E S T E B A N

di

Michele DellUtri

Liberamente tratto ed ispirato

dal film di Pedro Almdovar

Tutto su mia madre

(libretto rilasciato al pubblico prima della rappresentazione)

Note di regia:

Lidea di fare un lavoro ispirato al film "Tutto su mia madre", nasce dallemozione suscitata in me dalla visione del film sopra citato e dalla lettura della corrispondente sceneggiatura. Rispetto al film la storia leggermente modificata mentre i personaggi sono molto fedeli a quelli rappresentati da Almodvar.

La voluta presenza di personaggi "artefatti" sta ad evidenziare il desiderio delluomo di mascherare il suo vero Io e di cercare di annientare ogni elemento che possa ricondurre ad esso:

come accade al personaggio di Lola/Esteban che non accetter mai il suo amore, pur riconoscendo la sua immensa bellezza, e che si annienter attraverso "il silicone, le continue fughe, il nuovo nome" per paura di accettare se stesso "hai sempre cercato di fuggirema da cosa? Da te stesso? Dai tuoi sentimenti?"; solo in punto di morte, Lola/Esteban, si accorger del suo grande errore "credevo di non avere bisogno di nessuno, volevo usare tutti

credevo che il segreto era fare innamorare e non innamorarsi" e avr la piena consapevolezza dei sentimenti "oggi ho capito, ho capito che per quanto sia doloroso amare una persona, ne vale la pena, perch ti tiene in vita, perch ti colma quel vuoto che hai dentro e perch non ti lascia solo; legoismo alla fine ti abbandona, invece lamore no, ti sta sempre accanto, l, parte di te, e non ti lascia" e avr la piena consapevolezza della conseguenza del suo annientarsi " troppo tardi per cambiare, giusto che io muoia, da solo, iosolo.". La morte di Esteban/Lola rappresenta la morte interiore di tutte quelle persone che ogni giorno si annientano e che non comprendono che lunico scopo della vita delluomo la VITA stessa.

Altro personaggio che pu essere considerato "artefatto" il personaggio di Agrado, che apparentemente occupa uno spazio totalmente esterno alla storia ma che invece sottolinea, nei suoi modi semplici ed immediati, legoismo di Lola "quando Lola partita mi ha rubato tutti i soldi, come ha potuto farlo: noi due che ci eravamo fatte le tette insieme". Allinterno dello spettacolo Agrado il personaggio che pi di tutti rappresenta la forza ed il coraggio di essere se stessi, lanciando un forte messaggio sullautenticit della persona "vedete una tanto pi autentica, quanto pi assomiglia allidea che ha sognato di se stessa"; messaggio che si deve cogliere con grande profondit in quanto non intende solo un fattore fisico ma anzi, intende una autenticit dellanimo, che si nota dal suo modo di esprimersi "mi sento VERA, perch mi rendo conto che le uniche cose vere che ho sono: il silicone, che mi pesa a quintali, e i miei sentimenti".

Personaggio "normale" fisicamente, ma dal carattere molto forte Manuela, madre di Esteban ed ex moglie di Lola/Esteban. Manuela un personaggio che, nonostante le dure prove della vita, d sempre il primo posto al suo sentire, come avviene nelle ultime scene, quando, messo da parte lorgoglio, chiede al suo ex-marito di restare con lei, in quanto lamore ed stato sempre troppo forte per essere represso "Esteban! fermati non andare, sia io che tu abbiamo bisogno di restare insiemetu lo sai che io ti ho sempre amataquando me ne sono andata ti ho visto come rinascere in nostro figlio, anche se in apparenza sei cambiato io ti ho sempre amata, ti ho gi perso due volte, non lasciarmi di nuovo". Il fatto che Manuela chiami il suo ex-marito ancora Esteban, sta ad evidenziare il forte legame che la lega a lui, ben oltre la sua apparenza. Manuela sottolinea il grande valore dei ricordi e come essi possono occupare uno spazio principale nella vita delluomo che , comunque, sempre proteso al futuro "due cose hanno segnato la mia vita: un nome: Esteban; ed uno spettacolo: "Un tram che si chiama desiderio"; forse questo Tram la mia vita stessa" . Occupa un posto di rilievo anche la riflessione sull egoismo "forse a volte il nostro egoismo ci fa fare cose di cui non ci rendiamo neanche conto".

