Fiammiferi svedesi

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FIAMMIFERI SVEDESI
ovvero
l’incredibile storia di un pigiama azzurro
e di un paio di sandali afrocubani

Atto Unico di

MIRCO STEFANON




PERSONAGGI

Pigiama azzurro
Poirot
Bluette
Sentenza
Il Cavaliere
Il Ragioniere
Rosetta


Nota: il personaggio di Sentenza viene 
interpretato a turno dai diversi attori

In scena una poltrona e una lampada da soggiorno. Un uomo di mezza età, in un curioso pigiama azzurro e con ai piedi un paio di sandali afrocubani, stravaccato in poltrona, è tutto preso dalla lettura di un libro. La lampada lo illumina lasciando nel buio il resto della scena.

Pigiama az. “Il bambino camminava per la strada a piedi nudi, mentre dei fiocchi di neve gli 
cadevano sui capelli lisci e neri. Le finestre erano tutte illuminate e si sentiva nell’aria un 
odore squisito d’oca arrosto: era la vigilia dell’anno nuovo. E tutti facevano festa. 
Lui, invece, era solo per la strada e camminava infreddolito e affamato…”

Poverino! E io me ne sto qui, in poltrona, comodamente sdraiato e al calduccio. 
D’altronde, non c’è niente di meglio nelle serate invernali che tuffarsi tra le pagine di 
un buon libro. E la storia di questo bambino mi prende. Mi fa compassione il 
piccolo!

“Aveva le manine quasi intirizzite dal gelo, ma a casa non poteva tornare. Del resto anche 
a casa faceva freddo. I suoi non avevano né legna né carbone.” 

Se non fosse solo una storia, giuro che mi precipiterei fuori ad aiutarlo. 

Ma il pigiama azzurro ha sonno e incomincia a sbadigliare.

Mi fa davvero pena! Tutto solo, in una notte così fredda, in mezzo ad una strada… 
con i fiocchi di neve che gli cadono… sui capelli lisci… e neri… Sì, mi precipiterei 
fuori.
Anzi… quasi quasi… mi… addorm…

Si addormenta mentre in scena si fa completamente e nel buio si sente un sonoro PANFF!!
Il pigiama azzurro è precipitato a terra, giù dal palcoscenico.

Cristo che botta!! Sono scivolato all’improvviso dalla poltrona e precipitato al buio e 
al freddo con la stessa velocità della luce.
Maremma maiala, che botta! Precipitato chissà dove, nel cuore della notte, in pigiama 
e con un paio di sandali afrocubani ai piedi. 
Devo trovare una via d’uscita, ho già le dita della mano destra rosse dal freddo. 
Quando ci si siede in poltrona a leggere, bisognerebbe infilarsi un paio di guanti, 
altro che gli occhiali!
Maremma maiala, che freddo!
Forse ci sono. Sento il profumo dell’ara aperta. Sì, è proprio l’aria secca e pungente 
di una serata invernale. Ma qui il freddo è ancora più tremendo e la notte si fa 
sempre più buia. Non c’è neanche una stella. 
Comincia a cadere qualche fiocco di neve. 



E intanto questo freddo della malora ha avuto la meglio sui miei sandali afrocubani: 
mi si congelano i piedi!
Certo, nessuno può essere così previdente da sedersi in poltrona a leggere un libro 
calzando un paio di doposci!
Almeno sapessi in che direzione incamminarmi! Sarà meglio che mi trovi un angolo 
riparato dal vento e mi scaldi un pochino. Ho in tasca giusto giusto una scatola di 
fiammiferi. Fiammiferi svedesi! 
Ora n’accendo uno e una piccola fiammella darà un po’ di sollievo alle mie dita 
intirizzite.

Accende un fiammifero ed è subito miracolo!

Maremma maiala! Che luce! Che tepore! Il pubblico! Un palcoscenico! Sono a teatro! 
Sono a teatro in pigiama e sandali afrocubani!

Sempre tenendo in mano il fiammifero acceso, si rivolge timidamente al pubblico.

Scusate… scusate l’abbigliamento… ho un guardaroba ricchissimo… ma prima di 
uscire dalla poltrona… volevo dire prima di uscire di casa… ero in pigiama che…

Voci dal pubblico: La smetta! Buffone! Si sieda! Silenzio!

Il pigiama azzurro si siede in prima fila.


PRIMO QUADRO


Un uomo vestito con diverse tonalità di giallo e una donna che indossa diverse tonalità di blu
camminano nervosamente per la scena.
L’uomo è il prof. Poirot, la donna è la signora Bluette.
Bluette è impegnata a consultare un mappamondo, il prof. Poirot a cercare di coinvolgerla in un dialogo intorno ai massimi sistemi. 

Poirot - Mi creda, la vita è un giallo. E’ il mistero principe o meglio il principio di ogni 
mistero.
Bluette - Sì. 
Poirot - E lei me lo conferma. Se consulta un mappamondo, vuol dire che s’informa.
Bluette - Sì.
Poirot - E se si informa, vuol dire che pensa.
Bluette - Sì.
Poirot - E se uno pensa vuol vederci chiaro.
Bluette - Sì.
Poirot - E quando uno vuol vederci chiaro, si chiede se Dio esiste, se esiste l’anima e se 
la distanza che separa l’uomo dall’eternità a volte può essere un… tiro di schioppo!
Bluette - Sì.
Poirot - E allora si sarà chiesta senz’altro anche lei chi siamo, da dove veniamo ma 
soprattutto perché una buona volta… non ci fermiamo!

