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GLI EVASI

GLI EVASI

ATTO UNICO

di

Armando LOMBARDO

e-mail: armandus33@gmail.com

(www.ottimisti-teatro.it)

PERSONAGGI:

CICCIO:  1° ospite                     

GENNARO: 2° ospite                    

CLOTILDE: moglie di Callisto                  

CALLISTO: marito di Clotilde           

ORSOLA:  amica di Clotilde          

BETTINA:    "        "                 

BRIGIDA:    "        "            

AVVOCATO AURELIANO            

ADELE: moglie dell'avvocato    

AGATA: moglie di Ciccio      

ZITA: moglie di Gennaro       

AUGUSTA: avvocato di Agata e Zita 

                Soggiorno di una casa qualsiasi. Da una parte c'è un tavolo intorno al quale sono sedute 4 donne che stanno giocando a carte. Da un'altra parte del soggiorno c'è un mobiletto frigo-bar dal quale un uomo sta prendendo delle bottiglie per riempire 4 bicchieri già pronti su di un vassoio.

CLOTILDE: Lo hai già preparato il mio, caro?

CALLISTO: No, non ancora, cara. Ma lo faccio subito.

CLOTILDE: No. Aspetta. Anziché la menta portami, invece, un po' d'orzata.

CALLISTO: Va bene, cara, come preferisci. Nessun'altra delle signore vuole cambiare l'ordinazione?

TUTTE: No, grazie. A me sta bene il the freddo - il caffè - il karkadè.

CALLISTO: (tra sé) Ti pare che ce ne siano due uguali...!

CLOTILDE: ... e non farmela troppo diluita l'orzata, caro, come è il tuo solito. E non troppo fredda.

CALLISTO: Va bene, cara; te la doserò come vuoi tu, cara. (finisce di mescere e poi porta il tutto sul tavolo da gioco)  Ecco qua: le signore sono servite.

CLOTILDE: (infastidita) Ma no, caro! (Lui si blocca perplesso) Il vassoio, no!

CALLISTO: Come dici, cara?

CLOTILDE: (distrattamente, continuando a giocare a carte) Non vorrai mettere quel vassoio sul tavolo? spero! Non vedi che non c'è più spazio?! Sennò le fiches dove le mettiamo? Sei sempre il solito sbadato.

CALLISTO: (gettando uno sguardo sul tavolo) Ah, già! Sennò le fiches dove le mettete?

CLOTILDE: Appunto! Cerca di fare un po' più di attenzione, caro, quando fai le cose.

ORSOLA: Ma non ti sembra di essere un po' troppo severa con tuo marito, cara?

BETTINA: Poverino! E' tanto carino, lui, che ci porta anche da bere...

BRIGIDA: ...e tu, invece di ringraziarlo, lo rimproveri. Poverino!

CLOTILDE: Quando si fanno le cose, o si fanno per bene, o non si fanno.

BETTINA: Ma il signor Callisto è sempre tanto disponibile, poverino.

CALLISTO: (facendo il verso, quasi tra sé) Poverino! Già... poverino! (mette i bicchieri sul tavolo e poi si allontana portando con sé il vassoio che poi poggia da qualche parte) Se avete bisogno di altro, chiamatemi. Io sono di là a vedermi un po' di televisione.

ORSOLA: Ma non si annoia a guardare la televisione?

CALLISTO: Embè...

BETTINA: Perché non gioca con noi?

CALLISTO: Grazie, ma...

BRIGIDA: Venga a giocare con noi; si divertirà di più.

CALLISTO: Heeeh!

BETTINA: Suvvia, signor Callisto... non si faccia pregare...!

CALLISTO: Beh, se proprio insiste...

CLOTILDE: Non insistere, Bettina, se vuole andare a vedere la televisione...

BETTINA: Ma forse preferirebbe giocare con noi, se glielo permettessimo.

CLOTILDE: Forse. Ma temo che potrebbe sciuparci la partita: non è che sia proprio un campione, in questo gioco...!

CALLISTO: (rassegnato) Eheee...

ORSOLA: Lasciamolo almeno provare...

CLOTILDE: E a che serve? Vai, caro, vai a vederti la televisione.

CALLISTO: Certo, cara. E' proprio quello che volevo fare.

                 (improvviso rumore di vetri infranti. Hanno tutti un sobbalzo e si guardano reciprocamente con aria preoccupata)

CLOTILDE: Che cosa è stato?

ORSOLA: Il vostro gatto, forse...

CALLISTO: Noi non abbiamo gatti.

BETTINA: Il vostro cane, forse...

CLOTILDE: E nemmeno cani.

BRIGIDA: Il vostro pappagallo, forse...

CALLISTO: Già, il pappagallo...

CLOTILDE: Pappagallo sei tu! Come può un pappagallo fare tutto questo fracasso?

CALLISTO: Ma... non so... avrà imparato a fare l'imitazione di...

CLOTILDE: (spazientita) E non startene lì impalato! Vai a vedere che cosa è successo! (Lui esita) Su... forza... e vai! (lo spinge, lui esita)

ORSOLA: E se invece chiamassimo la polizia?

BETTINA: La polizia?

BRIGIDA: Si, certo: la polizia. Di questi tempi non si sa mai! Metti che c'è qualcuno che vuole violentarci!

BETTINA: Tutte e quattro?!

BRIGIDA: He! Tutte e quattro! perché? non è possibile? (si sistema i capelli e le vesti)

ORSOLA: Ma queste sono cose che succedono soltanto nei telefilm...

BRIGIDA: ...purtroppo!

ORSOLA: Come hai detto?

BRIGIDA: (riprendendosi) No, dico: purtroppo sono cose che succedono anche nella realtà.

BETTINA: Eh, sì; purtroppo succedono anche nella realtà...!

CLOTILDE: Allora? Callisto! Vuoi deciderti ad andare a vedere che cosa è successo di là?

CALLISTO: Sì, sì, certo... ci sto andando.

CLOTILDE: E che aspetti, allora?

CALLISTO: No, niente; stavo raccogliendo le idee.

BRIGIDA: Forse è meglio che il signor Callisto resti qui a proteggervi. Di là posso andare io, a vedere che cosa è successo...!

