William Shakespeare
Enrico IV
Prima Parte
Dramma storico in 5 atti
TITOLO ORIGINALE:
"The Historie of Henri the Fourt; with the battell at Shrewsbury
between the King and Lord Henri Percy, surnamed Hotspur of
the North. With the humourous conceits of Sir John Falstaff."
"La storia di Enrico Quarto; con la battaglia di Shrewsbury
tra il Re e Lord Henry Percy, soprannominato "Sperone Ar-
dente del Nord". Con le amene facezie di Sir John Falstaff".
Traduzione e note di Goffredo Raponi
Note preliminari
1. Il testo inglese adottato per la traduzione quello curato dal prof. Peter Alexander (William Shakespeare - "The Complete Works", Collins, London & Glasgow, 1960, pagg. XXXII, 1370) con qualche variante suggerita da altri testi., in particolare quello dell'edizione dell'"Oxford Shakespeare" curata da G. Welles e G. Taylor per la Clarendon Press, New York, 1994.
2. Alcune didascalie e altre indicazioni sceniche ("stage instructions") sono state aggiunte dal traduttore per la migliore comprensione dell'azione scenica alla lettura, cui questa traduzione essenzialmente intesa ed ordinata. Si lasciato comunque invariato all'inizio e alla fine di ciascuna scena il rituale Enter e Exit/Exeunt, avvertendo peraltro che non sempre queste dizioni indicano un movimento di entrata o uscita dei personaggi, potendosi dare che essi si trovino gi in scena all'aprirsi di questa o vi restino alla chiusura.
3. Il metro l'endecasillabo sciolto, alternato da settenari. Solo in canzoni, ballate, mascherate, citazioni ecc. si usato altro metro.
4. I nomi dei personaggi sono dati nella forma italiana, se esiste, tranne quando sono preceduti dal titolo inglese di "lord" o "sir". Per Enrico, principe di Galles, s' conservato il diminutivo Hal e Harry quando ricorra nel testo. Per ragioni di metrica, nomi che in inglese sono sdruccioli (Worcester, Lancaster, Westmoreland, ecc.) sono trattati a volte come piani.
Premessa
Le due parti dell'Enrico IV sono un racconto, in forma teatrale, della storia d'Inghilterra tra il 1399 e il 1413, le date che aprono e chiudono il regno di Enrico Bolingbroke, successo al cugino Riccardo II Plantageneto. Protagonista, accanto al padre re, il figlio primogenito Enrico, principe di Galles, il futuro Enrico V, la cui ascensione al trono del padre preceduta da una giovinezza scapestrata trascorsa in compagnia di una congrega di personaggi da trivio, autori d'ogni specie di malefatte ai danni dei sudditi di sua maest; dai quali trascorsi il principe si ravvedr e riscatter, dimostrandosi idoneo ad assumere, alla morte del padre, quel ruolo di sovrano saggio e valoroso nel quale entrato nella storia d'Inghilterra.
Enrico IV un usurpatore. Figlio di Giovanni di Gaunt, quartogenito di re Edoardo III, s' impadronito del trono dopo aver deposto suo cugino Riccardo II Plantageneto. Le vicende di questa usurpazione Shakespeare aveva gi cantate nel Riccardo II, di cui le due parti dell'Enrico IV sono pertanto la prosecuzione. Il tormentato regno di questo re usurpatore aprir la dinastia dei Lancaster sul trono d'Inghilterra e sar contrassegnato, sul piano nazionale, dalle rivolte dei nobili del Galles e di Scozia, e sul piano familiare dall'amarezza del re per la giovinezza scapigliata e dissoluta del primogenito ed erede, Enrico, denominato nel dramma coi vezzeggiativi "Harry" e "Hal".
Terzo protagonista dei due Enrico IV il corpulento compagno d'imprese birbonesche del giovane Harry, Sir John Falstaff, la cui vicenda fa da sottotrama, a mo' di contrappunto, a quella principale: un personaggio la cui comicit - la meglio riuscita di tutto il teatro shakespeariano - piacer tanto alla regina Elisabetta, da indurla a chiedere a Shakespeare di farlo ancora rivivere sulle scene mostrandolo, per giunta, innamorato cavalier galante: e sar il Sir John Falstaff delle Allegre comari di Windsor.
Il dramma si apre nel 1402, terzo anno di regno di Enrico IV. L'Inghilterra impegnata militarmente su due fronti: coi ribelli gallesi ad ovest, con gli scozzesi a nord. Contro questi ultimi sta combattendo, alla testa delle forze regie, Enrico Percy, il giovane figlio del duca di Northumberland, soprannominato "Sperone ardente" ("Hotspur") per la sua irruenza negli assalti a cavallo. Un messaggero annuncia la sua vittoria sugli scozzesi (ottobre 1402) con la cattura di molti importanti prigionieri. Per contro, sul fronte gallese le truppe regie hanno subito una severa disfatta; (l'episodio avvenuto qualche mese prima, ma Shakespeare lo fa apparire come contremporaneo al primo perch ci gli serve per introdurre nel dramma - e giustificarlo - il rinvio di una spedizione in Terrasanta che Enrico avrebbe voluto fare in espiazione delle colpe di cui si sente responsabile per aver usurpato il regno a Riccardo II dopo averne provocato la morte in prigione.
Con la vittoria sui ribelli gallesi, "Sperone ardente" ha catturato prigioneri diversi nobili. Il re li reclama per s, ma "Sperone ardente" rifiuta di darglieli. Questo sar motivo di rottura tra re Enrico e i Percy, padre e figlio, i quali, per ripicca, alleati ad altri nobili, passeranno a combattere il re a fianco degli scozzesi. I due eserciti si scontreranno a Shrewsbury, dove "Sperone ardente" sar ucciso in duello dal giovane principe di Galles; e con questo episodio, che annuncia il ravvedimento del giovane Enrico e il riscatto dei suoi dubbi trascorsi si chiude questa prima parte dell'Enrico IV.
Personaggi
* Re Enrico IV
* Figli del re
* Enrico
principe di Galles
* Giovanni
duca di Lancaster
* Il Conte di Westmoreland
* Blunt
* Tomaso Percy
conte di Worcester
* Enrico Percy
conte di Northumberland
* Enrico Percy
soprannominato "Sperone ardente" (Hotspur), suo figlio
* Edmondo Mortimer
conte di Marsh
* Arcibaldo
conte di Douglas
* Riccardo Scroop
arcivescovo di York
* Sir Michael
suo amico e confidente
* Owen Glendower
* Sir Richard Vernon
* Compagni sregolati del principe Enrico
* Sir John Falstaff
* Poins (detto Ned)
* Bardolfo
* Peto
* Gadshill
* Lady Percy
moglie di Enrico "Hotspur" e sorella di Edmondo Mortimer
* Lady Mortimer
moglie di Edmondo Mortimer e figlia di Owen Glendower
* Mistress Quickly
ostessa della taverna "Alla testa di cinghiale" a Eastcheap
* Checco
garzone della stessa
* Nobili, ufficiali, uno sceriffo, un ciambellano, un vinaio, un cameriere, viaggiatori.
Scena: Inghilterra e Galles
Atto Primo
SCENA I - Londra, il palazzo reale
Entrano Re Enrico, Giovanni di Lancaster, il conte di Westmoreland e altri nobili tra i quali sir Walter Blunt
Enrico -
Scossi ancor come siamo
e spalliditi dai recenti affanni,
non concediamo tuttavia respiro
a questa nostra spaurita pace
e, con voce pur rotta dall'affanno,
ritorniamo a parlar dell'altra guerra
da portare su pi lontani lidi.
Pi non sar che l'assetata bocca
di questa terra abbia lorde le labbra
del sangue dei suoi figli;
n che la guerra scanali i suoi campi
con valli e con trincee;
le sue campagne, i suoi teneri fiori
pi non saranno calpestati e uccisi
da passi ostili di ferrati zoccoli.
Ora gli avversi sguardi
che han cozzato finora tra di loro
a corpo a corpo, in lotte fratricide,
- un furibondo intestino macello -,
come stelle in un turbolento cielo
- ed eran tutte dello stesso ceppo,
tutte nutrite della stessa linfa -
marceran di conserta ed in bell'ordine
verso un'unica meta,
non pi come nemici l'uno all'altro,
ma come amici, parenti, alleati.
Pi non dovr la lama della guerra
Ferire il fianco del suo portatore
come un pugnale male inguainato.
E dunque, amici, per la grande meta
del sepolcro di Cristo,
quel Cristo di cui tutti siam soldati
e sotto la cui croce benedetta
abbiam preso l'impegno di combattere,
noi leveremo subito un esercito
di combattenti inglesi
le cui braccia dal seno delle madri
furono forgiate apposta per cacciare
quei pagani da quelle sacre terre
Calcate or son millequattrocent'anni
dal passo di quei piedi benedetti
che furon per la nostra redenzione
inchiavardati sull'amara croce.
Gi da dodici mesi
maturata in noi questa intenzione,
ed inutile ch'io vi ripeta qui
il mio fermo proposito di andarci.
Vorrei piuttosto, cugino Westmoreland,
sentire ora da te, cortesemente,
che cosa stato deciso in Consiglio
ieri sera, per affrettare al massimo
questa nostra costosa spedizione.
Westmoreland -
L'urgenza dell'impresa, mio signore,
fu ben discussa e dibattuta a fondo,
e incarichi diversi di comando
erano stati ieri gi assegnati,
quando - maligno colpo della sorte -
giunse di corsa un corriere dal Galles
con notizie a dir poco disastrose;
di cui la pi funesta era che Mortimer,
alla testa degli uomini dell'Hereford
impegnati a combattere Glendower,
quel selvaggio bandito, era caduto
nelle rudi mani di quel rude gallese,
che nello scontro mille dei suoi uomini
erano stati uccisi,
e sui lor corpi le donne gallesi
avevano operato tali scempi,
tali oscene, brutali amputazioni
da non potervi nemmeno accennare
senza avvampar d'un fuoco di vergogna.
Enrico -
C' da pensare, allora, che un annuncio
di questa incandescenza avr l'effetto
d'imporre un'altra remora
alla nostra partenza in Terrasanta.
Westmoreland -
Ma c' di pi, grazioso mio signore,
ch pi inquietanti ancora e pi sgradite
son le notizie giunteci dal fronte
di settentrione, il cui tenore questo:
il valoroso Enrico Percy il giovane
- che tutti chiamano "Sperone ardente" -
s' scontrato, nel giorno della Croce1
nei pressi di Holmedon2,
col pugnace Arcibaldo, uno scozzese
che dicon d'un coraggio a tutta prova:
un'ora intera di combattimento,
sanguinoso per quanto sfortunato,
a quanto s' potuto indovinare
dalle scariche delle artiglierie
udite e dai ragguagli ricevuti;
giacch colui che ci ha recato questi
aveva cavalcato via dal campo
quando pi calda infuriava la mischia,
senza conoscerne perci la fine.
Enrico -
Qui c' comunque un nostro caro amico,
l'inappuntabile Sir Walter Blunt,
smontato ora di sella
e ancora tutto lordo delle zolle
delle diverse terre attraversate
cavalcando da Holmedon fin qui,
e le notizie ch'egli ci ha recato
mi pare sian del tutto tranquillanti
e per nulla sgradite.
Il conte Douglas stato sconfitto:
sir Walter dice d'aver visto a terra,
sparsi per la pianura di Holmedon,
i corpi ammonticchiati e insanguinati
di diecimila altezzosi scozzesi
e ventidue dei loro cavalieri.
Hotspur ha fatto molti prigionieri:
tra questi Mordake, conte di Fife,
primogenito dello sconfitto Douglas,
ed i conti d'Athol, di Murray, d'Angus
e di Meteith. Un bottino cospicuo,
una preda di prima qualit.
Non ti pare, cugino?
Westmoreland -
Oh, certamente!
Un successo da inorgoglire un principe.
Enrico -
Un principe... Eh, l tu mi fai triste
e mi fai fare peccato d'invidia:
invidia che il mio caro Northumberland
debba essere il padre d'un tal figlio...
un figlio ch' divenuto argomento
d'ogni parlar d'onore,
il pi svettante arbusto del verziere,
un beniamino della dea Fortuna
e sua delizia e vanto; mentre io,
ogni volta che guardo alla sua gloria,
scorgo la fronte di mio figlio Enrico
macchiata d'abiezione e di disdoro.
Oh, si potesse mai scoprire un giorno
che un genietto vagante nella notte
sia venuto a scambiare di nascosto
i nostri due figlioli nella notte,
chiamando Percy il mio
ed Enrico Plantageneto il suo!3
Sarei io ora il padre del suo Enrico,
e lui del mio. Ma basta, non pensiamoci.
Dimmi, piuttosto, che pensi, cugino,
dell'arroganza del giovane Percy?
I prigionieri ch'egli ha catturato
in questo scontro, se li tiene lui;
e m'ha mandato a dire
ch'io non ne avr nessuno, o tutt'al pi
il solo Mordake, conte di Fife.
Westmoreland -
Questo suo zio Worcester,
che glielo suggerisce; un individuo
malevolo con voi sotto ogni aspetto.
lui che l'istiga a lisciarsi il pelo
e ad alzar la sua testa di galletto
contro l'augusta vostra autorit.
Enrico -
Ma io l'ho convocato
perch venga a rispondermi di questo
personalmente. Intanto, pel momento,
dobbiamo rimandare a miglior data
il nostro sacro intento
della partenza per la Terrasanta.
Cugino, il prossimo mercoled
terr Consiglio a Windsor.
Provvedi tu a convocare i pari
e poi ritorna subito da me;
ch qui c' pi da dire e da operare
che stare a sbraitare per la collera.
Westmoreland -
Va bene, mio sovrano, sar fatto.
(Escono)
SCENA II - Londra, sala nel palazzo di Enrico principe di Galles.
Sir John Falstaff disteso su una panca e dorme, russando. Entra il principe di Galles e lo scuote
Falstaff -
(Svegliandosi)
Oh, Hal4, che ora abbiamo fatto, bimbo?
Principe -
Tu, a forza di bere vin di Spagna5,
a sbottonarti dopo che hai mangiato,
a passar tutti i santi pomeriggi
dormendo stravaccato su una panca,
ti sei cos marcito di cervello
che addirittura ti scordi di chiedere
quello che veramente vuoi sapere.
Che diamine hai da fare tu con l'ora?
Se l'ore non son gotti di vin secco
e i minuti non sono polli arrosto
e gli orologi lingue di puttane,
e i lor quadranti insegne di bordello;
se lo stesso bel sole benedetto
non una bella e casta puttanella
di taffet rosso-fiamma vestita,
non vedo proprio perch sprechi il fiato
a chiedermi che ora abbiamo fatto.
Falstaff -
Oh, bravo Hal, adesso hai colto giusto!
Perch noi tagliaborse di mestiere
ci regoliamo sempre con la Luna
e le Sette Sorelle6, mai con Febo
"quel cavaliere errante tanto bello".
Sicch ti prego, caro monellaccio,
di far che, quando sarai fatto re
- Dio salvi la tua grazia...
anzi la tua maest, volevo dire,
ch tu di grazia non ne avrai nessuna... -
Principe -
Ah, no?
Falstaff -
Nessuna, no, in fede mia!
Nemmeno quanto basti a render grazia
davanti a uno spuntino pane e burro7.
Principe -
Ebbene, allora?... Avanti, vieni al dunque.
Falstaff -
Ecco, dicevo, dolce bricconcello,
per la Vergine, quando sarai re,
fa' che noi, cavalieri della notte,
non ci chiamino "i ladri del bel giorno",
guardaboschi di Diana
noi siamo, gentiluomini del buio
notturno, beniamini della luna;
e si dica di noi generalmente
che siamo uomini di buon governo,
perch noi come il mare
siam sempre governati dalla luna
da quella nobile e casta patrona
sotto il cui tacito e benigno sguardo
rubiamo a mano salva.
Principe -
Tu dici giusto, ed il tuo paragone
calza a pennello; la nostra fortuna,
di noi, i cavalieri della luna,
ha, infatti, come il mare,
i suoi flussi e riflussi, governata
essendo, come il mare, dalla luna.
Ne sia bastante prova questo esempio:
una borsa con l'oro
rapinata da noi luned notte,
il marted mattina successivo
gi bella che spesa e scialacquata.
Catturata ingiungendo: "Qua la borsa!",
smaltita gridando: "Qua da bere!",
ora a bassa marea,
per quanto basso il piede d'una scala,
ed ora ad alta, per quanta l'altezza
del palo d'una forca.
Falstaff -
Com' vero,
ragazzo, com' vero tutto questo!
E della mia locandiera, che dici?
Non forse una dolce pollastrella?
Principe -
Oh, dolcissima, come il miele ibleo8
mio vecchio bamboccione del castello9!
E un bel giaccotto di pelle di bufalo
non una morbidissima casacca
da carcerato?
Falstaff -
Eh, eh, mattacchione!
Che diavolo vorresti insinuare
con questi tuoi sarcasmi e lepidezze?
Che diavolo ci avrei da fare, io,
con la casacca tua da carcerato?
Principe -
E io che diavolo ci avrei da fare,
eh?, con l'ostessa della tua taverna?
Falstaff -
Perch, non l'hai chiamata tante volte
a farti il conto delle tue bevute?
Principe -
T'ho chiesto mai di pagar la tua parte?
Falstaff -
No, questo devo dirlo, mai:
ti riconosco quello che ti spetta;
le mani nella borsa
da quella l l'hai messe sempre tu.
Principe -
Non solamente l,
ma in ogni luogo ed in ogni momento,
fin dove ci arrivavo con la borsa,
e dove no, pagavo col mio credito.
Falstaff -
Ah, questo s, e con tanta buona usanza,
che se non fosse apparente ad ognuno
che sei l'erede apparente del regno10...
Ma dimmi un po', mio dolce monellaccio,
quando tu sarai re
ci saran sempre forche in Inghilterra?
E sar, com' ora, l'ardimento
raffrenato dal morso arrugginito11
di quella vecchia buffa, mamma legge?
Tu, quando sarai re,
non dovrai impiccare un solo ladro.
Principe -
Io no, perch sarai tu stesso a farlo.
Falstaff -
Io?... Meraviglia delle meraviglie!
Sar davvero un giudice coi fiocchi.
Principe -
Mi par di no. Hai gi capito male.
Voglio intendere che a impiccare i ladri
lo farai per mestiere, e in questo modo
diventerai un boia rispettabile.
Falstaff -
Bene, Hal, bene. Questo, in qualche sorta,
congeniale con il mio carattere;
come fare anticamera alla corte,
t'assicuro.
Principe -
Per postular favori?
Falstaff -
Per ottener vestiti, in questo caso;
perch con quel mestiere
il guardaroba sempre ben fornito12.
Per, perdio13, son proprio gi di corda
come un gatto castrato o un orso al laccio.
Principe -
O un leone decrepito,
o la mandola d'un innamorato.
Falstaff -
O come il mugular d'una zampogna
del Lincolnshire, a nota di bordone14.
Principe -
E perch no, come una lepre a marzo15,
o come la palude di Moor Ditch16?
Falstaff -
Tu trovi i paragoni pi antipatici,
e sei davvero il pi paragonifero,
il pi canaglia dolce giovin principe.
Per, Hal, te ne prego, non m'affliggere
con le prediche sulla vanit17.
Volesse Dio che fossimo, noi due,
capaci di saper come acquistare
la merce che si chiama buona fama.
L'altro giorno, per strada,
un vecchio lord del consiglio del re
m'ha fatto una scenata a causa tua,
mio signore, e io non gli ho badato;
mi parlava da saggio, e io niente;
e lui con gran saggezza a predicare;
e io a non badargli; e tutto questo,
per giunta, in mezzo alla pubblica via.
Principe -
E bene hai fatto; perocch sta scritto:
"Saggezza va gridando per la strada,
ma nessuno le bada18".
Falstaff -
Eh, con le tue dannate citazioni
tu sapresti corrompere anche un santo.
Tu hai avuto Hal, Dio ti perdoni,
un malefico influsso su di me.
Io, prima di conoscerti,
ero davvero un'anima innocente;
adesso, a dir le cose come sono,
son poco meglio d'un gran peccatore.
Debbo assolutamente cambiar vita,
e lo far, vedrai. Se no, per Dio,
sono un vigliacco, ch non vo' dannarmi
per amor di nessun figlio di re
in tutta quanta la Cristianit.
Principe -
Allora dimmi, Jack,
dove si va domani a borseggiare?
Falstaff -
Sangue di Cristo! Dove vuoi, ragazzo.
A certe imprese sono sempre pronto,
e se dovessi mai cambiare idea,
chiamami pure vile e svillaneggiami.
Principe -
Rilevo in te confortanti progressi,
Jack: da sagrestano a tagliaborse.
Falstaff -
la mia vocazione, caro Hal.
E per un uomo non fu mai peccato
agir seguendo la sua vocazione19.
Entra Poins
Ecco Poins. Sapremo ora da lui
quale altro colpo ha congegnato Gadshill.
Ah, se dovessero per onest
ottener gli uomini la salvazione,
qual buca dell'inferno
sarebbe mai abbastanza infuocata
per costui? il pi grande lestofante
ch'abbia gridato in faccia a un galantuomo;
"Mani in alto!"
Principe -
Salute, caro Ned.
Poins -
Buongiorno, caro Hal.
(A Falstaff)
Che dice il nostro monsieur Pentimento?
Che dice il nostro sir John vino-e-zucchero?
Come siete rimasti tu e il diavolo
con la tua anima, ch'hai barattato
con lui lo scorso Venerd Pasqua
in cambio d'un boccale di Madera
ed un cosciotto di cappone freddo?
Principe -
Il diavolo si avr quanto pattuito.
Perch sir John mantiene la parola,
n sment mai finora saggio detto:
"Al diavolo si dia quel ch' del diavolo".
Poins -
(A Falstaff)
Allora sei dannato
se mantieni la tua parola al diavolo.
Principe -
Lo sarebbe ugualmente se lo truffa.
Poins -
Dunque ragazzi miei, ragazzi miei,
domani di buon'ora, sulle quattro,
a Gadshill20! Vi saranno di passaggio
dei pellegrini in cammino per Canterbury21
con ricche offerte, ed alcuni mercanti
diretti a Londra con cospicue borse.
Io provvedo le maschere per tutti;
per i cavalli, voi avete i vostri.
Gadshill sar gi a Rochester stanotte;
io cener domani sera a Eastcheap.
Potremo agire in gran comodit,
come stessimo a letto. Se venite,
v'imbottir le tasche di corone;
se no, restate a casa ed impiccatevi.
Falstaff -
Senti, Edoardo22: s'io me ne sto a casa,
e non vengo, faccio impiccare te,
che ci vai.
Poins -
Ah, davvero, pacioccone?
Falstaff -
Tu vieni, Hal?
Principe -
Chi, io, a rapinare?
A fare il grassatore?... Non sia mai!
Falstaff -
In te non c' onest n umanit,
n solidariet coi tuoi compagni,
n tu provieni da sangue reale
s'hai paura di metterti a cimento
anche per un reale23.
Principe -
Bene, allora per una volta tanto
voglio fare pur io una pazzia!
Falstaff -
Oh, adesso parli bene!
Principe -
Tanto bene, che me ne resto a casa,
avvenga quel che pu.
Falstaff -
Ah, no, perdio!
Allora, Harry, quando sarai re
far anch'io con te il traditore!
Principe -
Me ne frego.
Poins -
Sir John, fammi il favore,
lasciami solo a parlare col principe:
gli porter tanti buoni argomenti
per quest'impresa, che dovr venirci.
Falstaff -
Bene, che infonda Dio Onnipotente
a te lo spirito del persuadere
e a lui l'orecchio per trarne profitto,
s che le tue parole
abbiano tanta forza da commuoverlo,
ed una volta tanto un vero principe
si faccia, anche per svago, un vero ladro!
Questi "abusi del tempo24" che noi siamo
han bisogno di alcun che li sostenga.
Arrivederci a Eastcheap.
(Esce)
Poins -
Dunque, mio buon signore dolcemiele,
cavalcherete con noi domattina.
Ho in mente una tal grossa birbonata,
che da solo non posso porla in atto.
Mentre Falstaff, Bardolfo, Peto e Gadshill
provvederanno a svaligiar quei tali
ai quali abbiam gi teso l'imboscata;
noi due ce ne staremo un po' in disparte;
ma quando avranno arraffato il bottino,
se tu ed io non saremo capaci
di alleggerirli di tutto il malloppo,
mi faccio, giuraddio, tagliar la testa.
Principe -
Gi, ma come faremo alla partenza
a tenerci da loro separati??
Poins -
Semplice: tu ed io partiamo prima,
o dopo, e diamo loro appuntamento
in qualche luogo, dove non andremo.
Essi dovranno allora, loro quattro,
arrischiarsi da soli a fare il colpo;
ma non l'avranno ancora completato
che noi due salteremo loro addosso.
Principe -
Eh, ma ci possono ben riconoscere
dalle cavalcature o dai vestiti,
o da qualche altro segno...
Poins -
No, impossibile.
I cavalli non li vedranno affatto,
perch li lascio legati in un bosco;
le visiere le avremo gi cambiate
con altre alla partenza,
subito dopo che li avrem lasciati;
quanto ai vestiti, amico,
ho due casacche di buon bucherame25
per mascherare i vestiti di sotto.
Principe -
.
Gi, ma ho paura che sar difficile
che noi due riusciamo a sopraffarli.
Poins -
Bah, due di loro li conosco bene:
sono i due pi codardi purosangue
ch'abbiano mai voltato il deretano;
quanto al terzo, se sceglier di battersi
pi di quanto gli detti la ragione,
giuro di ripudiar di portar armi.
Il succo poi di tutta questa beffa
saranno le incredibili panzane
che ci racconter sicuramente
quella grossa canaglia del panzone
quando saremo a cena tutti insieme:
Che si sar battuto lui, da solo,
Con trenta assalitori,
e le parate, e gli affondi e i pericoli
Che avr affrontato... E star l per noi
Tutto il sapore della nostra beffa.
Principe -
Bene, verr. Provvedi al necessario
e poi vieni domani sera a Eastcheap
ad incontrarmi. Io cener l.
Addio.
Poins -
Arrivederci, monsignore.
(Esce)
Principe -
Vi so tutti; ma voglio assecondare,
per ora, questo scioperato umore
della vostra sfrenata balordaggine;
imitando, per, quel che fa il sole,
che permette alle sottostanti nuvole
d'offuscare la sua bellezza al mondo
col vile lor contagio,
per riapparire poi, quando gli piaccia,
ancor se stesso, ancora pi ammirato
perch pi ricercato,
squarciando i veli sudici e malsani
dei fumi che parevan soffocarlo.
Quando son festa e giochi tutto l'anno,
passare il tempo solo negli svaghi
tanto uggioso quanto lavorare;
ma quando vengono saltuariamente,
giungono tanto pi desiderati,
perch nulla riesce pi gradito
degli eventi che accadono di rado.
Cos quand'io mi scroller di dosso
questa dissolutezza di costumi
e mi decider a pagar quel debito
che non ho mai contratto,
dimostrer di tanto pi fallaci
le attese della gente su di me
se dar pi di quel che promettevo;
e la mia conversione,
cos come pi luminoso spicca
su fondo scuro lucido metallo,
sfavillando sul nero del mio vizio,
apparir di tanto pi benefica
ed attraente agli sguardi di tutti
che non un'esistenza
senza uno fondo sul quale spiccare
e risaltare meglio. Dei miei falli
io voglio fare uno strumento d'arte,
e scegliere il momento di redimermi
quando la gente meno se l'aspetti26.
(Esce)
SCENA III - Londra, il palazzo reale.
Entrano Re Enrico, Northumberland, Worcester, Hotspur, Sir Walter Blunt e altri nobili
Enrico -
Sono stato di sangue troppo calmo
e troppo temperato, in verit,
per reagire come avrei dovuto
a questa indegnit;
e di ci voi vi siete ben accorti
per calpestar cos la mia pazienza.
Ma d'ora in poi, potete star sicuri,
sar me stesso, potente e temibile,
senza pi cedere alla mia natura
stata finora liscia come l'olio,
morbida come giovanil peluria,
e m'ha cos alienato quel rispetto
che il superbo non rende che al superbo.
Worcester -
La nostra casa27, mio signore e sire,
non si merita che la maest
abbia ad usar con essa la sua sferza,
quella stessa maest, per sovrappi,
che noi medesimi, di nostra mano,
abbiam concorso a far cos potente.
Northumberland -
Mio signore...
Enrico -
Va' Worcester, va' via!
Ch'io ti leggo negli occhi la minaccia
e la disubbidienza. Eh, signor mio,
troppo sfrontato e tronfio il tuo contegno
e la maest non pot mai soffrir
finora avanti a s espressione irata
in accigliata fronte di vassallo.
Lsciaci, te ne diamo ampia licenza.
Quando avremo bisogno
d'un servigio o consiglio da tua parte,
ti mander a chiamare.
(Esce Worcester).
(A Northumberland)
Tu mi stavi per dire qualche cosa.
Northumberland -
S, mio signore: che quei prigionieri
richiesti a nome dell'altezza vostra
che Harry Percy ha preso ad Holmedon,
non sono stati negati, egli dice,
a vostra maest da parte sua
col duro tono che v'han riferito.
O l'invidia, perci, o il malinteso,
e non questo mio figlio,
sono imputabili di questa colpa.
Hotspur -
Infatti, mio signore,
io non v'ho mai negato i prigionieri,
ma ricordo che, spenta la battaglia,
mentre bruciavo ancora dalla rabbia
e, senza fiato per il grande sforzo,
me ne stavo appoggiato alla mia spada,
mi si presenta un tizio, un signorino
fresco, azzimato, tutto lindo e in ghingheri
come uno che s'appresta a andare a nozze,
il pizzo al mento spuntato da poco
come un campetto appena mo' falciato:
emanava un profumo da guantaio
e si reggeva, tra l'indice e il pollice,
un astuccio con sopra tutti buchi
che s'accostava ogni tanto al nasetto
e se l'allontanava, finch questo,
cos sollecitato, starnutiva,
e lui sempre a sorridere e a cianciare;
e come gli passavano vicino
i soldati, portando via i morti,
li chiamava "furfanti screanzati"
perch osavano tanto incivilmente
interporre quel fetido lerciume
tra il vento e la sua nobile persona.
Con un'orgia di termini agghindati
da gentildonna impannucciata a festa,
m'interrogava di questo e di quello,
chiedendomi, tra l'altro, i prigionieri
come inviato da vostra maest.
Dolorante com'ero in tutto il corpo
pel raffreddarsi delle mie ferite
e stizzito per esser annoiato
da quella specie di pappagalletto,
per il dolore e per l'insofferenza
gli devo aver risposto qualche cosa
distrattamente, non so bene che...
Che i prigionieri, s, li avrebbe avuti,
o forse no... chiss... perch alla fine
m'aveva tanto messo su di nervi,
il vederlo cos, tutto azzimato
e profumato, e udirlo ciacolare
che sembrava una dama della corte,
d'armi da fuoco, e tamburi e ferite,
Dio ce ne scampi!, e poi venirmi a dire
che il rimedio specifico, sovrano
per curare ogni tipo di lesioni
era lo spermaceto di balena;
e ch'era gran peccato
che gli uomini si dessero a scavare
dall'indifeso ventre della terra
quell'infernal salnitro28 responsabile
d'aver ucciso s vigliaccamente
tanti uomini giusti e valorosi,
e che, non fosse per codeste ignobili
armi da fuoco, si sarebbe dato
anche lui al mestiere di soldato.
A tale insulso e bolso chiacchiericcio
io, come ho detto, sire,
risposi disattento e noncurante;
non vogliate, perci, ve ne scongiuro,
che quanto riferito da costui
abbia corso e valore di un'accusa
che venga ad interporsi tra il mio affetto
per voi e l'alta vostra maest.
Blunt -
(Al re)
Considerate queste circostanze,
mio buon signore, credo che a ragione
qualunque cosa abbia detto lord Percy
in quel momento e in simile frangente
e tutto il resto a quella tal persona,
si pu lasciar cadere,
senza risollevarla pi a suo carico,
e accusarlo di quanto allora disse,
se ora, come ha fatto, lo disdice.
Enrico -
Egli insiste comunque nel negarmi
i prigionieri, se in contropartita
non provvediamo a riscattare subito
a nostre spese suo cognato Mortimer,
quel dissennato che, per la mia anima!,
ha tradito deliberatamente
le vite di coloro che egli stesso
aveva tratto contro il grande mago,
quel dannato Glendower, la cui figlia,
a quanto mi si dice, il conte March
avrebbe tratto ultimamente in moglie.
Dovremo prosciugar le nostre casse
per far tornare a casa un traditore?
Pagare il tradimento, e patteggiare
in favore di simili codardi
i quali, dopo aver perduto in guerra,
sono venuti a patti col nemico?
Ah, no! Che Mortimer crepi di stenti
sopra le brulle montagne del Galles;
ch non potremo mai chiamare amico
chi ci chiede di spendere un sol penny
pel riscatto del rinnegato Mortimer!
Hotspur -
"Il rinnegato Mortimer... Mio sire
mai egli venne meno alla sua fede,
se non fu per le sorti della guerra.
Basti a testimoniarlo un sol linguaggio:
quello delle molteplici ferite
che combattendo valorosamente
ha ricevuto quando, in mezzo ai carici
delle sponde della gentile Severn,
per pi d'un'ora, in singolar confronto,
gareggi braccio a braccio in ardimento
con il grande Glendower:
Per tre volte dovettero sostare
a riprendere fiato;
e, di comune accordo, per la sete
tre volte si chinarono per bere
l'acqua di quella rapida corrente
che, quasi sbigottita e spaventata
da quelle loro facce insanguinate,
corse a nasconder la cresposa testa
tra quelle canne tremolanti al vento
e tra gli anfratti delle proprie sponde
rosse del sangue dei due contendenti.
Mai la bassa politica
tinse col sangue di tali ferite
le sue trame; n mai toccarne tante
poteva il valoroso conte Mortimer
per suo solo capriccio.
Ci si astenga perci dal calunniarlo,
sire, accusandolo di tradimento.
Enrico -
Tu stai mentendo, Percy,
a parlare di lui in questo modo:
lui con Glendower non s' mai scontrato.
Preferirebbe, te lo dico io,
trovarsi a faccia a faccia col demonio,
che duellar da solo con Glendower.
Non ti vergogni? Ch'io non t'oda pi,
d'ora in avanti, parlare di Mortimer.
E mandami, col mezzo pi spedito
i prigionieri che tieni con te,
o aspttati d'udir da me qualcosa
che non ti suoner molto gradita.
Ora puoi congedarti, lord Northumberland,
te ne diamo licenza, con tuo figlio.
(A Hotspur)
Mandami i prigionieri,
o mi risponderai del tuo rifiuto29.
(Escono Re Enrico, sir Walter Blunt e seguito)
Hotspur -
I prigionieri io non glieli mando,
venisse pure il diavolo
ruggendo ed ululando a reclamarli...
Gli vado dietro e glielo dico subito:
mi pesa l'animo e devo sfogarmi,
a costo di rimetterci la testa!
Northumberland -
Ehi, oh! La collera ti fa ubriaco?
Sta' fermo e calmo. Ecco qua tuo zio.
Rientra Worcester.
Hotspur -
Non parlare di Mortimer!...
Sangue di Cristo, se ne parler!
E mi si danni l'anima
se non m'unisco a lui e alla sua causa.
Si, son disposto a svuotarmi le vene
e a versar nella polvere, per essa,
a goccia a goccia, il mio prezioso sangue!
Voglio innalzare il calpestato Mortimer
s alto quanto questo ingrato re,
questo lebbroso sconoscente Bolingbroke!
Northumberland -
(A Worcester)
Fratello, come vedi,
il re ha mandato in bestia tuo nipote.
Worcester -
Chi stato ad attizzare questo fuoco,
dopo ch'io son partito?
Hotspur -
stato lui.
Pretende avere tutti i prigionieri;
e quando l'ho sollecitato ancora
a riscattare dalla prigionia
la vita del fratello di mia moglie,
s' spallidito in viso,
m'ha volto in faccia due occhi da morto
fremendo solo a nominargli Mortimer.
Worcester -
Non posso biasimarlo. Non fu Mortimer
ad esser proclamato da Riccardo,
ora defunto, il parente pi prossimo?
Northumberand -
Infatti. Gliel'ho udito dire io stesso:
e fu allorch quell'infelice re
part per quella infausta spedizione
in Irlanda, da dove ritorn,
costretto come fu ad interromperla,
per vedersi dapprima spodestato,
e non molto pi tardi assassinato30.
Worcester -
E noi per quella morte
viviamo sulla gran bocca del mondo
coperti d'ignominia e vilipesi.
Hotspur -
Come, come?... Vi prego. Re Riccardo
avrebbe designato Edmondo Mortimer,
mio cognato, voi dite, erede al trono?
Northumberland -
Lo fece. Udii io stesso proclamarlo.
Hotspur -
Ora mi spiego perch suo cugino,
il nostro re31, non s'auguri di meglio
che quello possa morire di stenti
sopra una brulla montagna del Galles.
Ma voi che avete imposto la corona
sul capo di quest'uomo tanto immemore,
e vi portate addosso, a causa sua,
l'odioso marchio di complicit
in un truce assassinio come quello,
com' possibile che vi adattiate
a sopportare tanta esecrazione
da un mondo che vi bolla come agenti
o ignobili strumenti di patibolo,
capestro, scala o addirittura boia?...
Oh, perdonatemi se scendo a tanto
per mostrarvi a che grado d'ignominia
siete caduti per le malefatte
di questo re furbastro!
Si dir dunque, a vostro vituperio,
nel nostro tempo - e ne saranno piene
certamente le cronache future -
che uomini di rango e di potere
impegnarono questi due lor pregi,
come in realt voi due avete fatto,
Dio vi perdoni, in un'impresa ingiusta
dando mano ad abbattere Riccardo,
una rosa dolcissima e leggiadra
per piantare al suo posto
questo sterpo spinoso, questa rosa
canina d'un Enrico Bolingbroke!
E a vostro tanto maggior vituperio,
si conter che foste presi a gabbo,
e poi scartati e messi fuori gioco
da colui per il quale vi esponeste
a tanta infamia... No, c' ancora tempo
perch riconquistiate quegli onori
da cui foste banditi,
e restaurar la vostra buona fama
vendicandovi del beffardo sprezzo
di questo re borioso,
che studia notte e giorno la maniera
di liquidare il debito con voi
col vostro sangue e con la vostra morte.
Perci dico...
Worcester -
No, basta, non dir altro.
T'aprir io, nipote, adesso, un libro
segreto, ed all'acceso tuo rancore
che vedo pronto ad afferrarne il senso,
legger cosa s grave e rischiosa,
s avventurosa e piena di pericoli
quanto il dover attraversare a piedi
sulla punta oscillante d'una lancia
un turbinoso e rigonfio torrente.
Hotspur -
E chi ci casca dentro,
o sa nuotare, o affoga, e buona notte.
Spedite il rischio da oriente a ponente,
da nord a sud: l'onore gli andr contro,
e che s'azzuffino tra loro due.
A cacciare un leone
il nostro sangue s'eccita di pi
che a scovare una lepre.
Northumberland -
Eccolo, lui:
gi il solo immaginare grandi imprese
lo porta subito fuori dai limiti
della moderazione.
Hotspur -
Ah, giuraddio,
che stimerei per me facile salto
alzarmi tanto in alto
da strappare il suo rifulgente onore
alla pallida faccia della luna,
o tuffarmi nel mare pi profondo
in punto mai toccato da scandaglio
e di l, per le ciocche dei capelli,
tirare a galla l'onore annegato,
se chi l'avesse cos tratto in salvo
potesse aver per s tutta la gloria
senza dividerla con nessun altro.
Ma di queste alleanze a mezzadria
non voglio pi saperne.
Worcester -
(A Northumberland)
Ecco: si lascia andare, come al solito,
al suo fantasticare immaginifico
e perde la contezza del reale32.
Nipote caro, ascoltami un momento.
Hotspur -
S, s, vi chiedo scusa, perdonatemi...
Worcester -
Quei nobili di Scozia
che son tuoi prigionieri...
Hotspur -
Me li tengo!
Tutti, per Dio! Non dovr averne uno,
nemmeno se gli fosse indispensabile
uno scozzese per salvarsi l'anima!
Per questa mano, me li tengo tutti!
Worcester -
Ecco, lo vedi? Prendi fuoco subito
e non ascolti quel che voglio dirti.
Quei prigionieri tu te li terrai...
Hotspur -
Certo che li terr, nemmen a dirlo...
Egli ha detto di non voler pagare
il riscatto per Mortimer,
e m'ha proibito di parlar di Mortimer;
ma io andr a sorprenderlo nel sonno
e a gridargli quel nome nell'orecchio;
anzi, mi faccio ammaestrare un merlo
a dire solo una parola: "Mortimer"
e glielo mando in dono
perch gli tenga sempre l'ira in bollo.
Worcester -
Ascoltami, nipote, una parola33...
Hotspur -
Io prendo qui solennemente impegno
di rifiutare ogni altra occupazione
che non sia quella di scaramucciare
e punzecchiare a morte questo Bolingbroke.
Quanto a quel tipo di spaccamontagne
del Principe di Galles...
se non sapessi che suo padre stesso
non l'ama e che sarebbe ben felice
se gli cadesse in testa una disgrazia,
vorrei tanto saperlo avvelenato
con un gotto di birra.
Worcester -
Addio, nipote.
Ti parler quando sarai disposto
ad ascoltarmi meglio che non ora.
Northumberland -
Ma che balorda impazienza la tua,
che salti come punto da una vespa
e rompi in questo umore da donnetta
prestando orecchio solo alla tua lingua?
Hotspur -
che solo a sentirlo nominare
questo vile politicante, Bolingbroke,
come se io fossi fustigato
da mille verghe, punto dall'ortiche,
divorato dai morsi di formiche.
Al tempo di Riccardo...
come si chiama, accidenti!, quel luogo
nella contea di Gloucester,
dove stava quella gran testa pazza
di suo zio York?... Insomma, dico, l
dove m'inginocchiai la prima volta
a questo re-sorriso, a questo Bolingbroke,
sangue di Cristo!, dove tu ed io
facemmo sosta tornando da Ravenspurgh...
Worcester -
Il castello di Berkley.
Hotspur -
Ecco, l.
Qual fiume di parole lattemiele
non seppe offrirmi quel cane strisciante!
"Quando l'adolescente sua fortuna
si fosse maturata con l'et...",
e poi ancora: "Gentile Harry Percy,
caro cugino34!... " Se li porti il diavolo
cugini come lui35, Dio mi perdoni!"
Zio caro, dimmi pure. Io ho finito.
Worcester -
Oh, continua pure, se ti piace.
Aspetteremo le tue buone grazie.
Hotspur -
No, ho finito davvero. Dimmi pure.
Worcester -
Bene, torniamo ai nobili scozzesi,
che tieni prigionieri: immantinente
mandali liberi senza riscatto,
e del figlio di Douglas fa' strumento
per assoldar truppe nella Scozia;
ci che per una serie di ragioni
che ti far palesi per iscritto
ti sar certamente autorizzato.
(A Northumberland)
Tu, intanto, mio signore,
mentre tuo figlio sar s impegnato
in Scozia, cercherai d'insinuarti
discretamente nell'intimit
di quel degno amatissimo prelato
l'arcivescovo.
Hotspur -
York, intendi dire?
Worcester -
Appunto. Egli sopporta molto male
la morte a Bristol del fratello Stefano.
E non questa mera congettura
tratta da semplice mia presunzione,
ma cosa che so bene maturata
e bene concertata e stabilita;
e non s'aspetta, per tirarla fuori,
che giunga l'occasione favorevole.
Hotspur -
Il mio fiuto mi dice che andr bene,
sarei pronto a scommetterci la testa.
Worcester -
Tu sciogli sempre i cani dal guinzaglio
avanti che cominci la battuta.
Hotspur -
Eh, un nobile piano come questo
non pu fallire: le forze di Scozia
unite a quelle di York e di Mortimer?
Worcester -
Infatti.
Hotspur -
Questo piano, in fede mia,
d'una perfezione strabiliante.
Worcester -
N di minor momento la ragione
che c'impone d'agir rapidamente:
si tratta di salvar le nostre teste
ponendoci alla testa d'un esercito36.
Ch il re, per quanto noi possiamo agire
verso di lui nel modo pi amichevole37,
sempre si sentir con noi in debito
convinto com'egli
che non ci riterremo soddisfatti
fintanto ch'egli non avr trovato
come disobbligarsi congruamente.
E avrete gi notato
come abbia gi cominciato ad escluderci
tutti quanti dai suoi graziosi sguardi.
Hotspur -
vero, s, ma ce ne rifaremo.
Worcester -
Addio, nipote. Per questo progetto
non dare corso a nessuna iniziativa,
finch non t'avr fatto pervenire
le opportune istruzioni per iscritto.
Quando sar il momento - e sar presto -,
io me n'andr segretamente in Scozia
da Glendower e Mortimer, e l
verrete tu e Douglas a congiungervi,
come ho pensato, con le nostre truppe,
e prenderemo allora saldamente
in braccio le future nostre sorti
che ciascuno di noi sostiene adesso
con molta insicurezza.
Northumberland -
Addio, fratello.
Riusciremo, ne sono sicuro.
Hotspur -
Arrivederci, zio.
Ah, siano brevi l'ore
che ci dividono da quel momento
che pei campi di Scozia e d'Inghilterra
applaudiranno al nostro grande gioco
il cozzare dell'armi ed i lamenti!
(Escono)
Atto Secondo
SCENA I - Rochester, il cortile di una locanda. Notte.
Entra un Vetturale con una lanterna
Primo vetturale -
Ohi l, di casa! Che! Dormono tutti?
Accidenti, voglio essere impiccato
se non son gi le quattro del mattino!
Vedo l'Orsa Maggiore
gi sul comignolo nuovo del tetto,
ed i nostri cavalli ancora scarichi.
Ehi, oh, stalliere!
Stalliere -
(Da dentro)
Vengo, vengo subito!
Entra un altro Vetturale, anch'esso con lanterna
Primo vetturale -
Tom, per favore dammi una spianata
alla sella di Cut, mettici sotto
un po' d'ovatta; la povera bestia
tutta massacrata nei garresi.
Secondo vett. -
Corpo d'un cane! Qui piselli e fave
son tutti marci! non c' via pi spiccia
per far venire i vermi a queste bestie.
Da quando morto Robin, lo stalliere,
questa locanda tutto uno sconquasso.
Primo vett. -
Poveraccio! Non sorrideva pi
da quando rincararono la biada:
stata la sua morte.
Secondo vett. -
Tra le locande sulla via per Londra
credo che questa sia la pi schifosa
per le pulci. Son tutto un lividore
pei loro morsi, che sembro una tinca38.
Primo vett. -
Altro che tinca! Credo, per la messa,
che non ci sia mai stato re cristiano
come me pizzicato in tutto il corpo
da quando qui ha cantato il primo gallo.
Secondo vett. -
Gi, non ci danno mai un orinale,
sicch dobbiamo farla nel camino,
e l'urina fa pulci come un ghiozzo.
Primo vett. -
(Chiamando)
Ehi, stalliere, vien fuori, che t'impicchino!
Secondo vett. -
Ho un prosciutto e due radiche di zenzero
da consegnare fino a Charing Cross.
Primo vett. -
Sacramento! I tacchini nel mio cesto
stan morendo di fame. Oh, stalliere,
peste ti colga! Non hai occhi in fronte?
Non ci senti? Se romperti la zucca
non sarebbe un'azione salutare
come bere un bicchiere di buon vino,
io sono una carogna. Vieni fuori,
t'impiccassero! Non hai religione?
Entra Gadshill
Gadshill -
Buon giorno, vetturali. Che ora abbiamo?
Primo vett. -
A occhio e croce, le due del mattino.
Gadshill -
Ti prego, prestami la tua lanterna.
Voglio dare un'occhiata nella stalla
al mio castrone.
(Fa per afferrargli la lanterna, ma quello lo respinge)
Primo vett. -
No, fermo, perdio!
In quanto a certi trucchi, io, compare,
ne so uno che vale due dei tuoi.
Gadshill -
(All'altro vetturale)
Fammi il favore, prestami la tua.
Secondo vett. -
(Ricusandosi anche lui di dargli la lanterna)
E come no! Domani. Che ne dici?
"Prestami la lanterna... " E come no!
Prima impiccato ti voglio vedere!
Gadshill -
(Desistendo)
E bravo il vetturale! E, dimmi un po':
per che ora contate di arrivare
a Londra?
Secondo vett. -
Per un'ora giusto in tempo
d'andare a letto a lume di candela.
(Al primo vetturale)
Su, su, compagno Mugs,
andiamo a dar la sveglia a quei signori.
Quelli voglion viaggiare in compagnia,
per via che portan dietro assai bagaglio.
(Escono i due vetturali)
Gadshill -
(Chiamando)
Ohil, cameriere, dove sei?
Cameriere -
(Da dentro)
"Sottomano" - rispose il tagliaborse...
Gadshill -
Tanto valeva che mi rispondessi:
"Sottomano, rispose il cameriere",
perch tra cameriere e tagliaborse,
tra te e me, non c' pi differenza
che c' tra l'ordinare e l'eseguire:
ch tu sei quello che stende la trama.
Entra il Cameriere della locanda
Cameriere -
Buongiorno, mastro Gadshill. Confermato
tutto quello che ho detto ieri sera:
c' un possidente che viene dal Kent
ed ha con s trecento marchi d'oro;
l'ho sentito che lo diceva a cena,
ieri sera, ad un altro viaggiatore,
una specie di controllore ai conti
che ha con s anche lui un bel carico
Dio sa di che... Son gi levati entrambi
e fanno colazione a uova e burro.
segno che a momenti partiranno.
Gadshill -
Beh, amico, se stamane questi due
non andranno a incappare dritto dritto
la confraternita di San Nicola39,
tagliami il collo.
Cameriere -
No, e che ci faccio?
Tienilo conservato per il boia,
ch anche tu San Nicola, ti conosco,
lo veneri con la sincera fede
che s'addice ad un vero borsaiolo.
Gadshill -
Che discorsi! Che c'entra adesso il boia?
Se vado sulla forca, accanto a me
ci sar un pendaglio bello grasso,
perch vicino, a penzolar con me,
sar Sir John, e sai che ha un corpicino
non certo striminzito dalla fame.
Pfu!... Oltre a lui ci sono altri troiani40
che tu manco ti sogni: personaggi
che per amor di svago e di trastullo
si piacciono di dare un po' di lustro
a questa oscura nostra professione,
e che, se alcuno vuol ficcarci il naso,
son sempre pronti, per salvarsi il nome,
a trovar modo di salvare tutto.
Io, con i giramondo scalcagnati
o coi tipi che, armati di bastone,
sgrassano il prossimo per sei scellini,
non ci bazzico; n con quei pazzoidi,
grossi mustacchi e faccia paonazza,
imbevuti di boria come spugne;
ma con tranquilli e nobili signori,
con borgomastri e grossi tesorieri
che sanno ben tener chiusa la bocca,
usi a colpire prima di parlare,
ed a parlare prima di trincare,
ed a trincare prima di pregare...
anzi, no, ma che dico, Cristo Santo!,
il loro santo, la finanza pubblica,
quelli non cessano mai di pregarlo,
anzi no, mi correggo, non lo pregano,
lo predano, perch ci passan sopra,
se la lavorano per ogni verso
e se ne servono poi da stivali41.
Cameriere -
La pubblica finanza da stivale?
Come sarebbe? E sa risputar l'acqua
a camminarci in mezzo ad un pantano?
Gadshill -
Altroch, gli d il grasso la giustizia42!
Noi rubiamo protetti ad al sicuro,
mio caro, come dentro una fortezza:
con la ricetta dei semi di felce43,
ci muoviamo senz'essere veduti.
Cameriere -
Frottole! Credo invece, in fede mia,
che a farvi andare in giro non veduti,
non che i semi di felce, sia la notte.
Gadshill -
Bah, qua la mano. Avrai la parte tua
dal nostro ricavato,
com' vero che sono un uomo onesto...
Cameriere -
Sarei stato, in coscienza, pi sicuro
d'averla, se tu m'avessi dichiarato:
"Com' vero che son ladro e bugiardo".
Gadshill -
Andiamo, su, "homo" nome comune
a tutti gli uomini. Di' allo stalliere,
piuttosto, di portar fuor dalla stalla
il mio castrone. Addio, sozzo furfante!
(Escono da parti diverse)
SCENA II - Strada maestra presso Gadshill
Entrano il Principe di Galles e Poins
Poins -
Nascondiamoci, presto, nascondiamoci!
Ho traslocato il cavallo di Falstaff,
e lui si va struggendo dalla rabbia
come un velluto tramato di gomma44.
Principe -
Tu nasconditi l.
(Poins si nasconde dietro un cespuglio)
Entra Falstaff, arrancando
Falstaff -
(Chiamando forte)
Poins, Poins, Poins! T'impiccassero!
Ma dove diavolo ti sei cacciato?
Principe -
Eh, oh, quanto fracasso!
Zitto, coglione imbottito di grasso!
Falstaff -
Oh, Hal, sei qui? E Poins?
Principe -
Dev'essere salito su quel poggio.
Te lo vado a cercare?
Falstaff -
Che dannazione ch'io debba rubare
in compagnia d'un ladro come lui!
M'ha spostato il cavallo, quel bastardo,
e l' andato a legare chiss dove;
e io, se faccio ancora quattro passi
a piedi, mi si smungono i polmoni.
Ah, se potessi scampare alla forca
dopo averlo ammazzato, quel furfante,
che bella morte mi preparerei!
Sono ventidue anni
che ogni ora giuro a me di liberarmene,
ma senza mai riuscirsi; m'ha stregato
la compagnia di questa gran canaglia.
Se non vero che m'ha propinato
qualche filtro di simpatia per lui,
questo gran farabutto, m'impiccassero!
Non pu essere altro: qualche droga
m'hanno dato da bere qualche droga...
Poins! Hal! La peste a tutti e due
Bardolfo! Peto! Morire di fame,
piuttosto che avanzare un altro passo
sulla via del rubare!
Se non vero ch' una cosa santa,
come quella di farsi un buon boccale,
piantare in asso questi farabutti
e diventare una persona onesta,
io sono la canaglia pi schifosa
ch'abbia mai masticato con un dente!
Sette iarde di strada rotta, a piedi,
sono per me come settanta miglia,
e questi mascalzoni cuor-di-pietra
lo sanno bene. Che peste bubbonica
quando i ladri non sanno comportarsi
lealmente nemmeno tra di loro!
(S'ode un fischio prolungato)
Oh, che vi colga un accidente a tutti!
Ridatemi il cavallo, delinquenti!
Il mio cavallo, oh, che Dio v'impicchi!
Principe -
Zitto, panzone! Mettiti gi, a terra,
poggia a terra l'orecchio e ascolta bene
se si sentono passi...
Falstaff -
A terra, io?...
E ce l'avete poi un bel paranco
per rimettermi in piedi?
Io questa ciccia non la porto, a piedi,
pi lontano d'un pollice da qui,
nemmeno se mi danno tutto l'oro
racchiuso nei forzieri di tuo padre.
Che pestifero modo di giocarmi
questo?
Principe -
Menti. Tu non sei giocato,
sei solo scavallato45.
Falstaff -
Hal, sii gentile, principe, ti prego,
aiutami a trovare il mio cavallo,
mio buon figlio di re.
Principe -
Va' via, furfante!
Ti devo forse fare da stalliere?
Falstaff -
Va' ad impiccarti alle tue giarrettiere
di erede presuntivo46.
Se mi prendono, vi denuncio tutti;
e se non trover dei cantastorie
che ti mettano nelle lor ballate
per cantarle su sconci motivetti,
Dio mi faccia morire avvelenato
dopo bevuto un gotto di vin secco!
Quando uno scherzo passa cos i limiti,
e con uno ch' a piedi... cosa odiosa!
Entra Gadshill
Gadshill -
Fermo l!
Falstaff -
Fermo sto, purtroppo, e a piedi47.
Poins -
(Uscendo dal nascondiglio)
Oh, questo il nostro palo.
Riconosco la voce.
Entrano Bardolfo e Peto
Bardolfo -
(A Gadshill)
Novit?
Gadshill -
Su, su, copritevi. Gi le visiere!
C' buon danaro di conio reale
che scende per di qua dalla collina,
diretto alla real tesoreria48.
Falstaff -
Quale tesoreria reale, scemo!
Alla taverna reale, vuoi dire49!
Gadshill -
Ce n' abbastanza da arricchirci tutti.
Falstaff -
O da mandarci tutti sulla forca.
Principe -
Voi quattro, allora, li affrontate l,
nella stretta del colle; Poins ed io
ci appostiamo pi sotto,
se mai dovessero sfuggire a voi,
incapperanno di sicuro in noi.
Peto -
(A Gadshill)
Quanti saranno?
Gadshill -
Otto-dieci circa.
Falstaff -
Sangue di Cristo! Non andr a finire
che saran loro a derubare noi?
Principe -
Che! Sir John Panciagrossa un vigliaccone?
Falstaff -
Non sar certo un Giovanni di Gaunt,
tuo grande nonno50, ma un vigliacco, no.
Principe -
Beh, ti aspettiamo ai fatti.
Poins -
(A Falstaff)
Mastro Zannino, il tuo cavallo l,
dietro la siepe; quando n'hai bisogno
lo trovi l: Addio, e tieni duro.
Falstaff -
(Tra s)
Ah, sonargliene quattro, a quello l,
a costo di finire sulla forca!
Principe -
(A Poins, a parte)
Ned, i travestimenti dove sono?
Poins -
(Al principe, a parte)
Son qui vicino. Vieni. Nascondiamoci.
(Escono il Principe e Poins)
Falstaff -
E ora, mastri, a ognuno la sua sorte,
ciascuno alla sua parte.
Entrano i Viaggiatori
Primo viaggiatore -
Vieni amico, ci penser il garzone
a condurre i cavalli per la costa,
mentre noi ci facciamo quattro passi
per sgranchirci le gambe...
Falstaff e gli altri ladroni -
Fermi tutti!
Viaggiatori -
O Dio Ges, proteggici!
Falstaff -
Forza, ragazzi, addosso!
Finiamoli, tagliamogli la gola
a questi malfattori! Ah, parassiti!
Ah, figli di puttana!
Manigoldi imbottiti di lardume!
Addosso, addosso, addosso!
Ci detestano perch siamo giovani!
Ammazzateli tutti! Scotennateli!
Primo viagg. -
Ah, poveretti noi, siamo spacciati
noi e le nostre famiglie, per sempre!
Falstaff -
Alla forca, panciuti farabutti!
Spacciati siete? No, grassi taccagni!
Magari fosse qui tutta la roba
dei vostri magazzini! Avanti, avanti,
canaglie, pure i giovani han da vivere!
Siete grandi giurati, non vero51?
Ve lo daremo noi, ora, il giury52!
(I quattro li legano, li rapinano ed escono)
Entrano il Principe di Galles e Poins in casacche di
cascherame e visiera
Principe -
I ladroni han legato i galantuomini,
ora a noi due di sgrassare i ladroni,
e tornarcene allegramente a Londra.
Sarebbe un argomento, se va bene,
da parlarne una intera settimana
e sghignazzarci sopra per un mese:
e una beffa solenne, da far epoca.
Poins -
Arrivano. Li sento. Nascondiamoci.
(Si appartano)
Rientrano Falstaff, Bardolfo, Peto e Gadshill
Falstaff -
Allora, mastri, spartiamo il bottino
e poi via a cavallo,
prima che faccia chiaro.
Se non vero che il Principe e Poins
son due grandi vigliacchi,
non c' pi un sol granello di giustizia
a questo mondo. E non c' pi coraggio
in Poins che in un'anatra selvatica
(Mentre si spartiscono il bottino, sbucano all'improvviso il Principe e Poins, sempre travestiti)
Principe -
Fuori il denaro!
Poins -
Fior di delinquenti!
(I quattro scappano, abbandonando il bottino; solo Falstaff tenta di reagire, ma poi scappa anche lui)
Principe -
stato facilissimo, uno scherzo!
Ora a cavallo, allegramente, a casa.
I ladroni si sono sparpagliati
ed eran presi da tale paura
da non fidarsi pi d'andarsi incontro
l'uno all'altro, perch prende ciascuno
l'altro per uno sbirro. Andiamo, Ned.
Falstaff star sudando da morire,
e chi sa quanto grasso andr buttando
mentre cammina, sulla secca terra.
Ne avrei piet, se non fosse da ridere.
Poins -
E come urlava, quel grasso bestione!
(Escono)
SCENA III - Sala nel castello di Warkworth53
Entra Hotspur, solo, leggendo una lettera
Hotspur -
(Leggendo)
"Per quanto mi riguarda, monsignore,
"sarei ben lieto di partecipare,
"non fosse solo per il grande affetto
"che nutro verso la vostra famiglia".
Sarebbe lieto... E perch non lo ?...
Pel grande affetto per la mia famiglia...
Ma facendo cos, del suo affetto
mostra d'averne pi pel suo granaio.
Ma seguitiamo a leggere...
"L'impresa cui volete metter mano
quanto mai rischiosa... " Che scoperta!
Rischioso tutto al mondo: un raffreddore,
una dormita, una bella bevuta...
Ma io ti dico, sciocco mio signore,
che noi da questo rischio,
da quest'ispida ortica,
coglieremo un bel fiore: la salvezza.
(Legge)
"... L'impresa cui volete metter mano
" quanto mai rischiosa; malsicuri
"gli alleati di cui mi fate i nomi;
"anche il momento scelto molto male
"e l'intero complotto troppo fragile
"per poter bilanciare il contrappeso
"d'un avversario di tanta potenza".
Ah, cos dici, eh?
Ed io ti replico che sei un tanghero,
un imbecille, un codardo, e che menti,
menti e poi menti. vuoto di cervello
quest'uomo, ch se ci fu mai complotto
perfettamente ordito, questo nostro:
alleati fedeli e ben costanti,
amici buoni, di piena fiducia,
un eccellente piano operativo...
Che carogna dall'animo di ghiaccio
mai costui?... Ma come!
Se il progetto ed il corso dell'azione
hanno incontrato il pieno gradimento
anche dell'Arcivescovo di York!
Sangue di Cristo, avessi qui quel tanghero
m'andrebbe di spaccargli le cervella
a colpi di ventaglio della moglie!
E non ci sono mio padre e mio zio?
Non ci son io? Non c' Edmondo Mortimer?
E l'Arcivescovo? Non c' Glendower?
E non c' pure Douglas?
Non ho avuto conferma da tutti
per iscritto che converremo in armi
il giorno nove del prossimo mese?
E alcuni gi non si son messi in marcia?
Ma che empia carogna mai costui!
Che razza d'infedele!
Sta a vedere che adesso per paura,
e da quel cuore gelido che
va' dal re a svelargli i nostri piani.
Mi verrebbe la voglia di sdoppiarmi,
e di prendermi a schiaffi da me stesso
per aver chiesto di partecipare
a un'impresa gloriosa come questa
a quella ciotola di latticello!...
E vada a dirlo al re, e che s'impicchi!
Noi siamo pronti. Io parto stanotte.
Entra Lady Percy
Oh, Catina, sei qui!
Fra un paio d'ore ti dovr lasciare.
Lady percy -
Signore mio diletto, che cos'
che ti fa stare cos solitario?
Per qual mia colpa da due settimane
mi ritrovo una moglie
messa al bando dal letto del mio Harry?
Dimmi, dolce signore,
che cos' che ti toglie l'appetito,
il tuo umor sereno,
e ti priva del tuo dorato sonno?
Perch quel tuo fissare gli occhi a terra
e quel tuo trasalir, a quando a quando,
mentre sei solo? Com' ch'hai perduto
il tuo fresco incarnato sulle guance?
Come hai potuto abbandonar cos
i tesori del mio starti vicino
e i miei diritti di moglie affettuosa
per questo meditare torvo-occhiuto
e questo maledetto umore nero?
T'ho udito spesso, nel vegliarti accanto
nei tuoi sonni leggeri,
mormorare di scontri ferro a ferro,
dar ordini al focoso tuo destriero
gridando: "Avanti, in campo!",
e parlar di sortite e ritirate,
di valli, di trincee, attendamenti,
frontiere, parapetti, basilischi,
cannoni, colubrine, di riscatti
di prigionieri, di soldati uccisi
e delle alterne sorti
d'una battaglia dura ed accanita.
Era l'animo tuo
a farti guerra ed ad agitarti tanto
da farti stilar gocce di sudore
gi per la fronte, come bolle d'aria
sul pelo d'acqua d'un torrente in piena...
E sul tuo viso strane contrazioni,
come vediamo in chi trattiene il fiato
per qualche grave improvviso comando.
Che presagi son questi, mio signore?
Qualche grave progetto il mio signore
ha per le mani, ed io devo saperlo,
oppure egli non m'ama.
Hotspur -
(Chiamando, senza badarle, come assorto in altri pensieri)
Ehi, di l!
Entra un Servo
Mi sai dire se Gilliams
partito col pacco dei messaggi?
Servo -
S, monsignore; andato un'ora fa.
Hotspur -
Butler andato poi dallo sceriffo
per quei cavalli?
Servo -
andato e ritornato,
mio signore, ma con un sol cavallo.
Hotspur -
Quale, un roano dalle orecchie mozze?
Servo -
Quello, signore.
Hotspur -
Bene. Quel roano
sar il mio trono. Lo monter subito.
Oh, Esperance54!... Va', va' a dire a Butler
che me lo porti subito nel parco.
(Esce il servo)
Lady percy -
Tu non m'ascolti, signor mio: Perch?
Hotspur -
Ah, s, che dice questa bella dama?
Lady percy -
Ma che cos' che mi ti porta via?
Hotspur -
Il mio cavallo, cara, il mio cavallo.
Lady percy -
Sei proprio uno scimmiotto testamatta!
Una donnola non pi frenetica.
Harry, voglio sapere
questa faccenda che ti tien s preso.
E la sapr. Ho paura che Mortimer,
mio fratello, si stia dando da fare
per la revindica dei suoi diritti
ed abbia chiesto a te di dargli mano.
Ma se ci andrai...
Hotspur -
A piedi, fin lass?
Che dici, amore mio? Mi stancherei.
Lady percy -
Via, via, pappagalletto, non scherzare,
rispondi a tono, non tergiversare.
Harry, se non mi dici tutto e subito,
ti faccio a pezzettini il dito mignolo.
Hotspur -
Evvia, giocherellona... Amarti, io?
Ma nemmeno per sogno, Caterina!
Non mi curo di te, non me ne importa...
Devi capir che questo non mondo
da pupattole e schiocchi sulle labbra:
nasi che colan sangue e teste rotte
ci tocca avere, e prenderli alla buona,
per moneta corrente... Il mio cavallo...
Che mi dici, Catina? Che vuoi, cara?...
Lady percy -
Veramente non m'ami? Proprio no?