I due si fermano, mentre entra in scena Sentenza, un vecchio ed eccentrico predicatore che con il 
suo pulpito portatile, una cassetta per la frutta, va per il mondo ad ammaestrare chi capita 
capita, sparando ogni volta una massima, come minimo. Scalzo, veste un logoro pigiama 
azzurro e porta in testa uno strampalato berretto di lana. 

Sentenza - (dopo esser salito sulla cassetta) Il mondo è una bottega di cui è bene conoscere il 
listino dei pazzi. (Scende e precisa) San Paolo, Lettera ai Turisti per Caso. (Lascia la 
scena)
Poirot - Ecco: ha visto? La vita è proprio un giallo. E’ il mistero dei misteri!
Bluette - Sì.
Poirot - E lei di fronte agli enigmi della Creazione non sa dir altro che sì?
Bluette - Ho una giornata no.
Poirot - Eppure sento che posso fidarmi di lei. Posso fidarmi di lei?
Bluette - Assolutamente no!
Poirot - Ho in testa un’idea per un romanzo giallo. Non le interessa conoscerne la 
trama?
Bluette - Assolutamente no!
Poirot - E’ la storia di un uomo crudele che aveva fatto della malvagità il suo unico 
scopo di vita. Pensi che un giorno si trova a passeggiare per una strada deserta.
Guardando in alto, vede un vecchietto che sta per precipitare dall’ottavo piano. 
E sa cosa fa l’empio?
Bluette - Assolutamente no!
Poirot -Invece di chiamare i Pompieri, chiama la Nettezza Urbana!
Bluette - La Nettezza Urbana!?
Poirot - Sì, ha capito benissimo! Per lui i vecchietti erano solo dei rifiuti metropolitani.
Ma ecco che all’improvviso decide di suicidarsi. Riesce ad immaginare la 
conclusione sacrilega della sua vita?
Bluette - Assolutamente no!
Poirot - Si trova un buon avvocato. Anzi, il migliore in circolazione. Va nel suo studio e 
verifica di persona che la sua bravura sia pari alla sua fama. Poi estrae una pistola e 
gli spara un colpo mortale, dritto dritto al cuore.
Bluette - Al cuore!?
Poirot -Sì, al cuore! Poi con calma prende una corda e s’impicca al lampadario di quello 
studio. E’ lei lo sa perché?
Bluette - E’ evidente che vuole presentarsi al giudizio di Dio con un buon avvocato 
difensore.
Poirot - Esatto! Ma allora lei sa leggere nel pensiero. 
Bluette - Assolutamente no!
Poirot - Eppure conosce il movente segreto del suicidio del protagonista. Non le pare 
che tutta la faccenda stia assumendo i contorni di un vero e proprio giallo?

Torna in scena il predicatore solitario con il suo pulpito portatile, la solita cassetta per la 
frutta. Ci sale sopra e…

Sentenza - La vita è un giallo perché il sole è giallo. Ma un giorno il sole si stancherà di 
essere preso in giro dalla terra e augurerà a tutti la buona notte. Allora avremo finito 
di dormire sonni tranquilli. (Scende e precisa)
San Paolo, Lettera ai Romani spiritosi. (Lascia la scena)
Poirot - Ecco! Ha visto con i suoi occhi! Ha sentito con le sue orecchie!
Bluette - Sì.

La luce in scena piano piano si affievolisce.

Poirot - La vita è proprio un mistero! E i segni non mancano. Ci sono indizi 
dappertutto. Qui da noi, a tavola, ci servono tutti i giorni il mistero stesso della 
Creazione. Lei ci ha mai fatto caso?
Bluette - No.
Poirot - Eppure, partecipa ogni giorno al pranzo sociale.
Bluette - Sì.
Poirot - E non si è mai chiesta perché insistano a servirci sette giorni la settimana per 
dodici mesi all’anno, sempre lo stesso piatto?
Bluette - No.
Poirot - E’ un vero peccato. Ma io sono sicuro che quel piatto rappresenti, a saperlo 
interpretare la stessa…

Buio in scena. Il fiammifero svedese si è spento. Il pigiama azzurro è di nuovo solo e al 
freddo.

Pigiama az. - Maremma maiala, mi si è spento il fiammifero! Il pubblico è sparito! Il 
palcoscenico è sparito! La vita è proprio un giallo! E l’unica certezza è questo freddo 
cane. Per fortuna ho una scatola piena di fiammiferi. Ne accendo un altro e…

Siamo di nuovo a teatro. In scena il prof. Poirot sta parlando del più e del meno 
con un vecchio cavaliere vestito di un verde militare. 
Il pigiama azzurro crede suo dovere giustificarsi con il pubblico in sala.

Pigiama az. - Scusate l’interruzione, ma non è causa mia. Sembra che l’impianto luci
funzioni a scatti come il telefono. Ah, ah ah! E io non ho ancora le competenze
tecniche…
Voci dal pubblico - Si sieda! La smetta! Buffone! Torni al suo posto!
Pigiama az. - (sedendosi) Scusate… ssst! Sì, silenzio. Scusate…


QUADRO SECONDO


Poirot, dopo aver inutilmente provato a convincere Bluette che la vita è un giallo, ci prova con il
Cavaliere che sembra stare al gioco.

