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FAMIGLIA

Commedia in tre atti

Di DENYS AMIEL E M. AMIEL PETRY

Versione italiana di Guglielmo Zorzi

Rappresentata dalla Compagnia Maltagliati-Cimara-Ninchi

PERSONAGGI

FILIPPO TAVERNIER

PIERO TAVERNIER, fratello gemello di Paola

SIGNOR TAVERNIER

PAOLA TAVERNIER

CLAUDIA TAVERNIER

GIANNINA TAVERNIER

SIGNORA LANGLOIS

Commedia formattata da


ATTO PRIMO

Salotto di gente ricca in una palazzi­na nel quartiere di Passy a Parigi. Nel fondo una gran scansia per libri dove è incastrato un apparecchio radio. A sinistra, pure nel fondo, una breve scala che porta al piano superiore. Sul davanti, un gran diva­no con molti cuscini. Al lato destro una finestra con tendaggi, un piccolo mo­bile Luigi XV e una porta. Al centro, verso destra, una tavola e intorno ad essa belle poltrone di vecchio stile. Alle pareti quadri di pittori moderni. Tutto è intonato e di buon gusto. Tardo pomeriggio. (Claudia e Paola. Claudia lavora all’uncinetto. Paola con fare indolente, sdraiata a terra, la testa su un cuscino. fuma una sigaretta. E' il tipo della ragazza ultra­moderna. Claudia invece è tutt'ordine, metodo e anche rassegnazione).

Claudia                         - (continuando un discorso già incominciato) Naturalmente, ora che l'hai provato, non potrai di­sdirlo. (Un silenzio). Però non capisco come tu possa ordinarti degli abiti senza .aver modo di pagarli.

Paola                             - A te non è mai capitato quando eri ragazza?

Claudia                         - Ah no, puoi star sicura che a me non è capitato.

Paola                             - Già... con la tua innata prudenza.

Claudia                         - ..Per non dire stupidità, vero?, cretineria. Mia cara, se vuoi un consiglio, cerca di essere un po' più prudente anche tu, perché se no...

Paola                             - Se no che cosa? Finisci la frase: «perché se no vai a finir male ». E' così? Ma quante volte debbo dirtelo che venerdì esco con Marcello; e m'ha vista e stravista con l'abito bianco e l'abito verde?...

Claudia                         - Ah, be'! Se pensi che siano i tuoi vestiti a impressionarlo...

Paola                             - Già, con te non si può discutere.

Claudia                         - Ti faccio notare che se ora discutiamo è semplicemente perché mi hai domandato dei soldi in prestito. (E poi vorrei sapere come mai ti hanno fatto credito là, alla sartoria.

Paola                             - Ma cara! Col nome di papà!...

Claudia                         - Io però anche col nome di papà so fare a meno di tante cose.

Paola                             - Fai male; vorrei averli io i tuoi soldi... T'as­sicuro che in certi momenti, pur d'aver la mia dote, mi sposerei col primo che capita. (Si alza) Che gioia non aver bisogno, a ogni minuto, di elemosinare, di render conto, dar spiegazioni...

Claudia                         - Proprio tu hai il diritto di lamentarti! Vor­rei sapere quante volte la mamma con te ha allargato i cordoni della borsa, e senza domandarti spiegazioni! Bada che te lo ,dico senza gelosia: sei sempre stata la sua beniamina... Del resto si capisce: sei la più piccola...

Paola                             - Si, la mamma con me è sempre stata molto carina. Perché mi capisce... e certo mi capirebbe anche in questo momento.

Claudia                         - E allora, scusa, perché non sei andata da lei?

Paola                             - Non posso! Capirai che se... avessi potuto...

Claudia                         - Già, non avresti dato a me la preferenza.

Paola                             - Le ho già chiesto un anticipo sul mio mese... e poi... non so che cosa abbia da qualche tempo, ma ora me li misura col contagocce.

Claudia                         - E... potrei sapere perché fra tanti fratelli e sorelle hai proprio scelto me?

Paola                             - Sfido, sei la sola che abbia avuto la sua parte... E devi averla ancora... intatta... perché, sì... ti conosco!

Claudia                         - (alzandosi) Ah, mi conosci? Be', se mi conosci ti dirò che non ho quasi più un soldo. Meglio esser chiari e una volta per sempre.

Paola                             - Ma andiamo, non dir sciocchezze.

Claudia                         - Prima di tutto, finché non è pronunciato il divorzio, non posso toccare un centesimo della mia dote; e poi, se vuoi saperlo, mio marito me n'ha man­giata più della metà. Sei contenta? Avrei preferito non dirlo a nessuno, ma tant'è, l'ho detto.

Paola                             - Possibile?... Ma no!...

Claudia                         - Però non andare a ridire queste cose; non vorrei che papà e mamma lo sapessero!...

Paola                             - Però, lasciamelo dire, la colpa è tua; perché, per conto mio, puoi star certa che il giorno che mi spo­serò, mio marito avrà un bel da fare a chiedermi dei soldi! Già, se dovrò sposarmi sarà con uno che abbia delle svanziche se no».

Claudia                         - Sì!... :si dice sempre così, ma poi ci si innamora di uno spiantato...

Paola                             - Non c'è pericolo! Il mio cuoricino so te­nerlo a bada, e prima idi lasciarlo libero sta sicura che avrò preso tutte le mie informazioni!

Claudia i                       - Già! E poi un bel giorno ti svegli che tuo marito è rovinato. E allora secondo te che cosa ti resta a fare? Ripigliare il tuo cuoricino e andarlo a mettere all'asta.

Paola                             - Non tutti gli uomini sono come tuo marito...

Claudia                         - (prendendola scherzosamente per il naso) Povera bimba, non sai quello che dici!

Paola                             - Lo so! (E sono fiera del mio equilibrio sen­timentale. Se non opponi una certa forza agli uomini di oggi, resti con un pugno di mosche; ti polverizzano come un grissino.

Claudia                         - Eh, povera piccola, quando ci si innamora...

Paola                             - Che cosa c'entra l'amore? E poi che credi che gli uomini non li facciano S loro calcoli? Ti dico io che prima d'imbarcarsi li fanno! Oh se li fanno! E tuo marito è della combriccola. Una bell'estate a Deauville, dove la famiglia è al completo, capita un signore... «Perbacco! tre ragazze da marito! tutte carine e, quel che non guasta, con una bella dote. Quale scegliere? Vediamo un po' qual è la... più abbindolabile ».

Claudia                         - Di', a chi vuoi raccontare queste fandonie?

Paola                             - A te, mia cara, a te! Perché a quanto pare hai l'aria di non aver mai capito le manovre del tuo ex-consorte... le manovre di Deauville! Prima comincia a far la corte a tutte e tre, poi, con la scusa, dice lui, d'analizzare le nostre anime di ragazze moderne, comincia a farci a tu per tu domande senza fine, e dopo aver ben pesato le risposte di ognuna, eccolo tutto ardente a sven­tolarti sotto il naso la sua fiamma. Perché poi a te, mi dirai. Ma, cara, perché aveva capito benissimo che con te avrebbe potuto far meglio i suoi comodi! E s'è visto!

Claudia                         - Può darsi che sia così. E se è così ti rin­grazio di avermi levato anche l'ultima illusione. (Si siede).

Paola                             - Il male è che dopo quanto mi dici non potrò insistere sulla mia richiesta di fondi.

Claudia                         - Perché non ti rivolgi a Giannina?

Paola                             - Fatto, ma mi ha mandata a spasso.

Claudia                         - E Filippo?

Paola                             - Sì, sì, Filippo! In questo momento ha una... che ci pensa lei a tenerlo netto! In quanto a Piero gli debbo già 200 franchi del mese scorso.

Claudia                         - Sei combinata bene!

Paola                             - Niente paura! Saprò sbrigarmela da sola, non temere!

Claudia                         - Cosa vuoi dire « sbrigartela » ?

Paola                             - Ma, cara, un modo bisognerà pur che lo trovi. Del resto sta tranquilla che non è la prima volta... peggio per me. Non avrei voluto, ma d'altronde... se non c'è altra via... (così dicendo va verso la porta).

Claudia                         - (si alza e bruscamente l’afferra) Di', che cosa intendi di fare?

Paola                             - (ridendo) Oh Dio, non farmi quella faccia! Cosa pensi che io vada a... (lascia capire) per la miseria di ottocento franchi?

Claudia                         - Sciocca. Ti domando che stupidaggine pensi di fare per procurarteli. Hai detto «peggio per me, non avrei voluto ». Cosa vuoi dire, spiegati.

Paola                             - Voglio dire che.., insomma mi secca andarli a domandare a Ivonne Sanline, ecco tutto, perché quella strega l'andrà a spifferare ai quattro venti. E poi è sec­cante ecco, seccante, quando si hanno quattro fratelli più un padre e una madre, dovere rivolgersi alla più dete­stabile delle amiche. (Va a sedersi sul divano).

Claudia                         - Ti giuro, figliuola mia, che mi preoccupi molto. Non sei affatto preparata per la vita.

Paola                             - Credi? Eppure... sono assai meno ingenua di te, e poi... è inutile stare a perdere del tempo: sono le sei e mezzo: meglio che vada da

Ivonne                           - (S'avvia alla scala).

Claudia                         - ,Sai bene che in questo momento non puoi uscire.

Paola                             - E perché?

Claudia                         - Perché fra mezz'ora dobbiamo esser tutti qui. Non ti ricordi?

Paola                             - Ah già. Adunanza di famiglia. Be' trova una scusa, inventa una frottola...

Claudia                         - Ma non puoi far a meno, rifletti, Paola.

Paola                             - Ma, mia cara, rifletto anche che domattina questi benedetti soldi mi occorrono... (Ha già aperto la porta).

Claudia                         - ( con affanno) No!... genti... quanto t'oc­corre?

Paola                             - (confusa, ma cercando tuttavia di darsi un con­tegno) Ma... subito 500... per il resto posso anche aspettare 15 giorni.

Claudia                         - Va bene. Te li darò.

Paola                             - (abbracciandola) Oh, Claudia, grazie! Che tesoro che sei! Mi salvi!

Claudia                         - Vorrei farti riflettere che sei un po'... un po' strana. Ma come? Te ne andavi così, dopo che papà s'era tanto raccomandato che ci trovassimo tutte pun­tuali. Si vede proprio che te ne infischi... Se non altro, non so, la curiosità di sapere.

Paola                             - Me l'avreste raccontato dopo.

Claudia                         - Ah be', se è tutto qui l'effetto che ti fa quest'appuntamento... abbastanza misterioso. E soprat­tutto il tono che aveva papà e il contegno della mamma! Io non so... mi domando che cosa ci vuole per preoc­cuparti….

Paola                             - (breve silenzio) Già... sembra strano anche a me; hai ragione.

Claudia                         - Oh, meno male che ci arrivi!

Paola                             - Secondo te che cosa credi che sia?

Claudia                         - Non saprei, certo prevedo qualche cosa di triste.

Paola                             - Be', tu sei sempre così pessimista...

Claudia                         - No no, Paola, t'assicuro: prevedo qualche cosa di triste, di doloroso... E' così.

Piero                              - (entrando, con lo stesso tono di Claudia di cui ha udito le ultime parole) E’ così! Queste perturba­zioni sociali, queste guerre, il gran Lama... il pericolo giallo, quello rosso...

Claudia                         - Vuoi finirla?

Piero                              - Dense nubi s'accumulano sull'orizzonte. Del resto il lunario ha predetto che sul finire dell'anno trentotto...

Claudia                         - Ma andiamo, Piero, Smettila con quel buon umore a tutti i costi!

Paola                             - (enfatica, comica) Sprofondati nell'atmosfera tragica del momento!

Piero                              - E allora sentiamo, sorelline, che cosa presen­tite di triste.

Claudia                         - Ma, caro, questa riunione con papà e mamma! Scommétto che anche tu t'eri dimenticato che alle sette...

Piero                              - Sorella! Me ne ricordavo al punto che sono superesatto : con un quarto d'ora d'anticipo.

Claudia                         - E Giannina?

Piero                              - (tragico) « Fa cor, sirocchia, ella s'avanza ». Abbiate pazienza, ma sto leggendo Rasine e m'è rimasto il tono.

Giannina                       - (entra saltellando su un piede con una benda in mano) Cerco un'anima! Cerco un'anima caritate­vole che mi fasci questa caviglia! Una strappatura a «hokey». (Va verso Claudia, mette il piede su una sedia e Claudia comincia a fasciarla).

Piero                              - T'avverto, sorellina, che come ingresso della regina di Siria, figlia di Mitridate, siamo un po' giù. (Si butta sul divano) Be'? le ipotesi circa quest'adunanza alle sette in punto?... A proposito si dice: sette in punto o selle in punte?

Paola                             - Manca Filippo.

Piero                              - Sta tranquilla che quello, da uomo super-cosciente (indicando Claudia) tipo nostra sorella mag­giore, lo vedremo entrare con un bagaglio di supposi­zioni per cui credo sarà meglio aspettare, dato che lui ce le porterà già confezionate: buone, cattive, così così, pessime, orrende, tanto che non avremo che l'imbarazzo della scelta. (Si mette ad imitare Filippo buttando in­dietro le chiome, il mento nella mano e facendo mille smorfie tante- da indurre le sorelle al riso).

Filippo                           - (entrando) Beati voi che avete voglia di scherzare.

Piero                              - Oh bravo! Ci giamo: la parola... (Così di­cendo mette vicino a Filippo una poltrona, un tavoli-netto, sul tavolino un piccolo vaso come bicchiere e una statuetta lunga e sottile come bottiglia, poi mettendo il fazzoletto sotto l'ascella avanza) H conferenziere prefe­risce whisky, seltz,  (S. Gamier, Pellegrino, Fiuggi, Mon­tecatini? (Versa con la statua imitando il giù giù dell'acqua).

Filippo                           - Be', tieni le tue buffonate per dopo, abbiamo appena un quarto d'ora prima che arrivino.

Claudia                         - (mentre Piero vorrebbe ancora continuare, avendo notato l'espressione di Filippo) Piero, falla finita: non vedi che faccia ha tuo fratello?

Piero                              - Vedo, vedo: la faccia è terribile, più terribile ancora, terribilissima!

Filippo                           - Ma scusate, vi pare una cosa da niente che papà e mamma ci abbiano voluti tutti qua? Tanto più che è la prima volta che capita! Voi, per esempio, avete pensato almeno per un momento che cosa vogliano dirci? Vorrei farvi l'onore di credere che ci avete pensato...

Piero                              - No, non ci abbiamo pensato... perché eravamo sicuri che ci avresti pensato tu. Dunque dà la stura e comincia.

Filippo                           - (molto serio) Questo passo di papà e mamma per me vuol dire che riguarda cose molto serie.

Piero                              - E tu naturalmente le sai. Insomma le sai o non le sai? Fa presto, su.

Filippo                           - Se debbo dire... di positivo non so niente, ma tuttavia ecco qua le mie supposizioni. Oh!.... (Ripete esattamente i gesti che prima aveva fatto Piero. Tutti ridono) Be', che cosa avete?

Piero                              - Tira via: siamo tutt'orecchi.

Filippo                           - (concentrandosi senza notare il lieve motteg­giare dei fratelli) Sentite: sappiamo tutti come i ge­nitori la pensano; tuttavia da molti piccoli dettagli che verrò esponendo...

Piero                              - No, caro, per carità! Risparmiaci la prefa­zione. Claudia - Stavamo per parlarne prima che tu entrassi.

Paola                             - (contemporaneamente) Io per mio conto...

Giannina                       - (c. s.) Io mi domando perché...

 Claudia                        - (c. s.) Io ho l'impressione...

Piero                              - (non potendo reprimere la sua innata allegria) Ma bene! Diventa proprio un'adunanza sul serio! La parola alla sorella Paola.

Paola                             - Io ho l'idea che si debba cambiar casa: ha udito la mamma che telefonava l'altro giorno a Gondrand.

Filippo                           - Be', potrebbe anche darsi...

Piero                              - Ma andiamo! E per qual ragione? Se si sta tanto bene qui! E poi sono appena tre anni che papà ha preso in affitto quest'appartamento.

Claudia                         - No no... penso si tratti di mio marito, ne avrà fatta una delle sue.

Filippo                           - Allora, scusa, ne avrebbero parlato prima a te.

Paola                             - .Sapete piuttosto che cos'è? Che ci sarà qual­cuno fra noi che ne avrà fatta una grossa; e avranno pensato di giudicarlo e biasimarlo davanti ai fratelli. E allora presto, su: chi è stato lo dica e non se ne parli più. (Piero a queste parole sembra osservare con grande attenzione un quadro alla parete. Gli altri notano il suo contegno e si scambiano le loro impressioni). Piero, an­diamo, raccontaci l'ultima, e non far dello spirito che non sarebbe il caso.

