El cortil di cassinett

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El cortil
di cassinett

Tre atti in dialetto milanese di

Roberto Zago


                        Personaggi:

                                      Durin Barani

                                               Rachele           sua moglie

                                               Teresina          loro figlia

                                               Piercarlo          loro genero

                                               el Pedivela

                                               el Polveron

                                               el Milietto

                                               la Bertoli

                                               el Pantela                                                                                         

                                               la Bice

                                               il commissario

                                               e la gent di “Cassinett”

In uno degli ultimi anni cinquanta, quando i Cassinett erano ancora su (cioè non erano state demolite)


ATTO PRIMO

La scena: el cortil di Cassinett, dove sulla sinistra si affaccia la casa del Durin, una stanzetta con cucina in spaccato e che ha un breve corridoio dal quale si accede all’interno. Una porta, poi, da su un cortile e si potrà chiudere anche a chiave.

El Durin, seduto su uno sgabello, fuma placido. Dopo poco entra el Polveron, giovane dai modi strani, quasi leziosi.

Polveron         Buonasera, scior Durin.

Durin              Ciao, Polveron.

Polveron         Hinn partii i spos?

Durin              Hinn andaa a cà soa.

Polveron         Ha, hinn no andaa via in viaggio di nozze?

Durin              Partissen doman.

Polveron         Gh’hann reson; anca la mia zia, quand la s’è sposada, l’ha preferii viaggià no la prima nott. L’è pussee bell.

Durin              ‘Ste’n set ti?

Polveron         Hoo capii. Ch’el guarda, mi soo no se me sposi, ma se troeuvi ona bella sciora che la me mantègn, eh si, se de no voo puttost a fa el confessor in d’on convent de monegh de calusura, lì almen vedi nissun. No come capita incoeu per i strad: l’ha vist, a proposit in sul giornal…

Durin              Leggi no i giornai.

Polveron         Peccaa; beh l’è on schivi: mi soo no come fann a pubblicà certi robb. Per esempi, el Milietto, ch’el laora in chi giornalasc cont i dònn biòtt e costen de matt, perché mi on dì hoo proaa a cercagh i pressi e m’hann dii ona cifra de matt, però ch’el creda, non che voressi comprai, l’era ona curiosità, perché certi robb, foo no el moralista, ma son no come quej che laoren con mi, chi sporcaccion che vegnen semper con chi rivist scandalos in man… (pausa) ‘Se seri deree a di? Ah si, i spos. M’è dispiasuu stamattina de vess minga vegnuu in gesa, hoo minga poduu cercà el permess al capp. Chi l’è che gh’era?

Durin              Soo no.

Polveron         Ma lù doe l’era?

Durin              Guardavi avanti, monga indree.

Polveron         Ghe sarà stada de sicur la sciora Claudina.

Durin              Pò dass.

Polveron         La Isolina e la Santina e tutti chi debass del 24. Chi li manchen mai doe gh’è de ganassà e criticà. El mes passaa s’è sposada la Pinuccia Bianchessi, l’era festa e ghe seri anca mi: in de la panca dedree gh’era l’Adele, l’Isolina, la Santina e la Gemma. Che poker! Gh’hann misuraa al millimetro dal vel de la sposa al pizz di mudand. Tutta la Messa cici de chi e cici de la, e che la là l’ha va che cappell, e chel’altras che faccia de melon, la finiven mai, ghe disi: ona betoneghera che me tocca voltamm indree a digh de mucalla. I sò parent, scior Durin?

Durin              Partii.

Polveron         L’ha faa ben a fai slisà. La conoscenta de la vesina de cà de mia pòra nònna la diseva semper: i parent hinn come i scarp, pussee hinn strett, pussee fann mal

Durin              Chi l’è che t’ha dii che i hoo cascià via?

Polveron         A hinn andà vai deperlor? Mej. Mi gh’avevi ona conoscent, quand stavom ammò a Bagg, che l’era come la cronaca nera: on zabettament pesg che on mercà, mi ne podevi pù! On dì gh’hoo dii a la mia pòra mama: “Mama, adess compri el disinfestant spuzzolent, voeuri propri vedè se crèpa prima i noster pures o se la crèpa           

                        Prima lee”! L’è felice la Teresina?

Durin              Domandeghel.

Polveron         Pòra tosa, gh’hoo semper vorsuu ben. Anca lù, el Piercarlo, che brao fioeu, s’hinn propri troaa. L’ha ricevuu el telegramma?

Durin              Si, grazie.

Polveron         Domà el pensier, sincer però neh, sincer! Vedi no la soa miee, la sciora Rachele.

Durin              L’è in cà

(passa la Bertoli con la figlia, la Bice, e valigie)

Bertoli             Buona sera.

Bice                Buona sera. Ciao

Durin              Buona sera.

Polveron         Buona sera, sciora Bertoli, Ciao, Bice. Te see giomò tornada da la campagna?

Bertoli             Emm finii i danee.

Bice                Gh’è ‘ndaa tuscoss ben per la Teresina, scior Durin?

Durin              Si, grazie.

Bertoli             Andemm, beonega. Interessett di tò de affari. (escono)

Polveron         Che vipera!

Durin              L’è voeuna che la pensa ai fatt sò.

Polveron         La gh’ha di rogn lungh de choi a Lorett de gratass. Te’l chi chì el lusnada. (passa Pedivela, fratello della Bertoli)

Pedivela          Buona sera.

Durin              Ciao, Pedevela. Grazie per el telegramma.

Pedivela          Dovere d’amicizia. L’è riessii ben el matrimoni?

Polveron         Come quell del Scià de Persia. ‘Na sciccheria.

Pedivela          Te ghe seret anca ti?

Polveron         No, ma me l’immagini. Han faa el rinfresch al trani del Forleo.

Pedivela          Li el vin l’è bon. El vedi on poo giò de corda, scior Durin.

Durin              Roba de nagott, passa subit.

Pedivela          Capissi. (passa el Milietto)

Milietto           Ciao, Pedivela. T’hee giomò finii i feri?

Polveron         L’ha finii la grana.

Milietto           Te’l choi el pussee bon di articiocch. Buona sera, scior Durin.

Durin              Ciao. Milietto.

Pedivela          Femm ona sosta a cà, poeu vedom. Ve saludi. (fa per andare)

Milietto           Gh’è tornada anca la Bice, la toa neoda?

Polveron         L’ha portada in capponera.

Milietto           Doe te ghe see semper ti.

Pedivela          Dopo te la mandi. (esce)

Polveron         Damm a trà, Milietto, te ghe l’hee su com mi?

Milietto           Soo nanca se te set al mond: quand te parlett te fee on poo de polver ma l’è assee ona boffada e te sparissett.

Polveron         Mi foo polver, ma ti te fee pesg.

Milietto           ‘Se foo cos’è?

Polveron         Te m’hee capii, le sa tutt el rion che te laoret in d’on sit immoral, e che on dì o l’alter te memen via. Hoo fa ben a dighel, scior Durin?

Milietto           Perché laori a la rivista “Uomo solo per te”? Te me fee rid.

Polveron         Ghigna, ghigna! Sann tucc che porcherii che te stampet: te vedaree el commisari on dì o l’alter.

Milietto           Anzi, el primm numer l’è semper per el commissari. Omagio all’autorità! Gh’hoo chi l’ultim numer, fresch de stampa. Lustress la vista, Polveron. (gli passa la rivista)

Polveron         Schifezz! (la butta a terra. Arriva Bice)

Bice                Ciao, Milietto

Milietto           Ciao, Bice.

Bice                Come stai?

Milietto           Mi ben, e ti? Come te se l’hee passada?

Bice                Io sono stata sul lago. Era bello.

Milietto           Immagino. Con queste belle giornate ti sarai certo divertita.

Bice                Il tuo lavoro va bene?

Polveron         Guarda chi che palta! (mostra la rivista, raccogliendola)

Bice                Lui è un giornalista.

Polveron         Foo no cambi.

Milietto           Poveraccio. Non dargli retta, raccontami qualcosa del lago.

Bice                Cosa ti devo dire… facevo il bagno, andavo nei boschi in cerca di fiori.

Pulveron         Utegh a tò mader! (sottovoce, con astio)

Durin              Tas!

Bice                (continuando) Leggevo, dormivo, mi sono riposata insomma. (viene la Bertoli)

Bertoli             Bice!

Bice                Vengo.

Bertoli             Ven a cà, pelandra!

Bice                Vegni, vegni. Ciao, Milietto, se vedaremm (corre da sua madre)

Milietto           Ciao, Bice, a doman.

Polveron         Te curen, eh?

Milietto           E ti curett. (esce  destra)

Rachele           (la moglie del Durin esce di casa) Te vegnet no in cà, Barani?

Durin              De chi a on poo.

Polveron         Buona sera, sciora Rachele.

Rachele           Ciao.

Polveron         Contenta eh, sciora Rachele. La Teresina a st’ora chi l’è bella che sistemada!

Durin              Fa no ‘l bamba.

Polveron         Vorevi di che la Teresina… l’è… ben! Voo su a famm ona tazza de latt. Con permess.  (esce con la rivista che accartoccia in mano)

Rachele           Allora, Durin Barani?

Durin              ‘Se gh’è?

Rachele           Te vegnet no denter?

Durin              Te l’hoo dii: dopo.

Rachele           A che l’ora chi te see semper in lett!

Durin              Men quand gh’è foeura la tosa.

Rachele           Stasira la tosa… (non sa continuare)

Durin              L’è pussee foeura di alter ser.

Rachele           (va a sedere anche lei commossa) Ma l’è minga in deperlee, stasira.

Durin              El soo: l’è insemma al sò marì.

Rachele           Te me disarree minga che te dispias.

Durin              E ti?

Rachele           (scoppia a piangere) Mi son contenta, contenta come on biss. (lui l’accarezza. Lunga pausa)

Durin              Già, tiremm su i ciapp. (fa per alzarsi)

Rachele           Spetta, Durin.

Durin              Te vegnet foeura a ciamamm e poeu quand son dree a vegnì…

Rachele           Stasira l’è inscì bella: sent che silenzi! (voce della bertoli)

Bertoli             Bice, brutta giavàna, stà no semper col mùs a la finestra!

Durin              Silenzi, minga tropp.

Rachele           (dopo una pausa) Barani, te’l see che me dispias de vegh domà duu fioeu?

