El cont del gelso

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         “EL CONT  DEL GELSO”     

Commedia dialettale in tre atti

di Guglielmo Antonello Esposito

Iscritto alla SIAE con N. di Posizione 152678

Personaggi                                                               Interpreti

Carlo Delgelso                                                                  

(avvocato)

Mario Delgelso                                                                                                                 

(papà di Carlo)

Teresa                                                                                                                              

(madre di Carlo)

Marina Delgelso                                                                             

(figlia di Carlo)       

                        

Guido Rossi                                                                                                                                 

(fidanzato di Marina)

Salvatore Aiello                                                                                                        

(Maresciallo e vicino di casa)

Rosetta                                                                                          

(governante)                                                                                 

                                                                            

Lucilla                                                                                                                                 

(cameriera)

Dorotea  Champignon                                                               

(contessa Champignon)                        

Ofelia Carrè                                                                                      

(marchesa Ofelia)

Edoardo Rossi                                                                               

(papà di Guido)

Veterinario                                                                                                                                                                       

PRIMO ATTO

Ai giorni nostri,

Nello studio  dell’Avvocato Delgelso

Dalla veranda si vede un bellissimo

pesaggio della bassa Brianza

Scena 1a

Guido, un giovane elettricista sta lavorando. Entra Marina, figlia dell’avvocato Carlo Del gelso.

Marina: ciao Guido! Non ti stanchi mai con quei cacciaviti e quelle forbici?

Guido:  l’è el mè laurà e…. e chi arnes chi me servisen  per fal in de la manera miglior, ….in comè el i bisturi per el chirurgo, o mei amò come al capell e la bacheta magica per un mago.

Marina: addirittura come un mago?!? Non ti sembra di esagerare….

Guido:  Cosa ?  …mei ancamò d’on mago…….sguaini un fil,  al meti al post giust , le tutt l’è fa,…. premi l’imterrutor e  come per magia se pisa la lus,  (con orgoglio)   Io Guido g’ho illumina un post , in due n’anca al so el pudeva mai arivà.

Marina:  e dai… non gasarti troppo adesso…

Guido:  mà si Marina, schersàvi, … Però cont al  laurà che fo,  riessi anca a fa content di personn , …per esempi l’alter dì la sciura Rachele, che la sta de ca visin a mi, la ma ciamà.   “ Guido son tuta preocupada, m’è anda via la corent in ca, ghe vedi pu nient , e poeu me se smorsàa al congeladur  pien de carne, e g’ho paura che la me vaga a mal. Famm un piase dagg un’ogiada”. Voo a vidée el contoeur . L’ho tiràa su  e g’ho racomanda  de minga  lassa pis insemma, la lavatris,  el fer da stir, al forna, …se de no  al contoeurr el scata……..Te disi che a la fin la finiva pu de ringrasiam.

Marina: immagino che ti abbia pagato…

Guido:  ( sorridendo )Si cont meza botiglia de coca cola sgasada…..però  son sta ountent d’avela vutada.

Marina: ecco perché mi piaci… Ti accontenti di così poco, sei così semplice…..          Come domenica scorsa, quando siamo andati al tuo paese e siamo scesi giù al tuo fiume, all’Adda a fare una passeggiata e tu, entusiasta, ti soffermavi ad ogni angolo e me ne spiegavi le caratteristiche….. di ogni albero mi spiegavi le proprietà e la bellezza, come se ognuna di queste “creature”, fosse un miracolo…

Guido:  per mi l’è on miracol , ..però dighel a nissun, perché se vegn  a savé el to papà, che te fo vidè i piant giò all’Adda,.el miracul le fa lu, perché… primm el me cambia i connotati, e dopo el me impediss de videt .

Marina: ah no! questo no… anche se lui vorrebbe che frequentassi solo l’alta società.             E poi,  ha questa ossessione di voler acquisire un titolo nobiliare… è una cosa patetica… E purtroppo coinvolge tutta la famiglia.

              (Marina va alla veranda seguita da Guido)  Guarda… mio padre stravede per Vanessa, il levriero che sta giocando col tuo cane. Non gli bastava un cane normale, no! Ha voluto un levriero afghano  perché è sinonimo di nobiltà!

              

               2 squilli di telefono all’interno

Guido:  Mi gh’è no assée del me Lolli ,ghe vori un ben de l’anima , anche se l’è un bastard. Eel porti sempre insemma a mi, perchè insci el me fa la guardia al forgon, .. in che la manera chi  el se guadagna la michetta ….o mei la crocchetta.

Scena 2a

(Entra la governante Rosetta con un telefono portatile.

Colpi di tosse, per attirare l’attenzione).

Rosetta: Signorina Marina, la desidera sua madre al telefono (porge la cornetta).

Marina: Grazie Rosetta, fermati pure qui… Ciao mamma, dimmi…. Sì stò bene e tu? Bene… no, oggi non sono andata a lezione di danza… devo studiare altro mamma,  sono al primo anno di università…. Va bene, non agitarti, scusa… ti prometto che non perderò un’altra lezione. Ciao, ci sentiamo.

              (porge il telefono a Rosetta). Grazie Rosetta.

Rosetta: non c’è di che, signorina (ed esce).

Scena 3a

Guido:  Marina, gh’è on quaicoss che vàa no ?

Marina: la mamma, dal centro di salute e bellezza, dove ormai risiede… voleva sapere se frequento regolarmente i corsi dove, secondo lei, dovrei stare…. Sai per l’alta società… Per fortuna in questa famiglia ci sono i nonni che sono rimasti coi piedi per terra.

Guido:  Marina, in tucc i famigli gh’è sempre un quaicoss che va no  Guarda mi per esempi . Me mancà la mama cinq ann fa, el me papà l’è adrée adess a tirass su on cicin , ma per un po’ de ann  la situasion l’è stada un po’ pesanta per mi. 

Marina: Guido, tu sei orfano di madre. Mi dispiace e ti capisco, ma è stato il destino. Ma io… è come se lo fossi di entrambe i genitori:  mia madre è sempre al suo istituto,  perché il suo unico impegno è quello di apparire dinanzi alla gente,… e lo stesso dicasi per mio padre…

Guido:   Su Marina, la scala sociàl de la tua famiglia la obbliga i to gent a vess per forsa insci, anche per el to ben….gan de vess sempre a post, presentabili…

Marina: questo non è il mio futuro…. Io ho voglia di semplicità… Io ho bisogno di te….

Guido:  Te podet no… Ma te sé  immaginett nomm du,… che rivum ad un riceviment in dòe te vet de solit,….cont el me forgon con su scritt “ LE PIRAMIDI …IMPIANTI  ELETTRICI,”  e cont el Lolli ch’el varda foeura dal finestrin de drée? El minim che poeu capitagh l’è che ne faghen controlla tutt l’impiant elèttrich de la cà

Marina: (ridendo) sei una sagoma…. Però… chissà che faccia farebbe mio padre!!!

Scena 4a

(Entra l’avvocato altezzoso e schizzato. Giornale sottobraccio).

Carlo:    Se po savè da chi l’è quela  specie da licaone che ghè giò in cortil e che el ghe dà fastidi a la mia Vanessa ?

             (Va alla veranda e con inflessione anglosassone) Vanessa, Vanessa, stai lontana da quella iena, ti prego…

Marina:  papà, quello è Lòlli, il cane di Guido.

Guido:   Si propi….. quela sottospecie de licàone, el saria al me càn !. …L’è minga tant bell, ma l’è tant simpatic…al contrari de tanta gent.

(Carlo, non raccogliendo e facendo finta di accorgersi della presenza di Guido).

Carlo:    Lu el tegna lontan al so can da la mia Vanessa…..va minga ben che i can de la plebe g’habien confidenza cont i can dell’alta società… e ti Marina, ste fét chi.. te g’havevet minga el córs de violìn  incoeu?

Marina: veramente a quello di danza. ……Quello di violino sarebbe domani e poi stavo scambiando due parole con Guido!

Carlo:   ti te gh’et domàa de andà al córs de dansa, insèma a la gent altolocata de la nòstra società ,…e minga stà chi a pèrd  temp cont  i operàri…   anca perché pussèe stan chi pusse costenn!!!

Marina:  ma papà, cosa stai dicendo…

Guido:   verament scior avocàt mi avraria finìi… e el temp che gh’hoo impiegà  per fà ona ciaceràda cont la soa tosa, l’hó minga calcolàa… el cùnt l’aveva giammò preparà  el me principàl  iér sera (porge il conto all’avvocato).

(L’avvocato ha un sussulto plateale guardando il conto).

Carlo:    lü, el ma pàr màt…. Al post del ràm l’ha doperà l’ór?...(senso di diniego con la testa da parte di Guido)  Me pareva…..e vidè la cifra ….ch’el se vergogna,…per chi el m’ha ciapà, …per la Banca d’Italia ?! Eh?!

Guido:  a dì la verità mi ho fàa el laurà, l’è minga al me mestè fai cùnt .El me  principàl el  conòss ben i pressi de listìn….. e de ràr el se sbaglia

Carlo:  Havi miss lampàdari de diamànt e fiì d’ ór per quel pressi chi??… ladri….ma mi ve denùnci…

            (chiama la governante).

             Rosetta, Rosetta…

Scena 5a

(Entra Rosetta)

Rosetta: Chel comanda scior avocat…

Carlo:   Va giò subit a vidèe s’el maresciall incoeu l’è a cà…. E s’el  gh’è, fal vègni su subit… movess… movess….!!

Rosetta: sobit scior avocat… (esce).

Scena 6a

Carlo:    Vorii savè chi  si vialter del popolino,? ….degli ingrati, …si perchè pussèe nomm de  clàss soperior  sem magnanimi, pusse vialter ve ne aprufiti…….  … El mónd a l’è dré a girass sössura…Se ne poeu propri pu   !!!!!

Marina:  papà stai calmo… Stai facendo di un nonnulla una tragedia…

Carlo:   nonnulla???  I voeul dissanguàm… hoé,  ma per chi m’havì  ciapà…  èh? Per on  òss  büss… ma par che si dré a sciciàm foeura la mìdolla…

Guido:  scior avocàt, mi pensi che l’è minga el caso de agitass… prima el sènta al me principàl e dopo sé metì dacórd…

Carlo:   gh’è nient da mètess dacórd… mi ve fó mèt in gàlera per rapìna:

             (nota il borsello degli attrezzi alla cintura di Guido e indica dicendo)… a mano armata perdipiù!!!

Scena 7a

(Entra Rosetta seguita dal maresciallo).

Rosetta: scior avocàt gh’è chi el maresciàl …

                (Rosetta esce, lasciando il maresciallo sulla porta).

Scena 8a

Carlo: òòh… meno màl!...