Piero                              - Io? E perché io? (Come se a un tratto ri­cordasse) Ah... aspettate... Già... Può essere. No no, non possono saperlo...

Claudia                         - Cosa? cosa? Parla chiaro.

Piero                              - Insomma da una settimana mi hanno sospeso dalle lezioni.

Filippo                           - E ti par poco?

Giannina                       - E allora, che cosa stiamo cercando? E' chiaro: fra poco sarai tu che comparirai davanti al con­siglio di famiglia.

Piero                              - No, cara, ti illudi troppo presto. Se ho detto che papà e mamma non possono saperlo, avrò ben le mie ragioni, no?

Claudia                         - Quali?

Piero                              - La lettera del direttore a papà è capitata nelle mie mani... e... s'è vaporizzata.

Filippo                           - Hai capito? Soppressione di corrispondenza. E' il colmo! E vorrei sapere che cosa fai in questi giorni invece d'andare a lezione.

Piero                              - Zonzo... m'informo sulle cose della vita, raccolgo documenti sulla povera umanità travagliata, preparo un libro.

Tutti                              - Ah!

Piero                              - « Passi perduti ai margini della Senna » (passeggia sulla scena come un poeta in riva al fiume. Le sorelle non possono trattenere U riso).

Filippo                           - E continuare così, eh?, a vivere nella menzogna. No no, ci farai il santo piacere di dir tutto a papà e subito! Se no glielo diciamo noi.

Piero                              - Piano, cari, piano! Bada piuttosto di non essere tu la causa del consiglio di famiglia.

Filippo                           - Io? Povero scemo!

Piero                              - Non far tanto il gradasso! Volete saperlo, amici? Il nostro Filippo, il saggio, è né più né meno che l'amante di certa signora Levasseur...

Filippo                           - Piero, ti prego...

Piero                              - E siccome il signor Levasseur è pratico in materia ricattatoria, può darsi che sia andato da papà a batter cassa.

Filippo                           - Ma andiamo! E' assurdo.

Piero                              - (ride) Dice che è assurdo!

Filippo                           - E allora, se vuoi saperlo, ti dirò che pro­prio stamattina ho fatto colazione a tu per tu con Levas­seur, e siamo in perfetta...

Piero                              - ...intimità. Ci sei cascato. (Alle sorelle) Giu­dicate voi.

Filippo                           - (scuotendolo) E va bene! Ma smettila! Non fai che farci perdere del tempo. (Agli altri) H fatto è, ve lo dico io, che papà e mamma ci voglion parlare di cose che non riguardano ne l'uno né l'altro di noi, ma tutti.

Paola                             - Potrebbe trattarsi di qualcuno che abbia do­mandato la mia mano.

Piero                              - Oh! Interessantissimo!

Paola                             - Grazie!

Piero                              - (lisciandola sui capelli) Ma prego, gemella mia!

Filippo                           - Be', vogliamo metterci a parlar sul serio? Io, cosa volete, ho un'idea e poco lieta: credo che papà abbia delle gravi preoccupazioni...

Giannina                       - Preoccupazioni? E di che genere?

Filippo                           - Cara mia, oggi le preoccupazioni sono d'un genere solo: denaro. (Un lungo silenzio. Sono tutti in­torno al tavolino al quale siede Filippo. Paola e Claudia sedute, Giannina e Piero sul tappeto).

Claudia                         - Io sono del parere di Filippo.

Piero                              - Ve lo dicevo io che Filippo avrebbe fatto del pessimismo.

Paola                             - Ma sì... fantasie!

Filippo                           - Siete straordinari! Ma non avete notato nulla? Vi sembra che tutto continui ad andare come prima? Per conto mio non trovo. Papà e mamma da qualche tempo in qua hanno l'aria lugubre...

Giannina                       - Lugubre?

Ftlippo                          - Trovi che sono allegri?

Giannina                       - Ma, caro mio, vorrei sapere chi è allegro in questo momento!

Filippo                           - Ma, cara mia, appunto! Tutti sono lugubri perché ognuno lo è per conto suo; e più cresce il nume­ro delle persone preoccupate, più cresce la preoccupa­zione generale. E mi sembra che ormai sia arrivato anche il turno di papà. Non vi siete accorti che papà non dice più barzellette?

Piero                              - E' vero! Questo è grave!

Filippo                           - La mamma, così allegra di natura, adesso non ride quasi mai. E' nervosa, bisbetica...

Piero                              - Ma che ti fa credere che si tratti di quattrini?

Filippo                           - Aspetta, aspetta! Vi siete accorti dell'avver­sione di papà per la riviera? Tutte le volte che si parla delle prossime vacanze cambia discorso.

 Tutti                             - Già. E' vero. Sì, è vero.

Filippo                           - Diplomazia: per prepararci all'idea di ven­dere «Moissac». Solamente vuol prendere le cose da lontano: «Il clima della riviera che dà ai nervi...». Ma via!, a chi vuol darla a bere?

Piero                              - Cosa vai a pensare.

Filippo                           - (continuando preciso) Vi siete accorti che non si parla più della crociera in Norvegia, per Pasqua?

Paola                             - Verissimo! Anzi, vi dirò che ho avuto la cat­tiva idea di parlarne l'altro giorno a papà: ha cambiato argomento.

Filippo                           - E' un mese che hanno licenziato Giacomo e non l'hanno sostituito.

Claudia                         - E Natalia? Se ne va alla fine della setti­mana; me l'ha detto lei in guardaroba stamattina.

Filippo                           - Questo, vedi, non lo sapevo. E' così, è così. In questo mese nessun pranzo... E il «Nenoir? ».

Piero                              - L'ha mandato a Budapest, all'esposizione.

Filippo                           -Già, l'esposizione! (Levando un ritaglio di giornale) Bada che io vado coi piedi di piombo. State attenti. Casa di vendite sala 12. (Scorrendo) « Toulouse Lantre»: 17.000 - « Chasseriau »... ecco: «Nenoir», « La ragazza dalle ciliege » : 23.000 franchi.

Tutti                              - Impossibile! Ma noo!... Fa vedere!

Filippo                           - E se ricordate l'aveva pagato 42.000 cinque anni fa.

Piero                              - (dopo avergli preso dalle mani il ritaglio di giornale) «La ragazza dalle ciliege»... «Nenoir» ne avrà fatte 50.000 di ragazze colle ciliege, coi lamponi, col ribes...

Filippo                           - Già, illudetevi, illudetevi: tutto però coin­cide.

Paola                             - Io per mio conto posso dirvi che da qualche tempo la mamma è con me di una tirchieria...

Piero                              - Ah be', allora... se è tirchia con te...

Giannina                       - E l'abbonamento alla « Comédie », pro­prio quest'anno che il programma è così interessante!

Filippo                           - Vi dico: tante, tante cose; potrei citarvene all'infinito.

Claudia                         - Certo che da un po' di tempo tira aria d'economia.

Paola                             - Allegri!

Filippo                           - La verità è che debbono aver avuto delle giornate nere. Quante volte ho visto il lume acceso più tardi nella loro camera, e prima non era.

Giannina                       - E' così, è così, è inutile cercare altre ra­gioni.

Filippo                           - Allora siete convinti? Tutti? (In quel mo­mento sono tutti presi dallo sgomento).

Claudia                         - Sarebbe terribile.

Piero                              - Oh, santo Dio...

Paola                             - (ha un gesto di rivolta).

Filippo                           - Ah no, no, per carità! Non avviliamoci così. Adesso tocca a noi far coraggio a quei poveri vec­chi. (Mormorio di tutti) E' necessario. Far la commedia.

Piero                              - Oh, se si tratta di commedia...

Filippo                           - Ecco, bravo! E tu che sei speciale per darla ad intendere... è il tuo momento... devi aiutarci tu a tener su la baracca.

Piero                              - Per me, figurati.

Filippo                           - Bisogna, capite, quando ci daranno la no­tizia..., che noi abbiamo l'aria che non ce ne importi...,come se dicessimo: «Be'?, è tutto qui? Avete fatto tanti misteri per una stupidaggine come questa?

Giannina                       - Adesso tu esageri.

Filippo                           - Si capisce, faccio così per dire. Proprio il modo preciso non lo so. Ma se intanto ci mettiamo tutti presso a poco nello stesso pensiero, sono certo che ognu­no per suo conto troverà le parole giuste. (A Piero) Non ti sembra?

Piero                              - Dargliela a bere insomma.

Filippo                           - Ecco.

Giannina                       - (che ha subito compreso) E poi sono giovani, che diamine! Molto più giovani della loro età. E sono tutt'altro che a corto di risorse.

Paola                             - Del resto la loro pena è per noi.

Giannina                       - Ecco, è questo!

Filippo                           - Molto, molto bene! Allora siamo d'accor­do! Tutti? Benissimo: saremo noi a tirarli su di morale. Ci siamo capiti? Anche tu, Paola...

Paola                             - (borbottando) Ho capito, sì.

Filippo                           - Perché, bada, sarà meglio che della mamma te ne occupi tu, poiché nel cuore della mamma, tu...

Paola                             - Che cosa vuoi dire?

Filippo                           - Oh, santo Dio! che mania di voler mettere i punti sugli i. E' certo che l'amarezza di mamma è più grande se pensa a te, perché... perché tu sei, ecco... sei meno corazzata degli altri, per la vita. Ma questo sarà un discorso che faremo in seguito.

Paola                             - E' naturale che per te, che sei un uomo, tutto sarà più facile.

Filippo                           - D'accordo; ma credo che le mie responsa­bilità andranno un po' più in là.

                                      - (Un silenzio).

Piero                              - (come se volesse reagire) No, no, no! Siamo fuori strada, completamente fuori strada. Nemmeno uno dei tuoi dati è decisivo. Due domestici di meno su sei, non è poi una cosa tanto straordinaria: converrete che in questo momento tenere sei persone di servizio non è così semplice. Non vi sono stati ricevimenti? E con questo? Quanti inviti abbiamo avuto dagli altri? Del resto chi ha voglia di ricevere in questo periodo... colla bolletta che c'è in giro?

Filippo                           - E il « Nenoir » ?

Piero                              - (dopo un momento di riflessione) Be', anche questo non è un motivo serio, perché quando papà due anni fa vendette il suo « Sirley », comprò poi un mese dopo quel piccolo «Manet». Caro mio, se ti metti su questa strada... Oh Dio! non ci sono più fiori nei vasi! Ebbe? Cosa vuol dire? Per esempio poco fa ho visto che nel bar i tre quarti delle bottiglie erano vuote: una combinazione, nient'altro.

Filippo                           - Sono appunto questi gli infiniti piccoli se­gni... Si comincia sempre così.

Paola                             - Be', di qui alla miseria ci corre.

Piero                              - (guarda l'orologio) State attenti che è l'ora. Non so se abbiano la puntualità dei re.

Paola                             - Oh, basta, basta, non ne posso più! Vengano e ci dicano tutto; non importa che cosa, ma almeno si sappia.

Claudia                         - Oh, brava.

Giannina                       - Io sono come Paola: sapere, sapere qua­lunque cosa; l'incertezza è insopportabile. (Le tre so­relle vanno a sedersi insieme sul divano).

Filippo                           - (guardando a sua volta l'orologio) Piero, va ad avvertirli che siamo tutti qua, e che li aspettiamo. (Piero esce lasciando la porta aperta. Filippo osserva le sorelle, nota il nervosismo di Paola) Paola, sta attenta, ricordati che m'hai promesso...

Paola                             - (di cattivo umore) Ma sì...

Piero                              - (di fuori) Debbo annunziare? Debbo annun­ziare? (Entra in scena per primo) Il re e la regina madre.

Il Papà                           - Che bravi T Tutti qua... c'è da restare im­pressionati! Puntualissimi.

Piero                              - Trovi? Sette e dieci. Faccio però notare alla maestà vostra che avete corso il rischio di mancare all'appuntamento.

La Mamma                    - Perché? Ve ne sareste andati?

Piero                              - Noo! Si tranquillizzi la regina madre: siamo troppo curiosi. Volevo solamente dire che per un radu­no di tanta importanza, dieci minuti di ritardo sono troppi. (Silenzio imbarazzante).

Filippo                           - (offrendo) Una sigaretta, papà?

Il Papà                           - No, caro, grazie, non ora...

La Mamma                    - (a Claudia che sta lavorando) Che bel colore! Ti starà bene.

Claudia                         - Non è per me.

La Mamma                    - Peccato... E allora, figlioli, che cosa abbiamo di nuovo?

Piero                              - Brava, stavo per farti la stessa domanda.

Il Papà                           - Che cos'avete fatto di bello oggi? Tu, Paola...

Paola                             - Al cinema... un film qualunque...

Il Papà                           - (a Claudia) E tu?

Claudia                         - Non sono uscita; mi sono messa qui a lavorare...

Piero                              - Patetico.

Il Papà                           - ...E tu, Piero? Un nuovo tema?

Piero                              - Ah... già... sì, sì. un tema... nuovo.

Il Papà                           - Argomento?

Piero                              - Argomento... Ecco: «Passi perduti sulle rive della Senna ». (Le sorelle si sforzano di non ridere).

Il Papà                           - Interessante: c'è modo di dire molte cose.

Piero                              - Ah sì! molte. Soggetto... interessante... vasto.

Il Papà                           - E sei soddisfatto del tuo lavoro?

Piero                              - (cercando di far ridere le sorelle) Sì! Molto! Molto soddisfatto! Tanto più che in questo momento sono pieno di esperienze.

Filippo                           - (dando a Piero un'occhiataccia) Papà, ma ci sembrava che aveste qualche cosa da dirci.

Il Papà                           - (sorpreso, cercando le parole) Ah già... sì... abbiamo molte cose... tanto più che ci vediamo così di rado... perché, durante i pasti, lo sapete, a causa dei domestici... e poi io sono sempre così... soprapensiero, che... E per questo avevamo pensato io e mamma... è vero, mamma?... che vederci verso sera... voglio dire... che riunirci ogni tanto...

Piero                              - (alzando il dito come fanno gli scolari) Posso fare una domanda?

Il Papà                           - Ma sì, caro.

Piero                              - (con fare scemo, levando di tasca un libricci-no) Perché, se ho ben capito da quel che hai detto, si tratterebbe di vederci ogni tanto a data fissa... e allora si potrebbe stabilire addirittura un giorno della set­timana e...

Filippo                           - Piero...

Il Papà                           - Mi pare di non aver detto nulla di straor­dinario.

Filippo                           - Ma affatto, papà, continua, ti prego.

Il Papà                           - Be'... che cosa volevo dire? Ah, sì... già: prima di tutto una notizia simpatica... (si volta a sua moglie che lo guarda trasognata) Vi ricordate di quella faccenda della canna del caminetto...

Tutti                              - Canna? Che canna? Caminetto? Che fac­cenda?

Il Papà                           - Ma sì, la canna del caminetto della stanza da pranzo... che per colpa di Francesco s'era incendiata l'anno scorso... La proprietaria voleva un indennizzo e anche forte...

Claudia                         - Ah, ricordo...

Giannina                       - (contemporaneamente) Sì sì, ricordo...

Il Papà                           - Pareva che, dato il danno causato dall'in­cendio fin su all'ultimo piano, ci fosse il pericolo di 10 e anche 15.000 franchi d'indennizzo.

Pieho                             - Possibile?

Il Papà                           - Sì. Ma i periti hanno escluso qualsiasi re­sponsabilità da parte nostra perché la pulitura della canna fumaria spettava per contratto alla proprietaria.

Piero                              - E' una bella notizia!

Il Papà                           - E' vero?... Una notizia... già... (Breve si­lenzio). E mi fa piacere darvela perché mi pareva che questo fatto vi avesse tutti un po' preoccupati...

Filippo                           - E tu naturalmente ci hai riuniti per... Hai fatto bene. (Imbarazzo generale). E allora papà? Non hai proprio nient'altro da dirci? Scusa, dico questo perché, se non c'è altro, vorrei andare in camera mia per terminare una lettera, non urgente, ma... (Fa per uscire).

La Mamma                    - No... sta qua, caro... (Un silenzio). Papà, vedete, fa bene a volervi riunire ogni tanto... perché ci vediamo così di rado che... insomma mi sembra che non ci si veda abbastanza. Santo 'Dio, siamo una famiglia così numerosa, che ogni tanto parlare fra noi un po' più spesso... Lo dicevo anche stamattina a papà... in questi tempi, poi, tutt'altro che facili..., in cui ognuno deve tro­var la forza... si sente, non so, il bisogno di sostenersi... gli uni cogli altri... E questa parola «famiglia», almeno per me, prende un senso... il suo vero senso... Non trovi, Piero?

Pieho                             - Certo, mamma, sono del tuo parere, si ca­pisce.

La Mamma                    - Ma... mi guardi in un certo modo... sembra che tu abbia l'aria di prendermi in giro.

Piero                              - No, mamma. T'ascoltavo.