Poirot - Rassegnamoci, la vita è un giallo. E’ il mistero principe o meglio ancora il 
principio…
Cavaliere - … dei misteri.
Poirot - Esatto! E i segni non mancano e le sorprese ti sorprendono…
Cavaliere - … all’improvviso.
Poirot - Precisamente! L’evidenza dei fatti non si discute. E qui da noi, il fatto 
inconfutabile è che nonostante si mangi…
Cavaliere - …al risparmio. Tutti i santi giorni lo stesso piatto, ma… leggero leggero.
Poirot - Esatto! Ci si corica e si fanno dei sogni…
Cavaliere - … stranissimi.
Poirot - Precisamente! A me accade quasi tutte le notti.
Cavaliere - A me è capitato proprio stanotte. Un sogno davvero bizzarro.
Appena appoggiata la testa sul cuscino, mi sono messo, come tutte le sere, a 
fantasticare una bella costata di manzo con contorno di patatine al forno, ma sono 
subito sprofondato nel sonno della ragione.
Mi sono ritrovato in pieno fascismo, un’epoca storica in cui tutto filava liscio…
Poirot - … come l’olio!
Cavaliere - Esatto! Ma , “Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio!”, ammoniva 
l’insegna di una vecchia erboristeria. “Me ne frego” la salutai tirando dritto per la 
mia strada. “Taci, il nemico ti ascolta!”, ordiva un soldato da un manifesto 
pubblicitario. “Me ne frego” replicai proseguendo dritto per la mia strada. Ma 
proprio in quel momento, uscì dalla folla anonima una camicia nera. Mi si parò 
davanti, inarcò le gambe, e impugnando manganello d’ordinanza mi denunciò:
“Sporco penelopista”
Poirot - Penelopista!?
Cavaliere - Ha capito benissimo. Penelopista. Anch’io mi dimostrai stupito ma lui 
continuò: “Non fare l’indiano. Tu appartieni al movimento clandestino che fa capo 
a Penelope, la più grande disfattista della storia.” 
E senza consultarmi, alzò in aria il manganello e, gridandomi “Disfattista!”, mi colpì 
violentemente tra le gambe.
Poirot - Un attacco alla libertà di parola!
Cavaliere - Un attacco al cuore stesso delle istituzioni.
Poirot - Un mistero da chiarire.
Cavaliere - Un sogno da interpretare. Appena sveglio ho consultato la Smorfia: 
Fascismo, ventennio…
Poirot - 20!
Cavaliere - Camicia nera…
Poirot - Morto che parla, 47!
Cavaliere - Manganello…
Poirot - La paura… fa 90!
Cavaliere - Esatto! E mi sono precipitato a giocare il terno sulla ruota di Roma.

Irrompe in scena il vecchio Sentenza con la sua inseparabile cassetta della frutta vi sale sopra
e improvvisa un comizio pro e contro.

Sentenza - Affamati di mare di terra e di cielo, stomaci vuoti di destra di centro e di 
sinistra, l’ora della riscossa è giunta. La nostra battaglia deve colpire il cuore stesso 
del regime alimentare, che qui da noi viene vergognosamente imposto ai danni degli 
intestini più deboli e degli stomaci più indifesi!
Ormai i tempi sono maturi per considerare ogni tipo di dieta sacrilega, perché 
allontanando l’uomo dalla tavola lo allontana da tutto quel ben di Dio.

Il Cavaliere si lascia sfuggire un classico:

Cavaliere - Bene! Bravo!
Sentenza - Siamo quindi fermamente contrari alla politica del piatto unico, e ci 
opponiamo con forza ad ogni regime alimentare totalitario, perché il nostro ideale è 
la realizzazione di un sistema dove trionfi la cucina alternativa democratica e 
pluri..lista!
Cavaliere - Bene! Bravo!

Il comizio continua con foga, mentre in scena la luce comincia a farsi fioca.

Sentenza - Ma soprattutto, ricordiamoci che a questo mondo siamo in tanti, siamo in 
molti e sempre più numerosi, segno evidente che nonostante tutte le disuguaglianze, 
le contraddizioni e le ingiustizie: scopare è ancora bello!

Buio. Il pigiama azzurro è alquanto sconcertato per lo strano appello elettorale.
Pigiama az. - Dal palcoscenico è stato lanciato un esplicito appello a fare all’amore!
Maremma maiala, tenevo in mano un fiammifero a luce rossa!
Un fiammifero pornografico! Certo, non l’ho fatto apposta. D’altronde a guardarli 
esternamente i fiammiferi si assomigliano tutti! Uno non può mica sapere che cosa 
passa per la capocchia di un fiammifero! Se accendendo il prossimo, mi ritroverò 
ancora a teatro, dovrò in qualche modo giustificarmi con il pubblico in sala. 

Luce. Teatro. In scena due donne, la signora Bluette e Rosetta, una ragazza vestita di rosa. 
Stanno scrutando il cielo con occhi meteorologici. Intanto l’uomo dal pigiama azzurro si giustifica 
con il pubblico.

