Favolette al caffè

Stampa questo copione

'O libro d' 'e fattarielli

Favolette al caffè

Versione in italiano del 16 ottobre 2011

de

'O libro d' 'e fattarielli

Commedia in quattro atti

di

Salvatore Macri

Personaggi:                        Raffaele                        Marito di Nina                                   U

Nunzio                          Compare di Raffaele                       U

Nicola                            Barista                                                  U

Caterina                        Moglie di Nicola                                                D

Nina                               Moglie di Raffaele                                           D

Lisa                                 Comare di Nina                                                 D

Poliziotto                                                                                      U

Poliziotta                                                                                                      D

Vittorio                         Sindaco                                                U                

don Giacinto               Sacerdote                                           U

 

Scena                                    Piazza di un arretrato paesuccio del sud, ai giorni nostri. Sul palco si affaccia un bar, con una porta praticabile; qualche tavolino disadorno, sedie, ombrelloni chiusi, qualche ingenuo manifesto pubblicitario sulle cantonate. Uscita laterale.

 


ATTO PRIMO, SCENA PRIMA: Raffaele, Nunzio, Nicola, Caterina

(entrambi seduti al tavolino, con tazzine di caffè e una zuccheriera)

Raffaele                               …e questo è tutto, compare mio! Lei adesso si sta rimettendo, cammina, studia, guarda la televisione… con il tempo, passerà tutto!

Nunzio                                  Io non lo sapevo… scusa, per questo non mi sono fatto vivo… ora credo che sia inutile offrirti una mano, il peggio è passato!

Raffaele                               Sì, è stato difficile… ma è passato! Non ti dico che ha dovuto fare mia moglie… ogni giorno con la corriera all’ospedale, cercando medici introvabili e litigando con loro quando li trovava! Io dovevo lavorare… ho fatto doppi turni, in montagna… altrimenti i soldi che ci sono voluti, dove li prendevamo?

Nunzio                                  Siete stati perfetti… ma dimmi, come avete fatto quando… non ci vedeva?

Raffaele                               (sorridendo tristemente) Abbiamo usato il sistema delle favole… aneddoti, favole, canzoni…, tutto quel che ci passava per la mente… ha cominciato Nina in ospedale e abbiamo proseguito poi quando mia figlia è tornata a casa… le piaceva e dimenticava come stava! Mia moglie cantava di giorno e quando la sera tornavo dal lavoro, veniva il mio turno… e raccontavo, raccontavo… una sera non avevo ispirazioni e mi misi a inventare favolette…! Ne ho fatte, di nottate! Lei dormiva di giorno per stare sveglia di notte ad ascoltarmi! Chissà quante favolette sono uscite, col tempo…

Nunzio                                  Le piacevano… uh, compare mio… perché non le scrivi…?

Raffaele                               Veramente ci avevo pure pensato, potrebbe essere un aiuto per le mamme sole… il tabaccaio ha preso quella macchina che fa le copie… mi ha colpito… una macchina, in grado di copiare per filo e per segno… una cosa fatta per uno, potrebbe servire a tanta gente! Ci sono parecchi bambini, qui… si potrebbe scrivere un libro per loro… le favolette di paese, scritte per loro, con le parole più semplici… un libro bello e facile… ma non si può fare, compare mio! Qui i ragazzini prima di andare a scuola, parlano in maggioranza il napoletano… chi lo sa scrivere… e chi lo sa leggere? Bisognerebbe dettarle, scrivendole in lingua… e poi ritradurle a voce… troppo difficile! E poi… non me le ricordo neppure… con quella scena che vedevo… io parlavo per lei, quasi senza sapere che dicessi…! No, non si può fare, compare mio!

Nunzio                                  E’ veramente un peccato, però! Aspettate…! Mi è venuta un’idea… (chiama verso ‘interno) Nicola!

Nicola                                    Avete chiamato? (esce asciugandosi le mani con uno strofinaccio sporco e raggiunge il tavolo) Per caso gradite un altro paio di caffè?

Nunzio                                  (afferrandogli il braccio) Nicola, vostra figlia, quella che studia a Casale… lo sa scrivere il napoletano?

Raffaele                               (preoccupato) Compare Nunzio, amico mio… che ti sei messo in testa? Non si può…

Nicola                                    (interrompendo, a voce alta, rivolto verso l’interno del bar) Caterina! Quella pazza di tua figlia sa scrivere il napoletano?

Caterina                               (si affaccia e rimane ad ascoltare) Non lo so… dovrebbe saperlo fare… ma perché?

Nicola                                    (rivolgendosi a Nunzio) Già’… perché?

Nunzio                                  (incurante dei tentativi di Raffaele di fermarlo) Raffaele aveva pensato di scrivere una favoletta per bambini… tante favolette… si potrebbero copiare con la macchina del tabaccaio… come se fosse un libro…

Nicola                                    (guardando con occhi sgranati Raffaele) Voi volete scrivere… state scrivendo un libro? Un libro vero? Uno di quelli… pure con la copertina?

Raffaele                               (ansioso, all’uno e all’altro) No, ma quando mai… ma quale copertina… Nunzio, diglielo… non si può fare!

Nunzio                                  Hai ragione! (a Nicola) Che razza di cose che dici…

Raffaele                               Finalmente… Nicola, ascolta, adesso te lo dice meglio!

Nunzio                                  Stai attento e non dire sciocchezze! Non si può fare… un libro senza copertina! I fogli chi li trattiene? Appena lo apri, cadono tutti a terra! (incurante delle proteste di Raffaele) Quando Raffaele scriverà il libro, ci farà mettere anche la copertina a colori!

Nicola                                    (ad alta voce) Caterina, va telefona a tua… a nostra figlia! Chiedile e, se lei non lo sa fare, trovasse qualcuno e venissero subito a casa… sia chi sia, l’ospitiamo noi per… due o tre mesi, si mette nella stanza libera! Raffaele sta scrivendo un romanzo in napoletano e gli serve aiuto! (guardando Raffaele e Nicola) Non vi preoccupate, sarà mio ospite! Vitto, alloggio e pure il caffè! (di nuovo ad alta voce) Dici che domandasse al suo professore se vuol venire… chiedile come si può aiutare al meglio Raffaele! Sbrigati!

Caterina                               Certamente, faccio subito… vado prima a farmi ricaricare il telefono… devo parlare parecchio… che bella cosa, che bella cosa! (togliendosi il grembiule, ad alta voce, verso l’interno) Lo dirò a tutte le mie amiche che incontro! E pure alla mia comare! Raffaele sta scrivendo un romanzo! (rientra)

Raffaele                               Scusa Nicola… fermati…

Nunzio                                  Impossibile! Non posso fermarmi… un minuto fa ho visto passare insieme il Sindaco e il parroco… se mi fermo, non li acchiappo più e loro lo devono sapere prima di tutti! Questa è una cosa… davvero grande! (esce di corsa)

Raffaele                               (a Nunzio) Ma che avete capito… tutti quanti? Siete diventati pazzi?

Nunzio                                  Ma perché, compare mio? Non lo vuoi scrivere più? E adesso… non si può fare, compare mio! Caterina quando comincia, non finisce più se non lo sa tutto il paese… e pure quelli vicini! Fosse anche solo una parola, la devi scrivere e il libro si deve fare… fa’ uscire qualcosa… altrimenti è meglio che cambi casa… in un’altra provincia! (conciliante) E poi, che ci vuole, per scrivere qualche parolina? Pensa al regalo che faresti alle mamme del paese, compare mio! Farebbe piacere anche a me, anche se io non ho figli! Ah…, meglio che non litigo con i miei parenti, glielo vado a dire io prima che lo sappiano da terze persone…! Arrivederci, compare mio! (sorbisce il caffè’, si alza ed esce)

ATTO PRIMO, SCENA seconda : Raffaele, Nicola, Nina, Lisa, Caterina

Raffaele                               Ma che è successo in questo paese, oggi? Uno non può…

Nicola                                    (entra di corsa) Ce l’ho fatta! Raffaele… don Raffaele, non vi muovete di qui! Adesso vi porto un bel caffè… e pure un bicchierino di cognac col ghiaccio, come fanno nei film… don Raffaele, il Sindaco è andato a telefonare ai giornali ed il prete è andato da Pierino il tipografo, per vedere quanto vuole! Quando avranno finito, verranno qua perché vogliono sapere direttamente da te… da voi… come stanno le cose!

Raffaele                               Nicola… ma perché mi dai del voi? E che hai fatto… io non ho scritto niente!

Nicola                                    Il voi si dà per rispetto… ormai siete una persona importante… e non vi preoccupate se ancora non avete scritto niente… quando viene mia figlia, voi parlate, lei scrive ed esce il libro…! (squadra il tavolo) Però così non va bene… nei film è diverso…! Permettete! (porta via tazzine sporche e zuccheriera, entra nel bar e ritorna con un vasetto di fiori, fogli di carta, un paio di penne, un posacenere, una bottiglia di liquore mezza piena ed un bicchiere; sistema tutto sul tavolino, e gli versa anche il liquore nel bicchiere, senza tener conto delle proteste di Raffaele) Ecco qua! Adesso scommetto che vi viene pure la voglia di scrivere, così non si perde niente, mentre arriva mia figlia… non si deve perdere niente! Voi siete prezioso, per noi, per il paese e ricordate, per favore…sul libro conservatemi un angolino per un po' di pubblicità al bar… il locale sullo sfondo, una mia bella foto in primo piano… qualche parolina… (declama a voce alta) “Questo è il famoso Nicola il Barista, che per primo ha sostenuto le fatiche da cane dell’Autore, che ha sudato sette camicie per scrivere, proprio su questo tavolino!” Vi piace, eh, vi piace? Don Raffaele, verranno pure i turisti dall’estero… e vi faranno anche le fotografie! (grida verso l’interno) Pièveloce! Prepara un altro caffè al dottore, qua! Fallo amaro! E porta la zuccheriera… quella d’argento…, il dottore se lo vuole fare dolce a suo gusto! (esce, senza dare modo di ribattere a Raffaele)

Raffaele                               Io non ce la faccio! (si alza) Adesso me ne vado e buonanotte…

Nina                                       (entra con Caterina e Lisa; Raffaele, circondato dalle donne, si risiede) E poteva mai stare in casa? Per fare quello che hai combinato, dove potevi mai essere? Seduto al bar! (guarda sul tavolo) Raffaele, ma che ti gira nel cervello? Gesù, Gesù, guardate, quello pensa di essere uno scrittore, e pure famoso! Il liquore… i fiori… due penne! Ma almeno sapessi scrivere qualcosa! (si rivolge alle amiche) Meno male che quella povera figlia mia sta dai nonni… se vedesse questo spettacolo…! (di nuovo al marito) Tu sei un deficiente! E sei pure ubriacone!

Nicola                                    Ecco servito! (porta una tazzina e la zuccheriera e rientra nel bar)

Nina                                       Ecco come se ne vanno i nostri soldi! Ti piace, sentirti servito e riverito, vero? Ma non hai vergogna (sarcastica) Hai riempito il paese delle tue frottole! Il grande scrittore… l’artista sconosciuto… il romanzo… la collana di libri… Raffae’, sei una bestia!