Durin              ‘Ste ven in ment?

Rachele           Pensa non che voeura veghen di alter.

Durin              Meno mal.

Rachele           Saria tropp bell… Te vedet come semm consciaa: vun l’è soldaa, via, distant come ‘l penser e l’altra…

Durin              Istess.

Rachele           Propri. Perché n’emm minga miss al mond alme on alter, magari on quej ann fa?

Durin              All’orlo de la menopausa.

Rachele           Sicur! Adess ghe l’avariom chi piscinin e sentariom no el pes de la cà voeuja.

Durin              Dimm no a mi certi robb.

Rachele           Doevi forse ciamà on alter òmm?

Durin              Sent, vegia, te set adree cùnta su domm de stupidad.

Rachele           Te see senza sentiment.

Durin              Scommessa che passa non on ann e la Teresina la riva chi cont on bagaj?

Rachele           Te voeuret di?

Durini             Ghe bevi su on bottiglion.

Rachele           Saria come se l’avessi faa mi.

Durin              Sforzett minga tropp, dona Barani, che te gh’hee giomò …ant’ann.

Rachele           Grazie per la finezza. Te me tiret su el moral: gh’avevi on magon…

Durin              I gent se sposen minga per fa di fioeu? E donca!

Rachele           Te gh’hee reson, l’è prorpi inscì. Mah! (pausa) Emm faa bella figùra incoeu, in gesa?

Durin              I scarp me faseven mal, la camisa l’era stretta de coll, i calzon andaven giò de cavall e seri senza fazzolett.

Rachele           Disi per i gent del Piercarlo. Forse doevom stà la al ristorant cont i alter.

Durinn            Mi ne podevi pù, gh’avevi voeuja de mettess biott.

Rachele           ‘S’avaren dii?

Durin              Che mej de la Teresina el podeva minga troà.

Rachele           Anca lee: appartiene a una nobile famiglia decaduta, impiegato al Credito Italiano, pane assicurato fino alla pensione e passa.

Durin              Bell rob.

Rachele           Te fudessett anca ti in banca invece che tassista de piazza.

Durin              T’è mai mancaa nagott.

Rachele           M’è semper mancaa la pas: ocio de chi, passa de la, chissà in doe l’è, el s’è scontraa, l’hann portaa via i lader. Ne passi pussee de ‘na sposa de guerra.

Durin              Te doariet vess abituada.

Rachele           Macchee: ogni di l’è inscì, e quand te fee la nott, pizzi semper el lumìn sotta l’immagin de Sant’Antoni.

Durin              Ammò pocch e dopo el taxi e doperom per andà a spass, senza tassametro.

Rachele           Quand el vegnarà quel dì li!

Durin              Appena el sarà rivaa, te rimpiangiaree i temp indree. (pausa)

Milietto           (arriva) Buona sera, sciora Rachele.

Rachele           Ciao, Migliett.

Milietto           Ammò foeura, stasira?

Durin              ‘Ste voeuret fagh, semm senza sogn. Puttost che girà per el lett, l’è mej stà fermi chi in cort al fresch.

Milietto           Capissi. Elgradiss ona sigaretta, scior Durin?

Durin              Volentera, grazie. Te spettet la Bice?

Milietto           L’è vietada a tucc i òmen, pora nana. Con la mader che la gh’ha… Tasi perché… beh, el soo mi el perché.

Durin              El soo anca mi.

Milietto           A si?

Durin              Te speret de fala diventà siocera, l’è inscì?

Milietto           (ride) L’ha vist la mia rivista? Quella che gh’hoo daa prima al Polveron?

Durin              Me par che l’ha tirada su lù.

Milietto           Brutt paolott fals! El se scandalizza e poeu, senza fa finta de nagott el fa pesg di alter.

Durin              Te’l see no che tutt i paolott dann insci?

Milietto           Ghe piasen anca a lù i robètt dolz e allora perché el gh’ha minga el coragg de dill?

Durin              Perché gh’hann insegnaa sbagliaa, opppur perché l’è sbagliaa lu.

Rachele           Ti però, Milietto, fai no vedè certi mestee.

Milietto           Ma sciora Rachele…

Rachele           Capissi che te gh’hee l’ambizion de fa el giornalista e che te fee el tirocinio in doe te podet.

Milietto           Sciora Rachele, appèna podi vegni via de li.

Durin              E invida i tosann a fass forografà come ‘l di ch’hinn nassuu.

Milietto           Scior Durin, ‘s’el dis?   

Durin              L’è per quell che la mama de la Bice la voeur no che la soa tosa la te frequenta, l’ha vist la fotografia de la Severina Pancetta, quella del 28, su la toa rivista e l’ha savuu che te see staa ti a tiralla giò, e te capissett che la fama l’è come la famm: la se fa sentì.

Pedivella         (passa) Buona sera. (esce a destra)

Tutti                Buona sera.

Milietto           Scior Durin, ma el direttor l’ha pagada e polito.

Durin              Mi se fudessi el direttor, l’avaria ciappada a s’giaff e ti a pesciad.

Milietto           Anca la soa mama l’è stada contenta: la faa vedè la rivista a tutt el rion.

Rachele           La podeva fagh fa el bagn in mezz a la via: se ghe vedeva de men.

Teresina          (arriva mogia mogia)

Durin              (la vede per primo) Teresina!

Rachele           Oh cara la mia stella! (le corre incontro)

Teresina          Ciao, mama, ciao, papà.

Milietto           Augùri, Teresina.

Teresina          Grazie.

Rachele           Indoe l’è el Piercarlo?

Teresina          A cà soa.

Rachele           Come “a cà soa” e ti?…

Durin              Andemm denter. Ven, ven. Ciao, Miletto. (entrano in casa)

Milietto           Buona sera. (non sa che fare, occhieggia un attimo e poi esce perplesso)

In casa

Teresina          (si siede e mette il capo tra le mani, poi scoppia a piangere)

Rachele           Oh gent! Oh gent! Ma ‘se gh’è staa? Dighel a la toa mama.

Tersina            (si alza e l’abbraccia) Mama, mametta cara!

Rachel             Dimm, dimm! ‘se gh è success?

Teresina          Tutta colpa del Tobia, anzi, del sò fioeu.

Rachele           Chi l’è? (a Durin) Te cognossett on Tobia?

Durin              Mi no.

Teresina          L’è vun che l’è denter in del la Bibbia.

Durin              In de la Bibbia? ‘Ste diset su cos’è?

Tersina            Nanca mi l’avevi mai sentii nominà prima de stasira! Ma adess el cognossi fin tropp ben.

Rachele           L’è on amis del Piercarlo?

Teresina          Magari! L’è on disgraziaa che l’era mej se ’l stava in doe l’era.

Durin              Tosa, mi te capissi no, te pensavi a cà toa col tò marì, a godè de la prima nott de matrimoni.

Teresina          (abbraccia il padre e scoppia a piangere) Papà, papà.

Rachele           Teresina, Teresina, famm no piang anca mi.

Durin              Spetta ti a piang, lassa che la ghe passa on poo e la cùntarà su tuscoss.

Tersina            (si soffia il naso e si sforza di calmarsi)

Rachele           Tò on biccerin, Teresina. (la serve)

Teresina          Grazie. (si calma) L’era stada ona giornada felice: tutt bell, la gesa, i parent…

Rachele           Disi, cara, di su.

Teresina          Ti, mama, ti papà cont i voster vestii noeuv: ona meraviglia che se pò pù desmentegà. Poeu el discors del don Gervas, l’orghen ch’el sonava l’Ave Maria, el basin del Piercarlo, el rinfresch con tucc i amis, la torta, i brindes e mi, ve giuri seri felice che pussee d’inscì se pò no vess.

Rachele           El Tobia?

Teresina          Spetta, mama. Quand vers sira i invidaa hinn andaa via,emm portaa portaa i parent a vedè la cà. Tutt bell, i mobil, l’appartament. Tanti compliment, on’altra bevuda e via.

Rachele           Hinn tornaa al ristorant a rinfrescass, ma mi e tò pader semm vegnuu a cà.

Teresina          Avii faa ben. A ‘sto moment, mi e ‘l Piercarlo restom depernumm, lu el me brascia el me basa el me dis ch’el me voeur tanto ben… e ch’el gh’ha famm perché l’emozion la gh’ha bloccaa el stomigh e che l’ha minga poduu mangià. Mi ghe prepari on quejcoss che lù el manda giò con appetit.

Rachele           El Tobia?

Durin              Spetta!

Teresina          El riva, el riva! Mangiom. Mi me senti pièna de trpidazion, te capissett.

Durin              Certament. L’è sira, te set ona sposina de giornada, te see ‘me on oeuv fresch.

Rachele           Pron de schiscià per bevel. Me ricordi. Seri ansa mi inscì.

Durin              Lassemm perd… Va avanti.


Teresina          Lu l’è lì settaa fiò ch’el se cura la bocca con on stecch. Mi el guardi e capissi no come mai el sia tanto preoccupaa. Voo in bagn, me lavi i dent e lù l’è semper là cont el stecch fra i laver. El ciami, el me rispond fiacch. Ghe domandi s’el stà minga tropp ben, magari per l’emozion de la giornada. No, el dis, e in quella sòna el telefono: l’è el zio Peder che l’è a la stazion che l’è dree a partì per tornà al paes e ch’el voeur ammo saludagh. E poeu…

Rachele           Andì in lett.

Teresina          No, l’è li ancamò cont el stecch che va su e giò in bocca. Gh’el tiri via de man. E chi finalment, riva el Tobia.

Rachele           S’el ciappi mi…

Durin              Se’l fa ‘sto Tobia?

Teresina          Vegni a savell subit. El Piercarlo el me spiega che a sò temp, quasi tremila ann fa, el Tobia el gh’aveva on fioeu ch’el se ciamava quasi come lù e ch’eldoeva toeu miee, ma tucc i òmen che aveven tentaa de avvicinalla eren mort subit. Allora, el Tobia, el gh’ha faa on voto al Signor e l’ha promettuu “di non toccare la moglie per tre notti” e inscì, in ‘sta manera, l’è riessii a mett su famiglia.

Rachele           E donca?

Teresina          Mama, te capissett no? El Piercarlo el voeur fa come l’ha faa el Tobia.

