Enrico VIII

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WILLIAM SHAKESPEARE

ENRICO VIII

Dramma storico in 5 atti

PERSONAGGI

Enrico VIII, RE d'Inghilterra

Duca di BUCKINGHAM

Duca di NORFOLK, Maresciallo del Regno

Duca di SUFFOLK, Gran Siniscalco

Charles BRANDON (forse lo stesso Duca di Suffolk)

Conte di SURREY, genero di Buckingham

Lord ABERGAVENNY

Lord SANDS (Sir Walter Sands)

Sir Thomas LOVELL

Sir Henry GUILFORD

Sir Nicholas VAUX

Sir Anthony DENNY

Tre GENTILUOMINI

Marchese di DORSET (nel corteo dell'Incoronazione)

ARALDO della Giarrettiera

Cardinale WOLSEY, Arcivescovo di York, Lord Cancelliere d'Inghilterra

Lord CANCELLIERE (Sir Tommaso Moro)

Lord CIAMBELLANO

Lord SINDACO di Londra

Cardinale CAMPEGGIO, Legato del Papa

CHAPPUYS, Ambasciatore dell'Imperatore Carlo V

Arcivescovo di CANTERBURY (William Warham)

Thomas CRANMER, Cappellano del Re, poi Arcivescovo di Canterbury

Stephen GARDINER, Segretario del Re, poi Vescovo di Winchester

Thomas CROMWELL, al seguito di Wolsey, poi Segretario del Re

STOKESLEY, Vescovo di Londra

Vescovo di LINCOLN

Vescovi di ELY, ROCHESTER, SAINT ASAPH

Regina CATERINA d'Aragona, moglie di Enrico e vedova del Principe Arturo, poi Principessa Vedova

ANNA Bolena, Damigella d'onore, poi Marchesa di Pembroke, e Regina d'Inghilterra

DAMA attempata, Dama di compagnia di Anna Bolena

GRIFFITH, Gentiluomo Usciere della Regina Caterina

GENTILUOMO al seguito della Regina Caterina

PAZIENZA, Ancella della Regina Caterina

ANCELLE della Regina Caterina

MARCHESA DI DORSET, DUCHESSA DI NORFOLK: come madrine della Principessa Elisabetta

Dottor BUTTS, Medico del Re

INTENDENTE del Duca di Buckingam

SEGRETARIO di Wolsey

UFFICIALE della Guardia

USCIERE della Camera del Consiglio

GUARDAPORTONE del Palazzo Reale

AIUTANTE del Guardaportone

SCRITTURALE

BANDITORE

MESSAGGERO

PROLOGO

Nobili, Dame, Giudici, Assessori, Prelati, Guardie, Mazzieri, Persone del seguito, Servitori, Sei personaggi biancovestiti, Paggi, ecc.

PROLOGO

Stavolta non son qui per farvi ridere. Stiamo per presentarvi

eventi dall'aspetto grave e austero,

tristi vicende, alte e toccanti, pregne di maestà e sofferenza,

scene sì nobili da farvi sciogliere in pianto.

Chi fra voi è aperto alla compassione

potrà, se crede, farsi scappare una lacrima:

il soggetto lo merita. Chi spende i propri soldi

soltanto perché si aspetta una trama credibile,

troverà in essa qualche verità. Chi poi viene a vedersi

una o due scene spettacolari, che gli faccian dire

che il dramma non è male, se ne stia zitto e buono,

ed io m'impegno a ripagarlo del suo scellino

nel breve giro di due ore: con tanto d'interessi. Soltanto

chi è qui venuto a sentire una commedia giocosa e sboccata,

o un clangor d'armature, o a godersi le uscite

dell'uomo dal camicione multicolore orlato di giallo,

potrà dirsi deluso. Poiché sappiatelo, cortesi uditori:

a metter sullo stesso piano la nostra storia vera e tali esibizioni

di giullari e duellanti, non solo rinunceremmo a fare uso

del nostro cervello, ed alla nostra conclamata intenzione

di presentarvi sempre e solo la Verità,

ma perderemmo i più esigenti fra i nostri amici.

Pertanto, per carità di patria, e per la fama che avete -

il pubblico più eletto e ben disposto che la città possa offrire -

restate seri come vi vorremmo. E immaginate di vederli,

i personaggi della nostra nobile istoria,

esattamente quali furono in vita; immaginateli nella loro grandezza,

accompagnati dalla gran folla accaldata

dei loro mille seguaci. Poi, in un istante, osservate

come fan presto i potenti a cadere in disgrazia:

e se la voglia di ridere a quel punto vi assale,

siete capaci di andare a nozze con facce da funerale.

ATTO I

Scena I

Entrano da un lato il Duca di Norfolk, dall'altro il Duca di Buckingham e Lord Abergavenny.

BUCKINGHAM

                Buon giorno, e ben tornati. Come ve la siete passata

                dall'ultima volta che ci vedemmo in Francia?

NORFOLK

                                                                               Ottimamente, Vostra Grazia;

                e da quel giorno sempre più ammirato

                da quanto vidi laggiù.

BUCKINGHAM

                                                               Una malaugurata terzana

                mi tenne prigioniero nella mia stanza, proprio quando

                quei due soli gloriosi, quei due fulgidi astri

                s'incontrarono nella piana di Andren.

NORFOLK

                                                                                              Tra Guines ed Ardres

                ero presente anch'io, quando si salutarono, in sella ai loro destrieri.

                E quando balzarono a terra, li vidi stringersi forte

                nel loro abbraccio, quasi a fondersi insieme in un atto di unione.

                Qual coalizione di quattro sovrani ce l'avrebbe spuntata

                contro quell'unico trono?

BUCKINGHAM

                                                               E io che in tutto quel tempo

                me ne restai confinato nella mia stanza!

NORFOLK

                                                                                              Vi siete perso, allora,

                lo spettacolo della gloria terrena: per cui si poteva ben dire

                che fino a quel momento il fasto era celibe, ma che ora si univa

                in nozze a un'entità superiore. Ogni nuovo giorno

                diventava l'araldo del successivo, finché l'ultimo giorno

                non fece suo ogni passato splendore. Oggi i Francesi,

                tutti scintillanti e laminati in oro, come idoli pagani,

                eclissavan gl'Inglesi; e l'indomani questi ultimi

                della Britannia facevano un'India, e ognuno dei presenti

                sembrava una miniera. I loro minuscoli paggi parevano

                dei cherubini, tutti belli indorati; e anche le loro dame,

                non use alla fatica, quasi quasi sudavano nel portare

                su di sé tanto fasto, e così rosse e accaldate

                sembravano dipinte. Una sera lo spettacolo in maschera

                veniva proclamato incomparabile: e la sera seguente

                lo si diceva insulso, e ben povera cosa. I due monarchi,

                pari in splendore, primeggiavano a turno

                quand'erano presenti: chi dei due era visibile

                teneva il monopolio delle lodi, e quando eran presenti tutti e due

                si fingeva di vederne uno solo, e nessun testimone

                osava fiatare o far confronti. Quando poi quei due Soli

                (ché così li chiamavano) coi rispettivi araldi chiamarono a disfida

                i più animosi cavalieri, questi seppero battersi

                oltre ogni immaginazione, sì che le gesta degli antichi cantari

                ora sembravano umanamente possibili, e si finì col dar credito

                anche a un Buovo d'Antona.

BUCKINGHAM

                                                                              Via, state esagerando!

NORFOLK

                Com'è vero che son uomo d'onore, e che l'onore esalta

                la mia veracità, l'evolversi dei festeggiamenti,

                in bocca al più brillante cronista riuscirebbe men vivido

                di quel che l'azione stessa esprimeva in sé. Tutto era regale:

                non una nota stonata nella disposizione del tutto.

                Il rituale impreziosiva ogni cosa, ed i cerimonieri

                non avrebbero potuto far di meglio.

BUCKINGHAM

                                                                              E chi era il regista?

                Voglio dire, chi ha coordinato il corpo e le membra

                di questa grande festa, secondo voi?

NORFOLK

                Uno che sicuramente pareva tutt'altro che tagliato

                per siffatte incombenze.

BUCKINGHAM

                                                               Di grazia, chi, mio signore?

NORFOLK

                Tutto questo fu predisposto dalla sapiente regia

                del molto reverendo Cardinale di York.

BUCKINGHAM

                Il diavolo se lo porti! Non esiste faccenda in cui non ficchi

                la sua mano ambiziosa. Cosa aveva a che fare

                con queste dissennate vanità? Io mi stupisco

                che una tal palla di lardo possa con la sua stessa mole

                intercettare i raggi del benefico sole

                e privarne la terra.

NORFOLK

                                               Sicuramente, signore,

                c'è in lui la stoffa per impegni di tal fatta:

                ché senza il sostegno di un'antica casata (in virtù della quale

                possan gli eredi trovarsi il cammino segnato), senza il prestigio

                di alti servigi resi alla Corona, senza la parentela

                di potenti ministri, pure, al pari di un ragno

                al centro di una tela da se stesso tramata, s'impone all'attenzione,

                e la sola forza dei propri meriti basta a aprirgli la strada:

                un dono del cielo, tutto per lui, che gli procura

                poteri secondi soltanto a quelli del Re.

ABERGAVENNY

                                                                                              Non saprei dire

                quale dono del cielo: lascio a un occhio più esperto

                di svelare l'arcano. A me basta notare che la superbia

                in lui trasuda da tutti i pori. Donde gli deriva?

                Non dall'inferno? Il diavolo è ben tirchio!

                O forse gliel'ha già ceduta tutta, e lui si è messo in proprio

                con una succursale dell'inferno.

BUCKINGHAM

                                                                              Perché diavolo

                questa escursione in Francia lo ha visto arrogarsi il diritto

                di decidere - senza informarne il Re -

                chi dovesse scortarlo? È stato lui a rediger la lista

                di tutti i nobili: per la più parte coloro

                cui intendeva addossare il massimo della spesa

                col minimo dell'onore. E bastò una sua lettera -

                senza nemmeno l'assenso degli onorevoli membri del Consiglio -

                ad obbligare a partire chi fu da lui designato.

ABERGAVENNY

                                                                                              Conosco

                dei miei congiunti, almeno tre, le cui proprietà

                hanno subito in tal modo un tale salasso

                da non ritrovare mai più la prosperità di un tempo.

BUCKINGHAM

                                                                                              Ah, sono stati in molti

                a rompersi la schiena col carico dei castelli venduti

                per finanziare la grande spedizione. A che è servita tanta vanità

                se non a far sapere ai quattro venti

                che il loro futuro è ipotecato?

NORFOLK

                                                                              Mi tormenta pensare

                che la pace fra noi e la Francia non ripaghi

                l'investimento fatto per concluderla.

BUCKINGHAM

                                                                              Ciascuno di noi,

                dopo il tremendo temporale che ne seguì, si sentì

                come ispirato; e indipendentemente proruppe

                in un'universale profezia: che una tale tempesta

                scompigliando la veste di questa pace, era il preludio

                di un'improvvisa rottura.

NORFOLK

                                                               Che si è già consumata:

                poiché la Francia ha violato gli accordi, e confiscato

                i beni dei nostri mercanti a Bordeaux.

ABERGAVENNY

                                                                              È dunque per questo

                che il nostro ambasciatore è stato messo a tacere?

NORFOLK

                                                                              Proprio così, perdiana!

ABERGAVENNY

                Gran bella pace davvero, ed acquistata

                a carissimo prezzo.

BUCKINGHAM

                                               Ebbene, tutta questa faccenda

                fu il nostro reverendo Cardinale a architettarla.

NORFOLK

                                                                              Mi consenta Vostra Grazia,

                la corte è edotta della privata contesa

                tra il Cardinale e voi. Vi do un consiglio

                (prendetelo da un cuore che non vi augura altro

                che onore, prosperità e fortuna): considerate

                l'ostilità del Cardinale e il suo grande potere

                come una cosa sola; considerate inoltre

                che agli obbiettivi del suo odio protervo non fanno difetto

                strumenti per l'azione. La sua natura la conoscete,

                sapete quant'è vendicativo, come io so che la sua spada

                è lunga e affilatissima, e ben possiamo dire

                ch'essa arriva lontano e - dove non arriva -

                lui sa come scagliarla. Resti segreto questo mio consiglio:

                vi tornerà salutare. Ma ecco che viene, proprio quello scoglio

                che io vi raccomando di schivare.

Entrano il Cardinale Wolsey, preceduto dal portatore del sigillo reale, con alcune guardie e due Segretari che portano documenti. Il Cardinale passando fissa lo sguardo su Buckingham, e Buckingham su di lui, tutti e due con piglio sdegnoso.

WOLSEY

                L'intendente del Duca di Buckingham, neh?

                La sua deposizione dov'è?

SEGRETARIO

                                                               Eccola, per servirvi.

WOLSEY

                È presente di persona?

SEGRETARIO

                                                               Sì, se così piace a Vostra Grazia.

WOLSEY

                Bene, allora ne sapremo di più, e Buckingham

                abbasserà la cresta.

Esce il Cardinale [Wolsey] col seguito

BUCKINGHAM

                Questo cagnaccio di macellaio ha il dente avvelenato:

                ma non ho il potere di metterlo in museruola. Meglio perciò

                non svegliarlo se dorme. La scienza di uno spiantato

                val più del sangue di un nobile.

NORFOLK

                                                                              Come, ve la prendete calda?

                Chiedete a Dio un po' di sangue freddo: l'unica medicina

                che faccia al caso vostro.

BUCKINGHAM

                                                               Gli leggo scritte in faccia

                prove contro di me: mi ha squadrato con gli occhi

                come il più abbietto degli oggetti, e in questo momento

                tiene in serbo per me qualche stangata. Ora è andato dal Re:

                lo seguirò, e sarà lui ad abbassare lo sguardo.

NORFOLK

                                                                                              Fermatevi, signore!

                E che la vostra ragione parli alla vostra collera

                di ciò che state per fare: le ripide alture

                si attaccano dapprima a passo lento. La collera

                è come un corsiero focoso che, lasciato a se stesso,

                resta fiaccato dal suo proprio impeto. Non c'è uomo in Inghilterra

                capace di consigliarmi come fate voi: siate per voi stesso

                ciò che sareste per il vostro amico.

BUCKINGHAM

                                                                                              Andrò dal Re,

                e con la voce dell'onore farò tacere una volta per tutte

                l'insolenza di questo figlio di Ipswich; oppure dovrò proclamare

                che a nulla più valgono gli alti natali.

NORFOLK

                                                                              Fate bene attenzione:

                non appiccate il fuoco al rogo del vostro nemico

                a costo di restare strinato voi stesso. Nell'impeto della corsa

                si rischia a volte di oltrepassare il traguardo

                e perdere: per aver corso troppo! Non sapete forse

                che la fiamma che fa salire il liquido sino a traboccare

                sembra aumentarne il volume ma ne fa grande spreco? Siate saggio:

                vi dico e ripeto che non c'è in Inghilterra

                un solo spirito più forte del vostro per farvi da guida,

                se solo con la linfa della ragione voleste estinguere

                o quanto meno placare il fuoco della passione.

BUCKINGHAM

                                                                                                              Signore,

                vi sono grato, e son pronto a seguire

                la vostra prescrizione; ma questo monumento di superbia

                (e non lo chiamo così per eccesso di bile,

                ma per motivi sinceri) a me risulta, da fonti riservate

                e prove limpide come sorgenti di luglio -

                quando si può contarvi ogni granello di sabbia -

                corrotto e traditore.

NORFOLK

                                               Traditore? Non me lo dite!

BUCKINGHAM

                Lo dirò al Re, con prove indistruttibili

                quanto pareti rocciose. State bene a sentire: questo sant'uomo -

                o volpe, o lupo, o tutti e due (giacché lui è tanto astuto

                quanto vorace, e tanto propenso a far danni

                quanto capace di farli) - in cui la volontà ed il potere

                s'infettano a vicenda, sì, reciprocamente,

                al fine unico di esaltare il proprio rango, in Francia

                come qui in patria, è stato lui ad istigare il Re nostro sovrano

                a quest'ultimo oneroso trattato, e allo storico incontro

                che ha dato fondo a così gran tesori e che, come un calice,

                si è rotto in mano a chi lo risciacquava.

NORFOLK

                                                                              In fede, è stato proprio così.

BUCKINGHAM

                Vi prego, signore, lasciatemi dire: questo furbone d'un Cardinale

                ha formulato le clausole del trattato

                come piaceva a lui. Per farle ratificare

                bastò che lui dicesse "Così sia": col gran bel risultato

                di far camminare i morti colle stampelle. Ma il nostro Cardinale di corte

                così ha voluto, e tanto basta: giacché il degno Wolsey

                non può sbagliare, e questa è opera sua. Ne consegue questo

                (e per me ha tutta l'aria di una cucciolata

                di quella vecchia cagna, il tradimento): l'Imperatore Carlo,

                col pretesto di far visita alla Regina sua zia

                (un vero e proprio pretesto, ché in realtà lui viene

                per abboccarsi con Wolsey) arriva qui in visita ufficiale.

                Egli ha paura che l'incontro fra i due Re

                di Francia e d'Inghilterra, e la loro alleanza

                possa recargli nocumento, e negli accordi sottoscritti

                intravede un pericolo latente. Quindi segretamente

                viene a patti col nostro Cardinale - ci potrei giurare

                (e dico bene, ne son più che certo: l'Imperatore avrà pagato

                senza ricevere promesse, e ha visto accolta la sua istanza

                prima di averla formulata) - e una volta spianata la strada,

                ben lastricata d'oro, l'Imperatore esprime il desiderio

                che lui si presti a deviare il Re dalla sua rotta,

                violando la pace di cui sopra. È giusto che il Re sappia -

                e presto lo saprà, per bocca mia - che così il Cardinale

                fa compravendita a proprio arbitrio del suo onore,

                e tutto a proprio vantaggio personale.

NORFOLK

                                                                                              Mi duole

                sentir questo su di lui, e vorrei augurarmi che in qualcosa

                qualcuno l'abbia giudicato male.

BUCKINGHAM

                                                               No, non cambierei una sola sillaba

                ve lo descrivo nella veste esatta

                che alla prova dei fatti avrà indossato.

Entra Brandon, preceduto da un Ufficiale della Guardia, e seguito da due o tre Guardie

BRANDON

                Ufficiale, eseguite gli ordini.

UFFICIALE

                                                               Signore,

                mio Duca di Buckingham e Conte

                di Hereford, Stafford e Northampton,

                io qui vi arresto per alto tradimento, nel nome

                del nostro augusto sovrano, il Re.

BUCKINGHAM

                                                                              Come vedete, amico mio,

                son già incappato nella rete, per cader vittima

                di ignominiosa trama.

BRANDON

                                                               Sono dolente

                di vedervi privato della libertà, e di prendere parte

                a codesta incombenza. Sua Altezza desidera

                che vi portiamo alla Torre.

BUCKINGHAM

                                                               Non mi servirà a nulla

                protestarmi innocente, poiché questa è una macchia

                che tinge in nero quel che in me è immacolato. Il volere del cielo

                sia fatto in questa, come in ogni altra cosa: obbedisco.

                O mio Lord Abergavenny, vi dico addio.

BRANDON

                Non ancora, ché dovrà farvi compagnia. [Ad Abergavenny] Il Re

                vuole che vi portiamo alla Torre, e lì vi renderà edotto

                di ogni altra sua ulteriore decisione.

ABERGAVENNY

                                                                              Come ha detto il Duca:

                Sia fatto il volere del cielo, e al volere del Re

                non posso che obbedire.

BRANDON

                                                               Ho qui un mandato d'arresto,

                firmato dal Re, per Lord Montacute e per le persone

                del confessore del Duca, John de la Car,

                e del suo cancelliere, tale Gilbert Perk...

BUCKINGHAM

                                                                                              Ah, è così?

                Son questi gli strumenti del complotto! Nessun altro, spero.

BRANDON

                C'è un monaco, un certosino.

BUCKINGHAM

                                                               E chi, Nicholas Hopkins?

BRANDON

                                                                                                              In persona.

BUCKINGHAM

                Il mio intendente m'ha tradito! L'onnipotente Cardinale

                lo ha tentato con l'oro: l'arco della mia vita è conchiuso.

                Non son che l'ombra del povero Buckingham,

                la cui persona è ora investita da un nembo improvviso

                che ottenebra il luminoso mio sole. Addio, miei signori.

Escono

Scena II

Squilli di tromba. Entrano Re Enrico, che si appoggia alla spalla del Cardinale [Wolsey], i Nobili e Sir Thomas Lovell. Il Cardinale prende posto ai piedi del Re, sulla destra del trono

RE

                La mia vita stessa, con quanto ha di più prezioso,

                vi è grata per tale grande servigio. Mi son trovato nel mirino

                di una congiura pronta ad esplodere, e ringrazio

                voi che l'avete disinnescata. Chiamate al nostro cospetto

                quel galantuomo dell'intendente di Buckingham: di persona

                lo sentirò confermare le confessioni già rese,

                e punto per punto i tradimenti del suo padrone

                egli riferirà una volta ancora.

Rumori da dentro, e grida di "Largo alla Regina! ". Entra la Regina [Caterina] introdotta dai Duchi di Norfolk e Suffolk. Ella s'inginocchia. Il Re scende dal trono, la fa alzare, la bacia, e la fa sedere accanto a sé

CATERINA

                Non posso, devo restare in ginocchio, da supplicante che sono

RE

                Alzatevi, e prendete posto al nostro fianco. Metà della supplica

                siamo decisi a ignorarla: avete già la metà del nostro potere,

                l'altra metà sarà vostra prima che lo chiediate.

                Formulate il vostro desiderio, e sarete esaudita.

CATERINA

                                                                              Ringrazio Vostra Maestà

                Dovreste amare voi stesso, e in quell'amore

                non trascurare di avere cura dell'onor vostro,

                e della dignità del vostro ufficio: è questo il succo

                della mia petizione.

RE

                                               Procedete, regina mia.

CATERINA

                Mi vien fatto osservare, e non da pochi -

                tutte persone di provata lealtà - che i vostri sudditi

                son quanto mai scontenti: ché li hanno tartassati di balzelli

                tali da risultare un colpo al cuore

                di ogni loro residua fedeltà. Ed anche se per questi abusi,

                mio buon Lord Cardinale, le lagnanze più aspre a cui dan voce

                sono dirette a voi, in quanto istigatore

                di siffatte esazioni, pure il Re nostro sovrano -

                che senza macchia il cielo ne conservi l'onore - persino lui non sfugge

                a irrispettose invettive, sì, da far saltare

                i cardini dell'obbedienza, e in cui quasi si avverte

                il rombo cupo della sedizione.

NORFOLK

                                                                              Non "quasi si avverte":

                si avverte in pieno! Giacché con queste imposte

                i lanaioli tutti, non più in grado di mantenere

                i numerosi loro lavoranti, han licenziato

                i filatori, cardatori, follatori, tessitori: i quali,

                ad altri mestieri impreparati, pungolati dalla fame

                e privi d'altre risorse, per disperazione

                si gettano allo sbaraglio, tutti in gran tumulto,

                pronti a rischiare il tutto e per tutto.

RE

                                                                                              Imposte?

                Ma quando? E quali imposte? Monsignor Cardinale,

                voi che, come noi, siete oggi sotto accusa,

                cosa sapete di queste imposte?

WOLSEY

                                                                              Sire, con vostra licenza,

                so solo quello che mi compete da vicino, fra le tante

                funzioni dello Stato: mi limito a trovarmi in prima fila,

                là dove gli altri marciano al passo con me.

CATERINA

                                                                                              Davvero, monsignore?

                Non ne sapete più degli altri? Ma siete voi ad approntare

                misure a tutti note, e tutt'altro che provvide

                per quelli che non ne vogliono sapere, eppure devono

                recalcitrando subirle. Queste esazioni,

                di cui il sovrano vuol essere informato, son già pestilenziali

                a sentirne parlare e, quanto a subirne il peso,

                c'è da rompersi il dosso. Si dice in giro

                che a escogitarle siete stato voi: così non fosse, sareste bersaglio

                di una riprovazione immeritata.

RE

                                                                              Imposte, imposte!

                Ma di che natura? In che consistono, vediamo un po',

                coteste imposte?

CATERINA

                                               Son troppo avventata

                nell'abusare della vostra pazienza; ma m'infonde coraggio

                il perdono promesso. Il malcontento dei sudditi

                si deve ad ordinanze che spremono da ciascuno

                la sesta parte delle sue sostanze, quale tributo

                con criterio d'urgenza: e il pretesto ivi addetto

                sono le vostre guerre di Francia. Il che dà la stura a bocche temerarie,

                le lingue sputano sui loro doveri, e si freddano i cuori,

                gelando ogni lealtà. Le loro imprecazioni fanno oggi le veci

                delle preghiere, e si è arrivati al punto

                che la docile obbedienza si è fatta succube

                delle passioni incontrollate di ognuno. Vorrei che Vostra Altezza

                si occupasse della questione seduta stante:

                nessun problema appare oggi più urgente.

RE

                                                                                              Parola mia,

                tutto questo va contro al mio volere.