Pigiama az. - Scusate, ma vi devo delle doverose spiegazioni. Sarò breve. Solo un 
minuto, non voglio disturbare lo spettacolo. La pornografia è solo una questione di 
capocchia. E purtroppo, non tutte le capocchie sono uguali…
Voci dal pubblico - La smetta! Testa di rapa! Testa d’asino! Testa di c…
Pigiama az. - Alt! Mi siedo. Va bene… mi siedo.

E trova rifugio e anonimato sprofondando nella sua poltrona.


QUADRO TERZO


Bluette ha in mano un mappamondo, Rosetta un gomitolo di lana. Parlano del più e del meno e di altri luoghi comuni..

Rosetta - Gran bella giornata!
Bluette - Speriamo che il sole tenga.
Rosetta - E’ vero, non è più il sole di una volta.
Bluette - Sempre più debole. Sempre più pallido.
Rosetta - Io dico che è tutta colpa della bomba atomica.
Bluette - Anche la pioggia è ormai acida.
Rosetta - E così le scarpe si consumano molto più in fretta.
Bluette - E’ vero, le suole hanno dei buchi d’ozono grandi così.
Rosetta - E come rimedio abbiamo la lacca per capelli.
Bluette - Meglio fissarli che perderli dalla paura.
Rosetta - Ormai la paura domina i nostri acquisti.
Bluette - Ma per fortuna ci sono i saldi di fine stagione.
Rosetta - Ma i saldi non fanno la felicità.
Bluette - E’ vero, siamo sempre più tristi, sempre più soli.
Rosetta - Si stava decisamente meglio all’epoca delle case chiuse.
Bluette - Oggi si aprono solo inchieste.
Rosetta - E si chiudono i conti con il passato.
Bluette - Ma i conti non tornano.
Rosetta - E così il debito pubblico è salito alla stelle.
Bluette - E’ vero, il nostro destino è scritto proprio lassù.
Rosetta - Cosa vuole: la povertà è ormai alle porte.
Bluette - E suona campanelli d’allarme.
Rosetta - Cose da pazzi!
Bluette - Cose dell’altro mondo!
Rosetta - Il terzo mondo è il rovescio della medaglia.
Bluette - Volti la carta e ti trovi in Somalia.
Rosetta - Bisogna ammetterlo: non c’è più religione
Bluette - Speriamo almeno di avere un Natale con la neve.
Rosetta - Se non c’è la neve, non sembra neanche Natale.
Bluette - Ma non è più la neve di una volta.
Rosetta - Io dico che è tutta colpa della pubblicità.
Bluette - E’ vero, interrompe ogni tipo di programma.
Rosetta - Bisognerebbe avere il coraggio di spegnerla.
Bluette - Il mondo ha bisogno di giustizia e di pace. 
Rosetta - Cosa vuole, ormai la gente di colore è da considerarsi di casa.
Bluette - Si stava decisamente meglio all’epoca delle case chiuse.
Rosetta - Oggi si aprono solo le frontiere.
Bluette - E si spalancano nuovi orizzonti alla ricerca scientifica.
Rosetta - E alla ricerca di un posto di lavoro.
Bluette - E l’autunno si fa sempre più caldo.
Rosetta - E’ vero, non ci sono più le stagioni di una volta.
Bluette - Ormai il tempo è diventato denaro.
Rosetta - Io dico che è tutta colpa del capitale.
Bluette - E soprattutto del governo della Capitale.
Rosetta - Speriamo che qualcosa cambi con l’ora legale.
Bluette - Ma soprattutto che cambi il menù del pranzo sociale.
Rosetta - Un piatto unico e sempre lo stesso piatto.
Bluette - E sempre più povero, sempre più insapore
Rosetta - Ma del pranzo sociale è meglio non parlare. 
Bluette - E’ meglio non pensarci.

Le due donne scrutano il cielo per qualche istante, poi tornano alle loro considerazioni 
meteorologiche.

Bluette - Gran bella giornata!
Rosetta - Speriamo che il sole tenga.
Bluette - E’ vero, non è più il sole di una volta.
Rosetta - Sempre più debole. Sempre più pallido.
Bluette - Io dico che è tutta colpa della bomba atomica.
Rosetta - Speriamo che qualcosa cambi con l’ora legale.
Bluette - Ma soprattutto che cambi il menù del pranzo sociale.
Rosetta - Un piatto unico e sempre lo stesso piatto.
Bluette - E sempre più povero, sempre più insapore
Rosetta - Un piatto unico e sempre lo stesso piatto.
Bluette - E sempre più povero, sempre più insapore
Rosetta - Un piatto unico…

Le luci di scena si spengono all’improvviso. Buio. Il pigiama azzurro ha spento di proposito
il fiammifero che teneva in mano. 

Pigiama az. - Maremma Maiala, un fiammifero difettoso! Prima un fiammifero 
pornografico, ora uno difettoso! Io dico che è tutta colpa della catena di montaggio. 
Non ci sono più gli operai di una volta! Speriamo che il prossimo non mi riservi 
altre spiacevoli sorprese. Ma intanto io… ssst!, non voglio prendermi del buffone. 
Faccio finta di niente, faccio l’indiano! Sssst!

Accende un nuovo fiammifero e lo spettacolo in scena continua.

