Fiaba per adulti

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FIABA PER ADULTI

di Sean O’Casey

traduzione di Maria Teresa Petruzzi

Personaggi:

JOHN JONNY MULLIGAN, impiegato

ANGELA, una ragazza allegra

DANIEL HALIBUT, impiegato, amico di Mulligan

MISS MOSSIE, rispettabile proprietaria di piccoli appartamenti

UN POLIZIOTTO, UN DOTTORE e UN’INFERMIERA, compaiono alle ultime battute e non parlano

Scena:

Il soggiorno del piccolo appartamento affittato a Mulligan da Miss Mossie situato in una vecchia casa di Dublino, decadente, ma rispettabile e tenuta bene grazie agli sforzi della proprietaria, Miss Mossie. Miss Mossie ha diviso la vecchia casa in tanti piccoli appartamenti per scapoli. La stanza è piuttosto deprimente malgrado gli alti soffitti, ecc. A destra, un camino a gas; sul camino, una pendola con due vasi ai lati. Al muro una specchiera con cornice dorata. Sul fondo, una porta che si apre sulla camera da letto di Mulligan e sulla parete accanto una piccola libreria con libri alla rinfusa. Sopra la libreria, un vaso con pianta esotica tipo palma. La finestra è corredata da tendaggio in non troppo buono stato. Davanti alla finestra una fioriera con sopra una pianta verde. Un quadro appeso alla parete rappresentante un paesaggio tipicamente irlandese, con cottage, ecc. A sinistra una porta si apre sul vestibolo e sul resto della casa. Alla porta sono appesi alcuni soprabiti. A sinistra della porta un’ombrelliera con due ombrelli, uno più nuovo dell’altro. Accanto al camino, una poltrona in cuoio verde e più in là un divano rivestito in stoffa verde. Al centro, un tavolo con un copritavola rossa. Sul tavolo due o tre fotografie incorniciate, un vaso di crisantemi e un libro aperto, faccia in giù, perché il lettore vuol trovare subito il punto dove aveva interrotto la lettura. La stanza è illuminata da una lampadina appesa al soffitto. La luce è attenuata da un paralume in pergamena gialla. Una piantana non lontana dalla finestra con paralume di seta rossa e abbondante frangia attutisce enormemente la luce. Sulla porta d’ingresso, la chiave è sulla serratura dalla parte interna. Vicino al camino, un paio di scarpe di Mulligan.

ATTO UNICO

Sono le tre o le quattro del mattino di un freddo e nevoso gennaio a Dublino. Il camino è spento. La stanza è nell’oscurità. Quasi subito la porta della stanza da letto si apre ed entra Mulligan facendosi strada con un lampadina a mano. È mezzo vestito, cioè in knicker bokers e camicia celeste a quadri. Sopra il lob ha pesanti calzettoni di colore vivace. È un giovane sui venticinque anni, alto, ma non magro. Capelli biondastri ben spazzolati all’indietro, che mostrano una fronte troppo ampia su un viso sciocco, conferendogli in certi momenti l’aspetto di un clown in vacanza. Porta baffetti corti e un taglio netto. È, per natura, un apprensivo, incapace di afferrare e godere i momenti allegri della vita quando questi si presentano. Mulligan non riuscirà mai a guarire dal senso del peccato. Il viso, rasato di fresco, rivela un uomo estremamente preoccupato. Entra, cauto, nella stanza illuminando mano mano con la lampadina, il tavolo, le sedie, la poltrona, il pavimento, ecc., come cercando qualcosa. Difatti cerca qualcosa e torna alla porta della camera da letto.

MULLIGAN - (Affacciandosi alla camera da letto, sottovoce, cauto) Non vedo niente. Sei sicura di averlo la sciato qui? (La domanda è senza risposta) Ho detto che qui non trovo niente. (Nessuna risposta. Mulligan borbotta tra sé qualcosa quasi in atto di preghiera) Non avrei dovuto… non avrei dovuto farlo! Devo aver perso la testa… Oh, Signore Iddio perdonami! (Schiocca la lingua e spia di nuovo nella stanza da letto. In un sussurro) Angela! Angela! (Con voce più forte) Sei sveglia? Ehi Angela?

ANGELA - (Dalla camera da letto con voce assonnata) Eh…?

MULLIGAN - (Tra sé) Oh, oh… è stata una pazzia la mia… povero me! (Parlando verso la camera da letto, irritato) Hai scordato che cosa mi hai mandato a cercare? (Supplichevole) Angela, per favore, cerca di svegliarti.

ANGELA - Eh…? (Silenzio di nuovo per alcuni minuti mentre Mulligan guarda l’ora sul camino, accen- dendo la lampada a pila)

MULLIGAN - Sono quasi le quattro di mattina, Angela.

ANGELA - (Da fuori) E il rossetto?

MULLIGAN - Ti ho detto che non lo trovo da nessuna parte.

ANGELA - (Da fuori. Assonnata) Ceeerca meeeglio… da bravoooo…. Sono sicura ch’è lì, da qualche parte.

MULLIGAN - (Tremando dal freddo) Qui si gela, non siamo mica ai tropici.

ANGELA - (Da fuori) Che ci vuole ad accendere il camino? (Mulligan va al camino, gira la maniglia del raccogli scellini e si accorge che non c’è più gas se non inserisce almeno un altro scellino. Irritato rigira la maniglia e, avviandosi in fretta verso la camera da letto, rovescia il vaso di fiori sul tavolo e l’acqua va a finire tutta sul pavimento e sul tavolo)

MULLIGAN - (Parlando metà ad Angela e metà a se stesso, seccatissimo) Benissimo, bravo! Ho rovesciato il vaso dei fiori! Non posso accendere il camino se non inserisco un altro scellino nella cassetta del gas.

ANGELA - (Sempre assonnata, da fuori) Guarda nella mia borsetta, forse uno scellino lo trovi. (Mulligan è disperato. Va alla credenza, prende un portamonete e ne prende uno scellino. Va alla cassetta contatore, inserisce lo scellino e accende il gas nel camino. Poi torna alla porta della camera da letto)

MULLIGAN - (Affacciandosi con la testa di nuovo) Angela, non sei ancora alzata? La stanza è un lago. (Nessuna risposta) Non ti sarai mica riaddormentata, Angela?

ANGELA - (Da fuori, assonnata) Che ora è?

MULLIGAN - (Sottovoce, ma con impazienza) Te l’ho già detto, sono quasi le quattro del mattino. Quel mio amico del quale ti ho parlato starà per arrivare da un minuto all’altro da una festa dov’è andato, e se non scappi via in fretta, potrebbe trovarti qui.

