107-110
MARIO MORETTI
ERNESTO CHE GUEVARA
Frammenti di un mito
Musical in 14 giornate
La scena
Consta di un grande cubo metallico tubolare, a giorno, leggero e maneggevole. Il cubo ha solo la parete di fondo ricoperta di legno ed girevole. I suoi movimenti indicano spezzature ritmiche e temporali e nuove dislocazioni. Il sipario incorniciato da tralicci di ferro fissi, due ai lati e uno in alto. Sia i tralicci che il cubo centrale servono come americane per le luci. Il pavimento ricoperto da un grande tappeto verde boscaglia.
I costumi
Primeggiano le uniformi verde oliva dei guerriglieri e dei capi. Neri i costumi dei boliviani e dellambasciatore americano. Per il resto abiti vaporosi e colori chiari.
Le musiche
(prima parte) Tango Ninna nanna Valzer del lebb rosario Musica guatemalteca Festoso motivo messicano Un tango Guantanamera (motivo)
(seconda parte) El condor Motivo nordamericano Ritmo rock anni Sessanta Guajira cubana Guantanamera (motivo)
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Le canzoni |
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(prima parte) Ho messo nel mio termos il Sudamerica |
partito per terra e per mare Due coglioni Citt |
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di pietra Berceuse eterodossa Nada mas, coro de |
i lebbrosi Yo soy de un pas de fantasia In qua lche |
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luogo sperduto Mi corazn La canzone della Sier |
ra Maestra |
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(seconda parte) La ex-compagna El condor Donna |
condor Duetto dellOnu Canzone verde oliva |
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Duetto dello scontro Che Comandante La mia |
nina I coglioni della speranza Guantanamera |
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Lagguato Lettera ai figli |
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PRIMA PARTE
Prima giornata: 3 gennaio 1952. Miramar, Argentina
1 Chichina
Musica: le note di un tango. Entra in bicicletta Ernesto Guevara. Ha 24 anni. Fa varie evoluzioni ritmiche in bicicletta, poi si ferma e, sur place, canta Ho me sso nel mio termos il Sudamerica.
ERNESTO: Ho messo nel mio termos il Sudamerica
ho messo nel mio termos il Sudamerica
Una milonga voglio ballar(e)
col diavolo in Per o dove sia
Han suonato il bandoneon
in tutte le taverne di Buenos Aires
Ho visto in Uruguay cavalcare una chitarra
e senza corde ho scalato la Cordigliera
schiuma bianca dAmerica Latina
In Brasile ho picchiato un tale in una balera
Il pesce rosso come un guerrigliero
In Colombia chi balla il tango un filibustiere
Voglio filtrar(e) tutte le acque dei fiumi
lavar(e) la faccia ai negri
Dimmi se ti ricordi
il nome di quel bosco
dove un giorno ci siamo perduti
passeggiando, noi due
La foresta aveva
un sapore di mango
ed i cocchi si offrivano
al passaggio di noi
Ho messo nel mio termos il Sudamerica
ho messo nel mio termos il Sudamerica
Una milonga voglio ballar(e)
col diavolo in Per o dove sia
Han suonato il bandoneon
in tutte le taverne di Buenos Aires
Ho visto in Uruguay cavalcare una chitarra
e senza corde ho scalato la Cordigliera
schiuma bianca dAmerica Latina
In Brasile ho picchiato un tale in una balera
Il pesce rosso come un guerrigliero
In Colombia chi balla il tango un filibustiere
Voglio filtrar(e) tutte le acque dei fiumi
Ho messo nel mio termos il Sudamerica
Ho messo nel mio termos il Sudamerica
Finita la canzone, Ernesto smonta dalla bicicletta e si siede sul gradino della struttura centrale. Attende con palese impazienza. Entra Chichina: bella, bruna, disinvolta, viziata; senza parlare i due si baciano con passione e si stendono a terra; effusioni amorose.
CHICHINA: No, stai fermo. Cos no, Ernesto!
ERNESTO: Perch no? Domani parto.
CHICHINA: Proprio per questo.
ERNESTO: Non vuoi darmi un vero saluto?
CHICHINA: Noo! Ti piacerebbe, eh? Lasciarmi qui nei guai mentre tu te vai in giro in tutto il Sudamerica!
ERNESTO: Ma io torno, Chichina! Quante volte devo dirtelo? Tho perfino lasciato in pegno un cagnolino.
CHICHINA: cos carino, Come back!
ERNESTO: Appunto. Come back: torno. Anchio torno.
CHICHINA: Torni, torni Ma quand che torni?
ERNESTO: Te lho detto tante volte. Tra due, tre, quattro mesi. Non lo so! Non mica un viaggio turisticoorganizzato!
CHICHINA: Daccordo, ma io che far?
ERNESTO: Se mi ami, mi aspetterai.
CHICHINA: Lanno scorso ti ho aspettato. Ti sei fatta tutta lArgentina del Nord in bicicletta, 4.500chilometri! E ora prendi su in moto il tuo amico Alberto e te ne vai a scorrazzare in tutti gli stati latinoamericani. Ma insomma, chi il mio fidanzato? Un futuro medico o un corridore ciclista? O, peggio ancora, un centauro motociclista?
ERNESTO: Sono ciclista, motociclista, scacchista, rugbista, tennista e futuro specialista in allergologia. E, asentire il Barone tuo padre, sarei anche comunista.
CHICHINA: Pap ha ragione, scusa! A volte fai certi discorsi cos assurdi, cos estremisti!
ERNESTO: Per esempio?
CHICHINA: Laltro giorno eravamo l, in villa, a mangiare pa sticcino sorseggiando champagne e tu neesci davanti a tutti e ti metti a parlare di socia lizzazione della medicina!
ERNESTO: Cercavo solo di riempire quelle teste vuote dei tuoi amici ma loro pensano solo a riempirsi letasche!
CHICHINA: Li disprezzi perch sono ricchi? Ma anche tu sei ricco,SenorErnesto Guevara Lunch de laSerna!
ERNESTO: Mio padre insegnante e costruttore edile, non di certo un Barone latifondista!
CHICHINA: Va bene, mio padre sar anche un pescecane, ma non ha mai divorato nessuno! E i miei amicinon li puoi vedere perch sono eleganti, mentre tu ti conci come un guajiro! Credi di essere pi affascinante, vestito da contadino?
ERNESTO: Se dessi retta a te, andrei in giro come loro, coi pullover inglesi, gli stivali di cuoio crudo e lecravatte di seta. Sono tutti colletto e camicia, rigidi come pinguini! CHICHINA: E tu, allora, con la tua eterna camicia di nylon?
ERNESTO: Cosa c, non ti piace la mia semanera?
CHICHINA: C che, per lappunto, una semanera, la porti per una settimana sana sana, senza lavarla!
ERNESTO: La lavo una volta alla settimana e non la stiro, perch si stira da sola e con questo?
CHICHINA: E con questo c che puzza! Odora di sudaticcio! Di sporco!
ERNESTO: vero. Sono sporco.
CHICHINA: E lo dici cos?
ERNESTO: Per me una difesa.
CHICHINA: Una difesa? E da che?
ERNESTO: Dallacqua fredda.
CHICHINA: Dallacqua fredda?
ERNESTO: per via dellacqua fredda che m venuta lasma, quando avevo solo tre anni Pensavo chetu lo sapessi.
CHICHINA: Ma chiaro che lo so, che ci hai lasma! Lo sanno tutti. la parte pi importante del tuopiccolo carisma! Ma non sapevo che ti fosse venuta per lacqua fredda.
ERNESTO: stato un capriccio, ho voluto fare un bagno in u n fiume gelato. Ora lo sai. Ancora oggilacqua fredda mi scatena degli attacchi. La mia vita sar per sempre segnata dallodio per i bagni, l e docce, le piscine. Saperlo ti pu servire, per quando sare mo sposati. Non sono uno snob, Chichina. Sono un asmatico cronico.
CHICHINA: Ma s, povero amore A proposito, ti sei portato il tuo inalatore, per il viaggio? E un bel po
di flaconi di Ventolin?
ERNESTO: tutto sotto controllo.
CHICHINA: Partirai davvero domani? Hai proprio deciso?
ERNESTO: Dovresti conoscermi, ormai.
CHICHINA: Ti conosco ma non ti capisco. Ti mancano ancora quindici esami per la laurea. Non potevirimandarlo a dopo, il tuo viaggio?
ERNESTO: Non ti preoccupare: ti assicuro che quando torner mi metter a studiare come un matto erecuperer. E poi, te lho gi detto. Il nostro u n viaggio di studio, non una scampagnata. Alberto Granado
medico biochimico e ha gi lavorato in un Lebbrosario. Io mi interesso molto alla lebbra dal punto di vista sociale, lo capisci, questo?
CHICHINA: Noo! La lebbra una malattia orrenda!
ERNESTO: Proprio per questo voglio vedere come vivono i lebbrosi Io mi considero in missione!
CHICHINA: E se ti becchi la lebbra, missionario?
ERNESTO: Cazzate! Solo una bassa percentuale di malati contagiosa, la lebbra secca, per esempio, non per niente infettiva
CHICHINA: Ma pur sempre lebbra! Gi tutto cos difficile, a casa, con i miei Ma se torni con lalebbra, pap non vorr pi che ti veda. E allora, a ddio matrimonio! (pausa) Non parlo per me. Io ti amo. Sarei anche capace di leccarle, le tue piaghe purulente.
ERNESTO: (abbracciandola)Non ce ne sar bisogno, sciocchina.
CHICHINA: E va bene. Vai, se proprio vuoi. Ma resta ancora qualche giorno con me a Miramar.
ERNESTO: Non posso. Ci siamo fermati troppo. Doveva essere solo una parentesi damore, prima delgrande viaggio, e invece siamo qui da un mese. Alberto comincia a diventare scettico, non ci crede pi che partiamo. E mi prende in giro. Dice che un innamorato siede sullultimo gradino della scala sociale.
CHICHINA: Lascialo dire. un cretino invidioso. Ed anche piccolo e brutto.
ERNESTO: Ho promesso di partire domani e manterr la parola . Ma tu sai che anchio ti amo. Non vuoidarmi un ricordo?
CHICHINA: No! Niente prova damore!
ERNESTO: Ma coshai capito? Volevo dire un oggetto. Per esempio, il tuo braccialetto. Mi parler di te pertutto il viaggio.
CHICHINA: Eccolo, prendilo. doro. Ventinove carati damor e.
ERNESTO: Ciao, tesoro.
(Bacio).
CHICHINA: (con le lacrime agli occhi)Mi scriverai?
ERNESTO: A ogni tappa. E il nostro tour ne far mille.
CHICHINA: Che bello! Mille lettere damore! Promesso?
ERNESTO: (evasivo, s sbilanciato troppo)Ti scriver, Chichina. Torner sano e salvo e ti t irer gi daquella nuvola dorata dove i tuoi si ostinano a farti vivere
(Sale in bicicletta ed esce senza guardarsi indietro. Chichina, rimasta sola, canta partito per mar e e per terra).
CHICHINA: partito per mare e per terra
partito dinverno e destate
partito con scarpe ferrate a scalare le rocce e la Sierra Ma se allimprovviso vorr dimenticarmi
non potr pi cercarmi anchio lo scorder
Fratte e mangrovie, latte e farina sudore, frutta, albero del pane yerba mate e pompelmi e banane fame e stenti e yucca e uva spina
Ma se allimprovviso vorr dimenticarmi non potr pi cercarmi: anchio lo scorder partito come Don Chisciotte
partito con lui Sancho Panza
avranno avventure in abbondanza
torneranno con le scarpe rotte
Ma se allimprovviso vorr dimenticarmi
giuro, mi strappo gli occhi per non vederlo pi.
(Esce).
Seconda giornata: 3 aprile 1952. Sul Machu Picchiu, Per 2 Sul Machu Picchu
Entrano Alberto Granado (piccolo, sulla trentina) e Ernesto. Sono laceri sporchi e impolverati. E a piedi
ERNESTO: Non cera altro a fare.
ALBERTO: (distratto)Uhm uhm
ERNESTO: Bisognava abbandonarla.
ALBERTO: Capisco.
ERNESTO: Per m dispiaciuto, sai?
ALBERTO: Lo credo bene.
ERNESTO: Perch bella era bella.
ALBERTO: Eccome.
ERNESTO: Mi manca, sai? Me la sento ancora tra le gambe
ALBERTO: (stupito)Te la sei scopata?
ERNESTO: (stupidissimo)Chi? La motocicletta?
ALBERTO: Ma che motocicletta! Sto parlando di Chichina!
ERNESTO: E io parlo della nostra Poderosa, la motociclett a!
ALBERTO: Oh cazzo, questo s che un equivoco!(ridono)Scusami, sai, ero distratto. Ero convinto chepensassi ancora a Chichina.
ERNESTO: Dopo sette mesi? No, no: da quando mi ha scritto quella lettera di liquidazione, sono in pacecon me stesso. S, a volte mi torna in mente. Povera Chichina. Star dicendo a qualche altro amoroso q uelle sue frasi piene di melassa. Ma anche per me dolce, il suo ricordo. Sa pi di miele che di fiele.
ALBERTO: Io invece rimpiango la moto. Era inaffidabile, questo s. Ci pensi a quante volte ci ha lasciati
col culo a terra? E noi stronzi l a trascinarla: pesava pi di un carro armato. Per, almeno, quando
funzionava E invece adesso eccoci qui. Pellegrini del cazzo in questo cazzo di Per. E i bambini ci ridono dietro. Per non parlare dei grandi. Come ci ha detto, ieri, quel marinaio cileno in quella bettola?... Amici, state cazzeggiando come veri cazzoni, perch non lapiantate con le cazzate e non tornate col cazzo tra le gambe nel vostro cazzutissimo paese?
(Ridono, salgono sulla struttura. Ernesto indica un punto).
ERNESTO: Guarda lass, Alberto. Ci siamo, finalmente.
ALBERTO: Eccola l, la montagna sacra degli Incas.
ERNESTO: Hell, Machu Picchu, sempre con la testa tra le nu vole!
(canta Alta citt di pietra da Neruda)
Alta citt di pietra fatta a scale
da sempre sei il tempio del mistero
che si cela nel saio tuo arroccato.
In te, come una linea trasversale
che si ritorce al pari dun sentiero.
dondola al vento il luogo consacrato
culla delluomo e culla dellarcano,
del fuoco del lampo e della luce.
Madre di pietra, sommit del condor,
alta scogliera dellaurora umana,
pala daltare, illumini e conduci
su spiagge antiche; l finisce il mondo.
Ridiscendono; si siedono sui gradini; su un fornello a gas mettono a bollire il mate, lerba aromati ca di cui sono ghiotti gli argentini. La sorbiscono con le cannucce dacciaio.
ALBERTO: Sai che gli Incas praticavano la trapanazione del cranio? Dovevano avere un grado di civiltsuperiore a quello degli Egiziani.
ERNESTO: Gi. E pensare che quei mangiaterra degli Europei spedivano i loro eserciti di ladri e di zoticonia civilizzarli quando non li ammazzavano come inse tti.
ALBERTO: Gli Incas erano insuperabili nella lavorazione della pietra. Avevano unerba capace dirammollirla e di renderla tenera e plasmabile come argilla. Se ci penso, mi emoziono: il nostro mate bolle qui, sulla stessa pietra dove venivano immolate le vergini Incas
ERNESTO: Non mi frega un cazzo delle vergini Incas, ho osservato le facce della gente, degli uomini edelle donne di oggi. Sono rassegnati e sofferenti come i loro antenati, quelli che si calarono le braghe davanti agli spagnoli.
