Elisabeth

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ELISABETH

Atto unico

Di NATALE MISSALE

PERSONAGGI

 Goran vecchio eremita

Elisabeth eremita

Giudice Vecchione

Walther politico

Richard biologo

Vecchio prete

Commedia formattata da

Quando si apre il sipario la scena presenta alcune sezioni di tronco disposti a mo' di sedili. Un vecchio sta seduto su uno di essi e parla a voce alta.

Goran                       - Un nuovo giorno sta per accoglierti, Goran. Alzati e vai a rendere omaggio al sole nascente e a tutta l'intera Natura. Presto, lesto! (il vecchio si alza e va al proscenio) Eccomi, luce possente. Il mio calice è pronto. Ti prego, riempimi, al colmo, di vita- la mia sete ha il credito asciutto di tutta la notte. Saziami dunque, e lascia fuggire la luna        - mi è stata compagna durante la veglia e le ho posto domande, ma come uno specchio ha riflesso domande, ed ogni perché mi piega la schiena. (Guarda in lontananza) Arriva qualcuno. Chi può mai sfidare il vostro silenzio, montagne accoglienti? (osserva meglio) E' una donna vestita di pezze. (Si avvicina la donna) Chi sei tu, donna, e cosa cerchi fra queste montagne pazienti?

Elisabeth                   - Elisabeth è il mio nome, e non cerco nulla, vecchio eremita.

Goran                       - Questi picchi sono miei! Mio è il silenzio di questi paesaggi, e non intendo condividerlo con nessuno, tanto meno con una donna.

Elisabeth                   - Nessuno vuole rubarti i silenzi, vecchio, tranquillizzati. Le mie tasche sono vuote e ben cucite. Gli ultimi sogni li ho sparsi, come frumento ai colombi, lungo il sentiero d'ascesa.

Goran                       - Perché sei venuta, allora? Cosa vuoi da me? Qui non c'è posto per giovani donne. Questi luoghi non ti si addicono. Sei ancora bella e attraente, il tuo posto è in città tra figli e marito.

Elisabeth                   - Guardami, vecchio. Osserva i miei occhi. Ascolta il mio cuore. Non senti nulla? Non vedi nulla?

Goran                       - Avvicinati un po', perché possa scrutarti meglio, figliola. Mostrami il tuo sguardo. (Elisabeth si avvicina. Il vecchio la fissa). Sì…vedo… sento… Cos'è che oscura il tuo sguardo? Perché il tuo cuore schiuma tanta tristezza? Ma d'altro lato, la tua persona ti rimane attaccata con fili sottili   - ancora uno strappo, e l'hai persa per essere un Buddha. Dovresti essere allegra, per questo. Che cosa ti turba e ti tiene legata alla maschera?

Elisabeth                   - Io sono l'ultima donna, eremita, e porto il peso di molti millenni. Osserva la Natura che ti circonda e ti accoglie, che ti sostiene, e ti cura. Che cosa penseresti se qualcuno ti dicesse che domani il sole non sorgerà più all'alba ma ad ore non giuste? Come accoglieresti una primavera priva di canti di uccelli in amore? Come potresti concepire piante fiori e frutti senza le api operose? Se domani all'alba, all'ultima alba consueta, madre Natura ti dicesse- ho scelto la sterilità, come reagirebbe il tuo cuore? Come guarderebbero i tuoi occhi?

Goran                       - In pochi minuti sei riuscita, ragazza mia, a creare in me uno stato d'angoscia simile al tuo. Cosa intendi dire con "ultima donna", e perché la Natura, domani, dovrebbe aborrire la Vita?

Elisabeth                   - Io porto nel grembo l'ultimo figlio d'Amore, vecchio, da domani, per legge, su tutta la terra, chiunque può programmare figli a partire dalle proprie cellule. Il mio bambino sarà "l'ultimo figlio" dell'ultima donna, dell'ultima madre. Ecco perché il mio cuore è triste ed i miei occhi pieni d'angoscia. Le acque di millenni di maternità premono sul mio corpo come le acque di un bacino su una diga che sta per spezzarsi. La mia gestazione la vivo come una piena incontenibile. E' forte di millenni d'amore. La sua forza mi sovrasta, e solo lontano dal mondo ne posso portare il gran peso. Ecco perché ho invaso i tuoi silenzi, vecchio. (Elisabeth si tocca la pancia con tenerezza)

Goran                       - Che legge è mai questa! Come è stato possibile un aborto simile?