Lisa                                         E’ vero, don Raffaele… voi vi mettete a dire queste cose in giro… neppure avete finito con quel problema di vostra figlia… dovreste calmarvi un poco… pensare prima a lei, a vostra moglie! E poi, questa roba sul tavolo, come nei film! Un poco di moderazione, insomma!

Raffaele                               Nina, aspetta, ti posso spiegare… hanno fatto tutto loro… io non c’entro…

Caterina                               Non negate la realtà! L’ha detto anche don Nunzio… quando c’eravate voi! E ha parlato pure di copertina colorata… e mi avete fatto chiamare mia figlia, per farvi dare ripetizioni di napoletano e farvi da segretaria!

Raffaele                               Ma chi, io? Ma quando mai.

Caterina                               (infuriata) Don Raffaele, non vi permettete proprio! Io chiamo mio marito e ve lo faccio dire in faccia!

Nina                                       Caterina, non c’è bisogno… quello è ubriaco… non sa che dice…! Schifoso! Tutto quel liquore…! Guardate, ha finito mezza bottiglia! (rivolta alle altre) Andiamocene, lasciamo che si beva anche il resto… ubriacone! Quella povera figlia mia, se sapesse! Sono venuta qua solo per dirti qualche parola… stasera, a casa, ti faccio la serenata, con gli strumenti miei! Animale! (esce con le comari, senza curarsi delle proteste di Raffaele)

Raffaele                               (si alza ed accenna ad uscire) Aspetta, Ninuccia, vengo pure io, non è vero, ti spiego tutto… anche Nunzio… aspettami…!

ATTO PRIMO, SCENA terza : Raffaele, Poliziotto, Poliziotta, Vittorio

(mentre Raffaele sta per uscire, è risospinto dentro da un Poliziotto che funge da guardia del corpo del Sindaco; un’altra Poliziotta entra e si sistema simmetricamente, vicino alla quinta; si danno un cenno di assenso)

Poliziotto                             Ushhh!… Levati di qua!

Raffaele                               Ma insomma… io me ne voglio andare!

Poliziotto                             E adesso non te ne vai… aspetti qui! Tu sei Raffaele, vero? (minaccioso) Qui sta arrivando una persona importante… ferma lì! Ushhh!

Raffaele                               Ma mi hai preso per un cane? Questo non lo puoi fare! Me ne voglio andare!

Poliziotto                             (spingendolo e costringendolo a sedersi) Ti ho detto che sta arrivando una persona importante!… siediti qui! Cuccia! Eccellenza…, potete venire!

Vittorio                                 (entrando a retromarcia, gesticola come se stesse salutando una folla) Grazie, stimatissimi concittadini! Io, vostro umile Sindaco, vi saluto!

Poliziotta                             (gli batte sulla spalla, e lo guida mentre si gira verso la scena) Eccellenza, è di qui! Signor Sindaco, siete arrivato in piazza!

Vittorio                                 (si guarda intorno, vede Raffaele e gli parla a braccia aperte) Stimatissimo concittadino ignoto fino ad ora! Illustrissimo letterato che era sconosciuto! Perla preziosa della terra nostra, seppellita nel fango! Grandissima genitalita’ sotto la spazzatura!

Raffaele                               (incerto) Ma ce l’avete con me, Sindaco?

Vittorio                                 (si gira verso la Poliziotta) Ma è questo o no?

Poliziotta                             (determinata) E’ lui, è sicuro!

Vittorio                                 (si avvicina e si siede con Raffaele) Ma come! Io ho saputo da Nicola il barista che voi state scrivendo un libro! (si alza, rivolto a un pubblico immaginario; durante il suo discorso Nicola si affaccerà dalla porta del bar, assentendo e facendo scena) In questo paesino da niente, popolato da gente che non tiene niente, che di solito non fa niente e che invece un giorno di gloria si è svegliato per un momento, e mi ha fatto l’onore di volermi per Sindaco, mai nessuno ha fato qualcosa! Stimatissimi concittadini! Io vi annuncio una cosa che vi farà uscire pazzi! Quest’uomo, che sembrerebbe un cafone pieno di croste di sporcizia, ha lasciato cadere finalmente la scorza che lo teneva chiuso e ha messo le ali! Pure lui farà la fine di Mazzoni, Pirentiello, e quell’altro che non ricordo! Appena muore, gli facciamo il monumento e lo piazziamo qua, dov’è il tavolino da lui usato! E il monumento lo vengo a inaugurare io, con il prete, il secchio per benedire, la corona e la banda musicale!

Nicola                                    (interviene in scena) Non scherziamo su queste cose! Questo sarebbe un sacrilegio, Sindaco! Io ho pagato per mettere qui il tavolino, e di qui non lo levo! Il monumento lo mettiamo là… (indica un punto più distante) e ci mettiamo anche vicino l’ombrellone aperto, così si vede la pubblicità del bar! E speriamo che succeda presto, io ho bisogno di rinforzare i clienti! Sindaco, sedetevi! (Vittorio esegue) Adesso porto una bella tazzina di caffè anche a voi… e pure a questi due bravi poliziotti… permettete! (rientra nel bar)

Raffaele                               Io sto prendendo una decisione, sono stufo di come stanno andando le cose! Mia moglie mi vuole spaccare la testa, voi mi augurate di morire e Nicola vorrebbe affrettare il… processo… adesso vado a suicidarmi, così starò in pace! Però prima ammazzo Nunzio! (fa per alzarsi, ma Vittorio lo afferra per il braccio e lo fa sedere vicino a lui)

Vittorio                                 Ma che artista! (si alza) Nella più atroce sofferenza, schiacciato dalle ingiustizie e ancora di più da quel guaio di sua figlia, ha scritto il suo capolavoro! E per renderlo unico e raro e dargli più valore, vuole impiccarsi, per dare con il suo esterrimo gesto, l’ultimo giudizio su questo schifoso mondo che lo circonda…! (incerto, si risiede) Ma questo non lo potete fare, professore… stanno arrivando giornalisti a palate, pure la televisione, vi vorranno intervistare… se vi suicidate io che gli dico a questi? Mi fareste fare una brutta figura! (si alza) Che potrò mai io dire a quegli uomini che rappresentano il mondo, che operano con le mezze comunicazioni? (si siede) Io non la posso fare, questa figuraccia… no, no… voi dovete stare bene… avete mangiato? Come va la salute? (chiama la Poliziotta) Tu, ascoltami bene… lo vedi questo? Adesso lo pigli e lo porti dal medico, gli fai fare una visita dalle unghie dei piedi fino ai capelli, niente escluso…, se non avesse niente, gli fai prescrivere ricostituenti, vitamine, integratori, gli compri le medicine… e se ci sono delle pillole da prendere o iniezioni da fare… procedi senza scrupoli! Va bene?

Poliziotta                             (ghignando e guardando Raffaele con intenzione) Ho capito…! Non vi preoccupate, Sindaco… io mi diverto, a fare le iniezioni alla gente!

Raffaele                               Ma io sto bene! Non mi serve niente… non ho fatto niente…!

Vittorio                                 (lo interrompe, sempre rivolto alla Poliziotta) Zitto, dottore… poi lo porti al ristorante, tu ti mangi un panino e a lui fai portare un pranzo completo! Se non vuole mangiare… convincilo! Poi lo riporti a casa, lo metti a letto e ti corichi da qualche parte, ma sempre tenendolo d’occhio! Non lo lasciare neppure quando va in bagno…! Qualunque cosa debba fare, la farà insieme con te! Mi hai capito? Vorrei che non fosse solo neppure quando si farà la barba… devono fotografarlo! Gliela tagli tu… sei capace?

Poliziotta                             (ghignando) Non vi preoccupate, Sindaco… gli taglio tutti i peli che ha…, se necessario, gli faccio pure la depilazione! Per domani gli farò una faccia da… signorino!

Sindaco                                Mi raccomando, arriverà anche la televisione… e poi… ci vedremo domani! Pago tutto io… cioè fai mandare le fatture al Municipio e… vai, sbrigati!

Poliziotta                             (muovendosi dapprima con lentezza, come un agguato, afferra Raffaele e, girandogli il braccio dietro la schiena, lo sospinge fuori) Andiamo, bello… prima tappa… il medico! Dopo la cenetta, mammina tua ti mette a nuovo… ti faccio due o tre siringhine e domani mattina ti farò il bagnetto… ti metto il talco, ti profumo, biancheria e vestiti puliti… sei contento?

Raffaele                               (cerca di parlare, mentre viene portato via) Ma io non ho fatto niente! Veramente non ho fatto niente! Neh… ma tu davvero vorresti…? Aiutatemi…! Nunzio…! Ninuccia… questa mi vuole uccidere! E’ meglio che vieni tu e mi spacchi la testa!

ATTO PRIMO, SCENA quarta : Poliziotto, Vittorio, don Giacinto, Nicola

Nicola                                    (esce dal bar con un vassoio) Ecco il caffè… ma il commendatore dov’è andato? E l’altro agente?

Vittorio                                 Portalo, ce lo prendiamo noi… prima che si freddino!

Nicola                                    (depone le tazzine e una zuccheriera, e porta via la bottiglia e quanto aveva portato prima) Ecco servito! (mentre esce, si rivolge al poliziotto, che esegue) Prendete il caffè!

Vittorio                                 (mentre sta sorbendo il caffè’, quasi si strozza per chiamare il prete) Don Giacinto…! Correte qua…! Il caffè si fa freddo!

don Giacinto                      (entra, si siede e prende un caffè’) Eccomi, eccomi… Buono! Rendiamo grazie…!

Vittorio                                 Allora, che ha detto Pierino?

don Giacinto                      Quello è caro… carissimo! Ha voluto sapere un sacco di cose, prima e poi ha sparato!

Vittorio                                 E che ha voluto sapere?

don Giacinto                      Prima di tutto se era a colori… e io “Sì”! Poi quante pagine… se era più di cento pagine… e io “Sì”! Poi quante copie, se ne volevamo fare un cinquecento… e io “Sì”! Poi la copertina, con la plastica e le alette… e io “Sì”! Poi se ci voleva il bollino SIAE e la carta trasparente intorno… e io “Sì”! Poi la legatura, se volevamo quella cucita… e io “Sì”! Poi la carta, non ricordo più che voleva sapere, comunque gli ho detto “Sì”! Alla fine, don Vittorio, quello ha sparato cinquemila euro!

Vittorio                                 E voi… avete detto “Sì”!

don Giacinto                      Ma quando mai? Lui non è l’unico…, e poi l’unica facilitazione che ha offerto è il pagamento a rate! Dieci rate da cinquecento euro l’una… ma penso che Raffaele non ce la fa, visto il guaio che ha passato!

Vittorio                                 E’ vero, avete ragione! Don Giacinto, ci vuole qualcuno che anticipi… poi si vendono i libri a un prezzo maggiorato e poi ritornano i soldi! Don Giacinto… non vi potrebbe interessare? Pensate a quanti poveri in più potreste aiutare…! Potremmo anche essere in due… se dividessimo… si fa cinquemila diviso due… mille… duemila… ecco! Duemila cinquecento ciascuno!

don Giacinto                      Sindaco, voi sognate! Quest’investimento è pericoloso! Volete spendere quattrini senza un minimo di sicurezza, senza sapere niente? Avete letto il libro? Quanti se ne potranno vendere? Come si distribuisce e quanto prendono i rappresentanti? E le librerie? Senza sapere tutto questo, come si decide? Fate un conto… cinquemila euro diviso cinquecento copie, quanto fa a libro?