WOLSEY

                                                                              Per quanto mi riguarda,

                non ho attuato queste misure, se non

                per voto unanime, di cui ho poi preso atto

                dopo l'esperta ratifica dei giudici. Se sono

                calunniato da ignoranti malelingue, che non conoscono

                le mie qualità né la mia persona, eppure si eleggono

                a cronisti delle mie azioni, lasciatemi dire

                che questo non è che il fato di chi ha il potere, l'irta boscaglia

                che ostacola il cammino della virtù. Ma non dobbiamo

                desistere da azioni necessarie per tema di dovercela vedere

                con censori malevoli: che sempre,

                come squali voraci, seguono un vascello

                da poco messo in mare, senz'altro ricavarne

                che vane bramosie. Spesso le nostre azioni migliori

                son ritenute da critici fallaci, inattendibili in passato,

                opera altrui, o di dubbio valore. Ed altrettanto spesso le peggiori,

                più congeniali a spiriti volgari, vengon propagandate

                come il meglio di cui siamo capaci. Dovessimo starcene immoti,

                per tema che ogni nostra mossa sia criticata o derisa,

                dovremmo metter radice qui, dove siamo assisi,

                qual meri simulacri del potere.

RE

                                                                              Le cose fatte bene,

                curate nei dettagli, non danno certo adito a timori;

                le cose fatte con improvvisazione, lascian temere

                pei risultati. Ci sono precedenti

                per cotesta ordinanza? Credo proprio nessuno.

                Non dobbiamo strappare i nostri sudditi dal terreno delle leggi

                per ripiantarli a nostro arbitrio. Un sesto dei propri averi?

                Un tributo da far tremare! Via, è come prendere

                da ciascun albero rami, corteccia e parte del fusto:

                anche a lasciarlo con le sue radici, così sconciato,

                l'aria ne suggerà ogni linfa. In ogni contea

                che ha contestato l'ordinanza, mandate nostre lettere

                con un perdono incondizionato per chiunque abbia negato

                la validità del decreto. Vi prego, provvedete:

                vi affido questo compito.

WOLSEY [al Segretario]

                                                               Una parola a quattr'occhi.

                Siano spedite lettere in ogni contea

                con il grazioso perdono del Re. I Comuni, tartassati come sono,

                hanno una pessima opinione di me: mettete in giro la voce

                che per mia personale intercessione

                si è giunti alla revoca e al perdono. Vi darò presto istruzioni

                ulteriori al riguardo. Esce il Segretario

Entra l'Intendente

CATERINA

                Mi dispiace che il Duca di Buckingham

                sia incorso nel vostro corruccio.

RE

                                                                              Dispiace a molti.

                È un gentiluomo assai colto, e un oratore di raro talento.

                Nessuno è più di lui dotato dalla natura: ha una tale istruzione

                che dei grandi maestri avrebbero molto da imparare da lui,

                e lui non avrebbe mai bisogno dell'altrui sapere. Eppure, vedete,

                quando queste sì nobili doti si orientano

                in direzioni sbagliate, perché si è corrotta la mente,

                possono assumere forme distorte, dieci volte più brutte

                di quanto prima eran belle. Quest'uomo così raffinato

                da essere ritenuto un prodigio - e quanto a noi,

                come rapiti nell'ascoltarlo, un'ora del suo eloquio

                volava in un minuto - costui, o madonna,

                ha rivestito di costumi mostruosi le grazie

                che una volta eran sue, e si è tinto di nero,

                manco si fosse insozzato all'inferno. Restate qui: saprete di lui -

                ché questo gentiluomo era il suo braccio destro -

                cose che umiliano il senso dell'onore. Fategli recitare di nuovo

                la storia di quelle trame, che mai ci stancheremo di udire

                per quanto essa ci faccia soffrire.

WOLSEY

                Fatevi avanti, e con animo schietto riferite le cose

                che voi, da suddito zelante e fedele, avete raccolto

                dalla viva voce del Duca diBuckingham.

RE

                                                                                              Parlate liberamente.

INTENDENTE

                Innanzitutto, egli era uso dire - e lo diceva ogni giorno,

                ché tanto si era estesa l'infezione - che se il Re

                fosse defunto senza prole, tanto avrebbe fatto

                da impadronirsi dello scettro. Queste precise parole

                gliele ho sentite pronunciare davanti a suo genero,

                Lord Abergavenny, al quale giurò che si sarebbe vendicato

                del Cardinale.

WOLSEY

                                               Vostra Altezza si compiaccia di rilevare

                quanto è pericoloso un atteggiamento del genere:

                frustrato nelle sue speranze circa la vostra augusta persona,

                queste sue voglie si sono incancrenite, ed estese

                dalla vostra persona a quella dei vostri amici.

CATERINA

                                                                              Mio dotto Lord Cardinale,

                cercate di parlare con spirito di carità.

RE

                                                                                              Continuate.

                Su che cosa fondava il suo titolo alla corona

                se fossimo venuti a mancare? Lo hai udito, su questo punto,

                dir mai qualcosa?

INTENDENTE

                                               Su questo punto, egli è stato istigato

                da un'assurda profezia di Nicholas Henton.

RE

                E chi è questo Henton?

INTENDENTE

                                                               Un frate certosino, Sire:

                il suo confessore, che a ogni minuto gli metteva in testa

                l'idea di farsi re.

RE

                                               E tu come lo sai?

INTENDENTE

                Non molto prima che Vostra Altezza accorresse in Francia,

                il Duca, che si trovava al La Rosa, nella parrocchia

                di San Lorenzo in Polleria, mi domandò

                che voci circolavano tra la gente di Londra

                in merito alla spedizione di Francia. Io replicai

                che la gente temeva i Francesi avrebbero violato la parola data,

                con grave rischio per il Re. E subito il Duca

                disse che questo era, difatti, il timore: egli sospettava

                che si sarebbero avverate certe parole

                dette da un santo frate. Più d'una volta - mi disse -

                costui mi mandò a dire di dar licenza

                a John de la Car, mio cappellano, a un'ora convenuta,

                di recepire una comunicazione di non poco momento.

                E dopo che, sotto il sigillo della confessione,

                ebbe fatto solennemente giurare al mio cappellano

                di non farne parola con nessuna creatura vivente,

                eccetto me, con piglio solenne e severo, pesando a lungo le parole,

                finì con questa uscita: "Né il Re né i suoi eredi -

                ditelo pure al Duca - avranno lunga vita. Che si sforzi

                di guadagnarsi il favore del popolo: sarà il Duca

                a governar l'Inghilterra".

CATERINA

                                                               Se ben vi conosco

                voi eravate l'intendente del Duca, e perdeste l'incarico

                per le lagnanze dei fittavoli. Guardatevi bene

                dall'accusare, per puro rancore, un nobile personaggio,

                così macchiando la vostra più nobile anima. Guardatevi bene, vi dico.

                Sì, ve ne scongiuro di tutto cuore.

RE

                                                                              Lasciatelo dire.

                E tu, continua.

INTENDENTE

                                               Sull'anima mia, non dirò che la verità.

                Io dissi al Duca mio signore che per maleficio diabolico

                il monaco poteva ingannarsi; e ch'era pericoloso

                per lui di ruminarci tanto sopra, sin tanto che il Maligno

                non innescasse una delle sue trame, così che lui, abboccando,

                vi desse esecuzione. E lui mi replicò: "Ma va' là!

                Non ci rimetto nulla" - e aggiunse inoltre

                che se il Re, nella sua recente malattia, fosse venuto a mancare,

                le teste del Cardinale e di Sir Thomas Lovell

                sarebbero cadute.

RE

                                               Ohibò! Tanto corrotto? Ohibò, ohibò,

                c'è del marcio in quell'uomo! Hai qualcos'altro da dire?

INTENDENTE

                Sì, mio Sire.

RE

                                               Vai avanti.

INTENDENTE

                                                               Trovandosi a Greenwich,

                dopo che Vostra Altezza ebbe rimproverato il Duca

                per Sir William Bulmer...

RE

                                                               Ricordo bene

                la circostanza: era mio servo giurato,

                quando il Duca lo prese al suo servizio. Ma va' avanti. Che accadde?

INTENDENTE

                "Se" - disse lui - "Se per questo finissi imprigionato

                nella Torre, com'è lecito pensare, reciterei la parte

                che il padre mio intendeva recitare

                con l'usurpatore Riccardo: quando, trovandosi a Salisbury

                fece istanza di esser da lui ricevuto. Se fosse stata accolta,

                nell'atto di rendergli l'omaggio dovuto, lo avrebbe

                trafitto col pugnale".

RE

                                               Un tradimento colossale!

WOLSEY

                Ora, madonna, potrebbe mai vivere al sicuro Sua Altezza,

                con quest'uomo lasciato in libertà?

CATERINA

                                                                              Dio ci perdoni tutti!

RE

                C'è qualcos'altro che vorresti dire: che cosa?

INTENDENTE

                Dopo "il Duca mio padre" ed "il pugnale"

                si tese tutto e, con una mano sull'elsa della spada

                e l'altra premuta sul cuore, levati gli occhi al cielo,

                esplose in un atroce giuramento, il cui tenore

                era che, se avesse dovuto patire ingiustizia, avrebbe superato

                suo padre: così come l'esecuzione supera

                un malcerto proposito.

RE

                                                               A questo dunque voleva arrivare:

                a ficcarci il pugnale in corpo. Egli si trova in arresto:

                sia processato subito. Se gli sarà possibile

                trovar clemenza nella legge, l'avrà; in caso contrario,

                non la cerchi tra noi. Per il giorno e la notte!

                Quello è un traditore di tre cotte! Escono

Scena III

Entrano il Lord Ciambellano e Lord Sands

CIAMBELLANO

                È mai possibile che la gente si lasci stregare

                in modo così assurdo dalle magie della Francia?

SANDS

                                                                                              Le nuove mode,

                per quanto ridicole come non mai -

                per non dire indecorose - trovan sempre seguaci.

CIAMBELLANO

                Per quanto riesco a capire, tutto il bene che i nostri Inglesi

                han ricavato dall'ultima spedizione, si riduce

                a un paio di buffe smorfie... Ma le hanno scelte ad arte,

                giacché quando le esibiscono, lì per lì giurereste

                che persino i loro nasi abbian dispensato consigli

                a Pepino o Clotario, tanto son sussiegosi.

SANDS

                Le gambe poi se le son storpiate a furia di riverenze.

                Chi non li avesse mai visti andare al passo, potrebbe pensare

                che fra loro imperversino i crampi, o il mal di garretti.

CIAMBELLANO

                                                                                                              Diavolo, signore!

                Le loro vesti hanno acquisito un taglio così pagano

                che di cristiano, certo, non è rimasto più nulla. Che c'è ora?

Entra Sir Thomas Lovell

                Che novità, Sir Thomas?

LOVELL

                                                               In fede mia, signore,

                Non si parla d'altro che del nuovo proclama

                affisso all'ingresso del Palazzo.

CIAMBELLANO

                                                                              E cosa si proclama?

LOVELL

                La riforma dei nostri intraprendenti viaggiatori,

                che riempion la corte di duelli, di ciarle e di sarti.

CIAMBELLANO

                Ne sono felice: adesso si spera che i nostri monsieurs

                capiranno che un cortigiano inglese può saperla lunga,

                e mai aver visto il Louvre.

LOVELL

                                                               Costoro saranno tenuti -

                così dispone il proclama - o a lasciar perdere quel tanto

                di assurdità e pennacchi che hanno acquistato in Francia,

                con tutti gli annessi e connessi della loro imbecillità -

                quali i puntigli dell'etichetta, i duelli, i corteggiamenti spinti,

                le offese a uomini tanto più saggi di loro,

                in nome di una saggezza straniera - rinnegando una volta per tutte

                la loro fede nel tennis e nelle calze lunghe,

                nelle braghette a sbuffo e in siffatte altre insegne del viaggiare,

                e tornando a comportarsi da uomini dabbene,

                oppure saran tenuti a far fagotto, e via dai vecchi compari!

                Là, ne son certo, essi potranno cum privilegio, a furia di oui,

                consumare nel ridicolo gli ultimi resti di un'esistenza dissoluta.

SANDS

                Era tempo di dar loro una bella purga: questi loro malanni

                si erano fatti contagiosi.

CIAMBELLANO

                                                               Che perdita per le nostre dame,

                la partenza di questi insulsi elegantoni!

LOVELL

                                                                                              Sicuro, perdinci!

                E piangeranno davvero, signori miei: quei furbi figli di puttana

                hanno un'arte infallibile nel manometter le dame.

                Un contrappunto francese e una sviolinata non hanno rivali.

SANDS

                Sviolinatori, al diavolo! Sono contento di vederli partire,

                poiché sicuramente non c'era modo di convertirli. E ora

                un onesto signore di campagna quale son io, messo

                fuori gioco da un pezzo, potrà fare un bell'assolo,

                farsi ascoltare per un'ora e, presso la nostra madama,

                passare per un buon musico.

CIAMBELLANO

                                                               Ben detto, Lord Sands.

                Non vi è ancora caduto il dente della lussuria?

SANDS

                                                                                              No, mio signore,

                né mi cadrà finché me ne resta la radice.

CIAMBELLANO

                                                                                              Sir Thomas,

                dove stavate andando?

LOVELL

                                                               Dal Cardinale.

                Anche Vossignoria è fra gli invitati.

CIAMBELLANO

                                                                              Già, è vero.

                Stasera offre un rinfresco, anzi una gran cena,

                a molti nobili e dame. Sarà presente, ve l'assicuro,

                il fior fiore delle belle del regno.

LOVELL

                Quell'uomo di chiesa ha davvero la munificenza nel cuore:

                una mano prodiga quanto la terra che ci dà nutrimento.

                Le sue rugiade piovono dappertutto.

CIAMBELLANO

                                                                              La sua munificenza è fuori dubbio.

                Chi dice il contrario ha un dente avvelenato.

SANDS

                Lui può, signore. Lui se lo può permettere: in lui

                la parsimonia sarebbe un peggior peccato dell'eresia.

                Per uomini del suo rango la munificenza è un dovere:

                son loro a dare l'esempio, su questa terra.

CIAMBELLANO

                                                                                              Giusto, è così:

                ma sono in pochi oggigiorno, a dare di tali esempi. La barca aspetta.

                Vostra Signoria s'accomodi. Venite, ottimo Sir Thomas,

                altrimenti faremo tardi, e proprio non vorrei,

                giacché sono stato pregato, assieme a Sir Henry Guilford,

                di far da maestro delle cerimonie, stasera.

SANDS

                                                                                              Son tutto vostro.

Escono

Scena IV

Musica di oboe. Una piccola tavola per il Cardinale, sotto il baldacchino, e una tavola più lunga per gli ospiti. Entrano da un lato Anna Bolena e diverse altre dame e gentiluomini invitati; dall'altro lato entra Sir Henry Guilford

GUILFORD

                Signore, a tutte voi il benvenuto da parte di Sua Grazia,

                e per tutte un saluto. Questa serata egli vuol dedicarla

                a voi e all'onesta letizia: nella speranza che nessuna,

                in questa eletta comitiva, si sia portata appresso

                un solo dispiacere. Egli vi vorrebbe tutte in festa:

                la buona compagnia anzitutto, e poi buon vino e buona tavola

                ci rendono migliori.

Entrano il Lord Ciambellano, Lord Sands e [Sir Thomas] Lovell

                                               Oh, signor mio, arrivate in ritardo.

                A me, il solo pensiero di una sì lieta compagnia

                ha messo le ali ai piedi.

CIAMBELLANO

                                                               Voi siete giovane, Sir Harry Guilford...

SANDS

                Sir Thomas Lovell, se il Cardinale intrattenesse

                soltanto la metà dei miei pensieri profani, qualcuna di costoro

                ancor prima di mettersi a tavola sarebbe servita

                che meglio non si potrebbe. Parola d'onore,

                questo sì ch'è un amabile concorso di bellezze!

LOVELL

                Oh, se Vossignoria potesse far lì per lì da confessore

                ad una o due di loro!

SANDS

                                                               Magari!

                Se la caverebbero con penitenze ben lievi.

LOVELL

                                                                              Quanto lievi, di grazia?

SANDS

                Quanto un giaciglio di piume.

CIAMBELLANO

                Dolci signore, volete per cortesia sedervi? Sir Harry,

                fatele accomodare da quel lato, che io mi occupo di questo.

                Sta per arrivare Sua Grazia. No, non vi farò rabbrividire:

                due dame, una accanto all'altra, raggelano l'ambiente.

                Mio Lord Sands, voi siete tipo da tenerle sveglie:

                prendete posto, vi prego, fra queste due signore.

SANDS

                                                                                                              Certo, affé mia,

                e ne son grato a Vossignoria. Con vostra licenza, gentili dame,

                perdonatemi se mi scappa di dir qualche birbonata:

                ho imparato da mio padre.

ANNA

                                                               Era matto, signore?

SANDS

                Oh, matto da legare, tremendamente matto, persino in amore

                ma non ha mai morso nessuna. Faceva proprio quel che farei io:

                in un sol fiato ne baciava venti.

CIAMBELLANO

                                                                              Ben detto, mio signore;

                almeno voi siete ben sistemato. Signori,

                vi farò far penitenza se queste belle signore

                vi pianteranno, annoiate.

SANDS

                                                               Quanto alla mia piccola cura d'anime,

                lasciate fare a me.

Oboe. Entra il Cardinal Wolsey e prende posto nel suo seggio

WOLSEY

                Siate i benvenuti, miei diletti ospiti. La nobile dama

                o il gentiluomo che non sian lieti e spensierati

                non mi vogliono bene. E adesso, a conferma del mio benvenuto,

                io brindo alla salute di voi tutti.

SANDS

                                                               Vostra Grazia è magnanimo.

                Datemi una coppa grande abbastanza da contenere la mia gratitudine,

                e risparmiatemi di sprecare il fiato.

WOLSEY

                                                                              Mio caro Lord Sands,

                vi son molto obbligato: intrattenete le vostre vicine.

                Signore, mi sembrate imbronciate. Signori,

                di chi è la colpa?

SANDS

                Date tempo al vino rosso di imporporare

                quelle gote leggiadre, monsignore. Saran poi loro a parlare

                sì da ridurci al silenzio.

ANNA

                                                               Siete un gran bel capo ameno,

                caro il mio Lord Sands.

SANDS

                                                               Sicuro: quando son io a guidare il gioco.

                Alla salute, Duchessa. E voi bevete, madonna,

                che io brindo a qualcosa...

ANNA

                                                               Che non potete mostrarmi.

SANDS

                Ve l'avevo detto, Vostra Grazia, che le si sarebbe subito sciolta la lingua...

Tamburi e trombe. Salve di artiglieria

WOLSEY

                                                                                                              Che accade?

CIAMBELLANO

                Qualcuno vada a dare un'occhiata. [Esce un Servitore]

WOLSEY

                                                                              Che bellicosi clamori

                son mai questi, e a che scopo? No, mie dame, non abbiate timore:

                le convenzioni di guerra vi rendono intoccabili.

Entra il Servitore

CIAMBELLANO

                Insomma, di che si tratta?

SERVITORE

                                                               Una brigata di nobili forestieri,

                a quel che sembra: hanno lasciato la barca e son scesi a terra,

                e vengon qui in pompa magna, da ambasciatori

                di principi stranieri.

WOLSEY

                                                               Mio buon Lord Ciambellano,

                andate, dategli il benvenuto, voi che parlate francese

                e, vi prego, accoglieteli degnamente e scortateli

                alla nostra presenza, dove questa costellazione di bellezze

                risplenderà in pieno su di loro. Qualcuno l'accompagni.

[Esce il Lord Ciambellano, con la sua scorta] Tutti si alzano, e si portano via le tavole

                Ecco il banchetto va a rotoli. Ma sapremo rimediare.

                A voi tutti, buona digestione, e ancora una volta

                vi voglio subissare di saluti: benvenuti, voi tutti!

Oboe. Entrano il Re e altri, in maschera, abbigliati come pastori, preceduti dal Lord Ciambellano. Sfilano subito davanti al Cardinale e graziosamente lo salutano

                Che nobile compagnia! In che posso servirvi?

CIAMBELLANO

                Poiché non parlano inglese, mi hanno pregato

                di dire a Vostra Grazia che, avendo avuto sentore

                che un così nobile ed elegante convito

                avrebbe qui avuto luogo stasera, il meno che potevano fare -

                per via del profondo rispetto che nutron per la bellezza -

                era lasciare i loro armenti e, con vostro cortese salvacondotto,

                avere facoltà di posare gli occhi su queste dame, e intrattenerle

                per un'oretta in lieta compagnia.

WOLSEY

                                                                              Dite, Lord Ciambellano,

                che fanno onore alla mia modesta dimora. Del che io li ripago

                con mille grazie, e li invito a far festa come più loro aggrada.

Si scelgono le dame; il Re [sceglie] Anna Bolena

RE

                La mano più leggiadra che mai abbia sfiorato: oh, Bellezza!

                Sino ad ora non ti conoscevo! Musica. Danza

WOLSEY

                Mio signore.

CIAMBELLANO

                                               Vostra Grazia?

WOLSEY

                                                                              Vi prego, dite loro da parte mia:

                dovrebbe esserci fra loro una persona

                più degna di questo seggio di quanto io non sia: alla quale

                sarei lieto di cederlo con ogni affetto e devozione,

                se solo la riconoscessi.

CIAMBELLANO

                                                               Riferirò, monsignore. Bisbigliano

WOLSEY

                Cosa rispondono?

CIAMBELLANO

                                               Quella tal persona - confessano in coro -

                è veramente fra loro: preferirebbero fosse Vostra Grazia

                a scoprirla, e allora lui prenderà il vostro posto.

WOLSEY

                                                                                                              Vediamo dunque.

                Con cortese licenza di voi tutti, signori: qui cade

                la mia scelta di un Re.

RE [togliendosi la maschera]

                                                               L'avete scoperto, Cardinale!

                Gran bella brigata, Eminenza: sapete darvi bel tempo.

                Meno male che siete uomo di chiesa, se no vi direi, Cardinale,

                che ora come ora potrei pensar male.

WOLSEY

                                                                                              Mi compiaccio

                che Vostra Altezza prenda gusto a scherzare.

RE

                                                                                              Mio Lord Ciambellano,

                ti prego, fatti avanti: chi è quella bella signora?

CIAMBELLANO

                Se così vi piace, Altezza, la figlia di Sir Thomas Bullen,

                Visconte di Rochford: una delle dame di Sua Altezza la Regina.

RE

                Cielo, che bocconcino! Dolcezza mia,

                sarei ben sgarbato a invitarvi alla danza

                senza rubarvi un bacio. Alla salute, signori!

                Passate in giro la coppa.

WOLSEY

                Sir Thomas Lovell, è pronto il rinfresco

                nella camera riservata?

LOVELL

                                                               Sì, monsignore.

WOLSEY

                                                                                              Altezza,

                temo che con la danza vi siate un po' accaldato.

RE

                Anche troppo, temo.

WOLSEY

                                               Troverete aria più fresca, mio Sire,

                nella sala adiacente.

RE

                Che ognuno vi accompagni la sua dama. Mia dolce compagna,

                non devo ancora lasciarvi. Facciamo festa,

                mio buon Lord Cardinale: ho ancora una mezza dozzina di brindisi

                per queste belle signore, e un altro giro di danza

                in cui guidarle, e poi potremo metterci a sognare

                chi sia il favorito delle belle. Musicanti, attaccate! .

Escono, al suono delle trombe

ATTO II

Scena I

Entrano, da porte diverse, due Gentiluomini

PRIMO GENTILUOMO

                Dove andate così di fretta?

SECONDO GENTILUOMO

                                                               Oh, Dio vi conservi.

                Vado all'Alta Corte, a vedere che ne sarà

                del gran Duca di Buckingham.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                              Vi risparmierò

                il disturbo, signore. È già finito tutto, a parte il rituale

                del rientro del prigioniero alla Torre.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              Eravate presente?

PRIMO GENTILUOMO

                Presente, eccome!

SECONDO GENTILUOMO

                                               Vi prego, ditemi com'è andata.

PRIMO GENTILUOMO

                Fate presto a indovinarlo.

SECONDO GENTILUOMO

                                                               L'han dichiarato colpevole?

PRIMO GENTILUOMO

                Sì, proprio così, e per questo l'han condannato.

SECONDO GENTILUOMO

                Me ne dispiace.

PRIMO GENTILUOMO

                                               Sono in molti a dolersene.

SECONDO GENTILUOMO

                Ma di grazia, come è andata?

PRIMO GENTILUOMO

                Ve lo dirò in breve. Il gran Duca

                si presentò alla sbarra, e di ogni accusa

                si proclamò sempre innocente, adducendo

                molti scaltri argomenti per sottrarsi alla legge.

                Il procuratore del Re, al contrario,

                gli contestò deposizioni, prove e confessioni

                dei vari testi, al che il Duca pretese

                che comparissero in aula, per un confronto viva voce.