Elisabeth                   - E' la tecnica, vecchio. La scienza, in un delirio di onnipotenza, vuole sostituirsi alla Natura, a quella Natura che tu ami tanto e che tanto ti ama. Essa vuole dare i tempi all'orologio del mondo, creare nuove leggi, arbitrarie, in sostituzione di quelle naturali. Essa ha fatto gridare alla morte di Dio, per prenderne il posto. In ogni campo del sapere, le leggi le detta tale neo-dio. Ma io sono fuggita da tutto questo. Rifiuto la storia! Scendo da questo treno di pseudo progresso, ed eccomi qua- vestita di pezze e con un figlio in grembo, vecchio.

Goran                       - Vecchio, vecchio! Smettila di dare del vecchio a questo mio corpo! Goran non è affatto vecchio! Non ti tragga in inganno la mia barba incolta ed i miei logori stracci. Se mi muovo lentamente è solo per non turbare la quiete dei monti, per non importunare l'aria frizzante, per non arrecare disturbo a mia madre Natura. Questa legge è odiosa, Elisabeth, e sappi che io sono pronto a rompere il mio voto di castità per combatterla. Dimmi, chi è il padre di questo bambino?

Elisabeth                   - E' un tizio in accordo coi tempi. Appena saputo del bimbo, si è detto non pronto per essere padre ed è scappato via lontano facendo perdere ogni traccia di sé. Io sarò, per il mio bambino, madre e padre- saprò moltiplicarmi.

Goran                       - Sì, il mio voto di castità è rotto, Elisabeth  - sarò io il padre di tuo figlio, se lo vorrai, e se desidererai avere altri figli secondo le leggi naturali, sono pronto ad infrangere con te la legge dello Stato terrestre. Vivremo qui, fra questi monti e questi ruscelli, in eremitaggio. I pasti saranno frugali, i giacigli un po' duri, le vesti di juta, ma avremo per compagni il sole, la luna ed un intero universo. Accetti?

Elisabeth                   - Il mio cuore torna a sorridere, Goran- sarò tua compagna dal giorno in cui tu sarai padre di questo mio figlio. Adesso sono stanca e affamata, vorrei riposare dopo un frugale pasto. Di che ti nutri tu? Il tuo aspetto non parla di stenti. Cosa mangi?

Goran                       - Le mie amiche api ti offriranno il loro miele con la stessa gioia e lo stesso amore con cui madre Natura ha offerto loro i suoi fiori. Vieni, entriamo nella grotta. Mangerai, riposerai, e poi giocheremo meditando. Faremo così - dopo una breve meditazione su un tema, affronteremo lo spirito della Musica, della Storia, della Follia, della Giustizia, e di mille altre cose. Io ti stimolerò con domande e tu, impersonando questi personaggi di volta in volta, risponderai. Io spesso l'ho fatto da solo, oggi lo faremo insieme. Adesso andiamo- io tu ed il bambino siamo stanchi. E' ora di riposare. (Si attenuano le luci ed una ninna nanna farà prender fiato ai due attori. Finita la canzone i due tornano in scena).

Elisabeth                   - Ah Natura! Natura violata, maltrattata, incompresa madre. Grazie per ogni tuo dono.

Goran                       - Sì, Elisabeth (chiude gli occhi e prega). Grazie Natura per questi nostri corpi, per queste nostre menti, per questo nostro intelletto, per queste nostre anime, per questo nostro sogno. (Apre gli occhi) Adesso siedi un attimo qui e concentrati- stiamo invocando lo spirito della…Follia (Musica. Elisabeth chiude un attimo gli occhi, poi li riapre e di scatto si alza per portarsi al proscenio col viso alterato- è la Pazzia. Si inchina. Goran la applaude e invita il pubblico ad applaudire)

Elisabeth                   - "La pazzia libera dagli affanni. Sì, lo so- ho cattiva fama fra gli uomini, tuttavia io, io sola, dico, rassereno col mio influsso uomini e dèi. Ne volete la prova? Ebbene, ve ne stavate lì, in numerosa assemblea e con facce serie e spente, ma appena son venuta qui innanzi, tutte le facce si sono rischiarate di nuova e insolita letizia. Le fronti si sono spianate ed un sorriso incantevole vi ha illuminato il viso" (liberamente tratto da Erasmo da Rotterdam - Elogio della pazzia).

