Faleminderit Shukran

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Leonardo Gazzola

FALEMINDERIT

SHUKRAN

autunno-inverno 2001

liberamente ispirato a  fiabe e leggende marocchine e albanesi, depositato in SIAE a nome Leonardo Gazzola.

Possiamo definirlo teatro di narrazione con animazione di oggetti quotidiani e partecipazione del pubblico.


Rumore di tempesta, mare agitato. Anche pioggia, volendo. E musica italiana folkloristica mixata. Appare Marcello, bagnato fradicio aggrappato ad una valigia. Si guarda intorno, si sfila i vestiti bagnati e li butta a terra.

MCL: Mi ricordo sempre di mio nonno Bartolomeo che mi raccontava di quando è arrivato in Argentina per la prima volta. C’era un violento temporale nel porto di Buenos Aires e dovettero mettere in mare le scialuppe per poter sbarcare. Tutte tranne una furono in grado di giungere a riva. Su quell’unica che non riuscì ad approdare, c’era nonno Bartolomeo. Fu ripescato dalla guardia costiera mentre si teneva a galla in qualche modo aggrappato alla valigia. Lui dice che è stato il suo battesimo della fortuna. (trova un asciugamano nella valigia e si asciuga) Infatti. Nonno Bartolomeo aveva deciso di emigrare in America perché in Italia non c’era lavoro e si stava male. La sua famiglia era di Frerola, un paesino delle Prealpi Bergamasche. (appende l’asciugamano da qualche parte) E lì la povertà era per tutti; grandi, piccoli, giovani, vecchi, stupidi, intelligenti, brava gente e farabutti.

Bé, adesso è passato molto tempo. Mio nonno Bartolomeo lavorava come un matto e mandava i soldi alla sua famiglia rimasta in Italia e così, tante ragazze del paese, e così tanti altri ragazzi del paese, e così tanti ragazzi e ragazze dei paesi vicini, e così tante ragazze, ragazzi dei paesi lontani.

La musica sale di volume e MCL si abbandona a qualche passo divertente mentre sistema i vestiti bagnati. Si siede.

MCL: Oggi in Italia ci sono persone che vengono da altri paesi per cercare lavoro da dove non ce n’è; oppure cercano un po’ di pace per chi viene da paesi in guerra. C’è anche chi cerca un po’ di speranza se viene da dove la speranza è stata messa da parte... Insomma vengono un po’ dappertutto e così, dopo tanti anni che gli italiani sono emigrati in giro per il mondo, noi pensiamo che sia un onore poter accogliere oggi persone che migrano verso di noi. (pausa) Sono abbastanza d’accordo; è come restituire un favore dopo che noi abbiamo preso tanto, a volte anche senza chiedere il permesso... Va bé, stavamo dicendo che così oggi qui ci sono tante persone che provengono da così tanti paesi diversi. I più numerosi sono quelli che vengono dal Marocco e dall’Albania. (pausa) Albania? Albania? Albania!!

Musica albanese; MCL tira fuori dalla borsa una serie di oggetti, si cambia un po’ il vestito e prepara un ambiente accogliente stile albanese.

MCL: Qui siamo a casa di Alfred, un ragazzo albanese che da tre anni vive a Milano e fa il muratore. Nella sua valigia, assieme ad alcuni oggetti strani, ha portato anche delle storie. Storie di tanto tempo fa che gli hanno raccontato i suoi nonni a Kukes, la sua città natale. Anzi, vorrei invitare qualcuno di voi... a casa sua.

Sceglie tra il pubblico due o tre ragazzi e li fa accomodare nello spazio scenico.

MCL: Oh. « Mirc’ se erdhet ne shtepine ton ».Che in albanese significa: “benvenuti a casa mia”. Adesso vi voglio raccontare una storia che si intitola “Il predestinato”. Ma come prima cosa bisogna fare il caffé.

Musica. MCL mette il caffé sul fuoco. Offre delle sigarette, si rende conto che non vanno bene per i bambini e offre delle caramelle. Insegna a dire grazie in albanese: “faleminderit”.