La Mamma                    - Noi formiamo una famiglia... famiglia magnifica, ma... mi sembra che... non so... non lo sap­piamo abbastanza... che non utilizziamo... Insomma, se debbo dirvi, ho l'impressione... che non approfittiamo abbastanza delle risorse che può avere una famiglia come la nostra :. sette persone...

Piero                              - (scherzando conta rapidamente indicando col dito) ...2, 3, 4, 5, 6, 7: esatto.

Filippo                           - (alzandosi e con franchezza) Sentite, noi qui ci perdiamo in chiacchiere. Mamma, non ti sei ac­ corta che abbiamo capito tutto? (Papà e mamma si guardano). Potete parlar chiaro perché siamo pronti a qualsiasi cosa... anche la peggiore... Però mi raccomando, niente contagocce: metti fuori tutto in una volta. Dun­que... preoccupazioni?... Gravi?... La rovina insomma? (/ genitori non parlano). Bene. Lo sapevamo... insomma l'avevamo indovinato. E allora vogliamo fare una cosa? Sia come già detto; tutto fatto; come se sapessimo tutto. 12

La Mamma                    - Ma, figliolo... che cosa dici? Chi può avervi informati...

Filippo                           - Mammina, sta tranquilla, sono cose che non c'è bisogno che le vengano a dire: s'imparano da sé. Ci sono bastati i pochi momenti che abbiamo passato con voi, per capire che c'era qualche cosa per aria, che non andava; e, una volta messi sulla strada... E allora su, si vuota il sacco. Non c'è mica da strapparsi i capelli dalla disperazione. Non sarebbe peggio se qualcuno di noi si fosse rotto una gamba? (I fratelli approvano cer­cando di mostrare un'assoluta tranquillità).

Il Papà                           - (alla moglie) Li senti? Ecco la gioventù, d'oggi! Ed è in momenti come questi che li sentiamo come sono! Eccoli qua. (A Filippo) Perché vedi, caro, quando ai miei tempi capitava una cosa come questa, e capitava anche allora, l'effetto era ben diverso, e anche il capo della famiglia era accolto in modo... ben diverso. (Alla moglie) Ti ricordi lo zio Alessandro nel tre, quando dovette presentare i bilanci? Aveva moglie e tre figli. Maria ne fece una malattia, Antonietta, ti ricordi, dovette passare tutto un anno in una casa di salute in Svizzera.

Filippo                           - Tanto per l'economia. Bene, papà, noi ci rifiutiamo di prender le cose in tragico e tanto meno farne una malattia.

Piero                              - Ah sì, ci rifiutiamo. (Le sorelle approvano).

Filippo                           - Non so, papà, se sia un delitto di leso amor figliale, ma siamo fatti così. (Indicando i fratelli) E siamo tutti d'accordo.

Il Papà                           - (alla moglie) Io... cosa vuoi... mi domando se si rendon conto...

Piero                              - Se ci rendiamo conto? Non ti basta guardar­ci? Filippo ha ragione: non c'è da buttarsi a terra. E poi, papà, oggi è di moda, o, alla peggio, si fa come gli altri.

Il Papà                           - Ma figlioli miei... insomma lo sapete che cosa vuol dire rovinati? Vi rendete conto del senso esatto di questa parola: «rovina»?

Piero                              - (va a cercare nella libreria un dizionario e co­mincia a sfogliarlo) Rovina.

Paola                             - Sicuro che ci rendiamo conto ; si farà a meno di qualche domestico, delle due macchine, forse dovre­mo vendere « Moissac »... non si parlerà più di sport invernali.-

Giannina                       - ... di crociere in Norvegia...

Piero                              - (tutto preso dalla lettura del dizionario) Ec­co... rovina... sostantivo femminile - perdita dei beni di fortuna, della reputazione... (scorre rapidamente).

La Mamma                    - Piero...

Piero                              - ... della gloria...

Claudia                         - Ti prego, Piero...

Piero                              - « Reputazione », tanti saluti a casa : « glo­ria », non ne abbiamo mai avuta... (Continuando a leg­gere). Rovina dell'Impero Romano... Ecco: rovina dell'Impero Tavernier... (Chiude di colpo il libro).

Il Papà                           - Io non so... sono stupefatto... io mi do­mando se avete coscienza...

Piero                              - Senti, papà, ora esageri: fai del surrealismo...

Filippo                           - Basta, Piero, falla finita.

Il Papà                           - E nessuno di voi è curioso di sapere almeno la causa... come ci siamo arrivati. Ah, vi assicuro...

La Mamma                    - (alzandosi) No, no caro, sono dei tesori! Ma non hai ancora capito? Questo loro modo di prendere le cose... Cari! Cari! (Li bacia ad uno ad uno) Vi ripeto quel che vi ho sempre detto: vi adoro ragazzi miei... (Al papà) E sta sicuro che hanno capito! Di più! Capiscono la vita!... E' così: è la vita che capiscono! (Dopo aver abbracciato il marito, va a sedersi tra le fi­gliole).

Filippo                           - La mamma ha ragione, papà, può darsi che noi capiamo, un po' meglio di te. Che ci importa di sapere la causa, il come? L'importante ora è di agire, di cercare il modo di uscirne: mentre tu, vedi, se con­tinui a startene lì coi tuoi pensieri, che cosa ci guadagni paparino? Di'... (Abbraccia suo padre, tutti i ragazzi hanno parole di incoraggiamento. Anche Claudia ab­braccia il padre) Ma sì! Coraggio! Su, non pensiamoci più.

Il Papà                           - (molto commosso abbracciandoli) Siete dei bravi... dei forti figlioli...

Filippo                           - Be', adesso non stiamo a commuoverci. Met­titi a sedere. Solamente, vedi, vorremmo domandarti... ecco... non impressionarti... ma è per sapere, per vedere chiaro... voglio dire, per poterci subito organizzare nel modo migliore... per orientarci insomma. (Un breve si­lenzio). E' una cosa... molto seria? Insomma... proprio un disastro? (A un segno affermativo del padre) Vedia­mo, perché non restino equivoci... come i Bellanger? Una cosa del genere? (Il padre ha Paria di dire «peg­gio ») Ah, allora genere Masseraud.

Il Papà                           - Eh... siamo lì.

Filippo                           - Te l'ho chiesto affinché sappiamo un po' tutti come regolarci, mi capisci.

Il Papà                           - Ma io ti ascolto, figliolo mio, ti ascolto...

Filippo                           - Bada, che non ci meraviglia: infatti s'era preveduto il peggio. Allora stammi a sentire: io credo sia meglio non star a dire delle gran parole. Già, prima che veniste, c'eravamo un po' accordati fra noi e credo saremo in grado di far fronte alla burrasca. Si capisce che non possiamo lì per lì esservi precisi, ma credo che nella settimana che viene lo potremo. Dunque lasciate fare a noi. Bisogna ad ogni modo che qualche giorno ce lo diate.

Il Papà                           - Ma, cari, noi... ci fidiamo... ci fidiamo com­pletamente. Tuttavia se credete che qualche nostro con­siglio possa esservi utile... purtroppo ormai è l'unica cosa che possono darvi papà e mamma...

La Mamma                    - Cari, vi eravate già messi d'accordo? (/ ragazzi parlano quasi tutti insieme).

Giannina                       - Ma sì, mamma.

Claudia                         - Sta tranquilla, qualche cosa si è fatto.

Paola                             - Ognuno ha già la sua idea.

Piero                              - Insomma si è deciso di lavorare, ecco.

La Mamma                    - Li senti? Mentre ci torturavamo per trovare il modo di dire... loro vedi, pensavano già a met­tere riparo. Io provo, ecco, non so dirvi che cosa provo in questo momento.

Il Papà                           - Ah sì, veramente...

La Mamma                    - Avete pensato di lavorare!... Così penso avrete già dei progetti... scommetto che Giannina ha già il suo.

Giannina                       - Può anche darsi, mammina.

 La Mamma                   - (a Paola) E tu, tesoro; anche tu? Ma sapete che è una cosa divertente, no, scusate, voglio dire interessante!...

Paola                             - Be', se volete saperlo... io ci ho pensato. (/ fratelli sorridono increduli) Non cominciate a prendermi in giro, io credo che potrei benissimo riuscire come guida per gli americani e gli inglesi che visitano Parigi. E' un mestiere che rende, specialmente quando si riesce simpatici ai clienti. Ho molte conoscenze al circolo d'America... parlo bene l'inglese... come presenza... In­somma, credo che non mi manchino le qualità... mam­mina?... (Si rifugia fra le braccia della madre).

La Mamma                    - (al padre) La senti? La senti? Cara.

Piero                              - Però bada che la prima qualità è avere un carattere malleabile. (Tutti fanno eco ridendo).

Filippo                           - Niente paura! lascia fare ai signori turisti, che la mettono a posto!

La Mamma                    - Maurizio, cosa ne dici? Non ti pare una buona idea?

Il Papà                           - Mi sembra... e può anche rendere.

Filippo                           - E allora è fatto. Ti vedremo all'opera, sgorbietto. E Giannina ha nessun piano, Giannina?

Giannina                       - Sentite, io credo che all'infuori dello sport poco potrei fare, ma il mio professore di ginna­stica l'altro giorno mi ha detto : « Che peccato che non abbiate bisogno di lavorare, perché vi avrei presa vo­lentieri come assistente ». Non ho avuto ancora il tempo di riflettere, ma mi sembra, così, a prima vista...

Filippo                           - Ma, cara, dal momento che ti offrono un posto. E tu, Pierotto?

Piero                              - (fa una faccia grave, tutti ridono) Io... io ho riflettuto seriamente... e credo che, per prima cosa, finirò per dare addio agli studi. (Tutti ridono) Be'? Che c'è da ridere? non vi pare un sacrificio?... e credo che mi darò alla botanica, voglio dire agli erbaggi. Ho un amico ai Mercati Generali. (A Filippo) Verlaquet. Gli ho fatto spesso dei piaceri, potrebbe prendermi con lui. Diceva l'altro giorno che gli vorrebbe un tipo come me per gri­dare a banco gli articoli... : « Venite, signori e signore! guardate questo carciofo! Se non dite che è un bel car­ciofo, non capite un carciofo ». (Tutti ridono) E poi, se non riuscirò a far carriera, potrò almeno vettovagliarvi in patate, fagioli, carote. Mica poco!

La Mamma                    - Ah, con quello là, non c'è da impen­sierirsi.

Piero                              - (a Claudia) A te adesso.

Claudia                         - Ah, io credo di esser inutile e inutilizza­bile.

Filippo                           - Be', lascia fare, per te ho quel che ci vuole: ne parleremo dopo. In quanto a me, sentite, qualche disposizione ce l'ho e credo non stenterò a trovare la mia strada.

La Mamma                    - Ebbene, Maurizio?

Il Papà                           - (molto commosso si alza e va a mettersi al di là della tavola) Figlioli miei... non è il caso di farvi un discorso... ma è... che mamma e io ci troviamo... e credetemi... nella nostra disgrazia...

Filippo                           - Basta, papà, lo sappiamo, non parliamone più.

Il Papà                           - No, volevo dire che da questa disgrazia ci viene subito una gran consolazione: sapevamo di avere cinque bravi figlioli, ma c'è voluto una circo­stanza come questa... Piero ... e dire che se non capitava, correvate il ri­schio di non sapere mai come eravamo fatti.

Il Papà                           - (a Piero) Tu esageri. (Agli altri) Ma un po' di vero c'è. Ci voleva questa circostanza dolorosa perché vi conoscessimo meglio... per conto mio, non mi sarei mai aspettato... (non potendo proseguire esce; la mamma lo segue. Si capisce che andranno a piangere nella loro camera).

Piero                              - (nel silenzio di tutti) Be', mi pare che siamo riusciti a tirarli un po' su. Però, eh? Papà, che razza di oratore!... (Gli altri sono un po' a terra; sentono di aver fatto un grande sforzo).

Paola                             - Io... io sono morta, a terra, completamente. (Si stende supina sul divano).

Giannina                       - (va alla finestra, l'apre e comincia a fare degli esercizi di respirazione).

Piero                              - (vedendo il contegno di Filippo, di Claudia e di Paola) Ma se vi ammosciate così siamo fregati.

Paola                             - Piero, ti prego, smettila con quelle parole...

Piero                              - Bisognerà pur abituarsi all'idea che non siamo più dei grassi borghesi. Cosa direste voi se per chiudere degnamente quésta giornata memorabile... vi offrissi... (sorpresa di tutti tanto più che sanno che Piero non ha mai un soldo in tasca) di seppellire la nostra vita bor­ghese andando a cenare per l'ultima volta da « Maxim'e ». Niente paura: offro io. Filippo, quanto metti nella com­binazione? (Si ride).

Filippo                           - Vanno bene duecento?

Piero                              - Acciderba!, se ci metto il mio concorso mo­rale, si fanno le cose in grande... Si potrebbe anche arrivare allo spumante... se la sorella madre desse una spinta. (Tende a Claudia una scatola vuota da sigarette).

Filippo                           - Ah, no, non cominciare a far lo scroccone!

Piero                              - Scroccone! La parola è dura! Tanto più che dovremo farci l'abitudine. No, sul serio, ragazzi: abbia­mo fatto uno sforzo non indifferente, e dobbiamo tirarci su! (Guarda l'orologio) Come? sono le sette e mezzo? se si pensa a tutto quello che abbiamo fatto in un'ora... abbiamo cambiato nientemeno che la pelle, e dire che le bisce ci mettono sette anni.

Filippo                           - Adesso piantala. Ricomincerai stasera da «Maxim's ».

Piero                              - Sta bene: io direi di metterci in ghingheri: marsina per i signori, e per le signore... un po' di nu­dismo, no?

Claudia                         - Ma sì, vestirci come se fosse una gran gala!

Piero                              - Ma lo è, cara!

Paola                             - No, no. Piero ha ragione. Io per mio conto mi metto l'abito d'argento.

Giannina                       - Ma sì... andiamo Claudia.

Piero                              - Allora marcs! Tutti alla bisogna. (Con un salto viene a offrire un braccio a Giannina e l'altro a Paola) Marchesa... Duchessa senza ducati... (S'avviano).

Filippo                           - (a Claudia) E tu? ' - (Molto commosso, facendo uno sforzo per sorridere, la scuote per il mento) Sorel­lina mia... su coraggio!...

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La stessa scena. E' passato un anno. Qualche bel mobile di meno. I quadri di autore sono stati sostituiti con delle stampe. La stanza, illuminata da una piccola lampada, è nella semioscurità.

Giannina                       - (entra portando un enorme sacco da viaggio che stenta a passare per la porta. Non si accorge che sua madre è sdraiata sul divano. Posa il sacco sulla poltrona, va verso la porta di sinistra, la apre, chiama) Mamma?... mamma?...

La Mamma                    - (scuotendosi) ... Cara...

Giannina                       - Ah, sei qua. Che cosa hai mamma? Sei stanca?

La Mamma                    - (sente di sfigurare dinanzi all’energia di sua figlia) Sì, un po', ma non è niente.

Giannina                       - Subito a letto.

La Mamma                    - Ma è presto...

Giannina                       - (guarda l’orologio) Sono le dieci e un quarto, e poi un'ora prima, un'ora dopo... (così dicendo va ad accendere la lampada grande).

La Mamma                    - Avevi bisogno di me?

Giannina                       - (accennando al sacco) Ho riportato quel­la roba dalla palestra, te l'eri dimenticata sul banco. Ci sarebbe da mettere i prezzi, benché debbo riportarla domattina. T'avverto però che ho dovuto prendere un tassì.

La Mamma                    - Ti rimborserò, cara.

Giannina                       - Questo no, io dicevo solamente perché se l'avessi presa tu, non avrei dovuto sballottarla fin qua. M'ero tanto raccomandata...

La Mamma .                  - Mi dispiace, tesoro, m'è completamente passato di testa: perdonami, mi verrebbe quasi da pian­gere. (Così dicendo ha aperto il sacco e ne leva indu­menti sportivi di lana. Scorge un pullover molto ele­gante) Ah! grazioso. (Andando verso lo specchio) Come andrebbe bene alla mia carnagione.

Giannina                       - Mamma, ti prego, sai bene che è troppo caro.

La Mamma                    - Delizioso!... E non potresti prestar­melo per domani? Sono a colazione da Odile e mi secca di mettere sempre quel vestito di rayon. Solo per qualche ora, poi te lo rimetto con ogni cura nel cam­pionario, te lo giuro.

Giannina                       - Be'... se vuoi... tanto più che ti sta bene sul serio. (Abbraccia sua madre, poi accennando alle altre robe) Sta attenta; non c'è che da marcare un au­mento del trenta per cento sul prezzo di etichetta. (Esce per deporre mantello e cappello e subito ritorna). Oh, a proposito, mamma! La signora Dujart s'è poi decisa per quel golf?