Fa' pure come vuoi. Ma sta' attento:
se veramente finirai d'amarmi,
finir ch'io non ami pi me stessa...
Insomma, dimmi: scherzi o fai sul serio?
Hotspur -
Aspetta, lasciami montare in sella,
e, una volta a cavallo, t'assicuro
che giurer d'amarti all'infinito.
Ma, Catina, non voglio, d'ora in poi
sentirmi domandare dove vado
e perch vado: vado ove devo.
E insomma questa sera, mia Catina,
debbo lasciarti. Lo so, tu sei saggia,
ma non pi della sposa di Harry Percy.
Sei di cuore costante, ma sei donna;
e quanto a segretezza, questa volta,
non c' donna che sappia pi di te
mantenere un segreto; e ci perch
non potrai rivelar quel che non sai
Vedi fino a che punto ho fede in te,
dolce Catina?
Lady percy -
Fino a questo punto?
Hotspur -
Non un sol pollice pi in l. Ma ascolta,
Catina, dov'io vado, anche tu vieni.
Io parto oggi, tu parti domani.
Sei contenta?
Lady percy -
Per forza devo esserlo.
(Escono)
SCENA IV - Eastcheap, la taverna "Alla Testa di Cinghiale".
Entra il Principe di Galles, attraversa la stanza, apre una porta sul lato opposto e chiama
Principe -
Ned, avanti, ti prego,
vieni fuori da quella stanza untosa,
che ci facciamo insieme due risate.
Poins -
(Uscendo)
Oh, Hall, dove sei stato?
Principe -
In compagnia di tre-quattro sbornioni55
fra tre-quattro dozzine di barili.
Ho fatto risuonare in me stavolta
la corda della pi bassa umilt.
Son diventato amico per la pelle
d'una terna di veri spillabotti,
li chiamo tutti a nome di battesimo,
Tomasino, Domenico, Checchino.
Son pronti gi a giurare
sulla salvezza delle loro anime
ch'io, pur essendo ancora niente pi
del Principe di Galles, sono il re
delle buone maniere con il prossimo,
e mi dicono senza peli in bocca
che non sono un borioso come Falstaff,
bens un "corinzio", un giovane di spirito56,
un ragazzo di buon temperamento,
(perdio, mi dicono proprio cos!),
e dicono che quando sar re
l'Inghilterra pu fare assegnamento,
in quanto a devozione alla corona,
su tutti i bravi ragazzi di Eastcheap.
Tracannare di grosso, in bocca a loro,
si chiama "dare una mano di rosso";
se, mentre bevi, t'arresti un istante
a prender fiato, ti gridano: "Hem!"
e ti senti ordinare: "Tutto gi!"
Insomma, m' bastato un quarto d'ora
per poter bere ormai tutta la vita
con qualunque stagnino, nel suo gergo.
Ned, t'assicuro, ci hai perduto molto
a non trovarti l insieme a me.
Ma dolce Ned, per farti un po' pi dolce
questo nome che porti,
ti regalo questo pochin di zucchero
che m'ha passato or ora di nascosto
un inserviente di quest'osteria,
uno che in vita sua
non ha mai detto nella nostra lingua
pi di cos: "Otto scellini e mezzo",
oppure: "Benvenuto a lorsignori",
aggiungendo a gran voce: "Vengo subito",
"Una pinta di moscatello rosso
per quei clienti nella Mezzaluna57"
o altra frase dello stesso genere.
Ma ora, Ned, per ammazzare il tempo
finch non giunga Falstaff,
stattene in qualche stanza qui vicino,
mentr'io domando al mio spilabottino
a che scopo m'ha dato questo zucchero;
e tu, da dentro, chiama forte "Checco!",
senza smettere mai, e il suo discorso
a me non potr essere nient'altro
che: "Vengo, vengo subito58".
Ritirati, e te ne dar la prova.
(Poins rientra nella stanza da dove era uscito, lasciando aperta la porta)
Poins -
(Da dentro)
Checco!
Principe -
Perfetto. Bene cos.
Poins -
(c.s.) Checco!
Entra Checco, tutto affannato
Checco -
Eccolo, viene subito, signore!
Ralph, vedi tu che vogliono di sotto
al Melograno59.
Principe -
Checco, vieni qua.
Checco -
Monsignore?
Principe -
Quant'altro tempo, Checco,
ti manca per finir l'apprendistato?
Checco -
Eh, cinqu'anni, in coscienza, tanto che...
Poins -
(Da dentro)
Checco!
Checco -
S, subito, signore, subito!
Principe -
Cinqu'anni! Caspita, che tirocinio
per imparare a far tinnire il peltro60!
Ma. Checco, ce l'avresti tu il coraggio
di fare una solenne vigliaccata
infischiandoti del tuo principale,
mostrargli i tacchi e filartela via?
Checco -
Oddio, signore, vi potrei giurare
sopra tutte le bibbie d'Inghilterra
che quel coraggio lo potrei trovare...
Poins -
(c.s.)
Ohi, Checco, insomma!
Checco -
Subito, signore!
Principe -
Checco, quanti anni hai?
Checco -
Ecco, vediamo... verso San Michele
che viene, ce ne avr, diciamo...
Poins -
(c.s.)
Checco!
Checco -
Arrivo subito da voi, signore,
vi prego d'aspettare un solo istante...
Principe -
(Fermandolo)
No, Checco, sta' a sentire: quello zucchero
che m'hai dato... valeva un penny, vero?
Checco -
Oh, Signore, magari forse due...
Principe -
Io te lo pagher mille sterline.
Richiedimele pure quando vuoi,
e le avrai.
Poins -
(c.s.)
Checco!
Checco -
Arrivo, arrivo subito!
Principe -
Subito, Checco? No, Checco, non subito;
le avrai domani, Checco; o gioved
o, s, quando vorrai, Checco... ma Checco...
Checco -
S, mio signore?
Principe -
Te la sentiresti
di rapinar quella giubba di cuoio,
(Indica il Vinaio che sta entrando61)
quello con quei bottoni di cristallo,
le trecce in testa, le calzette blu,
la lingua tutto miele
e la scarsella di cuoio di Spagna?
Checco -
Oh, signore, che cosa avete in mente?
Principe -
Ho capito, il tuo moscatello rosso
rester la tua unica bevanda;
perch, vedi, questo tuo bel giubbetto
di tela bianca diventer sporco.
In Barberia lo zucchero, ragazzo,
non pu venire a costar cos caro.
Checco -
Come, signore'...
Poins -
(c.s.)
Checco!!!
Principe -
Va', gaglioffo,
non senti che ti chiamano di l?
(Mentre Checco sta per uscire, il Principe e Poins si mettono a chiamare insieme: "Checco!", "Checco!" e il poveretto, frastornato, non sa pi a chi dar retta)
Vinaio -
(A Checco)
Ohi, senti che ti chiamano cos,
e te ne resti l, fermo impalato?
(Checco esce, stralunato)
(Al Principe)
Alla porta c' il vecchio Sir John Falstaff
e una mezza dozzina d'altra gente.
Li faccio entrare?
Principe -
No, per il momento.
Lasciali fuori, a rinfrescarsi un po'.
Gli aprirai dopo.
(Esce il vinaio)
Vieni fuori, Poins.
Rientra Poins
Poins -
(Facendo il verso a Checco)
"Arrivo, arrivo subito, signore!"
Principe -
Messere, Falstaff con gli altri ladroni
son gi alla porta. Ci siamo. il momento.
Vogliamo stare allegri?
Poins -
Come grilli,
ragazzo mio. Ma spiegami una cosa:
che diamine di svago stato il tuo,
con questo scherzo fatto al taverniere?
Che n' venuto fuori?
Principe -
Mi son saltati tutti i ghiribizzi
che gli uomini hanno preso per facezie
dai vecchi tempi del buonuomo Adamo
gi gi fino all'infanzia
di questo giorno d'oggi a mezzanotte.
Rientra Checco, traversando di corsa la scena portando
da bere ad altri clienti
Checco, che or'?
Checco -
(Senza fermarsi)
S, subito, signore.
(Esce)
Principe -
Che costui debba avere sulla lingua
meno vocaboli d'un pappagallo,
uno nato da donna!...
Tutto quel che sa fare
andar di su e di gi per una scala,
tutto quel che sa dire
sono i prezzi del vino che ha servito.
Io non mi sento ancora, se Dio vuole,
dell'umore focoso di Harry Percy,
detto altres "Caldosprone del Nord",
che ti fa fuori solo a colazione
sei o sette dozzine di scozzesi,
poi si lava le mani, e fa' alla moglie:
"Alla malora questa vita oziosa!
Io ho necessit di lavorare".
"Harry mio dolce" - gli domanda lei -
"quanti n'hai ammazzati stamattina?"
E lui: "Abbeverate il mio roano",
e un'ora dopo: "Un quattordici circa",
le risponde, "bazzecole, bazzecole!"
Ora fa' entrare Falstaff, per favore.
Voglio fare con lui come fa Percy,
e quel dannato porco
rifar Lady Mortimer, sua moglie.
"Rivo!" gridano i grandi bevitori62!
Fa' entrare il Trippa, fa' entrare Braciola.
Entrano Falstaff, Gadshill, Bardolfo e Peto, seguiti da
Checco che reca boccali di vino
Poins -
Ben arrivato, Jack, da dove vieni?
Falstaff -
Peste colga ai vigliacchi,
dico, e su loro piova la vendetta,
per la Madonna, amen!
(A Checco)
Ragazzo, dammi un boccale di secco.
Anzich seguitare questa vita,
mi metto a fare e rammendare calze,
e rifarci anche i petuli, perdio!|
Peste ai vigliacchi!...
(A Checco)
Ebbene, furfantaccio,
arriva o non questo gotto di secco?
Non c' pi religione a questo mondo?
(Checco gli porge un boccale di vino, che Falstaff si scola lentamente)
Principe -
(A Poins, indicandogli Falstaff che beve)
Hai mai visto il Titano (cuore tenero)
che bacia un piatto di burro fondente
alla soave carezza del sole?
Se l'hai visto, rimira questa scena63.
Falstaff -
(Restituendo a Checco il boccale vuotato)
Furfante, in questo vino c' la calce!
Delinquenziale natura dell'uomo!
Non vi si trova che canaglieria.
Meglio comunque un gotto di vin secco
sia pure adulterato con la calce
che avere a che spartire coi vigliacchi.
Un infame vigliacco!...
Va' vecchio John, tu va per la tua via,
e muori quando vuoi. Se non vero
che la virilit, la buona e vera
virilit caduta nell'oblio
sulla faccia del mondo,
allora io sono un'aringa seccata64!
Ci saranno s e no in Inghilterra
al giorno d'oggi tre uomini veri
che siano ancora scampati al capestro,
e di loro uno grasso e si fa vecchio.
Che intanto Dio provveda. Mondo infame!
Perch non mi son fatto tessitore?
potrei cantare salmi ed ogni cosa65.
Peste a tutti i vigliacchi, dico ancora!
Principe -
Che hai da bofonchiare, materasso?
Falstaff -
Un bel figlio di re, non c' che dire!
Se non ti butto fuori dal tuo regno
a colpi d'una daga di bamb,
e non ti caccio innanzi tutti i sudditi
come una frotta d'anitre selvatiche,
non voglio aver pi barba sulla faccia!
Il Principe di Galles... bella roba!
Principe -
Beh, corpaccione figlio di puttana,
che ci hai da dire?
Falstaff -
Non sei un vigliacco?
Rispondimi su questo. E quel Poins l?
Poins -
(Sfoderando la spada)
Sangue di Cristo, pancione di sugna,
se mi di del vigliacco, io t'infilzo!
Falstaff -
Io, darti del vigliacco?
All'inferno voglio vederti, io,
prima di dare del vigliacco a te...
per son pronto a dar mille sterline
per esser gambalesta come te
pronto a scappare. Hai le terga dritte,
tu, e non t'importa di chi te le veda.
E questo chiami "spalleggiar gli amici"?
Accidenti, che bello spalleggiare!
Datemi per amici
gente che sappiano guardarmi in faccia!
(A Checco)
Portami un altro boccale di secco.
Canaglia a me se oggi ne ho bevuto.
Principe -
Oh, spudorato! Ma se hai le labbra
umide ancor dell'ultima trincata!
Falstaff -
(Bevendo)
Non me ne importa un fico.
Peste a tutti i vigliacchi, ancora e sempre!
Principe -
Ma che hai?
Falstaff -
Che ho?... Quattro di noi
che siamo qui s'erano procacciate
stamattina un migliaio di sterline.
Principe -
Dove sono, compare, dove sono?
Falstaff -
Dove sono? Ce l'han portate via!
In cento, contro noi poveri quattro.
Principe -
Che dici, cento?
Falstaff -
Sono una carogna
se non vero che mi son battuto
con una buona dozzina di loro
a mezza lama, per due ore buone.
E l'ho scampata proprio per miracolo:
otto volte colpito al giustacuore,
quattro volte alle braghe,
il brocchiere forato da ogni parte,
questa spada ridotta tutta denti
come una sega a mano. Ecce signum66!
(Sguaina la spada e mostra le tacche)
Non ho mai fatto meglio di cos
da quando sono diventato uomo.
E tutto invano, peste a quei vigliacchi!
Ma parlino anche loro.
(Indica gli altri tre compagni)
E se diranno un etto in pi o in meno
di quella ch' la pura verit,
sono ignobili figli di puttana.
Principe -
Dite, dite, signori, com' stato?
Gadshill -
Ci siam trovati in quattro
contro all'incirca una dozzina...
Falstaff -
Sedici,
e non uno di meno, signor mio.
Gadshill -
E li abbiamo legati, impastoiati.
Peto -
No, no, non furono legati affatto.
Falstaff -
Idiota, furono legati eccome!
Dal primo all'ultimo! Se non vero,
ditemi pure che sono un ebreo,
un ebreo di Giudea!
Gadshill -
Mentre stavamo a spartirci il malloppo,
ci son piombati addosso in sei o sette
altri freschi di forze...
Falstaff -
Che slegarono gli altri ch'era l,
e poi ne vennero degli altri ancora.
Principe -
E voi quattro a vedervela con tutti?
Falstaff -
Tutti. Non so che intendi tu per "tutti",
ma se non erano almeno cinquanta
quelli con cui mi son dovuto battere,
io sono un cespo di radicchi secchi!
Se, dico, addosso a questo vecchio John
non ce ne stavano cinquantadue,
di quelli, forse pur cinquantatre,
beh, dite pure allora che sir John
non un bipede umano.
Principe -
C' da pregare Dio
che tu non ne abbia ammazzato nessuno.
Falstaff -
Pregar Dio per questo ormai non serve.
Un paio li ho conditi a sale e pepe,
due son certo d'averli sistemati,
due malandrini in casacche incerate.
Hal, questo quanto, e se dico bugia,
sputami in faccia, e di' che sono un brocco.
Tu conosci quel vecchio mio scattare
"in guardia", ecco, cos. E cos stavo
quando appunto mi son venuti addosso
quattro di quei gaglioffi in bucherame...
Principe -
Quattro? Ma non avevi detto due?
Falstaff -
Erano quattro, Hal, ho detto quattro.
Poins -
vero, ha detto quattro.
Falstaff -
Questi quattro
vengono avanti frontalmente, in riga,
e si dirigono verso di me.
Senza scompormi, resto l impalato,
ad aspettar che le lor sette spade
vengano ad infilarsi sul mio scudo,
cos...
Principe -
Com'? Sono diventate sette?
Ma non erano quattro ancor poc'anzi?
Falstaff -
Erano quattro quelli in bucherame.
Poins -
S, quattro in robe di tela cerata.
Falstaff -
Sette, dico, e lo giuro su quest'elsa67,
o io sono un emerito gaglioffo.
Principe -
(A parte a Poins)
Lascialo dire: Aumenteranno ancora.
Falstaff -
Mi ascolti, Hal?
Principe -
S, s, son tutt'orecchi.
Falstaff -
Ecco, bravo, perch ne val la pena.
Dunque, come dicevo,
quei nove con casacca d'incerata...
Principe -
(c.s.)
E son gi diventati due di pi.
Falstaff -
... quando gli si spezzarono le punte...
Poins -
(A parte al Principe)
S, s calarono loro le braghe68.
Falstaff -
... cominciarono a cedere terreno,
ma io li premo sempre pi da presso,
mi butto su di loro corpo a corpo
e ne sistemo, in un battibaleno,
sette degli undici:
Principe -
(c.s.)
Fenomenale!
Undici uomini in bucherame
figliati dagli originari due.
Falstaff -
...ma, come volle il diavolo, tre bischeri
dannati, in panno verde di Kendall69,
mi vennero l dietro all'improvviso
assaltandomi (era cos buio,
che non saresti riuscito a distinguere
credimi, Hal, nemmeno la tua mano)...
Principe -
Queste non son che frottole,
a misura di chi le ha generate,
panzane grosse come una montagna,
palpabili, palesi, manifeste!
Ma come tu, sacco di budellame
col cervello d'argilla quale sei,
scemo zuccone, figlio di puttana,
spudorato grassone unto e bisunto...
Falstaff -
Ehi, che ti prende, Hal?
Diventi matto, eh? Diventi matto?
La verit non pi verit?
Principe -
... come avresti potuto riconoscere
quei tali in roba verde di Kendall
in tanta oscurit da non distinguere
nemmeno la tua mano? Che rispondi?
Avanti, sputaci le tue ragioni.
Poins -
Le tue ragioni, Jack, le tue ragioni.
Falstaff -
Eh, diamine! Cos', un'imposizione?
Sangue di Cristo, sotto costrizione
no, nemmeno se fossi sottoposto
alla tortura dello strappamento70,
o di tutte le ruote della terra71!
La mie ragioni sotto costrizione!
Ma fossero abbondanti come more,
le mie ragioni, non le darei mai
a chi le pretendesse con la forza72.
Principe -
Non voglio rendermi pi a lungo reo
d'un tal peccato73, la finisco subito;
(Indicando agli altri Falstaff)
questo grassone schiacciamaterassi,
questo sfiaccaronzini,
questa imponente montagna di ciccia...
Falstaff -
Cristo, senti chi parla! Parli tu,
morto che parla, anguilla tutta pelle,
lingua secca di bue, stringa di cuoio,
stoccafisso (oh, avere tutto il fiato
per dirti tutto quello cui somigli!),
canna di sarto, guaina di pugnale,
fodero d'arco, lama stemperata!...
Principe -
Bravo. ripiglia fiato e poi va' a capo.
E quando sarai stanco
di queste tue plebee similitudini,
sentimi, che ho da dirti una cosuccia.
Poins -
S, Jack, attento adesso, ascolta bene.
Principe -
Noi due, io e lui, vi abbiamo visti
che saltavate addosso tutti e quattro
ad altri quattro, che li legavate
e li svaligiavate del denaro.
Ascolta adesso come un raccontino
semplice e chiaro ti sbugiarda. Attento.
stato a questo punto che noi due
(Indica Poins)
vi siam saltati addosso,
ed bastato appena darvi voce
perch scappaste e mollaste il bottino;
il quale adesso qui, in mano nostra,
e possiamo mostrarvelo.
E tu, Falstaff, correvi cos svelto
a mettere al sicuro le budella,
e imploravi piet, mentre scappavi,
mugghiando forte, che nemmeno un toro.
Ma che anima di canaglia sei,
a intaccare cos questa tua spada,
per poi venirci a dire, come niente,
ch'era successo nel combattimento?
Quale trappola, trucco, scappatoia
sarai capace di trovare ancora
per nasconderti dietro questo smacco
palese, manifesto, vergognoso?
Poins -
Avanti, Jack, che trucco hai ancora in serbo?
Falstaff -
Ma giuraddio, io v'ho riconosciuti
voi due, che manco chi v'ha generato.
Per, padroni miei, state a sentire:
ma doveva toccare proprio a me
d'ammazzare l'erede presuntivo?
Dovevo rivoltarmi a mano armata
contro un principe vero?
Io sono coraggioso, lo sapete,
quanto un Ercole; c' per l'istinto:
il leone non tocca il vero principe74.
Per l'istinto. L'istinto una gran dote.
Se questa volta sono stato vile,
stato per l'istinto.
Ma per questo avr migliore stima
di me e di te per tutta la mia vita:
di me come leone valoroso,
e di te come principe verace.
Con tutto ci, ragazzi, son contento
che quel danaro ce l'abbiate voi.
Chiudi i battenti, ostessa! Questa notte
si fa baldoria! Pregherai domani.
Cavalieri, ragazzi, giovanotti,
cuori d'oro, e chi pi n'ha ne metta
di appellativi di buona amicizia
per tutti. Bene. S'ha da stare allegri?
Vogliamo improvvisare una commedia?
Principe -
E perch no. Soggetto: la tua fuga.
Falstaff -
Ah, no, di questo, Hal, se mi vuoi bene,
non parliamone pi!
Entra l'Ostessa Quickly
Ostessa -
(Riconoscendo il Principe e inchinandosi)
Oh, Ges! Signor Principe, signore!
Principe -
Salve, madama ostessa,
che ci dici di bello?
Ostessa -
Monsignore,
alla porta c' un nobile di corte
che vorrebbe parlar con vostra altezza,
e dice di venir da vostro padre.
Principe -
Dgli quanto gli manca a far di lui
un reale, e rimandalo a mia madre75.
Falstaff -
Che tipo ?
Ostessa -
Un anziano gentiluomo.
Falstaff -
E che ci fa la dignit barbogia
fuori dal letto a quest'ora di notte?
(Al principe)
Vado io a portargli la risposta?
Principe -
S, Jack, ti prego.
Falstaff -
Vado. In fede mia,
gli faccio fare subito fagotto.
(Esce)
Principe -
Dunque, signori: vi siete battuti,
per la vostra madonna, un sacco bene;
cos tu, Peto, e cos tu, Bardolfo.
Leoni pure voi: scappati via
per istinto; un principe del sangue
voi non lo toccherete mai, ohib!
Bardolfo -
Io, in coscienza, me la son filata
quando ho visto scappare tutti gli altri.
Principe -
Che qualcuno mi spieghi,
ma senza infingimenti, com' andata
che la spada di Falstaff
abbia subto tutte quelle tacche.
Peto -
Beh, l'ha intaccata lui, col suo pugnale,
e poi diceva che davanti a te
avrebbe spergiurato fino al punto
di bandire la stessa verit
dall'Inghilterra, pur di farti credere
ch'era avvenuto a forza di combattere.
Ed ha convinto noi a far lo stesso.
Bardolfo -
Non solo a questo; ma a fregarci il naso
con dei rovi, per farci uscire il sangue
e imbrattarci i vestiti, ed a giurare
che quello fosse vero sangue umano76.
A udire i suoi mostruosi machiavelli
ho fatto quel che mai avevo fatto
da sett'anni: arrossire.
Principe -
Spudorato furfante! Ma se tu
da quando - circa diciott'anni fa -
ti rubasti un boccale di vin secco
e ti facesti cogliere sul fatto,
sei tutto rosso in faccia, in permanenza77!
E pur avendo tutto questo fuoco
dalla tua parte, ed una spada al fianco78,
sei scappato? Che istinto t'ha guidato?
Bardolfo -
(Sporgendogli la faccia)
Mio signore, le vedi queste vampe?
Osserva bene queste esalazioni.
Principe -
Vedo.
Bardolfo -
Che segni credi ch'essi siano?
Principe -
Di fegato infiammato e borsa magra79.
Bardolfo -
Di collera, se bene interpretati.
Principe -
No, di collare, se intesi a dovere80.
Rientra Falstaff
Eccolo, il nostro Zanni lo Stecchino,
il nostro caro tutto pelle-e-ossa!
Ehil, dolce creatura di bambagia,
da quanto tempo, Jack,
non riesci a vederti le ginocchia?
Falstaff -
Le mie ginocchia, Hal!...
Quando avevo all'incirca gli anni tuoi,
ero pi fino d'un artiglio d'aquila:
sarei passato attraverso l'anello
che si portano al dito gli aldermanni81.
Accidenti ai sospiri ed agli affanni!
Ti fanno gonfio come una vescica.
Ci son notizie distratrose, fuori:
quello ch'era venuto poco fa
da parte di tuo padre, era sir Bracy:
devi trovarti a corte in mattinata.
Quel pazzoide del nord, quell'Harry Percy
e quell'altro del Galles,
di cui dice la gente che una volta
ha bastonato il diavolo Amamone,
ed ha messo le corna anche a Lucifero
e s' fatto giurare sudditanza
dal demonio sull'elsa fatta a croce
d'una picca scozzese... s, quel tale,
intendo... come diavolo si chiama?
Poins -
Owen Glendower.
Falstaff -
Ecco, Owen, Owen,
esattamente, e suo genero Mortimer,
insieme con Northumberland il vecchio
e quello spiritato di scozzese
che pi scozzese di lui non ce n',
quel Douglas, che sa scendere al galoppo
gi da una ripa quasi a perpendicolo...
Principe -
Quello, dici, che in sella al gran galoppo
coglie a volo con la pistola un passero?
Falstaff -
Bravo, l'hai colto bene.
Principe -
Io, lui, s,
non altrettanto bene lui quel passero!
Falstaff -
Per ha buona tempra, quel ribaldo,
uno che non scappa...
Principe -
Il ribaldo sei tu, che poco fa
lo lodavi perch sa correr tanto.
Falstaff -
A cavallo, per, bel mammalucco,
perch a piedi non fa nemmeno un passo.
Principe -
Per istinto, naturalmente, vero?
Falstaff -
Per istinto, se vuoi, te lo concedo.
Insomma c' anche lui, e un certo Mordake
con un migliaio d'altri caschi blu.
Worcester fuggito questa notte
di soppiatto. La barba di tuo padre
s' fatta bianca quando l'ha saputo.
Adesso in Inghilterra
si possono comprare latifondi
al prezzo di pesciacci puzzolenti.
Principe -
Vuol dire che se avremo un giugno afoso,
e durer questa zuffa intestina,
ci compreremo le verginit
a rozze, come i chiodi per le scarpe.
Falstaff -
Dici bene, perdio, ragazzo mio!
E chi sa che con quella mercanzia
non si possa imbastire un buon commercio.
Ma dimmi adesso, Hal, com' possibile
che tutto ci non ti faccia paura?
Che, come erede presuntivo al regno,
ti dovessi trovare a fronteggiare
tutti insieme un terzetto di nemici
del tipo di quel diavolo di Douglas,
di quello spiritato di Harry Percy,
e di quel satanasso di Glendower?
Non ti senti pervaso da terrore,
non ti si gela il sangue al sol pensarlo?
Principe -
Per niente, in fede mia.
Mi manca un po' del tuo famoso "istinto".
Falstaff -
Da tuo padre stamane, quando andrai,
ti prenderai un solenne rabbuffo.
Se mi vuoi bene, preparati adesso
le risposte da dargli insieme a me.
Principe -
Bene, fa' tu mio padre,
e interrogami sui particolari
della mia vita.
Falstaff -
D'accordo, proviamo.
Facciamo conto che sia questa sedia
il trono, questo pugnale lo scettro,
e sia questo cuscino la corona.
(Si mette un cuscino in testa e si siede)
Principe -
Ecco, questa star a significare
che il tuo trono da me considerato
un comune sgabello,
il tuo scettro un pugnale di vil legno,
e la tua ricca e preziosa corona
una misera zucca spelacchiata82.
Falstaff -
Bene, se in te la fiamma della grazia
non s' del tutto spenta,
ora a vedermi cos combinato
non potrai fare a meno di commuoverti.
Datemi un bel boccale di vin secco
che mi faccia arrossare il bianco agli occhi,
perch debbo dar voce al mio dolore
alla maniera del gran re Cambise83.
(Qualcuno gli porta del vino ed egli beve)
Principe -
(Inginocchiandosi)
Eccomi inginocchiato avanti a te.
Falstaff -
Ed ecco il mio discorso. Nobilt,
fate ala.
Ostessa -
Gesummio, che spasso, questo!
Uno spasso davvero sopraffino!
Falstaff -
(Fingendo di parlare alla sua regina)
Dolce regina, deh, frena le lacrime
ch vano spremere dagli occhi il pianto.
Ostessa -
Signore Iddio, se sa darsi un contegno!
Falstaff -
(Solenne)
Gentiluomini, per la Dio merc,
questa afflitta regina
conducete lontan da qui: le lacrime
occludono le chiuse dei suoi lumi.
Ostessa -
Ges, come fa bene la sua parte!
Meglio d'uno di quei figli di cani
di commedianti che si vedon sempre!
Falstaff -
(c.s.)
Taci, mio buon boccale da una pinta.
Taci, mia buona stuzzicacervelli.
Harry, di molto son meravigliato
non solo che tu sperperi il tuo tempo,
ma soprattutto in quale compagnia;
ch, s' pur vero che la camomilla
pi calpestata, meglio si sviluppa,
la giovinezza, pi dissipata
pi presto si degrada e se ne va.
Che tu sia figlio mio,
me n'assicura in parte la parola
di colei ch' tua madre,
in parte la mia stessa convinzione,
ma soprattutto quel tuo guardar bieco
e quella mossa del labbro inferiore
pendulo, che ti d un'aria folle.
Se dunque sei mio figlio, il punto questo:
per qual motivo tu, come mio figlio,
sei da tutti cos segnato a dito?
Deve il consacrato figlio del cielo84
dimostrarsi un volgare ladroncello
e cibarsi di more delle siepi?
La domanda non va nemmeno posta.
Deve l'erede del re d'Inghilterra
fare il ladron di strada e il tagliaborse?
Ecco la vera domanda da porsi.
C' una cosa di cui anche tu, Harry,
devi aver spesso sentito parlare
cui molta gente di questo paese
danno il nome di pece.
Questa pece, secondo che c'insegnano
i nostri testi antichi,
insudicia chiunque la maneggia;
cos la compagnia che tu frequenti,
ed io, Harry, ti parlo, bada bene,
non intriso di vino, ma di lacrime,
non per mia volutt, ma per mia pena,
e non sono le mie solo parole
ma voce della mia interna ambascia.
C' per un uomo virtuoso e dabbene,
di cui purtroppo non conosco il nome,
che ho notato far parte di frequente
della tua compagnia...
Principe -
Che tipo ,
se non dispiace a vostra maest?
Falstaff -
Un bel tipo, direi, gran bell'uomo,
un poco corpulento, in verit,
ma gioviale d'aspetto, occhio piacente
e portamento quanto mai distinto...
D'et sar, mi pare, sui cinquanta,
o forse no, (Madonna!) sui sessanta...
Ah, ecco adesso mi sovviene il nome:
Falstaff. Se risultasse che quell'uomo
sia dedito ai bagordi,
francamente ne resterei deluso;
perch, Harry, io scorgo nel suo aspetto
la virt. Vedi di tenerlo caro,
e manda a quel paese tutti gli altri.
Ed ora dimmi, mio mascalzoncello,
dove sei stato tutto questo mese?
Principe -
Questo sarebbe il tuo parlar da re?
Ora mettiti tu nella mia parte
ed io mi metto in quella di mio padre.
Falstaff -
(Alzandosi)
Mi deponi? Se sei solo a met
capace di rifare tu il mio tono
grave e solenne nel rifar tuo padre,
mi faccio appendere a testa in gi
alla maniera che fa il pollivendolo
coi conigli di latte ed i leprotti.
Principe -
(Sedendo)
Dunque, io qui, seduto...
Falstaff -
Ed io qui in piedi...
Signori, adesso a voi di giudicare.
Principe -
Ebbene, Harry, da che parte vieni?
Falstaff -
Da Eastcheap, mio altissimo signore.
Principe -
Odo gravi lagnanze sul tuo conto.
Falstaff -
Giuraddio, monsignore, sono false.
(Ora la parte del giovane principe
ti fo vedere io come si fa).
Principe -
Bestemmi, eh, screanzato ragazzo!
D'ora in avanti non osare pi
levare gli occhi in faccia a me. Traviato
dalla grazia di Dio ti sei, violentemente.
C' un diavolo che ti sta sempre accanto
nelle sembianze d'un vecchio grassone;
t' socio di bagordi un uomo-botte.
Che t' saltato mai di far brigata
con quel baule carico d'umori,
con quel cassone di bestialit,
quel pacco turgido d'ipocrisia,
quell'otre enorme di vino di Spagna,
quel borsone imbottito di budella,
quel manzo arrosto col ventre farcito85,
quel reverendo simbolo del vizio,
quella malvagit grigio-canuta,
quel gran ministro di ruffianeria,
quella prosopopea carica d'anni?
A che buono costui,
se non che a bere vin secco di Spagna?
In che pu aver man pulita e netta
altro che nello scalcare un cappone
e trangugiarlo? In che pu esser destro
se non che nel mostrarsi un gran furbastro?
E in che pu esser egli un gran furbastro
se non nel compiere ribalderie?
E in che ribaldo, se non sempre e in tutto?
E in che, se non in niente, rispettabile?
Falstaff -
Vorrei che vostra grazia mi spiegasse
chi questa persona di cui parla.
Principe -
Quel tristo, abominevole figuro
corruttore di giovani, quel Falstaff,
quel vecchio Satana bianco-barbuto.
Falstaff -
Quell'uomo lo conosco, monsignore.
Principe -
Lo so bene.
Falstaff -
Dovessi per dire
che scorgo pi nequizia in lui che in me,
sarebbe dire pi di quel che so.
Che sia vecchio, tanta piet per lui,
lo dimostrano i suoi capelli bianchi;
ma che sia - con rispetto a vostra altezza -
un puttaniere, lo contesto netto.
Se vino bianco e zucchero
son peccato, che Dio aiuti i reprobi.
S' peccato esser vecchio e cuorcontento,
pi d'uno allora dei miei vecchi soci
dannato all'inferno;
s'esser grasso vuol dire essere odiato,
si devon solo amar le vacche magre
del Faraone. No, mio buon signore;
bandisci pure Peto,
bandisci Poins, bandisci Bardolfo;
ma il soave John Falstaff,
il gentile John Falstaff,
il fedele John Falstaff,
il valente John Falstaff,
il quale uomo tanto pi valente
in quanto quel che ,
vale a dire il vecchio sir John Falstaff,
non lo bandire dalla compagnia
del tuo Enrico, no, non lo bandire
dall'amicizia di tuo figlio Harry.
Cacciare al bando il rubicondo John
aver cacciato al bando il mondo intero.
Principe -
Lo faccio. Lo far.
(Colpi alla porta)
(Escono l'ostessa Quickly, Checco e Bardolfo)
Rientra Bardolfo di corsa
Bardolfo -
Signore mio, signore, c' alla porta
lo sceriffo con una grossa scorta!
Falstaff -
Fuori, bastardo!
(Al principe)
Finiam la commedia
noi due: ho ancor molto da dire, io
sul conto ed in favore di quel Falstaff.
Rientra l'ostessa Quickly
Ostessa -
O Ges! Mio signore, mio signore!
Principe -
Eh, che succede! Sta arrivando il diavolo
a caval d'un archetto di violino?
Ostessa -
che alla porta, gi, c' lo sceriffo
con la ronda al completo.
Sono venuti a perquisir la casa.
Devo lasciarli entrare?
Falstaff -
(Senza badare all'ostessa)
Hal, vuoi sentire quello che ti dico?
Non dire mai che una moneta falsa
se sai ch' d'oro schietto. Tu sei oro,
nella sostanza, se pur non l'appari86.
Principe -
E tu sei un vigliacco di natura,
senza l'istinto.
Falstaff -
Nego la premessa87,
se tu neghi l'ingresso allo sceriffo.
Se no, lascialo entrare.
Se poi io non far sulla carretta
la figura che fanno tutti gli altri,
peste al mio essere cresciuto tanto88!
In ogni caso penso che il capestro
impiegher con me lo stesso tempo
a strangolarmi che con chiunque altro.
Principe -
Va', nasconditi dietro quell'arazzo,
gli altri vadan di sopra.
Ora si dia ciascuno, miei padroni,
faccia innocente e coscienza pulita.
Falstaff -
Le possedevo, un tempo, l'una e l'altra,
ma quel tempo scaduto da un bel pezzo.
E dunque nascondiamoci.
(Si va a nascondere dietro l'arazzo)
(Escono tutti, meno il Principe)
Principe -
(All'ostessa)
Fa' entrare lo sceriffo.
Esce l'ostessa, rientrando subito col lo Sceriffo e un Vetturale
Sceriffo, ebbene, in che posso servirvi?
Sceriffo -
Per prima cosa, vogliate scusarmi,
mio signore; poc'anzi in questa casa,
una folla ha inseguito schiamazzando
certi individui.
Principe -
Individui? Quali?
Sceriffo -
Uno di loro molto conosciuto,
mio buon signore: un omaccione grosso.
Vetturale -
E grasso come il burro.
Principe -
Ah, ho capito.
Quell'uomo non qui, ve l'assicuro,
perch io stesso l'ho spedito or ora
per una commissione.
Ma, Sceriffo, vi do la mia parola
che verso l'ora di pranzo domani
ve lo mando perch possa rispondere
a voi personalmente o a chi si voglia
d'ogni accusa che gli si possa muovere.
Per cui mi sia permesso, pel momento,
d'invitarvi a lasciare questa casa.
Sceriffo -
Signors, mio signore, lo far.
Ci son due gentiluomini,
che per effetto di questa rapina
hanno perduto ben trecento marchi.
Principe -
Pu succedere. Non lo metto in dubbio.
E se sia stato lui a rapinarli,
dovr risponderne. Per ora, addio.
Sceriffo -
La buona notte a voi, mio buon signore.
Principe -
.
Il buon giorno, piuttosto.
Sceriffo -
vero, infatti.
Credo bene che siano gi le due.
(Esce con il vetturale)
Principe -
Quell'untuoso cialtrone
conosciuto in tutta la citt
pi della cattedrale di San Paolo.
(A Poins)
Dgli una voce, fallo venir fuori.
Poins -
Falstaff!
(Falstaff non risponde. Poins solleva l'arazzo)
Addormentato. In gran letargo.
E ronfa peggio d'un cavallo bolso
Principe -
Senti come fatica a respirare...
Rovistagli le tasche.
(Poins fruga nelle tasche di Falstaff addormentato e trova
alcune carte)
Che hai trovato?
Poins -
Nient'altro che cartacce, mio signore.
Principe -
Vediamo che cartacce sono: leggile.
Poins -
(Legge)
"Un cappone: scellini due e due pence.
"Salsa, scellini quattro.
"Acciughe e bianco secco dopo cena,
"due scellini e sei pence.
"Pane, mezzo scellino".
Principe -
Orripilante!
Solo mezzo scellino per il pane
con tutta quella abbondanza di vino!
Le altre carte serbale con te,
le leggeremo a miglior tempo e luogo.
Lui lasciamolo l,
che se ne dorma pure quanto vuole,
finch non si fa giorno.
In mattinata devo stare a corte.
Ci toccher partire per la guerra,
tutti, e tu avrai un grado nell'esercito
da farti onore. A quel grasso cialtrone
far dare un comando in fanteria:
gli baster una marcia
di due-trecento metri, e sar morto.
Quel danaro sar restituito
con gli interessi. Trvati da me
domani di buon'ora. Ora va' pure.
Buongiorno, amico.
Poins -
Buongiorno, signore.
(Escono)
Atto Terzo
SCENA I - Il castello di Glendower nel Galles
Entrano Hotspur, Worcester, Mortimer, Glendower, quest'ultimo con un una mappa in mano.
Mortimer -
Abbiamo qui affidabili promesse,
alleati sicuri: il nostro esordio
farcito di prospere speranze.
Hotspur -
Lord Mortimer, e tu, caro cugino
Glendower, non volete accomodarvi?
E tu, zio Worcester?... Ah, dannazione!
Ho scordato la mappa.
Glendower -
Cugino Percy, siedi, statti comodo
cugino Sproneardente:
ogni volta che Lancaster ti nomina
con questo nomignolo,
si sbianca in volto e ti spedisce al cielo
con un lungo sospiro.
Hotspur -
Cos come spedisce te all'inferno
ogni volta che sente nominare
Owen Glendower.
Glendower -
Non so biasimarlo:
al momento ch'io venni concepito
tutto l'arco del cielo
si riemp di forme fiammeggianti,
e quando poi son venuto alla luce
la struttura e le stesse fondamenta
della terra si misero a tremare
al pari delle membra d'un codardo.
Hotspur -
Beh, in quel momento avrebbero tremato
pure se a partorire89,
fosse stata la gatta di tua madre
e tu non fossi mai venuto al mondo.
Glendower -
Dico e ripeto che trem la terra
nel momento ch'io son venuto al mondo...
Hotspur -
E io dico e ripeto che la terra
era d'umore diverso dal mio,
se pensi che si sia messa a tremare
per paura di te.
Glendower -
Il firmamento era tutto una fiamma,
e la terr trem.
Hotspur -
Oh, allora chiaro:
trem pel firmamento che bruciava
non gi per tema di te che nascevi.
La natura malata esplode spesso,
esplode spesso in eruzioni strane
ch'hanno del portentoso;
spesso la terra gravida squassata
dagli spasimi come d'una colica
e tormentata dentro i suoi precordi
da una specie di vento irresistibile
che, stando prigioniero nel suo ventre
e sforzandosi di venirne fuori
ne scuote la malata vecchia crosta
e fa crollare gi i suoi campanili
e le sue torri coperte di muschio.
verosimile che alla tua nascita
questa nostra vetusta Nonna Terra
fosse in preda a un simile disturbo,
e tremasse per via di quegli spasimi.
Glendower -
Bada, cugino, non son molti gli uomini
da cui tollero d'esser contraddetto.
Permettimi d'insistere a ripeterti
che quand'io sono nato
la fronte dell'intero firmamento
si riemp di forme fiammeggianti,
le capre diruparono dai monti
e gli armenti lanciarono per l'aria
strani clamori agli atterriti campi.
Tutti questi portenti di natura
m'hanno segnato come un individuo
fuori dell'ordinario: e la mia vita,
in ogni fase del suo svolgimento,
sta ad indicare ch'io non sono iscritto
nel registro degli uomini comuni.
C' forse chi, tra questo arco di mare
che cintura le coste d'Inghilterra,
della Scozia e del Galles, la persona
che possa dir ch'io sono suo discepolo
o che m'abbia insegnato qualche cosa?
E portatemi qui nato di donna
che sia capace di tenermi dietro
sulle sudate vie dell'arte magica,
o di tenere il passo insieme a me
negli intriganti suoi esperimenti90.
Hotspur -
Io per me credo che meglio di te
non c' nessuno che parli il gallese91.
E detto questo, me ne vado a pranzo.
(S'alza per uscire. Mortimer lo ferma)
Mortimer -
(A parte, a Hotspur)
Cugino, modera; lo fai infuriare.
Glendower -
Io riesco a evocare gli spiriti
con la voce, dai pi profondi abissi.
Hotspur -
Oh, per questo, evocarli con la voce,
posso anch'io e chiunque.
Resta per a vedere se, evocati,
gli spiriti verranno allo scoperto...
Glendower -
Cugino, io posso dirti
come si fa a comandare al diavolo.
Hotspur -
Ed io, cugino, ti posso insegnare
come scornarlo, il diavolo,
col dir la verit. Perch sta scritto:
"Se dici il vero, avrai scornato il diavolo".
Se hai il potere di farlo venir fuori,
mandalo qui da me, e io - ti giuro -
ho il potere di farlo scappar via
per la vergogna. Di' la verit,
finch vivi, ed avrai scornato il diavolo.
Mortimer -
Su, su, basta con queste vane ciarle!
Glendower -
Tre volte ha gi spedito Enrico Bolingbroke
contro di me un esercito;
tre volte, io, dalle sponde del Wye
e dal sabbioso letto della Severn92
l'ho ricacciato dentro i suoi confini
coi piedi scalzi e inzuppato di pioggia.
Hotspur -
Eh, senza scarpe93 a casa, e col maltempo!
Come ha fatto a non prendersi un cimurro?
Glendower -
Basta, questa la mappa.
Vogliamo fare la ripartizione
delle zone che spettano a ciascuno
conformemente all'ordine fissato
col nostro patto a tre?
Mortimer -
Ha provveduto gi l'Arcidiacono94,
e con molta equit, a ripartirle
in tre lotti, perfettamente uguali.
L'Inghilterra, compresa a sud e ad est
tra la Severn e il Trent, la mia parte;
tutta la zona ad occidente - il Galles -
aldil delle rive della Severn
e la fertile piana limitata
entro questi confini va a Glendower.
(A Hotspur)
A te, cugino, tutta l'altra parte
che sta aldil del Trent.
Il nostro patto scritto in tre esemplari,
e, tosto che sia stato sigillato,
(il che pu farsi questa notte stessa),
e ciascuno abbia avuto la sua copia,
ci metteremo in marcia, tu ed io,
cugino Percy, e il nostro buon lord Worcester,
domani stesso, per unirci, a Shrewsbury,
con tuo padre e l'esercito scozzese,
secondo i precedenti nostri accordi.
Per domani mio suocero Glendower
credo che non sar ancora pronto;
ma non avrem bisogno del suo aiuto
almeno prima di due settimane.
(A Glendower)
Tu potrai radunare in questo tempo
sudditi, amici e nobili vicini.
Glendower -
Non ci vorr tanto tempo, signori,
perch'io possa raggiungervi non credo;
e con me condurr le vostre mogli
dalle quali dovete ora partire
all'insaputa e senza dirvi addio:
se no chi sa qual diluvio di lacrime
sarebbe adesso la separazione.
Hotspur -
(Esaminando la mappa)
Mi pare che la parte a me assegnata
a nord di Burton, qui, su questa mappa,
non sia eguale, quanto ad estensione,
ad alcuna delle vostre altre due.
Ecco, guardate: quest'ansa di fiume
taglia via un'enorme mezzaluna
di terra dalla mia parte migliore:
una mutilazione inconcepibile!
Sar costretto a sbarrar la corrente
del fiume in questo punto,
e far s che il tranquillo argenteo Trent
scorra placido e piano in nuovo letto,
eliminando cos questa curva
che mi defrauda di s ricca piana.
Glendower -
La curva?... Ma ci vuole quella curva
al Trent. necessaria. Deve farla.
Mortimer -
(A Hotspur)
Infatti. E vedo poi come il suo corso
prosegue disegnando un'altra curva
dall'altra parte, che avvantaggia te,
perch si mangia, dalla riva opposta,
quanto sottrae a te la prima curva.
Worcester -
Eppoi con poca spesa
si pu sbarrare il fiume in questo punto
e guadagnar questa lingua di terra
a nord, a da quel punto convogliarlo
per un percorso dritto e pianeggiante.
Hotspur -
Far cos, sar spesa da poco.
Glendower -
Ma io non voglio deviarlo, il fiume.
Hotspur -
Ah, no?
Glendower -
Non voglio, e tu non lo farai.
Hotspur -
C' chi potr impedirmelo?
Glendower -
S, io.
Hotspur -
Meglio ch'io non intenda quel che dici.
Parla gallese.
Glendower -
So parlare inglese,
come lo parli tu, signore mio.
Son cresciuto alla corte d'Inghilterra,
da giovane, ed ho composto l,
in inglese, da accompagnar con l'arpa,
pi d'un mottetto di buona fattura
che ha reso nuova grazia a quella lingua,
dote che in te non trov mai nessuno.
Hotspur -
E ch'io son lieto di non possedere
con tutto il cuore, per la Santa Vergine.
Preferirei piuttosto essere un gatto,
e andare miagolando giorno e notte,
che non uno di questi versaioli
trafficanti di ballatette in rima.
pi dolce al mio orecchio lo stridio
d'un doppiere d'ottone sotto il torchio
o il cigolar sull'asse d'una ruota
male ingrassata: ch nulla di questo
mi farebbe allegare tanto i denti
quanto ascoltare le svenevolezze
sdolcinate di certa poesia:
come udire il passo affaticato
d'un ronzino che strascica gli zoccoli.
Glendower -
Va bene, via, fa' deviare il Trent.
Hotspur -
Non me ne importa niente. Sono pronto
a regalar tre volte tanta terra,
in amicizia, ad uno che lo meriti;
per in via di baratto, statti accorto,
so spaccare il capello in nove parti.
Sono stati stilati gli strumenti?
Si parte?
Glendower -
C' una bella luna chiara,
potrete cavalcare anche di notte.
Vado a sollecitare lo scrivano
e ad informare nello stesso tempo
le vostre mogli che siete partiti.
Mia figlia, temo, avr una crisi isterica
innamorata com' del suo Mortimer.
(Esce)
Mortimer -
Evvia, cugino Percy! Che maniera
di stare sempre a contraddir mio suocero?
Hotspur -
Non so che fare. Talvolta mi stizza
col venirmi vicino a raccontare
la storia della talpa e la formica,
o quella del lunatico Merlino
e le sue profezie,
del dragone e del pesce senza pinne,
del grifone dall'ali smozzicate,
o del corbaccio che muta le penne,
o del vecchio leone accovacciato,
o del gatto rampante, e che so io,
tante altre fanfaluche come queste,
che mi mettono fuori dalla grazia.
Ieri sera, ad esempio - senti questa -,
m'ha trattenuto fin quasi alle nove95
ad elencarmi i nomi, ad uno ad uno,
dei diavoli che dice suoi lacch.
Io sbottai alla fine: "Uhm, va' l!"
senza averne capito una parola.
Ah, credimi, stucchevole
come un cavallo che ha mangiato troppo96,
come una moglie piena di puntigli,
peggio d'una stamberga affumicata!
Meglio campare d'aglio e di formaggio
dentro un mulino a vento in capo al mondo,
che mangiar bene ed aver lui accanto
a raccontarmi quelle sue scempiaggini,
nella pi bella abitazione estiva
di tutta la cristianit. Alla larga.
Mortimer -
In fede mia, un degno gentiluomo,
d'eccellenti letture, assai versato
in certe strane discipline occulte,
coraggioso come un leone, affabile
e conversevole oltre ogni dire,
prodigo come una miniera d'India97;
eppoi, cugino, te lo voglio dire,
ha gran rispetto per il tuo carattere
tanto da raffrenare in s gli impulsi,
che pure gli verrebbero istintivi
quando vede che tu lo contraddici.
Ti dico che cos, parola mia.
Non c' nessuno al mondo, t'assicuro,
che l'avrebbe potuto provocare
come l'hai fatto tu,
senza provar sapore di pericolo
o d'acerba rampogna; ma ti prego,
fa in modo di non abusarne troppo.
Worcester -
vero, mio signore:
tu fai mostra con lui di troppa asprezza,
e da quando sei qui,
hai fatto tutto per esasperarlo.
Devi correggerti assolutamente
d'un tal difetto; ch s'anche talvolta
esso segnale di grandezza d'animo,
di coraggio e di buon temperamento
- e questo il pi pregevole ornamento
ch'esso ti conferisce - troppo spesso
rivela rugginosa ostilit,
mancanza di civile educazione,
insufficiente dominio di s,
superbia, tracotanza, presunzione,
alterigia, disprezzo per il prossimo:
tutti vizi dei quali anche il pi lieve,
quando presente in un uomo di rango,
gli allontana le simpatie di tutti
e lascia dietro a s una tale traccia
che macchia tutte l'altre belle doti,
rubando ad esse la debita lode.
Hotspur -
Bene, mi son beccato la lezione.
Buon pro vi faccia la vostra creanza!
Ecco le nostre mogli;
convien da loro prendere congedo.
Entra Glendower con Lady Mortimer e Lady Percy
Mortimer -
Ecco: m'indispettisce mortalmente
che mia moglie non sappia una parola
del mio inglese, e io del suo gallese.
Glendower -
(A Mortimer, indicando Lady Mortimer che piange)
Mia figlia piange; non ti vuol lasciare;
vuole arruolarsi; venire alla guerra.
Mortimer -
Buon padre, dille ch'ella e la zia Percy
ci seguiranno presto insieme a te.
(Glendower dice qualcosa in gallese alla figlia, che gli risponde
in gallese)
Glendower -
Non vuol saperne di restare a casa,
e si dispera, questa riottosa,
testarda ed egoista pazzerella.
(Lady Mortimer dice qualcosa in gallese al marito, che non
capisce)
Mortimer -
Io capisco il linguaggio dei tuoi occhi:
quel grazioso gallese
che versi da codesti cieli gonfi,
linguaggio che so fin troppo bene,
e se non fosse che n'ho un po' vergogna,
anch'io con esso ti risponderei98.
(Lady Mortimer gli dice ancora qualcosa in gallese)
Io capisco il linguaggio dei tuoi baci,
e tu quello dei miei,
e questo il nostro colloquiar con l'anima.
Ma non sar un alunno negligente,
amore mio, perch voglio impararlo
codesto tuo linguaggio: in bocca a te
il gallese una musica soave,
una canzone altamente ispirata
suonata da una splendida regina
sul tocco carezzante d'un liuto
sotto un bel pergolato un d d'estate.
Glendower -
Eh, se ti sciogli in certe tenerezze,
davvero adesso me la fai impazzire!
(Lady Mortimer dice ancora qualcosa in gallese, che Mortimer
non capisce, ed esclama:)
Mortimer -
Ah, non capisco! Che ignorante sono!
Glendower -
Ti chiede di adagiarti mollemente
su questa morbida stuoia di giunco99
e di posare il capo nel suo grembo,
mentr'ella canter la tua canzone,
quella che pi ti piace,
a incoronare sopra le tue palpebre
il dio del sonno, incantando il tuo sangue
in un dolce torpore
tale da fare che tra veglia e sonno
sia come il tempo tra il giorno e la notte
un'ora prima che il carro celeste
cominci a oriente il dorato cammino.
Mortimer -
Con tutto il cuore: mi metter qui
seduto, ad ascoltar la sua canzone;
nel frattempo, sar finita, spero,
la stesura dei nostri documenti.
(Si siede per terra, col capo poggiato sul grembo della moglie,
anch'essa seduta100)
Glendower -
Fate cos, e i musici
che dovranno suonare qui per voi
gi si libran nell'aria
mille leghe lontano, ma in un attimo
saranno qui. Sedete ed ascoltate.
Hotspur -
Vieni anche tu, Catina,
tu sei perfetta nel metterti gi.
Vieni, su, presto, presto,
ch'io riposi il mio capo sul tuo grembo101.
Lady percy -
Oh, sta' fermo, va' via, papero pazzo!
(Egli la prende di forza per i polsi, ella si dibatte, poi cede; si siedono
entrambi a terra sui giunchi, e lui le posa il capo in grembo, mentre
Glendower dice qualcosa in gallese e una musica suona all'interno)
Hotspur -
Oh, il diavolo capisce anche il gallese,
a quanto pare; e non c' da stupirsene,
d'altra parte, lunatico com'.
Ed buon musicista, per la Vergine!
Lady percy -
Allora dovresti essere tutto musica,
tu, che sei governato dalle lune.
Sta' buono, ora, brigante,
sentiamo come canta in buon gallese
la dama.
Hotspur -
La mia "Dama",
preferirei sentire, la mia cagna102,
guaire in irlandese.
Lady percy -
Vuoi star zitto?
Vuoi che ti rompa la testina?
Hotspur -
No.
Lady percy -
E allora zitto.
Hotspur -
No, nemmeno questo:
un difettuccio delle donne, questo.
Lady percy -
Bene. Dio t'accompagni.
Hotspur -
Al letto, s, della dama gallese.
Lady percy -
Che cosa dici?
Hotspur -
Silenzio, ella canta.
(Lady Mortimer intona una canzone in gallese)
Catina, anche da te
voglio sentir cantare una canzone.
Lady percy -
Oh no, in fede mia!
Hotspur -
"In fede mia! "...
Tesoro mio, tu giuri alla maniera
della moglie del pasticcere all'angolo:
"Non tu, in fede mia"; "Iddio m'assista";
"Com' vero che sono viva e vegeta";
"Lampante come la luce del giorno",
e via dicendo: un modo di giurare
ch'esprime una certezza di taft103,
d'una che non s' mai allontanata
dal suo quartiere in tutta la sua vita104.
Giurami un giuramento105, mia Catina,
quale s'addice alla dama che sei,
di quelli che riempiono la bocca,
e lascia gli smielati "in fede mia"
e simili espressioni in panpepato
alle dame guarnite di velluto
ed ai borghesi in abito da festa106.
Avanti, canta.
Lady percy -
Ho detto che non voglio.
Hotspur -
Eppure questa la via pi spedita
per imparare a diventare sarti107
o insegnare a cantare ai pettirossi.
Se son pronti i contratti,
entro due ore io sar partito,
e tu potrai seguirmi quando vuoi.
Glendower -
Su, su, lord Mortimer; sei lento a muoverti
per quanto ansioso e sempre sulla brace
il focoso Lord Percy. Il nostro patto
a quest'ora sar stata stilato,
non dobbiamo far altro che siglarlo,
e via a cavallo.
Hotspur -
S, non vedo l'ora!.
(Escono)
SCENA II - Londra, il palazzo reale.
Entrano Re Enrico, il Principe di Galles e nobili
Enrico -
Signori, con licenza,
vogliate allontanarvi per un poco
da qui: il Principe di Galles ed io
dobbiamo intrattenerci qualche istante
in privato colloquio;
ma vi prego di non andar lontano,
fra poco avremo bisogno di voi.
(Escono i nobili)
Non so se sia la volont di Dio,
per qualche mia azione a Lui sgradita,
o per imperscrutabil suo decreto,
ch'io generassi dal mio stesso sangue
la Sua vendetta e la mia punizione:
perch tu, con la vita che conduci
mi fai pensare che Dio t'ha segnato
per esser la cocente Sua vendetta,
la sua celeste verga,
a punizione dei peccati miei.
Se no, spiegami tu
come voglie cos smodate e basse,
prodezze cos ignobili e meschine,
spassi cos sfacciati, da dementi,
compagnie cos rozze e grossolane
come quelle che tu vai frequentando
quasi ad esse innestato,
si potrebbero mai accompagnare
alla regal grandezza del tuo sangue
e star al pari del tuo cuor di principe.
Principe -
Con la licenza dell'altezza vostra,
di tutte queste accuse
vorrei potermi scagionare in pieno
con una chiara giustificazione
cos come son certo
di potermi lavare da me stesso
di molte delle quali mi si biasima.
Pure, lasciatemi impetrar da voi,
dopo ch'io v'abbia dimostrate false
molte calunnie fabbricate ad arte
che troppo spesso l'orecchio dei grandi
deve ascoltar da sorridenti bocche
di sicofanti e bassi ciarlatani,
di poter io trovar da voi perdono,
per alcune mie colpe, queste s,
di cui la mia sfrenata giovinezza
si sente pienamente consapevole.
Enrico -
Ti voglia perdonare prima Iddio.
Ma come posso non meravigliarmi,
Harry, di queste tue inclinazioni
che van battendo l'ali s lontano
dal cammino seguto dai tuoi avi?
Hai perduto il tuo seggio nel Consiglio108
per l'incivile tuo comportamento,
e s' dovuto mettere al tuo posto
tuo fratello pi giovane;
alla corte ti sei quasi alienato
tutti i cuori, cos come anche quelli
di tutti i tuoi principeschi parenti.
Le speranze e le promettenti attese
della tua giovinezza son distrutte,
e tutti ormai, con spirito profetico,
non fan che presagir la tua caduta.
S'io fossi stato, come lo sei tu,
cos consueto gli occhi della gente,
mi fossi reso cos frusto e trito
e svilito per basse compagnie,
senza dubbio la pubblica opinione
che mi spian la strada alla corona
si sarebbe tenuta ancor fedele
a colui che la deteneva prima,
e me avrebbe ancor lasciato al bando,
da uomo oscuro e privo d'ogni credito
e d'ogni prospettiva di successo.
Al contrario, mostrandomi di rado,
mai s'incontr ch'io apparissi in pubblico
senz'essere guardato con stupore
e meraviglia, come una cometa.
E chi, indicandomi, diceva ai figli.
"Eccolo, lui!", chi chiedeva al vicino
avidamente: "Dove? Qual' Bolingbroke?"
Ed io, rubando al cielo le sue grazie,
mi rivestivo di tale umilt
da strappare obbedienza ai loro cuori
e osanna alle lor bocche,
anche in presenza dello stesso re.
Ho serbato cos agli occhi loro
la mia persona sempre fresca e nuova,
la mia apparizione alla lor vista
preziosa come il manto d'un pontefice
che mai si vede senza meraviglia;
e cos la regale mia presenza,
infrequente, ma sempre assai sontuosa,
assumeva un carattere di festa
pi solenne per quanto pi infrequente.
Il re, al contrario, frivolo com'era,
coll'andar sgambettando a destra e a manca
attorniato da insulsi perdigiorno
o da scapati spiriti salaci,
frascame presto acceso e presto spento,
scardassava la propria dignit
col mischiare la sua regal persona
a quella di grotteschi giocolieri
lasciando profanar dai loro lazzi
il suo grande casato,
e dando questo in pasto ai miagolii
di volgari e sboccati monellacci,
sopportando frecciate e doppi sensi
dal primo scriteriato sbarbatello,
associandosi a gente d'ogni risma,
vassallo della popolarit;
tantoch, ingoiato a saziet
un giorno dopo l'altro, dai loro occhi,
fin per satollarli di quel miele,
e quelli si ridussero a schifare,
come sempre succede, quel dolciume
di cui appena pi del poco troppo.
Cos, quando sorgeva alcun motivo
ch'egli apparisse ufficialmente in pubblico,
era per lui come il cuculo a giugno,
che canta, ma nessuno ci fa caso;
guardato, ma da occhi cos stanchi
e resi ciechi dalla consuetudine
da non attrarre pi sopra di s
gli sguardi di stupita meraviglia
che attira il sole della maest
quando splende di rado
all'ammirata vista della gente:
guardato, ma da palpebre assonnate,
che gli dormivano perfino in faccia,
o gli facevano ostentatamente
quell'aria corrucciata che hanno gli uomini
quando sono davanti ad un nemico,
tanto sazi eran tutti, anzi stuccati
ormai della sua vista.
Tale la tua precisa situazione,
Harry, perch con questa tua condotta
hai perduto la tua prerogativa
di principe associandoti ogni giorno
a s volgari e basse compagnie.
E non c' occhio che della tua vista
non sia stuccato, tanto gli consueta,
salvo purtroppo il mio,
che avrebbe invece assai desiderato
di vederti pi spesso, e che, ahim,
fa ora quel che non vorrei facesse
lasciandosi accecare
da lacrime di sciocca tenerezza.
Principe -
Mi sforzer, grazioso mio signore,
d'ora in avanti d'esser pi me stesso.
Enrico -
Quale sei oggi tu, per tutto il mondo,
era Riccardo109, quando dalla Francia
rimisi piede a Ravenspurgh,
e quel ch'io ero allora oggi Percy.
Ebbene, giuro su questo mio scettro
e sull'anima mia che pi degno
di regger questo regno egli di te,
che della mia successione sei l'ombra;
perch pur non avendone diritto
n lontana parvenza di diritto,
egli riempie i campi del reame
d'uomini armati ed ordigni di guerra,
leva il capo contro le fauci armate
del leone, e pur non essendo in debito
cogli anni pi di quanto lo sia tu,
riesce a trascinare dietro di s
anziani pari e reverendi vescovi
in cruente battaglie e duri scontri.
Quale gloria perenne
non s' egli acquistata combattendo
contro l'illustre Douglas, le cui gesta,
le cui brucianti ardite scorribande
ed il gran nome nel mestier dell'armi
gli han guadagnato un grado eminentissimo
e il supremo comando
presso tutti gli eserciti dei regni
che riconoscono la fede in Cristo.
Tre volte questo Hotspur,
questo infante guerriero, un Marte in fasce,
ha sconfitto in battaglia il grande Douglas;
una volta l'ha preso prigioniero,
l'ha liberato e se l' fatto amico
per dar pi forte voce alla sua sfida
tesa a scrollare dalla fondamenta
la pace e la salute del mio trono.
Che dici tu, davanti a tutto questo?
Questo Percy, Northumberland suo padre,
sua grazia l'arcivescovo di York,
Mortimer, Douglas sono ora alleati
contro di noi e son gi scesi in armi...
Oh, ma perch ti dico queste cose?...
Perch parlare a te dei miei nemici,
a te che sei, Harry, il pi vicino
e il pi crudele di questi nemici?
A te, che sei tal uomo,
che per servil paura o basso istinto,
o per un semplice accesso di stizza,
saresti anche capace di combattere
contro di me al soldo di quel Percy,
strisciargli alle calcagna come un cane,
inchinandoti ad ogni suo cipiglio,
ansioso di mostrare avanti a tutti
fino a che punto sei degenerato?
Principe -
Non pensatelo questo. Non sar.
Lo vedrete. Dio voglia perdonare
a chi ha tanto da me allontanato
il buon giudizio di vostra maest.
Di tutto questo mi redimer
con la testa di Percy,
e al tramonto d'un giorno vittorioso
oser di chiamarmi vostro figlio:
avr indosso un vestito tutto sangue,
ed una maschera di sangue in faccia
che, lavata, porter via con s
l'ultima traccia della mia vergogna.
E sar il giorno - quando sia per sorgere -
in cui questo rampollo dell'onore
e della fama, questo prode Hotspur,
questo tanto osannato cavaliere
e il vostro oscuro ed ignorato Enrico
si saranno incontrati faccia a faccia.
Vorrei che diventasse moltitudine
ogni onore che splende sul suo elmo,
e che si raddoppiasse sul mio capo
ogni vergogna, perch verr l'ora
ch'io questo baldo giovane del nord
costringer a scambiare le sue glorie
con le mie indegnit.
Percy non che il mio depositario,
mio buon signore, al quale ho dato incarico
d'incettare per me gesta gloriose,
di cui lo chiamer a un certo punto
a rendere s rigoroso conto
che dovr cedermi tutta la gloria,
s, signore, anche l'ultima
infinitesima parte d'onore
guadagnata in tutta sua vita,
o sar io col filo della spada
a strappargli dal cuore questo conto110.
Questo, davanti Dio, qui vi prometto;
e s'Ei cos vorr, lo adempir;
e supplico la vostra maest
di ritenere questa mia promessa
balsamo a risanare le ferite
della trascorsa mia dissolutezza.
Se no, che sia la fine di mia vita
a sanare ed estinguere ogni debito;
ch'io vo' morir di centomila morti
prima d'infrangere di questo voto
la pi piccola parte.
Enrico -
E sia questo tuo voto
morte per centomila rivoltosi!
Avrai in questa guerra
il comando supremo dell'esercito
e la piena fiducia del tuo re.
Entra sir Walter Blunt
Che c', Blunt? I tuoi occhi
mi pare che trabocchino d'urgenza.
Blunt -
Ed urgente l'annuncio per cui vengo:
Lord Mortimer di Scozia fa sapere
che l'undici di questo mese, a Shrewsbury,
Douglas s' unito ai rivoltosi inglesi.
Se le promesse saran mantenute
dalle due parti, avran formato insieme
il pi potente e temibile esercito
che mai tram ai danni d'uno Stato.
Enrico -
Lord Westmoreland gi da oggi in marcia
coi nostri, ed con lui anche mio figlio
Giovanni di Lancaster; la notizia
gi vecchia di almeno cinque giorni.
Tu, Harry, partirai mercoled,
gioved ci mettiamo in marcia noi.