MCL: Oh, adesso ci siamo. Possiamo cominciare. “Naishte sec’ naishte”. Che vuol dire “c’era, non c’era”. Da noi le storie cominciano così, al posto di “c’era un volta”, noi diciamo c’era, non c’era. Perché non si sa mai.

Bene. C’era, non c’era un vecchio e una vecchia in un piccolo villaggio sulle montagne dell’Albania.

Eventualmente può assegnare i ruoli dei vecchi agli ospiti.

MCL: Questi due vecchi erano molto poveri e, fino a tarda età, non avevano mai avuto bambini. Ad un certo punto, quando già non ci pensavano più, nacque un bambino. I due vecchi erano contenti ma anche timorosi di non essere in grado di allevarlo: erano già vecchi e molto poveri! Comunque il bimbo era proprio bello e... robusto, sembrava. Erano passate due notti dalla nascita del bimbo e si stava avvicinando la terza notte quando le tre Fatit sarebbero venute ad assegnare al neonato il suo destino.

Le Fatit sono delle minuscole fate che possono viaggiare a cavallo di farfalle o falene e hanno il compito di dare un destino a tutti i bambini appena nati. Naturalmente agli uomini non è consentito sentire il destino che viene loro assegnato per cui le Fatit fanno sempre molta attenzione a non farsi sentire. Ma queste Fatit erano un po’ distratte e così...

Proprio quella sera cadeva una pioggia così forte che nessuno osava mettere il naso fuori di casa.  (pioggia) E, sempre in quella sera, passava dal villaggio il Pascià di Skutari. (pausa)

I pascià erano i capi che l’imperatore ottomano nominava per le città albanesi. Eh, sì, l’Albania è rimasta invasa dagli ottomani per circa 500 anni. Bé, questo Pascià di Skutari era famoso per essere avido, ingiusto e per arricchirsi esigendo dai contadini molto di più di quello che potevano dare.

Vista la pioggia pazzesca, il Pascià chiese ospitalità nella prima casetta che vide, che era proprio quella dei due vecchi e il loro bimbo appena nato. Costoro, vedendo una persona così importante, ne furono molto contenti e lo fecero accomodare vicino al focolare, accesero un bel fuoco e gli diedero da mangiare il loro yogurt e il mussaka che avevano preparato per festeggiare la nascita del loro bambino. Il mussaka è un buonissimo pasticcio di carne di capra e melanzane.

Il Pascià, dopo essersi seduto e rifocillato, voleva dormire, ma era talmente carico di tutte le piastre estorte ai contadini, che aveva paura che qualcuno potesse rubargliele.

MCL indossa un berretto da pascià e mima qualcuno che non riesce a dormire. Poi si rialza.

MCL: Lasciamo il Pascià sveglio per adesso e vediamo cosa combinano le tre Fatit.

Le sigarette possono rappresentare le Fatit a cavallo del porta-sigarette o sciolte.

MCL: Credendo che anche il Pascià stesse dormendo, assegnarono il destino al neonato.

fatit 1: Stavolta ci divertiremo alle spalle di chi avrà a che fare con lui. Questo bimbo sposerà la figlia del Pascià di Skutari, causerà la morte del Pascià e prenderà il suo posto!

le fatit: Sì, sì, che divertente, che bello! Dai, dai! (volano via)

Pascià: (alzandosi terrorizzato) Come?! Come!?

MCL: Tutto il resto della notte, il Pascià lo passò pensando e ripensando a come fare per scongiurare il destino che le tre Fatit avevano disegnato per il neonato.

Pascià: L’unica è uccidere quell’essere prima ancora che possa crescere e realizzare le nefandezze predette da quelle... deficienti di fate microscopiche!

MCL: Il mattino dopo decise di parlare con i due vecchi.

Pascià: Signori miei, voi mi avete accolto e ospitato nel migliore dei modi e io vorrei sdebitarmi. Siccome sono senza figli, vorrei portare con me il vostro neonato. Mia moglie ne avrà cura, lo crescerà nel nostro palazzo e non mancherà di nulla. (pausa)

MCL: I due vecchi erano perplessi.

Pascià: Potrete venirlo a trovare ogni volta che vorrete, s’intende.