ORSOLA: Ma sei pazza?!

BETTINA: Non ti rendi conto che è molto pericoloso?

BRIGIDA: Pericoloso? Cosa pensate che possa succedermi?

BETTINA: Ma se si tratta veramente di un bruto, tu saresti la prima ad essere aggredita...

ORSOLA: E forse violentata!

BETTINA: Senza il forse.

BRIGIDA: (sistemandosi i capelli e specchiandosi da qualche parte) Voi dite?

CLOTILDE: Ma certo! Orsola e Bettina hanno perfettamente ragione. Se di là c'è un maniaco vorrà sfogare la sua brutalità sulla prima persona che gli capiterà davanti. Per questo è meglio che ci vada Callisto.

CALLISTO: Scusa: e perché proprio io?! Io non ci tengo affatto ad essere brutalizzato!

CLOTILDE: Ma tu sei un uomo!

CALLISTO: Uomo o non uomo, se quello vuole brutalizzare qualcuno... Anche io dico di chiamare la polizia.

CLOTILDE: Ma che? disturbi la polizia se non sappiamo neanche di che si tratta?! Prima vai a vedere. Vai!

BRIGIDA: Bruto o non bruto, io so come trattare gli uomini. Aspettate qui; vado io.

CLOTILDE: (decisa) No Brigida! Te lo proibisco nel modo più assoluto! Ci va mio marito. (rivolta al marito) Callisto, ti ordino di andare di là a vedere cosa è successo.

              (Callisto esita un po', e poi piano piano, a malincuore, si avvia verso una quinta, ed infine esce. Silenzio. Le quattro donne si stringono tra di loro e restano con l'orecchio teso. Silenzio. Dopo qualche minuto di assoluto silenzio rientra Callisto. Sembra calmo e sollevato)

CALLISTO: Potete stare tranquille: non ci sono bruti pervertiti, di là.

            (Le quattro donne tirano un sospiro di sollievo. Dietro a Callisto entrano due individui. Uno è armato di pistola che sta puntando alla schiena di Callisto. Le donne hanno un gesto di terrore e si ritraggono verso il lato opposto del soggiorno)

CALLISTO: Ci sono soltanto questi due signori. (poi, rivolto ai due) Prego, accomodatevi. Quella signora con la bocca spalancata è mia moglie; le altre sono sue amiche.

CICCIO: Molto piacere, signore. (poi, rientrando nel ruolo di duro) Poche chiacchiere! Mettetevi tutti seduti, altrimenti faccio una strage! (le donne obbediscono immediatamente)

CLOTILDE: Non ci fate del male, vi supplico!

CALLISTO: Stai tranquilla, cara. I signori non sono venuti per farci del male. Sono qui soltanto di passaggio...

CICCIO: Stia zitto, lei! Nessuno lo ha autorizzato ad aprire bocca! Si sieda e stia zitto, se non vuole che le apra una finestra panoramica in quel cranio vuoto (muove con fare minaccioso la mano con cui impugna la pistola)

CLOTILDE: Come si permette, lei, di parlare in questo modo a mio marito?!

CICCIO: E lei chiuda quella boccaccia, se non vuole che cominci proprio da lei.

BRIGIDA: Lasci stare la mia amica Clotilde! Io sono la sua migliore amica e non permetterò che le succeda qualcosa. Se vuole punire qualcuno, cominci pure da me! (si alza ed allarga le braccia come ad offrirsi)

CICCIO: (la osserva per qualche attimo) Credevo di averle già viste tutte....

GENNARO: Ciccio, ed ora che facciamo? Hai già un piano?

CICCIO: Ci sto pensando.

GENNARO: Io però ho fame. Un bel piatto di maccheroni con la pummarola...

CICCIO: Ma non pensi ad altro che a mangiare, tu? Da quando siamo scappati da ... da quando siamo usciti dall'albergo, non fai altro che parlare di mangiare...

ORSOLA: (sottovoce verso le altre tre) Sono scappati?! e da dove, sono scappati?

BETTINA: (anche lei sottovoce) Da dove vuoi che siano scappati? Ma dalla galera, è ovvio!

BRIGIDA: (come sopra) Ma allora sono...

CLOTILDE: Sono sicuramente due assassini. Gli si legge in faccia!

GENNARO: Ma non potevamo almeno scappare... "uscire" dopo la cena? Tanto un'ora prima o un'ora dopo che cambiava?

CICCIO: (spazientito) Lo sai benissimo che dopo cena non ci lasciano mai "uscire"...

GENNARO: Ah, già! Hai ragione. Non ci avevo pensato. Comunque adesso siamo fuori, e due spaghetti all'aglio e olio...

CICCIO: Ma vuoi stare un po' zitto e lasciarmi pensare?!

ORSOLA: Sentite: perché a noi tre non ci lasciate andare?

BRIGIDA: Pensa per te, tu!

ORSOLA: Questa casa non è mica nostra. Sono loro due i padroni di questa casa. Noi che c'entriamo?

BETTINA: Ma cara Orsola, non possiamo abbandonare Clotilde proprio in questo momento.

BRIGIDA: Bettina ha ragione. Non possiamo abbandonare Clotilde proprio ora... in balia di questi due bruti.

GENNARO: Hai sentito, Ciccio? Ci ha chiamato bruti.

CICCIO: Se non chiude il becco, quella cornacchia, la porti di là e sai cosa farle.

GENNARO: Io?

BRIGIDA: Voglio proprio vedere che cosa siete capaci di farmi! Sì, siete dei bruti; che più bruti non ne ho mai visti!

GENNARO: Ciccio, hai sentito? (un attimo di silenzio generale pieno di tensione)

BRIGIDA: E allora? Non fate niente? Sbruffoni!

GENNARO: Ciccio, hai sentito?

CICCIO: Ho sentito, ho sentito!

GENNARO: E non facciamo niente?

CICCIO: Ma lasciala stare! Non vedi che non ragiona più dalla paura?!

BRIGIDA: Siete anche dei vigliacchi!

GENNARO: Ciccio, hai sentito?

CICCIO: Ho sentito, ho sentito!

GENNARO: E non facciamo niente?

CICCIO: Ma che vuoi fare? Lo sai, no? che io sono un pacifista?!