Vittorio                                 Mah, veramente…, don Giacinto… fatemi pensare… non mi viene! Io sono stanco, giusto adesso ho fatto un’altra divisione… mi devo riprendere! E poi voi lo sapete, io sono un uomo di bellissime lettere, faccio discorsi… non mi sono mai trovato bene con la matematica! Nicola!

Nicola                                    (accorre, asciugandosi le mani) Dite, dite… un caffè?

Vittorio                                 No, grazie… voi sapete fare le divisioni?

Nicola                                    Sindaco bello mio… io cerco di fare le addizioni dei clienti e le moltiplicazioni per quello che compro; Pièveloce fa le sottrazioni… per le divisioni, dovete parlare con mia moglie!

Vittorio                                 Ma io dico quelle con i numeri! Lo sapete quanto fa cinquemila diviso cinquecento?

Nicola                                    E che ci vuole? Fa dieci! (ritorna nel bar)

Vittorio                                 Ma come, fa dieci, così semplicemente? Senza frazioni, senza decimali… non mi è mai capitata, questa cosa!

don Giacinto                      Finalmente è uscita la risposta! Allora ogni libro costa dieci euro di stampa; poi si deve vendere, portare in libreria… questo lo fanno i rappresentanti, o chi lo fa? E si porta solo a Napoli o pure in altre parti? Questo servizio, quanto costa? E quindi quale sarebbe il prezzo di vendita? E in quali librerie portarlo? Ce ne sono tante… io conosco solo quelle religiose… don Vittorio… ma di che parla, questo libro? Mica è qualcosa di… sporco?

Vittorio                                 Veramente… potrebbe anche essere… quello non mi ha detto niente! Quello è un fetente! Agente!

Poliziotto                             Comandate, signor Sindaco!

Vittorio                                 Tu hai sentito cosa ho detto alla tua collega?

Poliziotto                             Io non ho sentito, ma so tutto, signor Sindaco!

Vittorio                                 Allora vai ad acchiappare quel fetente dell'Autore, e mettilo in galera per accertamenti! Subito! Poi chiama la questura e fatti convalidare l’arresto! Non fa niente se rimango senza scorta!(si dà una manata in testa) No! Fermo! Non si può fare… (al prete) Stanno arrivando i giornalisti e la televisione! Li ho chiamati io! Non posso farlo intervistare in galera! Don Giacinto… (si alza) …noi non consentiremo a coteste piccole difficoltà economiche di schiacciare la genitalità del nostro Autore preferito, perché teniamo solo lui! Noi facciamo un appello di fretta, affinché…

don Giacinto                      Se dice “pressante”, don Vittorio… e non c’è nessuno…! Smettetela!

Vittorio                                 Ma io lo faccio per tenermi in allenamento… mannaggia, mi sono dimenticato… (riprende) …ecco! Un appello soppressante a tutta la popolazione, che voglia sostenere la devastante spesa che, altrimenti rovinerà quella famiglia di gente sfortunata ma onesta! Grazie, grazie! (s’inchina, per ringraziare il pubblico inesistente)

Fine atto primo

ATTO secondo, SCENA prima : Nina, Lisa, Caterina

Scena                                    entrano, da pari opposte, Lisa e Nina.

Lisa                                         Ehi, chi si vede, Nina, come andiamo?

Nina                                       Buongiorno, comare Lisa, non c’è male… (verso il bar) Caterina, ci sei?

Lisa                                         Nina… comarella mia, mi ha fatto piacere incontrarti… ci sarebbe una cosettina che ti devo dire …

Caterina                               (esce e si siedono) Ci sono, ci sono da stamattina alle sei… ho quasi finito, adesso… com’è andata, ieri sera?

Nina                                       Quello è uno svergognato depravato! Io non so… eppure quando ci siamo sposati era così tranquillo… chi andava a pensare?

Lisa                                         Eh, mi dispiace, ma io…

Nina                                       Aspetta, tu non sai niente ancora! Io ero calma, mi ero preparata un bel ragionamento… gli avevo riscaldato la pastina in brodo di mezzogiorno… e avevo vicino a me la mia bella cucchiaia e la scopa, per ogni evenienza… embè, voi ci credereste? Quello è tornato a casa in compagnia… di una femmina!

Caterina                               (nascondendosi il volto tra le mani) Madonna, aiutaci! E’ mai possibile che si arrivi a questo… tuo marito!

Nina                                       Senti, il peggio deve ancora arrivare! Io gli ho chiesto se aveva… se avevano fame… e quella svergognata mi dice che avevano già mangiato al ristorante “Romantico”! Lui non ha parlato… si vergognava tanto che aveva la faccia rossa e ogni tanto… che vergogna… ruttava pure! Basta, mentre io ero un poco esitante, pensando se invitarli a sedere… lei si gira intorno, ed entra nella stanza da letto, trascinandolo per il braccio!

Lisa                                         Madonna mia, veramente… io però…

Nina                                       Zitta, e ascolta! Mentre passavano vicino a me, ho sentito lui che puzzava di liquore… si era pure ubriacato! E, quando ho fatto per seguirla, lei mi ha cacciato fuori della mia stanza da letto ed ha chiuso la porta a chiave!

Caterina                               Santi angeli… e tu non hai chiamato gente, non hai protestato?

Nina                                       Volevo capire, prima, pure per farli sorprendere, per levarmi quel caprone di torno… sono andata a guardarli dalla finestra e ho capito che dovevo aspettare; lui era sul letto a faccia in giù e lei girava intorno agitando il manganello…

Lisa                                         Madonna mia! Ma lei era… vestita?

Nina                                       Sì, era vestita… ho dovuto aspettare, se no, che scandalo era… embè, figuratevi che ha fatto la depravata… gli ha abbassato il pantalone!

Caterina                               E perché non avete chiamato gente, allora?

Nina                                       Perché’ mi ha chiamato lei! Era tutta contenta… io sono entrata di corsa appena mi ha aperto, ma non mi ha dato il tempo di parlare, mi ha chiesto dov’era il bagno, si doveva lavare le mani, prima…

Caterina e Lisa                   (ad una voce) Prima di che cosa?

Nina                                       Prima di fargli l’iniezione! Allora non ci ho visto più! Le ho detto di smetterla, di andarsene, che noi la droga non la vogliamo e che lui fuma solo il sigaro, ogni tanto… uè, quella schifosa si è messa a ridere! Ridacchiava… e affermava che dopo mi sarei trovata bene anch’io, che quella lo ringiovaniva …

Lisa                                         E lui, che faceva?

Nina                                       Niente! Quello svergognato dormiva! Chi sa quanto vino aveva bevuto… ma mentre lei si lavava le mani, ho controllato… che vergogna!

Caterina                               Che aveva fatto…?

Nina                                       Era ubriaco fradicio! Aveva pure un grosso bernoccolo sulla fronte… chi sa dove è sbattuto, nei fumi dell’alcool… e per di più… era ammanettato al letto, mani e piedi!

Lisa                                         Madonna mia! Queste sono proprio depravazioni terribili… la televisione fa vedere certe cose… ma a questi livelli… a proposito, io avrei una cosa da dire…

Nina                                       Sì, sì, dopo, non ho finito! Quando lei è tornata ha preso certe scatole e poi ha preso una siringa grossa come una carota… e gliel’ha fatta tutta quanta! Non contenta, ha preso un’altra siringa più piccola, e gliene ha fatta un’altra… dall’altro lato!

Caterina                               E lui?

Nina                                       Durante la prima non si è mosso… ma con la seconda si è svegliato e ha cominciato a strillare, come un maiale quando lo uccidono! Lei mi ha detto che era normale, che la vitamina fa male quando entra, ma ha continuato come se niente fosse stato! Quando è finita l’iniezione, beh, ci credete? L’abbiamo trovato che dormiva di nuovo!

Lisa                                         Ma non era… quella roba?

Nina                                       No, ho letto sulle scatole… vitamine e ricostruenti… poi lei ha tirato fuori la novità: mi ha detto che io in quel letto non avrei dormito, non avrebbe tolto le manette e se volevo, avrei potuto dormire su una sedia, come avrebbe fatto lei! Io ho rifiutato, e mi sono portato il divano avanti alla stanza da letto e mi sono messa lì, così potevo sorvegliare tutto… e ho guardato per tutta la notte!

Caterina                               E lei?

Nina                                       Ha preso un cuscino e si è messa di traverso su una sedia… si è addormentata subito, senza neppure aprirsi il colletto della camicetta; hanno cominciato a russare che sembrava un concerto… ed è continuato così, fino a quando non me ne sono dovuta uscire… dormivano ancora!

Lisa                                         Forse era meglio se restavi …

Nina                                       Mia figlia… sono dovuta andare da lei… per non farla preoccupare… ho anche fatto un poco tardi…

Caterina                               Come sta, si sta rimettendo bene?

Nina                                       Sta bene, è contenta… non le ho detto ancora niente… devo trovare il sistema… quello è uno svergognato, ma non voglio che lei non lo stimi più come padre… per adesso!

Lisa                                         Solo che io dovrei dire una cosa…

Caterina                               E’ mezz’ora che stai ripetendo di dover dire… dillo e basta!

Lisa                                         Il fatto è che ho vergogna …

Nina                                       Perché… mica c’entra Raffaele?

Lisa                                         Proprio così, comare Nina… ma non ti arrabbiare! Tu lo sai, da quanto tempo ti dico che le tende che hai messo sono troppo rade? Io, dalla mia finestra, non riesco a vedere bene tutto, in casa tua!

Caterina                               E vorrei vedere! E che le avrei messe a fare?

Lisa                                         Che c’entra? Le tende sono per gli estranei, noi siamo amiche!

Nina                                       Ma le tende per le amiche non le hanno fatte ancora… ma che c’era da vedere, in casa mia?

Lisa                                         Tu lo sai, come ogni mattina ti volevo dare il buongiorno, pure oggi mi sono affacciata… ho visto che in casa tua c’era la Polizia!

Nina                                       Ah, sì, era quella ragazza… ma… era sveglia, in piedi?

Lisa                                         Sì, e pure tuo marito!

Caterina                               E che stavano facendo?

Lisa                                         Cose turche! Io ho vergogna …

Nina                                       Senti… se non me lo dici tu, che sei la mia comare… forza!

Lisa                                         Va bene… ma non mi guardate! Raffaele… era nudo! Nella doccia, con le mani in alto, come fossero legate, che so… e quella…

Caterina                               Era vestita?

Lisa                                         Sì… lo stava spruzzando con la doccetta, si vedeva il vapore che usciva… poi ha preso un barattolo e gli buttava addosso cucchiaiate di roba bianca… pure in faccia! Non si riconosceva più, sembrava un pupazzo di neve, come quelli che fanno i ragazzi… ci mettono gli occhi, la carota… Raffaele era tutto bianco... ma non aveva la carota!

Nina                                       Ma fosse stato del sapone?

Lisa                                         Non lo so… dopo ha pigliato un coltellaccio nero… e ha raschiato tutto, ha lasciato solo la testa, pareva una nuvola!