ANGELA - (Da fuori) E con questo? Se sapesse le cosine che sono successe qua dentro sarebbe pentito d’essere andato a ballare.

MULLIGAN - Senti, Angela, non sono in vena di scherzare. Non avremmo mai dovuto fare quelle cose. E ricorda la tua solenne promessa: svignartela alla chetichella quando non ci fosse stato pericolo di incontri. (Angela appare sulla porta. È una ragazza sui venticinque anni, alta, benfatta e non priva di una certa dignità. Ha i capelli tendenti al rosso, non ha certo un aspetto molto spirituale. È in pagliaccetto con sulle spalle la vestaglia di Mulligan. È senza calze, con le pantofole di Mulligan ai piedi. Un po’ troppo per fare compagnia, per un’ora, un anno, una vita, a un tipo come Mulligan)

ANGELA - (Sulla porta) Ti pace stare al buio perché le tue azioni sono peccaminose, o cosa? Accendi un po’ di luce, per amore di Dio, signorino, e guardiamoci un momento in faccia prima che la povera Eva sia cacciata dal Paradiso di Mulligan.

MULLIGAN - (Accendendo la luce) Avevo paura che qualcuno potesse guardare… che qualcuno potesse sentire le nostre voci e chiedersi…

ANGELA - Chiedersi cosa?

MULLIGAN - Come mai una voce di donna in camera mia, a quest’ora della notte, o del mattino?

ANGELA - (Canzonatoria) Ma non è dolce per un uomo sentire nella sua camera una voce di donna a quest’ora della notte o del mattino?

MULLIGAN - (Quasi in lacrime) Sai benissimo che non è così: non nella nostra situazione. Hai fatto una cosa terribile abusando di un corpo ignaro, di un corpo che non ne sapeva abbastanza. La nostra situazione, senza una benedizione divina, è peccato mortale; e tu dovresti essere pentita e vergognarti, invece di sentirti così peccaminosamente allegra. È necessario sentirla la colpa di un peccato di questo genere.

ANGELA - Senti, ragazzino, quando siamo venuti qui eri piuttosto allegro e soddisfatto, si o no? Hai vissuto momenti allegri, hai concesso alla tua vita luce, splendore, perciò adesso non rovinare tutto. E la cosa è più grave per me che per te. (Tremando dal freddo) Brrrr, qui si gela! (Avviandosi) Torno quando farà più caldo. Vado, mi vado a preparare per un mondo decente e rispettabile. (Torna in camera da letto, mentre Mulligan rimane sulla porta alcuni secondi non sapendo cosa fare)

MULLIGAN - (Gli occhi spalancati rivolti al cielo) Oh… che il cielo la punisca a dovere per la sua allegria e indifferenza al peccato! Oh, Dio, Dio, quando riuscirò a dimenticare i fatti di questa notte? Che caduta ignominiosa la mia e proprio il giorno dopo la Novena! (Affacciandosi di nuovo, a Angela) Se te la prendi così comoda non ci muoveremo mai, e invece dobbiamo muoverci, e presto. (Va alla credenza, la chiude a chiave e si mette la chiave in tasca. Poi va a sedersi in poltrona e comincia a infilarsi le scarpe) Santa Panteemalaria, fammi uscire presto da questa imboscata, senza che nessuno venga a sapere niente. (Schioccando la lingua) Bagnato fradicio! Giuro, giuro, d’ora in poi, di fare il bravo. Lo giuro. (Torna alla porta della camera da letto calzando solo una scarpa e si affaccia) Angela, adesso la stanza è calda, molto calda, caldissima. E il tempo vola. (Non c’è risposta) Oddio, s’è riaddormentata? Per favore, signorina, abbia pietà del suo prossimo!

ANGELA - (Da fuori, assonnata) L’hai trovato?

MULLIGAN - Trovato cosa?

ANGELA - II rossetto.

MULLIGAN - No, no, no, non l’ho trovato, ma sarà da qualche parte.

ANGELA - Mi ricordo che l’avevo quand’ero accoccolata sulle tue ginocchia.

MULLIGAN - (Al centro, parlando a qualcuno invisibile) Oh, oh, non ricordarmi quelle cose! (Verso la camera da letto) Io le ho già dimenticate! Angela, per amor di tutti i Santi! Alzati!

ANGELA - Va bene, va bene… versami un bicchiere di vino, tra un minuto sono lì. (Mulligan va alla credenza, l’apre con la chiave e prende una bottiglia e un bicchiere lasciando la chiave sulla serratura. Va al tavolo, versa il vino nel bicchiere e lascia tutto lì, pronto per Angela. Siede in poltrona, si infila l’altra scarpa si avvolge al collo una sciarpa di lana, si infila il pullover e il cappotto che si trovano sulla spalliera di una sedia e finalmente si mette in testa un cappello di feltro molle. Nel fare questo ogni tanto borbotta tra sé)

MULLIGAN - (mentre versa il vino per Angela) Che femmina! Senza il minimo scrupolo, senza il minimo riguardo per quel che mi potrebbe succedere se venissi scoperto! Pensa solo a se stessa e basta! (Sedendosi per infilarsi la scarpa, con gli occhi levati al cielo) Oh, santo, santissimo Camisolimus, patrono e protettore della gioventù devota per bene, intervieni tra me e questo diavolo di sottana… a questa dispensatrice degli inganni della carne e prometto di essere più guardingo, prometto, prometto! (Angela entra finalmente nella stanza, vestita e si affretta verso il camino. Si è infilata le calze di seta, una sottana verde scuro corta e di ottimo taglio con una cintura rossa e fermaglio nero. Ha in mano un jersey marrone e le scarpe)

ANGELA - (Buttando le scarpe sulla poltrona e scaldandosi le mani davanti al camino) Brrr! Qui si gela! Non avevi detto che faceva caldo? (Accorgendosi che Mulligan è tutto pronto) Già pronto per partire, eh? Per scendere giù dalle scale in sci, vero? Pregando tutti i santi perché me ne vada, eh? (Si infila il jersey davanti allo specchio e se lo aggiusta delicatamente passandosi le mani sulle anche e sul petto) E adesso è ora di affrontare la nostra situazione, i fatti reali, e senza far storie, vero, tesoro?

MULLIGAN - Adesso è ora di pensare a che ne sarebbe di me se ti scoprissero qui dentro.

ANGELA - (Beffarda, canzonatrice) Tu dici? Certo, a pensarci, è l’unico e solo problema importante.

MULLIGAN - (Senza afferrare l’ironia) Lo è senz’altro. Vedi, Angela, il capo ufficio è gran Cavaliere dell’ordine di San Colombiano, un cattolico fervente e intransigente, di idee rigide e severissime sul comportamento sessuale del vivere, e se venisse a conoscenza di fatti come quelli di stanotte sarei licenziato su due piedi e quel po’ di interesse che mi offre la vita… addio, andrebbe a farsi benedire, sarei rovinato! Dio, aiutami!

