EMMA

Commedia in due tempi: un prologo e sei quadri

Di FEDERICO ZARDI

PERSONAGGI

EMMA

MARIANNA

GIOVANNI

CELSO

GINA

CARLO

IL MAESTRO

SIMONE

FARINATA

PRASSEDE

ARCADIO

CAMILLO

ILPADRON DI CASA

LA SIGNORA

Il giornalaio - Un facchino

Una domestica - Un cameriere

Un altro facchino

Commedia formattata da

Contemporaneamente all'accendersi della ribalta, un intenso tuonare di artiglierie, frammisto al deflagrare di bombe e spezzoni lanciati dall'aria e al crepito di mitragliere contraeree. Il frastuono diminuir all'alzarsi del sipario, ma continuer per tutto il quadro, diradato ed affievolito. La tragedia si inizia nel tinello di un villino alla periferia di una citt di provincia nell'Europa occidentale. Molti mobili, antichi e Liberty , quadri e specchi, fotografie d cantanti e direttori d'orchestra lirici, soprammobili. Disordine: quadri, specchi e fotografie storti; soprammobili fuori posto; sedie e poltrone alla rinfusa. Libri, scartafacci e indumenti personali gualciti e oggetti vari sparsi qua e l. Al centro il tavolo da pranzo, davanti al buffet. Un divano. Un telefono. Una sedia a dondolo vicino alla vetrata. Due porte laterali a sinistra, una a destra che immette nel giardino, attraverso il quale si passa nella strada.

PROLOGO

(E' in scena Emma, in vestaglia da camera o con un modesto abituccio da casa, intenta a prepararsi, sul tavolo da pranzo, la colazione. Ella aprir poi la radio e quando avr attinto una musica si sieder e comincer a mangiare sguaiatamente, con rumore di posate e di mandibole. Emma donna bellissima per quanto disordinata. Prorompe spesso, anche a sproposito, e quasi sempre con il medesimo tono, nell'aggettivo meraviglioso . E' mattina prestissimo. E' il 1945. E' primavera).

Celso - (dal giardino) Emma?

Emma - (ha un moto improvviso di ostilit contro il disturbatore. Si alza, si riassetta un po', assume una posa, va verso la porta che immette nel giardino) Chi ? (Con sorpresa) Celso!? Tu?!

Celso - ( un giovane femmineo, allampanato, un poco eccentrico. Ha le mani inguantate e fra le mani un vecchio libro. E' pallidissimo. Di quando in quando estrae, solo larvatamente cercando di nascondersi, uno specchietto, e si osserva, per poi cospargersi il volto di un leggero strato di cipria rossastra. Parla sommessamente, senza scomporsi, con un unico tono di voce, aspro, e con qualche falsetto. Entrando) Io, infatti.

Emma - Maestro! Tu, in questa mattina! E' magia, la tua!

Celso - (declamando con freddezza, assolutamente senza enfasi) Il mondo esterno, con le sue eterne leggi, e con i suoi fugaci fenomeni, come uno specchio magico, irradia su noi di rimando, in mille dolci sublimi allegorie, il sommo e l'intimo della nostra stessa essenza .

Emma - Che giorno questo, Celso!

Celso - L'uomo non conosce altro che la propria esistenza nel tempo e il suo rapido trasformarsi scivolando gi dalle cime arrise dal sole nella terribile notte dell'annientamento. E crede che una mano invisibile regga il filo della sua vita ravvolgendolo ora pi stretto, ora pi lento; e che, oltre questo, nulla vi sia.

Emma - (che avr ascoltato e ascolter estatica) E' meraviglioso!

Celso - Esistono libert e immortalit soltanto per chi sappia che cosa il mondo e che cosa l'uomo, per chi abbia risolto chiaramente il grande enigma della separazione e della reciproca influenza di questi due termini, enigma nelle cui antiche tenebre ancora milioni di uomini sono sommersi, schiavi per necessit, poich la loro luce interna spenta, della pi fallace delle apparenze. Essi chiedono alla vita ci che io alla musica, quando una bella armonia, ricca di toni molteplici, ha risuonato al mio orecchio, e poi svanita a poco a poco; e la fantasia si strugge perch l'eco non le basta. Eccetera, eccetera. Schleiermacher. Fu un tempo il mio filosofo. (Getta il libro sul tavolo) Ma non s' vista Marianna?

Emma - (afferra il libro con rapacit, lo guarda avidamente senza rispondere, poi, con meraviglia) Marianna? A quest'ora?

Celso - Verr sicuramente.

Emma - (non riesce a raccapezzarsi) Mah! Tu certo lo sai. Accomodati. E, dunque, Celso, non sei felice;"

Celso - ...E tu'?

Emma - Ah, me lo domandi! Sapessi, Celso! Sapessi cos' piangere, a lungo, di gioia! Un singhiozzare convulso, un nodo alla gola! Dio mio! Capisco: altra per te la libert. Che cosa sono per te i fatti contingenti? E' straordinario! Nemmeno un fatto come questo, accaduto in questa notte, ti distoglie dal pensiero che il fiume del tempo non lascia consistere nessuna cosa!

Celso - Al contrario, poco fa recitavo. Questo significa non credere. Ma non so la ragione della tua felicit.

Emma - Celso! Un ciclo della nostra vita finito e una nuova vita, la vita!, ci davanti! E che altro nome pu aver questo se non liberazione? Con tutte le nostre speranze, tutte, le pi antiche e le pi impensate, davanti a noi. E i nostri ideali che battono - toc toc - alla porta!

Celso - Speranze? Ideali?

Emma - So io! Oh, so ben io! E Marianna, Celso?

Celso - (alzandosi) Le vado incontro. Son sicuro di incontrarla.

Emma - Sar felice di abbracciarla! Marianna! (Breve pausa) La tua fanciulla scespiriana! Celso, il giorno in cui hai incontrato Marianna dovresti scriverlo in oro.

Celso - Io non tengo un diario.

Emma - Lo so.

Celso - (con apprensione, insinuante) E Carlo?

Emma - Carlo in cammino: mi ha telefonato dalla caserma. Che notte, questa, Celso!

Celso - Non avr fastidi, Carlo?

Emma - Fastidi? Ma ti pare? Lui ne dar di fastidi! E' stato, con le Esse Esse, ma per preciso incarico del Cipicucipo ; sai il Comitato, Comando unico e altro... Ha la dichiarazione. E poi appartiene al partito. Anzi, gi qualcuno nel partito. Me lo ha confermato Camillo.

Celso - Camillo sempre qui?

Emma - Certo. Lo abbiamo nascosto, sfamato, protetto. Camillo ci sar riconoscente per la vita. Non ha dormito questa notte, Camillo: in procinto di assumere non so che posto di responsabilit. (Sottovoce) Camillo un capo!

Celso - Mi fa piacere. Per te ed anche per Carlo. Mi fa proprio piacere.

Emma - Grazie.

Celso - (porge la mano, la stringe) Vado,

Emma - Grazie, Celso - maestro - della visita, delle buone parole. Come hai detto? (Accenna al libro) Skaches, Schlegelmaier? Quel tuo filosofo dun tempo.

Celso - (riprende il libro) Schleiermacher: Federico Daniele Ernesto Schleiermacher. Breslavia 1768, Berlino 1834.

Emma - Schleiermacher: non lo dimenticher. Non vedo l'ora di abbracciare Marianna.

Celso - Arrivederci, dunque. (Esce. Emma torna come trasognata ai cibi e di nuovo riprende gradualmente a mangiare con sguaiatezza).

Camillo - (entra dalla prima laterale sinistra intento ad allacciarsi i calzoni. Ha le bretelle pencolanti e fra le braccia la giacca, la cravatta, un fucile mitragliatore americano, una bandoliera con cartucce, una pistola, delle bombe a mano, delle fasce pluricolori che poi riporr insieme alle bombe in una tasca della giacca; quindi riporr la pistola in una tasca dei calzoni. Poser infine fucile e bandoliera sul tavolo, dopo di essersi applicato una fascia alla manica. Ha cinquantacinque anni e una notevole pancetta. Occhiali cerchiati di tartaruga. E' un uomo in carne ed ossa: ma dalla sua persona promana una luce interiore: insomma, non davvero una macchietta. Appare emozionato, sconvolto, impacciato) Ecco qua, ecco qua...

Emma - (si alza di scatto e, come prima, appare trasfigurata) Camillo!

Camillo - Ecco qua...

Emma - Camillo! (Gli s fa incontro gettandogli le braccia al collo. La sua voce commossa) Oh, Camillo! (Staccatasi, ammirandolo come se si trattasse di una statua antica) Come deve essere importante, com' importante, perch io lo sento come se fosse mio, questo momento per te!

Camillo - (sempre pi impacciato e veramente commosso) S, Emma, venuto... (Districando la roba che ha fra le braccia) Ma che fatica dissotterrare dal piancito tutto questo.

Emma - Qua, qua, ti aiuto... Camillo caro! (Avvicina il suo volto a quello di lui, poi si stacca) E' meraviglioso!

Camillo - S, venuto il momento. Ora vado dunque al Comitato, secondo gli accordi prestabiliti.

Emma - Ti faranno sindaco!

Camillo - No, non sindaco, ma quanto a responsabilit... forse pi. Avr da fare...

Emma - Dio, Camillo! La tua vita eroica di tanti anni, la tua fede costante, i tuoi sacrifici. Anni di esilio, e il carcere, la deportazione, la fuga...

Camillo - Debbo a te la mia salvezza. Come sarei scampato, in una piccola citt come questa, pullulante di tedeschi e di spie, io comunista di mezzo secolo, io schedato?

Emma - Tu hai fede, dunque, nel mio amore?

Camillo - Ho avuto fede. Anche quando mi dissero: E' gente ingannevole, ma non abbiamo di meglio. Si sono offerti, hanno cercato dei contatti. Crediamo che desiderino crearsi un alibi. Ma potrebbe essere un tranello. Tuttavia non c' possibilit di scelta. (Pausa) Emma, se ripenso la notte in cui entrasti, quatta, nella mia stanza...

Emma - Fui pazza. Perdetti la testa allorch mi apparisti la prima volta, una sera, lacero, sfinito. In ogni donna c' una fanciulla che ha sognato un eroe. Venisti a me con il fardello della tua vita di lotte, di rinunce, di sofferenze. Per un ideale! Fui pazza. E ancora lo sono e lo sar e non voglio rinsavire. E ora il tuo momento. Ora il tuo ideale, la legge che impera, la bandiera che sventola! Ora sei tu, Camillo! E' giusto, questo! (Con tono realistico) E per Carlo tutto sistemato, vero'?

Camillo - Ma s, te l'ho detto.

Emma - Sto tranquilla, vero?

Camillo - Ma sicuro.

Emma - (Io abbraccia, fremendo, con trasporto) E meraviglioso!

Camillo - ...Cara Emma... Ecco, non so come dire, difficile.

Emma - Diiiimmi!

Camillo - E finito... tutto... Non so... Dovrei essere felice: ho atteso questo momento da anni, quanti!, e... (Emma lo osserva con soave interrogazione) Si direbbe che la liberazione sia per me la fine del nostro inverno, lass, nella mia stanza gelida [pudico) sotto le coltri. Quella mia stanza di clandestino, che tu mi hai... animato... Un calore,..

Emma - (con voce melodiosissima) Camillo!

Camillo - Il nostro inverno trascorso come un attimo, e lo sbocciare della primavera, e anche la primavera ormai finita... (Sottovoce e timidamente) Il nostro amore...

Emma - (gioiosa, impetuosa) Ah, Camillo, ah, che dici! Finito"?! Ah! Mai, mai! E' finito solo il preludio, Camillo! (Lo abbraccia, gli si stringe) Non lo senti, non mi senti, Camillo? (Un bacio, dal quale Camillo uscir intontito, barcollante) E ricordati di Carlo, Camillo. Per Claudio, il suo bambino. Carlo mio marito e Claudio la sola cosa che io gli abbia dato. Tu, invece... Attento: Carlo. Carlo - (irrompe trafelato, in divisa tedesca, da ufficiale delle . SS (. Ad Emma) Ciao. (A Camillo) Camillo! (Carlo un uomo glabro, con occhiali da miope, laconico, arido. Stringe la mano di Camillo con gravit non priva di calore) Congratulazioni, Camillo. (Ad Emma) Sono salvo per miracolo. (A Camillo) Congratulazioni, Camillo.

Camillo - Grazie, Carlo, grazie. Ora vado, E tu affrettati a cambiarti. Ah, ecco qua, dimenticavo: la fascia. (Ne estrae una mezza dozzina, gliene porge una) La metterai al braccio. E porta pure con te le armi, quelle tedesche, naturalmente. Apprezzatissime: funzionano a meraviglia e sono trofei. Raggiungimi alla sede del Comitato. Ti presenter i nostri.

Carlo - (sempre con gravit) I nostri gi mi conoscono. Ho lavorato sodo e correndo rischi.

Camillo - S, certo, hai lavorato, in questi ultimi giorni. Certo. C' bisogno di giovani come te, giovani intellettuali usciti dall'equivoco. C' soprattutto bisogno di quadri nel nostro partito. Tu sei da pochi giorni un quadro del nostro partito. Saprai che cosa significhi.

Carlo - Lo so.

Camillo - E' tutto un nuovo mondo che ti aspetta. Avrai di che passare il tempo. Non tardare.

Carlo - Ciao, Camillo. (Gli stringe la mano guardandolo alla maniera dei prussiani, negli occhi, quindi fa un passo indietro, batte i tacchi, s'irrigidisce sull'attenti alzando il pugno chiuso) Evviva il nostro grande partito! (Resta cos immobile. Camillo, commosso e sorpreso si volge, poich si era avviato, s irrigidisce sull'attenti, un attenti alquanto approssimativo, alza il pugno chiuso. Emma pure alza il pugno chiuso).

Camillo - Arrivederci, compagni, (yia).

Emma - (a Carlo, leziosa) Compagno.

Carlo - (interrogativo la guarda, poi, con convinzione) Compagna.

Emma - (gli si getta fra le braccia) Che bella parola: compagno. Nella nuova vita lasceremo dietro di noi la moglie, il marito, i coniugi, gli sposi, i consorti. Mi pare importante!

Carlo - E' importante.

Emma - E' meraviglioso! (Pausa) Carlo...

Carlo - (la guarda interrogativo, poi) Il padrone di casa... Che mi dicevi al telefono?

Emma - Appunto... (Cupa) Cantava alla finestra, stamane. Cantava Il fior che avevi a me tu dato. (Ironica) Ha una bella voce. Pensa, da un anno siamo in questa casa e non aveva mai cantato. Cantava, stamane.

Carlo - Non venuto a parlarti?

Emma - No... Ma verr. Oppure non si far nemmeno vivo. Gli avvocati, i tribunali, la polizia ci sono per questo. Non tarder molto e saremo in mezzo a una strada. Cantava Il fior che avevi a me tu dato! Mentre io ero, qui, in pena per te. Mi maceravo pensandoti fuori in codesta divisa. Mi dilaniavo, mi sembrava di impazzire, avrei battuto la testa contro le pareti, se non m'avesse trattenuta il pensiero del nostro bambino. Lui sapeva questo: tu eri uscito iersera in divisa; io non ero uscita stamane. Cantava Il fior che avevi a me tu dato. Carogna! Gli altri giorni se ne guardava! (Con disperazione) Carlo! Saremo fuori di casa!

Carlo - Sta' calma, sta' calma. Io gli parler.

Emma - Ingenuo. Ti tapper la bocca con un'occhiata. E Dio voglia che non intenda far di peggio. Conosco questa razza di cani. Se ne stanno queti queti quando avvertono aria di pedate, ma quando possono mordere, allora azzannano... E dire che cento volte avresti potuto farlo sistemare.

Carlo - Non dire cose avventate, Emma. C'era Camillo, in casa. E conosci Camillo.

Emma - Si sarebbe potuto far credere a Camillo che non c'entravamo.

Carlo - Camillo non stupido. Emma, ti ho detto che sarebbe stato praticamente impossibile.

Emma - E adesso?

Carlo - Adesso si ammazzano i collaborazionisti. Il redde-rationem cominciato in questo senso e in questo senso in atto. Vedessi per le strade. (Celso e Marianna appaiono dal giardino).

Emma - (con tutt'altro tono e tutt'altra espressione, il volto e la voce atteggiati alla felice sorpresa) Guarda, Carlo!

Marianna - ( una giovinetta esile e bellina, con i segni esteriori dell'isterismo. Parla come se le costasse tanta fatica formulare le parole, le frasi, i concetti, e si aiuta con cenni del capo e talvolta del busto, come i ciclisti quando arrancano in salita; soprattutto si aiuta con le braccia e le mani, che ha mobilissime. Caratteristica della sua mimica lo spalancare le dita come gli attori e i cantanti negri e muover cos, a mo di pendolo rovesciato, le mani. Quasi sempre l'affanno del suo parlare corretto dal tono cantilenante. Cos come Emma esplode spesso nell'aggettivo meraviglioso , Marianna esclama spessissimo .accidenti!. Entrer con espansione, cantilenando) Buon giorno, Emma, come va! Accidenti, come sei bella!

Emma - Marianna! La mia Marianna! Tu sei bellissima! Cara, cara! (A Celso) Grazie, Celso, di avermela portata! La tua fanciulla scespiriana! Sedete.

Carlo - Buon giorno, Celso, buon giorno, Marianna. Accomodatevi.

Celso - (intento a incipriarsi) Buon giorno. (Stringer la mano di Carlo).

Emma - Carlo! Va' dunque a cambiarti!

Celso - Eh, s, direi anch'io. Tu hai addosso, Carlo, dei panni antigienici. Abbiamo visto, per strada, gli effetti dell'epidemia.

Marianna - Brrrr!

Carlo - Permesso. (Via dalla comune. Celso e Marianna incominciano a parlare contemporaneamente: uno dir una sillaba e uno un'altra).

Celso - Di', di' pure, cara.

Marianna - (con grande soggezione di Celso) Ma ti pare! Di' tu, prego.

Celso - Assolutamente: ti prego.

Marianna - (a Celso con gratitudine) Caro. (A Emma) Non parliamo di quello che abbiamo visto.

Celso - (rettifica con esagerata timidezza) gli ho chiesto per favore di accompagnarmi qui. (A Celso) Dico bene?

Celso - Ma certo, parli benissimo. Continua, ti prego.

Marianna - Grazie, Celso, come sei buono con me. Dicevo... (Si guarda attorno smarrita).

Emma - Dicevi che hai voluto essere accompagnata.

Marianna - Ah, s: chiesto, ho detto chiesto, per favore!

Emma - Naturalmente: difficile volere qualcosa da Celso.

Celso - S, tengo alle forme, io. E poi Marianna una bambina, e ai bambini s'insegna: chiedere per favore.

Emma - Dicevi, Marianna, di aver visto per strada...

Marianna - (a Celso, con imbarazzo) Oh, non son cose, forse, da raccontarsi... Ma, forse, ad Emma...

Emma - Mi piace, mi piace. Racconta: Celso, racconta tu. Morti?

Celso - (calmissimo) A dozzine! Bocconi: un rivoletto di lacca rossa accanto al capo. Che contrasto con il colore smorto dei vestiti: grigi o blu o nocciola; delle scarpe: nere o marrone; dei capelli: bruni o biondi. Quella lacca rossa fiammante. Taluni, invece, con il corpo intero inzuppato: sangue nerastro. E' un momento storico.

Emma - (con voce roca, di gola, esaltata) Momento storico: dici bene, Celso. (Breve pausa) E' meraviglioso!

Celso - Sono fatti che vanno interpretati solo storicamente. Avrei preferito, comunque, non vedere, non uscir nemmeno di casa: la cronaca non m'interessa, mi ripugna poi quando fermenta e diviene racconto romantico. Ho letto iersera un libro interessante: poesia negra.

Emma - (con esagerata premura) Interessante? Lo si trova?