MCL: Alla fine i due vecchi pensarono che loro figlio, a palazzo, avrebbe vissuto bene e decisero di accettare. E così il Pascià ripartì con il neonato nella culla.

Il pascià si allontana a cavallo.

MCL: Ma mentre il Pascià cavalcava verso il suo palazzo, continuava a pensare a come fare morire il bambino. Gli mancava il coraggio di tagliargli la gola con il suo spadone e così, arrivato vicino ad un fiume, lo buttò nella corrente con tutta la culla e si allontanò in fretta per non sentire le grida strazianti del piccolo. Cavalcò (il cavallo galoppa via) sicuro che il bambino fosse morto. (pausa) Ma non fu così. La corrente portò la culla ad incagliarsi contro dei giunchi in un’ansa del fiume.

Il giorno dopo, un pastore portò lì il suo gregge di capre per abbeverarle e una capra, sentiti i lamenti del bimbo; incuriosita, si allontanò dal gregge e, visto il piccolo, gli offrì la mammella per fargli succhiare il latte. Dopo che il bambino si era rifocillato, la capra tornò dalle sue compagne.

Caffettiera e tazzine possono servire per sottolineare, come delle coincidenze, l’allattamento e altri episodi. MCL sorbirà la sua tazza di caffè, mentre racconta questo episodio.

MCL: La sera, di ritorno a casa, il pastore si mise a mungere le capre e notò subito che quella capra non dava latte. Ne fu molto stupito e decise di tenerla d’occhio il giorno dopo. Infatti... che sorpresa quando la vide allontanarsi dalle sue colleghe capre per andare ad allattare un bimbo uscito da poco dal grembo di sua madre! Senza pensarci due volte, prese il bambino e lo portò a casa sua per allevarlo.

Musica. MCL lava la caffettiera e le tazze ciondolandosi a ritmo. Alla fine ripone le tazzine lavate e mette un bicchiere sul tavolo.

MCL: E così, grazie alle cure del pastore, il bimbo diventò un giovanotto. Abile nel pascolare le capre e nel mungerle. Un ragazzo intelligente e bello; svelto nel riconoscere una capra dall’altra, imbattibile nel trovare i sentieri su per le montagne. Quando il ragazzo raggiunse l’età adulta, per caso il Pascià di Skutari si trovava a passare da quelle parti e chiese ospitalità proprio al pastore di capre.

Pascià: Che figliolo intelligente e bravo che hai, pastore. Complimenti.

Pastore: In realtà non è figlio mio. L’ho trovato tra i giunchi del fiume. La mia capra l’ha allattato e io l’ho svezzato e cresciuto.

MCL: Il Pascià impallidì. Fece due calcoli e capì che quel giovanotto doveva essere il bambino che aveva buttato nel fiume tanti anni prima. Doveva assolutamente ammazzarlo. E così scrisse una lettera a sua moglie, rimasta al palazzo.

Pascià: (scrivendo) Cara moglie, dai ordine che il portatore di questa lettera sia immediatamente messo a morte. Fai sparare una cannonata a salve non appena sarà stato ucciso, in modo che io possa rallegrarmene.

(al pastore) Ehm... Pastore; tu mi hai ospitato con molta generosità ma ti devo chiedere ancora un favore. Ho bisogno che questa lettera venga recapitata al più presto al mio palazzo di Skutari. E’ urgente e io debbo trattenermi ancora vari giorni da queste parti prima di rientrare. Chi mi puoi consigliare di affidabile e che conosca bene le vie di queste montagne?

Pastore: Ma il ragazzo di cui stiamo parlando! Nessuno meglio di lui conosce le strade dei monti.

MCL: E così il Pascià diede venti piastre al giovanotto per il viaggio. (estrae una fiaschetta di liquore e riempie i bicchieri) E questi partì per Skutari con il terribile messaggio.

(Offre ai bambini ospiti i bicchieri da bere)

Dopo alcune ore di cammino, il giovanotto si fermò per riposarsi un poco e per schiacciare un sonnellino accanto ad una grande pietra. Ma ecco che, appena addormentato, sbucano da dietro la grande roccia... Due ladri! (estrae due bottiglie di liquori)

Ladro 1: Hei, compare Sepa!

Ladro 2: Huei, compare Mosko!