(Alberto si stende per terra, guarda in alto).
ALBERTO: Sai che far, Ernesto? Sposer una mia amica di Cu zco che discende da Re Manco Capac II.Fatalmente diventer Manco Capac III. E organizzer i Tupamaros per fare una rivoluzione guidata dal mio partito. Il mio popolo mi voter e io porter i Tup amaros al potere
ERNESTO: E dopo ti svegli. Via, petiso! Una rivoluzione p er via elettorale, senza armi! Devi essere
stanco. (si addormenta a terra. Musica: tema del Machu Picchu. Notte fonda. Ernesto ha un attocco dasma)
ALBERTO: lasma, Ernesto?
ERNESTO: (sofferente, fa un segno dassenso)Mai avuto un attacco cos forte. Si vede che laria dimontagna
ALBERTO: Hai bisogno di qualcosa? Vuoi che ti faccia uniniezione di adrenalina?
ERNESTO: (si inalbera, scatta)Faccio da solo, non ti preoccupare!(si alza a fatica e prende una siringadal suo sacco. Si fa uniniezione poi si accascia a terra)
ALBERTO: Hai le palle, tu. Conosco gente che con un malanno come il tuo non metterebbe il naso fuori delsuo quartiere. (estrae unarmonica a bocca canta una ninna nanna, la Berceuse eterodossa)
brutta la mia vita da morto sar bello quando sar finita
La bocca satiresca
avr il sorriso lieve
di chi dormendo pesca
Il ricordo dei baci
la morte solo un sonno
rimane anche se taci
Ma gli occhi color vetro
avranno un brillio strano:
come guardare indietro
E tutto di me morto
dir: Grazie mia cara
che conforto il tuo corpo
Il ricordo dei baci
la morte solo un sonno
scrive versi loquaci.
Finita la canzone si addormenta.
Terza giornata: 14 giugno 1952. Lebbrosario di San Paolo 3 Tenera la notte lebbrosa
Entra un gruppo di lebbrosi quattro, una donna e tre uomini che portano sul viso maschere di caucc i che deformano i loro lineamenti rendendoli animaleschi. Il gruppo canta Nada mas, coro dei lebbrosi .
CORO: Lenta cala a San Paolo la sera
con una capanna e un cavallo
la pena sarebbe pi leggera
Il ricordo dei bei giorni sani
come legno di sandalo brucia.
UNA VOCE: Nada mas
siamo come i puma nelle selve
nascosti e feroci, siamo belve.
CORO: I nostri conti sono con la vita
niente abbiamo da saldare con Dio
la nostra voce corre lungo il fiume
cantiamo fino al giorno delladdio
niente abbiamo da dire sulla terra.
UNA VOCE: Nada mas
siamo come i puma nelle selve
nascosti e feroci, siamo belve
Tronchi ammuffiti, foglie putrefatte
grondiamo nei boschi goccia a goccia
ombre di noi, fantasmi ancora in vita
verr la morte, giorno della festa.
Escono; entrano litigando Alberto e Ernesto, come continuando una discussione gi cominciata.
ALBERTO: Sei stato un cafone, un perfetto cafone! Come hai potuto umiliarlo cos?
ERNESTO: Guarda che se l cercata!
ALBERTO: Che bisogno cera di spiattellargli in faccia tutto quello che pensavi? E poi un po di misura,
Cristo! Cosa sei? Un sociologo? Un critico letterario? Un saggista?
ERNESTO: No. Ho semplicemente espresso la mia opinione.
ALBERTO: Be, potevi farne a meno, guarda.
ERNESTO: Sai benissimo che non volevo dirgli niente, ma lui insisteva! Voleva per forza avere il mio
giudizio! Che dovevo fare? Alla fine glie lho dato!
ALBERTO: Bella roba! Potevi fingere!
ERNESTO: E perch dovevo fingere?
ALBERTO: E me lo chiedi? Ma come! Siamo senza un soldo e il Professor Pesce, al quale io sono statoraccomandato, si prende la briga di venirci a prelevare a Lima con la jeep e ci porta qui, al Lebbrosario di San Pablo
ERNESTO: S, ma
ALBERTO: di cui lui, bada bene, Direttore
ERNESTO: Daccordo, per il punto un altro!
ALBERTO: E quale sarebbe? Che lui ci presenta la sua segretaria e tu, tra parentesi, te la zompi a voloradente?
ERNESTO: E allora? Dovevo pensarci su?
ALBERTO: E lei ci ospita, ci rimpinza, ci lava le mutande
ERNESTO: Un po di merito ce lavr anche io, no?
ALBERTO: Con chi?
ERNESTO: Con Zoraide, no? La Boluarte!
ALBERTO: E che centra lei? Io sto parlando di quella degnissima persona che il Professor Pesce, grandeleprologo e, in pi, noto comunista Questo cazzo d i Pesce ha scritto un cazzo di libro non sar un delitto, no? e in questo cazzo di libro parla della vita d ei contadini dellaltopiano del cazzo dov lerro re? Lui ci fa leggere sta cosa, ne va tutto fiero che c d i male? e io dolce dolce gli dico il mio parere l attemiele e tu invece che fai? Patatrac, senza nemmeno un grammo di diplomazia gli sbatti in faccia la tua critica: - Non capisco come mai lei, caro Professore, che un uomo di sinistra, abbia potuto scrivere un libro cos decadente, che non d alternative agli indios e ai meticci Ti pare il modo?
ERNESTO: S, perdio! E sono stato gentile! Il suo libro illeggibile, bassa letteratura e falsa antropologia,e per di pi, scritto in modo orribilmente ampolloso!
Si lasciano, uscendo uno da una parte e uno dallaltra. Entra Silvio Lozono, un cubano ex-lebbroso; il suo un monologo posticipato, flash forward.
SILVIO: Mi chiamo Silvio Lozono, gestisco un bar a Cuba. Lho chiamato Bar del Che, in memoria diErnesto Guevara. Molti anni fa, nel 1952, mi trovavo nel Lebbrosario di San Pablo, in Per. Ero uno dei tanti lebbrosi condannati a morire a breve scadenza. Una notte venne a trovarmi un dottore sconosciuto, un argentino, mi dissero, che non aveva neanche 25 anni. Era lui, il Che. Io stavo malissimo, i dottori mi avevano gi dato per spacciato. Lui mi tocc il bra ccio e lo tast a lungo, poi se ne and. Torn poco dopo, con un altro medico, argentino pure lui. Il Che mi disse: - Il nervo intaccato, bisogna operare subito se no sei fottuto. Io avevo paura ma dissi che mi fidav o. Mi operarono tutti e due. Quando mi infilarono gli aghi nella piaga gridai e svenni. Loperazione, per, er a riuscita. Da allora, tutto cambi, nel Lebbrosari o di San Pablo.
(Esce.
Entra un gruppo di malati che prepara il palco per lo show di Ernesto e di Alberto. Musica: il motivo di Yo soy de un pas de fantasia. Entrano Alberto e Erne sto truccati da clown; cantano duettando).
ERNESTO: Yo soy de un pas de fantasia
donde la gente dice la cosa est as no es as
y como carajo ser la cosa no lo dice
ALBERTO: Yo soy de un pas donde suceden
todas estas cosas y aun austras
y el pueblo sufre traiciones y malvades
en excesiva cantitad y naides lo defiende.
ERNESTO: Yo soy de un pas complicadisimo
latinoeurocosmopoliurbano
criollojudiopolacogallegoitaliano
segn dicen los textos
pero lo textos que dicen
porqu dicen y como dicen?
INSIEME: De este pas de fantasia
se fue Guevara una manana
se fue Guevava una manana
y buenas tarde senoras y senoritas.
(Appluasi del pubblico dei lebbrosi).
ERNESTO: Ed ora, una canzone peruviana che ho imparato per voi.
(Canta In qualche luogo sperduto).
In qualche luogo sperduto
del nostro continente
dove abita, indigente,
loscuro fratellastro delluomo
dove vive leredit del tuono
dove risuona quotidiana
la stessa musichetta
dellodio e delle catene
dove la terra una vecchia puttana
che si commuove solamente
quando arrivo leunuco
proprietario ladro di granai
in qualche luogo dimenticato
del nostro continente
in qualche citt
in uno dei poveri ghetti
da sempre pozzi negletti
dove luomo riceve
il suo fardello giornaliero
dingiurie e di percosse
insomma in qualche luogo angusto
dellAmerica Latina
forse gi nato luomo giusto
che ci riscatti dalla vita.
(Nuovi applausi; Ernesto alza le braccia).
Grazie, amici, siete troppo generosi Io devo dirv i che oggi 14 giugno 1952, io, uomo comune, compio 24 anni. Sono vicino alle nozze dargento con la vita. Ebbene, tutti voi e il personale di San Pablo mi avete festeggiato quasi senza conoscermi, come uno di voi. Grazie. La bellezza del Per scompare di fronte alla bellezza delle vostre anime. Tra poco il mio amico e io riprenderemo la nostra strada. Che molto lunga e che a me, permettetemi una confidenza, gi costata una fidanzatina che giustamente sera stufata daspettarmi Ma io volevo dirvi unaltra cosa. Dur ante la nostra traversata dellAmerica m venuto fatto di pensare che la divisione del nostro continente in nazioni incerte e illusorie sia fittizia. Noi latinoamericani siamo in realt una sola razza meticcia che dal Mes sico allo stretto di Magellano , dal punto di vista etnico, molto simile. Per questo, amici, brindo con voi al Per e allAmerica unita!
(Brinda, alzando le braccia come un capo di stato. Applausi: Ernesto chiede a Alberto, sottovoce) Comandato il mio primo discorso in pubblico?
ALBERTO: Con le braccia aperte eri Pern sputato. Gigione!
(Due malati portano una targa di legno dove si legge Mambo Tango)
MALATO: Amici dottori, non ve ne andrete da San Pablo senza la zattera che abbiamo costruito per voi conle nostre mani malate. Labbiamo riempita di benedizioni che spaventeranno gli spiriti maligni che si presenteranno sul Rio delle Amazzoni. Buon viaggio!
Grandi urr di tutti; i due dottori abbracciano i l ebbrosi e salgono sul lato della struttura che funge da zattera. La zattera vira sul girevole, mentre sul bordo del fiume rimane il gruppo di lebbrosi. Lorchestrina dei malati pianista cieco, chitarrista con due di ta, ecc. suona lo struggente Valzer del lebbrosa rio. La zattera gira su se stessa; a giro ultimato, i lebbrosi sono scomparsi.
ERNESTO: Quando saremo in Venezuela resterai a Caracas, vero?
ALBERTO: Sai che mhanno offerto un lavoro. E tu torni a Baires?
ERNESTO: Devo laurearmi.
ALBERTO: Sar strano separarsi, dopo tante esperienze insie me.
ERNESTO: Penso che dovunque mi trover mi volter indietro, per dirti qualcosa o per dividere con tequalche emozione. Solo allora mi render conto che non ci sei. Ma il nostro viaggio nessuno pu cancel larlo. ALBERTO: Sai, Ernesto? Anchio mi sono fatta unopinione su lla nostra America. Abbiamo incontrato unsacco di gente, soprattutto di umile condizione. Be mi sembra che lidea di un cambiamento sia pi n ostra che loro. In Cile, in Colombia, in Bolivia, in Per, ho visto solo la faccia della rassegnazione. Noi lotteremo per un popolo immaturo. Il prezzo della trasformazione sar alto e il processo sar lungo. E noi, Ernesto, moriremo con il pugno chiuso e con la mascella serrata.
ERNESTO: Ti capisco, Alberto: ma io mi conosco. Sono un sofista benestante, un borghese teorico che non
mai stato militante. Per sono fratello e compagno di ogni giovane che sa indignarsi di fronte allingiustizia. Per questo star sempre dalla part e del popolo, comunque lo si voglia vedere, questo benedetto popolo (si esalta) Ma io so, lo vedo qui, scritto nel fiume, stampato nella notte, che la smetter di analizzare i dogmi e di fare a fette le dottrine per passare allazione! E allora grider come un o ssesso!
Scaver trincee e alzer barricate, tinger di sang ue la mia arma! E non avr paura della morte perch vivere con lasma come vivere con la morte, e come puoi temere la morte se per te vita? Lotter con il popolo e per il popolo e gli riveler la sua forza, perch il popolo come il bue, ignora la sua forza!
(Torna, alto e possente il coro dei lebbrosi).
Quarta giornata: 12 lugliio 1955. Citt del Messico , Casa di Ernesto e di Hilda Gadea 4 Hilda, la prima moglie
Entra Hilda Gadea. sulla trentina, ha qualche ann o pi di Ernesto.
HILDA: Ho conosciuto Ernesto Guevara il 20 dicembre 1953. Noi esiliati peruviani ci eravamo rifugiati aCitt del Guatemala per sfuggire alla dittatura fas cista del Generale Odra. Avevamo molte speranze nel Presidente guatemalteco, Ardenz, che era di tendenze liberali e si opponeva al monopolio nordamericano. Ma poi Ardenz fu costretto a cedere alla CIA. Io militavo nellAPRA, Alleanza Popolare Rivoluzionaria Americana, un Partito della sinistra non-comunista. Ernesto aveva la carnagione chiara, i capelli castani, gli occhi neri, grandi ed espressivi, il naso corto, i lineamenti regolari. Era alto, almeno per la statura media delle nostre parti: misurava 1,76-78. Nellinsieme era di gran bellaspetto. Aveva una voce roca, molto maschia, e i suoi movimenti erano agili e rapidi. Dava la sensazione di essere molto controllato, aveva lo sguardo intelligente e indagatore e i suoi commenti erano acuti e taglienti. Sulle prime non mi piaceva, mi sembrava supponente e vanitoso. Come molti latinoamericani, diffidavo degli argentini per la loro fama di prepotenti e per la loro presunzione, essendo di un paese pi sviluppato dei nostri.
(Come evocato, appare Ernesto).
ERNESTO: Ho letto il tuo biglietto, Hilda. molto bello. S ono lusingato, non sapevo che fossi cos presa.
Quando ci siamo conosciuti pensavo addirittura che tu non mi potessi soffrire.
HILDA: Non ti sbaglaivi.
ERNESTO: Perch ce lavevi con me?
HILDA: Cos. Mi sembravi troppo bello per essere intelligente.
ERNESTO: Ma questa una fottutissima esagerazione! Oltre che uno strafottuto luogo comune!(pausa). Epoi?
HILDA: Eri cos pieno di te.
ERNESTO: Mi ero appena laureato in medicina a un ritmo pazzesco, quindici esami in nove mesi! Ero fiero
della mia performance. E poi?
HILDA: Ti credevo freddo e egoista.
ERNESTO: E poi?
HILDA: Ho cominciato a sognarti. E in ogni sogno il protagonista eri tu.
ERNESTO: Non c bisogno di ricorrere a Freud per capire che mi desideravi sessualmente.
HILDA: Lascialo stare il tuo Freud. Quella sua teoria che rimanda tutto al sesso mi d fastidio: comeparlare con un maniaco sessuale. E poi non di sesso che ti parlavo, nel biglietto.