Il nostro appuntamento a Bridgenorth;
e, Harry, andrai per la contea di Gloucester;
sicch, a conti fatti,
e calcolando il tempo necessario
a sbrigare gli affari sottomano,
tutte le nostre forze
potran trovarsi concentrate a Bridgenorth
fra circa dodici giorni da oggi.
Abbiam le mani cariche d'impegni,
ed ogni nostro indugio
non fa che rimpinguare il lor vantaggio.
(Escono)
SCENA III - La taverna "Alla testa di cinghiale" a Eastcheap, prima mattina.
Entrano Falstaff, con una mazza ferrata alla cintola, e Bardolfo
Falstaff -
Bardolfo, che ne dici, non ti pare
ch'io sia pietosamente dimagrito
dopo l'ultima nostra spedizione?
Non son calato? Diventato minzo?
Guarda, toh! Ho la pelle che mi casca
manco fosse la gonna sbrindolata
d'una vecchi matrona; sono vizzo
come la scorsa d'una mela secca111.
Bah, devo fare proprio contrizione...
e subito finch mi trovo in carne,
perch presto sar ridotto male
e non avr nemmeno pi la forza
per pentirmi. Se non mi son scordato
com' fatto l'interno d'una chiesa
sono una nullit112, un cavallo bolso113.
L'interno d'una chiesa... Eh, che rovina.
sono state le male compagnie!
Bardolfo -
Sir John, ma voi con tutti questi crucci
che vi date, non camperete molto.
Falstaff -
Eh, s, vero. Su, cantami tu
allora qualche oscena canzoncella
che mi rimetta un poco in allegria.
Io ero un tipo incline alla virt,
come convien che sia un gentiluomo,
virtuoso, voglio dire, quanto basta:
qualche bestemmia ogni tanto; coi dadi
non pi di sette volte a settimana114,
non andavo al bordello
pi d'una volta ogni quarto...
Bardolfo -
Di luna115?
Falstaff -
... d'ora. I quattrini che prendevo a prestito
tre, quattro volte li ho restituiti116.
Vivevo bene, insomma, e in buona regola;
adesso vivo fuor d'ogni misura,
e maledettamente fuori squadra.
Bardolfo -
che voi siete, sir John, cos grasso
che per forza dovete essere fuori
da ogni ragionevole misura
Falstaff -
Tu pensa ad emendare la tua faccia,
io penso ad emendare la mia vita.
Perch con quel tuo naso
tu sei come la lampada di poppa
dell'ammiraglia della nostra flotta:
il Cavalier della lampada ardente117.
Bardolfo -
Evvia, sir John, non v'ha mai fatto male.
questa mia faccia.
Falstaff -
Ah, questo no, lo giuro.
Io mi servo di essa
come tanti si servon d'un anello
con la testa di morto, ovverossia
ne faccio l'uso d'un memento mori118:
ch non posso guardare la tua faccia
senza pensare al fuoco dell'inferno
ed al ricco epulone del Vangelo
ch'era vissuto sempre nella porpora
ed ora eccolo l, sulla tua faccia
che brucia e brucia nei suoi paramenti.
Se per caso tu fossi in qualche modo
una persona incline alla virt,
sulla tua faccia ci potrei giurare:
"Giuro su questo fuoco" - giurerei -
ch'esso quello d'un angelo di Dio".
Ma tu sei tutto in potere del diavolo,
e se non fosse per quella lanterna
che porti sempre accesa sulla faccia,
saresti il figlio della super-tenebra.
Quando correvi su per la collina
di Gadshill, l'altra notte,
per andare a riprendermi il cavallo,
se non ti presi per un fuoco fatuo119
o una palla infuocata da battaglia120,
al mondo non c' pi moneta buona121.
Oh, tu sei proprio una luce perpetua,
un eterno fal. Con la tua luce
m'hai fatto risparmiare mille marchi
in torce e fiaccole, quando, di notte
passavamo da una taverna all'altra:
anche se tutto il vin secco di Spagna
che ti sei tracannato a spese mie
m'avrebbe consentito di comprare
a pari prezzo una serqua di lumi
dalla pi cara cereria d'Europa.
Per ben trentadue anni ho mantenuto
la salamandra di quella tua faccia,
alimentandola a fuoco continuo,
che Dio Signore me ne renda merito!
Bardolfo -
Sangue di Cristo, nella vostra pancia
dovreste averla voi questa mia faccia!
Falstaff -
Misericordia di Dio! Di sicuro
brucerei tutto dentro dalla rabbia122!
Entra l'ostessa Quickly
Ebbene, Donna Partlett la pollastra123,
siete poi riuscita ad accertare
chi stato a ripulire la mia tasca?
Ostessa -
Oh, che mi dite mai, Sir John, sir John!
Io, tener dei marioli in casa mia?
Ho frugato, cercato, interrogato,
e cos ha fatto pure mio marito
con tutti i miei garzoni, ad uno ad uno.
Mai finora mancata in casa mia
la millesima parte d'un capello.
Falstaff -
Bugiarda d'un'ostessa! In questa casa
Bardolfo ci si fece far la barba
e perse pi d'un pelo; e a me, qui dentro,
giuro che m'han ripulito le tasche.
Va' l, va' l, che sempre donna siete!
Ostessa -
Che, io? Allora non mi conoscete124!
Per la luce di Dio! Nessuno mai
m'ha chiamata cos, in casa mia!
Falstaff -
Va' l, ch'io vi conosco troppo bene!
Ostessa -
No, sir John, non mi conoscete affatto,
sir John, ma io conosco voi, sir John!
Voi mi dovete un bel po' di quattrini,
e adesso m'attaccate briga apposta
per non restituirmeli, sir John!
Ho comprato per voi, di tasca mia,
una buona dozzina di camicie.
Falstaff -
Robaccia, sporca tela di Bretagna.
L'ho regalata a mogli di fornai
perch ce ne facessero setacci.
Ostessa -
Ah, che devo sentire! Quella roba,
com' vero ch'io son donna per bene,
era finissima tela d'Olanda,
roba da otto scellini la canna!
Ed oltre a questo mi dovete ancora,
sir John, altro danaro per il vitto,
per le vostre bevute fuori pasto
e per quel prestituccio che v'ho fatto:
venticinque sterline, cavaliere!
Falstaff -
(Indicando Bardolfo)
C'era anche lui. Che paghi la sua parte.
Ostessa -
Lui? Poveretto, se non ha un quattrino!
Falstaff-
"Poveretto?" Guardategli la faccia.
E chi chiamate ricco voi, allora?
Si pu batter moneta con quel naso,
con quelle guance l. Per conto mio,
io non vi pago il becco un quattrino.
E che! Non sono mica un giovincello!
Ch'io non mi possa mettere a mio agio
tra le pareti della mia locanda
senza aver le mie tasche ripulite?
Ho perduto un anello di mio nonno,
un anello con tanto di sigillo,
quaranta marchi almeno di valore.
Ostessa -
O Ges! Ma non so quante mai volte
ho udito il Principe che gli diceva
che quell'anello era rame placcato!
Falstaff -
Ah, s, eh? Il principe una canaglia,
un subdolo furfante. Fosse qui,
Sangue di Cristo, lo bastonerei
come un cane, se ripetesse questo!
Entra il Principe DI Galles, dietro di lui Peto; Falstaff va loro incontro fingendo di suonare il piffero col bastone che ha alla cintola, come a volerne accompagnare scherzosamente la marcia.
Falstaff -
Beh, ragazzo, qual vento
spira da quella porta? Tutti in marcia125?
Bardolfo -
Tutti in fila per due, come a Newsgate126.
Ostessa -
(Al Principe)
Monsignore, di grazia, una parola...
Principe -
Oh, s, madama Quickly, che mi dici?
Come sta di salute tuo marito?
Gli voglio bene, gran brava persona.
Ostessa -
Mio buon signore, vogliate ascoltarmi...
Falstaff -
Lasciala andare. Ascolta me piuttosto.
Principe -
Che hai da dirmi, cocco?
Falstaff -
L'altra sera mi sono addormentato
qui, dietro quell'arazzo, ed al risveglio
mi trovo borseggiato. Questa casa
diventata un bordello: ci rubano.
Principe -
Perch, ti manca qualche cosa, cocco?
Falstaff -
Mi crederai, Hal, se te lo dico?
Tre o quattro obbligazioni del Tesoro
di quaranta sterline cadauna
e l'anello a sigillo di mio nonno.
Principe -
Robetta, forse un otto pence in tutto.
Ostessa -
Cos gli ho detto anch'io, signore mio,
e che avevo sentito dir da voi
la stessa cosa; ma lui, monsignore,
parl di voi nel modo pi villano
da quella gran malalingua che ,
e disse che v'avrebbe bastonato.
Principe -
Ha detto questo? No, non possibile!
Ostessa -
Se non verit, potete dire
che in me non c' pi fede, verit
ed essenza di donna.
Falstaff -
In quanto a fede,
non ce n' in te sicuramente pi
che in una prugna cotta127; e verit
quanta ce n' in una volpe stanata;
e quanto poi all'essenza di donna,
la Pulzella Marianna128, al tuo confronto
potrebb'esser la moglie intemerata
del vice capitano delle guardie.
Va', va', roba...
Ostessa -
Che roba, di', che roba?
Falstaff -
Roba da farsi il segno della Croce129!
Ostessa -
Io non son roba da segno di Croce,
tienilo bene in mente!
Son la moglie d'un uomo rispettabile;
e tu, a parte il tuo cavalierato,
sei un infame a trattarmi cos!
Falstaff -
E tu, a parte il tuo essere donna,
sei una bestia a contraddirmi sempre.
Ostessa -
E che bestia sarei per te, furfante?
Falstaff -
Che bestia? Beh, una lontra.
Principe -
E perch mai, sir John? Perch una lontra?
Falstaff -
Perch come una lontra,
non si sa se sia carne o se sia pesce,
ed uno non sa mai come pigliarla.
Ostessa -
Siete davvero ingiusto a dir cos,
perch voi stesso, come chiunque altro,
sapete bene da che parte prendermi.
Principe -
Parole sante, Ostessa! una calunnia
questa che lui ti fa.
Ostessa -
E come me,
anche calunnia vostra signoria.
Sapete che m'ha detto giorni fa?
Che voi dovete a lui mille sterline.
Principe -
Gaglioffo, io mille sterline a te?
Falstaff -
Macch mille, un milione me ne devi,
Hal, tanto vale l'amor tuo per me,
e di tanto mi sei tu debitore!
Ostessa -
No, monsignore, vi chiam canaglia,
e disse che v'avrebbe bastonato.
Falstaff -
Bardolfo, ho detto questo?
Bardolfo -
Eh, s, sir John,
l'avete detto, ad essere sinceri.
Falstaff -
S, ma sempre che lui avesse detto
che il mio anello era fatto di rame.
Principe -
E cos ho detto e ripeto: di rame.
Confermi adesso quelle tue parole?
Falstaff -
Beh, Hal, lo sai: con te in quanto uomo,
io del coraggio ce n'avrei da vendere;
ma di te come principe reale,
ho paura, cos come ho paura
del ruggito d'un cucciolo leone.
Principe -
D'un leone, perch?
Falstaff -
Il re leone:
solo di lui si deve aver paura.
Credi forse ch'io possa aver
la paura che ho del re tuo padre?
No, e se mai accada,
pregher Dio che mi faccia spezzare
questa cintura130.
Principe -
Oh, chi sa che spettacolo,
la cintura spezzata, e le budella
che ti cascano gi fino ai ginocchi!
Ma in codesto tuo torso non c' posto
per fede, verit ed onest,
piena com' di trippa e di budella.
Accusare una s virtuosa donna
d'averti ripulito le saccocce!
Ma, screanzato figlio di puttana,
farabutto imbottito di grassume,
se nelle tasche tue non c'era altro
che un ciarpame di conti d'osteria,
e liste di bordelli, e un cartoccetto
con dentro un soldo di zucchero d'orzo
per tirarti su il fiato!
Se puoi provarmi che nelle tue tasche
oltre a questo ci fosse ancor dell'altro,
io sono una carogna imbalsamata!.
E ci malgrado, insisti a contraddire
e ti rifiuti d'intascare il torto.
Non ti vergogni?
Falstaff -
Hal, stammi a sentire:
tu sai in quale stato d'innocenza
cadde in peccato Adamo;
e che pu fare il povero John Falstaff
in quest'epoca di ribalderia?
Tu lo vedi, ho io pi carne addosso
di qualsiasi altro misero mortale,
e dunque pure pi fragilit.
Confessi allora d'esser stato tu
ad aver ripulito le mie tasche?
Principe -
Cos parrebbe, a rigore di cronaca.
Falstaff -
Quand' cos, Ostessa, ti discolpo.
Va', pensa a preparar la colazione,
ad amar tuo marito,
a sorvegliare la tua servit
e a trattare a dovere i tuoi clienti.
Mi troverai disposto d'ora innanzi
ad ogni ragionevole argomento.
Vedi che sono rappacificato.
No, ti prego, ora va'.
(Esce l'Ostessa)
Ed ora, Hal,
veniamo alle notizie dalla corte:
come si mette, cocco, la faccenda
della rapina?
Principe -
Eh, mio dolce bue,
debbo ancora una volta essere io
il tuo angelo buono.
Quel denaro sar restituito.
Falstaff -
Ah, quest'usanza di restituire
non mi va a genio: una doppia fatica131.
Principe -
Adesso sono in buona con mio padre,
posso permettermi qualunque cosa.
Falstaff -
E permettiti, come prima cosa,
di sgraffignargli allora lo scacchiere132,
senza nemmeno stare a perder tempo
a lavarti le mani.
Bardolfo -
Oh, s, signore!
Fatelo.
Principe -
(A Falstaff)
Vecchio John, t'ho procurato
un grado in una compagnia di fanti.
Falstaff -
Meglio fossero stati cavalieri.
(Tra s)
Dove lo trovo in mezzo a quelli un tipo
che sappia ben rubare133?
Mi servirebbe un ladruncolo in gamba,
d'et sui ventidue, o gi di l.
Sono sguarnito in modo vergognoso134.
Per fortuna ci son questi ribelli...
solo i virtuosi ce l'hanno con loro:
io li lodo e li approvo.
Principe -
Bardolfo.
Bardolfo -
Mio signore?
Principe -
(Consegnandogli due lettere)
Questa lettera al principe di Lancaster,
mio fratello Giovanni, di carriera;
quest'altra a lord Westmoreland.
Noi due, Peto, a cavallo! Trenta miglia
dobbiamo fare entro l'ora di pranzo.
(A Falstaff)
Jack, ti farai trovare a Temple Hall
domani, per le due del pomeriggio:
L ti diran la tua destinazione,
riceverai denaro ed istruzioni
per l'equipaggiamento della truppa.
La terra brucia, Percy alza la cresta
sempre pi in alto; adesso o noi o loro:
uno dei due dovr cadere in basso.
(Esce)
Falstaff -
Parole sante! Mondo coraggioso!
Ostessa, presto, la mia colazione!
Ah, se questa taverna
potesse diventare il mio tamburo135!
(Esce)
Atto quarto
SCENA I - Il campo dei rivoltosi presso Shrewsbury
Entrano Hotspur, Worcester e Douglas
Hotspur -
(A Douglas)
Ben detto, nobile scozzese, vero:
se in questi tempi di raffinatezza
non si scambiasse per adulazione
il dir la verit com'essa ,
Douglas dovrebbe avere tante lodi
come grande soldato che il suo nome
dovrebbe avere corso in tutto il mondo
come nessuno in questo nostro tempo136.
Per Dio, io non son uso a lusingare,
e del linguaggio degli incensatori
diffido; ma nessuno pi di te
ha nel mio cuore un posto cos alto.
Douglas -
Tu sei il re dell'elogio.
Vero che non respira sulla terra
uomo tanto potente
ch'io non abbia il coraggio di sfidare.
Hotspur -
Sii tale, e tutto andr per il suo verso.
Entra un Messo con una lettera
Che lettera hai cost?
(Il messo gli consegna la lettera)
Io non posso che dirti: "Ti ringrazio".
Messo -
Questa lettera vien da vostro padre.
Hotspur -
Da mio padre... Perch non viene lui?
Messo -
Egli non pu, signore, assai malato...
Hotspur -
Sangue di Cristo! Come si permette
mio padre di ammalarsi proprio adesso
ch' giunta l'ora di menar le mani?
Chi dunque alla testa dei suoi uomini?
Al comando di chi vengono qui?
Messo -
Io, signore, vi reco la sua lettera,
non quello ch'egli ha in mente.
Hotspur -
Puoi dirmi almeno, prego, se sta a letto?
Messo -
S, signore, era a letto
da quattro giorni quando son partito,
e al momento che mi son messo in viaggio
i medici eran molto preoccupati.
Worcester -
Ah, fosse stata almeno definita
la nostra situazione
prima che intervenisse questo male!
Mai ci fu s preziosa come adesso
la sua buona salute.
Hotspur -
Andarsi ad ammalare proprio ora!
Venirci meno in un tale frangente!
Questo male ci infetta il sangue vivo
nelle vene di questa nostra impresa,
ci contagia, come una peste, il campo.
Mi scrive qui ch' un suo male interiore;
che non poteva in cos breve tempo
trovar chi radunasse i suoi amici,
e che non ha ritenuto opportuno
affidare s delicato compito
a gente che non fosse, come lui,
con l'animo infiammato alla contesa.
Ci d comunque l'ardito consiglio
di muovere ugualmente all'offensiva
con le modeste nostre forze unite,
non fosse che allo scopo di saggiare
come disposta con noi la fortuna;
perch - mi aggiunge - non pi possibile
tirarsi ormai indietro,
visto che il re conosce certamente
i nostri piani. Beh, che ve ne pare?
Worcester -
una mutilazione bella buona
per noi questo malanno di tuo padre.
Hotspur -
Eh, certo, un brutto taglio,
come un arto che sia strappato via.
Eppure, in fede mia, cos non :
quest'assenza ci appare, in verit,
pi gravosa di quanto scopriremo
alla prova dei fatti.
Mi chiedo infatti se sarebbe bene
puntare tutte le nostre risorse
su un sol getto di dadi,
ed affidare una s alta posta
all'azzardo di un'ora cos incerta.
No, non sarebbe stato affatto bene:
avremmo messo in gioco tutto insieme
il fondo e l'anima d'ogni speranza,
e conosciuto l'ultimo confine
di tutte quante le fortune nostre.
Douglas -
Cos avverrebbe, credo, in fede mia.
Mentre, per come stanno ora le cose,
ci resta una preziosa eredit
a cui possiamo baldamente attingere
la speranza di quello che verr.
E ci mantiene viva in tutti noi
la confortante attesa d'un rifugio
ove cercare un ultimo riparo.
Hotspur -
Un punto di raccolta,
appunto, un tetto in cui trovare asilo,
se mai il diavolo e la fortuna
avessero a guardare di malocchio
su questa vergine nostra intrapresa.
Worcester -
Avrei desiderato, tuttavia,
che fosse stato qui anche tuo padre.
La natura e il carattere
di questa nostra ardita iniziativa
non tollerano alcuna spaccatura.
Ora si penser sicuramente
da parte di coloro che non sanno
il motivo per cui ei non qui,
che a consigliarlo a rimanere estraneo
a quest'azione sia stata saggezza
oppure lealt verso il suo re,
o pura e semplice sua repugnanza:
pensate come simil congettura
possa influire sulle decisioni
di questa o quella fazione indecisa,
e alimentare dubbi d'ogni sorta
sulla schiettezza della nostra causa.
E noi, che, lo sapete, siam la parte
che ha l'iniziativa dell'azione,
dobbiamo a questo punto far di tutto
per evitar giudizi troppo attenti
e turare spiragli e feritoie
per i quali ci possa sogguardare
l'occhio della ragione popolare.
L'assenza di tuo padre, in realt,
solleva agli occhi della gente ignara
una cortina dietro il cui velame
pu sospettarsi nelle nostre file
l'esistenza d'un senso di paura
ch'era stato finora insospettato.
Hotspur -
Tu forzi troppo il senso delle cose.
Io, dal mancato arrivo di mio padre,
traggo piuttosto questo buon avviso:
che ne derivi lustro e buona fama
e pi forte motivo di ardimento
a questa nostra grande iniziativa
che non fosse qui con noi mio padre:
perch la gente penser che noi,
anche senza il suo aiuto,
abbiam saputo raccogliere forze
bastanti da scagliar contro un regno,
e che, fatti pi forti col suo aiuto,
potremmo addirittura rovesciarlo.
S, qui va tutto bene,
tutte le nostre membra sono sane.
Douglas -
Come non pu desiderarsi meglio.
Ed in tutta la Scozia
non c' lingua che sappia pronunciare
la parola "paura": non esiste.
Entra sir Richard Vernon
Hotspur -
Oh, cugino, Vernon!
Con tutta l'anima, sii benvenuto!
Vernon -
Volesse Dio che anche benvenute
fossero le notizie che vi porto.
Eccole in breve: il conte di Westmoreland
alla testa di settemila armati
in marcia verso questa direzione,
ed con lui il principe Giovanni.
Hotspur -
Niente da preoccuparsi. C' di pi?
Vernon -
S, anche il re in persona, a quanto ho appreso,
sceso in campo con un forte esercito
e punta a grandi marce su di noi.
Hotspur -
Daremo il benvenuto pure a lui.
E suo figlio, quel matto gambalesta
del principe di Gallese, dove sta,
con tutto il suo codazzo di gregari,
che hanno sempre tenuto a spregio il mondo
e gli hanno detto "Va' come ti pare137"?
Vernon -
Tutti in assetto e in armi, piume al vento
come struzzi che van battendo l'ali,
freschi come aquilotti
usciti mo' dal bagno; luccicanti
come icone di santi in cotte d'oro,
fiorenti come il maggio, sfolgoranti
come il mese di maggio, sfolgoranti
vispi come capretti,
scatenati come torelli in foja.
Ho visto il giovane Harry,
morione alzato e cosciali alle gambe,
spavaldo nella splendida armatura,
levarsi su come un Mercurio alato
e muoversi cos sicuro in sella,
come un angelo sceso dalle nuvole
a far piroettare e volteggiare
ed impennare un Pegaso focoso,
da lasciare incantati tutti gli occhi
con la sua maestria nel cavalcare.
Hotspur -
Eh, basta, basta! Questi panegirici
mi fan venire addosso la terzana
pi del sole di marzo!... Vengan pure:
verranno incontro al loro sacrificio
in quella loro ricca agghindatura;
e li offriremo, caldi e sanguinanti,
alle vergine dea occhi-di-brace
della fumosa guerra: su quell'ara
lo stesso Marte seder in corazza,
tinto di sangue su fino agli orecchi.
Ardo all'idea che questa ricca preda
pur vicina, ma non ancor nostra.
Su, su, voglio provare il mio destriero
che mi deve scagliare come un fulmine
contro il petto del Principe di Galles!
Enrico a Enrico, cavallo a cavallo,
focosi entrambi, e non si staccheranno
finch uno dei due, disarcionato
a terra, non sar pi che un cadavere.
Oh, fosse qui Glendower!
Vernon -
Quanto a lui,
ho appreso, mentre attraversavo il Worcester,
che ci vorranno ancor due settimane
perch possa raccoglier la sua forza.
Douglas -
Ah, questa s ch' la peggior notizia
finora udita.
Hotspur -
S, davvero gelida.
Quanti potranno esser gli effettivi
delle truppe del re?
Vernon -
Sui ventimila.
Hotspur -
Mettiamo siano pur quarantamila:
anche assenti mio padre ed il Glendower,
i nostri sono pi che sufficienti
per questa gran giornata.
Andiamo, presto, a passarli in rassegna.
Il giorno del Giudizio s'avvicina:
Se dobbiamo morire,
moriamo almeno tutti in allegria!
Douglas -
Non parlare di morte.
Io per questi sei mesi138 della morte,
della sua mano non debbo temere.
(Escono)
SCENA II - Strada in vicinanza di Coventry
Entrano Falstaff e Bardolfo
Falstaff -
Bardolfo, tu va' a Coventry,
avanti a noi: fammi trovare l
una borraccia piena di vin secco:
io seguito a marciare con la truppa.
Saremo a Sutton Coldfield questa sera.
Bardolfo -
I soldi, capitano?
Falstaff -
Paga tu, intanto, e metti tutto in conto spese.
Bardolfo -
Ma una borraccia di secco fa un angelo139.
Falstaff -
Se fa un angelo, tienitelo tu
per il disturbo, se poi ne fa venti,
tienteli tutti, ne rispondo io.
Ordina a Peto, il mio luogotenente,
a nome mio, di venirmi a incontrare
all'altra estremit della citt
Bardolfo -
Va bene, capo. Vado.
(Esce)
Falstaff -
Se dico che non ho da vergognarmi
dei soldati del mio raggruppamento,
son proprio una salacca in salamoia!
Ho sfruttato a mio basso tornaconto
il mandato affidatomi dal re
di far arruolamenti per l'esercito.
Per reclutare cencinquanta uomini
ho messo in tasca trecento sterline
e rotti. Recluto, in verit,
soltanto bravi figli di pap,
figli di contadini benestanti;
scapoli giovanotti fidanzati
prossimi a celebrare il matrimonio140:
una merce di ricchi vitelloni
che preferiscono sentire il diavolo
piuttosto che il rullare d'un tamburo,
capaci di morire di paura
al primo sparo d'una colubrina
pi ratto d'un fagiano impallinato
o d'un'oca selvatica cacciata.
Mi sono dato, insomma, alla ricerca
di tutti molliconi pane-e-burro,
gente dal cuore piccolo
meno della capocchia d'uno spillo
e che m'hanno pagato a peso d'oro
per farsi esonerare dal servizio;
sicch tutta la truppa al mio comando
consiste solo di portabandiera,
di caporali, di luogotenenti
di miseri appuntati sbrindellati
scalcagnati e cenciosi come Lazzaro,
quello rappresentato negli arazzi
con intorno i levrieri d'Epulone
che gli leccan le piaghe: tutta gente
che il soldato l'ha visto da lontano,
servitori infedeli licenziati,
figli cadetti di padri cadetti,
apprendisti fuggiti dai padroni,
stallieri senza pi un'occupazione:
le tarme d'una societ tranquilla
e in lunga pace; gente miserabile,
dieci volte pi squallida e stracciona
d'una vecchia bandiera sbertucciata.
Insomma, per colmare le vacanze
di quelli che han pagato per sottrarvisi,
mi trovo a comandar tali elementi,
- centocinquanta in tutto -, che somigliano
a tanti scalcagnati figliol prodighi
appena mo' tornati alle lor case
dal far la guardia ai porci
e dal mangiare rimasugli e ghiande141
Ho incontrato per strada un bello spirito
che m'ha chiesto se avessi alleggerito
i capestri di tutta l'Inghilterra
e reclutato i cadaveri appesi.
Spaventapasseri mai visti prima!
Con simili campioni nelle file,
mi guarder assai bene, garantito,
dallo sfilare per le vie di Coventry.
Tra l'altro, queste risme di furfanti
non sanno che marciare a gambe larghe,
come avessero i piedi ancora in ceppi;
e, per la verit, la maggior parte
li ho tratti io stesso fuori di galera.
In tutto il mio reparto,
esiste solo una camicia e mezza;
e quella mezza son due pannolini
uniti insieme e messi sulle spalle
come cotta d'araldo senza maniche;
e l'unica camicia, a dirla tutta,
dev'esser quella rubata al mio oste
a Sant'Albano, o all'altro locandiere
dal naso rosso a Daventry.
Ma, non fa niente: quanto a biancheria
ne troveranno su tutte le siepi.
Entrano il Principe di Galles e Westmoreland
Principe -
(A Falstaff)
Ehi, pallone rigonfio!
Come vanno le cose, materasso?
Falstaff -
Oh, Hal! Sei tu? Come ti va, bellezza?
Che diavolo ci fai da queste parti142?
E voi, mio buon signore di Westmoreland?
Vi domando perdono, vostro onore,
ma vi facevo gi arrivato a Shrewsbury.
Westmoreland -
Infatti dovrei essere gi l,
ed anche voi, sir John, sarebbe tempo.
Ma le mie truppe sono gi sul posto.
Posso dirvi che l ci aspetta il re:
ci toccher marciar tutta la notte.
Falstaff -
Per me, niente paura: sono all'erta
come un gatto che vuol rubar la panna.
Principe -
Rubar la panna... Eh, lo credo bene,
a forza di rubarla, sei gi burro.
Ma dimmi, a chi appartengono questi uomini
che ci vengono dietro?
Falstaff -
Sono i miei.
Principe -
Non ho mai visto pi compassionevole
gente stracciona.
Falstaff -
Poh, poh, senti, senti!
Per essere infilzati da una lancia
vanno bene; son carne da cannone.
Buoni a riempire quanti altri pi in gamba
una fossa. Via, via, ragazzo mio,
son uomini, son uomini mortali!
Westmoreland -
S, sir John, ma li vedo troppo grami,
troppo straccioni... troppo allampanati...
Falstaff -
Da chi hanno preso tutti quegli stracci,
in fede mia, non saprei proprio dire;
e quanto alla magrezza,
non l'han presa da me, sicuramente.
Principe -
Ah, questo certo, lo potrei giurare,
salvo che non s'intenda per magrezza
tre dita di grassume sulle costole.
Per, compare, vedi di sbrigarti
Percy gi sceso in campo.
(Esce)
Falstaff -
(A Westmoreland)
Che! gi in campo il re?
Westmoreland -
Lo sir John,
e noi ci siam troppo attardati, temo.
(Esce)
Falstaff -
Bene.
"Zuffa finita
"a lottatore pigro,
"inizio di banchetto
"ad ospite perfetto".
(Esce seguendo gli altri due)
SCENA III - Il campo dei rivoltosi presso Shrewsbury
Entrano Hotspur, Worcester, Douglas e Vernon
Hotspur -
Attaccheremo questa notte stessa.
Worcester -
Non mi pare possibile.
Hotspur -
Se no,
concederemo loro del vantaggio.
Vernon -
Nemmeno per idea!
Hotspur -
Ma come no!
Non son forse in attesa di rinforzi?
Vernon -
Anche noi.
Hotspur -
Ma i loro sono sicuri,
i nostri incerti.
Worcester -
Nipote mio caro,
lsciati consigliare: questa notte
meglio non muover penna. Dammi retta.
Vernon -
S, s. meglio non muoversi, signore.
Douglas -
(A Vernon)
Non gli date davvero un buon consiglio.
Voi parlate cos
per trepidezza e povert di cuore.
Vernon -
Douglas, non calunniatemi!
Per la mia vita - perch con la vita
son pronto a sostenere quel che dico,
se onore me l'impone - il mio rapporto
con l'infiacchita e trepida paura
cos poco stretto quanto il vostro
o quello di qualunque altro scozzese.
E domani, in battaglia,
si vedr chi ha paura, signor mio.
Douglas -
Bene, allora domani... o questa notte.
Vernon -
Benissimo.
Hotspur -
Io dico questa notte.
Vernon -
No, questa notte no, non possibile.
Francamente, mi meraviglia molto
che uomini di s grande esperienza
quali voi siete, non si rappresentino
quali difficolt frenano ancora
la nostra iniziativa. I cavalieri
di Vernon, mio cugino, ch'eran dati
per certi qui, non sono ancora giunti;
quelli di vostro zio, Tomaso Worcester,
son giunti appena oggi, e il loro spirito
e la loro baldanza e il lor coraggio
son talmente assonnati e intorpiditi
dalla fatica, che ciascun cavallo
vale ancora met della met
di quello che dovrebbe.
Hotspur -
Ma lo stesso pu dirsi, in generale,
di tutta la cavalleria nemica,
sfiancata anch'essa dalla lunga marcia;
mentre di quella nostra una gran parte
ha avuto modo di rifocillarsi.
Worcester -
Gi, solo che l'esercito del re
di gran lunga superiore al nostro.
Per l'amore di Dio, nipote, ascolta:
aspettiamo che sian qui giunti tutti.
(Tromba a parlamento)
Entra sir Walter Blunt
Blunt -
Vengo latore di graziose offerte
dalla parte del re,
se m'accordate rispettoso ascolto.
Hotspur -
Sir Walter Blunt, voi siete benvenuto,
e Dio volesse che foste dei nostri.
Non pochi tra di noi v'hanno assai caro,
e si dolgon che un uomo come voi
di grandi meriti e di buona fama
non sia passato dalla nostra parte,
ma ci si trovi a fronte, da nemico.
Blunt -
E Dio voglia che tale io rimanga,
fino a tanto che voi,
trasgredendo ogni regola e confine
di buona ed obbediente sudditanza
vi sollevate in armi da ribelli
contro la sacra maest del re.
Ma vengo al punto della mia missione.
Il re mi manda per saper da voi
la natura delle doglianze vostre,
e per quale ragione congiurate143
dal petto della nostra civil pace
tale arrogante spirito di rivolta,
dando esempio d'audace crudelt
ad un paese ossequiente alle leggi.
Se il re avesse mai dimenticato
in qualche modo i vostri buoni meriti,
che comunque egli ammette per il primo
essere molti ed alti,
v'invito a formular le vostre istanze,
e avrete tosto quanto vi dovuto
con gli interessi, e insieme il suo perdono
assoluto e totale per voi stessi
e per chiunque a vostra istigazione
s' sviato su questa falsa strada.
Hotspur -
Il re gentile, e noi sappiamo bene
Com'ei conosca ben quando promettere
e quando mantenere.
Quella stessa corona ch'egli porta
gliel'abbiam data noi,
mio padre, mio zio Worcester ed io stesso.
Quand'egli non aveva a sostenerlo
che ventisei seguaci
e non era nessuno in faccia al mondo,
miserabile, gramo, senza soldi,
ignorato da tutti, un fuorilegge
che ritornava in patria di nascosto,
fu mio padre a recargli il benvenuto
al suo sbarco sui lidi d'Inghilterra;
e ad udirlo giurar davanti a Dio
ch'era tornato per il solo scopo
di riottenere il ducato di Lancaster,
reclamare i diritti ereditari
e poter vivere in santa pace,
il tutto in mezzo ad innocenti lacrime
e smielate proteste di lealt,
mio padre, mosso dal suo nobil cuore
a un naturale impulso di piet,
gli giur aiuto, e tenne la promessa;
talch quando i signori ed i baroni
del regno videro che Lord Northumberland
era dalla sua parte, grandi e piccoli,
cappelli in mano e ginocchia per terra,
gli si fecero incontro riverenti
nelle citt, nei borghi, nei villaggi;
l'aspettavano lungo il suo passaggio
facendo ala sui ponti, per le strade
a deporgli le loro offerte ai piedi,
a giuragli la loro fedelt,
a offrigli come paggi i loro figli,
a seguirlo dovunque, passo passo
in mezzo a moltitudini osannanti.
In breve, il tempo che la sua grandezza
acquistasse contezza di se stessa,
ed salito un gradino pi in alto
di quanto comportasse il giuramento
da lui fatto a mio padre sulla spiaggia
a Ravenspurgh, al tempo che il suo sangue
era povero in canna144.
Ed ora non fa altro che pensare
a riformare editti ed ordinanze
che dice - bont sua145-
esser troppo severi per il popolo;
grida al sopruso e fa mostra di piangere
sulle sventure della "cara patria";
e a mostrarsi cos, con quella faccia
mascherata da sete di giustizia
s' facilmente accattivato il cuore
di quanti aveva in tal guisa adescati.
Ma va ancora pi in l: taglia la testa
a tutti quei favoriti del re
che questi aveva, nella sua assenza,
partito essendo in guerra per l'Irlanda,
lasciato qui a fare le sue veci146.
Blunt -
Beh, non son qui venuto
per ascoltare questo.
Hotspur -
Vengo al punto.
Non passa molto, che depone il re.
Subito dopo gli toglie la vita,
e passa, senza porre alcun indugio
a gravare di tasse tutto il regno.
Fa di peggio: abbandona suo cugino,
il conte Edoardo Mortimer di March147,
- che dovrebb'essere ora il suo re,
se stesse ognuno al posto che gli spetta -,
prigioniero nel Galles,
senza far nulla per il suo riscatto;
tiene fuori delle sue grazie me,
proprio nel colmo delle mie vittorie
pi fortunate, cerca in ogni modo
d'irretirmi, servendosi di spie;
caccia mio zio dal Consiglio, insultandolo,
ed espelle mio padre dalla corte
in uno dei consueti accessi d'ira;
infrange i giuramenti un dopo l'altro,
aggiunge torto a torto, e in conclusione
ci riduce a cercar la sicurezza
nel radunare questo nostro esercito,
ed a scrutare tutti un po' pi a fondo
nella legittimit del suo titolo,
la cui linea ci par troppo indiretta
per fondarvi una vera dinastia.
Blunt -
Questa risposta debbo riportare
per voi al re?
Hotspur -
Non ancora, sir Walter.
Prima vogliamo consultarci qui.
Voi tornate dal re.
Mio zio domani, di primo mattino,
se ci verranno dati pegni certi
e piena sicurt pel suo ritorno,
sar da lui con le nostre proposte.
Ed ora, addio.
Blunt -
Non c' che da augurarsi
che vogliate accettare di buon animo
l'offerta sua di grazia e di giustizia.
Hotspur -
ben probabile.
Blunt -
Ne prego Iddio.
(Escono tutti)
SCENA IV - York, il palazzo dell'Arcivescovo
Entrano l'Arcivescovo di York e sir Michael
Arcivescovo -
Sir Michael, per favore, di volata,
questo messaggio con il mio sigillo
per il Lord Maresciallo;
e quest'altro per mio cugino Scroop;
gli altri ai destinatari in indirizzo.
Non perdereste un attimo,
se conosceste la loro importanza.
Michael -
La posso indovinare, monsignore.
Arcivescovo -
probabile. Caro mio sir Michael,
domani tal giornata
che le sorti di centomila uomini
verranno al paragone: perch a Shrewsbury,
a quanto mi risulta con certezza,
il re con forte nerbo di soldati
raccolti qua e l un po' alla svelta
affronter lord Harry in campo aperto;
e, con la malattia di lord Northumberland
il cui apporto era, per il numero,
il pi grosso, e con l'assenza di Glendower,
anch'esso ritenuto, come l'altro,
un buon nerbo a rinforzo a quest'azione,
ma che non viene pi perch distolto
da cattivi presagi,
ho paura che gli uomini di Harry
si dimostrino affatto insufficienti
per misurarsi con quelli del re
in un urto campale decisivo.
Michael -
Non mi pare ci sia da aver paura,
mio buon signore: Douglas e Lord Mortimer
sono con lui.
Hotspur -
No, Mortimer non c'.
Michael -
Ma c' Mordake, ci sono Vernon
lord Worcester, e una cospicua schiera
di nobili signori
tutti uomini d'arme di valore.
Arcivescovo -
Questo vero, ma il re ha radunato
intorno a s il fior fiore d'Inghilterra,
e c' con loro il Principe di Galles,
suo figlio, e l'altro figlio suo Giovanni Lancaster,
e Westmoreland ed il pugnace Blunt,
e molti altri campioni come loro,
tutti uomini assai considerati
per la maestria nel mestiere dell'armi.
Michael -
S far loro ottimamente fronte,
non dovete aver dubbi, monsignore.
Arcivescovo -
Non spero meno, ma le circostanze
mi dicono che aver paura d'obbligo;
e, a prevenire il peggio, buon sir Michael
andate, presto; ch se mai lord Percy
dovesse avere avversa la fortuna,
il re, di questo son pi che sicuro,
prima di congedare le sue truppe
non si terr dal venirci a trovare
qui, nel cuore dei nostri territori,
perch ci sa alleati dei ribelli.
pertanto prudenza elementare
fortificarsi contro un tale evento.
Debbo tornar di l
a scriver lettere ad altri amici,
perci addio, sir Michael.
(Escono da opposte parti)
Atto quinto
SCENA I - L'accampamento del re presso Shrewsbury
Entrano Re Enrico, il Principe di Galles, il Principe Giovanni di Lancaster, sir Walter Blunt e sir John Falstaff
Enrico -
Come sanguigno il sole
si leva in vetta a quel boscoso colle.
Il giorno impallidisce al suo malessere.
Principe -
E il vento di scirocco
la fa da trombettiere ai suoi propositi
e cupo sibilando tra il fogliame
degli alberi preannuncia la tempesta
e una giornata tutta burrascosa.
Enrico -
Se lo faccia apparir bello chi perde,
perch a chi vince nulla appare brutto148.
(Tromba)
Entrano Worcester e Vernon
Ehil, mio caro signore di Worcester!
Non bello incontrarci, voi ed io,
in una circostanza come questa.
Voi avete tradito la fiducia
nostra e ci avete indotti a sbarazzarci
dei comodi indumenti della pace
ed a costringere le nostre membra
vecchie acciaccate dentro il duro acciaio.
Questo, signore, non affatto bene!
Che mi venite a dire?
Siete disposti finalmente a sciogliere
questo sordido nodo di una guerra
aborrita da tutti,
e rientrar nell'ordinata sfera
nella quale ciascun di voi splendeva
d'un proprio chiaro nativo fulgore,
e non essere pi una meteora
esalante mefitici vapori,
un fenomeno dal pauroso volto,
un portento foriero di sciagure
ai giorni che dovranno ancora nascere?
Worcester -
Mio sovrano, ascoltate: quanto a me,
sarei felice di poter trascorrere
questo scorcio di vita che mi resta
nella tranquillit delle mie ore,
perch non sono stato certo io
a ricercare il giorno di quest'odio...
Enrico -
Non siete stato voi a ricercarlo?
Com' venuto, allora, questo giorno?
Worcester -
La ribellione era gi in cammino,
ed esso non ha fatto che incontrarla.
Principe -
Taci, corbaccio, basta di gracchiare!
Worcester -
Piacque all'altezza vostra
di rivolgere altrove che da me
e dalla mia famiglia il suo favore;
ma debbo ricordarvi, mio signore,
che fummo noi i primi vostri amici,
fra tutti i pi fedeli e affezionati.
Per voi spezzai, regnava ancor Riccardo,
la mazza della mia alta funzione149,
e venni, cavalcando giorno e notte,
ad incontrarvi e baciarvi la mano;
e ci quando la vostra condizione
e il vostro peso nella societ
non eran cos forti e fortunati
quanto erano i miei.
E fui io stesso, insieme a mio fratello
ed a suo figlio a riportarvi in patria
sfidando coraggiosamente i rischi
a cui ci esponevamo in quel momento.
Voi ci giuraste, a Doncaster,
di non essere affatto intenzionato
ad agir da nemico dello Stato;
ch non accampavate altra pretesa
che quella di rivendicar per voi
il titolo al ducato di Lancaster
appartenuto a Giovanni di Gaunt150.
Noi vi giurammo tutto il nostro appoggio
a questo scopo; ma non pass molto
che la Fortuna vi piovve sul capo
scrosciandovi tal fiume di favori,
quali grazie all'aiuto di noi tutti,
quali altri grazie all'assenza del re,
quali pei mali presenti nel regno
come frutto di tempi licenziosi,
quali pei patimenti
che a sentir gli altri avevate sofferto,
quali per colpa dei contrari venti
che avevan s a lungo ritardato
il rientro del re in Inghilterra
dall'infelice campagna d'Irlanda,
tanto che tutti lo credevan morto,
che voi, frammezzo a tutto questo sciame
di circostanze tanto favorevoli,
non esitaste a coglier l'occasione
di far che gli altri vi sollecitassero
ad assumere nelle vostre mani
tutto il potere, tenendo in non cale
il giuramento fatto a noi a Doncaster;
sicch, da noi nutrito ed allevato,
vi comportaste nei confronti nostri
come l'implume nato del cuculo
con la passera: ci occupaste il nido151
e, nutrendovi l del nostro cibo,
cresceste a s smisurata grandezza
che l'affetto che noi vi portavamo
pi non osava d'accostarsi troppo
nemmeno al raggio degli sguardi vostro
per la paura d'esserne ingoiato.
Anzi, ci siamo visti, per salvarci,
costretti a volar via velocemente
anche dal raggio della vostra vista,
ed a racimolare queste forze
con le quali vi stiamo ora di fronte
a contrastarvi con gli stessi mezzi
da voi stesso forgiati a nostro danno
coi continui soprusi, le minacce,
e con la violazione d'ogni fede,
d'ogni impegno giurato innanzi a noi
all'alba della vostra ardita ascesa.
Enrico -
Queste cose le avete messe in piazza,
gridate nei mercati, lette in chiesa,
per ammantare la vostra rivolta
d'una gabbana a sgargianti colori,
s da farle riuscir tanto gradite
all'occhio di volubil banderuole
e dei soliti miseri scontenti
che stan sempre l pronti
a bocca aperta a fregarsi le mani
ad ogni segno di moti e baruffe:
ch mai fecer difetto alla rivolta
certi vividi toni d'acquerello
a dar pi forti tinte alla sua causa,
n le mancaron straccioni affamati,
impazienti di zuffe e di tumulti,
di confusione e sfrenata violenza.
Principe -
Molte anime dei nostri due eserciti
pagheranno assai caro questo scontro
se arriveremo alla prova dell'armi.
Dite a vostro nipote Enrico Percy
che il Principe di Galles concorde
col mondo intero nel far le sue lodi.
Credo anch'io fermamente, e ve lo giuro
sulla mia anima, che messo a parte
questo suo atto di aperta rivolta,
non esiste nel mondo gentiluomo
pi coraggioso, non esiste giovane
di lui pi ardimentoso e pi capace
d'ornar con gesta nobili il suo tempo.
Per parte mia - lo dico a mio disdoro -,
sono stato finora un disertore
dalle regole della cavalleria,
e so che anch'egli tale mi considera.
Pure dico ed affermo
davanti alla maest del re mio padre
che sarei assai lieto
se, a risparmio di sangue alle due parti,
forte del suo gran nome e della fama
di cui gode, volesse cimentarsi
con me a singolar combattimento.
Enrico -
E cos noi, Principe di Galles,
siamo pronti ad esporti a questo azzardo,
seppur coscienti che contrarie a tanto
militano molteplici ragioni.
No, buon Worcester, no: il nostro popolo
noi lo teniamo a cuore;
cos come teniamo ancora e sempre
quanti, su falsa strada fuorviati,
son passati a seguir vostro nipote;
e, se l'offerta del nostro perdono
sar da loro accolta,
lui, voi, s, dico, tutti quanti siete
ritorneremo amici come prima.
Dite a vostro nipote tutto questo
e tornate da me
a riferirmi quel che intende fare.
Aggiungete per che se per caso
egli avesse deciso di non cedere,
disponiamo di mezzi sufficienti
a reprimere e castigare a morte;
e questi adempiranno alla bisogna.
Andate dunque, addio.
Ma ricordatevi: niente risposte
che potrebbero solo infastidirci.
Abbiamo fatto una leale offerta:
alla vostra saggezza di accettarla.
(Escono Worcester e Vernon)
Principe -
La mia testa, che non l'accetteranno.
Douglas e Caldosprone, uniti insieme,
per la mia vita, si senton sicuri
di poter affrontare in armi il mondo.
Enrico -
E allora, fuori! Ogni capo al suo posto.
Come sar venuta la risposta,
li attaccheremo, e che Dio sia con noi,
perch la causa nostra giusta e santa!
(Escono tutti, meno il Principe di Galles e Falstaff)
Falstaff -
Hal, se mi vedi a terra nella mischia,
piantati sul mio corpo a gambe larghe,
ecco, cos. una prova da amico152.
Principe -
Nessuno, che non sia proprio un colosso,
potrebbe darti una tal prova, Jack.
Pertanto, di' le tue preghiere e addio.
Falstaff -
Come vorrei che fosse gi arrivata
l'ora d'andare a letto, Hal, e qui
fosse gi tutto andato per il meglio!
Principe -
D'una morte, comunque, pacioccone
sei sempre debitore verso Dio.
(Esce)
Falstaff -
Gi, ma il debito non ancor maturo
e non mi garba proprio di pagarlo
prima del giorno della sua scadenza.
Perch dovrei precipitarmi incontro
a chi non pensa ancora di cercarmi?
Bah, non importa; quando onore sprona153...
Gi, ma se poi l'onore, mentre avanzo,
mi cancella? Beh, come la mettiamo?
Pu l'onore rimettere una gamba?
Un braccio? No. Pu togliermi il dolore
d'una ferita sul corpo? Nemmeno...
Di chirurgia l'onore non sa niente.
Allora cos' poi quest'onore?
Una parola, solo una parola.
Che cosa c' nella parola "onore"?
S, di che cosa fatto quest'onore?
Di nient'altro che d'aria. Bell'acquisto!
E chi ce l'ha l'onore?
Quello che morto mercold passato.
Lo sente? No. L'ascolta? No. L'onore
insensibile allora? S, ai morti.
Ma coi vivi l'onore non ci vive.
No. Perch? Ma perch c' la calunnia,
e la calunnia non lo lascia vivere.
Quest'onore perci non fa per me.
solo uno stendardo per le esequie.
E qui finisce il catechismo mio.
(Esce)
SCENA II - Il campo dei rivoltosi
Entrano Worcester e Vernon
Worcester
Ah, no, sir Richard, no,
mio nipote non deve avere scienza
della gentile e liberale offerta
del re.
Vernon -
Sarebbe meglio invece, a parer mio,
ch'egli la conoscesse.
Worcester -
Nient'affatto.
Se dovesse accettarla,
sarebbe la rovina per noi tutti.
Perch non possibile che il re
riesca a mantenere la promessa
di ritornarci amico come prima.
Ci terr di continuo in sospetto,
e certamente trover il momento
di punirci per questa nostra offesa,
sotto accusa, magari, d'altre colpe.
Finch saremo vivi,
il sospetto terr mille occhi fissi
sopra di noi; perch di chi ha tradito
uno si fida come della volpe
che, per quanto allevata dentro casa,
coccolata, tenuta sempre al chiuso,
giammai non perde l'istinto selvaggio
ereditato dai progenitori.
Potremo darci qualunque contegno,
triste o giocondo: il nostro atteggiamento
sar comunque male interpretato,
e noi saremo buoi in una stalla,
tanto pi prossimi al mattatoio,
quanto meglio trattati e foraggiati.
La trasgressione si pu perdonare
a mio nipote: egli ha nell'et giovane
e nel suo sangue caldo la scusante,
col privilegio d'avere un nomignolo
che bene gli s'addice: Caldosprone,
il testa matta, il facile alla collera.
E sul mio capo e su quello del padre
si faran ricadere le sue colpe:
proverr ch'egli sia stato istigato
da noi due e da entrambi noi corrotto;
e noi ci toccher pagar per tutto,
di tutto essendo stati noi l'origine.
Perci, caro cugino,
in nessun caso Percy ha da conoscere
l'offerta che ci vien fatta dal re.
Vernon -
Riferitegli quello che volete,
se pensate cos. In quanto a me,
non potr che seguire voi. Ma eccolo.
Entrano Hotspur e Douglas, con ufficiali
Hotspur -
Oh, mio zio tornato.
(Agli ufficiali)
Ora potete liberare Westmoreland.
(A Worcester)
Allora, zio, che nuove?
Worcester -
Il re vuol dare subito battaglia
Douglas -
Mandiamogli la sfida con lord Westmoreland...
Hotspur -
Andate voi a dirglielo, lord Douglas.
Douglas -
S, molto volentieri, per la vergine.
(Esce)
Worcester -
Il re non d alcun segno di clemenza.
Hotspur -
E che! Non gliel'avrete mica chiesta?
Che Dio non voglia!
Worcester -
Gli ho solo parlato,
in termini di tutta pacatezza,
delle nostre doglianze e degli impegni
da lui giurati e non pi mantenuti;
al che ha risposto con uno spergiuro
negando d'esser mai stato spergiuro.
Ci chiama ribellanti, traditori,
e dice che castigher con l'armi
in noi questi obbrobriosi appellativi.
Rientra Douglas
Douglas -
All'armi, cavalieri! All'armi, su!
Ho gettato sui denti di re Enrico,
una fiera disfida, ed ora Westmoreland,
ch'era qui come ostaggio, gliela reca.
Attaccher. Non ha alternative.
Worcester -
(A Hotspur)
Nipote, mentre mi trovavo l,
s' presentato il Principe di Galles
e t'ha sfidato, al cospetto del re,
a batterti con lui da solo a solo.
Hotspur -
Volesse Dio che la nostra contesa
potesse oggi ricadere tutta
sulla testa di noi due soli, e nessun altro
si potesse trovar col fiato corto,
eccetto solo me ed Enrico Monmouth154!
Ma dimmi, in che maniera l'ha lanciata
questa sua sfida? Con aria sprezzante?
Vernon -
Tutt'altro. Non avevo mai sentito
in vita mia una sfida lanciata
con accenti di tanta pacatezza:
quasi un fratello che sfidi il fratello
a gentile esercizio e prova d'armi.
Vi ha tributato il riconoscimento
che uomo deve a uomo, e queste lodi
infior con linguaggio principesco;
ha ricordato tutti i vostri meriti
con l'esattezza d'una cronistoria
dicendovi al disopra d'ogni lode
che potessero far le sue parole,
svalutando, al confronto, quelle sue.
Infine - tratto ben degno d'un principe -,
fece di s un processo da arrossire,
pronunciando ogni sorta di censura
alla sua vagabonda giovinezza;
e con tal grazia, da dar l'impressione
di possedere al fondo del suo spirito
una duplice personalit,
di maestro e discepolo ad un tempo.
Ed a tanto si tacque.
Ma mi sia lecito di dire al mondo
che s'egli sfuggir al maligno gioco
di questo giorno, la nostra Inghilterra
non avr mai avuto aspettativa
pi dolce, n pi sconosciuta prima,
nelle sue bizzarrie...
Hotspur -
Delle quali, cugino, ho l'impressione
che tu ti sia davvero innamorato.
Mai finora ho saputo d'alcun principe
pi di lui rotto a tutte le licenze.
Ma sia quello che vuole;
prima di notte gli far sentire
la stretta del mio braccio di soldato,
s da schiacciarlo con il mio abbraccio.
All'armi, all'armi, presto!
Miei soldati, compagni, amici tutti
voi sapete quel che dovete fare
meglio di me, e questo varr pi
di tante mie parole. Io non ho il dono
di saper riscaldare altrui il sangue
con le declamazioni.
Entra un Messo
Messo -
Monsignore, una lettera per voi.
(Consegna a Hotpsur una lettera ed esce)
Hotspur -
La leggo dopo. Ora non posso. Va'.
(Esce il messo)
Signori, il tempo della vita breve.
Ma quand'anche la vita,
cavalcando la sfera del quadrante,
giungesse al suo traguardo dopo un'ora,
anche quel breve corso
sarebbe esageratamente lungo,
se trascorso in un'esistenza vile.
Se vivremo, vivremo per calcare
i nostri piedi sui corpi di re;
se morremo, morire sar bello
trascinando alla morte anche dei principi.
Assicurate le vostre coscienze:
l'armi son belle e giuste
se giusto il fine per cui son brandite.
Entra un altro Messo
Messo -
Il re, signore, il re avanza su di noi
rapidamente. Tenetevi pronto.
Hotspur -
Mi fa tagliare corto alle parole.
Di questo almeno debbo ringraziarlo.
L'oratoria non il mio mestiere.
Dir soltanto questo:
che faccia ognun di voi meglio che pu!
E qui snudo la spada il cui acciaio
intendo stemperar nel miglior sangue
che m'offrir davanti la ventura
di questa gran giornata!
Ora Esperanza155 e Percy! Alla battaglia!
Risuonino nell'aria tutti insieme
gli strepitosi strumenti di guerra,
e al suon di quella musica stringiamoci
idealmente tutti in un abbraccio,
ch, pi d'uno fra noi,
cielo e terra156, non potr far mai pi
quest'atto di gentile fratellanza.
(Si abbracciano tra il fragore di trombe e tamburi,
escono tutti)
SCENA III - La stessa
Entra Re Enrico alla testa del suo esercito, marciando e passando oltre. Allarme d'inizio della battaglia. Entrano, duellando, Douglas e Blunt.
Blunt -
Chi sei che, battagliando,
mi traversi la strada? Quale gloria
cerchi di guadagnarti sul mio capo?
Douglas -
Io sono Douglas, se lo vuoi sapere,
e ti vado inseguendo nella mischia
in questo modo perch m'hanno detto
che sei il re.
Blunt -
E t'hanno detto il vero.
Douglas -
Assomigliarti gi costato caro
oggi a lord Stafford, perch questa spada
invece di spacciare te, re Enrico,
ha ucciso lui. Cos sar di te,
se non t'arrendi a me da prigioniero.
Blunt -
Non sono uno nato per arrendersi,
altezzoso scozzese,
e in me tu trovi un re che vendicare
sapr bene la morte di lord Strafford.
Avanti, fatti sotto.
(Si battono. Blunt cade ucciso.)
Entra Hotspur
Hotspur -
Douglas, ti fossi battuto cos
contro di me ad Holmedon,
non avrei mai potuto trarre vanto
d'aver trionfato sopra uno scozzese.
Douglas -
fatta! Abbiamo vinto!
Il re qui steso, morto.
Hotspur -
Dove qui?
Douglas -
Eccolo, qui, davanti agli occhi tuoi.
Hotspur -
Chi, questo, Douglas? No.
Conosco molto bene questo volto:
un prode cavaliere, Blunt il nome,
era solo bardato come il re.
Douglas -
(Al corpo di Blunt)
Se ne vada con te un imbecille,
dovunque si diriga la tua anima!
Troppo caro hai pagato
per un titolo ch'era preso a prestito.
Ma perch dirmi ch'eri tu il re?
Hotspur -
Tra i nobili del re ce n' pi d'uno
che indossa la sua stessa cotta d'armi.
Douglas -
E quelle cotte io, per questa spada,
gliele ammazzer tutte una per una,
gli distruggo l'intero guardaroba,
fino a tanto che avr trovato il re157.
Hotspur -
Su, su, muoviamoci... I nostri soldati
s'avviano a vincere questa giornata.
(Escono lasciando a terra il corpo di Blunt)
Allarme. Entra Falstaff
Falstaff -
A Londra ci riesco a farla franca
senza pagare il conto; ma ho paura
che qui mi toccher pagarlo, eccome!
Qui le tacche le fanno sulla zucca158:
(Vedendo il corpo di Blunt a terra)
Ohi, l! E tu chi sei?... Sir Walter Blunt!
Ecco, per te arrivato l'onore!
E senza che ne possa menar vanto.
Mi sento bollir dentro
come se avessi tutto piombo fuso,
e come piombo mi sento pesante.
Il piombo... Dio lo tenga ben lontano
da me: non ho bisogno d'altro peso,
oltre quello di queste mie frattaglie
Ho condotto i miei poveri straccioni
sul campo di battaglia;
me li hanno conciati a sale e pepe,
e di centocinquanta, due o tre
ne saranno rimasti ancora vivi
ed anch'essi piuttosto mal ridotti,
buoni ormai a far solo accattonaggio
alle periferie delle citt.
Ma chi arriva ora qui?
Entra il Principe di Galles
Principe -
Ah tu sei qui,
mani in mano, cos, senza far niente?
Allora dalla a me quella tua spada!
Tanti nobili giaccion qui per terra
duri e rigidi ormai sotto gli zoccoli
del borioso nemico, invendicati.
Qua, lasciami, ti prego la tua spada!
Falstaff -
O Hal, ti prego, fammi rifiatare
almeno un poco. Il Gran Turco Gregorio159
non fece mai tante prodezze in guerra
quante ne ho fatte io in questo giorno.
Ho liquidato Percy. Sta al sicuro.
Principe -
Al sicuro, s, e vivo, per ucciderti.
Dammi quella tua spada, su, ti prego.
Falstaff -
No, Hal, per Dio! Se Percy ancora vivo,
lasciamela, la spada:
la pistola piuttosto, se la vuoi.
Principe -
Dammela, s. Dove ce l'hai, nel sacco?
Falstaff -
S, Hal, e roba calda, roba calda.
Ce n' da porre a sacco una citt160.
(Il Principe fa per estrarre la pistola dalla
fondina di Falstaff e si trova in mano una
bottiglia di vin secco di Spagna)
Principe -
Ma ti sembra il momento di scherzare,
questo, e di dire della baggianate?
(Getta via la bottiglia ed esce)
Falstaff -
Bene, se veramente Percy vivo,
io gli faccio un occhiello nella pancia...
(Tra s)
sempre se viene lui sul mio cammino,
ch se non viene, e vado io sul suo,
quello di me fa una braciola arrosto.
(Avvicinandosi al corpo di Blunt)
Ma guarda un po' che ghigno fa l'onore
sul viso di sir Walter. Non mi piace.
La vita datemi, anche se oscura,
e se qui posso scamparmela, bene;
altrimenti vuol dire che l'onore
mi sar giunto addosso inaspettato
e l sar finito onore e tutto.
(Esce)161
SCENA IV - La stessa
Allarmi. Incursioni di armati.
Entrano Re Enrico, il Principe di Galles, il Principe Giovanni di Lancaster e Westmoreland
Enrico -
Harry, tu perdi sangue. Va' ritirati,
e tu con lui, Giovanni.
Giovanni -
Io no, sire,
finch non sanguiner come lui.
Principe -
Maest, vi prego, portatevi avanti,
perch il vedervi rimanere indietro
potrebbe sconcertare gli alleati.
Enrico -
Va bene. Vado avanti. Voi, lord Westmoreland162
accompagnatelo nella sua tenda.
Westmoreland -
(Al principe)
Andiamo, mio signore, v'accompagno.
Enrico -
Accompagnarmi? Grazie, mio signore,
non ne ho bisogno; e non sia mai che un graffio
tenga lontano il Principe di Galles
da un campo di battaglia come questo
dove giacciono tanti nostri nobili
in mezzo al loro sangue, calpestati,
e vi trionfano armi ribelli
in un grande massacro.
Giovanni -
Troppo tempo
ci concediamo per riprender fiato.
Per l'amore di Dio, cugino Westmoreland,
il dovere ci chiama, andiamo, andiamo!
(Esce con Westmoreland)
Principe -
(Seguendo con l'occhio il fratello)
Per Dio, m'ero ingannato su di te,
Lancaster; non ti reputavo proprio
un cavaliere di s alto spirito.
T'ho amato fino ad oggi da fratello:
ora ti stimo come la mia anima.
Enrico -
L'ho visto tener testa ad Harry Percy
con tale grinta, che pi vigorosa
mai mi sarei atteso da un soldato
ancora acerbo come tuo fratello.
Principe -
Oh, quel ragazzo ci rafforza tutti!
Entra Douglas
Douglas -
Un altro re?... Rispuntano
come le teste all'Idra. Io sono Douglas,
e vo pel campo a ministrar la morte
a tutti quelli come te vestiti.
Chi altro sei, camuffato da re?
Enrico -
Il re in persona, Douglas,
che tanto si rammarica in cuor suo
che tu abbia incontrato fino ad ora
tante sue ombre e non il vero re.
Ho due figli che vanno per il campo
anch'essi alla ricerca tua e di Percy;
ma poich tu mi sei per buona sorte
venuto avanti, ti metto alla prova.
Perci in guardia, difenditi!
Douglas -
Temo che pure tu
del vero re non sei che un'altra immagine,
anche se, devo dirlo, tu da re
ti comporti. Ma sia tu chi tu sia,
sono sicuro che sei mio, cos...
(Si battono: dopo i primi colpi Enrico in difficolt)
Rientra di corsa il Principe di Galles e si scaglia contro Douglas
Principe -
Volgi la testa in su, vile scozzese,
o potresti non rialzarla pi163.
Gli spiriti dei valorosi Shirley,
Stafford e Blunt armano il mio braccio,
e chi ti affronta il Principe di Galles,
che non promette mai senza pagare.
(Si battono. Douglas ha la peggio e scappa)
(Al re)
Animo, mio signore!
Come va vostra grazia?
Da sir Nicholas Gawsey e da Clifton
m' giunta una richiesta di soccorso.
Corro da Clifton subito.
Enrico -
Aspetta, prendi un poco di respiro!
Oggi tu hai riscattato la tua fama,
ch'era smarrita; e col tuo pronto aiuto
m'hai dimostrato quanto tieni a cuore
la vita di tuo padre.
Principe -
Mio signore,
Dio solo sa quanto male m'ha fatto
chi ha detto ch'io mi fossi mai augurato
la vostra morte. Fosse stato vero,
avrei potuto adesso abbandonarvi
alla spada del tracotante Douglas,
che v'avrebbe spedito all'altro mondo
pi presto d'ogni tossica pozione
e avrebbe risparmiato a vostro figlio
di darsi quella proditoria cura.
Enrico -
Corri da Clifton. Vado io da Gawsey.
(Esce)
Entra Hotspur
Hotspur -
Tu sei Enrico Monmouth, o m'inganno?
Principe -
Me lo dici con l'aria di pensare
ch'io ti voglia negare d'esser quello.
Hotspur -
Io mi chiamo Harry Percy.
Principe -
Un nome che mi dice che ho davanti
un ribelle di grande valentia.
Io sono Enrico, Principe di Galles.
Percy, d'ora in avanti non pensare
di poter pi spartire la tua gloria
con me: due astri nella stessa sfera
non possono orbitare164, e l'Inghilterra
una sola, e non pu tollerare
un doppio regno, uno di Harry Percy
l'altro di Enrico Principe di Galles.
Hotspur -
E non sar. Perch suonata l'ora,
Harry, che di noi due
uno debba vedere la sua fine.
E Dio volesse che anche tu nell'armi
avessi un nome pari a quello mio.
Principe -
Lo avr fatto pi grande
prima di separarmi oggi da te,
ch coglier per me tutti gli onori
che infiorano adesso il tuo cimiero
per farmene una splendida ghirlanda165.
Hotspur -
Basta con le tue vane smargiassate.
Non le sopporto pi. Ora difenditi.
(Si battono)
Entra Falstaff
Falstaff -
Bene cos, Hal! Forza ancora, sotto!
Eh, questo non un gioco da ragazzi,
che hai trovato, Hal, te l'assicuro!
Rientra Douglas, affronta Falstaff, lo abbatte. Falstaff
cade fingendosi morto. Douglas lo lascia e si allontana. Hot-
spur cade anch'egli a terra, ferito a morte.
Hotspur -
Harry! Ti rubi la mia giovinezza!
Ma non m' tanto doloroso perdere
questa fragile vita
quanto perdere i titoli di gloria
che mi strappi vincendomi cos.
Mi ferisce i pensieri, questa perdita,
non meno che le carni la tua spada.
Ma i miei pensieri, schiavi della vita,
e la vita, giocattolo del tempo,
ed il tempo, che abbraccia col suo occhio
l'intero mondo, devono aver fine.
No, Percy, tu sei polvere
e cibo per...
(Muore)
Principe -
... i vermi, prode Percy!
Addio, gran cuore! Stoffa d'ambizione
mal tessuta, di quanto sei ridotta!
Fino a che questo corpo
ha contenuto dentro s uno spirito
un regno gli era troppo angusto spazio;
ora gli sono pi che sufficienti
due palmi di vil terra.