Celso - E' difficile. E' un'edizione originale. L'ho scovato per caso dal mio libraio. E' un libro che ha dieci anni. Ho preso degli appunti. Sorprendente. Una nuova poesia nata nel mondo: non c' dubbio. Ne ho tradotto qualche pagina a Marianna.

Marianna - Una cosa! Dio, Emma! Accidenti!

Emma - Mi mettete dentro una curiosit, un fuoco! Una nuova poesia nata nel mondo ? Mi dirai, Marianna, vero? Voglio sapere!

Marianna - Ti dir, Emma, ti dir. Una cosa... Ac-cidenti!

Emma - Come sei bella, Marianna. (Meravigliata) Dio, non me n'ero accorta! Che magnifici orecchini hai! (Guarda ammirata).

Marianna - Ti piacciono?

Celso - Marianna ria il culto degli orecchini. E' una negra in tante cose. Preferirebbe uscire senza mutande piuttosto che senza orecchini.

Marianna - Oh, si. E' vero!

Emma - E, dunque, quali progetti hai, Celso?

Celso - Progetti'? E perch'? Per la liberazione'? Sono fatti che non mi commuovono. Continuer a fare l'insegnante di scuola media, un giorno insegner all'Universit. Scriver qualche libro.

Emma - Ecco, questo volevo dire. Scrivere. Tu sei l'uomo pi intelligente che Carlo ed io abbiamo mai conosciuto. Aspettiamo il tuo primo libro con maggiore ansia di quando aspettammo il nostro bambino.

Celso - Non sar un libro consolante.

Emma - Lo so, lo so, su questo non ho dubbi. Dio mio! (Confidenzialmente e con un certo ritegno) In confidenza, Celso: credi che anche Carlo potr scrivere...'?

Celso - Non so chi potrebbe impedirglielo.

Emma - Carlo sul tuo stesso piano intellettuale, sia pure come pu esserlo lo scolaro rispetto al maestro. Carlo si specchia in te... Ed io in Carlo... (Leziosa) lo sono, per le ripetizioni, la scolara di Carlo.

Celso - Tu non sei precisamente la scolara di Carlo. (Ironico) Ne sei l'ispiratrice.

Emma - Vuoi dire che sono romantica'?

Celso - S, credo che tu lo sia irrimediabilmente.

Emma - Sono una donna, Celso.

Marianna - Celso detesta le donne romantiche, lo lo ero in maniera smisurata. Accidenti. E ora, Celso?

Celso - Ora va bene. (Breve pausa) Ma potrei sciacquarmi le mani, che ho appiccicose? Di qua, vero? (Accenna alla comune. Esce).

Emma - Di l, poi a destra. (Le due danne s guardano con intenzione) Al solito?

Marianna - Si. Penso che si sia sciacquate le mani cinque volte in un'ora.

Emma - Non guarir se non lo rinchiuderanno.

Marianna - (assorta) Non guarir.

Emma - (trasognata) Che cosa si deve provare... Dev'essere meraviglioso! Ah!, se non fosse perch ho un figlio... (Incalzante) Tu non hai mai provato? Nemmeno una volta?

Marianna - S, una volta. Son stata male! Accidenti!

Emma - A lui piacerebbe che anche tu...

Marianna - (trasognata) Non so... Ac-cidenti! Non so...

Emma - E tu continui a procurargliele?

Marianna - Non sempre. Ma come potrei sottrarmi? Sento che mi odierebbe. Che cosa ti costa? par che mi dica passandomi il denaro. Ho vari amici d'universit nelle farmacie. E credono che sia io a farmele. (Carlo entra vestito con abiti civili, con bracciale pluricolore, fucile mitragliatore, pistole, bombe a mano. Marianna con sorpresa) Carlo! (Emma si alza giubilante, gli si fa avanti, lo ammira).

Celso - (rientrando, scorge Carlo, lo osserva freddamente) Ah, ecco, cos puoi uscire... S, s, hai tutto quello che occorre: non ti manca proprio niente.

Marianna - Stai proprio bene! Ne abbiamo visti, non vero, Celso?, cos. Stai proprio bene. Accidenti!

Emma - (esultante, mugolante, quasi declamando) Un intellettuale d'avanguardia nell'attuale momento storico! (Celso aiuter Carlo a mettere a tracolla il fucile, gli raccorcer la cinghia) Dovresti, Marianna, convincere Celso a iscriversi al partito.

Celso - Quale partito?

Emma - Ma il partito di Carlo!

Celso - Carlo ha fondato un partito?

Emma - Ma fa' un piacere: sai bene a quale alludo. E' il partito dell'avvenire! Degli intellettuali d'avanguardia!

Marianna - Celso lo .

Carlo - Ma non iscritto.

Emma - E' importante, nella vita, prendere una posizione! E questo un tale momento storico!

Celso - lo ho una posizione: la posizione trascendentale.

Carlo - (a Emma) A Celso garbano i paradossi. Sappiamo, per, che molto vicino a noi.

Celso - Davvero?

Emma - (a Celso) Tu hai detto che il marxismo il nuovo cristianesimo.

Celso - E' un luogo comune: io non posso avello detto.

Carlo - Lo hai detto.

Marianna - Noi donne, Emma, che cosa faremo?

Emma - Io so bene che cosa far. Ho chiesto a Camillo la tessera: voglio essere una donna libera, io'

Celso - Andiamo, dunque, Marianna. Abbiamo una visita importante da fare. (Ad Emma e a Carlo) Ho spesso il dubbio atroce di amare Marianna per le sue preziose relazioni. Pensate: Marianna entra ed esce nelle farmacie senza farsi annunciare.

Marianna - (trasognata) Non in tutte...

Celso - Oh, sarebbe pretendere troppo! Saluta, dunque, Marianna, i nostri buoni amici. (Scorge Carlo che va verso la porta che d sul giardino, come in ascolto) Ma che ti prende, Carlo?

Carlo - (nervoso) Mi sembrava di sentir... cantare...

Celso - Cantare?

Carlo - Non avete udito, prima, quando mi cambiavo?

Marianna - (guardando Emma) No: eravamo qui, Emma ed io. Celso era di l. Non abbiamo udito. (Ad Emma) Vero?

Emma - (secca) No. (A Carlo) Perch, tu...?

Carlo - S. (Lunga occhiata d'intesa fra Carlo ed Emma).

Celso - Ebbene? Canta chi pu nei giorni di festa. Arrivederci, dunque. (Strette di mano).

Marianna - (cantilenante) Arrivederci, Emma. (Baci e abbracci) Arrivederci, Carlo, e tanti rallegramenti. (Stretta di mano) Dio, che aria terribile hai! Ac-cidenti!

Emma - (prima a Marianna, poi a Celso) Arrivederci, grazie della visita, e fatevi vivi, arrivederci.

Carlo - (strette di mano) Arrivederci, buona passeggiata.

Emma - (segue con lo sguardo i due sulla soglia) Io sarei romantica? Guarda: raccoglie un fiore e lo porge a Marianna.

Carlo - E' un atto ironico, non te ne rendi conto?

Emma - Credi? E' meraviglioso! (Riguarda fuori: sono usciti. Si avvicina a Carlo) Tu non sei romantico, nevvero, Carlo?

Carlo - Spero di no.

Emma - E cos lo hai sentito anche tu.

Carlo - (accigliato) S.

Emma - Stai proprio bene... (Lo ammira, tocca il fucile, le bombe, le cartucce, la pistola. Si scosta per ammirarlo da capo a piedi) ... Cos un rivoluzionario... C' la rivoluzione!

Carlo - (corregge) L'insurrezione.

Emma - Per ora: poi...

Carlo - Certo, la prassi... Io, personalmente, non ho dubbi. Si andr fino in fondo.

Emma - Sei, dunque, un rivoluzionario! (Breve pausa) Non soltanto vestito, voglio dire.

Carlo - ... No, non so...

Emma - (con decisione) Carlo, abbiamo anche noi la nostra rivoluzione da fare! (Si ode il canto Il fior che avevi a me tu dato dal giardino. I due stanno in ascolto e poi si fissano stralunati negli occhi).

Carlo - ... No, no, macch... (Tentennante) Non ci ha niente a che fare, lui. Lo sappiamo bene!

Emma - Oh, anche lui lo sa bene quanto ci hai avuto a che fare tu. Che cos'eri fino a dieci minuti fa, quando indossavi l'altra divisa, e con tanto di galloni!

Carlo - (furente, pur nella stia flemma costituzionale) Perch l'ho indossata? Chi quasi me l'ha messa addosso a viva forza? Chi? Rispondi!

Emma - Tuo figlio... Nostro figlio.

Carlo - Io prevedevo come sarebbe finita.

Emma - Prevedevi come probabile, come verosimile. E con questo? Carlo, come avremmo passato questo tempo? Credi che saremmo vivi? Tutti e tre vivi, io, te e Claudio? E siamo vivi! Non senti, non capisci l'importanza di questo: siamo vivi! Vivi e con il nostro domani aperto davanti a noi! Rispondi tu, ora...

Carlo - ... Non nego questo...

Emma - Il nostro domani, Carlo! Abbiamo bruciato la nostra giovinezza in una sete spasimosa di sapere, di vedere, di conoscere, accontentandoci di promesse. Quante promesse! Tutti i libri che avremmo voluto leggere, tutti i libri che non sappiamo che esistono, tutti i libri che usciranno per anni ed anni... E i tuoi libri, Carlo! Oh, la fede che io ho in te, la fede nel fatto che tu, Carlo, scriverai dei libri che soprawiveranno alla nostra morte!

Carlo - S: io scriver dei libri.

Emma - I tuoi libri! Che mi leggerai, con la tua voce calda e pacata, come si fa con le favole ai bambini. Ricordi le favole di Dostojewski, di Faulkner, ed anche la favola della vita: Darwin: C'era una volta una nebulosa. Ricordi?

Carlo - (come sempre gelido e professorale) Ricordo: tu ti sedevi in terra e poggiavi il capo sulle mie gambe. Leggevo...

Emma - A mio modo: come sentivi tu, non com'era scritto. Quante volte s' fatta cos l'alba...

Carlo - Eravamo noi due.

Emma - (con impeto) E siamo ancora noi due! Ed per questo, perch sia sempre, che dico: dobbiamo afferrare questo momento - ed , non sar altro, bada, che un momento! perch sia sempre! Soprattutto perch sia vero! Dobbiamo andare a Parigi! Gli impressionisti! Il Louvre! Dobbiamo conoscere di persona gli uomini del tuo mondo, Carlo! Dobbiamo parlar loro: signor Matisse, che cos' la pittura? Signor Valry, che cos' la poesia? E i nostri amici saranno il pittore Amintore, lo scultore Corinaldo, lo scrittore Mimi, il filosofo Simone, il poeta Scampatore: saranno il nostro mondo! .

Carlo - Hai forse qualche dubbio che non sar cos?

Emma - (scandendo le sillabe) Non dubito nemmeno che tu non voglia che sia cos. Dunque, dobbiamo superare d'un sol balzo il primo pregiudizio, per essere, fermamente, quel che vogliamo essere (scandendo le sillabe) nel momento in cui lo possiamo. E' cominciato da poche ore un sovvertimento che non durer a lungo. Quanti, chiss quanti che non hanno conti da rendere ne avranno gi resi e ne renderanno.

Carlo - (tentennante) ... Forse per isbaglio, o per vendetta privata... Ma nel nostro caso...

Emma - (trasecolata) Carlo! Sei veramente quello che appari in codesti paludamenti? Fai parlare la coscienza, e, Dio mio, quale coscienza! Zucchero filato! (Si infervora) E' un uomo vecchio! Che ha risparmiato tanto da acquistare questa villetta! (Con sprezzo) Facendo il tenore! Cantando nella Carmen , Carlo. E' questo un uomo? Un uomo vivo? E lo mai stato? Mentre noi, Carlo, e che dico mai noi: tu, voglio dire, tu sei un intellettuale! Hai una missione da compiere nella vita! Che ne sa lui delle infinite, innumerevoli cose incommensurabili che tu sai? Sa di filosofia? Di lettere? Sa che sia mai esistito Bruegel? Guardati attorno: le oleografie, le croste, il ranciume. Ha mai sentito parlare di Gogol? Il nostro Gogol!

Carlo - No certo.

Emma - E di Schleiermacher? Il filosofo della mia giovinezza!

Carlo - (sbalordito) Oh bella!

Emma - E dei poeti negri? Una nuova poesia nasce neh mondo, e lui non lo sa.

Carlo - Ma nemmeno io lo so! E tu?

Emma - ... Celso. (Pausa) Noi abbiamo un amico come Celso. (Pausa) E dovremmo andarcene in un campo di profughi, o tra le macerie d'un edificio bombardato, a rinnovarci delle promesse, e a inventare la vita, in un'attesa assurda... di che cosa? Di un momento come questo! E questa casa? Credi che Celso ci rimetterebbe i piedi? Per parlare al signor tenore a riposo? Celso parla a noi e noi parliamo e parleremo ad altri come lui e come noi. Questo parlare da vivi ai vivi. Questo esser vivi. Noi siamo vivi, Carlo! E questo, questo che passa mentre io ti parlo, mentre tu mi guardi perplesso, un particolare momento storico, che il nostro, il tuo momento storico! Dio mio, come si pu esitare?

Carlo - ... Tu dici per Claudio, per il bambino... La casa, il giardino...

Emma - Per Claudio e per noi, per te! Altrimenti, altrimenti... (Con raccapriccio) Dio, che vita stata la nostra prima di metter piede in questa casa!

Carlo - ... Certo una casa, grande anche troppo per noi, il tinello per gli amici, e il giardino per Claudio, e i mobili, le stoviglie, gli arredi... (Pausa) Una casa per noi che siamo stati zingari, che abbiamo patito... (Pausa) Certo sarebbe.... E', dico, una base. E' una grande cosa... (Con rapida decisione, ma trepidante) Sar una grande cosa.

Emma - Ah! (Gli getta le braccia al collo. Pausa) Come farai?

Carlo - (con naturalezza) Andr su e lo toglier di mezzo. (Accenna alla pistola che porta addosso). Emma - No, meglio forse chiamarlo in giardino. Attento a sparare contemporaneamente ai colpi delle artiglierie. Lo nasconderemo nella veranda e questa notte lo metteremo nella strada. Interrogativo: partigiani o tedeschi? Risposta: una carogna di meno. Ma non c' tempo da perdere: andiamo, io ti accompagno. (Si incamminano).

Carlo - (arrestandosi di botto) E Claudio? Dov' il bambino?

Emma - A letto, che dorme.

Carlo - E se si svegliasse?

Emma - Ha tre anni, Claudio.

Carlo - (cupo) La finestra della sua stanza d sul giardino. Se si svegliasse e si affacciasse?

Emma - Dorme. Ma se hai questa idea puoi andare in casa dell'omino.

Il padron di casa - (dal di fuori) E' permesso?

Carlo - (spiritato) E' lui!

Emma - (dopo una pausa) Bene. Meglio cos. Viene di certo per sfrattarci. (Sorride come per dire: e invece lo sfratto te lo diamo noi ).

Carlo - (verso il giardino) Un momento, per favore. Un momentino. Voglia scusare. (Si toglie le armi e il bracciale che depone in fretta e furia in un angolo nascondendoli; s'infila poi la pistola in una tasca) Preferisco non dovergli delle spiegazioni. (Con altro tono) Non si potrebbe parlarne a Camillo? Chiedergli un paio di partigiani?

Emma - No, assolutamente. Camillo va messo, semmai, di fronte al fatto compiuto in caso di conseguenze impreviste, ma sar meglio se non ne avremo bisogno. Camillo pu servirci solo a patto che continui a vederci con i suoi occhi... Conosci Camillo: un idealista fin de sicle. Tutt'altra cosa deve essere aver letto Marx trent'anni fa, come ha fatto lui. Del resto questo affar nostro, pi tuo che mio in fondo, perch tuo figlio, in fondo, che pi di noi ha bisogno di una casa, di un giardino. (Romanticamente) Noi in una camera ammobiliata, dopo tutto, ci ameremmo di pi. Siamo cos, noi! (Lo abbraccia).

Carlo - (all'improvviso si stacca e va decisamente alla porta) Avanti, signore. Ci scusi per averla fatta attendere.

Il padrone - (entrando) Disturbo?

Emma - Buon giorno, signore. Ma che, anzi! Si accomodi, si segga, qua. Come vede (indica attorno, mobili e arredi) tutto a posto.

Il padrone - (si guarda attorno) S, s, non dico, tutto a posto. (Si sofferma a guardare un mobiletto, lo rimuove poich di sghimbescio e lo spolvera, quindi va davanti a un quadro storto, lo raddrizza e con il fazzoletto ne pulisce affettuosamente il vetro) Fa piacere riveder le proprie cose care, dopo tanto tempo. (Febbrilmente mette tutte le cose a posto componendo un intimo quadro; raccatter poi le immondizie).

Emma - (sottovoce a Carlo) E' il momento buono, subito, qua, mentre io guarder il cancello. Io lo far sedere e lo intratterr, tu gli andrai alle spalle.

Carlo - (piuttosto emozionato) S. Emma (al padrone, intento ad ammirare l'ordine tornato nella stanza) Ma si segga, la prego! Oh, non faccia caso alla confusione. Non siamo, purtroppo, n mio marito n io, persone ordinate. Ma tutto le stato conservato, tranne qualche piccola cosa, il bambino, la cameriera, lei comprende. Cose di cui le verr rifuso il danno. Si segga, la prego. Qua penso che ella preferisca.

Il Padrone - Infatti: questo il mio posto preferito. (Sedendosi sulla sedia a dondolo) Comprendo, comprendo la loro gentilezza di stamane. Ho ascoltato, e senza bisogno di tener basso il volume, le radio alleate. Comprendo. Ebbene, io sono vecchio, signori, sono un uomo pacifico... Voglio dire che seppure abbia visto molte cose che non mi son garbate, seppure loro abbiano abusato della mia casa occupandola con la violenza, relegandomi in un ripostiglio e inibendomi poi di gettare una volta tanto un'occhiata a queste stanze e a queste cose che per me rappresentano tutto ormai, seppure mi abbiano anche talvolta offeso e fatto oggetto di minacce, non serbo rancore...

Emma - (visto che Carlo con la pistola in pugno alle spiale del padrone non si decide ed anzi si asciuga con il fazzoletto la fronte imperlata di sudore, va verso di lui dicendo all'ospite) Beva qualcosa, un bicchierino, ecco qua. (Apre, passandogli accanto, il buffet e fa tintinnare un bicchierino, poi va rapidamente oltre. Strappa la pistola al marito, la osserva per rendersi conto del funzionamento, chiede a Carlo sottovoce) Cos?

Carlo - (alza la sicura balbettando) Cos.

Emma - (scarica la pistola nella nuca del padrone gridando) Piglia, cane di un collaborazionista del tedesco invasore! (II padrone cade riverso sulla sedia e dopo un po' si abbatte al suolo, rantolando. Emma restituisce la pistola al marito, si ravvia una ciocca, guarda in faccia Carlo).

Carlo - (esaltato e congestionato) Viva la rivoluzione!

Emma - La nostra rivoluzione! (Poi, logica e quasi per tranquillizzare Carlo) Siamo soli.

Carlo - Emma! Emma! (L'abbraccia, la stringe) Oh, Emma, amor mio!

Emma - Caro, aiutami a portarlo fuori. (Accenna al cadavere).

Carlo - Dopo, dopo! Ti voglio, ora, ti voglio, Emma, amor mio!

Emma - (sorpresa, felice) Davvero? Carlo, che pazzia! Pensa, se entrasse qualcuno dal cancello. (Mentre Carlo la solleva da terra per portarla verso il divano) Siamo proprio dei pazzi! Carlo, adesso solo ti riconosco, riconosco il mio Carlo caparbio e irrazionale. E' meraviglioso!

PRIMO TEMPO

QUADRO PRIMO

La saletta di un caff. Penombra: l'ora della chiusura prossima.