ERNESTO: vero.(pausa)Ho il dovere di avvertirti, Hilda. Io posso offri rti solo dei contattioccasionali.
HILDA: Qualche scopata quando capita, vuoi dire?
ERNESTO: Be, non esattamente. Io... non posso darti niente di definitivo, ecco tutto. Oggi sono qui,domani chiss. Alberto mha mandato un chilo di adr enalina per la mia asma e mi invita a raggiungerlo in Venezuela. Non so se ci andr.
HILDA: Dove vuoi andare, cavaliere errante?
ERNESTO: A Parigi. Parigi mi attira col suo profumo di vino vecchio. Anche a nuoto la raggiungereiLhai finito di leggere il libro che tho regalato?
HILDA: Il Martin Fierro di Hernandez, dici? Certo. Mi molto piaciuto, la tua dedica che mdispiaciuta.
ERNESTO: Che diceva, sai che lho dimenticata?
HILDA: Lho imparata a memoria. Dunque... A Hilda, perch nel giorno del nostro addio si ricordi che mene vado solo per conoscere nuovi orizzonti, spinto avanti dal mio spirito anarchico.
ERNESTO: Ho scritto cos? Cazzate. Non so perch, ma quando scrivo di argomenti che non sono nscientifici n politici o sociali, mi lascio prendere la mano dal tono melodrammatico. HILDA: Per volevi dire che presto te ne andrai, vero?
ERNESTO: Non lo so. Tu hai un cuore di platino, mi riempi di attenzioni, mi presti del denaro, visto cheguadagni tre volte pi di quanto guadagni io come allergologo nel pidocchioso Ospedale Generale!
HILDA: Per?
ERNESTO: Nessun per. Mi sei piaciuta prima ancora che ti c onoscessi.
HILDA: Madre di Dio! E come mai?
ERNESTO: In Guatemala si parlava molto di te.
HILDA: E che si diceva?
ERNESTO: Che eri la Ninfa Egeria dei gauchistes latinoame ricani.
HILDA: Una cooperativa della sinistra, insomma?
ERNESTO: No, senza scherzi, eri stimata. Quando tho vista m piaciuto il tuo modo di parlare, di
vestirti A volte mi sentivo uno straccione, vicino mandorla che abbia mai visto. Solo che non mi ci v HILDA: Nessuno ha mai parlato di matrimonio.
a te. E poi i tuoi occhi. I pi straordinari occhi a edo, sposato.
ERNESTO: Non esatto, io lho fatto, una volta. Ma era una leggerezza. stato dopo aver fatto lamore.Siccome andiamo daccordo, a letto, volevo dirti qualcosa di gentile. Potremmo anche sposarci, naturalmente, ma per lappunto sarebbe una leggerezza. Non ti pare?
HILDA: Gi. Per, se ci trovassimo a un bivio, sposarsi olasciarsi io preferirei che ci sposassimo.
ERNESTO: (non convinto)S, evidentemente, anchio...(con fatuit)Quando saremo a Parigi ci sposeremo.
(Ernesto scompare. Hilda riprende la sua rievocazione).
HILDA: Invece che a Parigi, Ernesto and a Citt del Messi co. E qui lho raggiunto, dopo varie traversie.Ero con Ernesto, quando ho conosciuto Fidel Castro. Castro aveva trentanni, era robusto, portava i baffi ed era alto un metro e novanta. A guardarlo poteva benissimo essere un bel turista borghese, quando parlava, per, ti trascinava dove voleva lui. Gli chiesi per ch stava in Messico, visto che la sua lotta era a Cuba. Mi rispose con un monologo di quattro ore. Ernesto e Fidel si intesero subito. Restarono insieme a parlare fino allalba. Avevano molte cose in comune. Potevano essere considerati due esemplari del macho latino.
Credevano nella debolezza delle donne e disprezzavano gli omosessuali. Amavano le imprese eroiche e gli uomini dazione. S, avevano molte cose in comune, ma non si somigliavano affatto. Ernesto era pessimo, in cucina. Non assaggiava i miei piatti peruviani, li trovava troppo speziati e a base di pesce; e a lui il pesce e le spezie davano lallergia. Fidel era una buona forchetta, beveva molto, amava cucinare, era lui stesso un ottimo cuoco. Le loro idee politiche, allinizio, erano distanti, ma poi ci fu una convergenza.
La musica ad altissimo volume di un tango argentino, In media luz, interrompe la rievocazione di Hil da.
Hilda esce.
Quinta giornata: 18 agosto 1955. Citt del Messico, casa di Hilda e di Ernesto 5 Fidel
Continua la musica del tango.
Irrompe in scena Maria Antonia, cubana tutto fuoco e senza peli sulla lingua.
MARIA ANTONIA: Vieni, Ral! Balliamo questo tango in onore degli sposi e di Fidel, il nostro grandelder!
(Entra in scena Ral Castro. Giovane, biondiccio. Maria Antonia e Ral ballano. Entrano in scena due altri esiliati che, in mancanza di altre donne, ballano tra loro. Evoluzioni coreografiche non prive di virtuosismi. Quindi entrano in scena gli sposi: Ernesto insolitamente elegante, Hilda in bianco).
TUTTI: Viva gli sposi! un tango, Ernesto! Fai vedere a noi poveri cubani come si balla lautentico tangoargentino!
ERNESTO: Preparatevi a una grande delusione
(Hilda, che malgrado le nozze non di buon umore, lo afferra bruscamente e comincia a ballare il tango.
Ernesto lento e impacciato).
HILDA: Ma cosa fai? Stai attento ai piedi!
ERNESTO: Perch, coshanno i miei piedi?
HILDA: Ma non vedi? Li strascichi! Dobbiamo ballare, mica dobbiamo pattinare!
ERNESTO: Come devo fare, allora?
HILDA: Ma sei proprio di caucci, sai? Alzati da terra e alza anche i ginocchi cos!
ERNESTO: I ginocchi no! Mi sento come un cane che fa pip!
(Si fermano. Intorno a loro ridono tutti).
HILDA: Che roba! E io che mi aspettavo che mio marito fosse un grande tanghero!
ERNESTO: Non ditemi che non vi avevo avvertiti.
HILDA: Ma che argentino sei?
RAUL: Le tue quotazioni sono in ribasso, Ernesto. Da quando ti ho visto fare iniezioni ai gatti, allOspedaleGenerale, ho perso fiducia nelle tue capacit medic he. E adesso s scoperto che come ballerino sei una frana.,
ERNESTO: Quando viaggiavo col mio amico Alberto Granado, era lui che alle feste mi diceva allorecchioche ballo era. Una volta se ne dimentic e ballai u n tango come un samba
MARIA ANTONIA: Va bene, va bene, sono sicura che in altri campi sa farsi valere!
(Fa un gesto osceno. Risate).
ERNESTO: Fidel tornato, Ral?
RAUL: rientrato a Citt del Messico stamattina.
ERNESTO: Credi che verr?
RAUL: Stai tranquillo. Mio fratello non come gli altri politici. Mantiene sempre quello che promette.
(Riprendono le danze. Stavolta una rumba. Le coppie si allontanano, finiscono oltre i pannelli scorrevoli.
Hilda sempre imbronciata).
ERNESTO: Cosa hai? Davvero sei delusa perch non so ballare? O sei gi pentita di avermi sposato?(HIlda, senza rispondere, gli consegna il negativo di una foto).
HILDA: Chi ?
ERNESTO: (guarda il negativo) Dove lhai trovato questo negativo?
HILDA: Nel taschino della tua camicia. Chi ? Non vuoi rispondermi?
ERNESTO: In negativo o in positivo?
HILDA: Risparmiami il tuo spirito. Chi questa puttana tutta nuda?
ERNESTO: Ma che nuda! in costume da bagno. Un due pezzi u n po succinto, daccordo, ma
HILDA: (esasperata)Ernesto!
ERNESTO: Marta, la figlia di Petit de Murat, lattore mes sicano che voleva convincermi a fare il cinema.
HILDA: Tu, il cinema? Che idea stronza!
ERNESTO: Perch no? Avevo quasi accettato, volevo mettere alla prova le mie ambizioni artisticherepresse. Ma poi Marta mha detto che ero troppo intelligente per fare lattore. HILDA: Che c stato tra voi? Te la sei scopata?
ERNESTO: Marta molto carina, ma una borghese clericaloide con tendenze reazionarie. Con lei mi sonoscornato sullo stesso argomento che stato il motivo di tanti nostri litigi, la libert nella coppia HILDA: Lhai chiavata o no?
ERNESTO: Che importanza ha? E poi basta, sei diventata morbosa! Non te lhanno detto, allAPRA, che lagelosia socialdemocratica?
HILDA: E le corna che sono? Comuniste? In quanto al mio p artito, smettila di prenderlo in giro! ERNESTO: Non lo prendo in giro, mi fa schifo. Il vostro capo, quel Della Torre, prima volevanazionalizzare il canale di Panama e combattere il colonialismo, ora invece s venduto ai nordamericani. HILDA: Sei male informato! vero che Della Torre ha accet tato gli aiuti degli Stati Uniti per lAPRA, mala sua solo una tattica! Una volta al potere, trasformeremo il Per! ERNESTO: E come ci arriverete, al potere?
HILDA: Per la via democratica. Con le elezioni.
ERNESTO: Ti illudi. Un Partito che va alle elezioni non pu rimanere rivoluzionario. Per forza di cosefinir per patteggiare con la destra e per cercare accordi con gli Stati Uniti. HILDA: Allora, secondo te, la funzione dei partiti dopposizione nulla?
ERNESTO: Assolutamente.
HILDA: Anche quella dei partiti comunisti latinoamericani?
ERNESTO: Quelli sono peggiori degli altri. Per qualche seggio in Parlamento, si sono staccati dalle masse.
HILDA: Qual la tua arma segreta, Ernesto?
ERNESTO: Non dire cazzate, non ci sono armi segrete. C solo una soluzione: lo scontro frontale con gliStati Uniti.
HILDA: Gi. Per hai visto, in Guatemala? Il Presidente Ar denz s messo contro il Nordamerica ma poi hadovuto cedere alle minacce della CIA.
ERNESTO: Ardenz stato debole. Doveva armare una milizia popolare.
HILDA: E come la combatteva la potenza atomica degli Stati Uniti? Con i fucili da caccia?
ERNESTO: Dirmi questo stupido da parte tua, Hilda! Io esprimo convinzioni, non faccio dellestremismoinfantile! Lo strapotere economico, politico e militare degli USA si potr combattere solo quando i pa esi latinoamericani saranno liberi e uniti! Il cambiamento, da noi, non passa per la via delle tiepide riforme. Sar violento!
HILDA: Va bene ma calmati, Ernesto ! C gente di l e
ERNESTO: Non mi calmo! Non voglio che nessuno mi calmi! Esco dai gangheri, se uno mi dice dicalmarmi! Io ti lascer, se non lasci quel partito di merda! A volte ragioni come un agente imperialista! HILDA: Tu ti esalti, Ernesto! Vedi spie della CIA dappertutto, anche nel tuo letto.
(Attratti dallalterco, entrano gli altri).
RAUL: Scusate se mi intrometto, ragazzi, ma siete sposati solo da qualche ora. Non potete litigare cospresto. contro ogni prassi matrimoniale.
MARIA ANTONIA: La guerra dei sessi va bene, io me ne intendo, quel bestione di Dick, mio marito, lottatore, ma rompersi il culo cos fa male. Soprattutto alle donne incinte. ERNESTO: Chi incinta?
HILDA: Io. Forse.
ERNESTO: E non mhai detto niente?
HILDA: Non ero sicura.
MARIA ANTONIA: incinta, incinta, la troiona, guardate, ha gi la pancia, Pancia tonda, in arrivo labionda. (si rivolge ai due esiliati che prima ballavano tra loro) Via ragazzi, sveglia, una festa di matrimonio, no? Suonate qualcosa, su con le palle! (uno dei due rifugiati canta Mi corazn, laltro lo accompagna con la chitarra).
ESILIATO: Toma, es solo un corazn
Tenlo en tu mano y quando llega el da
Obre tu mano
Para que el sol lo caliente.
Ernesto e Hilda, rappacificati, ascoltano abbracciati. Entrano Fidel Castro e Canido Cienfuegos. La musica si ferma, tutti vanno ad abbracciarli.
HILDA: Ti ringrazio di essere venuto al nostro matrimonio, Fidel.
ERNESTO: Sono contento di vederti.
FIDEL: Anchio Ernesto. Hai saputo del colpo di stato della marina argentina contro Pern?
ERNESTO: S, lho saputo.
FIDEL: Cosa ne pensi?
ERNESTO: Ecco, io credo che Pern sia solo un demagogo, e i l suo giustizialismo una forma aberrante dinazionalismo fascistoide. Secondo me al prossimo tentativo sar deposto. Ma non so se la sua uscita di scena sar un vantaggio.
FIDEL: Non lo sar. Lo si voglia o no, Pern per lAmer ica del Sud il paladino delle autonomie locali. ERNESTO: Appunto. Caduto lui, il mio paese torner sotto gl i yankees. Io ho girato in lungo e in largolAmerica Latina e dovunque si sente la presenza economica degli Stati Uniti. E la CIA controlla tutti, se non facciamo qualcosa, diventeremo una grande colonia penale nordamerican. Da Cuba pu partire la scintill a della rivolta.
FIDEL: Dobbiamo essere accorti. Batista, il dittatore, ormai decotto. Gli Stati Uniti sono incerti secontinuare ad appoggiarlo, nonostante i suoi eccessi, o se dare credito al nostro Movimento. Lo abbiamo chiamato Ventisei luglio, il giorno del nostro at tacco alla Caserma della Moncada a Santiago. Le nostre idee cominciano a farsi strada tra la popolazione ma intanto a Cuba ci sono duecentomila capanne di argilla e di paglia, quattrocentomila famiglie vivono ammucchiate in tuguri, la mortalit infantile altissima. E lAvana un bordello di lusso, ci sono perfino taverne dove i degenerati fanno lamore con gli animali. Siamo al punto del non-ritorno, nel mio Manifesto ai cubani ho indicato quale sar la strategia dell a nostra lotta.
ERNESTO: Ral mi ha detto. La guerriglia.
FIDEL: Esattamente. La guerra di guerriglia sar la nuova lotta di liberazione dei popoli. Saprai che prestosbarcheremo a Cuba. (pausa) Stiamo per cominciare gli addestramenti militari. Il punto di sbarco sar sulla costa orientale, ma la guerriglia comincer sulla S ierra Maestra, dove ci raggiungeranno quelli del Movimento rimasti a Cuba. Bisogner essere in buona forma fisica per affrontare i disagi della montagna. ERNESTO: In quanti sarete?
FIDEL: Unottantina.
ERNESTO: Io mi sono allenato sulle Ande, nel corso dei miei viaggi. La mia asma la tengo a bada, sonomedico allergologo, come sai. (pausa) Se volete, sar dei vostri.
FIDEL: Bene. Ho bisogno di gente coraggiosa e entusiasta.(lo guarda, sorride)E poi, hai la corporaturagiusta. Ho comprato un piccolo battello, un 13 metri azionato da due motori diesel Gray General. Si chiama Grand Mother, ma io lho ribattezzato Granma. n ordamericano, mi sembra di buon auspicio. (risata clamorosa) Pu portare venti persone compreso lequipaggio, ce ne ficcheremo dentro ottanta. Magri, per. Igrassi li lasciamo a Citt del Messico. (ride di nuovo) Hilda! C della pasta, in casa?