Maresciallo: (in borghese) Maresciallo Salvatore Aiello per servirla … Cosa succede,  signor avvocato, come mai m’havete fatto chiamare?

Carlo:  sont stà rapinàa…

Maresciallo: (apprensivo) quand’è successo? Non si è fatto male, vero?

Carlo:   l’è sücess  adèss…

Maresciallo: mi scusi, ma non la capisco…

Marina:  il papà sostiene che il conto dell’elettricista sia una rapina...!

Maresciallo: (sollevato) oh, meno male…Mi ero allarmato… Ma in che senso una rapina?

Carlo: come meno màle? I danée gh’ó de tìrai foeura mi!!

Guido: a dìla tuta, el cunt l’hà preparà el me principàl ….che l’è öna persona onesta…

Maresciallo:  avvocato… dovrebbe saperlo meglio di me… se il conto corrisponde ad un      prezziario ufficiale, lei lo deve pagare!

Carlo: quest chi el vedaremm… e poeu dòpo (rivolto verso Guido) quest chi, al pàrla có la me tosa… la distoglie dai suoi doveri, e poeu  la só bèstia gió de bàss,  la ghe dà fastìdi a la mia Vanessa…

(Il maresciallo guarda i due ragazzi e poi dice a Carlo)

Maresciallo: mi sembra di capire che il problema non siano i soldi… eh? Avvocato?       Ad ogni modo facciamo una cosa (rivolgendosi a Guido): torna in giornata con il tuo principale ed il suo prezziario…. e quando sarete qui, passate a chiamarmi al mio appartamento qui sotto. Controlleremo insieme il conto e se tutto coincide…. l’avvocato pagherà! ….Vero avvocato?

Carlo: vederamm!!!

Maresciallo: allora, a più tardi. Per servirla avvocato.

(Guido fa un cenno di saluto a Marina ed esce con il maresciallo).

Scena 9a

Carlo:   signorina, el tò ategiamènt el mé dà fastìdi… Ma pàr che te sét dré a dàg reson alla plebe

Marina: ma papà… sei ridicolo… con tutta quella sceneggiata che hai fatto… E poi, la plebe ha un nome…, Guido,… ed è un caro ragazzo!

Carlo:   cosa??? Mi te proibissi de frequentà ch’ èl li… el fà minga pàrt del nóster mond….t’è capì!!

Marina: papà, stai calmo e raggiona…

Carlo:  con tut quèl che fó per vialter, quest l’è el ringrassiamént….. Per mèrit mé,  ti te frequèntet la miglior scöeula de la cità, e te vèt ai còrs pussè costoss…. La tuò màma, la pàssa sés mes a l’àn al “centro di salute e bellezza” giò in Centritalia …e mi pàghi…e mi paghi…e dopo tutt i cur che la fa, quand la vegn foeura l’è ancamo istessa.. “di dietro liceo davanti museo”  e l’è mìnga assé quest…. a gh’ó de mantègnì anca i tó nóni….e mi paghi e mi paghi

(Mario il nonno e Teresa la nonna,  entrano sull’ultima frase di Carlo).

Scena 10a

Mario: chil’è che te mantègnet ti???

Carlo:  tucc ve mantègni!!!

Mario: varda Carlo fàm on piassée, cunta mìinga su di stupidad…, dìg on quaicoss anca ti Teresa…

Teresa: Carlo, varda che chi el làva, chi el stira e el fà de mangià sónt ancamò mI, la tò màma… e mìnga la Rosetta, la governante, che la fà dóma presènza…

Mario:   Cert che la mia pension l’è mìnga assée cónt la vita che te ghe fét fà, sèmper in mèss a quela gént li, cónt la spussa sóta el nàss, che spènden e spànden a tuta bira, e nómm dù sèmper cónt la bóca sarada su per mìnga fà sènti che sèm minga tànt bon de parlà l’italiàn….

Carlo:    io ho uno status quo da mantenere,  io… futuro conte delgelso…

Teresa:  status cosè? Ma fàm mìnga rid… a ta sét pròpi ün vànesio…. Màh.. Conte          Delgelso…..

Mario:  a propósit del nòster cognòm, “Delgelso”, ricordess ch’ el’ tò nóno l’è mìnga nassu cont quèl cognòm lì, …ghe l’àn dà dòpo, a la magior età, el tò nóno el se ciamva “Gioanin del Moron”…. A proposit, Marina, un dì te cuntarò la stòria….

 

(Carlo visibilmente irritato).

Carlo:  papà, per piàsser tass e andì de là tucc… Sónt a dre a spetà  gént  ‘mportànt…

Teresa: Ciumbia . el spèta gént  importànt….. L’è mìnga el nòster pòst alùra…

Mario:  andem, andem làssemel chi el cont dai calzon vònc… (escono verso gli alloggi. Mario si ferma sulla porta richiamando l’attenzione di Carlo dicendo): Conte Carlo…. Ven giò del moron!!!...

Scena 11a

(Carlo irritatissimo preme il campanello e suona).

Carlo: Rosetta, Rosetta!!!

Rosetta (trafelato): el comànda avocàt…

Carlo:   Va gió subit  in cortìl e assicüress che quèl can che gh’éra ché prìma, ch’el par pussè on mèss cinghiàl che on can, l’àbbia mìnga  impienìi de pioecc la mia Vanessa…

Rosetta: subit, scior avocàt (sta per uscire).

Carlo: àh… Rosetta…

Rosetta: si scior avocàt…

Carlo:  te dovariatt ciapà apontamént cont el veterinàri  per i vacinassion…

Rosetta: subit, scior avocàt…

                (sta per uscire)

Carlo: Rosetta…

Rosetta:  el comànda, scior avocàt…

Carlo:   Dovresti assicurarti che la signorina Marina frequenti tutti i suoi corsi, e che non stia qui a perdere tempo con gli operai


Rosetta: ma el Guido l’è inscì on  bravo fioeu…

Carlo: Ho chiesto la tua opinione per caso?….

Rosetta: el me scüsa, avocàt…

 Carlo: Tu devi solo obbedire… ti pago per questo mi pare…eh? e rammenta che sei “una governante di formazione anglosassone alle dipendenze del futuro conte delgelso…”


Rosetta: Come lü  l’órdina   seccata  (sta per uscire).

Carlo: àh… Rosetta…

Rosetta: si avocàt…quasi esasperata

Carlo:  Dovaria arrivàa la Contessina Champignon… ànzi la dovaria vesss giammò chi…… Dunque, quand la rìva…. presèntela in pompa magna e… Rosetta…. parla italiano…

Rosetta: sarà fatto… signor avvocato.

(Suona il campanello).

Carlo: che coincidènsa…. Magàri l’è própi lé…. Và, và…. Và a vidè….

(Rosetta esce e rientra quasi subito).

Scena 12a

Rosetta: signor avvocato, la contessina Dorotea  Champignon…

(Rosetta esce).

Scena 13a

(Entra la contessa,  appariscente, cappello a tesa larga, guanti neri ecc…).

Carlo:   oh… carissima contessina… i miei occhi scintillano alla vostra vista e il mio cuore sobbalza per la vostra presenza…

Contessa: caro avvocato, le vostre parole mi illanguidiscono ma… veniamo al dunque…     (concisa e leggermente seccata) Perché mi avete fatta chiamare?

Carlo:  posso intanto offrirvi qualcosa di rifocillante? Non so, un bicchiere di …..

Contessa: no grazie, preferirei non sprecare il mio prezioso tempo….

        Carlo: allora veniamo al dunque. Mia cara contessina. ……voi ricorderete la mia richiesta per acquisire un titolo nobiliare presso la commissione che rappresentate………..  E’ passato un po’ di tempo ed io ormai  frequento l’alta società da molto.  Quindi, mi sembra  che i tempi siano maturi…..

Contessa (cadendo dalle nuvole) : ah… si… ricordo, ricordo. Ma questo comporta da parte vostra, un esborso di denaro per l’inoltro delle pratiche burocratiche ed un esame a voi e alla vostra famiglia, da parte della nostra commissione…

Carlo:  cara contessa …. Per i soldi non c’è nessun problema…. Dite la cifra ed io pagherò immediatamente…

Contessa:  bene, caro avvocato…. Diciamo ventimila subito e ventimila alla vostra   ammissione all’albo d’oro della nobiltà…

Carlo: benissimo contessa, vi stacco subito un assegno…

Contessa: ohh… gli assegni… che cosa volgare…. Poco nobile e molto plebea…

Carlo:  giusto, giusto. Contessa, mi scuso per la mia mancanza di tatto. Vi farò avere i contanti domani, al vostro indirizzo. Va bene?

Contessa: (adulandolo mielosamente) va bene, caro conte Delgelso. Ah…dimenticavo….  caro avvocato… inoltrate le pratiche burocratiche, faremo un esame di ammissione qui, in casa vostra, molto presto e adesso vi devo proprio lasciare….

Carlo: vi faccio accompagnare dalla governante … contessina… i miei ossequi  (baciamano).

Contessa: grazie caro,  ma conosco la strada… au  revoire….

Scena 14a

(Carlo solo,  fantastica).

Carlo:  conte Carlo Delgelso…òohhh finalmènt…. Delgelso (dubbioso).. ona piànta simból de la mia aristocrazia. …. Bhe, a pensàg  ben gh’è anca el Marchese della Rovere, che de nòm el pararia pusse important, pussé nobìl ... Ma a la fin de la fera la rovere se l’è? a l’è el ròver, ….la quercia, öna piànta anca quela,… e ma el rover l’è ona pianta granda granda e cont el lègn fort, fà per soportà pess e pression fórt….no no no bisogna mett in risalto i qualità del moron, insoma del gelso….ecco ecco che me ven l’ispirasion….dunca…el gelso, questa piànta generosa e nobìla, che cont el sò sacrifissi la ghe dà de mangià ai cavalée,…i bachi…. Beh.. e se fann i bachi? I fà la seda, la seta, el tessuu pussé fìn e sbarlusént che gh’è al mond, el pussé prezios…. t’el chi el significaa de  “delgelso”… Si…. èco cosa ghe disaró a la comission, ghe parlarlarò come in d’ona arringa in tribunal

              “Nobili della commissione, esimii rappresentanti della classe più elevata della società, io sono l’avvocato Delgelso, il nostro nome trae origine dalla nobile pianta, le cui foglie sono indispensabili per il sostentamento dei bachi da seta. Antica famiglia di commercianti di  rare sete, noi Delgelso, assieme alla famiglia Polo abbiamo viaggiato per mari e per monti, da Venezia a Costantinopoli, attraverso la Cappadocia, passando le cime più impervie e innevate del Kurdistan, del Turkmenistan, dell’Uzbekistan, del Kazakistan, (cambiando enfasi) suona il campanello di casa che a vess sincer so nanca ben de precis in due stann, ma fa istessRosetta esce dal dondo e va ad aprire  e poi sempre più oltre, fino a Samarcanda, e più in là….più in là, attraverso deserti infuocati e steppe battute da venti gelidi, fino a raggiungere stremati il Katai, l’antica Cina, per poter portare in patria i segreti per la realizzazione della preziosa seta….”