Ladro 1: Guarda, compare Sepa, guarda!

Ladro 2: Cosa, compare Mosko, cosa?

Ladro 1: Un viandante, compare Sepa, un viandante.

Ladro 2: E allora, compare Mosko, e allora?

Ladro 1: Ma... Che mestiere facciamo noi, compare Sepa?

Ladro 2: I ladri, compare Mosko, i ladri.

Ladro 1: Quindi cosa dobbiamo fare, compare Sepa?

Ladro 2: (illuminato) Derubarlo, compare Mosko, derubarlo!

Ladro 1: Bravo, compare Sepa, bravo. Al lavoro.

MCL: (mentre versa il contenuto del bicchiere nelle due bottiglie) E con molta abilità, i due ladri svuotarono le tasche del povero giovanotto.

Ladro 2: (sussulta) E questa cos’è, compare Mosko, cos’è?

Ladro 1: Una lettera, compare Sepa, una lettera. Non ce ne facciamo niente.

Ladro 2: Chi lo sa, compare Mosko, chi lo sa. Facciamo il nostro lavoro fino in fondo; magari in quella lettera c’è roba di valore.

Ladro 1: Hai, ragione, compare Sepa, hai ragione.

Aprono la busta.

Ladro 2:  No, compare Mosko, no. Niente valori. E’ una lettera. (legge tra le labbra – sussulta) Compare Mosko, è terribile!

Ladro 1: Cosa, compare Sepa, cosa?

Ladro 2: Questa lettera, compare Mosko, questa lettera!

Ladro 1: E che cos’ha di terribile questa lettera, compare Sepa, che cos’ha?

Ladro 2: Leggi, compare Mosko, leggi.

Ladro 2: (legge tra le labbra – sussulta – si blocca) Imperturbabilizzati, compare Sepa, imperturbabilizzati. Che mestiere facciamo noi?

Ladro 1:  I ladri, compare Mosko, i ladri.

Ladro 2: E allora, compare Sepa, e allora, rubiamo anche questa lettera e salviamo il nostro cliente.

Ladro 1:  Buona idea, compare Mosko, buona idea. Questo cliente mi è simpatico. Anche perché ha dormito sempre e ci ha fatto lavorare in pace.

Ladro 2: Però, compare Sepa, però dobbiamo scrivere un’altra lettera. Altrimenti questo maledetto pascià se ne accorgerà.

Ladro 1: Giusto, compare Mosko, giusto. Tu sai scrivere?

Ladro 2: No, compare Sepa, ma so leggere.

Ladro 1: E io so scrivere, compare Mosko, so scrivere ma non so leggere.

Ladro 2: Perfetto, compare Sepa, perfetto. Tu la scrivi e io la leggo per vedere se va bene.

Ladro 1: Allora io scrivo, compare Mosko, io scrivo. (scrive)  Leggi, compare Mosko, leggi.

Ladro 2: (legge) Cara moglie, dai ordine che il portatore di questa lettera sposi immediatamente nostra figlia con tutti gli onori. Fai sparare una cannonata a salve non appena sarà celebrato il matrimonio in modo che io possa rallegrarmene. Tuo marito, il Pascià.

Ladro 1: Ottimo, compare Mosko, ottimo. Sarà un bello scherzo per il Pascià.

Ladro 2:  Ora andiamo, compare Sepa, andiamo che il nostro cliente si sta svegliando.

Le due bottiglie vengono riposte. Il giovanotto si sveglia.

MCL: Senza avere il minimo sospetto di quello che fosse successo, il nostro giovanotto si rimise in cammino e arrivò senza più fermarsi al palazzo di Skutari dove consegnò personalmente la lettera alla moglie del Pascià.

Appena l’ebbe letta, questa si mise a trattarlo con molto rispetto; ordinò un grande banchetto durante il quale lo fece sposare con sua figlia mentre l’artiglieria sparava a salve cannonate di gioia. (cannonate)Dal villaggio dove si trovava, il Pascià sentì le cannonate e se ne rallegrò pensando di essersi liberato finalmente della minaccia che da anni pendeva sulla sua testa.

