Felice viaggio

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FELICE VIAGGIO

Commedia in un atto

THORNTON WILDER

PERSONAGGI

MAMMA KIRBY (Caterina)

ELMER, suo marito

CAROLINA

ARTURO

BEULAH

IL REGISTA

Commedia formattata da

Non c'è biso­gno di scenario; tutt'al più qual­che polverosa se­zione di scena può far mostra di se appoggiata contro il muro di mattoni del fondo. I cinque membri della famiglia Kirby e il Regista sono i personaggi. Il Regista non solo avanza e ri­tira le poche cose che sono necessarie, ma legge anche nel copione le battute dei personaggi mi­nori: le legge con voce chiara ma senza troppo pensare a una caratterizzazione e senza alterare la voce anche quando parla in persona di un bambino o di una donna. Al levarsi del sipario il Regista sta indolentemente appoggiato al pi­lastro del proscenio, a sinistra della platea, e fuma.

Arturo                           - (gioca con le biglie nel centro del pal­coscenico).

Carolina                        - (in fondo a destra, parla con alcune ragazze invisibili agli spettatori. Mamma Kirby si mette il cappello con impazienza davanti a uno specchio immaginario).

Mamma Kirby               - Dov'è vostro padre? Perché non è qui? Voglio vedere se riusciamo a partire quest'oggi.

Arturo                           - Mamma, dov'è il mio cappello? Se non lo trovo non posso venire.

Mamma Kirby               - Cerca nell'ingresso e vedi un po' se lo trovi lì. Dov'è andata ora Carolina, be­nedetta ragazza?

Arturo                           - Sta giù in istrada, a parlare con le ragazze Jones. Ho cercato dappertutto nell'in­gresso, mamma, ma non c'è. (Sputa per scara­manzia e mormora) Su, vieni, bello.

Mamma Kirby               - Va a vedere di nuovo, ti dico. Cerca bene. (Arturo si alza, corre a destra, gira intorno rapidamente, ritorna a giocare, get­tandosi a terra con un urto fragoroso, e comin­cia a tirare).

Arturo                           - No, mamma, non c'è.

Mamma Kirby               - Bene, non lascerai Newark senza quel cappello, mettitelo bene in testa. Io non vado in giro con scapestrati.

Arturo                           - Oh, mamma.

(Mamma Kirby si avvicina ai lumi della ri­balta e parla verso la platea, come attraverso una finestra).

Mamma Kirby               - Oh, signora Schwartz.

Il Regista                      - (consulta il copione) Eccomi, signora Kirby; partite?

Mamma Kirby               - Fra poco. Come sta la pic­cola?

Il Regista                      - Sta bene ora. Dovemmo darle dei colpi sulla schiena per farglielo sputare.

Mamma Kirby               - Ma guarda! Bene, signora Schwartz, se vorrete dare al gatto un piattino di latte la mattina e la sera, vi sarò davvero molto grata. Oh, buongiorno, signora Hobmeyer.

Il Regista                      - Buongiorno, signora Kirby. Ho sentito che state per partire.

Mamma Kirby               - (con modestia) Oh, solo per tre giorni, signora Hobmeyer. Si va a Camden a vedere la mia figliuola maritata, Beulah. Mio marito ha finalmente avuto la sua setti­mana di vacanza quest'anno, ed è proprio un guidatore eccellente. (Carolina entra nella « casa » e si ferma accanto a sua madre).

Il Regista                      - Tutta la famiglia va via?

Mamma Kirby               - Sì, tutti e quattro. Il cam­biamento d'aria dovrebbe far bene ai ragazzi. La mia figlia, maritata, poco tempo fa, s'am­malò improvvisamente...

Il Regista                      - (tossicchia) Sì, mi ricordo che ce l'avete detto.

Mamma Kirby               - Voglio proprio andare a vederla, la mia bambina. E' da allora che non la vedo. (A Carolina) Non puoi dire buongiorno alla signora Hobmeyer?

Carolina                        - (arrossisce, abbassa gli occhi, e dice meccanicamente) Buongiorno, signora Hob­meyer.

Il Regista                      - Buongiorno, cara. Bene, aspet­terò che ve ne siate andati, a battere questi tappeti, perché non voglio soffocarvi. Vi au­guro di divertirvi e di trovare tutto bene.