(Emma e Marianna occupano uno dei tre tavoli. Gli altri sono deserti. Sono vicine, le due donne, vicine e in preda ad un'intensa eccitazione cerebrale. Stanno chine in avanti, quasi a lambire l'opposto lato del tavolo. Forse non si accorgono nemmeno di accarezzarsi l'un l'altra. E' il 1946).

Emma - ... e l'angolo, quell'angolo, illuminato dal bagliore della fiamma, e la faccia di lui controluce! Dio, che faccia!

Marianna - (assai diversa da com'era nel prologo: con un che di malato e di vizioso, lo sguardo fisso come di chi evochi ricordi allucinanti; pronunciando in fretta) S s s s.

Emma - L'espressione do-lo-ro-sa di quella faccia!

Marianna - Ac-cidenti!

Emma - E lei che guarda fuori, attraverso il vetro sporco, l'omino che sgrana il rosario, nel cortile, con il mitra fra le braccia... Che cosa dev'essere per lei in quel momento l'omino! Ecco: in quel momento (con un ghignetto di topo) senti che cosa ho pensato: roba da matti! in quel momento l'omino potrebbe averla, la donna, la be-stiaccia che in ognuna di noi.

Marianna - S s s s.

Emma - Sono contenta che tu sia d'accordo!... (Con improvviso slancio) Pensa, scriverle queste cose! Lei che beve, in quella lurida capanna, nascosta, gli ultimi momenti della vita di lui, condannato. E l'omino fuori, con il rosario e il mitra l'omino che uccider, il mitra che sparer per una giustizia convenzionale rappresentata dal rosario - il piccolo boia, pensa che cosa sarebbe un amplesso di lei con il piccolo boia.

Marianna - S s s s.

Emma - Ma non per calcolo, o per qualsiasi scopo. No. Proprio (cercando le parole, non trova di meglio e pronuncia con l'intenzione di fare intendere un significato recondito) senza scopo! (Con infatuazione) Che film meraviglioso abbiamo visto!

Marianna - Accidenti!

Emma - Ecco, in questi casi che io sento l'ingiustizia di esser nata donna. Dio, che cosa concesso agli uomini! Pensa: essere un uomo! Fare del cinema! Regie. E anche parti: Charlie Chaplin, Orson Welles, De Sica...

Marianna - Essere un uomo, poter acquistare un monte di esperienze!

Emma - Essere un uomo, provare tutto, tutto!

Marianna - Per raccontare.

Emma - (annuisce) Per raccontare! Se no cos' provare questo e quello? Non niente, questo e quello, se non lo puoi raccontare! Anche noi non siamo niente, non siamo veri e vivi, se poi non possiamo raccontarci! Ma come, che cosa raccontare? Questa nostra vita uniforme? Questa nostra citt vernacola?

Marianna - E' vero!

Emma - Questa cerchia d'inferno che ci opprime? Eppure noi non siamo delle Bovary. E allora? Uscirne, s, ma per scendere in fondo alle cose, non certo per raggiungere un posto nella societ, e vedere, provare, toccar con mano! E risalire, magari con tutto quello che hai veduto, provato, toccato, in te, da gettare in faccia agli altri, scottante! Come il film di questa sera. Questo s, possibile, forse.

Marianna - Dio, che film abbiamo visto, Emma!

Emma - Tre volte. Dio, siamo pazze, Marianna! Se penso che mio figlio da otto ore con la donna, che gi da un pezzo dorme. E mio marito rincasato, ha cenato, uscito, rincasato di nuovo e ora star coricandosi, pacifico, con un libraccio...

Marianna - Carlo legge, legge sempre, ma si direbbe che legga per s solo. Non voglio criticarlo: dico, perch tu desideri, non vero? che sia, non so...

Emma - (cupa) Carlo legge libri importanti! Aridi, astrusi, ma importanti! Ha preso molto sul serio il suo nuovo lavoro. E' un anno ormai: casa e partito, partito e casa. Forse la vita politica fatta per lui. L'ho accantonato, Carlo. Ora desidero solo che tu, Marianna, sia. (Con altro tono) Ma anch'io dovr rincasare, spogliarmi in punta di piedi, aver pronta una giustificazione.

Marianna - Carlo sempre geloso?

Emma - Anche Carlo ha il suo piccolo orgoglio di re del pollaio... Che fortuna stata la tua, Marianna, di incontrare Celso, di provare un'amara delusione, fino a impazzirne, che fortuna la tua di non poter avvicinare un uomo senza provarne ripugnanza, di essere cos, per sempre, libera!

Marianna - S s s s. (Pausa) Ac-cidenti!

Emma - (insinuante) Solo, dovrai vincerla un poco, la tua ripugnanza. Non ti sei provata?

Marianna - Provo, ma proprio...

Emma - Eppure, non puoi rinunciare a quello che madre natura ci ha dato per vincerla, alla fin fine, qualche partita in questo porco mondo. Sarebbe il colmo!

Marianna - Non proprio ripugnanza... E' che... Non so, non so dire. E' tutt'altro! E' la cosa, capisci? La cosa della cosa, capisci?, che mi spaventa. Ma il resto, anzi, direi che... mi attiri...

Emma - Lo sapevo. (La carezza) Lo so che, prima o poi, tu... Addio, Emma!....

Marianna - (con un fremito) Oh, Emma, tutto il mio mondo, il mio tutto! Oh, Emma, io? Io?

- (Le si stringe) Tu piuttosto... Anche ora vorresti... Ma ora non vai davvero a casa!

Emma - Debbo, lo capisci bene, no?

Marianna - Ma anch'io debbo! Debbo mostrarti il ponte. (Scandendo le sillabe) E' importante, per me!

Emma - Desidero tanto vederlo, il tuo ponte!... La periferia, i treni che passano e ripassano ululando...

Marianna - S, s, va' avanti... .

Emma - Un ragazzo povero, un mendicante che dormiva appoggiato al parapetto. Tu ti ci sei seduta accanto e lo hai toccato... frugato...

Marianna - S, s, va' avanti...

Emma - Eri pronta a fuggire se avesse aperto gli occhi: macch, aveva il sonno degli innocenti. Ti sei addormentata...

Marianna - (eccitata) S, s, va' avanti. Ripetimela tu, la mia storia.

Emma - Ti sei svegliata per il freddo e l'umidit. Anche il ragazzo era sveglio. Ti guardava con la curiosit di un cerbiatto. Aveva del denaro, tante monetine e bigliettini di piccolo taglio frusti, ai mendicanti si danno sempre i biglietti frusti, in un vecchio berretto rovesciato e posato in terra. Hai affondato una mano, ghermito, e sei balzata in piedi. Hai corso.

Marianna - No! Non qui! Sul ponte, l me la devi ridire! E' im-por-tan-te!

Emma - S, hai ragione. Ho, sulla storia del ponte, tante osservazioni, sfumature, che qui proprio non riuscirei a formulare.

Marianna - (con gioia voluttuosa) Ah!... (Concitata) E non dimenticare il cinema, il piccolo cinema fumoso dov'ero andata per rivedere quel film. Non dimenticare quello che si prova dopo di averlo visto, quel film. Quelle sensazioni... E perch invece di prendere la strada di casa, m'ero allontanata verso la periferia. E' im-por-tan-te!

Emma - E' meraviglioso! (Il cameriere si sar nel frattempo affacciato di quando in quando). Un Giornalaio - (entra strillando) Giornali. Ultime della notte. (Alle due donne direttamente) Giornali?

Emma - No, grazie, non leggiamo i giornali.

Il Giornalaio - (uscendo) Baldraccone!

Marianna - (toccata) Che cos'ha detto?

Emma - (impassibile) Non ci badare.

Marianna - (ironica, cattiva) Sono quelli i compagni ?

Emma - Oh, non dire... Dovremmo, al contrario, domandarci perch sono cos. E ci accorgeremmo che il nostro compito quello di cambiarli.

Marianna - Hai ragione. Scusa. Mi venuto in mente Camillo, il suo rifiuto sprezzante di iscriverti, la sua avversione sorda, per un ripicco personale. C'era nel tono di quell'omino qualcosa della ostilit di Camillo. Anche Camillo un popolano, un operaio, no?

Emma - Povero Camillo... M' servito... Ti dir un giorno. E' cos: ignoranti. E spetta a noi dirozzarli. E' una grande missione, Marianna. La pi grande, la sola vera missione di un intellettuale onesto, qualunque sia il suo credo politico; anche se, come te e come me, non iscritto

Marianna - (cantilenante) Hai ragione!

Emma - E perch credi che ti dica di scrivere, di vincere ogni riluttanza, e per questo, prima di tutto,di acquisire delle esperienze. Esperienze! Esperienze!

Marianna - S s s s.

Emma - Hemingway. Pensa! Dio, Marianna!

Marianna - Dio!

Emma - Che ridda di esperienze!

Marianna - Accidenti!

Emma - Dalle esperienze, i racconti. La vita, il mondo. La multiformit della vita e del mondo. Semplicemente. Hemingway. Uomini che parlano da uomini: Non t'incazzare, per favore, Bill. Donne che parlano da donne: Mi sento tanto vacca, questa sera.

Marianna - S s s s.

Emma - E sai scrivere, tu! Hai una laurea, ma non per questo. Se anche non l'avessi, non te l'ha data Celso, forse, una laurea? Celso! Un anno con Celso! Centinaia di autori: filosofi, narratori, poeti, artisti, musicisti. E il discorso della vita e della morte attraverso la cultura, il discorso di un anno con Celso! E' qualcosa di pi di una laurea! E' un'esperienza rara, un'esperienza meravigliosa, Marianna! Un anno di amplesso di due cervelli, un uomo e una donna che si amano senza amore, l'amore lercio di tutti, con l'intelletto. Due cervelli nudi. Celso ti ha fatto molto male, Marianna, ma te lo ha ripagato abbondantemente e in anticipo! Non ti pare?

Marianna - S s s s.

Emma - Pensa che cosa saresti senza aver conosciuto Celso. Una supplente di scuola media, fidanzata o addirittura sposata. Una donna spenta. E sei viva, invece! Viva: con un anno di esperienze e una sete di esperienze nuove, che poi in definitiva sete di raccontare. Raccontare... Marianna [alzandosi di scatto) -- Andiamo, dunque, al mio ponte!

Emma - Solo al ponte, per: poi filer a casa. E' tardissimo: quasi le due.

Marianna - (cow affanno, quasi con disperazione) Oh, ti prego! Dovremo parlarne, della storia del ponte, dopo che l'avremo rivissuta, l! E' im-por-ran-te! Io capisco che im-por-tan-te, Emma!

Emma - (pure in piedi, la guarda intensamente, le prende le braccia, le sorride con tenerezza) Ma s... Ma s... Che me ne importa della mia casa... Se non fosse per mio figlio, se non fosse... Andremo al ponte! E, poi, a casa tua! Non t'incazzare, per favore... Andremo, poi, a casa tua...

Marianna - (eccitatissima, protende una mano adunca, la conficca nel collo di Emma) Emma! (Pausa).

Emma - Parleremo a lungo... Mi sento tanto vacca, questa sera!

QUADRO SECONDO

La stessa scena del prologo. Mancano per tutti i quadri, che sono stati sostituiti con dipinti e disegni astrattisti, espressionisti, neorealisti e via di seguito, inchiodati senza cornice e senza grazia, quasi tutti i mobili e tutti i soprammobili. Alcune sculture in gesso, esecrabili. Una, astrattista, di notevoli dimensioni, in primo piano a destra. Sedie dozzinali una diversa dall'altra. Al centro una tavola rudimentale, sgretolata. Una cassa da imballaggio in un angolo. Disordine, assai pi che nel prologo, dovunque.

- (Sono in scena il Maestro che, seduto accanto a Prassede, la terr costantemente per mano, Prassede, il filosofo Simone, il letterato Farinata, il funzionario di partito Arcadio, Celso e Carlo. Seduti in gruppo, tranne Celso e Carlo, che sfogliano, appartati, l'uno un libro e l'altro una rivista, gli uomini in maniche di camicia o camiciola estiva, la donna sbracciata, conversano. Pomeriggio di una domenica di estate del 1947).

Farinata - (parla concitato, con vari difetti di pronuncia; dimostra quarantacinque anni, viscido e untuoso, ha i capelli lunghi e radi e i baffetti a virgola; il solo che sulla camiciola estiva porti una cravattina a farfalla) Difesa dei valori della resistenza! A distanza di due anni dalla liberazione mi sembra questa l'esigenza fondamentale. E su questo principalmente io insisterei.

Simone - (rossiccio, dinoccolato, posatore, monocoluto, ironico, snob ed enfatico) La religione! della resistenza! io direi! E quando s' detto religione! (Vorremmo ch'egli pronunciasse religione cos: relisciuone con la esse dura ed ou come un muggito).

Arcadio - (un giovanottone dall'aria d bambino cresciuto smisuratamente; e la parte del duro che sostiene non gli si addice) Badate, compagni, a non confondere, creando una specie di gerarchia dei problemi. Secondo me non esiste un problema pi importante dell'altro. Tu che ne pensi, Maestro?

Il Maestro - ( il solo personaggio della tragedia che parli due volte per ogni necessit: pensiero intimo - parole tra virgolette - e pensiero espresso. La formula non nuova, ma non colpa nostra se egli l'ha presa dagli scrittori americani che se ne son serviti Spesso a ragion veduta, e l'ha applicata come fredda, inutile e assurda regola nelle sue opere. Non sar, tuttavia, strettamente necessario che sulla scena il Maestro dica anche le battute messe tra virgolette, ingenerando un rallentamento di ritmo nella cosiddetta economia generale della rappresentazione. Baster, forse, che egli le dica dentro di s. In tal caso egli pronuncer le parole del pensiero espresso con un leggero accento dialettale, accento che, nell'edizione italiana di questa tragedia, vorremmo fosse il siciliano. Se poi, invece, si preferir attenersi ad una fedele raffigurazione del personaggio, consigliamo di accentuare, nelle parole del pensiero intimo, il dialetto, e d smorzarlo in quelle del pensiero espresso. Il Maestro forse un bell'uomo, asciutto, di circa quarantacinque anni: il suo volto non apparir che in parte, seminascosto da un vasto paio d'occhiali da sole. S' detto che seduto; precisiamo: abbandonato, come su un letto, e tien per mano Prassede. Questo non gli impedir di accendere continuamente dei fiammiferi e di tracciare nell'aria, specie quando parla, come per riempire le pause, dei lenti mulinelli di fuoco) Sono esattamente del tuo parere, Arcadio. In realt la cosa mi indifferente. Per me la resistenza un fatto superato. Ma che fa Emma? .

Celso - (distraendosi dalla lettura) Il Maestro somiglia ai suoi libri. Ha l'aria di elaborare, continuamente con se stesso, un dialogo intersecato: pensiero-espresso, pensiero-intimo.

Farinata - (seccato, a Celso) Scusa, ma non parlavamo di farfalle. Dicevo, i valori.

Celso - Ma nemmeno io parlo di farfalle. E' una osservazione importante che voglio fare: se il Maestro fosse, per ipotesi, tal quale i suoi libri, gli accadrebbe assai spesso di non avere dei pensieri intimi veri, ma di doverne formulare di posticci, in ossequio a una maniera. E questo sarebbe triste. (S domanda) Triste o comico? (Si risponde) Non so.

Il Maestro - (dolcemente) Che stranezze, Celso! Non esprimo pensieri intimi veri? Ma sempre il pensiero intimo vero, se vero che quando scrivo in forma diretta sono un altro, in un altro... La mia ben nota umilt mi impedisce di confutare.

Prassede - (donna matronale, sui quarantanni, ha l'aria d'essere la zia del Maestro) I giovani d'oggi amano il paradosso e non hanno rispetto per il lavoro produttivo degli onesti. Tanto varrebbe, Maestro, riporre ogni umilt ed assumere gli atteggiamenti che si addicono agli uomini di genio.

Il Maestro - Io amo la mia umilt, Prassede, non meno di quanto ami te. Ti amo ancora, Prassede? 0 non altro che un ricordo e un impegno? E' quanto io mi domando.

Celso - Non importa. Dicevi, Arcadio, che non pu esistere una gerarchia dei problemi.

Farinata - Ah, ci permetti di continuare?

Celso - Nemmeno per sogno! Tu, Arcadio, e tutti gli altri propagandisti...

Arcamo - Lascialo dire.

Celso - Voi dite: problemi in blocco. Li conosco i vostri problemi, e ne sento il fascino. Ma la fede! Potete negarla? Potreste sopprimerla? Perch allora darla per scontata? E questo, Arcadio, non un problema come gli altri. E' il problema dei problemi. Io sono contro la chiesa, contro i gesuiti, contro le botteghe. Ma Dio Dio. Siate marxisti e .credenti, cristiani e antidogmatici. Dio senza l'uomo.

Arcadio - Che te ne pare, Maestro?

Il Maestro - Non stupido il ragazzo. Ma vagliela a raccontare ai marxisti.

Arcamo - Ebbene?

Il Maestro - Io sono un marxista e come tale non posso nemmeno soffermarmi su simili stramberie.

Simone - Celso ha fatto una scommessa con il mondo. Il mondo va da una parte e lui da un'altra. Chiss se si incontreranno mai?

Celso - Tutti noi, noi in questa stanza e quelli fuori da questa stanza, ma uguali a noi, abbiamo fatto una scommessa con il mondo: il mondo da una parte e noi da un'altra. Qui dentro io solo, per, lo capisco e lo ammetto. Pu darsi che per questa strada io possa incontrarlo, un giorno, il mondo. Mentre voi non lo incontrerete mai.

Farinata - (furente) Sentite: vogliamo raccontarci delle barzellette? Ha cominciato Celso. Tocca a te, Maestro.

Il Maestro - Io? Racconterei certe barzellette sul tuo conto! . Ne sapevo ma le ho dimenticate tutte.

Simone - Da un pezzo devi averle dimenticate: c' tanta tristezza in te!

Prassede - Accade sempre al Maestro di essere triste quando ci sei tu.

Simone - Io non ho voluto offendere il Maestro.

Prassede - Gli hai dato dello squallido. E' ora di finirla con questa storia che squallido!

Il Maestro - Ma ti pare, mia adorata? Donna, badassi ai fatti tuoi! Che ne sa lui, filosofo e animale improduttivo? Lui parassita?.

Simone - Ma ti pare, Maestro?

Farinata - Io darei con la testa contro il muro! Siamo qui per parlare di una cosa di enorme importanza; i pi, io, il Maestro, Prassede, venuti da fuori e, nossignore, si deve divagare!

Arcamo - Farinata ha ragione: cerchiamo di non dimenticare lo scopo di questa riunione: la nuova rivista.

Simone - Il Faro! Dimostreremo al Paese intero di che cosa siamo capaci!

Farinata - E tu, Carlo...

Carlo - (distogliendosi dalla lettura) S.

Farinata - Tu che dovrai dirigerla, questa rivista, te ne stai appartato, come se la cosa non ti riguardasse. E' incredibile!

Carlo - Non mi disinteresso: osservo, anzi studio questa rivista. E' assai ben fatta. Non avete, del resto, nemmeno iniziato il discorso. Un discorso positivo. Per esempio: avremo, fin dal primo numero, un pezzo del Maestro?

Il Maestro - ... Scriver un racconto... che ho nella mente. Potrei scrivere un racconto sulla mia cosa con Emma. Cos come scrissi egregiamente della mia cosa con Prassede. Ma non pu, un uomo, avere nella vita pi di una cosa come la mia con Prassede. E per questo la mia cosa con Emma sar solo una parentesi. E poi, Emma o Marianna? Farinata mi ha messo in corpo un certo prurito per Marianna. Che ci trova di straordinario? Per... .

Tutti - Ah, davvero? Un racconto? Meglio un racconto di un articolo. Se sar un racconto sociale, tanto meglio. Bene. Questo davvero bene.

Arcadio - Potresti dirci, in succinto...

Il Maestro - Una storia di... (con un recondito, profondissimo significato) uomini. Operai.

Tutti - Benissimo. Proprio quel che ci vuole. Molto bene.