Altro protagonista dello spettacolo "Esteban" (figlio). Questo personaggio, visibile grazie ad alcuni flash-back che si alternano con parti descritte dal narratore, mette ancora in risalto la grande importanza dei ricordi nel presente e come essi caratterizzino la nostra vita. Esteban, allinterno dello spettacolo, vive grazie al ricordo che ha suscitato in sua madre lascolto di un brano di unopera lirica, che accompagner ogni intervento di Esteban. Dapprima egli sottolinea come coloro che hanno subito delle forti esperienze siano diversi dal resto dei coetanei "ho 17 anni, per sembro pi grande; non so perch ai ragazzi che vivono soli con la loro madre viene una faccia speciale, pi seria del dovuto, come da scrittore" e come sviluppino in s larte, dono e castigo al tempo stesso, anche molto precocemente "ho incominciato a scrivere a otto anni. Allora ignoravo di essermi legato per la vita ad un nobile ma spietato padrone; quando Dio ci concede un dono, ci consegna anche una frusta e , questa frusta, intesa unicamente per lauto-flagellazione". Nella storia di Esteban si evidenzia legoismo "a fin di bene" di molte persone, che per paura di creare maggiori problemi a chi vogliono bene, nascondono verit che sono parti integranti della vita degli stessi, come nel caso di sua madre "io non conosco mio padre mia madre non vuole dirmi niente di lui, perch dice che difficile, ma a me non basta questa mattina ho frugato nel cassetto di mia madre ed ho trovato delle fotografie di quando era giovane, a tutte ne mancava la met, capite, anche alla mia vita manca quello stesso pezzo" che quando si decider a dire tutto sul padre al figlio, sar ormai troppo tardi, in quanto il figlio morir; qui appare una tematica molto forte ed attuale in tutti i tempi: "carpe diem", "lo stesso fiore che sboccia oggi domani appassir". Esteban morir rincorrendo un sogno, "forse impossibile", che quello di conoscere, o quanto meno incrociare lo sguardo con la sua attrice preferita, Huma Rojo, "Huma per lui non era solo unattrice, ma un sogno, anzi di pi, era lincarnazione visibile dellarte che viveva in lui" . Un invito a riflettere dato dalle ultime parole del narratore: "alcuni pensano che i figli siano fatica di un giorno, ma ci vuole molto di pi, molto".

In conclusione con "Esteban" ho voluto ritrarre alcuni aspetti dellanimo umano, alternando alla tragicit un tocco di umorismo, con Agrado, che nonostante le dure prove della vita riesce a regalare, sempre, un sorriso agli altri.

"Lunica eclisse che esiste

quella della ragione.

Lunica ombra alla luce della

Il tuo essere perverso.

Non puoi farne a meno,

non puoi sposarlo.

Inferno di contraddizioni.

Inferno di dolci tradimenti.

Inferno di duro dolore.

Lamore partorito dalle tue viscere

malvagio,

perch amore per tutti:

assassini,

stupratori,

ladri e

pazzi;

ma per chi ti vicino

non c nulla se non

ambiguit,

dubbio,

timore.

Posso dispiacermi e

fustigarmi,

e non mai la strada giusta.

Non sono nato per amare.

Non sono nato per compatire.

Non sono nato per odiare.

Sono nato per vivere quello che gli altri non sono,

per vivere quello di cui devo essere

fiero:

Me stesso, in ogni pi remota parte

dellessere.

Un uomo Giusto.

Un uomo Sbagliato.

Solo giudizi degli uomini.

Giudicatemi

se non sapete

fare di meglio.

SCENA PRIMA

(Manuela a destra, in penombra, accanto ad un mobile con un grammofono e tanti oggetti, ascolta un brano di unopera lirica; Esteban, in fondo a sinistra su di una pedana; sulla destra unaltra pedana; lo sfondo , sulla sinistra, bianco e, sulla destra, rosso, con al centro una striscia nera; sotto il palcoscenico, sulla sinistra, un tavolino da bar con sopra vari oggetti ed una candela accesa; luce su Esteban e musica lirica)

ESTEBAN: Mi chiamo Esteban, ho 17 anni, per sembro pi grande.