Mamma Kirby               - Grazie, signora Hobmeyer, lo spero. Bene, credo che il latte per il gatto sia tutto, signora Schwartz; mi raccomando, non dimenticatevene. Se ci fosse bisogno di qualcosa, la chiave della porta di dietro è ap­pesa alla ghiacciaia.

Arturo e Carolina          - Mamma! Non così forte! Lo fai sentire a tutti.

Mamma Kirby               - Smettete di tirarmi il ve­stito, ragazzi. (Bisbiglia forte) La chiave della porta di dietro la lascio appesa alla ghiacciaia, e l'altra porticina socchiusa.

Il Regista                      - Allora, buon viaggio, cara, e tante care cose a Loolie.

Mamma Kirby               - Non mancherò, grazie mille. (Ritorna nella « stanza ») Che starà facendo vo­stro padre?

Arturo                           - Non riesco a trovare il cappello, mamma. (Entra Elmer tenendo in mano un cappello).

Elmer                            - Ecco il cappello di Arturo. L'avrà lasciato nell'auto domenica.

Mamma Kirby               - Meno male! Ora si può par­tire. Carolina Kirby, che cosa hai fatto alle guance ?

Carolina                        - (sconcertata, ma con aria di sfida) Niente.

Mamma Kirby               - Se ci hai messo qualcosa ti prendo a sculaccioni.

Carolina                        - No, mamma, non ci ho messo niente. (Abbassando la testa) Le ho soltanto strofinate per farle diventare rosse. Tutte le ra­gazze della Scuola Superiore fanno così quando vanno in qualche posto.

Mamma Kirby               - Non ho mai visto una stu­pidaggine simile. Elmer, che stavi facendo?

Elmer                            - (con voce uguale e guardando sempre in maniera inquieta attraverso gli occhiali) Sono andato alla rimessa e ho fatto dare a Carlo un'ultima occhiata alla macchina, Caterina.

Mamma Kirby               - Hai fatto bene. Non mi pia­cerebbe che ci dovessimo arrestare a metà strada. Ora possiamo andare. Arturo, metti via quelle palline. A guardarti, nessuno penserebbe che stai per andare a una gita. (Attraversano l’ingresso, scendono la scaletta che rappresenta la scala d'uscita, e si trovano in istrada).

Elmer                            - Ehi, ragazzi, via dalla macchina.

Mamma Kirby               - Quei ragazzi Sullivan met­tono il naso dappertutto. (Il Regista ha por­tato fuori quattro sedie e una bassa piatta­forma: l’automobile. Essa è situata al centro del palcoscenico e guarda verso la platea. La piatta­forma solleva leggermente le due sedie poste­riori. Elmer tiene in mano un immaginario vo­lante e muove continuamente i comandi. Caro­lina siede accanto a lui. Arturo sta dietro a lui e Mamma Kirby dietro a Carolina).

Carolina                        - (con importanza) Ciao, Mildred. Ciao, Elena.

Il Regista                      - Ciao, Carolina. Arrivederci, si­gnora Kirby, vi auguro buon viaggio.

Mamma Kirby               - Arrivederci, ragazze.

Il Regista                      - Arrivederci, Kate. Che bell'auto!

Mamma Kirby               - (guardando in alto a una fine­stra) Oh, ciao, Emma. (Modestamente) Per noi è l'automobile più cara del mondo. Oh, arri­vederci, signora Adler.

Il Regista                      - Che? Andate fuori, signora Kirby?

Mamma Kirby               - Solo per tre giorni, signora Adler. A vedere mia figlia maritata a Camden.

Il Regista                      - Buon divertimento. (A questo punto Mamma Kirby, Carolina e il Regista pro­rompono in un assordante coro di saluti. Tutta la strada saluta; Arturo tira fuori una fionda e comincia ad agitarla gaiamente per Varia. Dopo uno scossone o due la macchina si mette in cam­mino).

Arturo                           - (con improvviso timore) Papà, papà! Non passare dalla parte della scuola. Ci potrebbe vedere il signor direttore.

