ESTER
Una vecchia storia riadattata per le scene
di FRITZ HOCHWALDER
Versione italiana di ITALO ALIGHIERO CHIUSANO
PERSONAGGI
IL RE
ARBONA, capo della polizia di Susa
ATAC, ministro delle finanze
BAZATA, ministro della guerra
TARSIS, pittore
MERES, letterato i confidenti del re
BACATA
Sovrintendente alla reggia
Comandante della guardia
Uno strillone
MARDOCHEO Stern, possidente; poi ispettore onorario dei palazzi reali
EDISSA Stern, sua nipote; poi, sotto il nome di ESTER, concubina del re
BENIAMINO Stern, nipote di Mardocheo
AMAN, servitore di Mardocheo; poi ministro e capopartito
ARISAI, guardiano del carcere
VAIESATA, letterato
DALFON, commerciante f gerarchi del partito
FORATA, ufficialedei "Risvegliati"
FARSANDATA, nobile
ADALIA, funzionario statale
Soldati, servi, popolo.
Tempo: nessuna et storicamente definita. Luoghi: La reggia di Assuero. La capitale del reame, Susa. La fattoria di Mardocheo.
Sarebbe opportuno mettere in scena quest'opera ispirandosi alla Commedia dell'Arte. Scenografie appena accennate, di lieve sapore parodistico, e costumi a vivaci colori.
Al tempo di Assuero, il cui regno si estendeva dall'India fino all'Etiopia su cento-ventisette province, sedendo egli sul trono a Susa, capitale del suo regno... (Ester, I, 1-2)
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Mardocheo
SCENA PRIMA Nella reggia di Assuero
Servo - Maest, i ministri attendono.
Re - Lasciali attendere. Chiamami Tarsis e Meres. Ho da parlargli.
Servo - Bene, maest.
Re - gi partita da Susa la danzatrice Vasti?
Servo - Il capo della polizia ha eseguito i vostri ordini.
Re - Va bene. (Il servo fa per allontanarsi) Aspetta. Dov' la mia cartella?
Servo - Vostra maest la tiene in mano.
Re - Ah gi. Va bene. (Esce il servo. Il re studia certi incartamenti. Dopo un poco entrano Tarsis e Meres, che fanno un profondo inchino)
Re - Non fate cerimonie, siamo tra noi. Che aria spira al consiglio dei ministri?
Meres - Non buona, maest.
Re - Non so proprio dove pescare un nuovo ministro. Vedo qui una nota del ministro delle finanze. Sapete che cosa voglia?
Tarsis - Il ministro delle finanze fuori di s. Dice che l'hanno indotto a entrare nel gabinetto facendogli vedere una cosa per l'altra.
Re - Ah si? Dice cosi?
Tarsis - Appunto. Afferma che voi, sire, gli avete nascosto la verit.
Re - Certo che gliel'ho nascosta. E innanzi tutto perch la ignoro io stesso. C' un bel disordine, nel mio regno. Sapessi solo un mezzo per porvi riparo... Sicch le finanze vanno male?
Tarsis - Malissimo, maest. Le compagnie straniere dissanguano il paese. La ricchezza nelle mani di poche persone e il popolo muore di fame. Anche l'erario non ha pi un soldo.
Meres - Nemmeno per noi, maest! Sono mesi che la tesoreria non ci paga pi lo stipendio.
Re - Dunque siamo in debito anche con voi. E di che cosa vivete, miei cari?
Tarsis - Diamo lezioni private.
Meres - Siamo pur sempre abbastanza quotati, grazie al titolo che la maest vostra ci ha conferito.
Tarsis - ...ci ha graziosamente conferito!
Re - E chi sono i vostri allievi?
Meres - Perlopi figli di gente ricca.
Tarsis - Da qualche tempo siamo i precettori di una bellissima donna.
Meres - Della donna pi bella eintelligente che viva nel vostro reame!
Re - Una donna bella e intelligente?
Meres - Tanto bella quanto intelligente.
Tarsis - Tanto intelligente quanto bella.
Re - Interessante... Lo sapete che ho fatto cacciare Vasti dalla citt?
Meres - Mi spiacerebbe che fosse per quell'incidente all'opera.
Re - No no... E poi non potevo costringerla a danzar nuda nel tuo balletto... Che stupida! A un certo momento ne ho avuto abbastanza... Di tutte queste donne, in genere, ne ho abbastanza.
Tarsis - Vasti, comunque, era la pi bella di tutte.
Re - Una vacca: ecco cos'era... Accanto a una donna simile diventi pigro, svogliato...
Tarsis - (bisbiglia qualcosa all'orecchio di Meres, il quale annuisce, entusiasta)
Re - Che state bisbigliando?
Tarsis - Se vostra maest permette, le presenteremo prossimamente la nostra allieva.
Re - Se volete portarla a corte, io non ho niente in contrario. (Entra il servo) Santo cielo, ora ci facciamo un altro po' di cattivo sangue. Si si, che entrino pure, i ministri... (// servo esce) Che fate voi li? Non dimenticate che sono il re. Indietro, tu! E tu, da quella parte! (Entrano i ministri, con grandi cerimonie, facendo profondi inchini dinanzi al re. Anche Tarsis e Meres s'inchinano fin quasi a terra. Il re se ne sta li, fieramente impalato. Buio)
SCENA SECONDA Nel podere di Mardocheo
Mardocheo - E che? Siete un bambino? Dovevate pensarci prima, che non potevate pagare alla scadenza. Ora fate in modo di procurarvi i soldi.
Dalfon - Farebbe una cattiva impressione, sapete, se si dicesse che siete cosi spietato nell'esigere il vostro.
Mardocheo - Che cosa farebbe una cattiva impressione? Che pretenda l'osservanza di un contratto? Dove andrebbe a finire la buona fede negli affari, se in ultimo tutto si risolvesse in un giochetto? Io chiedo solo ci che mi spetta, e se voi mi accampate la pretesa ch'io debba aspettare, vi dimostrer che non debbo aspettare un accidente. E ve ne dar conferma un regio tribunale.
Dalfon - Eppure sarebbe meglio, per voi, non denunciarmi.
Mardocheo - E perch?
Dalfon - Perch allora la cosa diverrebbe pubblica.
Mardocheo - Diventi pure pubblica. Che me ne importa?
Dalfon - Trattandosi di voi la cosa far scalpore. Siamo d'accordo che il fatto, in se stesso, non niente di speciale. Se io, ad esempio, vi avessi venduto del grano e voi non poteste o non voleste pagare, e io facessi pignorare la vostra roba... be', nessuno ci troverebbe a ridire.
Mardocheo - E allora che andate cercando? proprio quello che faccio io.
Dalfon - Gi, ma voi dimenticate una cosa di estrema importanza. Strano che la dimentichiate sempre...
Mardocheo - Che cosa, dimentico?
Dalfon - Che c' qualcosa, in voi, di non perfettamente in regola, quanto alla religione, alla razza, alla nazionalit.
Mardocheo - E che c'entra, questo, col commercio delle granaglie?
Dalfon - Non molto, apparentemente. Ma non dimenticate, signor Stern, che tutte le vostre azioni vengono osservate e discusse con estrema attenzione. E che farebbe una cattiva impressione vedere una persona trasferitasi da poco in questo paese, come voi, che...
Mardocheo - Se credete di intimidirmi con questi discorsi, vi sbagliate di grosso. Ne ho sentite anche troppo, ultimamente, di allusioni simili. E se la prossima volta non potrete pagare entro il termine stabilito, non tiratemi pi fuori scuse e pretesti, ma dite chiaro e tondo il vostro pensiero. E il vostro pensiero questo: "Te non ti pago come ordina la legge, perch sei un ebreo e non sei nato nella libert e nell'uguaglianza, ma sei diventato quello che sei oggi, nonostante che ti abbiano preso a calci e sputacchiato e deriso; e ancora vent'anni fa non avevi un letto per dormirci la notte, ma te ne giravi di villaggio in villaggio con un sacco sulla schiena, a fare il rivendugliolo..." E poich la pensate, cosi, signor Dalfon, in un paese che, grazie a Dio, un paese libero, dove anche un ebreo pu ottenere giustizia grazie alla legge di sua maest il re, io vi dico: Fuori di qui! Toglietevi dai piedi! Sentirete mie notizie al tribunale di commercio.
Dalfon - Non pensavo che ve la pigliaste cosi calda, signor Stern. Non ho mica detto che non siate una persona perbene o qualcosa di simile. Vi ho solo detto come la pensa il popolo, da qualche anno in qua. Non occorre che vi riscaldiate, me ne vado subito. strano per che siate cosi suscettibili su questo punto, voi ebrei... Addio, signor Stern. (Esce)
Mardocheo - (passeggia su e gi, agitato; poi si ferma, fa un gesto di noncuranza) Ah! Tutte storie! (Buio)
SCENA TERZA Altra stanza in casa di Mardocheo
Aman - (arriccia i capetti a Edissa)
Edissa - Ancora un ricciolino qui, Aman. Ecco... cosi va bene. Attento a quel ferro, mi scotti.
Aman - E se anche ti scottassi?
Edissa - Te ne pentiresti.
Aman - Perch?
Edissa - Perch zio Mardocheo ti butterebbe fuori.
Aman - Lo faccia pure. Ne ho pi che abbastanza di servirvi.
Edissa - E allora perch non scappi?
Aman - Se continui a non star ferma, ti scotter per forza.
Edissa - Dimmi piuttosto perch non te ne vai, se non ti piace pi star qui.
Aman - Perch... be', perch, bene o male, sono cresciuto in casa vostra.
Edissa - Ah... povero diavolo...
Aman - Perch "povero diavolo"?
Edissa - Perch lo sei.
Aman - Forse perch devo fare tutto ci che mi si ordina... o perch, pur essendo un ragazzo in gamba, non...
Edissa - Perch sei buono soltanto a parlare.
Aman - Ti far vedere io che sono buono anche ad agire.
Edissa - Quante volte l'hai gi detto!
Aman - E ve lo dimostrer, anche.
Edissa - E intanto non mi stacchi mai gli occhi di dosso.
Aman - Tu sei pazza.
Edissa - Non mi perseguiti, forse?
Aman - No.
Edissa - Perch stai li impalato a guardarmi? Fa' il tuo lavoro!
Aman - Piegati un poco indietro.
Edissa - Finito?
Aman - Si.
Edissa - (alzandosi) Lo so cosa hai pensato in questo momento.
Aman - Come?
Edissa - Ce l'avevi scritto in faccia, chiarissimo.
Aman - Sei proprio matta...
Edissa - Hai pensato: Con che gioia le brucerei gli occhi!
Aman - Edissa!
Edissa - Ma non l'hai fatto. Non hai mai fatto nulla, tu. Sei talmente vile, Aman... (Buio)
SCENA QUARTA Lo studio di Mardocheo
Tarsis - Al vecchio Stern diremo semplicemente che a sua nipote stato offerto un posto di damigella di corte.
Meres - Vedrai che abbocca. Tutto ci che riguarda la corte e la nobilt gli fa un'impressione enorme.
Tarsis - Se invece l'aristocrazia la vedi da vicino, l'ammirazione ti passa.
Meres - Io ti dico, mio caro, che tempo di cambiar bandiera. Il governo, ormai, un caos.
Tarsis - Gi. Sapessimo soltanto da che parte batterci. molto pericoloso battersi innanzi tempo per una parte che poi finisce battuta.
Meres - quello che penso io. Meglio andar piano con le crisi di coscienza. Non c' fretta.
Mardocheo - (entrando) Buon giorno, signori. Qual buon vento?
Tarsis - Signor Stern, veniamo da voi per una faccenda molto delicata.
Meres - Una faccenda delicatissima, signor Stern.
Mardocheo - Non abbiate soggezione. Parlate schietto.
Tarsis - Per voi, certo, sarebbe una grave perdita...
Meres - ... poich si tratta dell'unica cosa che amate veramente.
Mardocheo - Signori miei, fuori il rospo: quanto vi serve? Non sono insensibile alle difficolt finanziarie degli artisti. Di quanto avete bisogno?
Tarsis - Vi sbagliate, signor Stern. Questa volta non si tratta di danaro.
Meres - ...una volta tanto...
Tarsis - Ma di vostra nipote Edissa.
Mardocheo - Di Edissa? Per l'amor del cielo! Che c'? Non siete contenti di lei?
Tarsis - Contentissimi, ne siamo. Edissa sembra fatta apposta per una carriera luminosa...
Meres - ...e perci ora che frequenti l'ambiente adatto.
Mardocheo - Quale carriera, scusate,? Quale ambiente?
Tarsis - Per dirla in due parole, signor Stern: noi potremmo introdurre Edissa a palazzo reale!
Mardocheo - La mia Edissa? A palazzo reale?!
Meres - Potrebbe diventare damigella di corte.
Mardocheo - La mia Edissa? Damigella di corte? Gran Dio, ma parlate sul serio?
Tarsis - Pi che sul serio, signor Stern. Sempre-ch, naturalmente, voi diate il vostro consenso.
Meres - Siete d'accordo che Edissa vada a palazzo?
Mardocheo - Dio del cielo! Se sono d'accordo? Signori miei, sono cosi stupito e commosso per ci che mi dite che devo fare un vero sforzo per... Su, bevete con me una bottiglia di vino!
Meres - Vediamo con molto piacere che siete pienamente d'accordo, signor Stern.
Mardocheo - (versa da bere) Come dite? Pienamente? Sono d'accordo, si, ma non pienamente. Alla salute, signori!... Ditemi un po', di grazia: io chi sono? Va bene, va bene, so gi che cosa volete rispondermi: un proprietario terriero, un ricco commerciante in granaglie, un benefattore. Ma io, sapete, so benissimo chi sono: un ebreo, ecco che cosa sono!
Meres - Ma caro signor Stern...
Mardocheo - Lo so, lo so che cosa state per dirmi: Che c'entra, questo, con mia nipote Edissa? Signori miei, vent'anni fa, quando facevo il rivendugliolo di villaggio in villaggio, morto mio fratello, lasciando una creaturina che la notte strillava per la fame. E siccome quegli strilli mi svegliavano e io non potevo pi riprender sonno per tutta la notte e cominciavo a pensare in che modo guadagnarmi un pezzo di pane, cosi, vedete, con l'andar del tempo sono diventato il ricco Mardocheo!
Tarsis - Ma caro signor Stern...
Mardocheo - Ora, perch non sono pienamente d'accordo col vostro progetto? Perch voglio assolutamente evitare che Edissa venga a sapere che, quando lei era piccola cosi, ci hanno cacciati e...
Meres - Ma mio caro signor Stern, se non lo sa nessuno!
Mardocheo - Non lo sa nessuno! Se si hanno i quattrini, non lo sa nessuno. Ma chi mi vede in faccia, chi mi sente parlare sa subito di dove vengo, nonostante i miei quattrini. Ma, vedete, se ho sgobbato tutta la vita, proprio perch Edissa non venisse mai a sapere di dove veniva, e a questo scopo ho sacrificato tutto, non chiedendo nemmeno: Quanto costa?... che, per vecchia abitudine, sempre la prima cosa che chiedo. E non ho forse raggiunto il mio scopo? Non vi sembra che Edissa sia una damigella istruita e ben allevata, con un fare da regina, come se fosse cresciuta in mezzo all'aristocrazia? Ho saputo dimostrare che anche una piccola ebrea pu salire in alto! E perci vada pure, Edissa, a palazzo reale: ma a una condizione.
Tarsis - Quale condizione?
Mardocheo - (si alza) Che prenda un altro nome e che nessuno le possa dire che un'ebrea!
Meres - Se non che questo...! La cosa, anzi, ci fa molto comodo.
Tarsis - Un altro nome... Che ne direste di chiamarla Ester? Ester significa stella.
Mardocheo - E poi avrei un'altra piccola condizione. (Passeggia su e gi) Una piccola condizione che non vi sar difficile accordarmi.
Meres - Un'altra ancora?
Mardocheo - Voglio anch'io un impiego a corte.
Tarsis - Per l'amor del cielo! No, temo che sia impossibile.
Mardocheo - Capitemi bene: pu anche essere il pi basso e vile degli incarichi. E poi non occorre che mi si paghi. Ma se la mia Edissa destinata a fare una carriera senza pari, voglio almeno poterla veder da lontano e godermi il riflesso del suo trionfo.
Meres - Aggiuster io la cosa, signor Stern. Vi garantisco che otterrete una piccola carica a corte. Certo, sar molto piccola!
Mardocheo - Proprio quello che voglio. Un posticino che non dia nell'occhio.
Tarsis - Allora, d'accordo?