Immaginate un po’ lo spavento quando, qualche giorno dopo arrivò al suo palazzo e trovò il giovanotto, non solo vivo e vegeto, ma per di più sposato con sua figlia!

In preda al panico perché si stava convincendo che la predizione delle Fatit si sarebbe realizzata, subito escogitò un altro piano per liberarsi del giovanotto. Chiamò il suo palafreniere. Chi non sa cos’è un palafreniere? Chi lo sa? Va bèèèèh... Il palafreniere è quello che cura i cavalli nella scuderia.

Pascià: (ad un ospite) Ascoltami bene. Stanotte, quando i cavalli stanno dormendo, tira un paio di frustate sul sedere dei più irrequieti e, quando si saranno irritati, mettiti dietro alla porta della scuderia con questo martello in mano. Io manderò una persona a calmare i cavalli e tu lo ucciderai spaccandogli la testa con questo martello. Intesi?

Musica di sottofondo. MCL dà le ultime istruzioni sottovoce al suo ospite, gli consegna un enorme martello di gomma e lo posiziona dietro un paravento.

MCL: Come ordinato dal suo pascià, il palafreniere frustò i cavalli e questi si imbizzarrirono: “iiiiiih! Iiiiiih!”. Il Pascià chiamò il giovanotto.

Pascià: Stasera il palafreniere non c’è, vai tu a calmare i cavalli, per favore.

MCL:  Ma! Quella era una notte senza luna, nerissima, dove non si vedeva nulla. E così, i cavalli, dopo aver scalpitato un po’, ritrovandosi al buio, si rimisero a dormire.

Il ragazzo era appena arrivato alla porta della scuderia, (il bicchiere si sporge e subito rientra nel paravento) quando si accorse che i cavalli si erano calmati per conto loro e... tornò a dormire.

Il Pascià, sentendo che i cavalli si erano calmati, andò subito alle scuderie per verificare se finalmente il suo incubo fosse finito.

Il Pascià esce da dietro il paravento e il palafreniere gli assesta una martellata in testa che lo stende di botto.

MCL: Il Pascià cadde a terra morto sul colpo. E... dopo i suoi funerali chi fu nominato al suo posto? Ma il nostro giovanotto, naturalmente! In quanto sposo dell’unica figlia del defunto Pascià. E il ragazzo regnò a lungo e con molta saggezza e giustizia realizzando così inesorabilmente il destino che le tre Fatit gli avevano quando aveva tre giorni di vita.

Questo giovanotto ha avuto fortuna, possiamo noi averne ancora più di lui. Faleminderi!

Musica albanese mentre MCL ripone il materiale albanese, congeda gli ospiti e li rimanda a posto.

MCL: E adesso non muovetevi che tra poco ci troviamo a casa di un altro mio amico.

Musica marocchina. MCL sistema un ambiente in stile marocchino e si cambia di vestiti.

MCL:  Adesso siamo a casa di Abdul. Abdul è nato in Marocco, a Marrakech. Fa il medico ed era già stato in Italia sei anni fa, di passaggio. Purtroppo si era sentito poco bene ed era andato al pronto soccorso. E’ stato difficilissimo per lui fare capire quale fosse il suo problema, perché si è accorto con stupore che in Italia la gente sa una lingua sola. Mentre lui sapeva l’arabo classico, il francese, il berbero, l’inglese oltre a l’arabo marocchino che è la sua lingua madre.

Così ha deciso di venire in Italia a fare il medico visto che, oltre al medico, lui sapeva anche le lingue. (pausa) Per adesso fa il magazziniere a Cesano Boscone. Ma anche lui, assieme alla sua esperienza, ha portato delle storie del suo paese.

Posso invitarvi a casa di Abdul?

Sceglie due o tre ospiti tra il pubblico e li fa accomodare.

MCL:  Ahlen ua sahlen marhabam bikom. Che più o meno vuole dire: benvenuti nella mia casa, la pace sia con voi. Questo augurio è importante nei paesi arabi. Infatti si salutano con “Assalamaleykum” , che vuol dire “la pace sia con voi e si risponde “Aleykum Salam”. (fa provare ai bambini la formula)

Musica. Prepara il té, lo travasa i bicchierini  e insegna a dire grazie: “shukran”.