Mamma Kirby               - Cosa t'importa se ci vede? Sarò padrona di far fare un giorno di vacanza ai miei ragazzi; non credo che dovrò nascon­dermi per questo.

(Elmer saluta un passante).

Mamma Kirby               - (calma) Chi hai salutato, Elmer?

Elmer                            - L'uomo che si occupa dei banchetti al Circolo, Caterina.

Mamma Kirby               - Chi? Quello che deve com­prare quattrocento bistecche la volta? Sono con­tenta di non essere lui.

Elmer                            - L'aria diventa già migliore. Respi­rate a pieni polmoni, ragazzi. (Tutti respirano rumorosamente).

Arturo                           - Ah, siamo quasi in aperta cam­pagna! «Weber e Heilbronner, gli abiti per l'uomo elegante ». Mamma, quando ne avrò uno anch'io ?

Mamma Kirby               - Quando avrai preso il di­ploma con buoni punti, forse tuo padre te ne comprerà uno in premio.

Carolina                        - (lamentandosi) Oh, papà, dob­biamo aspettare che passi tutto quel funerale?

Mamma Kirby               - Non parlare così di queste cose! (Elmer si toglie il cappello, Mamma Kirby allunga il collo con curiosità). Levati il cappello, Arturo; guarda tuo padre. E' un socio del Cir­colo, non credi, Elmer? Ecco là lo stendardo. Dev'essere la Sezione di Elizabeth. (Elmer ac­cenna di sì con il capo. Mamma Kirby sospira. Sono protesi tutti in avanti e guardano il fune­rale in silenzio, con solennità a mano a mano crescente. Dopo una pausa Mamma Kirby con­tinua, quasi in sogno) Non abbiamo dimenti­cato colui al quale volemmo bene, non è vero? Non abbiamo dimenticato il nostro buon Harold. Egli diede la vita per la Patria, non dob­biamo dimenticarlo. (Essa si passa le dita su una guancia. Un'altra pausa). Comunque, tutti dovremo arrestare il traffico per alcuni minuti, un giorno o l'altro.

I Ragazzi                       - (molto tristi) Mamma!

Mamma Kirby               - (senza rincrescimento) Bene, io sono « pronta », ragazzi. Spero che ognuno in quest'auto sia « pronto ». (Mette una mano sulla spalla del papà) E prego di andarmene per prima,

Elmer                            - Sì.

(Elmer tocca la sua mano).

I Ragazzi                       - Mamma, tutti ti guardano ; stanno ridendo.

Mamma Kirby               - Oh, chiudete il becco! Cosa m'importa di quello che può pensare di me un branco di sciocchi, a Elizabeth nel New Jersey! Ora possiamo andare. E' finito. (Un altro scos­sone e Tauto si avvia).

Carolina                        - « Brettelle Omega, l'ideale per il lavoratore ». Papà, come mai scrivono bretelle con due « t » ?

Elmer                            - Così tu ti fermi a domandarlo, si­gnorina.

Carolina                        - Papà, mi vuoi prendere in giro. Mamma, perché si dice: « trecento camere, tre­cento bagni » ?

Arturo                           - « Spaghetti Miller: il piatto ideale di ogni famiglia ». Mamma, perché non ci fai mai gli spaghetti?

Mamma Kirby               - Ma va, non li mangeresti mai.

Arturo                           - Adesso mi piacciono, mamma.

Carolina                        - (gestendo) Ah! Sono magnifici a vederli lì sopra! Mamma, li farai qualche volta quando torniamo?

Mamma Kirby               - (asciutta) « La direzione è sempre felice di accogliere suggerimenti. Il suo compito è di accontentare ». (Tutta la famiglia trova ciò molto spiritoso. I ragazzi scoppiano a ridere; perfino Elmer sorride. Mamma Kirby resta modesta).

Elmer                            - Re', mi sembra che nessuno avrebbe da lamentarsi, Caterina. Sappiamo tutti che sei una brava cuoca.

Mamma Kirby               - Non so se sono una brava cuoca o no, so soltanto che ho della pratica. Avrò cucinato tre pasti al giorno per almeno venti­cinque anni.

 Arturo                          - - Oh, mamma; però sei andata a mangiare fuori una volta ogni tantos

Mamma Kirby               - Sì, in un anno bisestile.

