Ezzellino quando va in paradiso?

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Andrea Botto Poala

EZZELINO QUANDO VA IN PARADISO?

commedia comica in tre atti

A mia cugina Ivana

PERSONAGGI:

Ezzelino 

Un giovane alto e snello vestito con una semplice tuta. Deve muoversi nella scena in modo dinoccolato e sportivo. E’ allegro, simpatico, burlone e tendenzialmente superficiale.

San Pietro

In scena è rappresentato solo dalla voce, che deve giungere al pubblico amplificata e tonante, possibilmente dall’alto. Quando San Pietro parla si accende un cono di luce.

Donna Letizia

Un’anziana signora dall’aspetto quasi anoressico. È molto snob per nascondere la sua grande solitudine. Ripone in Giulia tutto il suo sincero affetto.

Giulia

Una giovane graziosa e intelligente. Matura, gestisce la sua vita privata con accortezza e serenità riversando il suo affetto sugli anziani genitori. Ad un certo punto della sua vita si sente però sola, e inizia a pensare di trovare un compagno.

Emanuele

Un giovane maturo, elegante, aria da studioso. Di buona famiglia, laborioso, maturo, appassionato di storia e scienze naturali. Anche lui si trova, tutto ad un tratto, solo con se stesso e desideroso di crearsi una famiglia

Mauro

Uomo di corporatura robusta, quasi obeso. Ha un carattere burlone e il vizio di bere. Spesso ricopre il ruolo di consigliere per Emanuele

Amilcare

Un uomo di corporatura afflosciata e l’abbigliamento mal curato. Indossa una camicia rossa (o un altro accessorio ben visibile: si veda Atto primo, Scena seconda). Di carattere presuntuoso, ha spesso un comportamento da cafone.

Commesso

Uomo di corporatura normale. Dimostra una predisposizione alla precisione.

Primo cliente

Un ragazzo o un uomo adulto, aspetto a piacere.

Secondo cliente

Una vecchietta con occhiali dalle lenti spessissime.

ATTO PRIMO

Prima scena

EZZELINO

(canticchiando)Oh, che bel divertimento, com’è bello giocare un po’... (mette per scherzo nel carrello di un cliente una scatola di pelati)

PRIMO CLIENTE

Ma chi è stato a mettermi questa scatola di pelati?

EZZELINO

(ovviamente non udito dai clienti) Ecco, uno scherzo riuscito proprio bene! Adesso proviamo con questa vecchietta. (Si avvicina una vecchietta, che essendo cieca come una talpa sta faticosamente leggendo le etichette dei prodotti)

SECONDA CLIENTE

Ma dove si è cacciata quella marmellata di arance inglese? La scorsa settimana era in questo scafale… (Ezzelino prende la marmellata inglese e la pone nel carrello della cliente, proprio mentre passa il Comesso; rivolta al Commesso:) Mi scusi, giovanotto, non riesco a trovare quella favolosa marmellata di arance… quella inglese… L’avete spostata in un altro scafale?

COMMESSO

Ma, signora, guardi, l’ha già messa nel suo carrello! (se ne va)

SECONDA CLIENTE

Oh! Mi scusi, bel giovanotto, forse ero un po’ distratta… (tra sé) Da quando prendo quelle pastiglie per il diabete, sono peggiorata (se ne va, lentamente e continuando a guardarsi faticosamente in giro).

EZZELINO

Distratta? Cieca come una talpa, semmai! (se la ride)

Improvvisamente si spengono le luci e un cono illumina Ezzelino, che si ferma improvvisamente e chiude gli occhi, come un bambino sorpreso mentre fa una marachella.

SAN PIETRO

Adesso basta! Non credi di esagerare?

EZZELINO

Ma San Pietro, stavo solo facendo un piccolo Scherzo… uno scherzo innocente…

SAN PIETRO

Devi smetterla di infastidire gli uomini!

EZZELINO

Va bene… ma mi annoio. E poi gli umani non mi vedono e non mi sentono... sono proprio stufo e arcistufo! E quella famosa missione che dovrei compiere? Quando vi decidete a comunicarmela?

SAN PIETRO

Sarai accontentato! Ascoltami attentamente.

EZZELINO

Sono tutto orecchi (e fa un gesto ridicolo, spalancando con le dita le proprie orecchie)

SAN PIETRO

(dopo aver emesso un verso di disapprovazione per quella pagliacciata) Tu devi sapere che Giulia e Sandro devono assolutamente conoscersi.

EZZELINO

Ma chi sono? E cosa c’entro io? E perché si devono conoscere?

SAN PIETRO

Lasciami il tempo di spiegare! Sono due giovani e se non si conosceranno non si potranno di certo sposare…

EZZELINO

E perché si dovrebbero sposare?

SAN PIETRO

(severo) Se non si sposassero perderemmo due anime buone in Paradiso. (più conciliante) Capisci quanto è importante questa missione?

EZZELINO

Li perdiamo? (ironico) Siamo distratti, eh?!

SAN PIETRO

Quanto sei stupido! E pensare che in vita, anche se sei sempre stato un tipo superficiale, ragionavi meglio.

EZZELINO

Superficiale…io? Ma si figuri!

SAN PIETRO

Sì! Superficiale, e distratto. Si vede che non ti ricordi come sei deceduto…

EZZELINO

(a disagio) Vabbeh, cosa c’entra… è stato un incidente!

SAN PIETRO

Chiamalo pure incidente, se vuoi…

EZZELINO

Cosa vorrebbe dire?

SAN PIETRO

Che fu la tua solita distrazione! Il colmo della distrazione, direi!

EZZELINO

Com’è pignolo…

SAN PIETRO

Come ti permetti! Vergogna! Forse devo ricordarti come sono andate le cose… ebbene te la spolvero io, la memoria. Eri in auto per andare a trovare tua zia Geltrude…

EZZELINO

Ma cosa c’entra mia zia Geltrude?

SAN PIETRO

Lasciami parlare e non interrompermi! Come al solito avevi la radio a tutto volume, ed a un certo punto ti sei fermato con l’auto su un binario. Proprio fermo in mezzo ad un passaggio a livello come un salame in barca! Non so cosa aspettavi a muoverti!

EZZELINO

Ah sì… mi ricordo, ero intento a sfogliare la piantina stradale, mi ero perso! E in quel momento….

SAN PIETRO

Si! Proprio in quel momento è arrivato il direttissimo da Parigi e ti hai investito in pieno! Bene, abbiamo già parlato troppo per i miei gusti. Datti da fare! Devi assolutamente portare a termine il compito assegnato.

EZZELINO

Ma come farò? E’ una missione importante, e non ho i mezzi necessari.

SAN PIETRO

Non preoccuparti. Devi sapere che tu, al cospetto degli umani, sei invisibile e inudibile; restando in comunicazione con me non avrai problemi.

EZZELINO

Va bene… Ma come farò a riconoscere l’uomo e la donna che dovrò fare incontrare?