Durin              Che pisuanòtt!

Rachele           Questa l’è noeuva! Ma perché?

Teresina          Perche tucci i òmen de la soa casada, dal bisavol, sa el ciel de che secol, al sò papà, han semper fa inscì, per un voto fatto appunto da un antenato che impegna tassativamente tucc i òmen de la famiglia a rispettà.

Rachele           E i dònn?

Durin              ‘Se t’interessa a ti?

Teresina          I dònn soo no. Ma i òmen hann mai sgaraa e lù el voeur minga vess el primm, per una questione d’onore e perché el gh’ha paura de ona quej disgrazia.

Rachele           Ma setn on poo che roba. Son quasi diventada veggia e me tocca imparà di cialad de ‘sta forza.

Durin              Perché te l’ha minga dii prima?

Teresina          L’è quell che gh’hoo dii! El m’ha rispost ch’el gh’aveva no el coragg. Allora me son entida trattada come on strsc e gh’hoo replicaa che se per lù var pussee l’antenato che la miee, ch’el passa pur la prima nott in soa compagnia… e hoo ciappaa la porta e son vegnuda via.

Rachele           Brava!

Tersina            Però adess me dispias. (e giù a piangere)

Rachele           Niente affatto! Te faa ben! Una sposa la gh’ha no de vess trattada inscì.

Durin              On moment…

Rachele           Cosa, “on moment” te ghe daree minga reson!

Durin              lassom di.

Rachele           On bell nagott! Ona dòna la soffriss durant la giovinezza, la sopporta el fidanzament, la pèna la vigilia delle nozze e parlemm no del primm di de matrimoni, ma la prima nott, eh si, la prima nott la gh’ha de vess el coronament de tutta la vita, la scoperta de l’amor come voeur la natura, el Padreterno. Alter ch’el Tobia e antenati! (pausa) Ti, Teresina, el Piercarlo el sarà… (gesto eloquente  con indice e pollice)

Durin              L’è quell che vorevi dì mi.

Teresina          Mama!

Rachele           La me par inscì strvaccada ‘sta novità che on sospett el nass.

Durin              Vegnarà minga foeura on quej alter bisavol dopo o un alter Tobia, te’l set: on Tobia el tira l’alter.

Teresina          Papà! Papa!

Rachele           Tas, Durin! Te gh’hee on coeur de cammell! L’è tornada a cà per veggh sfogo e consolazion e ti te pronostichet on falliment general.

Durin              Mi mettevi davanti i man e basta.

Rachele           Questi hinn robb de dònn. Tersina, stella d’ora, la toa mama la te capiss e la te ten visin come ona pegora e l sò berin.

Teresina          Grazie, mama.

Rachele           Te faa ben a tornà a cà.

Teresina          Vorevi tramm giò sal terrapien de la Bullòna.

Rachele           Per l’amor de Dio! Certi penser hinn minga degn de ti. Adess te see chi e te stee chi. El tò lett l’è semper pront.

Teresina          E lù?

Durin              Appunto.

Rachele           Ch’el se rangia!

Teresina          El me cercarà chissà in doe.

Rachele           L’impararà a sò spes. Ti fa no ‘na piega, pensegh no e ven in camera toa come se fudess una sira qualunque.

Teresina          Papà, te ghe telefonet per sentì ‘me ’l sta?

Rachele           No vè, Durin.

Durin              Sta tranquilla, Teresina, ghe pensi mi. Portela in lett e fagh ona camamela!

Rachele           Grazie, papà. Buona notte.

Durin              Ciao, tesor, ciao. (escono le due donne. Lui inforca gli occhiali e sfoglia la guida telefonica)

Polveron         (entra con la rivista del Milietto; fa finta di averla in terra in quel momento) Permess. El me scusa, scior Durin, gh’era la lùs e son entraa.

Durin              ‘Ste voeuret?

Polveron         El Milietto l’ha desmentegaa la soa rivistascia. Vorevi strasciala ma hoo pensaa che, malgrado tutt, stava minga ben. Ghe la da a lù, doman, per piasè: mi voo via prest a laorà.

Durin              Mettela li.

Polveron         Grazie. Me par d’avè sentii la vos de la Teresina, o sbagli?

Durin              Te sbagliet. Adess, ciao perchè voo in lett.

Polveron         Me son confùs, mah! Sarà no come che la volta del noster conoscent che l’ha ciappaa ‘na gabola…

Durin              Di no fatad. Ciao, Polveron, va in lett, va.

Polveron         Che manera! (esce. Pedivela passa furtivo con un pacco) Hoe, Pedivela, ‘ste gh’hee li?

Pedivela          On bùs stoppaa. (via veloce a sinistra)

Polveron         Chellì ‘l gratta. Duu per duu fann mai quatter per el Pedivela. (esce a sinistra)

Durin              (che nel frttempo ha trovato il numero di telefono) Pronto. Piercarlo, sont el papà… si, si… La teresina l’è chi. Non, no la dorma a cà soa. (riappende, spegne la luce e via dalla porta di fondo)

Bice                (attraversa furtiva la scena da sinistra a destra e, sottovoce) Milietto. Milietto.

Milietto           (appare dopo qualche attimo) Bice.

(Silenzio. Imbarazzo, approccio con gli occhi e, nella luce azzurrina della lampadina appesa al

muro, un bacio)            

    

 FINE DEL PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

La sera dopo

(Nella stanza il Durin, Rachele e Teresina hanno finito di pranzare e sostano pensierosi. A un certo punto le donne si metteranno a sparecchiare. All’esterno, a destra, seduto, il Pantela con l’armonica a bocca, cerca di ricavare suoni stonati. A sinistra, anche lui seduto, il Polveron origlia verso la casa dei Barani)

Polveron         Piantala, piantala che te me fee no sentì.

Pantela                        E a mi ‘se m’interessa. (continua a suonare)

Polveron         Te se spacca mai la lengua?

Pantela                        L’è minga lunga ‘me la toa.

Teresina          Mama, mi ghe telefoni.

Rachele           Nanca per sogn! Lassa che le faga lù.

Teresina          L’ha giomò ciamà cinch volt incoeu… papà se foo?

Durin              Domandegh che intenzion el gh’ha stasira.

Rachele           Durin, te see on pantela.(sparecchia)

Durin              El Pantela l’è chi de foeura ch’el strapazza l’armonica.

Teresina          (riluttante fa il numero del telefono)

Polveron         T’hee sentii? Ti, Pantela.

Pantela                        Cosa?

Polveron         La vos de la Teresina.

Pantela            Uffah! La teresina la te spetta ti. Fa no polver e muchela. (continua a far suoni con l’armonica)

Polveron         Per mi l’è chi de sò mader. Pagaria on aranz per savell!

Pantela            Paga el cunt del lattee invece.

Tersina            (al telefono è in attesa) Papà, l’è no in cà.

Durin              Fa sentì. (esegue) El sarà andaa foeura a mangià. O el Tobia el faseva nanca quell?

Teresina          Ppaà, ‘se femm?

Rachele           (che va avanti e indietro con le stoviglie) Che te vegna minga in menta de ndà a vedè!

Teresina          Mama, l’è mè marì.

Rachele           Nonammò! Soo no se me son spiegada.

Durin              Pulito. Però ‘sta tosa…

Rachele           (interrompendolo) Nient! E poeu chi chinscì hann giomò usmaa l’odor de la frittada; scometti che hinn de foeura a spettà i event.

Durin              La pò nanca respirà on poo d’aria?

Teresina          La gh’ha reson la mama, puttost che fass tajà a tocch da ‘sti lenguasc sacrilegh l’è mej che vaga in lett. Scusèmm. (esce sul fondo)

(Silenzio)

Polveron         Eppur la gh’ha de vegni foeura on moment o l’alter. (viene la Bertoli da sinistra per andare fuori) Sciora Bertoli, l’ha sentuu de la Teresina?

Bertoli             (asciutta) Mi son quella che i alter soo che che gh’hinn perché gh’hoo i oeugg… e no i oregg, come ti.

Polveron         La Teresina l’è chì.

Bertoli             L’è minga partida in viaggio di nozze?

Polveron         Macchee! Vera, Pantela?

Pantela            Te diset tuscoss ti.

Polveron         La saria bella che òla fasess la luna de mel da sò pader e soa mader, per rifass sui benis che hann da via.

Bertoli             A mi me fa.

Polveron         L’è che hoo minga vist el marì.

Pantela            T’hee vist nanca la sposa.

Polveron         Ma l’hoo sentida. (esce il Durin)

Bertoli             Chi bagol chi l’èminga roba de mastegà. (esce impettita a sinistra)

Polveron         Se la cerca la Bice, l’hoo vista traversà la cort cont el Milietto. Buona sera, scior Durin.

Pantela            Buona sera. (continua con l’armonica)

Durin              Ohe, Pantela, t’ha mai dii nissun che se la toa armonica l’era on ballon a ‘st’ora chi t’avarrisset ciappaa on milion de pesciad?

Pantela            No, nissun.

Durin              Te’l didi mi.

Polveron         Come la stà la Teresina, scior Durin?

Durin              T’hee mai faa ona cùra ricostituent?

Polveron         De piscinin.

Durin              L’è per quell che a l’asilo forse te capivet on quejcoss e pussee avanti te s’è sviluppaa domà la lappa.

Pantela            (ride di gusto)

Durin              I tò success come van, Pantela?

Pantela            Spetti la RAI. Hoo faa scriv la mia canzon al maestro Boffagni e ghe l’hoo mandada a quej de la radio del dilettante. Se la va ben lassi la carriera del formagiatt e me doo a la musica leggera.

Durin              Auguri.

Pantela            Diventi capitalista anca mi.

Polveron         Con la bandera rossa in man.

Pantela            Voo a fa on gir. Te vegnet, Polveron?

Polveron         Doe ndemm?

Pantela            A mangià ‘l gelato, oppur al cine.

Polveron         No… mi preferissi sta chi.

Pantela            Fa come te voeuret. (se ne va suonando, ma si ferma quando vede che)

Piercarlo          (arriva da destra)

Polveron         Oh mama, el spos!

Piercarlo          Buona sera papà.

Durin              Buona sera.

Piercarlo          Podi parlà con la Teresina?

Polveron         (gongolante) T’hee vist che la gh’è? (al Pantela) Gh’avevi reson, gh’avevi reson mi!