ANGELA - (Suggerendogli) Eppoi anche Padre Demsey, no?

MULLIGAN - C’è anche Padre Demsey, del quale sono il braccio destro alle riunioni della Confraternita di San Vincenzo de’ Paoli, Padre Demsey che continua a ripetere: “Con Mulligan sto tranquillo, dormo tra tre cuscini, quando c’è lui. Mulligan pensa lui a tutto per me…” Come vedi non è importante solo per me, perciò, dai, è meglio che ce ne andiamo via subito.

ANGELA - (Alzandosi e bevendo il vino) E così la bramosia di Angela, i suoi occhi vivi e bramosi, le sue labbra rosse, i suoi deliziosi piedini, le sue gambe lunghe, dritte e ben fatte, le sue cosce frementi hanno perso il loro incanto per il signor Mulligan! Adesso lui è tutto per la santità!!! (Si riempie il bicchiere di vino e beve) E di me cosa ne sarà, non t’interessa e non ti interessa nemmeno di me. (Si muove per la stanza in un ritmico insensato semicerchio mentre canticchia, anzi gorgheggia. Mulligan le va dietro cercando di calmarla e farla tacere) I don’t care what becomes of me. I don’t care what becomes of me. (Continua a cantare ed a girare)

MULLIGAN - (Seguendola bisbigliando e con angoscia) Angela, te ne supplico, siediti, smettila!

ANGELA - (Continua imperterrita) I don’t care if I’m out tilt two. I don’t care for the man in blue.

MULLIGAN - (Sempre seguendola) Per favore, per favore, non scherzare. Dico davvero! Se miss Mossie ci sente siamo perduti.

ANGELA - (Continua imperterrita) I don’t care what the people say. Here, there and everywhwre.

MULLIGAN - (Con gli occhi rivolti al cielo) San Curberioscus, aiutami tu!

ANGELA - (In un gorgoglio ampio e finale) For I’m going to be married in the morning. So tonight, boys, I don’t care! (Rivolta a Mulligan) Prima o poi ognuno di noi deve affrontare i problemi nei quali si è cacciato. Affrontare il fatto di essere andato a letto con una donna oltre a quello di dover affrontare il vuoto dopo l’euforia della preghiera; affrontare il fatto che dopo la tua estate arriverà il tuo inverno; affrontare il fatto che dopo la tua vita arriverà la morte.

MULLIGAN - (Facendosi il segno della croce) Stai bestemmiando, Angela! Stai oltrepassando i limiti! Farai piovere su di me le maledizioni divine se continui di questo passo! Più discrezione, Angela, per favore, più discrezione.

ANGELA - Sono fatti, non sono bestemmie.

MULLIGAN - In questo momento non sono pronto per questi discorsi.

ANGELA - (Guardandolo bene in faccia) Tu te ne stai lì a collezionare lamenti e piagnistei, ma a me ci pensi? Non hai pensato per un solo momento che mi hai semplicemente rovinata, sì, ro - vi - na - ta!

MULLIGAN - (Con gli occhi al cielo) Rovinata! L’avete sentita lassù? Dai, Angela, adesso non metterti a recitare la parte della vittima, per favore.

ANGELA - La parte della vittima la stai recitando tu, ma non attacca. Prima di incontrare te ero una povera anima innocente, e tu mi hai lusingata e sedotta…. Distruggendo tutta la fiducia che avevo nella mia innata onestà! Mi hai lusingata, attirata e persuasa, finché non mi hai convinto a venire qua. “Non dovrai nemmeno toglierti il cappello se non ti fidi”. Dovevamo sederci tranquilli a discutere delle poesie di Yeats e tu te ne saresti rimasto in poltrona, freddo come un pezzo di marmo, e invece…

MULLIGAN - Attirata? Sedotta? Tu sogni, stai inventando tutto. Sei stata tu a insistere perché non ti andava il ristorante e io, cretino, a darti retta!

ANGELA - La cretina sono stata io (Ignorando le sue parole) a darti retta! Mi prometti un’oretta tranquilla di poesie, ma non eravamo ancora qui che eri già entrato in azione!… E addio poesie di Yeats. Non avevi finito il primo verso che eri già avvinghiato al mio ginocchio destro. (Piagnucolante) Questo è stato l’inizio della mia rovina. E adesso? Adesso cosa ne sarà di me? Adesso?

MULLIGAN - (Gli occhi al cielo) Queste si che sono bugie! (Guardandola fisso) Rimasi di sasso quando, senza una parola, senza un cenno di preavviso, mi ti trovo incastrata in grembo! (Andandole vicino con fervore) La verità è, se vuoi proprio saperla, la verità è che venendo qua pregavo in silenzio tutti i santi che te ne saresti stata buona, apatica ed indifferente di fronte a qualsiasi emergenza di parole o di fatti.

ANGELA - Ti sei preoccupato solo di lasciar i tuoi santi ben fuori dalla porta e anche, sissignore, di sbattergliela in faccia! Mi avevi dato la tua solenne parola d’onore, prima che mettessi piede qua dentro, che saresti stato innocuo come l’aria. Ti ho creduto. Mi avevano detto che eri un bravo uomo. Ti credevo un gentiluomo.

MULLIGAN - E allora quel can-can con le gambe all’aria mentre ti leggevo Yeats?

ANGELA - (Continuando) Mi hai fatto bere. Mi hai fatto credere che avresti mantenuto le distanze per evitare le tentazioni. Mi hai detto che a chiunque avessi domandato di te, mi avrebbero risposto che eri famoso per il tuo rispetto per le donne e che eri molto indietro nelle cose d’amore.

MULLIGAN - (Insistendo) E quel can-can come lo spieghi? Quel can-can intorno alla tavola?

ANGELA - (La voce un lamento) La tua fretta mi ha sbalordita!

MULLIGAN - (Con maggiore insistenza) Ti sto chiedendo del can-can intorno alla tavola mentre cercavo di leggerti Yeats. Quei suoi versi famosi “I will arise and go now, and go to Innisfree”.

ANGELA - (Fingendo di cadere dalla luna) Ma quale cancan? Non so di che cosa stai parlando.

MULLIGAN - La danza che ti ha sollevato la sottana per permetterti delle mosse da trasformare una desolante visione spirituale in un miraggio di palpitanti godimenti.