Il Maestro - Al centro uno zio. (Pausa) Un operaio. (Pausa). Vita e morte dello zio, simile alla vita e alla morte della balena. (Pausa) Un uomo che a torso nudo... fa cose da balene. E in ci il suo compenso. (Pausa) Ma ci sono uomini, come i gatti, che dormono e si muovono sornioni, o corrono e saltano, e, anche, acchiappano i topi. E io non dico che non sia fatica anche la loro. Per sono niente al confronto di una pinna di balena. (Pausa) Ed ecco Gamba-di-nebbia, con il piffero, incantatore di balene. (Pausa) Balene e no. (Pausa) Vita di lotta e di stenti, la vita dello zio, sorretta da una forza morale platonica. Morte socratica. (Pausa) Avete mai sentito che una balena mangi un ramarro? Lo zio manger un ramarro prima di morire.

Prassede - (gongolante) E c' chi dice che squallido!

Il Maestro - Se un personaggio vive e muore onestamente e basta, io sono squallido. Ma se la sua vita e la sua morte somigliano alla vita e alla morte della balena, e per di pi gli faccio mangiare, prima di morire, un ramarro, allora io sono colui che rivela e dischiude la totalit della verit rimasta sigillata di fronte al sapere esatto e intellettualistico ed ha una validit universale. Manger un ramarro. Lo manger, lo manger.

Simone - Ti evolvi, Maestro! Rallegramenti!

Celso - Il concetto di ramarro...

Farinata - (completamente mutato, festante e mondano) Oh! (Si precipita con estrema galanteria, profondendosi in un baciamano fuor di luogo).

Marianna - (entrando dal giardino) Buon giorno!

Farinata - Finalmente, Marianna! Che cos' un volto di fanciulla! Entra il sole!

Simone - Per carit, chiudete! Con questo caldo! (Convenevoli fra Marianna e gli altri, grandi effusioni con il Maestro e con Prassede).

Farinata - (a Simone) Filosofo! Le donne sono il pensiero dominante dell'universo e tu non lo sai!

Celso - Nemmeno io lo so, Farinata: vuoi spiegarmelo?

Farinata - Preferisco spiegarlo alle donne. (A Marianna) Deliziosa, deliziosa, Marianna!

Marianna - Dio, che bella cera hai, Farinata! Ac-cidenti!

Farinata - (con le mani sulle spalle d Marianna) Davvero? Trovi? (Si accarezza un baffetto).

Marianna - Ac-cidenti! (A Carlo) Emma dov'?

Carlo - In cucina, a spremer limoni.

Marianna - Posso?

Carlo - Vai, vai: ti aspetta.

Marianna - Permesso. (Esce dicendo fra s come trasognata) Ac-cidenti!

Farinata - (euforico) Ti accompagno, Marianna. Aiuteremo Emma. Ho la patente di spremitore!

Il Maestro - (con astio) Spremitore di pizze! I valori della resistenza! Lui! . (Sommessamente e con tristezza) I valori della resistenza! Lui! Scusa, Prassede.

Prassede - Puoi dirlo forte, Maestro. E' un vile. Lo sanno tutti, ma io non mi stancher di ripeterlo. (Agli altri) E' scappato mettendo a repentaglio la vita di decine di compagni. Per questo io, sua moglie, l'ho piantato e sono andata a convivere con l'uomo che amavo, in silenzio, e dal quale in silenzio ero riamata! (Indica il Maestro).

Simone - (enfatico e beffardo) Amati in silenzio!...

Arcadio - Prassede: che ci fa Farinata con Marianna?

II Maestro - Pizze! . Pizze!

Prassede - Ne innamorato, vorrebbe sposarla.

Coro - Ah!

Prassede - Ma io voglio bene a Marianna e non permetter. (Gli altri, tranne Celso e Carlo, si avvicineranno: Addirittura! A questo punto stanno Ve cose! ).

Il Maestro - Prassede vuole Emma legata a Marianna. Sa di me e di Emma? Di certo sospetta. Emma dovrebbe confidarle di essere sessualmente frigida. Ci tranquillizzerebbe Prassede .

Prassede - Ma come pu un uomo pretendere di sposare una giovinetta senza la possibilit di amarla compiutamente?

Simone - Se lo dici tu!

Prassede - (con un certo pudore) Mi par cosa piuttosto nota. Per anni ho amato platonicamente il Maestro, ma da almeno altrettanti anni con mio marito, e per sua colpa in verit, non c'era niente. .

Arcadio - E tu, Celso? Voglio dire: tu con Marianna?

Celso - Marianna, da quando stata al manicomio, la ragazza pi corteggiata che io mi conosca. Il fascino della pazzia proprio irresistibile.

Prassede - Non dovresti parlar cos di Marianna. E' impazzita per amor tuo.

Celso - Che schifo!

Il Maestro - Tu, Arcadio, perch non sposi Marianna?

Arcamo - Ma che dici? Sono sposato, io, anche se non convivo.

Celso - Potresti convivere con Marianna.

Simone - Non il tipo di Marianna, lui.

Arcamo - Marianna predilige gli inabili.

Celso - Alludi a me? E' vero: le ragazze non le tocco. La mamma me lo ha proibito.

Prassede - Perch tormentarle, allora? Perch illuderle, attanagliarle?

Il Maestro - Stritolarle, succhiar loro il cervello fino a svuotarlo! Che sadismo mai questo? . (Dolcemente) Perch, Celso?

Celso - (come se illustrasse il meccanismo di un giocattolo) E' un apostolato, il mio. Insegno alle ragazze la religione dello spirito. Non colpa mia se le ragazze, atee per natura, impazziscono. Io sono per la letteratura e l'arte come presagi. Ci porta inevitabilmente al surrealismo. Anche le ragazze per me sono presagi. Ci porta inevitabilmente al manicomio. (Pausa) Troppe ragazze in circolazione.

Simone - Dovresti arruolarti nell'esercito della salvezza! (Risata generale).

Celso - (inviperito, senza un'apparente ragione) Non mi arruolo in un bel niente, io. Non sono uno di voi, io, che ci sguazzate dentro nelle formule. E se no cessereste di consistere. (Risata generale).

Emma - (dalla comune, preceduta dalla cameriera che regge un vassoio con vari bicchieri di limonata) Di che si ride? (Guarda un po' tutti e s'accorge che solo Celso non ride).

Celso - Me ne vado, Emma.

Emma - Te ne vai? Perch? (Agli altri) Perch ridevate?

Celso - Perch ho detto che la loro tragedia nel voler aderire alle formule e nel non voler essere se stessi.

Simone - (enfatico e grottesco) La tragedia del conformismo! (Risata generale).

Celso - Questa anche la mia tragedia, ma sento che in me esiste una possibilit di liberazione che invece negata a loro. Perch io ho l'infinito, dentro. E so ancora piangere. E tu, Emma, che nemmeno di questo sai ridere, tu che cosa sei? Questa dunque soprattutto la tua tragedia e la tragedia di coloro che alle formule non sono nemmeno, come loro, addentro e vi stanno invece, come te, aggrappati dall'esterno? Oh, Emma! Ridi almeno di questo, come loro!

Emma - Non so ridere, Celso. Io ti voglio bene!

Celso - E' questa, di non saper nemmeno ridere, la tua tragedia, Emma. (Esce. Pausa, durante la quale tutti s guarderanno, immobili, l'un l'altro).

Simone - Ah, povero giovine, ormai sulla soglia del manicomio!

Coro - S, certo, pazzo, non c' pi rimedio.

Arcadio - Colpa sua, del resto.

Prassede - Non ce ne occupiamo, dunque.

Emma - (che avr seguito Celso sulla soglia e vi si sar soffermata a guardarlo mentre si allontanava, tornando) Se n' andato per sempre, credo. Ma s, non fate caso a Celso. Mi spiace di non poter offrire che limonata, ma il bilancio familiare non consente altro.

Prassede - (frivola) Tre anni fa, nel quarantaquattro, che cosa avremmo dato per una limonata!

Emma - (porge un bicchiere al Maestro che lo passa a Prassede e quindi un altro ancora al Maestro) Maestro! (Lo guarda estasiata, quindi, tra se) Celso, il maestro, se n' andato per sempre... (Agli altri). Non fate caso a Celso... (Di nuovo al Maestro) Maestro!

Il Maestro - Costei mi mette in un tale imbarazzo! E' innamorata?. (Imbarazzato) La tua lotta con il bilancio familiare commovente!

Emma - Per me la cosa sta in questo:, un funzionario di partito pu dormire senza lenzuoli: vero, Arcadio?

Arcadio - lo sono un funzionario, sono il responsabile del lavoro culturale, ho lo stesso stipendio di Carlo, stipendio di fame, lo ammetto, e non mi lagno.

Emma - Carlo ha moglie e un figlio. (Con tono di rimprovero per Carlo) E del pari non si lagna.

Prassede - Avr uno stipendio migliore con la direzione della rivista, Carlo, non vero?

Emma - Se non fosse per questa prospettiva! Hanno detto... (a Carlo) quanto hanno detto che avrai?

Carlo - Il doppio: esattamente il doppio.

Emma - Il grande miraggio. Chiss se non soccomberemo prima?

Il Maestro - (con estrema apatia, come se si stesse sgonfiando) E' cosa fatta, ormai. Il primo numero uscir fra quaranta giorni. Io lo so di preciso. (Come sopra e gradualmente affievolendosi) E' cosa fatta, ormai, il primo numero uscir fra quarant... . (Resta come intronato, sulla sedia, guardando fissamente davanti a s, una mano in quella di Prassede, pure seduta al suo fianco).

Arcadio - Fra quaranta giorni, esattamente.

Emma - Arcadio stato molto buono con noi. Dobbiamo a lui...

Arcadio - Non bont. Carlo far una bella rivista. C' bisogno di quadri nel nostro partito e Carlo uno dei nostri quadri migliori.

Carlo - Pure, senza di te, non avrei ottenuto il posto: sai cosa voglio dire.

Arcadio - Io o un altro, poco importa. So cosa vuoi dire: tutti abbiamo i nostri nemici. Non ho mai capito, a dire il vero, perch Camillo ce l'abbia tanto con te e con Emma.

Emma - E' molto semplice: voleva me, poveruomo, e non potevo certo appagarlo!

Arcadio - Camillo esclude questo: ci sarebbe una ragione ben pi grave.

Emma - (aggressiva, con tono provocatorio) E perch non la dice?

Arcamo - Affar suo: a sentir lui lo avreste coinvolto in non so quale tiro mancino, con un gioco, dice lui, diabolico. Ma sar senz'altro come dici tu, per quanto io ritenga Camillo un uomo veramente superiore, una guida e un capo di prim'ordine.

Simone - Eh, l'amore! L'amour! (II Maestro, seguito da Prassede, si alza e va a sedersi in fondo alla scena, a sinistra, vicino alla comune).

Carlo - (sollevando il capo dalla lettura e guardando fuori) Guarda un po' Emma, chi c'.

Emma - (guarda fuori) Giovanni, con la moglie!

Simone - Ah, addio bella domenica! Siamo fottuti!

Emma - Vi prego, non siate cattivi.

Arcadio - Giovanni uno dei pi preziosi sostenitori del nostro circolo culturale: ricco, Giovanni.

Emma - (che sar andata loro incontro; dal giardino) Avanti, avanti, cari!

Giovanni e Gina - (entrando con Emma) Permesso. (Carlo si alzer con una certa effusione e gli altri a mala pena. Giovanni un uomo di trentacinque anni, timido e puntiglioso. Si arrester con sorpresa davanti alla scultura astrattista, Gina piccola e graziosa).

Emma - (a Giovanni ancora intento a guardare) Non pane per i tuoi denti, Giovanni. E' una bel-lis-si-ma co-sa, un dono davvero caro di Corinaldo. (Presentando) Questo Giovanni, architetto e scenografo, uno dei nostri pi cari amici. (Inchino di Giovanni ai presenti).

Arcadio - (come dire: precisiamo) Architetto e scenografo tradizionalista.

Giovanni - (senza importanza) Non proprio, direi.

Simone - (poich Giovanni, non convinto, riguarder la scultura digrignando i denti, si alzer e ve lo ricondurr appresso) Guardi. (Far alcuni giri concentrici attorno alla statua fino a sfiorarla carezzevolmente come una guancia. Con volutt) Ah! Cos va guardata. C' anche un manuale che insegna queste cose.

Giovanni - (meravigliatissimo) Come? (Con un certo imbarazzo far la stessa cosa, poi a Simone) Ebbene?

Simone - Niente? E allora ci vuol pazienza: a questo mondo c' posto per tutti. (Come dire: pezzo d'imbecille) E' una cosa bellissima.

Arcadio - Discutibile, ma... una cosa importante.

Emma - Fa niente, Giovanni. (Agli altri) Giovanni tanto buono! (Riprendendo le presentazioni) E questa la sua deliziosa mogliettina. Ecco: il Maestro e la sua compagna Prassede. (S'accorger che il Maestro non pi al centro della scena. Lo scorger in fondo e ripeter) Il Maestro e la sua compagna Prassede. (Poich il Maestro non si muover tutti guarderanno perplessi, stupiti).

Prassede - Il Maestro pensa. Vi prego, parlate tra voi.

Emma - Sottovoce, mi raccomando.

Prassede - Macch: potete strillare; il Maestro non vi sente.

Emma - E' meraviglioso! (Riprendendo le presentazioni, dopo una pausa durante la quale avr ammirato in estasi il Maestro pensante) Ed ecco Simone, docente di filosofia, autore di tante opere note. (Convenevoli tra Simone, freddo e dinoccolato, e Giovanni e Gina, un po' in soggezione) Arcadio gi lo conoscete, vero?

Arcadio - Altro che. Come va? (Strette di mano).

Carlo - (in piedi, a Giovanni) Mi fa piacere vederti, Giovanni. Anche se ti debbo del denaro.

Giovanni - Sai che non ci penso.

Carlo - Lo so, ma qualche volta ci penso io. Buona sera, Gina.

Gina - (che nel frattempo si sar intrattenuta con Emma e Arcadio) Buona sera. E Claudio?

Emma - Claudio dai nonni.

Carlo - In via del tutto eccezionale; oggi solo... I nonni son gente vecchia, con vecchie idee...

Emma - (stridula, sarcastica) Vorrebbero inculcare a Claudio il santo timor di Dio!

Carlo - Claudio dovr essere un giorno un uomo cosciente. Lo gi, si pu dire. Che ometto! Sapete cos'ha risposto al nonno che gli aveva chiesto: Chi ti ha creato? . Gina - Che cosa?

Carlo - Una nebulosa.

Emma - (rider) E' meraviglioso!

Giovanni - Abbiamo incontrato Celso per strada.

Gina - Sh! Camminava a grandi passi e borbottava tra s.

Coro - Povero ragazzo, manicomio, l'ha voluta, non c' rimedio, ormai.

Emma - (quasi tra se) Celso se n' andato... (Ammirando il Maestro) Il Maestro! (Dopo una pausa durante la quale tutti avranno ammirato il Maestro, per avviare la conversazione) Giovanni un uomo beato. Non ha le nostre preoccupazioni. Almeno le mie e di Carlo.

Giovanni - Se vuoi dire che vivo di rendita, precisa, per favore, che ho un piccolo patrimonio di famiglia che non mi basterebbe se non lavorassi.

Simone - Io me lo sarei mangiato da un pezzo, fino all'ultima briciola!

Carlo - Giovanni ha anche un'assicurazione, vero? In caso di morte, di incendio, di furto.

Giovanni - Solo per il caso di morte.

Simone - Che strano effetto fa questa parola -morte - sulle sue labbra.

Giovanni - Sulle labbra di ognuno questa parola fa una diversa impressione. Sulle sue, sulle sue, sulle sue. Credo che ognuno sia vivo in rapporto all'idea che ha della morte.

Simone - E' una battuta di teatro?

Giovanni - (indulgente) E' una battuta.

Carlo - Sedetevi, Giovanni, Gina, tu qua e tu qua. E tu, Giovanni, togliti la giacca.

Giovanni - Scusate la mia idea di uomo pratico. Ma perch non si va fuori, in giardino? Non si soffocherebbe come qui.

Emma - Fino a poco fa era assolato.

Giovanni - Ma ora no.

Gina - Noi ci siamo soffermati all'ombra di un albero, prima di entrare, ed era bello!

Simone - Ma senti un po'! (Ad Arcadio) Queste piccole, care, cinguettanti signore! (Vuol dire borghesi o di provincia ).

Arcadio - Gina una compagna.

Carlo - Volete?

Simone - Credo che faremmo bene a seguire il consiglio del rgisseur.

Arcadio - Anche Giovanni un compagno.

Emma - (alla cameriera, affacciatasi da una laterale) Le sedie in giardino, per favore. (Agli amici) E' una serva che non paghiamo, naturalmente: una compagna.

Giovanni - Facciamo da noi. (Prende la propria sedia ed esce seguito dagli altri, ha cameriera porter le sedie d Emma e di Arcadio; Carlo, Gina e Simone la propria; ed usciranno, ad eccezione di Emma e d Arcadio, Prassede trasciner fuori il Maestro imbambolato, portando le due sedie).

Arcadio - (trattenendo sulla soglia Emma) Ma di Marianna e di Farinata, che ne ?

Emma - Lasciali, ti prego: ti dir. (Si avvia).

Arcamo - (la trattiene per un braccio) Dimmi.

Emma - Marianna un angelo. Tu non lo vuoi credere perch non la conosci. Del resto penso che sia impossibile per un uomo conoscerla . Solo a una donna, e a una donna come me, che ha avuto una lunga consuetudine di rapporti spirituali e intellettuali con Celso, poteva esser dato di penetrare nell'anima di Marianna.

Arcadio - Di penetrare e di plasmarlo a tuo capriccio. Come si fa con la creta: una casetta, una locomotiva, una figura...

Emma - ... un libro.

Arcadio - (sorpreso) ... Un libro?

Emma - Un libro. Il Maestro lo ha letto e ha detto di s. Lo ha letto anche Farinata. Ne sta parlando ora con Marianna. Farinata fa parte della giuria del premio Libert dal Bisogno.

Arcadio - Mai sentito.

Emma - E' un premio che Farinata riuscito a far bandire in una piccola localit turistica dove ha le mani in pasta nella propaganda.

Arcadio - No! Per Marianna!

Emma - (con un sorriso furbesco) Seitremendo, Dio mio!

Arcadio - Tu, direi! E' tutta opera tua, questa! Un premio bandito ed assegnato a manoscritto chiuso! E a chi? A Marianna! Ma cosa pu aver scritto quella sciagurata?!

Emma - Geloso di Marianna?

Arcadio - ... Tu ami Marianna...

Emma - T'immagini quello che non .

Arcadio - Immagino quello che sulla bocca di tutti.

Emma - Che idea pazzesca.

Arcadio - Purch resti sempre per me qualche briciola.

Emma - Tu sei tutto per me, Arcadio! Lascia per me qualche briciola!

Arcadio - Mia bellona!

Emma - (con tono realistico) Per Carlo tutto sistemato, vero? Avr la direzione della rivista?

Arcadio - Ma sicuro!

Emma - Amor mio! (Eludendo un tentativo di abbraccio) Su, non facciamo spettegolare. (Arcadio ed Emma, via, in giardino. Pausa. Marianna entra dalla comune, con precipitazione, sconvolta, estrae lo specchietto, si guarda, si ravvia in fretta. Attraversa con passo molto lesto la scena).

Prassede - (rientrando in cerca della borsetta dimenticata) Marianna!

Farinata - (precipitoso, dalla comune, come chi insegua qualcuno, mentre l'attenzione di Marianna stata attirata dal richiamo di Prassede) Marianna, aspetta! (Seguendo lo sguardo di Marianna, scorge Prassede).

Prassede - (a Marianna) Cos' accaduto? (Silenzio. A Farinata) Ebbene?

Farinata - Niente: che cosa dev'essere accaduto? Vero, Marianna?

Marianna - (cantilenante) Niente. S s s s.