Durin              (una pausa, quindi a Piercarlo) Scùsa on moment. Polveron, te gh’hee minga de ndà a mangià ‘l gelato?

Polveron         Hoo di che me fermi. El gelato de sira el me fa no dormì tutta la nòtt.

Durin              Peccaa.

Polveron         E già, me setti chi e petti che vegna l’ora de ndà in lett. (si siede)

Durin              (c. s.) Permett… leva su on attim. Bravo, chines per piasee. Tò te l’ paghi mi el gelato, panera e ciccolatt. (tremendo calcione che lo butta fuori scena. Panela scoppia a ridere, poi se ne va e si sente l’armonica che s’allontana) Te disevet, Piercarlo?

Piercarlo          Se podi parlà cn la Teresina.

Durin              Te l’hee sposada ier mattina, quindi me par che ghe sia no difficoltà.

Piercarlo          Sicur. (pausa)

Durin              Te voeuret vegnì in cà?

Piercarlo          Se pò?

Durin              Diamine, perché se gh’ha minga de podè? Però varda che la Teresina la dorma.

Piercarlo          Ah si? Allora fa nagott, ghe telefoni doman.

Durin              Te voeuret che la dersedi?

Piercarlo          No, no, grazie, papà. (pausa) Caso mai me la saluda.

Durin              Va ben. (Piercarlo si avvia) Doe te vee?

Piercarlo          A cà.

Durin              Te bevet no on biccer?

Piercarlo          Grazie, l’è mej de no: gh’hoo el stomigh con l’acid.

Rachele           (da dentro a sentito la voce del genero e s’affaccia) Ah, chi se ved!

Piercarlo          Buona sera, mama.

Rachele           Se ‘l voeur el gener, Barani?

Durin              Parlà con la soa miee.

Rachele           Se pò no: la dorma.

Durin              Ghe l’hoo dii.

Piercarlo          Voeuri no disturbà.

Rachele           Chì se disturb mai. Ch’el vegna denter.

Piercarlo          Ma mi andaria a cà…

Rachele           L’è prest. Ch’el vegna, ch’el vegna.

Piercarlo          (riluttante) Permess.

Rachele           Avanti. Dagh ona cadrega, Durin. (lui esegue)

Piercarlo          Grazie. (pausa. I genitori sono i piedi e lo squadrano. Imbarazzo del giovane) Bella cerimonia, ier, vera?

Rachele           Bella.

Piercarlo          Peccaa che a vialter v’hee toccaa vegni via prest.

Rachele           Già. Che peccaa.

Durin              Ghe demm on biccer de vin o on cordial?

Rachele           Spetta.

Piercarlo          Se gh’è de dimm on quejcoss… che faghen minga compliment.

Rachele           Lù, per caso, el gh’ha no de dì on quejcoss a numm?

Durin              Rachele!!! (come un invito al controllo)

Rachele           Tas, ti.

Piercarlo          Ier la me dava del “ti”.

Rachele           In coeu, varda, che doo del lei.

Piercarlo          L’è ciara.

Rachele           Per numm no.

Durin              Parla adasi che gh’è de là la tosa.

Rachele           Gh’è i port sarà su, preoccupess no. Allora, voeurum spiegass, scior Piercarlo dei Piercarli?

Piercarlo          Ma l’hoo giomò faa con la mia miee.

Rachele           Adasi miee… Me par che sto matrimoni, nevera, el sia puttost bianco, pussee ch’el fudess lavaa con l’Omo.

Durin              L’omo ch’el gh’è no.

Rachele           Comunque, a titol de incoraggiament, porta chi el biccer, Durin. (lui esegue)

Piercarlo          Vede… signora, mi sont on marì… che l’è no come i alter.

Rachele           Se ne semm accort!

Piercarlo          Voeuri dì che la mia famiglia la gh’ha i sò tradizion, i sò abitudin vecc che se po’ no… inscì a l’improvvis abolì. Me spieghi?

Rache              Pocch.

Durin              Vin o licor.

Piercarlo          (fa per parlare)

Rachele           Spetta. A lù ghe par no che cont i sò tradizion l’ha offes la miee e de conseguenza anca la soa famiglia, che semm mi e che l’òmm chi?

Piercarlo          No!

Rachele           Ah, no?

Piercarlo          No. Anzi, disaria che la Teresina l’ha faa mal a offendes: l’è stada la prima miee de la mia casata a comportass in de la manera sbagliada.

Dirin               Sent… Sent…

Rachele           O bella… e ‘se la doeva fa, sgond lù?

Piercarlo          Capì e spettà.

Durin              I alter dònn hann faa insci?

Piercarlo          Tucc.

Rachele           Eren no dònn.

Piercarlo          Sciora Rachele, la prego!

Rachele           Gh’è pocch de pregà, mi concepissi no che ona sposa la gh’abbia de spettà ona settimana a consumà el matrimoni.

Piercarlo          Tri dì.

Rachelle          Hinn tropp istess.

Durin              On moment, on moment. Scaldemess no la pissa per l’amor de Dio. Bev! (mesce, ma il giovane non beve)

Piercarlo          Se l’è domà per quest, i fioeu dei Piercarli hinn semper nassuu.

Durin              No, te vedet, l’è no per quest. Mi voeuri capitt e disi: te podeven no parlaghen prima a la Teresina?

Piercarlo          Gh’hoo minga avuu el coragg. Pensavi a come l’avaria ciappada.

Rachele           L’a ciappada come l’avaria ciappada mi.

Durin              Tas on poo, Rachele. La mia opinion l’è che tutt el tò tort, quasi, el sat chi. Se ti da bon moros, te la mettevett davanti al Tobia e… a la tradizion, a che la roba lì insòmma, bella o brutta che la sia, vegneva no foeura tutta ‘sta bugada.

Rachele           Giust, quasi.

Piercarlo          Vera. Però gh’è on alter motiv, scior Barani, quest che la dònna la gh’ha de affrontà ogni avversità improvvisa con l’animo sereno, no scappà de la mamma appena ghe va stort on quejcoss.

Durin              Ciamell strort!

Rachele           Madòna santa, tegnum! Brutt imbesuii d’on tarlùcch! ‘Se la gh’ha de savè ona tosetta de certi robb, che l’ha finii l’alter dì de giùgà con la pigotta?

Piercarlo          L’impara.

Rachele           Durin, porta via vin e biccer. E sbattell foeura de cà se no el consci de sbatt via! (torna Polveron da destra e si ferma ad ascoltare)

Durin              (esegue) Te gh’hee no de dii insì, Piercarlo!

Piercarlo          Mi l’hoo sposada e adess l’è la mia miee. Anzi, son vegnuu chi con l’idea de portala a cà, perché l’è minga giust che mi, sò mari staga in depermi!

Rachele           (una furia) Foeura! Foeura! Ch’el vaga via! (va alla porta e mima il gesto di aprirla)

Durin              Rachele! Rachele!

Rachele           Hoo dii foeura! La mia tosa la mettarà mai pù pee denter la cà de chel farloch chi!

Piercarlo          Vedaremm!

Rachele           (chiude come sopra) E doman stess faremm i pratich de sciogliment!

Durin              Vess no impulsiva.

Rachele           Se fudessi stada impulsiva, el gh’avaria nanca pù on dent in bocca a st’ora chi. (passando all’interno) E che te vegna pù in ment de difendel chel pelabrocch li! Alter che gener!

Durin              (andandogli dietro) Mi! Mi!? Ohe, damm a traa…

Polveron         Buona sera. E inscì?

Piercarlo          Inscì cos’è?

Polveron         Tutto finito.

Piercarlo          Finii on accident! Ma a lù ‘se ghe ne frega?

Polveron         Mi nient. Figuremess!

Piercarlo          Allora, anda.

Polveron         Ei lù, adasi. Questa l’è la mia cort! Anda lù puttost che l’aria di cassinett la ghè on ciccin pesanta, me par.

Piercarlo          Ma va a fatt benedì. (esce a destra)

Polveron         (ride, poi canta) Porta Romana bella, Porta Romana te manden da via el… cuore senza gabbana. Te manden da via el… cuore come se dis, intanta te se pettenett i barbis.

Pedivela          Ohe, Polveron, ‘ste cantet?

Polveron         Se pò no canta?

Pedivela          Per mi, fa tutt i vers che te voeuret.

Polveron         Te le vist el spos?

Pedivela          Semm saludaa adess.

Polveron         El gh’ha ammò la forza de dì buona sera.

Pedivela          Perché, se gh’è success?

Polveron         Lee l’è chi e a lù ghann daa el foeuj de via.

Pedivela          Ma va!

Polveron         Te’l giuri: ona scèna de matt.

Pedivela          L’è per quest che te cantavet?

Polveron         ‘Ste voeurett fa, Pedivela, gh’emm tucc i noster debolezz: ti te see on gratta de San Vittor e mi me gratten sotta ‘l nas tutti i tosann de la cort. (canta) Quindi stasira: Porta Venezia bella, Porta Venezia, saroo on bell giovinott ma gh’hoo la grazia, mi gh’hoo la grazia de vess minga bell, però ti ciappell, ciapell che te see on tarell.

Voce dall’alto  Mochela!

Polveron         Va a scoà el mar con la forchetta! (gridando. Riprende a cantare) Porta Romana bella, Porta Romana te manden da via el… cuore… (una valanga d’acqua lo bagna)

                        Villanasc quader, maleducaa!

Pedivela          Va a cà e cambiett, Polveron. (ridendo esce a sinistra)

Polveron         Se’l becchi gh’el mandi no a dì, lazzaroni, schifosoni, pesg che se fudessom a la baia del Re! (esce brontolando) Guarda come m’hann consciaa.

(Tornano i due genitori con Teresina in vestaglia, abbastanza abbattuta e anche sorpresa)

Teresina          Mama, mama, ‘se t’hee faa?

Rachele           Stà quietta, tosa, che adess el te lassarà in pas per semper, gh’emm daa ona sistemada e doman voo  in de l’aocatt Panigada.

Teresina          No!

Rachele           Come No!? Te voeurett vegnì anca ti?

Teresina          No!

Durin              Ma si, t’hee faa ona cappelara, Rachele.

Rachele           Ohe, Durin, semm semper andaa d’accord, mettess minga adess a fa el Bastian contrari.

