EX VOTO
di Gabriele Benucci
SCENA PRIMA
Al centro della scena un cavalletto con sopra una grande tela che nasconde completamente un pittore di nome Gaudenzio. Dietro e intorno a lui, accatastati un po dovunque, quadri delle pi diverse dimensioni. Irrompono in scena i miracolati cantando una canzone.
Canzone
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
Benigna decidesti di dare tempo al tempo
Cos che sospendesti lumano passatempo
Quellattimo fatato bast a mutare il corso
Di chi con uno sguardo a te fece ricorso
Chi cade sollevato, chi piange consolato,
guarisce lammalato, respira lannegato
La nave non affonda, la peste non abbonda,
Il turco si ritira, il mare cessa lira.
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
Assisa su nel cielo, nel candido tuo velo
Osservi senza tempo lumano sbattimento.
Poi stanca di mirare, decidi di salvare
Dispensi salvazione e reclami ammirazione
La grazia ricevuta deve esser ponderata
La storia raccontata e poi ben rappresentata.
Dipingere il prodigio necessita dingegno:
Solo un pittore insigne pu reggere limpegno
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
Il gruppo arriva di fronte alla grande tela. Da dietro di essa si alza una mano che, insieme con la voce, impone il silenzio interrompendo repentinamente il canto dei miracolati.
Gaudenzio: Silenzio!! (pausa) Chi siete? Che volete?!
Un miracolato esce dal gruppo dopo aver dato a vedere con ampi gesti di esser lui a voler parlare.
Meneguzzo: (con enfasi reverenziale, prostrandosi) Maestro, dopo lungo e periglioso cammino qui giungemmo a chiedere il provvidenziale aiuto (e mai parola fu pi adatta alluopo) della vostra insigne arte, con il fine degno assai di proporzionatamente ringraziar Colei che, benigna, volle rimandare il momento estremo della nostra dipartita!
Gaudenzio: (sempre invisibile dietro alla tela)
Ah si?! E che vi fa pensare
chio vi voglia soddisfare?
Meneguzzo: (si volta a guardare gli altri con fare sornione) Ben sappiamo, o nobile maestro, che la vostra decisione dipende dai fenomeni che vi vengon sottoposti; onde siam certi che non potrete negar lo vostro eccelso ingegno ad illustrare cotal prodigi quali quelli che noi vi conteremo!
Gaudenzio: Mi piace!
Meneguzzo: (rivolto soddisfatto ai compagni, a parte) Gli piace!
Gaudenzio: Mi piace... cotanta piaggeria!
Meneguzzo: (tornando serio) No, maestro, non era piaggeria...
Gaudenzio: (alzando la testa al di sopra della tela)
Shh, non ti giustificare,
andavi tanto bene!
Comincia a raccontare
e lascia giudicare
chi con anni di esperienza
pu dare una sentenza.
Un attimo, comunque,
prima di trattar del dunque:
se qui siete venuti dovreste essere avveduti...
Meneguzzo: Avveduti? Di cosa mastro pittore?
Gaudenzio: Che lingegno mio eletto,
per avere il giusto effetto,
necessita di cibo
ed anche di un conquibo?
Meneguzzo: Conquibo?
Gaudenzio: Dio mio quale gentaglia,
lignoranza vi attanaglia!
Ma si: una donazione
pensata in proporzione,
per far da mercanzia
a ripagare lopra mia
Meneguzzo: Ora capisco mastro pittore! Ma quel che ci chiedete impossibile da fare! Guardate e giudicate! Siamo solo una povera marmaglia, il cui unico tesoro son tre pagnotte e qualche manciata di riso e di pulenda. E tutto quel che ci rimasto dopo il viaggio periglioso con il quale qui giungemmo. Come mai ora potremo degnamente ringraziare la Vergine Maria e nel contempo soddisfare lo vostro dimandare?
Gaudenzio: Quel che dunque mi chiedete di obliar gli affari miei,
ovvero di dipingere gratis et amore Dei!
Meneguzzo: (facendo segno agli altri di inginocchiarsi) Prostrandoci ai vostri piedi e con umil deferenza si, questo, che siamo a chiedere imploranti; ma non per noi: no. Per Colei che decise di salvarci ed alla quale vogliam rendere il pi grande degli omaggi offrendo, per grazia ricevuta, unopera che sia da voi firmata.
Gaudenzio: Ah basta ora! Qual il vostro nome e quale il vostro mestiere,
voi che avete cos agile parlare?
Meneguzzo: Lo mondo mi chiama Meneguzzo da Manipolo e di Tala io son servo e discepolo.
Gaudenzio: Commediante!
Tutto chiaro in un istante.
Or capisco perch la vostra lingua si pronta a lusingare
e non disdegni di leccare
quando alluopo pu servire!
Ma questo non il caso:
perch lo qui presente non si prende per il naso!
E adesso lasciatemi pensare
e decider se accettare quanto siete a questuare!
I miracolati si guardano stupefatti senza muoversi
Gaudenzio: Sci, andate! La notte sta calando
e porter consiglio.
Quando il sole sar sorto
tornate qui a rapporto!
Meneguzzo Ai vostri ordini mastro Gaudenzio. Bivaccheremo ad un tir di voce, di presso allo torrente che quivi accanto scende (rivolto ai compagni) Su, presto miei compagni, avviamoci e ringraziamo (fa latto di prostrarsi e cos gli altri).
Canzone di intermezzo
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
Chi cade sollevato, chi piange consolato,
guarisce lammalato, respira lannegato
La nave non affonda, la peste non abbonda,
Il turco si ritira, il mare cessa lira
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
SCENA SECONDA
Mentre il gruppo si accampa, una delle donne, Anna, si avvicina a Meneguzzo intento a disfare i suoi miseri bagagli.
Anna: Perdona Meneguzzo
Meneguzzo: Anna, che ti mena qui da me?
Anna: Una domanda che mi ronza nella testa sin da quando qui giungemmo.
Meneguzzo: Parla dunque. Son tutto orecchie. (avvicinandosi alla donna con fare ambiguo) Ben ti noto che per te son pronto a tutto!