QUADRO QUARTO


Il Cavaliere e il Ragioniere, che veste un elegante vestito color crema, sono già a tavola, ma è ancora presto e allora ingannano il tempo giocando… con le parole.

Cavaliere - Ragioniere ci metta più attenzione, fra poco porteranno in tavola e dovremo 
smettere di giocare.
Ragioniere - Ha ragione, Cavaliere. Mi ero distratto un attimo pensando a come l’uomo 
moderno riesca a far sempre sogni… d’oro, anche senza usare la camomilla.
Cavaliere - E non si distragga con queste malinconie! Sento qualcosa di nuovo oggi 
nell’aria, anzi, d’antico: un profumo d’abbacchio, come solo gli antichi romani 
sapevano cucinare. 
Ragioniere - Cavaliere, non sogni a narici aperte. Oggi, come al solito, mangeremo per
forza d’abitudine.
Cavaliere - Spero proprio di no. E in attesa di tempi e piatti migliori, riprendiamo il 
gioco dall’inizio. Ma stavolta parto io. Dunque: se il tempo è denaro, a noi rimane 
qualche spicciolo di vita.
Ragioniere - E’ inutile: per quanti impegni uno si prenda, il tempo di invecchiare lo 
trova sempre.
Cavaliere - Non c’è niente da fare: se volti le spalle al destino, te lo ritrovi davanti.
Ragioniere - E’ vero, la vita va presa seriamente… in giro.
Cavaliere - Sante parole, ragioniere. Testa o croce. Nord o sud. Bianco o nero. Giusto o 
sbagliato.
Ragioniere - Sbagliato! Ha decisamente sbagliato.
Cavaliere - E ti pareva che non fossi io quello che si sbagliava! Ragioniere, mi faccia 
capire dove ho commesso il fallo. 
Ragioniere - Lei continua ad insistere sulle coppie e ad ignorare l’esistenza dei triangoli.
Cavaliere - Ragioniere, siamo tutti uomini di mondo, anzi mondani. I triangoli 
pornografici li conosco benissimo: uomo-donna uomo o uomo-donna- donna.
Ragioniere - Ma io non mi riferisco alle corna, mi riferisco ai corni di un dilemma, ai 
lati di una questione, ai diversi punti di vista. A questo proposito le voglio 
raccontare una parabola.
Cavaliere - Racconti, racconti. Così scriverà un altro capitolo del suo Vangelo secondo 
l’arteriosclerosi.
Ragioniere - Lei si ricorda della mia arteriosclerosi solo nei suoi rari momenti di 
lucidità.
Cavaliere - E allora approfitti di questo mio momento di lucidità. Ha tutta la mia 
attenzione. Racconti.
Ragioniere - C’era una volta un ragazzetto greco di nome Scaleno. Un giorno, in 
compagnia di Euclide, suo maestro di matematica, e del saggio Solone, andò al 
mercato di Atene. I tre arrivarono in piazza proprio mentre un giovane equilibrista, 
su di una fune, a molti metri da terra, stava guadagnando il Partendone. Tutt’a un 
tratto il giovane equilibrista perse l’equilibrio…
- E’ precipitato a terra - gridò Euclide.
- E’ volato in cielo - esclamò Solone.
Per il giovane Scaleno fu un’illuminazione. Come rincasò, si chiuse nel suo studio e 
disegnò un triangolo metafora della vita con tre lati diversi e lo mostrò con orgoglio 
al suo maestro.
Cavaliere - E come la prese l’Euclide?
Ragioniere - Malissimo! Per lui la vita era sì un triangolo, ma equilatero.
Aveva una visione del mondo comunista. Tutti i lati dovevano essere uguale. E vide 
nel triangolo di Scaleno un individualismo padre di ogni disuguaglianza sociale. 
Accusò il giovane allievo di eresia e lo allontanò dalla sua scuola.
Cavaliere - Cose da pazzi! Ma, mi dica, alla fine i due trovarono un accordo? 
Ragioniere - Non era possibile: la distanza ideologica tra Euclide e Scaleno era destinata 
a diventare con il tempo inconciliabile. Un tentativo di riappacificarli lo fece Isoscele 
proponendo ai due un compromesso storico: un bel triangolo con due lati uguali e 
uno solo diverso. Ma il giovane Scaleno non ne volle sapere. Vide nel triangolo di 
Isoscele l’affermazione di una concezione monarchica e aristocratica della vita per 
lui inaccettabile.
Cavaliere - Sa che le dico? Istintivamente mi schiero dalla parte di Euclide. A me questo 
Scaleno sta antipatico. Mi ricorda i giovani d’oggi: stessa presunzione. Stessa 
mancanza di rispetto per i vecchi maestri e per i vecchi in generale.
Ragioniere - Cavaliere, mi dispiace contraddirla ma le devo ricordare che i giovani 
d’oggi non solo ci stimano, ma sanno anche apprezzare tutto il valore della nostra 
saggezza.
Cavaliere - Saggezza? Ragioniere:pensione! Si chiama pensione!
Ragioniere - Suvvia non sia così severo con le nuove generazioni.
Cavaliere - Nuove generazioni!? Quelle che abbiamo davanti, caro il mio ragioniere, 
sono le nuove de-ge-ne-ra-zio-ni! Ai nostri tempi, l’unica eroina che conoscevamo 
era Cicciolina!
Ragioniere - Ma è solo una minoranza. Guardi invece con fiducia alla maggioranza che 
sta crescendo tutta casa telefonini e rock and roll.
Cavaliere - Peggio, caro lei, molto peggio! I primi tutt’al più, in crisi d’astinenza, ti 
scippano la pensione, ma gli altri per seguire i consigli della pubblicità ti rubano… 
l’aria! Ti inquinano i mari e i monti, i paesi e le e le città con overdose di 
consumi.
Ragioniere - Ma lei, mi scusi, se lo lasci dire: è un cinico!
Cavaliere - Quando si naufraga in un mare di spot, a qualche valore bisogna pure 
aggrapparsi. 
Ragioniere - Ma se ci tiene tanto ai valori, allora guardi in alto. Non si accontenti di 
questo suo cinismo terra terra.
Cavaliere - In alto, dice. Là, in alto.
Ragioniere - In alto. In alto.
Cavaliere - E bravo il nostro ragioniere. Lei sì che sa far tornar i conti: più alti sono i 
valori e più comodamente ci si passa sotto. Dio Patria Famiglia sono valori così 
alti che manco ci sfiorano.