Durin              Se tratta no, come t’hee faa ti, el marì de la toa tosa.

Rachele           Adasi, che me par che te seret d’accord.

Durin              Vòlta no el fioeu in de la cùna, mi th’hoo avvertii de fa minga l’impulsiva.

Rachele           Oh, quanti stori. De pentiment ghe n’hoo no! Quand avaremm l’annullament, a lee, on marì come se dev gh’el troeuvi mi!

Teresina          (si alza all’improvviso)

Rachele           Doe te vee?

Teresina          A cà mia. (con le lacrime agli occi sacappa all’interno. I due rimangono sbigottiti)

Rachele           A cà soa? Ma se gh’è success?

Durin              Te fee finta de capì no?

Rachele           (fa per andare in fondo)

Durin              Sta chi!

Rachele           Bisogna fermala.

Durin              Sta chi te disi!

Rachele           Ma mi el foo per el sò ben.

Durin              Allora va no de là.

Rachele           Ma in fin de la fera…

Durin              In fin de la fera… tas! (pausa)

Rachele           Te see sta ti a tiragh indree el vin. Mi credvi minga che la ciappass in chela manera chi.

Durin              (cupo)

Rachele           Adess l’è colpa mia! Stagh attent che la storia del Tobia l’hoo inventada mi!

Durin              Quand la vegnarà foeura, digh nagott, capii?

Rachele           E perché?

Durin              Perché de si!

Rachele           E gh’hoo de lassala andà a cercà chel farlocch la?

Durin              Si.

Rachele           Ma la mia tosa…

Durin              La toa tosa l’è sposada e la gh’ha ona cà! E anca on marì, on marì pegoron, ma semper on marì!

Rachele           Con tutt quell che se fa per i fioeu… (piange)

Durin              Muchele de piang.
Rachele           Ti, ohe, nanca piang te me lassett?
Durin              (gira per la stanza)
Rachele           Doman ghe scrivi tuscoss al Daniele, a Palermo, Lù el m’ha semper capii. L’è
l’unich chi denter!     

Teresina          (viene, pronta per uscire. Pausa) Papà… grazie.

Rachele           E a mi?

Teresa             Anca a ti, mama… El soo che me vorii ben e che fii tuscoss per famm contenta: Ma anca mi ghe voeuri ben al Piercarlo e adess el mè post l’è visin a lù. (via)

Rachele           (scoppia a piangere)

Durin              Cià, resgiora, andemm in lett. (chiude la porta, poi la prende sottobraccio e la porta di la)

Pedivela          (arriva fischiettando e si accende una sigaretta. Contemporaneamente, da destra, arriva la Bertoli, molto irata)

Bertoli             La Bice la ghè no. Sont andada ai giardinett, hoo girà per i viett e i lattee, la ghè no!

Pedivela          Doe la pò vess andada?

Bertoli             L’è sortida ai neouv or, con chel grass de rost de giornalatt.

Pedivela          Saran andaa al cinema.

Bertoli             Quand la riva ghe foo vedè mi el fuori programma.

Pedivela          Conscela no come tò solit.

Bertoli             Pensegh on poo anca toi a la toa neoda. Cùrela.

Pedivela          Mi ghe pensi. T’hoo appena dii de fagh mina mal tropp.

Bertoli             Chì gh’è pocch de scherzà. Dass de fa e fagh andà via de Milan.

Pedivela          Eh, dass de fa! L’è minga ‘me dì: hinn via tucc in estaa.

Bertoli             Gh’è tanti di chi appartament facil.

Pedivela          Ier sira hoo portaa a cà quatter autoradio, incoeu hoo visitaa un para de negozi.

Bertoli             Roba de pocch. Nanca tri di de pension sil lagh de Pusian, che l’è el pussee a bon mercaa.

Pedivela          Te’l see che i pola me filen. L’è on mes che son rimpatriaa de San Vittor. E poeu sii vegnuu a cà ier da la villeggiatura.

Bertoli             Rangess! Mi, ricordetel, me pias no che la tosa la passa el ferraost ai Cassinett. Poeu gh’è chel Miletto li ch’el ghe fa un fil de matt. Desmentega no se l’è che gh’è success a la Severina Panscetta: biotta su la rivista.

Pedivela          L’haa faa on sacch de danee.

Bertoli             Fa no el pivell, mi voeuri ona famiglia con la moral in regola. Quand la ven indree la se guardarà in fotografia per ricognoss la faccia che la gh’aveva.

Piercarlo          (viene da destra) Buona sera.

Bertoli             Toh, el credevi in viagg de nozze.

Piercarlo          me credevi anca mi.

Bertoli             La lùna de mel l’ bella anca se se sta fermi.

Piercarlo          La mia lùna l’ha tiraa la tendina: se ghe ved pù.

Bertoli             Coragg. Voo a lavà i piatt, che l’è quel che resta de tutti i lùn pien d’amor.

Piercarlo          Buona sera, sciora.

Bertoli             Buona sera. Auguri. (esce)

Piercarlo          Grazie. (pausa) El sa se hinn giomò andàa a dormì i mè suoceri?

Piercarlo          Credi. Gh’è tutt scùr e gh’è sarà.

Piercarlo          E già.

Pedivela          El sòna.

Piercarlo          No, fa nient, me setti chi.

Pedivela          El spetta on quejdun anca lù?

Piercarlo          No, mi spetti nissun. E lù?

Pedivela          Gh’hoo foeura la neoda cont el giornalista: la mia sorè la l’è on poo in penser e allora…

Piercarlo          Hoo capii.

Pedivela          El voeu ona sigaretta?

Piercarlo          Grazie, fùmi no. L’ha vist nissun a vegni foeura? (fa cenno alla porta)

Pedivela          Per la verità, l’è pocch che son chi. Ma el me scusa, la soa miee doe l’è?

Piercarlo          L’è chi. Per quell vorevi…

Pedivela          Entrà?

Piercarlo          Eh, appunto.

Pedivela          Perché el sòna no?

Piercarlo          Disturbi. Sa, me son sposaa domà ier. Gh’hoo non ammò confidenza cont i sò gent.

Pedivela          E allora se’l fa: el sta chi tutta la nott settaa giò su l’ùss?

Piercarlo          Spetti.

Pedivela          La so miee la spettarà anca lee.

Piercarlo          Pò dass. (pausa)

Pedivela          Mi m’interessa nagott, ma se’l voeur andà denter in cà pòdi iuttall.

Piercarlo          In che manera?

Pedivela          Ghe dervi la porta.

Piercarlo          Lù?

Pedivela          De mi se fiden. Son quasi la guardia di Cassinett. Con mi i lader scappen come i ratt con i gatt.

Piercarlo          Mollell!

Pedivela          Dess che in quasi tucc in campagna, sont el garante de la proprieta degli inquilini. Lor sann che mi podi entrà in cà e stann quiett.

Piercarlo          Perché ghe lassen i ciav a lù: ghè minga la portinara?

Pedivela          Mi gh’hoo ona ciav sola che la va ben depertutt e poeu pussee portinara de mi che cognossi i inquilin de San Vittor!

Piercarlo          Capissi.

Pedivela          I lader vegnen mai chi a robà. La farissen no franca. Saria come grattà in di mè saccocc. In compens ai Cassinett hinn tucc mè amis. Gh’hoo mai avuu ona denuncia dai mè visin de cà.

Piercarlo          Capissi.

Pedivela          Allora, el voeur andà denter?

Piercarlo          Ehe si, va ben, se’ pò…

Pedivela          Podi de sicur. Poeu col Durin me rangi mi. (si accinge ad aprire con un mazzo di chiavi) Eccola. Aperto. El sa qual è la lùs?

Piercarlo          No, no, no la pizza minga. Me rangi mi, grazie.

 

Pedivela          Come el voeur. (pausa) Lù.

Piercarlo          ‘Se gh’è?

Pedivela          Gh’è staa on pistola ch’el m’ha dii che gh’hann daa el foeuj de via a la miee. L’è vera?

Piercarlo          Quell che ghe l’ha dii l’è de bon on pistola.

Pedivela          Bravo! L’è pratich ben de la cà? Se no el porti mi al lett de la Teresina.

Piercarlo          Grazie, son pratich.

Pedivela          Bòna! El gh’ha bisogn nagott d’alter?

Piercarlo          No, no.

Pedivela          Se’l gh’ha bisogn el ciama, mi son chi de foeura.

Piercarlo          Va ben, grazie.

Pedivela          Bona nott.

Piercarlo          Bona nott.

Pedivela          (mima di chiudere la porta, poi siede e fuma e dalle tasche appaiono radioline e rasoi elettrici e altre svariate cose)

Piercarlo          (entra circospetto, urta contro qualche mobile e si dirige verso il fondo. Vi è quasi giunto che un rumore lo fa scappare a nascondersi sotto il tavolo. Entra Rachele in camicia da notte, accende la luce e si dirige a sinistra della stanza. Croscio d’acqua e la donna torna, spegne la luce e esce. Lui attende, poi nuovamente verso la porta. Stessa scena e torna precipitosamente sotto il tavolo. Entra Durin in camicia da notte. Va al tavolo: c’è ancora la bottiglia col bicchiere. Mesce e beve)

Pantela            (da destra all’esterno) Dopo doman me la sònen! Dopo doman me la sònen! Dopo doman me la sònen! (vede Pedivela) Pedivela, dopo doman a la radio sònen la mia canzon”

Pedivela          Chi l’è che te l’ha dii?

Pantela            El maestro Boffagni, ghe la dii la RAI! Me la sònen, me la sònen!

Durin              (attratto dal chiacchericcio esce)

Pantela            Scior Durin, me la sònen!

Durint             Bravo! Compliment!

Pantela            El maestro Boffagni l’ha telefonaa in Cors Sempion e gh’hann dii: doman, martedì, alle ore 21, nella trasmissione del dilettante, la canzone “Vorrei te, ma non posso perché ho freddo” del giovane Peppino Scannagatti verrà irradiata con la presentazione della presentatrice Paolo Tramonto. Segue lettera.

Pedivela          Allora te ghe l’hee fada, Pantela.

Pantela            Grazie al maestro Boffagni ch’el m’ha faa i nòt in su la carta e i parol.

Durin              Bravo de bon.

Pantela            Hoo finii de imballà formagg.

Pedivela          Te vee a la RAI?