Farinata - (rassicurato e con il proposito di sviare ulteriormente il discorso) Puoi congratularti con Marianna, Prassede. Per me il suo libro valido, e lo sosterr al premio. Il Maestro penser, poi, come d'accordo, alla pubblicazione presso il suo editore. E' una cosa enooorrrme.

Prassede - Avete parlato di questo?

Marianna - S s s s. (Cantilenante e imbarazzata) Sono contenta, Prassede! Sono contenta, Farinata, che ti sia piaciuto! Ma vorrei sapere, Prassede, che cosa ne pensa il Maestro!

Prassede - (acida) Sai bene che cosa ne pensa il Maestro. Emma ha parlato con il Maestro. Che t'ha detto, Emma?

Marianna - Emma mi ha detto, ma vorrei sapere da lui. Emma mi vuol bene! Mi ha detto che il Maestro rimasto sorpreso e che senz'altro, se avr il premio, sar pubblicato dal suo editore. Ma vorrei sapere da lui!

Prassede - E' cosa fatta, dunque. Vogliamo dare la notizia? (Accenna agli altri in giardino).

Marianna - (affannosamente) No, ti prego! No! Al Maestro solo vorrei dire il giudizio di Farinata. Al Maestro e ad Emma!

Prassede - Perch al Maestro e ad Emma, come dire lui e lei ? Perch?

Marianna - Ma perch... Non so... Il Maestro... (Con risolutezza) Emma la mia amica! (Come a se stessa)... Che cosa sarebbe stato, che cosa sarebbe di me senza Emma...

Farinata - (con improvviso trasporto) Senti, Prassede. Lascia che ne parli Marianna. Prassede, dovresti aiutarmi a convincere Marianna: diglielo tu che sar molto semplice per noi divorziare. (Infantilmente) Io voglio sposare Marianna!

Prassede - Me lo hai gi detto. E ti ho gi risposto che hai vent'anni pi di lei e che non sei nemmeno quello che si dice un uomo in gamba.

Farinata - E una cosa del tutto diversa, questa. Nemmeno Marianna, in questo senso, una donna in gamba. Ma scrive, Marianna, ma legge, Marianna. C' questa possibilit d'intesa, fra noi, questa possibilit di comunicare.

Prassede - Vorresti farla tua per iscritto?

Farinata - In altri termini potrei rispondere affermativamente. Ci sono altre dimensioni, nella vita, ignorate dai pi. Per questo fra noi non ci fu mai possibilit d'intesa.

Prassede - Io sono la compagna di uno scrittore di gran lunga pi affermato di te, sono la compagna del Maestro. Io lo amo anche per come scrive, ma non tutto.

Farinata - E' un'altra cosa! Tu sei una donna, per lui, senza superamento! Il mio amore per Marianna amore vero, tal quale l'amore che tu e: tutti gli altri concepite. Tal quale!

Prassede - Tu che ne pensi, Marianna?

Marianna - Non so, non so. L'ho detto a Farinata. Non mi sembra una cosa possibile. Io ho terrore delle cose di questo genere.

Prassede - (a Farinata) Non una ragazza come le altre, Marianna. Dovresti capirlo.

Marianna - E' vero! Non sono come le altre, io. Neanche Emma come le altre. (Come ripetendo una lezione) Emma frigida, io sono traumatizzata. L'uomo un mondo per noi; ma siamo, sessualmente, agnostiche. (Si volge verso il giardino dov' anche Emma) Dico bene, Emma? (A Prassede) Non ero cos, una volta, io. Ero diversa. Ero \ una buona ragazza... Una ragazza... buona e bellina. (Cupa) Poi...

Prassede - ... Celso.

Marianna - ...Celso. (Pausa) Dio mio! (Pausa) Non posso nemmeno pensare alle cose di questo genere! Ne ho terrore! Celso e la letteratura e l'arte come presagi, Celso e la fede, Celso e la speranza, Celso e Pascal, Celso e Poe, Celso e Kafka, Celsoe Joyce, Celso e Cristo in Marx, i presagi, la fede, la speranza, Celso e la sua fanciulla scespiriana, io, Celso e il nostro amore, Celso e il mio amore, Celso e la mia pazzia, la mia pazzia, io e la mia pazzia. L'odore dell'etere, la scatoletta della morfina, la clinica neurologica, io l'ho provata: ouh, Farinata: il manicomio! (Con terrore) L'elettrochoc! Celso! Celso! Celso! Ed Emma.

Farinata - (grave) Che cos', per te, Emma?

Marianna - Che cosa sarei io, piuttosto, senza Emma! Emma mi ha af-fer-ra-ta mentre precipitavo! Incontrai Emma la sera in cui fuggii dalla clinica. Emma. Emma, e la vita a patto di raccontare. Il racconto come sola possibilit di comunicare e quindi di essere. Raccontare: sedersi a un tavolo, scrivere, alzarsi, tornare, scrivere ancora. Che mestiere! Macch: c' la vita: la necessit di un poco di denaro, un poco ogni giorno, tanto in un mese! quanto in un anno! e in dieci anni? e non ne hai. E hai bisogno ogni giorno delle sigarette, ogni tanto delle calze, di un rossetto, di un libro, o due, o tre ] libri, di una vestina, hai bisogn di mutande, anche di quelle, e del cinema, dell'autobus, di una collanina, non d'oro, si capisce, ma costano anche le I altre. Hai bisogno! Non puoi farne a meno! E vendi, vendi, t'indebiti quando puoi. Ho venduto tutto I quello che avevo, e non solo di mio, ma di mio 1 padre, di mia madre. E sono vecchi e spenti, mio I padre e mia madre. (Alla ribalta, in soliloquio) Ho venduto tutto, tutto. Qualcosa ho venduto anche di me stessa. Poco. Lo si sa: una donna sola al cinema. C' sempre qualcuno che le si viene a sedere accanto e allunga una mano, le prende una mano. Quant'? (Tornando a rivolgersi ai due) Ho una tariffa, Farinata, se vuoi saperlo! Bassa. I miei cinema sono quelli della periferia.

Prassede - Ma che dice?

Farinata - Non so proprio.

Marianna - Emma dice che meraviglioso! Dice: che esperienza! Dice: il machiavellismo moderno, il fine che giustifica il mezzo. Dice: che importa? Raccontare l'essenziale. (Scandendo) Sono ferma ad Emma e non mi muovo d'un centimetro. Non voglio pi crollare. E non voglio che mi si parli d'amore, di concubinaggio, di sposalizio. L'amore sporco, e lo tanto pi quanto pi spiritualizzato, cerebralizzato, intellettualizzato. Mi fa paura e mi sgomenta. Io voglio essere un uomo, per difendermi dagli uomini. (Come tra s) Forse potr tornare ad essere la buona e brava ragazza di un tempo. Con un sogno. Vestita da uomo forse potr andare a prendere la mia ragazza rimasta non so dove, e il suo sogno. Sei un uomo sposato alla fin fine, Farinata, e non era di sposare un uomo sposato il mio sogno. Non bello da raccontarsi lo sposalizio di una ragazza con un uomo sposato.

Farinata - Io non lo sono mai stato, di fatto.

Lei - (allude a Prassede) te lo pu attestare.

Marianna - Lasciatemi stare! Lasciatemi sola! Non dico, ho bisogno che mi amiate! Ma amatemi senza bramosie!... Sono brutta! Ho i seni piatti, Farinata! Piatti e con grandi aloni cilestrini, come lividi, come occhiaie! Ho le gambe lunghe lunghe e secche secche e ci corro sopra... Mi va di correre, correre, correre per non pensare... Non pensare a Celso. Celso e la letteratura e l'arte come presagi; Celso e i presagi e la fede e la speranza; Celso e Pascal, Poe, Kafka, Joyce; Celso e Cristo in Marx; Celso e l'odore dell'etere; Celso e le scatolette delle punture; Celso e l'amore; Celso e la pazzia... Per non pensare a nulla se non a me: pensarmi viva e con mille, un milione di possibilit di essere e per ogni possibilit una realt: una storia da raccontare. Sola. Oh! (Esplode in un singhiozzo).

Farinata - Deliziosa creatura vibrante di tormento e di forza intellettuale. Sarai mia, non foss'altro per un giorno. Poi mi far saltare le cervella!

Prassede - Abbi piet di te stesso, Farinata, andiamo.

Emma - (rientrando dal giardino) Marianna! (Le corre appresso e labbraccia, quasi la sorregge).

Prassede - (a Farinata) Andiamo, dunque. (Lo invita ad uscire e torna con lui in giardino).

Emma - S, andate un momento. Sono qua io, Marianna! (Le d un buffetto) Sta' calma. Ecco, cos. Fammi vedere un sorriso! (Poich Marianna le mostra il volto crucciato) Marianna! (Materna) Non dovrei mai lasciarti un minuto... Su, su (Il Maestro si sar affacciato alla porta) C' il Maestro, l. Guarda! (Come tra s) Celso s n' andato. (A Marianna) Guarda, il Maestro.

Marianna - (stupita) Il Maestro! (Ha l'aria di chiedersi che cosa faccia cosi intronato).

Emma - E' solo. E pensa. (Entrambe lo ammirano).

Marianna - (trascina ora Emma verso la ribalta, estrae il rossetto, lo porge a Emma che la imbelletta; quindi ad Emma) Sono bellina?

Emma - Sei meravigliosa! (Si guarderanno intensamente negli occhi, mentre il Maestro si avviciner lentamente intento ad accender fiammiferi).

Il Maestro - Una storia di... uomini... Operai. Un uomo che a torso nudo fa cose da balene. E in ci il suo compenso. Ma ci sono uomini come i gatti... Niente sono al confronto di una pinna di balena... Balene e no...

Fine del primo tempo

SECONDO TEMPO

QUADRO PRIMO

Un salottino in casa di Giovanili. Intimo, ordinato. Di dubbio gusto.

(Sono in scena Gina ed Emma, quest'ultima vestita da passeggio, sedute accanto su un divano. Emma mostra a Gina un taglio d stoffa che ha scartocciato sulle ginocchia).

Gina - (tenendo alto un lembo della stoffa e ammirandola) E' bella! Un disegno simpatico!

Emma - Sai, fatta come ti dicevo, ricca... Son cinque metri!

Gina - S, d'accordo. Ma perch vuoi disfartene, Emma! E' un peccato!

Emma - Non abbiamo di che mangiare, Gina, ouh! Non che me ne voglia disfare! Scusa. Ieri, con Marianna, siamo andate a vendere i cappotti d'inverno. Il mio, quello di Carlo, quello di Marianna e perfino quello di Claudio. Per pagare i conti del panettiere, del macellaio e dell'erbivendolo che non vogliono pi farmi credito e strillano. Macch: io ho noleggiato un pianoforte e Marianna ha comperato delle cianfrusaglie: collanine, orecchini, un golf, che. altro so. E di nuovo al verde. Avevo voglia di un pianoforte! Da quando son nata credo di averlo desiderato. A un certo momento dici: basta. Sia quel che sia, hai venduto i cappotti d'inverno perch? Per pagare i bottegai? Ma vadano al diavolo! Non falliranno per il mio debito. Per me era importante il pianoforte!

Gina - (con sorpresa) Sei pianista?

Emma - No, ma voglio imparare. Io adoro la musica, Gina!

Gina - E' straordinario!

Emma - Un pianoforte, Dio, che cosa! Di mogano, quel colore caldo, a venature arabescate...

Gina - E' straordinario! Ti si ascolterebbe per giorni interi.

Emma - Ti trovi bene con me?

Gina - (evasiva) Che domanda...

Emma - Ti voglio bene! Tu e Giovanni siete i nostri amici pi cari. E tu sai che cosa sono per me gli amici. Sono una cosa mia, un mio mondo che io mi sono creata. Ad uno ad uno io li ho scelti e li ho conquistati.

Gina - Sono tutti, ad eccezione di Giovanni e di me, persone importanti, i vostri amici...

Emma - Oh, puoi dire te e Giovanni compresi! Anzi! E' un mio sogno divenuto realt. Quando ero ragazzina non potevo leggere un libro, guardare un quadro, ascoltare una musica senza pensare all'autore. Ne cercavo il volto nelle parole, nei colori, nei suoni. Mi fidanzai con Carlo, dopo che per mesi mi aveva fatto inutilmente la corte, il giorno in cui, all'improvviso, mi balen un'idea davanti alla vetrina di un libraio: che il suo nome potesse essere stampato sul frontespizio di un libro. Carlo era studente di lettere.

Gina - Straordinaria! Sei una donna straordinaria! Tu galoppi incessantemente sulle ali di una fantasia che non ha tregua. Ti invidio. Io sento di non essere la moglie adatta per Giovanni.

Emma - E io penso invece che Giovanni l'uomo pi fortunato del mondo. Io invidio te, Gina, la piccola signora con una vita fatta di scompartimenti dove ogni cosa al proprio posto. Che senso di riposo deve trovare tuo marito in te.

Gina - Di riposo, dici. Ma questo che un uomo vuole da noi? Ma dimmi, dimmi di te. Immaginasti il nome di Carlo su una copertina...

Emma - E ci fidanzammo. Scapp da casa per sposarmi. Abbiamo patito, tanto patito. Ma cos'erano quei nostri giorni di fame, di tribolazioni d'ogni sorta! Meravigliosi! Sai: non ho mai desiderato un salotto, un guardaroba, io.

Gina - (insinuante) Tu pensi di me...

Emma - (falsa) Ma no! Ti pare? Giorni meravigliosi! Che rimpiango! Non so se puoi capirmi!

Gina - Altroch!

Emma - Poi la nascita del bambino e la guerra scompaginarono tutto. Dovemmo mettere della cenere sul braciere dell'incantamento. (Sincera) E' vivere! (Breve pausa: riprendendosi) Ma ora hai visto su che strada cammina Carlo, e in quale compagnia. E non hai visto - ricordi un anno fa a casa mia? - che una parte dei nostri amici!

Gina - Lo so: la tua casa oggi un polo d'attrazione della... parte viva della cultura.

Emma - E me ne riconosco, modestia a parte, il merito. Conoscemmo Farinata ad una conferenza di partito organizzata da Arcadio; proprio cos come conoscemmo te e Giovanni. Da Farinata ottenni un biglietto di presentazione per il Maestro. E feci un viaggio per conoscere il Maestro.

Gina - Ma come: ti presentasti: Son qua...!?

Emma - Con Carlo, naturalmente. Facemmo una anticamera di due ore. Ma sono tenace, io. Quante ore d'anticamera abbiamo fatto, Carlo ed io, per conoscere uno scrittore, uno scultore, un pittore. La via ci fu spianata da Marianna. Non puoi credere che fascino eserciti Marianna sugli intellettuali. Me ne accorsi quando la presentai al Maestro.

Gina - Credevo che il Maestro avesse un debole per te.

Emma - Semmai io avevo un debole per lui... (Evasiva, ma con compiacimento) E anche lui, forse... Ma con Marianna fu, , tutt'altra cosa. Marianna Marianna. Lo capisci bene, vero?

Gina - (si affretta ad esclamare) Sh!

Emma - E' un essere cos insolito... E' unica al mondo, io credo!

Gina - Gi: cos sola... Senza nemmeno uno straccetto d'uomo...

Emma - (con alterigia) Potrebbe averne a bizzeffe. Ma se un uomo azzarda la pi pallida propensione, scappa a gambe levate. Scompare...

Gina - Me lo ha detto pi volte lei stessa. (Confidenziale) E m'ha detto che anche tu, Emma... per queste cose... non sei davvero... portata...

Emma - Per carit! Anzitutto io sono una frigida! E poi... Ho un marito! Ho un figlio, io! E ho terrore dei pettegolezzi! Sapessi com' malvagia la gente!

Gina - Avete, insomma, deluso il Maestro.

Emma - Ah, questo non direi proprio! Ben altro dal Maestro abbiamo preso e al Maestro abbiamo, anche, dato! Il nostro, il mio Maestro! Ho chiuso un libro davanti a me e ne ho aperto un altro. Sto imparando a compitare. Non Celso, il Maestro!

Gina - Detesto Celso per quello che ha fatto a Marianna.

Emma - Vuoi molto bene a Marianna?

Gina - Giovanni ed io l'amiamo. Dice Giovanni: povera creatura, dovremmo adottarla. Fa l'impressione di un uccellino spaurito.

Emma - Siete molto cari. So che l'aiutate. E' spesso a casa vostra.

Gina - Ogni giorno, si pu dire. E ogni giorno ha una nuova bega. Giovanni si adopera, e in quattro e quattr'otto la questione risolta. Dice Giovanni: nostra figlia, ormai.

Emma - (insinuante) Non ne sei gelosa, vero?

Gina - (un po' imbarazzata) Ma che dici? Gelosa? Di Marianna?!

Emma - Lo dico perch tanto diversa da te. Marianna non bella, ma piace molto agli uomini. Non a Giovanni, si capisce... Giovanni un uomo... sano, voglio dire senza le complicazioni di quelli che di solito si invaghiscono di Marianna. Sai, Freud, il trasferimento dei sensi...

Gina - ... No, Giovanni non li ha trasferiti. (Emma scoppia in una risata. Gina con malcelato interesse) Ma perch dici: s'invaghisce di Marianna la gente complicata? C' qualcosa di morboso in Marianna che a me, a te, a lei stessa, forse, sfugge?

Emma - Questo possibile. Ma che non ti venisse fatto di accennarne a Marianna!

Gina - Me ne guarder. Ma voglio dirti che ho dubitato, talvolta, dell'inconsapevolezza delle sue attrattive...

Emma - Per carit! Non sai che se Marianna si accorge che un uomo pensa a lei, con sentimenti o desideri, che so io, amorosi, si sente in colpa?

Gina - Lo dice, infatti.

Emma - Scappa, anzitutto, ti ripeto, e si isola, s'interroga, si tormenta, si accusa, ingigantendo le cose e soffrendone!

Marianna - (cantilenante dalla comune) Buon giorno!

Gina - Cara!

Marianna - Son qui di nuovo a importunare! Buon giorno, Emma. (A Gina) Giovanni?

Gina - Ora lo avverto. (Va ad una laterale) Giovanni: c' Marianna.

Giovanni - (dall'interno) Subito. (Entra dopo un po') Buon giorno, Emma. Ciao, Marianna. Emma e

Marianna - Buon giorno, Giovanni.

Gina - (ad Emma) Allora debbo seguire il tuo consiglio? (Accenna alla stoffa).

Emma - Come credi, naturalmente. (Prender a confabulare con Marianna).

Gina - E andremo, hai detto, subito dalla sarta?

Emma - Ma sicuro, Gina, subito!

Gina - Il tempo, dunque, di cambiarmi. (Prende la stoffa ed esce dalla laterale).

Emma - (continuando il discorso incominciato con Marianna) E' un uomo odioso, Farinata, odioso. Pi lo si conosce e pi ci se ne accorge.

Marianna - Odioso, addirittura repellente.

Emma - (a Giovanni) Sai un giorno che cosa ci toccato? Di averlo per quattro ore alle costole e non ha fatto altro che parlar di porcherie! Ma porcherie senza mezzi termini! Capisci?

Marianna - Che nausea! Un disgusto! Uah!

Giovanni - Non da ieri che conoscete Farinata.

Emma - (sconcertata) Certo: ma non bastano pochi giorni per conoscere una persona. E poi, se diciamo odioso, non solo per via delle scurrilit. Questo accaduto una volta.

Giovanni - E' strano che parliate cos di Farinata. Tu, poi, Marianna, che hai avuto in lui il difensore della tua causa al premio, il premio senza il quale non saresti forse riuscita a far pubblicare il libro, e sar tanto per te il libro!

Marianna - (furente) Non posso sopportare chi pretende di sapere che cosa tanto e che cosa poco per una persona.

Emma - (con forzata indulgenza) Oh, non parla per cattiveria, Giovanni. E' fatto cos. E' un uomo... diritto... con un quadro... generico... della dirittura... dove le cose sono o non sono. Il male, il bene, il bello, il brutto, l'importante, il banale. (Con forzata simpatia) Per, Giovanni, potresti far qualche sforzo per uscire da codesto quadro, per tentare di vedere con altri occhi, di giudicare le cose attraverso il trascendente! Sapessi il gusto che si prova!