(Questo scherzo non ha meno successo del pre­cedente; allo spegnersi della risata Carolina sì volta intorno in un'estasi di beatitudine e, ingi­nocchiandosi sul cuscino, dice) :

Carolina                        - Che bello andare in campagna così! Veniamoci più spesso, mamma.

Mamma Kirby               - Bontà divina, odorate que­st'aria! C'è dentro tutto l'oceano. Elmer, sii pru­dente su quel ponte. Dobbiamo essere dalle parti di Brunswick.

Arturo                           - (geloso dei successi umoristici della madre) Mamma, dov'è il prossimo doppio zero ?

Mamma Kirby               - (tranquilla) Ma non ne hai bisogno, lo dici per farmi dispetto.

Carolina                        - (con voce stridula) Sì, fa così, mamma, è terribile. Dice queste cose anche a scuola, e io vorrei sprofondare sotto il pavi­mento. E' insopportabile.

Mamma Kirby               - Su, non ti eccitare adesso, madamigella puritana. Immagino che siamo tutti esseri umani in quest'auto, almeno a quanto mi risulta. E tu, Arturo, cerca di fare la per­soncina per bene. Elmer, non investire quel cane. (Dopo averlo sorpassato, segue il cane con gli occhi). Sembrava malaticcio. Gli ci vorrebbe una buona ciotola di zuppa. Era un bel cane, però. (/ suoi occhi cadono su una pubblicità) Che bello quel cartellone delle sigarette « Chesterfield », vero? Assomiglia un po' a Bèulah.

Arturo                           - Posso andare al campo coi Boy Scout?

Mamma Kirby               - No, no, signore. So che fanno alzare i ragazzi alle quattro e mezzo di mat­tina. Non c'è uno dei miei figliuoli che si alzerà alle quattro e mezzo di mattina, neanche per guadagnarci un milione di dollari. Il tuo turno di tutti i giovedì è sufficiente.

Arturo                           - Oh, mamma.

Mamma Kirby               - No, signore. Nessuno dei miei figliuoli si alzerà alle quattro e mezzo di mattina per perdere il sonno che il buon Dio manda loro.

Arturo                           - (imbronciato) Uhm! Mamma parla sempre di Dio. Scommetto che ha ricevuto una lettera da lui stamattina.

Mamma Kirby               - (raddrizzandosi adirata) El­mer, ferma subito l'automobile. Io non faccio un altro passo con uno che dice cose simili. Ar­turo, scendi da questa macchina. Elmer, dagli un altro dollaro. Può benissimo tornare a casa da solo; io non lo voglio.

Arturo                           - Che cosa ho detto di male? Non c'era niente di orribile in quello che ho detto.

Elmer                            - Io non ho udito, Caterina.

Mamma Kirby               - Dio ha fatto molte cose per me, e io devo sentire uno che ci fa dello spirito sopra. Va via. Via da me.

Carolina                        - Oh, mamma. Non sciuparci la gita.

Mamma Kirbt               - No!

Elmer                            - Possiamo bene andare avanti, dal momento che siamo partiti. Parlerò io al ra­gazzo, questa sera.

Mamma Kirbt               - (accondiscende alla fine) Va bene, se lo vuoi tu,

Elmer                            - Ma io non siedo vi­cino a lui. Carolina, vieni a sedere tu vicino a me.

Arturo                           - (mentre cambiano posto, impaurito) Oh, mamma, non era cosi terribile.

Mamma Kirbt               - Non ne voglio più parlare. Spero che tuo padre ti darà una bella lavata di capo. Dove saremmo tutti noi se io avessi inco­minciato a parlare di Dio in quel modo? Mi piacerebbe saperlo. In qualche bettola o in qualche locale notturno o in posti simili, ecco dove saremmo. Comunque, Elmer, ora puoi andare.

Carolina                        - Che ha detto, mamma? Io non ho sentito.

Mamma Kirbt               - Non ne voglio parlare più.

(Proseguono per un po' in silenzio, il silenzio imbronciato che segue a uno scandalo. Poi):

Elmer                            - Dovrò fermarmi a prendere un po' d'acqua per l'auto, credo.

Mamma Kirbt               - Va bene, Elmer; tu lo sai.