Mardocheo - Perfettamente.
Meres - Non sarebbe il caso di chiedere a Edissa se d'accordo anche lei?
Mardocheo - E volete che non lo sia? Son d'accordo io, e basta! Domani ve la porter a corte.
Meres - Domani a mezzogiorno davanti al portone della reggia. E vi mostrer subito la vostra sfera d'azione.
Mardocheo - Ripeto, non importa che sia grande. Pu anche essere modestissima.
Tarsis - Allora, a domani, signor Stern.
Meres - Arrivederci, signor Stern. E siate puntuale.
Mardocheo - Signori!... Arrivederci. (Grida loro appresso) E non ve ne pentirete! Voi mi capite, vero? (Buio)
SCENA QUINTA
La stanza di Edissa
Edissa - Che altro vuoi, da me? Non mi puoi vedere, d'accordo. E tu mi sei indifferente. Perci vattene e lasciami in pace! Voglio starmene sola a leggere.
Aman - Perch leggi sempre? Disegni, dipingi, leggi. Vai vestita come una principessa. Ma tanto nessuno creder che tu sia d'alto lignaggio.
Edissa - Lasciami in pace, Aman. Vuoi che chiami mio zio, perch ti cacci dalla mia stanza?
Aman - Credi forse che tutto questo leggere ti renda pi intelligente? Ah, ah, ti sbagli!
Edissa - Va bene, e allora mi rende pi stupida.
Aman - Tu vuoi soltanto liberarti di me.
Edissa - Non te l'ho forse detto? E ora vattene, Aman.
Aman - Io non sono abbastanza nobile, per te: sono soltanto il tuo servo. E poi sono di origini molto modeste. E questo ti d fastidio. (Maligno) A te soprattutto.
Edissa - Quando capirai che non questo che mi d fastidio?
Aman - E che altro, allora?
Edissa - La bassezza del tuo animo, Aman.
Aman - A differenza di tuo zio, vero?, che l'ha invece molto elevato.
Edissa - Puoi andartene, se questa casa non ti piace.
Aman - Me l'hai gi detto pi volte.
Edissa - E allora perch non lo fai?
Aman - Lo far solo se... se tu mi segui.
Edissa - Sei pazzo?
Aman - Non devi restar qui! Vieni con me, Edissa!
Edissa - Ti prego, gi le mani!
Aman - Bench sia di origini modeste e soltanto un servitore, credimi, Edissa: per te sarei capace di trasportare le montagne.
Edissa - Trasportale per conto tuo. Quando eravamo bambini e non eri ancora cosi matto, mi piacevi di pi.
Aman - Edissa, devi venire con me.
Edissa - Lasciami stare, ti ho detto! E non ricominciare a piangere, come l'ultima volta. Ti avrei gi fatto buttar fuori da un pezzo, se la piet che mi fai non mi trattenesse dal...
Aman - (urla) Che cosa ti faccio? Piet? Piet? Ripeti! Che cosa ti faccio?
Edissa - Aiuto! (Entra Mardocheo)
Mardocheo - Be', che cosa avete? Che cosa succede?
Aman - (lascia andare Edissa)
Mardocheo - Vi ho chiesto che cosa succede... Edissa!
Edissa - Si, zio.
Mardocheo - Ti ha dato fastidio, questo tanghero?
Edissa - No, zio.
Mardocheo - Ma se ti ho sentita gridare.
Edissa - Aman scherzava soltanto.
Mardocheo - Ah si, eh? Scherzava, d'insegner io a scherzare con la sua padrona. Vai fuori, Edissa.
Edissa - Non fargli del male, zio.
Mardocheo - Dov' un bastone, per insegnargli come ci si comporta con una signora?
Edissa - Zio, ti prego.
Mardocheo - (minaccioso) Fuori di qui, ti ho detto! (Esce Edissa) E ora vieni un po' qua, ragazzo.
Aman - (gli si avvicina tremando, poi cade in ginocchio)
Mardocheo - - (che ha gi alzato il bastone, esita)
Aman - - (china la testa)
Mardocheo - - (abbassa il bastone) Alzati!
Aman - - (si rialza)
Mardocheo - Vattene immediatamente da questa casa. Se ti ci fai ancora vedere, la pagherai cara. Hai capito?
Aman - Si, padrone.
Mardocheo - Non comparirmi pi davanti, farabutto! (Gli getta del danaro) Prendi. E adesso fuori! (Esce Aman. Breve pausa) Caspita, mi son proprio riscaldato! Che sguardo insolente mi ha rivolto quel tanghero, coi suoi occhi di acciaio! L'avevo gi notato altre volte. Ah, tutte storie! Non una giornata benedetta, questa, per te, Mardocheo? A corte! Chi l'avrebbe mai pensato? (Buio, Sipario)
Stando dunque Mardocheo alle porte del re, Bagata e Tares, due eunuchi del re, che custodivano la porta e sovrintendevano al primo ingresso del palazzo, sdegnati contro il re, volevano insorgere contro di lui e ucciderlo. (Ester, II, 21)
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Davanti alla porta della reggia
Strillone - - (passando) ...Comprate l'ultimo bollettino sulle atrocit del famigerato Carcas! Tutti i particolari sulle ultime sevizie del famoso brigante, con numerose illustrazioni! Tutti i particolari!
Bagata - Ehi!
Strillone - Prima i soldi alla mano.
Bagata - Credi forse che ti voglia truffare per un paio di sporchi centesimi?
Strillone - No, ma con voialtri non si sa mai se pagherete: siete al servizio del re.
Tares - Fa' vedere quel foglio.
Strillone - Prima i soldi.
Tares - Fa' vedere, ti dico! Se no t'infilzo, cosi per passatempo.
Strillone - Aiuto! Aiuto! (Alle sue grida accorrono alcune persone)
Strillone - Salvatemi da questi briganti!
Bagata - Osi chiamar briganti i servitori del re?
Strillone - No no, anzi, siete persone rispettabilissime. Vengo con voi, cari concittadini, aspettate un momento... Perch, poi, vengo proprio davanti al palazzo del re? Qui si rischia la vita... (Se ne va con gli altri; in lontananza si sente smorire il suo grido) Comprate l'ultimo bollettino sulle imprese del capobrigante Carcas! Leggete le scelleratezze inaudite del terribile ladrone!...
Bagata - - (leggendo il foglio) Ma guarda! Chi a-vrebbe mai immaginato che quel vecchio soldataccio di Carcas sarebbe diventato cosi celebre!
Tares - L'hai conosciuto?
Bagata - Era il mio comandante, quando servivo ancora nell'esercito. Poi l'hanno mandato al Nord in qualit di esattore dei tributi. E adesso ti combina questo po' po' di finimondo. Avrei potuto seguirlo, quella volta. Perch non l'ho fatto, somaro che sono?
Tares - Come, avresti fatto il bandito con lui?
Bagata - E tu no?
Tares - Io devo mantenere una famiglia di sette persone. A queste imprese, purtroppo, non mi ci posso dedicare.
Bagata - Credimi, Carcas non fa mai niente a vanvera. E nella sua banda sei pi sicuro che in questa. (Indica lo stemma reale appeso sopra la porta)
Tares - Ti ripeto, se non dovessi mantenere una famiglia cosi numerosa...
Bagata - E adesso come la mantieni? (Tares sospira) Non vorrai mica darmi ad intendere, o padre d numerosa prole, che con lo stipendio che ti passa il re puoi pagare anche solo una parte dei debiti che hai con l'oste.
Tares - Vorrai dire: con lo stipendio che il re dovrebbe passarmi! D che cosa pu vivere un galantuomo come noi? Solo di ruberie!
Bagata - Oh, finalmente lo ammetti! Di solito parli solo della tua famiglia numerosa e del tuo orticello. E quanto a calunniare tuoi colleghi, lo fai a tutto spiano, topaccio di chiavica che sei!
Tares - Chi... chi che calunnio?
Bagata - Non hai forse detto ieri, alla mensa, che io faccio sparire le selle e i finimenti della regia scuola di equitazione?
Tares - Non me ne ricordo.
Bagata - Adesso devo consegnare i pezzi pi belli al prefetto... e si che non mi ha mai reso molto, quest'affare. Ma stai tranquillo: mi vendicher io della pubblicit che dai alle mie faccende private!
Tares - Che potresti dire sul mio conto?
Bagata - Che potrei dire? Basterebbe che dicessi una parolina a proposito delle tue scuderie galanti. Quante cavalline lavorano per te, sentiamo? E hanno raggiunto tutte il sedicesimo anno di et? Pi di un padre ignaro mi si dimostrer grato se gli sveler con che razza di farabutto si messa sua figlia...
Tares - Se dirai anche solo una sillaba, dir io al prefetto in che strana compagnia ti si vede certe volte, e vedrai che la cosa lo interessa ben pi delle selle e dei finimenti...
Bagata - Gi, perch te, lurido criminale, non ti ci accolgono, l dentro. Ma sta' in guardia, ti dico; sta' in guardia! Guai a te se denunci anche uno solo di noi!
Tares - Io vi denuncio tutti, tutti quanti!
Bagata - Ci penso io a farti star zitto, sporco lenone! (Gli si avventa addosso. I due si azzuffano. Entra Aman)
Aman - Ehi! Ohil! Portiere!
Tares - Smettila, c' qualcuno. (7 due si staccano)
Bagata - - (ansando) Ricordati, quod differtur non aufertur. (Raccoglie la sua lancia. Ad Aman) Desiderate?
Aman - Vorrei parlare col maggiordomo di corte.
Bagata - Raccomandazioni?
Aman - Non ne ho. Mi hanno detto che a palazzo c'era un posto vacante. Vorrei ottenerlo io.
Bagata - - (a Tares) Ti risulta di questo posto libero?
Tares - No, ma pu darsi.
Bagata - Avete quattrini, giovanotto?
Aman - No. proprio per questo che cerco un impiego.
Bagata - E allora cercatelo da qualche altra parte, se non avete quattrini. E se ne doveste mettere un po' da parte, allora tornate. Ci siamo intesi?
Aman - Come posso intendervi? Io voglio servire il governo. Ho molta buona volont.
Tares - Il governo se ne infischia della tua buona volont. Di' piuttosto da chi sei raccomandato.
Aman - Da nessuno. Mi hanno solo detto che le maggiori probabilit di trovare un impiego erano a corte.
Tares - Ti hanno preso per il bavero, semplicione.
Bagata - Qui gl'impieghi li danno a chi viene raccomandato da un pezzo grosso ed in grado di provvedere a se stesso. Sei in grado, tu, di provvedere a te stesso?
Aman - No. Ma si avr pure una paga.
Bagata - Questo proprio sonato! Via, taglia la corda, se no te la do io, la paga.
Aman - Lasciatemi entrare. Chiss che non ottenga qualcosa lo stesso.
Bagata - Fila, ti ho detto.
Tares - O vuoi abusare della nostra pazienza?
Aman - Perch mi parlate su quel tono? In fondo non siete che dei servi.
Bagata - - (a Tares) Che dici, lo chiudiamo in gabbia? In questo momento libera.
Tares - Come mai? Un tale, oggi, doveva starci dentro dieci ore.
Bagata - Be', sai, andata cosi. (Fa il gesto di chi paga. Ad Aman) E adesso, se non te ne yai all'istante, ti chiudiamo in gabbia per nostro spasso personale.
Aman - Non ne avete il diritto. Sporger reclamo contro di voi. Chi che comanda, in questo paese? Sarebbe bella che ogni mascalzone si erigesse a giudice!
Tares - Vieni, ora lo chiudiamo in gabbia. (Afferrano Antan)
Aman - (si dibatte, grida, d in ismanie, gli viene la bava alla bocca) Vi mander tutti sulla forca! Tutti! Vi far vedere io!
Bagata - (pacioso, a Tares) Lo stai picchiando abbastanza forte, di'?
Tares - Faccio del mio meglio. L, e adesso in gabbia! (Suonano le dodici)
Bagata - Mezzogiorno. Un po' di riposo. Vieni, andiamo allo spaccio.
Tares - Lasciamolo perdere, questo. Su, ragazzo, gambe in spalla! E in avvenire ricordati come ci si comporta a corte.
Aman - Questa me la pagherete. (Esce)
Bagata - Bella giovent, oggigiorno! Senza carattere... Bah! (Se ne vanno a braccetto verso lo spaccio. Ma incontrano Tarsis e Meres)
Meres - Ehi, voi due! Un momento.
Bagata - Agli ordini.
Meres - Ho parlato or ora col maggiordomo di corte. Avrete un nuovo superiore. Gli spiegher un poco la vostra mentalit. Siate gentili con lui.
Bagata - d'insegneremo noi come deve comportarsi. Agli ordini, signor Meres. Vieni, amico! (Esce con Tares. Entrano Mardocheo ed Edissa, che si fermano davanti al portone)
Mardocheo - E non dimenticare i miei insegnamenti. Credi ai miei capelli bianchi: se li osserverai a puntino tutto andr bene.
Edissa - Ma se t'incontro potr pure salutarti, no?
Mardocheo - No no, passami accanto senza salutarmi, fiera e superba come se fossi il tuo servitore.
Edissa - Ma non ti addolorer?
Mardocheo - Il tuo posto non pi al mio fianco. Non abbiamo sofferto abbastanza a causa della nostra razza? Deve continuare cosi in eterno, senza via d'uscita, senza possibilit di miglioramento? Preferirei vederti cader morta qui davanti a me che sapere che anche tu sarai confinata nel posto che destinato da sempre a me ed ai miei pari: la panca dove siedono i paria, con tutta la gente che li sta a guardare e osserva come si comportano, sbagliando sempre tutto quello che fanno. Siano ricchi, siano poveri; siano intelligenti, siano sciocchi; siano pr, siano contro... Ma io l'ho troncata, con questa maledizione, almeno per ci che riguarda il mio sangue. Perch tu, Edissa, possa restartene l in alto, sono contento di starmene tutto il resto della mia vita qua in basso: sporco, deriso e disprezzato. Io penso, intanto, che una creatura del mio sangue siede anche alla mensa del re e il re le s'inchina e nessuno immagina chi ella sia. Perch se lo sapessero, direbbero immediatamente: "Per ha un altro odore, quella donna!" e "La riconosceresti tra mille!" Via, Ester, e bada di non farti riconoscere, affinch la mia vita non sia stata inutile, e tutte le mie umiliazioni e i miei dolori non siano stati vani. (Dalla porta escono Tarsis e Meres)
Meres - Signor Stern, oggi la giornata in cui tutti i vostri desideri si realizzano.
Tarsis - Bella Ester, prendete il mio braccio. Il re sollecita il piacere di vedervi.
Ester - Arrivederci, zio.
Tarsis - Il re aspetta.
Ester - Devi lasciarmi andare, ora, zio. (Tarsis offre il braccio ad Ester. Mardocheo si volta dall'altra parte. Tarsis ed Ester escono attraverso il portone)
Meres - Caro amico, ecco il vostro decreto di assunzione. Se qualcuno dovesse mettere in dubbio la vostra carica, esibitegli questo documento. Comunque, vi do il buon consiglio di lasciare che, nella vostra sfera d'azione, tutto vada avanti come prima. Quando conoscerete un po' meglio questa baracca, vi accorgerete con stupore che tutto talmente corrotto, cosi irrimediabilmente guasto, che un atteggiamento conservatore non solo opportuno, ma addirittura indispensabile, se non si vuol precipitare tutto. un po' il caso di certi beoni incalliti, che muoiono all'istante se smettono di bere. Se invece li si lascia trincare come hanno sempre fatto, c' caso che sotterrino gli astemi. Applicato allo Stato, questo fenomeno si chiama tradizione. una parola che sentirete spesso, qua dentro, e non potrete mai usarla abbastanza. Lo so, signor Stern, che voi siete un progressista convinto, perci ritengo che farete tesoro dei miei consigli. Be', tanti auguri! (Esce. Mardocheo si accomoda sotto il portone. Si toglie la palandrana, scorre i diversi avvisi attaccati all'albo, ecc. Entrano Bagata e Tares, un po' brilli, cantando)
Bagata - Babbo e mamma, su smettete! State buoni, non piangete!
Tares - Sono utili, i soldati, e ci sono sempre stati.
Bagata - Sono utili, i... (Nota Mardocheo; a Tares) Ehi, guarda un po' chi c' l!
Tares - Vossignoria, dev'essere un venditore ambulante. Ma qui i venditori ambulanti non sono ammessi.
Bagata - Lascialo. un esemplare di rara bellezza.
Mardocheo - (dignitoso) Siete voi i portieri della reggia?