Non so perch, ai ragazzi che vivono soli con la loro madre,

viene una faccia speciale, pi seria del dovuto, come da

scrittore.

Ho incominciato a scrivere a otto anni. Allora ignoravo

di essermi legato per la vita a un nobile ma spietato padrone.

Quando Dio ci concede un dono, ci consegna anche una frusta;

e questa frusta intesa unicamente per lautoflagellazione

(si abbassa la luce di Esteban, si interrompe la musica; luce sul narratore)

NARRATORE: Era il giorno del suo compleanno e chiese a sua madre,

come regalo, di andare a teatro, a vedere la sua attrice preferita,

Huma Rojo, che si esibiva nello spettacolo

"Un tram che si chiama desiderio".

Huma per lui non era solo unattrice, ma un sogno, anzi di pi,

era lincarnazione visibile dellarte che viveva in lui.

Ma nonostante questo cera un altro regalo che avrebbe gradito

di pi

(stessa scena iniziale)

ESTEBAN: Io non conosco mio padre, mia madre mi ha detto che morto

Prima della mia nascita, ma a me non basta. Mia madre

non vuole dirmi niente di lui perch dice,che difficile,

ma a me non basta. Voglio conoscerlo.

Devo far capire a mia madre che voglio conoscerlo,

che non mi importa chi sia, n come sia,

n come si sia comportato con lei, voglio conoscerlo e basta.

Non pu negarmi questo diritto

Una volta ho frugato nel cassetto di mia madre ed ho trovato

delle fotografie di quando era giovane, a tutte

ne mancava la metcapiteanche alla mia vita

manca quello stesso pezzo

(stessa precedente scena del narratore)

NARRATORE: Avrebbe gradito di pi conoscere suo padre o quantomeno

saperne di pi su di lui.

Nonostante questo la sera andarono a teatro.

Sua madre era molto emozionata, ma (lui) sentiva

che non era solo per lo spettacolo, ma per qualcosa in pi,

che (lui), comunque, non riusciva a capire.

Alla fine della rappresentazione si intrattennero

davanti alluscita per aspettare Huma e chiederle un autografo;

finalmente sua madre gli promise che non appena sarebbero

arrivati a casa, come ulteriore regalo, gli avrebbe detto tutto

su suo padre.

Nel frattempo usc Huma, ma senza curarsi di loro entr,

con la compagna, in un taxi che le aspettava

e indifferentemente se ne and via.

Lui non demorse e, nonostante i richiami della madre,

le corse dietro

(c.s.)

ESTEBAN: Capite, non potevo lasciarla andare,

era un sogno che se ne andava

ed io

non potevo stare l

a guardarlo

svanire

senza far niente.

Continuai a rincorrerla in cerca di almeno uno sguardo

Finalmente si gir ed io la guardai e lei mi guard e quando

si incrociarono i nostri sguardi

(si abbassano tutte le luci e aumenta la musica; dopo, lentamente, cessa la musica e si illumina il narratore)

NARRATORE: Continu a rincorrerla ancora per un pezzo, ma non appena

si gir e si guardarono, una macchina che veniva da una via

accanto lo travolse fatalmente.

Fu cos che fin la pi lunga delle sue storie,

rincorrendo un sogno, forse impossibile,

e sperando di conoscere una verit, che in fondo,

era parte di s.

(si abbassano le luci, inizia un coro muto; sempre al buio, con la sola luce della candela il narratore parla)

NARRATORE: Alcuni pensano che i figli siano fatica di un giorno,

ma ci vuole molto di pi, molto,

per questo cos atroce vedere il sangue di un figlio

sparso in terra.

(il narratore spegne la candela ed esce; coro muto)

SCENA SECONDA

(sfuma il coro muto ed inizia unaltra musica; Manuela in penombra; con lo svolgersi della scena la luce aumenta)

MANUELA: Io sono Manuela, la madre di Esteban.