Giovanni - (che avr ascoltato divertito) Sei tu che m'inviti al gusto del trascendente! (Ironico) Hai ragione, Emma, io sono un piccolo borghese. Sono un pidocchio. Si nasce pidocchi o, come dice bene il Maestro, balene.

Marianna - Vorrei spiegare... Debbo molto a Farinata. Ma non tanto per il premio e quel che ne conseguito, cio il libro che uscir fra giorni. No. Questi sono fatti, come i favori che mi fai tu, ad esempio, di cui uno risponde - capisci? - alla propria ragione. A me non interessano.

Giovanni - (come d fronte ad una rivelazione) Ah, cos?

Emma - Ma certo! (Come dire: ovvio).

Marianna - Sono altre le cose che noi apprezziamo. Ad esempio in Farinata si deve stimare la spiccatissima personalit, la preparazione, lo spirito!

Emma - Ah, questo! Farinata in fatto di spirito! Ricordi il pranzo in casa di Raimondo? (Con scherno) Il grande scrittore locale! L'omiciattolo! C'erano anche il Maestro ed altri. E per tutta la sera Farinata, diabolico, mantenne la conversazione accesa sugli scrittori anglosassoni d'oggi. Raimondo non ne conosceva uno! Era verde! Lo si vedeva rodersi, l'omiciattolo, dentro di s!

Giovanni - La stessa cosa che fate voi, spesso e volentieri. Anche con mia moglie vi siete compiaciute di questo giochetto grossolano. E' un sollazzo in cui la spunta chi ha pi cattiva educazione. E se Raimondo, battendo un pugno sul tavolo, quella sera, avesse detto: adesso tocca a me? Raimondo uno scrittore gracile, ma non c' autore del Seicento e del Settecento francesi e italiani che non conosca a fondo, non opera fondamentale del Settecento e dell'Ottocento europei che non abbia letto. E Farinata? Raimondo riuscito, nonostante la sua gracilit e proprio in virt della sua massiccia preparazione, a produrre delle cose dignitose. E vai pi un aggettivo di Raimondo di un racconto del Maestro.

Emma - Disgraziato!

Marianna - (sputa in terra. Ad Emma) Lo senti (con schifo) che sapore di (con un ghigno)... grasso?

Giovanni - ... Che cosa?

Marianna - ... Scusa.

Giovanni - Sono io che mi scuso. Confesso di essere un tantino scentrato. (Pausa: come tra s) Vi andate sempre pi scoprendo. Il gusto del trascendente! Strano! Vi avevo credute sincere: con il coraggio del vostro decadentismo. Marianna ed

Emma - Cosa?

Giovanni - Decadentismo. Il coraggio, in Emma, dell'angoscia di fronte all'abisso del nulla, dell'impossibilit di comunicare, della noia, in Marianna. Badate: parlo dei vostri atteggiamenti. La sostanza forse solo travaglio di uscire dall'incognito. (Emma che avr guardato Marianna, e Marianna l'avr a sua volta guardata con stupore, scoppier in una risata, ma si arrester di botto. Guarder Marianna che avr gli occhi sbarrati. Guarderanno entrambe Giovanni come se improvvisamente gli fosse spuntato un fungo in testa) Non mi sembra tanto complicato. Voi siete perfettamente in linea con la moderna cultura, o, meglio, con la crisi della moderna cultura.

Emma - (illuminata) Ah! Esistenzialiste! Hai capito, Marianna? Siamo esistenzialiste! (Marianna scoppier in una risata, cui far eco il riso sgangherato di Emma).

Giovanni - No. Decadenti, ho detto. Anche l'idea esistenziale decadentismo, e so bene che preferireste dichiararvi quacchere piuttosto che seguaci della scuola della sfiducia e della disperazione. E poi siete marxiste, voi. Che , per voi, un'altra parola.

Emma - Direi che lo sia per te!

Marianna - Per te e per tua moglie!

Giovanni - Gi: questione di punti di vista. Ma in voi vibrano, con suoni di monete di stagno, la falsa commozione, il finto entusiasmo, la convenzionale partecipazione. Oh, il superamento della vostra crisi umana ed estetica, come una rituale arida e formale corsa verso la vita ! Meglio, sullo stesso piano di decadentismo, la sincerit dell'avvilimento e dello squallore.

Marianna - (ad Emma, con livore, ma quasi sottovoce) Che tristezza la clientela delle universit popolari!

Emma - Ma perch guastarci il sangue?

Marianna - (falsa) Sicuro! Giovanni, in fondo, tanto buono!

Giovanni - Ti serve qualcosa, vero, Marianna?

Gina - (dalla laterale, pronta per uscire) Mi son fatta aspettare. Scusa, Emma. Son pronta. Tu, Marianna, hai bisogno di Giovanni, vero? Resti qua?

Emma - Ma, veramente, Gina...

Marianna - Ecco, vedi, Gina? Emma aveva dimenticato: abbiamo un appuntamento con il medico.

Emma - S, Gina, me n'ero proprio dimenticata. Puoi fare a meno di me? O se no potremmo rimandare a domani.

Gina - ...Ma no, non fa niente, posso andare sola, ti pare?...

Emma - Sbrigati, dunque, Marianna!

Marianna - (estrae dalla borsetta una noticina) Ecco, Giovanni, questa la lista dei favori che proprio dovresti farmi. E' tutto segnato. Un operaio: questo il nome, cognome e indirizzo; sai la mia scuola serale per operai...

Giovanni - La tua grande esperienza letteraria!

Marianna - (adirata) Continua a tranciare giudizi! Esperienza letteraria! So io che cosa rappresenta per me questa esperienza ! Gli operai sono dei santi. O meglio dei bambini ed io ritrovo fra loro me stessa... (Cercando e trovando il consenso di Emma) Mi chiamano il nostro amico, e mi portano sulla canna della bicicletta!... Perch non sono un'insegnante tradizionale, io! Perch insegno loro Proust, Cekov, Garcia Lorca, l'antologia di Spoon River. E il jazz. E il cinema! Ma che ne sai, tu! Ac-cidenti!

Emma - Marianna un angelo, Giovanni, dovresti mettertelo in testa. Oh, chi non ha visto Marianna fra gli operai della scuola serale non avr mai visto un angelo!

Giovanni - Me ne ha accennato Camillo, giorni fa, alla scuola serale di Marianna. Non la pensa affatto cos.

Emma - Di che s'impiccia, Camillo? Pensi a organizzare scioperi, manifestazioni, congressi, dove peraltro farebbe bene a non aprir bocca, data la sua irriducibile inimicizia con la grammatica.

Giovanni - Camillo un operaio.

Emma - Lo stato e lo rimasto: testa dura.

Marianna - (rabbonita con il solito tono cantilenante) Il mio operaio ha bisogno di un appartamento nelle case popolari che costruisci. Al prezzo pi basso, s'intende... E' importante per lui!

Giovanni - E poi?

Marianna - Poi tutto scritto. Domani sera c' Duke Ellington. Ed io vorrei andare, con i miei operai. Cinque soli. E' importante per loro. Ed anche per me! Tu conosci il direttore del teatro!

Giovanni - (legge) Macchina fotografica in prestito!

Marianna - Fra due giorni verrei a prenderla. Aspetto una visita di Baldassarre. C' l'autoscatto, vero?

Giovanni - Certo.

Marianna - E' per un clich da pubblicare con una recensione del mio libro. Qualcosa come un'intervista... Ultimo...

Giovanni - Ecco. (Legge) Calzoni per il mare.

Marianna - Il tuo sarto... Sai, pagherei di qui a qualche mese, non appena incassati i diritti del libro! Sono invitata dal Maestro e da Prassede. E ci saranno tutti gli altri: una spiaggetta remota... Ma mi ci vogliono i calzoni!

Giovanni - Altro? Denaro?

Marianna - Grazie, oggi...

Gina - (ad Emma) Ecco l'importo della stoffa.

Emma - Grazie, Gina, grazie tanto. (Afferra i denari con rapacit).

Marianna - (guardando avidamente) Dio, quanti denari! Ac-cidenti!

Emma - (a Marianna) Presto, siamo in ritardo. Arrivederci, Gina, arrivederci, Giovanni.

Marianna - Arrivederci! (Via con Emma. Giovanni e Gina si guardano l'un l'altro. Lunga pausa. Giovanni un po' vergognoso nasconde gli appunti. Gina s toglie il soprabito che aveva indossato e il cappello).

Giovanni - Non vai dalla sarta?

Gina - No: meglio cos.

Giovanni - Non capisco. La stoffa come ti sembrata?

Gina - E' stoffa che hanno comperato per due e mi hanno rivenduta per cinque.

Giovanni - Ma come? Una truffa?

Gina - Che parola. Il bisogno...

Giovanni - Ma poi perch dici hanno? Si tratta di Emma.

Gina - Puoi esser certo che fanno a mezzo.

Giovanni - ...Gina! Ma allora! (Pausa) Gli abbracci, le effusioni! (Pausa) Cosa successo?

Gina - Niente (Pausa) Giovanni, quello che mi fa male vedere che tu ne soffri. Tu che sei un uomo vivo! (Pausa) Oh, perdonami! Non avrei dovuto!

Giovanni - (allibito) Gina!

Gina - Sono andate da Farinata, adesso.

Giovanni - Me l'immaginavo. Non c'era ragione per cui avessero dovuto parlarne. L'odioso uomo repellente .

Gina - Farinata odioso. Ma serve. Traffica nel mondo delle lettere, conosce editori e critici.

Giovanni - Lo so: anch'io sono odioso e repellente, anzi, io sono di gran lunga pi odioso e repellente di Farinata, perch non sono un letterato, io. Ma servo. Mi prodigo.

Gina - Allora lo sai!

Giovanni - So questo... Ed altro... Gina! (Come per chiedere: e w?).

Gina - C' una cosa soprattutto che mi fa male: vederti ridicolizzato.

Giovanni - (indispettito) Ridicolizzato, poi... Faccio quello che mi va di fare. Il giorno che non volessi pi la partita sarebbe chiusa.

Gina - (senza alcuna alterazione di tono) Gli altri, a cominciare dagli operai della scuola serale, ci vanno a letto. E tu?

Giovanni - Io? Oh, io... Io no... Affermano, con me, di essere, da quel lato, intoccabili. Lo affermano e lo ripetono finch uno non ne sia convinto per forza. L'una frigida, l'altra traumatizzata.

Gina - Sei un filone aperto, tu.

Giovanni - Comincio a credere che sia cos. Ma non vorrei sbagliarmi! E in ogni modo le giudico, pi che altro, disgraziate. Poverina, specialmente una.

Gina - Certo! Specialmente una! (Pausa) E il tuo viaggio nel Canada?

Giovanni - (come morso dalla tarantola) Che viaggio? Che ne sai?

Gina - Chiedesti il passaporto. Vennero per le informazioni. Non te lo dissi? Anzi, chiedesti due passaporti: per te e per Marianna.

Giovanni - Gina!

Gina - Ti avrei lasciato partire, Giovanni. Se quella fosse stata, come scrivesti, la tua strada, la tua liberazione, la tua vera vita, ebbene, che fosse.

Giovanni - Chi ti ha detto, Gina? Esigo...

Gina - Non censuro le tue lettere. Sono donne, Giovanni, e di quelle che si amano e si odiano nello stesso tempo. Ricorrono anche alle lettere anonime. Fosti inabile: perch non offrire Parigi? O Nuova York? Il Canada! Una casetta in mezzo a una foresta! Son cose che si scrivono, cose che le scrivono loro! E le dicono, anche! Ma ti pare?

Giovanni - (vergognoso) Mi disse che avrebbe preferito uccidersi. E scomparve. Per vari giorni non la vidi... Ma cosa passata. (Pausa) Ho la mente sgombera, e non da ora. (Pausa) Mi credi?

Gina - No, Giovanni. Io credo che lei potrebbe giocarti ancora a lungo e a piacer suo, solo che presumesse un po' meno di se stessa e non ti giudicasse, come ti giudica, un imbecille costituzionale.

Giovanni - Sono stato e sono, dunque, per lei, e per l'altra, un imbecille occasionale? (E' rallegrato da questa prospettiva).

Gina - Chi ama imbecille. Oh, l'imbecillit rosea dell'amore! Io ne sono pervasa dal giorno che ti ho incontrato, Giovanni. E' questo, forse, che allontana l'amore?...

Giovanni - E se fosse, come lei e l'altra affermano, una traumatizzata? . Se non vi fossero, nonostante le apparenze, nonostante le menzogne palesi d'ogni sua proposizione, nonostante i mille indizi, nonostante, oserei dire, l'evidenza, se fosse una donna che non pu amare? Se fosse...

Gina - ... Vergine? E ti seduce l'idea di restituirla alla sua funzione di donna, di guarirla, di salvarla, come direbbe uno dei loro?! A tal punto sei rimasto contaminato dal loro sudicio cerebralismo?

Giovanni - Non solo questo, naturalmente.

Gina - Me ne rendo conto. E' anche il fatto che scrive, Marianna, che legge, Marianna. Dev'essere ben altra cosa dell'amore terreno quello che lei potrebbe darti. E a tua volta saresti salvo, libero e volante, fuori, lontano dal torpore di questo uggioso obbligo casalingo! (Pausa) Povero Giovanni!... Continua, dunque, a prodigarti e a sognare!

Giovanni - Ti ho detto, Gina, che ho la mente sgombera. (Pausa) Continuer a prodigarmi, ma non a sognare. (Pausa) Fra qualche giorno uscir il libro di Marianna... Chiss se ad un'attenta analisi riveler delle tracce di Marianna...

Gina - Non lo sperare. Marianna non esiste.

QUADRO SECONDO

La stessa scena del prologo e del 2 quadro del primo tempo. Non c' pi un solo mobile all'infuori di una piccola vecchia tavola dozzinale, una vecchia sedia, una stufetta spenta e un divano. Anche i disegni alle pareti sono spariti, tranne qualcuno veramente orribile, cio invendibile. Pomeriggio d'autunno, verso l'imbrunire.

(Emma e Marianna, con i cappotti e una coperta da letto addosso, raggomitolate sul divano fumano assorte. Ognuna segue un proprio pensiero. Poi, di quando in quando, Emma accende qualche pezzo di carta nella stufetta per tentare di scaldarsi, e Marianna pure si avvicina tentando di scaldarsi mani e piedi).

Marianna - (ha un tremito di freddo) Dio mio!

Emma - Basterebbero...

Marianna - ... Lo so. Ma quando non si hanno nemmeno quelli per l'autobus. Ac-cidenti! ,

Emma - Dicevo per far passare le ore: in un caff, in un cinema. Quante ore? Alle ventuno e trenta?

Marianna - (assorta, si distrae con fatica) ... S. S, mi pare: ventuno e trenta... Ma sono molto inquieta. (Si affretta, per rassicurare Emma, a soggiungere) Andr, certamente andr. Ma adesso mi sembra una cosa impossibile.

Emma - Vorrei che fossero le ventitr. O forse anche prima. Un'ora: altro! In un'ora! Se ne fanno di certe cose!

Marianna - Credi? Accidenti!

Emma - Non mi piace, Marianna, codesto atteggiamento!

Marianna - Non un atteggiamento, capisci? E' che...

Emma - Dio! Che cosa meravigliosa! Credo di aver sempre sognato qualcosa di simile. Provare questo, che della vita, nella vita - ricordi il Maestro? - e non dato a noi di conoscerlo se non attraverso i racconti degli altri... Oppure con un colpo di testa inconcludente, una ragazzata... Ricordi le nostre scorribande nei vicoli? Le nostre irruzioni nel postribolo?

Marianna - Dio, Emma! Non mi ci far pensare!

Emma - Roba da matti!

Marianna - Lo so, lo so che ti piacerebbe. Ed io ti cederei tanto volentieri il posto. Ac-cidenti. Vorrei potermi spiegare: non mi spaventa tanto la cosa in s. Anzi, la cosa in se pu essere davvero una esperienza importantissima. (Improvvisamente buia) Quantunque fine a se stessa. Non c' pi, Emma, il mio bisogno, il nostro bisogno di tuffarsi nella vita per raccontare. Capisci? Sono una scrittrice fallita, io!

Emma - Sei una scrittrice. E ti par poco! Che cosa avresti dato un anno fa. Ma il libro tu lo hai visto sei mesi prima che uscisse e sei andata oltre, hai visto il trionfo, ed ecco che il fatto di avere il nome sul frontespizio di un libro ti sembra niente. La storia piena di casi come il tuo: il primo libro una delusione, un'amarezza sconfinata, perch lo capisco, un libro, il primo libro, una creatura pi grande di te stessa. Ma chi ha scritto il primo scriver il secondo, il terzo. E il tempo formuler un giudizio che non avr nulla in comune con quello del pubblico del tuo esordio.

Marianna - Sei molto buona, Emma.

Emma - Sono logica, mi pare. Il libro c' ed I una realt. Un'altra realt sono le recensioni. Quanti scrittori vorrebbero poter sbandierare le tue recensioni!

Marianna - (amara) Recensioni! Di', piuttosto, quietanze. Da infilare nelle calze! L'autrice dedica e si dedica: Con viva simpatia. Non capita tutti i giorni alla critica.

Emma - Ma intanto ci sono, e quel ch' scritto non si cancella.

Marianna - E le altre? Le poche altre? Balbettio incomprensibile, Un grido d'aiuto, un'invocazione, Patologia, non letteratura. E quello che mi rinfaccia i plagi?

Emma - Invidia e ignoranza.

Marianna - Dicevo: primo punto. Poi... (Cantilenante) Ho paura! Che la cosa possa trapelare!... Sai com' la gente.

Emma - La gente dice da tempo immemorabile che sei l'amante, anzi, la mantenuta, di Giovanni.

Marianna - Che m'importa! Non lo sono! E non lo sar mai!

Emma - Fa anche altri nomi, la gente, e non tutti a caso...

Marianna - (scattante, con ira) Tu m'hai sempre detto, aizzandomi a farmi sotto e nello stesso tempo a tagliar corto, che gli uomini sono millantatori, e per questo, mentiscano o no, non sono creduti!

Emma - T'ho sempre detto di girar lontana dalla cerchia del nostro ambiente. E non sempre m'hai ascoltata. Se non fosse stato per me chiss se con svizzero: Giovanni... Ci pensi alle conseguenze di una crisi coniugale in casa di Giovanni? A un'offensiva di Gina La sua signora? Roba da matti.

Marianna - (cantilenante) Hai ragione! (Insofferente) Perch mi nomini Gina? Che essere ributtante!

Emma - Ci sono, i vermi.

Marianna - (infantile) E anche Giovanni un verme... Uah! (Schifo) Ricordo durante il viaggio con Farinata dopo il premio: disse Farinata, ammirando il panorama: Che strana cosa un cimitero svizzero: morti che non sono mai stati vivi. E non seppi, in quel momento, perch pensai a Giovanni e a Gina e alla loro tomba di famiglia.

Carlo - (da una laterale, in pantofole, malandato, con un vecchio pastrano sulle spalle ed una sciarla di lana attorno al collo) Ho messo Claudio a letto. Ciao, Marianna.

Marianna - Buona sera, Carlo.

Emma - Va bene.

Carlo - Gli ho messo il termometro. Scotta.

Emma - Va bene, va bene. (Carlo dopo una pausa, torna sui suoi passi) E da... Ancora non sei stato? Hai capito da chi?

Carlo - Gli ho scritto un biglietto, fissandogli un appuntamento per questa sera.

Emma - E ricordati di cantargliela chiara. Mi ha offeso. Offeso tua moglie. Non devi accettare nessuna spiegazione e tanto meno discutere. Gli dici il fatto tuo, come t'ho gi spiegato, con la massima fermezza e senza consentirgli di ribattere. La cosa non deve ripetersi. E di fronte a qualsiasi impertinenza, reagisci subito, con decisione. Sono tua moglie, io, e non puoi permettere. Intesi, vero?