SAN PIETRO

Quando li incontrerai sarai in grado di riconoscerli, poiché io invierò un fascio di luce celestiale sul loro capo.

EZZELINO

(tra sé) Teatrale come al solito… (a San Pietro) Molto bene adesso è tutto chiaro!

Si spegne il fascio di luce, si accendono le luci come all’inizio.

EZZELINO

San Pietro crede di avermi commissionato un’impresa ardua, ma io… che… che sono molto bravo riuscirò nel mio intento in men che non si dica! Così finalmente potrò salire in cielo e lasciare questa terra. Faccio scherzi e mi diverto, sì, ma sono anche stufo di gironzolare per il pianeta come un “badola”!

Seconda Scena

Una piazzetta, un bar all’angolo con sedie e tavolini, alcune comparse sedute tranquille a consumare le loro ordinazioni. Arriva Donna Letizia, che tiene al braccio pacchetti e pacchettini oltre al suo cagnolino di peluche, e si accomoda depositando il tutto sulle sedie.

DONNA LETIZIA

(rivolta al cameriere) Presto… presto… non ho tempo da perdere! Mi porti subito un Aperol, e mi raccomando con una leggera spruzzatina di seltz al limone.

CAMERIERE

Va bene, Donna Letizia!

DONNA LETIZIA

Ah! Mi raccomando non voglio le solite olive, desidero essere servita al meglio… una migliore qualità. Non le solite olive che hanno schifo. Mi ha capito? Allora presto, mi dica quali avete che ho molta fretta!

CAMERIERE

(impacciato per l’insolita richiesta, mentre consulta nervosamente un bloc-notes) Abbiamo… olive spagnole, e… greche!

DONNA LETIZIA

Avete quelle taggiasche? Sono le migliori, sono adatte all’Aperol e molto piccole.

CAMERIERE

Non sono sicuro. Chiedo al signor Franco.

DONNA LETIZIA

Sì va bene ma faccia presto che ho fretta! (il cameriere esce di scena) Io, non capisco! Non si può vivere in questa città. Sono tutti zoticoni. Io, Donna Letizia, quando vivevo ad Antibes con il mio povero marito facevo una vita da regina. E’ la malasorte che mi ha fatta approdare in questa città, piena di gente di umili origini che si crede padrona del mondo solo perché si è arricchita. Non sono altro che dei poveretti. (rinfrancandosi) Beh, a parte ovviamente la cara Giulia. Che brava ragazza… è l’unica che mi ascolta. Grande virtù dei nostri tempi! Ma… (guarda l’orologio) quando arriva?

In quel preciso momento entra in scena Giulia, ben vestita e solare, che si accomoda accanto alla sua amica Donna Letizia. Poco dopo entra in scena anche Ezzelino, un fascio di luce illumina per un istante Giulia ed Ezzelino, intuendo il messaggio, si siede su un trespolo mettendosi in ascolto.

DONNA LETIZIA

Carissima Giulia, come stai?

GIULIA

Bene, grazie. E tu?

DONNA LETIZIA

Abbastanza bene, grazie, anche se questa mattina la mia colf non mi ha preparato il solito tè…

GIULIA

Sei rimasta senza tè! Tu!

DONNA LETIZIA

No no, vedi… io acquisto una marca esclusiva di tè e mi ero raccomandata di avvertirmi quando stava per finire la scorta. Io avrei subito avvertito Gigi, che è sempre in viaggio per il mondo, e… Cosa vuoi farci! La servitù non è più quella di una volta.

GIULIA

E quindi?

DONNA LETIZIA

E quindi la cameriera è andata ad acquistarlo in un comune supermercato credendo che io non mi accorgessi della differenza.

GIULIA

Non te la prendere, non ne vale la pena!

DONNA LETIZIA

E’ vero, però… Ah, dimenticavo! Ti ho telefonato per informarti della idea che mi venuta in mente!

GIULIA

Dimmi, ti ascolto.

DONNA LETIZIA

In questi giorni, mentre ero in vacanza ad Antibes con il mio amico Jean Pierre, ho pensato a te.

GIULIA

E’ per questo che mi fischiavano le orecchie!

DONNA LETIZIA

Giulia, per favore, è una cosa molto seria.

GIULIA

Va bene, ma vieni subito al nocciolo della questione.

DONNA LETIZIA

Tenendo conto che tu sei la mia migliore amica, e sei una ragazza di buona famiglia, impegnata nel lavoro, carina, simpatica…

GIULIA

Il nocciolo!

DONNA LETIZIA

S’ una ragazza piacevole, ma…

GIULIA

Ma cosa?!

DONNA LETIZIA

Debbo proprio dirtelo… sei una ragazza da sposare! Oh, sono riuscita a dirtelo. (grande sospiro di Donna Letizia)

GIULIA

Ma che cosa ti salta in mente? io non ho nessuna intenzione di sposarmi. Sto bene così. Sono felice, tranquilla. Sono felice come te, che fai quello che vuoi senza rendere conto a nessuno.

DONNA LETIZIA

E tu credi che io sia felice?

GIULIA

Ma certo, hai la tua compagnia... Jean Pierre, e…

DONNA LETIZIA

Non offendere la mia intelligenza! Ti prego! Cosa credi, io capisco di avere molti amici, o per meglio dire conoscenti, che dopo un po’ di tempo che li frequenti ti fanno capire, certo in maniera molto dolce, che è giunta l’ora di traslocare… alzare i tacchi… togliere i picchetti della tenda… mi sono spiegata? Che bei tipi frequento, dirai tu! Ma dopo tanti anni di vedovanza non mi sento più di sposarmi o convivere… però ti assicuro che la solitudine è una gran brutta bestiaccia! (pausa) Ti prego, non fare i miei stessi errori, cercati la tua anima gemella. E’ per questo motivo che ho pensato a te: non voglio pensare che un giorno sarai sola come un cane come sono adesso io! 

GIULIA

(con dolcezza e fermezza allo stesso tempo) Cara dolce amica, se vuoi che il nostro rapporto di amicizia duri per sempre ti consiglio vivamente di non interferire nei miei affari personali come io non ficco il naso nei tuoi… (arriva il cameriere con le ordinazioni)

CAMERIERE

Ecco, Donna Letizia. Le ho portato il suo Aperol.

DONNA LETIZIA

E le mie olive taggiasche?

CAMERIERE

Sono queste. Le ho chieste al signor Franco. Sono veramente olive portoghesi fresche tutte per lei.

DONNA LETIZIA

(dubbiosa) Fresche…

CAMERIERE

(rivolto a Giulia) Signora, che cosa desidera?

GIULIA

Mi basta un bicchier d’acqua frizzante.

CAMERIERE

Va bene, signora, arrivo subito.

DONNA LETIZIA

A che punto eravamo rimasti?

GIULIA

Parlavamo della nostra privacy.

Entrano nella piazzetta alcuni uomini. Donna Letizia afferra il braccio di Giulia e con voce trepidante le dice:

DONNA LETIZIA

E’ lui… sì proprio lui… l’uomo che ti volevo far conoscere!