CALLISTO: Il signore ha ragione, signora Brigida. Forse è meglio che lei se ne stia zitta e tranquilla. Io sono sicuro che parlandone, una soluzione si trova.

CLOTILDE: Se aspettiamo che sia tu a tirarci fuori da questa situazione...

ORSOLA: Ma che cosa pretendi, cara, da tuo marito?

BETTINA: Non può mica fare l'eroe e mettere, così, a repentaglio la vita di tutte noi?

CLOTILDE: Chi? L'eroe, mio marito?

CICCIO: (fissando Clotilde) Io credevo di averle viste tutte e che la mia fosse il massimo...

CLOTILDE: Avanti, Callisto, butta subito fuori di qui questi due individui!

GENNARO: Hai sentito, Ciccio? Ci ha chiamati individui.

CICCIO: Ho sentito, ho sentito.

CALLISTO: Ma cara, ragiona: non possiamo mandarli via così.

CLOTILDE: E perché no?!

CALLISTO: Ma i signori sono stanchi...

BRIGIDA: ...e affamati.

CALLISTO: Chissà da dove vengono, poverini, e quanta strada hanno fatto...

BRIGIDA: ... e hanno tanta fame...

ORSOLA: Non si può scacciare di casa chi ha tanta fame.

CLOTILDE: Voi pensate per voi. Questa è casa mia e io faccio come mi pare. Callisto: falli uscire immediatamente!

CICCIO: Callisto, si fa sempre trattare così?

BETTINA: Poverino! Lui è sempre così gentile e buono...!

CICCIO: Le piace, eh?

BETTINA: (confusa) A chi? a me? Ma che dice, signore?

CICCIO: Dico se le piace. Lo guarda in un modo così languido...

CLOTILDE: Ma, dico: come si permette, lei?!

CICCIO: (le dà una spinta e la fa sedere) Si decide o no a chiudere quella boccaccia?!

CLOTILDE: Ma... ma... ma come si permette?! Callisto!

CALLISTO: (che sta guardando languidamente Bettina, ricambiato) Sì, cara...

BRIGIDA: Se me lo permettete vado di là a preparare qualcosa da mangiare.

GENNARO: Ciccio, tu che ne dici? A me sembra una buona idea.

CICCIO: Devo pensarci...

BRIGIDA: Ma cosa vuole starci a pensare? Voi avete fame, no? E allora? Io posso prepararvi una buona cenetta; anche se arrangiata.

CLOTILDE:  (sarcastica) Fai pure come se fossi a casa tua, cara.

GENNARO: Io dico che è un'ottima idea. Ciccio, ce la mandiamo?

CICCIO: E va bene. Tu però l'accompagni e la tieni d'occhio. Chiaro?!

GENNARO: (contento della decisione del suo compagno) Chiaro!

BRIGIDA: Per di qua. (i due escono)

CALLISTO: Senta, ma voi che cosa volete, esattamente, da noi?

CICCIO: Niente in particolare. Ci sono delle persone che ci cercano e allora dobbiamo starcene ritirati per qualche tempo.

ORSOLA: Ma a noi non ci farete mica del male, vero?

CICCIO: Se ve ne state fermi e buoni, no.

BETTINA: Ma noi non abbiamo nessuna intenzione di fare niente che non sia di vostro gradimento.

CICCIO: Prima di tutto guai a chi cerca di squagliarsela!

BETTINA: (stringendosi a Callisto) Io non ci penso nemmeno.

CLOTILDE: Voi siete dei mascalzoni! Piombare qui, così... rovinarci la nostra partitina a...

CICCIO: (rivolto a Callisto) Ma non si azzitta mai, quella strega?

CLOTILDE: (infuriata) Strega a me?! Callisto!

CALLISTO: (calmo) Sì, cara...

CLOTILDE: Se io sono una strega, lei è un orco!

ORSOLA: Senti, cara, perché ormai non provi anche tu ad accettare la situazione? Loro sono armati e...

CLOTILDE: Cosa?! Accettare la situazione?! Accettare di farmi violentare a casa mia da questi zotici? Mai!

ORSOLA: Ma finora nessuno ci ha torto un capello...

CLOTILDE: Aspetta. Aspetta e vedrai cosa sanno fare questi avanzi di galera!

CICCIO: (rivolto a Callisto) Dove tenete il telefono?

CALLISTO: (indicando fuori scena) Là, su quel mobiletto all'ingresso.

CICCIO: Io devo fare una telefonata. Ma mi raccomando che nessuno fiati e che nessuno si muova! (poi, rivolto a Callisto) Lei, venga qui. (Callisto si porta l'indice sul petto per chiedere conferma). Sì, lei. Tenga, prenda questa (gli dà la pistola) e tenga d'occhi quell'invasata. (esce)

CLOTILDE: Bravo Callisto! Non ti credevo così furbo! Hai veramente saputo giocare d'astuzia a farti credere un imbranato. Ora possiamo liberarci di quei due...

CALLISTO: (duro e deciso) Stai ferma dove sei! e chiudi quella maledetta boccaccia!

CLOTILDE: Ma... Callisto...!

CALLISTO: Sta' zitta, t'ho detto!

CLOTILDE: Ma... Callistuccio...!

ORSOLA: Forse è meglio che tu te ne stia calma e tranquilla, cara.

CALLISTO: Orsola ha ragione. Non costringermi a legarti alla sedia.

CLOTILDE: (tornando a sedersi) Callisto... che ti sta succedendo...?

CALLISTO: Chiudi il becco, se non vuoi assaggiare uno di questi confetti.

CLOTILDE: Callisto... (sviene)

                  (Rientra Ciccio)

CICCIO: Non è che mi avete combinato qualche brutto scherzo, vero?

CALLISTO: La situazione è completamente sotto controllo, capo.

CICCIO: (ancora non completamente convinto) Bravo. Vedo che comincia a capire che è meglio non crearmi noie.

CALLISTO: Stia tranquillo, capo. Di noi si puoi fidare.

CICCIO: Ho telefonato ad un amico. Tra poco verranno a prenderci; così voi potrete riprendere la vostra partitina.