Anna: (dandogli una piccola spinta per allontanarlo) Si lo so, ma sta discosto Ecco, tu sei tra noi il pi bagnato di cultura e scienza infusa
Meneguzzo: Lo puoi dir ben forte. Ed per questo che son io il vostro duce
Anna: Appunto. Dunque tu poi dirmi il perch di tal favella
Meneguzzo: Favella? Ah, tu parli forse del motivo per cui il pittor Gaudenzio ama parlare in rima sciolta e verseggiare a piacimento!
Anna: Esatto!
Meneguzzo: Eh ma un tal segreto necessita di un pegno
Anna: Un pegno?!
Meneguzzo: (protendendosi con la bocca in avanti verso quella della donna) Un piccol ringraziamento
Anna: (si allontana di scatto facendo perdere lequilibrio alluomo) Ah questa poi!
Meneguzzo Ors ma che ti costa?
Anna: Mi costa quel rispetto che mi debbo e che pretendo!
Meneguzzo: Non vorrai prender i voti e nasconder dietro un velo la bellezza tua soave: essa un dono di cui non puoi e non devi lasciar privo il mondo e me con lui!
Anna: (maliziosa) I voti? No, non credo! Ma intanto dammi prova del tuo ardore raccontando del pittore
Meneguzzo: E va bene...
Ma lo far alla sua maniera:
senza mancare di una rima intera!
Ti aggrada... la sciarada?
Anna: (annoiata) Mi aggrada, mia aggrada....
Meneguzzo: Bene!
Nessun uomo conosce per vero
la storia di Gaudenzio da Montinero,
ma si narra che, ancor pargoletto,
egli fosse rapito da dentro il suo letto,
dai saraceni incatenato
per terra e per mare poi trasportato.
Arrivato che fu in terra doriente
venne venduto a un sultano potente...
(si interrompe come per vedere leffetto)
Anna: (impaziente) Avanti, continua!
Meneguzzo: Un momento!
Col contenuto di ogni concetto
anche alla forma si deve rispetto.
Lascia dunque che anche la forma
possa a suo agio seguire una norma.
Anna: Si, si... Basta che sia prima che il sol si levi...
Meneguzzo: Adunque!...
Lo sceicco rimase cos impressionato
dallo suo aspetto s dolce e delicato,
da eleggerlo subito qual suo famiglio;
anzi, di pi: proprio per figlio!
Ma un tale padre non poteva scordare
il suo dovere di militare.
Cos che il giovinetto
sempre pi spesso restava solo e negletto,
in compagnia delle molte ancelle
e delle mogli che restavan con elle (si ferma di nuovo a scrutare leffetto)
Anna: Ebbene! Che avvenne dipoi per spingerlo a parlar come ha parlato a noi?
Meneguzzo: Un attimo perdiana!
Dai tempo al tempo e dai tempo a me,
se non vuoi che il racconto lo finisca da te!
Anna: Or mi taccio veramente...
Meneguzzo: Alla buon ora!
Dicevo dunque di come crebbe il pittore
in mezzo a tante donne di cotal candore.
Sai ben tu che due femmine unite in complotto
son capaci di tramare in quattro e quattrotto
e per dar vita a infinita poesia
quando scatenano la lor fantasia.
Cosicch fra tante figlie dEva,
Gaudenzio di storie magistrali si pasceva,
con laccompagnamento
di racconti rari damore e tradimento,
viaggi ardimentosi di navi e condottieri,
di maghi straordinari e magici misteri.
Tali e tanti furono gli eventi
di cui egli sent favoleggiare,
che il giovane mut i propri accenti
e in tal modo decise di parlare:
ch sol con quella lingua che sempre aveva intesa
riteneva degnamente di compiere limpresa
di dipingere le cose che affollano il creato,
e persino ci che Dio ci tiene ancor celato.
A. resta in silenzio. Pausa.
Meneguzzo: Dunque?
Anna: Dunque che?
Meneguzzo: Ma come?! Tanto mi pregasti di dirti quel che ho detto e poi resti silente senza proferire motto?!
Anna: No, no... anzi, ti ringrazio... e con questo ti saluto!
Meneguzzo: Ma come? E il mio compenso?
Anna: (birichina) Vedremo: forse domani... o forse mai. Addio e dolce notte!
A. raggiunge gli altri. M. rimane solo
Meneguzzo: (deluso) Dolce notte dice costei... ma intanto io ardo di passione e resto ancora e sempre da solo a rigirarmi sul freddo pagliericcio...
Anche M. parte e raggiunge il gruppo che nel frattempo si messo a dormire.
SCENA TERZA
A., dopo essersi guardata intorno con circospezione, si rialza. Una compagna, Camilla, la vede e la tira per un braccio.
Camilla: Anna! Ma dove vai?
Anna: A parlare col pittore!
Camilla: Parlare col pittore? Oh bella, e perch mai?
Anna: Dirti di pi non posso!
Camilla: Ma come, per giorni e settimane insieme abbiam viaggiato, ci siamo confidate, entrambe abbiam patito. Ti reputo unamica e tu, credo, del pari consideri anche me, sebbene per pudore la grazia ricevuta voglia serbar per te: perch dunque non mi dici a qual fine vuoi parlare e con Mastro Gaudenzio andare a convenire?
Anna: E va bene: vieni seco me, visto che ti interessa. Ma di una cosa ora ti prego: di parlare cessa!
SCENA QUARTA
Canzone di Mastro Gaudenzio
Vanit, vanit, non alberghi solo qua
Su nei cieli sei regina, degli dei sei concubina
Per la noia di osservare senza alfin partecipare,
Quelli l prendon partito di infilarci il loro dito
E tra le cose di sto mondo scatenare il finimondo
Lordine universale poi decidon di cambiare
E cos un povero Cristo risolvon di salvare
Vanit, vanit, non alberghi solo qua
Su nei cieli sei regina, degli dei sei concubina
Essi osservano leffetto per poi trarne pi diletto,
e con sguardo compiaciuto poi pretendono un ex voto
che il giullare del pennello deve mettere a suggello
Poi nel quadro si rimiran come fossentro un ritratto
Ma la storia che racconta non gli interessa affatto
Vanit, vanit, non alberghi solo qua
Su nei cieli sei regina, degli dei sei concubina
Dipingere e sudare per poi ben rappresentare:
Non solo virt ma anche schiavit,
poich io mi trafelo per quelli su del cielo
Ei salvan casualmente quasi fosse un accidente
ed il dubbio del pittore se lo faccian per amore
Vanit, vanit, non alberghi solo qua
Su nei cieli sei regina, degli dei sei concubina
A. e C. si avvicinano al rifugio del pittore che si trova seduto vicino al fuoco intento a disegnare. C. resta in disparte mentre A. si fa avanti.