Elmer                            - (a un meccanico di autorimessa) Potrei avere un po' d'acqua per il radiatore, così per precauzione?

Il Regista                      - (soltanto in questa scena mette da parte il copione ed entra realmente nella parte) Come no? (Tasta i copertoni ed esamina l’auto) Le gomme sono a posto? Avete bisogno di olio o di benzina?

Elmer                            - No, credo di no. Ho fatto il pieno a Newark.

Mamma Kirbt               - Siamo sulla strada giusta per Camden, non è vero?

Il Regista                      - Sì, tenete sempre dritto, non potete sbagliarvi. Sarete a Camden in pochi mi­nuti. (Versa attentamente l’acqua nel radiatore). Camden è una gran città, credete a me, signora.

Mamma Kirbt               - Mia figlia ne è entusiasta, mia figlia maritata.

Il Regista                      - Sì? E' davvero un bel posto. Forse io dico così perché sono nato lì vicino.

Mamma Kirbt               - Bene, bene. E i vostri, vi­vono ancora là?

Il Regista                      - No, mio padre vendette la fat­toria, e ci hanno fabbricato sopra un'officina. Così i miei se ne andarono a Filadelfia.

Mamma Kirbt               - La mia figliuola sposata vive là perché suo marito lavora alla Compagnia dei telefoni. Smettila di tirarmi, Carolina! Ora an­diamo a trovarla tutti per qualche giorno.

Il Regista                      - Sì?

Mamma Kirbt               - E' stata malata, capite, e io avevo proprio bisogno di andare a trovarla. Mio marito e il ragazzo andranno all'« Ymca ». Ho saputo che all'ultimo piano hanno un dormi­torio veramente comodo e pulito. Ci siete stato mai?

Il Regista                      - No, io appartengo ai Cavalieri di Colombo.

Mamma Kirbt               - Oh!

Il Regista                      - Però andavo a giocare a palla­canestro all'« Ymca ». Mi sembrava molto a po­sto. (Egli si è fermato con un piede sul piolo della sedia di Mamma Kirby. Si trovano reci­procamente simpatici; quindi egli si stacca a malincuore e fa finta di esaminare di nuovo l'auto, fischiettando). Bene, mi pare che ora tutto sia a posto, signora. Vi auguro buon viaggio. Non potete sbagliare.

Tutti                              - Grazie, tante grazie. Buona fortuna a voi. (Sobbalzi e scossoni).

Mamma Kirbt               - (con un sospiro) Il mondo è pieno di brava gente. Ecco quello che si dice un simpatico giovane.

Carolina                        - (vivacemente) Mamma, non do­vevi raccontargli tutto quello che fai.

Mamma Kirbt ;             - Impicciati per i fatti tuoi, Carolina. Mi è parso molto magro. Mi piacerebbe tenerlo a mangiare per qualche giorno. Sua madre abita a Filadelfia e mi immagino che sarà costretto a mangiare in quelle orribili trattorie greche.

Carolina                        - Io ho fame. Papà, guarda là uno spaccio di salsicce. Non potrei averne una?

Elmer                            - Ne prendiamo una tutti, eh, Cate­rina? Abbiamo fatto colazione così presto.

Mamma Kirbt               - Se credi, Elmer.

Elmer                            - Arturo, eccoti mezzo dollaro. Fa una corsa a vedere cos'hanno. Senza troppa mo­starda, eh! (Arturo scende dalla macchina ed esce a destra; Mamma Kirby e Carolina scen­dono dalla macchina e passeggiano un poco).

Mamma Kirbt               - Che fiore è quello? Mi pia­cerebbe portarne qualcuno a Beulah.

Carolina                        - Non è che un'erbaccia, mamma.

Mamma Kirbt               - Mi piace però. Guarda che cielo, non vedi? Sono contenta di essere nata nel New Jersey. Ho sempre detto che è lo Stato più in gamba delPUnione. Ogni Stato ha qual­cosa che gli altri non hanno. (Esse seguitano a gironzolare cicalando. Poco dopo ritorna Arturo con le mani piene di immaginarie salsicce che comincia a distribuire. E’ ancora molto avvilito dal recente smacco. Alla fine si avvicina alla madre e dice con voce tremante):

Arturo                           - Mamma, mi dispiace, mi dispiace per quello che ho detto. (Scoppia a piangere e nasconde il ,viso nel gomito di lei).