Tares - Sissignore, siamo noi. Che desiderate dagli umili sottoscritti e perch avete appeso la vostra palandrana a questo rispettabile chiodo?
Mardocheo - Devo comunicarvi che da oggi sono il vostro superiore e che sorveglier severamente che facciate il vostro dovere con la massima correttezza. (Esibisce il decreto. Bagata lo legge, guarda Mardocheo, gli restituisce il documento. Scambio di occhiate tra Bagata e Tares) E allora? Avete visto? Cosi ora saprete con chi avete a che fare. Sar per voi un superiore giusto ed equo, che non vorr altro che vedervi fare il vostro dovere ed essere vigilanti. Ma sappiate che i miei occhi e i miei orecchi saranno dappertutto, e che sar inesorabile se noto la minima contravvenzione ai vostri doveri. Ricordateve-lo! Ora vado a fare il mio primo giro d'ispezione. Siate vigilanti! (Esce)
Bagata - Be', amico, che ne dici?
Tares - Niente. Me ne vado.
Bagata - E dove?
Tares - In qualche posto dove non ci siano ebrei. Ad esempio nella banda del brigante Carcas. Vieni anche tu?
Bagata - Non c' bisogno di arrivare a tanto. Sai che ti dico? Che questo paese maturo per la rovina.
Tares - Si, hai ragione. Ora lo vedo anch'io: maturo.
Bagata - Ma noi dobbiamo far qualcosa perch crolli del tutto. Se non mi avessi detto che ci vuoi denunciare, stasera ti avrei portato al nostro conciliabolo.
Tares - Portamici, fratello. Te lo giuro: non vi denuncer.
Bagata - Giura!
Tares - Lo giuro solennemente.
Bagata - Dio abbia piet di te, se non mantieni la parola! (Fanfare) Zitto! Prendi la lancia e mettiti sull'attenti! Sta venendo il principe Farsandata con un gran seguito.
Tares - Di', se quello potesse mai supporre che facciamo parte di una conventicola sovversiva, che vuol... (Fanfare, pi vicine)
Bagata - Come hai detto?
Tares - Dicevo: se il principe potesse supporre che noi due, stasera...
Bagata - Il principe? O ingenuo che sei! Ma se anche il principe dei nostri! (Fanfare. Buio)
SCENA SECONDA La cella di una prigione
Arisai - (apre la porta della cella ed entra; porta un pezzo di pane e una brocca d'acqua) Ecco qua, giovane amico: questa sarebbe la vostra cena. Come vedete, ridotta all'essenziale. Buon appetito. A proposito: vi piace, qui da noi?
Aman - (si alza dal pancaccio) Se non fosse cosi umido e buio. Fa uno strano effetto starsene in prigione, per uno che non ha commesso niente di male.
Arisai - Eh, mio caro, il vagabondaggio e l'accattonaggio vengono puniti molto severamente, da qualche tempo in qua. La gravissima situazione economica, infatti, ne spinge tanti a stender la mano e a vagabondare: e allora in alto loco hanno trovato l'infallibile rimedio di sbatterli tutti dentro.
Aman - Ne so qualcosa anch'io. Ma parlate uno strano linguaggio per un poliziotto e un secondino.
Arisai - Nevvero?
Aman - Non avete paura di perdere il posto?
Arisai - No. Ma a volte ho paura di finire impiccato.
Aman - Capisco.
Arisai - Si vede che siete un giovanotto sveglio. Mi siete subito piaciuto. Non avreste voglia di unirvi a un gruppo di cospiratori intelligenti?
Aman - Certo che ne avrei voglia. Ma per ora sto in gattabuia.
Arisai - Ma proprio la miglior situazione. Chi sta in galera non corre pericolo di venire arrestato. In base a questa considerazione ho fondato un piccolo comitato che si riunisce una volta la settimana in camera mia, che attigua a questa cella. Nella mia qualit di carceriere chiuder un occhio. (Aman, guidato da Arisai, esce dalla cella in corridoio. S'illumina la stanza accanto. La conventicola: Dalfon, Vaiesata, Forata, Adali)
Dalfon - ...e perci sono rovinato! Rovinato non per mia colpa o per una mia speculazione, ma dall'avidit e dalla crudelt di un allogeno!
Vaiesata - Consolati, Dalfon. Credi a me: verr il giorno in cui le forze oscure che hanno precipitato il nostro paese nella miseria verranno eliminate dal nostro popolo vittoriosamente rinato. E quando quel giorno verr, tu potrai prenderti la rivincita, o Dalfon, e togliere al tuo angariatore tutto il danaro che possiede, tenendolo come cosa tua.
Dalfon - Gi, ma chi mi garantisce che quel giorno verr?
Vaiesata - O uomo di poca fede! (Entrano Aman e Arisai)
Arisai - Amici, vi porto un giovane intelligente che s'interessa alla nostra causa. Il suo nome Aman. (Ad Aman) Questo, Aman, Vaiesata, il grande poeta drammatico. Ma il teatro di corte ignora i suoi lavori, occupato com' a mettere in scena le baggianate di un Meres.
Vaiesata - (velenoso) Che ne ricava gloria e quattrini, il gran porco!
Arisai - E questo Dalfon, un onesto mercante. Rovinato per dagli allogeni.
Dalfon - Eh, purtroppo. Guardatevi dagli allogeni, giovane amico!
Arisai - E questo Forata, il valoroso guerriero, di cui il nostro esercito non sa che farsi perch lo sa troppo amante della patria.
Forata - E intanto i vigliacchi e i predoni che durante l'ultima guerra si sono imboscati stanno ora ai posti di comando. Razza di carogne!
Arisai - Questo Adalia: che, sebbene impiegato statale...
Adalia - Ma si, ma si, non occorre che tutti sappiano che ci sono anch'io. Comunque, ci sono.
Arisai - Purtroppo il principe Farsandata, di antichissimo lignaggio, che ci fa l'onore di essere dei nostri, oggi assente. E manca pure Bagata, il portiere della reggia. Amici, in onore del nostro ospite, intoniamo la canzone della nostra societ. (Tutti si alzano e cantano in coro)Risvegliatevi! Risvegliatevi! Passato il tempo degli addormentati, suona gi l'ora di noi risvegliati! Ors, ors! Non dormite pi!
Vaiesata - mia, questa canzone. (Ad Aman) Vi piace? Non eccitante? Travolgente?
Forata - Accipicchia, ti si secca la gola, a cantare. Beviamo qualcosa. Dalfon - (d del danaro ad Arisai) Tieni, fratello, dacci un po' di vino.
Adalia - (ad Aman) Quel fallito di Dalfon ha sempre le tasche piene di soldi. Io, come impiegato statale, non me lo posso permettere.
Arisai - Sicch volete trincare anche oggi?
Forata - Chiudi il becco e porta il vino. Non hai mai fatto il militare, tu, e si vede. (Arisai mette sul tavolo una bottiglia di vino)
Forata - (versando da bere) Alla salute, signori. Brindiamo all'et ventura, all'et nuova: alla nostra ora! (Tutti toccano i bicchieri cantando: "Risvegliatevi!" Solo Aman se ne sta in disparte a guardare la scena. Buio)
SCENA TERZA Il portone della reggia. notte
Mardocheo - Non avrei mai pensato che sua maest il re sprecasse la sua bont con elementi simili.
Meres - Non prendetevela, signor Stern. E non dimenticate che vengono pagati poco e saltuariamente. Per questo sono un po' amareggiati.
Mardocheo - Ma che amareggiati d'Egitto! Ci penser io a metter ordine.
Meres - Badate, signor Stern! Lasciate le cose come stanno.
Mardocheo - Ecco che arrivano quei due che oggi, per castigo, ho trattenuto in servizio. Venite, sentiamo che cosa si raccontano. (Tira Meres con s in una nicchia. Entrano Bagata e Tares)
Bagata - ... e io ti dico che dobbiamo far qualcosa!
Tares - Che cosa vuoi fare? Quell'ebreo troppo potente.
Bagata - Be', ci ho pensato su e mi venuta una idea.
Tares - Che idea?
Bagata - Dobbiamo usare il veleno!
Tares - Il veleno?
Bagata - L'ho gi comprato. Prendi!
Tares - No, non ho voglia. Ci tengo a vedere tempi migliori, quando arriveremo noi al potere.
Bagata - Non possiamo aspettare fino a quel giorno. Facciamo in altro modo. Avveleniamo sua maest il re e poi spargiamo la voce che sia stato l'ebreo. Vedrai che il popolo dir subito: "Perch hanno fatto portiere quel giudeo? Quando c'erano Bagata e Tares, quei due galantuomini, al re non mai successo nulla! Ma appena ti arriva l'ebreo..."
Tares - Caspita, questa si che un'idea! E quello che dici del popolo pi che giusto. Il popolo, col suo buonsenso, le capisce subito, certe cose.
Bagata - E poi lo facciamo per la patria e, pi che altro, per la buona causa. Sicch non c' posto per scrupoli meschini.
Tares - Ah certo, se per la buona causa! Ma come, dove e quando potremo avvelenare il re in maniera decente?
Bagata - Quando porteranno al re il solito intruglio che beve prima di andare a dormire, tu ferma il paggio che lo porta: sar tra mezz'ora circa. Mettiti a conversare con lui, e intanto, senza farti scorgere, versa il veleno nel bicchiere. To', eccoti la polverina. (Mardocheo balza fuori dal nascondiglio e agguanta i due)
Mardocheo - All'assassino! Guardie! Aiuto! All'assassino!
Meres - Tenete quei due. Torno subito. (Esce. Entrano le guardie della reggia, guidate da un comandante)
Comandante - Che succede, qui, a quest'ora di notte?
Mardocheo - Legate questi due. Volevano avvelenare il re.
Comandante - Avvelenare il re? Bagata e Tares? Guarda guarda!
Bagata - Non vero, comandante!
Tares - Tu ci conosci, comandante. Quest'ebreo un bugiardo.
Comandante - (a Mardocheo) Chi altro l'ha sentito? Dove sono i testimoni?
Mardocheo - Il poeta di corte Meres se ne stava qui vicino a me, in questa nicchia, e ha sentito ogni cosa.
Comandante - Se vero, amici miei, mi dispiace, ma ve la passerete brutta. Dovevate essere un po' pi prudenti. Quando si discutono certe faccende, si cerca un angolino dove si belli soli e indisturbati. (Paterno) Come si fa a essere cosi incauti?
Tares - Non credere a questo ebreo, comandante.
Bagata - Era lui che voleva uccidere il re e adesso gira la frittata. Sono fatti cosi, gli ebrei. Passerebbero sul cadavere del proprio padre. Noi siamo due persone oneste e perbene.
Tares - Tu lo sai, comandante, che ho sette bocche da sfamare.
Comandante - (a Mardocheo, in tono di rimprovero) Lo vedete, che guaio avete combinato?
Mardocheo - Come come? Che dite? L'avrei combinato io, il guaio?
Comandante - E poi, dove sono questi testimoni? Io non ne vedo, caro signore. Voi affermate che, oltre voi, c'era un'altra persona ad ascoltare. Ed io ripeto che non vedo nessuno.
Tares - Ora ci resta fregato, l'ebreo.
Mardocheo - Sicch voi credete, signor comandante, che io, che ho voluto impedire un attentato contro sua maest il re, starei testimoniando il falso contro questi criminali e assassini...?
Comandante - Ehi, piano con le ingiurie! Potreste pentirvene, signore. (Entra Meres col sovrintendente alla reggia)
Meres - Forse per voi, signor Stern, meglio tenervi un po' in secondo piano, in questa faccenda. E poi penso che nessuno metter in dubbio la mia deposizione. Signor sovrintendente alla reggia, v'informo che noi due - questo signore ed io - abbiamo sentito Bagata e Tares complottare contro la vita di sua maest.
Tares - Siamo spacciati, amico.
Sovrintendente - inaudito. Ma il nostro paese, in questo momento, non pu sopportare uno scandalo. Avete capito, comandante? Avete capito, guardie? E voi, signori?
Comandante - Agli ordini, signor sovrintendente! Ho capito.
Sovrintendente - Bene. E allora impiccate subito questi due. Mi garantirete con la vostra vita che nessuno venga a conoscenza di questa storia. Per la regolarit la faccenda verr inserita nella nostra cronaca nazionale, affinch le generazioni future possano trarne i dovuti insegnamenti. Finis! (A Meres) A chi dobbiamo la scoperta del complotto?
Meres - Qui al signor Stern.
Sovrintendente - indubbiamente un'azione meritoria, signor Stern, e anche di questo, per la regolarit, la cronaca prender nota. Per il resto, avete sentito e capito anche voi ci che ho detto.
Mardocheo - Ho capito, signor sovrintendente.
Comandante - Agli ordini, signor sovrintendente. Volevo chiedere se l'impiccagione non si pu rimandare fino a domattina. Il boia alla taverna, bisognerebbe andarlo a chiamare e la cosa darebbe nell'occhio.
Sovrintendente - Al boia il vostro boia! L'impiccagione deve aver luogo subito! Gente ne avete pi che abbastanza. Mi riferirete l'avvenuta esecuzione e la faccenda chiusa. Finis. Venite, Meres. (Escono il sovrintendente alla reggia e Meres)
Comandante - In un bell'impiccio mi avete messo, farabutti! Ora, per causa vostra, avr delle grane. (Alle guardie) Attenti! Avanti i capofila! Conficcate due uncini su quella trave e appendete questi due. Capito?
Le guardie - Signors, signor comandante.
Comandante - Spicciatevi, allora. (Le guardie cominciano il loro lavoro)
Bagata - Comandante, fateci grazia.
Comandante - Non fare il bambino. Che c'entro, io, con la grazia?
Tares - (cade in ginocchio) Piet... Ho sette bocche da sfamare...
Bagata - Signor Stern, intercedete per noi!
Tares - Piet, signor Stern! Eravamo ubriachi.
Bagata - Ci appelliamo al vostro buon cuore, signor Stern.
Tares - Ho moglie e sei figli. Piet, signor Stern!
Mardocheo - Se aveste macchinato un delitto contro di me, contro la mia vita o miei averi, non vi avrei consegnati alla forca, ma avrei perdonato e dimenticato. Ma voi, cani, avete insidiato la vita di sua maest il re! E per questo non c' perdono, perch dove andrebbe a finire il mondo e che ne sarebbe della legge e della giustizia, se l'ordine venisse decapitato e la plebaglia si mettesse a governare? Perci niente grazia per voi e i vostri simili, anche se alla forca dovessi andarci io!
Le guardie - Agli ordini, comandante. Tutto pronto per l'esecuzione.
Comandante - Attenti! (A Mardocheo, irritato) E fatevi in l, voi! Non vedete che state impicciando? (Alle guardie) Legate quei due! (Le guardie legano Bagata e Tares)
Bagata - Ah! Lo vedi, fratello, come va il mondo? Soldati, statemi a sentire! Soldati!
Tares - Non serve a niente, amico. Ormai siamo spacciati.
Bacata - Lo so, lo so, non serve a niente. Ma statemi a sentire, soldati!
Comandante - (avvicinandosi) Be', che succede? Perch indugiate? C' qualcuno che vuole venticinque nerbate sul sedere, calde calde? (Le guardie trascinano Bagata e Tares verso la loro forca improvvisata)
Bagata - (grida) Viva, viva j "Risvegliati"!
Comandante - Che... che sta gridando, quello?
Bagata - (mentre gli mettono la corda al collo) Viva! Viva i "Risvegliati"!
Comandante - (a Tares) Ehi, tu: chi sono questi "Risvegliati"?
Tares - (anche lui col cappio al collo) Ah, ah! Hi hi! Affrettati a iscriverti anche tu alla societ dei "Risvegliati"... (Rullo di tamburi. Buio)
SCENA QUARTA Nella reggia di Assuero
Ester - O mio re e signore, questo giorno mi ha stordita, inebriata.
Re - Spero di piacerti un poco, Ester.
Ester - O mio re, mi piaci molto: non foss'altro perch sei grande, nobile e possente, ma non ti dai delle arie.
Re - Basta che tu non pretenda da me la passione tempestosa di un giovinetto. Sai, ne ho gi viste tante, a questo mondo... (Ester lancia un grido improvviso) Che succede?
Ester - Guarda, laggi, davanti al portone... hanno impiccato due uomini! Che orrore!
Re - Gi, in effetti... (In tono rassicurante) Ma solo col plenilunio che si vede cosi bene.
Ester - O mio signore, come sei cinico e crudele!
Re - Ti sbagli, in fondo sono un bonaccione. Ma non mi posso occupare di ogni inezia. Che cosa hanno fatto, in fin dei conti? Hanno impiccato a regola d'arte e senza tanti complimenti una coppia di delinquenti: ladri, briganti, stupratori, calunniatori, forse addirittura ribelli.