HILDA: (sorpresa)S, Fidel.
FIDEL: Italiana?
HILDA: Italiana, certo.
FIDEL: Bene. Voi restate qui. Maria Antonia e voialtri, venite. In omaggio agli sposi, vi insegner come si
cucina il mio piatto preferito: spaghetti alle vongole!
Escono tutti, tranne Hilda e Ernesto. Rientra Maria Antonia, improvvisamente.
MARIA ANTONIA: (sussurra)Io Fidel lo conosco bene. Ha due coglioni come due bisacce. Ma lidea disbarcare con uno yacht da crociera e pochi volontari a Cuba, dove li aspettano i 40.000 soldati di Batista, mi sembra proprio una gran puttanata.
(Esce di corsa, cos com entrata).
HILDA: Allora hai deciso, parteciperai alla spedizione.
ERNESTO: Non preoccuparti per il bambino sar un Don Ern esto, naturalmente prevedo tempi dipreparazione molto lunghi, far in tempo a vederlo.
HILDA: Quando te ne andrai prover orgoglio e dolore nell o stesso tempo. Per mi rimarr difficile dacapire perch la rivoluzione cubana abbia bisogno di un argentino.
ERNESTO: (irritato)Hilda! Non lasciarti guidare dallegoismo! Dovresti essere in grado di capirlo, a menoche lambigua filosofia politica dellAPRA non tab bia del tutto ottenebrata! HILDA: Hai ragione, ma non ricominciamo con lAPRA, per carit!
ERNESTO: Vedi, Hilda, prima che venisse Fidel ho parlato a lungo con Ral Castro: un marxista moltopreparato, siamo diventati buoni amici. con lui c he mi sono aperto alla verit. Io credo di avere tr ovato finalmente la mia strada. La spedizione cubana sar unazione vera, concreta, come lo stato lassalto dei Castro alla Moncada. Il mio futuro legato a quello della Rivoluzione cubana, io vincer o morir con lei. Ci batteremo per far trionfare la prima trasformazione di una societ latinoamericana in societ comunist a. E Fidel rappresenta luomo che sapr guidare il cambi amento.
HILDA: (velenosa)So che Fidel il tuo idolo, gli hai perfino dedicato una poesia. Ma forse dimentichi che
anticomunista. Il suo Partido Ortodoxo allopposizione, a Cuba, ma nazionalista e imbevuto delle idee romantiche di Jos Mart. E non pu certo essere definito marxista. (teme di irritare ancora Ernesto. La butta in scherzo) Lo sai che a dodici anni Fidel scrisse a Roosevelt, congratulandosi per la sua terzaPresidenza e chiedendogli un dollaro? E che a diciotto anni faceva la comparsa cinematografica a Hollywood?
ERNESTO: Ma chi te le ha raccontate queste barzellette? Fidel ha sempre odiato gli yankees, era ancora unragazzo quando lott con Ral per impedire linvio di truppe cubane nella sporca guerra americana in Corea! In quanto alla sua visione politica, vero, non ancora convinto che lunico mezzo per abbattere limperialismo il comunismo, ma si convincer, si convincer, puoi giurarci, Ral se lo sta lavorand o ai fianchi.
HILDA: Ma tu da quando sei diventato comunista? In Guatemala non lo eri. Ricordi? Tho dato da leggereun sacco di libri per farti imparare la differenza tra il comunismo marxista e il tuo comunismo esistenziale alla Jean-Paul Sartre
ERNESTO: Sbagli, Hilda. Quando ci siamo conosciuti ero gi comunista. Era accaduto a La Paz, in Bolivia.Un giorno mi trovavo con un amico al Ministero dellAgricoltura. Vicino a noi cerano dei visitatori contadini. Prima di essere ricevuti dai funzionari, venivano disinfestati. Li spruzzavano col DDT! Quella scena mi fer e mindign!
HILDA: Ma questo solo un aneddoto!
ERNESTO: Forse. Ma stato linizio di un percorso. Da quel momento ho smesso di sezionare i dogmipolitici per abbracciare qualcosa che somiglia a una fede. (senza soluzione di continuit si mette a cantare, come ad evitare la dichiarazione parlata del suo credo. La musica ha ritmi acri e ripetitivi, una sorta di tam-tam africano sposato ad un reggae jamaicano. La canzone San Carlos Marx)
Lunga stata la strada
facevo passi indietro
camminavo sul vetro
Lassalto alla Moncada
dei due fratelli Castro
fu lultima spallata
alla vita sbagliata
dun giovanotto inquieto
Ad esser comunista
si arriva per due vie
e io le ho fatte mie
C quella pi ottimista
si va per linea retta
viene la conoscenza
dai libri e lesperienza
Poi c la porta stretta
dopo tutti gli inganni
dei gringos americani
viene lindignazione
e cade ogni illusione
refrain
San Carlos Marx gli oppressi
non sono pi gli stessi
Zio Sam, zio Sam, zio Sam
ti romperemo il culo
a ritmo di tam-tam
Dal Guatemala a Cuba
da Haiti al Nicaragua
dal Cile a San Domingo
dal Panama al Per
dalla Bolivia a Honduras
la gente grida: mai pi
repubbliche delle banane
sotto bandiere americane
refrain
San Carlos Marx gli oppressi
non sono pi gli stessi
Zio Sam, zio Sam, zio Sam
ti romperemo il culo
a ritmo di tam-tam
Sesta giornata: 2 dicembre 1956. Cuba, spiaggia di Las Coloradas 6 Lo sbarco
Alba. Nebbia, visibilit scarsa. Musica: potente, Guantanamera. I due Castro, Ernesto, Camilo, altri guerriglieri cubani si trovano nella struttura girevole che ora rappresenta la motobarca Granma. Sol o Fidel Castro in luce. I fari dei guardacoste frugano il mare e le spiagge in cerca dei rivoluzionari.
FIDEL: (nervosissimo) Allora ci siamo, Capitano?
CAPITANO: Credo di s, Comandante.
FIDEL: Come, credo? o non la costa cubana, quella?
CAPITANO: S, Comandante.
FIDEL: Sei sicuro che non ci troviamo in Giamaica o davanti a qualche fottutissimo isolotto?
CAPITANO: S, Comandante. Sono sicuro.
FIDEL: Allora metti i motori a tutta forza e punta dritto alla costa. Ragazzi! Presto saremo liberi! O martiri!
Musica: riprende, fortissimo, il motivo di Guantan amera. I guerriglieri sbarcano dalla struttura cen trale che gira su se stessa mostrando un altro lato; nellincerto chiarore si vedono le divise verde oliva dei guerriglieri.
FIDEL: L! Ripariamoci dietro quelle rovine!
(Scomparendo e ricomparendo dietro il corpo centrale gli invasori danno limpressione di essere in gran numero. Alcuni di loro si accovacciano sul lato neutro della struttura).
ERNESTO: Stavamo per andare a picco, questo non uno sbarco, somiglia di pi a un naufragio.
I GUERRIGLIERO: Colpa di quella mierda di capitano, mai visto un marinaio cos coglione!
II GUERRIGLIERO: Non c nessuno del Movimento ad aspettarci La G ranma una barca yankee,lavevo detto, io, che ci avrebbe portato male.
RAUL: Il nostro punto dincontro non qui, doveva essere pi a Nord, vero Fidel?
FIDEL: Spremetevi il cervello prima di sparare stronzate. Vi siete dimenticati che il battello stato costruitododici anni fa per venti persone, mentre noi ne abbiamo imbarcate quattro volte tanto. Per forza che siamo andati pi piano, dovevamo metterci cinque giorni, invece di sette. Abbiamo perso i collegamenti e il punto di sbarco non questo. Appena possibile manderemo un messaggio ai ragazzi di Santiago. Quello che conta, comunque, che siamo arrivati fin qui.
CAMILO: Fidel ha ragione, no? Cazzo, ragazzi, siamo a Cuba, no? Era quello che volevamo, no? E poi, chesiamo a Cuba si sente dalle zanzare, no? Le zanzare di Cuba le conosco bene, io, cazzo, sono le zanzare di Batista, no? Sono le pi assetate dellAmerica Latina! No?
Risate che sdrammatizzano la situazione.
FIDEL: Muoviamoci. Approfittiamo della nebbia. Dobbiamo raggiungere la Sierra Maestra.
Il gruppo si rimette in marcia. Esce. Crepitio di fucili. Rientra Ernesto. Ha una benda intorno al collo.
Rivive epicamente laccaduto.
ERNESTO: Durante quella terribile traversata avevo avuto un attacco dasma. Ero indebolito, la marcia ditre giorni per arrivare ai piedi della Sierra Maestra mi aveva ridotto allo stremo delle forze. Ci trovavamo in una piantagione di canne da zucchero quando fummo attaccati dai governativi. Ci aveva traditi un contadino. Contro di noi si scaten un uragano di proiettili Fidel tenta inutilmente di riunire nel campo la colonna, ma c chi si arrende, chi scappa e chi cade. Accanto a me due disertori lasciano due casse, una di medicinali e laltra di munizioni. Gli ordini di Fidel sono tassativi: mai lasciare le armi al nemico. Io non ce l a faccio a portarle tutte e due, devo lasciarne una, ma quale? Sono un medico ma sono anche un soldato. Lascio le medicine. Cos appesantito, cerco di correre per raggiungere il campo di canne, arranco una raffica m i becca, sento un colpo violento al petto e un bruciore al collo. Vicinissimo, un compagno perde sangue dalla bocca e grida: - Mhanno ammazzato! Anchio penso di morire. Decido di farlo nel modo migliore. Mi torna in mente un racconto di Jack London: in Alaska leroe della novella sta per morire congelato; si appoggia contro un albero e aspetta dignitosamente la morte. Anchio faccio cos. Una voce dietro di m e urla: - Siamo fottuti, arrendiamoci! Camilo Cienf uegos ribatte: - Testa di cazzo qui non sarrende nessuno, no? Mi vede un compagno, Juan Almeida, e mi dice: - Che stai a fare, l, argentino di merda! e mi trascina via nel campo di canne, in salvo.
Torna la musica di Guantanamera. Ernesto esce. Ca mbio di luci. Riunione di un gruppo di guerriglieri, tra cui Ernesto.
FIDEL: Quelli che hanno lasciato i fucili e le munizioni dovrebbero essere passati per le armi! Per nessunmotivo al mondo si lasciano ai nemici i nostri mezzi di sopravvivenza, averli abbandonati un delitto e un segno di stupidit. (a Ernesto) Ehi, Che! Come va la ferita? ERNESTO: quasi guarita, era solo un colpo di striscio.
FIDEL: Bene. Adesso che siamo riusciti finalmente a riunire la colonna di sbarco, facciamoci un po diconti. Tra dispersi, uccisi e catturati dal nemico, abbiamo perso una settantina di uomini. Per siamo qui, sulla Sierra Maestra. Alcuni compagni del Movimento ci hanno gi raggiunti e i contadini sono dalla no stra parte. Ieri la Radio governativa ci ha dati per morti, tutti. Meglio cos. Quanti fucili ci sono rimasti, Ral? RAUL: Cinque, Fidel
ERNESTO: Io ne ho due. Fanno sette. Ora possiamo vincere la guerra.
Escono tutti. Le ultime note di Guantanamera.
Settima giornata: 25 ottobre 1958, venti mesi pi tardi. Cuba, verso Las Villas, in pianura 7 Siamo partiti a liberare il verde coccodrillo
Ernesto, solo, in angolo della boscaglia, legge. Entra una giovane guerrigliera. Ha pantaloni stretti. Porta un paiolo con del cibo. Nel posare a terra il paiolo, mette in mostra uno squarcio sul didietro
ERNESTO: Cristo, compagna. La prima cosa che vedo di te il culo. Se il tuo viso altrettanto bello,valeva la pena di sbarcare a Cuba, solo per questo.
(Aleida timida; imbarazzata si tocca dietro. Mormora)
ALEIDA: Devessere successo quando sono scesa dal mulo(si mette meglio in luce. Sorride ma condiscrezione) Comunque ho anche una faccia.
ERNESTO: Il tuo viso pi bello del tuo culo. Senza dubbio anche pi spirituale. Come ti chiami? ALEIDA: Sono Aleida March, del Movimento 26 luglio. Ho fatto da collegamento con la colonna di CamiloCienfuegos, da Las Villas. Ma ora non posso pi tornare in citt. La polizia mi ha scoperto. C una t aglia sulla mia testa.
ERNESTO: Ah, s. Ho sentito parlare di te. Camilo mi ha detto che sei molto coraggiosa. Ma siediti, cosafai l impalata?
ALEIDA: (felice, non sperava tanto)Posso Comandante?
ERNESTO: So anche che ti hanno schedata con un soprannome, teta manchada perch tetamanchada?
ALEIDA: (al colmo dellimbarazzo)Per via di una macchia, una voglia rosa che ho qui, sul seno destro(prende coraggio, infantilmente) Ora che sei qui in pianura le cose andranno meglio per te. Come hai fatto asopportare laria della Sierra con la tua asma?
ERNESTO: Ci sono abituato, allasma, la mia seconda pelle. Sono anche stato ferito, ma io sono come ungatto. Ho perso due vite, me ne restano cinque.
ALEIDA: Ti serviranno tutte. Stando a quello che so, presto sferreremo lattacco finale. E tu ci servi vivo,
per liberare Cuba. Tu sei il nostro Libertador.
ERNESTO: Chi ti ha detto queste sciocchezze?
ALEIDA: Lo dicono tutti.
ERNESTO: Non sono un libertador, non esistono i liberator i, sono i popoli che si liberano da soli. Madimmi di te. Come sei entrata nella lotta?
ALEIDA: Sono entrata nel Movimento quando ho sentito parlare di te Mi sono detta: se un argentino lottaper il mio paese voglio combattere anche io. stat o un marinaio italiano che mi ha parlato di te per la prima volta. Un certo Gino Donne.
ERNESTO: Gino Donne! Ma io lho conosciuto! Era imbarcato con noi sul Granma ma poi fu dichiaratodisperso a Alegria de Pio. Che fine ha fatto?
ALEIDA: Era riuscito a raggiungere Santa Clara, sporco, lacero, e ferito. Lho incontrato a casa di una miaamica. Con lei faceva azioni di sabotaggio contro lesercito di Batista. Ma poi si stanc. E il giorno del suo primo Natale a Santa Clara fu deluso dallatmosfera di festa. Ci disse che mancavamo di spirito rivoluzionario. Riusc a trovare una nave che partiva da Cuba e a lasciare il paese. Era un tipo strano. Un anarchico individualista.
ERNESTO: Tu sei nazionalista, come quelli del Movimento?
ALEIDA: Io non amo parlare di me.
ERNESTO: Sei timida?
ALEIDA: Solo nei momenti importanti.
ERNESTO: E questo lo ?
ALEIDA: S. Ho conosciuto il Che, il Comandante, luomopi popolare della rivoluzione.
ERNESTO: Che altro sai di me?
ALEIDA: M;i hanno detto che tratti le donne come uomini, e gli uomini come donne, e questo formidabile. Vuol dire che tratti gli uomini con dolcezza, senza cattiveria, e che consideri le donne pari agli uomini. Non sei di certo come quei soldati scemi che, almeno i primi tempi, siccome donna, mi mettevano i topi nella branda per farmi spaventare Io posso r imanere qui al campo, Comandante?