EZZELINO

(si alza dal suo sgabello e va incontro al gruppetto di persone)

GIULIA

Quale uomo?

DONNA LETIZIA

Quell’uomo dalla camicia rossa… l’uomo della tua vita! Adesso te lo presento.

GIULIA

Ma lascia perdere, non ho proprio voglia do conoscerlo.

Improvvisamente tutti gli attori rimangono immobili ed un fascio di luce illumina in un angolo Ezzelino.

SAN PIETRO

Ezzelino! Lo vedi che cosa sta succedendo, se non intervieni prontamente a disturbare questo incontro non riusciremo mai nel nostro intento!

EZZELINO

Ho capito San Pietro. Non preoccuparti, vado all’attacco!

Ezzelino si avvicina e cerca di disturbare il gruppetto facendo cadere con un soffio alcuni tovaglioli ma Amilcare, intimo amico di Donna Letizia, con passo deciso si avvicina al tavolo delle signore. Gli altri amici rimangono in disparte a raccogliere i tovaglioli di carta ed Ezzelino si trova un po’ disorientato non sapendo bene a chi doveva intralciare il passo.

AMILCARE

Carissima Donna Letizia, che piacere rivederti. (le fa il baciamano in maniera un po’ goffa) Proprio l’altro giorno parlavo di te con Ferruccio.

DONNA LETIZIA

Qual era il vostro argomento di conversazione?

AMILCARE

Parlavamo di quella festa… quando abbiamo proclamato l’amico PierEnrico “reuccio della sardina in scatola”... Ah. (risata esagerata) 

GIULIA

(sottovoce) Ma questo è un cretino!

DONNA LETIZIA

Mi ricordo, caro Amilcare. Ma come mai da queste parti?

AMILCARE

Sai cara, gironzolavo, intento a cuccare (fa un gesto di una certa volgarità)…

DONNA LETIZIA

Ehm… Ti presento la mia cara amica del cuore, Giulia.

AMILCARE

Ah. Giulia, ho sentito parlare molto di te da Donna Letizia e mi sono chiesto… ma come sarà questa bella fi…gliola?

GIULIA

Piacere di conoscerla.

AMILCARE

Ma cara diciamoci pure del tu, anzi del tè. Oh…che battuta. (altra risata esagerata) Come sono spiritoso, non credi?

GIULIA

Se lo dici tu!

EZZELINO

(fa cadere di proposito sul vestito di Giulia, l’aperitivo di Donna Letizia)

AMILCARE

Oh che sbadato, scusate! Come posso rimediare?

GIULIA

Non ti preoccupare…

AMILCARE

Ci sarebbe una soluzione.

GIULIA

Quale soluzione?

AMILCARE

Raggiungimi a casa mia! Ti togli quel bel vestitino,te lo faccio pulire dal mio maggiordomo e nel frattempo ci sdraiamo sul mio divano-letto sorseggiando un drink.

EZZELINO

(spinge Amilcare in modo da farlo quasi andare guancia a guancia con Giulia)

GIULIA

(offesa) Sei proprio uno screanzato!

AMILCARE

Oh! A me piacciono così le donne! (si appresta a uscire dalla scena con i suoi amici, dopo aver salutato Donna Letizia)

GIULIA

Questo è troppo, sono veramente offesa! Tu vuoi che esca con un uomo del genere?

DONNA LETIZIA

Si, hai ragione, ma vedi… in fondo…scava…scava… ehm, scava ancora… c’è del buono in lui.

GIULIA

Sì certo… scava, scava… per chi mi hai preso?

Si accende il faro ed illumina Ezzelino.

SAN PIETRO

Ben fatto Ezzelino! Su, la tua missione non è ancora compiuta.

ATTO SECONDO

Prima scena

Emanuele e Mauro si accomodano al bar, in mezzo ad altre persone. Ezzelino, sempre presente, viene avvertito della presenza di Emanuele dal fascio di luce emanato da San Pietro.

EMANUELE

Non è possibile! La mia squadra di calcio è retrocessa in serie B!

MAURO

Non è una novità, sappiamo tutti che è un puro caso che sia arrivata in serie A. E’ stata una fortuna! Del resto come puoi pretendere da una simile organizzazione?

EMANUELE

Certo che pretendo! È una squadra che ha sempre avuto un buon vivaio e vorrei che tenessero i migliori giocatori in prima squadra, senza lasciarli andare in altre società.

MAURO

Ma non affliggerti. Non ne vale la pena!

EMANUELE

Io non mi affliggo proprio. E’ solo sport, anche se mi appassiona. Quello che invece mi preoccupa è la gente attorno a noi.

MAURO

Io non li avevo notati.

EMANUELE

Ma guarda questi giovani, hanno un’aria così triste! Alcuni sono immersi nella play station giorno e notte… E quelli dall’aria snob che non sanno parlare faccia a faccia, sempre attaccati al loro cellulare pronti ad inviare i loro messaggi? E quelli che sanno parlare, ma aprono bocca per  parlare solo di calcio, dell’ultimo ristorante alla moda… di vino… di donne…? Bah, mi fa tristezza.

MAURO

E’ molto interessante se parlano e discutono di calcio e vino. E di donne.

EMANUELE

D’accordo, ma non esistono solo il calcio ed il vino…

MAURO

E le donne?

EMANUELE

Non esistono nemmeno solo le donne. Ci sono l’arte, la storia antica, le scienze… siamo circondati da bellezze incredibili. Ad esempio, io sono appassionato di egittologia, di malacologia… lascia perdere, te lo dico io: è lo studio del mollusco nella conchiglia. E poi ho mille altre passioni. È un vero peccato chiudersi nel solito piccolo guscio e fare discorsi da salotto sul vino che hai bevuto o sull’ultimo ristorante di moda che sia andato a pranzare. (Mauro fa un gesto, come per aggiungere qualcosa)  O sull’ultima donna che ti sei portato a letto! Quanta miseria c’è attorno di  noi. Consumatori ciechi e sapientoni da salotto mi fanno pena.

CAMERIERE

(entra) Buongiorno. Desiderate?

EMANUELE

Per me un’acqua tonica.

MAURO

Io prendo una caraffa del solito bianco. Grazie.

EMANUELE

Ah. Si stavamo parlando di vino. Se ho capito bene sei un esperto. Hai fatto un corso di sommeiler?

MAURO

Sicuro!

EMANUELE

Dove?

MAURO

(serio) Ho fatto un corso in un’osteria, qui vicino.

EMANUELE

Quanto è durato il corso?

MAURO

Molto poco, una notte.

EMANUELE

Molto interessante (con un’aria seria e nello stesso tempo stupita). Quale vini hai degustato?

MAURO

Tutti i rossi che c’erano! E alla mattina mi hanno accompagnato a casa, non so perché ero come un po’ alterato…

EMANUELE

Chi sa il giorno dopo, che mal di testa avevi!