La Mamma                    - (continuando a levar roba dal sacco) Noo... figurati che quell'avarona voleva le calassi venti franchi con la scusa di averlo visto in un negozio a venti fran­chi di meno. Pensare! Una donna che paga la massag­giatrice sessanta franchi l'ora. Naturalmente non ho voluto. Era furiosa: se n'è andata senza salutarmi.

Giannina                       - (urtata) E l'hai lasciata partire? Ma mam­ma! Una delle migliori clienti!

La Mamma                    - Sei arrabbiata con la commessa?

Giannina                       - No, mamma, ma, senza offenderti... Tu non sei abbastanza bottegaia: fai sempre tutto da gran signora. L'altro giorno madama Marescot ti ha chiesto il prezzo di una giacchetta di camoscio e pareva anzi che ave6te combinato; ma poi avete cominciato a parlare dell'ultima commedia di Giraudoux. Conclusione' se n'è andata soddisfattissima della sua conversazione e ti ha lasciato la giacchetta.

La Mamma                    - Ma, cara, madama Marescot è una vec­chia amica; pretendevi l'obbligassi a comprare? Le dob­biamo anche un pranzo... Uno dei tanti che non potre­mo mai restituire. (Un sospiro).

Giannina                       - Non mettertene, non ha importanza; ma, capisci, mamma... Io non me la prendo se chiacchieri con la signora X e con la signora Y, ma di qui a spro­fondarsi completamente nell'ambiente di prima, cre­dersi a un tè del « Ritz » e non in una bottega dove c'è della roba da vendere... Con la tua grazia, poiché par fatta apposta per imbambolare le persone! Ma quando le hai imbambolate cerca di affibbiar loro qualche cosa. Se no, perché hai creato il ramo vendite alla palestra?

La Mamma .                  - Hai ragione. Tu hai cercato di farmi guadagnare qualche cosa. Vo... (Giannina alza le spalle. A un tratto la mamma ride poi comincia prendendo il tono di una perfetta banditrice) Avete visto l'ultimo «Duhamel »?  (Prende una sciarpa e la mette vicino a una gota di Giannina) Dio come vi sta bene quest'aran­cione! Ve lo metto da parte. A proposito, sapete che la signora Machin è partita per Chamonix?... Sì, è venuta ieri a darmi un aiuto. Le ho venduto, anzi, un amore di costume da pattinaggio. (Sceglie a caso fra le robe un paio di guanti da sci)' Ne debbo avere uno del ge­nere, aspettate... Avrei voluto l'aveste vista, un amore!

Giannina                       - (che durante le parole l'aveva incoraggiata coi gesti) Ecco! così! Lo vedi che c'entri perfetta­mente? A proposito, un'altra cosa: l'altro giorno Odile de Marceau 6tava lodando la tua linea che diceva straordinaria; e tu, invece di dire con un certo orgoglio: «Ma cara, sono i risultati del metodo di Giannina...».

La Mamma                    - Ah no, questo mai; sono così orgo­gliosa della mia linea che ci tengo a far sapere che è proprio mia, naturale, senza bisogno delle tue torture. Lo penseranno anche troppo che sia effetto della tua ginnastica.

Giannina                       - E va bene! Vorrà dire che quando comin­cerai a mettere un po' di pancetta, avrai un bel scon­giurarmi che te la faccia andar via.

La Mamma                    - (con monelleria) Peggio per te; diven­terò il disdoro della tua palestra. (Ridono).

Giannina                       - Dio, mamma, che bene ti voglio! (Entra Paola che resta fredda davanti a tanta allegria).

Paola                             - Di', Giannina; quel mio costume d'Annie Blat dov'è?

Giannina                       - Oh, abbi pazienza...

Paola                             - (seccata) Ma no!, sul serio, non l'hai ripor­tato?

Giannina                       - Che vuoi... non avevo finito di copiarlo... m'ha chiesto di trattenerlo fino a domani «era...

Paola                             - (pestando i piedi) E io come faccio? Debbo giocare a « golf » domani mattina a Saint-Germain... Mi fai una rabbia!...

 Giannina                      - Mi dispiace sinceramente...

Paola                             - Sono stata una stupida a prestartelo. Già si fa presto, quando non si hanno idee proprie, a copiare i modelli degli altri.

La Mamma                    - Paola!... non parlare così con tua sorella che, dobbiamo riconoscere, ha qualche merito più di te.

Paola                             - (guarda sua madre come volesse risponderle con un'insolenza, ma tace ed esce arrabbiatissima).

La Mamma                    - (abbracciando Giannina) Povera cara...

Giannina                       -  Cara va bene, ma povera non mi piace.

La Mamma                    - 'Che vuoi? Non posso fare a meno di con­frontare il gran lavoro che hai tu e la vita spensierata di tua sorella. Non avresti potuto anche tu portare a spasso inglesi e americani per Parigi, invece di slem­barti quattordici ore al giorno per fare dimagrire le grasse e ingrassare le magre?

Giannina                       - (seria) Eh già.

La Mamma                    - Come « già »?  Intanto tua sorella passa le giornate con gente carina, frequenta i teatri, le feste... Guadagna quel che vuole... veste che è una meraviglia... Io sono certissima che anche tu saresti riuscita come lei.

Giannina                       - (sorridendo con intenzione) No, sta sicura, mamma, che non sarei riuscita.

La Mamma                    - Non vorrai dire di essere meno intel­ligente di lei.

Giannina                       - D'accordo; ma in certe cose, vedi, l'in­telligenza conta fino a un certo punto.

La Mamma                    - E allora? che cos'è che conta?

Giannina                       - Ma! ...

La Mamma                    - Vuoi dirmelo?

Giannina                       - Non so... forse... un certo saper fare... che io proprio non ho.

La Mamma                    - Non ti capisco, vuoi spiegarti un po' meglio?

Giannina                       - Lasciamo andare, mamma, già non ca­piresti.

La Mamma                    - Non capirei?... Insomma, Giannina, cosa c'è?

Giannina                       - Ti prego, mamma.

La Mamma                    - Giannina!

Giannina                       - Ho da ordinare tutti i miei conti e... (Ha già la mano sulla maniglia della porta).

La Mamma                    - Insomma, Giannina... Di': saresti forse gelosa di tua sorella?

Giannina                       - (con vivacità) Io gelosa? Gelosa di che?

La Mamma                    - Non so... della sua situazione, di quella sua vita facile, senza pensieri...

Giannina                       - Ah! no. Sta tranquilla e persuaditi che io non l'invidio affatto. Proprio non la invidio!

La Mamma                    - Oh Dio, che discorsi a doppio senso...

Giannina                       - (cercando sviare il discorso) Ma sei straordinaria. (Non sa che via prendere) Tu... ti esalti per la vita di Paola, ne sei entusiasta... E perché poi? Perché forse ha trovato...

La Mamma                    - Ma che cosa ha trovato, che cosa?

Giannina                       - (evitando) Sì sì... un suo sistema di vivere... un sistema X. Insomma vuoi sapere come la penso? Paola ha capito troppo poco il cambiamento che abbiamo fatto qua dentro e ha l'aria di ribellarsi: ci tratta come dei parenti straccioni, degli esseri d'altri tempi... Per esempio, trovi che si porti bene con te? che almeno si porti come nel passato? Sii sincera.

La Mamma                    - F/ vero, ma...

Giannina                       - Quella, vedi, ha preso l'aire per conto suo, piantandoci tutti per la strada, te e noi. Ed è per questo che mi fa rabbia; altro che i suoi vestiti, i ri­trovi eleganti, il « golf »! Già, con Filippo uno di que­sti giorni le parleremo chiaro.

La Mamma                    - E' vero... Infatti, se debbo dirti, anche quell'attitudine che ha preso verso di me le che mi fa soffrire... Pare, non so, che in certi momenti abbia a rimproverarmi qualche cosa. Ma sì, rimproverarmi! Guarda... non più tardi di ieri, durante il pranzo, mi sono accorta che mi guardava... ma in un modo così strano... con una faccia... non buona. Perché poi? Che cosa ho fatto?

Giannina                       - Ma noo... a questo punto? (Battono alla porta).

La Mamma                    - Avanti.

Bell                               - (inglese; ventenne. Tipico accento britannico) Scusate, signora...

La Mamma                    - Prego. Che c'è Bill?

Bill                                - Io vorrei potere.

La Mamma                    - What is it?

Bill                                - Una cosa un po', signora, annoiarne.

La Mamma                    - Ma non eravate andato a teatro stasera?

Bill                                - No, affatto, non sono andato... ma debbo an­dare cena amici sul momento... gente elegante e sono tornato nella casa per mettere tails. I geb; your pardon... l'abito. Allora primariamente voluto prendere il bagno... nel mio gabinetto di bagno.

Giannina                       - (dopo avere scambiato uno sguardo con la madre) E va bene; fate il vostro bagno nella vostra gabinetto di bagno.

Bill                                - Oh, ma mia tina diventato stasera molto pic­colo.

La Mamma                    - Volete dire?

Bill                                - In mia tina c'è vostro figlio Piero.

Giannina                       - (non potendo trattenere le risa) No! pos­sibile? Sarà uno sbaglio.

Bill                                - Sarà sbaglio caduto dentro. Creduto bene in mio contratto di pensione avere uso esclusivo di gabi­netto per me personale...

La Mamma                    - (cominciando a sorridere) Ma... è giu­stissimo quel che dite, Bill... Sono mortificata, ma ve­dete... sono stata io la causa. Mio figlio era rientrato dal lavoro molto stanco, con un forte mal di capo, che... gli ho dato io il permesso di prendere un bagno da voi. La colpa è mia, ma state tranquillo, Bill, che è stato una volta sola e non accadrà più.

Bill                                - Very well,  allora scusate, good-night.

Tutte e due                    - Buona sera, Bill.

Bill                                - (sulla porta a Giannina) Oh miss Giannina... non poter prendere lezione domani, preferibilmente ve­nerdì?

Giannina                       - Va bene.

Bill                                - Grazie. Good-night (Esce. Risata repressa delle due donne).

La Mamma                    - Che noioso!

Giannina                       - Noioso va ben, ma ha avuto la cortesia di non dirti che appena esce di casa tutta la famiglia fa la cura balneare nel suo gabinetto, tu per prima. Era da capire che un giorno o l'altro se ne sarebbe accorto.

La Mamma                    - (ride, poi a un tratto triste) Eh, se mi avessero detto che un giorno avrei avuto un pensionante inglese!, che mi par d'essere diventata un'ostessa. Come mi abituerò, non lo so.

Giannina                       - Senti, se continui così finirai di farci perdere il coraggio a tutti. Sempre confrontare! Oggi, ieri...

La Mamma                    - Ma come non farlo, cara? Tanto più ora che sono diventata di una impressionabilità... Paola che mi preoccupa... Claudia soffre e non si confida con nessuno... Piero! Credi che sia vita per un ragazzo a quell'età, sfaticare tutta la notte ai Mercati Generali? Filippo impegolato con quella pettegola che non è del suo ambiente... troppi, troppi pensieri! Prima tutto an­dava bene e oggi più niente!

Giannina                       - Che sbaglio, mamma! Ma se anche prima era su per giù la stessa cosa! Solo che allora non te ne accorgevi perché c'erano i quattrini. Per esempio. Filippo un anno fa non aveva quell'amica che gli costava un occhio? Una stupida buona a niente... Ma tu non ci badavi. Mentre ora ti urti all'idea che si sia innamorato di una figliola... molto carina del resto, ma che ha il gran torto di guadagnarsi la vita. Lo sai che è annunziatrice alla Radio, è un mestiere tutt'altro, che da buttar via?

La Mamma                    - Ma andiamo! Reparto pubblicità ; niente di più... (Come dire basso). E il bello è che la sposerà! Vedrai se non la sposerà!

Giannina                       - E con questo?... se tu lo lasciassi fare e non te ne occupassi! Ti crei dei fastidi e che cosa ci guadagni? Vuoi saperlo? Io l'anno scorso passai una crisi spaventosa; e c'era la ricchezza in casa.

La Mamma                    - Possibile? Una crisi tu? Ma è la prima volta che lo sento! E me lo dici solo adesso?

Giannina                       - Lasciamo stare. Un giorno ti dirò tutto... Ma poi hai visto? Ho trovato il mio Bob, un maritino che adoro, e sono felice. E credo sia una gioia anche per te.

La Mamma                    - Ah, grande! Non puoi immaginare. Al­meno c'è stata questa consolazione.

Piero                              - (in accappatoio, a piedi nudi, asciugandosi i ca­pelli) Patatrac! Mi ha pescato! Una volta o l'altra do­veva succedere. Ma quel che è scocciante è che poco fa in «metro» mi dicevo: Ah! che bellezza! Bill è a teatro, un bel pacchettino di sali alla « fougére », tre franchi! Un odore! Mi ha sentito all'odore!

Giannina                       - Poveraccio!

Piero                              - Una gioia che ha durato mezzo minuto!

La Mamma                    - Terribile!

Piero                              - Mi ero appena messo in salamoia e comin­ciavo a sguazzare... è un bel rompiscatole quel... « gen­tleman »...

Giannina                       - Anche la mamma comincia a brontolare per Bill. Ma avete torto.

Piero                              - Capisco, abbiamo bisogno di lui, ci assicura da solo metà della pappatoria: d'accordo. Però mi sem­bra che questo signore sia un po' troppo invadente. La mattina trovo Maria con un vassoio largo quanto il corridoio col completo per il signore: prosciutto, ova fritte, aranciata, pane e burro, marmellata...

Giannina                       - Tè...

Piero                              - E per noi sta a vedere (mette un asciugamano sotto il braccio e grida come un cameriere): Cinque... caffè latte! Cinque!...

Giannina                       - Ma caro, lui, quella roba la paga.

Piero                              - E proprio questo che gli rimprovero! Cioè, adagio, meno male che la paga. Ah, e quella cotoletta di montone che gli hai dato stamattina? (Accenna con le mani a un'enorme porzione) A noi, purea di piselli.

Giannina                       - C'erano anche delle salsicce.

Piero                              - Sottili, poverine...

La Mamma                    - Finiscila, caro, lo sai che mi fai male!

Piero                              - Ma scherzo!.,. Certo, il signor Bill se ne andrà via con un concetto elevatissimo della cucina fran­cese, mentre il mio va giù... giù... giù...

La Mamma                    - D'altronde non posso mica farlo man­giare a parte. Va a dormire piuttosto, che dovresti es­serci da un bel po'. (Guarda l'orologio) Oh mio Dio! Ormai le ventitré: non hai più il tempo, tesoro.

Piero                              - Sta tranquilla che stamattina ne ho fatto prov­vista: sono entrato prima e ho dormito dalle cinque alle undici. Ciao, mammetta. (A Giannina) Ciao, te. (Esce).

La Mamma                    - Povero figliolo, mi fa pena... ha del coraggio, ma deve anche soffrire.

Giannina                       - Ma noo... alla sua età ci si abitua a tutto.

La Mamma                    - Alzarsi a mezzanotte, rientrare alla mat­tina per mettersi a dormire...

Giannina                       - Come se al giorno d'oggi ci fosse gran differenza fra il giorno e la notte.

Filippo                           - (entra a precipizio, si dirige alla radio) At­tente! (Apre la radio, avanza guardando l'orologio) Ven­titré e dieci: l'acchiappo a Parigi due: l'ho perduta alle ventidue a Parigi uno. Voglio vedere l'effetto. (A sua madre) E' il mio ultimo giochetto, lo trasmettono que­sta sera la prima volta. (Cerca le onde. Si ode il finale di una sinfonia, poi questi versetti):

La Radio                       - Per lustrare i pavimenti hai la cera di Clementi se tu ignori la Clementi tu non lustri i pavimenti.

La Mamma                    - Grazioso...

Filippo                           - Ssst! non è finito!

La Radio                       - Cacciatore, per cacciare hai le scarpe da incerare di Clementi con la cera vai pel bosco e per brughiera.

Giannina                       - Oh, ma carino... pittoresco!

Filippo                           - Sì, sono contento, rende. E' vero che rende? E poi il ritmo... che ne dite? (Siccome vede lo sguardo indulgente un po' pietoso di sua madre) Oh, mamma, ti prego, non farmi quella faccia! Lo so che vorresti piuttosto sentirmi in una conferenza alla Sorbona.

La Mamma                    - Ma lo sanno laggiù che hai fatto il liceo? Ti considerano almeno per quello che sei?

Filippo                           - Per carità, se sanno che esco dal Liceo, mi mandano a spasso.

La Mamma                    - Quando penso che il tuo amico Baudojer una settimana fa fece quella magnifica conferenza a radio-città su De Vigny...

Filippo                           - De Vigny? Chi è?

La Mamma                    - Sciocco! (Giannina e Filippo ridono).