ERNESTO: (riprende in mano il suo libro)Non posso rimandarti in citt, ti beccherebbero. T i dar qualcheincarico qui. Vedremo. Ci conosceremo meglio. Non escluso che faccia di te la mia aiutante di campo. Ti piacerebbe?
(Aleida salta in piedi, felice)
ALEIDA: Immensamente!...(ride)E poi quando avremo vinto andremo in citt, ti met ter in una gabbia conun cartello con su scritto Il Che Libertador. Ti porter in giro per tutta lisola, la gente pagher il biglietto per vederti, cos diventeremo ricchi (si riprende) Scusami, ho detto un sacco di sciocchezze
(Scappa via. Ernesto sorride. Riprende la sua lettura. Una luce isola ora Aleida).
ALEIDA: Quella sera Juan Almeida port al campo il contadi no che aveva tradito la colonna, EutimioGuerra. Fidel aveva dato lordine di giustiziarlo. Si scaten un tremendo temporale e si fece completa mente buio. La situazione era difficile per i compagni, Eutimio era un traditore, ma era cubano. Il Che mi se fine al problema: tra uno squarcio di luce e un altro della tempesta, gli punt una pistola calibro 32 sul lato destro del cervello e fece fuoco. Il proiettile gli usc dalla tempia sinistra. Sussult qualche istante e po i mor. Guardai in faccia Ernesto, non sembrava n un boian un soldato, ma solo quello che era. Un medico umano e pietoso.
Aleida e tutti i guerriglieri sono intorno a Ernesto che canta La canzone della Sierra Maestra, le p arole sono adattate dalla poesia che Ernesto ha dedicato a Fidel.
ERNESTO: Siamo partiti
nella luce rosata dellaurora
per sentieri mai percorsi finora
a liberare il verde coccodrillo
ALEIDA: Un colpo di fucile
risveglia la boscaglia
la macchia stuprata
lrepita la mitraglia
ERNESTO: Siamo partiti
e se il ferro nemico si fa strada
vuol dire che la morte destinata
Il sudario di lacrime cubane
ALEIDA: Un colpo di fucile
risveglia la boscaglia
la macchia stuprata
crepita la mitraglia
ERNESTO: Siamo partiti
saremo nelle piazze incandescenti
quando si spargeranno ai quattro venti
voci di pane lavoro e libert
CORO: Un colpo di fucile
risveglia la boscaglia
la macchia stuprata
crepita la mitraglia
TUTTI: Cacciamo via il tiranno
tra un mese un giorno un anno
torna la verit.
SECONDA PARTE
Varie giornate dal 1959 al 1964; lAvana, Cuba
8 Battaglia di dame
Sotto due coni di luce sono in scena Aleida e Hilda, le due moglie di Che Guevara; parlano senza comunicare tra loro, lungo due ideali linee parallele. Alla fine, forzando un po la geometria, le due parallele convergono e le due donne si guardano con evidente animosit .
ALEIDA: Quando entrammo vittoriosi a Santa Clara Che Guevara era gi un mito. Ricordo che arrivammocon la jeep. Il nostro ingresso divent leggenda. D issero che il Che aveva portato con se dalla Sierra Maestra le sue tre mogli, la bionda, la nera e la mulatta. In realt la nera il sedicenne Harry Villegas e la mulatta era il giovane Jos Parrita. I due ragazzi portavano i capelli lunghi e il popolo li aveva presi per donne. La bionda ero io: ma non ero ancora la moglie del Che.
HILDA: La Rivoluzione cubana era appena finita con il trionfo di Fidel Castro quando arrivai allAvana conmia figlia, la piccola Hildita. Gi: era nata una f emmina, non era un Don Ernesto. Mio marito non era allaeroporto, lo vidi subito dopo, in albergo.
(Compare, evocato, Ernesto).
ERNESTO: Hilda: devo essere franco con te. Ho unaltra donna. Lho conosciuta sulla Sierra Maestra.
Intendo stare con lei.
HILDA: Capisco. Lho sospettato. In questi anni mi hai scritto solo per chiedermi notizie di Hildita. Non ciresta da fare altro che divorziare.
ERNESTO: Penso proprio di s. Mi dispiace, Hilda.
HILDA: Per me un grande dolore.
ERNESTO: Forse sarebbe stato meglio se fossi morto in combattimento.
HILDA: Non dire sciocchezze. Tu, Fidel, Camilo e gli altri avete fatto qualcosa di incredibile. Ora dovetecostruire una nuova societ, senza ripetere gli err ori commessi in Guatemala.
ERNESTO: Tu sei stata una compagna ideale, Hilda. Quando ci hanno arrestati, prima in Guatemala e poiin Messico, la tua condotta rivoluzionaria stata perfetta. HILDA: Vuoi darmi una medaglia, ora che sei un pezzo grosso?
ERNESTO: Capisco questo tuo sarcasmo, ma io volevo solo ringraziarti per
HILDA: Ero tua moglie e ti amavo. Lo sono ancora e non ho cessato di amarti. Cosa vuoi fare di me? ERNESTO: Naturalmente resterai allAvana con Hildita. Ti trover un posto adeguato, ovvio. Io nonguadagno molto, circa 400 pesos, te ne passer un c entinaio per la piccola. (pausa) Sono felice tu che sia qui, Hilda. Allora, deciso. Rimaniamo amici e compagni? HILDA: (tra le lacrime)S. Amici e compagni
Ernesto scompare. Hilda canta La ex-compagna
Sono una ex-compagna
la storia gi finita
Stai tranquillo Ernestito
non me la lego al dito
stata la montagna
la guerra di guerriglia
C di mezzo una figlia
va bene non importa
il tempo un magistrato
che non sbaglia mai.
Due moglie ha Che Guevara
La sua franchezza rara
Io me ne sto in disparte
Senza farmi notare
Per io so aspettare
Quando ti ho conosciuto
tho fatto un po da balia
tho salvato da te
dallautodistruzione
Dicevi che tammalia
il mio profumo forte
ma la rivoluzione
cambia la societ
e cambia pure luomo
e tu sei luomo nuovo
Due moglie ha Che Guevara
la sua franchezza rara
sono un ex-compagna
non gli sto alle calcagna
posso solo aspettare.
ALEIDA:In maggio il Che ebbe il divorzio. Il due giugno eravamo gi belle sposati.
HILDA: Lavoravo in un ufficio dove si assegnavano case ai contadini che le avevano perse in guerra.Eravamo nel Palazzo dellIstituto per la Riforma Agraria. Il Presidente, che era Fidel Castro, aveva sede al 14 piano. Ernesto, come Direttore del Dipartimento della Industrializzazione, stava all8 piano. Io ero al 4. In qualche modo, la Rivoluzione ci aveva riuniti.
ALEIDA: La presenza in scena della irriducibile Hilda mi dava molto fastidio. Secondo me la peruviana nonaveva per niente rinunciato allidea di riconquistare il Che.
HILDA: Ernesto era molto affezionato a me e a Hildita. Gliela portavo nel suo ufficio e lui restava ore agiocare con lei
ALEIDA: Ogni tanto la peruviana ci lasciava la bambina nei week-end e io abbozzavo. Ma lidea che glielaportasse in ufficio mi faceva diventare matta. Ernesto lavorava come un mulo fino a mezzanotte. Ogni volta che perdeva due ore con la figlia della peruviana, mi tornava a casa alle due
HILDA: Io avevo preso labitudine di parlare con la segretaria di Ernesto. Mi sfogavo con lei, eroamareggiata dalla totale insensibilit di Aleida. M a forse era solo una questione culturale, la cubana era figlia di contadini O era troppo giovane per capire Erne sto.
ALEIDA: Il Che non ne poteva pi delle visite quotidiane della peruviana. Un giorno la segretaria, con la
quale ero in confidenza, lo sent che urlava: - Insomma, Hilda! Se cos, tanto valeva non divorziare!
HILDA: Fin che la segretaria, stanca di stare tra due fuochi, chiese e ottenne di essere trasferita.
ALEIDA: Quattro figli gli ho dato.
HILDA: Aleida era come una tartaruga marina, sparava figli a raffica.
ALEIDA: Quattro figli in cinque anni: Aleida, Camilo, Celia, Ernesto. E dire che il Che era spesso allesteroper fare propaganda al socialismo di Cuba Io non c i andavo con lui, non voleva. Non se la sentiva di incidere sul Bilancio dello Stato. Comunque, con lultimo beb, Ernestito, la produzione si ferma. Faccio lo sciopero aziendale.
HILDA: Da quando stato fatto Ministro dellIndustria, Ernesto non lavora pi nel Palazzo dellIstituto perla Riforma Agraria. I rapporti tra noi sono diventati pi formali. Per viene spesso a trovare Hildita . ALEIDA: La peruviana diventata un pericolo pubblico. Quella sua mania di fare la madrina ai guerriglierilatinoamericani che vengono a Cuba a vedere luomo nuovo ha creato un sacco di grattacapi ai servizi segreti cubani. Eh gi spesso si fanno passare per rivoluz ionari spie, marchettari, imbroglioni, perdigiorno europei
HILDA: Ernesto, ormai, si confida raramente con me. Non capisco perch. Ho saputo da altri che suaintenzione riprendere la guerriglia in Argentina. O in Africa. Forse una mia impressione, ma sento che qualcosa si sta rompendo, tra noi. Provo una grande pena. (esce).
ALEIDA: Da qualche tempo Ernesto molto inquieto.(come evocato entra Ernesto, torvo)Andiamo,
Ernesto, smettila di tormentarti.
ERNESTO: Non dovrei, secondo te?
ALEIDA: No! Ricardo Masetti era tuo amico, lo so, ma se finita come finita, tu che centri?
ERNESTO: Non cos. Dovevo andarci io, in Argentina, e prendere in mano le redini della guerriglia!
ALEIDA: Ma come potevi? Eri in Europa, eri tu lambasciatore della nostra rivoluzione!
ERNESTO: Avrei dovuto lasciare gli onori, Aleida. E correre in Argentina a dare una mano ai compagniche avevano iniziato una rivoluzione che io avevo ispirato! Non lho fatto. E Masetti e gli altri sono stati massacrati dallesercito.
ALEIDA: E allora? Dovevi farti massacrare insieme a loro? Sarebbe stato un sacrificio inutile.(pausa)Coscome mi sembra inutile andare nel Congo a soccorrere i seguaci di Lumumba. ERNESTO: Chi ti ha detto dellAfrica?
ALEIDA: Che timporta. vero allora?
ERNESTO: vero.
ALEIDA: Ma perch, Ernesto? Giuro che non le capisco, le tue motivazioni! Hai quattro figli, per nonparlare della figlia della peruviana. Che ci vai a fare in Africa? un paese che non conosci, perch vai a mischiarti in conflitti tribali che non ti riguardano? Ho letto in qualche parte che i guerriglieri credono di
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avere qualcosa mi pare che lo chiamino il dawa |
che poi sarebbe una medicina, una pomata, che li |
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rende invulnerabili contro i proiettili e le bombe |
Tu che vai a fare in mezzo a loro? Rischi di sembrare |
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luomo bianco che va a aiutare i boveri negri una |
specie di Tarzan, insomma. Solo che tu, con i tuoi |
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polmoni stanchi, sei un Tarzan asmatico |
ERNESTO: (sorride)Hai sempre un tuo modo personale di vedere le cose. Ma non ti preoccupare: eroasmatico anche nella Sierra Maestra. Vedrai, Aleida. Una volta avviata la rivoluzione in Africa, ti
chiamer (si allontana) Vedrai: ti chiamer ti chiamer (scompare lentamente. Entra un gruppo di donne. C anche Hilda. Cantano Donna condor, isp irata ai versi di Neruda)
CORO: Siamo condor, voliamo
sul ricco che cammina
poi di colpo scendiamo
in un giro di vento
e di penne e di artigli
il cuore gli strappiamo
per darlo ai nostri figli.
ALEIDA: Yo soy el cndor
penso a mi chico
y vuelo sobre el rico.
CORO: Donne condor, saltiamo
sulla preda che viene
la vita gli straziamo
bevendogli le vene
come noce di cocco
Dove cresce la palma
l che siamo nate
ALEIDA: Yo soy el cndor ecc.
INSIEME: Dove cresce la palma
l che siamo nate gioia e tristezza insieme al mondo abbiamo dato.
ALEIDA: Pu anche darsi che tu muoia, uomostraziato dal rostro duna donna
ma non macchiare la tua vita, uomo, dicendo male della donna.
Nona giornata: 11 dicembre 1964; New York, Palazzo ONU 9 Nel ventre della balena
Il girevole mostra ora il lato ufficiale, con due colonne e un architrave. Il Che, tirato a lucido nella sua uniforme verde-oliva, incontra il giovane diplomatico Richard Goodwin; i due duettano su un motivo elementare, una specie di rap; il Duetto dellOn u.
ERNESTO: (canta)Che bello rivederla, Ambasciatore!
Ricorda? In Uruguay, tre anni fa.
GOODWIN: (canta)Come non ricordarla? Lei schivonon capita di certo tutti i giorni davere un collega verde-olivo.
ERNESTO: Non mi dipinga al Presidente Johnson
come un ingenuo. So che ci vorr
pi dun secolo, forse due
per raggiungere il livello degli States.
Sa che la Coca Cola fatta a Cuba
ha un gusto di sciroppo per la tosse?
E certo buono, il nostro dentifricio
per si secca fuori del tubetto.
La qualit importante. Il sacrificio
stato un grave errore. Non detto che il bello non si addica al socialismo e alla prassi rivoluzionaria.
GOODWIN: Avete preferito coltivare
Lo stato sociale e la difesa.
Ma in quanto alla ricerca sanitaria
avete avuto un buon successo ovunque
con il vaccino contro lepatite.
ERNESTO: Esagerate un po. Ovunque, dite?
Solo in Brasile, egregio Ambasciatore.
Ma poi le vostre multinazionali
hanno bloccato vendite e profitti.
GOODWIN: Non dipendono certo dallo Stato.
La nostra economia liberista.
ERNESTO: Balle!
GOODWIN: Prego?
ERNESTO: Dicevo, il liberismo
una volpe nel chiuso dun pollaio. Non mi dia retta. Sono un parolaio. Veniamo a noi. Si dice: il pragmatismo
peculiare alluomo americano. GOODWIN: vero. Ma lessere pragmatico
in contrasto con la diplomazia.
ERNESTO: Siccome non sono un diplomatico
posso essere franco, Ambasciatore.
Siamo a quattrocchi. E sia quello che sia.
Sono a New York perch stasera, allONU,
interverr contro gli Stati Uniti,
contro lembargo, contro le sanzioni.
GOODWIN: Lo so.
ERNESTO: Lo sa?
GOODWIN: Sappiamo, siete ostili.
ERNESTO: Noi siamo ostili. Voi ci fate guerra.
GOODWIN: Fu un errore di Kennedy, lo ammetto.
Nella Baia dei Porci laviazione
scrisse una nera storia americana.
ERNESTO: Fu un attentato alla libert.
GOODWIN: Gli Stati Uniti, creda, hanno un concetto
assai diverso della libert.
Saccorda male con lidea cubana.
Troppo vicina a Cuba la Florida
lameno Stato della nostra Unione.
ERNESTO: Ma questa geografia, Mister Goodwin!