E la sfida tra i due ricomincia.

Ragioniere - Gli uomini quadrati come lei sono davvero spigolosi.
Cavaliere - E quelli tutti tondi come lei, mi passi la metafora, sono una rottura di palle!
Ragioniere - L’essere fragile non l’autorizza a credersi di porcellana.
Cavaliere - Io ho smesso di credere nell’Angelo Custode quando ho cominciato a 
perdere i capelli.
Ragioniere - Fucili mitraglie cannoni: siamo rimasti all’età del fuoco.
Cavaliere - E io che mi stiro la biancheria da solo sono rimasto all’età del ferro.
Ragioniere - Sbagliato! Ha sbagliato un’altra volta. 

Il dialogo tra il Cavaliere e il Ragioniere è interrotto dall’arrivo in scena di Sentenza con il suo 
pulpito portatile. Ci sale come sempre sopra e…

Sentenza - Chi è senza colpa? Chi è senza colpa? Due sono le domande ma una sola è 
la risposta: siamo tutti dei poveri peccatori. Errare humanum Nord-Est, a Sud come 
a Ovest. Allora io vi dico: chi è senza colpa scagli la prima pietra. Ma per favore, 
non lo faccia dal cavalcavia. 
(Scende e precisa) San Paolo, Lettera ai Tiratori scelti. (Lascia la scena)

Cavaliere – Ragioniere, ho qui si cambiano i ruoli o io non gioco più. Tocca sempre a 
me sbagliare!
Ragioniere - Ogni tetto ha le sue tegole, ogni gioco le sue regole.
Cavaliere - Ragioniere, non la metta sul piatto della rima, perché allora mi costringe a 
risponderle per le rime.

In scena la luce comincia ad abbassarsi. 

Ragioniere - Ha detto piatto per piano: è chiaramente un lapsus freudiano.
Cavaliere - Allora sa che le dico? Non c’è niente di più palloso che mettersi a tavola con 
ragioniere cavilloso.
Ragioniere - Ma ormai è tardi per risolvere la questione, sta arrivando il cameriere con il 
solito…

E ancora una volta si fa buio in scena. Anche il pigiama azzurro mostra di essersi 
impadronito delle regole del gioco e …

Pigiama az. - Il solito boccone! Forse sarà un pezzetto di provolone, un’ala di piccione, 
o magari un bel bietolone, un mezzo peperone, un cucchiaio si zabaione, un 
assaggio di mascarpone, o magari una fettina di panettone!
Ma sì, la vita è solo un gioco. E io voglio giocarmela! Una bella partita tra 
innocenza e finzione, illusione e delusione.

Così ragionando accende un nuovo fiammifero. La scena si illumina. In scena, appena usciti 
dalla sala da pranzo si trovano a discutere tra loro: il Cavaliere, il Ragioniere, Poirot e Rosetta.

Pigiama az. - Ma certo voglio appartenere agli uomini che giocando vincono, perdono, 
barano, si rovinano, trionfano… 
Voci dal pubblico - Ma allora, lo fa apposta! La smetta! Si sieda! Qualcuno lo butti 
fuori! Buffone!
Pigiama az. - (sedendosi) Basta lo dico io! Sì, la smetto! E’ ora di finirla! Ssst! Silenzio!