          (improvviso trambusto dalla parte della cucina)

CICCIO: Che cosa sta succedendo, di là? (gli altri si stringono nelle spalle) Se quella vostra amica sta cercando di fregarci, vi faccio fuori tutti; ad uno ad uno.

BETTINA: Ma io non credo che...

CICCIO: Stia zitta, lei! (sta un attimo con l'orecchio teso. Lieve trambusto) Gennari' mi senti? (attimo di attesa) Gennaro mi senti? (attimo d'attesa) (urlando) Genna', mi senti?

GENNARO: (con voce impastata) Sì, Ciccio, ti sento.

CICCIO: Che è successo, Genna'?

GENNARO: (come sopra) Niente, Ciccio. Non è successo niente.

CICCIO: Genna', e quel fracasso...?

GENNARO: Niente, Ciccio; ci è caduto un tegame.

CICCIO: Gennari', sei sicuro che è tutto a posto?

GENNARO: E' tutto a posto... è tutto a posto.

CICCIO: (ancora diffidente) E perché non venite qui?

               (qualche attimo di silenzio; poi appare prima Gennaro e poi Brigida. Gennaro ha il volto congestionato e segni di rossetto sulle guance, e Brigida si rassetta frettolosamente capelli e vesti)

GENNARO: Eccoci qua, Ciccio. Come vedi è tutto a posto.

BRIGIDA: Abbiamo preparato qualcosa per cena.

CICCIO: E dov'è, questa cena?

                (Gennaro e Brigida si guardano confusi e smarriti)

GENNARO: Già, dov'è la cena? Non la stavi portando tu?

BRIGIDA: Io no, Gennar... io no, signore. Pensavo che la portasse lei...

CICCIO: Insomma, si può sapere dov'è 'sta cena?

BRIGIDA: Vado subito a prenderla (esce e rientra con un vassoio con qualcosa sopra) Ecco la cena. (guarda Gennaro con aria languida. Viene ricambiata. Mette il vassoio sul tavolo da gioco)

                          (suonano alla porta)

CICCIO: (preoccupato) E ora chi è? Aspettate qualcuno?

CALLISTO: Noi, no. Forse sarà il suo amico.

CICCIO: Neanche se avesse volato... Questa non ci voleva! Ora sono costretto a farvi fuori tutti

CALLISTO: Aspetti, aspetti... Non precipitiamo le cose. Cerchiamo di ragionare con calma...

CICCIO: E che suggerisce di fare?

CALLISTO: Di andare a vedere chi è.

CICCIO: Sì, bravo! così lei gli chiede aiuto e quello porta qui la polizia...!

                        (continuano a suonare alla porta)

CALLISTO: Non ci penso nemmeno! Tanto voi state per andarvene, no? E allora, perché dovrei fare la spia? E poi avete loro, come ostaggi...

CICCIO: (dopo avere riflettuto un attimo) E va bene; vada a vedere chi è. Ma attento a quello che fa: gliele faccio fuori tutte, queste! meno sua moglie.

             (Callisto esce di scena. Si sente parlottare. Poi Callisto rientra precedendo un uomo ed una donna. Ciccio si mette subito in guardia)

CALLISTO: Nessuna paura (lo rassicura) Questi sono nostri amici, ed è una vera fortuna che siano venuti.

CICCIO: Presto! A sedere, là, insieme agli altri.

CALLISTO: Ma, capo, le dico che sono dei veri amici di cui possiamo fidarci ciecamente. E poi lui può esservi molto utile: è un avvocato.

GENNARO: Hai sentito, Ciccio? lui è un avvocato.

CICCIO: E che ce ne dobbiamo fare, noi, di un avvocato?

AVVOCATO: Il mio amico Callisto mi ha già anticipato qualcosa. Se mi dite chiaramente come stanno le cose, io penso di potervi essere d'aiuto.

ADELE: Mio marito ha molta esperienza di queste cose. E' riuscito ad aiutare perfino Ettore il mancino.

CICCIO: E chi mi dice che posso fidarmi?

ORSOLA: Ma glielo garantiamo noi. Conosciamo tutti l'avvocato Aureliano.

BETTINA: Io lo conosco benissimo sia lui che sua moglie: abitano proprio vicino a me.

AVVOCATO: Allora: vediamo di chiarire alcuni punti fermi. Cominciamo dall'inizio.

ADELE: Ab ovo.

GENNARO: (a Ciccio) Ma che ha detto? (Ciccio si chiude nelle spalle)

AVVOCATO: Mia moglie insegna latino alle scuole serali... Dunque: quanto dovevate fare, ancora, di là da dove venite?

GENNARO: Se non ci interviene il Padreterno, tutta la vita.

ADELE: (sbalordita) Tutta la vita!? Dî meliora piis.

AVVOCATO: Allora dovete averla combinata proprio grossa...!

CICCIO: Eh, sì. Uno di quegli sbagli che si pagano, poi, per tutta la vita.

ADELE: Spero, almeno, che vi siate pentiti - onestamente pentiti - di quello che avete fatto. Discite justitiam moniti... (viene interrotta)

GENNARO: Non può immaginarsi come ce ne siamo pentiti, cara signora.

AVVOCATO: Beh, questo è già un elemento a vostro favore...

CLOTILDE: (ironica) Che cosa vuole dire, avvocato, che basta pentirsi per cancellare ogni misfatto?

AVVOCATO: No, non dico questo... ma certe volte il pentimento è come una catarsi...

GENNARO: Ciccio, che vuol dire, l'avvocato?

CICCIO: Lascialo parlare; sta dicendo delle cose molto giuste.

GENNARO: Sì, ma noi come la mettiamo con...

AVVOCATO: Voi non avete nulla da temere. Io vi garantisco che vi tirerò fuori da questa situazione.

GENNARO: Sì, ma con le nostre mogli, come la mettiamo?

ADELE: Poverini! Si preoccupano per le loro mogli! Non fanno tenerezza? Omnia vincit amor.

ORSOLA: A volte si possono trovare elevati sentimenti anche nei più squallidi assassini. Con tutto quello che devono avere passato, si preoccupano delle loro mogli.

BRIGIDA: (delusa e irritata) Ma come, Gennaro? sei sposato?!