Esteban cosa c dietro un nome

Due cose hanno segnato la mia vita:

questo nome e uno spettacolo, "Un tram che si chiama desiderio".

Forse questo Tram la mia vita stessa.

Ventanni fa recitai una parte in questo spettacolo (con un gruppo

di dilettanti). Sul palcoscenico conobbi luomo che pi avanti

sarebbe diventato mio marito: Esteban. Si, avete capito bene,

si chiamava proprio Esteban. Come gi detto, da l a poco ci

sposammo(capite) si cos ingenui ed impulsivi da giovani.

Un anno dopo Esteban part per lavoro a Barcellona, dove apr

un bar. Ci promettemmo di rivederci non appena si fosse

sistemato. Due anni dopo lo raggiunsi, nonostante i problemi

economici non migliorassero.

Due anni non sono molto tempo,

ma mio marito era cambiato

Credete che non mi amasse pi?! No, non cos.

Il cambiamento era soprattutto fisico. Mio marito sera fatto

un paio di tette pi grandi di quelle mie.

L non conoscevo nessuno, e siccome noi donne faremmo qualsiasi cosa pur di non restare sole e siccome, nonostante la sua

apparenza, lo amavo, finii con laccettarlo; lui si drogava di

eroina, mentre io ero drogata di lui.

Ma ci fu una cosa che non accettai mai, il suo egoismo.

(Pensate) passava tutto il giorno fasciato in un bikini

microscopico, facendosi tutti quelli che trovava, e a me proibiva

di portare la minigonna! Il giorno che uscivo con un vestito troppo

corto, lui mi piantava su un casino, quello stronzo!

Come si pu essere maschilisti con due tette simili!?

(pausa e musica)

Forse a volte il nostro egoismo ci fa fare cose di cui non ci

rendiamo neanche conto.

Dopo poco seppi di essere incinta e, presa dallo sconforto

decisi di partire senza dirgli nulla, si, decisi di fuggire. Non

riuscivo a immaginare il mio bambino tra le sue braccia, tra le sue

mani sporche.

E se in una delle sue fughe me lavesse portato via? Che futuro

avrebbe avuto mio figlio? Che ne sarebbe stato di lui?

E cos, rest sempre ignaro di nostro figlio.

Ed ecco quello che mi rimane di loro, ricordiricordi che porto

sempre con me per paura di restare da sola da quando me ne sono

andata.

Allora fuggivo dal padre di mio figlio, mentre oggi, vado alla sua

ricercaDeve conoscere tutta la verit. Non mi importa se posso

essere considerata unegoistadel resto subito dopo la mia

partenza, lui colm "il grande vuoto interiore" da me lasciato,

con una giovane, novizia, di nome Rosa che avevamo conosciuto

l in Spagna e con lei, dopo tanti anni, ritorn in Italia.

Dopo qualche settimana, Esteban, ormai

conosciuto come Lola, nonostante sapesse di essere sieropositivo,

mise incinta Rosa e non appena seppe di averla contagiata, scapp

via. Il bambino riusc a salvarsi ma Rosa, nonostante gli sforzi

di Agrado, unamica, mor dopo il parto

(dalla sala entra Agrado)

AGRADO: Ma chi che mi ha chiamata? Oh Manuela, sei tu?

Ti ho sentita sai, raccontare la storia di Lola, e signori

vi assicuro che tutto vero. Il bambino adesso in affidamento

ai nonni, ma di Lola non se ne saputo pi niente, anzi, Manuela

ha dimenticato di dirvi una cosa: quando Lola partita mi ha

rubato tutti i soldi! Come ha potuto farlo, noi due, che ci eravamo

fatte le tette insieme!

MANUELA: Agrado!

AGRADO: Ma che questo muso, ma che sono queste facce? Non vi

preoccupate, ci penso io a tirarvi un po su di morale.