Parliamo di politica, le spiace?
GOODWIN: E sia. Cuba dipende integralmente
dallUnione Sovietica e la pace
spesso a rischio. C la guerra fredda. ERNESTO: E questo parlar chiaro. Io le chiedo:Lo prendereste, il posto della Russia? GOODWIN: Lei corre, caro Che. Sono sorpreso. ERNESTO: Sono i tempi che corrono. Daltrondenon piaccio in USA e tanto meno in URSS. GOODWIN: Gi Lei, come si sa, filo-cinese. ERNESTO: Posso proporre a Castro un sostanzialemutamento di rotta. Beninteso
nel caso si raggiunga un qualche accordo. GOODWIN: Su quali basi? ERNESTO: Parziale indennizzo
dei capitali e delle societ
zuccherifici, United Fruit, Texano
che s dovuto nazionalizzare.
GOODWIN: Pu far questo uno Stato imperialista?
ERNESTO: Lorso di Mosca molto pi esigente
del rapace avvoltoio americano.
Capisco lironia ma non il caso
dandar per il sottile. Come trova
la mia proposta, caro Ambasciatore?
GOODWIN: Interessante. Parler con Castro?
ERNESTO: Sicuramente. E lei col Presidente?
GOODWIN: Siamo daccordo. Se si viene a un patto
prepari per stasera un intervento
che introduca al reciproco riscatto.
ERNESTO: (esaltato)Sarebbe il primo passo per leventodi portata politica mondiale!
E se Cuba vicina alla Florida
cessa ogni rischio di belligeranza:
noi restiamo nellare occidentale,
non servono pi armi. N la CIA.
GOODWIN: Cos torniamo alla geografia.
Si sorridono; hanno la stessa et; amano un po gio care un po sognare.
Il duetto finito. Il Che estrae dalla tasca un fazzoletto rosso e lo strappa in due: ne consegna la met a Goodwin.
ERNESTO: (parlato)Se Fidel Castro e Lyndon Johnson accetteranno di trattare, stasera ci metteremo altaschino questi fazzoletti rossi, in segno di vittoria della nostra missione. daccordo, Mister Good win? GOODWIN: (sorride)Un fazzoletto rosso, eh, Che Guevara? ERNESTO: Non avr paura dun colore, spero.
GOODWIN: Vada per il fazzoletto rosso.(sorride)Non credo che basti, per incastrare gli Stati UnitiErnesto, rimasto solo, canta la canzone Canzone ve rde oliva.
ERNESTO: Che ci faccio?
Mi sento alla deriva
sono soltanto un pagliaccio
cazzone verde oliva
Lyndon Johnson
e Fidel, contendenti,
alla fine hanno detto no.
Di corsa agli armamenti
presto!
cos che muore la grande speranza duna breve tregua nel Sudamerica Un giorno vedrete ci sar mattanza da un capo allaltro della terra. Africa
e la Cina di Mao. Tutto il Terzo Mondo. Io che ci faccio? Mi sento alla deriva cazzon(e) verde oliva
Questa politica ormai maffatica
forse meglio una raffica per mette fine a tutto Che ci faccio?
sono qui alla deriva
mi sento come un pagliaccio cazzone verde oliva
Vai cazzone!
Goodwin e Ernesto rientrano, si guardano; non hanno i fazzoletti rossi. Guevara va al microfono. Discorso allOnu.
ERNESTO: Stimati rappresentanti dellOnu. Sono qui per denunciare lingerenza del Governo degli StatiUniti nei paesi latinoamericani. Uningerenza che in questi ultimi tempi si fatta insostenibile! t ale il cinismo di questo Governo che mercenari senza patria addestrano alla luce del sole, in diversi luoghi dei Carabi, militari allo sbando e peones senza bussola, allo scopo di preparare una aggressione contro il nostro paese! Noi cubani vogliamo la pace, vogliamo costruire una vita migliore per il nostro popolo, ed per questo che non ci curiamo di queste provocazioni e gridiamo: Abbasso limperialismo yankee! (pausa) So che qualche collega sudamericano storce il naso quando io dico noi cubani, perch il mio accento argentino denuncerebbe la mia estraneit a Cuba. A questi criticoni scettici, e anche un po stupidi, dico che io sono cubano e sono anche argentino, ma ancora di pi mi sento patriota dellAmerica Latina! Se fosse necessario, sono disposto a dare la vita per la liberazione di questo o quel paese latinoamericano, senza chiedere niente a nessuno e senza pretendere niente da nessuno!
Alla fine del suo discorso Ernesto esce mentre scoppiano le note di un allegro ballabile nordamericano. Entrano in scena diverse coppie che ballano; lunico a non ballare un giovanotto che attende, con in mano un taccuino. un giornalista. Entra Ernesto Che Gu evara, sempre in divisa. C sensazione tra le coppie, che tuttavia non cessano di ballare.
GIORNALISTA: (va incontro al Che)La ringrazio di avermi concesso questa esclusiva, Mister Guevara.
ERNESTO: Mi chieda quello che vuole, ma scriva solo quello che le dir.
GIORNALISTA: vero che lei, nei week-end, va a stivar banane s ui moli e a tagliare canne da zuccheronei campi?
ERNESTO: Verissimo. E non mi guardi con quellaria dubbiosa . Ci sono cose, in terra, pi mirabili che incielo.
GIORNALISTA: Cos, una parafrasi di Shakespeare?
ERNESTO: Bella cultura, giovanotto.
GIORNALISTA: A Cuba consentito leggere Shakespeare?
ERNESTO: Lo si studia a scuola. Dubito che facciate la stessa cosa nel vostro Bronx, visto che non ci sonoscuole. N librerie, a quanto mi dicono.
GIORNALISTA: Lhanno informata male. Quando farete libere elezioni a Cuba?
ERNESTO: Quando il popolo le chieder in una libera assembl ea.
GIORNALISTA: vero che avete nazionalizzato le scuole cattolic he?
ERNESTO: Adesso sono semplicemente scuole.
GIORNALISTA: Si dice che abbiate razionato la carne: 700 grammi alla settimana, davvero poco. E ilpopolo cubano su tutte le furie.
ERNESTO: Chi ha detto che un buon giornalista deve anche essere un buon romanziere, mentre un buonromanziere non necessariamente un buon giornalista?
GIORNALISTA: Vuol dire che sto romanzando la vostra realt? E q ual allora la verit?
ERNESTO: La verit semplice, per questo rivoluzionaria. A causa dellassurdo embargo posto dagliStati Uniti abbiamo dovuto razionare ogni genere di grassi, la carne e le calzature. Ma la storia dei 700 grammi una favola. Il consumo di carne pro-capite da noi infinitamente superiore a quello di molti altri paesi latinoamericani, e in ogni caso sufficiente. Negli Stati Uniti solo chi ha i soldi compra la carne. Non cos?
GIORNALISTA: Noi abbiamo il welfare per i non abbienti. vero che fate retate di omosessuali?
ERNESTO: Noi puniamo i ladri e gli assassini. Pu capitare che un omosessuale sia ladro o assassino.
GIORNALISTA: Cosa fate ai trotzkisti, li imprigionate o li espellete?
ERNESTO: Invocare la rivoluzione permanente dove c gi al potere un governo rivoluzionario sovversione.
GIORNALISTA: Lei comunista, Mister Guevara?
ERNESTO: Non sono iscritto al Partito Comunista Cubano n anessun partito comunista latinoamericano,se questo quello che vuole sapere. Ma se chi sindigna quando in un qualsiasi angolo del mondo viene ucciso un uomo comunista, ebbene, s, sono comunista. GIORNALISTA: Le piace New York?
ERNESTO: Sarebbe pi bella senza giornalisti.
GIORNALISTA: Le piacciono le donne?
ERNESTO: Non sarei uomo se non mi piacessero.
GIORNALISTA: Quante ore lavora al giorno?
ERNESTO: Sedici. Per riposarmi gioco a scacchi.
GIORNALISTA: Ma allora quante ore dorme, effettivamente?
ERNESTO: Quattro, quando ci riesco.
GIORNALISTA: Mister Guevara: lei dorme poco, non beve alcool, non balla, non ama il mare, per riposaregioca a scacchi o legge libri di matematica Non uno strano cubano?
ERNESTO: Non sono cubano come un altro cubano. Sono cubano in quanto Ernesto Che Guevara.
GIORNALISTA: Cosa vuol dire Che?
ERNESTO: un termine argentino dorigine guarany che vuo l dire mio: nel mio paese lo usiamo comeinteriezione, per dire tu. E siccome ne abusavo, sono stato soprannominato El Che.
GIORNALISTA: Lei, quandera Presidente del Banco Nacional di Cuba, firmava i biglietti di banca come
El Che. Perch?
ERNESTO: Perch no?
GIORNALISTA: Cosa direbbe a un giovane americano?
ERNESTO: Gli direi di non smettere mai di essere giovane.
GIORNALISTA: Voi, a Cuba, pensate davvero che un giorno il Sudamerica sar unito?
ERNESTO: Chiediamo limpossibile: siamo realisti.
GIORNALISTA: Lei sa dove si trova, ora?
ERNESTO: In casa di Bobo Rockfeller.
GIORNALISTA: Nel ventre della Balena, come ha scritto Jos Ma rt.
ERNESTO: Mi hanno detto che Bobo di sinistra. Che un vero liberal.
GIORNALISTA: In effetti, la signora Bobo Rockfeller una liberal. Eccola, sta arrivando.
(Bobo Rockfeller va verso il Che. affascinante, m ondana, elegante).
BOBO: Adesso basta con la politica, Mister Guevara. Sente? Questa rumba in suo onore. Balliamo?(indica il cantante che sta intonando la rumba)
ERNESTO: Al mio paese sono gli uomini che chiedono di ballare alle donne.
BOBO: Mai sentito parlare di matriarcato americano? La prego.
(Ballano la Rumba cubana).
CANTANTE: (canta, naturalmente)Nellisola di Cuba
e bionde vanno a ruba
ma sulla sabbia bianca
la mora mai si stanca
di fare allamor
Rumba rumba macuba
questo il ritmo cubano
un dolce talismano che fa pi dolce il cuor Ernesto si interrompe.
ERNESTO: La prego, lo faccia smettere! Questa canzone una stupida mistificazione turistica del tempo diBatista!
Bobo interrompe il cantante con un gesto. Le danze si fermano. Bobo guarda Ernesto con malizia. BOBO: Preferisce lInternazionale? O La Cucaracha?
ERNESTO: Sono pi aggiornato di quanto lei pensi, madam... Conosce una canzone di Johnny Mathis,Wild is the wind per esempio? (Bobo annuisce, Ernesto va al microfono; canta) Wild is the wind, ecc.
Decima giornata: 16 marzo 1965; lAvana, Cuba
10 Lo scontro
Fidel e Ernesto, entrambi in divisa; Fidel nervoso; Ernesto giocherella con il coltellino di Fidel.
ERNESTO: Carino questo coltellino. Da dove viene?
FIDEL: Cosa? Ah, il coltellino. un regalo. Viene dallaSvizzera. (se lo riprende)
ERNESTO: Fa proprio tutto. Taglia, lima, sforbicia, apre le scatole e le bottiglie, ci manca solo che mandimissili... (lo riprende) Chiss perch noi non siamo capaci di fabbricare oggettini come questo.
FIDEL: Renditi conto, Ernesto. Ci hai fatti stare in ansia. Dopo il tuo intervento allONU sei scomparso pertre mesi.
ERNESTO: Ho viaggiato molto. In una grande quantit di paes i africani la situazione esplosiva...
FIDEL: Daccordo, ma la tua missione finiva a New York...
ERNESTO: vero, ma dopo il tuo rifiuto di trattare con gli Stati Uniti volevo verificare...
FIDEL: Non sono stato io a non volerlo, quellaccordo! Johnson ha detto di temere la rappresaglia sovietica
per la perdita di Cuba! Hanno voluto evitare un conflitto mondiale Almeno questa la tesi ufficiale.
ERNESTO: Gi. Quella vera non la conoscer mai.
FIDEL: Il tuo stato un comportamento irresponsabile!
ERNESTO: Ti dicevo che ho viaggiato molto. Algeria, Mali, Ghana, Tanzania e poi di nuovo AlgeriaSono ancora lambasciatore della nostra rivoluzione o no?
FIDEL: Ma andiamo, non quello. La tua scomparsa ha scatenato i nostri nemici! C chi giura che sei statovittima di unepurazione qui a Cuba, chi pronto a scommettere che sei molto malato, chi ti vuole in Messico rinchiuso nel manicomio di Cuernavaca, chi ti d morto a Santo Domingo e chi d per certo che hai ripreso la guerriglia in Argentina al fianco di quella bella guerrigliera tedesco-argentina, Tania Binder Bunker
ERNESTO: (ride)Meno male, ci mancava, una versione romantica...
FIDEL: C poco da ridere, allestero bevono tutto. Il nostro governo dipinto con i colori pi cupi,scrivono che qui gli uomini scompaiono nel nulla L o sai che in tutto il Sudamerica ci sono manifesti con la foto di tuo padre che mi chiede di restituirgli almeno il tuo cadavere?
ERNESTO: Stai tranquillo. Ho telefonato ai miei vecchi, sanno tutto. Comunque, solo propaganda(pausa) Ricordi in Messico, Fide? Qualche giorno prima di imbarcarci per Cuba vennero da noi degli amici eci chiesero chi dovevano avvertire in caso di morte. La domanda ci colp, non sapevamo cosa rispondere perch non avevamo mai pensato a quella eventualit. Ora penso spesso alla morte, ma senza angoscia. Sar uninevitabile seccatura, che per mi impedir di p ortare a termine il mio lavoro. FIDEL: Andiamo, Che! Lo finiremo insieme quel lavoro. Insieme abbiamo vinto.
ERNESTO: No, Fidel. Abbiamo vinto perch c stato un solo capo. Sulle prime ti ho sottovalutato,pensavo che tu fossi solo il leader della borghesia di sinistra. Ma poi ha rivelato diti di grande statista. E ora so che il ruolo, qui, fondamentale. Cuba lavamposto. lavanguardia della lotta che vedr uniti i popoli afroasiatici e latiamericani contro limperialismo, ultima tappa del capitalismo.
FIDEL: Ho letto il tuo articolo sulla Guerriglia Tricontinentale. unipotesi indubbiamente affascinante.
ERNESTO: Ipotesi, Fidel? Il motivo dei miei viaggi africani stato proprio quello di rinsaldare i legami tra
ipopoli in vista...
FIDEL: In vista...?
ERNESTO: Dello scontro finale. Ti sento scettico. Una volta ci credevi.
FIDEL: Tu ci credi?(ora Fidel che giocherella con il coltellino)
ERNESTO: So quello che pensi. Ho cercato di trattare con gli americani, vero. Volevo che uscissimodallaccerchiamento in cui ci troviamo per via della nostra alleanza a senso unico.
FIDEL: Ma poi andata come andata. E allONU tutti i paesi dellAmerica Latina, tranne lArgentina chesi astenuta, hanno votato contro la tua mozione di condanna degli Stati Uniti
ERNESTO: Non hanno voluto schierarsi con lUnione Sovietica .
FIDEL: Non hanno voluto schierarsi contro gli Stati Uniti. E tu pensi, ora, alla Tricontinentale? Siamo dalleparti dellutopia, Ernesto.