Ester - Ma sire, sono esseri umani!
Re - Gi, indubbiamente...
Ester - Non sei tu solo a decidere quando si tratta di vita o di morte?
Re - Ma che ti salta in mente? Sarebbe bella che ficcassi il naso nella sfera amministrativa! Senti, Ester, promettimi una cosa.
Ester - Dimmi.
Re - Promettimi che non t'immischierai mai in cose politiche. Hai sentito? Mai e poi mai!
Ester - Ma di politica non ci capisco nulla.
Re - Ragione di pi per amarti. Comunque , bada che parlo sul serio, eh! che non ti venga mai in testa di venirmi innanzi con qualche faccenda politica. Sarebbe un'ora molto spiacevole.... per me e per te. Promettilo!
Ester - Te lo prometto. Voglio obbedirti in tutte e per tutto, mio signore e mio re.
Re - Cosi mi piace, bambina mia. (Entra un paggio recando una coppa. Il re la prende e la d ad Ester. Ester beve. Buio)
SCENA QUINTALa cella di una prigione
Arisai - Ehi, giovane amico!
Aman - Chi ?
Arisai - Sono io: Arisai.
Aman - Che cosa volete?
Arisai - Non posso dormire. Vi sembrer ridicolo, ma la notte non faccio che pensare come i "Risvegliati" possono impadronirsi del potere. (Aman ride) Non cosi forte. Potrebbero sentirci. Perch ridete?
Aman - Siete una curiosa congrega, voi "Risvegliati".
Arisai - Neanch'io ne sono molto contento. Son gi due anni che ci raduniamo e tutto rimasto come prima. E si che impersoniamo la rivoluzione!
Aman - Rappresentate un cavolo! Sapete solo compiangervi a vicenda, e alla fine vi sborniate.
Arisai - Be', si beve un po' dappertutto.
Aman - E intanto dimenticate la cosa pi importante.
Arisai - E sarebbe?
Aman - Il popolo.
Arisai - Il popolo sciocco.
Aman - Tanto meglio. Aggiogatelo al vostro carro. Agitate, mentite, istigate, provocate disordini a tutti i costi. Senza scrupoli. Sfruttate, abusate, rubate, calunniate; fate assassinare, spiate, adulate...
Arisai - Non capisco... non riesco a seguirvi.
Aman - Questo Stato, dovete sapere (ormai lo so con certezza), vacilla paurosamente, perch governato da codardi e da imbecilli.
Arisai - Si, questo vero. Codardi e imbecilli!
Aman - In questo mondo, mio caro, c' chi comanda e chi obbedisce. Semplicissimo e tutt'altro che nuovo. Ma occorre sapere che alla radice degli uni e degli altri c' lo stesso sentimento.
Arisai - Lo stesso sentimento?
Aman - Sissignore. E si chiama bassezza, infamia. per questo che anche a noi accessibile la via del potere. Perch tutti, tutti siamo ignobili.
Arisai - Ma che c'entra, questo, con i "Risvegliati"? Non capisco.
Aman - Va' a dormire, mio caro, va' a dormire.
Arisai - Si si, vado... Buona notte. (Crollando il capo) Bassezza, infamia?... Non capisco... (Buio)
Tutti i servi del re, che si trovavano alle porte del palazzo, piegavano le ginocchia ed adoravano Aman, perch cosi aveva loro comandato il re. Mardocheo solo non piegava il ginocchio n lo adorava. (Ester, IH, 2)
ATTO TERZO
SCENA PRIMA Consiglio dei ministri presso il re
Re - Ma si, date le dimissioni! Datele pure in massa. Sotto mio padre era facile governare, no? Allora potevate arricchirvi senza fatica, non vero, signori miei? Ma adesso che lo Stato sconvolto e va in rovina... e per colpa di chi, in fondo, cari signori?... adesso non c' pi nessuno che voglia dividere la responsabilit con me.
Arbona - Vostra maest continua a veder le cose come non sono realmente.
Re - E allora basta con le chiacchiere: fuori la verit!
Arbona - Oso premettere che la maest vostra ha in me un servitore di immutata fedelt. Io rester al mio posto, qualunque cosa accada.
Re - Lo so, Arbona, voi siete un galantuomo.
Arbona - La maest vostra si ricorder che, circa due anni addietro, fu necessario appaltare a societ straniere le pi importanti aziende del nostro paese. Nel frattempo, per, causa la svalutazione monetaria, le somme pagateci dagli appaltatori sono divenute irrisorie e lo Stato ridotto al verde. Ora, per, a causa di una situazione che non risponde gran che all'esigenza dei tempi, anche se voluta da Dio, si verificato un certo squilibrio nella distribuzione della ricchezza: molti, infatti... anzi, la stragrande maggioranza, ridotta a non posseder nulla; mentre pochi, anzi pochissimi privilegiati, possiedono beni favolosi.
Re - E chi sarebbero questi pochi privilegiati?
Arbona - Be', ci sarebbe, ad esempio, il nostro stesso ministro delle finanze (indica Atac), sua eccellenza Atac, che ha accumulato un enorme patrimonio in occasione della vendita delle miniere di stagno.
Atac - (eccitato) Maest, mi permetto di chiedere: pu parlare cosi, un capo della polizia? (Ad Arbona) Vergognatevi!
Re - Non temete, Atac. Nessuno vi porter via niente.
Arbona - (imperterrito) E anche il nostro onorevole collega, qui, il ministro della guerra, non ha certo avuto a soffrire per il fatto che nella vita privata commercia in carboni. Nevvero, collega Bazata?
Bazata - Se volete attaccar briga con me, Arbona, ditelo apertamente. Non ho paura di voi, sapete.
Re - Basta con questi esempi, Arbona. Sicch al popolo queste cose danno ai nervi?
Arbona - No, per fortuna. La massa, in genere, ignora i nomi di coloro che sono veramente ricchi e potenti. C', invece, una categoria tutta particolare di persone, che ha la disgrazia di dare nell'occhio: una disgrazia che la nostra fortuna.
Re - Non vi capisco.
Arbona - Come un fungo dopo la pioggia, cosi, qualche mese fa, spuntato qui da noi un movimento che - lo dico senza esitazioni - sembra addirittura predestinato a operare la nostra salvezza.
Bazata - Si, maest, statelo bene a sentire! proprio vero. In questo ha ragione.
Atac - E quando ha ragione ha ragione. La salvezza di noi tutti!
Arbona - Cominci nella capitale. Un pugno di persone, che noi conoscevamo da tempo come innocui stravaganti, prese ad agitarsi e a diffondere la voce che noi governanti eravamo troppo deboli e la maest vostra troppo poco informata per sapere quale fosse la radice pi profonda di tutti i nostri mali...
Re - E quale sarebbe, secondo costoro?
Arbona - La loro risposta era ed tuttora: gli ebrei.
Re - Gli ebrei? E che ci fanno, a noi, gli ebrei?
Arbona - In fondo nulla, maest. Politicamente non hanno alcuna importanza. Ma hanno una qualit tremenda: che si notano! Sono pochi e si ha l'impressione che siano tanti. Insomma, questo nuovo partito che si agita e si accresce paurosamente di giorno in giorno, ha una parola d'ordine che non male, n per noi n per il benessere comune, ed questa: la colpa di tutto solo degli ebrei!
Re - La colpa di tutto solo degli ebrei?
Arbona - Precisamente. Cosi, da qualche tempo, si sente dire per le strade, sulle piazze e nelle taverne - specialmente nelle taverne! Cosi si legge sui foglietti di propaganda che da qualche tempo vengono diffusi dappertutto.
Re - E gli ebrei che ne dicono?
Arbona - Maest, questa poi la cosa pi divertente, roba da restar di stucco; ma anche tra gli ebrei sono in molti a crederci.
Re - Perci, secondo il nostro popolo, colpa degli ebrei se le potenze straniere ci hanno rovinato...
Arbona - Gli ebrei. Soltanto gli ebrei.
Re - Ma i contratti li abbiamo firmati noi. Gli ebrei non c'erano nemmeno.
Arbona - Gi, e allora vuol dire cjie li hanno orditi, stabiliti e fatti applicare nell'ombra. In queste diaboliche faccende bisogna sapersi nascondere.
Re - Ma pura superstizione, e della pi bassa e arretrata!
Arbona - Giustissimo, maest: un pregiudizio, ma spuntato appena in tempo per salvarci tutti.
Re - Come sarebbe a dire?
Arbona - I promotori del movimento ci sono noti. Sono i rifiuti della societ. Vi affluiscono tutti gli scontenti, le teste calde, gli inaciditi e i delusi. E non pensano che a una cosa sola: a impadronirsi del potere, a diventar qualcuno, a viver bene. Vogliono salire fino a noi.
Re - Fino a noi?
Arbona - Si, aspirano al governo, vogliono entrare a corte.
Re - Ci mancherebbe anche questa!
Arbona - Mi dispiace, maest, ma ci manca davvero. Se riusciamo ad adescare e a comprare i capi del movimento, riusciremo forse a evitare la catastrofe. Ed perci che prego la maest vostra di voler ricevere il signor Aman, capo del partito dei "Risvegliati".
Re - Va bene. Ci penser.
Arbona - Non c' pi tempo per pensarci.
Re - Son cose su cui bisogna riflettere. Considerate che la prima volta nella nostra storia che un re riceve un tribuno popolare.
Arbona - Ma vostra maest non ha pi tempo di riflettere!
Re - Come? Non sono pi padrone delle mie decisioni?
Arbona - No, no, no, tre volte no!
Re - Signor capo della polizia, voi farneticate!
Arbona - Signori, adesso tocca a voi. Sua maest dev'essere informata, in pieno, senza riguardi.
Bazata - Maest, ancora un giorno sprecato... ma che dico un giorno: ancora poche ore, e siamo a terra!
Atac - Per carit, niente esitazioni, sire. Decisione, ci vuole, date retta a me: decisione!
Re - gi dunque cosi forte, questo movimento?
Arbona - Be', il potere l'abbiamo ancora noi. Abbiamo il potere di mettere in prigione agitatori e disfattisti. Ma non abbiamo il potere di impedire che i loro carcerieri evadano con essi. Abbiamo il potere di proibire giornali sovversivi e opuscoli incendiari, ma non d'impedire che vengano scritti, diffusi e letti avidamente. Insomma, maest, data la situazione, ci siamo messi in contatto con Aman, il capo pel movimento, e con molta fatica siamo riusciti a indurlo ad accogliere una preghiera di vostra maest e a presentarsi a questo colloquio.
Re - Una mia preghiera? Ma se non ho mai...
Arbona - Se il desiderio non fosse partito direttamente dalla maest vostra, Aman non avrebbe mai avuto interesse a un tale incontro.
Re - Capisco. Non mi resta, dunque, che ricevere questo signore... E allora, in nome di Dio, andatelo a chiamare.
Arbona - Grazie, maest! (Ai ministri) Viva sua maest il re! Viva la patria!
I ministri - Evviva! Evviva! (Buio)
SCENA SECONDA Galleria della reggia
Tarsis - ...e se vi occorresse un intermediario - (gli bisbiglia all'orecchio) di cui possiate ciecamente fidarvi, disponete pure di me. Io ammiro il vostro slancio, il vostro coraggio, i vostri ideali, e desidero di tutto cuore...
Aman - (caustico) ... di poter dipingere quadri anche per noi, il giorno che arriveremo al potere...
Tarsis - ...e che voi possiate concedermi la vostra fiducia personale...
Aman - ... come ha fatto finora il re. Sono vostri, questi affreschi?
Tarsis - Sissignore.
Aman - E che vi hanno dato, per compenso?
Tarsis - Il titolo di pittore aulico.
Aman - Pitture simili bisognerebbe pagarle a peso d'oro. Per opere immortali come queste io assegnerei all'autore una rendita vitalizia.
Tarsis - Signor Aman, spero che la buona causa trionfer!
Aman - bello da parte vostra e dimostra che avete carattere. Dico sul serio, sapete: se governassi io non vi trovereste certo male.
Tarsis - Non vedo l'ora di potervi servire!
Aman - Siete nelle buone grazie del re, voi?
Tarsis - Sono il suo confidente (bisbiglia) e sono a vostra completa disposizione.
Aman - Bene, e allora, amico mio, andate dal re e ditegli che non ho intenzione di fare anticamera pi a lungo.
Tarsis - Ma non si pu! Bisogna aspettare il proprio turno.
Aman - Andate immediatamente, se no il turno vostro non arriver mai!
Tarsis - Vado, vado: volo! (Incontra Ester, s'inchina) Vogliate scusare, torno subito. (Esce)
Ester - (scorge Aman) Tu qui?
Aman - Tu qui?
Ester - Che ci fai, qui?
Aman - E tu, che ci fai?
Ester - Lo sapevi che sono... che sono qui?
Aman - Hai fatto carriera, eh? Sei arrivata a corte.
Ester - Stai cercando un impiego?
Aman - Hai paura che ti ronzi di nuovo intorno, eh?
Ester - Oh, non potresti pi darmi fastidio.
Aman - Ne sei cosi sicura?
Ester - Se sei venuto qui per perseguitarmi, vattene via subito, prima che sia troppo tardi.
Aman - Ah, minacci, vedo. Che fai, qui dentro? La cameriera? La damigella di corte? Immagino che sia stato tuo zio a collocarti qui: dietro congruo pagamento...
Ester - Vedo che non sei cambiato.
Aman - E invece si, forse. Non hai sentito parlare, di me?
Ester - chi sei, tu, da far parlare di te?
Aman - Anche tu diventerai pi gentile. Credi pure, mia cara, che sentirai ancora parlare molto di me.
Ester - Povero illuso! (Rientra Tarsis)
Tarsis - Prego, signor Aman... (Gl'indica la strada. Poi torna subito) Ha parlato con voi? Ha detto qualcosa? Avete detto qualcosa voi? Prudenza, per l'amor di Dio, prudenza! Quello l'uomo di domani.
Ester - Aman! L'uomo di domani? Che significa?
Tarsis - Ssst! Zitta. La cosa non ancora sicura. E mi raccomando, acqua in bocca col re. Non una parola! (Buio)
SCENA TERZA
(Nello studio del re. Entra Aman. Si dirige in fretta verso il re e gli s'inginocchia dinanzi. Il re si dimostra non poco sorpreso)
Re - Oh! Ma che fate? Mi avevano detto che siete un rivoluzionario.
Aman - Vostra maest vede in me il suo servo pi fedele.
Re - Be', ora non mi raccapezzo pi.
Aman - Da quanto tempo ho sospirato quest'ora!
Re - Non siete dunque il tribuno che aizza il popolo contro il mio potere e le leggi tradizionali?
Aman - Lo faccio soltanto nel ben inteso interesse di vostra maest.
Re - Come? Voi sobillate il popolo, nel mio interesse, contro di me? Mi prendete per un imbecille?
Aman - Da due anni, nel popolo, va crescendo il malcontento. Ormai li li per scoppiare e, sfruttato da rivoluzionari decisi, si risolverebbe in un disastro per il paese e per tutto ci che ci caro. Sarebbe una vergogna per l'onore nazionale, il crollo della monarchia di diritto divino e di ogni ordine costituito. Ne seguirebbe il caos.
Re - L'avete detto molto bene, questo.
Aman - E ora svelo a vostra maest il mio piano, che consiste, per dirla in breve, nell'attizzare, guidare, organizzare e incanalare in un gran movimento politico il malcontento popolare, mettendolo al servizio della maest vostra. Mi sono segnato alcune frasi. (Cava di tasca un biglietto e legge) "Io sottoscritto, Aman, capopopolo, dichiaro di essere devoto e fedele al re sino in fondo all'anima mia. Tutto ci che intraprendo non ha altro fine n scopo che di servire il mio sovrano."
Re - E io dovrei credervi?
Aman - "Io conosco le cause che hanno indebolito il nostro paese e perci anche l'autorit regale. Combattere tali cause in modo radicale significherebbe rovesciare lo Stato, negare l'obbedienza al re, ribellarsi a Dio stesso."
Re - Tutto questo avrei potuto dirlo anch'io. Certo, in modo meno incisivo.
Aman - "Propongo, pertanto, di indirizzare il malcontento della massa su una minoranza innocua, priva di potere e non ultimo vantaggio! facoltosa, che non si fusa interamente nel crogiuolo della nazione..."
Re - Capisco: gli ebrei.