Pantela            A fa?

Pedivela          A fa giò la polver. (risata) Te doariet  pagà de bev.

Pantela            Giust! Andemm al Forleo! Chel vegna, scior Durin.

Pedivela          Bòna, andemm.

Durin              Podi minga, son giomò in lett.

Pantela            Andemm mi e ti, Pedivela. E doman Barbera per tucc.

Pedivela          Scior Durin, el guarda che gh’hoo dervii la porta prima, per fa entrà el sò gener.

Durin              Chi?

Pedivela          L’era chi de foeura ‘me on gatt bagnaa. Andemm, Pantela.

Pantela            Me la sònen! Me la sònen! (via a destra allegri)

Durin              (sosta sovrappensiero un attimo, poi entra in casa. Rimane fermo a guardarsi in giro)

Rachele           (entra e vede il marito) ‘Ste fotet? Te vegnet no in lett?

Durin              Seri de foeura cont el Pantela.

Rachele           A fa?

Durin              Se l’è no ‘na balla, ghe sònen la soa canzon a la radio.

Rachele           Figurett!

Durin              (siede e si versa da bere)

Rachele           Te see semper dree a bev, gaina!

Durin              Settess on moment anca ti.

Rachele           Perché?

Durin              Settess.

Rachele           (si siede) E adess! (pausa)

Durin              Ghe telefoni a la tosa.  (si alza e fa il numero)

Rachele           ‘Se te salta in ment?

Durin              Gh’hoo i mè dubbi. (torna a sedere)

Rachele           Sent, Barani, dopo tutt quell che gh’emm avuu incoeu, te ven no voeuja de ndà a dormi?

Durin              (si alza e va di la)

Rachele           (sorpresa, sulla porta) Ma ti te see ciocch?

Durin              (torna) Allora el m’ha dii ‘na stupidada.

Rachele           Chi l’è?

Durin              El Pedivela: l’ha dii che l’ha dervii la nostra porta.

Rachele           Oh Dio! L’è vegnuu a grattà.

Durin              ‘Se l’è vegnuu a gratta: i debit?

Rachele           Te’l see chellì! L’è pussee denter che foeura.

Durin              Gh’è no de preoccupass, el va semper foeura del bosch a fa la legna. Beh, andemm in lett. (chioude bene la porta)

Rachele           L’è mej. (spegne la luce e escono)

Piercarlo          (esce da sotto il tavolo con prudenza, va per aprire ma non riesce. Prva più volte, poi va in cucinino, niente, ritorna e riprova alla porta. Allora si fa coraggio e bussa alla porta interna) Permess? Papà, per piasè, el me derva la porta? (Trambusto. Appaiono i due vecchi in vestaglia)

Durin              L’era vera! Te seret in caà.

Piercarlo          Si.

Rachele           Lù, se voeur dì ‘sta troada?

Piercarlo          Voeuri la mia miee!

Rachele           E se ven in cà de la gent senza domandà permess?

Piercarlo          Prima l’hoo domandaa e m’han sbattuu foeura ‘me ’n can.

Rachele           E adess el femm ancamo!

Piercarlo          No, adess el foo in depermi. Papà, per piasè, el me derva.

Rachele           El creda no de passala liscia.

Piercarlo          Liscia o rugada, lee l’è domà la suocera.

Rachele           Ohe, brutt villan!

Piercarlo          ‘Se la voeur vess pussee?

Durin              Teh, scarliga!

Piercarlo          Grazie, papà. Prima l’ha telefonaa a la Teresina: donca l’era andada a cà.

Durin              Certament.

Piercarlo          Perché l’ha minga rispost?

Rachele           Digh nagott!

Durin              Muchela. Forse perché l’era no rivada.

Piercarlo          Adess me faroo spiegà tuscoss.

Durin              Doe l’è che te seret sconduu?

Piercarlo          Sotta la taol. Bona nott!

Rachele           Margnifon d’on pelabrocch! Durin,el m’avarà minga guardaa i gamb!

Durin              (la trascina in camera) Vosa no e torna in lett.

Piercarlo          (da fuori) Papà, la porta la sari mi.

Durin              Va ben, grazie. (alla moglie) ‘Ste segutet a sbatolà che te paret on comizzi.

Rachele           Mi al chellà ghe foo dà i dimission de gener. (si perde il brontolio all’interno)

Piercarlo          (attende un attimo, sorride e s’incammina, ma da destra giunge Teresina. I due si fermano e si guardano) Cao.

Teresina          Ciao.

Piercarlo          Te vegnet de cà nostra?

Teresina          Si, e ti?

Piercarlo          Sont appena vegnii foeura de cà toa.

Teresina          Mi credevi de troatt la.

Piercarlo          Anca mi.

Teresina          I mè ‘se t’hann dii?

Piercarlo          Me dimostren on ben de l’anima.

Teresina          Me dispias.

Piercarlo          Miglioraremm col temp. (pausa) Allore, se memm? Andemm?

Teresina          Doe?

Piercarlo          A cà.

Teresina          Sent, Piercarlo, mi… mi gh’hoo pensaa…

Piercarlo          Cos’è che t’hee pensaa?

Teresina          A la nostra situazion.

Piercarlo          Gh’hoo pensaa anca mi, e hoo decis: andemm a cà e chi se ne frega del Tobia!

Teresina          No, quest no.

Piercarlo          T’hee cambià idea, Teresina?

Teresina          Si. L’era quest che vorevi ditt. Te domandi scusa per vess scappada via ier sera. T’avevi no capii. Ti te seet on òmm divers e son contenta de dittel. El tò comportament l’è ‘na roba bella, tento bella e nobil. Gh’è vorsuu on poo de temp per capì, ma adess l’è tutt ciar e te voeuri ammò pussee ben, tesor.

Piercarlo          Grazie, stella (abbraccio)

Teresina          Dopo sarà ammò pusse bell, vera?

Piercarlo          Speremm.

Teresina          Hoo pensà de partì per el viagg de nozz dopodoman mattina.

Piercarlo          Son d’accord.

Teresina          Damm on basin. (bacio)

Teresina          Adess, ciao.

Piercarlo          Doe te vee?

Teresina          A cà mia ammò per dò nott.

Piercarlo          E mi?

Teresina          Anca ti, va a cà.

Piercarlo          Andemm no insema?

Teresina          L’è mej de no. Anca el Tobia el faseva inscì, credi.

Piercarlo          Si, pensi de si. Anca el mè papà, el mè nonno e anca… ciao, tesor.

Teresina          Ciao, amor. (si allontanano dicensi a vicenda) Ciao, ciao, stella. Ciao sposina. (poi, giunti al culmine della scena,  lei davanti alla sua porta, si corrono precipitosamente incontro e si abbracciano. Lui ad un certo punto spegne con una mano la lampadina azzurra che sta a mezzaria e contina a baciarla)

Bertoli             (arriva da sinistra, è senza occhiali, li intravede e si ferma di botto) Oh! Spetta mi! (scompare, ma torna subito dopo con un mattarello in mano, si avvicina ai due e cala un gran colpo sulla testa di Piercarlo) Teh, ciappa su, cifon d’on giornalatt! (Piercarlo cade a terra, Teresina urla. Lei rimane inebetita, poi si scuote e corre via)

                        Oh Dio, ‘se hoo faa!Oh Dio, ‘se hoo faa!

Teresina          (si chin su Piercarlo) Piercarlo, Piercarlo! Amor, tesor! (va alla porta e suona ripetutamente)

Durin              (appare) Se gh’è ancamò! Se pò no dormì in sta caà stasira. (apre la porta)

Teresin            Papà, papà, ven a iuttamm.

Durin              ‘Se gh’è success?

Teresina          Portemel in cà, l’è svegnuu. L’è stada la Bertoli. Piercarlo, Piercarlo!

Rachele           (appare) Teresina ‘ste… Oh Signor, ‘se gh’è staa?

Durin              Damm ona man, Rachele.

Rachele           El mè gener! El mè gener! Inscì on brao fioeu! Oh gent, oh gent! (a soggetto parole e frasi appropriate. Lo portano dentro in camera. Sul fondo a destra arrivano Milietto e la Bice. Si guardano, mimano un saluto e si baciano. In lontanaza l’armonica del Pantela, lentamente si avvicina.

 

FINE DEL SECONDO ATTO


ATTO TERZO

  

Due sere dopo, Rachele, Durin e Teresina stanno bevend il caffè seduti a tavola.

Voce da fuori Rosi! Rosi! Buttami giù il foular. (silenzio, poi più forte) Maria Rosa, brutta porca, ‘ste spettett a buttamm giò el foular!

Altra voce       Toh, e muchela!

Prima voce      Grazie.

Teresina          Ghe porti el cafè al Piercarlo. (si alza e esce dal fondo con la tazzina e la zuccheriera)

Rachele           El pò no levà sù a mangià?

Durin              Se ved de no.

Rachele           Vialter òmen ve basta on mal de ongia per fa la pittima.

Durin              Ciamel mal de ongia. A proposit: guardom in gola, me par de vegh on ranteghin, come del resegausc taccaa ai tonsilli.

Rachele           Fa vedè? (lo guarda)

Durina             Ahhh, ahhh.

Rachele           Te paret la sirèna del Meani che la so na el mezzdì!

Durin              Fa no del spirit, ‘Se gh’è?

Rachele           Te see ross in gola.

Durin              Me vegnarà minga on quejcoss?

Rachele           Femm la sala San Vincenz de l’ospedal Ronzon! Ghe mancaria alter! Stà a cà stasira e prima de indormenass toeu la supposta.

Durin              Te gh’hee reson. Voo no in servizzi stanott. Lassi el taxi in rimessa.

Rachele           Mej lù che ti.

Durin              Grazie de la premùra, donna Barani.

Teresina          (torna con la tazzina)

Rachele           ‘Me ’l va?

Teresina          El sta mej. El voeur levà su on poo.

Durin              Cara la mia donin! Pensa che te doevet vess in viagg de nozze da quatter dì, felice pussee d’on passarin.

Rachele           La pò ringrazià la tradizion, el Tobia.

Teresina          E’ quella scema della Bartoli. Avevom decis de ‘ndà stamattina e invece…

Durin              Meno mal ch’el gh’ha el coo pien, el tò marì, perché con la randelada che la gh’ha casciaa… D’accord, l’è vegnuda a scùsass: la voreva ciappà el Milietto ch’el ghe insidia la Bice… e tutt chi ball li. Ma intant ti te see chi ancamò.

