?
EDIPO Mrope, che Plibo si teneva in casa.
MESSAGGERO Ed radice d'ansie vostre? In che?
EDIPO Obliquo mi disse il mio futuro, un giorno. Penetrer mia madre. Sparger sangue di mio padre, con le mani. Per questo non pi Corinto la mia casa, la evito da tanto. Ne sono contento, anche se sarebbe dolce rivedere in faccia chi m'ha fatto vivo!
MESSAGGERO Io, mio re, che sono qui per devozione a te, non devo cancellarti quest'angoscia? Era la mia meta, sai, la pi importante: farmi meritevole con te, al tuo ritorno in patria.
EDIPO Non torner da chi mi fu radice.
MESSAGGERO Il tuo spavento non ha senso...
EDIPO Ma se sono figlio di quei due!
MESSAGGERO ... perch Plibo, per te, non nessuno.
EDIPO Ripeti! Plibo non fu la mia radice?
MESSAGGERO No. Non pi di me che ti sto qui davanti.
EDIPO E il nome che mi dava, "figlio": in quale senso ?
MESSAGGERO Dono, anni fa... Dalle mie mani t'accett.
EDIPO E l'affetto immenso, per un dono da straniera mano?
MESSAGGERO Infuso da anni di figli non avuti.
EDIPO M'hai comprato, tu, o m'hai raccolto, per donarmi?
MESSAGGERO T'ho intravisto, nei crepacci verdi l, su Citerone.
EDIPO Io, vittima? Di che? Tu mi salvasti, da che guai?
MESSAGGERO Gli snodi dei tuoi piedi. Prova a interrogarli.
EDIPO Chi l'ha voluto: padre, madre?
MESSAGGERO Non so niente. L'uomo che ti diede sa la storia, pi di me.
EDIPO Da altri tu m'hai ricevuto, non fu scoperta tua?
MESSAGGERO No, no. Passaggio a me da un altro, da un pastore.
EDIPO E chi ? Sai parlarne, farmi luce?
MESSAGGERO Aspetta, s, uomo di Laio, si diceva.
EDIPO Del re!
MESSAGGERO Esatto. S, l'uomo pascolava le sue bestie.
Il Messaggero esce.
EDIPO Confessate, voglio la soluzione: adesso, l'ora.
SACERDOTE S, dovrebbe essere lui, l'uomo dei poderi, quello che insistevi per vedere, prima. Qui c' Giocasta. Nessuno pu parlarne meglio.
EDIPO Hai in mente la persona? Quello che volevo far venire? lui? lui che intende?
GIOCASTA Lui chi? Cos'ha voluto dire? Non lasciarti attrarre. Sono parole cieche. Non farle penetrare in te.
EDIPO Ho una traccia, ormai. Non posso non illuminare il sangue da cui vengo.
GIOCASTA Ti scongiuro: se pensi alla tua vita, non impazzire in quest'indagine. Sto gi abbastanza male, io.
SACERDOTE Clmati. Splendono riflessi umilianti.
GIOCASTA Non importa, ascoltami, ti prego, non decidere nulla.
EDIPO Non posso. Non posso non scavare questa verit.
GIOCASTA Sento in me gi tutto. Per amore, io ti parlo...
EDIPO Amore! Mi affligge questo amore tuo.
GIOCASTA Ti crolla tutto addosso. Non capire chi sei!
EDIPO Basta!
GIOCASTA Uomo segnato! Riesco a dirti solo questo. Non una parola in pi.
EDIPO E schianto sia, se destino vuole. Io, Edipo, voglio sapere da che seme vengo.
Dalla Platea entra il Servo correndo. Entra in palcoscenico buttandosi a terra.
SERVO Cresciuto qui da lui.
EDIPO Che mestiere? Quale vita?
SERVO La mia vita.
EDIPO E i posti tuoi?
SERVO Oggi Citerone, domani i prati intorno... Perch quest'interrogatorio?
EDIPO Il bimbo del passato sono io?
SERVO In cosa sbaglio?
EDIPO T'ho fatto una domanda.
SERVO Parole ignoranti, ti supplico. Tutti contro me, perch? Che sete di sapere hai, che vuoi?