Goran                       - Dimmi, Follia- chi sei tu?

Elisabeth                   - Io non sono  - sì, io sono il non-essere. Lo stare qua su, in mostra per voi, mi fa stare male. Indosso le vesti di Elisabeth per potermi mostrare, ma quella che sono sta oltre ogni maschera. Io sono inquietante (si fa seria in viso), sono come un diesis o un bemolle che altera menti. Io sono una scelta voluta da chi, ricercando Sapienza con mezzi inadatti, ha perso il sentiero del puro buonsenso. Io sono un'amara ferita che fa sanguinare chi guarda (Chiude gli occhi).

Goran                       - Dimmi, Follia, perché spesso colpisci il senno dei grandi? Nietzsche, Holderlin, Tasso, Campana, Merini, Van Gogh e tanti altri ancora.

Elisabeth                   - I grandi si spingono oltre ogni limite. Vorrebbero conoscere se stessi con la maschera in volto. Arrivano spesso alla soglia del vero, ricercando la liberazione della persona, della maschera, ma la sola liberazione possibile è dalla persona. (Concetto espresso da Maharaj).

Goran                       - Dimmi ancora, Follia- quanti sono i pazzi di questo mondo?

Elisabeth                   - Questo mondo è un mondo di pazzi, distinti in due categorie- quelli che spengono completamente la luce e rifiutano di vivere in questa follia collettiva, e quegli altri che tengono la luce accesa e cantano in coro la loro allucinata normalità. Guardatevi intorno, e vedrete che è così:"… Il Merito nato a mendicare, e squallida Nullità gaiamente agghindata, e la Fede più pura miseramente tradita, i più splendidi Onori ignobilmente attribuiti, e la casta Virtù brutalmente prostituita, e nobil Perfezione iniquamente avversata, e Forza mutilata dal potere corrotto, e il Genio imbavagliato dall'Autorità, e Follia, con arie dottorali, opprimere Saggezza, e leale Franchezza chiamata Semplicità, e il Bene schiavo servire capitàno Male, stanca di tutto questo, vorrei da questo esser lontana…" (Shakespeare - sonetto 66 - Mario Praz). E con questo, Goran, ho concluso con la Follia. Devo confessare che mi ha stancato non poco questa sorta di meditazione. Ci vorrebbe, adesso, uno Spirito positivo, rivitalizzante.

Goran                       - Rivitalizzante, come lo Spirito della Musica? (Elisabeth toglie il mantello da matta e ne indossa uno colorato. Parte una musica di Mozart   - i gorgheggi della Regina della notte. Elisabeth accenna a qualche giro di danza e si lascia contagiare dalla musica).

Elisabeth                   - Chi mi ha invocato a quest'ora del giorno? Me ne stavo, fra cielo e terra, come in un sogno, quand'ecco una voce mi chiama. Perché?

Goran                       - Sii tu la benvenuta, madonna. Sono stato io a invocarti, ma solo per meglio conoscerti. Voglio sapere tutto di te. Sei bella, mia signora, più bella di quanto potessi mai immaginare. Dimmi, chi sei?

Elisabeth                   - Io sono un sentiero sottile fra essere ed ente. Di questa superba Natura io sono una luce addensante. Sono una maschera di pura bellezza, che fa d'ogni cosa un messaggio. Alla pietra, alle piante, agli animali ed all'uomo io dico- voi siete canzoni che l'essere canta, e, cantando, si va frantumando in mille canzoni, in voi stessi. Io sono soltanto bellezza. Il mio corpo è un vibrare di un essere immenso che corpo non ha. Sono io un Vulcano che, amico del Fuoco, al Fuoco ubbidisce e martella la nota perenne per farne faville.

Goran                       - Chi sono i tuoi figli, bellissima dama?