ANGELA - (Appellandosi al mondo) Lo avete sentito? Che meschinità!? Tutto per gettare sulle mie spalle la colpa delle mie malvagie, libidinose azioni! La mia danza era una danza da bambini da asilo! Avevi premeditato quello che è successo fin dal primo momento. Ho avuto la sensazione, appena messo piede qua dentro, che c’era qualcosa di perverso nell’aria. Perché non avrò dato retta al mio istinto? (Comincia a piangere) Ti avevo giudicato una persona così per bene! E adesso stai coprendomi di vergogna… (Piange) inventando che è successa tutto per colpa mia. Che infamia! Ooooh, l’infamia di tutto questo! (Si muove rapidamente per la stanza giungendo e disgiungendo le mani) Ooooh! Cosa farò, dove andrò, cosa dirò!

MULLIGAN - (Ora molto allarmato) Angela, calmati. Parla più piano. Se svegli Miss Mossie siamo rovinati. Per favore, siediti, siediti, per favore!

ANGELA - (Svolazzando e po’ barcollando) Sono rovinata, rovinata per sempre, non potrò più guardare una donna per bene; non potrò più stringere la mano di un bravo uomo! Il mio futuro è distrutto! Devastato! (Portandosi una mano al petto) Non mi sento bene, mi sento male, meglio che chiami Miss Mossie.

MULLIGAN - (Agitatissimo) Angela!

ANGELA - (Andando traballante verso la sedia) Mi sento malissimo! Mi sento svenire! No, no, sì, sì… sto per svenire! (Si accascia sulla sedia, si allunga e chiude gli occhi)

MULLIGAN - (Ai suoi piedi su un ginocchio, terribilmente allarmato, e in tutti gli stati) Angela, non svenire! Angela, tesoro, torna in te! (Gli occhi rivolti al cielo) San Cariolano, vieni in nostro aiuto e liberaci da questa rovina!

ANGELA - (Con un filo di voce) Acqua!

MULLIGAN - (Preso dal panico) No, vino! (Si alza e versa il vino nel bicchiere e glielo porta) Oh, Angela! Angela, perché ti sei ridotta in questo stato? Ecco qua, piano, un sorso alla volta. (mentre Angela beve) Piano, piano, piano. Ti farà bene. Speriamo che nessuno ti abbia sentita. Miss Mossie dorme con un orecchio sempre in ascolto. (Le accarezza la mano) Tra un momento vedrai che starai bene, pronta a svignartela.

ANGELA - (Notando l’anello sulla mano che accarezza la sua) Che bell’anello. Rubino e oro; una pietra preziosa, hai detto?

MULLIGAN - (Non sapendo come regolarsi) Sì… ma di poco valore.

ANGELA - Perché lo porti al dito mignolo?

MULLIGAN - Le nocche delle altre dita mi si sono gonfiate e…

ANGELA - Fammelo provare. (Mulligan esita, se lo sfila dal dito e glielo infila, riluttante. Angela se lo infida all’anulare sinistro) Calza alla meraviglia. Come l’hai avuto?

MULLIGAN - Un mio zio me l’ha affidato in custodia dovendo partire per lavoro, a Hong Kong. Non si è più fatto vivo e siccome nessuno è venuto a reclamarlo l’ho tenuto per me.

ANGELA - Ah. Tutte le fortune, eh? (Alza gli occhi e lo guarda in viso sorridendo trionfante, ostentando l’anello all’anulare sinistro) Come due fidanzati, eh, John Jo, tesoro, eh?

MULLIGAN - Due fidanzati? (Con un risolino imbarazzato e forzato) Figurati!… Che idea buffa la tua… piuttosto buffa. Va meglio?

ANGELA - Credo di sì; ma potrebbe riprendermi.

MULLIGAN - (Con fervore) Dio ce ne scampi! Che ne dici di toglierci le scarpe e incamminarci? (Mulligan si toglie le scarpe)

ANGELA - (Togliendosi le sue) Suppongo che prima o poi bisognerà andare.

MULLIGAN - (Con affettata noncuranza) L’anello, tesoro.

ANGELA - (Come se se ne fosse dimenticata) L’anello? Ah, già, l’anello, quasi me ne dimenticavo. (Trastullandosi. Poi di colpo) Sento dei passi giù al portone.

MULLIGAN - (Di nuovo agitato) Oddio, se è Halibut che rientra dalla festa bisogna aspettare finché si sia ritirato in camera sua. Ma perché non te ne sei andata quando era via libera!!!

ANGELA - (Che si è tolta le scarpe) Su, svelto, tentiamo… azzardiamo!

MULLIGAN - (Spingendola a sedere) Azzardare? Non possiamo permetterci di azzardare. (Va alla porta) Vado in ricognizione per assicurarmi che la via sia libera prima di azzardarci. (Esce dalla stanza per pochi momenti mentre Angela butta giù un altro bicchiere di vino; rientra in fretta Mulligan con un braccio alzato indicando silenzio. Allarmato, in un sussurro) Quasi mi scontro con lui nelle scale. Dio ti ringrazio per l’oscurità che mi hai concesso. Ho fatto appena in tempo a tornare su… dobbiamo aspettare che si ritiri in camera sua. (In ascolto sulla porta che poi chiude di colpo e striscia verso Angela) È passato dalla camera sua e sta per venire qui! (la prende per un braccio e la sprona in fretta attraverso la camera da letto) Dentro, presto, e zitta come un pesce! (mentre spinge Angela nella camera da letto si sente bussare. Mulligan chiude in fretta la porta della camera da letto, si sistema in fretta sulla poltrona, prende il libro dalla tavola e finge di leggere. Si sente bussare di nuovo, poi la porta si apre e Daniel Halibut è in piedi sulla soglia. È sui venticinque anni, non alto e con tendenza ad ingrassare. È rossastro di capelli e folti baffi gli nascondono la bocca. Ogni tanto cerca con la mano di scostarli dalla bocca, ma appena toglie la mano i baffi tornano immediatamente dov’erano. Indossa un soprabito beige sopra un abito da sera. In testa un cappello homburg. Entra tronfio, sicuro e pieno di sé come uno che ha avuto successo alla festa e si sente al di sopra di Mulligan. Soprabito e cappello sono leggermente bagnati)

HALIBUT - (Entrando) Hab! Eccomi qui! Un tempo da lupi, amico mio! Nevischio, quasi neve! Salendo le scale avrei quasi giurato di averti visto scendere!

MULLIGAN - (Simulando) Visto me? Me, giù per le scale? A quest’ora, Dan? Che ci potevo fare per le scale a queste ore piccole?

HALIBUT - Beh, cosa stai facendo, lì seduto, invece di essere a letto?

MULLIGAN - Non riesco a prendere sonno così mi sono alzato sperando che i versi di Yeats mi aiutassero ad assopirmi.