E nondimeno questa stessa terra
che regge ora il tuo corpo senza vita
non regge un altro cavaliere vivo
di te pi valoroso. Fossi tu
ancor sensibile a cortesie
non m'abbandonerei ad esternarti
questi miei alti sensi di piet;
ricoprano il tuo volto sfigurato
questi miei ornamenti166,
e ch'io mi dica grazie a nome tuo
per questo mio amorevole tributo
di tenera piet.
Addio, portati in cielo questa lode.
Resti con te a dormire nella tomba
per sempre l'onta della tua sconfitta
n d'essa possa mai apparir cenno
sul tuo epitaffio... Oh, ma guarda un po':
(Scorge Falstaff a terra)
qui c' anche una vecchia conoscenza!
Tanta ciccia non fu dunque capace
di trattenersi dentro un po' di vita?
Addio, povero John!...
Avrei pi volentieri fatto a meno
di qualcun altro migliore di te!
Ah, certo tu mi mancheresti molto,
se fossi ancora in vena di trastulli!
La morte, in questa sanguinosa caccia,
non poteva colpir pi grasso cervo,
pur colpendone d'assai pi importanti.
Fra poco ti vedr senza interiora167.
Fino ad allora giaciti nel sangue
in vicinanza del nobile Percy.
(Esce)
Falstaff -
(Rialzandosi)
Senza interiora!... Se mi sventri oggi,
ti concedo di pormi sotto sale
e di servirmi a tavola domani...
Sangue di Cristo! Ho fatto appena in tempo
a contraffarmi, fingendomi morto,
se no quel testacalda di scozzese
fracassone mi regolava il conto
una volta per tutte, e buona notte!
Contraffarmi... che dico, una bugia.
Io non son certo una contraffazione.
Morire contraffarsi, perch un morto
la contraffazione d'uno vivo;
fingersi morto allo scopo di vivere,
non contraffazione:
la perfetta immagine del vivo.
Il migliore ingrediente del valore
la prudenza; ed stato per essa
ch'io mi sono salvato la pellaccia.
(Guardando in faccia il cadavere di Hotspur)
Sangue di Cristo, malgrado sia morto
questo Harry Percy polvere-da-sparo
mi fa ancora paura...
Che si sia finto morto pure lui,
e mi si levi in piedi alla sprovvista?
Potrebbe ben mostrarsi ancora lui
miglior simulatore tra noi due.
Perci mi converr renderlo innocuo,
s, e giurare che l'ho ucciso io.
Non potrebb'essersi anch'egli rialzato
da terra? Chi potrebbe confutarmi
tranne che un occhio che m'avesse visto?
E qui non ci son occhi che mi vedano.
Perci, compare, toh, prenditi questa,
(Lo pugnala)
una nuova ferita sulla coscia,
e adesso te ne vieni via con me.
Mentre Falstaff si carica il corpo di Hotspur sulle spalle entrano
il Principe di Galles con suo fratello Giovanni di
Lancaster. Nel vederli Falstaff depone il cadavere.
Principe -
Vieni, fratello: con grande valore
oggi hai stemprato la vergine spada
nell'altrui carni.
Giovanni -
(Vedendo Falstaff)
Oh! Chi abbiamo qui?
ma non m'avevi detto ch'era morto
questo ammasso di carne?
Principe -
E morto, in verit, l'avevo visto,
esanime per terra, e tutto sangue.
Sei vivo? O non sar la fantasia
che si fa gioco della nostra vista?
Parla. Non crederemo agli occhi nostri
se non avran conferma dagli orecchi.
Tu non sei quel che appari.
Falstaff -
Certo che no, non sono due in uno.
Ma se uno dei due non John Falstaff,
allora io sono uno Zanni qualunque.
Ecco qua il nostro Percy.
(Depone a terra il corpo di Hotspur)
Se tuo padre vorr ricompensarmi
ora con qualche onore, sar bene;
se non si ammazzi pur da s stesso
ogni altro Percy. Almeno conte o duca
m'aspetto d'esser fatto, t'assicuro.
Principe -
Ma se l'ho ucciso io,
Percy, ed ho visto te ch'eri l, morto.
Falstaff -
Ah, s? Guardate come questo mondo
corrivo a mentire! Dio di Dio!
S, lo ammetto, pur io ero gi a terra
trattenendo il respiro, come lui,
ma poi ci siam rialzati in piedi entrambi
nel medesimo istante,
e l ci siam battuti per un'ora
dell'orologio alla chiesa di Shrewsbury.
E se mi credi, bene;
se no, ricada pur tutto il peccato
su chi dovrebbe premiare il valore.
Giuro, a pena di morte,
che gliel'ho fatta io di mano mia
questa bella ferita sulla coscia,
e che se fosse vivo, e lo negasse,
gli farei ingoiar, Sangue di Cristo,
una buona met di questa spada
Giovanni -
la storia pi strana e strampalata
ch'io abbia mai udito.
Principe -
E questo l'uomo
pi strano e strampalato della terra.
(A Falstaff)
Su, riprenditi in collo il tuo fardello,
e vedi di portarlo nobilmente.
Per parte mia, se dire una bugia
per te varr a salvarti la pellaccia,
sono pronto a indorartela
coi termini pi belli che sapr.
(Squilli di tromba)
La ritirata! La giornata vinta.
Fratello, andiamo. Conviene portarci
su quell'altura pi alta del campo
per osservare chi dei nostri amici
caduto e chi vivo
(Escono i due principi)
Falstaff -
Ed io mi metto sulle vostre piste
"per sentor di compenso", come dicono.
E Dio compensi chi compensa me.
Se crescer di grado,
mi toccher diminuir di peso,
perch dovr purgarmi ed emendarmi,
e rinunciare al vin secco di Spagna,
e far vita pulita e contegnosa,
quale s'addice a un vero nobiluomo
(Esce)
SCENA V - Un'altra parte del campo
Trombe. Entrano Re Enrico, il Principe di Galles, il Principe Giovanni di Lancaster, Lord Westmoreland. Soldati del re recano in catene Worcester e Vernon.
Enrico -
Cos sempre trov la ribellione
il suo castigo. Infame d'un Worcester!
Non inviammo noi, per il tuo mezzo,
un'offerta di grazia e di perdono
con parole d'affetto per voi tutti?
E tu non hai stravolto di proposito
la nostra offerta, tradendo cos
un tuo parente nella sua fiducia?
Tre cavalieri della nostra parte
ed un nobile conte oggi caduti
a molti altri sarebbero ancor vivi
se tu, portandoti da buon cristiano,
avessi lealmente soddisfatto
al tuo mandato tra i nostri due eserciti.
Worcester -
A spingermi ad agire come ho fatto
fu amore di salvezza; rassegnato
abbraccio questa sorte, inevitabile...
Enrico -
Lo si conduca a morte,
e insieme a lui Vernon. Gli altri ribelli
saranno giudicati in altra sede.
(Escono, scortati, Worcester e Vernon)
Che notizie dal campo di battaglia?
Principe -
Lord Douglas, lo scozzese fegataccio,
quando ha visto perduta la battaglia
e tutti i suoi fuggire in preda al panico,
fuggito anche lui,
e, rovinando gi per un dirupo,
s' ferito, e in maniera cos grave,
che non pot evitare d'esser preso
dai suoi inseguitori.
Douglas ora l, nella mia tenda;
supplico vostra grazia di concedermi
che possa io decider la sua sorte.
Enrico -
Con tutto il cuore.
Principe -
Allora lascio a te,
fratello mio Giovanni di Lancaster,
l'onore di questo atto generoso.
Va' da Douglas, e lascialo andar libero
dove gli aggrada, senza alcun riscatto.
Il coraggio di cui ha fatto prova
oggi alle spese dei nostri cimieri
ci ha dettato rispetto e ammirazione
per tali grandi e nobili prodezze,
pur se compiute da un nostro nemico
Giovanni -
Ti ringrazio, grazioso fratel mio,
per questo gesto d'alta cortesia,
al quale do immediata esecuzione.
Enrico -
Ora non resta dunque altro da fare
che ognuno si riprenda le sue forze.
Tu, Giovanni, mio figlio, e tu Westmoreland,
dirigerete subito su York
contro Northumberland e il vescovo Scroop
i quali, come apprendo,
s'apparecchiano febbrilmente all'armi.
Io con mio figlio Enrico
dirigeremo alla volta del Galles
contro Glendower e il conte di March.
La ribellione perder ogni slancio,
se sapremo affibbiarle un altro smacco
come questo. Poich la nostra impresa
ha visto oggi un s felice avvio,
non dobbiamo desister fino a tanto
che non sia ricondotto in nostre mani
tutto quello che nostro.
Fine
Note
1 "On Holy-rood day": il 14 settembre, giorno in cui nella cristianit si festeggia l'Esaltazione della Croce.
2 l'antico nome della contrada oggi Holmidon Hill, nella contea del Northumberland; qui il conte Arcibaldo di Scozia, mentre rientrava in Scozia dopo una scorribanda in territorio inglese, venne intercettato dalle truppe di Enrico "Sperone ardente", battuto e fatto prigioniero.
3 Allusione alla credenza popolare secondo cui le fate o le zingare venissero di notte a sostituire nelle culle i bimbi, generalmente mettendo al loro posto esserini deformi o folletti. Gli inglesi chiamano questa operazione "changeling": Shakespeare vi fa pi volte riferimento, usando il termini in significati e fini diversi: cosi nel "Sogno d'una notte d'estate" (II, 1, 120), dove changeling chiamato ingiustamente da Oberon il bimbo che Tatiana, non che averlo trafugato dalla culla, ha ricevuto ed allevato dalla madre di quello, morta nel partorirlo; cos in "Amleto" dove (V, 2, 53) Amleto chiama "changeling" l'operazione che egli fa sulla nave che lo porta in Inghilterra, sostituendo surrettiziamente un documento con un altro; cos anche - e qui pi propriamente che altrove - ne "I due cugini", quando Giulia, mettendo a confronto il ritratto di Arcite con quello di Palamone, dice al primo: "Tu, rispetto a lui, non sei che uno changeling".
4 uno dei diminutivi-vezzeggiativi con cui viene chiamato da Falstaff e dagli altri scapestrati della compagnia, il principe Enrico; l'altro "Harry".
5 "... with drinking of old sack": "old sack" (dal francese "vin sec") era il nome dato dagli inglesi ad un vino importato dalla Spagna.
6 "The Seven Stars" (dette anche "The Seven Sisters", "Le Sette Sorelle") sono le Pleiadi, un gruppo di sette stelle della costellazione del Toro che compaiono al crepuscolo dell'alba (cfr. anche nella seconda parte dell'" Enrico IV" (II, 4, 177): "What! We have seen the Seven Stars!": "Eh, le abbiam viste noi le sette stelle!" (cio: "Abbiam spesso fatto l'alba insieme"). Falstaff vuol dire che le imprese ladresche si fanno di notte, con la luna e le stelle, mai di giorno col sole (Febo), definito ironicamente "bel cavaliere errante".
7 Intendi: "Non possiedi nemmeno quel tanto di grazia che ti serve per intonare a mani giunte la preghiera a Dio (il "benedicite") che si recita prima di sedersi a tavola, davanti alla pi frugale delle colazioni come una tartina imburrata.
Nel testo c' un gioco di parole sul doppio senso di grazia ("grace"), che titolo nobiliare ("Vostra Grazia") e "di ringraziamento".
8 Il miele dei monti Iblei, in Sicilia, era proverbiale per la sua dolcezza.
9 "My old lad of castle": non si capisce questa frase del Principe, se non si conosce la vicenda che sta dietro al nome Fastaff. Il Principe parafrasa qui il cognome "Oldcastle", "Vecchio castello" col quale Shakespeare aveva chiamato in origine il personaggio di Falstaff nella prima stesura del dramma, e cio Sir John Oldcastle, detto famigliarmente "Jochey", che era il nome di un personaggio effettivamente vissuto, e stato compagno di giovent di Enrico. Senonch si trov che questo nome corrispondeva a quello di uno dei capi dei "Lollards", una setta di eretici precursori dello scisma anglicano; e Shakespeare fu costretto a mutarlo in quello di Sir John Fallstaff. La battuta del Principe non tuttavia, al contrario di quanto si ritiene da molti, una svista del copione: essa, a nostro avviso, voluta, altrimenti non si spiegherebbero gli ultimi versi dell'epilogo della seconda parte dell'"Enrico IV", laddove Shakespeare fa dire al pubblico, dal ballerino/epilogo: "... ch se Sir John Olcastle mor martire, / questo di cui vi parlo tutt'altr'uomo".
10 "... were it not here apparent that thou art heir apparent... ": Falstaff gioca sul doppio significato di "apparent", "palese", "manifesto", che come attributo di "heir", "erede", significa "erede effettivo al trono" (per contrasto con "erede presuntivo").
11 Traslato: l'ardimento ("resolution") - che per Falstaff l'audacia di andar sgrassando e depredando il prossimo - paragonato a un cavallo che ha in bocca come freno il morso della legge. Il testo ha "old father antic the law", ma non si poteva tradurre "vecchio buffo padre" riferito a legge, che in inglese neutro, ma in italiano rigorosamente femminile.
12 Bisticcio intraducibile sul doppio senso di "suit". Il Principe domanda: "For obtaining suits?", ("Fai anticamera a corte per veder esaudite le tue petrizioni?"), dove "suits" sta appunto per "petizioni"; Falstaff prende "suits"nell'altro significato di "vestiti". Il boia aveva diritto ad impossessarsi dei vestiti dei condannati che giustiziava.
13 "Sblood": esclamativo risultante dalla contrazione di "God's blood", "Sangue di Dio".
14 Perch proprio del Lincolnshire? Forse - suppongono alcuni - perch in quella contea si trova Bolingbroke, il paese natale di Enrico IV, che con quel nome anche chiamato. un'allusioone stizzosa di Falstaff, che non ha gradito il paragone col leone decrepito.
15 Si riferisce al detto popolare: "As sad as a March are", "Triste come una lepre a marzo". Pare che a marzo, la stagione degli amori, le lepri siano tristi.
16 il nome d'una localit che si diceva squallida e mefitica, di quelle in cui la stessa natura appare melanconica.
17 Si allude verosimilmente all'agostiniano "Vanitas vanitatum et omnia mundi vanitas"; i riferimenti a precetti religiosi, specie della Bibbia sono frequenti in Shakespeare.
18 Altra citazione biblica.
19 Citazione dalla "Lettera ai Corinzi" di San Paolo.
20 il nome della localit dove deve avvenire la rapina proposta da Poins e anche, stranamente, il nome del compagno ladrone nominato da questi come quello che l'avrebbe organizzata.
21 Canterbury ( pronuncia Cnterbury) era meta di pellegrinaggi alla tomba del vescovo San Tomaso Becket, sepolto in quella cattedrale.
22 "Hear ye, Yedward": Poins nell'in-folio si chiama di nome Edward, di cui "Yedward" forma colloquiale. Altrove lo si chiama anche Ned.
23 "... nor thou cam'st not of the blood royal, if thou darest not stand for ten shillings": qui c' un gioco di parole addirittura sottinteso, e lasciato all'intendimento dello spettatore, il quale sapeva comunemente che dieci scellini ("ten shillings") erano l'equivalente di un reale, la moneta coniata da Edoardo IV nel 1465 (cio mezzo secolo dopo la vicenda del dramma: ma inutile cercare il rigore cronologico in Shakespeare); sicch la battuta di Falstaff suonava all'orecchio dello spettatore elisabettiano: "Tu non sei di sangue reale se non osi prendere un rischio per un reale".
24 "... ford the poor abuses of the time... ": "abuses of the time" era espressione ricorrente nel linguaggio dei puritani,
fustigatori di costumi. In bocca a Falstaff, ha il senso comico di chi rif loro il verso. L'avversione di Shakespeare per il puritanesimo quacquero trasuda per tutto il suo teatro.
25 "... I have cases of buckram": "buckram", (da Buckara, nel Turkestan) non esattamente in inglese quel che il "bucherame" italiano, anche se l'etimo lo stesso. In italiano l'antica tela di bambagia, leggera e trasparente, che si lavorava a Cipro; in inglese il buckram una sorta di tela rafforzata da un supporto di gomma, cera o altro analogo materiale.
26 il monologo con il quale Shakespeare delinea magistralmente la doppia personalit di Enrico: quella del giovane scapestrato frequentatore di taverne e di male compagnie, in contrasto con quella di principe che ha gi in s la contezza di appartenere alla storia e la volont di entrarvi in maniera dirompente, com' nella sua natura, fabbricandosi uno sfondo nero di vizio per meglio rifulgere come sole (il binomio sole/sovrano un topo del teatro di Shakespeare), quando sar il momento, che lui solo vuole scegliere.
27 "Hour house... ": Worcester anch'egli un Percy di Northumberland; lo zio di Hotspur, fratello del padre, egli stesso di nome Thomas Percy, fatto conte di Worcester da Riccardo II nel 1397.
28 "... that villaneous saltpetre": il salnitro ("salpetre") il nome popolare del nitrato di potassio, usato come elemento-base per la fabbricazione della polvere da sparo.
29 "... or you will hear of it": "to hear of it" espressione colloquiale per "to be called to account for it".
30 La spedizione in Irlanda, con le vicende che la precedettero e la seguirono, con la morte violenta di Riccardo II e l'assunzione al trono di Enrico Bolingbroke col nome di Enrico IV sono l'argomento dell'altro dramma storico di Shakespeare che ha per titolo "Re Riccardo II".
31 Enrico IV cugino di Edmondo Mortimer che figlio di un fratello del padre. Enrico figlio di Giovanni di Gaunt, Edmondo di Edmondo di Langley, figli rispettivamente terzo e quarto di Edoardo III.
32 tradotto a senso. Il testo ha: "He apprehends a world of figures here / But not the form of what he should attend": "Egli s'immagina qui un mondo di figure, ma non la forma concreta di quel che dovrebbe perseguire".
33 Quello che Worcester vuol dire al nipote - senza riuscirci qui, per la foga di quello - glielo dir pi sotto, quando Hotspur sar pi calmo: liberare i prigionieri scozzesi senza riscatto, accordarsi con loro per combattere insieme contro Enrico re.
34 L'episodio del primo incontro di Sperone Ardente ancora adolescente con Enrico Bolingbroke, non ancora re, rappresentato da Shakespeare nel "Riccardo II", II, 3, 35 - 50.
35 "The devil take such cozener": bisticcio sulla omofonia di "cozener" e "cousin" che l'attore doveva pronunciare all'epoca alla stessa maniera, s da far intendere: "Il diavolo si porti un taler imbroglione" ("cozener" infatti "imbroglione", "lestofante", "fregapopolo"). Lo stesso bisticcio in "Riccardo II", IV. 4. 222: "Cousins, indeed, and by their uncle cozened".
36 Nel testo, bisticcio sul doppio senso di "head": "To save our heads by raising of a head", dove il primo "heads" "teste", e il secondo "head" nella frase " To raise a head" che vale "raccogliere, allestire un esercito".
37 "As even as we can": "even" ha qui, come spesso in Shakespeare, il valore di "socievole", "amichevole" (cfr. "Amleto", V, 1, 28 "... even Christians" per "fellows Christians".
38 La tinca pesce di color verde-oliva.
39 "... Saint Nicholas clerks": si tratta proprio di San Nicola di Bari, allora conosciuto anche in Inghilterra come protettore dei ladri: il santo era rappresentato con tre borse, che s'era fatto restituire dai ladri, per restituirle ai loro proprietari. "Membro della confraternita di San Nicola" era sinonimo di "ladro".
40 "There are other Troians": "Troian" era termine colloquiale per "compagno di baldoria"., "socio in affari poco puliti".
41 "... and make her their boots": quibble sul doppio senso di "boots" che vale "bottino" e "stivali". La frase pu essere intesa anche: "... e fanno di essa (la finanza pubblica) il loro bottino"; ma le battute che seguono sono intonate alla prima lezione.
42 Questo traslato della pubblica finanza/stivali una coperta denuncia, in chiave umoristica, della pubblica malversazione dell'epoca. Gli stivali di cuoio, ai quali Gadshill ha paragonato le ruberie del pubblico denaro, se ricoperti da uno strato do grasso, sono protetti dall'acqua e chi li porta pu anche traversare un pantano senza sporcarsi. Cos la giustizia ufficiale, ricoprendo con uno strato di grasso le malefatte dei ladri della finanza pubblica, le rende immuni dai rigori della legge.
43 "We have the recipe of fern-seed, we walk invisible": era credenza popolare che i semi di felce ("affern-seeds")rendessero invisibile la persona che li portasse addosso.
44 "... like a gummed velvet": si chiamava cos una qualit di velluto il cui tessuto era impastato con la gomma e si logorava (struggeva) facilmente al sole.
45 "Thou are not colted, thou are uncolted": bisticcio tra "colted" e "uncolted"; "colted", participio passato di "to colt" "preso a gioco" (sinonimo di "befooled", "taken in "), "uncolted" voce verbalizzata dal sostantivo "colt", "puledro" e "-un" privativo, vale "privato del cavallo".
46 "Hang thyself in thine own heir-apparent gartners": il Principe di Galles, primogenito del re ed erede presuntivo al trono, faceva parte di diritto dell'ordine della Giarrettiera, il pi antico e prestigioso ordine cavalleresco inglese, istituito da Edoardo III intorno al 1344.
47 Nel testo il quibble ha un diverso senso: Gadshill dice: "Stand!", termine che ha due sensi: "Alto l!" e "In piedi!". Falstaff la prende in questo secondo senso, e risponde che "in piedi" (a piedi) ci sta suo malgrado (perch senza cavallo: il Principe gli aveva detto che gli avrebbe procurato un comando in fanteria).
48 "... going to the King's exchequer": lo "scacchiere" ("exchequer") ancor oggi in Gran Bretagna la Tesoreria.
49 "Reale" per Falstaff la taverna che egli bazzica in compagnia d'un principe reale.
50 "Indeed I am not John of Gaunt... ": Giovanni di Gaunt era comunemente chiamato il padre di Enrico IV, e nonno quindi del Principe di Galles, Giovanni di Lancaster, da Gaunt che era il nome fiammingo della citt di Gand, dove era nato. Ma "gaunt" anche aggettivo e significa "smunto", "sparuto", e, per metafora, anche "sinistro". Shakespeare giocher molto su questo doppio senso del nome del personaggio; il quale ebbe, d'altronde, una parte cospicua nella storia d'Inghilterra della seconda met del XIV sec.
51 "You are grand-jurors, are ye?": Per essere nominati "grand - jurors", ossia membri del "grand jury", il corpo dei giurati chiamati dal re a decidere delle cause penali bisognava essere "good and lawfull men othe country" ed essere possessori di beni immobili. Falstaff, con questa domanda, come se volesse vendicarsi in anticipo di persone che possono essere chiamate a comminargli una condanna.
52 "We'll jure you, faith!": "jure" parola inventata da Shakespeare per assonanza col precedente "jurors".
53 il castello della famiglia Percy, costruito dagli antichi re del Northumberland a Warkworth, una cittadina sulla costa orientale tra Inghilterra e Scozia.
54 "Esperance" era il motto araldico dei Percy; Hotspur qui l'invoca come per ottenerne la protezione per l'impresa cui s'accinge: la guerra contro il re.
55 "With three or four loggerheads": "loggerheads" sinonimo di "wooden heads", "teste di legno". Nelle insegne delle taverne si potevano vedere spesso dipinte due teste con l'iscrizione: "We three loggerheads be", intendendo che le terza "testa di legno" fosse quella che passava e leggeva: un invito ad entrare e bere in compagnia. Ce n' un'allusione anche nella Dodicesima notte, II, 3, 17: "Did you never see the picture of "we three"?
56 "... but a Corinthian": "Corinzio" era sinonimo di "giovane ricco e licenzioso".
57 "... in the Half-moon": "Half-moon" verosimilmente il nome di una stanza della taverna, sulla cui parete dipinta una mezza luna.
58 "...his tale to me may be nothing but "Anon": cio Checco, sentendosi chiamare dall'altra stanza, penser solo a rispondere "Vengo subito" e non a spiegare a lui, il Principe, perch gli ha dato lo zucchero.
59 "Look down into the Pomegranate, Ralph": Il "Melograno" dev'essere in nome di un'altra stanza della locanda.Ralph, si capisce, un altro garzone collega di Checco, che non si vede.
60 Il vino si serviva e si beveva in recipienti di peltro.
61 L'entrata in scena di questo personaggio, che non indicato nel "cast" e che dice solo una battuta e poi scompare un artificio scenico che Shakespeare impiega da grande esperto al quadruplice intento: 1) di descrivere, per il piacere del pubblico, un azzimato tipo di mescitore di vino dell'epoca (la casacca coi bottoni di vetro, i capelli a trecce, la scarsella di cuoio spagnolo erano caratteristiche di questi mestieranti); 2) di dare un ultimo tocco a descrivere la dabbenaggine del garzone Checco; 3) di annunciare, per contrasto, l'arrivo di Falstaff e soci dalla fallita rapina; 4) di impostare, con l'evocazione che il Principe fa di "Sperone ardente", la preparazione mentale di questi a porsi come futuro suo antagonista.
62 "Rivo!" (si legga "rivo") era il grido, di origine spagnola, che si scambiavano, a mo' di saluto, i bevitori nelle bevute collettive.
63 "... behold that compound": "compound" sta qui per "composizione", "quadro d'insieme": Falstaff che beve raffigurato dal Principe come uno dei Titani che si lecca un piatto di burro che fonde ai raggi del sole (verosimilmente una qualche oleografia dell'epoca). Altri intende "compound" per "mistura", "intruglio" riferito al vino che Falstaff sta bevendo.
64 "... then am I a shotten herring": "to be a shotten herring" espressione colloquiale per intendere "essere persona buona a nulla, ridotta uno straccio, priva d forza e di valore".
65 Il mestiere di tessitore era generalmente esercitato, al tempo, da profughi calvinisti olandesi, che usavano salmodiare in coro mentre lavoravano, e si diceva che cantassero con voce nasale, simile al suono della cornamusa (cfr. anche nel "Racconto d'inverno", IV, 3, 40: "...one Puritan... and he sings psalms to hornpipe").
66 Latino per: "Ecco il segno!" (di quello che dico).
67 L'elsa della spada dei cavalieri cristiani era fatta a forma di croce, sicch giurare sull'elsa della spada era giuramento fatto sulla Croce di Cristo.
68 "... their points being broken": bisticcio sul doppio senso di "points" che vale "punte" (in questo caso delle spade) e "punti" di cucito (quello che sostiene le braghe).
69 "In Kendall green": "Kendall green" si chiamava una tipica stoffa di cascame tessuta nelle filande della citt di Kendall, nel Westmoreland. Della stessa stoffa sono i vestiti dei briganti della banda di Robin Hood.
70 "... at the strappado": lo "strappado" era una forma di supplizio, di origine spagnola, consistente nell'appendere la vittima ad una corda, le mani legate sul dorso, e sottoporla a continui violenti strappi.
71 "... or all racks of the world": "rack" era lo strumento di tortura con il quale alla vittima, legata mani e piedi ad una ruota, si straziavano le carni facendo girare la ruota contro dei rulli dentati.
72 L'inglese ha qui un gioco di assonanze tra "reasons", "ragioni" e "raisins", "grappoli d'uva o di more di rovo".
73 Il peccato della costrizione. "La finisco subito" non nel testo.
74 Era antica credenza popolare che il leone avvertisse per istinto se la persona che avesse davanti era un principe, e non la assaliva.
75 Gioco di doppi sensi su "nobile". L'ostessa ha annunciato che alla porta c'un un nobile ("a nobleman"): Il Principe finge di fraintenderla prendendo "noble" per la moneta dello stesso nome (il "noble" era moneta di poco valore) e le dice: "aggiungici tu quel tanto che lo faccia diventare un "reale" (il "real" era altra moneta, di maggior valore), e mandalo via". un'altra pennellata al quadro di questo principe scavezzacollo, che della corte del padre non ne vuol sapere.
76 "... and swear it was the blood of true men": cio "sangue fatto perdere ad altri uomini". Non credo che Bardolfo intenda - come vogliono alcuni - "il sangue di noi, veri uomini".
77 Bardolfo ubriacone, il suo viso rubicondo e s'accende di rossore (ma non quello ch' effetto di vergogna) al primo bicchiere. Perci il suo professato "arrossire di vergogna" una bugia.
78 "... thou hadst fire and sword on thy side": si capisce che il "fuoco" quello che Bardolfo dice di aver avuto in viso per la vergogna, e che il Principe ironicamente gli rinfaccia.
79 "Hot livers and cold purses":"cold" ("freddo" per endiadi col precedente "hot", "caldo") sta qui nel senso di "meager", "magra", e anche "jejune", "digiuna".
80 Qui c' un infernale gioco di parole sottinteso, che non si capisce - ripetiamo - come il pubblico potesse cogliere dal fugace fraseggiare dell'attore. Il Principe gioca sull'omofonia di "choler", "collera" e di "collar", "collare" (cos si chiamava colloquialmente il capestro): ma non dice "collar", dice "halter", che "corda con cappio". Lo spettatore doveva mentalmente associare "halter" con "collar" e gustarsi il bisticcio con "choler". Si cercato di rendere alla meglio con l'assonanza "collera" - "collare", ma, ci rendiamo conto, senza molto effetto.
81 "Aldermanni" ("Aldermen") erano chiamati indifferentemente i consiglieri comunali e i governatori di distretto; questi, in segno di dignit alla pari dei nobili e le persone di rango, portavano l'anello al dito pollice.
82 Questa indicazione lascia intendere che il suo personaggio Falstaff Shakespeare l'abbia immaginato calvo. Non l'aveva mai detto prima.
83 "... in King Cambyses' vein": riferimento storico oscuro. Salvo che non si tratti di un'aggiunta posteriore al copione, non pare possa trattarsi - come suppongono alcuni - di un'allusione ad un personaggio con questo nome di un dramma dell'irlandese Thomas Preston, che, al tempo della datazione della prima parte dell'Enrico IV (1594) aveva solo 9 anni, essendo nato nel 1585.
84 "Shall the blessed son of heaven... ": ma lezione incerta; molti leggono "sun" in luogo di "son" e intendono "Dovr il consacrato sole del cielo", ma la discrepanza irrilevante: "figlio del cielo" sempre il sole, simbolo della regalit.
85 "That roasted Manningtree ox with the pudding in his belly": letteralm.: "Quel manzo di Manningtree col budino nel ventre"; Manningtree una cittadina nell'estuario della Stoor, nell'Essex, dove si allevavano bovini da macello.
86 Si capisce che Falstaff, da quello che dice dopo, teme che lo sceriffo venga ad arrestare gli autori della rapina notturna, e ha paura che il Principe l'abbandoni nelle sue mani. Perci gli si raccomanda, lisciandolo a modo suo.
87 Cio il "vigliacco". "I deny you major": il major nel sillogismo la premessa di carattere generale dalla quale si fa discendere, da un'affermazione - detta anche "premessa secondaria", per opposto alla prima detta "maggiore" - una certa conclusione. Es.: "Tutti gli uomini sono mortali" (premessa maggiore): "Pietro uomo" ("affermazione o "premessa secondaria"), "Pietro mortale" (conclusione). Cos il sillogismo che ha in mente Falstaff sarebbe (Craig): "I vigliacchi sono di natura senza l'istinto" (premessa maggiore); "Falstaff vigliacco di natura" (affermazione o premessa secondaria); "Falstaff un vigliacco senza istinto". Ma poco prima Falstaff aveva giustificato la sua fuga col nobile istinto che, come quello del leone, gli aveva impedito di assalire un principe. Ergo, negando la premessa (essere vigliacco), nega anche ch'egli manchi di nobile istinto.
88 "... if I become not a cart as well as another man... ": "... se io su una carretta (quella che mi porter cogli altri al patibolo) non apparir uguale agli altri (perch sono pi corpulento), accidenti al mio essere cresciuto cos". Falstaff si raffigura l'effetto che la sua corpulenza potr fare agli occhi della gente; ma si consolo subito, pensando che, dopo tutto, il capestro lo liveller agli altri, impiegando, a strangolarlo, un tempo non maggiore.
89 Enrico IV prima di diventare re era duca di Lancaster.
90 "... and hold me pace in deep experiments": "deep" ha qui valore di "cunning", "artfullness". Glendower, oltre ad aver fama di grande guerriero e di uomo assai dotto (era stato allievo delle grandi Inns of Court, i prestigiosi collegi londinesi riservati alla formazione dei giuristi), aveva anche quella di scienziato grandemente versato nelle arti magiche; ne aveva gi accennato, parlando di lui, Falstaff nella 4a scena del II atto, vv. 325-330:"... e quell'altro del Galles che, si dice, / ha bastonato il diavolo Amamone, / ha fatto becco perfino Lucifero, / e s' fatto giurare sudditanza / dal diavolo sull'elsa fatta a croce / d'una picca scozzese... "). Queste qualit magiche del personaggio non avranno parte e rilevanza nel dramma, ma il magico, il soprannaturale era sempre una leccornia per il pubblico inglese, e Shakespeare lo sa bene, se lo introduce in quasi tutti i suoi drammi, fino alla "Tempesta" che del soprannaturale shakespeariano pu dirsi il compendio conclusivo.
91 Il dialetto gallese era considerato duro e sgradevole dagli inglesi. Dire a uno: "Tu parli gallese" era come dirgli: "Dici cose incomprensibili". Su di esso Shakespeare giocher molto nell'Enrico V
92 Il Wye e la Severn sono i due maggiori fiumi del Galles che, scendendo da nord, si congiungono presso Cardiff prima di sfociare nel Canale di Bristol.
93 "Bootless", propriamente "senza stivali", ma l'espressione vale anche "senza profitto", "vanamente", e il doppio senso senza dubbio voluto.
94 L'Arcidiacono (archdeacon) il vicario del Lord Arcivescovo di York, anch'esso alleato dei Percy/Northumberland, dei Mortimer e dei gallesi nella rivolta contro Enrico IV. Si capisce che qui i tre stanno guardando la mappa spiegata da Glendower.
95 "He held me last night at least nine hours": non pu essere: "Ieri sera mi ha trattenuto almeno nove ore", come intendono molti; non ha senso.
96 "... as a tired horse": il cavallo troppo sazio tiene male il freno; qui "tired" ha valore di "sated", "satisfied", valore che assume solo al participio passato. Errano coloro che traducono "... come un cavallo stanco": Hotspur, dopo aver detto di Glendower quel che ha detto, non pu paragonarlo ad un "cavallo stanco": il senso l'opposto, come provano le similitudini successive.
97 Le Indie erano ancora, al tempo di Shakespeare, le Americhe. Mortimer parla per prima che siano state scoperte dai navigatori italo-spagnoli; ma Shakespeare non bada a certi anacronismi; i suoi spettatori sanno che l'Oceano Atlantico pieno di galeoni che riportano in Europa l'oro delle miniere del nuovo continente chiamato Indie, e la regina Elisabetta promuove a baronetto il pirata che li arrembava e le portava l'oro a casa.
98 Cio piangerei anch'io.
99 Il palcoscenico del teatro elisabettiano aveva sul pavimento, a mo' di tappeto, delle stuoie di giunco intrecciato.
100 la posizione che usavano assumere, col gradimento della rispettiva dama, i giovani signori durante rappresentazioni e concerti in ambiente privato; la stessa che assume Amleto con Ofelia nella 1a scena dell'atto III dell'Amleto, vv. 180 e segg.
101 "... that I may lay my head in thy lap": Hotspur fa ironicamente il verso a Glendower, che aveva detto poco prima al genero Mortimer che la figlia gli aveva detto, in gallese, di dire al marito di sedere e "adagiare mollemente il capo sul grembo di lei" ("... and rest your gentle head upon her lap"), ma vi aggiunge un punta di lubricit, sostituendo a "rest" "lay", che significa "giacersi" nel senso di "sedersi", ma anche in quello di "giacersi sessualmente", e dicendo a sua moglie che essa " perfetta nel mettersi gi": un'allusione che non avr mancato di far sorridere lo spettatore inglese.
102 La cagna di Hotspur si chiama "Lady".
103 "... sarcenet surety": "sarcenet" (o "sarsenet") un tessuto di seta assai leggero. "Certezza di taft" certezza labile e trasparente, e tale il giuramento che si fa su di essa.
104 Il testo ha: " as if you nevr walked further than Finsbury": "... come se non fossi mai andata a piedi al dil di Finsbury". Finsbury una localit del suburbio londinese di Islington. Dire a uno: "Non ti sei mai allontanato in vita tua da Finsbury" come dirgli che un ingenuo che non sa niente della vita.
105 Letterale dal testo: "Swear me... a good mouth-filling oath", alla latina ("Vivere vitam", "coenare coenam", ecc.).
106 Le guarnizioni di velluto erano una tipica foggia di ornamento dei vestiti delle mogli dei borghesi.
107 I sarti e i tessitori in genere usavano cantare lavorando.
108 Il figlio primogenito del re, principe di Galles, era membro di diritto del Consiglio della corona.
109 Riccardo II, che Enrico doveva deporre subito dopo.
110 Secondo le leggi cavalleresche medioevali, il cavaliere che vinceva il duello si attribuiva di diritto tutta la gloria militare del cavaliere vinto.
111 "... as an old applejohn" "applejohn" ( o "johnapple") si chiama un tipo di mela che, colta alla fine di giugno quand' la festa di San Giovanni ("St. John Day", donde il nome, si diceva avesse bisogno di due anni per maturare ed era matura quando aveva la scorza divenuta tutta raggrinzita.
112 "... I am a peppercorn": letteralm: "... sono un granello di pepe"; l'espressione, in senso figurato, equivale "very small, insignificant thing".
113 "... a brewer's horse", "un cavallo da birraio"; i cavalli attaccati ai carri che trasportavano la birra erano tradizionalmente di razza grossa e lenta.
114 "...dic'd nont above seven times a week": i dadi erano il gioco d'azzardo del popolino.
115 L'interruzione di Bardolfo non nel testo, che dopo "quarto" ha dei puntini di sospensione ("... wento to a bawdy-house not above once in a quarter... of an hour"); una geniale interpolazione di Cesare Vico Lodovici, l'unico vero uomo di teatro tra i traduttori italiani di Shakespeare, e sottile conoscitore dei segreti della recitazione. Da lui la prendo di peso, perch cos puntuale e calzante, ed efficace e spiritosa, che lo stesso Shakespeare si sarebbe compiaciuto di adottarla.
116 ... cio non sempre, vuole intendere Falstaff; ma gi tre o quattro volte son segno di virt.
117 V. sopra la nota (77).
118 Latino per: "Ricordati che devi morire".
119 Il testo ha "ignis fatuus" che corrisponde all'inglese "foolish fire" per il suo moto erratico: Falstaff vedeva la faccia di fuoco di Bardolfo muoversi nel buio della notte.
120 "... or a ball of wildfire": "wildfire" nome generico di ogni sostanza facilmente infiammabile e difficilmente estinguibile com'erano le palle infuocate lanciate dalle catapulte in guerra; ma anche il nome inglese della risipola e delle affezioni cutanee a carattere eruttivo. Qui usato nei due sensi.
121 "...there is no purchase in money": letteralm.: "... la moneta non serve pi a comprare".
122 "... so should I be sure to be heart-burning": "to be heart-burning " espressione idiomatica per "Bruciare dalla rabbia".
123 "How now, Dame Partlett the hen": la gallina Partlett ( o Partelote) un personaggio del "Roman de Renart", serie di racconti in versi dei secoli XII e XIII contenenti una satira della societ feudale francese. Partelote anche il nome di un personaggio della celebre novella di Chaucer "The Nun' Priest's Tale" dai "Racconti di Canterbury". Si ritrovava citata da Shakespeare anche nel "Racconto d'inverno", II, 3, 75:"... my dame Partlett here".
124 Traduce "No, I defy thee" del testo: "No, io ti sfido", che in italiano non ha senso.
125 Falstaff sa che il Principe stato chiamato a corte d'urgenza, ed ha intuito che stato perch il re si prepara alla guerra contro i rivoltosi.
126 Newsgate era una famosa prigione nella quale i carcerati erano fatti muovere in fila per due.
127 "There is no more faith in thee than in a stewed prune": "stewed prune", "prugna cotta a bagnomaria" era sinonimo di prostituta: i postriboli esponevano alle finestre, a mo' d'insegna, un piatto di prugne cotte. La "fede" di cui parla qui Quickly , naturalmente, la fede religiosa, il timor di Dio.
128 La "Pulzella Marianna" (" Maid Marian") era un personaggio della danza "moresca" ( "Morris Dance"); era citata come esempio di femmina lasciva. La moglie dei vice capitano della guardia invece cita come esempio di donna illibata e pudica, come dovevano essere le consorti dei pubblici ufficiali.
129 "... a thing to thank God on": letteralm: "... roba da ringraziarci sopra Iddio"; che in italiano, per non ha senso: Bene traduce, a senso, il Lodovici "... roba da farsi il segno della Croce", che gli prendo di peso.
130 "Nay, an I do, I pray God to girdle break": cio: "pregher Dio che mi sottragga ad una tale condizione di soggezione". L'espressione "to be under one's girdle" significa "trovarsi in soggezione o sotto il controllo di qualcuno". Falstaff la usa per intendere che se mai gli capitasse ("an I do") di dover aver paura del principe come l'ha di suo padre il re, si sentirebbe come costretto da una cintura e pregherebbe Dio che ne lo liberasse, spezzandola. Ma l'immagine della "cintura spezzata" evoca nel principe la cintura che regge la grossa epa di Falstaff, ed egli gioca sul doppio senso dicendo che a Falstaff, se riuscisse a spezzare la cintura, cadrebbero le budella gi fino ai ginocchi.
131 "... 'tis a double labour": cio prima la fatica di rubarlo e poi quella di restituirlo.
132 "... rob me the exchequer the first thing thou doest": lo scacchiere ("the Exchequer") si chiama ancor oggi in Inghilterra la tesoreria di Stato, cos chiamato perch in origine consisteva di una tavola coperta da un panno diviso in tanti quadrati, o scacchi, in ciascuno dei quali i contabili tenevano i conti delle rendite della corona.
133 Il testo ha semplicemente "When shall I find one that can steal well?". "Dove trover uno che sappia ben rubare",
ma Falstaff pensa al guadagno che gli potr procurare l'operazione di reclutamento e di approvvigionamento dell'esercito, come si vedr pi sotto.
134 "I am heinously unprovided": "sguarnito" di tasca, s'intende. Altri intende "sono male attrezzato" (Meo): altri "sono a terra col corredo" (Lodovici).
135 "O, I could wish this tavern were my drum": la battuta conclusiva dell'uomo che si vede gi, come soldato in guerra, privato della colazione che gli somministra la premurosa ostessa; e vorrebbe, con un ardito traslato, che il suo "tamburo" - la sua guerra - fosse solo la taverna.
136 Traduzione a senso del traslato contenuto nel testo: "Such attribution should the Douglas have / As not a soldier of the seasion's stamp / should go so general current through the world": "Tale tributo di lode dovrebbe il Douglas ricevere, quale nessun soldato coniato durante questa stagione dovrebbe aver corso nel mondo come moneta altrettanto buona".
137 "... that daff'd the world aside and bid it pass?": riferimento al motivo di una nota canzone bacchica il cui ritornello comincia con le parole "Let the world pass", "Lascia che il mondo vada". Qualcuno (Lodovici) ha tradotto, con efficace immagine: "... e gli hanno detto: "Gira a modo tuo"; solo che il principe e la sua compagnia non potevano ancora sapere che il mondo "girava".
138 Perch Douglas faccia questa affermazione di immunit, non spiegato. Il Dover-Wilson congettura che il personaggio abbia in mente una qualche predizione in tal senso. Pi logico pensare che Shakespeare abbia voluto introdurre, di volo, un vago tocco di stregoneria nel contesto.
139 "This bottle makes an angel": il solito quibble sulle monete ("nobile", "angelo", "testone", ecc.): l'"angelo" era una moneta d'oro del valore di circa mezza sterlina, cos chiamata perch recava nel verso l'immagine dell'arcangelo Michele che uccide il drago. Bardolfo dice "fa" ("makes") invece di "costa": Falstaff finge d'intendere il "fa" nel senso di "rende" o anche "equivale a".
140 "... contracted bachelors, such as had been asked twice on the banns...": "... celibi fidanzati, gi alle seconde pubblicazioni". "Banns" (usato solo al plurale) la pubblica notizia di matrimonio data in parrocchia e ripetuta due volte a distanza di l5 giorni per consentire l'obbiezione a chi conoscesse l'esistenza di impedimenti al matrimonio stesso.
141 Secondo la parabola evangelica, il figliol prodigo torna a casa dopo essere stato al servizio d'un porcaio, cibandosi dello stesso cibo dei maiali che pascolava.
142 Testo: "What a devil doest thou in Warwickshire?": "Che diavolo ci fai tu nella contea di Warwick?"
143 "... and whereupon you conjure... ": "conjure" "evocare con pratica diabolica"; l'italiano "congiurare" ha lo stesso significato (cfr: Dante, Inferno, IX, 23-25: "Congiurato da quella Eriton cruda / che richiamava l'ombre ai corpi sui / per trarne un spirto del cerchio di Giuda").
144 "... While his blood was poor": "His blood" sta qui per "la sua casata": Riccardo II aveva confiscato i beni del duca di Lancaster, padre di Enrico, privandolo anche del titolo di duca.
145 "... and now forsooth takes on him... ". "bont sua" il corrispondente italiano di "forsooth", forma avverbiale rafforzativa che vale "truly", "veramente", "davvero", ma usata sempre in senso ironico, cos come ironico tutto il ritratto che Hotspur fa di Enrico Bolingbroke, come sottolinea quel "la cara patria" che segue.
146 La vicenda rappresentata, come una delle trame-chiave, nel "Riccardo II".
147 Il testo ha semplicemente "his kinsman March", "il suo parente March"; in realt si tratta di Edmondo, quinto conte di March (la marca gallese), che Riccardo II aveva designato come suo erede e successore, la madre di lui essendo figlia ed erede del Duca di Clarenza, secondogenito di Edoardo III.
148 Testo: "Then with the losers let it sympatize, / For nothing can seem foul tho those that win": "Allora simpatizzi coi perdenti, perch nulla pu sembrare brutto a quelli che vincono".
149 "For you my staff of affice di I break": "staff" il bastone, la verga, di legno o avorio, portata dai dignitari come insegna della loro autorit e del loro ufficio. "Spezzare la mazza" voleva dire dimettersi, rinunciare volontariamente all'ufficio di cui quella era l'insegna. Anche nella "Tempesta" (V, 1, 54) Prospero, quando annuncia la sua rinuncia all'esercizio delle arti magiche, dice: "I'll break my staff".
150 Cio al padre: Enrico nasce infatti dal matrimonio di Giovanni di Gaunt, quarto figlio di Edoardo III, con Bianca di Lancaster, che porta appunto il suo ducato in dote. Il ducato, alla morte di Giovanni di Gaunt, era stato confiscato da re Riccardo II, e incamerato nei beni della corona. A questo titolo Enrico lo rivendica.
151 Il cuculo non fa nido; depone le uova nel nido di altri uccelli, in genere dei passeri, e le fa covare da questi.
152 "... and bestride me so": si capisce che nel dir cos Falstaff fa l'atto di divaricare le gambe: "To bestride" "tenersi alto a protezione".
153 "Well, 'tis no matter; honor pricks me on. Yea, but how if honr picks me off when I come on?: il testo inglese gioca sul diverso senso di "pick on " e "pick off". Falstaff ha detto prima: "Quando onore sprona ("picks on") (ad andare avanti)..." Poi ci ripensa: "Gi ma se poi l'onore mi cancella "(picks off") dalla lista dei vivi? "To pick off" proprio il verbo che indica "barrare", "cancellare un nome da una lista". Lo stesso gioco si ritrova nella seconda parte dell'"Enrico IV", III, 2, 110-111.
154 Monmouth, un paese ai confini tra Inghilterra e Galles, il luogo di nascita di Enrico, principe di Galles.
155 "Now Esperance!": "Esperance" era il motto araldico della famiglia Percy. Gridare il proprio motto era il grido di guerra dei nobili inglesi.
156 "Heaven to earth": formula di scommessa equivalente a "Scommetto il cielo contro la terra".
157 L'episodio storico: "Enrico IV, o fosse per dare lo scambio al nemico, o per dare l'impressione di essere dappertutto, aveva fatto a parecchi suoi ufficiali indossare un'armatura somigliante alla sua, onore che alla maggior parte di quelli fu funesto". (L. Galibert & C. Pell, Storia d'Inghilterra, I, pag. 383, Antonelli edit., Venezia, 1845)
158 "Here's non scoring but upon the pate": nelle taverne si usava segnare ("to score") con una tacca su di una stecca di legno il numero dei bicchieri consumati dai clienti; sul cui pagamento Falstaff, come abbiamo visto, era uso a "farla franca" ("shot-free") con l'ostessa Quickly.
159 A quale personaggio alluda qui Falstaff non si sa. Il Gran Turco era il Sultano, e i turchi erano noti per la loro ferocia in battaglia. Il Dover-Wilson riferisce che nel 1579 giravano in Inghilterra pubblicazioni a stampa col titolo: "I tre tiranni del mondo", ed erano Nerone, il Gran Sultano di Turchia e Papa Gregorio VII, nemico dichiarato di Elisabetta regina.
160 "There is that will sack a city": gioco di parole sul doppio significato di "sack". Falstaff sa che nel fodero della sua pistola non c' la pistola, ma una bottiglia di vin secco di Spagna, che si dice "sack", sostantivo; ma "to sack" verbo "saccheggiare", "mettere a sacco": In Italiano la battuta non ha senso; si cercato di dargliene uno usando "sacco" invece di fondina ("case").
161 Alcuni testi hanno qui la didascalia "Exit with Blunt's body", "Esce caricandosi il cadavere di Blunt"; ma assai improbabile che Falstaff, col peso che ha detto di avere dentro, si sia concesso quest'atto di carit pietosa. Lo far dopo con il corpo di Hotspur ucciso dal Principe Enrico, ma per ben altro scopo e ragione.
162 Per la metrica, si legga Wstmoreland: la parola in inglese quadrisdrucciola.
163 "Hold up thy head, vile Scot, or thou are like never to hold it up again": perch il Principe dica questo, non si capisce bene. Forse Douglas s' chinato sul re, caduto a terra, e non ha visto entrare il Principe.
164 La concezione pre-copernicana dell'universo postulava che le stelle fossero tutte fisse su una sfera di cristallo, la cui rotazione determinasse il loro moto nel firmamento.
165 Poich secondo le leggi della cavalleria medioevale (v. sopra la nota 110) il cavaliere che vinceva in duello aveva il diritto di appropriarsi di tutti i titoli di gloria militare del cavaliere sconfitto, Hotspur, che sicuro di averla vinta sul Principe di Galles, vorrebbe - dice - che questi avesse un nome pi glorioso nell'armi per suo maggior merito e gloria nel vincerlo. La stessa cosa intende il Principe nella sua risposta: anch'egli pensa, a sua volta, di far pi grande il suo nome di soldato appropriandosi delle glorie di Hotspur vinto. E cos sar.
166 "But let my favours hide thy mingled face": le didascalie di diversi curatori indicano a questo punto che Enrico fa l'atto di ricoprire il volto di Hotspur quale con una sciarpa, quale con una piuma del suo elmo, quale con altro oggetto, interpretando cos ciascuno a suo modo quel "my favours", che lo stesso Shakespeare sembra aver lasciato all'arbitrio del regista. "Favour" nel suo significato letterale termine generale per indicare ogni oggetto donato in segno di favore, di amicizia, di buona volont: un nastro, un guanto, una coccarda, una sciarpa, ecc. Si perci tradotto nel senso generale di "ornamenti" (cfr. anche in "Pene d'amore perdute" V, 2, 130: "This favour shalt thou wear", riferito al dono fatto dal re Ferdinando alla principessa di Francia.
167 "Embowell'd will I see thee by and by": il Principe prosegue nel traslato del cervo cacciato e ucciso: nelle partite di caccia, all'animale abbattuto si estraevano subito le interiora, per evitare che si corrompessero.
William Shakespeare
Enrico IV1
Seconda Parte
Traduzione e note di Goffredo Raponi
Edoardo III2
Edoardo3
Giovanni di Gaunt4
Riccardo II5
Enrico V6
Note preliminari
1) Il testo inglese adottato per la traduzione quello curato del prof. Peter Alexander (William Shakespeare - "The complete Works", Collins., London & Glasgow, 1951, pagg. XXXII - 1370), con qualche variante suggerita da altri testi, in particolare quello della pi moderna edizione dell'"Oxford Shakespeare", curata da G. Taylor e G. Wells per la University Press, New York, 1988.
2) Alcune didascalie e indicazioni sceniche ("stage instructions") sono state aggiunte dal traduttore per la migliore comprensione dell'azione scenica alla lettura, cui la presente versione essenzialmente concepita ed intesa. Si lasciato comunque invariato, rispettivamente all'inizio e al termine di ciascuna scena, o alla entrata ed uscita dei personaggi nel corso della stessa scena, il rituale "Exit/Exeunt", avvertendo peraltro che non sempre queste dizioni indicano movimenti di entrata ed uscita, potendosi dare che i personaggi cui esse si riferiscono o si trovino gi in scena all'inizio di questa, o vi rimangano al suo termine.
3) Il metro l'endecasillabo sciolto, alternato da settenari.
4) La divisione in atti e scene, com' noto, non si trova nell'in-folio del 1623; essa stata elaborata, spesso anche con l'elenco dei personaggi, da vari curatori nel tempo, a cominciare da Nicholas Rowe (1700), con varianti talvolta sostanziose. Qui li si riproduce quali figurano nella citata edizione dell'Alexander.
5) I nomi dei personaggi sono dati nella forma italiana, se ne esiste una, tranne quando sono preceduti dal titolo inglese (es. Sir John Falstaff, Lord Hastings).
In questo dramma - come del resto sempre altrove - Shakespeare inventa, per i personaggi minori, nomi che sono altrettanti aggettivi o appellativi "coloriti", spesso intesi a sottolineare un qualche tratto caratteristico della persona. Cos i nomi dei due giudici di pace Shallow e Silent sfruttano rispettivamente un aggettivo, "shallow", che vuol dire "vuoto di cervello", "imbecille" ("shallow brained") e un sostantivo, "silence", che vale "assenza di voce", quindi anch'esso "vacuity". una critica, in chiave umoristica, alla qualit dei rappresentanti della giustizia dell'epoca.
I nomi dei soldati arruolati da Falstaff sono anch'essi riferiti a qualit fisiche: MOULDY vuol dire "coperto di muffa" quindi "sporco e andato a male" ("dirty and decayed") e il nome di "Muffa" servir a Shakespeare per ricamarci sopra uno dei suoi "quibbles"; SHADOW "ombra", "oscurit" ma anche "piccolezza" ("smallness in degree"); Wart ogni piccola escrescenza della pelle, quindi "foruncolo", "bubbolo"; Feeble "fibula", "cannuccia", e "feeble-minded" "tonto"; Bullcalf "sempliciotto".
Cos i nomi dei due gendarmi: Fang voce che contiene l'idea di "acchiappare con autorit", "l'azione di imporre la propria volont a quella di un altro"; SNARE "pericolo incombente", "trappola". Infine la prostituta Doll Tearsheat , letteralmente, "bambola straccialenzuola", nome anche troppo suggestivo per una tale femmina.
Si cercato di tradurre tutti questi nomi come possibile nei loro corrispondenti italiani che avessero lo stesso sapore di comicit; s' lasciato tuttavia in inglese il nome della ostessa Mrs. Quickly, la cui resa in "Madama Fapresto" (come altri ha inteso tradurre) sembrata, oltre che impropria come traduzione, del tutto estranea al carattere e al comportamento del personaggio.
6) La seconda parte dell'"Enrico IV" storicamente il seguito della prima; ma la sua fattura non segue immediatamente la prima nel tempo; tra le due Shakespeare, per compiacere a un desiderio della regina Elisabetta, cui era tanto piaciuta la comicit del personaggio di Sir John Falstaff s da ordinare all'Autore di rimetterlo in scena in veste di galante innamorato, mette mano a comporre "Le Allegre comari di Windsor", la commedia, appunto, del Falstaff galante e scornacchiato. Pare la terminasse in soli 14 giorni.
Anche nella seconda parte Shakespeare s'ispira, nella narrazione dei fatti, alle "Cronache" dell'Holinshead, ai "Quattro libri delle guerre civili" di Samuel Daniel ed altre fonti, ma vi aggiunge di suo una cospicua parte di materiale non-storico; com' gi in apertura del dramma il falso annuncio della vittoria dei ribelli contro il re a Shrewsbury; dove invece hanno prevalso le forze regie e dove il principe Enrico s' tanto distinto per valore (ha ucciso, tra l'altro, in duello, Harry Percy "Sperone ardente" (o "Caldosprone" come a noi piace meglio rendere "Hotspur") da far dire al re, suo padre, che ha riscattato cos tutti i suoi colpevoli trascorsi.
Il giovane principe, tuttavia, in apertura del dramma, sembra tornato alla sua vita scapigliata e alla solita mala compagnia di gente trista; e sar questo nuovo motivo di amarezza per suo padre, gi premuto e angustiato da una nuova rivolta di nobili, capeggiata dal padre del caduto "Sperone ardente", il vecchio conte di Northumberland, l'Arcivescovo di York, e i Lords Hastings e Mowbray.
Il rapporto padre-figlio, su cui ruota la vicenda "personale" del dramma, ha la sua scena-madre nel momento in cui il giovane Enrico al capezzale del re, uomo ormai malato, esacerbato dal rimorso, lo crede morto, gli sottrae la corona e se la porta via per provarsela sul capo; ma il re si sveglia e dopo aver a lungo rimproverato il figlio, ne accetta le sincere dichiarazioni di amore e di lealt filiale, e, come parlando al suo successore, gli d una serie di consigli; gli ricorda le vie traverse per le quali egli stesso ha ottenuto la corona e gli suggerisce la politica da seguire per regnare: e cio portare la guerra all'esterno, per proteggersi dall'insorgere di guerre civili all'interno. l'annuncio delle vittoriose campagne di Francia del futuro Enrico V.
Personaggi
* La Chiacchiera (in funzione di presentatore)
* Re Enrico IV
* Figli di Enrico IV
* Enrico
principe di Galles, poi Enrico V
* Giovanni di Lancaster
* Humphrey di Gloucester
* Tomaso di Clarenza
* Avversari del re
* Il Conte di Northumberland
* Lord Scroop
arcivescovo di York
* Lord Mowbray
* Lord Hastings
* Lord Bardolph
* Sir John Colevile
* Del partito del re
* Il Conte di Warwick
* Il Conte di Westmoreland
* Il Conte di Surrey
* Il Conte di Kent Gower
* Harcourt
* Blunt
* Il Lord
giudice supremo
* Un suo servitore
* Scapigliati bislacchi
* Sir John Falstaff
* Eduardo Poins
* Bardolfo
* Pistola
* Peto
* Giudici di pace
* Roberto Zucca
* Silente
* Sbirri alle dipendenze dello Sceriffo
* Lenza
sergente
* Panza
gendarme
* Reclute
* Muffa
* Ombra
* Bubbolo
* Cannuccia
* Torello
* Servitori di Northumberland
* Traversa
* Morton
* Davy
servitore di Zucca
* Il Paggio di Sir John Falstaff
* Cesco
garzone d'osteria
* Lady Northumberland
moglie di Lord Northumberland
* Lady Percy
vedova di Harry Percy detto "Hotspur"("Sperone ardente")
* L'Ostessa Quickly
della taverna "Alla testa di cinghiale" a Eastcheap
* Pupa Strappalenzuola
prostituta
* Un ballerino in funzione di Epilogo
* Nobili, persone del seguito, un portiere, uscieri, valletti, servitori
Scena: in Inghilterra
Prologo
Davanti al castello dei conti di Northumberland a Warkworth
Entra, in funzione di presentatore, la Chiacchiera in una veste fatta di tutte lingue dipinte a vari colori
Chiacchiera -
Signori, a me l'orecchio!
E chi di voi vorr sbarrar l'udito
a ci che reca il vento della Chiacchiera?
Io, dall'oriente al declinante occaso,
faccio del vento il mio caval di posta
per far palesi al mondo i fatti altrui
come spuntano sul terrestre globo.
Sulle mie lingue corre la calunnia
ch'io vo disseminando di continuo
nei pi svariati idiomi della terra
inzeppando le orecchie della gente
di false dicerie: parlo di pace,
mentre la subdola inimicizia
sotto il sorriso della sicurezza
prepara i colpi che infierisce al mondo.
Chi, se non io, la Chiacchiera,
costringe a star perennemente all'erta
spaurite truppe e approntate difese
col sussurrare intorno che l'annata,
anche se pregna di tutt'altri mali,
sul punto di partorire un figlio
al tiranno crudele della guerra,
e invece tutto falso?
La Chiacchiera una specie di zampogna
nelle cui canne soffiano sospetti
e congetture della Gelosia7,
e per suonarla cos piano e semplice
chiuderne e aprirne i fori con le dita,
che pure l'incostante moltitudine,
sempre discorde, la sa modulare.
Ma che bisogno ho io
d'andar dissezionando in mezzo a voi,
gente di casa, il mio ben noto corpo?
Voglio dire: che ci fa qui la Chiacchiera?
Io reco in avanguardia la notizia
della grande vittoria di Re Enrico
che ha battuto, in un sanguinoso scontro,
Sperone Ardente8 e le sue truppe a Shrewsbury,
soffocando nel sangue
la vampa dell'ardita ribellione.
Ma che idea m' saltata per la testa
di spifferarvi subito, cos,
i fatti nella loro verit?
Mio compito sar, tutto al contrario,
di spargere che stato Enrico Monmouth9
a cader sotto l'ira della spada
del valoroso Hotspur; e che il re
dov chinare il capo consacrato,
a terra, gi, fino a toccar la tomba,
sotto i colpi del furibondo Douglas.
Queste son le notizie
ch'io sono andata bucinando in giro
per i villaggi e i borghi
tra Shrewsbury, dov' accampato il re,
e questo diroccato fortilizio
di pietra verminosa e fatiscente
nel quale il padre di Sperone Ardente,
il vecchio Percy, conte di Northumberland,
giace a letto fingendosi malato.
Arrivan trafelati i messaggeri,
ma nessuno di loro reca nuove
attinte ad altre fonti che da me.
E dalle mille lingue della Chiacchiera
portano attorno dolci falsi balsami,
peggiori delle amare verit.
(Esce)
atto PRIMO
scena I -La stessa del prologo
Entra Lord Bardolph
Bardolph -
Ol, chi sta di guardia qui alla porta?
(Bussa alla porta del castello)
Dalla porta esce il portiere
Dov' il Conte?
Portiere -
Chi debbo dire, prego?
Bardolph -
Digli che qui Lord Bardolph che l'aspetta.
Portiere -
Sua signoria fa due passi in giardino.
Vostro onore non ha che da bussare
a quella porta; v'aprir lui stesso.
La porta del giardino si apre e ne esce il vecchio
Conte di Northumberland; ha in capo
una berretta e s'appoggia ad una cruccia
Bardolph -
Il Conte qui.
Northumberland -
Che notizie, Lord Bardolph?
Di questi tempi ogni istante che passa
pu partorir qualche brutta sorpresa.
Sono tempi feroci, e la discordia,
come un cavallo sazio di buon pascolo,
s' scatenata, ha spezzato le redini
e travolge ogni cosa avanti a s.
Bardolph -
Porto da Shrewsbury notizie certe,
nobile Conte.
Northumberland -
E buone, se Dio vuole?
Bardolph -
Le migliori che cuor possa augurarsi.
Eccole: il re quasi ferito a morte;
suo figlio Harry, principe di Galles,
per buona sorte del vostro figliolo
e mio signore, addirittura ucciso;
uccisi per la mano di Lord Douglas10
entrambi i Blunt; il principe Giovanni
in fuga con Westmoreland e Stafford;
e quel grosso maiale di Sir John
che fa brigata con Enrico Monmouth,
prigioniero di vostro figlio Percy.
Una giornata combattuta e chiusa
cos splendidamente come questa
non era certamente pi venuta
ad onorare il corso della storia
dai trionfi del grande Giulio Cesare.
Northumberland -
Ma tutto questo come lo sapete?
Eravate sul campo di battaglia?
E venite da Shrewsbury?
Bardolph -
Non proprio;
ma ho parlato con uno; mio signore,
che proprio ne veniva: un gentiluomo
di buona nascita e reputazione
che, non richiesto, m'ha voluto dare
come sicure queste informazioni.
Entra Traversa
Northumberland -
Ma ecco qui Traversa, il mio famiglio
che spedii l lo scorso marted
ad orecchiare che notizie c'erano.
Bardolph -
L'ho superato per via cavalcando,
mio signore; non pu esser fornito
di notizie pi certe
di quelle avute da me.
Northumberland -
Beh, Traversa,
quali buone notizie t'accompagnano?
Traversa -
Mio signore, Sir Bardolph,
per la strada, mentre tornavo a casa,
m'aveva dato, invero, superandomi
con la migliore sua cavalcatura,
felici nuove. Ma dopo di lui
mi raggiunse, correndo a tutto sprone,
un gentiluomo, che mi s'affianc
per ridare respiro al suo cavallo
che aveva i fianchi tutti insanguinati.
Mi chiese quale via menasse a Chester,
ed io gli chiesi a mia volta notizie
da Shrewsbury, se mai ne avesse avute;
egli allora mi disse che la sorte
era stata maligna coi ribelli,
e che lo sprone del giovane Percy
era freddo per sempre; e l, di colpo,
diede di briglia all'abil suo destriero
e conficc, tutto curvo in avanti,
gli sproni che ne armavano i calcagni
negli ansimanti fianchi della bestia,
ficcandoglieli fino alle rotelle
s che sembr partirsene di volo
quasi volesse divorar la strada,
senza attender da me altre domande.
Northumberland -
Eh?... Ripeti, ripeti... Che ti disse?
Che lo sperone del giovane Percy
era ridotto freddo?
"Sperone freddo" di "Sperone Ardente"?
E che la ribellione
aveva ricevuto sorte ingrata?
Bardolph -
No, so io com' andata, monsignore.
Se vostro figlio e mio giovin signore
non ha vinto, vi giuro sul mio onore,
che dar via la mia baronia
per un laccetto di seta. Macch!
Manco a parlarne, siatene pur certo!
Northumberland -
Perch allora quel tale gentiluomo
che s' affiancato a Traversa per via
gli avrebbe dato s precisi dati
sulla rotta dei nostri?
Bardolph -
Chi, quel tale?
Quello era qualche ozioso lestofante
che stava in groppa a un cavallo rubato
e che, parola mia, contava bubbole!
Ma guardate, ecco giungere altre nuove.
Entra Morton
Northumberland -
S, ma il cupo cipiglio di quest'uomo
gi l'annuncio, quasi un frontespizio,
del contenuto d'un tragico libro.
Il suo volto ha l'aspetto d'una spiaggia
sopra la quale gli imperiosi flutti
hanno lasciato la testimonianza
della loro violenta occupazione.