Caterina                               E lui?

Lisa                                         Sempre fermo e immobile, quasi come se fosse stato appeso… ogni tanto usciva una bella bolla di sapone dalle parti della bocca… o del naso, non so… alla fine gli ha fatto anche la faccia, e l’ho visto bene! Aveva del nastro adesivo sulla bocca e gli occhi sgranati… e quando quella… schifosa glielo ha tagliato e poi tolto in un colpo solo, l’ho sentito pure, ma non ho capito che diceva… Nina, quello forse non dorme molto… l’ho visto che sembrava addormentato di nuovo!

Nina                                       E lei era sempre vestita?

Lisa                                         Sì, sì… forse visto che non riusciva, perché Raffaele dormiva sempre… voleva mettere a posto… gli ha passato il phon e poi l’ha infarinato tutto!

Caterina                               Farina… ma sei sicura?

Nina                                       Comunque il tradimento non si è consumato! … o hanno continuato?

Lisa                                         E questo è il guaio delle tende che ti dicevo… lo ha estratto dalla doccia, lo ha preso in braccio e l’ha portato dove non riesco a vedere!

Caterina                               Lui… non camminava?

Lisa                                         No, te l’ho detto… l‘ha portato in braccio! Però dopo è ripassato davanti alla finestra, vestito, con la giacca… dopo li ho visti in strada. Lui un poco avanti e lei dietro che gli teneva il braccio!

Nina                                       E dove sono andati?

Lisa                                         Sono entrati nel bar sulla discesa… e poi non ho visto più nulla!

Caterina                               Ma come, sono andati dal nostro concorrente? Bell’amico, Raffaele!

Nina                                       Va bene, Lisa, grazie… la mia scopa e la cucchiaia non bastano… appena l’avrò a tiro, lo pettino per bene col rastrello e gli stiro il vestito con la vanga! Si è messo nudo davanti a una donna… Raffaele, ti sei divertito? E quando ti acchiappo, mi divertirò io!

Caterina                               (guardando verso le quinte) Eccolo… no, non è Raffaele… è il Sindaco! Scappate! Ci vediamo dopo…

Nina                                       (si alza con Lisa) Facciamo presto, oggi non è giornata di discorsi!

Lisa                                         Madonna mia, scansaci da questo pericolo! Venite con me, andiamo insieme da te, comare, vediamo come hanno lasciato casa tua, magari le facciamo una bella pulita! (escono)

ATTO secondo, SCENA seconda: Vittorio, don Giacinto, Poliziotto, Poliziotta, Raffaele

Poliziotto                             (entra con esagerata circospezione, guardando anche sotto le sedie) Tutto a posto, signor Sindaco, potete venire!

Vittorio                                 (entrando con don Giacinto) …ma voi avete capito? Questa è alta finanza, alta… come le stelle!

don Giacinto                      Voi siete sicuro, Sindaco? Mi sa che vi siete fatto un poco confondere le idee da tutte quelle parole… la società degli Autori, l’iscrizione notarile, le ritenute d’acconto, la società’ di capitali, il regolamento, lo statuto…

Vittorio                                 Ma voi siete un prete, non ve ne intendete! Lui è il mago della Finanza! (girandosi intorno) Ma non c’è mai nessuno in questa spiazzata?

don Giacinto                      Sentite, io sarò un semplice prete ma alla fine, togliendo i paroloni, quello ha detto che bisogna fare la questua, casa per casa, e vedere se qualcuno vuole dare contributi volontari! A questo ci arrivavo pure io… è quasi come l’offerta alla Messa domenicale!

Vittorio                                 Che paragoni! Quella è una cosa religiosa, questo è … aspettate! (al poliziotto) Tu, facci portare due caffè al tavolo e prendine uno pure tu!

Poliziotto                             Grazie eccellenza… la fattura?… facciamo come il solito? (entra nel bar)

Vittorio                                 (si siede, imitato da don Giacinto) Ahhh! Stavo dicendo, questa non è una cosa religiosa… è una cosa… (si alza in piedi) E’ uno sforzo collegiale similitudine di tutti questi miseri e pezzenti abitanti del paese che, pur non avendo neppure i soldi per lavarsi, ne annobilitano la specchianza, con la splendente luce che fu accesa un giorno non lontano da chi era come loro…

Poliziotto                             (interrompendo, esce dal bar con due tazzine) Ecco i caffè’! 

Vittorio                                 … che stavo dicendo…? (si siede, con un moto di stizza) Mi fanno sempre perdere il filo!

Poliziotto                             Signor Sindaco, mi sono sentito con la collega per radio, stanno venendo qua… ma Raffaele non lo arrestiamo più?

don Giacinto                      …e già’, perché’ noi ancora non sappiamo che cosa abbia realmente scritto, quest‘uomo!

Vittorio                                 Tutte a me! Ho dimenticato il filo del discorso che stavo facendo, ho il cervello che sembra brodo in gelatina e ora devo pensare anche a questo! (si alza) Illustri concittadini ed elettori miei…! (si siede, rivolto a don Giacinto)‘Avete proprio ragione! Se non sappiamo che ha scritto, io come faccio il discorso? Che dico? Che diremo, quando chiederemo i soldi alla gente? Quelli chiederanno e, se non sapremo rispondere… rischiamo… la rielezione! Quando arrivano lo chiederò…

Poliziotta                             (dalle quinte) Muoviti! (entra tenendo Raffaele per il braccio dietro la schiena) Signor Sindaco, missione compiuta! Ieri: medico, ristorante, farmacia, siringhe; stamattina bagnetto, barba, rasatura e depilazione, gli ho lasciato solo i capelli, l’ho cambiato e vestito a nuovo, gli ho fatto fare colazione adesso è presente! (lo fa sedere a forza)

Raffaele                               Io vaco dall’avvocato! Io denunzio voi e quest’arpia! È una strega, non mi ha lasciato solo neppure nel bagno! Non potete trattare così le persone! Tra l’altro mi ha ammanettato, sospeso nella doccia, picchiato… e lasciamo perdere il resto! Ha fatto addestramento nei campi di concentramento nazisti?

Vittorio                                 Professore, e non vi lamentate sempre! Adesso siete una celebrità, a queste cose dovrete fare il callo … tutti i grandi della scrittura hanno sofferto e questo è stato un bene! (si alza, tra le proteste di don Giacinto e di Raffaele) Noi non ci dimenticheremo mai di Fuscolo, Liopardi e di quell’altro che non mi ricordo! Amatissimi concittadini e stimatissimi elettori del vostro Sindaco! Noi abbiamo qui quest’autore che ha sofferto come un cane! Prima le cause famigliari, ma il tribunale non c’entra, e a quelle comunque adesso si vanno a summeggiare le cause corporali, perché si è fatto anche la passata di quella cosa che leva i peli! E non solo! (rivolto alla poliziotta) Ha mangiato molto, ieri sera?

Poliziotta                             Macché’! C’era solo il menù del giorno… pasta al sugo di seppia, pesce in bianco con maionese, frutta cotta alla mostarda… non ha mangiato niente, dice che gli faceva schifo! Così quello che hanno portato l’ho mangiato io e a lui ho fatto fare un panino con mortadella! Ohe’, la mia cena era squisita, ma lui il panino neppure lo ha mangiato tutto… diceva che la mortadella era salata e il pane era duro! Così alla fine, visto che non voleva niente... ho preso un bell’imbuto e... si è saziato, ve lo assicuro, Sindaco! Peccato che poi... abbia rimesso quasi tutto!

Vittorio                                 Benissimo! Allora, cari concittadini, stavamo dicendo che… che… ah! Che alle sue sofferenze, che già erano una saccoccia, dobbiamo summeggiare anche la fame! Fame nera, sissignore, dovuta alla telicatessen del suo patato, che non supporta cose molto inguacchiate e collatinose! E pure io, neppure a me piace quella salsa gialla che mettono sul pesce con la cucchiaia, e quella pasta nera a lutto che sembra che ti stai succhiando l'inchiostro! E questo si ritrova nelle pagine del suo libro, che, quando lo leggiamo, dobbiamo stare attenti a scansare le macchie del sudore caduto a gocce sulle pagine! Stimati concittadini, quando finalmente riusciremo a metterci le mani, solo allora potremmo capire che non ci sono parole per descrivere quella sufferiore…

don Giacinto                      (tirandogli una manica) La trama, la tramaaaa…!

Vittorio                                 (a don Giacinto) E che c’entra il tram…? Non mi fate perdere il filo un’altra volta…

don Giacinto                      (stufo, si rivolge direttamente a Raffaele) Sentite, Raffaele, avete scritto questo romanzo… ma di che parla? Mica è una cosa per… soli adulti?

Raffaele                               Finalmente forse riesco a parlare anch’io! Allora, il fatto è che io sono rimasto impressionato dalla macchina nuova del tabaccaio… se ci mettete un foglio scritto dentro, quella ve lo copia tale e quale… e quante copie ne volete! Io avevo pensato a mia figlia…

Vittorio                                 E la volete copiare dentro la macchina… pure lei?

Raffaele                               Ma no, è per il fatto che a lei piacciono le favolette… come pure agli altri bambini… era per fare piacere a loro e a tutte le loro mamme… se si prendessero tutti insieme… come quando vanno a scuola… immaginate la scena io e loro, magari chiusi in una stanza, per stare tranquilli, io comincerei a dire le cose, prima a uno, poi a un’altra, piano pianino me li farei tutti… e poi alla fine anche tutti insieme!

don Giacinto                      (scatta in piedi sdegnato, puntando un dito accusatore) Pedofilo! Svergognato peccatore! Fetente!

Vittorio                                 (in piedi anche lui) Io non capisco! Come può essere questo da parte di un letterato, di uno scrittore!… uno che abbiamo portato sul palmo della mano per tutta la vita, uno che abbiamo sustanziato nelle sue disgrazie, pure quando non è caduto dallo scaletto… si mette a fare il piedofilo? Polizia! Intervenite subito!

Poliziotto                             Sei in arresto! (andando verso di lui)

Poliziotta                             (ferma il collega, e blocca Raffaele mettendogli le mani sulle spalle) Non ti preoccupare, questo è amico mio! Ci penso io, al lui… sei in arresto!

Vittorio                                 Adesso sei inguaiato, brutto corruttore di piccolenni! Portatelo in galera, con il Giudice, parlerò io…!

don Giacinto                      No, gli parlo io…

Raffaele                               In galera? Perché volevo incontrare i ragazzini? Ma che avete capito? Siete tutti pazzi! (mentre la Poliziotta lo porta fuori) Nina, aiuto! Compare Nunzio, io t’uccido veramente…!

Fine atto secondo

ATTO TERZO, SCENA prima: don Giacinto, Raffaele

Scena                                    Identica piazza con il bar, c’è una nuova finestra sul muro del bar; sui tavolini lunghe e vistose tovaglie con vasetti di fiori, vasi con piante e una siepe lungo il marciapiedi.

(entrambi seduti al tavolino, con tazzine di caffè)

don Giacinto                      …e io affermo che voi non potete vivere cristianamente, senza perdonare quello che vi hanno fatto! E poi la vostra reazione è esagerata! Siete stato così attento, così disponibile, quando si è trattato di vostra figlia, e adesso?