                Al che si presentarono, quali testi a carico, il suo intendente,

                il suo cancelliere Gilbert Perk, e poi John Car,

                suo confessore, e in più quel diavolo d'un monaco,

                Hopkins, colui a cui dobbiamo tutto questo bel guaio.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                                              Non era quello

                che gli dette a bere le sue profezie?

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                              Infatti.

                Tutti costoro gli mossero pesanti accuse, ch'egli avrebbe voluto

                respingere sdegnosamente: ma in verità non poteva;

                e così i Pari, con tali testimonianze,

                l'han giudicato colpevole di alto tradimento. A lungo

                lui s'è difeso, e con eloquenza, per salvarsi, ma è solo riuscito

                a suscitar compassione, o non gli han dato retta.

SECONDO GENTILUOMO

                E in conclusione, come si comportò?

PRIMO GENTILUOMO

                Quando lo riportarono alla sbarra per fargli ascoltare

                la sua campana a morto, e cioè la sentenza, egli fu sconvolto

                da tale angoscia da ritrovarsi in un bagno di sudore,

                e profferì con rabbia qualche imprudente invettiva.

                Ma riprese presto il controllo di sé, e si mantenne sereno

                fino alla fine, mostrando la più nobile equanimità.

SECONDO GENTILUOMO

                Non credo abbia paura della morte.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                              Ne son più che sicuro.

                Non è mai stato una donnicciola. Tutt'al più

                potrebbe affliggersi per la causa dei suoi mali.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                                              Sicuramente

                il Cardinale sta dietro a tutto questo.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                              È probabile,

                visti i tanti indizi: dapprima, l'incriminazione di Kildare,

                l'allora Viceré d'Irlanda, rimosso il quale

                fu spedito laggiù il Conte di Surrey, e a spron battuto,

                per impedirgli di accorrere in aiuto del suocero.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                                              Uno stratagemma politico

                di non piccola perfidia.

PRIMO GENTILUOMO

                                                               Al suo ritorno

                non dubito che saprà ben ripagarlo. È ormai notorio,

                e in ogni ambiente, che chiunque incontri il favore del Re,

                il Cardinale senza indugio gli trova un incarico,

                e il più lontano possibile dalla Corte.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              La gente del popolo

                lo odia ferocemente e - sulla mia coscienza -

                lo vorrebbe dieci braccia sotterra. Il Duca è altrettanto amato,

                tutti stravedono per lui, lo chiamano Buckingham il Magnifico,

                specchio di ogni virtù cortese...

Entra Buckingham, reduce dal processo, preceduto da una scorta armata, col filo della scure rivolto verso di lui e alabardieri ai due lati, scortato da Sir Thomas Lovell, Sir Nicholas Vaux, Sir Walter Sands, gente del popolo, ecc.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                              Restate dove siete, signore.

                Eccolo lì, il grand'uomo in disgrazia di cui stavate parlando.

SECONDO GENTILUOMO

                Facciamoci sotto, lo vedremo meglio.

BUCKINGHAM

                                                                              Tutti voi, brava gente,

                che siete venuti sin qui a compatirmi,

                ascoltate ciò che ho da dire, e poi andate a casa e lasciatemi al mio destino.

                Oggi mi è stata inflitta una condanna da traditore,

                e con questo marchio mi tocca di morire; pure, il cielo mi è testimone;

                e se ho una coscienza, mi sprofondi nelle tenebre

                al colpo della mannaia, se non sono un suddito leale.

                Alla legge non porto rancore per la mia morte:

                con tali prove, non poteva esserci altra sentenza.

                Ma coloro che l'han voluta, li vorrei un po' più cristiani.

                Sian quel che sono, li perdono di cuore;

                ma stiano attenti a non gloriarsi di tanto malfare,

                e a non erigere le loro latrine sulle tombe dei grandi,

                ché allora il mio sangue innocente dovrà gridar vendetta.

                Non m'illudo mi resti ancora da vivere in questo mondo,

                né chiederò la grazia, anche se la clemenza del Re va bene al di là

                di ogni possibile colpa ch'io osi commettere. Voi pochi che mi avete amato

                e avete la temerità di piangere per Buckingham,

                voi nobili amici e compagni, perdere i quali

                è l'unico suo amaro rimpianto, l'unica vera morte,

                accompagnatemi da buoni angeli al mio destino.

                E quando l'acciaio si abbatterà su di me per l'eterno divorzio,

                fate delle vostre preci un'unica dolce nube sacrificale

                e sollevate in cielo l'anima mia. Muoviamoci, in nome di Dio.

LOVELL

                Vostra Grazia, vi supplico, per carità,

                se mai alcun risentimento nel profondo del cuore

                nutriste verso di me, concedetemi un sincero perdono.

BUCKINGHAM

                Sir Thomas Lovell, ben volentieri io vi perdono,

                come vorrei io stesso venir perdonato: perdono a tutti.

                Per quanto innumerevoli siano le offese da me ricevute,

                non ve n'è una che possa impedirmi di fare la pace. Nessun nero rancore

                profanerà la mia tomba. Ricordatemi a Sua Maestà;

                e se lui vi chiede di Buckingham, vi prego di dirgli

                che l'avete incontrato quasi in cielo. I miei voti e le mie preghiere

                vanno tuttora al Re, e finché la mia anima non mi avrà lasciato

                io invocherò benedizioni su di lui. Possa egli vivere

                più anni di quanti io faccia in tempo ora a contare.

                Possa il suo regno restare sempre amato e benigno

                e, quando la canizie l'avrà portato alla tomba,

                che lui e la sua bontà sian fusi in un unico monumento.

LOVELL

                Vostra Grazia, ho il dovere di accompagnarvi giù al fiume,

                per poi passare le consegne a Sir Nicholas Vaux,

                che resterà al vostro fianco sino alla fine.

VAUX

                                                                              Tenetevi pronti, laggiù,

                che arriva il Duca: preparate il battello,

                ed addobbatelo come si conviene

                a sì gran personaggio.

BUCKINGHAM

                                                               No, Sir Nicholas,

                lasciate perdere: il mio rango ormai non è che una presa in giro.

                Quando arrivai qui, ero Lord Gran Connestabile

                e Duca di Buckingham; ora sono il povero Edward Bohun.

                Eppure mi sento più ricco dei miei indegni accusatori,

                che mai conobbero il significato della lealtà. Che io ora sigillo

                col mio sangue, un sangue che un giorno sconteranno all'inferno.

                Il mio nobile padre, Enrico di Buckingham,

                che per primo si sollevò contro l'usurpatore Riccardo,

                mentre correva dal suo vassallo Banister in cerca d'aiuto,

                in tal frangente da quel miserabile venne tradito,

                per cui perì senz'ombra di processo: la pace sia con lui.

                Enrico Settimo, appena asceso al trono, sinceramente commosso

                dalla fine di mio padre, con atto veramente regale,

                mi reintegrò nei miei titoli, e da tanta rovina

                restituì al mio nome tutta la sua nobiltà. Ora suo figlio

                Enrico Ottavo, vita, onore, titolo, con tutto ciò

                che mi rendeva felice, in un sol colpo ha strappato

                per sempre da questo mondo. Il mio processo l'ho avuto

                e, va anche detto, fu nobilmente condotto: il che mi rende

                un po' più fortunato del mio sfortunato genitore.

                Eppure a tutt'oggi ci unisce una sola fortuna: entrambi

                fummo distrutti da nostre creature, dai dipendenti più amati,

                da vassalli infedeli - il più mostruoso dei servizi.

                Il cielo ha in tutto un fine; ma voi che mi state ascoltando

                sappiatelo per certo - ve lo dice un morituro:

                se mai sarete prodighi di affetto e fiducia

                assicuratevi di non essere incauti; poiché coloro che vi fate amici

                e a cui donate il cuore, appena avran percepito

                la minima battuta d'arresto nelle vostre fortune, scivoleran via da voi

                come acqua, né mai più si faran ritrovare

                se non per colarvi a picco. Tutti voi, buona gente,

                pregate per me. Devo ora lasciarvi: l'ultima ora

                della mia lunga, tormentata esistenza è suonata per me.

                Addio.

                E quando vi sentirete in vena di meste rievocazioni,

                dite della mia caduta. Ho finito, e che Iddio mi perdoni.

Escono il Duca col seguito

PRIMO GENTILUOMO

                Oh, che pietosa vicenda! Signore, essa non può che attirare

                un mare di guai, temo, sulle teste

                di chi l'ha provocata.

SECONDO GENTILUOMO

                                                               Se il Duca è senza colpa,

                è una vicenda straziante; eppure posso accennarvi

                a una calamità incombente che, una volta accaduta,

                sarà peggiore di questa.

PRIMO GENTILUOMO

                                                               Gli angeli santi ce ne scampino!

                Che sarà mai? Non dubiterete della mia segretezza, signore?

SECONDO GENTILUOMO

                È un segreto così grave, che ci vorrà

                un riserbo assoluto perché non trapeli.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                              Fidatevi di me:

                non sono uso a parlare.

SECONDO GENTILUOMO

                                                               Voglio fidarmi:

                ve lo dirò, signore. Non avete sentito, negli ultimi tempi,

                quanto si mormori di una separazione

                fra il Re e Caterina?

PRIMO GENTILUOMO

                                                               Sì, ma è durato poco:

                appena il Re ne ha avuto sentore, incollerito,

                ha subito dato ordine al Lord Sindaco di Londra

                di mettere a tacere la diceria, e zittire le voci

                che osavano propalarla.

SECONDO GENTILUOMO

                                                               Ma tale maldicenza, signore,

                risulta ora verace, visto che torna a circolare

                più insistente che mai, e si dà per certo

                che il Re sia disposto a rischiare. O il Cardinale

                o qualcun altro della sua cricca hanno, in odio

                alla buona Regina, insufflato in lui un dubbio

                che porterà lei a sicura rovina. A conferma di questo

                da qualche giorno è giunto fra noi il Cardinale Campeggio,

                e per questa faccenda, come pensano tutti.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                              È stato il Cardinale;

                e unicamente per vendicarsi dell'Imperatore

                che non gli ha concesso quello che lui voleva:

                la sede arcivescovile di Toledo. La ragione è questa.

SECONDO GENTILUOMO

                Penso che avete fatto centro. Ma non è crudele

                che sia lei a doverne pagare lo scotto? Il Cardinale

                farà come vuole lui, ed ella sarà sacrificata.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                              Ci sarebbe da piangere.

                Siam troppo esposti, qui, per discutere questo:

                ne riparliamo a quattr'occhi. Escono

Scena II

Entra il Lord Ciambellano, leggendo la lettera seguente

[CIAMBELLANO]

Mio signore, i cavalli commissionati da Vostra Signoria sono stati scelti, addestrati ed equipaggiati con la massima sollecitudine. Erano giovani e belli, e della migliore razza del Nord. Non appena essi furono pronti a partire per Londra, un emissario del Lord Cardinale, su mandato ed autorità superiori, me li ha portati via con questa giustificazione: il suo padrone deve potersi servire prima di ogni altro suddito, se non del Re. Il che, signore, ci ha tappato la bocca.

                Temo che andrà a finire proprio così. E va bene, se li tenga pure.

                Quello farà piazza pulita di tutto.

Entrano, affiancandosi al Lord Ciambellano, i Duchi di Norfolk e Suffolk

NORFOLK

                Salute, mio Lord Ciambellano.

CIAMBELLANO

                Buongiorno alle Vostre Grazie.

SUFFOLK

                Che fa di bello il Re?

CIAMBELLANO

                                                               L'ho lasciato solo

                in preda ai crucci e ai suoi mesti pensieri.

NORFOLK

                                                                              Ma cos'è che lo affligge?

CIAMBELLANO

                Sembra che le sue nozze con la moglie del fratello

                abbiano preso a turbargli la coscienza.

SUFFOLK [a parte]

                                                                              Macché, la sua coscienza

                la sta turbando ben bene un'altra signora.

NORFOLK

                                                                                              Proprio così.

                Questa è opera del Cardinale. Il Cardinale-Re,

                quel sacerdote bendato, da vero primogenito della Fortuna,

                gira la ruota come vuole lui. Un giorno anche il Re lo capirà.

SUFFOLK

                Preghiamo Iddio che lo faccia, se mai vorrà capire se stesso.

NORFOLK

                Con quale santocchieria si dedica a tutti i suoi intrighi!

                Con quanto zelo! Ed ora che ha incrinato l'alleanza

                fra noi e l'Imperatore - il grande nipote della Regina -

                ecco che va a infilarsi nell'animo del Re per seminare in esso

                dubbi, apprensioni, drammi di coscienza,

                disperazione e timori - e tutto per il suo matrimonio.

                E per tirar fuori il Re da tutto questo,

                ecco che gli consiglia il divorzio, la perdita di colei

                che come un prezioso monile lui s'è tenuto vent'anni

                accanto al cuore, senza che mai perdesse il suo lustro;

                di colei che l'ama con la superiore purezza

                con cui gli angeli amano gli uomini buoni; di colei che sempre,

                anche quando le calerà addosso il più fiero colpo della Fortuna,

                vorrà benedire il Re: e tutto questo vi pare cristiano?

CIAMBELLANO

                Ci guardi il cielo da siffatti consiglieri! È ben vero

                che queste voci s'odono dappertutto, che ogni bocca ne parla,

                e ogni cuore onesto ci piange su. Tutti quelli che osano

                affrontare il problema, ne scorgono il fine ultimo:

                la sorella del Re di Francia. Il cielo aprirà un giorno

                gli occhi del Re, che troppo a lungo han dormito

                sulla temerità di quest'uomo malvagio.

SUFFOLK

                                                                              E ci libererà da questa soggezione.

NORFOLK

                Dobbiamo proprio pregare,

                e con fervore, per la nostra liberazione;

                altrimenti quest'uomo prepotente ci ridurrà tutti

                da principi a paggetti. Le cariche di tutti

                sono alla sua mercé: quasi un unico impasto

                che lui plasma a suo arbitrio.

SUFFOLK

                                                                              Quanto a me, signori miei,

                io non lo amo né lo temo - ed è questo il mio credo.

                Com'è vero che sono stato creato senza di lui, resto quel che sono,

                al Re piacendo. I suoi anatemi e le sue benedizioni

                non mi toccano: son del pari aria calda, e non vi presto fede.

                Lo conoscevo prima, e lo conosco adesso; lo voglio lasciare

                a colui che lo ha fatto montare in superbia: il Papa.

NORFOLK

                                                                                                              Entriamo

                e troviamo qualche argomento per distrarre un po' il Re

                da questi tristi pensieri che troppo lo angustiano.

                Mio signore, vi va di farci compagnia?

CIAMBELLANO

                                                                                              Scusatemi,

                il Re mi ha dato un altro incarico altrove. E poi

                vi accorgerete che non è proprio il momento di recargli disturbo.

                Salute alle Signorie Vostre.

NORFOLK

                                                               Grazie, buon Lord Ciambellano.

Esce il Lord Ciambellano Il Re scosta un sipario e appare assorto nella lettura

SUFFOLK

                Che malinconico aspetto! Di certo è assai afflitto.

RE

                Ohibò, chi va là?

NORFOLK

                                               Dio non voglia che sia in collera.

RE

                Chi va là, ripeto? Come osate intromettervi

                mentre sto a meditare in solitudine?

                Ohibò, per chi mi prendete?

NORFOLK

                Per un grazioso monarca che perdona ogni offesa

                che non sia volontaria. Se abbiamo così mancato

                è per affari di stato, per i quali veniamo

                a conoscere il vostro volere sovrano.

RE

                                                                              Come avete l'ardire?

                Fuori di qui! Ve lo dirò io, quando è tempo di affari.

                Vi sembra questo - ohibò - il momento per le cure terrene?

Entrano Wolsey e Campeggio con una delega pontificia

                Chi c'è adesso? Il mio buon Cardinale? Oh mio Wolsey,

                pace della mia coscienza ferita,

                tu sei un balsamo degno di un re. [A Campeggio] Siate il benvenuto,

                reverendissimo e dotto monsignore, nel nostro regno.

                Disponete di esso come di noi. [A Wolsey] Caro monsignore, datevi da fare

                per dimostrare che non dico per dire.

WOLSEY

                                                                              Sire, non sia mai detto.

                Ma non potrebbe Vostra Maestà concederci un'ora soltanto

                di udienza privata?

RE [a Norfolk e Suffolk]

                                               Andate, che abbiamo da fare.

NORFOLK [a parte a Suffolk]

                Per nulla superbo, il reverendo!

SUFFOLK [a parte a Norfolk]

                                                                              Superbia ne ha da vendere.

                Io non ne subirei il contagio, nemmeno al suo posto.

                Ma non si può andare avanti così.

NORFOLK [a parte a Suffolk]

                                                                              Dovesse durare,

                gli assesterò una stoccata coi fiocchi.

SUFFOLK [a parte a Norfolk]

                                                                                              E io un'altra.

Escono Norfolk e Suffolk

WOLSEY

                Vostra Maestà ha dato una bella lezione di saviezza

                a ogni altro principe, col rimettere spontaneamente

                il vostro scrupolo al giudizio della Cristianità.

                Chi oggi potrà risentirsi? Quale ostilità potrà toccarvi?

                Gli spagnoli, che con lei hanno legami di sangue e di affetto,

                dovranno ammettere, se resta loro un briciolo d'onestà,

                che il processo è istruito secondo onore e giustizia. I chierici tutti

                - mi riferisco ai più gran dottori dei regni cristiani -

                potranno dire liberamente la loro. Roma, nutrice di sapienza,

                da voi stesso nobilmente invitata, ha voluto inviarci

                il portavoce di noi tutti, quest'uomo retto,

                e sacerdote giusto e dotto, il Cardinale Campeggio,

                che, Altezza, vi presento di bel nuovo.

RE

                E di bel nuovo io gli do il benvenuto tra le mie braccia,

                mentre ringrazio il Sacro Collegio dell'affetto che mi porta.

                Mi hanno mandato proprio l'uomo che avrei voluto.

CAMPEGGIO

                Vostra Grazia non può che meritare l'affetto di ogni straniero,

                tale è la sua nobiltà. Nelle mani di Vostra Altezza

                io consegno un mandato in virtù del quale,

                per ordine della Curia di Roma, voi, mio Lord

                Cardinale di York, vi unirete a me, loro servitore,

                per un giudizio imparziale sulla causa in questione.

RE

                Due uomini di pari equità. La Regina sarà messa a parte

                seduta stante del motivo della vostra visita. Dov'è Gardiner?

WOLSEY

                So che Vostra Maestà l'ha sempre amata,

                con cuore così tenero da non poterle negare

                ciò che a una donna di minor rango spetterebbe per legge:

                il libero patrocinio di dotti difensori.

RE

                Certo, ed avrà anche i migliori, e il mio favore

                andrà al migliore di essi. Dio non voglia altrimenti! Cardinale,

                ti prego, fammi chiamare Gardiner, il nuovo segretario:

                lo trovo un uomo in gamba.

Entra Gardiner

WOLSEY [a parte a Gardiner]

                Qua la mano, e vita prospera e felice:

                adesso siete al servizio del Re.

GARDINER [a parte a Wolsey]

                                                                              Ma pur sempre agli ordini

                di Vostra Grazia, cui debbo la mia carriera.

RE

                Fatevi avanti, Gardiner. Cammina con lui, bisbigliando

CAMPEGGIO

                Mio Arcivescovo di York, non era un tal Dottor Pace

                il predecessore di costui?

WOLSEY

                                                               Sì, era lui.

CAMPEGGIO

                Non era stimato uomo di alta dottrina?

WOLSEY

                                                                                              Sì, certo.

CAMPEGGIO

                Credetemi, allora circola una brutta voce,

                e proprio su di voi, Lord Cardinale.

WOLSEY

                                                                              Come? Su di me?

CAMPEGGIO

                La gente non esita a dire che voi n'eravate geloso

                e, temendo la sua ascesa - tanto virtuoso era colui -

                a forza di affidargli missioni all'estero lo faceste tanto soffrire

                ch'egli impazzì e ne morì.

WOLSEY

                                                               La pace celeste sia con lui:

                così si esprime la carità cristiana. Quanto ai mormoratori,

                saran puniti nelle sedi appropriate. Quell'uomo era un folle,

                perché voleva esser virtuoso a tutti costi. Questo brav'uomo invece,

                se gli do un ordine, segue le mie istruzioni:

                a nessun altro darei tanta confidenza. Imparate, fratello:

                non si vive per finire in pugno a chi val meno di noi.

RE

                Informate la Regina con la discrezione del caso.

Esce Gardiner

                Il posto più accogliente a cui io possa pensare

                per un sì eletto confronto di dotti, è Blackfriars.

                Colà vi consulterete su questa intricata questione.

                Mio Wolsey, provvedete agli arredi. Oh, monsignore,

                non è un tormento per un uomo che si rispetti, dover lasciare

                una compagna tanto dolce? Oh, coscienza, coscienza!

                Che organo sensibile! Ma intanto mi toccherà lasciarla.

Escono

Scena III

Entrano Anna Bolena e una Dama attempata

ANNA

                No, neppure per questo. È qui il punto dolente:

                Sua Altezza ha vissuto con lei tanto a lungo, e lei

                è una signora così buona che nessuna linguaccia poté mai

                far della maldicenza su di lei - sulla mia vita,

                lei che non fece mai male a una mosca! - Ed ora, ahimè,

                dopo che il sole per tanti anni ha illuminato il suo trono,

                sempre accrescendone la maestà e il fasto - cose a cui

                è mille volte più amaro rinunciare, di quanto

                a suo tempo non fosse dolce accedere - dopo tutto questo,

                darle poi il benservito, è crudeltà

                da impietosire un mostro.

DAMA

                                                               Cuori fra i più induriti

                si struggono nel piangerne il destino.

ANNA

                                                               Oh sant'Iddio, sarebbe stato assai meglio

                se mai l'avesse conosciuto, il fasto. Anche se è solo

                un bene temporale, pure, se la capricciosa Fortuna lo strappa

                a chi ne gode, è un dolore straziante

                come quando l'anima si strappa dal corpo.

DAMA

                                                                                              Ahi, povera signora!

                Eccola ridiventata straniera fra noi.

ANNA

                                                                              A maggior ragione

                su lei deve calare un velo di pietà. In verità,

                lo giuro, è meglio esser di umili natali

                e contentarsi di vivere con gente di modesta condizione

                che non far spicco su tutti in uno sfavillio di dolore

                ed indossare una pena trapunta d'oro.

DAMA

                                                                                              Il contentarsi

                resta il migliore fra i nostri averi.

ANNA

                                                               Sul mio onore, e sulla mia verginità,

                non ci terrei, a fare la regina.

DAMA

                                                               Mal me n'incolga s'io non lo vorrei,

                a costo di giocarmela, la verginità. E questo vale anche per voi,

                alla faccia di queste vostre pose insincere.

                Voi che della donna avete tutte le bellezze

                avete anche un cuore di donna, che ha sempre aspirato

                a fare spicco, alla ricchezza, all'autorità.

                Le quali cose, in fede mia, sono manna del cielo: doni

                che con tutto il rispetto per ogni affettazione in contrario,

                la vostra tenera, elastica coscienza saprebbe far suoi,

                sol che voleste stiracchiarla un po'.

ANNA

                                                                              Ma no, ve lo giuro.

DAMA

                Ma sì, giuramenti o no. Non vorreste far la regina?

ANNA

                No, per tutti i tesori del creato.

DAMA

                È strano: io mi presterei per un soldo bucato

                a fare la regina, pur vecchia come sono. Ma, di grazia,

                che ne direste di fare la duchessa? Siete forte abbastanza

                da sostenere il peso di un tale titolo?

ANNA

                                                                              No, davvero.

DAMA

                Allora siete proprio deboluccia. Scendiamo di un gradino:

                non vorrei essere un giovane conte e imbattermi in voi,

                per poco più di un modesto rossore. Se sulla vostra persona

                non ce la fate a portare un tal peso, mai avrete la forza

                di generare un erede.

ANNA

                                                               Che modo di esprimersi!

                Ancora una volta vi giuro, non vorrei far la regina

                per nulla al mondo.

DAMA

                                               E io vi giuro che per la piccola Inghilterra

                vi fareste anche impalare su uno scettro. Io stessa ci proverei,

                per la contea di Caernarvon, a costo di regnare

                soltanto su di essa. Attenta! Arriva qualcuno.

Entra il Lord Ciambellano

CIAMBELLANO

                Buongiorno, mie dame. Quanto costerebbe sapere

                il segreto di cui state confabulando?

ANNA

                                                                              Mio buon signore,

                nemmeno la fatica di domandarlo: non ne vale la pena.

                Stavamo commiserando i dolori della nostra sovrana.

CIAMBELLANO

                Nobile occupazione, che ben si addice

                a donne di buon carattere. Ci sono speranze

                che tutto si accomoderà.

ANNA

                                                               Prego Iddio che così sia.