              Èco, cósa ghe disaró a la comission…. Òooh… finalmènt…Conte!!!

Scena 15a

(EntraRosetta).

Rosetta: sciùr avvocàtt, gh’è chi el maresciàl, cont el scior Guido.

Carlo:   Scior Guido?? Ho capìi ben …t’è dit el scior Guido?? Chi l’operàri?? Ma che scior e scior, quel li el fà part del popolìno, come ti del rest.  Rosetta, denànz a mi ciàmel minga scior…. te capìt?  E adèss fai vègnì denter e ti spariss. (Rosetta visibilmente risentita, trattenendosi dal ribadire, si gira e se ne  va.  Entrano il maresciallo e Guido).

Scena 16a

Maresciallo:   Buongiorno avvocato.   Il principale di Guido si scusa, ma deve partecipare ad una cerimonia funebre proprio adesso (Carlo fa le corna in segno scaramantico) e comunque, ha lasciato a me tutta la documentazione.  Io l’ho controllata e non ci sono errori. Quindi, lei deve pagare al signor (guarda la fattura) Mohamed Alì Mustafà € 2.500,00 IVA compresa.

Carlo: Alì cosè??? Chi l’è  quest chi?

Guido:  a l’è el me principàl. L’è de orìgine nordafricàna e l’è öna bràva persona…

Carlo: (sarcastico) e che diplòma  el gh’à?   “Conduttore cammelliere”???

Guido: (sarcastico)  veràment a l’è ingegnér elettrònico.

Maresciallo   (spazientito guarda l’orologio): senta avvocato, io devo andare. Come le ho già detto qui è tutto in regola, per cui credo che le convenga pagare senza tante obbiezioni….per il quieto vivere tutti….mi sono spiegato.. E adesso la saluto

Scena 17a

(Carlo, sprezzante, firma e stacca un assegno e lo porge a Guido).

Carlo: quest chi,  a l’è per el sò principàl...  “Alì Babà e i 40 ladroni” (alzando la voce).

Scena 18a

(Entra Marina).

Marina: papà, cosa  succede? Cos’è questo alzare la voce?

Carlo:   mi quest chi (rivolto a Guido) ell voeuri pu videll e te proibissi de vedel anca ti (va alla porta e dice) e adèss  “apriti sesamo” e foeura di pé…

(Guido sta per uscire a testa bassa).

Marina: aspetta Guido! (poi si rivolge a Carlo) E’ ora che te lo dica una volta per tutte: sono maggiorenne e tu non puoi decidere della mia vita. Se non accetti Guido, perderai anche me. Vieni Guido andiamo (esce con Guido).

(Carlo rimane a bocca aperta con gli occhi sgranati).

Scena 19a

(Entrano Rosetta in borghese, con la valigia e Mario).

Carlo: e a ti,  chi  l’è che t’à ciamà?

Rosetta: (molto dignitosa) nisson m’à ciamà…. Mi vo via…

Carlo:  e mi t’el proibissi …..

Gastone:   lü al me proibiss nient,.. perchè mi me licènsi. Lü  el m’à dì che fó part del popolìno e sónt contèta insci, perché mi g’ho ona dignità e… voraria dìgg du paròl…

Carlo:  sö, sö Rosetta, torna in dì rànghi…. Ognon de nómmr  el gh’à on ruòlo, ognon de nómmr  el gh’à  de stà al  só  pòst….

Rosetta: hoo dì che voraria dìgg du paròl: el sò papà, el m’hà dì che si originàri de la basa Brianza, su i spònd del Lamber… anca mi sónt de là…. E ghe doo on consili per el so ben, ch’el vaga a fa on gir in sul Lamber, el se traga denter e  faga un bel bagn, magari insci el se sciariss on po’ i ideii

                (Si rivolge a Mario) scior Mario, i me rispètt (ed esce).

Scena 20a

(Carlo, irritatissimo, mani dietro la schiena, occhi sgranati).

Mario: te vist cosa te gh’è provocà, “Conte Delgelso”,… ti del moron te gh’è domà la crapa..  de lègn ….

FINE 1° ATTO

SECONDO ATTO

Un mese dopo.

Marina e Guido

stanno guardando

dalla veranda il cortile.

Stessa scena del 1° atto.

Scena 1a

Marina: guarda Guido, Lòlli e Vanessa sembrano proprio innamorati!

Guido:  Tira via il “sembrano”…el Lolli ormai el sent quand vegni de ti, e el taca a saltà…a giramm intorna…Alora gh’hoo de cargàl per forza in màchina e portàl con mi… sperèm che tò pader el s’incorgia minga

Marina: non preoccuparti, lui adesso è preso. Si sta preparando perché oggi dovrebbe arrivare una commissione di nobili per esaminare il papà ed i nonni……

              Sai,  per l’assegnazione del titolo di conte, a cui mio padre aspira tanto!

              (Marina va al divano e si siede facendo cenno a Guido di fare lo stesso).

              Ti devo confessare una cosa Guido…

Guido: (scherzoso) Varda Marina, che mi a sónt mìnga on prét per confessàt,… magàri a tò pader ghe piasaria… eh??? ghe tiraria vià on problèma gross!

Marina: dai non scherzare. Sai che mio padre ha dovuto per forza accettarti, altrimenti mi avrebbe persa!...

Guido:  Ghe credi, te sét la soa unica tosa e l’amor dei genitor per i fioeu l’è l’amor pussée grànd che gh’è.

Marina: ma non solo per questo, agli occhi della gente che frequenta, sarebbe scandaloso che sua figlia fuggisse con un ragazzo della classe lavoratrice…

Guido: e dai Marina al sarà minga pròpi inscì cìnico… magàri l’è a dré a cambià!

Marina: cambiando? Ma scherzi? La sai l’ultima?

Guido:  no! Dìmela…

Marina: ti sta facendo passare per un luminare dell’elettronica e della fisica, in modo che l’alta società ti accetti!

Guido:  cosée… mi..on “luminare”?… Però…. el g’ha minga tuti i tort…vist che foo l’elletricista e…de “luum” me n’intendi…. Speremm puttòst che me vedan minga in gir cont el forgon de la ditta cont su scritt “LE PIRAMIDI – IMPIANTI ELETTRICI”

Marina:  (ridendo di gusto alla battuta) sarebbe il massimo… ma ti immagini la scena?

Guido:  ma… te dovevet minga confessam quaicossa?

Marina: ah sì…. appunto… Sai… il fatto che il papà cerchi di acquisire questo titolo nobiliare a tutti i costi e con tutti i mezzi…. non vorrei che gli si ritorcesse contro!

Guido:  in che manera?

Marina: non lo so. Ma ho il sospetto che ci sia sotto una truffa. Rosetta, la nostra ex governante,  quando se ne andò,  mi disse che  dopo tanti anni al servizio della nobiltà, di non aver mai visto e neppure mai sentito parlare di questa Contessa Champignon e salutandomi, mi consigliò di stare molto attenta, per il mio bene e per quello dei nonni…

Guido:  cert che la Rosetta a l’è ona bràva persona. Pecàa ch’el s’è licenzià e nonostànt quest  l’à voursù  dàt l’oltim consìli… el te voeureva ben!

Marina: già… così ho preso una decisione: la mamma non c’è mai e non s’interessa, i nonni non si permetterebbero mai. Allora io,  come figlia, ho ritenuto opportuno di dover parlare con il maresciallo.

Guido:  O Signor… se  le  savess to pader…

Marina: e cosa dovevo fare? Tra l’altro il maresciallo ha notato anche lui l’esaltazione di mio padre e mi ha detto (Marina scimmiotta il maresciallo): “Signorina Marina, ho notato anch’io che suo padre in cortile spesso parla a quel vostro cane capellone… sì, gli parla in italiano ma con un accento tipo…. Come si può dire….  tipo quel ballerino alto come un puffo….che ballava tanti anni fa…come si chiamava….ah si ….don lurio”

Guido: (scoppia in una risata) Marina, te sét pròpi ona sàgoma… te dovevet fà l’imitàtrice…. Alora tò pader ghe pàrla cont acènto ingléss a la Vanessa…Eh ciombia l’è pussé aristocràtic…

Marina: infatti, è più aristocratico e comunque… il maresciallo mi ha promesso che indagherà, non in forma ufficiale ma come favore personale…

Scena 2a

(Entrano i nonni e la nuova cameriera Lucilla).

Lucilla  (rivolgendosi a Mario): mi scior Mario, sónt mìnga stàda assunta per vardà i càn. Mi sónt öna collaboràtrice domèstica e gh’hoo el contràt de còlf…

Mario: cosa gh’ èntren i majon cont el tò lavorà… i golf  insóma…

Lucilla: (sillabando) C.O.L.F.  COLF chel el voeur dì “collaboratrice familiare”.

Teresa:   la gh’ ha reson la Lucilla. Lé,  la gh’hà de fà i méstée e mìnga de vardà  i càn…

Lucilla: poeu dòpo, mi gh’hoo anca sgaggia di bèsti.

Mario: varda che i bèsti che se gh’ha d’aveg paùra hinn quei a du gamb, mìnga la Vanessa…

Lucilla: ad ogni manéra, a l’è mìnga el me lavorà, se de nò ‘se và a vidè el contràt sindacàl e dòpo….

Mario:  làssa pèrd… va bén inscì… sé rangiaremm  in d’ona altra manéra…

Teresa: Lucilla, va de là… va innanz  cont el tò lavorà… te gh’hée reson…

Lucilla: grassie sciùra Teresa. Per fortüna gh’hinn i dònn in sta cà… ‘nèh  Marina?

Marina: grande Lucilla, tieni alto l’orgoglio femminile.

              ( Lucilla esce,  facendo il segno “ok”  a Marina).

Scena 3a

(Guido e Teresa ridono del fatto fra di loro).

Mario:   di völt pènsi, che al post de la Rosetta ghe sariss sèmper voursùda la Lucilla,  cont tut el rispèt per la Rosetta, ma l’éra tròp  professiunàl e bona…

Marina: Lucilla è un peperino… il papà non si può permettere certi atteggiamenti che aveva  con Rosetta…

Mario:   ma… sperèm…

Teresa:  Marina, varda che dòpo el rìva el veterinàri per la Vanessa. Pènsig ti.  Numm incoeu  podum minga movess. Riven i nòbili….

Marina:   va bene nonna… ci pensiamo io e Guido.

Mario:    Te lavorét  mìnga incoeu Guido?