EDIPO Quel piccolo! Rispondi alla domanda!
SERVO Meglio se finivo morto, quel mattino.
EDIPO Arriverai a quella fine, adesso, se non parli, come devi.
SERVO Molto peggiore, se rivelo, sar la mia caduta.
EDIPO Qual era la famiglia?
SERVO Padrone, basta!
EDIPO Sei cadavere
SERVO Aspetta. Intorno a Laio. Legato a lui...
EDIPO Sangue del suo sangue
SERVO Tremo, a dirlo.
EDIPO Io a sentirla. Sentir, che importa?
SERVO Di lui, di Laio! Figlio suo. Era la voce. Lei, pu raccontarti bene. La donna sa le cose.
EDIPO Ah, da lei direttamente a te. cos?
SERVO Proprio cos, padrone.
EDIPO Che dovevi farne?
SERVO Farlo scomparire. Ossessionata, da magiche voci di male.
EDIPO Che voci?
SERVO Ammazzer suo padre: ecco, che voce.
Edipo uccide il Servo, soffocandolo.
EDIPO Tutto s'illumina, riaffiora. Chiara vita, fatti guardare in faccia. Ultimo sguardo. Luce piena sul mio io! Radici maledette! Amori innaturali! Un assassinio assurdo!
Entrano tutti i personaggi con una frusta in mano.
EDIPO Io sono contorto, spezzato. Non ho mete. Negra nebbia. Nemica tenaglia impossibile di diamante che non ha orizzonti. Due volte. Chiodo delle mie colpe!
Ad uno ad uno, ogni personaggio, dar due frustate ad Edipo che piano piano soccomber.
Dal fondale appare Nunzio, con un abito a met tra unarmatura e un costume sado-maso.
NUNZIO Sovrani! Udrete, vedrete con gli occhi che gesti! Che volo di pianto su voi. N Danubio potr con acque pulite sbiancare le stanze: che cose, sepolte l sotto! Che orrori, pronti a brillare nel sole: voluti. Pi amara tortura nei mali.
CREONTE Da sola, gi era storia da rauchi singhiozzi. Che devi dire? Che nuova parola?
NUNZIO Fulmina, pi d'ogni altra, dalla lingua al cuore: morta Giocasta, occhi di dea in terra.
CREONTE Qual la fonte della morte?
NUNZIO Lei, solo lei! Culmine d'atrocit gi sfuma: tu non eri l, con gli occhi. Attravers i portali tesa, irrigidita. C'era una spinta, fissamente, in lei, al letto degli amori. Dita come lame sui capelli. Entr, sprang la stanza, dall'interno. Ecco, chiama Laio, il morto del passato. Grida ricordi di semine passate, radici d'assassinio. E lagrime sul letto dove fruttific due volte, l'uomo dal suo uomo, frutti dal suo frutto! Poi l'annientamento. Non so dirti i modi. Non vedemmo la fine dolorosa della donna. Edipo brancolava. Ci assedia, supplica, chiede un ferro, dove trover sua moglie, assurda moglie, madre di lui, e dei frutti di lui. Urla disumane. Qualcuno lo pilota. Cadde sulle porte. Tolse, contorse i cardini dal muro. Lei l, l'aggancia cappio arrotolato, dal soffitto. Lui la guarda. Poi con voci roche, non umane, snoda il laccio che la regge. S'abbandon sul pavimento, devastata. Poi scena d'incubo. S'inarc. Sventr dove s'imperniano, ruotando, gli occhi. Ringhiava confuso; non dovevano scorgere pi l'atroce passato, le colpe compiute. Cavit rosse. Faccia macerata. Schianto di dolore. Fino a ieri c'era gioia, qui, cristallina gioia. Oggi, ora, balbettio di pianto, perdizione, morte, fango: le infinite facce del male degradante. Di metterlo nudo alla vista di Tebe, Edipo che ha ammazzato il padre e con la madre... Far di s un relitto... Non vivr pi qui: ha addosso il male delle sue maledizioni. Ha bisogno di certezze, di mano che lo regga. La sua lebbra pesa, l'ha spezzato.