Aman - (ripone il biglietto) Questo quanto, sire. Vostra maest non pu ignorare che il popolo mi crede ciecamente. Perci, il giorno ch'io mi presentassi ai miei seguaci in qualit di vostro ministro, tutti quanti mi obbedirebbero senza esitazione.
Re - Che quanto dire che volete la nomina a ministro. Mio caro Aman, i vostri seguaci si disperderanno vedendo che il famoso rivoluzionario si mette al servizio dell'ordine e che ha predicato la rivoluzione per arrivare a una poltrona ministeriale.
Aman - Vostra maest ha un concetto troppo idealistico di ci che si chiama "il popolo". Io che ne provengo lo conosco bene. Se io, il capo e la guida del popolo, mi metto al servizio della maest vostra e inserisco i miei tirapiedi nell'apparato statale, se inoltre ci daremo sempre da fare per mantenere la massa in continuo fermento e, infine, aboliremo una buona volta le ridicole idee di libert e uguaglianza di fronte alla legge, voglio un po' vedere il tizio che avr il coraggio di venirmi davanti a ricordarmi che gli avevo promesso questo e quest'altro! Certo, non lo consiglierei a nessuno.
Re - Non si pu negare che ci che dite piuttosto convincente. (Dopo un attimo di riflessione) Non vorrei solo che nel popolo si risvegliassero degli istinti che, una volta desti, attraverso l'omicidio, il saccheggio, l'espropriazione violenta, prendessero una direzione che non mi piace affatto.
Aman - No, niente pogrom. Tutto avverr per via strettamente legale. Ma per far ci sarebbe necessario che la maest vostra mi desse un'autorit e una considerazione tutte particolari.
Re - Per questo, ve ne do quanto volete. Rimettetemi un po' in ordine lo Stato, rafforzate la mia posizione di re e, per conto mio, lascer che vi adorino come una divinit! Sapeste quanto ne ho abbastanza, io, di questa roba! Vi pongo una sola condizione: l'esercito, la polizia e la pubblica amministrazione resteranno ai miei ordini anche in futuro... Siete d'accordo?
Aman - Perfettamente, sire. (Il re suona. Entra un servo)
Re - Pregate i ministri di entrare. (Esce il servo) Vi nominer primo ministro. Osservate con quanta abilit sapr indicare le prerogative eccezionali dei vostri poteri. (Ai ministri, che nel frattempo sono entrati) Signori, ho deciso di nominare il signor Aman primo ministro del mio regno. Penso che voi tutti comprenderete e approverete la mia decisione. (Mormorio di approvazione) In tal modo eviteremo pericolosi disordini e forse addirittura una guerra civile. Il signor Aman assume la sua carica con poteri straor dinari, che mi par bene concedergli. (Si toglie lo sfar zoso manto regale e lo mette sulle spalle di Aman) E cosi Io rivesto solennemente coi segni visibili del po tere e della dignit regali. (Tutti s'inchinano profon damente dinanzi ad Aman. In quel momento entra Ester, accompagnata da Tarsis. Tarsis s'inchina subito davanti ad Aman. Ester ha un sussulto e guarda Aman senza capire)
Re - E adesso, signori miei, al lavoro!
(Escono tutti, tranne il re, Aman, Ester e Tarsis)
Re - Dio sia lodato, anche questa fatta. Cara, ti presento Aman, che ho test nominato primo ministro. E questa Ester, la prima gentildonna della mia corte. (Sottovoce ad Aman) Non una parola di politica, con lei, mi raccomando. Non sa nemmeno che cosa sia. Per il resto una ragazza intelligente, la pi intelligente che conosca.
Tarsis - Se vostra maest vuol degnarsi di vedere le pitture di Ester... Sta facendo grandi progressi.
Re - Davvero? Che cara figliuola! Qualcosa di piacevole, una volta tanto. Sono proprio curioso di vedere. (Escono il re e Tarsis)
Aman - Dunque sei l'amante del re. E ti fai chiamare Ester. La "stella"! E nascondi la tua origine. Certo, non potevi pensare che il tuo disprezzato servitore ti sarebbe comparso dinanzi avvolto nel manto regale. Quel pazzo, quel buono a nulla, quel chiacchierone di Aman... Eh?
Ester - Dio del cielo, com' mai possibile?
Aman - Chiss poi quel bel tomo di tuo zio che occhi far! Strano, eh, che sia possibile una cosa come questa, in un mondo dove, secondo ogni consuetudine, dovrebbe essere assolutamente impossibile!
Ester - Il re certo non sa...
Aman - Che cosa non sa? Che tu sei un'ebrea? Che io ero il vostro servo?
Ester - Com' potuta succedere una cosa simile, da un momento all'altro? Io non capisco, non mi sono mai occupata di politica...
Aman - Che ne diresti, se rivelassi al re la tua origine?
Ester - No, per l'amor di Dio! Non lo farai.
Aman - Dipende solo da te: basta che anche tu sappia tacere.
Ester - Si si, tacer.
Aman - E che tu sappia far tacere anche gli altri.
Ester - Mio zio? Mio zio non dir nulla!
Aman - Glielo consiglierei anch'io. Lo vedi. Edissa? Quando la superbia galoppa, la vergogna siede in groppa. (Buio)
SCENA QUARTA Davanti alla porta della reggia Mardocheo e Meres
Mardocheo - Io mi stupisco solo che una persona di buon senso come voi possa credere, anche per un solo istante, a simili panzane.
Meres - E io mi stupisco che voi, di solito cosi realista, v'inganniate in tal modo su questa faccenda. Non vedete come il popolo corre dietro ai suoi slogan antisemiti?
Mardocheo - Sentir parlare di me, quel signore, se non se ne star zitto e quieto come gli conviene! Ma per ora non sono sceso cosi in basso da affrontare una massa di lazzaroni e da litigare con quello straccio di sobillatore.
Meres - Lo sottovalutate, vi dico. Lo sapete che il re l'ha ricevuto per farsi esporre il suo programma?
Mardocheo - Bene, e il re lo sbatter di nuovo fuori, facendogli rompere l'osso del collo! triste, per, che sua maest sia cosi mal consigliata da abbassarsi a ricevere un uomo come quello. Vi do la mia parola che non sar necessario, per me, farmi avanti a illuminare il re e il popolo su questo signor Aman. troppo ridicolo, questo movimento: assurdo e parolaio. E mi stupisce soltanto che un uomo come voi possa credere, anche per un solo istante, che questa buffonata abbia un avvenire!
Meres - Vi auguro di aver ragione.
Mardocheo - Non trascurer certo i miei doveri per questi sciocchi discorsi. Avete letto la nuova ordinanza? "Vietato sputare nella reggia!" Solo il re, qui, pu sputare, se ne ha voglia; nessun altro. (Entra Tarsis)
Tarsis - Ah, eccoti! Ti ho cercato dappertutto. Sta' a sentire...
Meres - Perch sei cosi agitato?
Tarsis - Che cambiamento, che svolta! Ancora un'ora fa non se lo sarebbe sognato nessuno. Aman primo ministro di sua maest! Indossa il manto regale!
Meres - Impossibile!
Tarsis - L'ho sentito, l'ho visto io stesso! Ho gi piegato il ginocchio dinanzi a lui.
Meres - Insomma, bisogna voltar gabbana.
Tarsis - Si e no. Pu anche darsi che non duri. L'esercito e la polizia dipendono ancora dal re. Senti, ti faccio una proposta. Tu, per ora, resti ancora fedele al re, mentre io...
Meres - ... tu ti accodi ad Aman!
Tarsis - Esatto. E chi di noi due ha puntato giusto...
Meres - ...salver pi tardi l'altro.
Tarsis - Una mano lava l'altra.
Meres - Ora bisogna tenersi in contatto.
Tarsis - Strettamente in contatto. Ecco l il primo ministro.
Meres - (va alla garitta) Signor Stern, venite fuori. Aman primo ministro. Avete capito?
Mardocheo - Non ricominciate con le vostre sciocchezze. (Entra Aman con un gran seguito)
Aman - Ecco, proprio qui che alcuni mesi addietro mi hanno scacciato come un mendicante. Proprio davanti a questa porta. Signori, il fatto che ora mi trovi qui avvolto in questo mantello una prova che il mondo gira.
Mardocheo - (dal fondo) Che mascherata questa? Non tiri troppo la corda, quel tipo! Andateglielo a dire, Meres!
Meres - (bisbigliando) Siete impazzito?
Mardocheo - Ehi, come osate parlarmi cosi?
Meres - State zitto, vi prego!
Mardocheo - Glielo tolgo io, quel mantello. (In quell'attimo, Aman nota la presenza di Mardocheo)
Aman - Eccolo li, il signor Stern. (Forte) Io, Aman, primo ministro di sua maest, lascio la reggia e vado a lavorare per il popolo e per la patria. Voi tutti sapete chi sono, e a chi ancora non lo sapesse dico ora chiaro e forte: sapr fare in modo che questo panno, che il manto di sua maest, venga riconosciuto e onorato da tutti! (Rispettoso silenzio, interrotto da Tarsis che grida, entusiasta)
Tarsis - Noi c'inchiniamo al primo ministro con rispetto e obbedienza! (Tutti si chinano profondamente, solo Mardocheo non si piega)
Aman - Vi ringrazio. Quel signore l in fondo, per, sembra non aver sentito.
Meres - (sottovoce) Inchinatevi, signor Stern, inchinatevi!
Aman - Ditegli ancora una volta come bisogna salutarmi.
Tarsis - (reciso) Inchinatevi immediatamente a sua eccellenza il primo ministro, Stern!
Mardocheo - (avanza) Io non m'inchino, non mi abbasso davanti a quello li! (Agitazione)
Aman - Voglio parlargli da solo. Andate pure, voi! (Escono tutti, tranne Mardocheo ed Aman, che dice tranquillo) Signor Stern, vedo che ripensate con nostalgia ai bei tempi in cui potevate trattarmi a piacer vostro. Ma prendete atto che quei tempi sono definitivamente passati.
Mardocheo - Voi.... voi... ma come vi viene in testa di recitare codesta parte? Di bassa estrazione, ignorante e volgare come siete? Deponete immediatamente quel mantello, che vi siete procurato con la frode! Lo riporter io stesso al re. Vi coster cara, questa mascherata. Ora, infatti, dir che vi conoscevo fin da prima. Racconter al re, che imprudentemente caduto nelle vostre reti, che voi, da me, siete stato servo, domestico, garzone di scuderia e spazzino.
Aman - E tu credi, ebreo, di aver il potere di farlo?
Mardocheo - (accecato dall'ira) Come? Osi... osi darmi del tu? Ti far veder io che non per niente ho sgobbato e sfacchinato per tutta la vita, umiliandomi di fronte alla gente... Ma davanti a te, lazzarone, non mi piegher mai, neanche tanto cosi!
Aman - (grida) Ora basta, ebreo!
Mardocheo - Ma si, grida pure, grida! Quanto mi piace! Dammi la prova, dunque, che il pi forte sono io, io, il piccolo ebreo, che l'unico a conoscerti com'eri prima e che pu toglierti quella falsa aureola di grandezza, imbroglione che sei! (Quasi tra s) Troppo calda, me la prendo, troppo calda...
Aman - Ebbene, apri gli orecchi, e sentimi bene...
Mardocheo - Troppo calda, me la prendo, troppo calda...
Aman - Io so con che astuzia, con che segretezza sei riuscito a buttare Edissa tra le braccia del re. E adesso gironzoli qui in basso, dove il tuo naso storto e la tua voce di cornacchia si notano meno. Ma tu, giudeo, sei tanto stupido quanto astuto, poich inganni te stesso e non vuoi riconoscere che la tua ora sonata e che il pi forte, ormai, sono io: io, Aman! Perci ti consiglio per l'ultima volta: inchinati umilmente dinanzi a me e implora il mio perdono.
Mardocheo - Il tuo perdono? Il tuo perdono? Sei tu che verrai a implorare il mio perdono, non pi tardi di domani gemerai l in basso in mezzo ai carcerati e poco dopo dondolerai da quella trave, e della tua carcassa si ciberanno i corvi, com' accaduto a Bagata e a Tares.
Aman - Bada, te lo dico per l'ultima volta: china la testa, giudeo! Ricordati che se voglio vi colpisco tutti quanti!
Mardocheo - Com' sicuro che non piegher la testa davanti a te, n oggi n domani n mai, cosi sicuro che ben presto ridiventerai quello che eri. Continua pure a istigare e a sobillare gli sciocchi: me non mi ridurrai di certo a inchinarmi davanti a te!
Aman - Vi distrugger tutti, tutti! (Esce)
Mardocheo - (gli grida dietro) La vedremo! (Va su e gi, agitato) In che agitazione mi sono messo, per colpa di quel furfante! Che fortuna, per, che fortuna che Ester adesso sia cosi in alto, dove l'influenza e le buone relazioni sono tutto! Vado subito su da lei. Ah, ora riveler io, e in alto loco, ci che so sul tuo conto, mascalzone! (Entra Meres)
Meres - Vi siete cacciato in un bel guaio, signor Stern. Ma che vi saltato in mente?
Mardocheo - (sgarbato) Non ho tempo, adesso. Devo andar su un momento.
Meres - Aspettate! Mi hanno incaricato di darvi questa lettera: da parte di Ester.
Mardocheo - Da parte di Ester? Date qua, date qua!
Meres - Mi hanno anche detto di raccomandarvi...
Mardocheo - (ha letto la lettera) "Taci!" Mi scrive una sola parola: "Taci!"
Meres - Si, e dovete tacere a tutti i costi! Mi hanno pregato di farvelo...
Mardocheo - Ah... capisco. Non posso mica... Sono costretto a... tacere.
Meres - Che vi prende, a un tratto, signor Stern?
Mardocheo - Che mi prende? Nulla. Nulla... Lasciatemi solo, cugino...
Meres - Cugino? Temo che abbiate i nervi scossi. E dovrete assolutamente scusarvi col primo ministro, per questa brutta faccenda. E d'ora in poi badate che non vi capiti pi. Vi sarete accorto, no?, che per la vostra razza... venuto un momento piuttosto difficile... A voi personalmente non accadr nulla, suppongo, e quanto ad Ester, nessuno sa, per fortuna, che ... Be', io me ne vado. Buona notte, signor Stern. (Esce)
Mardocheo - (si appoggia alla porta) Devo tacere, tacere, tacere... (Con profondo dolore) Ah... povero me!... (Buio)
Disse Aman al re Assuero: "V' una gente, dispersa per tutte le province del regno tuo, divisa, anche fra s, che ha leggi e costumi nuovi, e che inoltre disprezza gli statuti del re. Tu comprendi che non bene per il tuo regno lasciarla insolentire."' - (Ester, III, 8)
ATTO QUARTO
Il Re
SCENA PRIMA Consiglio dei ministri presso il re
Re - Mai! Mai vi dar il mio consenso! Ricordatevi dei nostri accordi quando vi nominai primo ministro. Allora mi prometteste espressamente di non far ricorso alla violenza n di suscitare i bassi istinti della plebe.
Aman - Quanto vero che sono qui dinanzi a voi, sire, nulla pi lontano da me che estorcervi un consenso che contro la vostra coscienza. Perci la mia missione fallita e io prego la maest vostra di accettare le mie dimissioni.
Re - Volete andarvene? Abbandonarmi in questa situazione tremenda? Ma questa diserzione, una... No, no, non posso accettare le vostre dimissioni, per gradite che... No, no!
Aman - E allora rendetevi conto, sire, che il mio piano l'ultima ancora di salvezza! Lo ammetto io stesso, un piano sanguinario e senza scrupoli, ma i supremi interessi del paese ce lo impongono.
Re - (ad Arbona) Il vostro parere, signor capo della polizia?
Arbona - Maest, non ho che una risposta: deploro profondamente di essermi cacciato in una sporca faccenda come la politica.
Re - Questa non una risposta. Tutti quanti preferiremmo piantar cavoli. Insomma, che ne pensate di questo pasticcio?
Arbona - Penso che il pogrom progettato da Aman sia la nostra unica salvezza. Ci che abbiamo fatto sinora, il popolo lo giudica una cosa fatta a met e ci accusa di debolezza. Abbiamo dato alte cariche ai gerarchi del movimento dei "Risvegliati", il suo capo un primo ministro onnipotente, gli ebrei sono stati allontanati da tutti i posti-chiave dell'economia nazionale e il popolo vede ogni giorno che li angariamo a colpi di spillo. Ma tutto ci non riempie le casse vuote del nostro erario n spegne la sete di sangue della massa affamata. Il popolo, in fondo, si sente defraudato da questo signore sia del pane che di un bello spettacolo.
Aman - Avete sentito, maest?