Morton, su, parla. Ne vieni da Shrewsbury?
Morton -
Da Shrewsbury, mio nobile signore,
fuggito via da un luogo
ove la morte s' coperto il volto
con la pi orribile delle sue maschere
per seminare il terrore fra i nostri.
Northumberland -
Che n' di mio fratello? Di mio figlio?
Tu tremi, e il pallore del tuo viso
mi dice meglio assai che la tua lingua
il tuo messaggio. Un altro come te
disanimato, attonito, disfatto,
il volto cereo di mortal pallore,
fu quello che, nel cuore della notte,
and ad alzar la cortina di Priamo
per dirgli che met della sua Troia
era in fiamme; ma prima ch'ei parlasse
quello aveva "sentito" gi l'incendio
com'io ora la morte del mio Percy
prima che tu me ne dia la notizia.
So gi come vorresti presentarmela:
"Vostro figlio oper cos e cos...
"vostro fratello si batt cos
"col grande Douglas", eccetera, eccetera...
a riempire l'avido mio orecchio
con i loro prodigi di valore,
fino a che, a turarmelo del tutto,
un tuo sospiro spazzer ogni lode
concludendo cos: "Fratello e figlio
e tutti gli altri sono morti. Tutti".
Morton -
Douglas vive, e cos vostro fratello;
ma quanto al mio signore vostro figlio...
Northumberland -
morto! Vedi come il presentire
ha lingua pronta. Colui che paventa
una cosa che non vorrebbe apprendere
capisce gi, solo dall'altrui sguardo,
per istinto, che quel che paventava
successo... Ma parla, Morton, parla!
Non farti scrupolo di dire a un conte
che il suo presentimento era bugiardo.
Lo prender come un cortese sgarbo;
anzi, quest'atto tuo d'irriverenza
ti far ricco.
Morton -
Siete troppo grande
perch io vi contraddica; il vostro spirito
troppo veritiero e troppo certi
i vostri pavidi presentimenti.
Northumberland -
E tuttavia non m'hai ancora detto
che Percy morto. Ti leggo negli occhi
per, che annuisci stranamente.
Scuoti il capo e paventi essere in colpa
nel dir la verit.
Se stato ucciso dillo; non m'offende
la lingua che m'annunci la sua morte;
pecca chi falsamente annuncia il morto
non gi chi dice il morto non pi vivo;
anche se vero ch' ben duro compito
quello di chi riporta ingrate nuove:
la sua lingua somiglia a una campana
che annuncia col suo lugubre rintocco
l'ultima dipartita d'un amico.
Bardolph -
Che vostro figlio sia morto, signore,
davvero non riesco a indurmi a crederlo.
Morton -
(A Northumberland)
Mi duole esser costretto a persuadervi
di cosa che avrei ben richiesto al cielo
di non aver mai visto; ma l'ho visto
con questi che, tutto sanguinante,
rispondeva, con deboli stoccate,
sfibrato ed ansimante ad Harry Monmouth,
la cui fulminea collera abbatt
il vostro indomito Percy al terreno
da quale non doveva pi rialzarsi.
In breve, non appena si diffuse
pel campo la notizia della morte
di quel prode il cui spirito guerriero
infiammava il pi stupido bifolco,
si spense fuoco e ardore in tutti gli animi
anche dei pi coraggiosi suoi uomini;
perch tutti traevan la lor tempra
dal suo metallo quelli di sua parte;
talch caduto lui, per tutti gli altri
fu tutto un ricadere su se stessi,
come pezzi di grave e inerte piombo.
E come tutto ci ch' in s pesante
quando riceve una potente spinta
vola a grandissima velocit,
cos i nostri uomini, resi pesanti
dall'improvvisa perdita di Percy
presero tale levit di peso
dalla paura, che non pi veloci
volan le frecce verso il lor bersaglio
di quelli, che dal campo di battaglia
fuggiron tutti in cerca d'uno scampo.
E fu a quel punto che il nobile Worcester
d'improvviso fu fatto prigioniero;
e quell'indemoniato di scozzese,
il sanguinario Douglas,
la cui abile spada aveva ucciso
tre contraffatte immagini del re11,
cominci a vacillare di coraggio12
e, incurante d'offrire col suo esempio
un alibi alla vergognosa fuga
di tutti gli altri, volse allora anch'egli
al nemico le spalle e, nella fuga,
inciampava e veniva catturato.
La conclusione di tutto che il re
ha vinto, mio signore,
ed ha spedito qui contro di voi,
le sue truppe pi celeri al comando
del principe di Lancaster e di Westmoreland
E questo tutto che dovevo dirvi.
Northumberland -
Per piangere su questo
avr tempo. C' sempre nel veleno
un antidoto al male provocato:
notizie come queste,
che m'avrebbero, fossi stato bene,
reso infermo, m'han quasi risanato,
essendo infermo. E come ad un infermo
cui la febbre ridusse le giunture
come tante cerniere scardinate
sotto il fardello d'una vita grama,
sfugge, col guizzo quasi d'una vampa,
dalle braccia di quelli che l'assistono,
cos a me queste membra,
sfibrate dal dolore, dal dolore
sentono triplicato il lor vigore.
(Gettando via la cruccia)
Via, perci, fiacca, neghittosa cruccia!
Un guanto a nocche e scaglie in duro acciaio
ricopra d'ora innanzi questa mano!
(Gettando via la berretta)
E via anche tu, berretta da malato,
troppo futil difesa a questa testa
che principi esaltati di conquiste13
voglion fare bersaglio dei lor colpi!
Di ferro mi si cinga ora la fronte
e contro me s'avanzi minacciosa
l'ora che i tempi e il livido rancore
oseranno recare per reprimere
la furibonda rabbia di Northumberland!
Ora che il cielo baci pur la terra!
Ora pi non trattenga la natura
nei suoi confini il tempestoso oceano!
Sprofondi l'ordine del mondo, e il mondo
cessi d'essere solo il palcoscenico
su cui da un atto all'altro
si nutre pigramente la discordia;
e in ogni petto imperi solamente
il primigenio spirito di Caino,
s che quando ogni cuore sia aizzato
a sanguinose azioni, si concluda
l'umano dramma, e discenda la tenebra
a seppellire i morti.
Bardolph -
Questi accessi di rabbia fanno male
alla vostra salute, mio signore.
Morton -
Che la vostra saggezza, dolce duca,
non divorzi dal senso dell'onore;
le vite di noi tutti,
vostri affezionatissimi seguaci,
sono legate alla vostra salute,
e questa non potr che peggiorare
se vi lasciate andare in questo modo
al turbine della disperazione.
Avevate di certo messo in conto
l'evento della guerra ed i suoi rischi
prima di dire: "Avanti, andiamo avanti!".
Ben era in voi tenuto in conto, credo,
che, trascorrendo in mezzo a tanti colpi,
vostro figlio potesse pur soccombere;
che avrebbe camminato sul pericolo
come sul ciglio d'un profondo abisso
nel quale era pi facile cadere
che riuscire a superarne il varco;
sapevate altres che la sua carne
era soggetta ai guasti e alle ferite
e che l'ardimentosa sua natura
l'avrebbe certamente fatto accorrere
dove la mischia fosse pi rischiosa.
E tuttavia non esitaste un attimo
a dirgli: "Avanti, va!",
perch nessuno di questi pericoli,
seppure fortemente paventati,
pot frenarvi da un'iniziativa
cos tenacemente perseguita.
Che successo, d'altronde,
o che cosa seguito a questa impresa
pi di quanto non fosse gi previsto?
Bardolph -
Noi tutti, che pur siamo coinvolti
in questa perdita, eravam ben consci
d'avventurarci in acque s rischiose
e dove l'alea di salvar la vita
non era pi di uno contro dieci.
E tuttavia ci mettemmo all'azzardo
perch la prospettiva del vantaggio
d'un suo successo superava in noi
di gran lunga la tema del pericolo;
ed anche ora, travolti come siamo,
ci resta l'animo di ritornare
a tentare la sorte... Avanti, su,
mettiamo in gioco tutto, vita e beni!
Morton -
Ed gran tempo! M' giunta anche voce,
nobilissimo duca, e son sicuro,
mio signore, di riferirvi il vero,
che il nobile arcivescovo di York
gi in campo con truppe bene armate.
Egli tal uomo da legare a s
i suoi seguaci a duplice cauzione.
Vostro figlio, mio nobile signore,
d'altro non disponeva, per combattere,
che di corpi senz'anima,
ombre che avevan sol parvenza d'uomini,
ch la stessa parola "ribellione"
staccava loro l'anima dal corpo
s da farli sentire tratti a forza
ad uno scontro ad essi ripugnante
come bere un intruglio nauseabondo;
talch sembrava che da parte nostra
combattessero solo le armature,
mentre quella parola: "ribellione"
ne aveva raggelato mente e anima
come altrettanti pesci in uno stagno.
L'Arcivescovo invece ha fatto adesso
della rivolta un moto religioso.
Creduto uomo generoso e pio
da tutti, nei pensieri e nei propositi,
seguito da tutti anima e corpo;
e guadagna seguaci alla sua parte
col sangue dell'onesto re Riccardo
raschiato via dalle pietre di Pomfret14.
Fa derivar dal cielo la sua causa
e le ragioni della sua rivolta
dicendo loro d'ergersi a difesa
d'un paese che sanguina e boccheggia
sotto la tirannia del grande Bolingbroke;
e si trascina dietro grandi e piccoli.
Northumberland -
Di tutto questo avevo gi saputo,
ma in verit l'ambascia di quest'ora
l'avea tirata fuor dalla mia mente.
Venite, raduniamoci a consiglio
e suggerisca ciascuno di voi
la maniera migliore e pi spedita
per ottenere salvezza e vendetta.
Si mandino messaggi e messaggeri
a procurarci subito alleati,
mai cos pochi e mai pi necessari.
(Escono entrando nel castello)
scena II -Londra, una strada
Entrano Sir John Falstaff e il suo Paggio, un nano che gli cammina dietro portandogli spada e scudo
Falstaff -
Dunque, gigante, che dice il dottore
della mia urina?
Paggio -
Ha detto, signoria,
ch'era di per se stessa buona e sana
ma che il soggetto al quale essa appartiene
potrebbe avere addosso pi malanni
che non ne sappia la sua scienza medica.
Falstaff -
Uomini d'ogni tacca e professione
si fanno belli a prendermi a dileggio.
Il cervello di quell'immondo impasto
di creta e balordaggine che l'uomo
non sa inventare nulla per far ridere
che non sia stato inventato da me
o su di me; perch io sono arguto
non soltanto per esserlo in me stesso,
ma perch suscito arguzia negli altri.
Ecco, vedi, io ti cammino avanti
come una scrofa che abbia soffocato
tutti i suoi porcellini, eccetto uno.
Se il principe non t'ha assegnato a me
per far spiccare agli occhi della gente
la mole del mio corpo appetto al tuo,
io son uno senza cervello in testa.
Mandragola che sei!
Altro che fatto per venirmi dietro!
Tu sei pi adatto a fare da ornamento
al mio berretto, figlio di puttana!
Fino ad oggi non m'era mai successo
d'avere come scorta e servitore
una tal figuretta da cammeo
di quelle che s'intagliano nell'agata;
ma io non t'incastoner, vedrai,
n in oro, n in argento;
ti rispedir indietro al tuo padrone
in vil paludamento;
che ti si metta lui per ornamento,
lo sbarbatello, cui non spunta ancora
un sol pelo sul mento. Far prima
a venire fuori una grossa peluria
sulla mia palma, che un solo peletto
sulla sua guancia; e nonostante ci,
non esita un istante a proclamare
che la sua la faccia d'un reale15!
Gliela finisca Dio quando vorr;
per ora non ha un pelo che l'ingombri.
E se davvero di conio regale,
se la conservi pur cos per s,
ch di certo nessun barbitonsore
ci caverebbe, a raderla, sei soldi16;
e intanto lui va facendo il galletto
quasi fosse gi stato un uomo fatto17
fin dal tempo che il padre era uno scapolo.
Per me, si tenga pure la sua grazia18,
ma la mia l'ha perduta quasi tutta.
Di ci pu essere pi che sicuro.
E che t'ha detto Mastro Calabrone19
circa quel raso per la mia mantella
e le mie braghe, che t'ha detto, eh?
Paggio -
Ha detto che dovreste procurargli,
monsignore, una garanzia migliore
di quella con l'avallo di Bardolfo.
Non disposto ad accettare impegni
n dalla parte sua n dalla vostra;
la vostra sicurt non gli sta bene.
Falstaff -
Che sia dannato, come l'Epulone20!
E Dio voglia che a questo Achitofello21
bruci la lingua, pi di quello vero!
Gran figlio di puttana, ciarlatano,
tutto salamelecchi e "signors"!...
Menare per il naso un gentiluomo
ed impuntarsi sulla garanzia!
Questi bastardi di zucche pelate
che portano calzari alti una spanna
con grossi mazzi di chiavi alla cintola22!
E se un brav'uomo si rivolge a loro
per un modesto credito d'acquisto,
ecco che vogliono la sicurt!
Ma io mi faccio riempire il becco
magari col veleno per i topi
piuttosto che lasciarmelo tappare
con questa maledetta sicurt!
Quant' vero che sono un cavaliere,
mi sarei aspettato da costui
ventidue yarde d'un ottimo raso,
e lui mi manda a dire "sicurt"!
Bene, ci dorma pure, in sicurt!
Perch la cornucopia23 ce l'ha in casa,
da cui la leggerezza della moglie
traspare con chiarezza cristallina...
ma lui non capace di vederla
anche s' il becco della sua lucerna
a fargli luce... Ma dov' Bardolfo?
Paggio -
andato a Smithfield24, vostra signoria,
ad acquistare un cavallo per voi.
Falstaff -
Cos io ho comprato lui a San Paolo25,
e lui mi compera un cavallo a Smithfield.
Non mi manca che prendermi una moglie
in un bordello, e sar ben servito
ben montato e benissimo ammogliato26.
Entra il Lord giudice supremo con un servo
Paggio -
Signore, sta arrivando il nobiluomo
che fece mettere in prigione il Principe
perch questi l'aveva schiaffeggiato
a causa di Bardolfo.
Falstaff -
(Svignandosela)
Andiamo; seguimi,
non ho nessuna voglia d'incontrarlo.
(Infila un vicolo seguito dal paggio)
Giudice -
(Al servo)
Chi quello che svicola di l?
Servo -
Sir John Falstaff, Vostra signoria.
Giudice -
Quello che fu citato per rapina?
Servo -
Appunto, monsignore; ma da allora
ha combattuto egregiamente a Shrewsbury,
ed al momento, a quanto sento dire,
sta per partire per una missione
al servizio del Principe di Lancaster.
Giudice -
Che! A York?... Richiamamelo indietro.
Servo -
(Chiamando)
Sir John Falstaff... Sir John...
Falstaff -
(Al paggio, voltandosi)
Ragazzo, va',
vagli a dire che il tuo padrone sordo.
Paggio -
(Al servo del giudice)
Vi dispiace parlare un po' pi forte?
Il mio padrone sordo.
Giudice -
Sordo, eh, s!
Sicuro! Sordo ad ogni voce onesta!
(Al suo servo)
Prendilo per un braccio, se non sente,
e conducilo qui. Debbo parlagli.
Servo -
(Fa per afferrare Falstaff per il braccio,
ma non gli riesce che di tirargli la manica,
come chi voglia chieder l'elemosina)
Sir John...
Falstaff -
Un ragazzone come te,
grande e grosso, che chiede l'elemosina?
Non c' pi da arruolarsi per la guerra?
Non ci sono pi posti di lavoro?
Il re non abbisogna pi di sudditi?
I ribelli non voglion pi soldati?
Ch pu esser magari vergognoso
trovarsi a militare da una parte
diversa da quell'una ch' la tua27,
ma mendicare ancor pi vergognoso
che combattere da quest'altra parte,
anche se ci sia senza confronto
peggior partito che farsi ribelle.
Servo -
Signore, vi sbagliate su di me.
Falstaff -
Perch, ho detto che sei un uomo onesto?
Se avessi detto questo,
mettendo a parte la mia qualit
di cavaliere nonch di soldato28,
avrei proprio mentito per la gola.
Servo -
Vi prego allora di metter da parte
cavaliere e soldato che voi dite,
e consentire a me di dichiararvi,
signore, che mentite per la gola
se dite ch'io non sono un uomo onesto.
Falstaff -
Io consentire a te di dirmi questo?
E per farlo dovrei lasciar da parte
qualcosa che fa parte di me stesso?
Perdio, se avrai da me questo consenso,
fammi impiccare; e se questa licenza
te la dovessi prendere tu stesso,
meglio faresti ad impiccarti tu!
Fuori dai piedi, cane senza fiuto!
Fila!
Servo -
Ma, chi desidera parlarvi,
signore, non son io, il mio padrone.
Giudice -
(Avvicinandosi)
S, Sir John Falstaff, io, una parola.
Falstaff -
(Fintamente cerimonioso)
Mio buon signore! Voglia Iddio concedere
un lieto giorno a Vostra signoria.
Mi rallegro vedervi fuori casa;
ho udito che stavate poco bene.
Spero non siate uscito, monsignore,
senza espresso consiglio del dottore;
ch, se non proprio fuor di giovent,
un qualche pizzico di attempatezza,
un sapor di salsedine del tempo
vossignoria se lo deve sentire.
Perci molto umilmente vi scongiuro
d'aver riguardo alla vostra salute.
Giudice -
Sir John, gi prima che v'apparecchiaste
a partire per Shrewsbury soldato
io vi feci chiamare innanzi a me.
Falstaff -
(Cambiando discorso)
Non vi dispiaccia, Vostra signoria,
ma sua maest, come avete sentito,
tornato da questa sua campagna
nel Galles con addosso qualche acciacco
ed anche brutto...
Giudice -
Non vi sto parlando
di sua Maest; vi stavo ricordando
che quando foste da me convocato,
vi siete ben guardato dal venire.
Falstaff -
(Sempre seguendo il discorso di prima)
... ed ho saputo inoltre che sua altezza
ha avuto un'allarmante ricaduta
in quella sua dannata apoplessia...
Giudice -
Beh, che Dio lo guarisca.
Ma, vi prego, di voi che sto parlando.
Falstaff -
(Come sopra)
... e da quanto m' dato di capire,
con licenza di vostra signoria,
si tratterebbe, questa apoplessia,
d'una forma di grave letargia,
un torpore che invade tutto il sangue
e d un noioso sibilo agli orecchi...
Giudice -
Sia quel che sia, a me venite a dirlo?
Falstaff -
(Come sopra)
... e all'origine di questo disturbo
son gli affanni, le cure ed i pensieri
che affaticano e turbano il cervello.
Le cause che producon questi effetti
le ho lette nel trattato di Galeno:
chi n' colpito come fosse sordo.
Giudice -
Sordo mi sembra lo siate anche voi,
visto che non sentite quel che dico.
Falstaff -
Esatto, monsignore, pi che esatto!
Anzi, se non dispiace a Vostro onore,
la malattia da cui sono colpito
proprio quella di non ascoltare,
di non fare attenzione a chi mi parla.
Giudice -
Un bel paio di ceppi alle caviglie
sarebbe certamente un buon rimedio
per ridare l'udito ai vostri orecchi.
E volentieri vi farei da medico.
Falstaff -
Eh, sapete, eccellenza,
io, al pari di Giobbe, sono povero,
ma non son come lui cos paziente.
Vossignoria pu ben somministrarmi
per medicina l'imprigionamento,
in ragione della mia povert;
quanto per alla mia disposizione
a seguire le vostre prescrizioni
un punto sopra il quale i benpensanti
potrebbero nutrire qualche dubbio29.
Giudice -
Io vi mandai quella convocazione
quando su di voi pendevan tali accuse
da comportar la pena capitale.
Falstaff -
Ed io, su avviso del mio difensore,
dottissimo di leggi militari,
pensai non fosse il caso di venire.
Giudice -
Sir John, insomma, diciamola chiara:
voi menate una vita vergognosa.
Falstaff -
Non potrebbe condurne una diversa
uno cui stesse bene la mia cinghia.
Giudice -
I vostri mezzi sono assai ristretti
per una vita s larga di sperperi30.
Falstaff -
Come vorrei fosse vero il contrario:
pi larghi i mezzi, pi stretta la vita!
Giudice -
Avete indotto il Principe a traviarsi.
Falstaff -
stato il principe a traviare me.
Io sono come il cieco panciagrossa,
e lui il mio cane.
Giudice -
Bah, sia come sia,
mi ripugna riaprire una ferita
appena mo' rimarginata. Basta.
Il vostro buon comportamento a Shrewsbury
ha steso un po' di patina dorata
sulla rapina notturna di Gadshill31.
Potete ringraziare l'inquietudine
dell'ora che viviamo,
se v' riuscito di venirne fuori
a cos poco prezzo.
Falstaff -
Signor mio...
Giudice -
Ma dal momento che ora tutto in ordine,
rimanga pur com';
non stiamo a risvegliar lupo che dorme.
Falstaff -
Eh, s, svegliare un lupo quando dorme,
male quanto fiutare una volpe32.
Giudice -
Ecco, voi siete come una candela
di cui si sia bruciato tutto il meglio.
Falstaff -
Un cero da festino,
dite pure, signore, tutto sego:
ch se dovessi dirmi cera
la mia mole m'avrebbe sconfessato33.
Giudice -
Non c' pelo del vostro bianco mento
che non dovrebbe indurvi a mantenere
la parte di sussiego che gli spetta.
Falstaff -
Di sussiegoso grassume, grassume34!
Giudice -
Seguite ovunque quel giovane principe
manco foste il suo angelo cattivo.
Falstaff -
Ah, no, signore: un "angelo" cattivo
leggero di peso; mentre a me,
almeno spero, chiunque mi guardi
m'accetta subito, senza pesarmi;
pur se per certi aspetti, devo ammetterlo35,
non ho facile corso. Ma che dire?
In tempi di mercanti come questi
il merito cos poco apprezzato
che il valore ridotto, quello vero,
a far ballare gli orsi nelle fiere,
e il suo sagace spirito sprecato
a fare l'oste ed i conti d'osteria;
e cos l'altre doti che fan l'uomo,
ridotte come sono tutte quante
dalla perversit del nostro tempo,
non valgon pi d'un chicco d'uva spina.
Voi vecchi non considerate al giusto
gli slanci di noi giovani:
misurate l'ardor del nostro fegato
con l'amarezza della vostra bile;
ma noi che siamo pure un po' pi avanti
nell'et della nostra giovinezza,
siamo anche, devo ammetterlo,
oltre che giovani, un po' mattacchioni.
Giudice -
Vi mettete nel novero dei giovani
voi, che con tutti i crismi dell'et,
portate scritto "vecchio" sulla faccia?
Non avete voi l'occhio lacrimoso,
la mano secca, la faccia ingiallita,
la barba bianca, le gambe in decrescita?
Non avete la voce arrugginita,
il fiato corto, il mento a pappagorgia,
il cervello infiacchito, ed ogni parte
del vostro corpo ridotta ad un rudere?
E seguitate a proclamarvi giovane?
Ah, Sir John, che vergogna, che vergogna!
Falstaff -
Vi dir, monsignore: io sono nato
verso le tre d'un certo pomeriggio
ch'ero in testa gi bianco
e nell'addome alquanto panciutello;
quanto alla voce, mi si fatta roca
a forza di dar voce ai cani, a caccia,
e di cantare antifone alla messa.
D'addurvi qui altre prove
della mia giovinezza non mi merito;
vecchio son solo per senno ed intuito;
ma chi volesse, mille marchi posta,
misurarsi con me nel far capriole,
si faccia avanti, consegni la posta,
ed io son pronto a fare la scommessa36.
Quanto al ceffone che vi diede il principe...
ve lo diede, lo debbo riconoscere,
da principe piuttosto screanzato;
mentre voi lo incassaste da signore,
devo dirlo, da vero gentiluomo.
E non mancai di muovergliene appunto,
e ne fa penitenza, il leoncello;
ma non col capo cosparso di cenere
e con un saio di tela di sacco,
ma in un bell'abito nuovo di raso,
tracannando del buon secco di Spagna37.
Giudice -
Dio mandi al principe miglior compagno.
Falstaff -
Ed al compagno mandi miglior principe.
Di questo qui non so come sbrattarmi.
Giudice -
Beh, a separarvi ci ha pensato il re.
Ho inteso infatti che siete in partenza
con sua altezza Giovanni di Lancaster
a combattere contro l'arcivescovo
e il conte di Northumberland.
Falstaff -
Infatti.
Ringrazio il vostro spirito sottile
per averlo capito. Ma attenzione,
voialtri tutti che restate a casa
fra i dolci amplessi di Madonna Pace:
pregate il cielo che i nostri soldati
non abbiano a combattere coll'afa:
perch' io porto con me, Signore Iddio,
soltanto due camicie di ricambio,
e non voglio sudare oltre misura.
Se sar infatti una giornata calda,
ch'io non possa mai pi sputare bianco38
se non avr come arma da brandire
altro che la mia fiasca!
Per spuntasse mai all'orizzonte
un'azione importante qualche rischio
in cui io non sia buttato dentro!
Ma io non sono eterno39.
stato sempre vizio degli Inglesi,
quando hanno per le mani un buon soggetto,
di farne roba da comune impiego.
Se proprio ritenete necessario
incaponirvi a dir che sono vecchio,
dovete allora mettermi a riposo.
Volesse il Cielo che questo mio nome
non avesse a suonar pi s terribile
agli orecchi nemici come adesso!
Preferisco piuttosto arrugginire
fino alla morte, che venir frullato
fino ad esser ridotto al lumicino
da questa specie di moto perpetuo.
Giudice -
Bene, Onest: mantenetevi onesto,
e benedica Iddio la vostra marcia.
Falstaff -
Vossignoria non sarebbe disposta
a prestarmi un migliaio di sterline
per completarmi l'equipaggiamento?
Giudice -
Non un soldo, mi spiace, non un soldo.
Voi siete un tipo troppo intollerante
al portar croci addosso a voi40. Addio.
Statevi bene. E portate un saluto
a mio cugino il conte di Westmoreland.
(Escono il Giudice e il Servo)
Falstaff -
Mi diano in testa con un maglio a tre
se gli porto il saluto a suo cugino!
C' un'incapacit nell'uomo, innata,
a separar l'et dall'avarizia,
pi che non a tenere separata
la carne giovane dalla lussuria;
ma l'una castigata dalla gotta,
l'altra dalla sifilide; ma i mali
che sono gi per lui codesti due
mi dispensano dall'indirizzargli
anche tutte le mie maledizioni...
Di', ragazzo!
Paggio -
Signore?
Falstaff -
Quanto denaro c' nella mia borsa?
Paggio -
Sette grossi e due pence, signoria.
Falstaff -
A questo mal consunto della borsa
non mi riesce di trovar rimedio.
Far debito soltanto un palliativo
per prolungare il male, ch' inguaribile.
Portami questa lettera
al mio signore Giovanni di Lancaster,
quest'altra al principe, quest'altra a Westmoreland;
questa a Madama Ursula,
la tardona cui ogni settimana
da quando mi son visto sulla faccia
che mi spuntava il primo pelo bianco,
prometto di sposarla. Va', fa' presto.
Al tuo ritorno sai dove trovarmi.
(Esce il Paggio)
Ah, questa gotta e questo mal francese!
S'attaccassero insieme l'uno con l'altro!
Perch se non l'uno sar l'altra
a tormentarmi senza darmi tregua
all'alluce di tutte e due le piante!
Se non andr pi avanti, non importa;
ho da me la scusante delle guerre;
anzi con questi acciacchi, la pensione
sembrer tanto pi giustificata.
Buona mente di tutto fa tesoro:
sapr far buon mercato dei miei mali.
(Esce)
scena III - York, il palazzo dell'Arcivescovo
Entrano l'Arcivescovo e i Lords Mowbray, Hastings e Bardolph
Arcivescovo -
Ecco, dunque, signori, avete udito
qual la causa che noi sosteniamo
e quali mezzi abbiamo a sostenerla.
Ora vorrei che ciascuno di voi
dicesse chiaramente il proprio avviso
sulle nostre speranze di successo.
Prima di tutti voi, Lord Maresciallo41.
Che ne dite?
Mowbray -
Vi do il mio pieno accordo
sulle ragioni della nostra lotta,
ma gradirei pi ampie spiegazioni
sul modo come, con i nostri mezzi,
saremo in condizione di far fronte
con sufficienti forze militari
al poderoso esercito del re.
Hastings -
Al momento le nostre forze in campo
sommano a venticinquemila uomini,
tutti elementi scelti ed addestrati;
pei rinforzi nutriamo ampie speranze
dalla parte del nobile Northumberland
nel cui petto divampa sempre il fuoco
dei numerosi oltraggi ricevuti.
Bardolph -
Allora la questione di sapere
se i nostri venticinquemila uomini
siano bastanti a reggere lo sforzo
anche senza l'aiuto di Northumberland.
Hastings -
Con lui possiamo.
Bardolph -
Gi, ma qui sta il punto.
Se si pensa che siamo troppo deboli
nell'evenienza che questi rinforzi
ci vengano a mancare, mio giudizio
che non dovremmo avventurarci troppo
finch non ci saremo assicurati
quest'aiuto; perch in un'intrapresa
che si presenta cos sanguinosa
come la nostra, non si pu far calcolo
su ipotesi, speranze, aspettative
d'incerti aiuti.
Arcivescovo -
Molto giusto, Bardolph!
stata appunto questa l'evenienza
occorsa al giovane Sperone Ardente
a Shrewsbury.
Bardolph -
Infatti, monsignore:
perch anche lui s'era imbottito il petto
di speranze, nutrendosi dell'aria
di promesse di aiuti e di rinforzi,
illudendosi nell'aspettativa
d'una armata che risult alla fine
inferiore al pi piccolo suo calcolo;
e cos, con l'accesa fantasia
propria delle persone allucinate
condusse le sue truppe a morte certa,
e si precipit, ad occhi chiusi,
nel baratro del pieno annientamento.
Hastings -
Eppure, se m' consentito dirlo,
mai rec danno prospettarsi eventi
e forme da cui trar qualche speranza.
Bardolph -
E invece s, pu recar danno, e molto,
nel caso di una guerra come questa,
in cui l'azione armata, gi avviata,
non pu vivere solo di speranza;
come all'inizio della primavera
noi vediamo spuntar le prime gemme
che la speranza non ci garantisce
che maturino in frutto,
o le distrugga la morsa del gelo.
Quando vogliamo edificar qualcosa,
prima facciamo il rilievo dell'area,
poi tracciamo la pianta, e sul progetto
stimiamo il costo della costruzione;
e se troviamo ch'esso eccede i limiti
della spesa che abbiamo disponibile,
che cos'altro facciamo di diverso
se non ridisegnar tutto il progetto,
riducendone il numero dei vani,
o, se no, rinunciando a costruire?
Cos, a maggior ragione,
in una grande impresa come questa
che vuol dir quasi rovesciare un regno
e provvedere a edificarne un altro -
necessario esaminare bene
l'area sopra la quale edificare,
la sicurezza delle fondamenta;
interpellare esperti capimastro,
accertarsi che i fondi disponibili
siano bastanti a sostenere l'opera;
soppesare gli aspetti negativi.
Succeder, se no, di rafforzarci
soltanto con le cifre sulla carta,
usando solo nomi in luogo d'uomini
come chi progettasse un edificio
senza disporre dei mezzi per farlo;
talch a met dell'opera
si ritrova costretto a rinunciare,
lasciandola come creatura nuda
esposta al lacrimare delle nuvole
ed alla tirannia del crudo inverno.
Hastings -
Sia pur cos. Si dia pur per ammesso
che le nostre speranze
- che pur promettono un felice parto -
abortiscano, e che la forza attuale
tutto ci di cui possiam disporre
senza contare su un sol uomo in pi.
Ebbene, io credo che pure in tal numero
rappresentiamo un sufficiente nerbo
per tener testa all'esercito regio.
Bardolph -
Ed in che modo? Il re, secondo voi,
non ha che venticinquemila uomini?
Hastings -
Non pi di tanti, anzi ancora meno,
secondo i nostri calcoli, Lord Bardolph.
Data la turbolenza del momento,
ha dovuto spartire le sue forze
su tre fronti: contro i francesi uno,
contro Glendower, lo scozzese, un altro;
sicch non gli pu essere rimasto
pi d'un terzo da usar contro di noi.
Cos l'infermo re spaccato in tre,
e le sue casse, gi quasi esaurite,
suonano a vuoto e piangono miseria.
Arcivescovo -
Non mi par perci sia da temere
ch'egli possa riunire i tre monconi
e scagliarceli contro tutti e tre.
Hastings -
Si lascerebbe sguarnite le spalle,
se lo facesse, e francesi e gallesi
si metterebbero alle sue calcagna.
No, no, niente paura.
Bardolph -
Chi sar a comandare le sue truppe
destinate a marciar contro di noi?
Hastings -
Il Principe di Lancaster e Westmoreland;
egli in persona con Enrico Monmouth
contro i gallesi; nulla so di certo
su chi sia stato designato a capo
contro i francesi.
Arcivescovo -
Su, dunque, all'azione!
E proclamiamo in pubblico i motivi
che ci hanno spinti alla rivolta armata.
La nazione s' fatta insofferente
di colui ch'essa stessa s'era scelta.
Il troppo amore li ha tutti saziati.
Chi costruisce sul cuore del volgo
sempre si trover come dimora
una casa malferma e vacillante.
O stolta moltitudine plebea,
con che alto fragor d'acclamazioni
non hai tu scosso la volta del cielo
nell'osannare e benedire Bolingbroke
prima ch'ei fosse quale lo volevi!
Ed ora che hai saziata questa voglia,
bestia vorace, ne sei s satolla
da stimolar te stessa a vomitarlo!
Cos, cos, volgar cagna plebea,
tu liberasti l'ingordo tuo stomaco
della regal persona di Riccardo;
ed ora ti vorresti ringozzare
il morto che volesti rigettare,
e lo richiami a te con urli e sberci...
Che fiducia riporre in questi tempi,
se quegli stessi che Riccardo vivo
vollero morto, vanno spasimando
per la tomba che adesso lo racchiude?
E tu che sul suo capo consacrato
facesti piover manciate di cenere
quando, attraverso la superba Londra,
egli si trascinava sospirando
alle calcagna dell'idolo Bolingbroke,
sei quella stessa gente che ora grida:
"O terra, terra, rendici quel re,
e riprenditi questo in vece sua!".
Ah, maledetto pensare degli uomini
per il quale il passato e l'avvenire
sono sempre migliori del presente!
Mowbray -
Vogliamo dunque radunar le truppe
e marciare?
Hastings -
Siam sudditi del tempo;
e il tempo ci comanda di partire.
(Escono)
atto SECONDO
scena I - Londra, una strada a Eastcheap, nei pressi della taverna "Alla testa di cinghiale"
Entra l'Ostessa Quickly con il sergente Lenza seguito, a distanza, da Pania
Ostessa -
Allora, Mastro Lenza,
avete dato corso alla querela42?
Lenza -
Registrata e portata avanti al giudice.
Quickly -
Dov' il vostro gendarme? uno forte?
Ce la far?
Lenza -
(Chiamando)
Ehi, Pania, dove sei?
(Pania viene avanti)
Quickly -
Oh, Signore! Il mio bravo Mastro Pania!
Pania -
Son qua, son qua, sergente.
Lenza -
Allora, Pania,
s'ha da trarre in arresto Sir John Falstaff.
Quickly -
S, Mastro Pania, ho denunciato lui
e tutto il resto della compagnia.
Pania -
Potrebbe pure costarci la pelle,
a qualcuno di noi: tira di stocco.
Quickly -
Oh, s, statevi attenti,
ch a me n'ha suonate di stoccate,
in casa mia, nel modo pi bestiale.
Quando sfodera l'arma, quello l
non pensa proprio al danno che far:
ci d dentro come un indemoniato,
senza riguardo per nessuno intorno,
uomo, donna, bambino.
Lenza -
Me ne infischio.
Se arrivo a mettergli le mani addosso,
non ho paura delle sue stoccate.
Quickly -
Ed io nemmeno. E vi dar man forte.
Lenza -
Se solo mi riesce di acciuffarlo...
di farmelo venire tra le grinfie...
Quickly -
Se vi sfuggisse, sarei rovinata43,
v'assicuro. Nel mio libro dei conti
ci ha una sfilza di buffi infinitiva44.
Tenetelo ben forte, Mastro Pania,
per carit, non fatelo scappare!
So che sta per passare istantemente45
al Cantone delle Friggitorie46
(con rispetto parlando per voi uomini),
perch voleva comprarsi una sella;
e che stato citato47 a colazione
da Mastro Faccialiscia48, il setaiolo,
al ristorante "Al Ciocco"49, in Lumbert Street.
Vi prego, adesso che il ribattimento50
davanti alla corte, ed il mio caso
noto a tutti, ch'egli sia portato
davanti alla giustizia per risponderne.
Cento marchi, per me, povera donna,
coda troppo lunga da tirare,
da sola; ho sopportato, ho sopportato,
e sempre ho rimandato, e rimandato,
e rimandato, un giorno dopo l'altro,
ch' vergognoso solo a ripensarci.
Non c' onest ad agire in questo modo;
a meno di pensare che una donna
debba ridursi un asino, una bestia,
e sempre sopportare a cuor leggero
le angherie di qualsiasi farabutto.
Entra Falstaff con Bardolfo e il Paggio
Ma eccolo che arriva, giusto in punto,
con quell'ubriacone di Bardolfo.
Fate il vostro dovere, Mastro Lenza,
fatelo, Mastro Pania!
Oh, fatemelo, fatemelo, fatemelo!
Falstaff -
Che succede? A chi morta la giumenta?
Che c'?
Lenza -
Sir John, vi dichiaro in arresto,
sulla denuncia di Madama Quickly.
Falstaff -
Via, gaglioffi! Bardolfo, snuda il ferro!
Tagliagli il capo a questo villanzone!
E butta nel canale quella strega!
Quickly -
Buttar me nel canale?... Santo Cielo!
Ma sar io a buttartici dentro!
(Zuffa)
Tu vuoi gettarmi nel canale, tu,
bastardo manigoldo? Ah, criminale!
Assassino! Furfante omicidiale51!
Che vuoi fare con quella spada? Uccidere
i funzionari di Dio e del Re?
Omicidio, omicidio, ecco che sei!
Ammazza-uomini e ammazzadonne!
Falstaff -
Bardolfo, toglimi questi dai piedi!
(Si affolla gente intorno)
Lenza -
Aiuto, aiuto! Tenta di scappare!
Quickly -
Su, brava gente, uno o due di voi,
date una mano...
(Il paggio di Falstaff l'attacca)
E tu che vuoi? Che vuoi?
Via, via, canaglia! Via, cappio di forca!
(Lo colpisce e fugge. Lenza arresta Falstaff)
Paggio -
(Inseguendo Quickly)
Vecchia megera! Sguattera! Ruffiana!
Ti solletico io la tua catastrofe52!
Entra il Lord Giudice Supremo coi suoi uomini
Giudice -
Che succede? Che son questi disordini53?
(Cessa la zuffa. Rientra l'Ostessa)
Quickly -
(Al Giudice)
Mio buon signore, siatemi benigno;
vi supplico, prendete le mie parti.
Giudice -
Come, Sir John! Voi qui a far baruffa?
S'addice forse questo al vostro rango,
all'ora e all'incarico che avete?
Vi dovreste trovare gi da un pezzo
sulla strada per York.
(A Lenza)
E tu, messere,
lascialo libero. Che cosa ha fatto
per tenergli cos le mani addosso?
Quickly -
Mio venerabilissimo signore,
io sono, cos piaccia a Vostra Grazia,
una povera vedova di Eastcheap,
e lui viene arrestato a mia denuncia.
Giudice -
Per che somma?
Quickly -
Non c' pi da sommare,
mio signore, perch non c' pi nulla54.
Mi si mangiato tutto, casa e roba;
ha trangugiato tutti i miei averi
dentro quel suo pancione;
(A Sir John)
ma una parte di quel ch' mio almeno
io la rivoglio; o ti vengo la notte
a cavalcare sopra
come fa la cavalla della notte55.
Falstaff -
(Tra s)
Penso che sar io a cavalcarla
la cavalla, se trovo sotto i piedi
la terra adatta per montarci sopra.
Giudice -
Che vuol dire, Sir John, codesta storia?
Vergogna! Quale uomo costumato
tollererebbe di sentirsi piovere
tanti improperi addosso?...
Non avete davvero alcun ritegno
a costringer costei, povera vedova,
a far ricorso a mezzi s violenti
per riavere quel che le appartiene?
Falstaff -
(All'Ostessa)
Qual poi tutta questa grande somma
della quale ti sono debitore?
Quickly -
Se tu fossi sincero, per la Vergine,
ti sentiresti debitore a me
non solo del denaro che mi devi
ma di te stesso. Se ben ti ricordi,
m'hai giurato su un calice d'argento
(eri da me alla sala del Delfino
seduto avanti a un tavolo rotondo
e ti scaldavi al fuoco del carbone
venuto per via mare da Newcastle:
era quel mercoled di Pentecoste
che il Principe ti fracass la testa
perch gli avevi assomigliato il padre
a uno della cantoria di Windsor56...
ed io ti medicavo la ferita)
che m'avresti sposata - puoi negarlo? -
e avresti fatto di me la tua lady...
E non fu forse proprio in quel momento
ch'entr la Lia, la moglie del beccaio,
e la Lia mi chiam "Comare Quickly"
(era venuta per un po' d'aceto
che doveva condirci, cos disse,
un bel piatto di gamberetti in salsa,
e a te venne la voglia di mangiarne,
e io ti dissi ch'erano nocivi
a quella tua ferita ancora fresca);
e tu, quand'ella poi se ne fu andata,
mi dicesti che non t'andava a genio
ch'io mi tenessi in tanta confidenza
con gentuccia da poco come quella:
perch, dicesti, fra non molto tempo
m'avrebbero dovuto chiamar "lady"...
E non vero che proprio in qual punto
mi desti un bacio, mentre mi chiedevi
d'andarti a prendere trenta scellini?...
Negalo, avanti, negalo, se puoi,
le mani sulla Bibbia. Avanti, negalo!
Falstaff -
Monsignore, una povera demente.
Pensate, se ne va per la citt
dicendo in giro che il suo primo figlio
somiglia tutto a Vostra signoria.
Ha conosciuto tempi pi leggiadri,
ma ora, a dir la santa verit,
la miseria l'ha fatta uscir di senno.
Quanto a questi maldestri funzionari,
ch'io possa aver da voi, ve ne scongiuro,
piena soddisfazione su di loro...
Giudice -
Eh, Sir John, io conosco troppo bene
la vostra consumata abilit
di volgere una causa giusta in falsa.
Non sar n la vostra faccia tosta
n la grande profluvie di parole
che sapete versare dalla bocca
con la vostra sfrenata improntitudine
ad impedirmi di vedere giusto.
Voi, per come appar chiaro alla mia mente,
avete, con ignobili artifizi,
affatturato l'anima cedevole
di questa donna per approfittare
della sua borsa e della sua persona.
Quickly -
Proprio cos, monsignore, in coscienza!
Giudice -
Tu, zitta, prego.
(A Falstaff)
Pagatele il debito
e riparate alla cattiva azione:
ad una voi potete provvedere
con moneta sonante; quanto all'altra
con un atto di piena contrizione.
Falstaff -
Non posso far passar questo rimprovero,
signore, senza darvi una risposta.
Voi chiamate "sfrenata improntitudine"
ci ch' solo onorevole ardimento.
Uno al mio posto che, senza dir nulla,
si profondasse a farvi un bell'inchino,
per voi sarebbe un essere virtuoso.
No, monsignore, con tutto il rispetto,
mi rifiuto di farvi il cortigiano.
Vi chiedo solo d'esser liberato
dalle grinfie di questi poliziotti,
perch debbo eseguire con urgenza
un compito affidatomi dal re.
Giudice -
Parlate come se aveste il potere
d'agire contro legge;
comportatevi come si conviene
alla tutela del vostro decoro,
e soddisfate questa poveretta.
Falstaff -
Ebbene, Ostessa, vieni, vieni qua.
(La trae in disparte, allontanandosi alquanto)
Entra Gower con una lettera in mano, che porge al Giudice
Giudice -
Oh, Mastro Gower, che nuove recate?
Gower -
Signore, il Re ed il Principe di Galles
son qui da presso. Il resto nella lettera.
(Il Giudice legge la lettera)
Falstaff -
(In disparte, a Quickly)
Com' vero che sono un gentiluomo...
Quickly -
Eh, s, l'avete detto gi altre volte...
Falstaff -
Com' vero che sono un gentiluomo...
Beh, basta adesso, via, con le parole...
Quickly -
Per questa sacra terra che mi regge,
dovr dunque impegnar l'argenteria
e la tappezzeria delle pareti
delle mie sale?
Falstaff -
Bicchieri, bicchieri,
son tutto quello che serve per bere;
e quanto alle pareti delle sale,
una bella scenetta leggerotta
o la parabola del Figliol prodigo,
o una caccia tedesca tinta a tempera
valgono certamente mille volte
tutti quei tuoi cortinaggi da letto
o quegli arazzi rosi dalle tarme...
Facciamo dieci sterline... se puoi.
Va l, che se non fosse per le bizze
non c' ragazza pi brava di te
in Inghilterra. Va', lavati il viso57,
e poi va' a ritirare la denuncia.
Su, su, non devi star di questo umore
con me. Non mi conosci? Andiamo, andiamo!
Son sicuro che t'hanno messa su
per farti fare tutto questo strepito.
Quickly -
Facciamo venti nobili58, Sir John,
accontentatevi, vi prego; in fede,
mi ripugna impegnar l'argenteria,
che Dio mi salvi, ecco!
Falstaff -
Basta, basta,
lasciamo stare. Trover altro modo.
Sarai sempre la solita scioccona.
Quickly -
E va bene, li avrete, via, li avrete...
a costo d'impegnarmi la sottana.
Spero accettiate di venire a cena.
Mi restituirete tutto insieme?
Falstaff -
Ma s, finch c' vita c' speranza59!
(A Bardolfo)
Va' con lei. Stalle dietro, stalle dietro!
Quickly -
(Andandosene)
Che ne diresti d'invitare a cena
Pupa Strappalenzuola60?
Falstaff -
E perch no?
Nemmeno a chiederlo. Falla venire.
(Escono l'Ostessa, Bardolfo e i due sbirri)
Giudice -
Ho notizie migliori delle vostre.
Gower -
Quali, mio buon signore?
Giudice -
Dove ha dormito il re la scorsa notte?
Gower -
A Basingstoke, signore.
Falstaff -
(Avvicinandosi al Giudice)
Spero, signore, che sia tutto in ordine.
Che novit ci sono, monsignore?
Giudice -
(A Gower, senza badare a Falstaff)
Rientrano anche tutte le sue forze?
Gower -
Non tutte. Millecinquecento fanti
e cinquecento uomini a cavallo
sono attualmente in marcia
per raggiungere il principe Giovanni
contro Northumberland e l'Arcivescovo.
Falstaff -
(Al Giudice)
Il re torna dal Galles, mio signore?
Giudice -
(A Gower, sempre senza badare a Falstaff)
Vi preparo senz'altro una mia lettera
da recare. Venite, Mastro Gower.
(Si avviano per uscire)
Falstaff -
(A Gower)
Monsignore...
Giudice -
(A Falstaff, bruscamente)
Che c'?
Falstaff -
(Non curandosi del Giudice)
Monsignor Gower,
posso pregarvi di restare a pranzo
con me?
Gower -
Oh, vi ringrazio, buon Sir John,
ma devo attender qui il mio buon signore61.
Giudice -
Sir John, piuttosto vi attardate troppo
da queste parti, essendo incaricato
di procedere a reclutar soldati
nelle contee per cui transiterete.
Falstaff -
(A Gower, senza badare al Giudice)
Verrete a cena, allora, Mastro Gower?
Giudice -
Sir John, da quale idiota di maestro
avete appreso simili maniere?
Falstaff -
Mastro Gower, se non mi si convengono,
fu certo idiota chi me le insegn.
(Al Giudice)
Signore, questo il bello della scherma:
colpo a colpo, ed amici come prima.
Giudice -
Che Dio v'illumini. Siete un gran matto!
(Escono, il Giudice Supremo da una parte, Falstaff da un'altra)
scena II - Londra, una sala nel palazzo del Principe di Galles
Entrano il Principe e Poins
Principe -
Giuro davanti a Dio, sono sfinito.
Poins -
Eh, che diamine! Siamo a questo punto?
Pensavo che a cos nobile sangue
non ardisse attaccarsi mai stanchezza.
Principe -
E invece s; se pure il confessarlo
sbiadisca l'incarnato del mio rango.
Sarebbe bassa voglia adesso in me
desiderare una buona birretta?
Poins -
Non proprio da principe
lasciarsi andare a certe frivolezze,
al punto da rivolgere la mente
a cos vil mistura.
Principe -
Probabilmente allora la mia voglia
non nasce da radice principesca;
perch, in coscienza, ce l'ho proprio in mente
quella volgar bevanda.
pur vero, per, come tu dici,
che queste basse mie predilezioni
disamoran da me la mia grandezza.
Qual disdoro non per essa, infatti,
ch'io mi ricordi come tu ti chiami!
O ch'io possa domani, rivedendoti,
riconoscerti. O ch'io mi prenda nota
di quante calze di seta possiedi
tra il paio che hai addosso
e quell'altro che avevi color pesca;
o ch'io tenga aggiornato nella mente
un inventario delle tue camicie,
una indosso e un'altra per il cambio!
Ma questo lo sapr meglio di me
il custode del tuo campo da tennis,
ch quando quello non ti vede l
con la racchetta, segno che da te
c' la bassa marea in biancheria:
come dev'essere da un pezzo in qua,
perch tutta la tua tela d'Olanda
l'han consumata i tuoi paesi bassi62,
e Dio sa se quei poveri marmocchi
che vagiscono in mezzo alle rovine
desolate della tua biancheria
saran degni d'entrare nel Suo regno;
le levatrici dicono che loro,
le povere creature, non ne han colpa
il mondo deve crescere,
e occorre incrementar le figliolanze.
Poins -
Che brutta conclusione,
uscirvene in s frivoli discorsi,
dopo aver tanto spremuto il cervello63.
Quanti giovani principi
farebbero cos, se il loro padre
stesse tanto malato come il vostro?
Principe -
Posso dirti una cosa, Poins?
Poins -
Ma certo.
purch si tratti di cosa eccellente.
Principe -
Una cosa comunque alla portata
di cervelli del tuo stesso elevaggio.
Poins -
Avanti, sono pronto a regger l'urto
di questa vostra cosa straordinaria.
Principe -
Ti voglio dir, per Dio, che di proposito
non voglio io ostentare tristezza
per mio padre malato;
anche se posso ad uno come te
che, in mancanza di meglio,
mi piace di considerare amico,
confessare che triste sono, e molto.
Poins -
Stento a crederlo, per un tal motivo64.
Principe -
Per questa mano! Tu mi credi allora
iscritto nel registro del demonio
per bieca ostinazione nel peccato
come te e Sir John? Ma sia la fine
il momento di giudicare l'uomo65.
Io ti dico che il cuore mi fa sangue
per mio padre s gravemente infermo;
ma il frequentare compagnie s vili
come la tua m'ha tolto, e con ragione,
qualsiasi ostentazione del dolore.
Poins -
"Con ragione", perch?
Principe -
Perch? Che penseresti tu di me
se vedessi ch'io mi mettessi a piangere?
Poins -
Che siete un grande ipocrita di principe.
Principe -
quanto penserebbe chiunque altro,
e tu puoi dirti un uomo fortunato
a pensar come tutti: in questo caso
mai mente umana al mondo
segu, come la tua, la via maestra.
Chiunque penserebbe infatti a me
come a un ipocrita.
Ma che cos' che induce te a pensare
questo nel rispettabil tuo cervello?
Poins -
Diamine, il fatto che voi fino a oggi
siete stato talmente dissoluto
e legato s fortemente a Falstaff.
Principe -
E a te.
Poins -
Di me per si parla bene,
per questa sacra luce che c'illumina:
l'ho sentito con queste stesse orecchie.
Il peggio che di me possono dire
che sono in sott'ordine66 con te,
e che son facile a menar le mani;
e a questi due difetti, lo confesso,
sento di non saper trovar rimedio.
Ecco Bardolfo...
Entrano Bardolfo e il Paggio di Falstaff
Principe -
... insieme a quel ragazzo
che gli ho donato come servitore...
Quando l'ebbe da me, era un cristiano;
guarda adesso se quel grasso furfante
non ha fatto di lui uno scimmiotto.
Bardolfo -
Dio salvi Vostra Grazia.
Principe -
E la tua, nobilissimo Bardolfo.
Poins -
(A Bardolfo)
Insomma, dico, virtuoso somaro,
rimbecillito signor verecondia,
non puoi far proprio a meno di arrossire67?
C' bisogno che mi diventi rosso?
Che razza di soldato-femminuccia
sei diventato! Via, ci vuole tanto
a sverginare un boccale di birra?
Paggio -
Poco fa, monsignore,
mi son sentito chiamare da lui
dietro la grata rossa d'una bettola,
ed io da fuori, attraverso la grata,
non potevo veder della sua faccia
nessuna parte; alfine ho visto gli occhi
ed era come s'egli mi sbirciasse
attraverso due fori che lui stesso
avesse fatto nel corpetto rosso
della padrona della birreria.
Principe -
(A Poins)
S' scafato il ragazzo, non ti pare?
Bardolfo -
(Al Paggio)
Fuori dai piedi, conigliuzzo bipede!
Via, figlio di puttana!
Paggio -
Via tu, esecrabile sogno d'Altea68!
Principe -
Quale sogno, ragazzo? Facci edotti.
Quale sogno?
Paggio -
Perbacco, monsignore!
Altea sogn d'avere partorito
un tizzone che ardeva; ed io Bardolfo
lo paragono proprio a quel tizzone69.
Principe -
La spiegazione vale una corona.
Tieni, ragazzo.
(Gli d una moneta)
Poins -
Ah, se questo boccio
si potesse serbar salvo dai bruchi!
Beh, quel mezzo scellino
potr bastare a mantenerti immune70.
Bardolfo -
Se, seguitando a stare con voi due,
non finir per essere impiccato,
la forca subir certo un affronto.
Principe -
Bardolfo, come sta il tuo principale71?
Bardolfo -
Sta bene, mio signore. Ha giusto appreso
del ritorno di Vostra grazia a Londra,
ed ecco una sua lettera per voi.
(Gli consegna una lettera, che il Principe apre e legge)
Poins -
Recapitata con ogni rispetto.
Allora, come sta quel San Martino72
del tuo padrone?
Bardolfo -
Di corpo, sta bene.
Poins -
Di corpo, s, ma la parte immortale
che ha bisogno del medico: ma quella
lui non la cura certo pi di tanto;
sa che se pur s'ammala, essa non muore.
Principe -
(Porgendo a Poins la lettera
di Falstaff che ha finito di leggere)
Questa cisti sebacea tumorale
cui permetto di prendersi con me
la stessa confidenza del mio cane,
tiene bene il suo ruolo,
ed ecco, senti quello che mi scrive.
Poins -
(Legge la soprascritta del foglio)
"John Falstaff, cavaliere"... Cavaliere!
L'han da sapere tutti, cani e porci,
non si lascia sfuggire l'occasione,
ogni volta ch'ha da parlar di s:
simile a certi parenti del re
i quali basta si pungano un dito
non possono tenersi dal gridare:
"Ecco versato del sangue reale!".
E a chi, fingendo non aver capito,
chieda: "Come sarebbe?", quelli, pronti
come il cappello di chi vuole un prestito73:
"Sono un parente povero del re".
Principe -
Gi, pretendono di esserci parenti,
magari risalendo fino a Jafet.
Ma torniamo alla lettera.
(Riprende la lettera di Falstaff dalle mani di Poins e legge)
"John Falstaff, cavaliere,
"al figliolo del re
"pi prossimo a suo padre,
"principe Enrico di Galles, salute!".
Poins -
Ma questo un attestato notarile!
Principe -
Zitto!
(Seguita a leggere)
"Voglio imitare in brevit
"i nobili romani".
Poins -
Ha il fiato corto,
intende certo brevit di fiato.
Principe -
(Legge)
"Mi raccomando a te, e te al cielo,
"e ti lascio per raccomandazione:
"non dare troppa confidenza a Poins
"perch'egli abusa dei favori tuoi
"fino al punto d'andar giurando in giro
"c'hai da sposare sua sorella Nelly.
"Pntiti come puoi, quando n'hai tempo,
"e cos ti saluto. Sempre tuo
"per il s e per il no,
"ch' come dire come vuoi trattarmi,
"John Falstaff (Giovannino per gli amici,
"Giovanni pei fratelli e le sorelle,
"e Sir John per il resto d'Europa)".
Poins -
Questa lettera, io, monsignore,
la immergo in vin di Spagna
e gliela faccio ingoiare di forza...
Principe -
Sarebbe come rimandargli in gola
una ventina delle sue parole.
Ma veramente, Ned74,
vai dicendo di me che avrei intenzione
di sposar tua sorella?
Poins -
Non sia mai!
Dio non voglia mandar alla ragazza
sorte peggiore!... Ma non l'ho mai detto.
Principe -
Bah, noi sprechiamo il tempo a far gli stupidi,
mentre gli spiriti della saggezza
siedono sulle nuvole e ci beffano.
(A Bardolfo)
Il tuo padrone a Londra?
Bardolfo -
S, signore.
Principe -
E dove va a mangiare il vecchio porco:
va a grufolare al solito porcile?
Bardolfo -
Sempre al solito, monsignore: a Eastcheap.
Principe -
In compagnia di chi?
Paggio -
Degli efesini75
della vecchia parrocchia, monsignore.
Principe -
Ci sono donne a cenare con lui?
Paggio -
Come donne nessuna, monsignore,
salvo la stagionata Donna Quickly
e Donna Bambola Strappalenzuola.
Principe -
Che dolce amore sar mai costei?
Paggio -
Oh, signore, una vera gentildonna,
ed parente al mio signor padrone.
Principe -
S, come son parenti
al toro del villaggio le giovenche
della parrocchia. Vogliamo andar da loro,
Ned, di sorpresa, mentre stanno a cena?
Poins -
Son con voi, mio signore,
risoluto a seguirvi come un'ombra.
Principe -
Allora, tu, ragazzo, e tu, Bardolfo,
acqua in bocca col vostro principale
sul fatto ch'io sia gi tornato a Londra.
Ecco, tenete, pel vostro silenzio.
(D loro del denaro)
Bardolfo -
Mi cascasse la lingua, monsignore.
Paggio -
Ed io terr la mia ben bene a freno.
Principe -
Ottimamente. Allora andate pure.
(Escono Bardolfo e il Paggio)
Questa tal Bambola Strappalenzuola
dev'esser proprio robetta da strada.
Poins -
Garantito, e da strada assai battuta,
come quella tra Londra e Sant'Albano.
Principe -
Come fare, per, noialtri due,
a vedere, non visti, il nostro Falstaff
stanotte al suo colore naturale?
Poins -
Ci metteremo addosso, monsignore,
un corsetto di cuoio ed un grembiule76,
e lo serviamo a tavola
come fossimo addetti all'osteria.
Principe -
Da principe a garzone d'osteria?
Da Dio a toro? Una bella caduta!
Capit anche a Giove.
Vil metamorfosi! Ma mi ci adeguo;
in ogni cosa il fine da raggiungere
deve adeguarsi, Ned,
alla follia del fare per raggiungerlo.
Andiamo, andiamo, seguimi.
(Escono)
scena III - Warkworth, davanti al castello di Northumberland
Entrano il Conte di Northumberland, la Contessa sua moglie e Lady Percy, vedova di Harry Hotspur
Northumberland -
Diletta sposa, e tu, gentile nuora,
fate forza a voi stesse, vi scongiuro,
al fine di non rendere pi difficile
il corso delle mie vicissitudini,
gi troppo fortunose per se stesse;
cercate di non darvi pure voi
il volto contristato degli eventi,
non siate, come questi,
ulteriore cagion di sofferenza
all'anima di Percy.
Contessa -
Ho rinunciato;
non parlo pi. Fa' pure come vuoi.
Ti guidi solo il tuo discernimento.
Northumberland -
Ahim, mia cara, in gioco qui il mio onore,
e nulla lo potrebbe riscattare
se non vado.
Lady percy -
No, per l'amor di Dio,
a questa guerra non prendete parte!
Venuto meno siete gi altra volta
alla vostra parola,
e in un momento in cui sarebbe stato
ben pi caro per voi tenervi fede,
ed stato allorquando il vostro Percy,
il carissimo Harry del mio cuore,
volse pi volte gli occhi a settentrione
nell'ansia di veder giunger suo padre
coi rinforzi. Ed attese a lungo e invano.
Chi vi convinse a rimanere a casa,
allora? Ed eran due gli onori in gioco:
il vostro e quello di Harry vostro figlio.
Al vostro possa Dio dar lustro e luce.
Il suo rifulse in lui simile al sole
sotto la grigia galleria del cielo,
e sotto quella luce
si mossero a fornir gloriose gesta
i miglior cavalieri d'Inghilterra.
Perch'egli era lo specchio
alla cui luce ogni giovane inglese
mirandosi, anelava di vestirsi
dell'armi della gloria.
Dimostrava di non avere gambe
chi non sapesse adeguarsi al suo passo;
e il suo parlare stretto, cincischiato,
ch'era in lui un difetto di natura,
divenne la parlata del valore:
s che chi pur sapesse colloquiare
grave e lento desider cambiare
tale sua naturale perfezione,
per sempre meglio assomigliare a lui,
cos che per il modo di parlare,
di muoversi, di vivere la vita,
per le predilezioni degli svaghi,
come per la sua pratica dell'armi,
per tutti egli era il modello e lo specchio,
l'esempio e il testo al quale tutti gli altri
si modellavano e prendevan forma.
E voi, quell'essere meraviglioso,
quel miracolo d'uomo, impareggiabile,
lasciaste solo l, privo d'aiuto,
in condizioni d'inferiorit,
in faccia all'orrido dio della guerra,
a sostenere una battaglia in campo
dov'egli non aveva altra difesa
che il risuonar del suo nome glorioso:
"Sperone Ardente"!... E cos lo lasciaste!
Ah, no, voi fareste adesso oltraggio
alla sua anima, tenendo fede
a un impegno d'onore verso gli altri,
con pi scrupolo e puntualit
che non ne aveste allor verso di lui!
Che se la vedano pure da soli!
Sia l'Arcivescovo che il Lord Maresciallo
hanno forze bastanti per l'impresa.
Avesse avuto, il mio diletto Percy,
met soltanto delle loro forze,
io potrei oggi, come parlo a voi,
parlar d'Enrico Monmouth nella tomba,
avviticchiata al collo del mio Percy.
Northumberland -
Figlia mia bella, Dio ti benedica,
tu riesci a smontar d'ogni coraggio
l'animo mio col ricordar cos
e rinfacciarmi i miei passati errori.
Ma debbo andare incontro a quel pericolo,
o sar esso che verr a cercarmi
in altro luogo dove, certamente,
mi troverebbe assai men preparato.
Contessa -
Oh, fuggi allora a riparare in Scozia,
finch nobili e popolani in armi
non abbian dato almeno un qualche segno
della forza di cui sono capaci.
Lady percy -
S'essi avanzando avranno il sopravvento
sul re, allora vi unirete a loro
come nerbo d'acciaio
che aggiunge forza a forza. Ma non prima.
Prima lasciate, per amore nostro,
che si cimentino loro da soli.
Non fate come fece vostro figlio,
e come voi lasciaste che facesse;
ed io proprio per questo sono vedova,
e non mi baster tutta la vita
per bagnare di pianto il suo ricordo
perch germogli e cresca fino al cielo
la memoria del mio nobile sposo.
Northumberland -
Su, su, venite dentro.
Il mio spirito come una marea
che giunta al culmine del suo montare
sta incerta tra il fluire e il rifluire.
Vorrei andare ad unirmi all'Arcivescovo,
ma mi trattengono mille ragioni.
Mi risolver forse per la Scozia.
Rester l fintanto che il momento
e il mio personale tornaconto
non reclamino qui la mia presenza.
(Escono tutti)
scena IV - Londra, una stanza nella taverna "Alla testa di cinghiale" a Eastcheap
Una tavola con sedie Cesco77 sta mettendo a tavola vino e frutta; entra un altro Garzone d'osteria78 con un piatto di mele stagionate79.
Cesco -
Che diavolo ci porti tu l dentro...
mele di San Giovanni?
Sai bene che Sir John non pu soffrirle!
Garzone -
Oh, hai ragione! Adesso mi ricordo
che il Principe gli present una volta
cinque di queste mele sopra un piatto
dicendogli: "Ecco, altri cinque Sir John";
ed aggiunse, togliendosi il cappello:
"Ed ora voglio prendere commiato
da questi sei panciuti, rinsecchiti,
vecchi e ben stagionati cavalieri".
E quello a rodersi il cuore di rabbia.
Ma ormai se lo sar dimenticato.
Cesco -
Bene, allora preparagli la tavola,
e togli dalla vista quelle mele;
poi vedi se riesci a rintracciare
i suonatori della banda Squassi80.
Pupa Strappalenzuola avr piacere
d'ascoltar della musica. Fa' presto.
Nella stanza dove ora stan cenando
fa caldo, e si trasferiranno qui.
Inoltre arriveranno qui, tra poco,
il Principe con Edoardo Poins,
e porteranno addosso tutti e due
un corsetto di cuoio ed un grembiule.
Sir John non deve accorgersi di niente.
venuto Bardolfo ad avvertirmi.
Garzone -
Per la messa, che spasso! Che goduria!
Sar una burla supereccellente!
Cesco -
Vedr io di trovar la banda Squassi.
(Escono)
Entrano Quickly e Pupa Strappalenzuola, ubriaca
Quickly -
Ah, cuoricino mio,
mi sembri in ottima temperit81,
ti batte il polso straordinariamente
che meglio il cuore tuo non pu volere;
il colorito, poi, ti garantisco,
rosso, s, come una rosa rossa,
in buona verit; ma in fede mia
hai tracannato un po' troppa Canaria82,
e quello un vino che ti fruga dentro
a meraviglia e t'imbalsama il sangue
avanti che riesci a dir: "Che questo?".
Come va adesso?...
Pupa -
Meglio, meglio... Hic83!
Quickly -
Beh, meno male... un cuore come il tuo
vale proprio tutt'oro quanto pesa.
Ecco Sir John che arriva.
Entra Falstaff canticchiando
Falstaff -
"Quando Re Arturo apparve
"la prima volta a corte... ".
(Chiamando)
Cesco, ragazzo, vuotami il pitale.
(Seguitando a canticchiare)
"... ed era un degno re... ".
Ebbene, come va, Madama Pupa?
Quickly -
Ha il voltastomaco; non pu star ferma84.