GENNARO: (mortificato) Beh, sì. Lo sono.

BRIGIDA: Anche tu farabutto come tutti gli altri!

GENNARO: Ma... Pucci...

BRIGIDA: Ma che Pucci e Pucci! Prima mi circuisci e mi seduci e poi vengo a sapere che sei sposato!

GENNARO: Ma Pucci... veramente sei stata tu, di là, a circuirmi... Io non volevo.

BRIGIDA: Ah, tu non volevi?! E che cosa hai fatto quando ti ho incastrato tra il lavandino e la lavastoviglie? Non te li sei presi i miei baci?

GENNARO: Mah, veramente...

BRIGIDA: E quando ti ho steso sul tavolo, non ti sei lasciato strofinare tutto?

GENNARO: Mah, veramente...

BRIGIDA: E quando ti ho inchiodato sotto al tavolo con le mani e i piedi legati non ti sei lasciato spogliare?

GENNARO: Mah, veramente...

BRIGIDA: E quando ti sono saltata sopra donandoti tutta me stessa, non hai forse abusato di me?

CLOTILDE: Ma che oscena schifezza è questa?! Brigida! Fare queste immonde faccende qui, in casa mia! Vergognati! Tu non sei più amica mia.

AVVOCATO: Calma! Calma! Non possiamo perdere tempo con queste frivolezze...

ORSOLA: (rivolta a Brigida) Ma non eravate andati di là per preparare la cena?

BETTINA: Già! Cena per noi e dopocena per lei. Furbetta!

ADELE: Ha ragione mio marito: non divaghiamo. Abbiamo un grosso problema da risolvere. Hoc opus, hic labor.                

GENNARO: (rivolto a Ciccio) Ma che va dicendo, quella là? (Ciccio lo ignora)

AVVOCATO: Allora... ricapitoliamo: in quali altri posti siete andati dopo essere... scappati?

GENNARO: Questo è il nostro primo ed unico rifugio. Siamo venuti subito qui; e dobbiamo ancora mangiare...

ORSOLA: Oh, poverini! E' vero: non hanno ancora mangiato!

CLOTILDE: (sarcastica) Ma certo! Diamogli pure da mangiare e da bere! Non c'è della cicuta?

CICCIO: (rivolto a Callisto) Ma è sempre così acida? deve essere proprio duro essere suo marito.

CLOTILDE: Se lei fosse mio marito, una mattina o l'altra le preparerei del caffè avvelenato.

CICCIO: E io, cara signora, se le fosse mia moglie lo berrei d'un sorso: oooh, che liberazione!

ADELE: Nulli nocendum...

AVVOCATO: (interrompendola) Sì, cara, hai ragione. Ma ora è bene ritornare al loro problema.

GENNARO: Ma quando si mangia...?

AVVOCATO: Dunque... voi non avete pensato di andare alla polizia...?

CICCIO: Sì, ci abbiamo anche pensato. Però non avevamo le prove...

AVVOCATO: Le prove? Quali prove?

                  (suonano freneticamente alla porta d'ingresso)

CALLISTO: E adesso chi può essere?

CICCIO: Forse è il mio amico.

                  (continuano a suonare)

CALLISTO: Ah, già, è vero. Non ci pensavo più che lei sta aspettando quel suo amico. (suonano ancora) Però, come è impaziente! (rivolto verso l'ingresso a voce alta) Vengo, vengo. (esce).

          (rumore di porta che viene aperta e voci femminili molto concitate)

CALLISTO: (entrando di spalle cerca di trattenere al di fuori tre donne che urlano molto agitate) State calme! Ma almeno ditemi chi siete e che volete!

AGATA: (quasi urlando) Dove sono?! Diteci dove sono!

ZITA: (come sopra) Voglio vederli! Voglio vederli!

AVVOCATO: Ma che diavolo sta succedendo? Chi sono queste invasate?

              (Callisto riesce ancora a trattenerle fuori delle quinte. Allungare detta scena quanto basta)

CICCIO: Ma... queste voci... Gennari', le senti queste voci?

GENNARO: Eccome non le sento! Oddio come avranno fatto a trovarci?!

CICCIO: Vieni: nascondiamoci da qualche parte. (cercano inutilmente di nascondersi tra lo stupore degli altri presenti)

AVVOCATO: Ma che fate? Cosa sta succedendo?

     (le persone al di fuori delle quinte stanno per avere il sopravvento nei confronti di Callisto che sente di non farcela più a trattenerle)

CALLISTO: Aaahoooh! (spara un colpo di pistola in aria) Adesso basta! (immobilità assoluta generale) E che cos'è tutta questa cagnara?! Qui! A casa mia! (si guarda intorno minaccioso mettendo bene in evidenza la pistola) Allora! Che nessuno fiati se non interrogato; altrimenti faccio una strage!

AVVOCATO: (timoroso) Ma... Callisto...

CALLISTO: Silenzio, ho detto! Non tollero disobbedienze!

BETTINA: (sottovoce, estasiata) Che carattere! Che uomo!

CLOTILDE: (anche lei ammirata) Callisto! Non ti ho mai visto così... così... così duro.

CALLISTO: D'ora in poi mi vedrai sempre, così. (si guarda attorno) Capo, dove siete? (nessuno risponde) Capo...!

CICCIO: (uscendo cautamente da sotto il tavolo) Dice a me, signor Callisto?

AGATA e ZITA: Eccolo! Era là sotto quel vigliacco! (fanno per lanciarsi verso Ciccio)

CALLISTO: (intervenendo tempestivamente ed energicamente) Altolà! Ho detto tutti fermi! (si immobilizzano tutti. Poi, rivolto a Ciccio) Capo, ma lei le conosce quelle tre invasate? (Ciccio fa cenno di no con il capo)

AGATA e ZITA: Mascalzone! Come fai a dire che non ci conosci?

CALLISTO: Zitte, voi! (rivolto a Gennaro) E lei le conosce? (come sopra) Ma loro sembrano conoscervi tutti e due. Si può sapere che cosa sta succedendo?

AUGUSTA: Se mi permette di parlare, glielo spiego io cosa sta succedendo.

CALLISTO: E lei chi è?