Re - In nome del cielo, che cosa pretendete, da me? Dovrei, con un tratto di penna, consegnare alla canaglia inferocita un intero popolo, che voi stessi dichiarate del tutto innocente, solo perch debole e indifeso? una cosa bestiale, un... No! Piuttosto depongo la corona e me ne vado con Ester in un altro paese, dove si possa vivere senza trasformarsi in delinquenti.
Arbona - L'atto in s pare orrendo, e che nessun poliziotto vi collabori, vi prego! Se ne incaricheranno solo le vostre bande, signor ministro! Ma ho la sacrosanta convinzione, sire, che quest'eccidio salver il nostro Stato, altrimenti condannato a perire.
Aman - Ecco, maest, lo dice il mio stesso oppositore.
Arbona - Da qualche settimana il popolo esige a gran voce, per le strade, davanti alla reggia, nei comizi, ci che gli stato promesso. Se ora sacrifichiamo quest'insignificante minoranza, la conseguente confisca dei suoi beni ci procurer danaro, beni immobili, titoli, gioielli, insomma un apporto finanziario sufficiente a mantenere in piedi lo Stato per sei mesi e la possibilit di fabbricare armi contro il nemico esterno, che ci sta pericolosamente minacciando.
Re - E tutto questo in mio nome!
Arbona - Solo in nome di vostra maest possibile. Se no l'azione non avrebbe il sigillo della suprema legalit!
Aman - Precisamente. Perci, sire, abbiate la bont di firmare questo manifesto.
Re - (gli d un'occhiata) Come? Gi datato? Redatto in tutti i particolari? (Legge) "V' una gente, dispersa per tutte le province del mio regno, che ha leggi e costumi nuovi, e che inoltre disprezza gli statuti del re." vero, questo?
Aman - Vero, maest, verissimo.
Re - Signor capo della polizia: vero?
Arbona - Non so se sia vero, maest. Comunque c' un gran numero di casi particolari in cui dimostrato che, effettivamente, disprezzano i vostri statuti. Questi casi verranno da noi pubblicati.
Re - (continua a leggere) "Ora, vedendo noi che un solo popolo, ribelle a tutto il genere umano, segue leggi perverse e contraddice ai nostri comandi, abbiamo dato ordine che tutti quelli che verranno indicati da Aman, il quale presiede a tutte le province e viene secondo dopo il re, siano sterminati con le mogli e coi figli dai loro nemici, senza alcuna piet..." - (Ad Aman) Senza alcuna piet?
Aman - Certo. Senza alcuna piet.
Re - (continua a leggere) ..."senza alcuna piet, e che ci avvenga ai quattordici del mese di Adar"... Ma gi dopodomani! Non si potrebbe rimandare di...?
Aman - Impossibile, maest.
Re - (sospira, continua a leggere) ... "cosi che quegli scellerati, scendendo in un sol giorno negli abissi, rendano al nostro impero la pace che avevano turbata. Susa, 12 di Adar." (Alza gli occhi) La pace che avevano turbata... Credete che riavremo almeno la pace, cosi?
Arbona - Si, maest, fatelo per la pace.
Aman - Ecco, sire, la penna.
Re - Lo faccio per la pace, ma... (Firma sospirando) Non avrei voluto! (Buio)
SCENA SECONDA Nell'abitazione privata di Mardocheo
Mardocheo - (finisce di scrivere una lettera) L... questo otterr l'effetto sperato... "Il tuo affezionatissimo zio Mardocheo"... Ecco, figliuola, questa la lettera che devi portare alla tua padrona: e fatti squartare piuttosto che lasciarla cadere in mano ad altri. E ora vola: aspetto la risposta! Dille che aspetto ansiosamente la sua risposta.
Ancella - Vado e torno.
Mardocheo - To', guarda che cosa ti regalo!
Ancella - Ma signor Stern, troppo!
Mardocheo - Non tocca a te dirmi che cosa troppo. Corri! (L'ancella esce. Mardocheo si frega le mani) Ecco qua. E ora vediamo che cosa succede a chi vuol attaccar briga col vecchio Mardocheo... (Entra Beniamino Stern)
Mardocheo - Chi ?
Beniamino - Sono io, zio.
Mardocheo - Ma... sento bene o mi sbaglio? Chi l?
Beniamino - Sono io: Beniamino.
Mardocheo - Tu? E che ci vieni a fare da chi non ti vuol pi conoscere?
Beniamino - Lascia perdere, zio. Non il momento di rivangare queste vecchie storie.
Mardocheo - Non mi piace sentirmi chiamar zio da te. Dimmi perch sei venuto e poi affrettati a lasciare la mia casa.
Beniamino - Dov' Edissa?
Mardocheo - Che te ne importa, di Edissa? Non hai nemmeno il diritto di entrarmi in casa, tu. Mi basta vedere la tua faccia perch il cuore mi si strozzi. Sono costretto a ripensare a tuo padre, che ti ha ancora benedetto prima di morire... Te, che ci hai coperti di vergogna, facendomi incanutire prima del tempo.
Beniamino - Zio, non sono venuto per discutere con te di queste vecchie storie o disputare sulla tua concezione della vita. Dimmi solo dov' mia sorella Edissa, affinch la metta al sicuro.
Mardocheo - Non ci penso neanche a renderti conto su Edissa, che, grazie al cielo, non si ricorda neanche pi del suo onorevole fratello. E ti dico una cosa sola: Vattene! Torna in mezzo a coloro a cui ti sei unito e dove ti trovi cosi a tuo agio. Ritorna in mezzo ai tuoi proletari! Vai! Io non t'ho chiamato. Non ti basta tutto il male che mi hai fatto per tanti anni, a me, che ti ho fatto educare dai migliori maestri e ti ho mandato alle universit pi costose? Non hai avuto tutto ci che pu desiderare un giovanotto di buona famiglia? Non ti ho comprato un cavallo da sella, non ti ho fatto viaggiare perch tu potessi vederti un po' il mondo? E quale stato il tuo ringraziamento? Mi hai insultato e reso ridicolo di fronte ai braccianti dei miei poderi; sei stato anzi il primo a sobillare i contadini contro di me! una vergogna e mi vergogno ancora a ripensarci: non hai forse predicato che non giusto come io, tuo zio, tratto i proletari, e che bisogna cambiare la societ? Via, vattene dalla mia casa; torna in mezzo alla canaglia a cui ti sei unito e vedi un po' se ti tengono con loro, oggi che un ebreo non sicuro di non venir sputacchiato dal primo vagabondo che incontra. Vieni forse da me per salvarti, adesso?
Beniamino - Non sono venuto n per salvarmi n per ammettere un qualche errore: bench anch'io abbia commesso almeno tante sciocchezze quante te, zio!
Mardocheo - Bene, e allora perch sei venuto?
Beniamino - Perch temo che tu non possa salvare Edissa.
Mardocheo - Che cosa vai cianciando? Che pericolo vuoi che corra, Edissa?
Beniamino - Ma non sai, dunque, zio, che siamo tutti perduti, se non avviene un miracolo all'ultimo momento?
Mardocheo - E perch dovremmo essere perduti?
Beniamino - Il primo ministro ha fatto affiggere un manifesto che annuncia per dopodomani la strage degli ebrei.
Mardocheo - Ma che strage! Il re non lo permetterebbe mai.
Beniamino - Il re ha firmato il manifesto: un decreto ufficiale e io non mi meraviglio affatto. Noi siamo inermi, e perci siamo e saremo sempre le vittime. To', guarda laggi: leggi tu stesso il manifesto. Chiunque sia di razza ebraica verr sterminato e depredato a maggior gloria del tuo caro Stato! Qualunque merito possiamo avere, qualunque cosa siamo stati, colpevoli o innocenti, ricchi o poveri, buoni o cattivi... E ora vedi un po' di conservarti le buone grazie dello Stato, tu che lo servi!
Mardocheo - Credi forse che invocher piet? Mai, ti dico! Ora vedremo, alla prova dei fatti, chi di noi due ha ragione: se io o tu. Ti autorizzo a distribuire tutte le mie ricchezze e a regalare tutti i miei campi ai contadini, se dopodomani non avverr ci che ora ti dico. Siamo deboli, eh? Il debole sei tu! Perch ti sei unito alla feccia e alla piccola gente. Perch hai compatito la loro debolezza? Che te ne importava delle loro miserie? Se avessi pensato a te stesso e ai tuoi familiari, come ha fatto il vecchio Mardocheo, oggi saresti un potente e potresti aiutare il tuo popolo nell'ora del bisogno.
Beniamino - Perch tu saresti un potente?
Mardocheo - Edissa salver te, me, tutto il nostro popolo... Ma che dico salvare! Che me ne faccio, della salvezza, se questo piano criminoso non verr punito? Ho forse bisogno di misericordia? Sono stato forse io ad oppormi al diritto sovrano? Non sono stato io, invece, a servire onestamente lo Stato: col mio danaro, con la mia intelligenza, con la mia carne e il mio sangue? Pretendo giustizia, io, non misericordia! Tua sorella Edissa, che tu, povero sciocco, vuoi salvare, la concubina del re, la pupilla dei suoi occhi, il suo tutto. Edissa la prima gentildonna alla corte di sua maest. E per mio desiderio si fa chiamare Ester, perch nessuno deve scoprire che ebrea.
Beniamino - Sicch hai gettato Ester fra le braccia del re: di questo re?!
Mardocheo - (non raccoglie il rimprovero) E tutta la banda, adesso, ce l'ho qui in pugno, guarda: cosi! Prima che tu arrivassi e quando non sapevo ancora di questo pogrom, ho gi mandato una lettera a Edissa pregandola di fare in modo che il re si opponga a quest'ondata di antisemitismo.
Beniamino - Resterai amaramente deluso, povero disgraziato che sei.
Mardocheo - Come? Come hai osato chiamarmi? Senti, io ti dico una cosa: se i "Risvegliati" verranno a prenderti - perch possibile che il re voglia eliminare gli ebrei che sono veramente un pericolo per lo Stato - bada che non muover un dito per salvarti!
Beniamino - Ci avrei rinunciato in ogni caso. (Entra l'ancella)
Mardocheo - Su, figliuola, dammi la buona notizia... Ti ha detto altro, la tua padrona?
Ancella - Nulla, signor Stern.
Mardocheo - Va bene. Vai pure. (Esce l'ancella. Mardocheo legge la lettera)
Beniamino - Ebbene? Che ti risponde? Parla, zio!
Mardocheo - Tieni... tieni... leggi...
Beniamino - (prende la lettera e legge) "Ti ho gi detto pi di una volta che non ho il minimo ascendente. Inoltre il re mi ha severamente proibito d'immischiarmi nella politica. Per di pi se facessi quel che mi chiedi, si scoprirebbe la mia origine e sarebbe terribile... Perci non posso fare nulla di nulla, e te lo dico una volta per sempre..."
Mardocheo - Oh... Edissa... Edissa...
Beniamino - Vieni, zio, andiamo! Devi costringerla. Mi senti? Non tempo di gemere, adesso.
Mardocheo - ... questo, mi fa... la mia Edissa... (Singhiozzando) Perch sono nato?... perch?... perch?...
Beniamino - Devi costringerla! (Buio)
SCENA TERZA
Aman dinanzi ai capi del movimento dei "Risvegliati"
Farsandata - Amici! Vi diffido dall'approvare il piano di Aman. Va molto al di l dei nostri obiettivi e perci vi scongiuro...
Dalfon - Siediti, principe: non ci fai paura, a noi!
Forata - Non ci servono chiacchieroni, ma uomini decisi a tutto!
Vaiesata - Credevi forse che il movimento fosse fatto soltanto per rimettere in sella la tua famiglia decaduta?
Farsandata - Mi ripugna rispondere alle insinuazioni di un letterato non meno ambizioso che incapace. Voi sapete tutti che ho fatto moltissimo per il movimento e che se sono finanziariamente rovinato gli perch ho sempre pensato alla causa e mai a me stesso, a differenza di altri di mia conoscenza!
Forata - (salta su) Alludi forse ad Aman? Hai qualcosa da dire contro il primo ministro? Ti far vedere io come si tratta un traditore!
Aman - Silenzio! Niente minacce, Forata. Continua pure, principe, ma sii breve ed evita gli attacchi personali.
Farsandata - Ci che stai meditando, Aman, l'instaurazione della dittatura!
Forata - La dittatura: ma se proprio quel che vogliamo!
Vaiesata - Basta con questa putrida monarchia! Vogliamo la dittatura!
Forata - Ci occorre un esercito efficiente: e solo la dittatura pu darcelo.
Dalfon - Solo la dittatura pu riassestare la nostra economia sconvolta.
Adalia - Come funzionario statale mi sono trovato, finora, piuttosto bene. Ciononostante sono anch'io per la dittatura.
Arisai - La dittatura risolver anche la questione sociale, nei limiti del possibile. Aman me l'ha promesso personalmente.
Aman - (si alza in piedi) Come vedi, principe, inutile che tu ti opponga. Ma poich non abbiamo tempo di discutere con te, ti rinchiuderemo, per misura di prudenza, finch tutto sar finito. Fa' il tuo rispettabile mestiere, Arisai!
Arisai - (stacca il mazzo di chiavi da un chiod) Vieni, serenissimo, ti do una bella cella.
Farsandata - Pensa alle difficolt, Aman! Te lo dico ancora una volta: rifletti, rifletti bene, prima che sia troppo tardi.
Arisai - Vieni, principe! Non crearmi imbarazzi. (Escono Arisai e Farsandata. Il primo, poco dopo, ritorna)
Aman - E ora, amici, consideriamo freddamente che cosa bisogna fare. Il nostro successo, in fondo, gi garantito dal fatto che la strage degli ebrei un'iniziativa statale. C' voluto non poco a indurre il re a mettere quella firma. Ma adesso non possiamo pi tornare indietro. Dobbiamo cogliere la palla al balzo. Dopodomani mattina la nostra azione si limiter ad attuare il pogrom, e in modo radicale, come prescrive il manifesto. A mezzogiorno in punto, quando il popolo sar in piena ebbrezza di sangue, uscir un mio decreto con l'annuncio che tutti i poteri dello Stato sono passati nelle mani dei "Risvegliati". Il decreto porter la firma del re.
Adalia - E tu credi che firmi, il re?
Aman - Stai tranquillo, firmer. Anzi, qualche giorno pi tardi il re abdicher spontaneamente. (Risate) Insomma: dato che la propaganda di Forata in seno all'esercito e alla polizia ci ha creato delle condizioni favorevoli, non vedo perch non dovremmo sferrare il colpo, ora che questo pogrom ci d un'occasione che non si ripresenter tanto presto.
Arisai - Si, Aman. Ma vorrei chiedere... e tu sai che con te passerei attraverso il fuoco... che atteggiamento assumeranno gli Stati stranieri?
Aman - A Nord, come sapete, i nostri cari vicini, reazionari marci, spiano da anni una buona occasione per invadere le nostre pi ricche province. Ora, il re non gliele pu certo dare, se no scoppia la rivoluzione. Quanto a noi, chiaro che neanche noi gliele possiamo regalare: ma le possiamo consegnare al nemico in cambio del suo non-intervento nei nostri rivolgimenti interni. In via provvisoria, s'intende! Tra qualche anno le andremo a riprendere. Vi comunico, perci, che stamattina subito dopo l'udienza reale, ho concluso con l'ambasciatore di quel paese un trattato segreto, che garantisce il pieno successo della nostra azione. Amici! Siamo stati i pi furbi ed i pi forti: li abbiamo giocati tutti, tutti quanti. E cosi non senza commozione e orgoglio che vi dico: Dopodomani a mezzogiorno in punto questo paese sar nostro! (Si alzano tutti in piedi, trascinati dall'entusiasmo, e intonano l'inno dei "Risvegliati")
SCENA QUARTA
Camera da letto di Ester. Notte
Ester - Non gli hai detto che mi severamente vietato parlare con gente di basso rango, e tanto pi ricever visite, in piena notte, nella mia camera? Digli che mi pu costare la testa e che...
Ancella - Gli ho gi detto tutto, tutto. Ma credo che gli abbia dato di volta il cervello... mi ha minacciata, mi ha preso per il collo... (Mardocheo spalanca la porta, di colpo)
Mardocheo - Ne ho abbastanza! Dunque non mi ricevi, eh, vergognosa? Chi sono io dunque per te? Un estraneo, un servo, un indegno?
Ester - Taci, ti prego, taci!
Mardocheo - E invece grider, che tutti mi sentano: tu non sei degna di porgere da bere all'ultima donna del tuo popolo! (Ester fa un segno all'ancella, che esce)
Ester - Come ti salta in testa di entrare negli appartamenti del re?