MAURO

Avevo una sete terribile altro che mal di testa!

EMANUELE

Avrai bevuto il solito “canarino” con limone e salvia.

MAURO

No no, l’acqua è veleno! Peggio ancora con aggiunta di limone e salvia!

EMANUELE

Sono proprio curioso, allora cos’hai bevuto?

MAURO

Mi sono trovato non so come a casa di Guido, e ricordandomi che decantava la sua cantina di vino bianco... Lui ha fatto veramente il corso di sommeiler, tra l’altro, sai? Beh, mi sono trasferito nel suo angolo di paradiso e gli ho vuotato un po’ di bottiglie. Per digerire tutto quel vino rosso che ho bevuto durante la notte, sai...

EMANUELE

E quando l’ha saputo?

MAURO

Si è incavolato talmente tanto che straparlava… urlava “la mia cantina… hai distrutto la mia cantina… Delinquente, esci subito da casa mia”. Ed io di rimando replicavo: “parlavi tanto bene delle tue bottiglie pregiate che non ho resistito! E poi guarda che non ho fatto disordine: le ho rimesse ognuna al suo posto”. Vuote, si capisce…

EMANUELE

Sei proprio un… tipo molto originale.

Entrano in scena il cameriere con il vassoio e Giulia che indossa un impermeabile, e tiene in mano un ombrello. È in attesa di una persona e guarda ansiosamente l’orologio da polso. Ezzelino si accorge della presenza di Giulia e in quel momento tutto si blocca.

SAN PIETRO

Svegliati Ezzelino! Non ti sei accorto che c’è Giulia? Datti da fare, intervieni subito!

Quando Ezzelino si alza dalla sedia i personaggi riprendono a muoversi, il cameriere serve al tavolo, Giulia è sempre in attesa. Mauro rivolge uno sguardo incuriosito verso Giulia, poi si volta verso Emanuele e fa un gesto di apprezzamento, ma lui non gli risponde. Ezzelino fa cadere l’ombrello di Giulia, sperando che Emanuele lo raccolga, ma lo raccoglie Mauro (che è più vicino) con un balzo fulmineo.

MAURO

Prego Signorina

GIULIA

Grazie Signor…

MAURO

Mauro.

GIULIA

Grazie signor Mauro, io mi chiamo Giulia, piacere di conoscerla.

MAURO

Altrettanto signorina Giulia. Spero di rivederla presto. (i due si salutano mentre Ezzelino rimane a bocca aperta).

 

Terza scena

EZZELINO

Sono disperato, non riesco a portare a termine la missione! Sono veramente disperato!

SAN PIETRO

Ezzelino, è inutile che ti disperi. Non sei riuscito perché non ti sei applicato come dovevi! Non bastava far cadere un ombrello sperando che Emanuele andasse a raccoglierlo. Sei sempre il solito superficiale!

EZZELINO

Hai ragione San Pietro! Ma l’impresa è ardua. Gli uomini sono difficili da trattare, e poi non ho i mezzi sufficienti per poter compiere la missione. Di certo l’unico mezzo è quello di farli inciampare l’uno contro l’altro, di rovesciare gli aperitivi, oppure di far cadere tovaglioli, ombrelli e cose varie…

SAN PIETRO

Ma dopo tutto questo movimento, qual è stata la reazione?

EZZELINO

Si rialzano, si ricompongono, si guardano l’uno verso l’altro e ognuno va per la sua stessa strada come se non fosse accaduta nulla!

SAN PIETRO

Non capisco questo loro comportamento.

EZZELINO

Non c’è più comunicazione tra di loro.

SAN PIETRO

Ma perché?

EZZELINO

Siamo nell’era dei computer, la parola è stata rimpiazzata dai messaggi sms, messaggi inviati per posta elettronica... La gente è chiusa e triste, ognuno fa i propri comodi e se ne va per la propria strada.

SAN PIETRO

Questo è un vero problema!

EZZELINO

Ma forse… una soluzione ce l’avrei.

SAN PIETRO

Ezzelino, Ezzelino… mi devo preoccupare?

EZZELINO

Lasciami spiegare. Premesso che come ho accennato alla gente manca il senso della comunicazione, l’unica soluzione è quella di riuscire, per qualche istante, a mettermi in contatto con un umano al fine di collaborare per ottenere un sicuro risultato.

SAN PIETRO

Non si può! E’ un’assurdità! Quello che tu proponi non sta né in cielo e né in terra! E poi dopo tutto, come osi richiedermi un intervento del genere?

EZZELINO

Capisco, ma come, così pare, diceva l’illustre Machiavelli, il fine giustifica i mezzi.

SAN PIETRO

Eh. Mi hai quasi convinto.

EZZELINO

Evviva, come sono contento. Allora chi posso scegliere per la mia missione?

SAN PIETRO

No, no! Caro il mio Ezzelino, scegliere no assolutamente. Te lo scordi. Sarà la buona sorte a scegliere la persona giusta. Vedi quella porta? (si illumina un altro fascio sulla porta, o il cono si sposta e poi torna in sede) Il primo essere vivente che attraverserà la porta, uomo, donna o animale, avrà il dono di vederti e colloquiare con te.

EZZELINO

Ma San Pietro, sarà una persona ragionevole, a modo, comprensiva?

SAN PIETRO

Non chiedere Ezzelino, sarà quello che sarà!

Quarta scena

Emanuele è intento a leggere il giornale al bar, in un angolo del palcoscenico c’è Ezzelino seduto su un trespolo tutto pensieroso. Entra Mauro.

MAURO

Ciao, Emanuele, ti stavo cercando.

EMANUELE

Ciao, ci sono novità?

MAURO

Niente di particolare, però ho qualcosa da dirti.

EMANUELE

Dimmi pure.

MAURO

Rispondimi attentamente a questa domanda.

EMANUELE

Va bene, dimmi.

MAURO

Tu ci tieni alla mia amicizia?

EMANUELE

Oh, ma quanto sei patetico!

MAURO

Non mi hai risposto.

EMANUELE

Sì, ci tengo alla tua amicizia.

MAURO

Anch’io ci tengo alla tua amicizia, però è ora di intervenire.

EMANUELE

Intervenire su cosa?

MAURO

Bisogna intervenire sul futuro della tua vita coniugale.

EMANUELE

Basta! Queste sono sciocchezze! Ma come ti permetti di interessarti alla mia vita privata!

MAURO

No, no, non m’interesso niente affatto!

EMANUELE

Ti contraddici.

MAURO

Si, hai ragione, ma cerca di capirmi io sono un tuo amico e…

EMANUELE

E con questo… cosa significa?

MAURO

Significa che mi rendo conto che da un anno a questa parte stai cambiando.

EMANUELE

Non mi sembra.

MAURO

Adesso sei tu che ti sbagli e ti contraddici.

EMANUELE

Eh?