Falstaff -
Tutte cos quelle del suo mestiere:
se si fermano, hanno il voltastomaco.
Pupa -
Ti pigli un canchero, lurido porco!
Questo tutto il conforto che mi di?
Falstaff -
I porci tu li fai ingrassare, bambola.
Pupa -
Io, ingrassarli? la loro ingordigia
e il mal francese85, piuttosto; non io.
Falstaff -
Alla ghiottoneria ci pensa il cuoco,
al mal francese ci pensate voi,
quello, Pupa, da voi ce l'attacchiamo,
lo prendiamo da voi, lo devi ammettere,
mia povera virt, lo devi ammettere!
Pupa -
S, s, Ges, da noi le catenine,
le nostre gioie, questo vi prendete.
Falstaff -
(Canticchiando)
"... catenine, gioielli, braccialetti86... "
... perch servire valorosamente87
lo sai, significa tornare a casa
zoppicando; uscir fuori dalla breccia
con l'asta valorosamente alzata,
e guadagnare valorosamente
l'infermeria, e valorosamente
arrischiarsi su colubrine cariche.
Pupa -
Vatti a impiccare, viscido anguillone,
ad impiccare, dico!
Quickly -
Come al solito,
voi due non riuscite a stare insieme
senza beccarvi; siete due reumatici88
come due tozzi di pane rifatto,
incapaci ambedue di sopportare
l'uno con l'altro le confermit.
(A Pupa)
Diavolo! Ci dev'esser tra voi due
uno che debba sopportare l'altro;
e quell'uno sei tu, vaso pi fragile,
il vaso, come dicono, pi vuoto89.
Pupa -
E come pu un vaso vuoto e fragile
sopportare un barile grosso e pieno
come costui? Dentro quel suo pancione
c' tutto il carico di un bastimento
di vino di Bordeaux. Non s' mai visto
un barco con la stiva pi stipata.
Suvvia, torniamo buoni amici, Jack.
Tu sei sul piede di partire in guerra,
e ch'io ti veda ritornare o no,
non interessa davvero a nessuno.
Rientra Cesco
Cesco -
Signore, gi c' l'alfiere Pistola
che vorrebbe parlarvi.
Pupa -
No, alla forca,
quel turpe manigoldo attaccabrighe!
Non farlo entrare. Quello la canaglia
pi sboccata di tutta l'Inghilterra!
Quickly -
Se viene qui per mettere subbuglio,
non farlo entrare, no, assolutamente!
Debbo vivere in pace coi vicini,
io, e non voglio attaccabrighe qui!
Io godo di buon nome e buona fama
presso la crema della miglior gente.
Chiudi la porta; non voglio spacconi
in casa mia; non son vissuta tanto
per aver qui sconquassi e spacca-tutto!
Falstaff -
Ostessa, ascolta...
Quickly -
No, Sir John, di grazia,
non dite niente. Qui niente spacconi!
Falstaff -
Ma sentite, si tratta del mio alfiere.
Quickly -
Fanfaluche, Sir John! Non ne parliamo.
In casa mia, alfieri attaccabrighe
non entrano. Sol pochi giorni fa,
non pi tardi di mercold passato,
mi son trovata appunto faccia a faccia
con Mastro Tisico, il vice-ascensore90
e lui mi fa - sono parole sue -
"Vicina Quickly" - c'era l presente
anche il nostro vicario, Mastro Mutolo -
"vicina Quickly" - dice - "ricordatevi
d'ospitare soltanto gente ammodo,
perch non siete" - dice - "in buona fama".
Eh, cos ha detto, e posso dir perch:
"Perch" - disse - "voi siete reputata
onesta donna e ben considerata,
perci badate a chi mettete in casa.
Non ospitate tipi fracassoni".
Perci qui gente simile non entra.
Anche voi vi sareste compiaciuto
a udir quel che mi disse. No, spacconi
attaccabrighe qui io non ne voglio!
Falstaff -
Ma che spaccone, Ostessa!... Quello l
un mariolo mansueto, t'assicuro;
e puoi lisciargli il pelo, gentilmente,
come ad un cucciolotto di levriero.
Non farebbe il gradasso
con una gallinella faraona91
sol che quella arruffasse su le penne
per un minimo cenno di rivolta.
Garzone, vagli a dire di salire.
(Esce il garzone)
Quickly -
"Mariolo" avete detto?... Se cos,
la mia casa non rester mai chiusa
a persona per bene n a mariolo;
ma non mi piace la spavalderia,
e solo a udire da qualcuno "rissa"
mi vien male. Sentite gi, signori,
come tremo, sentite, v'assicuro!
Pupa -
Infatti, Ostessa.
Quickly -
vero? Ecco, sentite,
manco se fossi una foglia di pioppo.
Gli spacconi non li sopporto proprio.
Entrano Pistola, Bardolfo e il Paggio
Pistola -
(A Falstaff)
Dio vi mantenga sano, cavaliere!
Falstaff -
Salve, alfiere Pistola, benvenuto!
Qua, Pistola, ti voglio caricare
con un gotto di vin secco di Spagna.
(Gli porge da bere)
Tu scaricalo sulla mia ostessa.
Pistola -
Sopra di lei, Sir John,
mi posso scaricar con due pallottole.
Falstaff -
Quella, mio caro, a prova di pistola:
difficilmente le potrai far male.
Quickly -
Io non bevo n prove n pallottole,
io, bevo non pi di quanto basta,
io, senza far piacere a nessun uomo92.
Pistola -
(Facendo il gesto di brindare verso Pupa)
Allora a voi, Madama Dorotea,
scaricher su di voi.
Pupa -
Sopra di me?
Mi fai schifo, rognoso fannullone,
miserabile, ignobile furfante,
imbroglione, straccione scamiciato!
Via dai piedi, ammuffito rimasuglio,
ch'io sono cibo per il tuo padrone!
Pistola -
Ti conosco, Madama Dorotea!
Pupa -
Via di qui, tagliaborse truffaldino!
Via, sudicione, lvati dai piedi!
Quant' vero che quel che bevi vino,
t'infilzo il mio coltello
in quelle tue ganasce rammuffite,
se provi a fare il gradasso con me!
Va' via, va', scostumato trincabirra!
Via, vecchio impostore,
elsa di sciabola fatta a canestro!
Da quando in qua, di' un po', da quando in qua
ti sei deciso a far lo spadaccino?
E pure con sei gradi alle spalline,
luce di Dio!... Che grascia !
Pistola -
Dio mi fulmini,
se non ti fo saltare la gorgiera
per quel ch'hai detto!
Falstaff -
Basta, ora, Pistola!
Che tu non debba esplodere qua dentro93.
Se devi scaricare qualche cosa,
scarica noi della tua compagnia.
Quickly -
No, capitan Pistola, non qua dentro94.
Non qua, buon capitano.
Pupa -
Capitano?...
Ah, maledetto mistificatore!
Non hai proprio vergogna
a sentirti chiamare capitano?
Se quelli che son veri capitani
la pensassero tutti come me,
ti sbatterebbero fuori a legnate,
per esserti appropriato di quel titolo
senz'essertelo prima guadagnato!
Lui, capitano! Schiavo miserabile!
E perch? Per aver dilacerato
la gorgiera a una povera ragazza
in un bordello?... Capitano, lui!
Che t'impiccassero, gran farabutto!
Uno che vive sulle prugne cotte
e le focacce muffe e rinsecchite95!
Capitano!... Per Dio e la Sua luce,
vuoi vedere che questi farabutti
renderanno aborrito questo titolo,
come han gi fatto col verbo "coprire96"
ch'era vocabolo pi che decente,
prima che fosse usato in senso equivoco?
I veri capitani faran bene
a badare che questo non succeda.
Bardolfo -
Da bravo, alfiere, scendi gi, ti prego.
Falstaff -
Madama Pupa, senti una parola.
(Si apparta con Pupa)
Pistola -
Non scendo affatto, caporal Bardolfo!
Sai che ti dico? Che la sbranerei,
io, quella l. Ma sapr vendicarmi.
Paggio -
Ti prego, scendi, via.
Pistola -
Prima, per questa mano,
voglio vedere quella l dannata
nel maledetto lago di Plutone,
nel pi profondo inferno,
con Erebo e le vili sue torture97.
"Tieni amo e lenza!", dico.
"Gi, gi, cani; gi Fati".
"Non c' forse qui Irene98?"
Quickly -
Buon Capitan Pisello99, state calmo!
S' fatto tardi. In fede mia, vi supplico,
cercate di aggravar100 la vostra collera.
Pistola -
Questi davvero son bei ghiribizzi!
"Dovran forse cavalli da fatica
"e rozze bolse e stravaccate d'Asia
"che non fan pi di trenta miglia al giorno,
"compararsi con Cesari e Cannibali101?...
"O con Greci Troiani?... Ah, no, dannati
"siano tutti nel regno di Re Cerbero
"e ne ruggisca dal cielo la cupola"102.
Ci vogliamo azzuffar per pinzellacchere?
Quickly -
Queste s, capitano, in fede mia,
son parole assai meglio amareggiate103!
Bardolfo -
Suvvia, da bravo, alfiere, fila via,
se no qui presto viene una baruffa.
Pistola -
(Urlando)
"Muoian gli esseri umani come cani!
"Si donino corone come spilli!
"Non abbiamo qui Irene?".
Quickly -
Non c' nessuna Irene in casa mia,
capitano. Ohib! Credete forse
che se ci fosse ve lo negherei?
Statevi calmo, per l'amor di Dio.
Pistola -
"E allora mangia e ingrassa,
"mia leggiadra Calipoli104!"
Avanti, portaci del bianco secco.
"Se fortuna mi tormenta,
"speranza mi contenta105"...
Dovremo paventare le bordate?
No, fosse pure il diavolo a far fuoco!
Avanti, portami del bianco secco.
(Alla spada, slacciandosela)
E tu, diletta mia, rimani l.
(Si scioglie la spada e la posa)
E allor faremo punto e basta qui?
E gli eccetera son ridotti a niente?
Falstaff -
Pistola, vorrei starmene tranquillo.
Pistola -
Bacio la mano, dolce cavaliere.
Eh, le abbiam viste noi le Sette stelle106!
Falstaff -
Per l'amor di Dio, gente, vi prego,
scaraventatelo gi per le scale
questo tronfio e ridicolo pitocco!
Non lo sopporto pi!
Pistola -
"Scaraventatelo gi per le scale"?
Scaricarmi? Non conosciamo pi
le puledre di Galloway107, adesso?
Falstaff -
Buttalo gi, Bardolfo,
come una monetina a rimbalzino108!
Se non sa altro che parlar di nulla,
che lo si annulli.
Bardolfo -
Andiamo, vieni gi.
Pistola -
(Brandendo la spada)
Che! S'ha da salassar qualcuno qui?
Si vuol davvero che scorra del sangue?
"Cullami, allora, o Morte!
"Nel sonno eterno i giorni
"del mio dolore accorcia!
"E le tre Suore grame109
"dipanino lo stame
"sulle ferite inferte,
"orride bocche aperte!
"Atropo, vieni!".
Quickly -
Qui finisce male!
Falstaff -
(Al Paggio)
Ragazzo, la mia spada!
(Il Paggio gli d la spada)
Pupa -
No, ti prego,
ti prego, Jack, non snudare la spada!
Falstaff -
(Snudando la spada e spingendo fuori Pistola)
Vattene gi!
Quickly -
Che bella baraonda!
Io rinuncio a tenere una locanda
piuttosto che trovarmi fra territi110
e spaventosit di questo genere!
Qui va a finire che ci scappa il morto,
sicuramente. Oh, poveretta me!
Rinfoderate quelle spade nude!
Rinfoderate quelle spade nude!
(Esce Pistola, inseguito da Bardolfo)
Pupa -
Ti prego, Jack, sta' calmo;
quella canaglia adesso andata via.
Ah, figlio di puttana del mio cuore,
mio caro fegatoso bricconcello!
(Lo coccola)
Quickly -
Non ti sarai ferito mica all'inguine?
Perch m' parso che quel miserabile
t'abbia inferto una botta sulla pancia.
Rientra Bardolfo
Falstaff -
Beh, l'hai buttato fuori?
Bardolfo -
Sissignore.
Era ubriaco ciucco, il disgraziato.
Per l'avete ferito, signore,
alla spalla.
Falstaff -
Sfidare me, furfante!
Pupa -
(Sempre coccolandolo)
Ah, la mia dolce piccola canaglia!
Oh, come sudi, povero scimmiotto!
Qua, ch'io t'asciughi il viso,
quel faccione da figlio di puttana!
Eh, briccone!... Per ti voglio bene,
parola mia. Sei un valoroso
non inferiore ad Ettore di Troia;
tu vali cinque volte un Agamennone
e dieci volte tutti i Nove Eroi.
Ah, briccone!
Falstaff -
Carogna d'uno schiavo!
La far rimbalzar su una coperta
quella canaglia!
Pupa -
S, se quello sforzo
non ti fa male al cuore, tesoruccio.
Rimbalzare ti far io, in cambio,
con me frammezzo a un paio di lenzuola.
Entrano i suonatori
Paggio -
I musicanti sono qui, signore.
Falstaff -
Che suonino.
(Ai suonatori)
Suonate, su, signori.
(Musica)
Pupella, siedi sulle mie ginocchia...
Carogna d'uno schiavo fanfarone!
S' squagliato come l'argento vivo,
il manigoldo.
Pupa -
E con te alle calcagna,
che parevi una chiesa che correva111.
Ma quando, figlio d'una buona donna,
porcellone di San Bartolomeo,
la finirai di far la guerra il giorno
e la scherma la notte112,
e ti deciderai a rabberciare
questo tuo vecchio corpo, per il cielo?
Entrano il Principe di Galles e
Poins travestiti da garzoni d'osteria
Falstaff -
Zitta, Pupa, non mi parlar cos,
come se fossi una testa di morto,
non starmi a ricordare la mia fine...
Pupa -
Birbante, il Principe che tipo ?
Falstaff -
Un buon ragazzo, un po' scavezzacollo.
Avrebbe fatto bene il dispensiere
e saprebbe affettare bene il pane.
Pupa -
Quel Poins, invece, testa fina, dicono.
Falstaff -
Lui, testa fina?... Vada sulla forca,
scimmione! Quello duro di cervice,
da superar la mostarda di Tewksbury113,
e comprendonio ce n' meno in lui
che in una mazzapicchia da bottaio.
Pupa -
Perch il Principe allora l'ha s caro?
Falstaff -
Perch ha le gambe grosse come lui,
e sa giocare bene a lanciadisco114,
si strafoga d'anguille col finocchio
e ingozza mozziconi di candela
affogati nell'acquavite in fiamma115,
sa fare all'altalena coi ragazzi,
sa saltare a pi pari due sgabelli,
sa bestemmiar con molta buona grazia,
porta stivali lustri e ben calzati
come quelli che appaiono dipinti
sulle insegne dei mastri calzolai;
e non si perita di raccontare
sottovoce storielle scollacciate;
ed ha tante altre qualit bislacche
che lo proclaman debole di mente
per quanto nerboruto; e son queste
che gli valgon le simpatie del Principe.
Perch il Principe del suo stesso stampo:
tanto che se dovessero pesarsi,
basterebbe un capello da una parte
per farvi tracollare la bilancia.
Principe -
(A parte, a Poins)
Non si merita, questo barilotto116,
d'aver le orecchie mozze?
Poins -
(A parte, al Principe)
Bastoniamolo
sotto gli occhi di questa sua bagascia.
Principe -
(Come sopra)
Ma guarda tu, se questo vecchio grinzo
non si fa titillar la cuticagna
da quella, come fosse un pappagallo!
Poins -
(Come sopra)
Non strano che debba la libido
sopravviver nell'uomo per tanti anni
alla capacit della sua funzione?
Falstaff -
(A Pupa)
Baciami, bambola.
(Si baciano, mentre Bardolfo cerca di far lo stesso con l'Ostessa)
Principe -
(Come sopra)
Saturno e Venere
quest'anno in congiunzione! Che portento!
Che ne dice al riguardo l'almanacco117?
Poins -
(Indicando Bardolfo)
E guarda quella infuocata Trigona118
del suo servo se non va bisbigliando
all'orecchio galanti paroline
a quella vecchia tavola dei conti119
del suo padrone, la depositaria
dei buffi e dei segreti dello stesso.
Falstaff -
(A Pupa)
I tuoi son solo baci di blandizia.
Pupa -
Ti bacio, credimi, con tutto il cuore.
Falstaff -
Son vecchio, vecchio...
Pupa -
Ed io ti amo, invece,
pi di quanto non possa mai amare
uno di quei balordi ragazzotti.
Falstaff -
Di che stoffa la vuoi una blusetta?
Gioved dovr avere dei quattrini;
e domani ti compro un cappellino.
(Ai musicanti)
Un motivetto allegro, per favore!
(La musica suona di nuovo)
Si fa tardi; tra poco andiamo a letto.
Mi scorderai, appena sar andato.
Pupa -
Tu mi fai piangere se dici questo,
parola mia. Ti sfido a dimostrarmi
che mi sar agghindata a farmi bella
fin che tu torni... Aspetta, e lo vedrai!
Falstaff -
(Chiamando)
Cesco, del vino.
Principe e poins -
(Insieme, facendosi avanti)
Subito, signore!
Falstaff -
(Riconoscendoli, ma fingendo di no)
Oh! Un bastardo del re da queste parti?
(A Poins)
E tu non sei un gemello di Poins?
Principe -
(A Falstaff, vedendosi riconosciuto)
E tu che vita vai menando qui,
globo di continenti di peccato?
Falstaff -
Migliore certamente della tua:
non foss'altro ch'io sono un gentiluomo
e tu uno spillabotti.
Principe -
Questo vero, questo
e sono qui a spillare te di fuori,
tirandoti magari per le orecchie.
Quickly -
(Riconoscendo anch'essa il Principe)
Oh, che Dio vi conservi, Vostra Grazia!
E ben tornato a Londra!
Dio benedica il vostro bel sembiante!
O Gesummio! Arrivate dal Galles?
Falstaff -
(Al Principe)
Lascivo impasto di maest e follia,
su questo frivolo... tocco di carne
(Posa le mani su Pupa)
e sul sangue corrotto di costei,
ti giuro che tu sei il benvenuto!
Pupa -
Grasso babbeo, che dici? Mi fai schifo!
Poins -
(Al Principe, a parte)
Adesso, mio signore, questo qui,
se non battete il ferro finch caldo,
tenter certamente di sviarvi
volgendo tutto a scherzo.
Principe -
(A Falstaff)
Lussuriosa miniera di grassume,
quali infamie dicevi su di me
poc'anzi avanti a questa incensurata,
civile ed illibata gentildonna?
(Indica Quickly)
Quickly -
Che cuore d'oro, Dio vi benedica!
Mi dipingete proprio come sono!
Falstaff -
(Al Principe)
M'hai udito?
Principe -
E tu m'hai riconosciuto
come quando te ne scappasti a Gadshill120.
Sapevi ch'io ero alle tue spalle,
e dicesti quel che dicesti apposta,
per saggiare la mia sopportazione121.
Falstaff -
No, no, non cos; io non pensavo
che tu potessi udir quel che dicevo.
Principe -
Allora adesso ti costringer
a confessare che intenzionalmente
hai voluto parlar male di me,
e poi sapr in che modo cucinarti.
Falstaff -
Parlar male di te?... Che dici, Hal?
Me ne guarderei bene, sul mio onore!
Principe -
Ah, non parlar male
chiamarmi affetta-pane da dispensa,
e non so che cos'altro d'ingiurioso?
Falstaff -
Nessuna ingiuria, Hal.
Poins -
Nessuna ingiuria?
Falstaff -
Nessuna, onesto Ned, nessuna al mondo!
L'ho solo disprezzato di proposito
davanti a gente reproba,
per evitar che se ne innamorassero;
e ho fatto, cos agendo, la mia parte
di amico vigile e fedele suddito;
(Al Principe)
e tuo padre dovrebbe essermi grato.
Nessuna ingiuria, Ned, nessuna ingiuria,
no, in coscienza, ragazzi miei, nessuna.
Principe -
Ecco, vedi ora se non la tua
vera paura e somma codardia
ad indurti ad offendere l'onore
di questa onesta e virtuosa signora,
pur di ricompattarti con noi due.
Gente reproba, lei?
(Indica Pupa)
Gente reproba, qui, la tua Ostessa?
O il tuo ragazzo? Reprobo anche lui?
E l'onesto Bardolfo,
il cui zelo gli sfiamma per il naso,
lo metti tu nel novero dei reprobi?
Poins -
Rispondi, dunque, tronco d'olmo fradicio!
Falstaff -
Bardolfo l'ha gi designato il diavolo
fra gli irrecuperabili: il suo volto
il fornello privato di Lucifero
dove questi arrostisce solamente
i grandi ubriaconi come lui122.
Quanto al ragazzo, c' un angelo buono
accanto a lui, per c' pure il diavolo,
che gli offre pi di quello.
Principe -
(Indicando Quickly e Pupa)
E queste donne?
Falstaff -
Una all'inferno ci si trova gi,
e brucia di per s, povera anima123.
Quanto all'altra, le devo del denaro,
e non so se anche lei sar dannata
per questo fatto.
Quickly -
No, puoi star sicuro!
Falstaff -
Lo penso anch'io. Tu non sarai dannata
per questo. Credo che sarai assolta.
Ma sul tuo capo pende un'altra accusa:
tu permetti che nella tua locanda
si mangi carne, e questo contro legge124,
per la qual colpa presto gemerai.
Quickly -
Ma tutti i locandieri fanno questo.
Che cosa sono in tutta una Quaresima
un paio di cosciotti di montone125?
Principe -
(A Quickly)
Gentildonna...
Quickly -
Che dice Vostra Grazia?
Falstaff -
Sua Grazia ti vuol dire qualche cosa
contro cui la sua carne si ribella.
(Forti colpi alla porta)
Quickly -
Chi bussa cos forte a quella porta?
Va' un po' a vedere, Cesco, per favore.
Entra Peto
Principe -
Ebbene, Peto, quali novit?
Peto -
Queste, signore: che il re vostro padre
a Westminster, e son giunti dal nord,
stanchi sfiniti venti messaggeri;
ed io nel venir qua, lungo la strada,
ho incontrato, raggiunto e sorpassato,
una buona dozzina di ufficiali
che bussavano a tutte le taverne
domandando se c'era Sir John Falstaff.
Principe -
Perdio, Poins, mi sento molto in colpa
a sprecare cos indolentemente
tempo prezioso, mentre intorno a noi
il temporale della ribellione,
qual tempestoso vento di scirocco
carico di vapori tenebrosi
comincia a sciogliersi ed a scrosciare
sulle nude e indifese nostre teste...
Qua spada e tocco... Falstaff, buona notte!
(Escono il Principe, Peto e Bardolfo)
Falstaff -
Ed io dovrei partire
proprio adesso che sta per arrivare
il pi succoso boccone del pranzo,
e lasciarlo intoccato?
(Colpi alla porta)
E di, ancora!...
Rientra Bardolfo
Bardolfo -
Vi dovete recare a corte, subito,
signore, una dozzina di ufficiali
son fermi gi alla porta ad aspettarvi.
Falstaff -
(Al Paggio)
Ragazzo, pensa tu a pagare i musici.
Addio, Ostessa! Addio, Pupa!... Vedete,
mie buone donne, come ricercato
chi vale, mentre quelli senza merito
posson dormire in pace i loro sonni,
quando l'uomo d'azione convocato.
Arrivederci, mie care ragazze.
Se non mi spediranno in fretta e furia,
torno a vedervi prima di partire.
Pupa -
(Piangendo)
Non posso dir parola. Ho il cuore in gola
ed quasi sul punto di spezzarsi...
Bene, mio dolce Jack, abbiti cura...
Falstaff -
Addio, mie care, addio!
Quickly -
Addio, addio!
La voce di bardolfo da dentro -
(Chiamando)
Madama Strappalenzuola!
Ostessa -
Che c'?
Bardolfo -
(Da dentro)
Ditele di venir dal mio padrone.
Quickly -
Va', corri, Pupa! Corri, corri, corri!
Bardolfo -
(Da dentro)
Allora?
Quickly -
Viene. Ha il viso tutto in lacrime.
(Le asciuga il viso)
Bardolfo -
(Affacciandosi alla porta)
Ebbene, Pupa, ti decidi o no?
(La conduce via. L'Ostessa esce dalla parte opposta)
atto TERZO
scena I - Westminster, il palazzo
Entra Re Enrico in veste da camera, seguito da un paggio. Notte.
Enrico -
(Al Paggio)
Va' dai conti di Surrey e di Warwick,
e di' loro che vengano da me;
ma che prima si leggan questo foglio
e ci riflettan bene. Corri, va'.
(Esce il Paggio, con il messaggio)
Chi sa quante migliaia di miei sudditi,
i pi umili, dormiran tranquilli,
a quest'ora?... O sonno, dolce sonno,
della natura soave ristoro,
che avr mai fatto io,
di tanto male da terrorizzarti
al punto che non vuoi tu pi venire
a gravar del tuo peso le mie palpebre
e immergere i miei sensi nell'oblio?
Perch pi volentieri
ami tu ritrovare il tuo riposo
all'interno di fumidi tuguri,
disteso sopra scomodi giacigli
ed in mezzo al ronzio delle zanzare,
che non dentro le alcove profumate
dei grandi, sotto ricchi baldacchini,
e cullato dal conciliante suono
di dolci melodie? Torpido Iddio,
perch ti giaci con la bassa gente,
su immondi pagliericci,
e lasci invece la regale alcova
rassomigliare alla cassa d'un pendolo
o ad un qualunque segnale d'allarme126?
Puoi tu sulla vertiginosa coffa
della nave serrare gli occhi al mozzo,
cullandogli il cervello
al brontolio degli impetuosi flutti,
tra il soffiare dei venti
che abbrancano per le schiumose creste
gli infuriati marosi,
raggricciandone le mostruose teste
e agganciandole alle sfuggenti nuvole
con tale strepito, che al suo rimbombo
la stessa morte sembra ridestarsi?
Come puoi esser, sonno, s parziale
da dispensare il tuo riposo al mozzo
inzuppato di pioggia e di salsedine,
in mezzo al turbinar degli elementi127,
e negarlo ad un re,
nella calma di notti tranquillissime,
con modi e mezzi adatti a conciliarlo?
E riposate, allora, umili genti,
riposate felici, e solo inquieto
giaccia il capo che porta una corona!
Entrano Warwick e Surrey
Warwick -
Mille volte buongiorno a Sua Maest!
Enrico -
Gi buongiorno, signori?
Warwick -
S, mezzanotte passata da un'ora.
Enrico -
Buongiorno, allora, a entrambi voi, signori.
Suppongo abbiate letto il mio messaggio.
Warwick -
Certo, sire.
Enrico -
Cos siete informati
da qual disfacimento affetto il corpo
del nostro regno, quali brutti mali
vanno infestandolo, e con qual pericolo
proprio vicino al cuore.
Warwick -
Fino ad ora,
esso soltanto un corpo malandato
che tuttavia pu esser ricondotto
al primitivo stato di vigore
con accorto consiglio e con l'impiego
di blande medicine. A Lord Northumberland
i bollori saran presto freddati.
Enrico -
O Dio, se fosse mai concesso all'uomo
di leggere nel libro del destino
e contemplare il tempo, nel suo volgere,
ripianare perfino le montagne,
e i continenti della terraferma
stanchi della lor solida saldezza,
dissolversi nel mare;
o la sabbiosa cinta degli oceani
estendersi da farsi troppo larga
pei fianchi di Nettuno; e constatare
come i tempi di noi si faccian gioco
col riempire di liquidi diversi
la coppa delle loro metamorfosi;
oh, si potesse antivedere tanto,
il pi felice dei giovani d'oggi
mirando al corso della propria vita,
ai pericoli corsi nel passato
ed alle avversit dell'avvenire,
chiuderebbe quel libro,
ansioso sol di vivere adagiato
nella supina attesa della morte.
Dieci anni ancora non si son compiuti
dal tempo che Riccardo e Lord Northumberland,
grandi amici, sedevano a banchetto;
due anni dopo si facevan guerra.
E non pi di ott'anni son passati
da quando questo Percy128 era con me
la persona pi prossima al mio cuore;
parteggiava per me come un fratello,
deponendo il suo cuore e la sua vita
sotto i miei piedi, s, e per amor mio,
sfidando anche Riccardo a viso aperto.
Ma chi di voi era presente... tu,
(A Warwick)
se ben ricordo, cugino Neville,
quando Riccardo, gli occhi pien di lacrime,
rampognato e insultato dal Northumberland,
disse queste parole che profetiche
si rivelano oggi: "Tu, Northumberland,
sei la scala per cui Enrico Bolingbroke,
mio cugino, sale ora sul mio trono".
Eppure, allora, Dio m' testimonio,
io ero lungi dall'aver tal mira;
ma la necessit volle per forza,
con lo Stato caduto cos in basso,
che la grandezza ed io ci combaciassimo.
"Tempo verr - ricordo ch'egli aggiunse -
tempo verr che quel peccato immondo129
suppurer come un bubbone marcio";
e, proseguendo sullo stesso tono,
preconizz gli eventi di quest'ora
e la rottura della nostra pace.
Warwick -
Nella vita d'ogni uomo c' una storia
che ripete gli eventi del passato;
chi l'osservi riesce a presagire,
con alto grado di approssimazione130,
i grandi lineamenti delle cose
ancora non venute ad esistenza,
i loro semi, i lor gracili bocci
chiusi come tesori in uno scrigno
che il tempo cova e quindi fa dischiudere
nella forma assegnata lor dal fato131;
ed con l'osservare questa forma
che Riccardo pot ben prevedere,
giudicando sul metro della storia,
come il grande Northumberland,
gi allora a lui mostratosi sleale,
sarebbe poi cresciuto da quel seme
a maggior tradimento
miglior terreno a mettere radici
non potendo trovar che il vostro danno.
Enrico -
Sono dunque voluti dal destino
gli eventi che viviamo?...
E allora come una fatalit
li affronteremo; e sia questa parola
ad ammonirci anche ora in questa azione.
Insieme l'Arcivescovo e Northumberland
disporrebbero, a quanto mi si dice,
d'un nerbo di cinquantamila uomini.
Warwick -
Non lo credo possibile, signore.
La diceria ripete, raddoppiandolo,
cos come fa l'eco con la voce,
il numero di quelli che si temono.
Per il momento piaccia a Vostra Grazia
d'andare a letto. Sull'anima mia,
mio signore, le forze messe in campo
da Vostra Maest son sufficienti
ad ottenervi un facile successo.
E vi dico, a maggior vostro conforto,
d'aver appreso da fonte sicura
che Glendower morto.
Queste due settimane Vostra Grazia
stata male, e stare ancora in piedi
in queste ora inconsueta
non pu che peggiorarle la salute.
Enrico -
Va bene, seguir il tuo consiglio.
Ma una volta che avremo, miei signori,
le mani libere da questa guerra,
nostra meta sar la Terrasanta!
(Escono)
scena II - Nella Contea di Gloucester, davanti alla casa del giudice Zucca
Entrano Zucca e Silente, da parti opposte
Zucca -
Avanti, avanti, avanti! Qua la mano,
signor cugino, diamoci la mano!
(Si stringono la mano)
Croce di Dio, sei proprio mattiniero!
E come sta mio cugino Silente?
Silente -
Bene. Buongiorno a te, cugino Zucca.
Zucca -
E come sta la mia cara cugina
tua compagna di letto? E l'Elenuccia,
la bella tua figliola e mia figlioccia?
Silente -
Ahim, cugino, nera come un merlo.
Zucca -
E che fa mio nipote Guglielmino?
Scommetto che a quest'ora
diventato uno studente in gamba.
Ancora ad Oxford, vero?
Silente -
S, s, certo, signore, ed a mie spese.
Zucca -
Allora presto dovr frequentare
la facolt di legge132. Ai tempi miei
ho frequentato anch'io la "Clement Inn"133
e credo che si parli ancora l
di quella testa pazza dello Zucca.
Silente -
Ti chiamavano "Zucca il rompicollo".
Zucca -
Eh, per la Messa, quanto a soprannomi
me n'affibbiavano di tutte specie.
E certo ne avrei fatte d'ogni sorta
ed anche a ruota libera, a quel tempo.
C'ero io e Giannetto Monetina134,
quel piccolino dello Staffordshire,
e quel nerone di Giorgietto Barnes135,
e Franco Bucalossi, e Bill Mugugno136,
un tipo dalle parti di Gottswold137
Nelle scuole di legge d'Inghilterra
quattro tipi cos, scavezzacollo,
compagnoni, gaudenti, capiscarichi,
non s'erano mai visti, e, posso dirlo,
sapevamo ove stava "bona roba138"
ed avevamo sempre le migliori
a nostra discrezione, sempre pronte.
A quel tempo Jack Falstaff, ora Sir John,
era ancora un ragazzo, ed era paggio
di Thomas Mowbray, duca di Norfolk.
Silente -
Quello stesso Sir John
che dovrebbe arrivare qui tra poco
per le requisizioni?
Zucca -
Quello stesso,
appunto, proprio lui. Quanti ricordi!
Gli ho visto un giorno rompere la testa
a Scoggin139, sul cancello del collegio,
quand'era ancora solo un pivellino
non pi alto di tanto; e fu quel giorno
ch'io stesso mi trovai ai ferri corti
con un certo Sansone Stoccafisso140,
un fruttaiolo, dietro la Gray's Inn.
Ges, Ges, quante pazze giornate
ho passato laggi!
E veder ora quante sono morte
di tutte quelle vecchie conoscenze...
Silente -
Eh, cugino, li seguiremo tutti,
Zucca -
Certo, certo, sicuro, sicurissimo!
La morte, come recita il Salmista,
certa; tutti debbono morire...
A quanto sta una coppia di torelli
alla fiera di Stanford?
Silente -
In verit, non ci sono passato.
Zucca -
(Tornando al suo pensiero di prima)
Eh, s, la morte certa...
E il vecchio Double, quel tuo conterraneo,
ancora vivo?
Silente -
Morto, mio signore.
Zucca -
Ah, s?... Ges, Ges!
Sapeva cos bene tirar d'arco!
Morto! Un arciere in gamba! Un tiratore!
Giovanni Gaunt l'aveva molto a cuore
e scommetteva forte su di lui.
Morto sicch, eh?... Quello era capace
di centrarti un bersaglio a ottanta passi,
e lanciarti un quadrello a centottanta,
centonovanta, che solo a vederlo
ti s'allargava il cuore, veramente!
Una ventina di pecore buone
quanto credi che possano costare?
Silente -
Dipende... una ventina, delle buone,
faranno il prezzo di dieci sterline.
Zucca -
E sicch anche il vecchio Double morto...
Entrano Bardolfo e un altro (che non parla)141
Silente -
Ecco due uomini di Sir John Falstaff,
come penso.
Zucca -
Buongiorno, brava gente!
Bardolfo -
Di grazia, il giudice Zucca, chi ?
Zucca -
Roberto Zucca sono io, signore,
modestamente, un umile scudiero
della contea e giudice di pace142.
In che posso servirvi?
Bardolfo -
Il nostro capo
vi manda i suoi omaggi, monsignore...
dico il mio capitano, Sir John Falstaff,
un gentiluomo d'alta levatura,
perdio, e un valoroso condottiero.
Zucca -
Il vostro capitano ben gentile
con me, signore; io l'ho conosciuto
come buon tiratore di bastone143.
Come sta quell'egregio cavaliere?
E m' lecito chiedervi altres
come sta la sua nobile consorte?
Bardolfo -
Un soldato, signore, chiedo scusa,
meglio accomodato che con moglie.
Zucca -
Ben detto, in fede mia, molto ben detto!
" meglio accomodato... ". Bene, bene!
S, infatti, certo: le belle espressioni
son certamente, e sono state sempre,
assai lodevoli... "Accomodato"...
gi, deriva da "accommodo144". Benissimo!
Bella frase.
Bardolfo -
Scusatemi, signore,
questa parola io l'ho gi sentita...
"frase" voi la chiamate?... In fede mia,
non so cosa voglia dire "frase",
ma manterr con la mia spada il punto
che la parola degna d'un soldato,
una bella parola soldatesca,
eh, si, perdio, straordinariamente!
"Accomodato", cio quando un uomo
, come si suol dire, accomodato;
o quando viene a trovarsi in tal modo
che lo si pu stimare accomodato;
il che cosa eccellente.
Zucca -
Molto giusto.
Ma toh, chi arriva, l'ottimo Sir John!
(Gli va incontro)
Qua la mano, la vostra brava mano
di vostra riverita signoria!
In fede mia, vi vedo in bella forma
e vi portate gli anni a meraviglia!
Benvenuto tra noi, caro Sir John!
Falstaff -
Sono felice di vedervi bene,
mio caro Mastro Zucca, ben felice!
(Verso Silente)
Mastro Cartasicura145, se non erro?
Zucca -
No, Sir John, Silente, mio cugino,
e giudice di pace come me.
Falstaff -
Caro Mastro Silente,
ben vi si addice l'essere "di pace".
Silente -
Troppo gentile, Vostra Signoria!
Falstaff -
Per che caldo, auff, signori miei!
M'avete provveduto qui da voi
mezza dozzina d'uomini efficienti?
Zucca -
Per la Vergine, se l'abbiamo fatto,
signore.
(Offrendogli da sedere)
Non volete accomodarvi?
Falstaff -
(Sedendosi)
Me li fate vedere, per favore?
Zucca -
Il ruolino... dov' dunque il ruolino?
Dov' il ruolino?... Vediamo, vediamo...
Ah, ecco, s, perbacco: Raffo Muffa.
(A Silente)
Si presentino come io li chiamo,
uno alla volta, come vien chiamato...
Vediamo...
(Chiamando)
Dov' Muffa?
Entra Muffa
Muffa -
Qui presente,
se cos piace a Vostra signoria.
Zucca -
Che ne dite, Sir John? ben piantato,
giovane, valido, di buona tacca.
Falstaff -
Muffa il tuo nome?
Muffa -
Se cos vi piaccia.
Falstaff -
pi che tempo di metterti in uso146.
Zucca -
(Ridendo)
Ah, ah, questa davvero formidabile!
Le cose con la muffa vanno usate!
Che battuta stupenda! Straordinaria!
In coscienza, Sir John, azzeccatissima!
Falstaff -
Spuntatelo.
Muffa -
Spuntato, in verit,
lo sono stato gi abbastanza prima147,
e avreste ben potuto, questa volta,
farmi restare in pace a casa mia.
La mia vecchia dovr dannarsi l'anima
per trovare qualcuno al posto mio
che le coltivi il campo e tutto il resto.
Potevate evitare di spuntarmi;
ce ne son altri migliori di me
da mandare alla guerra.
Falstaff -
Taci, Muffa!
tempo che tu sia messo a consumo.
Muffa -
A consumo!...
Zucca -
Sta' calmo, giovanotto.
Sta' calmo e fatti in l. Sai dove sei?
Passiamo all'altro, Sir John. Ecco qua:
(Legge sul ruolino)
Ombra Simone.
Falstaff -
Eh, questo lo prendo.
Mi star bene per sedermi al fresco.
Zucca -
Ombra dov'?
Entra Ombra
Ombra -
Presente, qui, signore.
Falstaff -
Ombra, di chi sei figlio?
Ombra -
Di mia madre, signore.
Falstaff -
Di tua madre?
probabile; ed ombra di tuo padre.
Succede spesso: figlio della femmina
e del maschio ombra... lui per dal padre
ombra parecchia ma sostanza poca.
Zucca -
Vi piace allora, Sir John?
Falstaff -
S, spuntatelo.
L'ombra d'estate far sempre comodo;
(Tra s)
e quanto ad ombre poi ne abbiamo tante
da ricolmarne un intero ruolino148.
(Ombra si fa da parte, in piedi, con Muffa)
Zucca -
(Chiamando)
Tommaso Bubbolo.
Falstaff -
Dov'?
Entra Bubbolo
Bubbolo -
Presente!
Falstaff -
Ti chiami Bubbolo?
Bubbolo -
S, per servirvi.
Falstaff -
Sei un bitorzolo assai trasandato.
Zucca -
Devo spuntarlo?
Falstaff -
No, non c' bisogno:
ha gi appuntato il vestito di dietro
e tutto quello che si porta addosso
si regge con gli spilli. Non spuntatelo.
Zucca -
(Ridendo)
Ah, ah, ah, ah! Complimenti, Sir John!
Le dite bene assai! Ma bene assai!
(Chiama)
Avanti un altro: Francesco Cannuccia.
Entra Cannuccia
Cannuccia -
Presente!
Zucca -
Che mestiere fai, Cannuccia?
Cannuccia -
Sarto da donna.
Zucca -
(A Falstaff)
Lo devo spuntare?
Falstaff -
Fatelo, s... perch se di mestiere
fosse stato costui sarto da uomo,
avrebbe ben potuto spuntar voi149.
(A Cannuccia)
Saprai fare, Cannuccia, tanti buchi
nelle linee nemiche quanti buchi
hai fatti nei corpetti per signore?
Cannuccia -
Far tutto il possibile, signore;
ma pi di questo non potete attendervi.
Falstaff -
Ben detto, bravo il mio sarto da donna!
Ben detto, bravo! Sarai valoroso
come la tortorella incollerita
o come il pi coraggioso150 dei sorci.
Bene, appuntatelo il sarto da donna,
Mastro Zucca, appuntatelo profondo.
Cannuccia -
Avrei desiderato, monsignore,
che aveste reclutato insieme a me,
anche Bubbolo.
Falstaff -
Ed io avrei voluto
che tu, invece che sarto da donna,
fossi stato da uomo,
cos avresti potuto rappezzarlo
e metterlo in assetto di partire.
Eppoi non posso prendere con me
con il grado di semplice soldato
uno che ne comanda addosso a s
tante migliaia151. No, basta cos,
basta, scannacciatissima Cannuccia152.
Cannuccia -
E basti pure.
Falstaff -
Ti sono obbligato,
reverendo Cannuccia.
(Cannuccia si fa da parte cogli altri)
(A Zucca)
Chi c' dopo?
Zucca -
(Chiamando)
Piero Torello della prateria!
Torello -
Presente!
Falstaff -
Questo, quanto vero Dio,
somiglia veramente ad un torello!
Spuntatemi, spuntatemi il Torello
fino a farlo muggire un'altra volta.
Torello -
Oh, Signore, mio buon lord capitano!
Falstaff -
Che! Ti metti a muggire
prima ancora d'aver sentito il pungolo153.
Torello -
Oh Dio, signore, io sono malato.
Falstaff -
Di che?
Torello -
D'un maledetto raffreddore,
con tosse, monsignore: li ho buscati
a suonar le campane per il re
alla festa dell'incoronazione.
Falstaff -
Beh, vorr dire che andrai alla guerra
in una calda vestaglia da camera.
Ti faremo passare il raffreddore
e dar ordine ai tuoi compagni
di suonarle per te154.
(Torello si mette da parte cogli altri)
Non ce n' altri?
Zucca -
Ne avevamo chiamati due in pi
di quanti ve ne dovevamo qui,
cio non pi di quattro, monsignore.
Vogliate favorire a casa mia,
ora, vi prego, per il pranzo.
Falstaff -
E sia,
ma ci verr soltanto a bere un goccio;
a pranzo, no, non posso. Mi dispiace.
Eh, perbacco, m'ha fatto assai piacere
di rivedervi, caro Mastro Zucca!
Zucca -
Oh, Sir John, ricordate quella volta
che trascorremmo insieme una nottata
nel campo di San Giorgio?
Falstaff -
E come no!
Ah, non me ne parlate, Mastro Zucca,
acqua passata...
Zucca -
Che nottata, quella!
E Gianna Notturnina155 ancora viva?
Falstaff -
Ancora, s.
Zucca -
Non poteva soffrirmi.
Falstaff -
Infatti, infatti, lo diceva sempre
che Mastro Zucca non le andava a genio.
Zucca -
Eh, per la Messa, la mandavo in bestia.
Era, a quel tempo, un'assai bona-roba156!
E si mantiene bene?
Falstaff -
Vecchia, vecchia,
Mastro Zucca.
Zucca -
Eh s, dev'esser vecchia,
non pu non esserlo. Certo che vecchia;
aveva avuto gi quel figlio, Robin,
dal vecchio Notturnino157
prima ancora ch'io fossi entrato allievo
presso la "Clement Inn".
Silente -
E son passati cinquantacinque anni.
Zucca -
Eh, cugino Silente, avessi visto
quello che questo cavaliere ed io
abbiam visto. Sir John, ho detto bene?
Falstaff -
Abbiamo udito suonar le campane
a notte alta, vero, Mastro Zucca?
Zucca -
Eccome, eccome, in fede; e quante volte,
Sir John le abbiam sentite...
E la parola d'ordine per noi
era: "Prosit, ragazzi, su il bicchiere158!"
Ma andiamo, su, venite, andiamo a pranzo.
Ges, che giorni abbiamo visti insieme,
noi due!... Andiamo, andiamo!...
(Escono Falstaff, Zucca e Silente)
Torello -
Buon caporal Bardolfo, signoria,
siatemi amico; qui sono quattro Enrichi159,
quattro monete da dieci scellini
in corone francesi: son per voi.
In coscienza, credetemi, signore,
preferirei morire sulla forca
piuttosto che partire per la guerra.
Per parte mia, non che me ne importi;
ma piuttosto che non me la sento
e voglio rimanere con i miei;
altrimenti, per parte mia, signore,
non me ne importerebbe proprio niente.
Bardolfo -
Bene, fatti da parte.
(Prende le monete)
Muffa -
(Venendo avanti)
Anche per me,
buon mastro caporale capitano,
fatelo per amor della mia vecchia,
siatemi amico; non ha pi nessuno
che le badi a sbrigare le faccende
s'io me ne vado; molto in l cogli anni
e da sola non potr far pi nulla.
(Mostrandogli una moneta da uno scellino)
Ve ne dar quaranta, monsignore.
Bardolfo -
Bene, fatti da parte.
Cannuccia -
Io, per me,
parola mia, non me ne importa niente.
Uno non pu morire che una volta.
La morte un debito che abbiamo tutti
con Dio, non sar mai d'animo vile.
Se dev'esser destino, sia cos;
se non dev'essere, sia pur cos.
Quando si tratta di servire il Principe
nessuno troppo buono;
e vada come vuole:
vorr dire che chi muore quest'anno
si trova sistemato per il prossimo.
Bardolfo -
Ben detto; sei davvero un uomo in gamba.
Cannuccia -
Eh, s, non sar mai d'animo vile.
Rientrano Falstaff, Zucca e Silente
Falstaff -
Signore, allora quali debbo prendere?
Zucca -
Quattro di vostra scelta, monsignore.
Bardolfo -
(A parte a Falstaff)
Signore, una parola...
avrei, per tre sterline, combinato
di lasciar liberi Muffa e Torello.
Falstaff -
(A parte a Bardolfo)
Bene, procedi.
Zucca -
Allora chi prendete,
Sir John?
Falstaff -
I quattro sceglieteli voi.
Zucca -
Bene, allora ecco qua: Muffa, Torello,
Cannuccia e Ombra.
Falstaff -
(Rivolto a Muffa e Torello)
Qua, Muffa e Torello:
tu, Muffa, te ne resterai a casa
fino a quando non avrai pi l'et
pel servizio di guerra; e tu, Torello,
fino a tanto che non l'avrai raggiunta.
Di voi due, nessuno fa per me.
Zucca -
Sir John, Sir John, adesso v'ingannate:
sono i due uomini pi adatti a voi,
ed io vorrei vedervi, francamente,
servito dai migliori.
Falstaff -
Mastro Zucca, pretendereste forse
d'insegnarmi come si sceglie un uomo?
Che m'importa dei muscoli, dei nervi,
della taglia, della corporatura?
Lo spirito io cerco, Mastro Zucca!
Ecco, ad esempio, Bubbolo:
vedete come tutto sbrindellato?
Eppure questo uno
che vi sa caricare e scaricare
con la rapidit del ticchettio
del martelletto in mano a un lattoniere;
e v'andr avanti e indietro
pi veloce di uno che manovra
il secchio del birraio.
E quest'altro, quest'Ombra faccia-smunta
fa proprio al caso mio: smilzo com',
non presenta al nemico alcun bersaglio;
mirare a lui sar come mirare
di precisione al filo d'un trincetto.
E, in caso d'una nostra ritirata,
con che velocit sapr scappare
questo Cannuccia, il sarto per signora!
Datemi insomma uomini sparuti,
e risparmiatemi i corpacciuti.
Bardolfo, dagli in mano un archibugio,
a Bubbolo.
Bardolfo -
(Consegnando a Bubbolo l'arma)
Toh, impugnalo, ragazzo.
Avanti, muoviti... cos, cos.
Falstaff -
Suvvia, maneggiami quell'archibugio.
Cos, benissimo! Va l, vai bene!
Avanti, molto bene, ottimamente!
Oh, s, datemi sempre fucilieri
come lui, piccolino, smilzo, vizzo,
pelato! Bravo, Bubbolo, ben fatto!
Quel nome Bubbolo ti sta a pennello,
sei una buona schiappa, in fede mia.
(Gli d una moneta)
Toh, prendi; qui c' un testone per te160.
Zucca -
Non ancora padrone del mestiere;
non lo sa fare come si dovrebbe.
Ricordo che sul prato di Mile-end
quand'ero allievo della "Clement Inn"
- recitavo a quell'epoca la parte
di Messer Dragonet nel "Re Art" -
c'era un ometto svelto, tutto pepe,
che maneggiava il pezzo cos bene,
e dietro-front e via, e dietro-front,
e avanti, e indietro, su, gi, "ra-ta-ta"
faceva; e "za", uno scatto e via di corsa,
e subito rientrava e caricava.
Uno cos non lo vedr mai pi.
Falstaff -
Questi mi stanno bene, Mastro Zucca.
Mastro Silente, che Dio vi conservi;
con voi non spender troppe parole.
Addio, signori, vi ringrazio entrambi.
Questa notte ho da far dodici miglia.
Bardolfo, da' le divise ai soldati.
Zucca -
State bene, Sir John, Dio vi protegga
e faccia prosperare i vostri affari.
Dio ci mandi la pace! Ed al ritorno
passate a visitar la nostra casa:
rinfrescheremo l'antica amicizia.
E chiss ch'io con voi non torni a corte.
Falstaff -
Ah, com' vero Dio, lo vorrei bene,
che ci veniste!
Zucca -
Statene pur certo,
ormai l'ho detto. Che Dio vi conservi!
Falstaff -
Statemi bene, degni gentiluomini!
(Escono Zucca e Silente)
Bardolfo, avanti, conduci via gli uomini.
(Esce Bardolfo con le quattro reclute, a passo di marcia)
Falstaff -
Come torno, questi due bravi giudici
me li voglio pelare bene bene.
Dio, Dio, come noi uomini, da vecchi,
siamo soggetti al vizio di mentire!
Codesto allampanato leguleio
non ha saputo fare altro con me
che cianciare, menandone gran vanto,
della sua scapigliata giovinezza
e delle sue magnifiche prodezze
compiute un tempo attorno a Turnbull Street;
e ad ogni tre parole, una bugia:
una taglia, su chi stava a sentirlo,
d'un buon trenta per cento pi costante
d'un tributo alle casse del Gran Turco161.
Lo ricordo alla "Clement Inn" com'era;
sembrava uno di quei pupazzetti
che si ritagliano distrattamente
da una crosta di cacio dopo cena.
Quand'era nudo, poi, parola mia,
sembrava una radice biforcuta
sopra la quale era stata intagliata
col coltello una testa surreale:
era cos patito, evanescente,
che la sua dimensione era invisibile
anche all'occhio pi acuto e penetrante;
era il genio incarnato della fame,
eppur lascivo, simile a una scimmia;
le troie lo chiamavano "Mandragola162".
Era sempre in ritardo con la moda,
e cantava alle fruste sue bagasce
canzonacce e lascivi motivetti
uditi fischiettar dai carrettieri,
giurando ch'erano suoi madrigali,
serenate prodotte dal suo estro.
Ed ora questa spatola del Vizio163
eccolo diventato uno scudiero164,
e parlare con tanta confidenza
di Giovanni di Gaunt,
come se fosse suo compagno d'armi;
e giurerei che non l'ha visto mai,
tranne una volta, quando, in un torneo,
s'ebbe proprio da lui la testa rotta
per essersi intromesso impunemente
tra i delegati del Lord Maresciallo165.
Ed io che c'ero e vidi l'episodio,
dissi scherzosamente a John di Gaunt166
che aveva bastonato il proprio nome;
perch quello lo avreste fatto entrare
vestito nella pelle di un'anguilla;
per lui anche l'astuccio d'un clarino
sarebbe stato un palazzo, una corte.
E adesso lo ritrovo possidente
con terre e buoi. Ma se torno vivo
da questa guerra, voglio, com'ei dice,
rinfrescarla davvero l'amicizia;
e dovr andarmi proprio per traverso
se non far di lui, a mio vantaggio,
una pietra filosofale in doppio167.
Se la giovane carpa buon boccone
pel vecchio luccio, non vedo ragione
perch, secondo legge di natura,
io non debba papparmi questo Zucca.
Lasciamo pur maturare gli eventi,
ma cos certamente andr a finire.
(Esce)
atto QUARTO
scena I - La foresta di Gaultres, nella Contea di York
Entrano, in armi, l'Arcivescovo di York, Tomaso Mowbray, Lord Hastings e altri
Arcivescovo -
Hastings, che nome ha questa foresta?
Hastings -
La foresta di Gaultres, Vostra Grazia.
Arcivescovo -
Miei signori, facciamo sosta qui,
e mandiamo in avanscoperta uomini
a scoprire la forza del nemico.
Hastings -
Gi fatto, monsignore.
Arcivescovo -
Ottimamente.
Miei amici e compagni,
a me alleati in questa grande impresa,
devo informarvi d'aver ricevuto
test una lettera da Lord Northumberland
il cui tenore e la fredda sostanza
sono questi: che avrebbe ben voluto
essere qui con noi personalmente
e con tal nerbo d'uomini
che fosse pari alla sua condizione,
ma non gli fu possibile raccoglierli;
che pertanto s' ritirato in Scozia
a maturar le sue buone fortune.
Conclude formulando caldi voti
che il vostro intento possa sopravvivere
al rischio e all'incertezza della sorte
e al terribile cozzo del nemico.
Mowbray -
Ecco dunque crollate e andate in pezzi
le speranze che ponevamo in lui!
Entra un Messaggero
Hastings -
Ebbene, che notizie?
Messaggero -
Ad occidente di questa foresta,
a un miglio di distanza, forse meno,
sta avanzando, in buon ordine, il nemico.
Dal terreno che copron le sue forze
posso stimare a trentamila uomini,
poco pi poco meno, il loro numero.
Mowbray -
Giusto quello che gli davamo noi.
Avanti, dunque, e affrontiamoli in campo!
Entra Westmoreland con ufficiali di scorta
Arcivescovo -
(Scorgendoli mentre si avvicinano)
E chi questo loro capitano
che viene avanti a noi di tutto armato?
Mowbray -
Il conte di Westmoreland, mi pare.
Westmoreland -
Salute e bene a tutti voi, signori,
dalla parte del principe Giovanni,
duca di Lancaster, mio generale.
Arcivescovo -
Lord Westmoreland, diteci apertamente
la cagione che vi conduce qui.
Westmoreland -
Allora a voi per primo, monsignore,
rivolgo la sostanza del mio dire.
Se questa ribellione
mostrasse quello ch' il suo vero volto,
radicata su vili e abietti fini,
capeggiata da giovani cenciosi
assetati di sangue e sostenuti
da ragazzaglia grama e accattona...
se, dico, questa vostra ribellione
si fosse presentata in tali forme
che son proprie d'un moto di rivolta,
voi, reverendo padre, e questi nobili
non sareste sicuramente qui
a rivestire di tanto decoro
coi vostri titoli di nobilt
la squallida e spregevole figura
d'una rivolta vile e sanguinosa.
Voi soprattutto, signor Arcivescovo,
il cui seggio ha sostegno e fondamento
sulla pace civile;
la cui barba d'argento incanutita
alla mano d'argento della pace
voi, al quale la pace ha consentito
d'acquistare sapienza
e coltivar le buone e sacre lettere;
voi, la cui bianca veste raffigura
la serena innocenza, la colomba
e lo spirito stesso della pace,
perch s malamente traducete
voi stesso da linguaggio della pace
che s'adorna di tanta integrit,
in aspro e tronfio linguaggio di guerra,
i vostri libri trasformando in tombe,
in sangue il vostro inchiostro,
le vostre penne in lance,
gli accenti della vostra sacra lingua
in alti squilli di tromba di guerra?
Arcivescovo -
Perch faccio cos? Eccovi, in breve,
la mia risposta alla vostra domanda:
siamo tutti ridotti un corpo infetto,
e l'ore spese nella gozzoviglia
e nello scialo ci hanno fatti preda
d'ardente febbre, a guarir della quale
questo corpo ha bisogno d'un salasso,
perch il sangue fuoriesca e si depuri.
Di questo male s'infett Riccardo,
il nostro re defunto, e ne mor.
Ma, nobilissimo signore di Westmoreland,
io non son qui per atteggiarmi a medico,
n mi trovo intruppato tra le file
di questa gente in arme
perch sono nemico della pace,
ma per mostrar, per una volta, io stesso
il terribile volto della guerra
al fine di curar menti malate
con gli stomachi sazi di stravizi
e per eliminare le ostruzioni
che si vedono cominciare a occludere
le arterie stesse della nostra vita.
Per esprimermi in termini pi chiari,
vi dir che ho pesato esattamente
sopra i due piatti d'un'equa bilancia
i danni che potremo cagionare
con le nostre armi e i torti che subiamo,
ed ho trovato che i torti patiti
son pi pesanti delle offese fatte.
Noi vediamo ben chiaro in qual versante
volge il flusso del tempo,
e l'impetuoso volger degli eventi
ci costringe ad allontanarci al largo
dell'assai pi tranquilla nostra spiaggia.
Abbiamo qui elencata, voce a voce,
l'intera somma dei torti sofferti
da presentare alla buona occasione,
ed abbiamo tentato, tempo fa,
di presentarla al re,
ma i nostri sforzi d'ottenerne udienza
riusciron vani. Ed sempre cos:
tutte le volte che subiamo un torto
e ne vogliamo far doglianza al re,
ci si nega l'accesso al suo cospetto,
e proprio ad opera delle persone
dalle quali ci viene il maggior danno.
I rischi ai quali ci siam visti esposti
nei giorni appena corsi,
il cui ricordo scritto sul terreno
con sangue non ancora cancellato
e dei quali ci sono offerti esempi
ad ogni istante, compreso il presente,
ci han costretti a vestir queste armature
per noi cos inadatte e disdicevoli,
ma non gi con l'intento di troncare
l'albero della pace o un suo ramo,
bens per stabilire qui una pace
stabile e vera, di nome e di fatto.
Westmoreland -
Quando mai fu respinto il vostro appello?
In che ha potuto farvi torto il re?
Quale pari del regno
fu mai istigato a farvi dei soprusi
perch vi decideste a suggellare
con un sacro suggello, qual il vostro,
l'illegittimo e sanguinoso libro
d'una rivolta macchinata ad arte,
e a consacrar, con la vostra presenza,
l'amara spada della ribellione?
Arcivescovo -
Io faccio della causa del mio popolo,
mio fratello nella comunit,
la causa mia personale168.
Westmoreland -
Per questa
non c' da chiedere riparazione,
e comunque non spetterebbe a voi.
Mowbray -
E perch no? A lui, per la sua parte,
ed a noi tutti, che sentiamo vive
le percosse patite nel passato
e che soffriamo pel presente stato
sempre gravante sopra il nostro onore
con man pesante ed iniqua.
Westmoreland -
Mio buon Mowbray,
sforzatevi d'interpretare i tempi
dalle necessit ch'essi c'impongono,
ed allora senz'altro ammetterete
che sono stati i tempi, non il re,
a procurarvi i lamentati torti.
Comunque, quanto a voi personalmente,
non mi pare possiate aver terreno,
fosse soltanto un pollice,
su cui fondare le vostre doglianze
sia contro il re che contro il nostro tempo.
Non siete stato forse reintegrato
dal re in tutti i titoli e i domini
di vostro padre, Duca di Norfolk,
di nobile e degnissima memoria?
Mowbray -
E quale perdita il padre mio
ebbe mai a subire del suo onore
che richiedesse d'esser ravvivata
e di ricever da me nuovo fiato?
Il re, che pur l'aveva tanto caro,
fu costretto, dal corso degli eventi,
a bandirlo dal regno;
e dopo, quando Enrico Bolingbroke e lui,
gi saldi in sella sui loro corsieri
che nitrendo chiedevano lo sprone
per partire - le loro lance in resta
per la carica, le visiere gi,
e tra le fenditure dell'acciaio
gli occhi che si vedevan fiammeggiare,
mentre squillava gi alto e sonoro
il segnale d'attacco della tromba169...
quando, dico, nessun impedimento
poteva ormai trattenere mio padre
dall'investire in pieno petto il Bolingbroke...
oh, quando, in quel momento,
il re gett la mazza, quella mazza170
cui la sua stessa vita era legata,
egli gett se stesso nella polvere
e la vita di quanti, da quel gesto,
l'hanno perduta dopo, sotto Bolingbroke,
processati o passati a fil di spada.
Westmoreland -
Voi parlate, Lord Mowbray,
senza saper di che. Il Conte d'Hereford171
al momento del fatto era stimato
generalmente come il pi gagliardo
di tutti i cavalieri d'Inghilterra.
Chi pu mai dire a quale di quei due
avrebbe arriso in quel giorno la sorte?
Ma se fosse toccato a vostro padre
d'ottener la vittoria in quel duello,
mai avrebbe potuto egli portarla
fuori da Coventry172, che nel paese
era un sol grido d'odio al suo indirizzo,
e per Hereford eran le preghiere
e il favore del popolo,
onorato com'era, e benvoluto
pi dello stesso re.
Ma io sto divagando dal mio scopo.
Io sono qui a nome del mio generale,
il principe Giovanni di Lancaster,
per conoscere le doglianze vostre,
e per dirvi, da parte di Sua Grazia,
ch'egli disposto ad accordarvi udienza;
e che s'egli vedr, di suo giudizio,
che le vostre richieste sono giuste,
ve le vedrete certamente accolte;
e sar decaduto ogni motivo
che possa farvi pensare nemici.
Mowbray -
Ma lui che ci ha costretti
a strappargli di forza quest'offerta,
dettata sol da calcolo politico
e non da sentimenti d'amicizia.
Westmoreland -
Siete davvero presuntuoso, Mowbray,
a prenderla cos. Non da paura
ispirata l'offerta che vi porto,
ma solo da clemenza; ecco, guardate,
le nostre truppe sono l, alla vista,
e, sul mio onore, posso assicurarvi
ch'esse han troppa fiducia di se stesse
per aprir l'animo alla paura.
Il nostro esercito nelle sue file
annovera pi nomi di prestigio
di quanti certamente n'abbia il vostro;
e uomini addestrati pi dei vostri
nel mestiere dell'armi; come il vostro
forte il nostro armamento, come il vostro,
ma migliore la causa;
e ragion vuole che altrettanto saldi
siano i nostri cuori.
Non dite quindi che la nostra offerta
ci sia stata dettata dalla forza.
Mowbray -
Sia pur come voi dite, Lord Westmoreland,
ma s'io dovessi agire di mia testa,
a nessun prezzo accetteremmo mai
di venire con voi a parlamento.
Westmoreland -
Ci non fa che provare l'ignominia
del vostro criminale tradimento:
un pacco marcio non maneggiabile.
Hastings -
Ha il Principe Giovanni carta bianca,
in virt di una delega del padre
per trattare in pienezza di poteri
e decidere se accettare o no
le condizioni che noi gli porremmo?
Westmoreland -
Ci implicito nel suo stesso titolo
di generale comandante in capo;
e mi sorprende sentirmi rivolgere
da voi una domanda s banale.
Arcivescovo -
Bene. Allora, signore di Westmoreland,
ecco, prendete con voi questa carta:
la lista particolareggiata
delle nostre lagnanze.
Quando ciascun abuso qui elencato
ottenesse la sua riparazione
ed i seguaci della nostra causa
- quelli che sono adesso qui presenti
e tutti gli altri, che, pur stando altrove,
partecipano a questa nostra azione -
fosser tutti debitamente assolti
e le richieste da noi avanzate
per le nostre persone e i nostri fini
trovassero immediato accoglimento...
allora s, potremmo rientrare
tutti nell'alveo d'una sudditanza
ossequiosa e fedele, ed annodare
le nostre forze al braccio della pace.
Westmoreland -
Mostrer questo foglio al generale.
Ci potremo incontrare, se vi sta,
signori, in faccia ai nostri due eserciti
o per finirla - Dio lo voglia! - in pace,
o per chiamar le spade
a definir la nostra controversia.
Arcivescovo -
Faremo come dite voi, signore.
(Esce Westmoreland)
Mowbray -
C' qualche cosa che mi dice in petto
che nessuna di queste condizioni
potr reggere a lungo.
Hastings -
Non temete.
Se possiamo ottener la nostra pace
nei termini s ampi e perentori
quali son quelli da noi presentati,
sar una pace salda come roccia.
Mowbray -
Gi, ma la stima che si avr di noi
sar tale che il pi futil pretesto,
il pi basso motivo, il pi meschino,
il pi sciocco, il pi frivolo e triviale
far tornare al palato del re
tutto l'amaro della nostra impresa;
e noi, se pur la nostra fedelt
facesse di noi tutti tanti martiri
della pi affezionata sudditanza,
saremo come grano al ventilabro
vagliato via leggero come pula
dalle folate d'un vento impetuoso
da impedirci perfino di discernere
tra bene e male, tra buono e cattivo.
Arcivescovo -
No, no, signore. Riflettete a questo:
il re di queste fastidiose accuse
n'ha fin sopra i capelli, e s' convinto
che sbarazzarsi d'uno con la morte
sulla base di semplici sospetti
serve solo a crearne due peggiori
tra gli eredi superstiti di quello.
Vorr pertanto far tabula rasa
nei suoi registri d'ogni vecchio conto
e vorr districarsi dalla mente
il ricordo di certi cantafavole
che stiano l a ripeter di continuo
la storia delle perdite subite.
Sa benissimo, infatti,
che mai potr estirpar da questa terra
la malerba a misura che i sospetti
gliene faccian temere l'esistenza:
gli amici suoi han le loro radici
cos attorte con quelle dei nemici,
che ogni stratto per svellere un nemico
rischia di sradicare anche un amico.
Insomma si pu dire questa terra
somigliante a una moglie litigiosa
che avendo esasperato suo marito
fino al punto da spingerlo a picchiarla,
gli presenta davanti il figlioletto
nel momento che lui sta per menarle,
e ferma il braccio gi alzato nell'atto.