AUGUSTA: Mi chiamo Augusta Tomi e sono un avvocato; il loro avvocato (indica le due donne)

CALLISTO: Molto piacere; Callisto Rocchetti padrone di casa: almeno, fino a un'ora fa. E che cosa volete, lei e le sue clienti, da noi?

AUGUSTA: Le mie clienti vogliono che i loro mariti tornino a casa.

AVVOCATO: Mi permetta, esimia collega...

AUGUSTA: E lei chi è?

AVVOCATO: Aureliano Schioppi, avvocato - come lei - per servirla.

AUGUSTA: E lei chi rappresenta?

AVVOCATO: (guardandosi attorno smarrito) Già... è vero... ma io chi rappresento? (poi, rivolto ad Augusta) Mi perdoni, ancora non lo so... ancora non ho ben chiara la situazione. (poi, rivolto piagnoso a Callisto) Ma io, che ci sto a fare, qui? Ma come ci sono capitato?!

CALLISTO: (molto calmo) Rilassati, Aureliano. Non ricordi? Stavamo cercando una soluzione per i due evasi dal carcere...

AGATA - ZITA - CICCIO - GENNARO - AUGUSTA: (sbalorditi) Evasi dal carcere? Chi???

CALLISTO: (ovvio) Ma loro due: il signor Ciccio e il signor Gennaro.

GENNARO: Noi, evasi dal carcere? Hai sentito Ciccio?

CICCIO: Ho sentito, ho sentito.

GENNARO: (rivolto a Callisto) Ma noi non siamo evasi da nessun carcere!

CALLISTO: Come, non siete evasi dal carcere?! Ma se siete penetrati furtivamente in questa casa, ci avete minacciati con questa pistola...

ORSOLA: ...ci avete rovinato la nostra partitina...

AVVOCATO: ...ci avete detto che siete stati condannati a vita...

CALLISTO: ...e questa pistola, allora?

GENNARO: Ma quella è un giocattolo! E' la pistola di mio figlio.

CALLISTO: Un giocattolo? (esamina la pistola e poi la butta in un angolo) Capo, ma allora ci ha detto un sacco di frottole...? Ed io che lo credevo un vero duro, alla Humphry Bogart, quando l'ho visto entrare qui, con la pistola in pugno... ed io che lo avevo considerato un vero capo...!

CICCIO: Ma che capo e capo! Noi non siamo evasi da nessun carcere e tanto meno condannati all'ergastolo. Noi siamo scappati da casa! Siamo scappati da quelle due là, perché non ne potevamo proprio più.

AVVOCATO: Interessante... interessante...

AUGUSTA: Ma che cosa ci trova, lei, di interessante in tutto questo casino?!

AVVOCATO: Collega, non mi sembra molto professionale il suo linguaggio...

AUGUSTA: Professionale o non professionale, questo resta sempre un gran casino!

ORSOLA: Ma allora noi non siamo più degli ostaggi in mano a due galeotti?

GENNARO: Ma quando mai...!

AGATA: Ma quali galeotti! Quelli sono dei mascalzoni! Avanzi di galera!

ZITA: Sono dei farabutti ingrati! Dopo tutto quello che abbiamo fatto per loro...!

AUGUSTA: (cerca di ammansire le due donne) Per favore: non peggioriamo la situazione. Ora lasciate che me ne occupi io.

ORSOLA: Ma noi, allora (alludendo a lei a Bettina ed a Brigida), a questo punto, se non siamo più ostaggi, possiamo andarcene...?!

CALLISTO: Ma certo che potete andare. Mi dispiace moltissimo per quello che è successo...

ORSOLA: Tanto la partitina possiamo riprenderla domani, no?

BRIGIDA: (sarcastica) Ma certo, cara, la partitina la riprenderemo domani.

ORSOLA: Beh, allora, arrivederci a tutti.

BRIGIDA: (lanciando un'occhiata di fuoco a Gennaro) Arrivederci a tutti.

BETTINA: (lanciando un'occhiada languida a Callisto) Arrivederci a tutti.

TUTTI: Arrivederci. (le tre amiche escono)

              (un attimo di silenzio mentre i rimasti si guardano reciprocamente in modo interrogativo)

AUGUSTA: Bene! A questo punto possiamo tornarcene a casa anche noi. Io a casa mia, e voi (indirizzata a Ciccio e a Gennaro) a casa vostra con le vostre mogli.

GENNARO: (rivolto ad Aureliano) Lei che è avvocato...: dobbiamo veramente tornare a casa con... con quelle là?

AVVOCATO: Se quelle gentili signore sono le vostre legittime consorti, temo proprio di sì.

AUGUSTA: Ma certo che sono le loro legittime consorti. Con tanto di certificato matrimoniale (sbandiera due fogli che ha estratto dalla sua borsetta).

AVVOCATO: Ed allora temo che dovrete proprio tornare da loro.

GENNARO: Ma lei, avvocato, deve fare qualcosa, per noi. Sua moglie ha detto che lei è molto bravo a risolvere questi casi...

CICCIO: Ha detto anche che lei è riuscito ad aiutare perfino Ettore il mancino...

ADELE: E' vero! L'ha fatto!

GENNARO: E adesso, perché non aiuta anche noi?

AVVOCATO: Perché il vostro caso è diverso.

CICCIO: E per Ettore il mancino, che cosa era riuscito a fare?

ADELE: Gli ha insegnato a scrivere con la destra.

GENNARO: Senta, avvocato, cerchi di trovarci una soluzione. Ma non c'è, che so? la possibilità di un patteggiamento... di uno sconto della pena...?

AUGUSTA: (con sufficienza ed ironia) Ma di quale pena sta parlando?

GENNARO: Il vincolo a vita.

ZITA: Spiritoso! Torna a casa e ti faccio vedere io il...

AUGUSTA: Calma. Non lasciamoci trascinare...

CICCIO: Ma come avete fatto a trovarci?

AGATA: Il tuo amico Vito. Quello al quale tu hai telefonato per farti prestare la sua macchina...

CICCIO: Vito...! Quello spione...!

AGATA: Hai fatto un grosso sbaglio a rivolgerti proprio a lui. Dovevi saperlo che è più disposto a prestare la moglie che la sua macchina. E così...