HALIBUT - Hai detto Yeats? Altro che assopirti! Quello ti porta dritto al manicomio! Gli estimatori di Yeats sono tutti un po’ svitati! Yeats è un interrogativo. Che cosa sono? Perché lo sono? Perché è così? Perché è successo? Dove andrà a finire? Tutte bolle di sapone! Arroccato nella sua Torre d’avorio, da una feritoia soffiava bolle di sapone per attirare l’attenzione del mondo esterno. E tutti i piccoli suoi imitatori da quattro soldi mandavano anche loro a veleggiare le loro bolle di sapone finché le vedevi luccicare tra le cose sull’altare, o brillare tra i capelli della ragazza che stavi corteggiando.

MULLIGAN - (Con ovvio sbadiglio) Sì, comunque Yeats mi ha fatto venire un sonno!… (Getta il libro sul tavolo e si alza) Me ne vado a nanna.

HALIBUT - (Spingendolo a sedere) Prima aspetta che ti racconti. Dovevi proprio esserci, alla festa. Mai visto una festa simile. Mai! La sala era un torrente di belle ragazze. Brutte, al punto da farti chiudere gli occhi, se si sedevano sulle tue ginocchia, ce n’erano poche. Un vero mulinello di mutandine e di sottovesti, John Jo, quando ferveva il walzer…

MULLIGAN - (Alzandosi e accompagnando Halibut verso la porta) Ma adesso a nanna, da bravo. Sono stanco. Mi racconterai tutto domani. Buona notte.

HALIBUT - (Spingendo Mulligan verso il camino) Lascia che ti dica, bello mio, hai perso l’autobus. Non indovinerai mai chi c’era. La tua vecchia fiamma di una settimana: Jessie! Me ne ha raccontate delle belle su di te! “Quando mai si sveglierà?” Mi ha detto. “Quando mi ha invitato fuori la prima volta mi aspettavo una seratina allegra, a ballare o a un cabaret. Sono quasi svenuta”, ha detto, “quando invece mi ha portato alla benedizione! I sistemi di Mulligan…”, ha detto. Oh, John Jo, quando mai ti sveglierai?

MULLIGAN - (Seccato e spingendo Halibut verso la porta) Se decido di stare alla larga dai pericoli e dalle tentazioni è affare mio. Scusa, Dan, ma devo alzarmi presto per la Messa prima di andare in ufficio quindi, per favore, vattene a letto. Le ragazze non m’interessano.

HALIBUT - Peccato. (Spingendo di nuovo Mulligan verso il camino) Tanto per cominciare, dormiresti meglio la notte. (Con un braccio attorno al collo di Mulligan lo costringe a ballare)

MULLIGAN - (Arrabbiato liberandosi energicamente dalla stretta di Halibut e spingendolo quasi con violenza verso la porta) Lasciami in pace, che il diavolo ti porti! Non sono in vena di gighe-gighe! Per favore, vattene a letto e lasciami in pace! Sono sfinito… non ne posso più! (Lo spinge chiudendo la porta)

HALIBUT - (Mentre viene spinto fuori) Okay, peggio per te, se ti piace così… ma una tastatina e provare non ha fatto mai male a nessuno! (Mulligan ascolta alla porta per alcuni secondi poi si inginocchia per ascoltare meglio. Ascolta. Poi si alza e va alla camera da letto, apre la porta e chiama)

MULLIGAN - Angela!… È il momento buono adesso, spicciati, per amor del cielo!

ANGELA - (da fuori, andando alla finestra e spostando le tende) Che tempo fa fuori? (Da dietro le tende) Madonnina, nevica!! Sta nevicando!! (Riappare e prende il soprabito di Mulligan appeso alla porta) Devo coprirmi in qualche modo. (Si infila il soprabito)

MULLIGÀN - (Con un filo di voce) È il mio soprabito migliore…

ANGELA - (Prendendo dall’ombrelliera un ombrello) Non posso uscire senza ombrello.

MULLIGAN - Il mio ombrello migliore.

ANGELA - Non ti preoccupare, tesoro. Appena mi infili in un taxi te lo ridò. Facciamo presto, tesoro. (Mulligan apre la porta con cautela e sta in ascolto, prende di tasca la lampadina a pila e la accende. Fa strada ad Angela ed escono. Chiude la porta alle sue spalle. Sono tutti e due scalzi. Dopo un istante rientra a precipizio Angela seguita da Mulligan dal viso terrorizzato. Hanno le scarpe sotto le ascelle. Entrando) Disgraziato che sei! E mi lasciavi andare senza! Non te ne importava un fico secco pur di liberarti di me! E tutti i miei averi per vivere due settimane, dentro la borsetta!

MULLIGAN - (Supplichevole) Più piano, Angela, più piano, se no Miss Mossie ci piomba qui! Io non riesco a ricordarmi di averti vista con la borsetta.

ANGELA - (Arrabbiata) Non riesci a ricordartene, eh? Beh, me ne ricordo io! Avevo una bellissima borsetta e devo trovarla, hai capito? O vuoi forse insinuare che mi sto inventando tutto?

MULLIGAN - (Alla disperazione) No, no… per carità, ma…. Parla più piano, per l’amor del cielo, Angela, per favore!

ANGELA - (Posano le scarpe e buttano i cuscini del divano per terra) Beh, trovala, allora. E bada, se una volta fuori mi fossi accorta della borsetta sarei tornata su, avrei picchiato e strapicchiato alla porta per entrare e riprenderla.

MULLIGAN - (Posa le scarpe, sposta le sedie e il portaombrelli sempre cercando) È orribile! Se mi scoprono sono rovinato, finito! Di che colore è? Dove l’avevi l’ultima volta? Dove credi di averla messa?

ANGELA - Non lo so, scemo che sei. Verde scuro, comprata proprio la settima scorsa, pagata cinque sterline. Chi ha più pensato alla borsetta quando mi hai afferrata e presa sulle ginocchia?

MULLIGAN - Non possiamo continuare a cercarla. Miss Mossie tra un po’ comincerà il suo giro d’ispezione a lume di candela.

ANGELA - Senza la borsetta io non me ne vado. Mi ricordo che me l’hai strappata di mano per prendermi in grembo.

MULLIGAN - Finiscila col mio grembo e aiutami a cercare. (Corre in camera da letto e cerca buttando per aria lenzuola, coperte, ecc., creando un vero caos) Qui non c’è niente.

ANGELA - (In lacrime) Pensare che ero venuta qui per un sorso di vino e un biscotto!

MULLIGAN - Calmati, cerca di controllarti, Angela! Com’era fatta?

ANGELA - Autentico marocchino, verde scuro, con le mie iniziali in madreperla.

MULLIGAN - (Impaziente) Ho capito, ho capito, ma… ma quanto t’è costata?