Guido:    no scior Mario! Al sàbet  sónt a cà… In chì dìi chi, sónt drè a laorà  in dì so part, in d’ona dìtta, ma al sàbet l’è seràda…

Mario:      in dì me part?  In di noster part, véra Teresa?

Teresa:  ah si…. Là, gh’emm passàa la nòstra gioentu. Che bèi témp!  ghe n’éra mìnga tànt de danèe….. ma  ‘seromm contenti istess

Mario:     eh già…. Là, gh’éra mìnga de tègnì seràda la bóca per mìnga fà  vidée che séromm mìnga tànt bon de parlà l’italiàn….

Teresa:   Parlavom cóme mangiavom,  sènsa vergognàss …. alter che conti, contesse e marchese….

Mario:   là,  se ciamavom per nòm e soranòm e quand  se presentavom tra de nómmr, disevom minga  “mi sont el conte tal dei tali”,  ma dóma  “mi sont Mario del Gioanìn del Moron”! “piasée”, el rispondeva l’alter “mi sont el biscio de la vincenza”

Marina:   a proposito nonno, mi avevi detto tempo fa, che m’avresti raccontato la storia della nostra famiglia, il significato del nostro cognome.

Teresa:    l’è giùst che te gh’él dìset, Mario…

   Mario:   si, l’è rivà el momènt de dìt la verità… l’è giùst che te sappiét,  perché l’è dóma  öna stòria de gént onèsta!

Guido:   alora mi a stó pont,  andaria  a fà on gìr.  Se vedom pussé tardi Marina.

Marina:   no, stai qui! Voglio che anche tu sappia…

Mario:   giùst Guido, sèttas giò. L’è la stória de gént normàl, tròp normàl per el futùro conte… ma sicome la Marina la voeul savè, nómm se sentomm in dovér de  informàla…

                (Guido siede e Mario riprende il discorso).

                “öna sera de tant ànn fà, on frà l’éra dré a tornà al convènt, dopo vèss stàa a elemosina giò in d’on paes visin… L’èra dré a pèrcor el sentèr de campàgna in mèss a filar de piànt de gelso, quand  l’à sentìi la piangiuda d’on fiulin apéna nassù. E inscì  l’è stà trovà el tò bisnóno, sóta on moron. L’è stà cressu di frà che l’hann ciamà Gioanìn del moron!”

Marina: e come mai noi ci chiamiamo “Delgelso”?

Teresa: Varda Marina, ch’él Guido l’ha capìi!

Guido: E si… mi pàrli el dialett e el só cósa l’è el moron!

Marina: spiegatemelo allora!...

Mario: spieghéghel ti Guido, cósa l’è el moron… ti,  che te sét innamurà di piànt!

Guido: el moron in italiàn, el se ciàma “morone” o “più comunemente,  gelso”!  E……

             (Guido interrotto da Teresa)

Teresa:   te vist Mario… moron, morone, compàgn de l’alter di al ristorànt,  quànd hoo dìt al càmerier “mi porti il menone” e ti “se dìss menù” e poeu te me vousà dré… te set pròpi on crapùn… menù l’è in dialett, menone l’è in italian,… cóme moron e morone….

Marina(ridendo divertita) ma no nonna, menù è la parola giusta… è francese… Ma vai avanti Guido…

Guido:    seri dré a dì che el moron el fà dei frutt… i mor. Ma l’è mìmga per quest chel ‘se ciàma moron o morone, ma per la paróla latìna “morus”, öna piànta granda. e fìn ai ànn cinquànta, quèsta piànta, a l’è stàda voeuna dei principài guadàgn per l’Italia del Nord, mìngaa per i frutt ma per la seda, “la seta”.

Marina:     cosa c’entra un albero con la seta!

Guido:    l’è mìnga öna piànta qualsìasi, Marina, ma… “le sue foglie vengono mangiate dai bachi e questi le trasformano in filamenti con cui costruiscono il bozzolo, dove si rinchiudono per diventare crisalidi, farfalle, e poi volare via… il  bozzolo filato diventerà seta!”

Marina:    adesso capisco… Ma come mai Guido, sai tutte queste cose sui bachi da seta?

Guido:   i me nóni éren paisànn e i coltivassion, a quei temp, eren tucc istèss… moron per dàg de mangià ai cavàlér che fan la galèta, cioè il  bozzolo…

Mario:     per riprènd la stória, del tò bisnóno, l’hà  imparà i tènich de l’alevàment di cavàler dai frà.

Marina:    cosa sono i “cavàler”???

Mario:   i cavàler a hinn, i “bachi da seta” Marina, e gh’hoo de ringràssiai. Grassie a lùr, mi mangiavi… alora (riprendendo il racconto)  seromm drè a dì che el tò bisnóno al ragiongimént de la magior età, l’hà voursù lassà el convènt, el gh’aveva mìnga la vocazion de diventà on frà.    Alora i frà gh’ hànn fa on regàl de congédo.

                Gh’éra de dàgg on cognòm a stó giovin ….hann fàa ona rioniun e hànn deciss, sicóme  l’éra sémper ciamà Gioanìn del Moron, de trasformà “del moron” in italiàn. Insci con tucc i permèss comunài de alora, han registrà a l’anàgrafe el nòster prìm antenà cont el cognòm  “Delgelso”  tut tacàa,….  Giovanni  Delgelso!

Marina:   adesso è tutto chiaro! “Delgelso” perché è stato trovato abbandonato sotto il gelso…

Teresa:  própi insci, alter che “Conte Delgelso”, on “trovatello” lassàa lì da ona màma disperàda che le podeva  mìnga sfamàl….

Marina:    non mi sembra una ragione per abbandonare i bambini…

Teresa:  Ehh…. alora l’éra insci. Ma probàbilmént quela màma li, la  saveva che de lì ghe passavan i fra e sont convinta che l’éra sconduda per vèdè,  e assicüràss che i frà troassen el sö fiulin.

Marina:    ma poi, cosa ha fatto il bisnonno?

Mario:    L’ha sempre lavora in del alevament dei cavaler e in de la coltivazion dei moron, prima sota padron e poeu l’ha compra on po de tera e l’è andàa avanti in de per lu, e el m’ha insegna el meste. … Ma dòpo on po’ de temp i coltiovassion a hinn cambià e sont restà senza lavorà …(Suona il campanello ) Alora per sbarcà el lunari sont andàa a lavorà in ferriera a Sest!

Lucilla: (uscendo dal fondo). Voo mi a vidée chi l’è …

Scena 4a

Teresa: (eccitata). a hinn loor ….a hinn loor….

Mario: a hiin loor chii?

Teresa: i nobili, sicüramènt…quei de la comimision

Lucilla: (entrando) gh’è öna sciora… tuta incapelada….

Teresa: (chiama Carlo) Carlo, Carlo…

Scena 5a

(Carlo entra in ghingheri).

Teresa: Carlo, gh’è la comission!

Carlo: òh… méno màl ..in quanti hinn????

          

Lucilla: a mi la me pàr in de per le… voo a ricevela?

Carlo: no, no pèr l’amor del ciél… la ricévi mi…(fra sé) ma come mai domà in de per le???

Teresa:  Marina, Guido, vialter andì giò a ricevv el veterinari. Andì foeura da la porta de servizi.

Carlo:  e ti Lucilla, và de là e fàss mìnga vidèèt pèr nissün mótiv e…. cànta mìa!

Lucilla:  ch’el staga quiett… a stó de là e ghe promèti che cànti no

Carlo:  el saria anca ora ….stonada come te set l’è mei che la boca te la tegnet serada

(Lucilla, Guido e Marina escono dal fondo).

Scena 6a

Carlo:    màma, papà, parlì el mèno possìbil…. càpì? Dóma se ve fàn di domànd… e respondì “in italiano” per piasée!

(Carlo esce da ingresso).

Scena 7a

(I nonni seduti impalati e tesissimi).

Teresa: Mario…

Mario: ssssss….tass… gh’hemm minga de dervì la boca

Teresa: Va ben me se me domandenn chi  semm…dovarò ben dervila e….se ghe disom?

Mario: semm “i Signori Delgelso”.

Teresa: sont stufa de sta farsa…

Mario: dai… dàg ancamò öna posibilità, el gh’è tègn insci tànt  a stó titól nobiliar…

Teresa: cosa se faria minga per i fioeu…

Scena 8a

(Carlo rientra con la contessina Champignon).

Carlo: prego, accomodatevi contessina…

(I genitori seduti, pietrificati con occhi sgranati immobili).

Contessa: i nobili della commissione esaminatrice, hanno delegato a me  quest’ incombenza.

                      (mostra a Carlo fugacemente un foglio)

                      Ecco  il foglio di delega. Se volete leggere!...

Carlo: figuratevi contessina, voi avete la mia più grande fiducia…

(La contessa nota Mario e Teresa)

Contessa:  e loro? Cosa sono? Delle statue di cera?

Carlo: veramente loro… sarebbero i miei genitori!

Contessa: ah, sono vivi?!?

Carlo: Ve li presento… papà, mamma, la contessina Dorotea  Champignon…

(I genitori si guardano imbarazzati. La nobile porge loro la mano da baciare.

 Loro, a turno,  la stringono goffamente fra l’indice ed il pollice. La contessa schifata si allontana da loro, platealmente).

Contessa: dunque avvocato, cominciamo questo esame. Non ho molto tempo da perdere!

Carlo:  prego, accomodiamoci…

            (occhiatacce ai genitori per la mancanza di prima. La risposta del padre in mimica – strabuzza gli occhi e gonfia le guance come per dire “acqua in bocca”).

Contessa:  cominciamo con un po’ di storia della vostra famiglia… la vostra discendenza,   per esempio.  Il vostro cognome, da cosa deriva?

Carlo: deriva da…

(Carlo è interrotto dalla contessa).

Contessa: no, sentiamo vostro padre…

(Carlo imbarazzato, guarda il padre di traverso. Mario, prende coraggio e risponde).

Mario:    il nostro cognome è una pianta che ci serviva da mangiare ai cavàlée, in su i tavole…

Contessa: come? Spiegatevi meglio…

(Carlo interviene. Cerca di porre rimedio e comincia ad improvvisare).

Carlo: voleva dire…. dei “cavalieri  della  tavola  rotonda”  si, si, si…

Teresa: mìca vèro, varda Carlo che i tàvol eren strétt e lùngh…

Mario: Giusto! Erano duecento per settanta ghei!

Contessa: Come??? Duecentosettanta cavalieri gay? Cos’era un “Gay Pride”   medioevale???

           Carlo:  no, no… i ghei…i ghei… erano un’antica moneta, e questi cavalieri li giocavano ai dadi su queste tavole… Sì, sì in duecento contro settanta… sì, sì un antico gioco… regole strane.

Contessa: interessante… raccontate, raccontate….. signor? (riferendosi a Mario).