Hastings -
Inoltre il re si trova ad aver rotto
sulla schiena degli ultimi ribelli
tutte le verghe a sua disposizione
talch al momento si trova sprovvisto
degli stessi strumenti di castigo,
cos che il suo potere,
come un vecchio leone senza denti,
pu solo far la finta di azzannare.
Arcivescovo -
Giustissimo. Perci rassicuratevi,
mio buon Lord Maresciallo.
Se adesso noi facciamo un buon accordo,
la nostra pace, simile ad un arto
staccato e ricongiunto al proprio corpo,
sar ancora pi salda e duratura
proprio in ragione di quella frattura.
Mowbray -
E sia come voi dite...
Ma ecco Lord Westmoreland che torna.
Rientra Lord Westmoreland
Westmoreland -
Il principe si trova qui da presso.
Vuole degnarsi Vostra signoria
d'incontrare Sua Grazia a mezza strada
tra i nostri due eserciti?
Mowbray -
(All'Arcivescovo)
Quand' cos, Vostra Grazia di York,
fatevi avanti, nel nome di Dio!
Arcivescovo -
Avanti voi, a salutar Sua Grazia.
Noi vi staremo dietro, monsignore.
(Escono)
scena II - Altra parte della foresta
Entrano, da una parte, con scorta, Mowbray, a qualche distanza l'Arcivescovo di York, Hastings e altri; dalla parte opposta il Principe Giovanni di Lancaster, Westmoreland, ufficiali e soldati
Lancaster -
Cugino Mowbray, lieto d'incontrarvi;
buongiorno a voi, monsignor Arcivescovo;
e cos a voi, Lord Hastings, ed agli altri.
Certo offrivate di voi miglior vista,
mio Lord di York173, in mezzo al vostro gregge,
chiamato al suono della sacra squilla,
che vi faceva circolo
per ascoltare, tutto riverente,
la vostra spiegazione della Bibbia174,
che vedervi ora qui, in questo arnese,
tutto cinto di ferro, ad infiammare
col rullo del tamburo e la parola
gli animi d'una banda di ribelli,
volgendo il sacro verbo in una spada,
la vita nella morte.
L'uomo che siede in cuore ad un monarca
e cresce al sole del di lui favore
il giorno che pensasse di abusare
di quella protezione, ahi quanti mali
non potrebb'egli seminarsi intorno
agendo all'ombra di tanta grandezza!
E cos di voi, Lord Arcivescovo.
Chi di noi non ha udito mai parlare
di quanto sia approfondita in voi
la conoscenza dei libri di Dio?
Eravate per noi la voce stessa
del portavoce del Suo parlamento175,
l'immagine della Sua stessa voce,
anzi, l'interprete e l'intermediario
tra la grazia, la santit del cielo
e l'ottuso diuturno nostro agire.
Ed ora chi non penser di voi,
ahim, che agendo come avete agito,
avete fatto un ben cattivo uso
della sacralit del vostro ufficio
e vi siete proposto di servirvi
del celeste favore e della grazia
come un falso e sleale cortigiano
che si vale del nome del suo principe
per commettere azioni disdicevoli?
Sotto la mostra di zelo per Dio176
avete indotto alla sollevazione
i sudditi del suo Vicario in terra,
mio padre, e qui li avete radunati
contro la pace del Cielo e la sua.
Arcivescovo -
Mio buon signore di Lancaster, principe,
io non mi trovo qui
perch sono nemico della pace
di vostro padre il re;
ma, come ho detto al conte di Westmoreland,
i tempi turbolenti che viviamo
ci hanno costretti, ed a ragion veduta,
a radunarci e starcene schiacciati
in queste forme per noi innaturali177
per protegger la nostra stessa vita.
Ho fatto pervenire a Vostra Grazia
una lista puntuale e dettagliata
delle nostre doglianze: quella lista
mi fu respinta dalla vostra corte
con ostentato scherno;
dal che s' generata questa guerra,
quest'idra i cui occhi minacciosi
potranno farsi dolci e mansueti
sol che vengano accolte e soddisfatte
le nostre giuste e lecite richieste;
s che la nostra fedele obbedienza
risanata da questa devianza,
possa tornare docile a inchinarsi
ai piedi della maest del re.
Mowbray -
Se invece questo non succeder,
qui siamo tutti preparati e pronti
ad arrischiar la nostra sorte in campo,
fino all'ultimo uomo.
Hastings -
E se cadessimo, abbiamo amici
pronti ad assumere la nostra causa
e a proseguire il nostro tentativo.
E quando anch'essi avessero a cadere,
altri dei loro li rimpiazzeranno;
e ne verr una serie di disastri,
e questa lotta, d'un erede all'altro,
non avr fine fin che in Inghilterra
si seguiranno le generazioni.
Lancaster -
Mi pare siate troppo semplicista,
Hastings, davvero troppo semplicista
a pretendere di voler sondare
il fondo del futuro.
Westmoreland -
Vostra Grazia,
vogliate compiacervi di dir loro
voi stesso come ed entro qual limite
condividete le loro richieste.
Lancaster -
Tutte le condivido, e di buon grado.
E giuro sull'onore del mio sangue
che i propositi del mio genitore
furono malamente interpretati
e che qualcuno che sta intorno a lui
ha stravolto con troppa leggerezza
il suo pensiero e il modo di esprimerlo178.
(All'Arcivescovo)
Tutte queste lagnanze, monsignore,
avran sollecita riparazione,
ve ne f impegno sull'anima mia.
Se questo impegno basta a soddisfarvi
rinviate alle lor contee le truppe,
cos faremo noi con quelle nostre;
beviamo innanzi a loro
ed abbracciamoci da buoni amici,
s ch'essi possan riportare a casa
la visione di questo nostro patto
di rinnovato affetto ed amicizia.
(Viene recato del vino)
Arcivescovo -
Prendo la vostra parola di principe
per le riparazioni da noi chieste.
Lancaster -
Vi do la mia parola, e la mantengo;
e con ci bevo alla salute vostra.
(Bevono)
Hastings -
(Ad un ufficiale)
Andate, capitano, e date annuncio
alle truppe della conclusa pace.
S'abbiano il soldo e siano congedati.
Ne saranno, son certo, stracontenti.
Via, fate presto!
(Esce il capitano)
Arcivescovo -
(Alzando il bicchiere)
Alla vostra salute
mio nobile signore di Westmoreland!
Westmoreland -
Alla vostra, illustrissimo signore!
Se voi sapeste tutta la fatica
che m' costato covar questa pace,
berreste veramente a non finire.
Ma il mio affetto per voi
vi si riveler pi chiaro in seguito.
Arcivescovo -
Di voi non dubito.
Westmoreland -
Ne sono lieto.
(Alzando il bicchiere)
Salute al mio signore
e nobilissimo cugino Mowbray!
Mowbray -
M'augurate salute all'ora giusta,
perch mi sento addosso, all'improvviso,
uno strano malessere.
Arcivescovo -
Buon segno.
S' allegri alla vigilia di disastri;
ma la gravezza d'animo
preludio di lieti avvenimenti.
Westmoreland -
Perci, cugino, state in allegria,
perch questo malessere improvviso
vuol solo dire questo: che domani
capiter qualche cosa di buono.
Arcivescovo -
Io mi sento, al contrario,
credetemi, di molto sollevato.
Mowbray -
Per cui, se vera questa vostra regola.
non avete che da aspettarvi il peggio,
(Grida ed acclamazioni all'interno)
Lancaster -
L'annuncio della pace stato dato.
Ecco, udite le loro acclamazioni.
Mowbray -
Sarebbero riuscite pi gradite
al nostro orecchio queste acclamazioni
se sollevate dopo una vittoria.
Arcivescovo -
Una pace pur essa una conquista,
ch l'una e l'altra parte n'esce vinta
con onore, e non c' nessun perdente.
Lancaster -
(A Westmoreland)
Andate, mio signore,
e fate licenziare il nostro esercito.
(Esce Westmoreland)
Lancaster -
(All'Arcivescovo)
Ed ora, mio signore, a voi piacendo,
gradiremmo vedere i nostri eserciti179
sfilare in ordine davanti a noi,
s che possiamo rassegnar le forze
con cui avrem dovuto misurarci.
Arcivescovo -
D'accordo. Andate, mio bravo Lord Hastings,
e ordinate che, prima di sciogliersi,
vengano qui a sfilare avanti a noi.
(Esce Hastings)
Lancaster -
Confido che stanotte, miei signori,
dormiremo sotto lo stesso tetto.
Rientra Westmoreland con alcuni ufficiali
Perch, cugino, i nostri non si sciolgono?
Westmoreland -
Da voi i loro capi han ricevuto
l'ordine di restare ai loro posti
e non si muovono senza un contrordine
che gli sia dato dalla vostra voce.
Lancaster -
Sanno tenere bene la consegna.
Rientra Lord Hastings
Hastings -
(All'Arcivescovo)
Il nostro esercito s' gi disperso.
Come torelli sciolti mo' dal giogo
si vanno disperdendo da ogni parte,
ad est, a ovest, a nord ed a sud,
come fossero tanti scolaretti
che sciamano, finita la lezione,
chi verso casa, chi al campo di giochi.
Westmoreland -
Quale buona notizia, mio Lord Hastings!
Perci ti arresto come traditore,
responsabile d'alto tradimento!
E cos pure voi, Lord Arcivescovo,
e voi Lord Mowbray: vi dichiaro entrambi
responsabili d'alto tradimento,
passibile di pena capitale.
(Gli ufficiali s'impadroniscono di Hastings)
Mowbray -
giusta ed onorevole
questa vostra maniera di procedere?
Westmoreland -
Ed tale la vostra conventicola180?
Arcivescovo -
(Al Principe)
cos che tenete la parola?
Lancaster -
Con voialtri non impegnai parola.
Vi promisi di riparare i torti
oggetto delle vostre rimostranze,
e questo, sul mio onore, lo far
con cristianissima sollecitudine.
Ma quanto al vostro stato di ribelli
si prepari ciascuno ad assaggiare
il dovuto castigo alla rivolta
ed a un agire come quello vostro.
Con molta insensatezza
avete reclutato queste armate
ed altrettanto scervellatamente
le avete qui condotte e concentrate,
e stoltamente poi le avete sciolte.
Avanti, dunque, rullino i tamburi
s'insegua la dispersa razzumaglia.
Dio, non noi, ha oggi combattuto
felicemente. Questi traditori
siano condotti al ceppo della morte:
il vero letto dove il tradimento
deve esalare l'ultimo respiro.
(Rullo di tamburi, mentre escono tutti)
scena III - Altra parte della foresta
Segnali d'allarme. Scorrerie di soldati. Entrano, da opposte parti, Sir John Falstaff e Colevile, con la spada in pugno
Falstaff -
Signore, il vostro nome, il vostro rango
e da che parte venite, di grazia?
Colevile -
Cavaliere son io, ed il mio nome,
signore, Colevile de la Valletta.
Falstaff -
Allora: Colevile il vostro nome,
la Valletta la provenienza,
cavaliere la vostra distinzione?
Colevile rimanga il vostro nome,
traditore la vostra distinzione,
e la prigione il vostro domicilio...
un posto sufficientemente fondo,
dove potete dir d'essere sempre
il signor Colevile de la Valletta.
Colevile -
Sareste voi per caso Sir John Falstaff?
Falstaff -
Chiunque io sia, son uno
che vale certamente quanto lui.
Or dunque, vi arrendete a me, signore,
o dovr io sudare per avervi?
Se suder, ogni goccia di sudore
sar una lacrima dei tuoi amici
per pianger la tua morte;
perci fatti svegliare la paura,
e trema, e inchinati alla mia clemenza.
Colevile -
Penso siate davvero Sir John Falstaff,
e in questa convinzione a voi m'arrendo.
Falstaff -
(Tra s, a parte)
Mi porto tutta una scuola di lingue
in questa pancia; ma non ce n' una
delle tante che sappia pronunciare
altra parola che non sia il mio nome!
Avessi un ventre tampoco normale,
sarei semplicemente la persona
pi dinamica dell'intera Europa.
Il ventre, il ventre, quello che m'uccide!
Ma ecco il nostro comandante in capo.
Entrano il Principe Giovanni di Lancaster,
Westmoreland, Blunt e altri
Lancaster -
Il grosso fatto181. Basta d'inseguirli.
Richiamate le truppe, buon Westmoreland.
(Esce Westmoreland)
(Vede Falstaff)
Oh, Falstaff, dove vi siete cacciato
per tutto questo tempo?
Voi arrivate sempre a cose fatte.
Giuro che un giorno o l'altro
questi vostri giochetti finiranno
per spezzare il pendaglio a qualche forca182.
Falstaff -
Me ne dispiacerebbe, mio signore,
ma non ci posso niente183. Fino ad oggi
mai ho visto il valore compensato
altro che con rimproveri e rabbuffi.
Pensate forse ch'io sia una rondine,
una freccia, una palla d'archibugio?
Pensate forse ch'io possieda ancora
nei miei poveri e tardi movimenti
la rapidit stessa del pensiero?
Sono qui accorso al massimo possibile
della rapidit; avr sfiancato
un centottanta cavalli da posta;
e qui, lordo com'ero ancor del viaggio,
nel puro e immacolato mio valore,
ho catturato e fatto prigioniero
questo John Colevile de la Valletta,
un cavaliere quanto mai pugnace
ed altrettanto valido nemico:
tutte cose che gli son valse a niente
ch gli bastato di guardarmi in faccia
per subito decidere di arrendersi;
talch io posso dire, con ragione,
insieme con quel tal Romano antico
dal naso a becco: "Venni, vidi, vinsi".
Lancaster -
Fu pi sua cortesia che vostro merito.
Falstaff -
Non so; qui, e qui ve lo consegno.
E questo fatto voglia Vostra Grazia
che sia debitamente registrato
con l'altre gesta di questa giornata;
altrimenti, perdio, penser io
a farci scriver sopra una ballata
con in testa stampato il mio ritratto
col Colevile che mi bacia i piedi.
Alla qual cosa se sar costretto,
e se allora voi tutti, al mio confronto,
non farete la misera figura
di due soldi placcati in simil oro,
mentr'io nel chiaro empireo della fama
v'offuscher come offusca la luna
quella cinigia che si vede sparsa
nel firmamento e che in confronto ad essa
sembrano tante capocchie di spilli,
ebbene, allora non fate pi credito
alla parola della nobilt.
Ch'io abbia dunque quello che mi spetta,
e che si pensi ad innalzare il merito.
Lancaster -
Il vostro, ad innalzarlo, pesa troppo184.
Falstaff -
Ebbene, fate allora che rifulga.
Lancaster -
Il vostro troppo opaco per rifulgere.
Falstaff -
Fategli fare insomma qualche cosa
che mi rechi vantaggio, mio signore,
e chiamatelo poi come vi pare.
Lancaster -
(A Colevile)
Colevile il tuo nome?
Colevile -
S, signore.
Lancaster -
Un famoso ribelle, Colevile.
Falstaff -
E chi l'ha catturato
un famoso fedele vostro suddito.
Colevile -
Io son, n pi n meno, mio signore,
come quelli che stan sopra di me
e al seguito dei quali son venuto.
Se fossi stato io a comandarli
voi avreste pagato per averli
un ben pi caro prezzo.
Falstaff -
A qual prezzo si sian fatti pagare
gli altri, non so; ma tu, da buon cristiano,
ti sei dato davvero a buon mercato.
E di questo non ho che a ringraziarti.
(Segnali di ritirata)
Rientra Westmoreland
Lancaster -
Avete rinunciato ad inseguirli?
Westmoreland -
La rincorsa finita185,
ed interrotta la carneficina.
Lancaster -
Colevile coi suoi confederati
siano tradotti a York,
per essere senz'altro giustiziati.
Blunt sia condotto via in altro luogo,
e sia tenuto sotto buona guardia.
(Escono Colevile e Blunt, scortati)
Ora, signori, di gran corsa a corte...
Ho saputo che il re mio padre grave.
Che la notizia del nostro successo
possa raggiungere la sua maest
prima di noi; recategliela voi,
(A Westmoreland)
caro cugino, gli dar conforto.
Noi seguiremo con pi lenta marcia.
(Esce Westmoreland)
Falstaff -
Permettete ch'io passi, mio signore,
al ritorno, per la Contea di Gloucester;
ed una volta a corte,
trattatemi da vero mio buon principe
nel rapporto che vi accingete a fare.
Lancaster -
(Andandosene)
Salute, Falstaff. Parler di voi
meglio di quanto non lo meritiate.
Fa parte della mia buona natura186.
(Esce con tutti, meno Sir John)
Falstaff -
Se tu avessi soltanto un po' di spirito,
ci ti varrebbe pi del tuo ducato!
In f di Dio, a questo fanciullone,
sangue slavato, non gli vado a genio,
n si riesce mai a farlo ridere.
Ma non c' da stupirsene: non beve.
Mai che alcuno di questi signorini
cos seriosi e privi di calore
riesca a far qualcosa d'importante!
che quelle bevande leggerotte
che mandan gi ogni giorno nello stomaco
con le pi varie pietanze di pesce
raffreddano a tal punto il loro sangue
che finiscono per ammalarsi tutti
d'un tipo di clorosi mascolina187;
e quando prendon moglie e fanno figli
non sanno generare altro che femmine.
In genere son stolidi e vigliacchi,
come ce ne sarebbero d'altronde
anche fra tutti gli altri come noi,
se non ci fosse il vino a riscaldarci.
Un buon secco per me ha un doppio effetto:
innanzitutto mi sale al cervello
e l m'essicca tutti quei vapori
torpidi, opachi, grevi di pigrizia
che l'avviluppano, e lo rende pronto,
aperto, fantasioso, percettivo,
tutto pieno d'estrose creazioni
agili, dilettose, fiammeggianti,
che affidate alla voce della lingua
si mutano in arguzia sopraffina.
Altra miracolosa propriet
dell'eccellente vin secco di Spagna
quella di ridar calore al sangue;
il quale, prima freddo e ristagnante,
ti lascia il fegato slavato e bianco,
segno di pusillanime vilt188.
Invece il vin di Spagna lo riscalda
e lo fa scorrer tutto in su e in gi
dal centro all'ultima periferia
capillare; e t'illumina la faccia,
e questa come un faro indicatore
trasmette a tutta la restante parte
di questo piccolo regno ch' l'uomo
come un allarme e un ordine di armarsi;
ed allora gli spiriti vitali,
la borghesia di quel piccolo regno,
e quelli pi minuti dell'interno
s'adunano e si schierano in buon ordine
intorno al loro capitano, il cuore,
che cos reso gonfio e lievitato
da questo esercito di suoi seguaci
capace d'ogni atto di coraggio.
E tutto questo viene dal buon vino.
Sicch la valentia nell'armi niente
se non il vino che la mette in opera;
ed il sapere soltanto un tesoro
che giace l, custodito dal diavolo,
se non il vino che gli d l'avvio
ad esplicarsi e mettersi a profitto.
Da ci proviene che il Principe Enrico
cos coraggioso; perch il sangue,
ereditato freddo da suo padre,
egli, come un terreno magro e sterile,
l'ha concimato, arato e fecondato
con l'eccellente pratica del bere
cantine intere di fertile Xeres,
divenendo cos focoso e ardito.
Se avessi mille figli,
questa sarebbe la suprema regola
di umanit che loro insegnerei:
ripudiar le bevande leggerotte
ed affidarsi sempre e solo al vino.
Entra Bardolfo
Che c' allora, Bardolfo?
Bardolfo -
C' che la truppa stata congedata
e son partiti tutti.
Falstaff -
E se ne vadano!
Io passer per la Contea di Gloucester
per render visita a Roberto Zucca,
scudiero. Mi par gi d'averlo in mano,
ammorbidito, tra l'indice e il pollice189,
e l'avr presto al punto giusto. Andiamo.
(Escono)
scena IV - La sala detta "di Gerusalemme" nel palazzo reale di Westminster
Re Enrico siede sul seggio reale; intorno a lui il Principe Tomaso di Clarenza, il Principe
Humphrey di Gloucester, Warwick ed altri
Enrico -
Ora, signori, se il Signore Iddio
vorr dare felice conclusione
alla contesa che alle nostre porte
sanguina, guideremo i nostri giovani
su pi nobili campi di battaglia,
e non trarremo spada
se non sar per una causa sacra.
La nostra flotta gi tutta allestita,
l'esercito adunato,
i nostri sostituti gi investiti
con le debite forme delle cariche
da reggere per noi in nostra assenza,
tutto secondo i nostri desideri.
Solo ci occorre di recuperare
alla nostra persona un po' di forza;
sicch ci converr sostare ancora
nell'attesa che questi rivoltosi
tuttora in armi si risottomettano
al giogo del legittimo governo.
Warwick -
Non dubitiamo che Vostra Maest
vedr presto appagato l'uno e l'altro
di questi desideri.
Enrico -
Humphrey, figliolo,
dov' il principe Enrico, tuo fratello?
Humphrey -
A caccia, credo, sire, in quel di Windsor.
Enrico -
In compagnia di chi?
Humphrey -
Non so, signore.
Enrico -
Suo fratello Tomaso di Clarenza
non con lui?
Humphrey -
Clarenza qui, signore.
Clarenza -
(Venendo avanti)
Che desidera il mio signore e padre?
Enrico -
Nient'altro che il tuo bene, figlio mio.
Perch non sei con tuo fratello Enrico?
Com'? Il principe ti vuole bene,
e tu invece, Tomaso, lo trascuri.
Eppure tu, di tutti i tuoi fratelli
sei quello ch'occupa il posto migliore
nel suo cuore. Coltivalo, ragazzo,
perch potresti, quand'io sar morto,
essere tu il migliore intermediario
fra la sua altezza e gli altri tuoi fratelli.
Perci non trascurarlo,
non smussargli l'affetto che ti porta
e vedi di non perdere il vantaggio
del suo favore col mostrarti freddo
e indifferente ai desideri suoi.
Perch lui cortese e generoso
per chi gli usa quel tanto di riguardo:
capace di una pietosa lacrima
e la sua mano aperta come il giorno
ad atti di toccante carit;
ma s' irritato, diventa di sasso,
si fa lunatico come l'inverno,
violento come gelida folata
di vento al primo sorgere del giorno.
L'indole sua vuol esser ben trattata.
Rinfacciagli, magari, i suoi difetti,
ma sempre con garbata riverenza,
quando vedi ch' incline al buon umore;
ma se lo trovi di cattiva vena,
lasciargli campo libero allo sfogo190,
fino a tanto che tutta la sua collera,
come balena trascinata a riva,
non s'esaurisca nel suo sussultare.
Questo impara, Tomaso,
e sarai protezione ai tuoi amici,
un cerchio d'oro che manterr stretti
come doghe d'un tino i tuoi fratelli,
s che il vaso compatto del lor sangue
per quanto possa venir mescolato
al veleno delle denigrazioni,
che inevitabilmente in esso il tempo
potr versare, mai abbia a disperdersi,
per quanto il lor potere intossicante
possa aver la violenza dell'acconito
o quella della polvere da sparo.
Clarenza -
Mi conformer a lui
con ogni pi amorevole premura.
Enrico -
Perch, Tomaso, non ti trovi a Windsor,
oggi con lui?
Clarenza -
Oggi non a Windsor.
Pranza a Londra.
Enrico -
Con chi? Me lo sai dire?
Clarenza -
Con Poins e i suoi soliti compagni.
Enrico -
Tanto pi grasso e fertile il terreno,
tanto pi soggetto alle malerbe!
Ed egli, ch' la generosa immagine
della mia giovinezza, n' infestato;
questo pensiero spinge la mia ambascia
oltre l'ora della mia stessa morte.
Mi piange il cuore lacrime di sangue
quando mi raffiguro nella mente
l'immagine dei giorni di anarchia
e dei tempi corrotti che verranno191
quand'io riposer con i miei avi!
Perch quando la sua dissolutezza,
cos caparbia, non avr pi freno,
quando rabbia e furore
saranno gli unici suoi consiglieri,
quando ricchezza e licenziosit
in lui saranno coniugate insieme,
oh!, con che ali allor le sue passioni
voleranno a incontrar nuovi pericoli
e la dissoluzione che l'attende!
Warwick -
Mio grazioso signore,
voi lo vedete davvero peggiore
ch'egli non . Di questi suoi compagni
il Principe si serve solamente
come oggetto di studio,
alla maniera d'uno che studiasse
una lingua straniera;
che richiede, per esser posseduta,
d'apprenderne anche i termini pi osceni;
che una volta imparati,
non sono destinati ad altro impiego,
Vostra altezza lo sa, che non sia quello
d'esser noti per essere evitati.
Il Principe, col maturar degli anni,
si scroller di dosso quei compagni
cos come si smette, in una lingua,
di proferir parole grossolane,
e gli rester solo il lor ricordo
come un modello od un metro vivente
su cui Sua Grazia potr misurare
la vita altrui, volgendo a suo vantaggio
i cattivi trascorsi giovanili192.
Enrico -
Accade raramente che la pecchia
abbandoni il suo favo, sia pur questo
dentro il cavo d'una carogna morta.
Entra Westmoreland
Chi arriva adesso? Il Conte di Westmoreland!
Westmoreland -
Salute al mio sovrano, e nuova gioia
s'aggiunga a quella ch'io sto per recargli!
Il principe Giovanni, vostro figlio,
bacia la mano di Vostra Maest.
Mowbray, il vescovo Scroop, Hastings e gli altri
sono tutti condotti alla mannaia
lor comminata dalla vostra legge.
Ormai non v' pi spada di ribelle
snudata, e ovunque sopra il vostro regno
la pace innalza il suo ramo d'ulivo.
Vostra Altezza potr leggere qui
in questo plico, con tutti i dettagli,
come l'operazione fu condotta.
Enrico -
Westmoreland, tu sei come una rondine193
che ancor nel permanere dell'inverno
saluta col suo canto il d che sorge.
Entra Harcourt
Guardate, giungono nuove notizie.
Harcourt -
Il Cielo guardi sempre Vostra Altezza
dai suoi nemici, e se vi s'ergon contro,
possan tutti perire,
come quelli di cui vengo a parlarvi.
Il Conte di Northumberland, Lord Bardolph
e tutto il loro poderoso esercito
d'inglesi e di scozzesi sono vinti
dalle forze della Contea di York.
Questo plico contiene, se vi piaccia,
tutti i particolari dell'azione.
(Gli consegna delle carte)
Enrico -
E perch tutte queste buone nuove
debbon farmi star male?
Mai la fortuna. dunque, vuol venire
a mani piene all'uomo, senza scrivere
le sue belle parole a cupe lettere?
O ti d l'appetito e non il cibo,
com' dei poveri in buona salute,
oppure t'offre un sontuoso banchetto
e ti toglie la voglia di mangiare,
com' dei ricchi, che d'ogni abbondanza
sono pieni, e non possono goderne.
Dovrei sentirmi esultare di gioia
all'annuncio di s felici eventi,
ed invece la vista mi si annebbia
e il cervello mi fa le giravolte...
Ohim, venite, venitemi accanto,
reggetemi, mi sento molto male.
(Sviene. I figli accorrono presso di lui)
Humphrey -
Coraggio, Sire!
Clarenza -
Padre mio, mio re!
Westmoreland -
Mio signore e sovrano, fate cuore!
Warwick -
Calma, principi. Non vi disperate.
Questi accessi del male, in Sua Maest,
sono molto frequenti, lo sapete.
Scostatevi, piuttosto,
dategli aria: si riprender.
Clarenza -
No, no, non potr reggere pi a lungo
a quegli spasmi. L'incessante affanno
e il continuo travaglio della mente
hanno talmente eroso e assottigliato
il muro194 che dovrebbe contenerla,
che la sua vita quasi ne traspare
e sta l l per romperlo e involarsi.
Humphrey -
Io son terrorizzato per il popolo
che vede nascer figli senza padri
e pei mostri che genera natura.
Le stagioni han mutato il loro volto,
come se l'anno avesse nel suo corso
incontrato dei mesi addormentati,
e li avesse saltati pari pari.
Clarenza -
Tre volte il fiume195 uscito dal suo letto
senza pi gl'intervalli del riflusso;
e i vecchi, queste deliranti cronache
delle trascorse et, dicono tutti
d'aver visto un analogo prodigio
poco prima che il nostro grande avo
Edoardo196, s'ammalasse e ne morisse.
Warwick -
Pi basso, principi, parlate piano;
il re rinviene...
Humphrey -
Ah, quest'apoplessia197
sar sicuramente la sua fine!
Enrico -
(Riavendosi)
Vi prego, sollevatemi da qui
e portatemi altrove, in altra stanza.
Ma piano, per favore.
(Warwick e Westmoreland escono
sostenendo il re; i due principi li seguono)
scena V - Westminster, altra stanza nel palazzo
Re Enrico disteso su un letto; intorno ad assisterlo Clarenza, Gloucester, Warwick e Westmoreland
Enrico -
Ch'io non abbia a sentire alcun rumore,
gentili amici miei;
a meno che una mano soccorrevole
non voglia sussurrare un po' di musica
a riposare il mio spirito stanco.
Warwick -
Chiamate i musici, nell'altra stanza.
(Esce qualcuno. Sommessa musica all'interno)
Enrico -
La mia corona. Qui, sul mio guanciale.
(Clarenza solleva la corona dal capo del re
e gliela depone accanto, sul cuscino)
Clarenza -
(Piano a Gloucester)
Gli s'infossano gli occhi. Si sfigura.
Warwick -
Meno rumore, via, meno rumore!
Entra il Principe di Galles
Principe -
Il Duca di Clarenza, chi l'ha visto?
Clarenza -
Son qui, fratello, con l'animo oppresso.
Principe -
(Guardando Clarenza che ha gli occhi umidi)
Ehi, oh! Qui piove e fuori fa bel tempo198?
Come sta il re?
Gloucester -
Terribilmente male.
Principe -
Ha gi sentito le buone notizie199?
Gloucester -
S, anzi, e n' rimasto molto scosso.
Principe -
Se stata commozione per la gioia,
guarir senza farmaci.
Warwick -
Signori,
non cos, per favore. Dolce principe,
parlate piano; vostro padre il re
sta per addormentarsi.
Clarenza -
Ritiriamoci nella stanza accanto.
Warwick -
(Al Principe di Galles)
Vostra Grazia viene di l con noi?
Principe -
No, io mi siedo qui a vegliare il re.
(Escono tutti, tranne il Principe di Galles)
Perch quella corona sul cuscino,
da s importuna compagna di letto?
O luccicante turbatrice d'animi,
dorato affanno, che gli usci del sonno200
tieni per notti e notti spalancati!
(Al re)
E tu dormi con essa,
ma il tuo sonno nemmeno per met
dolce e salutare come quello
di chi, un rustico scuffiotto in testa,
russa beatamente tutta notte!
(Alla corona)
O tu, emblema di regalit!
Tu siedi sulla fronte che recingi
simile a ricca, sontuosa armatura
cinta nell'ora afosa del meriggio201,
che ti protegge mentre ti arrostisce.
(Si avvicina al dormiente)
Ecco, sopra la soglia del suo fiato
c' una lieve lanugine piumosa
che non si muove... S'egli respirasse
quel piumaggio leggero ed impalpabile
si dovrebbe agitare...
(Forte, come se lo credesse morto)
Padre mio!
Mio grazioso signore, questo sonno
davvero profondo. Questo un sonno
che ha divorziato gi tanti re inglesi
da questo cerchio d'oro... Padre mio,
a te io devo tutte le mie lacrime
e l'ambascia profonda del mio sangue:
natura, affetto e carit di figlio
te ne ripagheranno a profusione;
a me tu devi questo regal serto
che mi deriva per linea diretta
come tuo immediato successore
per grado e sangue...
(Prende la corona e se la pone in testa)
Ecco, esso sta qui,
e Dio me lo mantenga!
Tutto il mondo, con tutta la sua forza
concentrata nel pugno d'un gigante
mai riuscir a strappare dal mio capo
questo onore che eredito da te
e ch'io cos trasmetter ai miei.
(Esce con la corona in testa. Cessa la musica)
Enrico -
(Svegliandosi)
Warwick, Gloucester, Clarenza!
Rientrano Warwick, Gloucester e Clarenza
Clarenza -
Il re ha chiamato?
Warwick -
Vostra Maest desidera qualcosa?
Come sta Vostra Grazia?
Enrico -
Miei signori,
perch m'avete lasciato qui solo?
Clarenza -
V'abbiam lasciato accanto mio fratello
il principe, mio Sire,
che volle rimanere qui a vegliarvi.
Enrico -
Il Principe di Galles? Dov' ora?
Non lo vedo.
Warwick -
La porta l aperta;
sar uscito di l.
Gloucester -
Non passato
per la stanza dov'eravamo noi.
Enrico -
La corona dov'? Chi me l'ha tolta
da sopra il mio guanciale?
Warwick -
Era ancora l
quando ci siamo ritirati, Sire.
Enrico -
Allora l'ha portata con s il principe.
Chiamatemelo. Ha dunque tanta fretta
da scambiare il mio sonno con la morte?
Trovatelo, Lord Warwick, redarguitelo
ed ordinategli di venir qui.
(Esce Warwick)
Questo suo gesto si giunge al mio male
e affretta la mia fine.
Ecco, vedete, figli, cosa siete!
Com' presta e proclive alla rivolta
la natura, se l'oro la sua mira!
Per questo avranno dunque i padri, sciocchi,
rotti i lor sonni, affannati i cervelli,
spezzate l'ossa, per pensare ai figli?
Per questo avran raccolto e accumulato
i loro sordidi gruzzoli d'oro
magari avuto per traverse vie;
per questo si saranno premurati
di provvedere ad educare i figli
all'arti belle o al mestiere dell'armi,
se poi sono ridotti come l'ape
che dopo aver succhiato fior da fiore
le dolci essenze, quando torna al favo
con le coscette cariche di cera
e la bocca di miele, viene uccisa
come premio di tante sue fatiche?
Questo l'amaro gusto
che resta al padre sul letto di morte,
dopo tanto furore di risparmi.
Rientra Warwick
(A Warwick)
Ebbene, Warwick, dove s' cacciato
colui che sembra non voglia aspettare
quel poco che a decidere di me
sia l'alleato suo, il male mio?
Warwick -
Mio signore, ho trovato appunto il Principe,
qui, nella stanza accanto,
che inondava di lacrime filiali
le sue tenere guance,
ed era immerso in una tale ambascia
profonda e desolata, che al vederlo
la Tirannia, che mai ha tracannato
altro che sangue, avrebbe pur bagnato
di lacrime gentili il suo pugnale.
Eccolo, sta venendo.
Enrico -
Ma perch s' portato la corona?
Rientra il Principe di Galles, con la corona in mano
Eccolo, infatti. Vieni, Harry, avvicinati.
Uscite, voi, e lasciateci soli.
(Escono tutti, tranne il re e il Principe)
Principe -
Non avrei mai pensato, padre mio,
di riudire ancor la vostra voce.
Enrico -
Di questo tuo pensare
era soltanto padre il desiderio:
indugio troppo a restarti vicino,
e ci ti pesa. Hai dunque tanta brama
che questo trono rimanga vagante,
da non saperti trattenere, Enrico,
dall'investirti delle mie insegne
prima che sia matura la tua ora?
Sciocco ragazzo! Cerchi la grandezza
che ti soverchier! Pazienta ancora
solo per poco, e te ne accorgerai.
La nuvola della mia dignit
sorretta da un vento cos debole
che si scioglier in pioggia molto presto:
la mia giornata giunta al suo crepuscolo.
Ti sei voluto prender, come un ladro,
ci che sarebbe stato roba tua
fra poche ore, senza fare oltraggio;
hai con ci suggellato in me, morente,
i miei presentimenti. La tua vita
stata tutta una dimostrazione
che tu non m'ami; e adesso vuoi ch'io muoia
portandomi con me tale certezza.
Tu nascondi da dentro i tuoi pensieri
mille pugnali, che hai affilato
sul tuo cuore di pietra per colpirmi
nell'ultima mezz'ora di mia vita.
Diamine, non sai dunque sopportarmi
per un'altra mezz'ora?... E allora va',
scavami con le tue mani la fossa,
e fa' che la mia funebre campana
suoni gioiosa squilla pel tuo orecchio
annunciando non gi ch'io sono morto,
ma che tu sei incoronato re;
e sian tutte le lacrime di pianto
destinate a bagnare la mia bara
tante gocce di balsamo lustrale
a consacrar la tua regalit!
Di me fa' solo un impasto di polvere
destinata ad un sempiterno oblio,
e lascia ai vermi chi ti di la vita.
Rimuovi dall'ufficio i miei ministri,
poni nel nulla tutti i miei decreti,
ch finalmente giunta in Inghilterra
l'ora della baldoria e del disordine!
Il Quinto Enrico stato incoronato!
Vanit, vivi! Abbasso la maest!
Via di qui tutti, saggi consiglieri!
D'ogni parte, alla corte d'Inghilterra
ora s'accolgan solo oziose scimmie
Ora, paesi nostri confinanti,
su, purgatevi della vostra feccia!
Non avete voi qualche ruffianaccio
ch'altro non sappia che sputar bestemmie,
ballare, ubriacarsi, far bagordi
tutta la notte, rubare ed uccidere
e compier le pi antiche malefatte
nella maniera che s'addice meglio
all'andazzo del giorno?... Rallegratevi,
ch da lui non avrete pi molestie:
penser l'Inghilterra
ad indorar di doppia doratura
ogni suo vizio tre volte pi sozzo;
ad elargirgli prebende ed onori,
ad investirlo di pubbliche cariche;
ormai c' il Quinto Enrico
pronto a strappar dal muso alla Licenza
la museruola della proibizione,
e la cagna selvaggia
affonder il suo dente nelle carni
d'ogni innocente. O povero mio regno,
malato gi d'intestine ferite!
Se non son valse tutte le mie cure
vigili a preservarti dai disordini,
che ne sar di te
quando il disordine sar tua legge202?
Tu tornerai ad essere una landa
selvaggia popolata sol da lupi,
i primitivi tuoi abitatori.
Principe -
(Inginocchiandosi)
Ah, perdonatemi, mio buon sovrano!
Ma se non fossero state le lacrime,
umido impedimento al mio parlare,
a farmi groppo, avrei anticipato
l'accorata, amarissima rampogna
ch'ho test udito dalla vostra bocca.
Eccovi, Sire, la vostra corona.
(Rimette la corona sul guanciale del re)
Voglia Colui che cinge quella eterna203
serbar la vostra a voi ancora a lungo.
Se a volerla per me
io non mi senta mosso da altra causa
che quella di vedere in lei l'emblema
del vostro onore e della vostra gloria,
ch'io non sollevi pi le mie ginocchia
da questo mio tributo d'obbedienza
alla quale il mio spirito filiale204,
di lealt di suddito,
e d'intima e sincera devozione,
detta quest'umile esteriore omaggio
che mi vede prostrato ai vostri piedi.
Poc'anzi, quando sono entrato qui
e non ho scorto pi soffio di vita
sul vostro volto, Dio m' testimone,
mi son sentito raggelare il cuore.
S' per finzione che vi dico questo,
oh, Dio voglia ch'io muoia
con tutto il carico di perversione205
sull'anima, e finisca la mia vita
senza poter offrire a un mondo incredulo
quel nobil mutamento
cui sono d'ora in poi determinato206.
Nell'accostarmi al letto per guardarvi,
credendo foste morto, e quasi morto
sentendomi io stesso a tal pensiero,
mi volsi, mio signore, alla corona
come a creatura che potesse intendere,
e mi venne cos di apostrofarla:
"L'ansie e gli affanni da te generati
han divorato il corpo di mio padre,
e cos tu, che sei del miglior oro
ti riveli esser fatta del pi vile.
Oh, quanto pi prezioso l'altro oro
seppure di pi grezzo e vile saggio,
sciolto in pozione medicamentosa
ha la virt di preservar la vita207!
Tu invece che di tutti sei il pi fino,
il pi bello, il pi illustre, il pi pregiato,
hai divorato chi di te s' cinto!".
Cos, mio regalissimo signore,
nel redarguirla me la posi in testa,
quasi a voler decidere con lei,
come con un nemico
che avesse assassinato il padre mio
e sotto gli occhi miei, la mia querela
di legittimo vostro successore.
Ma s'essa m'abbia mai infettato il sangue
di contento o gonfiato i miei pensieri
del minimo sussulto d'ambizione,
se spirito ribelle o vana brama
m'abbia mosso ad accogliere per me
con piacere l'idea di possederla
con tutto il suo potere,
voglia tenerla Iddio sempre lontana,
dal mio capo e riduca me allo stato
del pi meschino dei vostri vassalli
che s'inginocchiano davanti ad essa
pieni di soggezione e di terrore.
Enrico -
Figlio mio! Fu Dio stesso ad ispirarti
di prenderla e portarla via con te,
da questa stanza; acci che tu potessi
conquistarti con tanta pi ragione
l'affetto di tuo padre, perorando
con tanta assennatezza, come ha fatto,
il senso ed il valore del tuo gesto!
Avvicinati, Harry; siedi qui
presso il letto e ascolta il mio consiglio:
l'ultimo, credo, che dalle mie labbra
ti sar dato di sentir ancora.
Dio solo sa, figliolo,
per quali vie traverse e oblique mete
io giunsi ad ottener questa corona;
ed io so troppo bene quanto inquieta
essa sia sempre stata sul mio capo.
Sul tuo si poser pi quietamente,
confortata da pi largo consenso
e da pi valida legalit;
ch con me, nella fossa, scender
ogni macchia del suo torbido acquisto.
In me apparsa sempre come un titolo
usurpato con mano temeraria;
ed eran sempre in molti a rinfacciarmi
d'averla avuta con il loro aiuto;
e quei rimproveri, di giorno in giorno,
crescevano in contese ognor pi aspre,
quando non anche in sanguinosi scontri:
tutte ferite a un'illusoria pace.
Tu hai visto com'io ho rintuzzato
tutte queste minacce truculente,
ed a qual rischio, ch l'intero regno
non stato che tutto uno scenario
di questo dramma. Ma la mia scomparsa
far che questi umori cambieranno;
ch quello ch'era, in me, dubbioso acquisto
passa a te con pi chiaro e giusto titolo,
perch tu cingerai questa corona
per diritto di rappresentazione.
Ricordati, per, che se insediato
sarai su posizione pi sicura
della mia, non sarai saldo abbastanza;
perch i rancori sono ancora verdi
e tutti quelli che mi sono amici
e che tu dovrai fare amici tuoi
han da poco perduto artigli e denti.
Dal lor malfido aiuto io fui innalzato,
e dalla lor potenza
ebbi sempre ragione di temere
d'essere nuovamente spodestato.
Ad evitarlo, alcuni ho messo a morte,
molti mi proponevo di condurre
fuori dall'Inghilterra, in Terrasanta,
per evitare che il riposo e l'ozio
dessero loro modo di scrutare
troppo addentro agli affari del mio regno208.
Perci sia tua politica, Harry mio,
quella d'indurre certe teste calde
ad intricarsi in dispute straniere,
s che la loro brama di congiure
portata fuori dai nostri confini,
possa distrugger nelle loro menti
ogni memoria dei giorni passati.
Altro ti vorrei dire, ma la lena
dei miei polmoni ormai s consunta
che non me ne rimane pi la forza.
A me perdoni Iddio
il modo come giunsi alla corona,
ma a te conceda di portarla in pace.
Principe -
Voi l'avete, grazioso mio signore,
conquistata, portata e conservata,
trasmessa a me. Perci chiaro e legittimo
il mio possesso; ed io a buon diritto
me la difender quanto so e posso
con ogni sforzo contro il mondo intero.
Entra il Principe Giovanni di Lancaster
con Warwick e altri
Enrico -
Oh, il mio Giovanni, il mio diletto Lancaster!
Lancaster -
Salute, pace e gioia al re mio padre!
Enrico -
E gioia e pace tu mi rechi, figlio;
ma la salute, ahim,
se n' volata via con ali giovani
da questo tronco ormai consunto e vizzo;
ed ora che t'ho visto
si conclude il mio compito terreno.
Dov' Lord Warwick?
Warwick -
(Avvicinandosi al letto del re)
Sono qui, signore.
Enrico -
Warwick, ha un nome suo particolare
la stanza dove prima ho perso i sensi?
Warwick -
S, detta "Sala di Gerusalemme",
mio nobile signore.
Enrico -
Lode a Dio!
L dentro ha da finire la mia vita.
Mi fu profetizzato, or son molti anni,
ch'io non avrei dovuto trovar morte
in altro luogo che a Gerusalemme,
ed io supposi, a torto, che il presagio
volesse intendere la Terrasanta...
Trasportatemi dunque l a giacere:
quella stanza la Gerusalemme
in cui deve morire il Quarto Enrico.
(Il re trasportato via. Escono tutti)
atto QUINTO
scena I - La casa del giudice di pace Roberto Zucca nella Contea di Gloucester
Entrano Zucca, Falstaff, Bardolfo e il Paggio
Zucca -
(A Falstaff)
Ah, no, signore, pel santo breviario209,
voi questa sera non andrete via!
(Chiamando)
Davy! Ehi, Davy, dico, dove sei?
Falstaff -
Mi dovete scusare, Mastro Zucca...
Zucca -
Niente scuse! Qui non ci sono scuse!
Non s'accettano scuse...
(Chiamando ancora)
Davy, dico!
Davy -
(Comparendo)
Son qua, signore.
Zucca -
Davy, Davy, Davy...
Dunque, vediamo un po'... vediamo un po'...
Ma s, perbacco! Va', chiamami il cuoco,
Guglielmo, il cuoco, digli di venire.
Sir John, ve lo ripeto, niente scuse!
Davy -
Santo Cielo, signore! E quei mandati
quando li porterete a esecuzione?
Eppoi, signore, c' da seminare
quella striscia di terra in fondo, a grano.
Zucca -
A granoturco, Davy, a granoturco!
Ma adesso, dico, per Guglielmo, il cuoco,
piccioncini novelli, ce ne abbiamo?
Davy -
S, signore... C' qui il conto del fabbro,
signore, per quei ferri di cavallo
e i vomeri...
Zucca -
Verificalo e pagalo.
Eh, stavolta, Sir John, non voglio scuse!
Davy -
... e poi, signore, si dovrebbe mettere
un nuovo manico a quel vecchio secchio...
Eppoi, signore, per quel vin di Spagna210
che Guglielmo ha perduto l'altro giorno
alla fiera di Hinckley, che farete,
gli tratterete parte del salario?
Zucca -
Me ne risponder... Qualche piccione,
un paio di galline faraone,
Davy, un cosciotto di montone al forno
e qualche altro gustoso bocconcino.
Vallo a dare a Guglielmo.
Davy -
(Sottovoce a Zucca, indicando Falstaff)
E quel guerriero,
signore, passer la notte qui?
Zucca -
S, Davy, e voglio sia trattato bene.
Vale molto di pi un amico a corte
che un penny nel borsello... Ed anche gli altri
che sono insieme a lui, mi raccomando,
che sian trattati come si conviene:
son furfanti spericolati, Davy,
e potrebbero morderci alle spalle...
Davy -
Non pi di quanto se le sentan mordere
loro stessi, signore, con gli stracci
unti e bisunti che portano addosso!
Zucca -
Ben detto, Davy! Questa proprio buona!
Ma ora va', torna alle tue faccende.
Davy -
... Eppoi, padrone, vorrei supplicarvi
di trattar con un occhio di riguardo
la causa di Guglielmo di Woncot
contro Clemente Perkes della Collina.
Zucca -
Ci sono molte lamentele, Davy,
contro questo Woncot; un gran briccone,
questo Woncot, a quanto mi risulta.
Davy -
Ammetto, Vostro Onore, ch' un briccone,
per, che Dio ne guardi, mio signore,
ch'anche un briccone non possa far conto
d'un po' di comprensione presso il giudice,
quand' un amico che lo raccomanda...
Al galantuomo facile difendersi
da se stesso, ma ad un briccone no.
Io servo fedelmente Vostro Onore
da otto anni, e se non m' concesso
almeno una-due volte ogni tre mesi
d'appoggiare la causa d'un furfante
di fronte a un galantuomo, devo credere
d'esser tenuto in assai poco conto
presso vossignoria. Questo furfante
mio sincero amico, monsignore;
perci, vi supplico, fate in maniera
che sia trattato con alcun riguardo.
Zucca -
Via, via, che non gli sar fatto torto,
t'assicuro. Ma adesso, Davy, sbrgati.
(Esce Davy)
Eccomi a voi, Sir John. Via gli stivali.
E voi, Mastro Bardolfo, qua la mano!
Bardolfo -
(Stringendogli la mano)
Felice d'incontrarvi, Vostro Onore.
Zucca -
Grazie, Mastro Bardolfo, ben gentile
da parte vostra...
(Al Paggio)
E benvenuto a voi,
bel ragazzone211... Venite, Sir John.
Falstaff -
Vi seguo subito, buon Mastro Zucca.
(Esce Zucca)
Bardolfo, va' a sistemare i cavalli.
(Esce Bardolfo con il Paggio)
Se mi segassero in tanti listelli,
se ne ricaverebbero, sicuro,
buone quattro dozzine di bastoni
di quelli da eremiti con la barba
della taglia di questo Mastro Zucca.
Mirabile veder la somiglianza
tra la mentalit della sua gente
e quella sua. Assecondando lui,
si portan tutti come stolti giudici:
e lui, a furia di stare con loro,
s' come trasformato in un lacch
che vuol farla da giudice.
S' cos stretta, con lo stare insieme,
la loro comunanza spirituale,
che fanno branco come oche selvatiche.
Se volessi ottenere qualche cosa
da Mastro Zucca, cercherei d'entrare
nelle grazie di questi suoi famigli
facendo credere a ciascun di loro
d'essere un intimo del lor padrone;
se avessi invece bisogno dei servi,
lusingherei talmente Mastro Zucca
da fargli creder che nessuno al mondo
meglio di lui saprebbe governarli.
proprio vero: gli uomini,
saggia o sciocca che sia, la lor condotta
se l'attaccano quasi per contagio;
come una malattia, gli uni con gli altri;
perci adoperi molta cautela.
ciascuno nella scelta dei compagni.
Io caver da questo Mastro Zucca
materia a profusione,
da far morir dalle risate il Principe
per la durata almeno di sei mode212,
il che verrebbe a dir quattro sessioni
di processi penali, o due civili;
per tutto il tempo, ininterrottamente.
Ah, gi vedo l'effetto esilarante
che pu produrre una bella panzana,
su uno che non soffre il mal di schiena213
una facezia detta a faccia seria,
accompagnata magari da un moccolo!
Oh, gi lo vedo tutto scompisciarsi
fino a ridursi tutto il viso grinzo
come un mantello carico di pioggia
gettato addosso male ripiegato!
Zucca -
(Affacciandosi alla porta)
Sir John?
Falstaff -
S, vengo, vengo, Mastro Zucca.
(Esce)
scena II - Westminster, una sala del palazzo
Entrano, da parti opposte, Warwick e il Giudice Supremo
Warwick -
Salute, signor Giudice Supremo.
Come mai qui214?
Giudice -
Come sta Sua Maest?
Warwick -
Meglio che mai; le sofferenze sue
sono tutte finite, finalmente.
Giudice -
Non sar morto, spero.
Warwick -
giunto al termine
del cammino che gli assegn Natura;
e legalmente il re non vive pi215.
Giudice -
Oh, m'avesse chiamato egli con s!
I servigi da me lealmente resi
a lui quand'era in vita
ecco ch'ora mi lasciano indifeso
esposto ad ogni tipo di vendetta.
Warwick -
Mi pare, certo, che il giovane re
non vi guardi con molta simpatia.
Giudice -
So che non m'ama, e mi dispongo l'animo
a far buon viso all'umore dei tempi;
che non potranno essere pi avversi
di quanto io stesso possa figurarmi.
Entrano i principi Giovanni di Lancaster,
Tomaso di Clarenza, Humphrey di Gloucester,
Lord Westmoreland e altri
Warwick -
Dell'Enrico defunto
ecco dinanzi a noi l'afflitta prole.
Oh, se l'Enrico vivo avesse l'animo
del peggiore di questi gentiluomini!
Quanti nobili allora
ora costretti a calare le vele
dinanzi a uomini di bassa tacca,
potrebbero restare ai loro posti!
Giudice -
O Dio, temo che tutto andr a rovescio.
Lancaster -
Buongiorno, Warwick, cugino, buongiorno.
Gloucester e clarenza -
(Insieme a Warwick)
Buongiorno.
Lancaster -
Ci incontriamo come uomini
ch'hanno smarrito l'uso del parlare.
Warwick -
Parlare ancor mestiere che sappiamo,
ma troppo doloroso l'argomento
ora, per consentir lunghi discorsi.
Lancaster -
Bene, sia pace a chi ci ha resi tristi.
Giudice -
E pace mandi il Cielo a tutti noi,
che ci risparmi giorni ancor pi tristi.
Humphrey -
(Al Giudice)
Ahim, mio buon signore, certamente
voi avete perduto un buon amico,
e questa vostra faccia s attristata,
lo giurerei, non di circostanza,
quella vostra, vera.
Lancaster -
Anche se non c' ancor chi possa dire
qual favore trover essa a corte,
le vostre aspettative di trovarne
sono assai fredde; e tanto me ne duole,
che davvero vorrei fosse altrimenti.
Clarenza -
Dovrete certo adesso stare attento
a trattare con garbo Sir John Falstaff,
per quanto ci vi possa comportare
talora di nuotar contro corrente
dei vostri sentimenti.
Giudice -
Dolci principi,
tutto quello che ho fatto fino ad oggi
fu in obbedienza al senso dell'onore,
guidato dal mio animo imparziale;
n giammai mi vedrete mendicare
da misero straccione un'amnistia
che gi sapessi negata in anticipo.
Se lealt e coscienza intemerata
non verranno a proteggermi la vita,
ebbene, andr a raggiungere il mio re
e mio padrone morto,
e gli riferir chi sar stato
a far ch'io lo seguissi...
Entra il Principe di Galles, nella veste di Re Enrico V, con seguito
Warwick -
Ma ecco il Principe.
Giudice -
Dio vi protegga, Maest. Buongiorno.
Re216 -
La maest, questo fastoso ammanto
che m' sceso da poco sulle spalle
non me la sento addosso tanto comoda
come potreste credere...
Fratelli, voi mischiate al vostro duolo
un non so che, mi pare, di paura...
Questa la corte inglese,
non la corte del Gran Sultano turco:
qui non succede un Murad ad un Murad217,
ma un Enrico succede ad un Enrico.
Perci, fratelli, siate pur dolenti,
perch ci vi si addice egregiamente:
il lutto appare in voi cos regale
che voglio anch'io portarlo, come voi,
nel profondo del cuore. Siate tristi,
fratelli miei, ma la tristezza vostra
non sia pi grave del comune duolo
che adesso pesa su noialtri tutti.
Quanto a me, per il cielo, v'assicuro
che vi far da padre e da fratello.
Riponete l'affetto vostro in me,
io prender su me le vostre pene.
Piangete pure l'Enrico che morto,
lo piango anch'io; ma un altro Enrico vivo,
che quelle lacrime sapr mutare
in altrettante ore di letizia.
I tre principi -
(Insieme)
Non ci aspettiamo altro
dalla vostra maest.
Re -
E tuttavia,
mi riguardate tutti in modo strano...
(Al Giudice)
... voi soprattutto: sarete convinto,
penso, ch'io vi conservi del rancore.
Giudice -
Sono convinto che Vostra Maest
se mi misurer col giusto metro,
non possa aver motivo di rancore.
Re -
Davvero? No?... Come potrebbe un principe
dalle grandi speranze come me
dimenticar le dure umiliazioni
alle quali m'avete sottoposto?
Come! Vituperare, rampognare,
spedire brutalmente in gattabuia
l'erede alla corona d'Inghilterra!
Fu tutto ci cosa di poco conto?
Da risciacquare bellamente in Lete218
ed obliare?
Giudice -
Nell'agir cos
rappresentavo vostro padre il re,
l'immagine del suo regal potere
era riflessa nella mia persona;
amministravo solo la sua legge
operando pel bene dello Stato;
fu Vostra Altezza a voler disconoscere
in quella mia funzione la maest,
la forza esecutiva della legge
e l'immagine stessa del sovrano
ch'era presente nella mia persona,
e mi colpiste proprio nel momento
che sedevo nel mio seggio di giudice.
Al che, dovetti, senza alcun riserbo,
far uso della mia autorit
ed arrestarvi come reo d'oltraggio
alla persona del re vostro padre.
Se dite che quel gesto fu un abuso,
ditemi adesso se aveste piacere,
adesso che cingete la corona,
che un vostro figlio avesse in tal dispregio
le vostre leggi... che osasse strappare
la giustizia dal suo temuto soglio,
che facesse alla legge lo sgambetto
e ardisse di smussare quella spada
che sta a difesa della pace pubblica
e della vostra persona, anzi, peggio,
che si mettesse pure a insolentire
contro la vostra immagine regale
ed a prendersi gioco delle azioni
che fossero compiute in vostro nome219.
Interrogatevi ora, da re,
su questo caso, come fosse il vostro,
figuratevi padre d'un tal figlio,
ascoltate la vostra dignit
ferita da una tal profanazione,
guardate come eluse e prese a gabbo
siano le vostre pi severe leggi,
immaginate la vostra persona
disprezzata cos da un vostro figlio
e finalmente immaginate me,
agente in vostro nome ed investito
della vostra regale potest,
che riduco al silenzio vostro figlio
pacatamente e senza tanto strepito.
Dopo aver tutto ci considerato
a mente fredda, infine giudicatemi;
e dal momento che ora siete re,
ditemi, nella vostra augusta veste,
se ho fatto cosa indegna del mio ufficio
e disdicevole alla mia persona
e irriverente verso il mio sovrano.
Re -
Voi dite giusto, Giudice,
e avete ben soppesato la cosa.
Voglio perci che seguitiate a reggere
la bilancia e la spada in vostra mano220,
con l'augurio che questi vostri onori
s'accrescano e possiate viver tanto
da vedere un mio figlio che v'offenda
e v'obbedisca come adesso io.
Cos com'auguro a me di viver tanto
da dir di voi quel che disse mio padre:
"O me felice, che ho con me quest'uomo
s coraggioso che osa far giustizia
contro mio figlio; e non meno felice
d'aver un figlio che stato capace
cos di confidar la sua grandezza
alle mani della Giustizia!"... Giudice,
mi consegnaste un giorno alla giustizia,
ed io consegno adesso in mani vostre
la spada immacolata che in passato
avete cinto, questo ricordandovi:
che la impugniate con lo stesso spirito
d'intrepida giustizia e d'equit
col quale l'impugnaste un d con me.
Voi sarete alla mia giovane et
un padre: la mia voce
non dir altro che ci che l'orecchio
avr udito da voi;
ed all'esperta e saggia vostra guida
sottoporr umilmente i miei disegni.
(Agli astanti)
E voi, principi tutti, vi scongiuro
fate credito a quello che vi dico:
mio padre s' portato nella tomba
le mie follie, perch nella sua tomba
giaccion sepolti i miei trascorsi umori;
io, che gli sopravvivo, ho accolto in me
il suo spirito serio e riflessivo
per beffare le attese della gente,
per frustrare le loro profezie
e cancellar la malefica fama
che m'ha finora male giudicato
dalle apparenze esterne:
perch finora il flusso del mio sangue
s'era diffuso in me in un temerario
e vano errare; ora inverte il suo corso
per dirigersi verso il grande oceano
e, mescolato insieme agli altri flutti,
rifluire in solenne maest.
Ora provvederemo a convocare
l'Alta Corte del nostro Parlamento,
e sceglieremo nel nostro Consiglio
membri di tal statura, da innalzare
con essi il grande corpo dello Stato
allo stesso livello
delle nazioni meglio governate;
e guerra e pace, o l'una e l'altra insieme,
siano a noi cose note e familiari.
(Al Giudice Supremo)
In quel Consiglio, padre221,
voi avrete una parte preminente.
(A tutti)
Subito dopo l'incoronazione,
convocheremo, come ho gi accennato,
tutti i notabili del nostro Stato,
e, se a Dio piacer di suggellare
le mie buone intenzioni, nessun principe
o pari del mio regno avr motivo
d'andar pregando il Cielo d'accorciare,
sia pure d'un sol giorno,
la felice esistenza di Re Enrico.
(Escono tutti)
scena III - Il frutteto nel retro della casa del giudice Roberto Zucca nella Contea di Gloucester, con tavola imbandita e panche.
Entrano Zucca e Falstaff, sottobraccio, seguiti da Silente, Davy che reca vassoi per la tavola, Bardolfo e il Paggio
Zucca -
Eh, dovete vederlo il mio frutteto!
L sotto, all'ombra di quel pergolato
ci dobbiamo gustare una ranetta
di quelle che innestai l'anno passato
con queste stesse mani; ed in aggiunta,
un bel piatto di semi di finocchio
e qualche altra piacevole cosuccia...
(Sorreggendo Silente che barcolla, ubriaco)
Su, cugino Silente... e poi a letto.
Falstaff -
Perdio, avete qui una bella casa,
e ricca!
Zucca -
Misera, misera, misera!
Tutti accattoni siamo qui, Sir John,
accattoni... Aria buona, per, s!
Metti in tavola, Davy, su, da bravo.
Ecco, cos, ben fatto. Bravo Davy!
Falstaff -
Questo Davy vi fa buoni servigi,
vi funge da inserviente e da fattore.
Zucca -
Un buon valletto, certo, un buon valletto.
Un ottimo valletto, s, Sir John...
(Per la messa, ho bevuto troppo, a cena... )
Un buon valletto, s... Ma via, sedete,
accomodatevi... Vieni, cugino.
Silente -
Ah, carogna! Lui disse, si dovrebbe...
(Canta)
"Se la carne poco costa
"e le femmine son care
"e i bulletti vanno apposta
"tutt'intorno a gironzare,
"non ci resta che mangiare,
"stare allegri e ringraziare
"il buon Dio che ci larg
"l'allegria di questo d.
Falstaff -
Cuore allegro, Mastro Silente! Bravo!
Vi voglio fare subito un bel brindisi.
Zucca -
Mesci a Mastro Bardolfo, mesci, Davy!
Davy -
Accomodatevi, dolce signore.
Sedetevi. E voi pure, Mastro Paggio.
Buon pro vi faccia, caro Mastro Paggio!
(Bardolfo e il Paggio prendono posto ad un altro tavolo)
Quel che vi manca in ciccia, avremo in vino222.
Dovete aver pazienza. Il cuore tutto.
(Esce)
Zucca -
Su, su, Mastro Bardolfo, su, allegria!
(Al Paggio)
Anche tu, allegria, mio soldatino!
Silente -
(Canta)
"Allegria, allegria,
"tutto tien la moglie mia.
"Le donne, belle o brutte,
"bisbetiche son tutte.
"In sala c' esultanza
"quando ogni barba danza.
"Evviva Carnevale,
"dove ogni scherzo vale!".
Falstaff -
Non avrei detto che Mastro Silente
fosse un tipo di cos gaia pasta.
Silente -
Chi, io? Eh, eh, mi son dato buon tempo
anche pi d'una volta, prima d'ora223!
Rientra Davy con un piatto di mele
Davy -
Ecco, per voi, un piatto di ranette.
Zucca -
Davy?
Davy -
S, Vostro Onore, vengo subito.
(A Bardolfo)
Una coppa di vino a voi, signore?
Silente -
(Canta)
"Una coppa di vino spumeggiante,
"e un brindisi a te, mia bella amante.
"Campa cent'anni un cuore sorridente".
Falstaff -
Ben detto, in fede mia, Mastro Silente!
Silente -
Ora entriamo nel dolce della notte
e dobbiamo goderlo in allegria.
Falstaff -
(Brindando)
Salute e lunga et, Mastro Silente!
Silente -
(Canta)
"Empi il nappo, caschi il mondo,
"vo' scolarlo fino in fondo".
Zucca -
(Bevendo)
Onorato Bardolfo, alla salute!
Se ti manca qualcosa e non la chiedi,
guai a te...
(Al Paggio)
E salute pure a te,
piccolo ladroncello, e benvenuto!
(Bevendo ancora)
Alla salute di Mastro Bardolfo
e di tutti quegli altri caballeros
che vanno in giro per le vie di Londra...
Davy -
Io spero, almeno prima di morire,
di vederla una volta, questa Londra.
Bardolfo -
E se t'incontro l, Davy, perbacco...
Zucca -
Per la messa, un boccale fra voi due
ve lo tracannerete, eh, che dite,
Mastro Bardolfo?
Bardolfo -
E come no, signore!
E magari anche doppio, vero, Davy?
Zucca -
Per la barba di Cristo, ti ringrazio!
Quel bricconcello non ti molla pi,
(Indicando Davy)
non ti moller pi, puoi star sicuro.
Non si tirer indietro; buona razza.
Bardolfo -
E chi lo molla? Gli star alle costole.
Zucca -
Ottimo! Questo un parlare da Cesare.
Servitevi di tutto, e state allegri!
(Bussano alla porta)
Va', Davy, va' a vedere chi che bussa.
(Esce Davy)
Falstaff -
(A Silente che ha tracannato un boccale)
Bravo, ora s che mi fate ragione!
Silente -
(Cantando)
"Fammi ragione,
"fammi cavaliero,
"Ser Domingo... ".
Non cos?
Falstaff -
Cos.
Silente -
Cos?... Diciamo allora che anche un vecchio
potr servire ancora a qualche cosa.
Rientra Davy
Davy -
(A Falstaff)
Con licenza di Vostra signoria
c' qui fuori qualcuno, un tal Pistola,
che vi reca notizie dalla corte.
Falstaff -
Dalla corte? Che entri, avanti, avanti!
Entra Pistola
Ehi, Pistola!
Pistola -
Sir John, Dio vi protegga!
Falstaff -
Qual buon vento ti mena qui, Pistola?
Pistola -
"Non un vento maligno
"che mai soffia benigno".
Tu ti trovi, mio dolce cavaliere,
ad esser uno tra i grandi del regno.
Silente -
Eh, per la Vergine, lo credo bene.
Subito dopo il buon Sbuffa di Barson224.
Pistola -
Sbuffa?... Ma sbuffati alla faccia tua,
malcreatissimo vil rinnegato!
Sir John, io son l'amico tuo Pistola
che venuto a cavallo, di carriera,
a recarti notizie di gioconde
ore dorate, notizie preziose
di fortunate sorti e lusinghiere!
Falstaff -
Ebbene sputale le tue notizie,
come un qualunque uom di questo mondo225.
Pistola -
"Si fotta il mondo
"e i fottuti mondani!
"L'Africa io t'annuncio, gioie d'oro!".
Falstaff -
O vigliacco d'un cavaliere Assiro,
fuori le tue notizie! Il re Cofetua226
attende di saper la verit.
Silente -
(Canta)
"E Robin Hood, e lo Scarlatto, e Gianni227... ".
Pistola -
"Sar dunque concesso
"a dei vili cagnacci stercorarii
"di riguardare in faccia le Eliconie228?
"E fauste nuove saran prese a gabbo?
"Oh, allora non c' pi per te, Pistola,
"che rassegnarti e riposare il capo
"nel grembo delle Furie!".