CIAMBELLANO

                Avete un animo nobile, e le benedizioni celesti

                cercan creature come voi. Onde possiate, mia bella signora,

                capire che parlo con sincerità, e che in alta considerazione

                teniamo le vostre innumeri virtù, la Maestà del Re

                vi comunica che ha un'ottima opinione di voi,

                e si propone di onorarvi con un titolo non meno sontuoso

                di quello di Marchesa di Pembroke: al quale titolo aggiunge

                un appannaggio annuale di mille sterline l'anno,

                per sua munificenza.

ANNA

                                                               Io non lo so

                che genere di obbedienza ci si aspetti da me.

                Per quanto io possa valere, son sempre un nulla, né le mie preghiere

                sono parole debitamente consacrate, né le mie aspirazioni

                valgono più di vuote vanità: pure preghiere e aspirazioni

                son tutto ciò che posso offrire in cambio. Supplico Vostra Signoria,

                degnatevi di esprimere la mia più devota gratitudine

                a Sua Altezza, con tutto il rossore di un'umile ancella

                che prega per la sua salute e la sua gloria.

CIAMBELLANO

                                                                                              Madonna,

                non mancherò di confermare l'alto concetto

                che il Re ha di voi. [A parte] L'ho scrutinata a puntino.

                Onestà e bellezza si fondono in lei così bene

                da conquistare il Re; chi può mai dire

                che da tal donna non possa nascere una gemma

                da illuminar tutta l'isola? Andrò dal Re,

                a dirgli che ci siamo parlati.

ANNA

                                                                              Mio onorato signore!

Esce il Lord Ciambellano

DAMA

                Ecco, così è la vita: ma guarda, guarda...

                Da sedici anni sto a corte a mendicare

                e sono ancora una povera dama di corte, né ho mai imbroccato

                il momento giusto, fra il troppo presto e il troppo tardi,

                per bussare a quattrini. E voi - o destino! -

                un pesciolino giunto fresco fresco - o scandalo tre volte scandaloso

                tal fortuna forzata! - vi lasciate saziare

                prima ancor d'aprir bocca.

ANNA

                                                               È tutto così strano...

DAMA

                Ma che sapore ha? Amaro? Quaranta soldi che no.

                C'era una volta una dama - dice un'antica favola -

                che non voleva esser regina, non lo voleva no,

                per tutto il limo d'Egitto: la conoscete?

ANNA

                Via, volete celiare.

DAMA

                                               Con un soggetto come voi

                potrei librarmi più in alto dell'allodola: Marchesa di Pembroke!

                Mille sterline l'anno, un mero pegno di stima,

                senza contropartita! Parola mia,

                questo vuol dire altre migliaia a venire: la coda degli onori

                è lunga più della veste. Ormai è chiaro:

                un titolo di duchessa ve lo potete accollare. Dite,

                non vi sentite un po' più forte di prima?

ANNA

                                                                              Cara la mia signora,

                divertitevi pure con le vostre fantasie personali,

                ma lasciatemene fuori. Vorrei non esser mai nata

                se questo annunzio mi scombussola più di tanto: ma mi fa tremare

                il pensiero di quel che può seguirne.

                La Regina è in preda allo sconforto, e noi la stiamo dimenticando,

                da troppo tempo assenti. Vi prego, non mettetela a parte

                di quanto avete qui udito.

DAMA

                                                               Ma per chi mi prendete?

Escono

Scena IV

Trombe, fanfare e cornette. Entrano due Mazzieri con corte verghe d'argento; li seguono due Segretari in toga dottorale; indi l'Arcivescovo di Canterbury, solo, e dopo di lui, i Vescovi di Lincoln, Ely, Rochester e Saint Asaph; a breve distanza seguono un Gentiluomo che porta la borsa col Gran Sigillo e una berretta cardinalizia; poi due preti, ciascuno dei quali porta una croce d'argento; poi [Griffith], un Gentiluomo di Palazzo a capo scoperto, accompagnato da un Ufficiale della Guardia con mazza d'argento, seguito da due Gentiluomini che portano due imponenti bastoni d'argento; dopo di essi, fianco a fianco, i due Cardinali [Wolsey e Campeggio]; indi due Nobili con spada e mazza. Il Re prende posto sotto il baldacchino. I due Cardinali siedono ai piedi del trono in veste di giudici. La Regina [Caterina] prende posto a una certa distanza dal Re. I Vescovi si dispongono ai due lati della Corte, come si fa in concistoro, e sotto di loro prendon posto gli Scritturali. I Pari seggono accanto ai Vescovi. Il resto del seguito si dispone in bell'ordine su tutto il palcoscenico

WOLSEY

                Stiamo per dar lettura del nostro mandato da Roma:

                che sia fatto silenzio.

RE

                                                               Ma che bisogno c'è?

                È stato già letto pubblicamente,

                e la sua autorità è universalmente riconosciuta.

                Non sprechiamo altro tempo.

WOLSEY

                                                               Così sia. Si proceda.

SCRITTURALE

Dite: "Enrico, Re d'Inghilterra, si presenti alla Corte".

BANDITORE

Enrico, Re d'Inghilterra, si presenti alla Corte.

RE

Presente.

SCRITTURALE

Dite: "Caterina, Regina d'Inghilterra, si presenti alla Corte".

BANDITORE

Caterina, Regina d'Inghilterra, si presenti alla Corte.

La Regina [Caterina] non risponde, si leva dal suo scranno, attraversa la sala, si accosta al Re e s'inghinocchia ai suoi piedi; indi parla

[CATERINA]

                Sire, vi prego di render giustizia al mio buon diritto,

                e di concedermi la vostra pietà:

                giacché io son povera e derelitta, una donna straniera,

                nata al di fuori dei vostri domini, che qui non può trovare

                né un giudice imparziale, né alcuna certezza

                di equità e comprensione in un tale processo. Ahimè, Sire,

                in che vi ho recato offesa? Quale pretesto

                la mia condotta ha offerto al vostro cruccio,

                che ora dobbiate così procedere a ripudiarmi

                e togliermi la grazia del vostro favore? Il cielo mi è testimone:

                sono stata per voi una sposa sottomessa e fedele,

                in ogni occasione prona al vostro volere,

                sempre timorosa di dare esca alla vostra disapprovazione,

                soggetta, certo, a ogni vostro umore, lieto o cruccioso,

                ch'io vi leggessi in viso. C'è mai stato un momento

                in cui mi sia opposta a un vostro desiderio

                senza farlo anche mio? Avete un qualche amico

                ch'io non mi sia sforzata di amare, pur sapendo

                ch'egli mi era nemico? Ho mai avuto un amico

                che essendosi attirato la vostra collera

                io abbia continuato a favorire, senza invece avvertirlo

                di ritenersi licenziato? Sire, vogliate ricordarvi

                che sono stata vostra moglie in tale obbedienza

                per più di vent'anni, e da voi ho avuto la benedizione

                di numerosa prole. Se nei corsi e trascorsi

                di questo tempo voi foste in grado di riferire

                e di provare alcunché contro l'onor mio,

                o la mia fede al vincolo nuziale, o l'amore dovuto

                alla vostra sacra persona, in nome di Dio

                cacciatemi via, e che il più turpe disprezzo

                mi sbatta la porta in viso, e così mi consegni

                alla più dura giustizia. Con vostra licenza, Sire,

                il Re vostro padre ebbe fama

                di principe di grande prudenza, e di eccellente,

                impareggiabile ingegno e giudizio. Ferdinando,

                mio padre il Re di Spagna, fu sempre riconosciuto come uno

                dei principi più saggi che mai colà avessero regnato,

                da molti anni. È un fatto incontestabile

                che fu da essi convocato un consiglio di esperti

                di ogni paese, per dibattere la questione:

                ed essi decretarono la legittimità delle nostre nozze. Per cui umilmente

                vi supplico, Sire, di risparmiarmi, fino a quando

                non mi sarò consigliata con gli amici che ho in Spagna, il cui parere

                voglio sollecitare. Altrimenti, nel nome di Dio,

                si compia il vostro volere.

WOLSEY

                                                               Signora, voi qui avete di fronte,

                e da voi scelti, questi reverendi padri, uomini

                di singolare integrità e dottrina;

                proprio così, gli eletti della nazione, qui radunati

                a patrocinare la vostra causa. Sarà pertanto inutile

                che voi chiediate alla Corte un rinvio: sia per la vostra

                serenità personale, che per ristabilire la calma

                nell'animo turbato del Re.

CAMPEGGIO

                                                               Sua Grazia

                ha detto bene e ha detto giusto. Pertanto, madonna,

                mi sembra appropriato dar seguito a quest'udienza reale,

                ed esporre e ascoltare i rispettivi argomenti

                senz'altro indugio.

CATERINA

                                               Lord Cardinale,

                è a voi che mi rivolgo.

WOLSEY

                                               Come volete, signora.

CATERINA

                                                                                              Monsignore,

                sto per mettermi a piangere; ma riflettendo

                che siamo una regina, o almeno ci siamo a lungo illuse di esserlo -

                e in ogni caso la figlia d'un Re - le mie stille di pianto

                convertirò in faville di fuoco.

WOLSEY

                                                               Cercate invece di controllarvi.

CATERINA

                Lo farò, quando avrete imparato l'umiltà. Anzi, prima:

                altrimenti Iddio mi punirà. Credo davvero,

                convinta da prove inconfutabili,

                che mi siate nemico, e vi contesto il diritto

                di esser voi a giudicarmi: poiché siete voi

                che avete soffiato sul fuoco tra me e il mio signore

                (che Iddio lo estingua colla sua rugiada) io ripeto pertanto

                che m'ispirate un disgusto infinito, e sì, dal profondo dell'anima

                vi ricuso come giudice, dato che - come ripeto -

                vi ritengo il mio più perfido nemico, e vi considero

                per nulla amico della verità.

WOLSEY

                                                               Ed io dichiaro

                che non parlate come quella di sempre, voi che sempre in passato

                avete dato esempio di amore cristiano e dimostrato nei fatti

                un animo gentile, e una saggezza

                che alle donne è negata. Mi fate torto, madonna;

                non nutro alcun livore contro di voi, né saprei essere ingiusto

                con voi o chiunque altro. La mia condotta a tutt'oggi,

                e anche quella a venire, è pienamente avallata

                da un mandato del Collegio dei Cardinali:

                ma sì, l'intero concistoro di Roma. Mi accusate

                di aver soffiato sul fuoco. Io lo nego.

                Il Re è presente: se venisse a sapere

                che mi rimangio ciò che ho detto e fatto, saprebbe far scempio,

                e con ragione, della mia falsità, sì, proprio come voi

                avete fatto della mia integrità. Se egli sa

                che io sono innocente di ciò che mi rinfacciate, sa pure

                che voi mi fate torto. Perciò sta in lui

                curar la mia ferita, e la cura consiste

                nel togliervi dalla testa tali pensieri; e prima

                che sia Sua Altezza a dire la sua, vi imploro,

                o graziosa regina, di ripensare a quanto avete detto,

                e non tornarci più sopra.

CATERINA

                                                               Monsignore, monsignore,

                sono una donna semplice, troppo indifesa

                per fare fronte alla vostra astuzia. Siete mansueto e umile a parole,

                e la facciata del rango e del potere voi la mascherate

                di umiltà e mansuetudine; ma il vostro cuore

                trabocca di superbia, rancore ed arroganza.

                Avete, grazie alla fortuna e al favore di Sua Altezza,

                salito in punta di piedi i gradini più bassi, e ora siete montato

                là dove i potenti sono al vostro servizio, e le vostre parole,

                a voi asservite, seguono fedelmente il vostro volere

                e ogni vostro comando. Ho il dovere di dirvi

                che il prestigio della vostra persona vi sta più a cuore

                della vostra alta vocazione spirituale; per cui ripeto

                che vi ricuso come giudice e, in questa sede,

                davanti a tutti voi, mi appello al Papa,

                a che l'intera mia causa sia avocata a Sua Santità,

                e a che sia lui a giudicarmi.

S'inchina al Re e accenna ad allontanarsi

CAMPEGGIO

                                                               La Regina è ostinata,

                refrattaria alla giustizia, pronta a contestarla,

                e piena di disprezzo per la Corte: così non va.

                Se ne sta pure andando.

RE

                                                               Richiamatela.

BANDITORE

Caterina, Regina d'Inghilterra, si presenti alla Corte.

[GRIFFITH]

Signora, vi stan richiamando.

CATERINA

                Occorre farmelo notare? Vi prego, uscite anche voi:

                rientrate se vi richiamano. Ora, che Iddio m'aiuti,

                questi mi fanno perdere la pazienza. Suvvia, muovetevi.

                Qui non ci voglio restare; no, e mai più in futuro

                intendo far atto di presenza per questa faccenda

                in alcuno dei loro tribunali.

Escono la Regina [Caterina] e il suo seguito

RE

                                                               Va' per la tua strada, Kate.

                Chiunque al mondo racconterà di avere

                una sposa migliore, non sia creduto in nulla

                per quest'unica menzogna. Tu sei l'unica -

                se le tue rare qualità, la soave dolcezza,

                la mitezza d'una santa, la tua condotta di moglie esemplare,

                docile sin nel comandare, e ogni tua altra dote

                regale e virtuosa potessero descriverti -

                la regina delle regine della terra. Ella è di nobili natali,

                e verso di me si è comportata

                in armonia con la sua pura nobiltà.

WOLSEY

                                                                              Graziosissimo Sire,

                con la più profonda umiltà chiedo a Vostra Altezza

                che si compiaccia di dichiarare al cospetto

                di tutte queste orecchie (qui dove son derubato e messo alla gogna

                io devo esser prosciolto, anche se non su due piedi

                e mai risarcito del tutto) se mai

                io abbia insufflato questa faccenda a Vostra Altezza, oppure

                suscitato nella vostra mente scrupoli tali

                da indurvi a metterla in discussione, o se mai vi ho detto -

                a parte i rendimenti di grazie al Signore per una tale

                Regina - una sola, la più piccola parola che mai potesse

                arrecar pregiudizio alla sua attuale dignità,

                o anche solo sfiorarne l'integrità personale.

RE

                                                                                              Mio Lord Cardinale,

                io ve ne assolvo. Sì, sul mio onore,

                vi affranco da tali accuse. Non sarò io a insegnarvi

                che avete molti nemici, i quali non sanno

                perché lo sono ma, come cagnacci di villaggio,

                abbaiano quando gli altri lo fanno. Qualcuno di costoro

                ha provocato l'ira della Regina. Ritenetevi assolto.

                Ma la volete più ampia, l'assoluzione? Avete sempre

                desiderato lasciar dormire l'intera questione, e mai avete voluto

                metterla in discussione, ma avete spesso, spesso, intralciato

                i primi passi del procedimento. Sul mio onore,

                su questo ho detto la mia sul buon Lord Cardinale,

                e fino a qui l'ho assolto. Ora, su ciò che m'indusse a questi passi

                oserò prendervi un po' di tempo e attenzione.

                Notate dunque cosa mi spinse a ciò, come andaron le cose - fate attenzione.

                La prima volta che mi sentii pungere la coscienza

                da scrupoli e rimorsi, fu per certi discorsi pronunciati

                dal Vescovo di Bayonne, l'allora ambasciatore di Francia,

                che era stato qui inviato a negoziare

                un matrimonio tra il Duca d'Orleans

                e nostra figlia Maria. Nel corso di questi negoziati,

                prima dell'accordo finale, lui -

                intendo dire il Vescovo - chiese un aggiornamento

                per poter chiarire al Re suo sovrano

                se nostra figlia era o non era legittima,

                visto che ci eravamo sposati con la vedova

                già moglie del fratel nostro. Questo rinvio mi scosse

                in fondo alla coscienza, mi trafisse l'animo,

                sì, con la violenza d'un ferro accuminato, facendomi balzare

                il cuore in petto; così aprendo la strada

                a molte intricate riflessioni che s'infittirono

                e mi forzarono a questo grave dubbio. Innanzitutto, mi parve

                che non mi arridesse il benvolere del cielo, che aveva

                imposto alla natura che il grembo della mia sposa,

                se mai impregnato da un erede maschio, non dovesse

                infondergli altra vita se non quella

                che la tomba dà ai morti: visto che i figli maschi

                o morivano nella sede stessa del concepimento, o poco dopo

                esser venuti al mondo. Da ciò mi venne fatto di pensare

                che questo era un giudizio di Dio su di me, e che il mio regno,

                ben degno del più nobile erede del mondo, non avrebbe

                ricevuto da me questa gioia. Ne consegue che

                io soppesai il pericolo incombente sui miei reami

                per tal difetto di discendenza, e questo mi procurò

                più d'una crisi tormentosa. Così, alla deriva

                nel mare burrascoso della mia coscienza, drizzai il timone

                verso questo rimedio, per il quale siam qui,

                oggi assieme adunati: vale a dire,

                mi proposi di mettermi a posto con la coscienza, la quale

                pareva allora gravemente malata - e non è ancora guarita -

                con l'aiuto di tutti i più reverendi padri del paese

                e i più dotti fra i dotti. Dapprima cominciai in forma privata

                con voi, monsignore di Lincoln. Voi ricordate

                come l'angoscia mi faceva sudare

                la prima volta che mi rivolsi a voi.

LINCOLN

                                                                              Assai bene, mio Sire.

RE

                Ho parlato a lungo. Abbiatemi la compiacenza di dire

                in che misura mi rassicuraste.

LINCOLN

                                                                              Con licenza di Vostra Altezza,

                la domanda, sul primo momento, mi fece vacillare,

                poiché toccava un problema di suprema importanza

                dalle tremende implicazioni: tanto che consegnai al dubbio

                il più audace consiglio che vi potessi dare,

                e supplicai Vostra Altezza d'intraprendere il corso

                che state qui percorrendo.

RE

                                                                              Mi rivolsi poi a voi,

                monsignore di Canterbury, e ottenni il vostro assenso

                alla convocazione di quest'assemblea. Mi feci scrupolo di convocare

                tutte le eminenze presenti in questa alta Corte,

                e procedetti con la formale autorizzazione di ciascuno,

                di vostro pugno firmata e sigillata. Procedete pertanto,

                poiché non c'è ombra di avversione contro la persona

                della buona Regina, ma sono invece le spinose, laceranti ragioni

                che ho appena esposto, a promuovere questa causa.

                Dimostratemi la legittimità del matrimonio e, sulla mia vita

                e dignità di re, ci terremo contenti

                di consumare il resto di nostra vita mortale con lei,

                la nostra Regina Caterina, piuttosto che con la creatura più eletta

                che il mondo offra a mo' di paragone.

CAMPEGGIO

                                                                              Con licenza di Vostra Altezza:

                in assenza della Regina, s'impone la necessità

                di aggiornare questo processo a data da destinarsi.

                Nel frattempo occorre rivolgere un caldo appello

                alla Regina perché rinunci a far ricorso

                a Sua Santità, come intende fare.

RE [a parte]

                                                                              Mi rendo conto

                che questi cardinali mi menano per il naso. Aborro

                queste lungaggini dilatorie, e gli stratagemmi di Roma.

                Mio dotto e beneamato servitore, Cranmer,

                torna presto, ti prego. Col tuo rientro, lo so,

                ritroverò la pace. - La seduta è tolta.

                Muoviamoci, dico. Escono nell'ordine in cui sono entrati

ATTO III

Scena I

Entrano la Regina [Caterina] e le sue Ancelle intente al lavoro

CATERINA

                Prendi il liuto, figliola. Il mio animo è in preda a tristi pensieri.

                Canta, e falli svanire, se puoi. Lascia stare il lavoro.

                                               CANZONE

                Quando Orfeo sul liuto dispiegava il suo canto

                s'inchinavano a lui, sì, come per incanto,

                               e gli alberi e le vette ammantate di neve.

                Riviveva ogni pianta, si schiudeva ogni fiore:

                sì, come a primavera, quando il dolce tepore

                               del sole scherza con la pioggia lieve.

                Le forze della natura, nell'udirlo cantare -

                sì, persino le onde in tumulto del mare -

                               a lui si piegavan, da lui eran placate.

                Sì, la dolce arte della musica è tale

                che lo strazio del cuore, la pena più esiziale

                               pace trovano in lei, e ne sono acquietate.

Entra un Gentiluomo

CATERINA

Che succede?

GENTILUOMO

                Col buon volere di Vostra Grazia, i due eminenti Cardinali

                attendono nella sala del trono.

CATERINA

                                                                              Voglion parlare con me?

GENTILUOMO

                Così m'han pregato di dirvi, signora.

CATERINA

                                                                              Pregate le Loro Eminenze

                di farsi avanti. [Esce il Gentiluomo]

                                               Cosa possono volere da me,

                una povera donna indifesa caduta in disgrazia?

                Non mi piace questa visita. Ora che ci penso,

                dovrebbero essere uomini giusti, onesta la loro missione:

                solo che l'abito non fa il monaco.

Entrano i due Cardinali, Wolsey e Campeggio

WOLSEY

                                                                              Pace all'Altezza Vostra.

CATERINA

                Le Vostre Grazie mi trovano qui che faccio un po' la massaia.

                Vorrei esserlo in tutto e per tutto, in previsione del peggio.

                Cosa desiderate da me, reverendi signori?

WOLSEY

                Abbiate la compiacenza, nobile signora, di ritirarvi

                nella vostra stanza privata, e vi spiegheremo per filo e per segno

                il perché della nostra visita.

CATERINA

                                                               Spiegatelo qui.

                Non ho mai fatto nulla, sulla mia coscienza,

                che imponga segretezza. Oh, se ogni altra donna

                potesse dir questo con l'innocenza con cui lo dico io!

                Miei signori, non m'importa - e in questo son fortunata

                più di tante - se le mie azioni

                son scandagliate da ogni lingua, scrutinate da ogni occhio,

                e se malignità e maldicenza si esercitan su di loro:

                io so d'aver condotto una vita specchiata. Se la vostra missione

                è d'indagare su di me, e sulla mia condotta di sposa,

                ditelo senza tante perifrasi. La verità esige franchezza.

WOLSEY

                Tanta est erga te mentis integritas, Regina serenissima...

CATERINA

                Oh, mio buon signore, niente latino!

                Non sono stata tanto pigra, dal giorno del mio avvento,

                da non imparare la lingua del paese in cui vivo.

                Una lingua straniera rende la mia causa più strana e sospetta.

                Vi prego, parlate inglese: le qui presenti vi saranno grate

                se direte la verità, per il bene della loro povera padrona.

                Credetemi, le è stato fatto un gran torto. Lord Cardinale,

                il mio peggior peccato di commissione

                potete bene assolverlo in inglese.

WOLSEY

                                                                              Nobile signora,

                mi duole che la mia integrità debba ingenerare

                (assieme ai servigi resi alle Vostre Maestà)

                sospetti così profondi, malgrado la mia assoluta buonafede.

                Noi non veniamo in veste di accusatori,

                a macchiare l'onore benedetto da tutti gli onesti,

                né a consegnarvi in alcun modo al dolore -

                soffrite sin troppo, onesta Regina; ma solo a sapere

                che posizione intendete assumere nella grave controversia

                tra il Re e voi, e a comunicarvi,

                da uomini schietti e dabbene, le nostre meditate opinioni,

                e a confortarvi nelle vostre ragioni.

CAMPEGGIO

                                                                              Onoratissima signora,

                il Cardinale di York, per il suo nobile carattere,

                la devozione e l'obbedienza da sempre tributati a Vostra Grazia,

                dimenticando - nella sua bontà - i recenti attacchi

                alla sua veracità e alla sua persona - davvero eccessivi -

                vi offre, come anch'io, in segno di pace,

                i suoi servigi, come anche i suoi consigli.

CATERINA [a parte]

                                                                                              Per poi tradirmi.

                Ringrazio entrambe le Loro Eminenze per le buone intenzioni.

                Parlate da uomini onesti: voglia Iddio che lo siate!

                Ma come darvi un'immediata risposta

                su una questione così grave, che tocca così da vicino il mio onore,

                e più da vicino la mia vita, io temo - col mio scarso intelletto,

                e di fronte a persone di tale gravità e dottrina -

                io temo in verità di non saperlo. Stavo qui lavorando

                tra le mie ancelle e, Dio lo sa, mai mi sarei aspettata

                tali visitatori o una missione di tal fatta.

                Nell'interesse di colei che fui - qui, lo sento,

                la mia grandezza dà l'ultimo bagliore - care le mie Eminenze,

                datemi il tempo di riflettere sulla mia causa.

                Ahimè, sono una donna senza speranza e senza amici!

WOLSEY

                Madonna, fate torto all'affetto del Re con questi timori:

                le vostre speranze non si contano, e così i vostri amici.

CATERINA

                                                                                                              In Inghilterra

                c'è poco a mio favore: credete davvero, monsignori,

                che qualche inglese osi ben consigliarmi?

                O essermi amico dichiarato, e contrariare Sua Altezza

                (un suddito così temerario da dir quel che pensa),

                e restare tra i vivi? No, in fede mia. I miei amici,

                quelli che possono compensare le mie afflizioni,

                quelli che possono aspirare alla mia fiducia, non vivono qui.

                Essi sono, come ogni altro mio conforto, lontani,

                nella mia terra natale, signori miei.

CAMPEGGIO

                                                                              Se solo Vostra Grazia

                mettesse da parte le sue pene, e si lasciasse consigliare!