Anna: Maestro porgete orecchio a questa donna!
Gaudenzio: (spaventato) Chi l! Che volete, perch da me venite?
Anna: Anna il nome mio e con me ci sta Camilla. Vi prego mastro Gaudenzio, una parola sola...
Gaudenzio: Con chiarezza avevo chiesto di non esser disturbato
e solo domattina di venire interpellato!
Anna: Lo so, ma la mia venuta non centra con gli ex voto... ovvero s, ma non come credete
Gaudenzio: Sci, ma che volete? Ho altro a cui pensare!
Guardate e giudicate se non ho un bel daffare!
Decine e centinai sono i miracolati
che vengono da me contriti e consolati
dalla benigna mano che decise di salvarli
e poi, senza pensarci, fin qui da me inviarli.
Si perch lass si risolve di salvare,
ma senza tener conto di chi deve lavorare,
per dipingere leffetto della divina azione
e farlo cos degno dimmortale ammirazione!
Or tali e tante tele ho ancor da pennellare
Che neanche dieci vite basteranno a terminare!
Anna: E proprio a tal motivo chio sono qui venuta
Gaudenzio: Cosa vuoi dir con ci?
Avanti, parla, ma rapida per!
Anna: Maestro, fin da quando ero bambina ho sempre vagheggiato di usare il mio talento per abbellire il mondo, un po come voi fate parlando in rima sciolta. Le parole che scegliete non sono scelte a caso: come se una musica le accompagnasse sempre e danzassero felici di esser state pronunciate.
Gaudenzio: (colpito dalle parole della ragazza)
Il tuo argomentare non privo di concetto
perci continua pure a parlare chiaro e netto!
Anna: ecco, mastro Gaudenzio, il talento mio esattamente quello dal quale voi da vivere traete. Dipingere la cosa che mi riesce meglio: perci tale mio ingegno vorrei render disponibile a color, che come noi, in futuro chiederanno di omaggiare la Madonna con un quadro che ritragga listante esatto in cui la vita loro in bilico rimase. Ci chio voglio e che desidero di lavorar con voi! Prendetemi a bottega, mettetemi alla prova e lasciate chio apprenda ci che voi gi conoscete.
Gaudenzio: Il proponimento tuo giusto e meritevole
ma in questo nostro mondo giudicato disdicevole!
Camilla: (prende la parola in difesa dellamica) Disdicevole Mastro Gaudenzio? Perch voi dite questo? Io stessa posso giurare che Anna donna pura, a Dio pi che fedele, nel dipingere squisita e a Maria Vergine devota!
Gaudenzio: Sono certo che ci che dite risponde a verit
ma di diverso avviso la nostra societ!
Quandanche avesse ingegno traboccante in dignit
il permesso di dipingere una donna mai avr.
E cos il suo talento come un fiore delicato
ancor prima di sbocciare verrebbe calpestato.
Anna: Se questo voi sapete perch non mi aiutate?
Gaudenzio: Aiutarvi a fare che? A provarvi che ci ?
Anna: No mastro Gaudenzio, a stravolgere le cose e obbligare chi si oppone a rimettere le armi!
Gaudenzio: Io capisco il tuo ardore:
so che nasce dallamore
che tu porti alla pittura
e con essa alla natura:
allo splendore del creato
che gli dei han generato.
Anna: E cos Mastro Gaudenzio. Ed a voi che mi rivolgo perch so che mi capite. (titubante) E affinch la giudichiate questa tela ora osservate.
(tira fuori una tela da una sacca che ha a tracolla e la mostra al pittore)
Gaudenzio: (dopo una pausa)
Devo dire che hai talento
E di questo son contento!
Ma la strada non piana
e la meta ancor lontana!
Se il pennello vuoi educare
Qui con me dovrai restare.
E perci come assistente
Io ti prendo immantinente!
Anna: (felicemente stupita)
Questo un si, non vero?!!
Gaudenzio: E cos, mi hai convinto!
A decidere mi hai spinto!
Una simile passione
Non reclama esitazione.
Camilla: Bravo, bene, finalmente!
Gaudenzio: Ascoltate attentamente!
Solo quando sar giorno
io da voi far ritorno.
Dir che avr accettato
ci che avete dimandato,
ma che in vece del contante
mi sia dato un aiutante.
(rivolgendosi a Camilla)
Tu fa in modo che la scelta
(indicando Anna)
abbia lei come prescelta.
Poi i miracoli incassati cominciate a raccontare
Con perizia ed attenzione principiate ad inscenare.
Terminata che sar la narrazione
insieme darem vita a una finzione:
di nascosto scambierem lopra dipinta
stando attenti a nascondere la finta.
Cos a tutti apparir che a dipingere sia io,
mentre Anna questa notte lo avr fatto al posto mio.
Solo quando tutto il mondo elogiato avr il creatore
sveleremo ipso facto quale sia lo vero autore.
A quel punto pi nessuno ardir di contraddire
che una donna un tal prodigio sia riuscita a partorire.
Anna: Grazie Maestro mio... Posso cos chiamarvi?
Gaudenzio: Certo che lo puoi e fallo quando vuoi
Adesso a letto... e fate ci che ho detto!
Anna: Si, certo, immantinente. Grazie Maestro
Camilla: Addio
Musica di transizione. Anna si apparta per dipingere i tre ex voto.
SCENA QUINTA
La mattina. I compagni di viaggio cominciano a risvegliarsi. Camilla li incita a prepararsi per larrivo imminente di Mastro Gaudenzio.
Camilla: Forza, avanti, dormiglioni! Oggi il giorno del verdetto. Ormai il sole splende in cielo: prepariamoci ad accogliere il ritorno del pittore!