Prima di tutto, per fare questo, vi racconter la storia della mia

vita:

SCENA TERZA

(inizia la musica; Agrado alterna recitazione e ballo; Manuela sistema i suoi ricordi)

AGRADO: Io mi chiamo Agrado, perch ho sempre cercato di rendere

la vita gradevole agli altri; forse alcuni di voi mi conoscono;

ho fatto carriera vicino al Teatro Greco, ma let che non ho pi

e una scarica di botte che mi sono beccata da un cliente, mi hanno

fatto diventare una donna per beneOltre che gradevole, io sono

molto autentica. Guardate che corpo! Osservatelo.Tutto su misura!

Contorno occhi, 900.000. Naso, 2.000.000; buttate via, perch

dopo un anno me lo hanno ridotto cos con una legnata; so che mi

d molta personalit, ma se lavessi saputo non lavrei toccato

Vado avanti: tette, due, 800.000 luna, per le ho gi ben

ammortizzate. Silicone per labbra, fronte, zigomi, fianchi e culo

oh, scusate, volevo dire sederino. Costa 1000.000 al litro, i

conti fateli un po voi perch io mi sono persa .

Nonostante questo mi sento molto VERA e AUTENTICA.

VERA, perch mi rendo conto che le uniche cose VERE che ho

sono: il silicone, che mi pesa quintali, e i sentimenti.

AUTENTICA, perch credo che al giorno doggi costa molto

essere autentici, ma non dobbiamo farci ingannare dalle nostre

apparenze. Vedete, una tanto pi autentica quanto pi assomiglia

allidea che ha sognato di se stessa

(dalla sala entra Lola; si ferma al centro)

LOLA: Manuela!

AGRADO: Manuela, ci penso io!

(Agrado va verso Lola e si ci ferma accanto)

AGRADO: (a Lola) Stronzetta!! (esce)

SCENA QUARTA

(Lola al centro della sala; Manuela al suo posto; inizia una musica)

LOLA: Che bello vederti!

MANUELA: Non posso dir lo stesso.

Non sei un essere umano, Esteban.

LOLA: Estebanmi chiami ancora cos

MANUELA: Sei un epidemia! Hai il peggio delluomo

e il peggio della donna.

(pausa; Lola si sistema sulla sedia accanto al tavolino sotto il palcoscenico a sinistra; le luci si abbassano e Lola accende, prima, la candela e, poi, una sigaretta; dopo parla)

LOLA: Hai ragione.

Sono sempre stato eccessivo!

Troppo alta, troppo bello, troppo uomo, troppo donna!

Non ho mai avuto una via di mezzo, e sono molto stanca;

stanca di me stessa, stanco dei miei eccessi

Manuela sto morendo.

MANUELA: No, ti sbagli, tu non puoi morire; tu sei la morte!

LOLA: Hai ragione ad essere dura con me, ma adesso su, vieni

Me ne sto andando da tuttoho rubato i soldi di Agrado

per pagarmi il viaggio allestero. Volevo fuggire, Manuela.

Volevo fuggire da tutti i miei sbagli, volevo fuggire dal mio

ultimo sbaglio.

Hai saputo di Rosa?

MANUELA: Ho saputo tutto!

LOLA: Capiscosono contento di poter salutare anche te.

Mi resta solo da conoscere il figlio di Rosa. Mio figlio

ho sempre sognato di avere un figliotu lo sai.

MANUELA: Si, lo so. Quando me ne sono andata da Barcellona aspettavo

un figlio tuo

(musica; Lola prima si alza e poi sale sul palcoscenico fino ad accostare Manuela; luce solo su Manuela)

LOLA: Cosa?

MANUELA: Si!

LOLA: Elo hai tenuto?!

MANUELA: Siun bambino bellissimo.

LOLA: Voglio vederlo! qui con te?

MANUELA: No.

LOLA: (E allora) a Barcellona?

MANUELA: No, qui in Italia. Ma non puoi vederlo.

LOLA: Solo da lontano, Manuela, ti prometto che lui non mi vedr

neppure. lultima cosa che ti chiedo

MANUELA: Non puoi vederlo.

LOLA: Manuela, ti prego!

MANUELA: (Sei mesi fa) unauto lo ha investito morto, Esteban

LOLA: No

(finisce la musica e si alzano le luci lentamente)

MANUELA: Ti ho cercato a lungo solo per dirtelo.