GENNARO: E così ci ha venduto per una scassatissima “Tipo”! (poi, rivolto a Ciccio) Ma perché non ti sei rivolto a Simeone? lui almeno ha una Mercedes...

CALLISTO: Ma mi spiega, capo, perché siete scappati di casa?

CICCIO: E proprio lei me lo chiede?

CALLISTO: Che vuol dire?

CICCIO: Lei dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro cosa significa vivere con un'arpia in casa.

CLOTILDE: Ma come si permette, lei?

AGATA: Brutto scemo, e chi sarebbe la tua arpia?

ZITA: Ma guarda che razza di ingrato! Dopo tutto quello che fai per lui...

GENNARO: Ma di che ti impicci, tu, nei fatti loro?!

ZITA: Tu sta' zitto e non ti azzardare a parlare con me se non ti autorizzo io!

GENNARO: Avete sentito? No, dico: avete sentito? Ma come può sopravvivere un povero cristiano accanto ad una donna come quella? E pensare che ero tanto felice, subito dopo sposato: quando rientravo dal lavoro il mio cane mi correva incontro abbaiando festosamente e mia moglie mi portava le pantofole. Adesso, dopo tanti anni di matrimonio non ne posso proprio più. E' tutto cambiato: quando rientro a casa il cane mi porta le pantofole e mia moglie mi salta addosso ringhiando.

ZITA: Davvero carino, lui! Così io ringhio?

GENNARO: E mordi.

AVVOCATO: Mordere il proprio marito...! Ma è disumano!

AUGUSTA: Obiezione!

AVVOCATO: Ma che c'entra "obiezione"?!

AUGUSTA: Lei, caro avvocato, non può esprimere giudizi che sono soltanto delle pure e semplici opinioni personali; e per di più gratuite.

AVVOCATO: Perché? vorrebbe dire che mordere il proprio marito è una cosa normale?

AUGUSTA: Non solo normale, ma può addirittura essere un segno di grande affetto.

AVVOCATO: Questa, poi!

AUGUSTA: Deve sapere, caro avvocato, che c'è morso e morso.

AVVOCATO: Ma che sta dicendo...?

AUGUSTA: Vede, se un cane muove la coda, vuol dire che fa le feste: è, insomma, un modo di dimostrare la sua gioia, il suo affetto. Ma se morde, morde o per paura, o per difendersi o per aggredire, e quindi per fare del male all'avversario.

AVVOCATO: Ma che c'entrano, ora, i cani...?!

AUGUSTA: Ma prendiamo, invece, i gatti...

AVVOCATO: Ora non bastano più i cani. Ci vogliono anche i gatti.

AUGUSTA: Prendiamo i gatti: loro se muovono la coda non lo fanno per affetto, ma perché c'è qualcosa che li disturba, che li infastidisce. Quando, invece, il gatto vuole dimostrare la sua gioia o il suo affetto, morde.

AVVOCATO: Questa è proprio bella! E cosa vorrebbe dimostrare, gentile collega, con questa lezione di etologia?

AUGUSTA: Ma è ovvio, no?

AVVOCATO: Sarà ovvio, ma io ho capito ben poco. Per esempio: che c'entra una moglie che morde il marito, con i cani e con i gatti?

AUGUSTA: Ma perché i cani e i gatti ci insegnano che...

AVVOCATO: ...e la moglie? sarebbe il cane o il gatto?

AUGUSTA: Ma il gatto, naturalmente!

GENNARO: Quindi se mia moglie mi morde, lo fa perché mi vuole bene?

ZITA: Ma certo, Gennari'! Come puoi dubitarne?

GENNARO: Quindi, più mi hai riempito di morsi e più voleva dirmi che mi ami?!

ZITA: Ma certo, Gennari'! Come puoi dubitarne?

GENNARO: Allora tu non hai mai smesso di amarmi?

ZITA: Ma quando mai, Gennari'.

GENNARO: Ed io, invece, cretino, che non ti ho capita! Zituccia mia, potrai mai perdonarmi? (le corre incontro. Si abbracciano. Gli altri sembrano commossi)

AGATA: (Tra il burbero e l'affettuoso) E tu, brutto ingrato, non dici niente?

CICCIO: Io? e che devo dire, io? Tu non mi vuoi mica bene come Zita con lui. Tu quando mai hai avuto il pensiero di prendermi a morsi?

AGATA: Ma tu non me ne davi neppure il tempo...! Bastava che ti toccassi con la scopa o con l'ombrello che tu subito ti lamentavi...! Come potevo arrivare a morderti, io?!

CICCIO: Sì, però, quando eravamo a letto, anziché girarti dall'altra parte, un morso, uno - dico - potevi pure darmelo.

AGATA: Però, all'inizio, qualche morso te l'ho dato. Ti ricordi?

CICCIO: Eh, all'inizio! Quando ancora ci volevamo bene!

AGATA: All'inizio è stato bello, eh, Cicci'! Ti ricordi quando mi hai fatto la dichiarazione? E' stato così bello che restai in silenzio per più di un'ora.

CICCIO: Altro che! quella fu l'ora più bella della mia vita.

AGATA: Poi, però, tu sei cambiato! (rivolta agli altri) Quando abbiamo fatto i 20 anni di matrimonio io ci avrei tenuto tanto a rifare una seconda luna di miele. Sarebbe stato così romantico!

CICCIO: Ma che c'entrava una seconda luna di miele? ma perché? nella prima c'era forse qualcosa che non andava?

AGATA: Sei sempre stato un bruto incomprensivo.

CICCIO: E tu, allora? Non mi hai mai voluto accontentare in quelle cose che mi piacciono. Non mi hai mai fatto i maccheroni alla "apriti e chiuditi"

AGATA: Ti fanno ingrassare, lo sai.

CICCIO: E poi... e poi... Per esempio: (rivolto agli altri) non mi ha mai permesso di andare a vedere una corsa di cani.

AGATA: Ma me lo avevi detto tu stesso che non ti piaceva vedere correre i cani...!

CICCIO: Sì, è vero. Però ho sempre avuto la curiosità di vedere come sono grandi i fantini.