Anna: Giusto! Andiamo a prepararci. (rivolta ai musici) Voi affinate gli strumenti per la prova che ci aspetta. Tu sei pronto Meneguzzo? Meneguzzo dove sei? Metello: sulla paglia ancora: e dorme! E il soffiare che tu senti non zefiro destate!
Anna: (scuotendolo) Sveglia avanti pelandrone: non sei tu che ci conduci?! Meneguzzo:: (risvegliandosi di soprassalto) Chi , ma che succede!
Anna: Succede che il sole quasi a picco, mentre tu sei ancor sdraiato! (ironica, guardando Metello e poi rivolgendosi a Meneguzzo) Cos forse il rumore che si udiva pu essere spiegato: tu volevi che al tuo ronfare gli strumenti dei nostri musici si potessero accordare!
Gli altri ridono
Meneguzzo:: Oddio ma che disdetta! La stanchezza mi ha fiaccato!
Camilla: La stanchezza? Ma se di tutti tu sei quello che di meno abbia patito!
Meneguzzo:: Pare a voi cara signora! Poco fa io non russavo: meditavo sul da farsi!... e sul modo pi opportuno di inscenare il nostro fato!
Metello: strano modo di pensare! (rivolto agli altri con ironia) Non sapevo che i pensieri facessero rumore!
Meneguzzo:: (battendo le mani) Su, avanti, meno storie: cominciamo a preparare! Per ciascuno dei miracoli approntiam la postazione.
Mentre un musico suona, tutti si danno da fare per portare in scena le pedane e loccorrente per inscenare la rappresentazione dei miracoli.
Gaudenzio arriva non visto durante i preparativi. Una volta terminati comincia a parlare. Tutti si fermano ad ascoltarlo.
Gaudenzio: Con piacere ho da osservare
Che vi vedo lavorare.
Si, perch ci cui aspirate
Con il cuor lo dimandate!
Lo diceva il mio istinto e
ci che vedo mi ha convinto!
Meneguzzo:: Dunque accettate!
Gaudenzio: Basta sol che cominciate...
Anzi no, prima ancor di principiare
Una richiesta vi ho da fare.
Di dipingere ho deciso
Per amor del paradiso
Senza chiedere contante
Ma soltanto un aiutante
Metello: (Facendosi avanti) Bene se volete io son pronto a darvi mano!
Camilla: (Scostandolo di colpo) Aspetta, sta lontano! Chi ha deciso che sia tu?
Metello: E va ben, hai ragione. Meneguzzo, fatti avanti, giochiamola tra noi!
Camilla: E perch solo con lui?
Metello: Oh bella: che forse anche a una donna di dipingere accordato?
Camilla: Ma diventar garzone non credo sia proibito.
Metello: Ma che ardire mai codesto!
Camilla: Chiediamo a Mastro Gaudenzio se contrario per principio...
Gaudenzio: (interrompendola) Non ho alcuna condizione
Purch sia un buon garzone!
Camilla: bene, allora alla fortuna non resta che rimettersi! (tira fuori delle pagliuzze e le mostra) Ecco: pescate. A chi toccher la pi corta in dimensione, di Mastro Gaudenzio diventer garzone!
Tutti prendono le pagliuzze. Camilla fa un cenno di accordo a Anna. Poi tutti confrontano le lunghezze.
Anna: Evviva, sono io la vincitrice! Maestro, eccomi a voi. Pronta a lavorare, ma prima di iniziare permettete di inscenare.
Gaudenzio: intanto, per rendermi favore
Tu porta qui il colore
insieme agli acquarelli
ed anche dei pennelli.
Poi corri ad inscenare
Ma non dimenticare
Che ho posto condizione
Che tu sia mio garzone.
Gaudenzio si accomoda su uno sgabello in prossimit delle sue tele. Anna va a prendere i colori e i pennelli e glieli porge. Poi corre dai suoi compagni.
SCENA SESTA
Mentre Meneguzzo racconta, gli altri inscenano quanto viene raccontato con laccompagnamento e lintervento dei musici.
Meneguzzo:
Il primo a cominciare vorrei essere io,
contando ci che avvenne dentro il paese mio,
il giorno quindicesimo del mese mariano
di quello che per noi lalmanacco cristiano.
Allepoca abitavo, con la famiglia mia,
una piccola borgata che al mare dava via.
La vita procedeva come sempre era accaduto,
e come sempre la mia arte alla vita dava aiuto.
Cos mettevo in scena frizzi, lazzi e piroette
accompagnando il tutto con arie e canzonette:
proprio quelle che un attore, se vuol essere valente,
deve sempre esercitare e tenere bene a mente.
Le sere cos passavan, nella piazza del paese,
con i ritmi delle cose che noi tutti abbiamo apprese:
linverno dopo lautunno e poi la primavera
finch il profumo destate non riempisse latmosfera.
Lontano allorizzonte, quel giorno che vi ho detto,
vedemmo avvicinarsi un vascello maledetto.
La campana della chiesa convoc alladunata
e dai campi circostanti tutti accorsero in borgata .
Quella che per mare arrivava in un baleno,
era la nera effige del turco saraceno.
Coro
Presto su scappiamo prima che ci portin via
E prima che cominci la terribile razzia
Di sciabola perire sar il nostro avvenire
Oppure di archibugio se non troviam rifugio
Eccola per mare, si avvicina in un baleno
La nera e turpe effige del turco saraceno
Eccola per mare, si avvicina in un baleno
La morte che per mare porta il turco saraceno
Meneguzzo
Pur essendo ormai noi tutti preda del terrore,
a difesa ci ponemmo confidando nel Signore.
Cos tutto il paese mise mano alle spingarde,
mentre dai vascelli piovevano bombarde.
Dalle rupi che sul mare cadevano gi a picco,
noi uomini ci demmo a tirare di moschetto,
sebbene la certezza della troppa lontananza
togliesse anche il conforto di una flebile speranza.
Continu senza fermarsi ancor per ore e ore,
senza che di uno sguardo ci degnasse il buon Signore.
Coro
Lancora gettata, la riva ormai toccata
Il turco si avvicina per far carneficina.
Salviamo i nostri figli, cerchiam dei nascondigli
Prima che lorda mortale inizi il baccanale
Alziamo su lo sguardo al santo baluardo
Delle fede cristiana contro la furia ottomana.