MAURO

Infatti sei diventato antipatico, scorbutico, ti sei chiuso come un riccio spinoso. (Ezzelino si avvicina, sedendosi tra i due) Ti stai abbrutendo e ciò che è grave non te stai accorgendo.

EMANUELE

Senti chi parla, proprio tu che ti scoli da mattina a sera tanto di quel vino che non riesci a tenere la contabilità.

MAURO

Si è vero, ma io non lo nascondo. E’ la realtà, non ho vergogna di ammetterlo! (mentre Mauro fa la sua arringa, Giulia vestita con il solito impermeabile e munita di ombrello guarda con impazienza l’orologio. Aspetta una persona. Mauro, rivolto a Emanuele e scrutando Giulia, dice sottovoce:) Sandro, senti bene, osserva quella ragazza con l’ombrello senza farti notare. Osservala, e dimmi cosa ne pensi.

EMANUELE

Ma dai…

MAURO

Vedi, non sai neanche fare un apprezzamento. E’ una ragazza carina, un po’ nervosa, forse è in attesa di ricevere qualcuno.

EMANUELE

Hai proprio  ragione, adesso che l’ho osservata attentamente è proprio carina!

MAURO

Ma allora non ti piacerebbe avvicinarti per conoscerla, colloquiare ed aprire un po’ quel tuo cuore così arrido e atrofizzato?

EMANUELE

Non ho tanta voglia!

MAURO

Ma svegliati! Non sai altro parlare di egizi, conchiglie e str… stupidaggini varie.

EMANUELE

E che male c’è!

MAURO

Ma non capisci che stai sprecando la tua vita?! (se ne va, frustrato)

EMANUELE

(rimane un po’, interdetto, poi a sua volta esce di scena)

 

TERZO ATTO

Prima Scena

EZZELINO

Sono veramente disperato… sto fallendo, e sarò costretto tutta la mia vita a restare qui sulla terra. Rivediamo la situazione: io devo far incontrare Giuliaed Emanuele, ma come? Giulia è sempre indaffarata, Emanuele così distante… Un momento, cosa mi ha detto San Pietro? Posso mettermi in contatto solo con una sola persona, la quale può percepire la mia parola e simultaneamente quella degli altri… già, e se è un cane? Se è un sordo? Bah, il capo con un piccolo miracolo avrebbe potuto risolvere tutto e invece mi fa pensare. (pentito) No, no… sono proprio un tipo superficiale… ho una missione, devo farcela. Vediamo allora chi sarà il personaggio che uscirà da questa porta!

MAURO

(entra in scena completamente ubriaco) Che bevute… sigh… che bevute... l’oste mi ha cacciato perché oggi ho sgolato tutta la cantina… (al manichino del ristorante che porta un vassoio con una bottiglia di vino vuota; intanto Ezzelino fa gesti di disperazione) ehi tu! Perché mi fissi in quel modo? Non ho pagato il conto? Non me ne frega niente! Cosa mi offri con quella faccia da ebete? Oh, come sei gentile, una bottiglia di vino… Barbera? Chianti? (tenta di bere ma si accorge che la bottiglia è vuota)Brutto disgraziato…vai in giro a far finta di offrire e poi freghi la gente con una bottiglia vuota! (girovaga per la scena, fino a quando si accorge della presenza di Ezzelino e con meraviglia esclama:) Mi sembra di aver visto un fantasma, si vede che quel vino, che per fortuna non ho pagato, non era tanto buono!

EZZELINO

Hai proprio ragione: io sono uno spirito e mi chiamo Ezzelino.

MAURO

Ma è un sogno?

EZZELINO

Tranquillo, Mauro. Tu e io dobbiamo compiere una importante missione.

In quel momento, nonostante il pathos che Ezzelino ha cercato di creare per impressionarlo, Mauro si addormenta di colpo. Ezzelino esce di scena, sconsolato.

Seconda scena

In un angolo del bar Mauro dorme ancora, mentre entra in scena Donna Letizia molto agitata. Si accomoda.

DONNA LETIZIA

Come sono preoccupata, chissà se Giulia ha capito la telefonata. Oh, eccola!

GIULIA

(entrando) Ciao Donna Letizia, sono in ritardo.

DONNA LETIZIA

Ma no, sei puntualissima.

GIULIA

Ti vedo molto nervosa, cosa è successo?

DONNA LETIZIA

Ti devo chiedere scusa.

GIULIA

Ma non è il caso.

DONNA LETIZIA

Sì è il caso: io ho avuto la fortuna di ricevere dai miei genitori una buona educazione e non so fare altro che combinare dei bei pasticci.

GIULIA

Ma non prendertela, ripeto non è il caso.

DONNA LETIZIA

Va bene, passiamo ad altro argomento più gioioso. Come stai?

GIULIA

Non vorrei che alla risposta ti spingesse ad addentrarti nuovamente nella mia vita privata…

DONNA LETIZIA

No, assolutamente, volevo solo sapere come stai. E magari sapere come va quel tuo progetto sul… come si chiama… “coaching”, se non dico una fesseria.

GIULIA

Sì, hai detto giusto, stiamo elaborando con i mie colleghi un corso di coaching.

DONNA LETIZIA

Ma… ehm… cos’è il coaching?

GIULIA

E’ lo studio della comunicazione interaziandale.

DONNA LETIZIA

Non capisco.

GIULIA

Ti faccio un esempio. Tu saprai che con l’entrata dei computer nelle aziende il personale ha serie difficoltà a comunicare: non esiste più la bella conversazione che si faceva una volta, e che aveva anche ricadute positive sul lavoro, ed è qui che noi interveniamo.

DONNA LETIZIA

Ho capito! Ad esempio per organizzate incontri, rinfreschi e cene, come si facevi ai tempi di mio padre, che organizzava spesso con i suoi dipendenti qualche cena... Addirittura una volta ha organizzato una gara di pesca, con grandi bevute.

Alla parola “grandi bevute” Mauro si sveglia all’improvviso, si alza e ascolta attentamente. Sembra più lucido.

GIULIA

Eh, non è così semplice: i pranzi e le cene non sono sufficienti, anzi ti dirò che a volte sono un problema. Le bevute, poi, sono bandite dalla nostra filosofia aziendale in quanto alla fine la gente straparla.

MAURO

(tra sé) A me non è mai successo di straparlare quando bevo!

DONNA LETIZIA

E allora cosa fate?

GIULIA

Facciamo incontri in azienda ed insegniamo un linguaggio appropriato, ovvero con alcune parole chiave in maniera tale che tutti si intendano.

MAURO

(tra sé) Che fesserie, io se devo mandare uno al diavolo lo mando al diavolo, senza che qualcuno mi insegni come fare.

DONNA LETIZIA

Adesso capisco. Certo è che l’eleganza di un tempo, la gentilezza, la signorilità di un tempo non esiste più.

GIULIA

E’ vero. Ma oggi è fondamentale sapere come comportarsi soprattutto nei casi più difficili.

DONNA LETIZIA

Difficili?

GIULIA

Quando ci si imbatte con il tipo arrogante, sai qual è l’arma di difesa?