ANGELA - Cinque sterline e rotti.

MULLIGAN - Mamma mia!

ANGELA - E dentro ci doveva essere anche il rossetto, quello che non sei riuscito a trovare, dentro un astuccio d’argento e anche il mio bell’orologio da polso che dovevo portare dall’orologiaio ad accomodare. Oh, oh, come farò? Ah, e c’era anche una spilla d’argento col fermaglio da aggiustare. Come farò, come farò!

MULLIGAN - Su, su, andiamo, andiamo, e quando torno ti prometto di cercare in tutti gli angoli, metterò sottosopra la stanza.

ANGELA - (La tensione nervosa aumenta) E come campo finché non lo trovi? Non muoveresti un capello, tu, anche se fossi costretta a girare nuda e affamata. John Jo, sei un grande bastardo e ti meriti proprio che Miss Mossie e il resto del fabbricato vengano a sapere che razza d’uomo sei.

MULLIGAN - Te ne scongiuro, Angela, cosa devo fare, dimmi cosa vuoi che faccia.

ANGELA - (Muovendosi per la stanza con fare disperato) E pensare che con te mi sentivo protetta e sicura! (Guarda e si precipita verso la credenza) Sarà là dentro?

MULLIGAN - (In fretta) No, no… non può essere finita là.

ANGELA - (Trovandovi un portafoglio) Questo cos’è?

MULLIGAN - (Cercando di toglierglielo di mano) Non è niente… lettere personali… Qualche conto e delle ricette… (Ma Angela svelta ha fatto a tempo a prendere dal portafoglio un pacchetto di banconote)

ANGELA - (Con risolino beffardo) Il tesoro nascosto di Johnny Jo! (Conta rapidamente le banconote) Diciotto sterline e mezzo. Nuove di zecca. Piacevoli da accarezzare.

MULLIGAN - Non sono mie. Me le ha affidate un amico. Puoi pure rimetterle dov’erano.

ANGELA - (Canzonatoria) Ma certo, tesoro! Invece no, gliele tengo in custodia io. (Dal portafogli prende il libretto di assegni) Ah, anche il libretto degli assegni! (Mulligan le si va avvicinando) Non ti avvicinare, stai lontano, non ti avvicinare, se no ti spacco il muso.

MULLIGAN - Stavo per dartene qualcuna per darti un aiuto.

ANGELA - Dici davvero? Ma che amore! Allora le tengo tutte, mio caro, diavolo travestito da santo. (Alzando la voce) E peggio!

MULLIGAN - (Quasi inaudibile) Va bene, va bene, pur di riuscire a tenerti tranquilla.

ANGELA - (Con aria protettiva, accarezzandogli i capelli) Non sei poi il diavolo, John Jo. Sai anche essere un uomo piacevole quando vuoi. L’assegno puoi farlo per dieci sterline, tesoro, per compensarmi di quel che c’era dentro la borsetta. Dieci sterline e basta John Jo, mio caro. Bene, abbiamo passato delle belle ore insieme. Peccato che non mi possa trattenere. A presto, John Jo, ehm… beh, quando ti sentirai vispo e in vena, con la voglia di fare il birichino… (Ha preso l’assegno dalle mani dello stordito Mulligan, l’ha infilato nel portafoglio ed ora è pronta ad andarsene. Prende le scarpe e le mette sotto il braccio. È sulla porta) Non ti muovere, conosco la strada… me la svigno silenziosa come una pulzella d’Arabia! Addio. Arrivederci. E fai il bravo, John Jo! (Stordito, Mulligan si mette a sedere per qualche secondo, poi si alza e si guarda intorno)

MULLIGAN - È matura per andare diritta all’Inferno quella lì, e io che non me ne sono accorto nemmeno per un mezzo secondo! Oh, John Jo, John Jo! (Di colpo si irrigidisce) Non l’ha mai avuta la borsetta! Oh, Madre mia Santissima, mi ha derubato, mi ha portato via anche il portafoglio! E l’ombrello! (Corre fuori della stanza per inseguirla ed è così agitato che lascia la porta spalancata dietro di sé. Alcuni momenti di silenzio, poi sulla porta appare Miss Mossie con una candela accesa in mano. È piuttosto tarchiata, non magra e sui trentacinque anni. Indossa un sottanone marrone che le arriva alle caviglie e lascia intravedere calze nere cascanti e solide scarpe nere. I capelli neri e lunghi sono raccolti in un nodo e le ricadono sulla nuca. Indossa anche un maglione giallo e sulle spalle, con noncuranza, un soprabito marrone. Porta gli occhiali. Per un momento fa capolino nella stanza, con inquietudine e perplessità sul viso. Poi si volta verso il vestibolo e chiama)

MISS MOSSIE - Signor Halibut, signor Halibut, presto, venga qui, venga su, ma faccia presto! (Halibut appare sulla porta. Indossa un pigiama celeste e una vestaglia rosso scuro. È in pantofole) Oh, signor Halibut! Cosa sarà successo? Cosa crede che sia successo?

HALIBUT - (Come impazzito dall’emozione) Cos’è, cosa crede che sia successo, Miss Mossie?

MISS MOSSIE - (Entrando nella stanza seguita da Halibut) Guardi che scompiglio, guardi in che stato è la stanza! E il signor Mulligan è corso in strada a piedi nudi!

HALIBUT - Ma come fa a sapere che è uscito?

MISS MOSSIE - L’ho visto. Ho sentito dei rumori mentre mi infilavo il maglione, mi sono affacciata e l’ho visto eclissarsi giù per le scale ed uscire in strada… scalzo! Forse è sonnambulo. Era rapito in se stesso con l’aria di misurare la vita e la morte quale delle due è più sublime…

HALIBUT - Dice davvero? Rientrando dalla festa, anche a me era parso di intravederlo per le scale, ma quando sono entrato qui l’ho trovato seduto, che leggeva le poesie di Yeats. Perché non poteva prendere sonno, mi ha detto. Gli ho risposto di stare alla larga dalle troppe poesie.

MISS MOSSIE - (Aprendo la porta della camera da letto e guardando dentro) Guardi in che stato è la camera da letto, guardi che caos, tutto sotto sopra, tutto per terra. Che scompiglio!

HALIBUT - Si direbbe che ha avuto un attacco spasmodico.

MISS MOSSIE - Qualcosa di peggio. Questo non è uno scompiglio, o un caos, questo è uno sconvolgimento. Non crede che qualcosa improvvisamente, gli abbia fatto girare… ehm… girare…

HALIBUT - (Trasalendo al pensiero) Fatto girare… fatto girare… girare cosa, Miss Mossie?