Invochiamo la Madonna, nostra unica colonna,
Che per intercessione dispensi salvazione.
Allorquando la difesa era ormai agonizzante,
si mostrarono le vele dellispanico regnante.
Subito il colore ritorn sui nostri visi,
che di rosea speranza si erano riaccesi.
I Mori s veloci quanto furono a sbarcare
altrettanto furon lesti a riguadagnare il mare.
Cos presi il coraggio di percorrer la borgata
e raggiungere dun fiato la mia dimora amata.
Passo dopo passo, cresceva in me il terrore
di trovar la mia famiglia ormai preda dellorrore.
Quando poi la porta della casa ho spalancato,
mi sono riscoperto un uomo fortunato:
sorelle e genitori lun laltro sabbracciavano
e di avere ancora vita la Madonna ringraziavano.
Quandecco un ultimo colpo tuonare in lontananza
ed una palla colpire il muro della stanza.
Ma nella parete questa rimase conficcata,
proprio sopra limmagine della Vergine Beata.
Cos il vero miracolo infine si compieva:
la palla di cannone sospesa rimaneva!
Coro
Benigna decidesti di dare tempo al tempo
Cos che sospendesti lumano passatempo:
il miracolo divino infine si compieva
la palla di cannone sospesa rimaneva!
Salvare per diletto proprio un belleffetto
Ma salvare per amore ha certo pi valore.
Una famiglia gioisce mentre una citt perisce:
Per tre che ne ha salvati altri cento trucidati!
SCENA SETTIMA
Mentre Gaudenzio parla, i miracolati preparano la seconda rappresentazione.
Gaudenzio: (applaudendo in modo contenuto)
Bravi, bene, bellingegno
Ho gi in mente un bel disegno,
che in parte gi abbozzato
E in bottega confinato:
Perch tutto a me noto
Se ha che fare con gli Ex Voto,
e ancor prima del racconto
io son l che me li appronto.
Ma di seguito avanzate
E il secondo raccontate.
Quando lultimo vedr
In bottega me ne andr
A finirli immantinente
In compagnia del mio assistente
Metello: se adesso permettete sono io che ho da narrare,
la storia mia per cui io son compagno a voi.
In mare essa si svolse, allor chero imbarcato
su un grande bastimento in Africa inviato.
Mentre la terra ancor non era in vista,
ecco che improvvisa ci colse una tempesta.
Essa si alz dal mare senza alcuno preavviso,
come se qualcuno cos avesse deciso.
Fulmini e saette su di noi facevan duello,
mentre onde immani percuotevano il vascello.
(I compagni di Metello dialogano tra loro inscenando ci che avviene sulla nave)
Anna travestita da uomo: Presto, alle vele prima che si straccino!
Camilla travestita da uomo: Sta entrando acqua! Presto, qualcuno con dei secchi!
Meneguzzo: Attenti voi laggi: le onde vi travolgono! Oddio, sono caduti! Presto calate in mare una scialuppa!
Anna: Non c tempo, per loro non c pi scampo!
Camilla: (inginocchiandosi) Madre Santissima di Montenero aiutaci tu! Salva questi tuoi figli!
Anna: Ammainiamo le vele prima che sia tropo tardi!
Metello: Ma le vele rigonfiate da quel vento indemoniato
lottaron solo il tempo di un urlo soffocato.
Poi furono stracciate e con gli alberi sbattute
nel buio delle acque che intorno brulicava.
Cos senza controllo la nave rimaneva
e tutti i miei compagni il mare si prendeva
Neanche pass il tempo di implorare intercessione
che lintero vascello cominciava limmersione.
Dalle nere acque io venni tosto ingoiato,
ma subito dopo dagli abissi rifiutato.
Mi ritrovai cos a difendermi dal mare,
finch un pezzo di legno non riuscii ad afferrare.
La salvezza mia era ancora da venire,
mentre su nel cielo cominciava ad albeggiare.
Fu allora che la terra si mostr salda e imponente,
chiamando verso s questo figlio ormai morente.
Raggiunte a forza di braccia le prime rocce affioranti,
dieci e cento volte mi respinsero i frangenti:
finch ormai stremato dallo sforzo inaudito,
pensai che da lass fosse giunto il ben servito.
Poi una luce mi svegli e a pensare mi obblig:
(Metello si sdraia e inscena il suo risveglio)
Quale soggiorno eterno? Paradiso oppure Inferno?
AllInferno, di sicuro, deve essere pi scuro!
Ma se gli angeli non vedo, Paradiso... io non credo.
Purgatorio! Lho capito: dunque qui che son finito!
(Si tira su seduto e si guarda intorno)
Ma che strano sono solo, e laggi mi sembra un molo!
(Prima grattandosi e poi massaggiando una gamba)
Mamma mia che pizzicore. Anzi, pi: direi dolore!
Questo un granchio: assicurato! A sperare son portato!
E se male ancora sento, debbo credere al portento!
Vivo sono!! E non so come: e perci invoco il tuo nome.
Grazie Vergine Beata che la vita mi hai salvata.
Or mi attende Montenero dove accender un bel cero
E per esser pi devoto io ci lascer un Ex Voto.
Coro
C qualcosa che non sa: qui non centra laldil!
Su nel cielo son sbadati, bench tu li abbia invocati.
Cos il cero che menziona non lo deve alla Matrona
ma ad un moro Musulmano che fu meglio di un Cristiano.
Lui lo vide in preda al mare, si risolse a intervenire,
Senza stare a dar valore a quale fosse il suo colore.
Con la forza dellorgoglio poi lo trasse dallo scoglio
Lo lasci sopra la riva, quindi tosto scompariva.
Prima della sua partenza non bram riconoscenza
Ma arrivato in cima a un colle osservare ancora volle,
per avere la certezza di aver dato inver salvezza
e riprendere appagato il cammino abbandonato.
Qual dunque la morale che ti ispira la corale:
che un uomo a un uomo deve se la luce ancora vede.
Qual dunque la morale che ti ispira la corale:
che un uomo a un uomo deve se la luce ancora vede.
SCENA OTTAVA
Gaudenzio: (soddisfatto)
quel che ho visto mi si addice.