Carlo - Al minimo accenno lo pesto. Sta' sicura.

Emma - Va bene. (Carlo esce).

Marianna - E' molto avere un uomo.

Emma - S, quando si ha la disgrazia di dover vivere in una citt come questa. (Pausa).

Marianna - Ma, dicevo, questa un'altra cosa! E' diverso! E' una cosa... sporca, questa, se la si sappia, cio se sia, per ci solo, vera!

Emma - Ma non la si sapr e non sar... vera! Ma ti pare! Anzitutto, stringi stringi, il pericolo va circoscritto a un settore: uomini; anzi, uomini sposati. E sono guardinghi, gli uomini sposati. Si levano i capricci, ma in silenzio. Temono, quanto noi e pi di noi, le ciarle. Hanno pi da perdere loro di noi, che abbiamo fantasia e sappiamo raccontarle a modo nostro, noi, le cose!

Marianna - (compiaciuta) In questo tu sei speciale!

Emma - Ma anche tu direi che non ti perdi di animo!

Marianna - (compiaciuta di s) Sono bravina?! Certo quella donna non mi aveva l'aria di cercar complicazioni. Non debbono piacerle i pasticci. Mi sembrata una mezzana... nel senso pi comune e popolaresco della parola. Solide relazioni con la polizia, una clientela rispettabile.

Emma - Che gente? Che gente?

Marianna - Gente facoltosa, di campagna o di citt vicine. Vengono qua una o due volte la settimana; qualcuno fa colazione da lei e torna per il pranzo. E son quelli che vanno, poi, talvolta, alla sera, al cinema con la ragazza o sposa che sia. Il mio cinema, vicino alla sua casa, e tanto lontano dalla mia, fuorimano e discreto. Eravamo, in quel cinema, di famiglia senza saperlo.

Emma - Tu l'hai vista la ragazza alla quale il tuo misterioso ammiratore ti indic?

Marianna - No: pure fu una ragazza a seguirmi, a entrare nel caff dell'angolo e a chiedere al cameriere che ben conosco chi fossi, e di che vivessi e come vivessi.

Emma - E due giorni dopo, tac, il biglietto della signora: Avrei bisogno di lezioni di francese per una mia nipote che espatria. Dio, meraviglioso, Marianna! Come ha detto? Siamo donne, come dire "sorelle", e fra noi, se ci si pu aiutare.... E' meraviglioso! Con che faccia?! Con che faccia?!

Marianna - Una faccia da... moglie... d'impiegato. Capisci? Forse trentadue, forse trentacinque, non di pi, credo. Bellina, sai?

Emma - Dio!

Marianna - Dei grandi occhioni stupiti, vestita con un certo gusto, ma senza sfarzo. Non so... (Come dire: altro non so) Vedova e risposata: dev'essere un buon omino, lui, che intravvede, ma non vuol sapere. Un innocente.

Emma - E' meraviglioso, tutto questo!

Marianna - (cantilenando) Ho paura, ti dico! Ac-cidenti! Finch non avr visto la faccia di quel... quel... (ironica) conte.

Emma - (esultante) Conte, eh?!

Marianna - Conte.

Emma - Meraviglioso!

Marianna - (cantilenante) Sta in campagna. Moglie e quattro figli. Una famiglia patriarcale. Cos mi ha detto la signora.

Emma - E' meraviglioso, Marianna, meraviglioso!

Marianna - (cantilenante) Ho paura! Fio paura!

Emma - Non l'avrai pi quando sarai faccia a faccia con il conte. Un conte di campagna! Faccione rubizzo, capelli brizzolati, pancetta...

Marianna - Mi ha detto la signora che un uomo prestante.

Emma - Comunque, un volto mai visto, che non vedrai mai pi. Una parentesi fra due banalit: Buona sera, carina! Senti: io potr sedermi tranquillamente al caff, per via dei denari. Penser: adesso sale, suona il campanello, entra. Penser...

Marianna - Penserai a come sar?

Emma - Ai particolari! Alle sfumature!

Marianna - Sar come se fossi tu?

Emma - Sar pi che se fossi io... Potr sedermi al caff. Tu verrai con il denaro: un caff, subito, per la signorina. E sigarette. Mi racconterai tutto per filo e per segno.

Marianna - No: tu mi racconterai. Ed io ti dir: S, stato cos. Oppure: No, questo non esatto, stato invece cos e cos...

Emma - Verr tardi tardi. Eppure domattina saremo in piedi. Io non vorr altro che un poco di legna, non per me, ma per Claudio che tossisce, povero bambino. Un poco di legna. E la collanina gialla. Quella s. Gialla per me, per te azzurra.

Marianna - S: per te la gialla, per me l'azzurra.

Emma - Che giorno oggi?

Marianna - Mah.

Emma - Del mese: ventuno?

Marianna - S, credo.

Emma - Ventun novembre 1949! Marianna! Ancora venticinque giorni. Natale a Parigi! Avremo la somma! E via! Per sempre! Io e te a Parigi, Marianna! (Da un campanile suonano le ore).

Marianna - Le cinque... (Pausa).

Emma - Parigi, Marianna! Con i denari per viverci tre mesi, e ci vivremo anni ed anni. Tu mi conoscerai allora di che cosa sono capace! Poche settimane. Ho tutto un piano disegnato qua. (Indica la fronte) E un bel giorno ti dir: Marianna, ecco, questo il tuo tavolo da lavoro, questo il lume da tavolo, questi i fogli bianchi. Tu scrivi. Ogni giorno un po', come insegna il Maestro. E non t'occupare d'altro. E tu siederai, scriverai. E attorno a te, sotto di te, la citt. Un'immensa citt a cui affacciarsi adagio adagio, ogni giorno un po' fino a diventarvi figure di rilievo. Un'immensa citt a cui affacciarsi adagio adagio, ogni notte-un po': per berla a piccoli sorsi, senza dover rendere conto, di niente, a chicchessia. Io e te, libere!

Marianna - Dio, non mi ci far pensare! Non pu essere vero! Credi che Giovanni ci dar la somma?

Emma - Ti ha mostrato la pratica d'accensione dell'ipoteca. (Canzonatoria) Ne va di mezzo la vita di tua madre! Che ha un tumore! E il radium costa, costa! E non ha altri al mondo che te, tua madre. Che cosa non ti darebbe Giovanni?

Marianna - Certo, molto pi del conte!

Emma - Il conte un birbone. Povero Giovanni!

Marianna - E Carlo? (Pausa) Ha proprio rotto definitivamente, Carlo, con il partito?

Emma - Non ancora, ma lo far quanto prima.

Marianna - Tutti, ad eccezione, naturalmente, di Giovanni e Gina, lo han gi fatto: il Maestro per primo. Poi Farinata, poi Simone. Tutti, insomma. Arcadio no, vero?

Emma - Arcadio se ne esce che cosa va a fare?

Marianna - Si comportato da mascalzone, Arcadio. Invece di prendere le difese di Carlo, per l'incidente della rivista, lo ha lasciato estromettere lavandosene le mani.

Emma - Con Camillo? Chi la spunta? Lo han messo con le spalle al muro, Arcadio: Sei l'amante di Emma, gli han detto. Zitto (Amara) Sapevano!

Marianna - Dio, com' cattiva la gente!

Emma - (con voce strozzata, irosa) Non torner nemmeno per un'ora in questa citt maledetta. Me la sento alla gola come una morsa!

Marianna - S s s s. Accidenti!

Carlo - (dalla laterale, come prima) Claudio ha la febbre.

Emma - (con ira) Me l'aspettavo! Ha tossito tutt'oggi! Che maledizione!

Carlo - Che si fa?

Emma - (dura) Si va a dare le dimissioni dal partito, si cerca, con una raccomandazione del vescovo, un lavoro, magari anche l'insegnamento, e poi ci si mette ad allevare il proprio figlio come fanno tutti: nutrimento, medicine, medico, legna e carbone. Meglio ancora: lo si affida, il proprio figlio, ad un collegio. C' una personalit disposta. (Scattante contro Carlo). E' inutile fare quella faccia: un collegio di preti, e tanto meglio! Non mancano ai preti il mangiare, il calduccio d'inverno, gli insegnamenti, e i libri!

Carlo - Dici delle parole. Ma ti sembra un discorso serio? Ti ho detto che in questo momento il bambino ha la febbre.

Emma - Io sragiono, dunque, cos?! Perch guardare la vita al di l delle contingenze sragionare! (Cercher l'approvazione di Marianna) Che il bambino sia febbricitante un fatto casuale, che noi siamo impotenti di fronte al suo stato, senza denaro per medici, medicine, nutrimento, legna, un altro fatto casuale! Cerchiamo dunque il rimedio per questi fatti fortuiti e mettiamoci a dormire beati! (Rabbiosa) E va bene! Andr in cerca di un medico e delle medicine! Andr! (Si alza, si riassetta, si imbelletta) E se non ci fossi io? Vorrei vederti, Carlo, a trovar credito almeno da un dottore e da un farmacista, per tuo figlio! Almeno questo! (Si stira le calze. Pausa).

Carlo - (glaciale) Emma, scusa. Non avresti una sigaretta? (Emma lo guarda con odio, poi con noncuranza estrae una sigaretta dal pacchetto e gliela porge. Carlo si avvicina, la prende) Grazie.

QUADRO TERZO

Una stanza-salotto, chiara. Un letto .alla turca. Poltrone attorno a un tavolinetto. Una consolle. Ninnoli. Uno specchio. Quadretti. Una finestra semicelata da una tenda, di fronte. Di lato la porta. (In scena, sedute, Marianna e la signora. Fumano).

La signora - (con una risata) Ma sa che lei davvero strana? Le dispiace che sia un bell'uomo, che non abbia la pancia, non i capelli brizzolati.

Marianna - Lei mi aveva detto quarantacinque anni. Ora sento che non ne ha nemmeno quaranta.

La signora - Ebbene? Non meglio cos? Capitasse sempre cos! E invece! (Ride) Ah, beato chi la capisce, signorina!

Marianna - (cantilenando) Non importa, signora, non fa nulla. (Pausa, poi ali'improvviso) Ma, scusi. Non sarebbe possibile vederlo prima, senza esser viste? Da un pertugio, dall'uscio socchiuso... L, ad esempio, spegnendo la luce...

La signora - Ma non pensi! Non si preoccupi! Gliel'ho detto e glielo confermo: non lo conosce! (Con altro tono) E' un vero signore: solo i veri signori pagano in anticipo, e una bella sommetta, come lei sa. Spontaneamente. Lei mi dir forse che avrei potuto tirar su ancora. Ma non mi va di forzare la mano. Son fatta cos, io.

Marianna - Non un suo cliente abituale?

La signora - No, e appunto per questo desidero usargli un trattamento di riguardo. E' interesse mio come suo, del resto. E le raccomando, sia gentile, condiscendente. (Campanello) Ecco. E' lui. Io vado ad aprire, indico la strada, scompaio. Faccia il comodo suo, signorina. (Via).

Marianna - (nascondendosi la faccia tra le mani) Dio mio! Dio mio! Dio mio! (Imponendosi uno sforzo) Basta. (Si siede con naturalezza, accende una sigaretta, prende una rivista, la sfoglia. La porta si apre lentamente. Giovanni entra con una certa esitazione, richiude la porta, che aderendo al muro produce un colpo secco).

Marianna - (al rumore della porta alza il capo, guarda, dapprima con naturalezza ostentata, poi con fissit, sbarra gli occhi, ha un sussulto. Si alza strisciando sullo schienale come colta da un attacco oli cuore. Emette un rantolo, poi un'esclamazione indefinita. Quindi ricade sulla poltrona, si prende la faccia tra le mani) Dio mio! Dio mio!

Giovanni - (dopo una lunga pausa, emozionato, quasi vergognoso) Non intendo, naturalmente, andare oltre... Lo so: basso questo... La frode, lo strattagemma cui ho fatto ricorso... (Ed ecco che cercher e trover la giustificazione) Ma io dovevo difendermi. E' stata legittima difesa... il mio... scoprirti... poco a poco... Una progressione. Sensazionale!... Fino(con amarezza) a questo... (Pausa) Oh, se tu, allora, due anni quasi, mi avessi almeno permesso di dirtelo il mio... (rettifica) la mia cosa, come dite voialtri; se tu mi avessi almeno potuto ascoltare , sentire il peso delle parole, sentirle vive come lo erano dentro di me!

Marianna - (sorpresa, un po' sollevata, ma senza mai guardarlo in faccia) Cosicch la colpa mia: di aver suscitato... Io maliarda! Io seduttrice! Mia la colpa di questo intrappolamento!

Giovanni - Ti incontravo ogni giorno, in casa mia e fuori di casa mia...

Marianna - (senza mai guardarlo) Ah, ecco! L'esserti stata amica, di te e di quell'essere basso e viscido di tua moglie! Questa, s, questa stata davvero colpa! L'aver fatto capo per mesi e mesi a voi, e mi sembrava sempre: un senso di tenerezza, di calore, una casa - brutta e goffa la tua casa e ci si sta male, ma era una casa amica - dove far capo... Disgraziata! (Lo guarda con odio).

Giovanni - Mesi, mesi, mesi di menzogne. Menzogne interessate e menzogne senza scopo. Il gusto del turlupinare. E anche ora. Tenerezza? Calore? . La solita retorica stucchevole. Vero che la mia casa era brutta e goffa e che ci stavi male.

Marianna - (senza guardarlo) Io so che ero buona con voi! So che eravate due esseri meschini, boccheggianti, squallidi, ed io ero viva ed ero ogni giorno tra voi e questo era esser buona. Questo io so!

Giovanni - Eri ogni giorno tra noi perch mi sapevi abbagliato da te. E prodigo! Sono stato, abbagliato! Poi, non pi. E nondimeno era rimasta in me una sollecitudine affettuosa, forse ancora qualcosa di pi. E sentivo il tuo disprezzo, preconcetto, sordido. Non solo io non esistevo: ero un'idiosincrasia per te. Ma l'indifferenza pi che altro mi era inverosimile. Ammesso, ammesso che io possa apparire agli occhi di una donna come te un omiciattolo grigio e allontanante. Ma poteva, non foss'altro per la veste di scrittrice che ti eri data, per il fatto che affermavi che l'uomo un mondo per te, poteva non interessarti la cosa com'era di un uomo che - tu questo hai creduto di me fino a poco fa -per te e con te sognava una nuova vita, un calcio a tutto e daccapo: poteva? Eppure io non esistevo.

Marianna - (come compitando e senza mai guardare in faccia l'interlocutore) Questa tutta roba scontata. Ti risposi, a suo tempo, che avrei preferito ammazzarmi piuttosto che concedermi. E non se ne parl pi.

Giovanni - Non mi permettesti di formulare un discorso umano, di riprendere il discorso, di spiegare. (Polemico) Era una sofferenza intollerabile il solo accenno a un simile argomento per te, dopo la delusione per Celso, dopo il trauma! Ed io, riguardoso, a tacere e a prodigarmi.

Marianna - Perch sei un megalomane, perch un modo come un altro di far colpo. E avrei dovuto non trarne profitto? E non riderci su?

Giovanni - Lo so: per te e per Emma chi d un megalomane. Cos la pensavate anche quando vi faceva comodo professare certe idee politiche. E urlavate, ancora oggi urlate, di essere vive, e c'era, c' il terrore inconscio della morte che vi ha ghermite da tanto e non vi lascia, nel vostro grido! Perch io credo che l'egoismo dell'individualit sia la vera morte e l'atto d'amore dell'offerta le vera vita.

Marianna - (insofferente) Io sono tutt'altro che egoista. Lo sa chi mi conosce bene. E il fatto d'aver preso da te non certo egoismo. Era semmai amicizia. Nessuno bussa alla porta d'estranei, di gente staccata. Ma perch discuto?! Accidenti!

Giovanni - Tu sei matura per sostenere qualsiasi scontro con la polizia. Sei all'altezza della situazione.

Marianna - Ma s: sono una criminale, un mon-sieur Verdoux in gonnella! Io, criminale. E tu che ti difendi: legittima difesa. Che grottesco delirio il tuo! Hai frugato, indagato... Mi hai raggirata! E questo? (Sincera) Che male ti ho fatto, io?

Giovanni - Oh, ti par niente esibirsi come un essere straordinario, il relitto, l'avanzo di una fanciulla sognante, ferita, e relegata su una cima inaccessibile: una fanciulla urlante... Suscitare piet e con la piet la propensione? L'idea di quei sogni rimasti lass, in una vetta inviolata, inchiodati da una . mano perversa; l'idea di dividere l'anelito di andare a riprenderli, e farli anche nostri, perch son sogni di vent'anni? Ti par niente la lusinga della vocazione a comprendere la vita degli altri come non di tutti, la lusinga di uno slancio, di una misericordia, di una solidariet? Ti par niente l'ostentazione di una civilt, di una cultura, di un'umanit, di una mente e di un cuore come sono la mente e il cuore di pochi eletti? (Pausa) E la repulsione! (Pausa) E l'apatia! (Pausa) E il vuoto!

Marianna - Questo far male? Questa la spiegazione di una persecuzione e di un inganno ignobili: un agire puzzolente da sbirro?

Giovanni - Questa, e che tu non l'intenda naturale. Noi parliamo due lingue diverse. Anzi: tu parli la tua lingua incomprensibile e non ammetti che nessun altro parli.

Marianna - (come rivelando a se stessa una riflessione) Ci che sarebbe la ragione prima del tuo agire. Il fatto che io non t'abbia lasciato sciorinare una melensa profferta amorosa. E' il colmo!

Giovanni - S: la ragione prima! E come dirtelo, allora, com'era nata la cosa, com'era cresciuta, com'era , far s che tu sentissi almeno che una pena c'era in un uomo che incontravi ogni giorno, che tu vivevi in lui ed eri tutto il mondo per lui... Come, se non guardandoti dentro... e fuori, con gli occhi della ragione? E dopo aver visto? La croce. Tu ed io, qua, crocefissi. (Breve pausa).

Marianna - (cupa ed insinuante) Non hai dubitato che avessi potuto non abboccare?

Giovanni - No, Marianna, so tutto di te. Di te e di Emma.

Marianna - (con vivo interesse) Tutto?! Cio?!

Giovanni - Dubiti? O speri? Non dubitare e non sperare. (Pausa) Ho letto i libri, e gli articoli, e osservate le tele e le sculture dei tuoi amici, anzitutto, per mettermi il cuore in pace. Per capire che la tua aridit era la loro, la tua disumanit era la loro, che il tuo disprezzo, verniciato di ipersensibilit, per gli uomini e per la vita, per la sofferenza degli uomini e la pena di vivere, era la loro. Dunque non ero io un'idiosincrasia per te, ma l'uomo, la vita sono idiosincrasie per te e per loro. Ho letto anche il tuo libro. Letto e riletto. Quante volte non so, ma lo so a memoria. Non ci sono uomini e non c' un alito di vita nel tuo libro. Perch in realt non ci sei nemmeno tu; cos come non ci sono nemmeno loro, i tuoi amici, i tuoi maestri e colleghi, nei loro libri, nei loro quadri, nelle loro musiche, salvo che in qualche ridicolo autoritratto.

Marianna - Parli da omino quale sei. Ma un tuo diritto. Preferirei che tu pretendessi di compiere la funzione che si compie qui, chiedendomi magari se mi piaci, ed io ti risponderei di s. Dover mio. Ma tu sei un cliente strambo. Un raffinato, si dice cos?

Giovanni - Ah, se non lo sai tu!

Marianna - (senza guardarlo in faccia) Con una donna come me in che modo si pu essere porci al massimo grado? Negando i valori dell'intelletto. E tu, braghe in mano, ti servi. Buon pr, Giovanni. Quando avrai finito vomiter. Accidenti!

Giovanni - Ho pena di te, Marianna!

Marianna - Ed io vorrei averne di te!

Giovanni - Io sono salvo, perch, quando uscir da questa stanza, non sarai pi dentro di me.