Filippo                           - Ah! De Vigny!... Alfredo... Ma se vuoi sa­perlo, il signor Alfredo De Vigny ha reso a Baudojer quattrocento franchi, mentre la mia cera me ne dà duemila; e in quanto a materia grigia io ne ho speso un grammo e Baudojer dei chili. Ah! C'è una pubblicità... Non è mia, ma viene a quattro minuti giusti giusti. (A Gian­nina, a parte) La dice bene. (Fine di una strofetta pub­blicitaria qualunque, detta da una voce femminile).

La voce                         - E allora perché il corvo della favola lasciò cadere il formaggio? Lo sapete signori? Se non lo sapete ve lo dico io: lasciò cadere il formaggio perché non era... Uno! Due! Tre! Il formaggio Chartreux!...

La Mamma                    - (improvvisamente) Filippo, chiudi! (Siccome Filippo sembra non capire o non voler capire, si alza indispettita e va a chiudere la radio).

Filippo                           - Bè? Perché? Vuoi dirmelo?

La Mamma                    - Non lo so. Ne ho avuto abbastanza.

Filippo                           - (calmo ma fermo) Mamma, perché hai chiu­so la radio?

La Mamma                    - E' una voce antipatica, insopportabile!...

Filippo                           - (c. s.) La voce o la persona? Vedi, mamma, faresti bene a capire che ho capito. Ma dopo tutto si doveva pure entrare in argomento. Quello che è grave, non è che tu non voglia approvare la mia scelta... il mio sentimento insomma; questo ha un'importanza re­lativa...

La Mamma                    - Ah, trovi?

Filippo                           - Sì,... relativa. Ma quel che mi preoccupa è il fatto che in un anno di vita diversa tu abbia im­parato così poco.

La Mamma                    - Secondo te ho imparato poco?

Filippo                           - Sì, pochino.

La Mamma                    - Pretenderesti che questi dieci mesi mi avessero insegnato più cose dei trent'anni passati?

Filippo                           - Mamma, trenta?! Non hai che trent'anni e dieci mesi?

La Mamma                    - Sei d'un'insolenza!...

Filippo                           - No, non arrabbiarti. Vedi, mamma, i tre quarti delle persone che cambiano condizione, cambiano purtroppo solo la condizione, ma non la loro testina. Rovinato... non è tanto non aver più un soldo, quanto non aver più un soldo e continuare a pensare come quando se ne hanno. In questo senso, vedi, tu sei ro­vinata. Paola anche lei; io no; Giannina nemmeno; e nemmeno Claudia e nemmeno Piero. Noi quattro saremo tutt'al più dei figli tenerissimi di genitori rovinati. E c'è una bella differenza...

La Mamma                    - (dirigendosi verso la porta) Va bene, va bene, non ho tempo d'ascoltare queste sciocchezze.

Filippo                           - (trattenendola) Ah no, scusa, mamma. Farò ogni sforzo perché tu esca da questa stanza non solo convinta, ma anche soddisfatta, magari felice per aver finalmente capito il mio modo di pensare.

La Mamma                    - Capito? Ma, caro, fa quello che vuoi: tu non hai bisogno della mia approvazione. Si può vivere benissimo anche dando dei dolori al padre e alla madre.

Giannina                       - Ma andiamo, mamma...

Filippo                           - (piantandosi a cavalcioni su una seggiola da­vanti alla madre che è seduta sul divano}          - Io no, pro­prio no! Sono troppo egoista. Io ho bisogno di veder tutti contenti intorno a me, ho bisogno della tua appro­vazione e dev'essere un'approvazione entusiasta... e l'avrò, sta sicura che l'avrò! Perché, vedi mamma, una di queste mattine te la porto qui, sì sì, proprio qui; la troverai seduta laggiù. In principio, si capisce, assumerai le tue arie da granduchessa, ma poi vedrai…vedrai... dopo pochi minuti diventerai uno sciroppo di lampone.

La Mamma                    - Lo senti? E straordinario.

Filippo                           - Ma non sai che quella ragazza è la mia fortuna? Sta attenta. Io prima, cos'ero? Un buon figliolo, con la testa piena di idee sorpassate, ancora impastato d'abitudini, di manie... Un bel giorno m'incontro con una ragazza di quelle d'oggi, una ragazza... come dire... che nella lotta... nelle difficoltà ci sta come un pesce nell'acqua. Tutto ciò che per noi è una cosa grave, un ostacolo, per lei è niente. Tu mi dirai: «Non è del tuo ambiente»; ma mamma! Non pensi invece che siamo noi a non esser più del nostro ambiente? E poi consi­dera che non è una delle solite ragazze senz'arte né parte, che cercano un marito per farsi una posizione. Lei, la posizione, l'ha e se l'è guadagnata. E il valore della moneta lo conosce. No, no, mamma, credimi: è la ra­gazza fatta per noi. E scommetto che se la vedi, sei tu a sentirti una spostata, fuori moda... come se tu avessi in testa un cappellino di vent'anni fa, coi nastri che pen­dono dietro. Mi capisci, mammina; questa piccola... (Ri­volgendosi quasi con rabbia a Giannina) Ma corpo d'un cane, tu che la conosci, di' qualche cosa! M'hai detto ieri che l'adoravi, che l'amavi come una sorella.

Giannina                       - E te lo ripeto! E' una creatura deliziosa!

Filippo                           - Oh, meno male! Stavi lì con quel muso...

Giannina                       - Ma caro, t'ascolto... sono contenta! E poi... corpo d'un Cane... parli sempre tu!

Filippo                           - Sei un angelo! Non parlo più.

La Mamma                    - (cedendo) Oh Dio... figliolo mio... io poi, in fondo, che cosa voglio... che cos'è che mi preme? D'esser persuasa...

Filippo                           - (abbracciando sua madre) Bene, lo sei! (Siccome la madre vuol protestare) Ma sì: è questione di poche ore! Lascia fare a me. (Entra Claudia con una borsetta e il quaderno dei conti) Oh! Eccone un'altra che sa il valore della moneta. (A Claudia) Ricominciamo, eh?, a girar per casa con la borsa e il quaderno dei conti! Che brutto segno! Guardala, mamma, come ha la faccia di fine mese!

La Mamma                    - Ah già, è il trentuno!

Filippo                           - Presto, fuori il mio conto.

La Mamma                    - Hai preparato anche il mio?

Claudia                         - Te l'ho messo in camera.

La Mamma                    - Brava. Allora, Giannina, andiamo a lavorare. Alle nostre etichette. (Giannina esce con la madre).

Claudia                         - So di darti una seccatura, Filippo.

Filippo                           - Conosco la volpe. Tira via. Allora su, quanto ti debbo ?

 Claudia                        - Ecco qua: hai avuto 47 franchi, poi ci sono 53 franchi di stiratrice, 27 una risuolatura, 17 te­lefonate 48,50.

Filippo                           - Mi fido: totale?

Claudia                         - Aspetta solo... (cerca nei suoi appunti) ...perché tanto telefono... Ah sì, c'è quella telefonata con Londra: 26 franchi.

Filippo                           - Ti ripeto, lascia stare i dettagli: totale!

Claudia                         - 850. Le fatture... eccole: verificherai con tuo comodo.

Filippo                           - Ecco, 900 / - (Claudia fa per dargli il resto) No no, tieni per te e non dire grazie che non è nem­meno il 10 per cento. Io mi domando che cosa sarebbe la casa senza di te, senza il tuo metodo, il tuo istinto d'organizzazione. E' proprio per merito tuo, se non sia­mo precipitati del tutto.

Claudia                         - Vuoi smetterla? Lo sai che questi elogi non mi vanno?

Filippo                           - Lo sappiamo che la signora è una marionetta. (La guarda con commossa tenerezza) Che idiota tuo marito! Ah, dimmi, quanto ti deve Piero?

Claudia                         - Eh, questo mese parecchio: 150 franchi del mese scorso, poi gliene ho dati io 200...

Filippo                           - Povero figliolo! So che ha per le mani una ragazzina... però mica brutta!...

Claudia                         - Ah, ecco! Ora si spiega!

Filippo                           - (levando due biglietti da cento) Tieni an­che questi, levaglieli dal conto. Però non dirgli niente.

Claudia                         - Tu sei sempre il più signore di tutti.

Filippo                           - Per carità, come andiamo con gli altri? (Intanto si è seduto sull'orlo della tavola).

Claudia                         - Male. Ho paura che questo mese sia un mezzo disastro per tutti. Giannina ha gli allievi che non l'hanno pagata; la mamma ha la prima rata del suo dente... Non c'è che Paola; quella li ha sempre pronti. Stamattina le ho dovuto dare il resto d'un biglietto da mille.

Filippo                           - Sul serio?

Claudia                         - Ah, quella non guarda per il sottile.

Filippo                           - Mille franchi... Ma scherzi? (Breve silen­zio) Tu, sinceramente, cosa ne pensi?

Claudia                         - Cosa vuoi? Si confida così poco... Io poi ho deciso di non starle a domandare: s'arrangi lei.

Filippo                           - «S'arrangi »... hai certe espressioni...

Claudia                         - Perché?

Filippo                           - Il perché lo sai, come Io so io...

Claudia                         - Ma non so... Tu però hai l'aria di pensare... mentre invece forse...

Filippo                           - Ah Dio, no! No no. (Dopo un momento di riflessione) A che punto siamo arrivati, Dio mio! Chi avrebbe detto un anno fa che avremmo potuto parlar di Paola con tanta disinvoltura e con questa rassegnazione... (Fra i denti) Vile. Sì sì, vile! Ma deve finire: finire. Sai che sia in casa?

Claudia                         - Era di là che si vestiva.

Filippo                           - (fa alla finestra, guarda già) Infatti c'è 1’« Hispano », l'« Hispano » alla porta, sempre agli or­dini di madama.

Claudia                         - Però, se debbo dirti, la colpa è di papà e mamma...

Filippo                           - Come vuoi che possa papà con tanti pensieri?... E poi è finito, pover'uomo. Si può sopportare le rovine quando si è in grado di ricominciare, ma lui non può più... e lo sa. Credi che papà e mamma si siano domandati come viva Paola? Vive. A fine mese è pun­tuale, ecco tutto. Porta a spasso gl'inglesi per Parigi. E' simpatica: naturale che la paghino. Poi è moderna, intelligente, se la sbriga magnificamente... Anzi! Farà un matrimonio. Non approfondiscono... Oppure non vo­gliono approfondire.

Claudia                         - Il male è che col doverci occupare sempre di noi, non abbiamo il tempo di pensare a lei.

Filippo                           - (dopo un silenzio, con risolutezza) Ti ga­rantisco che per occuparsi di lei cinque minuti li trovo subito.

Giannina                       - (entra tirando per un braccio Bob che re­siste) No no, devi andare a letto subito.

Bob                               - Ma è presto! E* ridicolo così presto!

Giannina                       - (a Filippo) Non trovi che ho ragione? Con quel po' po' che ha da fare domani, è bene che riposi.

Filippo                           - Bob... vuoi farmi un piacere, ma grande?... (Portandolo verso la finestra) Vedi quella bella carriola lì sotto?

Bob                               - Che macchina!...

Filippo                           - Tu vai giù dall'autista e digli che stasera la signorina non esce.

Giannina                       - Bada, che sta vestendosi.

Filippo                           - (a Bob) Fa quello che ti dico. (Bob esce. Filippo richiude la porta) E una!

Claudia                         - Ti prego Filippo...

Filippo                           - Niente paura.

Claudia                         - Io, però, me ne vado: queste scene...

Filippo                           - Ah no! Tu sei di servizio come gli altri.

Claudia                         - Che cosa vuoi fare?

Filippo                           - Vedrai. Trattenimento di famiglia. E ci dobbiamo essere tutti... meno naturalmente mamma e papà.

Giannina                       - Ma che succede?

Filippo                           - Succede che ne ho abbastanza: e stasera va all'aria... con Paola. Troppo se ne è parlato senza far niente. Perché? secondo te dovremo ancora aspettare?

Giannina                       - Affatto! Solamente non c'era bisogno di tutta questa messa in scena. Mi secca che anche Bob...

Bob                               - (entrando) 'Fatto. Ma, ragazzi miei, che razza di macchina! Non l'avevo mai vista da vicino. Acciderba, se Paola...

Giannina                       - (spingendo Bob verso il fondo) Adesso però vai a letto, se no domani non sei in forma.

Bob                               - La vedi, Filippo, non è mica una moglie, è una madre... (A Giannina che lo prende a colpi di box) Ma sì, ti ubbidisco! Perché se domani perdo, questa qui me lo rinfaccia tutta la vita. (Si abbracciano. Subito a Fi­lippo) Oh, ho scambiato qualche palla con Von Gramm e credo, vedi, d'aver capito il suo famoso « drive ».

Filippo                           - Senti, abbi pazienza, ma in questo mo­mento...

Giannina                       - Bobby caro, dà retta a me...

Bob                               - (comprendendo) Ma che cosa avete?

Claudia                         - Ma sì, va a letto, tua moglie ha ragione.

Bob                               - (andando verso la scala) E va bene, vado. (Sul punto di uscire) Però vi avverto che in quanto ad alle­gria, non siete in forma.

Filippo                           - Passando, di' a Piero che venga subito qua. (Bob è uscito. A Giannina) Perché l'hai mandato via? Non è della famiglia anche lui?

Giannina                       - Ma mi seccava... Ne avremo abbastanza anche senza di lui. E poi domani ha il suo incontro e deve riposare.

Filippo                           - Ah, già, è domani! A Rolland... vorrei farci una scappata, ma come fare? Pazienza!

Piero                              - (entra seccatissimo che l'abbiano svegliato) Cosa volete? Santo Dio, dormivo della grossa... avevo ancora mezz'ora...

Filippo                           - Sì, ma qui c'è bisogno di te. E adesso, ra­gazzi, aspettiamola.

Giannina                       - Chi ti dice che passerà di qua?

Filippo                           - Per dove vuoi che passi?

Piero                              - Ma che succede? Posso saperlo?

Filippo                           - Paola. Non hai capito. Stasera vanno all'aria gli stracci.

Piero                              - Ah! Finalmente! Prontissimo! Perché una parola ho da dirgliela anch'io.

Giannina                       - (a Filippo) Ma come fai ad abbordarla? Con che pretesto?

Filippo                           - Ah, non lo so; ma sta tranquilla, non mi perderò in un bicchiere d'acqua. Onde corte, subito.

Piero                              - Se lasciate fare a me, io l'avrei il pezzetto per cominciare: me n'ha fatta una... Se sapeste!... L'ho ancora qui! (indica la gola). E siccome debbo essere laggiù fra un'ora, ho giusto venti minuti che vanno benone.

Paola                             - (entra vestita da sera e audacemente scollata. Resta sorpresa di vedere i suoi fratelli) Buona sera... ( Va alla finestra, non vedendo la macchina alla porta ha un gesto di impazienza. Momento di attesa prima dell'assalto).

Filippo                           - A proposito, hanno telefonato, poco fa, che la macchina non sarebbe venuta a prenderti.

Paola                             - (riflette un momento, poi affettando indiffe­renza) Piero, mi vuoi dare una sigaretta?

Piero                              - (offrendo) Roba da operaio; purtroppo non è articolo di alto bordo.

Paola                             - E' per me che lo dici?

Piero                              - Noo! Per me! Per liberarmi lo stomaco.

Paola                             - Delicato... E poi... fraterno.

Piero                              - Già! Proprio tu hai il diritto di dire questa parola! Ieri mattina all'alba, quando sei passata al Bar del Mercato con la tua combriccola, sei stata infatti molto, ma molto fraterna con me!

Paola                             - C'eri? parola, non t'ho veduto.

Piero                              - Ma smettila di far la commedia! M'accorsi benissimo che mi avevi veduto e che la cosa ti seccava. Be', vedi, sarebbe bastato che m'avessi fatto un segno, che avrei capito, a volo, sarebbe bastato che stamattina m'avessi fatto capire che t'era dispiaciuto... un abbrac­cio, un bacio e tutto era finito, dimenticato: non se ne parlava più. Invece la gran dama, davanti a quest'indi­viduo sporco, in tuta, coi gomiti appoggiati al bar, a quest'individuo che disgraziatamente era suo fratello, ha preferito fare una smorfia e voltarsi dall'altra parte...

Paola                             - Bada che diventi ridicolo. 

Piero                              - (a Filippo) Ma vedi la iettatura? Si esce chi sa da dove, le donne mezze nude, gli uomini in marsina : «Dove si va a finire la serata?». E plaff, si va a sbat­tere sul muso del fratellino! (A Paola) Ringrazia che ho avuto compassione di te, perché mi era venuto voglia di venirmi a sedere alla vostra tavola. E allora ne avreste sentite delle belle. Cosa avresti detto di', se passandoti vicino ti avessi presa per il naso... così... (fa il gesto).

Paola                             - Pff! T'avrebbero preso al più per un ubriaco.