Raffaele                               Ma quella era una causa di salute! Voi non sapete, io neppure voglio accennarvi, quello che mi hanno fatto passare, prima quella strega della poliziotta e poi quella specie di gente che ho trovato in galera…!

don Giacinto                      Non dimenticate che anche voi siete responsabile; voi parlate poco e quando parlate, non vi spiegate bene! Per fortuna vostra figlia non ha risentito di voi… ancora qualche giorno e si farà la Prima Comunione… canta come un uccellino e non dimentica neppure una parola delle preghiere! Con una figlia così, come vi permettete di dire che non perdonate? Io non vi farò entrare in chiesa, sappiatelo, se non lasciate fuori, sulle scale, l’odio che avete dentro! Mi sono spiegato?

Raffaele                               Don Giacinto, io la mia parte l’ho fatta… ho perdonato il Sindaco, che voleva speculare su di noi; ho perdonato a mia moglie, anche se mi ha fatto andare all’ospedale, e le voglio sempre bene; ho perdonato a Nicola, a quell’aguzzina della poliziotta… ho perdonato anche a quei disgraziati che ho trovato in galera, e prego per loro… ma Nunzio, no! Anzi, se l’incontro, lo uccido!

don Giacinto                      Lo sapete che si è dovuto trasferire a Napoli… soprattutto per causa vostra! Non vi sembra che abbia fatto un sacrificio? Perciò… dato che non lo incontrerete facilmente… fate lo sforzo di perdonare anche lui!

Raffaele                               Don Giacinto, vi dico che, per il bene che porto alla mia famiglia, io ci ho provato… ma appena mi ritorna in mente… mi viene la voglia di tagliarlo a pezzettini… di dargli fuoco… o di dargli un morso in testa!

don Giacinto                      Facciamo una cosa, Raffaele… adesso ci mangiamo un pasticcino, e vi addolcite la bocca pure con un caffè… continuate a provare, pensate che Gesù ha sofferto per voi molto più di voi… e alla fine vedrete che il perdono uscirà… (si volge verso il bar per ordinare, ma non parla)

ATTO terzo, SCENA seconda: don Giacinto, Raffaele, Poliziotti, Vittorio

(entrano i due poliziotti che fanno ala al Sindaco, non visti da Raffaele)

Raffaele                               Don Giacinto… come mai vi siete bloccato…?

Vittorio                                 (mette all’improvviso le mani sulle spalle di Raffaele, facendolo trasalire) Fermi tutti! Non ve ne andate! Evviva! Ho trovato chi sentirà in anteprima assolita il mio discorso dell’inaugurazione!

don Giacinto                      (serafico) E chi sarebbero le persone fortunate?

Raffaele                               (si gira lentamente) Sindaco…! Vi possano… benedire! Per poco non mi è venuto un infarto! Togliete quelle mani, per favore… il contatto lì mi ricorda brutti momenti!

Poliziotta                             (ridacchiando) Vorresti dire che non ti è piaciuta la mia compagnia?

Vittorio                                 (molto allegro, si siede) E va bene… era solo un piccolo scherzo… commendatore, avete ordinato? Prima del mio discorso, una tazzina… (dando un pugno sul tavolo) ecco la parola che cercavo!

don Giacinto                      (rassegnato) E adesso il discorso è completo, vero?

Vittorio(trionfante, si alza) Questa parola è proprio quella che ci voleva, per fare avvedere la differenza che scorre tra le intenzione di questo… genitore, che cammina velocissimamente verso l’età della sentilità più avanzatissima e arrugginita, e la freschezza geniale della sua propria figliolanza! Sentite, sentite: “Popolazione illustre, abitanti carissimi, gente di questo paese! Oggi andiamo a ringraziare nostro Signore, che ha levato la tazzina…” eh, che ne dite, ci azzecca o no? “…dalla mano del padre, e ha invece dato una zuppiera piena fino all’orlo alla figlia!  Noi ci abber… abbaver… noi beviamo tutti quanti vicino a questa zuppiera, pure se il calateo dice che non si beve dalle zuppiere, perché solo così potremo riempirci la panza, che poi sarebbe la testa, con tutta quella roba che sta lì dentro! Noi vogliamo mangiare…”

Raffaele                               Ma questi pasticcini, li vogliamo ordinare?

Vittorio                                 (continua, dopo aver dato un’occhiataccia a Raffaele) “…mangiare solo a questa zuppiera, perché quello che ci sta dentro ci piace e ci fa bene!” Sentite, sentite, vi dico la fine: “Allora, noi, pure se la piccola non è ancora morta, e schiatta di salute, le vogliamo dedicare questa statua, che la rappresenti com’è stata trovata dalla pesante astuzia di quel valente giornalista, che scrive essa sola come se niente fosse! E dentro a questa statua, che è costata una barca di denari, noi ci andiamo a mettere il nostro cuore, ma quello, il Municipio, non ve lo paga, non ci pensate proprio! Il nostro cuore, che le terrà compagnia giorno e notte, tanto a noi di notte non serve, e poi non ce lo possiamo mettere perché la statua non tiene stipetti Il cuore nostro serve di più a lei, così sentendo che i nostri cuori che battono, lei si ricorda e continua ancora a scrivere zuppiere di roba, per nostra felicità e nutrimento solo spirituale! Viva l’Italia, la sua genitalita’ e questa scrittrice che con la sua operetta ha lustrato tutto il paese!” Eh? Che ve ne pare?   

Raffaele                               Io non ci capisco molto… ci sono molti paroloni che non conosco!

don Giacinto                      Don Vittorio, ma quando la finite di fare queste… cose? Chi vi ha scritto il discorso?

Vittorio                                 (si siede) Vi piace, eh? Vi piace! L‘ho scritto tutto quanto io medesimo! Ohé’, ci sono volute quatto ore!

Raffaele                               Però tra una cosa e un’altra… si è fatto quasi mezzogiorno… non vorrei fare tardi a casa, voi conoscete mia moglie… scusate, col vostro permesso! (esce, guardando con circospezione la poliziotta, che gli rivolge un gesto amichevole)

Vittorio                                 Povero professore, ha ragione… è quasi ora di mangiare… vorreste venire con me, don Giacinto? Il ristorante è quello dietro l’angolo... è vicino!

don Giacinto                      No, grazie… non posso spendere soldi per questo… mi riscalderò un poco di minestra e sarò a posto…

Vittorio                                 Allora, scorta, andiamo! (i due poliziotti cominciano a uscire, seguiti da Vittorio) Don Giacinto, arrivederci!

don Giacinto                      Buon appetito!

ATTO terzo, SCENA terza: don Giacinto, Nunzio

don Giacinto                      E adesso andiamo a fare penitenza… (guarda verso la siepe)

Nunzio                                  (sgattaiola dalle quinte dietro le piante, in maniera molto goffa, senza riuscire a nascondersi; indossa un saio con cappuccio calato)

don Giacinto                      (rivolto verso Nunzio) Senti, non so chi sei, ma tu non sei un monaco, è inutile che fingi! Esci e dimmi chi sei… sono un prete disarmato!

Nunzio                                  (si alza lentamente, guardandosi intorno e alla fine si alza il cappuccio, esce da dietro la siepe e si siede) Sono Nunzio…

don Giacinto                      Adesso lo vedo… buongiorno… perché questa mascherata?

Nunzio                                  Dovevo sapere come stanno le cose, qui… Raffaele va dicendo a tutti che mi vuole uccidere… a Napoli non si sa niente del paese, volevo sapere se le acque stanno cominciando a calmarsi, mi sono dovuto travestire… ho paura!

don Giacinto                      Ho parlato poco fa con Raffaele, è sulla buona strada, ma ci vorrà un poco di tempo, prima che vi stringiate di nuovo la mano!

Nunzio                                  Io devo vedere cosa fare! A Napoli non si può stare! C’è confusione, rumore, gente che non ti capisce e che ti butta per aria dalla fretta! Io se rimango lì, muoio!

don Giacinto                      Non ci sono alternative, ci vuole un poco di pazienza… ma ti sei accorto che se stavi un poco calmo tutto questo non succedeva?

Nunzio                                  Avete ragione, don Giacinto, ma quel giorno la cosa è scappata di mano… a me faceva tanto piacere avere un amico scrittore e ho forzato un poco… ma chi pensava cosa ne sarebbe venuto fuori? Il povero Raffaele… in galera… io da Napoli, non riesco a curare la campagna, sta cadendo tutto, ho perso le amicizie e non vi dico quanti affari… mi sto giocando la carriera di mediatore onorato…! Passo anche guai dalla mattina alla sera… tanto per esempio, da quando sono partito, non ho mangiato nulla! Ho fame, sono nel mio paese… e non posso mangiare, perché dovrei alzare il cappuccio!

don Giacinto                      Anche Raffaele ha passato i suoi guai… prima con la figlia, poi in prigione!

Nunzio                                  Io so solo che l’avevano portato in galera e che è uscito dopo una settimana… e che ora mi vuole fare la pelle! Ma perché è andato in galera? Non è possibile che uno che si rifiuta di scrivere un libro…

don Giacinto                      Macché, il problema è che lui parla poco e male! Quel giorno se ne uscì dicendo letteralmente che si voleva mettere con i ragazzini, chiuso con loro in una stanza e che se li sarebbe passati uno a uno…! Fummo tutti indotti in errore e perciò finì dentro! Tu forse non sai che in galera vige un codice d’onore e un rispetto speciale per i bambini… se uno ha ucciso un bambino, cercano di farlo fuori! Se ha maltrattato un ragazzo, il suo destino è prendere schiaffi tutto il giorno! Quando si è saputa l'imputazione di Raffaelea l'imputazione di Raffaeleuuuu… beh, preferisco non dire cos’hanno fatto… per un’intera settimana!

Nunzio                                  Povero compare mio… ho capito… ma io non potevo immaginare…! Mi dispiace davvero… ma non c’è rimedio al passato… ormai è fatto!

don Giacinto                      E allora non hai saputo neppure com’è uscito, per sua fortuna! Quel giorno famoso… dopo che lui è stato portato in galera, sono arrivati davvero i giornalisti chiamati dal Sindaco che lo cercavano! Noi non potevamo dire niente… loro allora si sono intrufolati dappertutto, chiedendo, fotografando, analizzando… in paese non si capiva più nulla… c’era chi aveva paura anche della vendetta! Alla fine il Sindaco ha salvato la situazione con un suo discorso… dopo una strenua resistenza, se ne sono scappati tutti! Però è rimasto un volpone che, domandando con diplomazia, è riuscito a sapere dov’era la bimba, oggetto di quelle amorevoli attenzioni… è andata lì, dai nonni e… sai come l’ha trovata?

Nunzio                                  Certo che non lo so…io me ne ero già scappato... che faceva?

don Giacinto                      Scriveva, a memoria, le favolette che aveva sentito dal padre! Aveva finito dodici quaderni e stava ancora continuando! Ne è venuto fuori un articolo coi fiocchi, ci ha fatto piangere! Quel giornalista sa il suo mestiere! Quando la cosa si è risaputa, il Giudice ha convocato Raffaele e si è chiarito tutto! Ora quei quaderni sono diventati un libro… l’ho letto anch’io… gentile e delicato… e naturalmente qui vengono spesso altri giornalisti, visitatori, turisti che vogliono fotografare la bambina… vogliono anche il suo autografo!