Teresina          Sarà per doman mattina, o al massim doman dopo mezzdì.

Durin              Sii semper de l’intenzion de ‘ndà a San Remo?

Teresina          Al primm sit che se ferma el treno saltemm giò.

Rachele           Mi e tò pader emm faa el viagg de nozze ai giardinoi pubblich, davanti a la gabbia di scimmi. L’era genar e serom senza paltò e invidiavom la pellizza de l’ors perché gh’avevom on fregg che nanca l’amor mitigava.

Durin              Matrimoni de guerra.

Rachele           Matrimoni de stupid! Comunque ricordi ammò el ponc ch’emm bevuu al Monte Merlo.

Durin              Meno mal.

Rachele           L’era l’unica roba calda de la situazion.

Durin              E mi, se seri?

Rachele           Altra ròba, serom no davanti ai besti, Durin. (intanto, durante il dialogo , è arrivato Polveron e si è seduto fuori)

Piercarlo          (arriva con la testa fasciata)

Rachele           La va mej?

Piercarlo          Si, grazie.

Teresina          Te fa mal a stà in pee?

Piercarlo          No, quasi. Teresina, sent. Anca lù, papà e anca lee sciora… mama Rachele.

Rachele           ‘Se gh’è?

Piercarlo          Stasera se trasferissom a cà nostra, ho decis.

Teresina          Ma, Piercarlo, te ghe la fee?

Piercarlo          Si, senzalter.

Rachele           L’è giust. Te see sposada sabet, incoeu l’è martedi, e se po’ non ammo ciamatt “signora”.

Durin              Ve porti mi, in taxi

    

Rachele           Ti te gh’hee el ranteghin in gola e te stee a cà.

Durin              Uffah, per andà fin a cà doa.

Piercarlo          E doman mattina ciappom on treno per doe te voeuret ti.

Durin              Ve vegni a toeu e ve porti in stazion.

Piercarlo          Mi ve ringrazi per l’assistenza che m’avvi daa e per el disturb che ve doo.

Durin              Dill nanca.

Rachele           Minga vera, l’è giust che le disa. Numm però l’emm faa volentera, percè el desideri d’oa mama e d’on papà l’è che i fioeu sien sempre felici. Forsi in che dì chi la felicità, disemm, le mancava l’accento sull’ultima sillaba.

Durin              Brava, dòna Barani.

Rachele           Lassom li, pastizz. Ma adèss sperèmm che i robb se mettarann per el vers giust, vera?

Piercarlo          De sicùr.

Rachele           Cara la mia Teresina, te lassett finalment la cà de la toa mama, che Dio te benedissa! (la bacia) Desmentega tutt quell che t’hee sentuu de ‘sta bocca e fa de tutt perché la mia tosètta la sia felice. (la bacia)

Rachele           Grazie mama.

Rachele           Andii a preparass.

Bertoli             (entra con una valigia, seguita dalla Bice, dopo che il Polveron le ha salutate)

                        Permess? Se pò?

Durin              Avanti.

Bertoli             Son vegnuda a saludà perchè ‘ndemm in villeggiadura e a scusass per quell che ghè success.

Rachele           Ammò?

Bertoli             La me passa no, sciora Rachele. Vera, Bice, seguiti a piang! E tutt per ti, schifosa!

Piercarlo          Sciora Bertoli, quell che gh’è staa gh’è staa: l’è no el caso de fass vegni l’esauriment.

Bertoli             Lù l’è ‘na brava persòna, no come creti tai….

Durin              La me permett ona parola, sciora Bertoli.

Bertoli             El disa, scior Durin.

Durin              Se la randelada la ciappava la testa giusta, quella che la vorea lee, me par che l’era dolorosa istess.

Bertoli             Capissi minga.

Rachele           Durin, ocio ai stupidad.

Durin              Voeuri dì che la Bice se l’è innamorada del Milietto, beh, semm staa giovin tucc, e semm che l’amor el va tolleraa e incoraggiaa.

Bertoli             Cos’è!? Chel voncion la! Ma lù el se rend cont di sò paroll?

Rachele           T’hoo avvertii, Barani.

Durin              El me par on bon fioeu.

Bertoli             Chlel la?! La mia tosa le sa: se la vedi ammò ona volta cont el pornografo, la randelada la ciappa lee e dopo discutaremm in tribùnal.

Bice                Mamma, per favore.

Bertoli             Basta! ‘Ndemm se no perdom el treno. (sulla porta) Arrivederci, sciora Rachele, la me staga ben, anca lù, scior Durin, ma certi robb el doeva minga dimmi… Ciao, Teresina, augùri. El me faga dà on basin, scior Piercarlo. (lo bacia) Dagh on basin anca ti, pelandra, inscì te imparet a cognoss de l’odor i òmm giust.

Bice                Si, mama. (lo bacia) Arrivederci. (sono tutti all’esterno. Convenevoli. Polveron vede Piercarlo fasciato. Le due donne vanno a destra)

Polveron         Bona villeggiadura sciora Bertoli. Ciao, Bice. Però che svirgola che la gh’ha daa.

Rachele           Qunnd l’è che te imparet a tegnì la lengua fra i dent? (fa rientrare gli sposi ed entra con loro) Su svelt, prepareves.

Polveron         Te vee in campagna?

Pedivela          Si.

Polveron         ‘Ste grattaa stavolta?

Pedivela          Te lassi andà ona nos che la te riforma!

Bertoli             (rientra da destra con la Bice, entrambe concitate trascinando le valigie) Pedivela, Pedivela! El commissari.

Pedivela          El commissari? Vacca! Vosa no, va in cà. (le manda via)

Polveron         Ohe, gh’è finii la villeggiadura.

Pedivela          (una gran sberla a Polveron) Te se tirett mai via di pee.

Polveron         Chellì ona quej volta me la paga.

Pedivela          Scior Durin, el me faga on piasè, el me tegna in custodia ch’el pacchett chi.

Polveron         Ocio.

Pedivela          Tiret foeura di scatol! (una pedata)

Polveron         (si allontana ma non troppo e brontolando ascolta)

Durin              ‘Se l’è?

Pedivela          Gh’è el commissari in gir…

Durin              Te me dee on quejcoss che scotta?

Pedivela          Se me’l troeuven me tiren foeura pù. Scior Durin, per piasè… in de lù vegnen mai a cercà.

Durin              Pedivela, Pedivela! Quan l’è che te mettaret el coo a post. (prende il pacchetto)

Pedivela          Son nassuu inscì! Dopo se giustom. El staga attent: adess me fassi el coo come per ona ferida, se ghe domanden el ghe disa che me son faa mal in del mett a post la lampadina… Son borlaa giò. Va ben? Grazie, scior Durin. (via a sinistra)

Polveron         Delinquent!

Durin              Pòr disgraziaa! E pensaa che l’è inscì bon.

Polveron         Ciamell bon!

Durin              Ti t’hee vist nagott, neh Polveron. (entra in casa, apre il pacchetto: è un astuccio con una collana. Lo richiude. Intanto da destra allegro trambusto. E’ in arrivo Pantela seguito da alcune persone che cantano canzoni milanesi accompagnate dalla fisermonica: Allegra cagnara popolare, col maestro Boffagni che suona la canzone del Pantela. Tutto si conclude tra gli applausi)

Commiss.        Cosa sono questi schiamazzi?

----                   Hinn per la canzon del Pantela, sior commissari.

Commiss.        Che non giungano reclami, perché altrimenti faccio sgombrare il cortile.

Pantela            Nel salutare gli amici, il signor commissario della vicina questura, vi prego di fare silenzio assoluto. Giustamente c’è qualcuno che dorme e non sa quanto ci si smena. Si formino le coppie e in silenzio si balli. Maestro, vai col liscio! (ballo corale)

Polveron         (che ha partecipato con gli altri, prende il commissario in disparte) Scior commissari, me par de savè perché l’è chi.

Commiss.        Come, come?

Polveron         Gh’è staa on furto e lù el cerca vun con la crapa fassada, vera? Però mi soo nagott e hoo vist nagott.

Commiss.        Senti, senti. Dimmi un po’!

Polveron         No, mi disi nient, l’è tropp anca inscì.

Commiss.        La testa fasciata eh?

Polveron         Ma mi soo nient, scior commissari. (torna nel gruppo che sta ballando. Da casa del Durin escono i due sposi. Baciano i genitori e vanno. Rachele piange sulla spalla del marito. Piercarlo è notato dal commissario per via della fasciatura, avvicinato da lui è interrogato, poi accompagnato fuori, mentre la sposina mimicamente fa le sue rimostranze. Poi escono anche i due vecchi. Polveron, che ha visto la scena, si avvicina loro e  indica spiegando a gesti quello che è accaduto. Durin e sua moglie si precipitano a sinistra, dopo essere andati in casa a prendere il pacchetto. Aòl termine del ballo, applausi scroscianti. Trionfo del Pantela che grida)

Pantela            Compagni! Tutti al Forleo. (i presenti fra grida e feste escono per andare al trani, mentre Polveron si trattiene e resta guardingo)

Rachele           (torna col marito) Te vedet a prestass per i alter! Adess in galera gh’è el noster fioeu innocent.

Pedivela          Tutt se ciarirà, sciora Rachele.

Durin              Se ciarirà se ti te vee a ga lùs. Ciappa la toa mercanzia e presentet in questura.

Pedivela          Posi no, scior Durin! Me mòlen pù.

Rachele           E allora, te sasett denter el Piercarlo?

Pedivela          La staga attenta, femm inscì: mi riporti indree la collana e lù l’avvertiss la polizia che gh’è staa on equivoco.

Durin              Mi!?

Rachele           Pedivela, fa on quejcoss de volada se no voo mi a denunciatt.

Pedivela          Per l’amor del Signor, sciora Rachele! E poeu come a savè che l’è per quell? Magari l’è per on’altra storia.

Durin              Perché te see scappaa quand la toa sorèlla la t’ha avvertii del commissari?

Rachele           Basta! O te vee ti o voo mi.

Pedivela          Va ben, porti indree la collana. Che vaga in su la forca la villeggiadura di mè dònn. (vede Polveron) Ghe foo su el didin del pee sinister che l’è staa chellà!