CATERINA

                                                                                              E come, signore?

CAMPEGGIO

                Rimettete la vostra causa principale alla protezione del Re.

                Egli vi ama, ed è assai magnanimo. Sarà tanto meglio

                pel vostro onore e per la causa vostra;

                giacché se dovrete sottostare a regolare processo

                ve ne uscirete disonorata.

WOLSEY

                                                               Vi dice il giusto.

CATERINA

                Mi suggerite ciò che entrambi vi augurate, la mia rovina.

                Vi pare un consiglio da cristiani? Vergognatevi!

                C'è ancora un cielo sopra di noi: colà è assiso un giudice

                che nessun re potrà mai corrompere.

CAMPEGGIO

                                                                              La vostra agitazione ci fa torto.

CATERINA

                A vostra maggior vergogna. Vi credevo santi uomini di chiesa,

                sull'anima mia, due venerabili, cardinali virtù:

                ma ora vi temo come peccati cardinali, e cuori senz'anima.

                Vergogna a voi, monsignori! Ravvedetevi! È questo il conforto?

                Il cordiale che portate a una dama infelice,

                a una donna da voi rovinata, derisa, spregiata?

                Non vi auguro la metà delle mie sventure:

                son più cristiana di voi. Ma dite pure che vi ho avvertito:

                attenti, per amore del cielo, attenti, se non volete che un giorno

                si abbatta su di voi il fardello delle mie pene.

WOLSEY

                Madonna, questa è pura follia.

                Il bene che noi vi offriamo lo trasformate in male.

CATERINA

                E voi mi trasformate nel nulla. Guai a voi,

                per tali false professioni di fede. Vorreste indurmi -

                se aveste un'ombra di giustizia o pietà,

                se foste altro che non due tonache prelatizie -

                ad affidare la mia causa malferma nelle mani di chi mi odia?

                Ahimè, mi ha già bandito dal suo letto

                e dal suo affetto, sin troppo tempo fa. Sono vecchia, signori,

                e l'unico rapporto che ancora mi lega a lui

                resta la mia obbedienza. Cos'altro può capitarmi

                dopo tanta disgrazia? Sono le vostre macchinazioni

                a fare di me la reietta che sono.

CAMPEGGIO

                                                                              Le vostre paure fanno di peggio.

CATERINA

                Ho vissuto anche troppo - lasciatelo dire a me,

                visto che la virtù non trova avvocati - da moglie, e da moglie fedele?

                Una donna - oso affermarlo senza sicumera -

                mai sino ad ora segnata dal sospetto?

                Non sono sempre, con tutto l'amore di cui sono capace,

                andata incontro al Re, non l'ho amato e obbedito, secondo solo a Dio?

                Non sono stata, nell'affetto mio cieco, sin troppo devota,

                quasi dimentica delle mie preghiere, pur di farlo felice?

                Ed è questa la ricompensa? Non è giusto, signori.

                Portatemi una donna fedele al suo sposo,

                una che non ha mai sognato altra gioia se non il piacere di lui,

                e a quella donna, quand'ella ha dato tutto,

                aggiungerò di mio un altro onore: una grande pazienza.

WOLSEY

                Madonna, voi divagate dal bene a cui miriamo.

CATERINA

                Monsignore, non oso macchiarmi della colpa

                di rinunciare spontaneamente al nobile titolo

                a cui mi ha fatto sposa il vostro sovrano. Soltanto la morte

                potrà divorziarmi dalle mie prerogative regali.

WOLSEY

                                                                                              Vi prego, ascoltatemi.

CATERINA

                Oh, non avessi mai calcato questa terra inglese,

                o dato retta alle lusinghe che vi allignano!

                Avete volti d'angelo, ma il cielo conosce i vostri cuori.

                Cos'avverrà di me ora, infelicissima donna?

                Sono la donna più sventurata del mondo.

                Ahimè, povere ragazze, cosa più avrete in sorte?

                Naufragate su un regno dove non ci sono pietà

                né amici, né speranze, né congiunti che piangan per me,

                dove a momenti mi si nega una tomba. Come il giglio

                che era una volta padrone del campo dove fioriva,

                io chinerò la testa per lasciarmi morire.

WOLSEY

                                                                                              Se Vostra Grazia

                si lasciasse convincere dell'onestà delle nostre intenzioni,

                stareste meglio. Perché dovremmo, cara signora,

                per che motivo, farvi del torto? Ahimè, il nostro rango,

                la natura del nostro magistero si opporrebbero a tanto.

                A noi spetta lenire gli affanni, non crearne di nuovi.

                Per amor di Dio, riflettete a ciò che fate,

                a come potreste, sì, danneggiare voi stessa, e fino in fondo

                alienarvi la confidenza del Re, facendo come voi fate.

                I cuori dei principi baciano l'obbedienza,

                tanto l'apprezzano: ma con chi recalcitra

                si gonfiano sino a scoppiare, tremendi come tempeste.

                Lo so che avete un'indole nobile e mansueta,

                un'anima serena come un mare calmo. Vi prego di crederci

                quel che diciamo di essere, messaggeri di pace, amici, e servi fidati.

CAMPEGGIO

                Tali ci troverete, madonna. Fate torto alle vostre virtù

                con queste ansie da donnicciola. Uno spirito nobile

                come quel che in voi è infuso, sempre respinge

                tali dubbi da sé come moneta falsa. Il Re vi ama:

                attenta a non perderne l'affetto. Quanto a noi, se vi garba

                affidarci i vostri interessi, siamo pronti

                a prodigarci col massimo impegno al vostro servizio.

CATERINA

                Fate quel che vi pare, monsignori, e perdonatemi, prego,

                se mi son comportata in modo scortese.

                Sapete che sono una donna, cui difetta l'ingegno

                per dare risposte adeguate a personaggi di tale levatura.

                Vi prego, porgete i miei ossequi a Sua Maestà.

                Egli ha tuttora il mio cuore, e avrà i miei fervidi voti

                finché avrò vita. Venite, reverendi padri,

                prodigatemi i vostri consigli. Lo implora colei

                che, sbarcando in questo paese, mai avrebbe pensato

                al prezzo che, per tali onori, poi avrebbe pagato. Escono

Scena II

Entrano il Duca di Norfolk, il Duca diSuffolk, Lord Surrey e il Lord Ciambellano

NORFOLK

                Se ora farete fronte comune nelle proteste

                e premerete su di lui senza tregua, il Cardinale

                finirà coll'esserne travolto. Se vi lasciate sfuggire

                questo momento propizio, posso solo promettervi

                che vi toccherà subire altre e nuove indegnità

                oltre a quelle che già vi tocca sopportare.

SURREY

                                                                                              Sono felice

                di cogliere la minima occasione che in me risvegli

                la memoria di mio suocero, il Duca,

                per vendicarmi di costui.

SUFFOLK

                                                               Chi fra i Pari del regno

                è andato esente dal suo disprezzo, o quantomeno

                dalla sua straordinaria mancanza di tatto? Quando mai ebbe riguardo

                per le più nobili qualità di chicchessia,

                all'infuori di sé?

CIAMBELLANO

                                               Miei Pari, fate presto a parlare.

                So bene quel che si merita da voi e me,

                ma di quel che possiamo fargli (anche se ora il momento

                ci sembra favorevole) ho una grande paura. Se non ce la fate

                a interdirgli l'accesso al Re, non provatevi mai

                ad attentare a lui, ché la sua lingua è stregata

                quando lui parla al Re.

NORFOLK

                                                               Oh, non abbiate paura di lui.

                Quel suo incantesimo è rotto: il Re ha scoperto

                qualcosa su di lui che ha reso amaro per sempre

                il miele dei suoi discorsi. No: ora ha messo radici

                nel reale disdegno, e non se ne caverà fuori.

SURREY

                                                                                                              Signore,

                notizie come questa mi rendono felice.

                Ne vorrei una ogni ora.

NORFOLK

                                                               Credetemi, è la verità.

                Nella questione del divorzio il suo doppio gioco

                è ormai così scoperto, che ci fa la figura

                che augurerei a un mio nemico.

SURREY

                                                                              E come son venuti

                alla luce i suoi intrighi?

SUFFOLK

                                                               Nel modo più inatteso.

SURREY

                                                                                              Ma come, come?

SUFFOLK

                Le lettere del Cardinale al Papa, per un disguido,

                sono finite sotto gli occhi del Re, e in esse lui ha letto

                che il Cardinale ha chiesto a Sua Santità

                di sospendere la decisione sul divorzio; poiché se essa

                fosse stata presa, "Mi rendo conto" - lui scrive -

                "che il mio Re è impegolato nella passione

                per una creatura della Regina, madonna Anna Bolena".

SURREY

                Il Re ha la lettera?

SUFFOLK

                                               Potete crederci.

SURREY

                                                                              E gli basterà?

CIAMBELLANO

                Il Re ha così compreso come lui traccheggi

                sempre occultando le proprie mene. Ma su questo scoglio

                tutti i suoi trucchi vanno a picco, e la sua medicina

                la porta al funerale del paziente: il Re

                ha già impalmato la bella signora.

SURREY

                                                                              Fosse vero!

SUFFOLK

                Potete congratularvi con voi stesso, signore:

                vi giuro, il vostro desiderio è realtà.

SURREY

                                                                              Allora tutta la mia gioia

                segua la congiunzione dei due astri.

SUFFOLK

                                                                              E così sia - dico io.

NORFOLK

                                                                                                              Lo diciamo tutti.

SUFFOLK

                La data dell'incoronazione è già fissata.

                Perdinci, una notizia calda calda, e forse è meglio

                non propalarla a tutti. Ma, miei signori,

                colei è una splendida creatura, di perfetta armonia

                fisica e spirituale. Mi sono convinto che da lei

                verrà a questo paese un qualche dono di Dio, che vi lascerà

                tracce memorabili.

SURREY

                                               Ma il Re

                la manderà giù, la lettera del Cardinale?

                Che Dio non voglia!

NORFOLK

                                               No davvero, perbacco!

SUFFOLK

                                                                                              No, no!

                Ci sono altre vespe che gli ronzano sotto il naso,

                ma questa sarà la prima a trafiggere. Il Cardinale Campeggio

                se n'è scappato a Roma, insalutato ospite,

                ha lasciato in sospeso la causa del Re,

                e corre a spron battuto, da emissario del nostro Cardinale,

                a secondarne le trame. E vi assicuro

                che, alla notizia, il Re ha tuonato "Ohibò!"

CIAMBELLANO

                                                                              Che Iddio gli dia esca,

                e lo faccia tuonare "Ohibò! " più forte ancora.

NORFOLK

                                                                                                              Ma signore,

                quando rientra Cranmer?

SUFFOLK

                È già rientrato, con le opinioni da lui raccolte,

                che hanno convinto il Re al divorzio, poiché hanno l'avallo

                di quasi tutte le università più famose

                del mondo cristiano. Tra breve, credo,

                sarà proclamato il suo secondo matrimonio,

                e l'incoronazione di lei. Caterina non sarà più

                chiamata Regina, ma Principessa Vedova

                del Principe Arturo.

NORFOLK

                                                               Questo Cranmer

                è una degna persona, e ce l'ha messa tutta

                nella faccenda del Re.

SUFFOLK

                                               Proprio così, e per questo lo vedremo

                promosso ad Arcivescovo.

NORFOLK

                                                               Così ho sentito.

SUFFOLK

                                                                                              E così è.

Entrano Wolsey e Cromwell

                Il Cardinale!

NORFOLK

                                               Guardatelo, come è scuro in viso!

WOLSEY

                Quel plico, Cromwell, l'avete dato al Re?

CROMWELL

                Direttamente nelle sue mani, nella sua stanza da letto.

WOLSEY

                Ma lo ha aperto, l'involucro?

CROMWELL

                                                                              Seduta stante

                l'ha dissuggellato, e ha scorso il primo dei documenti

                con aria preoccupata: e un certo allarme

                gli si leggeva in viso. A voi ha ordinato

                di presentarvi a lui qui stamattina.

WOLSEY

                                                                              È già pronto

                ad apparire in pubblico?

CROMWELL

                                                               Direi di sì, a questo punto.

WOLSEY

                Lasciatemi solo un momento. Esce Cromwell

                [A parte] Ha da essere la Duchessa d'Alençon,

                sorella del Re di Francia: è lei che dovrà sposare.

                Anna Bolena? No, nessun'Anna Bolena per il Re.

                Qui ci vuol'altro che un bel viso. Bolena!

                No, niente Bolene, per quanto sta in noi. Con impazienza attendo

                le notizie da Roma. Marchesa di Pembroke?

NORFOLK

                È assai imbronciato.

SUFFOLK

                                               Forse ha saputo

                che il Re ce l'ha con lui, ed affila le armi.

SURREY

                                                                              Le affili come si deve,

                Signore, per la Tua giustizia!

WOLSEY [a parte]

                La dama d'onore dell'ex Regina, la figlia d'un cavaliere,

                padrona della sua padrona? Regina della Regina?

                Questa candela fa fumo: tocca a me soffiarci sopra

                e puff! eccola spenta. Anche se so che è virtuosa

                e ricca di meriti? Intanto, a me risulta

                luterana arrabbiata, e poi andrebbe a detrimento

                della nostra causa, il fatto che essa divida letto e segreti

                del nostro ombroso monarca. E adesso ci salta fuori

                un eretico, un arci-eretico, Cranmer, uno

                che si è insinuato nel favore del Re,

                e ora gli fa da oracolo.

NORFOLK

                                               Qualcosa lo sta tormentando.

Entra il Re, leggendo una pergamena [,e Lovell]

SURREY

                Se almeno questo qualcosa gli rodesse ogni fibra

                e anche la molla che gli fa battere il cuore!

SUFFOLK

                                                                                              Il Re! Il Re!

RE

                Che cumuli di ricchezze ha saputo ammassare

                nelle sue mani! E quale marea di spese, a ogni ora che passa,

                rifluisce da lui! In nome del buon governo, ma come fa

                a rastrellare tutto questo? - Ebbene, signori miei,

                l'avete visto, il Cardinale?

NORFOLK

                                                               Mio Sire, siamo stati qui

                ad osservarlo. Un'insolita agitazione

                gli sta turbando il cervello. Si morde le labbra, trasalisce,

                s'arresta di colpo, contempla il pavimento,

                si tocca la tempia col dito, d'un tratto

                cammina a passi lesti, poi si ferma di nuovo,

                si batte forte il petto, e subito rivolge

                i suoi sguardi alla luna: lo abbiamo visto atteggiarsi

                nelle pose più strane.

RE

                                                               E lo credo bene:

                la sua mente è in subbuglio. Questa mattina

                mi ha mandato in esame documenti di stato,

                su mia richiesta: e indovinate che ci ho trovato,

                inserito, ne son convinto, inavvertitamente?

                Nientedimeno che un inventario, il quale specifica

                i diversi articoli della sua argenteria, i suoi gioielli,

                tessuti pregiati e oggetti ornamentali

                d'inestimabile valore, che io trovo incompatibile

                con le fortune di un privato.

NORFOLK

                                                               L'ha voluto il cielo:

                sarà stato uno spirito ad infilare nel plico quest'inventario,

                per ricrearvi la vista.

RE

                                                               Se potessimo crederlo

                immerso in meditazioni oltremondane,

                e intente a fini spirituali, lo lasceremmo

                alla sua contemplazione. Ma ho paura

                che i suoi pensieri si fermino ben al di sotto della luna, in ambiti indegni

                di un sì profondo meditare.

Il Re si accomoda sul trono e bisbiglia qualcosa a Lovell, che si accosta al Cardinale

WOLSEY

                                                               Il cielo mi perdoni.

                Dio sempre vi benedica, Altezza!

RE

                                                                              Mio caro monsignore,

                voi siete colmo di celestiali sostanze, e nella vostra mente

                portate l'inventario delle vostre virtù, proprio quelle che or ora

                passavate in rassegna. A malapena vi resta il tempo

                di sottrarre agli esercizi spirituali una breve pausa

                per occuparvi di rendiconti terreni. È vero, in questo

                io vi ritengo un cattivo amministratore, e sono lieto

                che almeno in questo mi somigliate.

WOLSEY

                                                                                              Sire,

                alle sacre funzioni dedico qualche tempo, ed altro tempo

                a meditare sulle altre mie funzioni

                di uomo di governo; e la natura esige

                i suoi momenti di ricreazione, che per forza di cose

                anch'io, sua fragile creatura, fra i miei confratelli mortali,

                dovrò pure osservare.

RE

                                                               Belle parole.

WOLSEY

                E che Vostra Altezza possa sempre appaiare -

                e io darvene motivo - le mie buone azioni

                alle belle parole.

RE

                                               Ben detto, ancora una volta!

                Dire bene le cose equivale a farle bene,

                eppure le parole non sono azioni. Mio padre vi amava.

                Diceva di amarvi, e con azione appropriata ebbe a confermare

                le parole coi fatti. Dalla mia ascesa al trono

                vi ho tenuto vicino al cuore, e non solo

                vi ho affidato impieghi altamente remunerativi,

                ma ho anche ridotto di un bel po' le mie sostanze, nel colmarvi

                di generose prebende.

WOLSEY [a parte]

                                                               Che significa questo?

SURREY [a parte]

                Il Signore continui nell'opera intrapresa!

RE

                                                                                              Non ho fatto di voi

                il primo dei miei ministri? Vi prego, ditemi,

                se quanto sto per affermare vi risulta vero,

                e se vi va di confessarlo ditemi anche

                se vi sentite a noi obbligato, oppure no. Che avete da dire?

WOLSEY

                Mio sovrano, confesso che i vostri regali favori,

                profusi giorno per giorno su di me, hanno di molto superato

                quanto dovuto ai miei zelanti uffici, che pure sono andati al di là

                di tutto ciò che si può chiedere a un uomo. I miei sforzi

                son sempre rimasti al di sotto dei miei desideri,

                ma pur sempre all'altezza dei miei talenti. Le mie mire personali

                sono state mie nella misura in cui hanno sempre mirato

                al bene della vostra sacra e augusta persona

                e all'interesse dello stato. Quanto ai grandi favori

                riversati su di me, pover'uomo immeritevole,

                non posso che esprimervi i miei più devoti ringraziamenti,

                pregando il cielo per voi, e la mia lealtà,

                che non ha fatto che crescere e crescerà sempre,

                sinché l'inverno della morte non l'avrà uccisa.

RE

                                                                                              Gran bella risposta,

                che dà risalto all'immagine

                di un suddito leale e sottomesso. L'onore del quale

                è la sua stessa ricompensa, così come, nel caso inverso,

                il disonore è la sua stessa punizione. Io presumo

                che, come la mia mano vi è stata prodiga di doni

                e il mio cuore di affetti, e il mio potere v'ha inondato di onori,

                più di chiunque altro, così la vostra mano, ed il cuore,

                ed il cervello, ed ogni facoltà in vostro potere

                avrebbero dovuto - a parte ogni vincolo di fedeltà -

                proprio per l'intimo legame di affetto che ci lega, operare

                per me, il vostro amico, più che per ogni altro.

WOLSEY

                                                                                              Io qui dichiaro

                d'essermi sempre prodigato per il bene di Vostra Altezza,

                più che per il mio; d'essere quel che sono, sono stato e sempre sarò -

                quand'anche il mondo intero facesse a pezzi la fedeltà che vi deve

                per ripudiarla dal fondo dell'anima, quand'anche i pericoli

                irrompessero in tanti, quanti il pensiero ne può immaginare,

                ed apparissero in forme ancora più orrende - pure la mia fedeltà,

                come una roccia di contro a marea ribollente,

                dovrebbe infrangere le ondate di sì turbolenta fiumana

                ed incrollabile restar tutta vostra.

RE

                                                                              Assai nobili parole.

                Prendete nota, signori: egli ha un cuore leale,

                l'avete visto mettervelo a nudo. Leggetemi questo.

[gli passa dei documenti]

                e dopo, questo; e poi, su a colazione,

                se ancora vi resta un po' d'appetito.

Esce il Re, fissando corrucciato il Cardinale; i Nobili gli si accalcano dietro, sorridendo e bisbigliando

WOLSEY

                                                                              Che significa questo?

                Che collera improvvisa è mai questa? Che ho fatto per meritarla?

                Se n'è andato con un'occhiataccia, quasi che la rovina

                gli schizzasse dagli occhi. Così guata il leone furente

                il temerario cacciatore che l'ha ferito

                e ne sarà annientato. Devo leggere questo foglio:

                qui, temo, è la spiegazione della sua ira. Proprio così:

                questo foglio mi ha rovinato. È l'inventario

                di tutto quell'universo di ricchezze che ho ammassato

                per i miei fini - in realtà, per guadagnarmi il papato

                e finanziare i miei alleati di Roma. Oh distrazione

                in cui solo uno stolto poteva incappare! Qual diavolo maligno

                mi indusse a infilare questo grosso segreto nel plico

                che avevo inviato al Re? Non c'è alcun modo di rimediare?

                Qualche nuova trovata, per toglierglielo dalla testa?

                Lo so che lo manderà sulle furie, eppure ne ho una

                che, se faccio le cose giuste, a dispetto della sfortuna,

                mi toglierà dalle peste. E questo cos'è? "Al Papa"?

                La lettera - ci giurerei - con tutto quello

                che scrissi a Sua Santità. Eh no, a questo punto, addio!

                Ho toccato il punto più alto della mia grandezza,

                e ora da quello zenith della mia gloria

                volo verso il tramonto. Saprò cadere

                come una luminosa meteora nella sera,

                e nessun uomo mi vedrà mai più.

Entrano, alla volta di Wolsey, i Duchi di Norfolk e Suffolk, il Conte di Surrey, e il Lord Ciambellano

NORFOLK

                Udite il volere del Re, Cardinale, che vi ingiunge

                di riconsegnare all'istante il Gran Sigillo

                nelle nostre mani, e di restare agli arresti

                ad Asher House, la sede del Vescovo di Winchester,

                fino a nuove istruzioni da parte di Sua Altezza.

WOLSEY

                                                                                                              Alto là!

                Dov'è il vostro mandato, signori? Le parole non bastano

                a un'ingiunzione di tale gravità.

SUFFOLK

                                                                              Chi osa far resistenza

                quand'esse esprimono, per bocca sua, una precisa volontà del Re?

WOLSEY

                Finché non trovo qualcosa di più di una volontà o di parole -

                mi riferisco al vostro odio - sappiate, zelanti signori,

                che ho il dovere di oppormi, e lo farò. Ora tocco con mano

                di qual vile metallo siete forgiati: la malignità.

                Con quale entusiasmo tenete dietro alle mie disgrazie

                per pascervi di esse, e con quanta prontezza e voluttà

                mettete becco in tutto ciò che concorre alla mia rovina!

                Seguite le vie della vostra invidia, uomini maligni:

                davvero una procedura da cristiani - e senza dubbio,

                avrete a suo tempo, per questo, la giusta mercede. Quel sigillo

                che mi chiedete con tanta irruenza, il Re,

                padrone vostro e mio, me l'ha affidato di sua propria mano;

                mi ha ordinato di goderne, con la carica e gli onori connessi,

                vita natural durante e, a conferma della sua generosità,

                l'investitura è avallata da lettere patenti. E ora chi me la toglie?

SURREY

                Il Re che ve l'ha data.

WOLSEY

                                                               Dovrà farlo di persona.

SURREY

                Sei un tracotante traditore, prete.

WOLSEY

                                                                              Tracotante sei tu, e mentitore.

                Nel giro di quarantott'ore Surrey l'avrà capito

                che era meglio bruciarsi la lingua che parlarmi così.

SURREY

                                                                                                              La tua ambizione,

                peccatore scarlatto, ha privato questo paese, che tuttora lo piange,

                di mio suocero, il nobile Buckingham.

                Le teste di tutti i Cardinali tuoi confratelli,

                con te e tutto il meglio delle tue doti,

                non valgono un solo capello di lui. All'inferno le vostre trame!

                Mi avete mandato a fare il Viceré in Irlanda

                perché non potessi aiutarlo, lontano dal Re e da tutti coloro

                che avrebbero potuto ottenere clemenza per le accuse da te profferite,

                mentre la vostra sublime bontà, con cristiana pietà,

                gli dava l'assoluzione con la mannaia.

WOLSEY

                                                                              Questo, con tutto il resto

                che questo Conte raccontafavole mi mette in conto,

                dichiaro falso in tutto e per tutto. Il Duca fu giudicato

                secondo la legge. Quanto io fossi incolpevole

                d'ogni malanimo personale nella sua fine,

                lo testimoniano i suoi nobili giudici e la sua ignobile causa.

                Se io amassi menare la lingua, signore, potrei dirvi

                che di onestà come di onore, ne avete ben poca,

                e che in fatto di lealtà e fedeltà

                verso il Re, mio per sempre regale padrone,

                posso vedermela con uomini ben più sensati d'un Surrey,

                e di tutti quelli che ne apprezzano le follie.