Mario: Mario, Mario del Gioanìn del Moron!

Carlo: (colpo di tosse) voleva dire del “Moro”… Sì, sì…discendenza dal “Moro di Venezia”. La nostra famiglia importava sete rare e gelsi per l’allevamento dei bachi da seta. Tutto questo con l’aiuto e la scorta dei duecentosettanta cavalieri…

Contessa: ahh ..e così,  la vostra famiglia è pioniera nell’importazione dei gelsi dal Catai? L’attuale Cina?

Mario: no, non c’è proprio da catai in cìma, dóma le foglie da dare ai cavalieri in so la tàvola rotonda o mèi sö la tàvola stréta e longa…

Carlo: sì, giusto papà! Non solo dal Catai, l’antica Cina, ma anche da altri posti e a volte era tradizione fare ai cavalieri corone con le foglie di gelso…

Contessa:  mi convinco sempre di più che questi cavalieri fossero gay… Poi con queste  corone in capo… Ma che razza di lingua parlano i vostri genitori?

Carlo:     catalano! Si…. Sapete… il passato in Barcellona per via dei nostri commerci… a loro piace la Catalogna…

Teresa:   eh, contessa, la catalògna è un po’ amaròta ma coi uòvi è buona…

Contessa:   ma cosa dite? Non perdiamo tempo… allora riprendiamo…

                   Dunque… importavate le tecniche di coltivazione del gelso, la  pulizia e la potatura degli alberi…

Mario:       pòdà si…. bisogna tagliare le robinie che véngono sù in del fianc al moron. Ah, i robign impèstano tutto…

Carlo:      sì, sì, mio padre vuole precisare che la nostra famiglia, comprendeva anche intagliatori di rubini e di altre pietre preziose!

Contessa: interessante… e che tecnica di taglio usavano i vostri artigiani con i rubini?

Mario: bhe…se sono piccoli cont la roncola  se sono grandi con la resega!

Contessa: non capisco! Cosa sono questi strumenti?

Carlo: antichi arnesi da intagliatori di pietre, di rubini soprattutto…

Mario: e così, tagliàti sù i rubini, al morone ci rimanevano le foglie belle grosse da dare ai cavalée sulla tavola…

Contessa: Ahh.. condividevano le foglie per fare le corone da porre sul capo??…

Mario: no, no non le dividevamo mica le mangiavano così intere!

Contessa: questi cavalieri erano molto strani: prima si fanno le corone e poi se le mangiano… màh!   E… dite, signor Mario,  questi cavalieri,  le foglie di gelso le mangiavano in insalata?

Teresa:      no, no, non le condivano giù… le mangiàvano così, sulla tavola…

Mario: e i rubini li davano ai cünìli…

Carlo:  sì, sì giusto! Davano dei rubini ai “Cunili”, antica tribù del Kurdistan!

                    I Cunili….. sì, sì, per pagare appunto una tassa di passaggio sul loro territorio…   era pieno di imprevisti il passaggio in Kurdistan!

Teresa: noo… l’è mìnga stà  all’inizii  de quest’àn… ma on po’de ann fà…. vera Mario?

Mario: cosa dici Carlo? Ci saranno passati almeno una quarantina di anni!

Conessa: ma non si parlava di sei, settecento anni fa?

Teresa: cosa la dice contessa? Sarà quaranta o cinquanta ann fà!

 (Mario comincia una concitata discussione con Teresa, dimenticandosi della contessa e di Carlo, il quale sente di avere ormai perso la possibilità di acquisire il titolo di conte:  espressione di sconfitta e rassegnazione sul volto di Carlo).

Mario: el gh’haveva cinq o ses ann el Carlo, me regordi Teresa…

Teresa: si l’è alora che gh’hemm  lassà cavàléè e moron e te set  andàa a lavorà in feréra a Sest

Mario: Si, sont andàa a lavorà a Sest, ma i cavalée i ho tegnu ancamò un po’ de temp, vegnivi a càa del lavorà e i curavi ancamò

Teresa: si, à pensàg bén, el Carlo…el comincivà  à  andà a scöeula

Mario: e forse, l’andava giammò ai süperiùr…

(La contessa sempre più scandalizzata).

Contessa: basta, basta!! Ne ho sentite abbastanza. Per oggi basta… Avvocato mi sembra di aver capito che la vostra famiglia abbia un passato molto dubbioso! Vi farò sapere qualcosa al più presto e adesso me ne vado! Arrivederci!

(Entra il maresciallo in divisa senza bussare).

Maresciallo: ma dove pensa di andare signorina?

(La contessa cambia totalmente modo di fare).

Contessa: ho finito con l’avvocato e me ne stavo andando, vero avvocato? Mi faccia avere il suo onorario al più presto!

Maresciallo:   signorina Marisa Capitoni, in arte Contessa Champignon, nota truffatrice d’alto bordo… appena giunta e già all’opera… una vecchia conoscenza dell’aristocrazia di parecchie città d’Italia…

(La contessa imperscrutabile e professionale).

Contessa: maresciallo, lei si sbaglia…. E, ad ogni modo, ho diritto ad una telefonata al mio legale!

Maresciallo: questo lo faremo in caserma, la prego di seguirmi. Signori, scusatemi se sono entrato senza preavviso, ma ho dovuto sorprendere la malfattrice…

           Signor avvocato, ringrazi sua figlia per questo e lei come cittadino, sia meno  ingenuo e un po’ più coi piedi per terra, arrivederci. (Esce).

Scena 9°

Carlo: màma, papà stó màl! A gh’ó  el cöeur in gòla, madóna Signor, me pàr de möri

(I genitori si preoccupano e si prodigano per il figlio).

Scena 10°

(Entrano Marina, Guido ed il veterinario).

Marina: Papà c’è il dottore

Carlo:gh’è giammò arrivà al dotor? Che velocità…e poeu disen cha la sanità la funziona no

Veterinario: ebbene signori, è successo!

Teresa: se gh’è sücess ancamò?

Veterinario: la creatura è incinta del …………

(Tutti, tranne Carlo che rimane esterefatto seduto).

Teresa: cósa havii fà bagaj, ma perché Marina… te gh’havevet mìnga…. e ti Guido?

(Marina interrompe tutti).

Marina: ma cosa avete capito? Vanessa è incinta del Lolli, il cane di Guido…

(Carlo scatta in piedi coma una molla e va verso il veterinario).

Carlo: lu el sa minga quel ch’el diss. El poeu minga vess, el se sbaglia sicurament.

Veterinario: (mostrando una lastra) no, no l’ecografia la dìss quàter cagnìt, quàter bèi méticci…

Carlo: l’è vera Marina?

Marina: sì,  papa!

Carlo: quest l’è trop …quest l’è trop. Prima la  Marina che s’innamora dell’elletricista, adess la Vanessa che la ced la sua illibatezza a quel mezz cinghial, poeu l’è adrée andà a fass benedì anca el titol nobiliar, come el diss l Cavaradossi in de la Tosca “io muoio disperato”

Mario :           Car el me avocat Carlo Delgelso, t’el set se te disi “quand i robb a giren minga e mancà ha l’è el succes, desmetela de fa castei in aria e va piang in sul…bhe t’è capì in dové te gh’è d’anà

FINE 2° ATTO

TERZO ATTO

Alcuni mesi dopo.

Stessa scena del 1° e del  2° atto.

Scena 1°

(La marchesa Ofelia e Carlo nel solito salone).

Ofelia grazie avvocato per la vostra consulenza. Vi farò avere al più presto quel che vi spetta!

Carlo:    ma figuratevi marchesa! Prima è l’onore di avervi servita e poi penseremo alle bazzecole… al  vil  denaro come si suol dire…

(La marchesa guarda verso la veranda meravigliata).

Ofelia: ma che splendida vista avvocato… un gran bel panorama!

Carlo:    grazie marchesa. Sono molto onorato del vostro apprezzamento per la mia umile dimora.

(Ofelia, va verso la finestra e guardando di sotto nota i cagnolini).

Ofelia: E da questa finestra che cosa si vede? …Oh ma che belli, sono vostri quei quattro magnifici cagnolini?

(Carlo a queste parole, improvvisa… traendo vantaggio dalla situazione).

Carlo: proprio così marchesa… proprio così…

Ofelia: belli e … di che razza sono?

Carlo:  mah… diciamo un mio esperimento! Volevo migliorare la razza del levriero afgano, mischiando il sangue con un … diciamo… una specie di lupetto nostrano… sì, sì!  proprio così…

Ofelia: lupetto nostrano (pensa e poi risponde) mai sentito?!?

Carlo:  (inventando) eh… infatti! Si era estinto sulle nostre Prealpi. Si era portato più a nord, sulle montagne svizzere… probabilmente per via dell’innalzamento delle temperature… sapete per via “dei gas serra”. Ma io, col mio modesto aiuto, ho contribuito a ristabilire questa specie nel suo habitat originale ed in seguito, ho fatto appunto, l’esperimento di mischiare le razze di questi due cani di montagna con i risultati che vedete…

Ofelia: quello che avete fatto avvocato, è degno di essere scritto negli “Annali”. È un’impresa nobile!

Carlo:  grazie marchesa, troppo buona! Sapete, gli inglesi si vantano dei loro levrieri afgani… noi ci vanteremo ancora di più dei nostri levrieri padani.

             (Cambia atteggiamento teatralmente amareggiato).

              Per quanto riguarda la nobiltà, è solo nei miei gesti, nel mio essere, perché non ho nessun titolo in questione.

(Rumori di cose che cadono).

Scena 2°

(Entrano dal fondo Teresa poi Lucilla, poi Mario).

Teresa (sul fondo): Oh Signor  Mario, te sét sèmper el solit impiaster… stà atènt…

Mario (da dentro): mi saró on impiaster, ma vialter dó podaress dam öna man…. No?

Teresa: comè fo, se gh’hoo  in màn i chicher del café?

Mario: te se fée dà öna màn da la Lucilla!

Lucilla (entrando): l’hà fàa tut lü scior Mario, l’éra assé dìmel!

Mario: gh’è sèmper bisògn de dìtei i làurà?

Lucilla: mi eségui i ordin.  Lü el m’hà dìi nagótta, al m’hà dà nissün ordin e póeu dòpo scior Mario, el fàga domà el sò mesté…

Mario (entrando): e che mesté el sàriss?

Lucilla: el pensionà!

Mario:  insóma, öna völta per on, i gh’hàn sèmper reson i dónn!

(Si accorgono di Carlo e Ofelia e si imbarazzano).

Lucilla: scusatemi signori… ma se non servo qui, ritornerei alle mie incombenze!

Teresa: sì, sì Lucilla… vai dalle tue incombènse!

(Lucilla fa un inchino ed esce).