Nunzio                                  Che bella cosa… lei da sola… ma non ci sono voluti quattrini?

don Giacinto                      Certo, ma l’articolo non lo abbiamo letto solo noi, è stato visto anche da una Casa editrice che ha pensato a tutto! Il Sindaco voleva improvvisare una cosa del genere con le fotocopie… per fortuna siamo riusciti a fermarlo…

Nunzio                                  Mi fa davvero piacere… così la ragazzina ha un avvenire già pronto…

don Giacinto                      …ed ha portato benessere anche al paese!

Nunzio                                  Don Giacinto, scusate, queste belle notizie mi consolano l’anima… m io mi vorrei consolare anche qualche altra cosa… ho fame, molta fame! Pensate che Nicola possa portare qualcosa… potreste mangiare anche voi con me? Servirebbe per diminuire i sospetti su un monaco che mangia da solo col cappuccio in testa!

don Giacinto                      Beh, sì, questo si può fare… offro io… adesso chiamo Nicola…

ATTO terzo, SCENA quarta: don Giacinto, Nunzio, Raffaele

Raffaele                               (dalle quinte) Eccoti finalmente! Era ora che ti trovassi… ora sei mio… e posso fare quello che voglio, con te!

Nunzio                                  (calandosi il cappuccio sul viso) Don Giacinto, sono fregato… questo è Raffaele! Dove mi nascondo…? Fermatelo voi, prima che mi uccide, che m’incendia! Dite… che mi voglio confessare, che sono qui per questo!

don Giacinto                      Io non dico bugie! Se ti vuoi confessare davvero, ma non per alibi, allora va bene! Tieni il cappuccio in testa e speriamo che Dio ci aiuti!

(attendono che Raffaele si mostri, si sporgono, tendono l’orecchio e si guardano incerti; dalle quinte nessun rumore e nessuna voce)

Nunzio                                  (sempre con il cappuccio sul viso, agitato) Io non ce la faccio ad aspettare così… questo prima minaccia e poi si nasconde… vuole forse farmi morire dalla paura? E’ andato a prendere un coltello…? O vuole impiccarmi…? Perché si nasconde?

don Giacinto                      Veramente strano! (si alza e si affaccia in quinta) Raffaele… sei proprio tu… mi sembrava di aver sentito una voce nota… ma che fai?

Raffaele                               (entra e sulle prime non nota Nunzio) Avevo perso il mio sigaro… era ancora a metà! L’ho trovato qui a terra, l’ho acceso e me lo sono fumato! Ci voleva!

Nunzio                                  (mostra sollievo)

Raffaele                               (al sacerdote) Il Sindaco è andato via, vero? Volete venire a mangiare qualcosa da noi? Niente di eccezionale, facciamo penitenza insieme… prima c’era quello scocciatore, non potevo invitarvi altrimenti dovevo invitare anche lui… e non voglio portare quel cataplasma che non dà spazio agli altri a casa mia… voi siete un’altra cosa… allora, accettate?

don Giacinto                      Sei veramente gentile! Accetto...  ma non oggi… e quando verrò, se non dà fastidio… porterò anche questo mio fratello!

Nunzio                                  (fa dei gesti, non visto da Raffaele, per indicare che non è d’accordo)

Raffaele                               Ma certo! I fratelli vostri sono anche nostri! (si siede e invita don Giacinto a sedersi) Però permettetemi almeno di offrirvi un aperitivo… poi verrete a pranzo da me, quando sarete comodi… la mia casa è sempre aperta, per voi!

don Giacinto                      Grazie… forse ci vorrà del tempo… sapete… questo fratello… aspetta il perdono di un altro fratello… quando avranno fatto pace, e speriamo presto, allora accetteremo l’invito!

Raffaele                               Mah! Com’è complicata la vita… fratelli che litigano tra loro… non mangiano neppure insieme… bah! (si rivolge a Nunzio) Piacere, io mi chiamo Raffaele… e voi?

Nunzio                                  (fa dei cenni incomprensibili, indicando don Giacinto)

Raffaele                               (cerca di sbirciare sotto il cappuccio, poi si rivolge al sacerdote) Ma… non parla? Forse è muto?

don Giacinto                      (a disagio) No, è che… certi fratelli… hanno la regola del silenzio e don Nun… don Nu… (alza gli  occhi e apre le braccia, come per chiedere perdono al cielo) Si chiamadon Nuvola!

ATTO terzo, SCENA quinta: don Giacinto, Nunzio, Raffaele, Nicola, Vittorio, i due Poliziotti

Raffaele                               (tra se’) Che nome strano! (verso il bar) Nicola!

Nicola                                    Avete chiamato? (porta un cappello da barista e grembiule coordinato) Oh, don Giacinto, don Raffaele… Che cosa volete gradire?

Raffaele                               Un bell’aperitivo, con dolci e salatini, fai tu!

Nunzio                                  (si agita sulla sedia, richiamando l’attenzione del sacerdote)

don Giacinto                      (verso Nicola, che sta uscendo) …porzioni abbondanti! (verso Raffaele) Perdonate… è che io ho un po' d’appetito e… forse… pure mio fratello… siccome non abbiamo tempo, non possiamo pranzare… ci rinforziamo con l’aperitivo!

Raffaele                               (incerto) Non vi preoccupate, don Giacinto… ma se volete, anche un piatto di pasta… Nicola, si è attrezzato…

Nunzio                                  (si agita sulla sedia, con cenni di diniego)

don Giacinto                      Ho capito… no, meglio di no, grazie!

(entrano i Poliziotti, ispezionando la piazza con le consuete modalità’)

Raffaele                               Sono di nuovo qui…! Abbiamo perso la pace!

Poliziotta                             (al collega) Tutto a posto!

Poliziotto                             Davvero? E quello, chi è? (indica Nunzio) Quante volte ti ho detto di verificare tutto, ma proprio tutto? (si dirige verso di lui, ma viene fermato da don Giacinto)

don Giacinto                      Non vi preoccupate, garantisco io! E’… un mio fratello, arrivato da poco da Napoli… oggi se ne torna in città, ma lo vedremo sempre più spesso, vero, fratello mio?

Nunzio                                  (assentisce vigorosamente)

Poliziotto                             Beh, se garantite voi… Sindaco, eccellenza! Potete venire!

Vittorio                                 (entrando, con le braccia aperte) Ma quanta bella gente! Coglio l’occasione…

don Giacinto                      Sindaco, se parlate del discorso dell'inaugurazione… lo abbiamo sentito già! Siamo qui per un aperitivo… voi avete già mangiato, vero?

Vittorio                                 (deluso) No, ho deciso di non mangiare… mi è venuta un’ispirazione, sono andato in Municipio e ho riscritto il discorso…! Quello di prima era troppo… misero! I miei concittadini non meritano di essere così maltrattati, con un discorso così corto… allora ne ho presi altri quattro, ho mischiato tutti i fogli ed è venuta fuori una cosa commovente! Vedrete, si metteranno tutti a piangere, quando lo sentiranno!

Nicola                                    (con un vassoio di antipasti, e uno con bottiglia e bicchieri, che sistema sul tavolino) Ecco qua, i signori sono serviti!

(Vittorio si siede e si avvicinano al vassoio anche i Poliziotti)

Vittorio                                 Nicola, avete fatto un capolavoro! Da quanto tempo fate queste cose? C’è un profumo… stuzzicante…!

Nunzio                                  (si agita sulla sedia, richiamando l’attenzione del sacerdote)

don Giacinto                      Ho capito… don Nu…vola, cominciate voi, siete ospite!

(tutti si servono, tranne i Poliziotti, mangiando ed esprimendo soddisfazione; Nunzio divora con avidità, e comincia a tossire)

Nicola                                    Fate piano… eppure ho messo molto condimento… alzate un poco la testa, don… (con un movimento repentino, gli alza il cappuccio; Nunzio, con gli occhi chiusi, incurante dell’accaduto, continua a mangiare)

don Giacinto                      Avete fatto la frittata!

Raffaele                               (incredulo, guarda prima Nunzio, poi il sacerdote) Compare Nunzio… che ci fai qui… vestito da monaco? (a don Giacinto) Ma si è fatto monaco?

Nunzio                                  (si rende conto della situazione, guardando con occhi sgranati Raffaele, ma continua a mangiare con avidità)

don Giacinto                      No… non ancora!

Vittorio                                 (si alza indignato) Come? In questo comune, tra le gente che mi ha indicato col il dito, per dire che io dovevo fare il Sindaco, succedono queste cose? (infervorandosi) Questo è vilispendio alla religione, identità fausulla, abuso di scariche ecclesiastiche, tentativo di imbrigliare la gente del mio paese, furto di travestiti religiosi… Polizia! Arrestatelo!

Raffaele                               Arrestatelo… ti farai almeno tre mesi di galera… caro compare Nunzio! Hai capito? E il tuo capo di imputazione sarà quello di aver oltraggiato il padre di una ragazzina malata! (sospira di sollievo) Ahhh! Don Giacinto… adesso non ho più niente sulla coscienza… l’ho perdonato!

Poliziotto                             (con una mano sulla spalla di Nunzio) Siete in arresto! Seguitemi!

Nunzio                                  (con la bocca piena, mentre viene portato via) Aspettate! Non ho ancora finito il pasticciotto!

Fine atto terzo

ATTO quarto, SCENA prima: Caterina, Lisa

Scena                                    Stessa piazza con il bar, tavolini uniti a formare un’unica lunga tavola con tovaglia, disordinata come dopo un pranzo; i manifesti pubblicitari sono cambiati.

Caterina                               (mentre sgombra la tavola, portando le stoviglie nel bar, senza particolare rapidità) E pure questa è fatta!

Lisa                                         (c.s.) Com’era bellina! Un angelo… e poi e stata veramente una soddisfazione per tutti… don Giacinto ha avuto una bella idea!

Caterina                               Vero! La prossima volta, faremo leggere un’altra favoletta ai bambini… ma voi, lo avete letto?

Lisa                                         E come no? Sapeste quanto mi è piaciuta quella delle noccioline! E quello della forbicina rotta, non è da meno… mi ha fatto piangere! Raffaele sarà anche stato bravo a inventare, ma la piccola ci ha messo del suo e li ha scritti come… non lo so… bello, facile, ma così coinvolgente…

Caterina                               Ehi! (tende l’orecchio) Io sento degli applausi! Hanno finito! Adesso faranno delle foto… sbrighiamoci, forse viene qualcuno!

Lisa                                         Ci sono solo queste cosucce… (toglie le ultime stoviglie) Caterina, stendete meglio la tovaglia… finalmente…(si siede, imitata da Caterina) Un poco di riposo ci voleva proprio… ma devono venire qua, adesso?

Caterina                               No, io non so niente… ma se capitano da queste parti, magari gli offro il caffè’…

 ATTO quarto, SCENA seconda: Caterina, Lisa, Nunzio, Nicola

Nunzio                                  (sgattaiola dalle quinte dietro la siepe, sempre senza riuscire a nascondersi; indossa lo stesso saio con cappuccio calato)

Lisa                                         Comare, credo che ce ne vorrà una tazzina in più… per Nunzio! Ehi, don Nunzio, come state?