Piero                              - Del resto è una lezione che m'è andata a pennello... ci voleva... per farmi capire a qual punto mi sono allontanato da voi... come un estraneo. Dormo quan­do gli altri si svegliano; quando voi andate a letto comin­cio la mia giornata, meglio la mia nottata... non so... mi domando se anche un altro di voi nella sua posizione... (indica Paola).

Filippo                           - Ti domandi che cosa?

Piero                              - Ma si... mi domando se anche uno di voi che venisse alle 4 di mattina ai Mercati con degli amici, e mi vedesse prendere il caffè al banco, conciato a quel modo... (Va a sedersi sul divano fra le due sorelle).

Filippo                           - Ebbene?

Piero                              - Ma si... se non si volterebbe come ha fatto lei.

Filippo                           - Quello che dici è velenoso.

Giannina                       - Eh, sì, nobile!

Claudia                         - Volgare. Ti meriteresti!...

Piero                              - (commosso, prendendo le mani alle sorelle) Grazie... (A Paola) Li vedi? Non glielo fatto dire io; sei giudicata.

Filippo                           - Piuttosto dovresti pensare che se c'è uno che ieri sera aveva il diritto di voltarsi dall'altra parte, quello eri tu, non tua sorella, perché, vedi, è meglio aver l'aria di un operaio piuttosto che... insomma, me­glio, molto meglio aver l'aria di un operaio... (Così di­cendo dà uno schiaffetto affettuoso al fratello).

Paola                             - (al colmo della esasperazione ha staccato il rice­vitore) Signorina, un tassì... 59 rue Longchamps, nu­mero...

Filippo                           - (con un balzo le strappa il ricevitore) Nien-te, signorina, la comunicazione è annullata. Grazie.

Paola                             - Villano! Vuoi immischiarti delle cose tue. Mi avete seccata, ecco, scocciata! Tutti quanti. (Riprende il ricevitore e siccome Filippo glielo strappa dalle mani urla al fratello) La pianti? la pianti sì o no?

Filippo                           - (calmo) Abbassa la voce; papà e mamma non debbono sapere! E poi, credi a me, non ti conviene allargare il circolo degli invitati, stasera. (Rivolto al fratello) Grazie, Piero, di avermi dato lo spunto.

Paola                             - E' un complotto?

Filippo                           - Puoi dire una congiura e non devi mera­vigliarti. Se siamo in lega contro di te è perché sei stata proprio tu a considerarci degli estranei. Anzi ti dico subito che non è vero che abbiano telefonato che la macchina non veniva: la macchina c'era e l'ho mandata via io.

Paola                             - E con che diritto?

Filippo                           - Col diritto che ci viene dal fatto che tu sei, voglia o non voglia, nostra sorella.

Paola                             - Così... è un sequestro?

Filippo                           - Un sequestro. Ma non per troppo: mezz'ora sola. Dopo potrai andare dove ti pare       - (Con col­lera) Magari fuori dai piedi, al diavolo...

Giannina                       - Filippo!... Non così forte!

Filippo                           - Oh... E comincio adesso; prima di tutto levati dalla testa che ti abbiamo fatta spiare: non siamo ancora a questo. A me, come a loro, basta guardarti di quando in quando... durante i pasti, quando ci onori della tua presenza... basta veder con che pena Claudia e Giannina parlano di te... ed è bastato anche troppo quel che ha detto Piero poco fa per confermare la nostra opinione. In quanto a me poi ti dico che niente mi rivolta di più che vederti in mezzo a noi. Mi fai l'ef­fetto di uno strumento stonato. Peggio di un sasso in una scarpa.

Paola                             - Mi ricatti perché sai che non posso chiamare papà e mamma.

Filippo                           - Basta vedere su qualche seggiola il tuo mantello; la tua borsetta tutta roba di un lusso sfacciato, con quell'odore che ammorba la casa per perdere il buon umore. Non lo capisci che stoni? Stoni maledettamente in mezzo a della gente che tira la carretta.

Paola                             - Come se non guadagnassi anch'io la mia vita! Vi costo forse un centesimo? Peggio per voi se non sapete sbrogliarvi!

Piero                              - Ah, perché lei sa sbrogliarsi, la signorina! Ebbene, cara, il tuo modo di sbrogliarti non mi piace. Ma ammettiamo pure; tu hai la fortuna di portare in giro dei milionari per Parigi, sei ufficialmente il cicerone della plutocrazia. Ufficialmente, ma in realtà!... met­tiamo bene i punti sugli «i».

Paola                             - Oh bella! Li porto per Parigi. Di'; cosa vor­resti insinuare?

Piero                              - Già! Museo Grèvin, la Torre Eiffel, il Louvre, Versailles, Chantilly, Fontainebleau e poi Parigi di notte. Benissimo: il Giro dei Granduchi. Vorrei però sapere perché i tuoi inglesi di ieri sera parlavano il francese come dei parigini.

Paola                             - Sapete cosa faccio? Non vi rispondo.

Filippo                           - Bada, Paola, che se non rispondi sarò co­stretto a chiamare papà e mamma, e allora non sai quel che succede.

Claudia                         - No, questo no, per carità! Risponderà! Tanto più, Paola, che Filippo ha ragione. Non ti ricordi in principio quando rientravi che ci informavi di tutto?

Giannina                       - Quando ci raccontavi la cretineria di certi forestieri davanti alla Venere di Milo o alla tomba di Napoleone...

Claudia                         - Poi, tutto ad un tratto, più niente... fino a farti una vita estranea completamente.

Filippo                           - E poi dimmi: perché da quattro mesi ogni sera la stessa macchina? Cosa porti a spasso, sempre la stessa coppia di americani? Mr. e Mrs. Bolston? Acci­denti! in quattro mesi, Parigi debbono saperla a me­moria! E poi, di' un po': quanto ti danno?

Paola                             - Non ti riguarda.

Filippo                           - Allora mettiamo diecimila franchi al mese.

Paola                             - Stupido!

Filippo                           - No no, cara: tu vivi su un piede di dieci­mila franchi, non uno di meno. Una certa pratica di donne l'ho anch'io. Ne ho conosciute delle altre... prima di te. Del resto si fa presto a fare i conti: quanto l'hai pagato quell'abito? è un modello di Lanvin. Sono pra­tico.

Paola                             - Me l'hanno regalato. , .

Filippo                           - Stai attenta: offerto o regalato? Cos'è? forse un abito smesso di Mrs. Bolston perché tu faccia bella figura... con suo marito? Oppure te l'hanno pagato? Perché in questo caso, la cosa sarebbe un po' diversa. Del resto, denaro o merce, il trattamento di diecimila fran­chi, esiste. Insomma, Paola, tu ci prendi per quattro stupidi.

Giannina                       - Senti, Filippo, se con Mrs. Bolston son diventate amiche, qualche regalo è naturale.

Filippo                           - Ma non è più naturale che sia Mr. Bolston a pensarci... dal momento che è il suo amante? Il suo aman­te, sì! Ve lo dico a tutti e tre. E poi... (indicando Paola che non batte ciglio) ...guardatela: eccola là.

Claudia                         - (debolmente) Ma vuoi che Mrs. Bolston che sta tutto il giorno con loro e non sarà una stupida...

Filippo                           - Ingenua! Ma Mrs. Bolston non esiste! (A Paola) E se te lo dico io, puoi credermi.

Paola                             - (a voce bassa) No... esiste... ma io. non la conosco.

Giannina                       - Paola? con uno che ha moglie?

Paola                             - (con ironia dolorosa) Ah! trovi strano? C'è tanta gente maritata che...

Filippo                           - Può capitare ma...

Paola                             - Ah sì, capita, capita!... Ma, andiamo, faccia­mola finita. C'è della gente che se ne infischia di quel che si deve e non si deve fare... che fa il proprio co­modo... E nessuno se ne accorge! Quelli non corrono il pericolo di essere giudicati qua, davanti a voi.

Piero                              - (che ha notato il tono di Paola) Cosa vuoi dire con questo?

Paola                             - Quello che ho detto. Del resto voi... voi non potete capire; capisco io e c'è ne d'avanzo.

Filippo                           - (guarda i fratelli. Nessuno ha capito, ma passa fra loro un lieve senso di malessere) Lasciamo an­dare...

Piero                              - Ah no! Prego. (A Paola) Cosa c'è che non possiamo capire? Spiegati.

Paola                             - Se ho detto che « non potete ».

Filippo                           - (dopo aver scambiato uno sguardo coi fra­telli) E' proprio perché non capiamo molte cose, che t'abbiamo sequestrata questa sera. Tu hai un amante, e sta bene: è affare tuo e non ci riguarda.

Claudia                         - (a Filippo) Tu però ti adatti un po' presto...

Filippo                           - Lasciami dire, se mai di questo parleremo dopo. Ma, corpo del diavolo, questo non è un motivo perché tutto a un tratto tu ti sii cambiata come sei cam­biata! Hai preso la casa in odio. E' evidente che di noi cinque chi ha sofferto di più del cambiamento di condizione sei stata tu, per il fatto che più di noi avevi il gusto dell'eleganza... Insomma eri abituata a spendere. Ma all'atto pratico anche tu ti eri adattata. Anzi, dirò che i primi tempi ti mostravi contenta, soddisfatta del tuo lavoro. Eri allegra sì o no? Rispondi!

Paola                             - E' vero.

Filippo                           - Oh, brava, perché se dico delle cose sba­gliate, correggimi...

Paola                             - No no, tutto questo è vero.

Filippo                           - Benissimo. E allora andiamo avanti. A un tratto,., verso la fine di febbraio - vedi? sono preciso - hai cambiato da così a così. (Cammina su e giù) Non so... Ti sei buttata allo sbaraglio come ci si butta dalla finestra, come per partito preso. Ti sei messa a portare abiti mirabolanti... a buttar via i quattrini quasi con rabbia...

Piero                              - ...a freddo. .

Filippo                           - Ecco, a freddo. E, guarda, sei diventata più triste, proprio nel momento in cui i denari ti piovevano. (Paola fa un gesto come per dire « chissà, forse è così ») E allora, Paola, sorellina... di' la verità: che cosa ti è capitato? Non si cambia a questo modo, da un mo­mento all'altro, senza una ragione... e anche grave. (Paola abbassa di colpo la testa sul petto) Perché io ti conosco: tutte queste arie antipatiche non sono che della messa in scena... del bluff... non vengono da te... Tu non sei cattiva.

Piero                              - Ma non vedi che perdi il tuo tempo? Perdi il tuo tempo! ...

Filippo                           - (con forza a Piero) Vuoi finirla? (A Paola) Non hai un carattere facile, siamo d'accordo, ma in te c'era del cuore. E allora che cosa c'è? Eri innamorata di qualcuno e t'ha lasciata?... e così ti sei messa a fare la vita che fai? (Paola accenna di no con la testa) Sen­tiamo.

Piero                              - Ha un amante e non ti basta?

Filippo -                        - No no, no che non mi basta! C'è una ragione, lei la sa e non la vuol dire. E' così?... Paola, di', è cosi?

Claudia                         - Paola, cara, facciamo di tutto per capirti.

Giannina                       - E poi, senti, m'è bastato guardarti mentre Filippo parlava, per capire che dentro di te gli davi ra­gione. E allora?

Paola                             - Ebbene... in quello che dice c'è del vero... e vi ringrazio di pensare a me e preoccuparvi... siete buoni... ma ora lasciamo andare, basta... non fatemi più domande... lasciatemi tranquilla. (A un moto dei fra­telli) Ma sì, è meglio! meglio per tutti voi non insiste­re. (Alzandosi) Ci siamo parlati, capiti, ma ora basta. Buona notte, dormite bene e... (così dicendo s'è diretta verso la porta).

Piero                              - (le si para davanti senza trattenerla, lei si di­batte) Sei fortunata, tu, di aver un fratello e delle sorelle come quelli là... perché se stesse in me, a quest'ora avresti già visto la porta, capisci, la porta.

Paola                             - Ma imbecille! imbecille che non sei altro! Tu la conosci la mia vita, eh! Sai quante ne ho passate, e così? Perché non ho mai parlato e ho tenuto tutto dentro di me, voi vi immaginate la mia vita meravi­gliosa, fantastica... e ci siete solo voi a tirar la carretta! Già! un mestiere magnifico! andar a spasso dalla mat­tina alla sera, gran pranzi negli alberghi, tutto liscio! e poi giù quattrini a palate!... Sì sì! proprio così!.- e le umiliazioni? le mortificazioni continue?... lo schifo di certe proposte... uomini, donne... roba da far rizzare i capelli, e bisognava prender tutto in ridere perché, quando si ha bisogno, sì sì, si ha bisogno di campare non ci si può ribellare. E dovevo parlarne con voi che avevate ognuno il vostro peso da portare? (Fredda) Eb­ bene... anche questo... sì, anche questo l'avrei sopportato... ma quando arriva chi vi strappa ogni illusione... quando gli esseri nei quali si ha più... più fiducia... (Si arresta a un tratto e nasconde la faccia, tutti si guardano e si protendono con ansia verso di lei).

Filippo                           - Paola, che cosa vuoi dire?

Claudia                         - Paola? se non puoi parlare con noi e pre­ferisci... non so... parlare con la mamma. (Paola brusca­mente si volge) Perché? Credi che lei non ti capirebbe?

Filippo                           - Vorrei anzi, dacché si parla di mamma, do­mandarti perché ti comporti così verso di lei?... delle ri­sposte che non si danno a un cane... l'altro giorno poco è mancato non mi alzassi da tavola a prenderti a schiaffi! Lei che per te è sempre stata... credi che questo non l'ad­dolori ?

Paola                             - (facendo fronte a tutti con espressione quasi irata) Giudicatemi come volete, per la peggiore delle figliole, non me ne importa niente! Non me ne importa niente! Ho la mia coscienza, capite, la mia coscienza! e basta! basta, vi dico! Lasciatemi andare (Va verso la porta ma Piero glielo impedisce; allora gridando) Oh, insomma! non capisci che se parlo è peggio, peggio per voi, per tutti?

Filippo                           - (interdetto guarda i fratelli) Be', piccola, sei andata avanti anche troppo: ora' devi finire: non vuoi? Chiamo la mamma.

Paola                             - (trattenendolo disperata) No, senti, no! la mamma no!

Filippo                           - (fra lo stupore e l'angoscia di tutti) Allora cos'è? è di lei che parlavi? Cosa c'entra la mamma in tutto questo? Cosa c'è, Paola? Insomma se si tratta della mamma... (Paola non risponde)... che cosa ti ha fatto la mamma... oppure che cosa ha fatto? (Paola nasconde la faccia. Tutti si guardano, cercano di capire, di rico­struire dalle frasi precedenti).

Piero                              - (a Filippo) Cosa pensi?

Filippo                           - Non so... (Ritornando a Paola) Vuoi finire?

Claudia                         - Ma cosa vuoi che dica?

Piero                              - (a Filippo) Perché non dici intanto tu quello che pensi?

Giannina                       - Se hai un'idea, abbi il coraggio...

Filippo                           - ...Impossibile! E' un'idea talmente stupida... (A Paola, quasi sorridendo per attenuare) Di'... Perché dal tuo contegno... ci sarebbe quasi da supporre, non so... che la mamma... quasi abbia un amante...

Paola                             - (scoppia in singhiozzi. Lungo silenzio; restano tutti come pietrificati).

Claudia                         - Impossibile! impossibile!

Filippo                           - (con un crescendo di disperazione) Ma chi? chi? chi? (In quel momento entra la madre).

La Mamma                    - Ma ragazzi... ancora su?... Ma lo sapete che dovete alzarvi presto? (A Piero) E tu, caro, sai che è mezzanotte? e dovresti essere già fuori?

Filippo                           - Mamma... per favore... vuoi lasciarci? Par­lavamo di cose serie...

La Mamma                    - Cose serie? (Inquieta) Ma quali cose serie?

Filippo                           - Niente, mamma... cose fra noi : si discuteva.

La Mamma                    - (vedendo Paola con la faccia tra le mani, crede di aver capito) Ah... allora vi lascio, cari... (Va a dare un bacio a tutti i suoi figlioli che la lasciano fare restando fermi come degli automi. Passando davanti a Paola che piange) Be', Paola? è così che dai la buona notte alla mamma? (Allora Paola con impeto la stringe a se, poi, scoppiando in singhiozzi si precipita alla porta ed esce) ...Tuttavia, ragazzi, cercate d'essere un po' più... non so... un po' meno severi. (Ha un moto di dolce ras­segnazione davanti al silenzio dei figli, ed esce).

                                      - (I fratelli restano alquanto fermi nella loro rassegna­zione poi Piero si lascia andare sul divano. Giannina si siede).

Filippo                           - (abbandonandosi anche lui su una poltrona dopo un lungo silenzio) Però la vita... che... porche­ria... (Dopo un altro silenzio solleva la testa, guarda le sorelle poi Piero che è completamente stravolto) Piero... non uscire stasera. Andrò io domattina a dire che sei ammalato.