QUADRO QUINTO


E’ il quadro in cui si scopre che…

Cavaliere - Anche oggi minestrone! Qui si ignora volutamente l’esistenza della 
pastasciutta. Non hanno nessuna pietà per noi. E dire che non gli costerebbe niente 
farci due spaghetti al pomodoro, tre giochetti al sugo, quattro tagliatelle al ragù, 
cinque…
Rosetta - Tombola! Cavaliere, si rassegni! Ormai il nostro tempo è scandito dalla 
pentola del minestrone. Minestrone alle 12 e minestrone alle 20. Una pentola 
precisa come un orologio svizzero.
Cavaliere - E sempre piena di carote. Qui si economizza sulle patate, sul sedano, sulle 
rape ma non sulle carote. Ormai nelle vene ci circola solo vitamina A!
Ragioniere - “A” come ancora. Perché non hanno nessuna intenzione di cambiarci il 
menù.
Cavaliere - Ci facessero poi dei minestroni con degli ingredienti riconoscibili! 
Invece c’è sempre qualche ingrediente che spunta fuori all’improvviso e sembra 
dirti: “lei non sa chi sono io!” Ed è assolutamente vero!
Rosetta - Come oggi. Quei pezzettini celesti con striature rosa, per essere gustosi erano 
gustosi, ed erano anche carini da vedere, ma di che cavolo si trattava?
Poirot - Di un vero e proprio giallo!
Ragioniere - Ma quale giallo! Anche se travestiti, io li ho riconosciuti subito: erano dei 
finocchi. Non li ho neanche toccati!
Cavaliere - Ragioniere, da quando si è alzato da tavola, sta usando il doppio senso in 
un'unica direzione: qualsiasi somma faccia, è sempre il sesso che fa il totale!
Ragioniere - La verità è che quando non si sa distinguere un cavolo da un finocchio 
bisognerebbe almeno avere il coraggio del silenzio.
Cavaliere - Macché silenzio e silenzio. Il minestrone di oggi era un vero e proprio 
monumento all’ortaggio ignoto. Un enigma culinario, un rompicapo gastronomico. 
Il rebus dell’ortolano.
Poirot - Signori, un’altra evidente prova che la vita è un giallo. Il mistero perfetto o 
meglio la perfezione del mistero. E il minestrone ci ripropone quotidianamente, e in 
tutta umiltà, il mistero stesso della Creazione.
Rosetta - Senti senti il risultato. Questi sono i fumi del minestrone. Io da oggi mi metto 
a dieta: una tazza di tè a pranzo e una a cena.
Cavaliere - E io vi avverto: se mi dovessi lasciar scappare qualche sproposito, 
giustificatemi: oggi ne ho mangiato una doppia porzione.

Il Cavaliere e Rossetta si lasciano andare ad una risata di coppia, fermata dall’entrata in scena di 
Sentenza e del suo pulpito portatile.

Sentenza - (dopo esser salito sulla cassetta) Attenti a voi uomini di poca fede: c’è più verità in 
un pezzo di pane che in un convegno di fornai. Chi ha orecchi da intendere intenda, 
chi ha gli orecchioni vada dal medico.
(Scende e precisa) San Paolo, Lettera ai Romani spiritosi. (Esce)

I quattro in scena riprendono la discussione senza tener conto del consiglio di Sentenza.

Ragioniere - (rivolto a Poirot) Io, invece sono curioso di ascoltarla. Mi ha sempre 
affascinato il mistero della Creazione, soprattutto l’entrata in scena di Eva.
Racconti, racconti come andata in principio.
Poirot - Quella mattina, Dio si era svegliato piuttosto di buonumore. Si sistemò la barba 
canticchiando un motivetto allegro anni sessanta “Nessuno mi può giudicare, 
nemmeno tu…” , mentre dalla cucina proveniva un profumino delizioso. 
Allora Dio disse: 
- Sono proprio curioso di vedere che cosa bolle in pentola.
Era il brodo primordiale. 
- Il brodo primordiale è un brodo ideale per fare un bel minestrone – decretò 
vecchio.
- Ci impiegherò magari sette giorni ma sarà la fine del mondo. Anzi - si corresse 
subito - darà la creazione del mondo.
Infatti da quel giorno la creazione è diventata il suo piatto forte.
Cavaliere - Dio un cuoco! La Bibbia un libro di cucina! I dieci comandamenti una delle 
tante ricette e Mosé l’uomo del Monte! Ma questo gioco io lo conosco: si chiama 
“L’importante è esagerare”!
Ragioniere - Cavaliere, per favore, non lo interrompa. Lo lasci arrivare alla 
presentazione di Eva e … delle sue mele. Altrimenti la Creazione è un piatto 
insapore.
Poirot - L’ottavo giorno, Dio apre una trattoria e incomincia a servire a tutti gli uomini 
di passaggio il suo minestrone.
Ma gli uomini, invece di gustarlo, si preoccupano solo della ricetta: vogliono ad ogni 
costo conoscerne ogni singolo ingrediente. Ma da sempre sono sulla strada sbagliata. 
Perché la vita, signori, è un giallo. E il mistero principe o meglio il principio dei 
misteri. Non vi sembra?
Ragioniere - Per quanto mi riguarda, l’importante è che il minestrone contenga 
qualche bel pezzo d’Eva con addosso i capi di biancheria intima della linea 
dell’albero del Bene e del Male che sono un sciccheria.
Rosetta - Ragioniere, alla sua età l’unico capo di biancheria intima che la dovrebbe 
interessare sono i mutandoni del tipo “Passo e Chiudo”. 
Ragioniere - Io, cara signorina, anche se dovessi fare l’amore una sola volta all’anno, 
sono abbastanza saggio da sapere che chi si accontenta… gode!
Rosetta - Allora sia ancora più saggio e aspetti con calma la resurrezione… dei morti!
Cavaliere - Per favore, lasciamo perdere le difficoltà di procreazione del Ragioniere e 
torniamo al problema della Creazione. Ma scusate, noi dovremo credere che la vita è 
un minestrone solo perché lo mangiamo 365 giorni all’anno? Ma allora se ogni 
giorno fosse Natale dovremmo credere che la vita è un albero di Natale. Suvvia 
siamo seri!
Rosetta - Cavaliere, mi meraviglia che lei ancora non lo sappia, ma l’albero di Natale 
rispecchia fedelmente l’essenza della vita.
Poirot - Per favore non cambiamo i piatti in tavola: la vita e i suoi misteri reclamano il 
minestrone.
Rosetta - Ma signori, avete presente un albero di Natale con tutte le sue luci i doni i 
festoni le stelline e la neve finta?
Spogliatelo! Spogliatelo del superfluo e vi ritroverete davanti a un semplice e umile 
pino. Un pino con le radici ben piantate a terra e con i bisogni di sempre: acqua aria 
sole. Perché la vita è acqua aria sole. Una cosa molto semplice. Altro che minestrone!
Ragioniere - Sono d’accordo con lei, il mistero della vita è tutto lì: nelle palline 
dell’albero di Natale che si accendono e si spengono, si accendono e si spengono, e 
quando non si accendono più, è finita!
Cavaliere - Insomma, Ragioniere, lei è convinto che sia tuta una questione chimico 
elettrica.
Ragioniere - Al solo pensiero, mi elettrizzo!
Cavaliere - Allora segua il mio consiglio: si faccia fare un encefalogramma nel “posto 
giusto”, così si convincerà che il “suo”… è ormai piatto.
Poirot - Piatto! Finalmente si torna a parlare del piatto del giorno che è il minestrone e 
non l’albero di Natale.
Rosetta - (rivolta a Poirot) Lei sarà anche un vulcano di idee, ma questo suo minestrone, 
me lo lasci dire, è una minestra riscaldata.
Cavaliere - Vulcano! Ecco finalmente la parola chiave per spiegare il tutto.
Rosetta - La prego di non mettermi in bocca idee che non mi passano neanche per la 
mente.
Cavaliere - Ma che le piaccia o no, la vita è un vulcano. Un vulcano in eterna eruzione!
Ragioniere - D’accordo. D’accordissimo! La vita è tutta lì: un vulcano eterno di 
erezioni!
Cavaliere - Ragioniere, per favore, m’intenda e non mi fraintenda: siamo solo lapilli, 
pietruzze incandescenti che bruciano in un attimo nel grande magma della vita. Ecco 
cosa siamo: pietruzze che si accendono e si spengono.
Ragioniere - Ha ragione! Mi trova perfettamente d’accordo: non siamo altro che due 
palline di un albero di Natale che si accendono e si spengono sopra un vulcano in 
erezione!