MCL: Allora. Kana ua ma Kana. Che vuol dire C’era, non c’era. Anche qui si usa una formula simile a quella dei racconti albanesi. C’era, non c’era; in un piccolo villaggio non lontano dalla città di Marrakech, un uomo che si chiamava Djuha. Oppure Si’Djuha, il signor Djuha. Djuha aveva una moglie... (assegna il ruolo della moglie ad una ospite e la veste) Non era un uomo molto ricco ma per recarsi in città ogni volta che ce n’era bisogno, aveva una bella cavalla bianca che era tutto ciò che gli aveva lasciato suo padre in eredità.

Un giorno il fratello di Djuha, che era un po’ tonto, chiese in prestito la cavalla di Djuha per andare al mercato di Marrakech. Djuha, che era di animo generoso, gliela prestò di buon grado.

Così il fratello di Djuha si recò al mercato. (Cavalca verso il mercato) Mentre cavalcava, quattro uomini, noti in tutta Marrakech per essere dei farabutti imbroglioni, lo chiamarono.

MCL gioca con quattro bicchierini da té.

uno: Ehi, amico!

due: Ma sei matto a rischiare così la tua vita?

tre:  Su quella cavalla così alta! E così veloce! E se cadessi?

quattro:  Ti romperesti l’osso del collo! Moriresti.

Fratello fa la faccia da stupido che ci sta pensando.

Fratello: Quello che dite è vero. Ma che posso fare?

uno:  Guarda, abbiamo qui un asinello anziano che va piano.

due: Che è una bestia molto più sicura.

tre: Facciamo cambio.

Fratello:  Per il Profeta! Questa è un’ottima idea.

quattro: E cosa ci dai in cambio?

Fratello: Ah, vi devo dare qualcosa in cambio?

uno: Amico! Abbi un po’ di pudore! Qui noi ti salviamo la vita e tu esiti sul pagamento?

Fratello: Quello che dite è giusto. Ditemi cosa vi devo.

due: Che importa la somma tra uomini generosi? Ma poiché ci sei simpatico, ci contenteremo di cento monete d’argento.

MCL: E così il fratello di Djuha pagò le cento monete, diede via la cavalla bianca e se tornò al villaggio con l’asinello malconcio dei quattro malfattori.

Si’Deha:  Dov’è la mia cavalla, figlio di mio padre?

Fratello: Eeeeh... Una sorpresa, fratello. Era troppo pericolosa ma io ho incontrato quattro persone molto gentili che hanno accettato di prenderla loro e in cambio mi hanno dato questo asino che è molto più sicuro. Ho dovuto pagare solo cento monete d’argento.

Espressione allibita di Djuha. Rflette suonando il tamburo.

MCL: Ma Djuha, oltre ad essere generoso, perciò perdonò suo fratello per la solenne cretinata, era anche estremamente astuto. Così non si perse d’animo: il giorno dopo incollò le sue ultime tre monete d’oro al sedere dell’asino e si recò al mercato di Marrakech.

Là stavano i quattro imbroglioni, sempre in giro a cercare qualcuno da truffare.

Djuha: Miei benefattori! Possa Allah accrescere le vostre ricchezze come voi avete accresciuto le mie! Benedetto sia il giorno che avete incontrato mio fratello.

I quattro si guardano stupiti.

uno: E perché dici questo?

Djuha: Ma a causa dell’asino che gli avete ceduto. Lo spinoso cactus è dolce all’interno, ma chi avrebbe mai pensato che questo piccolo vecchio asinello si mettesse a cagare delle monete d’oro!

uno, due, tre, quattro:  Che cooooosa?!?!?!

Djuha: Sì, una cosa da non credere ma... vera. Venite a vedere.

MCL:  E Si’Djuha mostrò ai farabutti il sedere dell’asinello al quale erano ancora attaccate le monete d’oro.

I quattro litigano e si consultano a bassa voce finché uno prende la parola.

due: Ehm... Djuha... Possa Allah ricompensarti con nient’altro che benedizioni se vorrai restituirci il nostro asinello. Riprenditi la cavalla e le cento monete.