MISS MOSSIE - Un uomo così placido, così tranquillo come il signor Mulligan… non fa di queste cose (Indicando le due tazze) senza che qualcuno gli ronzi dietro.

HALIBUT - (Spaventato) Dentro al cervello, vuol dire?

MISS MOSSIE - (Decisa) Occorre agire! Non possiamo lasciarlo a piede libero per le strade di Dublino lasciando che commetta danni irreparabili. Telefono subito alla polizia ed a un medico, e poi corro fuori a cercare un poliziotto. Di solito ce n’è sempre uno qui all’angolo. (Tornando nella stanza) Ci corro. Lei rimanga qui all’ingresso, al buio e non lo perda d’occhio se rientra.

HALIBUT - (Incerto) Non sono molto forzuto, Miss Mossie.

MISS MOSSIE - Dopo tutto non vogliamo finire strangolati nei nostri letti.

HALIBUT - Dio ce ne scampi e liberi, Miss Mossie!

MISS MOSSIE - Perché il guaio è che lo farebbe animato dalle migliori intenzioni. Se rientra forse è ancora addormentato quindi non urli, lo sveglierebbe all’improvviso. Lo assecondi, lo lasci fare, a meno che non divenga violento.

HALIBUT - (Immaginando tutto quello che gli potrebbe accadere) Ahi! Violento… questo è il pericolo.

MISS MOSSIE - Se dovesse accadere gli stia vicino, lo tenga a bada finché non arrivo io con il poliziotto.

HALIBUT - (Preso dal panico) Tenerlo a bada… Finché non arriva lei con un poliziotto!

MISS MOSSIE - Insomma, cerchi di fare quel che può e se le busca, beh, la colpa non sarà sua, sarà del signor Mulligan.

HALIBUT - Sarebbe prudente avere a portata di mano una spranga di ferro o…

MISS MOSSIE - No, la spranga no, avrebbe l’aria troppo minacciosa… (Indicando un angolo del vestibolo) Ci dev’essere lì un bastone di legno, un pezzo di sbarra da tende che uso per aprire le tende… lo tenga a portata di mano, ma per carità, faccia in modo che non si accorga di niente. (Prende la chiave dall’interno della porta e la infila nel buco della serratura) E adesso… Se le cose si mettono male lei può scappare e chiudere a chiave da fuori.

HALIBUT - Sembra facile, ma veramente è una situazione disperata.

MISS MOSSIE - Non gli faccia capire che ha paura. Lo tenga sotto controllo. Come faceva mia sorella con me quando, anni fa, camminavo nel sonno.

HALIBUT - (Disorientato ed impressionato) Sonnambula anche lei?

MISS MOSSIE - Sì, e per questo ho il terrore che mi riprenda… è terribile perché uno non sa mai se sta dormendo da sveglio, o se è sveglio dormendo. E adesso vado. Vedrà che non le succederà niente purché non si faccia prendere dal panico. (Esce con la candela lasciando il povero Halibut nella più completa oscurità. Per qualche momento regna il silenzio, poi si sente un ticchettio di passi su per le scale e la voce di Mulligan che chiama ripetutamente e a voce alta Miss Mossie. Segue un forte sbattimento di porta, poi di nuovo grande silenzio finché Mulligan chiama, da fuori)

MULLIGAN - Dan. Dan, sei sveglio? Dan Halibat, sei sveglio vecchio mio? (Mulligan, dal vestibolo, quasi sulla porta della stanza, parla da solo con un’espressione sparuta e preoccupata, è quasi senza fiato. Soprabito e cappello coperti di nevischio. I piedi zuppi. Sosta sulla porta e con la lampadina cerca, agitandola, di orientarsi. La luce alla fine illumina Halibut, accucciato ed immobile) Ah, sei qui? Ti credevo a letto, profondamente addormentato. T’ho chiamato due volte ma senza risposta. Che serata! Ventotto sterline sparite, evaporate! (Raccoglie il cuscino dal pavimento e guarda sotto) Non c’è! (E scaraventa con rabbia il cuscino. A Halibut) Cosa ci fai qui al freddo e al buio?

HALIBUT - Ero venuto a chiudere bene i vetri delle finestre perché col vento facevano rumore.

MULLIGAN - (Entrando) Bisogna far qualcosa. Miss Mossie è uscita di corsa per strada nel buio pesto con questo tempaccio, e senza cappello. Aveva l’aria di camminare di nuovo nel sonno. Una sua vecchia abitudine, lo sapevi? Va, esci a cercarla, va a vedere dov’è.

HALIBUT - (Senza allontanarsi dalla porta e tenendo nascosto dietro di sé il bastone) Lo sapevo, lo sapevo. Ma anche tu, che ci facevi fuori, al buio con questo tempaccio… e senza scarpe! Guardati i piedi!

MULLIGAN - Io? Non riuscivo a prendere sonno. Mi sentivo soffocare e sono uscito per una boccata d’aria fresca. Non ho pensato alle scarpe. (Con lieve impazienza) Vestiti e va alla ricerca di Miss Mossie. E assicurati che stia bene. Molto spesso, prima che tu venissi a star qui, entrava in camera mia, nel cuore della notte, profondamente addormentata, con sorriso beato sulle labbra. Non possiamo correre il rischio di essere strangolati nel sonno, Dan. (Si accascia su una sedia) Santo Pincopallinibus, proteggimi durante queste nottate.

HALIBUT - (Disorientato e terrorizzato) Oh, dolce San Soporifurus, vienimi in aiuto, adesso, subito! (A Mulligan) Sì, sì, va bene, ma prima pensiamo a te. Mettiti a letto, a letto e dormi!

MULLIGAN - (Guardando Halibut depresso e con impazienza) Ti ho detto che non riesco a dormire. Ventotto sterline e mezzo ed il portafoglio svaniti per sempre!

HALIBUT - (Parlandogli come si parla ai bambini. Quasi con ritmo musicale) Non ci pensare, pensa a dimenticare, vai a nanna e fatti un bel sonno. È un ordine!

MULLIGAN - (Sollevandosi a metà dalla sedia fissando duramente Halibut che stupefatto ed esterrefatto rincula verso la porta fissandolo) Si può sapere che t’ha preso, Halibut? (Ripiomba a sedere e Halibut viene avanti) II mio cappotto della festa ed anche il mio ombrello! Andati! (Lo sguardo si posa sulla sua mano. Balza in piedi come una molla e Halibut in fretta di nuovo verso la porta) E l’anello, il mio anello! Non me l’ha restituito!

HALIBUT - (Avanzando con prudenza) Soldi, cappotto, ombrello, portafoglio… Anello! Ma dove le hai perdute tutte queste cose, disgraziato!