DONNA LETIZIA

No.

GIULIA

La miglior arma è la gentilezza,in quanto lui crede che tu gli risponda con lo stesso tono, ma si trova spiazzato.

DONNA LETIZIA

Buono a sapersi.

MAURO

(tra sé) Che fregnacce!

DONNA LETIZIA

Senti, e il resto come va?

GIULIA

La mia vita è molto tranquilla... mi alzo, vado a lavorare, alla domenica di solito accudisco i mie genitori. Ma pensandoci… (pausa) Penso che, cara amica… che hai ragione tu, dopo tutto sento la  necessità di trovare un compagno per la mia vita.

MAURO

Questa è la volta buona, ho trovato la ragazza per Emanuele.

DONNA LETIZIA

(con tono commosso) Sono proprio contenta della tua decisone, vedrai che avrai una vita più serena della mia. Sei una brava ragazza.

GIULIA

Si è fatto tardi, mi accompagni dall’arredatore? Devo cambiare le tende del salotto e ho bisogno di un tuo parere.

DONNA LETIZIA

Ti accompagno con piacere, ma quale arredatore?

GIULIA

Devo andare dalla mia amica Tizzi, ha appena aperto un negozio di arredamento eccezionale, ci sono tendaggi della... (Chiedere a Tizzi).

DONNA LETIZIA

Ne ho sentito parlare. Andiamo ci subito!

Donna Letizia e Giulia escono di scena.

Terza scena

Mauro è solo in scena, riflette. Poi rientra Ezzelino.

MAURO

Ezzelino, questa volta riusciremo nel nostro intento!

EZZELINO

Figurati, non ci credo.

MAURO

Ma perché non ci credi?

EZZELINO

Sono fatto così. Mi ricordo che da vivo, di fronte a queste situazioni, dicevo sempre che non ci credevo e che piuttosto mangiavo un cane con la catena.

MAURO

Che stomaco che avevi!

EZZELINO

Ma no, perché dopo aggiungevo sottovoce che lo mangiavo di cioccolato.

MAURO

Mi pareva! Forse se ti avessi frequentato da vivo saremmo diventati amici.

EZZELINO

Allora, cosa stavi farneticando?

MAURO

So per certo che Giulia ha avuto un momento di debolezza.

EZZELINO

Debolezza? Ma cosa dice non è il tipo da avere debolezze.

MAURO

Non un momento di debolezza, ma un momento di riflessione: si è confidata con Donna Letizia, e le ha detto che è stanca di vivere da sola, che ha bisogno di un compagno. Perciò, caro il mio Ezzelino, siamo a cavallo.

EZZELINO

Hai ragione e questa volta ci credo. Dobbiamo agire prontamente. Studiamo un piano d’attacco.

MAURO

Io, potrei telefonare a Donna Letizia per fissare un appuntamento.

 

EZZELINO

Donna Letizia sarà sicuramente d’accordo.

MAURO

Prima dubitavi e adesso dai per certo che Donna Letizia…

EZZELINO

(lo interrompe) Mauro, ricordati che io sono uno spirito ed ho la proprietà di vedere e sentire senza esser visto. E ti assicuro che Donna letizia ha le stesse intenzioni nostre.

MAURO

Adesso credo io, a quello che tu dici… (pausa) Prima però conosciamoci meglio, potrebbe servire dal momento che  dobbiamo lavorare insieme.

EZZELINO

Durante la mia vita terrena sono sempre stato un uomo superficiale, un buontempone. Forse è per questo che io e te andiamo d’accordo.

MAURO

Non avevo dubbi.

EZZELINO

Dopo la mia morte sono rimasto in terra e per andare in cielo devo compiere una buona azione. San Pietro mi ha incaricato di fare incontrare e far innamorare Giulia ed Emanuele, ma fino adesso non ci sono riuscito. A dire la verità non so bene come fare, ma ora con il tuo aiuto credo di avere buone probabilità di riuscita.

MAURO

Io voglio tanto bene al mio amico Emanuele, e con il passare degli anni vedo che si sta spegnendo. Fa una vita senza mordente, sprecata. Sono felice di aiutarti.

Ezzelino e Mauro si stringono la mano, poi Ezzelino esce di scena.

Quarta scena

Entra in scena Emanuele. Mauro si sente un po’ in colpa nei confronti di Emanuele per tutto quello che gli tiene nascosto ed è insolitamente silenzioso. Emanuele sospetta che ci sia qualcosa di strano, ma si addolcisce perché dalla parte opposta entra in scena una giovane coppia. La sconosciuta ragazza è in stato interessante.

MAURO

Ciao Emanuele, come stai?

EMANUELE

Bene grazie e tu?

MAURO

Cosi, così… prendi qualcosa?

EMANUELE

Si, ordinami pure un Aperol.

MAURO

Lo prendo anch’io. (al cameriere, lontano) Gigi, per favore mi porti due Aperol. Grazie.

EMANUELE

Come sei strano… E il tuo solito bianco? Non stai bene? Scommetto che hai fatto degli esami e ti hanno riscontrato la cerosi epatica!

MAURO

Ma dai Emanuele, non esagerare...

EMANUELE

E allora?

MAURO

Sono un po’ stanco di fare le solite scorribande e pagliacciate.

EMANUELE

Non ci credo! Per la barba di mio nonno pirata è impossibile che un tipo come te abituato a saltare e ballare sui banchi delle osterie, tutto ad un tratto si sia seduto!

MAURO

Ma sai…

EMANUELE

Non ci credo. Quante ne abbiamo fatte da giovani! Sempre in giro a combinare scherzi con gli amici e quelle ragazze che tu chiamavi… cugine. Che tempi!

MAURO

Eh si!

EMANUELE

Secondo me tu sei sempre quel ragazzo scapestrato. (con una inattesa vena di malinconia, anche se malcelata) Io invece sono diventato un dirigente in una bella azienda. Il lavoro mi soddisfa, ma qualche volta penso alla nostra gioventù. Comunque tu non me la racconti, qui gatta ci cova! (con aria complice) Ne stai combinando una alle mie spalle, come ai vecchi tempi, mi sa!

MAURO

(improvvisamente brusco) Senti, sono stanco di questa discussione. Adesso devo andare, ho un importante appuntamento con il notaio. Poi ti spiegherò (saluta Mauro ed esce di tutta fretta).

Quinta scena

EMANUELE

(soliloquio) Su, devo ammetterlo. Almeno con me stesso. Sono stanco di una vita così regolare. Mi alzo al mattino e riesco a malapena a parlare con il mio gatto che mi fa le fuse perché ha fame. Vado a lavorare, prendo il metrò ed osservo la gente assiepata tutta triste con delle facce che sembrano appena usciti da un funerale. In ufficio tutto regolare, con le solite battutaccia di alcuni colleghi sulle segretarie del capo. A mezzogiorno il solito spuntino al bar con i colleghi che mi raccontano chi è quello e chi è l’altra, quante volte sono andati a New York e quante volte sono stati invitati dal capoufficio per una gita in barca. Io a volte provo a raccontare qualcosa di egittologia, di malacologia, di arte moderna, ma mi guardano come se fossi rientrato da un altro sistema solare. Non parliamo delle colleghe, non sanno fare altro che chiedermi “Ma quanto ti sposi? Non è che per caso sei… un tipo strano?”, e fanno un gesto come dire che sono un pederasta. Sono felice solo la sera, quando mi rinchiudo nel mio habitat e leggo, o ascolto musica. Che piattume.