SACERDOTE Chiaro, ovvio nella tua passione: doppio patire, doppia zavorra di male.
EDIPO Sei mio. Tu non cambi. Mi stai vicino. Ti fletti pietoso sulla mia mutilazione! Non scompari del tutto. Ti sento, ti sento, anche nella nebbia nera. La tua voce, almeno.
SACERDOTE Disumana decisione! Scatto, in te, d'inaridire le pupille!
EDIPO Fui io! Che stanchezza! Gli occhi: inutili, per me. Non ho gioie da vedere, io. Fate presto. Liberatevi di me, liberatevi della cancrena grave di me, maledizione viva.
SACERDOTE La mente, le conseguenze t'hanno devastato. Ah, se tu avessi saputo non capire!
CREONTE Non riesco a definire bello il tuo coraggio. S, per te meglio finirla, che vivere nel nero.
EDIPO Basta coi consigli. Con che occhi vivi contemplavo il padre o la madre? Non potevo, non con questi occhi. Buio sulle case, piazze, torri, idoli preziosi di Potenti. Mi sono denudato io di tutto, io, il pi provato, il pi sublime uomo. Io che ho gridato al vento d'annullare l'uomo osceno, lebbra viva colpita da luce sovrumana. Sorto dal sangue di Laio! Che fango! E l'ho additato io, in me. Potevo colloquiare con la gente con pupille chiare? Ora mi svelo: degradato, da gente degradata. Triangolo di strade, crepaccio d'ombra, tronchi fitti nella gola. Voi che sorbiste sangue mio, del padre, dalle mani mie, avete ancora vivo, in voi, il colpo che vibrai laggi; e poi le mie conquiste, col mio arrivo qui? O amori, che foste mia radice, e da me, radice, spioveste identica semenza, creaste nella luce padri, fratelli, figli, sangue dello stesso tronco: mogli, spose madri dello sposo. Impasto di rapporti, pi degradanti in una vita d'uomo. Finiamola. male dire a viva voce il male. Fate presto, vi scongiuro. Cancellatemi, cadavere, o relitto nelle onde. Voglio perdermi.
CREONTE Voi, se non avete scrupoli per vita umana che tramonta, frenatevi davanti a Sole. Non fate che veda, questo scandalo, che nessuna terra, aria luminosa, grande pioggia ospiteranno mai. Che gli intimi di sangue vedano, sentano, nell'isolamento, sporchi mali radicati al sangue.
EDIPO Sei stato cos nobile: sei venuto da me che non ho pi niente in me d'umano. Fammi rotolare dai confini, dove non avr colloqui con parole umane.
CREONTE L'avrei gi deciso.
EDIPO Scegli i modi. Sar rito decoroso: lei dei tuoi. A me ora. Questa la citt del padre: non dev'essere tenuta alla disgrazia d'ospitarmi, vivo. Ho una visione: ero gi morto, e tornai vivo: per mostruose sofferenze, e basta.
CREONTE So la gioia calda che ti prende. l'antica, che provavi sempre.
Una musica crescente invade lo spazio. Entrano tutti i personaggi. Creonte e il Sacerdote si preparano per loperazione finale. Tutti si cospargono le mani di pittura rossa (sangue), ed uno ad uno sporcano il petto e le gambe di Edipo che sar eretto sopra al podio centrale. Ogni personaggio, dopo aver imbrattato Edipo, uscir. Edipo rimarr solo, alzer le braccia e le posizioner come Cristo in croce.
Entra correndo Giocasta, vestita da infermiera. Si blocca davanti a lui. Poi, rivolgendosi al pubblico:
GIOCASTA Ecco Edipo! Colma i vostri occhi! L'uomo sapiente dei chiusi sortilegi, l'altissimo padrone. Chi non guardava invidioso, prima, alla sua vicenda. vero: non puoi dire sereno chi ha dentro morte, con gli occhi puntati a quell'ora suprema. Deve compiere il valico, prima, oltre la vita: senz'avere sofferto la fitta del male.
Tutto dissolve.
Sipario
Il presente testo di Antonio Sotgia Edipo Re formato da 16 pagine numerate e forma testo completo.
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