Nicola                                    (si affaccia dal bar) Oh, don Nunzio! Che piacere!

Nunzio                                  (si alza lentamente, e si scopre il capo) Ma ce ne fosse uno che ci credesse!

Caterina                               Compare Nunzio… ma che ci fate col saio? Vi siete davvero fatto monaco?

Nunzio                                  Poco ci manca, Caterina… sapeste in che cella sono stato! Mi hanno rilasciato ieri… e quel che avevo addosso, quello mi è rimasto! Io cerco di mimetizzarmi… ma qui monaci non ce ne sono e, quando mi vedono, mi salutano tutti chiamandomi per nome!

Lisa                                         E perché’ non vi cambiate?

Nunzio                                  Sto giusto cercando di tornare a casa mia per farlo… sono venuto a piedi da Napoli, perché in galera si sono rubati tutto quel che avevo… e poi non volevo che mi vedessero! Ho fatto pure le strade secondarie, nelle campagne… ho avuto l’impressione che qualcuno mi seguisse… poveri piedi miei, che ho passato! Ho una fame bestiale, ma prima mi devo ripulire, ho quel tanfo di carcere addosso… desidero tanto una doccia… da solo… e poi vestiti puliti… poi di corsa a comprare qualcosa… a credito, non ho soldi per il ristorante… e finalmente potrò mangiare qualcosa!

Caterina                               Ma perché non avete telefonato?

Nunzio                                  Caterina, voi la galera non la conoscete, e non ci andate mai! Lì, senza soldi, non si fa niente!

Lisa                                         Non vi lamentate troppo… solo per quindici giorni…

Nunzio                                  …e quindici notti peggiori di quelle d’inferno… me lo fareste un piacere? I piedi mi fanno male… vorreste andare voi a casa mia a prendermi un vestito? Questo coso puzza troppo!

Nicola                                    Nunzio, vi presto qualcosa io… anche se non sarete un figurino, si farà prima…

Caterina                               Venite con me… vi faccio cambiare nel nuovo bagno!

Nunzio                                  Quindi mi potrei anche lavare un poco? Con il sapone? E poi… qualcosina da mangiare… a credito?

Nicola                                    Tutto quello che vi serve… poi mangerete con noi, fate con comodo, abbiamo l’altro bagno …

Caterina                               La porta è senza serratura, non l’hanno montata ancora, ma c’è una zeppa disponibile!

Nunzio                                  Nicola, Caterina… non so come ringraziarvi! Allora… posso?

Caterina                               Sicuro! Venite con me… Lisa, mi dai una mano con l’asciugamani e i panni, per favore…? (entrano nel bar)

Lisa                                         Aspettate! (li raggiunge di corsa)

Nicola                                    (guarda la tavola) Ah… lo sapevo! Si è dimenticata la cosa più importante! (mette un vasetto di fiori sul tavolo e aggiusta le sedie) Ecco, è perfetto!

Lisa                                         (uscendo dal bar) …va bene, penso a tutto io!

Nicola                                    Che c’è?

Lisa                                         Nunzio si sta facendo la doccia… mi ha dato la chiave, vado a casa sua, per mettere un poco a posto… tra Napoli e galera, è stata chiusa un mese! Una pulita ci vuole, chissà nel frigo che è successo!

Nicola                                    Fate passare aria… e buttate tutto!

Lisa                                         Vado, vado… permettete! (esce)

ATTO quarto, SCENA terza: Nicola, Poliziotto, Poliziotta, Vittorio, don Giacinto

Poliziotto                             (entrando, rivolto a Nicola) Nicola, hai scopato sotto il tavolo?

Nicola                                    No, è inutile…, è pulito, non è caduto niente! Perché’?

Poliziotta                             (entrando) … ci vai lo stesso! Ora tocca a te!

Poliziotto                             (alza la tovaglia e sbircia sotto il tavolo) Niente… (prevenendo le osservazioni della collega) …ho controllato e va bene! Non voglio sporcarmi la divisa!

Poliziotta                             Mentre io sì, eh? (a Nicola) Tu devi tenere pulito, a terra! L’ispezione lì sotto mi ha ridotto in un modo tale che mi sono dovuta cambiare!

Nicola                                    Comandante, questa è una piazza… gente che va e che viene, polvere, vento, gocce di gelato, il biscottino che cade… io la scopo, ma è una battaglia perduta in partenza… abbiate pazienza!

Poliziotta                             Niente pazienza! Io non ci metto niente a portare il Sindaco dal tuo concorrente! E a te, mando l’Ufficio d’Igiene!

Nicola                                    Va bene, domani mattina scopo, lavo…, pure con la candeggina, così chi volesse, potrebbe anche mangiare per terra!

Poliziotto                             Ehi, questi scherzi non mi piacciono! Ci hai presi per scemi come…

Poliziotta                             Il Sindaco! Ci siamo dimenticati il Sindaco!

Poliziotto                             E’ vero! (chiama verso l’interno) eccellenza… potete entrare, tutto a posto!

Poliziotta                             Collega, io vado! (esce)

Vittorio                                 (entra con don Giacinto) Bravi, stavolta è stata più lunga la sperequazione, vero? Bravi, bravi… don Giacinto, torniamo a noi… quello è uscito già! Se si incontrano mentre sono solitari? Noi lo dobbiamo impedire…

Nicola                                    (aggiustando le sedie) Prego, sedetevi… un caffè?

don Giacinto                      Dopo, grazie… (Nicola rientra nel bar) Io credo a quel che ha detto Raffaele! Era sincero quando ha detto che ha perdonato…

Vittorio                                 Ma io non mi fido! Siamo sotto gli occhi di tutti… se succede un sandalo, io sarò costretto a dimissionarmi! Quelli mi cacciano!

don Giacinto                      “Scandalo”, per piacere… è in ogni modo un problema vostro, sia che diate le dimissioni che vi caccino a furor di popolo… io non ho di queste responsabilità, se non faccio nulla contro legge, rispondo solo al Vescovo! E se avete tanta paura del popolo, fate un gesto da signore, dimettetevi prima!

Vittorio                                 Ma io so fare solo il Sindaco… ho fatto sempre e solo questo… se non sindacaleggio, io morirò! Perciò devo controllare… l’ideale sarebbe che si avvicinassero pensando di essere soli… Raffaele sappiamo dov’è, ma quel Nunzio ci sfugge…

Poliziotto                             Signor Sindaco, a rapporto! Nunzio è a due metri di distanza!

don Giacinto                      (sorpreso) Come?

Poliziotto                             Sissignore… è sotto controllo da ieri! Siamo stati avvisati dai colleghi di Napoli e lo stiamo pedinando da quando è nel territorio comunale!

Vittorio                                 (anche lui sorpreso) Ma come, voi siete sempre qui… (si gira, e si rende conto che la poliziotta non c’è) Uh… vero!

don Giacinto                      E lo state pedinando da ieri?

Poliziotto                             Modestamente… quando lo abbiamo preso in carico, ieri sera, abbiamo visto che stava dormendo in piedi, davanti al muro del cimitero; stamattina si è avviato alle sei per la campagna, direzione centro città; si è perso un paio di volte e aveva evidentemente fame… ha acchiappato una gallina vagabonda e la voleva mangiare viva …

Vittorio                                 Lo vedete, è pericoloso! Lo dicevo, io …

don Giacinto                      Ma che c’entra, fate silenzio! Forza, agente, continuate…

Poliziotto                             La gallina si è liberata, pigliandolo a colpi d’ala in faccia; ha mangiato della frutta selvatica e bevuto a due fontane; si è appartato… ehm… quattro volte, e quando è entrato in paese, mezz’ora fa, ha incontrato sette cittadini, l’ultimo è Nicola il barista; adesso sta facendo la doccia… lì! (indica la finestra del bagno) Fine del rapporto, signor Sindaco!

Vittorio                                 Complimenti! E ancora non siete generali, voi due? Ditemi con chi devo parlare, per voi ci vuole un premio speciale!

Poliziotta                             (rientrando) Grazie signor Sindaco, è dovere… comunque basterebbe accennarlo al Prefetto… ci pensa lui!

don Giacinto                      Ma voi dov’eravate?

Poliziotta                             Piccolo controllo a casa di Nunzio… Tutto a posto, c’era roba fradicia in cucina, luce e acqua funzionano, nessuno ha tentato furti!

Vittorio                                 Questa gente è un’assicurazione, non solo per me, ma per tutto il paesaggio!

ATTO quarto, SCENA quarta: Poliziotto, Poliziotta, Vittorio, don Giacinto, Nicola

don Giacinto                      Allora, sappiamo pure dov'è Nunzio… e che ha fame…

Vittorio                                 E facciamoli incontrare, allora!

don Giacinto                      Per fargli far pace, sono d’accordo pure io! Ma come si fa? Forse se ci desse una mano la moglie di Raffaele…

Vittorio                                 Ottima ideazione! (rivolgendosi alla Poliziotta) Voi siete agente femminile… volete vedere se la signora Nina vuole venire a fare due chiacchiere con noi? Ma con dolcezza… come se le volessimo offrire un caffè!

Poliziotta                             Ho capito… senza arrestarla! Vado e torniamo! La scorto fino qui e poi ho un controllo da fare…

Vittorio                                 Nicola…! Per piacere…!

Nicola                                    Dite, dite… un caffè?

don Giacinto                      Sì, ce ne vogliono quattro, e uno all’Agente; ma devono essere veramente speciali… e portateci anche qualcosa di salato… patatine… tarallucci col pepe… tutto ciò che fa venire sete… anzi, portate pure del sale a tavola… e mettete in ghiaccio una bottiglia di quel vino bianco frizzante…

Nicola                                    E’ già pronta!

don Giacinto                      Bene! Quando vi chiederò il caffè per Raffaele, portate anche quella, per piacere! 

Nicola                                    Come desiderate! Con il caffè per don Raffaele porterò anche lo zucchero, lui ce lo vuole sempre mettere personalmente… (rientra nel bar)

Vittorio                                 Don Giacinto, io non ho capito che cosa volete fare, mi sembra che siete come Napoleone Buonaporta… ma che state pensando?

don Giacinto                      (alza gli occhi al cielo) E’ per ottenere la pace tra fratelli!

ATTO quarto, SCENA quinta: Poliziotto, Vittorio, don Giacinto, Nicola, Nina

Nina                                       (entra da sola) Don Giacinto, Sindaco… Buona sera! Allora, dice che mi volevate offrire un caffè speciale?

don Giacinto                      Accomodatevi, signora Nina, sta arrivando… volevamo chiedervi un parere… veramente pensavo che anche Raffaele sarebbe venuto con voi… come sta? E alla signorinetta è piaciuta la cerimonia?

Nina                                       Uh, moltissimo! I fiori, la banda, il coro dei bambini… si è entusiasmata, ma si è anche stancata un poco, così Raffaele e Lisa la stanno portando a casa… si lava, si cambia e poi andiamo dalla zia malata che non è potuta venire! Dopo che ha aperto, Raffaele ci raggiunge… mentre c'ero anch’io Lisa gli ha dato delle chiavi da riportare a Nicola… lui sa di chi sono!

don Giacinto                      (rivolto a Vittorio) Lo vedete? Come se fosse organizzato… questa è volontà Divina!