Anzi di pi: proprio mi piace!
Riprendete ad inscenare:
chio mi possa figurare
come il prossimo miracolo
debba poi rappresentare.
Camilla: (facendosi largo dimpulso)
sono io che vo a parlare!
Son Camilla, mi presento, e racconto con sgomento
ci che accadde il giorno in cui io da casa me ne andai
senza dar valutazione a una brutta sensazione.
Il lavoro l nei campi come sempre mi attendeva
e langioletto mio lasciai in casa che dormiva.
La nonna, gi in cucina, era intenta a preparare:
non si avvide proprio di che stava a capitare.
Un micio bianco e nero che avevamo per la casa,
inizi a svegliare il bimbo facendogli le fusa.
Poi preso dimprovviso dalla voglia di giocare,
dun balzo sopra i tetti decise di scappare:
lesto quanto pu esserlo un bagliore di saetta
usc dalla finestra di quella cameretta.
Carletto affezionato cos tanto allanimale,
lo segu senza il timore di cadere e farsi male.
Cos, ormai rapito da quel gioco troppo ardito,
leggiadro e spensierato come rondine di sera
vagava sopra i tetti in cerca della sua chimera.
Coro
Intanto l di sotto un carro dava volta
che un bel cavallo nero tirava a briglia sciolta;
e mentre ci accadeva, da una gronda scivolava
il gatto di Carletto che a terra discendeva.
Alla vista del felino il cavallo imbizzarrito
si erse sulle zampe lanciando il suo nitrito.
Lesto il carrettiere, ondevitar di farsi male
tir le briglie a s bloccando lanimale.
Frenando allimprovviso rimase sul calesse,
ma non pot evitare che il carico cadesse.
Il micio ormai impietrito osserv tutta la scena,
e intanto per paura si sporcava il fondoschiena.
Camilla: Mentre dalla casa non ero ancor lontano
udii allimprovviso scoppiare un gran baccano.
Volgendomi a vedere di cosa si trattava
vidi il mio bambino che sul tetto barcollava.
Non ebbi neanche il tempo di domandare aiuto
che quel mio pargoletto di sotto era caduto.
Corsi verso casa sgomenta e disperata
e nel mentre mi volgevo alla Vergine beata.
Entrando dentro al borgo cercavo con lo sguardo
sicura e certa ormai di essere in ritardo:
pensavo al corpicino disteso sul selciato
e del mio stesso sangue intriso e ormai bagnato.
Svoltando infin da un vicolo oscuro ed assai stretto,
mi ritrovai davanti un cavallo e il suo carretto.
Di dietro a questo qui, che era arrovesciato,
udii allimprovviso un gemito angosciato.
Mi feci largo urlando, in mezzo a tanta gente,
e vidi il mio Carletto che ancora era vivente.
Tosto che mi vide chiam la mamma sua
dicendomi piangendo che non aveva bua.
Il carico del carro attutito aveva il volo:
la Vergine Maria non lavea lasciato solo!
Coro
Il carico del carro attutito aveva il volo,
la Vergine Maria non lavea lasciato solo!
Quel che per il barroccio dallinizio trasportava
la nostra cara mamma di dire non ardiva.
Adagiato sul selciato come un morbido cuscino
un cumulo di merda salvato avea il bambino!
Adagiato sul selciato come un morbido cuscino
Un cumulo di merda salvato avea il bambino!
Se in vero la Madonna il miracolo ha intessuto
perch sopra il letame il bimbo era caduto?
Non era forse meglio che la merce fosse fieno
invece di quel carico fetido ed osceno?
Il dubbio che ci instilla
tutta questa meraviglia
che al caso sia dovuto
quel che stato raccontato.
Ci che qualcuno vede
con gli occhi della fede
altri spiega certamente
niente altro che accidente.
Fin da sempre stato dato
di spiegare con il fato,
e per sempre esister
chi Maria invocher.
SCENA NONA
Gaudenzio: Senza motto son restato:
son rimasto deliziato!
Una fede vi accompagna
salda quanto una montagna.
Ors, avanti, procedete
se un prodigio ancora avete!
Metello: Uno solo ancor ne manca:
Anna forza dai racconta!
Anna: Ecco... in vero... vi sbagliate...
Ci che ancora non sapete che a voi io son compagna
non per grazia ricevuta, ma perch io son devota
dellimmagine clemente che da sopra questo monte
il suo sguardo attento volge verso tutta questa gente.
La Madonna a Montenero ha fissato sua dimora
e per rendergli un omaggio ho affrontato questo viaggio
aiutando i miei amici a inscenare i lor prodigi.
Non volevo aver segreti ma temevo diffidenza:
io cos mi son taciuta ed a loro accompagnata.
Camilla: (andandole incontro e abbracciandola)
Ora basta preoccuparsi. Lungo il viaggio abbiam capito:
tanto grande la tua fede quanto grande il cuore tuo.
Incontrarti stato un dono che ha arricchito quel che sono.
Meneguzzo: (intervenendo allimprovviso)
Son daccordo, sottoscrivo! Io mi sento un uomo nuovo...
Metello: Certo vero, sei cambiato! Sarai forse innamorato?!
Meneguzzo: (imbarazzato, cambiando discorso)
Ors, basta di cianciare! Ora tocca a mastro pittore di iniziare a lavorare!
Gaudenzio: Ben pensato per davvero:
te lo dico e son sincero!
Venga avanti il mio garzone
e poi senza interruzione
io con lui lavorer
e coi quadri torner.
Gaudenzio si allontana con Anna. Gli altri cominciano a cantare.
Canzone
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
Assisa su nel cielo, nel candido tuo velo
Osservi senza tempo, lumano sbattimento
Poi stanca di mirare, decidi di salvare
Dispensi salvazione e reclami ammirazione
La grazia ricevuta deve esser ponderata
La storia raccontata e poi ben rappresentata
Dipingere il prodigio necessita dingegno
Solo un pittore insigne pu reggere limpegno
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
SCENA DECIMA
Gaudenzio: Son curioso quanto mai
di vedere quel che hai
per convincermi da parte
che il tuo estro vera arte.
Anna: Or che il sogno mio si avvera il mio cuore si spaura.
Chi son io per questuare di venire ad imparare ?