ERNESTO: Anche la nostra vittoria a Cuba sembrava unutopia . Io sento che bisogna riprendere la lotta.Per questo lascio Cuba.
FIDEL: Lasci Cuba? Ma questo il tuo paese. Qui c il tuo lavoro. C tua moglie. Ci sono i tuoi figli.
ERNESTO: Ho deciso di rinunciare ai miei incarichi di partito, e alla mia condizione di cittadino cubano.Vado via, non ho impedimenti legali che mi trattengano qui. Ho vincoli di altra natura, che non si sciolgono n con le dimissioni n con la partenza.
FIDEL: Se hai proprio deciso so che non ti potr fermare.
ERNESTO: Appunto. Ho proprio deciso.
FIDEL: Senti, Che, le tue convinzioni sono sempre state anche le mie. Anchio ho sempre pensato che loscontro deve essere portato su scala internazionale. Ma al momento non esistono n gli strumenti n le condizioni per realizzarlo.
ERNESTO: Non sono in condizione di aspettare.
FIDEL: Ma perch? Sei impaziente! Sei sempre stato impaziente!
ERNESTO: Quando eravamo in Messico lo eri anche tu. Tutti ti avevano consigliato di ritardare lo sbarco aCuba, ma tu non volesti aspettare, non sentisti ragioni.
FIDEL: Ma era un altro momento! La storia non un ciclostilato stampato in tante copie! La tua
impazienza solo deleteria! Per te, per Cuba, peri nostri alleati
ERNESTO: Manca poco che tu mi dia del trotzkista! Ah, il trotzkismo, pecora nera di Mosca! Ma quando liaprirai gli occhi, Fidel? Continui a fidarti dei sovietici che con la nobile motivazione degli aiuti economici ai paesi socialisti pi poveri ci sfruttano!
FIDEL: Ma cosa dici? Se proprio Mosca che ha adottato con noi il principio del beneficio reciproco? ERNESTO: come si fa a parlare di beneficio reciproco quan do siamo costretti a vendere le nostre materieprime, prodotte dal sudore e dal sangue del nostro lavoro, al prezzo del mercato mondiale?
FIDEL: Cuba solo un piccolo paese ai piedi del colosso capitalista! Non siamo noi che possiamo cambiarele regole economiche internazionali!
ERNESTO: E per questo stiamo al gioco del feticcio borghese, il mercato! E ci rendiamo complici dellosfruttamento!
FIDEL: Non c altro da fare, sono le leggi della politica!
ERNESTO: Della real-politik!
FIDEL: S, se vuoi!
ERNESTO: Cio della forma pi cinica della politica!
FIDEL: Non possiamo essere dei sognatori, Ernesto! Non possiamo cavalcare lideale! E tu, con i tuoiattacchi alla politica economica dellUnione Sovietica, come hai fatto ad Algeri, hai reso pi difficili i nostri rapporti con Mosca!
ERNESTO: Ma come ci si pu fidare di quelli! Nel 62 Krusce v install i missili a Cuba per proteggercicontro i continui attacchi americani, poi si accord segretamente con Kennedy, senza dirci niente, e l i smantell! Hai dimenticato come cantavano per strad a i cubani? Niquita mariquita, lo que se da no se quita, Nikita mamoletta, quel che si d non si ri prende! FIDEL: La politica non ha memoria, Ernesto!
ERNESTO: Ma i sovietici continuano a sfruttarci, e questa non memoria!
FIDEL: Queste sono le tesi dei cinesi!
ERNESTO: vero! Mi fido pi di Pechino che di Mosca!
FIDEL: Cuba ha stretto unalleanza con Mosca! E la Cina ha dimezzato lacquisto del nostro zucchero!
ERNESTO: la conseguenza del nostro allineamento con lUni one Sovietica!
FIDEL: E con chi avremmo dovuto allearci, secondo te?
ERNESTO: Avremmo dovuto mantenerci neutrali e cambiare i nostri rapporti economici! Non giusto chela politica dei prezzi sia stabilita dai capitalisti! Bisogna piegarla ad un principio diverso Quello della fratellanza tra i popoli!
FIDEL: Ancora fumo, Ernesto! Astrazioni! La fratellanza si otterr solo quando il socialismo avr trionfatosu scala mondiale! Ma questa fratellanza che chiedi ora, ai paesi socialisti sviluppati, un suicidio economico! La tua avversione per Mosca ti fa disegnare scenari di fantafinanza! (silenzio. Ora Ernesto riprende il gioco con il coltello) Io ho bisogno dei sovietici, Ernesto. Non ho altro mezzo per difendermidallembargo americano. (con sforzo, come soffrendo) In questo momento storico, la tua politica terzomondialista e antisovietica pu essere letale per Cuba. (pausa. La tensione si scarica)
ERNESTO: Hai ragione, Fidel. per questo che me ne vado. (inopinatamente comincia a cantare e ancheFidel risponde cantando. il Duetto dello scontro ) Sar festa, vedrai al Kremlino,quando sapranno che combatte altrove
il chiacchierone, il gaucho, largentino!
Io forse accender qualche fiammella
Ma tu in guardia, Fidel, non opportuno
Succhiar latte da ununica mammella,
FIDEL: (canta) la sola che ho, non ho pi scelta.
ERNESTO: Che sar, se dovesse inaridirsi?
FIDEL: (canta)Sar per Cuba morte lenta. O svelta.
ERNESTO: (canta)Ricordi? Un giornoa bbiamo fatto un patto
Quando avessi voluto, avrei potuto
Scioglierlo come un libero contratto.
Non voglio pi intralciare il tuo lavoro.
FIDEL: (canta)Dove andrai?
ERNESTO: (canta)In Africa. Nel Congo.
Dai ribelli. Ma non star con loro.
La Bolivia la meta, Tania gi l:
il nostro agente di collegamento,
studia il paese, scrive, legge Mart.
FIDEL: (canta)Ma la Bolivia non Cuba, Ernesto!
Non avete lappoggio del paese
E il PC boliviano in dissesto!
ERNESTO: (canta)Lo so. Coi peruviani e i boliviani
Creeremo una scuola militare.
FIDEL: (canta)Ti mander i migliori guerriglieri.
Ma tu dimmi: cos che vuoi fuggire?
Vuoi sfidare la morte, un esorcismo?
O cerchi solo il modo di finire?
ERNESTO: (canta)Non sono un Don Chisciotte fuori moda
Che cavalca di nuovo un Ronzinante. (gioca con il coltellino)
LAmerica reale, l sannoda
La catena che va dalle favelas
Le baracche di Rio e di Bogot
Ai poveri di Haiti e di Caracas
Ai dittatori di cartone, ai ladri,
ai faccendieri di paesi dove
sono inetti i governi e inetti i quadri
la morte? Non la cerco ma si sa:
in ogni impresa umana va compresa
nel calcolo delle probabilit. (lascia il coltellino. Fidel se lo riprende. Parlato)
Addio, Fidel! Hasta la victoria, sempre!
FIDEL: (lo abbraccia)Addio, Ernesto!
Hasta la victoria, sempre! (guarda il coltellino, poi, controvoglia) Bene, prendilo, tuo! (Ernesto lo prende ed esce. Fidel, rimasto solo, sembra commosso. Canta, dapprima sommessamente, poi con toni sempre pi alti la canzone Che comandante, parole adattate d alla poesia del poeta cubano Nicolas Guillen. Canta)
Un cavallo di fuoco
Sostiene la tua scultura guerrigliera
Tra il vento e le nuvole della sierra
Che comandante
Amico
Sei nellindio fatto di sogno e di rame
Nel negro agitato dalle passioni
Nei banani e nellalbero del pane
Nel the e nel caff delle piantagioni
Nella canna da zucchero e nel sale
Che comandante
Amico
Cuba ti sa a memoria nella barba
Trasparente, nella pelle avorio e oliva
E nella voce ferma che comanda
Senza per questo voler comandare
Tenera e dura ordina da amica
Che comandante
Amico
Ti vediamo, ministro soldato
Ogni giorno soldato e ministro
Passi col tuo vestito di campagna
Quello che indossavi nella Sierra
E a volte porti al braccio la compagna
Che comandante
Amico
Salve, Che Guevara
Che comandante
Amico.
Undicesima giornata: 6 luglio 1997, lAvana
11 Ramn
Entra Aleidita, la maggiore delle figlie di Aleida e del Che. interpretata dalla stessa attrice. Mus ica: in sottofondo una guajira cubana.
ALEDITA: Allora, in quel luglio del 1966, avevo cinque anni. Ero la pi grande dei quattro bambini di casaGuevara. Mio padre non cera, era un segreto, nessuno doveva sapere in quale paese si trovava La mamm a ci diceva sempre: - Fate questo e questaltro, a vostro padre piacerebbe oppure non fate questo e
questaltro, a vostro padre non piacerebbe - Un gi orno venne a trovarci un uomo strano, Ramn era il suo nome. Era spagnolo e diceva dessere un grande amico di pap. Era alto, calvo, portava dei grossi occh iali. Appena lo vidi gli dissi: - Chico, non mi pari spagnolo, mi pari piuttosto un argentino! Lui sorrise , sorpreso, e disse: - Perch argentino? E io: - Non so, cos mi sembra. In camera da pranzo lui si sedette dove sempre si sedeva il mio pap; io glielo feci n otare ma lui disse: - il posto dellanfitrione. Dovettero spiegarmi cosa vuol dire anfitrione Finita la ce na, mi metto a correre, inciampo, cado. Ramn mi pr ende in braccio, mi coccola mi porta in cucina e mi mette del ghiaccio sul bernoccolo. Trovo strano che questo sconosciuto sia cos affettuoso con me e dico, piano, alla mamma: Ramn devessere innamorato di me. Ramn ci regala delle caramelle ma Camilo fa i capr icci, vuole anche la mia. Io gliela do e Ramn mi d ice che sono stata brava e che ho fatto un bel gesto, cos si devono comportare i figli pi grandi. La verit, per,
che a me non piacciono per niente, le caramelle. Prima di uscire, Ramn parla fitto fitto con la mam ma. Appena uscito la rimprovero: - cosa facevi con quelluomo che non il mio pap? E lei mi dice, tr iste: - Sciocchina, non lavevi capito? Era il tuo pap. (Aleidita canta: La mia nina)
Minchino ai gigli rossi Ai corvi gialloneri Che volano sui bossi Di allegri cimiteri Madreselva odorosa Colgo con le mie mani Selvatica la rosa
Su quei palmeti nani Ondeggiano le ali
Le alte querce che ho visto Qui sono cattedrali
Qui devesserci Cristo Per la sua comunione Porto qui la mia nina Veste color limone Sul cappello una pigna.
Dodicesima giornata: 14 giugno 1967 Nancahas, Bolivia Tania la guerrigliera
Lidillio della canzone precedente viene bruscamente interrotto dal crepitio di armi da fuoco, dal ronzare degli elicotteri e dal rombo delle cannonate. Siamo nella boscaglia boliviana. Ernesto seduto in un angolo e scrive su un annuario dalla copertina di pelle rossa il suo Diario boliviano. Il Che lacero e sp orco, con la barba incolta. Entra Tania la guerrigliera: bionda, alta, bella. in tenuta da campo verdeol iva, ma stranamente elegante, a contrasto con il Che. Ernesto scatta in piedi, labbraccia.
ERNESTO: Tania! Finalmente!(labbraccio lungo e tenero)Lasciati vedere: eccoti qui, sempre linda e
sciolta, come a una sfilata di moda guerrigliera...
TANIA: (sorride)E tu come stai? La tua asma di Stato?
ERNESTO: Bah, unasma apolide, ormai. Male. Il 14 agosto i soldati dellesercito boliviano hannoscoperto un nostro deposito di medicinali e di documenti. Qualcuno dei nostri ha parlato. Mi sono rimasti pochi flaconi e il drago, qui nel petto, ne approfitta Tengo pi al mio inalatore che alla mia pistol a. TANIA: Ti procurer della penicillina, so dove trovarla.
ERNESTO: Ti ringrazio. Ma dimmi di te. Com che thanno individuata?
TANIA: Anche per me devesserci stata una spiata. Hanno ritrovato nella mia stanza dalbergo un nastro conla registrazione di un discorso di Fidel e due cassette di musica cubana Mi ha fregato il mio amore p er la musica. stato un vero peccato. Mi stavo quasi aff ezionando alla mia nuova identit. Invece di questo mio
nome minaccioso, Tamara Binder Bunker detta Tania, guerrigliera argentina di origine russo-tedesca, amica del pericolo pubblico n 1, il Che, il mio nome fal so e la mia ancor pi falsa professione borghese Laurita Gutierrez Bauer, giornalista di moda di un settimanale tedesco, di destra, mi davano un senso di sicurezza e di solidit (ride con voluta fatuit) Il gioco era riuscito in pieno, mero infiltrata nelle alte sfere. Avevo libero ingresso ovunque.
ERNESTO: Perfino dal Presidente Barrientos.
TANIA: Quel porco. Si era innamorato di me. Non ho mai capito se mi faceva pi schifo come Presidentereazionario di un paese di pecore o come uomo col naso camuso delle pecore Puah! (sputa) Lunico baci o che mi ha dato, anzi che gli ho concesso, me lo sente ancora qui sulle labbra Un viscidume, come baci are una lumaca Puah!
ERNESTO: Porco, pecora e lumaca. Tre animali per descrivere una bestia... Hai fatto un buon lavoro,
Tania. Le informazioni, le provviste, e perfino una jeep. Senza di te le cose andrebbero ancora peggio.
TANIA: Vanno cos male?
ERNESTO: Da quando siamo in Bolivia, agosto stato il mese peggiore. Abbiamo perso due uomini, idocumenti e le medicine. Continuiamo a mancare di collegamenti: quel vigliacco di Mario Moje, il capo del Partito Comunista Boliviano, avrebbe dovuto portarci la chiave delle trasmittenti, non lha mai fatto. E sai perch? Voleva togliermi il comando operativo per assumere la direzione militare! Lui, un burocrate dellapparato filosovietico! Lho mandato a cagare.
TANIA: Hai fatto bene. Non ci pu venire niente, da quell a parte. In questo paese ci sono due partiticomunisti, uno trazkista e laltro maoista, e li abbiamo contro tutti e due. Daltra parte inevitabile, visto che Fidel s schierato con lUnione Sovietica.
ERNESTO: Ieri ho sentito alla radioc he un giornale di Budapest mi definisce un personaggio patetico eirresponsabile, mentre loda il PCB per il realismo... Come mi piacerebbe, Tania, arrivare al potere per smascherare i vigliacchi e i venduti e strofinargli il muso nelle loro merde! Mi fanno schifo, questi teorici della guerra per posta, questi partigiani della violenza per telefono, questi sacerdoti del fuoco metafisico del caminetto! Questa gente piscia controvento, il vento della storia!
TANIA: (ride, vuole calmare la tensione del Che)Voi, invece, pisciate nel serbatoio della jeep... Mhannodetto che siete rimasti senzacqua in piena boscaglia e allora, per portare la jeep
ERNESTO: (non pu fare a meno di sorridere al ricordo)...ci abbiamo pisciato dentro Eravamo in sei
(si incupisce) Ma anche vero che Miguel, Dario e El Chino erano talmente assetati, dopo qualche ora, chelhanno bevuta, la loro urina. Risultato: diarree e crampi Se ci metti le zanzare, le terribili zecch e della montagna e i ragni, il quadro completo. La pelle diventa una miseria umana. E il morale basso, lo spirito combattivo scende a zero. Sai in quanti siamo, adesso? TANIA: In pochi, credo.