Vittorio                                 E’ vero… certe volte si tirano i capelli… ma ognuno aiuta con piacere l'altro, nel momento del bisogno… solo adesso mi sto accorgendo com’è brava la gente in questo paese!

Nicola                                    (porta i caffè, un vassoio di salatini e la saliera, e li depone sul tavolo) Prego, e fatemi sapere com’è venuto!

Tutti                                       (si servono, mormorando con approvazione)

Nina                                       Nicola, sarà che mi sono stancata, sarà che ho fame… è meglio del solito!

Vittorio                                 E’ talmente buono che ne vorrei ancora!

Don Giacinto                      Bravo…!

Raffaele                               (entrando, di buon umore) Embe’? Per me, niente?

don Giacinto                      Sedete, c'è posto vicino a me e vicino a vostra moglie… ve lo facciamo portare appena fatto, bello caldo… (verso Nicola, con cenni d’intesa) Nicola…! Per favore, un caffè a Raffaele! (Nicola rientra nel bar)

Raffaele                               (sedendosi) Ahhh! Sindaco, la prossima volta che s’inaugura un monumento, ci vorranno le sedie!

Nina                                       E ci vorrebbe anche un rinfresco… ho un poco d'appetito! Ma questi… (indica i salatini) …chi li ha ordinati? Possiamo assaggiare…?

Vittorio                                 Accomodatevi! Il profumo è buono… (mangiando) …e pure il sapore! Bravo Nicola!

don Giacinto                      (si serve) Sono poco salati… vero?

Nina                                       (mangiando) Forse per questo c'è la saliera!

Raffaele                               (si serve) Vero! Adesso ce ne metto un altro po' sopra… (esegue) Ma ci vorrebbe qualcosa di diverso dal caffè, con questi… che so, un po' di vino…!

Nicola                                    (porta il caffè e il vino con dei bicchieri; depone tutto sul tavolo e rientra) Ecco servito!

Raffaele                               Ma… mi hai sentito?

don Giacinto                      Sì che ha sentito… aprite… assaggiamo!

Vittorio                                 Raffaele… ma il caffè si fredda! Non vi va?

Raffaele                               (aprendo la bottiglia) No… adesso mi andrebbe un poco di vino… se riesco ad aprire la bottiglia…

Vittorio                                 Allora questo caffè lo prendo io… per voi lo facciamo rifare…

Raffaele                               Zuccheratelo, io lo faccio sempre lasciare amaro!

Vittorio                                 Lo zucchero… ah, ecco… (prende per sbaglio la saliera e condisce il caffè’) … un poco in più non fa mai male!

Nina                                       (continuando a mangiare) Raffaele, non sei buono a niente! Dammi qua! (gli toglie la bottiglia di mano, la apre subito e riempie i bicchieri)

don Giacinto                      Il primo bicchiere è per Raffaele!

Tutti                                       “Sì, si!”, “Auguri!”, “Auguri alla piccolina!”, “Avvenire assicurato!”, “Bella e intelligente!”

Vittorio                                 Io devo fare un discorso che è maturato… ah… prima il caffè… (beve in un sorso solo il caffè salato, e poi si blocca) …Madonna… sto morendo! (sputacchia sotto il tavolo)

Tutti                                       (si alzano in piedi, allarmati)

Nina                                       Aiuto… Ambulanza, Polizia!

ATTO quarto, SCENA sesta: Poliziotto, Poliziotta, Vittorio, don Giacinto, Nina, Nicola, Caterina, Nunzio

Poliziotta                             (entra con un blocchetto in mano) La legge è legge! Signor Sindaco, siete in contravvenzione per violazione delle norme sull’igiene pubblica e per aver sporcato in questo modo indegno il suolo comunale!

Vittorio                                 (ancora sputacchiando) Ma dove ti eri nascosta? E mi fai pure la multa… l'accetto, ma prima porta in galera chi ha messo questo veleno qui dentro, dicendo che era caffè!

Poliziotto                             A rapporto, signor Sindaco! Non dite cose che si potrebbero ritorcere contro di voi… in quel caffè è stato messo il sale al posto dello zucchero, e siete stato proprio voi… vi ho visto io!

Don Giacinto                      E non lo potevi avvisare?

Poliziotto                             Io è come non ci fossi e poi non sapevo le sue intenzioni!

Poliziotta                             Allora era per un problema di salute? Niente multa, signor Sindaco!

Raffaele                               Vi ha fatto la grazia!

Nina                                       Ma come vi sentite? Che ne dite di un caffè?

Vittorio                                 No! Basta! Non mi parlate mai più di caffè!

Don Giacinto                      Bevete qualcosa… (gli porge il vino)

Vittorio                                 Qualunque cosa… (beve rapidamente, poi si fa riempire di nuovo il bicchiere da Nina, e così per altre due volte)

Raffaele                               Alla salute!

Don Giacinto                      Don Vittorio… lasciatecene un poco…

Nina                                       (mostrando la bottiglia) E’ finito!

Vittorio                                 Nicola…! Per piacere, porta un'altra bottiglia!

Nicola                                    Impossibile, signor Sindaco!

Don Giacinto                      E' finito il vino?

Nicola                                    No, il vino c'è… ma è finito il fido del Comune! Il mese prossimo potrete ordinare di nuovo!

Vittorio                                 Ed io dovrei rimanere con questa bocca... per un mese?

Raffaele                               Pago io, allora… offro tutto io, anche per augurio a mia figlia!

Nicola                                    Bravo professore! (rientra un istante e porta un’altra bottiglia) Ecco servito!

Don Giacinto                      Raffaele, meglio che la apre vostra moglie…

Nina                                       (prende la bottiglia di mano, la apre e riempie i bicchieri) E portate via questo sale…

don Giacinto                      Viva Raffaele, la signora Nina e auguri alla piccola!

Tutti                                       “Sì, si!”, “Auguri!”, “Ancora auguri alla piccola!”, “Brava! Piccola, ma grande!”

Vittorio                                 Adesso il mio discorso…

Tutti                                       “No!”, “Basta!”, “Ma sempre a noi?”

Don Giacinto                      Sindaco... non dimentichiamo niente? Quel nostro povero fratello…

Vittorio                                 Uh, è vero! Pensavo ad altro e… mi ero dimenticato!

Don Giacinto                      Nicola… se quel mio fratello... quello che si sta facendo la doccia... ha finito, ditegli di venire… Raffaele offrirà qualcosa anche a lui… (agli altri) sapete, quel poveretto non ha mangiato nulla in tutto il giorno, è stato derubato, schiaffeggiato, ha dovuto viaggiare a piedi ed era così sudato che... la doccia gli serviva!(si rivolge a lui e a Raffaele) E' vero, Raffaele? Ricordate cosa mi avete promesso... questo è il momento per are una buona azione!

Raffaele                               Sì… ma era quando…

Nina                                       Hai promesso, o no? Ora c'è chi ha bisogno… che fai? Tu mangi e bevi e lui ti guarda?

Raffaele                               Per carità! Se ha avuto tutti questi guai e poi è anche vostro fratello, fatelo venire!

Don Giacinto                      Ah… una precisazione… è anche tuo fratello…! Anzi… è Nunzio!

Raffaele                               (scatta in piedi) Dove sta?

Don Giacinto                      (lo trattiene per il braccio) Ho detto che è nostro fratello! Fratello... sai che vuol dire? Siete entrambi fratelli di Gesù Cristo, che adesso ti sta guardando, e vuole vedere che fai... allora?

Raffaele                               (si siede) Non vale! Voi usate certi mezzi… va bene… fatelo venire…

Tutti                                       “Bravo!”, “Bravo commendatore!”, “Finalmente!”, “Viva il professore!”

Nunzio                                  (entra timidamente, in abiti normali) Ho sentito tutto… compare mio, abbi pazienza… non volevo certamente che passassi tutti quei guai…

Nina                                       (gli da’ una spallata) Forza, datevi la mano…

Raffaele                               (alzandosi porge la mano, che Nunzio si affretta a stringere) Se ti fai venire un'altra volta in testa idee del genere io ti...

Nicola                                    Spumante per tutti! E stavolta offro io!

Nina                                       La bottiglia al Sindaco!

Don Giacinto                      Grazie, Raffaele, a nome di Nunzio e della pace ritrovata nel paese… qui siamo in pochi, davvero siamo tutti fratelli e sorelle… non possiamo vivere nella paura! Noi tutti abbiamo un destino di Paradiso e niente ci deve far perdere la strada… Grazie!

Nunzio                                  Raffaele… grazie… compare mio, adesso siamo lo ancora di più perché sappiamo entrambi quanto è brutto il mondo… ma se non ci succedeva questo, tua figlia non avrebbe avuto quest’opportunità!

Raffaele                               Lo so… scuse accettate... ma tu pensavi davvero che ti avrei ucciso? Io non so uccidere neppure una gallina!

Nunzio                                  E neanche io… ma non parliamo di quelle bestie così... aggressive! Oggi ne ho incontrata una... feroce!

Vittorio                                 Io non mi posso più trattenere, a questo punto... devo fare una cosa… è maturata!

Tutti                                       “Il bagno!”, “Correte!”, “E' libero, ce ne sono due!”

Vittorio                                 Ma che avete capito? Io ho maturato un discorso!

Don Giacinto                      Un altro? E quando lo avete scritto?

Nunzio                                  Ma non è quello di poco fa?

Nina                                       Ma come… ancora?

Raffaele                               Fate presto, però! Arriva Nicola con lo spumante… non facciamo che si riscaldi!

Vittorio                                 No, non vi preoccupate, è una cosa corta… sono stato riflessoso, e finalmente ho capito una cosa luminosa! (si alza in piedi) Stimatissimi concittadini e sostenitori miei! Io vi voglio fare una pubblica annunciazione che sono sicuro che ve colpirà e vi farete male! Ma non piangete! Alla finale di tutti questi scombussolamenti, io ho deciso… mi raccomando, non piangete… ho deciso… di ritiratami dalla politica! Ho un dovere talmente soppressate che pesa di più di quello che tengo adesso nelle mani! Le degenerazioni future, che non sanno ancora niente, devono conoscere quello che è successo qua, e come da una sporca malattia, si è issato tutto il paese! Io voglio scrivere la storia di questi giorni, come tante favolette… il libro lo faccio pure io, e lo vado distribuendolo con Nunzio e Raffaele che fanno le copie dal tabacchino e che me lo portano, che quelli i libri pesano, e lo dispenseremo casa per casa, senza pagamento! Pago tutto io, no il Comune! E quando avremo finito le case, passiamo ai paesi vicini, fino agli estremi limiti delle montagne! Dentro il libro ce metto anche i miei discorsi, che sono tutti scritti meno questo presente, che non ho preparato le carte, e pure se questo discorso si perde, non fa niente! Come non fa niente per i dolori che abbiamo sopportato, per i peli che ci siamo attirati, per il sale dentro al caffè, perché ci rimane la cosa importante: questo è un paese di gente che… che… insomma, ci vogliamo davvero bene tutti quanti!

don Giacinto                      Bravo! Finalmente un discorso con una conclusione azzeccata! Bravo!

Tutti                                       (applaudono) “Bravo!”, “Viva il Sindaco!”, “Evviva!”, “Grazie, grazie!”

Fine

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 15 volte nell' arco di un'anno