SURREY

                                                                                              Sull'anima mia,

                prete, la tua tonaca ti protegge, altrimenti

                ti sentiresti la mia spada nel fondo del cuore. Signori,

                come potete tollerare una tale arroganza,

                e da un tale individuo? Se siamo tanto imbelli

                da farci insultare così da uno straccio di porpora,

                addio nobiltà! Che Sua Grazia faccia altri progressi,

                e ci abbagli con la sua berretta, manco fossimo allodole.

WOLSEY

                                                                                                              Ogni forma di bontà

                è veleno per il tuo stomaco.

SURREY

                                                               Sì, quella bontà che consiste

                nel rastrellare l'intera ricchezza del paese in un unico ammasso

                nelle vostre mani, Cardinale, e a forza d'estorsioni.

                La bontà dei messaggi intercettati

                che avete scritto al Papa a detrimento del Re. La vostra bontà,

                giacché mi provocate, sarà data in pasto alla gente.

                Mio Duca di Norfolk, giacché voi siete veramente nobile

                e vi stanno a cuore il bene comune, la condizione

                della nostra bistrattata nobiltà, i nostri eredi -

                i quali, se costui vive, potranno sì e no fare i gentiluomini -

                tirate fuori la gran somma dei suoi peccati, le imputazioni

                collezionate in una vita. Vi farò trasalire:

                peggio della campanella dell'ostia, quando la bella mora

                era tra le vostre braccia, Cardinale, intenta a baciarvi.

WOLSEY

                Quanto, affé mia, potrei disprezzare quest'uomo,

                se non me lo vietasse la carità cristiana!

NORFOLK

                Quei capi d'accusa, monsignore, sono in mano del Re:

                mi basti dire che sono infamanti.

WOLSEY

                                                                              Tanto più chiara

                e immacolata rifulgerà la mia innocenza,

                appena il Re avrà capito che gli sono fedele.

SURREY

                                                                                              Non basterà a salvarvi.

                Ringrazio la mia memoria: ricordo ancora

                qualcuna di queste accuse, e ve le sciorino.

                Ora, Cardinale, se siete capace di arrossire e gridare "Colpevole!"

                dimostrerete un pizzico d'onestà.

WOLSEY

                                                                              Continuate, signore.

                Sfido le vostre peggiori accuse. Se arrossisco,

                è nel vedere un nobile che non si sa controllare.

SURREY

                Meglio perdere il controllo che la testa. A voi, in guardia!

                In primo luogo, senza l'assenso o all'insaputa del Re

                vi siete dato da fare per diventare legato del Papa, e con tali poteri

                avete usurpato le prerogative di tutti i Vescovi.

NORFOLK

                Secondo: in tutti i vostri dispacci a Roma, o anche

                a principi stranieri, c'era sempre scritto

                "Ego et Rex meus", così che il Re era messo in sottordine

                alla vostra persona.

SUFFOLK

                                               Terzo: all'insaputa del Re,

                così come del Consiglio, quando vi recaste dall'Imperatore

                in qualità di ambasciatore, aveste l'ardire

                di portarvi fino in Fiandra il Gran Sigillo.

SURREY

                Ancora: avete inviato un'ampia delega

                a Gregorio de Cassado, affinché concludesse

                all'insaputa del Re o senza l'avallo dello stato,

                un'alleanza tra Sua Altezza e Ferrara.

SUFFOLK

                E per pura ambizione avete fatto coniare

                il vostro cappello cardinalizio sulla moneta del Re.

SURREY

                Inoltre, avete mandato somme incalcolabili -

                e come ve le siete procurate lo lascio alla vostra coscienza -

                per foraggiare Roma e preparare il terreno

                a nuovi onori per voi, portando né più né meno alla rovina

                tutto il reame. Ce ne sono moltre altre,

                ma poiché hanno a che fare con voi, per la loro odiosità,

                non mi ci voglio sporcare la bocca.

CIAMBELLANO

                                                                                              O mio signore,

                non infierite troppo su un uomo caduto: siate virtuoso.

                Le sue colpe sono esposte al rigore delle leggi. Siano esse,

                non voi, a castigarlo. Mi piange il cuore a vederlo ridotto

                a un'ombra del grand'uomo che era.

SURREY

                                                                                              Io lo perdono.

SUFFOLK

                Lord Cardinale, è inoltre volere del Re -

                dal momento che tutte le azioni da voi ultimamente compiute

                in virtù dei vostri poteri di legato presso questo regno

                costituiscono violazione del praemunire -

                che sia pertanto contro di voi spiccato il seguente mandato

                per la confisca di tutti i vostri beni, terreni, immobili,

                e mobili, di qualunque tipo, e con decadenza

                dalla protezione del Re. Questo è il mio incarico.

NORFOLK

                E così vi lasciamo alle vostre meditazioni

                sulla vita virtuosa. Quanto al vostro ostinato rifiuto

                di restituirci il Gran Sigillo,

                il Re ne verrà informato e, fuor di dubbio, saprà come ringraziarvi.

                Cosicché addio, monsignor Cardinal Poco-di-buono.

Escono tutti eccetto Wolsey

WOLSEY

                E così addio, voi che dei poco di buono siete stati con me.

                Addio, e un lungo addio, a tutta la mia grandezza.

                Questa è l'umana condizione: oggi uno mette fuori

                le tenere foglie della speranza, domani fiorisce,

                poi porta su di sé un fitto rigoglio di onori.

                Al terzo giorno arriva una gelata, una gelata mortale,

                e proprio quando lui pensa, fiducioso e sereno, che di sicuro

                la sua grandezza sta per maturare, ecco che lo attacca alle radici

                e lui poi crolla, come a me sta accadendo. Mi sono avventurato,

                come i bambini giocosi che nuotano aggrappati a vesciche,

                per troppe estati in un mare di gloria,

                ma in acque per me troppo fonde: il mio orgoglio smodato

                si è alla fine sgonfiato sotto di me, e ora mi lascia

                esausto ed invecchiato nel mio ufficio, alla mercé

                di un turbolento torrente che m'inghiottirà per sempre.

                Vana pompa e gloria di questo mondo, io vi odio.

                Sento che il mio cuore rinasce con me. Oh quanto disgraziato

                il poveretto che dipende dal favore dei principi!

                Ci sono, tra quel sorriso a cui vorremmo aspirare,

                l'aspetto benigno dei principi, e il loro rovinoso potere

                più spasimi e terrori di quanti ne provino le donne, ne infliggano le guerre.

                E quando egli cade, cade come Lucifero,

                e per non più sperare.

Entra Cromwell, e ristà sbigottito

                                                               Che c'è ora, Cromwell?

CROMWELL

                Non ho il coraggio di parlare, signore.

WOLSEY

                                                                                              Come, sgomento

                per le mie disgrazie? Può il tuo spirito stupirsi

                del declino di un grande? Davvero, se piangi tu,

                son proprio un uomo finito.

CROMWELL

                                                               Come si sente Vostra Grazia?

WOLSEY

                                                                                              Bene, se per questo.

                Mai stato così felice, mio buon Cromwell.

                Ora conosco me stesso, e dentro di me sento

                una pace che trascende ogni pompa terrena,

                una coscienza serena e tranquilla. Il Re mi ha guarito.

                Io ne ringrazio umilmente Sua Altezza, che da queste mie spalle -

                questi pilastri in rovina - ha pietosamente sottratto

                un carico da affondare un'intera flotta: l'eccesso di onori.

                Oh, è un fardello, Cromwell, un fardello

                troppo pesante per uno che aspiri al cielo!

CROMWELL

                Son lieto che Vostra Grazia l'abbia presa per il verso giusto.

WOLSEY

                Lo spero proprio: ché mi sento ora in grado,

                per via d'una fortezza d'animo che sento in me,

                di sopportare avversità più numerose e più gravi assai

                di quanto osino prepararmi i miei codardi nemici.

                Che notizie ci sono?

CROMWELL

                                               La più grave, e la peggiore,

                è che siete incorso nel ripudio del Re.

WOLSEY

                                                                              Dio lo benedica!

CROMWELL

                Inoltre, Ser Tommaso Moro è stato scelto

                al vostro posto, come Lord Cancelliere.

WOLSEY

                                                                              Questa non me l'aspettavo!

                Ma è un uomo dotto. Che possa continuare a lungo

                nel favore di Sua Altezza, e rendere giustizia

                nell'interesse della verità e della sua coscienza, sì che le sue ossa,

                quando avrà compiuto il suo corso e riposerà benedetto,

                possano avere una tomba di lacrime d'orfani, versate per lui.

                Che altro c'è?

CROMWELL

                                               Cranmer è ritornato con tutti gli onori,

                ed è stato insediato come Arcivescovo di Canterbury.

WOLSEY

                Questa sì è una notizia!

CROMWELL

                                                               Infine, Lady Anna,

                che il Re ha segretamente e da tempo sposato,

                stamani è stata vista in pubblico nella sua veste di regina,

                mentre andava in cappella, e ora non si parla d'altro

                che della sua incoronazione.

WOLSEY

                Eccolo, il peso che mi ha tirato a fondo! Oh, Cromwell,

                il Re mi ha fatto lo sgambetto: tutte le mie glorie

                le ho perdute per sempre per quella sola donna.

                Nessun sole si leverà ad annunciare i miei onori

                o indorerà mai più le brigate di nobili schierati in attesa

                di un mio sorriso. Va', sta' alla larga da me, Cromwell:

                io sono un pover'uomo in disgrazia, ormai indegno

                di esserti signore e padrone. Cerca udienza dal Re -

                quel sole che prego non tramonti mai. Gli ho detto

                chi sei, e quanto sei fedele. Egli saprà innalzarti.

                Qualche pallido ricordo di me saprà indurlo -

                io ne conosco la nobile natura - a non sacrificare

                anche i buoni servigi che promettevi di rendere. Buon Cromwell,

                non lo trascurare; datti da fare adesso, e prepara

                la tua futura salvezza.

CROMWELL

                                                               O mio signore,

                devo dunque lasciarvi? Devo rinunciare per forza

                ad un padrone così buono, nobile e fedele?

                Siatemi testimoni, voi che non avete cuori di pietra,

                dello strazio di Cromwell nel lasciare il suo signore.

                Il Re avrà i miei servigi, ma le mie preghiere

                saranno sempre e soltanto per voi.

WOLSEY

                Cromwell, io non pensavo di versare una lacrima,

                con tutte le mie sventure, ma tu mi costringi,

                con la tua onesta dedizione, a fare come una donna.

                Asciughiamoci gli occhi, e dammi ancora ascolto, Cromwell;

                e quando sarò dimenticato, com'è destino,

                per dormire nel marmo freddo e inerte, là dove non si dovrà

                più parlare di me, di' che ti son stato maestro.

                Di' che Wolsey, che una volta percorse le vie della gloria,

                e scandagliò tutti gli abissi e tutte le secche del potere,

                ti pilotò, pur facendo naufragio, sulla via del successo:

                una rotta sicura e certa, anche se il tuo padrone non seppe seguirla.

                Osserva bene la mia caduta, e ciò che mi ha rovinato.

                Cromwell, ti esorto caldamente, sbarazzati dell'ambizione:

                fu il peccato degli angeli. Cosa può dunque l'uomo,

                l'immagine del suo Creatore, sperare di ricavarne?

                Ama te stesso dopo tutti gli altri, abbi cari i cuori di chi ti odia.

                La corruzione non rende più dell'onestà.

                Nella tua destra porta sempre una dolce pace,

                per ridurre al silenzio le lingue invidiose. Sii giusto, vivi senza paura.

                Agisci soltanto nell'interesse della tua patria,

                del tuo Dio, e della verità. Se poi dovessi cadere, o Cromwell,

                cadrai da martire benedetto. Servi il Re;

                e ora, ti prego, conducimi dentro.

                Compila un inventario di tutti i miei averi,

                fino all'ultimo centesimo: tutto questo è del Re. Il mio abito,

                e la mia integrità verso il cielo, è tutto ciò

                che oso oggi dir mio. O Cromwell, Cromwell,

                se solo avessi servito il mio Dio con metà dello zelo

                con cui ho servito il mio Re! Egli non mi avrebbe, alla mia età,

                lasciato inerme alla mercé dei miei nemici.

CROMWELL

                Buon signore, siate forte.

WOLSEY

                                                               Lo sono. Addio

                alle speranze della corte: le mie speranze sono affidate al cielo.

Escono

ATTO IV

Scena I

Entrano due Gentiluomini, e s'incontrano

PRIMO GENTILUOMO

                Felice di rivedervi.

SECONDO GENTILUOMO

                                                               Anch'io.

PRIMO GENTILUOMO

                Siete venuto per trovarvi un posto da cui assistere

                al ritorno di Lady Anna dall'incoronazione?

SECONDO GENTILUOMO

                Solo per questo. L'ultima volta che c'incontrammo,

                il Duca di Buckingham tornava dal suo processo.

PRIMO GENTILUOMO

                Proprio così. Ma quella fu un'occasione di dolore,

                questa, di generale esultanza.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              Meno male. Gli abitanti della città,

                ne son certo, han dimostrato appieno il loro attaccamento al sovrano,

                con lo zelo di sempre - occorre dargliene atto -

                celebrando questa giornata con spettacoli,

                cortei, e solenni onoranze.

PRIMO GENTILUOMO

                                                               Mai così imponenti,

                né, vi assicuro, accolte con tanto favore.

SECONDO GENTILUOMO

                Posso avere l'ardire di chiedervi cosa c'è scritto

                nel foglio che avete in mano?

PRIMO GENTILUOMO

                                                                              Come no. È la lista

                di coloro cui oggi spettano le funzioni attinenti

                alla cerimonia dell'incoronazione.

                Il Duca di Suffolk è il primo della lista, e gli spetta di fare

                il Gran Siniscalco; poi viene il Duca di Norfolk,

                che è Conte Maresciallo. Gli altri potete vederli da voi.

SECONDO GENTILUOMO

                Grazie, signore. Se già non conoscessi questo rituale

                vi sarei più che obbligato per questa lista.

                Ma vi prego, ditemi, cosa ne è stato di Caterina,

                la Principessa Vedova? Che piega ha preso la sua vicenda?

PRIMO GENTILUOMO

                Posso dirvi anche questo. L'Arcivescovo

                di Canterbury, accompagnato da altri

                dotti e reverendi padri del suo rango,

                ha tempo fa tenuto un'udienza a Dunstable, a sei miglia

                da Ampthill, dimora della Principessa. A tale udienza

                ella fu da costoro più volte convocata, ma non si presentò.

                A farla breve, per non essersi presentata,

                e a causa dei recenti scrupoli del Re, con l'unanime assenso

                di tutti questi dotti personaggi, è stata divorziata,

                e il suo matrimonio reso nullo a tutti gli effetti.

                Da allora l'hanno trasferita a Kimbolton,

                dove ora si trova, e per di più malata.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              Ahimè, povera signora!

                Suonan le trombe. Facciamoci sotto, arriva la Regina.

Suono di oboi

Corteo dell'incoronazione

1.            Squillo prolungato di trombe

2.            Due Giudici

3.            Il Lord Cancelliere, preceduto dal Sigillo e dalla mazza

4.            Coristi che cantano (Musica)

5.            Il Sindaco di Londra, con in pugno la mazza. L'Araldo della Giarrettiera in cotta d'armi, con in capo una corona di rame dorato

6.            Il Marchese di Dorset, che impugna uno scettro d'oro, con in capo una coroncina d'oro. Con lui il Conte di Surrey, che porta la verga d'argento con la colomba, e in capo la corona di conte. Collari a "S" su entrambi

7.            Il Duca di Suffolk in tenuta di gala, la corona in capo, e in mano una lunga verga bianca da Gran Siniscalco. Con lui il Duca di Norfolk, con la verga di Maresciallo e la corona in capo. Collari di "S"

8.            Un baldacchino portato da quattro baroni dei Cinque Porti: sotto di esso la Regina [Anna] nell'abito cerimoniale, coi capelli sciolti e riccamente adorni di perle, incoronata. Ai due lati la scortano [Stokeley], Vescovo di Londra, e [Gardiner], Vescovo di Winchester

9.            La vecchia Duchessa di Norfolk, con corona d'oro lavorata a fiori, che regge lo strascico della Regina

10.          Alcune dame o Contesse, con semplici diademi d'oro senza fiori

Escono, dopo aver percorso in quest'ordine, e solennemente, la scena, seguiti da una grande fanfara di trombe

SECONDO GENTILUOMO

                Davvero regale il corteo, credetemi. Questi qui li conosco,

                ma chi è che porta lo scettro?

PRIMO GENTILUOMO

                                                                              Il Marchese di Dorset;

                e quello con la verga è il Conte di Surrey.

SECONDO GENTILUOMO

                Un gentiluomo ardito e valoroso. E quello

                non è il Duca di Suffolk?

PRIMO GENTILUOMO

                                                               Proprio lui, il Gran Siniscalco.

SECONDO GENTILUOMO

                E quello non è il Duca di Norfolk?

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                              Sì.

SECONDO GENTILUOMO [guardando la Regina]

                                                                                                              Dio ti benedica!

                Hai il viso più dolce su cui mai abbia posato lo sguardo.

                Signore, com'è vero che ho un'anima, costei è un angelo.

                Il nostro Re ha tutte le Indie fra le sue braccia,

                anzi, tesori più grandi e preziosi, quando se la stringe al petto.

                Non so dar torto alla sua coscienza.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                              Quelli che reggono

                il baldacchino d'onore sopra di lei sono quattro baroni

                dei Cinque Porti.

SECONDO GENTILUOMO

                Fortunati quegli uomini, e tutti quelli che le stanno vicino!

                Se ho ben capito, colei che regge lo strascico

                è quell'anziana nobildonna, la Duchessa di Norfolk.

PRIMO GENTILUOMO

                Proprio così, e tutte le altre sono contesse.

SECONDO GENTILUOMO

                Lo dicono i loro diademi. Queste sì sono stelle!

PRIMO GENTILUOMO

                In qualche caso, cadenti.

SECONDO GENTILUOMO

                                                               Lasciamo perdere...

[Fine del corteo]

Entra un terzo Gentiluomo

PRIMO GENTILUOMO

                Dio vi salvi, signore. Dove siete stato, a scalmanarvi così?

TERZO GENTILUOMO

                In mezzo alla folla, nell'Abbazia, dove non c'era posto

                neanche più per un dito. Sono senza fiato,

                tale è l'afrore della loro esultanza.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              Avete assistito

                alla cerimonia?

TERZO GENTILUOMO

                                               Proprio così.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                              E com'era?

TERZO GENTILUOMO

                Valeva proprio la pena di vederla.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              Caro signore, raccontatecela.

TERZO GENTILUOMO

                Farò del mio meglio. La sontuosa fiumana

                di dame e cavalieri, avendo accompagnato la Regina

                a un luogo predisposto nel coro, rifluì

                a una certa distanza da lei, mentre Sua Grazia sedette

                a riposare un po' per una mezz'oretta

                su un ricco trono, esponendo generosamente alle folle

                la beltà della sua persona.

                Credetemi, signore, è la donna più splendida

                che mai si sia giaciuta con un uomo; e quando la gente

                poté vederla da presso, si levò un frastuono

                qual di sartiame investito in mare da fiera tempesta,

                con altrettanto fragore di suoni discordi. Cappelli, mantelli -

                persino farsetti, mi parve - volarono all'aria, e se le teste

                potessero farlo, le avrebbero perdute. Un tale tripudio

                mai prima l'ho veduto. Donne grosse e ventrute,

                a men di una settimana dal parto, come gli arieti

                nelle guerre d'un tempo, cozzavano contro la calca,

                facendosi largo a spintoni. Nessun uomo al mondo

                avrebbe potuto dire, "Questa è mia moglie": tutti erano avvinti

                in uno straordinario garbuglio.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              E poi che è successo?

TERZO GENTILUOMO

                Finalmente Sua Grazia si levò e con ritegno, a piccoli passi,

                raggiunse l'altare, ove s'inginocchiò, e come una santa

                levò al cielo i suoi begli occhi e pregò devotamente;

                poi si levò di nuovo e s'inchinò alla folla;

                e allora, per mano dell'Arcivescovo di Canterbury,

                ella ricevette i regali attributi d'una regina,

                come l'olio santo, la corona di Edoardo il Confessore,

                la verga con la colomba della pace, ed altrettali emblemi,

                a lei nobilmente conferiti. Compiuto il rito, il coro,

                con tutti i più scelti musici del regno,

                insieme intonarono il Te Deum. Così ella si congedò,

                e in pompa magna ripercorse il medesimo itinerario

                sino a York Place, ove si tiene il banchetto.

PRIMO GENTILUOMO

                                                                                                              Signore,

                non dovete più chiamarlo York Place. Lo era in passato,

                ma dopo la caduta del Cardinale quel nome non esiste più:

                adesso è proprietà del Re, e si chiama Whitehall.

TERZO GENTILUOMO

                                                                                                              Lo so,

                ma il cambiamento è così recente che il vecchio nome

                l'ho ancora sulle labbra.

SECONDO GENTILUOMO

                                                               Chi erano i due reverendi vescovi

                che camminavano a fianco dellaRegina?

TERZO GENTILUOMO

                Stokesley e Gardiner: l'uno, da segretario del Re,

                appena nominato Vescovo di Winchester,

                e l'altro, il Vescovo di Londra.

SECONDO GENTILUOMO

                                                                              Quello di Winchester

                si dice non ami molto l'Arcivescovo,

                il virtuoso Cranmer.

TERZO GENTILUOMO

                                                               Lo sanno tutti, in Inghilterra.

                Tuttavia non siamo ancora alla rottura. Quando ci arriveremo,

                Cranmer troverà un alleato che non lo lascerà solo.

SECONDO GENTILUOMO

                E chi mai, se è lecito, sarà costui?

TERZO GENTILUOMO

                                                                              Thomas Cromwell,

                un uomo che il Re tiene in grande stima, e in verità

                un degno amico. Il Re lo ha fatto

                custode dei Gioielli della Corona,

                ed è già membro del Consiglio Privato.

SECONDO GENTILUOMO

                Meriterà ancora di meglio.

TERZO GENTILUOMO

                                                               Sì, senz'alcun dubbio.

                Venite, gentiluomini, potete venire con me. Sto andando

                a corte, e colà sarete miei ospiti:

                ho una qualche influenza. Strada facendo,

                saprò dirvi dell'altro.

GLI ALTRI DUE

                                               Ai vostri ordini, signore. Escono

Scena II

Entra Caterina, la Principessa Vedova, inferma, sorretta da Griffith, suo gentiluomo d'onore, e da Pazienza, sua ancella

GRIFFITH

                Come si sente Vostra Grazia?

CATERINA

                                                                              Oh, Griffith, malata da morire:

                le mie gambe come rami stracarichi si piegano a terra,

                pronte a deporre il loro fardello. Portami una sedia.

                Così: ora mi pare di sentirmi un po' meglio.

                Non mi dicevi, Griffith, nel condurmi qui,

                che è morto il gran beniamino della grandezza,

                il Cardinale Wolsey?

GRIFFITH

                                               Sì, signora, ma credevo che Vostra Grazia,

                presa com'era dal dolore, non mi avesse sentito.

CATERINA

                Te ne prego, buon Griffith, dimmi come è morto.

                Se è morto bene, è una fortuna che mi abbia preceduto,

                a mia edificazione.

GRIFFITH

                                               È morto bene, corre voce, signora.

                Dopo che il ferreo Conte di Northumberland

                l'ebbe arrestato a York e l'ebbe condotto con sé

                per rispondere di assai gravi imputazioni,

                d'un tratto egli cadde malato, e s'aggravò a tal punto

                da non poter cavalcare la sua mula.

CATERINA

                                                                                              Ahimè, pover'uomo!

GRIFFITH

                Alfine, a piccole tappe, riuscì ad arrivare a Leicester,

                e prese alloggio nell'abbazia, dove il reverendo abate,

                con tutto il suo convento, gli dette onorata accoglienza.

                A lui si rivolse con queste parole: "O padre abate,

                un vecchio, schiantato dalle tempeste di governo,

                è venuto a deporre fra voi le stanche ossa.

                Dategli, per carità, un pezzetto di terra".

                Quindi andò a letto, dove la sua ostinata malattia

                lo incalzò senza tregua; e tre notti dopo,

                all'incirca alle otto, esattamente l'ora ch'egli stesso

                aveva predetto per la propria fine, pieno di contrizione,

                meditazioni incessanti, lacrime e rimpianti,

                restituì al mondo i suoi onori,

                e al cielo la sua parte immortale, e riposò in pace.

CATERINA

                Riposi dunque in pace, e non gli pesino le sue colpe.

                Ma mi concederai, Griffith, di parlarti di lui,

                sia pure con indulgenza. Egli era un uomo

                di sconfinata superbia, eternamente bramoso

                di competer coi prìncipi: uno che a forza di trame

                aveva avviluppato tutto il regno. La simonia per lui era cosa lecita,

                la sua opinione era legge. Al cospetto del Re

                non esitava a mentire, con un'eterna duplicità

                di parola e intenzioni. Mai dimostrò compassione,

                se non quando intendeva rovinare qualcuno.

                Le sue promesse erano sempre grandiose, come lui allora,

                ma di esse poi non restava nulla, come lui adesso.