Entra in scena una giovane coppia con una carrozzella e sia accomoda la bar. Il cameriere va prendere l’ordinazione. Emanuele osserva, poi continua tra sé:

Come li invidio, una giovane coppia che si ama con uno splendido bambino: cosa c’è di più bello? Forse Mauro non ha tutti i torti nel dirmi che mi sto perdendo le cose importanti della vita. Forse è il momento di mettere la testa a posto e cercare una compagna (esce di scena).

Sesta scena

Emanuele se ne sta pensieroso. Entra Donna Letizia e va a sedersi a un tavolino; poco dopo entra Mauro che va a sedersi al tavolino con Donna Letizia. Subito dopo entra anche Ezzelino che, inutilmente furtivo, si sistema dietro ai due.

DONNA LETIZIA

Ciao, ti stavo aspettando.

MAURO

Donna Letizia, sono contento che sei venuta puntuale all’appuntamento.

DONNA LETIZIA

Ne dubitavi forse?

MAURO

(con aria insofferente) Sai, le donne con me non sono mai state puntuali.

DONNA LETIZIA

Dipende da quali donne frequenti, caro! Comunque veniamo subito al sodo.

MAURO

Certo! Dobbiamo assolutamente fare incontrare i due colombi Giulia ed Emanuele.

EZZELINO

(a mezza voce) Sì, come fosse facile…

MAURO

(stizzito, ribattendo a Ezzelino ma cercando di non farsi sentire da Donna Letizia) Sì, è veramente una cosa semplice!

DONNA LETIZIA

(che era girata e pensa Mauro parlasse a lei) Io non credo che sarà così facile, francamente…

MAURO

(a Donna Letizia) Sicuramente dobbiamo agire in punta di piedi, non devono accorgersi che lavoriamo dietro alla quinte.

EZZELINO

(disturbando) Per me Donna Letizia esagera. O fa la furba.

MAURO

(a Ezzelino) Fa la furba?

DONNA LETIZIA

(c.s.; offesa) Cosa vuol dire che faccio la furba? Come ti permetti?

MAURO

Ma io non parlavo con te.

DONNA LETIZIA

Ed allora a chi parlavi, al vento?

MAURO

Io parlavo con Ezz…, lasciamo perdere…

DONNA LETIZIA

Basta, ho capito: non sei altro che un ubriacone e prendi in giro la gente.

MAURO

Ma… io…

Entra Giulia, che saluta Donna Letizia e ignora Mauro.

GIULIA

Ciao, mi accompagneresti da quell’arredatore dell’altro giorno?

DONNA LETIZIA

Con piacere, così tra l’altro non dovrò più restare a parlare con questo imbecille ubriacone!

Le due donne escono.

MAURO

(a Ezzelino) Visto? Ho combinato un bel guaio!

EZZELINO

Mi dispiace…

MAURO

Ti dispiace?! E’ tutta colpa tua! (esce, inferocito)

Settima scena

Giulia è seduta al bar e sorseggia un aperitivo. Fuori, in strada, Emanuele passeggia nervosamente. Ezzelino osserva la scena. Ad un certo punto Emanuele nota Giulia.

EMANUELE

(tra sé) Quella ragazza… mi pare di conoscerla. Adesso le chiedo… (si blocca) no, lasciamo perdere… farei la figura del cafone.

Riprende a passeggiare nervosamente dando ogni tanto un’occhiata a Giulia, che a sua volta lo nota. Ezzelino intanto cerca in varie maniere comiche e goffe (soffiando, spingendolo prima con un dito e poi più violentemente, etc.) di farlo avvicinare alla ragazza.

GIULIA

(tra sé) Quel tipo strano che problemi avrà? Mah, speriamo che non venga qui a importunarmi… Anche se… è piuttosto carino devo dire.

Ezzelino sente Giulia e, senza smettere di spingere Emanuele, cerca ora di spingere anche Giulia verso il ragazzo.

EZZELINO

Che fatica! Ma devo farcela…

EMANUELE

(tra sé) Emanuele, sii uomo. Ora mi avvicino e le rivolgo la parola. E poi …speriamo in bene, al limite mi prendo uno schiaffo. (a Giulia) Mi scusi signorina, posso chiederle una informazione?

GIULIA

(gelida) Mi dica pure.

EMANUELE

Mi pare di averla incontrata da qualche parte, forse a una mostra… purtroppo non mi ricordo bene dov’era.

GIULIA

Ma Lei, come si permette di importunarmi, con chi crede di parlare?

EMANUELE

Mi scusi signorina, tolgo subito il disturbo (si allontana).

EZZELINO

Ma non è possibile, questi due si respingono! Mi sa che l’unica è cercare di instillare in Giulia un po’ di curiosità e di dolcezza. Dovrò tramutarmi in un angioletto e cercare di influenzarla. (parlando all’orecchio di Giulia, in tono soave) Giulia, ma sei proprio convinta di esserti comportata bene? E sei sicura di non conoscerlo? Forse lo hai già visto… E’ un ragazzo così a modo, così diverso da quell’Amilcare… Dai… sii gentile…

GIULIA

(a Emanuele) Mi scusi, signor…

EMANUELE

Emanuele.

GIULIA

Io sono Giulia. Stavo pensando che forse l’ho vista alla mostra di quadri del professor Roberto.

EMANUELE

(felice) Ah, ecco: svelato il mistero! Posso accomodarmi accanto lei?

GIULIA

Venga, mi fa molto piacere.

EZZELINO

Evviva, siamo a cavallo!

EMANUELE

Come ha conosciuto il professor Roberto?

GIULIA

Era il mio professore al liceo artistico, le sue esposizioni di quadri sull’arte moderna mi hanno sempre affascinata.

EMANUELE

Io l’ho conosciuto proprio alle sue inaugurazione e debbo dirle che inizialmente non capivo l’arte moderna… mi ricordo che ero in compagnia di alcuni mei colleghi in quali non facevano altro che stupide battute. Ma io ho ascoltato gli insegnamenti del professore e adesso riesco a goderne.

GIULIA

E’ molto interessante quello che dice.

EZZELINO

Siamo a buon punto, però… siamo ancora lontani dall’innamoramento! Quadri, mostre… su ragazzi, un piccolo sforzo!

EMANUELE

Mi scusi signorina Giulia, io parlo sempre troppo.

GIULIA

Signor Emanuele, possiamo darci del tu, visto e considerato che abbiamo una passione in comune.