Mardocheo - ora che tu difenda il tuo popolo, quali che ne siano le conseguenze!
Ester - Ti ho gi scritto che non posso far nulla. Come puoi pretendere da me che m'immischi in cose...
Mardocheo - Edissa! Ci vogliono assassinare, assassinare a sangue freddo, solo perch abbiamo la disgrazia di essere al mondo.
Ester - Zio, non so proprio di che cosa parli. Sembrano i discorsi di un pazzo, mi fai paura. Non mi hai mai detto ch'eravamo in pericolo.
Mardocheo - Il tuo re ha firmato un ordine di sterminio contro di noi!
Ester - Contro di noi? Contro te e me?
Mardocheo - Contro di noi! Contro il nostro popolo!
Ester - Il nostro popolo? Che significa?
Mardocheo - "Che significa?" Ah, queste tue parole, che pugnalata mi danno! Ester, sappi che nulla t; scioglier mai dal destino della tua gente. Credimi, ne ho fatto esperienza io stesso! Se ora non vai dal re e non ottieni che ritiri quell'ordine, il marchio del tradimento e della vilt non si canceller mai dai tuoi discendenti!
Ester - Sii ragionevole, zio! Chi ha indotto il re a dare quest'ordine assurdo?
Mardocheo - Aman.
Ester - Aman... Aman... Tu lo sai, zio, che cosa rischio se mi presento al re senza ch'egli mi abbia chiamata.
Mardocheo - Edissa, non credere che salverai la tua vita, a differenza dei tuoi fratelli ebrei, solo perch abiti in casa del re. Chiss se poi sei giunta cosi in alto proprio in vista di questo pericolo? Non ti dar mai pi fastidio: ma tu svia, con le tue preghiere, le zanne della belva che stanno per dilaniare tanti infelici che non sanno perch li si perseguiti! Presentati al re e digli: Se vuoi distruggere il mio popolo, signore, allora scaccia anche me dal tuo fianco, tronca la mia testa con le tue stesse mani e macchia di sangue le labbra che hai baciato e profana con l'assassinio il grembo che ti delizia!
Ester - Va bene, andr dal re. Tu tornatene a casa... io non ci verr mai pi... Interceder in ginocchio per il mio popolo. (Prorompendo) Ma Dio mi perdoni, non colpa mia se lo faccio col gelo nel cuore! (Buio)
SCENA QUINTA Camera del re. Notte
Re - Non mi hai capito? Non guardarmi come uno scemo e fa' quel che ti ho ordinato! Porta dei candelieri, dei candelieri!
Servo - Maest, devo chiamare il vostro medico?
Re - Provati soltanto! Meno lo vedo, quell'avvelenatore, e meglio . Non sto mica male: solo che non riesco a dormire. Appena mi appisolo un po', comincio a sognare cose orrende. Chiss, avr mangiato troppo, oppure... Accidenti, non startene li come un baccal e non fissarmi a quel modo! Va', corri a chiamare Meres, l'unico che mi sia ancora simpatico. Mi far passare un po' di tempo. Che ora ?
Servo - L'una passata, sire.
Re - Ah... cosi presto?... Ti ho detto di portar dei candelieri... Non fate i taccagni a mie spese, lazzaroni! (Esce il servo) Non posso mica dirlo a nessuno, puerile, indegno di me... Sicch avrei ancora degli scrupoli? Avevo sempre creduto che questa specie di denti me l'avessero gi estirpata fin da quando ero principe ereditario. (Si guarda allo specchio) l'aspetto di un re, codesto? Sono cosi, dunque, i re? Si stenta a crederlo. (Entrano Meres e il servo)
Meres - Vostra maest mi ha fatto chiamare.
Re - Si, mio caro, scusami. Ma sono cosi inquieto...
Meres - Inquieto? Vostra maest mi fa paura.
Re - appunto questo: che anch'io mi faccio paura! Bah! Lasciamo perdere. Raccontami qualcosa di divertente. Fa' vedere di che cosa sei capace. Dilettami, rallegrami un poco.
Meres - Ho composto un nuovo libretto d'opere. Se a vostra maest interessa...
Re - No, niente libretti, qualcos'altro!
Meres - Non so che cosa potrebbe piacervi, in codesta disposizione d'animo.
Re - (al servo) Ehi, tu, senti un poco!
Servo - Vostra maest comanda?
Re - Che cosa fai, tu, la notte, quando non riesci a prender sonno?
Servo - Quando non riesco a prender sonno, maest?
Re - Precisamente. Che cosa fai?
Servo - Temo che vostra maest s'inquieti, se glie lo dico.
Re - Avanti, avanti: parla!
Servo - Veramente non me l'avrebbero permesso, ma in quei casi leggo la cronaca del regno. Perch, sapete, sono io che la conservo. tutta legata in pelle di porco, e io la trovo sempre cosi interessante...
Re - Corri! Va' a prenderla! (Il servo va nella stanza attigua) Ah ah! Questa bella. Il mio servo legge gli annali del regno! (Torna il servo, portando sotto il braccio un grosso volume in folio) Prendi, Meres. E leggimi qualcosa del nostro glorioso passato.
Servo - Maest, se mi permettete un'osservazione, vorrei dire che le parti pi recenti hanno molto pi interesse. Viene addirittura la tremarella, a vedere quali cose succedono ai giorni nostri. Qui, ad esempio... Ecco, qui.
Re - Leggi un po' quel punto. piacevole stare a sentire la storia, quando c'eravamo anche noi. (Il servo si ritira)
Meres - (legge) " ... il nominato Mardocheo Stern, ebreo, ispettore dei palazzi imperiali, ha scoperto oggi, in modo assai meritorio, un complotto contro la vita di sua maest il re. Mentre il suddetto Mardocheo, infatti, se ne stava nascosto in una nicchia del portone della reggia per godersi la tiepida aria notturna, senti i due portieri Bagata e Tares..." Maest, preferirei leggere qualcos'altro.
Re - Continua, continua! Bagata e Tares... Avevo notato, infatti, che da qualche mese non si vedevano pi quelle due facce patibolari. Sicch quei due mi volevano ammazzare? (In uno scoppio d'ira) Perch nessuno me lo dice? Eh? Perch non mi s'informa di niente?
Meres - (intimidito) Maest, il sovrintendente alla reggia l'ha severamente vietato. Nessuno doveva venirlo a sapere, doveva registrarlo solo la cronaca per le generazioni avvenire. Non c' motivo di agitarvi cosi, maest. Credo che sia meglio esporvi il soggetto della mia opera buffa...
Re - Finiscila con quella scemenza della tua opera! Dunque il sovrintendente alla reggia l'ha vietato... Continua a leggere!
Meres - "...senti i due portieri Bagata e Tares prendere accordi per versar del veleno nella bevanda che sua maest prende prima di andare a dormire, per addossarne poi la colpa, con diabolica perfidia, al predetto Mardocheo Stern..."
Re - Com'era l'ultima frase? Rileggi!
Meres - "Per addossarne poi la colpa, con diabolica perfidia, al predetto Mardocheo Stern."
Re - Sicch quei due volevano avvelenarmi e incolpare l'ebreo... Ah! Molto interessante. Continua!
Meres - subito finito, maest. (Legge) "Quando poi, su ordine del sovrintendente alla reggia, i due furono impiccati, il reo Bagata lanci, prima di morire strozzato, un evviva al movimento dei "Risvegliati", un gruppo politico di stravaganti, privi di ogni importanza e che tutti considerano assolutamente innocui..."
Re - Un evviva al movimento dei "Risvegliati", eh? Regicidi? Regicidi! Sono circondato di traditori e di assassini!
Meres - Maest...! (Entra il servo)
Servo - (bisbiglia) Maest, vi prego di non spaventarvi, ma successa una cosa senza precedenti!
Re - Che cosa, santo cielo?
Servo - (bisbiglia qualcosa all'orecchio del re)
Re - L'ambasciatore? Adesso, nel cuor della notte?
Servo - Chiede di essere ricevuto a tutti i costi.
Re - Strano... Be', fallo entrare. (Gli grida appresso) E acqua in bocca, se ha detto che molto riservato. (Esce il servo) Vieni, Meres, aiutami. (Meres aiuta il re a indossare il manto) - (Entra l'ambasciatore)
Re - (gli va amabilmente incontro) Caro ambasciatore! A quest'ora di notte?
Ambasciatore - Vi chiedo scusa, maest. Purtroppo ci che devo comunicare alla maest vostra non consente dilazioni. (Nota la presenza di Meres) Ah, il famoso autore! Come state, amico mio? La vostra ultima commedia un capolavoro! Non mi sono mai divertito tanto... deliziosa, veramente deliziosa...
Meres - Vostra eccellenza troppo buona.
Ambasciatore - Maest, ci che debbo dirvi esige la massima discrezione.
Re - (fa un cenno a Meres)
Meres - Maest... eccellenza...
Ambasciatore - Arrivederci, mio caro. (Esce Meres)
Re - Ebbene, signor ambasciatore, penso che sia veramente accaduto qualcosa di straordinario. Perch quel viso preoccupato?
Ambasciatore - Il mio governo m'incarica di dirvi quanto segue: Durante la giornata odierna il primo ministro di vostra maest si present alla nostra ambasciata e sond come il mio governo si sarebbe comportato nel caso di un rovesciamento della monarchia, di una rivoluzione il cui fine sarebbe stato la proclamazione della dittatura. Mio malgrado dovetti rispondere che il mio paese, in cambio di certe concessioni che il primo ministro accord all'istante, avrebbe assunto un atteggiamento favorevole.
Re - Ma... mio caro ambasciatore! Questo mi... Aman mediterebbe di depormi con la violenza? Ma assurdo!
Ambasciatore - Non meno assurdo che vero, maest.
Re - Ma i miei ministri, l'esercito, la polizia... tutte le istituzioni a me devote... mi avrebbero avvertito, no?
Ambasciatore - Lo avrebbero fatto volentieri, maest. Ma non si ha il coraggio di mettersi contro il padrone di domani.
Re - E voi? Voi perch lo fate?
Ambasciatore - Un corriere espresso mi port un quarto d'ora fa l'ordine di svelare immediatamente il complotto a vostra maest. Il mio governo non pu tollerare una rivoluzione che rovesci la monarchia. Un movimento del genere potrebbe diventare pericoloso anche per noi, e allora preferiamo rinunciare al facile acquisto di alcune province. Questo quanto dovevo comunicare alla maest vostra.
Re - Un momento. Ancora una domanda. Se affronter decisamente i ribelli, potr, in caso di bisogno, contare sull'aiuto del vostro governo?
Ambasciatore - Qualora vostra maest dovesse reprimere l'insurrezione con la dovuta energia, potrebbe contare senz'altro sul nostro appoggio morale.
Re - Vi ringrazio, signor ambasciatore.
Ambasciatore - Maest... (Esce)
Re - (perde il controllo di s, che aveva faticosamente conservato finora) Benone, ecco qua! Traditori, traditori dappertutto! E non ho una sola possibilit di-Niente! Niente! Come faccio a rovesciare Aman? Come faccio? (Entra Ester)
Ester - Mio signore e mio re...
Re - (la guarda, distratto)
Ester - (cade in ginocchio dinanzi a lui)
Re - (cupo) Povera piccina, sei perduta anche tu...
Ester - Mio re e signore, ascoltami. Non colpa mia!
Re - E nemmeno mia.
Ester - Non t'imploro per la mia vita: lo so che non posso parlarti di politica, e sconter il mio fallo. Ma ti prego: ritira quell'ordine di sterminio! Non puoi farlo, signore, colpiresti migliaia d'innocenti. Ritira quell'ordine, signore!
Re - Lo so che hai il cuore buono. Ma ho altre preoccupazioni, adesso, figliuola. Ci che mi chiedi... oh, se potessi esaudirti! Ma purtroppo non ho pi potere di te. Il tuo re non che un povero diavolo.
Ester - Oh, signore, non burlarti di me, parlami seriamente, ne va pure della mia vita!
Re - Ah, dunque sei gi informata. Credo di essere stato l'ultimo a saperlo. E ora tu tremi per la tua sorte. Senti, ti do un buon consiglio: appena comincia la baraonda, mettiti subito sotto la protezione del primo ministro.
Ester - Oh, signore, quanto sei crudele, cinico e ignobile!
Re - Come? Perch? Perch voglio salvarti?
Ester - Capisco che non vuoi prendere sul serio le mie suppliche. E allora ascolta: il giorno in cui, per tuo ordine, verr massacrato il mio popolo - mi senti? il miopopolo - io mi presenter ai carnefici e sveler chi era Aman, il tuo primo ministro: il mio servo, che mi perseguitava, che voleva farmi sua... e ha cercato di farlo anche qui, nella tua reggia!
Re - Poveretta... impazzita... (le tasta il polso)
Ester - Non mi credi? E allora chiamer mio zio Mardocheo, e ti far dire da lui chi sono io e chi il tuo primo ministro.
Re - Mardocheo? Dove ho gi sentito questo nome?
Ester - un ebreo, signore, e ti ha salvato dal complotto di due servi infedeli che volevano ucciderti. E io, la tua favorita, sono un'ebrea e sua nipote. Uccidimi subito, perch te l'ho nascosto, ti ho ingannato, ma, quanto vero Dio, solo qui e adesso che, per la prima volta, ho sentito di essere un'ebrea!
Re - Mardocheo... quel Mardocheo che... dunque tuo zio?
Ester - mio zio, si.
Re - E anche tu sei ebrea?
Ester - Si.
Re - Be', tutto questo non avrebbe importanza. Ebreo o non ebreo... Che m'importa della religione che uno ha? Io sono tollerante e finora nessun ebreo mi ha mai fatto del male... Ma che cosa dicevi di Aman? (Minaccioso) Ripeti subito: che cosa farneticavi sui tuoi rapporti col primo ministro?
Ester - (cade in ginocchio e rompe in lacrime)
Re - Non metterti a frignare, adesso, non farmi di queste scene da donnetta. La cosa troppo seria, ne va di noi tutti. Parla: dove l'hai conosciuto, quell'uomo?
Ester - (singhiozzando) Aman, prima, era servitore... nella tenuta di mio zio... finch... finch venne qui e...
Re - E finch Tarsis e Meres portarono anche te alla reggia. Bene. Quanto tempo stato da voi, Aman?
Ester - cresciuto a casa nostra... era il nostro servo e viveva bene... solo che voleva sempre... voleva sempre...
Re - Che cosa voleva sempre?
Ester - ... per questo che lo zio l'ha poi cacciato...
Re - Vale a dire?
Ester - ...mi perseguitava e voleva sempre... cosi un giorno lo zio...
Re - L'ha buttato fuori?
Ester - E da allora ci odia... e mio zio non voleva nemmeno riconoscerlo, quando tu l'hai nominato primo ministro...
Re - poi proprio vero, tutto questo?
Ester - Te lo giuro: la pura verit.
Re - Ester! Ester! Allora... allora l'ho in pugno! E posso rovesciarlo!
Ester - Rovesciare chi?
Re - Ma quel galantuomo di Aman! Caspita, ha perseguitato fin dalla sua prima giovinezza la prima gentildonna del re... ha servito in casa di ebrei... Ti sembra niente? Il popolo spalancher tanto d'occhi! Oh Ester, mi sento ringiovanito di vent'anni!
Ester - Mio signore, e impedirai anche...?
Re - Si, niente pogrom. Domattina metter in moto la mia politica. Far vedere al signor primo ministro che sono almeno furbo quanto lui. Di', Ester, ti piacerebbe vederlo impiccato, Aman?
Ester - Oh, signore, salva solo il mio popolo!
Re - Di' a tuo zio che domattina venga da me. Lo ricompenser regalmente. Vedrai che cosa accadr, in questo paese! Basta che tu mi aiuti, Ester.
Ester - Far tutto quel che vorrai, signore, purch tu liberi...
Re - Pi tardi, figliuola, pi tardi! Ora scrivi un invito, nello stile di un biglietto d'amore, al primo ministro Aman. Dagli un appuntamento: nella galleria della reggia, domattina alle dieci.
Ester - No! Non voglio vederlo.
Re - Ma lo vedr io! E anche il carceriere. Scrivi figliuola, ti spiegher pi tardi. Ora c' un mucchio di preparativi da fare, dopo questa sorprendente e felicissima scoperta. E se riesco... se riesco...
Ester - Farai grazia al mio popolo?
Re - Il tuo popolo? Ah gi. Senza questa scoperta, sarei stato perduto...
Ester - libero, il mio popolo?