Mamma Kirbt               - Su, su; tutti diciamo cose cattive a volte. Lo so che non volevi intendere ciò che hai detto. (Arturo piange ancora più forte di prima). Andiamo, andiamo, via. Ti per­dono, Arturo, e stasera, prima di andare a letto, tu... (gli sussurra qualcosa). Sei un ra­gazzo di buon cuore, Arturo, e noi tutti lo sappiamo. (Carolina comincia a piangere anch'essa. Mamma Kirby diventa improvvisamente gaia e vivace).

Mamma Kirby               - Santo Cielo, è un giorno troppo bello per metterci tutti a piangere. Avanti ora, montate. Carolina, tu vai avanti con tuo padre; mamma vuol sedere vicino al suo cocco. Non ho mai visto dei bambini simili. Le vostre salsicce le state mettendo a mollo. Su, masticatele bene, da bravi. Va bene, Elmer, avanti march. Carolina, che stai facendo?

Carolina                        - Sto sputando via la pelle, mamma.

Mamma Kirby               - E allora si dice: scusate.

Carolina                        - Scusate.

Mamma Kirby               - Che paese è questo? Arturo, hai visto l'ufficio postale?

Arturo                           - C'era scritto Laurenceville.

Mamma Kirby               - Bella scuola; carina. Chissà che cos'era quell'edificio giallo là dietro. Ora entriamo nel territorio di Trenton.

Carolina                        - Papà, fu da queste parti che Giorgio Washington passò il Delaware. Proprio vicino a Trenton, mamma. Egli era primo in guerra, primo in pace, e primo nel cuore dei suoi compatrioti.

Mamma Kirby               - (contemplando il paesaggio, calma e didattica) Quello che mi piace di più in lui è che non disse mai una bugia. (Abbatti­mento dei ragazzi; c'è una pausa) Guardate che tramonto! Non c'è niente di più bello di un bel tramonto.

Arturo                           - Mamma, di fronte a noi c'è una macchina dell'Ohio. Sei mai stata nell'Ohio, mamma ?

Mamma Kirby               - No. (Discende su di essi un silenzio di sogno; Carolina si accosta di più al babbo, la mamma cinge col braccio Arturo).

Arturo                           - Quante persone ci sono nel mondo, mamma! Negli Stati Uniti ce ne devono essere migliaia e migliaia. Quante ce ne sono, mamma?

Mamma Kirby               - Non lo so, domandalo al babbo.

Arturo                           - Papà, quante ce ne sono?

Elmer                            - Sono in tutto centoventisei milioni, Caterina.

Mamma Kirby               - (stringendo la spalla di Arturo) E a tutti loro piace andar fuori la sera, in compagnia dei loro ragazzi. (Altra pausa) Perché non cantate qualche cosa? Arturo, tu canti sempre qualche cosa, come mai non fai nulla ora?

Arturo                           - Va bene, che cosa cantiamo? « Nel­la malinconica Virginia - sul sentiero del pino solitario... ». No, non va questa. Sentiamo que­st'altra: « Io lavoravo sulla strada ferrata - tutto il lungo giorno; - io lavoravo sulla strada ferrata, - e cosi passava il tempo ». (Carolina si unisce subito al canto, e alla fine anche la inanima e il papà cantano. Mamma Kirby im­provvisamente si scuote con uno strillo).

Mamma Kirby               - Elmer, quell'indicatore por­tava scritto Camden. L'ho visto io.

Elmer                            - Va bene, Caterina, se sei sicura. (El­mer cambia marcia: scossoni e sobbalzi).

Mamma Kirby               - Si, ci siamo. Camden, cin­que miglia. Cara piccola Beulah. Ora, ragazzi, state buoni e quieti durante il pranzo. Essa è appena uscita dal letto dopo una grave opera­zione, e noi non dobbiamo darle fastidio. Adesso fate scendere me e Carolina davanti alla porta di casa, voi uomini vi fermate un momento a salutare, e poi andate all'« Ymca », in modo che fra un'ora siate a casa per il pranzo.