                Del proprio corpo fece un uso immorale, dando al clero

                un brutto esempio d'immoralità.

GRIFFITH

                                                                              Nobile signora,

                le cattive azioni degli uomini sono iscritte nel bronzo, le loro virtù

                le scriviamo sull'acqua. Mi consentite, Altezza,

                di parlare ora del bene che c'era in lui?

CATERINA

                                                                                              Sì, buon Griffith,

                altrimenti sarei davvero cattiva.

GRIFFITH

                                                                              Questo Cardinale,

                pur se d'umili origini, indubbiamente

                fu dalla culla destinato a grandi onori.

                Egli fu uno studioso, uno studioso serio e competente,

                eccezionalmente sagace, buon oratore e persuasivo;

                agro e scostante con quelli che non l'amavano

                ma, con chi ne cercava l'amicizia, dolce come l'estate.

                E anche se era insaziabile nel prendere -

                il che è una colpa - pure, nel dare, signora,

                egli fu principesco: eterni testimoni a suo favore

                quei centri gemelli del sapere ch'egli volle fondare,

                Ipswich e Oxford - uno dei quali cadde con lui,

                ricusando di sopravvivere alla bontà di chi l'aveva voluto,

                e l'altro, per quanto incompiuto, già tanto famoso

                ed eccellente per cultura, e tuttora in ascesa,

                che la cristianità proclamerà per sempre i meriti dell'uomo.

                La sua rovina finì per colmarlo di felicità,

                poiché allora, e soltanto allora, egli ritrovò se stesso

                scoprendo la beatitudine di non contare più nulla;

                e, per aggiungere maggiori onori ai suoi anni

                di quanto gli uomini potessero offrirgli, morì nel timor di Dio.

CATERINA

                Dopo la mia morte non desidero altro araldo,

                né altro testimone delle mie azioni da viva,

                per preservare il mio onore da ogni contaminazione,

                se non un cronista onesto come Griffith.

                Colui che più odiavo in vita, tu mi costringi a onorarlo

                con la tua scrupolosa veracità e il tuo equilibrio,

                ora che è cenere. La pace sia con lui.

                Pazienza, restami vicina, e abbassami il guanciale:

                non ti disturberò per molto. Buon Griffith,

                di' ai musici di suonarmi quella mesta melodia

                che ho indicato per il mio funerale, mentre giaccio a meditare

                sulla celeste armonia a cui sto per andare incontro.

Musica mesta e solenne

GRIFFITH

                S'è addormentata. Sediamo in silenzio, mia cara ragazza,

                per tema di svegliarla. Piano, mia dolce Pazienza.

La Visione

Entrano, incedendo solennemente uno dopo l'altro, sei personaggi biancovestiti, col capo adorno di ghirlande d'alloro, e maschere dorate sul viso; in mano portano ramoscelli d'alloro e di palma. Prima s'inchinano a lei, poi danzano, e dopo qualche figura di danza, i primi due levano alta sul suo capo un'altra ghirlanda, al che gli altri quattro s'inchinano con riverenza. Indi i due che reggono la ghirlanda la consegnano ai due più prossimi, che nella loro danza eseguono le stesse evoluzioni, sempre tenendo la ghirlanda sospesa sul suo capo. Fatto ciò, essi consegnano la medesima ghirlanda agli ultimi due, che eseguono gli stessi movimenti nel medesimo ordine. Al che, come per ispirazione, la dormiente prorompe in segni d'esultanza e leva le braccia al cielo; e allora essi svaniscono sempre danzando, portandosi via la ghirlanda. La musica continua

CATERINA

                Spiriti di pace, dove siete? Siete andati via tutti,

                lasciandomi qui nella mia infelicità?

GRIFFITH

                Signora, ci siam qui noi.

CATERINA

                                                               Non siete voi che invoco.

                Avete visto entrare nessuno da che mi sono assopita?

GRIFFITH

                                                                                              Nessuno, signora.

CATERINA

                No? Non avete visto appena adesso una schiera di beati

                invitarmi a banchetto, i cui volti fulgenti

                gettavan su di me mille raggi, come di un sole?

                Essi mi hanno promesso beatitudine eterna

                e mi han portato ghirlande, Griffith, che io sento

                d'esser tuttora indegna d'indossare: ma certamente ne diverrò degna.

GRIFFITH

                Mi colma di gioia, madonna, il sapervi posseduta

                da sì bei sogni.

CATERINA

                                               Congedate i musici.

                Questa musica mi opprime e mi turba.

La musica s'interrompe

PAZIENZA

                                                                                              Avete notato

                quanto s'è alterata Sua Grazia improvvisamente?

                Com'è tirato il suo viso? Come s'è fatta pallida?

                e di colore terreo? Guardate i suoi occhi.

GRIFFITH

                Se ne sta andando, ragazza. Prega, prega.

PAZIENZA

                                                                                              Il cielo la conforti.

Entra un Messaggero

MESSAGGERO

                Con licenza di Vostra Grazia...

CATERINA

                                                                              Sei un bell'insolente!

                Non meritiamo più alcuna deferenza?

GRIFFITH

                                                                                              Dovreste vergognarvi,

                sapendo ch'ella non rinuncia agli onori d'un tempo,

                a comportarvi così rudemente. Forza, inginocchiatevi.

MESSAGGERO

                Umilmente supplico il perdono di Vostra Altezza:

                è stata la fretta a rendermi sgarbato. Attende udienza

                un gentiluomo inviato dal Re per vedervi.

CATERINA

                Fatelo entrare, Griffith; ma questo individuo

                non voglio vederlo mai più. Esce il Messaggero

Entra Lord Chappuys

                                                               Se la vista non m'inganna,

                dovreste essere il signor ambasciatore dell'Imperatore,

                mio augusto nipote; e il vostro nome è Chappuys.

CHAPPUYS

                In persona, signora: al vostro servizio.

CATERINA

                                                                                              Oh, mio signore,

                i tempi e i titoli sono stati del tutto stravolti

                per me, dalla prima volta che ci siam conosciuti. Ma vi prego,

                cosa desiderate da me?

CHAPPUYS

                                                               Nobile signora,

                in primo luogo, offrire a Vostra Grazia i miei servigi; e poi

                c'è una richiesta del Re, ch'io venga a farvi visita.

                Egli molto si affligge per la vostra infermità, e per mezzo mio

                vi manda i suoi principeschi ossequi,

                e di tutto cuore vi esorta alla consolazione.

CATERINA

                O mio buon signore, la consolazione arriva troppo tardi,

                come una grazia a esecuzione compiuta.

                Quel dolce balsamo, somministrato per tempo, mi avrebbe guarita,

                ma ormai non c'è consolazione che tenga - soltanto preghiere.

                Come sta Sua Altezza?

CHAPPUYS

                                                               Signora, in buona salute.

CATERINA

                Buon pro gli faccia, e possa sempre star bene,

                anche quando m'intratterrò coi vermi, e il mio povero nome

                sarà bandito dal regno. Pazienza, quella lettera

                che vi ho dettata, è stata recapitata?

PAZIENZA

                                                                                              No, signora.

CATERINA

                Signore, umilissimamente vi prego di consegnarla

                al Re mio sovrano.

CHAPPUYS

                                               Ben volentieri, signora.

CATERINA

                In essa raccomandavo alla sua bontà

                l'immagine dei nostri casti amori, la sua giovane figlia -

                le rugiade celesti piovano fitte su di lei a benedirla! -

                scongiurandolo di darle un'educazione virtuosa.

                Ella è giovane, e d'indole nobile e riservata.

                Spero che sappia ben meritare: che lui l'ami un poco,

                per amore di sua madre, che ha amato lui,

                Dio sa con quanto affetto. L'altra mia modesta petizione

                è che la sua nobile grazia mostri qualche pietà

                per le mie infelici ancelle, che per tanto tempo

                hanno seguito fedelmente la mia buona e cattiva fortuna.

                Non c'è una fra esse, oso dichiarare -

                e non è questo il momento di dire il falso - che non meriti,

                per virtù e autentica nobiltà d'animo,

                per onestà e condotta irreprensibile,

                un marito degno di questo nome, e quantomeno nobile:

                e certo sarà ben fortunato chi le prenderà in moglie.

                L'ultima istanza è per i miei servitori: sono loro i più poveri,

                ma la povertà non poté mai allontanarli da me -

                che essi ricevano il salario loro dovuto

                e anche qualcosa di più, così mi ricorderanno.

                Se fosse piaciuto al cielo concedermi lunga vita

                e mezzi sufficienti, non ci separeremmo così.

                Questo è tutto quel che gli ho scritto e, mio buon signore,

                per ciò che di più caro avete al mondo,

                se augurate la pace di Cristo alle anime dei trapassati,

                ergetevi ad amico di questa povera gente, e insistete col Re

                perché mi renda quest'ultimo atto di giustizia.

CHAPPUYS

                                                                                              In nome di Dio, lo farò,

                o ch'io possa perdere la mia qualità di uomo.

CATERINA

                Vi ringrazio, onorato signore. Ricordatemi

                a Sua Altezza, in tutta umiltà.

                Ditegli che la sua lunga tribolazione sta per lasciare

                questo mondo terreno. Ditegli che l'ho benedetto in punto di morte,

                giacché così farò. Mi si annebbia la vista. Addio,

                mio signore. Griffith, addio. No, Pazienza,

                non lasciarmi ancora. Devo andare a letto:

                chiamami le altre ancelle. Quando sarò morta, mia brava ragazza,

                vedi che mi trattino come si conviene: spargi su di me

                i fiori della purezza, che tutto il mondo sappia

                che fui una moglie casta fino alla tomba. Imbalsamatemi,

                poi preparatemi la camera ardente: anche se non più regina,

                da regina dovete sotterrarmi, e da figlia di re.

                Altro non posso dire. Escono, sostenendo Caterina

ATTO V

Scena I

Entra Gardiner, Vescovo di Winchester, preceduto da un Paggio con una torcia: gli si fa incontro Thomas Lovell

GARDINER

                È già suonata l'una: vero, ragazzo?

PAGGIO

                                                                              Appena adesso.

GARDINER

                Queste ore dovremmo dedicarle al necessario,

                non al superfluo: il tempo per dar ristoro al corpo

                con il conforto del riposo. Non dovremmo proprio

                sciupare queste ore. Ben trovato, Sir Thomas!

                Dove andate a quest'ora di notte?

LOVELL

                                                                              Siete stato dal Re, monsignore?

GARDINER

                Sì, Sir Thomas, e l'ho lasciato che giocava a primiera

                con il Duca di Suffolk.

LOVELL

                                                               Anch'io devo andare da lui,

                prima che vada a letto. Col vostro permesso.

GARDINER

                Un momento, Sir Thomas Lovell. Cosa c'è che non va?

                Mi avete l'aria di andar di fretta: se non vi pare

                troppo indiscreto da parte mia, date all'amico vostro

                almeno un sentore di questa missione notturna. Gli affari che vanno in giro

                a mezzanotte, come si dice facciano i fantasmi,

                son di natura ben più inquietante degli affari

                che si sbrigan di giorno.

LOVELL

                                                               Monsignore, mi siete caro,

                e oso affidare alle vostre orecchie un segreto

                assai più grave di questa incombenza. La Regina ha le doglie.

                Dicono che sia ridotta a malpartito, e si teme

                possa morire nel parto.

GARDINER

                                                               Il frutto che reca in grembo

                prego con tutto il cuore che possa trovar la fortuna

                di sopravvivere; ma il fusto, Sir Thomas,

                vorrei vederlo sin d'ora sradicato.

LOVELL

                                                                              Potrei quasi anch'io

                recitare un "Amen", eppure la mia coscienza mi dice

                ch'ella è una buona creatura e che, dolce regina,

                merita auguri migliori da parte nostra.

GARDINER

                                                                              Ma signore, signore,

                ascoltatemi, Sir Thomas: voi siete un gentiluomo

                della mia identica fede. So che siete saggio e devoto e,

                lasciatemi dire, le cose non andranno mai bene -

                mai, Sir Thomas Lovell, ve l'assicuro io -

                sino a che Cranmer, Cromwell - i suoi due strumenti - e lei stessa

                non dormiranno nella tomba.

LOVELL

                                                                              Signore, voi mi parlate

                dei due personaggi più in vista del reame. Cromwell,

                oltre che dei gioielli della Corona, è stato fatto Conservatore

                dell'Archivio di Stato, e segretario del Re; e per di più, signore,

                ha già la strada aperta per altre promozioni

                di cui col tempo dovrà farsi carico. L'Arcivescovo

                è il braccio destro e il portavoce del Re, e chi osa fiatare

                una sola sillaba contro di lui?

GARDINER

                                                                              Sì, ce ne sono, Sir Thomas,

                di quelli che osano, e io per primo mi sono azzardato

                a dire quel che penso di lui; e in verità proprio oggi,

                signore, se posso dirvelo, penso di avere

                messo in subbuglio i Pari del Consiglio, dicendo che lui -

                come io so bene, e come sanno anche loro -

                è un arci-eretico di tre cotte, una pestilenza

                che sta impestando il paese; al che essi, allarmati,

                si son confidati col Re, il quale ha preso tanto sul serio

                le nostre rimostranze che, con sua somma grazia

                e regale sollecitudine, prevedendo le crudeli calamità

                che i nostri argomenti gli han prospettato, ha dato ordine

                che domattina sia convocato alla presenza del Consiglio.

                Quello è un'erbaccia velenosa, Sir Thomas,

                e dobbiamo estirparla. Dalle vostre incombenze

                vi ho troppo a lungo trattenuto. Buonanotte, Sir Thomas.

LOVELL

                Molte notti serene, monsignore. Sempre al vostro servizio.

Escono Gardiner e il Paggio

Entrano il Re e Suffolk

RE

                Charles, basta giocare, stanotte.

                La testa ce l'ho altrove: siete un osso troppo duro.

SUFFOLK

                Sire, non v'avevo mai battuto prima d'ora.

RE

                Ben di rado, Charles;

                ma non ce la spunterete mai, se mi concentro nel gioco.

                Allora, Lovell, che notizie dalla Regina?

LOVELL

                Non ho potuto comunicarle di persona

                ciò che mi avete ordinato, ma tramite la sua ancella

                le ho inviato il messaggio; ella vi trasmette i suoi ringraziamenti

                con la più grande umiltà, e implora l'Altezza Vostra

                di pregare ardentemente per lei.

RE

                                                                              Cosa mi dici, ohibò?

                Di pregare per lei? Come, siamo già alle doglie?

LOVELL

                Così dice l'ancella, e tale è la sofferenza

                che ogni spasimo è quasi una morte.

RE

                                                                              Ahimè, la mia buona Regina!

SUFFOLK

                Dio la sollevi incolume dal suo fardello,

                e le sia dolce il travaglio, perch'ella allieti

                Vostra Altezza con un erede.

RE

                                                                              È mezzanotte, Charles:

                ti prego, a letto, e nelle tue preghiere ricorda

                lo stato della mia povera Regina. Lasciami solo,

                che devo riflettere a cose per cui la compagnia

                sarebbe di scarso aiuto.

SUFFOLK

                                                               Auguro a Vostra Altezza

                una notte tranquilla, e nelle mie orazioni

                ricorderò la mia buona Regina.

RE

                                                                              Buona notte, Charles.

Esce Suffolk

Entra Sir Anthony Denny

                Ebbene, signore, che accade?

DENNY

                Sire, vi ho portato Sua Eminenza l'Arcivescovo,

                come m'avete comandato.

RE

                                                               Ohibò! Canterbury?

DENNY

                Sì, mio buon Sire.

RE

                                               Avete ragione. Dov'è, Denny?

DENNY

                È a disposizione di Vostra Altezza.

RE

                                                                              Portatelo al nostro cospetto.

[Esce Denny]

LOVELL [a parte]

                Dev'essere la faccenda di cui ha parlato il Vescovo.

                Arrivo al momento giusto.

Entrano Cranmer e Denny

RE

                Sgombrate la galleria! Lovell ha l'aria d'indugiare

                                                               Ohibò! Andate, vi dico!

                Allora? Escono Lovell e Denny

CRANMER [a parte]

                               Mi sento in ansia: perché un tale cipiglio?

                Ha l'aria di quando incute terrore. Qualcosa non va.

RE

                Ebbene, monsignore? Vi garberà di sapere

                perché vi ho fatto chiamare.

CRANMER [inginocchiandosi]

                                                                              È mio dovere

                tenermi a disposizione di Vostra Altezza.

RE

                                                                                              Vi prego, alzatevi,

                mio buon e grazioso Arcivescovo di Canterbury.

                Venite, io e voi faremo un giretto assieme:

                ho novità da raccontarvi. Suvvia, venite, datemi la mano.

                Ah, mio bravo monsignore, mi piange il cuore a quel che sto per dirvi,

                e assai mi duole riferirvi quanto segue.

                Ho ultimamente, e con sommo rammarico,

                udito molte incresciose - ripeto, monsignore,

                incresciose - lagnanze su di voi. Considerate le quali

                abbiamo deciso, noi e il nostro Consiglio, che voi dobbiate,

                questa mattina, presentarvi al nostro cospetto, ed io so

                che non potrete scagionarvi con troppa facilità.

                Per cui sinché non si terrà un regolare processo per le accuse

                di cui dovrete rispondere, farete bene ad armarvi

                di santa pazienza, e rassegnarvi

                a traslocare nella nostra Torre. Siete un nostro Pari,

                e non possiamo che fare così: altrimenti nessun testimone

                oserebbe parlare contro di voi.

CRANMER [inginocchiandosi]

                                                               Ringrazio umilmente Vostra Altezza

                e son ben lieto di cogliere questa buona occasione

                di farmi passare al vaglio in tutto e per tutto, così che il grano

                e il loglio sian belli e separati: poiché so

                che nessuno è soggetto a dicerie tanto calunniose

                quanto me, pover'uomo.

RE

                                                               Alzati, buon Canterbury:

                la tua fedeltà e integrità son ben radicate

                in noi, che ti siamo amici. Dammi la mano, alzati:

                ti prego, facciamo due passi. Ora, su quel che c'è di più sacro,

                che razza d'uomo siete? Monsignore, io m'aspettavo

                che mi avreste fatto formale richiesta

                a che io m'adoprassi a mettervi a confronto

                coi vostri accusatori, e a farvi dire la vostra

                senz'altre restrizioni.

CRANMER

                                                               Temutissimo Sire,

                le virtù su cui mi reggo sono veracità e onestà.

                Se mi verranno meno, io stesso, coi miei nemici,

                trionferò sulla mia persona, che per me non ha peso

                senza quelle virtù. Non temo nulla

                che possa esser detto ai miei danni.

RE

                                                                                              Ma non sapete

                in che posizione vi trovate al cospetto del mondo, del mondo intero?

                I vostri nemici sono molti, e non dappoco. Le loro trame

                son fitte in proporzione, e non sempre

                la giustizia e la verità di una causa comportano

                il verdetto che sarebbe lecito aspettarsi. Con quale facilità

                anime corrotte non possono procurarsi furfanti altrettanto corrotti

                per spergiurarvi contro? Tali cose sono avvenute in passato.

                Avete potenti avversari, armati d'una perfidia

                non meno potente. V'illudete di trovare migliore fortuna -

                intendo, in fatto di testimoni spergiuri - del vostro Maestro,

                Colui di cui siete ministro, quando ancora viveva

                su questa terra malvagia? Via, andiamo:

                voi mi scambiate un precipizio per un'innocua scarpata,

                e corteggiate la vostra rovina.

CRANMER

                                                                              Dio e Vostra Maestà

                proteggano la mia innocenza, o finirò per cadere

                nella trappola che mi stan preparando.

RE

                                                                                              Fatevi coraggio!

                Essi non l'avranno vinta se non gliela daremo vinta.

                Rasserenatevi, e stamattina vedete di presentarvi

                davanti a loro. Se la spunteranno

                e, incriminandovi con accuse formali, vi faranno arrestare,

                non tralasciate d'usare

                le più cogenti confutazioni, con tutta la veemenza

                che l'occasione saprà ispirarvi. Se le vostre istanze

                non sortiranno effetto, mostrate loro

                questo mio anello, ed appellatevi a noi

                di fronte a tutti. Ma guarda, il galantuomo piange!

                È onesto, sul mio onore. Per la beata madre di Dio,

                giuro che il suo cuore è sincero, e che in tutto il mio regno

                non c'è anima migliore. E ora andate,

                e fate come vi dico. Esce Cranmer

                                               Le sue lacrime

                gli han soffocato la parola in gola.

Entra la Dama attempata

GENTILUOMO [da dentro]

                                                                              Indietro! Che cosa volete?

[Entra Lovell, correndole appresso]

DAMA

                Indietro non torno. La notizia che porto

                fa del mio ardire un gesto di cortesia. Che angeli benigni

                volino ora sul tuo capo regale, e proteggano la tua persona

                con le loro ali benedette.

RE

                                                               Ora dal tuo aspetto

                indovino il messaggio. La Regina ha partorito?

                Rispondi: "Sì, ed è un maschio".

DAMA

                                                                              Sì, sì, mio Sire,

                è un bel maschietto. Il Dio del cielo

                la benedica, ora come in futuro! È una femmina,

                il che promette maschi in avvenire. Sire, la vostra Regina

                desidera una visita, e vorrebbe che voi

                faceste conoscenza colla nuova venuta. Vi somiglia

                come ciliegia a ciliegia.

RE

                                                               Lovell!

LOVELL

                                                                              Sire?

RE

                Datele cento marchi. Vado dalla Regina. Esce

DAMA

                Cento marchi? Sulle mie pupille, ne pretendo di più.

                Questa è la mercede d'un qualsiasi staffiere.

                Ne avrò di più, e glieli caverò fuori a forza di rimbrotti.

                È per questo che ho detto che la bimba gli somiglia?

                O avrò di più, o dirò che non è vero. Ora, finché è caldo,

                devo battere il ferro. Escono

Scena II

Entra Cranmer, Arcivescovo di Canterbury [in attesa di fronte alla camera del Consiglio]

CRANMER

                Spero di non essere troppo in ritardo. Eppure il gentiluomo

                inviatomi dal Consiglio mi ha pregato

                di venire in gran fretta. Porte sbarrate? Che significa? Ehi!

                Chi è di servizio? Dovete pur riconoscermi!

Entra un Usciere

USCIERE

                                                                                              Certo, monsignore;

                ma anche così non posso servirvi.

CRANMER

                                                                              E perché?

USCIERE

                                                                                              Vostra Grazia

                dovrà aspettare d'essere chiamato.

Entra il Dottor Butts

CRANMER

                                                                              Ah, è così?

BUTTS [a parte]

                Questa è proprio una carognata! Sono contento

                d'esser passato di qui al momento giusto. Il Re

                ne sarà subito informato. Esce

CRANMER [a parte]

                                                               È Butts,

                il medico del Re. Mentre passava,

                con quanto allarme ha posato gli occhi su di me!

                Dio non voglia ch'egli sia nunzio della mia rovina, che certo

                questa è una trappola innescata da qualcuno che mi vuol male -

                per umiliare la mia dignità - li ravveda il Signore,

                mai ho provocato il loro rancore - altrimenti avrebbero vergogna

                a farmi fare anticamera, io, come loro membro del Consiglio,

                tra paggi, staffieri e lacchè. Ma è d'uopo piegarsi

                al loro volere, e attenderò con pazienza.

Entrano il Re e Butts, affacciati a una finestra

BUTTS

                Vorrei mostrare a Vostra Grazia il più assurdo spettacolo...

RE

                                                                                                              Di che si tratta, Butts?

BUTTS

                ... che Vostra Altezza, credo, abbia visto da un pezzo.

RE

                Dove, corpo di Bacco?

BUTTS

                                                               Laggiù, mio Sire:

                ben alta promozione, per l'Arcivescovo di Canterbury,

                fare anticamera in pompa magna, tra attendenti,

                paggi e lacchè.

RE

                                               Ohibò! È proprio lui.

                È così che si scambiano onori reciproci?

                Meno male che c'è ancora qualcuno sopra di loro! M'ero illuso

                che fra tutti avessero raggranellato onestà a sufficienza -

                o quanto meno, buona creanza - da non tollerare

                che un uomo della sua posizione, e così vicino al nostro cuore,

                fosse lasciato ad attendere i comodi delle Lor Signorie,

                e addirittura alla porta, come un corriere della posta.

                Per Maria vergine, Butts, che mascalzonata!

                Lasciamoli fare, e accostiamo la tenda:

                tra poco ne sentiremo di altre.

[Osservano da dietro la tenda]

Viene introdotto il tavolo delle udienze, con sedie e sgabelli, e posto sotto un baldacchino. Entra il Lord Cancelliere e si dispone all'estremità superiore del tavolo, sulla sinistra, lasciando uno scranno vuoto sopra di lui, quello riservato all'Arcivescovo di Canterbury. Il Duca di Suffolk, il Duca di Norfolk, Surrey, il Lord Ciambellano e Gardiner si siedono, nell'ordine, ai due lati, e Cromwell all'estremità inferiore, in qualità di Segretario

CANCELLIERE

                Diteci l'ordine del giorno, signor segretario.