Scena 3°

Carlo: papà, mamma, vi presento la marchesa Ofelia.

Ofelia: (sinceramente divertita)  molto piacere signori

     Teresa:    piacere nostro! Ci scusiamo sà marchesa… ma el Mario oggi è un po’ in sul solaio… cià la cràpa nelle nivole….

Mario:     come sarebbe a dire la crapa nelle nivole? Mi sono intoppicato nel basello e sono borlato per terra.

Teresa:     col baslottino dei ciccolatin… a proposito marchesa, la favorisce un caffè?

Ofelia:      ma certamente, grazie!

Teresa:     ce lo dò subito!

Carlo:       stavo mostrando alla marchesa, i miei levrieri padani…

Teresa:    Levrieri padani???

Ofelia:      sì, quegli splendidi cagnolini, che sono il frutto di un incrocio ben avvenuto!

Mario:      disèm che gli si è scortàto un po’ il pelo e anca il nàso, e sono un po’ più simpatichi de la sò màma…

(Teresa porge la tazzina ad Ofelia)

Ofelia:     e tutto grazie a questo lupetto nostrano… Ma ve préghi, parlì pur el dialett  che in dé l’alta società oramai él se pàrla pu  e in gìr se sènt de tut fòeura  ch’el  nòster bèl diàlet .

(Teresa e Mario rimangono meravigliati dalla marchesa che parla il dialetto).

Teresa:   òh… meno màl, grassie marchesa. L’éra ora… ma la vàrda che el lupetto nostrano a l’è el Lòlli, on bèl birbànt… ma simpàtic…

Ofelia:    Ah Lòlli, questo è il nome del padre, al gh’avarà el pedigree?

Mario:     bhee… al’inissi pareva de si, chel gh’avèss i grìi in di pé da come el coreva, perché l’ha vist la malparada… ma dòpo numm l’emm perdonà…

Ofelia:     e cosa gh’éra de perdonà? A l’è stà ön esperimént del’avocàt  (Carlo in un angolo imbarazzato) …l’à riportà de chi di Alpi, sicóme  l’éra  ‘andà in Svìsera per còlpa di  “Gas Serra”…

Teresa:    chi? El Lòlli in Svìsera? La sènta marchésa, le la me pàr öna persona a la bona e alora voeuri dìg la verità…

Ofelia:     che la me disa  .. la scòlti…

Teresa:    el gas serra, ghe l’hà  in dél cervèl l’avocàt e lü el vöeur fà créd vialter nòbili che lü l’è de chi, lü l’è de là, chel fà so, chel fà giò… tut per atirà i voster atension, perché el vorariss fà pàrt del vòster mond…

Mario:    sìgüra, l’esempi l’è chè el pàder de quei quàter cagnìn… l’è ün bèl bastàrd, on meticcio come se dìss adèss, alter che “lupetto nostrano” dei me stivai, e l’avocàt a l’è fioeu de paisàn. Propri inscì, de paisan… mìnga sciòri ma ònesti e lavoràdor…

Ofelia:     avocàt quest el ve fà mìnga onor…

Carlo:       marchesa scùsim… ma i me genitor  i sann mìnga quel che i dìss… neh màma e papà?

Ofelia:    avocàt, el dovaria vèss orgoglioss dei so genitor e el dovaria vess fiéro de vèss ön’òtim avocàt. Ma el lassa pèrt i finsion   El pensa che vegh el tìtol nobiliàr el rènda la gent miglior? El nóster a l’è on mond de gént che la conòss mìnga el sacrifissi e öna grand pàrt de la nóbiltà a hinn person scóntent, infèlici. Restìi on òtim avocàt  e  ringrassìé  i vöster genitor che v’hà vutà a diventàl…

Carlo: (fingendo pentimento): grassie, grassie marchesa… i vòster pàroll a m’hàn inlüminà (platealmente)  Quanta meschinità ha regnato in me!

Ofelia: e adèss, càri i me sciori, el s’è fàt tàrdi… Arrivederci  e i me omàgi…(sta avviandosi all’uscita, si gira e dice):  ah avvocato, dimenticavo…

Carlo: sì marchesa…

Ofelia: se l’è possìbil, de quei quàter cagnìn, ne vouraria on anca mi…

Carlo: ma certàment, certàment, cara marchesa (salamelecchi)…(Ofelia esce)

Scena 4°

(Carlo, baldanzoso,  si rivolge ai genitori).

Carlo:         che signora, che signora, bona de ‘intuì tutt i capàcità di person, anca se a hinn mìnga nòbili…. (esaltato) io, ottimo avvocato, un superbo professionista, un principe del foro, che donna, che donna… Mi, Carlo Avvocato Delgelso, me sont fà in de per mi, alter che nóbiltà, duchi, conti, marchesi, che i nàss cól titól  e magàri a hinn bon nanca de legg e scrivv…

Mario:           da che pölpit al ven giò la prèdica, nèh Teresa?

Teresa:       chissà Carlo, che a seguità a ciapà cantonad, te sét a dré a indrissàss on po’…   sperèm… el saria ora…

(2 squilli di telefono dall’interno)

Carlo:           eh, càri i me genitor, a l’è che on  òm col témp el madüra…

Scena 5°

(Entra Lucilla).

Lucilla:  scior avocàt,  gh’è la sòa miè al telèfono (porge un portatile a Carlo).

Carlo:    dam chi… eh Lucilla, mi mé sónt fà dal nient… ti  invéce, te sét restàda nagótta (ride della battuta).

Lucilla: i so pèrli de sàgessa, i ma stüpiss ogni di pussée (sarcastica, ironica. Esce).

Scena 6°

        Carlo:   pronto cara, si, si tut ben e ti…. Ah! Te gh’avarisset de fermàss ancamó on mesett? Per cosa ? ah... i «massaggi alle alghe» si… àh  per la cellulite… E quànt te tirarisset giò dal cönt corènt? Ehh sesmila euro?? In doue van a toeui quei alghe li?…..Ah sono le sole al mondo…ghe credi cont el prezi che gh’hann resteran in de per loor ancamò per un bel tocc …..Va ben, va ben inrabisses no, gh’è mìnga de problèmi… L’importànt l’è che te fàghen bén, i masàgi cont i alghi…… Stà  li, stà li pür. Ciao, nèh , si va ben baci, baci, (esegue soonoramente il verso del bacio cercando di non farsi vedere dai genitori)… Lucilla, Lucilla,… e mi paghi e mi paghi Lucillaaaa….cont tut quèl che la pàghi la gh’havaria de volà (Lucilla entra mentre Carlo sta finendo la frase).

Scena 7°

Lucilla:    el vàrda avocàt che l’hó sentì.  Quel che me paga a l’è dóma el mìnimo sindàcal e l’è talmènt póc che se rivaria nànca  a impissà i motor al’aeroplàno… alter che volà…

Carlo:      ööh… che càrater… gh’ho scherzà Lucilla. Te capisset mìnga el me “alto senso dell’umorismo”… toh el telèfono!

(Lucilla esce).

Scena 8°

 Teresa:  Prima… te seret drè a ciamà el gatt per telefono (ripete il verso rumoroso a imitazione) …Alora la tua mié, la sa fermerà ancamò on mes al’istituto de salute e  bellessa…

Carlo:     si, si poverìna… la gh’à bisògn… la gh’à de fà di masàg ai alghi per la cellulite…

Teresa:   poverìna (ironica) me venn quasi de piang. Chissà che màl i masàgi ai alghi… nèh Carlo?

Carlo       (non capendo l’ironia della madre): è già, poverìna, póvera dóna…

Mario:     te sarét ön avocàt, ma in cèrti lavor te sét pròpi on bamba… D’altra part,  te gh’ét de ringrassiàla la tua dóna. La Gisella l’è la tosa del miglior avocàt de la Provincia e se gh’éra mìnga el tò suocèro, col ziffol che te gh’havaria avuu el studi insci invià….

Teresa:    pròpi inscì Carlo. Làssela là acamò on mesèt la Gisella, ànca dü se la voeur….

(Carlo toccato nell’intimo è risentito).

Carlo:      ma mi, ghe voeuri ben a la Gisella… e le,  là s’è innamùrada de mi,…. mìnga sò pàder, ànche se lü dòpo el m’hà vutà... el m’hà lassà el só studi…

Mario:     Te dó mèrit che te set stà bon de mantègni la clientéla ch’el t’ha lassà, ànsi, de igrandia... e alor, öna volta per tutt… làssa pèrd  quei ambission de nobiltà che te gh’hét.

(Suona il campanello).

Teresa:   el g’hà reson el papà. Ma pàr che te gh’hét giammò avuu di lession… per esèmpi quela de la comission, la contessina Champignon, se l’intérven mìnga el maresciàl, la te portàva vià on bel po’ de danée

(Entra Lucilla).

Lucilla:  vo mi a vidé … cont l’aeroplàno

Carlo:    cossè?? Portàm vià di danée a mi? Questa l’è bela, s’el maresciàl  el me tegn mìnga, el só no cóssa ghe foo mi a la contèssa… alter che portàm vià i dané

Scena 9°

Lucilla:    A gh’è chi el maresciàl, avocàt!!

Carlo: fàl vègnì dénter….

Lucilla: prego, maresciàl, el se còmoda, sua maestà la riceve… (ironica).

Maresciallo: cara Lucilla, sempre simpatica ed affascinante…

Lucilla: e lü maresciàl, sèmper gentìl e simpàtic…

Maresciallo: oh… che lusinga cara Lucilla, che lusinga…

Lucilla:  de cosè maresciàl, a l’è la verità, (alludendo a Carlo) mìnga come cèrta gént…

Carlo (interrompendo): quand havii finìt cont i preliminàri, disimell….. che numm se ritiromm in di noster stanz…

(Lucilla esce).

Scena 10°

Maresciallo:  Scusi avvocato….   Ma per un momento,  mi sono perso negli occhi di Lucilla!

Teresa:       e maresciallo… gli sberlusivano così tànto, che gh’éra quàsi da mèttere gli ogiài del sole…

Maresciallo:   scusate,… ma non è per questo che sono qui, ma per darvi una bella notizia,   i soldi che la contessina… (interrotto da Carlo che non vuole che i genitori sentano).

Carlo:             oh… la contessa Ofelia.. sì, sì…. Mi deve dei soldi….

Maresciallo:   Ofelia? Mah …Ofelia Carrè mi sembra sia una marchesa! Io parlavo della Marisa Capitoni, in arte contessina Champignon, la quale ha restituito i ventimila euro che le aveva estorto con l’inganno…

Mario:  (fra se ed il pubblico). S’el me tègn mìnga ‘el maresciàl, ghe fó vedé mi a la contèssa, alter che portàm vià i danèe

Maresciallo:     come scusi?