Elisabeth                   - Chiunque si canti, e cantando si perda, percorre del bello la via, e s'india            - da essere questo, ad essere e basta. E' questo che cantano i grandi maestri di note e silenzi. I loro concerti, le loro sonate, quartetti, canzoni, messe, fughe, sinfonie e tutto un mondo di suoni, altro non sono che gesta eroiche, e loro, eroi, scompaiono per tutto il tempo dell'ispirazione divina, e si fanno notina leggera leggera, che pur senza corpo riesce a scavare nei cuori del mondo, svelando l'essenza divina di ogni apparenza. Io muovo le cose per farle (i verbi che seguono dovranno essere molto modulati) vibrare, cantare, volare, svanire nell'Uno. Io sono la sola potenza ch'elimina la differenza. Ogni ente è divino in Coscienza, in Presenza, e intanto è presente in quanto è scomparso. Io sono l'eterno alchimista che brucia ai fornelli le forme, per far apparire sostanze. Ma sono esse scintille d'un Unico Fuoco. Ed ora cantiamo, cantiamo canzoni! (Parte una musica dolce      - potrebbe essere l'andante del concerto per piano e orchestra K 488 di Mozart, oppure dello stesso l'andante del concerto per clarinetto e orchestra. Oppure una musica allegra di Rossini - Elisabeth danza su queste note, lentamente e con movimenti dolci e soavi. Esce)

Goran                       - (Al pubblico) Ma i giochi durano poco. Il mutamento incalza, il fiume scorre, e nel mondo non girano solo canzoni (si ode una musica disarmonica. Entra un uomo togato che declama articoli di codice) Chi sei tu, vestito di nero, che vai declamando per queste montagne?

Giudice                     - Io sono il Giudice, non vedi il mio tocco? Non senti vibrare le leggi?

Goran                       - Qui non ci sono litigi, né crimini. In due viviamo qui in pace e lontani dal mondo. Ma vedo che il mondo ci viene a trovare. Ben venuto Giudice, qual vento ti porta, dovrai perseguire qualcuno?

Giudice                     - L'eremita è un soggetto alienato che va condannato. Son qui per stilare sentenza contro di voi, io applico leggi facendo giustizia. (Rientra Elisabeth. E' bendata e con nelle mani una bilancia ed una spada)

Elisabeth                   - Un giudice d'alta montagna? Che storia è mai questa? Chi viene a sputare sentenze in quest'aria pulita e inviolata? Non vedo briganti!

Giudice                     - (Goran si fa da parte) Sono il Giudice Vecchione, ed esercito legge.

Elisabeth                   - Mi si tolga la benda, perché veda la faccia di un'ombra. La saggia Susanna dovette sentire la puzza di stolti vecchioni da grande distanza. Io la sento qui e ne provo disgusto. (Goran le toglie la benda. Elisabeth s'avvicina al giudice e lo annusa) La fonte sei tu, ingiusto Vecchione, ma qui non ci sono Susanne da mettere all'indice (Si riferisce a lla Susanna e i vecchioni biblici.Sguaina la spada e gliela punta al petto). Tu, ombra disgustosa, non servi codesta bilancia, ma solo te stesso. Vorresti che il mondo pensasse le cose che pensi, e scrivi sentenze caine. Hai smesso di essere giusto nel giorno che hai impugnato la legge così come io impugno la spada. Non arma è la norma, ma puro diritto. Su quella bilancia hai messo una tara ed hai seppellito l'imparzialità. Svesti la toga e non calpestare la legge! Vai via, giudice ombra, non appestare quest'aria pulita. Impara dai mille togati discreti e sapienti, che sputano sangue per essere giusti! Non sporcherò del tuo sangue inquinato il mio giusto metallo. (rinfodera la spada) Mi si metta la benda   - non voglio punire i miei occhi un minuto di più (Goran la benda). Vai via, Vecchione, e lascia in pace i miei eremiti, via! . (Si toglie il mantello, mette da parte spada e bilancia). Sono stanca, Goran, ho bisogno di riposare.

Goran                       - Anch'io sono stanco. Oggi è stata una giornata impegnativa         - la tua venuta ha cambiato la mia vita. Andiamo a riposare, lasciamo che il silenzio riprenda i suoi spazi in questo pomeriggio assolato (Vanno accompagnati da una musica soft. Dopo un po' entrano in scena due cacciatori muniti di fucili)

Richard                     - Io, amico mio, più sù di tanto non andrò, i miei piedi si rifiutano di fare un passo in più. Mi siedo qui (si siede), riposerò un po' e poi tornerò a valle. La caccia non è andata poi tanto male (tocca lo zainetto).

Walther                     - Senti, Richard, se saliamo ancora un po'… (viene interrotto dall'amico)

Richard                     - Walther, da qui non mi sposto nemmeno a cannonate- la caccia è finita. E poi, domani in laboratorio ho molto da fare- sono alle prese con un gene particolarissimo.