ERNESTO: In ventidue. Contro duemila soldati boliviani addestrati dalla CIA.
TANIA: Le nuove reclute?
ERNESTO: Scarsissime. I boliviani che abbiamo arruolato sono fragili e impreparati. Disertano o si dannomalati. Fidel aveva ragione. La Bolivia non Cuba. I campesinos
TANIA: i campesinos hanno simpatia per noi, lho vistovenendo qui. Ma lesercito li spia e, al primo sospetto, li fa fuori. Ernesto, non posso vederti in questo stato
ERNESTO: Dopo il fallimento della mia spedizione in Congo la mia stella ha cominciato a impallidire...
TANIA: Non vero! Dovunque ti definiscono il guerrigliero heroico! Il tuo nome gi un mito!
ERNESTO: Un mito a cui hanno messo il silenzio stampa.
TANIA: Ma non cos! Il processo di Rgis Debray, il francese, su tutti i giornali del mondo! Si mossoperfino de Grulle per assicurare a Barrientos che si tratta di uno scrittore e non di un terrorista S artre intervenuto contro la repressione dellesercito boliviano! E qualche giorno fa, a La Paz, venutoquelleditore italiano, Feltrinelli stato arrestato come simpa tizzante dei ribelli! Dopo stato rilasciato, vero, ma la notizia ha fatto il giro del mondo! Tutto questo ruota intorno al tuo nome!
ERNESTO: Sei ottimista, Tania. La realt che Mosca e Washington hanno fatto un patto, dopo laffare deimissili di Cuba: nessun intervento in America Latina, n da una parte n dallaltra. Neanche Fidel pu fare nulla, ha le mani legate. (pausa) Siamo isolati, la nostra una rivoluzione tradita
TANIA: (con slancio)No! Il nostro esempio ha aperto le coscienze! I minatori si sono mobilitati e ci dannoil loro appoggio! E quando tu hai dichiarato territori liberi alcuni distretti, i minatori si sono ribellati al governo! E in citt, a La Paz, ho assistito io stes sa alle agitazioni urbane! Ci sono state delle repressioni, ma non con le repressioni che si vincono le rivolte! E so per certo che sta maturando uno sciopero generale! Barrientos in difficolt, c chi vuole deporlo, nel governo stesso! Anzi, sai che ti dico? Lo vedo gi bollito, Barrientos, con i suoi generali come patatine di contorno!
ERNESTO: (sorride)Non sei cambiata, Tania. Sempre entusiasta. Vitale
TANIA: Ho imparato da te, Ernesto.(pausa)ricordi, quando ci siamo conosciuti, in Germania? Io ti facevoda guida, a Berlino ma tu mi guidavi nella teoria della guerra di guerriglia con una tale passione ch e mi stato impossibile non seguirti a Cuba. Cuba dive ntato il mio grande amore, ma lArgentina muoio dalla voglia di tornarci. l che sono nata, l che ho studiato, l che ho giocato con le mie amichette Ora primavera, a Buenos Aires, e laria si riempie dei tanghi di Carlo Gardl Pensi che ci tornerem o, un giorno, nella nostra Argentina?
ERNESTO: Non lo so.(pausa)Abbiamo bisogno di rinforzi, Tania. Dovresti effettuare un collegamento
con Harry Pombo Villegas.
TANIA: Quando?
ERNESTO: Domani.
TANIA: Sar fatto, Comandante. Ma
ERNESTO: Gli ordini non si discutono.
TANIA: Non al Comandante che faccio una domanda, al Che. Questa missione non un pretestoper allontanarmi dalla zona calda?
ERNESTO: No. Te lho detto. Siamo solo in ventidue. E poi, sai bene che non ho mai fatto differenza tra unguerrigliero e una guerrigliera.
(Esce. Tania prende la chitarra. Suona e canta una Samba argentina sul modello della Felipe Varala
di Coco Peredo. La canzone si chiama I coglioni de lla speranza. Via via che Tania canta, i guerrigli eri Tamayo, Coco Peredo, El Chino e altri vengono intorno al fuoco rosso dellaccampamento e cominciano a danzare sullaria della samba)
TANIA: Ieri stato Bolivr
Che insieme a San Martn
Liberarono el pueblo
Ma oggi tocca al Che
Abbiamo barbe nere
Fucili sorpassati
Uniformi spaiate
Siamo i coglioni
Della speranza
Detonazioni
Il Che ci ha lasma
Abbiamo armi in pugno
La vita conta un cazzo
E Che Guevara pazzo
Siamo i coglioni
Della speranza
Detonazioni
Il Che ci ha lasma
Pellescura, meticci
Sfottuti in questa guerra
E tutto il mondo Sierra
Siamo i coglioni
Della speranza
Detonazioni
Il Che ci ha lasma
Paludi i nostri letti
Farfalle i nostri pasti
Giorni buoni e nefasti
Siamo i coglioni
Della speranza
Detonazioni
Il Che ci ha lasma.
(Il momento musicale viene interrotto dagli scoppi di armi da fuoco. Tania e i guerriglieri si disperdono rapidamente).
Tredicesima giornata: 5 ottobre 1967 Bolivia, Vallone detto Quebrada del Yuro Lagguato
Sera. I fumi della nebbia nel vallone. Luce bluastra, arrossata dal tramonto. Il Che parla ai soldati:
Tamayo, Villegas Pombo, El Chino, pochi altri
ERNESTO: Compagni: Tania, la migliore guerrigliera del mondo, caduta in unimboscata. Era in missioneper noi, lhanno colpita mentre attraversava il Rio Grande. un duro colpo per la nostra lotta. In pi edi, compagni! (tutti in piedi per alcuni secondi, mentre in sottofondo, leggera, echeggia la canzone cantata da Tania) Questa mattina la radio ha dato la notizia che Barrientos ha assistito allinumazione dei suoi resti. (tutti si risiedono. Mentre Ernesto continua a parlare, a bocca chiusa, i guerriglieri mugolano il coro di Guantanamera) Io ho gi passato i 39 anni. Si avvicina, inesora bile, unet che mi d da pensare, sulmio futuro di guerrigliero. Ma al momento sto bene, asma o non asma. (pausa) Vediamo dunque la nostra situazione. Il momento difficile. Domani sar il giorno della verit. Ci troviamo qui, in questo pro fondo canalone, il Yoro. una specie di anfora con due b ocche, cio due uscite. La nostra colonna divisain due gruppi, quello dei sani e quello dei feriti. Io passer di qui con il gruppo degli invalidi: il percorso pi facile ma anche il pi esposto al fuoco dei soldati governativi. Pombo diriger i sani allaltra uscita. una via molto accidentata, i malati non ce la farebbero mai a mettersi in salvo da l. Abbiamo qualche possibilit di venirne fuori ancora una volta: vediamo come. Se ci attaccano tra le 10 del mattino e luna del pomeriggio, probabilmente siamo sfottuti. Se ci attaccano tra luna e le 3, possiamo salvare la buccia. Se ci attaccano dopo le 3, non ci beccano pi. Il sole scende presto tra questi monti e la notte, si sa, da semrpe alleata dei guerriglieri. (i guerriglieri si dispongono in varie posizioni. Ernesto di vedetta, su unaltura. Scrive il suo diario; smette di scrivere quando la luce trasecola e si incupisce)
POMBO: Sono il capitano Harry Villegas, nome di battaglia Pombo. Sono uno dei sei sopravvissuti dellaspedizione boliviana. (canta Lagguato, sorta di filastrocca popolare )
Quella mattina, alle dieci e passa
Ho capito Ernesto cha ragione.
La sua analisi giusta, dannazione!
Lesercito li e il boliviano
Sta per lasciare il capo quando a terra
Vede un sigaro acceso, un mozzicone.
Cambia il comando e quindi, dannazione!
Si scontra con Ernesto e col suo gruppo.
Il Che copre il ritiro dei feriti.
Lo beccano al polpaccio, nel vallone:
Con gli altri catturato, dannazione!
Ma noi, della colonna dei pi sani
Rotti gli accerchiamenti boliviani
Fuggiamo via inseguiti dai soldati
Fino alle Ande, laceri e braccati.
A piedi nudi i monti valichiamo
Poi nel Cile vicino ripariamo.
Ed ecco Allende, il futuro Presidente:
dopo averci aiutati e riforniti
a Cuba ci riporta, via Tahiti
ma il Che non c. Il corpo a Valle Grande:
e a Cuba, per lidentificazione
rimandano le mani: s, le mani,
soltanto le sue mani, dannazione!
Il Che nella storia e li star.
Ma a ci che so il Che ce lha la CIA
Dannazione!
Quattordicesima giornata: alba del 9 ottobre 1967, La Higuera, Bolivia Spara, coglione!
in scena il capitano boliviano Gary Prado. Aspett a, vicino a un telefono da campo. nervoso, eccita to, fuma in continuazione. Finalmente squilla il telefono
PRADO: Signors, colonnello. Confermo. Il bandito catturato ieri alle 15, Ramn Benitez, in realtErnesto Guerava detto El Che... Sissignore fer ito. No, non grave Come? Dobbiamo passarlo per l e armi?... Ma Ah, ho capito. Come se lavessimo colp ito a morte in combattimento. Claro. Signors.
Eseguir. Sissignore sissignore Agli ordini. (Prado si gratta la testa, perplesso. Passeggia in su e gi, non sa che fare. Chiama) Sergente Tern! Sergente Tern! (entra il sergente Tern . poco pi di un contadino)
TERAN: Presente!
PRADO: Come sta il prigioniero?
TERAN: Non si lamenta per la ferita alla gamba. Dice che ha male qua(indica il petto)
PRADO: Sai chi ?
TERAN: Signors. il signor Ramn Benitez.
PRADO: Bestia. Che Guevara.
TERAN: Che Guevara? Il comandante?
PRADO: S, il Comandante del mio cazzo... Sergente!
TERAN: Allora ordini, Capitano!
PRADO: Il Colonnello Joaquin Zenteno Anaya ha avuto disposizioni dal Presidente Barrientos. In accordocon il Presidente degli Stati Uniti, Johnson, hanno deciso di giustiziare Ernesto Che Guevana. TERAN: Giustiziare...?
PRADO: Giustiziare, bestia, eliminare! Sparargli! Capito?
TERAN: Signors!
PRADO: E allora?
TERAN: Allora cosa, Capitano?
PRADO: Diocristo, ma non capisci niente, tu! Chi deve sparargli?
TERAN: Chi deve sparargli?
PRADO: Tu, zuccone! Tu!
TERAN: Io...?(pausa)Signors.(pausa)Quando?
PRADO: Come, quando? Subito, prima possibile, ora, insomma!
TERAN: Signors. Con la pistola?
PRADO: No. Con il mitra. Come se lavessimo ferito l, ie ri sera, a La Huerta de Aguilar. Capito?
TERAN: Signors.(Prado esce. Tern indugia, poi decide. Esce. Rient ra con Ernesto. Lo sorregge e laiutaa sedersi sulla branda da campo. Lo lascia solo. Ernesto canta Lettera ai figli)
Cari figlioli miei, se un giorno
Sar perch non ci sar pi
Non potr pi fare ritorno.
Nel mio paese, dove si dice
Ci che non si fa e poi si fa
Ci che non si dice, sono stato
Solo unaraba fenice.
Io ho fatto quello che ho detto
E ho detto quello che ho pensato
Cos vissi
Hildita, Camilo, Aleidita
Celia, Ernestito, figlioli miei
Studiate, perch con lo studio
Si vince sempre nella vita
Se salire su lindignazione
Dentro di voi vi sentirete
Per ogni ingiustizia, siete pronti
A far(e) la rivoluzione
Io ho fatto quello che ho detto
E ho detto quello che ho pensato
Cos vissi
(Alla fine della canzone rientra Tern).
TERAN: Come si sente, adesso?
ERNESTO: Male. lasma. Sono senza medicine. N adrenalina n penicillina.
TERAN: Penso che la porteranno in ospedale, l sar curato
ERNESTO: Dammi del tu, sergente. E non ti preoccupare. Tu devi solo eseguire degli ordini, ti capisco. TERAN: Posso farle farti una domanda? Tu sei il Comanda nte Guevara. Un pezzo grosso, un Ministro,mhanno detto. Chi te lha fatto fare a ficcarti in questo guaio? ERNESTO: (tenta di sorridere)Quanti libri hai letto, sergente?
TERAN: Quandero a scuola, alle lementari, quelli dellamaestra.
ERNESTO: E poi?
TERAN: Basta. Faccio il soldato, non il professore.
ERNESTO: per questo che non sei libero. Pi libri, pi li beri. Il governo ti sfrutta: approfitta della tuaignoranza e ti sottopaga. E la gente? Non la vedi la gente intorno a te, com povera? TERAN: S che la vedo. Ma io che ci posso fare?
ERNESTO: A Cuba sono passati con noi non solo i contadini, ma anche i soldati governativi. E sai perch?
TERAN: No.
ERNESTO: Perch volevano essere liberi, volevano combatterecontro gli americani che sfruttavano Cubamcome sfruttano la Bolivia. Capisci?
TERAN: S. Ma gli americani sono ricchi. Ricchi e liberi.
ERNESTO: Sai come vivono i negri e i chicanos, negli Stati Uniti?(si agita, sofferente. Batte i denti. Ilsoldato gli d una coperta)
TERAN: Vuoi una sigaretta?
ERNESTO: S, grazie. Come ti chiami, sergente?
TERAN: Mario Tern, Comandante. Ho sentito che non fate d el male ai nostri, quando li fate prigionieri. vero?
ERNESTO: vero. Voi non avete colpa. Siete fratelli.(Tern imbarazzato. Si gingilla con il mitra.
Ernesto capisce) Avanti,cosa aspetti?
TERAN: Ho avuto lordine
ERNESTO: Lho capito, sergente. Avanti!
TERAN: Non mi guardare, ti prego
ERNESTO: Spara, coglione! Spara! Chiudi gli occhi e spara!
(Tern chiude gli occhi. Spara una raffica di mitra . Il Che cade riverso sulla branda, morto. Il Che giace sul lettino come il Cristo del Mantenga. Il sergente riapre gli occhi, lo guarda. Ernesto ha gli occhi aperti) TERAN: Che strano gli occhi gli sono diventati azzurri.
(Entrano tutti gli attori. Muti, come per un rito funebre. Sono in controluce. Sale lentamente il coro della
canzone Che Comandante)
Un cavallo di fuoco
Sostiene la tua scultura guerrigliera
Tra il vento e le nuvole della Sierra
Che comandante
Amico
Sei nellindio fatto di sogno e di rame
Nel negro agitato dalle passioni
Nei banani e nellalbero del pane
Nel the e nel caff delle piantagioni
Nella canna da zucchero e nel sale
Cuba ti sa a memoria nella barba
Trasparente, nella pelle avorio e oliva
E nella voce ferma che comanda
Senza per questo voler comandare
Tenera e dura ordina da amica
Che comandante
Amico
Ti vendiamo, ministro soldato
Ogni giorno soldato e ministro
Passi col tuo vestito di campagna
Quello che indossavi nella Sierra
E a volte porti il braccio la compagna
Che comandante
Amico
Salve, Che Guevara
Che comandante
Amico.
FINE
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