                Perché si riunisce il Consiglio?

CROMWELL

                                                               Se così piace alle Vostre Eccellenze,

                la voce principale riguarda Sua Grazia di Canterbury.

GARDINER

                Gli è stato notificato?

CROMWELL

                                                               Certo.

NORFOLK

                                                                              Chi c'è fuori ad aspettare?

USCIERE

                Fuori, mie nobili Eccellenze?

GARDINER

                                                                              Sì.

USCIERE

                                                                                              Sua Grazia l'Arcivescovo

                è da mezz'ora che attende il piacer vostro.

CANCELLIERE

                Fatelo entrare.

USCIERE

                                               Ora Vostra Grazia può entrare.

Cranmer s'accosta al tavolo del Consiglio

CANCELLIERE

                Mio buon Lord Arcivescovo, assai mi duole

                di prender parte a questa udienza, e vedere

                vuoto quel seggio; ma siam tutti uomini

                fragili per natura, e proni alle debolezze

                della carne. Di angeli ce ne sono pochi; e per cotesta fragilità

                e mancanza di senno, voi che per primo dovreste dare l'esempio

                vi siete comportato male, e non poco,

                innanzitutto verso il Re, poi verso le sue leggi, disseminando

                per tutto il regno, col vostro magistero e i vostri cappellani

                - così c'informano - opinioni nuove,

                pericolose e aberranti, che sono ereticali

                e che, non contestate, possono dimostrarsi perniciose.

GARDINER

                E la contestazione dovrà anche essere immediata,

                miei nobili signori: chi doma i cavalli selvaggi

                non li mette al passo, guidandoli a mano per renderli mansueti,

                ma tappa loro la bocca con duri morsi, e li frusta

                fino a ridurli all'obbedienza. Se noi tolleriamo -

                per quieto vivere e per un ingenuo riguardo

                verso la dignità d'un solo uomo - questa malattia contagiosa,

                addio a ogni medicina! Che ne consegue allora?

                Sommovimenti e tumulti, con un generale degrado

                dell'intero stato, come in tempi recenti possono attestare,

                a caro prezzo, i nostri vicini del nord della Germania,

                tuttora oggetto di commozione nel nostro ricordo.

CRANMER

                Miei buoni signori, sinora, in tutto il corso

                della mia vita e del mio ufficio, mi son sempre affannato,

                e con non poca dedizione, a indirizzare il mio magistero

                e il vigoroso esercizio della mia autorità

                verso un unico fine, e senza tentennamenti. E il fine

                fu sempre quello del bene operare. Non esiste al mondo -

                lo dico con purezza di cuore, signori miei -

                uomo che più di me detesti, e più si adopri a combattere,

                nell'intimo della coscienza e nell'adempimento delle sue funzioni,

                i violatori della pace sociale.

                Voglia il cielo che il Re non trovi mai un cuore

                più indisciplinato del mio. Soltanto chi trova nutrimento

                nel livore e nella tortuosa malignità

                osa azzannare i migliori. Io supplico le Vostre Eccellenze

                di far sì che in questo caso di giustizia, i miei accusatori,

                chiunque essi siano, mi confrontino viso a viso

                e apertamente mi rinfaccino le loro accuse.

SUFFOLK

                                                                                              No, monsignore,

                non è possibile: siete membro del Consiglio,

                e in quanto tale nessuno oserà accusarvi.

GARDINER

                Monsignore, visto che abbiamo da sbrigare affari più urgenti,

                con voi taglieremo corto. È desiderio di Sua Altezza

                che, per un processo più equo, e col nostro assenso,

                siate da qui trasferito alla Torre;

                dove, una volta tornato un suddito come gli altri,

                vi accorgerete che sono in molti ad accusarvi a viso aperto:

                più, temo, di quanti abbiate messi nel conto.

CRANMER

                Ah, mio buon Vescovo di Winchester, vi ringrazio.

                Siete sempre stato un buon amico. Se l'avrete vinta,

                troverò in Vostra Grazia un giudice e un giurato:

                siete così pietoso! Vedo a cosa mirate:

                alla mia distruzione. L'amore e la mansuetudine, Eminenza,

                ben più dell'ambizione si addicono a un uomo di chiesa.

                Le anime smarrite van riportate all'ovile con discrezione,

                senza respingerne alcuna. Che io sappia discolparmi,

                per quanto mettiate a dura prova la mia pazienza,

                non ci son dubbi, come non ci sono sulla scarsa coscienza

                con cui commettete dei torti giornalmente. Potrei dire dell'altro,

                ma il rispetto pel vostro ufficio m'induce a discrezione.

GARDINER

                Monsignore, monsignore, siete un settario:

                questa è la pura verità. La vernice di cui vi fate bello rivela,

                a chi ben vi conosce, il senso e la debolezza dei vostri argomenti.

CROMWELL

                Mio Vescovo di Winchester, con vostra cortese licenza,

                siete un po' troppo severo. Uomini di tale nobiltà,

                per quanto fallibili, dovrebbero trovare rispetto

                per ciò che sono stati. È crudeltà

                calcare la mano su di un uomo caduto.

GARDINER

                                                                                              Signor segretario,

                chiedo scusa a Vostro Onore, ma siete l'ultimo,

                in tutto questo consesso, a poter dire così.

CROMWELL

                                                                              Perché mai, monsignore?

GARDINER

                Non vi conosco per un fiancheggiatore

                di questa nuova setta? Voi non siete affidabile.

CROMWELL

                                                                                              Non affidabile?

GARDINER

                Non affidabile, ripeto.

CROMWELL

                                                               Magari lo foste, anche a metà:

                v'inseguirebbero le preghiere, non le paure degli uomini.

GARDINER

                Mi ricorderò di questo spudorato linguaggio.

CROMWELL

                                                                                                              Fatelo.

                E ricordatevi anche della vostra vita spudorata.

CANCELLIERE

                                                                                              Questo è troppo!

                Basta, signori, un po' di ritegno!

GARDINER

                                                                              Ho finito.

CROMWELL

                                                                                              Anch'io.

CANCELLIERE

                Dunque, quanto a voi, monsignore, è stabilito -

                con l'assenso di tutti, mi pare - che senza indugio

                siate condotto alla Torre in stato d'arresto,

                per rimanervi fin quando il Re non ci avrà comunicato

                le sue ulteriori decisioni. Siete tutti d'accordo, signori?

TUTTI

                Sì.

CRANMER

                               Non c'è un'alternativa più clemente,

                signori miei? Devo proprio andarci, alla Torre?

GARDINER

                                                                                                              Che altro

                vi aspettavate? Siete straordinariamente cocciuto.

                Sia pronto lì qualcuno della guardia.

Entrano le Guardie

CRANMER

                                                                                              Per me?

                Mi tocca andarci come un traditore?

GARDINER

                                                                              Prendetelo in consegna,

                e scortatelo come si deve alla Torre.

CRANMER

                                                                              Al tempo, miei nobili amici:

                ho ancora qualcosa da dire. Guardate, signori:

                in virtù di quest'anello io sottraggo la mia causa

                alle grinfie di uomini crudeli, per affidarla

                al più alto e nobile dei giudici, il Re mio sovrano.

CIAMBELLANO

                Questo è l'anello del Re.

SURREY

                                                               Non è un'imitazione.

SUFFOLK

                Santo cielo, è l'anello autentico! Ve l'avevo detto,

                quando prendemmo a far rotolare questo sasso insidioso,

                che ci sarebbe rovinato addosso.

NORFOLK

                                                                              Credete, signori miei,

                che il Re consentirà che si torca a quest'uomo

                anche un sol mignolo?

CIAMBELLANO

                                                               È ormai fin troppo chiaro

                quanto mai gli stia a cuore la sorte di costui.

                Se almeno potessi salvare la faccia!

CROMWELL

                                                                              Il cuore me lo diceva

                che andando a caccia di dicerie e calunnie

                contro quest'uomo, della cui onestà soltanto il diavolo

                e i suoi seguaci potrebbero risentirsi,

                voi soffiavate su un fuoco che vi avrebbe bruciati. E ora a voi!

Entra il Re, con un minaccioso cipiglio, e siede sul suo scranno

GARDINER

                Temuto sovrano, quanto ci sentiamo obbligati al cielo,

                in quotidiano rendimento di grazie, per averci dato un tal principe!

                Non solo buono e saggio, ma quanto mai religioso:

                uno che in tutta obbedienza fa della Chiesa

                il supremo traguardo del proprio onore e, per corroborare

                tale sacro dovere, con profondo rispetto,

                qui si presenta in veste di Re a giudicare

                la causa fra essa Chiesa e questo gran peccatore.

RE

                Siete sempre stato bravo nei panegirici estemporanei,

                Vescovo di Winchester. Ma sappiate che non sono venuto

                per dare ascolto a tali lusinghe, che al mio cospetto

                mostran troppo la corda per camuffare le colpe.

                Con me non attacca. Voi mi fate il leccapiedi,

                e a forza di leccate credete di tenermi buono:

                non so per chi mi prendi, ma son più che sicuro

                che hai un'indole crudele e sanguinaria. -

                [A Cranmer] Sedete, onest'uomo. Ora vediamo se il più suberbo,

                il più temerario fra voi, osa tanto da minacciarti con un dito.

                Su quanto c'è di più sacro, farebbe meglio a crepare

                che a pensare anche un solo istante che un tal consesso non fa per te.

SURREY

                Se così piace a Vostra Grazia...

RE

                                                                              No, signore, non mi piace affatto.

                Credevo di avere uomini passabilmente intelligenti

                e assennati nel mio Consiglio, ma non ce n'è uno.

                Vi par riguardoso, signori, lasciar che quest'uomo,

                questo galantuomo - e pochi fra voi meritano un tale titolo -

                quest'onest'uomo, faccia anticamera come un lacchè pidocchioso,

                fuori della porta? Un uomo eminente quanto voi?

                Andiamo, che vergogna è mai questa? Forse che il mio mandato

                v'imponeva di dimenticare chi siete? Io vi detti

                la facoltà d'interrogarlo da membro del Consiglio,

                non già da attendente. Vedo che fra voi c'è qualcuno

                il quale, più per rancore che per rigore morale,

                lo porterebbe al Giudizio finale, se ne avesse la facoltà:

                ma non l'avrà mai, finché avrò vita.

CIAMBELLANO

                                                                              Almeno in parte,

                o temutissimo sovrano, piaccia a Vostra Grazia

                accettar le mie scuse a nome di tutti. Ci eravamo proposti,

                nel metterlo agli arresti, di garantirgli -

                se esiste al mondo la buona fede - un processo

                e una discolpa equi agli occhi del mondo, non un atto ostile.

                Ne sono certo, per quanto mi riguarda.

RE

                Bene, bene, signori, trattatelo con rispetto,

                e accoglietelo con ogni riguardo: ne è più che degno.

                Vi dico solo questo a sua lode: se un principe

                può mai essere debitore di un suddito,

                io lo sono di lui, per la sua devozione ed i servizi resi.

                Finiamola di fare storie! Abbracciatelo tutti.

                Fate la pace, che diavolo, signori miei! Monsignore di Canterbury,

                ho un'incombenza per voi a cui non potete sottrarvi:

                c'è una leggiadra bimbetta che ancora non è battezzata:

                Dovrete farle da padrino, e risponder per lei.

CRANMER

                Il più grande monarca di questo mondo potrebbe gloriarsi

                di tale onore. Come ho fatto a meritarlo,

                io che son solo un povero, umile suddito di Vostra Maestà?

RE

Via, via, monsignore, lo dite per risparmiarvi i cucchiai d'argento. Avrete con voi due nobili compagne, l'anziana Duchessa di Norfolk e la signora Marchesa di Dorset. Non vi pare che basti?

                Ancora una volta, mio Vescovo di Winchester, v'ingiungo

                di abbracciare quest'uomo e volergli bene.

GARDINER

                                                                                              Con cuore sincero

                e amor fraterno: ecco fatto.

CRANMER

                                                               E il cielo sia testimone

                di quanto io tenga a questa dichiarazione.

RE

                Uomo buono, queste lacrime di gioia mostrano quanto è schietto il tuo cuore.

                E vedo qui confermata la voce comune

                che di te dice: "Provate a far lo sgambetto all'Arcivescovo

                di Canterbury, e ve lo fate amico per sempre".

                Suvvia, signori, non stiamo a gingillarci: non vedo l'ora

                che questa mia piccina mi diventi cristiana.

                Ho fatto di voi una cosa sola. Restate uniti, signori:

                io ne avrò forza crescente, voi sempre nuovi onori. Escono

Scena III

Trambusto e clamori dall'esterno. Entrano il Guardaportone e il suo Aiutante

GUARDAPORTONE

La smetterete presto con questa cagnara, farabutti. Avete preso la corte per il Paris Garden? Finitela di sbraitare, villanzoni!

[VOCE] DALL'INTERNO

Buon maestro guardaportone, io lavoro alla mensa.

GUARDAPORTONE

Lavori alla forca, e va' a farti impiccare, gaglioffo! È questo il posto per fare baccano? Portatemi una dozzina di randelli di melo, e belli robusti: altro che questi fuscelli! Vi scorticherò la cotenna. Volete assistere al battesimo, volete? Avete voglia di birra e focacce, eh, tangheri che siete?

AIUTANTE

                Vi prego, signore, un po' di pazienza. È impossibile -

                a meno di spazzarli via dal portone a cannonate -

                disperdere costoro: come tenerli a letto

                all'alba del Calendimaggio - il che non sia mai detto.

                È più facile spostare la cattedrale di San Paolo che questi qui.

GUARDAPORTONE

Ma come sono entrati, che vadano a impiccarsi?

AIUTANTE

                Ahimè, vai a saperlo! Come entra la marea?

                Per quante legnate possa distribuire un robusto randello

                da quattro piedi - vedete voi, signore, quel che ne resta -

                non mi son risparmiato.

GUARDAPORTONE

                                                               Risparmiato un bel niente, messere!

AIUTANTE

                Non sono mica un Sansone, o un Ser Guy, o un Colbrando,

                da falciarmeli sotto; ma se ho risparmiato qualcuno

                con una testa da colpire, fosse giovane o vecchio,

                femmina o maschio, cornuto o cornificatore,

                che non possa sperare di rivedere mai più un quarto di bue,

                a costo di rinunciare a una vacca intera, e Dio salvi la vacca.

[VOCE] DALL'INTERNO

Mi senti, mastro guardaportone?

GUARDAPORTONE

Un attimo e vengo a prenderti, cucciolone che sei. Tieni la porta chiusa, mariolo!

AIUTANTE

Ma che volete che faccia?

GUARDAPORTONE

Che altro vuoi fare, se non pestonarli a dozzine? Ma dove siamo, alle gare di Moorfields? O forse che qui a corte è sbarcato uno di questi buffi Indiani con un arnese grosso così, che le donne ci stringono d'assedio? Dio mi perdoni, che brulicame di fornicatori a 'sta porta! Sulla mia coscienza di cristiano, questo battesimo, da solo, ne farà saltar fuori altri mille: padri, padrini e compagnia bella, son tutti qui.

AIUTANTE

I cucchiai d'argento si allungheranno, signore. C'è un tizio proprio a due passi dal portone, che dovrebbe essere un braciere con la faccia che si ritrova, perché, in coscienza, gli ardono nel naso venti giorni di canicola: tutti quelli che gli stanno attorno son come all'equatore, e come penitenza gli basta e avanza. Quella meteora fiammeggiante l'ho colpita tre volte sulla testa, e lui tre volte m'ha starnutito in faccia: quel suo naso l'è come un mortaio, puntato lì, pronto a spararci addosso. Accanto a lui c'era la moglie di un merciaio, un cervello di gallina che m'ha inveito contro, fin quando quel suo cappelluccio a colabrodo non l'è caduto di testa: perché aveva dato esca a una tale conflagrazione sociale. Una volta l'ho mancata, la meteora, e ho colpito la donna, che ha gridato "Aiuto! ", e allora ho visto accorrere da lontano una quarantina di manganellatori volati a soccorrerla: il fior fiore dello Strand, dove lei è di casa. Quelli mi sono saltati addosso. Io ho tenuto duro, ma alla fine mi han messo con le spalle al muro. Io ho continuato a tenergli testa, quando d'un tratto una serqua di ragazzotti alle loro spalle, le truppe irregolari, mi han scaricato addosso una tale gragnuola di sassi che ho pensato bene di lasciar perder l'onore e dargli partita vinta. Il diavolo era tra loro, credo: ci giurerei.

GUARDAPORTONE

Sono questi i giovinastri che fan baccano a teatro, e si accapigliano per qualche mela morsicata, che non c'è pubblico che li sopporti se non gli attaccabrighe di Tower Hill o i loro cari confratelli, la teppa di Limehouse. Alcuni li ho sbattuti al Limbo Patrum, dove li faranno ballare, per questi tre giorni; senza contare il ricevimento a suon di frusta che gli riservano i due sbirri.

Entra il Lord Ciambellano

CIAMBELLANO

                Misericordia divina, che moltitudine!

                E continuano a venire, vengono da ogni parte,

                come se qui tenessimo una fiera; ma dove sono i guardaportoni,

                questi sfaticati furfanti? Bella figura avete fatto, messeri!

                Un'assai scelta marmaglia avete lasciato entrare: son questi qui

                i vostri fedeli amici delle borgate? Troveremo

                una gran quantità di spazio, senza dubbio, da riservare alle dame,

                quando ripasseranno da qui dopo il battesimo.

GUARDAPORTONE

                                                                                              Con licenza di Vostro Onore,

                non siamo superuomini, e quel che potevamo fare in due

                senza esser fatti a pezzi, l'abbiamo fatto.

                Non basterebbe un esercito a tenerli a bada.

CIAMBELLANO

                                                                                              Com'è vero che son vivo,

                se il Re se la prende con me, vi farò mettere tutti

                ai ferri, seduta stante; e sulle vostre teste fioccheranno

                salatissime multe, per la vostra negligenza. Siete dei lavativi,

                e state qui a scolarvi dei bei fiaschi, invece

                di fare il vostro dovere. - Udite! Suonan le trombe.

                Stanno già ritornando dal battesimo.

                Apritevi un varco nella calca, e tenetelo aperto

                per far passare il corteo come si conviene, o vi troverò io una cella

                a Marshalsea, dove vi farete buona compagnia per un paio di mesi.

GUARDAPORTONE

                Fate largo laggiù, per la Principessina!

AIUTANTE

                                                                                              Tu, omaccione,

                fatti da parte o ti rintrono la zucca!

GUARDAPORTONE

                Tu, vestito di cammellotto, levati dalla ringhiera

                o ti scaravento dabbasso! Escono

Scena IV

Entrano i Trombettieri, suonando; poi due Assessori, il Lord Sindaco di Londra, l'Araldo della Giarrettiera, Cranmer, il Duca di Norfolk col suo bastone di Maresciallo, il Duca di Suffolk, due Nobili che portano grandi conche con i doni di battesimo; indi quattro Nobili che reggono un baldacchino sotto il quale c'è la Duchessa di Norfolk, la madrina, che porta la bambina avvolta in un prezioso costume, ecc. , lo strascico retto da una Dama; poi segue la Marchesa di Dorset, l'altra madrina, con altre Dame. Il corteo fa il giro del palcoscenico, e l'Araldo della Giarrettiera prende la parola

ARALDO

Iddio, nella tua infinita bontà, manda vita prospera, lunga e sempre felice alla nobilissima e possente Elisabetta, Principessa d'Inghilterra.

Fanfara. Entrano il Re e le Guardie

CRANMER

                E sulla Vostra Altezza reale e sulla buona Regina

                le mie nobili madrine ed io stesso invochiamo,

                per questa graziosissima infante, ogni gioia e consolazione

                che mai il cielo riservi alla felicità dei genitori:

                che, a ogni ora che passa, esse cadano su di voi.

RE

                                                                              Grazie, buon Lord Arcivescovo.

                Come l'avete chiamata?

CRANMER

                                                               Elisabetta.

RE

                                                                              Alzatevi, monsignore.

                [All'infante] Con questo bacio abbiti la mia benedizione: ti protegga Iddio,

                alle Cui mani rimetto la tua vita.

CRANMER

Amen.

RE

                Mie nobili madrine, siete state troppo generose:

                vi ringrazio di cuore, e così farà questa damina,

                appena saprà esprimersi in inglese.

CRANMER

                                                                              Sire, lasciatemi parlare,

                Il cielo ora m'ispira, e le parole che sto per pronunciare

                nessuno le creda adulatorie, giacché si dimostreranno veraci.

                Questa infante reale - Dio sempre l'accompagni -

                seppure nella culla, sin da ora promette

                a questo paese mille e mille benedizioni,

                che il tempo porterà a maturazione. Ella sarà -

                ma pochi fra i vivi di oggi faranno in tempo a vedere tanta bontà -

                un modello per tutti i prìncipi viventi nell'età sua,

                e per tutti quelli delle età a venire. La Regina di Saba non fu mai

                più assetata di saggezza e di luminosa virtù

                di quest'anima pura. Tutte le grazie principesche

                che plasmano un sovrano possente come quello che abbiamo,

                con tutte le virtù che adornano i buoni,

                saranno in lei raddoppiate. La Verità sarà sua nutrice,

                pensieri santi e devoti la consiglieran sempre,

                ed ella sarà amata e temuta. La sua gente la benedirà,

                i suoi nemici tremeranno come un campo di grano battuto dai venti

                e abbasseranno la testa nel dolore. Il bene crescerà con lei;

                sotto di lei ognuno mangerà in pace

                all'ombra della sua vigna i frutti del suo lavoro, e canterà

                gli allegri canti del tempo di pace con tutti suoi vicini.

                Ella farà conoscere il vero Dio, e chi le starà intorno

                apprenderà da lei le più perfette vie dell'onore,

                e ad esse, non già a legami di sangue, dovrà la sua grandezza.

                Né questa pace si spegnerà con lei, ma come quando,

                morto l'uccello favoloso, la vergine Fenice,

                dalle sue ceneri rinasce un novello erede,

                di lei non meno prodigioso,

                così ella lascerà le sue beate virtù a qualcuno -

                quando il cielo la chiamerà a sé da questa nube di tenebra -

                che dalle sacre ceneri del suo onore

                s'innalzerà come una stella, non meno grande per fama:

                un'altra stella fissa. Pace, prosperità, amore, verità, terrore,

                che furono al servizio di questa eletta infante,

                diventeranno suoi, e come una vigna gli cresceranno attorno.

                Ovunque risplenderà il fulgido sole del cielo,

                là saranno il suo onore e la gloria del suo nome,

                e daran vita a nuove nazioni. Egli verrà a fioritura

                e come un cedro allungherà i suoi rami

                su tutte le pianure circostanti: i figli dei nostri figli

                vedranno ciò, e benediranno il cielo.

RE

                                                                              Tu annunci dei prodigi.

CRANMER

                Ella vivrà, per la felicità dell'Inghilterra,

                sino ad età avanzata; molti giorni la vedranno sul trono,

                e non uno di essi trascorrerà senza il coronamento d'una nobile azione.

                Come vorrei non saperne di più! Purtroppo ella dovrà morire,

                dovrà, ché i santi la vorranno fra loro; e vergine ancora,

                il più immacolato dei gigli, ella ritornerà alla terra,

                e il mondo intero prenderà il lutto per lei.

RE

                Oh, Lord Arcivescovo,

                ora mi hai reso finalmente uomo! mai prima

                di questa felice creatura io avevo creato qualcosa.

                La gioia di quest'oracolo mi gratifica tanto

                che quando sarò in cielo mi pungerà il desiderio

                di vedere cosa fa questa bimba, e loderò il mio Creatore.

                Grazie a voi tutti. A voi, mio buon Lord Sindaco,

                e a voi, bravi confratelli, resto molto obbligato:

                la vostra presenza mi ha altamente onorato,

                e avrete prova della mia gratitudine. Signori, aprite il corteo:

                dovete tutti visitar la Regina, e lei vi vuol ringraziare,

                altrimenti rimarrebbe male. Quest'oggi, che nessuno pensi

                di avere qualcosa da sbrigare a casa. Resteran tutti qui:

                per questa piccina faremo festa per tutto il dì. Escono

EPILOGO

Il nostro dramma - scommetto dieci a uno -

non può piacere a tutti. Se per svagarsi un po' venne qualcuno,

e sonnecchiare un atto o due, ne esce ora frastornato:

troppi squilli di tromba! E lui dirà - lo diamo per scontato -

che non val nulla. Chi venne per gridare: "Buona questa! "

a invettive rivolte a tutto e a tutti, ora protesta

di sentirsi deluso. Eppure, una speranza ci sostiene:

che tutto quel che sarà detto in bene

di questo dramma, si affida unicamente

allo spirito aperto e intelligente

delle signore (ne avete viste in scena). Se sorrideranno

dicendo "Niente male! ", il loro esempio presto seguiranno

i loro baldi cavalieri: ché mai sentimmo dire

che restan sole, le dame, ad applaudire.

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