Walther                     - Il biologo ha per le mani il gene speciale! Beh, tutto sommato, forse hai ragione. Anch'io domani ho da completare un capitolo del mio ultimo romanzo. Riposiamo e, quindi, a valle (si siede pure lui). Dimmi, di che gene si tratta?

Richard                     - Te lo dirò se mi racconti come se l'è cavata il tuo personaggio principale nel capitolo che devi ultimare.

Walther                     - Io ti racconterei volentieri la vicenda, ma prima dovresti conescere la psicologia del personaggio, se no la vicenda ti sembrerà assurda, incomprensibile.

Richard                     - E fallo, no! Tu parli, io ti ascolto.

Walther                     - Sappi, allora, che… (entra in scena Goran)

Goran                       - Benvenuti sulla mia montagna, signori. Spero non userete quelli (indica i fucili) per uccidere i miei amici animali. Io sono Goran, e vivo qui. Elisabeth sta riposando. A dire il vero, riposavo anch'io, ma il vostro parlottare mi ha svegliato, e senza volerlo ho ascoltato una parte della vostra conversazione  - Richard e Walther, vero?

Richard                     - Richard sono io, e lui è Walther. Io sono un politico-scrittore-cacciatore, lui è un biologo-ricercatore-cacciatore.

Walther                     - Lui non è un politico-scrittore, ma un grande politico e un grande scrittore. Pensa che è talmente bravo da essersi già aggiudicato un premio letterario che si svolgerà un altr'anno.

Richard                     - Mi prende sempre in giro, lui. Io sono una modestissima persona, lui, invece… beh, sappi che è un genio del microscopio elettronico- è il biologo più famoso d'Occidente- ha scoperto un sacco di geni. Ma lo sai che una sua scoperta ha rivoluzionato il modo di sentenziare dei giudici?

Goran                       - Che strana coincidenza! Qualche ora fa di qui è passato proprio un giudice che voleva condannare ad ogni costo gli eremiti, cioè me ed Elisabeth. Non è che tale condanna ha a che vedere con le scoperte di Walther, vero?

Walther                     - Hai detto bene, Goran. Quel giudice per caso era alto così, aveva i capelli lunghi e gli occhi un po' da allucinato?

Goran                       - lo hai descritto perfettamente.

Walther                     - Lo supponevo. Si tratta del giudice Vecchione.

Goran                       - Sì, il suo nome era proprio Vecchione.

Walther                     - Circa un anno fa ho scoperto alcuni geni che fanno agire compulsivamente i loro portatori. Sono- il gene dell'eremitaggio, quello della violenza, quello dell' idiozia, ed infine il gene Priap            - gli ho dato questo nome, perché il portatore di esso, come vede una donna, anche vecchia, gli deve saltare addosso per usarle violenza. Ebbene, appena il mio amico Walther lo ha saputo, ha fatto subito una proposta di legge e contemporaneamente ha scritto un romanzo su tale soggetto. (A Richard) Com'era il titolo?

Richard                     - "Salvate i violenti- Noi" col sottotilo "le vere vittime sono loro".

Goran                       - Scusate, signori, ma devo chiamare Elisabeth- vuole assistere al tramonto del sole, e come potete constatare (indica il cielo), il giorno volge al termine (Va).

Richard                     - Sai, Goran, Walther è stato pure criticato da alcuni, secondo cui i violenti sarebbero solo da condannare. Come si fa a non capire che sono violenti per colpa del gene, e che quindi, se uccidono qualcuno, loro sono innocenti ed il gene colpevole. (Su quest'ultima frase entrano Elisabeth e Goran).

Elisabeth                   - Vogliamo vivere insieme questo tramonto, signori? Sono felice di conoscervi ed ho ascoltato la parte finale del vostro dialogo. Potrei pregarvi di assistere dopo anche ad una rappresentazione? Convocheremo lo Spirito della Filosofia.