Re - Gli ebrei, sempre gli ebrei! Te l'ho gi detto, no?, che il pogrom non si far. evidente.
Ester - Oh, grazie, grazie, grazie!
Re - Ester, se il mio piano riesce, ti faccio... ti faccio regina! Quanto vero che sono e che rimango re: regina, ti faccio! (Buio)
S radunarono dunque i Giudei in ogni citt, luogo e castello, per assalire i loro nemici e persecutori; n alcuno os loro resistere, perch in tutti i popoli era entrato il timore della loro potenza. (Ester, IX, 2)
ATTO QUINTO
Ester
SCENA PRIMA Galleria della reggia.
Arbona - Fantastico! Inconcepibile! Maest, siamo salvi!
Re - Sar un'ottima cosa far capire a ciascuno che sollevarsi contro il re un'impresa assurda e disperata in partenza.
Arbona - Certo. Ma quando avremo stornato questa minaccia e frustrato la rivolta, che corso daremo alla nostra politica, che in un certo senso ha prodotto necessariamente questa catastrofe?
Re - Ci ho gi pensato. Rovesceremo Aman, scioglieremo il partito dei "Risvegliati", arresteremo i suoi collaboratori. Che cosa rester, allora? La gran massa, che si fa attirare dai paroloni di quel partito e che non si chiede affatto chi stia al timone. Ebbene, attueremo noi il programma dei "Risvegliati", naturalmente solo in parte, per quel tanto che indispensabile.
Arbona - Ma noi, secondo la gente, siamo quelli che hanno mandato il paese in rovina. Perci dubito che il popolo ci conceda la sua fiducia.
Re - A noi no, s'intende. Ma i "Risvegliati" hanno espulso dalle loro file il principe Farsandata e in questo momento Io tengono ancora prigioniero. Al momento degli arresti lo dobbiamo liberare. Fate appello a tutta la vostra astuzia e portatemi qui subito il principe. lui il nostro uomo! Ho conosciuto molto bene suo padre. La sua famiglia un po' decaduta, ma ci si pu rimediare. Nominer Farsandata primo ministro.
Arbona - Questa si che politica! (Entrano Ester e Mardocheo)
Ester - Mio signore, ecco l'uomo che ti ha salvato la vita.
Re - Benvenuto, signor Stern. Scusatemi ancora un istante. (Ad Arbona) Signor capo della polizia, credo che ormai ne sappiate abbastanza. Date istruzioni al sovrintendente alla reggia, affinch si tenga pronto con la guardia. E portatemi il principe.
Arbona - Maest... (Esce)
Re - Ebbene, signor Stern, ben presto vedrete come un re sappia ricompensare la fedelt e la devozione.
Mardocheo - ... Se vostra maest mi permette di parlarle della miseria, del terrore e delle inaudite vessazioni che subisce il mio popolo...
Re - Non ora, signor Stern, non ora. Ho una preghiera da rivolgervi, signor Stern.
Mardocheo - Se vostra maest mi permette...
Re - Tutto, mio buon Stern, tutto, vi permetto. Sentite: ho deciso che vostra nipote, finora prima damigella di corte, diventi mia moglie!
Mardocheo - Maest, non potete pensarlo sul serio, dopo tutto ci che...
Re - Lasciatemi finire, amico mio. Gli onori che voglio rendere a voi dimostreranno al popolo intero che la vostra razza non poi cosi infame come si detto negli ultimi tempi. In nessun caso, per, posso elevare un'ebrea al rango di regina! Ora, poich io voglio Ester e nessun'altra, vi propongo di mantenere il segreto circa la sua origine. D'accordo?
Mardocheo - (infuriandosi) Maest, mi permetto di dirvi, allora...! (Entra Meres)
Meres - (agitato) Maest, sta per venire! Purch tutto finisca bene.
Re - Il sovrintendente alla reggia pronto, con la guardia?
Meres - Si, maest. Ma avete pensato bene al rischio che...?
Re - (a Ester) Sei pronta, Ester?
Ester - Sono pronta.
Re - Il mio destino e quello del mio regno sono ora nelle tue mani. (A Meres e a Mardocheo) Venite! (// re, Meres e Mardocheo si ritirano in un vano attiguo)
Ester - (5/ siede davanti a un cavalletto e comincia a dipingere. Entra Aman)
Aman - Essa legge, disegna e dipinge... nulla cambiato... (Forte) Edissa, eccomi qui. (Ester si alza. e s'inchina profondamente) Non ci volevo credere e ancora non ci credo. Sei stata proprio tu a scrivere questa lettera?
Ester - Signore...
Aman - Mi chiami signore?
Ester - sciocco non riconoscere il successo. Come non ammirare la travolgente carriera che hai fatto?
Aman - Che gioia sentirtelo dire!
Ester - Quando passa un uomo come te, impastato di tutto il male e di tutta la bassezza che sono al mondo, anche il nemico pi fanatico non pu non piegare il ginocchio dinanzi a lui.
Aman - E lo dici tu stessa, tu stessa!
Ester - Beffato, deriso dagli sciocchi ; respinto dalle persone colte, evitato da quelle influenti... Ma oggi? Tutto, tutto si piega dinanzi a te.
Aman - Chi adesso il pazzo, Edissa? Chi l'inetto? Chi che parla soltanto? Chi il vile? Chi che ha l'anima bassa, e striscia e piagnucola, eh? Chi? (Ester piega le ginocchia dinanzi a lui) Sei tu, tu, tu! tutta la vita che ti odio e ti disprezzo! Sono anni che sospiro l'ora del mio trionfo! In questo momento sei ancora tab, sei ancora protetta dalla maest regale, ma tra poco...
Ester - Tra poco...?
Aman - Alzati! La tua lettera stata vana, inutile la tua genuflessione! Non sfuggirai alla tua sorte. Non puoi impedire n ritardare nulla! Nulla, nulla!
Ester - - (si rialza) Demonio! Tu vuoi uccidere il re. (Aman la prende per il collo) Assassino! Assassino! (Entrano il re, il sovrintendente alla reggia e la guardia. Poi Mardocheo)
Re - - (strappa il manto dalle spalle di Aman) Ribelle! Regicida!
Aman - - (cadendo ai piedi del re) Maest, non vero! Tutte calunnie degli ebrei! Le solite, perfide calunnie degli ebrei!
Re - - (al sovrintendente) Portatelo via!
Mardocheo - - (si pianta dinanzi ad Aman) Chi sta a terra, adesso? Chi che si piega? Chi che ha messo il bastone tra le ruote all'altro?
Aman - - (scoppia improvvisamente in un riso fragoroso)
Mardocheo - Perch ridi, se ho vinto io?
Aman - Vedrai ben presto, giudeo, che chi ha vinto non sei tu. (La guardia e il sovrintendente escono con Aman)
Mardocheo - - (agitato, al re) Avete udito, sire, che cosa ha detto? Non sono io? Non sono io? E chi, allora, se lecito? Chi ha vinto? (Entra Meres)
Meres - Maest, arrivato il principe. Sta discutendo col capo della polizia.
Re - Pregate il principe di accomodarsi.
Meres - Il capo della polizia mi prega di chiedervi se gli deve gi togliere le catene.
Re - Per adesso non ancora. (Esce Meres) Miei cari, tra poco raduner la corte e annuncer quel che finora si riteneva impossibile e che invece diverr realt. Andate, ora, voi due! (Escono Mardocheo ed Ester. Dalla parte opposta entra Farsandata, ancora incatenato)
Farsandata - - (indicando le proprie catene) Maest, debbo dirvi che sono sorpreso...
Re - - (gli va incontro a braccia aperte) Benvenuto, caro principe! (Buio)
SCENA SECONDA
Sala del trono
Re - - (legge) "... Laonde necessario provvedere alla tranquillit di tutte le province ; e non dovete pensare, se diamo ordini diversi da quelli gi dati, che ci provenga da leggerezza dell'animo nostro. Ma gli che dobbiamo giudicare secondo la qualit e la necessit dei tempi e conforme richiesto dal bene dello Stato. Ora, poich Aman, al quale avevamo dimostrato tanta benevolenza, innalzandolo ai pi alti gradi, ha osato attentare, con un complotto, al nostro regno, noi disponiamo che lui e i suoi seguaci, protetti dal furore del nostro popolo, siano tenuti in sicura custodia. Il principe Farsandata stato da noi incaricato di accordare il benessere del nostro paese con le necessit della situazione attuale. A lui va la nostra pi incondizionata fiducia..." (La corte acclama Farsandata. Il re, mettendo via il manifesto) Ebbene, amici, decideremo in un'ora pi propizia che cosa bisogner fare nel prossimo futuro. Vi ringrazio ancora una volta, mio caro principe, di esservi messo a disposizione del paese, al disopra di ogni divergenza politica, nel momento del comune pericolo.
Farsandata - Maest, il mio motto e rester sempre: Tutto per la patria! (Grida di evviva al re e a Farsandata)
Re - E adesso vorrei ancora annunciare - e lo annuncio a tutto il regno - che ho deciso di fare di Ester la mia consorte, la regina di questo paese. Ecco la vostra regina! (Grida di esultanza) Grazie, amici, grazie! E ora dobbiam ancora ricompensare colui che ha salvato il suo re da un bieco attentato, concorrendo inoltre validamente a evitare la recente catastrofe. Mardocheo Stern: fatti avanti! (Mardocheo avanza fino al re) Se anche avremo motivo, nel prossimo futuro, per il bene del nostro paese, di escludere il tuo popolo da molti vantaggi che spettano di diritto a tutti gli altri cittadini, vogliamo per che ognuno possa vedere che non siamo ingiusti. Dove qualcuno ha ben meritato del re o della patria, noi non facciamo differenze. E cosi ti elevo al grado nobiliare! Mardocheo Stern, ti conferisco il diritto di chiamarti d'ora in poi: Stern diSternfeld! (Gli porge il diploma di nobilt. Mardocheo lo prende, si gira e guarda per un istante, muto e agitato, i presenti. Poi straccia il documento)
Re - Ma di Sternfeld, che vi piglia?
Mardocheo - Che mi piglia? Tutto ci che mi angustia e che grida cosi forte nel mio cuore. L! l! Ecco, o re, il tuo diploma nobiliare! (Sparge i brandelli dinanzi al re) Io mi presento al tuo cospetto, sire, ed elevo formale accusa! Nel paese da te governato ogni monello di strada osa chiamare, noi ebrei, parassiti, sfruttatori, scrocconi. Come? Noi, che per primi abbiamo portato al mondo le tavole della legge morale, saremmo degli scrocconi? Noi, che da sempre siamo stati spinti dai nostri aguzzini di terra in terra, che siamo stati deportati e poi richiamati appena c'era da fare un lavoro ch'era troppo sporco o troppo basso per tutti gli altri, salvo poi a esiliarci un'altra volta, appena finita la corve1. Noi, dissanguati e spremuti da tasse, capitazioni, taglie e riscatti ; cui hanno portato via montagne d'oro per il privilegio di esercitare un mestiere o per il diritto di risiedere in un qualche luogo di questa terra creata da Dio; noi, che siamo stati truffati e ricattati, spogliati e abbindolati; che, quante mai volte! per pura sete di danaro siamo stati venduti come schiavi da un popolo all'altro, da una provincia all'altra... noi, proprio noi dovremmo essere gli sfruttatori? Noi, che abbiamo donato agli altri popoli i nostri grandi uomini: inventori, pensatori e artisti, e che in cambio non abbiamo avuto che odio e disprezzo e negazione del loro valore, noi saremmo dunque i parassiti? Che ne direste, sire, se volessi sommare il debito di questo paese da generazioni e generazioni? Se mettessi in fila tutte le somme che gli ebrei vi hanno pagato, tutte le rapine che il mio popolo ha subito da millenni? Chi credete che sarebbe, di noi, il debitore, lo sfruttatore, il parassita?
Farsandata - Non c' dubbio: costui pazzo.
Mardocheo - Ma so bene che nessuno ci restituir mai ci che ci stato tolto. Continueremo a dover sopportare tutta l'amarezza e il peso dei perseguitati e degli oppressi. Ma gi durante la mia giovinezza, quando mi cacciavano ancora dalle fattorie aizzandomi contro i cani e a volte non avevo un pezzo di pane per calmare la fame, io pensavo spesso: Mardocheo, forse un giorno tu sarai il salvatore, il liberatore del tuo popolo ebreo, poich il Messia, a quanto pare, si ostina a non venire. Forse, pensavo gi allora, potrai divenire influente presso coloro che decidono la storia del mondo! E se non tu, almeno il tuo sangue, la tua discendenza, in cui non saranno pi riconoscibili i derisi segni della tua razza... Ma Chi l'avrebbe mai detto... chi l'avrebbe mai detto che mi sarei trovato dinanzi a te, o potente sovrano, e che come giusta ricompensa, ugualmente utile al tuo e al mio popolo, ti avrei chiesto di consegnarmi quei criminali che volevano unire la caduta del tuo regno a un inaudito e crudelissimo eccidio della mia gente? (La sala esplode in un grido di sdegno. Si sentono grida di collera e di sorpresa)
Arbona - (avanza e posa la mano sulla spalla di Mardocheo) Maest, sono pronto ad arrestare questo malfattore, che insidia la nostra pace interna.
Re - Indietro, Arbona! Risponder io a costui. Lasciateci soli. Avete sentito? Desidero parlare con quest'uomo da solo a solo! (A Ester) Tu puoi restare. (Via tutti, tranne il re, Ester e Mardocheo)
Re - (scende incontro a Mardocheo; in tono amichevole) Mio caro amico, alla tua accusa si pu rispondere ben poco e quel poco si pu ridurre a una sola frase: Hai ragione!
Mardocheo - Oh sacra maest, lo sapevo che c'era giustizia, in questo mondo!
Re - Ma per quel che riguarda la richiesta che m'hai fatto, la cosa grande e decisiva che pretendi da me: la consegna dei delinquenti... questo, mio buon amico, un fatto che si oppone nettamente alla vostra ragione e ai vostri diritti, perch presuppone il potere!
Mardocheo - Come? Siamo dunque condannati in eterno a subir castighi senza colpa?
Re - Tu non vuoi e non puoi capirmi! Nessuno, nemmeno io, pu darti il potere, visto che non lo possiedi. Stavolta il tuo popolo salvo per una singolare e casuale coincidenza tra la persecuzione ch'esso stava per subire e il pericolo corso dallo Stato. Mi vergogno quasi a dirtelo, pover'uomo... Ma sar proprio io, nel prossimo futuro, a far soffrire il tuo popolo, dato che ormai, bene o male, dobbiamo scaricare il malcontento generale addosso agli inermi. Cosi ... cosi va il mondo, questo mondo sempre uguale e immutato da millenni. (Per consolarlo) L'unica cosa che posso fare per te di proteggere la tua persona dalla persecuzione e dalle angherie...
Mardocheo - Oh Mardocheo, torciti per il dolore! Il mio popolo ebreo, dunque, sar sempre fuori legge! Dove cercare un senso, quando non c' una fine? Maledizione a ogni madre ebrea! Sia maledetto e infecondo il seno di ogni madre ebrea! Dobbiamo vietarci, d'ora in poi, di concludere matrimoni e generar figliuoli, perpetuando la nostra miseria e le strie sanguinose che ci solcano il dorso! Voglio liberarmi di tutto ci che ho acquistato e per cui mi sono affaticato e arrabattato come un cane! E perch mai, perch mai l'ho fatto? Non c' alcun senso in tutto ci... non vedo nulla, nulla, che mi prometta una fine... nulla... nulla... (Crolla a terra)
Ester - (ha finora ascoltato perfettamente immobile. Ora si alza e dice) Questa nostra condizione di reietti e di tollerati e le nostre incolpevoli sofferenze non finiranno mai, mai!, finch il nostro mondo si baser sullo sfruttamento, sull'avidit e sulla bassezza. Ma il giorno in cui cadr questo carcere costruito da pochi per imprigionarvi molti, si dissolver come un fumo tutto ci che alle vostre elucubrazioni, alla vostra cieca pedanteria sar parso un destino ineluttabile! Credo per che quell'ora benedetta sia ancora lontana... e io, povera e debole donna, non posso far nulla per affrettarla... Ma ormai, signore, non posso pi restare presso di te: in un tempo come questo il mio posto non nella tua reggia. E cosi ti abbandono e faccio ritorno da te, mio povero vecchio, per lenire il tuo dolore coi conforti della cultura, della bellezza e della musica. Attraverso il buio e la sofferenza ti camminer sempre al fianco. Vieni! (Solleva Mardocheo e lo porta fuori con infinita dolcezza)
FINE
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