Silente -
(A Pistola)
Galantuomo,
io non intendo le vostre maniere.
Pistola -
Peggio per voi, signore. Compiangetevi.
Zucca -
(A Pistola)
Scusatemi, signore,
se recate notizie dalla corte,
non avete, per me, che due maniere:
o dirle, oppur tacerle.
Occupo anch'io, signore, sotto il re,
un posto d'una qualche autorit.
Pistola -
Sotto il re, marmittone229? Quale re?
Parla, o sei morto!
Zucca -
Sotto re Enrico.
Pistola -
Enrico Quarto o Quinto?
Zucca -
Enrico Quarto.
Pistola -
Allora puoi andare a farti fottere
tu e il tuo posto: non vale pi un fico!
Sir John, il tenero tuo agnellino
oggi re; lui Enrico Quinto!
Ti dico il vero. E se Pistola mente,
fagli pure le fiche, ecco, cos230,
come quel fanfarone di spagnolo.
Falstaff -
Che dici. Morto il vecchio re?
Pistola -
Stecchito.
Rigido come il chiodo d'una porta.
E ti dico la santa verit.
Falstaff -
Bardolfo, presto, sellami il cavallo.
Mastro Zucca, sceglietevi nel regno
la carica che pi vi aggrada: vostra!
Pistola, ti ricoprir di onori!
Bardolfo -
O giorno di letizia!
Oggi non cambierei la mia fortuna
nemmeno con un buon cavalierato.
Pistola -
Eh, le ho portate o no, le buone nuove?
Falstaff -
(A Davy)
Accompagna Mastro Silente a letto.
Mastro Zucca... milord...
decidi pure tu quel che vuoi essere.
Io sono adesso l'amministratore
della Fortuna!... Presto, gli stivali!
Dovremo cavalcar tutta la notte.
Dolce Pistola mio!
(Lo abbraccia)
Bardolfo, via!
(Esce Bardolfo)
Pistola, vieni qua, dimmi di pi,
e intanto pensa a qualcosa di buono
per te... Su, Mastro Zucca, gli stivali!
So che il giovane re
si strugge dalla voglia di vedermi.
Prendiamoci i cavalli che ci cpitano,
di chiunque... Le leggi d'Inghilterra
sono sotto la mia autorit.
Beato adesso chi m' stato amico,
e guai a te, Lord Giudice Supremo!
Pistola -
"Che gl'immondi avvoltoi
"gli rodano i polmoni!
"Dov' la vita che finor menai231?
"dir qualcuno. Ebbene, eccola qui.
"Benvenuti questi felici d".
(Escono tutti)
scena IV - Londra, una strada
Entrano alcuni Gendarmi conducendo l'Ostessa Quickly e Pupa Strappalenzuola
Quickly -
(Dibattendosi)
Ahi, ahi, villano! Fermo, miserabile!
Dio mi potesse far morire qui,
cos t'impiccherebbero!
M'hai slogato una spalla, miserabile!
I gendarme -
Me l'hanno consegnata i connestabili232.
Si beccher frustate a volont,
adesso, glielo posso garantire.
Ci sono stati uno o due omicidi
in casa sua.
Pupa -
Tu menti, sbirro, sbirro233!
Va', va', vedrai che cosa ti succede,
faccia di trippa, dannata carogna!
Se mi fai abortire del bambino
che mi porto qui dentro, guai a te!
Meglio se avessi picchiato tua madre,
pezzo di villanzone in cartapecora!
Quickly -
Oh, fosse qui Sir John, Signore Iddio!
Farebbe questo un giorno maledetto
per qualcuno... Ma ve n'accorgerete
se il frutto del suo grembo le va gi!
I gendarme -
Se le va gi, tanto meglio per voi;
riavrete il dodicesimo cuscino;
ch adesso ve ne son rimasti undici234.
Avanti, via, ve l'ordino: seguitemi!
Perch l'uomo che avete bastonato
voi due insieme con Pistola, morto.
Pupa -
Te la far vedere,
tu, sagoma di omino da incensiere235,
aguzzino, carogna blu-bottiglia!
Se non ti faccio fustigare a morte,
non vorr pi vestire una sottana!
I gendarme -
Via, via, cavalleressa errante, avanti!
Quickly -
Oh, che s'ha da vedere: che il diritto
abbia cos a sopraffar la forza236!
Bene, da sofferenza vien sollievo.
Pupa -
(Al Gendarme)
Portami avanti a un giudice, canaglia!
Quickly -
Avanti, avanti, cane allampanato!
Pupa -
Faccia di morto! Mucchio d'ossa.
Quickly -
Scheletro237!
Pupa -
Su, stecco! Su, carogna!
I gendarme -
Ma benissimo!
(Escono)
scena V - Piazza presso l'abbazia di Westminster
Folla in attesa, trattenuta da gendarmi. Entrano tre Camerieri che stendono tappeti per terra
I cameriere -
Altri tappeti, su, altri tappeti!
II cameriere -
Le trombe hanno squillato gi due volte.
III cameriere -
Saranno qui non prima delle due
dall'incoronazione.
I cameriere -
Presto, presto!
(Escono)
Trombe. Il Re, in corteo, traversa la scena entrando nell'abbazia.
Passato il corteo entrano Falstaff, Zucca,
Pistola, Bardolfo e il Paggio
Falstaff -
Qua, Mastro Zucca, qua, vicino a me,
per procacciarvi la grazia del re.
Quando passa, gli strizzer lo sguardo:
notate bene che faccia far.
Pistola -
I tuoi polmoni, Dio li benedica238,
buon cavaliere!
Falstaff -
Vieni qua, Pistola,
dietro a me. Ah, se avessi avuto il tempo
di farmi fare una divisa nuova!
Ci avrei buttato le mille sterline
che m'avete prestato239. Ma che importa:
questo mio equipaggio, cos misero,
meglio; prover il gran desiderio
che avevo di vederlo.
Zucca -
Certo, certo.
Falstaff -
Gli mostrer la mia grande affezione...
Zucca -
Certo, certo.
Falstaff -
... e la mia gran devozione...
Zucca -
Ma certo, certo, certo!
Falstaff -
... quasi a dirgli
d'avere cavalcato giorno e notte,
per lui, senza riflettere, pensare,
ricordare, aver cura di cambiarmi...
Zucca -
meglio, certo.
Falstaff -
... per trovarmi qui,
ancora tutto imbrattato dal viaggio,
a sudare dall'ansia di vederlo,
senza curarmi d'altro che vederlo,
come se nulla m'importasse al mondo
che rivedere lui.
Pistola -
"E semper idem,
"e obsque nihil est"240.
E questo tutto.
Zucca -
Ma certo, certo, certo!
Pistola -
(Come declamando)
"Ora, mio cavaliere,
"di funesto furore vo' infiammare
"il tuo nobile fegato. La Pupa,
"l'Elena dei tuoi nobili pensieri
"langue in vile e mefitica prigione,
"tratta col da immonda indegna mano.
"Desta la tua terribile vendetta
"e traila fuori dall'indegna tana
"con il serpente della dira Aletto241.
"Perch Pupella l.
"Pistola annuncia solo verit".
Falstaff -
La far liberare. Garantito.
(Squilli di tromba, grida, acclamazioni all'interno)
Pistola -
"Ecco, s'ode rumoreggiar di mare
"e di trombe clangore".
Entra Re Enrico Quinto in corteo uscendo
dall'abbazia; tra il seguito il Giudice Supremo
Falstaff -
Iddio protegga Tua Maest, re Hal!
Pistola -
I cieli ti proteggano e conservino,
regalissimo figlio della gloria!
Falstaff -
Dio ti salvi, soave mio ragazzo!
Re -
(Al Giudice Supremo)
Lord Giudice Supremo,
parlate voi a quel vecchio vanesio.
Giudice -
(A Falstaff)
Sei tutto in senno? Sai quello che dici?
Falstaff -
Mio Re, mio Giove, parlo a te, cuor mio!
Re -
Non ti conosco, vecchio.
Cadi in ginocchio e prega Dio per te,
ch una testa canuta
mal s'addice a uno stolido buffone...
Per troppo tempo mi son figurato,
come in sogno, un soggetto come te,
cos ingrassato dalla gozzoviglia,
cos vecchio, sboccato, senza scrupoli!
Ora per son desto
e quel mio sogno tengo in gran dispregio.
D'ora in avanti fa' di perder corpo
ed acquistare in peso di virt;
lascia i bagordi, e pensa che la tomba
che s'aprir per ricevere te
sar il triplo pi ampia che per gli altri.
Non rispondermi adesso, come al solito,
con un lazzo da stolido buffone;
non t'illudere ch'io sia quel che ero;
Dio sa, e il mondo lo sapr assai presto,
che ho ripudiato quel primo me stesso,
come ripudier allo stesso modo
coloro che mi furono compagni.
Quando udrai ch'io sia quel che sono stato,
allora puoi riavvicinarti a me
ed esser quello che sei sempre stato:
maestro e mentore dei miei stravizi.
Fin allora, per, ti metto al bando,
sotto pena di morte,
come ho gi fatto con tutti quegli altri
che sono stati miei pervertitori;
e t'ordino di rimaner lontano
le dieci miglia dalla mia persona.
Ti far assegnare un vitalizio
ch l'indigenza non abbia a costringerti
ad altre malefatte. E se sapremo
che avrai riabilitato i tuoi costumi,
ti potremo accordare anche un incarico
conformato alle tue capacit.
(Al Giudice Supremo)
Affido a voi, signore,
il compito di dare esecuzione
a queste mie parole. Si prosegua.
(Esce in corteo con tutto il seguito)
Falstaff -
Mastro Zucca, vi devo mille ghinee.
Zucca -
Eh, s, perdio, Sir John;
anzi, vi prego di darmele subito,
che le riporto a casa.
Falstaff -
Questo mi sembra adesso un po' difficile,
Mastro Zucca. Ma non v'impressionate
per questo242; lui mi mander a chiamare
in privato. costretto a far cos,
capirete, per gli occhi della gente...
Non vi angustiate per la promozione;
sar ancor io colui, non dubitate,
che potr far di voi un pezzo grosso.
Zucca -
Non vedo proprio come: ammenoch
non mi diate, da mettermela addosso,
la vostra giacca imbottita di paglia.
Perci, Sir John, da bravo, ve ne prego,
ridatemene almeno cinquecento
delle mie mille.
Falstaff -
Egregio mio signore,
la mia parola buona quanto me.
Tutto quello che avete visto e udito
soltanto colore243.
Zucca -
S, un colore,
del quale, temo, mal v'imbratterete244.
Falstaff -
Non fatevi paura dei colori,
e venite a pranzare insieme a me.
Luogotenente Pistola, Bardolfo,
venite. Prima che si faccia notte,
vedrete che mi mander a chiamare.
Rientrano il Principe di Lancaster e il
Lord Giudice Supremo con alcune guardie
Giudice -
(Alle guardie)
Portate Sir John Falstaff alla "Flotta245"
e insieme a lui tutta la sua combriccola.
Falstaff -
Ma signore!... Ascoltatemi, signore!...
Giudice -
Qui non posso indugiare ad ascoltarvi.
Vi sentir pi tardi.
(Alle guardie)
Via, scortateli.
Pistola -
"Se fortuna me tormenta
"speranza me contenta"246.
(Falstaff e compagni sono portati via dalle guardie)
Lancaster -
Questo degno procedere del re
m' piaciuto: ha voluto che i compagni
suoi d'un tempo sian tutti ben provvisti,
ma siano messi al bando
finch non avran dato prova al mondo
che la loro condotta diventata
pi conforme a saggezza e dignit.
Giudice -
Ed io cos far che sar fatto.
Lancaster -
Il re ha convocato il Parlamento,
monsignore.
Giudice -
Difatti.
Lancaster -
Ed io scommetto
che prima che quest'anno sia spirato,
trasferiremo pi lontano, in Francia,
le spade delle nostre lotte interne,
e il nostro patrio combattivo ardore.
L'ho sentito cantare da un uccello,
e m' sembrato che al Re quella musica
sia piaciuta. Venite, andiamo via?
(Escono)
Epilogo
Entra un Ballerino in funzione di Epilogo
Prima d'ogni altra cosa, il mio timore;
poi la mia riverenza...
(S'inchina).
Ecco, cos. In fine il mio discorso.
Il timore non esservi piaciuto.
La riverenza stata un mio dovere.
Il discorso per chiedervi perdono.
Se per v'attendete un bel discorso,
son rovinato; ch quel che ho da dire
tutto di mia propria ispirazione;
e quello ch'io so dirvi, in verit,
potrebb'essere, ahim, la mia rovina.
Veniamo al punto, ed affrontiamo il rischio.
Dunque, come sapete bene tutti,
io mi trovai recentemente qui
a recitar l'epilogo d'un dramma
che sfortunatamente non vi piacque247,
e vi pregai perci di pazientare
con la promessa di darvi di meglio.
Ed era appunto quello ora concluso
col quale avrei voluto ripagarvi.
Ma se anche questo se ne torna a casa
come nave da un viaggio sfortunato,
allora avr io fatto fallimento,
mentre voi, miei gentili creditori,
avrete perso tutto il vostro avere.
Io vi promisi che sarei tornato,
e qui confido alla vostra clemenza
la mia persona. Fatemi uno sconto,
ed io vi pagher parte del debito;
per il resto, com' comune usanza
di debitori, tutto quel che posso
un infinito mucchio di promesse...
E con ci m'inginocchio avanti a voi,
ma a pregar soprattutto la Regina248.
Se poi sar incapace, con la lingua,
di ottenere da voi la ricevuta,
m'ordinereste voi d'usar le gambe249,
per pagar il residuo del mio debito?
Sarebbe senza dubbio un pagamento
soddisfatto con molta leggerezza
liberarsi da un debito ballando!
Ma un'onesta coscienza
fa tutto quel che pu per sdebitarsi.
E questo voglio anch'io con tutti voi.
Tutte le gentildonne qui presenti
m'avranno certamente perdonato;
se i gentiluomini ricuseranno,
allora vorr dir che i gentiluomini
non s'accordano con le gentildonne:
il che, qui dentro, non s'era mai visto.
Un'ultima parola, con licenza:
se non siete del tutto stomacati
di carne grassa250, l'umil nostro autore
seguiter con questo ciclo storico
con dentro il personaggio di Sir John,
e vi divertir con la leggiadra
Caterina di Francia. Nel qual ciclo,
per quel ch'io ne conosca, il nostro Falstaff
verr a morte per via d'una sudata251;
se pur non l'avr ucciso ancora prima
il vostro duro giudizio morale;
ch se Sir John Oldcastle mor martire252,
questo di cui vi parlo tutt'altro uomo.
Ma la mia lingua stanca;
e sento che lo sono anche le gambe.
Perci m'inchino e buona notte a tutti253!
(Danza un poco, e s'inginocchia)
Fine
NOTE
1 Titolo col quale il dramma apparve nell'in-quarto del 1600: "The Second Part of Henrie the Fert, continuing te his death, and coronation of Henrie the Fifth, with the humours of Sir John Falstaff and swaggering Pistol". In italiano: "La seconda parte della storia di Re Enrico IV, sino alla sua morte, e l'incoronazione di Re Enrico V, con le stramberie di Sir John Falstaff e del gradasso Pistola".
2 Sposa (1329) Filippa di Hainault, figlia di re Guglielmo d'Olanda e Hainault.
3 Sposa (1361) Giovanna ("La Bella di Kent") figlia di Edmondo Woodstock, conte di Kent (sesto figlio di Edoardo I).
4 Sposa successivamente Bianca di Lancaster (1359), Costanza di Castiglia (1321) e Caterina Roelt. Enrico IV figlio della prima.
5 Deposto nel 1399.
6 Succede a Enrico IV nel 1413. Sposa (1420) Caterina, figlia di Carlo VI re di Francia.
7 La "Gelosia" era uno dei personaggi dei "Mistery plays" che si rappresentavano nel Medioevo.
8 E' lo storico soprannome ("Hotspur") di Enrico Percy, figlio del conte di Northumberland.
9 Cos era chiamato Enrico IV, dalla citt di Monmouth nella contea omonima ai confini tra Inghilterra e Galles, dov'era nato nel castello del padre Giovanni di Gaunt, duca di Lancaster.
10 Arcibaldo, conte di Douglas, comandava le forze scozzesi che insieme ai ribelli inglesi si erano scontrate a Shrewsbury con l'esercito regio.
11 Vedi la nota XXX dell' "Enrico IV - Prima parte".
12 "Gan vail his stomach": "cominci a farsi venir meno lo stomaco". "Gan" forma arcaica di "began", passato di "gin" ("begin"), frequente in Shakespeare (cfr. "Phoebus gin arise" in "Cimbelino", III, 3, 23; "Whence the sun gins his refraction" in "Macbeth" , I, 2, 25). "Stomach" sinonimo di "coraggio".
13 "Princes fleshed with conquest": espressione del gergo venatorio. "Fleshed dogs" si dice dei cani cui sono date a mangiare le carni (pi spesso le interiora) della lepre da loro scovata, per aizzarli ad ulteriori battute. Il Lodovici traduce, con un neologismo suo efficace: "alleprati di vittoria".
14 "Pomfret" (oggi "Pontcraft") il castello dove re Riccardo II era stato fatto prigioniero e poi fatto uccidere da Enrico IV. La vicenda l'argomento della tragedia "Riccardo II".
15 "His face is a face-royal": "Face-royal" era una moneta d'oro (il "royal") il cui conio al recto recava la faccia del re; cos come, per analogia, il "rose-noble" si chiamava un'altra moneta (il "noble" ) in corso nel secolo XV e su cui eran incisa una rosa.
16 Il testo ha "sixpence", la moneta da sei pence, equivalente a mezzo scellino.
17 "As he had writ man": "writ" era la dichiarazione di legge che conferiva, con la dichiarazione della maggiore et, il godimento dei relativi diritti.
18 Ai sovrani e ai principi si dava il "Vostra grazia"; qui Falstaff gioca sul doppio senso di "grace" che "dignit (di principe) e anche "favore" (da parte sua).
19 "Master Dumbleton": un altro dei nomi ricavati da Shakespeare da caratteristiche o attributi del personaggio. Questo, per Falstaff, come lo definir subito, un ciarlatano; e il nome Dumbleton verosimilmente derivato dal prefisso "bumble-" con cui sono formati molti nomi di insetti che volano ronzando.
20 Il protagonista della nota parabola evangelica, ricco, amante della gozzoviglia e spregiatore dei poveri.
21 Forma italianizzata di Achitofel, il biblico personaggio che spinse Assalonne a ribellarsi al proprio padre, Davide. Dante lo mette tra i "seminator di scandalo e di scisma" ("Inferno", XXVII); la cui pena per non la lingua bruciata, ma quella di essere continuamente spaccati nel corpo da un diavolo con la spada.
22 Allusione satirica al portamento dei puritani - quali erano in gran parte i venditori di stoffe - e che Shakespeare palesemente detestava (v. "Misura per misura", passim ).
23 "... for he has the horn of abundance... though he have his own lanthorn... ": tutto un gioco di doppi sensi sulla parola "horn", "corno", che entra anche, in inglese, nella parola "lanthorn", forma arcaica di "lantern", "lanterna, "lucerna", con evidente allusione alla condizione di "cornuto inconsapevole" del Mastro Calabrone, la cui ricca "cornucopia" (l'inglese ha "horn of abundance") il frutto dell'infedelt della moglie. E l'allusione lubrica continua pi sotto con il "becco" della lucerna.
24 Sobborgo di Londra, celebre per il suo mercato del bestiame.
25 "I bought him in Paul's". "Paul's" la popolare abbreviazione di "St. Paul's Cathedral": la cattedrale di S. Paolo era notoriamente a Londra luogo di pettegolezzi e ricettacolo di sfaccendati.
26 Falstaff parafrasa qui il detto popolare: "Un uomo non deve scegliere tre cose in tre luoghi: una moglie a Westminster, un servo a San Paolo e un cavallo a Smithfield, per non rischiare di prendersi una bagascia, un briccone e un brocco". Westminster era il quartiere dei bordelli.
27 Il testo ha semplicemente "but one", "eccetto una".
28 Falstaff sottintende: "... che mi pone al disopra d'ogni sospetto di menzogna".
29 Testo: "The wise may make some dram of scruple, or indeed a scruple itself (to follow your prescriptions)": "Il saggio potrebbe avere qualche dramma di scrupolo, o addirittura un intero scrupolo (a seguire le vostre prescrizioni)"; la "dram" (dal greco "drachma") era una moneta di poco valore, lo "scrupolo" ("scruple") ancora di meno. Falstaff gioca sul doppio senso di "scruple" che vale anche "scrupolo", "dubbio".
30 "And yor wast is great": Falstaff finge di capire "waste", "sperpero", per "weist", "vita" (come circonferenza del busto: i due termini nella recitazione sono omofoni).
31 La rapina ai danni dei viaggiatori narrata nella 2a scena dell'Atto II della prima parte dell'"Enrico IV".
32 "... as smell a fox"; la volpe, in questo caso, sarebbe il giudice.
33 "If I did say wax, my wax would approve the truth": "Se avessi detto "di cera" (invece che "di sego") il mio di pi ("my wax") avrebbe dimostrato la verit". C' un bisticcio tra "wax", "cera", e "wax", grasso, "substance".
34 In questo scambio di battute tra Falstaff e il Giudice c' tutto uno scoppiettio di doppi sensi, un gioco di parole impossibile a rendere. Il Giudice gli ha detto che ogni pelo bianco della barba richiede un po' pi di sussiego ("gravity"); Falstaff coglie l'assonanza di "gravity" con "gravy", "grassume", "adipe", e ripete: "gravy, gravy, gravy".
35 Ragionamento tutto costruito sul doppio senso di "angel". Il Giudice ha detto a Falstaff: "State sempre alle spalle del Principe come il suo angelo cattivo ("ill angel"); Falstaff prende "angel" per la moneta d'oro dello stesso nome (perch recante sul verso l'immagine dell'arcangelo Gabriele che uccide il drago) e, applicando l'aggettivo "ill" alla moneta, dice che "un angelo cattivo" (cio falso) " pi leggero di quello buono", alludendo alla pratica fraudolenta di limare le monete d'oro per ottenerne polvere, o di coniare "angeli" con un numero di carati inferiore alla norma, aggiungendo all'oro mondiglia.
36 Quella di vantarsi di esser giovane, malgrado la mole e il peso degli anni, il vezzo quasi maniaco del personaggio Falstaff; vezzo che il poeta ha sfruttato al meglio nel suo lato di comicit nelle "Allegri comari di Windsor" (v. la "Nota preliminare n. 6" alla Prima parte dell'"Enrico IV"); ma gi nell'"Enrico IV - Prima parte" abbiamo udito Falstaff esclamare, con riferimento a se stesso: "Young men must live!" (II, 2, 38).
37 "Not is ashes and sack-cloth, but in a new silk and old sack": l'inglese gioca sul doppio senso di "sack" che significa "sacco" (dei penitenti) e "vin secco di Spagna".
38 "Sputar bianco" segno di buona salute.
39 La frase "I cannot last ever" variamente intesa. Lodovici traduce: "Anche la pazienza ha un limite"; altri: "Non sono di ferro", eccetera. Per noi Falstaff dice semplicemente, in accordo a quanto detto prima: "Io non sar eternamente giovane".
40 "You are too impatient to bear crosses": bisticcio su "crosses", che vale "monete" ("cross" era la moneta d'oro recante sul verso una croce, divenuto sinonimo di denaro in genere) e "croci", "triboli". Il Giudice, a Falstaff che gli ha chiesto in prestito "croci-monete", risponde che egli Falstaff non uomo da sopportare addosso "croci-triboli", e quindi, per il suo bene, nemmeno una.
41 Il titolo di Lord Maresciallo era ereditario. Lord Mowbray l'aveva ricevuto dal padre, cui l'aveva conferito Riccardo II. Le sue funzioni erano quelle di vicario del "Constable" come giudice dei processi di cavalleria, dei duelli, delle giostre, eccetera.
42 "Have you entered the action?": "to enter an action" in gergo giudiziario "portare il caso davanti al giudice" ("to bring the case before the court in due form").
43 "I am undone by his going": altri intende: "Sono rovinata dal suo aver tagliato la corda"; ma Falstaff non s' squagliato per non pagarle pi il conto. Tant' che ricompare immediatamente. "By his going" causale, come spesso i participi presenti in Shakespeare.
44 Il parlare dell'Ostessa Quickly infiorato di strafalcioni. Il personaggio ha il vezzo di dire paroloni di cui non conosce il significato; qui dice "infinitive" per "infinite" ("He is an infinitive thing upon my score": "Egli qualcosa di senza fine sul mio registro dei buffi").
45 "A comes continuantly to Pie Corner": l'Ostessa vuol dire "instantly" per indicare allo sbirro, che deve arrestare Falstaff, dove pu trovarlo "tra poco".
46 "To Pie Corner": il "Pie Corner" era, a Londra, secondo il Praz, un angolo di strada famoso per le molte botteghe dove si friggeva il pesce; "Pie" era una pietanza composta di carne, cacciagione, pesce, frutta e verdura ricoperta da uno strato di pasta e farina fritta che veniva servita in quei locali. Non si capisce per che ci vada a fare Falstaff per comprarsi una sella; e perch l'Ostessa, nel parlare di friggitorie dica "con rispetto parlando per voi uomini"; qualcuno intende con un sottinteso lubrico riferimento a "pesce fritto". Ciascuno lo prenda come vuole.
47 "He indited to dinner... ": "indited" (che molti leggono erroneamente "indicted" ) usuale catacrsi di "invited" (cfr. "Romeo e Giulietta", II, 4, 135: "She will indite him to some supper").
48 "Master Smooth", essendo setaiolo, non poteva chiamarsi altrimenti: "smooth-faced" uno che ha la faccia liscia (come seta).
49 "To the Lubber's Head": "lubber's head" (o "lubber-head") sinonimo di "blockhead" , "ceppo", "ciocco". Alcuni intendono: "che ha bottega (il setaiolo) a... "; ma a Londra non c'era alcuna localit con quel nome.
50 L'Ostessa dice: "since my exion is entered" dove "exion" una palese deformazione di "action", "causa", "processo". Il "ribattimento" come deformazione di "dibattimento" tolta dalla traduzione del Lodovici (Einaudi, Torino, 1974).
51 Altro sproposito: "honeysuckle" ("caprifoglio") per "Homicidial".
52 "I'll tickle your catastrophe": il deretano.
53 Testo: "Keep the peace here, oh!"; letteralm.: "Mantenere l'ordine qui, oh!".
54 Il testo inglese gioca sull'omofonia di "sum" e "some". All'epoca i suoni "o", "oo" e "u" si pronunciavano allo stesso modo (cfr. in "Giulio Cesare" la stessa assonanza: "Now is it Rome indeed, and room enough... ", I, 2, 157). Il Giudice ha chiesto: "For what sum?", "Per quale somma?"; l'Ostessa ha inteso: "For what some?", "Per quale qualche cosa?". E risponde: "Altro che qualche cosa! S' perso tutto!". In italiano il gioco intraducibile. La traduzione letterale sarebbe di una melensaggine senza senso. L'alternativa per il traduttore era di saltare a pi pari la battuta, o far dire a Shakespeare qualcosa che non ha detto, ma che avesse un senso.
55 "Or I will ride thee a-nights like the mare": strano bisticcio in cui la parola "nightmare", che vale "incubo notturno", scomposta in "night", "notte" e "mare", "giumenta". Il traslato dell'Ostessa che minaccia di trasformarsi in "cavalla della notte" e di andare a "cavalcare" Falstaff, serve a giustificare la successiva battuta di questi, che riprende, appunto, il traslato del cavalcare.
56 "... for loking his father to a singing-man of Windsor": i cantori della cappella reale di Windsor non avevano buona fama; ma forse qui Shakespeare vuole alludere ad un particolare membro della cantoria di Windsor, conosciuto dal Principe.
57 Quickly ha pianto.
58 Il "nobile" ("noble") era una vecchia moneta d'oro del valore corrente di circa mezza sterlina.
59 "I will live". L'espressione variamente intesa: "Sulla mia vita"; "Com' vero che voglio vivere"; "Vivr io?". Quest'ultima lettura, che il Lodovici prende da F. R. Hugo, che ha il senso di: "Potrai contarci se sar vivo" sembra la pi confacente al testo, e al corrispondente detto italiano: "Finch c' vita c' speranza".
60 Vedi la Nota introduttiva n. 5. "Doll" "bambola", "pupa"; "tearsheet" termine composto da "tear", "strappare" e "sheet", "lenzuolo.
61 Il testo ("I must wait upon my good lord here") anche inteso da alcuni, altrettanto correttamente: "Debbo restare qui agli ordini del mio buon signore", con "wait upon" nel senso di "to accompany", "to attend" e "my good lord" riferito al Giudice Supremo.
62 E' chiara la lubrica allusione: con la tela d'Olanda (cos chiamata perch proveniente da quel paese) si facevano camicie, lenzuola e biancheria in genere; l'altro nome dell'Olanda Paesi Bassi, con qual termine Enrico intende le basse parti del corpo.
63 "... after you have laboured so hard": espressione piuttosto oscura. Non si capisce se Poins voglia alludere alla "fatica" fatta dal Principe nel dire tutto quel che ha detto prima, o alla "fatica" fisica della quale egli ha detto prima di essere "sfinito".
64 "Very hardly upon such a subject": Poins, nella sua mentalit stenta a credere che il Principe possa addolorarsi per la malattia del padre, dal quale erediter un regno.
65 "Let the end try the man": proverbio che significa "Il valore di un uomo si dimostra alla fine, dopo che sia vissuto abbastanza per dimostrarlo". E' il secondo accenno all'intima consapevolezza di Enrico del proprio valore. Gi nella prima parte dell'"Enrico IV" il personaggio ha manifestato il segreto proposito di mostrarsi, a tempo debito, uomo diverso da quello che l'han finora giudicato dalla sua vita di scavezzacollo in compagnia di Falstaff e compagni. La prima occasione gliel'ha offerta la campagna contro i rivoltosi capeggiati da Enrico Percy "Sperone Ardente", e la sua vittoria su questi con cui si chiude la prima parte. La morte del re suo padre ne riveler definitivamente la natura del principe nobile e assennato, cosciente di passare alla storia.
66 "The worst that they can say of me is that I am a second brother": "second brother" "figlio cadetto", ma qui "second" va inteso come "uno che sta al disotto di un capo" (cfr. in "Re Lear", IV, 6, 196: "No seconds? All myself?"; e "brother" sta dunque per "compagno", "della stessa brigata".
67 Bardolfo ha la faccia rossa del beone. Nell'"Enrico IV - Prima parte" (III, 3, 23-26) Falstaff ha definito il suo naso "la lanterna della nostra poppa". Poins insiste qui su quel rossore.
68 Il mito di Altea non proprio cos. Altea non sogn di partorire un tizzone ardente; furono le Parche, quando ella partor Meleagro, a porle un tizzone acceso sul focolare, dicendole che il piccino sarebbe vissuto fino a consumazione dello stesso; al che Altea si affrett a ritirare il tizzo dalle fiamme e a custodirlo. Il Paggio vuol dire che la faccia di Bardolfo un tizzone acceso.
69 "... and there fore I call him her dream"; letteralm.: "... e perci io chiamo lui il sogno di lei (Altea)".
70 Testo: "Well, there is six pence to preserve them": alcuni curatori hanno inteso che, dicendo queste parole Poins dia anche lui una moneta al Paggio. A parte la propriet grammaticale - che richiederebbe "here is" e non "there is") pi verosimile che Poins si riferisca alla moneta di sei scellini ("sixpence"), equivalente appunto a una corona, che gli ha dato il Principe. La sua generosit, ammesso che ne abbia, non arriverebbe mai a eguagliare quella del Principe.
71 Cio Falstaff, del quale Bardolfo ha detto prima di essere il "secondo".
72 "And how doth the Martlemas your master?": "Martlemas" (o "Martinmas") la festa di San Martino (11 novembre) che si celebrava ogni anno con grandi bevute, come la fine dell'estate; Falstaff, per l'et e la gozzoviglia, ne quasi il simbolo.
73 "... ready as a borrower cap": la prontezza della risposta paragonata a quella della scappellata di chi ha chiesto un prestito in danaro e incontra colui che glielo deve concedere.
74 Poins si chiama Edoardo, e "Ned" il diminutivo di Edward.
75 "Ephesian": gli abitanti di Efeso, come quelli di Troia ("Troyans") erano considerati crapuloni per eccellenza (cfr. anche "Le allegre comari di Windsor, IV, 5, 16: "It is thine host, thine Ephesian, calls").
76 Il corsetto e il grembiule di pelle erano il tipico costume dei garzoni di birreria.
77 Il nome inglese di questo personaggio Francis, diminutivo di Francesco: "Cesco" (o "Cecco") in italiano.
78 L'Alexander , sull'esempio di altri commentatori, fa entrare in scena un terzo garzone, cui attribuisce un paio di battute; altri, tra cui l'"Arden Shakespeare" e l'"Oxford Shakespeare" hanno ritenuto tale presenza ininfluente e l'hanno soppressa; cos questo traduttore.
79 "Apple-Johnes" sono una specie di mele che si colgono a fine giugno (la festa di San Giovanni, donde il nome), ma che si dicono mature dopo due anni di stagionatura, quando la buccia divenuta grinza. L'allusione alla "stagionatura" di Falstaff evidente.
80 "... and see if you canst find out Sneak's noise": "Sneak's noise" letteralm. "il fracasso di Malandrino".
81 L'Ostessa seguita a spropositare: dice "temporality" per "sanity", "stato di salute", "condizione" ("temper").
82 Il vin secco di Spagna proveniente dalle Isole Canarie.
83 Pupa ha il singhiozzo, per aver troppo mangiato e bevuto.
84 L'inglese gioca qui sull'omofonia di "qualm" e "calm". L'Ostessa dice: "Sick of qualm" ("Malata di nausea"); Falstaff prende "qualm" per "calm" e intende: "malata di calma". Per giustificare in qualche modo la sua risposta ("Sempre cos; queste quando stanno calme vien loro la nausea") s' dovuto aggiungere: "Non pu star ferma", che non nel testo. Altrimenti sarebbero state incomprensibili le tre battute seguenti.
85 Il testo ha semplicemente "deseases", "malattie in genere"; ma si capisce, da quel che segue, di che malattie si tratta.
86 "Your brooches, pearls, and ouches... ": il verso d'una antica ballata popolare.
87 Qui il discorso di Falstaff tutto infarcito di doppi sensi, di lascive allusioni prese dal gergo militaresco: si capisce a che cosa alluda "l'asta alzata" ("halting off") che costringe a uscir fuori dalla breccia (la sifilide provoca l'incordamento del membro virile); e l'arrischiarsi su colubrine cariche (la siringa paragonata all'abitacolo dell'arma da fuoco -"chamber" - dove si mette la carica).
88 L'Ostessa vuole intendere, usando a sproposito "rheumatic" per "farnetic" ("You are both... as rheumatic as two dry toasts") che i due stridono tra loro come due tozzi di pane secco strofinati l'uno contro l'altro; e dice "confirmities", parola inesistente, per "infermities", "difetti", "debolezze".
89 La donna come "vaso pi fragile" reminiscenza biblica (cfr. "Romeo e Giulietta", I, 1, 16: "... women being the weaker vessel... ").
90 "Master Tisick, the debuty": l'Ostessa, spropositando, dice "debuty" per "deputy", come si chiamava, in breve il "deputy of the ward", o vice-assessore del Comune, sostituto dell'assessore titolare. Per rendere in qualche modo lo svarione si storpiato "assessore" con "ascensore".
91 "With a Barbary hen": "con una gallina di Barbaria". "Barbaria" era nominata tutta l'Africa settentrionale mediterranea.
92 Anche questo scambio di battute tra Falstaff e Pistola pieno di allusioni lubriche. Sul traslato del nome "Pistola" si capisce che cos' il "caricare" e "scaricare" due "pallottole" ("bullets"), e il "bere" che l'Ostessa dice di fare "quanto basta per s, senza far piacere a nessun uomo". E si capisce la risentita reazione di Pupa Strappalenzuola allo "scaricher su te" di Pistola.
93 Prosegue il traslato della pistola carica pronta a scoppiare, anzi, a "scaricarsi".
94 Pistola ha in pugno la spada, che ha snudata quando Pupa l'ha minacciato prima col coltello.
95 "He lives upon moudly stewed prunes": le prugne cotte in mostra in un piatto sul davanzale d'una finestra erano l'insegna dei lupanari. Il termine "stewed prune" era divenuto sinonimo di "prostituta". L'Ostessa accusa Pistola di vivere alle spalle di prostitute.
96 Il testo ha "occupy", che ha il senso di "possedere", ma anche "star sopra", nel significato del latino "urgere".
97 Pistola nomina personaggi e luoghi, e cita versi e sentenze del tutto a vanvera, come a far sfoggio di bolsa erudizione. Shakespeare si serve di questo personaggio per mettere in ridicolo il parlare e lo scrivere di certi suoi contemporanei. Qui Pistola nomina Erebo come persona, non come luogo dell'Inferno.
98 Pistola chiama enfaticamente col nome di Irene la sua spada, alla maniera dei cavalieri antichi (Orlando chiamava la sua "Durlindana", Re Art la sua "Excalibur", ecc... ).
99 "Good Captain pizzle", dice l'Ostessa, storpiando "Pistol" in "pizzle", che l'organo genitale dei bovini.
100 "Aggravate your choler": l'Ostessa vuol dire, verosimilmente, "alleviate", che esattamente il contrario.
101 "Compare with Caesars and with Cannibals": Pistola vuol dire, "compararsi coi Cesari e con gli Annibali", e dice "coi Cannibali".
102 Con queste, e con le citazioni che seguono, stato notato, Shakespeare fa il verso ai poeti Christopher Marlowe e George Peele.
103 "... these are bitter words": l'Ostessa dice "bitter", "amare" per "better", "migliori"; s' cercato di rendere alla meglio lo svarione.
104 Qui l'autore parodiato palesemente George Peele.
105 Testo: "Si fortune me tormente, sperato me contento", che , di tutta evidenza, un intruglio di francese e italiano (o spagnolo) non si sa dove citato. Lo ripeter in V, 3, 95.
106 "The Seven Stars": sono le Pleiadi della mitologia greca (le "Vergiliae" dei Romani), un gruppo di sette stelle (delle quali solo sei visibili) della costellazione del Toro, che compaiono all'alba. Pistola risponde a Falstaff, che gli ha detto di lasciarlo tranquillo, che non la prima volta che fanno l'alba insieme, dopo aver trascorso la notte in bagordi e in imprese ladresche.
107 Galloway, nella Scozia occidentale, era famosa per gli allevamenti di cavalli". "Puledre di Galloway" si chiamavano le prostitute.
108 "Like a shove-groat shilling": "shove-groat" (o "shovel-board") il gioco in cui una moneta spinta con un colpo di dito lungo un piano marcato da linee che la moneta deve saltare, senza toccare.
109 "The Sister Three": le Tre Parche, che presiedevano al corso della vita, raffigurata come uno stame che Coto filava, Lachesi avvolgeva e Atropo tagliava.
110 I cosiddetti "Nove Eroi" della storia (detti anche "I Nove della Fama") erano: tre ebrei, Giosu, Davide e Giuda Maccabeo; tre "gentili: Ettore di Troia, Alessandro Magno e Giulio Cesare; tre cristiani: Art, Carlomagno e Goffredo di Buglione. Shakespeare giocher su questo tema nella commedia "Pene d'amore perdute", mettendo in mezzo ai nove Pompeo Magno ed Ercole.
111 Il testo ha semplicemente: "... and thou followed him like a church"; alcuni commentatori, col Dover Wilson, fanno dire queste parole a Pupa a parte, tra s; senza un'apparente ragione, peraltro, perch Pupa non ha peli sulla lingua, e pu dire a Falstaff ben altro che il raffigurarlo, vedendo la sua mole che rincorre Pistola, ad una chiesa che corre.
112 Il giorno di San Bartolomeo (24 agosto) si teneva a Smithfield una grande fiera di bestiame (cfr. sopra, I, 2, 46-47).
113 Tewksbury, nel Gloucestershire, era famosa - secondo Camden - "for the making of woollen cloth and smart-biting mistard", "per la produzione di indumenti di lana e di una mostarda dura a masticare".
114 "Plays at quoits well": "to play quoits" (al plurale) il gioco che consiste nel lanciare un disco, di pietra o di metallo, il pi vicino possibile ad un palo infisso lontano nel terreno.
115 "Drinks off candles' end for flop-dragons": "Flop-dragon" era il gioco che consisteva nel tirar fuori, con la sola bocca, dall'acquavite in fiamme degli acini d'uva, estinguerli in bocca e ingoiarli.
116 "Would not this nave of a wheel have his ears cut off?": "nave" il mozzo della ruota del carro ("of a wheel" qui pleonastico) chiamato "barilotto" nel gergo dei fabbricanti di carri.
117 E' noto che Saturno (raffigurato sempre come un vecchio curvo sotto il peso degli anni e con lunga barba) e Venere (la dea della impudicizia) non sono mai in congiunzione astrale.
118 "The fiery Trigon": la Trigona (o Triade) infiammata il gruppo di tre stelle formato da Ariete, Leone e Sagittario. Allude, naturalmente, a Bardolfo.
119 "... his master's old tables": nelle taverne i conti si facevano e si tenevano conservati scritti con gesso o altro su tavolette di legno; cos anche i punteggi dei giochi.
120 Si riferisce all'episodio della terza scena del II atto dell'"Enrico IV - Prima parte".
121 Si riferisce all'episodio della terza scena del III atto della Prima parte dell'"Enrico IV" , vv. 84-86, dove Falstaff, parlando con l'Ostessa Quickly del Principe dice: "How! The Prince is a Jack, a sneak-cup. 'Sblood, an he were here, I would cudgel him like a dog":
"Davvero! Il Principe un gran birbante,
"un'ignobile lenza di cristiano!
"E se fosse ora qui, sangue di Cristo,
"e ripetesse quello che voi dite,
"lo prenderei a calci come un cane".
122 "Where he doth nothing but roast malt-warms": "malt-worms" "vermi del malto" sono, in senso figurato, i grandi bevitori che succhiano la birra come i bruchi che infestano la pianta del malto che della birra il primo ingrediente.
123 Si accoglie la lezione: "...and burns, poor soul" in luogo di quella: "... and burns poor souls" che varrebbe un improbabile: "... che brucia tante povere anime". Falstaff vuole intendere che Pupa ha gi dentro di s il fuoco che la corrode, la sifilide, il male delle prostitute.
124 "... for suffering flesh to be eaten in thy house": qui "flesh", "carne" da intendere nel senso biblico di "carnalit peccaminosa", la depravata natura dell'uomo nel suo conflitto con i richiami dello spirito.
125 "A joint mutton or two... ": prosegue la metafora della "carne" nel doppio senso lubrico di "mutton", che "montone", ma anche termine colloquiale per "donna di malaffare".
126 "... and leav'st the kingky couch / A watch-case or a common 'larun-bell?": il passo controverso. Il Dover-Wilson vi vede una similitudine: il re paragona il suo letto, abbandonato dal sonno, ad una cassa d'orologio, che ripercuote i battiti del cuore in ansiosa veglia, o alla campana d'allarme di una torre di guardia, costretta a star sempre all'erta. Altri (Lodovici) intende: "... abbandoni il re nella sua alcova agli incubi della pendola notturna o della campana d'allarme".
127 "... in an hour so rude"; letteralm.: "... in un'ora cos aspra".
128 Percy era il nome patronimico dei conti di Northumberland.
129 "... that foul sin": la ribellione contro il sovrano un "peccato" in senso religioso, perch il re "unto dal Signore", e l'offesa a lui offesa allo stesso Dio.
130 "... with a near aim"; letteralm.: "... con possibilit di cogliere vicino nel segno". E' immagine tratta dal tiro con l'arco.
131 Questa frase tradotta a senso. La sua resa letterale riuscirebbe intollerabilmente artificiosa. Il testo : "Such things become the hatch and brood of time; and by the necessary form of this King Richard... ": "Queste cose (questi eventi) diventan la covata e la nidiata del tempo; e, in base alla fatale forma di questo, re Riccardo pot... ".
132 "A must then to the Inns o'Court shortly": le "Inns of Court" erano, e sono tuttora, a Londra, i quattro complessi di edifici - chiamati rispettivamente "Inner Temple", "Middle Temple", "Lincoln's Inn" e "Gray's Inn" - appartenenti ad altrettante societ di avvocati che avevano il diritto esclusivo di ricevere, dai "colleges", gli allievi praticanti la professione forense.
133 La "Clement Inn" era invece una delle "Inns of Chancery", collegi di residenza e di studio per gli studenti e i praticanti di giurisprudenza, cui venivano ammessi gli aspiranti che erano stati bocciati ad una delle quattro "Inns of Court"
134 "Little John Doit": "Doit" era il nome di un'antica moneta olandese, passato poi a significare ogni monetina di poco valore.
135 "... black George Barnes": "black" "nero di carnagione" (sembra che Shakespeare insista sull'avversione di Zucca per il nero); "nerone", nell'uso dialettale di alcune regioni italiane.
136 "Francis Pickbone and Will Squeal": altri nomi "coloriti" di personaggi. "Pickbone" composto da "pick", "bucare", e "bone", "osso"; "Squeal" "emettere suoni indistinti" normalmente di disappunto.
137 Distretto della Contea di Gloucester (v. anche nelle "Allegre Comari di Windsor").
138 In italiano nel testo. Questa vanteria di Zucca, sar per smentita pi sotto da Falstaff, nel suo monologo alla fine dell'atto.
139 Questo Scoggin che, da come ne parla Zucca, una persona nota, da identificare, secondo il Baldini (nota della sua traduzione dell'"Enrico IV - Seconda parte", BUR, Rizzoli, 1984) nell'autore del libro "Tales and Quick Answers", una raccolta di aneddoti faceti ("jests") in voga all'epoca come altre pubblicazioni del genere, dalla quale pare che Shakespeare abbia tratto anche qualche spunto per la sua commedia "La bisbetica addomesticata".
140 Altro nome colorito del repertorio shakespeariano: Sampson Stockfish nel testo.
141 Alcune didascalie indicano qui il Paggio di Falstaff.
142 "... and one of the King's Justices of the Peace": "Justice of the Peace" era un magistrato di grado inferiore nominato per dirimere le piccole controversie in una contea, citt o distretto, ed esercitare anche altre funzioni giudiziarie.
143 "... a good backsword man": "blacksword" sinonimo di "single stick", "bastone". L'esercizio del duellare con un bastone era praticato dagli apprendisti della scherma, prima di usare la spada. Zucca ha detto prima di aver conosciuto Falstaff quand'era ancora un ragazzo, paggio del Duca di Norfolk.
144 Cos nel testo.
145 Traduzione letterale del testo: "Surecard".
146 Gioca sulla parola "muffa", "muffito" ("mouldy"): la muffa si fa sulle cose che non s'adoperano, come dice subito dopo.
147 "Quibble" su "pick". Falstaff dice: "Pick him", dove "pick" vale "spuntare un nome su un elenco"; ma vale anche "pizzicare, "pungere", e cos l'intende Muffa.
148 "For we have a number of shadows fill up the muster-book". Frase di senso incerto: forse un'allusione alla pratica fraudolenta di certi comandanti militari di far figurare sul ruolino nomi di soldati morti o addirittura mai esistiti ("ombre", appunto), per intascarne il soldo: come, del resto, lo stesso Falstaff si appresta a fare.
149 "... he'd ha'picked you": prosegue, qui, come anche pi sotto, il gioco del doppio senso di "pick".
150 "... or most magnanimous mouse": "magnanimous" ha qui decisamente il senso di "great in courage".
151 Intendi: migliaia di pidocchi.
152 Qui l'inglese ha un diabolico bisticcio sulla parola "feeble". "Feeble" il nome inglese del personaggio, che significa "fibula", "cannuccia". E cos lo abbiamo tradotto. Ma "feeble" aggettivo significa "fievole", "debole" e l'espressione "forcible feeble" si dice di una persona debole, ma che fa grande ostentazione di vigore. Per rendere in qualche modo il bisticcio sul nome di Cannuccia si fatto ricorso a "scannucciatissima": una cannuccia "scannucciata dentro" debole e non si vede.
153 Falstaff insiste sul doppio senso di "pick": qui, trattandosi di un torello, l'idea dello "spuntare" "impiegare il pungolo" (per farlo muggire).
154 Le campane a morto, s'intende, dato che dici di essere malato. Qui "ring" ha il senso di "to ring bells for a funeral office".
155 "Jane Nightwork", letteralm.: "Gianna Lavoronotturno", un altro dei nomignoli allusivi di cui si compiace Shakespeare coi personaggi minori o soltanto menzionati.
156 Cos nel testo. V. la nota 138.
157 "... by old Nightwork": evidentemente il marito della Jane nominata sopra, o l'uomo che ha dato il suo nome al figlio.
158 Il testo ha: "Our watchword was "Hem, boys": "Hem, boys" era il grido col quale i bevitori alzavano il bicchiere per invitarsi a bere a vicenda.
159 "... and here is four Harry ten shillings in French crowns for you": "Harry" era la moneta d'oro con l'effigie di Enrico II Plantageneto.
160 "A tester": "tester", alterazione colloquiale di "teston", era la moneta coniata da Enrico VIII, del valore di 6 pence. Ma al tempo di Enrico IV evidentemente non esisteva.
161 Una bugia ogni tre parole come una taglia del trenta per cento sulla verit imposta a chi ascolta; la sua continuit e la sua puntualit sono paragonate al rigore delle imposte da pagare al Sultano di Turchia.
162 Il perch di questo epiteto lo ha detto prima, quando ha paragonato lo Zucca a una "radice biforcuta" con una testa surreale intagliata sopra: la mandragola infatti la pianta velenosa, dotata di propriet ematiche e narcotizzanti, la cui radice biforcuta si credeva rassomigliasse alla forma del corpo umano, e che urlasse quando veniva divelta.
163 "And now this Vice's dagger become a squire": il "Vizio" era uno dei personaggi pi frequenti nelle rappresentazioni popolari ("morality plays") e veniva in scena spesso armato di una spada di legno o di latta ("dagger"); onde il termine di "Vice's dagger" fin per indicare "buffone", "giullare da palcoscenico".
164 "Scudiero" ("squire" o "esquire") era il titolo di nobilt concesso dal sovrano ai gentiluomini di campagna di un certo censo; veniva, nell'ordine araldico, subito dopo quello di "cavaliere" ("knight").
165 "... among the Lord Marchall men", cio i giudici di campo, designati dal Lord Maresciallo nei duelli e nei tornei a far da arbitri, ed i soli autorizzati a stare in lizza con i contendenti. Il Lord Maresciallo era l'ufficiale di corte che presiedeva all'organizzazione di feste e tornei.
166 "Gaunt", deformazione di Gand, la citt fiamminga in cui era nato Giovanni duca di Lancaster, terzo figlio di Edoardo III, come aggettivo significa "smilzo", "sparuto", "emaciato". Su questo significato Shakespeare intesser una serie di giochi di doppi sensi nel "Riccardo II", in cui Giovanni di Gaunt uno dei personaggi principali.
167 "... I'll make him a philosopher 's two stones to me"; letteralm.: "... far di lui per me una doppia pietra filosofale", cio: "ne caver oro". La pietra filosofale era, nel Medioevo, quella che si diceva ricercassero gli alchimisti, attribuendo ad essa la virt di mutare in oro qualsiasi metallo. Falstaff ha annusato in Zucca e Silente una doppia vena d'oro da sfruttare per i suoi bisogni.
168 Nella prima parte dell'"Enrico IV" si accenna alla morte del fratello dell'Arcivescovo, Lord Scroop, ad opera del re (I, 1, 271); ed possibile che a questa alluda qui l'Arcivescovo. Ma il testo oscuro e certamente interpolato.
169 L'episodio rappresentato nella 3a scena del I atto del "Riccardo II".
170 La mazza ("warder"), cio lo scettro, il simbolo del potere sovrano. Nell'occasione qui menzionata, Riccardo II la getta a terra per interrompere, prima che s'inizi, il combattimento fra Lord Mowbray ed Enrico Bolingsbroke.
171 Era il titolo di Enrico Bolingbroke all'epoca del fatto.
172 Coventry era stato, per decisione dello stesso re Riccardo II, il luogo in cui sarebbe dovuto avvenire il duello fra Enrico Bolingsbroke e Tomaso Mowbray, padre del personaggio che parla.
173 L'arcivescovo di York, insieme a quello di Westminster a Londra erano, e sono tuttora in Inghilterra, gli unici due prelati della chiesa anglicana che hanno diritto al titolo di "Lord".
174 "... your exposition on the holy text": il "libro sacro" ("holy text") per antonomasia la Bibbia.
175 "... the speaker of His Parliament": lo "speaker" del parlamento inglese era - ed tuttora - il membro della Camera dei Comuni o di quella dei Pari eletto dalle stesse assemblee come loro rappresentante e portavoce, nonch loro presidente. Il Principe Giovanni immagina che anche in cielo ci sia un'assemblea simile a quelle, e che l'arcivescovo di York ne sia il portavoce in terra.
176 "Under the counterfeited zeal of God": qualche commentatore ha visto qui nella omofonia di "zeal", "zelo", e "seal", "sigillo", l'intenzione del principe Giovanni di intendere, dicendo "sotto falso zelo di Dio": "falsificando il sigillo di Dio".
177 Il re, come "unto dal Signore", il suo vicario in terra, anche se non siamo ancora allo scisma anglicano di Enrico VIII, onde il re diviene capo della chiesa d'Inghilterra.
178 "... his meaning and his authority": qui "authority" usata nel senso di "assumption", "show of reason" piuttosto che nel suo significato primario di "power".
179 Il testo ha "our trains", ma alcuni leggono "your trains". Non si capisce perch, dal momento che in quell'"our trains", i "nostri due eserciti", sta il tranello teso dal Principe, secondo quanto avviene subito dopo.
180 "Is your assembly so?": cio il fatto di esservi riuniti ed alleati contro il re. "Assembly" sta qui nel senso di "conventicle", dispregiativo.
181 Il testo ha: "The heat is past", "La fase calda (della battaglia) passata".
182 "These tardy tricks of yours will... break some gallow's back": Falstaff pesante e il Principe, nell'immaginarlo appeso alla forca a causa dei suoi "tardy tricks" lo vede addirittura schiantare il braccio che regge il pendaglio. "Back" sta qui nel senso di qualcosa che sta dietro ed "prominent".
183 "... but it should be thus": "... ma non potrebbe essere diversamente". S' tradotto a senso.
184 Il principe Giovanni ritorna sul peso della corpulenza di Falstaff, come prima quando l'ha vista spezzare il pendaglio della forca.
185 Il testo ha: "Retreat is made", dove "retreat" non "ritirata" ma "withdrawal from pursuit", "ritirata dall'inseguimento", che risponde all'"Have you left pursuit?" della domanda del Principe.
186 "I in my condition / Shall better speak of you than you deserve": "condition" ha qui valore di "complexion", "character" e si riferisce a qualit dell'animo. Altro traduce: "... per quanto mi possibile". Altri testi omettono addirittura la frase.
187 "... a kind of male green-sickness": "green-sickness", "clorosi" un'affezione anemica che colpisce le donne nell'et pubere e conferisce a tutto il corpo un colorito pallido.
188 Il fegato era ritenuto l'organo del corpo in cui hanno sede le passioni e il coraggio.
189 Si capisce che Falstaff accompagna queste parole con il gesto di stringere qualcosa, quasi palpeggiandola, tra l'indice e il pollice della mano destra.
190 "... give him line and scope", letteralm.: "... dgli corda e spazio "; immagine tratta dal gergo pescatorio. Il pescatore alla cui lenza ha abboccato un pesce grosso, non lo tira subito in barca, ma gli lascia lenza e spazio per disanimarlo, finch il pesce si stanca e "affoga". Il traslato del pesce confermato dal successivo paragone con la balena.
191 "... and rotten times that you shall look shall look upon"; letteralm.: "... e dei tempi corrotti che dovrete vedere... ".
192 Eguale proponimento aveva espresso lo stesso principe Enrico nel suo monologo del I atto, 2a scena, vv. 188-210. La sua ripetizione per bocca di Warwick un'abile preparazione alla scena-madre che segue.
193 "O Westmoreland, thou art a summer bird... ": "summer-bird" si dice degli uccelli migratori che compaiono nella stagione che precede l'estate, quasi anticipandola. La rondine uno.
194 "... the mure that should confine it in": "mure" sta per "wall", "parete", e figurativamente per "involucro mortale"; ma s' voluta mantenere la forma letterale "muro" perch contiene, pi poeticamente, l'idea della prigione (il corpo prigione dell'anima, nella dottrina cristiana), cui s'accorda il successivo "confine it in". "Confine" concetto di clausura, volontaria o forzata.
195 Il Tamigi, ovviamente.
196 Edoardo III, nonno dei due principi.
197 "This apoplexy will certain be his end": di questa malattia del re ha gi parlato Falstaff nella 2a scena del I atto (vv.126-127) quando ha spiegato al Giudice Supremo che il re era affetto:
"d'una forma di grave letargia,
"un torpore che invade tutto il sangue
"e d un noioso fischio nelle orecchie... ".
198 Testo: "How now, rain whitin doors, and none abroaf?"; letteralm.: "Come, pioggia all'interno, e fuori niente?".
199 Il testo aggiunge "Tell it him": "Dategliele", che non si traduce.
200 "... the ports of slumbers... ", cio gli occhi.
201 "Like a rich armour worn in heat of day... ". Altri (Antonio Meo, Garzanti, 1975) intende: "... come ricca armatura indossata nell'ardore della battaglia" , che lezione grammaticalmente altrettanto valida.
202 "... what wikt thou do when riot is thy care?", letteralm.: "... che farai quando la confusione lussuriosa ("riot" insieme "confusion" e "luxury") sar la tua sola occupazione?".
203 Cio Dio, "che in tutte parti impera e quivi regge" (Dante, Inf. , 127.)
204 "Filiale" non nel testo.
205 "... in my present wildness... "; letteralm.: "... nella mia attuale licenziosa follia" ("wildness" ha il doppio senso di "licentiousness" e di "folly").
206 In realt, il ravvedimento del Principe s' gi avuto alla chiusura della Prima parte dell'"EnricoIV", con la sua partecipazione, a capo delle armate del re, suo padre, contro i ribelli a Shrewsbury, capeggiati da Enrico Percy "Sperone Ardente". Ma qui Shakespeare per meglio disegnare, in questa scena-madre, il rapporto padre-figlio - che leit motiv del dramma e per preparare l'altra scena del pubblico ripudio, da parte di Enrico divenuto re, della compagnia di Falstaff e soci, e di ci che essa ha significato per lui e per l'Inghilterra.
207 Allusione al cosiddetto "oro potabile", una pozione composta d'oro fluido mescolato con altro liquido, cui gli alchimisti nel Medioevo attribuivano virt terapeutiche.
208 "... too near into my state": c' chi intende: "... troppo addentro alle origini del mio regno", "alla mia condizione personale"; che resa pi letterale di "state", ma la gente di cui parla il re sa bene come egli pervenuto alla corona, avendolo aiutato, com'egli stesso ha detto prima.
209 "By cock and pie": eslamazione comune a quel tempo, formata da "cock", "corruzione volgare di "God", "Dio" e "pie" (o "pye"), come si chiamava scherzosamente un breviario di canoni ecclesiastici in uso nella Chiesa d'Inghilterra prima della Riforma.
210 Il testo ha: "... the sack he lost at Hinckey Fair", e molti intendono "sack" per "sacco", che pure corretto; ma trattandosi di cuoco, pi verosimile pensare al vino. Il lettore loprenda come vuole.
211 Il Paggio di Falstaff, come si ricorder (atto I, 3a scena) nano.
212 "... wich is four terms": qui "terms" nel significato di periodi di sessione - tre o quattro in un anno - di una corte di giustizia (Mastro Zucca giudice di pace). L'accenno alle "mode" (sei, "six fashions") un'allusione alla grande facilit con cui queste mutavano nel tempo.
213 "... with a fellow that never the ache in his shoulder". Abbiamo inteso "a fellow" come riferito al Principe: "uno che riesce a ridere a crepapelle senza risentirne" (il troppo ridere d dolori alla schiena); altri lo intende come riferito a Zucca (che, essendo, come ha detto prima, uno stecchino, non ha una schiena che possa dolergli).
214 "... white her away?": "Whiter" qui causale ("To what result, cause, action, ecc.?") e non moto a luogo ("To what place?") che avrebbe poco senso.
215 "... and to our purposes he lives no more":... "e ai nostri fini istituzionali egli non vive pi"; l'annuncio che scattata la formula rituale: "Morto il re, viva il re!".
216 D'ora in avanti, il personaggio del Principe di Galles, finora indicato come "Principe", sar indicato come "Re".
217 "Murad" (o "Amurath" com' nel testo inglese) il nome di cinque sultani turchi, il quarto dei quali - Murad IV, appunto - secondo quanto annotato da J. Dover-Wilson, succedendo al padre nel 1574, strangol tutti i suoi fratelli. Lo stesso fece il suo successore Maometto, nel 1596. Re Enrico cita, evidentemente, avvenimenti contemporanei.
218 Il fiume infernale della mitologia classica alle cui acque bevendo le anime dimenticano la vita terrena.
219 Qualche curatore ha creduto di scorgere qui un richiamo alla scena del II atto dell' "Enrico IV - Prima parte" laddove il Principe e Falstaff fanno, in una taverna, la parodia del personaggio del re. Il richiamo suggestivo; ma come attribuire al Giudice la conoscenza di quella scena?
220 I simboli tradizionali della giustizia.
221 "Father": un vocativo che ricorre spesso in Shakespeare; era il titolo di rispetto che si dava ad una persona anziana.
222 "What you want in meat, we'll have in drink": altri intendono: "Il cibo scarso, ci rifaremo col bere"; ma il cibo non affatto scarso, se il cuoco Guglielmo ha cucinato tutti i piatti ordinati da Zucca. E' evidente invece l'allusione di Davy alla poca "ciccia" (egli dice "meat" e non "food") del Paggio, che nano.
223 "I have merry twice and once ere now": "twice and once" non , come intendono molti, "una o due volte" - che l'inglese avrebbe detto "once or twice" - ma il contrario: "Una volta s e l'altra pure"; come del resto lascia intendere la conoscenza che Silente ha delle canzonacce da bettola.
224 Si capisce che Silente si riferisce alla mole corporea di Falstaff, prendendo "i pi grandi" ("the greatest men") per "i pi grossi" ("the biggest").
225 Cio senza starle a declamare bolsamente, come hai fatto finora, senza dir niente.
226 Cofetua, antico sovrano d'Africa del quale si raccontava che si fosse innamorato di una mendicante. Falstaff fa il verso al linguaggio arificioso di Pistola.
227 Verso di una ballata popolare. Silente, ubriaco, divaga...
228 Cio le Muse, abitanti del monte Elicona, in Beozia, e ispiratrici dei poeti.
229 "Under which king, bezonian": "bezonian" voce derivata dall'italiano "bisogno"; secondo il Florio, era usata volgarmente nel significato di "soldato novellino", "arruolato da poco", "marmittone", appunto.
230 "... do this, and fig me": "to fig" , "far le fiche", secondo il commento del Cesari alla "Divina Commedia", Inf. XXV, v.2: "Le mani alz con ambedue le fiche" (Antonio Cesari - "Bellezze della Commedia di Dante Alighieri", Milano, 1845) l'oltraggio plebeo di mettere il pollice fra l'indice e il medio, quasi scoccandolo (a qualcuno) nel viso".
231 "Where is the life that late I led?": Pistola, nella sua mania declamatoria, cita qui il verso di una canzone popolare in voga all'epoca.
232 Il Primo Gendarme, come spesso avviene nel teatro shakespeariano, parla al pubblico.
233 "Nut-hook, nut-hook": "not-hook" letteralmente un bastone fatto ad uncino in una delle estremit ("hooed") usato, nella raccolta delle noci, per tirar gi i rami dell'albero. Era uno degli appellativi spregiativi per gendarmi, portieri, funzionari, eccetera.
234 Cio: riavrai il cuscino che hai prestato a Pupa perch se lo mettesse sotto la sottana per fingere la gravidanza.
235 "Thin man in a canser": gli incensieri hanno, in bassorilievo, dei puttini stilizzati.
236 L'Ostessa continua a spropositare: naturalmente vorrebbe dire il contrario.
237 Il testo ha: "Thou, atomy", altro sproposito dell'Ostessa, che voleva dire "anatomy", nel significato di "scheletro".
238 Pistola si rif alla sua invettiva di prima contro il Giudice Supremo: " Che gli immondi avvoltoi/ Gli rodano i polmoni!".
239 Si capisce che, dicendo ci, si rivolge allo Zucca.
240 Pistola pronuncia scorrettamente la frase latina: "Absque hoc nihil est", "All'infuori di questo non c' nulla".
241 Aletto, delle tre Furie della mitologia classica, era quella del furore (Tesifoce della vendetta, Megera dell'odio); come le altre due, al posto dei capelli aveva viluppi di vipere.
242 "Do not you grieve at this": "this" si riferisce non al fatto di non ricevere indietro le sterline, ma a quel che successo. Falstaff svia cos il discorso sulle sterline.
243 Cio apparenza esterna.
244 "A colour that I fear you will die in": la frase, nella recitazione, acquista un doppio senso, perch gioca sull'omofonia di "die", "morire", e "dye", "imbrattarsi di colore". Lodovici, per rendere il gioco traduce: "Un colore che vi tinger d'un colore di morte".
245 "The Fleet", una famosa prigione di Londra, sita in quello che era chiamato il "Fleet Market", da cui prese il nome nel XII secolo.
246 In italiano nel testo, come in II, 4, 178.
247 Si allude qui, secondo molti critici, alla cattiva accoglienza toccata all'"Enrico VI", rappresentato prima di questa seconda parte dell'"Enrico IV".
248 Questa frase omessa da alcuni testi. Si tratta con tutta evidenza, di una frase d'occasione, aggiunta al copione quando lo spettacolo fu dato in presenza della regina Elisabetta, e rima sta poi nel manoscritto.
249 L'Epilogo detto da un ballerino.
250 Cio Falstaff.
251 E' l'annuncio della preparazione dell'"Enrico V".
252 "Oldcastle": cos ("vecchio castello") aveva chiamato Shakespeare il suo personaggio di Falstaff nella prima stesura dell' "Enrico IV", ma poich questo nome era anche quello di uno dei capi dei Lollards, la setta dei fanatici precursori del protestantesimo anglicano, il drammaturgo fu costretto a "sacrificarlo" (questo il significato comico del "mor martire") e a mutarlo in quello di Sir John Falstaff (v. anche la nota n. 9, Enrico IV - Prima parte).
253 Alcuni testi hanno qui un'altra frase: "... and so kneel down before you... but indeed to pray for the Queen", che visibilmente aggiunta d'occasione, come la precedente in omaggio alla regina, e che qui non si traduce.
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