MULLIGAN - Un minuto fa. No, no, un’ora fa. No, no, due ore fa, no no, di più. (Appoggiando scoraggiato le braccia sulla tavola e affondandoci la testa) Non le ho perdute, le ho date via!

HALIBUT - In un eccesso di carità? Per lo scrupolo di possedere troppo? Ti ho messo in guardia tante volte, John Jo, ti avevo messo in guardia tante volte! John Jo!

MULLIGAN - (Alzando la testa risentito e sospettoso) Messo in guardia? In guardia da che cosa?

HALIBUT - In guardia da quel continuo correre a tutte le ore del giorno e della notte a pregare, in guardia da tutte queste devozioni! Tutto questo tempo prezioso passato in ginocchio, prima o dopo ti avrebbe turbato la psiche. Ammetti che tutto questo non ti sarebbe successo se avessi passato la serata insieme a una bella ragazza.

MULLIGAN - (In un gemito, ma con rancore) Ooooh!… Che il diavolo ti porti, Dan. (Accorgendosi che Halibut tiene qualcosa dietro la schiena) Che diavolo nascondi Il dietro?

HALIBUT - (Cercando di fare lo spiritoso) La mia coda. Non lo sapevi? Sono una bestia feroce che viene dalla jungla. (Agitando Il bastone) E adesso la bestia della jungla ti ordina di coricarti, di andare a letto e dormire, dormire. Obbedisci immediatamente alla bestia feroce che viene dalla jungla.

MULLIGAN - (Alzando i piedi lentamente, fissando Halibut insospettito del suo modo di fare e anche preoccupato) Ma che t’ha preso Halibut. Sonnambulo anche tu? Metti giù quella roba e smettila di fare il buffone. (Cerca di rabbonirlo con moine mentre Halibut gli mostra il bastone) Dai, amico, posa quella roba.

HALIBUT - Solo quando ti sarai messo a letto e tranquillo, John Jo. Allora, scappo giù a cercare di Miss Mossie. Su, da bravo, a nanna. A nanna e addormentati subito. Te l’ordina Halibut.

MULLIGAN - (In preda alla paura afferra la bottiglia del vino ormai vuota e la agita a mo’ di randello correndo alla finestra. Tira le tende cercando di aprirla) Dio Onnipotente, sono qui da solo con un pazzo! (Mentre cerca di tirare su la finestra) Aiuuuutooooo!!!

HALIBUT - Non ti permetterò di ammazzarti. Su, vieni via da lì, altrimenti ti ammazzo io con questo!

MULLIGAN - (Voltandosi sempre con la bottiglia alzata e mettendoglisi davanti viso a viso) Halibut, posa quel bastone, da bravo Dan, sii ragionevole, posa quell’affare.

HALIBUT - Prima posa tu la bottiglia.

MULLIGAN - Prima tu, ho detto. (Con violenza) E subito. (Halibut, preso dal panico sussulta)

HALIBUT - Prima tu. Metti giù subito quella bottiglia. Mettila giù e va a letto di corsa.

MULLIGAN - (Muovendosi per schivarlo) Molla quel bastone!

HALIBUT - Posa immediatamente quella bottiglia!

MULLIGAN - È un ordine!

HALIBUT - È un ordine! (Si muovono per la stanza schivandosi e tenendosi sempre a debita distanza. Halibut agita avanti e indietro il bastone a mo’ di difesa con movimenti inconsulti finché gli sfugge di mano e vola fuori dalla finestra con un fragore di vetri rotti. Ambedue restano pietrificati fissando la finestra)

MULLIGAN - (Trionfante) Sei nelle mie mani! (Ma Halibut se l’è data a gambe sbattendo la porta dietro a sé e dando un giro di chiave dall’esterno. Mulligan corre alla porta e cerca di aprirla a spallate. Poi sente la voce fuori scena di Miss Mossie)

MISS MOSSIE - (da fuori) Signor Mulligan! Che cosa gli ha fatto a quel povero, innocente signor Halibut? L’abbiamo trovato completamente svenuto qui sul vestibolo.

MULLIGAN - (Indignato, gridando fuori) Povero innocente, povero innocente!? Le cose che è stato capace di fare! È entrato qui come un forsennato, con la pazzia che gli usciva dagli occhi, cercando di fracassarmi la testa con un bastone da tenda, un bastone da tenda, ha capito? Voleva ammazzarmi. E adesso mi ha chiuso dentro.

MISS MOSSIE - (Per rabbonirlo) Oh, oh, birichino, vergogna! Birichino e cattivo signor Halibut! Ma non se la prenda, signor Mulligan, si metta a sedere, prenda una sedia e si sieda accanto al fuoco. Penso io prendere la chiave ed aprire, le prometto che tutto andrà bene.

MULLIGAN - (Indignato) Tutto! Non va bene niente in questa casa e non ci resto se non se ne va via lui.

MISS MOSSIE - (Sempre cercando di calmarlo) Signor Mulligan, da bravo, si sieda accanto al fuoco. Le porto una bella bevanda calda e parliamo un po’ di tutto. Mi dia retta, sieda accanto al fuoco, da bravo. (Mulligan va a sedersi accanto al camino. Accende una sigaretta e tira boccate di fumo pieno di rabbia e indignazione. Dopo qualche minuto si apre la porta ed entra Miss Mossie accompagnata da un poliziotto alto e robusto con elmetto e cappotto, da un dottore con la valigetta da medico con aspetto preoccupato e da un’infermiera avvolta in una mantella blu sul cui lato sinistro è applicato un circolo bianco che circonda una croce rossa. Ha con sé la borsa del pronto soccorso. Miss Mossie è tra loro e Halibut terrorizzato e spettrale è dietro di loro e osserva da dietro le loro spalle mettendosi in punta di piedi. Tutti, eccetto Halibut, formano un semicerchio dietro le spalle dell’ignaro Mulligan che continua inconsapevole a mandare boccate di fumo)

MISS MOSSIE - (Chinandosi da un lato da dietro il poliziotto per parlare a Mulligan) Dunque, signor Mulligan siamo qui per esaminare tutto questo tumulto e conoscerne la causa, e poi, tutti… ehm, tutti… okay… signor Mulligan… Ho portato qui alcuni amici, gentili e pronti a darmi una mano. (Mulligan si alza sorpreso. È a bocca aperta e fa eco alle parole di Miss Mossie)

MULLIGAN - Alcuni amici, gentili e pronti a darle una mano… (si volta per guardare Miss Mossie e si vede davanti il poliziotto con l’elmetto, il medico e l’infermiera. Scivola sulla sedia e sviene. Nello scivolare sulla sedia esclama, come preso da collasso) Oh, Cristo!

SIPARIO

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