Walther                     - Abbineremo riposo e teatro, madame, con piacere, ma adesso… (Indica il sole. Si siedono e chiudono gli occhi per riaprirli subito dopo ed assistere all'evento con il sottofondo di una musica wagneriana - prologo Loengrin. Finito l'evento…)

Goran                       - E' sempre estasiante osservare il sole calante, ma adesso, signori, accogliamo lo Spirito della Filosofia (Elisabeth si alza, s'allontana dai tre e…)

Elisabeth                   - Il giorno è finito. La terra, girando e giocando, rinnova l'evento . La mente dell'uomo si spegne per tutta la notte. I sogni esplodono nella penombra di un mondo lunare, un antico Testimone rimane ben desto e li osserva. Eppure vien detto che ciò accade in totale inconscienza. Voi e i vostri geni, i vostri colpevoli acidi desossiribonucleici. Che scienza sarà mai quella vostra, che prima d'avere scoperto l'ultimo gene, modifica leggi e sentenze? Oh, Filosofia sconfitta da un Nulla che ingessa ragione, intorbida i sensi, oscura intelletto, cancella morale e valori e colori, che intorbida l'acqua, lo specchio di Madre Natura che canta l'Essenza di tutte le cose giorno per giorno, notte per notte, in ogni attimo del tempo in ogni punto dello spazio. Ogni cosa grida Io Sono da prima di essere un corpo a dopo ogni morte. Dimmi, biologo           - quando verrà scoperto il gene dei geni, quello che dà mutamento a ognuno di essi? Quando un gene nascosto, un gene che agisce come un io, verrà supposto dal genio d'un novello Freud, e attraverso terapie verrà attivato per farsi beffe del gene dell'eremitaggio, di quello della violenza e di quello della stupidità, cosa sarà di queste vostre verità derise, di queste vostre leggi ridicole, di queste sentenze insensate? Ah, Metafisica! Risvegliati amica e conduci all'ovile le menti.

Walther                     - Ma la scienza, mia cara signora, è prova sperimentale, infallibilità.

Richard                     - La politica e la legge non possono più ignorarla. Se un uomo uccide per colpa del gene non puo che essere innocente.

Elisabeth                   - I vostri filosofi sono anime morte. I vostri trattati di filo-sofia non sono che aborti. Il vero filosofo è il mistico che ha conosciuto se stesso. Come è possibile filo-sofare se manca il vero soggetto filo-sofante. La vera scienza è la Filosofia, perché espressione dell ' Essere, perché impersonale, senza maschera. Il Maestro Gesù è il vero Filosofo, perché sa di essere Uno col Tutto, con Dio            - sa di essere Dio. Ed è triste vedere il simbolo suo millenario, la Croce, sbeffeggiato da parte del Nulla. Voi due, signori, pur non conoscendo voi stessi pretendete di conoscere l'umanità. Ma sappiate che il massiccio umano è un'alta piramide preclusa a voi due. Uno scritto che non canti bellezza, non può che mentire. Un gene che imponga qualcosa è come la mosca che crede tirare in salita una grande carrozza. I veri pensatori vanno oltre ogni atomo mutevole, vanno oltre la fisica. Il gene è solo una tappa imperfetta del solo apparire            - mirate all'Essenza di voi, e vedrete scivolare dai vostri corpi i vostri geni come fossero vermi ormai morti. La sola bellezza della vostra scienza è la ricerca in se stessa. Lasciate che ogni tappa esprima quella falsa verità che sarà smentita più avanti da un'altra falsa verità. Addio, signori (Si copre con un mantello. I due ospiti applaudono e si guardano in faccia storditi).

Walther                     - E' ora di andare, Richard.

Richard                     - Sì, è tardi. E' ora d'andare. Signori (Si inchinano e vanno).

Goran                       - Il nostro primo giorno d'eremitaggio insieme assomiglia più ad un'assemblea generale, Elisabeth. Spero solo che nessun altro matto ci venga a trovare quassù, fra queste sorelle montagne.

Elisabeth                   - Le tue speranze sono disattese, Goran- arriva un vecchio dall'aria un po' matta.

Vecchio                    - Finalmente incontro qualcuno di vero. Per ore ho seguito un sentiero scosceso ed ho incontrato solo ombre. Che la benedizione di Dio sia con voi, ragazzi.

Goran                       - Ti ringraziamo per la benedizione e per il "ragazzi". Ma come puoi vedere, la gioventù ci ha lasciati da un po'.

Vecchio                    - Potreste essermi figli, forse nipoti, quindi il "ragazzi" vi spetta. Chi siete, e che fate tra queste cime?

Elisabeth                   - Il mondo ormai ci è estraneo, vecchio. Una follia collettiva sta distruggendo tutti i valori, l'etica, la morale; alle sorgenti del buon senso nessuno più attinge. Ed eccoci qua, bastanti a noi stessi. Tu, piuttosto, da cosa fuggi    - hai l'aria scontenta. Cerchi qualcosa?