Piero                              - (senza voce) Sì, è meglio!

Filippo                           - (dopo un breve silenzio, riaffermando se stesso, si alza, si dirige risolutamente verso la porta per la quale è andata Paola ed esce, si comprende che va da lei).

Claudia                         - (posa una mano sul braccio di Giannina in un gesto di indicibile scoraggiamento).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La palestra di Giannina, all'ultimo piano d'un moderno edificio parigino. A destra, una porta che dà sull'in­gresso, sul davanti altra porta. La parete di fondo è oc­cupata quasi completamente da una gran terrazza a ve­trate che lascia scorgere dall'alto uno dei più bei quartieri della città. A sinistra, in fondo, una porta che dà su una altra terrazza con piante.

Sulla scena, una poltrona a tubi di metallo cromato e due sgabelli e un tavolinetto laccato. Attrezzi per gin­nastica: il cavallo, la sbarra per esercizi di danza, le clave... A destra un po' di sbieco, le parallele, che co­stituiscono il punto intorno al quale si raggruppano per lo più le persone. Alle pareti, delle fotografie di sportivi. In primo piano un pallone per pugilato.

Giannina                       - (sta dando lezione a un'allieva, la signora Langlois. All’alzarsi della tela, mentre esce da un gram­mofono in sordina un'aria ben ritmata, Giannina in ma­glietta e pantaloncini eseguisce un esercizio scandendo i movimenti) Uno, due, uno, due...

                                      - (L'esercizio consiste nel sollevare una gamba più alto possibile).

Langlois                        - (piuttosto pingue, sudata, accasciata su uno sgabello guarda con aria piena di scoraggiamento).

Giannina                       - (termina e va a chiudere il grammofono) Visto, signora? Ecco come si fa.

Langlois                        - Oh... impossibile! non potrò mai! impos­sibile!

Giannina                       - Dovete potere. Bisogna potere. E adesso passiamo alle flessioni  (La Lanclois obbedisce) Uno, due... uno... due...

Lanclois                        - (dopo qualche movimento malfatto) Ahi! Ahi! Oh, no no, non posso, non posso! Oggi almeno non posso. Sento un tale dolore qui...

.Giannina                      - (aiutandola ad alzarsi) Vogliamo provare a cambiar esercizio?

Lanclois                        - Cara signora, se gli uomini sapessero che cosa si arriva a fare per loro... Dacché sono col mio amico non mi riconosco più. Prima me ne stavo a letto fin tardi, ora tutte le mattine alle nove, marcs! e via, marce forzate fino a mezzogiorno. Non mangio quasi più... e sì che avevo un certo appetito... Guai se non mi dicessi ogni tanto: «Lo fai per lui, cara, per farlo con­tento! »...

Giannina                       - Andiamo avanti...

Lanclois                        - (comandata dai tremendi « uno.., due... » di Giannina) Invece per mio marito, vedete, tutto an­dava bene. Terribile quell'uomo a non stimolare il mio amor proprio!... Bisognava che prendessi un amico per persuadermi che dovevo dimagrire... Anzi, è stato lui a indirizzarmi qui. Vi ricordate il primo appuntamento che vi chiesi al telefono? Era lui. (Lasciando la sbarra) Vi ricordate? Una voce profonda, maschia che vi disse. « Un momento, attendete ». Era lui.

Giannina                       - (non potendone più) Basta per oggi.

Lanclois                        - Allora domani a?...

Giannina                       - (consultando un'agenda che è sul tavolino) Domani... mercoledì... alle 18. (Stretta di mano) E, mi raccomando, anche a casa, per un paio d'ore.

Lanclois                        - Ve lo prometto. (Via).

Giannina                       - (rimasta sola, riflette alquanto poi va ad aprire la porta in fondo a destra e restando sulla soglia) Puoi entrare... lascia la valigia... (Paola appare sulla soglia) Chi ti ha detto che ci saremmo trovati tutti qua?

Paola                             - (distratta) Tutti come?

Giannina                       - Non ti ha detto Claudia che fra poco ci sarebbero stati anche i fratelli?

Paola                             - (sorpresa e preoccupata) I fratelli?

Giannina                       - Sì, saranno qua... (guarda l'orologio).

Paola                             - (rapida, per uscire) No no, per carità... non voglio veder nessuno.

Giannina                       - Ma prima delle ventidue non vengono: hai più di venticinque minuti. Che cosa succede? perché quella valigia?

Paola                             - Parto.

Giannina                       - Parti? Dove vai?

Paola                             - Per sempre... ero venuta a dirtelo.

Giannina                       - (fredda) E l'hai detto a nessun'altro che te ne vai?

Paola                             - A nessuno. Tu sola... devi saperlo tu sola...

Giannina                       - (contenendosi a fatica) E allora parla.

Paola                             - Vado per otto giorni all'Hotel du Rond-Point. Poi mi imbarco per l'Inghilterra... con lui. Tu mi dirai « perché questa partenza da casa otto giorni prima » : eb­bene... la mamma. Vederla per casa dopo quello che vi ho detto... dopo tutto il male che le ho fatto... E anche per voi... per voi quattro.... Impossibile! Non farei che ripetermi che la causa di tutto sono stata io. D'altra parte è tanto tempo che Bolston mi diceva di partire... appena a Londra mi affida a degli amici; e lui parte per l'Ame­rica per definire tutte le formalità del divorzio che del resto aveva iniziate anche prima di conoscermi... e fra un mese ritorna per sposarmi. Non stare a credere che io sia preda di una passione: tiene più lui a me che io a lui... e se ieri sera non succedeva quel che è successo, probabilmente me ne sarei liberata. Ora che vuoi... sono condannata a seguirlo. Gli ho telefonato stamattina... dopo una notte che non augurerei a un cane... Del resto che c'è da fare? Dopo quel che è accaduto è come se mi fossi io stessa... cancellata dalla famiglia. Quando entrai in camera mia, poco è mancato che non mi buttassi dalla finestra. Lasciarmi sfuggire... una cosa così... che tenevo da tanto tempo dentro di me... D'altronde tutti contro... Avete ragione, ma... capirai, non mi resta che sparire. Ho distrutto ciò che sostiene una famiglia... tutto,a terra. Vedi che me ne rendo conto. (Breve silenzio) Filippo ieri sera, quando è venuto nella mia camera... credi che mi abbia maltrattata? Avevo appena risposto a una o due domande... che è scoppiato in un pianto... Stamattina ho detto a Claudia tutto quel che sapevo di nostra madre... Eh! Claudia... Claudia è piena di coraggio!

Giannina                       - (dopo un silenzio) Hai finito?

Paola                             - No, c'è un'altra cosa. Ero venuta da te perché puoi farlo meglio degli altri, sei più adatta; per pregarti di metterli a parte d'i tutto, appena io sarò partita. A papà e mamma puoi dire che me ne sono andata... con un uomo ricco perché preferivo fare la vita comoda piuttosto che lavorare e vivere nelle strettezze. (Breve silenzio) Non c'è bisogno di difendermi: di' pure che sono una ragazzaccia senza cuore. Più mi disprezzeranno e più sarò contenta. Sarà un castigo che merito. (Vedendo che Giannina vor­rebbe parlare la ferma con la mano) Ah... un'altra cosa che mi preme: scriverò a te sola e tu mi devi giurare di rispondere alle mie lettere per darmi vostre notizie, so­lamente le notizie. Bada che se non lo fai, commetto qualche sciocchezza. Non ho altro. ,

Giannina                       - (che era rimasta impassibile durante tutto il racconto) Vedi? se io fossi Piero e tu Filippo, ti rom­perei la faccia! Oh, guardami pure! Non puoi immaginare la voglia che ho di darti un paio di ceffoni. (Si muove per la scena piena di rabbia) E ora levati dai piedi!

Paola                             - Sta tranquilla che non è per le tue minacce che me ne vado... Anzi non domanderei di meglio che qualcuno me ne desse, ma... tante!... tante!... (Scoppia in pianto).

Giannina                       - Insomma tu ci pianti! Ci hai scombus­solati tutti quanti e adesso te ne vai... « Lo spettacolo è intollerabile per la mia delicata sensibilità »... Perché in fondo a tutte le tue parole non c'è che questo. E' intollerabile! E non basta. Sei una egoista, ma sei anche una povera stupida perché non sai nemmeno profittare del tuo egoismo. Con chi te ne vai? con che cosa? Con l'amore? Verso la bella avventura? Ma che! Un indi­viduo qualunque, che non ti interessa né punto, né poco. Te ne infischi. Come t'infischi di noi tutti. Credevi forse che dopo la tua partenza, la vita avrebbe ripreso tran­quillamente per noi? Che avremmo finito per dimen­ticare... per dimenticarti?...

Paola                             - Filippo si sposerà presto. Il vuoto lasciato da me sarà colmato da sua moglie...

Giannina                       - E la mamma? Ci hai pensato? Se ha commesso un errore che del resto non possiamo giudi­care, perché troppo poco ne conosciamo, credi forse che sia giusto lasciarla così? Lei, che ti adora? Lo sai che ti adora, no? E papà? Proprio mentre sta facendo lo sforzo definitivo che può rimetterlo in piedi?... Ma ci pensi a tutte le conseguenze della tua vigliaccheria? Noi siamo solidali e nessuno deve mancare! Se manchi tu finisce tutto, si perde tutto. Anche se non hai mai fatto nulla per sostenere la famiglia, non vuol dire, ci sei... ma ci sei... (Durante le ultime parole, Paola ha cercato di rag­giungere la porta e Giannina l’ha riportata con le buone e colle cattive nel mezzo della scena. Ora che Paola vor­rebbe con più decisione andarsene, Giannina la prende per i polsi facendola frullare intorno) O di': vuoi ascol­tarmi, si o no, quando parlo? Prima di tutto non par­tirai e quello là non lo vedrai più. E devi ubbidire, che con me non si scherza! capito? (Paola su una poltrona piange mentre Giannina va qua e là prendendosela con gli attrezzi) E domani ti porto dal medico perché devi essere ammalata con quella faccia da cadavere che hai... Quel che succede a bere, a fumare, a far baldoria... E quando starai meglio, qua con me a lavorare, che c'è ne anche per te.

Paola                             - (dopo aver guardato sua sorella con una specie d'ammirazione, le si getta fra le braccia) Nina... Nina cara!

Giannina                       - Siamo d'accordo? Mandi tutto all'aria e torni con noi? (Paola risponde ad ogni domanda affer­mativa col capo) Oh, meno male! Tanto più che stasera la tua presenza è necessaria, perché è la seduta di ieri che continua.

Paola                             - Ah no, Giannina, per carità! Ti prométto che torno a casa, ma...

Giannina                       - Ah no, cara! (Suonano alla porta) Senti? Sono qua. (Prima di andare ad aprire) Però sarà meglio, appena vi siete salutati che tu passi di là. Con due pa­role li metto al corrente. Ti faccio cenno e te ne vai. (Esce per aprire).

                                      - (Piero e Claudia entrano seguendo Giannina. Aria ri­servata. Piero va a giocherellare con degli attrezzi. Clau­dia bacia Paola per pura formalità).

Claudia                         - (dopo un silenzio, volendo essere disinvolta) E Filippo non c'è?

Giannina                       - (stesso tono) Non ancora... ma siete voi in anticipo.

Claudia                         - Abbiamo avuto subito il « metro », poi la coincidenza...

Piero                              - (dopo un momento d'indecisione tendendo la mano a Paola) Se non ero io a tirarla dentro, restava presa fra gli sportelli. (Maneggiando una clava, a Gian­nina) Le adoperi sul serio queste bagattelle? o è per la messa in scena?

Giannina                       - Secondo i casi.

Piero                              - Sai che cosa potresti fare per essere carina con tuo fratello? Prestarmi la sala un'ora alla settimana per farci un po' di capriole, se non mi sfogo ogni tanto, divento idrofobo. Non posso più star fermo: ho bisogno di espandermi. (Gesto comico).

Giannina                       - Quando vuoi : un'ora te la trovo sempre.

Piero                              - Grazie (Misurando con lo sguardo la sala) Sebbene non si possa far molto in questo scatolino. (Suo­nano) Filippo. Apro io. (Esce).

Giannina                       - (a Paola) Tu vai di là; poi ti chiamo.

                                      - (Paola esce a destra. Filippo entra con Piero. Strette di mano. A Filippo) Paola è di là.

Filippo                           - Me l'ha detto. E così?

Giannina                       - E' qua da mezz'ora: ve l'ho ridotta come un guanto. Voleva partire : aveva portato con sé la va­ligia.

Filippo                           - Sul serio?

Giannina                       - Figurati, in America! Ho dovuto lottare ma sono riuscita: rientra nelle file. Ma, mi raccomando, siate carini con lei, anche tu Piero.

Piero                              - (senza entusiasmo) Per me figurati...

Giannina                       - Altrimenti ritorna da capo.

Piero                              - Se ti dico di sì!

Giannina                       - Allora la chiamo.

Piero                              - Tu hai fatto bene, ma lei... la vedremo all'opera. (Dà un pugno rabbioso al pallone da pugilato).

Filippo                           - Chiamala.

Giannina                       - (andando a destra) Paola?... vuoi por­tarmi quelle sigarette che sono sul tavolino? (Paola entra con le sigarette, le offre. Claudia e Filippo non ne pren­dono).

Filippo                           - (tendendo l’accenditore a Paola e posandole gentilmente la mano su una spalla) Ora mettiti a sedere. (Va fra le parallele e vi appoggia i gomiti. A Giannina e Piero) Non v'ho detto che ieri sera sono an­dato da Paola e che stamattina lei ha parlato anche con Claudia. Le cose stanno così: Paola... l'ha veduta, saranno circa tre mesi a un tè del «Printemps».

Paola                             - No, al «Trois-Quartiers».

Filippo                           - Ah già, hai ragione. Era con un... tale, che Paola naturalmente non conosceva. E Paola ha notato che la mamma era... come dire... gentile... insomma, molto gentile.

Piero                              - Come sarebbe « molto gentile » ?

Claudia                         - Oh, Piero, ti prego...

Filippo                           - Insomma... pareva... (Si vede che soffre) Claudia continua tu che l'hai saputo da lei.

Claudia                         - (imbarazzata) ..Paola m'ha detto... sembrava che mamma... (Con sgomento) Paola, parla tu: li hai visti e...

Paola                             - Ma lo trovate proprio necessario? Li ho visti...

Filippo                           - Ma il contegno della mamma?...

Paola                             - Non saprei... pareva allegra... gli prendeva ogni tanto la mano... non gli staccava gli occhi di dosso... lui anzi le ha fatto anche una carezza sui capelli, poi... Ah già, lei gli ha aggiustato il nodo della cravatta... insomma quell'orgasmo che si prova quando si rivede qualcuno. Queste le mie impressioni. Ah... c'è stato un momento... ma sono certa non mi credete, e poi mi ri-pugna...

Filippo                           - Ti prego, continua: purtroppo bisogna...

Paola                             - Be'... ho veduto anche che la mamma gli dava un po' di danaro.

Piero                              - Ah be', il colmo.

Filippo                           - (a Paola) E poi?

Paola                             - Ti prego, Filippo, basta! Che vi serve sapere queste cose? Ah, Dio mio! che disgraziata che sono  - aver scatenato... (Si è alzata ed è andata verso il fondo).

Filippo                           - (uscendo dalle parallele, la segue) No, senti, calmati: pensa piuttosto che un giorno o l'altro l'avremmo saputo lo stesso. Solamente ora è necessario che tu ci dica tutto... per poterci metter d'accordo e agire come si può tutti insieme.

Piero                              - (entrando fra le parallele) «Agire, agire». Agire come? Che cosa avresti intenzione di fare? Met­terti i guanti color patata, andarlo a trovare e dirgli (lezioso): «Ah no, signore! Lasciate stare mamma che è mia ».

Filippo                           - (bollendo di rabbia) Idiota! Idiota tre volte! Non sei degno di prender parte a questi discorsi! Que­sta mania di scherzare!

Piero                              - Hai ragione, scusa, è il mio modo di fare.

Claudia                         - Purtroppo è una cosa molto dolorosa... molto; ma bisogna che ci facciamo forza. Non ci siamo che noi a poter far qualche cosa. E tu, Paola, ci puoi esser di grande aiuto se rispondi alle nostre domande. Dopo, ti lasceremo in pace. Dunque per andare con ordine... vuoi dirci com'era? l'età?

Paola                             - Sui quaranta... forse meno... no, no, quaranta.

Filippo                           - (indifferente) Piccolo, alto, grasso...

Paola                             - Come dire?... un po' come... (A Filippo) Ma si, un po' il tuo tipo, ora che ti guardo.

Filippo                           - (sorridendo appena) E... genere?

Paola                             - Oh Dio, genere, non saprei... piuttosto...