Non son pi cos sicura del talento che affermate:
forse vero che una donna di dipingere incapace.
Dunque penso che sia meglio liberarvi dallimbroglio.
Vi ringrazio e vi saluto per laffetto dimostrato.
Gaudenzio: Mi vuoi dire che ho sbagliato?!
Del talento tuo, lo giuro,
sono ormai pi che sicuro.
Quanto al fatto desser donna
non importa alla Madonna,
quanto a me meno che mai
e di ci ti accorgerai.
Io le storie che racconto
le imparai per resoconto
e son esse a dare cibo
a tutto ci che io descrivo.
Il mio estro di sto mondo
mentre il tuo pi fecondo
perch trae ispirazione
dalla tua immaginazione.
Anna: Senza motto son rimasta ed ancor pi soddisfatta
dato si che il mio maestro ad avermi giudicata.
Gaudenzio: Allora i pal mostra
fatti per la Vergine nostra...
Ecco, vedi che ho ragione
Sei pittor di devozione!
Non ci resta che mostrare
ci che tu hai saputo fare
anche se per convenzione
non avresti giusta menzione.
Ma col piano architettato
il tuo elogio assicurato!
SCENA 11
Anna e Gaudenzio tornano dai miracolati. Non appena Meneguzzo li vede impone il silenzio.
Meneguzzo: Shh, fate silenzio! Sta arrivando Mastro Gaudenzio!
Dunque vero quel che si dice: ogni storia conoscete!
Qual pittore s veloce quanto voi lo siete stato?
Camilla: Forse perch nessun pittore ha un garzone s dotato!
Metello: (ironico) Il talento non le manca: lo si vede a prima istanza!
Le sue forme son divine ed ha grazia in abbondanza
Camilla: Non riesci a veder oltre quel che osservi in superficie:
Per il fatto che sia donna, non puoi dir che sia incapace!
Gaudenzio: (spazientito)
Del garzone o del maestro
siete a giudicare lestro?!
Ecco quanto volevate.
Dite: come lo trovate?
(tutti guardano rapiti gli ex voto)
Meneguzzo: Io che tratto la parola, dimprovviso ne son privo.
Camilla: Quanta grazia e devozione e che immagini divine!
Certo vero che un maestro, il migliore di sicuro:
il miracolo ha effigiato come se ci fosse stato!
Metello: Che colori e che atmosfere, meglio ancora delle vere!
Guarda come la Madonna pone occhio a chi limplora.
E un pittore degno di Giotto: quanto genio in lui dimora!
Io davanti a tal belt, mi inginocchio in umilt.
Gaudenzio: Le parole che ho udito
son per me come un invito!
Metello: Un invito? Ma a che dire?
Gaudenzio: Quel che voi avete creduto esser frutto del mio ingegno
in realt voi lo dovete a un artista del disegno,
che di notte ha lavorato per dipingere le tele
e cos mentre dormivo al suo genio ha dato vele!
Meneguzzo; (ironico) Ma che dite! Vi burlate!
Dove esiste un tal pittore che rinuncia al proprio onore
allorch viene acclamato e da tutti applaudito?
Camilla: Forse esiste e non lo sai: sta nascosto per timore
e magari in mezzo a noi!
Metello: Che parole son codeste?!
Camilla: Se sforzaste le meningi, forse in due lo capireste!
Gaudenzio: Quel che io vi vo a svelare
vi potr meravigliare:
ci che adesso non capite
sar chiaro se seguite.
Vi ridico quel che ho detto:
queste tele un altro ha fatto.
Non un uomo, ma una donna
La mia voce or la osanna:
il suo nome, infine, Anna
Metello: Ora basta di scherzare: un bel gioco dura poco!
Se il garzone vuole onore non lo cerchi con limbroglio.
Anna: Perch mai dovrei imbrogliare!
Metello: Siete bella ed aggraziata, ma una donna siete nata!
Camilla: Dunque, allora, che intendete?
Metello: Oh bella, ci che voi gi conoscete:
siete brave a cucinare, rammendare e far lamore;
con i figli generose, dei consorti orgogliose.
Ma di altro non capite: figuriamoci se poi la pittura adatta a voi!
Meneguzzo: Non son degne dun signore le parole che ho sentito.
Io ritengo che la donna di virt sia cos colma
da passare col suo ingegno laltro sesso senza impegno.
Anna io lho conosciuta e mi fido ciecamente:
se lei dice che ha dipinto, ha dipinto veramente!
Metello: Anche voi siete impazzito:
una donna, in quanto tale, non pu fare queste tele!
Son di un uomo, si capisce: Gaudenzio il vero artista.
Su, maestro, adesso basta: che la storia si finisca!
Gaudenzio: Mi chiedete di finirla?
Or so proprio come dirla!
Quandanche io fossi lautore
non potrei prender lonore!...
Il motivo non capite?
Ecco qua: adesso stupite!
(svestendo i panni da uomo)
Ora a voi io mi presento:
e mi affranco dal tormento
di vestire ancora i panni
che mi celano da anni.
Il mio nome suona invero
Galatea da Montinero.
Se adesso vi chiedete il motivo dellinganno
sappiate che io ho imbrogliato, ma non per fare danno.
Quandero ancora bimba da casa fui rapita
dai turchi prelevata e su una galea spedita.
Quel che sode in giro su ci che mi accaduto,
son io che lho diffuso e ad arte adulterato.
La casa del sultano di cui si favoleggia,
in realt era lharem che si trova nella reggia.
L dentro son finita, non tanto a far da moglie
ma insieme a tante altre a soddisfar le voglie:
le voglie di un sultano vizioso e senza cuore
dalle cui mani rapaci fui tolta per amore.
Da casa, senza tregua, mio fratello mi cercava:
per anni e anni ancora pace non si dava.
Finch in un bel mattino, il mio nome riecheggi
da oltre il muro di cinta mio fratello mi chiam.
Con grande abilit, lui mi aiut a scappare:
in mare ero scomparsa, per mar potei tornare.
Anna Da donna io comprendo il motivo dellinganno:
il giudizio della gente e la morale corrente!
Galatea Tu hai capito bene ed per tal motivo
che da dieci anni da uomo mi vestivo.