MCL: Ma Djuha rifiutò. I quattro lo pregarono di nuovo e gli offrirono più argento. Ma Djuha continuava a rifiutare. Infine, quando gli offrirono trecento monete assieme alla sua cavalla, accettò.

Djuha: Ma state attenti a nutrirlo bene e stendete una coperta sotto la sua coda per raccogliere l’oro. Assalamaleykum! (si porta via il tamburo)

MCL: Il primo dei farabutti a cui toccò il turno di sfruttare l’asino corse a casa, (accompagna la narrazione con dei ritmi al tamburo) prese il falcetto e andò a tagliare un intero campo di erba fresca. Portò il foraggio nella stalla, poi coprì il pavimento di tappeti e, per sicurezza, chiuse a chiave la stalla.

Per tutta la notte l’asino banchettò contentissimo di tutta quell’erba fresca. La mattina dopo, il furfante trovò tutti i tappeti pieni di bella cacca fresca come quella di chi ha mangiato tanta verdura.

Ma si vergognava di fare la figura dello stupido con i suoi compari e non disse nulla al secondo compare.Il secondo, poi il terzo ebbero la stessa fortuna del primo e anch’essi non dissero nulla perché si vergognavano. Ma il quarto aggredì i suoi tre compari.

quattro: Furfanti! Caini! Vi siete presi tutto l’oro dell’asino e mi avete lasciato solo la merda!

MCL svuota la teiera dalle foglioline di té cotte: plop! Sul vassoio.

Musica. MCL mette a scaldare dell’altro té.

MCL: I quattro furfanti capirono di essere stati imbrogliati e giurarono di vendicarsi. Come? Loro che di mestiere facevano i truffatori, farsi truffare da un contadino qualsiasi? Va bèèèèh...

MCL: Ma Si’Djuha si aspettava che i quattro si facessero vivi e così... (recupera il té e il cestino con i biscottini)

Djuha: Moglie, penso che andrò a sarchiare il campo di sesamo. Verranno quattro banditi a cercarmi, tu non aver paura e mandali al campo, poi fai tutto quello che ti dico io.  Appena si allontanano, corri dal macellaio e compra un po’ di agnello. Preparalo per tutti a mezzogiorno.

MCL: Nel cortile, c’era un sacco con dentro due lepri vive che Djuha aveva catturato con una trappola. Facciamo che queste sono le lepri. (prende due zollette di zucchero)

Djuha:  Belle le mie leprottine, oggi siete fortunate. Se tutto va bene, entro sera sarete libere tutte e due. (alla moglie) Moglie, custodisci questa lepre fino al mio ritorno.

MCL: Djuha si infilò la seconda lepre in una piega del suo burnus e andò nel campo di sesamo.

Poco dopo i quattro bussarono alla porta e la moglie, come d’accordo, li mandò al campo.

Si possono spostare i bicchierini.

uno: Ehi, Djuha! Vieni un po’ qui che dobbiamo discutere!

Djuha: Chi non lavora non mangia, amici. Non mi posso fermare.

due: Ti conviene fermarti o te ne pentirai!

tre: Ci hai mentito dicendo che l’asinello cagava monete d’oro!

quattro: Ci hai fatto sporcare tutti i nostri tappeti!

Djuha: Ma... l’asino l’avete tenuto nella stalla?

 uno: Certo, ma che c’entra? E fermati di lavorare!

Djuha: Allora è chiaro. L’asino caga monete d’oro solo se è in libertà.

due: Dobbiamo comunque parlare. Fermati subito, per Allah, o te ne pentirai!

Djuha: D’accordo ma... E’ quasi ora di pranzare. Andiamo a casa mia a discutere davanti a un pezzo di agnello. Lasciatemi mandare ad avvertire mia moglie di prepararne un po’.

tre: E chi pensi di mandare? Non c’è nessuno qui.

Djuha: Oh, c’è la mia lepre che è rapidissima.  (bisbiglia qualcosa alla zolletta, poi la scaglia via con il suo cappello)

MCL: In un attimo la lepre sparì fra i cespugli, felice della libertà riacquistata, sotto gli occhi increduli dei quattro banditi. Djuha finì di sarchiare il campo e condusse i suoi ospiti a casa dove trovarono un’accoglienza ospitale accuratamente preparata; (serve il té) dal piatto di agnello fino alla brocca e alla bacinella con l’acqua di rose per lavarsi le mani prima di mangiare la carne.

uno:  Quella lepre è certamente un buon servitore.