Mi dispiace.

(Lola v verso la pedana sulla destra)

MANUELA: Esteban! Tuo figlio, il nostro, si chiamava come te, Esteban.

LOLA: Grazie.

Figlio mio, che brutta eredit che ti avevo lasciato.

MANUELA: Esteban! Fermati, non andare.

Sia io che tu abbiamo bisogno di stare insieme

aiutiamoci a vicenda.

Esteban, tu lo sai che ti ho sempre amato.

Dopo che sono andata via, ti ho visto rinascere in nostro figlio.

Anche se in apparenza sei cambiato, io ti ho sempre amato.

Ti ho gi perso due volte, non lasciarmi di nuovo.

(Manuela lo abbraccia e lo bacia; dopo qualche secondo, Lola, la respinge)

LOLA: No, Manuela ingiusto, ti farei soffrire di nuovo.

Devo andare.

SCENA QUINTA

LOLA: Ho trascorso una vita circondato, sempre, da persone

che mi hanno amato, ma io ho pensato solo a me,

ho sempre fatto i miei interessi e solo oggi mi rendo conto

del male che mi sono fatto; credevo di non avere bisogno

di nessuno, volevo usare tutti, forse per paura di essere usato,

non so; credevo che il segreto era fare innamorare e non

innamorarsi, ma oggi ho capito, che per quanto sia doloroso

amare una persona, ne vale la pena, perch ti tiene in vita,

perch ti colma quel vuoto che hai dentro e perch non ti lascia

solo. Legoismo alla fine ti abbandona, (ma - invece) lamore ti

sta sempre accanto, l, parte di te, e non ti lascia.

Ed io, non ho mai amato. Capisci, Manuela, non ho mai amato.

MANUELA: No, non vero. Tu, non hai mai voluto accettare il tuo amore.

Hai sempre cercato di annientarlo, hai sempre cercato, di

annientarti: il silicone, le operazioni, il nuovo nome, le continue

fughe, hai sempre cercato di fuggirema da cosa? Da te stesso?

Dai tuoi sentimenti? Da cosa, Esteban?

LOLA: Non so, ma di certo ho fatto soffrire tante persone che mi hanno

amato, per quello che ero. Hai ragione tu Manuela, ma mi

dispiace, devo andare, giusto cos, troppo tardi per cambiare,

giusto che muoia da solo, io, solo.

(Lola esce lateralmente; musica; le luci si abbassano; dopo qualche istante si illumina

Lola sulla pedana, nel frattempo Manuela posa la sua valigia con dentro tutti i suoi ricordi tra le due pedane dopo v per uscire, si ferma accanto al tavolino e spegne la candela; aumenta la musica, si illuminano Esteban e Lola, sulle due pedane, e si giran luno verso laltro ma, nel momento di guardarsi, si spengono le luci)

SCENA SESTA

( ognuno al proprio posto; entra il regista)

REGISTA: Lunica eclisse che esiste

quella della ragione.

Lunica ombra alla luce della vita

il tuo essere perverso.

Non puoi farne a meno,

non puoi sposarlo.

Inferno di contraddizioni.

Inferno di dolci tradimenti.

Inferno di duro dolore.

MANUELA: Lamore partorito dalle tue viscere

malvagio,

perch amore per tutti:

assassini,

stupratori,

ladri e pazzi;

ma per chi ti vicino

non c nulla se non

ambiguit,

dubbio,

timore.

LOLA: Posso dispiacermi e

fustigarmi,

e non mai la strada giusta.

Non sono nato per amare.

Non sono nato per compatire.

Non sono nato per odiare.

Sono nato per vivere quello che gli altri non sono.

ESTEBAN: Per vivere quello di cui devo essere fiero:

Me stesso, in ogni pi remota parte

dellessere.

NARRATORE: Un uomo Giusto.

Un uomo Sbagliato.

Solo giudizi degli uomini.

TUTTI: (nel frattempo disposti luno accanto allaltro) GIUDICATECI!

AGRADO: (entra ed inizia la musica) Se non sapete fare di meglio.

FINE

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