In scena, mentre la luce si fa sempre debole, la discussione diventa una torre di Babele. Le uniche 
parole che emergono dal calderone sono:

Poirot - Minestrone!
Cavaliere - Vulcano!
Rosetta - Albero di Natale.
Ragioniere - Erezioni!

Il pigiama azzurro incomincia ad agitarsi in poltrona in preda ai classici sintomi 
dell’intuizione filosofica. Convinto di essere stato illuminato dalla Verità, dimentica di trovarsi a 
teatro, dimentica la finzione scenica e soprattutto dimentica il pubblico in sala e…

Pigiama az. - Ho capito! E’ tutto chiaro: siamo fiammiferi che si accendono e si 
spengono! Siamo come tante piccole stelle cadenti! Maremma maiala, che idea 
luminosa! (Rivolgendosi ai personaggi in scena) Ascoltatemi! Datemi retta! Lasciate perdere 
vulcani minestroni e alberi di Natale! Siamo solo fiammiferi cerini zolfanelli. Siamo le 
lucciole dell’Universo: Dio è il grande fiammiferaio!
(Si precipita verso il palco mentre la luce in scena si sta spengnendo) Aspettatemi! Arrivo! Siamo 
solo dei fiammiferi…

Raggiunge la scena ma ancora una volta si è fatto buio completo. E nel buio si sente un sonoro botto: 
PANFF!!

Pigiama az. - Cristo che botta!

La luce si riaccende e illumina la poltrona iniziale,ai piedi della quale si trova il pigiama 
azzurro appena svegliato.

Pigiama az. - Mi devo essere addormentato mentre leggevo. E nel sonno scivolato a 
a terra sbattendo la testa. Mi fa ancora male! E sono anche tutto indolenzito. 
(Guarda l’orologio) Ho dormito sul pavimento per quasi due ore.

Si muove per la stanza e si sgranchisce le braccia e le gambe.

Pigiama az. - E ora sono completamente sveglio. Non ho più sonno. Riprenderò in 
mano il libro e ricomincerò la storia dall’inizio. (Si siede in poltrona) Eccoci qua, 
dunque:
Il piccolo Fiammiferaio.
“ Il bambino camminava per la strada deserta, mentre dei fiocchi di neve gli cadevano sui 
capelli lisci e neri. Le finestre erano tutte illuminate e si sentiva nell’aria un odore 
squisito d’oca arrosto: era la vigilia dell’anno nuovo. E tutti facevano festa. Lui, invece, 
camminava infreddolito con addosso solo un pigiama blu e ai piedi un paio di sandali 
afrocubani… “


Toglie gli occhi dal libro e guarda il suo abbigliamento.

Pigiama az. - Un pigiama azzurro! Un paio di sandali afrocubani! Maremma maiala che 
bottaaa!!!



Buio. Sipario.

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