Filippo                           - Signorile, come si deve... uomo di mondo... oppure...

Paola                             - No no, non troppo di mondo... un po' direi originale.

Piero                              - Originale come?

Paola                             - Ma sì, originale... una giacca grigio chiaro a martingala... ma pazienza la giacca: un cappello da sport invernale... verde, alla tirolese. (Tutti si guardano).

Claudia                         - Prendeva il tè col cappello in testa?

Paola                             - Noo... è stato dopo

Filippo                           - Ah, perché sono usciti... oppure sei uscita prima tu?...

Paola                             - No no, è stata la mamma ad alzarsi per prima... anzi, ricordo ha guardato bene in giro per ve­dere se c'era qualcuno che la conoscesse. Dov'ero io però non poteva vedermi. Allora sono uscita anch'io e li ho seguiti da lontano. Hanno fatto qualche passo fino alla stazione degli autobus, poi lei... l'ha baciato. E" stata la .prima. (Si comprende che tutti vorrebbero sapere il modo).

Piero                              - Seguita, seguita, niente paura... l'ha baciata... come?

Paola                             - Ma... direi un bacio affettuoso, semplice­mente...

Piero                              - Si capisce! affettuoso: in mezzo alla strada... Cristo... (da dei pugni ad un mobile).

Filippo                           - Smettila. (A Paola) Va avanti. Eravamo ri­masti al modo di vestire. Dunque costume sportivo...

Paola                             - Sì. Ah, immaginate: una camicia verde... d'un verde però non crudo... verde Nilo. Filippo          - Meno male.

Piero                              - (indifferente) E la cravatta?

Paola                             - Ah già, l'ho guardata bene quella: gialla a palline rosse.

Piebo                             - Con la camicia verde? E le scarpe?

Paola                             - Gialle, con la ghetta di panno, è la cosa che m'ha fatto più effetto.

 Filippo                          - Impossibile! Ma la vedete nostra madre con un tipo simile?

Piero                              - Ah sì, balle!

Paola                             - Ma Piero... come puoi dirlo? Se li ho visti.

Piero                              - Voglio dire che sembrano balle!

Filippo                           - Insomma, la tua impressione: di quale am­biente poteva essere? Tipo che cosa?

Paola                             - Non so... artista, pittore, scultore... forse anche sportivo... Tipo quasi nichilista, rivoluzionario...

Claudia                         - In ogni modo l'opposto di papà.

Piero                              - Be' questo si capisce.

Claudia                         - Come « si capisce » ?

Piero                              - Ma sì... si va sempre a cercar l'opposto.

Filippo                           -  Io però volete che vi dica?  Non ci vedo chiaro.

Giannina                       - Nemmeno io: un individuo, come am­biente, agli antipodi di mamma. Lei che è sempre stata così snob nella scelta degli amici...

Piero                              - Dei suoi amici, non del suo...

Claudia                         - Piero, ti prego!

Piero                              - E chi ti dice che non sia andata a metterlo proprio là il suo snobismo?

Claudia                         - Ma si tratta di mamma!

Piero                              - Io cerco di spiegarmi, di trovare una ragione. E poi un uomo simile.

Giannina                       - Potrebbe darsi che sia un uomo celebre: vi sono tante persone celebri che vestono in modo ridi­colo... (Un'idea)... L'altro giorno dai Massari c'era quel gran romanziere norvegese... be', lo credi? C'era da pren­derlo per uno senza fissa dimora.

Claudia                         - Io però non capisco... voi vi mettete a cercar delle ragioni, delle scuse... Ma come? Ma non vi sembra già una cosa atroce che nostra madre abbia un amante? (Moto di pena dei fratelli) Vedete? Basta una parola a rimescolarvi il sangue.

Filippo                           - (a Piero che sta tentando qualche flessione alle parallele) Di'. Ti par proprio il momento?... (Calmo ai fratelli) Io credo, ragazzi, che per prima cosa oc­corra saper bene chi sia quest'individuo... E per arri­varci, bisogna cominciare a pedinare. (Claudia ha un moto di disgusto) E' ripugnante, lo so. Tuttavia è neces­sario che uno di noi ci si metta... se no ditemi voi che cosa si può fare... Tu per esempio, Piero, che durante il giorno sei libero, non potresti da domani... senza dar sospetto s'intende... Mi devi scusare, ma...

Piero                              - No, no; posso benissimo, esco quasi sempre verso le tre. Ma, piuttosto: se prende un tassì?

Filippo                           - E be', ne prendi uno anche tu.

Piero                              - Sì ma, caro mio...

Filippo                           - Ho capito. (Leva il portafogli).

Piero                              - Bada, non molto, ma è un mestiere che porta con sé delle spese.

Filippo                           - (dando un biglietto al fratello) Dunque, Piero, comincia per primo, perché Giannina ha il suo lavoro, Paola ha già fatto anche troppo, e Claudia...

Claudia                         - Ah, io, per carità! Nemmeno pensarci. (Suonano alla porta).

Piero                              - Zitti! Chi è questo seccatore? (Giannina va ad aprire. Si ode discorrere).

Claudia                         - Bob!

Filippo                           - E adesso?

Bob                               - (entra con delle racchette da tennis, resta sorpreso e incerto vedendo l'espressione di tutti).

Giannina                       - Non ti avranno fatto la mia ambasciata.

Bob                               - Ambasciata?

Giannina                       - Ma sì: avevo telefonato al Circolo...

Bob                               - Per dirmi che cosa?

Giannina                       - Che era inutile che tu venissi a prendermi stasera.

Bob                               - Inutile perché?

Giannina                       - Ma 6Ì! potevo rientrare da sola. .

Bob                               - Ma, scusa, perché non dirmi piuttosto che stasera vi trovavate tutti qui? (Un silenzio) Cosa c'è? Non so, ma mi par che vi sia aria di burrasca. E' da ieri che vi trovo un po' strani... (A Piero che ha la testa appoggiata alle parallele) La tua faccia poi... (Un si­lenzio) Ho capito: ci sono di troppo. Arrivederci. (Va verso la porta).

Giannina                       - (raggiungendolo) No, caro, senti...

Filippo                           - Scusa, Bob, ma purtroppo... E poi no. Sen­tite, non è meglio? E' della 'famiglia anche lui. Gian­nina, portalo di là e digli quello che succede. (Giannina prende Bob per un braccio ed esce con lui) Se non altro Bob potrà dirci quel che ne pensa... magari darci un consiglio, aiutarci... (A Claudia che sembra disappro­vare)... aiutarci, sicuro, è meglio lui che non è della fa­miglia...

Claudia                         - Tuttavia, lasciami dire, è terribile metter a parte di simili cose la gente...

Piero                              - Lia senti?... «La gente». Bob è «la gente »! Bob, cara mia, è un fratello, altro che cognato! Un fra­tello discreto e silenzioso.

                                      - (Un silenzio. Si ode una esclamazione di Bob).

Filippo                           - E poi è un ragazzo pieno di tatto, di deli­catezza. (Si ode per un momento una conversazione ani­mata, poi uno scoppio di risa).

Piero                              - Ride?!... parola mia, ride!...

Filippo                           - Certo non può fargli l'effetto che ha fatto a noi.

Paola                             - Va bene, ma a questo punto….

Piero                              -Proprio un ragazzo pieno di tatto, di delicatezza...

Bob                               - (entra ridendo a crepapelle. Giannina lo segue) Magnifico!... Magnificò!...

Piero                              - Se è tutto qui, quel che provi?...

Bob                               - Fantastico! Lasciate che ve lo dica.

Piero                              - L'abbiamo capito, ce l'hai detto: comico!

Bob                               - Ah molto! Non potete immaginare fino a che punto... (Ride ancora. Ma ad un tratto si ferma perché comprende l'inopportunità della sua sfrenata allegria) Oh, scusate,... vi domando scusa. Sono uno stupido. Tut­tavia abbiate pazienza: è più forte di me. Del resto lo prevedevo che un giorno o l'altro veniva a galla.

Piero                              - Ma, insomma, vuoi parlar chiaro?

Bob                               - Ma sì, parlo chiaro! Io infatti ho sempre pen­sato che sarebbe stato meglio lo sapeste.

Piero                              - Insomma, saper che cosa?

Bob                               - Quello che so io e voi no. (Tutti si guardano).

Filippo                           - Che diavolo dici? Ci sarebbero cose che ci riguardano, che noi non sappiamo e che tu sai?

Bob                               - Proprio così, mio caro, veramente io mi ero proposto di tener tutto dentro di me.

Piero                              - Sì, ma ora caccia fuori, fa presto, non tener dentro niente.

Bob                               - Anche a mio padre avevo promesso di non dir niente, ma dato il ginepraio nel quale vi siete messi... e poi siete abbastanza sottosopra... (Va ad appoggiarsi alle parallele, gli altri lo seguono).

Filippo                           - Andiamo, vieni al fatto.

Bob                               - Subito. Prima però bisogna che vada un passo indietro.

Piero                              - Sì, ma fa presto.

Bob                               - Quando conobbi Giannina, mi sembra o l'anno scorso a fine febbraio o ai primi di marzo...

Giannina                       - Il tre di marzo.

Piero                              - O benedetta gente! Il tre o il quattro, chi se ne infischia?

Bob                               - Abbi pazienza! Se metto le date a posto, c'è la sua ragione. Le volli subito bene e mi misi in testa di sposarla...

Piero                              - Molto carino tutto questo, ma andiamo avanti!

Claudia                         - Piero, finiscila una buona volta!

Bob                               - Ma mio padre, per quanto la vostra famiglia fosse il meglio che si potesse desiderare, nonostante quel che v'era accaduto...

Piero                              - Ah no, ti prego! Se apri delle parentesi non si finisce. (Filippo dà a Piero un vigoroso sinistro).

Bob                               - Mio padre, dicevo, ha voluto in certo modo informarsi. Per me vi assicuro che me ne sarei infi­schiato...

Filippo                           - Gli avran detto che eravamo falliti.

Bob                               - Questo lo sapevamo. Ma è venuta fuori un'altra cosa, alla quale, vi ripeto, io non ho dato la minima im­portanza.

Filippo                           - E che cos'è questa cosa? Dio ti benedica!

Bob                               - Oh Dio santo!.... che avete... uno zio... Tutto qui. E lo zio è quello là. (Accenna a Paola).

Paola                             - Uno zio?

Piero                              - Che zio, scusa?

Claudia                         - Ne abbiamo due di zii: lo zio Alberto che sta a Versailles e lo zio Augusto che sta a Nancy, i due fratelli di papà.

Filippo                           - C'è anche lo zio Giuliano, che noi non co­nosciamo e che vive a Toronto.

Bob                               - Va bene, ma ce n'è un altro: un fratello di vostra madre...

Claudia                         - La mamma? Ma andiamo! Non ha che una sorella, la zia Enrichetta...

Bob                               - E un fratello, sì, signori, anche un fratello che voi non conoscete perché ve l'hanno tenuto nascosto.

Piero                              - Ma senti che razza di storia! Ce l'hanno te­nuto nascosto. Cos'è forse, un fratello naturale?

Bob                               - No no, affatto naturale, ma, se vogliamo, un po', a quel che sembra... un po' troppo... secondo natura.

Claudia                         - Secondo natura... spiegati.

Bob                               - Ma sì... un fratello non troppo comodo, per una famiglia come la vostra. Per il passato pare che abbia fatto qualche sciocchezza, anche grossa: debiti-assegni a vuoto, una condanna condizionale... poi, quel che è più grave, diserzione al momento di prestar ser­vizio...

Filippo                           - Ah, non c'è male.

Bob                               - Però v'assicuro, a parte questo, un tipo unico, divertentissimo, e mica cattivo, tutt'altro! Vostro padre però, al momento del matrimonio, pretese che di questo fratello non si fosse più parlato, come se fosse morto. Ed è stato così per tutti questi anni. Lui poi viveva lon­tano... Ma da tre mesi è qui... (Assoluto silenzio. Tutti pensano all'enorme errore che avevano commesso) Be'? che ne dite?

Piero                              - (a un tratto guarda Paola) Ti dico io che come detective,., sei straordinaria! (Poi guarda un mo­mento Bob che non sapendo che fare gli molla un di­retto. Scoppia in una risata e ne esce un'allegria generale, un abbracciarsi l’un l’altro. Piero prende Paola e la fa piroettare).

Filippo                           - (andando dagli uni agli altri) Ah be'... come romanzo, cari miei... fantastico! fantastico!

Giannina                       - Dio mio, Dio mio...

Filippo                           - (a Bob) E tu lo conosci?

Bob                               - Non personalmente: lo vidi che era con vostra madre in via della Senna, alla mostra d'un pittore russo, tutti e due a braccetto, carini, carini... (Gran chiasso d'allegria).

Piero                              - Ma di', è vero che ha una giacca a martingala, cravatta rossa e camicia blu? (Risate).

Bob                               - Sì, pressapoco... no, no, non è un Brummel.

Piero                              - Oh, senti: Paola dice che ha le suole di pezza.

Paola                             - Ma no! Stupidone: ho detto le ghette.

Bob                               - (a Filippo) Sai, piuttosto? T'assomiglia moltis­simo. T'assomiglia!

Filippo                           - Martingala a parte. (Pieno di gioia) Ragazzi! Ragazzi! Che ne dite?

Paola                             - (abbracciando Filippo) Sono felice! felice! felice!... Non potete immaginare come sono felice!

Piero                              - (salendo su uno sgabello) Io però, se vi ri­cordate, sono il solo, il solo che non ha abboccato... l'unico (Tutti lo prendono in giro).

Filippo                           - Di': e i 50 franchi che t'ho dato per i tassì? Te li vuoi fumare? (Risate).

Piero                              - (sempre sullo sgabello) Sì, me li fumo! (Risate) Giannina, ascolta: uno di questi giorni l'invi­tiamo qua da te: facciamo una specie di ricevimento... C'è bisogno di un mattacchione in famiglia: lo riceviamo trionfalmente!

Giannina                       - Bob, senti... va giù al bar, prendi una bottiglia... Porto, se ne trovi...

Piero                              - Ottima idea! Vengo con te.

Filippo                           - Prendete anche dei panini, del prosciutto: ho fame!

Paola                             - Con l'acciuga, se li trovi.

Filippo                           - E tre grandi di birra... e anche dei biscotti...

Piero                              - Oh, ma dite: il conquibus?

Filippo                           - Che razza d'uno scroccone! E quel biglietto da cinquanta?

Tutti                              - Presto! Via! Sbrigatevi! (Bob e Piero escono).

Filippo                           - (sganciando il grammofono) Donne, presto, a tempo di musica; vi dò una mano.

Giannina                       - Claudia, va a prendere i piatti e i bic­chieri. Paola, aiutami a portare avanti il tavolo.

Paola                             - E sopra cosa si mette?

Giannina                       - Cosa sopra?

Paola                             - Per tovaglia.

Giannina                       - (andando ad una cassa) Degli asciugamani : servono per la doccia.

Filippo                           - Facciamone senza: preferisco.

Giannina                       - Cosa pensi? Sono di bucato.

Filippo                           - Lo credo! Ma se li immagino in funzione, mi passa l'appetito... (Riflette un attimo. Corre al tele­fono, compone un numero) Mamma, sei tu? (Le sorelle si fermano intenerite) Buona sera, mammetta... Sai dove siamo? Da Giannina... Ci siamo tutti... (Claudia si ap­poggia a lui, Paola prende l'altro ricevitore, Giannina apparecchia piano piano ascoltando) Be'? non si può darti la buona sera?... Strano perché?... Strano che ab­biamo voglia di dire «buona sera mammetta»? (Le ra­gazze trattengono le risa) Mamma di': sai che ti vogliamo bene... tanto tanto bene?... Non capisci perché te lo te­lefono?... Così, perché siamo qui, contenti e allora c'è venuto la voglia di chiamarti... Ma sì. c'erano dei piccoli conti da regolare... oh, idiozie... malintesi da niente, roba da fratellini. Ci siamo accorti che... che eravamo dei cretini e che invece ci vogliamo bene. Ora tutto è a posto. (Paola lo abbraccia. In questo momento Bob e Piero fanno irruzione con le provviste. Le sorelle li fanno tacere) Di', mamma, sai che Bob ci ha pagato una bottiglia di Porto?... Perché?... E chi lo sa? un'idea come un'altra: un'idea... da anfitrione... Senti mamma: cosa diresti se venissimo da voi e facessimo tutti insieme uno spuntino?... Sì?... Benone! Allora fac­ciamo le provviste venendo... Fra una ventina di minuti... Intanto prepara la tavola... Ah, un momento! (Agli altri) Datele la buonasera. (Uno dopo l'altro i fratelli si affollano al comunicatore e gridando e urlando, sopraf­facendosi).

Tutti                              - Buona sera, mamma! Mamisci! Mamuti!... Ciao, mammina... Mamarlina! ...

FINE

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