Carolina                        - (con improvvisa eccitazione) Ho visto la prima stella, esprimete un desiderio. (Essa chiude gli occhi, stringe con passione i pu­gni contro il viso e canta): « Stella piccina, stella bellina - stasera io ti vedo per prima; - vor­rei potere, vorrei avere - ciò che voglio sta­sera ». (Quindi, solennemente) Spilli. Mamma, di' « aghi ».

Mamma Kirby               - Aghi.

Carolina                        - Shakespeare. Mamma, di Long-fellow.

Mamma Kirby               - Longfellow.

Carolina                        - Ora è un segreto e non posso dirlo a nessuno. Mamma, pensa tu un desiderio.

Mamma Kirby               - (con umore quasi arcigno) Non ho bisogno di aspettare le stelle per avere dei desideri. E posso anche dirli forte, subito. Volete sentirli?

Carolina                        - (con aria rassegnata) No, mam­ma; li sappiamo. Li abbiamo già sentiti. (Piega affettatamente la testa sulla spalla e dice con mi­mica senza malizia) Tu vuoi che io sia una buona ragazza e che Arturo sia onesto nelle parole e nelle azioni.

Mamma Kirby               - (maestosamente) Così, pre­cisamente.

Elmer                            - Carolina, tira fuori dalla mia tasca la lettera di Beulah, e leggi forte i punti che ho segnati con la matita rossa.

Carolina                        - (leggendo) ... Pochi isolati dopo i due grandi serbatoi d'olio sulla sinistra...

Tutti                              - (indicando indietro) Eccoli là!

Carolina >                     - ... Arrivate a un angolo dove c'è un grande emporio a sinistra e un posto di pom­pieri lì accanto... (Tutti identificano con grande contentezza queste indicazioni) ... Voltate a de­stra, e andate due isolati avanti; la nostra casa è in via Weyerhauser n. 471...

Mamma Kirby               - E' una strada anche più bella di quella in cui abitavano prima; e proprio a due passi da un grande magazzino.

Carolina                        - (sottovoce) Mamma, è meglio della nostra strada, è più ricca. Mamma, è vero che Beulah è più ricca di noi?

Mamma Kirby               - (fissandola con occhio fermo e calmo) Tieni a mente, signorina. Quando ci sono io non mi piace sentir parlare di ricchi e non ricchi. Se una persona non è per bene, non significa niente quanto sia ricca. Io vivo nella strada più bella del mondo perché ci abitano mio marito e i miei figli. (Guarda intensamente Carolina per un istante, quasi ad imprimerle questa lezione, quindi alza lo sguardo, vede Beulah ed agita la mano) Ecco là Beulah, sulla porta, che ci aspetta. (Beulah appare alla sini­stra del palcoscenico agitando la mano).

Tutti                              - Beulah! Ciao, Beulah! (Scendono tutti dall'auto; Beulah bacia suo padre a lungo e con affetto).

Beulah                           - Ciao, papà! Caro vecchio papà! Sembri un po' stanco, papà. Oh, mamma. Ar­turo! Carolina! Ma guarda come sono cresciuti!

Mamma Kirby               - Non entrano più nei loro ve­stiti. Sì, il tuo papà ha bisogno di riposo. Grazie a Dio le sue vacanze sono giunte finalmente, e lo faremo mangiare e dormire in abbondanza. Papà ha un regalo per te, Loolie. Lo ha com­prato proprio lui.

Beulah                           - Oh, papà, perché andare a com­prare delle cose per me? Sei incorreggibile.

Mamma Kirby               - Be', è un segreto; lo aprirai a tavola.

Elmek                            - E Orazio dov'è, Loolie?

Beulah                           - E' stato trattenuto all'ufficio, ma sarà qui a momenti. Era così impaziente di ve­dervi.

Mamma Kirby               - Bene, voi uomini andate su all'» Ymca » e cercate di tornare fra un'ora.

Beulah                           - (mentre suo padre ritorna sulla mac­china si ferma accanto a lui nella via) Va' avanti sempre dritto, papà, non puoi sbagliare. Te lo troverai proprio di faccia. (Gli mette il braccio attorno al collo, il naso contro la tem­pia) Il mio papà spendaccione, che va a com­prare regali. Sono io che dovrei andare a com­prare delle cose per te, papà.