Marianna - E' dunque questione di minuti? Ah! Sento la gioia infinita dell'aria fredda, in faccia!

Giovanni - Marianna, ascolta, ascolta! (Come incominciando un discorso alla lontana) Non pi per me che ti parlo. Io, ti ripeto, ti lascer qui dentro, fra poco, e non sar pi nulla fra noi. E' per te. Per quello che sei riuscita a farmi credere di essere, e fu un sogno mio, per quel mio sogno. Potrei non essere sincero? Non nego, Marianna, i valori dell'intelletto! Nego i valori degli equivoci! Concedimi di ragionare!

Marianna - (scattante, a conclusione di un pensiero intimo formulato mentre Giovanni parlava al deserto) Poi... Che cosa farai?... Dirai certamente... a qualcuno... di questa sera...

Giovanni - Che diritto hai di supporlo?

Marianna - Oh, non questa sera stessa. Questa sera un'avventura troppo bella per te. (Pausa) Questa sera te la cullerai. E' una tua vittoria sulla cultura, Giovanni. Pensa! Ac-cidenti! Questa sera e domani, e fra un mese, e fra due, tre, forse. No: non questa sera. Ma verr il momento che l'avventura, scialba ormai nella memoria, dovr essere ravvivata. Piai un dossier , vero? Su me e su Emma. E verr alla luce a un certo momento. Pensa come ridiverr vivida e succosa raccontata a Gina, ad esempio, questa tua vittoria! E da Gina raccontata alla commissione femminile del partito, e dalla commissione femminile a quella culturale, e da... Sei documentato, naturalmente. Basterebbe, del resto, l'indirizzo di questa casa, il nome della signora. E tutti sapranno che la scrittrice... (Urla ora) Io... Tutti sapranno!... Quello che non ! Perch, tu puoi pensare quello che ti pare, ma io non sono una... Non lo sono... Non lo sono... (Percorrer la stanza in lungo e il largo e quindi si arrester di botto) Questa, Giovanni, una mia verit, la sola verit mia che ti dico, la sola! Per il resto non sai niente di me, non sai assolutamente niente. Non sono una...!

Giovanni - Ma s, certo. (Senza convinzione) Ti credo...

Marianna - (Io osserva con fissit) ...Mi credi pazza, vero? (Tra s dopo una pausa) Ma lo sono pazza. Lo sono stata... E chi pazzo... (S'illumina, m freda ad esaltazione, si guarda attorno. Scorge m grosso candelabro su un mobile. Lo afferra. Con forza bestiale colpisce, da tergo, ripetutamente, mi cranio l'uomo seduto. Ilare ed esaltata) Sono pazza, io! (L'uomo cade riverso, con un rantolo. Ella lo osserva, gli si avvicina cautamente, lo guarda con gli occhi sbarrati. Il suo volto si cangia. Un terrore l'assale. Emette un urlo lacerante, prolungato) Aaaaah! (Pausa: si rende conto come per una illuminazione improvvisa del delitto computo) As-sas-si-na! (Pausa) Aaaaah! (Cos gridando corre alla porta e l'apre).

La Signora - (dal di fuori, lontana, accorrendo) Che cos'? Cos' stato?

Marianna - (scappa in fondo alla stanza, annaspando. Davanti alla finestra si ferma, spalanca la tenda e quindi la finestra. Mentre la signora entra, balza sul davanzale e si getta, con un urlo che si smorzer gradualmente, a capofitto) Aaaaaaah!

La signora - Signor conte, che cos' stato!?

QUADRO QUARTO

La stessa scena del prologo e del secondo quadro del primo e del secondo tempo, con un nuovo arredamento. Pochi pezzi , d serie e di pessimo gusto, ma appena usciti dalla fabbrica. Una libreria al centro. Un caminetto acceso. Pomeriggio di autunno inoltrato, verso l'imbrunire. (All'alzarsi del velario Emma intenta a dirigere due facchini che portano una scrivania e relativa sedia. Su un'altra sedia, dei pacchi).

Emma - (ai facchini) Qua, qua. (Fa posare la scrivania) Un po' pi in angolo. No, no. (S allontana per esaminare la prospettiva) Pi avanti, ma non molto. Cos, ecco. Va bene. (II telefono squilla. Emma va all'apparecchio. I due, finito di disporre i mobili, attendono in disparte) S... (Subito confidenziale) S, dimmi. Non ancora, ma star poco. (Leziosa) Ti preeego! Ma caro! Non mi son mossa! Due facchini. Rinnovo la casa, lo sai! Sapessi che felicit! Grazie a te! Sei molto buono! Certo! Da una settimana! Ininterrottamente! Sono abbrutita dal lavoro, ma, ti ripeto, felice! Sai? Una constatazione. L'ingombro delle cose inutili. Cianfrusaglie: oggetti, ciarpame, indumenti: cose, insomma... Bene: devi far posto ad altre, funzionali, e fiammanti. E t'accorgi che son tante! Ogni angolo ne pieno! Dove metterle? E proprio tutte? Tutte? E non forse, questa, un ricordo, quest'altra non forse ancora utilizzabile, quest'altra... Ah, ho deciso: via, via tutte! Ma che problema! Sei molto buono! (Ricordandosi dei due facchini) Va bene: buonasera!

Un Facchino - (esce insieme all'altro borbottando) Baldraccona!

Emma - (che non avr inteso, continuando a telefonare) S, meraviglioso! E pensare che... (II solito ghgnetto) Niente, una cosa mia... Curioso! Va bene, se proprio vuoi saperlo, dicevo: e pensare che... una volta non apprezzavo i commercianti... Ma senza un motivo preciso... Cos... Domenica: prometto senz'altro per domenica. D'accordo. (Ode dei passi in giardino; rapidamente) Scusa, a pi tardi. (Riattacca il ricevitore).

Celso - (dal giardino) Emma?

Emma - (sorpresa e turbata) Celso! (Silenzio. Lo guarda come se fosse un ombra mentre entra. Lunga pausa) Tu?! (Pausa) Da dove vieni, Celso?

Celso - (si guarda attorno) Da un luogo a te sconosciuto. (Pausa) Son stato a trovare Marianna.

Emma - (con voce strozzata) Cosa!?

Celso - Oggi un anno. (Pausa) C'erano dei fiori sulla coltre di terra bagnata. (Pausa) Gina. (Lunghissima pausa) Ogni giorno Gina va a trovare Giovanni. (Pausa) Non distante Giovanni da Marianna. Giovanni in un porticato, sotto a una lastra di marmo, tersa, come i bronzi, del resto, e il portafiori di cristallo, e il candelabro. Gina, ogni giorno, piccola, vestita di nero, con passo lesto, uguale, come una macchinetta, esce di casa alla stessa ora. Quando scesa dall'autobus entra in una delle tante botteghe adiacenti all'ingresso del cimitero e ne vien fuori con una spor-tina contenente degli straccetti e un detersivo, un secchiello, un cero. Ogni tre giorni ha tra le braccia dei fiori. Varcata la soglia, alla fontana si ferma. L'acqua gorgoglia scendendo nel secchiello... Poi: tic tic tic: il suo passo risuona sotto il porticato, quasi sempre deserto a quell'ora. Son qui. Si curva, posa la sportina, e i fiori se li ha, si mette uno straccetto davanti, vi si inginocchia, e incomincia a lustrare. Quando ha cambiato l'acqua al portafiori, o i fiori stessi, accende il cero. Ed allora che, dopo di aver riposto ogni cosa, si alza e con tenerezza, una smorfia di gattina, guarda in un punto della lastra, in alto, a destra. Dice: Ciao. E poi incomincia a discorrere: Fa freddo, oggi, vero? . Oppure: Che caldo, che caldo come non era stato mai!. Od anche: Che meravigliosa giornata di primavera! . E tu? Lo senti, tu, il freddo? Il caldo? Il tepore di questo primo sole? S, anche tu, nevvero?.

Emma - Perch, Celso, mi racconti questo? Per farmi male? Ne provi piacere, non vero? Non sentivo affatto il desiderio di vederti, Celso. Erano due anni e forse pi che non ti vedevo e non sentivo affatto il desiderio di rivederti.

Celso - Lo so, lo so, Emma. Ma accaduto un fatto straordinario, oggi, te l'ho detto. (Pausa: scandendo le sillabe) Oggi, a distanza di un anno tondo tondo, Gina ha diviso, sulla tomba di Giovanni, i fiori in due: questi per Giovanni e questi per Marianna. (Pausa) A Marianna nessuno mai aveva portato fiori. A primavera erano cresciute erbe e primule sulla terra. Poi un rovo verde. Un mese fa era solo erba secca. Ora terra nerastra, umida. E Gina, oggi, con le sue mani sottili, lunghe, carezzevoli, ha diviso in due i suoi fiori ed andata da Marianna. Capisci?

Emma - (con un tremito in gola, ma sforzandosi di apparire disinvolta) E tu vai da Marianna? Ogni giorno?

Celso - Noh! Tre, quattro volte in tutto. Mi va, talvolta, di rileggere il suo libro. Che poi il mio libro. Marianna lo scrisse come in istato di ipnosi quando tu la liberasti dall'incubo del mio abbandono; scrisse i miei pensieri, annebbiati e contorti, perch tu le comandasti di scrivere, di raccontare, la sua esperienza di un anno con me. (Pausa) Mi va di rileggere i miei pensieri di allora. E ogni volta che rivedo quelle pagine mie, come attraverso un vetro opaco, la pena di lei, sento il bisogno di vedere, di toccare quella terra. Ho bisogno di sapere che dorme.

Emma - (acida, pungente) Tu non porti fiori, per, a Marianna?

Celso - No, non ho il tuo cinismo romantico, io.

Emma - (con orgoglio) Io non sono mai stata da Marianna!

Celso - Perch non ci hai mai pensato. Perch non vuoi pensare, non pensi, tu. Mai. Se no saresti andata da Marianna. Se no avresti pianto. E ti saresti salvata a buon mercato. Sarebbe stato cosi facile per te!

Emma - (c. s.) E per te?

Celso - Per me impossibile.

Emma - (c. s.) Dicesti di avere in te una possibilit di salvezza, di avere in te l'indefinito.

Celso - Credevo di poter veder chiaro, in me. Ma la chiarezza un pregiudizio illuministico. Marianna ha lasciato un messaggio: non c' salvezza per I noi. Ma per te, soprattutto, il messaggio di Marianna. Non l'hai inteso? (Pausa) Emma . Non ti sei domandata se non sia a caso codesto nome? Emma (Pausa) Buona sera, Madame... Bovary. (Via).

Emma - ... No, no. (Assorta, turbata) No no no... (Scattante) No. (Dal giardino, un rumore di moto scooter in arrivo. Il rumore cesser di colpo) Nooooh!

Carlo - (entrando) Che c'? Cos' accaduto?!

Emma - (dapprima distratta) Niente... Niente,

Carlo - (affannosamente) ... una fitta, qua. (Indica un fianco) Sai, i miei soliti crampi.

Carlo - (con meraviglia) Crampi? Soliti?

Emma - (c. s.) Ma si, volevo dire una storta a un piede, (cercher attorno, vedendo la libreria) nel riporre un libro, lass... (Indica la cima della libreria).

Carlo - (come tra se) Storta?

Emma - Non hai incontrato qualcuno, entrando?

Carlo - (sempre senza alcuna commozione, freddo) No. No: chi avrei dovuto incontrare?

Emma - (con un tremito) Celso.

Carlo - (meravigliato, ma sempre freddo) Celso?

Emma - (angosciata) Non mentire... Non scherzare, cio. Non possibile che tu non l'abbia incontrato.

Carlo - Che io sappia Celso all'estero. Ha un lettorato in Spagna.

Emma - (con viva concitazione) Che cosa dici, Carlo?! (Grida) Che cosa dici, Carlo?! Carlo!

Carlo - (meravigliatissimo) Ma che ti prende! (Pausa) Ebbene?

Emma - (con affanno) Celso stato qui e tu lo hai incontrato! Che ti ha detto? Cose che non vuoi dirmi? Non m'importa di sapere. Dimmi solo che lo hai incontrato! Solo questo! Non m'importa se ti ha parlato o se ha finto di non vederti! Non m'importa! Dimmi: l'hai incontrato? Nel giardino? O sulla soglia del cancello? O fuori, appena fuori? S, vero?

Carlo - ... Credevo fosse all'estero.

Emma - Dio mio! Dio mio!

Carlo - Ma non l'avr visto! Sono distratto, lo sai! Che me ne importa di Celso! (Guardando attorno come per cercare una spiegazione) Ma cosa accaduto! Che cosa?! Quell'urlo mentre rientravo... (Tra s) Una storta? Nel riporre un libro? Che libro? Lass? (Va alla libreria, cerca in alto) Ah!... Ecco! (Estrae un volumetto, lo mostra) Ecco: il libro di Marianna.

Emma - (atterrita, guarda il volumetto, si ritrae. Suonano ad un campanile le ore: lo stesso numero di ore di un anno prima, allorquando lla disse: Andremo a Parigi ) Andremo via per sempre, io e te... .

Carlo - Che cosa?

Emma - Un anno fa, a quest'ora. Dio mio! (Si irrigidisce di colpo, si fa forza) E' passato. Un incubo. Ora passato. (Breve pausa) Riponi quel libro, Carlo. (Breve pausa) Siamo vivi, Carlo, vero?

Carlo - Vivi?

Emma - Voglio dire: siamo ancora noi, io e te, vero? (Con imperio) Riponi quel libro! (E Carlo eseguir sotto gli occhi di lei che seguiranno il ritorno nell'oblo del volumetto) Avremo un altro libro, Carlo, vero? Il tuo. (Con infantile esaltazione) Ecco qua, Carlo, la sorpresa! Qua lo scrittoio, i fogli bianchi, la penna, l'inchiostro. Carlo, il libro che sognai nel momento stesso in cui ebbi la sensazione di amarti. Eravamo tanto giovani! E la vita stata tanto dura con noi e solo sopportabile come attesa! Ma ora sento che veramente incomincia la nostra vita. Tu insegni, non fai politica, scuola e casa, nostro figlio non pi una preoccupazione, non lo sar pi, al riparo da ogni insidia. Al seminario, la parola brutta, ma la realt che conta, compir gli studi fino al giorno in cui potr scegliere una strada; e sei tranquillo, felice, hai la moto, vero che sei felice, Carlo?

Carlo - Felice? Non saprei.

Emma - Ma certo! Non potrai esserlo fino a quando non avrai iniziato il lavoro vero! Quello che ci sollever dal grigiore e dar a te una fama e a me una fierezza; il lavoro che rimarr sulla terra dopo di noi. E sar un poco mio, perch io l'avr voluto! (Quasi a se stessa) A qualunque prezzo!... (Con repentina esaltazione) Siediti, Carlo, qua. (Lo trascina al tavolo, lo fa sedere) Ecco: qua. (Gli porge la penna) Lasciati guardare. (Lo ammira a un passo di distanza) Ti trovi a tuo agio? Aspetta. (Spegne la luce centrale) Qua: ogni notte un poco: una, due ore. (Pausa) E' buio, ormai, fuori, autunno... (Un'altra idea improvvisa) Fa" come se fosse gi notte, Carlo. Una notte inventata. Incomincia subito, senza perdere un minuto, subito subito. E come ogni notte, io ti preparo, ora, il caff e ti auguro buon lavoro. Buon lavoro, Carlo! (Si allontana) Vado a prepararti il caff. (Torna al tavolo, esaltata) Quando torner, avrai scritto almeno tre righe? Il punto in cui senti che la tua vita incomincia, in tre righe. Poi non avrai che da seguire la penna. Sar racconto? Sar filosofia? Sar cronaca? Non importa. C' un punto in cui la vita di ognuno incomincia. E pu essere, la vita, racconto, pu essere filosofia, pu essere cronaca. Purch sia...! E resti dopo di noi...! Vado a prepararti il caff. (Via).

Carlo - (guarda il tavolo davanti a s; poi. sentendosi a disagio si allenta il colletto della camicia, si alza e si slenta la cintura, estrae una piccola rivoltella da una tasca e la posa Sia tavolino in un angolo. Si siede di nuovo. Si cambia gli occhiali. Medita un poco, quindi prende a scrivere. Depone, rilegge tra s e conta le righe) Tre righe.

Emma - (rientra con il caff, in punta di piedi. Poich Carlo alza gli occhi) Naturalmente il caff sempre pronto, l'acqua sempre in bollore, e basta versarla nel filtro. Ogni notte cos. E bisogna parlare sottovoce, di notte. (Posa sul tavolo, guarda i fogli. Esultante). Hai scritto! Carlo! Lascia che io legga! (Prende il foglio, legge) Ho tradito tutti. Anche mio figlio. In definitiva ho tradito me stesso.

Emma - (atterrita) Carlo!

Carlo - Non so andare oltre.

Emma - E' uno scherzo?

Carlo - No: tutto.

Emma - (scorge la rivoltella sul tavolo, l'afferra. Con voce tremante) E questa? Perch?

Carlo - (come intronato) Perch? Non so... (Ora ricorda) Un'idea come un'altra. La porto per prudenza. (Sente il bisogno di ripetersi il consiglio di lei, nel quale intuisce per la prima volta il senso di colpa che l'ispir) Per prudenza... . Ma in tasca pesa. E a scuola, a casa, la tolgo.

Emma - Carlo!

Carlo - (alzandosi lentamente, raccoglie il foglio, lo scorre, poi lo ripone) E' tutto. (Si stropiccia gli occhi) Tu hai inventato la notte. E ho quasi sonno. (Beve il caff) Ah! (Va verso la porta d'entrata). Voce di

Celso - Buona sera, madame... (Emma, con ira selvaggia, guarder attorno cercando con l'arma puntata la voce invisibile, finche s trover con la canna rivolta al giardino e nello stesso tempo alle spalle del marito).

Carlo - (in un balbettio) E' tutto.

Emma - Tutto: niente. Niente al di qua e al di l della vita. E la vita? (Un grido, un'invocazione) Carlo! (Ha per la prima volta l'impressione del nome di lui: tra s, come di fronte a una rivelazione) Carlo... Come nel libro, Emma e Carlo!

Carlo - (in un sospiro) E' tutto.

Emma - (con un moto di cieca ribellione) Non ! (Toglier la sicura e sparer. L'uomo si abbatter su una sedia nella stessa posizione in cui cadde il padrone di casa. Esultante, come rispondendo alle voci misteriose) Emma ha ucciso Carlo! (Breve pausa durante la quale ella attender invano una eco. Si sentir invece un abbaiare di cani, suscitato dal colpo di rivoltella) Emma non Emma! (e. s.) Emma ha ucciso... (Tonfo del corpo di Carlo che rotola al suolo. In Emma subentrer una fissit attonita. Volger il capo, ma non fino a posare lo Sguardo sul corpo inerte dell'uomo. Il terrore, la disperazione adesso la coglieranno. Con uno sforzo finalmente riuscir a guardare il cadavere, e non potr pi farne a meno. Lontano un'urlo di sirene. Il colpo stato udito. La polizia avvertita). Voce di

Celso - Non c' salvezza... (Emma atterrita alzer l'arma che teneva pencolante in mano) Non c' salvezza... (Esitante alzer l'arma contro di s) ,.. Emma.

Emma - ... Emma. (Terr fermo a mezz'aria il revolver, poi lo lascer cadere. Dopo d aver brancolato, cercando, di passaggio, nella libreria, il romanzo di Flaubert Madame Bovary, lo afferrer, e lo 'aprir avviandosi verso il telefono. Legger in un punto) ... Arsenico... Topi... (Comporr convulsamente un numero) Parla Emma... (Rettificher con tono forzatamente naturale) La signora Emma... Abbiamo la casa infestata dai topi. Mi mandi, la supplico, una forte dose d'arsenico! (Sollevata) Grazie! S: consegner un biglietto, (Tra s) Tre righe. (S'inginocchier accanto al corpo di Carlo) Oh, Gina, dividi in quattro i tuoi fiori, in questo giorno di ogni anno!

FINE

    Questo copione è stato visto: