Erano un po’ nervosi

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PERSONAGGI

Erano un po' nervosi
di Achille Campanile

PERSONAGGI

Il Prologo Inutile

Giulia

Rita

Cesarina

Il professor Gaius di Danimarca

Il cavalier Lucciola

La Cameriera

La signora

Primo paziente

Secondo paziente

Terzo paziente

Vecchio Signore

Vari  sofferenti, uomini e signore, che non parlano.

NB. Tutti i personaggi meno la Cameriera e il Prologo Inu­tile hanno una guancia deformata dal caratteristico rigonfia­mento del mal di denti. Qualcuno ha la faccia fasciata.

L’azione si svolge nella sala d’aspetto d’un gabinetto dentisti­co. Prima che s’alzi il sipario, viene fuori il Prologo Inutile.

IL PROLOGO INUTILE    Spettatore, hai tu mai avuto il mai di den­ti? No? Questo dramma non è per te.           (Si ritira).

All’alzarsi dei sipario, in primo piano Giulio, Rita, Cesarina, conversano.

In fondo a destra, il professor Gaius di Danimarca, tipo di studioso, seduto davanti a un tavolinetto, sui quale sono am­mucchiate le solite riviste arretrate che si trovano nelle sale d’aspetto dei dentisti, è immerso nella lettura di esse. Ne tiene davanti, sotto le braccia, sulle ginocchia e persino tra le ginoc­chia. Durante la prima parte dell’atto, egli sfoglia le riviste, le legge, passa dall’una all’altra, completamente assorbito da quest’occupazione.

NB. Per tutta la prima metà dell’atto, e precisamente fino al­la battuta « Faccia circolare i periodici», si svolgono sulla sce­na due azioni contemporanee; una, in primo piano, è il dialo­go fra Giulia, Rita e Cesarina; l’altra in secondo piano è un’a­zione mimica indicata via via nelle didascalie; le due azioni so­no completamente distinte: Giulia e Cesarina non si occupano di quello che avviene in secondo piano, e gli altri non s’inte­ressano dei loro discorsi; le due azioni sono continue, senza in­terruzioni. Aperto il sipario, la cameriera introduce il cavalier Lucciola.

        Giulio, Rita, Cesarina, Gaius, il cavalier Lucciola, Cameriera.

LUCCIOLA  (alla Cameriera) C’è gente dentro?                

CAMERIERA  Nossignore. Il professore non comincia a ricevere

che fra mezz’ora. (Via, chiudendo la porta).

                       

      Lucciola passeggia premendosi con la mano la guanciadolente.

GIULIA  (a Rita riprendendo un discorso che l’entrata del nuovo sofferente aveva interrotto) Così, le dicevo che io ho la pas­sione del mal di denti.

RITA   E’dentista?

GIULIA  No. Sono aficionada di questo genere di piaceri. E’ un gu­sto che non tutti capiscono. Godo a far le sedute dal dentista, a sentirmi trapanare i denti, a sentirmeli strappare. E soprat­tutto godo a quelle belle trafitte che ti arrivano all’anima.

RITA  (con ribrezzo)   Ih! Ma questa mi pare, scusi, una forma di degenerazione.

GIULIA Certi mi dicono perfino depravata. Ma io procuro di far­mi dolere i denti per venire dal dentista. L’unica cosa che mi di­spiace è che potrò godere questi piaceri soltanto finché avrò denti. Perdutili, addio divertimento. Ma intanto ne profitto. Sa come dico? Godiamo il mal di denti finché ci sono i denti, ché un giorno la cuccagna sarà finita. (Trasale per una trafitta e si porta la mano alla guancia con l’aria di chi gode uno spasimo di voluttà)  Ah!

RITA Che c’è?

GIULIA   (come se parlasse d’una rara beatitudine)  Una trafitta! (Nuova trafitta). Ah! Che delizia!

RITA   Beata lei.

GIULIA   Lei non ha la passione del mal di denti?

RITA  No: ho il mal di denti, ma non ho la passione. Purtroppo.

GIULIA  (a Cesarina) E lei?

CESARINA Io francamente tutto questo suo entusiasmo non lo capisco. Se debbo esser sincera, una vera e propria passione per il mal di denti non l’ho. Si, mi piace, ma relativamente. Non ci fo una malattia. Ho frequentato parecchi gabinetti dentistici, ma più per necessità che per diletto. Le dirò anche che io di so­lito ai dentisti mostro i denti. Ah, non sono affatto tenera con essi! Non mi lascio intimidire. E nemmeno sono uno di quei ti­pi soggetti ai facili entusiasmi, pronti all’ammirazione, che da­vanti a un dentista stanno, come suol dirsi, a bocca aperta. Tutt’altro. Ce ne vuole, perché apra la bocca in quei casi.

GIULIA Certo, sanno fare cose straordinarie. Andate da loro per una cosetta da niente, sbrigativa (almeno così credete); loro vi danno un’occhiata alla dentatura e scoprono tutto: lì bisogna far questo, laggi6 quest’altro, mettiamo, togliamo, aggiungiamo e in men che non si dica vi tracciano un piano quinquennale.

CESARINA Parlano di ponti, contrafforti, rivestiture di cemento, armature, come vi dovessero costruire una città in bocca.

GIULIA Adesso, poi, fanno addirittura le bocche nuove. Una vol­ta ci si accontentava di farsi strappare i denti guasti soltanto. Adesso, non so se per desiderio del paziente o dei dentisti, è di moda farsi strappare anche i buoni.

CESARINA E come! quelle belle dentature delle dive, che fanno palpitare le moltitudini, sono quasi tutte artificiali. Ma non co­me la vecchia dentiera che i nonni la sera si toglievano al pari delle scarpe e mettevano in un bicchiere d’acqua, dove conti­nuava a sorridere per conto proprio tutta la notte, mentre il proprietario dormiva. Quelli di oggi sono denti finti, in tutto e per tutto simili ai veri. Per dare l’illusione perfetta, i dentisti li fanno in modo che perfino dolgano.

GIULIA Pare che sia un’operazione poco dolorosa. Il fastidio maggiore si prova all’altezza della regione mammellare destra, al portafogli. Perché son cose da ricconi, queste; da gente che voglia avere denti all’ultima moda. E chi può spendere molto, può anche cambiarli ogni tanto. Si possono avere denti da esta­te e denti da inverno: denti per cibi speciali, per pollo arrosto, per bistecca, per verdura; denti per banchetti, o per picnic, o per una semplice merenda; denti per campagna, per città, per sorrisi, per morsi, per mostrarli minacciosamente; denti da se­ra, denti da passeggio, insomma denti per tutte le occasioni: chi più ne ha, ne metta.

LUCCIOLA (avvicinandosi al tavolino delle riviste, fa per prender­ne una; al professore Gaius) Permette?

GAIUS  (continuando a leggere, mette una mano sulle riviste) No.

Lucciola si ritira e passeggia contrariato. Mentre Giulia rico­mincia a parlare, la Cameriera introduce una signora e via. La signora va a sedersi in fondo.

        Detti, la Signora, Primo paziente, Secondo paziente, Vecchio

Signore, Terzo paziente.

        

GIULIA (riprendendo il discorso) Ricordo l’anticamera d’un den­tista dove i clienti, per ingannare l’attesa, giocavano a « anello-anello ». Lo spettacolo era interessante, perché capita raramen­te di veder fare quel gioco da una brigata composta soltanto di persone con guance gonfie e facce fasciate, e che gemono ne­gli spasimi del mal di denti. (Trafitta; è estasiata, poi) La pas­sione del gioco aveva talmente preso i sofferenti

che, ogni vol­ta che veniva l’infermiera a chiamare qualcuno, scoppiavano cori di proteste. (Trafitta, c. s.).

LA SIGNORA (avvicinandosi a Gaius e facendo per prendere una ri­vista) Permette?

GAIUS (continuando a leggere; secco) No.

         La signora, offesa, si ritira nel fondo. Mentre Giulia riprende a parlare, Lucciola, che intanto ha     passeggiato avanti e indietro, avendo notato l’episodio dei periodici, scambia occhiate indi­gnate con la signora, alludendo alla scortesia di Gaius, che con­tinua imperterrito a leggere: Gaius ad un certo punto strappa perfino un foglio da una rivista e se lo mette in tasca. La Cameriera, intanto, introduce una signorina, che dopo poco durante la battuta seguente, s’avvicina a Gaius e fa per prendere una ri­vista dalla tavola. Ma Gaius blocca la rivista con la mano, con­tinuando a leggere. La signorina stupita ed indignata, si ritira nel fondo, e s’unisce a Lucciola e alla signora, che parlano a bas­sa voce, alludendo al contegno villano   del professor Gaius.

GIULIA  (a Cesarina, mentre si svolge l’azione muta sopra descritta) Io ne ho conosciuti di dentisti. Oh, se ne ho conosciuti! Ne ho conosciuto uno, per esempio, che nessuno pagava. Tutti anda­vano a farsi strappare i denti a sbafo. Era un’indegna cuccagna. Lui, debole, abulico, strappava i denti a tutti, mentre continua­va l’ignobile orgia scroccatoria. Certe volte mormorava: « Fin­ché la dura, però! » Ma intanto non aveva il coraggio di manda­re il conto. (Trafitta). Ah! (Come se provasse un piacere paradi­siaco).

CESARINA Io non lo capisco tutto questo gusto.

          

          La Cameriera introduce un vecchio signore; a scena muta, du­rante le battute seguenti, si vede il    cavalier Lucciola che pro­testa a bassa voce con la Cameriera, indicando il professor Gaius di Danimarca che vuole per sé tutti i periodici.  

CAMERIERA (a Gaius, a bassa voce) Permette? (Cercando di portargli via qualche rivista).

Gaius senza alzare il capodalla lettura, risponde di no coi gesto e si tira i periodici più vicino. La Cameriera torna dal cavalier Lucciola e apre le braccia desolata. Poi se ne va, richiudendo la porta. Il cavalier Lucciola protesta con la signora e con la si­gnorina; fra essi serpeggia il malumore contro l’accentratore di periodici. Il vecchio signore ultimo arrivato, che non sa niente di questo, s’avvicina come gli altri al professor Gaius e si svol­ge la stessa scena a bassa voce:  «Permette? »  «No».

in primo piano Giulia, Rita e Cesarina, continuano a conversa­re. E durante le loro battute continuano ad entrare ogni tanto dei nuovi sofferenti — uomini e donne — e si ripete la mimica dell’uno o dell’altro con l’accaparratore dei periodici, mentre nel gruppo, che s’ingrossa, serpeggia vieppiù il malumore. Al­cuni parlano a bassa voce. Naturalmente, non tutti s’occupano dei periodici illustrati. Il primo paziente che passeggia avanti e indietro come un leone in gabbia, e soffre le pene del mal di denti, interloquisce.

PRIMO PAZIENTE   Io ho conosciuto un dentista che non usava a­nestetici per addormentare la parte, né cloroformio. Appena il paziente era seduto nella poltrona, lui lo stordiva con un terribi­le pugno in faccia, poi lavorava indisturbato sul cliente esanime.

SECONDO PAZIENTE  (che per dominare gli spasimi passeggia ballon­zolando) Io ho conosciuto anche un dentista che stava tutto il giornoad occhieggiare dietro le persiane, per vedere se veniva­no clienti, ma non saliva mai nessuno. Era un omaccione grande e grosso, in camice bianco, con una visiera di celluloide sugli occhi e una lampadina accesa sulla fronte, per abbagliare il pa­ziente. Da far paura. I suoi assistenti si aggiravano per le stanze deserte, stringendo le tenaglie con aria minacciosa. Dei giovi-nastri. Dei teppisti. Ogni volta che suonava il campanello, tutti correvano ai loro posti e si preparavano per strappar denti. Ma clienti non venivano mai. Le persone di servizio si licenziavano dopo un giorno o due, perchè s’era tentato di strappar loro i denti a tradimento: in mancanza di clientela, dentista ed assi­stenti si sfogavano sulla servit6.

CESARINA  (soffrendo il mal di denti) Che roba!

 SECONDO PAZIENTE   (c. s.) Qualche volta il dentista adescava passantichiamandoli da dietro  le persiane: «Ps, ps! » e col dito faceva cenno di salire su, come le donne di malaffare nei vi­coli della Suburra. (Trafitta di Giulia e Cesarina; Giulia con espressione di estasi, Cesarina con una smorfia di dolore). In certe afose giornate estive, dalla strada deserta si vedeva nelle ore canicolari il faccione congestionato del dentista con la vi­siera di celluloide, il quale spesso, per attirare maggiormente i rari passanti, faceva balenare le tenaglie in mano. Una volta sali un tale.

CESARINA  Aveva mal di denti?

SECONDO PAZIENTE  No. Un ingenuo, un merlo. Non saprei defi­nirlo altrimenti. Quando, dopo un’ora, tornò all’aperto, aveva gli occhi del pazzo e mormorava: « Questa è un’associazione a delinquere, non è un gabinetto dentistico».

TERZO PAZIENTE (solitario e sdegnoso) Eh, molta strada ha fatto l’arte dentaria daltempo in cui per strappare un solo misero dente, magari cariato, il dentista pareva chissà che facesse e il cliente smaniava e si considerava un eroe o un martire. Invece, adesso, là! Tutti i denti via. Anche se sani. Canini, incisivi, mo­lari, giudizio, sopra, sotto, il dentista li strappa tutti. E se gli capita sotto mano qualche altra cosa da strappare, nell’entusia­smo è capace di strappare anche quella.

GIULIA  Ho conosciuto anche un dentista... (S’interrompe per os­servare quel che succede intorno ai periodici).

LUCCIOLA   (si stacca dal gruppo dei sofferenti indignati e si pianta decisamente davanti al pro/essor Gaius di Danimarca; ansa per la tensione nervosa; si capisce che è li lì per scattare; a Gaius) Faccia circolare i periodici. (Tutti tacciono ed osservano la scena. Il professor Gaius guarda Lucciola di sulle lenti senza scomporsi). Dico a lei: faccia circolare i periodici.

PROFESSOR GAIUS (calmo) Signore, queste riviste arretrate è da­to trovarle soltanto nelle anticamere dei dentisti. Io mi sotto­pongo a lunghe e dolorose cure, unicamente per leggere questi periodici.

CAVALIER LUCCIOLA (scattando) E che crede, io perché vengo qui? Ho anch’io diritto di leggere. Dovrebb’essere, oltre tutto,  una questione di sensibilità. E di correttezza.

Tutti trattengono il fiato pronti a scattare. Si sentirebbe vola­re una mosca. Dopo un attimo di pausa, il professor Gaius, cal­mo, si toglie le lenti, le mette nell’astuccio con cura, chiude il coperchio con un colpo secco e si mette l’astuccio in tasca. Indi s’alza e, rapidissimo, assesta un formidabile pugno sui rigonfiamento facciale del cavalier Lucciola. Questi, lancia un grido straziante.

IL VECCHIO SIGNORE (indignato a Gaius) Oh, mascalzone! (Gli assesta un tremendo pugno sul gonfiore della guancia).

Gaius barcolla, ma, tosto riprendendosi, risponde con un terri­bile pugno; però essendosi l’altro scostato vivacemente, il pu­gno a lui destinato va a colpire la guancia rigonfia di un nuovo sofferente che entrava proprio in quel momento; questi veden­dosi accolto in cosi strano e impreveduto modo, senza por tem­po in mezzo, s’affretta a posare il cappello e va di filato a dare un tremendo pugno al gonfiore facciale di un altro sofferente che s’era fin’ora mantenuto estraneo alla rissa; intanto, il ca­valier Lucciola riavutosi, non se ne sta con le mani in mano ma colpisce ripetutamente con pugni sulla guancia gonfia il profes­sor Gaius di Danimarca. Come a un segnale prestabilito, s’ac­cende istantaneamente in tutti i settori una zuffa generale. Si vede il pietoso spettacolo di guance già di per se stesse tume­fatte, che vengono colpite con inaudita violenza da pugni e schiaffoni senza pietà. I colpi vanno esclusivamente sui gonfio­ri. Ognuno, pur soffrendo pene d’inferno ad essere percosso in quelle condizioni, è tetragono ai colpi e si sfoga a dare sonore manate e cazzottoni a quelle belle guancione rigonfie. Una frenesia collettiva ha preso quegli invasati sui quali passa un ven­to di follia. Tutti percuotono insensatamente i gonfiori altrui con sadico piacere. Entra un nuovo sofferente e senza domanda­re di che cosa si tratta s’affretta a partecipare alla battaglia dandosi senza por tempo in mezzo a menar colpi a destra e a manca. Le donne non sono seconde a nessuno. Giulia e Cesarina in primo piano, interrotta la conversazione, ma restando sedute si scazzottano con metodo, coscienziosamente sulle guance ri­gonfie. Una signora inferocita tiene un vecchietto per la cravat­ta e lo percuote sui rigonfiamento facciale col tacco d’uno scar­pino che s’è levato a bella posta. Un poveretto che ha la guan­cia pi6 tumefatta degli altri, viene tenuto fermo da tre o quat­tro frenetici e percosso lungamente sulla parte dolorante con crescente e ingiustificato furore. Un altro sofferente, tenuto da due energumeni per le braccia e per le gambe, selvaggiamente si divincola, mentre un tale che ha preso un pesante candelabro di bronzo di su una mensola, lo percuote ferocemente con esso sui gonfiore della guancia. In un altro gruppo si vede uno tenu­to a terra da altri mentre un facinoroso lo pesta coi calcagno sulla guancia gonfia; un altro intanto percuote con formidabili colpi la guancia del facinoroso che, tutto intento a colpire, non si cura dei colpi ricevuti. Una signorina colpisce con il puntale dell’ombrellino una guancia gonfia ed è a sua volta contempo­raneamente colpita da altri ma non se ne cura.

NB. L’effetto di questa scena essendo nella varietà e nella perfezione dei particolari, bisogna attenersi scrupolosamente alle indicazioni del testo, in modo che ne risulti una scena chia­ra e non una baraonda confusa; ciascuno deve fare quello che è descritto e niente di più.

L’orgia dei cazzotti e colpi vari dura qualche minuto, ferocissi­ma, con un crescendo. Poi tutti, stanchi, si fermano e restano un attimo immobili, impietriti nelle rispettive posizioni descrit­te coi gesti paralizzati a mezz’aria, indi si guardano l’un l’altro ansanti, quasi risvegliandosi da un sogno; poi si ricompongono e tornano ai loro posti, come niente fosse avvenuto.

Il professor Gaius torna ai giornali, Cesarina e Giulia che, co­me s’è detto, si sono scazzottate restando sedute, dopo l’attimo di sospensione e dopo essersi guardate con stupore, si sorrido­no benevolmente con reciproca comprensione, s’accomodano le vesti e si ricompongono, la signora che se l’era tolto si rimette lo scarpino, il candelabro viene ricollocato sulla sua mensola e ognuno riprende la posizione che aveva prima che si scatenas­se la battaglia. Il ristabilimento dell’ordine dev’essere contem­poraneo, generale e quasi istantaneo.

GIULIA   (a Cesarina e a Rita, riprendendo come niente fosse il di­scorso interrotto) Dicevo dunque che ho conosciuto anche un dentista...

Sipario.

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