Elmer                            - Oh, no; di Loolie ce n'è soltanto una al mondo.

Beulah                           - (sottovoce, mentre gli occhi le si riempiono di lacrime) Sei contento che sia ancora viva, papà? (Essa lo bacia bruscamente e ritorna verso la casa. Il Regista porta via l'auto con l’aiuto di Elmer e di Arturo, che si allon­tanano salutando e agitando le mani).

Beulah                           - Allora, vieni su a cambiarti, mamma. Carolina, nel cortile c'è una sorpresa per te.

Carolina                        - Conigli?

Beulah                           - No.

Carolina                        - Pulcini?

Beulah                           - No; va a vedere. (Carolina corre fuori, mentre la Mamma e Beulah salgono al piano superiore) Ci sono due cuccioli; potreste vedere di portarne uno a Newark.

Mamma Kirby               - Sì, credo di sì. E' una bella casa, Beulah; avete proprio un amore di casa.

Beulah                           - Quando tornai dall'ospedale, Ora­zio aveva sistemato ogni cosa, cosicché non ebbi da fare proprio nulla.

Mamma Kirby               - E' proprio incantevole. (Il Regista spinge fuori un letto da sinistra. I piedi del letto sono rivolti a sinistra. Beulah ci si siede sopra, provando le molle).

Beulah                           - Credo che lo troverai comodo, mamma.

Mamma Kirby               - (si leva il cappello) Oh, per me potrei dormire benissimo su un mucchio di scarpe, Loolie; quando dormo non sento nulla. (Siede accanto a lei) E ora, fammi guardare la mia bambina. Bene, bene; quando ti vidi l'ul­tima volta, non mi riconoscevi; continuavi a dire: « Quando viene mamma, quando viene mamma? ». Ma il dottore mi «mandò via.

Beulah                           - (posa la testa sulla spalla della ma­dre e piange) E' stato orribile, mamma, or­ribile. Non visse che pochi minuti, mamma. E' stato orribile.

Mamma Kirby               - (con lo sguardo lontano) Dio ha voluto così, cara. Dio ha voluto così. Noi non possiamo sapere perché; bisogna soltanto che andiamo avanti, amore, e facciamo del nostro meglio. (Poi, quasi bruscamente, passandosi il dorso della mano sulla guancia) Che cosa diamo da mangiare ai nostri uomini stasera?

Beulah                           - Nel forno c'è un pollo.

Mamma Kirby               - A che ora l'hai messo su?

Beulah                           - (trattenendola) Oh, mamma, non te n'andare ancora. E' così bello stare seduti qui, accanto a te, così. Ti viene la febbre addosso, ogni volta che noi ci sediamo vicino a te per accarezzarti, mamma.

Mamma Kirby               - (tristemente, ridendo) Oh, che pazzia; ormai non sono che un vecchio sacco d'ossa. (Si guarda il dorso delle mani).

Beulah                           - (con indignazione) Macché, mam­ma, tu sei bella; l'abbiamo detto sempre che tu sei bella. E oltre tutto, tu sei la più cara mam­mina che esista al inondo.

Mamma Kirby               - (malinconica) Bene, spero che mi vogliate bene. Perché niente vale come l'essere amati dai propri cari. Ora vado un mo­mento giù a dare un'occhiata al pollo. Tu intanto ti stendi qui per un po' e chiudi gli occhi. Hai comprato tutto per la colazione, prima che le botteghe chiudano?

Beulah                           - Oh, sì, uova e prosciutto. (Ridono entrambe).

Mamma Kirby               - Per me, non sono mai riu­scita a capire che cosa ci trovano gli uomini nelle uova col prosciutto. Io le trovo detesta­bili. A che ora hai messo a cuocere il pollo?

Beulah                           - Alle cinque.

Mamma Kirby               - Bene, ora tieni gli occhi chiusi per una decina di minuti. (Beulah si stende e chiude gli occhi. La mamma scende le scale canticchiando distrattamente) « Novan­tanove erano al sicuro, - nel chiuso dello stab­bio. - Un'altra era sulle colline, - lontana dalle porte d'oro... ».

FINE

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