Mario: nient niet ….s’erì dré a pensà alle “Frasi famose”.. fantasticavi in de per mi…

Maresciallo:   ha restituito i soldi e sono in questa busta e mi ha raccomandato di darvi questo biglietto.

Carlo:    legga pure maresciallo… legga, legga!

(Il maresciallo apre la busta, dà  un’occhiata, deglutisce, sgrana gli occhi e legge).

Maresciallo: se proprio devo signor avvocato… ambasciator non porta pena!

Carlo: deve, deve! Legga pure…

Maresciallo: “Caro conte mancato… cioè caro avvocato Delgelso … un (colpo di tosse) un  babbeo e credulone come lei, meriterebbe di trovare uno che la raggiri ben bene e dopo averla ben ben ripulita la lasci in mutande. A me è andata male ma spero che prima o poi qualcuno ci riesca.   Firmato la contessa Dorotea Champignon”.

(Carlo strabuzza gli occhi per la rabbia, rivolto verso il pubblico con le mani dietro la schiena).

Carlo:    tutto qui, maresciallo?

Maresciallo: tutto qui! Ma,  sono contento che abbia riavuto i suoi soldi (avviandosi verso la porta). Avvocato, signori, (saluto militare) i miei rispetti e stia in campana avvocato (esce).

Scena 11°

Teresa: Per fortuna te gh’havevet dà nient a la contessa, e magari te dovevet daghen ancamò..

Carlo:  si…. ancamò vintmila quànd diventàvi conte (platealmente amareggiato).

Mario:   A hinn danée to, ti é guadagnà ti… però llassom di che a trai vià inscì a l’è pròpi da bamba!!!

Carlo:   si… gh’havì reson, quela gent li la merita nient, e per mi el capitol de la nobiltà a l’è serà!!! Thsèe… i nòbili, sta manega de inetti e paràssiti!!

Teresa:  Però, fà mìnga de tuta l’èrba on fass, te vist, per sempi, la marchesa Ofelia come l’è diversa (poi cambia discorso).

               Carlo, te se ricordet che stasera al gh’hà de végnì chi el papà del Guido?

Carlo:   ma recórdi, el ven chi per conòssess (pensa un attimo e poi dice) Ma… se el Guido a l’è on operàri, chissà el sò pàder cosa el’ sarà… on sèrvo de la gleba (ride divertito dalla propria battuta).

Teresa:  mòchela de dì dei stupidà

Carlo:   màma, schersàvi… dai…

Teresa: Mario,  andèm de là in cüsina, che te me det öna màm cónt el disnà…

Carlo:    a gh’è la Lucilla per el disnà!

Teresa:  gh’emm dà on para d’or de permess, l’è stada invitada al ristorant dal maresciàl e dòpo tut, el ròst  voeuri fal mi e ti Mario damm ona man a  pelà i patàti…

Carlo:     on para d’or de permess? E chi i pàga?

Teresa e Mario (in coro): tiii!!!  (escono).

Scena 12°

(Traendo vantaggio dalla nuova situazione, Carlo pensa e poi chiama la cameriera).

Carlo: Lucilla, Lucilla!

Lucilla:  el comànda avocàt…

Carlo:     te se sàret renduda cönt de la mia magnànimità  in dél cóncedet el permèss… no, no, no, làssa pérd i ringràssiaménct, el fóu col cöeur…

Lucilla:    veramènt, el fà tut lü avocàt, mi gh’hó ancamò de dervì boca!

Carlo:    va bé, va bé… però vouraria el tò parer. Ma te gh’é de vèss el màssim de la sincèrità: cósa te pènset de mi…. cóme sónt mi ai öeuc de la gént normàl

Lucilla:    gh’hó  pròpi de vèss sincèra?

Carlo:       sincèra…

Lucilla:     totalmént?

Carlo:       segura!

Lucilla:     e se el se ofènd,  el me  licènsia?

Carlo:       preòccupess mìnga… nissün  licensiàment,  paròla  dell’avvocato Delgelso!

Lucilla:   va bé… alora lü  l’è arogànt, prepotènt, vanèsio e ànche  on pó ignorànt. Ma l’è in sö la via del miglioràment, perché di völt  l’è anca  spiritùss…

Carlo:     bàsta  inscì, per incoeu ne ho sentì assé de compliment, gràssie per i ultim ….e adèss a vo de là (Esce. Lucilla fa spallucce, sparecchia  il tavolo dalle tazzine ed  entrano Marina e Guido).

Scena 13°

Marina: ecco qui la nostra Lucilla, sempre indaffarata…

Lucilla: se là pensass inscì ànche el tó papà Marina… ma el fàto l’è che gh’ hó  prèssa…     “ho un  invito  a  cena!”.

Guido: ohéla…. e chì  el saria el fortünà?

Lucilla: el maresciàl!

Marina: ma non è un po’ troppo grande per te?

Lucilla: a l’ è dóma on amìs… mi sónt depermi, lü  l’è deperlü… mangiom quaicoss i‘nsèma e dòpo andemm a teàter, öna passion che  gh’hemm tucc du.. e dópo bàsta… ognon a cà sua!

Guido: al sarà! Ma  intàt el venìva su di scàl cont dü màss de fiùr in màn…

(Lucilla meravigliata e lusingata).

Lucilla:    a si? bhé l’è on galantòm, el me fà sènti importànta ànca se fó la cameréra… Però adèss scüsim ma gh’ó d’andà (esce).

Guido e Marina: ciao, Lucilla!  Divertiti….

Scena 14°

(Entra Carlo).

Carlo:    Meno màl si rivà, …l’éra ora…

Marina:  veramente saremmo in anticipo: difatti il papà di Guido arriverà più tardi!

Guido:    si, scior Carlo, el me papà l’è dré a fà on lavurà importànt … magàri l‘avrà apéna finì…. on lavurà importànt … ma de routine…

Carlo:     chissà che lavurà el sarà dré a fà??? Èh??? Al sarà dré a taià giò i sces in quài giardì, opür a mèt gió i sanitàri in quài bàgn!

Marina:    tu papà non sai il mestiere che svolge il signor Edoardo, come ti permetti??!!

Carlo:      schersàvi Marina, schersàvi (risata).

(Guido per cambiare discorso).

Guido:    e dai Marina, el schersava… alora…. Scior Carlo l’hà vist come hinn diventà bèi i cagnìn de la Vanessa?

Carlo:     Ohh …a hinn talment bei che a comincià stasera a di che hinn brut e finì doman matina l’è minga assé…. in miniatura a hinn quàter cinghiai cómpagn del tò càn…..!

Guido:   El pararia che piasen invece. Prima giò al bar in piazetta ho vist la marchesa Ofelia e l’à dì che ne vouraria on anca lé!

Carlo:     cóme te fét a conòss la marchesa Ofelia? Te gh’é cambià öna quài lampàdina in cà sua?

Guido:    no! L’éra tànt amisa de la mia póra màma, öna amìsa de famiglia e quand la me màma l’è mancàda, la marchesa la gh’è stadà insci tànt…

Carlo:     eh certo… i nòbili se afessionen a la servitü…

Marina:   papà, sei meschino e privo di tatto!

Guido      (risentito e offeso): el senta avocat, mi soo minga cossa ghe passa per el coo… gh’ho ancamò de capill.  Fina adess l’ho rispetà, ma tut el gh’à on lìmit. Marina scüsum (si rivolge di nuovo a Carlo) Voraria recordagh che, cont tutt el rispett per i so genitor, lü el vegn da öna famigli de paisàn… ma a mi quest chi el me interessa no… Lü, a l’hà tocàa la memòria de la mia màma e l’ è dré a ofèndom. Ma a pensàg bén, var minga la péna ofendes per i so paroll, si perché el ved lu l’è talment arogant de mai  domandass ona ona sola volta chi l’ha dinanz, cont chi el gh’ha a che fà!

Carlo:   Andemm Guido, se poeu nanca scherzà …..via (allontanandosi e sentendosi a disagio).

Marina:    i tuoi scherzi, sono pesanti papà…

Guido:    cossa ne sà lü del rapórt che gh’éra frà la mia màma e la màrchesa? Cossa ne sà lü de la mia famiglia?  L’è ora che l’à fenissa de fà di insinuàssion só la me clàss sociàl.. semm nel domila ma lü l’è restà al medioevo… A l’òbliga la sóa tosa a  andà a scöla de violìn, de dànsa, …e tut per somiglià…, per somigli a chi? Mi sónt mai  andà a nissùn córs, i me genitor i m’hà mai obligà a fà quel che voureven lor, i m’hàn dóma consiglià e mi sónt vegnuu grànd a giögà al balon, contét… E quand  hó finì i scöl superior hó voursù andà a lavorà, e i me gent, me l’hann minga impedì…. ànche se a malincöeur….perché avarien preferì che andassi avanti a studià,  ma hann rispetà la me scèlta e mi sónt fiero di me genitor, perché gh’ó mìnga bisògn de fà finta… lor i m’hà insegnà a vèss mé stéss e pódi anca parlà liberàment el dialett,  che el me papà el se vergógna mìnga (quasi in un sussurro con voce commossa) e la mia màma la se saria mai vergognàda….           Scüsa Marina, ma gh’avevi propi de dìghel…

(Carlo si siede e rimane a testa bassa, Marina abbraccia Guido).

Marina:  dai Guido…. Hai detto delle cose giuste… quello che pensavi… hai tutte le ragioni per esserti sfogato! Vero papà? (come per rimproverarlo severamente).

Scena 15°

(Entrano Teresa e Mario).

Mario: óh che face! Gh’è sucess quaicoss? A gh’è mórt on cagnin fórse?

Teresa:  Guido, te me paret on po’ giò? Ste gh’é?

Guido: nient…nient gh’ho on po’ de mal de coo

Teresa: ma pàr che ghe l’havii tucc e tri el mal de coo… a vedè i mus che gh’havii

Marina: la colpa è del papà!

(Guido interrompe Marina. Per lui il discorso è chiuso).

Guido:    Marina, quel che l’è sucess mi l’ho giammò desmentegà e vouraria che t’el desmentegasset anca ti …e anca lu scior Carlo…

Carlo:     certàment, tut desmentegà e ….. ch’el me scüsa (stranamente sincero).

Marina: papà, questo ti fa onore! (meravigliata dall’ammissione del padre).

(Suona il campanello. Marina si affaccia alla finestra per vedere chi sia).

Marina:   c’è tuo padre Guido! …Vado a riceverlo.

(Carlo va alla finestra).

Carlo:  però… che machinìna (sornione e rivolgendosi a Guido) se ved ch’el lavorà el rend.

Guido (lasciando trasparire un sorriso)  si,  el rènd…

Scena 16°

(Entra Marina con Edoardo, il papà di Guido).

Marina:    avanti, avanti Edoardo.