Rachele           Ti preoccupess minga.

Pedivela          (a Polveron) Se rangiom! (via da sinistra)

Teresina          (arriva di corsa) Mama, papà! L’hann miss denter! L’hann miss denter! El mè Piercarlo!

Rachele           Oh tosa, tosa! Angiolitt del mè coeur!

Durin              Ma perché l’hann miss denter?

Teresina          Perché el gh’ha risponduu malament al maresciall.

Rachele           Oh Signor!

Durin              Va con ordin. Prima de tutt, perché l’hann portaa via?

Rachele           Perché el gh’aveva el coo fassaa.

Durin              ‘Se gh’entra?

Teresina          El soo no. Hoo sentii el commissari digh: “tu ci hai la testa fasciata, perciò vieni con me”. Li gh’hann parlaa d’on furto a la gioielleria de l’Ortiga, allora el Piercarlo l’è scattaa e ghe n’ha dii quatter. Inscì l’hann sarà su. Oh mama, oh mama! (scoppia a piangere)

Durin              Chi la faccenda la se fa spessa.

Rachele           Ciama el Pedivela, Barani!

Pedivela          (arriva con l’astuccio) Son chi.

Durin              Sent, Pedivela, porta la collana doe te l’hee tolta e poeu ven subit indree che ‘ndemm insemma in questura.

Pedivela          Mi vegni no!

Durin              Pedivela, t’hoo vist vegnì grand e te voeuri ben, però constringiom minga a portatt a Musocch, perché stavolta son decis!

Pedivela          Va ben, scior Durin, va ben! Però prima el me lassa sbrigà on’incombenza. (chiama) Polveron!

Polveron         (che era rimasto in disparte timoroso) Son chi.

Pedivela          Ven chi on moment, per piasè, che gh’hoo de ditt ona roba.

Poveron          A mi?

Pedivela          Si a ti. Ven, ven! (escono a sinistra) Adess te rangi mi! (urla e pianti del Polveron mentre lo spinge fuori)

Rachele           Doe vann?

Durin              T’hee mai vist al circo el momador entra in de la gabbia di leon cont i oeugg bindaa?

Rachele           Stavolta le mazza.

Durin              Pò dass.

Teresina          Te fee nagott, papà?

Durin              L’è assee el Pedivela. (pausa)

Rachele           (fa per andare)

Durin              Stà chi! Hinn robb de òmen. E poeu ona lezion la ghe farà pussee ben che mal! (pausa) Che menada lunga però.

Teresina          Va a vedè, papà.

Pedivela          (appare) Fatto! (si mette a posto i vestiti) Voo, scior Durin. Sciora Rachele, se ghe fa minga schivi, de chi a on poo la metta su de l’acqua calda: gh’è vun che ghe n’ha bisogn sui scal de la cantina. (esce)
Durin              Stii chi vialter, voo mi a vedè. (esce a sinistra)
Teresina          Mama, chissà el Piercarlo.
Rachele           Come sii sfurtunaa, cari i mè fioeu! Par quasi che ghe sia stada ona stria al voster matrimoni.
Teresina          Seri inscì contenta che tutt s’era sistemaa.
Rachele           T’hee vist però? Te m’hee minga da a traa.
Teresina          In cosa, mama?
Rachele           Chela mattina là, quand te see vestida òper andà in gesa, t’hoo dii: “mett su la maja al contrari”.
Teresina          Ma, mama!
Rachele           Invece t’hee faa come t’hee vursuu ti e te l’hee missa su drizza.
Teresina          Ma hinn superstizion!
Rachele           Superstizion o no, i noster vegg hann semper faa inscì e anca mi l’hoo faa, me ricordi ben. Ti, invece, sposa moderna… e te vedet cosa t’hee capitaa! Bisogna scoltà i consili, cara la mia tosa, la maja al contrari la ten lontan el malocc!
Arriva il commissario
Teresina          Allora, signor commissario? (gli corre incontro)
Commiss.        Allora, cara signora, fino a domani mattina supo marito è sistemato.
Teresina          Ma non si può farci niente, proprio niente?

Commiss.        Certe frasi non si dicono, signora mia, i nervi vanno controllati.

Durin              (appare da sinistra) Rachele, ch’el pòr diaol la… (vede il commissario) Oh, scior commissari. Novita?

Teresina          El tegnen denter, papà.

Durin              ma l’ha faa nient ‘sto fioeu.

Commiss.        Ha fatto a sufficienza per provare almeno un pagliericco di una camera di sicurezza.

Durin              El gh’entra no con el furto alla gioielleria!

Commiss.        Può darsi. Può non essere un ladro, ma la collana deve saltare fuori, se no…

Durin              Se no?

Commiss.        Niente da fare! In caso contrario domani mattina gli faremo una bella reprimenda e lo lasceremo andare. Va bene? Ma prima la collana.

Teresina          Ma cosa vuole che m’interessi la sua collana! Lo sa che io devo ancora passare una notte con mio marito?

Commiss.        Lo so, signora, e mi dispiace molto, creda. Sono venuto per controllare se lo schiamazzo è terminato. Qualcuno ha telefonato.

Durin              Tutto tace ai Cassinett.

Bertoli             (arriva con Bice e valigie. Ha una pelliccia attorno al collo) Partissom, finalment!

Rachele           Buon viaggio.

Bertoli             Femm in temp per l’ultim treno. Buona permanenza a tucc. Arrivederci, scior commissari.

Rachele           Gh’emm fregg eh, sciora Bertoli, l’ha gh’ha su on renard de mes de febbrar.

Bertoli             Si, fa on poo frescott, stasira e poeu anca doe ‘ndemm gh’è semper on’arietta… Vera Bice?

Bice                Si, mama.

Bertoli             Beh, nuovamente.

Durin              On moment! Rachele, proeuva la pelliscia de la sciora Bertoli, che voeuri vedè come la te stà.

Rachele           Quand la vegnarà a cà, adess lassela andà.

Commiss.        Bene, buona sera signora. La prego, per stanotte…

Durin              No, no, scior commissari, ch’el spetta on attim: voeuri el sò parer sul Renard. (va dalla Bertoli per slacciargliela) Con permess.

Bertoli             Ma, scior Durin, ‘se’l faa?

Durin              Ferma, ferma, sciora Bertoli, on moment sol! Ecco fatto! (le apre la camicetta davanti fra gli strilli della donna e appare una collana subito coperta dalla Bertoli)

Rachele           La collana! (sorpresa generale)

Durin              Sicur! Me la faga vedè, sciora Bertoli, la collanina. E adess el me disa el sò parer, scior commissari.

Commiss.        E’ proprio quella!

Bertoli             L’è minga vera! L’è ona ròba de veder, regal de la mia pòra mama.

Durin              Capii? La gh’aveva paura de fagh ciappà fregg ai brillant!

Rachele           Chel malnatt del Pedivela, l’è ‘ndaa a portà indree l’astucc voeui.

Commiss.        Venga con me.

Bice                Mama, te porten via.

Bertoli             Bice, Bice, tesor. Vigliacchi! Vigliacchi!

Durin              Se l’andava ben, el mè gener el stava denter a fa flanella. Per fortuna che gh’era el Renard.

Teresina          Signor Commissario, vengo con lei a prelevare mio marito.

Commiss.        Domani mattina, signora. Vogliamo andare?

Teresina          Adesso!

Commiss.        La prego, non mi complichi le cose.

Teresina          Adesso, le ripeto!

Rachele           Teresina, spetta ammò ‘na nott!

Teresina          Niente affatto! Signor Commissario, mi faccia allora mettere in cella con mio marito!

Commiss.        Ma cosa le viene in mente?

Teresina          Se non lo fa, lei è un emerito rimbambito!

Commiss.        Signora!

Teresina          Un grosso fesso!

Commiss.        Ma…

Teresina          Un mangiapane a uffa. Un piedipiatti, un deficiente! E’ abbastanza.

Commiss.        Signora, lei sta passando tutti i limiti.

Teresina          (gli da un ceffone) Ne vuole ancora?

Commiss.        No, venga con me! E anche lei! (le prende per le braccia)

Tersina            Grazie, signor commissario. Ciao mamma, ciao papà.

Rachele           Teresina!

Durin              Saludom el Piercarlo.

Teresina          Lassa fa! Avete una cella a due piazze?

Commiss.        Certamente, signora.

Teresina          Lei è un angelo, commissario! (via a destra fra pianti e gridi)

Rachele           Durin, Durin Barani.

Durin              Che tosa in gamba!

Rachele           Ma la porten denter debon?

Durin              Con tutt quell che la gh’ha dii e tutt quell che la gh’ha faa! Finalment l’è riessida! Doman quand te la vedet te ghe disaree signora Piercarli! (gran risata) La prma nott in preson! Mèna bon! (di colpo) Oh gent, el Polveron! L’è consciaa ‘me ‘n tangher! (si avvia, poi si ferma a guardare la Bice in lacrime) Rachele, e che la tosa lì?

Milietto           (entra) ‘Se gh’è success? Hoo vist la Bertoli e la soa tosa sottbrasc al commissari.

Bice                (si precipita) Milietto! La mia mama!

Milietto           Bice, Bice cara!

Durin              (torna indietro) Ohe, Miletto, chela pòra tosa chi va che adess…

Rachele           Ghe l’emm in custodia numm!

Milietto           Scior Durin, me son licenziaa da la rivista.

Durin              De bon?

Milietto           Me piaseva pù. Doman me presenti a la Gazzetta dello Sport. Mi: Emilio Violanti diventerò giornalista sportivo.

Durin              Bravo! Allora, Va ben. Però te stee chi de foeura come ‘l faseva el Piercarlo, t’hee capii?

Milietto           D’accord, scior Durin. (siede con la Bice) Dimm tutt, tesor.

Durin              (li guarda, poi) El Polveron! Rachele, scalda l’cqua, el caldar gross. Bisogna fassall tutt. (via a sinistra)

Rachele           Va ben, Barani. La metti su subit. (entra in casa con le valigie della Bertoli)

Bice                Milietto, adess che la mia mama l’è in preson, mi e ti ‘se femm?

Milietto           Stella, se basom. (si baciano, mentre il sipario chiude la storia del cortil di Cassinett.

FINE

                             

 

 

                         

                                

 

 

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