Vecchio                    - Fino ad un mese fa ero prete. Subito dopo l'ultima messa che ho celebrato, improvvisamente non ho più sentito l'unione dell'Ordine         - ho avvertito come una frattura nel legame che sempre ha unito gli altari. Arrivato in sagrestia, tolti i paramenti sacri, ho lasciato la chiesa e sono fuggito senza una meta. Da trenta giorni vago di qua e di là. Oggi mi sono spinto fin qui alla ricerca della comunione dei Santi, alla ricerca di quel Dio che sempre ha guidato i miei passi, e che fra navate e colonnati più non sentivo. Nella Chiesa, non stanno più fumi di zolfo isolati sono nate         - miniere di zolfo. Io cerco silenzi per risentire la voce dell'Uno. Ed eccomi qui.

Goran                       - Sii benvenuto fra noi, vecchio, e tacciamo fin d'ora perché tu Lo possa sentire.

Vecchio                    - Si il silenzio dell'alta montagna fa bene- la mente diviene più chiara. Ma io cerco quell'altro silenzio, quello dei sensi. Li voglio ricondurre tutti in un unico senso rivolto all'interno. Voglio ripercorrere le vie seguite da questo io ingannatore che m'ha usurpato l'Essenza-Presenza.

Elisabeth                   - Quello che dici, vecchio, è giusto. La bestia oramai imperversa. Il Nulla avanza. Molte vostre chiese sono oramai diventate centri sociali dove si spaccia politica e mondanità. I figli di Dio son merce ormai rara  - nessuno si mette da parte per essere Lui. Il Principe di questo mondo ha sferrato l'attacco finale, la grande illusione sta per vincere. Io sono l'ultima donna, vecchio, e il figlio che porto nel grembo è frutto d'amore. Sii tu l'ultimo prete, ti prego. Rimetti le vesti dell'ordine e scendi giù a valle. Una sola fiammella basta per fare bruciare un'intera foresta. Il fuoco tuo arde, lo sento. Aumentalo, scaccia le ombre sinistre. Le nostre preghiere da qui ti faranno da legna per far scoppiare l'incendio. Il Niente non può governare, perché non esiste. Qualcuno lo ha incoronato, ma la sola corona non ha prospettive. Vai dunque, e sin da ora, mentre scenderai a valle per raggiungere la tua chiesa, noi preghieremo per te (Il vecchio abbraccia i due e va)

Elisabeth                   - Adesso lasciami sola, Goran, perché voglio presentare alle stelle e agli spazi infiniti mio figlio. (Goran la bacia in fronte e va) Spingo lo sguardo del mio cuore, tesoro mio (Si tocca la pancia con amore materno) fino ai limiti del creato e comando      - voglio che tutte le stelle si pieghino come una madre su me che ti porto, sull' ultimo figlio, su te.  Rendete omaggio alla Vita che porto e che muove ogni cosa. "Fammi diventare il tuo poeta, o Notte, Notte velata! C'è chi è rimasto seduto per secoli, nella tua ombra, senza parole; lascia ch'io canti le loro canzoni" (Tagore - traduzione Girolamo Mancuso). "Prima di svanire," indugia notte alle mie porte:" che prenda commiato cantando. Versa il tuo cuore nelle corde della mia vita, Signore, in melodie che scendono dalle tue stelle. Nel lampo d'un momento ho veduto l'immensità della tua creazione nella mia vita" (si tocca il grembo). Ho un ospite in me che sento immenso e mi fa dilagare, mio Dio. (Si tocca il grembo) Ti sento, ti sento, bambino, ma "non è questo il momento, amore mio, per te, di varcare il cancello" (id"). E adesso ascoltami bene- sappi, bambino, che il corpo che qui ti ricamo non è che un intreccio di Luce e d'Amore, e domani, quando la mamma ti regalerà al mondo, ricorda di essere Vita che abbraccia il "tuo" corpo ed il mondo. (Piange di gioia. Entra in scena Goran)

Goran                       - E' quasi l'alba, Elisabeth, e l'occhio del sole ci guarda dall'alto dei monti. Chiniamoci un attimo e poi prepariamo una nuova giornata. Nostro figlio ha vegliato la notte e ha cantato con te. Lasciamo che adesso riposi. Andiamo. (La prende sotto braccio e vanno).

FINE

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