Edoardo: buonasera a tutti!

Marina:    vi presento il papà di Guido, Edoardo.

(Tutti si presentano, stretta di mano… piacere ecc.).

Carlo:     prègo, el se còmoda!

Edoardo:   grassie (guardandosi attorno) che bèla cà e che bèla visüal… Podi andà a guardà da la verànda?

Carlo:      ma certàment…

(Edoardo va alla finestra, accompagnato da Marina).

Marina:    ti piace Edoardo?

Edoardo: belìssim, che vista… complimént scior Delgelso… òtima scèlta… Àah…. e quei che    ho vist giò in cortil, sarissen i moffin del Lòlli?

Carlo:      veramént,  sarissen de la mia Vanessa, el levriero (di nuovo altezzoso).

Edoardo:  a ògni manéra se véd che gh’hè denter el segn del Lólli, e comùnque a hinn bei                           (Si siede vicino a Carlo).

Carlo:      dunque, finàlment se conossom!

Edo:     e già… el me Guido al m’hà parlà benìssim de lü e di sò genitor e el m’hà dì che l’è on otim avocat ….la sua fama la precéd…

Carlo:   disèm che me ràngi… ma lü, l’è on po’ on mistèr… a vidé dai man, se disaria ch’el fa minga on lavorà dur! Guido, el m’hà mài dì che mesté el fà el sò papà…

Edoardo:   Guido l’è on tipo riservà… Ma l’è pussé importànt quelche l’hà fà lü (indicando   Guido) per el so futùr, putost che pèrd témp a parlà de mi!

Carlo:   se l’hà fà per el so futùr? El gh’ha un mesté, l’è vera, ma la mia tosa che futur la gh’avarà?

Edoardo:   per mi, la gh’avrà on ótim futùr!

Carlo:   Come in di favol….dove i pricipess sposen i sciatt ….che poeu diventen principi…

Edoardo (ride):  spiritos l’avocat Delgelso…

Marina:    papà, tu non sai ancora che Guido, ora,  è un libero professionista…

Carlo:    (falso) bhé, veramént avevi intui quiacoss… Sé vèd ch’el  Guido el gh’à di capacità…

Marina:    diglielo Guido, dai…

   Guido:    El me principàl, Alì Mustafà, el m’hà fà la propòsta de mètess in società con lü,   perché el m’hà dì che sónt mèi come sòcio adess, putost che come concorént on doman…

Mario:    bràvo Guido, el savevi che t’avariet fà el pass giust.. E de laurà… gh’è n’avìi tànt?

Guido:    fin tròp e gh’avariom de ciapà ön quài operàri…

Carlo:  alora t’è fa öna società insèma a “Ali Babà e….combricola” e… come la se ciamaria questa imprésa?

Marina (orgogliosa): “dalle prealpi alle piramidi – impianti elettrici”.

Teresa:    Mario, pròpi come el romànz… Che bràvo el Guido!

Mario:      Teresa, va ch’el romanz el s’intitola “dagli appennini alle ande” ma la geografia l’è mai stada el to fort

Carlo:     che idea, che idea… Te sét pròpi la mia tosa… L’inventìva dei Delgelso la gh’à mìnga confìn… Bràva  Marina, bràva…

Marina:    veramente l’idea è stata di Alì, io l’ho solo ribadita!

Carlo (imbarazzato per la gaffe): …per tornà a numm scior Edoardo g’ho vist che el gh’hà öna bèla machinìna, prestigiosa…. Ghe l’avrà mìnga regalàda el Guido? el s’è apéna miss per sò cönt e de sicur el pö mìnga permètess de… (interrotto da Edoardo).

Edoardo:  no, no Guido i sò dané i hà doperà per afermàss in del mesté e per sposàss on   dómàn… Mi però,  gh’hó sèmper avu on deból per i màchin prestigiùs…

Carlo:       si,  ma a mantègnile?

Edoardo:  Disemm che cont la profession che foo podi permetemel ,  tànt pu che sont vedov, el  Guido, che l’è el mé önich fioeu, ormài el và cont i sò gàmb e gh’hó de rèndig cönt a nissùn…

Teresa:     el me scüse scior Edoardo, ma innfìn di cönt, che mesté el fà?

Edoardo: ma ve l’han minga dì Marina e Guido?

Carlo: se l’hàn mìnga dì, voeur dì che gh’è on quaicoss de lósco, de scónd!

Edoardo (ridendo): sèmper pussé  spiritùs l’avocat Delgelso…

Carlo: gh’è nient de rid….. ch’el confessa…

Marina: ma papà smettila di fare l’avvocato del diavolo. Guido non ha mai voluto dire la professione di suo padre, perché voleva essere accettato dalla nostra famiglia e soprattutto da te come Guido, un ragazzo normale e non come il figlio del Professor  Edoardo  Rossi,  Primario  Neurochirurgo.

(Carlo, Mario e Teresa rimangono a bocca aperta).

Edoardo: gh’è on quaicoss che va no?

Teresa:    te capì Carlo, teston! Alter che servo della gleba!

Marina:  hai capito papà? Edoardo e sua moglie, hanno lasciato che Guido seguisse la sua strada!

Edoardo:    bhé, el me par normal …numm i noster consili ghi emm dà…però lu la seguì la sua strada e..cont otimi risultà…me par

Scena 17°

(Entra Lucilla elegantemente vestita,  ma affranta).

Mario: come mai te ste giammò chi Lucilla?

(Edoardo si alza per salutare la nuova arrivata).

Teresa: ah Lucilla… te presènti el papa del Guido!

(Lucilla rimane stupita,  meravigliata).

Lucilla: piacere signor….?

(Edoardo affascinato).

Edoardo: Edoardo Rossi, per i amìs  Edo (baciamano).

Carlo:      a l’è dóma la nòsta sèrva (altezzoso come sempre. Edoardo invece, è toccato dalla parole di Carlo).

Edoardo: Anca la mia màma l’ha fàa la sèrva! El vèd scior avocàt, ognùn de numm a l’è on tàssel, e ognùn a l’è ùtil a la società per quel ch’el fà… a l’è compàgn don puzzle.              S’el mànca on tàssel, speciàlment se l’è marginàl, te se n’incorget minga.. ma se te ghe vàrdét bén, se ved el voeui,.. el disegn lè minga finì… e di volt mei guardag ben per capil…

Lucilla (estasiata): scior Edo, pödi ciamàl Edo? (per i due sembra che il salone si sia   svuotato).

Edo:    cèrto Lucy, pödi ciamàla Lucy? E pödi dàg del ti?

Lucilla:  cèrto, Edo!

Edo:      anca ti però damm del ti, Lucy…

(Marina e Guido, divertiti, guardano i due. Gli altri rimangono a  bocca aperta. Poi Mario interrompe l’atmosfera estatica).

Mario:      Lucy… (colpo di tosse) Lucilla?

Lucilla:   siiii??? (estasiata, non riuscendo a distogliere lo sguardo da Edoardo).

Mario:     ma te dovevet minga vess a teàter col maresciàl?

Lucilla:  si ma a l’ultim momènt,, el s’è recordà ch el’gh’aveva ona rioniun in Questura  (lo dice come se non le importasse più nulla…)

Edoardo:   teàter? Ce tipo de teàter? Operetta? Goldoni? Pirandello?

Lucilla:      comedia, in dialett!

Edoardo:   allora signori, piacere di avervi conosciuto. Ma mi adèss gh’avaria de andà a   teàter…

Teresa:      ma el se ferma minga a disnà?

Edoardo:   se Lucy l’è decord, mi a disnà andarissi cont le dopo el spetacol.. te set d’acord Lucy?

Lucilla:      ma cèrt Edo (avviandosi tutti e due verso la porta. Poi Edo si gira).

Edoardo:    bonsoire a tout le monde! (ed esce).

Scena 18°

Carlo:    Guido, ma el tò papà,  a l’è sèmper insci intràprendènt cónt i dònn?

Guido:  veramènt,  el papà l’è a contatt cont dei bei donn tutt el dì… Ma stasera, el m’hà lassà come quell de la mascherpa. El sarà per merit de la  Lucilla… sperèm…

(Solita sceneggiata trionfalistica).

Carlo:   neurochirurgo Edoardo Rossi… a si… la mia tosa, la tosa del prìncipe del foro Carlo avvocato Delgelso, la sposa Guido Rossi, il figlio del famoso neurochirurgo… chisà la gént, la se consömerà de la ràbbia…

Marina: ma se fino ad un’ora fa Edoardo, per te, stava istallando WC oppure potando siepi!

Teresa:   e prìma amò, l’éra on sèrvo dè la gléba…

Guido:   el sènta scior avocàt, quell che n’ interèssa a mi e Marina a l’è de vègg el sò consènss per sposass. La sua tosa la sposerà on semplice elettricista artigan e basta!

Mario:      Alora crapon? Varda che te n’è ciapà de crapad…ma stasera t’è ciapà quela pussé grossa… On luminare de la neurochirurgia el t’ha dì semplicemente che lu l’è  fioeu d’ona serva, ch’el s’è mai fa el minim problema s’el so fioeu l’è minga andà all’università e che forsi el s’è inamorà de la tua serva!...

Carlo:       ma sigura, sigura, che òm… che òm   (platealmente).

Teresa:    Su su bagaj …vegnì de la a damm ona mann…te la fet ti Guido la polènta? Dài che te set bràvo!...

Guido:     völentéra…

Marina:    ed io ti faccio compagnia (tutti escono. Rimane in scena solo Carlo).

Scena 19°

(Platealmente).

Carlo:           Ho capì d’avé sbaglia…e si…..Ognun de numm el g’ha de vess fiero de la sua provenienza social e cultural… El me bisnonno l’han ciamà Gioanin del moron perché l’è stà trovà in fass abandonà sota on moron … ma se gh’éra mìnga el me bisnóno, ghe saria stà nanca mi… el quàsi Conte Carlo Delgelso de profession avocat … e già (sospirando) semm tucc tassei come el diseva prima  el  “casanova” cioè l’Edoardo… tucc  semm utìli ma nissùn l’è indispensàbil…

  (Carlo si assicura che tutti siano stabilmente in cucina, poi prende il  telefonino e compone un numero).

                      Gisella, Giselluccia… si … i masàgi ai alghi? Si, si, adèss scoltom mi.. El Guido ha l’è el fioeu del fàmoso neurochirurgo Edoardo Rossi.. si pròpi lü! Te se immàginet la gént… la se cónsömerà dé la ràbbia… si… Marina Delgelso figlia del principe del foro Carlo Delgelso, sposa il figlio del luminare della neurochirurgia Edoardo Rossi… chissà che invìdia…. Alter che nobili …ghe la femm vidè numm ……te vedaret…

(Si chiude il sipario sulla telefonata).

FINE

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