Djuha: Lo è davvero. (alla moglie) Dammela un po’. Oh, brava lei... (accarezza la zolletta) Lavora bene ed è molto economica da nutrire.

due: E... non vorresti vendercela?

Djuha: E no; non ho neanche un figlio. Chi mi aiuterà?

MCL: E anche questa volta Djuha si fece pregare un po’ e alla fine cedette la lepre rimasta per duecento monete d’argento. (mette la zolletta in un bicchiere)

uno: Questa volta non incominciamo a sospettare l’uno dell’altro. Mandiamo subito la lepre da mia moglie dicendo di preparare una bella cena per tutti e quattro.

due, tre,quattro: D’accordo, d’accordo, d’accordo.

MCL prende il bicchiere e scaglia via la zolletta.

MCL: Ma a sera, quando arrivarono a casa del primo compare, trovarono che sua moglie non aveva nemmeno acceso il fuoco in cucina.

uno: Che significa questa negligenza! Non ti ho forse mandato un messaggero per dirti di preparare da mangiare?

MCL: Quando la moglie del primo furfante rispose “quale messaggero?”, tutti e quattro girarono i tacchi e corsero alla casa di Djuha giurando di ucciderlo!

Musica con movimenti con il vassoio e i bicchieri. MCL dà alcune istruzioni alla moglie per tranquillizzarla sulla scena successiva.

MCL: Quando i quattro furfanti arrivarono a casa di Si’Djuha, videro una scena stranissima. Djuha prendeva a sberle sua moglie e questa si guardava attorno come se non lo vedesse.

Djuha fa segno ai quattro di stare zitti, continua per un po’ a dare scappellotti alla moglie, si siede al tamburo e suona un ritmo.

Djuha: Moglie. Cosa ti succede? Servi subito il té ai nostri invitati.

uno: Ma che cos’è questa stranezza che abbiamo visto?

Djuha: Non ditemi che non avete mai sentito parlare del tamburo che rende invisibili? Lo si suona, si diventa invisibili agli occhi delle persone oneste e ci si può divertire un po’ alle loro spalle. Quando mia moglie mi fa innervosire, io lo uso per punirla della sua mancanza di rispetto. Per ridiventare visibili basta suonare di nuovo il tamburo.

MCL: I quattro furfanti si vergognavano di dire che Djuha ai loro occhi non era sembrato affatto invisibile... Sarebbe stato come ammettere che erano disonesti.

I quattro si consultano tra di loro. MCL si alza e interpreta i furfanti.

uno: quel tamburo ci sarebbe utilissimo.

due: Già! Tutti sanno che le guardie dello Sceicco sono oneste.

tre: Grazie a quel tamburo possiamo diventare invisibili e andare finalmente a rubare i gioielli dello Sceicco!

quattro: E anche tanti altri!

uno: Si’Djuha! Vendici quel tamburo e dimentichiamo tutto.

MCL: E naturalmente, dopo averli fatti insistere un bel po’, Djuha vendette il tamburo ai banditi per trecento monete.

E qua... siamo alla fine. I farabutti si infilarono nel palazzo dello Sceicco credendosi invisibili puntando dritti alle casse di gioielli. Certo, le guardie li videro, eccome se li videro. Li videro proprio mentre immergevano le mani nei cofani pieni di pietre preziose e se le infilavano in tasca. Vennero imprigionati e condannati per furto e lesa maestà. Probabilmente sono in prigione ancora adesso. Di sicuro non andarono mai più a molestare Djuha.

Djuha, sua moglie e il fratello vissero in pace e allegria.

Possa una simile gioia essere la vostra e anche la mia. Shukran!

Musica. Gli ospiti vengono ricondotti a loro posto.

MCL si toglie il vestito. Sirena di nave, poi pioggia e tempesta. La valigia è vuota, MCL la usa per proteggersi dall’acqua. Esce.

Musica dell’inizio.

 

fine

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