AGATA: Oh quanto mi dispiace, Ciccio, di non averti mandato a vedere le corse dei cani!

CICCIO: E a me dispiace di non averti fatto la replica della luna di miele.

       (si corrono incontro e si abbracciano. Gli altri sembrano commossi)

AUGUSTA: Allora si è tutto chiarito, finalmente!

ADELE: Quanto sono carini! Fanno tanta tenerezza! Nunc est bibendum...

AVVOCATO: Sì, sì, tesoro; ma almeno per una volta lasciamo stare il latino.

ADELE: Ma perché, che cosa hai con il mio latino?

AVVOCATO: E' che anche il tuo latino a lungo andare rompe...

ADELE: Sei un ignorante ed uno screanzato! Sono belli e interessanti i tuoi codici! e poi, almeno, ne bastasse uno! No: il codice civile, quello penale, quello di...

AVVOCATO: Perché? che cosa hai da dire della mia professione, tu, con le tue scuole serali?

ZITA: Che ne dici, Gennari', vogliamo togliere il disturbo?

GENNARO: Certo, amore. Salutiamo tutti e torniamocene a casa.

AGATA: (rivolta ai due loro mariti) E non dimenticate di chiedere scusa e di ringraziare i padroni di casa.

               (saluti reciproci, ringraziamenti e convenevoli vari quanto basta. Poi i quattro (più l’avvocato) escono salutando commossi e venendo risalutati)

AVVOCATO: Beati loro che in fondo in fondo hanno delle mogli tenere e comprensive...

ADELE: Che vuoi dire, che tu non l'hai, la moglie comprensiva?

AVVOCATO: E chi sarebbe la moglie tenera e comprensiva? tu?

ADELE: Certo! Più di quanto tu riesca ad esserlo con me.

AVVOCATO: Perché? di cosa ti lamenti? Io ti ho sempre compresa e rispettata...

ADELE: Rispettata, appunto! Anche troppo! Lui (rivolta agli altri due), l'avvocato sempre ligio alle leggi e ai regolamenti...! Ma fallo, qualche strappo alle regole qualche volta! E deroga... e infrangi... e trasgredisci una volta tanto! E varia, inventa, assali, vìola, brutalizza!

AVVOCATO: Ma... Adele... non ti riconosco più...!

ADELE: Tu non mi hai mai conosciuta! Come puoi pretendere di riconoscermi? Mi hai dormito accanto per tanti anni, e non hai mai capito che sogni faccio io mentre tu russi.

AVVOCATO: Io russo?

ADELE: Non solo russi, ma parli nel sonno; e così mi rovini anche quello che cerco di prendermi coi sogni. Sei un ladro! Un inetto e un ladro!

AVVOCATO: Io sarei un ladro perché parlo nel sonno?!

ADELE: Sì, perché mi rubi i sogni e non mi permetti neanche di sognarle, certe cose. Quindi sei un ladro guastafeste.

AVVOCATO: Ladra sarai tu, che adoperi di nascosto la mia dentiera buona, quella che mi serve per l'agnello a scottadito.

ADELE: Io sarei una ladra perché adopero qualche volta la tua dentiera buona? E tu, allora? che mi rubi la tintura pei capelli? Guardati là! Da quando non riesci più a rubarmela perché la nascondo nel barattolo del the, come sei invecchiato!

AVVOCATO: Io... io... io non voglio più stare a sentirti. Piuttosto che farmi offendere da te, me ne vado! (esce senza salutare nessuno)

ADELE: (Dopo un attimo di smarrimento) Hei, aspettami! Non vorrai mica lasciarmi a piedi?! (esce, anche lei senza salutare)

               (attimo di pausa mentre Callisto e Clotilde fissano in silenzio la porta da dove sono usciti i due)

CALLISTO: Non mi sembra vero; finalmente un po' di pace!

CLOTILDE: (guardando estasiata il marito) Ma lo sai che non ti ho mai visto sotto questa luce?

CALLISTO: (guardando in alto verso la lampada) Perché? che cos'ha questa luce?

CLOTILDE: Ma no, stupidotto! non intendo questa, di luce. E' che non ti ho mai immaginato così... deciso, così... determinato, così... saldo e risoluto, così... forte e duro! Sei proprio come ho sempre sognato il mio uomo ideale!

CALLISTO: (con atteggiamento da bulletto) Oh, beh... sai... è che finora non c'è mai stata l'occasione di...

CLOTILDE: Ma questa volta sei stato fortissimo!  Mi sei molto piaciuto per come hai saputo prendere in mano la situazione! Per come hai saputo tenerla sempre sotto controllo. Tu hai saputo dare a tutti noi calma e sicurezza.

CALLISTO: (come sopra) Beh, sai... io veramente...

CLOTILDE: Ti sei dimostrato l'uomo che ho sempre sognato e desiderato: L'uomo forte e deciso che sa prendere posizione e sa comandare e sa farsi obbedire!

CALLISTO: (come sopra) Oh, beh... sai...

CLOTILDE: Sì, ma adesso vai a prendermi un po' di acqua fresca! (prende il mazzo di carte e inizia un “solitario”) Ho la bocca talmente asciutta, con tutte queste emozioni... Beh?! E allora? che stai aspettando?

CALLISTO: Beh... ecco... io, veramente...

CLOTILDE: E muoviti, su! Ma come si fa ad essere così rammolliti?! Su, vai!

CALLISTO: Sì, certo, cara; vado subito. (si alza e si incammina verso l'ingresso)

CLOTILDE: E vedi che l'acqua sia fresca! (Callisto si blocca, si gira indietro guardando verso la moglie, e realizza!)

CALLISTO: Sì, certo cara. (si avvia con fare circospetto verso la piantana posta vicino all'ingresso, afferra il suo soprabito e se lo infila. Si mette il cappello calcandolo in modo da nascondersi il viso)

CLOTILDE: Ma, mi raccomando, non troppo fredda! Lo sai che con la mia gastrite...

CALLISTO: (cerca la pistola, l'afferra, la rimira con un sogghigno significativo) Sì, certo cara; non troppo fredda, cara. (si avvia lento e furtivo verso la porta ed esce, mentre la moglie continua imperterrita nel suo “solitario”).

(Cala il sipario)

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