EMANUELE

Certamente, ne sono onorato.

I due si stringono la mano guardandosi negli occhi. Ezzelino esulta. In quel momento un raggio di luce illumina la stretta di mano.

SAN PIETRO

Complimenti Ezzelino, sei sulla buona strada. Ma adesso non mollare.

Il raggio scompare.

GIULIA

Il professor Roberto è sempre stato un uomo eccezionale, mi ha insegnato non solo ad amare le materie di studio ma anche ad amare la vita e tutte le sue straordinarie bellezze. Tutti i ragazzi dovrebbero avere questa fortuna.

EMANUELE

Hai completamente ragione, vedo attorno a me molti giovani tristi, incapaci di comunicare, di fare un discorso serio. Pensano solo al calcio, ai pettegolezzi, sono schiavi del consumismo…

GIULIA

(iridendo) Mi pare che noi siamo due mosche bianche.

EMANUELE

Sì: criticati, ma anche invidiati perché siamo persone felici. E libere.

GIULIA

Abbastanza felici… A me, scusa la confidenza… manca qualcosa.

EZZELINO

Brava! Così!

EMANUELE

A me spesso manca un’amica per poter scambiare quattro chiacchiere.

EZZELINO

Sì! Così! E adesso dai, buttati! Adesso!

EMANUELE

Senti. Giulia, posso… scusa… invitarti fuori a cena, così possiamo parlare delle nostre passioni con calma?

GIULIA

Accetto, dimmi quale ristorante.

EZZELINO

(fa gesti inconsulti di trionfo)

EMANUELE

C’è una piccola e carina osteria lungo il mare, dove si gode un tramonto stupendo.

GIULIA

Quando ci vediamo?

EMANUELE

Io abito…

EZZELINO

(improvvisamente scandalizzato) Ma cosa dici? Passa tu a prenderla, scemo!

EMANUELE

Dammi il tuo indirizzo, che questa sera ti passo a prendere per le ore otto.

GIULIA

Ecco, io abito in via Ezzelino.

EMANUELE

La conosco quella via.

GIULIA

Come mai?

EMANUELE

In via Ezzelino eremita c’è il negozio di malacologia… lascia perdere, te lo dico io, tanto ci sono abituato: la malacologia è la scienza che studia il mollusco nella conchiglia.

GIULIA

Oh, che cosa originale! Mi racconterai tutto stasera.

Giulia ed Emanuele si salutano ed escono di scena.

Ottava scena

Al solito bar stanno seduti Donna Letizia e Mauro. Poco dietro sta Ezzelino. C’è un’atmosfera triste.

DONNA LETIZIA

Siamo stati veramente stupidi a litigare per queste sciocchezze… (sospiro) Tu hai detto, io ho detto…

MAURO

Hai ragione, eravamo ad un tiro di schioppo, come diceva mio padre ottimo cacciatore, e ci siamo lasciati travolgere in litigi senza senso.

EZZELINO

Avete tutti e due ragione. Mi sa che per me, come si dice, il paradiso può attendere. Dovrò ancora vagare qui in terra come un allocco per chissà quanto tempo.

MAURO

(annuisce) Non so darmi pace pace ……

Entrano Giulia ed Emanuele, sorridenti. Donna Letizia e Mauro si guardano esterrefatti nel vedere i due giovani insieme.

DONNA LETIZIA

Ma come…

GIULIA

Carissimi amici, Emanuele ed io abbiamo deciso di sposarci e per questo vi invitiamo tutti al nostro matrimonio.

Ezzelino gongola e si gode la faccia di Mauro e Donna Letizia.

MAURO

Ma come…

EMANUELE

Vedi Mauro, avevi ragione tempo fa quando mi dicevi che la vita deve esser vissuta in due e non tra libri e conchiglie.

MAURO

Ma io…

DONNA LETIZIA

E pure io…!

GIULIA

Anche tu, cara Donna Letizia, hai saputo a farmi aprire gli occhi e soprattutto il cuore, insegnandomi che la vita senza amore è come un giardino senza fiori.

DONNA LETIZIA

D’accordo, i miei consigli sono andati a buon fine, ma non sono convinta… come mai ti sei decisa così all’improvviso?

GIULIA

Quando ho incontrato Emanuele mi sono subito innamorata. (Emanuele annuisce), sono cose che non si possono spiegare. Però sono convinta che…

DONNA LETIZIA e MAURO

(all’unisono) Che?

GIULIA

Convinta non proprio… non so… è come se un angelo benevolo ci avesse fatti incontrare.

MAURO

(sornione) Mah, sembra anche a me che qualcuno vi abbia voluti far innamorare. Il destino, forse… o come dice Giulia un angelo benevolo… ( guarda Ezzelino con soddisfazione). Adesso vado a ordinare da bere per tutti! Bisogna festeggiare!

EMANUELE

Mauro mi raccomando non esageriamo con le bevute.

MAURO

Non ti preoccupare, sono talmente felice che voglio godermi questo momento da sobrio.

Mauro va dal cameriere mentre Donna Letizia, Emanuele e Giulia continuano a chiacchierare tra loro. Mentre continuano (le voci sono diventare un brusìo) scende un cono di luce.

SAN PIETRO

Complimenti Ezzelino, ci sei riuscito.

EZZELINO

Ho fatto il possibile…

SAN PIETRO

Hai fatto tutto da solo. Ora posso confidarti che mi aspettavo di essere chiamato a risolvere la situazione e invece hai fatto affidamento sulle tue forze.

EZZELINO

Ho cercato di metterci tutto il sentimento, di smettere di essere superficiale, e sono riuscito.

SAN PIETRO

Bravo. Tra poco avrai il tuo premio.

Mauro ritorna con il cameriere che porta un vassoio colmo di bicchieri di champagne.

MAURO

Bene, festeggiamo tutti in allegria! Da parte mia, prometto che smetterò di bere vino! (tutti si bloccano con un’aria stupefatta) Amici, ho detto che smetto di bere vino, ma non certo di bere champagne!

Tutti brindano felici, mentre una scala illuminata scende per far salire Ezzelino in paradiso. Ezzelino prima di salire va incontro a Mauro e lo abbraccia.

EZZELINO

Carissimo Mauro, finalmente salgo in paradiso. Ma chissà, sono stato così bravo che forse San Pietro mi affiderà altri incarichi… Magari ci rivedremo.

MAURO

Caro Ezzelino è stato un piacere conoscerti.

I due si abbracciano, ed Emanuele che vede la scena si stupisce che Mauro abbracci il vuoto. Poi mentre Emanuele parla con Mauro, Ezzelino sale e scompare alla vista.  

EMANUELE

Mauro, che cosa stai facendo? Abbracci l’aria? Se vede che lo champagne sta facendo il suo effetto!

MAURO

Hai ragione Emanuele, debbo ricredermi e ritornare al buon vino. D’altra parte… è sempre questione di spirito!

                                                                     F I N E

 

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