Insieme a mio fratello, decisi sul veliero,
di mutar le mie sembianze in Gaudenzio da Montinero.
Giacch uomo ero creduta e in disegno ero dotata
feci mia la libert che a una donna non data.
Scelsi infatti di sfidare i miei colleghi pittori
e da pittor di devozione raccolsi tanti onori.
Con landar del tempo la mia fama si allarg
Finch uno di loro Maestro mi chiam.
Da allora tutti quanti mi considerano tale
e dunque in quanto donna non sono tanto male!
Or che tal segreto voi tutti conoscete
la stima di pocanzi negare non potete.
Noi siamo due pittrici e di questo siam felici:
dora in poi nella bottega avr anche una collega!
Anna Non ci credo, dite il vero?
Son contenta e me ne vanto. Dir a tutti quel che penso:
sono donna e insiem pittrice e il mestiere mi si addice!
Galatea la mia guida: or comincia quella sfida
che al mondo noi lanciamo. Alle donne di talento ora noi ci rivolgiamo!
Camilla Bene, brave, finalmente!
Di talento non ne ho: ma il mio appoggio io vi d!
(rivolta agli uomini)
Voi che fate: non parlate?! Presto avanti, applaudite!
Meneguzzo (rivolto a Anna)
Son daccordo e son contento del vostro proponimento
e per dare peso al fatto, voglio subito un ritratto!
Camilla (rivolta a Metello)
Il silenzio mi conferma che Metello non si lagna
Metello Quel che ho visto mi d prova che io prima mi sbagliavo.
Perch larte un vero dono che si trova in ogni uomo,
che sia maschio oppure no, non importa: ora lo so!
Galatea Ma qualcosa manca ancora:
gli ex voto per Nostra Signora!
Van portati al santuario
ed appesi nel sacrario,
cosicch tutta la gente
vi si inchini riverente!
(pausa)
Per prima di lasciare
la Madonna al suo daffare,
date un occhio alla parete
e so gi cosa vedrete:
allinterno di un scrigno che di vetro rivestito
ci sono due babbucce e con quelle un bel vestito.
In argento trapuntati, foderati di broccato:
cos chero abbigliata quando qui mi han riportato.
Mio fratello li ha donati dopo avermi riavuta:
in un angolo c scritto: Per Grazia Ricevuta.
Tutti tornano a cantare.
Canzone
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
Benigna decidesti di dare tempo al tempo
Cos che sospendesti lumano passatempo
Quellattimo fatato bast a mutare il corso
Di chi con uno sguardo a te fece ricorso
Chi cade sollevato, chi piange consolato,
guarisce lammalato, respira lannegato
La nave non affonda, la peste non abbonda,
Il turco si ritira, il mare cessa lira
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
Assisa su nel cielo, nel candido tuo velo
Osservi senza tempo, lumano sbattimento
Poi stanca di mirare, decidi di salvare
Dispensi salvazione e reclami ammirazione
La grazia ricevuta deve esser ponderata
La storia raccontata e poi ben rappresentata
Dipingere il prodigio necessita dingegno
Solo un pittore insigne pu reggere limpegno
Miracolo! Miracolo! Rendiamo grazie a Dio
ed alla Madre Santa che fece al caso mio
EX VOTO
di Gabriele Benucci
Note di scrittura
Scrivere un testo teatrale su un tema a sfondo religioso forte e caratterizzato come quello degli Ex Voto ha significato, prima di tutto, pensare ad un percorso narrativo che potesse procedere tenendosi discosto sia da unimpostazione ed un tono edificante, sia dal pericolo di cadere nel patetismo che contraddistingue, quasi per intera, liconografia votiva. Al tempo stesso, per, non abbiamo voluto ignorare la grande forza espressiva di cui larte ingenua e popolare dei pittori di devozione era capace. La prima valutazione stilistica cui abbiamo proceduto stata, dunque, quella di utilizzare un linguaggio che potesse restituire a livello verbale la freschezza naif dei loro quadri, favorire uno straniamento interpretativo tale da evitare deviazioni verso il patetico e, in ultimo, allontanare nel tempo le vicende raccontate.
La scelta cos caduta sulladozione di un linguaggio in rima intervallato ad un altro solo cadenzato ritmicamente mantenendo, cos, una uniformit di stile complessiva.
Fatta questa prima scelta, abbiamo inoltre deciso di sostenere la freschezza narrativa ed il percorso verso lo straniamento attraverso linserimento di canzoni che ritmano e sottolineano il procedere della vicenda. Queste trovano collocazione allinterno di snodi strategici della piece gettando, esse stesse, una luce esplicativa sul senso profondo del testo drammaturgico. I cantanti diventano, infatti, portatori di significati ed informazioni esprimibili solo allinterno di limiti metateatrali ben definiti: quelli, appunto, del coro. Ed cos che questultimo assume la stessa funzione epifanica di cui era investito nel teatro greco.
Gabriele Benucci
La Storia
Un gruppo di miracolati si reca da Gaudenzio da Montenero, pittore di devozione tra i pi quotati, per chiedere lonore di veder raffigurati dal suo insigne pennello gli eventi straordinari che portarono alla loro salvazione. La comitiva guidata da Meneguzzo da Manipolo, commediante, alla cui regia affidata la messinscena dei miracoli sottoposti allo sguardo giudicante di Gaudenzio.
Le rappresentazioni hanno luogo. Poi tutti restano in trepida attesa, finch il giudizio di Gaudenzio non si rivela: si, egli dipinger gli Ex Voto! Lo far con laiuto di Anna, una del gruppo che, di nascosto dagli altri, gli ha confessato la sua aspirazione a diventare pittrice di devozione come lui. Quando Gaudenzio presenta le tele, svela anche agli altri il sogno della donna. Gli uomini insorgono: una figlia dEva non potr mai essere allaltezza di un tale impegno! Eppure gli Ex Voto che tutti hanno ammirato ed elogiato non sono opera di Gaudenzio, ma della stessa Anna: daccordo col pittore, la donna li ha realizzati nottetempo allinsaputa dei compagni. Ora nessuno pu pi aver dubbi sulle sue capacit... E se ancora ce ne fossero, unultima sorpresa li canceller per sempre...
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